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BRUNUS REDIVIVUS

Momenti della fortuna di Giordano Bruno nel XIX secolo

a cura di
EUGENIO CANONE

ESTRATTO

,l
ISTITUTI EDITORIALI E POLIGRAFICI INTERNAZIONALI""
PISA· ROMA
l
PAUL RICHARD BLUM

FRANZ JAKOB CLEMENS E LA LETTURA


ULTRAMONTANISTICA DI BRUNO

Giordano Bruno certamente non si sarebbe mai sognato di essere


chiamato in causa in una controversia fra cattolici, essendo stato da
sempre il suo programma politico-religioso quello di combattere il
cattolicesimo romano - inclusi i nemici protestanti di esso - e di pro-
pugnare una religione universale senza un'istituzione che volesse am-
ministrare rivendicazioni di infallibilità 1 • Non solo la sua vita terrena
fu quella di un perdente, ma addirittura la sua vita postuma deve un
impulso significativo agli intenti polemici di un professore tedesco di
filosofia, uno dei più zelanti fautori dell'autorità della Chiesa romana
nel XIX secolo: FranzJakob Clemens 2 . Ovviamente questo appellar-
si a Bruno non ha portato a risultati lusinghieri per il filosofo, ma ha
avuto certamente un effetto contrario per quanto riguarda la sua po-
polarità, giacché dal 1847 - anno in cui apparve il libro Giordano
Bruno und Nicolaus vori Cusa di Clemens - l'eretico di Nola avrebbe
goduto di una sempre maggiore centralità nel mondo spirituale
·;
europeo·.
D'altronde, nello stesso tempo, Clemens non si trovò in una posi-
zione isolata. Quasi contemporaneamente anche Moriz Carriere e
Christian Bartholmèss dedicarono ampi studi monografici al filosofo
rinascimentale 4 • Il francese Bartholmèss (di Strasburgo: 1815-1856)

l. Per alcuni riferimenti, cfr_ A. Ingegno, la .\Ommersa nave della religione. Studio sulla
polemica anticristiana del Bruno, Bibliopolis, Napoli 1985 (Istituto Italiano pe-r gli Studi
Filosofici, «Serie Studi», 7), e P. R. Blum, D'ogni legge nemico e d"ogni fede. Giordano
Brunos Verhiiltnis .::u den Konfessionen, in Renaissance-Reformation, hrsg. v. A. Buck, Har-
rassowitz, Wicsbaden 1984 ( «Wolfrnbuttelcr Abhandlungen zur Renaissanccfor-
schung», 5), pp. 65- 75.
2. F . .J. C!cmcns, Giordano Bruno und Nikolaus von Cusa. Eine philosophische Abhandlung,
vVittmann, Bonn 1847 (l'opera era già apparsa, a puntate-, tre anni prima: cfr. infra,
nota 76).
3. Nella bibliografia bruniana dì Salvcstrini, il libro di Cleme-ns reca il numero 509
su un totale di 1750 entrate: V. Salvcstrini, Bibliografia di Giordano Bruno (1582-1950),
2" cd. a cura di L. Firpo, Sansoni, Firenze 1958 («Biblioteca Bibliografica Italica»,
12), p. 227.
4. Queste tre opne fìmrno recensite insienw da :\lbert Schwcgler: «Zeitschrift fi.ir
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68 Paul Richard Blum F. J. Clemens e la lettura ultramontanistica di Brutto
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nella sua monografia i1t1 due tomi 5 offre un'ampia trattazione che og- schauung der Reformationszeit in ihren Beziehungen zur Gegenwart • Moriz
gi, tuttavia, non ci soddisfa del tutto: nel primo volume, egli espone la Carriere (1817-1895), che dal 1842 al 1853 insegnava filosofia a
vita e la ricezione di Bruno in base alle fonti allora disponibili, mentre GieBen, dedicò il libro ai suoi studenti. In seguito, egli ebbe una certa
il secondo volume è dedicato ad un'analisi alquanto esauriente degli notorietà come professore di estetica a Monaco nonché come uno
scritti del Nolano, in particolare di queI!i italiani. L'andamento del- degli ultimi allievi diretti di Hegel. II suo obiettivo fu quello di supe-
l'esposizione è pacato e distaccato. Lo studioso francese è interessato rare l'antinomia fra deismo e panteismo, marcando così al contempo
alla personalità di colui che appare come un autentico ricercatore una delle varianti della scolastica dell'idealismo tedesco. Già il titolo
della verità, il quale - <<Uniquement appuyé sur les certitudes de la del suo primo scritto, che è l'unico che interessa in questa sede, mo-
raison» 6 - ha contribuitto a modo suo, certamente non infallibile, alla stra il tentativo di attingere senza riserve al Rinascimento ai fini di
nascita della filosofia moderna: «Voilà camme l'idéaliste napolitain, un'argomentazione a favore della propria 'Weltanschauung'. Nell'in-
le métaphysicien inspìré, est devenu le prophète de la physique et troduzione, in cui si cita il poeta tedesco panteistico per eccellenza,
terrestre et céleste, et 1' advocat des droits paisibles de cette sciencc Johann Wolfgang Goethe' 1 , Carriere sostiene che i pensatori del Ri-
moderne, à Iaquelle l'ordre socia! est redevable de tant nascimento «si affannano alla ricerca del concetto del Dio vivente, in
perfectionnements>/. Bartholmèss si dichiara lungi dall'essere tenta- cui noi viviamo, operiamo ed esistiamo, così come Egli è in se stesso,
to di scrivere «un panégyrique de la victime» o di far passare dalla colui che mantiene e racchiude tutti noi e se stesso»; ciò, secondo
12
porta di servizio delle «insinuations malignes» o anche «pusillanimes Carriere, è segno del superamento di deismo e panteismo . Paladini
allusions» riguardo ai suoi contemporanei 8 . Egli si dimostra in pieno di questa strategia sarebbero, stando al filosofo idealista,Jakob Boh-
quale storico positivo ddla filosofia, pur accarezzando alcuni soliti me e Giordano Bruno, ai quali egli dedica rispettivamente un ampio
luoghi comuni, come quando ad esempio afferma che la qualità eccel- capitolo 13 . Ad entrambi, vale a dire «all'animo poetico di Giordano
lente di Bruno, «l'imagination», sia una «puissance toute rnéridionale Bruno e all'animo mistico di Jakob Bohme», si è «rivelata in nuce la
et singulièrement excitée au xvre siècle», evocando in tal modo quel- totalità di una concç;zione del mondo, quale adesso noi, a sviluppo
l'immagine di «chevalier errant de la philosophie moderne» ricorren- compiuto, siamo tenuti a fondare scientificamente». Ciò significa
te fino ai giorni nostri 9 . nientemeno che il filosofo idealista rende responsabili gli autori rina-
Di maggiore interesse per la storia del pensiero tedesco, r utile scimentali di quel suo dover 'sviluppare' la propria filosofia nella ma-
anche come cartina di tornasole per mettrre in risalto la fisionomia niera in cui egli di fatto la sviluppa. Questa è, a livello manualistico e
dell'interpretazione di Clemens, è lo scritto Die philosophische Weltan- didascalico, la nota autoaffermazione hegeliana dell'anima del mon-
do. Alcune citazioni da quest'opera - giustificate in quanto essa non è
un'opera standard della ricerca sul Rinascimento - lo dimostrano:
Philosophie und philosophische Kritik», n.s., XVIII (1847), pp. 248-264; (alle pp.
264-267, una postilla di I. H. Fichte su Carriere). Di Clemens (pp. 248-250), il Giacché l'essere di Dio è l'essere per eccellenza, ma dev'essere pensato come
recensore rileva positivarnente l'esposizione relativa alla dipendenza di Bruno da atto 14, ricordiamoci che Dio non ha posto la materia come separata .. ., e così
Cusano. Lo studio di Bartholmèss (pp. 250-253) viene da lui definito come «molto potevamo dire con Bruno che Dio come il determinante e il determinabile
diligente», mentre di Carriere ( pp. 253-255) si sottolinea la «preferenza per la filoso- sia ciò che determina se stesso, e tutto quello che è particolare sia un'autode-
fia retorico-poetica>>. Personalmente, egli vede un Bruno eclettico - «come Schclling»
- contrapposto a un Bruno visionario, «araldo della nuova filosofia»; Bruno dipende-
rebbe per molti versi perfino dallo stesso Aristotele (cfr. p. 258 s.).
5. Chr. Bartholmèss,JordanoBruno, Ladrange, Paris 1846-1847, 2 voli. Su Barthol- IO. M. Carriere, Die philosophische Weltanschauung der Rejùrmatio10:;,eit in ihren Beziehun-
mèss cfr. M. Prevost-R. d'Amat, Dictionnaire de Biograp!àe Française, V, Paris 1951, s.u. gen zur Gegenwarl, Cotta, Stuttgart-Tiibingf>n 1847.
6. lvi, I, p. v11. l I. lvi, p. 4: «'Dcr Allumfassa, I Der Allerhalter, I Fallt und erhalt er nicht I Dich,
7. Ivi, p. vm. rnich, sich selbst?'» etc. dal Faust (v. 3138 ss.).
3. I vi, pp. vm e rx. 1:2. Cfr. ivi, p. 5.
13. Ivi, pp. 365-495 (Bruno) e pp. 608-725 (Biihme).
9. Ivi, Il, p. 3. Ne è un esempio E. Drcwermann, Giordano Bruno oder Der Spiegel de.i
Unendlichen, Kiisel, Mi.inchen 1992 [trad. it.: Rizzoli, Milano 1994]; cfr. la mia rccen- 14. «lm Anfang war die Tat'», così traduce Faust nel suo studiolo l'inizio del Van-
si(me nel «Rheinischer Merkur», 2 ottobre 1992. gelo secondo Giovanni (Fall.11, v. 1:237).
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F. .J. Clemens e la lettura ultramontanislica di Bruno
70 Pau! Richard Blum
te il fatto che un entusiasmo acritico per il Nolano, nel senso di un
terminazione della vita divina ... Egli è la verità che conosce se stessa, la panteismo idealistico, risultasse già superato ai tempi di Schelling.
ragione che guarda se :stessa in quanto l'unità che racchiude se stessa ... A Friedrich Wilhelm Joseph Schelling ( 1775-1354) era nota l'im-
Come essenza creatrice lo chiamiamo Padre, come forza e saggezza insite
nelle cose lo chiamiamo Figlio, e Spirito come amore, generato dall'aspetto magine bruniana che bollava l'eretico come il panteista per eccellen-
della bellezza, che .-iconduce il finito all'infinito ... 15 . za, che batteva su questo piano Spinoza e gli spinozisti. Questa im-
magine era emersa dagli estratti del De la causa pubblicati nel 1739 da
W. GuBmann, recensore della seconda edizione riveduta di quest'o- Friedrich Heinrich Jacobi 20 . Nel suo Bruno oder i.iber das /!,Ottliche und
pera ( 1886) sul {<Theologisches Literaturblatt» di Lipsia, riservava nati.irliche Princip der Dinge, che il giovane Schelling pubblicò nel
solo ironia per il «semipanteismo» di Carriere, annoverando l'autore !802 21 , nel periodo della cosiddetta filosofia dell'identità, egli relati-
tra gli «ultimi baluardi della scuola hegeliana ancora in vita» e ridi- vizza il panteismo considerandolo una fase necessaria nel dispiega-
colizzandolo come «uomo che pensa più con il cuore che con la mento del pensiero dell'Uno, che viene superata nell"identità'. La
testa» 16 . Al bert Schwegler, nella sua già menzionata recensione, os- ripetutamente citata «indifferenza dell'assoluto», rispetto agli assog-
servava: «Non c'è da augurarsi che questo modo di far filosofia venga gettamenti e alle finitizzazioni dovute a conoscenza e storia, viene da
preso a modello nella nostra epoca» 17 . Comunque si voglia giudicare lui chiamata <{il centro di gravitazione assoluto e quasi quel metallo
la fedeltà storica e la qualità filosofica del libro, esso caratterizza una originario della verità ... , la cui materia lega ogni singola verità e sen-
delle possibili direzioni della ricezione bruniana, vale a dire il suo za la quale nulla è vero» 22 . Contro ogni formula immanentistica o
inserimento nella storia dell'idealismo interpretato neoplatonica- panteistica, Schelling ritiene di «configurare la forma dell'universo,
21
mente18, che ha trovato recentemente il suo apice negli studi di Wer- di cui la filosofia dev'essere l'impronta fedele» . Ciò, naturalmente,
ner Beierwaltes 19 . mantenendo l'assolutezza del principio. Perciò egli fa parlare 'Bru-
A distanza di quasi centocinquant'anni, ovviamente, si apprezzerà no', che è il suo portavoce in tutte queste tesi, contro una lettura
quello slancio enfatico ancor meno di quanto facesse il recensore qua- materialistica del Nolano: «Si allontanerebbe del tutto dall'idea del-
rant'anni dopo. Per la ricezione di Bruno è in ogni caso più importan- l'assoluto colui che volesse definire la sua natura, per non definirla
24
come essere, attraverso il concetto di attività» . La nota teoria del-
l'attiva forza formatrice della materia, che Schelling riporta basando-
si soprattutto sulla parafrasi di Jacobi del dialogo III del De La causa,
15. M. Carriere, op. cit., pp. 464-466 («Denn das Sein Gottes ist das Sein schlecht-
hin, abcr es muf3 als That gedacht werden, wir erinnern uns daB die Materie von
Gott nicht getrennt ... gesetzt wurde, und so konnten wir im Sin ne Bruno's sagcn
Gott als der Bestimmeride und das Bestimmbare sei der sich selbst Bestimmende 20. F. H. Jacobi, lfber die Lehre des Spinoza, in Bri~jèn an den Herrn Mendelssohn, Bres-
und alles Besond re sei ein e Sei bstbestimmung des gi.ittlichen Lebens ... Er ist die sich Jau, Li.iwe, 1789, pp. 261-306; ristampato in Id., Werke, hrsg. v. F. Roth und F.
selbst wissende Wahrheit, die sich selbst anschauende Vernunft als die sich selbst Ki.ippen, IV, n, Fleischer, Leipzig 1819, pp. 5-46. Cfr. W. Schmidt-Biggemann, Ba-
erfassende Einheit. .. Als schi:ipferische Wescnheit nennen wir ihn Vater, als dic dcn ruch de Spinoza, 1677-1977: Werk und Wirkung, Herzog August Bibliothck, Wolfcnbut-
Dingcn eingeborene Kraft und Weisheit Sohn, und Geist als die Liebc, die durch dcn tel 1977 («Ausstellungskataloge der Herzog August Bibliothck», 19), pp. 16-22. fn
Anblick der Schonheit erzetigt wird und das Endlichc zum Unendlichen zuriick- merito alla controversia sul panteismo, cfr. anche S. Ricci, Bruno 'spinoòsta ', Bruno
fiihrt...»). 'martire luterano': la polemica tra Lacroze e Heumann, «Giornale critico della filosofia
16. «Theologiscl1es Literawrblatt», n. 6 (11 febbraio 1887), pp. 57-60: 57. italiana», LXV (1986), pp. 42-61.
17. A. Schwegler, art. cit., p. 264. 2 l. F. J. W. Schelling, Bruno oder V.ber das gottliche und naturliche Princìp der Dinge,
Unger, Berlin 1802; Id., Samtliche Werke, hrsg. v. K. F. A. Schelling, sez. I, IV, Cotta,
18. Gli autori qui trattati rion sono esaminati in.J .-L. Vieillard-Baron, De la connais-
Stuttgart 1859, pp. 213-329. Indicando il numero di pagina dell'edizione dei Werke,
sance de Giordano Bruno à i'époque de l'"idéalisme allemand'>, «Revue de Métaphysiquc et
cito da fd., Bruno ... , hrsg. v. C. Herrmann, l'vleiner, Hamhurg 195·4 («Philosophische
de Morale», LXXVI ( 1971 ), pp. 406-423; in quest'articolo wngono considerati so-
prattutto Jacobi e Schelling, dì cui si dirà in seguito. Bibliothek», 208).
19. Cfr. W. Beierwaltes, fùnleitung, in G. Bruno, Von der Ursache, dem Prinzip und dem 22. Bruno cit., p. 328.
Einen, iibers. v. A. Lasson, hrsg. v. P. R. Blum, 7a ed., Mciner, Hamburg 1993 23. fbid.
(«Philosophische Bibliothek», 21), pp. 1x-L (alle pp. xxx1v-x1. una sintesi riguardo 24. Ivi, p. 303 («Am weitesten ... wlirde sich von der Idee des Absoluten entfernen,
alla ricezione di Bruno nei secolii XVIII e XIX); cfr. inoltre W. Beierwaltes, fdentitat wer sei ne Natur, um sie nicht als Sein zu bestimmen, durch den Begriff der Tatigkeit
und Di!ferenz, Klostermann, Frankfurt 1980, e fd., Denken des Einen, Klostcrmann, bestimmen wollte»).
Frankfurt 1985.
72
Pau/ Rù:hard Blurn F. J Clernens e la lettura ultrarnontanistica di Bruno 7'.)

appare perciò come fase di passaggio di una seria riflessione filosofi- privato per dodici anni, Cleme11s non parla mai di difficoltà economi-
ca, «che nel corso dd tempo ha esperito in modo non minore ogni che o della necessità di guadagnarsi da vivere. Fu probabilmente il
altra dottrina speculativa» e che è superata nella «vera idea della padre a combinare le nozze tra Franzjakob e la figlia dell'industriale
materia», vale a dire la «unità dcl principio divino e naturale stesso, Diez di Coblenza, la casa del quale in quegli anni era un «punto
dunque affatto semp]ice, immutabile, eternm> 25 . Di conseguenza, d'incontro della vita cattolica» sul Reno. Dell'ambiente facevano par-
Schelling innalza queHa celebre frase a «simbolo della vera filosofia», te anche Clemens Brentano e sua sorella Bettina von Arnim, entram-
secondo cui «saper tr.ar il contrario dopo aver trovato il punto de bi di Coblenza, nonché Joseph von Gorres, dal 1827 professore a
l'unione» (De la causa, V) 26 . Nel 1841 Schelling fu chiamato all'Acca- Monaco, che lì ebbe modo di mettere in contatto il giovane studente
demia delle27
Scienze di Berlino, «contra venenum pantht>ismi con il mondo erudito; è probabile che Clcmens abbia incontrato Win-
hegeliani» , in un periodo sommamente controverso della filosofia in dischmann e Klee, in seguito suoi professori a Bonn, già in questa
Germania: «Mai però la materia della filosofia sembra essere stata cerchia di amici 29 . Tuttavia il padre aveva avuto con ogni probabilità
più soggetta al cambiarnento, quanto tra noi in questa epoca, in cui si delle difficoltà nell'educazione di FranzJakob, terzo di sei figli, «pue-
aspira al tempo stesso con la più viva irrequietudine a1l'eterno» 28 . ro natura feroci et ad regendum difficili»:w; fu questo il motivo per cui
Quest'aspirazione fu condivisa anche da Franzjakob Clemt>ns, e il decise di mandare il figlio quindicenne nel collegio gesuitico di Fri-
suo studio comparato su Cusano e Bruno costituisce il primo contri- burgo in Svizzera, che era stato rifondato solo nel 1818. A quanto
buto in tal senso. Egli calò i due autori - facendo rientrare Cusano nd ricorda Franz Winiewski, filologo classico di Mi.inster, i diciotto mesi
Medioevo e considerando Bruno l'inizio di un percorso errato nella di educazione prrsso i gesuiti corrisposero a una conversione:11 .
storia della filosofia - nella mischia delle lotte intellettuali del XIX Ad ogni modo, una delle prime pubblicazioni di Clemens - appar-
secolo. Per quanto concerne la ricezione bruniana nell'epoca moder- sa nel 1840 - fu un fervente elogio delle scuole gesuitiche 12 . Con lo
na, Clemens rappresenta pertanto un tipico caso di strumentalizza- scritto, egli prendeva partr ad una discussione intorno alla reintrodu-
zione nel quadro di un dibattito più ampio. Ciò, tuttavia, non esclude zione delle scuole gesuitiche, che per prima cosa doveva combattere
che se ne possano anche trarre delle conoscenze su Bruno stesso, fer- la cattiva immagine di cui l'ordine godeva in Germania. Un talejo-
mo restando che la discussione venga condotta con gli strumenti di seph Kleutgen, gesuita e più tardi strrtto amico di Clemens, nel 1846
una critica scientifica. <-<Giordano Bruno in Franz Jakob Clemens» fu costretto a far stampare il suo pamphlet in favore del metodo di-
rinvia pertanto ad una serie di domande: chi era Clemens? In che
dattico dell'ordine sotto lo pseudonimo clij. W. Karl:i:i. Clemens sot-
modo egli interpretò Bruno? Qual è il risultato filosofico della lettura
clemensiana di Bruno?
29. Cfr. Zur Erinnrnmg an Projèssor C!emen>, «Der Katholib, XLI I ( 1862), 6, pp.
II 257-280: 258 e 262. Questo contributo, apparso anonimo, è tuttora la fonte principa-
le per le notizie biografiche su Clcnwns. L'autore i' un allievo di Clemcns, Paul
Leopold Haffoer ( 1829-1899); dr. P. Walter, Die sthola1tùche Philosophie irn deutsch1pra-
Franz J akob Clernens nacque a Coblenza il 4 ottobre 1815 e morì a chigen Raurn, in Christlirhe Philosophie im katholisd1en Denken des 19. und 20. jahrhunderts,
Roma il 24 febbraio 186~. Suo padre era commerciante, e certamt>11te hrsg. v. E. Coreth SJ et al., Il, Styria, Graz l'!B7-1990, pp. 131-194: 188; il brano ivi
facoltoso, in quanto poteva permettersi di far studiare il figlio in scuo- contenuto su Clemens (pp. 134-139) riprende per lo più il suo scritto Unser Standpunkt
(dr. infra, 'l)ta 102).
le private a Treviri, Metz e infine a Friburgo in Svizzera. Anche negli 30. F. Winiewski, [Memoria Frruu:isri Jacobi Clemenlì1 J, fndex lectùmum ... in :lcademia
anni successivi, quando viaggia per l'Europa, vivendo come docente Theologica et Philosophica Monastrrienri per rnenses aestiuos a. !v!CCCCLYIV, AschenclorfL
l\fonster 1864, pp. 3-26: 4.
'.i I. Cfr. ivi, p. 5.
25. lvi, p. 3 IU.
32. [F. J. Clemcns,~J UeberjeJUi/m;chulm. und name11tlid1 die .:u Freihu~g in der Schwei.:,
26. Cfr. ivi, p. 328. «Historisch-politische Blatter l"iir das katlwlische lkutschland», VI (1840), pp. '.lll-
27. F. Klimke SJ, Institutione.- historiae philosophiae, 11, Herder, Romae-Frihurgi 46, 129-152, 210-216. Winicwski ritirne (op. cii., p. 8) che questo pamphlet sia una
1923, p. 49. reazione a F. Thiersch, Ober gelehrte Schulen, IB:l7.
28. F. W. J. Schclling, Bruno l'.'.it., p. 308. '.H. J. W. Karl LJ. Kleutgen SJJ, Ueher die alten und neuen Schulen, Vcrlag von Kirch-
heim, Schott und Thiclmann, Mainz 1846.
74 Paul Rzchard Blum F. J. Clemens e la lettura ultramontanistiw di Bruno 75

tolinea perciò: «Chi dunque non è più contagiato dalla folle idea di Windischmann (I 775-1839) nel 1834-1835 redasse perfino una peri-
una monarchia uni"Versale del papa e della tendenza teocratica dei zia per conto di Roma contro la teologia di Hermes 38 . Sin dalla fon-
suoi servi, non potrà neanche accusare i gesuiti di una particolare dazione dell'Università di Bonn nel 1818, il medico e filosofo Win-
tendenza polirica ... » 34 . Egli giustifica «la necessità di un ritorno al dischmann insegnò sia medicina sia «Sistema e storia della filosofia».
metodo dei gesuiti» (p. 212) con il principio pedagogico tout court, Fu probabilmente attraverso questi maestri che il giovane studente
secondo cui «il rispetto e la fiducia che il maestro gode presso i suoi fece le prime esperienze di polemica ecclesiastica.
allievi» può «essere considerato come misura del risultato dcl suo Georg Hermes ( 1775-1831) era stato nominato nel 1819 professore
operato» (p. 41). Egli si dichiara d'accordo, però, in special modo con di dogmatica cattolica presso l'Università di Bonn - un'università
l'approccio psicologico e filosofico della pedagogia gesuitica, che sta cattolica nella Prussia protestante. In base ad una lettura critica della
alla base del corso d] otto anni: sono le operazioni mentali di 'memo- filosofia illuministica, egli voleva «presentare speculativamente la
ria', 'immaginazione' e 'intelletto' ad essere educate (pp. l 43-1.52), realtà cattolica attraverso i principi e i metodi della filosofia moder-
andando «di pari passo pedagogia e insegnamento» (p. 44). Clemens na», un tentativo che spingeva la teologia e la filosofia cattoliche tede-
non fa sorgere dubbi sull'intento politico-educativo della sua racco- sche in «dibattiti apologetici», i quali correvano il pericolo di mettere
mandazione, augurandosi una concentrazione delle forze politiche e in gioco «l'essenziale del cattolicesimo, e cioè il divino come grazia
morali soprattutto in Germania, che, secondo lui, sarebbe esposta in nonché l'umanità naturale di esso» 39 . I tentativi di tenere il passo con
quel tempo a nllmerose minacce teoriche e concrete, innanzi tutto per la filosofia idealistica, fiorente in Germania, venivano sentiti dai cat-
tali «tristi fenomeni»: «Nella Chiesa, ad esempio, il liberarsi da ogni tolici chiamati «ultramontanistici» come una svendita delle peculiari-
autorità dirigente; nello Stato, il gettar via la storia; nella filosofia, il tà e dell'orientamento del cattolicesimo. La controversia divise nella
voler bruciare ogni possibile teoria astratta; nella vita, l'agire secondo prima parte del XIX secolo il cattolicesimo tedesco in due partiti, di
le opinioni più soggettive» (p. 45). Il venticinquenne filosofo prende cui l'uno era orientato verso le necessità del mondo secolare, l'altro
qui le difese dell'autorità, della storia, della verità oggettiva e della invece verso i principi e i fondamenti immutabili. Entrambe le ten-
fondazione oggettiva della morale - e così farà anche in seguito nel denze pretendevano di conservare o salvare l'essenza del cristianesi-
suo ulteriore percorso scientifico. mo di confessione cattolica e, così facendo, di 'mirare all'intramonta-
Dopo aver ottenuto infine la maturità presso il liceo di Coblenza, bile' - ciò costituisce la tragedia del conflitto. Tale conflitto ha avuto
Clemens si immatricolò il 28 ottobre 1834 ali' lJ niversi tà di Bonn co- diverse svolte e coalizioni, le «due vie» si sono incrociate varie volte
me studente di filologia; oltre alla letteratura antica, egli studiò anche per separarsi sempre di nuovo; comunque si sono accusate e fraintese
«paucis lectionibus, quae ad philosophicas disciplinas proprie reciprocamente. Da un lato, l'attuale corrente nella teologia e nella
35
spectabant» , cioè tra l'altro «Filosofia della fede cristiana», logica, vita parrocchiale tedesca, critica nei confronti di ogni argomento va-
metafisica e storia della filosofia con Karl Joseph Hieronymus vVin- ticano, che si appella al Concilio Vaticano II, e dall'altro i cattolici
dischmann, nonché dogmatica con Heinrich Klee 36 . Entrambi i pro- conservatori, fedeli al papa, che rimpiangono la pietà del periodo
fessori furono almeno per un certo periodo membri delle cerchie ul- precedente il Concilio; entrambi sono indubbiamente eredi di quel-
tramontanistiche (cioè favorevoli alla Chiesa romana) della Germa- l'antagonismo che in fin dci conti si riconduce ad un 'illuminismo'
nia, che avevano il loro centro a Magonza. Heinrich Klt".e ( l 800- impron,ato al protestantesimo tedesco e ad una politica del potere
1840) era stato norn:inato profrssore cli esegesi e dogmatica nel diretta contro la Chiesa cattolica.
1829'.P' contro la volontà del teologo Georg Herrnes, mentre Karl Le dottrine dello hermesianesimo furono condannate nel 1835 con
il breve Dum acerbissimas - tra l'altro la tesi «rationem principem nor-
mam ac unicum medium esse, quo homo assequi possit supernatura-
34. F. J. Clcmens, Ui:ber j,esuitenscltulen ci l., p. 215.
35. Universitiitsarchiv Jlonn, Facultats-Aktc (da un Curriculum vitae manoscritto).
38. Cfr. Altgemeine Deutsche Biographie, XLIII, 1898, pp. 420-422.
36. Universitiitsarchiv Jlonn, foglio di matricola del J" S<otlcmbre 1835.
39. K. Eschweiler, Die z:.wei Wege der neueren Tllfolugie: Georg Hermes - lvfatth. Jos.
37. Cfr. Neue Deuticlle Bu>grapllle, XI, J 975, pp. 72 J -722. Scheeben, Filser; Augsburg 1926, p. 23.
76 Pau! Rzdumi Blurn F. J. Clernens e la lettura ultramontanirtìca di Bruno 77

lium veritatum cog:t1itionem»1-u. Naturalmente ciò non mise fine al Fu probabilmente a Berlino che Clemens conobbe anche Henrik
conflitto; il rapporto in esso implicito tra ragione e fede, tra filosofia e Steffens ( 1773-1845), un filosofo della natura, il cui discorso in me-
teologia fu oggetto di numerosi articoli e libri dell'epoca, anche e moria del Nolano 47 egli cita più volte nel suo libro su Bruno. Lo
soprattutto a causa di Anton Giinther, visto da più parti come conti- studioso norvegese formatosi in Germania, e che insegnava a Berlino,
nuatore dello hermesianesimo e contro il quale più tardi Clemcns osò mostrò per un certo periodo, prima di avvicinarsi a Schelling48 , sim-
ribellarsi. patie nei confronti della dottrina cli Spinoza, sotto l'influenza ciel già
Prima però, il giovane studente si recò a Berlino, capitale della rammentato scritto clijacobi che rese popolare il De la causa brunia-
filosofia tedesca, dove si applicò agli studi dall'autunno dcl 1835 all'<>- no. La sua storia naturale «interna» del mondo 49 , dedicata a Goethe,
state del 1839. Eglii seguì le lezioni di diritto romano di Cari von
1
e i suoi lineamenti di una scienza filosofica della natura 50 dovevano
Savigny1- , il celebre storico del diritto e cognato dci Brcntano, ma costituire un'introduzione ideale ai paradossi dell'applicazione ciel
soprattutto quelle di filologia classica di August Boeckh, uno dei fon- pensiero idealistico alla conoscenza della natura, quale la individuò
datori della scienza storica dell'antichità. Pare che abbia seguito, tra Clemens - mutatis mutandis - in Bruno. Nei suoi Grundzuge, Steflèns ad
gli aliievi cli Hegel, in particolare le lezioni di Georg A.ndreas Gabler esempio scrive: «L'unità assoluta non viene cercata ... e neanche po-
(l 78fì-l853), al quale proprio nel 1835 era stata assegnata la cattedra stulata ... ; essa è piuttosto l'organo eternamente esistente, non-
di Hegel (morto nel 1831): «tum vero ctiam doctrinas aggrcssus sum cercato, non-trovato, ma assolutamente donato di ogni indagine vi-
12
recentiores»' • Il manuale di propedeutica filosofica di .Gabler era vente» (p. 3). Scienza per lui vuol dire pertanto «annichilazione di
una rinomata introduzione alla fenomenologia dello spirito di Hegcl, un'opposizione, riunificazione dell'originariamente unito» (p. rx).
che al tempo stesso si occupava anche dei problemi attuali del pantei- Con ciò, la filosofia della natura viene a trovarsi in evidente prossimi-
smo e del rapporto tra ragione e religione 43 . Ai suoi maestri Boeckh e tà dei miti di unificazione propri del pensiero di Bruno, che, prima cli
Gabler, dunque allo .storico e al filosofo moderno, «Praeceptori bus ogni filosofia trascendentale, esprime l'identità di pensiero ed essere
suis dilectissimis», Clemens dedicò la sua dissertazione su in immagini del tutto. simili. Nel dictum dell'unificazione e del dispie-
44
Anassagora , con cui conseguì la promozione il 19 agosto 1839. gamento degli opposti sottolineato claJacobi e Schelling, Bruno veni-
Quello sul filosofo presocratico fu certamente un importante studio va ad esprimere l'identità cli un principio ontologicci e un principio
preliminare per le ricerche clemensiane su Bruno e Cusano, giacché il gnoseologico di unità e molteplicità, di modo che il paradosso ciel
Nolano citava spesso Anassagora, sia per la sua dottrina delle «forme conoscere si presenta come 'magia' dell'ente. In Steffens, al posto
particolari di natura latitanti» 45 , sia in merito all'«omnia in omni- dell'anima del mondo subentrano i concetti chiave di 'organo' e 'or-
bus», che Bruno è propenso a riferire ali' anima mundi 46 .

40. Endmidion Symbolnnt>n, ed. H. Denzingcr-A. Schònrnetzcr SJ, editio XXXVI, Monnicr, Firenze) 1879-1891 lrist. anast. Frommann-Hnlzboog, Stuttgart-Bad
Herder, Barcinonac etc. 1976, n. '.0:38. Cannstatt I% l-1962]; cfr. voi. I, 1, pp. 73, I 02, l 20, l 5·1-, l 73, 17 5, 272, 3 77; I, li, pp.
41 Cfr. F Winiewski, op_ cit., p. 7. l 16, 143, 408; Il, 1, p. 27; Il, li, pp ..~'.l, 77, 1:13, l'JG; ILI, pp. 42, 55, 93, 27'2, 2H6, 2B7,
291, 296.
42. Currù:ulum vitae (cfr. nota 35).
47. H. Ste'fcns, tiberdas [,eben de1Jordanu.r Brunus [IB4l), in lei., Nnch/;elaume Schrif-
43. G. A. Gabler, Lel1rbu,;-/1 der p!àlosophischen Propàrù:utilc al.i f.'mleztung ;::ur Wis.1m· /en mit eine1.i Vorwort l!Oll Schelling, Hcrlin 1846, p. Tl ss. Cfr. W. lkinwaltcs, Finleitung
sclwft .. Erstc A/Jtheilw1g. Die Kritih. des Bewujitsezm, E.-langell l 827 (la 'ecullda parte cit., p. XXXIX S.
dell'opera non fu pubblicala). Id., De uerae philosnphine e~g11 religumem d1rist1a1wm j1ietate,
48. Cfr. F. Paul, Henridi Stejjim.1, Naturphilosophie und Unii,erwlromantik, Fink, !Vfon-
Berlin 1836. Cfr. F. lit:berweg, GrundrijJ der Geschzchte do Philo.wj1hie, IV, l l" ed.,
Mittler, Berlin 1916, p. lil9. chen l 972, p. 90 s.
44. F . .J. Cleillens, De /ihilosophza Anaxagorae Cia<,omenii, Burrnf'ister & Stangc, Bcrlin 4-9. H. Steflens, Beytràge zur inneren Natu~geschichte der Erde. Erster Theil, Craz, Frey-
1839. . berg 1801 (opera dall'impostazione 'empirica'). Sulla lilosofia di Stclfrns, cfr. In stu-
dio di T. Leinkauf; Kunst unti Rejlexion. Untm11d1ungen ::.um Verhiiltnis Philipp Otto Runge.1
45. G. Bruno, De la causa, principio et uno, d ial. I I, in Id., Dwloglii ztrdiani, a cura di (;. <,ur philosojJhischen Tradition, Fink, M iinchcn l 9B7 ( «f)ie Geistesgeschichte und ihrt'
Gcn ti le, 3" cd. d cura dì C. l'\q uilecchia, S,rnsn11i, Firenze 1958. («Classici della lìloso- Mcthoden», XIV), pp. 173-243.
fìa». VII f), p. 25tJ
50. H. Stclkns, Grund(iige der jJhilosophi.ll"hen Naturwìs.1en.1ch'!ft. Zum !3dmf .1ei11er Vorle-
46. Id., 0/h!ra lat111e 1011sa1pta, recens. F. Fiorentino et al., Morano, Napoli (poi: Le sun,i;en, Realschulln1chhandlung, Berlin l 80fì.
Paul Nuhard 81um F. J. Clemens e La lettura ultramontanistica di Bruno 79
78

gamzzazione': «L'identità di moto e quiete, di realtà e possibilità, di niva all'incirca nello stesso periodo il sensualismo come uno stadio
spazio e tempo e Qrganizzazione» (p. 27). Ciò significa presentare un intermedio nell'evoluzione 'psicologica' del pensiero umano che con-
problema come soluzione, un'arte in cui anche Bruno era maestro. durrebbe al politeismo, quando si concepiscono le esistenze (les exi-
Lasciando da parte l'eventualità di un'utilizzazione di tali tesi nelle stences) come diversificazioni dell'essere (l'Etre), oppure all'ateismo,
scienze naturali tecniche, ciò mostra come nella Germania degli inizi all'atomismo o a un generale scetticismo:
del XIX secolo, Bruno entrò in una rete di aspirazioni filosofiche e
Les émanatistes disaient: 'l'existence émane de l'ftre' et attribuaient au su-
scientifiche intorno a 'essere' e 'coscienza'. jet l'unité du prédicat. La philosophie ... sensualiste, attribue au contraire la
Haffner, un a!Jievo di Clemens, constata soddisfatto «che egli non multiplicité de l'existence à cette notion de l'etre dont il conserve encore une
era mai caduto in preda al fascino della filosofia assoluta» 51 e che ombre dans son esprit'' •
7

avrebbe avuto un «buon angelo custode», e ciò benché il giovane


dottore in seguito andò a Monaco, nella seconda capitale tedesca Di nuovo Clemens mostra che i suoi interessi si legano ai problemi
della filosofia, dominata da Schelling. Clemens fece il servizio milita- speculativi allora attuali: i fondamenti dell'ontologia e le implicazioni
re, durante il qllale scrisse «non sine labore a.e crebns inter- teologiche del discorso filosofico. Poco più tardi egli accuserà Bruno
missionibus))·,~ - presumibilmente il suo saggio sulla pedagogia dei di emanatismo, poiché il panteismo non sarebbe altro che «la forma
gesuiti -, poi si recò a Monaco «praesertim fama atque auctorita- erudita dell'emanatismo, la trasformazione delle sue forme poetiche
te commotus Scheilingii»":;. Purtroppo in quel periodo Schclling era in astrazioni», richiamandosi con ciù alla classificazione giobcr-
malato, sicché non poteva tenere lezioni. Nel suo curriculum l!ifae, Ck- tiana58.
mens racconta tuttavia di aver avuto colloqui privati con lui, «prop- Non ci sono testimonianze sul fatto che Clemens abbia incontrato
ter familiaritatem». Sembra che suo padre abbia interpellato Sdwl- Rosmini - d'altra parte a quel tempo Gioberti si trovava in esilio a
ling per un giudizio su suo figlio, e questi «benigne et magna curn Bruxelles. Nel suo successivo lavoro scientifico, Clemens si mostra
laude iuvenis optirnae spei respondisse»'' 4 . tuttavia particolarmente ben informato sul pensiero italiano. Tra l'al-
Clemens contiu uò la sua jJeregrinatio academica attraverso l'Austria tro, egli recensisce l'~dizione tedesca dello scritto giobertiano Del Buo-
verso l'Italia, anzitutto con l'intenzione «ut philosophandi rationes, no (1842). Clemens presenta Gioberti come «uno dei migliori pensa-
quas I tali seq uun tur, cognoscerem, guae, etsi prout adhunc usquc tori cattolici», per il quale «il cristianesimo non solo è un sistema
frre diem, parum laudandae videantur, quippe quac ad sensualis- giustificato, ma una potenza che penetra e domina tutte le sfere della
mum, quem vocan t, aperte declinabant». Con sua piacevole sorpre- vita etica, i cui principi etici coincidono con i sommi fondamenti di
sa, però, egli si imbatte anche in validi orientamenti filosofici: «viri ogni vera etica» 59 . Con approvazione, egli riporta il giobertiano
aliqui summi ingenii ac praestantissimae doctrinae philosophicas cli- «principio enciclopedico per ogni scienza speciale», la 'formula idea-
sciplinas reficere et in meliora vertere herculeis quasi cnnatibus ince- le': «l'Ente crea le esistenze», e la formula etica che ne deriva: «La
perunt. Sufficiat Antonium Rosmini-Scrbati et Vinccntium Gioberti
nominasse» 55 . Non è dato sapere chi intendesse Clemens per "sensua-
listi' - le autorità fiJosofiche dominanti in Italia erano allora Lockc e
57. V. c:.,berti, Cours de philosophie (!841-!fJ42), a cura di M. Battistini e G. Calò,
Condillac 56 -, ma Vincenzo Gioberti (1801-18.'i2), qui elogiato, defi- Bocca, Mdano 1947 («Ediziont'. Nazionale delle opere edite e inedite di Vincenzo
Gioberti», XX), p. 144; cfr. anche p. 147.
58. F. J. Clemcns, Bruno cit., p. 158 s.
51. f P. L. ffalfner,J Zur Erinnerun,g cit., p. 261. 59. [Recensione anonima] Grund;:.i.ige eines Systems der Ethik, von V. Gioberti. Aus dem
52. F. J. Clcmens, Curmulum cit. ltalienischen von K. Sudhoff, Main;: 1844, Verlag von Kirchheim, Schott und Thilemann, S. Xli.
53. !hid. 332, «Katholischc Zcitschrift for vVissenschaft und Kunst», fI ( 184.'i ), 2, pp. fì7-75:
70. Clemens è stato identificato come autore della recensione da E. Wintcr, Die
54. F vVmirwski, Jrulex Lectinnum cit., p. 9.
geìstige Entwicklung Anton Gi.inthers und seiner Schule, Schiiningh, Padcrborn 193 l ( «Ge.-
55. F. J. Clcmens, Curriculum cit. schichtliche Forschungcn zur Philosophie der Neuzeit», I), p. 165, dove tuttavia
56. Cfr. E. Garin, Sto ria dellafilosofia italiana, Einaudi, Torino I %fì («Piccola Bi- riguardo alla rivista si indica «Jg. I H. l » (è da notare che l'autore, generalmente
blioteca Einaudi», CXXX), pp. 1058-1060 ef!a55im. bene informato, solo di rado indica le fonti con precisione).
BO Paul Rzchard H!um F. J. C!emens e la lettura ultramontrmistù:a rii Bruno 81

virtù, riconciliando Il 'affetto colla legge, produce la beatitudine»@ In si muoveva in un campo del tutto nuovo 65 . Più tardi egli ripeté il suo
66
seguito, quando Gioberti e Rosmini erano entrambi entrati in conflit- corso sui pensatori cristiani a Mi.inster - la parte su Dante fu pub-
67
to con i gesuiti e con Roma, in Clemens non si trovano più riferimenti blicata postuma . Diede un esempio della sua posizione riguardo a
a questi due autori. Ma in quel periodo, egli si dice d'accordo con Dante anche nella recensione ali' edizione tedesca del libro sull'Ali-
Gioberti nella diag·nosi «Che la filosofia moderna in tutta la sua con- ghieri di Antoine-Frédéric Ozanam del 184068 , di cui approva il con-
cezione e in tutte le sue aspirazioni si sia allontanata dalla società tributo a «spazzar via una gran parte del detrito sedimentatosi sulla
cristiana, annidandosi in un'utopia arbitrariamente inventata» 01 . filosofia cristiana del Medioevo» ( p. 382). Con parole ironiche, Cle-
«Da quando però la filosofia si è separata dalla teologia, essa si trova mens esprime una sua prima difesa in favore del metodo storico: sa-
in un'incessante fuga da quest'ultima, e ciò finché essa avrà imposto rebbe ora di capire che «il pensiero non è un'invenzione moderna;
all'universo, di front•e al Dio personale del cristianesimo, il suo idolo che, se c'è progresso nella storia, lo spirito non può passare sopra un
impersonale» 62 . millennio il quale, per vivacità intellettuale e per ricchezza di aspira-
Con questa form u.lazione poetica, Clemens dichiara guerra alle zioni filosofiche, supera ogni epoca precedente e successiva, senza che
tendenze soggettivistiche della filosofia postcartesiana e al panteismo. esso diventi un ragno da corsa che, come coloro che hanno opinioni
Nella sua rivendicazione dell'unità di prassi religiosa e teologia, non- tanto stolte e ignoranti, non fa altro che passare sopra la storia con
ché della validità filosofica del concetto cristiano di Dio si delinea il ampie falcate». Lo spirito umano come «Laufspinne», il Medioevo
suo conflitto con quelle forze che in Germania propugnavano l'auto- come epoca che non dev'essere 'saltata'; ciò presuppone una conce-
nomia filosofica e una società secolare. zione della filosofia della storia, in cui i prodotti dello spirito sono
[!giovane studioso si recò a Napoli e in Sicilia per visitare i monu- manifesti in misura tale che essi possono solamente venir trascurati e
menti dell'antid1ità greca, ma non fa alcun cenno di un suo incontro seppelliti dall'individuale distrazione, mai però oggettivamente inve-
con qualche filosofo. Per sei mesi egli si ritirò per studio nell'abbazia terarsi e diventare obsoleti. Clemens sembra coltivare un'immagine
benedettina di Montecassino 63 . Ulteriore frutto dei suoi studi fu una abbastanza sostanzialistica della storia della filosofia - se non ci fosse
vasta conoscenza de Ila letteratura romanza (a cui apparteneva del la caratteristica cieli~ «vivacità» e delle «aspirazioni», che danno luo-
resto lo stesso Bruno). Dopo il suo ritorno in Germania intorno alla go piuttosto ad un'immagine dinamica. È certo che egli si aspetta
fine del 1842, quando - nel marzo 1843 - si iscrisse per l'abilitazione poco dal progresso, continuando la sua polemica con l'osservazione
alla facoltà di lettere e filosofia dell'Università di Bonn, egli notificò «che nessuna scienza si muove più lentamente della scienza dell'idea,
di poter tenere lezioni sui seguenti terni: «Propedeutica degli studi in cui deve bastare al più grande pensatore di aver conquistato con
filosofici», «Storia della filosofia», «La filosofia dei grandi poeti cri- tutti i propri sforzi anche un solo risultato permanente». Clemens dunque
stiani: Dante, Shakespeare, Cervantes, Calderon, Goethe», «Contri- si schiera in favore di una philosophia perennis, i cui risultati si manife-
buto alla filosofia della storia» e, col tempo, anche logica e stano nei prodotti dello spirito, i quali sono sempre conquiste di indi-
64
metafìsica . Con la proposta di far rientrare nell'insegnamento della
filosolìa anche la letteratura medievale, Clernens con ogni probabilità
65. Cfr. IJ . .J. Schneidcr, The Teachi11g o( Phi.!osophy al Cerman Universities in the
Nineteenth Century, «History of Universitics», XII ( 1993), pp. I CJ7-'.l3B.
60. Recensione a V. Gioberti, cit., p. 71 s. Cfr. V. Gioberti, Dei Buono, a Ctira di E. 66. Cfr. lndex .. lettionum in Acadernia Theologica et Philoso/1/àca A.fonaslerie1ui, 1855-
1856.
Castrlli, Bocca, Mil,u10 l 940 («Edizione Nazionale delle opere edite e inedite di
Vincenzo (;iobcrti», XrI), p. 245. 67. F. J Clemens, Ueber Danif.1 gottliche r:omiidie, «Dcr Katholik», XLI V ( IB61), pp.
61 keccnsion1: cit, p. 6(3 s. 41-69 (cfr. F. Winiewski, op. cit., p. IO).
68. [F. J .] Clemens [recensione J, Dante und die katholische Philosof1hie de.1 dreizehnten
62. Ivi, p. 69. Su Gioberti e il cattolicesimo liberale dell'Ottocento, cfr. V. Conze-
Jahrhunderls. Von A. F. O:;,anarn, A!Unster 1844, Verlag Deiten, «Katholische Zeitschrift
rnius, Katho/i.èismus und lvloderne. Liberaler KathoivJsrnus a/s Versuc/1 der !111.uohnun.g,
«Stimmcn der Zeit», CXXI (1996), 214, pp. I 7'.J-185. fiir Wissenschaft une! Kunst», I (l8H), I, pp. '.Hl-384. Ozanam era ancht> il fonda-
tore dei cosiclcletti « Vinzenz-Vereinc», associazioni di lwndìcenza per i poveri, alla
63. Cfr. F. Winiewski, lrcdex lectionum cit., p. 9. cui fondazione in Germania Clemens aveva part"cipato: cfr. [P. L. Haffner,J Zur
61. Univcrsitatsarcliiv Bonn, Fakultats-Aktc. Erinnerung cit., p. 266.
8'.2 Paul Rzdzard Lilum F. J. Clemens e la lettura ultramontanistica di Bruno 83

vidui, che trasmettolflo però la loro conquista come contributo a un"i- gii ... assentiri non potest; christianaeque religionis theismum, quem
dea' soprasoggcttiva, a un 'pensiero' di verità atemporale. f: così che dicunt, ... commutare adhunc dubitat: facere non potest, quin ad illud
il giovane docente di ventotto anni si presenta al mondo accademico. systema a quo haec nostra aetatis philosophia initium cepit, recur-
La nomina a dooente privato il 4 novembre 1843 nella sua città rat ... » (p. I). Anche il metodo di attaccare la filosofia contemporanea
natale comportò per Clemens gravi conflitti, che avrebbero condizio- con strumenti storici fu condiviso da Clemens. Tuttavia, egli non
nato il resto della sua vita. Nel 1839 era morto il suo maestro Win- avrebbe approvato la raccomandazione della teologia giintheriana
dischmann, e così egli poté accarezzare l'eventualità di ottenere la che, per contrastare gli orientamenti teorici della scuola idealistica,
cattedra ancora vacante di questi. La nomina finì tuttavia per rien- trasferiva le due sostanze cartesiane, mens e res extensa, in un dualismo
trare nella lotta di potere tra l'amministrazione prussiana t: l'arcidio- di creazione, proprio come aveva fatto Giinther. Knoodt raccomanda
cesi di Colonia. Alla fine veniva nominato nel 1845 Peter Knoodt il suo maestro viennese appunto per questo: «ltaque dualismum sub-
(1811-1889), che si era appena addottorato, uno stretto familiare di stantiarum creatarum docet, qui ob diversitatem suam vere qualitati-
Clemens e allievo di Anton Giinther. I giintheriani «da un lato non vam timere nullo modo potest, ne postea ... unitate altiori tollatur, ut
erano hermesiani, dall'altro però non appartenevano più agli am- pantheismo locus detur. .. » (p. 50) 72 . Il dualismo nella dottrina della
bienti rigorosamente ecclesiastici, ed erano tuttavia ancora cattolici creazione diventerà uno dei cardini della discussione tra Clemens e i
di stretta osservanza, nei confronti dei quali non c'era alcuna difensori di Gi.inther.
censura» 69 . Knoodt si rese già conto, in occasione della recensione di Per di più, nel 1847 Knoodt rifiutò un incarico alla rinomata facol-
Gioberti, che Clemens sarebbe stato il suo rivale naturale 70 ; eppure, tà cattolica di teologia dell'Università di Tubinga, che forse avrebbe
considerati i fatti, sarebbero potuti senz'altro diventare alleati, dato liberato la sua cattedra per il concorrente. Nel 1854, Knoodt si recò a
che Knoodt si era addottorato con una tesi critica su Descart<'.s 71 . Roma per difendere le tesi di Gi.inther, la cui pubblica condanna nel
Knoodt individua in Descartes l'origine della filosofia moderna con il 1857 non poté tuttavia impedire 73 . Egli prese le distanze dalla costi-
suo panteismo (p. 9): «Hic ergo perniciosissimus nobis videtur er- tuzione Pater aetemus sull'infallibilità papale, promulgata il 18 luglio
ror. .. : primo quod omnes cogitationes ... uni cidemque principio, 1870 dal Concilio Vaticano I, rimanendo quindi fedele ai cattolici
quod mentem sive intellectum etc. vocat, vindicavit; tum quod neces- preconciliari (Altkatholiken) e servendo, d'allora in poi, come vicario
saria consecutione utens, nullum omnino intcr cognoscerc et esse di- generale il vescovo Joseph Hubert Reinkens, appartenente anch'egli
scrimen intercedere profCssus est». L'unità di pensiero ed essere nella al cattolicesimo preconciliare 74 . Quanto lo avessero inasprito le espe-
filosofia dell'identità si ricollega al 'cogito' cartesiano - anche oggi rienze con il partito vittorioso dei neoscolastici nella Chiesa romano-
difficilmente lo si metterebbe in dubbio. Nello stesso tempo, però, la cattolica, si evince ancora da una conferenza sull'enciclica Aeterni Pa-
riduzione cartesiana al 'cogito' è «philosophiae cjus momentum pan- tris del 1879, in cui san Tommaso veniva dichiarato maestro normati-
thcismo infestissimurn» (p. 24), il suo punto debole, in cui il pantei- vo della teologia cattolica, ma al tempo stesso si consigliava lo studio
smo può facilmente prendere piede. Come intellettuali cattolici, Clc- sia della filosofia che della teologia medievali e, con ciò, la storicizza-
mens e Knoodt saranno stati d'accordo sui presupposti: «Quisquis zione della dogmatica 75 . L'antagonismo tra rivelazione e ragione nel
doctrinis philosophiae recentioris, quales libris tum Hegelii, Schellin-

7'2. Cfr. C. Kronabel, Die Aujhebung der Begrzj}Jp/11/oJophu. Anton Gi.irzther und der Pan-
theismus, Alber, Freiburg 1989 («Symposion», XC), p. 44 s., sulla definizione: «Il
69. E. Wintcr, 0/1. cz/., p. 164. Cfr. O. Wenig, Ver~cichmJ do Pro/essoren und Do::_enten panteismo nega di conseguenza la sostanzialità crcaturale dei due elementi dell'esse-
der Rheinischen hiedrid1-WillzelrnJ-Unwersztàt .c:_u Bonn llJllJ-!:J68, Bo11vier und Ròhr- re relativo ... ».
schcid, Bonn 1968, p. 17; V von Bezold, G'eschzchte da Rhànischen Friedrich-Wi/lu:lrns- 73. Cfr. E. Winter, op. cit., p. 214; vd. anche J. Pritz, Glaube und Wissen bei Anton
Univmitàt van der Grundunf, bis ::_umjahr 1870, Marcus und W cber, Bonn 19'.20, p. '.)B'.'1 s. Giinther, Herder, Wien 1963 ( « Wiener Beitràge zur Theologie», IV), p. 49.
70 Cfr. E. Wintn, op. cit., p. 165. 74. Cfr. Allgemeine Deutsche Biographie, LI, 1906, pp. 262-272; Neue Deutsche Biogra-
71 P. Knoodt, De Cartesìi r;;ententza (<(ogito ergo Jllm», Grassius, Barthius et Sociì, phie, XII, 1980, p. 211.
Vratislaviae 1845. Relatore della tesi di dottorato fu .fultann Baptist Haltzer, un 75. P. Knoodt, Die Thomas-Encyclica Leo's XIII. vom 4. August 1879, Weber, Bonn
giintheriano di Breslavia. 1880.
84 l'rwl Richard Blum F. J. Clemens e la lettura ultramontanistica di Bruno 85

dibattito coevo viene da lui ricondotto all'intima inconsistenza della Come ogni scolastico, anche Clemens deve subito guardarsi dal so-
scolastica. L'esist·Gnza di vt'rità di fcdF sottratte alla critica razionale spetto di voler elogiare la filosofia medievale «come obiettivo di ogni
gli appare come un prodotto di una teoria non del tutto approfondita. aspirazione, in cui lo spirito umano dovrebbe o potrebbe riposarsi»
Con questo egli non solo confuta l'idoneità della scolastica come nor- (p. m). Come si conviene ad un sostenitore avveduto della filosofia
ma di ogni dogmatica, ma la rende perfino responsabile delle sue cristiana, egli è consapevole del fatto che una filosofia orientata verso
difficoltà personaJi. Knoodt ora denuncia la dottrina riconosciuta da un 'autorità extra-filosofica rischia di trasformarsi in scolastica pura,
Roma come opinione personale e arbitrio dei potenti della Chiesa, i che esenterebbe i suoi esponenti dall'obbligo di pensare. Il suo argo-
quali, da parte loro, non si attengono alla filosofia scolastica (p. 22): mento non è un semplice insistere sulla giustezza del pensiero tradi-
«a causa delle contraddizioni della ... filosofia scolastica riguardo alla zionale, ma piuttosto una concezione della storia della filosofia, che
fede rivelata si è sviluppato il discorso su tanti misteri della tede; e connette elementi dinamici e platonizzanti. È la già menzionata
così, mediante il rapporto di ancella, è stata resa innocua prr la teolo- «scienza dell'idea», capace del progresso al quale il singolo è tenuto a
gia rornana ogni filosofia, perfino quella scolastica. 'Rinuncia alla tua contribuire quando fa filosofia, ossia - come egli stesso dice - quando
filosofia, qualora entrasse in contraddizione con un dogma 1', dice Ro- «sente in sé la vocazione di collaborare al progresso della scienza» (p.
ma». Proprio il discorso circa il «rapporto di ancella» appare come m):
un risentimento nei confronti della vecchia polemica con Clemens.
Chi conosce la storia della filosofia sa quanto lentamente progredisca la
scienza dell'idea, e quanto poco in fondo contribuiscano a questo progresso
gli sforzi del singolo; ma sa anche come perfino i più grandi errori non rie-
I 1f scano ad ostacolare questo progresso.

Prima che questa polemica venisse discussa pubblicamente, Clcmens Se però questa scienza, considerata teleologicamente, non può essere
si fece conoscere con uno studio, raro per le condizioni di allora, che contaminata da errori_ umani, allora è sovrumana; almeno le sue con-
in un primo momento pubblicò a puntate: il confronto tra Giordano quiste positive restano incorruttibili, imperiture. Infatti, tali conqui-
Bruno e Nicolò Cusanoì 6 . ste sono «in fondo» oggettivazioni che trascendono il singolo e il gene-
Nella prefazione, Clcmens dichiara subito cli voler, attraverso Cu- re. Esiste un «fine più alto posto all'umanità nella storia», che non
sano, «esaminare e giustifìcare la filosofia cristiana dcl M ediocvo tra- può essere «sventato» mediante nessun «ostacolo, ma solo
mi te la voce di uno dei massimi esponenti dei principi di essa», «onde favoritm/ 8 . Così, Clemens parla anche di una «conquista permanente»
dimostrare perlomeno la sua pari dignità con tentativi precedenti e e di una «comprensione dei veri principi» del pensiero 79 . L'enfasi sul
successivi» 77 . Sin da principio non c't~ dunque alcun dubbio che Cle- progresso non mirava a una dinamica lineare, a un obiettivo terreno
mens intendesse presentare uno 'scritto programmatico', che interve- o ultraterreno, a un «avanti» 80 - per non parlare di interpretazioni
niva in questioni relative all'essenza della tìlosofìa e al ruolo della sociali. Anche l'accentuazione sull'individualità dell'aspirazione non
filosofia cristiana in particolare, per «proteggerla contro l'aperta di- approda a un elogio del filosofo, ma a un inserimento del pensiero in
chiarazione di bancarotta ... da parte delle scienze positive» ( p. 1). un «edificio dottrinale», che è sostanzialmente identico alla scolastica
medieval~, e i cui fondamenti contengono «i semi dcl vero e la base di
ogni vera filosofia» 81 . Naturalmente, non può allora mancare la mes-
76. / F .J. / Clernens, Zu,ammenf111ng der l'fziloso/Jhie des Giorda110 Bruno mii dm Lefzren rles
Cardina!I" Nu:oiaw uon Cura, «Katholische Zcitschrift liir· Wissensclralì und Kunst», I
(IM4), I, pp. 49-lll, 250-260, :>55-370; I (!H14), 2, pp. H:l-112; di seguito si citerà
questo lavoro dall'edizione in volurne: Id., Giordano Bruno cit. (vd. nota 2J. Per gli
studi cusaniani ncll'Oaoccnto, cfr . .J. Kohler, Nzknlaus van Kue.1 in der Tùhinger Sr.hule, 78. Ivi, p. 16!.
«Mitteilungen und Forschungsbcitriigc dcr Cusanus-(;escllschalt», X (I '.17:l), pp. 79. I vi, p. IV (corsivo mio).
191-206 e M.-A. Aris, Martin Deutinger und Nikolaus uon Kues, «Mitteilungen une! For- 80. Cfr.J. Ritter, Fortschritt, in Historisches Worterbuch drr Philosophie, hrsg. v.J. Ritter
schungsbeitriige dcr Cusanus-Gesellschaft», XXII (19'l5), pp. 147-152. et al., II, Schwabe, Base! 1972, coli. 1032-1059: 1052 <'passim.
77. F .J. Clernens, Bruno cit., p. 11. 81. F . .J. Clemens, Bruno cit., p. 16!.
F. J. Clemens e la lettura ultramontanistica di Bruno 87
86 Paul Richard !Jlum

seguente catena argomentativa in Bruno (pp. 5-36): l'infinità della


sa in guardia dalJa superbia, dalla «più vana presunzione» prodotta causa e del suo effetto implica il pensiero dell'unità, della materia
dall'«inguaribile illusione» <<dei narcisi innamorati di se stessi», che attiva e dell'infinità del mondo. Dato che la sua esposizione consiste
conduce «unicamente al misconoscimento e al disprezzo del passato, perlopiù in una parafrasi calzante di brani (oggi) noti, spesso le anno-
al trascuramento dello studio della storia della filosofia», dal momen- tazioni sono la cosa più interessante. Così, già prima di entrare nel
to che si suppone che «la filosofia sia nata solo ieri o addirittura oggi» merito, egli smaschera un passo del De la causa come traduzione di un
(pp. m-1v). La storia della filosofia è quindi al servizio della verità brano di Cusano82 , come pure rileva l'affinità tra le monadi bruniane
eterna, è philo.rophia perennis, che si può rappresentare «in un'immagi- e la monadologia leibniziana (pp. 27 e 162). Di particolare importan-
ne vivente dello spirito» (p. 1). za sono due riferimenti a Descartes, poiché questi - come si è visto
Del tutto in linea con uno scritto programmatico, Clemcns anticipa poc'anzi - negli ambienti cattolici era considerato il fondatore del
nell'introduzione anche il suo risultato, che apertamente guida l'in- pensiero idealistico con le sue conseguenze panteistiche. Talvolta
dagine: Clemens difende il Nolano (pp. 28-29) dal sospetto di aver già inse-
Se dovesse però mo::; trarsi che appunto la parte migliore, ciò che è più vero e gnato, con la sua critica dell'autorità, il dubbio radicale, che si
più duraturo nella filosofia di Bruno è preso dal pensatore cristiano [Cusa- «estende agli oggetti della conoscenza». In questo caso egli non ri-
no], ed è il risultato di una ricerca basata sui dogmi cristiani, mentre qudlo nuncia a una frecciata nei confronti della filosofia contemporanea: nel
che principalmente distingue il Nolano dal suo p~edccessore è il suo distacco «concludere dalla ... idea di un ente perfettissimo al!' esistenza reale cli
dall'idea cristiana e la sua contraddizione rispetto ad essa, cioè quello che la questo ente» sarebbe contenuto un «vestigio ... del precedente metodo
filosofia in un suo rnomento precedente aveva già completamente superato e
dimostrato essere falso ... (pp. 3-4). ontologico» - e ciò sarebbe un bene, in quanto «Il metodo astrattivo
successivo è tuttavia riuscito ... ad esimersi anche da questa molestia
da parte dell'oggetto 83 : ... La storia doveva finire con il soggetto che,
Indubbia conseguenza di questo assunto aprioristico è l'apologia, cui
torcendosi disperatamente le mani, aveva del tutto dimenticato come
realmente si mira, "non solo della filosofia cristiana del Medioevo»,
si era arrangiato con"l'oggetto e come era venuto a trovarsi sull'orlo
ma ovviamente anche del pensiero cristiano contemporaneo (p. 4).
dell'infinito abisso». Ne consegue una caricatura del filosofo, derivata
Nell'impostazione del libro, Clemens procede in maniera del tutto
dalla filosofia della soggettività di Fichte e ricorrente fino ad oggi:
convenzionale, esponendo prima Bruno e poi Cusano, per procedere
a un esame cornpa rato e riflettere infine, con rinnovato slancio pole- ... Un tizio che specula I è come un animale, che nella secca brughiera I
mico, sulle «Cause della differenza che corre tra i due pensatori». viene portato in giro da uno spirito maligno I e tutt'intorno c'è un prato
Il metodo di Clemens, che si potrebbe definire deduttivo, entra verde e appetitoso 84 .
direttamente nel cuore della discussione con un'essenziale sintesi dei
Un'altra nota (p. 18) rimanda alla dialettica del dualismo e al moni-
vari argomenti. Viene così esposto il «pensiero cli fondo» cli Bruno,
smo della teoria bruniana della materia corporea e incorporea: pur
vale a dire «quello dell'infinita realizzazione dell'infinita potenza nel-
essendo vero che Descartes abbia tratto dal concetto bruniano di ma-
l'universo; ossia quello cieli 'infinito effetto dell'infinita causa» (p. 5).
teria la sua definizione di corpo quale estensione - e, in tal modo, il
Non senza orgoglio, l'interprete annota di essersi basato su tutti gli
suo duah;mo -, tale dottrina, sotto le condizioni del «metodo ciel
scritti latini, anche su quelli più rari, del Nolano, per poi poter affer-
pensiero astratto», non sarebbe immune da una ricaduta nel moni-
mare che in essi non si trova, in fin dei conti, che solo una molteplice
smo, «l'unità della sostanza», come dimostra Spinoza.
variazio11e appunto cli questo stesso pensiero di fondo e delle sue con-
seguenze. Riguardo a questo punto, nel XX secolo si può concordare
con Clernens, in quanto vi si può riconoscere una certa affinità con 82. lvi, p. 14; cfr. G. Bruno, Dialoghi cit., p. 281.
ragionamenti platonici; nel contempo, va inoltre sottolineato che 83. Cioè la verità oggettiva.
questa interpretazione costituisce un traguardo significativo, vale a 84. F.J. Clemens, Bruno cit., p. 29 (« ... Ein Kerl, der speculirt, I Ist wie cin Thier,
dire l'abbandono di una storiografia clossografica della filosofia, che aufdiirrer Heide I Von einem bosm Gcist im Kreis' herumgefìihrt, I Und ringsum-
her liegt fette, griine Wcide»: daJ. W. Goethe, Faust I, v. 1829 ss.).
fa seguire una sentenza all'altra. Clemens individua, ad esempio, la
8H l'aul Hu hard lllum F. J. Clemens e la lettura ultramontanistica di Bruno 89

Partendo dalla sua formazione scolastica e dal suo distacco critico dei principi, che necessita di un rischiaramento in quanto i principi
- ma non senza conoscenza-· dalla filosofia idealistica, Clemens offre innati devono essere 'sviluppati' mediante il sapere o verso il sapere.
qui una sin tesi delJ 'aspirazione filosofica bruniana che tuttora vale la Richiamandosi a Clemente Alessandrino, egli definisce la fede come
pena di leggere. «la cosa più elementare della nostra conoscenza .. ., la base di tutte le
Assiomatica è anche la dossografia della filosofia cusaniana. Il pen- verità» e, insieme, come «l'ultimo e sommo», come «espressione della
siero di fondo, decisivo secondo Clemens, è più ampio e più comples- ragione stessa» (p. 47). Egli ritrova in Cusano questo rapporto tra
so; di conseguenza, anche la sua esposizione è più ampia (pp. :n- fede e sapere, che palesemente corrisponde alla sua propria concezio-
132), perché in questo caso egli non può far aflìdamento su una cono- ne ed è uno dei motivi per cui consiglia la sua lettura fervidamente al
scenza diffusa, ma tutt'al più su «pregiudizi» 8 ~. Questo pensiero es- mondo erudito.
senziale (pp. 39-1· I) corrisponde di fatto al fondamento della Docta In Clemens, con la fede è connessa sistematicamente l'autorità, che
ignorantia: trae la sua origine dalla rivelazione divina. Dalla fede «la parola,
l'autorità, anche senza venir da noi compresa, riceve la medesima
... la dottrina della libera rivelazione del Dio trinitario nell'universo, come
giustificazione e il medesimo significato come il più alto criterio della
essenza dcl finito, rnediantc la creazione; nella storia, come vita del genere
umano e in vari rnod i, che trovano il loro culmine e il loro centro nell'appari- ragione, l'idea» (p. 140).
zione perfrttissirna di Dio sulla terra, più perfetta di quanto non la si possa Anche la docta ignorantia - in seguito così variamente interpretata -
immaginare, nell'unitìcazione della divinità con l'umanit:1 nella persona di consiste secondo lui in questo, cioè nella condizione fondamentale del
Cristo. far filosofia, che «la verità» venga «agognata da tutti i filosofi e mai
raggiunta nella sua interezza da nessuno», e che «lutto il nostro sape-
Dalla metafisi(~a <icll'uno ai diversi aspetti della speculazione intorno
re è accompagnato da una ignoranza, e più ci addentriamo in essa,
alla coincidenza, Clemens viene a parlare della cosmologia e della
più ci avviciniamo alla verità» (p. 45). Affinché non si dimentichi
cristologia. Ne scinde gli argomenti gnoseologici del Cusano: un pro-
dove sia il nemico, il professore di Bonn contrappone la dialettica
cedimento che gli consente di esporre la metafisica di quest'ultimo
della teologia negativa alla dialettica hegeliana, il cui discorso del
cnrne fondo oggettivo del sapere filosofico, al quale corrisponde una
nulla non avrebbe affinità alcuna con la negazione nella mistica (p.
'via' alla conoscenza filosofica (p. 111), cioè il noto metodo congettu-
70).
rale. In Lai modo, Clemens riduce l'efficacia di ogni supposizione che
Quanto profondamente il giovane studioso si sia immedesimato nel
considera la metafisica cusaniana una mera metafisica della cono- mondo del Cusano, lo si può evincere anche dal fatto che abbia inclu-
scenza postkantiana. Ma, al contempo, Clemens si avventura nel
so nella sua esposizione anche le prediche87 . Egli aveva inoltre fatto
campo del dibattito intorno a fede e sapere che si dà quando la dottri- un viaggio lungo la Mosella per studiare i manoscritti nella biblioteca
na della creazione, rappresentata nella cosmologia, deve rinviare a
dell'ospedale di Kues, fondato dal cardinale, mostrandosi così come
un assoluto reale e a un'incarnazione storica. L'immediatezza della un degno allievo del filologo Boeckh. Nel 1843 scoprì durante i suoi
creazione non deve condurre, secondo Clemcns (e Cusano), a un'i-
studi una fonte importante, la nota manoscritta nel Cod. Cus. 211 -
dentità di Dio e t111ivcrso. Tali «vedute panteistiche», a cui potrebbe da lui poi pubblicata88 -, in cui è formulata l'ipotesi, più chiaramente
indurre il concetto di emanazionenc', perdono in realtà il fondamento
attrnverso il mornento ddla libcrt;Ì nella creazione divina (p. 81 ).
Pertanto «la kdc per Cusano è, nel senso più generale, fondamento e 87. Per la biografia di Cusano, Clemens si avvalse dcl lavoro, rimasto incompiuto,
condizione dcl sapere» (p. 4ì). Clcmcns tuttavia intt:nclc con ciò la di Scharpff, professore al liceo di Rottweil e allievo del trnlogo cattolico tubinghese J.
fede nel senso dì una fa.col tà di fondu che presiede a una conoscenza A. Miihler: F. A. Scharpff, Der Cardinal und Bischof Nicolaus von Cusa. Erster Theil. Das
kirchliche Wirken. Ein Beitrag ;:;ur Geschichte der Reformation innerhalb der katholischen Kirche
imfanf;:;ehntenJahrhundert, Kupferb<'rg, Mainz 1843 (l'esemplare' conservato alla Phi-
losophische Hochschule SJ di St. Georgen a Francoforte era appartenuto a Cle-
g:,_ F .J. C:lcmcns, /ir11no c1t., p. ·1 I (qui" trm<1 u11"111tcrc\,;1r1tc P·"'"'""""' '"li.i mens).
ricezione). 88. F.J. Clemens, Bruno cit., pp. 97-99; cfr. l'cdizione critica a cura di R. Klibansky
Bfì. hi. p 158; dr 1upra. I' 77 in E. Hoffmann, Das Universum des Nikolaus vo11 Cues, Wint<'r, HC'idelberg I '130 (Sit-
90 Paul Riduzrrl lilurn F. J. Clemens e la Lettura ultramontanistiw rii Bruno 91

che nella Docta ignorantia, che ci debba essere un moto della terra. lVfa rie, e dalla superstizione (p. 14 l). L'errore principale, tuttavia, sareb-
egli nnn sarebbe quel frerlclo filosofo cli mestiere. quale lo abbiamo be «la confusione» (p. 139) all'interno della filosofia dell'identità. La
fìnora conosciuto, se ora - magari assieme a Humboldt - innalzasse teoria cusaniana della coincidenza viene da Clemens identificata con
un inno al progresso e tessesse l'elogio della libertà di pensierr}''. Egli 'l'assoluta identità' della terminologia più recente, che già da Bruno
al contrario sottolinea giustamente, che in'Cusano è la mancanza di sarebbe stata trasposta in maniera illegittima dal solo Dio all'univer-
precisione nel mondo creato l'argomento in favore del fatto che nes- so. Con questa «trasposizione dell'infinità vera, divina, all'universo»
suna identità matematica, ma Dio «solo» sia «il centro dell'univcrsm> e con J' «identificazione della sostanza di Dio con la sostanza dei suoi
e «al tempo stesso la circonferenza infinita di tutto» 90 Soltanto alla effetti», si commette l'errore logico di dedurre dall'infinità dell'effetto
fine dd suo confr1:rnto tra Bruno e Cusano, egli irrompe in un panegi- l'identità della sostanza (p. 146). Dio oramai è solo <<fondamento im-
rico, in cui dichiara Cusano come l'antesignano e il profeta di diverse manente» dell'universo (p. 147). Sul versante gnoseologico gli oggetti
correnti filosofiche, da Malebranche a Vico, Kant e Hegel fino alla dell'intuizione mentale e sensibile vengono messi sullo stesso piano;
scienza sperimentale - Cusano naturalmente non sarebbe incorso nei di conseguenza, «l'idea, in cui dovremmo cogliert> la verità assoluta
loro rispettivi crn)fi (pp. 160-166). in una maniera che trascende il concetto, ... alla fine» diventa «nulla
Nessuno certo si aspetter~t che Bruno esca trionfante da questo di diverso dal più elevato concetto, e perciò altrettanto un prodotto
confronto. Generosamente, il critico gli concede due affinità con il suo dialettico del nostro spirito, quanto ogni altro concetto astratto» (p.
predecessore Cw;ano, cioè il realismo delle idee e il ruolo della rivela- 147). Prontamente segue un accenno a Hegel, che avrebbe perseguito
zione come punti di partenza dcl filosofare (pp. 136 e 139). Poi però lo stesso obiettivo. Dopo tanta critica di fondo, che implicitamentt'
ne elenca i punti deboli: la storicità della rivelazione - condizione dichiara il Nolano ancora una volta un eretico, risulta abbastanza
dell'esistenza dd cristianesimo e della permanente autorità nell'evo- stimolante l'osservazione polemica che la dottrina dell'anima del
luzione del pensiero, come Clemens sottolinea ripetutamente - ver- mondo, cui, come è noto, è dedicata gran parte della speculazione
rebbe sostituita da Bruno eia una storia e da una rivelazione arbitra- bruniana91 , non solo sarebbe «un tentativo mal riuscito di mediazio-
ne delle contraddizioni lampanti, ma un completo hors d)oeuvre nel
complesso del sistema» (p. 147).
zungsberichte der Heidelberger Akademie der Wissenschaften, Phil.-Hist. Klas,e, A ciò si contrappone la filosofia cusaniana dell'identità, oggettiva-
1929-30, 3. Abhandl., «Cusanus-Studien», I), pp. 'H-4.'ì. Il documento fu utilizzato
mente corretta, che implica non solo la dottrina della trinità, ma an-
da Alexander voo liti rnboldt proprio nello stesso anno; cfr. A. von Humboldt, Kos-
mos. Entwur( einer PkY<ùchen Weltbesd1reib1mg, Cotta, Stuttgart-Augsburg lll45-l851l, 4 che la libertà della creazione nel rapporto Dio-universo (p. 155). Tut-
voli.: II ( 1847), p. 142: «così.. un cardinale tedesco, Nicolò Cusano, aveva µer µrirno to quello che contrasta con ciò, e che pretende di avere validità per la
la libertà spirituale e il coraggio di attribuire al nostro pianeta, quasi cent'anni prima filosofia o per la scienza, si deve «solamente a una felice mancanza di
di Copernico, di nuovo la rotazione intorno al proprio asse e contemporaneamente il
moto progressivo»; p. 501: «clie Cusano immaginava che la terra si muovesse non coerenza» - e ciò vale anche per Spinoza e Hegel (p. 156): perfino
intorno al sole, rna assieme ad esso, bench1' più lentamente, 'intorno ai poli, in conti- una sistematicità interna non li può salvare; filosofie di questo genere
nuo cambiamento, del mondo'». Von Hurnboldt è scettico circa la supposizione di devono essere «combattute e dimostrate come infondate con il loro
Clcmens (p. 101), che Cusano avesse presagito le macchie solari: Id., op cit., Ili, pp.
383 e 407-·1-09; Cicrner.s difende questa sua congettura nello scritto De Jclw/ll.lticorum stesso principio», giacché «la loro unità interna è solo apparente, la
sententia ... (cfr. ìu/ra, nota 99), p. 69. loro ver:; à è tale solo in condizioni mutate»; per Clemens, Bruno
89. li terna era attuaf.e in ambienti cattolici, poiché Clernens pubblicò - anonimo - come loro precursore si presta particolarmente quale oggetto della
corne traduttore (secortdo l'Allgemeine Deutsche Biogra/Jlue, V, 1877, p. 794): Der l/eilip,e
Stuhl grgen Galideo (;"lilei und das astronomische System dn Copemicus, «Historisch-
sua polemica e della sua critica, in quanto «la detronizzazione dell'i-
politische Bliittcr fiir<Lts katholische Deutschland», Vfl (lil4l), pp. '.l1Vi<N1, H'.ì- dea non è ancora portata complt>tamente a termine», mentre l'abban-
4tì8, 51:!-531, 577-.'ì93. Una citazione da Cusano a p .'ì90 è quasi identica in F . .J. dono del realismo ontologico e della teologia della rivelazione è anco-
Clernens, Bruno cit., p. I 00. Anche qui (p. 589) si trova una difrsa in favore ddla
ricerca storica e della .scolastica.
90. F .J. CJemens, Bruno cit., p. 97; cfr P. R. Blum, Erjàlmmg, Weltbdd unri Erkermtnis 91. Cfr. P. R. Blum, Aristoteles bei Giordano Bruno. Studien :::ur philosophischen Rezeption,
bei Nlkoiaus Cusauw, «B erichte zur Wissenschaftsgeschichto;, XI V ( 19')1), pp. 97- Fink, Miinchen 1980 («Dit> Geistesgecshichte und ihre Methodcn», IX), pp. 47-49,
105.
85 s.
Prwl H1Clzrurl /llum F. J. Clemens e la lettura ultramontanistiw di Bruno 93
92

ra riconoscibile come tale (p. I .56). In questo modo, a Nicolò Cusano, Nondimeno, Clemens riconosce alla sua vittima un «fervore reli-
profeta dell'epoca moderna, si contrappone l'eretico Giordano Bru- gioso» che lo avrebbe fatto diventare martire della propria professio-
no, le cui conquiste filosofiche non sono un progresso, anzi, il loro ne di fede (p. 207). Questo non è tuttavia un elogio illimitato, quanto
«movimento è regressivo» (p. 167). piuttosto un sintomo del problema Bruno, che si «illudeva di essere
Con tali argomenti Clemens adempie al compito autoimpostosi di diventato egli stesso una divinità» (p. 210) e che quindi era caduto
confrontare sistematicamente Bruno e Cusano - e non gli si può ne- vittima della propria superbia. Ancora una volta gli si contrappone
gare una certa lucidità nell'esecuzione di tale impegno. Ma egli va Cusano «come un gigante tra la fine del Medioevo e l'inizio dell'età
ancora oltre, ricercando anche le cause che possono aver portato alle moderna», uno degli ultimi pensatori che «sapevano non solo conci-
differenze da lui esposte. Tuttavia, qui la sua indagine scientifica di- liare la ragione con l'autorità e l'esperienza, ma riconoscere in quest'ul-
venta un sottile esempio di diffamazione erudita, perché egli non può tima un elemento essenziale della prima» (p. 2'.')l s.). Qui Clemens
far a meno di motivare la divergenze teoriche con differenze di carat- coglie l'occasione per respingere la moderna immagine distorta di un
tere morale'J 2 . Se Clemens, da un lato, si esprimeva con Gioberti in Medioevo oscuro, «di un deserto tremendo, coperto da nebbie eterne,
favore cli una connessione tra 'sistema cristiano' e principi etici, dal- che soffoca ogni impulso vitale .. ., e in cui lo spirito non potrebbe
l'altro egli combatteva, come si<~ visto, una filosofia anche contro la mettere piede senza pericolo» - ancora una volta la polemica è rivolta
sua coerenza sisternatica interna, qualora fosse da considerare 'infon- contro Hegel.
data' nei suoi presupposti, cioè anche moralmente da rigettare. Che Nel suo lavoro su Cusano e Bruno vediamo Clemens impegnato
Bruno, sotto questo aspetto, gli fornisse argomenti in abbondanza<~ nella formulazione del proprio tema filosofico, che lo occupava sin dal
certo. L'«abbandono» bruniano della filosofia cusaniana, tuttavia, completamento dei suoi studi e che darà l'impronta alla sua immagi-
non sarebbe da in tendere se non come un'apostasia di principio nei ne pubblica sino alla fine: il contributo del singolo alla filosofia, un'i-
confronti del cristianesimo, che a sua voi ta richiede una spiegazione stanza impersonale che si realizza nell'umanità secondo il modello
(p. 168). Pr-emunendosi dall'accusa di volersi erigere a giudice di del Vangelo, naturalmente non teleologicamente - come nella hege-
questioni morali (p- 169), Clemens ricorre pertanto a una spiegazione Iiana filosofia della storia della filosofia - e non come terrena, ma
psicologica, per cni il giovane frate diventa il viandante e l'eresiarca orientata verso una verità oggettiva, che è altrettanto capace di celar-
d'Europa. accanito avversario della morale cristiana e della discipli- si quanto la rivelazione e che è rappresentabile come progresso solo
na ecclesiastica, cui la fantasia sovrasta il sano sentire (cfr. ad esem- qualora i suoi autori, orientati appunto verso questa verità soprasog-
pio pp. 171e201); dunque il «cavalier errante di una sapienza fanta- gettiva, ovunque nella storia sceverano il grano dalla pula; poiché «il
stica della natura ... , che aveva peccaminosamente spezzato una lan- compimento della storia non è compito di singoli uomini e tempi, ma
cia contro quanto di più sacro il mondo aveva conosciuto, c che si era di tutto il genere umano» (p. 253), con cui si dimostra implicitamente
opposto in modo ostile non solo ai pregiudizi ma, spingendosi ben la vicinanza di eclettismo e philosophia perennis.
oltre, anche alla ve1-ità a quei tempi consolidata» (p. 222 s.). La cosa
migliore nella testirnonianza del giovane filologo e che depone a favo-
re nella sua invettiva contro il Nolano sono le traduzioni, lunghe pa- IV
gine intere che lìno ad allora non erano disponibili in tedesco e che
tra l'altnJ documett tano la sua approfondita conoscenza dell'italiano. Fu la minaccia per l'autorità - non per ultimo riguardo al papa - che
determinò l'intervento di Clemens nella controversia guntheriana
che, come si è già detto, era anche una lotta per il potere alla facoltà
92. Un anonimo 'schizzo storico' dal titolo (;10rdano Bruno, <dlisrorisch-pulitischc di lettere e filosofia dell'Università di Bonn contro il guntheriano
Bhittcr liir das kathol1schc Deutschland», Xli ( 1813), pp. 505-532, che - per stile e Knoodt. Anton Gunther ( 1783-1863) fu senza dubbio uno dci teologi
tecnica argomcntativ;i~ non è da attribuire a Clemcns, cercava di tacci.tn: Bninn di
cattolici più originali del XIX secolo. Egli cercò di tenere il passo con
panteismo: «Tutte le formule del panteismo più recente vi si trovano [ 11.11. nel /)e la
causa))); l'articolo tuttavia non va oltre alcune citazioni e una polemica generica con- la filosofia - dominata dal protestantesimo - dopo Kant e Hegel,
tro la ricezione prott:sfd.tlte di Bruno. integrando nello sviluppo della filosofia della coscienza la dottrina
'l4 Paul Richard 8/um 95
F. j. Clemens e la lettura ultramontanistica di Bruno

cattolica della rivdazione, della creazione e del soprannaturale. Nello di sincero sdegno e un coraggioso insorgere per il timore rispetto a ciò
stesso tempo, egli sviluppò un linguaggio altamente letterario - anche che è più sacro, vale a dire il Dio autoritativo e la sua Chiesa, accom-
indipendente dall~a scuola idealistica corrente - pieno di spirito e me- pagnato dalla ripugnanza verso ogni cosa frivola, spensierata o trop-
tafore, trattando argomenti filosofici seri e polemici in diversi generi po umana. Se si leggono oggi le interpretazioni, a volte pedanti, di
letterari; sotto qul".sto aspetto fu quasi un Bruno moderno, che cli singole affermazioni dell'avversario, tutti i sospetti umani ricadono
conseguenza irritava non poco un personaggio serioso come Clemens. sul probo professore, come se questi fosse sempre di nuovo colto dallo
Non è questa la sede per esporre la sua dottrina, ma essa si riflette spavento della propria originalità. Sicuramente egli sarebbe stato
alquanto chiaramente in alcune reazioni del docente privato di Bonn. una gradita vittima delle invettive bruniane contro i pedanti.
E,gli così collega nella sua prima critica - che porta la data di merco- II secondo scritto su Giinther, in cui Clemens liquida una difesa di
95
ledì delle ceneri l 853 - la svolta cartesiana verso la coscienza di sé questi da parte di Johann Baptist Baltzer, è ormai solo polemico .
con il principio d'autorità della Chiesa romana: Pedanti e poco filosofiche furono poi anche le repliche in tre volumetti
da parte di Knood t96 . N elio stesso tempo, la controversia su Gi.inther
... il punto di parteD1za della filosofia giintheriana, la quale, come quella
cartesiana, pone cor-ne prima e per ora unica certezza ddl'uorno l'essere entrò nella sua fase uflìciale, recandosi Knoodt a Roma come difenso-
dello spirito pensante che si riconosce nella coscienza di sé comc causa rcale re, mentre Clemens fornì al Vaticano una perizia che alla fine risultò
dei suoi fenomeni, e fa procedere quest'ultimo, a partire da se stesso, al decisiva per la condanna 97 , di modo che il breve Eximiam tuam del 15
riconoscimento del 1nondo sensibile esterno e di Dio. giugno 1857, con cui veniva condannata la teologia guntheriana, pre-
sumibilmente non solo reca l'impronta del nostro autore, ma in certo
Poiché - citando egli Giinther - lo spirito, «come è principio, cosi e
qual modo fu anche risolutivo per la polemica tra i due concorrenti di
anche criterio della conoscenza ... , perché esso solo in quel modo in
Bonn. Significativamente, nella condanna non manca neanche il ri-
cui conosce sé può conoscere anche tutto il resto». Clemens scopre in
chiamo alla «sanam loquendi formam», alla quale contravverrebbero
questo una pretesa autosuflìcicnza dcl pensiero umano, che contrasta
gli scritti di Gunther~ 8 . Nella dogmatica verrebbero infrante, tramite
con la sua concezione di fede e rivelazione e che
il razionalismo, le dottrine dell'unità della sostanza, dell'incarnazio-
non è qualcosa di indifferente per la Chiesa, eretta sulla frde nell'autorità,
poiché egli dicfìiara lo spirito umano come più o meno indipendente a priori
da ogni autorità, prima che abbia esaminato se stesso, riconosccndogli
un'autonomia che esso non possiede 93 95. F. J. Clemens, Die Abweichung der Gunther'schen Speculation von der katholischen Kir-
chenlehre, bewiesen durch den Herm Domcapitular und Professor Dr. Baltzer in seiner Schrift:
Il panteismo, il rapporto tra filosofia e teologia, le dottrine della trini- Neue theologische Briefe an Dr. Anton Gunther, Ein Bericht far seine Ankliìger. Erste Serie.
Breslau 1853. Eine Replik /., Bachem, Kiiln 1853 (datato Pentecoste 1853).
tà e della creazione, sono questi alcuni dei temi trattati da Clemens in
96. P. Knoodt, Giinther und Clemen.<. Offene Brieje, Braumiiller, Wien 1853-1854, 3
dieci lettere, rimanendo sempre, quanto più possibile, vicino al testo voli. (l'esemplare conservato presso la Philosophische Hochschule S.J di St. Georgen
dcli' avversario. Il <<timore razionalistico di un riconoscimento del so- a Francoforte era di Georg Hagemann, allievo di Clemens a Miinster).
prarazionale non solo nelle verità rivelate da Dio, ma nelle azioni 97. Cfr.j. Pritz, op. cit., p. 49, e E. Winter, op. cit., p. 214. Una sorta di controperi-
divine in generale, per esempio della creazione» (p. BB) viene bollato zia fu pubblicata da K. Werner, Ein Votum iiber A. Giinther's theologische Speculation mit
Rucksicht o-,,' deren Beurtheilung durch Dr. Clemens. Von einem Theologen aus Oesterreich,
come debolezza umana dcl teologo viennese. La decima lettera infine Manz, Regensburg 1853. Malgrado questo antagonismo, \Verner e Clcmens erano
si lamenta dello stile satirico non appropriato nell'esposizione cli alleati naturali, dal momento che Werner (1821-1888), professore a St. Péilten, era
Giinther 94 . Come in tutte le critiche di Clemens, si nota qui un fondo un profondo studioso della filosofia medievale e della sua tradizione fino all'epoca
moderna. Di ciò si accorse anche Ckmens, recensendo i primi due voli. di K. Wer-
ner, Der heìlige Tlwmas uon Aquino, Manz, Regensburg 1858-1859, 3 voli., in [F. J.
Clemens,J Die neueste Literatur uber den heil. Thomas von Aquino, «Der Katholik»,
93. F J. Clemcns, I!ze spernlative Theologie A. Gunther's unrl die katlwllSlhe Kinhenlehre, XXXIX (1859), l, pp. 672-683; XXXIX (1859), 2, pp. 803-823, 1024-1041, 1284-
Bachcm, Koln 1353, p. 45. 1299 (su Werner); XL (1860), l, pp. 129-156; egli constata soddisfatto (p. 1284),
94-. Cfr. B. Osswald, Anton Cunther. Theolorz1sches Denken un Kontext ewer Philo.10/1hie der «che lo scritto del Sig. Werner. .. ha interamente spazzato via i nostri pregiudizi e
Subjektivitd.t, Schiiningh, Padcrborn ·-' 990 ( «Ahliandlungen wr Philosophic, Psycho- timori».
logic, Soziologie der Reltgion une! Okumcnik», n.s., XLlll), p. 30 s. 98. Enchiridion ,~ymbolorum cit., nn. 2828-2831: 2831.
% Prml R1dwrd /Jlum F. J. Clemens e la lettura ultramontanistica di Bruno 97

rw, di arnrna e corpo nell'uomo e della lilwrt,ì. In particolare, pero, ragione, mentre la teologia sarebbe costretta a condurre un'esistenza
VC'rrebbt' riconosciuta alLi ragione umana e ;dLt fìlnsofia una funzione nell'ombra per i soli fedeli, esistenza che forse recherebbe con sé an-
di guida (rnagisterii ius), sebbene, in quC'stioni che riguardano la reli- cora «molta oscurità» (Standpunkt, p. 22 s.). Ma, allora, sarebbe asso-
gione, la filosofia d·ebba «non dominari, sed ancillari»(§ 2829). Que- lutamente foori discussione un primato della filosofia; poiché, in tal
sto divenne comunque un tema centrale delle ulteriori ricerche filoso- caso, essa rappresenterebbe una forma più evoluta della teologia e
fiche del giovanr docentr. quest'ultima non sarebbe che l'espressione di una fede ingenua. Il
Clemens pubblicò nel 1856 un trattato latino, frutto dci suoi studi concetto hegeliano di un autorischiaramento dell'umano senso comu-
sul Medioevo, intorno al principio «philosophiarn esse thcologiae an- ne mediante la filosofia significherebbe, trasposto sul piano della teo-
cillarn», in cui espone storicamente e sistematicamente il principio logia, che è la filosofia ad offrire la verità infallibile, purificata da tutti
della subordinazione della filosofia alla teologia 99 . Con precisione fì- i sensi e le intuizioni figurate, nei cui confronti la teologia costituireb-
lologica. egli interpreta la storia del rnnccttn 100 da !\ri<;tntelc a~li sco- be soltanto uno stadio precedente non evoluto 103 . Hegel allora sareb-
lastici fìno alle rivendicazioni e critiche contcrnpor;i11ce 1111 . 11 signi- be d'accordo con Raimondo Lullo, che era convinto di poter converti-
ficato del suo slllc!io risicclc induhhiamcntc nella rcstaurazionf del re i musulmani alla verità del cristianesimo con argomenti razionali.
pensiero scolastico come una forma di phifnsof1hia f!erennis, in cui «I'hi- Tutto ciò condurrebbe a una teologia e a una fede per gli stolti, ac-
losophia fidei necessitatem dernonstrat, revclationis divinac factum canto a una filosofia per scienziati e uomini illuminati 104 . Ma lo stes-
explorat cl confirrnat» (p. 8; cfr. p. 74). In un articolo per la rivista so Lullo avrebbe dovuto concedere che la lilosofia deve essere «vera
cattolico-conservatrice «Der Katholik», che inaugurò programmati- et legalis ancilla Theologiae» ( Cornrnentatio, p. 25). Per quanto neces-
camente una nuova serie, Clemens ribadì i suoi argomenti senza le sario e razionale si voglia considerare il servizio della filosofia alla
citazioni erudite da numerosi autori difficilmente accessibili, rivol- teologia, esiste sempre un 'oltre', di modo che la teologia con la sua
gendosi alla Germania cattolica 102 . Non sorprenderà il fatto che egli «necessitudo» non può mai essere sorretta a sufficienza da essa (Com-
sostenga una posizione in favore dell'esistenza di verità rivelate, così rnentatio, p. 23). Viceyersa, però, succede - secondo Clemens - che
come non può stupire che egli prenda le mosse da una priorità ontolo- perfino coloro che negano il primato della teologia, quali ad esempio
gica della verità teologica secondo «rerum exccllentia», «origo et cli- Francis Bacon, si servono implicitamente di argomenti teologici
gnitas» nonché «fìnis» (Comrnentatio, p. 22). ll suo intento filosofico ( Cornrnentatio, pp. 60-62).
consiste nei seguen ci ragionamenti: la teologia non può occupare 'so- Principio fondamentale dell'argomentazione clemensiana è il pre-
lo' lo stesso rango cl ella filosofia, poiché ciò equivarrebbe in pratica a supposto del «duplice ordine» delle cose, manifesto in coppie quali
decidere a priori di una sua subordinazione alla razionalità della filo- rivelazione e fede e coppie opposte affini, che tuttavia non esprimono
sofia. In tal caso, anche coloro che si fidano unicamente della ragiom'. una separazione ma una compenetrazione e dipendenza (Standpunkt,
potrebbero avere accesso alle verità rivelate ( (,'mmnentatio, p. '.-1'.2). Alla p. 9). È tipica di questa argomentazione la maniera in cui egli rispon-
fine, addirirtura i non credenti potrebbero essere convinti mediante la de alla questione, se i Padri della Chiesa si dovrebbero prendere sul
serio solo in quanto teologi e non però in quanto filosofi, poiché da un
lato sarebbero stati sorretti dall'autorità divina, mentre dall'altro sa-
gq_ F. J. Clt·1ncns Dr. ,fflw!asticorum sententw j;hl/010/dumn uue theol.ogùu: uncillam (.om-
1
rebbero : imasti ancorati all'errore non cristiano: ovviamente i dogmi
mmtatio, Aschendorfl; Monasterii Gucstplialornrn lBStì (si cit" da quesu edizione). sarebbero stati formulati da uomini nel linguaggio umano e con di-
Una nuova edizione in A Piolanti, Un pwniere della filo.rn)Ìil cri1tirma ne/III metrì dell'Otto- mostrazioni filosofiche (Standpunkt, p. 142 ss.), in quanto la duplicità
tento: Frnn.:: .fa,·ob Cleme11s (f 1862), con la riedu:.1nne della Commen/11tw "l'hi!owplno theolo-
anulùw, L1brnid Erl itricc V<-tticana, Città elci Vaticano l'JH8 («Studi ·romistici», degli ambiti del naturale e del soprannaturale si manifesta anche nel-
'pp. 75-158.
100. Clcmens non f. cit<ito in vV. Kluxeu, Ancilla theo!o.~wc, in Histon11.-/11:1 ~Vii1tn/11u.h
der Philowphie, cit, !, Jl.}7J, coli. 29·1-295.
101. A Pi(,Ianti offre 11n'analisi approfondita dello scritto. 103. Cfr. F. J. Clemens, Commentatio cit., p. 33, con riferimento alla Enzyklopiidie der
philosophischen Wissenschafien del 1827, Vnrrede e § S73, noncht' a Victor Cousin.
IO'.!. [F .J. Clemevs,; lJwer Standpunkt in rin Phi!osof,fiu, «Der KatholiL;, XXXIX
(IHS9), I, pp 9-'.Zl, 129- 114 104. Ivi, p. 33 s.; dr. A. Piolanti, op. cii., p. 41.
9il /'md Rid/(/rd lllum 99
F. j. Clemens e la lettura ultramontanistica di Bruno

la duplicità della rivelazione nella creazione e nella storia, cioè nel è stata demolita da Descartes e Bacon nella maniera in cui la religio-
mondo, da un lato, e nella storia della salvezza, dall'altro. Pertanto, 105
ne è stata demolita dalla Riforma (Standpunkt, p. 150 s.) . Fin qui il
ragione e fede non hanno «solamente un'unica fonte, ma anche un'u- programma della rivista, in cui Clemens e gli editori si identificava-
nica meta ... La teologia come scienza ha come suo presupposto la no, sapendosi in comune accordo con Matteo Liberatore SJ e con la
filosofia» (Standpunkt, p. 14). La filosofia scolastica viene perciò da lui «Civiltà cattolica», la principale rivista gesuitica neoscolastica. Il
definita come «Phi.losophiae Patrum continuatio aut potius rationi trattato di Clernens ebbe infatti un'ampia ricezione sia a Roma sia
consen tanca disposi tio, explicatio et perfectio» ( Commentatio, p. 76). negli ambienti neoscolastici napoletani e nell'enciclica Aeterni Patris
L'armonia tra ragi-one e rivelazione quale compito permanente, che del 1879, in cui il tomismo venne elevato a magistero ecclesiastico .
106

nella sistematicità, nel suo dispiegamento, nella chiarificazione e con Con questo scritto il poco fortunato docente privato di Bonn si
ciò anche nel miglioramento mantiene un equilibrio problematico: 107
qualificò per una cattedra a Miinster . L'Accademia teologica e fi-
questa è la concezione clernensiana di una storia della filosofia.
losofica di quella città godeva di una buona reputazione tra le univer-
Fin qui il restauratore dichiarato della scolastica riesce a sviluppa- sità prussiane, benché non fosse un'università a pieno titolo; così,
re'. la dialettica di filosofia e teologia, in cui non gli si può negare Clemens si sarà rallegrato per l'incarico ricevuto nel 1855, pur inse-
un'acuta consapevolezza della problematica. Punto cruciale è natu- gnandovi un altro seguace di Giinther, cioè Christoph Bernhard
ralmente l'assioma dell'esistenza e della validità soprasoggcttiva di Schli.iter (1801-1884). Questi, che aveva perso la vista in giovane età,
una rivelazione che, per quanto se ne parli, non si può cogliere. L'ar-
insegnava dal 1827 e più tardi divenne professore straordinario a
gomento più stringente contro i suoi avversari, cioè coloro che negano Miinster; amico della poetessa Annette von Droste-Hi.ilshoff e fonda-
del tutto la necessità di contemplare la teologia nella scienza, è quindi
tore di una rivista su natura e rivelazione, sembra comunque che
la sua descrizione dello stato attuale della filosofia contemporanea: Schliiter fosse un collega amabile e pacificol08 . Clemens insegnò a
Nam hodie philosophia ipsorurn philosophorum culpa, quorum alter alte- Miinster sin dal semestre invernale 1855-56, iniziando con lezioni di
rius doctrinas in d11biurn vocat et reiicit, se ipsum quisque verorurn princi- arte cristiana, di metàfisica, cli filosofia morale e filosofia del diritto -
piorurn inventorcm et philosophiae quasi parcntcm iactat, scctatoribus suis
in seguito anche di pedagogia e di psicologia 109 . Egli tenne poi lezioni
inaudita promittit et durn ab ipsis veluti deus colitur, ab aliis omni doctrinae
laude spoliatur el con lemptui traditur, hodie, inquam, philosophia ei usquc
delapsa est, ut in ipsa vix aliquid certurn, stabile, omnibus prubatum invc-
!05. Per documentare il carattere 'eclettico' della scolastica - senza usare questo
niatur ... (Commentatw, p. 73).
termine - Clemens cita Tommaso Campanella (Commentatio cit., pp. 75-76). Cfr.
anche P. R. Blum, Giordano Bruno, Matthias Aquarius und die eklekti.1che Scholastik, «Ar-
La stabilità dei principi che la (nco-)scolastica ha da offrire risalta chiv ft.ir Geschichtc der Philosophie», LXXII (1990), pp. 275-300.
brillantemente sullo sfondo di un'interna contraddizione, della riven- !06. Cfr. A. Piolanti, op. cii., pp. 62-74.
dicazione di principi rinvenuti e delle schermaglie lilosotìchc. In tal 107. C:fr. [P. L. Haffner,] Zur Erinnerung cit., p. 271 s.; F. Winiewski, op. cit., p. 15 s.;
modo, Clernens - come già riguardo a Bruno -- si sposta tuttavia su E. Rassmann, Nachrichten von dem Leben und den Schriften Miinsterldndischer Schriftsteller
des achtzehnten und neunzehntenjahrhunderts, Coppenrath, MU.nster 1866, pp. 63-65; «Li-
un piano di categorie morali. Essendo dell'opinione di poter, come terarischer Handweiser zunachst ft.ir das katholischc Deu tschland», I ( 1882), p. 88
filosofo, giungere a risultati che «tanti secoli precedenti non sono riu- ss. (necrolo<. io).
sciti a produne», t:gli vuole smascherare «il ridicolo e l'arrogante» e 108. Cfr. Allgemeine Deut;che Biographie, XXXI, I il90, pp. 607-611, e ,J. Ncttesheim,
persino quell'«affinità con lo spirito della superbia, che ha dato origi- Anton Giinther (1783-1863) und der Schliiter-Kreis in Munster, «Archiv fiir Geschichte der
Philosophie», XLIV (1962), pp. 282-312; a p. 309, in una lettera di Schli.iter a
ne alle sette, speci<tlmentc quelle gnostiche» (Sta11dpu11kt, p. 145). La Knoodt, si legge: «Piacere e amore di far filosofia, ispirata allo spirito della Chiesa,
citata «philosopltia perennis», presente nell'alfrrmazionc t'.dettica di cedono il passo al riferimento ad autorità contingenti di una scienza temporanea-
un consenso di pri nei pio tra scienza razionale mondana, finanche mente autorevole». Anche Schli.iter aveva partecipato al concorso a cattt>dra, ma
venne respinto a causa della sua malattia agli occhi. Altri concorrenti fì1rono il Dr.
pagana, e dottrina e ristiana attraverso la storia (Standpunkt, p. l 4fì s.), Volkmuth di Posen e Friedrich Michclis, allora professore a l'adnborn (Universi-
ha ora il compito di curarsi di «ristabilimento, appropriazione, svi- tatsarchiv Mi.inster, Phil. Fak., Bel. Il, la, II 12-18); Volkmuth e Michelis erano
luppo e arricchirncnto di tutte le conquiste delle scienze più recenti», anch'essi avversari di Gi.inther - nel 1870 Michelis si schierù con il cattolicesimo
preconciliare (Altkatholik).
della «filosofia da tnnpo presente nella Chiesa cattolica», filosofia che
I 09. La sua psicologia filosofica è presentata in un articolo apparso anonimo:
100 Paul Richard Blum F. J. Clemens e la lettura ultramontanistù:a di Bruno 101

sulla filosofia di I=>ante, Shakespeare, Calderon e Goethe e anche su sta è una pesante accusa di eresia che avrebbe avuto conseguenze
Tommaso d'Aquino e Agostino 110 . Solo il 2 agosto 1856, Clemens spiacevoli. Per l~ sec~nda. v.olta Clemens .- ~i.feso dai. suoi mecenati
tenne la sua ufficiale lezione inaugurale, sul tema De Thomae Campa- ecclesiastici e dai sum am1c1 ultramontamst1c1 - sceglie come bersa-
nellae doctrina de r-egno Dei, di cui purtroppo ci resta solo l'invito glio uno dei maggiori teologi del suo tempo .. Nor~ è escluso che da
stampato 111 . parte sua giocasse un certo ruolo anche Il nsent1mento personale,
Con il suo scritto programmatico sulla scolastica, dalle tendenze dato che - per così dire, estrinsecamente - Clemens cita, dopo la
manifestamente ultramontanistiche, vista la calorosa accoglienza al critica scientifica di Kuhn, un'osservazione di questi riguardo agli
di là delle Alpi, nel proprio paese Clemens si era di nuovo cacciato «epigoni scolastici», che vorrebbero far rinascere un antiquato forma-
nei pasticci. Molto probabilmente si trattava solo di un'inezia: nella lismo e una scolastica ingenua (p. 38), interpretando la polemica co-
prima nota a piè di pagina della Commentatio, egli aveva annotato che me rivolta contro di lui e la rivista «Der Katholik». Se da un lato, ci si
il teologo tubinghese Kuhn nella sua dogmatica cattolica del 1846 sarebbe aspettati di trovare gli avversari di Clcmens nel campo non-
avrebbe erroneamente attribuito la formula della filosofia come an- cattolico, tra gli epigoni dell'idealismo e del criticismo - tanto più
cella della teologia a Giovanni Damasceno. Johannes von Kuhn deplorevole è poi il fatto che probabilmente vanità di carattere perso-
( 1806-1887), allievo di Adam Mohler, cattolico dogmatico di Tiibin- nale avranno portato a una scissione nella teologia tedesca - d'altra
gen, replicò nella seconda edizione della sua opera, trovando una parte, va rilevato che Clemens riconduce abilmente e acutamente
pronta risposta d.a parte di Clemens nella rivista «Der Katholik» 112 . tutta una serie di argomenti della teologia kuhniana, variamente in-
Nella maggior pane dei punti in questione, sempre citati e chiariti in terpretabili, al punto cruciale che concerne le verità di fede. Se, così
maniera pedante, il bersaglio della replica cerca di ricondurre il dis- facendo, egli generosamente rinuncia a rivendicare l'originalità delle
senso a meri equivoci, come se volesse evitare qualsiasi polemica. Poi proprie riflessioni - Kuhn infatti le ritiene «non originali, né peculiari
però Clemens sottolinea un punto controverso, che a suo parere sa- della scienza tedesca» (p. 17) -, si dichiara, nell'epoca delle nazioni,
rebbe «fondamentalmente errato e ... inconciliabile ... con le più sem- fautore dell'internazìonalità e universalità della teologia e, ancora
plici verità di fede)), vale a dire che «secondo la concezione di Kuhn una volta, della propria storia della filosofia che può riconoscere al-
la filosofia [è] una scienza, che di per sé non ha proprio niente in l'individuo un pensiero creativo tutt'al più accidentalmente. Nelle
comune con la teo]ogia, ... e che è perfino inammissibile per un cristia- sue estreme conseguenze, ciò conduce a scoprire eretici anche tra i
no, quando fa filosofia, tener conto del fatto se i principi, che egli colleghi. La redazione di «Der Katholik» si vide costretta a pubblica-
osserva, siano o in eno conciliabili con la fede cristiana» (p. 20). Que- re una dichiarazione 113 , in cui prendeva le distanze dall'«attacco
astioso all'ortodossia» di Kuhn, richiamando le parti a una tregua e
ad una pacificazione. Clemens esaminò di nuovo le differenze di
Berichti_gun/!, einiger psychologischen Irrthiimer neuerer Philosophen, «l)er Katholik», 114
XXXIX (1859), I, pp. 257-276, 641-656; XXXIX (1859), 2, pp. 897-919; XL orientamento • L'opzione tubinghese in favore di una «scienza ra-
(1860), I, pp. 476-496, 678-689; XL (1860), '2, pp. 640-657; XLI (1861), l, pp. zionale indipendente da ogni autorità e guida della fede» (p. 39) se-
394-418.
condo lui farebbe degradare la patristica a mero «elemento della co-
! IO. Cfr. F. Wi11iewski, lndex lectionum cit., per gli anni in questione fino al semestre
estivo 1862.
noscenza scientifica e della dimostrazione dell'idea teistica dell'asso-
111. Si racco1Ha che Clemens sarebbe stato seguito a Miinster da 70 studenti di luto». Di conseguenza, per la teologia kuhniana, l'opzione neoscola-
Bonn, dove avrebbe avuto 600 uditori (cfr. ad esempio A. Piolanti, op. cit., p. 16; F. stica in favore di una filosofia che conservi il vero e lo custodisca come
Winiewski, op. cit., p. 18, parla solo di «magno numero»). A Miinster erano iscritti un tesoro della storia della salvezza è «appunto la vera causa di ogni
nel semestre estivo 1855 solo 343 studenti; nel semestre invernale 1855-56 vi furono
in tutto 422 iscritti (V~rz.eichnis der Behiirden, Lehrer, Beamten, lnstitute und sdmtliche Studie- male nell'evoluzione della filosofia moderna)> (p. 47).
renden aufder Konigl. theologischen und philosophischen Akademie z.u MiJ.nster im Sommerseme-
ster 1855; Verz.eichnis.. Winter-Semester 1855-56). Sembra comunque che Clemcns sia
stato un docente amato e un oratore richiesto.
112. F. J. Clemens, Ueber das VerhaltnijJ der Philosophie ;:ur Theologie. Ein Wort der 113. «Der Katholik», XL (1860), I, p. 439 ss.
Rechtfert(P,ung gegen die .Kritik des Herrn Dr. J. Kuhn, «Dcr Katholik», XXXIX (1859), 114. F. J. Clemens, /Jie Wahrheit in dem van Herrn Professor Dr. J. uon Kuhn in Tiibingen
2, pp. 1408-1446 (si cita dalla stampa separata: Kirchhcim, Mainz 1860). angeregten Streite uber Philosophie und Theologie, Theissing, Miinster 1860.
F. J. Clemens e la lettura ultramontanistica di Bruno 103
102 Paul Richard Blum
teologiche, faceva emergere in modo naturale una filosofia estrema-
Il professore di Mi.inster non poté continuare più a lungo la contro- mente consapevole e un'analisi acuta di una filosofia storica. t ciò che
rende notevole l'opera di Clemens anche a distanza di centocinquan-
versia, in quanto di lì a poc:o si ammalò alla trachea 115 . Per curarsi,
t'anni. Giordano Bruno e Nicolò Cusano sono per Clemens due esem-
egli si recò in Francia e poi a Roma, lasciando sua moglie e sei figli a
pi emblematici: i risultati delle riflessioni cusaniane gli fanno appari-
Miinster. A Roma era in stretti rapporti con il neoscolastico Joseph
re le possibilità intellettuali del pensiero scolastico (con le componen-
Kleutgen e con altri gesuiti 1 16 . Quando stava per morire nel febbraio
1862, Kleutgen gli comunic6 la benedizione apostolica del papa, che ti sopra menzionate). Il Nolano invece rappresenta, secondo lui, i
era stato evidentemente informato di quanto fervidamente il mori- pericoli del pensiero che si basa su se stesso, dell'insubordinazione
bondo «ha lottato per il vero magistero» 117 . della filosofia, con le implicazioni del panteismo e del relativismo.
Tre domande dovevano -essere come il filo conduttore di questo Anche paragonata a interpretazioni idealistiche coeve, la concezione
studio: chi era Clemens? In che modo egli interpretò Bruno? Qual è il clemensiana della filosofia bruniana è un esempio emblematico, in
risultato filosofico della lettura clemensiana di Bruno? Clemens era quanto ciò che lì viene elogiato - ad esempio in Carriere l'originalità,
un tipico esponente del cattolicesimo renano del secolo scorso, che l'entusiamo - o mitigato - ad esempio in Schelling le conseguenze
subiva, da un lato, la pressione prussiano-protestante e, dall'altro, la teologiche della dottrina dell'identità - da Clemens viene condanna-
concorrenza di indirizzi più flessibili e creativi presenti nel dibattito to. Mutano le premesse, ma le analisi si conformano vicendevolmen-
teologico della Germania meridionale. La 'reazione' scientifica fu te. Dal punto di vista sistematico, questo confronto documenta la
un'accentuazione del radicamento storico del cristianesimo unita- trasferibilità di teorie filosofiche attraverso epoche diverse, certo non
mente alla ricerca di alleati al di là delle Alpi. Dai momenti teorici di come scolastica philosophia perennis, ma come identità di argomenti
storia, verità e autorità, Clemens fonde una neoscolastica, che poteva filosofici ed elementi teorici, distillabili da contesti argomentativi
sì registrare a proprio vantaggio dei filosofemi dai sommi valori, ma contingenti, in maniera più o meno plausibile. Clemens stesso rap-
che, per questo motivo, poteva comunicare solo all'interno, non più presenta una tavola ammonitrice, con il suo reiterato ricorso a ragio-
all'esterno del raggio di tale concezione. Questa rete teorica, la cosid- namenti di carattere morale. Se Clemens, in fin dei conti, può moti-
detta neoscolastica, tendeva pertanto a emarginare o addirittura de- vare l'abbandono dell'impostazione cusaniana da parte di Bruno solo
monizzare quegli alleati che miravano al relativismo, al dialogo o alla con argomenti morali, egli rasenta l'ineffabilità della cosiddetta 'testa
sospensione del problema della verità. La qualità dei filosofemi, vale filosofica'. Egli però apre anche una breccia nella sua argomentazio-
a dire il concetto platonizzante di verità, la storia e l'antropologia ne conchiusa, dal momento che, attraverso l'inaccessibilità del con-
senso ad alternative morali, anche l'utilizzazione degli elernenti di
una teoria diventa facoltativa. La lettura ultramontanistica di Bruno
115. Suo successore nel 1863 fu Albert Stock! (1823-1895), che insegnava ad Eich- da parte di Clemens appare perciò a tratti antiquata, malgrado le sue
statt, il quale tuttavia già nel 187 l dovette lasciare l'incarico a causa delle sue posi- analisi brillanti.
zioni nei confronti del dogma del!' infallibilità (cfr. Die Uniuersitiit Miinster 1780-1980,
hrsg. v. H. Dollinger, Aschendorff, Mùnster 1980, p. 309). Georg Hagemann (1832-
1903), un allievo di Clemens che si addottorò nel 1861 con una tesi sul tema dell'au-
tocoscienza, ottenne una ca tt('dra a M ùnstt'r solo nd 1881: nel 1898-99 pubblicò uno
studio sull'ontologismo di ~orico di Gand. (Cfr. "". Kosch, /Jai lcatholìsche Deul·
schland, I, Haas und Grabherr, Augsburg 1933, col. 1270).
116. Cfr. T. Schafer, Die erkenntnistheoretische Kontroverse Kleutgen-Giinther. Ein Beitrag
zur Entstehun.gsgeschichte der Neuscholastik, Schiìningh, Paderborn 1961.
117. Cfr. [P. L. Haffner,] Zur Erinnerung cit., pp. 27G-280. In quasi tutte le fonti
biografiche si legge ( cfr. Zur Erimiemng, p. 280 e F. Winiewski, op. cit., p. 22) che
Clemens sarebbe stato sepolto a Roma nella chiesa dcl Gesù, vicino alla tomba di S.
Ignazio di Loyola. Questo era infat:ti il suo desiderio (Zur Erinnerung cit., p. 277); la
salma fu tuttavia portata ncll;1 chiesa dei SS. Vincenzo e Anastasio (abbazia delle
Tre Fontane, non lontana da S. Paolo tùori le Mura), dove si tennero le esequie (p.
279). La sua tomba comunque non si trova nella chiesa del Gesù (cfr. A. Dionisi SJ,
Il Gesù di Roma, Residenza del Gesù, Roma 1982, pp. 85-87: «Le sepolture»).