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Neo-plasticismo (Nieuwe Beeldende=nuova immagine) o De Stijl (Lo stile)

NASCITA:

Il Neoplasticismo (Nieuwe Beeldende=nuova immagine), anche conosciuto con il nome di De Stijl


(Lo stile) è un movimento trans disciplinare, inizialmente circoscritto al mondo artistico olandese fondato nel
1917 con la pubblicazione della rivista De Stijl.

L’organo di diffusione degli obiettivi del neoplasticismo fu la rivista DE STIJL.

I PROTAGONISTI, e l’EVOLUZIONE STORICA/STORIA DEL MOVIMENTO:


Nel 1920 viene redatto il Secondo Manifesto che allarga i canoni neoplasticisti al campo della
musica, dell'architettura e della letteratura, proprio allo scopo di portare le idee di "De Stijl" oltre la
frontiera olandese.
In seguito al gruppo si unirono artisti di diversa formazione e ambiente, dai poeti Antonine Kok e
Hugo Ball, dal pittore Cesar Domela al grafico russo El Lissitzky, dagli scultori Jean
Arp e Georges Vantongerloo al cineasta Hans Richter.
[La corrente del Neo-plasticismo vuole estendere i principi di astrazione e semplificazione dalla
pittura e dalla scultura all'architettura, alla grafica e al design industriale.
Questo porta all'adesione di artisti di diversa formazione e, di contro, alcuni artisti della prima ora si
dissociano da "De Stijl" per divergenze di idee.

Theo Van Doesburg elabora una "radicale correzione delle idee neoplastiche", una nuova teoria
della pittura chiamata '"Elementarismo o Concretismo", che consentiva l'uso della diagonale per
esprimere le qualità dinamiche degli oggetti e che abbracciava tutte le forme di pittura geometrica,
purché in opposizione ai vari movimenti dell’astrattismo lirico.

Tuttavia il movimento continuò il suo cammino per la personalità creatrice di Piet Mondrain,
chiamato dallo stesso Van Doesburg "padre del Neoplasticismo", fino a dissolversi completamente
alla morte di Van Doesburg nel 1931.]

Questa nuova corrente nasceva in antitesi agli eccessi decorativi dell’Art Nouveau e si
fondava sull’eredità raccolta dai movimenti avanguardistici dell’epoca, in cui le forme rappresentate
venivano semplificate, i volumi ridotti a pari e la visione prospettica abbandonata.
Nella teoria neoplastica oltre alle tecniche tradizionali viene accantonata anche la distinzione fra le
arti.
Il termine Neo plasticismo viene utilizzato per la prima volta da Piet Mondrian e Theo van
Doesburg nella redazione del Manifesto De Stijl proprio per descrivere la NUOVA FORMA
D'ARTE: ASTRATTA, ESSENZIALE E GEOMETRICA.

L'ASTRAZIONE GEOMETRICA esclude la rappresentazione figurativa e le linee curve come


sovrastrutture decorative, accetta solo linee e segmenti retti.
Si teorizzava in essa anche il superamento del principio cubista, promuovendo una assoluta
razionalità e purezza formale. Nella teoria neoplastica si tende anche a superare la tradizionale
distinzione fra le varie discipline artistiche.
OBIETTIVI:
Lo scopo dell'arte neoplastica era di natura filosofica: raggiungere, utopisticamente, un nuovo
equilibrio e un'armonia, non solo nell'arte, ma anche nella società affinché in qualche modo
arrivasse a riflettere il mistero e l'ordine dell'universo attraverso un nuovo modo di vedere il
materiale e lo spirituale.

L'obiettivo, profondamente filosofico, dell'Arte neoplastica è da ricercare nella necessità degli artisti di
interpretare “il mistero e l'ordine dell'Universo e dello Spazio”. Secondo Mondrian, l'artista doveva
impegnarsi costantemente nella ricerca dell'universale, da lui denominato “realtà pura”; il modo per
giungere all'espressione della realtà pura, spesso ostacolata da ogni componente personale e
soggettiva, era proprio l’astrazione. Mondrian era convinto che solamente con la pittura astratta, fatta
di linee rette (orizzontali e verticali), colori primari (rosso, blu e giallo) e non-colori (nero, bianco e
grigi intermedi), fosse possibile superare tutto ciò che era individuale e soggettivo. Egli pensava di
poter penetrare cosi' nell'universale, nell'unica realtà, nell'unico equilibrio possibile, nell'armonia
assoluta e nella perfezione eterna. Nelle sue opere vengono eliminate le linee curve, in quanto
chiuse e finite; invece vengono utilizzate le linee rette.

MANIFESTO DEL DE STIJL


1. Ci sono due concezioni del mondo: una antica e una nuova. L’antica tende verso
l’individualismo. La nuova, verso l’universale. La lotta tra individualismo e universale si
registra sia nella guerra mondiale che nell’arte della nostra epoca.
2. La guerra distrugge il vecchio mondo con il suo contenuto: il dominio individuale,
comunque inteso.
3. L’arte nuova ha messo in evidenza il contenuto della nuova concezione del mondo:
l’universale e l’individuale in uguali proporzioni.
4. La nuova concezione del mondo è pronta a realizzarsi in tutto, anche nella vita.
5. Le tradizioni, i dogmi e le prerogative dell’individualismo (il naturale) si oppongono a
questa realizzazione.
6. Lo scopo della rivista “De Stijl” è di fare appello a tutti coloro che credono nella riforma
artistica e culturale per annientare ciò che ne ostacola lo sviluppo, come i suoi collaboratori
hanno fatto nella nuova arte plastica sopprimendo la forma naturale che contrasta
un’autentica espressione d’arte, esito di ogni conoscenza artistica.
7. Gli artisti d’oggi hanno preso parte alla guerra mondiale nel campo spirituale, spinti dalla
stessa coscienza, contro le prerogative dell’individualismo: il capriccio. Essi solidarizzano
con tutti coloro che combattono spiritualmente o materialmente per la formazione di
un’unità internazionale nella vita, nell’arte, nella cultura.
8. L’organo De Stijl, fondato a questo scopo, fa ogni sforzo per porre in luce la nuova idea della
vita.
Theo van Doesburg
Robt. van’t Hoff
Vilmos Huszar
Antony Kok
Piet Mondrian
G. Vantongerloo
Jan Wils.
Gli obiettivi di questo movimento astratto vengono spiegati in 11 articoli di Piet
Mondrian sulla rivista De Stije, obbiettivi che Theo Van Doesburg aveva trattato sulla rivista De
Beweging.
La rivista DE STIJL faceva appello a:
UN’UNITA INTERNAZIONALE NELLA VITA, NELL’ARTE E NELLA CULTURA SUL PIANO MATERIALE
E INTELLETTUALE… IN OPPOSIZIONE ALL’INDIVIDUALISMO.

UNITA’ INTERNAZIONALE: è una forma di reazione alla scissione delle diverse esperienze che
venivano da contesti culturali diversi che si erano avute nei primi quattordici anni del 900. Per cui
bisognava accorpare tutte queste esperienze per far ritorno al “confronto”.
NELLA VITA, NELL’ARTE E NELLA CULTURA: l’arte e la vita sono sempre in relazione per cui per
cambiare la realtà, la società bisognava utilizzare come mezzo l’arte, proprio come si era proposto
di fare anche nel bauhaus di gropihus.
SUL PIANO MATERIALE E INTELLETTUALE: l’architettura era vista come il mezzo, il medium tra
la dimensione astratta e immateriale della matematica, della geometria e la dimensione concreta del
vivere, dell’abitare il mondo. Di conseguenza, l’architettura non può avere il carattere romantico,
sentimentale, imitativa, ma deve essere un progetto razionale costruito come un’arte oggettiva nel
senso di arte astratta. Quindi l’architettura mette in relazione il BELLO UNIVERSALE (matematica)
e il BELLO DELL’ESPERIENZA FENOMENICA (realtà), formando un tutt’uno con la pittura e la
scultura.

NELLA PITTURA
Questo obiettivo, da un punto di vista pittorico artistico, si traduce in due punti essenziali:

• Ridurre la complessità delle forme a pochi elementi che combinati tra di loro
possono formare numerose configurazioni astratto-geometriche, e questo è possibile
soltanto se viene teorizzata l’arte come un linguaggio;
• Il linguaggio dell’arte deve essere universale e in quanto tale bisogna far
riferimento a delle unità minime elementari che vengono connesse tra di loro
attraverso una sintassi. Il linguaggio neoplastico prevede l’utilizzo di linee rettilinee e
dei 3 colori primari e colori neutri; e l’unica regola sintattica che mette in relazione
questi elementi elementari è che le linee rette e i 6 elementi cromatici devono
incrociarsi obbligatoriamente a 90° disposti secondo una giacitura orizzontale e
verticale.

Dunque, i neoplastici perseguono l’astrattismo geometrico, realizzando la liberazione della forma


naturale dalle sovrastrutture espressive, basando tutto sugli elementi base della geometria, quali la
linea e l’angolo retto, e sul piano cromatico e compositivo è prevalente l’utilizzo dei colori primari
affiancati al nero, al bianco e grigio. Angoli retti e colori sono volti a formare figure geometriche
semplici – tipicamente rettangoli e blocchi cromatici ripetuti, come nei famosi dipinti di Mondrian.
Quella del neoplasticismo è una pittura, nell'ambito dell'astrattismo geometrico, che in un certo
senso assomiglia a un'operazione matematica. Tutto si basa sugli elementari della linea,
del piano e dei colori primari.
NELL’ARCHITETTURA
La nuova teoria trova applicazione anche nell’architettura:

-in una nuova concezione dello spazio libero che stravolge la dicotomia tra interno ed esterno,
in quanto è presente una relazione tra interno ed esterno, ma anche tra i diversi spazi interni. Ad
esempio, mentre nella logica razionale erano definiti due ambienti chiusi separati dallo spessore del
muro (rappresentabili da due rettangoli chiusi e separati da un vuoto), nella logica neoplastica gli
ambienti fluiscono l’uno nell’altro e fluiscono verso l’esterno abbattendo il concetto di confine, tanto
che quest’ultimo si sfrangia. Per cui non si ha più una chiusura tra interno ed esterno, bensì una
relazione.
-questa nuova concezione dello spazio interno condiziona anche una nuova sensibilità estetica in
quanto la costruzione è determinata da diverse articolazioni di volumi che si interpenetrano tra
di loro.
Ciò, in architettura si traduce:
Lo stile architettonico è caratterizzato da piani o setti murari, spesso colorati, che fuoriescono dai
volumi con una legge di crescita ortogonale e quasi mai obliqua o curvilinea. Vi è, inoltre, la
compenetrazione tra spazi interni ed esterni, cioè l'architettura prosegue oltre lo spazio interno
dell'edificio, in opposizione nei confronti della natura, ed è assente ogni sorta di contenuto realistico e
decorativo. L'aspirazione ad un'arte basata su leggi rigorose si traduce nell'uso esclusivo dei colori
primari, dei non colori e di elementi multipli e sottomultipli del rettangolo.
Il neoplasticismo condividerà con il Bauhaus gli assunti di razionalità e chiarezza, l'istanza
riformatrice, etica e sociale insieme, influenzando lo sviluppo di svariate avanguardie.
Le idee dei nuovi movimenti, il Razionalismo e il Moderno, finirono ben presto per scontrarsi con
il nazismo in Germania, che costrinse il Bauhaus alla chiusura insieme a tutte le avanguardie che ne
facevano parte, neoplasticismo incluso. Infatti, Hitler rifiutò il Movimento Moderno come stile,
guardando con sospetto politico gli architetti del Bauhaus, poiché in tanti avevano avuto precedenti
collegamenti con i movimenti socialisti e comunisti.

Tale movimento, come il Bauhaus, può essere suddiviso in tre fasi cronologiche:
1) 1917 al 1921
2) 1922 al 1925
3) 1926 al 1931

PRIMA FASE
Il movimento De Stijl nacque nel 1917 nei Paesi Bassi con la pubblicazione dell'omonima rivista.
Piet Mondrian e Theo van Doesburg nel Manifesto De Stijl, utilizzarono il termine neoplasticismo per
descrivere la loro forma d'arte: astratta, essenziale e geometrica.
Gli altri artisti che costituirono la formazione originale, nel 1917, sotto la guida di van Doesburg, furono
i pittori Bart van der Leck, Georges Vantongerloo e Vilmos Huszar
e gli architetti Jacobus Johannes Pieter Oud, Robert van't Hoff, Jan Wils
e il poeta Antony Kok.
Tutti ad eccezione di van der Leck e Oud, firmarono il manifesto in 8 punti del movimento, pubblicato
nel 1918 sulla rivista De Stijl.
Il primo progetto architettonico legato al movimento fu creato da Robert van't Hoff, che nel 1916, alla
periferia di Utrecht, realizzò una villa in stile Wright molto convincente; ma le prime fasi del De Stijl
furono caratterizzate da un'attività architettonica relativamente scarsa e Oud, che divenne architetto
capo di Rotterdam, non fu mai profondamente legato al movimento. L'unico suo edificio che si avvicina
al neoplasticismo fu la fabbrica a Purmerend progettata nel 1919, in cui l'assemblaggio delle masse
risulta quasi rigido come lo stile vorrebbe.
Prima del 1920 il neoplasticismo non si era ancora espresso in forme connotate fin quando fece la sua
prima comparsa nell'opera di Rietveld. Oltre alla celeberrima sedia e altri mobili in stile neoplastico,
egli progettò lo studio del dottor Hartog, realizzato a Maarssen nel 1920, che fu il primo esempio
applicato in totale aderenza all'architettura neoplastica. In quest'opera ogni elemento dell'arredo
sembrava ridotto ai propri elementi costruttivi, e l'effetto voluto era quello di alludere a parallelismo e
ortogonalità dei componenti

Nel 1921 Van Doesburg si trasferisce in Germania e un anno più tardi tiene un corso su De Stjil presso
la scuola di Weimar - BAuhaus.

Parentesi su MONDRIAN E DE STIJL

MONDRIAN nasce come un pittore puro che realizza paesaggi olandesi caratterizzati dalla
dialettica tra orizzontalità della linea dell’orizzonte e verticalità degli alberi. La sua carriera è molto
attiva e viene influenzato dal simbolismo e dalle forme stilizzate; incontra il gruppo francese dei
FAUX che attribuivano al colore il ruolo principale in una composizione pittorica; aderisce alla
teosofia e incontra il cubismo nel 1910 durante una mostra ad Amsterdam, per cui si trasferisce a
Parigi.
La sua interpretazione del cubismo è già un’anticipazione di ciò che svilupperà in seguito.
Tra il 1916 ed il 1917 Piet Mondrian era già impegnato nella sua interpretazione
del Cubismo tentando di trovare una sua strada verso l'astrazione pura, intesa a sfruttare i rapporti
spaziali suggeriti da zone dipinte a colori primari, alternate ad altre prive di colore.
Il pittore che aveva aderito in gioventù alla Società Teosofica credevano che l'arte dovesse mirare
all'ordine, all'armonia e chiarezza in sintonia di precise leggi universali.

La sua evoluzione artistica lo aveva spinto attraverso esperienze Fauve e Simboliste,


sperimentando varie tecniche legate a pochi temi: le dune, il faro, gli alberi, per arrivare alle opere
neoplastiche puramente non-oggettive composte prevalentemente da linee, quadrati, colori primari.

Qualche anno dopo ritorna in Olanda per problemi di famiglia e consuma tre incontri importanti per
la sua formazione e per la formazione stessa del neoplasticismo:

• SCHOENMAEKEERS: è un matematico, teosofo, il quale considerava la realtà


contraddittoria, violenta, complessa che alla base nasconde un fondamento razionale,
matematico, astratto conoscibile attraverso l’arte. Quindi, egli considera l’arte come
disvelamento del LOGOS che presiede nella complessità dei fenomeni reali.
• BART VAN DER LECK: è un pittore astrattista geometrico che punta alla semplificazione di
forme e colori, al punto che nelle sue opere non è possibile riconoscere il referente iniziale.
• THEO VAN OESBURG: è un pittore, critico e allestitore di mostre che fonderà con Mondrian
il movimento neoplastico. Egli afferma che la pittura è distruttiva perché negatrice dello
spazio plastico in quanto non collabora con lo spazio plastico, tuttavia, può acquistare un
senso attraverso una funzione architettonica. Egli arriva a proporre una progettazione
matematica delle vetrate come architettura di luce colorata.
Durante gli anni Venti e fino alla sua morte nel 1977 Mondrian continua a evolvere verso uno stile
di pittura austero, semplificando sempre più i rapporti dei colori e delle linee, modificando l'utilizzo
di queste da elemento separatore di quadrati o rettangoli con colori primari, a veri e propri soggetti
tematici.

SECONDA FASE

THEO VAN DOESBURG E DE STIJL


La SECONDA FASE del neoplasticismo è conosciuta come la fase di internazionalizzazione del
movimento neoplastico e vede la dimissione di molti personaggi che precedentemente vi avevano
partecipato, come Oud, van der Leck.
Nel 1922 la composizione del gruppo era radicalmente cambiata, infatti van der Leck, Vantongerloo,
van't Hoff, Oud, Wils e Kok a quell'epoca erano tutti dissociati dal De Stijl. Dei nuovi membri di
quell'anno soltanto uno era olandese, l'architetto van Eesteren, mentre gli altri erano russi e tedeschi:
l'architetto pittore e grafico El Lissitzky e il regista cinematografico Hans Richter.
In questo periodo di divulgazione del movimento, Theo van Doesburg entra in contatto con
Grophius e con la scuola del Bauhaus la quale era vista come una strategia per diffondere il codice
del neoplasticismo (passare da una configurazione realista a una configurazione astratto-
geometrica), tanto che apre una scuola neoplastica di fronte alla scuola tedesca in seguito a
numerose richieste di insegnare al Bauhaus e che Grophius ha sempre rifiutato.

THEO VAN DOESBURG


Theo van Doesburg, nome d'arte di Christian Küpper, olandese di nascita con una personalità
esuberante impiegata nella pittura, nella scrittura, nella poesia, nella tipografia e in architettura.

Fu il cofondatore e la forza motrice del movimento De Stijl nato con la fondazione della rivista
omonima nel 1917.

L'idea fondamentale alla base radicale programma utopico De Stijl era la creazione di un
linguaggio universale, basato in parte su un rifiuto degli eccessi decorativi dell'Art Nouveau in
favore di uno stile più semplice, evolvendo poi in un nuovo stile
chiamato Elementarismo o Concretismo".

Successivamente, Grophius farà pubblicare nella sua scuola i testi di Mondrian e di Theo Van
Doesburg.
I principi del neoplasticismo sono quattro:
1) COSTRUZIONE: dare importanza alle nuove tecniche costruttive;
2) UTILITARISMO: il parametro principale di una costruzione deve essere il
funzionalismo;
3) RAZIONALE;
4) INTERNAZIONALE: il linguaggio deve essere sradicato dalla tradizione costruttiva
locale per proporsi come un linguaggio universale.
L'opera di van Doesburg dopo il 1922 ne uscì trasformata, sotto l'influenza delle
composizioni Proun di Lissitzky. Sia lui che van Eesteren iniziarono a progettare una serie di
produzioni architettoniche ipotetiche, ognuna delle quali caratterizzata da un gruppo asimmetrico di
elementi bidimensionali articolati, sospesi nello spazio attorno ad un centro espresso
volumetricamente. Nel 1923 van Doesburg e van Eesteren riuscirono a fissare lo stile
architettonico del Neoplasticismo in una mostra nei pressi di Parigi.
Theo Van Doesburg nel 1923 porta il neoplasticismo a Parigi in una grande esposizione di oggetti,
di modelli di architetti neoplastici e tra questi c’è anche un architetto non olandese Mies Van der
rohe.
Theo nel 1924 pubblica a Parigi “VERSO UN’ARCHITETTURA NEOPLASTICA”: è un testo
articolato in punti in cui si parla della forma, di rimuovere le pulsioni e le tensioni che portavano gli
architetti a rifarsi alle esperienze precedenti. Il fatto che un testo teorico sull’architettura sia stato
scritto da un pittore fa capire che la mentalità artistica del tempo sta cambiando e questa idea che
la pittura deve mettersi a servizio dell’architettura spinge gli artisti a elaborare e ad offrire alla cultura
architettonica dei materiali teorici sui quali basare una nuova architettura. La nuova architettura deve
essere elementare, economica, funzionale, informe e definita (è indipendente da schemi
precostituiti, da formule che si devono applicare meccanicamente, ma è definita purché sia costruita
sulla base di nozione di spazio diversa, in quanto è uno spazio libero), monumentale. La nuova
architettura è anti-decorativa: è ammesso solo il colore che viene utilizzato per marcare alcuni
passaggi strutturali e mettere in luce le relazioni tettoniche. L’ architettura diventa, quindi, la sintesi
del nuovo plasticismo, sintesi di tutte le arti. In questo testo Theo si interessa anche alla città, ad
una costruzione collettiva e si pone il problema se questa architettura neoplastica possa gestire la
costruzione o la trasformazione della città moderna.
L’esperienza pluriennale con il Bauhaus, tuttavia, non lo soddisfa appieno, tant’è che lavora alla
progettazione di un nuovo movimento d’avanguardia, purtroppo mai concretizzato a causa della
sua morte – avvenuta nel 1931 – che decreta anche la fine del movimento di cui è stato il più alto
rappresentate.

Il neoplasticismo passa dalla dimensione dell’avanguardia artistica all’esperienza concreta


attraverso CASA SCHRODER di RIETVELD.
La massima espressione dell’architettura neoplastica è da ricercare nell’opera di Gerrit Thomas
Rietveld, ebanista artigiano prima, architetto e designer successivamente, che nel 1919 aderisce
formalmente al movimento “De Stijl”.
Già negli anni precedenti alla sua adesione al movimento aveva realizzato la sedia rosso e blu.
Realizzerà tra l'altro, Casa Schröder a Utrecht del 1924 rispettando i 16 punti teorizzati da Theo
Van Doesburg.
Casa Schröder a Utrecht (1924) – vera icona dell’architettura De Stjil – nella cui concezione
Rietveld realizza una perfetta sintesi delle teorie del movimento, ove gli oggetti di arredo e la struttura
architettonica sposano gli stessi principi costruttivi. La casa si sviluppa su due livelli, pian terreno e
primo piano.

Dal punto di vista progettuale basa su quattro elementi fondamentali:

CASA SCHRÖDER

ELEMENTI PRIMARI ELEMENTI PIANI ELEMENTI LINEARI ELEMENTI FUNZIONALI

di colore bianco che di colore grigio o verticali ed – finestre, porte,


determinano la bianco volti a orizzontali – ringhiere, scala
forma e la struttura definire il rapporto architravi, pilastri, esterna e lucernario
della casa tra interno ed pluviali – di – di colore nero e
esterno colore giallo, rosso e bianco
blu abbinati al
bianco, grigio e nero
Nella prima concezione della casa, gli spazi interni sono organizzati in base alla funzione a cui sono
destinati: al piano terra si trovano gli ambienti per mangiare, studiare e lavorare, delimitati da pareti.
Al piano superiore invece, in un ambiente unico, delimitabile attraverso l’utilizzo di pareti scorrevoli,
le zone destinate al dormire e alla vita intellettuale. Gli elementi d’arredo sono altresì realizzati
dall’architetto.

GERRIT THOMAS RIETVELD attraversa tutte e tre le fasi del neoplasticismo; è figlio di un
falegname ed è stato allievo di Berlage. Egli non è un vero e proprio architetto, ma dalla sua
formazione sviluppa una sensibilità che, nel 1917, lo porterà a realizzare la SEDIA GEOMETRICA,
la quale viene pubblicata nella sua versione originale sulla rivista de stijl. Questo oggetto viene
pubblicato non perché esprime, attraverso i colori l’estetica del neoplasticismo, ma perché è costruita
seconda una logica di montaggio degli elementi che compongono l’oggetto stesso. Tele oggetto
viene definito come un “manifesto della geometria” in quanto può essere scomposto nei singoli
elementi strutturali che lo compongono per poi essere rimontati; c’è il tentativo di far coincidere la
struttura con la funzione. Questo è possibile perché Rietveld utilizza un nodo cartesiano nel quale
gli elementi strutturali, orizzontali e verticali, proseguono oltre il punto di innesto, in modo che ogni
singolo elemento conserva la propria autonomia e non muore incastrandosi nell’altro. Questo nodo
viene lasciato a vista e riesce a tenere assieme forma e struttura nel segno di una riduzione della
semplicità in modo da permetterne la realizzazione anche industriale.
CASA SCHRODER, 1924, Utrecht:
È realizzata per una donna che aveva un grande interesse per l’arte e l’architettura contemporanea
ed era molto interessata alla relazione tra esigenze della vita domestica e l’architettura. L’idea della
signora era quella di avere una casa a due livelli: il piano terra destinato ad uno studio da fittare, che
diventerà poi lo studio di Rietveld perché i due instaureranno un rapporto sentimentale; il primo piano
per l’abitazione personale. Il lotto destinato alla costruzione era rettangolare di 60 mq per livello.
RICHIESTE DELLA SIGNORA TRUUS:
-la zona giorno doveva essere un ambiente unico tanto che nemmeno Rietveld era stato in grado di
concepire questa soluzione;
-lo spazio e l’arredo dovevano essere flessibili e svolgere più funzioni per destinazioni d’uso
differenti;
-al piano terra ogni ambiente doveva avere una propria uscita indipendente verso l’esterno.
L’iter progettuale è molto particolare in quanto Rietveld, non avendo una formazione da architetto,
sviluppa un suo metodo di progettazione molto personale perché si basa: *sull’elenco delle funzioni;
*l’analisi delle varie unità funzionali; *un diagramma che mette assieme le varie funzioni su un
versante distributivo; *lo studio della posizione che devono avere i mobili. È il primo autentico atto
progettuale che parte dall’interno, dal singolo pezzo di arredo e arriva all’esterno. Ciò dimostra che
il disegno dell’arredo ha avuto un ruolo importante nella vicenda del moderno. Rietveld lavora molto
con i plastici, con dei modelli e poi dopo realizza i disegni grafici. Il progetto di casa Schroder può
essere suddiviso in tre fasi:
I. FASE: il primo modellino è realizzato da un suo allievo nel 1965. È ancora presente l’idea di
architettura come una scatola, i prospetti vengono suddivisi in scomparti geometrici dai colori
bianco, nero, grigio. L’oggetto si offre ancora nella sua integrità di scatola chiusa, compatta.
II. FASE: è un punto di svolta. È presente solo il colore bianco, l’involucro non risulta più essere
determinato da superfici compatte che si incastrano a 90°, ma ogni parete viene smembrata
in una serie di piani che slittano nello spazio, lasciando dei vuoti che possono essere campiti
da pannelli o superfici vetrate. Si rompe, così, la continuità dell’involucro murario in favore al
montaggio di piani bidimensionali.
III. FASE: ritveld farà il modello definitivo della casa e poi ne farà i disegni grafici che presenta
al comune per richiedere l’autorizzazione del permesso di costruire. Nelle tavole di progetto,
la casa viene presentata con un piano terra e un sottotetto perché nel regolamento edilizio
era presente una norma che impediva di presentare uno spazio libero, senza divisioni
interne, a meno che non si trattasse di una mansarda destinata a funzioni di servizio.

LA STRUTTURA
Le strutture verticali erano in muratura e intonaco con elementi di cemento armato, come le solette
dei balconi, elementi in ferro; le strutture orizzontali erano in legno.
La costruzione è il montaggio di 4 serie di elementi:
-elementi più grandi: determinano l’ossatura spaziale e strutturale e sono di colore bianco;
-elementi piani più piccoli: campiscono gli spazi vuoti tra gli elementi principali; hanno il compito di
stabilire una relazione tra l’involucro e lo spazio esterno; sono rifiniti in 4 tonalità di grigio;
-elementi lineari: montanti, traversi, ringhiere e sono tinteggiate con i 6 colori del codice neoplastico:
-elementi di completamento: infissi di colore nero
Queste quattro serie di elementi, nel loro insieme, configurano questo oggetto architettonico che
nasce dalla capacità di Rietveld di lavorare sul dettaglio, sul particolare. Oltre a rappresentare una
delle icone dell’architetture del 900, è innovativa anche per la sua spazialità interna:
*piano terra: è caratterizzato da 6 unità ben distinte da pareti e ogni stanza ha una propria uscita
verso l’esterno, per volere della signora;
*primo piano: gli spazi non sono più distinti, ma vi è un unico ambiente indiviso, libero. Esso poteva
essere compartimentato da elementi scorrevoli che permettevano di dividere la pianta in più
soluzioni, in base a come questi elementi venivano spostati. Questi pannelli scorrevoli partono dal
soffitto mediante delle guide colorate fissate al soffitto stesso; il vano scala era lasciato aperto o
chiuso grazie a vetri scorrevoli e prendeva luce dall’alto.
CASA SCHRODER mette in pratica il punto 9 del testo di theo van doesburg e cioè:
° creare uno SPAZIO FLESSIBILE, OMOGENEO, UNICO, INDIFFERENZIATO, FLUIDO
°RELAZIONE TRA INTERNO ED ESTERNO: lo spazio interno si proietta verso l’esterno attraverso
balconi, aperture orizzontali e verticali ma, soprattutto, perché è l’involucro stesso che non esiste più
nella sua dimensione tradizionale, in quanto non era più una massa di mattoni, ma erano dei pannelli
assemblati con scarti, cioè con posizioni differenti, dando la possibilità allo spazio di inserirsi tra
questi scarti e determinare lo spazio esterno. E’ un modo “organico” di concepire l’abitazione; non è
un modo “wrightiano” in quanto, sebbene in wright era centrale il rapporto tra costruito e natura, in
casa schroder il rapporto tra costruito e mondo esterno non si realizza facendo andare la costruzione
verso l’ambiente naturale ma lavorando sul modo in cui viene progettato l’involucro, caratterizzato
da trasparenze che permettevano di far vedere all’esterno ciò che accade all’interno trasmettendo
la percezione della vita che c’è dentro la casa.
L’unico ornamento concesso è il COLORE che serve per segnalare alcune aree funzionali dello
spazio interno della casa. I pavimenti sono rivestiti da materiali lucidi in grado di riflettere la luce
proveniente dall’esterno.
L’ARREDO ha un ruolo ambivalente in quanto sono pensati per un ambiente specifico, quindi, in
modo univoco, però, allo stesso tempo, sono realizzati con un linguaggio che li rendono universali,
cioè sono oggetti che sembrano strettamente appartenere a quella casa, ma hanno anche una
propria autonomia di immagine per cui si possono adattare anche ad altre case. Gli oggetti di arredo
sono elementi geometrici molto semplici, facilmente assemblati tra di loro e valgono anche come
prototipi industriali.
1. UNITA’ NELLA DIVERSITA’
Ogni oggetto in casa Schroder conserva una sua identità espressiva e collabora con gli altri elementi
nell’elaborazione di un oggetto finale che viene percepito nella sua unità.
2. SINTESI DINAMICA ED EQUILIBRIO TRA OPPOSTI
Ci sono esigenze funzionali ed esigenze psicologiche; dialettica tra elementi lineari ed elementi
bidimensionali e tridimensionali; astrazione e natura; colori e non colori; sodalizio sentimentale e
professionale.

TERZA FASE

La TERZA ED ULTIMA FASE dell'attività di De Stijl durò dal 1925 al 1931, e fu annunciata una
drammatica frattura tra Mondrian e van Doesburg, poiché quest'ultimo aveva introdotto la
diagonale, non solo nei suoi quadri, ma anche nelle sue architetture.
Il Ciné-dancing nell'Aubette a Strasburgo, progettato nel 1928 da Doesburg costituisce l'esempio
calzante di una decorazione degli interni che si distanzia molto dall'idea di Mondrian, infatti tutti gli
spazi interni sono decorati si da bassorilievi astratti a forma rettangolare, ma posti in diagonale.
Portato a termine nel 1929, L'Aubette costituisce l'ultima opera architettonica neoplastica di
qualche importanza.
Allo stesso tempo anche Rietveld si allontanò da quell'elementarismo caratteristico di casa
Schröder, muovendosi verso una progettazione dei sedili e degli schienali molto meno geometrica,
incentrata adesso su superfici curve. Anche il progetto del Garage a due piani, costruito a Utrecht
nel 1927, usciva dagli schemi del movimento. Al posto dei colori primari, la struttura in acciaio a
vista ed i pannelli in cemento erano dipinti di nero.
Dopo di allora gli artisti che erano ancora membri del De Stijl subirono sempre più l'influenza del
modernismo estero, aderendo successivamente ai valori culturali del socialismo internazionale.
OUD
OUD è un protagonista dell’architettura neoplastica; lavora con theo van doesburg per progetti di
interni. Nel 1917 nel VILLAGGIO PER PESCATORI Oud sovrappone tre ordini di abitazioni sfalsate
tra di loro, connesse tra loro da un sistema di scalette; allo stesso tempo è una CONFIGURAZIONE
UNITARIA perché è presente un modulo che si ripete, che si oppone a CUBI DI VUOTI. Questo
principio è stato definito unità nella diversità. Tutti i progetti di Oud non vengono realizzati ma già
dalle sue idee di progetto si capisce che egli non punta a creare il tradizionale palazzo, ma si dedica
alle case dei lavoratori, all’edilizia economica e popolare. Tutte queste esperienze di segno
neoplastico si smorzano quando Oud riceve l’incarico di direttore coordinatore di un complesso
operaio di alloggi. Tale incarico ha lo stesso impatto che ebbe l’incarico che Ratenau diede a
Behrens per l’AEG: così come Behrens si ritrovò a confrontarsi con la realtà di una civiltà industriale,
cosi Oud viene distolto da queste sue sperimentazioni neoplastiche per dirigere un complesso di
alloggi operai. Oud deve, innanzitutto, verificare se il codice neoplastico sia adatto ad un’esperienza
di scala urbana. (Oud precede l’urbanistica funzionale che a Berlino si avrà nel 1926\1927 con i
quartieri Torten e Dammerstock di Grophius). Nel progetto di Oud l’isolato è ancora presente, è un
isolato di grandi dimensioni di forma rettangolare dove prevale la direzione longitudinale,
caratterizzato da un vuoto al centro (isolato a corte). Il tutto viene progettato secondo la migliore
risposta a istanze di natura eliotermica, di contenimento energetico grazie ad un attento
orientamento degli edifici;
COSA C’E’ DI NEOPLASTICO IN TUTTO QUESTO? In realtà di neoplastico non c’è nulla, sono
presenti soltanto alcuni passaggi che rivelano tale codice.
Questo perché Oud capisce che c’è un’incompatibilità tra il linguaggio neoplastico e un’architettura
che deve rispondere a istanze di carattere economico e popolare. Cioè questi giochi neoplastici
avrebbero portato un aumento dei costi di costruzione. Questo porterà ad un contrato tra Oud e
Theo van Doesburg, in quanto quest’ultimo vedeva in questa esperienza di grande scala
un’occasione imperdibile per provare a dimostrare l’applicabilità dei principi neoplastici dentro a un
progetto a livello urbanistico.
Nel 1925 Oud progetta due complessi di alloggi per operai HOEK VAN HOLLAND e KIEFHOEF.
Entrambi i progetti sono case a schiera, unifamiliari, a due livelli che presentano come elementi
qualificanti e distintivi i raccordi angolari con profili semicilindrici, che innescano una forte
suggestione espressiva che ha portato alla coniazione del termine RAZIONALISMO POETICO, in
quanto c’era la capacità di dare grande attenzione e garantire delle istanze legate al basso costo,
all’ottimizzazione delle superfici con delle istanze di natura estetica.

COR VAN ESTEREN


È un architetto della scena olandese neoplastica. Egli si concentra sul progetto urbano; entra
nell’ufficio urbanistico del comune di Amsterdam, firmando il piano regolatore della città del 1931.
Egli va ricordato per due ragioni:
*per essere stato uno dei principali esponenti del neoplasticismo;
*perché ha saputo tradurre il grande dibattito teorico sui temi della città e della pianificazione in una
proposta concreta di piano regolatore.
Egli e theo van doesburg progettano molti interventi architettonici; partecipano a concorsi tra cui
quello per la realizzazione della nuova università di Amsterdam che aveva proposto Berlage nel
piano del 1917 per l’ampliamento di Amsterdam verso sud.

BERLAGE
BERLAGE è un importantissimo architetto olandese; si è formato a Zurigo dove ha ricevuto
un’educazione molto razionale e tipologica, che lo ha portato a sviluppare una tecnica costruttiva
esplicita basata sull’utilizzo del mattone e su criteri di costruzione artigianale. Secondo Berlage il
muro deve essere lasciato privo di ornamento affinché possa mostrare tutta la sua bellezza; e proprio
attraverso l’articolazione di muri che si determinano gli spazi interni.
BORSA DI AMSTERDAM: è definita dallo stesso Berlage come un involucro nel quale il carattere
principale è l’ unità e diversità. L’ esterno è austero, massiccio con cornicioni di mattoni che sporgono
lateralmente; l’interno è luminoso, ricco di decorazioni e particolari campiture di colori.
Berlage è un profondo sostenitore del socialismo e aderì alle opinioni di Muthesius secondo le quali
il livello culturale di un territorio sarebbe potuto migliorare attraverso la produzione di oggetti di alta
qualità e di accurata progettazione.
Nel 1902 viene incaricato di redigere il piano di ampliamento di Amsterdam verso sud al quale vi
lavora fino al 1917. Il progetto dell’architetto è guidato dall’applicazione della legge generale
olandese del 1901 che distingue le varie scale di progettazione: piano generale, piano
particolareggiato, progetto architettonico. Berlage progetta un quartiere di densità uniforme ordinato
su una maglia stradale piuttosto complessa e su un isolato lungo da 100 a 200 metri, e largo 50
metri, con edifici lungo la parte perimetrale, alti 4 piani e con giardino interno. Data la dimensione
degli isolati, le strade sono spaziose e consentono anche una doppia viabilità. Così facendo,
l’architetto olandese, porta i percorsi di attraversamento nel cuore del quartiere. La scelta tipologica
dell’isolato caratterizza il progetto e dipende da due motivi:
-carattere organizzativo: l’esecuzione è affidata a cooperative edilizie ed il numero degli alloggi di
un isolato corrisponde alla dimensione media di una cooperativa;
-carattere formale: Berlage sul territorio urbano vuole istituire un controllo architettonico.
Quindi, l’uso dell’isolato, l’utilizzo del mattone, le scelte tipologiche articolate e gli spazi verdi hanno
prodotto un ambiente accogliente, ricco di elementi che hanno determinato una forte identità della
città; e sono i temi principale della scuola di Amsterdam.

SCUOLA DI AMSTERDAM E IL RIDISEGNO DEI NUOVI QUARTIERI


Alla scuola di Amsterdam va ascritta la paternità della pianificazione razionalista, in quanto agli inizi
degli anni 20 del 900 si cristallizza sempre di più l’idea che un edificio non debba rispondere solo ad
esigenze del nucleo familiare, ma anche a quelle di un’intera comunità. Ecco che l’edificio, il costruito
assume la funzione sociale collettiva. Il problema sorgeva sul come concretizzare questa idea sul
piano architettonico:
-bisognava prediligere una costruzione semplice data dall’articolazione di volumi
(ESSENZIALISMO);
-ogni volume doveva svolgere una funzione (FUNZIONALISMO);
-fiducia nei materiali tradizionali (MURO IN MATTONI);
-l’architettura, a prescindere dalla scala di intervento, deve essere concepita come un organismo
all’interno del quale ci sono parti distinte per dimensioni (in virtù della funzione che lo spazio deve
rispondere) che vengono lette come parti del complesso nella sua interezza. (UNITA’ NELLA
MOLTECPLICITA’)
-la SCULTURA non è più un’arte decorativa, bensì assume un carattere funzionale per lo scarico
delle forze della struttura al suolo (basamento scultoreo).

WILLIEN MARIMUS DUDOK


Il risultato del lavoro di Dudok è essere riuscito a tenere assieme la lezione di Berlage, con Wright e
il codice neoplastico. Egli ha legato il suo nome alla città olandese di Hilversum perché nel 1915 fu
nominato direttore dei lavori pubblici e ha lavorato come funzionario pubblico, avendo la possibilità
di realizzare tutto ciò che serviva ad un piccolo centro che diventerà una moderna città industriale.
E’ una città che esplode, che necessita di piani di lottizzazione, di infrastrutture, di servizi. Dudok ha
avuto il privilegio di realizzare il sogno di ogni architetto: disegnare il piano di sviluppo della città e i
suoi singoli oggetti: realizza teatri, piscine, ponti, cimiteri, parchi, scuole di ogni grado. L’opera più
importante di Dudok è :
il MUNICIPIO DI HILVERSUM: il vecchio municipio della città era piccolo ed era ubicato nel centro
storico; dunque, Dudok progetta nel 1924 un nuovo complesso che verrà realizzato nel 1930-1931
grazie alla protesta della stampa estera e degli architetti della città, in seguito al rifiuto da parte del
comune del progetto. L’ente comunale aveva ostacolato la costruzione del nuovo municipio perché
il progetto di Dudok si presentava sproporzionato rispetto al piccolo centro di Hilversum. Dudok, in
realtà, aveva capito che la città stava subendo uno sviluppo demografico violentissimo e che quel
piccolo centro sarebbe diventato una città moderna, industriale, che aveva focalizzato il suo
interesse sul sistema della radio telecomunicazioni. Il municipio di Dudok presentava una doppia
corte:
*una corte piccola, quadrata con al centro un piccolo specchio d’acqua;
*una corta grande, rettangolare che era attraversata da una strada. Questa strada che entra nella
corte determina una piazza.
Alcuni bracci di questo edificio di protendono nello spazio esterno, per cui dallo spazio chiuso,
interno ma scoperto della corte si passa allo spazio esterno attraverso un movimento centrifugo.
Dudok davanti al municipio progetta un grande specchio d’acqua obbligando a percorrere il percorso
che egli stesso aveva prestabilito. Il complesso è l’articolazione di volumi di differenti altezze e
dimensioni che si interpenetrano tra di loro in modo neoplastico e wrightiano. L’edificio, inoltre,
recupera la sua unità perché è completamente fasciato dal solo colore utilizzato, che è quello del
mattone che lui utilizzava: mattone schiacciato con un letto di malta più alto per rendere ancora più
forte l’orizzontalità dei corpi di fabbrica.

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