Sei sulla pagina 1di 14

Le Infezioni in Medicina, n.

4, 272-285, 2007

Le
infezioni La pandemia influenzale
nella sto-
ria della
“spagnola”
medicina The “Spanish influenza” pandemic

Infections Sergio Sabbatani1, Sirio Fiorino2


in the 1

2
Unità Operativa di Malattie Infettive, Policlinico S. Orsola-Malpighi di Bologna, Italy
Unità Operativa di Medicina Interna, Ospedale di Budrio, Italy
history of
medicine

■ DECINE DI MILIONI DI VITTIME re la divulgazione dei dati epidemici, operando


NEL MONDO AL TERMINE con la censura e l’auto-censura degli organi di
DELLA 1ª GUERRA MONDIALE stampa. Si riteneva che diffondere notizie dram-
matiche avrebbe fiaccato il morale delle popola-

L
a pandemia di influenza1, che colpì il mondo zioni e dato al nemico informazioni strategiche
nel 1918, è ritenuto uno dei maggiori disastri sulle capacità di reclutamento di truppe fresche
sanitari, per morbilità e per mortalità, che ab- da impegnare nei campi di battaglia.
bia flagellato l’umanità negli ultimi secoli. Si stima Il problema dell’origine della pandemia del 1918
che abbia contagiato circa un miliardo di persone, è stato lungamente dibattuto sul piano scientifico
uccidendone tra i 21e i 25 milioni. Altri autori si e i pareri sono molto discordi. Non è chiara
spingono a 40 milioni di vittime, considerando che l’entità della prima ondata epidemica, che iniziò
le statistiche in continenti come Asia, Africa e il Sud nel marzo, come non si è chiarito definitivamen-
America non erano affidabili e che le condizioni sa- te se il ceppo virale primaverile avesse una qual-
nitarie generali risultavano particolarmente preca- che relazione con il virus che si scatenò nella tar-
rie. Aggravò tale evento il fatto che il flagello si sca- da estate e, con effetti drammatici, in autunno e
tenò in un lasso di tempo limitato e al termine del- durante l’inverno del 1919. All’inizio dell’epi-
la 1ª guerra mondiale, quando i paesi belligeranti demia, durante la fase primaverile, le autorità sa-
erano stremati e le organizzazioni sanitarie milita- nitarie non imponevano la denuncia dei casi di
ri e civili versavano in condizioni disastrose. influenza, come fu in seguito stabilito a partire
L’epidemia fu chiamata all’epoca spagnola2 per un dagli Stati Uniti quando scoppiò la seconda on-
motivo preciso. La Spagna era immune dalla cen- data, pertanto le informazioni sugli inizi delle di-
sura militare, in quanto in Europa era uno dei po- verse sub-epidemie sono scarse e frammentarie.
chi paesi non coinvolto nel conflitto bellico, per- Già nel marzo, negli Stati Uniti, alla Ford Motor
tanto le notizie sanitarie, rispetto all’evoluzione Company più di mille operai contrassero
dell’epidemia nel paese iberico, venivano fornite l’influenza, ma la mortalità non fu degna di rilie-
dalla stampa tempestivamente nella cruda e vo. In aprile e maggio, nel carcere di San Quintino
drammatica realtà. Tale trasparenza, nella diffu- 500 su 1.900 detenuti si ammalarono [1] e, sem-
sione delle informazioni sanitarie, costò alla pre nei primi giorni di marzo, l’influenza arrivò
Spagna la fama di nazione ove l’epidemia era par- nel Kansas, a Camp Funston, una base di adde-
ticolarmente virulenta e il titolo immeritato di stramento che ospitava 20.000 reclute. Nello stes-
paese fonte del contagio: cosa che non corrispon- so mese di aprile l’influenza colpì oltre una doz-
deva a verità. Gli altri stati, impegnati nel conflit- zina di altre basi militari. Ad aprile l’epidemia fu
to, cercarono invece in tutti i modi di minimizza- segnalata in Francia, con il contagio delle truppe

1
Il nome influenza allude alla puntualità con cui l’influenza si presenta ogni inverno. Il termine medico deriva dalla locuzione “ab occulta coeli in-
fluentia” che si incominciò a utilizzare in Italia nel XVII secolo, quando si attribuiva ai rigori dell’inverno la causa della malattia. Il termine in-
fluenza appare già nell’Historia Fiorentina di Domenico detto Pietro Buoninsegni, pubblicata nel 1580, nella quale viene descritta una epidemia in-
fluenzale del 1386.
2
Come spesso succede nelle epidemie, si registrarono anche altre denominazioni: fu chiamata fièvre de Parme in Francia, di febbre delle Fiandre in
Inghilterra, di malattia bolscevica in Polonia, di febbre di Bombay a Ceylon, di febbre di Singapore a Penang, di soldato di Napoli in Spagna. Tutta questa
confusione nella terminologia scaturiva dalla difficoltà diagnostica causata dalla aspecificità dei sintomi, comuni anche ad altre malattie.

272
2007
franco-britanniche e della popolazione civile; in ve erano stanziati 50.000 uomini e lì, per la prima
giugno furono invase l’Inghilterra e l’Italia, ma volta, si percepì che questa influenza aveva ca-
contemporaneamente erano colpite, in oriente, ratteristiche oltre modo speciali.
Cina e Giappone. In quei giorni, un medico della base di Fort
Questa prima ondata ad alta morbilità costrinse Devens scrisse una lettera; questo scritto, ritrova-
decine di miglia di militari al letto e ne condizionò to sessanta anni dopo, a Detroit, in un baule, è sta-
l’operatività. Nel frattempo, anche le truppe au- to pubblicato sul British Medical Journal [4]. In que-
stro-tedesche venivano contagiate, tanto da bloc- sta testimonianza viene descritto il quadro clini-
care gli sforzi bellici messi in atto per concludere co drammatico con cui si presentava la sindrome
vittoriosamente la guerra. Lo stesso generale Erich influenzale. La malattia esordiva come una co-
von Ludendorff, capo dell’esercito tedesco, si mune influenza, ma quando il paziente entrava
spinse in seguito ad affermare che l’influenza a- in ospedale immediatamente peggiorava a causa
veva contribuito a fiaccare l’offensiva bellica che di una polmonite acuta, compariva la cianosi, in
gli Imperi Centrali avevano scatenato nel mese di poco tempo si manifestava dispnea acuta e l’exitus
luglio, con il fine dichiarato di vincere la guerra. sopraggiungeva per soffocamento. Il medico
Interessante è il rilievo dell’incidenza, tra i solda- scrisse che già dagli esordi si contavano 8 deces-
ti austriaci e della mortalità che fu quasi tripla ri- si al giorno, ma la cifra tendeva ad aumentare.
spetto ai soldati italiani, questa differenza fu at- Sappiamo che il 20% dei malati contraeva
tribuita principalmente al fatto che i militari l’influenza in forma leggera, gli ammalati si am-
dell’Impero Austro-Ungarico erano impegnati su massavano negli ospedali militari e l’organiz-
diversi fronti quindi esposti a più fonti di conta- zazione sanitaria scricchiolava sotto la pressione
gio. Un altro aspetto da sottolineare è che la die- dell’epidemia tanto che si era costretti a organiz-
ta alimentare degli austriaci era a base di carne, zare ospedali da campo per accogliere i malati
mentre quella degli italiani era più vitaminica, ba- (Figura 1). Nei pazienti più gravi l’insufficienza
sata prevalentemente su verdura e frutta, ren- respiratoria si manifestava acutamente perché i
dendo pertanto l’organismo maggiormente in polmoni venivano invasi dall’essudato, compari-
grado di contrastare la virosi. va febbre altissima, il malato peggiorava, in pre-
Quando ad agosto si manifestò la seconda onda- da al delirio perdeva conoscenza e moriva in po-
ta, alla caratteristica dell’alta contagiosità si ag- chi giorni o in poche ore.
giunse la natura letale della sindrome. Da un pun- Altri pazienti accusavano i comuni sintomi in-
to di vista demografico, studi effettuati in seguito fluenzali: brividi, febbre e mialgie, però in quar-
dimostrarono già in quel mese tassi di mortalità ta o quinta giornata i polmoni venivano colpiti da
insolitamente alti tra i giovani adulti nel sub-con- una polmonite batterica che portava al decesso o,
tinente indiano, nel Sud-Est asiatico, in Giappone, nei casi più favorevoli, esitava in una lunga con-
in Cina, in gran parte dei Carabi, in ampie zone valescenza [5].
del Sud America e dell’America centrale [2, 3]. Diversi epidemiologi hanno ipotizzato che il virus
Negli Stati Uniti, la seconda ondata raggiunse della spagnola si sia diffuso originando dalla pro-
Boston il 28 agosto, quando una nave militare che vincia del Kwangtung che in origine questo virus
trasportava truppe, attraccò al Commonwealth albergasse negli uccelli e che, grazie a modifica-
Pier. Quel giorno 8 marinai si ammalarono, il gior- zioni genetiche, si sia trasmesso ai maiali deter-
no seguente 58, e il 31 agosto erano 81. Il 7 set- minando un’influenza suina e poi si sia trasferito
tembre i militari colpiti salivano a 119, ma si re- all’uomo [6-11]. È stato ipotizzato che ci sia volu-
gistrò anche il primo malato tra i civili [1]. Il gior- to circa mezzo secolo per la trasformazione del
no successivo si contarono i primi tre decessi: un virus da aviario in umano e che, al termine di que-
marinaio militare, uno civile e un cittadino di sta mutazione, sia diventato un ceppo letale per
Boston. Proprio in quei giorni l’epidemia toccò gli esseri umani [11]. Questa ipotesi vedrebbe ap-
Fort Devens, base militare a 50 km da Boston, o- punto nella Cina meridionale3 l’origine del virus

3
Secondo Kennedy Shortridge, l’Asia, e in particolare la Cina meridionale, sarebbe l’epicentro delle epidemie influenzali. Il virus viene ospitato nei
volatili, le anatre principalmente, allevate in gran numero in questa regione. Si creerebbe un circuito ove entrano in gioco le anatre, i maiali e
l’uomo. Fin dal secolo XVII i contadini cinesi trovano l’opportunità di tenere le risaie libere da erbacce e insetti grazie all’utilizzo delle anatre.
Mentre il riso cresce, lasciano nelle risaie sommerse le anatre, che mangiano gli insetti e le erbacce, ma non toccano il riso. Quando questo comin-
cia a maturare, tolgono le anatre dalle risaie e le spostano nei canali e negli stagni. Dopo il raccolto, riposizionano le anatre nelle risaie ora secche.
Qui i volatili si cibano dei grani di riso caduti a terra, ingrassando considerevolmente. La zootecnia dei suini viene svolta in contiguità con i vola-
tili, così si realizzerebbe il passaggio del virus influenzale ai suini e da questi l’adattamento del virus nei confronti dell’uomo si realizzerebbe at-
traverso modificazioni genetiche. A sostegno di questa tesi ci sarebbe l’evidenza che le epidemie influenzali sembrano cominciare sempre in quel-
la regione dell’Asia corrispondente alla Cina meridionale [12].

273
2007
Figura 1 - Ospedale militare da campo negli Stati Uniti attivato durante l’epidemia di Spagnola.

della spagnola ove in effetti la popolazione, a dif- non letale, mentre in autunno, quando compar-
ferenza di quanto era accaduto in tutte le altre re- ve la seconda ondata, la letalità fu fortissima, col-
gioni del globo, non sembra sia stata colpita nel pendo indistintamente i cinesi, gli europei e gli a-
1918 da un’epidemia particolarmente letale [12]. mericani. A partire da queste informazioni,
Secondo questa tesi, tale evoluzione benigna sa- Taubenberger è dell’opinione che in primavera
rebbe spiegata dal fatto che in quella zona remo- l’influenza era già diffusa in tutto il mondo e non
ta e isolata la popolazione si sia lentamente im- vi sarebbe pertanto nessuna evidenza che
munizzata nei confronti di questa variante di vi- l’epidemia spagnola sia iniziata in Cina piuttosto
rus aviario. Rimane non spiegato il fatto che per che negli Stati Uniti o in Europa [2].
diversi anni questo ceppo virale sia rimasto in Se la teoria del focus epidemico iniziale cinese non
questa area geografica senza dare segno di sé in viene accettata e ci si affida alle evidenze epide-
Asia o in altri continenti. miologiche e temporali più documentate, in
Jeffery Taubenberger, importante patologo mole- Figura 2 è tracciato il percorso, più probabile, che
colare che ha studiato materiale biologico prove- la pandemia avrebbe compiuto tra il 1918 e l’anno
niente da soggetti deceduti di spagnola e che ha successivo.
sequenziato parti di RNA virale provenienti da Per comprendere il clima generale che venne a
tessuto polmonare di questi malati, considera con crearsi, di un certo interesse è la testimonianza
scetticismo la teoria che vede l’origine cinese del- del colonnello medico Victor C. Vaughan, mem-
la pandemia del ’18 [13, 14]. Il suo dubbio viene bro della Commissione che visitò il Campo mili-
confermato dalla lettura di una pubblicazione ap- tare Devens nella fase cruciale dell’epidemia.
parsa nel 1919 sul National Medical of China, ove si Nelle sue memorie riporta che nelle sole 24 ore
dimostra che a Harbin, una delle maggiori città precedenti la visita erano morti 66 uomini e il
della Cina, l’epidemia mostrò esattamente lo stes- giorno dell’arrivo della Commissione ne perirono
so andamento osservato negli Stati Uniti e in 63 [2]. L’ospedale costruito per 2000 pazienti ne
Europa [2]. In questo articolo si afferma che nel- accoglieva 8000 [15]. Così Vaughan: “... centinaia
la primavera si registrò un’ondata iniziale di in- di vigorosi giovani che con l’uniforme americana in-
fezioni, causate da un virus contagiosissimo, ma dosso entravano a gruppi di 10 o più nei reparti

274
2007
Figura 2 - Probabile percorso della pandemia di Spagnola nel 1918 e nel 1919 (da Patterson K.D., Pyle G.F. 1991)
[18].

dell’ospedale, ove venivano ammassati sulle brandine.


Presto diventavano cianotici, e tossendo espettoravano
muco venato di sangue. La mattina i cadaveri veniva-
no ammonticchiati nell’obitorio, come ceppi” [15].
Il colonnello Vaughan scrive che al tavolo autop-
tico, i polmoni di un giovane morto in quei gior-
ni, apparivano gonfi e bluastri, la superficie era
fradicia e schiumosa e la loro consistenza molle.
In Nord America l’epidemia rapidamente si dif-
fuse nel Massachusetts e, fuori da questo Stato
verso il Vermont, nello Stato del Maine e verso
Toronto, in Canada. Mancavano gli infermieri e i
medici, mentre il virus si stava rapidamente
diffondendo nei campi di addestramento milita-
re e nelle città. Nel mese di settembre, perirono
12.000 americani, in prevalenza giovani, e i cam-
pi di addestramento furono messi in quarantena.
Si decise così di revocare il reclutamento di
142.000 uomini, nonostante le pressanti richieste
di truppe dai campi di battaglia europei. A
Philadelphia, la città che nel XIX secolo aveva pa-
gato un pesante tributo alla febbre gialla, il gior-
no 11 settembre uomini della marina militare fu-
rono colpiti. Philadelphia fu particolarmente mar-
toriata, forse perché il 20 settembre si era tenuta Figura 3 - A un passeggero viene impedito negli Sta-
una sfilata del Liberty Loan Drive, con una folla ti Uniti l’accesso su un tram perché privo della ma-
di 200.000 persone (2). In questa situazione, sem- schera protettiva.

275
2007
pre più preoccupante, il 18 settembre si avviò nel escludeva i pappataci e si posizionava tra coloro
paese una campagna volta a impedire alla gente che credevano nell’influenza come causa dell’epi-
di tossire, sputare o starnutire nei luoghi pubbli- demia, chiedendosi tuttavia se i cadaveri insepolti
ci (Figura 3); dal giorno 21 dello stesso mese nei campi di battaglia potessero giocare un ruolo
l’influenza divenne malattia da denunciare. Ciò nella virulenza del germe, aggiungendo anche le
consentì di registrare il numero di casi e quindi trasmigrazioni dei popoli e delle truppe di colo-
seguire meglio l’evoluzione epidemica. re trasportate in Europa, quali possibili agenti
concausali.
Ventisei anni primi, nel 1892, l’allievo di Koch,
■ L’INFLUENZA SPAGNOLA IN ITALIA Johann R. Pfeiffer, aveva pensato di avere sco-
perto l’agente etiologico causa della pandemia del
Nel nostro paese l’epidemia fu particolarmente 1889-1890, in materiale proveniente dal naso di
grave. Al termine dell’epidemia, dopo 10-11 me- un malato di influenza; questo germe era stato
si di flagello, 600.000 persone erano scomparse, denominato Haemophilus influenzae. Ben presto si
accusando uno dei tassi di mortalità più alti era insinuata l’idea che il germe scoperto da
d’Europa. Anche in Italia la censura, instaurata Pfeiffer non fosse il responsabile dell’influenza,
all’inizio del conflitto bellico, fu particolarmente ma non si riusciva a superare l’impasse dell’inade-
severa e furono gli stessi giornali che, praticando guatezza dei microscopi del tempo. Troppo com-
un’attenta autocensura, contribuirono all’oscura- plessa era la materia per arrivare a conclusioni
mento del problema. Ma la censura non basta per biologicamente apprezzabili - ricordiamo che so-
giustificare quanto poco si parlò della Spagnola lo nel 1934 fu isolato per la prima volta un virus
anche quando l’epidemia continuò ad imperver- influenzale - il mondo scientifico si sforzava di
sare nei mesi successivi alla chiusura del conflit- dare risposte ai grandi dilemmi che l’epidemia di
to bellico. spagnola poneva, ma possedeva ancora pochi
Eugenia Tognotti, nel suo saggio “La Spagnola in strumenti per progredire. Una delle domande cui
Italia”, ricorda che ad affiancare la psicosi collet- non si sapeva rispondere era perché la malattia
tiva, ispirata dalla censura militare, c’era la sdram- risparmiava gli anziani o li colpiva in modo me-
matizzazione della morte in quella che fu definita no grave, mentre si accaniva con i giovani. Questa
la guerra più sanguinaria della storia dell’umanità evidenza sembrava indicare l’esistenza di una di-
[16]. Vi era la rimozione del lutto privato rispet- fesa di tipo immunitario, acquisita dalla genera-
to a quello collettivo, esaltato nella funzione pa- zione che aveva conosciuto la pandemia influen-
triottica delle morti, definite all’epoca eroiche e zale del 1889-90, simile per gravità a quella del
sante, in nome dell’Italia che, ricordiamo, stava 1918.
terminando il suo ciclo risorgimentale. In Italia il Direttore del Laboratorio batteriologi-
Un altro elemento non va dimenticato. Il mondo co della Direzione generale della sanità,
scientifico si era abituato, dopo la rivoluzione pa- Bartolomeo Gosio, investito della responsabilità
steuriana, a successi continui con scoperte entu- di indagare sulle cause dell’epidemia, così si e-
siasmanti nel settore della batteriologia; in 40 an- sprimeva in un comunicato del 6 ottobre “... è in-
ni moltissimi batteri, causa di malattie infettive, dubbio che a causare la malattia sia il bacillo di Pfeiffer.
erano stati isolati e descritti. Altri batteri possono chiamarsi in causa come aggra-
Per i virus il discorso era molto diverso. Con vante dell’infezione, ma ciò non muta anzi convalida il
l’epidemia di spagnola, scienziati e medici, im- concetto che si tratti dell’identico morbo, onde fu col-
pegnati nelle strutture sanitarie, si scontrarono pita l’Europa nel 1889-90. Si tratterebbe di un ritorno
con la frustrazione e l’impotenza. Non si era in pandemico, a cui speciali condizioni d’ambiente e di
grado di dare risposte certe, si percepiva che non simbiosi batteriche vanno conferendo un carattere più
era un batterio la causa della malattia, ma pur so- o meno maligno” [16]. Non è obbiettivo di questo
spettando la natura virale si brancolava nel buio. lavoro ripercorrere il lungo e complesso lavoro di
In Italia, Giuseppe Sanarelli aveva ipotizzato un ricerca che è stato compiuto nel secolo scorso e
ruolo dei pappataci nella trasmissione dell’in- che è ancora in atto in questi anni per ricostruire,
fezione, assimilando l’influenza alla febbre dei tre attraverso un’indagine di archeologia virologica,
giorni; di tutto altro avviso erano l’igienista il virus della spagnola. Per maggiori approfondi-
Canalis e il professor Marchiafava. Questi studiosi menti rimandiamo all’ampia sintesi che Gina
ritenevano la Spagnola semplicemente un’in- Kolata ha svolto nel suo saggio [2].
fluenza, anche se più grave delle comuni forme Come per il resto del mondo, la Spagnola esordì
catarrali. A Bologna, il colonnello medico Rossigni in Italia con una prima ondata nella tarda prima-

276
2007
vera del ’18 ed ebbe caratteristiche benigne, la se- gne che, a partire dal mese di settembre, deter-
conda si manifestò nell’autunno, infine la terza minò la morte nel mondo di decine di milioni di
ondata iniziò nel dicembre e si protrasse durante persone. Vastissima è la letteratura che si è occu-
l’inverno del 1919. Nel nostro paese l’epidemia pata dell’argomento e le tesi proposte sono arti-
colpì l’esercito in misura minore rispetto alla po- colate e problematiche [2]. Come già accennato,
polazione civile. La profilassi venne applicata me- una sintesi della complessa materia potrebbe in-
glio tra i militari nonostante le difficili condizio- dicare che il virus pandemico del 1918 poteva pro-
ni di vita in trincea. Il Mortara attribuisce questo venire direttamente dai volatili. Infatti, secondo
risultato alla complessa opera igienico-sanitaria alcuni studiosi, il virus avrebbe infettato gli uo-
svolta dalla sanità militare per prevenire e tratta- mini adattandosi ad essi nella fase primaverile,
re le malattie trasmissibili. Erano i Centri di di- poi sarebbe passato ai maiali e da questi sarebbe
sinfezione dell’organizzazione sanitaria militare nuovamente transitato agli uomini, con aumen-
che si occupavano di trattare l’igiene degli indu- to della virulenza, nella fase autunno-invernale. Il
menti e dei soldati all’arrivo e alla partenza dal modello spiegherebbe perché chi contrasse
fronte [17]. l’influenza in primavera non si sia riammalato in
Le prime epidemie circoscritte furono segnalate autunno e in inverno. Queste ricerche importan-
in maggio ad Assisi, Domodossola, a La Spezia, ti, hanno comunque il limite di studiare un virus
tra i militari della Marina; altre segnalazioni ci fu- assemblato su materiale genetico di soggetti de-
rono nelle province di Modena, Piacenza, Verona, ceduti più di ottanta anni fa, con ricostruzioni di
Pisa. Torino e il Piemonte furono colpite a giu- geni effettuate in laboratorio.
gno, contemporaneamente a Bari e Taranto [16]. Nell’Esercito italiano l’esordio della grave forma
Questa prima fase durò poco più di due mesi e autunnale si verificò a metà agosto, un dato con-
di questo periodo, non essendo la malattia sotto- fermato dalla testimonianza fornita da un inte-
posta a denuncia obbligatoria, non è possibile di- ressante documento ufficiale. Nella settimana
sporre di dati certi complessivi circa il numero precedente il 20 agosto, data della visita di una
dei colpiti. Commissione sanitaria a Celestano (Parma), se-
Limitatamente a una armata italiana è possibile de del campo d’istruzione del 62° Fanteria, si e-
ricostruire la statistica dell’epidemia: furono se- ra manifestata una grave epidemia di grippe. In
gnalati 14.750 casi a maggio, 9.755 nel mese di giu- pochi giorni, su 1.600 uomini, 500 avevano mar-
gno e 45 casi in luglio [17]. cato visita e 13 erano morti4. La causa dei deces-
Assumendo che la seconda fase sia esplosa in si era attribuibile in tutti i casi a complicazioni in
Italia, con le stesse caratteristiche osservate nel re- corso d’influenza dell’apparato respiratorio
sto del mondo, in una relazione ufficiale svolta in (broncopolmoniti o pleuropolmoniti). L’ipotesi
ottobre al Consiglio Superiore di Sanità, il ritenuta all’epoca più probabile, in relazione al-
Direttore Alberto Lutrano, osservava che già da la diffusione del contagio, faceva ritenere che
luglio la malattia, nei pochi casi segnalati, aveva questo era stato portato da soldati rientrati dalla
cominciato a manifestare quelle caratteristiche licenza da paesi confinanti con la Svizzera. La te-
maligne che durante il mese di settembre furono si indicherebbe che in Italia il contagio abbia se-
oltremodo chiare. La Calabria fu la prima regio- guito diversi itinerari collegati ai movimenti di
ne ove si manifestarono queste variazioni del qua- truppe [16]. Alla luce di questo documento viene
dro clinico. Le prime due province furono quelle messa in discussione l’ipotesi che vede il porto
di Reggio e Catanzaro, poi Cosenza. Poco tempo di Brest - punto di sbarco delle truppe america-
dopo furono contagiate Palermo, Chieti, Caserta, ne in Europa - come primo focus epidemico del-
Parma, Alessandria, Torino e la Liguria. la seconda ondata e che pone la data del 22 ago-
Con la morte di due coniugi nel comune di sto quale inizio della fase autunnale dell’epide-
Limbadi verso la metà di luglio, in seguito mia nel nostro continente [18].
all’infezione influenzale, fu conferito, dalla I suddetti riferimenti temporali sembrano indi-
Prefettura di Catanzaro, al Direttore della care che i foci epidemici siano stati diversi e con-
Stazione marittima di Crotone l’incarico di effet- temporanei; si potrebbe ipotizzare che la prima
tuare ricerche microbiologiche sul sangue e ondata epidemica abbia innescato, contempora-
sull’espettorato dei due soggetti deceduti [16]. neamente e in diversi luoghi, mutanti virali che,
Il quesito che virologi, epidemiologi e clinici si so- con percorsi paralleli, siano giunti quasi con-
no posti e sul quale continuano a indagare è come
e perché l’evoluzione epidemica, dopo la prima 4
ACS, MI, DGSP, b. 179. La relazione (n. 3031), è datata Bologna 22 a-
fase primaverile, assunse le caratteristiche mali- gosto 1918 e ha per oggetto “Epidemia di grippe” [16].

277
2007
temporaneamente al medesimo risultato, ovve- Si tentava in tutti i modi di rassicurare l’opinione
ro lo sviluppo di ceppi virali altamente diffusi- pubblica e l’etiologia batterica non veniva mini-
vi (caratteristica già osservata in primavera), ma mamente messa in discussione nelle comunica-
con associata una letalità in precedenza non re- zioni ufficiali [16]. Si insisteva anche sul fatto che
gistrata. l’insorgenza estiva della Spagnola non era affat-
Verso la metà di settembre, le prime notizie sulla to una stranezza in quanto, se era vero che dal
diffusione dell’epidemia cominciarono ad essere XVI secolo ben 50 epidemie si erano registrate
pubblicate, e ciò conferma il fatto che ormai in di- d’inverno, ben 17 erano quelle estive [21].
verse città l’epidemia si era accesa e alla fine del Nel tentativo di dare una spiegazione alle morti
mese l’epidemia era estesa in tutta Italia. Le pro- che si verificavano precocemente, si riprese la teo-
vince più colpite erano, al Sud, Catania, Palermo, ria della diatesi individuale, asserendo che i de-
Caltanisetta, Foggia e Bari [16]. cessi erano più frequenti tra coloro che trascura-
Scorrendo i necrologi pubblicati sui giornali di vano la nettezza e l’igiene nelle abitudini di vita.
quei giorni di settembre del 1918, emerge il nu- Inoltre si sottolineava che gli esiti funesti si os-
mero impressionante di testimonianze di giovani servavano tra chi riteneva di poter sopportare la
scomparsi “nel rigoglio della giovinezza” e “per un malattia senza mettersi a letto o decideva di ri-
fatale e improvviso morbo” e di donne appartenen- nunciare al periodo di convalescenza, riprenden-
ti, in genere, alla borghesia italiana. Si era sgomenti do le attività lavorative non appena cessata la feb-
perché quella malattia, che in pochi giorni cancel- bre [22].
lava la vita, colpiva prevalentemente giovani in Se, come si è detto, l’orientamento generale face-
buona salute lasciando stare vecchi e malati. va presupporre la causa della malattia di natura
Il quadro clinico poteva condurre a morte dram- batterica, si stava però facendo largo l’ipotesi che
maticamente in pochi giorni con polmoniti mas- a causare l’influenza fosse un virus ultra filtrabi-
sive o, dopo un’apparente remissione per com- le. A Firenze, Ferdinando Micheli, considerava
plicanze cerebrali (encefaliti) o per gastroenteriti, interessanti gli studi sperimentali che avevano ef-
più frequenti fra gli adulti. Ma le complicanze che fettuato due importanti studiosi francesi
si verificavano in numero maggiore si osservava- dell’Istituto Pasteur di Tunisi, Nicolle e Lebailly.
no nel distretto polmonare, provocate da infezio- Questi scienziati, disponendo di un microscopio
ni batteriche sovrapposte, e queste, in assenza di avanzato, avevano effettuato esperimenti su scim-
presidii terapeutici adeguati e in organismi debi- mie formulando l’ipotesi (non dimostrata) che la
litati, erano micidiali. Si osservava inoltre una causa della spagnola fosse un virus [23].
spiccata tendenza alle emorragie (epistassi, spu- Sempre a Firenze, Ferruccio Schupfer, in una co-
to ematico), talora si apprezzava la presenza di e- municazione effettuata all’Accademia Medico-
santemi. Sconcertava il fatto che, in quelle gior- Fisica nel gennaio 1918, si spingeva ad affermare
nate di fine estate, si potesse morire di quella che che la possibilità che l’Haemophilus influenzae fos-
le autorità sanitarie chiamavano influenza; la- se il responsabile dell’influenza era molto scarsa,
sciava perplessi che una malattia, in genere rite- avvalorando l’ipotesi virale quale causa della sin-
nuta benigna, prevalente nella stagione inverna- drome. Tommaso Pontano riteneva l’agente
le, potesse falcidiare giovani nel pieno delle forze. dell’influenza un microrganismo non coltivabile,
Questo riscontro era nuovo, il tasso di mortalità mentre il Verney si spingeva a ipotizzare che il
più elevato si registrava negli individui tra i 15 e virus influenzale condizionava la morbosità, at-
40 anni, mentre nel passato l’influenza aveva col- tribuendo però alle complicanze la mortalità [16].
pito prevalentemente gli anziani, i malati e i por- Riassumendo, il mondo scientifico italiano era di-
tatori di patologie croniche polmonari [19]. viso: da una parte la Direzione Generale di Sanità,
Sulla stampa italiana traspariva l’incertezza ge- ove si accettava l’ipotesi batterica, dall’altra si e-
nerale che angosciava il mondo medico e scienti- ra attestato un gruppo di ricercatori che pensava
fico sull’origine di quella strana sindrome. al virus quale causa dell’epidemia, attribuendo al
Esisteva un partito che riteneva trattarsi di due massimo al batterio una responsabilità nello svi-
differenti epidemie, considerando quella prima- luppo delle manifestazioni secondarie [24].
verile “febbre dei tre giorni”, mentre quella com- Oltre a queste due posizioni “forti” vennero a-
parsa a fine estate era a diagnosi anonima perché vanzate opinione curiose e improbabili. A
polinomica [20]. L’altro partito sosteneva l’ipotesi Crotone il Maggiore medico Ciauri escludeva il
che l’epidemia era unica, ovvero con identica cau- bacillo di Pfeiffer e annunciava di avere isolato
sa tra l’epidemia della primavera e quella che si e- un germe che descriveva come bacillo bipolare
ra palesata alla fine di agosto. diplomorfo emosettico [25]. Questa notizia com-

278
2007
parve oltre che sul Corriere della Sera del 2 otto- nuovi tendevano a diminuire. Nelle città più im-
bre 1918, anche sul Daily Mail di Londra [16]. A portanti del paese si registrò una fase ascenden-
Taranto, Saccone annunciava che aveva isolato te di un paio di settimane, con l’acme nella se-
nell’escreato, negli essudati pleurici e meningei, conda metà di ottobre, con tendenza a decresce-
nel tessuto polmonare e nel sangue di ammalati re in novembre. Secondo l’Istituto Centrale di
di influenza della città, un germe, micrococco- Statistica, la regione che ebbe in assoluto il nu-
metatetrageno, che Egli riteneva la causa della mero maggiore di morti fu la Lombardia (36.653),
spagnola [26]. A Genova, Segale isolava una nuo- seguita dalla Sicilia (29.966). Le regioni con i più
va specie di streptococco emolitico,una ricerca ri- alti tassi di mortalità per Spagnola furono Lazio,
tenuta dal Micheli di un certo interesse [24, 27]. Sardegna e Basilicata [29]. Va precisato che que-
Se la batteriologia appariva in crisi, si trattava in sti dati sono parziali e non riflettono assoluta-
realtà di una crisi apparente in quanto si stava in- mente l’andamento dell’epidemia.
travedendo un mondo, quello dei virus, che solo Per la Spagnola non si osservò un maggior coin-
la mancanza di mezzi tecnici adeguati non con- volgimento delle classi meno abbienti rispetto al-
sentiva di svelarne i contenuti. La clinica così si le più agiate, come di solito si rilevava nelle epi-
riprendeva i suoi spazi; il pediatra Carlo demie. In riferimento alla professione, gli italiani
Francioni, osservando le somiglianze tra la sinto- più colpiti furono quelli che per ragioni di servi-
matologia della Spagnola e quella di alcune ma- zio avevano frequenti contatti con i contagiati: in-
lattie esantematiche infantili, ipotizzava l’origine fermieri, negozianti, autisti, telefonisti. La malaria,
virale della malattia [16]. la tubercolosi, le malattie croniche di cuore furo-
Il mondo scientifico era travagliato, la stampa ten- no tra i fattori predisponenti più importanti nei
tava di minimizzare il problema anche se questo soggetti che ebbero un’evoluzione infausta.
compito era reso arduo dal fatto che non c’era fa- L’impressione generale fu che il sesso femminile
miglia italiana che non fosse interessata dall’epi- sia stato più colpito rispetto al maschile7, ma tale
demia5. Il Mortara calcolò che le vittime della rilievo è viziato dalla sproporzione determinata
Spagnola, dall’agosto del 1918 al marzo 1919, non dal tributo in vite umane maschili conseguenti al
furono in Italia meno di 600.000, raggiungendo il conflitto che, nell’autunno del 1918, incideva pe-
primato di paese in Europa con il più alto tasso di santemente sugli equilibri demografici del nostro
mortalità, con 1,06% [17, 19]6. Stime effettuate sul- paese.
la base dei rapporti tra colpiti e deceduti nella I Dell’evidenza che l’epidemia fu particolarmente
Armata e nella zona di primo sgombero Nord-o- aggressiva nei confronti dei giovani si è già par-
rientale, dove venivano ricoverati gli ammalati lato. Le aspettative di vita, che nel 1918 scesero a
provenienti dal fronte italo-austriaco, portano a 30 anni per gli uomini e a 32 anni per le donne,
ritenere il numero di italiani colpiti dalla Spagnola non avevano mai raggiunto un valore così basso
oscillante tra i cinque e sei milioni [17]. in Italia dalla metà del XIX secolo [30].
È difficile stabilire quali furono i percorsi
dell’epidemia nel nostro paese: le città sembra-
vano essere flagellate più precocemente, mag- ■ L’INFLUENZA SPAGNOLA A BOLOGNA
giormente bersagliati erano i quartieri affollati, o-
ve l’igiene scarseggiava, ma numerose erano le La posizione geografica di Bologna sulla Via
eccezioni. Dalle città capoluogo l’epidemia si spo- Emilia e snodo ferroviario Nord-Sud, collocava
stava nei comuni della provincia, ove si osserva- la città al centro dei collegamenti tra il fronte, la
va una diffusione più lenta. Il tasso di letalità, Valle Padana e la penisola che si estendeva oltre
all’epoca avvalorato dalle autorità, era tra l’1 e il gli Appennini. Per questo motivo, nel 1918 la Città
2%, ma in certe città raggiunse l’8%. Nei centri a- felsinea era a particolare rischio epidemiologico.
bitati, ad alta densità abitativa, la durata dell’e- Bologna dopo l’Unità d’Italia era rifiorita, il Piano
pidemia era più breve, dopo 20-30 giorni i casi Regolatore del 1889 aveva rilanciato la sua urba-

5
“Avevo quattordici anni, vivevo a Canicattì in provincia di Agrigento, ricordo che in quei giorni di settembre le porte delle nostre strade al mattino non si apri-
vano più come prima e c’era silenzio e lutto in ogni casa. Io fui lasciata da sola in casa a dormire, perché mia sorella più grande, sposata e con due bambine, era
malata di Spagnola e anche le due figlie si erano ammalate, mia madre era andata ad assisterle. Quel giorno la più grande morì. Ricordo che quando mi svegliai
avevo la febbre. Mi dissero che mi ero riaddormentata, ma non mi ricordo che cosa accadde. Mi era venuta la Spagnola. Ricordo che al risveglio mi caddero molti
capelli e mi sentii stanca per diverso tempo”. (Racconto fatto a mia madre dalla nonna Giovanna).
6
Questo dato però sarebbe riferibile solo al Lazio, alla Basilicata e alla Sardegna. Il tasso di mortalità per l’intero Paese sarebbe di 0,75% [28].
7
Dati statistici elaborati in seguito avrebbero dimostrato una mortalità per le donne dello 0,84% contro lo 0,66% per gli uomini. Questi tassi sono
comunque poco attendibili in quanto non si dispone di dati precisi sulla morbilità, sulla mortalità, sulla letalità e sulla composizione per sesso del-
la popolazione.

279
2007
Morti sepolti nel cimitero di Bologna dal 1901 al 1930

8000

7000

6000

5000

4000

3000

2000

1000

0
1901

1902

1903

1904

1905

1906
1907

1908

1909

1910

1911

1912

1913

1914

1915

1916

1917

1918
1918

1920

1921

1922

1923

1924

1925

1926

1927

1928

1929

1930
Figura 4 - Andamento dei sepolti nella Certosa di Bologna tra il 1900 e il 1930. (Dati desunti da un tabulato rias-
suntivo, ritrovato presso l’Archivio della Certosa di Bologna, che elenca i sepolti per anno dal 1801 al 1957).

Decessi per spagnola e polmonite crupale


1918 - 1° semestre 1919
400

350

300

Spagnola
250
Polmonite crupale
200

150

100

50

0
mag

mag
mar

mar
gen

gen
nov
lug

set
-18

-18

-18

-18

-18

-18

-19

-19

-19

(da Vita Cittadina - rivista meensile di cronaca amministrativa e di statistica del Comune di Bologna)

Figura 5 - Andamento dei decessi a Bologna nei 18 mesi di epidemia tra il 1918 e il 1° semestre del 1919. (Dati
desunti dai numeri della rivista mensile di cronaca amministrativa e di statistica del Comune di Bologna Vita
Cittadina relativi agli anni 1918 e 1919).

280
2007
nistica, i quartieri fatiscenti erano stati riqualifi- cessi, va però ricordato il fatto che molti giovani
cati, con la costruzione di nuovi insediamenti re- uomini erano al fronte. Escono da questo com-
sidenziali per le classi lavoratrici fuori dalle vec- puto tutti quei giovani uomini che perdettero la
chie mura della città storica. La crescita demo- vita a causa dell’epidemia fuori dalla città, al fron-
grafica era stata così indirizzata nelle nuove aree te o in ospedali militari delle retrovie o nei cam-
a Nord della Via Emilia, mentre nelle zone pede- pi di addestramento militare.
collinari, a Sud, si era sviluppata un’edilizia resi- Per colmare questo divario di conoscenza ci vie-
denziale sofisticata, destinata alle classi bene- ne in aiuto la Tabella 2 ove vengono presentati i
stanti. La città aveva avuto un rilancio della sua dati complessivi relativi ai morti della Provincia
storica Università e sul piano sanitario era, ri- di Bologna nella 1ª Guerra Mondiale, redatta
spetto al Paese, sicuramente meglio attrezzata. dall’Ufficio Centrale Notizie di Bologna al termi-
Inoltre, poteva contare su una collaudata rete di ne del conflitto. Nella tabella vengono suddivise
assistenza di tipo solidaristico che si era andata le morti per ferite e per malattie. Si osservi che
consolidando attraverso i secoli [31-33]. sotto la voce “specie della malattia”, per l’anno
Quale fu l’impatto epidemico sulla popolazione in 1918, venne registrato, alla voce polmonite, un
quei mesi che, tra l’estate del 1918 e l’inverno del numero di casi in assoluto in eccesso rispetto al-
1919, vide il flagello della Spagnola interessare le altre patologie: furono infatti 1.259, pari
tutta la penisola, mentre si concludeva la grande all’81,4% dei decessi complessivi per questa cau-
guerra e la fame, la miseria e i lutti avevano la- sa nel lustro in esame. Nel 1919 i morti per pol-
sciato in ginocchio la nazione? monite furono 123 (7,9%). Si tenga presente che
Nel grafico rappresentato in Figura 4 si può os- sotto la voce polmonite furono considerati, nella
servare l’andamento dei morti sepolti nel cimite- statistica redatta dai militari, tutti i decessi per
ro di Bologna dal 1901 al 1930. Si osservi il picco polmonite crupale e più in particolare per
di decessi nel 1918, con quasi 7.000 bolognesi mor- Spagnola, che per altro non risultarono segnalati
ti. L’anno seguente si registrò uno strascico, con sotto un’altra voce specifica. Durante l’intero con-
4.864 sepolti. La Figura 5 consente di apprezzare flitto i militari deceduti, per tutte le cause, di
l’andamento dei decessi per Spagnola e polmo- Bologna e provincia furono 10.745, per polmoni-
nite crupale, definizione che all’epoca veniva da- te perirono 1.546 soldati (14,38%).
ta alla complicanza pneumonitica, nel periodo di Non è possibile stabilire in termini certi quanti di
18 mesi in cui si osservò l’evoluzione epidemica. questi militari persero la vita a Bologna e quanti
La mortalità aumentò bruscamente nei mesi di in ospedali fuori della provincia, come non è pos-
settembre e ottobre, con un decremento signifi- sibile chiarire il numero dei bolognesi né i dece-
cativo nel mese di novembre, pur osservandosi duti originari della provincia. Alla luce di questi
un’incidenza elevata ancora nei mesi invernali dati possiamo comunque ritenere, con buona ap-
che scese definitivamente in aprile e maggio. Si prossimazione, che a Bologna la prevalenza del
osservi che tra gennaio e giugno le morti per pol- sesso femminile rispetto ai decessi per Spagnola
monite crupale oscillarono intorno ai 50 casi e non non ci sembra confermabile.
si determinò nessun decesso per influenza, nella Dati ufficiali, comparsi sul Resto del Carlino del
fase primaverile dell’epidemia. giorno 1 dicembre 1918, ci dicono che in Città nei
La Tabella 1 consente di apprezzare l’incidenza a mesi di ottobre e novembre furono denunciati
Bologna di decessi per Spagnola e polmonite cru- 6.926 casi di influenza grave. In ottobre perirono
pale nel biennio, suddividendo la casistica per 383 civili e 166 militari. Nel mese di novembre i
sesso. Se è vero che prevalsero complessivamen- decessi per Spagnola furono 181 tra i civili e 396
te le femmine sui maschi nel conteggio dei de- tra i militari. In quel bimestre il giorno più nero fu

Tabella 1 - Incidenza a Bologna di decessi per Spagnola e polmonite crupale nel 1918 e nel 1° semestre del
1919. (Dati desunti dai numeri della rivista mensile di cronaca amministrativa e di statistica del Comune di Bo-
logna Vita Cittadina relativi agli anni 1918 e 1919).
1918 1° s 1919 Tot.
Spagnola 661 218
879
M - 299 F - 362 M - 96 F - 122
Polmonite crupale 619 215
834
M - 318 F - 301 M - 103 F - 112

281
2007
Tabella 2 - Morti nella Provincia di Bologna correlati alla 1ª guerra mondiale. (Tabella ripresa dall’elenco de I
morti in guerra della provincia di Bologna, edito nel 1927 dall’Ufficio centrale per le notizie alle famiglie dei mi-
litari).

il 26 ottobre con 25 morti tra i civili e 28 tra i mi- Questi medici ammettevano, in una conferenza
litari. tenuta a Bologna nell’aprile del 1919, che nume-
A parere di Giuseppe Bellei, all’epoca Ufficiale rosi casi non gravi non erano giunti all’osserva-
Sanitario del Comune di Bologna, non ci fu una zione dei medici [35].
interruzione del quadro epidemico tra l’ondata È interessante rilevare che i due clinici, per ren-
primaverile e quella ben più grave autunnale. Per dere la relazione il più possibile esaustiva, ave-
sostenere questa tesi, cita il fatto che, conteggian- vano inviato un questionario a tutti i colleghi e-
do il numero di decessi per bronco-polmonite, nei sercenti nella Città e in provincia, per ottenere ri-
cinque mesi, tra maggio e settembre del 1917, que- sposte che consentissero di delineare, per sommi
sti furono 90, mentre nello stesso periodo dell’an- capi, i caratteri delle febbri occorse nei due perio-
no seguente furono 234 [34]. Ricordava inoltre che di primavera-estate e autunno-inverno. I colleghi
già nel mese di luglio c’era stato un decesso col- bolognesi dimostrarono interesse collaborando in
legabile all’influenza. A suo parere, questi dati in- buon numero, consentendo di delineare in termi-
dirizzano verso l’ipotesi che questi morti in ec- ni soddisfacenti l’andamento clinico dell’epide-
cesso fossero secondari all’influenza. mia influenzale a Bologna.
Bellei, nella sua relazione, espresse l’opinione che Per quanto riguarda le misure profilattiche, non
il quadro epidemico a Bologna seppur grave fu, se fu applicata nessuna disposizione particolare con-
rapportato a quanto accadde nel paese, relativa- tro l’influenza, come la chiusura dei cinema, del-
mente mite. Egli stimava che nel mese di febbraio le scuole, la limitazione delle rappresentazioni tea-
del 1919, quando ormai l’epidemia era in fase di trali, ecc. [34].
remissione, si fossero contati circa 2.000 decessi Fu solamente deciso di ricoverare gli influenzati
da collegare alla Spagnola. Questo dato consenti- gravi nella Scuola Masi - trasformata in ospedale
va di stilare un bilancio che, seppur drammatico, dall’Autorità militare per i bisogni della guerra - in
era non troppo negativo. quanto l’Ospedale Maggiore era insufficiente per
Della stessa opinione furono due illustri clinici il gran numero di malati che facevano domanda di
bolognesi, Enrico Boschi e Giuseppe Dagnini. ammissione.

282
2007
Bellei, nella sua relazione, ammise onestamente tinture di iodio, il chinino, preparati a base di pic-
che nulla era stato fatto “... che neppure lontanamente cole dosi di acido fenico, l’aspirina, la canfora, pre-
possa ritenersi efficace a limitare in qualche modo il parati con olio di cinnamomo (cannella), il salvar-
diffondersi del malanno” [34]. san, l’olio di ricino, il bicarbonato di sodio, il ci-
L’iniziale ritardo di 15 giorni nella riapertura del- trato di sodio, ma tutti risultarono infruttuosi.
le scuole a settembre non rivestì, a suo parere, un Ricomparve il salasso, ripudiato dai medici sul fi-
significato particolare nella riduzione del conta- nire del secolo XIX, con risultati che furono ne-
gio, anche perché tale provvedimento tempora- gativi quando venne utilizzato nei pazienti con
neo non modificò sostanzialmente l’impatto epi- polmonite secondaria all’influenza [34, 35].
demico. L’impotenza era grande tanto che, dopo la disa-
Gli asili, diversamente, rimasero sempre aperti mina dei provvedimenti adottati con risultati to-
perché ospitavano i figli di numerosi militi le cui talmente negativi, Bellei concludeva che gli stes-
mogli erano impiegate nell’industria bellica, e che, si risultati si erano ottenuti “con la più semplice del-
in caso di chiusura, sarebbero rimasti privi di as- le cure: l’abbondanza d’aria nell’ambiente nel quale i
sistenza. malati si trovano” [34].
Bellei sottolineava che non si era osservata alcu- Purtroppo, nonostante gli sviluppi scientifici col-
na differenza nel decorso dell’epidemia a Bologna legati alle scoperte virologiche e immunologiche,
rispetto alle città italiane ove erano stati applicati oggi, a distanza di poco meno di novanta anni
provvedimenti restrittivi particolarmente rigoro- dall’autunno del 1918, la terapia etiologica nei
si, anzi ricordava che la mortalità era stata mino- confronti del virus influenzale è ancora confusa.
re rispetto a numerose altre città. Per quanto ri- Nel marzo del 1919 l’Ufficiale Sanitario di
guarda l’uso della maschera protettiva, utilizzata Bologna Giuseppe Bellei terminava la sua rela-
largamente all’epoca, a Bologna fu ritenuta inuti- zione ricorrendo, per definire le cognizioni che
le in quanto, come ricordava l’Ufficiale Sanitario, all’epoca erano ritenute attendibili, ad una e-
“il virus filtrabile dell’influenza passa attraverso qual- spressione che gli consentiva di ammettere sinte-
siasi maschera che permetta il passaggio dell’aria”. ticamente la generale condizione d’impotenza di
Essendo la causa dell’influenza non nota, tutti i fronte all’influenza Spagnola: Ignoramus.
numerosi vaccini che vennero sperimentati non
risultarono efficaci. Furono tentate anche a Key words: pandemic influenza, so-called Spanish
Bologna terapie con preparati a base di aglio, di influenza.

RIASSUNTO

La pandemia influenzale denominata comunemen- redatte al termine del conflitto dall’Ufficio centrale
te Spagnola, che tra il 1918 e il 1919 colpì quasi tutte Notizie di Bologna che curò la ricerca delle cause di
le nazioni del globo, si stima abbia ucciso circa ven- morte degli uomini impegnati nel conflitto. Inoltre, si
ticinque milioni di persone, ma alcuni autori si sono è analizzato l’andamento delle sepolture presso la
spinti alla cifra di quaranta milioni di vittime. Certosa di Bologna nei primi decenni del secolo scor-
Questa pandemia fu particolarmente tragica anche so per stabilire, nel biennio 1918-1919, quanto pesò
perché coincise con la fine del primo conflitto mon- l’epidemia in relazione alla mortalità annuale.
diale e trovò gli eserciti e le popolazioni civili delle A Bologna l’impatto epidemico seppur pesante, se
nazioni coinvolte particolarmente stremate. confrontato con le altre realtà, non fu particolarmente
Si è calcolato che in Italia abbia ucciso seicentomila drammatico. Non furono applicate misure profilat-
persone determinando, insieme ai periti in divisa du- tiche particolari ad eccezione dell’isolamento dei ma-
rante i tre anni di guerra (seicentocinquantamila uo- lati gravi in una scuola trasformata dalle autorità mi-
mini), un impatto demografico. litari in ospedale. Di particolare rilievo fu il fatto che
Gli AA. descrivono l’andamento dell’epidemia in i medici di famiglia collaborarono fattivamente con
Italia e, in particolare, a Bologna. le autorità sanitarie cittadine quando si organizzò
Per Bologna e provincia si sono analizzate le tabelle l’indagine epidemiologica.

283
2007
SUMMARY

The influenza pandemic of 1918-1919, so-called Spanish I by the Central Records Office in Bologna, which coordi-
influenza, spread to almost all nations worldwide. This out- nated research into causes of death of soldiers engaged in the
break is thought to have killed 25 million people, although conflict. We also examined the trend of burials at Certosa
some have claimed that the epidemic resulted in as many as in Bologna in the first decades of the last century in order
40 million deaths. This pandemic was a particularly dra- to establish, during the two-year period 1918-1919, the im-
matic event, because it occurred at the end of World War pact of the epidemic upon annual mortality.
I, when both armies and the civilian population, in nations In Bologna the impact of the epidemic, albeit important in
involved in the war, were exhausted. In Italy 600,000 peo- comparison to other situations, was not particularly dra-
ple are estimated to have died of Spanish influenza. matic. No special preventive measures were adopted, with
Together with the death of 650,000 soldiers during the war, the exception of isolating seriously ill patients in a former
this had a major demographic impact. school converted by the military authorities into a hospital.
We describe the course of the epidemic in Italy as a whole Family doctors worked together actively with the city’s
and in Bologna in particular. In Bologna and in its province medical authorities when the epidemiological survey was
we analysed the lists drawn up at the end of the World War carried out.

■ BIBLIOGRAFIA [16] Tognotti E. La “Spagnola” in Italia. Franco Angeli


Storia 2002 Milano.
[1] Crosby A.W. Americas Forgotten Pandemic, [17]Mortara G. La salute pubblica in Italia durante e
Cambridge, Mass., Cambridge University Press, 1989. dopo la guerra. Bari 1925.
[2] Kolata G. Epidemie. Arnoldo Mondatori Editore [18] Patterson K.D., Pyle G.F., The geography and mor-
S.p.A. Milano 2000. tality of the 1918 influenza pandemic, Bull. Hist of Med.
[3] Pyle G.E. The diffusion of influenza: patterns and 65, (I), 4-21, 1991.
paradigms. Totowa N.Y., Rowman & Littlefield, 1986. [19] Collier R. L’epidemia che atterrì il mondo. Mursia,
[4] Grist N.R. Pandemic influenza 1918. Br. Med. J. 1632- Milano 1982.
1633, 1979. [20] L’epidemia influenzale, in “Il Resto del Carlino”, 3
[5] Shope R.E. The R.E. Dyer Lecture Influenza. History, ottobre 1918.
epidemiology and speculation. Public Health Reports, [21] Hirsch A. Handbuch der historisch-geographi-
73, (2), 168-169, 1958. schen Pathologie, Erlangen, Enke 1859-1864.
[6] Potter C.W. A history of influenza. J. Appl. Microbiol. [22] Ministero dell’Interno, Direzione Generale della
91, 572-579, 2001. Sanità Pubblica, Istruzioni popolari per la difesa contro
[7] Shope R.E. Old, intermediate, and contemporary l’influenza, Roma tip. Arturo 1918.
contributions to our knowledge of pandemic influenza. [23] Nicolle C., Lebailly C. Quelques notions expèri-
Medicine 23, 422-426, 1944. mentelles sur le virus de la grippe. Presse Medicalle,
[8] Webster R.G. 1918 Spanish influenza: the secrets re- Comptes Rendus de l’Académie de Sciences, CLXVII,
main elusive. Proc. Natl. Acad. Sci USA. 96, 1164-1166, 607-610, 1918.
1999. [24] Micheli F. Sull’influenza, Il Policlinico, 2, 45-74, 1920.
[9] Kilbourne E.D. Influenza. New York, Plenum [25] Ciauri R. Bacillo bipolare diplomorfo emosettico
Medical Book Co., 1987. di una setticemia a tipo influenzale. Il Policlinico. 39, 8-
[10] Neustadt R.E., Fineberg H.V. The epidemic that n- 11, 1918.
ever was: policymaking and the swine flu scare. New [26] Saccone G. Sull’etiologia dell’epidemia di febbri in
York, Vintage Books, 1983. Taranto, Annali di Medicina navale e coloniale. Vol. I, fa-
[11] Shortridge F.K. The 1918 “Spanish” flu: pearls from sc. III-IV, 275-285, 1919.
swine. Nat. Med. 5, 4, 384-385, 1999. [27] Segale M. Ricerche batteriologice sulla pandemia
[12] Shortridge F.K. Is China an influenza epicenter? 1918. Patologica vol XI, n. 243, 1919.
Chin. Med. Jour. 110 (8), 637-641, 1997. [28] Grosso E., Braga A., Calvi L., Rivista Italiana d’Igiene,
[13] Reid A.H., Flanning T.G., Hultin J.V., nn. 1-2, 1966. (citazione ripresa da Tognotti E., La
Taubenberger J.K. Origin and evolution of the 1918 “Spagnola in Italia)
“Spanish” influenza hemagglutinin gene. Proc. Natl. [29] Istituto Centrale di Statistica, Cause di morte (1887-
Acad. Sci USA, 96, 1651-1656, 1999. 1955), Roma 1958.
[14] Taubenberg J.K., Reid A. H., Krafft A.E., Bijwaard [30] Caselli G., Egidi V. A new insight into morbidity
K.E., Fanning T.G. Initial genetic characterization of the and mortality transition. Genus 1991.
1918 “Spanish” influenza virus. Science 275, 1793-1796, [31] Sabbatani S. La sifilide a Bologna nel sedicesimo
1997. secolo. L’assistenza sanitaria e sociale (prima parte).
[15] Vaughan V.C. A doctor’s memories. Indianapolis, Infez Med 14, 1, 45-56, 2006.
Bobs-Merrill, 1926. [32] Sabbatani S. La sifilide a Bologna nel sedicesimo

284
2007
secolo. L’assistenza sanitaria e sociale (seconda parte). marzo 1919. Bologna, tip. Gamberini e Parmeggiani a-
Infez Med; 14, 2, 102-110, 2006. gosto 1919. Estratto da Bull. Sci. Med. Società Medico
[33] Sabbatani S. La tubercolosi nel diciannovesimo e Chirurgica di Bologna.
ventesimo secolo: epidemiologia e ruolo dei program- [35] Boschi E., Dagnini G. Osservazioni cliniche sulla
mi di sanità pubblica nella prevenzione della tuberco- recente epidemia influenzale. Rendiconti Società
losi a Bologna. Infez Med. 13, 1, 48-56, 2005. Medico Chirurgica di Bologna. Conferenza tenuta alla
[34] Bellei G. Alcune considerazioni intorno Società Medica Chirurgica di Bologna nell’Adunanza
all’influenza. Rendiconti Società Medico Chirurgica di Scientifica del 17 aprile 1919. Bologna, tip. Gamberini
Bologna. Conferenza tenuta alla Società Medico- e Parmeggiani agosto 1919. Estratto da Bull. Sci. Med.
Chirurgica di Bologna nell’Adunanza Scientifica del 18 Società Medico Chirurgica di Bologna.

285
2007