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Mario Lombardo

TOMBE, NECROPOLI E RITI FUNERARI IN 'MESSAPIA':


EVIDENZE E PROBLEMI

l. E' a tutti noto il ruolo centrale che le evidenze epoca classica appare identificata dai Greci come
necropoliche hanno avuto, e tuttora hanno, negli la Messapia (o l'area iapigio-messapica)'. Assu-
studi arcpeologici, e specialmente in quelli sulle mendo descrittivamente tale nozione - nelle sue
società e culture di orizzonte pre e protostorico. dimensioni anche linguistico-epigrafiche6 - in ri-
In effetti esse costituiscono, nella gran parte dei ferimento all'orizzonte protostorico, possiamo in
casi, non solo la categoria documentaria più con- effetti notare che a sud della linea Taranto-Mo-
sistente dal punto di vista quantitativo - quando nopoli, o Taranto-Egnazia, per l'Età del I e çlel II
non l'unica disponibile -, ma anche quella che, Ferro (IX-VII sec. a.C.), mentre abbiamo una di-
per la natura stessa dei dati che ci offre, espres- screta quantità di dati sugli insediamenti', sono
sione 'diretta' J 'volontaria' e 'strutturata' delle praticamente assenti dal nostro quadro docu-
realtà socio-culturali in questione, appare mag· mentario le evidenze 'necropoliche', con l'unica
giormente suscettibile di farci cogliere aspetti si- eccezione di quelle.' assai particolari, degli en-
gnificativi dell'identità culturale dei gruppi e chytrismoi infantili, interrati per l'appunto entro
delle società interessati, nelle loro peculiarità, contesti abitativi'. Quanto ai materiali di VIII
somiglianze, articolazioni e dinamiche 1 • Basterà sec. a.C. di Borgo Nuovo, appare probabile (e lar-
qui ricordare nozioni archeologiche fondamentali gamente condivisa) l'ipotesi di una loro interpre-
come quelle di "Urnenfelderkultur" o "Cultura tazione in chiave di 'deposito votivO'9, mentre le
dei Campi d'Urne" J di "Fossakultur", o "Cultura tombe di pieno VII sec.a.C. di Tor Pisana a Brin-
delle tombe a fossa", o di "Cultura di Pantalica". disi sono state pressochè unanimemente collega-
Ciò vale anche - con tutte le sue implicazioni te alla presenza in loco di un nucleo allogeno,
non sempre 'positive' - per il mondo indigeno verosimilmente greco lO •
dell'Italia meridionale nell'Età del Ferro (nonché
Di questa peculiare realtà documentaria si è
nell'Età del Bronzo), specialmente per quanto ri-
da più parti preso chiara coscienza in una pro-
guarda gli ambiti regionali delle attuali Calabria
spettiva non solo 'negativa'; in un'ottica, cioè,
e Campania, com'è stato recentemente sottoli-
che non si limita a considerare Cassenza di evi-
neato rispettivamente da R. Peroni e B. D'Ago-
denze necropoliche come una lacuna documenta-
stin02 , ma anche, in larga misura, per quello del-
ria più o meno fortuita ascrivibile ai limiti delle
la Basilicata' e per gran parte della Puglia, e
indagini e delle scoperte archeologiche finora
cioè le sue aree settentrionale e centrale, più
realizzate, ma che tende ad assumere in positivo
tardi identificate nelle fonti letterarie greche co-
il dato in questione come possibile, e verosimile,
me la Daunia e la Peucezia4 •
indizio della presenza nel mondo 'messapico' di
Da questo quadro documentario relativamen- IX-VII sec. a.C. di esperienze funerarie partico-
te omogeneo, si distacca radicalmente l'area sub- lari e 'non convenzionali', tali cioè da non aver
regionale della Puglia Meridionale, quella che in lasciato quel tipo di tracce archeologiche da noi

I Cfr. da ultimo D'AGOSTINO 1990. Vedi anche ìnfra.


2 PERONT 1987; D'AGOSTINO 1988, p. 531. i> MAYER 1914, pp. 1-17; DEGRASSI 1963, pp. 14955.; Lo
3 Cfr. BOTTINI 1986, pp. 171 55. e 196 55.; D'AGOSTINO PORTO 1971, p. 356; YNTEMA 1990, pp. 11-12 e passim; D'AN-
1989, pp.198 55., 215 55.; BIANCO 1990; Armì. DRIA 1991, pp. 407-409 .
• Cfr. DE JULIIS 1988, nonchè, per le nozioni etnico~terri· lO Lo PORTO 1964, pp. 126-127; D'ANDRIA 1987; IDEM
toriali, LoMBARDO 1991 e 1992 a. 1988, pp. 657 e 661; IDEM 1991, p. 415; DE JULIIS 1988, p. 41;
& LoMBARDO 1991 e 1992 a. BRACCE5I 1989; LoMBARDO 1991, p. 83. Cfr. tuttavia Guzzo
& DE SIMONE 1989b. 1990, che ne pro5petta una lettura in chiave sostanzialmente
7 D'ANDRIA 1991. indigena. Sul problema tornerò più dettagliatamente in un
B Cfr. D'ANDRIA 1981, pp. 121-122; BECKER 1983; Messa- contributo per gli Studi in memoria di B. Sciarra.
pi, p. 49; G. SEMERARO, in Taras XI, 2, 1992, pp. 285-287.
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normalmente riconoscibili come evidenze necro- In effetti, dalle discussioni più recenti sulle
polico-funerarie" . esperienze funerarie, e sulle evidenze necropoli-
Le comprensibili - e perfino doverose - remore che come 'documento' significativo di tali espe-
di fronte ad una tale prospettiva esegetica, deri· rienze, emerge chiaramente - anche al di là del-
vanti dalla consapevolezza dei limiti metodologi- le divergenze teoriche e metodologiche sul loro
ci degli argomenti ex silentio, appaiono oggi in significato simbolico-rituale e le loro implicazio-
buona sostanza superabili. ni in sede storico-sociale - la necessità di consi-
Si devono in effetti considerare le considere- derarle come esperienze sociali 'totali', dalle va-
voli dimensioni, quantitative e qualitative, or- lenze socio-culturali complesse e comunque si-
mai assunte dalle ricerche archeologiche nel· gnificanti anche sul piano 'contestuale' più amo
l'area in questione", comprendenti anche la rea- pio". Alla luce di queste conclusioni, il dato do·
lizzazione di esperienze di survey sistematico su cumentariD sopra evidenziato, specie nell'ipotesi
aree relativamente ampie, come ad esempio interpretativa che se ne è prospettata, presenta
quelle condotte dalla Libera Università di Am- implicazioni di portata notevolissima, rinviandc
sterdam nei territori di Oria e di Valesio 13 , o a un contesto socio·culturale 'messapico' segna-
quelle dell'Università di Lecce nei territori di to, nei secoli VIII e VII a.C., da esperienze e ca-
Vaste, Rudiae etc. ". La circostanza che tutte ratteri significativamente peculiari anche ri-
queste indagini non abbiano portato alla scoper- spetto ai contesti vicini e contigui (entro lo stes-
ta di una sola non dico necropoli ma singola so orizzonte 'iapigio'), e da forti dinamiche di
tomba 'messapica' del periodo che maggiormen- trasformazione tra il periodo in questione E
te ci interessa (VIII-VII sec. a.C.), va valutata quello suc~essivo, che vede emergere e diffon·
anche alla luce del fatto che in gran parte dersi 'costumi funerari' in qualche misura 'con-
dell'area 'messapica' le condizioni dei suoli non venzionali', almeno nelle loro risultanze archeo·
presentano particolari problemi per l'individua- logiche.
zione di resti necropolici 'convenzionali', come Esso pone, in realtà, una serie di questioni,
del resto dimostra il fatto che nella stessa area, che mettono in gioco l'intera lettura dell'identità
per l'epoca successiva - dal VI sec. a.C. aIIV·III e della struttura socio-culturale delle genti iapi·
soprattutto -, sono state scoperte numerose tom- gio.messapiche nei loro caratteri e nelle loro di·
be e necropoli, sia fortuitamente che in scavi namiche. Tanto più se si considera che i secoli
più o meno scientificamente condotti e docu- VIII e VII appaiono quelli in cui sembra emerge·
mentati l5 • re e definirsi, per certi aspetti, una identità 'cui·
Se si accetta la prospettiva esegetica sopra turale' specifica iapigio-meridionale o 'messapi·
evocata, tuttavia, mi sembra non ci si possa li- ca'17, verosimilmente non senza rapporto con le
mitare a considerare il dato in questione in ter- stabilirsi e l'affermarsi, entro il suo orizzontE
mini puramente archeologico-documentari e 'set- sub-regionale, della colonia greca di Taranto.
toriali'; come una peculiarità, cioè, che, riguar- Questioni, dunque, che vanno impostate in una
dando un aspetto particolare della 'cultura mes- prospettiva non unilaterale e settoriale, ma con·
sapica', viene a privarci di informazioni su tale testuale e 'sistemica', interrogandosi cioè sull'in-
aspetto, rendendo 'incompleto' il nostro quadro sieme delle dinamiche socio-culturali (demogra.
interpretativo e ricostruttivo per il periodo inte- fico-insediative, produttive, etc.) sviluppatesi
ressato dal fenomeno. nell'area sub-regionale 'messapica' - vista ne]

Il LoMBARDO 1991, p. 81; D'ANDRlA 1991, p. 409; YN'I'EMA Il Si veda inoltre il report di O. Roller, sulle attività di
1993. suruey condotte dall'Università dell'Ohio nell'estremo lembc
ltSi veda il panorama complessivo delineato in Messapi sud-occidentale della penisola salentina (infra); ed il contri·
e in ACT XXX (in particolare il contributo di F. D'Andria). buto di Th. Van CompernoUe in Questo stesso volume (infra:
U Cfr. YNTEMA 1986 e ora YNTEMA 1993; BoERSMA 1990. sulle ricognizioni nel territorio di Soleto.
Per Valesio, in particolare vedi anche il contributo di J. M Su tutto questo si vedano soprattutto D'AGOSTINO 1985

Boersma, infra. e 1990 e ora MORRIS 1992, nonché la discussione e messa a


I. Si tratta di ricerche in larga misura ancora inedite, punto critica di Fl. Frisone, in questo stesso volume (supra).
condotte dall'Università di Lecce nell'ambito del Progetto 11 Cfr. DE JULIIS 1988, pp. 30 S8. e 40 55.; YNTEMA 1990,
Strategico del CNR 251100; cfr., tuttavia, per Vaste D'AN- pp. 45 ss. e 1991, pp. 147 SS.; D'ANDRIA 1988 e 1991, pp. 401
DRIA 1991, p. 419. 88.; LoMBARDO 1991, pp. 52 s. e 81 55.
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quadro della più ampia area regionale 'iapigia' - pubblicata in maniera scientificamente appro-
tra l'Età del Bronzo e quella classica. priata", mentre di alcune altre solo da poco si
sono potuti recuperare e studiare i dati topogra-
In realtà, il dato 'negativo' in questione appa-
fici e di scavo e i materiali rinvenuti20• Valutazio-
re correttamente interpretabile nei suoi signifi-
ni analoghe, se non più sconfortanti, possono
cati e implicazioni storico-culturali e storico-so-
farsi anche per altri centri messapici. E' sullo
ciali solo entro un'analisi complessiva e aggior-
sfondo di questa situazione - e nella prospettiva
nata delle evidenze documentarie (e indiziarie)
problematica e storico-interpretativa sopra indi-
relative alle pratiche funerarie del mondo iapi-
cata - che si è impostato già da qualche anno
gio-messapico prima e dopo, e dei contesti docu-
presso l'Università di Lecce un progetto di recen-
mentari e socio-culturali più ampi (anche su sca-
sione e studio sistematico delle evidenze necro-
la regionale), entro cui tali evidenze (o la loro as-
poli che di area iapigio-messapica. Ed è in
senza) si collocano e possono acquistare senso.
quest'ottica che si colloca anche l'iniziativa, da
Paradossalmente quindi, proprio la peculiarità
parte del comitato scientifico di questa rivista, di
di quel dato 'negativo', con le sue potenziali im-
dedicare uno spazio specifico alle questioni teori-
plicazioni socio-culturali, sollecita un'analisi si·
che, metodologiche ed ermeneutiche e ai contri-
stematica e contestuale delle evidenze in questio-
buti conoscitivi e documentari relativi alle prati-
ne con gli strumenti metodologici, e secondo i
che funerarie e alle evidenze necropoliche nel
'parametri' problematici e ermeneutici, elaborati
mondo antico, con particolare riferimento all'area
dalla ricerca più aggiornata.
messaplca.
Un tipo di analisi, questa, che deve fare i con-
ti con uno stato attuale delle ricerche notevol- Tornando alla problematica riguardante "as-
mente ~arretrato', sia in termini assoluti (come senza di evidenze necropoliche 4messapiche' nei
livello di conoscenze e di elaborazioni analitiche secoli IX-VII a.C., è ovvio, anche alla luce di
e problematiche) che in confronto a quelle relati- quanto si è appena detto, come non sia qui (e og-
ve ad altre aree indigene dell'Italia meridionale. gi) possibile prospettare, nemmeno per linee ge-
Ciò che appare in qualche misura conseguenza e nerali, un'ipotesi interpretativo-ricostruttiva in
riflesso proprio dell'assenza di evidenze necropo- qualche modo adeguata e fondata, che, come di-
liche per il periodo cruciale della I e della II Età cevo, può emergere soltanto da un'analisi siste-
del Ferro, altrove, come si è detto, documentato, matica e contestuale. Possiamo solo tentare di
e dunque studiato, soprattutto attraverso quel individuare alcuni elementi documentari e indi-
tipo di evidenze. ziarì, ed alcune questioni ad essi collegate, che
A fronte di numerose e più o meno precise e appaiono, seppur in misura diversa e in maniera
circostanziate 'notizie' di necropoli e tombe sco- più o meno chiara o problematica, pertinenti e
perte e scavate, da archeologi o da 'dilettanti' 'utili' per una corretta impostazione (e discussio-
(quando non da clandestini), nel corso del tempo ne) del problema.
in area lmessapica', ben poche risultano le ne-
cropoli o singole tombe oggetto di scavi effettuati
con criteri scientifici e ben documentati; ancor 2. Uno dei principali meriti del recente volume
meno numerose, poi, quelle i cui rinvenimenti di l. Morris sui rituali funerari antichi nel loro
siano stati analizzati e pubblicati con criteri ri- rapporto con le strutture sociali, è non soltanto
gorosi e aggiornati. Per fare qualche esempio, quello di aver insistito sulla necessità di un'ana-
l'estesa necropoli di Manduria, scavata negli an- lisi 'globale' delle evidenze funerarie in ordine
ni '50", solo ora è oggetto di uno studio analiti- alla loro proficua 'utilizzazione' in sede di rico-
co, da parte di A. Alessio e M.T. Giannotta, di struzione storico-sociale, ma anche di aver indi-
cui si spera di poter conoscere presto i risultati; cato una prospettiva teoretica e metodologica
delle diverse necropoli (e tombe) a più riprese centrata essenzialmente su! concetto di "cambia-
rinvenute e scavate nel territorio di Vaste, solo mento". Sulla valorizzazione, cioè, dei fenomeni
quella delle Melliche è stata scavata, studiata e e delle dinamiche di trasformazione e cambia-

LIl Cfr. DEGRASSI 1960. ste (Le) al Museo Nazionale di Taranto, in corso di stampa;
19 Cfr. soprattutto Messapi, pp. 57-157. per alcuni rinvenimenti, si veda in questo stesso volume in·
)II Cfr. M.T. GIANNOTTA, I materiali archeologici di Va- fra.
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mento individuabili nei patterns delle pratiche Se la facies culturale 'iapigia' emerge dalla (o
funerarie, e 'interpretabili' nei loro significati e almeno in seguito alla) cesura dell'XI sec. a.C.,
implicazioni storico-sociali attraverso indagini come leggere e spiegare le peculiarità dell'area
sistematiche sviluppantisi lungo alcune direttri- 'messapica' dal punto di vista qui in esame, nella
ci strettamente collegate tra loro, e centrate, ol- loro almeno relativa 'continuità' tra le età del
tre che su quella 'temporale', su categorie anali- Bronzo Recente, del Bronzo Finale e del Ferro?
tiche ed ermeneutiche quali 'tipologia', 'spazio', E, se va vista una sostanziale componente 'il-
'demografia', 'contesto', sulle quali torneremo21 . lirica' in tale facies", come interpretare le even-
Guardiamo dunque alla nostra problematica tuali peculiarità messapiche rispetto alle espe-
in primo luogo nella prospettiva 'temporale', e rienze documentate dai "tumuli" dell'area adria-
guardiamo innanzitutto al 'prima'. Qual'è l'oriz- tico-orientale ?
zonte cronologico più alto in rapporto a cui risul- A fortiori, se tale facies si definisce o almeno
ta corretto ed ermeneuticamente proficuo colloca- appare individuabile in termini sostanzialmente
re e indagare in termini contestuali le 'peculia- unitari sul terreno delle produzioni ceramiche fi-
rità negative' del mondo 'messapico' della I e II no a tutto il IX sec. a.C. (protogeometrico 'iapi-
Età del Ferro sul piano delle evidenze funerarie? gio' e geometrico 'antico')", che significa la pecu-
Se è valida la tesi, oggi prevalente, secondo liarità dell'area 'messapica' sul terreno delle
cui una significativa cesura socio-culturale sa- esperienze funerarie coeve? Forse che l'indicato-
rebbe occorsa nell'intera area regionale 'puglie- re 'produzioni ceramiche' non è adeguatamente
se' tra la fine del XII e l'XI sec.a.C.", si potrebbe rappresentativo in rapporto alla 'identità cultu-
assumere l'orizzonte del Bronzo Finale (XI-X rale' di queste popolazioni?
sec.a.C.) come quello da cui partire per l'analisi
sistematica e 'contestuale' delle evidenze di area Se sullo sfondo di questi interrogativi guar-
'messapica' nel quadro di quelle più ampie di diamo all'VIII e al VII sec. a.C., dobbiamo ulte-
area pugliese. E' opportuno notare, tuttavia, che
riormente chiederci che rapporto vi sia - e con
anche per l'Età del Bronzo in generale, e in par- quali specifiche implicazioni - tra la persistente
ticolare per il Bronzo Finale, l'area 'messapica' - e 'uniforme' peculiarità tnegativa' qui in discus-
e specialmente il Salento meridionale, come no- sione (sempre più evidente documentariamente
tava da ultimo il compianto Giuliano Cremone- per contrasto con le evidenze necropoliche della
si" - appare segnalarsi per una relativa carenza Puglia centro-settentrionale)" e alcuni altri si-
di evidenze 'funerarie', di contro a una notevole gnificativi fenomeni che vediamo svilupparsi
richezza di evidenze 'insediative', differenzian- contemporaneamente:
dosi in qualche misura, da questo punto di vista,
dalla Puglia centrale e settentrionale". a)l'emergere nell'area 'messapica', a partire da-
Sembra dunque riproporsi anche per l'oriz- gli inizi dell'VIII sec. a.C., di UIlO stile geome-
zonte del Bronzo, specie del Bronzo Finale, il trico propriamente 'iapigio' (o 'salentino') - e
quadro di peculiarità dell'area messapica-salenti- poi nel VII di uno stile sub-geometrico 'messa-
na sopra delineato per l'Età del Ferro. Fino a che pico' - nelle produzioni ceramiche, di contro a
punto si tratta di un dato 'reale'? E, nel caso che un 'geometrico protodaunio' e poi, nel VII sec.
lo sia, che significati e implicazioni presenta? a.C., a un 'geometrico peuceta'2S,

21 MORRIS 1992, in parto pp. 24, SS. di Vanze e Acquarica. Devo questi dati alla dott.ssa M.A. Or-
22 Cfr. ad es. DE JULUS 1988, pp. lO 85.; IDEM 1989, pp. lando che mi è gradito qui ringraziare. Si veda in generale
75-84. PERONI 1990.
23 CREMONESI 1991, p. 362; cfr. più in generale IDEM 2S Cfr. ad es. DE JULIIS 1988, pp. 13 s. e IDEM 1989. Si ve-

1979. dano tuttavia le cautele metodiche in DE SIMONE 1989a.


2<Per il Bronzo recente le evidenze disponibili riguarda· 26 DE JULIIS 1988, pp. 18 55. Cfr. tuttavia YNTEMA 1990
no i tumuli con sepolture collettive di Torre S. Sabina (cfr. pp. 1955. e 31 55. che preferisce parlare di South·ltalian Pro·
LO PORTO in BdA 1963), i tumuli a sepolture individuali di togeometric e Early Geometrie valorizzando gli aspetti di
Vanze, Acquarica e Ugento, le tombe a grotticella di Porto omogeneità di Queste produzioni in un'area non limitata alla
Perone, Vanze e forse Gallipoli, la necropoli a incinerazione Puglia. Il che sposta, ma non cancella il nostro problema.
di Torre Castelluccia e una tomba, anch'essa a incinerazione, " Cfr. DE JULIIS 1988, pp. 23 SS., 42 e 48.
di Muro Leccese, Al Bronzo Finale sono riferibili solo parte 28 Cfr. DE JULlIS 1988, pp. 31 55., 42 e 45 55.; YNTEMA
della necropoli di Torre Castelluccia e forse alcune sepolture 1990, pp. 45 5S., 19755. e 219 55.; IDEM 1991, pp. 1475s.
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13) TI notevole incremento insediativo e demogra- ro possibile correlazione con tutta una serie di
fico che sembra riscontrabile nel corso fenomeni socio-culturali, documentati e indiziati
dell'VIII sec.a.C. - e in particolare nella sua da evidenze di varia natura.
seconda metà - nell'intera area ~messapica'29. Allo stato attuale delle conoscenze, le più an-
y) L'emergere documentario di contatti e rappor- tiche 'tombe' messapiche (a parte gli enchytrì-
ti coi Greci specie sul versante adriatico, con i smoi, che significativamente continuano fino
plausibilmente connessi fenomeni dell'emer- all'epoca romana") appaiono attestate, peraltro
gere e definirsi di elementi o gruppi 'privile- in numero assai limitato, intorno al 600 a.C., se
giati' nelle locali realtà indigene". non agli inizi del VI secolo, nell'area settentrio-
nale e 'istmica' della Messapia e in particolare a
1)) Le dinamiche apparentemente innescate nelle
Oria33 , nonché forse a Mesagne 34 •
locali realtà indigene, almeno entro un certo
Nella prima metà del VI sec. appaiono databi-
orizzonte geografico 'di frontiera', dalla fonda-
li le più antiche tombe rinvenute a Manduria", e
zione di Taranto verso la fine dell'VIII sec.
verso la metà del secolo le più antiche di Rudiae"
a.C., così come appaiono indiziati, ad esempio,
e Cavallino". Al pieno VI sec. si datano le più an-
dalle dinamiche di concentrazione insediativa
tiche tombe 'note' di Alezio" e verso la fine del VI
riscontrabili a Oria fra VII e VI sec. a. C".
(o agli inizi del V) quelle di Ugento" e Vaste".
L'indagine, e le eventuali ipotesi 'esplicative', Benché il quadro generale delle evidenze e
sui possibili significati e implicazioni del nostro degli studi sia oggi troppo lacunoso per poter
"dato negativo" vanno inquadrate entro il conte- consentire inferenze certe, e benché, anche in ra-
sto definito da questi fenomeni e dinamiche, ma gione di ciò, non si possa avere la sicurezza che
la direttrice forse più produttiva è quella che per tutti i 'centri' in questione siano state rinve-
'guarda' al dopo; intendo dire alle evidenze rela- nute le più antiche tombe esistenti, dai dati ap-
tive all'introduzione e diffusione in Messapia di pena richiamati emerge tuttavia un pattern pos-
pratiche funerarie archeologicamente riconosci- sibilmente significante di 'diffusione' nell'area
bili come tali. Da questo punto di osservazione messapica dell'uso di seppellire gli adulti in
possiamo individuare, almeno in via provvisoria, 'tombe', a partire dall'area più settentrionale (e
alcuni elementi indiziati possibilmente pertinen- contigua a Taranto!) verso il 600 a.C. fino a quel-
ti e 'interessanti' per la problematica qui in di- la più 'meridionale' entro il 500 ca. a.C.
scussione; elementi che evocherò qui ordinando- Tale pattern 'distributivo', che andrà comun-
li, con qualche 'ritocco'. secondo le direttrici, e que verificato nella sua complessiva attendibi-
categorie, di indagine indicate da L Morris. lità, e nelle sue eventuali ulteriori articolazioni e
'sfumature', di per sé sembrerebbe indiziare
Il primo, e fondamentale, si colloca entro la l'emergere e diffondersi nel mondo messa pico,
direttrice spazio-temporale. nel corso del VI sec. a.C., di significative dinami-
Mi riferisco alla distribuzione cronologica e che di trasform.azione socio-culturale, con l'intro-
geo-territoriale delle più antiche evidenze necro- duzione e diffusione di 'nuovi' rituali funerari.
poliche finora note dall'area messapica, nella 10- Dinamiche, in cui un ruolo notevole parrebbe at-

~ Cfr. da ultimo D'ANDRIA 1991, pp. 405 55. sepolture appaiono databili alla fine del VI sec. a.C., cfr.
)O Cfr. D'ANDRIA 1985, pp. 329 55.; IDEM 1988, pp. 653 55.; ALESSIO, Li Castelli (Manduria), in Messapi, pp. 323 S5.
IDEM 1979; LoMBARDO 1991, pp. 8155. Si vedano anche YNTE- )l; Cfr. G.P. CIONGOLI, Rudiae, in Messapi, pp. 217-219.

MA 1982, pp. 23 55.; IDEM 1991, pp. 14855.; BOTTINI 1986, pp. .,., Cfr. P.E. ARIAS, in Cavallino l, pp. 217 55.; D'ANDRIA
139 5S.; DE JULIIS 1988, pp. 33 55. (et AL >, Cavallino, i.n Messapi, pp. 201 55.; si veda ora anche,
31 Cfr. da ultimi. D'ANDRIA 1991, pp. 42955.; LoMBARDO in questo Ste5SO volume, il contributo di F.G. Lo PORTO, in~
1991, pp. 84 S5.; YNTEMA 1986 e 1993. Sì vedano anche PA- fra.
GLIARA 1983, pp. 73 55.; LoMBARDO 1989 b; BoERSMA 1990. M Cfr. M.T. GIANNO'TTA, S.V. Alezio, in BTCGI Hl, 1984,
112 Cfr. BECKER 1983. pp. 150 SS.; e ora G.P. CIONGOLI. Alezio, in Messapi, pp. 197~
n Cfr. Lo PORTO 1990. Si veda anche FORTI 1972, pp. 11- 200.
12. • Cfr. G.P. CIONGOU, Ugento, in Messapi, pp. 191-193;
.. Cfr. YNTEMA 1975; G. SEMERARO, s.v. Mesagne, in BTC- Lo PORTO 1970-1971, pp. 99-152; ROLLEY 1991, pp. 189 SS.
GI IX, 1991, pp. 568-575. 00 Se nella necropoli delle MeUiche i più antichi corredi
~ Cfr. FORTI 1972, pp. 12 55.; YNTEMA 1974, pp. 3 55.; sono di pieno V sec. (cfr. Messapi, pp. 5755.), il più antico rin-
ALESSIO 1986 e IDEM, Manduria, in Messapi, pp. 307 55. Da venimento tombale risale agli inizi del V sec. a.C. (cfr. l'inter-
rilevare che per il vicino centro di Li Ca5telli, le più antiche vento di M.T. Giannotta al Seminario CNR di Lecce, in e.s.).
30

tribuibile a fenomeni 'acculturativi' greco-messa- resse anche in quanto indicatori di 'specifi-


pici, nell'accezione più ampia di questa nozione, cità'. Mi riferisco alle 'dimensioni' e alla com-
che non va vista necessariamente nell'ottica uni- posizione dei corredi - che. pur nelle loro diffe-
laterale e rlduttiva del binomio diffusionismo-el- renze più o meno accentuate secondo i tempi e
lenizzazione, ma in una prospettiva che dia spa- i luoghi«, sembrano segnati, si direbbe, nello-
zio anche alla possibilità di fenomeni e processi ro insieme da una relativa 'sobrietà' rispetto a
di 'reazione plastica', e cioè di trasformazione quelli delle aree indigene vicine4.$ (e dalla pre-
delle realtà socio-culturali indigene innescati, in senza costante di determinati oggetti e 'asso-
forme e modi da precisare, dal contatto coi Greci, ciazioni' di oggetti: vedi infra) -, cosl come alla
ed esprimentisi sotto forma di fenomeni di affer· tipologia e alle dimensioni. più o meno diffe-
mazione di identità in chiave contrastiva"l. renziate e articolate secondo i tempi e i luo-
ghi, dei 'monumenti' funerari.

3. n significato storico-culturale e storico-sociale 13) Strettamente collegato metodologicamente


di questi fenomeni e dinamiche, e del loro stesso
all'asse d'indagine 'tipologico' appare quello
pattern distributivo spazio-temporale, andrà tut- 'demografico', dove, come osserva ancora
tavia indagato tenendo conto di una serie di altri Morris, "one recurring question is how changes
elementi documentari e indiziari riconducibili al- are related to age and sex"46. Da questo punto
le diverse direttrici di indagine, e categorie enne- di vista un primo elemento verosimilmente si-
neutiche, che, insieme a quella temporale, vanno, gnificativo consiste nella 'continuità' della
secondo Morris, (seguite' nell'analisi 'globale' del- pratica degli enchytrismoi infantili entro le
le evidenze necropoliche; elementi che dobbiamo 'abitazigni', attestata, almeno per alcuni cen-
qui limitarci a evocare per schematici exempla. e tri, anche entro l'orizzonte cronologico in cui
per lo più sotto forma di interrogativi: si afferma e si diffonde l'uso delle deposizioni
in tombe per i 'non infanti'47.
a) Dal punto di vista della 'tipologia' . come rile· Anche qui occorrerà quantificare con precisio-
va Morris "the last as well as the first stage of ne, sia dal punto di vista spaziale che da quello
a study"d -, che significato si può attribuire, cronologico, i termini (e modi) della (convivenza'
ad esempio, al fatto che, mentre nelle aree in- tra enchytrismoi entro abitazioni e (tombe', ma il
digene contigue, come la Peucezia (e la Dau- dato appare comunque di interesse anche perchè
nia), il rituale di deposizione vede costante- sembra indicare che l'introduzione e diffusione
mente la posizione rannicchiata del cadavere, dell'uso delle 'tombe' non coincide con (o non
in 'Messapia' già tra le 'più antiche' sepolture comporla) una ride(inizione generale delle prati-
si riscontrano casi di deposizioni in posizione che rituali funerarie in quanto tali. il fatto che
supina, che poi diventano sempre più frequen· da tale 'ridefinirsi' siano escluse (almeno in par-
ti?·3 E' ovvio che per rispondere a questo gene- te) le sepolture infantili potrebbe in effetti indi·
re di domande occorre innanzitutto operare ziare che il fenomeno in questione abbia riguar-
precise quantificazioni distributive (nel tempo dato specificamente i rituali funerari delle cate-
e nello spazio) del fenomeno, e lo stesso vale gorie 'demografiche' qualificantisi in quanto per-
per altri aspetti 'tipologici' di cui allo stato at- sone sociali, con tutte le implicazioni del caso. Il
tuale si può solo intravedere il potenziale inte- che evoca, peraltro, il problema - estremamente

.. Cfr. da ultimo LoMBARDO 1991, pp. 74 55. Per una criti· relative a Vaste infra, e, soprattutto, l'intervento al Semina-
ca delJa nozione 'diffusionista' di ellenizzazione, cfr. WHI· rio CNR (v. nota n. 40) e op. cit (v. nota n. 20).
TEHOUSE - WILKINS 1989 e OIETLER 1990. .. MORRIS 1992, p. 26.
01 MORRJS 1992, p. 25. •, Cfr. BECKER 1983, studio fondamentale, dal quale
., DE JULllS 1988, pp. 44, 48, 66, 79-80. emergono anche significative articolazioni nelle forme e mo-
•• Cfr., ad es., nel caso di Cavallino, le ricche tombe 'ex- dalità di questa pratica funeraria (cremazioni o inumazioni,
tramurane' pubblicate da F.G. 1..0 Porto in questo stesso vo- in ciste litiche o in pithoi, con piccolo corredo o senza) legate
lume (in(ra), e quelle 'intramurane', più modeste, della zona alla differente età dei defunti (da O mesi a ca. 6 anni), ma
dell'Asilo (cfr. D'ANDRIA, Cavallino, in Messapi, pp. 208 ss. e che occorerebbe valutare anche in rapporto alla cronologia
IOEM 1991, pp. 425 ss.). dei singoli casi, chiedendosi cioè se quelli databili entro
•• Cfr. le considerazioni in questo senso di M.T. Giannot- l'orizzonte di affermazione locale dell'uso di tomba per gli
ta, basate sullo studio sistematico delle evidenze funerarie 'adulti', non risentano in qualche modo di questo fenomeno.
31

interessante, ma sul quale non abbiamo oggi ele- funerarie e necropoliche del mondo messapico
menti di valutazione - dei criteri 'demografici', consiste nel cospicuo (seppur non generalizzato)
ma eventualmente anche socio-economici, che fenomeno del riutilizzo della stessa tomba per
potevano definire e configurare, anche in forme deposizioni successive, con accantonamento dei
diversificate secondo i tempi e i luoghi, il campo resti antropologici e di corredo di quelle prece-
degli aventi diritto a una sepoltura 'formale'''. denti entro la stessa tomba (a ciò in qualche caso
esplicitamente predisposta) o all'esterno di
La carenza di dati e di analisi riguardanti i essa"'. Attestato anche altrove, ma qui apparen-
resti antropologici, solo da poco tempo oggetto di temente (almeno in certi contesti) con un rilievo
recupero e studio sistematici, limita molto le peculiare, tale uso, verosimilmente riferibile a
possibilità di valutare con criteri quantitativi ri- nuclei 'familiari' omogenei51 , va ulteriormente
gorosi gli aspetti demografici. Se questi limiti specificato e qualificato dal punto di vista del
appaiono attualmente pressochè insormontabili 'genere', chiedendosi ad es. se (quando e dove) la
per quanto riguarda le questioni relative all'età stessa tomba venga utilizzata per deposizioni
(e cioè ai caratteri eventualmente differenziati successive di persone di sesso diverso (ed even-
delle deposizioni in rapporto all'età degli inuma- tualmente di differenti classi di età), quali siano
ti), per quanto riguarda quelli relativi al 'genere' gli archi cronologici di riutilizzo di volta in volta
possiamo invece utilizzare - seppur con le caute- - o più comunemente - attestati, e se comparati-
le legate al fatto che la loro reale rappresentati- vamente le tombe con una sola deposizione siano
vità non è attualmente definibile con sicurezza - più frequenti per i maschi o per le femmine; o
alcuni degli elementi indiziari che emergono da- ancora, nel caso di necropoli più o meno ampie,
gli studi più recenti. quali 'articolazioni' vi siano - anche sull'asse dia-
Mi riferisco al ruolo connotativo e distintivo cronico oltre che su quelli tipologico e demografi-
che sembrano presentare alcuni elementi di cor- co - fra tombe non riutilizzate e riutilizzate.
redo, e in particolare alcune forme vascolari a
destinazione specificamente (funeraria', deposti y) Un discorso in parte analogo si può fare a pro-
in un unico esemplare, come ad esempio la troz- posito della categoria 'spazio', nella sua dupli-
zella, che sembra connotare le deposizioni fem- ce valenza di direttrice di indagine da un lato
minili (di contro al 'cratere' tipico di quelle ma- centrata sulle relazioni spaziali tra i contesti
schili)". di deposizione (coi loro cambiamenti), dall'al-
Se questo elemento di individuazione - peral- tro mirante a cogliere "the scale of the pat-
tro abbastanza peculiare dell'orizzonte 'messapi- terns we are observing"M'-.
co'-, accanto ad altri riconoscibili forse in deter-
minate associazioni di vasi, risulterà generaliz- Dal primo punto di vista, la direttrice in que-
zabile, sarà possibile, recuperando anche dati re- stione interessa l'analisi 'intranecropolare', nei
lativi ai rinvenimenti, comunque realizzati, di suoi aspetti di distribuzione, articolazione, orga-
trozzelle o crateri 'interi', sviluppare un'analisi nizzazione spaziale, ma anche 'tipologica' (con
quantitativa (ma anche qualitativa) capace di tutte le relative implicazioni)". Ma interessa an-
farci distinguere e valutare i caratteri, la distri- che la problematica relativa alla dislocazione del-
buzione (anche spaziale: vedi infra) e le 'dimen- le tombe - e, nel caso, delle necropoli - rispetto
sioni' rispettive delle deposizioni maschili e fem- agli spazi funzionali di 'abitato': anche qui in ef-
minili, nonché le eventuali articolazioni e dina- fetti possiamo intravedere, già per il VI secolo
miche verificatesi su questo terreno nelle espe- ma anche e soprattutto per quelli successivi, fe-
rienze dei 'Messapi'. nomeni apparentemente significativi di distribu-
zione e dislocazione spaziale (e di maggiore o mi-
Dico deposizioni e non tombe, perchè un ulte- nore concentrazione o dispersione) delle tombe in
riore aspetto di notevole rilievo delle evidenze rapporto agli 'abitati' (e ai 'nuclei abitativi' che

.8 Su questa problematica è centrato lo studio di L Mor· ~J Cfr. ad es. D'ANDRIA,Cavallino, pp. 209-210; G. SEME-
ris sull'Atene dell'età geometrica (MORRIS 1987), RARO (et AL), Vaste - Fondo Melliche, in Messapi, pp. 65 55.
•9 Cfr. TRENDALL 1971; FORTI 1972; YNTEMA 1974; 1991 e ~~ MORRIS 1992, p.26.
1993; SEMERARO, in Messapi, p. 66; GlANNO'ITA infra. 53 Cfr. su questo punto le considerazioni metodologiche
so' Cfr. Messapi, passim; GIANNOITA, infra. in D'AGOSTINO 1990, pp. 403 55.
32

almeno in alcuni casi sembrano distinguibili al trici sopra evocate.


loro interno). Laddove è individuabile l'esistenza Allo stato delle ricerche, possiamo solo elen-
di precise - ma non necessariamente uniformi né care alcuni interrogativi, riconducibili sostan-
'monumentali' - forme di delimitazione del centro zialmente tutti alIa questione di capire se vi sia
abitato, come nella Cavallino arcaica, le tombe, un rapporto significativo tra l'emergere e diffon-
isolate o in piccoli nuclei, appaiono ad es. distri- dersi nell'area messapica, a partire dal 600
buite sia all'interno che all'esterno dell'area inse- ca. a.C., dell'uso di tombe (con i suoi specifici ca-
diativa". Lo stesso sembra valere anche per altri ratteri, le sue eventuali articolazioni subregio-
centri, tra cui la Vaste di età classica ed ellenisti- nali - e locali - e le sue dinamiche più o meno pe-
ca (dove tuttavia sembrano emergere significati- culiari e più o meno omogenee o differenziate) da
ve dinamiche diacroniche di redistribuzione spa- un lato, e, dall'altro, i seguenti fenomeni (visti
ziale delle necropoli, anche in relazione al defi- singolarmente o nel loro accostamento, e correla-
nirsi del circuito fortificato di IV-III sec.a.C.)", zione):
mentre a Manduria si riscontra l'esistenza di
1) Emergere e diffondersi nel mondo 'messapico'-
una vasta necropoli 'extra-murana', il cui uso è
probabilmente a partire più o meno dalla stes-
attestato seppur sporadicamente già dal VI
sa data, ma, anche qui, con quali ritmi, moda-
sec.a.C. e poi più massicciamente fra il IV e il II,
lità, articolazioni e dinamiche?- dell'uso della
e la cui stessa 'ampiezza' consentirà di impostare
scrittura, mutuato, ma con adattamenti pecu-
più articolate analisi di distribuzione spaziale (e
liari, dal mondo greco, e verosimilmente da
diacronica) intranecropolare". Oltre che nel caso
Taranto;" un uso che in tempi relativamente
di Vaste, infine, significative dinamiche di distri-
brevi appare applicato anche ai contesti tom-
buzione e dislocazione delle tombe - e delle aree
bali, a volte con elementi di notevole peculia-
necropoliche - rispetto a quelle insediative sono,
rità come le iscrizioni funerarie poste all'inter-
ad esempio, attestate ad Oria fra il VI sec. e l'età
no delle tombe".
el1enistica57 •
2) Emergere, in larga misura entro lo stesso
5) Quest'ultimo punto ci porta a quella che è for- orizzonte cronologico, di fenomeni più o meno
se l;l direttrice di indagine più importante e localizzati, differenziati e discontinui di 'urba-
delicata fra quelle individuate da Morris, nizzazione', o meglio di definizione e struttu-
quella riguardante i 'contesti' e cioè la neces- razione degli insediamenti in forme 'protour-
sità di leggere e interpretare le evidenze fune- bane', con distinzione e articolazione degli
rarie (e le loro dinamiche) nell'accostamento e spazi funzionali (strade - case- 'piazze'- tombe
confronto con "other classes of evidence"". Do- - santuari), come a Cavallino e Oria".
ve il problema metodologico centrale è preci- 3) Emergere, sempre entro lo stesso orizzonte,
samente quello dei criteri secondo cui valuta- di esperienze religioso-cultuali (santuari, co-
re la pertinenza e rilevanza dei possibili acco- me quello tesmoforico di Oria-Monte Papalu-
stamenti e confronti. cio)", produttive (ceramiche)" e poi forse an-
E' ovvio che una tale valutazione potrà farsi che economico·funzionali (moneta)" di matri-
correttamente solo quando sarà progredita in ce 'ellenizzante'. Tra queste, un interesse par-
misura adeguata l'analisi (quantitativa e quali- ticolare sembrerebbero presentare le espe-
tativa) sistematica delle evidenze lungo le diret- rienze religiose collegabili a culti 'misterici'

&; Cfr. ARIAS, in Cavallino I, pp. 219 55.; D'ANDRIA, in 1991, pp. 422 55. Cfr. anche Cavallino I; MOREL 1979; PA·
Messapi, p. 208; 1.0 PORTO, infra. Si veda ora anche l'impor· GLIARA 1983, pp. 69 SS.; DE JULIIS 1988, pp. 59 8S.; LoMBARDO
tante contributo di L. GIARDINO su Lecce (infra). 1989 b. pp. 13 55.; YNTEMA 1991, pp. 158 SS.
n Cfr. GIANNDTTA, op. cit., C.s. U Cfr. D'ANDRIA 1979; IDEM 1988, pp. 662·664; Messapi,
~ Cfr. ALESSIO, Manduria, in Messapi, pp. 307 S5. pp. 239 ss.
~7 Cfr. V. MELISSANO, Oria, in Messapi, pp. 237 s.; e ora u YNTEMA 1974, pp. 37 ss. IDEM 1982, p. 100; IDEM 1990,
YNTEMA 1993 e Oria. pp. 99 ss. 334 ss.; IDEM, pp. 162 S8.
51! MORRIS 1992, p. 25. l;< Per Quanto riguarda la presenza (e circolazione) di mo·

Da ultimi DE BIMDNE 1989p; DE JULIIS 1988, p. 60;


5-9 nete greche cfr. TRAVAGLINI 1982 e ora TRAVAGLINI 1991 (cfr.
LoMBARDO 1991, p. 78. anche loMBARDO 1989 a); per le emissioni dei centri messa-
~o Cfr. ad es. DE SIMDNE 1984; SANTORO 1982, pp. 99 SS. e pici - le più antiche delle quali potrebbero risalire alla prima
SANTORO 1984, pp. 73 SS. metà del V see.a.C. -, cfr. ora SICILIANO 1991.
Il Si veda in generale D'ANDRIA 1988, pp.660 S8.; IDEM
33

(come quelli di Demetra e Mrodite) che trova- IÙ elementi documentari possibilmente, seppur
no espressione documentaria anche in conte- non sicuramente, pertinenti la problematica in
sti tombali". questione, e comunque suscettibili, a mio pare-
4) Da ultimo, ma non per importanza, l'emergere re, di fornire utili spunti per la sua discussione e
e defiIÙrsi di forme di identità 'organizzativa' il suo approfondimento.
su scala più o meno ampia (iocale, cantonale,
etruco-regionale)". Mi riferisco in primo luogo alle evidenze ar-
cheologiche consistenti nei cippi, per lo più ane-
Infine, un orizzonte peculiare di analisi e va-
pigrafi, ma in qualche caso iscritti, rinvenuti in
lutazione 'contestuale' è quello relativo agli iIÙzi
numero talvolta cospicuo su alcuni siti messapi-
dell'età elleIÙstica (ultimo terzo del IV- primi de-
ci, come Cavallino, Vaste, Alezio. Documenti,
cenIÙ del III sec. a.C.), quando è possibile regi-
questi, per la cui interpretazione sono state pro-
strare significative trasformazioni sul terreno
spettate in passato due ipotesi differenti. L'una
delle evidenze necropoliche (incremento espo-
guarda ad essi in una prospettiva essenzialmen-
nenziale del numero di tombe e 'necropoli' atte-
te religioso-cultuale: si tratterebbe di cippi dedi-
state, e maggiore articolazione nella loro 'tipolo-
catori o votivi - da collegare dunque a contesti
gia' così come nella loro dislocazione e 'organiz-
'santuariali' o almeno cultuali -, recanti talvolta
zazione spaziale'), verosimilmente leggibili in
il nome del dedicante, in qualche caso con la for-
collegamento contestuale con una serie di altri
mula dell'oggetto parlante ("sono - la dedica - di
fenomeni rilevanti dal punto di vista archeologi- ....")70.
co e storico:
L'altra tende a vedere in essi dei documenti
1) (ri)occupazione 'stabile' delle 'campagne', do- di natura funeraria - segnacoli di sepolture ?-, a
cumentata da numerosi insediamenti rurali di volte iscritti col nome del defunto".
questo periodo (per lo più fattorie) nei territo- Devo confessare che, seppur con qualche
ri dei centri 'messapici', in precedenza sfrutta- qualificazione, quest'ultima ipotesi mi sembra
ti verosimilmente a partire dai centri abitati più attraente dell'altra per un motivo molto
(ciò sembra valere attualmente soprattutto semplice: nei pochi casi in cui questo tipo di do-
per l'area settentrionale e istmica: Oria, Vale- cumenti appaiono rinvenuti in contesti archeolo-
sio, Muro Tenente)67. gici sicuri e informativi, possiamo notate una
2) 'Monumentalizzazione' dei 'limiti' dei centri costante, e come vedremo subito significativa,
abitati con erezione più o meno contempora- 'associazione' con evidenze di carattere necropo-
nea di circuiti fortificati". lico.
3) Incremento notevole nelle evidenze epigrafi- Ciò vale per Alezio, dove cippi anepigrafi ri-
che, così come nelle articolazioIÙ socìo-produt- sultano rinvenuti nell'area della necropoli scava-
tive 69 • ta da G.P. Ciongoli, 'in cui essi appaiono almeno
in parte 'reimpiegati' nella costruzione di 'tombe'
di epoca relativamente recente (IV sec. a.C.)"-
4. Tornando all'orizzonte documentario e proble- Così come vale, forse, per i rinvenimenti effet-
matico che qui maggiormente interessa, quello tuati presso la porta N di Vaste da J. L. Lambo-
dei 'costumi funerari' del mondo messapico di ley", nonchè per gli scavi, purtroppo solo appros-
VIII-VII sec. a.C., nella loro 'non visibilità' ar- simativamente documentati, di Bacile di Casti-
cheologica e nel loro rapporto con l'emergere (e glione nel Fondo Padulella non lontano da Va-
diffondersi) di evidenze necropoliche riconoscibi- ste, dove si rinvennero nella stessa area alcuni
li come tali in età arcaica, vorrei segnalare alcu- cippi, verosimilmente databili - anche in base

~~ Cfr. in particolare DE SIMONE 1984. D'ANoRlA 1988, pp. 692 SS.; DE JULlIS 1988, pp. 119 S5.; LoMBAR·
fl6 Cfr. da ultimo loMBARDO 1991, pp. 42 55. e 87 58. Cfr. DO 1991, pp. 101 55. e ora soprattutto YNTEMA 1991, pp. 167 ss.
anche COMPATANGELO 1989 e MELE 1991. 1fI Cfr. ad es. PAGLIARA 1979, pp. 65 e 73; D'ANDRIA 1988,

67 Cfr. YNTEMA 1982, pp. 119 85.; BOERSMA 1990; YNTEMA p. 662; cfr. SEMERARO, in Messapi, pp. 58 55.
1993; D'ANDRIA 1991, pp. 417 SS. 11 Cfr. PAGLIARA 1983, pp. 36·38.
l'II Cfr., da ultimi, D'ANDRIA 1988, pp. 691 88.; IDEM 1991, n PAGLIARA 1983, pp. 35-36; CIONGOLI, Alezio. in Messapi,
pp. 443 58. e LAMBOLEY 199I. p.198.
~9 Sul primo punto cfr. DE SIMONE 1964; sull'altro, vedi 13 LAMBOLEY 1981, pp. 154 s.
34

agli elementi epigrafici offerti da uno di essi - al sembra presupponga una radicale 'cesura fun-
VI (o V ?) sec. a.C., ed alcune tombe di epoca più zionale', difficile da ammettere anche alla luce
recente (IV sec. a.C.)". dello iato relativamente ristretto fra i più recen-
ti materiali riferibili a tale impianto e i più apti-
Ma il contesto più interessante e informativo chi rinvenimenti tra i depositi funerari della ne-
è certamente quello offerto dagli scavi sistemati- cropoli 77 , la quale, come si è detto, sembra rispet-
ci condotti da F. D'Andria nel Fondo Melliche tare l'impianto a cippi. A meno che - ed è qui il
all'interno dell'insediamento di Vaste. punto di interesse per il nostro problema - non si
Qui, lungo uno dei tracciati viari non rettili- qualifichi la funzionalità 'cultuale' dell'impianto
nei che percorrevano l'area dell'insediamento a cippi in termini di 'culto funerario', di forme di
collegando tra loro i diversi nuclei in cui esso 'culto', cioè, rese in qualche modo ai defunti (li-
consisteva, è stata individuata e scavata, com'è bagioni, offerte, 'sacrifici', in onore dei defunti
ormai noto, un'area di estensione relativamente stessi o di entità loro protettrici). Dal momento
limitata - collegata ad uno di quei nuclei insedia- che l'impianto a cippi non ha restituito tracce di
tivi -, in cui è stato possibile, grazie all'accurato resti archeologici di carattere 'tombale' nel senso
scavo stratigrafico, verificare l'avvicendarsi, in formale del termine - e cioè di rituali di inuma-
stretta connessione e contiguità topografica, di zione, incinerazione, cremazione con o senza
due 'impianti' con caratteri (e destinazioni fun- 'corredo' -, è lecito, in questa ipotesi, chiedersi se
zionali) apparentemente differenziati. Da un Ia- i cippi stessi non vadano considerati come i 'resi-
to un 'impianto' tardo-arcaico caratterizzato da dui' archeologici - e i rappresentanti simbolici -
un fitto addensarsi di cippi (alcuni dei quali di rituali funerari 'non convenzionali', praticati
iscritti), nonchè dalla presenza di materiali (an- entro l'orizzonte cronologico immediatamente
che ceramici) verosimilmente funzionali allo precedente !'impianto delle tombe vere e proprie
svolgimento in sito di pratiche rituali (o se si nella prima metà del V sec. a.C.
preferisce 'cultuali'); dall'altro una piccola, ma E' ovvio che, se questa ipotesi cogliesse nel
estremamente interessante, necropoli con tombe vero, il contesto delle Melliche - cosi come, con
a cassa - spesso riutilizzate, con i depositi fune- minore evidenza e precisione cronologica, quelli
rari (e cioè i resti delle deposizioni precedenti) di Alezio, del Fondo Padulella, e della porta N di
spostati all'esterno -, il cui impianto sembra ri- Vaste - verrebbe a documentare una trasforma-
spettare, 'appoggiandovisi', l'impianto a cippi, e zione estremamente interessante nelle pratiche
la cui utilizzazione appare iniziare entro la pri- funerarie locali (e, si direbbe, dello stesso nu-
ma metà del V sec. a.C. per poi proseguire fino cleo sociale): il passaggio, cioè, databile qui entro
agli inizi del III". i primi decenni del V sec. a.C., da un rituale non
E' grazie allo scavo e allo studio analitico di precisabile - documentato, almeno qui, per l'età
questa necropoli che sono cominciati ad emerge- arcaica -, che lasciava tuttavia di sé una traccia
re gran parte di quegli elementi indiziari sui ca- materiale e duratura (nonché archeologicamente
ratteri e le peculiarità 'tipologiche' e 'demografi- riconoscibile) in cippi, e impianti a cippi, oggetto
che' delle esperienze funerarie messapiche sopra di pratiche 'cultuali', ad uno che invece lasciava
richiamati. traccia di sé, in modo archeologicamente più
Qui, tuttavia, il punto di maggiore interesse è convenzionale, anche se non privo di aspetti pe-
quello relativo al rapporto topografico-funziona- culiari, in vere e proprie tombe a inumazione.
le, e cronologico, tra !'impianto a cippi e la necro-
poli. Partendo di qui, ci si potrebbe e dovrebbe
La possibilità di intendere il primo come un chiedere se e in che misura i cippi rinvenuti al-
vero e proprio impianto 'santuariaIe', o almeno trove siano passibili di una interpretazione in
come un luogo di culto, a cui più tardi si addossa questa chiave - non necessariamente tutti i cippi
e in certo modo si sovrappone una necropoli 76 , mi debbono aver avuto in tutti i contesti la stessa

,. BACILE 1919; PAGLIARA 1983, pp. 32-33 ; cfr. GIANNQITA 16 Così sostanzialmente nella bibliografia citata alla nota
op. cit., in c.s. Per la datazione del cippo iscritto cfr. DE SL\'IO- precedente.
NE 1964, p. 59. 11 Cfr. Messapì, pp. 63-64 (materiali di fine Vl- inizi V
,. Cfr. D'ANDRIA 1988, p. 662 e 685, e ora soprattutto SE- dal "luogo di culto") e pp. 83·84 (materiali della necropoli da-
MERARO (et A1.) Vaste. Fondo Melliche. in Messapi, pp. 57-157. tabili dal 480 a.C.).
35

funzione! -, e dunque quale sia l'area entro cui è Tale tradizione appare interessante· ed è
riscontrabile o ipotizzabile la presenza del ritua- stata discussa e valorizzata - da diversi punti di
le in questione, e quale l'orizzonte cronologico a vista, tra i quali quello che qui preme sottolinea-
cui esso è eventualmente riferibile. Quest'ultimo re, relativo alle peculiari pratiche funerario-cul-
punto appare particolarmente importante, an- tuali attribuite ai Tarentini, con i sacrifici allo
che se di valutazione assai difficoltosa, data la Zeus Kataibates collegati a 'monumenti funerari'
natura stessa dei 'documenti' in questione, a vol- così particolari come le stele erette dinanzi alle
te già di per sé poco 'riconoscibili' (e dunque non porte delle abitazioni.
recuperati) e spesso difficilmente databili. Delle pratiche qui testimoniate, sono stati
Allo stato attuale delle evidenze, tuttavia, si messi in rilievo, già da A.B. Cook e da ultimi da
ha !'impressione - non più di questo - che il tipo di G. Nenci ed E. Lippolis", i possibili collegamenti
rituale funerario documentato dai cippi, o meglio e riscontri con realtà religioso-cultuali del mon-
l'uso dei cippi come 'residui' materiali (e simbolici) do !acone, nonché l'importanza del riferimento
di determinati rituali funerari 'non convenziona- (implicito) alle ben note valenze sacralizzanti ed
li', sia riferibile ad una fase - più o meno lunga. 'eroizzanti' del fulmine di Zeus, nei confronti sia
immediatamente precedente !'introduzione delle degli uomini che di oggetti e luoghi, trasformati,
'tombe'. Se tale impressione fosse confermata dal- in virtù del fatto di essere colpiti dalla folgore, in
le future ricerche, l'uso dei cippi (e poi dei cippi enelysia, con tutti i riferimenti alla sfera funera-
iscritti col nome del morto) potrebbe denunciare ria impliciti nel termine".
l'emergere - a partire da un certo momento e forse Senza entrare in questa sede in una discus-
in certi ambienti ('geografici' e sociali) - di un nuo- sione analitica delle questioni connesse, mi limi-
vo 'interesse' per una definizione e 'rappresenta- terò a sottolineare la centralità, in questa tradi-
zione' non solo formale, ma concreta e durevole, e zione, della dimensione 'sostitutiva' e simbolica
a suo modo "monumentale", dell'identità del de- delle stele, non segnacoli di vere e proprie tombe
funto in quanto persona sociale e membro di un - dal momento che i guerrieri in questione non
gruppo con un suo insediamento territoriale se- avevano fatto ritorno -, ma sostituti simbolici
gnato anche da 'continuità' temporale. delle tombe stesse, in perfetta coerenza, peral-
tro, con le valenze 'trasfiguranti' ed 'eroizzanti'
del fulmine in quanto concreto manifestarsi del-
5. Non priva di interesse in rapporto alla proble- lo Zeus Kataibates. Ed è forse proprio nelle loro
matica qui in discussione, appare una tradizione valenze di 'rappresentanti simbolici' di defunti
riferita da Clearco, e risalente forse ad Antioco," che hanno fatto l'esperienza della trasfigurazio-
secondo cui i guerrieri tarentini resisi colpevoli ne 'eroica' attraverso il fulmine, che le stele non
di sacrilega hybris in occasione della conquista sono oggetto delle lamentazioni e libagioni ritua-
della città iapigio-messapica di Carbina, dove li riservate ai defunti, ma piuttosto di pratiche
avevano recato oltraggio a donne e fanciulli nei 'cultuali' (espiatorie?) per Zeus Kataibates. In
templi dei Carbinati, sarebbero stati per ciò pu- quest'ottica, si potrebbe avanzare l'ipotesi che
niti dalla divinità, che avrebbe negato loro il ri- alla 'memoria' di particolari pratiche arcaiche di
torno a casa annientandoli con la folgore. "E an- culto riservate a defunti 'eroizzati' si sia qui 'so-
cora fino ad oggi, - afferma Clearco (o la sua fon- vrapposta', cambiandone radicalmente la conno-
te) - a Taranto, ogni casa ha dinanzi alle porte tazione da positiva in negativa, una prospettiva
un numero di stele pari a quello dei membri del- di lettura eziologico-moralistica più tarda, cen-
la spedizione in Iapigia che avevano abitato in trata sul nesso tryphé-hybris-apoleia.
essa; su queste stele, nell'anniversario del loro Più difficile è valutare, da questo punto di vi·
annientamento, non piangono gli scomparsi nè sta, l'eventuale attendibilità e il significato 'ori·
versano le Iibagioni di rito, ma sacrificano a gioario' del dato - di per sé assai interessante -
Zeus Kataibates" (Clearch., fr. 48 Wehrli, apud relativo alla ubicazione delle stele, e dei relativi
Athen., Deipn., XII, 522 D-F). culti, all'interno dell'abitato e davanti alle porte

.. Cfr. N.NCI 1976, pp. 726-727 e ora, N.NCI 1989, pp. 1974, pp. 30-31; PAGLIARA 1971, p. 59 e IDEM 1979, pp. 219-220.
89755. IO Cfr. COOK 1914-1940, II, pp. 9 55. e 22 55.; NILSSON
.. CooK 1914-1940, II, pp 29 SS.; N.Nel 1976, pp. 726 s.; 1961 I. pp. 71 55.; LIPPOLIS 1982, pp. 121-122 e, dal punto di
IDEM 1989, pp. 899 55.; LIPPOLIS 1982, pp. 121 55.; cfr. GHINA'M'I vista delle pratiche funerarie, GARLAND 1985, pp. 125 s.
36

delle case, quasi - nelle loro valenze 'eroiche' - co- centrale anche qui il riferimento, seppur meno
me markers spaziali (o territoriali) dei diversi esplicito e preciso, alla folgorazione come fattore
oikoi, verosimilmente aristocratici alla luce di primario di 'interpretazione' - in chiave eziologi-
quanto riferisce Aristotele". Così com'è difficile ca e negativa a questo livello tradizionale - di
valutare con sicurezza la precisa matrice cultu- evidenze materiali e pratiche sociali avvertite
rale delle pratiche in questione, tenuto conto an- come anomale o peculiari. Mentre, tuttavia, nel
che del fatto che "la divinità" (TÒ /)CtlJ.lOVLOV), caso della tradizione su Taranto tali evidenze e
identificata poi indirettamente come Zeus Ka- pratiche appaiono iscritte in un orizzonte 'urba-
taibates, sarebbe intervenuta a punire un sacri- no' (stele dinanzi alle porte delle case) e qualifi-
legio compiuto nei templi dei Carbinati, dunque cate in precisi termini religioso-cultuali (thysiai
in qualche modo a vendicare gli Iapigi di Carbi- a Zeus Kataibates), nella tradizione sugli Iapigi
na, e che una divinità tipologicamente riconduci- le evidenze materiali chiamate in campo appaio-
bile allo Zeus Kataibates risulta attestata in am- no piuttosto iscritte in un orizzonte 'naturale',
biente messapico arcaico, nella celebre statua anche nei loro aspetti 'straordinari' (resti bron-
bronzea dello Zeus Stilita di Ugento". E' d'al- zei dei dardi scagliati dal cielo, a lungo visibili -
tronde ben noto come Zis costituisca la principa- su! territorio?-), mentre le pratiche sociali - rela-
le (o una delle principali) divinità del mondo tive al 'lutto' - presentate come portato e conse-
messapico83 . guenza di quell'evento 'primario' appaiono quali-
ficate come 'costumi' riguardanti l'abbigliamento
Per mettere meglio a fuoco la questione, è be-
e la capigliatura. Infine, mentre nella tradizione
ne richiamare anche un'altra tradizione, riferita
su Taranto il nesso "hybris-folgorazione-conse-
da Ateneo subito dopo il frammento di Clearco di
guenze funerario-rituali" appare 'storicizzato' e
cui abbiamo finora parlato, e attingendo verosi-
'relativizzato' - limitato cioè a un determinato
milmente, come ha mostrato G. Nenci", a Clear-
gruppo di Tarentini -, in quella sugli Iapigi tale
co stesso. Una tradizione focalizzata stavolta su-
nesso risulta riferito all'intero popolo.
gli Iapigi, e che insiste anch'essa, in un'ottica
eziologico-mora!eggiante centrata sul nesso Possiamo a questo punto tornare a interro-
tryphé-hybris-apoleia, sulla 'esemplare' vicenda garci sul significato di queste tradizioni e sulla
di questo popolo, discendente dai Cretesi, ma in loro eventuale pertinenza in rapporto alla nostra
seguito giunto, a causa della tryphé, a tal livello problematica, innanzitutto per mettere meglio a
di sacrilega hybris da provocare l'ira funesta del- fuoco alcune questioni sopra evocate. In primo
la 'divinità' (non meglio specificata); "colpiti dal luogo il difficile problema di definire, inquadrare
cielo col fuoco e col bronzo, ne trasmisero ai po- e datare con precisione le 'tradizioni primarie' a
steri la fama; infatti per lungo tempo furono vi- partire dalle quali sono stati elaborati i racconti
sibili resti bronzei dei dardi scagliati dal cielo. E eziologico-moralistici nella forma in cui li riporta
tutti i loro discendenti fino ad oggi vivono por- Ateneo; racconti che, comunque, appaiono en-
tando il capo rasato e indossando vesti di lutto, trambi trovare un verosimile terminus post
privi di tutti i beni di cui prima avevano godu- quem - se non adirittura ad quem - nella vicenda
to"SS , del barbaros polemos fra Taranto e gli Iapigi del-
Sono evidenti anche qui le valenze 'funerarie' la prima metà del V sec.a.C." E' possibile che sia
di molti aspetti della tradizione, anch'essa possi- questo l'orizzonte di elaborazione primaria di
bilmente riletta (e 'fraintesa') in un'ottica eziolo- queste tradizioni, in quanto espressione di forme
gico-moralistica più o meno tarda. Ed appare di 'riflessione' comparativa - già in chiave eziolo-

Il PoI., V 3, 7 1303 a: il fJ..Iosofo attribuisce qui La tra- del pilastro" (p. 219).
sfonnazione dell'assetto costituzionale tarentino da una ari- .. NENCI 1989.
stiocrazia moderata a una democrazia alla strage di notabili • Athen., Deipn, XlI 522 F . 523 B. n passo pone notevoli
(YVWPlj.10L) subita dai Tarentini ad opera degli Iaptgi. Per problemi testuali e interpretativi, sia ne) punto qui riportato .
l'accostamento tra questo episodio e la tradizione di Clearco dove è difficile ad esempio intendere con precisione )'cspressio·
qui in esame, cfr. da ultimo loMBARDO 1992 b, pp. 10755. ne "ÈlJ4>avi} yò:p ~v IJi;xpt rrOppw KEX(XÀKf.lljJiva TWV El;: oùpavoll
a Cfr. DOORASSI 1981; D'ANDRIA 1983, pp. 155-162. j}EÀwv - sia in quello immediatamente precedente, dove si
U Cfr. in particolare PAGLiARA 1971 e IDEM 1979 sulle qualifica in termini assai peculiari la sacrilega hybris degli
evidenze epigrafiche relative a Zis Batas che egli propone di hegemones del popolo iapigio: cfr. loMBARDO 1992 a, p. 167.
collegare ad una figura di "divinità fulgliratrice indigena, il • Cfr., da ultimo, LoMBARDO 1991, pp. 91 ss. e IDEM
cui culto sembra caratterizzarsi soprattutto per la presenza 1992 b.
37

gico-moralistica? - su certi aspetti delle esperien- orizzonte - ed è qui il punto interessante - analogo
ze, delle vicende e dell'identità culturale dei con- a quello in cui sembra inquadrabile la tradizione
tendenti? O si deve ipotizzare che esse siano sta- di Clearco. A Taranto, in effetti, in seguito alla
te 'costruite' entro contesti più antichi e in pro- strage dei notabili ad opera degli Iapigi verso il
spettive radicalmente diverse? 470 a.C., sembra essersi realizzata una significati-
La seconda e ancor più delicata questione è, va ristrutturazione sia politica - col passaggio da
come già accennato, quella di stabilire se i dati ri- un regime aristocratico, seppur moderato, ad uno
feriti da Clearco a Taranto (stele davanti alle por- democratico" - che insediativo-territoriale, con
te etc.) siano da considerare di matrice ellenica o l'abbandono degli insediamenti 'rurali' sparsi nel
piuttosto come espressione di una sorta di koiné territorio e la 'concentrazione' degli abitanti nella
regionale iapigio-tarentina, se non addirittura di città". Una ristrutturazione che vide, probabil-
forme di 'ricezione' da parte di Taranto di elemen- mente verso la metà del V sec. a.C., un enorme
ti culturali iapigio-messapici allo scopo di placare ampliamento dell'impianto urbano rispetto a quel-
la divinità che aveva 'vendicato' i Carbinati. lo della città arcaica, con la costruzione di un cir-
Possibilità, queste, che ovviamente configura- cuito murario di ca. 11 Km., entro il quale vennero
no ognuna in termini radicalmente diversi il si- ad essere comprese anche le (precedenti) aree ne-
gnificato della tradizione di Clearco in rapporto cropoliche, rimaste verosimilmente in uso".
alla problematica dei cippi 'funerari', e più in ge- Va peraltro rilevato che sullo stesso sfondo di
nerale dei costumi funerari, messapici arcaici. queste vicende e 'trasformazioni' potrebbe plau-
A prospettare tali diverse possibilità autoriz- sibilmente collocarsi - e comprendersi in chiave
zano sia gli indizi, sopra evocati, relativi alla figu- storica - anche la notizia sul responso oracolare
ra e al ruolo dello Zeus Kataibates nel brano di che, nella tradizione riferita da Polibio, funziona
Clearco, e alla presenza di tale divinità nel mondo come fattore di spiegazione eziologica delle pecu-
messapico, sia la stessa peculiarità dei 'monu- liari pratiche sepolcrali tarentine. E' infatti
menti funerari' tarentini, e delle relative prati- plausibile ipotizzare che i Tarentini, nel momen-
che, su cui appare costruito l'aition in questione. to di crisi seguito alla disfatta del 470 ca. a.C.
nella guerra contro gli Iapigi - guerra per la qua-
Peculiarità, questa, che trova peraltro una le essi avevano cercato e ottenuto l'appoggio di
qualche eco nella tradizione riferita da Polibio Delfi, celebrando con splendidi donari le vittorie
(VIII, 24), secondo cui la topografia urbana di conseguite prima della sconfitta e strage 'conclu-
Taranto sarebbe stata segnata in termini parti- siva'92~, avessero cercato nello stesso santuario
colari dall'insolita pratica di ubicare le tombe pitico consigli sul loro futuro, o forse meglio san-
entro l'abitato. Pratica spiegata nella tradizione zione religiosa dei loro progetti di 'riforma' poli-
polibiana in chiave eziologica - un antico oracolo tico-urbanistica". Progetti che comportavano
avrebbe 'consigliato' ai Tarentini, per il loro be- l'allargamento della politeia e un contestuale
ne, di 'coabitare con i più' (i.e. coi defunti) -, e da ampliamento della città, tale da inglobare nel
una parte della storiografia moderna accostata circuito urbano anche le precedenti aree necro-
in sede interpretativa ed esplicativa con le 'ana- poliche. Alla richiesta in tal senso dei Tarentini,
loghe' usanze attestate in ambiente messapico". avrebbe 'risposto' in maniera mirabilmente ade-
Un'ipotesi, tuttavia, quest'ultima, verosimil- guata l'oracolo riportato da Polibio, con l'intrin-
mente da scartare, dal momento che appare più seca ambiguità insita nell'espressione "coabitare
plausibile trovare elementi esplicativi nel confron- con i più", date le valenze semantiche del-
to con alcune peculiarità delle esperienze funera- l'espressione o', 7rÀElooç, che da un lato indica i
rie spartane", o forse meglio nelle stesse vicende morti, i defunti", dall'altro, nel lessico 'politico'
politico-urbanistiche della colonia lacone entro un greco, designa 'la maggioranza', il popolo".

~1 Cfr. WALBANK 1958, Comm. ad {oc. !li Per una interpretazione in questa chiave del ruolo degli
M Cfr. da ultimo NAFISSI1991, pp. 277-341. oracoli, e in primo luogo dell'oracolo delfico, sul terreno pro-
fI9 Aristot., PoI., V 3,7, 1303 a; cfr. da ultimo LoMBARDO priamente politico, si veda l'ampia discussione in PARKER 1985.
1992 b, pp. 107-109 (con ulteriore bibliografia). lH Interessante appare l'uso dell'espressione, in tale acce-

M Cfr. GRECO 1981. zione, da parte del poeta 'tarantino' Leonida (N ~ In sec.a.C.):
tI Cfr. Lo PORTO 1971, pp. 343 85.; GRECO 1981, pp, 150 Anth. Pal., VII, 731.
88.; DE JULlIS 1988, pp. 9055. e ora Lo PORTO 1992. lf6 Cfr., ad es. Aristot., Polo TV, 1290 a. Sul concetto si ve-

!n Cfr. da ultimo LoMBARDO 1991, pp. 91 55. e IDEM 1992 b. da RuzÉ 19S4.
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Chiusa questa parentesi e tornando alla tradi- dei Parteni stessi, Falanto, espulso a causa di
zione di Clearco, resta ancora da dire che, allo una sedizione. Giunto in punto di morte,
stato attuale, i rinvenimenti archeologici nella quest'ultimo avrebbe raccomandato ai Brindisini
Città Vecchia, cioè nell'abitato arcaico, quello in di "raccogliere le sue ossa e le sue ceneri e fare
cui dovevano risiedere i guerrieri periti nella spe- in modo di spargerle segretamente (tacite: di na-
dizione in Iapigia, non sembrano offrire riscontri scosto, in silenzio) nella piazza dell'assemblea a
documentari ai dati offerti da tale tradizione. Il Taranto (ut ossa sua postremasque reliquia con-
che contribuisce - pur con tutte le cautele legate terant et tacite spargi in foro Tarentinorum cu-
al carattere estremamente limitato e lacunoso rent); l'Apollo delfico aveva infatti vaticinato che
delle evidenze archeologiche disponibili" - ad ali- in tal modo essi sarebbero potuti rientrare in
mentare il dubbio che possa trattarsi di una tra- possesso della loro patria". E i Brindisini "giudi-
dizione costruita sulla base di elementi culturali cando che quegli avesse proditoriamente svelato
di matrice in realtà non tarentina, ma 'messapi- l'oracolo per vendicarsi dei suoi concittadini"
ca': 'attribuendo' cioè ai Tarentini l'adozione di avrebbero eseguito quanto da lui raccomandato
pratiche funerario-cultuali dei loro antagonisti (praeceptis paruere). "Ma - continua Giustino -
allo scopo di piacarne la divinità 'protettrice'. ben diverso era stato il responso dell'oracolo, il
quale aveva promesso in realtà ai Tarentini, in
Malgrado queste difficoltà e incertezze, resta conseguenza di quella operazione, il perpetuo
comunque, nelle tradizioni sui Tarentini e sugli possesso, e non la perdita, della città. Così, gra-
Iapigi riportate da Ateneo, il dato forte di una zie alla saggezza dell'esule condottiero e per ma-
sottolineatura - per certi aspetti in parallelo e no stessa dei nemici (hostium ministerio), fu fon-
per altri in opposizione - di pratiche sociali con dato in eterno il possesso di Taranto da parte dei
vaIenze 'funerarie' strettamente collegate all'esi- Parteni, e in memoria di questo grande beneficio
stenza di particolari evidenze materiali, le une e essi decretarono a Falanto onori divini".
le altre geneticamente (ed eziologicamente) con-
nesse con un preciso tipo di 'esperienza della L'aspetto per noi più interessante di questo
morte' (per folgorazione) con le sue peculiari va- brano consiste nel complesso e dialettico rappor-
lenze e implicazioni ideologiche e rituali. to che esso istituisce fra Tarentini e Brindisini
sul terreno delle pratiche (e ideologie) funerarie,
6. Un quadro per certi aspetti analogo emerge viste peraltro come pratiche segnate da forti va-
dall'analisi di due brani riportati nell'Epitome lenze e implicazioni politico-territoriali.
giustinea delle Storie Filippiche di Pompeo Tro- E' vero che la tradizione in questione è riporta-
go, che sembrano offrire anch'essi interessanti ta solo da questa fonte 'tarda' e che il ruolo in essa
spunti di riflessione sulla peculiarità delle prati- attribuito a Brindisi come protagonista del con-
che funerarie 'messapiche', viste, almeno in par~ fronto (dialettico e storico) con Taranto - ruolo che
te, in accostamento e confronto con quelle taren- torna ancora più chiaramente anche nella tradi-
tine, senza che tuttavia sia possibile valutarne zione straboniana" - rinvia verosimilmente di per
con sicurezza la pertinenza e il preciso significa- sé a un orizzonte genetico relativamente recente
to in rapporto alla problematica storico-interpre- di tale tradizione, almeno nella forma in cui è rife-
tativa posta dalle evidenze funerarie - positive e rita da Trogo-Giustino". Tuttavia, i dati socio-cul-
'negative' - del mondo messapico, sopra evocate. turali su cui essa appare costruita risultano diffi-
cilmente inquadrabili e interpretabili entro un
Riferisce Giustino (Epit., III 4, 10-18) che i orizzonte 'tardo' - diciamo di IV-III sec. a.C. -, pre-
Parteni, lasciata Sparta, dopo varie vicissitudini standosi invece ad una lettura in riferimento a
avevano occupato la rocca di Taranto, cacciando- pratiche e modalità ideologiche 'arcaiche'.
ne i vecchi abitanti i quali si erano ritirati a Fondamentale, in questa prospettiva, appare
Brindisi; qui, più tardi (post annos plurimos), la considerazione - avanzata in una ormai lonta-
aveva trovato accoglienza e rifugio il condottiero na discussione sulle pratiche funerarie (messapi-

Segnaliamo che sta per essere pubblicato, a cura dalla


"'l della colonia lacone.
Soprintendenza Archeologica di Taranto, un volume che n Strabo, VI 3, 6 C 280. Cfr. PEMBROKE 1970, pp. 1263 s.
comprende un'ampia rassegna delle evidenze necropoliche 9l:I Cfr. MELE 1991, p. 264 e CORSANO 1979, pp. 13155.
39

che' da Cosimo Pagliara, a cui ne va ascritto il ziale della tradizione in esame consiste nel ruolo
merito - che l'uso di spargere le ossa e le ceneri deU'oracolo delfico, col suo vaticinio relativo alle
(e cioè i resti della cremazione) dell'ecista 'condizioni' che avrebbero potuto garantire ai
nell'agorà, come fattore fondante o legittimante Parteni il perpetuo possesso di Taranto. Ora,
al possesso di un sito (coloniale), non risulta at- stando alla lettera del testo di Giustino, sembre-
testato nel mondo greco, dove invece troviamo la rebbe che l'oracolo in questione attribuisse ai
pratica di ubicare nell'agorà degli insediamenti Brindisini, gli antichi abitanti di Taranto, il ruo-
coloniali la tomba (o il cenotafio) MIl'ecista - e lo di 'protagonisti deputati' del factum, assai
cioè un monumento funerario - come luogo de- particolare, dalla cui realizzazione sarebbe dipe-
putato alle celebrazioni di un culto eroico". E, so quel possesso perpetuo. In quest'ottica, tenuto
del resto, sono le tombe degli eroi a rientrare tra i conto del carattere anellenico del rituale espri-
semata che, nella tradizione coloniale greca, per- mentesi nel factum in questione, si potrebbe
mettono di 'riconoscere' il sito su cui fondare una supporre che, nella logica che informa questa
colonia, funzionando come historical charters''''. tradizione, l'oracolo avesse posto come condizio-
In altre parole, il rituale 'funerario' su cui ap- ne per il perpetuo possesso di Taranto da parte
pare costruita la tradizione in questione - con le dei coloni greci una sorta di 'concessione' - nei
sue implicazioni politico-ideologiche - appare so- termini di un rituale epicorio - della città da par-
stanzialmente estraneo all'orizzonte culturale te degli antichi abitanti; condizione che questi
ellenico. Il che induce a considerare la possibi- ultimi avrebbero, loro malgrado, realizzato, gra-
lità che esso sia da riferire piuttosto a quello zie allo stratagemma di Falanto.
lmessapico' arcaico. Non ci si deve nascondere che tale ipotesi in-
contra qualche difficoltà nella circostanza che, se
E' ovvio che, allo stato attuale, una tale possi-
il rituale messo in atto dai Brindisini avesse
bilità va considerata unicamente come ipotesi di
avuto - nella cultura epicoria - valenze esplicite
lavoro. Va tuttavia notato che un indizio a suo
di 'concessione territoriale', non ci sarebbe stato
favore è forse ricavabile dalla stessa tradizione
in realtà spazio per lo stratagemma dell'esule
riportata da Giustino, il cui meccanismo narrati-
condottiero. E' dunque più plausibile, forse, rite-
vo presuppone una sostanziale 'credibilità' delle
nere che, nella logica del racconto riportato da
affermazioni e 'istruzioni' di Falanto - spargendo
Giustino, l'oracolo delfico avesse posto come con-
nella 'piazza' di una città le 'ceneri' di un perso-
dizione per il perpetuo possesso della città da
naggio che ha avuto in essa un ruolo importante,
parte dei coloni quella, 'normale' in termini di
se ne afTenna e, nel caso, se ne recupera il pos-
ideologia (e prassi) coloniale greca, della 'presen-
sesso - agli occhi dei Brindisini. Si direbbe, in al-
tre parole, che, in questa tradizione, lo strata- za' (e conservazione) nel cuore della città dei re-
sti deU'ecista (o di un loro sostituto simbolico co-
gemma di Falanto per "fondare in eterno' il pos-
me il cenotafio). Condizione realizzatasi -mal-
sesso spartano di Taranto consista nel 'tradurre'
grado l'esilio comminato dai Parteni al loro con-
il modello ideologico-rituale greco centrato sulla
'tomba dell'ecista' quale espressione pregnante dottiero - ministerio hostium, grazie allo strata-
dell'identità e continuità di un insediamento, nei gemma di Falanto, basato sull'esistenza di un ri-
tuale 'funerario' indigeno le cui valenze politico-
termini di un modello ideologico-rituale messa-
pico, centrato su pratiche funerarie dalle almeno territoriali si prestavano allo scopo. Resta, tutta-
via, il fatto che, in questa tradizione, il ruolo dei
in parte analoghe valenze politico-territoriali.
Brindisini e del loro (?) rituale 'funerario' nell'as-
Va rilevato, a quest'ultimo riguardo, cbe i carat-
sicurare il perpetuo possesso spartano di Taran-
teri peculiari di tale modello - tenuto conto
to appare centrale, mentre la difficoltà sopra
dell'orizzonte cronologico degli eventi 'narrati' -
appaiono di per sé tipologicamente compatibili evocata potrebbe superarsi supponendo che -
nella prospettiva che informa il racconto e la sua
con il fenomeno sopra evidenziato dell'assoluta
'genesi'- lo stratagemma di Falanto fosse fondato
mancanza di evidenze 'tombali' nel mondo 'mes-
sapico' dell'VIII e VII sec.a.C. sull'ambiguità del suo status, in quanto condot-
tiero dei Parteni ma anche esule e 'rifugiato poli-
Ma c'è di più. In effetti, un elemento essen- tico' presso i Brindisini. Resta, inoltre, il nesso

.. Cfr. da ultimo MALKlN 1987, pp. 189 S5. e 204 S5. BARDO 1972 e MALKIN 1987, pp. 24 S5.
Il'lO Cfr. Plut. De Pyth. Or., 407 f - 408 a; su cui vedi LoM-
40

tra rituali funerari e rituali di legittimazione del la restituzione (locum qui repetissent perpetuo
possesso territoriale, nel 'gioco' complesso fra possessuros). In ragione di ciò, gli Etoli avevano
orizzonte culturale epicorio e orizzonte ellenico. inviato degli ambasciatori per intimare agli Apu-
li, dietro minaccia di guerra, di restituire loro la
Alla luce di tutto questo, si potrebbe tentati-
città. Venuti tuttavia a conoscenza dell'oracolo,
vamente leggere la tradizione in questione come
gli Apuli, "uccisi gli ambasciatori li avevano sep-
un complesso racconto 'eziologico', costruito forse
pelliti nella città, in modo che vi avessero perpe-
in un'ottica mirante a 'rivalutare' la figura di
tua dimora. E così quelli, da morti, possedettero
Falanto'OI, in cui, per poter attribuire a questo
a lungo la città, secondo il responso dell'oracolo
personaggio meriti e 'onori' - verosimilmente 'im_
(interfectos legatos in urbe sepelierant, perpetuam
maginari' - di tipo 'ecistico' pur in assenza di una
ibi sedem habituros. atque ita defuncti responso
vera e propria tomba dell'ecista, con le connesse
diu urbem possederunt)".
forme di culto di tradizione ellenica, si sarebbe
tratto spunto dall'esistenza di un rituale 'funera- Di questa tradizione - in cui il ruolo attribuito
rio' messapico, tale da non lasciare precise trac- a Brindisi (sede del rex Apulorum) nel conflitto
ce monumentali ma carico di valenze politico- col Molosso denuncia verosimilmente una elabo-
territoriali. Su questa base, e sullo sfondo del razione relativamente tarda'" -, è stata offerta
'dato' - presente in larga parte della tradizione - alcuni anni fa da Dominique Briquel una inter-
relativo all'originaria identità 'indigena' di Ta- pretazione assai suggestiva e dalle implicazioni
ranto, conquistata e non fondata da Falanto e storico-culturali notevoli, specie per ciò che attie-
dai suoi compagni"', si sarebbe costruito un rac- ne i rapporti tra Roma e Taranto nel III sec.
conto, il cui senso ultimo potrebbe essere il se- a.C. '''' Tale interpretazione poggia tuttavia in mi-
guente: solo attraverso l'introiezione di un ritua- sura essenziale - come denuncia lo stesso titolo
le 'indigeno' di affermazione di possesso territo- del contributo in questione "Les enterrés vivants
riale - e cioè attraverso lo spargimento delle ce- de Brindes" - su una lettura del brano che privi-
neri di Falanto nell'agorà di Taranto da parte legia l'accostamento con la tradizione degli Scoli
dei Brindisini -, l'occupazione (per conquista) del a Licofrone sui compagni di Diomede interrati vi-
centro si sarebbe trasformata in una sorta di vi dai Dauni nei campi che erano stati loro pro-
'concessione perpetua' del sito ai coloni spartani. messPos, e sulla conseguente decisione di non con-
ferire la minima importanza, in sede interpreta-
tiva, a quello che è un dato esplicito, e a mio pa-
7. Una lettura in chiave analoga, ma per certi rere centrale, della tradizione trogiana. Il fatto,
versi simmetrica a questa, è prospettabile per cioè, che qui gli ambasciatori etoli - rappresen-
l'altro passo dell'epitome giustinea a cui si è fat- tanti 'autorizzati' degli Etoli, e portatori dei loro
to riferimento. diritti sanciti dall'oracolo - vengano uccisi, e solo
Narrava Pompeo Trogo (Epit., XII 2, 5-12) che poi seppelliti in urbe, in quella città che, come
Alessandro il Molosso, giunto in Italia, aveva fat- sottolinea Giustino, defuncti diu possederunt.
to dapprima guerra agli Apuli, interrompendola Non vi è dunque qui alcun riferimento a rituali
tuttavia subito dopo, essendo venuto a conoscen- di interramento di nemici vivi per scongiurare un
za del fato della loro 'capitale' (urbs), Brindisi. imminente pericolo, come nelle pratiche attestate
Quest'ultima sarebbe stata fondata, secondo que- a Roma fra m e TI sec. a.C., dove peraltro veni-
sta tradizione, dagli Etoli guidati da Diomede, i vano seppellite due coppie (maschio e femmina),
quali tuttavia sarebbero poi stati espulsi dagli rispettivamente di Galli e di Greci, con tutte le
Apuli. In seguito a ciò, gli oracoli, consultati dagli loro valenze in quanto sostituti simbolici delle
Etoli, avevano vaticinato che essi avrebbero pos- popolazioni nemiche, nella loro interezza e nella
seduto in eterno il 'luogo' di cui avessero chiesto loro potenzialità riproduttiva'''; pratiche la cui

101Su questo punto cfr. CORSANO 1979, pp. 131 SS. Taranto, ALESSANDIÙ 1983.
10l Su questo punto, e più in generale sulle complesse 1103 Cfr. MELE 1991, p. 260; si veda anche CORSANO 1979.
tradizioni di fondazione di Taranto e sullo statuto ecistico di pp. 132-133.
Faianto, anche neU'accostamento con l'eroe eponimo 'indige- l'" BRIQUEL 1979.
no' Taras, si vedano PEMBROKE 1970; PUGLIESE CARRATELLI 100 Cfr. Schol. Lyc. Alex., 1056. Si veda anche Lyc., Alex.,
1971; CORSANO 1979; MADDOL11983; MALKlN 1987, pp. 47 SS.; 602 s. cum Schol.
MU5TI 1988, pp. 153 85.; cfr. anche, sui Falantiadi di 101 Cfr. Dio Cass., er. 47; Zonar., V1I1, 19; Plut., v. Mare.,
41

origine Briquel propone di collegare, attraverso co e dei suoi rapporti coi Greci, e centrate su for-
la mediazione di Taranto, alle esperienze 'iapi- me di legittimazione del possesso territoriale (e
gie', ricostruibili peraltro, a suo parere, proprio a in particolare 'urbano') attraverso i rituali fune-

partire da questo passo di Giustino! ran.
In quest'ottica, assai suggestivo risulterebbe
Vi è piuttosto una accentuata sottolineatura,
leggere, nel rapporto 'tipologico' tra i dati offerti
anche sul piano terminologico, di aspetti 'funera-
dalla tradizione su Taranto da un lato e da quel-
ri', inquadrati peraltro in un orizzonte 'proble-
la su Brindisi dall'altro, un'eco delle dinamiche
matico' che è quello delle forme in cui si afferma-
di trasformazione possibilmente innescatesi nel
no e si realizzano i diritti di possesso di un cen-
mondo messapico nella situazione di stress so-
tro abitato, e più specificamente di una urbs.
cio-culturale determinata dal contatto e confron·
Ed è interessante, in quest'ottica, constatare
to coi Greci. Dinamiche che avrebbero - in ipote-
che, anche qui come nella tradizione sopra ricor-
si - provocato il passaggio da esperienze e prati-
data su Falanto, la questione della legittimazio-
che funerarie locali 'tradizionali', tali da non la-
ne di diritti territoriali, e più specificamente di
sciare tracce archeologiche, e in cui la dispersio-
diritti al possesso di un insediamento urbano,
ne delle ceneri del defunto funzionava, almeno
appaia focalizzata in riferimento a pratiche e ri-
in certi contesti, anche come marker territoria-
tuali "funerari". Solo che qui la situazione appa-
le, ad altre più 'convenzionali' dal punto di vista
re per molti versi simmetricamente rovesciata
rispetto a quella di Taranto. della loro riconoscibilità archeologica; pratiche
nel cui emergere potrebbe aver giocato un ruolo
Brindisi è qui presentata infatti come una
città fondata dai Greci (Etoli)'07 e occupata dagli anche l'esigenza di 'realizzare' tale funzione del
indigeni, laddove nell'altra Taranto figura come rituale funerario in forme che lasciassero resti
un centro indigeno occupato dai Greci. Qui sono 'visibili', come per l'appunto le tombe (e forse in
i Greci che, sulla scorta di un ambiguo oracolo, un primo tempo gli stessi cippi funerari).
pensano di ritornare in possesso di Brindisi, là Vorrei fosse ben chiaro, come indica la sotto-
gli indigeni che, sulla scorta anch'essi di un ora- lineatura degli 'anche', che, se pur tale ipotesi
colo, seppur riferito loro in termini ingannevoli cogliesse nel segno, non la si intende qui propor-
da Falanto, credono di poter recuperare patriam re come la chiave interpretativa ed esplicativa
suam (i.e. Taranto). E, ancora, qui sono gli indi- delle pratiche funerarie del mondo messapico
geni, per il tramite involontario degli ambascia- nell'Età del Ferro e delle loro dinamiche di tra-
tori etoli, a 'realizzare' il senso 'autentico' del va- sformazione in età arcaica, ma solo come una
ticinio, là è Falanto, per il tramite involontario possibile direttrice di lettura di determinati
dei Brindisini, a farlo. Gli uni, infine, - si potreb- aspetti e valenze di quelle pratichE!· e di quelle
be ipotizzare - adottando e 'adattando' le prati- dinamiche.
che funerarie greche (inumazione, ma entro
Ma anche a prescindere dall'ipotesi in que-
l'abitato), l'altro adottando e 'adattando' ministe-
stione, resta comunque il dato forte dell'esisten-
rio hostium le pratiche funerarie 'messapiche'
za di diverse tradizioni - oltre a quelle riportate
(dispersione delle ceneri, ma nell'agorà), gli uni
da Trogo-Giustino, quelle riferite da Clearco-
e l'altro garantendo così alla propria 'parte' il
Ateneo (e da Strabone) - che sembrano insistere,
perpetuo possesso delle rispettive città.
seppur in prospettive differenti, sui caratteri pe-
Alla luce di questi parallelismi e simmetrie, culiari di esperienze e pratiche collegate alla sfe-
riscontrabili, dal punto di vista che qui ci inte- ra funeraria nel contesto nel mondo 'messapico'
ressa, in due tradizioni di contenuto e di oriz- e dei suoi rapporti con Taranto. Dato sul quale
zonte genetico apparentemente diversi, si sareb- occorrerà comunque riflettere ancora, cercando
be addirittura tentati di chiedersi se al fondo di di precisarne il possibile significato anche in
tali tradizioni non vi sia un 'modulo' di percezio- rapporto alla problematica interpretativa delle
ne e rappresentazione di determinate esperien- evidenze, e delle esperienze, funerarie dell'area
ze sviluppatesi nel contesto del mondo messapi- 'messapica'.

3,4 e Quaest. Rom., 57; Liv., XXII, 57. tivamente ricca, che attribuisce la fondazione di Brindisi ora
Ul'I Si tratta di un dato relativamente isolato (torna solo a Teseo, ora a Iapige figlio di Dedalo, ora genericamente ai
j

in Isidoro, Orig. XIV 4, 23) all'interno di una tradizione rela- Cretesi: cfr. FANTASIA 1971.
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