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Il rachide lombare riposa sulla base della pelvi, articolandosi con il sacro, e a sua volta sopporta il rachide

dorsale. Dopo il rachide cervicale, il rachide lombare è il tratto più mobile del rachide in toto, e siccome è il
più caricato dal peso del tronco, è quello che ha più problemi per quanto riguarda la patologia: è proprio lì
che risiede la più frequente delle malattie reumatologiche, la lombalgia, con il suo corollario, l’ernia discale.

I muscoli che operano sul bacino si comportano come una coppia di forze che possono agire sia
sinergicamente sia in senso deformante o correttivo. Se lavorano sinergicamente, concorrono ad
equilibrare il bacino. Considerato che il bacino costituisce un segmento, posto tra il rachide e gli arti
inferiori, sul quale si inseriscono i muscoli che provengono dal rachide o dalla cassa toracica e i muscoli che
vanno a inserirsi sugli arti inferiori, possiamo dire che la statica del bacino risente in modo diretto
dell’azione delle masse muscolari che su di esso si inseriscono e che possono indurre fra l’altro un
movimento rotatorio di tutta la pelvi nel senso della anteroversione e della retroversione.

I muscoli che equilibrano il bacino si possono ripartire in due classi: anteroversori e retroversori.

I muscoli che provocano l’anteroversione sono:

I muscoli lombari (sacro spinale, ileocostale dei lombi, multifido della spina, intertrasversali lombari,
rotatori lombari, interspinali lombari) che sono inseriti dalle vertebre lombari in su e nella contrazione
simultanea tendono ad accentuare la lordosi lombare.

Il retto anteriore del quadricipite femorale, che proviene dalla base della rotula e va a inserirsi sulla spina
iliaca antero inferiore e sul sopracciglio cotiloideo, che svolge l’azione di flettere il bacino verso la coscia.

Il tensore della fascia lata, che proviene dalla faccia anteriore della tuberosità laterale della tibia, va a
inserirsi tra la cresta iliaca e la spina iliaca antero superiore, e svolge l’azione di attirare il bacino verso il
ginocchio.

Il sartorio, che dal margine mediale della tuberosità tibiale sale fino alla spina iliaca antero superiore del
bacino, e nella contrazione simultanea flette il bacino verso le gambe.

L’ileo psoas, che proviene dalla faccia posteriore del piccolo troncatere del femore e va a inserirsi sulla
fossa iliaca, sul sacro e sulle vertebre lombari, la sua azione è quella di flettere ventralmente la colonna
lombare e porta il bacino in antiversione.

Gli adduttori medio e piccolo, che provengono dalla parte interna della gamba, dove originano a metà del
femore, e vanno a inserirsi sul pube, attirano il pube verso la coscia.

I muscoli che provocano la retroversione sono:

Il trasverso, che origina tra le coste, il rachide e la cresta iliaca per andare a inserirsi sulla line alba, agendo
come cintura, tende ad avvicinare il pube alle coste.

Gli obliqui interno ed esterno, che provengono dalla coste e vanno ad inserirsi sulla cresta iliaca, innalzano
e flettono il bacino verso le coste.

Il retto addominale che proviene dalla coste e (quinta sesta e settima) per inserirsi sul pube, avvicina il
pube al torace.

Il grande gluteo, che dalla tuberosità glutea del femore e dalla fascia femorale si dirige verso la parte
posterolaterale del bacino, nella contrazione simultanea estende il bacino sul femore.

Il bicipite femorale, che dall’apofisi stiloide del perone e dalla tuberosità laterale della tibia va ad inserirsi
con la porzione lunga sulla tuberosità ischiatica, estende il bacino verso la coscia.
Il semitendinoso, che dalla faccia mediale dell’estremità prossimale della tibia va a inserirsi sulla faccia
posteriore della tuberosità ischiatica, estendere il bacino sulla coscia.

Il semimembranoso, che dalla tuberosità mediale della tibia va a inserirsi sulla parte superiore e laterale
della tuberosità ischiatica, estende il bacino sulla coscia.

Il grande adduttore, che provenendo dalla parte interna del femore va a insersi sulla tuberosità ischiatica,
attira l’ischio verso la coscia.

La valutazione dell’assetto del bacino in carico assume un significato determinante per l’ompostazione
tecnica degli esercizi addominali. L’angolo di basculamento del bacino fisiologico non varia di molto nelle
persone normali. Varia, invece, nei soggetti paramorfici.

Esisto tre metodi d’indagine per stabilire l’angolo di partenza più favorevole alla corretta esecuzione degli
esercizi. Metodo di Schultness, Metodo di Kapandij e metodo di Madeuf e la regola di Piollet.

Abbiamo come punti di riferimento i valori angolari dell’intero arco lombosacrale che si aggira intorno a 50°

L’angolo del sacro, calcolato valutando l’inclinazione del piatto superiore della vertebra sacrale rispetto
all’orizzontale ì, che ha un valore medio di circa 30°.

L’angolo lombosacrale, formato dall’incontro degli assi della quinta vetebra lombare e del sacro, si aggira
attorno 140°.

Nel Metodo di Schultness si traccia una retta orizzontale parallela al suolo, si congiungono con una linea i
due punti corrispondenti alla spina iliaca pstero superiore e alla spina iliaca antero superiore.

Se l’angolo formato da questa linea, rispetto a quella orizzontale, si aggira sui 12 °, l’inclinazione del bacino
si considera normale.

Se l’angolo è superiore a 15° si valuta un’anteroversione, tanto maggiore quanto più è prossimo a 25°.

Se l’angolo invece è inferiore a 10° si calcola una retroversione tanto maggiore quanto più si avvicina allo
zero.

La caratteristica della lordosi lombare è quella di essere una curva regolare ben disegnata e di grande
ampiezza, i cui raggi vanno aumentando di lunghezza dal punto di massima curvatura a quello di inversione.
Il punto di inversione tra lordosi lombare e cifosi dorsale, nei casi normali è l’undicesima vertebra dorsale.

La lordosi può essere causata da insufficienza degli estensori e dei flessori, insufficienza dei glutei e
retrazione dello psoas, che con la sua trazione sui lombi determina il basculamento del bacino in lordosi.

La lordosi, sotto il profilo eziologico può trarre origine da cause primitive e secondarie.

Le lordosi primitive dipendono da malformazioni congenite di uno o più corpi vertebrali o da un anomalia
congenita del sacro.

Le lordosi secondarie si possono suddividere in due grandi gruppi. Quelle di origine patogena e quelle di
tipo paramorfico.

Le prime sono: lussazione bilaterale dell’anca, lesioni traumatiche del rachide lombare e distrofia muscolare
progressiva.

Le lordosi di tipo paramorfico sono dovute a:

contratture degli estensori della colonna vertebrale e dell’anca, caratterizzata da lordosi lombare fissa
contrattura o anchilosi in flessione dell’anca, con formata lordosi di compenso necessaria per riequilibrare
l’alterata posizione del complesso pelvico-femorale

fenomeni di compenso di origine statica o muscolare che possono provocare un lieve aumento
dell’inclinazione del bacino.

Il grado della contrattura può essere valutato mediante la manovra di Thomas: ponendo il soggetto supino
gli si fa flettere sul petto l’arto sano così da provocare la retroversione del bacino; qualora esista una
contrattura in flessione dell’anca, la coscia dell’arto rimasto esteso tende a staccarsi dal piano di appoggio
per seguire il bacino.

Nei casi di lussazione e traumi il margine di manovra per la rieducazione ha come scopo il controllo
posturale della regione addominale, mediante la ricostruzione di schemi motori.

Nelle distrofie è necessario tentare di ritardare con esercizi adatti il processo degenerativo.

Nelle contratture si utilizzano esercizi di rilasciamento.

La spondilolisi consiste in uno scivolamento prevalentemente in senso postero-anteriore di una vertebra su


quella sottostante. In tal caso la ginnastica addominale presenta prospettive di indubbio interesse, eseguita
con contrazioni concentriche, angoli di partenza favorevoli, carico ridotto e leva vantaggiosa, favorendo
l’aumento del trofismo e l’accorciamento della parete anteriore limiterà indirettamente, per la sua azione
contenitiva l’ulteriore scivolamento della vertebra verso avanti.

Paramorfismi della regione lombare


Nel corso del trattamento è necessario dare spazio proporzionale agli esercizi per la cifosi, adottare spesso
esercizi che interessino contemporaneamente i due segmenti e ricorrere ad accorgimenti tecnici che
prevengano posizioni di compenso controindicate.

L’iperlordosi ha delle immediate ripercussioni sull’aspetto esteriore della parete anteriore dell’addome.
Nelle modificazioni di forma della parete addominale il problema va posto e risolto in termini di trofismo
muscolare, l’aumento della lordosi fisiologica va combattuto creando quei presupposti di natura meccanica,
che possono essere identificate anche in un’ipotrofia, ma anche molte volte vanno individuate in difetti
della deambulazione, compensi ad atteggiamenti curvi.

La tecnica della correzione


Esercizi che interessano indirettamente i muscoli dell’addome:

elevazione degli arti inferiori degli arti inferiori verso il busto;

elevazione del busto verso gli arti inferiori

flessione del bacino sul torace

flessione del torace sul bacino.

Sotto il profilo tecnico, dunque, la contrazione della muscolatura addominale può essere effettuata in
modo:

Isometrico, in retroversione, gli arti inferiori seguono passivamente l’azione del bacino rimanendo al suolo
in atteggiamento semibreve o in atteggiamento lungo.

Movimenti di flessione del busto verso gli arti inferiori, dal decubito supino; il bacino asseconda l’azione
del torace, la flessione è dovuta all’azione concentrica dei muscoli dell’addome, che prendendo punto fisso
sul pube sollevano le coste avvicinandole al bacino, essa comporta però l’intervento associato dei flessori
del capo e dei pettorali, i quali facilitano il lavoro degli addominali ma tendono a incurvare le spalle. Tecnica
controindicata in caso concomitante di cifosi, dorso curvo, scapole alate, spalle anteriorizzate.

Movimenti di flessione degli arti inferiori verso il petto o dal decubito supino o nella stazione eretta, in
sospensione-appoggio; il bacino asseconda l’azione degli arti inferiori. L’azione è dovuta allo psoas iliaco
che, prendendo punto fisso sulla fossa iliaca interna e sulle ultime lombari, flette verso il bacino verso
femore sul quale è inserito.

Movimenti di flessione reciproca degli arti e del torace; il bacino funge da perno. L’azione è dovuta allo
psoas iliaco e al retto addominale i quali, prendendo origine dal bacino agiscono vicendevolmente come
fissatori, flettendo il primo le gambe sul bacino e verso il petto, il secondo il petto verso il bacino e le
gambe.