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ANNA LO N G O MASSARELLI

DIZIONARIO
DEL DIALETTO
MODUGNESE

con contributi di Nicola Maggi

Presentazione di Serafino Corriero

COMUNE DIMODUGNO
EDIZIONI NUOVI ORIENTAMENTI
Il passaggio dalla tradizione orale a quella scritta segna, per una cultura, un
momento importante perché garantisce la sopravvivenza di valori e di esperienze
storiche, che altrim enti sarebbero destinati ad andare dispersi.
Questa esigenza è particolarmente sentita nell’epoca attuale, caratterizzata
dalla predominanza dei m edia che hanno effetti massificanti su l pensiero, sul
linguaggio, sui comportamenti.
Difendere e tramandare il dialetto, la lingua dei padri e la tradizione popolare,
così come sono nati e si sono sviluppati in un territorio, è segno del rispetto e della
consapevolezza delle proprie origini e consente di valorizzare un patrimonio cultu­
rale da trasmettere alle future generazioni.

Dr. D onato C afagna


Componente della Commissione Straordinaria
del Comune di Modugno
Modugno, 31 gennaio 1993
Introduzione

L ’idea di un Dizionario del Dialetto M odugnese, m ai realizzata prima nella


storia culturale della città, è circolata a ll’interno di N uovi Orientamenti sin dai suoi
prim i anni di vita. La spinta, però, ad impegnarci concretamente ci venne da Nicola
M aggi che nel 1984 ci sottopose una sua ipotesi di lavoro: quella di raccogliere “il
dialetto du soine e du naune” che - egli ci ripeteva - è sempre più dimenticato e
rischia di essere completamente cancellato.
N oi sostenemmo una tale ipotesi e Nicola M aggi si impegnò nella raccolta dei
lemmi dialettali. Il lavoro, però, per poter assumere la dignità di un dizionario, aveva
bisogno in primo luogo di essere arricchito nei lemmi stessi e in secondo luogo di
essere sistemato dal punto di vista ortografico, grammaticale e semantico. Stabilim ­
mo, così, dei rapporti con alcuni studiosi dell’Istituto di Storia delle tradizioni
popolari dell’Università di Bari, dai quali ci vennero incoraggiamenti per una tale
opera e qualche suggerimento scientifico, ma non la disponibilità ad impegnarsi in
un lavoro che si profilava assai difficile e complesso.
Seguì, a ll’interno della rivista, un periodo di disorientamento per tutte le
difficoltà che si intravedevano nell’opera di elaborazione e sistemazione di un
dizionario del dialetto modugnese; difficoltà legate alla necessità di un impegno
metodico, complesso e di lunga durata; ma anche difficoltà d ’ordine scientifico ed
economico.
Il primo genere di difficoltà fu rimosso dall’assunzione di responsabilità da
parte di Anna Longo M assarelli che per diversi anni si è dedicata a l lavoro di raccolta
e sistemazione dei lemmi dialettali.
Quanto a i problem i scientifici, sì è avuto un confronto continuo a ll’interno
della redazione e, grazie a ll’opera paziente e certosina della Massarelli, di volta in
volta si è giunti alla risoluzione dei numerosi dubbi, legati alla pronunzia e alla
difficile trascrizione del dialetto modugnese. Per fortuna, in questo lavoro, c’è stata
la collaborazione di Giuseppe Piccolo, innanzitutto, e poi di Michele Cramarossa e
Vincenzo Romita, che, a i fin i della trascrizione, sono stati invitati più volte a
pronunziare i diversi termini controversi.
Quanto a i problemi economici, solo negli ultimi m esi la situazione è diventata
più facile per la decisione assunta dalla Commissione Straordinaria, che ringraziamo
per la sensibilità dimostrata, di voler concedere il patrocinio del Comune diM odugno
alla pubblicazione del Dizionario del D ialetto M odugnese. M a a l di là dei costi di
stampa, nel passato abbiamo dovuto affrontare le notevoli spese per l ’acquisto di una
unità informatica perla composizione e l’impaginazione dei testi, poiché difficilmen­

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te in tipografia avrebbero potuto trascrivere correttamente i lemmi e le espressioni
dialettali. '
C ol Dizionario del D ialetto M odugnese il patrimonio culturale di Modugno
si arricchisce di uno strumento importante, del quale se ne avvertiva la mancanza;
uno strumento che noi di Nuovi Orientamenti ci auguriamo possa sollecitare in un
numero sempre più crescente di cittadini il senso di appartenenza ad una stessa
comunità e, conseguentemente, la disponibilità personale ad una partecipazione più
responsabile alla sua vita e ai suoi problemi.
Raffaele M acina

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Presentazione

Con il Dizionario del Dialetto M odugnese di Anna Longo-M assarelli si


arricchisce il repertorio di lessici dialettali pugliesi: contributo non di poco conto,
se si considera che da anni i linguisti invocano la collaborazione di studiosi locali
perché, sia pure senza grandi pretese di scientificità, per lo meno raccolgano
materiale prezioso altrimenti destinato a lenta inarrestabile consunzione.
Le ragioni di tale sollecitazione sono molteplici, e possono ben testimoniare
dell’im portanza di un’opera di questo genere. Innanzi tutto, viene così salvaguar­
dato un patrim onio di cultura e di civiltà che, pur partecipe di una vasta area
linguistico-culturale, si presenta com unque come unico e irripetibile: il dialetto
costituisce il tratto distintivo più antico, più solido, più certo di una comunità, ne
configura l’identità antropologica, tanto incisivo e peculiare da resistere per
secoli, nei suoi caratteri distintivi, alla contaminazione di altre parlate locali
distanti talvolta anche soltanto pochissim i chilometri.
In secondo luogo, il dialetto, come ogni lingua, costituisce un vastissimo
terreno di ricerca storico-archeologica, soprattutto se lo si considera nel suo
processo di form azione e di evoluzione: dalla individuazione dello strato lingui­
stico arcaico (substrato o sostrato), che nel caso del dialetto m odugnese rimanda
all’area mediterranea pre-indoeuropea, alla definizione del vero e proprio corpus
linguistico (strato, nel nostro caso di derivazione neo-latina), al riconoscimento
degli apporti ricevuti da altre lingue in relazione alle vicende storiche che hanno
interessato la regione (superstrato, con prestiti per noi soprattutto dal greco­
bizantino, dallo spagnolo, dal francese, dal germanico).
Per quanto attiene, infine, all’aspetto specificam ente scientifico, la pu bblica­
zione di questo Dizionario del Dialetto M odugnese fornisce ulteriori preziosi
elementi alla costruzione di un lessico regionale propriam ente pugliese. Diciam o
“ propriam ente” perché la Puglia è in realtà divisa in due grandi aree linguistiche:
da un lato il Salento, che si collega ai dialetti calabro-siculi; dall’altro la Puglia
restante, i cui dialetti si accostano alla vasta area italico-meridionale. E se il Salento
possiede da tem po il suo Vocabolario dei dialetti salentini, pubblicato tra il 1956
e il 1959 a cura del grande studioso tedesco G erhard Rholfs, la Puglia dispone
soltanto, ad oggi, di un prim o tentativo, peraltro egregio, com piuto dal grumese
prof. Giovanni Colasuonno, autore di un Dizionario dei D ialetti Pugliesi edito di
recente, nel 1991.
A questi pregi, che già di per sé rendono assai meritoria la fatica della prof.
Longo-M assarelli, vanno aggiunti alcuni rilievi. Innanzi tutto il fatto che questo

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Dizionario del Dialetto M odugnese non è semplicemente un repertorio di voci
dialettali, ma contiene un’am pia serie di indicazioni complementari: dalla catego-
-ia gram m aticale all’equivalente in lingua italiana, da frequenti etimologie alle
annotazioni su taluni fenomeni fonetici e morfologici, dalle frasi idiomatiche
(proverbi, modi di dire) a qualche cenno su forme di folclore pugliese da quelle
voci evocate.
D ’altro canto, proprio queste caratteristiche fanno emergere, agli occhi di
un lettore esigente, alcuni limiti dell’opera, peraltro giustificati dalla necessità di
porre fine ad un lungo - e talvolta estenuante - lavoro di integrazione, revisione,
correzione: è probabile, per esempio, che manchino voci dialettali anche signifi­
cative; l’indagine etim ologica non è sistematica; l’interpretazione di alcune voci o
frasi idiom atiche può suscitare qualche dubbio.
In com penso, il repertorio delle voci risulta assai am pio (circa 5.000 lemmi)
e sufficientem ente organico, come ben definita e unitaria è l’im postazione grafica
adottata nella trascrizione dei segni fonetici. Per quest’ultimo aspetto, in verità,
non è stato facile pervenire ad una soluzione convincente: in particolare, molto si
è discusso, all’interno della redazione scientifica, sulla interpretazione di taluni
fonem i (suono aperto o chiuso delle vocali e ed o, esiti del dittongo -àu in ó,
accentazione di molti participi passati in -éute, raddoppiam ento della consonante
iniziale); ma, anche qui, ad un certo punto si è reso necessario rimuovere
persistenti perplessità e procedere egualmente alla stesura editoriale.
Q uesti ed altri limiti, tuttavia, lungi dallo sminuire il valore com plessivam en­
te notevole dell’opera prodotta, offriranno a tutti i lettori, in rapporto alle
specifiche conoscenze o ai personali interessi, l’opportunità e la sollecitazione a
fornire ogni elemento utile aU’arricchimento e al miglioramento di un Dizionario
M odugnese che vuole essere, come il dialetto è, espressione dell’intelligenza e
della volontà dell’intera comunità locale.

S erafino C orriero

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AVVERTENZE

Lessico

1) L e voci raccolte sono state registrate prima, quando esiste, nella forma
arcaica “ du soine e nann e", poi nella forma “ civile” “du sine e none” , parlata dagli
artigiani e dalle classi più acculturate.
2) N on sono state registrate le voci molto simili alla lingua italiana.
3) Di ogni lemma è stata definita la funzione grammaticale, il genere e il
numero: es. soive, sive s. m. Sporcizia, grasso.
4) I diversi significati di un lemma sono stati resi evidenti dalla punteggiatura
(;), che li divide. Es. cbembeure, chembare s. m. Padrino; amante.
G li esem pi, che spesso sono stati forniti per illustrare i vari significati, sono stati
registrati talora nel dialetto arcaico talaltra in quello “ civile” , a seconda che sia
sem brato più utile l’uso dell’ una o dell’altra forma.
5) Q uando i lemmi di uno stesso termine sono due o più, sono stati riportati
di seguito così: meneuscià e menuescià\ abbrevegnarse e brevegnarse.

M orfologia

1) Della declinazione di nomi e aggettivi sono stati segnalati:


a) i plurali che presentano una m odificazione della radice. Es. ómene (pi.
ém ene) s. m. Uom o;
b) i femminili che presentano una modificazione della radice. Es. grésse (f.
gròsse) agg. qual. G rosso.
2) Relativamente alla coniugazione del verbo:
a) non è stato indicato l’ausiliare, perché uno stesso verbo, a seconda dei tempi
e delle persone, si serve dei due ausiliari. E s. j ì sò scinte (io sono a n d a t o ) ;/ / * ^ à
scinte (egli è andato);
b) subito d opo l’infinito, in parentesi, sono stati indicati i participi passati, che
fungono spesso anche da aggettivi. Es. spedóje, spedì (spedénte, spedute);
c) l’indicazione del verbo (transitivo, intransitivo, m edio riflessivo) si riferisce
esclusivam ente alla form a dialettale. Es. abbacheue, abbacà v. m edio intr. Calm ar­
si. Il riflessivo viene citato solo quando ha una valenza particolare;
d) alcuni verbi hanno una sola forma di infinito, mentre nella coniugazione
hanno entram be le form e del dialetto. Es. canòsce, conoscere, ha nel participio
passato le due form e canescéute e canesciute.
Pronunzia

1) Si è trascritto con la e atona quel suono indistinto che, all’interno o alla fine
della parola, sta ad individuare una sillaba. Es. pe-tre-si-ne (prezzemolo).
La e congiunzione, però, va letta come “e ” congiunzione italiana. Es. aitane e
mamme (padre e madre).
2) La vocale e tonica è stata accentata secondo gli esempi seguenti:
è suono aperto, come nell’italiano bello;
é suono chiuso, come nell’italiano fede.
3) L a vocale o tonica è stata accentata secondo gli esempi seguenti:
ò suono aperto, come nell’italiano porta;
ó suono chiuso, come nell’italiano pomo.
4) L ’accento tonico su a, i, o, u, è stato segnato solo sulle parole sdrucciole. Nei
dittonghi si intende che l’accento cade sulla prima vocale. Es. ‘macchiente (pres­
sato).
5) Si è indicato con la j il suono liquido di ja ,je , ji,jo ,ju . Es. pegghjate (preso).
6) L a s nel gruppo consonantico se è stata registrata come sh per denotarne la
pronunzia schiacciata. Es. shcaffà (ficcare); shehife (schifo).
7) Per contraddistinguere ad inizio di parola la z sorda da quella sonora si è
usato l’asterisco. Es. ’Zembà (saltare), "zite (sposo).

Curiosità ortografiche

Spesso nei testi dialettali si nota la m utazione di una lettera com ponente la
parola. Prendiam o ad es. il verbo peté (potere) e il sostantivo còse (cosa) e
componiam oli in espressioni:
peté fa (poter fare), nan b etéfa (non poter fare);
còse de nudde (cose di niente), nan zò ccóse de nudde (non sono cose di niente).
Nel prim o esem pio notiamo il cam biam ento dip in b e nel secondo il raddoppio
della c.
Per la com prensione dei meccanismi di trasform azione si annotano qui di
seguito alcune regole enucleate dall’esperienza della lingua.
1) L e parole iniziami con la consonante c, quando vengono precedute da
monosillabi terminanti con la consonante n, quali dòn, in, ‘n, nan, mutano la c in
g. Es. Ciré (Ciro), dòn Gire (don Ciro); u cìele (il cielo), sta ‘ngìele (sta in cielo);
cam ine^éppe (cammina zoppo), nan gamine "zéppe (non cammina zoppo).
2) L ’avverbio nan, davanti a parole inizianti con f p, s, t, v, opera i seguenti
cambiamenti: fasce male (fa male), nan basce male (non fa male); pertà le péte
(portare le pietre), nan berta le péte (non portare le pietre); sendì u rembróve
(ascoltare il rimprovero), nan zendìu rembróve (non ascoltare il rimprovero); temè
(temere), nan demé (non temere); velé u ppane (volere il pane), nan belè u ppane

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(non volere il pane).C osì per eufonia nati, a volte, diventa n a’. Es. na mmalenudde
(non vale niente); na sta róse sènza spine (non c ’è rosa senza spine).
3) Alcuni m onosillabi a (a), ce (che), cchjù (più), e (e ),jé {è ),p e (per), sò (sono),
u (il), spesso producono il raddoppio della consonante iniziale della parola
seguente. Es. néve (neve), vìende (vento), sott’a nnéve e sott’a vvìende u tnarenare
nan bèrde tìembe (sotto la neve e sotto il vento il marinaio non perde tempo);
vègghe (vedo), ce vvègghe! (che vedo!); buéne (buono), cchjù bbuéne (più buono);
tu (tu), j i e ttu (io e te); mégghje (meglio), j é mmégghje (è meglio); cìende (cento),
‘ne spavìende valepe cciende (uno spavento vale per cento); bèlle (bello), chisse sò
bbèlle (questi sono belli).
Per u (il) il fenom eno è meno ricorrente. Es. pane (pane), u ppane; ma paperusse
(peperone), u paperusse.
4) Con la consonante n cominciano molte parole che per aferesi hanno perduto
la vocale iniziale, quale u, i. Detta caduta è indicata con un segno di troncamento.
Es. ‘ngùdene (incudine); ‘ngìne (uncino).
5) Con la consonante ‘n iniziano anche parole che sono com poste da “ in” e un
nome, dando luogo a una locuzione. Es. catture (cattura), ‘ngatture (in cattura);
galé (galera), 'ngalé (in galera).
6) L o stesso fenom eno linguistico avviene con la m. Es. vrazze (braccio),
‘mbrazze (in braccio); pènde (punta), ‘mbònde (in punta).
Contem poraneam ente è da notare anche la trasform azione delle consonanti v
e p 'm b quando sono precedute da m.
7) L e parole di genere femminile, che terminano con e muta, la cam biano in a
quando la sillaba che la contiene è protonica. Es. case (casa), casa granne (casa
grande); stanghe (stanca), stògghe stanga stanghe (sono stanca stanca).
8) Per evitare lo iato, davanti a parole che iniziano con le vocali a, e, o, e che sono
precedute dall’articolo u, viene preposta la vocale u. Es. arlógge (orologio), u
uarlógge (l’orologio); èsse (osso), u uésse (l’osso); ómene (uomo), u uómene
(l’uom o).

Etim ologie

L a Puglia è stata terra di conquista e di passaggio verso l’Oriente.


L e dom inazioni che si sono succedute non sono passate invano nel bene e nel
male, m otivo per cui anche il linguaggio ne conserva le tracce.
D ove è stato possibile per evidenti analogie e con l’aiuto di dizionari delle varie
lingue, si è cercato l’etimo di particolari parole.

Nota.
Nella traduzione in italiano degli esempi citati si è cercato di rimanere aderenti alla forma
dialettale, non rispettando, talvolta, la forma sintattica. Così, per es., ce aspétte la mòrte
d'alde, la só jévecine (“chi aspetta la morte dell’altro, la sua è vicina” , invece di “chi aspetta
la morte dell’altro, deve ritenere vicina la sua”).

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Abbreviazioni

accr. accrescitivo
agg. aggettivo - qual, qualificativo - dimostr. dimostrativo - num. numerale - poss.
possessivo - sost. sostantivato
art. articolo - det. determinativo - indet. indeterminativo
avv. avverbio
cong. congiunzione
dim. diminutivo
dispr. dispregiativo
es. esem pio
esclam. esclamazione
/ femminile
fig. figuratamente
inter. interiezione
inv. invariabile
loc. avv. locuzione avverbiale
m. maschile
N. nomenclatura
pi. plurale
prep. preposizione - art. articolata
pron. pronom e -pers. personale - cong. congiuntivo - dimostr. dimostrativo - indef.
indefinito - interr. interrogativo
s. sostantivo - comp. com posto -pr. proprio
sing. singolare
v. verbo - tr. transitivo - intr. intransitivo - rifi. riflessivo - medio intr. medio
intransitivo
vd. vedi

Bibliografia

Devoto - Oli, Dizionario della lingua italiana, Le Monnier, Firenze


F. Palazzi, Novissimo dizionario della lingua italiana, Ceschina, Milano
N. Zingarelli, Vocabolario della lingua italiana, Zanichelli, Bologna
G. Campanini - G. Carboni, Vocabolario italiano-latino, latino-italiano, Paravia. Torino
Ghiotti - Chanoux, Vocabolario italiano-francese, francese-italiano, G. B. Pettini. Torino
L. Ambruzzi, Nuovo dizionario italiano-spagnolo, Paravia, Torino
M. Hazon, Grande dizionario inglese-italiano, italiano-inglese, Garzanti, Milano
G. Colasuonno, Dizionario dei dialetti pugliesi, Milella , Bari
G. B. Pellegrini, Gli arabismi nelle lingue neolatine, Paideia , Brescia
M. Melillo, Guida ai dialetti di Puglia, Università degli Studi, Bari

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A

A prep. A, ad. Davanti a parola iniziarne denarse Abbandonarsi, abbattersi: dope


per consonante, la perdita^della d origina­ cbèdda ‘mbruénze sta abbandenate assà
ria provoca il raddoppio della consonante (dopo quella influenza è assai abbattuto).
iniziale: vieti’a ccase (vieni a casa); tierìa Dal francese abandonner.
bbade o meninne (bada al bambino). Da­ abbasce aw. Abbasso, giù.
vanti a parola iniziarne per vocale ritorna la abbascieue, abbascià (abbascieute, abba-
d eufonica: oritie scinte ad égghje l’auì (sono sciate) v. tr. Abbassare, ridurre, ammaina­
già pronte per l’olio le olive, cioè le cose re: ònn 'abbascieute u priezze de le cereuse
sono andate bene); ad ajuste, le màneche o (hanno ridotto il prezzo delle ciliegie);
bbuste !ad agosto, mettere le maniche al ònn abbasciate le bandiere (hanno ammai­
vestito). nato le bandiere). Dal francese abaisser.
abatóine, abatine s. m. Specie di sacchet­ abbaseute, abbasate agg. qual. Equili­
to di stoffa su cui erano disegnate o ricama­ brato.
te immagini sacre, che si portavano al collo abbatte (abbattéute, abbattute) v. tr.
per devozione o per contrassegnare l’ap­ Abbattere, battere: abbatte le mane (batte­
partenenza ad una congrega. re le mani). II v. medio intr. abbatterse
abbabbuèsce (abbabbuescéute, abbabbue- Avvilirsi, essere sfiduciato: u uómene s ab­
sciute) v. intr. Istupidire, imbambolare. batti assà (l’uomo si avvilì assai). Dal fran­
abbacheue, abbaca (abbacheute, abbaca­ cese abattre.
te) v. medio intr. Calmarsi, placarsi: u me­ abbazzóje, abbazzije s. f. Abbazia,
ninne av abbacate (il bambino si è calma­ abbecqueue, abbecquà (abbecqueute,
to); av’abbacate u viende (si è placato il abbecquate) I v. intr. Abboccare: u pesce
vento). av'abbecquate o uame (il pesce ha abbocca­
abbadeue, abbadà (abbadeute, abbada- to all’amo). II v. tr. Tacitare, riempire la
te) v. intr. Badare, occuparsi: abbadà a bocca: u av’abbecquate che le terrise (lo ha
l’anemale (badare agli animali). Dal tardo tacitato con il denaro).
latino batare. abbefacchjeue, abbefacchjà (abbefac-
abbajóine, abbajine s. m. Abbaino, sof­ chjeute, abbefacchjate) I v. tr. Gonfiare,
fitta. riferito a parti del corpo umano: t’abbefac-
abbambeue, abbambà (abbambeute, ab- chjèsceche la facce de shcaffe (ti gonfio la
bambate) v. intr. e tr. Avvampare, farsi faccia di schiaffi). II v. intr. e rifl. Gonfiarsi,
rosso, bruciare: la tejéddejind’ofurneav’ab- tumefarsi: av’abbefacchjate d’écchje (ha gli
bambate (la teglia nel forno si è arrossata occhi gonfi).
molto); u fuéche n’abbambe la facce (il fuo­ abbeffarse (abbeffeute, abheffate) v. rifl.
co ci avvampa il viso). Abboffarsi.
abbandeneue, abbandenà (abbandeneu- abbegneue, abbegnà (abbegneute, abbe-
te, abbandenate) I v. tr. Abbandonare: la gnate) I v. tr. Riempire, colmare: uav’abbe-
mamme av abbandenate lefigghje (la mam­ gnate de terrise (lo ha riempito di soldi). II
ma ha abbandonato!figli). IIv. tifi, abban- v. rifl. abbegnarse Saziarsi: s’av’abbegnate
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de maccarune (si è saziato di maccheroni). copiosa, ma scadente, che serve solo a dare
abbelóje. abbelì (abbeléute, abbellite) v. nell’occhio.
tifi. Abbattersi: av abbeléutepe la fatòje (si abbrazzeue, abbrazzà 'abbrazzeute, ab­
è abbattuto per la fatica). bozzate) v. tr. Abbracciare.
abbellóje, abbellì (abbelléute, abbellute) abbrazzèvue agg. qual. Qualità di chi
v. tr. Abbellire, ornare. affronta le situazioni con spirito di pazien­
abbenghjeue, abbenghjà vd. abbegneue te accettazione, abbracciando i problemi
abbennanze s. f. Abbondanza, degli altri.
abbertóje, abbertì (abbertóite, abbertéu- abbresciaure, abbrescióres. m. Bruciore,
te, abbertute) v. intr. Abortire. abbrescieue, abbrescià (abbresceute, ab-
abbescequeue, abbescequà (abbesce- bresciate) v. tr. e intr. Bruciare, consumar­
queute, abbescequate) v. tr.'Guadagnare, si, inaridire: u sóle abbrusce l’èrve (il sole
buscare: abbescequà la scemate (guadagnar­ brucia l’erba) / / fig.: abbrescià u pagghióne
si la giornata); abbescequà 'na mastature (bruciare il paglione, cioè mancare ad una
(buscarsi una bastonata). promessa, non pagare).
abbeségnes. m. Bisogno: u amiche pare o abbréusce, abbrusce s. m. Il bruciato:
abbeségne (l’amico si riconosce nel biso­ sendìfiete d’abbrusce (sentire puzzo di bru­
gno). ^ ciato, cioè avvertire il pericolo).
abbesegneue, abbesegnà (abbesegneute, abbrevegnarse (abbrevegneule, abbreve-
abbesegnate) v. intr. Abbisognare, essere gnate) v. medio intr. Vergognarsi.
necessario. abbrevegnéuse, abbrevegnuse agg. qual.
abbetteue, abbettà (abbetteute, abbetta- Timido, che si vergogna.
te) I v. tr. Gonfiare: u abbettò de mazzate (lo abbrevieue, abbrevia (abbrevieute, ab­
gonfiò di botte). II v. intr. Irritarsi: abbòt- breviate) v. tr. Abbreviare, accorciare.
techea sendìcèrte lardamiende (mi irrito ad abbróile, abbrile s. m. Aprile: abbrile,
ascoltare certe vanterie), dòlge dormire (Aprile, dolce dormire).
abbéuse, abbuse s. m. Abuso, a bbuèn’a bbuène loc. aw. Inaspettata­
abbeute, abbate s. m. Abate. Dal france­ mente, aH’improwiso.
se abbé. abbusse s. m. Cassetta di legno in cui i
abbevereue, abbevera (abbevereute, ab­ fedeli depositavano le offerte per la chiesa.
beverate) v. tr. Abbeverare, riferito essen­ abetuà, abetuarse (abetuaute, abetuate)
zialmente ad animali. v. tr. e tifi. Abituare, assuefarsi. Dal latino
abbevèsce (abbevescéute, abbevesciute) tardo habituare.
v. intr. Risuscitare, riaversi: le terrise fasce­ abetudene s. f. Abitudine,
tte abbevèsce le muèrte (il danaro fa risusci­ accafaneue, accafanà (accafaneute, acca-
tare i morti). fanate) v. tr. Coprire con il terreno un
abbiende s. m. Ozio: stà a l’abbiende ortaggio per renderlo tenero: cardóne acca-
(stare in ozio, disoccupato). fanale (cardo reso bianco e tenero con tale
abbieue, abbia (abbieute, abbiate) I v. tr. procedimento).
Avviare. II v. medio intr. Avviarsi, mettersi accaldarse (accaldante, accaldate) v. tifi.
in cammino: s’av’abbiate per tiembe (si è Accaldarsi.
avviato per tempo). accambaménde s. m. Accampamento,
abbisse s. m. Abisso II N. centrabbisse accanirse (accanóite e accanéute, accanite
(luogo profondissimo, inferno). e accanate) v. medio intr. Ostinarsi, acca­
abbonate agg. qual. Stupido, alla buona: nirsi.
jè all’abbonate (è un po’ stupido). accaparreue, accaparra (accaparreute,
abbòrte s. m. Aborto: à ffatte u abbòrte accaparrate) v. tr. Accaparrare, procurarsi.
(ha abortito). accapezzeue, accapezza (accapezzeute,
abbottapezziende s. m. comp. Merce accapezzate) v. intr. Venire a capo di qual­
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cosa, riuscire in qualcosa: jósce nan zò acca­ su una sedia); accepenìsceteddó (stai fermo
pezzate nudde (oggi non ho concluso nul­ qui).
la); accapezza u fuécbe (alimentare il fuoco accerchjeue, accerchjà (accerchjeute,
con braci e accendigli). accerchiate) v. tr. Circondare.
accappettarse (accappetteute, accappet- accèrtaménde s. m. Accertamento, con­
tate) v. tifi. Incappottarsi. trollo clinico.
accarezzeue, accarezza (accarezzeute, accerteue, accerta (accerteute, accertate)
accarezzate) v. tr. Accarezzare, blandire: v. tr. Accertare.
p ’avé u servizzie, u à scinte accarezzatine accésse s. m. Passaggio, accesso: av avu­
accarezzanne (per ottenere il favore lo ha te u accésse o léche (ha avuto l’accesso al
blandito pian piano). fondo); manifestazione di malattia con gon­
accarreue, accarrà (accarreute, accanate) fiore e pus. Dal francese accès.
v. tr. Trascinare, spingere avanti, investire: accétte s. f. Accetta: fatte che l’accétte
u av accanate 'nnanze o trajine (lo ha inve­ (eseguito grossolanamente) / / dim. accet-
stito con il traino). tozze, accettodde (piccola accetta) I l accr.
accasciarse (accasceute, accasciate) v. intr. m. accettaune. Dal francese hachette .
Accasciarsi. accetteue, accetta (accetteute, accettate)
v. tr. Accettare.
accaseue, accasa (accaseute, accasate) v.
acchecceveue, accheccevà (acchecceveu-
tr. e rifl. Sposare uno, sposarsi, mettere su
te, accheccevate) v. tr. Zittire, agevolare /.'
casa. Dallo spagnolo casarse.
fig. Rendere devota una persona con favo­
accatasteue, accatasta (accatasteute, ac­ ri: su av accheccevate bèlle bbèlle (se lo è
catastate) v. tr. Accatastare beni immobili trascinato abilmente dalla sua parte).
al registro; disporre a forma di catasta: acchecchjeue, acchecchjà (acchecchjeu-
accatasta le lióne (accatastare la legna). te, acchecchjate) I v. tr. Incollare, unire,
accatteue, accatta (accatteute, accattate) accoppiare: so acchecchjate le piezze du
v. tr. Acquistare: pe ttande l’accatte e pe piatte (ho incollato i cocci del piatto); Cri-
ttande le venne (per tanto li compra e per ste lefasce e u diahue l’accòcchje (Dio li crea
tanto li vende; cioè apprezza e deprezza e il diavolo li unisce). II v. rifl. acchecchjar-
nello stesso modo). se Raccapezzarsi: nan z accòcchje manghea
accavaddeue, accavaddà (accavaddeute, parlà (non è capace neppure di parlare).
accavaddate) v. tr. Accavallare. acchecciarse (accheccieute, acchecciate)
acce s. m. Sedano II dim. accetiedde v. rifl. Accucciarsi, accoccolarsi.
(piccolo sedano). acchedarse (acchedeute, acchedate) v. rifl.
accedénde s. m. Accidente / / inter. di Accodarsi.
stizza: accedénd’a tté! (accidenti a te!). acchediénde s. m. Chi accudisce, riferito
accenecarse (accenecheute, accenecate) v. a colui che aiutava il parroco, cioè una
rifl. Affaticarsi, sforzare gli occhi. specie di diacono.
accenneue, accenna (accenneute, accen­ acchedóje, acchedì (acchedóite e acche-
nate) v. tr. Accennare, indicare. déute, acchedute) v. tr. Accudire.
accepeddeue, accepeddà, accepeddarse acchellarse (acchelleute, acchellate) v. rifl.
(accepeddeute, accepeddate) v. intr. Schiac­ Accollarsi, caricarsi di: sa v ’acchellate tut-
ciarsi, ammaccarsi; litigare: s’ènne acceped­ t’u dèhete (si è addossato tutto il debito).
date buène bbuène (si sono picchiati ben acchembagneue, acchembagnà (acchem-
bene). bagneute, acchemhagnate) v. tr. Accompa­
accepeneue, accepenà (accepeneute, ac- gnare; mettere sotto la protezione: la Ma­
cepenate) v. intr. Rattrappirsi per la vec­ donne t’acchembagne! (la Madonna ti pro­
chiaia o per malanni: sta tutt’accepenate tegga!). _ _
sóp’a ‘na ségge (è forzatamente immobile acchemegghjeue, acchemegghjà (acche-

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meggbjeute, acdbem eggbjateiv. tr. Coprire, giusta); ‘nge ave acchjate lacque (gh ha
nascondere: le cós accbemeggbfate nan le trovato il rimedio),
cache U ntósche Ile cose coperte non vengo acchjeule, acchjale s. m. Occhiali
no imbrattate dalla mosca: cioè, bisogna acciacames. m. Coltello a mezzaluna per
tenere riservati i propri fatti per non espor­ tritare la carne,
si alla maldicenza). acciacche s. m. Acciacco,
acchemenzeue. acchemenzà 'acchemen- acciaccheue, acciacca 1acctaccheute, ac­
zeute, acchemenzate) v. tr. e intr. Incomin­ ciaccate) v. tr. Indebolire, acciaccare: la
ciare, esordire. malati u av acciaccate (la malattia Io ha
acchemeteue, acchemetà (acchemeteute, indebolito).
acchemetate) I v. tr. Accomodare, accorda­ acciaffatéure, acciaffatòre s. f. Presa,
re. Il v. intr. Entrare, accomodarsi. acciaffeue, acciaffà (acciaffeute, acciuffa­
acchemiatarse (acchemiateute, acchemia- te) v. tr. Acchiappare, prendere: acciaffà u
tate) v. tifi. Accomiatarsi. sénne (prendere sonno).
acchendandeue, acchendandà, acchen- acciammerreue, acciammerrà (acciam-
dendarse (acchendandeute, acchendanda- merreute, acciammerrate) v. intr. Raffred­
té) v. tr. e rifl. Accontentare, accontentarsi: darsi.
ce s acchendénde góte (chi si accontenta acciarameue, acciaramà (acciarameute,
gode). acciaramate) v. tr. Circuire, allettare. Dal
acchesé aw, Così, in questo modo: a francese charmer.
Medugne se disce acchesé (a Modugno si acciavatteue, acciavattà (acciavatteute,
dice così) / / agg. Tale, siffatto: nan zò vviste acciavattate) v. tr. Acciabattare: acciavattà
mà ‘ne fatte acchesé (non ho mai visto un u fatije (lavorare in fretta e male).
fatto così) / / cong. in correlazione con accióite, accite (accióise, accise) v. tr.
cóme: fà acchesé cóme siffatte fin ’a mmó (fa Ammazzare, uccidere: pare ‘ne muèrt’ acci­
così come hai fatto finora). se (sembra un morto ucciso; cioè è una
acchestemeute, acchestemate agg. qual. persona dall’aspetto spaventoso). Dal lati­
Accostumato, educato. no occidere.
acchjacheneue, acchjachenà (acchjache- acciuccaute,acciuccateagg. qual. Ciucco,
neute, acchjachenate) I v. tr. Comprimere accógghje (acchegghjéute, acchegghjute)
come fichi secchi. II v. intr. Andare oltre il v. intr. Raccapezzarsi: da quanne à mmórte
punto giusto di maturazione, se ci si riferi­ lafigghje nan z accógghje cchjù (da quando
sce a frutta: le préune ènne acchjacheneute è morta la figlia non si raccapezza più).
(le prugne sono sfatte); essere in decadenza accólde agg. qual. Raccolto, acconcio,
fisica, se ci si riferisce all’uomo: Ceccielle adatto: jé ‘na case accólde accólde (è una
av’acchjachenate (Ciccillo ha perduto la casa raccolta, adatta alle persone che vi
sua prestanza fisica). abitano).
acchjamendeue, acchjamendà (acchja- accórde s. m. Accordo: jé mmégghje ‘ne
mendeute, acchjamendate) v. tr. Guardare, mal’accórde ca ‘na causa vénde (è preferibi­
vigilare: acchjamiende u meninne! (vigila il le un cattivo accordo che una causa vinta).
bambino!). accucce esclam. A cuccia ! Dal francese à
acchjateue, acchjatà (acchjateute, acchja- la conche.
tate) v. tr. Acquietare, calmare: acchjatisce accunde s. m. Acconto: dà ‘n’accunde
u meninne! (cerca di acquietare il bambi­ (dare un anticipo); cliente: l’accunde de la
no!). pettè (i clienti della bottega).
acchjaute, acchjate o acchjale s. f. Oc­ àcene s. m. Acino: tre ppiezze u àcene
chiata (pesce). (pezzi tagliati grossolanamente),
acchjeue, acchjà (acchjeute, acchjate) v. achéute, acute agg. qual. Acuto,
tr. Trovare: acchjà la drètte (trovare la via achjéute, achjute (achjéuse, achjuse)v. tr.
- 18 -
megghjeute, acchemegghjate) v. tr. Coprire, giusta); 'nge ave acchjate l’acque (gli ha
nascondere: le cós acchemegghjate nati le trovato il rimedio),
cache la mósche (le cose coperte non vengo­ acchjeule, acchjale s. m. Occhiali,
no imbrattate dalla mosca; cioè, bisogna acciacarne s. m. Coltello a mezzaluna per
tenere riservati i propri fatti per non espor­ tritare la carne,
si alla maldicenza). acciacche s. m. Acciacco,
acchemenzeue, acchemenzà (acchemen- acciaccheue, acciacca (acciaccheute, ac­
zeute, acchemenzate) v. tr. e intr. Incomin­ ciaccate) v. tr. Indebolire, acciaccare: la
ciare, esordire. malati u av’acciaccate (la malattia lo ha
acchemeteue, acchemetà (acchemeteute, indebolito).
acchemetate) I v. tr. Accomodare, accorda­ acciaffatéure, acciaffatòre s. f. Presa,
re. II v. intr. Entrare, accomodarsi. acciaffeue, acciaffà iacciaffeute, acciaffa-
acchemiatarse (acchemiateute, acchemia- té) v. tr. Acchiappare, prendere: acciaffà u
tate) v. rifl. Accomiatarsi. sénne (prendere sonno).
acchendandeue, acchendandà, acchen- acciammerreue, acciammerrà (acciam-
dendarse (acchendandeute, acchendanda- merreute, acciammerrate) v. intr. Raffred­
te) v. tr. e rifl. Accontentare, accontentarsi: darsi.
ce s’acchendénde góte (chi si accontenta acciarameue, acciaramà (acciarameute,
gode). acciaramate) v. tr. Circuire, allettare. Dal
acchesé aw. Così, in questo modo: a francese charmer.
Medugne se disce acchesé (a Modugno si acciavatteue, acciavattà (acciavatteute,
dice così) Il agg. Tale, siffatto: nan zò vviste acciavattate) v. tr. Acciabattare: acciavattà
mà 'ne fatte acchesé (non ho mai visto un u fatije (lavorare in fretta e male).
fatto così) / / cong. in correlazione con accióite, accite (accióise, accise) v. tr.
cóme: fà acchesé cóme siffatte fin ’a mmó (fa Ammazzare, uccidere: pare 'ne muèrt’ acci­
così come hai fatto finora). se (sembra un morto ucciso; cioè è una
acchestemeute, acchestemate agg. qual. persona dall’aspetto spaventoso). Dal lati­
Accostumato, educato. no occidere.
acchjacheneue, acchjachenà (acchjache- acciuccaute,acciuccateagg. qual. Ciucco,
neute, acchjachenate) I v. tr. Comprimere accógghje (acchegghjéute, acchegghjute)
come fichi secchi. II v. intr. Andare oltre il v. intr. Raccapezzarsi: da quanne à mmórte
punto giusto di maturazione, se ci si riferi­ la figghje nan z’accógghje cchjù (da quando
sce a frutta: le préune ònne acchjacheneute è morta la figlia non si raccapezza più).
(le prugne sono sfatte) ; essere in decadenza accólde agg. qual. Raccolto, acconcio,
fisica, se ci si riferisce all’uomo: Ceccielle adatto: jé ‘na case accólde accólde (è una
avacchjachenate (Ciccillo ha perduto la casa raccolta, adatta alle persone che vi
sua prestanza fisica). abitano).
acchjamendeue, acchjamendà (acchja- accórde s. m. Accordo: jé mmégghje ‘ne
mendeute, acchjamendate) v. tr. Guardare, mal’accórde ca ‘na causa vénde (è preferibi­
vigilare: acchjamiende u meninnel (vigila il le un cattivo accordo che una causa vinta).
bambino!). accucce esclam. A cuccia ! Dal francese à
acchjateue, acchjatà (acchjateute, acchja- la conche.
tate) v. tr. Acquietare, calmare: acchjatisce accunde s. m. Acconto: dà ‘n’accunde
u meninnel (cerca di acquietare il bambi­ (dare un anticipo); cliente: l’accunde de la
no!). pettè (i clienti della bottega).
acchjaute, acchjate o acchjale s. f. O c­ àcene s. m. Acino: tre ppiezze u àcene
chiata (pesce). (pezzi tagliati grossolanamente),
acchjeue, acchjà (acchjeute, acchjate) v. achéute, acute agg. qual. Acuto,
tr. Trovare: acchjà la drètte (trovare la via achjéute, achjute (achjéuse, achjuse)v. tr.
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Chiudere: Criste achjute ‘na pòrte e japre rifl. Mangiare abbondantemente, saziarsi.
'n’alde ( Gesù chiude una porta e ne apre addebbeue, addebbà (addebbeute, ad­
un’altra)., debbate) v. tr. Addobbare: addebbà u món­
aciedde (pi. acéddere) s. m. Uccello // de (addobbare le statue della processione
dim. acedduzze (uccellino) // fig. Membro dei misteri).
maschile. Dal latino tardo aucellus. addèbete s. m. Addebito,
acióite, acite s. m. Aceto: u mmierre dde addebeteue, addebetà (addebeteute, ad-
d'acióite (il vino è inacidito); se n’à sciéute debetate) v. tr. Addebitare.
o uacióite (se n’è andato all’aceto; si riferi­ addecchjeue, addecchjà (addecchjeute,
sce anche a persona che non ha più un addecchjate) v. tr. Adocchiare: u uagnóne
giusto controllo dei limiti)// dim. acetuzxe av’addecchjate ‘na bbédda pecceuèdde (il
(leggermente acido). ragazzo ha adocchiato una bella ragazza).
acquagghje s. m. Brina; fastidio\franghe addelgióje, addelgì (addelgéute, addel-
d’acquagghje (colui che evita ogni fastidio). giute) v. tr. Addolcire, mitigare: addelgióje
acquaiéule, acquajóle s. m. Venditore di u descurse (rendere più dolce il discorso).
acqua, quando non c’era la condotta pub­ addemanneue, addemannà (addeman-
blica per l’approvvigionamento idrico. neute, addemannate) v. tr. Domandare.
acquanne o quanne aw. temp. Quando: addemereue, addemerà (addemereute,
acquatine u sì sapute? (quando lo hai sapu­ addemerate) v. intr. Ritardare.
to?) I l cong. Quando, allorché: quanne addendeue, addenda (addendeute, ad-
chiàngene le sacche, rìtene le scarpe (quan­ dendate) v. tr. Addentare.
do piangono le tasche, ridono le scarpe). addereue, adderà (addereute, adderate)
acquaquagghjarse (acquaquagghjeute, v. intr. Odorare: u meninne addòre de pe-
acquaquagghjate) v. rifl. Accovacciarsi, pie­ lezzi (il bambino profuma di pulito),
garsi. adderéuse, adderuseagg. qual. Odoroso,
acquaricce s. f. Pus secreto dalla pelle addermèsce (addermescéute, adderme-
per un processo infiammatorio, sciute) v. medio intr. Addormentarsi; in­
acqueute, acquate s. f. Vinello, torpidirsi: s àv addermesciute u vrazze (si è
acquazzaune, acquazzóne s. m. Acquaz­ intorpidito il braccio). Dal latino addormi-
zone. scere.
acque s. f. Acqua // N. acque d’odóre addestreue, addestra (addestreute, adde­
(profumo); acque de Criste (acqua sorgiva); strate) v. tr. Addestrare.
acquasciòsce o acquaciulle (brodaglia senza addeveneue, addevenà (addeveneute,
consistenza o vino annacquato), addevenate) v. tr. Indovinare, prevedere:
acquigne agg. qual. Acquoso, addevìnete e fatte ricche (prevedi il tuo
adacchesé vd. acchesé destino e sarai ricco). Dal latino volgare
adacqueue, adacqua (adacqueute, adac­ indivinare.
quate) v. tr. Innaffiare. Addiéche s. m. pr. Diego,
adatteue, adatta (adatteute, adattate) I v. addije inter. Formula di saluto che com­
tr. Adattare. II v. rifl. Adattarsi, contentar­ prende sia l’espressione “addio” sia il sem­
si, rassegnarsi. Dal latino adaptare. plice “buongiorno”,
adatte agg. qual. Adatto, giusto, addubbie s. m. Anestesia,
adaue, adò aw. di stato e di moto a addubbieue, addubbià (addubbieute,
luogo. Dove: adò stài (dove sta?); adò va? addubbiate) v. tr. Anestetizzare.
(dove vai?). adembreue, adembrà (adembreute, adem-
adaure, adóre s. m. Odore, brate) v. tr. Adombrare.
adaveire, adavère aw. Dawero. adeneue, adenà (adeneute, adenate) v. tr.
addebbarse (addehheute, addebbate) v. Raccogliere, mettere insieme: adenà l'auì
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(raccogliere le olive); l’av’adenate e’nge l’à tr. Affinare, perfezionare: jé ‘na téle affena­
dditte (ha raccolto improperi e glieli ha te (è una tela con l’ordito sottile).
scagliati Contro). affénne (affennéute, affennute) v. tr. O f­
adénze s. f. Retta, ascolto: nan de pózze fendere.
dà adénze (non ti posso dar retta). affenneue, affennà (affenneute, affenna-
adeprarse (adepreute, adeprate) v. rifl. te) v. tr. e intr. Affondare.
Adoperarsi, sbrigarsi: méne, adepriscete! affequeue, affequà (affequeute, affequa-
(suvvia, sbrigati!). te) I v. tr. Uccidere per affogamento: av’af-
adequeue, adequa (adequeute, adequa­ fequate u jattudde (ha affogato il gattino);
te) v. tr. Educare. chiudere, tappare, opprimere, coprire:
adequeute, adequate agg. qual. Educato, av’affequate u bbuche (ha tappato il buco);
adereue. aderà (aderente, aderate) v. intr. u av’affequate de rròbbe (lo ha coperto
Durare. eccessivamente di panni). II v. intr. Morire
adèrsce (aderscéute, adersciute) I v. tr. annegato: av’affequate jind’ o mare (è an­
Alzare: adèrsce la case (elevare la casa; cioè negato nel mare),
farla grande). II v. rifl. Stratificarsi: la néve afferciedde s. m. Orlo dei vestiti,
adèrsce ‘ndèrre (la neve si stratifica al suo­ afferreue, afferra [affeneute, afferrate) v.
lo). tr. Prendere, afferrare.
aduffe agg. qual. Effeminato, affetèsce (affetescéute, affetesciute) v. intr.
affacciarse (affacceute, affacciate) v. rifl. Puzzare: u pésce affetèsce da la cape (il pesce
Affacciarsi. puzza dalla testa).
affafagneute, affafagnate agg. qual. Fal­
affetteue, affetta (affetteute, affettate) v.
samente maturo, gonfio: chelumme affafa­
tr. Affittare: av’affettatela case (ha affittato
gnate (fiorone punto per una maturazione
la casa); vedere: nan affitte nesciune ‘nnan-
artificiale o appassito per il caldo).
ze all’écchje (non vede nessuno davanti ai
affameue, affama (affameute, affamate)
suoi occhi; cioè non ha riguardi per nessu­
v. tr. Affamare.
no).
affanne s. m. Affanno respiratorio: léne
u affanne (respira male) / / fig. Afflizione, affezzieneute, affezzienate agg. qual.
pena, impiccio: levarse da péne e affanne Affezionato, legato a.
(togliersi da ogni impiccio). affiatarse ( affiateute, affiatate) v. rifl.
affataute. affatate agg. qual. Magico, fa­ Affiatarsi.
tato. afflitte agg. qual. Afflitto, infelice: ce
affaure, affare s. m. Affare, camine dritte cambe afflitte (chi è onesto
affebbieue, affebbià (affebbieute, affeb- vive infelicemente).
biate) v. tr. Dare, assestare: m 'av‘affebbiate affreceddeute, affreceddate agg. qual.
‘ne pióne (mi ha assestato un pugno). Ben coperto.
affedeue, affedà, affedarse (affedeute, affrengiedde s. m. Fringuello: cudd’ óme-
affedate) I v. tr. Affidare: ènne affedate le ne sta com’a V affrengiedde (quell’uomo si
meninne a la nonònne (hanno affidato i mantiene vivace come un fringuello).
bambini alla nonna). Fidanzare: onne affe­ affressiaune, affressióne s. f. Raffred­
date la figghje (hanno fidanzato la figlia). II dore.
v. rifl. Scambiarsi promessa di matrimo­ affressienarse (affressieneute, affressie-
nio: le du ggiuvene s’ònne affedate (i due nate) v. rifl. Raffreddarsi.
giovani si sono scambiati promessa di ma­ affretequeue, affretequà (affretequeute,
trimonio). affretequate) I v. tr. Rimboccare, arrotola­
affenequeute, affenequate agg. qual. re, coprire: affretequisce le renzóle (rim­
Scavato, macilento, infossato, bocca le lenzuola); affretequà u terréne sóp’a
affeneue. affenà (affeneute, affenate) v. la seménde (coprire i semi con la terra). II

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v. rifl. Darsi da fare: affretequarse le màne- agghjule s. m. Specie di lambascione.
che (rimboccarsi le maniche, cioè adope­ aggigghje s. m. Sfrenatezza, nel senso di
rarsi, dai;si da fare). allegria, ma anche di libidine.
affunne agg. qual. Profondo: u tagghjejé aggravande agg. qual. Grave: le cós’ag-
affunne (la ferita è profonda) V aw. In gravande l’ajute Ddt e le sande (Dio e i santi
fondo, giù: le pisce stònne affunne o mare (i aiutano le situazioni gravi).
pesci stanno in fondo al mare). aggraveue, aggrava (aggraveute, aggra­
ageteue, agetà (ageteute, agetate) I v. tr. vate) I v. tr. Aggravare, appesantire: nan zi
Agitare: av’agetate l'acque (ha agitato l’ac­ aggravanne u stómeche (non appesantire lo
qua). II v. rifl. Agitarsi: s’av‘agetate tutte (si stomaco). II v. rifl. Aggravarsi.
è agitato molto). aggrazzieute, aggrazziate agg. qual. Ag­
ageveleue, agevelà (ageveleute, agevela- graziato.
te) v. tr. Agevolare, favorire. agguangevéne loc. aw. L ’anno venturo,
aggangeue, aggangià (aggangeute, aggan- agguanne loc. aw. Quest’anno,
giate) v. tr. Agganciare. aghestenédde s. f. Triglia giovane che si
aggedecheue e aggedequeue,aggedecà pesca nel mese di agosto,
e aggedequà (aggedecheute e aggedequeu- agìbele agg. qual. Agibile,
te, aggedecate e aggedequate) v. tr. Aggiudi­ agnellaune, agnellóne s. m. Agnellone,
care: alla precessione du Mónde la statue de castrato.
san Geuanne à state aggedequate a l’artiere agniedde s. m. Agnello,
(nella processione dei Misteri la statua di agréume, agrume s. m. Agrume,
san Giovanni è stata aggiudicata agli arti­ aizzeue, aizza (aizxeute, aizzate) v. tr.
giani). Aizzare.
aggemendeue, aggemendà (aggemendeu- ajabbeue, ajabbà (ajabbeute, ajabbate) v.
te, aggemendate) v. tr. Molestare, disturba­ tr. Imbrogliare, gabbare.
re: le uagnéune ènne aggemendeute le pec- ajateue, ajatà (ajateute, ajatate) v. tr. e
ceuèdde (i ragazzi hanno molestato le ra­ intr. Soffiare, emettere fiato.
gazze). ajere aw. temp. Ieri / / N. a]ere saire,
aggemiende s. m. Insulto, disturbo, ajere sére (ieri sera); ajere de nòtte (ieri
aggereue, aggerà (aggereute, aggerate) notte); ajere matóine, ajere matine (ieri
v.tr. Aggirare. mattina).
aggesteue, aggestà (aggesteute, aggesta- ajeteue, ajetà (ajeteute, ajetate) I v. tr.
te) I v. tr. Aggiustare, accomodare: ce nan Aiutare, soccorrere. II v. rifl. Adoperarsi,
ze uaste, nan z aggiuste (se non si guasta, darsi da fare: ajùtete ca Ddì t’ajute (aiutati
non si aggiusta). II v. rifl. Aggiustarsi, ri­ che Dio ti aiuta),
mettersi in ordine, venire ad un accomoda­ ajéue, ajù s. f. Uva.
mento: s’ave aggestate la cape e la vèste (si è ajéute, ajute s. m. Aiuto,
rimessa in ordine i capelli e il vestito). ajurie s. m. Grazia : chèdda pecceuèdde
aggeveue, aggevà (aggeveute, aggevate) I nan déne ajurie (quella ragazza non ha
v. tr. Dar da mangiare; agevolare: u attane grazia).
pénze prime de tutte ad aggevà le figghje (il ajuste s. m. Agosto: ajuste, le màneche o
padre pensa prima di tutto a nutrire e ad bbuste (agosto, metti le maniche al vestito).
agevolare i figli) .Picchiare: u meninne chjan- a la ce me ne fótte loc. aw. In modo
géve e la mamme u av’aggevate buine bbué- indifferente, senza attribuire importanza.
ne (il bimbo piangeva e la mamma lo ha a la drètte loc. aw. In senso favorevole: le
picchiato ben bene). II v. rifl. Cibarsi, for­ fatte ènne menute a la drètte (favorevol­
nirsi di beni: s’ave aggevate bèlle bbèlle (si mente).
è saziato ben bene), alallèrte loc. aw. In piedi: mangiòrene
agghje s. m. Aglio. alallèrte (mangiarono in piedi).

-21 -
a la lusce loc. aw. Allo scoperto, chiara­ te) Iv. tr. Allarmare. II v. rifl. Agitarsi.
mente. allascheue, allascà (allascheute, allasca-
alambeute, alambate agg. qual. Affa­ te) v. intr. Allargarsi, allentarsi.
mato. alla schéuse, alla scuse loc. aw. Di na­
alambreuve, alambróve loc. aw. A gara, scosto: cambe alla scuse de Criste (vive
a la ‘ndrasate loc. aw. All’improwiso. come se per Dio non ci fosse).
a la ‘ndréte loc. aw. All’indietro. allatteue, allatta (allatteute, allatate) v.
alanéute, alanute loc. aw. Nudo, tr. Allattare.
a la ‘nghéule, a la ‘ngule loc. aw. All’in­ alleccheue, alleccà (alleccheute, allega­
dietro. te) v. tr. Leccare.
a la ‘nnanze loc. aw. In avanti, alleggieue, alleggia (alleggiente, alleggia­
alanzeute, alanzate agg. qual. Tagliente, te) v. intr. Alloggiare: nan zi alleggianne
a l’appéte loc. aw. A piedi: la supèrbie alla prima tavèrne1, (non alloggiare alla pri­
vaje a cavadde e véne alappéte (la superbia ma taverna!; ossia non ti fermare al primo
va a cavallo e torna a piedi). parere o al primo negozio, se si tratta di un
a la schennéute, a la schennute loc. aw. acquisto).
Di nascosto. allegneueue, allegneuà (allegneueute,
a l’aschéure, a l’ascure loc. aw. All’oscu­ allegneuate) I v. tr. Rendere più lungo:
ro: jésse a l’ascure de tutte (essere all’oscuro allegneuisce la vèste (allunga il vestito). II v.
di tutto). rifl. allegneuarse Allungarsi, crescere di
a la secherdéune, a la secherdune loc. statura.
aw. Senza che si sappia nulla, improwisa- alle ‘mbiete loc. aw. In piedi,
mente. allemeute, alternate agg. qual. Limato,
a la spasse loc. aw. Senza lavoro, allequeue, allequà (allequeute, allequa-
a l’assóise, a l’assise loc. aw. Da seduto, te) v. intr. Gridare: av’allequeute tutte la
albaggióje, albaggì s. f. Alterigia, boria, nòtte (ha gridato tutta la notte).
alde agg. e pron. indef. Altro, allescieue, allescià (allescieute, allescia-
aldeure, aldare s.m. Altare: ògn’aldare te) v. tr. Lisciare; adulare: da nanze fallisce
téne la croscia só (ogni altare ha la sua e da dréte te pisce (in tua presenza ti adula,
croce). in tua assenza ti denigra).
aliàteche s. m. Aleatico, vino dolce no­ allevetésce (allevetescéute, allevetesciu-
strano. te) v. tr. e intr. Illividire: 'nge ave allevete-
allaccieue, allaccia \allaccieute, allaccia­ sciute l’écchje (gli ha illividito gli occhi),
te) v. tr. Allacciare, agganciare. allógge s. m. Alloggio,
allajeue, allajà (allajeute, allajate) v. tr. alóisce, alisce s. f. Acciuga / / alisce du
Allagare: l’acque av’allajate la strate (l’ac­ sprone (qualità di grosse acciughe salate).
qua ha allagato la strada). allórze loc. aw. In modo awentato: fasce
allambaneute, allambanate agg. qual. tutte le còse allórze (fa tutte le cose senza
Allampanato, di un’altezza non sostenuta ordine, in modo awentato).
da pari robustezza. almeine, alméne aw. Almeno,
allambeute, allambate agg. qual. Desi­ alzeue, alza \alzeute, alzate) I v. tr. alzare,
deroso, ansioso. sollevare: alzà l’écchje ‘mbacce (sollevare gli
allammèrse loc. aw. Al contrario, al ro­ occhi sul viso dell’altro); alzà le carte (divi­
vescio. dere in due il mazzo delle carte da gioco).
alla recaune, alla recóne loc. aw. Al Elevare: alzà ‘na case (costruire una casa;
riparo. anche elevare il tono socio-economico del­
allarieue, allarià (allarieute, allariate) v. la famiglia). Aumentare: alzà upriezze (au­
tr. Allargare. mentare il prezzo). Interrompere qualco­
allarmeue, allarma (allarmeute, allarma­ sa: alzà mane. Picchiare: alzà le mane. II

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medio intr. Levarsi da letto: ce uè ajabbà u ammanetteue, ammanetta (ammanetteu-
vecine, cùlchete sùbbete ejàlzete matine (se te, ammanettate) v. tr. Ammanettare,
vuoi gabbare il vicino, coricati presto e ammanghe s. m. Ammanco,
alzati di buon mattino). ammanzóje, ammanzì (ammanzóite,
amarugge s. f. Amaruggine, cicoria sel­ ammanzite) v. tr. Ammansire.
vatica molto amara. ammarreue, ammarrà (ammarreute, am­
amaure, amóre s. m. Amore: amóre de manate) I v. tr. Socchiudere: ammarrà le
lendanepe Ila vi remane (amore da lontano ‘mbóste (socchiudere le imposte). II v. intr.
per la via rimane, cioè lontano dagli occhi, Ammarare.
lontano dal cuore). Sapore: u amaure de la ammasseue, ammassa (ammasseute,
vremecócchejé bbueine (il sapore dell’albi­ ammassate) v. tr. Ammassare, accumulare:
cocca è buono). av ammassate tanda recchèzze (ha accumu­
ambe s. m. Ambo, combinazione del lato tanta ricchezza).
gioco del lotto e della tombola. ammatreue, ammatrà (ammatreute, am­
ambezziéuse, ambezziuse agg. qual. m alate) I v. tr. Rendere maturo: u saule
Ambizioso. av ammatreute lefóiche (il sole ha maturato
amecizzie s. f. Amicizia: amecizzia reter­ i fichi). II v. intr. Crescere, venire a matu­
nate jé cóm’a 'na menésta rescaldate (ami­ razione: u uagnóne ammatrèsce a jidde a
cizia ritornata è come una minestra riscal­ jidde (il ragazzo matura da solo).
data). ammeddeue, ammeddà (ammeddeute,
Amèreche s. f. pr. America; sinonimo di ammeddate) v. tr. Ammollare, ammorbidi­
ricchezza: à ffatte 1’Amèreche (ha guada­ re: métte a mmuédde le lejume (mettere a
gnato molto). bagno i legumi).
amerecheune, amerecane, amèricane ammedieue, ammedià (ammedieute,
agg. sost. Americano. ammediate) v. tr. Invidiare: mégghje amme-
ameréuse, ameruse agg. qual. Amoroso, diate e nòne chembatute (meglio invidiato e
dolce; saporito: frutt’ameruse (frutto sapo­ non compatito).
rito). ammediéuse, ammediuse agg. qual. In­
ameure, amare agg. qual. Amaro: amar e vidioso.
duénde (amaro e dolente, molto triste). ammelengeue, ammelengià (ammelen-
amèvue ag. qual. Amorevole, che si fa geute, ammelengiate)v. tr. Rendere livido del
amare. colore della melanzana ngeav ’ammelengia-
aminues. f. Mandorla: aminue lèse (man­ te l’écchje (gli ha illividito gli occhi),
dorla da cui non si stacca la buccia). ammenande s. m. Procacciatore,
ammaccheue, ammacca (ammaccheute, ammeneue, ammenà (ammeneute, am-
ammaccate) v. tr. e intr. Ammaccare. menate) I v. tr. Menare, condurre: lafèm-
ammagghjecqueue, ammagghjecquà mene amméne ’nnanze la case (la donna
[ammagghjecqueute, ammagghjecquate) v. guida la casa) / / fig. ammenà u uécchje
intr. Perdere la posizione originaria. (adocchiare). II v. rifl. ammenarse Avven­
am m ajestreu e, am m ajestrà (am- tarsi.
majestreute, ammajestrate) v. tr. Ammae­ ammenazze s. f. Minaccia,
strare: anemaule ammajestreute (animale ammescieue, ammescià (ammescieute,
ammaestrato). ammesciate) v. tr. e intr. Ammosciare, ren­
ammalazzeute, ammalazzate agg. qual. dere vizzo.
Ammalazzato, che ha l’aspetto malaticcio. ammesseute, ammessate agg. qual. Im­
ammalveue, ammalvà (ammalveute, am­ bronciato, chiuso in un riserbo sdegnoso.
m alate) v. intr. Appassire. ammezzeue, ammezza (ammezeute, am­
ammammeute, ammammate agg. qual. mezzate)v. tr. Insegnare: ‘ngeav ammezzente
Persona dipendente dalla madre. u mestiere (gli ha insegnato il mestiere).

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ammicce s. f. Miccia, àneme s. f. Anima: l’àneme de le muèrte
ammidie s. f. Invidia: ce l’ammidie jère (le anime del Purgatorio),
tigne, tutt’u munnejèretegnuse (sel’invidia anemeule, anemale s. m. Animale,
fosse scabbia, tutti sarebbero malati di a néue! int. Ahi noi! Poveri noi!
scabbia). angernédde s. f. Piccola lucerna ad olio,
ammienze loc. aw. A metà: sci a minien­ àngeue s. m. Angelo // dim. angeuicchje
te a mmienze (raggiungere un luogo attra­ (angioletto) riferito anche a persone dal­
verso scorciatoie). l’apparente aspetto angelico: pare ’n’an-
ammuafuèrce s. comp. Arrotino, ammo- geuicchje (sembra un angioletto),
laforbici. ànghere s. f. Ancora,
ammueue, ammuà (ammueute, ammuti­ angheure, angore aw. di tempo Ancora,
te) v. tr. Arrotare, affilare // fig. Essere aniedde s. m. Anello,
pungente: quanne parie, jé sémbe ammuate annacqueue, annacqua (annacqueute,
(quando parla, è sempre pungente), annacquate) v. tr. Diluire con acqua.
a mmuzze loc. aw. A mucchio, annascheue, annascà (annascheute, an-
amóiche, amiche (pi. amoisce, amisce) s. nascate) v. tr. Fiutare.
m. Amico: nan è amiche mi ce sparagne u ssù anne (pi.janne) s. m. Anno:jannesop’an-
e se mange u mmì (non è amico mio chi ne (anno dopo anno).
risparmia il suo e si mangia il mio), annegghjeue, annegghjà (annegghjeute,
anaure, anóre s. m. Onore, annegghjate) v. intr. Annebbiare: u ciele
andecamere s. f. Anticamera, s’av annegghjate (il cielo si è annebbiato).
andecepeue, andecepà (andecepeute, annetteue, annetta (annetteute, annetta­
andecepate) I v.tr. Anticipare: t’andecepè- le) v. tr. Nettare.
sceche le sólde (ti anticipo il denaro). II v. annéusce, annusce (annutte) v. tr. Porta­
intr.: era matine andecepisce (domani mat­ re: av’annutte ‘na bbòna nòve (ha portato
tina anticipa); far presto, sbrigarsi: méne, una buona notizia),
andecepisce! (suwia, sbrigati!), anneute, annate s. f. Annata,
andeneute, andenate s. m. Antenato, annicchje s. m. Nicchia: usandesta jinde
andepateche agg. qual. Antipatico, o annicchje (la statua del santo sta nella
andequeute, andequate agg. qual. Anti­ nicchia).
quato. a nò? loc. aw. Non è vero? Non è così?
andiere s. m. Agricoltore di fiducia nella anzieune, anziane agg. sost. Anziano,
società contadina: sorvegliava i braccianti e apatóime, apatime s. m. Intrattenimen­
li assumeva per i lavori campestri. Nella to. Per tenere occupati i bambini si soleva
zappatura egli si poneva davanti agli altri mandarli da qualche parente con il seguen­
dando il primo colpo di zappa e tenendo te messaggio: mamme à dditte de darme du
un’andatura veloce, in modo da trainare sólde d ’apatime russe (mamma ha detto di
quelli che lo seguivano. Nel prezzo della darmi due soldi di intrattenimento). Si
giornata riceveva una somma superiore agli comprendeva che bisognava trattenere un
altri. Per ricordare questa funzione un pro­ po’ il bambino.
verbio diceva: andiere, andiere, jósce nan è àpece s. m. Apice: la bbile av arrenate o
cóm a jere (“andiere, andiere” , oggi non è uàpece (la bile è arrivata al massimo),
come ieri; ossia non sempre si può fare apierte (f. apèrte) agg. qual. Aperto,
quello che si è fatto in un altro momento). appanneue, appannà (appanneute, ap­
andóiche, andiche agg. qual. Antico. Dal pannate) medio intr. Appannarsi, diventa­
latino antiquus. re opaco: s’ònne appannate le vitre (si sono
Andónie s. m. e f. pr. Antonio e Antonia appannati i vetri).
// dim. m. Tonine, Andoniucce\ dim. f. appapagneue, appapagnà (appapagneu-
Andométte. te, appapagnate) v. intr. Appisolarsi: av’ap-

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papagnate ‘ne picche (si è appisolato un giarsi a un muro crollato, ossia chiedere
po’). aiuto a chi sta peggio di te).
appapeue, appapà (appapeute, appapate) appendeue, appenda (appendente, ap­
v. intr. va. appapagneue pendale) . I v. tr. Abbottonare: appùndete la
appareue, appara (apparente, apparate) vèste (abbottonati il vestito). Puntare al
v. tr. Rendere pari, pareggiare; coprire: la gioco: so appendate o giòche del lòtte (ho
grànnene av apparate la tèrre (la grandine puntato al gioco del lotto). II v. intr. Fer­
ha coperto la terra) Il N. apparanne appa- marsi a riflettere, pensarci: quanne ’nge so
ranne, espressione gerundiva che sta a si­ dditte u fatte, av’appendate (quando gli ho
gnificare “ risolvere le cose pian piano e detto il fatto, è rimasto pensoso).
nella migliore maniera’”. appénne (appennéute, appennute) v. tr.
apparecchjeue, apparrecchjà (apparec- Appendere; allungare: appénne u musse
chjeute, apparecchjate) v. tr. Apparecchia­ (mettere il broncio).
re, rendere presentabile: apparecchjà le pan­ appereue, apperà (appereute, apperate)
ne pe chenzegnalle (lavare e stirare il corre­ v. tr. Appurare.
do per esporlo e consegnarlo alla suocera). appesandóje, appesandì (appesandóite e
apparegghjeue, apparegghjà (appareg- appesandéute, appesandute) v. tr. e intr.
ghjeute, apparegghjate) v. tr. Apparigliare: Appesantire.
apparegghjà le cavadde sott’a la carròzze appetóite, appetite s. m. Appetito: tene
(apparigliare i cavalli sotto la carrozza). ‘ne bbuène appetite (ha un buon appetito),
appezzecheue, appezzecà e appezzequà
appartenaje, appartené (appartenéute,
(appezzecheute, appezzecate e appezzequa-
appartenute) v. intr. Appartenere.
te). I v. tr. e rifl. Attaccare: sta sémbe
apparteute, appartate agg. qual. Appar­
appezzecate a la zite (sta sempre attaccato
tato, lontano.
alla fidanzata). II v. intr. Attecchire: u nné-
appasseueue, appassuà (appasseueute, ste av’appezzecate (l’innesto ha attecchito).
appasseuate) v. intr. Appassire, ammosciare. appezzeue, appezzà (appezzeute, appcz­
appateddeue, appateddà (appateddeute, zate) v. tr. Appuntire: appezzóisce u laps
appateddate) v. intr. Appiattirsi, incollarsi, (tempera la matita). Tendere l’orecchio:
schiacciarsi, ammassarsi: la pastine s’av’ap­ appizze le rècchje (tendi le orecchie).
pateddate tutte (la pastina si è incollata appierse aw. Appresso, dopo: appierse
tutta). me viene! (Mi segui a ruota!).
appecceue, appeccià (appecceute, appec- appoggiacheupe, appoggiacape s. m.
ciate) I v. tr. Accendere, incendiare. II v. comp. Appoggiatesta.
rifl. Adirarsi: u uómene av’appecciate tutte appóste agg. qual. Apposito: jè la chjave
(l’uomo si è adirato fortemente) / 1 N. ap- appóste (è la chiave apposita); aw. Apposi­
picciafuéche (colui che crea pettegolezzi e tamente: u à ffatte appóste (lo ha fatto
litigi). appositamente).
appedeue, appedà (appedeute, appedate) apprefetteue, apprefettà (apprefetteute,
v. intr. Appiedare, arrivare a toccare: o apprefettate) v. intr. Approfittare.
mare de Palése nanza nnanze s’appedésce apprepiarse (apprepieute, apprepiate)
(nel mare di Palese vicino alla riva si appie­ medio intr. Appropriarsi.
da); essere all’altezza: cudde uagnóne nan appreveue, apprevà (appreveute, appre-
bote appedà a chèdda pecceuedde (quel ra­ vate) v. tr. Approvare.
gazzo non è all’altezza di quella ragazza), apprezzeue, apprezza (apprezzeute, ap­
appedéune, appedunepron. Per ciascuno, prezzate) v. tr. Apprezzare.
appeggeue, appeggià (appeggeute, appeg- approssematóive, approssemative agg.
giate) v. tr. e rifl. Appoggiare, sostenere: qual. Approssimativo // aw. All’incirca.
appeggiarse a ‘neparéte schefeuate (appog­ apróje, aprì (apierte) v. tr. Aprire.

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araddeue, araddà (araddeute, araddate) arraffaune, arraffone agg. sost. Arruffo­
v. intr. Stentare nella crescita, rattrappirsi; ne, disordinato.
cemedempe araddate ( rape poco cresciute e arraganeute, arraganate agg. qual. Tipo
rinsecchite). di cottura gratinata: à checenate le còzze
aratiedde s. m. Piccolo fondo di circa un arraganate (ha cucinato le cozze gratinate).
aratro. arraggieue, arraggià (arraggiente, arrag-
aratizze s. m. Fondo arato, giate) v. intr. Arrabbiare, andare in collera.
arceprévete s. m. Arciprete, arrajarse (arrajeute, arrajate) v. intr. Liti­
arche s. m. Arco; arcobaleno: u uarche, o gare, bisticciare.
viende o jacque (l’arcobaleno, o vento o arrangieue, arrangia (arrangiente, arran­
acqua). giate) I v. tr. Arrangiare, rimediare: arrange
archebalaine, archebaléne vd. arche ‘na menéstre (rimedia una minestra). II v.
archetreuve, archetrave s m. Architrave, rifl. Aggiustarsi, arrangiarsi: s’arrangiòrene
archeute, arcate s. f. Arcata, alla mégghje (si arrangiarono alla meglio).
ardemiende s. m. plur. Finimenti del Dal francese s’arranger.
cavallo. arrapeue, arrapa (arrapente, arrapate) v.
ardiedde s. m. Gallo giovane, intr. Eccitarsi.
ardique s. f. Ortica. arrappeue, arrappà (arrappeute, arrappa-
ardóje, ardì (ardójte, ardite) v. intr. Ardi­ te) v. intr. Raggrinzire.
re I l s. m. Temerità, baldanza: nan ziavén- arrazzeue, arrazza (arrozzente, arrazza­
ne u ardire de parlà (non avere la baldanza te) v. intr. Imparentarsi: nan betime arrazzò
di parlare). Dal francese antico hardir. (non possiamo avere affinità di famiglia,
siamo diversi); arrazza che ttntte (avere
ardóite, ardite agg. qual. Ardito,
facilità di rapporti con tutti).
arèfece s. m. Orefice H fig. Persona un
arrebbeue, arrebbà (arrebbeute, arreb-
po’ imbrogliona: jé 'ne bbell’arèfece (è un
bate) v. tr. Rubare.
bell’imbroglione).
arrecchèscerse (arrecchescéute, arrecche-
arére e aréte (pi. ariere) s. m. Erede:
sciute) v. rifl. Arricchirsi: pezzénde arrec-
chèssa case à scinte arére nand’arére (questa chesciute (pezzente arricchito).
casa è passata da un erede all’altro),
arrechejeue, arrechejà (arrechejeute, ar-
areue, ara (areute, arate) v. tr. Arare, rechejate) v. intr. Trovar sollievo, calmarsi:
argiende s. m. Argento, u meninne av’arrechejate (il bambino si è
ariaune, arióne s. m. Airone, calmato).
arigliene e arìneche s. f. Origano, arrecherdeue, arrecherdà (arrecherdeu-
arionétte s. f. Organetto, te, arrecherdate) v. tr. e rifl. Riportare alla
arlócce s. m. Orologio, memoria, ricordarsi: arrecherdarse le vigne
arleciaure, arlociare s. m. Orologiaio, de la chjazze (ricordarsi le vigne in piazza;
armadie s. m. Armadio, ossia ricordarsi di cose molto lontane nel
arme s. f. Arma. tempo).
armendeure, armendare s. m. Sellaio, arrecqueue, arrecquà (arrecqnente, arre-
armeue, arma (armeute, armate) I v. tr. cquate) v. tr. Raccogliere.
Armare. II v. ri fi. Munirsi, armarsi: arma- arreffianeue, arreffianà (arreffianeute,
menge e sciate (armiamoci e andate), arreffianate) v. tr. Arruffianare, compor­
arneule, amale s. m. Orinale, tarsi in modo da ottenere il favore di qual­
aróffe (pi. arieffe) s. m. Garofano. cuno.
Arónze s. m. pr. Oronzo, arregetteue, arregettà (arregetteute, ar-
arraffeue, arraffa [arraffeute, arraffate) v. regettate) v. tr. Rassettare, fare ordine: arre-
tr. Arraffare, carpire. Dall’antico tedesco gettame le fierre! (mettiamo a posto gli
raffen. stumenti di lavoro; frase tipica dell’artigia­

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no ai suoi allievi per significare che il lavoro v. rifl. Ribellarsi, reagire animatamente;
era finito). imbizzarrirsi, se riferito ad animali.
arreggfette s. m. Ordine: ame fatte u arrezzecatóine, arrezzecatine s. f. Brivi­
arreggiette a ccase de mamme (abbiamo do che fa accapponare la pelle: l’arrezzeca­
fatto pulizia a casa di mamma), tine de la fréve (il brivido della febbre).
a rrénne loc. aw. A buon rendere, arrezzecheue, arrezzeccà (arrezzecheu-
arrénnerse (arrennéute, arrennute) v. rifl. te, arrezzecate) v. intr. Raggricciarsi, accap­
Arrendersi. ponarsi: m ònne arrezzecate le carne (mi si
arrenzeue, arrenzà (arrenzeute, arrenia­ è accapponata la pelle).
te) v. tr. Arraffare, appropriarsi con avidi­ arrezzenóje, arrezzenì (arrezzenéute, ar-
tà: av’arreniate tutte (ha arraffato tutto). rezzenute) v. intr. Arrugginire//fig. Invec­
Lavorare in fretta e male: av’arrenzate u chiare.
fatije (ha acciavattato il lavoro). Accostare: arrezzeue, arrezzà (arrezzeute, arrezza-
arrunze u trajine sott’o paréte (avvicina il te) v. tr. Arricciare: arrezzà u pulpe (arric­
traino sotto il muro). ciare il polpo).
arresedieue, arresedià (arresedieute, ar- arròste (arrestéute, arrestute) v. tr. Arro­
resediate) v. tr. Rimuovere tutto ciò che stire.
rimane: arresedià u piatte (consumare tutto arruste s. m. Arrosto: tuttefumé e séni ar-
ciò che è nel piatto). ruste (tutto fumo e senza arrosto; cioè tutta
arresemegghjeue, arresemegghjà (arre- apparenza e senza sostanza),
semegghjeute, arresemegghjate) v. intr. As­ arséure, arsure s. f. Arsura,
somigliare. Dal latino volgare assimiliare. artefecieule, artefeciale agg. qual. Artifi­
ciale.
arreseneue, arresenà {arreseneute, arre-
arteficie s. m. Artificio: à state tutte ‘n’ar-
senate) v. intr. Non avere uno sviluppo
teficie (è stato tutto un espediente); fuoco
normale, specie riferito a vegetali: l'auìpe
pirotecnico: u arteficie de Sande Rócche à
la sìccete ènne arresenate (le olive per la
state bbèlle (i fuochi pirotecnici della festa
siccità sono striminzite); contrarsi, rattrap­
di San Rocco sono stati belli). Dal latino
pirsi, specie riferito a persone: pu ffridde
artificium.
l’aggende nònne tutte arresenate (per il fred­
artiere s. m. Artigiano: Medugne andiche
do le persone camminano tutte raccolte).
jère chjéne d’artiere (nell’antica Modugno
arresteue, arresta (arresteute, arrestate)
c’erano molti artigiani),
v. tr. Arrestare, fermare: ènne arrestate la
artiste s. m. Artista.
moraggije (hanno arrestato l’emorragia).
arve s. m. Albero // dim. arvestiedde
Arrestare, catturare: ènne arrestate u latre
(piccolo albero),
(hanno arrestato il ladro),
arzille agg. qual. Arzillo,
arréte aw. di modo Di nuovo, asatte agg. qual. Esatto, preciso: u cunde
arreteueue, arreteuà (arreteueute, arre- jé asatte (il conto è esatto).
teuate) v. tr. Arrotolare; sbrigarsi: fin a asce s. f. Ascia II s. m. Posto, luogo
quanne v’avite arreteuà, à ffatte nòtte (fino giusto: càpete u uasce (scegliti il posto).
a quando vi sbrigherete, sarà notte), ascènne {ascennéute, ascennute) I v. intr.
arrevedèrce inter. Arrivederci, Scendere, uscire: mamme av ascennute
arrevegghjeue, arrevegghjà (arreveg- (mamma è uscita). II v. medio intr. (ascèn-
ghjeute, arrevegghjate) v. tr. Incartare, ac­ nerse) Fuggire di casa con il fidanzato:
cartocciare; chiudere: arreuégghje u fatte Mataléne se n’av’ascennéute (Maddalena è
(chiudi la faccenda). fuggita con il fidanzato); pecceuèdd’ascen­
arreveue, arrevà (arreveute, arrenate) v. nute ( ragazza compromessa da un uomo).
intr. Arrivare. ascequande agg. qual. Forte, che brucia:
arrevezzarse (arrevezzeute, arrevezzate) recótte ascequande (ricotta forte).

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ascésse s. m. Ascesso: à jfatte u ascisse (si asseléute, asselute aw. Soltanto,
è formato un ascesso), assemegghjeue, assemegghjà (assemeg-
ascheiinigghje s. m. Nascondiglio, gbjeute, assemeggbjate) v. intr. Somigliare:
aschéure, ascure s. m. e agg. qual. Buio, assemégghje a la mamme (assomiglia alla
scuro: a l’aschéure (al buio), mamma).
àshchere s. m. Terrazzo, lastrico solare, assenneute, assennate agg. qual. Assen­
ashchitte aw. Soltanto: viene ashchitte nato.
tu (vieni soltanto tu). asseppeue, asseppà (asseppeute, assep-
ascònne, ascònnerse (aschennéute, pate) v. tr. Asciugare: s ’av’asseppate ’nguéd-
aschennute) v. tr. e rifl. Nascondere, con­ de tutt’u sedare (si è asciugato addosso
servare; nascondersi: scequà ad ascònne tutto il sudore).
(giocare a nascondino), assequeue, assequà (assequeute, assequa-
aseggétte agg. qual. Sottoposto, te) v. tr. Asciugare: u sóle assuche tutte le
asigge (aseggéute, aseggiute) v. tr. Esige­ pandane (il sole asciuga tutti i pantani). Dal
re: av'aseggiute la sentane (ha esatto la paga latino tardo exsucare.
settimanale). assesténde s. m. Assistente,
asiste (asestéute, asestute) v. intr. Esiste­ assesténze s. f. Assistenza,
re, vivere. Dal latino exsistere. asseteueue, asseteuà (asseteueute, asse-
aspéttes. m. Aspetto: téne ‘nebbèll aspét- teuate) v. tr. Sistemare, mettere a posto: as­
te (ha un bell’aspetto). seteuà ufatte (mettere a posto la faccenda),
aspetteue, aspetta (aspettéute, aspettate) assettemiende s. m. Ordine, garbo,
v. tr. Aspettare, attendere: ciaspétte u piat­ assetteute, assettate agg. qual. Ordina­
te du ualde, u su su mange fridde (chi to: jé ‘na fèmmen assettate (è una donna
aspetta il piatto dell’altro, il suo se lo man­ ordinata, garbata).
gia freddo; ossia non aspettare l’aiuto degli asseue, assaje e assà aw. e agg. indef.
altri). Dal latino exspectare. Assai, molto: chissà menéstrejé assaje (qua-
assaggieue, assaggia (assaggieute, assag­ esta minestra è troppa).
giate) v. tr. Assaggiare; provare: av'assag­ assezzeue, assezzà (assezzeute, assedia­
giate uppane amare (ha provato la miseria). te) v. tr. Uguagliare, pareggiare.
Dal latino tardo exagium (pesatura).
assìderse (assedeute e assóise, assedute e
assaleneue, assalenà (assaleneute, assa­
assise) v. intr. Sedersi; venire a trovarsi in
lenate) v. intr. Venir l’affanno perla fretta,
una certa condizione: assìderse a la séggia
per il lavoro: pe sci de fòdde sò assalenate (
d'óre (raggiungere una situazione ottima­
per andar di fretta mi è venuto l’affanno).
le); assìderse de cule ’nderre (ritrovarsi in
assapreue, assaprà (assapreute, assapra-
posizione di disagio economico).
te) v. tr. Assaggiare, assaporare.
assìmete aw. Da parte, separatamente:
assebrejeue, assebrejà (assebrejeute, as-
mitt’assìmete le cecórie da le fafe (separa le
sebrejate) v. tr. Sgombrare, liberare.
cicorie dalle fave).
assechereue, assecherà (assecbereute,
assecherate) v. tr. Assicurare: ‘nge ave asse­ assiste (assesteute, assestute) v. tr. Assi­
verate u ppane pe cambà (gli ha assicurato stere, curare, soccorrere: av’assestutelasóre
il pane per vivere). Affermare con certezza: fing a la mòrte (ha assistito la sorella fino
te u assecùreche j ì (te lo assicuro io). Dal alla morte).
latino volgare assecurare. assoje, assi (asséute, assute) v. intr. Usci­
assedeue, assedà (assedeute, assedate) v. re, venir fuori.
tr. Assodare, accertare. assucapanne s. m. Arnese composto di
assegneue, assegna (assegneute, assegna­ strisce di legno a forma di cupola che si
te) v. tr. Assegnare, attribuire. Dal latino poggiava sul braciere per asciugare i panni,
assignare. assutte agg. qual. Asciutto: assìrsened’as-

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sutte (uscirsene pulito; ossia uscire da una attraverseue, attraversa (attraverseute,
faccenda senza aver ricavato nulla). attraversate) v. tr. Attraversare,
attacca|?ettéune, attaccabettune s. m. attróite, attrite s. m. Attrito,
comp. Attaccabottoni, seccatore. atturne aw. Dattorno, intorno a: venne
attacce s. m. Scorno, smacco: me jà dà u atturne a la tèrre (vende girando per le
attacce de ternà ‘ndréte! (devo subire lo strade).
smacco di tornare indietro!). Dal francese auallieue, auallià (auallieute, aualliate)
tache. v. tr. Eguagliare: auallià le parte (uguaglia­
attaccheue, attacca (attaccheute, attacca­ re le parti).
te) v. tr. Attaccare, legare: attacche u ciucce auandeue, auandà (auandeute, auanda-
adó vàie u patrune (lega l’asino dove vuole te) v. tr. Agguantare, afferrare, prendere :
il padrone; ossia segui la volontà di chi ti la jatte av’auandate u sòrche (il gatto ha
comanda). afferrato il topo); ce t’auàndeche! (se ti
attanagghjeue, attanaghjà (attanagghjeu- prendo!); me vògghe auandanne auandan-
te, attanagghjate) v. tr. Attanagliare, ne (mi difendo, cerco di farcela).
attaune, attóne s. m. Ottone, augurie s. m. Augurio // Il folletto di­
attauve, attave agg. qual. enum. Ottavo: spettoso o la fata protettrice della casa
fóiche attauve (fico dottato). (augurie de la case).
attelleue, attellà, attellarse (attelleute, aumendeue, aumendà (aumendeute, au-
attellate) v. tr. e rifl. Attillare, attillarsi, mendaté) I v. tr. Aumentare. II v. intr.
vestirsi con cura, Rincarare, crescere: u ppane av’aumendate
attènde agg. qual. Attento, (il pane è rincarato),
attendéune, attendune loc. aw. A tento­ aunéste, onèste agg. qual. Onesto,
ni: à sciute attendune attendune (ha proce­ aunóje, aunì, aunirse (aunoite, aunite e
duto in modo molto incerto). aunute) I v. tr. Unire. II v. rifl. Mettersi
attendeue, attenda (attendente, attenda­ insieme, accordarsi.
te) v. tr. Attentare; toccare. auóje, auì s. f. Oliva II auóje du casche o
attenziaune, atténzióne s. f. Attenzione: de ‘ndèrre o spetagne (olive raccolte sul
mitte atténzióne (sta’ attento). terreno); auì nnòlche-, auì paisane (olive
atterreue, atterrà (atterrente, atterate) I paesane) ; tìermete de Vetétte; auì sand’Ago­
v. intr. Atterrare. II v. tr. Abbattere, di­ stine (olive di sant’Agostino) ;/««)/<? (dolci
struggere: Criste jin d’a ‘ne meménde atter- da salare); auì quaratine (della zona di
rèsce u ciele e la tèrre (Dio in un momento Corato); auì leccise (olive nere, piccole e
può distruggere il cielo e la terra). dolci del leccese); dònna Frangèsche (la
atteune, attane s. m. Padre // attàneme migliore qualità da molire); auì mèle (ton­
(mio padre); attande (tuo padre). de come le mele); arrigne (qualità scadente
attevarse (atteveute, attevate) v. rifl. At­ e di scarsa resa); ceddóise (di buona resa, da
tivarsi, darsi da fare: attevìscete cà jé ttarde cui il modo di dire: l’auóila séresò ceddóise,
(sbrigati perché è tardi). la matóine sò arrigne, le olive, la sera, sono
attezzeue, attezzà (attezzeute, attezzate) di prima qualità, la mattina sono di qualità
v. tr. Attizzare il fuoco, scadente, cioè alla luce del sole si eviden­
attóive, attive agg. qual. Attivo, ziano i difetti). Le suddette qualità , oltre
attrasse s. m. Arretrato, il lavoro non che per la molitura, vengono conservate in
eseguito a tempo debito. acqua (auì ‘nn acque), sotto sale (auì ‘nza-
attrasseue, attrassà (attrasseute, attras- le), in calce (auì ‘ngalge).
sate) v. tr. Trascurare, ritardare. Dallo spa­ aure, óre s. f. Ora: cejórejé? (che ora è?),
gnolo atrasar. aurizie s. f. Liquirizia,
attravèrsaménde s. m. Attraversamento, ausanze s. f. Usanza,
passaggio. auseue, ausa (auseute, ausate) v. tr. Usare.

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Austóine, Austine s. m. pr. Agostino // aweleneue, avvelena, awelenarse (av-
Austine de la lemenate (Agostino della veleneute, avvelenate) v.tr. e rifl. Avvelena­
limonata) era un artigiano del gelato che, re; avvelenarsi, adirarsi.
tra gli anni Venti e Cinquanta circa, girava awenderarse (avvendereute, avvendera-
per le vie del paese vendendo un ottimo te) v. rifl. Avventurarsi,
sorbetto di limone. awendéure, avvendure s. f. Avventura,
avaje, avé (avéute, avute) v. tr. e ausil. awertóje, avvertì (avvertóite e avvertiu­
Avere. te, avvertute) v. tr. Avvertire, avvisare; per­
avandeue, avandà (avandeute, avandate) cepire.
v. tr. Vantare: m avande e m avand'jì, bèlle aweseue, aw esà (avveseute, avvesate) v.
ciucce ssò //imi vanto e mi vanto e sono un tr. Avvisare, avvertire: jómene avvesate jé
bell’asino). mmienze salvale (uomo avvisato è mezzo
avanzeue, avanza (avanzeute, avanzate) salvato).
v. intr. Avanzare; essere d ’avanzo; essere aweteue, awetà (avveteute, avvetate) v.
creditore. tr. Avvitare.
avaste s. f. Misura, quantità sufficiente: azzanneue, azzanna (azzanneute, azzan­
sò checenate 'n 'avaste de fasule (ho cucina­ nate) v. tr. Azzannare.
to una misura di fagioli) Il inter. Basta! azzardeue, azzarda (azzardeute, azzarda­
avasteue, avastà (avasteute, avastate) v. te) v. tr. Azzardare, osare. Dal francese
intr.Bastare, essere sufficiente, hasard.
avaure, avare agg. sost. Avaro, azzardéuse, azzarduse, azzardande agg.
avemmaróje, avemmarì s. f. Avemaria, qual. Audace.
l’ora del tramonto in cui suonava la campa­
azzaróite, azzarite agg. qual. Ringalluz­
na per invitare il popolo a recitare la pre­
zito, pimpante.
ghiera alla Madonna.
Avénie s. f. pr. Lavinia, azzebbande s. m. Grancassa, batteria,
avetacque s. m. Buona ospitalità: av’ac- azzeccheue, azzecca (azzeccbeute, azzec­
chjate 'ne bbuène avetacque (ha trovato un cate) v. tr. Azzeccare.
buon posto da sfruttare), azzeppeue, azzeppà (azzeppeute, azzep-
avete s. m. Tino in cui si lavano i panni, pate) v. intr. Urtare, scontrarsi con qualcu­
avrònze s. m. Bronzo, no: azzeppanne e ’ndernanne sciame 'nnan-
aweceneue, awecenà, avvecenarse (av- ze (tiriamo avanti destreggiandoci).
veceneute, avvecenate) v. tr. e rifl. Accosta­ azzétte agg. qual. Giusto, adatto, utile,
re, avvicinarsi; riappacificarsi: le du zétere propizio, gradito: jé azzétte a Ccriste! (è
s’ònne avvecenate arréte (i due fidanzati si giusto come lo vorrebbe Dio!).
sono riappacificati). azzetteue, azzettà (azzetteute, azzettate)
awecheute, awecate s. m. Avvocato: v. tr. Confermare, confessare: av azzettate
avvecate giòvene e miedeche vécchje (avvo­ u fatte (ha confessato il fatto),
cato giovane e medico vecchio). azzéure, azzare s. m. Acciaio.

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B

babbellónie s. f. Babilonia, confusione, grossa fandonia) // s. m. Ballo: la pòlche jé


babbisce s. f. Mento aguzzo e pronun­ 'ne bballe andiche (la polka è un ballo
ciato. antico).
babbaune, babbóne agg. sost. Uomo un ballétte s. m. Balletto,
po’ stupido, credulone. balleue, balla {balleute, ballate) v. intr.
bacande s. m. Costata d ’agnello o Ballare: ‘Zéppe a bballà e scialpe a ccandà
d ’agnellone. (zoppo a ballare e balbuziente a cantare).
baccaglieue, baccaglia {baccagliente, balurde agg. qual. Balordo, che non dà
baccagliate) v. intr. Baccagliare, altercare, affidamento.
bacònghe s. m. Uomo basso e sgraziato, bambaure, bambare s. f. Fanfara,
bafféute, baffute agg. qual. Baffuto, bambaute, bambate s. f. Vampata,
bagasce s. f. Donna grassa; donna di bammausce, bammasce vd. vammasce
facili costumi. bammóine, bammine e bambine s. m.
baggiane s. f. Donna che ama poco la Gesù Bambino, riferito alla tradizione na­
casa e molto la strada / / dim. baggianédde talizia della deposizione del bambin Gesù
(giovane un po’ civetta). nel presepe.
baghettèlle s. f. Bagattella. Dim. dal lati­ bande s. f. Banda musicale: la bbande de
no baca. le chjacune (la banda dei fichi secchi; ossia
bagnaraule, bagnaròle s. f. Tinozza di una banda di nessun valore artistico, moti­
zinco. vo per cui, nei tempi andati, i componenti
bagneue, bagna, bagnarse (bagneute, ba­ si contentavano di una ricompensa di fichi
gnate) v. tr. e rifl. Bagnare, bagnarsi: zita secchi).
bagnate, zita fertenate (sposa bagnata dalla bandèsche s. f. Donna alta, non propor­
pioggia, sposa fortunata). zionata e con aria stupida,
bah inter. Bah! esprime meraviglia, ras­ bandiste s. m. Bandista,
segnazione, incertezza, banghe s. f. Banca.
bainétte s. f. Baionetta, banghétte o vanghétte s. m. Banchetto,
baive, béve {bevéute, bevute) v. tr. Bere, bangóine s. f. Banchina,
baldracche s. f. Baldracca. banne s. m. Bando pubblico: va scettanne
baldòrie s. f. Baldoria, u bbanne (va propagando notizie) /,' N.
baldaccóine, baldacchine s. m. Baldac­ scéttabbanne (banditore).
chino: s'à mmise sòp’o baldacchine (si è banzannebanzanneloc. aw. Rimandan­
messo in cattedra), do in continuazione,
baldanze s. f. Baldanza, prepotenza, baraune, baróne s. m. Barone,
ballatéure, ballature s. m. Ballatoio, pia­ bareise, barése agg. sost. Barese,
nerottolo. barraccaune, barraccòne s. m. Baraccone,
balle s. f. Balla: à pertate 'na bballe de barracche s. f. Baracca. Dallo spagnolo
pagghje (ha portato una balla di paglia). barraca.
Fandonia: à dditte 'na bballe (ha detto una barriere s. f. Barriera: la barriere du dazzie

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(la barriera del dazio era la porta della cinta avéute ‘ne bedaune (ho subito un raggiro),
daziaria dove si gabellavano le merci) // fig. bédde agg. qual. Bello.
Posto dove si subiscono critiche: ‘nnanz’a Befanóje, Befani, Bèfane s. f. Epifania,
la case de chèddejé la barriere (davanti alla befeuare s. m. Guancia del maiale / / fig.
casa di quella si subiscono esami e critiche; In senso dispregiativo è riferito al viso di un
ciò perché le donne usavano sedersi in uomo grosso e un po’ repellente,
cerchio davanti alle porte di casa). Dal beffettaune, beffettóne s. m. Schiaffone,
francese barrière. beffétte s. f. Credenza; tavolo // dim.
barzellétte s. f. Barzelletta, beffettóine, beffettine (tavolino). Dal fran­
baselótte s. m. Marciapiede, cese buffet.
basìleche s. f. Basilica: la basìleche de bejatiedde (f. bejatédde ) s. m. Persona
Sattda Necóle (la basilica di San Nicola) // che sta sempre in chiesa.
s. m. Basilico: u basìlecheaddóre (il basilico beine, bene s. m. Bene; amore: uè bbéne
odora). a Geriste? (vuoi bene a Cristo? ossia per
bastanze s. f. Misura sufficiente, favore); u bbéne se chjange acquanne se
bastarde agg. qual. Bastardo, pèrde (il bene si piange quando si perde);
bastaune, bastóne s. m. Bastone: lefigghje nesciune te vóle bbéne cóm’a la mamme
sò u bastóne de la vecchiézze (i figli sono il (nessuno ti vuol bene come la mamma -
bastone della vecchiaia). Dal tardo latino dalla Ninna nanna modugnese) 11 Bacio:
bastum. damme ‘ne bbéne (dammi un bacio),
basteménde s. m. Bastimento, bèlle agg. qual. Bello,
basteneuche, bastenache s. f. Carota bèlle bbèlleloc. aw. Piano piano, adagio
gialla. adagio.
battagliaune, battaglióne s. m. Batta­ bellézze s. f. Bellezza: l’aldèzzejémménza
glione. bellézze (l’altezza è mezza bellezza).
battameune, battamane s. f. comp. Bat­ Bellónie s. f. pr. Apollonia,
timano. bèlvedaje, bèlvedé s. m. Belvedere,
battaróje, battarì s. f. Batteria; fuochi belzenétte s. m. Polsonetto,
d’artificio. Dal francese batterie. bembardeue, bembardà (bembardeute,
batte (battènte, battute) v. tr. Battere, bembardate) v. tr. Bombardare.
battelam eire, battelam ére s. m. bembelèzze s. f. Moina, complimento: la
Lamierista. sróche ‘ngiàffatte tande bembelèzze (la suo­
battepanne s. m. comp. Battipanni, cera le ha fatto tante gentilezze).
battìseme s. m. vd. vattìseme benanziéuse, benanziuse (f.benanziause,
bàvere s. m. Bavero, benanziòse ) agg. qual. Abbondante, gene­
bèbbèlle s. f. Vestito, nel linguaggio usa­ roso.
to con i bambini: la mamme t’à mmise la benarie s. m. Binario,
bèbbèlle (la mamma ti ha messo il bel vesti­ benazze s. f. Bonaccia: u tiembe premette
to). benazze (il tempo fa presagire bonaccia).
beccaune, beccóne s. m. Boccone; un po’ beneditte (f. benedette ) agg. qual. Bene­
di cibo: mangete ‘ne beccóne de menéstre detto: beneditte quande squicce de llattet’à
(mangiati un po’ di minestra), ddate màmmete! (benedette quante gocce
becchjerre s. m. Bicchiere, di latte ti ha dato tua madre!). Benedetto,
beccòine, becchine s. m. Bocchino, centrotavola di sopressata, taralli e uova
bechenótte s. m. Bocconotto, dolcetto sode, che il padre di famiglia benediceva
natalizio fritto e ripieno di pasta di man­ con un ramo di olivo intinto nell’acqua
dorla. santa prima di iniziare il pranzo pasquale.
bedaune, bidóne s. m. Bidone: u bidóne benedóisce, benedisce (beneditte) v. tr.
du uégghje (il bidone dell’olio); raggiro: sò Benedire. Dal latino benedicere.

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benefecieute, benefeciate s. f. Gioco del za da qualcuno, che si nascondeva, per
lotto. significare: “pussa via!”; “vergognati!”.
benign^agg.qual. Benigno, di animo sem­ blift e blaft loc. aw. Senza ordine, scon­
plice. sideratamente: spennèrene le sólde a blift e
bennanze s. f. Abbondanza: accatt’a la blaft (spesero i soldi sconsideratamente).
bennanze e vinne a la manganze (compra al bóbbie s. f. Grande quantità di cibo a
momento dell’abbondanza e vendi nel scapito del sapore; sbobba: à ffatte 'na
momento della scarsità). bbóbbie de menéstre (ha fatto una grande
berbande agg. qual. Birbante, furbac­ quantità di minestra),
chione. bocale o bucale s. m. Boccale,
berdèlle s. m. Bordello, boccacce s. m. Barattolo di vetro,
bèrefatte (f. bèrafatte ) agg. qual. Bello, bólle, bile s. f. Bile, arrabbiatura: a
ben fatto. mmuèrte de bbóile (è morto di bile),
berracce s. f. Borraggine, erba medicina­ bójes . m. Boia// fig. Uomo forte, scaltro,
le usata anche in cucina. Dal latino medie­ boldróne s. f. Poltrona,
vale borrago. bonàneme s. f. Defunto,
besciarde agg. qual. Bugiardo, bonanòtte inter. Buonanotte,
bescióje, bescì s. f. Bugia: la bescì véne bonasére inter. Buonasera,
‘nnanze e la veretà véne dréte (la bugia bongiòrne inter. Buongiorno: bongiòrne
viene avanti e la verità viene dietro), a vaccellénde (buongiorno a vostra eccel­
bestècche s. f. Bistecca, lenza -saluto che si porgeva agli altolocati);
béstie s. f. Bestia, usato anche come s. m. : u bongiòrne se véte da la matine (il
rimprovero: sì ‘na bbéstie (sei una bestia), buongiorno si vede dal mattino).
bettaune, benóne s. m. Bottone, bonnì inter. Buondì: bongiòrne e bonnì,
bettiglie s. f. Bottiglia// accr. bettegliaune, tuacasatòepacasamìibuongiomoebuondi,
betteglióne (bottiglione). Dal latino tardo tu a casa tua ed io a casa mia; ossia siamo
butticula. amici ma senza troppa dimestichezza),
béuche, buche s. m. Buco nel terreno, in borracce s. f. Borraccia,
una stoffa ecc.; debito, bòrze s. f. Borsa // accr. m. berzaune
beune, bòne agg. qual. Donna ben fatta, (borsone).
beveraune, beveróne s. m. Pasto molto bòtte s. f. Colpo: ce sta sètte rèsce le
liquido per gli animali; detto anche per una bbòtte (chi è sottoposto deve reggere i
minestra brodaglia. colpi) ; ‘na bbòtte de viende ‘ngiàffatte meni
bezzeuche (f. bezzauche, bezzòche ) s. m. la frève (un colpo di vento gli ha fatto
Bigotto. venire la febbre). Allusione: 'nge so amme-
biangaróie, biangarì s. f. Biancheria; il nate ‘na bbòtte (le ho fatto un’allusione),
complesso del corredo: à pertate 'na bbèlla bracciaule, bracciale s. m. Bracciale,
biangarì (ha portato un bel corredo). brambugghje vd. frambugghje
bianghe agg. qual. Bianco: bianghe cóma brameue, brama (bramente, bramate) v.
‘ne shcuppe de néve (bianco come un fiocco intr. Gridare e piangere forte per il dolore:
di neve) // N. bianghe du ueive, bianghe à state a bramò tutte la nòtte (è stato a
d’ève s. m. Albume. gridare e piangere tutta la notte).
bianghesciataure, bianghesciatore s. m. brasciaule, brascióle s. f. Fetta di carne
Imbianchino. cosparsa di prezzemolo, aglio, formaggio
bianghescieue, bianghescià (bianghe- e, se possibile, salame, arrotolata e fermata
sciente, bianghesciate) v. tr. Imbianchire, con un filo.
bieuve, biave s. f. Biada, bravéure, bravure s. f. Bravura,
bimbaló s. f. Altalena, brebinghe e brebanghe Espressione
biusche esci, ingiuriosa lanciata a distan­ onomatopeica che sta a significare un dire

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e ridire, un fare e rifare, un rumoreggiare bucata al centro, entro cui scorre una bac­
senza sosta. chetta, che nel suo movimento produce
brècche s. m. Vettura a trazione animale, rumore. Usato specie a carnevale.
a quattro ruote, coperta in parte da un telo. bubrebbù agg. qual, di origine
Dall’inglese break. onom atopeica. Brontolone: vécchje
bredéuse, breduse agg. qual. Brodoso, bubrebbù (vecchio brontolone).
liquido. bueine, buéne (f. bòne) agg. qual. Buo­
bregadiere s. m. Brigadiere, no: buòne cóm o ppane (buono come il
bregande s. m. Brigante, pane); fèmmena bbóne (bella donna) /,'
brellande s. m. Brillante // agg. qual. aw. Meno male: buéne ca si menute (meno
Brillante, pulito, lucente. male che sei venuto); davvero: jé a la
brellócche s. m. Spilla o fibbia pacchiana bbuéne? (davvero?) Il cong. Anche se:
e grossa//' fig. Persona insignificante. Dal buéne buéne nan viene, j i vògghe u stèsse
francese breloque. (anche se tu non vieni, io vado ugualmen­
breshcuaune, breshcóne s.m. Brusca per te). Dallo spagnolo bueno.
cavalli. buénafeite, buénaféte s. f. comp. Buona­
bresciaure, brescióre s. m. Bruciore, fede, fiducia.
brescieue, brescià (brescieute, bresdate) buénallégre s. m. comp. Augurio:
v. tr. eintr. Bruciar e:abresciateupagghjóne buénallégre a cchèssa case (auguri a questa
e se n’à sauté (espressione figurata per casa).
indicare, ad esempio, persona che fa debiti buénamórte s. f. comp. Buona morte,
e poi se ne scappa), cioè morte in grazia di Dio; suono di cam­
bressaglie s. m. Bersaglio, pana verso sera.
bressagliere s. m. Bersagliere, buénasaire, buénasére s. f. comp.
b restelatéu re, brestelatu re s. m. Buonasera.
Tostatore per orzo e caffè. buénmenéute, buénmenute agg. sost.
b resteló je, brestelì (bresteléute, Benvenuto: buénmenutejind’a cchèssa case
brestelute) v. tr. Tostare. (benvenuto in questa casa); ‘«gè so ddate u
breute, bróte s. m. Brodo; fig. Fatica: ce buénmenute (gli ho dato il benvenuto),
uè a cchèdde ada set u bbróte (se vuoi quella buénómmene s. m. comp. Buonuomo.
per fidanzata, devi faticare molto). buénveléute, benvelute agg. qual.
brevegnarse (brevegneute, brevegnate) v. Benvoluto.
intr. vd. abbrevegnarse, brevegnéuse, bre- bulle s. m. Bollo; debito,
vegnuse agg. qual. Timido, vergognoso, bulliste s. m. Colui che non paga i debiti,
brevógne s. f. Vergogna, burrie s. m. Borgo: burrie néve e burrie
brille s. m. Pianta marina che serve per vécchje (borgo nuovo e borgo vecchio).
rendere rosse le uova pasquali, buste s.f. Busta: mitte u franchebbulle
brìndese s. m. Brindisi, sóp’a la bbuste (metti il francobollo sulla
brishche s. f. Briscola, gioco di carte, busta) Il s. m. Busto: retratte a mmienze
brojétte s. m. Trovatello, bbuste (ritratto a mezzo busto).
brutte agg. qual. Brutto: sibbrutte cómo butte s. m. Getto: av avute ne bbutte
dèbete (sei brutto come il debito) h N. d’acque (ha avuto un getto d’acqua). Col­
bruttefatte (brutto di aspetto), po: so avute ‘ne bbutte de tósse (ho avuto un
buatte s. m. Barattolo. Dal francese botte. colpo di tosse).
bubbù s. m. Strumento a percussione, buzzareue, buzzarà (buzzareute,
formato da una scatola coperta di pelle buzxarate) v. tr. Raggirare, prendere in giro.

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ca cong. C h e, perché: jévére ca viene? (è cadaje, cadé (cadéute, cadute) v. intr.
vero che vieni?); vattinne, ca à ffatte nòtte Cadere II fig. cadé malate (ammalarsi);
(vattene perché si è fatta notte). cadé a bbascia fertune (perdere i propri
cacabbuzze s. m. Frutto di una pianta averi); cadé 'ndesgrazzie (perdere il favore
selvatica somigliante ad un piccolo coco­ di qualcuno); cadé muèrte (morire); cadé la
mero, detto cocomero asinino. casa ‘ngape (ricevere un grosso colpo o
cacammèrde s. m. comp. Persona di bas­ dispiacere).
so livello morale. cadde s. m. Callo: fà u cadde (incallirsi in
cacarédde s. f. Diarrea: tre "c” sòpereche- qualcosa, abituarsi),
luse a le viecchje: catane, cadute e cacarédde cafanare s. m. Culo,
(tre cose sono pericolose ai vecchi: catarro, cafaune, cafóne agg. sost. Cafone,
cadute e diarrea). cafeje, café s. m. Caffè, agg. qual. Color
cacasòtte s. m. comp. Persona paurosa e caffè. Dal francese café.
vile. caffetteire, caffettére s. f. Caffettiera,
cacaterróise, cacaterrise s. m. comp.
caffettiere s. m. Colui che gestisce un
Persona molto fortunata, che cava danaro
bar.
da qualsiasi operazione.
cagneile, cagneliedde (f. cagnelédde) s.
cacatéure, cacature s. m. Piccolo locale
m. Dim. di cuane (cane), cagnolino II fig.
sito in un basso, ovvero qualsiasi spazio
vd. cacciuele.
molto ristretto e indecoroso,
caifasse s. m. Uomo brutto e truce. Dal
cacazze s. f. Grande spavento,
nome ebreo Caifas.
cacca agg. sost. Balbuziente,
cacchjaule, cacchjóle s. f. Cappiola. Caitane s. m. pr. Gaetano,
cacciataure, cacciatóre s. m. Cacciatore: calamelaune s. m. Calomelano, usato
u uómenejécacciataure (l’uomo è cacciato­ come purgante.
re; ossia, per sua natura, va in cerca di calameure, calamare s. m. Calamaio; ca­
donne). lamaro, mollusco,
caccieue, caccia (caccieute, cacciate) v. tr. calamóite, caiamite s. f. Calamita,
e intr. Cacciare. calandrédde s. f. Il caldo dei pomeriggi
cacciuele s. m. Cagnolino, cucciolo II estivi che invita al riposo.
fig. Detto di uomo molto dipendente da un calapróisce, calaprisce s. f. Ottima qua­
altro e che si fa facilmente sottomettere. lità di pere del nostro territorio.
cacheue, caca (cacheute, cacate) I v. intr. calasciaune, calascióne s. m. Persona
Defecare. II v. tr. Sborsare: cache le terrise! grassa e molle,
(sborsa il danaro! ); ce vèngeprime, cache la calaure, calóre s. m. Calore,
farine (chi vince prima, rimette la farina, calavraise, calavrése s. m. Calabrese // s.
ossia rimette dopo quello che ha guada­ f. Gioco di carte detto terziglio o calabre-
gnato). sella.
cachine s. m. Loto o cachi. calcacióime e carcacióime, calcacime e

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carcacime s. f. Caldana, vampata di calore camareue, camarà (camareute, camara-
alla testa. te) v. tr. Mangiare di grasso: jósce jé vescig-
calcasse s. f. Bomba di carta, ghje e nan ze camarésce (oggi è vigilia e non
calcheure, calcare s. m. Calcare // s. f. si mangiano carne e latticini),
Grossa catasta di legno: av appettiate 'na camariere (f. cammarère) s. m. Cameriere,
calcare de lióne (ha acceso un grosso fuoco). camasce agg. qual. Disuguale nei movi­
caldareure, caldarare s. m. Calderaio: pe menti, lento.
ttestimóniestive u caldarare (per testimone cambaménde s. m. Accampamento,
cito il calderaio). Quello del calderaio era cambanagge s. m. Companatico,
un mestiere che lo portava a girare per i cambaneule,cambanales. m. Campanile,
paesi, per cui era difficile avere la sua cambasciaule, cambascióle (pi. camba-
testimonianza al momento opportuno, sciéule, cambasciule) s. m. Muscaro, specie
caldarruste s. m. Caldarrostaio, di cipolla selvatica commestibile delle
caldeure, caldare s. f. Caldaia, pentolone Murge.
// dim. caldarédde (piccola caldaia); accr. càmbere s. f. Camera II dim. m. camber-
caldaraune e caldaróne (calderone): fig. nétte (sgabuzzino).
méttejind’o caldaróne (mettere insieme tan - cambesandes. m. Camposanto, cimitero,
te cose). cambeue, cambà (cambeute, cambate) I
caleue, cala (caleute, calate) I v. tr. Cala­ v. intr. Mantenersi in vita, tirare avanti:
re: calerne la spòrte (mandami giù la spor­ cudd’ómenecambeangóre (quell’uomo vive
ta). II v. intr. Venir giù, tramontare: à ancora). II v. tr. Nutrire, sostentare: 'na
caleute u saule (è tramontato il sole), mamme cambe ciendefiggbje, ciendefigghje
calicchije agg. qual. Infantile, ingenuo, nan gàmbene ‘na mamme (una mamma
calidde agg. qual. Annebbiato: me sén- sostiene cento figli, cento figli non sosten­
ghe l’éccbje calidde calidde (mi sento gli gono una madre).
occhi molto annebbiati). cambeune, cambane s. f. Campana //
calpesteue, calpesta \calpesteute, calpe­ dim. f. cambanédde (campanella); dim. m.
state) v. tr. Calpestare; maltrattare: nan de cambaniedde (campanello): nan zi mettén-
sì facénne calpestà (non ti far maltrattare). ne u cambaniedde 'nganne o jatte (non
calvarie s. m. Calvario; sofferenza: sta a mettere il campanello alla gola del gatto;
ffà u calvarie (sta soffrendo come Cristo sul ossia non dire cose che mettano sull’avviso
calvario). chi non vuoi). La campana scandiva le ore
calzatéure, calzature s. m. Calzatoio, del giorno cosi: mattetóine, mattetine (mat­
calzaune, calzóne (pi. calzéune, calzune) tutino- ore quattro o cinque o sei, a secon­
s. m. Pantaloni: calzéune bianghe (calzoni da delle stagioni); la cambanédde (la cam­
bianchi). Pizza rustica: calzóne decepòdde panella- ore otto per avviare i bambini a
(calzone di cipolla, pizza caratterisca mo- scuola); mèsse (messa- ore undici); Sand’e
dugnese composta di pasta frolla o lievita­ Ssande (Santo Santo- poco prima di mezzo­
ta, farcita di cipolle, olive e acciughe) // giorno, al momento dell’elevazione); mén-
dim. calzengiedde (pi. calzengéddere) s. m. zadóje, ménzadì (mezzogiorno); u técche (il
Panzerotto. tocco- inizio del pomeriggio); vréspe (il
calzeniette s. m. pi. Mutande, vespro segnava la ripresa del lavoro); l’avem-
calzettaune, calzettone s. m. Calzettone, maróje, l’avemmarì (l’avemaria, al cui suo­
calzétte (pi. m. calziette) s. f. Calza: trarse no tutti recitavano la salutazione angelica,
la calzétte (farsi pregare) Il dim. calzóine, dovunque si trovassero, e gli uomini sco­
calzine, calzettudde II s. m. Calza di bam­ privano il capo); du jóre (due ore dopo la
bino. fine della luce diurna, momento che segna­
calzettèlle s. f. Lucignolo dei lumi a pe­ va la fine della giornata sociale e in cui tutti
trolio. dovevano rientrare).

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cambiaune, cambióne s. m. Campione / cange s. m. Cambio, dal francese changer.
/ fig. Persona non affidabile. cangeddeute, cangeddates. f. Cancellata,
cambiatile, cambiale s. f. Cambiale// fig. cangelliere s. m. Cancelliere / / fig. Per­
Donna poco raccomandabile. sona truffaldina.
cambomille s. f. Camomilla. Dal latino cangiedde s. m. Cancello,
tardo chamomilla. cangieue, cangia (cangiente, cangiate) I
camelaune, camelóne s. m. Aquilone; v. tr. Cambiare, mutare: à cangiate case (ha
uomo alto e magro, ed anche un po’ sciocco, cambiato casa). II v. intr. Diventar diverso,
camèlie s. f. Secchio per rifiuti liquidi, mutare: à cangiate u tiembe (è mutato il
caméndere s. m. Olivaio, locale ove si tempo).
conservano le olive prima della molitura, canigghje s. f. Crusca, farina contenente
càmese s. m. Camice, pula e che serviva anche per mangime ai
cammeffeue, cammeffà (cammeffeute, polli.
cammeffate) v. tr. Cammuffare, canistre s. m. Canestro // dim. cane-
cammèlle s. m. Cammello, striedde. Dal latino canistrum.
cammelliere s. m. Cammelliere, cannaile, cannéle s. f. Candela,
cammeneue, cammenà (cammeneute, cannaréute, cannarute agg. qual. Golo­
cammenate) v. intr. Camminare, affrettar­ so: la jatta cannarute s ’à mangiate u pésce
si: mene, caminel (suvvia, affrettati ! ); cami- crute (la gatta golosa si è mangiata il pesce
nedritte! (riga diritto!); camóine, camóine! crudo).
(vai via, smettila, togliti dai piedi!). cannaróile, cannarile s. m. Trachea, con
cammóise, cammise s. f. Camicia / / dim. allusione alla golosità.
cammesédde (carnicina); accr. cammesau- cannaule, cannale s. m. Collare per gli
ne, cammesòne (camicione)//fig. nasce che animali.
la cammise (nascere con la camicia; ossia
cannaune, cannóne s. m. Cannone,
essere fortunato); nan denémanghe la cam­
mise de 'nguédde (non possedere nulla); canne s. f. Canna, pianta delle gramina­
spartirse la cammise de Criste (dividersi il cee; misura per stoffe; gola: aprì canne
manto di Cristo; dividersi il poco); cammi- (dare di stomaco) / / dim. cannèdde: Criste
sa frèshche (persona sfaticata). a la cannèdde (Cristo con una piccola can­
camóine, cantine s. m. Cammino; posto na, una delle immagini della processione
assegnato al deposito delle olive prima dei misteri di Modugno). Dal latino canna.
della molitura: va ' a ccresce u camme tù (vai cannèdde s. f. Molletta per appendere il
a ingrandire iltuo cumulo di olive), bucato; rocchetto di cotone per cucire.
canaróine, canarine s. m. Canarino, cannelicchje s. m. Cannolicchio, mollu­
candeniere s. m. Oste, venditore di vino sco marino.
al minuto. cannelaure, cannelóre s. f. Candelora: a
candóine, candine s. f. Cantina, la cannelóre u viernejéffóre (alla candelora
càndere s. m. Cantaro, recipiente di ter­ l’inverno è fuori),
racotta // dim. candariedde. canneliere s. m. Candeliere,
candeue, candà (candente, candate) v. tr. canóneche s. m. Canonico i l s. f. Cano­
Cantare. nica.
candeule, candale s. m. Quintale. Dal­ canòsce (canescéute, canesciute) v. tr.
l’arabo quintàr. Conoscere: nan dutte l’aciedde canòscene u
canelótte s. m. Cero, ggrane (non tutti gli uccelli conoscono il
canescénde s. m. Conoscente, grano).
caneule, canale s. m. Canale, capabbasce s. m. L ’atto del precipitare
caneute, canate s. m. Cognato. con violenza verso il basso.

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capacchiaune, capacchióne s. m. Capac- capetaune, capetóne s. m. Capitone. Dal
chione, testa dura. latino capito.
capaceteue, capacetà, capacetarse (capa- capeturne s. m. comp. Capogiro,
ceteute, capacetate) v. tr. e rifl. Convincere; capeue, capa (capeute, capate) v. tr. Cer­
capacitarsi, convincersi: s’ava capacetà de nere, scegliere.
la mòrte dufigghje (si deve convincere della capeusce, capasce agg. qual. Capace: jé
morte del figlio). capasce de tutte (è capace di fare qualsiasi
capachjatte s. m. Chiodo a testa grossa e cosa). Convinto: nan ze fasce capasce de la
piatta. sórta ró(non accetta il suo destino).
caparre s. f. Caparra, capeviendes. m. comp. Capovento, fen­
capase s. f. Recipiente di terracotta per ditura del terreno carsico che inghiotte
contenere olio, olive in acqua ed altro // l’acqua piovana,
accr. m. capasaune, capasóne\ dim. f. ca- capézze s. f. Cavezza,
pasédde. capezzeue, capezza (capezzeute, capezza­
capaune, capóne s. m. Tipo di pesce te) v. tr. vd. accapezzeue
marino l i fig. Testa dura. capicchje s. m. Capezzolo,
capebbande s. m. comp. Capobanda, nel capidde s. m. Capello: capidde e ddiende
senso di secondo maestro delle bande nan malene mende (capelli e denti non
musicali. valgono niente).
capecaraune, capecaróne s. m. comp. capitue s. m. Capitolo; componimento
Testa rasata. poetico.
capecìfere s. m. comp. Caporione, capòcchje s. f. Capocchia // fig. Glande
capecuédde s. m. comp. Capocollo, / loc. aw. a capòcchje-, fasce sémbe le cose a
capedecazze inter. Espressione triviale capòcchje (fa sempre le cose a caso).
che indica ira, forte affermazione di ciò di capóje, capì (capóite o capescéute, cape-
cui si sta parlando, simile all’interiezione sciute, capite) v. tr. Capire.
“accidenti!” . cappe s. f. Cappa, mantello: da na cappe
capedelóite, capedelite s. m. comp. Ris­ nan assi ‘ne cappiedde (da un mantello non
soso. uscì un cappello).
capedestézze int. Capperi, per dio! cappédde s. f. Cappella II fig. Persone
capedeuà s. m. comp. Persona che pro­ congregate in una associazione: appartené
cura guai. a la cappédde (appartenere ad un certo
capenégre s. f. comp. Capinera, gruppo).
capere s. f. Parrucchiera, donna che an­ cappiedde s. m. Cappello,
dava a domicilio per pettinare e intrecciare cappucce s. m. Cappuccio; verza.
i lunghi capelli delle signore in una croc­ capuzze e capuzzèlle s. f. Testa del­
chia, denominata tuppè. l’agnello.
caperraune, caperróne agg. qual. Testo­ capuzzielle s. m. Piccolo capo che si dà
ne, ottuso. immeritate arie.
capesciaule, capescióle s. f. Fettuccia, caratiedde s. m. Carro con grosso serba­
capesòtte agg. qual. Taciturno, scontro­ toio per la raccolta dei liquami domestici.
so: jé 'n omene capesòtte (è un uomo scon­ carattóime, carattime s. f. pi. Caratteri­
troso). Capovolto: à mmise u quadre cape­ stiche fisiche di una persona,
sòtte (ha messo il quadro capovolto). carbonate s. m. Bicarbonato,
capeteue, capetà (capeteute, capetate) v. cardaune, cardóne s. m. Cardo // cordó­
intr. Capitare: capetèscene tutt’a jidde (ca­ ne accafanate (cardo che è stato ricoperto
pitano tutte a lui), di terra per renderlo tenero e bianco),
capeteule, capetale s. m. Capitale. cardeneule, cardenale s. m. Cardinale.

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cardengiedde s. m. Cardo selvatico e carpendiere s. m. Carpentiere,
fungo delle Murge. carpétte s. f. Carpetta, piccola cartella.
cardeuQ, carda (cardeute, cardate) v. tr. Dallo spagnolo carpeta.
Cardare. carrétte s. m. Carretto,
care esclam. di saluto. Dal greco chaire carrezzaune, carrezzóne s. m. Carrozzo­
(salve!). ne.
carecateure, carecature s. f. Caricatura, carrezzédde s. f. Carrozzella per bambini,
carecchjare agg. sost. Avaro: le sólde du carrezzóine, carrezzine s. m. Calesse,
carecchjare se le strusce u sciambagnare (i vetturetta a due posti,
soldi dell’avaro se li consuma lo spendac­ carrieule, carriòle s. f. Carriola,
cione). carròzze s. f. Carrozza,
càreche s. m. Carico, cartapiste s. f. c. Cartapesta,
carecheue, carecà (carecheute, carecate) cartaune, cartóne s. m. Cartone; conte­
v. tr. Caricare. nitore.
caresceue, carescià (caresceute, carescia- carte s. f. Carta.
te) v. tr. Trasportare: va carescianne Tacque cartecédde s. f. Pezzi di carta sui quali
a le muèrte (porta l’acqua ai morti; ossia ha erano scritte le quote di un patrimonio che
un’andatura stanca). gli eredi estraevano a sorte alla presenza di
careseue, caresà (careseute, caresate) v. un notaio: ònne ammenate le cartecédde (si
tr. Tosare, tagliare. sono divisi a sorte la proprietà).
caresiedde s. m. Salvadanaio, risparmio; cartédde s. f. Cartella; misura di medici­
tipo di cetriolo, nale in polvere.
carestóje, carestì s. f. Carestia, carteddeute, carteddate s. f. Cartellata,
careueue, careuà (careueute, carenate) v. dolce tipico natalizio pugliese,
tr. Tarlare: u tarle a careueute u comò (la cartellaune, cartéllóne s. m. Cartellone,
tarma ha tarlato il comò); cariare: u dènde cartellóine, cartelline s. m. Cartellino,
carenate (il dente cariato). cartengióine, cartengine s. m. Carton­
careute, carate s. m. Unità di misura del cino.
titolo dell’oro. Dall’arabo qirat. carteure, cariare s. m. Carfaro,
carlójne, carline s. m. Carlino, moneta cartóine, cartine s. f. Cartina; carta sotti­
d’oro e d’argento del Regno di Napoli. le per confezionare le sigarette; confezione
carnaggiaune, carnaggiòne s. f. Carna­ minuta: ‘na cartóine depaipe (una cartina di
gione. Dal latino carnatio. pepe).
carnalójse, carnalèse (pi. carnalise) agg. cartucce s. m. Cartoccio; gelato II s. f.
sost. Carbonarese. Cartuccia per sparare,
carne s. f. Carne II Fig. Persona malva­ cartuccèlle s. f. Carta di nessun valore,
gia: la carna triste nan la vàie Criste (la carvaune, carvóne s. m. Carbone: u car­
persona malvagia non la vuole neppure póne tènge e nan bare (il carbone tinge e
Cristo); malacarne (malvivente). non sembra) Il dim. carvengiedde (piccolo
carneule, carnale agg. qual. Carnale, abu­ tizzone, ragazzo irrequieto).
lico. carvellaune, carvellóne s. m. Stoffa di
carneveule, carnevale s. m. Carnevale; trama rada.
persona dall’aspetto buffo, privo di serietà carvenédde s. f. Carbonella,
o vestito in modo ridicolo. Dal latino carne carvutte s. m. Buco; locale piccolo: chèd-
levare. da casejé ‘ne carvutte (quella casa è piccola
carógne s. f. Carogna; persona sprege­ e misera).
vole. casareule, casarule (f. casaróle) agg. qual.
caroline s. f. Carolina, tessuto di cotone Casereccio, domestico; casalinga: jé ffèm-
a quadretti; gioco di biliardo. mena casaróle (è donna di casa).

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casce s. f. Cassa / / dim. m. cascetiedde\ catamaune, catamóne s. m. vd. catamar­
dim. f. cascetédde (cassa piccola; fig. gob­ re
ba: cudd’ómene téne la cascetédde - quel­ cataplasme s. m. Cataplasma // fig. Per­
l’uomo ha la gobba); accr. m. cascettaune, sona noiosa ed anche cagionevole di salute.
cascettóne (cassone; cassettone, mobile con cataratte s. f. Cateratta; pioggia a dirotto:
parecchi cassetti per biancheria). s’aprèrene le cataratte du ciele (piovve a
casche s. m. Casco; frutti caduti dagli dirotto). Botola; malattia degli occhi,
alberi: auìde casche (olive cadute e raccolte catarre s. m. Catarro II s. f. Chitarra,
dal terreno). cataste s. m. Catasto II s. f. Catasta,
casciaune, cascióne s. m. Cassone della mucchio di legna.
biancheria di dote: téne u casciaune e nan cateniedde s. m. Imbroglio, inganno per
déne u uagnaune (tiene la dote, ma non ha vendetta: ‘ngià ffatte ‘ne cateniedde ca su
il ragazzo). av‘arrecherdàpe ttutte la vite rò(gli ha teso
casecavadde s. m. c. Caciocavallo, un inganno che se lo ricorderà per tutta la
casédde s. f. Costruzione in pietra di sua vita).
campagna a forma di trullo. catrascèlle s. f. Oggetto male in arnese,
casermaune, casermóne s. m. Casermo­ cattóive, cattive agg. qual. Cattivo,
ne, grosso edificio disadorno. caume, cóme aw. Come: cóme sta? (come
casóine,casines.m. Casino di campagna; stai?) // cong.: u acchjamendave cóme ca
bordello; disordine: anne fatte ‘ne casóine jère 'ne sande (lo guardava come se fosse un
(hanno fatto una grande confusione). santo) I l prep.: se vólene bbéne cóme le
cassiaune, cassióne s. f. Occasione: la frate (si vogliono bene come fratelli).
cassiaune feusce u uómene latre (l’occasio­ caure, cheure, córe s. m. Cuore: me tire
ne fa l’uomo ladro) // loc. aw. a la cassióne u córe de vedèue (desidero fortemente di
(per scherzo, per gioco), vederlo).
castagnaule, castagnòle s. f. Nacchera, causce, còsce (cuétte) v. intr. Cuocere;
castagne s. f. Castagna i l N. castagne du essere stanco, addormentarsi: u meninneà
prévete (castagne del prete), castagne arre­ ccuétte (il bambino si è addormentato).
state (castagne arrostite), castagne seccate causiste s. m. Attaccabrighe, persona
(castagne secche), castagne allessate (casta­ litigiosa.
gne ballotte). caute, còte s. f. Coda: caute de pavaune
castagnétte s. f. Castagnella, dolce tipico (coda di pavone; serve anche ad indicare
pugliese impastato principalmente con fa­ persona boriosa),
rina, mandorle e zucchero. cauteire, cautèle s. f. Cautela,
castegheue, castegà (castegheute, caste- cauve, cóve s. f. Covata,
gate) v. tr. Castigare, punire, cauzziaune, cauzzióne s. f. Cauzione,
castiedde s. m. Castello, cavaddaune, cavaddóne s. m. Cavallo­
castreule, castrale s. m. Erba spontanea ne, grossa onda del mare; persona alta e
commestibile. robusta.
castreute, castrate s. m. Castrato, agnel­ cavaddes. m. Cavallo // dim. cavadducce.
lo castrato: castreute mannaróile (agnello cavafósse (pi. cavafuéssé) s. m. comp.
castrato cresciuto nella stalla e non nel Becchino.
gregge). cavajaule, cavajóle s. f. Chiasso e confu­
cataine, caténe s. f. Catena // dim. ca- sione.
tenédde (piccola catena). cavalliere s. m. Cavaliere: pan’ e mmier-
catalétte s. m. Bara // fig. Persona abuli­ re, tavue de cavalliere (pane e vino, tavola di
ca. cavaliere).
catamarre s. m. Persona grassa, lenta e cavapeite, cavapéte s. m. comp. Cava­
inetta. pietre.

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cavatiedde s. m. Specie di gnocco, fatto cecheule, cecale s. f. Cicala,
in casa con farina intrisa di acqua bollente cecheute, cecate agg. qual. Cieco,
e cavato con le dita: cavatiedde e cemedera- ceccì s. m. Carne, usato specie nel lin­
pe: e ce te mange! (cavatelli e rape: cosa ti guaggio dei bambini.
mangi!). cècere (pi. cìcere) s. m. Cece: dà cìcere a
cavelléuse, cavelluse (f. cavellause, cavel- mangia alla ggénde (dar da parlare alla
lòse) agg. qual. Cavilloso, gente).
cazzafitte s. f. Intonaco, cecheue, ceca (cecheute, cecate) v. tr.
cazzapéite, cazzapète s. m. comp. Brec­ Accecare.
ciaiolo. ceclamóine, ceclamine s. m. Ciclamino,
cazzaraule, cazzaróle s. f. Casseruola, cecquacchje s. m. Fiocco,
cazzatédde s. f. Strisciadi terreno battu­ cecuére s. f. Cicoria: cecuére de la Murge
to, larga una sessantina di centimetri, ai (cicorie selvatiche della Murgia).
bordi delle strade di campagna, oltre la cedé cong. Quasi che, come se: cede cede
carraia. ca nan velime (quasi che non volessimo),
cazzatéure, cazzature s. m. Pestello; ar­ ceddeure, ceddare s. m. Scantinato,
nese di ferro per schiacciare le mandorle. ceféche s. f. Bevanda o cibo piuttosto
cazzaule, cazzóle s. f. Cazzuola, arnese disgustoso.
del muratore. cefèrre s. f. Pressione, insistenza: à jfatte
cazzaune, cazzóne s. m. Persona incapa­ cefèrre pe sci a la fèste (ha insistito tanto per
ce e semplice. andare alla festa),
cazzavòwe, cazzavuve s. m. Lumaca, ceffeue, ceffà s. m. Daffare,
cazze s. m. Attributo sessuale maschile, cègghje s. f. pi. Ciglia,
cazzéute, cazzute agg. qual. Capriccio­ cegghjeue, cegghjà (ceggbjeute, cegghja-
so, riferito specie a bambino che piange te) v. intr. Germogliare: le cepòdde ènne
sempre. cegghjate (le cipolle sono germogliate).
cazzòdde s. f. Ramaiolo, cegneue, cegnà (cegneute, cegnate) v. tr.
cazzuatumme s. f. Capriola, Percuotere, bastonare,
ce cong. Se: ce bbèlle ué pare, u uésse cegneute, cegnate s. f. Bastonatura.
pezxidde t'ava dué (se bella vuoi sembrare, Cèjètte s. f. pr. Dim. di Lucia,
l’osso sacro ti deve dolere; ossia un risulta­ celamaune o cialamaune, cialamóne s.
to si raggiunge con fatica) / / pron. Chi, m. Zufolo grande; farfalla grande / / fig.
colui che: ce téne la ragne, se la gratte (chi Persona sciatta e trasandata.
ha la scabbia, se la gratti; ossia ognuno celamédde o cianamédde s. f. Corna­
risolva i propri guai). musa.
cebbanze s. f. Compenso, specie in senso celesemiende s. m. Gelosia, invidia,
corruttivo. celesóje, celesì s. f. Gelosia,
cecalaune, cecalóne s. m. Cicalone, chiac­ celèste agg. qual. Celeste,
chierone. celéume s. m. Ricerca affannosa di qual­
cecatróisce, cecatrisce s. f. Cicatrice, cosa senza esito: vòggbe celéume (vado alla
ceccétte s. m. Succhiotto, ricerca).
cecchelateire, cecchelatére s. f. Bricco, celéuse, celuse (f. celause, celòse) agg.
ceccheleute, cecchelate s. f. Cioccolato; qual. Geloso.
cioccolatino. celóisce, celisce s. m. Inamidatura dei
cecchétte s. m. Rimprovero, filati: nan zi levanne u celisce da la cammise
ceccheue, cecca (ceccheute, ceccate) v. tr. (non togliere l’inamidatura dalla camicia),
Chiedere: u ddà jé amóre, u ceccà jé delóre cèmece (pi. cìmece) s. m. Cimice,
(il donare è amore, il chiedere è dolore). ceménde s. m. Cemento,
Masticar tabacco, ciccare. cemeneire, cemenére s. f.Canna fumaria.

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cemeue, cerna (cernente, cemate) v. intr. la fèste de Sande Rócche (la questua per la
Metterela cima: le cernederape ènne cemate festa di San Rocco).
(le rape Iranno fatto il fiore); inalberarsi, cercheue, cerca (cercheute, cercate) v. tr.
arrabbiarsi, adirarsi. Cercare, chiedere: ce cèrea, trove (chi cerca,
cenaréule, cenarule s. m. Grossa tela trova).
ruvida, su cui si versavano acqua bollente, cerchjaune, cerchjóne s. m. Cerchione,
cenere e alloro per il bucato, cerchjétte s. m. Cerchietto,
cendenarie s. m. Centenario, cerejèle s. f. Ciriola, piccolo pesce colo­
céndéseme (pi. céndteseme) s. m. Cente­ ratissimo del nostro Adriatico adatto per la
simo, moneta di bronzo corrispondente zuppa.
alla centesima parte della lira // agg. num. ceremenieuse, ceremeniuse (f. cereme-
Centesimo. niause, ceremeniòse) agg. qual. Compli­
céndrabbisse s. m. Luogo profondo, in­ mentoso.
ferno. ceremónie s. f. pi. Convenevoli, compli­
cendraune, cendróne s. m. Batacchio: menti: mange, nan zi facénne ceremónie
cchjù ggrésse jé u pertóne, cchjù ggrésse jé u (mangia, non fare complimenti).
cendróne (più grande è il portone, più gros­ cereuse, cerase s. f. Ciliegia / ' N. vari tipi
so è il batacchio; ossia più sei importante, di ciliegia: a zacchere, cefeliette, ferroviere,
maggiori sono gli impegni). Grosso chio­ cape de sèrpe, ferénze.
do : à feccate ‘ne cendrónejind’a lafràbbeche cèrmete s. f. Fioritura: cuss’anne la cèr-
(ha conficcato un grosso chiodo nel muro) mete de l’auì à state bbòne (quest’anno la
Il fig. Cruccio, pensiero fisso, mal di capo: fioritura dell’olivo è stata buona).
ténghe ‘ngape ‘ne cendróne (ho un grosso
cèrne (cernéute, cernute) v. tr. Cernere,
cruccio, ho un cerchio alla testa),
passare al trivello. Dal latino cernere.
céndre s. f. Chiodo II s. m. Centro,
cendreue, cendrà (cendreute, cendrate) cèrrabbe pron. interr. Che cosa: cèrrabbe
v. tr. Inchiodare. ueje? (che cosa vuoi?),
cendudde s. m. Piccolo uovo della polla­ certanze s. f. Certezza,
stra. cèrte agg. qual. Certo, sicuro II aw,
cengueue, cenguà (cengueute, cenguate) Certamente.
v. intr. Rimanere paralizzato; prendere certefecheute, certefecate s. m. Certifi­
freddo. cato.
ceniere (f. cenere) agg. qual. Morbido, certézze s. f. Certezza,
tenero, soffice: u dòlge à menute ceniere cervellétte s. m. Cervelletto,
ceniere (il dolce è venuto molto soffice), cerviedde s. m. Cervello; intelligenza //
cenzeménde s. m. Censimento, accr. cerveddaune, cerveddóne (cervellone,
cenzeure s. f. Censura, persona dotata di grande intelligenza); dim.
cepòdde s. f. Cipolla: jagghje e cepòdda cerveddóine, cerveddine ( acuto, molto in­
fòrte nan démene la mòrte (aglio e cipolla telligente).
forte non temono la morte). Dal latino cesenaune, cesenóne loc. aw. Altrimen­
tardo caepulla. ti, ché se no: fa ’ sùbete, cesenóne pierde u
ceppaune, ceppóne s. m. Ceppo / / fig- tréne (fa’ presto, altrimenti perdi il treno).
Persona tarda, semplicione: viestete, cep­ cèste (pi. ciste) s. f. Cesto, paniere. Dal
póne, ca me pare ‘ne bbèlle baróne (vestiti, latino cista.
ceppo, e mi sembrerai un bel barone). cetaziaune, cetazióne s. f. Citazione,
cequeire, cequére s. f. Cicoria: cequéra cète pron. interr. Cosa, che cosa: cètejé ?
dòlge (cicoria dolce, cioè con le cime ad (che cosa è?).
asparago). ceteue, cetà (ceteute, cetate) v. tr. Citare.
cérche s. f. Colletta, questua: la cerchepe Dal latino citare.

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cetraune, cetróne (pi. cetréune, cetrune) checumere, checómere s. m. Cocomero,
s. m. Cetriolo; citrullo, anguria.
cetreute, cetrate s. m. Citrato, cheddeure, cheddare s. m. Collare,
cettaune, cettóne s. m. Scure spaccale­ chedédde s. f. Linea, piccola coda: tene
gna. ‘na chedédde defréve (ha un po’ di febbre),
cettòdde s. f. Accetta piccola, chedòine s. m. Codino,
ceuarédde s. f. Attributo sessuale ma­ chegghjaune, chegghjóne (pi. chegghjeu-
schile del bambino; particolare varietà di ne, chegghjune) s. m. Coglione//agg. qual.
uva. Balordo.
cevóile, cevile agg. qual. Civile; delicato, cheggióine, cheggine s. m. Cugino.
che prep. Con: viene che mammete (vieni chelaure,chelóres. m. Colore-.uchelaure
con tua madre), du ciele (il colore del cielo). Aspetto, colo­
checcarde s. f. Coccarda, rito: tétte ‘ne bbrutte chelóre (ha un brutto
chècchere s. m. Colpo dato sulla testa aspetto); pegghjà chelóre (colorirsi).
con la nocca delle dita. cheldeveue, cheldevà (cheldeveute, chel-
checcheruzze s. m. La parte più alta del devate) v. tr. Coltivare; coltivare una perso­
capo; la parte estrema, più dura e croccan­ na per guadagnarne il favore. Dal latino
te del pezzo di pane, medievale cultivare.
checchevasce s. f. Civetta, chelèje s. m. Colera; puzzo insopporta­
checchjere s. m. Cocchiere, bile.
checchjeure, checchjare s. f. Cucchiaio; chelequeue, chelequà, còlque (chele-
cucchiaiata: mangete ‘na checchjare de queuete, chelequate) I v. tr. Mettere a letto:
menéstre (mangia una cucchiaiata di mi­ à chelequate u meninne (ha messo a letto il
nestra) / ' dim. checchjaróine, checchjarine bambino). II rifl. Coricarsi: s’à chelequate
(cucchiaino). sùbete (si è coricato subito); s'à scinte a
Checchine o Chècchine s. f. pr. Checchi- ccòlche (è andato a letto).
na, dim. di Francesca. chelónne s. f. Colonna II fig. Forza, so­
checenédde s. f. Tipo di cottura in cui gli stegno: Mengucce jé la chelónne de la case
ingredienti si cucinano tutti insieme, (Domenico è la colonna della casa),
chelóstre s. f. Colostro,
checeniere s. m. Cuciniere,
chelumme s. m. Fiorone: dà u chelumme
checèvue s. f. Orto alla periferia del pa­
mmòcche a la ggénde (dare il fiorone in
ese, dove si coltivavano ortaggi e legumi. bocca alla gente; ossia dare lo spunto per
checiòine, checine s. f. Cucina, stanza criticare).
dove si confezionano i pasti: jé ‘na checina chembagne s. m. Compagno,
granne (è una cucina grande). Cucina, modo chembagnóje, chembagnì s. f. Compa­
di cucinare: adò grasse jé la checine, la gnia.
renine jé vecine (la cucina ricca, dispendio­ chembariedde (f. chemmarédde) s. m.
sa porta alla rovina della salute e della Figlioccio: à mmuèrte u chembariedde e à
tasca). Minestra, quantità di cibo: sò ffatte fernute u sangeuanne (è morto il figlioccio
‘na checine defafe (ho preparato una mine­ ed è finito il comparizio).
stra di fave). chembaróje, chembarì (chembaréute,
checivue (f. checèvue) agg. qual. Cottoio: chembarute) v. intr. Presentarsi in modo
cìcere, fasule checivue (ceci, fagioli di facile decoroso: n’ama vestì peccò ama chembarì
cottura). (dobbiamo vestirci perché dobbiamo fare
checózze s. f. Zucca; zucchina // fig. bella figura).
Testa dura, vuota II dim. chechezzédde chembasceue, chembascià (chemhasceu-
(zucchina piccola). te, chembasciate) v. intr. Collimare, comba­
checumarazze s. m. Specie di citriolo. ciare: le du portèlle chemhàscene (le due

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ante combaciano). Giovare, confare: l’arie m. Complimento, elogio: aqquanne le chem­
du mare 'nge chembasce (l’aria del mare le blemiende sò assà, vóle disce ca non zò
giova). , sengére (quando gli elogi sono tanti, vuol
chembelóje, chembelì (chembeléute, dire che non sono sinceri). Rinfresco, por­
chembelute) v. tr. Completare, rimediare, tata, ricevimento: le chemblemiende de la
mettere insieme: la mamme ’ngià chembe­ '‘Zite (le portate della festa di matrimonio).
lute le panne (la mamma le ha rimediato il chemblótte s. m. Complotto, intrigo.
corredo). chembóine, chembine s. m. Confine.
chembelziaune, chembelzióne (pi. chem- chembrendeue, chembrendà (chembren-
belziéune, chembelziune) s. f. Convulsione, dente, chembrendate) v. tr. e rifl. Confron­
eclampsia: umeninneà mmuèrtepe le chem­ tare: mónde che mmònde non ze combrònde
belziune (il bambino è morto di eclamp­ ( mondo con mondo non si confronta;
sia). ossia solo i mondi non si incontrano, gli
chembenaziaune, chembinazióne s. f. uomini sì).
Caso, combinazione: s’ònne occhiate da chembróise, chembrise s. m. Appoggio,
nanzepe chembinazióne (si sono incontrati complicità: à ddate u chembrise a le du
per caso). Sottoveste femminile: la zite s ’à *zètere (ha dato l’appoggio ai due fidanza­
qquéste ‘na chembinazióne de séte (la sposa ti).
ha indossato una sottoveste di seta). chembuèrte s. m. Conforto.
chembeneue, chembenà (chembeneute, chemedénze e chemmedénze s. f. Confi­
chembenate) v. tr. Combinare, fare: n’à denza: nan ge si danne chemmedénze (non
chembenate ciend’e june (ne ha combinate gli dare confidenza); familiarità: stònne
cento e una) ; le mamme ènne chembenate u ‘nghemmedénze (stanno in rapporti di fa­
matremónie (le mamme hanno combinato miliarità).
il matrimonio). chemediende s. f. Occasione, opportu­
chemberdeue, chemberdà (chemberdeu- nità.
te, chemberdate) v. intr. Incontrarsi casual­ cheménde (pi. chemiende) s. m. Con­
mente Il fig. Essere dello stesso parere.
vento.
chembesseue, chembessà (chembesseu-
chemeniaune, chemenióne s. f. Comu­
te, chembessate) v. tr. Confessare: peccate
nione.
chembessate jé mmienze perdenate (pecca­
chemmanneue, chemmannà (chemman-
to confessato è mezzo perdonato).
neute, chemmannate) v. tr. Comandare: ce
chembessiaune, chembessióne s. f. Con­
sape fà sape chemmannà (chi sa fare sa
fessione.
comandare).
chembessienóile, chembessienile s. m.
Confessionile. chemmatte (chemmateute, chemmattu-
chembeure, chembare, combare s. m. te) v. intr. Combattere.
Compare, padrino: chembare de fète (testi­ chemmédie s. f. Commedia, lite: nan zi
mone di nozze); amante: chèdda fèmmene facénne chemmédie (non fare lite o non fare
téne u chembare (quella donna ha l’amante). storie). Giostra: le meninne ènne sciate
chembiatóje, chembiatì (chembiatéute, sópea la chemmédie (i bambini sono andati
chembiatute) v. tr. Compatire, perdonare, sulla giostra).
comprendere: te chembiatisceche, tiene ton­ chemmediande s. m. Commediante II
da uà pe la cape (ti comprendo, hai tanti agg. qual. Bugiardo, ipocrita.
guai per la testa). chemmèrse s. f. Parte terminale della
chembitte (pi. chembiette) s. m. Confet­ rampa delle scale che accede al lastrico
to: dópe le chembiette jéssene le deflette solare.
(dopo le nozze vengono fuori i difetti). chemmeure, chemmare s. f. Comare,
chembleménde (pi. chemblemiende) s. madrina; amante.

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chemó o comò s. m. Comò. Dal francese andavano a lavorare “fortèrre” (fuori del
commode. tenimento urbano).
chendande s. m. Contante, chenvalescénde agg. qual.Convalescente,
chendénde (pi. chendiende) agg. qual. chenzacreue, chenzacrà (chenzacreute,
Contento. chenzacrate) v. tr. Consacrare.
chendenueje, chendenuà (chendeneue- chenzedereue, chenzederà (chenzedereu-
te, chendenuate) v. tr. e intr. Continuare. te, chenzederate) v. tr. Considerare, stima­
chendeue, chendà (chendeute, chendate) re: u chenzederèscene assà (lo stimano
I v. tr. Contare. II v. intr. Valere: à ffatte molto).
vécchje e nati gònde cchjù nudde (è diventa­ chenzegliere s. m. Consigliere: u chenze-
to vecchio e non vale più niente). gliere de la nòtte (il consigliere della notte,
chendrarie agg. Contrario // s. m. Ner­ la moglie).
vosismo: ‘ngià ffatte veldà le chendrarie (gli chenzeglieue, chenzeglià (chenzeglieute,
ha fatto saltare i nervi). chenzegliate) v. tr. Consigliare, suggerire.
chendinue agg. qual. Continuo: u squicce chenzegneue, chenzegnà (chenzegneute,
chendinue ròmhe la péte (la goccia continua chenzegnate) v. tr. Consegnare: chenzegnà u
rompe la pietra), fatiche (terminare il lavoro e consegnarlo).
chendratte s. m. Contratto, chenzepróine, chenzeprine s. m. Paren­
chendreute, chendrate s. f. Contrada, te, cugino.
chendurne s. m. pi. Dintorni, luoghi cir­ chenzèrve s. f. Conserva di pomodoro,
costanti.
chenzeue, chenzà (chenzeute, chenzate)
chendusce s. m. Vestito importante: v. tr. Preparare, condire: chenzà u piatte
mètterse u chendusce (vestirsi con eleganza (condire il piatto con formaggio e salsa) //
vistosa).
fig. Ordire un tranello: t’agghja chenzà 'ne
chenèsse s. f. Schiaffo, colpo, piatte! (ti preparerò un tranello!).
chengedeue, chengedà (chengedeute,
chenzeueue, chenzeuà (chenzeueute,
chengedate) v. tr. Congedare, specie riferi­
chenzeuate) v. tr. Consolare; beneficare: u
to al servizio militare,
chenzeuèsce sémbe (lo benefica sempre),
chengeide, chengéde s. m. Congedo,
chenziere s. m. Capofrantoiano,
chengerteue, chengertà (chengerteute,
chengertate) v. tr. Concertare, accomoda­ cheppaune, cheppóne (pi. cheppéune,
re: à chengertate u fatte (ha accomodato la cheppune) s. m. Debito: le cheppune dònne
faccenda). u predite a la cape (i debiti danno il prurito
alla testa; ossia danno preoccupazioni).
chengertéuse, chengertuse (f. chenger-
tause, chengertòse) agg. qual. Accomodan­ cheppéute, cheppute agg. qual. Fondo,
te, che sa sistemare. concavo: piatte cheppute (piatto fondo).
chengierte s. m. Concerto; accordo, or­ cheppóine, cheppine s. m. Mestolo: u
dine, armonia: à ppèrse u chengierte de la cheppine du uégghje (specie di bicchiere di
casa só (ha perduto l’ordine e l’armonia stagno con un lungo manico per attingere
della sua casa). Completo di gioielli: u zite olio dal tino).
'ngià rejalate 'ne chengierte de collane, brac­ cheraune, cheróne agg. qual. Pesante di
ciale e aniedde (lo sposo le ha regalato una carattere.
parure di collana, bracciale e anello), cherdaune, cherdóne s. m. Cordone,
chengióime, chengime s. m. Concime, cherdóive, cherdive agg. qual. Non cot­
chenigghje (f. chenègghje) s. m. Coniglio, tolo: cìcere gnòre cherdive (ceci neri non
chenócchje s. f. Conocchia, cottoi).
chenóine, chenine s. m. Chinino, medi­ chereue, cherà (chereute, cherate) v. tr.
cinale usato per curare la malaria, malattia Curare; dar retta, badare: na u sì cheranne
molto diffusa specialmente fra quelli che (non gli dar retta).

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cheriéuse, cheriuse (f. cheriause, cherió- chéule, cule s. m. Culo; fondo di un
se) agg. qual. Curioso: jécheriéuse de sapaje oggetto: u cule du becchjere (il fondo del
tutte le fatte (è curioso di conoscere tutti i bicchiere).
fatti). Carino, grazioso: cusse meninne jé cheupe, cape s. f. Capo, testa: me fasce
cheriuse (questo bambino è grazioso). male la cape (ho mal di testa); jé 'ne fatte ca
chernacchje s. f. Cornacchia. Dal latino nan déne né ccape e né ccóte (è un fatto che
medievale cornacula. non ha né capo né coda); la cape du muèrte
cherneciaune, chernecióne s. m. Corni­ (il teschio) i l fig. cape all'allérte (persona
cione in senso architettonico. superba) Il s. m. Capo, in nomi composti:
chernéute, chernute agg. sost. Cornuto: u capeuardie (il comandante delle guardie).
chernute e mozziate (cornuto e bastonato). chéupe, cupe agg. qual. Cupo, scuro: u
Dal latino cornutus. ciele à ffatte cupe (il cielo è diventato
cherniaule, chernióle s. f. Corniola, pie­ scuro).
tra dura di colore rosso-giallo, cheure, care agg. qual. Caro, costoso: «
chernóisce, chernisce s. f. Cornice, mmierre cuss annejéccare (il vino quest’an­
cherpétte s. m. Panciotto, no è costoso). Caro, amabile, diletto II
cherreisce, cherrèsce v. tr. Sopportare, Formula di saluto, quando ci si incontra
cherróive, cherrive s. m. Offesa: s ’à peg- per strada (dal greco chaire).
ghjate cherrive (si è offeso), chéure, cure s. f. Cura: la cure du miede-
chersatéure, chersatóre s. m. Tosatore, che ‘ngià ffatte bbuéne (la cura del medico
chertieddes. m. Coltello// accr. cherted- gli ha giovato),
daune, cherteddóne(coltellaccio); dim. cher- chevasche s. m. Piovasco,
tedduzxe (coltellino), cheve, cave s. m. Cavo elettrico / / s. f.
chertigghje s. m. Cortile per le pecore, Cava.
chesciénze s. f. Coscienza: la chesciénze chevèrte s. f. Coperta // N. chevèrta
cchjù rènne e cchjù pènne (la coscienza più ‘mbettòite o 'mbettite (trapunta); chevèrta
rende e più pende; ossia la coscienza si bianghe de peché (coperta bianca di coto­
lascia tirare come vuoi). ne); chevèrte de saite o séte (coperta di
chescióine, chescine s. m. Cuscino i ' seta); chevèrte de lane (coperta di lana).
dim. chescenétte (piccolo uscino). cheveue, chevà (cheveute, chevate) v. tr.
chesetaure, chesetóre s. m. Sarto, Covare: lajaddine à chevate l’óve (la gallina
chesóje, chesì (cheséute, chesute) v. tr. ha covato le uova).
Cucire. chevierchje s. m. Coperchio; copertura:
chestaute, chestóte s. m. Custode, u diabue fasce le tejane ma nòne le chevier­
chestemeute, chestemate agg. qual. Co­ chje (il diavolo fa le pentole ma non i
stumato, educato. coperchi).
chestéume, chestume s. m. Abito ma­ chezzagghje s. f. Accozzaglia,
schile, vestito. chezzaule, chezzale agg. sost. Contadi­
chestóipe, chestipe s. m. Costipo, raf­ no, cafone.
freddore. chezzevigghje s. f. Gozzoviglia,
chestreuóje, chestreuì (chestreuoite, che- chinghe s. m. Biroccio, vettura a due
streuite) v. tr. Costruire. ruote con copertura a mantice // dim.
cheterriedde s. f. Tipo di cottura del­ chingariedde.
l’agnello in casseruola con olio, cipolla e chitométe s. m. Persona lenta e alquanto
pomodoro. stupida: jé ppróprie ne sande chitométe (è
chettaune, chettóne s. m. Cotone, proprio lento e stupido).
chetugne s. m. Cotogna, chjacaune, chjacóne s. m. Fico secco II
cheueue, cheuà (cheuaute, cheuate) v. tr. fig. Persona ammaccata, piuttosto grassa e
Colare. deforme.

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eh jacch jaraune, chjacch jaròne agg. qual. chjange (chi viene a piangere, viene per
Chiacchierone, bugiardo, farti piangere).
chjacchjere s. f. Chiacchiera, chjangeliende agg. qual. Piagnucoloso,
chjachjedde (f. chjachjèdde) agg. sost. m. riferito a bambino.
Uomo di nessun valore. chjanghe s. f. Lastra di pietra per pavi­
chjamendeue, chjamendà (chjamendeu- mentare strade e case; asse per lavare i
te, chjamendate) v. tr. Guardare, ammi­ panni.
rare. chjangheute, chjangate s. f. Selciato,
chjamendeute, chjamendate s. f. Guar­ chjangiamiue agg. qual. Lamentoso,
data, sguardo. chjangòdde s. f. Sgabello.
chjameue, chjamà (chjameute, chiamate) chjapparóine,chjapparines.m. Cappero,
I v. tr. Chiamare: chiame u meninne (chia­ chjappe s. m. Cappio: fatte ‘ne chjappe
ma il bambino). II v. medio intr. Chiamar­ (impiccati) Il s. f. Chiappa, natica.
si, appellarsi: cóme te chjame? (come ti chjaranzeute, chjaranzate s. f. Scenata o
chiami?). Dal latino clamare. lite fatta in pubblico.
chjameute, chjamate s. f. Chiamata mili­ chjastraune, chjastróne s. m. Persona
tare: av'avute la chiamate (ha ricevuto la bugiarda e chiacchierona,
cartolina-precetto per il sevizio militare). chjastre s. f. Piastra,
Colpo iniziale che annuncia i fuochi d’arti­ chjatte agg. qual. Piatto, schiacciato:
ficio; provocazione: chèssejé ‘na chiamate! mégghje de cchiatte e nòne de pènde (meglio
(questa è una provocazione!). affrontare le situazioni in modo dolce piut­
chjamiende s. m. Fessura tra i mattoni o tosto che in modo brusco),
nella terra carsica. chjattédde s. f. pi. Piattola,
chjandateure, chjandature s. m. Baston­ chjattóime, chjattime s. m. Sporcizia stra­
cino aguzzo ad una punta per bucare il tificata.
terreno e per piantare ortaggi. chjàveche s. f. Fogna, cloaca; donna di
chjande s. m. Pianto // s. f. Pianta / / fig. facili costumi / / s. m. Uomo furbo.
Discendenza: cusse meninne jé la chjande chjazze s. f. Piazza: allégre de chiazze e
de la famigghje (questo bambino rappre­ desturbe de case (persona allegra in piazza
senta la discendenza della famiglia). e rissosa in casa). Macchia: ‘na chjazza
chjandeue, chjandà (chjandeute, chjan- d’égghje (una macchia d’olio).
date) v. tr. Piantare: chjande la fafe ca nasce chjazziere s. m. Persona che parla sem­
u cuézzue (pianta la fava che nasce il baccel­ pre a voce alta come un venditore ambu­
lo della fava). lante.
chjandóitne, chjandime s. f. Piantina da chjecheue, chjecà (chjecheute, chjecaté)
trapiantare o da mangiare: la chjandime de v. tr. Piegare; consumare, mangiare con
le cimederape (le piante giovani delle rape), voracità: s à chjecheute ‘ne trameute de
chjanédde (pi. chjaniedde) s. f. Pianella, mangieue (ha consumato una sacco di cibo).
chjaneure, chjanure s. f. Pianura, chjeiche, chjéche s. f. Piega: staccarse le
chjanézzue, chjanizze s. m. Pialla: jé ‘na chjéche (mangiare abbondantemente sì da
bbèlla pecceuèdde, ma san Geséppe ’nge à distendere le anse dell’intestino)
passate u chjanézzue (è una bella ragazza, chjeive s. m. Chiodo in senso figurato,
ma san Giuseppe le ha piallato il seno), cruccio.
chjangariedde s. m. Lastrico, chjése s. f. Chiesa: chjésia granne e chjésia
chjangaune, chjangóne (pi. chianghéu- menònne (chiesa matrice e cappella).
ne, chjangune) s. m. Grossa pietra; scogli chjéte s. f. Quiete, riposo II agg. qual.
marini. Quieto, calmo.
chjange (chjangéute, chjangiuté) v. intr. chjetratéure, chjetrature s. f. Gelata,
Piangere: ce véne a cchjange vene a ffarte chjetre s. m. Gelo.

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chjetreue, chjetrà (chjetreute, chjetrate) ciambótte s. m. Insieme di pesci vari per
v. intr. e rifl. Gelare, raffreddarsi, prender zuppa II fig. Imbroglio.
freddo: a sta daffòre ame chjetrate (a stare ciammuèrve s. m. Raffreddore. Dal fran­
fuori ci siamo infreddoliti), cese antico chamoire.
chjeue, chjaje s. f. Chiave, ciappe s. f. Gangio, fermaglio: fèmmene
chjeue, chjù aw. Più: a da fà ccbjù de de ciappe (donna di apparente saggezza).
chèdde ca puéte (devi fare più di quello che ciardóine, ciardine s. m. Giardino
puoi) Il loc. aw. spaziale e temporale: dim. ciardenétte.
fati’a vedè cchjù ‘na ddà (fatti vedere più in ciaule s. m. Corvo.
là) Il prep. menèrene u uattane, la mamme ciccalemòsene s. m. comp. Mendicante;
chjù ufigghje (vennero il padre, la madre ed persona che richiede sempre pietà per sé.
in più il figlio) / / agg. ‘nge volene cchjù cìcceue s. m. Focaccia di basso spessore
terrise (ci vogliono più soldi), e piuttosto croccante.
chjeune, chjane agg. e aw. Piano, ciccì, cecceje e ceccì s. m. Termine per
chjeure, chjare agg. qual. Chiaro, indicare la carne ai bambini,
chjeuve, chjóve (chjevéute, chjevute) v. cieche agg. sost. Cieco,
intr. Piovere. cìefele s. m. Cefalo, pesce marino,
chjevéuse, chjevuse (f. chjevause, chjevò- ciéffe s. m. Ciuffo, piccola quantità,
se) agg. qual. Piovoso, cìeleme s. m. Copertura a mo’ di cielo:
chjódece s. f. Pioggia, nan zi uastanne u cìeleme a l’auì ‘nn acque
chjóine, chjine (f. chjaine, chjéne) agg. (non guastare la copertura di acqua ed erbe
qual. Pieno: sparagne u line aqquanne sta aromatiche che ricopre le olive conservate
chjine (risparmia il tino quando è pieno), in acqua).
cielze s. m. Gelso // N. cielze russe (gelso
chjóstre s. m. Chiostro; chiosco,
rosso), cielze bbianghe (gelso bianco),
ci pron. Chi: civólevàecinan vàie manne ciende agg. num. Cento,
(chi vuole va e chi non vuole manda). ciendepiete s. m. comp. Millepiedi,
ciacinte s. m. Giacinto, fiore delle giglia- cierchie s. m. Cerchio; uno dei giochi
cee; nome di persona. infantili del passato, che consisteva nello
ciaire, cére s. f. Cera di candele: la cére se spingere un cerchio di legno con una bac­
strusce e la precessióne nan gamine (la cera chetta.
si consuma e la processione non cammina; cifoniére s. f. Mobile a cassettone chia­
il problema non si risolve). Cera, aspetto, mato anche ségrété. Dal francese chiffo-
espressione del volto: téne ‘na bbèlla cére nier.
(ha un bell’aspetto). cimedecaule, cimedecole s. f. Cavolfiore,
ciaite, cète pron. int. Che cosa: cète uè? cimedereupe, cimederape s. f. Cime di
(che cosa vuoi?), rapa.
cialanghe s. f. Colpo di freddo, cinde s. m. Girovita, cinto// s. f. Cintura,
cialdédde s. f. Pane bagnato condito con cinghe agg. num. Cinque: scéche du cin-
olio, sale e pomodoro // fig. Pastrocchio. ghe (gioco del cinque, uno dei giochi di
ciambe s. f. Zampa: ciambe de picce! carte in uso durante il periodo natalizio).
(zampa di tacchino, ossia, perbacco!). cióffe s. f. Ciuffo, piccola quantità: na
ciambeneue, ciambenà (ciambeneute, cióffe de spachiette (una forchettata di spa­
ciambenate) v. tr. Graffiare. ghetti).
ciambeneute, ciambenate s. f. Graffio cióime, cime s. f. Cima,
procurato dagli artigli di animali. cióine, cine pron. interr. Chi: cióineteuà
ciambeute, ciambate s. f. Manciata: dam­ dditte? (chi te lo ha detto?),
me 'na ciambate de caramèlle (dammi una cióive s. m. Cibo,
manciata di caramelle). ciste s. m. vd. cèste

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citte agg. qual. Silenzioso, quieto // condraure, condróre s. f. Controra,
esclam. atte! (fa’ silenzio) I l loc. aw. citte condravógghje loc. aw. Controvoglia,
citte (sottovoce, in segreto): citte citte cónghe s. f. Conca, recipiente di terra­
‘mménz a la cbjazze (zitto zitto e si sa in cotta o zinco a forma di tronco di cono
piazza). rovesciato.
ciucce s. m. Ciuccio, asino: ciucce sènza conzapiatte s. m. comp. Colui che ripa­
capézze (ciuccio senza cavezza; ossia sban­ rava i piatti con un filo di ferro,
dato) / / agg. qual. Ignorante conzascarpe s. m. comp. Ciabattino,
ciuccheute, ciuccate agg. qual. Ubriaco, conzasiegge s. m. comp. Seggiolaio,
ciumme (f. ciòmme) s. m. Gobbo, conzèrrusse s. m. Trucco femminile: s’à
ciunghèsije pron. indef. Chiunque, chic­ mmise u conzèrrusse (s’è messo il rossetto),
chessia. cóppue s. f. Coppola,
cocagne s. f. Cuccagna. Dal francese co- cóme s. f. Carruba.
cagne. córre Kcherréute, cherrute) v. intr. Corre­
còcchje s. f. Coppia: còcchje còcchje (a re: u meninne cherrève ‘mménz a la vie (il
due a due). bambino correva in mezzo alla strada).
cófene e cuéfene s. m. Cofano, cesto; Scorrere; essere fessurato: u sicchje córre (il
mucchio: ‘ne cuéfene de bescì (un mucchio secchio è fessurato e perde acqua).
di bugie). córte s. f. Tribunale: statt’accòrte da car­
cógghje (cheggbjéute, cbegghjute) v. tr. te, curte e ccòrte (guardati dal gioco delle
Cogliere, raccogliere. carte, da persona bassa e dal tribunale).
colabbreute, colabbróte s. m. comp. cosse s. f. Coscia: la cosse du uagniedde
Colabrodo. (la coscia dell’agnello),
colapaste s. m. comp. Colapasta, còteche s. f. Cotenna di maiale,
cóleche s. f. Colica, cótte s. f. Pagamento per la cottura al
colerizze s. m. Cavolo riccio, forno.
collètte s. m. Colletto: collètte bianghe còzze s. f. Cozza // N. còzza patédde
(impiegati, professionisti nobili) Il s. f. (cozza patella).
Colletta. craisce, crésce s. f. Cintura dei pantaloni,
colonnétte s. f. Comodino, craite, créte s. f. Argilla,
cólpe s. m. Colpo // s. f. Colpa, craite, créte (credènte, credute) v. tr. e
combromèsse s. f. Compromesso, atto intr. Credere,
notarile. crambe s. m. Crampo,
combromètte (chembremettéute, chem- crapicce s. m. Capriccio,
bremettute) v. tr. e rifl. Compromettere, craune, cróne s. f. Corona del rosario;
contrattare, compromettersi. corona di fiori // fig. sfelà la cróne (sfilare il
combrometténde agg. qual. Compromet­ rosario; ossia dire di una persona tutto il
tente, pericoloso: jé 'na fèmmena combro­ male che si sa).
metténde (è una donna pericolosa), crausce, croscè s. f. Croce; sofferenza:
comesandèsije cong. e aw. Come sia sia. ogn’aldare téne la croscia ró(ogni altare ha
comete agg. qual. Comodo, la sua croce).
condrameune, condramane loc. avv. ere, creje e era aw. Domani l i N. crema-
Contromano. tóme, cromatine (domattina); crassaire, cras-
condranóste s. m. Contrasto, motivo: ce sére (domani sera); pescraje (dopodoma­
condranóste téne cudde de pegghjarse ched- ni );pescnddeo dia tèrze (fra tre giorni). Dal
dapropriétà (che motivo ha lui di prendersi latino cras.
quella proprietà). crécche o cricche s. m. Arnese uncinato
condrapóile, condrapile s. m. e loc. aw. per ripescare il secchio dal pozzo,
Contropelo. credènze s. f. Credenza, mobile della sala

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da pranzo: natte le piatte jind’a la credènze cróneche s. f. Cronaca / / agg. qual. Cro­
(metti i piatti nella credenza). Credito:jind’a nico.
ccusse negózzie nan ze fasce credènze (in cróshche s. f. Combriccola, comitiva,
questo negozio non si fa credito), gruppo di buontemponi o di persone am­
cregefìsse s. m. Crocifisso, bigue.
crejanze s. f. Educazione: nan dénecrejan- cuannédde s. f. Cinciallegra,
ze (non ha educazione). Gentilezza: fange cucce s. f. Cuccia // aw. per indicare un
‘na crejanze (falle una gentilezza). atteggiamento di sottomissione: va cucce
crejeue, crejà (crejeute, crejate) v. tr. Crea­ cucce o patrune (va con aria sottomessa
re: Medugne berefatte, Medugne fatante, u vicino al padrone).
caurefausce batte; evviv a cit’à crjaute (Mo- cucche s. m. Parte centrale del sedano,
dugno bella, Modugno fatata, il cuore mi della lattuga e simili //fig. la parte migliore:
fai battere; ewiva chi ti ha creato), s’à pegghjate u cucche de la proprietà (si è
creneire s. f. Criniera, preso il meglio della proprietà).
crepazze s. f. Crepa , fessura,
cudde (f. chèdde; pi. chidde) agg. e pron.
cresaldiere s. f. Curiosità intrigante e
m. Colui, quello,
maliziosa.
crésce (crescènte, cresciute) I v. tr. Alleva­ cuédde s. m. Collo.
re: sò cresciute ‘ne bbèlle crapétte (ho alleva­ cuénze s. m. Consolo, cioè pranzo offer­
to un bel capretto). II v. intr. Crescere: u to ai famigliati del defunto da parte di
meninne cresce bbuène (il bambino cresce parenti o amici.
bene); crisce sande! (salute!). cuére s. m. Pelle: téne u cuérefattizie (ha
crèsceche s. m. Crosta, grinze che si la pelle dura, anche in senso figurato per
formano sulla pasta lievitata quando si dis­ indicare persona avara o insensibile).
secca. cuèrne s. m. Corno // fig. per indicare la
crescènze s. f. vd. criscemunne restituzione di un torto: s’à rennute u cuèr­
crescevóje, crescevi o croscevì s. f. Cro­ ne (gli ha restituito l’offesa).
cevia. cuéste s. m. Lato II loc. aw. Da parte:
crestieune, crestiane s. m. Cristiano; mitte le terrise o cuéste pe quanne t’anna
persona: jé ‘ne bbuène crestiane (è una servì (metti il denaro da parte per quando
brava persona). ti servirà).
creupe, crape s. f. Capra II dim. crapétte cuétte s. m. Vincotto II agg. qual. Cotto,
(capretto). cueune, cuane s. m. Cane,
créute, crute agg. qual. Crudo: la jatta cuézzeue, cuézze s. m. Baccello di fave
cannante s’à mangiate u pésce crute (la fresche.
gatta golosa s’è mangiata il pesce crudo) /
cugghje s. f. Ernia.
/ fig. Freddo, aspro, rigido // s. m. pi.
Pesciolini o molluschi che si mangiano cugne s. m. Cuneo; grossa pagnotta riem­
crudi. pita di salame (spesso i Modugnesi la con­
criscemunne o crìscete s. m. Crescita del sumavano nella chiazza chevèrte di Piazza
peso nella massa del pane. del Ferrarese, quando si recavano a Bari),
Criste s. m. Cristo: Criste despóste (espo­ cunde s. m. Conto; conta,
sizione del SS. Sacramento); Criste despó­ curse s. m. Scolatoio di acqua piovana:
ste e lambe stetate (Cristo esposto e lampa­ l aeque à scinte jinde o curse (l’acqua è
de spente, per indicare la mancata realizza­ andata nello scolatoio); fretta: à menute cu
zione di un progetto, per il quale tutto era curse (è venuto con la fretta),
pronto). curte (f. córte) agg. qual, corto, basso,
eroine, crine s. m. Crine vegetale con cui cusse (f. chèsse; pi. chisse) agg. e pron.
venivano riempiti i materassi. dimostr. Questo.

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D

da prep. Da: vénghe da Bbare (vengo da decadaje, decadè (decadente, decadute)


Bari) // usato come prefisso per comporre v. intr. Decadere. Dal latino decadere.
parole, richiede il raddoppiamento della dècerne s. m. Ettogrammo, il decimo del
consonante iniziale della parola a cui si chilo.
premette: da nanze, dannante (davanti). dechjareue, dechjarà (dechjareute,
dà, daje aw. di luogo Là, colà // N. dechjarate) v. tr. Dichiarare; manifestarsi,
dassópe (là sopra); dassòtte (là sotto). presentarsi: u uagnóne s’à dechjarate alla
dabbasce aw. Giù, dabbasso: chidde pecceuèdde (il giovane ha manifestato il suo
dabbasce (quelli che abitano giù). amore alla ragazza),
dabbeine, dabbène agg. ind. Dabbene: deciembre s. m. Dicembre,
iómene dabbeine (uomo dabbene). decióide, decite (decióise, decise) v. tr.
daccórde loc. avv. D ’accordo: sime Decidere, stabilire.
daccórde (siamo d’accordo), decòtte s. m. Decotto, molto usato con­
dacheupe, dacape aw.Daccapo,di nuovo, tro la tosse quello di malva, carrube e fichi
dafeue, dafà s. m. Daffare: u dafeue ca secchi.
tènghe jéasseue (il daffare che ho è molto), defénne (defennéute, defennute) v. tr.
daffeure, daffóre aw. Fuori, Difendere.
damengeune, damingiane, damungiane defétte s. m. (pi. defiette) Difetto: dópe le
s. f. Damigiana. chembiette jéssene le defiette (dopo i con­
dannanze aw. di luogo Davanti, fetti vengono fuori i difetti).
dannarse (danneute, dannate) v. tifi. Dan­ defettéuse, defettuse (f. defettause,
narsi, logorarsi. Dal latino damnare. defettòse) agg. qual. Difettoso; pignolo,
da vecióine, da vecìne loc. aw. Da vici­ defférénze s. f. Differenza,
no: stònne da vecine (sono in intimità), defreshqueue, defreshcà (defreshqueute,
dazzie s. m. Dazio, defreshcate) v. intr. Rinfrescare: l’arie à
dazziere s. m. Daziere, defreshcate (l’aria si è rinfrescata). Riposar­
de prep. Di: jé rriccbe de bellézze (è ricco si: me sò defreshcate (mi sono riposato).
di bellezza); parlarne de Medugne (parlia­ Suffragare: defnshche all'aneme de le muèrte
mo di Modugno); arrenò de nòtte (arrivò di (siano suffragate le anime del Purgatorio).
notte). degeróje, degerì (degeréute, degente) v.
debbatórie s. m. L ’insieme delle pietan­ tr. Digerire; sopportare, usato in senso
ze di un pranzo. negativo: no u pózze degerì (non lo posso
dèbete s. m. Debito: jé bbrutte com ò sopportare).
dèbete (è brutto come il debito). degeróje, degerìje o degerigghje s. f.
debeteute, debetate s. m. Deputato; com­ Scenata, chiassata: à ffatte ’na degeróje
ponente delle com m issioni di feste ‘nnanza ttutte (ha fatto una scenata in
patronali. presenza di tutti),
debusciate agg. qual. Trascurato, srego­ deggiòtte agg. num. Diciotto,
lato, vizioso. Dal francese débauché. degianneuve, degiannóve agg. num. Di­

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ciannove: 'nge manghe degiannóve sóldepe dermacchjéune, dermacchjune) agg. qual.
fà ’na lire (gli mancano diciannove soldi Dormiglione.
per mettere insieme una lira, cioè non ha derméute, dermute s. f. Dormita, sonno,
praticamente nulla, essendo una lira com­ dermóje, dorme e dermi (dermeute,
posta di venti soldi), dermute) v. intr. Dormire: dermóje a ssétte
degiassétte agg. num. Diciassette, chesciòine (dormire a sette cuscini),
deisce, désce agg. num. Dieci, derrutte s. m. Rutto,
delaure, delóre (pi. deléure, delure) s. m. descegneute, descegnate agg. qual. Tra­
Dolore, pena, sofferenza: a cerca jé delóre scurato, apatico.
(chiedere è una sofferenza). descèpue (pi. descipue) s. m. Discepolo,
delecheute, delecate agg. qual. Delicato, descéune, desciune s. m. e agg. qual.
gentile. Digiuno.
delluvie s. m. Diluvio, desedérie s. m. Desiderio,
demèneche s. f. Domenica, desemeneue, desemenà (desemeneute,
demeneuóje, demeneuì (demeneuóite, desemenate) v. tr. Disaminare.
demeneuite) v. intr. Diminuire. desenzeute, desenzate agg. qual. Sme­
Demìneche (f. Demèneche) s. m. pr. morato; senza senso,
D om enico II dim. m. Mingucce (f. deserteure, desertóre s. m. Disertore,
Demènechèlle, Chèchèlle). desesseue, desessà (desesseute, desessaté)
demònge (demengéute, demengiute) v. v. tr. Disossare.
intr. Darsi da fare: mene, demuèngete! deseume, desame s. f. Disamina, versio­
(suvvia, datti da fare!). ne: à ffatte tande desame (ha dato tante
demónie s. m. Demonio II agg. qual. versioni).
Vivace. desìestre s. m. Disastro,
denaziaune, donazióne s. f. Donazione, despettéuse, despettuse (f. despettause,
atto notarile. despettòse) agg. qual. Dispettoso.
dónde (pi. diende) s. m. Dente: u sape ‘ne despiaciaire,despiacéres. m. Dispiacere,
dónde, u sàpene trénde (lo sa un dente, lo despiette s. m. Dispetto,
sanno trenta); trarse ‘ne dónde (cavarsi un despóste agg. qual. Esposto: Criste
dente; ossia togliersi un debito), despóste e lambe stetate (Cristo è esposto
dendiere, dendére s. f. Dentiera, nel tabernacolo e la lampada è spenta; ossia
deograzzie Esclamazione che denota la non c’è una risposta adeguata alle aspetta­
risoluzione di un fatto. Dalla forma liturgi­ tive). Disposto.
ca latina di ringranziamento a Dio Deo desprezzeue, desprezzà (desprezzeute,
gratias. desprezzate) v. tr. Disprezzare.
depònde e de pènde aw. Di punta, di dessuadaje, dessuadè (dessuadéute,
petto: u à pegghjate depònde (lo ha preso di dessuadute) v. tr. Dissuadere,
punta; ovvero lo ha ripreso con modi aspri) destemónie s. m. Testimone,
Il agg. Acuto, acuminato -.jéssémbe depònde desterbeue, desterbà (desterbeute,
(è sempre tagliente). desterbate)\v. tr. Disturbare: uàdest erbate
dequeute, dequate s. m. Ducato, antica jin d’a la case (lo ha disturbato nella casa). II
moneta d ’oro o d ’argento. v. rifl. Incomodarsi, prendersi fastidio: nan
derepeue, derepà (derepeute, derepate) de sì desterbanne (non ti incomodare). Dal
v. intr. Coricarsi, nel senso di abbandonar­ latino disturbare.
si sul letto per stanchezza. desteue, desta (desteute, destate) v. tr.
derlambeue, derlambà (derlambeute, Destare, svegliare; scuotere. Dal latino
derlambate) v. intr. Lampeggiare: chjòv’e deexcitare.
derlambósce (piove e lampeggia). desteule, destale s. m. Ditale,
derm acchjaune, dermacchjóne (pi. destóine, destine s. m. Destino.

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dèstre s. f. La parte destra; rispetto per jind’o pajise (c’è stata una diceria nel pae­
un valore: pu recarne besógne clange la dèstre se). Turbinio, mulinello di pensieri: ténghe
(in quanto,all’arte di ricamare bisogna dar­ ‘ne ddìgere jind’a la cape (ho un mulinello
le la destra). Dal latino dextera. di pensieri nella testa).
destrebuóje, destrebuì (destrebuóite, dinde s. m. Il dentro; il ripieno: u ddinde
destrebuite) v. tr. Distribuire, ripartire. du chenigghje (il ripieno con cui si farcisce
destréusce, destrusce (destrutte) v. tr. il coniglio).
Distruggere. disciadisce s. m. Chiacchierone, persona
desturbe s. m. Disturbo, malessere: che non smette mai di parlare.
desturbe de stómeche (mal di stomaco). diste (pi. dèstere e destre) s. m. Dito: le
dettérie s. m. Motto, detto, modo di dire: dèstere de la mane nan zò tutt'eguale (le dita
jé ‘ne dettérie andiche (è un detto antico). della mano non sono tutte uguali) Il N.
deue, daje (dente, date) v. tr. Dare t, diste menunne (mignolo); diste gròsse (pol­
darse 'ndréte (arretrare, tirarsi fuori). lice); diste gròsse du péte (alluce).
deue, dò aw. di luogo Qui, qua: statte dóisce, disce (ditte) v. tr. I Dire, sopran­
ddó(sta’ qui); viene ddó (vieni qui); da dó nominare: a ccudde come ’nge discene?
viene? (da dove vieni?), (come è soprannominato?). II m. intr.
deue, dù agg. num. Due. Addirsi: cudde chelore ’nge disce (quel colo­
deute, date s. f. Data, re gli si addice). Dal latino dicere.
deute, dòte s. f. Dote: u uattane ‘ngià dóje, dì s. f. Giorno: fà dóje (albeggiare)
ddate ‘na dòte de ciende decuate (il padre le / ! N. la diannanze (il giorno prima); la dia
ha dato una dote di cento ducati). dópe (il giorno dopo); dia tèrze (posdomani).
devacheue, devacà (devacheute, devacate) dòn (f. dònna) s. m. Don, donna, predi­
v. tr. Vuotare. cato d’onore attribuito ai sacerdoti, ai no­
devendeue, devendà (devendeute, bili e alle nobildonne: dòn Béppe; dònna
devendate) v. intr. Diventare, Frangèsche.
devesórie s. m. Divisorio, dónnue s. f. Talpa.
deveune, devane s. m. Divano, dopemangieute, dopemangià aw. e s. m.
devezziaune, devezzióne s. f. Devozio­ Dopopranzo.
ne, venerazione; preghiere, dreite, dréte prep. e aw. Dietro: dròte me
devóise, devise s. f. Divisa, viene! (dietro mi vieni! - tu sarai come me).
devólge (develgéute, develgiute) v. intr. drètte s. f. Rimedio: asselut’a la mòrte
Svolgersi, sbrigarsela: nan ze potè devólge nan zejacchje la drètte (solo alla morte non
da mménze a le uà (non può tirarsi fuori dai c’è rimedio).
guai). drettèzze s. f. Astuzia, saper fare.
dezzóine, dezzine agg. num. Dozzina, drettóine,dettrines. f. Dottrina cristiana,
diabeuicchjes.m. Peperoncino piccante, dritte s. m. Diritto, titolo di fare o non
diabue s. m. Diavolo: u diabue e l’acqua fare qualcosa derivante da leggi scritte o di
sande (il diavolo e l’acqua santa); mannueo consuetudine: léne u dritte de passa da
diabue (mandalo al diavolo); tenéu diabue cudde vate (ha il diritto di usare quel pas­
'nguèrpe (avere il diavolo in corpo); diabue saggio) Il s. f. Posto privilegiato, destra: a
fattegnòtte! (che il diavolo ti possa inghiot­ checenà ‘ngià da dà la dritte (circa l’arte di
tire); à ffatte u diabue a qquatte (fare il cucinare le devi dare il primo posto) Il agg.
diavolo a quattro) >1 fig. Persona molto qual. (f. drètte) Furbo, intelligente:jèddritte:
attiva. / / dim. diabeuicchje (diavoletto, ir­ no passe nesciune (è in gamba: non lo supe­
requieto). Dal latino tardo diabolus. ra nessuno). Diritto, dritto: cuss’arve jé
dièsìre s. m. Dies irae, sequenza della dritte dritte (quest’albero è dritto dritto),
liturgia dei defunti. drittefóile, drittefile s. m. Drittofilo.
dìgere s. m. Diceria: à scinte u ddìgere du prep. art. Del: la case du ziane jé

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‘mménze o Séggie (la casa dello zio è situata (duéute e deuéute, deùte, deléute, deiute) v.
in piazza Sedile). Dal francese du. intr. Dolere, dispiacere: me dòte la cape (mi
duciende agg. num. Duecento, duole la testa).
dùdece agg. num. Dodici, duénde agg. qual. Dolente: amare e
dueje o deueje, dué o deué, deleue, delé duénde (amaro e dolente).

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f

e cong. E. Dal latino et. La caduta della spondente a “Cristo, abbi pietà di noi”,
t latina produce il raddoppiamento della usata con significati diversi, anche contra­
consonante della parola successiva: cecórie stanti: ènne arrenate! - èlèisonne! (sono
e ffafe (cicorie e fave). L ’accento sulla e ha arrivati ! - Signore, ti ringrazio ! ); cudde nan
solo funzione fonica, ne vàie sapé de cusse fatte - me! èlèisonne!
èccaume, èccóme aw. Eccome, (quello non vuol saperne di questa faccen­
ècchete aw. Eccoti: ècchetè qqua! (eccoti da - Poveri noi, come faremo?),
qua!). èmoraggióje, èmoraggì s. f. Emorraggia.
écchje s. m. Occhio: écchje ca nan véte, èrsce s. m. Orzo: café d’èrsce (caffè
córe ca nan zénde (occhio che non vede, d’orzo).
cuore che non soffre). èrve, jèrves. f. Erba: v’acchjannel’èrveca
nan à nnate (cerca l’erba che non è ancora
èdecazziaune, èducazziòne s. f. Educa­
nata);/èferve angore! (è giovane ancora),
zione.
ésémbie s. m. Esempio,
égghje s. m. Olio: égghje de mòrchje (olio éseume, ésame s. m. Esame,
di morchia). èsse (pi. èssere) s. m. Osso: u uésse dóle a
èguaglieue, eguaglia (eguagliente, la carne (l’osso duole alla carne; ossia 0
èguagliate) v. tr. Uguagliare, adeguare, pa­ male lo sente chi ce l’ha) I l N. èssepezxidde
reggiare. (coccige).
èine, dine aw. Sì, sissignore, èua e éue Ah !, ahi !, oh ! inter. di gioia, di
èine, ène s. m. Agnello, caprone, meraviglia, di dispiacere: éue, cejè bbédde!
èire, ère s. f. Aia: ‘mménz’all’ère (in mez­ (oh, come è bello!); èua, ce sò patute! (ahi,
zo all’aia. A Modugno l’attuale corso che mi è successo!).
Umberto I, un tempo aia pubblica), euche, ache (pi. àchere) s. m. Ago: u cule
èlèisonne Invocazione religiosa, corri­ du uache (la cruna dell’ago).

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F

facce s. f. Faccia; ardire, coraggio: nan faneuve, fanóve s. f. Falò // A Modugno


dénefacce defarse vedéda la ggénde (non ha si suole accendere i falò per le strade il 10
coraggio di farsi vedere in pubblico); fac­ marzo, per ricordare gli eventi del 1799, e
ciata: la facce de la credènze (la facciata della il 19 marzo in onore di S. Giuseppe, patro­
credenza) I l mena a ffacce (rinfacciare); no degli artigiani. Dal greco phanòs.
faccia tòste (impudente). Dal latino facies. fanfaraune, fanfaróne agg. sost. Fanfa­
faccembrònde loc. aw. Dirimpetto, rone.
faccepróve s. f. comp. Confronto perso­ fangótte s. m. Fagotto, involucro.
nale per accertare la veridicità di un fatto o faresé s. m. Fariseo.
di una accusa. farfegghjeue, farfegghjà e farfuglia
faccieute, facciate s. f. Facciata, (farfegghjeute, farfegghjate e farfugliate) v.
facètue s. f. Uccello dal volo irregolare e intr. Balbettare, discorrere senza senso.
di scarsa autonomia, per cui saltella di farneule, farnale s. m. Crivello, setaccio:
ramo in ramo // fig. Persona dal comporta­ stame tutte a ‘nefarnale cernute (siamo stati
mento incostante, con amicizie precarie. tutti passati allo stesso setaccio, cioè siamo
fafaréule, fafarule s. m. Tonchio, paras­ tutti allo stesso livello),
sita dei legumi / / fig. Pensiero fisso che faróine, farine s. f. Farina,
rode l’anima: m’à mmise ‘ne fafarule jind'o fascidde s. f. Favilla, scintilla; persona
cerviedde (mi ha messo un pensiero fisso molto svelta: jé ‘na fascidde (è veloce come
nel cervello). una scintilla).
fagne s. m. Fango, pozzanghera. faséule, fasule s. m. Fagiolo: u fasule
Fajéle s. p. m. Raffaele, assule (il fagiolo deve essere consumato da
fajettóne s. m. Carrozza leggera, alta, solo) Il dim. fasuline (fagiolino).
scoperta, a quattro ruote, con due sedili in fasse s. f. Fascia; benda; striscia di tela
gran voga nell’Ottocento. Dal francese molto dura, alta una ventina di centimetri,
phaéton. con cui si fasciavano i bambini da latte.
fajeure s. m. Tepore proveniente da de­ fatejeue, fatejà (fatejeutejatejate) v. intr.
bole fonte di calore, quale il fuoco appena Lavorare: fatejà com’a ‘ne ciucce (lavorare
acceso o che sta per spegnersi, come un asino); ansimare degli agonizzan­
falge s. f. Falce, ti: stà ggià a fatejà, jévecine la mòrte (sta già
falzarie s. m. Falsario, ansimando, è vicina la morte).
falzaróiche, falzariche s. f. Falsariga, fateuaróje, fatuarì s. f. Il giorno dopo la
falze agg. qual. Falso, bugiardo, festa.
falzefanélle s. f. Flanella, fateute, fatate agg. qual. Fatato, dotato
fanàteche agg. qual. Fanatico, di poteri magici.
fandaróie, fandarì s. f. Fanteria, fatiataure, fatiatóre s. m. Lavoratore;
fandasóje, fandasì s. f. Fantasia, immagi­ persona laboriosa.
nazione. fatóje, fatije s. f. Fatica, lavoro: la fatóje
faneule, fanale s. m. Fanale. jégnóre (la fatica è nera).

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fattallésse agg. qual. Lesso, bollito: jóve fedeile, fedéle agg. qual. Fedele: amisce
fattallésse (uova sode). che ttutte, fedéle che nesciune (amici con
fattaure, fattóre s. m. Fattore, tutti, fedeli o intimi con nessuno).
fattéure, fatture s. f. Fattura, documento fedeue, feda {fedente, fedate) v. intr. Fi­
contabile; magia: la Negriere ‘ngià ffatte la dare, aver fiducia: fidetepicche de la ggénde,
fatture (la zingara gli ha fatto la fattura). méne angòre de le pariende (fidati poco
fattizze agg. qual. Doppio, spesso: jé ‘na della gente, meno ancora dei parenti); sen­
rròbba fattizze (è una stoffa doppia); rozzo: tirsi in forza: nan me fideche (non mi sento
jé ‘n’ómene fattizze (è un uomo rozzo). in forza).
fauróje, faurì (fauréute, faurite) v. tr. fedóine, fedine s. f. Fedina penale,
Favorire; accettare, gradire. fefaune, fefóne agg. sost. Fifone,
favòdde s. f. C icerchia, pianta fegghjastre s. m. Figliastro,
leguminosa. fegghjétte s. f. Passatella, gioco d’osteria
favugne s. m. Favonio, vento caldo. Dal in cui si acquistava collettivamente la birra
latino favomus. che veniva distribuita secondo i desideri di
fazzaddije int. Lasciamo fare a Dio, spe­ coloro che vincevano al tocco, uno dei
riamo in Dio. quali diveniva patrune e l’altro sètte: mena
fazzeuettaune, fazzeuettóne (pi. a la fegghjétte (giocare alla passatella).
fazzuettéune, fazxeuettune) s. m. Scialle fegghjeue, fegghjà ifegghjeutejegghjate)
pesante che usavano le donne del popolo v. tr. e Intr. Partorire.
in luogo del cappotto. feide e feite, féte e fède s. f. Fede, fiducia;
fazzeuéttes.m. Fazzoletto//N .fazzeuétte jagghje féte a Criste ca... (ho fede in Dio
a rrèzze (fazzoletto annodato con le cocche che...); fede, anello matrimoniale.
sulla nuca, che usavano le donne nei lavori feile, féle s. m. Fiele: amare cóm’o fféle
domestici, specie in cucina per proteggere (amaro come il fiele). Dal latino fel.
gli alimenti dai capelli); mienze fazzeuétte feire, fère s. f. Mercato, fiera // fig.
(triangolo che si usava per coprirsi i capelli Chiasso.
a letto e che si annodava stretto quando si fejerarse (fejereute, fejerate) v. tr. Imma­
aveva mal di capo). ginarsi, credere: fejurete! (immagina!).
febbreule o febbreure, febbrale o fejure s. f. Figura: ce bruttafejuresìffatte!
febbrare s. m. Febbraio: febbrare curte e (che brutta figura hai fatto!).
amare (febbraio corto e amaro). Dal latino feleue, felà (feleute, felate) v. tr. Filare:
februarius. nan zefile e nan ze tèsse, e chisse 'ngnòmmere
fecatiedde s. m. pi. Involtini, pezzetti di da dà jéssene? (non si fila e non si tesse e
fegato ed altre interiora, ravvolti nelle bu­ questi gomitoli da dove vengono fuori?;
della di agnello. ossia non si riesce a capire la provenienza
fecazze s. f. Focaccia: facce de fecazxe di certe ricchezze).
(viso schiacciato) i l dim. fecazzédde felaune, felóne agg. sost. Filone, persona
(focaccina). furba; pezzatura di pane.
feccétte s. m. Finestrino, feldéure, feldure s. m. Turacciolo // fig.
feccheue, feccà (feccheute, feccate) v. tr. Imprevisto, fatto che spunta fuori all’im-
Ficcare. prowiso.
fechedinde s. f. Ficodindia, feleire, felére s. f. Filiera,
fèchete s. m. Fegato: tene u pile o fèchete feleppóine, feleppine s. f. Soffio di vento
(è vendicativo), freddo.
fecheure, fecare s. m. Ficaio, Feline s. f. pr. Diminutivo di Raffaella,
fecióile, fecìle s. m. Fucile: sta 'mbònd'o felìscene s. f. Fuligine; spessore sottile;
fectle (stare nella mira di qualcuno), qualità scadente: jé 'na rròbbe de felìscene
fédde s. f. Fetta, parte. (è una stoffa di poco conto).

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felmenande e fermenande e fremenande fernóje, fernèsce (femeute, femute) v. tr.
s. m. Fiammifero, e intr. Finire,
felóiscp, felisce agg. qual. Felice, feróite, ferite s. f. Ferita,
fèmmenes. f. Femmina, donna -.fèmmena ferreue, ferra (ferreute, ferrate) v. tr. Fer­
bbóna, bèlle e ccare, mèrda rare (donna rare, munire di ferro: ferra u cavadde (met­
buona, bella e cara, merce rara). tere i ferri al cavallo),
fendaune, fendóne s. m. Abbottonatura ferreure, ferrare s. m. Fabbro,
del pantalone. ferrétte s. m. Forcina; piccolo ferro di
fendeune, fendane s. f. Fontana, chiusura della porta.
fendiarie s. f. Esattoria, fèrse s. f. Ferzo, ciascuna delle strisce di
fenéstre s. f. Finestra: sta a la fenéstre tela che compongono un lenzuolo, una
(stare alla finestra, cioè fare da spettatore); coperta ed altro.
la caretàjésse da la pòrte e trase da lafenéstre fertéune, fertune s. f. Fortuna: recchèzze
(la carità esce dalla porta ed entra dalla efertune càngene còma la lune (ricchezze e
finestra) ,7 accr. m.fenestraune, fenestróne fortuna cambiano come la luna); onda
(pi. fenestréune, fenestrune)\ dim. m. marina: jósce u mare amméne le fertune (il
fenestróine, fenestrine. mare oggi è agitato).
fengecaune, fengecòne (pA.fengecheune, fèrue s. f. Ferula, pianta delle Murge con
fengecune e fengecòndere) s. m. Buca stra­ gli steli a canna: funge de fèrue (funghi
dale, piccolo fosso. cardoncelli che nascono sotto le ferule).
fenucchje s. m. Finocchio; babbeo, buo­ Dal latino ferula.
no a nulla / / dim. m. fenecchjedde, anche ferve (fervéute efrevéute, fervute efrevute)
per indicare il finocchio selvatico. v. intr. Bollire: l’acqua frevute sóp’a la capa
ferceneute, fercenate s. f. Forchettata: spelate (l’acqua bollente sulla testa pelata,
‘naferceneute de spachjette (una forchetta­ cioè un male sull’altro); essere insofferen­
ta di spaghetti). te, non vedere l’ora: sta a ffèrvepe spesarse
fercióine, fercine s. f. Forchetta, (non vede l’ora di sposarsi).
feriéuse, feriuse (f.feriause, feriòse) agg. fescheueure, fescheuare s. m. Fiscolaio.
qual. Irascibile. Dal latino fisculus.
fermaniedde s. m. comp. Fermanello. fescióje, fescì [fescéute, fesciute) v. intr.
férmascólle s. m. comp. Fermacravatta, Fuggire, allontanarsi: fierre e ffuéche fusce
férme, fierme s. m. Fermata, sospensio­ quande chiù puéte (allontanati quanto più
ne: u stabeleménde av'avute u fierme (lo puoi dal ferro e dal fuoco).
stabilimento ha avuto la sospensione del fèshche s. f. Fascera, specie di cesta a
lavoro). forma rotonda per la lavorazione del peco­
fermédde s. f. Bottone per camicia, rino// dim.m.feshcheddine (fiscella per la
fermeue, ferma (fermeute, fermate) v. tr. ricotta).
Fermare. fessaróje, fessarì s. f. Sciocchezza,
fermóiche e fremmóiche, fermìche e fesseria, inezia.
fremmìche s. f. Formica II N. fermóiche fesseue, fessa (fesseute, jessate) v. tr.
fermóiche (formicolio). Fissare, inchiodare; guardare insistente­
fernacédde (pi. fernacéddere) s. f. mente // fig. Seguire un pensiero con molta
Fornacetta. ostinazione.
ferneule e ferneure, fernale e fernare s. fesséure, fessure s. f. Fessura: viende de
m. Fornaio. fessure pòrte u uómenea la sebeldure (vento
ferneusce, fernasce s. f. Fornace, di fessura porta l’uomo alla sepoltura),
ferniedde s. m. Fornello della macelleria fesseute, fissate agg. qual. Fissato,
per arrostire carne all’esterno. fetaje, feté (fetescieutejetesciute) Puzza­

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re: u pésce féte da la cape (il pesce puzza fìndande cong. Fintanto,
dalla testa). finghe aw. Fino II N. fingh’aqquanne
feténde agg. qual. Puzzolente, fetente II (fino a quando)\fingh’ammeue, fingh’ammò
dim.fetendiedde, usato in senso affettuoso (finora).
nei confronti di bambini per indicare una fìorétte s. m. Fioretto, atto di volontaria
furbesca vivacità. Dal latino foetens, entis. rinuncia che si offre a Dio; parolaccia: 'ngià
fettizzie agg. qual. Fittizio, dditte quatte fiorétte (gli ha detto quattro
fettucce s. f. Fettuccia, parolacce),
feue, faje e fà (fatte) Fare. Il verbo unito fìscue s. m. Fiscolo.
ad alcuni sostantivi assume significati di­ fissazziaune, fissazzióne s. f. Fissazione,
versi: faje u uarche (arcuare);/# dóje (albeg­ fìtte s. f. Pietra fitta di confine // s. m.
giare); fà nòtte (scendere la notte); fà la Canone d’affitto // agg. qual. Fitto: chjóve
pònde (appuntire); fatt’a mmeune (lavoro fittefitte (piove fitto fitto, cioè molto forte),
artigianale). flemmaune, flemmone s. m. Flemmone,
feufe, fafe, fave s. f. Fava: fave de cuézze fòdde s. f. Folla II N. defòdde (di fretta):
(fave verdi con il loro baccello YJave bianghe sci de fòdde (andare di fretta),
(purè di fave); fave e cecórie (minestra di fògge s. f. Fucina.
fave e cicorie), fógghje s. f. Foglia, in genere verdura a
feume, fame s. f. Fame, foglie larghe: lefógghje meshcate (le verdu­
féume, fumé s. m. Fumo: tutte fumé e re selvatiche di ogni tipo).
sénz’arruste (tutto fumo e niente arrosto, fóiche, fiche s. m. Fico come albero II s.
per indicare una persona o una realtà solo f. Fico come frutto: fiche a la reggine (fico
appariscente ma senza reali qualità), regina); fiche attave (fico dottato); fiche
feure, fare s. m. Faro, scórce (fico scorcia, con buccia sottile che
feure, fóre s. m. Campagna; chidde de facilmente si scortica)\ fiche de Maule o de
{óre (i contadini) Il aw. Fuori. Mòle (fico di Mola, per indicare i fichi che
féuse, fuse s. m. Fuso: vénda chjatte crescevano lungo il litorale, soprattutto
prepare la zappe; vénda pezzute prepare u dopo T orre a Mare); fiche de Natale (fico di
fuse (pancia piatta prepara la zappa, pancia Natale, assai raro, maturava in dicembre);
appuntita prepara il fuso, detto in riferi­ fiche bianghe (fico bianco),
mento alla predizione del sesso del fóile, file s. m. Filo / / s. f. Fila,
nascituro). fóine, fine agg. qual. Fine, sottile; fino,
fézze s. f. Sedimento: la fézze du uégghje fòlge (felgéute, felgiute) v. tr. Otturare,
(il sedimento dell’olio); feccia, persona mi­ tappare: fòlge u tine (tappare il tino) Il fig.
serabile e corrotta. me séndeche de fòlge (mi sento compresso,
Fiaure, fìóre(pl.fejéure, fejure) s. m. Fio­ cioè ho voglia di scoppiare).
re; piccolo lascito: la ziane ‘ngià lassate ‘ne fònge (pi. funge) s. m. Fungo II fig.
fióre appedune (la zia ha lasciato un piccolo av’assute còm'o fònge (è uscito come un
lascito o ricordo ciascuno). fungo, per indicare un evento improwiso
ficchénnarie s. m. Colpo in aria dei fuo­ ed inaspettato).
chi d’artificio. forebarriere s. m. Luoghi della città col­
fìerre s. m. Ferro: fierre vécchje (ferro locati oltre l’area di sorveglianza dei
vecchio, rottami yjierrefelate (ferro filato), gabellieri e dazieri.
fìete s. m. Puzza: ce ffiete! (che puzza!), fórge s. f. Piccolo vano, scavato a pian
fiéume, fiume s. m. Fiume; u liette du terreno, che serviva come normale deposito
fiume (il letto del fiume, l’alveo). e in tempi eccezionali come luogo segreto.
fiéure, fejure s. f. Figura, aspetto: jósce in fortarizze (i. fortarèzze) s. m. Bruciore
fejure, crà in sebeldure (oggi in carne, do­ causato da alimento piccante,
mani in sepoltura). fòrte agg. qual. Forte; piccante, pungen­

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te: jagghje e cepòdda fòrte tian démetie la gno della frasca, legato all’antica usanza di
mòrte (aglio e cipolla forte non temono la porre una frasca davanti alla porta per
morte). indicare la vendita del vino in quella casa),
fortèrre s. m. Tutti i luoghi che sono al fraschétte agg. qual. Ragazza civettuola,
di fuori del territorio della propria città, frascióine, frascine s. f. Calcinaccio, de­
particolarmente usato per indicare i posti trito.
(Foggiano e Materano) in cui i braccianti frastiere s. m. Forestiero,
si recavano fra luglio ed agosto per la fratastre e frataste s. m. Fratellastro,
mietitura. fratèlle s. m. Confratello, membro di una
fótte (fettéute, fettute) v. tr. Fottere; im­ congregazione religiosa: fratèlle de
brogliare /,' N. vatt’a fà fótte! (vai a farti l’Assunde (Confratello della congregazio­
fottere, cioè vai al diavolol);futtete (a se­ ne dell’Assunta).
conda del tono e del contesto significa sia frattagghje s. f. pi. Frattaglie,
“infischiatene”, sia “non impicciarti” , sia fraule s. f. Fragola.
ancora “vai al diavolo”). frebbeule e verbeule, frebbale e verbale
frabbrecataure, frabbrecatóre s. m. Mu­ s. m. Verbale, contravvenzione,
ratore. freccédde s. f. Forcella,
fràbbeche s. f. Muro: la fràbbeche nati frecciedde s. m. Forcone,
détte le rècchje e stènde (il muro non ha frecheue, frecà (frecheute, frecate) I v. tr.
orecchie e sente); fabbrica. Dal latino Ingannare, truffare: n’à frecate tutte (ci ha
fabrica. ingannati tutti); avere rapporti sessuali. II
frabbecheue, frabbecà (frabbécheute, med. intr. Infischiarsene: se ne fréche de
frabbecate) v. tr. Fabbricare, costruire: ce tutte (se ne infischia di tutto). Dal latino
nanfràbbeche e nan morite nan dénepràteche fricare.
de vite (chi non costruisce e non sposa i figli freddeuazze s. m. Brivido di freddo che
non ha pratica di vita). fa accapponare la pelle.
fràcete agg. qual. Fragile; fradicio; fur­ freive, fréve s. f. Febbre: fréve maldése
bo, maligno // imprecazione: ué fràcete! (febbre maltese).
(disgraziato!). fremmagge e fermagge s. m. Formaggio:
fracetéume, fracetume s. m. Fradiciume, fremmagge punde (formaggio con vermi).
fraffalle e farfalle s. f. Farfalla, frenecheue, frenecà (frenecheute,
fragassé s. m. Piccolo camino sollevato, frenecate) v. intr. Pensare con insistenza a
chiuso da due sportelli; fricassea, teglia qualcosa.
cucinata a fuoco vivo. frenesóje, frenesì s. f. Frenesia,
frambellicchje e frammellicchje s. m. pi. freshcaune, freshcóne agg. sost. Persona
Pesciolini cotti e messi a marinare / 1 fìg- che si tiene al fresco, che evita le fatiche.
Bambino vivace. freshcheddóine, freshcheddine s. m.
frambugghje e brambugghje s. m. pi. Fiscella.
Trucioli II fig. Imbrogli. freshchetudene s. f. Frescura,
frangétte s. f. Piccola frangia di capelli freshcheue, freshcà (freshcheute,
sulla fronte; bordo di divani, coperte e fresbcate) v. intr. Fischiare.
vestiti. freshcheule, freshcale s. m. Attacco del
frasceile e frasceire, frascéle e frascére s. collare del cavallo.
f. Braciere II u péte de la frascére (il piede fresille s. m. Nastrino di cotone per rifi­
del braciere, per indicare il sostegno circo­ nire l’interno dei vestiti.
lare di legno all’interno del quale si colloca­ fressaule, fressóle s. f. Padella: ‘n’écchje
va il braciere). Dal francese brasière. o pésce e u ualde a la fressóle (un occhio al
frasche s. f. Frasca: u mmierre bbuéne pesce e l’altro alla padella, cioè tenere d’oc­
nan vàie frasche (il buon vino non ha biso­ chio due cose).

- 60-
fressiaune, fressióne s. f. Raffreddore, fróise, frise s. m. Nastro che orla stoffe,
fretequeue, fretequà (fretequeute, vestiti ed altro.
fretequatf) v. tr. Rimboccare, frònze (pi. frunze) s. f. Foglia,
fretteute, frettate s. f. Frittata, frugne s. m. Foruncolo,
freuóite, freuite s. f. Eruzione cutanea, frushque s. m. e f. Bestia, animale II fig.
Persona poco affidabile,
freute, frate s. m. Fratello,
fruste s. f. Chiasso.
frevaure, frevóre s. m. Fervore; bollore;
fueiche, fuéche s. m. Fuoco: la pagghje
stato di grande accaloramento.
vecine o fuéche abbrusce (la paglia vicino al
friddes . m. Freddo// agg. qual, (f.frédde) fuoco brucia). Dallo spagnolo fuego.
Freddo // N .jépiziuaffridde (è molto fred­ fuèrce s. f. Forbici.
doloso). fuésse s. m. Fosso: ammenà jindeofuésse
frishche (f.frèshche) agg. qual. Fresco, (gettare nel fosso, nel senso di far cadere in
frishche s. m. Fischio: frishche de rècchje rovina).
a mmanghe, passefvanghe;frishche de rècchje fumaciedde s. m. Colui che attizza litigi,
a dìestre, ve desìestre (fischio d ’orecchio a fumecitte s. m. comp. Fetteralmente
sinistra, la fai franca; fischio d ’orecchio a silenzioso come il fumo, ipocrita, per indi­
destra porta disastro) Il dim. freshchétte care persona che agisce senza mostrare
(fischietto) I l fig. freshchétte (ragazza quello che fa.
fraschetta, un po’ leggera). fungiajeule, fungiajóle s. m. Raccoglito­
fróisce, frisce (frescéute, fritte) v. tr. I re di funghi.
Friggere. II med. intr. Rodersi: meséndeche funne s. m. Fondo; la parte bassa di un
defrisce (mi sento di friggere, cioè mi rodo) campo dove si deposita terreno alluvionale
Il N. vatte a fà frisce (vatti a far friggere, vai di grande fertilità,
al diavolo); n’à ffrittepulpe! (ne ha fritti di furie s. f. Furia,
polpi, cioè ne ha avute di esperienze amo­ furne s. m. Forno,
rose!). fuscetizze agg. qual. Frettoloso.

-6 1 -
G

G Molte parole inizianti con questa con­ galóppe s. m. Galoppo; fretta,


sonante seguita dalla vocale a presentano gamme o jamme s. f. Gamba: nan zi
una forma paralella con la semivocale j: es. facénne u passe cchiù llégne de la jamme
gaiétte e jalétte, gaddine e jaddine. (non fare il passo più lungo della gamba) /
gabbeue e jabbeue, gabba e jabbà / N. gamme lógne o jamme lógne (chi va
(gabheute e jabbeute, gabbate e jabbate) v. sempre in giro).
tr. Gabbare, prevenire: ceuègabbà u vecine, gammètte e jammètte s. f. Pianta giovane
cùlchete subete e jàlzete matine (se vuoi dell’ulivo.
gabbare il vicino, vai a letto presto e alzati garbeniere s. m. Carabiniere,
di buon mattino). Dal francese anticogaber. gargarédde s. f. Garganella: béve a
gaddeejaddes. m. G allo// dim .gardiedde gargarédde (bere a garganella). Dal latino
e jardiedde (galletto), tardo gargala.
gaddenare e jaddenare s. m. Pollaio, gargarisme s. m. Gargarismo,
gaddóine, gaddine e jaddóine, jaddine s. garzaune, garzóne s. m. Garzone. Dal
f. Gallina: fèmmene e jaddine se pèrde francese gargon.
acquanne camme (donne e galline si perdo­ garze e jarze s. f. Guancia: s’avagnute le
no quando camminano). garze (si è ben riempito le tasche di dena­
gadduffe e jadduffe s. m. Gallo che non ro); garza idrofila.
è stato bene accapponato, garzeule, garzale s. m. Parte carnosa
gagge s. f. Gabbia, della testa di bestia macellata.
galaje, galé s. f. Galera, gastem ataure, gastem atóre e
galandeume, galandóme s. m. Galantuo­ jastemataure, jastematóre s. m. Bestem­
mo // fig. Ozioso; poco affidabile. miatore.
galessiere e jalessiere s. m. Colui che gastemeue e jastem eue, gastemà e
guida il calesse. jastemà (gastemeuteejastemeute, gastemate
galettaune e jalettaune, galettóne e e jastemate) v. intr. Bestemmiare.
jalettóne s. m. Grosso tino di legno, rivesti­ gatte e jatte s. m. e f. Gatto: la jattepe la
to all’interno di zinco, a forma allungata, fòdde faci le figghje cecate (la gatta per la
usato per l’ammollo e il lavaggio dei panni fretta partorì i figli ciechi) // dim. m.
e su cui potevano lavorare anche due don­ gattudde ejattudde (f. gattòdde ejattòdde).
ne insieme. gazzóse s. f. Gassosa,
gaiétte e jalétte s. f. Tinozza a forma gebelleje s. m. Disordine,
rotonda di legno o di zinco per il bucato. ged&s. m. Giudeo / / agg. qual. Cattivo,
galieute, galióte agg. sost. Galeotto; fur­ gedezziéuse, gedezziuse (f. gedezxiause,
fante. gedJzxióse) agg. qual. Giudizioso.
gallétte s. f. Galletta, specie di pane gedizzie s. m. Giudizio; sentenza; senno:
biscottato molto schiacciato, ad uso dei nièttegedizzie (mettere giudizio); déndedu
marinai o dei soldati, quando non era pos­ gedizzie (il terzo molare, detto così perché
sibile panificare. Dal francese gaiette. compare tra i diciotto e i venticinque anni).
- 62- ♦l Ji , /
gelatiere s. m. Gelataio, che girava con il (rivoltare la giacca; cioè cambiare opinio­
suo carretto per le vie del paese vendendo, ne). Dal francese jaquette.
per lo più, gelato di limone. Famoso era giagande agg. sost. Gigante; persona
“Austine'de la lemenate" (Agostino della molto formosa.
limonata). giammèlle s. f. Ciambella, tarallo con le
geléppe s. m. Giulebbe, uova cosparso di giulebbe: nan dutte le
geleue, gela (geleute, gelate) I v. intr. giammèlle arrièscene cu bbuche (non tutte
Gelare. II v. medio intr. Gelarsi: s’à gelate le ciambelle riescono col buco).
pu ffridde (si è gelato per il freddo). giargianése agg. sost. Termine caricatu­
geraliette s. m. Giraletto, striscia di stof­ rale per indicare ciò che è straniero: parie
fa bianca bordata di merletto che si legava giargianése (parla straniero),
intorno alle reti per ornare il letto, ma giarre s. f. Boccale. Dall’arabo garra.
anche per nascondere tutto ciò che vi si gìbbele, giàbbele s. m. Ornamento vi­
depositava sotto. stoso.
Gése Criste loc. di saluto Gesù Cristo; giggì e giggiue s. f. Girandola dei fuochi
era il saluto che si dava al posto del d’artificio.
buongiorno a cui si rispondeva: “sémbe gigiumatte e giugiumatte s. f. Ghirigoro
Marte” (sempre Maria) o “Gése sémbe” tracciato dal bambino prima che conosca
(Gesù sempre). la scrittura,
Gese végne loc. di saluto Gesù venga gioire, gire s. m. Giro,
(vd. sopra). giòstre s. f. Giostra.
Geséppe s. m. pr. Giuseppe // dim. giòvene (pi. giùvené) agg. sost. Giovane
Pèppine, Péppe. Il dim. m. gioveniedde (f. giovenédde).
gestizzie s. f. Giustizia. giubbe s. f. Giubba. Dall’arabo gubba.
Geuanne s. m. pr. Giovanni, giudeces. m. G iudice//N .giudece granne
geuine agg. sost. Termine tra lo scherzo­ (pretore); giudece menunne (giudice
so e il sarcastico per indicare giovane un conciliatore).
po’ fannullone e furbo. gnaure, gnóre agg. qual. Nero, oscuro;
gevaménde s. m. Giovamento: ògne dubbio: u fatte jé gnóre (il fatto è pericolo­
‘mbedeménde jé gevaménde (ogni impedi­ so, dubbio).
mento è giovamento). gnerande agg. qual. Ignorante,
ghevazze e ghjevazze s. m. Stomaco, gnerequeue, gnerequà (gnerequeute,
gola: jègnerse u ghevazze (riempirsi lo sto­ gnerequate) v. tr. e intr. Annerire, diventa­
maco). re nero, scurire: le rròbbe ènne gnerequate
ghjaccieue, ghjaccià (ghjacceute, (la biancheria è diventata scura).
ghiacciate) v. intr. e rifl. Ghiacciare, conge­ gnornaune, gnornò loc. aw. Signor no,
larsi. Dal latino glaciare. nossignore.
ghjaive, ghjéve s. f. Zolla, gnorseje, gnorsì loc. aw. Sissignore,
ghjalanghe int. Mannaggia, che mai...: gnóstre s. m. Inchiostro,
ghjalanghe ca sì menute (che mai fossi ve­ gnòtte (gnettéute, gnettute) v. tr. Inghiot­
nuto). tire: diabue,fatte gnòtte! (che il diavolo ti
ghjémmere o ghjémbre (pi. ghjémmere e inghiotta! ); gnòtte veléne (inghiottire vele­
ghjòmmeré) s. m. Gomitolo, involto; cosa no- subire).
intricata. gnuèsce (gneuescéute, gneuesciute) v. intr.
ghjemmereue, ghjemmerà (ghjemmereu- Piangere o ridere tanto forte, a singhiozzi,
te, ghjemmerate) v. tr. Aggomitolare. da non poter respirare.
ghjemmeriedde s. m. Involtino di inte­ gnusce s. m. Noia fastidiosa, nausea,
riora di animali. disgusto.
giacchétte s. f. Giacca: veldarse giacchétte gócce s. f. Goccia: ònne fatte du gócce (è

- 63-
caduta un po’ di pioggia). Malore, spaven­ grattaraule, grattaróle s. f. Grattuggia
to: m’àpegghjate ‘na gócce (sono stata presa per formaggio.
da spavento). gratteue, gratta (gratteute, grattate) v. tr.
golléttes. f. Cassetta: 'na gollétte de cerase Grattare: ce téne la tigne se la gratte (chi ha
(una cassetta di ciliegie), la tigna se la gratti).
gradóine, gradine s. m. Gradino, gravande agg. qual. Grosso gravante;
gramègne s. f. Gramigna, grave, preoccupante: le còse gravande l’ajute
gram ueue, gram uà (grameueute, Ddì e le sande (le cose gravi sono aiutate da
grameuate) v. tr. Gramolare, impastare, Dio e dai santi).
granaune, granóne s. m. Granturco, grave s. f. Grava, inghiottitoio del terre­
grandeneute, grandenate s. f. Grandi­ no carsico // agg. qual. Grave.
nata. grazzie loc. Grazie // s. f. Grazia, favore:
grangasce s. f. Grancassa, cercà grazzie a la Madonne (chiedere grazia
graneróise, granerise s. m. Riso, alla Madonna).
gréfue s. m. Respiro pesante e rumoroso
granne agg. qual. Spazioso; grande di età
durante il sonno.
// dim. m. (f. grannetédde ) grannetiedde
grefeueue, grefeuà (grefeueute, grefeuate)
(grandicello) // Il termine era usato al po­
v. intr. Russare,
sto di vécchje per una forma di rispetto agli
gregarie s. m. Gregario,
anziani: à ffatte buénariedde granne (è di­
gregne e grénghe s. m. e f. Fascio: ‘ne
ventato abbastanza vecchio),
grénghe de cemedecóle (un fascio di cavol­
grànnene o gràndene s. f. Grandine, fiori). Grongo, pesce marino. Dal latino
grasse s. m. Grasso / / agg. qual. Grasso, gremium.
riferito a cibo; ricco: adò grassejéla checine, grésse s. m. Cruschello: pane de ggrésse
la renine jé cecine (dove la cucina è grassa, (pane di farina e cruschello),
ricca, la rovina del fisico e delle sostanze è grésse (f. grosse) agg. qual. Grosso,
vicina). greune, grane s. m. Grano, frumento,
grassézze s. f. Spessore; grassezza: la greute, grate s. m. Grado; gradino di
grassezzejé mménza bellézze (la grassezza è scala; spicchio: 'ne grate de marange (uno
mezza bellezza). spicchio di arancia),
graste s. f. Vaso di terracotta per fiori, grezze agg. qual. Greggio, grossolano,
grattacheupe, grattacape s. m. comp. gridde s. m. Grillo.
Grattacapo. grugne s. m. Persona imbronciata, mu-
grattamariannes. m. comp. Sorbetto che sona; padre severo.
si otteneva grattando il ghiaccio e cospar­ gualane s. m. Bovaro, aratore, ragazzo di
gendolo di un’essenza colorata: grattama- masseria.
rianne! Chjù ggratte e cchjù guadagne! (grat- guappaquaune, guappaquane s. m.
tamarianna! Più gratti e più guadagni! - Accalappiacani.
era la voce del venditore per attirare i guglie s. f. Aguglia, pesce di mare. Dal
bambini). provenzale agulha.

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J

J Molte parole iniziami con la semivocale jamme vd. gamme


j seguita dalla vocale a sono registrate an­ jammeddeure, jammeddare s. m. Pro­
che nella consonante g, come dall’uso prietario delle olive portate al frantoio,
dialettale. Perciò per esse a tale lettera si jammètte vd. gammètte
rimanda. jàneme s. f. Anima: jàneme de Ddòje
jà inter. Voce di incitamento al cavallo, (anima di Dio, anima buona).
jabbe s. m. Gabbo, presa in giro. Dal Janne s. f. pr. Anna // dim. dannine,
francese antico gab. Jannarédde.
jabbeue, jabbà vd. gabbeue jarabbuzze s. m. Specie di bicchiere fer­
jacche s. f. Tipo di caccia notturna agli mato su un asse di legno in cui bevevano a
uccelli che vengono abbagliati per poi esse­ turno i frantoiani.
re catturati. jardemiende s. m. pi. Finimenti dei ca­
jàcede agg. qual. Acido di sapore; stiz­ valli.
zoso. jarie s. f. Aria: jan a nétte, nan zi avénne
jàcene s. m. acino. pajure né de tróndre, né de sajétte (aria
jacquajeule, jacquajule s. m. Acquaiuolo, pulita, non aver paura né di tuoni né di
venditore di acqua nei tempi in cui non fulmini; ovvero coscienza pulita non teme
c’era la condotta pubblica; venditore di nulla) / / agg. qual. Agro, aspro,
bibite. jarie-dòlge agg. qual. comp. Agrodolce,
jacque s. f. Acqua / / N . jacque de Criste jarve s. m. Albero: jaw e pècche, rame
(acqua sorgiva)-, jacque de sóle (acqua tiepi­ sécche (l’albero pecca e il ramo secca; ossia
da). le colpe dei padri ricadono sui figli),
jadde vd. gadde jarze vd. garze
jaddenare vd. gaddenare jàsceme agg. qual. Azzimo, non lievitato;
jaddóine, jaddine vd. gaddóine persona indifferente, che non esprime al­
jaite, jète s. f. Bietola, cun sentimento: jécòm ’a 'necicciuejàsceme
jajeje agg. sost. Stupido, insipiente, (è come un pane non lievitato). Dal greco
jalandeume, jalandóme vd. galandeume azymos.
jaldararse {jaldareute, jaldarate) v. me­ jàshchere s. m. Lastrico solare,
dio intr. Alterarsi per irritazione. jaspre agg. qual. Aspro,
jalde agg. qual. Alto: fèmmena vasce pu jastemataure, jastematóre vd. gastema-
mante, fèmmena jalde a ccógghje le fiche taure
(donna bassa adatta per il marito, donna jastemeue, jastemà vd. gastemeue
alta adatta a cogliere i fichi), jateue, jatà (jateute,jatate) v. intr. Soffia­
jalessiere vd. galessiere re: jàtete u nase (soffiati il naso),
jalétte vd. gaiétte jatte vd. gatte
jalettaune, jalettóne vd. galettaune jattemamaune, jattemamóne agg. sost.
jambre s. m. Gambero, Stupido.
jammaule, jammale s. m. Gambale. javetacque s. m. Abitacolo, rifugio:

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av acchjate ‘ne bbèllejavetacque (ha trovato cavadde? (hai dato da mangiare al caval­
un buon posto da sfruttare). lo?).
javeteue, javetà {javeteute, javetaté) v. tr. jidde (f./èdde) pron. pers. Egli, lui, quel­
e intr. Abitare. lo: mó se ne véne jidde o passe o passe
jazze s. m. Giaciglio di pecore sulla (adesso se ne viene lui pian piano - da una
Murgia // fig. Letto disfatto, malmesso. canzone popolare modugnese).
jazzebbande s. m. Jazz-band, in particolar jierte (f.jèrte) agg. qual. Alto,
modo riferito alla batteria. jinde aw. di luogo Dentro: véne da jinde
(viene da dentro) / / s. m. L ’interno: ujinde
jègne (agnéute e anghjéute, agnute e
de la case (l’interno della casa),
anghjute) I v. tr. Empire, attingere: jègne l’
jìndeme agg. qual. Intimo,
acque dò puzze (attingere l’acqua dal poz­
jirre e jorre loc. che indica parole inutili,
zo). II v. intr. Ingrossarsi, arrotondarsi: la
chiacchiere, baruffe verbali,
menènne s av anghjéute (la bambina si è
jisce int. Voce di fermo al cavallo,
ingrossata). Riempirsi da non desiderare
jómene s. m. Uomo // accr. jómenazze
più nulla.
(uomo grosso e poco gradevole di aspetto).
jerdeneue, jerdenà (jerdeneute,jerdenate)
jòmme s. f. Gomma, secrezione di alcu­
v. tr. Ordinare, disporre.
ne piante.
jereue, jerà {jereute, jerate) v. intr. Fio­
jònde s. f. Unzione: famme ‘na jònde
rire.
(fammi un’unzione); besognafà lajònde e la
jeréure, jerure s. f. Ammollamento dei pènde (bisogna affrontare le situazioni con
legumi in acqua per agevolarne la cottura. la dolcezza e con la forza).
jereute, jerate s. f. Fioritura: la jerate de jònge (angéute, angiute) v. tr. Ungere;
l’aminue (la fioritura del mandorlo), corrompere: ce na junge la ròte, u trajine
jergeme (pi.jìergeme) s. f. Tegola, nan gamine (se non ungi la ruota, il traino
jésse (stente, state) v. intr. Essere, non cammina),
jettataure, jettatóre s. m. Iettatore. jóshche s. f. Pula,
jettatéure, jettature s. f. Malocchio, jòtte agg. num. Otto,
jùmete agg. qual. Umido,
jeule, jòle s. f. Voglia, macchia della
jùnnece agg. num. Undici,
pelle.
jùrdene s. m. Ordine, misura di superfi­
jéune, june agg. num. Uno: june dréte o cie più piccola dell’aratro.
ualde (uno dietro l’altro, ossia allineati); jushquaure e jeshquaure, jushquóre e
june nand’une (uno davanti all’altro), jeshquóre s. m. Bruciore // fig. Gelosia.
jeure, jóre s. m. Fiore, jushqueue e jeshqueue, jushquà e
jeusce, jósce aw. temp. Oggi II N .jósce jeshquà (jeshqueute, jeshquate) v. intr. Pro­
la dì (oggi nel pomeriggio)\jósce ajòtte (fra durre bruciore: me jùshchene l’écchje (mi
otto giorni). Dal latino hodie. bruciano gli occhi).
jeuse, jóse s. f. Chiasso, juste s. m. Gusto, piacere: a mangià te
jéuse, juse s. m. Locale a piano terra, véne u juste, a pajà te véne la suste (a
jeverneue, jevernà (jeverneute,jevernate) mangiare ti viene il piacere, a pagare ti
v. tr. Governare, usato specialmente in viene il malumore),
riferimento alle bestie: sì jevernate u jùvete s. m. Gomito.

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la (pi. le) art. det. f. La II pron. pers. (pi. frabbecature ènne veldate la lamie (i mura­
le) La, lei, quella: la mamme jé ssòrde e la tori hanno costruito il solaio),
figghje l’andénne (la mamma è sorda e la lamiende s. m. Lamento.
figlia la comprende). Lanarde s. m. pr. Leonardo II dim.
Iacee s. m. Laccio; collana d’oro: u zite Narducce, Nardine.
‘ngià date u Iacee (il fidanzato le ha regalato landernóine, landernine s. m. Lucer­
la collana d’oro). nario.
lacèrte (pi. lacierte) s. f. Lucertola, langhé s. m. Tipo di stoffa pesante, simile
lacierte s. m. Pesce marino poco pregia­ alla tela jeans, con cui si confezionavano
to; taglio di carne. indumenti di lavoro.
Iàghene s. f. Pasta fatta in casa con farina lanzétte s. f. Fitta dolorosa; taglio sottile
e acqua, simile alle tagliatelle // dim. procurato da una lama,
laganédde o lajanédde (tagliolini). lanzéute agg. qual. Appuntito; inferocito,
lagne s. m. Lamento: jin d ’o lagne lapaune, lapóne s. m. Ape.
am acchjà u sénne (mentre ci lamentiamo, laps s. m. Matita. Dal latino lapis.
ci addormenteremo; ossia abituandoci ad larie agg. qual. Largo II s. m. Spazio,
un dispiacere, lo accetteremo e lo supere­ piazza: u llarie de Sande Luche (piazza San
remo). Luca).
laine, lène vd. laghene // fig. Donna Larienze s. m. pr. Lorenzo / / dim. f.
lunga e senza armonia nel corpo: jé còm a Rènzèlle e Renzine.
’na lène. lariéure, lariure s. m. e f. Spazio ampio,
lajaneure e laganeure, lajanare e laganare larièzze s. f. Larghezza,
s. m. Matterello. tarme s. f. Lacrima: la larme o uécchje e u
mmuézzeche alla vòcche (la lacrima sul ci­
lambadóine, lambadine s. f. Lampadina,
glio e il boccone sulle labbra; ossia anche
lam basciaun e, lam bascióne (pi.
nei momenti tristi bisogna saper sorride­
lambascieune, lambasciune) s. m. Muscaro,
re). Piccola quantità: jind’o ragù ‘nge vàie
cipolla selvatica mangereccia delle Murge.
‘na larme de mmierre (nel ragù ci vuole una
lambe s. m. Lampo, fulmine, bagliore // piccola quantità di vino),
fig. Dolore improvviso e di breve durata /
lasche agg. qual. Lasco, lento,
/ s. f. Lampada. lasseue, lassa (lasseute, lassate) v. tr. La­
lambeure, lambare s. m. Lampione: nan sciare: ce lasse la vécchje e ppigghje la nòve
zìfacénne u lambare ‘nnanze (non portare sape ce llasse e nan zape ce tróve (chi lascia
luce davanti alla cosa; ossia non dare in la via vecchia e prende la nuova, sa quella
anticipo notizie di cui l’altro può servirsi),
che lascia ma non sa quella che trova),
lameire, lamére s. f. Lamiera, lastre s. f. Lastra, vetro,
lamendéuse, lamenduse (f. lamendóse) latres. m. Ladro//accr. latraune, latróne\
agg. qual. Lamentoso, dim. m. latreciedde, dim. f. latrecédde.
lamie s. f. Solaio, copertura di camera: le latremiende s. f. Furto, latrocinio.

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latróine, latrine s. f. Latrina, ossa, ma rompe le ossa; ossia fa danno),
latte s. m. Latte. legnuèzze s. f. Lunghezza,
Iattecióine,lattecines.m. Latticinio. Dal leiche, léche (pi. lóchere) s. m. Podere: la
latino lacticinium. cases accatte, u léche sefasce (la casa si com­
latteire, lattére s. f. Lattiera, pra, il campo si fa con l’assiduo lavoro),
lattéuche, lattuche s. f. Lattuga. leire, lire s. f. Lira.
Iatteure, lattare s. m. Lattaio, leise, lése agg. qual. Leso, lesionato, ma­
laude s. m. Laudano, ’ lato: aminue lése (mandorle lese nella cre­
lause, lése s. m. Nomea, fama: porte ‘ne scita, non molto commerciabili perché han­
brutte tóse (ha una brutta nomea); no il mallo attaccato al guscio legnoso);
Jangeuarose pertéve u lóse (Angelarosa por­ chesciénza lése (coscienza colpevole),
tava la nomea, sottintendendo poi che gli leive, lève s. f. Leva,
altri invece facevano i fatti), lejaune, lejóne (pi. lejéuné) s. f.Legna: la
laute, lóte s. f. Fango. Dal latino lutum. lejóna tórte l’addrizze u fuéche (il legno
lavacheupe, lavacape s. m. Lavacapo; storto viene addrizzato dal fuoco).
rimprovero. lemenaziaune, lemenazióne s. f. Lumi­
lavameune, lavamane s. m. Lavabo, naria.
lavanneure, lavannare s. f. Lavandaia, lemeneute, lemenate s. f. Limonata,
lavatóine, lavatine s. m. Clistere; forte lemeue, lemà (temente, ternate) v. tr. Li­
rimprovero. mare. Dal latino limare.
lavatóive, lavative agg. qual. Fannullo­ lemóine, lemine s. m. Lumino,
ne, inaffidabile. temóne s. m. Limone. Dall’arabo laimun.
laveue, lava (laveute, lavate) v. tr. Lavare, lemòsene s. f. Carità, elemosina II N.
lazzarau n e, lazzaróne agg. sost. ciccalemòsene (persona sempre pronta a
Lazzarone. chiedere).
lazze s. m. laccio: u lazze de le scarpe (il lendècchje s. f. Lenticchia; piccola mac­
laccio delle scarpe); grosso gomitolo di chia sulla pelle. Dal latino lenticula.
spago, usato da paretai e muratori per lèndere (pi. lìndere) s. m. Lendine, uovo
l’allineamento dei muretti a secco o dei del pidocchio del capo.
muri. lendeune, lendane agg. qual, e aw. Lon­
le art. det. m. e f. pi. I, gli, le II pron. m. tano: amóre da lendane pe la vi remane (
e f. pi. Li, le: le pariende me le détte Ddì, l’amore da lontano si perde per via),
l’amisce me le càpeche fi (i parenti me li lepóine, lepine s. m. Lupino,
diede Dio, gli amici me li scelgo io), lepómene s. m. Licantropo.
lecchétte s. m. Lucchetto, lequedeue, lequedà (lequedeute,
leccheue, lecca (leccheute, leccate) v. tr. lequedate) v. tr. Liquidare; licenziare; rego­
Leccare. lare.
lecénde (pi. leciende) agg. qual. Lucente, lescìtteme (f. lescètteme) agg. qual. Le­
lecénze s. f. Licenza, gittimo; sincero; vero.
lecigneue s. m. Lucignolo. Dal latino / lesseue, lessa (lesseute, lessate) v. tr. Les­
tardo lucinium. sare: jeuve lesseute (uova sode). Dal latino
lecqueue, lecquà (lecqueute, lecquaté) v. tardo lixare.
intr. Urlare, gridare, lessóie, lessi s. f. Liscivia, acqua filtrata
légge (leggéute, leggiute) v. tr. Leggere, da un miscuglio di acqua bollente, cenere
légne s. m. Nave II agg. qual. (f. lògne) e rami di alloro. Dal francese lessine.
Lungo. Iestinge s. m. Lentisco, rovo della mac­
legneume, legname s. m. Legname, chia mediterranea su cui di norma veniva
lègnue s. f. Lingua: la lègnue nan déne innestato il prugno, l’albicocco, il nespolo
l’èssere, ma ròmbe l’èssere (la lingua non ha e l’azzeruolo.

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su
n) i i i_
letteire, lettére s. f. Lettiera per gli ani­ liegge (f. lègge) agg. qual. Leggero, facile:
mali ed anche per l’essiccazione dei fichi, a parlà jé 'n’arta lègge (parlare è un’arte
leue, laj'e s. m. Lago, facile). Dal francese antico legier.
leume, lame s. f. Lama di coltello; lama, bende (f. lénde) agg. qual. Lento,
depressione del terreno causata da acque bette (pi. liette e lèttere) s. m. Letto: vó
piovane e torrenti. le la zitejind’o liette (vuole la sposa a letto,
léume, lume s. m. Lume: léumeadégghje ossia vuole tutto già pronto),
(lucerna). beume, lejume s. f. Legume,
Ieune, lane s. f. Lana, limafuèrce s. m. Arrotino,
léune, lune s. f. Luna: luna cbelquate, lìmete s. m. Limite, misura: ogn’e ccóse
marenare alzate-, luna all’allérte, marenare téne u lìmete ( ogni cosa ha una misura).
'nghevèrte (luna coricata marinaio in piedi; Dal latino limes.
luna in piedi marinaio in coperta). linie s. f. Linea II dim. leniétte (lineetta),
léupe, lupe s. m. Lupo // s. f. Voracità, lisce agg. qual. Liscio,
grande fame, fame da lupo: tene la lupe (ha liscèbbusse s. m. Grosso rimprovero,
una fame da lupo). schiaffone.
Ieure, lóre pron. pers. Loro: stòria me lìvete s. m. Ecchimosi II agg. qual.
nan é cchjù, mal “a llóre e bbuéne a nnù (la Livido.
storia mia è finita, male a loro e bene a noi llaure, llóre s. m. Alloro. Dal latino laurus.
- era la forma con cui si chiudevano le lògge s. f. Balcone. Dal francese loge.
favole). lóime, lime s. f. Lima. Dal latino lima.
léusce, lusce s. f. Luce: lusce de Criste! lóine, line s. m. Lino: parate de line (
(luce di Dio); luccichio. Dal latino lux. fornitura da letto di lino),
levande s. m. Levante, vento o punto lóite, lite s. f. Lite.
cardinale: levande e levandine o ‘na dì o 'na Iucche s. m. Grido, urlo: à scettate ‘ne
quendecine (il levante dura o un giorno o Iucche (ha gettato un grido),
una quindicina di giorni), lugghje s. m. Luglio. Dal latino Iulius.
levatróisce, levatrisce s. f. Ostetrica, lumbre e lòmbre s. m. Mora, frutto del
levédde s. f. Livella // s. m. Livello, rovo.
leveue, leva lleveute, levate) v. tr. Levare. lumme s. m. pi. Dorso, schiena : me
Dal latino levare. dólene le lumme (mi duole la schiena),
leveute, levate s. m. Lievito: levate de luna chjaine, luna chjéne s. f. Plenilunio,
bbirre (lievito di birra). Dal latino levatum. lunedóje, lunedì s. m. Lunedì. Dal latino
Iiàteche s. m. Aleatico, vino rosso lunae dies.
liquoroso. lurde (f. lórde) agg. qual.Lurido, sporco,
liaune, lióne s. m. Leone, lustre s. m. Lustro II agg. qual. Lucido,
bazze s. m. Legaccio, pulito: assi a llustre (uscire alla ribalta;
libbre s. m. Libro: achjute u libbre (chiu­ ripulirsi).
di il libro, cioè chiudi questo argomento). luzze s. m. merluzzo.

-j 1 *

- 69-
M

macarneule, macamale s. m. Maccaro- magazzóine, magazzine s. m. Magazzi­


naio. no. Dall’arabo makhazim.
maccaraune, maccaróne (pi. maccareune, magestérie s. m. Trovata ingegnosa per
maccaruné) s. m. M accherone//agg. qual. uscire da una posizione complicata; trucco,
Stupido. magghje s. f. Maglia,
m aceddeue, maceddà (maceddeute, magghjerótte s. f. Sotterfugio, azione
maceddate) v. tr. Macellare, rovinare qual­ ingannevole.
cosa riducendola in piccoli pezzi. magghjeule, magghjóle s. m. Magliolo,
màchene e màcchene s. f. Macchina; ramo usato nell’innesto.
costruzione di legno mobile per trasporta­ magghjeute, magghjate s.m. Capro //
re un’immagine sacra: la màcchene de Criste fig. termine dispregiativo per indicare per­
muèrte (la “macchina’ di Cristo morto) // sona scorretta,
accr. macchenaune\ dim. macchenétte . magnattue s. f. Scarafaggio,
macchjaune, macchjóne s. m. Macchia, magneise, magnèsie s. f. Magnesia,
piccolo bosco. maile, mèle s. f. Mela,
macchjoite, macchiétte s. f. Oliveto. maine, méne s. f. Torrente che si forma
macenatéure, macenature s. f. Molenda, in seguito a forti e intense piogge.
prezzo della macinatura. maise, mése s. m. Mese: u mése de
màcene s. £. Macina. Dal latino arcaico deciemhre (il mese di dicembre); mestrua­
macina. zione: la pecceuèdde av’avute u mése (la
m aceneue, m acenà (maceneute, ragazza ha avuto le mestruazioni),
macenate) v. tr. Macinare; rimuginare: sta maistreule, maistrale s. m. Maestrale,
sémhe a macenà u cerviedde (sta sempre a maite, méte s. f. Meta, mucchio: ‘na méte
rimuginare). de lióne (un mucchio di legna). Dal latino
maceniedde s. m. Macinino, meta.
macènue s. f. Arcolaio, majàteche agg. qual. Molto grande, spro­
macheure, macare esci, di desiderio Ma­ porzionato.
gari: m acai a la Madonne! ( voglia la Ma­ majèstres. m. Maestro elementare//s. f.
donna!). Dal greco makàrie. maestra: majèstre de chesì (sarta); majèstre
maciedde s. m. Macello II fig. Disordine, de recarne (ricamatrice); majèstre de chevèrte
rovina: ce maciedde! (che disordine!). Dal (materassaia e confezionatrice di imbotti­
latino macellum. te). Dal latino magister.
Madonne s. f. pr. Madonna: la Madonne majippe agg. qual. Furbo, astuto,
t’acchembagne! (la Madonna ti accompa- malabeleute, malabelate agg. sost. Mal­
gnii). _ _ vivente, delinquente,
madrevóite, madrevite s. f. Madrevite, malacarne s. f. Persona cattiva,
magabbònde s. m. Vagabondo, fannul­ malaciedde s. m. Civetta,
lone. maladequeute, maladequate agg. qual.
magagne s.f. Magagna. Maleducato.

- 70-
malafeite, malaféte s. f. Malafede, malèrve s. f. Malerba, erba infestante:
malafèmmene s. f. Donna di facili costu­ jind’o léche à nnate tanda malèrve (nel
mi: malafèmmene, lupe e bbótte aggirene de campo è nata tanta malerba) Il fig. Cana­
nòtte (prostitute, lupi e spari circolano di glia: jé ‘na malèrve (è una canaglia).
notte). malesagne s. m. Turbamento violento: a
malaffeure, malaffare s. m. Malaffare, vedèue faci ‘ne malesagne (a vederlo si tur­
malalègnue s. f. Malalingua, bò grandemente),
malandre s. f. Borsa di liquido nero che maletiembe s. m. Cattivo tempo,
costituisce la difesa del polpo. maleute, malate agg. qual. Malato II
malandróine, malandrine sost. m. dim. malatizze (malaticcio),
Malandrino. malevèrme s. m. Cattiva intenzione,
m alaneuve, malanóve s. f. comp. malfattaure, malfattóre s. m. Malfattore.
Malanuova: aciedde de la malanóve (uccel­ Dal latino malefactor.
lo della malanuova; ossia persona che por­ maligne agg. qual. Maligno,
ta disgrazia). maliuerne s. m. Persona malintenziona­
malanghenóje, malanghenì s. f. Malin­ ta, imbronciata, rissosa,
conia. Dal greco melankholia. malómbre s. f. Fata della casa; fantasma,
malapeine, malapéne (a) loc. aw. A ma­ m alpagatau re, m alpagatóre (f.
lapena. malpagatróisce, malpagatrisce) agg. comp.
malarie s. f. Malaria, Malpagatóre.
malatóje, malati s. f. Malattia, malpareute, malparate s. f. Malaparata,
malavógghje s. f. Malavoglia, situazione di pericolo,
malavóite, malavite s. f. Malavita, malpenzande agg. comp. Malpensante,
malazziaune, malazzióne s. f. Cattiva m altenaje, m altené (maltenéute,
azione. maltenute) v.tr. Trascurare, lasciare in ab­
malcaveute, malcavate agg. qual. Furbo, bandono.
astuto, furfante: curte e malcavate (basso e malvasóje, malvasì s. f. Malvasia, vino
astuto). liquoroso.
malchelaure, malchelóre s. m. Pallore, malvaune, malvóne s. m. Malvone, malva
malcrescéute, malcresciute agg. qual. arborescente.
Ineducato. malve s. f. Malva : la malve daogn e mmale
malcrianze e malacrianze s. f. Mancanza te resólve (la malva ti libera da ogni male).
di educazione, sgarbo. malvedaje, malvedé (malvedeute, malvi­
maldezziaune, maldezzióne s. f. Maledi­ ste) v. tr. Malvedere, essere ostile,
zione. malvelaje, malvelé s. m. Malvolere,
maldratteue, maldrattà (maldratteute, malvelendiere aw. Malvolentieri, con­
maldrattate) v. tr. Maltrattare: u maldratte trovoglia.
peccòjé u fegghjastre (lo maltratta perché è malvestéute, malvestute agg. qual.
il figliastro). Stropicciare, sciupare: nan zi Malvestito, trascurato.
maldrattanne la vèste (non sciupare il ve­ malvevénde s. m. Malvivente, persona
stito). dissoluta.
malécchje s. m. Malocchio, fattura; astio: mamaune, mamóne agg. qual. Scemo,
malécchje tù, buénécchje de Ddì (astio tuo allocco.
nei miei confronti, benevolenza di Dio mamé s. f. Nonna.
verso di me). mammalucche s. m. Mammalucco, stu­
maledóisce, maledisce (maleditte) v. tr. pido. Dall’arabo mamluk.
Maledire. Dal latino maledicere. mammarédde s. f. Olio sopraffino della
m alegneue, malegnà (malegneute, prima spremitura, usato per i bambini,
malegnate) v. tr. Malignare, criticare. anche a mo’ di purgante.

-7 1 -
mamme s. f. Madre: ce téne mamme nan manevrateure, manevratóre s. m. Mano­
chjange (chi ha mamma non piange); vratore.
màmmete^ (tua madre), mangaménde aw. Pure, anche, altret­
mammeure, mammare s. f. Levatrice, tanto, non meno di..., non più di... : u uomene
mammeusce, mammasce s. £. Bambagia disse: tu si rricche. E u ualde respennì:
// fig. Agi, mollezza: u téne jind 'a la mangamende de té (l’uomo disse: tu sei
mammasce (lo circonda di molte cure). Dal ricco. E l’altro rispose: non più di te),
latino tardo bambax. manganiedde s. m. Manganello,
mamurchje s. m. Complotto. manghe aw. e cong. Nemmeno, nean­
mandaròine,mandarines.m. Mandarino, che: manghe pe ssénne (neanche per so­
mande s. f. Coperta. Il s. m. Manto: gno).
monde de la Madonne (manto della Ma­ mangheue, mangà (mangheute, mangate)
donna; ossia copertura di un errore, di una v. intr. Scarseggiare, mancare: mànghene
colpa). degiannóve sólde pe ffà ‘na lire (mancano
mandeiche, mandéche s. f. Scamorza con­ diciannove soldi per fare una lira),
tenente burro aH’intemo. manghèvue agg. qual. Manchevole,
m andellóine, m andelline s. m. mangiajògnes. m. comp. Mangiaunghie,
Mandolino. affetto da onicofagia.
mandenaje, mandené (mandenéute, mangiammèrde s. m. comp. Persona sen­
mandenute) I v. tr. M antenere. II za dignità.
mandenèrse v. rifl. Sostenersi: nan ze mangiapeune, mangiapane s. comp.
mandine all’embiette (non si sostiene in M angiapane, persona non utile:
piedi). mangiapane a trademiende (chi mangia
mandeneménde s. £. Mantenimento, so­ senza rendere il corrispettivo).
stentamento. mangiaprievete s. comp. Mangiapreti,
mandenéute, mandenute s. m. Amante, anticlericale.
mantenuto. m angiataure, m angiatóre s. m.
mandiedde s. m. Mantello a ruota, Mangiatore, mangione // s. f. Mangiatoia,
màneche s. f. Manica di indumento: greppia.
affretequarse le màneche (rimboccarsi le mangieue, mangia s. m. Cibo,
maniche). I l s. m. Manico, presa di oggetto mangieue, mangia (mangiente, mangia­
I l fig. Impostazione, direzione: tutte te) v. tr. Mangiare: mangianne mangianne
depénde do màneche (tutto dipende dal véne u appetite (mangiando mangiando
manico, cioè dalla direzione), viene l’appetito). Dal francese manger.
manecómie s. m. Manicomio, mangióime, mangime s. m. Mangime,
manecótte s. m. Manicotto, mangióine, mangine agg. qual. Mancino,
manedópre s. f. comp. Manodopera, ma­ maniate s. f. Gruppo di persone, in senso
nifattura. piuttosto dispregiativo: 'na maniate de
manefattéure, manefatture s. f. Manifat­ uagnunastre ( un gruppo di ragazzacci),
tura. manìette s. f. Manetta della polizia,
maneféste s. m. Manifesto, mannagghjeint. Mannaggia: mannagjgizje
maneire, manére s. f. Maniera, modo: le a vvéue! (mannaggia a voi!),
bbóne maneire sò azzétt’a ttutte (le buone mannédde s. f. Mannello,
maniere sono gradite a tutti). manneue, manna (manneute, mannate)
manescèvue agg. qual. Maneggevole, leg­ v. tr. Mandare: ce vóle va; ce nan vàie
gero- _ ^ manne (chi vuole raggiungere uno scopo
manescieue, manescià (manescieute, va; chi non vuole manda, affida la cosa ad
manesciate) v. tr. Maneggiare, sciupare: na altri).
u sì manescianne (non lo sciupare). manneure, mannare s. f. Mannaia: ada

- 72-
mette la cape sott’a la mannare (devi mette­ marre s. m. Grosso involto di carne con­
re la testa sotto la mannaia, cioè ti devi fezionato con interiora di animali.
piegare all’evento). martedóje, martedì s. m. Martedì: né de
manneure, mannare agg. Lupo manna­ vènere e né de morte nan ze spòse e nan ze
ro, licantropo. parte (né di venerdì e né di martedì ci si
mannóile, mannile s. m. Asciugamano, sposa o si parte).
manuédde s. f. Manovella, martellóine, martelline s. f. Freno a mano
mappate s. f. Insieme di cose, involto: 'na del traino.
mappa te de rròbbe (un involto di roba), marterédde s. f. Donna sottoposta a con­
mappe s. f. Balaustra, tinui supplizi psicologici e fisici: la prime
mappóine, mappine s. f. Canovaccio, marterédde, la secónde signerédde (la prima
strofinaccio. Il fig. Persona trasandata, moglie è martire del marito, la seconda è
malridotta: à/fatte pròprie ‘na mappine (è trattata da signora).
diventato proprio uno straccio), marterezzeue, marterezzà (marterezzeu-
marange s.m. Arancia, te, marterezzate) v. tr. Sottoporre a conti­
marangieure, marangiare s.m. Aranceto, nue sofferenze fisiche e morali.
marascialle s. m. Maresciallo, martiedde s. m. Martello: ce sì martiedde
maravigghje s. f. Meraviglia; bellezza, batte, ce sì 'ngùdene statte (se sei martello
marce s. f. Marcia; pus: da la ‘mbòdde batti, se sei incudine statti).
av'ossute la marce (dal foruncolo è venuto marugge s. f. Erba amara usata come
fuori il pus). decotto o nelle minestre di cicorie miste.
Marches.m.pr. M arco//dim .Marcucce. m ascejeu e, m ascejà (mascejeute,
mardeue, mardà, mardarse (mordente, mascejate) v. tr. Ammaliare.
mardate) v. tr. e rifl. Sposare, maritare: mascejeule e mascejeure, mascejale e
mardate e mmule lassàtele sule (persone mascejare s. m. Mago, fattucchiere,
sposate e muli lasciateli soli, liberi), mascèttue s. f. Trappola per topi,
mareneure, marenare s. m. Marinaio, mascheuóine, mascheuine agg. qual. Ma­
maresceute, maresciate s. f. Mareggiata scolino; riferito anche a pianta che non
// fig. Rapido sopraggiungere di eventi porta frutto.
preoccupanti. masciaise, mascése s. m. Maggese,
margeule, margiale s. m. Manico di le­ mascióje, mascì s. f. Sortilegio, magia:
gno della zappa e di altri attrezzi agricoli. fange 'na mascióje (falle una magia).
marieule, mariule s. m. Mariuolo, truffa­ m ascue s. m. M aschio II dim.
tore. mascbeuidde-, accr. mascheuóne.
marieule, marióle s. f. Tasca interna del­ mashcareute, mashcarate s. f. Masche­
la giacca maschile. rata.
marmereule, marmerale s. m. Marmista, màshchere s. f. M aschera / / dim.
maróine, marine s. f. Marina, organismo mashcarédde-, accr. masbcaraune,
militare; tratto di mare o di terra adiacente mashcaróne.
al litorale: le Medegnise, la stati, vònne a la massaróje, massari s. f. Masseria,
marine de Palése ( i Modugnesi in estate masse s. m. Masso // s. f. Massa, impasto
vanno a Palese); la vi de la marine (la via di di farina e acqua: crisce masse, cóme cresci
Palese, corso X X Settembre). Gesù Bammine jin d’a la fosse ( cresci, mas­
maróite, marite s. m. Marito: mante e sa, come crebbe Gesù Bambino nelle fasce
ffigghje, cóme Ddì te le dà, te le pigghje - invocazione che le donne elevavano dopo
(marito e figli, come Dio te li dà, te li pigli). che avevano impastato farina, acqua e lie­
marpiaune, marpióne agg. qual. Furbo, vito).
imbroglione. masseure, massare s. m. Massaro.

-7 3 -
mastagghjaune, mastagghjóne s. m. Per­ mazzate de mazze (legnata); mazzate de
sona alta e grossa. vénde (panciata); mazzate defórche (grossa
mastatéure, mastature s. f. Bastonatura, bastonatura).
mastecheue, m astecà (mastecheute, mazzieue, mazzià (mazzieute, mozziate)
mastecaté) v. tr. Masticare, v. tr. Bastonare: chernute e mozziate (tradi­
m atarasseu re, m atarassare s. m. to e bastonato).
Materassaio. mazzieute, mazziate s. f. Bastonatura,
matarazze s. m. Materasso. Dall’arabo ‘mbà abbreviativo del s. m. chembare,
matrah. chembà (compare), che si premetteva al
matèrie s. f. Materia, pus. nome {'mbà Rócche, 'mbà Mechéle, ecc.),
matéure, mature agg. qual. Maturo, anche in segno di rispetto per interpellare
m atóine, m atine s. f. M attina: u una persona adulta.
buongiòrne se véte da la matine (il ‘mbacce loc. aw. In faccia: ’mbacce o
buongiorno si vede dal mattino) // loc. aw. nase a tté (accidenti a te).
Di buonora: ce uè ‘nganneue u vecióine, ‘ m baccèsce (' mbaccescéute,
cùlchete sùbete e jàlzete matóine (se vuoi ‘mbaccesciuté) v. intr. Perdere la testa, de­
ingannare il vicino, coricati presto e alzati dicarsi con attenzione a qualcosa.
di buonora); matine matine (molto presto), ‘mbacches. m. Impacco: pe/fattepassa u
matraje, matré s. f. Matrigna, delóre fatte 'ne ‘mbacche de pappe de lline
m atrem ónie s. m. M atrim onio: (per farti passare il dolore fatti un impacco
matremónie e vescovade stònne da Ddì di semi di lino).
destenate (matrimoni e vescovadi sono da ‘mbagghjeue, ‘mbagghjà {‘mbagghjeute,
Dio destinati). ’mbagghjate) v. tr. Impagliare.
matrieule, matriale s. m. Materiale, ma­ ‘mbalcatéure, ‘mbalcature s. f. Impalca­
teria di diversa qualità utile ad un lavoro / tura.
/ agg. qual. Rozzo di maniere, ‘mbaleute, ‘mbalate agg. qual. Impalato,
matrique s. f. Matricola, ‘mbalgeneue, ‘mbalgenà (‘mbalgeneute,
mattaune, mattóne s. m. Mattone, ‘mbalgenate) v. intr. Am m uffire: u
matte s. f. Carta da gioco raffigurante il cambernétte jé jùmete e le rròbbe ènne
re di danari // agg. qual. Matto, pazzo. ‘mbalgenate tutte (lo stanzino è umido e la
matteneure, mattenare s. m. Operaio roba è tutta ammuffita).
addetto alla posa in opera dei pavimenti. ‘mballeue, ‘mballà ( ‘mballeute, ‘mballate)
matteneute, mattenate s. f. Serenata: a la v. tr. Imballare.
case de le senature nan ge vólene né senate ‘mbalme loc. aw. In palma di mano:
né mattenate (a casa dei suonatori non pertàjune ‘mbalme de mane (portare uno in
occorrono né suonate né serenate). palma di mano, tenerlo in gran pregio, in
matteniere (f. mattenére) agg. qual. Mat­ grande considerazione).
tiniero. ‘mbalzameue, ‘mbalzamà ( ‘mbalzameute,
mattetóine, mattetine s. m. Il primo suo­ 'mbalzamate) v. tr. Imbalsamare.
no della campana che annunciava il sorge­ ‘mbambalèsce (‘mbambaléute, ‘mbam-
re del sole; vd. cambaune, cambane. balute) v. intr. Incantarsi.
mattetùdene s. f. Pazzia; atto inconsulto, ‘mbanatéure, ‘mbanature s. f. Filettatura,
mazzariedde s. m. Randello, ‘mbaneue, ‘mbanà {‘mbaneute, ‘mbanate)
mazzaule, mazzóle s. f. Mazzola, v. tr. Avvitare: ‘mbaneue le vóite (serrare le
mazze s. f. Mazza, bastone: mazze e viti). Impanare: scarcióffe ‘mbanate e fritte
panèlle fascene le figghje bbèlle (bastone e (carciofi impanati e fritti).
pane rendono i figli virtuosi) Il agg. qual. ‘mbanzanne loc. aw. Sorvolando: pertà
Esile; magro, denutrito, ‘mbanzanne ‘mbanzanne (portare in cam­
mazzeute, mazzate s. f. Bastonata // N. pana, procrastinare).

- 74-
'mbappeneute, ‘mbappenate agg. qual. ‘mbecieute, ‘mbeciate s. f. Incerata,
Impappinato, confuso. ‘mbedeménde s. m. Impedimento, osta­
‘mbaraize s. m. Imbarazzo; fastidio; di­ colo: ògne ‘mbedeméndejé gevaménde (ogni
sturbo intestinale. impedimento è giovamento).
‘mbarazzeute, ‘mbarazzate agg. qual. Im­ ‘mbégne s. m. Capriccio, puntiglio: u
pacciato; imbarazzato di stomaco. meninneàpegghjate u ‘mbégne (il bambino
‘mbareue, ‘mbarà ('mbareute, 'mbarate) ha preso il capriccio). Impegno: u fatiatóre
v. tr. Apprendere, imparare: ‘mbarà u àpegghjate u ‘mbégne de meniscevedì(l’ope-
mestiere (apprender il mestiere). Insegna­ raio ha preso l’impegno di venire giovedì).
re: la maièstre 'mbare a le meninne (la ‘m begneue, ‘mbegnà ('mbegneute,
maestra insegna ai bambini). ‘mbegnate) v. tr. Impegnare.
‘ m barneue, ‘ m barnà ('mbarneute, ‘mbeleue, ‘mbelà (‘mbeleute, 'mbelate)
'mbarnate) v. tr. Infarinare. v. tr. Infilare: 'mbelisceuuache(liniAnY&go).
‘mbarte aw. Approssimativamente, al- ‘mbelletteue, ‘mbellettà, ‘mbellettarse
l’incirca: ‘mbarte le jòtte (verso le otto). (‘mbelletteute, 'mbellettate) v. tr. e rifl.
‘mbascieute, ‘mbasciate s. f. Ambascia­ Imbellettare, ornare; imbellettarsi.
ta, proposta: à pertate ‘na ‘mbasciate de ‘mbengemiende s. m. Incarico un po’
matremónie (ha portato una proposta di gravoso, fastidio.
matrimonio). ‘mbéngerse (‘mbengéute, 'mbengiute) v.
‘mbassatéure, ‘mbassature s. f. Fascia­ medio intr. Infastidirsi, seccarsi, non riu­
tura. scire a sopportare: me 'mbéngeche a sci
‘mbasseue, ‘mbassà ( ‘mbasseute, ‘mbas- fingh’a Bbare (mi infastidisco ad andare
sate) v. tr. Fasciare, stringere come nelle fino a Bari).
fasce. ‘mbequeute, ‘mbequate agg. qual. In­
‘ m basteue, ‘ m bastà (' mbasteute, fuocato.
‘mbastate) I v. tr. Impastare: ‘mbastà u ‘mbermeue, ‘mbermà (‘mbermeute,
ppane (impastare il pane). II v. intr. Stare ‘mbermate) v.tr. Informare, fornire notizie.
dentro: sta ‘mbastate jind’a la malavite (è ‘ m berneue, ‘ m bernà ( 'mberneute,
dentro fino al collo alla malavita). ‘mbernate ) v. tr. Infornare, abbrustolire:
‘mbastóje,‘mbast\(‘mbasteute, ‘mbastute aminue ‘mbernate (mandorle abbrustolite),
e ’mbastite) v. tr. Imbastire. ‘mbèrtue agg. sost. Fertile.
‘mbatteuèsce (‘mbatteuesciéute, ‘mbat- ‘mbesemeue, ‘mbesemà (‘mbesemeute,
teuesciute) v. rifl. Incantarsi, infatuarsi. ‘mbesemate) v. tr. Inamidare: la cammisa
‘ m bauróje, ‘ m baurì ( 'mbauréute, ‘mbesemate (la camicia inamidata).
‘mbaurute) v. tr. e intr. Impaurire. ‘ m besteue, ‘ m bestà (' mbesteute,
‘mbeccieue, ‘mbeccià ('mbeccieute, ‘mbestate) v. tr. Imbucare; sporcare; rovi­
‘mbecciate) Iv.tr. Dare impiccio, impegna­ nare disordinatamante: à ‘mbestate u
re: ‘ne nòne te spicce, ‘ne sine te ‘mbicce (un paveménde (ha sporcato il pavimento).
no ti disimpegna, un sì ti impegna). II v. ‘mbestialóje, ‘mbestialì (‘mbestialéute,
rifl. Impicciarsi, intrigarsi: ce te 'mbicce, te ‘ mbestialute, ‘ m bestialite) v. intr.
jacchje ‘mbecciate (se ti impicci, ti trovi Imbestialire, adirarsi grandemente.
impicciato). Dal francese antico empechier. ‘mbeteue, ‘mbetà (‘mbeteute, ‘mbetate)
‘mbecejeue, ‘mbecejà ('mbeceieute, v. tr. Invitare.
‘mbecejate) v. tr. Spedire, mandar via; libe­ ‘mbétte agg. qual. Infetto: jé ccarna
rarsi. ‘mbétte (è carne infetta).
‘m becheue, ‘ mbecà (' mbecheute, ‘ m betteue, ‘ m bettà (' mbetteute,
'mbecate) v. tr. Impiccare: lafèmmene fasce ‘mbettate) v. tr. Infettare.
la fórche e u uómene se ‘mbicche (la donna ‘mbettéuse, ‘mbettuse (f. ’mbettause,
costruisce la forca e l’uomo si impicca). ‘mbettóse) agg. qual. Impettito, superbo.

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‘mbettóje, ‘mbettì, ‘mbettirse ('mbettóite, ‘mbratecarse (‘mbratecheute, 'mbrateca-
‘mbettite) v. tr. e rifl. Imbottire, coprirsi te) v. rifl. Impratichirsi.
eccessivamente: chevèrta ‘mbettite (coper­ ‘m bratteue, ‘mbrattà (‘mbratteute,
ta imbottita). Dallo spagnolo antico ‘mbrattate) v. tr. Sporcare, macchiare; coin­
embotir. volgere, contagiare: u tratte ‘mbratte (il
‘mbeume, ‘mbame agg. qual. Infame: tratto imbratta; ossia la frequenza con qual­
‘mbame temerarie! (infame temerario!). cuno contagia nel comportamento).
‘mbéve (‘mbevéute, ‘mbevute) v. tr. In­ ‘mbrazze loc. aw. In braccio: Madonna
zuppare. mé, tienamiue ‘mbrazze fing a vòggh’e
‘ m bezzeue, ‘m bezzà ( 'mbezzeute, vvénghe da la chjazxe (Madonna mia, tieni­
‘mbezzate) v. tr. Collocare con prepotenza, melo in braccio finché vado e vengo dalla
con sotterfugi: à ‘mbezzatelafigghjeaccudde piazza - dalla “Ninna Nanna modugnese”).
póste (ha collocato la figlia in quel posto). ‘mbrégghje s. m. Imbroglio: cusse fatte
‘mbezziéuse, ‘mbezziuse agg. qual. Am­ jé ppróprie ‘ne 'mbrégghje (questo fatto è
bizioso. proprio un imbroglio). Groviglio: la lane
‘mbiastre s. m. Impiastro; persona im­ à ffatte u 'mbrégghje (la lana si è aggrovi­
portuna. gliata).
‘mbicce s. m. Fastidio, impegno: me sò ‘mbregghjeue, ‘mbregghjà ( 'mbregghjeu-
pegghjate tanda 'mbicce pe nnudde (mi son te, 'mbregghjate) v. tr. Imbrogliare.
preso tanto impegno per niente). ‘mbregghjeune, ‘mbregghjóne agg. qual.
‘mbierne s. m. Inferno; tormento: chèdda Imbroglione.
figghje sta pròprie jind'o ‘mbierne (quella ‘mbregnatéure, ‘mbregnature s. f. As­
figlia vive proprio nel tormento). sorbimento di liquidi o di odori,
‘mbìete aw. In piedi: nan ze mandéne ‘ m bregneteue, ‘m bregnetà
‘mbìete (non si mantiene in piedi). (‘mbregneteute, ‘mbregnetate) v. intr. Arri­
‘mbiette aw. In petto // agg. qual. Inte­ vare a maturazione, riferito ai rami di alberi
stato: u léche sta ‘mbiette a la mamme (il giunti alla giusta consistenza per essere
podere è intestato alla mamma). innestati.
‘ m bleciatéure, ‘ m bleciature s. f.
‘mbregneue, ‘mbregnà ('mbregneute,
Impiallacciatura.
‘mbregnate) v. intr. Impregnare,
‘mbòdde s. f. Pustola, foruncolo,
‘mbregniedde s. m. Pulcinella,
‘mbóise, ‘mbise (f. 'mbaise, 'mbèse) agg.
‘mbrellaune, ‘mbréllóne s. m. Ombrel­
qual. Furbo; impiccato: nan è ppène de
lone.
‘mbise (non è pena di impiccato, cioè non
è così grave); accise e ‘mbise! (che ti possa­ ‘mbrèlle s. m. Ombrello.
no uccidere impiccato!). ‘mbrelleure, ‘mbrellare s. m. Artigiano
‘mbóite, ‘mbite s. m. Invito. che ripara gli ombrelli.
‘mbònde aw. In punta: ufileav’arrevate ‘mbrelletteue, ‘mbrellettà, ‘mbrellettarse
‘mbònda ‘mbònde (il filo è arrivato all’estre­ ('mbrelletteute, ‘mbrellettate) v. tr. e rifl.
ma punta); jàvete dà 'mbònde (abita lì in Agghindare: s'à ‘mbrellettate pe la fèste (si
fondo). è agghindata per la festa).
‘mbònne, ‘mbònnerse ('mbennéute, ‘mbreneuse, ‘mbrenuse agg. qual. Om­
‘mbennute e 'mbusse) v. tr. e rifl. Bagnare; broso, che si offende facilmente.
inzupparsi. ‘mbressiaune, ‘mbréssióne s. f. Impres­
‘mbóste s. f. Imposta di finestra, sione, paura.
‘mbraceteue, ‘mbracetà, ‘mbracetèsce ‘m bresteue, ‘m brestà (‘mbresteute,
( 'mbraceteute, ‘mbracetate) v. intr. ’mbrestate) v. tr. Imprestare.
Infracidare, marcire. ‘mbrevedéute, ‘mbrevedute s. f. Impre­
‘mbranate agg. qual. Imbranato. visto.

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’mbreveseute, ‘mbrevesate s. f. Improv­ m edecheue, m edecà (medecheute,
visata. medecate) v. tr. Medicare.
‘mbrevidde s. m. Vaiolo, morbillo, medecióine, medecine s. f. Medicina:
‘mbreviste agg. qual. Imprevisto, medecióine de le rròbbe (varichina),
‘mbrewesórie agg. qual. Provvisorio, mediataure, mediatóre s. m. Mediatore,
‘mbrewóise, ‘mbrewise aw. Improvvi­ medielle s. m. Modello II fig. Sorpresa
samente: a la 'mbrewóise (all’improvviso). sgradevole: 'ngià ffatte 'ne bbèlle medielle
‘mbriacatéure, ‘mbriacature s. f. Ubria­ (gli ha preparato una brutta sorpresa),
catura. medudde s. m. Midollo,
‘mbriacheue, ‘ mbriacà, ‘mbriacarse mégghje agg. Migliore: mégghje 'na bbóna
Cmbriacheute, ’mbnacate) v. tr. e rifl. Ren­ mòrte ca 'na mala sórte ( una buona morte
dere ubriaco, ubriacarsi. è migliore di una cattiva sorte) / / aw.
‘mbrìesce aw. In allegria: s’à mmise Meglio: mégghje u ppicche a guadagnà ca u
’mbrìesce (s’è messo in allegria). assà a ppèrde (meglio guadagnare poco che
perdere molto).
‘mbrieste s. m. Prestito: ce u 'mbrìeste
megghjeire, megghiére s. f. Moglie: bèlle
jére bbuéne, se ‘mbrestàvene le megghjere
o bbrutte, la megghjére du ualde piasce a
(se il prestito fosse cosa buona, si preste­
ttutte ( bella o brutta, la moglie dell’altro
rebbero le mogli).
piace a tutti).
‘mbrieuche, ‘mbriache agg. qual. Ubria­
megghjeure, megghjare agg. num. Mi­
co: da meninne e da ‘mbriache se pótene
gliaio.
sapé le fatte (da bambini e da ubriachi si
megnacche o megnaccue s. f. pi. Smorfie
possono sapere i fatti)// accr. 'mbriacaune,
piagnucolose.
‘mbriacóne.
mègne mègne loc. aw. Lentamente,
‘mbrònde aw. di luogo Di fronte, in
meile, mèle s. m. Miele: che 'na gócce de
fronte: jàvete facce ‘mbrònde (abita dirim­
mméle se pìgghjene chjù mósche ca che ‘na
petto).
vòtte d’acite (con una goccia di miele si
‘mbropérie s. f. Rimprovero. acchiappano più mosche che con una botte
‘mbueje, ‘mbuà ('mbueute, ’mbuate) v. d’aceto; ossia con il bel garbo si ottiene di
intr. Annebbiare, confondersi. più che con i modi bruschi). Dal latino mel.
‘mbulde agg. qual. Folto. meite, méte (metéute, metute) v. tr. Mie­
‘mbulzes. m. Im pulso// agg. qual. Fred­ tere.
do, senza slancio, senza vita :jé ccóm a ‘na meje, mà aw. temp. Mai: màpu ma (mai
pèéa 'mbulze (è come una pietra senza vita) e poi mai); nan zìa mà (non sia mai).
Il esclamazione per incitare i portatori a melatteire, melattére s. f. Mulattiera, sen­
mettere in spalla la “macchina” della pro­ tiero.
cessione dei misteri. melaune, melóne (pi. meléune, melune)
me pron. pers. Mi, me: me pénze sémbe s. m. Melone: prédeche e melune 'nge vólene
(mi pensa sempre). le staggiune (prediche e meloni hanno bi­
mé agg. poss. f. Mia: a ccasa ménan véne sogno dei loro tempi),
nesciune (a casa mia non viene nessuno), meleneure, melenare s. m. Mugnaio,
mècce s. f. Incastro, melengeue, melengià (melengeute,
meddèsche agg. qual. Tenero, morbido: melengiate) v. tr. Rendere livido del colore
aminue meddèsche (mandorle tenere). della melanzana: m ’av’ammelengiate
meddóiche, meddiche s. f. Briciola, mol­ l’écchje (mi ha illividito gli occhi).
lica: me dà le terrise a spìzzeche e meddiche melengieune, melengiane s. m. Melan­
(mi dà i soldi a poco alla volta). zana: écchje a melengiane (occhi illividiti).
m edecatéure, m edecature s. f. melleue, mellà (melleute, meliate) v. tr.
Medicatura. Mollare.

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memòrie s. f. Memoria, spezzettato tutto il pezzo di pane). II v.
menazze s. f. Vinaccia; minaccia, medio intr. Affaticarsi, farsi in mille pezzi:
m enazzeue, menazzà (menazzeute, s’à menezzate pe jidde (si è fatto in mille
menazzàte) v. intr. Pigiare l’uva. pezzi per lui).
mendagghje s. m. Ventaglio: ammettane menezzigghje s. m. pi. Minuzzaglia,
u mendagghje (farsi vento, cioè non far menghjaroile, menghjaróje, menghjarì
nulla). agg. qual. Stupido, allocco, minchione.
mendagne s. f. Montagna: à ‘nghjanate la menghjaune, menghjóne s. m. Pollone,
mendagne ( è salito sulla montagna) Il rampollo: u menghjóne se chjéche acquanne
Vento di tramontana: amméne la mendagne jé vvèrde (il rampollo si piega quando è
(spira il vento di tramontana). Dal latino giovane, ossia l’educazione si dà per tem­
volgare montania. po).
m endagneile, m endagnùele (f. menghjaune, menghjóne agg. qual. Min­
mendagnaule, mendagnóle) agg. sost. chione, balordo.
Montagnolo. Mengienze s. m. pr. Vincenzo,
mendaneure, mendanare agg. sost. Mon­ meninne (f. menènne) s. m. Bambino,
tanaro. mènne s. f. Mammella,
mendatéure, mendature s. f. Montatura, menneue, mennà (menneute, mennate)
mendaune, mendóne s. m. Mucchio; v. tr. Scopare.
montone, maschio della pecora.
menóje, meni (menéute, menute) v. tr.
mende s. f. Menta pianta officinale; men­
Venire.
te, pensiero: tutte ‘na vénde, nan dutte ‘na
menuèsceue, menuescià (menuescéute,
mènde (tutti figli di una stessa mamma, non
menuesciate) v. tr. Togliere la fuliggine,
tutti dello stesso carattere).
spolverare.
mendeue, menda (mendeute, mendate)
menunne (f.menònne) agg. sost. Piccolo,
v. tr. e intr. Montare, salire.
mendeueue, mendeuà (mendeueute, ménzadóje, ménzadì s. f. comp. Mezzo­
mendeuate) v. tr. Gettare; maltrattare. giorno.
menéstre s. f. Minestra: o te mange chèssa ménzalègnue s. m. comp. Balbuziente,
menéstre o te sciette da la fenéstre (o ti ménzaléune, ménzalune s. f. comp. Mez­
mangi questa minestra o ti getti dalla fine­ zaluna.
stra). ménzannótte s. f. comp. Mezzanotte,
menestreue, menestrà (menestreute, ménzanóine, ménzanine s. m. Mezzani­
menestrate) v. tr. Minestrare, scodellare il no, tramezzo per dividere una camera.
fig. Raccontare ciò che non si dovrebbe. ménzatróje e ménzadróje, ménzadrì s. f.
Dal latino ministrare. Mezzadria.
meneuicchje s. m. pi. Pasta fatta in casa menzaune, menzane agg. qual. Mezza­
con farina e acqua calda e cavata con le no, medio.
dita. menzegneure, menzegnóre s. m. Monsi­
menéute, menute s. m. Minuto: sessanda gnore; vaso da notte.
menute fàscene ‘n’òre (sessanta minuti for­ menzétte s. m. Mezzetta, unità di misura
mano un’ora) Il s. f. Dettaglio: venne a la per aridi che si usava, specie nei forni a
menute (vendere al dettaglio) I l s. f. pi. legna, per la vendita della carbonella.
Moneta spicciola. menzeueue, menzeuà (menzeueute,
menéute, menute agg. qual. Piccolo II menzeuate) v.tr. Accumulare, risparmiare.
dim. (f. menetèdde) menetidde, menetiedde menzeuigghje s. m. Accumulo, rispar­
m enezzeue, m enezzà (menezzeute, mio.
menezzateìlv. tr. Sminuzzare, spezzettare: ménzóre s. f. Mezz’ora,
à menezzate tutte u panétte du ppane (ha mequatóine, mequatine s. m. Marciume:

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dà de mequatine (sa di marcio). Vino moscato / / N. mescuatìedde (tipo di
mequeue e mequà (mequeute, mequate) vino dall’odore di moscato),
v. intr. Marcire. meschidde s. m. Moscerino,
mequeute, mequate agg. Marcio, putri­ mescugghje s. m. Miscuglio,
do // fig. Corrotto, depravato. meséure, mesure s. f. Misura, limite:
meragghje s. f. Muraglia; medaglia // pane fin acquanne adure e mìerre a mesure
accr. meragghjaune, meragghjóne. (pane fin che ce n’è e vino a misura).
merale s. m. Trave che serve da infisso, meseute, mesate s. f. Mesata, paga di un
meraque s. m. Miracolo, avvenimento mese.
straordinario, m eshcheue, m eshcà (meshcheute,
mercande s.m. Mercante, meshcate) v. tr. Mischiare, confondere.
mèrche s. m. Segno, sfregio, cicatrice, meshcóine, meshchine agg. qual. Me­
mercheute, mercate s. m. Mercato, luo­ schino; pigro, scansafatiche,
go riservato alla vendita; basso prezzo: mesquaune, mescóne s. m. Moscone,
accatte aquannejé mercate e vvinne aquanne mèsse s. f. Messa; terzo tocco della cam­
jéccare (compra quando il prezzo è basso e pana che annunziava la messa. Vd.
vendi quando è alto), cambaune, cambane.
merchieule, merchiale s. m. Morchione. mestazze s. m. Baffo,
mèrde s. f. Escremento, mestazzére s. m. Dolce tipico di man­
merénne s. f. Merenda, colazione, dorle e vincotto.
merlétte s. m. Merletto, mestazzeute, mestazzute agg. qual.
meróisce, merisce s. f. Ombra, frescura, Baffuto.
meróje, meri (muèrte) v. intr. Morire: à mèste s. m. Qualunque artigiano che ha
mmuèrte Minghe u russe e à seccate u uarve la sua bottega o di cui è riconosciuta la
du pére (è morto Domenico il rosso ed è capacità / / N. mèste d’asce (falegname);
seccato il pero; ossia non c’è nessuna rela­ mèste checchjare (muratore specializzato nel-
zione tra i due avvenimenti); u fatte va l’unire con la malta); mèste trajóine
merénne merénne (il fatto va perdendo (carradore); mèste paràite (muratore spe­
vigore finché finirà). cializzato nel costruire muretti a secco);
meròsche s. f. Minutaglia, pesce molto mèste fuéche (pirotecnico); mèste panare
piccolo da mangiare crudo o fritto, (panieraio) ; mèst’a la ’ndréte (funaio) ; mèste
merróite, merrite s. f. pi. Emorroidi, frabecataure (muratore); mèsteferrere (fab­
mertèdde s. f. Mortella, mirto, cespuglio bro)..
dalle piccole foglie profumate atte a condi­ m estriatéu re, m estriatu re s. f.
re la salamoia delle olive. Mostratura, mostra,
mertefecheue, mertefecà (mertefecheute, mestróine, mestrine s. f. Mostrina,
mertefecate) I v. tr. Mortificare, rattristare: metande s. f. Mutande,
na usìmertefecanne (non lo mortificare). II metazziaune, metazzióne s. f. Muta­
v. intr. Perdere vigore, regredire: la ‘mbòdde mento.
stajea mertefecà (la pustola sta regredendo). metetaure, metetóre s. m. Mietitore,
Soffrire: ce nan mertìfeche, nan frettìfeche metetéure, meteture s. f. Mietitura,
(chi non soffre, non porta frutti; ovvero la meteue, metà {meteute, metate) I v. tr.
gioia passa attraverso la sofferenza). Cambiare: metìscete le panne (cambiati i
merzaune, merzóne s. m. Mozzicone: vestiti). II v. intr. Mutare: u tiembe metèsce
‘ne merzaune de segarétte (un mozzicone di (il tempo sta cambiando).
sigaretta) Il fig. Persona di bassa statura. meteute, metate s. f. Cambio della bian­
mesaraule e masaraule, mesaróle e cheria.
masaróle s. f. Museruola, métre s. m. Metro.
mescheute, mescuate e moscate s. m. métte (móise, mise) v. tr. Mettere // N.

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métte a mmuédde (ammorbidire, mettere a ménz’o pafise (in mezzo al paese); lassà a
bagno); mette o quéste (riporre, risparmia­ mmienze la fatìje (lasciare a metà il lavoro)
re, accantonare); mette a pparte (confida­ I l agg. qual. Mezzo: mienze muèrte (mezzo
re); métte malvedé (seminare discordia); morto); mienzajuste (ferragosto); retratte a
métte jin d ’o sacche (ingannare); métte mmiénze bbuste (ritratto a mezzo busto);
radisce (prendere stabilità); métte la tavue ménzaure, ménzòre (mezzora) //loc. aw. a
(apparecchiare, imbandire); métte gedizzie mmienze a metà: sci a mmienze a mmienze
(diventare assennato, imparare); mètterse (raggiungere un posto percorrendo strade
‘mménze (arbitrare); mette ‘ngéche (mette­ più brevi che dimezzano il cammino).
re in gioco); méttepéte ‘nnanze (impedire). miercheldóje, miercheldì s. m. Merco­
meue, mó aw. di tempo Ora, adesso: nan ledì.
zi facénne pó chèdde ca puéte fà mó (non mierre s.m. Vino: ce u mmierrejébbuéne
fare poi quello che puoi fare ora), nan ge vàie lafrasche (se il vino è buono non
meughe, maghe s. m. Mago, ha bisogno della frasca sulla porta per
meule, male s. m. Male; malattia: meule indicarne la vendita; ossia la buona fama
de san Deneute, male de san Denate (male corre da sola).
di san Donato, epilessia). migghje s. m. Miglio: ce nan vóle fà ‘ne
méule, mule s. m. Mulo II N. méule de ‘migghje, fasce ‘ne megghjóne (chi non vuol
sètte (il mulo che andava tra le stanghe del percorrere un miglio, poi fa più strada).
traino); méule valanzóine (mulo laterale in mignue s. m. Zaffo, tappo di legno che
aiuto a quello centrale). Dal latino mulus. tura il foro della botte.
meune,manes. f. Mano: mane che mmane
mimimme s.f. Piccolo male, piccola feri­
(mano con mano, scambio); ammenarse le ta (termine usato per rivolgersi ai bambini).
mane (affrettarsi),
misere agg. qual. Misero, povero / / dim.
méure, mure s.m. Muro,
meseriedde (f. meseréddé).
meure, mare s. m. Mare,
meusce, mascè s. m. Maggio: mascè, adó mishche s. m. Qualsiasi elemento fatto a
te culche, jacchje u nasce (maggio, dovun­ piccoli pezzi e mischiato con altri simili,
que ti corichi trovi il riposo), come pasta spezzata di diversi tipi, salame
meute, mòte s. f. Moda, a pezzetti di diversi tipi, ecc.
méute, mute s. m. Imbuto // s. f. Muto: mmaste s.m. Basto, grossa soma di legno
mut’e ssurde (sordomuto). che si poneva sulle bestie da carico. Dal
meuve, móve (meveute, mevute) v. tr. e latino bastum.
intr. Muovere: nan ze móve fógghje ca Ddì mmòccheloc. aw. In bocca: acchjamendà
nan vógghje ( non si muove foglia che Dio mmòcche mmòcche (pendere dalle labbra).
non voglia). Dal latino movere. mmuèrse ( ‘ne) loc. aw. Un poco: damme
m ezzequareule, m ezzequaróle s. f. ‘ne mmuèrse de pane (dammi un poco di
Piaghetta causata specialmente dallo stro­ pane).
finio di una scarpa stretta. moine, mine s. f. Mina,
m ezzequatéure, m ezzequature e moire, mire s. f. Mira: pegghjeue la moire
mezzequatóre s. f. Morsicatura. (mirare).
mezzequeue, mezzequà (mezzequeute, móje, mi (f. maje, me) pron. e agg. poss.
mezzequaté) v. tr. Mordere. Mio, mia: nan éamiche micudde ca sparagne
mìedeche s.m. Medico: mìedeche vécchje u ssù e se mange u mmì (non è amico mio
e avvecate giòvene (medico vecchio e avvo­ quello che risparmia il suo e si mangia il
cato giovane), mio). Dal latino meus.
miembre s. m. Membro, mòlle s. f. Elastico: mòlle de le jamme
mienze (f. ménze) s. m. Mezzo, parte di (giarrettiera).
un tutto che corrisponde alla sua metà: mónde s. m. Processione dei Misteri.

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móneche s. m. Monaco, frate: móneche ciglio e il boccone sulla bocca, ossia non si
cappecióine (cappuccino); deve mostrare ciò che si ha dentro).
mònge (mengéute, mengiute) v. tr. Mun­ mugneue s. f. pi. Eccesso di tenerezza,
gere // fi|. Spillare, approfittare, smorfie.
moraggióje, moraggì s. f. Emorragia, mugneuéuse, megneuéuse e megnéuse
mòrre s. f. Branco: mòrte de péchere (f. megneuóse) agg. qual. Smorfioso.
(gregge). Folla: stève ‘na mòrre d’aggénde mulacchjedde s. m. Ragazzo vivace e
(c’era una gran folla di gente), furbo.
mòrrue s. f. Morchia, munne s. m. Mondo; vita: ‘ne murine à
mòrte s. f. Morte: mòrta prejate sórde se state, ‘ne munnejé e 'ne munne avajésse (un
fènge (morte pregata sorda si finge). mondo è stato, è e sarà).
mortòrie s. m. Luogo, festa in cui non c’è muóine, muine s. f. Chiasso: ènne fatte
brio. Dallo spagnolo mortuorio. tanda muóine (hanno fatto tanto chiasso).
mòsque s. f. Mosca: mòsque cavaddóine, Mulino: ce va o muine sejònge defarine (chi
cavaddine (tafano); va al mulino si sporca di farina).
mòtte (o) loc. aw. Per scherzo, per pren­ musce (f. mósce) agg. qual. Moscio, len­
dere in giro: jé o mòtte (è per scherzo, non to, butterato// Musce de mare (mitilo). Dal
è vero). Dal francese mot. francese moche.
muédde (f. módde) agg. qual. Morbido, mushque s. m. Spalle: mitte sètte u
molle: mette a mmuédde (mettere a bagno). mushque (metti sotto la spalla, cioè lavora).
mueile, muéle s. m. Molo, musse s. m. Mento, muso: de musse a la
muénde s. m. Unguento, vòcche (star vicino come il muso alla boc­
muèrse s. m. Morsello, ca); malumore: sta cu musse appennute (è
muèrte s. m. Cadavere / / dim. immusonito).
muèrteciedde (f. mortecédde) II fig. muèrte musse musse Inter.appellativa del gatto,
de fam e (morto di fame, riferimento muste s. m. Mosto. Dal latino mustum.
iperbolico al senso di prostrazione). Dallo muzze s. m. Mozzo, garzone: ce se
spagnolo muerto. strigghje u pròprie cavadde nan ze potè
muèrve s. m. Moccio, chjamà muzxe de stadde (chi si governa il
muézzeche (pi. mozzechere&muézxeche) suo cavallo non si può dire mozzo di stalla).
s. m. Boccone, morso: la tarme o uécchje e Mozzo della ruota della bicicletta. Dallo
u mmuézzeche a la vòcche (la lacrima sul spagnolo mozo.

-8 1 -
ri
N

‘na art. indet. Una: ‘na mane lava laide e naune, nòne aw. di neg. No: 'ne nòne te
se làvene tutt’e ddù (una mano lava l’altra e spicce, ‘ne sine te ‘mbicce (un no ti disimpe­
si lavano tutte e due). gna, un sì ti impegna).
nà, naje loc. Tieni, prendi: me dà 'ne nausee, nósce (pi. néusce, nuscé) s. m. e f.
picche de pane? - Naje! (mi dai un po’ di Noce (albero e frutto).
pane? - Prendi!). nauve, neuve, nòve agg. num. Nove // s.
nacatéure, nacature s. f. Piano del traino, f. Novità, notizia: nesciuna nòve, bona nòve
naive, néve s. f. Neve: bianghe còma ‘ne (nessuna notizia, buona notizia).
shcuppe de néve (bianco come un fiocco di navecheue, navecà (navecheute, navecate)
neve). v. tr. Cullare.
nan aw. di neg. Non: nan zepotè (non si nazzaraule, nazzaróle s. f. Lazzeruola.
può). A volte subisce il troncamento e ‘ndacche s. m. Intacco, taglio fatto con il
diventa na\: pecceuèdde, na u sì chjamanne coltello.
che la manòdde ce nan véne cu petudde ‘ndandavigghje s m. Dormiveglia, sonno
(ragazza, non lo chiamare con la manina se leggero, vigile per tenere a bada qualcosa.
non viene con il suo piedino). ‘ndande aw. di tempo Intanto, frattanto:
nanescieue, nanescià (nanescieute, lassefà a Ddì e'ndande u pagghjóne abbrusce
nanesciate) v. tr. Schifare. (lascia fare a Dio e intanto il paglione
nasce (neute, nate) v. intr. Nascere: ce brucia, ossia la cosa si deteriora).
nasce quadre nan mòre tunne (chi nasce ‘ndàndere s. m. Persona che non sa di
quadro non muore tondo), nulla, mezzo stupida.
nàscete s. f. Nascita, ‘ndaseue, ‘ndasà ( 'ndaseute, ‘ndasate) v.
nascetizze agg. qual. Spontaneo, riferito tr. Intasare, riempire.
a pianta non seminata, ma nata spontanea­ ‘ndatte agg. qual. Intatto.
mente. ‘ndefeute, ‘ndefate agg. qual. Non giun­
nasche s. f. Narici, naso // dim. naschétte to a sufficiente maturazione per il troppo
(nasino all’in su). caldo; inzuppato: ‘ndefate d’acque (inzup­
nàteche s. f. Anca, natica. Dal latino pato d’acqua).
natis. ‘ndelesseute, ‘ndelessate agg. qual. Les­
nateue, nata (nateute, natate) v. intr. Nuo­ sato abbondantemente: cuétte e ‘ndelessate
tare: nata jin d’a l’abbennanze (nuotare nel­ (cotto e stracotto).
la ricchezza). ‘ndellirie s. m. Forte desiderio,
Nateule, Natale s. m. Natale: Natale da ‘ndemeue, ‘ndemà ( ‘ndemeute, ‘ndemate)
nande, nan dande e nan guande; Natale da v. tr. Intimare, awisare.
dréte, trémene le péte (prima di Natale, ‘ndénne Cndennéute, ’ndennute) v. tr.
freddo sopportabile; dopo Natale, freddo Intendere, capire: la mamme jé ssòrde e la
da far tremare le pietre), figghje la ‘ndénne (la mamma è sorda e la
naticchje s. f. Saliscendi delle porte, figlia la comprende).
naume, nóme s. m. Nome. ‘ndercegghjeue e ‘ndrecegghjeue, ‘nder-

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cegghjà e ‘ndrecegghjà ndercegghjeute e te, ‘ndrepequate) v. intr. Incespicare, urtare
‘ndrecegghjeute, 'ndercegghjate e 'ndreceg- in un ostacolo.
ghjate) v. tr. Attorcigliare, imbrogliare. ‘ndreume, ‘ndrame s. f. pi. Budelle, inte­
‘ndérésse s. m. Interesse, tasso // fig. stino / / fig. téne le ‘ndrame tórte (ha pensie­
Dimostrazione, prova: sò ddate sagge e ri contorti, non sinceri).
‘ndérésse de le fatte mi (ho dato dimostra­ ndrevegghjeue, ‘ndrevegghjà ('ndreveg-
zione del mio comportamento). ghjeute, ‘ndrevegghjà te) I v. tr. Rendere
‘nderlambeue, ‘nderlambà ( ‘nderlambeu- torbido. II v. medio intr. Alterarsi, adirarsi.
te, ‘nderlambate) Lampeggiare: chjòve e ‘ndricche s. m. Gioco di bambini consi­
'nderlambésce (piove e lampeggia). stente nel far saltare con una bacchetta un
‘ndernatéure, ‘ndernature s. f. Urto, pezzetto di legno ( ‘ndricche) appuntito ai
rintronatura. due estremi: vince chi lo fa saltare più
‘ nderneue, ‘ ndernà (' nderneute, lontano.
‘ndernate) v. intr Tuonare: quanne ‘ndróne, ‘ndrieue, ‘ndrià ( ‘ndneute, ’ndriate) v. tr.
chjóve (quando tuona, piove), Occupare, ingombrare II fig. Occuparsi,
‘ndéroclisme s. m. Clistere. essere impegnato: u uattane sta ‘ndriatepe
‘ndèrre loc. aw. A terra: assìderse de cule ccudde fatte (il padre è impegnato per quel
’ndèrre (sedersi per terra). fatto.
‘ndesecheue, ‘ndesecà ('ndesecheute, ‘ndrinanà loc. aw. Di nuovo! Ripetiamo
‘ndesecate) v. intr. vd. ‘ndeseue. la stessa cosa!
‘ndeseue, ‘ndesà (“ndeseute, ‘ndesate) v. ‘ndrìnzeche aw. e agg. Vicino, intimo:
intr. Ghiacciare, intirizzire. stònne 'ndrìnzeche (stanno da vicino).
‘ndessequeue, ‘ndessequà ( 'ndessequeu- ‘ndróite, ‘ndrite s. f. Pasta tritata confe­
te, ‘ndessequate) v. tr. Avvelenare II %■ zionata con semola e uova.
Tormentare, far del male. ‘ndromètterse(‘ndremettéute, ‘ndremet-
‘ndéune, ‘ndune aw. e agg. Gratis, che tute, ‘ndromise) v. rifl. Intromettersi, im­
non si paga: la scóla ‘ndune (la scuola pub­ picciarsi.
blica). ne pron. pers. Ci, noi, a noi, di quello, ne:
‘ndeveniedde s. m. Indovinello, nepuétepertà? (ci puoi portare?); ne disce
‘ndóppe (pi. 'nduppe) s. m. Intoppo, la stòrie? (ci racconti la storia?); nan zi
scettanne cchjù ggrane de quande ne téne la
‘ndortaménde aw. Ingiustamente,
mane (non gettare più grano di quanto ne
‘ndrallazze s. m. Intrallazzo,
contiene la mano).
‘ndrallazzeue, ‘ndrallazzà (‘ndrallazzeute, ‘ne art. indet. m. Uno, un: Criste achjute
‘ndrallazzate) v. intr. Intrallazzare. ‘na lògge ejapre 'ne pertóne (Dio chiude un
‘ndraseute, ‘ndrasate (a la) loc. aw. Im- balcone e apre un portone),
prowisamente: à menate a la ‘ndrasate (è necédde s. f. Nocciola,
venuto all’improwiso). neceddeure, neceddare s. m. Venditore
‘ndrasóje,‘ndrasì ('ndraseute, 'ndrasute) di nocelle.
v. intr. Rientrare, restringersi: la rròbbe à necénde agg. qual. Innocente: ‘n’anema
‘ndrasute a lavarle (la stoffa si è ristretta nel necénde jé ssémbe trasparénde (un’anima
lavarla). innocente è sempre trasparente).
‘ndratteneménde s. m. Trattenimento, necheue, necà (nejcheute, necate) v. intr.
‘ndrattiene s. m. Intrattenimento. Dal Soffocare, andare di traverso. Dal latino
francese entretien. necare.
‘ndrecceue, ‘ndreccià ('ndrecceute, nègghje s. f. Nebbia: nègghje e nègghjate,
‘ndrecciaté) v. tr. Intrecciare. tiembe apparécchjatè (nebbia e nebbiosità,
‘ndregande agg. qual. Intrigante, si prepara tem po cattivo) I l accr.
‘ndrepequeue, ‘ndrepequà ( 'ndrepequeu- negghjaune, negghjdtne.

-8 3 -
neghezziande s. m. Negoziante, trire: u uà netréute a llatte d’aciedde (lo ha
negozzie s. m. Negozio, nutrito a latte di uccello, cioè molto delica­
négre agg. qual. Nero, scuro, tamente).
négreféume, négrefume s. m. Nerofumo, nétte agg. qual. Netto, pulito, limpido: sì
neire, nére s. f. Orobanche, pianta paras­ ffatte nétte palétte (hai fatto piazza pulita);
sita delle fave. jaria nétte, nan avépajure né de trónde né de
neieue, nejà (nejeute, nejate) v. tr. Nega­ sajétte (cielo limpido, non aver paura né di
re, smentire. tuoni né di tempeste; ossia se hai la coscien­
neive, neuve, néve (f. nòve) agg. qual. za pulita non aver paura di nulla).
Nuovo: u mmierrenévesebéveasanMartine netteute, nettate s. f. Nottata: la mala
(il vino nuovo si beve a san Martino). Dallo nettate e la figghja fèmmene (la cattiva
spagnolo nuevo. nottata e la figlia femmina; ossia al danno la
nejéuse, nejuse agg. qual. Che si infasti­ beffa, secondo i canoni maschilisti).
disce, irascibile. neuche, nache s. f. Culla: la nache de
nemóiche , nemiche agg. sost. Nemico: Criste muèrte (la bara di Gesù morto, una
ce jé nemiche de le quane jé nemiche de le delle statue della processione dei Misteri),
crestiane (chi è nemico dei cani è nemico néue, nu pron. pers. Noi.
degli uomini). neure, nére s. f. Nuora: ’na nére e cciende
nennielle (f. nennèlle) s. m. Bambino, scìenere (una nuora e cento generi).
giovanottino / / I l termine indicava anche i néusce, nósce (nescéute, nesciute) v. intr.
giovani figli delle famiglie signorili che Nuocere: la scelate nósce a l’aminue (la
venivano così appellati dalla servitù. gelata nuoce alle mandorle).
nepaute, nepóte (pi. nepéute, nepute) s. neuse, nase s. m. Naso: ce téne nase, téne
m. Nipote: quanne *zappe e quanne pute crianze (chi ha naso, ha educazione) Il
nan acchje né chemhare e né nepute; quanne accr. nasaune, nasóne; dim. nasudde.
tiene da venemà tutte ad ajetà (quando
neute, nòte s. f. Nota,
zappi e quando poti, non trovi né compari
néute, nute s. m. Nodo: m’à menute ‘ne
e né nipoti; quando devi vendemmiare,
nute ‘nganne (mi è venuto un nodo alla
tutti ad aiutare).
gola).
nervatéure, nervature s. f. Nervosismo:
neuve, nave s. f. Nave,
ténghe la nervatéure (sono nervoso).
nervéuse, nervuse (f. nervause, nervóse) nevande agg. num. Novanta,
agg. qual. Nervoso; elastico. nevandéune, nevandune agg. num.
nesciéune, nesciune pron. indef. e agg. Novantuno.
Nessuno: nesciune nasce 'mbarate (nessu­ nevecheue,nevecà (nevecheute, nevecate)
no nasce esperto), v. intr. Nevicare.
néspe s. f. Nespola. neveire, nevére s. f. Neviera, deposito di
néste (f. nósté) agg. e pron. poss. Nostro: neve sito in campagna nei tempi passati per
ènne trasute jin d’o nnéste (sono entrati ricavarne acqua in estate. Si utilizzavano
nella nostra proprietà), grotte naturali adattate alla bisogna.
nestèrze aw. Due giorni fa, avantieri, neveuéuse, neveluse agg. qual. Nuvo­
nestreune, nostrane agg. qual. Nostra­ loso.
no, paesano. neviembre s. m. Novembre: a neviembre,
neteue, netà (neteute, netate) v. tr. N o­ de san Martine, ògn’e mmuste jé vvine (a
tare. novembre, di san Martino, ogni mosto di­
neteure, netare s. m. Notaio, venta vino). Dallo spagnolo noviembre.
netizzie s. f. Notizia, nevizze agg. qual. Novellino, novizio,
netróisce, netrisce s. f. Nutrice, principiante.
netróje, netrì (netréute, netrute) v.tr. Nu­ nezziedde s. m. Vinacciolo.

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‘ngagnarse ( ‘ngagneute, ‘ngagnate) v. rifl. ‘ngarraire, ‘ngarrére e ‘ngarratóre s. f.
Stizzirsi. Solco impresso nel terreno dalle ruote dei
‘ngalajè, ‘ngaléloc. aw. In galera, al dia­ carri agricoli.
volo: ma và 'ngalaje! (ma vai al diavolo!). ‘ngarreue, ‘ngarrà (Sgarrente, Sgarrate)
‘ngaldèsce, ('ngaldescéute, 'ngaldesciute) v. intr. e tr. Trovare, riuscire a : so Sgarrate
v. tr. e intr. Riscaldare. la vi (sono riuscito a trovare la strada giu­
‘ngaleriéuse, ‘ngaleriuse (f. ‘ngaleriause, sta).
‘ngaleriósé) agg. qual. Avido. ‘ngarteue, ‘ngartà (Sgarteute, Sgartate)
‘ngalirie s. f. Avidità. v. tr. Incartare.
‘nganaleue, ‘nganalà ('nganaleute, ‘ngasceute, ‘ngasciate s. f. Sponda del
‘nganalate) v. tr. Incanalare. traino.
‘ngannaróje, ‘ngannarì (‘ngannaréute, ‘ngasse s. m. Incasso.
‘ngannarute) I. v. tr. Allettare, adescare. II. ‘ngasseue,‘ngassà (Sgasseute, Sgassate)
'ngannarirse v. rifl. Attaccarsi, essere at­ v. tr. Incassare // fig. Ricevere colpi: Sgasse
tratto fortem ente da qualcosa: s ’à e ppuèrte a ccàsete (incassa e porta a casa).
‘ngannarute assà o scéche de le carte (si è ‘ngateneue, ‘ngatenà ( ‘ngateneute,
attaccato molto al gioco delle carte). Sgatenate) v. tr. Incatenare // fig. Legare
‘nganne s. m. Inganno: m’à ffatte ‘ne a sé.
’nganne (mi ha fatto un inganno) Il loc. ‘ngattéure, ‘ngatture loc. aw. In cattura,
aw. In gola: u veccóne nan m a sauté ‘nganne in tribolazione: u téne ‘ngatture (lo vessa, lo
(il boccone non mi è andato giù); acciaffà tormenta).
‘nganne (prendere alla gola); à sciute ‘ngaupe, ‘ngape loc. aw. In testa,
fatejanne 'ngann’a vviende (ha lavorato con
‘n gazzieue, ‘n gazzià ( 'ngazzieute,
tutte le intemperie); se n’à sciute 'ngann’a la
Sgozziate) v. intr. Adirarsi.
méne (è stato travolto dall’alluvione; usato
‘nge pron. pers. Gli, le, a lui, a lei, a
anche figuratamente per significare travol­
loro, ci: dange le sólde (dagli, dalle dai loro
to dalla fortuna).
, dacci i soldi) Il aw. di luogo Lì, qui, ci:
‘ngannelaure, ‘ngannelóre s. f. Candelo­
na Sge véne (non ci viene); na 'nge va (non
ra: ce chjóve a la 'ngannelóre, u vierne jé
va lì).
ffóre. Respònne la véccbje arrabiate: Nge
vólene n’ald’e quaranda dì crejate (se piove ‘ngéche e ‘ngeiche loc. aw. In gioco, cioè
il giorno della candelora, l’inverno è fuori. porre in azione qualcosa come mezzo di
Risponde la vecchia arrabbiata : Ci voglio­ risoluzione, oppure rischiare come ultimo
no ancora quaranta giorni creati). rimedio.
‘nganneue, ‘ngannà {'nganneute, Sgan­ ‘ngégne s. m. Macchinario per confezio­
nate) v. tr. Ingannare: ce uè Sganna u nare maccheroni.
cecine, cùlchete sùbete e jàlzete matine (se ‘ngelescieue, ‘ngelescià (‘ngelescieute,
vuoi ingannare il vicino, coricati presto e ‘ngelesciate) v. tr. Inaugurare, porre mano
alzati di buon mattino). la prima volta.
‘ngàpete s. m. Capo. ‘ngenagghje s. f. Inguine,
‘ngappeue, ‘ngappà (Sgappeute, Sgap- ‘ngenecchjarse ( ‘ ngenecchjeute,
pate)v. intr. Incappare, incespicare: à Sgap- Sgenecchjate) rifl. Inginocchiarsi.
pate o gradine (ha inciampato nel gradino) ‘ngenziere s.m. Incensiere, chierico che
Il Balbettare: ‘ngappà a parlà (balbettare). incensa i fedeli; turibolo.
‘ ngarecheue, ‘ngarecà, ‘ ngarecarse ‘ngéppe s. m. Inceppo.
('Sgarecheute, Sgarecate) v. tr. e rifl. Inca­ ‘ngerieue, ‘ngerià (Sgerieute, Sgeriate)
ricare, preoccuparsi, prendersi cura: nan v. tr. Ingiuriare.
de sì ‘ngarecanne~. me la vègghe fi (non ti ‘ngeriéuse agg. qual. Ingiurioso,
preoccupare, ci penso io). ‘ngernédde s. f. Lampada ad olio.

-8 5 -
‘ngesseue, ‘ngessà ( ngesseute, 'ngessate) te (il liquore di limone è diventato limpi­
v. tr. Ingessare. do).
‘nghèddeue, ‘ngheddà ('ngheddeute, ‘nghjastreue, ‘nghjastrà (‘nghjastreute,
'ngheddate) v. tr. Incollare, stare molto 'nghjastrate) v. tr. e rifl. Sporcare, pastic­
vicino. ciare, imbrattarsi.
‘nghedetaure, ‘nghedetóre agg. sost. ‘nghjemeue, ‘nghjemà {‘nghjemeute,
Disturbatore, bastian contrario. ‘nghjemate) v. tr. Imbastire.
‘nghejatarse ('nghejateute, ‘nghejatate) v. ‘nghjem m éuse, ‘ nghjem m use (f.
med. intr. Inquietarsi, perdere la pazienza. 'nghjemmause, ‘nghjemmóse) agg. qual.
‘nghelazzeue, ‘nghelazzà ( ‘nghelazzeute, Pesante, non lievitato, colloso.
‘nghelazzate) v. intr. Rinculare; ingoiare, ‘nghjeppe s. m. Impedimento, ostacolo,
bere avidamente. ‘nghjime s. m. Imbastitura.
‘nghemméune e chemméune, ‘nghem- ‘nghjumme s. m. Gonfiore, peso allo
mune e chemmune s. f. Comune, munici­ stomaco // fig. Preoccupazione,
pio. ‘ngialléute, ‘ngiallute agg. Ingiallito,
‘nghepeteue, ‘nghepetà (‘nghepeteute, ‘ngienze s. m. Incenso / / fig. Adulazione:
‘nghepetate) v. intr. Ribollire dentro e non nan ‘nge sì menanne u 'ngienze (non lo
poter esplodere. adulare). Dallo spagnolo incienso.
‘ngherneue, ‘nghernà ('ngherneute, ‘ngióine, ‘ngine s. m. Uncino.
'nghernate) v. intr. Incornare.
‘ngisse s. m. Gesso.
‘nghertenéute, ‘nghertenate agg. qual.
‘ngiu pron. pers. A lui, glielo, a lei, gliela,
Irrigidito.
a loro: ‘ngiu dògghe j ì (glielo dò io).
‘nghetegneue, ‘nghetegnà ('nghetegneu-
‘ngleneue, ‘nglenà ( ‘ngleneute, ‘nglenate)
te, ‘nghetegnate) v. intr. Prendere il bron­
v. rifl. Inchinarsi, piegarsi; convincersi: s’à
cio, divenire aspro come la cotogna.
'nglenate a fà mardà lafigghje (si è convinto
‘nghezzeue, ‘ nghezzà (‘ngbezzeute,
a far sposare la figlia).
‘nghezzate) v. intr. usato per lo più in senso
negativo (non aver voglia): nati me ‘ngózze ‘ngocchèdéune, ‘ngocchèdune pron.
de sci a fatejà (non ho voglia di andare a indef. Qualcuno.
lavorare). ‘ngódde s. f. Colla.
‘nghjaccheneue, ‘nghjacchenà ('nghjac- ‘ngóndre s. m. Incontro / / prep. e aw.
cheneute, ‘ngbjacchenate) v. tr. Ammacca­ Contro: s ’à reveldate 'ngóndre a la mamme
re, pestare / / fig. Indebolire, infiacchire. (si è rivoltato contro la mamma).
‘nghjaneue, ‘nghjanà ('nghjaneute, ‘ngranagge s. m. Ingranaggio. Dal fran­
‘nghjanate) v. intr. Salire: u munnejéffatte cese engrenage.
a scale: sta ce seènne e sta ce ‘nghjane (il ‘ngranaménde aw. All’ingrande, con
mondo è come una scala: c’è chi scende e tanti elogi: u à pegghjate 'ngranaménde (lo
c’è chi sale). ha accettato con molti riguardi),
‘nghjaneute, ‘nghjanate s. f. Salita: la ‘ngrandeménde s. m. Ingrandimento,
'nghjanate de la Mòtte (la salita della Motta ). ‘ngraneue, ‘ngranà (' ngraneute,
‘nghjangheute, ‘nghjangate agg. qual. 'ngranate) v. tr. Ingranare. Dal francese
Ammassato, riferito specie a cibo raffred­ engrener.
dato che diventa duro e ammassato. ‘n grasseu e, ‘n grassà ('ngrasseute,
‘nghjappaqueune, ‘nghjappaquanes. m. ’ngrassate) v. tr. e intr. Ingrassare, aumen­
Accalappiacani. tare.
‘nghjarèsceCnghjarescéute, ‘nghjaresciu- ‘ngrausce, ‘ngrósceloc. aw. Di traverso,
te) v. intr. Farsi chiaro, schiarire: u cìele a croce.
’nghjarèsce (il cielo si fa chiaro); diventare ‘ngrecqueute, ‘ngrecquate agg. qual.
limpido: u resólie de lemóne à ‘nghjaresciu- Storto, curvato.

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‘ngreggìbue agg. qual. Incorreggibile, in­ nóbele agg. qual. Nobile. Dallo spagnolo
sopportabile. nohle.
‘ngregnatéure, ‘ngregnature s. f. Espres­ nóite, nite s. m. Neo: téne ‘ne bèlle nite
sione, aspetto del viso. ‘nbacce (ha un bel neo in faccia) Il Nido:
‘ngregnéute, ‘ngregnate agg. qual. An­ abbrile, ògn’aciedde fasce u nite, ògn’e
noiato, arrabbiato. ffèmmene piasce o marite (aprile, ogni uc­
‘ngreppeue, ‘ngreppà ('ngreppeute, cello fa il nido, ogni donna piace al marito),
'ngreppate) v. intr. Bloccarsi per un attrito. nojane agg. qual. Di Noicattaro.
Dal francese gripper. nonònne s. m. Nonno,
‘ngrumme s. m. vd. ‘nghjumme nòtte s. f. Notte: stanòtte (questa notte);
‘nguajeue, ‘nguajà ( 'nguajeute, ‘nguajate) ajere de nòtte (ieri notte) ; ménzannótte (mez­
v. tr. Inguaiare: nan de sì ‘nguaianne che le zanotte)?
mane tó stèsse (non ti inguaiare con le tue noveine, novène s.f. Novena,
stesse mani). nudde pron. indef. Niente, nessuna cosa:
‘ngùdene s. f. Incudine: ‘na vólde sì sénze de nudde nan ze fasce nudde (senza
'ngùdene e ‘na vólde martiedde (una volta niente non si fa niente) Il s. m. Nulla:
sei incudine e una volta martello). ciende nuddeaccìtene ‘ne ciucce (cento nul­
‘nguédde aw. Addosso: sci da ‘nguéddeo la ammazzano un asino); accattabbe u léche
uattane de la zite (presentarsi al genitore che ‘na nudde (comprai il campo con un
della ragazza per chiederla in sposa), nulla, con poco),
‘nguénde s. m. Unguento. nulche s. m. Nodo allo stomaco,
‘nguèrpe aw. In corpo //In mente: nan nuvue s.f. Nuvola: quanne tire u scerócche
ze sape cète téne ‘nguèrpe (non si sa che cosa le nuvue stonne dréte a la pòrte (quando
ha in mente). Dallo spagnolo cuerpo. soffia lo scirocco, le nuvole stanno dietro la
‘ngùpete agg. qual. Cupo, buio, oscuro, porta) / / agg. qual. Nuvoloso.
‘ngùscete s. m. Malumore, accoramento, nuzze (pi. nòzzere) s. m. Nocciolo: nuzze
niendemeine, niendeméne aw. Niente­ de trappóite (sansa),
meno. nuzze (pi. nuzze) s. m. Merluzzo,
nierve s. m. Nervo: tenéle nierve (avere ‘nvediéuse, ‘nvediuse (f. ‘nvediause,
i nervi, essere nervoso). ‘nvedióse)z%%. qual. Invidioso.
nìssue agg. qual. Brutto, senza sostegno: ‘nvendeue, ‘nvendà (' nvendeute,
statte nìssue (sta’ dritto). ‘nvendate) v. tr. Inventare.
‘nnammerarse ('nnammereute, ‘nnam- ‘nverneute, ‘nvernate s. f. Invernata,
merate) med. intr. Innamorarsi. ’nzaccheue, ’nzaccà ( ’nzaccheute, ’nzac-
‘nnande aw. Prima, innanzi: ce pigghje cate) v. tr. Ammassare, insaccare, premere
‘nnande remane ‘ndréte ‘chi prende in an­ forte: quanne u sóle ’nzacche, o viende o
ticipo rimane indietro) / / prep. Davanti: jacque (quando il sole picchia eccessiva­
‘nnande alle mule, dréte a le fecile, lendane mente o vento o acqua).
da la lègge (davanti ai muli, dietro ai fucili, ‘ nzagneue, ‘ nzagnà (' nzagneute,
lontano dalla legge). ‘nzagnate) v. tr. Salassare, dissanguare //
‘nnanzeaw. vedi ‘nnande: ‘nnanz eddréte fig. Portar via denaro in modo copioso.
(andirivieni). ‘nzalateire, ‘nzalatére s. f. Insalatiera,
‘nnéstes. m. Innesto: ènne fatte u ‘nnéste terrina.
o uarve du lemóne (hanno innestato l’albe­ ‘nzaleute, ‘nzalate s. f. Insalata: còste 'na
ro di limone) Il Vaccinazione: ònne fatte u ‘nzalate (costa come un’insalate, cioè poco)
‘nnéste o meninne (hanno fatto la vaccina­ Il dim. ’nzalatédde (insalata tenera).
zione al bambino) Il Proprietà: le latre ‘nzapeneue, ‘nzapenà ( ‘nzapeneute,
ònne trasute jind’o ‘nnéste (i ladri sono 'nzapenate) v. tr. Insaponare.
entrati nella nostra proprietà). ‘nzèccheta d’acque loc. Assetato di ac­

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qua / / fig. Alla ricerca disperata di qualco­ v. tr. Collocare le cose con il massimo
sa. ordine, accatastare.
‘nzegnaleue, ‘nzegnalà (‘nzegnaleute, ‘nzetataure, ‘nzetatóre s. m. Innestatore.
‘nzegnalate) v. tr. Segnalare, additare: su à ‘nzeteue, ‘nzetà ('nzeteute, 'nzetate) v. tr.
‘nzegnalate (se l’è legato al dito). Innestare, riferito a piante; vaccinare riferi­
‘nzeleuate agg. qual. Addormentato, con­ to a persone e animali. Dal latino parlato
fuso. ininsitare.
‘nzelvaggióje, ‘nzelvaggì ('nzelvaggéute, ‘nzeveue, ‘nzevà {'nzeveute, ’nzevate) v.
‘nzelvaggiute o ‘nzèlvaggite) v. intr. Insel­ tr. Insudiciare, ingrassare.
vatichire, riferito a piante; diventare ‘nzevéuse, ‘ nzevuse (f. 'nzevause,
scontroso, aspro, riferito a persona. ‘nzevósè) agg. qual. Sudicio, sporco,
‘nzemeueue, ‘nzemeuà (‘nzemeueute, ‘nziamà inter. Non sia mai.
‘nzemeuaté) v. tr. Accumulare, risparmiare, ‘nzìeme aw. Insieme: mette ‘nzìeme (ac­
‘nzeneuande agg. qual. Insinuante, cumulare, riunire); sta ‘nzìeme (essere uni­
‘nzénne loc. In sogno: m’à menute ‘nzénne to) I l cong. : va ‘nzìeme che la sóre (va
la Madonne (mi è venuta in sogno la Ma­ insieme alla sorella).
donna). ‘nzierte s. m. Innesto.
‘nzepeteue, ‘nzepetà ( ‘nzepeteute, ‘nziste agg. qual. Persona intelligente e
‘nzepetate) v. tr. Potare a capitozza, cioè seria.
tagliando tutti i rami. ‘nzògne s. f. Sugna.
‘nzeppeue, ‘nzepp ('nzeppeute, ’nzeppate) ‘nzóine, ‘nzine loc. avv.In grembo:
v. tr. Inzuppare. Madonna mé, tienamiue 'nzinefing a vògghe
‘nzereue, ‘nzerà (‘nzereute, ’nzeraté) v. e vvénghe do muìne (Madonna mia, tieni­
tr. Dar moglie, ammogliarsi. melo in grembo finché vado e vengo dal
‘nzerragghje s. f. Serratura. mulino - dalla “NinnaNannamodugnese”).
‘nzèrte s. f. Serto: ‘na ‘nzèrta d’agghje (un ‘nzòmme loc. aw. Insomma.
serto di agli). Dal latino sertum. ‘nzulde s. m. Insulto; paralisi, malattia
‘nzerteue, ‘nzertà (‘nzerteute, ’nzertate) che altera i centri nervosi.

- 88-
o

o prep. art. Al :vòggbe o mare (vado al òh inter. esci. Oh, ohi, ehi.
mare) // cong. o, oppure: ochjóveoamméne óine avv. abbreviativo di sòme Sì,
viende, semenisce acquatine jé ttiembe (o sissignore.
piove o tira vento, semina quando è tem­ ómbre s. m. Ombra: l’ómbre a cavadde o
po). Dal francese au. chenigghje (l’ombra a cavallo al coniglio).
ódie s. m. Odio. ómene (pi. imene) s. m. Uomo: u uómene
ògne (pi. ògnere) s. f. Unghia: cet’agghje ca disce u segréte sù, Gesù u cacce do règne
all’ògne! (se ti prendo sotto le unghie!) // sù (Gesù caccia dal suo regno, l’uomo che
agg. indef. Ogni ògn’e lassate jé perdute racconta il suo segreto) / / dim. omenicchje
(ogni cosa non accettata è perduta). (ometto).
ognèddoje, ognèddì aw. di tempo Ogni omnèbbùsse s. m. Omnibus, carrozzone
giorno. di una decina di posti che serviva per il
ognèdéune, ognèdune pron. indef. vd. trasporto extraurbano. Dal latino omnibus.
ognéune òpere s. f. Opera, lavoro: u diabue fasce
ognéune, ognune pron. indef. Ognuno, l'òpere sù (il diavolo fa il suo lavoro),
ciascuno: ognune tire tacque o muine su oromai aw. Oramai, a questo punto,
(ognuno tira l’acqua al suo mulino). ovì loc. Ma vedi, guarda un po’.

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p

pacche s. m. Pacco // dim. pacchétte, pajataure, pajatóre (f. pajatróisce,


pacchetied.de i ! s. f. Pacca, colpo. pajatrisce) s. m. Pagatore.
pacchjeune, pacchjane agg. qual. Pac­ pajeue, pajà (pajeute, pajate) v. tr. Paga­
chiano. re: ce ròmbe paje (chi rompe paga),
pacefecheue, pacefecà (pacefecheute, pajéure, pajure s. f. Paura,
pacefecate) v. tr. Pacificare. pajóise, pajìse s. m. Paese: giòvene ca
paciénze s. f. Pazienza: che la paciénze se t’addà ’nzerà, ce te pigghje la zite de pajìse
va ‘mbaravise (con la pazienza si va in frastìere, jé cecate ‘ndutte (giovane che ti
paradiso). devi sposare, se ti prendi la sposa di un
paese diverso dal tuo, la scoprirai proprio
paciudde (i.paciòdde) agg. qual. Placido,
cieca).
calmo.
Palaise, Palése s. pr. Palese, frazione di
padde s. f. Palla: ‘na padde o péte (una
Bari e marina di Modugno.
palla al piede, impedimento).
palandraune, palandrane s. m. Specie di
Padretèrne s. pr. Padreterno, Dio: cudde cappotto o veste lunga e larga / / fig. Uomo
Padretèrne ca te fasce catnbà! (quel Padre­ pigro, ozioso.
terno che ti fa vivere!). palanghe s. f. Palanca / / dim. m.
pagghjaricce e pagghjarizze s. m. palanghìedde. Dal latino palanca.
Pagliericcio. palangóine, palanghine s. m. Palanchino,
pagghjaune, pagghjóne s. m. Materasso leva.
ripieno di paglia di granturco. palde s. f. Tasca: quanne chjàngene le
pagghjes. f. Paglia: vólepagghjepe cciende palde, rìtene le scarpe (quando piangono le
cavadde (vuole paglia per cento cavalli, tasche, ridono le scarpe)// dim. m .paldóine,
cioè vuole sfogo a tutti i costi). paldine (taschino),
pagghjétte e pagliétte s. f. Paglietta, cap­ palédde s. f. Scapola,
pello maschile di paglia rigida. palem m aune, palem m óne (pi.
pagghjeure, pagghjare s. m. Pagliaio: palemméune, palemmune) s. m. Polmone,
come vóle Ddì e indande u pagghjare palemmédde s. f. Farfalla del tarlo,
s ’abbrusce (diciamo come vuole Dio, ma palétte s. f. Paletta II dim. m. palettóine,
intanto il pagliaio brucia), palettine (palettino per rimuovere la bra­
paipe, pépe s. m. Pepe, ce).
paire, pére s. m. Pero: u uarve du pére pallaune, pallóne (pi. palléune, pallune)
(l’albero del pero; ma anche gli ultimi colpi s. m. Pallone II fig. Balla, chiacchiera:
di una batteria) l i s. f. Pera // fig. Pére chjàcchjere e pallune vàlene ‘ne ssólde l’une
amare (carattere ombroso, imbronciato). (chiacchiere e palloni valgono un soldo
paiseune, paisane agg. sost. m. Paesano, l’uno).
nostrano. palmiende s. m. Palmento, costruzione
pajaménde s. m. Pagamento, corrispon- in pietra per la pigiatura e la fermentazione
sione di un prezzo. dei mosti. Ne sopprawivono ancora alcuni

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nella contrada modugnese Sande Marche. paparóine, paparine s. m. Cappero,
palmungiane s. f. Pietanza a base di me­ papasónne s. f. Sonnolenza,
lanzane fritte e condite con sugo di pomo­ papatasce s. m. Specie di tafano,
doro, formaggio e mortadella, pàpere s. f. Anatra.
palòmme s. f. Farfalletta. paperescieue, paperescià (paperescieute,
pàlpete s. m. Palpito, palpitazione: pàlpete paperesciate) v. intr. Sguazzare dentro, go­
de cóve (batticuore). dere di.
palumme s. m. Piccione. Dal latino paperusse s. m. Peperone,
palumbus. papónne s. m. Diavolo: fusce, papónne,
pàmbene s. f. Pampino, foglia della vite ca véne Criste (fuggi, diavolo, perché viene
dim. pambanèlle: quanne nascieste tu, Gesù; era questa l’espressione che i bambi­
nasci la róse, nasci la pambanèlle a la cerase ni ripetevano battendo con mazze sui muri,
(quando nascesti tu, nacque la rosa, nac­ sulle porte, sui mobili, il giorno del sabato
que la pampanella alla ciliegia - dalla Ninna santo, quando si slegavano le corde alle
Nanna modugnese). campane per annunziare la resurrezione di
panarizze s. m. Patereccio, giradito. G esù) / / agg. qual. Vivace / / dim.
pandaréule e pendaréule, pandarule e papennicchje (diavoletto).
pendarule s. m. Orzaiolo. pappedellóine, pappedelline s. comp. f.
pandeune, pandane s. m. Pantano: n’óre Pappa formata dai semi di lino bagnati,
de sóle assuche tutte le pandane (un’ora di usata per curare alcuni mali // fig. scìrsene
sole asciuga tutti i pantani). ‘mbappedelline (andarsenein sollucchero).
paneure, panare s. m. Paniere II dim. parataure, paratóre s. m. Paratore, guar­
panariedde. diano di mandrie.
panne s. m. Panno, stoffa; tenda della paraule, paróle s. f. Parola: ‘na paróle de
porta. Seguito da un numero indica i capi méne e retìrete a ccàsete (una parola in
di corredo della sposa: pann a désce (panni meno e ritirati in buon ordine); sendìparóle
dieci), pann a vinde (panni venti), ecc. (essere rimproverato); disce paróle (rim­
pannevinue (f. pannevènue) s. m. proverare); dà paróle (dare impegno). Dal
Pannivendolo; persona che gironzola sem­ latino medievale paraula.
pre per strada. paravóise, paravise s. m. Paradiso, luogo
panócchje s. f. Bernoccolo procurato da stupendo: ‘mbaravise 'nge vedime (in para­
un colpo, da una caduta. diso ci vediamo; formula di saluto che si
panzarótte s. m. Panzerotto, fatto di pa­ dava a chi si pensava di non vedere più).
sta lievitata, ripiena e fritta. pareite, paréte s. m. Muretto a secco di
panze s. f. Pancia // accr. m. panzaune pietre grezze: pertà lepéte o paréte (portare
(pancione; uomo gosso). le pietre al parete; ossia subire le conse­
panzétte s. f. Pancetta degli animali, guenze delle azioni di altri).
papagne s. f. Papavero, dai cui semi si pareute, parate s. m. Completo da letto;
preparava un decotto per far addormenta­ apparecchiatura: pareute de saupe
re i bambini. (coppatura, il trucco di apparecchiare al
papagnédde (a) loc. A grinze: mo véne la meglio il di sopra di un cesto per dissimu­
vécchjarédde cu cule a papagnédde, signóre lare la merce scadente di sotto),
delegate, puèrte la vécchja ‘ngarciarate (ora pareire, parére s. m. Parere,
viene la vecchietta con il sedere rammolli­ parénde (pi. pariende) s. m. Parente:
to, signore delegato, porta la vecchia in pariende serpiende (parenti serpenti).
carcere - da un’antica filastrocca paricchje s. f. Pariglia, coppia di animali
modugnese). da tiro.
paparìnue s. m. Pianta del papavero, che parlandóine, parlandine s. f. Parlantina,
si consuma anche in insalata. parleue, parla (parleute, parlate) v. intr.
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Parlare: a parlà jé ‘n’arta lègge (parlare è (chi soffre compatisce gli altri). Dal latino
arte facile); parlà ‘mbacce (dire le cose con pati.
onestà)-,'parlà da dréte (parlare alle spalle, patren eule, patrenale agg. qual.
criticare). Padronale.
parte s. f. Parte: ce sparte jave la mégghja patréune, patrune (f. patraune, patròne)
parte (chi divide ha la parte migliore). s. m. Padrone: jé ‘ne bbrutte delóre da
partóite, partite s. m. Partito politico II patrune a servetóre (è un brutto dolore
s. f. Partita, gioco; insieme di merci dello passare da padrone a servo). Appellativo
stesso tipo: partite de pemedure (partita di dato dai braccianti al grosso agricoltore,
pomodori). che, pur avendo ingenti proprietà terriere,
partóje, partì (partéute, partute) v. intr. non apparteneva alla categoria dei signori,
Partire: pe sci lendane, besógtte partì cbjane a cui veniva attribuito il “don”: patrune
(per andar lontano, bisogna partire piano). Luche Silvestri (padron Luca Silvestri).
pasce [pasciute, pasciute) I v. tr. Condur­ pauréuse, pauruse (f. paurause, pauróse)
re al pascolo: pasce le péchere (condurre al agg. qual. Pauroso, timido,
pascolo le pecore). II v. intr. Condurre pausóje, pausi s. f. Poesia,
un’esistenza beata: staje a ppasce (vivere pe prep. sempl. Per: vénghe pe tté (ven­
bene, senza pensieri). Ili v. rifl. Nutrirsi, go per te); u sóle fésse e jésse pe ttutte (il
appagarsi: se pasce de chjàcchjere (si nutre sole esce ed esce per tutti). La caduta della
di cose vane). Dal latino pascere. consonante r è recuperata, come dagli
pasculle s. f. Basculla. Dal francese esempi, dal raddoppio della consonante
bascule. seguente.
peccande agg. qual. Piccante,
Pasque s. f. Pasqua,
peccataure, peccatóre s. m. Peccatore,
pasquétte s. f. Pasquetta, il lunedì di
peccè e percè aw. e cong. Perché: peccè
Pasqua.
sì menute?- Sò menute peccè jére nécéssarie
passe s. m. Passo.
(perché sei venuto?- Sono venuto perché
passendreite, passendréte s. comp. m.
era necessario).
Passo indietro, retrocessione. pecceuatiedde s. m. Pezzi di tarallo scal­
passennande s. comp. m. Passo avanti, dato.
sorpasso. pecceuèdde (pì.pecceuidde) s. f. Ragazza,
pàssere s. m. Passero / / dim. passariedde peccéuse, pecciuse (f. pecciause, peccióse)
(passerotto). agg. qual. Capriccioso, bizzarro.
passeue, passa (passeute, passate) v. intr. peccheue, peccà (peccheute, peccate) v.
Passare: ‘tta vólde passe u uàngeue e disce intr. Peccare: fame pècche e rame sécche
“ammèn” (una volta passa l’angelo e dice (albero pecca e ramo secca).
“amen” ; cioè una volta passa la fortuna). peccheute, peccate s. m. Peccato: sedóisce
passiaune, passióne s. f. Passione: u peccheute, nòne u peccataure (si dice il
l’allegrijefasce cambà, la passiónefasce crepa peccato, non il peccatore),
(l’allegria fa vivere, la passione fa morire), pecciacche s. m. Pasticcio,
pastaure, pastóre s. m. Pastore, pecciaune, peccióne (pi.pecciéune) s. m.
pastrócchje s. m. Pasticcio, imbroglio, Vagina, vulva.
pateine, patène s. f. Patena; grosso piatto pecciòcche agg. qual. Rotondo II dim.
di legno nel quale mangiavano tutti i peccioccanedde(s.[.peccioccarédde)V agina.
frantoiani. Dal francese patène. pechendróje, pechendrì s. f. Malinconia,
pateune, patane s. f. Patata / / fig. Donna péchere s. f. Pecora; persona debole di
grassottella e non molto sveglia. carattere: ce tefasce péchere, u lupe te mange
patóje, patì (patéute, patute) v. tr e intr. (se ti mostri debole, il lupo ti mangia) Il
Patire, soffrire, subire: cepatiscechembatisce accr. pecheraune (pecorone, riferito anche

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a persona sfornita di idee personali); dim. peite, péte s. m. Piede: péte de vocile
m. pecberusce, pecheriedde\ f. pecherédde. (portacatino) Il dim. petudde.
pechereure, pecherare s. m. Pecoraio, pejaune, pejóne (pi. pejéune, pejune) s.
pedagrt s. f. Podagra, gotta, m. Pugno,
pedaje, pedé s. f. Orlo della gonna; le peje, paje s. f. Paga.
foglie esterne che avvolgono il centro delle pelacce s. m. Peluria, sedimento di peli
piante di ortaggi, sedani, cicorie, ecc. sulle stoffe.
pedalóine, pedaline s. m. Calzino, pelaune, pelóne s. m. Piccolo fosso di
peddaste s. f. Pollastra, campagna per la raccolta delle acque
peddaure, peddare s. m. Conciatore di piovane.
pelli. Dal latino pellarius. pelause, pelóse s. f. Mitilo dalle valve
pédde s. f. Pelle; vita: salva la pédde coperte di erba marina.
(salvare la vita). peléuse, peluse (f. pelause, pelóse) agg.
pedecchjéuse, pedecchjuse (f. pedec- qual. Peloso.
chjause, pedecchjóse) agg. qual. Pidocchio­ pelezzóje, pelezzì s. f. Pulizia,
so; taccagno, sordido. pelìteche s. f. Politica,
pedecióine, pedecine s. m. Peduncolo pelizzacemeneire, pelizzacemenére s.
dei frutti. comp. m. Spazzacamino,
pedeneue, pedenà (pedeneute, pedenate) pellecceure, pellecciare s. m. Pellicciaio,
v. tr. Pedinare. pellegróine, pellegrine s. m. Pellegrino:
pedènne cong. Perciò, per questo:
tiembe russe de matine, monde ‘mbusse o
pedènne à mentite (perciò è venuto), pellegrine (tempo rosso di mattina, mantel­
pedeule, pedale s. m. Pedale, lo bagnato al pellegrino),
pedeute, pedate s. f. Pedata; orma sul
pelmaune, pelinone s. m. Polmone,
terreno.
pelpétte (pi. pelpiette) s. f. Polpetta II
peducchje s. m. Pidocchio. Dal latino
accr. m. pelpettaune, pelpettóne II dim. f.
peduculus.
polpettine.
pegghjeue, pegghjà (pegghjeute,
pelùscene s. f. Muffa; lanugine,
pegghjate) v. tr. Prendere: pigghje a credènze,
c a pajà pó se pénze (prendi a credito, che a pelzeue, pelzà (pelzeute, pelzate) v. tr.
pagare poi si pensa). Pulire.
pegghjeute, pegghjate s. f. Festa convi­ pemedaure, pemedóre s. m. Pomodoro,
viale offerta agli sposi dai “compari di pendandiffe s. m. Pendente di oro per
fede” dopo le nozze, collane. Dal francese pendentif.
pegnatéure, pegnatare s. m. Pignattaio, pendaréule, pendarule s. m. Punteruolo,
pegneute, pegnate s. f. Pignatta // dim. piccolo arnese per praticare fori; orzaiolo.
m. pegnatiedde (piccola pignatta di terra­ pendecheue, pendecà (pendecheute,
cotta adatta alla cottura dei legumi). pendecate) v. intr. Spasimare,
peine, péne s. f. Pena: suste eppéne, ce le pendeniere s. m. Cantoniere,
jave, se le téne (malumori e pene, chi li ha, pendirse (pendéute, pendute) v. med. intr.
se li tiene). Pentirsi.
peisce, pésce aw. Peggio: accheséjéppésce pendóine, pendine s. f. Merletto fatto
(così è peggio) // agg. jé ppésce du frate (è all’uncinetto.
peggiore del fratello). penejeue, penejà (penejeute, penejate) v.
peite, péte s. f. Pietra: ammène la péte e intr. Ostinarsi in un’opinione.
ascònne la mane (scaglia la pietra e nascon­ peneriéuse, peneriuse agg. qual. Misero.
de la mano); péte du ssale (gonfiore di un Dal greco ponerós.
ganglo linfatico all’inguine o sotto l’ascel­ pendènze s. f. Penitenza, castigo. Dal
la) // dim. petrudde (ciottolo). latino poenitentia.

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penejaune, penióne s. f. Opinione, pulcini). / / Idea pazza, balorda: jin d’a la
pennaldèttande cong. Pertanto; per un cheupe teine le percióine (nel cervello ha
altro po’. idee balorde).
pènne s. f. Penna; un tipo di pesce pèrde (perdènte, perdute) v. tr. Perdere:
marino. se chjange u bbéne acquanne se pèrde (si
pennechédde s. f. Sonnellino, siesta. Dal piange il bene quando lo si perde).
latino pendicare. perdeneue, perdenà (perdeneute,
penniedde s. m. Pennello, perdenate) v. tr. Perdonare: jé inutele a
pennóisce, pennisce s. m. Pertica, perdenà ce nan de sa scherdà (è inutile
penurie s. f. Scarsità: sta 'na penurie de perdonare se non ti sai scordare).
frutte (c’è una scarsezza di frutta) //Punti­ perdénze s. f. Perdita: adò sta juste na sta
glio: à pegghjate ‘na penurie (ha preso un perdénze (dove c’è piacere non c’è perdita),
puntiglio). Dal latino paenuria. perdóite, perdite s. m. Prurito,
penzelleine, penzelline s. f. Pensilina, perfìdie e prefidie s. f. Puntiglio,
penzeue, penzà (penzeute, peniate) v; tr. perfediéuse e prefediéuse, perfediuse e
Pensare: pienze e po’ fà, nan zi cherrénne prefediuse (f. perfediause e prefediause,
ma’ a prima furie (pensa e poi agisci, non perfedióse e prefedióse) agg. qual. Punti­
essere precipitoso). glioso.
penzéuse, penzuse (f.penzóse) agg. qual. pericque s. m. Pericolo,
Pensoso. perdite, perite s. m. Perito,
penziere s. m. Pensiero; preoccupazio­ perrézzue s. m. Trottola; frutto indurito
ne, idea fissa: u penziere jé pésce de la e caduco.
malatije (la preoccupazione è peggiore della persieune, persiane s. f. Persiana. Dal
malattia). francese persienne.
pepazze s. m. Burattino; persona poco pertaune, pertóne s. m. Portone: chjù
seria. ggréssejé upertóne, chjù ggréssejé u cendróne
pepiedde s. m. Piccolo involto costituito (più grande è il portone, più grosso è il
da una pezzuola in cui si metteva camomil­ batacchio).
la o semi di papavero ecc. e si faceva suc­ pertédde s. f. Chiusura dei pantaloni,
chiare ai bambini. perteue, pertà (perteute; periate) v. tr.
pepóite, pepite s. f. Pipita: téne la pepite Portare.
a la lègnue (ha la pipita alla lingua, cioè non pertéuse, pertuse s. m. Buco, vano molto
sa star zitto). piccolo: a ttiembe de tembéste ogn ’e pertuse
percallóine, percalline s. f. Stoffa di co­ jéppuèrte (in tempo di tempesta ogni buco
tone. rappresenta un porto).
percaróje e precaróje, percarì e precari s. pertiembaréule, pertiembarule agg. qual.
f. Porcheria, cosa fatta male, ripugnante. Anticipatario.
perchjazze e prechjazze s. f. Erba dalle pertiembe loc. aw. Di buon’ora,
foglie minute e grasse consumata in insala­ pesatéure, pesature s. m. Pestello: la vite
ta per il suo sapore acidulo. jé ffatte a pesature: jósce sì cazzate e crà pure
pèrchje s. f. Lentiggine // fig. Bella (la vita è fatta come un pestello: oggi sei
donna. pestato e domani pure),
perchjéuse e precchjéuse, perchjuse e pésce s. m. Pesce.
precchjuse (f. perchjause e precchjause, pésce agg. qual, e aw. Peggio: pésce pe
perchióse e precchjóse) agg. qual. Lentiggi­ tté! (peggio per te!).
noso; bello. pesceu eu e, pesceu à (pesceueute,
perciende s. m. Percentuale, pesceuate) v. intr. Gocciolare.
percióine, percine s. m. Pulcino: la vócque pesciaiéule, pesciaiuòle s. m. Pesciven­
à ffatte le percine (la chioccia ha covato i dolo.

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pesciatéure, pesciature s. m. Orina, petto delle bestie macellate. Dal francese
pescieue, pescià (pestieute, pestiate) v. poitrine.
intr. Orinare: da nanze t’allisce e da dréte te Petrucce dim. del n. pr. Pietro,
pisce (in tua presenza ti adula, e in tua pettaje, petté s. f. Bottega, laboratorio
assenza ti infanga), artigiano: sta de case e de petté che la
pescióine, pescine s. f. Piscina, chembagne (sta sempre con la compagna -
pescreue, peserà aw, di tempo Dopodo­ fa riferimento all’usanza degli artigiani di
mani. Dal latino post cras. avere casa e bottega negli stessi locali).
pescudde s. m. Ciottolo che fa rimbalzello pettaure, pettóre (pi. pettéure, petture) s.
sull’acqua. m. Pittore.
peseue, pesa (peseute, pesate) v. tr. Pesa­ péttene s. m. Pettine stretto,
re; trebbiare. pettenèsse s. f. Pettine largo,
peséule, pesule s. m. Pietra a forma di petteue, pettà {petteute, pettate) v. tr.
piccola colonna per sedersi; pietra per Pittare, dipingere.
schiacciare le mandorle, petteule, pettale s. m. Pitale, orcio. Dal
peseute, pesate s. f. Pesata, greco pithos.
pesiedde s. m. Pisello, petteune, pettane s. f. Meretrice,
pessanze s. f. Possanza, pettéure, petture s. f. Pittura,
pestagne s. f. Risvolto intorno al collo pettoccaróje, pettoccarì s. f. Scemenza,
della camicia maschile o del vestito femmi­ stupidità.
nile. pettucche (f. pettòcche) s. m. Persona
pestalaute, pestalóte s. m. Persona di ingenua, stupida.
scarso valore, adatta solo a pestare fango, pèttue s. f. Pasta lievitata e fritta a forma
pestaune, pestóne s. m. Pistone, di pallina //Parte della camicia che veniva
pesteime, pestéme s. f. Fuoruscita di fuori da un’apertura sul retro dei
liquido purulento dall’orecchio. pantaloncini dei bambini e delle mutande
pesteue, pesta (pesteute, pestate) v. tr. delle donne.
Pestare, schiacciare, peune, pane s. m. Pane: pane sane na u si
pesteule, pestóle s. f. Pistola, teccuanne,paneruttenausìmangianne(p2x\d
pestregghjaune, pestregghjóne agg. qual. interononlo toccare, panerottononloman-
Pasticcione. giare; ossia non aprire un pettegolezzo, non
pestregghjeue, pestregghjà (pestregghjeu- t’intromettereinunadiceria)//dim./wze//é>
te, pestregghjate) v. tr. Fare pasticci, (panetto) // N. panequétte (pancotto, con­
p estreggh jéu se, p estreggh juse (f. dito con olio e foglia d’alloro, che costituiva
pestregghjause, pestregghjóse) agg. qual. il primo cibo solido dei bambini),
Pasticcione. péupe, pupe s. f. Bambola,
petaje, peté {petènte, petute) v. intr. Po­ péure, pure cong. Anche, pure: pure le
tere: ce téne potè (chi ha può). purge ténene la tósse (anche le pulci hanno
petazze s. m. qualità particolare di per­ la tosse).
sona di grosse fattezze: jé ‘ne petazze peure, pare agg. qual. Uguale, pari: sime
d’ómene (è un uomo molto grosso), pare (siamo uguali).
petegóine, peteghine s. m. Tabaccheria, peure, pare s. m. Paio: 'nepare de calzune
peteue, petà (petaute, petate) v. tr. Po­ (un paio di calzoni).
tare. peusce, pasce s. f. Pace: agghja pasce!
petìscene s. f. Impetigine, (abbi pace!).
petrale s. m. Cava di pietre, peviere s. m. Pivello, giovincello,
petresóine, petresine s. m. Prezzemolo, pezzaraune, pezzaróne s. m. Organo ge­
petróglie s. m. Petrolio, nitale maschile.
petróine, petrine s. f. Parte grassa del pèzze s. f. Pezza, forma: pèzze defermagge
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pesciatéure, pesciature s. m. Orina, petto delle bestie macellate. Dal francese
pescieue, pescià (pescieute, pestiate) v. poitrine.
intr. Orinare: da nanze t’allisce e da dréte te Petrucce dim. del n. pr. Pietro,
pisce (in flia presenza ti adula, e in tua pettaje, petté s. f. Bottega, laboratorio
assenza ti infanga), artigiano: sta de case e de petté che la
pescióine, pescine s. f. Piscina, chembagne (sta sempre con la compagna -
pescreue, peserà aw. di tempo Dopodo­ fa riferimento all’usanza degli artigiani di
mani. Dal latino post cras. avere casa e bottega negli stessi locali).
pescudde s. m. Ciottolo che fa rimbalzello pettaure, pettóre (pi. pettéure, petture) s.
sull’acqua. m. Pittore.
peseue, pesa (peseute, pesate) v. tr. Pesa­ péttene s. m. Pettine stretto,
re; trebbiare. pettenèsse s. f. Pettine largo,
peséule, pesule s. m. Pietra a forma di petteue, pettà (petteute, pettate) v. tr.
piccola colonna per sedersi; pietra per Pittare, dipingere.
schiacciare le mandorle, petteule, pettale s. m. Pitale, orcio. Dal
peseute, pesate s. f. Pesata, greco pithos.
pesiedde s. m. Pisello, petteune, pettane s. f. Meretrice,
pessanze s. f. Possanza, pettéure, petture s. f. Pittura,
pestagne s. f. Risvolto intorno al collo pettoccaróje, pettoccarì s. f. Scemenza,
della camicia maschile o del vestito femmi­ stupidità.
nile. pettucche (f. pettòcche) s. m. Persona
pestalaute, pestalóte s. m. Persona di ingenua, stupida.
scarso valore, adatta solo a pestare fango, pèttue s. f. Pasta lievitata e fritta a forma
pestaune, pestóne s. m. Pistone, di pallina / / Parte della camicia che veniva
pesteime, pestéme s. f. Fuoruscita di fuori da un’ apertura sul retro dei
liquido purulento dall’orecchio. pantaloncini dei bambini e delle mutande
pesteue, pesta (pesteute, pestate) v. tr. delle donne.
Pestare, schiacciare, peune, pane s. m. Pane: pane sane na u sì
pesteule, pestóle s. f. Pistola, teccuanne,paneruttenausìmangianne(pane
pestregghjaune, pestregghjóne agg. qual. interonon lo toccare, pane rotto non loman-
Pasticcione. giare; ossia non aprire un pettegolezzo, non
pestregghjeue, pestregghjà (pestregghjeu- t’intromettereinunadiceria)// dim.panétte
te, pestregghjate) v. tr. Fare pasticci, (panetto) I l N. panequétte (pancotto, con­
p estreggh jéu se, p estreggh juse (f. dito con olio e foglia d’alloro, che costituiva
pestregghjause, pestregghjóse) agg. qual. il primo cibo solido dei bambini),
Pasticcione. péupe, pupe s. f. Bambola,
petaje, peté (petènte, petute) v. intr. Po­ péure, pure cong. Anche, pure: pure le
tere: ce téne potè (chi ha può). purge ténene la tósse (anche le pulci hanno
petazze s. m. qualità particolare di per­ la tosse).
sona di grosse fattezze: jé ‘ne petazze peure, pare agg. qual. Uguale, pari: sime
d’ómene (è un uomo molto grosso), pare (siamo uguali).
petegóine, peteghine s. m. Tabaccheria, peure, pare s. m. Paio: 'nepare de calzune
peteue, petà (petaute, petate) v. tr. Po­ (un paio di calzoni).
tare. peusce, pasce s. f. Pace: agghja pasce!
petìscene s. f. Impetigine, (abbi pace!).
petrale s. m. Cava di pietre, peviere s. m. Pivello, giovincello,
petresóine, petresine s. m. Prezzemolo, pezzaraune, pezzaróne s. m. Organo ge­
petróglie s. m. Petrolio, nitale maschile.
petróine, petrine s. f. Parte grassa del pézzes. f. Pezza, forma: pèzze defermagge

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(forma di formaggio). Toppa:pézz’a chelóre piezzes. m. Brandello: ucuane àreduttela
(toppa dello stesso colore; in senso figura­ vèstepiezzepiezze (il cane ha ridotto il vesti­
to: giustificazione, scusa). D ollaro: to a brandelli). Ricchezza, risparmi: téne u
cenguancia pèzze (cinquanta dollari). piezze (possiede ricchezza). Pezzo nel senso
pezzecatróisce, pezzecatrisce s. f. di statura considerevole: ‘nepiezze d’omene
Pescatrice, tipo di pesce caratterizzato da (un pezzo d ’uomo). Dal francesepfoce.
una bocca molto larga. pigne s. m. Pegno: àpajate upigne (ha pa­
pezzecheue, pezzecà (pezzecheute, gato il pegno) // s. f. Pigna, frutto del pino.
pezzecate) v. tr. Pizzicare; pescare: ce pinnue s. m. Pillola: pinnue de vaccine e
ptzzeche che la canna destante, pèrde cchjù sceruppe de candine (pillola di carne e sci­
de chédde ca guadagne (chi pesca con la roppo di vino).
canna a distanza, perde più di quello che pióneche s. f. Magone, tristezza,
guadagna). pipinanà loc. che indica sfida,
pezzecheure, pezzecare s. f. Peschiera, il menefreghismo, come: non me ne importa
cisternone di Modugno. nulla, non so che farmene di te.
pezzettudde s. m. Piccola cena tra amici pippe s. f. Pipa.
in cui ognuno metteva la sua parte di cibo. pisciapisce s. m. Orinatoio pubblico,
pezzeu eu e, pezzeuà (pezzeueute, pìtteme s. f. Persona noiosa, importuna,
pezzeuate) v. tr. Beccare; mangiar poco; pizze s. m. Angolo: u pizze du renzòle
guadagnar poco: pezzeuèsce la scemate (si (l’angolo del lenzuolo); métte opizze (con­
guadagna la giornata), servare, risparmiare) / / loc. aw. pigghje a
pezzéute, pezzute agg. qual. Appuntito, ppizze! (ma guarda un po’!).
pezzidde (uésse) s. m. Osso sacro. pìzzeche s. m. Pizzico: pìzzeche e vvase
na ffàscene pertuse (pizzichi e baci non
Pezzidde s. m. pr. Pizzillo, zona a sud-est
lasciano segni). Piccola quantità: ‘ne
della marina di Palese, nota per la grande
pìzzeche de farine (un pizzico di farina) //
quantità di polle di acque de Criste (acqua
loc. aw. à ddate le terrise a ptzzeche e
sorgiva).
meddiche (ha dato il danaro a poco a poco),
pezzolénde agg. qual. Puzzolente,
pizzuaffridde s. m. Persona freddolosa,
piacèvue agg. qual. Piacevole, póile, pile s. m. Pelo, filo: ògn’e ppile
piaciaire, piacére s. m. Piacere; favore, fasce panne, ògn’e ppile fasce danne (ogni
piastróine, piastrine s. f. Piastrina, pelo fa panno, ogni pelo fa danno). Pelo,
piatanze s. f. Pietanza, mantello animale: u lupe cange u pile, nòne
piatte (pi. piàttere) s. m. Piatto: acchenzà u vizzie (il lupo cambia il pelo, non il vizio)
u piatte (condire la minestra; ossia dare una Il N. pile ofèghete (essere crudele); pile a la
lezione) //accr. piattaune, piattóne-, dim. mènne (infiammazione della ghiandola
piatteciedde, piattóine, piattine // N. piatte mammaria); pile jind’o uéve (essere pigno­
cheppute (piatto fondo); piatte ‘nghjane o li); de ce pile se vèste! (di quale autorità o
spane (piatto piano); piatte menzane (piat­ virtù si ammanta!); lescià u pile (adulare);
to mezzano). levà u pile (picchiare). Dal latino pilus.
picce s. m. Capriccio, malumore, póile, pile s. f. Pila, mortaio. I l dim.
picche s. m. Poco: mégghje picche ca pelédde (piccola pila per schiacciare le
nudde (meglio poco che niente) Il agg. e mandorle). Dal latino pila.
pron. indef.: le sólde, picche maleditte e pòlche s. f. Polca, danza originaria della
ssùbete (i soldi, pochi maledetti e subito) / Boemia di carattere popolaresco.
/ aw.: vite e ssiende picche (vedi e ascolta pólve s. f. Polvere; denaro, argomenti,
poco). colpi: ce téne pólve, spare (chi ha colpi,
pidde (pi. pèdere) s. m. Scoreggia, spara) Il accr. m. pelveraune, pelveróne
pìerne s. m. Bullone, perno. (polverone).

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pónde s. m. Ponte ! ! dim. pondeciedde. prédeche s. f. Predica: prédeche e melune
pènde s. f. Punta: mètterse de pènde a ‘nge vólene le staggiune (ogni cosa a suo
fatejà (applicarsi con grande impegno al tempo).
lavoro); mètterse de pènde còndre a la nére predecheue, predecà (predecheute,
(mettersi di punta contro la nuora) Il loc. predecate) v. tr. Predicare.
aw. Senza interruzione, continuativamen­ predénze s. f. Prudenza: la predénze nan
te: à fatejate a ppònde a ppònde tutta la é mà sevèrchje (la prudenza non è mai
scemate (ha lavorato ininterrottamente tut­ troppa).
to il giorno). predóite o perdóite, predite o perdite s.
pondefecheule, pondefecale s. m. Ponti­ m. Prurito: predite de mane (prurito di
ficale. mani, cioè desiderio di toccare o di menar
pònge (pengéute, pengiute) v. tr. Punge­ le mani); predite de nase (prurito di naso,
re: ce se pònge, jésse da fóre (chi si punge, cioè avere un capriccio).
cioè si risente, esca fuori). prefenéute, prefenute agg. qual. Ostina­
popellóine, popelline s. f. Popeline, stof­ to, deciso.
fa di cotone. prefettéure, prefetture s. f. Prefettura,
pòrge (pi. purgò) s. m. Pulce, preféume, prefume s. m. Aerosol casa­
pórsce (perscéute, pendute) v. tr. Porge­ lingo: ci si copriva la testa con un asciuga­
re, dare; riferire: pórsce la netizzie (riferire mano e si aspiravano da un catino i vapori
la notizia). di acqua bollente e sale .
portacèndere s. m. comp. Posacenere, prefinghe aw. Persino: prefinghela mam­
portannéusce, portannusce s. m. comp. me u à dditte (persino la mamma lo ha
Colui che porta e riporta notizie, pettegolo. detto). Fino a: stògghe arrajate prefinghe a
portapullastre s. m. comp. Chi rivela i la mòrte (sto in lite fino alla morte).
fatti degli altri. prefóiche, prefiche s. m. Caprifico, fico
portazeccóine, portazecchines. m. comp. selvatico.
Portamonete. pregedizzie s. m. Pregiudizio,
pòrte s. f. Porta: la caretà jésse da la pòrte pregessiaune, pregessióne s. f. Proces­
e trase da la fenéstre (la carità esce dalla sione: la cére se strusce e la pregessióne nan
porta ed entra dalla finestra) li dim. gamme (la cera si consuma e la processione
portecédde. non cammina).
póseme s. f. Amido, inamidatura: sò ddate preine, préne agg. qual. f. Gravida,
la póseme alla cammise (ho inamidato la prejatórie s. m. Purgatorio, pena: sta a ffà
camicia). u prejatórie sòp’a la tèrre (sta facendo il
poténde agg. qual. Potente; vivace, forte purgatorio in terra),
di carattere. prejaure, prióre s. m. Priore,
pòvere agg. qual. Povero / / dim. prejeue, prejà (prejeute, prejate) v. tr.
poveriedde: poveriedde e malate da tutte sò Pregare.
abbandenate (poveretti e malati da tutti premaraule, premaróle s. f. Donna che
sono abbandonati), partorisce per la prima volta.
ppniaune, ppnióne s. f. Opinione, prematóive, premative s. m. Primitivo,
praise, prése s. f. Presa, vino rosso di buona qualità / / agg. qual.
precaccére s. m. Procaccia, Primaticcio.
precamuèrte s. m. Becchino, premaveire, premavére s. f. Primavera,
precchjéuse, precchjuse (f. precchjause, premeire, premére s. f. Gioco d’azzardo
precchjósé) agg. qual. Lentigginoso, con un mazzo di quaranta carte: nan é
preciesse s. m. Processo, bbuéne né alla premére né alla settande
predecataure, predecatóre s. m. Predi­ (non riesce né alla primiera, né alla settan­
catore. ta, cioè non è capace a niente).

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premétte e premmètte (premóise e créte Ddi prewéte (a chi ben crede, Dio
premmóise, premettéute, premise) v. tr. Pro­ provvede).
mettere;, ingaggiare: nei tempi in cui il prìesce s. m. Grande gioia, allegria: la
latifondo era diffuso a Modugno, la sera mamme ca u faci nan mangiaje a chèdda dì.
precedente o all’alba dello stesso giorno O prìesce u uattane nan mangià pe ‘na
del lavoro, i braccianti si incontravano con semane (la mamma che lo fece non mangiò
i massari davanti alla chiesa del Purgatorio, quel giorno. Per la gioia il padre non man­
in piazza Sedile, per essere ingaggiati per giò per una settimana - da una filastrocca
uno o più giorni, fremette, dunque, signi­ modugnese).
ficava concordare una promessa di lavoro próime, prime agg. num. Primo: veiate
tra le due parti. próime! (beati i primi!) / / aw. ce arrive
premeure, premure s. f. Premura, genti­ prime, se calze (chi arriva prima, si serve).
lezza. próise, prise s. m. Vaso da notte, usato
prengepiande s. m. Principiante, allievo, quando nelle case non esistevano i servizi
prepareue, prepara (prepareute, prepara­ igienici.
te) v. tr. Preparare, approntare: vénda pu prep. sempl. Per, a causa di: pu frate
chjatte, prepare la ""zappe; vénda pezzute, s ave arrajate cu zite (a causa del fratello ha
prepare u fuse (pancia piatta, prepara la litigato con il fidanzato).
zappa, perché nascerà un maschio; pancia pue, pu e pò aw., prep. e cong. Poi: ma’
a punta, prepara il fuso, perché nascerà pu ma (mai e poi mai).
una femmina); puèrche s. m. Maiale, porco: u avare jé
prepedagne s. f. Muro sottile fatto con cóm ’o puèrche:jé bbuéne dópe muèrte (l’ava -
tufi messi di taglio uno sull’altro. ro è come il porco: è buono dopo morto) /
prequéche s. m. Percoco // fig. Errore / fig. Persona sudicia fisicamente e moral­
madornale. mente // dim. pcrciedde e puèrcheciedde.
prequeue, prequà (prequeute, prequate) puèrchespóine, puèrchespine s. m. Por­
v. tr. Seppellire. cospino.
prescieue, prescià (presciente, presciate) puèrre s. m. Verruca; porro, varietà delle
v. intr. Rallegrarsi, gioire. gigliacee. Dallo spagnolo puerro.
preseméuse, presemuse (f. presemause, puèrte s. m. Porto. Dallo spagnolopuerto.
presemóse) agg. qual. Presuntuoso. puéte s. m. Poeta.
Pugghje s. f. pr. Puglia,
presutte s. m. Prosciutto: pane epresutte
pulpe s. m. Polpo: u pulpe se còsce che
fàscene lefigghje bbrutte (pane e prosciutto
ll’acqua só (il polpo si cucina con la sua
rendono i figli brutti, cioè non virtuosi).
stessa acqua)-,pulpe rizze (polpo arricciato)
préune, pròne s. m. Pruno, albero / / s. f. Il dim. pulpetiedde.
Prugna. pulze s. m. Polso; fermezza: tené pulze
preuve, pròve s. f. Prova, (aver polso, forza decisionale). Dal latino
prevedaje, prevedè (prevedéute, preve­ pulsus.
dute) v. tr. Prevedere, punde s. m. Punto: ce nan górre cupunde,
prévete (pi. prìeveté) s. m. Prete, córre che la pèzze (chi non ripara il punto,
preveue, prevà (preveute, prevate) v. tr. deve poi mettere la pezza). Momento:
Provare, fare esperienza: fràbbeche e llite, quanne s arrive o punde de la mòrte (quan­
prevate e vedite (costruzioni e liti, provate do si giunge al momento della morte).
e vedete). puppalà loc. di sfida, di menefreghismo
preveute s. m. Cisternone contenente che significa “che me ne importa” .
acque luride. puzze s. m. Pozzo: sóp'o puzze vècchie se
prevvedaje, prevvedé (prevvedéute, pèrde màneche e ssicchje (sul pozzo vecchio
prevvedute) v.intr. Provvedere: a ce buéne si perdono manico e secchio) Il s. f. Puzza.

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quacchje s. m. Cappio, fiocco, quarandéune, quarandune agg. num.
q u acq u erescieu e, qu acqu erescià Quarantuno.
(quacquerescieute, quacqueresciate) v. intr. quarandóine, quarandine agg. num.
Godere, scialacquare. Quarantina.
quagghje s. m. Caglio / / s. f. Quaglia, qu aratóin e, quaratine agg. qual.
gallinaceo migratore. Coratino.
quagghjeue, quagghjà (quaggbjeute, quareire, quarére s. f. Querela,
quagghjate) v. tr. e intr. Cagliare / / fig. quaréseme s. f. Quaresima. Dal latino
Giungere a conclusione: ufatteà quagghjate quadragesima dies.
(il fatto si è concluso). Quareute, Quarate s. pr. Corato,
quandaune, quandóne (pi. quandéune, quartematte s. m. Ammezzato,
quandune) s. m. Cantone, angolo squadra­ quarteure, quartare s. f. Brocca,
to / / métte o quandóne (mettere in un quartiere s. m. Quartiere, a Modugno
canto, escludere, far passare in second’or- edificio su cui insiste la torre dell’orologio.
dine). quatranédde s. f. Quattrino, particolar­
quandre s. m. Recipiente di creta smalta­ mente moneta da venti centesimi,
ta usato in cucina. quatte agg. num. Quattro,
quanne aw, interr. Quando: quanne quattécchje s. m. comp. Persona fornita
viene? (quando vieni?) / / cong. temp. di occhiali; loc.aw.:parlàaquattécchie (par­
Quando, nel tempo in cui: quanne u uà sule lare a quattr’occhi),
à menute, dange sùbete u bienvenute (nel quatteciende agg. num. Quattrocento,
momento in cui il guaio viene da solo, dagli quattòrdece agg. num. Quattordici,
il benvenuto). Dal latino quando. quécce s. m. Conchiglia marina mange­
quaquigghje s. m. Acquitrino / / fig. Pa­ reccia.
sticcio, pettegolezzo. quédde s. m. Collo: delóre o quédde (do­
quarandane s. f. Quarantana, simbolo lore al collo).
della quaresima. Era rappresentata da un queiche, quéche s. m. Cuoco,
fantoccio simulante una vecchia, che si queire, quére s. m. Pelle: quére de ciucce
appendeva a una corda tesa far due balco­ (pelle di asino, dura); tené u quére tèste
ni. Tra le mani essa aveva un fuso e un’ (avere la pelle dura, essere insensibile).
arancia in cui erano infisse sette penne queisce, còsce (quitte e cuétte) v. tr. e
nere, una per ogni settimana quaresimale, intr. Cuocere// fig. Tormentare: uàqquétte
che venivano tolte man mano che esse bèlle bbèlle (lo ha tormentato molto). Esse­
trascorrevano. Il sabato santo, alla resurre­ re follemente innamorato: jéppróprie quitte
zione, la quarantana veniva bruciata, de chèdda pecceuèdde (è proprio cotto di
quarande agg. num. Quaranta, quella ragazza).
quarandeine, quarandéne s. f. Quaran­ quéste s. m. Lato // loc. aw. o quéste (a
tena. fianco, a lato): u combare scéve o quéste de
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la zite (il compare camminava a fianco della la fava che nasce il baccello della fava).
sposa). Da parte: mìttete o quéste (fatti da quinde s. m. Quinto, misura per aridi o
parte, togliti di mezzo), per liquidi corrispondente alla quinta par­
quèstue s. f. Questua, te del chilo o del litro: mienze quinde (mez­
quétte s. m. Vincotto. zo quinto); fig.: Persona di bassa statura,
queune, quane s. m. Cane: fa ’ cóm’o quìnnece agg. num. Quindici,
quane, shcame da tendane (fai come il cane, quinnecióine, quinnecine agg. num.
abbaia da lontano). Quindicina.
quézzue s. m. Baccello della fava fresca: quoite, quite s. f. Guida, cura: tìenete
chjande la fafe ca nasce u quézzue (pianta quite (abbi cura di te).

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R

racanédde s. f. Specie di grembiule di ranògghje s. f. Ranocchia. Dal latino


stoffa pesante usato in campagna dai con­ volgare ranucula.
tadini. rappe s. f. Ruga, grinza,
racéppe s. m. Piccolo grappolo d’uva, rappéuse, rappuse (f. rappause, rappóse)
ràchete s. m. Espettorazione, agg. qual. Grinzoso,
rachiteche agg. qual. Rachitico, stentato rarique s. f. Graticola,
nella crescita. rasce s. f. Razza, pesce marino: la rasce,
ràdeche s. f. Radice: ammenà le ràdeche come la uè, la fasce (la razza puoi cucinarla
(mettere le radici, prendere possesso), come vuoi).
radicue s. f. Graticola, rasciaune, rascióne s. f. Ragione: la
radóisce, radisce s. f. Radice: métte radisce rascióne se dà a lefiesse (la ragione si dà agli
(prendere stabilità), sciocchi).
rafaniedde s. m. Ravanello, raséule, rasule s. m. Rasoio,
raffe s. f. Rafia. rashcatóre s. f. Raschiatura,
raganédde s. f. Raganella: quanne cande rashche s. m. Raschio, abrasione; furto: à
la raganédde, ava chjóvea catenédde (quan­ ffatte ‘ne rashche jinde’a la case du patrune
do canta la raganella, deve piovere a cati­ (ha fatto un furto nella casa del padrone),
nelle). rashchétte s. m. Raschietto,
rageneue, ragenà (rageneute, ragenate) rashcheue, rashcà (rashcheute, rashcate)
v. intr. Ragionare, parlare. v. tr. Raschiare; rubare.
ragge s. m. Raggio: le ragge du sóle (i raggi raspe s. f. Raspa dei falegnami; grappolo:
del sole) / / s. f. Rabbia, irritazione violenta: raspe d ’ajù (grappolo d’uva).
m’à menute la ragge (mi è venuta la rabbia), raspéuse, raspuse (f. raspause, raspóse)
ragù s. m. Ragù. Dal francese ragout. agg. qual. Ruvido: mane raspóse (mani ru­
raine, réne s. f. Sabbia, arena: tande vide). Aspro, detto di frutto non maturo:
quanda réne sta ’mménz ó mare (tanti quanti ajù raspóse (uva acerba).
granelli di sabbia ci sono nel mare). Dal rastriedde s. m. Arnese per raschiare,
latino barena. pulire il terreno.
ramagghje s. f. Intrico di rami secchi o rasue s. f. Radimadia, arnese per radere
caduti. Dal latino ramalia. i residui di pasta sulla madia.
rambaune, rambòne s. m. Rampone, rataviedde s. m. Lama lunga circa un
rameire, ramére s. f. Pezzo, trancio di metro che lavora la terra.
rame; cosa di nessun valore. rebbeue, rebbà (rebbeute, rebbate ) v. tr.
ramequédde aw. Addosso, sulle spalle: Rubare: recchèzze de nettate ojéfertune ojé
la ggiacche a ramequédde (la giacca ap­ rebbate (ricchezza improvvisa o è colpo di
poggiata sulle spalle). fortuna o è rubata),
ranghe s. m. Crampo: m’à pegghjate u rebbutte s. m. Urto; rinfaccio,
ranghe o péte (mi ha preso un crampo al rebusceute, rebusciate agg. qual. Debo­
piede). sciato.

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recadéute, recadute s. f. Ricaduta, recótte s. f. Ricotta: recótte ashquande
recaune, recóne s. f. Riparo dal vento, (ricotta forte).
recaveue, recava (recaveute, recavate) v. recquasce s. f. Specie di rucola a foglie
tr. Ricavare. più larghe, gradevole per insalata.
recchèzze s. f. Ricchezza: sparte recchèzze redéusce, redusce (redutte) I. v. tr. Ren­
ca devénde povertà (dividi ricchezza che dere, ridurre: à redutte la vèste 'napèzze (ha
diventa povertà). ridotto il vestito come una pezza). II. med.
recchjaune, recchjóne s. m. Schiaffone; intr. Ridursi: s’à redutte a la mesérie (si è
pederasta. ridotto in miseria). Dal latino reducere.
rècchje s. f. Orecchio; piega alla pagina refalde agg. qual. Rifatto, falso,
di un libro. refieune, refiane e reffiane agg. sost.
rècchietédde s. f. pi. Orecchietta, tipo di Ruffiano, pettegolo.
pasta fresca fatta in casa, refònne (refennéute, refennute) v. tr. Ri­
recchjóine, recchine s. m. Orecchino, fondere: ce pigghje e nan refunne, dópe 'ne
receive, recéve (recevéute, recevute) v. tr. picche se véte u funne (chi prende e non
Ricevere: ce fasce bbéne recève male (chi fa rifonde, dopo un poco vede il fondo),
bene riceve male). refugge s. m. Rifugio, accoglienza,
recendatéure, recendature s. f. regeróje, regerì s. f. Scenata: à jfatte 'na
Risciacquatura dei panni. regeróje ‘mménz’a la vóje (ha fatto una
recendeue, recendà (recendeute, scenata per strada).
recendate) v. tr. Risciacquare. reggiette s. m. Ordine: fà u reggìette
rechejeue, rechejà (rechejeute, rechejate) (ordinare).
v. intr. Riposare, trovare sollievo. regnaune, regnóne s. m. Rognone. Dal
recherdeue, recherdà (recherdeute, latino volgare renio, renionis.
recherdate) v. tr. Ricordare: recberdarse le regnéuse, regnuse (f. regnause, regnóse)
vigne de la chjazze (ricordarsi di quando le agg. qual. Rognoso, vergognoso.
vigne stavano in piazza; ossia ricordarsi di reire, rére s. m. Erede: chèssa case và rére
tempi lontani). ’nnande rére (questa casa passa da un erede
réchete aw. Alla ricerca, in giro: voggbe all’altro).
réchete e serréchete (vado in giro affannosa­ reisce, résce (rescéute, resciute) v. tr. Reg­
mente). gere, sostenere, sopportare: ce sta sètte
rechetemiende s. m. Pensiero che gira résce le bbòtte (chi sta sotto sopporta i
nella testa; daffare, attività intensa. colpi).
rechjameue, rechjamà (rechjameute, reise, rése s. f. Resa,
rechjamate) v. tr. Richiamare. reite, réte s. m. Chilo: mienze réte (mezzo
rèchje s. f. Riposo, pace: Segnóre, a chilo).
chiss’àneme abbandenate dange la rèchje e u rem anaje e rem m anaje, remane e
repóse (Signore, a queste anime abbando­ remmané (remanéute e remmanéute,
nate dona la pace ed il riposo - da un’antica remanute e remmanute) v. intr. Rimanere,
preghiera modugnese). restare
recióive, recive s. m. Ricevuta, rem asceue, rem ascià (remasceute,
recógghje (recheggbjéute, rechegghjute) remasciate) v. tr.Sarchiare,
v. tr. Raccogliere: ce sèmenevìende recógghje remasugghje s. m. Rimasuglio,
tembéste (chi semina vento raccoglie tem­ rematiere s. m. Spazzino,
pesta). rembaccieue, rembaccià (rembaccieute,
reconoscènze s. f. Prima visita che la rembacciate) v. tr. Rinfacciare.
famiglia dello sposo faceva alla famiglia rembambóite, rembambite agg. qual.
della sposa per ufficializzare il fidanza­ Rimbambito,
mento. rembórze s. m. Rinforzo.

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rembreshcande agg. qual. Rinfrescante, renzaffe s. m. Rinzaffo; prima mano di
rem breshcheue, rem breshcà intonaco.
(rembreshcheute, rembreshcaté) v. tr. eintr. Rènzèlle s. pr. f. Dim. di Lorenza,
Rinfrescare. renzeule, renzóle s. m. Lenzuolo,
rembreuve, rembróve s. m. Rimprovero, repegghjeue, repegghjà (repegghjeute,
rem edieue, rem edià (remedieute, repegghjate) v. tr. Riprendere, rimprovera­
remediate) I. v. tr Procurare, mettere insie­ re.
me: ‘ngià remediate 'ne picche de terrise (gli repelaune, repelóne s. m. Forte rimpro­
ha procurato un po’ di soldi). II v. intr. vero.
Portare rimedio. repeure, repare s. m. Riparo,
remèsse s. f. Rimessa, locale adibito al repudde s. m. Rampollo,
deposito di autoveicoli. requaune, requóne s. m. vd. recquasce
remmaure, remmóre (pi. remméure, resacchje s. m. Sarchiatura,
remmurè) s. m. Rumore; segno, notizia resarie s. m. Rosario,
serpeggiante: sò sendéute cèrte remméure rescaldaménde s. m. Riscaldamento; in­
(ho sentito certi rumori, ma anche certe fiammazione intestinale.
notizie). resciacquatéure, resciacquature s. f.
remmeute, remmate s. m. Immondizia. Risciacquatura.
Dal greco rymma, rymmatos. rescigghje s. m. Raduno, circolo; diceria;
remóite, remite s. m. Eremita, scia: le fermicbe ènne fatte u rescigghje (le
rèmue s. m. Reuma, crampo, formiche hanno fatto una scia).
rescòrre (rescherréute, rescherrute) v. intr.
renacce s. m. Rammendo,
Conversare, discorrere,
rendenédde e renenédde s. f. Rondine,
rescurse s. m. Discorso, chiacchierio,
renetéure, reneture s. f. Copiosa vena di
resedieue, resedià (resedieute, resediate)
latte nella donna che allatta.
v. tr. Raccogliere i resti, ordinare.
renfaccieue, renfaccià (renfaccieute, resendéute, resendute agg. qual. Risen­
renfacciate) v. tr. Rinfacciare. tito, sdegnato: sta resendute che la sóre (è
renféuse, renfuse (a la) loc. aw.AUa rin­ risentito con la sorella). Rispettabile, tenu­
fusa. to in conto: jé ‘nn amene resendute (è una
rengédde s. f. Roncola, falcetto per vari persona rispettabile). Lesionato: u tubhe
lavori campestri. du lume sta resendute (il tubo del lume è
rènghe e rènneche s. f. Aringa, filato).
rengòrse s. f. Rincorsa, reseq u eu e, reseq u à (resequeute,
rengrazzieue, rengrazzià (rengrazzieute, resequate) v. tr. Rosicchiare, masticare II
rengrazziate) v. tr. Ringraziare: rengrazzie fig. in senso negativo: nan ròseche nudde (fa
Cristeì (ringrazia Dio!). finta di non sapere nulla).
renguate s. f. Zappatura primaverile agli resesceteue, resescetà (resesceteute,
alberi. resescetate) v. tr. e intr. Resuscitare,
rènne (rennéute, rennuté) v. tr. Rendere, reseute, resate s. f. Risata,
restituire: la chesciénze, chjù renne e chiù resipue s. f. Erisipola.
pènne (la coscienza più dà e più cede, cioè resiste (resestéute, resestute) v. intr. Resi­
dove la vuoi, la tiri) Il Fruttare, produrre: stere.
cusse léche nan rènne nudde (questo fondo resóglie s. m. Rosolio,
non produce nulla). resòscete s. f. Resurrezione,
renneveue, rennevà (renneveute, réspe s. m. Rospo II fig. gnòtte 'ne réspe
rennevate) v. tr. Rinnovare, ripetere. Dal (dover tollerare un fatto spiacevole).
latino renovare. réspe (f. rospe ; pi. rùespe) agg. qual.
rènza rènze loc. aw. Rasente rasente. Avaro, scontroso.

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respereue, resperà (respereute, resperaté) tuono, della tempesta e simili: u mare rusce
v. intr. Respirare. (il mare rumoreggia),
respettéuse, respettuse (f. respettause, reuse, róse s. f. Rosa,
respettósé) agg. qual. Rispettoso. reute, rótes. f. Ruota: ce ‘nanjungela ròte
respònne (respennéute, respennuté) v. u trajine nan gamine (se non ungi la ruota
intr. Rispondere, parlare. il carro non cammina).
restaccieue, restaccià (restaccieute, reveldeue, reveldà (reveldeute, reveldaté)
restacciate) v. intr. Chiacchierare animata­ v. tr. Rivoltare, disordinare; rimescolare:
mente, disputare, m ònne reveldate le 'ndrame pe la pajure
rèste s. m. Resto, avanzo, (mi si è rivoltato l’ intestino per la paura).
resteue, resta (resteute, restate) v. intr. reveróje, reverì (reverènte, reverité) v. tr.
Restare, rimanere. Riverire: reverishche a vaccellénde (riveri­
restòcce e restucce s. f. e m. Stoppia, sco vostra eccellenza).
retagghje s. m. Ritaglio, avanzo, revettigghje s. m. Risvolto, orlo del ve­
rètene e rèttene s. f. pi. Redini; trazione stito.
con tre muli. revólve s. m. Rivoltella,
reteueune, reteuane s. m. Ortolano: u rèzze s. f. Tenda che si appende davanti
reteuane deffridde mòre, non defame (l’or­ alle porte o alle finestre II rèzze de le pisce
tolano di freddo muore, non di fame), (rete da pesca). Dal latino retia.
retrattiste s. m. Fotografo, rezzétte s. f. Ricetta medica,
retreue,retràiretreute, retrate) I. v. tr.Ri­ rezzeueue, rezzeuà (rezzeueute,
tirare, riprendere. II. v. rifl. Indietreggiare, rezzeuate) v. tr; Rovistare: rezzeuà le sacche
m&KimòÀeXvo-.s ònneretratedallaposizzióne (rovistare le tasche). Girare, rimescolare:
ca tenèvene (si sono ritirati dalla posizione rezzeuà u sceruppe (rimescolare lo scirop­
cheoccupavano). III. med. intr. Restringer­ po).
si, accorciarsi: lavéste,alavalle, s’àretrate(i\ rialeue, rialà (rialeute, rialaté) v. tr. Rega­
vestito a lavarlo si è accorciato). lare: nesciune te rejale nudde (nessuno ti
rétue s. m. Riavolo, asta di ferro per regala niente).
attizzare il fuoco; attrezzo dei muratori per ricche agg. qual. Ricco: ricche pelóne
girare calcestruzzo, malta. (ricchissimo).
reuagne s. m. Vaso per la raccolta degli rieule, riale s. m. Regalo; dono,
escrementi. rìghene s. f. Origano.
réuche, ruche s. f. Ruca. Dal latino eruca. Ririne dim. di Caterina,
reuéldes. m. Disordine, soqquadro: mette risme s. f. Risma, fascio di carte. Dall’ara­
reuélde (disordinare). bo rizma.
reueldeue, reueldà (reueldeute, reueldaté) rizze s. m. Riccio di mare II agg. qual. (f.
v.tr. Rivoltare. rèzze) Ricciuto.
reueneue, reuenà (reueneute, reuenaté) ròbbe s. f. pi. Abiti, vestiti; biancheria:
I. v. tr. Distruggere, rovinare, sciupare: tene tanda rròbbe (ha tanti vestiti) Il s. f.
av’arreuenate la case (ha rovinato la casa). sing. Ricchezza, averi, m o b ilile ‘na
II. v. intr. Andare in rovina: s’av'arreuenate pecceuèdde che la rròbbe (è una ragazza che
(è andato in rovina). ha ricchezza, che porta la dote).
reume, rame s. m. Ramo: jarve pècche e Rócche s. m. pr. Rocco// dim. Rocchétte.
rame sécche (albero pecca e ramo secca). rócchje s. f. Macchia, unto, chiazza: s’à
reuóine, reuine s. f. Danno, rovina: adò sparnezzate la rócchje sóp ’a la tevagghje (si è
grassejé la chetine, la reuinejévecine (dove allargata la macchia sulla tovaglia; ossia si è
grassa è la cucina, la rovina è vicina). diffusa la diceria).
réusce, rusce (rescéute, resciute) v. intr. ròdde s. f. Semenzaio, aiuola degli orti: la
Brontolare, borbottare; rumoreggiare del ròdde de le rafaniedde, du petresine, de le

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fenucchje (l’aiuola dei ravanelli, del prezze­ zione giudiziaria: jind’a cchèdda case ha
molo, dei finocchi). sciute la rózzue (in quella casa c’è stata la
róiche{ riche s. m. Rigo; s. f. Riga, posto: perquisizione).
ame state quéste a rriche de l’ùldeme (siamo rucche rucche agg. qual. Sottomesso, un
stati messi all’ultimo posto), po’ ruffiano, adulatore.
róine, réne (pi. rine) s. m. Rene, rugne s. f. Scabbia: ce l’ammidie jére
róipe, ripe s. f. Ripa; bagnasciuga, rugne, tutt’u munne jére regnuse (se l’invi­
róise, rise s. f. Risata, dia fosse scabbia, tutti avrebbero la scab­
róise, rise s. m. Riso, bia).
róite, rite (redéute, vedute) v. intr. Ride­ rùscete s. m. Rumore fastidioso, ronzio,
re: tóire, freute, ca u ciucce róite (tira, fratel­ russe (f. rósse) agg. qual. Rosso: pile russe
lo, che l’asino ride - da un famoso racconto (pelo rosso); russe malepile (rosso cattivo
modugnese). pelo).
ròmbe {tutte) v. tr. Rompere, lesionare: rutte s. m. vd. derrutte
la cambana rótte adure chjù de chèdda sane rùvete agg. qual. Ruvido; rozzo,
(la campana lesionata dura più di quella ruzze s. f. Ruggine; invidia: la ruzze se
intatta). mange u fierre (la ruggine divora il ferro)
rosmaróine, rosmarine s. m. Rosmarino, Il agg. qual. Ruvido.
rósue s. f. Gelone. ruzzuleune, ruzzulane agg. qual. Rozzo,
rózzue s. f. Furto; il rovistare; perquisi­ cafone.

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s

Sabbèlle s. f. pr. Isabella, saléute, salute s. m. Saluto // s. f. Salute,


sàbete s. m. Sabato: Criste nan baghe u salìppece s. m. Pesciolino un po’ coriaceo:
sàbete (Dio non paga il sabato). mégghje cape de salìppece ca còte depescecane
saccaune, saccóne s. m. Saccone; mate­ (meglio essere capo di pesciolino che coda
rasso riempito di foglie di granturco, di pescecane).
sacce loc. neg. Non so, chissà, salme s. m. Salma, antica misura di capa­
sacche s. m. Sacco // dim. f. sacchétte ; cità per liquidi e per aridi. Dal greco sagma.
dim. m. saccóne (portainfante). saldine, saline s. f. Salina,
sacche s. m. Moltitudine, grande quanti­ salvagge agg. qual. Selvaggio, aspro,
tà: téne ‘ne sacche de uà (ha un sacco di salviétte s. m. e f. Tovagliolo. Dal france­
guai). se serviette.
sagne s. m. Sangue: sagne de vecciere nan salzamaure, salzamóre s. m. Sapore di
ègnepegnate (sangue di beccaio non riem­ sale; acqua e sale per condire le olive; muffa
pie pignatta) / / s. f. Lasagna, pasta fatta in che si produce sulle pareti umide,
casa con semola e uova e condita con ragù, salze s. f. Salsa // agg. qual. Salato,
mozzarelle e carne. salzizze s. f. Salsiccia,
sagneue, sagnà (sagneute, sognate) v. tr. sangióile, sangive s. f. Gengiva,
Salassare, levare il sangue // fig. Dissan­ sande (pi. sàndere) s. m. Santo: assàndere
guare finanziariamente, viecchje nan zappacene lombare (a santi
sagresteune, sagrestanes. m. Sagrestano, vecchi non si accendono lumi); sand’e
sagrestóine, sagrestine e sagrestì s. f. ssande (rintocchi di campane prima di
Sagrestia: l’écchje quand’a la chjese e non mezzogiorno).
affitte la sagrestì (ha gli occhi grandi quanto saneue, sanà (saneute, sanate) v. tr. eintr.
una chiesa e non vede la sagrestia). Sanare.
saire, sére s. f. Sera: le paróle de la sére u sanguenacce s. m. Sanguinaccio,
viende l’amméne (le parole della sera le sanguétte s. f. Sanguisuga II fig. Persona
porta via il vento), che scrocca.
saite, séte s. f. Melagrana; seta, sanizze s. m. Terreno non arato,
sajétte s. f. Fulmine; invettiva, maledi­ sanzaroje, sanzarì s. f. Dissenteria;
zione: ‘ngiave ammenate tande sajétte (gli senseria.
ha lanciato tante maledizioni). sapaje, sapé (sapéute, sapute) v. tr. Sape­
sajetteue, sajettà (sajetteute, sajettate) v. re, conoscere: ce sape ca nan zape, ne sape
tr. Saettare; fulminare con gli occhi. Dal chjù de ci ne sape (chi sa di non sapere, ne
latino sagitta. sa più di chi ne sa).
saleire, salére s. f. Saliera, sapaune, sapóne s. m. Sapone / / dim.
salenizzes.m. Affanno derivato dafatica. sapenétte.
salèscinne s. m. Saliscendi della porta, sapaure, sapóre s. m. Sapore,
saleume, salame s. m. Salame, saperóite, saperite agg. qual. Saporito,
saleute, salate agg. qual. Salato. sapéute, sapute agg. qual. Saputo, sac­

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cente: va o potute e none o sapute (vai a chi sbatte (sbattéute, sbattute) I. v. tr. Sbat­
ha avuto la stessa esperienza e non al sac­ tere, urtare. II. med. intr. Stancarsi, affati­
cente). , carsi, agitarsi: sbatte assà tutte la dì (si
saraule, saróle s. f. Difetto di tessitura affatica assai tutto il giorno).
nella trama della stoffa. sbaveue, sbava (sbaveute, sbavate) v. tr. e
sarceniedde s. m. Fascio di rametti; di­ intr. Sbavare.
scorso aggrovigliato. sbendeue, sbenda (sbendeute, sbendate)
sareuche, sarache s. f. Salacca, pesce di v. intr. Svaporare, perdere odore.
poco pregio conservato in sale o affumi­ sbetteue, sbettà (sbetteute, sbettate) v.
cato. intr. Sgonfiare: la jamme à sbetteute (la
sarménde (pi. sarmiende) s. m. Sarmento. gamba si è sgonfiata) Il Sbottare, erompe­
Dal latino sarmentum. re, protestare: la fèmmene prime s’à state
sasaniedde s. m. Dolci tipici fatti con citte, po’ à sbettate (la donna prima è stata
mandorle e vincotto. zitta, poi ha protestato),
saule, sóle s. m. Sole: u sóle marzeuine sbranghe s. f. Spranca.
ptgghjeue ‘ngamine (il sole marzolino pren­ sbreffeu n e, sbreffón e agg. qual.
dilo camminando). Sbruffone.
saule, sóle s. f. Cuoio: jé ttóste cóm’a la sbregghjeue, sbregghjà (sbregghjeute,
sóle de le scarpe (è dura come la suola delle sbregghjate) v. tr. Sbrogliare: sbregghjà la
scarpe). matasse (sbrogliare un affare complicato).
saune, sane agg. qual. Sano; non intac­ sbrevegneue, sbrevegnà (sbrevegneute,
cato. sbrevegnate) v. tr. Svergognare: u à
saupe, sópe aw. Sopra: appuéggeue sópe sbrevegnate 'nnand’a ttutte (lo ha svergo­
(poggialo sopra) l i cong. Sopra: l’acqua gnato alla presenza di tutti);
bollénde sóp'a la capa spelate (l’acqua bol­ scacazze s. f. Paura,
lente sopra la testa calva). // s. m. inv. Di scacazzeue, scacazza (scacazzeute,
sopra: u ssópe du móbele jé de marme (il di scacazzate) v. tr. Spiegazzare, pressare,
sopra del mobile è di marmo). schiacciare.
sazzie agg. Sazio: u sazzie nan graite o scacchjatiedde agg. qual. Vivace, carino
descéune (il sazio non crede al digiuno). riferito a bambini,
sazzieue, sazzià (sazzieute, sozziate) I v. scadénde agg. qual. Scadente,
tr. Saziare. II v. rifl. Riempirsi, saziarsi. scadènze s. f. Scadenza,
sbadeute, sbadate agg. qual. Sbadato, scagghjaule, scagghjóle s. f. Scagliola,
distratto. mangime per gli uccelli,
sbafande agg. qual. Megalomane, scagghje s. f. Scaglia,
sbafeue, sbafa (sbafeute, sbafate) v. tr. scagneueue, scagneuà (scagneueute,
Mangiare a ufo. scagneuate) v. med. intr. Sgretolarsi, farsi a
sbaglieue, sbaglia (sbagliente, sbagliate) scaglie: la farine scagneuèsce (la farina si
v. tr. e intr. Sbagliare: sbaglie u prévete a sgretola, non si amalgama).
disce la mèsse... (sbaglia il prete nel dire la scaldeue, scalda (scaldeute, scaldate) I. v.
messa...). tr. Arroventare, riscaldare. II. med. intr.
sbam beu e, sbam bà (sbam beute, Scaldarsi, agitarsi.
sbambate) v. med. intr. Sfiammarsi, dimi­ scalgeneute, scalgenate agg. qual. Male
nuire di calore// fig. Distrarsi, far diminu­ in arnese, disordinato; sbrecciato (muro).
ire la tensione. scalmaneute, scalmanate agg. qual.
sbandeue, sbanda (sbandente, sbandate) Scalmanato.
v. intr. Sbandare, deviare. scalzeue, scalza (scalzeute, scalzate) v.
sbarbatiedde agg. qual. Imberbe, alle rifl. Scalzarsi: a ttiembe de tembéste ci se
prime armi. scalze e ci se veste (in tempo di tempesta chi

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si scalza e chi si veste). Dal latino excalceare. sóp’a scapue (lavoro straordinario fatto dopo
scambeue, scambà (scambeute, scambate) il lavoro fisso).
v. intr. ^campare; spiovere. scapueue, scapuà (scapueute, scapuaté)
scàmmere s. m. Cibo che non compren­ v. intr. Smettere di lavorare, uscire di
de carne. scuola.
scan egghjeue, scan egghjà vd. scapuzze s. m. Inciampo, caduta Il fig.
scagneueue pegghjà ‘ne scapuzze (prendere uno
scangelleue, scangellà (scangelleute, scivolone in campo economico).
scangellaté) v. tr. Cassare, cancellare. scarabbattue s. m. Specie di credenza a
scangieue, scangià (scangieute, scangiate) vetri per contenere immagini sacre,
v. tr. Cambiare, scambiare. scarafeusce, scarafasces. m. Scarafaggio,
scan naggh jeue, scannagghjà scaraule, scaróle s. f. Scarola, lattuga,
(.scannagghjeute, scannagghjate) v. tr. Scan­ scarcédde s. f. Dolce pasquale di pasta
dagliare, investigare. frolla di varie forme e su cui si pongono
scanne s.m. Scanno: le scanne devéndene uno o più uova sode e confettini colorati,
siegge e le sìegge devéndene scanne (gli scarcióffe s. f. Carciofo,
scanni diventano sedie e le sedie diventano scarecataure, scarecatóre s. m. Scarica­
scanni - quando si ha una inversione di tore.
posizioni sociali) / / dim. scannétte (pi.
scarecavarróile, scarecavarrile s. m.
scanniette), scannetiedde. Dal latino
comp. Scaricabarile.
scamnum.
scanneue, scanna (scanneute, scannate) scarecheue, scarecà (scarecheute,
v. tr. Scannare; eseguire male un lavoro: scarecate) v. tr. Scaricare, svuotare; sfogare
chèssa vèste sta pròprie scannate (questo l’ira.
vestito è stato proprio confezionato male). scaregneute, scaregnate agg. qual. Sfor­
scanòsce,(scanescéute, scanesciute )v. tr. tunato.
Disconoscere. scarestóje, scarestì s. f. Carestia, scarsez­
scanzafatóiche, scanzafatiches. m. comp. za di cose.
Scansafatiche. scarfaliette s. m. comp. Scaldino // fig.
scanzeue, scanzà (scanzeute, scarnate) v. Persona malandata,
tr. Scansare: Ddi te scarne da le mazzate de scarògne s. f. Scalogna, sfortuna,
le cecate (Dio ti scansi dalle mazzate dei scarpaune, scarpóne (pi. scarpéune,
ciechi). scarpune) s. m. Ciabatta, scarpone: ogn’e
scanzóje, scanzì s. f. Scansia, mensola, bbèlla scarpe devénde scarpóne (ogni bella
scapecchjeue, scapecchjà (scapecchjeute, scarpa diventa ciabatta),
scapecchjate) v. tr. Scapocchiare. scarpe s. f. Scarpa.
scapecereute, scapecerate agg. sost. In­
scarpeddóine, scarpeddine s. m. Scal­
temperante, che ha un cervello volto al
pellino.
male, scapestrato.
scapeddeute, scapeddate agg. qual. scarpenizze s. m. Scalpiccio, rumore di
Scapigliato. piedi che camminano frettolosamente.
scapezzeue, scapezza (scapezzeute, scarpeure, scarpare s. m. Calzolaio,
scapezzate) I. v. tr. Rompere l’unità: à ciabattino: uscarpare, ticch’e tticche, sémbe
scapezzate le terrise (ha intaccato la somma fatije e ma jé rricche (il ciabattino, tic tic,
di danaro). IL v. intr. Appisolarsi: scapezza sempre lavora e mai è ricco),
a ssénne (prendere sonno), scarpiedde s. m. Scalpello,
scappatédde s. f. Scappatella, scarrasse s. f. Fessura, feritoia,
scapue s. m. Scapolo, scarrasseue, scarrassà (scarrasseute,
scapue s. f. L ’ora della fine del lavoro: scarrassate) v. tr. Aprire poco, a fessura,

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socchiudere: à scarrassate la pòrte (ha soc­ sceddeue, sceddà (sceddeute; sceddaté)
chiuso la porta). v. tr. Tagliare, danneggiare.
scartapiete s. m. Pesci salati e affumicati, scegghjeue, scegghjà (scegghjeute,
spesso consumati intorno al fuoco delle scegghjate) v. tr. Germogliare, detto specie
fanove. degli agli, delle patate, delle cipolle quan­
scarteue, scarta (scarteute, scartete) v. tr. do cominciano ad emettere germogli,
Scartare, eliminare. sceglieménde s. m. Diarrea,
scarvetteue, scarvettà (scarvetteute, sceiche, scéche s. m. Gioco: scéche de
scarvettate) v. tr. Frugare, fare buchi. mane, scéche de vellane (gioco di mani,
scarzelénde (pi. scarzeliende) agg. qual. gioco di villani); scéche d’azzarde (gioco
Avaro, insensibile alle altrui necessità. d’azzardo).
scarzeueue, scarzeuà (scarzeueute, sceitne, scéme agg. qual. Scemo,
scarzeuate) v. tr. Togliere la scorza alle fave, scelabbreue, scelabbrà (scelabbreute,
alle mandorle ecc., sbucciare. scelabbrate) v. tr. Slabbrare, deformare,
scascianeute, scascianate agg. qual. sceléppe s. m. Glassa, giulebbe,
Disastrato, sgangherato. sceleue, scelà (sceleute, scelate) v. intr.
scaseue, scasa (scaseute, scasate) v. intr. Gelare.
Sloggiare. sceleute, scelate s. f. Gelatura II agg.
scasse s. m. Aratura profonda per pian­ qual. Conservato, custodito gelosamente:
tare la vite. u téne scelate peccò jé V arrequèrde de la
scasseue, scassa (scasseute, scassate) v. mamme (lo tiene custodito gelosamente
tr. Cancellare; scassinare; arare un terreno perché è un ricordo della mamma).
in profondità. scelóisce, scelisce s. m. Inamidatura: leva
scastre s. m. Guasto, danno, u scelisce (indossare la prima volta, togliere
scateneue, scatena (scateneute, scatena­ l’amido ad un capo).
te) I. v. tr. Scatenare, sollevare: à scatenate scemenéute, scemenute agg. qual. Sci­
u ‘mbierne (ha scatenato un inferno). II. munito.
med. intr. Agitarsi, scatenarsi, sollevarsi: u scem en óje, scem enì (scemenéute,
pópele s ’à scatenate 'ngòndre o govèrne (il scemenute) v. intr. Scimunire, impazzire;
popolo si è sollevato contro il governo). passare il tempo, impegnarsi in un’attività
scattesceue, scattescià (scattesceute, difficile: staje a scemenì ‘mbacce o trajine
scattesciate) v. intr. Schioccare, scoppiet­ (sta cercando di riparare il traino).
tare. scemetùdene s. f. Scemenza, scempiag­
scaule, scóle s. f. Scuola: scóla ‘ndune gine. ^
(scuola pubblica), scemise s. m. Soprabito leggero. Dal
scaupe, scópe s. f. Scopa, francese schemise.
scausce, scósce (scuétte) v. intr. Scuocere, scemménde s. f. Giumento, cavallo,
scaveue, scava (scaveute, scavate) v. tr. scemmiatóre agg. sost. Stupido imitato­
Scavare: scavà la fòsse (affossare), re, a mo’ di scimmia.
scazzecande agg. qual. Stuzzicante, scénghe s. m. G iovenco / / dim.
scazzecariedde s. m. Antipasto rustico, scengariedde (vitellino).
stuzzichino; vortice di vento. scenghescieue, scenghescià (scenghe-
scazzecheue, scazzecà (scazzecheute, scieute, scenghesciate) v. tr. Consumare scri-
scazzecate) v. tr. Stuzzicare, stimolare: teriatamente, sperperare,
scazzecà u appetite (stuzzicare l’appetito), scengóisce, scenghisce s. m. Sperpero,
scazzóne (pi. scazziette) s. f. Berretto, scennare s. m. Gennaio: aminue de
scechefrasse s. m. Stiffelio; vestito di un scennare na jègnene u panare (la fioritura
certo lusso a cui si vuol dare un tono precoce delle mandorle a gennaio non riem­
caricaturale. pie il cesto).

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seènne (scennéute, scennuté) v. intr. Scen­ gettare più grano di quanto ne contiene la
dere: u amóre seènne e nan zale (l’amore mano); scietta sciette (grande sperpero).
scende e non sale) // Questo verbo era sceué sceué (a) loc. aw. Senza rigore,
usato anche per significare l’allontanamento senza impegno: ènne fatte u fati]e a sceué
della ragazza da casa per seguire il proprio sceué (hanno eseguito il lavoro senza impe­
fidanzato: pecceuèdda scennute, zita gno).
scennute. scevedóje, scevedì s. m. Giovedì: uscevedt
scenucchje (pi. scenòcchjere) s. m. G i­ de la ‘nghemmune (il giovedì grasso),
nocchio: fasce seènne u Hatte a le scenòcchjere sceveuande agg. qual. Scivoloso,
(fa arrivare il latte alle ginocchia; ossia è sceveueue, sceveuà (sceveueute,
lentissimo nelle sue azioni). sceveuate) v. intr. Scivolare.
scepenescieue, scepenescià (scepene- sceveuéuse, sceveluse (f. sceveuóse,
scieute, scepenesciate) v. tr. Disperdere, scevelóse) agg. qual. Scivoloso,
consumare a vanvera. sceveueute, sceveuate s. f. Scivolata,
scequanneure, scequannare agg. qual. schecchjate agg. qual. Che non ha rigore
Burlone. logico nei discorsi.
scequataure, scequatóre s. m. Giocato­ schecchjeue, schecchjà (schecchieute,
re: carta véne e scequatóre s’avande (la carta schecchjate) v. intr. Parlare senza nesso
è propizia e il giocatore si vanta di essere logico; allargare le pianticelle negli orti: u
bravo). retuane à schecchjate u petresine (l’ortolano
scequeue, scequà (scequeute, scequate) ha diviso le piantine di prezzemolo).
v. intr. Giocare. schecchjemendeue, schecchjemendà
scereue, scerà (scereute, scerate) v. tr. e (schecchjemendeute, schecchjemendate) v.
intr. Giurare. intr. Dire sciocchezze.
scèrmete s. f. Germinazione: la scèrmete
schecchjemiende s. m. Discorso senza
de l’auìà state bbóne (la germinazione delle
senso; pettegolezzo.
olive è stata buona).
schefeueue, schefeuà (schefeueute,
scerneute, scemate s. f. Giornata: jóscejé
schefeuate) I. v. tr. Demolire. II. v. intr.
‘na bbèlla scemate (oggi è una bella giorna­
Essere pericolante, in decadenza, crollare:
ta). Salario: à reschetute la scemate (ha
appeggiarse a 'ne parete Schefeuate (appog­
riscosso il salario) // dim. scernatédde (pic­
colo salario). giarsi ad un muro cadente).
scerócche s. m. Scirocco. Dall’arabo schegneue, schegnà (schegneute, sche-
shuluq. gnaté) v. tr. e intr. Spuntare, scheggiare:
sceruppe s. m. Sciroppo. Dall’arabo meninneschegnate (bambino senza denti).
sharub. scheleróje, schelerì (scheleréute, schele-
scesceuamiende s. m. Disordine, ruté) I. v. tr. Scolorire, sbiadire: u sóle
scesciagghje s. m. Disordine, imbroglio, schelerèsce le chelure (il sole sbiadisce i
scescieue, scescià (scescieute, scesciate) colori). II. v. intr. Impallidire: la fèmmene
v. tr. Disordinare. à schelerute (la donna è impallidita).
scèttabbanne s. m. comp. Banditore; per­ schembagneue, schembagnà (schemba-
sona che diffonde notizie. gneute, schembagnaté) v. tr. Scompagnare,
scèttaruagne s. f. Donna che al mattino separare.
passava per le case raccogliendo i rifiuti schembarteménde (pi. schembartemien-
liquidi in un secchio, che poi vuotava in un de) s. m. Scompartimento.
carro-botte. schembeneue, schembenà (schembeneu-
scetteue, scettà (scetteute, scettate) v. tr. te, sebembenate) v. tr. Scombinare, guasta­
Gettare, buttare; dissipare: nan ziscettanne re i piani: ènne sebembenate ufedanzamén-
chjù ggrane de quande ne téne la mane (non de (hanno scombinato il fidanzamento).

- 110 -
schembenneue, schembennà (schemben- scherciate) v. tr. Scorticare//fig. Richiede­
neute, schembennaté) v. tr. Nascondere: re prezzi esagerati, mandare in rovina.
adò à schembennate u libbre? (dove ha scherdeue, scherdà (scherdeute,
nascosto il libro?), scherdate) v. tr. Dimenticare: f a ’ mal’e
schembuèrte s. m. Sconforto, ppienze, f a ’ bbéne e scuèrdatinne (fai male e
schemenecheute, schemenecate agg. pensaci, fai bene e scordatene).
qual. Scomunicato. schernacchjeute, schernacchjate agg.
schemedénze s. f. Sconforto profondo, qual. Imbroglione, svergognato.
schem m egghjeue, scem m egghjà scherneue, sch em a (schernente,
{schemmegghjeute, schemmeghjate) v. tr. schernate) v. tr. Scornare, svergognare.
Scoprire, mettere in luce. scherzédde s. f. Piccola crosta di una
schendeue, schendà (schendeute, schen- ferita.
date) v. tr. Scontare, patire le conseguenze. scherzeune, scherzóne agg. sost. Perso­
schendrejeue, schendrejà (schendrejeu- na rozza, avara.
te, schendrejate) v. tr. Disturbare, incomo­ schesóje, schesì (scheséute, schesute) v.
dare, importunare: l’à sciute a schendrejà (è tr. Scucire: ce scuse e ’nguse nan bèrde ma’
andato a disturbarli). tiembe (chi scuce e ricuce non perde mai
schenecchjeue, schenecchjà (schenec- tempo).
chjeute, schenecchjate) v. intr. Ridursi in cat­ schestemeute, schestemate agg. qual.
tive condizioni fisiche, cedere nelle forze. Scostumato.
schengegneute, schengegnate agg. qual. scheteute, schetate agg. qual. Trascurato,
Disordinato, che fa le cose alla carlona. scheteueue, scheteuà (scheteueute,
schengerteue, schengertà (schengerteu- scheteuate) v. tr. Scuotere, togliere di dos­
te, schengertate) v. tr. Disordinare, togliere so: s’à scheteuate cusse fatte da 'nguédde (si
il concerto. è liberato di questa faccenda).
scheteuizze s. m. Scuotimento, scossa,
schengierte s. m. Sconcerto, mancanza
fretta: dange ‘ne scheteuizze (dagli fretta).
di accordo.
scheueue, scheuà (scheueute, scheuate)
schengigne agg. Termine non ben tradu­
I. v. tr. Scolare: scheuà le maccarune (scola­
cibile, appellativo tra il rimprovero e l’af­
re la pasta). II. Diventare magro, non aver
fetto per significare “questo benedetto”,
danaro: sò scheuate, nan dénghe cchjù ‘na
“questo guastafeste”,
lire (sono all’asciutto, non ho più una lira).
schenguasse s. m. Sconquasso,
scheule, scale s. f. Scala: u munnejéffatte
schenzacreue, schenzacrà (schenzacreu- a scale: sta ce seènne e sta ce sale (il mondo
te, schemacrate) v. tr. Sconsacrare. è fatto a scale: c’è chi scende e c’è chi sale)
schenzecheue, schenzecà (schenzecheu- I l accr. m. scalaune, scalóneiscalone); dim.
te, schenzecate) v. tr. Disturbare. f. scalédde.
schenzeglieue, schenzeglià (schenzeglieu- schéure, scure s. m. Imposta / / agg. qual.
te, schenzegliate) v. tr. Sconsigliare. Scuro, buio.
schenzeueute, schenzeuate agg. qual. schéuse, scuse s. f. Scusa,
Sconsolato. scheveue, schevà (scheveute, schevate) I.
schenzeute, schenzate agg. qual. Scon­ v. tr. Scovare, trovare. II. v. intr. Perdere
dito I l fig. Senza brio, senza vivacità, l’ovulazione: la jaddine à schevate (la galli­
schepatizze s. m. Piccolo cocomero, na non fa più uova),
schepaune, schepóne s. m. Scopone, gio­ schevierte s. m. Atrio, cortile,
co di carte. schevróje, schevrì (schevierte) v. tr. Sco­
schepetteue, schepettà (schepetteute, prire: u diahue le fasce e u diabue le scévre
schepettate) v. tr. Spazzolare, (il diavolo le fa e il diavolo le scopre),
scherceue, schercià (scherceute, schezzétte s. m. Il tallone della scarpa.

- Ili -
schiandeue, schiandà (schiandeute, sciandause, sciandóse s. f. Sciantosa,
schiandatè) v. tr. Spiantare; schiantare. sciangheute, sciangate agg. sost. Scian­
schianeue, schianà (schianeute, schiariate) cato.
v. tr. Piallare, appianare. sciapóite, sciapite agg. qual. Sciapito,
schiaróje, schiarì (schiaréute, schiarute) insipido.
v. intr. Schiarire, farsi chiaro, tornar sere­ sciarabballe s. m. Baroccio. Dal francese
no: u cìele à schiarute (il cielo è schiarito). char a bancs.
schiem eue, schiem à (schiemeute, sciarrétte s. f. Carro leggero a due ruote
schiemate) v. tr. Schiumare; togliere l’im­ con le stanghe più basse del traino, usato
bastitura ad un capo in confezione. per trasporto di cose e di persone. Dal
schióvere (à ) loc. aw. A vanvera, a francese charrette.
casaccio: parlà a schióvere (parlare a sciartaune, sciartóne agg. qual. Disordi­
casaccio). nato.
sciàbbeche s. f. Rete da pesca. Dall’ara­ sciàteche s. f. Sciatica,
bo sabaka. scidde s. f. Ala.
sciàbue s. f. Sciabola, scìendre s. m. Genero: ‘na nóre e ciende
sciacquatéure, sciacquature s. f. Sciac­ sciendre (una nuora e cento generi),
quatura; vino fortemente annacquato. sciette s. m. Vomito,
sciacqueue, sciacqua (sciacqueute, sciac­ sciffoniere s. f. Tipo di comò con ribalta.
quate) v. tr. Risciacquare, bagnare, Dal francese chiffonier.
sciacqueure, sciacquare s. m. Orto, scimmiaróje, scimmiarì s. f. Sciocchez­
sciacquizze s. m. Piccolo pranzo, pie nic. za, stupidaggine,
sciaise, scése s. f. Scesa: zite alla prima scimmie s. f. Scimmia,
scése (la prima volta che la sposa esce con il scinde agg. qual. Discinto, liscio: capidde
marito dopo il matrimonio), scinde (capelli lisci).
sciajéure, sciajure s. f. Sciagura, sciò Verso rivolto agli animali, specie alle
scialacquaune, scialacquóne agg. sost. galline, per cacciarli via.
Scialacquone.
scióche s. f. vd. sceiche
scialacqueue, scialacqua (scialacqueute,
scialacquate) v. tr. Scialacquare. scióje, sci (sciéute, sciute) v. intr. Andare:
tande à state la sciute e tande la menute
sciale s. f. Specie di osteria sul mare che
sorge vicino ad una polla di acque de Criste (tanto breve è stata l’andata e altrettanto lo
(acqua sorgiva), dove si addolciscono le è stato il ritorno); sci a deveuà (andare a
sbattere, cadere); sci a bbascia fertune (ca­
cozze.
dere in bassa fortuna); sci a l’auì dulge (non
scialò agg. sost. Minchione, senza forma.
ottenere nulla di ciò che si sperava),
Dall’arabo salam.
scialeue, sciala (scialeute, scialate) v. tr. sciólde s. f. Diarrea // agg. qual. Sciolto,
Scialare, spendere senza risparmio. sciònde s. f. Aggiunta: carne sènza sciònde
scialle s. m. Scialle II dim. sciallétte. (carne senza aggiunta, cioè persona nubile
Dall’arabo sai. o celibe).
scialpe agg. qual. Balbuziente: scialpe a sciònge (scengéute, scengiute) v. tr. e intr.
candà e zzéppe a ballà (balbuziente a Aggiungere, iniziare il turno: sciònge afatejà
cantare e zoppo a ballare). (subentrare nel turno di lavoro).
sciambagneule, sciambagnale s. m. scitterà loc. Espressione con cui si cac­
Sprecone, prodigo: le sólde du carecchjare ciava il gatto.
se le strusce u sciambagnale (i soldi dell’ava­ scioscèlle o sciuscèlle s. f. Carruba,
ro li consuma lo sprecone). sciugne s. m. Giugno: sciugne, la falge
sciammèrue s. f. Redingote, abito ma­ ‘mbugne (giugno, la falce in pugno),
schile elegante. Dallo spagnolo chamberjga. sciunge s. m. Giunco.

- 112 -
sciurte s. f. Calamità per la campagna, scuèrne s. m. Scorno, vergogna; rimpro­
come grandine, alluvione, ecc. vero: la mamme ‘ngià ffatte u scuèrne (la
sciùsceue (f. sciòsceue) agg. qual. Disor­ mamma lo ha rimproverato).
dinato. * scuèrze s. m. Buccia, scorza: decèvene
scìvue s. m. Scivolo, 1’andiche: màngete u scuèrze e stipe la
scóle s. m. Blenorragia, scolo, meddiche (dicevano gli antichi: mangiati la
scollate agg. qual. Scollato, scorza e conserva la mollica),
scòlle s. f. Cravatta, sciarpa, scuffie s. f. Cuffia, berretto,
scómete agg. qual. Scomodo, scùpue s. m. Scopino,
scórce agg. Tipo di fico, sdevacheue, sdevacà (sdevacheute,
scórfene s. f. Scorfano, pesce marino, sdevacate) v. tr. Vuotare.
scórre (scherréute, schernite) v. intr. Scor­ sdrèuse loc. aw. In modo strano, incom­
rere, passare; lasciar passare a causa di una prensibile: parlà sdrèuse (parlare strano),
rottura: u becchjere scorre peccè jé felate (il sé esclam. di incredulità : Macché,
bicchiere perde perché è filato). Dal latino sebbatte [sebbattéute, sebbattuté) v. intr.
excurrere. Spaventarsi, sbattere.
scòrze s. f. Scorza // fig. Persona avara, sebbaure s. m. Albero con molti rami
dal cuore duro. quasi mai tagliati.
scósce s. f. Pezzetto, piccola parte: nan zi sebbiende e sbiende s. m. Soffio di vento
mmanghe la scósce de màmmete (non sei da uno spiraglio.
neanche una piccola parte di tua madre), sebbirre (pi. sebbierre) s. m. Sbirro:
scósce {scuétte) v. med. intr. Scuocersi, sebbierre e chernute, chèdde ca fasce jé per­
scraufe, screufe, scròfe s. f. Scrofa II dute (sbirri e cornuti, ciò che fai è perduto),
accr. Screfaune, screfóne (donnaccia). sebbugghje s. m. Subbuglio, disordine,
screccaune, screccóne agg. qual. Scroc­ sebbulche (pi. sebbòlghere) s. m. Sepol­
cone. cro.
scredeteu e, scredetà (scredeteute, sebburrie s. m. Suburbio, sobborgo II
scredetate) v. tr. Screditare, Questo vocabolo è anche accorciato in
screfutte s. m. Luogo piccolo e brutto, burle; u bburie vécchje (il sobborgo vec­
scrèsce (screscéute, scresciute) v. intr. Pas­ chio). Dal latino suburbium.
sare: à scresciute la scematejind’a nnudde (è sebeligne s. m. Sbilanciamento che si
passata la giornata in un lampo). Ridursi, riceve portando un carico non equilibrato.
diminuire, perdere forze: me sénghe de sebelóje e sebellóje, sebelr e sebellì
scrèsce (mi sento di perdere forza). Supera­ (sebeléute e sebelléute, sebelute e sebellute)
re la lievitazione: u ppane à scresciute (la v. tr. Seppellire.
pasta del pane ha superato la lievitazione). sebeldéure, sebeldure s. f. Sepoltura:
screttéure, scretture s. f. Scrittura, atto jarie defessure pòrte u uómene a la sebeldure
notarile. (aria di fessura porta l’uomo in sepoltura).
screvanóje, screvanìje s. f. Scrivania, sebesseue, sebessà (sebesseute, sebessate)
screveune, screvane s. m. Scrivano, v. intr. Sprofondare.
scrianzeute, scrianzate agg. qual. Scre­ sebrejeue, sebrejà (sebrejeute, sebrejate)
anzato. v. tr. Sbrigare, liberare: sebrejóisce la beffétte
scróitne, scrime s. f. Scriminatura dei (libera 0 tavolino).
capelli. Dal latino discrimen. sebresseute, sebressate s. f. Soppressala,
scróive, scrive (scritte) v. tr. Scrivere, seccafóiche, seccafiche s. f. comp.
scrumme s. m. Scombro, pesce marino, Cannaio, graticcio per essiccare i fichi,
scrùjjue s. m. Scru polo. Dal latino seccagne s. f. Siccità,
,• scrupulus. sécce s. f. Seppia.
• scuèrde s. m. Dimenticanza. secceite, seccéte e seccéde (seccedéute,

^ \A l; . - i n -
seccedute e seccìesse) v. intr. Succedere, Ségge s. m. pr. Piazza Sedile, centro
accadere: à sseccìesse 'ne bbrutte fatte (è cittadino dove nel medioevo era allocata la
successo un brutto fatto). Piazza dei Nobili, una delle due assemblee
sècché s. f. Bassa marea; sete: levà la che componevano l’Università (il Comu­
sécche (dissetare). ne). Perciò è stato sempre sede di circoli
seccheue, secca (seccheute, seccate) v. tr. maschili e di tutte le manifestazioni del
e intr. Essiccare; seccare, annoiare. paese: sci 'mménz’o Ségge (andare in Piazza
secchelénze s. f. Succulenza: la Sedile).
secchelénze de le marange (la succulenza ségge (pi. sìegge) s. f. Sedia II dim.
delle arance). séggetédde (pi. séggetiedde).
sècchenajénze s. f. Cosa di scarsissimo seggeróje, seggerì (seggeréute, seggerute)
valore. v. tr. Suggerire. Dal latino suggerere.
secchjaune, secchjóne s. m. Succhione, seggetudene s. f. Soggezione, vergogna,
pollone vigoroso. seggezziaune, seggezzióne s. f. Sogge­
secherdéune, secherdune {a la) loc. Im­ zione, imbarazzo,
provvisamente, inaspettatamente. segghjutte s. m. Singhiozzo,
secheteue, sechetà (secheteute, sechetate) seggiurne s. m. L ’atto di soggiacere agli
v. tr. Mandar via, licenziare in fretta. Dal altri: sta a le seggiurne du patrune (dipende
latino secutare. dalla volontà del padrone).
sechetizze s. m. Allontanamento fretto­ segnaure, segnóre (f. e pi. segnéure,
loso: le latre ènne avute u sechetizze (i ladri segnure) s. m. Signore: la segnure tenéve u
si sono allontanati frettolosamente). ciumme e la serve su sendéve (la signora
sechéure, secure agg. qual. Sicuro: aveva la gobba e la serva se la sentiva). Dal
premétte cèrte e véne méne secure (promet­ latino senior.
te certo e viene meno sicuro). sègne e signe s. m. Segno. Dal latino
secónde agg. num. Secondo: jé u secónde signum.
de la foile (è il secondo della fila) i l s. f. segneróje, segnerì pron. di II pers. pi.
Placenta: avassute la secónde ( è uscita la Vossignoria, voi.
placenta) I l loc. aw. A seconda: uélde u segneue, segnà (segneute, segnate) v. tr.
nase secónde u viende (gira il naso secondo Segnare, segnalare: segnate da Criste (se­
il vento). gnato da Cristo, si diceva di chi aveva una
sècue s. m. Secolo, menomazione, quasi fosse una colpa),
sedaure, sedére s. m. Sudore, segneule, segnale s. m. Segnale,
seddanghe s. f. Stanga, asta del carro segreite, segréte agg. qual, e s. m. Se­
agricolo a cui viene legato il quadrupede, greto.
seddaure, seddare s. m. Sellaio, sègrèté s. m. Mobile con uno scomparto
seddrizze s. m. Errore, torto, segreto. Dal francese secrétaire.
sedeue, seda (sedente, sedate) v. intr. sèine, sène s. m. Suono,
Sudare // fig. Lavorare faticosamente, sten­ seje, séje, sé agg. num. Sei.
tare. Dal latino sudare. seldeute, seidate s. m. Soldato,
sedèzze s. f. Calma: sci che la sedèzze sembatóje, sembatì s. f. Simpatia: la
(prendersela calma), sembatìjé parénde a la gócce (la simpatia ti
sediere s. m. Sedile, panchina, coglie di sorpresa, nel senso che la simpatia
seffrutte s. m. Usufrutto. Dal latino e l’antipatia sono istintive).
usufructus. sémbe avv. Sempre: ce sta sémbe ‘mbacce
segarétte s. f. Sigaretta, o mure nan góte de secure (chi sta sempre
segarre s. m. Sigaro, appoggiato al muro, cioè è ozioso, non
segelleue, segellà (segelleute, segellate) gode di sicuro).
v. tr. Suggellare. semeccieue, semeccià (semeccieute,
- 114 -
semecciate) v. tr. Sbirciare, guardare di u sénne (lamentandoci troveremo il son­
sfuggita; presentire: so semecciate u fatte no). Sogno: à ffatte ‘ne bbrutte sénne (ha
(ho presentito il fatto). fatto un brutto sogno). Tempia: av’azzep-
seménde e semènze (pi. semìende e pate o sénne (ha battuto alla tempia).
semienze ) s. f. Seme. senneue, sennà (senneute, sennate) v. tr.
semendeute, semendate s. f. Semata, be­ Sognare.
vanda fatta con latte di mandorle. sendóine, sendine s. f. Scolina, piccola
sem eneue, sem enà (semeneute, vasca, scavata nel terreno e collegata me­
semanate) v. tr. Seminare: ce sèmene diante un canale con la cisterna delle acque
recógghje (chi semina raccoglie). piovane, ove confluiscono già filtrate per
sem enzeue, sem enza (semenzeute, decantazione.
semenzate) v. tr. Dimezzare: à semenzate la sénzam aure, sénzam óre agg. qual.
prevviste (ha dimezzato la provvista). Insaporo.
semeue, sema (semente, semate) v. tr. sénzameine, sénzaméne avv. Senza
Subodorare. . meno, assolutamente, certamente: jà meni
semeune, semane e settemane s. f. Setti­ sénzaméne (verrò certamente),
mana. sénzanudde agg. qual. Nullatenente,
sèmue s. f. Semola. sénzasìenze agg. qual. Insensato,
senalzeue, senalzà (senalzeute, seminate) senzeule, senzale s. m. Mediatore. Dal­
v. tr. Sollevare, innalzare. l’arabo simsar.
senataure, senatóre (pi. senatéure, senzieule, senziale agg. qual. Essenziale,
senature) s. m. Suonatore: a la case de le serio.
senatéure nan ge vólene mattenate (alla casa seperchjeue, seperchjà (seperchjeute,
dei suonatori non si portano serenate). seperchjate) v. tr. Sfoltire una pianta libe­
sendeménde s. m. Sentimento, intelli­ randola dei rami superflui.
genza. seppènde s. f. Locale di deposito con
sendénze (pi. sendìenze) s. f. Sentenza, tetto leggero.
anatema: ammenà sendìenze (scagliare ma­ sepperteue, seppertà (sepperteute,
ledizioni). seppertate) v. tr. Sopportare,
sendóje, sendì (sendéute, senduté) v. tr. seppunde s. m. Puntello,
Sentire, ascoltare; avvertire: u demónie sequeue, sequà (sequeute, sequate) v. tr.
sénde le crusce e se ne fusce (il demonio Succhiare: sequà u sagne (succhiare il san­
fugge davanti alla croce). gue, spillare tutto il possibile da qualcuno).
senecheute, senecate agg. qual. Stenta­ sequéuse, sequuse (f. sequause, sequóse)
to: fasce ‘na vita senecate (fa una vita sten­ agg. qual. Sugoso.
tata). Dal latino senectus. serchjaune, serchjóne agg. qual. Avaro,
seneue, sena (seneute, senate) v. tr. Suo­ egoista.
nare: le cambane sónene allégre o ammuèrte sèrchje s. f.Screpolatura della pelle: téne
(le campane danno il segno della festa o la sèrchje a le mane (ha le mani screpolate).
suonano a morto). serchjeue, serchjà (serchjeute, serchjate)
seneule, senale s. m. Grembiule / / dim. v. tr. Succhiare, bere o mangiare facendo
senalóine, senaline (pi. senalìeddé). rumore.
seneupe, senape s. f. Senape, serdellóine, serdelline s. m. Fischio pro­
seneute, senate s. f. Grembiulata, quan­ lungato con cui si vuole comunicare qual­
tità contenuta in un grembiule: damme ‘na cosa. Lo usavano gli innamorati passando
senate de cimederape (dammi una nei pressi della casa dell’amata.
grembiulata di rape), sereine, seréne agg. sost. Sereno: nan de
senistre agg. qual. Sinistro, mancino, sìfedanne du cìele seréne (non ti fidare del
sénne s. m. Sonno: jin d’o lagne am acchjà cielo sereno).

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sèrie agg. qual. Serio, settóile, settile agg. qual. Sottile; acuto,
sèrpe (pi. sterpe) s. m. Serpente: u sèrpe sètue s. f. Setola, pelo duro. Dal latino
s’auuartde pe la cape (il serpente si afferra tardo setula.
dalla tes'ta). sèucapanne, sucapanne s. m. comp.
serratéure, serrature s. f. Serratura, Asciugapanno.
sèrre s. f. (pi. sterre) Piccola altura, séuche, suche s. m. Intingolo, sugo,
contrafforte. Dallo spagnolo sterra. séue, sù (f. sane, só) agg. e pron. poss.
sèrre s. f. Sega II dim. serrétte (seghetta); Suo: ce aspétte u piatte du ualde, u sù su
accr. serracchje (grossa sega a due prese per mangefridde (chi aspetta il piatto dell’altro
segare tronchi). Dal latino serra. mangia freddo il suo).
serrendine s. f. Tipica malattia delle rape, séule, sule agg. qual, e aw. Solo, sola­
serreue, serra (serreute, serrate) v. tr. mente // loc. aw. a sséule (da solo),
Segare. seure, sóre s. f. Sorella,
serveteure, servetóre (pi. servetéure, séuse, suse aw. Sopra: disce sus è ssòtte
serveture) s. m. Servitore: jé 'ne bbrutte (dice sopra e sotto, dice e disdice).
delóre da patrune a servetóre (è un brutto seute, sòte agg. qual. Quieto, calmo:
dolore da padrone diventare servo), statte sòte (sta’ calmo).
servezzièvue agg. qual. Servizievole, sevaune, sevóne s. m. Cicoria selvatica
servizzie s. m. Servizio, commestibile.
servóje, servì (servènte, servute) v. tr. e sevìerchje agg. sost. Soverchio: u
intr. Servire, essere utile. sevìerchje ròmbe u chevterchje (il soverchio
sespétte (pi. sespìette) s. m. Sospetto II
rompe il coperchio.)
Circa l’amore si diceva: le quane se vèdene,
sézze (f. sozze ; pi. sìezze) agg. qual. Pari,
le jatte se séndene, u uómene se sespétte (i
uguale: pare pare e sézze sézze (in perfetta
cani si vedono, i gatti si sentono, l’uomo dà
parità); sézze! (locuzione adoperata per
sospetto).
invitare i portatori dei santi a uguagliare il
sespettéuse, sespettuse (f. sespettause,
passo).
sespettòsé) agg. qual. Sospettoso,
sespóire, sespire s. m. Sospiro, sfaccieute, sfacciate agg. qual. Sfacciato,
sessandóine, sessandine s. f. Sessantina, sfaccime loc. con valore accrescitivo, se­
sestanze s. f. Sostanza, forza, ricchezza, guito sempre dalla preposizione de : ‘na
sestanziéuse, sestanziuse (f. sestanziause, sfaccime de fèmmene (un pezzo di donna).
sestanzióse) agg. qual. Sostanzioso. sfallòje, sfalli (sfalléute, sfallute) v. intr.
setazze s. m. Setaccio: passa o setazze Fallire.
(passare al setaccio, esaminare accurata­ sfandasse agg. qual. f. Bighellona, perso­
mente). na che sta sempre in giro.
seteueue, seteuà (seteuéute, seteuate) v. sfarneue, sfama \sfarneute, sfamate) v.
tr. Situare, sistemare, tr. e intr. Setacciare, ridurre in polvere
settande agg. num. Settanta, come farina.
settandóine, settandine s. f. Settantina, sfasuleute, sfasulate agg. qual. Sprowe-
sètte agg. num. Sette, duto di risorse economiche.
setteune, settane s. m. Locale a piano sfatejeute, sfatejate agg. qial. Sfaticato,
terra. fannullone.
setteune, settane s. f. Sottana del sacer­ sfazziaune, sfazzióne s. f. Soddisfazio­
dote; sottoveste. ne: a sfazzióne (senza limiti).
settiembre s. m. Settembre: settiembre sfeccheute, sfeccate s. f. Passeggiata nel
vóle matrà, ottóbre vóle venemà (settembre bel mezzo di una strada per mostrare indu­
vuol maturare l’uva, ottobre vuole ven­ menti nuovi o situazioni nuove: la zite à
demmiare). ffatte la sfeccate ‘mménz o Ségge o bbracce

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du zite (la sposa ha attraversato Piazza sfrajan à (sfraganeute e sfraganate,
Sedile al braccio dello sposo), sfrajaneute e sfrajanate) v.tr. Rovinare,
sfegatante, sfegatate agg. qual. Sfegatato, sfracellare: u à sfrajanate de mazzate (l’ha
sfelazze s. m. Filaccia / / fig. Persona di ucciso di botte).
nessun peso sociale o etico o economico, sfran geue, sfran gia (sfrangeute,
fannullone. sfrangiate) v. tr. Cambiare. Nel mondo
sfematéure, sfemature s. f. Sfumatura, contadino, di natura antifemminista, spo­
taglio arrotondato dei capelli sulla nuca. sare una figlia equivaleva a “sfrangiarle”,
sfemeue, sfemà (sfemeute, sferriate) v. specie se la giovane non possedeva doti
intr. Sfumare. naturali ed economiche,
sfenneue, sfennà (sfenneute, sfennate) I. sfranze s. m. Ritaglio, ciò che resta,
v. tr. Sfondare: a sfennate la pòrte (ha sfon­ sfrasceue, sfrascià (sfrasceute, sfrasciate)
dato la porta). II. v. intr. Andar giù fisica­ v. intr. Fallire, non riuscire, andare a vuoto:
mente o economicamente: à ppróprie à sfrasciate u fedanzaménde (si è rotto il
sfennate abbasce (è proprio andato giù). fidanzamento).
sfèrre s. f. Lama del coltello senza mani­ sfreddeue, sfreddà (sfreddeute, sfreddate)
co utile per confezionare orecchiette. v. intr. Calare di peso: la recótteà sfreddeute
sferteneute, sfertenateagg. qual. Sfortu­ (la ricotta è calata di peso).
nato. sfrejan eu e, sfrejan à (sfrejaneute,
sfertéune, sfertune s. f. Sfortuna, sfrejanate) v. tr. Stracciare in malo modo,
sfèrtue agg. qual. Contrario di fertile, rovinare.
sferzeue, sferza (sferzeute, sferzate) I. v. sfrejanizze s. m. Disordine creato da
tr. Sforzare, sottoporre a sforzo. II. med. oggetti rotti o messi sottosopra.
intr. Adoperarsi, sforzarsi: s ’à sferzate sfrejeue, sfrejà (sfreieute, sfreiate) v. intr.
d’alzarse (si è sforzato di alzarsi). Sfuriare.
sfescéute, sfesciute (de) loc. aw. Di sfug­ sfreneue, sfrena (sfreneute, sfrenate) v.
gita. ^ _ intr. Sfrenare, abbandonarsi ai propri im­
sfescióje, sfescì (sfescéute, sfesciute) v. pulsi senza freno.
intr. Sfuggire, sgattaiolare. sfrenzeueue, sfrenzeuà (sfreneueute,
sfessiatéure, sfessiature s. f. Andatura sfrenzeuate) v. med. intr. Sfogliarsi: le róse
eccentrica. ònne sfrenzeuate (le rose si sono sfogliate).
sfettetaure, sfettetìere, sfettetóre agg. sfretteue, sfrettà (sfretteute, sfrettate) v.
sost. Che prende in giro gli altri, che burla, tr. Sfruttare.
sfeuche, sfóche s. m. Sfogo, sfridde s. m. Sfrido, calo del peso delle
sfeueue, sfeuà (sfeueute, sfeuate) v. med. merci per perdita di liquido, travaso ecc.
intr. Sfogarsi, rompere a: sfuà a cchjange sfritte agg. qual. Croccante; gradevole
(rompere in pianto). qualità di una persona nel parlare o nel
sfian gh eue, sfiangà (sfiangheute, presentarsi.
sfiangate) v. tr. Sfiancare, affaticare, sfróisce, sfrisce (sfrescéute, sfritte) v. tr.
sfiateute, sfiatate agg. qual. Sfiatato, Soffriggere.
sfìzzie s. m. Sfizio, desiderio, sfrusces. m. Scroscio: ‘ne sfrusce d’acque
sfòlge (sfelgéute, sfelgiute) v. tr. Svinare, (uno scroscio di acqua); fruscio: sfrusce de
sfótte (sfettéute, sfettute) I. v. tr. Canzo­ scópa nòve (rumore di scopa nuova; cosa
nare, prendere in giro \u ònne sfettute buén e non duratura).
mmégghje (lo hanno deriso moltissimo). II. sgangieue, sgangià (sgangeute, sgangiate)
v. intr. Inciampare, sfuggire dalle mani: u v. tr. Sganciare; sborsare danaro.
becchjerre ‘ngià sfettute da mmane (il bic­ sgarreue, sgarra (sgarreute, sgarrate) v.
chiere gli è sfuggito di mano), intr. Sgarrare, non riuscire: viate a ccudde
sfraganeue e sfrajaneue, sfraganà e ca l'angarre quanne u ualde la sgarre (beato

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colui che riesce in qualcosa quando l’altro tóse) agg. qual. Dispettoso, disobbediente.
non riesce). Dal francese égarer. shchefeue, shchefà (shchefeute, shchefa-
sghebbaune, sghebbóne s. m. Sgobbone, te) v. tr. Schifare.
sghiribbizze s. m. Voglia, desiderio, shcheféuse, shchefuse (f. shchefause,
sgrasseue, sgrassa (sgrasseute, sgrassate) shchefóse) agg. qual. Schifoso; pieno di
v. tr. Sgrassare. difetti, schifiltoso,
sgresseue, sgressà (sgresseute, sgressate) shchefèzze s. f. Schifezza,
v. tr. Sgrossare. shcheine, shchéne s. f. Spalla, schiena,
sgrìbbue agg. qual. Malfatto, di brutto shchem araule, shchem aróle s. f.
aspetto. Schiumarola.
sgrósce [a) loc. aw. Gratis, shchemeue, shchetnà (shchemeute,
shcaffes. m. Schiaffo// accr. Shcaffaune, shchemate) v. tr. Schiumare//fig. Tenere a
shcaffóne (ceffone). distanza, separare, allontanare: u à
shcaffeue, shcaffà (shcaffeute, shcaffate) shchemate (lo ha allontanato),
v. tr. Ficcare, mettere dentro; affibbiare: shcheneule, shchenale s. m. Schienale,
m’à shcaffate ne pióne (mi ha dato un pu­ shchenìedde (f. shchenédde) agg. qual.
gno). _ Sfaticato, scansafatiche,
sh caffieue, sh caffià (shcaffieute, shcheppétte s. f. Pistola, schioppo,
shcaffiaté) v. tr. Schiaffeggiare. shcheppetteute, shcheppettate s. f.
shcame s. m. Voce di animale (raglio, Schioppettata.
abbaiare ecc.): shcame de ciucce nan arrive shcherieute, shcheriate s. m. Frusta, staf­
'ngìele (raglio di asino non arriva in cielo). file.
shcameue, shcamà (shcameute, shcamate) shchescenìende s. m. Frantoiano che ap­
v. intr. Gridare, abbaiare, ragliare: da quane parecchiava e puliva il desco degli operai.
ca nan shcame uàrdete le jamme (da cane shchescigghje s. f. Bruscolino, piccola
che non abbaia guardati le gambe), parte di qualcosa,
shcande s. m. Paura, shchetazze s. f. Sputacchio,
shcaneute, shcanate s. f. Grosso pezzo di shcheteue, schchetà (shcheteute,
pane. shchetate) v. tr. Sputare: nan zeshcutejind’o
shcànghere s. m. Cardine, gancio, piatte a dó se mange (non si sputa nel piatto
shcardigne (f. shcardègne) agg. qual. Stri­ in cui si mangia).
dulo. shchetéure, shcheture s. m. Saliva, sputo,
shcascianeute, shcascianate agg. qual. shchétte agg. qual. Schietto, semplice,
Slabbrato, che ha perduto la forma origi­ genuino: mierre shchétte (vino genuino).
naria. shchéume, shcume s. f. Schiuma: fà la
shcàteue s. m. Scatola / / dim. shcume a la còcche (fare la schiuma alla
Shcateuicchje. bocca, ossia dire tante volte la stessa cosa
shcattachembeure, shcattachembare s. senza essere ascoltato),
m. Persona dispettosa, irriverente. shcóife, shchife s. m. Schifo,
shcattaréule,shcattarules. m. Bustagon­ shcumme s. m. Manciata di qualcosa da
fiata e fatta scoppiare tra le mani. poter essere contenuta nelle mani unite a
shcattescieue, shcattescià (shcattescieute, formare un incavo.
shcattesciate) v. intr. Scoppiettare. shcuppe s. m. Fiocco, piccolo mucchio:
shcatteue, shcattà (shcatteute, shcattate) bianghe còm’a ‘ne shcuppe de néve (bianco
v. intr. Scoppiare, crepare: la cecale cande e come un fiocco di neve),
ccande e po’ shcatte (la cicala canta e canta shquàttere s. m. Papavero,
e poi crepa). sìccete s. f. Siccità.
shcattéuse, shcattuse (f. shcattause, shcat- sicché (f. sécche) agg. qual. Secco, magro;

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rigido: vìeme sicché, massare ricche (inver­ capobanda); Golétte uégghje fóine (Nicola
no rigido, massaio ricco). olio fino).
sicchjes. m. Secchio: av’arrevateusicchje sopapasse s. m. comp. Passo affrettato,
a le péte (è arrivato il secchio alle pietre; sopascapue s. m. comp. Straordinario,
ossia si è all’asciutto) Il dim. secchjétte. lavoro eseguito oltre il normale orario.
sìdece agg. num. Sedici, sopasciòndes. f. comp. Altra aggiunta:pe
sìenze s. m. pi. Sensi, conoscenza del pro­ sopasciòndea le uà ca tenéve, à cadute (per ag­
prio essere: pèrde le sìenze (svenire). Lume giunta ai guai che già aveva è caduta).
di ragione: sta ‘nzìenze (esserelucido), sopastómeche aw. Malvolentieri, con­
sìere s. m. Siero, trovoglia.
sìmete (a) loc. aw. Da parte, sopataccue s. m. comp. Soprattacco,
sinènnóne s. m. Pasta di pane arrotolata sopatasse s. f. comp. Soprattassa,
a zig-zag che la mamma offriva ai piccini il sopatavue s. m. comp. Insieme di ortaggi
giorno in cui panificava, e frutta secca, quali finocchi, sedani, noci,
sìnneche s. m. Sindaco, mandorle, che si servivano a tavola a fine
slab b reu e, slabb ra (salabhreute, pranzo.
slabbrate) v. tr. e intr. Slabbrare. sopattutte loc. aw. Soprattutto,
smaniéuse, smaniuse (f. smaniause, sopavìende loc. aw. Sopravento,
smanióse) agg. qual. Smanioso. sopawìende s. m. comp. Soprawento,
sm endeue, sm endà (smendeute, vantaggio.
smendate) v. tr. Smontare. sopópere s. f. Lavoro protratto oltre il
sogietà s. f. Società; circolo maschile di normale orario.
intrattenim ento: la sogietà de le sopraffeue, sopraffa (sopraffatte) v. tr.
chembattìende (il circolo dei combattenti). Sopraffare, sovrastare.
sóine, sine aw. di affermazione Sì: sin’e sopraffóine, sopraffine agg. qual. So­
nnóne e puèrtele a Rróme (sì e no e portali praffino: égghje sopraffóine (olio sopraffi­
a Roma, ossia rispondi sempre sì e no e fa’ no).
ciò che vuoi). soprammólle s. f. Piccolo calesse con ba­
sóive, sive s. m. Luridume, grasso, lestre adatto al trasporto di piccoli carichi,
solachjaniedde s. m. Artigiano che lavo­ soraste s. f. Sorellastra,
rava il cuoio per produrre suole da scarpe sòrce e sòrche (pi. surce e surche) s. m.
o da ciabatte. Topo II dim. sorchicchje (f. sorchècchje).
sopacàreche s. m. comp. Sovraccarico, sóre (pi. srure) s. f. Sorella: sóreme (mia
sopacchjéue, sopacchjù s. m. comp. sorella); sórete (tua sorella); sóra menònne
Soprappiù, aggiunta, (sorella minore); sóra granne (sorella mag­
sopacègghje s. f. Sopracciglia, giore). Dal latino soror.
sopaffieute, sopaffiate s. m. Affanno, sórte s. f. Sorta: jére ‘na sórte defèmmene
sopafóile, sopafile s. m. comp. Sopraffilo, (era un pezzo di donna).// Sorte, fortuna:
punto lungo e rado usato per orlare. sórta ricche! (sorte ricca!, augurio che si
sopameune, sopamane s. m. Sopraggitto, rivolgeva ai più giovani quando starnutiva­
punto di cucito usato per unire due lembi no).
di tessuto. sórve (pi. ssórve) s. f. Sorba,
sopanaume, sopanóme s. m. comp. No­ sosóre s. f. Sorella maggiore, modo affet­
mignolo, soprannome. Esso derivava da tuoso di chiamare la sorella.
una caratteristica della famiglia, da un di­ sottamaune, sottamane s. m. comp. T rac-
fetto, da un mestiere, da un awenimento: ciato formatosi nel terreno a seguito del
Rócche vindune dèstere (Rocco ventuno passaggio dei carri agricoli; parte inferiore
dita); Geuanne capebbande (Giovanni al livello stradale. // loc. aw. Sottomano, a

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disposizione; di nascosto: vóle le sólde spandecaté) v. intr. Spasimare, aspettare a
sottamane (vuole i soldi di nascosto). lungo.
sottapanze s. m. comp. Finimento che si spaneue, spana (spaneute, spanate) v.
affibbia sotto la pancia del cavallo. intr. Spanare, danneggiare la filettatura di
sottascheule, sottascale s. m. comp. elementi metallici / / fig. Sragionare.
Sottoscala, piccolo vano ricavato sotto la spanne (spannéute, spannate) v. tr. Sten­
rampa della scala. dere, sciorinare, allargare.
sottatèrre loc. aw. Sotto terra: mette spanne s. f. Lunghezza equivalente al
sottatèrre (seppellire); assi da sottatèrre palmo.
(disotterrare i morti). sparagnataure, sparagnatóre (f. spara-
sottavìende loc. aw. Sottovento, dalla gnatróisce, sparagnatrisce) agg. qual. Ri­
parte opposta a quella in cui soffia il vento. sparmiatore: atteune sparagnatóre, figghje
sòrte aw. Sotto: chidde ca jàvetene sòtte scialacquatóre (padre risparmiatore, figlio
(quelli che abitano sotto) Il prep. sott’a scialacquatore).
nnéve e ssòtt’a vìende u marenare nan bèrde sparagne s. m. Risparmio: u sparagnejéu
tìembe (sotto la neve e sotto il vento il mégghje uadagne (il risparmio è il miglior
marinaio non perde tempo). guadagno).
sottesaupe, sottesópe loc. aw. Sottoso­ sparagneue, sparagna (sparagneute,
pra, in disordine; in agitazione. sparagnate) v. tr; Risparmiare: sparagne a la
spaccaliaune, spaccalióne s. m. comp. canne e accatte la ménza canne (risparmia
Spaccalegna. sulla gola e compra mezza canna di roba),
spaccapeite, spaccapéte s. m. Spaccapie­ sparatrappe s. m. Cerotto,
tre // s. f. Erba che nasce tra le pietre dei spareue, spara (sparente, sparate) v. tr.
muretti a secco e che ha la proprietà di Sparare: jé ‘na volpa sparate (è una persona
frantumare i calcoli renali, astuta).
spaccatéure, spaccature s. f. Spaccatura, spareute, sparate s. f. Sparata, impennata,
spaccaune, spaccóne s. m. Spaccone, sparge s. m. Asparagio.
spaccazze s. f. Apertura, taglio, spargieue, spargià (spargieute, spargiate)
v. intr. Andare in giro, girovagare: va sémbe
spacche s. m. Spacco, fenditura,
spargianne (va sempre in giro).
spaccheue, spacca (spaccheute, spaccate)
sparne s. m. Grosso panno per fasciare i
v. tr. Spaccare, rompere.
neonati.
spachétte (pi. spachìette) s. m. Spaghetto,
sparnezzeue, sparnezzà (sparnezzeute,
pasta alimentare,
sparnezzate) v. tr. e intr. Spargere, allarga­
spadde s. f. Spalla. re: s’à sparnezzate la rócchjesóp’a la tevagghje
spaddeire, spaddére s. f. Spalliera: (ormai la macchia si è allargata sulla tova­
spaddére du lìette (testata e pediera del glia; ormai la diceria si è estesa).
letto). sp aró je, sp arèsce (sparesciéute,
spaddeue, spaddà (spaddeute, spaddate) sparesciute) v. intr. Sparire.
v. tr. Produrre lussazione: u meninne s’à spartóje, spartì (spartiate, spartute) v. tr.
spaddate (il bambino si è lussato la spalla). Dividere, separare: ce spartejave la mégghja
spaddeute, spaddate s. f. Schienata, col­ parte (chi divide ha la parte migliore),
po dato con la schiena, spassatìembe s. m. Passatempo,
spaise, spése s. f. Spesa, sp a sséu se, sp a ssu se (f. spassause,
spalamande s. m. Uomo che non possie­ spassóse) agg. qual. Spassoso, divertente.
de nulla, che non fa nulla. spatrieu e, sp atrejà (spatrejeute,
spampaneute, spampanate agg. qual. spatrejate) v. intr. Distrarsi, distogliersi da
Spampanato, sfiorito, qualcosa: flesse ‘ne picche, spatrejisce (esci
spandecheue, spandecà (spandecheute, un po’, distraiti). Perdere il sonno; allonta­

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narsi dal luogo solito: jaddina spatrejate spelpaune, spelpóne s. m. Spolpone.
(gallina che si è allontanata dal pollaio), spelpeue, spelpà (spelpeute, spelpate) v.
spaule,.spòle s. f. Spola, tr. Spolpare: v avite mangiate la carne, mó
spavendeue, spavendà (spavendeute, spelpàteve u uésse (vi siete mangiati la car­
spavendate) v. tr. e intr. Spaventare, mette­ ne, ora spolpatevi l’osso). Privare degli
re timore. averi, immiserire.
spaven d éu se, spaven du se (f. spelveróine, spelverine s. m. Spolverino,
spavendause, spavendóse) agg. qual. Spa­ soprabito leggero da uomo,
ventoso. spenaraule, spenaróle s. m. Succhiello,
spavìende s. m. Spavento: ‘ne spavìende spènde s. f. Spinta / / accr. m. spendaune,
vale pe ccìende (uno spavento vale per spendóne (spintone).
cento). spendeue, spenda (spendente, spendate)
speccieue, speccià (speccieute, specciate) I v. tr. Sbottonare; spuntare, accorciare. II
I v. tr. Sbrigare con sollecitudine. II v. intr. v. intr. Andare a male: mìerre spendate
Sbrigarsi, disimpegnarsi: 'ne sine te 'mbicce, (vino che sa d ’aceto).
‘ne nòne te spicce (un sì ti impegna, un no ti spendraune, spendróne s. m. Pietra spor­
disimpegna). gente fuori terra.
specheue, specà (specheute, specate) v. speneule, spenale s. m. Spina dorsale:
intr. Spigare. téne la carne appezzecat’o spenale (è magris­
spécchje s. m. Specchio// dim. specchjétte simo).
(specchietto). spènge (spengéute, spengiute) v. tr. Spin­
specheueue, specheuà (specheueute, gere.
specheuate) v. tr. Spigolare, racimolare, spénne (spennéute, spennute) v. tr. Spen­
speciaróje, speciarì s. f. Farmacia, dere: ce cchjù spénne méne spénne (chi più
specieule, speciale s. m. Speziale, spende meno spende).
specuataure, specuatóre (f. specuatróisce, spenneue, spenna (spenneute, spennate)
specuatrisce) s. m. Spigolatore, risparmia­ v. tr. Spennare; derubare.
tore. spenzeue, spenzà (spenzeute, spenzate)
specudde s. m. Spicchio, piccola porzio­ v. tr. Inzuppare, intingere: spenzà u suche
ne: ‘ne specudde d’agghje (uno spicchio (intingere nel sugo; in senso metaforico:
d’aglio). goder nell’entrare a conoscenza dei fatti
spedecheue, spedecà (spedecheute, degli altri).
spedecate) v. tr. Sciogliere i nodi dei capelli spenzeute, spenzate s. f. Cipolla ancora
o d ’altro, pettinare. verde.
spedecchjeue, spedecchjà (spedecchjeute, spèrde (sperdéute, sperdute) I v. tr.
spedecchjate) v. tr. Levare i pidocchi; allar­ Sperdere, disperdere. II medio intr. Smar­
gare le parti di un serto. rirsi: j i me spèrdechejind’a cchisse strate (io
spedóje, spedì (spedéute, spedute) v. tr. mi smarrisco in queste strade).
Spedire, avviare, licenziare: u à spedute speretéu se, speretu se (speretause,
sùbete (lo ha licenziato subito). speretóse) agg. qual. Spiritoso.
spegghjeue, spegghjà (spegghjeute, spereue, spera (spereute, sperate) v.tr. e
spegghjate) v. tr. Spogliare: a ttìembe de intr. Sperare.
tembéste ce se spógghje e ce se vèste (in speseue, spesa (speseute, spesate) v. tr. e
tempo di calamità chi diventa povero e chi intr. Sposare.
ricco). spestaménde s. m. Spostamento,
spegneue, spegna (spegneute, spegnate) spesteue, spestà (spesteute, spestate) v.
v. tr. Spignorare. tr. Spostare, rimuovere.
speleue, spela (speleute, spelate) v. tr. spetagne s. m. pi. Frutti che rimangono
Spellare; spelare. sugli alberi o a terra dopo la raccolta.

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spetagneue, spetagnà (spetagneute, spolétte s. f. Rocchetta metallica per mac­
spetagnate) v. tr. Andare alla ricerca di china da cucire.
frutti rimasti sull’albero. spondapeite, spondapéte s. m. Gancio
speterraune, speterróne s. m. Schiaffo che mantiene fermi gli infissi al pavimento,
accompagnato da spinta. sponzalizzie s. m. Sposalizio,
speterreu e, speterrà (speterreute, spòrte s. f. Cesta, sporta: ‘nge n’à dditte
speterrate) v. intr. Traboccare, tracimare. 'ne sacche e ‘na spòrte (gliene ha dette un
speteule, spetale s. m. Ospedale // fig- sacco e una sporta) //dim. spertédde (cesti­
Persona disordinata, malconcia. no); accr. spertaune, spertóne (cestone).
speuche, spache s. m. Spago: dà spache Dal latino sporta.
(dare spago, assecondare le pretese, far spostate agg. qual. Spostato,
perdere tempo). spraune, sprone s. m. Carré delle cami­
speune, spane agg. qual. Piano: piatte cie; sporgenza sottomarina simila ad un
spane (piatto piano), promontorio: alisce du sprone (alici pescate
speute, spate s. m. Cercine // s. f. Spada, nei pressi “du sprone” e poste sotto sale).
spezzatóine, spezzatine s. m. Carne a sprech enéu se, sprechenuse (f.
pezzi con l’osso, adatta specie per brodo / sprechenause, sprechenóse) agg. qual.
/ s. f. Fiacchezza, spossatezza a seguito di Spigoloso, nodoso II fig. Scontroso.
febbre. spreduzzue s. pi. Scarpe confezionate
spezzecheue, spezzecà (spezzecheute, con tomaia di panno di lana e suole di
spezzecate) v. tr. Staccare. spago incrociato.
spezzecheute, spezzecate agg. qual. spreféume, sprefume s. m. Aerosol casa­
Uguale, identico:jéspezzecate la mamme (è lingo.
identica alla mamma). spregneue, spregnà (spregnéute,
spregnate) v. intr. Uscire dal modello, non
spezzeue, spezza Ispezzeute, spezzate) v.
assomigliare: à spregnate da la famigghje
tr. Spezzare, fratturare.
(non assomiglia ai suoi famigliari).
spezzocchétte agg. sost. Dicesi di ragaz­
sprenataure, sprenatóre s. m. Contadi­
za molto sveglia, specie in campo amoroso,
no abile nella potatura degli alberi,
spiaune, spióne agg. sost. Spione, sprenatéure, sprenature s. f. Potatura,
spicce agg. qual. Spiccio, sbrigativo // s. spreneute, sprenate s. f. Spronata, sfer­
m. Moneta spicciola, zata: o hhuéne cavadde nan ge vólene
spìcue s. f. Spigolatura, sprenate (al buon cavallo non occorrono
spieue, spia (spiente, spiate) v.tr. Spiare; sferzate).
spiegare. spresedóje, spresedèsce (spresedéute,
sprìngue e sprìgneue s.m. Spilla, spillo, spresedute) v. intr. Perder l’aroma, invec­
spìrede e spìrete s. m. Alcool; spirito, chiare.
disposizione all’arguzia: tené spìrede (ave­ sprettiedde s. m. Sportello,
re intelligenza arguta); Spìrede Sande (Spi­ spreueue, spruà (spreueute, spruate) v.
rito Santo). tr. Potare.
spiterusse s. m. Codirosso, uccelletto sprevìere s. m. Paravento; mantello,
con la coda rossa II fig. Bambino grazioso, sprevvedéute, sprewedute agg. qual.
spizzie s. m. Brefotrofio, Sprovveduto.
spóiche, spiche s. f. Spiga, spuégghje s. m. Buccia, tegumento sot­
spóine, spine s. f. Spina: na stà róse sènza tile.
spine (non c’è rosa senza spine). spunde s. m. Angolo: av arrenate fing o
spóite, spite s. m. Spiedo: ‘ne spóite de spunde (è arrivato fino all’angolo). Spunto,
gnemerìedde (uno spiedo di involtini), acescenza del vino: u mmìerre à pegghjate
spóje, spie s. f. Spia. de spunde (il vino si è inacidito).

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spurie agg. qual. Spurio, non legittimo, stagneue, stagna (stagneute, stagnate) v.
squagghjeue, squagghjà (squagghjeute, tr. e intr. Stagnare; arrestare la fuoruscita di
squagghjate) I v. tr. Sciogliere. II v. intr. liquido: a sagne à stagnate (la fuoruscita di
Liquefarsi. sangue si è arrestata),
squagghjizze s. m. Intingolo formato da stagneule, stagnale s. m. Stagnaio,
pezzetti di lardo sciolti sul fuoco, stamatóine, starnatine aw. di tempo Sta­
squandre s. m. Angolo non lavorato, mattina: ce m’àffatteajaddestarnatine, nan
squatéure, squature s. m. Sgocciolatoio, m’à ffatte sendì matetine (che mi ha fatto il
sq u atrieu e, sq u atrià (squatrieute, gallo stamattina, non mi ha fatto sentire
squatriate) v. tr. Squartare, fare a pezzi. m attutino -da un’antica filastrocca
squeccieue, squeccià (squeccieute, modugnese ).
squecciate) v. tr. e intr. Schizzare, sgoccio­ stambaróje, stambarì s. f. Stamperia,
lare. stam b atau re, stam b atóre s. m.
squèrne s. m. Rimprovero, Stampatore.
squèrve s. m. Recinto per gli animali stambe s. f. Orma, impronta,
costruito con sterpi; impedimento di spine stambédde s. f. Stampella,
all’entrata del viottolo di campagna. stambeute, stambate s. f. Calcio, pedata,
squicce (pi. squèccere) s. m. Goccia: u stambóisce, stambisce s. m. Scroscio leg­
squicce chendinue tómbe la péte (la goccia gero, spruzzata che produce segni di calpe­
rompe la pietra). stio per terra: ‘ne stambisce d’acque (una
squince loc. aw. Di sghembo, di sbieco, spruzzata d’acqua).
sréche (f. srauche, sróche) s. m. Suocero: stampagneue, stampagnà (stampagneute,
mamm’effiggbje votine lanejind’a la vénde stampagnate) v. tr. Scassare, mettere fuori
du chenigghje, sróche e nnóre vònne strette uso.
jin d’a la vénde du tóre (mamma e figlia stande (pi. stìende) s. m. Patimento, sten­
stanno larghe nella pancia del coniglio, to, sforzo continuato.
suocera e nuora stanno strette nella pancia standeue, standà (standeute, standate) v.
del toro) / / N. srégheme (mio suocero); intr. Stentare.
srógheme (mia suocera); sréghete (tuo suo­ stangeneute, stangenate agg. qual. Sta­
cero); sróghete (tua suocera). gionato.
staccaune, staccóne s. m. Persona alta e stannarde s. m. Stendardo II fig. Perso­
robusta. na molto alta.
staccheue, stacca (staccheute, staccate) v; stanòtte aw. di tempo Stanotte,
tr. Staccare, sciogliere, liberare: u carecchjale stanze s. f. Stanza II dim. m. stanzóine,
à staccate u versìedde (l’avaro ha staccato i stanzine (stanzino); accr. m. stanziane,
cordoni della borsa). stanzone (stanzone),
stadde s. f. Stalla: ce se strigghje u pròprie stanziaune, stanzióne s. f. Stazione,
cavadde nan ze potè chjamà muzze de stadde stasaire, stasére aw. di tempo Stasera,
(chi si striglia il suo cavallo non può essere stateire, statère s. f. Stadera,
chiamto mozzo di stalla), statóje, stati s. f. Estate: nan desifedanne
staddìere s. m. Stalliere, né de nuvue de statóje né de saule de vìerne
staddigne agg. qual. Eccessivamente vi­ (non ti fidare né delle nuvole in estate, né
vace, senza regola. del sole in inverno),
staffóile, staffile s. m. Scudiscio, frusta, stécche s. f. Stecca.
stagghje s. m. Disordine, steddaune, steddóne s. m. Persona mol­
staggiaune, staggióne (pi. staggiane) s. f. to alta.
Stagione: prédech’e melane 'nge vólene le stèdde s. f. Stella.
staggiane (per le prediche e i meloni occor­ steddeute, steddate agg. qual. Stellato,
re il tempo giusto). stefeue, stefà (stefeute, stefaté) v. tr. Stu­

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fare: cemederape stefate (cime di rape stufa­ stòppe s. f. Cascami di canapa usati nelle
te) / / fig. Annoiare. officine degli operai per pulirsi le mani;
stemeue, stema (stemeute, sterriate) v. tr. gioco delle carte.
Stimare, misurare. stòrie s. f. Fiaba, storia: cunde ‘na stòrie
stendóine, stendine s. m. pi. Intestini, (racconta una fiaba); discussione: nan zi
steneue, stenà (steneute, stenate) I v. tr. facénne stòrie (non fare discussione).
Tramortire. II v. intr. Stonare. stracagneue, stracagnà (stracagneute,
sténne (stennéute, stentiate) v. tr. Di­ stracagnate) v. tr. Strofinare,
stendere, abbattere, stracque agg. qual. Stracco,
stepaune, stepóne s. m. Armadio, strafequeue, strafequà (strafequeute,
stepeue, stepà (stepeute, stepate) v. tr. strafequate) v. tr. e intr. Soffocare, annega­
Conservare: stóipecajacchje (conserva, che re: strafequà ‘nganne (strangolare) I l fig.
al momento opportuno, trovi). Mangiare: strafequisce e catte (mangia e
steppagghje s. f. Malloppo di foglie sec­ sta’ zitto).
che, di sterpi. stranie agg. sost. Estraneo,
steppìedde s. m. Misura di circa sette strapazzeue, strapazza (strapazzeute, stra­
litri; anche misura agraria di superficie, pazzate) v. tr. Strapazzare.
steppóine, steppine s. m. Stoppino, strapeite, strapéte agg. qual. Disordina­
sterdèsce (sterdesciéute, sterdesciute o to, confuso, sregolato.
sterdute) v. tr. Stordire, tramortire; si dice strappe s. m. Strappo; striscia di cuoio
anche della leggera cottura in padella di dei barbieri per affilare i rasoi.
carne o pesce, strappech éu se, strap p ecu se (f.
sterlóine s. f. Sterlina, strappecause, strappecóse) agg. qual. Im­
steméute e strenéute, sternute e strenute praticabile.
e starnute s. m. Starnuto. strappeue, strappa (strappeute, strappa­
stérte (f. stórte) agg. qual. Storto, distor­ te) v. tr. Estirpare, strappare.
to, inesatto. strascédde (pi. strascìedde) s. f. Stecca,
stescieue, stescià (stescieute, stesciate) v. pezzo di legno sottile // fig. Persona molto
tr. Pulire. magra e senza forme II N. mette strascédde
steteue, stetà (steteute, stetate) v. tr. Spe­ (ostacolare) Il dim. m. strascedduzze (pez­
gnere, finire: stetarse ‘na bottiglie de mmìerre zo di legno piatto, dritto, lungo circa un
(vuotarsi una bottiglia di vino). metro, usato dai muratori per l’allinea­
steue, sta (stente, state) v. intr. Stare, mento dei mattoni o lo spianamento dei
esserci : na stònne matremónie sènza chjande, pavimenti).
né mmuèrte sènza rise (non ci sono matri­ strasceneue, strascenà (strasceneute,
moni senza pianti, né morti senza risate), strascenate) v. tr. Trascinare.
steule, stòle s. f. Stola. Dal latino stola. strasceneute, strascenate s. m. Partico­
stézze (pi. stózzere) s. m. Piccolo pezzo, lare tipo di pasta casalinga impastata con
m inuzzolo: stézze de tèrre (piccolo semola e cavata con il coltello.
appezzamento; stézze de pane (tozzo di strascióine, strascine s. m. Scia che rima­
pane). ne dopo aver trascinato farina, grano, pic­
stóime, stime s. f. Stima, determinazione coli corpi // fig. Mormorio, seguito di pet­
di un valore. tegolezzo.
stóipe, stipe s. m. Stipo // dim. stepétte stravizzie s. m. Stravizio,
(stipetto). strazzaune, strazzóne s. m. Straccione,
stóive, stive s. f. Stiva, persona di nessun valore, pari a straccio,
stomàteche s. m. Liquore rosso aromati­ strazze s. m. Straccio,
co usato per inzuppare le torte, strazzeue, strazza (strazzeute, strozzate)
stómeche s. m. Stomaco. v. tr. Stracciare.

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strazziarse Istrazzieute, straziate) v. rifl. strisce s. f. Striscia II accr. m. stresciaune,
Assumere atteggiamenti innaturali, fare strescióne (striscione).
smorfie: ce bbèlle ué paré la vite ta dà stritte (f. strétte) agg. qual. Stretto, di
strazzià fse bella vuoi apparire devi saperti dimensioni ridotte II s. m. Strettoia; situa­
muovere, ancheggiare), zione difficile: o a ttérte o a ddrittefusciatinne
strazzie s. m. Strazio; smorfia, da jin d’o stritte (o a torto o a ragione fuggi
strecchenóine, strechenine s. f. Stricnina, dalle situazioni pericolose).
strefènzue s. f. Straccio / / fig. Persona strunze s. m. Stronzo. Dal longobardo
che trascorre per strada la maggior parte strunz (sterco).
del suo tempo. strusciabbéne s. m. Sperperatore di beni,
stregghjeue, stregghjà (stregghjeute, stumme s. m. Persona a un braccio o a un
stregghjate) v. tr. Strigliare, bastonare. piede, monca.
strènge (strengéute, strengiute e stritté) sturze agg.qual. Scontroso, silenzioso;
v. tr. Stringere; costringere. aspro.
stu tacan naile, stutacan néle s.m.
strengueue, strenguà (strengueute,
strenguate) v. tr. Stroncare, uccidere. Spegnitoio.
suagne s. f. Stanchezza dovuta al caldo,
strepieue, strepià (strepieute, strepiate)
sopore.
v. tr. Storpiare, rovinare,
suazze s. m. Pelle di vacca adoperata
strepieute, strepiate s. m. Storpio,
come tirante nei fiscoli, tra le stanghe dei
strescegg h jarse (strescegghjeute, traini, perché è una pelle conciata in modo
strescegghjate) v. rifl. Turbarsi, mettersi in da essere molto resistente al caldo, al fred­
agitazione.
do o all’umido.
stresciugghje s. m. Turbamento causato sùbbete aw. di tempo Subito: quanne u
da fatto spiacevole, uà sule à menute dange sùbbete u benvenute
stresciugne s. m. Uccello rapace, (quando un guaio è arrivato da solo, dagli
stretegghjeute, stretegghjate agg. Slo­ subito il benvenuto).
gato. succe loc. neg. Non so, chissà: ucessucce
strettédde (pi. strettèddere) s. f. Asse di nan ze jacchje scritte a nesciuna vanne (il
legno, avente la funzione di base per letto “non so” non si trova scritto in nessun
o altro. posto).
stréusce, strusce (strutte) v. tr. Consu­ suétte s. f. Golf, giacca di lana,
mare, spendere: la cére se strusce e la sugghje s. f. Lesina.
pregessióne nan gamine (la cera si consuma sulche s. m. Solco: só ttutte sulche trate
e la processione non cammina). (sono tutti solchi tracciati, sono cose già
streute, strate s. f. Strada II accr. m. predisposte).
strataune, stratóne (stradone); dim. f. suizze s. m. Vicolo; stradella.
streteuècchje, strènue, stradine (vicolo). sùppete s. m. Indumento pesante e un
strevegghjeue, strevegghjà (strevegghjeu- po’ duro.
te, strevegghjate) v. tr. Svolgere, sgomito­ surchje s. m. Succhio, sorso,
lare. surde (f. sórde) agg. sost. Sordo: la mam­
strigghje s. f. Striglia, mejéssòrde e lafigghje la ‘ndénne (la mam­
strigne s. m. Divertimento molto vivace, ma è sorda e la figlia la comprende) / / N.
eccitazione. surd’e mmute (sordo e muto),
striólche s. m. Astrologo, indovino, surgheninne s. m. Sorcio d’india,
strìpue s. f. Parte esterna non commesti­ surse s. m. Sorso.
bile di ortaggi o verdure // fig. Persona surve s. m. Sughero. Dal latino suber.
malandata: à devendate ‘na strìpue (è un sussurre s. m. Caffè corretto, cioè me­
rottame). scolato con liquore.

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suste s. f. Noia, malumore: suste eppène, svendéure,svendures.f. Sventura,guaio,
ce le jave se le téne (malumore e pene , chi svendreue, svendrà (svendreute,
ce l’ha se le tiene). svendrate) v. tr. Sventrare, demolire.
sustrìsseme agg. di gr. superi. Illustrissi­ svenóje, svenèsce, sveni (svendute, sve­
mo; era usato come saluto alle persone nute) v. intr. Svenire, perdere i sensi.
importanti.
svergeneue, svergenà (svergeneute,
svegneue, svegnà (svegneute, svegnate) svergenaté) v. tr. Sverginare, usare per la
v. medio intr. Svignarsela, allontanarsi in prima volta.
modo rapido in relazione ad una situazione
sverneue, sverna (sverneute, svernate) v.
pericolosa.
intr. Svernare.
sveleppeue, sveleppà (sveleppeute,
sveleppate) I v. tr. Sviluppare. II v. intr. svetepreute, sveteprate agg. qual. Disor­
Crescere. dinato, debosciato.
svendereute, svenderate agg. qual. Sven­ sveteue, svetà (sveteute, svetaté) I v. tr.
turato, infelice. Svitare. II v. intr. Uscire un po’ di senno.

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T

taccagne agg. qual. Gretto, tirchio. Dallo to: màngeche tande pe cambà (mangio sol­
spagnolo tacano. tanto per vivere) I l cong. con valore
taccaune, taccone s. m. Crosta, sporcizia, avversativo e conclusivo: puéte meni, tande
tacche s. m. Tacco della scarpa // dim. nan me ne ‘mbórte nudde (puoi venire,
tacchétte. tanto non me ne importa nulla); tande ce
tacche s. f. Costata di carne // dim. t a n d e .tanto vale...).
tacchecédde (piccola costata di agnello). tanne aw. di tempo Allora: tanne tanne
taccialarde s. m. Grosso coltello per ta­ (allora allora, subito),
gliare la carne. tapeneure, tapenare s. f. Talpa,
taccuédde s. f. Ingegno, intelligenza, tappeite, tappéte s. m. Tappeto. Dal lati­
tafanare e cafanare s. m. Sedere grosso, no tapetum.
tagghjaróine, tagghjarine s. f. pi. taradde e taralle s. m. Tarallo: tornile de
Tagliolini. gómme (tarallo gonfiabile per evitare le
taggh jatau re, taggh jatóre (pi. piaghe da decubito) / / dim. taradducce.
tagghjatéure, tagghjature) s. m. Tagliatore. taragneule, taragnóle s. f. Uccello che fa
tagg h jatró isce, taggh jatrisce s. f. il nido nel terreno.
Tagliatrice. tarandédde s. f. Tarantella, danza popo­
tagghjaule, tagghjóle s. f. Tagliola, lare tipica dell’Italia meridionale,
tagghje s. m. Taglio // dim. tagghjétte. tarannue s. f. Tarantola,
tagghjénde agg. qual. Tagliente, taratuffe s. m. Tartufo di mare,
tagghjeue, tagghjà (tagghjeute, tagghjate) tardaréule, tardarule (f. tardaraule,
v. tr. Tagliare; criticare: chidd’e ddu tardatole) agg. qual. Ritardatario.
tàgghjene tutt’u murine (quelle due critica­ tarìedde s. m. Ramo di fico; veniva
no tutti). immesso nel latte per agevolare la forma­
taile, téle s. f. Tela: fèmmen 'e ttéle nan zi zione della ricotta,
meranne a llume de cannéle (donna e tela tarleute, tarlate agg. qual. Tarlato,
non guardare a lume di candela). tascapeune, tascapane s. m. Tascapane,
taje, té, te pron. pers. compì, di termine: tassìedde s. m. Tassello di legno, di pie­
u dògghe a ttaje (lo do a te); piasce a tté tra, di stoffa.
(piace a te); te piasce? (ti piace?). Vd. téue, tassìere s. m. Frantoiano che distribuiva
tu, te. il vino agli altri frantoiani,
tamarre agg. qual. Rozzo, incolto, tasteire, tastére s. f. Tastiera,
tambe s. f. Tanfo, cattivo odore. Dal tasteue, tasta (tasteute, tastate) v. tr.
longobardo thampf. Tastare, toccare // fig. Indagare per sco­
tam m urre s. m. Tam buro //d im . prire le intenzioni altrui: tastà u terréne
tammerrìedde. (indagare).
tande ( {.tanda) agg. e pron. indef. Tanto: tataje, tata s. m. Padre,
ce tanda tanda e ce nudda nudde (chi possie­ tatamì (f. marne) s. m. Nonno,
de tanto e chi niente) / / aw. Tanto, soltan­ tataranne s. m. Bisnonno, trisavolo:

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arrecherdarse Vanne de tataranne (ricor­ temerarje agg. qual. Temerario: ‘mbaume
darsi di tantissimi anni prima), temerarje (infame temerario). Dal latino
tavédde s. f. Tavella, laterizio forato, temerarius.
tavèrrfe s. f. Taverna, ampio locale con temusche agg. qual. Chiuso, scontroso,
mangiatoie per animali da traino e giaciglio tenaggbje s. f. Tenaglia. Dal latino
per il riposo dei conducenti. Dal latino tenacula.
taberna. tenaje, tené (tenéute, tenute) v. tr. Tene­
taverneule, tavernale s. m. Tavernaio, re: nan dené facce (vergognarsi).
oste. Dal latino tabernarius. tendaune, tendóne s. m. Tendone;
tavéute, tavute s. m. Bara. Dall’arabo appezzamento di terreno piantato a vigna,
tabùt. tendaure, tendóre s. m. Tintore,
tavue s. f. Tavola: métte la tavue (appa­ tendazziaune, tendazzióne s. f. Tenta­
recchiare); levà la tavue (sparecchiare) Il zione.
dim. Tavuóine e tavelóine, tavuine e tendeue, tenda (tendeute, tendate) v. tr.
taveline. Tentare, tastare,
Dal latino tabula. tendéure, tendure s. f. Tintura,
tavueute, tavuate s. m. Tavolato. tènge (tengéute, tengiute) v. tr. Tingere:
tavuìere s. f. Madia. u cantóne tènge e nan bare (il carbone tinge
tàzzeche s. m. Occasione, stimolo: nan zi e non lo dà a vedere).
danne tàzzeche (non dare occasione). tenigge s. m. Forte presa II fig. Determi­
tazzecheue, tazzecà (tazzecheute, nazione, risolutezza,
tazzecate) v. tr. Toccare, tastare. tercequédde s. m. Torcicollo,
te pron. pers. compì, oggetto: te man- tere, tare s. f. Tara.
ghe ‘nnanze (ti mando avanti). Vd. taje, ternaise, ternése s. m. Tomese, moneta
téue, tu. di rame napoletana coniata dalla metà del
tebbétte s. m. Tubetto, piccolo conteni­ XVI secolo alla fine del regno borbonico.
tore. tèrratóneche s. m. Pianta nata fuori tem­
técche s. m. Tocco: ammenà u tócche po, non rigogliosa.
(fare al tocco); secondo suono della cam­ tèrrazappe agg. qual. Non uniforme nel
pana, alle ore otto e trenta, movimento - riferito alla trottolina
techétte s. f. Etichetta, (verruzzue).
tecqueue, tecquà (tecqueute, tecquate) I. tèrre s. f. Terra; paese: sciforetèrre (anda­
v. tr. Toccare: técchenge ’mbrònde e vvite ca re fuori paese); campi: ce téne tèrre téne
téne la fréve (toccagli la fronte e ti accorge­ uèrre (chi possiede campi avrà guerra tra
rai che ha la febbre). II. v. intr. Capitare, gli eredi) / / loc. aw.
toccare, accadere per caso: a ce tócca tócche tèrra tèrre (molto mediocremente),
(a chi capita capita). terreine, terréne s. m. Terreno,
tefagne agg. qual. Tufaceo, poco ricettivo, terréne s. f. Piccolo locale di campagna,
testa dura. terróise, terrise s. m. pi. Denaro: terrise
tegnéuse, tegnuse agg. qual. Tignoso, e chesciénze na ze sape ce le téne (soldi e
téjalde, ténalde e tujalde pron. pers. Tu coscienza non si sa chi ce l’ha).
altro: ama set cheranne pure téjalde! (dob­ térte (f. tórte) agg. qual. Storto, torto:
biamo curare pure te!). ticche ticche, j ì tu ammènghe térte e tu m’u
temacchje s. m. Tomacchio, pesce mari­ ammine dritte (tic tic, io te lo getto storto e
nato. tu fammelo nascere dritto - era l’espressio­
Temase s. pr. m. Tommaso II dim. ne che la mamma usava gettando nel fuoco
Temasóine, Temasine, Masine. il dente deciduo del bambino, quasi a con­
tembagne s. m. Coperchio, chiusino, solarlo del dolore della caduta),
tembane s. m. Timballo di pasta al forno. tertegghjeue, tertegghjà (tertegghjeute,
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terteggbjate) v. intr. Lavorare alacremente; tigne s. f. Malattia che fa cadere i capelli,
lavorare per vie traverse per raggiungere tirabusciò s. m. Cavatappi. Dal francese
uno scopo. tire-bouchon.
tertevagghje e trettevagghje s. f. Pipi­ titte s. m. Tetto II fig. Capo, cervello: se
strello. n’à sciute u titte (ha perso il cervello),
terzenìedde agg. qual. Di misura media, tóine, tine s. m. Tino. Dal latino tinum.
tesaure e tresaure, tesóre e tresóre s. m. tóire, tire s. m. Tiro,
Tesoro. toirémmólle, tirémmólle s. m. Indecisio­
tèsse (tesséute, tessute) v. tr. Tessere: na ne, esitazione, dire e disdire,
ze scuse e nati ze tèsse, e cchisse gghjómmere tóise, tise s. f. Tubercolosi polmonare,
da do jéssene? (non si scuce e non si tesse, tóise, tise (f. tèse) agg. qual. Dritto, teso:
e questi gomitoli da dove escono? ossia u zite sta tise tise (lo sposo è impettito) //
non si capisce l’origine di certe ricchezze). Morto: viene ddó viv e ttise (vieni qui vivo
Dal latino texere. e morto - specie di imprecazione).
tésseche s. m. Veleno, bile, tolètte s. f. Mobile con specchio per
tessetaure, tessetóre (f. tessetróisce, pettinarsi; abbigliamento elegante. Dal
tessetrisce) s. m. Tessitore, francese toilette.
testaménde s. m. Testamento,
tómme tómme loc. Lento lento,
tèste (f. tòste) agg. qual. Duro; caparbio,
testemónie s. m. Testimone; padrino di tóneche s. f. Intonaco: à cadute la tóneche
nozze. (si è staccato l’intonaco). I l Tonaca. Dal
tetùscene s. f. T artaruga / / fig latino tunica.
dispregiativo per indicare persona vecchia, tòrce (tercéute, terciute) I. v. tr. Avvolge­
grinzosa. re, stringere. IL v. intr. Affaticarsi: s’à
téue, tu pron. pers. soggetto Tu: viene terciute le carne (si è affaticato molto).Dal
próitne téue (vieni prima tu); pron. accop­ latino torquère.
piato Te lo: tu digghe j ì (te lo dico io). Vd. tòrce s. f. Torcia.
taje, té, te e téue. tórre s. f. Torre; locale in muratura situa­
téufe, tufe s. m. Tufo. Dal latino tardo to in un fondo rustico per deposito di
tufus. attrezzi agricoli.
teune, tane s. f. Tana, tósse s. f. Tosse: tossa chembelzóive, tossa
teure, tóre s. m. Toro chembelzive (tosse convulsa). Dal latino
tevagghje s. f. Tovaglia, tussis.
tezzaune, tezzóne s. m. Tizzo, tizzone, tracchjeire (f. tracchjéré) agg. qual. Pet­
tézzue s. m. Bussata, picchio, tegolo// dim .tracchjerìedde, tracchjerédde.
tezzeueue, tezzuà (tezxeueute, tezzeuete) tradetaure, tradetóre s. m. Traditore,
v. intr. Bussare. traffecande s. m. Trafficante,
tiédde s. f. Teglia di creta o di alluminio, traffecaune, traffecóne s. m. Trafficone,
tìembe s. m. Tempo, cielo: tìembe russe trainìere (pi.trainìeré) s. m. Conducente
de matine, mande ‘tnbusse o pellegrine (cie­ del carro agricolo o da trasporto,
lo rosso di mattina, manto bagnato per il traje, tré agg. num. Tre.
pellegrino) / / Momento, tempo: a ttìembe trajóine, trajine s. m. Traino / / N.
de tembéste ògn’e pertuse jé ppuèrte (in velanzóine (traino tirato da un mulo e da un
momento di tempesta anche un buco di­ cavallo); rèttene (traino tirato da tre anima­
venta porto). li); trajine a temóne (traino tirato da buoi)
tìenere (f. tènere) agg. qual. Tenero, mor­ Il fig. Tradimento: m’ònne fatte ‘ne bbèlle
bido, soffice. trajine (mi hanno fatto un gran tradimen­
tieune, tiane s. m. Tegame, recipiente di to) Il dim. trainìedde (piccolo carro usato
creta da cucina II dim. tianiedde. dagli ambulanti).

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tramendeune, tramendane s. f. Vento di tredecióine, tredecine s. f. Tredicina,
tramontana. insieme di preghiere che si recitano per
tram eteue, tram età (tram eteute, tredici giorni in devozione ad un santo,
trametdle) v. tr. Travasare un liquido da un trègghje s. f. Triglia,
recipiente all’altro per liberarlo dei sedi­ treine, tréne s. m. Treno,
menti. tremarédde s. f. Tremarella,
trameute, tramótes. m. Terremoto//fig. tremaune, tremóne s. m. Atto del ma­
Persona irrequieta, sempre in movimento, sturbarsi // agg. qual. Stupido.
anche irosa. trembeue, trembà (trembeute, trembate)
trande s. f. Danda, bretella, v. tr. Impastare: trembà lafarine (impastare
trande e attrande agg. qual. Rigido, teso: la farina) / / fig. Fare fuori qualcuno.
/ariti'attrattele (farina poco elastica, diffici­ tremendóine, tremendine s. f. Tremen­
le da lavorare). tina.
tranìedde s. m. Tranello, insidia, trem eueue, trem euà (tremeueute,
trapaneue, trapana (trapaneute, tremeuate) v. intr. Tremare.
trapanate) v. tr. e intr. Filtrare, passare tremeuizze e tremuizze s. m. Tremito,
attraverso: l’acqua fine trapane le rine (l’ac­ tremore.
qua sottile giunge fino ai reni), trénde agg. num. Trenta: à scappate da
trappeteure, trappetare s. m. Frantoiano, vendinóvea ttrèndepe... (per poco non...).
trappóite, trappite s. m. Trappeto. Dal tréndadéue, tréndadù agg. num.
latino trapetum. Trentadue.
traschereue, trascherà (traschereute, tréndatraje, tréndatré agg. num.
trascherate) v. tr. Trascurare. Trentatre.
trascórre (trascherréute, trascherrute) v. trendaseje, tréndasé agg. num. T rentasei.
intr. Parlare tra persone: ama trascórre (dob­ trendaneuve, tréndanóve agg. num.
biamo parlare), Trentanove.
trascurse s. m. Discorso, trendéune, trendune agg. num.
traséute, trasute s. f. Ingresso, entrata: Trentuno.
cusse mmìerre téne ’na bbóna trasute (que­ tréne (pi. tróndere) s. m. Tuono,
sto vino ha un buon gusto e, quindi, entra trenghetiedde s. m. Tremito a seguito di
facilmente). un’agitazione.
trasóje, trasì (traséute, trasute) v. intr. treppeite, treppéte s. m. Treppiede,
Entrare; essere di gradimento: chèdda treppuére agg. sost. f. Donna pettegola,
pecceuèdde nan me trase pròprie (quella che sta sempre per strada.
ragazza non riesce ad entrare nelle mie treue, tra (treute, trate) v. tr. Estrarre,
simpatie). Dal latino transìre. tirare.
tratéure, trature ( pi. tratéure e teratórie) treute, trate s. f. Tirata, bevuta: ’na trate
s. m. Tiretto, cassetto. de mmìerre (una bevuta di vino),
travagghje s. m. Travaglio, lavoro. Dal
treuve, trave s. f. T rave//dim. traveàedde.
francese travail.
travanarse (travaneute, trapanate) v. tifi. trevaune, trevóne s. m. Fossa di raccolta
Bagnarsi a fondo, inzupparsi, delle acque piovane in campagna,
travatéure, travature s. f. Travatura, trevédde s. f. Trivella,
travèrse s. f. Traversa di lenzuolo, di tricchèttracche s. f. Petardo (voce
linea ferroviaria, onomatopeica).
traveute, travate s. f. Travata, trippe s.f. Trippa; pancia / / accr.
travìerse agg. qual. Traverso, storto: u treppaune, treppóne (pancione).
beccóne 'ngià scinte de travìerse (il boccone Tritte s. m. Toritto.
gli è andato storto). triusche s. m. Vino, l’atto del bere.

- 130 -
trózzue s. f. Carrucola, (circa litri diciassette) per grano, carbonella
trunghe s. m. Tronco//accr. trenguaune, ecc.; anche misura di superficie. Dall’ara­
trengóne e trenguóne. bo tumti.
trùvue agg. qual. Torbido; annuvolato, tunne (f. tònné) agg. qual. Tondo, roton­
tubbe s. m. Tubo, campana di vetro del do, grassottello.
lume a petrolio, tuppè s. m. Crocchia, tuppo. Dal france­
tueure, tuare s. m. Telaio, se toupet.
tùmue s. m. Tomolo, misura di capacità turacce s. m. Turacciolo.

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r

u art. det. m. Il, lo, 1’: u papónne (il geva le spalle delle donne e dei bambini;
diavolo); u strepiate (lo storpio); u uarlógge gorilla, guardia del corpo.
(l’orologio). Questa vocale, per evitare lo uardengìedde s. m. Guardolo, pezzo di
jato, si premette al fonema, se questo co­ rinforzo tra la suola a la tomaia delle
mincia pera, e, o : omette (uomo), a uómette scarpe.
(l’uomo); èsse (osso), u uésse (l’osso). uardie s. f. Guardia: uardia notturne
uà (pi uaje) s. m. Guaio, malattia: uà (metronotte); uardia cambèstre (guardia
d’alde, vòrze vacande (guaio di altri, borse campestre).
vuote, ossia per gli altri non ci sono dispo­ uardieune, uardiane s. m. Guardiano,
nibilità). uarnezziaune, uarnezzióne s. f. Guarni­
uadagne s. m. Guadagno: sparagtte u tine zione.
aqquanne sta chjine; quanne av'arrevate o uaróje, uarì (uaréute, uarute) v. tr. e intr.
tembagne, ria’ sta da fà nesciune uadagne Guarire.
(risparmia il tino quando è pieno, quando uascèzze s. f. Gioia, allegria, festicciola,
è arrivato al fondo, non c’è da fare alcun uastaféste s. m. Guastafeste,
guadagno). uastataure, uastatóre s. m. Guastatore,
uadagneue, uadagnà (uadagneute, uaste s. m. Guasto.
uadagnate) v. tr. Guadagnare. uasteue, uastà (uasteute, uastate) v. tr. e
uadaje, uadè (uadéute, uadute) v. intr. intr. Guastare: ce nan ze uaste nan z’aggiuste
Godere: nan ze n ’à uadute nudde (non se l’è (se non ci guasta non si aggiusta).
goduta per niente). uattarédde s. f. Nascondino; atteggia­
uagnaune, uagnóne, uagliò s. m. Giova­ mento ambiguo di chi fa nascondino, cioè
ne, alunno di bottega: uagniaune de la non si scopre apertamente.
pettaje (ragazzo della bottega, apprendi­ uattaréule, uattarule s. m. Foro che si
sta) Il òìm.uagnongtedde (ragazzino) Il trovava nel basso delle porte d’ingresso,
dispr. uagnonastre (giovinastro), utile per fare uscire ed entrare il gatto senza
ualazze s. m. Sbadiglio, aprire la porta.
ualeune, ualane s. m. Operaio addetto
ua-ua s. m. Persona che parla e non
alla cura di vacche e pecore,
conclude o che grida per un nonnulla,
uàllere s. f. Ernia.
uande s.m. Guanto: sape la mane da do và ué inter. Ohè.
u uande (sa la mano da che parte si infila il uedeue, uedà (uedeute, uedate) I. v. tr.
guanto); solco di terra smossa lasciato dallo Guidare. II. v. rifl. Regolarsi.
zappatore. uélì-uélà inter. Oilì-oilà espressione di
uandìere s. f. Vassoio. saluto o ritornello in alcuni canti paesani:
uandìere s. m. vd. andìere uélì-uélà, la uardia mangiapane cu
uappe s. m. Guappo. mazxarìedde ’mmane (oilì-oilà, la guardia
uardapasse s. m. comp. Spione. mangiapane con la mazzarella in mano - da
uardaspalle s. m. comp. Bustino che reg­ una filastrocca modugnese).

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uèrce s. m. Guercio, ùldeme e jùldeme agg. qual. Ultimo,
uèrre s. f. Guerra, dissidio: à mmiseuèrre ùlgere s. f. Ulcera.
‘mménz’n lefamigghje (ha messo dissidi tra ulme e julme agg. qual. Chi rimaneva
le famiglie) ultimo nel gioco della passatella e non
uerrìere s. m. Guerriero, beveva neanche un goccio di birra: s a
uettande agg. num. Ottanta, julme (rimanere all’asciutto).
uettandéune, uettandune agg. num. uòttere s. m. Otre dei frantoiani della
Ottantuno, capacità di 40-50 chili.
uétte agg. num. Otto, urse s. m. Orso; persona scontrosa, poco
uéttecìende agg. num. Ottocento, socievole.
u éttem óile, uéttem ile agg. num. urze e jurze! inter. Espressione di rim­
Ottomila. provero corrispondente circa a “ fai schifo”.
uéve s. m. Uovo. Dallo spagnolo huevo. utre s. m. Utero.

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V

V con questa consonante iniziano molte vammasce o mammasce s. f. Bambagia,


parole che in italiano cominciano con la usata per la filatura o per la riempitura
consonante b\ Velétte (Bitetto), vequate delle coperte imbottite,
(bucato), Vetònde (Bitonto), viate (beato), vandamìende s. m. Vanteria,
vacabbònde agg. sost. Vagabondo, vandeue, vandà (vandeute, vandate) v. tr.
vacande agg. qual. Vuoto / / s. m. Lo Vantare.
schienale dell’agnello formato da ossa e vangarédde s. f. Bancarella,
poca carne. vanghe s. f. Banco II dim. vangarìedde
vacandóje, vacandì agg. e s. Celibe o (deschetto, tavolinetto da lavoro; panchet­
nubile: vacandója granne (zitellona). to); vanghetìedde (banchetto per sedere o
vaccellénde s. f. Vostra eccellenza, titolo poggiare i piedi); accr. vangaune, vangane
riservato ai nobili, (bancone).
vaccheure, vaccare s. m. Vaccaro. vanne s. f. Luogo, posto: nan zi sciate a
vaccióine, vaccine s. f. Mucca, nesciuna vanne (non sei andato da nessuna
vacióile, vacile s. m. Bacile, parte); vògghe a ttutte vanne (vado in tutti
vaine, véne s. f. Vena, i luoghi).
vajasse s. f. Serva, donnaccia, vannéute, vannute agg. qual. Ampio,
valaje, valé (valéute, valute) v. intr. Vale­ largo.
re; nella coniugazione alcune voci cambia­ vapaure, vapóre s. m. Vapore; nave;
no la v in « : na mmale nudde (non vale treno.
niente). varaule, varóle s. f. Caldaia per caldarro­
valaure, valóre s. m. Valore, ste. Il caldarrostaio amava ripetere cantan­
valénde agg. qual. Valente, svelto: la do: le castagne de la varóle càccene fumé
valénde de la nòtte (la svelta della notte; allóre allóre (le castagne della caldaia cac­
ossia donna che si mette a lavorare quando ciano fumo sul momento, cioè sono bollen­
ormai non è più ora e quindi lo fa solo per ti).
mostra, per finta), varcaune, varcóne s. m. Barcone,
valéstre s. f. Balestra, varche s. f. Barca.
valeteue, valetà (valeteute, valetate) v. tr. vardédde s. f. Sella che mantiene le stan­
Valutare. ghe del traino.
valóisce, valisce s. f. Valigia // fig. Perso­ varraune, varróne s. m. Ferro di sicurez­
na che si trascina senza far nulla. za per la porta.
vambasciaune, vambascióne (pi. vamba- varreute, varrate s. f. Baratro, disastro: u
sciéune, vambasciune) s. m. Cipolla selvati­ uav ammenate jinde a la varrate (lo ha tra­
ca della Murgia. scinato nel disastro),
vambe s. f. Fiamma, varróile, varrile s. m. Barile,
vambeute, vambate s. f. Fiamma, vam­ varvaraule, varvaróle s. f. Foruncolo,
pata; caldana. varvarédde s. f. Solletico sotto il mento.

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varvaróje, varvarì s. f. Salone, bottega veccìere s. m. Macellaio. Dal francese
del barbiere, boucher.
varve 5. f. Barba. vecióine, vecine agg. sost. Vicino: figghje
varvesceue, varvescià (varvesceute, var- e ciardine uàrdele da le vecine (figli e giardi­
vesciate) v. tr. e intr. vd. vavescieue. ni guardali dai vicini, cioè dall’invidia dei
varvìere s. m. Barbiere, vicini).
vasce agg. qual. Basso / / dim. vasciótte vedaje, vedé (vedènte, viste) v. tr. Vede­
(bassotto). re, guardare.
vascìedde s. m. Vascello, vedequeue, vedequà (vedequeute, vede-
vasechizze s. m. Movimento ondulatorio, quate) v. intr. Muoversi appena, palpitare:
vasenecheule, vasenecóle s. m. Basilico, u meninne acchemménze a vedequarse (il
vaseue, vasà (vaseute, vasate) v. tr. Ba­ bambino incomincia a muoversi).
ciare. vedéute, vedute s. f. Veduta, vista,
vasque o vasche s. f. Vasca del frantoio aspetto: téne ‘na bbèlla vedute (ha un bel­
per molire le olive. l’aspetto).
vasteuse, vastase s. m. Operaio di un veire, vére agg. qual. Vero,
magazzino o di una “carovana di lavoro”, vejeute e vieute, vejate e viate agg. qual.
addetto al carico e scarico. / / agg. qual. Beato: vejate próime! (Beati i primi).
Scostumato / / dim. vastasìedde (discolo). velaje, velé (veléute, velute) v. tr. Volere:
Vastiane s. m. pr. Sebastiano, vele iépeté (volere è potere),
vatte (vattéute, vattute) v. tr. Battere, velanze s. f. Bilancia,
vatte s. m. Ovatta.
velanzóine, velanzine s. m. Bilancino;
vattìseme s. m. Battesimo. Dal tardo
cavallo da tiro di rinforzo.
latino baptismus.
vausce, vésce s. f. Voce: dà vósce (dare Velardóine, Velardine s. m. pr. Berardi-
voce, cioè farsi sentire); véscia cadute (voce no.
fievole, raucedine). veldeue, veldà (veldeute, veldate) v. tr.
vavàcchete e vavatte s. m. Paura, batti­ Voltare, cambiare: veldametrascursei cam­
cuore. biamo discorso).
vavescieue, vavesciate (vavescieute, va- veldeute, veldate s. f. Girata, svolta, an­
vesciate) v. tr. e Intr. Sbavare, sporcare con golo: jàvete pròprie a la veldate de chèssa
la bava o con la bocca. strate (abita proprio all’angolo di questa
vavéuse, vavuse (f. vavause, vavóse) agg. strada); meni a la veldate de la dì (venire sul
qual. Sporco, bavoso // fig. Persona che volgere del giorno). Atteggiamento, com­
vuole mettersi in mostra. portamento, espressione: téne cèrte bbrut-
vavugghje s. m. Pioggia scarsa, minuta a te veldate (ha dei comportamenti sgarbati).
somiglianza di piccole bave; parole senza veleine, veléne s. m. Veleno, dispiacere,
senso. bile: m’à ddate ne veléne (mi ha dato una
veccaune, veccóne s. m. Boccone, bile).
vécchje agg. sost. Vecchio: la vécchje velenéuse, velenuse (f. velenause, velenó­
tenéve ciend’anne e se velève ‘mbarà (la se) agg. qual. Velenoso,
vecchia aveva cento anni e voleva ancora velléute, vellute s. m. Velluto,
imparare) I l dim m. vecchjarìedde (f. vec- velpeure s. m. Nido di vespe,
chjarédde). vemeteue, vemetà (vemeteute, vemeta-
vecciaróje, vecciarì s. f. Macelleria: u te) v. tr. e intr. Rimettere, vomitare.
cuane de la vecciarì chjine de sagne e sènza vendagghje o mendagghje s. m. Venta­
nudde (il cane della macelleria pieno di glio: ammenarse u vendagghje (menarsi il
sangue e senza nulla, cioè affamato). Dal ventaglio, cioè stare in ozio),
francese boucherìe. vénde s. f. Ventre, pancia: chjàcchjere ca
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nan ègnene vénde (chiacchiere che non verruzzue e verruzze s. m. Piccola trot­
riempiono la pancia). tola di legno.
vendecataure, vendecatóre s. m. Vendi­ verteuóine, verteuine s. m. Rimprove­
catore. ro pesante, bastonatura: 'nge so ffatte ne
vendecatóive, vendecative agg. qual. verteuine (gli ho fatto un grosso rim­
Vendicativo. provero).
vendecheue, vendecà (vendecheute, ven­ ververaune, ververóne s. m. Beverone,
devate) v. tr. Vendicare. brodaglia di acqua e farina di cereali per il
vendescieue, vendescià (vendescieute, pasto delle pecore; qualsiasi brodaglia non
vendesciate) v. tr. e intr. Ventilare; rinfre­ ben identificabile,
scarsi, prendere aria. vesazze s. f. Bisaccia.
vendeure, vendure s. f. Ventura, futuro: Vescègghje s. p. Bisceglie.
la fèmmene ca cònde la vendure (la donna vescigghje s. f. Vigilia,
che racconta il futuro, per indicare la zin­ vesenderóje, vesenderì s. f. Voglia di
gara). cosa proibita, capriccio.
venemeue, venemà (venemeute, vene- veseróje, veserì pron. pers. Voi, usato in
mate) v. tr. Vendemmiare: iósce ènne vene­ segno di rispetto verso i genitori o persone
meute (oggi hanno vendemmiato); consu­ anziane,
mare, distruggere: s’à venemate tutte la vèspe s. f. Ape.
propriétà (si è consumato tutta la proprie­ vesseue, vessa (vesseute, vessate) v. tr.
tà). Vessare.
venerdóje, venerdì s. m. Venerdì. vessìere s. f. Visiera,
Venétte s. p. Binetto. vessóiche, vessiche s. f. Vescica; bolla
vènge (vengéute, vengiute) v. tr. Vincere, ripiena di liquido purulento // dim. vesse-
vènne (vennéute, pennute) v. tr. Vende­ chétte. Dal latino vessica.
re. Dal latino vendere. vèste s. f. Veste II dim. f.vestecédde e m.
vennègne s. f. Vendemmia, vestecìedde\ accr. vesteraune o vesteróne.
vestóje, vestì (vestéute, vestuté) v. tr. e
vequatéure, vequature s. m. Grosso reci­
intr. Vestire: vìestete ceppóne ca me pare
piente di creta per il bucato.
'ne bbèlle baróne (vestiti cippo che mi sem­
vequeute, vequate s. f. Bucato; disastro, bri un bel barone, cioè l’aspetto serve e
pasticcio: àffatte ’na vequate (ha combina­ trasforma).
to un pasticcio). vestóire, vestire s. m. Gonna lunga ed
verdeiche, verdéche s. f. Verdeca, vino ampia / / dim. vesterìedde (gonnellina).
prodotto con uva bianca: la verdeiche de veteue, vetà [veteute, vetate) v. tr. Votare,
Gravóine (la verdeca di Gravina). vetazziaune, votazzióne s. f. Votazione,
verdétte s. m. Pietanza a base di piselli, vetìedde (f. vetédde) s. m. Vitello,
uova e pezzi di agnello, che si consuma il vetigne s. m. Vitigno.
lunedì di Pasqua. Vetònde s. p. Bitonto.
verghegnéuse, verghegnuse (f. verghe- vetreune, vetrane s. f. Morbillo,
gnause, verghegnóse) agg. qual. Vergogno­ vetróine, vetrine s. f. Vetrina: la pupe
so, timido, jind’a la vetrine (la pupa nella vetrina, per
vèrme s. m. Verme. indicare una donna dall’aspetto molto so­
vernóile, vernile, vernine agg. Invernale: fisticato che si mette in mostra).
pemedure vernine (pomodorini che si ap­ vetteure, vettare s. m. Artigiano che co­
pendono per essere consumati in inverno), struisce le botti.
verrécque s. m. Torsolo, vettéure, vetture s. f. Vettura, automo­
vèrrie s. f. Verga, bile.
verrucque s. m. Cavalletta. veuse, vase s. m. Bacio: pìzzeche e vvase

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nan vàscene pertuse (pizziche e baci non vópe s. f. Pesce marino non particolar­
lasciano segni, conseguenze). mente pregiato.
veutesvete o vate s. m. Viottolo di cam­ vèrse s. f. Borsa II dim. m.versìedde
pagna. Dal latino vadum. (borsellino).
veute, vote s. m. Voto sia in senso religio­ vósche s. m. Bosco II dim. voschétte
so che politico: à jfatte u vote a la Madonne (boschetto).
(ha fatto il voto alla Madonna). votacchje aw. Chissà: votacchje a ddò stà
veuve, vóve s. m. Bue: u vóve disce cher- (chissà dove sta).
nute o ciucce (il bue dice cornuto all’asino). vétte s. f. Botte II dim. votterìedde e
vezziéuse, vezziuse (f. vezziause, vezzió- vuttecìedde.
se) agg. qual. Vizioso, vózze s. f. Gozzo, gola,
viatèzze s. f. Beatitudine, gioia, vrameue, vramà (vrameute, vramate) v.
viatìedde (f. viatédde) s. m. Uomo molto intr. Urlare, piangere per il dolore,
religioso. vrazzalìedde s. m. Bracciante agricolo,
viaule, vieule, viòle s. f. Cetonia, coleot­ vrazze s. m. Braccio,
tero frequente sui rosai, il cui dorso si vrazzétte s. m. Braccetto: chidde e ddù
presenta con riflessi verde-dorati, vònne sémhe a vrazzétte (quei due vanno
vieute, viate vd. vejeute sempre a braccetto).
vicce s. m. Tacchino, vrazzeute, vrazzate s. f. Bracciata: ‘na
vrazzate de cime de cóle (una bracciata di
vìdue s. m. Vedovo,
cavoli).
vìende s. m. Vento: le paróle so ccóm’o
vreddastre agg. qual. Verdastro,
vìende (le parole sono come il vento),
vregógne s. f. Vergogna,
vìerne s. m. Inverno, vremecìedde o vermecìedde s. m. Ver­
vìerse s. m. Verso, direzione: ptgghjeue micelli.
do vìerse sù (prendilo dal suo verso), vremecócche o vermecócche s. f. Albi­
vióttue s. f. Viottolo, cocca. Dall’arabo borquq.
vìscere s. m. pi. Visceri, vrennécchje, vernécchjesm. Bernoccolo.
vizzie s. m. Vizio, vrenóisce e vernóisce, vrenisce e verni-
vjelóine, vjeline s. m. Violino, sce s. f. Vernice.
vòcche s. f. Bocca: vòcch’apèrte (bocca vreseure, vresure s. f. Versura, misura
aperta, per indicare una donna sboccata); agraria di superficie.
la vòcche du puzze (la bocca del pozzo), vréspe s. m. Vespro; suono della campa­
vócque s. f. Chioccia, na che segnava le prime ore del pomeriggio
vòdde s. f. Bolla, foruncolo, e la ripresa del lavoro,
vréspe s. f. Vespa,
vóite, vite s. f. Vite, elemento di collega­
vreuche, vrache s. m. Brache,
mento costituito da un cilindro filettato e vreuche, vrache s. m. Pezzo dei finimenti
da una testa. che ornava la parte posteriore del cavallo,
vóive, vive agg. qual. Vivo: Vienne ddò vricce s. m. Breccia,
vive e mmuèrte! (vieni qua vivo o morto!). vrìgene s. m. Brecciolina.
vóje, via e vi s. f. Via: via nòve (via nuova, vrigghje s. f. Briglia: a vvrigghja sciólde (a
spesso per indicare una strada grande). briglia sciolte, cioè senza freno).
voldagiacchétte s. m. comp. Voltagab­ vrìttue s. m. Uomo sfaccendato che gi­
bana, persona che cambia continuamente ronzola sempre per il paese,
le sue posizioni. vueue, vuà (vueute, vuote) v. intr. Volare,
voldavóite, voldavite s. m. comp. Cac­ vugghje s. m. Bollore; vortice marino,
ciavite. vulze agg. qual. Rozzo, bolso, fiacco;
vólpe s. f. Volpe // accr. velpaune, velpó- impotente.
ne (volpone, persona furba). vùstrue s. m. Buco; coperchio.

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z

zagagghje s. f. Legaccio. *zeccóine, “zecchine s. m. Zecchino, mo­


*zah esclam. Esclamazione per allonta­ neta d’oro emessa dalla Repubblica di Ve­
nare il cane. nezia; per estensione indica qualsiasi mo­
*zambeune, zambane s. f. Zanzara. neta di metallo.
*zambògne s. f. Zampogna. *zefìlde s. f. Sifilide,
*zambugnare s. m. Zampognaro, zelefreune, zelefrane agg. qual. Di scar­
zanghette s. f. Zanchetta, tipo di pesce so valore.
somigliante alla sogliola. zelefrizze s. m. Spina.
■ 'zanne s. f. Zanna, dente grosso. *zelfanìedde s. m. Zolfanello.
*zanneute, zannate s. f. Zannata, *zèlle s. f. Tigna.
zanzeure, zanzale s. m. Sensale, *zelléuse, '"zelluse (f. ''zeliause,'"zellóse)
'■ 'zappataure, zappatóre s. m. Zappatore. agg. qual. Affetto da tigna; sporco: nan zi
i zappe s. f. Zappa, di peso di circa 5 levanne la cóppue da ‘ngape o *zelluse (non
chilogrammi; *zappa menzeune, i'zappa togliere la coppola dalla testa di chi è affet­
menzane zappa mezzana / / accr. m. to da tigna, cioè non toccare il debole di un
Zappatine (zappone); dim. f. zappétte o individuo).
Zappelatédde (zappa di circa due chilo­ ■ 'zembeue, *zembà ('Zembeute, '"zembate)
grammi); *zappòdde (zappa di circa un chi­ v. intr. Saltare.
logrammo); dim. m.zappudde (zappa di *zenzeuére s. f. Donna sciatta, che sta
circa mezzo chilogrammo). sempre per strada come i robivendoli.
*zappeue, *zappà ("zappeute, zappate) *zéppe (f. *zóppe) s. e agg. Zoppo: ■zéppe
v. tr. Zappare: ce "zappe béve l’acque, ce nan a ballà e scialpe a candà (zoppo a ballare e
Zappe béve u mmìerre (chi zappa beve balbuziente a cantare).
l’acqua, chi non zappa beve il vino), “zeppìere s. f. Zuppiera, ciotola di terra­
zaraffe s.m. Imbroglione. cotta.
*zarre agg. qual. Rozzo, avaro. *zerraune, *zerróne agg. qual. Avaro,
*zauche, zóche s. f. Fune, corda: te ne ué rozzo. Dall’arabo surrah.
sci zóca *zóche? (Te ne vuoi andare in *zetèlle s. f. Setaccio per farina, zucche­
galera?). ro, ecc.; donna non sposata / / accr.
zavòrre s. f. Zavorra, 'Zetellaune, "Zetellóne (zitellona).
zàzzere s. f. Zazzera. *zéule, *zule s. m. Recipiente per attin­
*ze vd. *zì gere olio o vino in piccole quantità.
zebibbe s. m. Zibibbo, varietà di vino. *zezzì s. m. Zio in senso dispregiativo: jé
*zècche s. F. Zecca // fig. Petulante, ppróprie ‘ne zezzi (è proprio un mezzo
persona che sta sempre attaccata addosso. stupido).
*zecchelatéure, *zecchelature s. f. *zi e *ze (f. 'Ze) s. m. Zio: Zi Mechéle, ~Ze
Zoccolatura. Mari (zio Michele, zia Maria).
*zecchenétte s. m. Gioco d’azzardo con *ziarédde, *ziarèlle s. f. pi. Mercanzie,
le carte. merletti nastri.

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*ziazì s. m. e f. Prozio, ascendente; per­ *zócchene s. f. Zoccola, topo di chiavica;
sona di poco conto. prostituta da quattro soldi.
*ZièlIe s. f. pr. dim. di Graziella, *zóite, *zite (pi. ’zètere) s. m e f. Sposo,
zighezzagghe s. m. Elastico con cui si sposa, fidanzato, fidanzata: vàie la zite
faceva un gioco con le dita. jinde o lìette (vuole la sposa nel letto, cioè
*zìgnere s. m. (f. zègnere ) Zingaro, vuole tutto pronto); u ''Zite vécchje (ex
zinzìn s. m. pi. Piatti della banda o qual­ fidanzato). Festa di matrimonio: ama scióje
siasi altro oggetto che ne imiti il suono. a la *zóite (dobbiamo andare al matrimo­
*zippe s. m. Piccolo pezzo di legno, nio).
zirre s. m. Ziro, orcio: l’écchjea zzirre (gli *zùcchere s. m. Zucchero.
occhi truci). *zumbafuésse s. m. Persona di poco
*zizì s. m. Zio, specie nel vocativo: *zizt, credito che non mantiene gli impegni.
stenderne a mmè (zio, ascolta me). *zumbe s. m. Salto.

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