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Il desiderio si costituisce aldilà e aldiqua della domanda

Fase orale:
si costituisce nel vuoto scavato dalla domanda d’amore
erotizzazione orale-la tetta si stacca il bambino deve domandarla, uno scollamento e
la creazione del vuoto
godimento sincronico all’atto – risignificazione
natura: sincronia l’atto è il mangiare l’eccesso è il godimento orale che va oltre la
fame
rapporto con l’altro ma con un oggetto – godimento a spese dell’altro – amoralità
perversione del desiderio, una parte del tutto. La mantide funziona con una mantide.
Occhiali concettuali del nostro senso morale.
Domanda orale: domanda del soggetto
Domanda anale: domanda dell’Altro – fz nevrotico si iscrive nella fase anale
Bambino svalutato come soggetto di desiderio e apprezzato come oggetto – si
identifica al fallo
Registro dell’avere: iniziare a dare ciò che non ha – il suo atto – non può utilizzarlo.
Tutto ciò che ha è una cambiale sull’avvenire, un progetto. Deve astenersi
dall’utilizzare e dal maneggiare per non perdere l’amore della mamma.
L’altro non è un altro pieno, è un altro desiderante

qualcosa sulla natura del desiderio e anche qualcosa sull’effetto di soggettivazione


che si produce
Quadro di Jacopo Zucchi, “Psiche sorprende amore” nella Galleria Borgherese a
Roma. Quadro che innanzitutto ha una singolare collocazione – accanto
all’ascensore, posto particolare secondo Lacan in quanto pur essendo spesso
significative non si guardano mai.

Lacan fa circolare due riproduzioni del quadro insieme a un bozzetto di André


Masson, e procede a un’Analisi formale della composizione del quadro
è un mito contenuto nell’Asino d’oro, Le metamorfosi di Apuleio, testo che per
Lacan è esaltante in quanto contiene certe verità impacchettate con le sembianze più
cangianti, intriganti e stuzzicanti. Che è un’allusione al fatto che il testo è permeato
da un contenuto erotico che assume tinte sadomasochistiche – che è la cifra del
romanzo erotico.
Psiche cede alla curiosità spinta dall’invidia delle sorelle, che le insinuano il dubbio
che il suo amante sia una bestia immonda – un pericoloso serpente. È dunque così
che Psiche si presenta doppiamente armata: da un lato la luce, dall’altra la scimitarra

“Ma non appena accostata la lampada, si fa luce sul segreto del suo letto, ecco cosa
vede: tra tutte le bestie feroci la belva più mite e più dolce che c’è, Cupido in persona,
il bel dio che dormiva in tutta la sua bellezza… ma mentre, eccitata da quel piacere
immenso, vi si abbandona completamente, ferita al cuore, la lampada, forse per il vile
tradimento… o forse perché anche lei desiderava toccare e quasi baciare un corpo
così bello, lasciò cadere dalla sua punta luminosa una goccia d’olio bollente sulla
spalla destra del dio».

Ci sono diverse rappresentazioni di amore e Psiche, agli Uffizi ne abbiamo una


rappresentazione in cui entrambi sono alati, mentre Lacan ci dice possedere diversi
oggetti alessandrini che rappresentano Psiche sì alata, ma con ali di farfalla.
Non si tratta della tematica della coppia, e nemmeno della relazione uomo-donna, ma
del rapporto tra l’anima e il desiderio.
Serve un’analisi minuziosa del mito di Apuleio, guidati dalla scena rappresentata da
Zucchi – per svelare qualcosa che vada oltre a ciò che comunemente rimane nella
nostra memoria del mito di amore e Psiche, ovvero che Eros fugge e scompare perché
Psiche è stata troppo curiosa e disubbidiente. (orfeo ed euridice)
La minuziosa composizione, l’intensità dell’immagine e l’intuizione di Zucchi è di
rappresentare quel momento decisivo che Freud situa nel complesso di castrazione –
e lacan aggiunge “nel suo paradosso”. Se il mito ha un senso…
Il paradosso del complesso di castrazione consiste nel fatto che li dove ci si aspetta la
congiunzione tra domanda del soggetto e ciò che gli corrisponde nel desiderio
dell’Altro si produce uno splitting – una differenza per la quale l’Altro scappa – e di
fatto non può essere mai accettato nel suo ritmo, che è al tempo stesso il suo fuggire.
Il centro del quadro – i fiori e
Mette in luce la forma metonimica del desiderio, la sua fugacità.
Differenza rispetto ad altri oggetti anale e orale

A partire dalla sua assenza, qualunque cosa può essere rappresentazione del fallo

A partir de su ausencia, cualquier cosa puede ser un signo del falo. Cabe destacar que, en este momento de
la enseñanza de Lacan, la conceptualización del objeto del deseo aún se realizaba de acuerdo con un
esquema intencional, tal como lo demuestra la formulación del objeto agalmático, ese objeto de interés
privilegiado –objeto de la demanda, aunque esquivo de la misma– “del que no se puede decir qué es”
(LACAN, 1960-61, 250). Asimismo, este objeto es entrevisto como complemento fantasmático; y el
problema de la castración, centro de la economía del deseo, se resume, respecto del Otro, en una
pregunta: “¿Cómo es que puede y debe convertirse en algo exactamente análogo a lo que se puede
encontrar en el objeto más inerte, o sea, el objeto del deseo, a?” (LACAN, 1960-61, 265). El objeto a, en
tanto partenaire del fantasma, debe ser distinguido de lo que luego desarrollaremos como objeto causa,
resto caído en la operación de estructuración del sujeto por el encuentro con el Otro. Junto a la
conceptualización del falo como signo negativizado (-phi), también se presenta en el seminario 8 otra
versión del signo fálico: “Un signo representa algo para alguien y, a falta de saber qué representa el signo,
el sujeto, ante esta pregunta, cuando aparece el deseo sexual, pierde al alguien a quien el deseo se dirige,
es decir, él mismo.” (LACAN, 1960-61, 249)

Ribaltamento – scienza coscienza la rovina dell’anima, moralità

Rinuncia a essere il fallo