Sei sulla pagina 1di 9

Il Pianeta scritto

135
«Tutto
ti serva
di libro»
Studi di Letteratura italiana
per Pasquale Guaragnella
Volume I
La pubblicazione di questo volume si è avvalsa del contributo straordinario
del Consiglio di Amministrazione e del Dipartimento di Lettere Lingue Arti -
Italianistica e Culture Comparate dell’Università di Bari “Aldo Moro”

© 2019 ARGO s.c.r.l.


Via San Lazzaro, 8 - 73100 Lecce - Italia
tel. 0832.241595
info@argoeditrice.it
www.argoeditrice.it
Cronologia e attestazioni scritte degli esiti di -LL- nei dialetti meridionali estremi 415

Rosario Coluccia l’ipotesi che quello di cui parliamo costituisca un fenomeno di sostrato,
(Accademia della Crusca) dunque antichissimo. Diventa allora sensato verificarne la attendibilità
ripercorrendo a ritroso la documentazione, dalla più recente alla più an-
Cronologia e attestazioni scritte degli esiti di -LL- tica, alla ricerca di segni grafici che attestino con sicurezza gli esiti, cacu-
nei dialetti meridionali estremi minale [ḍḍ] e semplice dentale [dd], del nesso latino [LL] nelle manife-
stazioni scritte di area meridionale estrema, a partire da quella salentina.
Ai nostri giorni, la zona interessata dalla pronunzia cacuminale è quel-
la centrale e meridionale del Salento. Il confine settentrionale di quest’e-
«In parecchie zone del Mezzogiorno è caratteristico lo sviluppo di sito corre lungo la linea San Pancrazio-Torchiarolo, tra Lecce e Brindisi
suoni cacuminali». […] «Il suono [ḍḍ] vale per quasi tutta la Sicilia, per (Mancarella 1998, pp. 134-137); più a nord, il resto della regione pugliese
gran parte della Calabria e per il sud della penisola salentina. Esso non ha presenta invece la resa [-dd-], a parte la zona estrema settentrionale del
dappertutto il medesimo timbro, in quanto la caratteristica cacuminale Tavoliere fino a Lucera, Troia, Foggia, Castelluccio dei Sauri, dove pre-
è ora più forte, ora più leggera. Il suono stesso è articolato talvolta più vale l’esito molisano-campano di [LL] conservato (Valente 1975, p. 56).
energicamente, talvolta meno: le singole varianti locali non sono facili da Le prime sicure attestazioni scritte salentine del fenomeno di cacu-
distinguere foneticamente l’una dall’altra. D’altra parte i testi dialettali minalizzazione risalgono al Settecento e si rinvengono nei testi della
regionali si servono per lo più di segni rudimentali e convenzionali per letteratura dialettale. «La produzione in dialetto salentino ascrivibile
esprimere questo suono: per esempio <ddr> o <ddh> (cavaddru, stiddha). al Settecento non è strabocchevole, ma neanche è tanto scarsa da non
Possono servire come esempi il siciliano cavaḍḍu, coḍḍu, stiḍḍa ‘stella’; il permettere una visione d’assieme ed una organica analisi e collocazio-
calabrese staḍḍa, vaḍḍi ‘valle’, vuḍḍire ‘bollire’, beḍḍu; il salentino (Lecce, ne storica [e] si prolunga, si direbbe in modo ben proporzionato, lungo
ecc.) bambinèḍḍu, capiḍḍu, beḍḍa, letticeḍḍu, caḍḍu, ‘gallo’. Più oltre tutt’intero il secolo» (Marti 1994: 15). Se consideriamo direttamente i
verso nord [ḍḍ] ha perduto il suo carattere cacuminale ed è passata a manoscritti di alcune opere, la cacuminale sonora intensa è rappresentata
[dd] dentale, il quale suono vale in generale per la Campania meridionale graficamente da due <d> tagliate da una lineetta nei manoscritti della
(prov. Salerno), per certe zone della Lucania, per la provincia di Taranto commedia La Rassa a bute ‘le svolte della Grascia’ (la Grascia è ‘l’insieme
e la Puglia settentrionale (Bari e Foggia)» (Rohlfs 1966-69, § 234). di uffici, mezzi e persone cui è affidato il còmpito di provvedere al vetto-
Ho citato solo per una parte ridotta, quella riguardante fondamen- vagliamento della città’) di Anonimo leccese (prima metà del sec. XVIII),
talmente i dialetti meridionali estremi compreso il Salento (su cui con- del poema La Juneide di Anonimo leccese (1770-1771), del Contrasto sce-
centreremo d’ora in avanti la nostra attenzione), il lungo paragrafo che neggiato anonimo tra un Toscano e un Gallipolino del 1794 (Romanello
Rohlfs dedica allo «sviluppo di ll in suoni cacuminali», in realtà ricco di 1986: 12); esclusi questi, non si registrano nei codici salentini dell’epoca
molte ulteriori specificazioni che analizzano con abbondanza di dettagli altri segnali per la resa della cacuminale.1 Se trasferiamo la verifica dal
la complessità degli sviluppi italoromanzi del nesso latino di partenza, sia manoscritto all’edizione moderna, troviamo la seguente situazione (si for-
riguardo alla variazione fonetica che riguardo alla distribuzione areale. niscono solo alcuni esempi): beḍḍa ‘bella’, quiḍḍi ‘quelli’, riḍḍi ‘grilli’ ecc.
Ma un dato generale colpisce: nell’intero paragrafo, Salento incluso, gli
esempi sono tutti desunti dai dialetti moderni, manca qualsiasi riferimen-
to alla documentazione scritta e ai testi antichi. Detto in altri termini, la 1
  A parte, per le sue caratteristiche esterne, va considerato un bell’esempio di
genesi del fenomeno parrebbe (relativamente) recente né risulta possibile scrittura esposta rappresentato da un’ottava inserita in un cartiglio in fondo a una
alcuna determinazione precisa di data. pala d’altare collocata nella navata destra della basilica di Santa Croce a Lecce. Il
quadro raffigura Sant’Oronzo trionfante che protegge la città di Lecce e i leccesi da
Tuttavia la n. 2 di p. 328 sembra aprire una diversa prospettiva. «Si un terremoto avvenuto il 20 febbraio 1743: scosse ripetute e ben avvertite, ma nes-
ritiene comunemente che la [ḍḍ] cacuminale si fondi su un sostrato me- sun danno alla città e ai suoi abitanti, per intercessione del protettore. Ecco il testo
diterraneo; la qual cosa non è da escludersi, tuttavia bisogna osservare dell’ottava: «Foi santu Ronzu ci ne leberau / de lu gra’ terramotu ci faciu; / a binti de
che suoni cacuminali sono propri anche dell’inglese […] e dello spagno- frebaru tremulau / la cetate nu piezzu e no cadiu. / Iddu, iddu de celu la guardau, / e
lo d’America […]. Lo sviluppo [ll] > [ḍ] si incontra anche nei parlari nuddu de la gente nde patiu. / È rande santu! Ma de li santuni, / face razie e meraculi
a migliuni». In iddu [< ILLUM] (due volte) e in nuddu [<NULLUM] ‘nessuno’ non
montani dell’Asturia». Pur dubitativamente, nella nota viene formulata ci sono tratti grafici indicanti una pronunzia cacuminale.
416 «Tutto ti serva di libro» Cronologia e attestazioni scritte degli esiti di -LL- nei dialetti meridionali estremi 417

nel Viaggio de Leuche a lingua de Lecce di Geronimo Marciano (1710 ca.); realizzate per la “Carta dei dialetti italiani”: «I diversi ricercatori della
capiḍḍi ‘capelli’, iḍḍi (< ILLI) ‘loro’, scuteḍḍa ‘scodella’ ecc. nella Rassa CDI, infatti, hanno sempre riconosciuto in tutti i dialetti del Salento cen-
a bute; campaneḍḍe ‘campanelle’, tamburrieḍḍu ‘tamburello’ ecc. nella tromeridionale questa caratteristica realizzazione cacuminale, assente poi
Juneide; asenieḍḍu ‘asinello’, caseḍḍa (<-ILLA) ‘casetta’, nfrezzulatieḍḍu nei dialetti del Salento settentrionale» (Mancarella 1998, p. 136).3
(-ILLU) ‘infreddolito’, nuḍḍu ‘nessuno’ ecc. in componimenti poetici di Risaliamo alla ricerca di documentazione più remota. Sino a pochi
vari autori e di anni diversi; beḍḍizza ‘bellezza’, scoḍḍu ‘scollo’, ecc. nel anni addietro (indicativamente potremmo dire negli studi scientifici ap-
Dialogo (Marti 1994: 29, 63, 218, 304, 313, 364).2 Mancano indicatori parsi sino alla fine dello scorso millennio), si riducevano sostanzialmente
grafici della cacuminalizzazione nella farsa pastorale in tre atti Nniccu a due i testi salentini antichi di una certa ampiezza e ben pubblicati, sia
Furcedda (1730 ca.) di Girolamo Bax, operante a Francavilla Fontana pure con differenti impostazioni metodologiche. La versione salentina
(provincia di Brindisi) e dintorni: oltre al nome del protagonista (che vale del Libro di Sidrac (metà del sec. XV), enciclopedia medievale anoni-
‘forcella’), compaiono caddu ‘gallo’, muddica ‘mollica’, taraddu ‘tarallo’ ma e di imponente diffusione in Italia (da ultimo Serra 2016) e in gran
ecc. (Marti 1994: 111-112). La grafia sembra dunque attestare il passaggio parte dell’Europa occidentale (edizione di Sgrilli 1983) e i Capitoli della
[LL] > [dd], non l’esito cacuminalizzato [ḍḍ], in perfetta coerenza con Bagliva di Galatina (1496-99), scritto di carattere amministrativo redatto
la distribuzione geolinguistica che abbiamo richiamato sopra: Francavilla dal notaio «Urbano Perrono de Licio», contenente disposizioni di ordi-
Fontana è a settentrione dell’isoglossa San Pancrazio-Torchiarolo. In altri ne amministrativo, fiscale e di pubblica sicurezza di un centro salentino
termini, la resa grafica dei testi settecenteschi (riprodotta in edizioni af- (edizione di D’Elia 1968). In entrambi questi testi <-ll-> si conserva, sen-
fidabili e ben condotte) appare perfettamente coerente con la variabilità za eccezioni: bellico (v-) ‘ombelico’, bello (-u, v-), cavallino, cavallo, ecc.
diatopica dialettale oggi conosciuta e la situazione presentata dalla tra- (Libro di Sidrac); [campane] bollate ‘otturate in modo che non possano
dizione scritta di letteratura dialettale salentina rispecchia la pronunzia suonare’ (cfr. uḍḍare ‘turare, tappare, chiudere un buco’ VDS), cavallo,
orale (dell’epoca e ancora attuale). quello, ecc. (Capitoli della Bagliva di Galatina).
Nel caso della produzione settecentesca proprio l’esplicito indicato- Le ricerche dell’ultimo trentennio hanno profondamente mutato il
re grafico rintracciato nei codici della Rassa a bute, della Juneide e del quadro di riferimento e trasformato un panorama quasi asfittico in un
Dialogo riproduce la presenza della cacuminale sonora nell’oralità coeva paesaggio popolato da presenze numerose e tipologicamente variate, se-
ai testi. Non dobbiamo per questo dedurre che la corrispondenza tra gnato perfino da manifestazione letterarie non disprezzabili (si veda il
parlato e scritto, tra pronunzia orale e resa grafica, sia totale. La disomo- censimento dei testi salentini e pugliesi tre-quattrocenteschi ricomposto
geneità strutturale della lingua – che investe sia il parlato che lo scritto in Coluccia 2009, pp. 178-193. E altre testimonianze, di cui non è possi-
– non garantisce che il fenomeno venga registrato (o si manifesti) in tutti bile produrre l’elenco, continuano ad apparire).4 Ne sono nate ottime
i casi teoricamente possibili. In proposito è utile un controllo attraverso il edizioni, che hanno prodotto risultati importanti su un piano generale,
VDS, che documenta nel Salento (cioè nell’area oggi interessata al feno-
meno di cacuminalizzazione) la presenza anche di varianti non cacumi-
nalizzate, in specie nella zona meridionale: beḍḍu / beddu ‘bello’, caḍḍu / 3
  L’articolo di Loporcaro 2001 intende «sensibilizzare chi, sul campo, trascrive
caddu ‘gallo’, canceḍḍu / canceddu ‘cancello, inferriata’, ‘spicchio d’aglio o dati dei dialetti meridionali estremi, al problema dell’esatta notazione del modo di
d’arancio’ e ‘matassa’, cavaḍḍu / cavaddu ‘cavallo’, gaḍḍaranu / caddaranu articolazione delle retroflesse», […] allo scopo di ottenere «una cartografia dettaglia-
ta dell’esatta natura fonetica delle consonanti retroflesse nel Meridione estremo» (p.
‘mignattaio, sorta di trampoliere’, sanapuḍḍu / sanapuddu ‘specie di sena- 231). Si sforza di rispondere a questa esigenza l’indagine di Soro 2016.
pe selvatica’ ecc. Come è noto, il VDS assembla fonti dialettali di natura 4
  Su varie fonti (in maggioranza latine, ma in più piccola parte anche redatte in
diversa, orale e anche scritta, e non tutte omogenee. Meno oscillante sem- volgare) legate alla attività delle corti salentine legate a esponenti, tra loro variamen-
brerebbe la situazione sulla base di indagini solo sincroniche, le inchieste te imparentati, della dinastia Orsini del Balzo informa Massaro 2006, in particolare
pp. 153-156. Una parte di queste, Registri o Quaterni riguardanti il funzionamento
amministrativo del principato di Taranto, è già edita all’interno della collana «Fonti e
studi sugli Angiò, gli Orsini e gli Aragona nel principato di Taranto», emanazione del
2
  In edizioni di testi dei secoli successivi si adottano anche altri indicatori grafici «Centro di Studi Orsiniano», attivo a Lecce e in collegamento con l’«Istituto Storico
della cacuminalizzazione: <dr>, <ddr>, <dh>, <ddh>, <ddhr>. Spesso gli editori, Italiano per il Medio Evo». Vito Luigi Castrignanò mi segnala alcune lettere della
in sedi non specialistiche, discutono della resa grafica più opportuna, lamentando regina Maria d’Enghien (personaggio di cui si parla immediatamente dopo) recente-
l’inesistenza di una soluzione univoca. mente riaffiorate nell’archivio di Conversano.
418 «Tutto ti serva di libro» Cronologia e attestazioni scritte degli esiti di -LL- nei dialetti meridionali estremi 419

segnando un obiettivo progresso degli studi. Dopo quella di Napoli e Lo «Scripto sopra Theseu re» è uno straordinario commento anonimo
della Campania, dopo quella della Sicilia, esistono le condizioni perché salentino al «Teseida» di Boccaccio (ante 1487), indipendente rispet-
la storia linguistica di un’altra regione meridionale, quella della Puglia, to agli altri due commenti organici all’opera finora conosciuti (il primo
fuoriesca dalla marginalità in cui è stata a lungo relegata (soprattutto a dello stesso Boccaccio, giunto in redazione autografa; il secondo dovuto
causa della supposta, ma non reale, carenza documentaria) e si inserisca all’umanista ferrarese Pier Andrea de’ Bassi), pubblicato con capillare
con le proprie peculiarità nel più ampio contesto nazionale. Per quanto individuazione delle fonti e esame della lingua fondamentale per la co-
ci riguarda, grazie ai nuovi apporti si può ora procedere comodamente a noscenza della storia linguistica meridionale precinquecentesca (edizio-
ulteriori accertamenti, per verificare nelle più recenti edizioni la presenza ne di Maggiore 2016). Nello Scripto troviamo: alluma ‘accende’, aucello
o l’assenza del fenomeno consonantico che stiamo trattando. Anticipo (u-) ‘uccello’, capillo, cavallo, ecc. (esemplificazione completa e discus-
subito che anche in questi casi l’indagine non offre riscontri positivi, non sione in Maggiore 2016, pp. 226-227).
esistono evidenze scritte del fenomeno. Nulla viene dai testi di lingua romanza in grafia greca. La specificità
L’«Interrogatorium constructionum gramaticalium» è una gramma- delle aree caratterizzate da insediamenti bizantini quali Sicilia, Calabria
tica latina con esempi in volgare leccese composta nel 1444 da Nicola e Salento e storicamente permeate dalla presenza dell’etnia greca, mino-
de Aymo «ordinis fratrum predicatorum» e dedicata alla regina Maria ritaria ma assai vivace, suggerisce di estendere a un consistente manipolo
d’Enghien, moglie di Raimondo Orsini del Balzo, principe di Taranto, e di testi romanzi in caratteri greci l’analisi che abbiamo appena esperito
in seconde nozze di Ladislao d’Angiò Durazzo, morta nel 1446 (edizione sui testi in grafia latina. La tradizione scritta romanza in grafia greca rap-
di Greco 2008). Nell’Interrogatorium troviamo: bello, cavallo, mollifica- presenta in tutto il Sud estremo un concorrente formidabile per quella
re, quillo (-u). Il «Librecto di pestilencia», composto verosimilmente a in grafia latina: testi romanzi redatti in alfabeto greco vi sono ben docu-
Taranto nel marzo 1448 da Nicolò di Ingegne «cavaliero et medico» e mentati. Il contesto bilingue, per un processo frequente nelle situazioni
dedicato a Giovanni Antonio Orsini del Balzo, principe di Taranto dal di contatto e di contrasto tra idiomi diversi, può aver favorito i primi ten-
1420, conte di Lecce dal 1446 e gran conestabile del Regno di Napoli tativi di fermare nello scritto l’oralità romanza. E d’altro canto la preco-
dal 1435, morto nel 1463, è un trattato sulla peste che si colloca, con cità e la lunga persistenza del modello grafico non latino implicitamente
apprezzabili elementi di autonomia, nel filone delle numerose opere me- testimoniano le difficoltà che caratterizzano il percorso di affermazione
dievali dedicate a descrivere fisiologia e patologia di una malattia tanto delle scritture in alfabeto latino in aree come il Salento, ove testi romanzi
diffusa e temuta (edizione di Castrignanò 2014). Nel Librecto troviamo: così redatti appaiono solo alla fine del sec. XIV. A paragone, i testi in
ampulla (ampullecta, ampe-) ‘recipiente di vetro o argilla o metallo, a grafia greca, distribuiti in un arco cronologico che va dalla fine del sec.
collo sottile e corpo globulare, con manico ad ansa e con beccuccio, XIII fino al pieno sec. XVI, arrivano prima e sono tipologicamente varia-
utilizzato in medicina per la conservazione di oli essenziali e sostanze li- ti: scritti di natura religiosa (predica, formula confessionale, invocazione
quide medicinali’, cepolla (che-), gallina, mercurella ‘pianta erbacea delle alla Vergine), di carattere didattico e grammaticale, traduzioni, scritture
Euforbiacee dall’odore sgradevole usata nella medicina popolare come esposte, una ricetta gastronomica, glosse, perfino precoci e interessantis-
purgante e diuretico’, moscatello ‘vino moscato ricavato dall’omonimo sime composizioni poetiche.5
vitigno’, ecc. Gli «Inventari di Angilberto del Balzo» conte di Ugento e Nell’analisi dei testi in caratteri greci, è intrinseca e ricorrente la dif-
duca di Nardò, coinvolto nella seconda congiura dei baroni e arrestato ficoltà di un’interpretazione corretta della grafia, spesso non perspicua.
nel luglio 1487, furono redatti entro la medesima data di imprigiona- Una generale regola di prudenza, che va messa in atto ogni volta che ci
mento da segretari e scribi locali al servizio del conte e frequentemente imbattiamo nei documenti antichi, suggerisce di non dare per scontata
aggiornati con note marginali apposte dallo stesso signore; oltre a rap- la corrispondenza tra suoni e segni: lo scritto presenta ampi margini di
presentare sul piano lessicografico una preziosa documentazione della convenzionalità e, entro certi limiti, perfino di discrezionalità. Traendo
cultura materiale del tempo, contengono un elenco di libri e incuna-
boli facenti parte della biblioteca del conte, per la parte residua oggi
conservati nella Bibliothèque Nationale di Parigi (edizione di Petracca 5
  Nell’impossibilità pratica di tracciare un panorama completo di tali testimo-
2013). Negli Inventari troviamo: anello, anpullecta, banbacello (bonbi-, nianze scritte e degli studi che continuano ad apparire, mi limito a ricordare il pun-
tuale bilancio, allargato all’intera situazione meridionale, ricomposto da Basile 2013
bombi-, bamba-) ‘indumento in cotone, tessuto di cotone’, catinella, ecc. (2012) e il recente Maggiore 2017 (con ulteriori aggiornamenti bibliografici).
420 «Tutto ti serva di libro» Cronologia e attestazioni scritte degli esiti di -LL- nei dialetti meridionali estremi 421

spunto da troppo automatiche e improprie corrispondenze tra segni gra- la distribuzione geolinguistica di esse, è rilevante la coerenza delle atte-
fici e fenomeni fonetici istituite in alcune edizioni di testi antichi (in que- stazioni fonetiche. Ecco l’elenco delle voci dialettali moderne, disposte
sto caso in alfabeto latino), assennatissime osservazioni fa in proposito (per facilitare i riscontri) secondo l’ordine di citazione della precedente
Vàrvaro (1993: 367). lista di vocaboli rinvenuti nei testi antichi (dal Libro di Sidrac fino allo
Scripto) e elencati sopra: eḍḍícu (i-, -ículu, pi-, u-, uddiu, vi-), beḍḍu, (bed-
In una di queste edizioni [viene censito il metodo di alcuni lavori su du, beddǝ), uḍḍare (-ari, vu-, vuddari, vuddare), cāḍḍu (cavaḍḍu, cavaddu,
testi meridionali] c’è la trattazione dei segni adoperati per la nasale pala- cavaddǝ), quiḍḍu (-iddu, -iddǝ, cuddu, cuddǝ), mòḍḍe (mòddi, mòddǝ; non
tale, e si registrano l’uso di gn, quello di nn, e varie altre soluzioni. Subito è registrato un adattamento dialettale del verbo mollificare), ampuḍḍa
dopo si dice che la grafia nn rende senza dubbio la nasale palatale, tanto (mpuḍḍa, mpòdda, mpoddǝ, mboddǝ, mbodda), cǝpuḍḍa (ci-, ce-, cipodda,
più che dove ci attenderemmo nn troviamo anche la grafia gn; in conclu- cǝpòdda, cǝpoddǝ), caḍḍina (aḍḍ-, jaḍḍ-, jaddina, jaddinǝ), muscatièḍḍu
sione l’editore dà insomma per scontato che, al di là della incostanza o (-èddu, -iddǝ), anieddu (-nieddǝ, -niddǝ), vammacedda, catinèdda (-èḍḍa),
incoerenza delle grafie, tutto vada letto come nell’italiano moderno. Può addumare (ḍḍumare), acèḍḍu (cèḍḍu, cèḍḍuzzu, ciḍḍuzzu, ciadduzzu),
darsi naturalmente che egli abbia ragione, ma quello che mi allarma è
capíḍḍu (-iddu, -iddǝ).
che non sorga il dubbio, perché non è mica detto che le cose stiano così.
Se fino a tutto il Quattrocento i testi sono del tutto silenti e invece
Infatti nell’Italia meridionale moderna esistono dialetti che hanno agno
una documentazione inequivocabile si dispiega nel Settecento, il periodo
per anno ed esistono dialetti che hanno filla per figlia. Cosa ci garantisce
che la grafia del testo antico non corrisponda a pronunce del genere?
intermedio offre materiale molto scarso e complessivamente insicuro. Un
(Salvatore de) Adiste (cioè ‘Alliste’) è in una annotazione relativa al 15 ot-
Le difficoltà d’interpretazione ovviamente aumentano quando si ha tobre 1573 archiviata in un obituario di Galatone nel quale sono elencati i
che fare con testi redatti in alfabeto greco. Fino a prova contraria, non decessi dal 1558 al 1586 ad opera di don Leonardo Ammassaro, arciprete
è lecito avvalersi della pronunzia nei dialetti moderni per determinare dal 1565 al 1587 (Gabrieli 1968: 442); ma, posto che la trascrizione sia
il valore fonetico di un tratto grafico antico d’incerta definizione. Nella inappuntabile e che l’identificazione della località sia convincente, il caso
cosiddetta «Predica salentina» in caratteri greci, della metà del Trecento, prova semmai il passaggio [-ll-] > [-dd-] (e successivo scempiamento gra-
Parlangèli ([1958] 1960, pp. 148-149, 150 e n. 8, 152-153) si pone il que- fico), non la cacuminalizzazione6 (abbiamo visto che VDS ammette la
sito «se con <λλ> si sia voluto indicare una pronunzia dialettale [ḍḍ]»; possibilità di [-dd-], in particolare nel Salento meridionale cui la località
ma poi opportunamente decide di trascrivere le forme ϰουḯλλου, ϰουιλλα, di Alliste appartiene). Considerazioni analoghe comportano due attesta-
ϰουḯλλοι, νούλλου del testo di partenza con kuillu (con archetto sotto- zioni ricorrenti in un inedito (e da me non consultato) Libro di entrata e
stante <u>, per indicare la pronunzia labiovelare), kuilla (con archetto uscita di mons. Iacopo Galletti vescovo di Alessano (1570-1573) studiato
sottostante <u>), kuilli (con archetto sottostante <u>), nullu. Sceglie cioè dal prof. A. Caloro, che ringrazio: Gadipoli ‘Gallipoli’ c. 3r 17 (minorita-
di trascrivere l’originario <λλ> con <ll>, attenendosi all’interpretazione rio rispetto al costante Gallipoli) e midi ‘mille’ (midi e cinquecento) c. 33r
più ovvia, senza trasposizioni improprie. 16.7 Per il resto, nella documentazione cinque e seicentesca non trovo
Il dossier complessivo, nel suo vuoto totale di casi concreti, è schiac-
ciante e non si presta a interpretazioni equivocabili: nella documentazio-
ne emersa dalle edizioni di antichi testi salentini, fino a tutto il sec. XV, 6
 Questa viene invece considerata «la più antica attestazione di [ḍḍ]» nel Sa-
non esiste traccia di cacuminalizzazione e neanche di passaggio [-ll-] > lento da Caracausi 1986, pp. 133-134 n. 344 (in uno studio peraltro ammirevole per
[-dd]. Tali fenomeni sono invece costanti nel dialetto moderno, come metodo e per ricchezza di informazioni, con esame di testi in grafia araba e greca,
oltre che latina). Ma la deduzione costituisce, a mio parere, una indebita estensione
dimostra una semplice verifica della realizzazione nel VDS dei medesimi all’indietro e sul piano della realizzazione scritta (che va interpretata in maniera glo-
lemmi che abbiamo rinvenuto nei testi quattrocenteschi. Allego i riscon- bale e sistemica) di un presupposto fonetico poggiato sulla oralità moderna.
tri del vocabolario salentino, senza specificare la qualità o la natura della 7
  Gli esempi di miḍḍi in VDS, molto più recenti, vanno scomposti e corretta-
fonte retrostante e senza dettagliare, caso per caso, le località in cui ogni mente analizzati. Per quanto riguarda i tre esempi riferiti alla provincia di Lecce, il
primo deriva da F. Manno, Dizionario del dialetto salentino leccese, inedito vocabo-
singola voce (con cacuminalizzazione o con passaggio [-ll-] > [-dd-]) è lario del 1929-1932; il secondo e il terzo sostanzialmente si riferiscono alle poesie
attestata; ai nostri fini non importa la variazione delle forme lessicali o del poeta dialettale leccese Francesc’Antonio D’Amelio (1771-1856), consultate sulla
base di un’edizione dei primi del Novecento. Anche i due esempi della zona brindisi-
422 «Tutto ti serva di libro» Cronologia e attestazioni scritte degli esiti di -LL- nei dialetti meridionali estremi 423

spie del fenomeno, non solo nei testi di carattere letterario, ma anche in (nel nostro caso <-ll->) sia solo la maschera di un’evoluzione fonetica
altri di più modeste ambizioni (e pertanto in teoria più esposti all’influsso già avvenuta (nel nostro caso [ḍḍ] o [-dd-]) e che la resa grafica indichi
del parlato), tra cui una movimentata cronachetta galatinese, vero e pro- semplicemente la renitenza dei vari scriventi a tradurre nella grafia una
prio libro di memorie familiari, composta tra la metà del Cinquecento e il pronunzia già invalsa.
1587 (Giovannini Vacca 1963-1964) in una lingua ricca di tratti idiomati- Che la cacuminalizzazione sia un fenomeno di sostrato appare assai
ci (cfr. Coluccia 2002, p. 93). discutibile9.
Naturalmente nessuno potrebbe ingenuamente sostenere che il feno-
meno, non accertabile nello scritto, sia sicuramente assente dall’oralità.
Nel considerare la questione, l’esperienza che proviene dalla pratica edi-
toriale dei testi antichi insegna a valutare adeguatamente il peso “residua- Bibliografia
le” della scripta, strutturalmente più lenta nell’accogliere le innovazioni
rispetto al parlato (ma il rispetto della tradizione grafica latina, invocabile Basile 2013 (2012) = A. Basile, Repertorio dei testi romanzi in caratteri greci
per le forme romanze, difficilmente potrebbe manifestarsi per i testi ro- dell’Italia meridionale e della Sicilia (secc. XIII-XVI), «Medioevo letterario d’Ita-
manzi in grafia diversa) e a ricordare che a volte alcuni fenomeni fonetici lia», IX, 2013, pp. 49-88.
possono rimanere sotto la soglia della consapevolezza necessaria alla rap- Caracausi 1986 = G. Caracausi, Lingue in contatto nell’estremo Mezzogiorno
presentabilità grafica (ma questo non pare il caso di un tratto oggettiva- d’Italia. Influssi e conflitti fonetici, Palermo, Centro di studi filologici e linguistici
mente marcato come la cacuminalizzazione). siciliani (“Supplementi al Bollettino”, vol. 8), 1986.
Al tirar delle somme, non esistono segni sicuri della realizzazione ca- Castrignanò (a cura di) 2014 = Il Librecto di pestilencia (1448) di Niccolò
di Ingegne «cavaliero et medico» di Giovanni Antonio Orsini del Balzo, a cura di
cuminale in Salento prima del Settecento. La recenziorità non riguarda
Vito L. Castrignanò, Roma, Istituto Storico Italiano per il Medio Evo - Centro di
solo l’area salentina, ma va estesa a tutto il meridione estremo: «in quanto
Studi Orsiniani, 2014.
all’epoca di diffusione del processo [di cacuminalizzazione], tutto con-
Coluccia 2002 = R. Coluccia, La grafia dei testi pugliesi, in Id., Scripta mane(n)t.
corre a far credere che, [anche] in Calabria e in Sicilia, non sia anterio- Studi sulla grafia dell’italiano, Galatina, Congedo, 2002, pp. 85-102.
re alla fine dell’epoca medievale o all’inizio della moderna» (Caracausi Coluccia 2009 = R. Coluccia, Migliorini e la storia linguistica del Mezzogiorno
1986: 143). E anche questa affermazione può essere ritoccata, perché gli (con una postilla sulla antica poesia italiana in caratteri ebraici e in caratteri greci),
esempi scritti elencati alle pp. 133-139 recano tutti <dd>, senza segno «Studi Linguistici Italiani», XXXV, 2009, pp. 161-206.
esplicito che attesti la pronunzia cacuminale8. D’Elia (a cura di) 1968 = Capitoli della Bagliva di Galatina, a cura di M.
In un fondamentale articolo dedicato agli esiti siciliani e meridiona- D’Elia, Bologna, Commissione per i testi di lingua, 1968.
li di [-ND-], [-MB-], Vàrvaro ([1979] 2004) invitava a una concezione Gabrieli 1968 = A. Gabrieli, Riflessi di vita galatonese in un obituario del
più flessibile del sostrato e ad una ricostruzione «meno stabile e più Cinquecento, in Almanacco Salentino 1968, Cutrofiano, Toraldo e Panico, 1968,
articolata di quanto in genere si creda» (p. 195) della storia linguistica pp. 403-451.
dell’Italia meridionale e della Sicilia. Quegli avvertimenti valgono anche
per noi. Fino a quando un fenomeno non riceve la sanzione sicura della
documentazione scritta, è arbitrario ritenere che una grafia conservativa 9
  Le conclusioni della nostra indagine coincidono con la seguente affermazione
di Lanaia (2008, p. 11): «la presenza di [ḍḍ] nel siciliano difficilmente può essere
considerata un fatto di sostrato». Meno immediata appare la risposta alla richiesta
na sono desunti da fonti scritte, entrambe collocabili a Ostuni: A. Lotesoriere, Poesie successiva: «a chi sostiene che tale fonema è stato introdotto al più presto nel secolo
in dialetto ostunese, Ostuni, Tamborrino, 1885 e T. Nobile, Dizionario del dialetto XV spetta l’onere di dimostrare la presenza di nuovi ibridatori, dotati di un prestigio
ostunese, manoscritto inedito. tale da riuscire a intaccare la struttura fonologica del siciliano». Allargare all’intero
8
  Non si può assumere per certo che le grafie ϰόδδου ‘collo’ e στίδδα ‘stella’ Mezzogiorno estremo l’analisi del fenomeno può favorire la ricostruzione dei movi-
(addotte da Caracausi 1986, p. 133) rendano una pronunzia cacuminale (potrebbe menti complessi, anche a traiettoria orizzontale (dalla Sicilia verso Calabria e Salento
trattarsi anche semplicemente di [dd]); e neanche le traslitterazioni di forme romanze e viceversa), che hanno caratterizzato la storia linguistica delle regioni meridionali dei
in grafia araba possono considerarsi sicure perché «nulla ci dice che le suddette forme secoli passati. Non sempre un fenomeno evolutivo si afferma a causa dell’egemonia
venissero pronunziate con [ḍḍ] cacuminale piuttosto che con [dd] al momento del di uno specifico centro dominante sull’area circostante. Vale per la pronunzia cacu-
mutuo». minale, vale per molto altro.
424 «Tutto ti serva di libro» Cronologia e attestazioni scritte degli esiti di -LL- nei dialetti meridionali estremi 425

Giovannini Vacca 1963-1964 = F. Giovannini Vacca, Un’inedita cronaca ga- Vàrvaro ([1979] 2004) = A. Vàrvaro, Capitoli per la storia linguistica dell’Ita-
latinese del Cinquecento, «Annali dell’Università di Lecce. Facoltà di Lettere e lia meridionale e della Sicilia. 1. Gli esiti di -ND-, -MB-, in Id., Identità linguistiche
Filosofia e di Magistero», I, 1963-1964, pp. 169-200. e letterarie nell’Europa romanza, Roma, Salerno Editrice, 2004, pp. 180-195.
Lanaia 2008 = A. Lanaia, Su trattamento di -LL- nel siciliano, «Bollettino Vàrvaro 1993 = A. Vàrvaro, Edizioni di testi meridionali e grammatica storica,
dell’Atlante Linguistico Italiano», serie III, XXXII, 2009, pp. 1-13. in Lingue e culture dell’Italia meridionale (1200-1600), a cura di P. Trovato. Con
Loporcaro 2001 = M. Loporcaro, Le consonanti retroflesse nei dialetti ita- una Bibliografia delle edizioni di testi meridionali antichi (1860-1914), a cura di L.
liani meridionali: articolazione e trascrizione, «Bollettino [del] Centro di Studi M. Gonelli, Roma, Bonacci Editore, 1993, pp. 365-374.
Filologici e Linguistici Siciliani», XIX, 2001, pp. 207-233. VDS = G. Rohlfs, Vocabolario dei dialetti salentini (Terra d’Otranto), voll.
Maggiore 2016 = M. Maggiore, Scripto sopra Theseu Re. Il commento salenti- I-III, Galatina, Congedo, 1976 (ristampa anastatica dell’edizione di München,
no al «Teseida» di Boccaccio (Ugento/Nardò, ante 1487), voll. I-II, Berlin/Boston, Verlag der Bayerischen Akademie der Wissenschaft, 1956-59).
Walter de Gruyter, 2016.
Maggiore 2017 = M. Maggiore, Sui testi romanzi medievali in grafia greca
come fonte di informazione linguistica, «Zeitschrift für romanische Philologie»,
CXXXIII, 2017, pp. 313-341.
Mancarella 1998 = p. G.B. Mancarella, Salento. Monografia regionale della
“Carta dei dialetti italiani”, Lecce, Grifo, 1998.
Marti 1994 = M. Marti, Il Settecento, in Letteratura dialettale salentina, a cura
di M. Marti e D. Valli, Galatina, Congedo, 1994.
Massaro 2006 = C. Massaro, Economia e società in una “quasi città” del
Mezzogiorno tardomedievale: San Pietro in Galatina, in Dal Giglio all’Orso. I
Principi d’Angiò e Orsini del Balzo nel Salento, a cura di A. Cassiano e B. Vetere,
Galatina, Congedo, 2006, pp. 147-194.
Parlangèli [1958] 1960 = O. Parlangèli, La «Predica salentina» in caratte-
ri greci, in Storia linguistica e storia politica nell’Italia meridionale, Firenze, Le
Monnier, 1960, pp. 143-173.
Petracca (a cura di) 2013 = Gli inventari di Angilberto del Balzo conte di
Ugento e duca di Nardò. Modelli culturali e vita di corte del Quattrocento meri-
dionale (Paris, Bibliothèque Nationale de France, ms. Latin 8751 D), a cura di
L. Petracca, Roma, Istituto Storico Italiano per il Medio Evo - Centro di Studi
Orsiniani, 2013.
Rohlfs 1966-69 = G. Rohlfs, Grammatica storica della lingua italiana e dei suoi
dialetti [1949], Trad. it. di S. Persichino, T. Franceschi e M. Caciagli Fancelli,
voll. I-III, Torino, Einaudi, 1966-69.
Romanello 1986 = M.T. Romanello, Per la storia linguistica del Salento. I pri-
mi testi letterari in dialetto, Alessandria, Edizioni dell’Orso, 1986.
Serra 2016 = P. Serra, Note sulla tradizione dei volgarizzamenti italiani del
Livre de Sidrac, «Critica del testo», XIX/1, 2016, pp. 97-133.
Sgrilli (a cura di) 1983 = Il “Libro di Sidrac” salentino. Edizione, spoglio lin-
guistico e lessico, a cura di P. Sgrilli, Pisa, Pacini, 1983.
Soro 2016 = M. Soro, Caratteri acustici di [ɖɖ] < -ll nel dialetto di Catania,
«Bollettino [del] Centro di Studi Filologici e Linguistici Siciliani», XXVII, 2016,
pp. 239-249.
Valente 1975 = V. Valente, Puglia, Pisa, Pacini.