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I StAnt [ 8,21 1995 1 pp.

313-328 1

A. Siciliano, V. Natali, P. Boffi*, G. Brugnola*, A. Cacucci*

"MONETE" IN PIOMBO RINVENUTE IN MESSAPIA. NUOVI DATI

l. Introduzione golari emissioni monetali di zecche della Magna


Grecia. Il modulo risulta simile a quello delle
Nel 1992, in occasione del Convegno internazio- emissioni scelte come modello, il peso invece è
nale di Studi Numismatici per il Centenario del- più alto. Come ho avuto già l'opportunità di evi-
la Società Numismatica Italiana sul tema "Mo- denziare, la difficoltà ad inquadrare la classe de-
neta e moneta" ho avuto la possibilità di presen- gli oggetti che qui consideriamo emerge anche
tare una classe di documenti, rinvenuti nel Sa- dalla molteplicità delle definizioni adottate elo
lento, completamente ignota, o per lo meno mai adottabili dagli studiosi che se ne sono interes-
resa nota per l'area in questione (A. SICILIANO, sati per altri contesti: monete in piombo, pseudo-
"Monete" in piombo rinvenute in Messapia, monete, calchi di monete, tessere, facsimili di
R.I.N., xcv, 1993, pp. 145-163). monete, prove di corno.
Sono alcuni tondelli in piombo che riproduco- Sono complessivamente 6, di cui 1 rinvenuto
no sulle due facce i tipi caratterizzanti talune re- forse a Muro Maurizio o Muro Tenente, gli altri

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Fig. 1. Carta dei centri messapici (da DE JULIIS 1988).

• Centro Laser siro Prou. per Casamassima hm. 3 . Valenzano,


314 A. Siciliano, V. Natali, P. Boffi, G. Brugnola, A. Cacucci

sicuramente a Valesio, in momenti differenti. Da principio vanno presi in esame gli oggetti
Un limite grossissimo è costituito dalla mancan- analoghi presenti in alcune collezioni: nella Col-
za del contesto archeologico, essendo i recuperi lezione Santangelo di Napoli, tra le monete gre-
avvenuti in modo assolutamente occasionale. che ci sono una decina di monete in piombo che
In relazione alle diverse ipotesi di lavoro allo- di volta in volta vengono definite «copie/ripro-
ra formulate ci è sembrato opportuno e necessa- duzioni mediocri/impronte» ricavate da origi-
rio prendere in considerazione e perseguire altre nali provenienti dai centri magnogreci di Taran·
linee di ricerca quali quelle offerte dalle tecniche to, Thurii, Crotone ed Eraclea; nella Collezione
di indagine chimico-fisiche. V1asto tra le «Terra cotta and Lead Tessere»,
Le tecniche più moderne ed aggiornate esigo- SODO appunto citate come "tessere" alcune mone-
no una stretta cooperazione tra i numismatici te in piombo dai tipi poco emblematici, ma inte-
(che sono in grado di spiegare ciò che a loro pre- ressanti perché trovate a Taranto nel 1919; infi-
me sapere ed hanno familiarità con i materiali) e ne da una collezione privata di Crotone proven·
gli scienziati (che possono valutare la risolubi- gono un terzo di statere incuso privo di leggenda
lità dei problemi dei primi ed hanno accesso alle di Metaponto ritrovato a Crotone (località Vigna
apparecchiature atte allo scopo). Nuova), uno statere di Taranto con al diritto il
Riproponiamo ora il problema per presentare tipo del cavaliere, e rovescio liscio, senza leggen·
i risultati a cui siamo pervenuti avvalendoci dei da, ritrovato a Capo Colonna presso il tempio di
metodi della fisica sperimentale e della chimica, Hera, in un contesto di edifici romani, un qua~
non essendo sufficiente l'analisi caratteroscopica. drante con testa di Zeus (Petelia?) dallo stesso
Le analisi, coordinate da Valentina Natali, sono luog02 . Queste testimonianze, prive di ulteriori
state eseguite da P. Boffi, G. Brugnola, A. Cacuc- dati interpretativi, costituiscono però una casi~
ci presso il Centro Laser di Valenzano (Bari). stica di riferimento di un fenomeno che coinvol~
A.S. ge le emissioni magnogreche.
In relazione ai nostri esemplari messapici va
2. Ipotesi di lavoro preventivamente considerata la possibilità che si
possa trattare di fenomeni distinti: infatti le se-
In fase preliminare è opportuno sottolineare co- rie ufficiali a cui i tipi delle "monete" si rifanno
me le "monete" in piombo oggetto del presente la- sono databili a prima del 500 a.C. per le meta-
voro presentino un grosso limite costituito dalla pontine e rispettivamente al 390/360-55,
mancanza del preciso contesto archeologico, ridu- 390/360-55, 345-335/330 e 281-272 a.C. ca. per
cendo notevolmente l'incisività delle ipotesi di la- quelle tarantine; infatti se comune è l'area di
voro formulabili e dei risultati stessi; in questo rinvenimento, differente sembrerebbe, in rela~
senso però una indagine storico-archeologica del zione alle serie ufficiali, la cronologia, l'autorità
contesto regionale in cui sono state rinvenute e emittente e/o per lo meno l'area di produzione
delle conoscenze numismatiche ad esso relativo, delle emissioni stesse.
e !'integrazione con i dati forniti da analisi di tipo A proposito dunque del contesto storico~ar~
fisico e chimico della documentazione, potranno cheologico di rinvenimento, l'insediamento mes-
aiutarci a ridurre il limite di cui si è detto. sapico fortificato di contrada Muro Maurizio è
Ricalcando gli spunti già presenti nell'artico- stato recentemente oggetto di ricognizioni siste-
lo di Aldo Siciliano in cui si premette che: <<la matiche, restituendo materiale dall'età del Bron-
difficoltà ad inquadrare la classe di oggetti che zo al periodo romano imperiale (questo in parti-
qui consideriamo emerge dalla molteplicità delle colare a nord della masseria Muro) e conferman-
definizioni adottate e/o adottabili dagli studiosi do una assiduità di frequentazione nel tardo IV-
che se ne sono interessati per altri contesti»l III sec. a.C., come anche da alcuni vecchi rinve-
analizziamo nello specifico le ipotesi di lavoro nimenti tombali3; in contrada Muro Tenente le
che ci guideranno. testimonianze archeologiche sono limitate ad al-

1 Siciliano 1993, pp. 145·146. nn. 1858, 1859, 1861 in Rave11947, p. 185 e di monete citate
:'. Si tratta rispettivamente dei nn. 12449, 12452, 12453·' in Siciliano 1993, p. 147.
59, 12461, 12466 dal Catalogo del Museo Nazionale di Napo- 3 Cfr. i nuovi dati in Burgers 1992, pp. 113-114.
li. Collezione Santangelo. Monete Greche, Napoli 1866; dei
"Monete" in piombo rinvenute in Messapia. Nuovi dati 315

cuni tratti di fortificazione, resti di abitazioni di San Pancrazio Salentino ed a Valesio, seppur
N-m sec. a.C. e necropoli forse già dal VII fino con qualche problema di interpretazione8 ; il noto
al III-II'; molto ben attestato è invece il centro ripostiglio «Valesio 1957» di stateri incusi di
preromano di Valesio (Valethas) oggetto per Metaponto, Sibari e Caulonia di inizi V sec. a.C.
molti anni di studi sistematici da parte dell'Uni- ed i rinvenimenti sporadici di monete incuse di
versità di Amsterdam 5 . Questo centro messapi- Metaponto e Crotone, cronologicamente coevi a
co, occupato sin dall'VIII sec. a.C., si evolve 'elle- quelli di Masseria Muro (statere incuso di Croto-
nizzando' il proprio sistema abitativo nel corso ne ed incusi di Sibari); i depositi votivi di Oria-
del N e rimanendo inalterato per parte del III; Monte Papalucio in cui accanto alle testimonian-
la Valesio messapica emette precocemente pro- ze di matrice achea - come confermano i tre sta-
pria moneta - datata recentemente - nella prima teri incusi ed un diobolo di Metaponto, una drac-
metà del V sec. a.C.: si tratta di emissioni in ar- ma incusa di Sibari, uno statere incuso di Caulo-
gento con tecnica, tipologia e stile dei coni affini nia ed uno statere ed una dracma incusi di Cro-
ane emissioni tarantine (giovane su delfmolruo- tone da un deposito votivo, accanto a rinveni-
tal dena prima metà del IV sec. a.C.G. menti sporadici o da scavo delle stesse serie9 -
Risulta utile a questo punto confrontare i da- non mancano quelle corinzie, laconiche, attiche e
ti cronologici suggeriti dai tipi presenti sulle no- di stretta ispirazione tarantina. Queste testimo-
stre "monete" in piombo - cioè una fase di VI ed nianze alludono chiaramente a fenomeni di con-
una tra IV e metà III sec. a.C. - con i dati ar- tatto 'pacifico' dei Messapi con un referente "gre-
cheologici relativi an'area di ritrovamento delle co" che in generale va considerato sia acheo che
stesse, tenendo ben presente di dover integrare tarantino, anche se relativamente alla documen-
dati e informazioni relative a realtà culturali dif- tazione numismatica, il ruolo di Taranto quale
ferenti e facendo dunque riferimento all'attuale vettore delle emissioni achee citate risulta poco
dibattito circa le modalità della 'presenza' ed in- probabile_
fluenza culturale ellenica nei contesti indigeni; Complessa è la ricostruzione della genesi dei
gli orientamenti prevalenti, all'interno di questa fenomeni che caratterizzano ed individuano una
complessa problematica, allo stato attuale delle siffatta zona istmica, anche se è ben accreditata
conoscenze, ci suggeriscono di analizzare singo- l'ipotesi di una forte spinta degli elementi achei
larmente ogni realtà storico-archeologica pur al- e tarantini verso i traffici adriatici; parallela-
l'interno di generali acquisizioni, evitando gene- mente l'idea di una proiezione tutta achea verso
riche schematizzazioni 'evoluzionistiche". il Salento interno è stata collegata anche con la
Riferendoci dunque alle fasi in questione, so- necessità più specifica di approvvigionamento di
no documentati nel Salento settentrionale, in pietra arenaria presso le cave della fascia ionica
particolare nella cosiddetta "zona istmica" (cioè del Salento, nella zona di Gallipoli lO.
la direttrice Taranto-Brindisi e la ZOna a sud di Dopo il rallentamento dell'evolversi di questi
essa) fenomeni di 'influenza' greca in ambito articolati fenomeni di 'contatto' evidenziato ge-
messapico tra gli ultimi decenni del VI ed i pri- neralmente dai primi decenni alla fme del V sec.
mi del V sec. a.C. Le testimonianze consistono in a.C., nel Salento centro-meridionale a partire da
iscrizioni in alfabeto acheo rinvenute ad Oria, circa la metà del IV si riscontra una rinnovata

4 Un po' confusi sembrano essere i suddetti toponimi, (1989).65 (1990), 66 (1991) della rivista "Babesch".
tutti afferenti al comune di Mesagne, infatti nel BTCGI Xli. 6 La nuova proposta di datazione è di Prins e Siciliano in
p. 157 alla voce Muro Tenente c'é un erroneo rinvio alla voce Siciliano 1993a, pp. 226-235.
Masseria r.,·luro. che è una seconda voce invece del già citato 1 Su questo ampio dibattito cfr. Nenci 1979, pp. 11-13,
Muro Maurizio; l'errore è a mio avviso legato al falto che sia Yntema 1982, pp_ 83-131, O'Andr;a 1983. p. 287 sgg., Lom-
nella contrada Muro Tenente che nella contrada Muro Mau- bardo 1989, pp. 173-174 e 178, De Juliis 1988 e Lombardo
rizio esiste 1!.!!.a "masseria Muro". Su Muro Maurizio, citato 1993, p. 74 sgg. con bibliografia.
anche come Masseria Muro (lGM F. 203 I SE Tuturanol s.v. 8 Cfr. Pagliara 1983, pp. 60·68 e in particolare pp. 77-78,
BTCGI IX. 1991, pp. 475-476 e BTCGI XlI, 1993. pp. 155- Lombardo 1989, p. 182, n. 63.
156. Travaglini 1976-1977, p. 51, Burgers 1992; su Muro Te· 9 Cfr. Travaglini 1982, pp. 149-150 e 220-222, Lombardo
nente. citato anche come Masseria Tenente UGM F. 203 I SO 1989, pp. 180-181, Lombardo 1993, p. 77 e 89-90 e po; nel
Mesagne) s.v, BTCGI IX. 1991, pp. 480-481, cfr. Travaglini dettaglio per Valesìo e Masseria Muro: Travaglini 1993, p.
1982. p. 222. n. 245, Cocchiaro 1992, D'Andria 1993, p. 447, 258, pp. 276-277, per Oria: Siciliano 1990, pp. 283·285.
e Lombardo 199:3, p. 88. lO Cfr. Lombardo 1989, p_ 181 e pp. 185-187 (nota 73), Bal-
'Cfr. lra 1'.ltro i nn. 60 (1985). 61 (1986), 62 (1987), 64 dassarre-Oe Marco 1981, p. 1 sgg. e D'Andria 1988, p. 662.
316 A. Siciliano, V. Natali, P. Boffi, G. Brugnola, A. Cacucci

'apertura' dei centri messapici al rapporto. allo fase tardo-imperiale". Ultimamente la Morrison
scambio con le presenze elleniche in particolare ha ripreso la questione riportando l'attenzione
tarantine; per quanto ci riguarda infatti accanto su 27 monete bizantine realizzate totalmente in
a trasformazioni dei sistemi abitativi con nuovi piombo: queste furono battute in un momento di
modelli, evidentemente di 'ispirazione ellenica', grossa difficoltà dell'Impero e circolarono come
attestati a Valesio, molto interessanti risultano emissioni ufficiali 1s.
ancora i rinvenimenti monetali: a Valesio stessa, Poichè nel nostro caso credo sia da considera·
a Masseria Tenente (tesoretto del 1969 con ben re con scarsa convinzione l'ipotesi che si tratti di
279 monete di Taranto di IV sec. a.C. e poche al- emissioni d'emergenza di Metaponto e di Taran-
tre di Turi), San Pancrazio Salentino, Masseria to, data l'assoluta mancanza di sufficienti dati
Muro (tesoretto di inizi III del 1976 con monete documentari al riguardo, potremmo considerare
d'argento di Eraclea, Turi, Crotone e Taranto)ll; l'ipotesi di lavoro - che annullerebbe completa-
questi ricchi rinvenimenti sono caratterizzati mente la "differenza" cronologica delle emissioni -
dalla presenza di emissioni tarantine, che rimar- relativa ad un uso sacro di questi oggetti-mone-
ranno una costante anche per tutto il III sec. te, quali "ex-voto", oggetti di culto da dedicare
a.C., poiché sembra che in questa fase Taranto come oggetti inviolabili, prodotti solamente per
venga a costituire il tramite di diffusione di tut- essere "offerti" in particolare in riferimento ai
te le monete magnogreche qui attestate '2 . culti delle acque (fontane, pozzi o fiumi). L'uso
Passando afa ad esaminare la problematica rituale dell'oggetto-moneta è presente in Pausa-
relativa alla cosiddetta monetazione in piombo, nia (VII 22, 2), ed inoltre negli inventari epigra-
questa risulta molto complessa e con pochi ag- fici dei templi ateniesi molte delle monete prove-
giornamenti al riguardo 13 . Il Lenormant ricorda- nienti da offerte dei fedeli sono indicate come
va la serie di monete romane in piombo prove- false 16 . In questo senso i nostri esemplari sem-
nienti dalla Gallia, con il tipo di Mercurio su una brerebbero "monete" non destinate alla circola-
faccia ed il luogo di emissione sull'altra, battute zione, realizzate in un metallo non tesaurizzabi·
per una circolazione locale tra I e II sec. d.C.; la le e con dei tipi variamente ispirati alle più dif-
serie di monete fabbricate in Egitto con il tipo fuse serie magnogreche circolanti in ambito mes-
costante al diritto del dio Nilo, che utilizza il sapICO.
piombo per la carenza di metalli monetizzabili - Un'altra interessante ipotesi di lavoro ci
nel II e nel III sec. d.C.; una serie in piombo, porterebbe a considerare queste monete come
identica a quella corrente in rame del Re di Nu- delle "prove di conio", cioè delle esercitazioni da
midia; si tratta in tutti questi casi di emissioni officina in un metallo vile. A questo proposito in-
ossidionali, di necessità, limitate nella diffusione fatti esiste un lavoro di Peter Bicknell su uno
e nel tempo. Pochi anni dopo Babelon riprese statere in piombo di 42,44 gr, che oltre ad un
queste testimonianze, relegandole ancora un vol- metallo e ad un peso inusuali, presenta al DI un
ta nella sfera dell'eccezionalità. Nel corso degli tripode rozzo e la leggenda «PAND» al posto
anni molti studi hanno confermato come il piom- dell'ufficiale «CRO» ed al RI il tipo del toro
bo in età romana costituisse una parte prepon- retrospicente (già negli stateri in argento di Cro-
derante delle leghe utilizzate per la monetazio- tone-Pandosia)17. Poiché anche Temesa ha bat-
ne: in età repubblicana sembra per motivi di or- tuto una serie Crotone Temesa con il proprio et-
w

dine tecnico (per abbassare cioè il punto di fusio- nico posto sul diritto, Bicknell ha pensato ad
ne del bronzo e renderlo più facilmente lavorabi- una prova in piombo di Pandosia - in un momen-
le), per motivi in11azionistici e d'emergenza nella to di forte autonomia da Crotone - di conii da cui

Cfr. rispettivamente Travaglini 1982, p. 143 e pp. 149·


11 1975, pp. 121-124 e Atzeni, Badas, Ferrarese Ceruti, Massid·
150 e Travaglini 1976·1977. da, Sanna, Virdis 1992 con utili indicazioni tecnologiche ed
12 Lombardo 1993, pp. 91 e 96, 99·102, Travaglini 1982, analisi dettagliate di reperti in piombo da siti nuragici.
pp. 220-221 e Travaglini 1993, pp. 277-279. 14 Fioetti 1987, p. 16.
13 Cfr. i pur brevi accenni in Lenormant 1897, pp. 208· 15 Morrison 1981.
211, Babelon 1901, colI. 371·374, e poi Morelli 1990, pp. 109· 16 Cfr. Siciliano 1993, pp. l49·150 e Lenonnam 1897, pp.
130, ed in parto sull'età romana: Morrison 1981, pp. 119·123, 28-32.
Martini 1987, p. 159 e Morrison 1993. Un approccio più 17 Bicknell 1988, pp. 22-25.
scientifico al problema di questo metallo è in Condamin
"Monete" in piombo rinvenute in Messapia. Nuovi dati 317

forse non fu mai battuta moneta o di cui finora Atene nel 1970, datata al 37514 a.C.; la moneta
non sono stati rinvenuti altri esemplari, esclu- alterata, suberata o di lega scadente (c.d. Kl~I)'l­
dendo invece !'ipotesi della suberatura fraudo- 1..Oç "falsa", o D1t6xahoç "contenente bronzo o ra-
lenta. me") veniva sequestrata, sfregiata, consacrata al
Nel nostro caso per quanto riguarda le città M'l'pmov, e poi versata nelle casse della BOD1..T],
magnogreche in questione manca attualmente unitamente a quelle di imitazione, spesso di buo-
una buona documentazione su prove di conio uf- na lega ma con conio non ufficiale, che come tali
ficiali in piombo; soltanto nella collezione Vlasto erano restituite al proprietari020 .
tra le "tessere in piombo" vi è notizia di un rin- Nel centro lucano di Roccagloriosa sono stati
venimento da Taranto di una moneta in piombo rinvenuti degli esemplari di monete suberate re-
(n. 1861, pago 185) con al DI Testa di Atena con lativi ad Il emissioni ufficiali di Velia, con ani-
elmo di profilo a destra e RJ Taras su delfino di ma in piombo e rivestimento in bronzo databili
profilo a sinistra con scudo nella sinistra ed al di al momento di massima ellenizzazione del cen-
sotto incerta leggenda TAPA1: o TIAI1:TA. tro lucano e caratterizzati per l'appunto da un
- Una ulteriore ipotesi di lavoro si lega al ma- peso specifico notevole e da tipi di difficile lettu-
teriale in cui queste monete con tipi ufficiali so- ra; in questo caso si dovette ricorrere alla sube-
no state realizzate e cioè il piombo: si potrebbe ratura per la penuria di bronzo nella città 2l .
trattare di "anime" di monete "rivestite" in ar- Anche nelle grosse raccolte numismatiche ci
gento, monete suberate, con un contenuto di fino si imbatte spesso in monete definite "placcate":
estremamente ridotto. Da più fonti è nota infatti una certa attenzione per questo tipo di "monete"
la consuetudine di realizzare monete con un'ani- si ritrova per esempio nella classificazione del
ma in metallo vile (piombo, rame o stagno) ed un Vlasto delle emissioni tarantine, nel cui ambito
rivestimento in argento, bronzo, o più raramente le monete riconosciute come "placcate" vengono
in oro, uniti tramite un procedimento meccanico, considerate prove di conio ufficiali dell'autorità
oppure con una lega chimica, e successivamente emittente, oppure come «imitazioni barbari-
coniati; si tratta di una operazione tecnica col fi- che». In questo senso si è mosso anche il Noe
ne di rendere immediatamente riconoscibile il nello studio delle emissioni di Metaponto, artico-
metallo in superficie, a garanzia dell'autenticità lando in maniera più composita la questione; il
della moneta stessa 18 . Queste emissioni sono do- Noe ha verificato come in realtà le monete defi·
cumentate anche dalle fonti letterarie: per esem· nibili, per stile approssimativo, "imitazioni", in
pio Erodoto ricorda la coniazione di stateri in realtà molto spesso siano tutte in argento, quin-
piombo dorato da parte di Policrate di Samo per di non alterate nella composizione metallica ma
corrompere gli spartani che ass~diavano l'isola nel conio utilizzato (venendo così a costituire un
(III, 56, 2) e Aristofane cita le emissioni di emer- fenomeno distinto dalla suberatura)22; le monete
genza a cui ricorre Atene nel periodo più critico subel'ate - la cui placcatura è raramente verifi-
della guerra del Peloponneso (BATRACOI, 718- cata e sulla natura della cui anima non vi sono
734; EKKLESIAZOUSAI, 815-822)19. Accanto a precisazioni - in relazione allo stile più o meno
questi atti ufficiali, avviati da stati in difficoltà e raffinato dei tipi vengono considerate prove di
accettati nella loro provvisorietà, si registrano conio ufficiali, «genuine», oppure produzione
anche tentativi di privati con fini fraudolenti al di antichi falsari 23 . Una chiara indicazione di un
cui controllo la città di Atene aveva preposto l'o- processo di suberatura si ritroverebbe anche nel-
pera del "I)OlQl.HXCl,}Ì]ç" come si evince dall'esame l'esemplare n. 1162 della SNG Danish, uno sta-
del testo della legge di Nicofonte rinvenuta ad tere di Metaponto incuso (spiga/spiga) con la di-

18 Molto ampia a questo proposito è la bibliografia: cfr. 1990, pp. 109-130.


Robert 1951, pp. 162·165, Cope 1972. pp. 265-271, Bernareg- 19 Cfr. Morelli 1990, p. 113 e Caccamo Callabiano 1993.
gi 1965, pp. 5-31, Clementi. Mancini 1973, pp. 223·229, Man· 20 Sulla legge edita in Stroud 1974, pp. 158-188, vedi in

cini, 8erafin Petrillo 1978, pp. 195-207, Leoni 1978-1979, pp. ullimo AJessandrì 1984, pp. 369-393.
267·274, Berti. Buffagni, Russo, Russo, Sera fin Pelrillo 21 Cfr. Gualtieri, Fracchia 1990, p. 310, e pp. 312-313.
1987, pp. 147·157, Seratìn Pelrillo 1987, p. 44, Capiluppi, 22 Cfr. Noe 1984. p. 4, Il. la cosiddetta Classe VIII.
Missiroli, Russo. Tabarroni 1987, pp. 51·68, Botrè, Fabrizi, 23 Cfr. Noe 1984, p. 59 e 67; interessante l'osservazione
Scibona, Serafin Petri Ilo 1989, pp. 129-143; mentre un in- sulla presenza di monete suberate nelle serie più recenti.
quadramento storico·economico del fenomeno è in Morelli
318 A. Siciliano, V. Natali, P. Boffi, G. Brugnola, A Cacucci

citura «anima di uno statere placcato in argen- aspetto speculare ottimale sia per l'indagine me-
to», dalla superficie ossidata, con un tipo abba- tallografica mediante microscopio ottico che per
stanza leggibile ma senza indicazione alcuna del le analisi al microscopio elettronico a scansione.
metallo di cui era fatta l'anima24 . Per evidenziare la struttura di ogni singolo com-
In relazione alle diverse ipotesi di lavoro for- posto metallico i campioni cosi preparati sono
mulate ed alla complessità d'interpretazione dei stati inoltre sottoposti a differenti attacchi chi·
dati prettamente numismatici mi è sembrato ne- miCi.
cessario perseguire altre linee di ricerca, quali Questo tipo di analisi permette di evidenziare
quelle offerte dalle tecniche di indagine chimico- la struttura dei composti metallici; nel caso spe-
fisica, In quest'ottica molto importante è stata la cifico, poiché è noto che la ricristallizzazione del
disponibilità di diverse istituzioni universita- Pb avviene ad una temperatura inferiore a quel-
rie 25 , ma soprattutto la collaborazione con un la ambiente, l'indagine metallografica non per-
gruppo di ricercatori del Centro Laser di Valen- mette purtroppo di rilevare tracce della lavora-
zano volta a testare l'applicazione a problemati- zione dei tondelli metallici.
che di metallurgia antica delle metodologie fisi-
che e chimiche a loro disposizione, sperimentan- 3.3 MicrOSCQpiO Ekttronico a Scaosione
done di volta in volta il più corretto utilizzo, cer- Per effettuare le analisi visive e composizionali,
cando di porre quesiti precisi e soprattutto con- è stato utilizzato un microscopio elettronico a
soni alle potenzialità degli strumenti. scansione corredato di un sistema di microana-
V.N. lisi EDS in dotazione del Centro Laser di Bari.
Tale sistema, consente di realizzare immagini
in elettroni secondari, elettroni backscattering,
3. Tecniche di analisi mappe composizionali degli elementi di maggio-
re interesse e misure di microanalisi quantita-
3.1 Fluorescenza prodotta da ramti..X tiva.
In prima istanza presso i laboratori dell'Univer- Il Microscopio Elettronico a Scansione (SEM),
sità di Lecce, sono state fatte delle indagini supera in prestazioni il microscopio ottico, in
"qualitative" relative al riconoscimento del me- quanto permette di osservare oggetti solidi con
tallo in cui erano realizzate "le monete", I rivela- elevati ingrandimenti e con una maggiore
tori della radiazione di fluorescenza emessa dai profondità di fuoco.
campioni hanno restituito picchi di energia chia- I! principio di funzionamento del SEM si basa
ramente ed esclusivamente relativi al piombo, sull'emissione di un fascio di elettroni da parte
che risultava essere, anche dopo più prove in di- di un filamento incandescente che viene accele-
versi punti della superficie, l'unico metallo su di rato mediante una tensione applicata all'anodo
essa leggibile, tenendo anche conto della forte di alcune decine di migliaia di volt e viene foca-
ossidazione dei reperti. lizzato sul campione tramite un sistema di lenti
elettromagnetiche.
3.2 Anali.U.m.l;tallQgrafica Il fascio, il cui diametro è generalmente
L'indagine metallografica è stata effettuata pre- dell'ordine della decina di nanometri, esplora il
levando da ciascuna delle monete un campione campione mediante una successione di linee
mediante troncatrice metallografica a disco. I orizzontali guidate da una coppia di bobine di
frammenti così ottenuti sono stati inglobati in scansione, che agiscono in sincronia con quelle
tondelli di resina termoindurente e sottoposti a di un tubo a raggi catodici (CRT).
lappatura con pasta diamantata (granulometria L'interazione tra gli elettroni e il preparato, è
di 0.1 mm). Tale procedimento permette di abra- tale che da ogni area esplorata dal fascio, sono
dere la superficie del metallo fino a conferirle un emessi, in ogni direzione, elettroni e fotoni la cui

24 Cfr. Vlasto 1922, p. 90, Noe 1984, p. 59 e pp. 67-69 e con i quali sono state effettuale le prime analisi sulle mone·
M

l'esemplare incuso di Metaponto citato in SNG Danish, n. Le" col sistema di Fluorescenza da Raggi X (XRF); un ringra-
1162 come «core or a plated stater». ziamento per la loro disponibilità alla Prof.ssa Anna Traini
2:5 Si rivolge in questa sede uno speciale ringraziamento del Dipartimento di chimica dell'Università degli Studi di
al Prof. Alfredo Castellano docente di Archeometria presso Bari ed alla Dott. Lucia Curri.
l'Università degli Studi di Lecce ed al Dot1. Francesco Rao,
"Monete" in piombo rinvenute in Messapia. Nuoui dati 319

intensità ed energia dipendono dalla struttura, delle varie specie atomiche sia della geometria
dalla morfologia e dalla com posizione elementale complessiva dell'oggetto rispetto agli strumenti
locale del preparato stesso. di rilevazione.
Per quanto concerne l'emissione di elettroni,
questi possono essere distinti in due gruppi: gli 3.4 Spettroscopia di emissione al plasma
elettroni retrodiffusi e gli elettroni secondari. La composizione delle monete ottenuta mediante
Gli elettroni retrodiffusi, sono gli stessi elet- il sistema di microanalisi EDS può essere arric-
troni primari che, in seguito aU'interazione con chita mediante l'uso di tecniche spettroscopiche
il campione, perdono una piccola parte della loro che permettano di evidenziare elementi presenti
energia e vengono deviati in tutte le direzioni. in tracce (il sistema EDS non permette di rivela-
Essi hanno un'energia di poco inferiore a quella re concentrazioni inferiori allo 0.1 per cento). A
degli elettroni primari ed il loro numero, a pa- tal fine i campioni sono stati analizzati mediante
rità di flusso di elettroni incidenti, è strettamen- spettroscopia di emissione ottica con sorgente
te correlato al numero atomico degli atomi pre- scarica di plasma induttivamente accoppiato
senti nel preparato. (lCP).
Gli elettroni secondari, invece, vengono La possibilità di effettuare un'analisi multie-
estratti direttamente dagli atomi del campione lementare (fino a 72 elementi rilevabili, in parti-
dal fascio incidente, hanno un'energia molto pic- colare metalli e metalloidi), l'elevata temperatu-
cola (circa 50 eV) e provengono dagli strati su- ra della sorgente (possibilità di determinare ele-
perficiali dell'oggetto in esame (spessore dello menti alto-fondenti quali ferro, nichel, mangane-
strato dell'ordine di 10.6 cm). Tali elettroni, ven- se), l'elevata sensibilità (possibilità di rivelare
gono frequentemente utilizzati per lo studio concentrazioni dell'ordine dei 50 ppb26 ) e l'ampio
morfologico superficiale. range dinamico (intervallo di concentrazione nel
In entrambi i casi, vengono utilizzati dei rile- quale l'intensità del segnale è funzione lineare
vatori costituiti da scintillatore e fotomoltiplica- della concentrazione), caratteristici di questa
tore ed il segnale, la cui intensità è proporziona- tecnica, permettono di effettuare rapidamente e
le al numero di particelle rilevate, viene inviato con elevata precisione analisi quali-quantitative
al eRT. anche di piccoli campioni.
Per quanto riguarda la radiazione emessa dal Per poter essere analizzato un campione soli-
campione, vengono considerati unicamente i rag- do deve essere solubilizzato mediante opportuni
gi X, ossia quel range di radiazione elettroma- attacchi acidi, nebulizzato in corrente di gas
gnetica, prodotta dalle transizioni interne degli inerte (argon), desolvatato, atomizzato ed infine
atomi del campione, avente un'energia caratteri- eccitato. La diseccitazione produce emissione di
stica dell'elemento stesso. radiazione a lunghezze d'onda caratteristiche
Pertanto, concentrando in un punto, avente dell'elemento che sta emettendo (analisi qualita-
come limite minimo il diametro del fascio inci- tiva) e con intensità direttamente correlata con
dente, il fascio degli elettroni del microscopio, è la concentrazione dell'elemento stesso del cam-
possibile risalire agli elementi presenti in pIOne.
quell'area del campione semplicemente analiz- La scarica Tep viene innescata da una scin-
zando lo spettro della radiazione X prodotta. tilla e si mantiene mediante trasferimento di
Naturalmente sono presenti picchi molto pro- energia collisionale nel campo magnetico indotto
nunciati che corrispondono agli elementi mag- da una radio frequenza (27.12 Mhz). La tempera-
gioritari, ma sono presenti anche picchi di altez- tura di equilibrio all'interno della scarica !CP è
za di poco superiore alla radiazione di fondo do- dell'ordine degli 8000-10000 K Le particelle sec-
vuti alle specie atomiche presenti sotto forma di che (desolvatate) di campione fluendo nella sca-
impurità. rica, trasportate da una corrente di argon, ven-
Oltre all'indagine qualitativa è possibile otte- gono atomizzate ed eccitate.
nere la concentrazione degli e1ementi presenti La radiazione emessa (diseccitazione) viene
mediante un opportuno programma che tiene quindi dispersa tramite un reticolo e rivelata
conto sia delle differenti efficienze di produzione mediante un fotomoltiplicatore.

26 Con l'indicazione ppb si intendono parti per bilione.


320 A. Siciliano. V. Natali, P. Boffi, G. Brugnola, A. Cacucci

Nello specifico, le analisi sono state effettuate ,


mediante uno spettrometro rCp-40 Perkin El- •

mero Le righe utilizzate per l'analisi quantitati-


va sono le seguenti: lAg= 328.07 nm, lCu= p P
b
324.75 nm, lFe= 238.20 nm, lZn= 213.86 nm.
E' importante sottolineare come questa spet- X RAY

L i V~: t 00 5 Preset: t 00 5 R~mai ning: 05
troscopia sia una tecnica distruttiva, tuttavia Rea l: Pt65 32% Dead
grazie alla sua elevata sensibilità è possibile
"immolare" solo piccolissime quantità di campio-
ne (dell'ordine del milligrammo).

4. Sperimentazioni e risultati

8tatere con tipo metapontino (MI)


p

Provenienza: antica Valesio (?) A


~
Autorità emittente: Metaponto < 1.2 6.360 ••v t t .5 >
FS= 16K eh 328= 367 ets
Nominale: statere MEt·tl:Mt ZONA INTERNA
Metallo: piombo
Fig. 2. Spettro di una zona mediana del campione MI:
Peso: 9,12 gr. in evidenza la presenza esclusiva di piombo (in ascis·
Diametro: 2.6 cm circa sa è riportata l'energia della radiazione X espressa in
Posizione coni: 12 KeV ed in ordinata il n. dei conteggi in unità arbitra·
Stato di conservazione: mediocre ria).
Cronologia: prima del 500 a.C.
Diritto: Spiga di orzo probabil-
mente a sei chicchi late- eloquente ma unico nell'ambito della documen-
rali con le reste incise tazione numismatica; in due sedi differenti è
successivamente con tec~ stata effettuata una fluorescenza a raggi X
nica mediocre; privo di (XRF) in superficie ed in più punti, in sezione,
leggenda. una analisi qualitativa al SEM che ha mostrato
Rovescio: Spiga di orzo incusa pro- la presenza esclusiva di piombo (fig. 2).
babilmente a sei chicchi Nella Tabella I (p. 324) sono raccolti i risultati
laterali, priva di reste; delle analisi chimiche, effettuate tramite spet-
privo di leggenda. trofotometria di assorbimento atomico; si è preso
Annotazioni: Frammentaria nella parte in considerazione il gruppo degli elementi chimi-
sinistra (rispetto al DI); ci che generalmente sono associati al piombo e
ossidata e di colore ros- che hanno un certo interesse in ambito tecnolo·
BicelO. glco.
Bibliografia: Siciliano 1993, p.146, n. 1 Il tenore di impurezza maggiore è rappresentato
dal rame che si attesta intorno allo 0.06%, men·
Analisi chimiCQ-fisiche strutturali tre interessante risulta la presenza esigua di ar·
Una fase preliminare ha riguardato l'analisi del- gento (in traccia), che andrà quasi certamente
la superficie del diritto e del rovescio della mo- attribuita ad impurezza del minerale di piombo.
neta, pur tenendo presente lo stato di forte ossi- L'esame metallografico costituisce una conferma
dazione della stessa: sul diritto sono presenti, in ulteriore della purezza del metallo: si evidenzia-
seguito ad incisione con una punta di spessore al no, infatti, grani cristallini ben leggibili, senza
di sotto del millimetro, dei lunghi solchi corri- inclusioni in corrispondenza dei bordi ed eviden-
spondenti alle reste della spiga, un dato poco ti strati di ossido (fig. 3)27.

27 Cfr. per esempio la struttura in A.A.V.V. 1985. p. 408,


fig. 5.
"Monete" in piom.bo rinvenute in Messapia. Nuovi dati 321

Diritto: Spiga di orzo probabil-


mente a otto chicchi late-
rali priva di reste; privo
di leggenda.
Rovescio: Spiga di orzo incusa pro-
babilmente a otto chicchi
laterali priva di reste;
privo di leggenda.
Annotazioni: Bordo lesionato nella par-
te destra ed al di sotto del
tipo (rispetto al DI).
Bibliografia: Siciliano 1993, p. 146, n. 2.

Analisi chimico-fisiche strutturali


La fase ricognitiva preliminare ha assunto le
Fig. 3. Struttura interna di Ml fotografata al Micro-
scopio ottico metallografieo. (1000x) stesse caratteristiche di quella seguita per il
campione MI: dalle analisi di tipo qualitativo
(XRF) si è avuta conferma della presenza signifi-
cativa del piombo in superficie. La sezione me-
tal1ografica, ricavata dal margine della moneta,
presenta un caratteristico aspetto "a sandwich"
(fig. 4): una zona interna (spessore 1 mm) a
struttura granulare molto simile a quella
dell'esemplare MI, ma a differenza di questa,
con UILcerto numero di inclusioni di quarzo (di-
mensioni medie 50 11m circa) distribuite unifor-
memente nel volume (cfr. fig. 5)28; ed una zona

Fig. 5. Spettro della zona interna di M2 con presenza


di Si e Pb di riflesso Cin ascissa è riportata l'energia
della radiazione X espressa in KeVed in ordinata il n.
Fig. 4. Visione al SEM di una zona mediana del cam-
dei conteggi in unità arbitraria).
pione M2: in evidenza con le lettere A B C, le parti
della c.d. struttura "a sandwich". (45x) p
Sb
,
Statere con tipo metapontino (M2)
P p
Provenienza: antica Valesio (?) b b
Autorità emittente: Metaponto X-RAY
Live:: 100 s Preset: 100 s Remai ni ng: Os
Nominale:
Metallo:
statere
piombo
Rea l: l ~O s -
.:. . Dead
..... .::1%

Peso: 9,85 gr
Diametro:
Posizione coni:
2.7 cm circa
12
,
p

S
Stato di conservazione: sufficiente ,
Cronologia: prima del 500 a.C.

P
28 Queste inclusioni quarzose (silicio sotto forma di quar- I... ~
zo) potrebbero essere imputate a residui del crogiuolo di fu-
sione, ma recentemente analoghe presenze in esemplari di < 1 ., .~ 6.320 KeU 11.~ >
FS= 16K eh 326= 283 ets
oro etruschi sono state motivate con lunghi processi di infil- I1EI'11 : 1'12 ZONA INTERNA
322 A. Siciliano, V. Natali, P. Boffi, G. Brugnola, A. Cacucci

esterna (spessore 400 IlID circa), una sorta di ri-


vestimento, risultato di un fenomeno di ossida-
zione particolarmente accentuato ed uniforme
che ha interessato tutta la superficie della "mo-
neta" senza averne intaccato visibilmente il ri-
lievo.
L'analisi chimica ha rivelato una concentrazione
di impurità molto simile a quella riscontrata nel
campione MI (fatta eccezione per lo zinco pari a
116 ppm), e dunque la presenza in traccia di ar-
gento, di trascurabile importanza.

Statere con tipo tarantino (TI)


Fig. 6. Visione al SEM di una zona mediana del cam-
Provenienza: antica Valesio (?) pione Ti: in evidenza con le lettere A B C, le parti
Autorità emittente: Taranto della c.d. struttura "a sandwich". (21x)
Nominale: statere
Metallo: piombo
Peso: 9,16 gr
Diametro: 2 cm circa zona esterna uniforme di ossido (spessore 350
Posizione coni: 3 Ilm circa). Il grado di microporosità raggiunto
Stato di conservazione: buono. dal metallo non ha reso efficace l'attacco metal-
Cronologia: 390-360/55 a.C. circa lografico predisposto per i precedenti campioni.
Diritto: Cavaliere nudo con elmo L'analisi condotta con l'assorbimento atomico ha
di profilo a sinistra, nel- escluso invece la presenza di argento in quantità
l'atto di scendere da ca- che possano considerarsi significative; il resto
vallo, che regge uno scudo delle impurità rientra nella media dei valori in-
con la mano sinistra (e le dicati per gli altri esemplari.
briglie con la destra); pri-
vo di leggenda. Stile ap-
prossimativo. Statere con tipo tarantino (T2)
Rovescio: Giovane su delfino di
profilo a sinistra che reg- Provenienza: antica Valesio (?)
ge un largo scudo ovale Autorità emittente: Taranto
con il braccio sinistro (ed Nominale: statere
un elmo con la mano de- Metallo: piombo
stra distesa); privo di leg- Peso: 21,16 gr
genda. Stile approssima- Diametro: 2,2 cm circa
tivo. Posizione coni: 12
Annotazioni: Stato di conservazione: mediocre
Bibliografia: Siciliano 1993, p. 146, n. 3. Cronologia: 390-360/55 a.C. circa
Diritto: Cavaliere nudo (con el-
Analisi chimico-fisiche strutturali mo) di profilo a sinistra
L'analisi della sezione metallografica ha messo (che regge scudo e lancia
in evidenza una struttura "a sandwich" (fig. 6) con la mano sinistra);
con una zona interna (spessore l,54 mm) con ra- privo di leggenda. Stile
de inclusioni quarzose (di circa 20 Jlm) ed una approssimativo.

trazione all'interno del metallo di pedosedimenti archeologici 1989, pp. Il e sgg.). Analogamente si potrebbe interpretare la
nel corso dell'interramento delle monete (in Serafio Petri Ilo presenza di quarzo rinvenuta qui e nei campioni TI, T2, T4.
"Monete" in piombo rinvenute in Messapia. Nuovi dati 323

Rovescio: Giovane su delfino di


profilo a sinistra che reg-
P
ge un elmo con la destra b
distesa (e largo scudo 1 p 1p
ovale con la sinistra); pri- t I t~ b bb
vo di leggenda. Stile ap- X RAY
L i ve: 100 s Preset: 100 s Remai oi 09: Os
prossimativo. Real: I%s 32% Oead
Annotazioni: Leggermente concava sul
rovescio; tondello spesso
ed ossidato.
Bibliografia: Siciliano 1993, p. 146, n. 4.
p
Analisi chimico-fisiche strutturali b
Anche in questo caso il metallo, molto tenero,

~l
mostra lIna porosità accentuata in tutto il suo
volume; esigua è la presenza di inclusioni di sili- pp p p Pp
cio (dimensioni medie di 20 ~m) (fig. 7), mentre b bj
di scarso spessore è lo strato di ossido del cam- < •O 10.280 .eV
pione. Il grado di purezza del piombo (99%) è at- FS= ~K eh 52~= 2% ets
MEMI: T3 ZONA INTERNA
testato dalle analisi condotte con l'assorbimento
Fig. 8. Spettro di una zona interna di T3: in evidenza
atomico che insieme a questo rilevano soltanto la presenza esclusiva di Pb (in ascissa è riportata l'e-
la presenza di grosse impurezze di eu mentre nergia della radiazione X espressa in KeV ed in ordi-
l'argento, come nei campioni TI e T4, non è pre- nata il n. dei conteggi in unità arbitraria).
sente nemmeno in traccia.

Statere con tipo tarantino (T3)


Posizione coni: Il
Stato di conservazione: mediocre
Provenienza: antica Valesio (?)
Cronologia: 345-335/30 a.C. circa
Autorità emittente: Taranto (?)
Diritto: Cavaliere nudo di profilo
Nominale: statere
a destra (che regge uno
Metallo: piombo
scudo con la sinistra);
Peso: 9,14 gr
privo di leggenda.
Diametro: 2 cm circa
Rovescio: Giovane su delfino di
profilo a sinistra con
braccio destro teso verso
Fig. 7. Visione al SEM di una zona mediana del cam- destra; privo di leggenda.
pione T2. (38x) Annotazioni: Tondello mal centrato
dai coni, spesso ed ossi-
dato.
Bibliografia: Siciliano 1993, p. 146, n. 5.

, Analisi chimico-fisiche strutturali


La sezione metallografica, opportunamente lap-
pata e attaccata chimicamente, ha evidenziato
una struttura metallica pura, priva delle inclu-
sioni quarzose rintracciate nei campioni M2, TI,
T2, T4, come ha confermato anche la microanali-
si al SEM (fig. 8).
Mentre la concentrazione delle altre impurezze
..
.'.'
varia neUa norma, è interessante osservare la
presenza di argento (27 ppm) non riscontrata in
324 A. Siciliano, V. Natali, P. Baffi, G. Brugnola, A. Cacucci

maniera significativa nelle altre "monete" taran· raggi X e EDS) hanno comunque dato risultati
tine presentate in questo lavoro ed inversamen- negativi riguardo l'eventuale presenza di argen-
te rintracciata nei due campioni metapontini; in to; alla stessa conclusione si è giunti dopo gli
particolare il metallo di questa "moneta" sembra esami condotti con lo spettrometro ad assorbi-
avere una composizione molto affine a quella del mento atomico su un microvolume prelevato dal
campione Ml. campione; sono, invece, presenti le altre impu-
rità. Il tenore di rame è sensibilmente inferiore
alla media mentre quello di ferro è il più alto fra
Statere con tipo tarantino (T4) tutti i campioni. La sezione metallografica mette
in luce la cosiddetta struttura "a sandwich": il ri-
Provenienza: antica Valesie (?) vestimento ha uno spessore compreso fra 140 e
Autorità emittente: Taranto (?) 170 ~m; la zona interna misura 800 ~m ed anche
Nominale: statere in questo caso nella matrice di piombo è presen-
Metallo: piombo te un certo numero di inclusioni di silicio.
Peso: 5,35 gr P. B., G. B., A. C.
Diametro: 2 cm circa
Posizione coni: 7
Stato di conservazione: mediocre 5. Conclusioni
Cronologia: 281-272 a.C. circa
Diritto: Cavaliere nudo di profilo In prima istanza lo studio numismatico tipologi-
a destra (al di sotto capi- co-formale delle sei "monete" in piombo ne ha
tello Ionico?); pri vo di confermato l'appartenenza a quelle che sono le
leggenda. emissioni magnogreche "ufficiali" attestate nel·
Rovescio: Giovane su delfino di l'area in oggetto; risulta evidente come le nostre
profilo a sinistra che reg- "monete" in piombo col tipo inCUBO di Metaponto
ge una conocchia con la e quelli a doppio rilievo di Taranto di IV e III
sinistra (e un acrostolio sec. a.C. individuino le due fasi cronologiche in
con la destra); privo di cui più forte si manifesta il 'contatto' con l'ambi-
leggenda. to greco; l'esistenza di questo rapporto, come già
Annotazioni: Tondello mal centrato detto, si manifesta in Messapia attraverso una
dai coni. serie composita eli fenomeni quali certamente gli
Bibliografia: Siciliano 1993, p. 146, n. 6. stessi rinvenimenti monetali, la presenza di
iscrizioni 'achee' o la nuova organizzazione urba-
Analisi chimico-fisiche strutturali nistica degli abitati.
Questo esemplare diversamente dai precedenti, Parallelamente l'analisi chimico fisica delle
presenta un peso al di sotto dello standard pon- "monete" in questione ha rivelato in generale la
derale dello statere tarantino dei primi decenni presenza di minerale di piombo abbastanza pu-
del III secolo a.C. pari a 6,60 gr circa; ciò potreb- ro, con quantità non molto rilevanti di scorie
be indurre a pensare ad un caso di suberatura. (Zn, Cu, Fe) e tracce esigue di argento in soli tre
Analisi preliminari in superficie (Fluorescenza a campioni (MI, M2, T3) (cfr. Tabella 1). Molto in-

MI M2 TI T2 T3 T4
Cu, pprn 607 526 623 687 543 325
Fe, ppm 23 39 13 4 20 70
Zn, ppm 14 116 37 11 14 19
Ag, ppm 19 33 - • - • 27 - •
'" Eventuali tracce minori di 50 ppb.

Tabella 1. Analisi chimica delle impurezze presenti in traccia nei campioni (tramite spettrofotometria di assor-
bimento atomico con sorgente al plasma).
"Monete" in piombo rùwetwte in Messapia. Nuovi dali 325

tercssante è risultata la presenza di grani quar- to", anche se riguardo a Valesio vanno ricordati:
zosi omogeneamente presenti all'interno del mi~ il ritrovamento di un capitello dorico e di sime
nera le di piombo di quattro su sei esemplari (cfr. fittili policrome, collegate alla presenza di edifici
M2, Tl, T2, T4), un dato forse leggibile come in- di culto nell'ambito della ripresa dei culti te-
dizio della lavorazione del minerale in crogiuoli smoforici nella seconda metà del IV sec. a.C.; il
di fusione in materiale refrattario. A questo pro- ritrovamento a circa 300 m al di fuori della cinta
posito va rilevato il caso particolarmente anoma- muraria di un grosso ripostiglio di monete d'ar-
lo della "moneta" Ml nel cui volume di piombo gento seppellito intorno al 272-235 a.C. in un va-
analizzato non si riscontrano grani quarzosi ed setto posto nella cavità circolare di un blocco in
estremamente esiguo risulta lo strato di ossido carparo, in connessione con altri blocchi, letti co-
che avvolge la superficie: si tratta dunque di in~ me residui di una costruzione isodomica in ab-
dizi relativi a differenti condizioni di interra- bandono, e con un pozzo in cui furono rinvenuti
mento elo conservazione deU'oggetto (forse con- piatti. coppe ed oinochoai miniaturistiche: l'ìpo-
divisibili solo con l'esemplare T3) rispetto ai suc- tesi più accreditata è che si possa trattare di un
citati esemplari; secondariamente va rilevata la deposito votivo di un luogo di culto, essendo da-
non meno interessante presenza di incisioni rea- tabili i singoli esemplari dal VI al III sec. a.C.30.
lizzate "a freddo" sul diritto di Ml: si tratta di Un deposito votivo, rinvenuto nel santuario di
lunghi solchi al di sopra dei chicchi in cui si sono Oria-Monte Papalucio, che poteva suggerire im-
riievate soltanto tracce di fosforo - di probabile portanti dati di confronto. ha anch'esso restitui-
origine naturale -, e che si potrebbero attribuire to esclusivamente monete originali 3J ; infine la
ad ingenui rimaneggiamenti della prova una nota sporadicità dei rinvenimenti ed il numero
volta realizzata. esiguo delle "monete" in piombo sembrerebbero
Sulla base di questo contesto storico ed alla poco incoraggianti in questo senso.
luce dei nuovi dati acquisiti è possibile rileggere Appare infine più motivata !'ipotesi di "mone-
più correttamente le ipotesi di lavoro in prece~ te" in piombo realizzate come "prove di conio"
denza formulate e in prima istanza escludere non ufficiali nell'ambito di officine messapiche
che le nostre "monete" fossero monete con "ani- con lo scopo di imitare le emissioni magnogreche
ma" in metallo vile e suberatura in argento, co- più diffuse, incorrendo in alcune ingenuità quali
me suggerivano i nominali corrispondenti in cir- l'omissione della leggenda, e l'incisione del parti-
colazione; le analisi della superficie delle "mone- colare delle "reste" a freddo. In questo senso, al-
te" e del metallo non hanno riscontrato affatto la luce del quadro storico-numismatico relativo
quantità di argento indicative in questo senso; all'area istmica in questione ed in particolare a
nei due esemplari con tipi metapontini (MI, M2) Valesio, la distanza cronologica tra le monete
ed in uno tarantino (T3) si sono individuate con tipo metapontino a tecnica incusa, e quelle a
"tracce" di argento in quantità molto esigue doppio rilievo tarantine sembra trovare una sua
(parti per milione) all'interno del volume di me· ragion d'essere e perdere i suoi caratteri di pro-
tallo analizzato: si tratta di quantità troppo ri- blematicità; sembra emergere inoltre una singo-
dotte per essere attribuite a residui di suberatu- lare coincidenza che vede comparire le "monete"
ra, più verosimilmente collegabili a impurezze in piombo proprio in fasi di più accentuati con-
del minerale di piombo, o tuttalpiù a scorie resi- tatti con l'ambiente ellenico e dunque in sintonia
due di processi di estrazione deU'argento stesso con le emissioni ufficiali circolanti nella zona.
dal minerale; in quest'ultimo caso le quantità Insistendo su questa ipotesi va comunque rileva-
talmente basse di residui farebbero presupporre to che nella resa del tipo "metapontino" la spiga
un processo di scorificazione delle materie prime ad otto chicchi presenta un buono stile, sebbene
estremamente avanzat029 • sia priva delle foglie e delle reste, cosi come ab-
Priva di valide conferme è rimasta l'ipotesi bastanza curati sono i tipi "tarantini" essendo
che si possa trattare di monete di culto, "ex vo- facilmente inseribili aU'interno delle serie uffi-

29 Sul grado di lavorazione del piombo argentifero e sulle 30 Cfr. Breglia 1939, Marzano 1964 e Lo Porto 1964. pp.
grosse quantità di piombo stesso o di argento ancora presenti 171·173.
nelle scorie di lavorazione cfr. Ardaillon 1897, pp. 80-81 e 31 Per Valesio cfr. D'Andria 1988, p. 709 e per Oria Sici-
Strabone, IX, 1, 23. liano 1990.
326 A. Siciliano, V. Natali, P. Boffi, G. Brugnola, A. Cacucci

ciali; certo rimane aperta la problematica della torizzate dai centri magnogreci, ma una grande
mancanza in tutte le "monete" della leggenda cautela è d'obbligo fino all'acquisizione di nuova
che certo avrebbe avvicinato di più le prove alle e più completa documentazione32 .
serie ufficiali, completando gli elementi necessa- Dal punto di vista tecnologico la presenza
ri alla realizzazione del conio stesso - anche se più o meno rilevante di scorie (Zn, Cu, Fe) al-
questo dato sembra essere ricorrente tra gli !'interno del minerale di piombo degli esempla-
esemplari "monetiformi" in piombo rintracciati. ri, e di argento soltanto in tre campioni, indi-
Quale potrebbe essere stato dunque l'utilizzo, il cherebbe una riserva di minerale diversificata
fine di questi coni "nostrani"? Sembra naturale ed un complesso produttivo abbastanza articola-
pensare all'obbiettivo di battere monete non uffi- to unitamente a competenze metallurgiche di ri-
ciali, probabilmente delle "imitazioni locali" del- lievo.
le stesse, più difficilmente serie "periferiche" au- V.N.

32 La problematica circa le c.d. "imitazioni barbariche" t:a indefinitezza dei termini della questione e la mancanza di
delle serie magnogreche è in realtà stata aperta già dal Vla· contributi specifici ad essa relativi, che frenano perversa·
sto e ripresa in Noe 1984. p. 4 e Il, e di questa abbiamo an- mente gli slanci in questo senso.
che riferito nella parte introduttiva; si lamenta però una cer-

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