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Stato federale

forma di stato

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Uno Stato federale è una forma di Stato


in cui i poteri sovrani sono divisi con un
sistema di divisione, che permette agli
Stati membri di conservare una parte
della propria sovranità (autonomia). Gli
Stati membri sono anche detti stati
federati, per indicare la garanzia
costituzionale della possibilità di
partecipare ai processi di revisione
costituzionale, nonché della
partecipazione alla formazione della
volontà politica dello Stato centrale, oltre
che il riconoscimento della capacità di
darsi una Costituzione, senza che la
stessa sia sottoposta a procedimento di
verifica e di approvazione preventiva da
parte degli organi centrali.

Storia

Le Province Unite dell'America centrale.


La prima federazione paragonabile a un
moderno Stato di tipo federale fu
probabilmente la Federazione dei Sette
Comuni, sull'omonimo altopiano, sancita
nell'anno 1310.

Nel XVIII secolo nasce la prima nazione


federale dotata di una Costituzione nel
senso moderno del termine: gli Stati Uniti
d'America. La Carta fondamentale degli
Stati Uniti, infatti, approvata dalla
Convenzione di Filadelfia il 17 settembre
1787, è il primo esempio storico di
costituzione federale. Essa nacque come
compromesso tra chi voleva uno Stato
unitario formato dall'unione delle tredici
ex-colonie britanniche e chi voleva il
mantenimento di una confederazione
che non mettesse in discussione la
sovranità di ciascuna di esse. Da essa
scaturì una forma statuale che conciliava
l'unità, necessaria per prevenire i conflitti
tra i nuovi Stati e per garantirne la
sicurezza verso l'esterno, e l'autonomia,
che salvaguardava la libertà di ciascuno
di essi.

Si trattava di una forma di Stato che,


come notò Alexander Hamilton, «lungi
dall'implicare una abolizione dei governi
statali, li rende parti costituenti di una
nazione sovrana, concedendo loro una
diretta rappresentanza in Senato e
lasciando nelle loro mani una buona parte
della sovranità. Ciò corrisponde
pienamente al concetto del governo
federale in ogni possibile e ragionevole
estensione del termine».

Il modello federale in seguito, a partire


dal XX secolo, si è diffuso nel mondo
(con l'eccezione, in Europa, della
Svizzera, divenuta una federazione già
nell'Ottocento), soprattutto nei paesi del
Commonwealth (come l'Australia, il
Canada, l'India). In Europa, oltre alla
Svizzera, anche la Germania e l'Austria,
dopo la seconda guerra mondiale, hanno
adottato una costituzione federale; in
America Latina lo hanno fatto il Brasile, il
Venezuela, l'Argentina, il Messico per
citare solo i più importanti; in Africa
spicca la Nigeria. La Repubblica
Sudafricana non è propriamente una
federazione ma senz'altro è uno Stato
fortemente decentrato (come la Spagna).
Nel 1993 il Belgio approvò una riforma
costituzionale con la quale si conferì un
assetto federale.

Descrizione

Il Messico è costituito dai suoi trentuno Stati


costituenti e Città del Messico.
I cinquanta Stati formano gli Stati Uniti d'America;
che, insieme al Distretto di Columbia, compongono
la federazione.

Una mappa dell'India, mostra i suoi ventotto stati


(ad eccezione di Telangana) e sette territori
dell'Unione indiana (tra cui il Territorio della Capitale
Nuova Delhi).
L'Argentina ha ventitré province e la città autonoma
di Buenos Aires

La caratteristica principale di una


federazione sta nel fatto che, in esso, i
tre poteri sono divisi sia in modo
funzionale (legislativo, esecutivo e
giudiziario) sia territoriale, in quanto il
potere è diviso tra livelli differenti di
governo che sono al tempo stesso
indipendenti e coordinati, posti su piani
paralleli.

Nella maggior parte delle federazioni gli


stati federati, tramite i rispettivi governi
periferici, hanno un grado di autonomia
sancito dalle leggi costituzionali e non
modificabile tramite decisione unilaterale
del governo centrale. Generalmente, ma
non sempre, i poteri legislativi dello Stato
federato non possono essere messi in
discussione o sottoposti a veto dallo
Stato centrale. La repubblica federale è
invece un'unione di stati che sono
autonomi, ma devono sottostare a delle
leggi prese democraticamente.
La forma di governo, ovvero la struttura
costituzionale di una federazione, è nota
come federalismo. Va precisato che fra i
vari stati federali esistenti, al di là di
alcune caratteristiche comuni, esistono
notevoli differenze, soprattutto per
quanto riguarda la suddivisione dei poteri
e delle competenze fra governo centrale
e governi periferici.

Negli Stati federali esistenti finora i livelli


di governo identificati sono stati
fondamentalmente due: quello dello
Stato federale e quello degli Stati
membri. Ma in questi ultimi anni è
emersa la forte esigenza, soprattutto
nell'Europa occidentale, di riformare in
senso federale anche gli Stati membri e
di riconoscere quindi come livelli di
potere autonomo tutte le comunità locali,
dalle regioni fino al livello più vicino al
cittadino: le città e i loro quartieri.

Diversamente da quanto accade negli


Stati unitari, nello Stato federale il
governo centrale detiene soltanto le
competenze ed i poteri necessari per
garantire l'unità politica ed economica
della Federazione (quindi: politica estera,
difesa, politica economico-monetaria).
Agli altri livelli, non posti in basso, ma
sullo stesso piano di quello federale, è
attribuita piena capacità di autogoverno
in tutte le materie che non siano
conferite al governo federale. Ogni livello
di governo dev'essere indipendente da
quello superiore nella sfera che gli è
propria ed esclusiva.

Proprio per quest'equilibrio


costituzionale la composizione del
potere legislativo, risulta caratterizzata
da un bicameralismo di tipo particolare.
Prendendo come esempio gli Stati
federali esistenti, un ramo del
parlamento rappresenta il popolo della
federazione in misura proporzionale al
numero degli elettori, mentre l'altro è
composto dai rappresentanti degli Stati.
La Germania vede il Bundesrat, cioè la
camera degli Stati federati della
Germania, avere un numero di
rappresentanti non fisso, ma stabilito in
base alla popolazione; la differenza col
sistema vigente negli Stati Uniti
d'America, dove, tra l'altro, al senato
vanno due rappresentanti per ogni Stato,
prescindendo dalla loro estensione e
demografia, sta nel fatto che, mentre il
senato americano è eletto a suffragio
universale, il Bundesrat è invece
nominato dai governi degli Stati federati:
ciononostante anche lo Stato tedesco è
federale, dato che le regioni (Länder)
hanno amplissimi poteri.

Le leggi, in qualsiasi Stato federale, per


essere approvate devono avere sia il
consenso della maggioranza dei
rappresentanti del popolo della
federazione. Affinché la divisione dei
poteri tra governo centrale e governi
locali sia assicurata, essa deve essere
non solo sancita da una Costituzione
scritta, ma anche tutelata da un potere
autonomo che annulli i provvedimenti
legislativi e amministrativi
incostituzionali e che si pronunci in
ultima istanza inequivocabile e
inappellabile negli eventuali conflitti di
attribuzione dei poteri.

Questo potere è il potere giudiziario che


fonda la propria indipendenza proprio
sull'esistenza di diversi livelli di governo
(ciascuno dei quali ha interesse a
tutelare l'indipendenza del potere
giudiziario rispetto agli altri livelli) e che
può quindi garantire il primato della
Costituzione (che quindi dev'essere
rigida) imponendone il rispetto a tutti gli
organi dello Stato federale.

Infine, se nessun'autorità di governo


dev'essere subordinata alle altre
nell'ambito delle proprie competenze, è
indispensabile che ciascuna disponga
delle risorse necessarie per lo
svolgimento delle funzioni assegnatele
dalla Costituzione. Tutte devono quindi
avere il potere di riscuotere imposte per
finanziare i propri servizi e le proprie
politiche.

Riguardo poi al potere esecutivo non è


indispensabile che chi lo detiene sia
indipendente dalla fiducia del parlamento
(come avviene negli Stati Uniti che sono
anche una repubblica presidenziale); è
però essenziale che il governo sia stabile
e che duri tutta la legislatura. Esistono
stati federali che sono repubbliche
parlamentari, come la Germania e
l'Austria, in cui vige il cancellierato.

Dagli stati federali si distinguono le


confederazioni, nelle quali gli stati
membri sono soggetti di diritto
internazionale.
Stato federale e confederazione …

La Confederazione elvetica e i suoi 26 Cantoni.

Ciò che differenzia lo Stato federale dalla


confederazione è l'esistenza di un
autentico "potere comune" che, da un
lato, sappia regolare i rapporti tra gli Stati
in base al diritto, abolendo così la
necessità di ricorrere alla forza in caso di
conflitti o controversie e, dall'altro, abbia
potere diretto sui singoli cittadini, i quali
concorrono a formarlo in modo
democratico.

La confederazione non è uno Stato, ma


una somma, una lega, di Stati che
restano sovrani e che regolano i rapporti
reciproci basandosi in ultima istanza
sulla forza, mantenendo al contempo un
potere esclusivo sui cittadini. In essa il
livello confederale è subordinato e
dipende per il suo funzionamento dagli
Stati che la compongono.

La confederazione si basa sul principio


della "rappresentanza degli Stati", non dei
cittadini, e attribuisce infatti il voto solo
agli Stati, escludendo in tal modo il
popolo dalle decisioni che riguardano i
rapporti interstatali. Si evince allora, ad
esempio, che l'Unione europea è già
qualcosa di più di una confederazione, in
quanto i suoi cittadini sono rappresentati
al Parlamento europeo (che però è
monocamerale) ma, dato che i suoi stati
membri hanno ancora poteri in politica
estera e nella difesa (che non sono
neppure coordinate dall'Unione stessa,
ma sono lasciate completamente agli
stati), non è ancora la Federazione
europea auspicata dai movimenti
federalisti in Italia come nel resto
d'Europa. In realtà è una via di mezzo tra
confederazione e Stato federale.
Il diritto di veto, cioè il voto all'unanimità,
che è sempre previsto nelle
confederazioni e che può paralizzare
ogni azione comune, imponendo alla
maggioranza la volontà di un singolo, è
emblematico della sovranità assoluta
conservata dagli Stati che formano una
confederazione.

Diffusione nel mondo …

Gli stati federali spesso sono società


multietnica o coprono un territorio molto
esteso, sebbene nessuna di queste due
caratteristiche debba essere
necessariamente presente. In alcuni casi,
una federazione nasce dall'unione di
entità politiche che possono essere
indipendenti o dipendenze territoriali di
un'altra entità sovrana (per lo più una
potenza coloniale, come nel caso degli
Stati Uniti d'America e dell'Australia). In
altri casi, gli stati federati erano in origine
delle regioni di uno Stato unitario, come
nel caso del Belgio, diventato Stato
federale nel 1993.

Agli stati componenti di solito non è


concesso il diritto di decidere
unilateralmente di secedere dalla
federazione. Fra gli stati federali moderni
più importanti ci sono Austria, Australia,
Brasile, Argentina, Venezuela, Emirati
Arabi Uniti, Canada, Germania, Svizzera,
India, Pakistan, Stati Uniti d'America, Stati
Uniti Messicani e la Federazione Russa.

Lista di stati federali


Questa voce o sezione ha problemi di struttura
e di organizzazione delle informazioni.
Ulteriori informazioni

     Stato federale
     Stato unitario

Federazioni attuali …
Federazioni attuali
Anno Principali unità Minor unità Tipologia
Nome Suddivisione [1] [2]
fondazione federative federative

 Argenti Province 1 città


1861 23 province R
na dell'Argentina autonoma

3 territori
Stati e federali (di cui 2
 Australi
1901 territori 6 stati di autogoverno) M
a
dell'Australia e 7 territori
esterni

Stati federati 9 Länder o


1920  Austria R
dell'Austria Bundesländer

Regioni del
1970  Belgio 3 comunità, 3 regioni M
Belgio

Suddivisioni
 Bosnia
della Bosnia [3]
1995 ed 2 entità R
ed
Erzegovina
Erzegovina

Stati federati 1 distretto


1889  Brasile 26 stati[4] R
del Brasile federale

Province e
1867  Canada territori del 10 province 3 territori M
Canada

Isole
1975 Comore autonome 3 isole R
delle Comore

 Emirati Emirati Arabi


1971 7 Emirati M
Arabi Uniti Uniti

Regioni
1995  Etiopia 9 regioni 2 città R
dell'Etiopia

Stati federati
 German 16 Länder o
1949 della R
ia Bundesländer
Germania

1950  India Stati federati 29 Stati 7 territori R


e territori dell'Unione, tra
dell'India cui il National
Capital Territory

Governatorati
2005  Iraq 18 province R
dell'Iraq

Stati e
 Malaysi territori 3 territori
1963 13 stati M
a federali della federali
Malesia

 Messic Suddivisioni 1 distretto


1821 31 stati R
o del Messico federale

Stati degli
 Microne
1979 Stati Federati 4 stati R
sia
di Micronesia

Regioni di
2015  Nepal sviluppo del 7 province R
Nepal

1 territorio della
Stati della
1963  Nigeria 36 stati capitale R
Nigeria
federale

4 territori
Province e federali, tra cui
 Pakista
1956 territori del 4 province un territorio R
n
Pakistan capitale
federale

46 oblast, 22
Soggetti repubbliche, 9 krais, 4
1918  Russia federali della circondari autonomi, 3 R
Russia città federale di livello, 1
regione autonoma[5][6]

 Saint Parrocchie di
1983 Kitts e Saint Kitts e 14 parrocchie M
Nevis Nevis

Regioni della
2012  Somalia 18 stati[7] R
Somalia

Stati del
1956  Sudan 17 stati R
Sudan
2011  Sudan Stati del 10 stati R
del Sud Sudan del
Sud

Cantoni della 26 cantoni, di cui 6


1848  Svizzera R
Svizzera semicantoni

Suddivisioni
1 distretto
 Stati degli Stati
1776[8] 50 stati Federale, 16 R
Uniti Uniti
territori[9]
d'America

1 distretto
Stati federati
 Venezu Federale, 1
1863 del 23 stati R
ela dipendenza
Venezuela
federale

Federazioni del passato …

Impero Inca (1197-1572)


Confederazione di Polonia e Lituania
(1569-1795)
Repubblica delle Sette Province Unite
(1581-1795)
Regno Unito di Portogallo, Brasile e
Algarve (1815-1825)
Impero del Brasile (1822-1889)
Province Unite dell'America Centrale
(1823-1841)
Confederazione argentina (1853-1861)
Confederazione Granadina (1858-
1863)
Stati Confederati d'America (1861-
1865)
Stati Uniti di Colombia (1863-1886)
Confederazione Tedesca del Nord
(1867-1871)
Impero tedesco (1871-1918)
Prima Repubblica Spagnola (1873-
1874)
Indocina Francese (1887-1954)
Stati malesi federati (1895-1946)
Africa Occidentale Francese (1904-
1958)
Africa Equatoriale Francese (1910-
1958)
Repubblica Socialista Federativa
Sovietica Russa (1917-1991, dal 1922
Repubblica Socialista Sovietica
dell'URSS)
Repubblica di Weimar (1918-1933)
URSS (1922-1991)
Repubblica Socialista Federativa
Sovietica Transcaucasica (1922-1936,
dal 1922 Repubblica Socialista
Sovietica dell'URSS)
Germania nazista (1933-1945)
Austria (1934-1938)
Jugoslavia (1943-1992)
Unione Malese (1946-1948)
Federazione della Malesia (1948-1963)
Stati Uniti dell'Indonesia (1949-1950)
Germania Est (1949-1952)
Impero d'Etiopia (1950-1962)
Regno Unito di Libia (1951-1963)
Federazione di Rhodesia e Nyasaland
(1953-1963)
Federazione delle Indie Occidentali
(1958-1962)
Federazione del Mali (1959-1960)
Repubblica Federale del Camerun
(1961-1972)
Federazione Araba del Sud (1962-
1967)
Uganda (1962-1967)
Kenya (1963-2013)
Cecoslovacchia (1969-1992)
Repubblica Federale di Jugoslavia
(1992-2003)

Prospettiva di uno Stato


federale mondiale
Una delle intuizioni di Alexander
Hamilton, che nel Federalist sosteneva
che qualsivoglia forma di coordinamento
tra entità sovrane è destinata al
fallimento, si applica anche alla vita
internazionale degli Stati: ad essa si
rifanno i sostenitori dell'insufficienza
delle organizzazioni internazionali, da
sostituire con una Federazione mondiale.

Le organizzazioni internazionali quando


vengono costruite hanno, anche se non
dichiarato, uno scopo finale ben preciso.
Se gli organi di cui sono composti e a cui
sono delegati i poteri dagli Stati aderenti
sono subordinati ad essi, vuol dire che lo
scopo finale sarà una organizzazione
internazionale finale in cui prevarranno le
logiche del singolo Stato e la regola della
diplomazia. Tutte le soluzioni comuni
apparterranno alla soluzione del minimo
comune denominatore e dovranno
essere approvate all'unanimità. Queste
organizzazioni vanno quindi classificate
nella categoria delle organizzazioni
confederali.

La quasi totalità delle Organizzazioni


internazionali sono state costruite su
questa linea di pensiero, ad essa
appartiene la stessa ONU. Infatti se
l'ONU vuole usare la forza contro un suo
membro, colpevole di aver violato una
disposizione coercitiva o una risoluzione
del suo Consiglio di Sicurezza, deve
rivolgersi agli Stati membri e far
approntare una forza militare pluristatale
per intervenire militarmente. Questo
stato delle cose non esclude l'uso della
forza da parte dei consociati per tutelare
le loro ragioni. La storia della ONU è
costellata di fatti in cui un suo membro,
senza neppure richiedere la sua
mediazione iniziale, ha iniziato una
guerra contro un altro Stato membro.
Proprio questo fatto, per il quale non è
stata attribuita la titolarità e l'uso
esclusivo della forza nel diritto
internazionale all'ONU, impedisce che la
sua azione, in questi casi, possa essere
efficace.

Questo sogno che nasceva dal


patrimonio della resistenza al Nazi-
Fascismo, diretto a contrastare e a
sconfiggere il disegno di un impero
razziale mondiale, ha trovato molti
ostacoli nella sua strada, per progredire
sia nella fine del XX secolo sia nei primi
anni del XXI secolo. Dall'altra parte il
moltiplicarsi delle organizzazioni
funzionali, oggi trasformate in agenzie
dell'ONU, non ha risolto questo problema.

La soluzione può ricercarsi studiando le


tendenze, che sono state responsabili
dello sviluppo di una nuova forma di
organizzazione sul piano economico. Per
la sua importanza, non si può dire che
essa non condizioni le linee della politica
estera, in particolare quando gli Stati o
un insieme di Stati è coinvolto in una
guerra. Era stato sostenuto già dai
Mercantilisti, che un commercio libero e
aperto a tutti non sarebbe stato di danno
agli Stati e alle loro economie: quindi, si
può comprendere come con due grandi
trattati di organizzazione del commercio
internazionale - sia il Kennedy Round
(1964-1967) che l'Uruguay Round (1986-
1994)[10] - si sia giunti all'accordo di
Marrakech; con esso, il 15 aprile 1994,
non solo sono stati liberalizzati quasi
tutti i filoni di interesse economico, ma si
è data vita ad una nuova organizzazione
internazionale funzionale per l'economia
in ambito ONU - che ha il compito di
seguire, promuovere, regolare i vari flussi
commerciali ed economici fra quasi tutti
gli Stati aderenti - denominata OMC
(Organizzazione mondiale del
commercio).

A questo salto di qualità dell'economia


internazionale si sono opposte anche
delle voci critiche che, non rifiutando
questo nuovo stato di cose, mirano però
a far riflettere la Comunità internazionale
sulla diseguaglianza che vi è posta alla
base[11]. Oggi la Comunità internazionale
ha diverse istituzioni nate dagli accordi
post-bellici della Conferenza di Bretton
Woods: la Banca Mondiale (BM) (1945), il
Fondo Monetario Internazionale (FMI)
(1946) oggi la OMC (1994) per citare le
più importanti, anche queste stesse
agenzie specializzate dell'ONU. Tutto
questo proliferare di organizzazioni
economiche non ha però ancora
permesso la costruzione di una moneta
mondiale. Nonostante la proposta della
Cina del 2010, la Comunità
internazionale si basa solo per alcune
transazioni sul diritti speciali di prelievo
(media ponderata delle monete più forti
del mondo) la quale penalizza
inevitabilmente le monete dei paesi in via
di sviluppo e rende più onerosi i prestiti
che queste istituzioni economiche
mondiali concedono a questi stessi
paesi. Si deve a Muhammad Yunus la
formulazione della teoria economica, in
forma più ampia di quella che oggi
persegue il profitto come obbiettivo
fondamentale della attività economica
raggiunto nel tempo più breve possibile.
Secondo Yunus, se si allarga la
concezione teorica dell'economia -
includendovi anche le attività che
tendono a sviluppare la cooperazione e
la solidarietà riportando quale rientro
solo il capitale esposto - l'economia del
futuro riuscirà al uscire dal ciclo che
tende a schiacciare le economie deboli e
quelle dei paesi sottosviluppati
permettendo a loro di imboccare una
linea di crescita e di sviluppo.

Lo stesso Joseph Stiglitz, critico sulla


finanza creativa a cui si deve la crisi
mondiale che attanaglia la comunità
internazionale dall'anno 2008, ha
spiegato che non si può creare una
economia fittizia che non abbia rapporti
con le innovazioni e il miglioramento
della qualità della vita. Il profitto per il
profitto, poggiato sulla economia di
carta, è destinato a crollare e purtroppo
trascina nel suo vortice anche l'economia
reale e le sue più solide realizzazioni. In
ultimo si deve tenere presente che
l'Organizzazione internazionale del lavoro
(International Labour Organization - ILO) -
nonostante i suoi sforzi - non è andata
oltre le decisioni non vincolanti per gli
Stati, lasciando i lavoratori di ogni parte
del mondo in balia degli imprenditori e
del quadro giuridico dello Stato nazionale
in cui si trovano ad operare. Da tutto
questo ritorna, l'interrogativo che già
Lionel Robbins si pose durante la
seconda guerra mondiale: come era
possibile democratizzare i processi
economici senza cadere, da un lato, nella
barbarie del capitalismo delle origini, in
cui la guerra economica fra lavoratori e
imprenditori era la norma, e dalla altra
parte come non cadere nella
pianificazione dell'economia comunista,
con tutto quello di totalitario che portava
con sé. Robbins rispose a questa
domanda provando che il coordinamento
economico fra Stati era una illusione.
Nessuno Stato di propria volontà avrebbe
acconsentito ad una limitazione del suo
potere per allineare la sua economia al
livello degli altri Stati membri coordinati
(in questo si lesse una critica di questo
autore al progetto di Bretton Woods). Ma
anche pensare che le relazioni
economiche potessero, pur incanalate in
organizzazioni economiche
internazionali, compensarsi, sul piano
internazionale, e rendersi più vicine fra di
loro, fu da lui criticato per il semplice
fatto che l'aspetto politico che regge e
governa questi fenomeni non veniva
considerato. Secondo Robbins se si
doveva andare su una nuova economia,
di scala, in cui fosse possibile
raggiungere nuovi obbiettivi di qualità di
vita e di produzione industriale si doveva
inserire il processo economico
internazionale nel contesto di un
processo diretto a costruire uno Stato
federale fra gli Stati interessati.

Per le organizzazioni economiche citate,


questo coordinamento porta
inevitabilmente ad una egemonia latente
delle grandi potenze, talvolta quella degli
Stati fondatori dell'ONU. Con lo sgancio
del dollaro dalla parità con l'oro, ad
esempio, gli Stati Uniti d'America sono
riusciti per decenni a mantenere una
egemonia, introducendo nel sistema una
liquidità della loro moneta basata sulla
potenza della loro economia e della
trasformazione di essa nella carta
moneta. La crisi dei mutui subprime,
iniziata negli Stati Uniti d'America, a cui si
lega la grande crisi economica iniziata
nel 2008, ha anche questa radice. Da qui
la richiesta della Cina di trasformare i
diritti speciali di prelievo del Fondo
Monetario Internazionale in una vera
moneta mondiale, simile all'euro.

Proprio dalla moneta si arguisce la


possibilità di una linea diversa, di tipo
federalista, per costituire organizzazioni
internazionali sicuramente differenti
dalle esistenti: organizzazioni volte a
costruire un vero Stato internazionale,
che sia composto dagli Stati membri.
Questo Stato altro non può essere che
uno Stato federale. Lo renderebbero
necessario alcune considerazioni: la
moneta non esiste senza lo politica
monetaria che la sorregge. La politica
monetaria altro non è che una parte
piccola della politica economica
complessiva che un Governo pone in
essere. Un Governo non esiste senza una
maggioranza che lo sorregga, sempre
che non si tratti di una dittatura che si
regge sulla forza e il terrore. Una
maggioranza, se vuole durare nel tempo,
è composta dai partiti e dal voto
democratico a maggioranza che li ha
scelti. Se questo processo è normale nel
conteso dello Stato di diritto, vuol dire
che la forma democratica, che con la
colonizzazione venne estesa anche a
tutte le loro ex colonie, si estese anche a
questi Stati nel momento in cui divennero
indipendenti. Se poi una parte di loro non
mantenne la democrazia (si pensi ai
paesi indipendenti del Medio Oriente)
questo non esclude che altri lo siano,
laddove abbiamo mantenuto questa
forma di governo. Esempio è l'India,
paese con una popolazione che si aggira
oggi sul miliardo di persone, costituita in
Stato federale dal 1948, nonostante le
vicende più o meno lineari, dal secondo
dopoguerra oggi mantiene una
democrazia che si può definire la più
grande del Mondo.

Del resto, gli Stati europei, titolari di


questo passato storico, sono degli Stati
nazionali proprio come le ex-colonie, in
buon numero, sono Stati nazionali: quasi
tutti Stati chiusi, che dividono la loro
popolazione da quella dei vicini, a cui
talvolta sia per la lingua, sia per l'etnia,
sia per la cultura non sono diversi.
L'Africa è un esempio di queste difficili
realtà. Se si vuole andare oltre questi
limiti e si accetta la lezione che nasce
dalla Rivoluzione americana, conclusasi
con la realizzazione dello Stato federale
egli Stati Uniti d'America, si devono
affrontare i problemi posti dagli Stati
nazionali promuovendo delle
organizzazioni internazionali in cui essi
possano diventare membri e vengano
coinvolti in processi di costruzione di
Stati federali. Da qui la diversità dello
scopo e pure la diversità della linea di
politica internazionale che si deve
seguire.

L'esempio più importante è sicuramente


la dichiarazione di Robert Schumann (9
maggio 1950) nella quale si propose agli
Stati che intendevano costruire la
Comunità europea di predisporre un
meccanismo internazionale in cui
l'organizzazione sia nel tempo
destinataria di parti della sovranità
statale che la avrebbe esercitata, dal
momento della sua costituzione,
secondo un metodo comune
democratico al posto degli Stati membri.
Incominciando dal carbone e dall'acciaio
e poi passando per l'energia atomica, le
Comunità europee furono un nuovo
esempio di Organizzazione
internazionale in cui le attribuzioni
proprie venivano esclusivamente
assegnate agli organi comunitari. Gli
organi di quelle organizzazioni, quindi,
erano titolari di una sovranità nuova che
si attuava imponendosi direttamente a
tutti i consociati nello stesso modo
indipendentemente dallo Stato in cui essi
risiedevano[12]. Gli organi della
Organizzazione internazionale erano
quindi superiori a quelli degli Stati
membri, i quali erano subordinati alla
organizzazione internazionale. In più la
scelta di settori strategici spingevano e
spingono gli Stati membri a trasformarsi
in Stati federati subordinati alla Stato
federale in cui dovrà trasformarsi la
stessa organizzazione internazionale.

Del resto dal 1957 i Trattati di Roma e le


loro modifiche hanno progressivamente
incamerate le funzioni per la gestione di
tre libertà fondamentali: la libertà di
circolazione delle merci, dei capitali, dei
brevetti, delle persone. La ricerca di una
Costituzione altro non è che dare un
fondamento costituzionale alla moneta
(l'Euro) e far in modo che l'attuale Unione
europea, erede delle Comunità europee,
si trasformi sempre di più in uno Stato
federale.

Per diversi anni gli studiosi avevano


criticato questa impostazione, asserendo
che, nel caso della Unione europea, c'era
la contiguità territoriale. Il tempo ha
dimostrato che questa ipotesi è vera solo
in parte, perché sono membri di questa
organizzazione internazionale nuova e
atipica anche realtà che non hanno la
contiguità territoriale. Si pensi alla
Groenlandia legata alla Danimarca, alle
isole come la Reunion, la Guadalupe,
Martinica ecc.) che hanno dato prova di
sé integrandosi completamente nella
Unione.

Si deve alla acutezza di Jean Monnet


l'introduzione del cambio di visione che
ha cambiato il quadro di riferimento.
Prima si ragionava solo sulle
organizzazioni internazionali mondiali.
Dopo Monnet si incominciò a pensare
che fosse possibile costruire delle
organizzazioni internazionali su base
regionale. Si deve a Robert Schumann - di
cui Jean Monnet era collaboratore - l'aver
introdotto nella politica estera tre
elementi innovativi nella costruzione
delle nuove organizzazioni internazionali:

la dimensione regionale di partenza,


aperta per il futuro ad un suo
allargamento oltre le possibili
dimensioni che si presentano al
momento del progetto;
la ricerca di un terreno o più terreni di
indispensabile collaborazione nella
prospettiva di crescita economica e
sociale dei popoli e degli Stati
interessati;
la gestione in comune di questa nuova
forma organizzativa.

A Schumann si deve anche


l'enunciazione chiara e pubblica dello
scopo per il quale tutto questo veniva
fatto: raggiungere la costruzione di uno
Stato federale europeo. Su questo piano
si collocano le forme di organizzazione
fra gli Stati, ma anche i processi politici
fondativi per nuove realtà istituzionali. Il
voler unificare in un solo Stato federale,
attraverso il metodo democratico, più
Stati pone le basi per la delineazione di
quello che oggi è definito il metodo
fondativo federale. Percorrendo questa
strada si potrebbe giungere ad una forma
può ordinata di soggetti che essendo in
numero più ridotto, alla fine del processo,
potrebbero facilitare lo sviluppo dell'ONU.
Su questa ultima organizzazione
internazionale dobbiamo dire che il primo
decennio del XXI secolo ci ha fatto
toccare con mano come sia necessario
raggiungere questa sua trasformazione.
Ad essa aspirano diverse coalizioni di
volonterosi (Alleanza per le democrazie,
il gruppo per la riforma dell'ONU, grandi
personalità quali i premi Nobel e Papa
Giovanni Paolo II[13]); al suo interno si
sono manifestati i primi semi di speranza
perché il metodo di fondazione federale
si instauri anche nelle procedure e nella
stessa ONU.

Pertanto esiste oggi una continuità che


passa dalle Organizzazioni internazionali
funzionali a quelle che ponendosi
obbiettivi molto più ampi si riferiscono a
territori molto più limitati. Il filo rosso che
le unisce deve essere l'obbiettivo di
costruire una realtà politico-giuridica in
cui il principale scopo sia quello di render
impossibile la guerra, ossia di fare in
modo che diventi impossibile risolvere le
controversie fra gli Stati membri con
l'uso delle armi. Ad esse si deve
sostituire la politica in senso primario,
basata su un solo popolo scaturito da
quelli degli Stati membri[14].

La vita comune delle popolazioni umane


verrebbe ad essere quella di tutte le
democrazie incanalate in istituzioni
comuni, alle quali anche appartiene una
forma di giustizia che con l'apparato
coercitivo sia diretto a punire gli abusi
che in tutti i corpi sociali si manifestano.

La Organizzazione Mondiale delle


Democrazie (Varsavia 2000) ed il
Movimento Federalista Mondiale
(Montreux 1947) sono esempi di
movimenti politici trasversali a tutti gli
Stati che si sono posti questo obiettivo
politico della loro azione: gli obbiettivi
progressivi - come la difesa e il
mantenimento della indipendenza dei
singoli membri - in essa presenti,
potrebbero facilitare l'affermarsi di un
processo di progressiva federazione fra
gli Stati, che conduca alla formazione di
uno Stato federale mondiale.
Note
Questa voce o sezione sull'argomento
geografia è stata parzialmente tradotta dalla
Ulteriori informazioni

1. ^ Queste suddivisioni di primo livello


possiedono autonomia rispetto alle
grandi unità delle Federazioni.
2. ^ R = Repubblica federale; M =
Monarchia federale.
3. ^ il distretto di Brčko de jure è parte
di entrambe le entitià e de facto ha
un'amministrazione separata da
entrambe.
4. ^ 20 province durante l'Impero del
Brasile (1822 - 1889).
5. ^ Costituzione federale della Russia ,
Articolo 65.
. ^ Vedi Crisi di Crimea del 2014.
7. ^ (EN) Guidebook to the Somali Draft
Provisional Constitution (PDF), su
unpos.unmissions.org (archiviato
dall'url originale il 14 agosto 2013).
. ^ La Costituzione degli Stati Uniti
d'America, che ha sostituito gli
Articoli della Confederazione e
dell'Unione Perpetua, è stata redatta
nel 1787 ed è stata ratificata nel
1788. Il primo Congresso ed il primo
Presidente sono entrati in carica il 4
marzo 1789.
9. ^ Di questi 16 tutti i 5 territori abitati
in modo permanente sono non
incorporati, due sono commonwealth
ed un terzo è formalmente non
organizzato. Gli altri 11, di cui uno è
incorporato, sono tutti non
organizzati ed insieme formano le
Isole Minori Esterne degli Stati Uniti
d'America. Il termine zona insulare
include sia i territori che i luoghi con
una Compact of Free Association.
10. ^ Cfr. su queste trattative di
liberalizzazione General Agreement
on Tariffs and Trade
11. ^ Tra gli altri Joseph Stiglitz.
12. ^ Moccia Luigi, La cittadinanza nella
prospettiva della federazione
europea, Milano : Franco Angeli,
Cittadinanza europea : VIII, 2, 2011.
13. ^ Danilo Campanella, Il personalismo
cristiano come elemento politico
unificante dopo la Seconda Guerra
mondiale, Pisa: Fabrizio Serra, Per la
filosofia : filosofia e insegnamento :
XXXIV, 99, 2017.
14. ^ Pistone Sergio, Realismo politico,
federalismo e crisi dell'ordine
mondiale, Milano: Franco Angeli,
Cittadinanza europea : XIV, 1, 2017.

Bibliografia
T. Groppi, Federalismo e Costituzione.
La revisione costituzionale negli stati
federali, Giuffrè, Milano, 2001

Voci correlate
Antifederalismo, movimento politico
del XVIII secolo negli Stati Uniti
Centro studi sul federalismo
Confederazione di Stati
Dominion dell'India
Economia politica
Federazione dell'Australia
Il Federalista
Międzymorze
Monarchia federale
Multicomunitarismo
Organizzazione internazionale
Socii e foederati
Sovranazionalismo
Stati per forma di governo
Stato federato
Stato unitario
World Federalist Movement
Federalismo

Collegamenti esterni
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Britannica, Encyclopædia Britannica,
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