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Le Emozioni

Le emozioni si attivano in vari settori della vita, a scuola, in famiglia, nella società. La cosa
importante è la gestione delle emozioni, il riconoscerle ed arrestare le emozioni negative.
Che cos’è un’emozione? Come dicono molti autori, provare emozione è naturale, tutti
provano emozioni, anche il bambino dentro la pancia della mamma. Come già detto la cosa
importante è la capacità di gestire le emozioni. Spiegare al bambino l’emozione provata e la
capacità di riconoscere la è un impegno arduo. Succede spesso che i genitori non
rimproverano i bambini per paura della loro reazione emotiva e negativa; pur consapevoli
che sia necessario insegnare ai bambini a rispettare le regole della convivenza sociale, non
fanno questo passo in avanti. Cosa accade ai genitori? Essi vivono un momento di conflitto
con i propri figli e si aggiungono poi i sensi di colpa. Si arriva alla consapevolezza che non si
è all’altezza del proprio ruolo e non si rendono conto che questi conflitti sono necessari per
lo sviluppo del bambino perché lo aiutano a prendere consapevolezza di sé stesso. Un altro
errore che compiono gli adulti è quello di essere convinti che bambini devono essere
sempre felici al punto tale che quando il bambino piange perché magari è spaventato la
prima cosa che gli viene detta è che non deve piangere e non deve avere paura, convinti
che se gli insegnano a dominare le emozioni negative riuscirà a non provarle più. Ciò è
sbagliato poiché al bambino gli viene insegnato a reprimere i propri impulsi. Il bambino ha
bisogno ed è un suo diritto provare emozioni e provare ad esprimerle. Viceversa:
accogliendo le emozioni del bambino qualsiasi esse siano lo aiuteremo ad accettarle e ad
esprimerle. Quindi lo sforzo che gli adulti devono fare è quello di aiutare il bambino a capire
e ad elaborare le emozioni. Ma se gli adulti, familiari, genitori, educatori non sono in grado
di ascoltare le emozioni dei bambini questi impareranno ad annullarle, ad annientarle e
impareranno ad isolarsi non chiedendo aiuto. Il bambino svilupperà il controllo personale
emotivo solo se potrà contare di chi si prende cura di lui. Contenendo in modo affettuoso le
loro emozioni, qualche studioso dice si possono ottenere risultati corretti soprattutto se si
insegna loro ad identificarle a controllarle. il bambino deve imparare che le proprie
emozioni si possono esprimere con: AUTOCONTROLLO (Goleman insiste molto sull’
autocontrollo emotivo in maniera civile, dignitosa). Perciò occorre confortare il bambino
senza deriderlo, bisogna regalargli un sorriso un abbraccio dimostrare una sorta di
apprezzamento per quello che ha fatto, che prova. Per Goleman l’intelligenza emotiva è la
capacità di saper motivare sé stessi, la capacità di fronte ad una situazione frustrante per la
persona di riuscire a gestirla, ad affrontarla. Goleman dice che ognuno di noi ha un suo
modo di affrontare i sentimenti. Lo studioso Freud diceva una cosa importante: i bambini
non vengono aiutati a capire e ad elaborare queste emozioni, quando non c’è da parte
dell’adulto un atteggiamento positivo nel fare ciò. Più i sentimenti vengo repressi, più
questi divengono intensi; quindi questi bambini hanno difficoltà nell’affrontare da soli le
emozioni perché non trovano nessun adulto capace di provare empatia. Un altro aspetto
importante è l’AUTOCONTENIMENTO. Questo è un altro modo in cui bambino mette in atto
per affrontare le proprie emozioni cioè impara a vivere da solo; il bambino si chiude. Poi ci
sono anche le emozioni represse; i bambini annullano le emozioni e di conseguenza
annullano loro stessi; e queste emozioni represse rendono il bambino prigioniero dei suoi
modi di pensare; gli creano nella loro testa dei comportamenti schematizzati. La colpa non
va data sempre al genitore perché capita spesso che il genitore stesso non è in grado di
provare emozione, è emotivamente chiuso e di conseguenza è difficile essere empatico con
il bambino e capire le emozioni e a condurlo nell’interpretare e gestirle. Come si può
aiutare un bambino ad esprimere le proprie emozioni soprattutto se si tratta di un bambino
con un trascorso fatto di abusi, trascuratezza o un bambino che vive uno svantaggio socio -
culturale, da una cultura diversa? Esistono varie modalità tra cui: il GIOCO. Il gioco è una
metodologia didattica, un nuovo modo di fare didattica. La capacità di elaborare dei giochi
didattici soprattutto di gruppo dà la possibilità allo studente, al bambino di dare sfogo alla
propria creatività attraverso i disegni, i colori, le favole. Una caratteristica dell’attività ludica
del gioco è l'essenza di costrizioni, perché si gioca per scelta libera, per scelta personale e
non per senso di dovere. Dal gioco emerge la creatività, l'immaginazione, la spontaneità, la
libertà, ed è proprio attraverso il gioco che sia ha la possibilità di intervenire, di attivare
delle iniziative spontanee di predisporre in maniera idonea l’ambiente. Il gioco ha una
funzione socializzante. Teorie sull’emozione: secondo un approccio cognitivo –
comportamentale l’emozione rappresenta una reazione ad uno stimolo ambientale di breve
durata che ovviamente provoca dei cambiamenti; questi cambiamenti esistono su tre livelli:
livello psicologico, livello comportamentale e livello fisiologico. Il livello psicologico
comprende tutti i resoconti verbali relativi all’esperienza soggettiva. Il livello
comportamentale riguarda le manifestazioni motorie dell’emozione (importanza del
linguaggio del corpo). Il livello fisiologico è rappresentato dalle alterazioni fisiche. Nessuno
di questi tre sistemi è prioritario rispetto agli altri, ma risultano tutti e tre strettamente
connessi in una globale risposta emozionale. La scuola è pronta a rispondere a queste
esigenze? Sa creare le cosiddette mappe emotive? La scuola non è pronta. I bambini, ma
anche gli adulti possono capire ciò che gli altri provano anche attraverso le espressioni del
volto, della postura, della voce. Darwin fu il primo teorico a parlare di emozioni e a dare
soprattutto un impulso maggiore all’espressione delle emozioni. Lui ha sottolineato che le
emozioni si concentrano fortemente sull’area del volto. Il volto umano rappresenta per
Darwin la parte più importante sul piano espressivo - comunicativo in quanto rappresenta il
canale privilegiato per la manifestazione delle emozioni. Lui pone fortemente l’accento
sull’aspetto emotivo delle espressioni facciali. Riteneva che molte delle espressioni facciali
ed emozioni già venivano selezionate per ragioni di adattamento all’ambiente. E sostiene
che esiste una base innata e universale e che noi possediamo un’abilità innata nel
riconoscere le emozioni, sottolineando che soprattutto i bambini riconoscono in maniera
istintiva il significato delle espressioni facciali e questo riconoscimento produce una
reazione emotiva in lui stesso. Le teorie di Darwin furono approfondite da Ekman che ha
diviso ed elencato le emozioni primarie e secondarie. Egli ha analizzato le diverse emozioni
facciali ed ha elaborato un metodo scientifico per la loro interpretazione. Insieme a Friesen
con le ricerche sulle emozioni dei bambini hanno analizzato la registrazione dei
cambiamenti visibili della muscolatura del viso. Sono arrivati a classificare 58 diversi
movimenti umani alcuni dei quali sono associati ad un’emozione specifica. Ciò ci da la
possibilità di distinguere le emozioni vere da quelle false. Nella espressione verbale delle
emozioni la voce, il timbro, il ritmo sono considerati molto importanti dell’identificazione
degli stati emotivi. Ekman e Friesen propongono una classificazione dei comportamenti non
verbali ed essa comprende i gesti. Loro parlano di gesti emblematici quindi di gesti
intenzionali che hanno la funzione di ribadire o di sostituire la comunicazione verbale (ok
con il pollice), parlano di gesti ostentatori, di gesti regolatori e di gesti adattivi. Con i
movimenti del corpo riusciamo ad arrivare ad una serie di obiettivi: la conoscenza del sé
attraverso il gioco. L’attività corporea aiuta a favorire l’autostima, a migliorare la relazione
tra pari, a conoscere le proprie emozioni e quelle degli altri, di interagire con gli adulti. Le
emozioni ci fanno comprendere inoltre le regole sociali. L’apprendimento delle regole
sociali nel bambino dipende anche dai genitori, dal tipo di educazione che gli danno. Il ruolo
motorio del gioco è molto importante. L’emozione è molto importante anche per
l’apprendimento. Chi sa gestire le emozioni ha migliori risultati riguardo l’apprendimento e
il successo scolastico. Le comunicazioni verbale, non verbale e paraverbale funzionano
correttamente solo se riescono ad armonizzarsi in modo sempre congruente. Lavorare sulle
emozioni è un compito molto delicato. Bisogna lavorare su tre aspetti: gli schemi cognitivi, il
contesto e il senso di autoefficacia.