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GLI INDIRIZZI DI TUTTI I NEGOZI DI VINILI IN ITALIA!

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LUCIO DA LLA

INTERVISTE CANZONI &


TARIFFA R.O.C. POSTE ITALIANE S.P.A. – SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE – AUT. MBPA/LO – NO/149/A.P./2016 ART.1 COMMA1 – S/NA.

ZUCCHERO PISTOLE
ORIETTA BERTI Banditi e spie
LINO VAIRETTI nella musica
italiana
BRUNORI SAS
DARDUST
DELMORO STORMY
FOTO: © RENZO CHIESA
SIX
DOSSIER Discografia
illustrata
I POOH
Prima dei Pooh
C’ERA UNA
FREE VOLTA…
Quelli della
Discografia domenica

L’APPRENDISTA CANTAUTORE
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editoriale

UN FENOMENO
TUTTO ITALIANO
ecentemente, Francesco Coniglio ed io abbiamo fatto una lunga chiacchierata
con il direttore del catalogo Sony Legacy Paolo Maiorino. Una piccola parte la
potete leggere in questo numero, quella riguardante la ristampa della discogra-
fia di Lucio Dalla in vinile. Ma abbiamo parlato di tanto altro: tra rivelazioni an-
che clamorose e analisi dello stato del mercato, abbiamo approfittato di avere
di fronte chi lavora alle stesse cose che piacciono a noi – le ristampe, gli inediti,
la valorizzazione dei cataloghi – però dall’altro lato, quello di chi decide, di chi
porta avanti questi progetti, per fare un po’ di chiarezza.
Cosa bolle in pentola e dove sta andando questo tipo di discografia, forse l’unica ancora vi-
spa? Stiamo assistendo a un’imponente operazione di rivitalizzazione dei cataloghi con nu-
merose ristampe in vinile di dischi storici e dischi meno noti. Ed è l’edicola uno dei canali
IN COPERTINA che sta avendo maggior successo in questo processo. Il pubblico è sempre stato molto diviso
LUCIO DALLA su questo strumento di diffusione dei supporti musicali – e di tanto altro. C’è sempre stato il
Foto di copertina per gentile concessione sospetto che si tratti sempre di prodotti di qualità più bassa, e di molto, rispetto agli omologhi
di Renzo Chiesa. http://www.renzochiesa.it ufficiali, in molti poi hanno ritenuto la vendita dei dischi in edicola una delle concause della
sparizione progressiva dei negozi di dischi. Effettivamente, c’è stato un momento in cui i negozi
di dischi ancora resistevano bene, e l’enorme diffusione di collezioni intere di Cd nelle edicole
non può non averli danneggiati. È stata forse un’occasione persa quella di fornire le stesse col-
lezioni alle stesse condizioni ai canali di vendita normali: IVA ridotta, possibilità di resa e una
pubblicità radiotelevisiva che solitamente mancava per i dischi “normali”. Ultimamente siamo
stati invasi da intere discografie in vinile, anche sostanziose, distribuite assieme a giornali e rivi-
ste. Ma lo sapete che è un fenomeno quasi esclusivamente italiano? Solo in Francia e in Spagna
c’è qualcosa di analogo, ma infinitamente più modesto. Ci spiegava Maiorino che alcuni artisti
Stonemusic.it internazionali che magari hanno il controllo della loro discografia, non riescono neanche a ca-
pire – neppure numeri alla mano – di cosa si tratti realmente, non riescono a concepire l’edicola
come la vediamo noi qui in Italia. E invece alcune collezioni stanno andando molto bene e devo
TROVI I SUONI confessare che, se queste riedizioni vengono seguite da esperti e realizzate come si deve, diven-

DI VINILE
tano estremamente appetibili. Non le conosco nel dettaglio tutte ovviamente ma, ad esempio, i
dischi di Pino Daniele e di Bob Dylan sono veramente ben fatti. Stessa cosa posso dire di quelli di
ANCHE SUL WEB De Gregori ma ne ho visti solo un paio, di Guccini e dei Beatles. L’eccellenza si è probabilmente
raggiunta con la collana dedicata al Prog italiano – ancora in corso – che a dischi dall’enorme
OGNI GIORNO fascino culturale, unisce una cura e contenuti extra (libretti curati come si deve) che impre-
ziosiscono il tutto. Poi sono usciti i Queen, Vasco Rossi, Jimi Hendrix e tanti altri. Sicuramente
SU STONEMUSIC TANTI verranno annunciate altre uscite e mi chiedo come mai non si è pensato, per Dalla o De André
CONTENUTI ESCLUSIVI o Battisti per esempio, a realizzare album nuovi. Pensate a un bel doppio con i singoli di Lucio
Dalla degli anni Sessanta (con tanto materiale mai uscito su Lp) oppure al periodo Karim di
E UNA COMMUNITY De André (a proposito, di Fabrizio De André, non perdete il nuovissimo speciale monografico
DI 1 MILIONE che gli abbiamo dedicato. Lo trovate in edicola a partire dal 12 febbraio, o se preferite potete
DI APPASSIONATI acquistarlo comodamente dal nostro store all’indirizzo www.sprea.it/deandre). Serviranno a
rilanciare il supporto fisico? Probabilmente no. Permetteranno alle nuove generazioni di scopri-
DI ROCK COME TE! re gemme del passato? Improbabile, ma chissà. Però è bello che ci sia la possibilità di comprare
TI ASPETTIAMO! gli originali d’epoca – a volte dai costi proibitivi altre accessibili – ristampe per ogni palato da
trovare nei negozi che resistono e infine collezioni intere con dischi che ricalcano gli originali,
WWW.STONEMUSIC.IT acquistabili con facilità e corredati magari da note storiche complete. E il Cd? Non tutti sono
sicuri che questo supporto non abbia più ragione di essere e ci torneremo sopra. La prossima
SOCIAL volta però parliamo di Spotify e degli oltre 15.000 streaming necessari per guadagnare quanto
dalla vendita di un solo disco.
Michele Neri
STONEMUSIC.IT

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sommario
VINILE #24 2020

Articoli
8Dardust
L’ultimo capitolo di una trilogia
che attraversa l’asse geografico/musicale
Berlino – Reykjavík – Edimburgo.
Intervista di Viviana Mastropietro

14 Zucchero
Tutto inizia dal calcinculo di un
paesino della bassa Emilia.
Intervista di Maurizio Becker

20Canzoni & pistole


Le connessioni tra il mondo della
canzone italiana e la criminalità organizzata.
di Michele Bovi

24 Free
Tra il 1968 e il 1972,
hanno creato una brillante miscela rock/
blues, nata sotto l’ala di un maestro
come Alexis Korner.
La discografia italiana.
a cura di Franco Brizi

32Lino Vairetti
Un disco nuovo, un docufilm
e una biografia ufficiale in arrivo.
Nell’anno del cinquantennale
degli Osanna.
Intervista di Susanna Schimperna

36COVER STORY: Lucio Dalla


Il Dalla “adulto”, quello dei tre
dischi pubblicati tra il 1973 e il 1976,
frutto della collaborazione con il poeta,
intellettuale e giornalista bolognese
Roberto Roversi.
di Federico Guglielmi

50 Brunori SAS
A tre anni da A CASA TUTTO
BENE, ecco CIP!
Intervista di Viviana Mastropietro

54Delmoro
Sangue friulano, influenze
italo-disco anni 80, Francia e Brasile.
Insomma, un miscuglio esplosivo.
Intervista di Viviana Mastropietro

56 Valentina Giovagnini
Il ritratto di un talento speciale
e sfortunato.
di Andrea Direnzo

60 60 Orietta Berti
La critica l’ha sempre snobbata.
In compenso, il pubblico l’ha adottata
e non l’ha mai persa di vista.

Orietta Berti
Intervista di Christian Calabrese

solo facciate A

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imo
Il pross
sarà
76 numero
The Jaguars
la
in edico
Prima dei Pooh c’erano i

ile
il 15 apr
Jaguars. E prima di loro, c’erano due
ragazzi di Bologna.

2020
di Daniele Giuntoli

98Quelli della domenica


Quando la televisione
sperimentava e rischiava: mezzo secolo fa,
nel gennaio del 1968,
nasceva Quelli della domenica.
di Emmanuel Grossi

104Stormy Six
Una discografia che ha
attraversato diversi decenni
e ha valicato i confini nazionali.
Discografia di Franco Settimo.
A cura di Michele Neri

Rubriche
4Contributors
I volti dietro «Vinile».

18Stonemusic
Le ultimissime, direttamente
dal nostro sito.

82 Recensioni
Tutto quello che c’è da ascoltare:
le novità, le ristampe in vinile, le ristampe
in Cd, le segnalazioni.

89Questione di etichetta
Cantautori, ricercatori
e pregevoli strumentisti nel catalogo
della Radicimusic.

96 Libri
Letti e commentati per voi.

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Zucchero
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sotto le stelle del blues

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CONTRIBUTORS
I VOLTI DIETRO «VINILE»

MICHELE NERI ri, tra autori, realizzatori e interpreti. È uno FEDERICO GUGLIELMI
(Roma, 1966), autore RAI, dei collaboratori più attivi di «Vinile». (Roma, 1960) 40 anni di gior-
storico della musica italiana, nalismo rock. Storico capore-
saggista. Dal 1998 è autore ALESSANDRO AGNOLI dattore del «Mucchio Selvag-
e consulente RAI per diverse trasmissio- (Padova, 1987), architetto di gio». Ha fondato e diretto le riviste «Velvet»
ni: Serata pop, Dopo pranzo pop, Eventi Pop, formazione, ma opera in cam- e «Mucchio Extra». Ha scritto per «Ro-
DaDaDa, Techetechetè, Sottovoce, Settenote, po editoriale da quando ha 18 ckerilla», «Rumore», «Rockstar», «ciao
Milleeunlibro, Applausi, B come sabato e Vie- anni per diverse realtà, a cavallo tra car- 2001»; «Bassa Fedeltà». Da 20 anni cura
ni da me, oltre ad aver collaborato a diversi ta stampata, web e televisione. Dal 2014 l’inserto musica di «Audioreview». Col-
speciali del TG2 sulla musica. Nel 2005 è lavora per Sprea Editori occupandosi di labora con «Blow Up», «Classic Rock» e
curatore della collana Discografie illustra- diverse pubblicazioni del gruppo. Attual- «Vinile». Ha pubblicato oltre venti libri. È
te (Coniglio Editore). In questa collana mente è membro del Consiglio d’Ammini- stato conduttore/autore di numerose tra-
ha realizzato, come coautore, due volu- strazione e editore delegato delle testate di smissioni radio per la RAI (Stereonotte e
mi dedicati a Fabrizio De André e a Ivano musica della casa editrice. Stereodrome), attualmente collabora con
Fossati. Per Coniglio Editore ha curato an- Rai Isoradio. Come produttore artistico ha
che la collana Zum Zum Zum. Nel 2008 MICHELE BOVI realizzato 22 dischi e decine di ristampe. Il
è co-direttore, assieme a Maurizio Becker, (Catania, 1950), giornalista suo «L’Ultima Thule» ha vinto l’Indie Blog
della rivista «Musica Leggera». Nel 2010 e autore, storico della musica. Award per il miglior blog musicale nel
ha pubblicato Lucio Battisti, La discografia Ha scritto saggi e realizzato in- 2014 e nel 2017.
mondiale, un libro illustrato di 640 pagine. chieste televisive su diritto d’autore e plagi
Nel 2013 ha pubblicato Il libro del prog ita- musicali. Le sue ricerche internazionali su- SUSANNA SCHIMPERNA
liano (Giunti Editore), dal 2016 è curatore gli antenati del videoclip lo hanno accredi- (Roma, 1955), scrittrice, gior-
della rivista «Vinile» per Sprea Editori. Sta tato come massimo esperto della materia. nalista, astrologa, animalista,
attualmente lavorando a un voluminoso Alla RAI è stato caporedattore centrale del anarchica. Ha pubblicato mol-
dizionario sulla canzone italiana del nuo- Tg2, dirigente di Raidue e capostruttura ti saggi per Mondadori, Cairo, Castelvec-
vo millennio. per l’intrattenimento di Raiuno. Ha idea- chi (tra gli ultimi Cattivi pensieri, L’eterna
to programmi TV di successo come Eventi adolescente,  Coincidenze d’amore) e un
FRANCESCO CONIGLIO Pop, I 60 a colori, TG2 Mistrà, DaDaDa, Te- poema con Claudio Rocchi (Il mio Volo
(Genova, 1957), storico della cheTecheTé, Segreti Pop. Ha pubblicato An- Magico con Claudio Rocchi), ha ideato e
musica, editore e curatore di li- che Mozart copiava. Cover, somiglianze, plagi e condotto programmi radiofonici e televi-
bri di saggistica e autobiografie. cloni (Auditorium, 2004), Tg2 Mistrà, con sivi (per Radio3, Radio2, La7 e RossoAlice
Negli ultimi 20 anni ha dato alle stampe Pasquale Panella (Coniglio Editore, 2005), Tv), ha diretto il mensile di immaginario
più di 200 volumi sulla musica. Ha fonda- Da Carosone a Cosa Nostra. Gli antenati del erotico «Blue», il settimanale di satira «il
to le riviste di musica «Musica Leggera» e videoclip (Coniglio Editore, 2007), Cinebox Cuore»,  i mensili di astrologia «Astrome-
«Vinile». Il suo format del saggio illustrato vs Scopitone. Songs to See/Canzoni da guar- se» e «Il tuo segno».
sulla musica è stato imitato da molti edi- dare (Arcana Edizioni, 2014), Note segre-
tori. Ha pubblicato per Sprea Editori, Co- te. Eroi, spie e banditi della musica italiana MAURIZIO BECKER
niglio Editore, Mare Nero, Acme, Macchia (Graphofeel Edizioni, 2017). (Neede, 1964), giornalista,
Nera, Iacobelli, Castelvecchi, Arcana. At- autore radiotelevisivo. Inizia
tualmente è il direttore di «Classic Rock». FRANCO BRIZI a scrivere nel 1984 per «Libe-
(Roma, 1958), critico musica- ral», «Il Mattino», «Gioia», «Il Sabato», «Il
EMMANUEL GROSSI le, storico del prog italiano, ha Mucchio Selvaggio», «Blu», «Fare Musica»
(Pietrasanta, 1978), storico pubblicato articoli e discogra- e «Ciao 2001». In tv, si fa le ossa con Gian-
della pubblicità televisiva e ci- fie per numerose riviste specializzate tra franco Funari (Aboccaperta e Mezzogiorno
nematografica italiana. Stori- cui «Raro!», «Musica Leggera», «Classix». è, su Rai Due), poi entra nella redazione di
co dello spettacolo. Esperto di archivi au- Collezionista e archivista di tutto ciò che Sergio Zavoli per La Notte della Repubblica
diovisivi e fotografici. Consulente per TV, ha a che fare con la cultura underground (Rai Uno). Firma e conduce il programma
Editoria e Archivi Storici Industriali. Do- degli anni 70 e il rock progressivo italiano. Stereonotte e altre trasmissioni di Radio
cente del Centro Sperimentale di Cinema- Ha pubblicato diversi libri, tra cui le disco- Due Rai (Prima del giorno, Il Cammello, Ef-
tografia. Fondatore e curatore dell’Archi- grafie illustrate dei Led Zeppelin, dei Pink fetti personali). Fra i suoi libri, Storia della
vio Generale Audiovisivo della Pubblicità Floyd e dei Queen, il volume Le ragazze dei canzone napoletana (2000), C’era una volta
Italiana, il più grande archivio storico d’I- capelloni. Icone femminili beat e yéyé 1962- la RCA (2007), Quanto mi dai per Endrigo?
talia dedicato all’audiovisivo pubblicitario, 1968 (2010, Coniglio Editore) e, con Mau- (2008), The Beatles in Italy (2012). Per De
comprendente circa 100.000 filmati dagli rizio Becker, The Beatles in Italy. Come li rac- Agostini e Fabbri realizza opere a fascicoli
anni Trenta ad oggi con relativa documen- contava la stampa dell’epoca (Arcana, 2012) come Feelings, Band in the World, Emozioni
tazione (migliaia di documenti d’epoca e e Volo Magico. Storia illustrata del rock pro- d’Autore e La grande canzone napoletana. Ha
centinaia di migliaia di schede tecniche gressivo italiano (Arcana, 2014). È uno dei diretto la free press Free e il bimestrale «Mu-
dettagliate) e oltre 1200 ore di interviste massimi antiquari di dischi in vinile. Il suo sica Leggera». Dal 2014 è caporedattore di
audio, appositamente rilasciate nell’ultimo sito è vinylseduction.com. È collaboratore «Classic Rock», di «Vinile» e di tutti gli Spe-
quindicennio da circa 600 addetti ai lavo- di «Classic Rock» e «Vinile». ciali Musica di Sprea Editori.

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MOVE

Move, il primo speaker di Sonos alimentato


a batteria per interno ed esterno.
Move è l’elegante, potente e versatile smart speaker che
suona incredibilmente in casa, all’aperto e in movimento,
che supporta più di cento servizi di streaming musicale
e podcast, molteplici assistenti vocali, Airplay2 e
che permette la connessione, oltreché WiFi, anche
Bluetooth per riproduzione audio direttamente da
smartphone e tablet.
La batteria ad alta capacità di Move consente fino a dieci
ore di riproduzione continua con una singola carica. In
stand by la batteria conserva l’energia fino a cinque giorni.

Per garantire un’esperienza di ascolto perfetta in qualsiasi condizione e in


qualsiasi luogo ci si trovi, Sonos ha usato la sua tecnologia di sintonizzazione
Trueplay in cui lo speaker si regola automaticamente per bilanciare il suono
in funzione dell’ambiente. Move offre un grado di protezione IP56: non
teme le intemperie, resiste a cadute, urti, pioggia, polvere e sporco, raggi
UV e temperature estreme.
Google Assistant® e Amazon Alexa® integrati.

Sonos Move è disponibile su www.sonos.com/it-it/ e su www.nital.it/sonos/


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dardust

È uscito il 17 gennaio S.A.D.


STORM AND DRUGS,
l’ultimo capitolo della trilogia
discografica di Dardust che
attraversa l’asse geografico/
musicale Berlino – Reykjavík
– Edimburgo e che possiede
la caratteristica di riuscire
a unire il mondo pianistico
minimalista con quello
elettronico di matrice
europea creando
un immaginario unico
nel suo genere.

È
uscito il 17 gennaio S.A.D.
STORM AND DRUGS, l’ul-
timo capitolo della trilogia
discografica di Dardust che
attraversa l’asse geografico/
musicale Berlino – Reykjavík – Edimburgo
e che possiede la caratteristica di riuscire a
unire il mondo pianistico minimalista con
quello elettronico di matrice europea crean-
do un immaginario unico nel suo genere.
È Dario Faini a celarsi dietro le canzoni di
maggiore successo degli ultimi tempi (basta
citare il lavoro su Soldi di Mahmood, Nuova
era di Jovanotti, Maradona y Pelè per i The-
giornalisti, Visti dall’alto per Rkomi…), lo
stesso che si trasforma in Dardust quando
si parla del suo lavoro musicale più intimo,
formatosi nel 2014 e concludendo la trilogia
con la pubblicazione di S.A.D. STORM AND
DRUGS (titolo che prende ispirazione dallo
“Sturm und Drang”, corrente tedesca di fine
Settecento) per Sony Music Masterworks e
Artist First. Lo abbiamo intervistato per farci
raccontare qualcosa di più su questo lavoro

STORM
personale e innovativo.

AND DRUGS:
IL MOVIMENTO
CULTURALE DI DARDUST
ALESSIO PANICHI

Stardust: il nuovissimo
S.A.D. STORM AND DRUGS
Intervista: Viviana Mastropietro completa una trilogia.

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Partiamo dal tuo nome: un omaggio a e inaspettato in più. Diciamo che l’incontro
David Bowie e ai Chemical Brothers, cosa con Mahmood e Charlie Charles è stato fon-
ritroviamo di questi artisti in Dardust?
David Bowie è stato sicuramente il mio im-
«In me c’è sempre la spinta damentale perché l’unione dei nostri mondi
ha creato qualcosa di nuovo che prima non
printing musicale, nonché l’artista con cui di lavorare su qualcosa c’era. Più di tutto, ho notato che questa colla-
sono cresciuto. Credo di aver preso da lui il
fatto di essere eclettico e la voglia di cambia-
di ancora sotterraneo borazione ha dato il via a una consapevolezza
riguardo all’importanza della figura del pro-
re e sperimentare in continuazione trovando e inesplorato» ducer (soprattutto in ambito pop) molto più
sempre nuove forme e colori che riescano a ampia rispetto a prima.
stupire sia me sia chi mi ascolta: in sostanza,
il coraggio di andare in nuovi territori oscuri Ti crea delle difficoltà a volte separarti
e pericolosi. Anche i Chemical Brothers li ho nicchia, per poi decodificarlo a mio modo e dalle tue canzoni per donarle ad altri?
amati alla follia e li seguo da sempre, e credo portarlo a qualcosa di più ampio. In generale, In realtà no, se avessi fatto il cantante sa-
che la cosa che mi affascina di più di loro sia noto che Dario produttore e Dardust compo- rebbe sicuramente stato un problema gestire
questa visione lisergica a livello di sound e di sitore si trovano su un territorio comune per- la spartizione dei brani, ma non essendolo mi
racconto; mi piace davvero tutto il percorso ché spesso alcuni colori che ho trovato nella succede l’esatto contrario: quando una can-
che hanno fatto e credo che in STORM AND mia ricerca come Dardust sono ritornati nelle zone esce, non la sento più come mia, quindi
DRUGS si ritrovi particolarmente questa stes- produzioni pop, quindi è stato bello come en- la vivo sempre come una liberazione in positi-
sa cura dei dettagli sonori. trambe le mie due identità abbiano migliorato vo, nel senso che la canzone va nell’aria e se
reciprocamente l’altra dimensione. poi riesce ad appartenere a più persone è un
Ti sei presentato al pubblico con una altro miracolo che si avvera.
trilogia di dischi: com’è nata l’idea di Per te, il fatto di non usare la parola è un
creare un progetto del genere? punto di forza o di debolezza? Quali sono le difficoltà che incontra oggi
L’idea è nata dopo tanti anni di musica e di È un punto di totale forza perché mi porta un giovane che vuole far musica?
creatività data al servizio di altri, periodo in a comunicare anche a persone lontane da Paradossalmente incontra meno difficoltà
cui sono stato compagno di viaggio di altri me, in altri territori, al di là del veicolo della adesso rispetto a una volta perché oggi, nell’e-
artisti a cui ho cercato di dare una mia vi- lingua. La parola nella forma musicale dà una ra dei social e delle piattaforme streaming, si
sione, rimanendo però sempre una spalla. A sceneggiatura, una mappa simbolica e d’im- può lanciare tutta la musica che si vuole e di
un certo punto ho pensato che fosse giunto il maginazione, un percorso chiaro e netto dove conseguenza tanti fenomeni nascono sempli-
momento di meritarmi uno spazio per me, per ognuno può identificare la propria visione. cemente e miracolosamente grazie a un pas-
esprimermi in maniera libera e creativa, senza Senza di essa il potenziale diventa molto più saparola o a un elemento virale del brano che
l’uso della parola ma solo attraverso il suono, ampio perché ognuno può proiettare e vivere lo rende popolare pur senza i classici metodi
e credo di averlo fatto in maniera non canoni- il proprio film. Mi piace pensare che un ascol- della promozione radio e tv. D’altro canto, la
ca perché era la zona (pur essendo scivolosa tatore dal Giappone o dal Brasile possa sentire complicanza che può notare un emergente,
e rischiosa) in cui mi sentivo più a mio agio. un brano di Dardust e possa sognare visto che siamo nell’epoca di un sovraffolla-
ed emozionarsi al di là dell’utilizzo mento di brani, è quella di non riuscire a ri-
Il tuo è un progetto internazionale già della parola. conoscersi un’identità talmente unica e inno-
dalla nascita, infatti sia la creazione del vativa che possa spiccare nel mucchio di tante
disco che la sua registrazione ti hanno Tra le voci di Wikipedia (pianista, produzioni.
portato in giro per l’Europa. Quanto è compositore, produttore,
stato importante per te questo bagaglio discografico, musicista) qual è Qual è la miglior collaborazione che non
culturale europeo? l’aspetto in cui ti identifichi meglio sei ancora riuscito a fare?
È stato fondamentale perché ho scelto e che senti un po’ più tuo rispetto Parlo di sogni veramente lontanissimi, ma
quattro tappe (Berlino, Reykjavík, Londra agli altri? mi piacerebbe collaborare con il maestro Sa-
e successivamente anche Edimburgo) che Musicista credo che sia l’aspetto kamoto, un pianista che amo alla follia e che
mi hanno portato a riscoprire delle città che racchiude tutti gli altri perché è ha lavorato con Bowie, tra l’altro. Mi piace
che mi avevano affascinato quando una dimensione che vivo sia quan- immaginare di andare a trovarlo in Giappo-
ero adolescente. Zone e terre su cui do compongo un pezzo al piano per ne, anche dieci minuti e dargli il mio album
ho sempre fantasticato attraverso la me, sia quando produco un brano per vedere cosa ne pensa… Lo farò!
musica e poi avendole vissute sono in qualsiasi settore della mia produ-
riuscito a ricavarne anche nuove zione artistica. In generale penso che
informazioni e ispirazioni. È sta- l’ambito da musicista, fatto anche di
to quindi fondamentale questo tanto studio e metodo, possa fare la DARDUST
approccio che mi ha permesso
di uscire dall’Italia e mi ha dato
altri stimoli, prospettive e traiet-
differenza, soprattutto in un perio-
do come questo. VIDEO
Guarda l’intervista di Dardust
torie. Sei diventato noto al grande su Stone Music. Inquadra con il tuo
pubblico l’anno scorso a smartphone questo QR-Code.
Parlaci del processo Sanremo con Soldi, ma
creativo che accompagna la prima di Soldi chi era
nascita delle tue canzoni. Dario Faini?
In me c’è sempre la spinta di Lo stesso Dario che avete
cominciare a lavorare su qual- visto prima di Soldi, uguale
cosa di ancora sotterraneo e identico (ride), con in tasca
inesplorato, che sia quasi di un risultato sorprendente
9

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FEBBRAIO 2020 MARZO 2020 APRILE 2020
15-16 Genova – Magazzini del cotone, 29 febbraio-1° marzo Bologna 4-5 Lucca – PRIMA EDIZIONE
moduli 7/8 3ª Fiera del disco (50 espositori) 1ª Fiera del disco
17ª Fiera del disco (80 espositori) orario al pubblico: 10-19 orario al pubblico: 10-19
orario al pubblico: 10-19 ingresso al pubblico: libero ingresso al pubblico: libero
ingresso al pubblico: € 5
7-8 Stezzano (BG) – Le due Torri 28-29 La Spezia – Palasport Mariotti –
22-23 Stezzano (BG) – c/c Due Torri, via 11ª Fiera del disco NUOVA DATA
Guzzanica, 62 orario al pubblico: 10-19 2ª Fiera del disco
10ª Fiera del disco (50 espositori) ingresso al pubblico: libero orario al pubblico: 10-19
orario al pubblico: 9-21 ingresso al pubblico: libero
ingresso al pubblico: libero 14-15 Corciano PG – Quasar Village
12ª Fiera del disco
22-23 Pescara – Porto Turistico orario al pubblico: 9-21 MAGGIO 2020
13ª Fiera del disco (50 espositori) ingresso al pubblico: libero 9-10 Bassano del Grappa (VI) – Bassano
orario al pubblico: 10-20 Expò
ingresso al pubblico: € 3 15 Verona – Fiera di Verona, viale del Fiera del disco
Lavoro 8 orario al pubblico: 10-19
23 Campogalliano (MO) – Centro Fiera del Disco ingresso al pubblico: libero
Espositivo Serafini, via Mattero 15/4 orario al pubblico: 10-19
Fiera del disco      ingresso al pubblico: libero 16-17 Trento – NUOVA DATA
orario al pubblico: 10-19 1ª Fiera del disco
ingresso al pubblico: libero 28-29 Bologna – Fiera di Bologna, piazza orario al pubblico: 10-19
Costituzione ingresso al pubblico: libero
29 febbraio-1° marzo Bologna Fiera del disco
3ª Fiera del disco (50 espositori) orario al pubblico: 10-19 24 Torino, piazza Madama Cristina
orario al pubblico: 10-19 ingresso al pubblico: libero Fiera del disco
ingresso al pubblico: libero orario al pubblico: 10-19
ingresso al pubblico: libero

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«Un giorno
mi piacerebbe riuscire
a fare un disco di vero
blues. E forse lo farò.
Perché il blues è quella
cosa lì, e solo quella.
Non c’è un nuovo blues:
già il fatto di definirlo
nuovo blues, vuol dire
L’ultimo disco di Zucchero, D.O.C., che è un’altra cosa»
ROBERT ASCROFT

è uscito lo scorso 8 novembre. Ad aprile parte


dall’Australia il nuovo tour mondiale.
L’Italia dovrà aspettare fino al 22 settembre,
quando Zuccherò sarà all’Arena di Verona
per la prima di dodici date consecutive.

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SOTTO LE STELLE
DEL BLUES
Tutto inizia dal calcinculo di un paesino della bassa Emilia. È lì che Zucchero
scopre la black music e sogna di diventare un musicista. Ce la farà, ma la strada
sarà lunga e tortuosa. Perché la discografia italiana è un luogo malsano e
pericoloso, forse più di certe paludi della Louisiana.
Intervista: Maurizio Becker

A
d aprile dall’Australia Rispetto: quando Zucchero
partirà il tuo nuovo tour diventò anche paroliere.
mondiale. Poi suonerai
negli States e in Europa.
In Italia arriverai solo in
autunno, dove farai 12 date consecutive
all’Arena di Verona. Un impegno
incredibile, ma che dubito ti spaventi:
ti ho sempre visto come un vulcano di
energia. È stato per caso un bisogno di
energia a spingerti da ragazzo verso la
musica nera?
In un certo senso sì. Nel mio paesino c’e-
ra la festa di san Biagio, c’erano le banca-
relle ma soprattutto dietro la chiesa c’era il
calcinculo [la giostra, ndr], che suonava le
novità e quello per me era l’unico modo di
ascoltare musica. Non c’erano molte altre
possibilità. Il bar del paese non aveva neppu-
re il jukebox, per dire. E lì ho ascoltato per la
prima volta le canzoni di complessi come i
Procol Harum, i Beatles e i Rolling Stones,
insieme ai gruppi italiani che facevano le musica molto fisica, mentre il cantautorato vengo e sono ispirato da quella scuola lì.
cover delle canzoni inglesi o americane, che italiano ha preso più dalla Francia, e quindi All’inizio i testi me li facevo scrivere, perché
però noi pensavamo fossero originali: i No- è più testuale, più intellettuale, mentre mu- pensavo di non essere capace. Poi a un certo
madi, l’Equipe 84, i Dik Dik, i Camaleonti. sicalmente è abbastanza semplice, ripetitivo. punto m’incazzai perché dovevo sempre rin-
E quella musica lì, così ritmica, mi piaceva, Io però nasco come musicista, e quindi ero correre qualcuno per avere un testo, e uno
mentre invece non mi è mai piaciuta la mu- attratto soprattutto dalla musica, non capi- si faceva pregare, e l’altro non aveva tempo,
sica tipicamente melodica. Mi sono ricono- vo neanche le parole, mi arrivava solo que- così quasi per protesta buttai giù Rispetto.
sciuto sempre in quella, e non in questa. Poi sto modo di suonare, di cantare, di dividere il Quella fu la prima.
fui fulminato da Otis Redding, quando que- ritmo, di usare queste metriche tronche, in-
sto mio amico americano mi fece ascoltare il somma lo swing. Poi, quando ho cominciato Non sono moltissimi i grandi nomi
45 giri di (Sittin’ On) The Dock Of The Bay. Poi a leggere alcuni testi tradotti, per esempio di italiani che hanno saputo far propria la
scoprii Wilson Pickett e il resto. Marvin Gaye, ma anche dei padri del blues, lezione della black music. Mi vengono
ho capito che la sensualità, la carne, il sesso, in mente Battisti, Dalla, Paolo Conte e
Una cosa che ti avrà sicuramente erano importantissimi. Pensa a Got My Mojo Pino Daniele. Sono artisti che seguivi?
colpito è la fisicità, anzi la Working di Muddy Waters, ma è Seguivo molto Lucio Battisti, che attinge-
carnalità, di quella musica, solo un esempio. va parecchio al rhythm&blues. È stato quel-
anche nei testi… lo che mi ha fatto pensare: “Cazzo, anche lui
Quella è fondamentale. Quel Il blues è pieno di allusioni attinge da Wilson Pickett, e funziona, allora
tipo di musica lì ha degli ingre- sessuali. vuol dire che c’è spazio anche per me”. Poi
dienti fondamentali: il ritmo, ma Esatto. Allusioni, doppi sen- ho scoperto Lucio Dalla e soprattutto Pino
anche la sensualità. Il sesso, in- si, cose che io ho usato sempre e Daniele, che andava ancora di più nel soul.
teso anche come rituale. È una continuo a usare, proprio perché Paolo Conte invece l’ho sco-
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zucchero
perto dopo. In quel periodo lì non pensavo a band, brutto, un Orsi con una custodia terri- suo primo disco da solista, provò una
lui. Anche perché a quell’epoca era ancora bile, super-usato, e in una settimana mi feci fortissima vergogna: la sua voce gli
solo un autore. Se pensavo a lui, pensavo insegnare la scala da uno che suonava il cla- sembrava orribile…
ad Azzurro. Comunque, mi piace come l’hai rinetto al Conservatorio di Lucca. E mi pre- No, devo dire che io non mi vergognai to-
messa: “fare propria la lezione del blues”. sentai a questa audizione suonando tre note talmente nell’ascoltarlo. Non era ancora il
Quando mi dicono che faccio blues, sorrido: del cavolo e loro mi presero. Poi un giorno rhythm&blues che volevo, però c’erano già
io non faccio blues. Io prendo dal blues: rit- in una balerona dove ci avevano ingaggiato i fiati, c’era un arrangiamento di un certo
mi, suoni, modi di cantare, modi di suonare, non si presentò il cantante e visto che nessu- tipo, c’era l’Hammond. Semmai, mi sono
il ricorso a certe note. Tutto qui. Certo, un no ricordava le parole delle canzoni dissi: “Io vergognato dopo, all’epoca del primo album
giorno mi piacerebbe riuscire a fare un disco le so, ma non ho mai cantato”. E loro: “Non che ho fatto con la Polydor.
di vero blues, facendo cover. E forse lo farò. fa niente, dobbiamo salvare la serata”. Così
Perché il blues è quella cosa lì, e solo quella. quella sera cantai io e il giorno dopo loro li- UN PO’ DI ZUCCHERO…
Non c’è un nuovo blues: già il fatto di definir- cenziarono il cantante. Cosa t’imbarazzò di quel disco?
lo nuovo blues, vuol dire che è un’altra cosa. Tutto. Già dal titolo, che naturalmente fu
Il primo disco lo hai fatto giovanissimo. deciso da loro, perché io allora non avevo la
Dicevamo di quando ascoltavi la Avrò avuto 16 anni. Lo feci con un altro possibilità di dire la mia.
musica dal calcinculo del tuo paese… gruppo, che si chiamava I Monatti. Anche lì,
A un certo punto, da Roncocesi, quindi io non vedevo l’ora di fare un disco, ma loro Avevate idee molto diverse,
dalla bassa Emilia, i miei si trasferirono a non sapevano neanche da dove cominciare, immagino…
Forte dei Marmi, che era un posto totalmen- come del resto io. Poi vidi su un giornale di Essenzialmente, loro mi presero perché
te diverso. settore, tipo «Noi Giovani», un’inserzione di avevo vinto Castrocaro [nel 1981, ndr], e
una casa di Milano, la Stella Edim, che cer- quindi dovevano farmi fare un album. Era-
Gli inizi, a Forte dei Marmi. cava nuovi artisti: diceva che facevano au- no costretti, perché mi avevano scelto. Ma in
Il complesso si chiama Messa Beat, dizioni per prendere sotto contratto nuovi realtà, volevano un cantante melodico, una
Zucchero è il primo da sinistra. gruppi e fargli fare un disco. Allora andai al via di mezzo fra Cocciante e Riccardo Fogli.
bar e dal telefono a gettoni chiamai. Del rhythm&blues e del soul che piacevano a
me, non gli fregava niente.
E incredibilmente vi convocarono…
Mi ricordo che arrivammo a Milano tutti Quel disco lo produsse un nome
sporchi, dopo aver dormito in un furgone, e di peso.
obbligai gli altri a passare prima da un bar- Vince Tempera. Io a quell’epoca non sa-
biere per renderci un po’ più presentabili. pevo nemmeno chi fosse e cosa avesse fatto.
Poi facemmo il provino e questi ci presero, Mi dissero che era uno che collaborava con
ci fecero firmare un contratto e ci portarono gente importante, con Guccini ad esempio.
subito in uno studio a incidere. Solo che alla Ma il problema non fu Tempera: lui fece un
Cosa cambiò? fine scoprimmo che era una mezza truffa: buon lavoro. Anche i suoni erano molto
Be’, anzitutto a Forte c’erano i jukebox. Era dopo averci fatto registrare ci chiesero i sol- curati: Bruno Malasoma era un bravissimo
un po’ come se fosse la California d’Italia. Lì di. Fu necessario un avvocato. ingegnere del suono, aveva fatto anche dei
mi si aprì un mondo, scoprii gente come Bob dischi di Battisti. Solo che non è mai riusci-
Dylan e Simon & Garfunkel, e soprattutto Com’erano quelle canzoni? to a tirar fuori la mia voce, come la volevo
vidi che già molti gruppi suonavano usan- Be’, certo, l’esecuzione era piuttosto trita, io, cioè cruda: quel disco era tutto pieno di
do i fiati, rifacendo i pezzi di James Brown, ingenua, però le canzoni non erano proprio eco, molto fuori nel missaggio, come anda-
di Otis Redding. Non era ancora esploso il malissimo: chissà, il primo pezzo avrebbe po- va di moda, mentre io l’avrei voluto mixato
rhythm&blues come tendenza, però in quel- tuto anche funzionare, se avessimo avuto la all’americana, cioè più base e la voce molto
la zona lì, di gruppi che lo suonavano ce n’e- possibilità di promuoverlo. dentro. Ma il problema vero ero io: quelle
rano già parecchi. che avevo scritto erano canzoni né carne
Paolo Conte mi ha raccontato che né pesce. Essendo duttile come autore, ero
Quella è sempre stata una zona a quando ascoltò per la prima volta il riuscito in qualche modo a fare un album di
forte vocazione danzereccia. Quindi la pop, che è quello che la Polygram mi aveva
musica ballabile era privilegiata… chiesto, cioè sembrare una cosa a metà fra
Esatto. E così era anche il primo gruppo in uno con la voce un po’ rauca alla Cocciante
cui entrai. Si chiamava Le Nuove Luci. e uno un po’ più morbido e melodico come
Fogli. C’erano anche delle discrete canzoni,
Entrasti come sassofonista, mi pare… i testi erano di Albertelli, un professionista
Il fatto è questo: io volevo per forza suona- molto considerato che veniva da successi
re in una band, a tutti i costi. Loro mi chiese- con cantanti tipo Drupi. Anche riascoltan-
ro cosa sapessi suonare e io dissi: “Un po’ di dolo adesso, qualcosa la salvo. Qualche linea
organo”, perché l’avevo imparato in chiesa. melodica, qualche ritmo – del resto, il senso
“Ma l’organista ce l’abbiamo già”. “Allora ritmico ce l’ho sempre avuto, questa tenden-
potrei suonare la batteria”. “C’abbiamo già za a fare dei ritmi un po’ più complessi che
anche quello. In realtà stiamo cercando un non fossero le solite duine o terzine. Però,
sassofonista”. “Bene!”. Tornai a casa e m’in- quello non ero io.
debitai per comprare un sassofono.
A quel punto, la Polydor ti mandò
Il famoso sax da 55 mila lire… a Sanremo.
Sì, lo presi a La Spezia: era un sassofono da Ci andai con Una notte che vola via e, no-
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zucchero
mava “le bestie”: Randy Jackson al basso,
Il terzo Sanremo,
quello della svolta musicale: Walter Afanasieff alle tastiere, George Perry
la canzone è Donne, sul palco alla batteria e Corrado Rustici alla chitarra.
ci sono anche Corrado Rustici Insomma, le “bestie” arrivarono a Milano e
(s) e Randy Jackson (d). col budget che avevamo in una settimana
dovevamo fare tutto.

Che impressione ti fecero queste


“bestie”?
Se la tiravano un po’, dopotutto faceva-
no “gli americani che vengono in Italia”. E
D’Anna aveva voluto la limousine per an-
darli a prendere all’aeroporto. Insomma
aveva fatto un po’ di scena, li aveva presen-
tati alla Polygram come delle superstar, io
non ero abituato a quelle robe. Però poi
queste “bestie” andarono in studio, pro-
varono i pezzi tre o quattro volte e dissero
che erano pronti. E registrarono un pezzo
dopo l’altro, di corsa, buona la prima. Sen-
za incertezze, senza perdere tempo. Il disco
nostante la canzone non dispiacque total- E che ci faceva lì? è tutto lì, in quelle session, tranne qualche
mente, non successe niente. Praticamente, Era tornato in Italia e aveva aperto un piccola sovrapposizione. Praticamente, dal
risultai anonimo. Sarebbe stato meglio esse- ristorante a Marina di Massa. Non avendo nulla quei quattro mi hanno creato un suo-
re stroncato! niente da perdere, ci vedemmo a casa mia, no, dando corpo esattamente a quello che
gli spiegai cosa avevo in mente e, visto che io avevo in testa
E allora? non avevo né produttore né manager, lui si
C’è stata la ribellione. offrì di parlare con la mia casa discografica. Un sound americano, un suono black…
Così lo portai da Tibaldi, che era il direttore Loro hanno questi bassi profondi, grossi,
Come trovasti la strada? artistico della Polygram e all’inizio rimase fat, questa batteria che faceva pochissimi
Per un caso. È il bello della vita. Dopo aver sconcertato. Mi diceva: “Ma dove l‘hai tro- passaggi ma aveva il groove, le cose messe
fatto Sanremo, mi chiamarono a fare qual- vato? Questo fa il pizzaiolo!”. al punto giusto negli spazi da Afanasieff, che
che serata di piazza, e un giorno suonai a quando serviva ci metteva la zampata, con
Marina di Massa. Alla fine dell’esibizione, Poi però Tibaldi cambiò idea… un lavoro incredibile di Corrado Rustici e dei
mentre stavo smontando, un tizio venne Elio D’Anna era un gran parlatore, un af- suoni che qui in Italia io non avevo mai sen-
sotto il palco e si presentò. Disse: “Sono Elio fabulatore, sapeva come imporsi. Con la sua tito. In una settimana abbiamo fatto il disco e
D’Anna. Mi piaci, hai qualcosa. Sono un parlantina, lo convinse a far venire dall’A- quando in Polygram lo sentirono, restarono
produttore”. merica questi quattro musicisti, lui li chia- di sasso. E nonostante prima
Poi ho scoperto che era il sassofonista degli
Osanna. Zucchero si gioca
la carta di Castrocaro:
Gli Osanna tu li conoscevi? è il 1981.
No, solo come nome forse. Mi ricordavo
vagamente degli Showmen, che avevano
fatto la cover di Un’ora sola ti vorrei. Comun-
que, Elio mi disse che era stato in America,
a San Francisco, dove aveva anche prodotto
delle cose e aveva un sacco di contatti.

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fossero molto perplessi, decisero che valeva Una scorciata ai capelli
la pena di provarci: “Ok, andiamo a Sanre- e Zucchero è pronto
mo. Con Donne”. E così facemmo. A Sanre- a diventare un numero 1.
mo portai Corrado Rustici e Randy Jackson,
e poi uscì l’album. E lì è partita la storia. Il
pezzo si classificò penultimo, ma per fortuna
partirono le radio e Donne diventò una hit.
Quindi, a Elio D’Anna e naturalmente a Cor-
rado e a quelle “bestie” devo moltissimo.

Così come devi moltissimo a chi nell’81


ti aveva convinto a fare Castrocaro.
Eh, Castrocaro era l’ultima spiaggia.

Ma tu eri contrario.
Io suonavo già a livello professionale nelle
più grandi balere d’Italia, enormi baracconi
come lo Sporting Club di Bologna o il Cara-
vel di Mantova. Avevo una band fortissima,
Sugar & Candies, che faceva concorrenza a
quella di Andrea Mingardi, la 49 per Cento,
quindi lavoravo tutti i finesettimana, tutto
l’anno. Avevo anche già scritto due can-
zoni che avevano avuto successo, una per
Fred Bongusto [Tutto di te, ndr] e l’altra per
Michele Pecora [Te ne vai, ndr], e durante la
settimana andavo a Milano, con l’autostop e
con mezzi di fortuna, per cercare di piazzare
le mie canzoni per altri interpreti.

Nella tua autobiografia racconti che


cercasti inutilmente di darne una a una volta gli proposi anche una musica in te inosservato. Poi, col nome che mi ritrova-
Mina. Te le bocciò tutte? cui c’era una parte di Diamante, credo l’inci- vo, Zucchero, mi facevano fare le canzoni
Non lei personalmente. C’era questo Buf- so. Ma anche lì, niente, qualcosa non gli pia- melodiche… Mi ricordo che Fegiz mi stroncò
foli, Vittorio Buffoli, che era il direttore ar- ceva. Comunque, era un periodo in cui mi malamente. A quel punto, decisi che dovevo
tistico della PDU. Come credo per tutti, il davo da fare, e tutto sommato non mi potevo riuscire a fare quello che avevo in testa. E fu
mio sogno come autore era dare un pezzo a neanche lamentare. lì che un certo Sergio Poggi, che era il vice di
Mina. Ma ogni volta che andavo da Buffoli e Tibaldi alla Polygram, mi tese una mano.
gli facevo ascoltare una canzone, lui mi di- Quindi, l’idea di partecipare a
ceva: “Sì, la strofa è buona ma l’inciso non Castrocaro ti disturbava… In che modo ti aiutò?
va bene. Se cambi l’inciso può funzionare”. Mi sembrava un passo indietro, una cosa Quando alla Polygram mi diedero la libera-
Allora tornavo a casa, cambiavo l’inciso e da dilettanti. Ma, al tempo stesso, mi ero toria perché non erano più interessati a pro-
la settimana dopo ero di nuovo alla PDU. E sposato, avevo già una figlia e portavo a casa seguire con me, lui mi vide così a terra, così
lui stavolta diceva che l’inciso andava, ma solo 150.000 lire alla settimana, non ce la depresso – nemmeno incazzato proprio di-
era la strofa che non funzionava più. Ogni facevo. C’era questo impresario toscano, strutto, me ne stavo lì seduto in silenzio con
volta era così. Io non so neanche se queste Nando Capecchi, che era in contatto con Ra- gli occhiali scuri, e mi guardò: “Ma che hai,
musiche arrivassero davvero a Mina, ma più vera, e iniziò a martellarmi per portarmi a stai male?”. Ed io: “Lasciami perdere, mi gi-
probabilmente si fermavano a lui. Pensa che Castrocaro: “Dammi retta, t’iscrivo io, devi rano i coglioni”. Allora mi disse: “Aspetta un
andarci!”. Mi disse che a Ravera le cose che
aveva sentito erano piaciute, per cui alla fine Con il manager Michele
Non voleva andarci,
ma lo vinse: Castrocaro 1981.
mi convinse. E così andai e addirittura vinsi Torpedine (primo da destra).
– a sentire Ravera, quella sera mi votarono
tutte le case discografiche presenti. E loro
decisero di darmi alla Polygram.

All’inizio ti dicevano che con quella


faccia e quella voce non saresti
arrivato da nessuna parte. Chi è stato
il primo a incoraggiarti a essere
solamente te stesso, e a crederci?
Non c’è stato nessuno. Non ho mai avuto
dietro uno che mi diceva: “Sei il più forte, dai,
adesso facciamo così”… All’inizio c’ero solo io
e da solo ho dovuto trovare il modo di svolta-
re. Perché non succedeva un cazzo. Avevo fat-
to due Sanremo ed ero passato completamen-
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attimo”. Ecco, fu lui, se proprio devo citare be metterla nel mio prossimo disco”. Allora
qualcuno, ad andare da Tibaldi e a convin- la butto lì: “Ma perché non la incidiamo in
cerlo a fare un ultimo tentativo. Mi dissero: due?”, gli dico. E lui: “Good idea!”. La faccia-
“Hai 40 milioni, fai quello che ti pare, ma se mo, all’insaputa delle nostre case discografi-
non funziona è finita”. che. E funziona. Allora, lui manda il provino
alla sua etichetta ed io alla Polygram. I primi
C’è anche un’altra persona che a rispondere sono quelli quella Polygram,
dobbiamo citare adesso. che pubblicano la canzone attraverso la
Sì. Dopo Donne, entrò in scena Michele London Records: è un successo. Senza pro-
Torpedine. mozione. Il video l’abbiamo fatto un mese e
mezzo dopo, quando Without A Woman era
Come lo hai conosciuto? già ai primi posti delle classifiche. Subito
A quell’epoca Michele non aveva nessuna dopo venne la tournée con Eric Clapton. E
esperienza. Aveva solo organizzato il tour anche lì fu totalmente casuale.
di Vanoni/Paoli insieme a un suo collega di
Bologna, Sconocchia, e voleva investire i sol- Grazie a chi stavolta?
di guadagnati diventando il manager di un Grazie a Lory Del Santo, che era una mia
cantante. M ricordo che era indeciso fra me Con loro hai elaborato la tua fan e lo portò a un mio concerto allo stadio
e Marco Armani. spregiudicata strategia internazionale, di Agrigento, dove loro due erano in vacan-
quella che ha fatto di te un numero za. Lui venne a sorpresa nei camerini dopo
E tu stavi giusto cercando un manager. uno. il concerto e mi disse: “Great voice, great
Più che altro, cercavo dei soldi. Per far con- Anche lì, è stato tutto casuale: in realtà show, great band”. E mi propose di aprire il
tenta mia moglie, mi ero indebitato e avevo né io né Torpedine abbiamo cercato di fare suo tour europeo.
comprato una casa più grande, avevo questi niente. Prendi il duetto con Paul Young: è
500 milioni sulle spalle e non c’avevo una nato per caso. Questo accadde esattamente 30 anni
lira. Così dopo Donne pensai che chiamando fa, nel 1990…
un po’ di impresari avrei trovato qualcuno Risulta difficile crederlo… Sì, cominciammo a gennaio e dopo tre
disposto a darmi dei soldi in anticipo in cam- E invece è proprio così! Ero agli Olympic date a Birmingham partimmo con dodici se-
bio di un’esclusiva di tre anni sulle mie serate. Studios per mixare ORO, INCENSO E BIR- rate consecutive alla Royal Albert Hall.
Avevo bisogno di 50 milioni per pagare la rata RA e mi si avvicina questo tipo: “Sei tu Zuc-
del mutuo. Ma non trovai nessuno: al massi- chero? Sono Paul Young. L’anno scorso ero Immagino la strizza…
mo arrivavano a 20-25 milioni, ma non mi in vacanza in Spagna e ho sentito una tua Sai com’è, quando fai l’apertura, il pubbli-
bastavano. A Milano conoscevo uno che ave- canzone [Senza una donna, ndr], mi piacereb- co ti fa soffrire. Viene per sentire l’headliner,
va fatto il produttore dei Matia Bazar, Paolo quindi che fa? Se ne sta nel foyer del teatro,
Cattaneo: mi voleva bene, così gli chiesi aiu- Il primo duetto chi al bar, chi a chiacchierare fuori, e aspet-
to e lui mi promise che avrebbe fatto un po’ internazionale: ta la sua star. Pochissimi sono quelli che si
di telefonate. Poi un giorno mi chiamò e mi con Paul Young. mettono a sentire il supporting artist. Però
parlò di un tizio di Bologna che secondo lui dopo la prima sera iniziò a spargersi la voce,
faceva al caso mio e che avrebbe potuto in- soprattutto quando su un importante quo-
contrarmi a Milano. Mi chiamò a due giorni tidiano uscì un articolo che in pratica dice-
dalla scadenza della rata del mutuo: rischiavo va: “Clapton è sempre il grande artista che
di perdere la casa ed ero disperato. Quando mi conosciamo, ma vi consiglio di andare a
parlò di questo Torpedine, tagliai corto, non sentire questo matto cappellaio italiano, che
mi sembrava una gran cosa, uno con questo ha una voce di cuoio”. E lì di colpo aumentò
cognome del sud e senza esperienza: “Non è l’audience. In quell’articolo, ci definivano
nel giro, come faccio a fidarmi di uno così?”. Con Eric Clapton. “probably one of the best bands in Europe at
Per fortuna, e devo ringraziarlo ancora oggi, the moment”, il che in fondo non vuol dire
Cattaneo non si arrese e mi richiamò dopo un cazzo: probably, at the moment (ride). Ma
qualche ora, verso le 11 di sera: “Io ti voglio gli inglesi sono maestri in queste cose, per
bene, ma mi fai girare i coglioni! Non hai una cui quella recensione fu una specie d’investi-
lira, dici che sei nella merda, mi chiedi di aiu- tura. E da lì con Clapton ho fatto il tour e il
tarti e quando ti propongo una persona non duetto [Wonderful World, ndr] e la Polygram
ti sta bene. Ma vieni almeno a incontrarlo, ha cominciato ad aprire le orecchie e a in-
cazzo!”. Alle sette della mattina dopo presi il vestire. Poi un giorno ho ricevuto una tele-
treno e andai a Milano a conoscere questo fonata da Brian May: “I love your stuff ”. Si
Torpedine. Scoprii che era uno serio, si pre- era innamorato di ORO, INCENSO E BIRRA
sentava bene. E disse che i 50 milioni me li e m’invitò al tributo a Freddie Mercury, a
dava lui. “Sì, però si va dal mio avvocato”, gli Wembley. Una cosa assurda: la mia vita pri-
dissi. Ma io un avvocato mica ce l’avevo! Fi- vata stava andando a fondo e professional-
gurati se avevo un avvocato. Così tornando a mente mi capitavano una dietro l’altra que-
casa chiamai il mio batterista e lui mi rimediò ste tre botte. E poi Pavarotti & Friends. Che
un amico che si occupava di separazioni. Con poi a sua volta ha generato Bocelli.
Torpedine ho fatto delle cose fantastiche. Non
aveva esperienza, ma c’era un’energia incre- Con Vincenzo Mollica, Che storia fantastica…
dibile. Con lui e con Corrado Rustici sono nati Luciano Pavarotti e Lucio Dalla Sì, pum-pum-pum, uno dietro l’altro. Caz-
al primo Pavarotti & Friends.
BLUE’S e ORO, INCENSO E BIRRA. zo, quel periodo è stato irripetibile.
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Joe Adonis, boss mafioso
italo-americano della famiglia
Genovese. Appassionato
di musica. Influì pesantemente
nell’organizzazione dei tour
di artisti italiani negli Stai Uniti.

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RISTAMPATO DA IACOBELLI EDITORE IL SAGGIO NOTE SEGRETE, CHE RIVELA
E RIPERCORRE LE CONNESSIONI TRA IL MONDO DELLA CANZONE ITALIANA
E LA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA. UN LIBRO INCREDIBILE
DI CUI VI PROPONIAMO IN ANTEPRIMA LA PREFAZIONE DELL’AUTORE.
Testo: Michele Bovi

“G
ià negli anni Cinquanta stamenti inattesi, svelando la familiarità tra canzone intitolata Melodia per il programma
non c’era night-club senza boss della malavita e artisti o il coinvolgimen- della Rai Il telecanzoniere, di Priscilla Contar-
informatori della polizia” – to in piani di destabilizzazione di personaggi di e Gianfranco Piccioli. Il set era un’armeria
racconta Jack La Cayenne, del mondo della musica. Spesso si è trattato del quartiere Prati di Roma e Fontana esa-
all’anagrafe di Giussano di passioni innocenti dagli sviluppi inquie- minava dettagliatamente revolver e fucili da
Alberto Longoni, che ha conosciuto da fanta- tanti, come quella di Jimmy Fontana per le guerra mentre, in sottofondo, il suo brano
sista superstar i locali notturni in ogni angolo armi. Fontana è stato uno dei protagonisti gorgheggiava frasi d’amore. Un anno dopo il
del mondo. “Comprensibile, visto che è di not- del pop garbato degli anni d’oro della RCA cantante acquistò in un negozio di Sanremo,
te che la malavita si incontra e si organizza Italiana. Suscitarono perplessità nel 1970 le con regolare porto d’armi, una mitraglietta
concedendosi abituali momenti di ricreazio- immagini utilizzate a copertura di una sua Cz 61 Skorpion calibro 7.65. La stessa arma
ne musicale”. che, finita nelle mani delle Brigate Rosse, nel
“Nel 1974 al Parco Lambro di Milano per il 1978 uccise due giovani missini in via Acca
Festival del proletariato giovanile attorno alla Larentia a Roma, nel 1985 sempre a Roma
Premiata Forneria Marconi, agli Area e a noi soppresse l’economista Ezio Tarantelli e poi,
che ci chiamavamo Il Volo” – ricorda il ma-
«Anche in Italia, negli anni nel 1986, l’ex sindaco di Firenze Lando Conti
estro Vince Tempera – “c’erano più osserva-
tori delle forze dell’ordine che appassionati di
caldi della contestazione, e infine nel 1988, a Forlì, il senatore democri-
stiano Roberto Ruffilli. Fontana fu più volte
rock progressivo. Un’attenzione giustificata molti denunciarono interrogato: ha sempre asserito di aver riven-
dai fermenti politici, culturali e generazionali, duto quell’arma poco tempo dopo l’acquisto a
dai timori per il diffondersi dell’uso delle dro- infiltrazioni e regìe occulte» un poliziotto. Un particolare che sorprende ul-
ghe, dal fenomeno crescente del terrorismo”. teriormente è che nella stessa armeria immor-
Gli ambienti della musica e, inevitabil- talata dal videoclip di Melodia si approvvi-
mente, gli stessi artisti che ne rappresen- gionavano sotto falsa identità Valerio Mo-
tano i principali animatori sono dunque rucci e i compagni della sua cellula BR.
sempre stati oggetto di sorveglianza. Altrettanto scalpore sollevò il fatto che il
Letteratura e cinematografia ci hanno nome di Ezio Radaelli, uno dei più impor-
resi avvezzi a considerare i proprietari tanti organizzatori della musica italiana
di night-club come referenti della poli- – dal Festival di Sanremo al Cantagiro
zia, soprattutto perché le licenze degli – potesse essere accostato, in un’istrutto-
esercizi dipendono dalle autorizzazioni ria dei magistrati romani, a nomi come
delle questure. Il discorso vale anche per quello del faccendiere più volte arrestato
i raduni musicali, i concerti degli artisti Flavio Carboni, a quello di Enrico De Pe-
più amati dai giovani: gli organizzatori dis della Banda della Magliana o ancora
non possono prescindere dal nulla-osta a vicende come quella dell’assassinio del
rilasciato dalle autorità di pubblica sicu- giornalista Mino Pecorelli.
rezza. Si crea così un sistema di controllo E così i contatti tra Febo Conti – uno dei
finalizzato all’incolumità dei frequenta- volti più rassicuranti della tv in bianco e
tori e all’individuazione tra questi di cel- nero, presentatore dei primi programmi
lule legate alla criminalità organizzata, televisivi per adolescenti che ospitavano
con punte di interesse per il traffico di cantanti – e Adalberto Titta, uomo ver-
stupefacenti, di armi, per l’eversione, per tice del servizio segreto clandestino defi-
il terrorismo. Non era questa la regola: nito Anello, o con i gladiatori golpisti del
a esercenti e a impresari era sufficiente principe Junio Valerio Borghese, rapporti
dimostrare senso di responsabilità senza che obbligarono Conti a testimoniare al
eccedere in soggezione o in sudditanza. processo per la strage di Piazza della Log-
Certo che il panorama nazionale dello gia a Brescia.
spettacolo ci ha talvolta stupiti con acco- Insomma la musica e lo
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michele bovi
spettacolo in generale non risultano isole im-
muni dai mali comuni agli altri ambiti sociali.
E le istituzioni trattano pertanto tali settori
con la medesima attenzione dedicata a quelli
economici, scientifici, finanziari. Come ope-
rano gli apparati di informazione e sicurezza
in questo campo? Un’idea viene da un docu-
mento con data 12 dicembre 1964 inviato
dall’Ufficio Affari Riservati (il servizio segreto
civile) al ministro dell’Interno Paolo Emilio
Taviani: la velina informava che il Partito
comunista aveva ordinato alle sezioni dell’E-
milia-Romagna e della Toscana di fare incetta
di cartoline per Napoli contro tutti, la trasmis-
sione della Rai che in quell’edizione sostituiva
Canzonissima nella gara canora abbinata alla
Lotteria di Capodanno. In Napoli contro tutti
si sfidavano i brani più significativi di ciascun
Paese: l’obiettivo, secondo l’informativa del
Viminale, era di far arrivare la canzone Se-
rate a Mosca, interpretata dallo sconosciuto
tenore ucraino Anatolio Solovianenko, al
secondo posto, subito dopo l’insuperabile ’O
sole mio cantata da Claudio Villa, con la con- falo Springfield, allevati in ambienti militari del divorzio, l’acquisto di un appezzamento
seguenza di un’umiliazione per gli Stati Uniti, per l’attività dei genitori; Gram Parson dei di terreno in località Tempio Pausania: fat-
nel programma rappresentati dalla popstar Flying Burrito Brothers era figlio di un eroe ti, commenti e congetture che ai conoscitori
Neil Sedaka che interpretava i brani Love Is A di guerra dell’aeronautica, mentre David dell’artista e della sua opera appaiono gros-
Many Splendored Thing e Ritmo di Broadway, e Crosby dei Byrds e Jackson Browne erano i solani e addirittura ingenui. È verosimile che
la dimostrazione della crescita tra gli italiani rampolli di agenti del servizio segreto militare questo materiale informativo, e molto altro
delle simpatie verso il più importante Paese il primo, civile il secondo. Come dire che le as- ancora rimasto inaccessibile, sia servito a
dell’est. Il documento avvertiva che “senza sociazioni dei pacifisti che si pronunciavano una più professionale analisi di intelligence
adeguate contromisure” il Partito comunista contrarie alla guerra nel Vietnam erano ma- sull’attività dell’artista e alcune vicende che
avrebbe facilmente raggiunto il suo scopo. novrate dagli stessi che avevano scatenato e lo hanno visto protagonista. Fabrizio era fi-
Finì con Villa e ’O sole mio al primo posto, Gi- sostenevano la necessità di quel conflitto. glio di Giuseppe De André, uomo di fiducia
gliola Cinquetti al secondo con Non ho l’età Anche in Italia, negli anni caldi della conte- di uno dei più influenti industriali italiani,
e Solovianenko al terzo posto, poi ancora la stazione giovanile, molti denunciarono in- il petroliere Attilio Monti, indicato dalla
Cinquetti con Anema e core e ancora Villa con filtrazioni e regìe occulte. Del monitoraggio stampa di sinistra come finanziatore dell’e-
Torna a Surriento. Distanziata, al sesto posto, degli artisti nulla finora è stato scritto, se si strema destra. A Giuseppe De André Monti
un’altra canzone straniera, La violetera, inter- esclude la pubblicazione di stralci di rappor- aveva affidato la guida dello zuccherificio
pretata dall’artista spagnola Encarnita Polo. ti riguardanti Fabrizio De André. Si tratta Eridania e dal 1976 anche la presidenza del-
Neil Sedaka, e con lui gli Stati Uniti canterini, di una serie di segnalazioni raccolte dalle la Poligrafici Editoriale con i quotidiani «Il
ne uscirono con le ossa rotte. questure di Genova e Milano che riporta fre- Resto del Carlino», «La Nazione» e «Stadio».
Pubblicazioni anglosassoni attribuiscono quentazioni con ambienti anarchici e filoci- Quindi una famiglia degna di ampio riguar-
all’intelligence ruoli che vanno ben oltre il nesi, presunte simpatie per le Brigate Rosse, do, tanto più a seguito del rapimento che nel
controllo della musica, arrivando a suppor- l’adesione al Comitato genovese per la difesa 1979 Fabrizio e la futura moglie Dori Ghez-
re mansioni di guida e manipolazione, at-
traverso gli artisti, di alcuni degli eventi e dei
fenomeni più importanti del secolo scorso.
La scoperta che Michael Jeffery, manager di
Jimi Hendrix e degli Animals, avesse lavorato
in gioventù per il servizio segreto britannico
MI5 ha alimentato il sospetto di una sua suc-
cessiva collaborazione con l’intelligence sta-
tunitense, tesa a orientare l’azione dei movi-
menti hippie e a pilotare raduni storici come
il festival nell’isola inglese di Wight o quello
newyorkese di Woodstock, tanto più che di-
verse rockstar icone dei movimenti avevano
familiarità con gli ambienti militari: il padre
di Frank Zappa era uno scienziato che lavora-
va per gli apparati industriali della Difesa e la
moglie era figlia di un ufficiale della Marina;
Jim Morrison dei Doors era cresciuto nelle Joe Adonis
basi militari con suo padre ammiraglio della nelle foto
Marina; identico percorso per John Phillips segnaletiche
del 1939.
dei Mamas and Papas e Stephen Stills dei Buf-
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michele bovi
Alberto Longoni
(Giussano, 1937):
sui manifesti
del Palazzo del ghiaccio era
annunciato come “Torquato
il Molleggiato”, ovvero
l’aggettivo che i giornalisti
attribuirono da quella sera
ad Adriano Celentano.

Il 45 giri di Anatolio Solovianenko, tenore


ucraino in gara alla trasmissione RAI Napoli
contro tutti. Il PCI si adoperò per piazzarlo
in classifica superando Neil Sedaka,
per umiliare gli Stati Uniti.

zi subirono per opera dell’Anonima Sarda. I


coniugi rimasero nelle mani dei banditi
quattro mesi e furono rilasciati a fron-
te di un riscatto di 560 milioni, pagato
quasi interamente dal padre di Fabrizio.
I responsabili del sequestro furono in se-
guito tutti catturati: tra loro figurarono
un affermato veterinario toscano e un
ex assessore comunale del PCI sardo. Se
alla vicenda aggiungiamo che a cento
chilometri da Tempio Pausania – dove
secondo la nota informativa della po-
lizia Fabrizio De André avrebbe inteso
“istituire una comune per extraparla-
mentari di sinistra” – operava il Centro
Addestramento Guastatori, una base
segreta delle forze armate per operatori
dell’intelligence, diventa arduo ritene-
re che le indagini sui movimenti dell’artista Jimmy Fontana nel filmato realizzato nel 1970
si fossero limitate al rapportino sempliciotto da Priscilla Contardi e Gianfranco Piccioli
per Il programma Rai Il telecanzoniere.
pubblicato dalla stampa.
Vicende e testimonianze che appaiono in sostenuto di non avere mai avvertito presenze ammettono di non aver mai pensato a dise-
questo libro sono frutto di elaborazione e estranee e questo fa onore all’abilità degli os- gni occulti. Diversa è la percezione relativa
approfondimento di un mio programma te- servatori. Ad esempio, nello stesso gruppo dei all’interessamento della criminalità per il
levisivo a puntate, andato in onda su Raiuno Rokes, soltanto il chitarrista Johnny Charlton mondo musicale: difficile non accorgersi delle
tra il 2014 e il 2015 con il titolo Segreti Pop. assicura di aver sempre sospettato che dietro premure di individui che non si prodigano per
Per la prima volta in Italia sono stati affron- certi atteggiamenti vi fosse un’azione di in- nascondere il proprio status, anche se rara-
tati con gli artisti temi relativi alla presenza telligence; il leader Shel Shapiro ricorda sol- mente il malavitoso sembra voler costringere
della criminalità e dello spionaggio nel mon- tanto un episodio preciso mentre il bassista l’artista a compromessi scellerati. La musica
do della musica. Va riferito che gli addetti ai Bobby Posner e il batterista Mike Shepstone, compie miracoli. In queste Note segrete, tra
lavori interpellati, nella maggioranza, hanno pur rammentando circostanze e personaggi, spie e banditi, gli eroi sono loro: gli artisti.
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free

Paul Rodgers è il cantante dei Free, una delle band più significative del rock/blues inglese.
Nel 2004 viene ingaggiato dai Queen per rimpiazzare il mitico Freddie Mercury. Il tentativo,
incomprensibile, si rivela fallimentare: la sua vocazione blues mal si coniuga con i colori e la
musica della “Regina” e, dopo la pubblicazione dell’album THE COSMOS ROCK, Rodgers
si congeda amichevolmente da Brian May e Roger Taylor. La breve esperienza non soddisfa i
vecchi fan di Mercury né tantomeno lo stesso cantante, che con i Free, tra il 1968 e il 1972,
aveva creato una brillante miscela rock/blues, nata sotto l’ala protettiva di un maestro come
Alexis Korner. Ripercorriamo la storia di questo seminale complesso inglese.
Testo: Franco Brizi

N
ella Londra della seconda fervida anche nel secondo album, eponimo, sioni esercitate sulla band dai media e dalla
metà dei Sessanta, Black e soprattutto nel terzo, FIRE AND WATER. casa discografica provocano uno sconquas-
Cat Bones è una blues band Da quest’ultimo viene estratto come singo- so: la situazione precipita e, al culmine della
formata da Paul Kossoff alla lo All Right Now, un brano che ha la statu- loro carriera, i Free si sciolgono. Ogni com-
chitarra, Simon Kirke alla ra del “classico” e trascina i Free sulle vette ponente cerca una propria identità artistica
batteria e Stuart Brooks al basso. Al trio delle classifiche mondiali, entusiasmando con scarsi risultati: i tentativi di Fraser con i
manca un cantante possente e di spessore e oltre ogni previsione. Sull’onda del successo, Toby e di Rodgers con i Peace sfumano im-
lo trovano in Paul Rodgers dei Brown Sugar, i Free vengono chiamati a esibirsi al Festival mediatamente. Anche i due “vecchi amici”
un gruppo della periferia londinese. Aiutati dell’isola di Wight nel 1970 (26-30 agosto) Paul Kossoff e Simon Kirke, con il tastierista
da Alexis Korner, Kossoff, Kirke e Rodgers davanti a una folla di oltre 500.000 persone. texano John “Rabbit” Bundrick e il bassista
completano la formazione reclutando Andy La performance è l’ulteriore conferma che i giapponese Tetsu Yamauchi, mettono su
Fraser, un giovanissimo bassista – è appena Free sono ormai una band di statura mon- un gruppo e registrano nel 1972 un album
sedicenne – che si è già fatto le ossa alla corte diale: conquistano la scena e vengono accla- a loro nome, ma con risultati insufficienti.
di John Mayall. È il 1968, nascono i Free. La mati al pari di Jimi Hendrix, Doors, Jethro Frattanto nel ’71 la Island immette sul mer-
band lascia al proprio destino Stuart Brooks, Tull e Taste. Il successo è una gioia effimera cato FREE LIVE, un disco dal vivo registrato
che rimette in piedi i Black Cat Bones con però: Kossoff fa un uso eccessivo di alcool durante la tournee del 1970. Il messaggio
una formazione tutta nuova con cui incide e droghe, mentre Rodgers e Kirke entrano che arriva al pubblico è quello di un addio a
nel 1970 un ottimo album, BARBED WIRE in conflitto per la leadership all’interno del tutti gli effetti; al contrario, la “mossa” del-
SANDWICH. Intanto, il quartetto si crea un complesso. Di fatto ne scaturisce un quarto la Island è una “spinta” per far riprendere
certo seguito nei club della capitale britan- album, HIGHWAY, che non raggiunge il li- ai Free il percorso interrotto bruscamente.
nica, attirando l’attenzione del produttore vello dei precedenti. È un segno di resa. Dopo Così sarà: i Free tornano in sala e registrano
Guy Stevens. Sorpreso dalla forza comuni- una fortunata tournée in Oriente, le pres- FREE AT LAST. Ma l’armonia musicale e in-
cativa della band, Stevens procura un con- terpersonale è ormai compromessa. Rodgers,
tratto discografico con la Island. L’esordio è Kirke e Fraser non riescono a strappare Paul
devastante: la voce graffiante di Paul Rod- Kossoff dall’abbraccio mortale dell’eroina e
gers, la chitarra blues e acida di Paul Kossoff alla fine delle session di studio Andy Fraser
e l’efficace impianto ritmico di Simon Kirke
e Andy Fraser qualificano come eclatante
«La performance di Wight ne ha abbastanza e lascia: andrà a formare
gli Sharks con il chitarrista Chris Spedding, il
TONS OF SOBS, album di debutto. La loro
base di partenza rimane il blues di Alexis
conferma che i Free batterista Marty Simon e il vocalist Snips (Ste-
ve Parson), e in seguito la Andy Fraser Band.
Korner e la prestazione collettiva è pratica- sono ormai una band Il ruolo di bassista viene assunto da Tetsu, al
mente perfetta, impeccabile. Il top di questa quale si aggiunge il tastierista Rabbit; Paul
loro rappresentazione acid/blues non verrà di statura mondiale» Kossoff, sempre più ai margini, limita il suo
mai più raggiunto anche se la fiammeggian- apporto chitarristico e in alcune circostan-
te e vitale aggressività si coglie in maniera ze è lo stesso Rodgers a improvvisarsi alla
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Da sinistra:
Paul Kossoff,
Simon Kirke,
Paul Rodgers
e Andy Fraser.

anni di eccessi, il 19 marzo del ’76 muore


per un edema cerebrale (almeno questa è la
sei corde. Con la band così composta, i Free versione ufficiale) durante il volo che da Los
tentano l’ultimo acuto: nonostante alcuni ri- Angeles doveva portarlo a New York. Miglior scioglie ufficialmente i Bad Company soltan-
flessi di luce, vedi la meravigliosa Wishing Well fortuna hanno Paul Rodgers e Simon Kirke: i to nel 1985. Dall’incontro tra Rodgers e una
e la stessa title-track, HEARTBREAKER non due mettono in piedi i Bad Company, un su- vecchia conoscenza come Jimmy Page nasco-
riesce a nascondere le ombre che aleggiano pergruppo nelle cui fila vengono arruolati l’ex no i Firm. Quella che da tanti veniva salutata
sulla band. L’instabilità di Kossoff e un suo chitarrista dei Mott the Hoople Mick Ralph e come una band a metà tra i Free e i Led Zep-
nuovo e improvviso abbandono fanno cala- il bassista Boz Burrell, già con i King Crimson pelin pubblica due dischi, THE FIRM e MEAN
re definitivamente il sipario. Kossoff tenta la negli album ISLAND e EARTHBOUND. Il BUSINESS, che però lasciano gli appassionati
carriera solista e nel 1973 registra il primo successo va oltre ogni più rosea previsione (e con l’amaro in bocca. La parentesi di Paul
album solista: BACK STREET CRAWLER. Nel anche oltre i meriti) e dopo milioni di dischi Rodgers insieme ai Queen è storia recente: un
’75 forma una band chiamata proprio Back venduti, soprattutto in ambito americano, di cantante ingabbiato in una storia non sua. E
Street Crawler con la quale incide due album fatto, l’esperienza si chiude nel 1982 con l’Lp come aveva suggerito Alexis Korner, “quan-
di buona fattura. Poi, provato fisicamente da ROUGH DIAMONDS, anche se Paul Rodgers do suoni, sentiti libero”.
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DISCOGRAFIA
ITALIANA 1970-1973 Testo: Franco Brizi

L a mutevole scena musicale inglese comprende e influenza la cor-


rente rock-blues, che raggiunge il suo apice di popolarità all’indo-
mani della fine dei Cream. Se Clapton e compagni sono stati i primi
a rinnovare i vecchi schemi, influenzando anche un certo Jimi Hen-
drix, questa mutazione ha generato band orientate verso una sen-
sibilità di stampo underground. Tra queste Groundhogs, Fleetwood
Mac, Ten Years After, Graham Bond, Savoy Brown, Brunning Sun-
flower Blues Band e persino i Jethro Tull e i Led Zeppelin della prima
ora. In questo ambito, anche i Free di TONS OF SOBS tracciano delle
ferree linee di confine tra il vecchio e il nuovo british blues con brani
di alto spessore, dotati di una fertile aggressività e da un suono aspro
ma asciutto. L’impianto sonoro che i Free riescono a realizzare non
lascia spazio a momenti deboli. La corposità di un pezzo come Wor-
ry e la solidità di Goin’ Down Slow, unitamente all’intensità di I’m A
Mover (forse il pezzo migliore del lotto) e a The Hunter, esondano e de-
moliscono le formule fin qui conosciute. Anche le altre cinque tracce
che completano il disco non concedono attimi di sosta e risultano
prive di sbavature. Il caratteristico timbro vocale di Paul Rodgers e
le profonde convinzioni acid/blues di Paul Kossoff hanno le spalle
grosse e creano un argine con un suono duro e sfrontato. L’esordio è
fantastico. Il primo ellepì tocca le parti più intime e le forme più sva-
riate del rock blues fino a sconfinare in partiture hard, non dissimili
da quelle adottate dai Led Zeppelin. E la stampa britannica esalta i
quattro giovani musicisti. Il disco viene registrato nei Morgan Stu-
dios di Londra e viene prodotto da Guy Stevens. In studio c’è l’appor-
to di Steve Miller al piano. Pubblicato dalla Island nel novembre del
1968, ha nella prima tiratura l’etichetta rosa con l’occhio, ovvero
TONS OF SOBS la cosiddetta “pink eye Island label” (ILPS 9089; € 350), mentre In
Over The Green Hills Pt. 1 / Worry / Walk In My Shadow / Wild Indian Italia, con grave rammarico, non viene proprio pubblicato. Solo di
Woman / Goin’ Down Slow / I’m A Mover / The Hunter / Moonshine / recente (nel 2017) è stata messa in circolazione una stampa dalla
Sweet Tooth / Over The Green Hills Pt. 2 De Agostini per la collana “Blues in vinile”, in una confezione che
Non stampato in Italia comprende anche un libretto fotografico di otto pagine.

I Free con un ospite illustre:


da sinistra, Kossoff, Fraser,
Kirke e Rodgers assieme a
Steve Winwood.

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ANGEL) raggiunge solo la top 20 in Inghilterra. Dal 33
giri vengono estratti due singoli: Broad Daylight abbinata
all’inedita The Worm, e I’ll Be Creepin’ con l’inedita Sugar For Mr. Mor-
rison che non ottengono alcun riscontro commerciale. Prodotto da
Chris Blackwell, l’album viene distribuito nell’ottobre del ’69 con co-
pertina apribile e pubblicato su Island (ILPS 9104, € 150); cambia il
logo della label che diventa rosa con la “I” grande centrale (pink Island
with “I” logo). In Italia, dopo la mancata pubblicazione del 33 giri d’e-
sordio, questo viene distribuito nei primi mesi del 1970. La copertina
è apribile e laminata, l’etichetta è come quella inglese e il numero di
catalogo riprende la numerazione della stampa tedesca.

FREE
I’ll Be Creepin’ / Songs Of Yesterday / Lying In The Sunshine / Trouble
On Double Time / Mouthful Of Grass / Woman / Free Me / Broad
Daylight / Mourning Sad Morning
LP Island 849 306 UY; 1970 € 80

E dunque, dopo il potente esordio di TONS OF SOBS e mentre il plo-


tone di seguaci del rock blues si allarga, i Free mostrano un’altra
faccia del loro repertorio, fatto di nuove declinazioni e differenze sti-
listiche. Il secondo album ha la capacità di ammorbidire il suono e
renderlo più compatto; i ritmi seppur elevati sono più sofferti, lenti e
melodici. L’arduo compito di “indurire” il sound spetta alla magnifica
voce di Rodgers, che elargisce una forte carica emotiva. Lo spazio che
i Free lasciano all’acustica in brani come Lying In The Sunshine e nel- FIRE AND WATER
lo strumentale Mouthful Of Grass, toccano i vertici della raffinatezza. Fire And Water / Oh I Wept / Remember / Heavy Load / Mr. Big / Don’t
Non mancano i richiami al primordiale amore per il blues a partire Say You Love Me / All Right Now
dall’iniziale I’ll Be Creepin’ e alla successiva Songs Of Yesterday, resa for- LP Island 6339 007; 1970 € 60
te e incisiva dal fantasioso lavoro al basso di Fraser. Il suono più com-
passato di Free Me e Trouble On Double Time viene surclassato dalle for- All Right Now / Mouthful Of Grass
me espressive e cariche di pathos di Woman e Broad Daylight. Il disco, 45 giri Island 6014 016; 1970 € 30
che si affida quasi completamente alle partiture scritte a quattro mani
da Andy Fraser e Paul Rodgers, racchiude nei cinque minuti finali, nel
fascino e nel tratto malinconico di Mourning Sad Morning, una pennel-
lata di classe in un album già ricco di fascino. Le note accarezzate sulla
T utto nasce dalla fine. All Right Now è il pezzo conclusivo di FIRE AND
WATER ed è anche il brano edito a 45 giri che definisce i contorni del
successo mondiale dei Free. Anche se costruito senza troppo fantasia,
chitarra, l’animo sofferto di Rodgers e il flauto “prestato” in studio da All Right Now gode del ritornello “giusto e vincente”, e viene utilizzato
Chris Wood, sono la coda finale di un album poco celebrato ma pieno ancora oggi come jingle pubblicitario, incidendo sulle fortune della band
di espressività. Il secondo 33 giri (che doveva intitolarsi DESOLATION anche a distanza di cinquant’anni. Ma sarebbe troppo
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riduttivo soffermarci sul solo successo commerciale del decennio. Il disco esce sul mercato il 26 giugno del ’70 e centra in pieno il
singolo, mentre l’esuberante carica del quartetto trasborda bersaglio: il singolo e l’ellepì raggiungono le prime posizioni delle chart in-
sulle due intere facciate. Se Fire And Water apre l’album e nel tempo di- glesi e americane come in quelle di molti altri Paesi. La versione originale
venta un pezzo memorabile, con la successiva Oh I Wept (straziante atto inglese di FIRE AND WATER viene distribuita sempre su pink Island “I”
d’amore) si manifesta senza mezzi termini la qualità sonora del disco: logo (ILPS 9120, € 150) così come la versione italiana, che però viene
l’efficacia dei riff di Kossoff alla chitarra, i mirabili passaggi al basso di stampata con la copertina laminata. Nel nostro Paese viene distribuito
Fraser, i colpi duri di Kirke e la trascinante voce di Rodgers anche il singolo All Right Now abbinato a Mouthful Of Grass (con errore
palesano un felice ritorno al passato. La proposta musi- ortografico sulla cover), estratta dal precedente 33 giri.
cale è quella già collaudata ma è sempre viva e valida.
Un sentore di “riciclo” si avverte in Remember, ma
è solo un momento: l’incedere schizofrenico di Mr.
Big con la chitarra acida e i giri di basso forsennati
di Fraser, che coniuga estro e imprevedibilità in un
saliscendi magistrale sul manico dello strumen-
to, hanno un effetto ipnotico. E poi c’è la potente
Heavy Loaded, che concede un importante spazio
al dissonante piano elettrico di Andy Fraser e viene
animata dalla meravigliosa voce di Paul Rodgers, che
butta dentro tutta la sua sofferta ed efficace espressione
dark. Le cadenze dure e vibranti di questo terzo album porta-
no i Free nell’elite rock, affiancandosi ai migliori lavori di questo inizio

Stealer / Lying In The Sunshine


45 giri Island 6014 033; 1970 € 40

L a fretta è cattiva consigliera. Per dare un seguito immediato al suc-


cesso di FIRE AND WATER, HIGHWAY è già pronto alla fine di set-
tembre ed esce sul mercato nel dicembre del ’70. L’entusiasmo e gli
elogi non si placano ma il passo indietro è palpabile: HIGHWAY non
possiede la forza espressiva e comunicativa dei precedenti lavori, né
quelle raffinate intuizioni di psichedelia e folk che, unite alle naturali
propensioni blues, facevano della musica dei Free un blend accosta-
bile a quello dei Led Zeppelin. Inoltre, Paul Kossoff, già attanagliato
dai problemi con l’eroina, non regge botta alla scomparsa improvvi-
sa di Jimi Hendrix (il suo idolo) e cade in depressione. In tutto questo,
evapora la loro naturale propulsione, lasciando spazio a un rock blues
scontato e di maniera. A tenere a galla un lavoro di grande tecnica
e poca fantasia ci sono però pezzi gagliardi come Be My Friend, nel
quale Paul Rodgers strabilia con una virile e magistrale interpretazio-
ne, qualificandosi come uno tra i migliori vocalist di
tutti i tempi; la robusta e intensa The Stealer e la
potente Ride On Pony sono brani dall’approc-
cio secco, ma sembrano soltanto delle pillole
per far digerire l’assenza di quella spiccata
aggressività che si riconosceva al gruppo.
Le residue energie vitali si concentrano in
Soon I Will Be Gone, un lento d’atmosfera,
che chiude degnamente un album che vive
di alti e bassi. Dal 33 viene estratto il 45 giri
The Stealer accoppiato a Lying The Sunshine,
estratto dal precedente ellepì. Il singolo non ot-
tiene grossi consensi e non va certo meglio al 33

HIGHWAY
The Highway Song / The Stealer / On My Way / Be My Friend / Sunny
Day / Ride On A Pony / Love You So / Bodie / Soon I Will Be Gone
LP Island 6339 028 L; 1970 € 80

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giri, che raggiunge soltanto la quarantesima posizione della classifica Right Now (quello d’apertura) fino a Get Were I Belong
inglese e addirittura la posizione centonovantesima di quella ameri- (quello di chiusura). In mezzo, ci sono le portentose inter-
cana: un flop. È pubblicato con copertina a busta singola, mentre la pretazioni di I’m A Mover, Be My Friend, Fire And Water, Ride On Pony,
Island inglese adotta un nuovo logo per la propria etichetta: viene ab- Mr. Big e The Hunter, che ascoltate tutte d’un fiato sono roba da far
bandonata la label rosa in luogo del nuovo marchio con la palma, la venire i brividi. Il disco è registrato durante la tournée inglese del 1970
cosiddetta “pink rim palm tree Island label” (ILPS 9138, € 100). In tra il Locarno Ballroom di Sunderland il 1° gennaio (con i Griffin come
Italia, l’album viene stampato il 10 dicembre del ’70: la copertina è spalla) e il Fairfield Halls di Croydon, il 13 settembre, e viene distribu-
singola e laminata, l’etichetta rimane la Island di colore rosa. Da te- ito nel settembre del 1971, quando i Free si sono praticamente sciolti.
nere presente che il brano The Stealer, nella maggior parte dei 45 giri Pubblicato su Island (pink rim palm tree ILPS 9160, € 70), la stam-
pubblicati nel mondo, viene privato dell’articolo. Durante la tournée pa originale inglese prevede una confezione a mo’ di lettera (envelope
di fine anno tra Danimarca, Svezia, Austria, Svizzera e Germania, si sleeve) con tanto di francobolli sulla front-cover (con i volti dei quattro)
era paventata la possibilità di una serie di date anche in Italia, cosa e chiusura sul retro; all’interno la inner sleeve con i crediti. Lo stesso
che poi non si è concretizzata. tipo di art-work verrà utilizzato in Italia dal complesso Raccomandata
Ricevuta di Ritorno, e successivamente per il primo ellepì di Ciro Dam-
micco (in questo caso una raccomandata espressa). L’e-
dizione italiana di FREE LIVE riporta il 23 giugno del
’71 come data di stampa della matrice sul fine corsa.
La copertina è laminata e a busta singola, mentre
l’etichetta della Island cambia e prende forma il
logo con la “palma” con la Distribuzione Dischi
Ricordi. Il timbro SIAE è quello piccolo di prima
generazione. Sempre nel 1971, i Free pubblica-
no un 45 giri con due inediti: My Brother Jake
con Only My Soul come b-side. Entrambi i pezzi
portano la firma di Andy Fraser e Paul Rodgers. Il
singolo raggiunge la quarta posizione della classifi-
ca inglese.

Il chitarrista dei Free Paul


Kossoff (1950-1976).

FREE LIVE!
All Right Now / I’m A Mover / Be My Friend / Fire And Water / Ride
On Pony / Mr Big / The Hunter / Get Where I Belong
LP Island ILPS 19160; 1971 € 40

My Brother Jake / Only My Soul


45 giri Island WIP 26100; 1971 € 40

D opo la débâcle commerciale di HIGHWAY, i Free danno il meglio di


sé nelle situazioni “live”; i brani sembrano “riscritti” e dominati da
un hard-blues duro e pressante. È difficile rimanere impassibili al fiero
e disinvolto percorso di brani dal rituale ossessivo che partono da All

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Man, Guardian Of The Universe, un bel pezzo di piano
e voce tutto di Paul Rodgers, e Child, da annove-
rare tra le cose migliori anche se poco cono-
sciuto. Nel complesso, FREE AT LAST manca
di trame vincenti e di quella spirale passiona-
le che fin qui aveva contraddistinto i Free. Le
buone vendite del 33 e del 45 giri (Little Bit
Of Love / Sail On) assicurano però la spinta
necessaria per proseguire. Non la pensa così
Andy Fraser, che abbandona immediatamen-
te dopo la registrazione dell’ellepì. Pubblicato in
patria nel maggio del ’72 su etichetta Island (ILPS
9192, € 40), viene distribuito in Italia con le stesse
caratteristiche dell’originale: la copertina è a busta singola
su etichetta Island e il timbro SIAE è di prima serie. Da osservare che
il quinto brano è indicato come Travellin’ Man sulla copertina e Tra-
velling Man sulla label.

Andy Fraser (1952-2015).


Il bassista co-fondò i Free
a soli 16 anni.

FREE AT LAST
Catch A Train / Soldier Boy / Magic Ship / Sail On / Travelling Man /
Little Bit Of Love / Guardian Of The Universe / Child / Goodbye
LP Island ILPS 19192; 1972 € 40

Little Bit Of Love / Sail On


45 giri Island WIP 26129; € 30

D opo un anno di confusione e ripensamenti, i Free tornano sui loro


passi e nei primi mesi del 1972 si ritrovano in studio. La forma-
zione è quella originale ma l’energia non è più la stessa. Il gruppo
prova a camuffare con tecnica e ardore un disco che appare troppo
scontato, in cui il solo Paul Rodgers sembra mantenere una certa
energia. I brani di maggior interesse sono Soldier Of Boy, Travellin’

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HEARTBREAKER
Wishing Well / Come Together In The Morning / Travellin’ In Style /
Heartbreaker / Muddy Water / Common Mortal Man / Easy On My
Soul / Seven Angels
LP Island ILPS 19217; 1973; € 50

Wishing Well / Let Me Show You


45 giri Island WIP26146; 1972; € 40

L’ avvento in organico del bassista Tetsu Yamauchi e del tastieri-


sta John “Rabbit” Bundrick apportano la freschezza che in molti
auspicavano. Cambiando, i Free hanno dimostrato una buona dose
di coraggio: HEARTBREAKER rimane distante dai primi lavori ma
riesce a migliorare, e di molto, il precedente lavoro, nonostante la dif-
ficile situazione di Kossoff, sempre più minata dall’uso delle droghe e
spesso sostituito in studio da Snuffy Walden, futuro fondatore degli
Stray Dog. Certo, l’apertura con Wishing Well è tanta roba: il pezzo è
bello, trascinante, ma anche raffinato. Non è da meno la successiva
Come Together In The Morning o la stessa title-track, in assoluto uno
tra i brani migliori del repertorio. Il punto debole della prima facciata
rimane Travellin’ In Style, poco riconoscibile nello stile dei Free. Non
abbaglia lo stile americano di Muddy Water, in cui Rabbit ci mette del
suo; il pezzo è compassato e poco influente, mentre
si fa preferire Common Mortal Man, una dram-
matica visione della vita sui tossici, quasi un
richiamo a Paul Kossoff. Non è male Easy
On My Soul, mentre a chiudere c’è Seven
Angels, capace di sollevare gli animi con
un’atmosfera sofferta e surreale. Pur-
troppo, è il brano che decreta la fine dei
Free. Il long playing e il singolo Wishing
Well / Let Me Show You (inedita) ottengo-
no i favori del pubblico di casa. L’originale
inglese è pubblicato su Island (ILPS 9217,
€ 50); la copertina è singola ma arricchita
dalla busta interna con foto e testi e la stessa cosa
accade per la stampa italiana. Per il nostro mercato, l’etichetta è la
Island con Distribuzione Dischi Ricordi e il timbro SIAE è piccolo. Il
33 giri viene stampato il 25 gennaio del ’73, nonostante sulla label l’occasione di cambiare il corso della sua storia quando riceve l’of-
compaia l’anno 1972. Di ritorno dalla tournée americana, dopo l’ul- ferta dei Deep Purple per sostituire Ian Gillan: non andrà così. Nei
timo concerto tenuto ad Atlanta, i Free si sciolgono. Tetsu entrerà Deep Purple entra infatti David Coverdale, mentre Rodgers e Kirke
nei Faces, mentre Rabbit collaborerà con Kossoff; Paul Rodgers ha fondano i Bad Company. Due strade completamente diverse. Il 3
ottobre 1973 viene stampata una doppia antologia intitolata THE
FREE STORY: la raccolta mette insieme il meglio dei Free più alcuni
Il batterista Simon Kirke brani mai inclusi su album. Viene distribuito nel gennaio del ’74 con
suonava nei Black Cat Bones copertina apribile e un inserto spillato con quattro pagine di foto e
assieme a Paul Kossoff. completato dalle due buste interne con i crediti. THE FREE STORY è
una pubblicazione a tiratura limitata di 50.000 copie numerate sul
retro. Per l’Italia, il doppio album esce distribuito su etichetta Island
(palm tree Island label ILSD 4, € 50). Il timbro dell’acronimo SIAE è
quello di prima istanza.

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Lino Vairetti: quest’anno
«All’inizio festeggia 50 anni con
gli Osanna. Nell’altra
volevamo entrare pagina, la copertina
del prossimo album,
nella famosa IL DIEDRO
DEL MEDITERRANEO.

maschera
pirandelliana»
RICCARDO PICCIRILLO

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lino vairetti

VITA
POETICA
DELL’UOMO
DEL PROG DUE ANNIVERSARI IMPORTANTI, UN DISCO NUOVO, UN DOCUFILM
E UNA BIOGRAFIA UFFICIALE IN ARRIVO. LINO VAIRETTI È PIÙ ATTIVO
CHE MAI, E FESTEGGIA IL CINQUANTENNALE DEGLI OSANNA.
Intervista: Susanna Schimperna

D
ue anniversari a distanza Uè Uè, il canto del veliero, in cui si racconta la salimmo al Vomero, abitazione e negozio,
ravvicinata per uno dei più storia della sua vita. “Storia poetica”, preci- perché mia madre dovette abbandonare la
importanti prog-men sulla sa Lino. casa non facendocela a pagare il fitto. Di
scena: il 26 ottobre scorso, giorno negozio, di notte il suo bancone di-
Lino Vairetti – musicista, È bello che qualcuno definisca la pro- ventava un letto. Per questo Vassia parla di
cantante, scultore, fotografo – ha compiuto pria vita “poetica”… veliero: ha visto quel luogo come un veliero,
70 anni; nel 2020, cade il cinquantennale Lo è stata davvero. La mia famiglia ha una cosa di libertà. Io ho avuto una fami-
della sua storica, leggendaria formazione avuto grandi problemi economici perché glia povera ma straordinaria, creativa. Mio
Osanna. Da bravo partenopeo, nemmeno mio padre venne colpito da infarto quando padre e mia madre avevano entrambi perso
per un attimo ha pensato di non festeggia- io avevo solo cinque anni. Il medico che lo i genitori durante la Prima guerra mondia-
re, e l’ha fatto con iniziative pubbliche che salvò disse che non poteva restare in un luo- le, quindi è stata dura, ma il loro amore e il
hanno coinvolto tutta Napoli e tutti i suoi go nevrotico come era vico San Liborio (dove loro spirito era così forte che più tardi, quan-
fan. Per il compleanno, grande happening Eduardo ha ambientato Filumena Martura- do finalmente avemmo di nuovo una casa,
il 30 ottobre a Forcella, il quartiere in cui è no: nevrotico allora, figurati adesso…), così mia madre la aprì ai miei amici, e diventò il
nato e ha abitato fino ai tre anni. In un ex quartier generale degli Osanna. Lei accoglie-
cinema ora diventato centro sociale e dove va tutti. Una dimensione creata nell’umiltà,
è ubicata anche una biblioteca dedicata ad un’umiltà che ha creato poesia.
Annalisa Durante, vittima in quella strada
di una sparatoria tra bande camorristiche, a Tua madre era camiciaia e ha fatto mol-
riprendere l’evento c’era anche Rai3. Vairet- te camicie per gli artisti.
ti per l’occasione ha fatto stampare 250 co- La chiamavano “la camiciaia degli ar-
pie numerate di un album venduto al prezzo tisti”. Disegnava benissimo, ma le guerre
popolare di 10 euro, e il ricavato è servito ad l’avevano costretta a interrompere gli stu-
acquistare oggetti necessari alla struttura. di. Divennero suoi clienti alcuni artisti d’a-
Per il mezzo secolo degli Osanna, un nuovo vanguardia napoletani, come Gianni Pisani,
disco, IL DIEDRO DEL MEDITERRANEO, na- Augusto Perez e Gerardo Di Fiore. Era una
turalmente in vinile – è una regola a cui Vai- donna che a quell’epoca… portava i capelli
retti ha contravvenuto solo una volta, con metà bianchi e metà neri, e io, che avevo die-
TAKA BOOM, album per il trentennale degli ci anni, fui colpitissimo da questo look, che
Osanna. In uscita, infine, un docufilm di De- sicuramente mi influenzò. Prima di diven-
borah Farina tutto dedicato a lui (non se ne tare famoso, Lucio Battisti venne a Napoli
conosce ancora il titolo, ma il sottotitolo sì, per un po’ di mesi. Suonava con I Mattatori,
L’uomo del prog) e un libro di Franco Vassia, che erano clienti di mia madre, e così pure
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lino vairetti
va colpito molto: identificava Napoli vista
La preistoria del pop napoletano:
I Volti di Pietra al club Le Grotte, nei dal mare. In effetti, quando prendevo il tra-
Quartieri Spagnoli di Napoli, nel 1967. ghetto con mio padre per andare alle isole,
al ritorno vedevo una cosa completamente
diversa da quello che si vede nelle cartoline.
Una città fiera, col Vesuvio a destra, bellissi-
ma. Per questo volevo chiamare Città Fron-
tale il gruppo che poi diventò Osanna. Elio,
che veniva dagli Showmen, disse che era
un nome troppo intellettuale. Ci mettemmo
a pensare, a casa di mia madre, con Mario
Guarini che apriva a caso il vocabolario,
finché alla fine capitò il nome Osanna che
piacque a tutti. Era un nome con un risvolto
mistico, e noi parlavano anche di esistenzia-
lismo… nel primo disco c’erano Pirandello,
Sartre… Io continuo comunque a pensare
che il nome Città Frontale sarebbe andato
benissimo, dato che in quel momento usci-
rono pure Banco del Mutuo Soccorso, Nuo-
va Idea, Premiata Forneria Marconi. Non è
che siano nomi più pop.

lui si fece fare da lei la camicia. Mi ricordo che diventò L’UOMO degli Osanna, il nostro Nel 1970 nascono gli Osanna e nel
“il collo Battisti” come “il collo Perez”: ogni primo Lp. Un bel successo a livello di Napoli e 1971 viene prodotto L’UOMO, un al-
cliente aveva il suo collo preferito, che mia provincia. Poi Leone, che era più dark, vole- bum concept. Fu un successo notevole.
madre teneva in cartone. Lei e mio padre va cantare, non amava il nostro repertorio e Danilo aveva portato un disco di un grup-
erano stati legati ai fascisti, ai balilla. Ma poi in particolare sentiva L’uomo un brano trop- po di sperimentazione e improvvisazione,
lei diceva: “Approvo i capelli lunghi che sono po melodico, uscì giustamente dal gruppo, Nuova Consonanza (formato a Roma nel
simbolo di libertà, e se avessi la vostra età anche se rimanemmo e tuttora siamo mol- ’64 da Franco Evangelisti), in cui c’era Mo-
anch’io sarei comunista come voi e metterei to amici. Al suo posto arrivò Elio D’Anna al ricone alla tromba, e così iniziammo a fare
le minigonne”. La sua apertura, la sua capa- flauto e ai sassofoni, perché vedendo i Jethro musica concreta e sperimentale, ad ascolta-
cità di dialogo ci ha aiutato molto, a me e a Tull avevamo pensato di inserire altri stru- re Varèse. Ma alla fine prese il sopravvento il
tutti quelli che frequentavano la sua casa. menti, di fare un sound molto più crudo che rock, insieme allo spirito esistenzialista vici-
desse una connotazione più forte alla band. no a Sartre che respiravo in Accademia. Bi-
Ti sei diplomato all’Accademia di Belle deri, che allora era il più grosso discografico
Arti, hai insegnato scultura, sei anche Prima di continuare col racconto, spie- e attualmente è uno dei più importanti edi-
un bravo fotografo. Come è avvenuto il gami quel nome così particolare, Città tori italiani di musica, aveva gli Showmen 2
passaggio arti figurative-musica? Frontale. che anteponeva a noi perché erano più pop,
Sono stato catturato dal virus di quel pe- Si chiama così una scultura del siciliano per cui, dato che gli Showmen ritardavano,
riodo, strimpellavamo tutti. Comprai una Pietro Consagra. Lui aveva presentato a Na- ritardava anche il nostro disco. Allora con
chitarra coi soldi risparmiati da quelli che poli una sua mostra che eravamo andati a D’Anna andammo a cercare nuove soluzio-
mi dava mia madre per le merende. Pur vedere con l’Accademia, e il nome mi ave- ni a Milano. Elio ci aiutò a prendere contatti,
non studiando musica, iniziai a mettere su
il primo gruppo, The Shades, quando avevo Dalla photo session per la copertina
quindici anni, quindi I Volti di Pietra, che fu de L’UOMO al Music Club di Venaria
una bella realtà napoletana con Lino Aiello (Torino), nel giugno 1971.
che poi andò nel Balletto di Bronzo, Carlo
Fagiani alla batteria, Enzo Petrone al bas-
so (che successivamente sarà anche negli
Osanna). Facevamo cover di Kinks, Doors,
Deep Purple. Tante formazioni: ci scioglieva-
mo e rimettevamo insieme. Eravamo molto
amati a Napoli, pur non avendo una produ-
zione nostra. Nel ’68, mettemmo su I Colle-
giali, prima di riformare I Volti di Pietra in
cui entrò anche Gianni Leone, conosciuto in
funicolare, e poi nel ’69 Città Frontale, con
Leone alle tastiere. Avevo cambiato un po’
tutto, perché mi ero scocciato delle cover.
Ero diventato anche amico di Danilo Rusti-
ci, che come me aveva una voglia matta di
creare un repertorio personale. Con Danilo,
GIORGIO LARI

Massimo Guarino (compagno all’Accade-


mia) alla batteria, Nello Brandi al basso e Le-
one all’organo, assemblammo un repertorio
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lino vairetti
conoscemmo Renzo Arbore e lui dell’inno americano… Quella ci aveva fatto un sacco di complimenti. Fatto
ci indirizzò a Pino Tuccimei, che definizione di “Pulcinella rock” sta che fino ad allora non si era mai truc-
stava organizzando Caracalla, ci spiazzò davvero, perché come cato, dall’anno seguente prese a farlo. Ma
ci andammo e fummo, letteral- tutti i giovani contestavamo la anche noi probabilmente ci siamo ispirati a
mente, osannati. Ci eravamo cultura imperante, rifiutavamo qualcuno, magari non essendone del tutto
presentati con le maschere, e già le nostre tradizioni. Invece poi, da coscienti: ad Arthur Brown, o ad Alice Coo-
per questo destammo curiosità. ragazzi che volevano sempre sco- per, che a sua volta si era ispirato ad Arthur
In più, avevo un sintetizzatore prire di più, l’intuizione di Arbore Brown.
artigianale costruito da Danilo, ci portò a studiare il nostro dia-
fatto con tre oscillatori elettronici letto, la nostra tradizione popo- Secondo album: PRELUDIO, TEMA, VA-
messi in una scatola originale del lare, e ce ne innamorammo. Per RIAZIONI E CANZONA. Siamo nel 1972,
brandy Stock 84. Avevo anche quanto riguarda Peter Gabriel, sì, ovviamente sempre con la Fonit Cetra.
un Echorec Binson, che creava che abbia preso ispirazione da noi I brani Preludio, Tema e There Will Be
atmosfere psichedeliche. Due è stato lui a dichiararlo. Ci aveva Time portano la firma di Luis Bacalov.
giorni prima, il 5 maggio, era visti e gli eravamo piaciuti moltis- L’album è la colonna sonora di Milano
scomparso all’improvviso mio simo. Col nostro manager, Mau- calibro 9, un cult per gli appassionati
padre e io non avrei voluto suo- rizio Salvatori, eravamo in tour del genere poliziottesco.
nare, ma fu mia madre a convin- con i Genesis nell’agosto del 1972. Un esperimento meraviglioso, da un’idea
cermi, il 6, durante le esequie. Mi disse che A Genova, a teatro, Gabriel ci aveva osserva- di Bacalov. Lo realizzammo a Roma e poi
dovevo andare a Roma, che lei e papà erano ti da dietro le tende mentre ci esibivamo, e registrammo il disco a Milano. Tutto molto
felici della mia musica. Il giorno stesso cucì
per me i sai, delle tuniche di stoffa colora- Osanna durante
te che utilizzammo come nostro look e che le riprese del
da quel momento sono diventati un nostro programma
tema ricorrente. televisivo Speciale
Tre milioni.
Sant’Agata di
Caracalla, poi il Festival di Viareggio, Puglia, 1971.
dove arrivaste primi con la PFM e Mia
Martini. Le case discografiche a quel
punto fecero a gara per mettervi sotto
contratto e voi sceglieste la Fonit Cetra.
Il nostro produttore diventò Massimo Ber-
nardi, ballerino dei “collettoni” di Rita Pavo-
ne. Lui aveva anche un bellissimo spazio a
Roma in cui vendeva dischi. L’UOMO vinse
il premio della critica discografica italiana,
che in quel periodo era molto ambito: per gli
stranieri lo vinsero i Pink Floyd. Con il brano
L’uomo facemmo anche passaggi tv impor-
tanti, con Enrico Simonetti, con il Quartetto
Cetra. Fu un grosso lancio a livello nazionale.

Il trucco, le maschere, i vestiti con cui


vi presentate sul palco. Come nasce tut-
to questo, che significato ha? Sembra
che abbiate ispirato anche il look di Pe-
ter Gabriel…
All’inizio volevamo entrare nella famosa
maschera pirandelliana, essere cioè perso-
naggi in scena e persone fuori dalla scena.
Cantavamo con versi non usuali nel lin-
guaggio comune, rappresentavamo un di-
scorso di controcultura e le maschere furono
dedicate a Pablo Picasso, di cui ero innamo-
rato. Prendevamo spunto dai suoi quadri:
ciascuno di noi sceglieva le “sue” macchie di
colore con cui giocare. Poi il saio, veste sem-
plice ed economica che andava bene anche
col nome Osanna. Una ragazza ci aiutò col
trucco, quando cominciammo a truccarci,
ma presto ognuno si creò il proprio volto.
Renzo Arbore ci definì “i Pulcinella rock”,
cosa che ci mise un po’ in crisi: tutti erava-
mo iscritti al PCI, Danilo, amando Hendrix,
nei suoi assoli faceva Avanti popolo, richia-
mando Jimi a Woodstock con la sua cover
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lino vairetti
Lino Vairetti:
prima di Peter Gabriel.
La foto è stata scattata
alla Controcanzonissima
organizzata al Piper
di Roma nel 1972.
FABIO D’EMILIO

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lino vairetti
difficoltoso tecnicamente, tanto che rifa- però aveva gli sponsor, mentre noi non ne
A Kawasaki (Giappone), nel luglio 2015.
cemmo tutto daccapo. Quentin Tarantino, avevamo. Da sinistra: Corrado Rustici, Lino Vairetti,
amando molto Fernando Di Leo che ne è il David Jackson.
regista, ha rivalutato il film dicendo che è Vi siete sciolti e rimessi insieme più di
uno dei noir più belli. In Giappone, nel 2012 una volta, voi degli Osanna. Quando,
ci hanno messo a disposizione un’orchestra come e perché?
per suonarlo, a Tokio, e da lì è uscito il live Nella prima formazione il problema grosso
ROSSO ROCK. è stata la droga, che entrata nel gruppo creò
disastri anche dal punto di vista dell’amici-
A proposito di ROSSO ROCK, è stato zia, rovinò il clima che c’era. In particolare ci
venduto con un vino come gadget. A chi fu il dramma di Danilo, che era un genio, di
è venuta l’idea, e che vino era? una bravura incredibile. Abbandonò la mo-
L’idea è mia. Amo il vino rosso, e avendo glie, scappò in America per i debiti accumu-
un amico enologo gli avevo spiegato quello lati per la droga. Noi eravamo quasi fratelli,
che volevo. Lui mi fece assaggiare tutta una i creativi del gruppo: Elio era lo showman, il
serie di vini del suo consorzio e traemmo grande fantastico intrattenitore. Disciolta la
una miscela dai vini campani, con Palla- nostra coppia, è crollato tutto. Ci sentivamo
grello rosso come base, un po’ di Primitivo, continuamente, ci inviavamo cassette, vo- ra acustica; Sasà Priore, pianoforte; Nello
un po’ di Aglianico. La miscela fu messa in levamo riprendere gli Osanna ma la paura D’Anna, basso; Gennaro Barba, batteria; Ir-
1333 bottiglie numerate e firmate a mano durò vent’anni, dal ’79 al ’99, quando, il vin Luca Vairetti (mio figlio), sintetizzatore;
da me, sull’etichetta la stessa immagine del- 14 luglio, tornammo sul palco con i Jethro David Jackson, flauto e sassofono. La nostra
la copertina dell’album. Le botti- Tull e la PFM. Nel 2001, l’album musica era identificata col sax di Elio, adesso
glie sono state vendute anche in TAKA BOOM. non abbiamo un sassofono. David Jackson
Giappone, naturalmente. mi venne in mente perché lo stimavo molto,
Avete avuto spesso apporti di gli mandai la musica, gli piacque, venne qui
Siamo al terzo disco, PALE- altri musicisti, collaborazioni e diventò un membro aggiunto della nostra
POLI, che doveva essere il prestigiose: Joe Satriani, Da- prog family. Gianni Leone, che non vedevo
secondo e invece uscì dopo la vid Cross, David Jackson. E da vent’anni, è tornato a essere spesso con
colonna sonora del film di Di naturalmente Gianni Leone. noi ed è una persona a cui voglio un bene
Leo. Nel riprendere il gruppo, quin- enorme, senza dimenticare il piccolo parti-
È un disco legato all’opera di parliamo del 1999, ci furono colare che credo sia una delle poche grandi
rock, che ebbe la regia di Tony molti problemi economici. Ven- star del rock a livello mondiale. La vecchia
Neiwiller, uno dei grandi artisti detti un appartamento e investii formazione si era spinta al massimo, e una
del teatro napoletano. L’opera tutto sul gruppo, soldi mai rien- sola volta, a Lugano. Con questa nuova for-
ebbe molto successo, fu la prima trati ma che non rimpiango. Le mazione, visti gli apporti di Jackson e Leone,
dopo Orfeo 9 di Tito Schipa jr (in case discografiche non volevano siamo stati invitati subito in Giappone, dove
cui dovevamo esserci anche noi, produrci nuovi dischi, dato che poi siamo tornati per il ventennale di Milano
poi decidemmo di no perché era vendevano ancora bene i vecchi, calibro 9 e a Tokio abbiamo registrato il live.
davvero una cosa tutta di Tito). quindi dovetti fare io un’etichet- Si è insomma aperta, dopo il 2009, tutta
Con PALEPOLI andammo molto ta. Non è stato facile nemmeno una nuova storia a livello internazionale.
in giro, ebbe un grande successo trovare una formazione giusta, L’ultima volta sono venuti con noi anche
di pubblico. che poi è quella attuale ed è l’u- Corrado Rustici e Jenny Sorrenti. Ora andre-
nica che mi soddisfa come quella mo in Giappone con l’orchestra a rappresen-
È vero il crack economico che degli anni 70: io, voce, armonica tare il prog italiano, per cui ci saranno Vit-
avreste patito organizzan- a bocca, chitarra acustica, tastie- torio De Scalzi, Aldo Tagliapietra delle Orme
do nel ’73 a Napoli il raduno ra; Pasquale Capobianco, chitar- e Bernardo Lanzetta della PFM. E andremo
prog chiamato Be-In? anche in Cina, con il progetto Bacalov, che
Il primo crack economico fu in verità con Con Gianni Leone al festival Prog riguarda i tre dischi che lui fece nel ’71 (con
Palepoli: le spese di produzione non furono Exhibition. Roma, 6 novembre 2010. i New Trolls CONCERTO GROSSO), ’72 (con
coperte dagli incassi, e poi le prime nove gli Osanna la colonna sonora di Milano cali-
date, in Sicilia, andarono male. Il manager, bro 9) e ’73 (CONTAMINAZIONE col Rove-
Maurizio Salvatori, aveva copiato le stesse scio della Medaglia). Quindi in Cina ci sarà
date fatte dalla PFM, ma eravamo più noi, anche Il Rovescio della Medaglia di cui Enzo
tra tecnici e gente in scena, che il pubbli- Vita, il chitarrista, è l’unico elemento storico
co. Scoprimmo poi che pure la PFM aveva rimasto.
avuto trenta spettatori, solo che l’avevano
raccontata in un altro modo. Il resto del Perché in Giappone, e direi anche in
tour andò benissimo, ma ormai il deficit si Corea, il prog piace tanto? I vecchi vinili
era creato e ce lo portammo dietro. Stiamo hanno raggiunto da tempo quotazioni
parlando dell’inizio del ’73. A giugno, il Be- pazzesche e voi come altri gruppi siete
In. Raduno stupendo, però anche lì con la acclamati come forse soltanto in Mes-
LUCA FIACCAVENTO

storia che “la musica è gratis” scavalcavano sico e in Brasile. Che hanno di speciale
tutti, facevano irruzione sul palco per con- questi luoghi, o meglio, da dove secon-
testare il prezzo del biglietto. Il Be-In fu una do te nasce l’asse percettivo tra questi
delle piccole Woodstock italiane, soprattut- popoli e il prog?
to meridionali, a parte il Palermo Rock che In Asia amano la cultura dell’Occidente.
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quest’anticipazione prog, come tutti quelli
che hanno inserito nel rock contaminazio-
ni, che hanno sperimentato una musica
che andava al di là della forma canzone, che
hanno espresso una creatività che non vole-
va avere limiti ed esplorava varie dimensioni
musicali. Oggi si continua a fare prog, ma
troppo spesso scimmiottando quel periodo
e quindi restando fuori dal tempo presente.

Essere un uomo prog ha anche un si-


gnificato diverso, oltre a quello musi-
cale? Un pensiero, un modo di essere,
sentire?
Essere ricercatori, sfruttare più mezzi espres-
sivi: questa è una delle prerogative del prog.
Io in particolare mi esprimo con la multime-
dialità, sono stato anche un film-maker, un
fotografo… Il prog è linguaggio totale, legato
a contaminazioni di ogni tipo. Questo proba-
bilmente porta a essere inquieti, io lo sono
molto anche se poi sono anche un uomo se-
reno, felice. Nella mia vita privata ho avuto
disastri, e oggi vivo da solo, perché, anche se
fuori dalla scena sono una persona tranquilla,
so dividere l’uomo dall’artista e posso vivere la
mia dimensione creativa anche soltanto con
una penna, nel rapporto di coppia sono… sco-
modo. Ho molti amici che abitano anche loro
in questa dimensione, artisti e anche no, ma
che hanno fatto una scelta di fondo e hanno
trovato un modo di stare, di vivere insieme. La
mia casa è in realtà uno studio, un casino. Una
scultura buttata lì insieme a una chitarra. Poi
quando decido di pulire sono bravissimo, met-
to tutto in ordine perfetto come perfetti erano
i conti che portavo al commercialista con la
mia cooperativa di musica e danza Afrakà. Ci
godevo che i conti fossero impeccabili. Quan-
do faccio una cosa, devo farla bene: questo mi
Osanna: una storia che
dà un senso di vera gioia.
RICCARDO PICCIRILLO

continua. La foto appartiene


al servizio realizzato per Quando componi? Qual è il brano che
l’album PALEPOLITANA hai composto più velocemente, diciamo
(2015) a Vico Fico il più ispirato?
al Purgatorio, nel centro
storico di Napoli. Di notte. Dormo con chitarra, penna e fo-
gli sul letto, insieme al Pc portatile. Non mi
addormento prima delle tre e butto giù idee,
Parte tutto dalla musica
classica, che a loro mancava «Dormo con E parliamo finalmente del
prog. Cosa identifica esat-
che poi sviluppo tecnicamente di giorno.
L’uomo è il brano che ho scritto più veloce-
e che studiano, frequentan-
do anche i conservatori eu-
chitarra, penna tamente il prog? Ammes-
so che si possa usare la
mente. Ero con la chitarrella con gli amici
dell’Accademia, trovai questa sequenza di
ropei. Le case discografiche e fogli sul letto. locuzione “esattamente”, accordi. Quel giorno stesso andammo da
giapponesi, su licenza delle visto che il prog rifugge Gianni Leone, e al piano da questa sequenza
nostrane, hanno pubblicato Butto giù idee per sua natura dagli sche- di accordi uscì la melodia. Poi a casa scrissi il
e divulgato tutti i nostri di-
schi decenni dopo, quando
che poi sviluppo mi… figuriamoci dunque
dagli schemi “esatti”…
testo, in dieci minuti.

noi qui già compravamo i


Cd, dunque negli anni 80
di giorno» Prog è andare oltre i ca-
noni musicali. Gianni Leo-
Abbiamo parlato della tua attività di fo-
tografo, che praticamente non hai mai
e 90. Per le Americhe il di- ne odia questo termine, che abbandonato. Hai fotografato anche
scorso è diverso. Negli Stati comunque è stato coniato Pino Daniele, poi avete litigato. Che era
Uniti c’era già una grande dopo, tanto che a noi ci chia- successo?
produzione, ma lì è difficile en- mavano Pop. C’era addirittura Mi avvicinò quando, nel ’75, era il chi-
trare, invece nei Paesi più poveri hanno rice- una rivista legata a tutti noi che facevamo tarrista del gruppo Batracomiomachia, con
vuto il messaggio del prog come qualcosa di prog (senza saperlo) che si chiama «Tut- Avitabile e Zurzolo. Mi spiegò che stava fa-
molto innovativo. to è pop». Anche Frank Zappa rientra in cendo un percorso suo e mi chiese se potessi
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lino vairetti
dargli una mano con le case di- smo con cui venivano conteggiati alla chitarra e Paolo Raffone alle tastiere).
scografiche. I ragazzi del gruppo i voti. Gino Paoli da solo col suo Registrammo EL TOR, che avrebbe dovuto
lo schernivano un po’, dicendo- voto ci fregava tutti quanti, per- essere la seconda opera rock degli Osanna,
gli che sembrava Sergio Bruni. ché il voto “pesava” a seconda dei nel frattempo scioltisi. Nel ’73 c’era stato a
Non era cattiveria, era che loro soldi che prendevi coi diritti d’au- Napoli il colera, un giornalista aveva scritto
facevano jazz rock… Lo invitai a tore, per cui bastava Sapore di sale un articolo meraviglioso che mi aveva col-
casa di mia madre, lo ascoltai e e lui contava più di tutti noi. Da pito molto, in cui c’era proprio il nome “El
provai un’emozione incredibile: anni c’è questo caos. Ci sono di- Tor”. Catturato dal nome, scrissi anche una
sentii James Taylor che cantava ritti d’autore che stanno lì, fermi, favola, con un personaggio tutto dipinto di
in napoletano. Decisi di aiutarlo sia quelli dei dischi venduti che blu perché aveva giocato coi colori dell’ar-
e per cinque o sei mesi stette a quelli derivanti dalle esecuzioni, cobaleno e i colori non erano più andati via.
casa mia, dove iniziammo a regi- e se chi deve prendere 200 mila Questo personaggio fa un patto col diavolo
strare. C’era già un Terra mia pri- euro ne prende 150 mila, noi che per acquisire i superpoteri con cui distrug-
mordiale, e altri brani che invece dobbiamo avere 5 mila euro non gere il sistema. Ridotto alle dimensioni di un
sono rimasti inediti e ho ancora prendiamo niente. Nella cultura, microbo, entra nel sistema per colpirlo, ma è
io. Litigammo per il suo caratte- nella SIAE, nel governo, c’è una il sistema a sconfiggere lui, riempiendolo di
re. Era molto ambizioso, voleva grossa questione di fondo: i diri- donne e denaro. Morale: solo uniti si può fare
arrivare subito e diceva che io gli facevo per- genti non danno conto del loro operato a chi qualcosa. Da solo, anche coi superpoteri, non
dere tempo. Dopo il meritatissimo successo, li ha messi là. fai nulla. E ti racconto anche questo. Intorno
un giorno mi chiamò, mi chiese scusa e mi ai venticinque anni, quando mi sposai, abi-
propose di fargli un servizio fotografico: è Il vecchio sistema che perdura e, anco- tavo nel Maranese ma insegnavo a Salerno,
mia la copertina del suo primo 45 giri. I ra più grave, peggiora. Infiniti lamenti, per cui qualunque pratica burocratica per me
rapporti ripresero, ma sempre con scontri. accuse, indignazione. Ma poi, all’atto era molto complicata. Allora mi dissero che
L’anno prima che morisse fece una grande pratico, c’è tanto immobilismo. per avere un certo documento bastava dare
festa e volle intorno a sé tutti gli amici sto- Negli anni 70, dopo i quattro dischi degli 5 mila lire a una persona che lavorava lì, e ci
rici, anche Bennato, De Piscopo, la NCCP, Osanna, ripresi Città Frontale e feci un nuo- avrebbe pensato lui. Un giorno questa perso-
Senese, la De Sio. Quando è morto, suo figlio vo gruppo (Massimo Guarino alla batteria, na, mostrando un giornale in cui si parlava
ha messo sul cofanetto una mia foto. Al di là i giovanissimi Enzo Avitabile – sax, flauto, di Andreotti, cominciò a dire che Andreotti
del carattere e dei litigi, è stato un grande, ha voce – e Rino Zurzolo, che poi divenne bas- era un “mariuolo”. Ma non lo era anche lui?
ridato luce alla canzone classica napoletana sista di Pino Daniele, Gianni Guarracino Ecco, gli italiani sono fatti così.
che sembrava una cosa ormai da cartolina e
da molti veniva schifata.
Lino Vairetti, 70 anni
compiuti il 26 ottobre
Mi ha sempre incuriosito il titolo PAPE scorso. Un pezzo
SATÀN ALEPPE dato al disco live del di storia del prog.
2016… Qui durante le riprese
del video Rosso Rock,
Ho una grande ammirazione per Umberto nel 2012.
Eco e il disco è dedicato a lui, il cui ultimo
libro si chiamava così. Ho pensato a Benigni,
poi ho chiesto al figlio di Vittorio Gassman di
poter utilizzare la voce del padre… alla fine
ho recitato io i versi dell’«Inferno» di Dante.

La tua posizione riguardo al diritto


d’autore. Tanti anni fa, come hai ricor-
dato, c’era chi gridava che la musica
deve essere gratis, e oggi quasi ci sia-
mo, ma è un disastro. Nessuno investe
sui giovani, la discografia è a pezzi, ci si
abitua ad ascoltare i brani attraverso
la pessima qualità di YouTube. Tu ti sei
speso molto, nel 2013, per appoggiare
il tentativo di Claudio Rocchi di creare
una lista particolare che concorresse
alle elezioni della SIAE: c’erano tra gli
altri Franco Battiato, Eugenio Finardi,
Lucio Gregoretti, Lucio Fabbri, Gianni
Maroccolo, Carlo Massarini, oltre na-
turalmente a te e a Rocchi stesso…
Sono il primo a vivere questo problema.
L’economia intorno ai concerti e ai dischi
ANTONIO ARAGONA

è veramente poca cosa. Spendiamo più di


quanto guadagniamo, e i giovani talentuosi
che vengono da noi vivono dando lezioni di
musica. La battaglia con Claudio Rocchi fu
persa appena arrivammo lì, per il meccani-
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VOLKSWAGEN
MULTIVAN 6.1
DA SALA PROVE SU RUOTE A CRUISER PERFETTO PER ANDARE IN TOURNÉE. O PER
SEGUIRE QUELLE DEGLI ARTISTI PREFERITI. LA NUOVA EDIZIONE DEL PULMINO
VOLKSWAGEN GUADAGNA I PIÙ RECENTI SISTEMI DI ASSISTENZA ALLA GUIDA, A
VANTAGGIO DELLA SICUREZZA, E DIVENTA PIÙ CONNESSO CHE MAI PER LAVORARE
A BORDO. ANDIAMO A CONOSCERLO MEGLIO.

I
l mezzo ideale per accompagnare
una band musicale da una per-
formance all’altra? La vettura
perfetta per un gruppo di amici
che non si perdono neanche un
concerto? Il veicolo più adatto per un commer- Sul nuovo Multivan può essere richiesta la scritta
Bulli, evocativa dei modelli degli anni Cinquanta
ciante di vinili da collezione? In tutti e tre i casi,
e Sessanta. La versione 4Motion a trazione
la risposta esatta potrebbe essere: Volkswagen T6.1 integrale è disponibile con i motori da 150 e 199 CV.
Multivan.
Un po’ monovolume, un po’ VIP shuttle, un po’
pulmino per famiglie numerose, o per chi ama la verniciatura a due colori (optional), e richiama
viaggiare in gruppo, condividendo le proprie pas- la memoria del mitico Bulli con la scritta di iden-
sioni e, perché no, dividendo le spese: ecco cos’è tificazione (anch’essa a richiesta) sui parafanghi
il Multivan, erede del leggendario Samba Bus, il anteriori. In Italia il Multivan 6.1 arriva in cinque
pulmino degli anni Cinquanta che la Volkswagen allestimenti, con abitacolo da 5 a 8 posti: Trendli-
sviluppò a partire dal furgone Typ 2 con meccanica ne, Space (variante esclusiva per il nostro Paese),
Maggiolino. Un veicolo polivalente per le sue ca- Comfortline, Highline e nella versione di lancio
ratteristiche di versatilità nell’impiego quotidiano Cruise. Il listino parte da 43.170 euro (Iva e messa
e per la sua capacità di far fronte alle situazioni di in strada comprese, con motore da 110 CV), men-
trasporto più disparate. tre la superdotata Cruise “apre” a 64.000 euro IVA
Siamo alla sesta generazione del furgone e del e messa in strada comprese con il motore da 150
pulmino Volkswagen. Anzi, per la precisione, alla CV e arriva a 75.300 euro per la versione 4Motion
6.1. Perché questa denominazione? Semplice: con
il restyling di metà ciclo di vita, che ha portato il
Multivan ad adottare una griglia anteriore più svi-
luppata in altezza, sono arrivate tante novità in
tema di connettività e di guida assistita, oltre che
di sicurezza. Perciò ad Hannover, dove hanno sede
gli headquarter della Volkswagen Nutzfahrzeuge
(Volkswagen Veicoli Commerciali), si è deciso che
ci fossero tutti i presupposti per chiamare T6.1 la
versione più recente del Typ 2.
Come accennato, il Multivan è l’evoluzione del
Samba Bus, versione più lussuosa del Kombi. Que-
sto allestimento è nato negli anni Ottanta sulla
base del T3, l’ultimo pulmino Volkswagen con mo-
tore posteriore, e si è gradualmente evoluto fino a
diventare un gioiello, sfizioso negli allestimenti e
sofisticato nella meccanica e nell’elettronica. Così,
nella gamma dei T6.1 trasporto persone il Multivan
si colloca al vertice della gamma, per dotazioni, fi-
niture e prezzo, lasciando alle proprie spalle il Ca-
ravelle e il Transporter Kombi.
Nuovo ma fedele alla tradizione, il Multivan 6.1:
conserva i “segni particolari” del capostipite, come
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Il Digital Cockpit riconfigurabile permette di porre sedili girevoli della fila centrale (di serie già dalla
in primo piano le mappe digitali del navigatore.
versione Space) permettono di creare una sorta
di sala-prova dove verificare gli accordi all’ultimo
minuto prima della performance, il copribagagli
rigido (di serie su Comfortline, Cruise e Highline)
nella zona posteriore si trasforma all’istante in una
proposto in due misure, ma solo per alcuni allesti- pratica base per appoggiare le chitarre e i bassi da
menti: i 40 cm supplementari delle varianti a passo accordare o da mettere a punto sostituendo le cor-
lungo esaltano la versatilità d’impiego, l’abitabilità de stesse. Da non sottovalutare l’utilità delle ten-
e la capacità del bagagliaio, ben modulabile co- dine parasole scorrevoli integrate nelle cornici dei
munque grazie al divano della terza fila scorrevole finestrini della seconda e della terza fila di sedili,
da 199 CV con cambio a doppia frizione e 7 mar- su rotaie. che consentono di ritrovare un po’ di privacy in
ce. A proposito di motori: il 2.0 TDI è declinato in Per scoprire tutte le qualità del Multivan abbiamo sosta e in viaggio, oltre che di limitare il fastidio-
tre livelli di potenza: 110, 150 e 199 CV, quest’ul- deciso di lasciarlo in mano a una band musicale so irraggiamento solare. Grazie ai sedili scorrevoli
timo con due turbocompressori e cambio DSG di per qualche giorno: solo così è possibile scoprire della seconda e della terza fila è possibile modulare
serie. La trazione integrale 4Motion è disponibile con gli artisti le insospettabili funzionalità del vei- a piacimento lo spazio destinato al carico: per gli
solo sulle varianti da 150 e 199 CV, anche in ab- colo: le porte e il portellone ad apertura elettrica, esemplari a passo lungo questa flessibilità nel-
binamento al cambio a doppia frizione e 7 marce, comandati anche a distanza dal telecomando (di la gestione della zona posteriore dell’abitacolo è
proposto in alternativa al 6 marce manuale con il serie solo sull’Highline), consentono di salire e quasi superflua, mentre per i Multivan in formato
motore da 150 CV. Quanto ai formati, il Multivan è scendere con uno o più strumenti tra le mani, i standard (come gli Highline, che non prevedono la

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volkswagen multivan 6.1

I sedili sono rivestiti in microfibra sull’allestimento


di punta Highline e possono essere forniti, a
richiesta, in pelle, sulla Cruise e sulla Comfortline.
Il tavolinetto ripiegabile tra i due sedili singoli della
fila centrale rende il Multivan un vero e proprio
ufficio mobile, o una sala da concerto.

il Multivan 6.1. In primo luogo spicca la connetti-


vità estesa: il navigatore Discover Media Pro con
internet e streaming è di serie sul Cruise e optional
sul resto della gamma, mentre la ricarica indutti-
va del telefono cellulare è standard sulla versione
Space e a richiesta sulle altre. I servizi We Connect
variante con interasse maggiorato) si può ridurre Plus sono di serie solo su Cruise e Highline. Così
lo spazio per le gambe dei passeggeri (senza scen- si è sempre connessi e non si corre il pericolo di
dere a compromessi per il comfort, beninteso!) ritrovarsi con il cellulare scarico.
privilegiando quello per borse, valige, strumenti Con il debutto del servosterzo elettromeccanico il
professionali e tutto quanto va portato con sé, in Multivan 6.1 può adottare i dispositivi di assisten-
viaggio o in tournée. A proposito di sedili: i rive- za alla guida. In caso di distrazione del guidatore,
stimenti in tessuto lasciano spazio alla microfibra il pulmino Volkswagen è in grado di segnalare il
sulla versione Highline (di serie) e alla pelle, optio- rischio di invasione della corsia di marcia oppo-
nal su Comfortline e Cruise. Sui due allestimenti sta e di correggere la traiettoria (con Lane Assist
più ricchi (Cruise e Highline) è di serie anche il ri- e con il Side Assist di serie sulla versione Cruise),
scaldamento dei sedili anteriori. di parcheggiare da solo (anche in curva, purché a
Sul Multivan è facile tenere tutto in ordine: cassetti largo raggio) e di eseguire manovre con un rimor-
sulla plancia, tasche rigide nei fianchi delle porte, chio al traino. In più sa mantenere l’andatura e la veicoli di ogni tipo, pedoni o ciclisti, che si avvici-
portabicchieri, portabottiglie e i nuovi portabevan- distanza di sicurezza impostate ripartendo auto- nano al veicolo. Qualora il conducente non doves-
de nei pressi dei montanti anteriori. Così si è indi- maticamente dopo una breve fermata al semaforo se intervenire, il sistema si attiva da sé azionando
pendenti anche in quei viaggi in cui non c’è tempo (negli esemplari con cambio DSG). La protezione i freni. Inoltre c’è il Crosswind Assist che stabilizza
neanche per una sosta all’autogrill. Gli stessi sedili dagli incidenti in retromarcia è assicurata dal Rear il veicolo automaticamente, allorché il vento late-
consentono modalità di personalizzazione prati- Traffic Alert, un sistema che segnala la presenza di rale dovesse diventare eccessivo, per esempio sui
camente infinite: si può optare per sei poltroncine viadotti autostradali o all’uscita delle gallerie. Mol-
singole con braccioli di cortesia, girevoli, per chi Le guide metalliche permettono ai sedili della to utile anche il riconoscimento della segnaletica
predilige un allestimento da sala riunioni (in tal seconda e della terza fila di scorrere, così da stradale, riportata sul quadro strumenti: azionan-
caso si può sfruttare il tavolino multifunzionale ottimizzare lo sfruttamento dello spazio a bordo e do l’apposito tasto è possibile allineare la velocità
a scomparsa, di serie sull’Highline e optional su di ampliare o ridurre il volume del bagagliaio. impostata dal cruise control adattivo al limite di
Comfortline e Cruise), o per il divanetto posterio- velocità rilevato dalla telecamera sul parabrezza. E
re a tre posti, così da guadagnare in possibilità di il divieto di sorpasso è ugualmente segnalato sulla
carico. Senza dimenticare che, per un utilizzo vera- strumentazione.
mente multiuso come suggerisce il nome del veico- Su strada il Multivan, nelle versioni a trazione an-
lo, si possono ordinare i rialzi integrati per bambi- teriore o integrale 4Motion e a prescindere dalla
ni, che consentono, con un semplice movimento, potenza del motore, rivela sempre un comporta-
di rialzare la seduta a misura di pargolo, qualora si mento dinamico sicuro e affidabile in ogni condi-
presentasse la necessità di utilizzare il Multivan sia zione. Rispetto ai modelli precedenti il piacere di
nella vita familiare sia nella vita professionale sia guida viene accresciuto grazie all’adozione della
per i propri hobby. regolazione dell’assetto DCC di seconda genera-
Ma veniamo alle novità più importanti che adotta zione: mediante la selezione del profilo di guida, il
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volkswagen multivan 6.1

I sedili singoli della fila centrale possono ruotare tinuo, tramite un potenziometro. Soddisfacente
di 180° così da creare un ambiente ideale per l’isolamento acustico, ben controllati i movimen-
provare gli accordi prima di una performance.
Abitacolo e baule ospitano agevolmente ogni tipo di ti del corpo vettura in curva e sulle sconnessioni,
strumento musicale. A sinistra, le comode vaschette tutto sommato limitato lo sforzo sul pedale della
portaoggetti sotto il divano posteriore. Oltre che per frizione sugli esemplari dotati di cambio manuale.
i tour delle band musicali, il Multivan 6.1 (nella foto Gli assistenti ADAS sono efficaci in caso di distra-
un Trendline da 150 CV con cambio DSG e trazione
anteriore) è il veicolo ideale per chi ama seguire i
zione ma mai troppo invadenti. Non manca, tra gli
concerti dei propri gruppi preferiti. optional, il commutatore automatico abbaglianti-
anabbaglianti, che permette di guidare di notte
conducente può impostare la taratura desiderata impostando gli abbaglianti con la certezza che sarà
degli ammortizzatori in modo praticamente con- poi il veicolo a stabilire quando è il momento di
passare agli anabbaglianti, per esempio incrocian-
do altri veicoli o seguendone uno da vicino.
Anche nella versione 6.1 il Multivan rappresenta
quindi una soluzione definitiva alla necessità di
mobilità per gruppi di persone e, grazie ai nume-
rosi allestimenti proposti e ai tanti optional dispo-
nibili, è possibile configurare esemplari su misura
creati in base alle proprie esigenze di trasporto per-
sonale o collettivo.

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cover story: lucio dalla. l’apprendista cantautore

«Quello fra Dalla


e Roversi
fu un rapporto cruciale,
non solo per i temi
affrontati e per il lavoro
sulla parola»

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L’APPRENDISTA
CANTAUTORE
È OPINIONE DIFFUSA CHE IL LUCIO DALLA “ADULTO” SIA QUELLO DEI TRE DISCHI
PUBBLICATI TRA IL 1973 E IL 1976, FRUTTO DELLA COLLABORAZIONE
CON IL POETA, INTELLETTUALE E GIORNALISTA BOLOGNESE ROBERTO ROVERSI.
Testo: Federico Guglielmi

A
bilissimo a eludere le facili scat, soul, beat, pop e lirica), autore di musi- cente e pieno di sorprese. Senza nulla voler
catalogazioni da quel 1964 che (colonne sonore comprese) e di testi, pia- togliere a 1999 (1966), TERRA DI GAIBO-
in cui debuttò da solista a nista, occasionalmente attore, appassionato LA (1970) e STORIE DI CASA MIA (1971),
quel 1° marzo del 2012 in di arti e di sport, docente universitario. Un i primi tre Lp ai quali certo non mancano
cui ha prematuramente sa- artista di straordinario talento ed eclettismo motivi di interesse, è opinione diffusa che il
lutato questo mondo, Lucio Dalla ha vissuto che, nel campo della canzone, ha lasciato Lucio Dalla “adulto”, libero di assecondare
mille vite: clarinettista e sassofonista jazz, un’imponente eredità di oltre venti album di la sua reale indole e solida base per quanto
cantante di straripante personalità in grado studio a suo nome, che assieme delineano un sviluppato in seguito, sia quello dei tre dischi
di spaziare tra gli stili (tra quelli frequentati, percorso frastagliato e imprevedibile, avvin- pubblicati tra il 1973 e il 1976, figli di una

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cover story: lucio dalla. l’apprendista cantautore
scelta fondamentale: interrompere il soda- quella prima metà degli anni 70 nei quali la remo, soprattutto il fatto di non comporre da
lizio con Sergio Bardotti e Gianfranco Bal- cosiddetta canzone d’autore (termine ideato solo ciò che cantava; insomma, uno status
dazzi, fino ad allora responsabili di larghissi- dal giovane giornalista Enrico de Angelis nel in qualche misura affine a quello dell’altra
ma parte dei testi (altri li aveva firmati Paola 1969) attraversò una decisiva fase di cresci- grande “anomalia” di quei lontani giorni, Lu-
Pallottino), e collaborare con il concittadino ta grazie alle intuizioni di Fabrizio De André, cio Battisti. Quindi, se è assodato che il Lucio
Roberto Roversi, poeta, intellettuale scrittore, Francesco De Gregori, Francesco Guccini, Dalla effettivo cantautore nacque nel 1977
giornalista e operatore culturale di vent’anni Antonello Venditti, Roberto Vecchioni e Clau- con COME È PROFONDO IL MARE, ha senza
più anziano. Un rapporto cruciale non solo dio Lolli, per menzionare i più famosi (senza dubbio senso considerare la fase con Roversi
per i temi affrontati e per il lavoro sulla parola dimenticare l’outsider Giorgio Gaber). una tappa-chiave del cammino di emanci-
ma anche di apertura ed evoluzione musica- In quel periodo, però, Dalla non fu univer- pazione del musicista bolognese. E uno dei
le e mentale, con conseguente creazione di salmente ammesso nel gotha dei cantautori. momenti più originali e alti della canzone
brani coraggiosi, “sperimentali”, in tutto e Sulla sua reputazione pesarono in negativo, d’autore nazionale, al di là del falso problema
per tutto in sintonia – ma al contempo diver- almeno nella cerchia dei duri e puri, i tra- che musiche, testi e interpretazioni non sono
si da quelli di chiunque altro – con il clima di scorsi leggeri, le presenze al Festival di San- della stessa persona.

Lucio Dalla e Roberto Roversi.

«È senz’altro strano
IL GIORNO AVEVA
CINQUE TESTE, ma la
sua stranezza non è
fine a se stessa»

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è neve, l’estate è sole) / Pezzo zero / La canzone Dalla restituisce l’attenzio-
di Orlando ne che richiede sotto forma
LP RCA Italiana DPSL 10583; aprile 1973. Copertina di stimoli e suggestioni. Gli
apribile. € 40 incisivi L’auto targata “TO”
e L’operaio Gerolamo, che
Anna Bellanna / Pezzo zero trattano di aspetti connessi
45 giri RCA Italiana TPBO 1037; aprile 1974 € 20 all’emigrazione degli italiani, sono tra i bra-
Pubblicato con due copertine figurate con ni più accessibili della scaletta, come pure
sfondo di colore verde e arancione. la vivace Passato, presente e le più pacate ed

I l Lucio Dalla trentenne che si riaffaccia


sul mercato dopo i notevoli consensi rac-
colti con i singoli 4/3/1943 e Piazza Grande
non sembra affatto intenzionato ad asse-
condare l’onda del successo. Si pone anzi di
traverso, come a contrastarlo, con un Lp dal
quale non a caso non vengono estratti 45
IL GIORNO AVEVA CINQUE giri e in cui è arduo trovare un filo condut-
TESTE – Dieci canzoni tore oltre a quello della voglia di esplorare
di Lucio Dalla su testi territori differenti, assecondando uno spirito
di Roberto Roversi poliedrico e in qualche misura istintivo; non
Un’auto targata TO / A una fermata del tram / ci si stupisce che illo tempore sia stato per lo
È lì / Passato, presente / L’operaio Gerolamo / più incompreso (e di riflesso poco fortunato
Il coyote / Grippaggio / La bambina (L’inverno sotto il profilo commerciale), e che perfino
oggi, benché ormai storicizzato e riconosciu-
to come opera di rilievo, ci sia chi lo reputa
troppo confuso, cervellotico, scarsamente a
fuoco. È senz’altro “strano” IL GIORNO AVE-
VA CINQUE TESTE, ma la sua stranezza non
è fine a se stessa; è legata a filo doppio al desi-
derio (bisogno?) di esprimere in modo nuovo
e sincero la propria creatività sul piano mu-
sicale, con strutture/trame inusuali e inaf-
ferrabili nelle quali si incontrano progressi-
ve, jazz, funk, rock, pop e avantgarde, e per
quanto riguarda i testi, concettuali (ma non
particolarmente criptici) e all’insegna di un
impegno civile affrancato dagli sloganismi.
Pirotecnico, fuori dagli schemi, in qualche
caso spiazzante, il quarto album di Lucio

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cover story: lucio dalla. l’apprendista cantautore
evocative Il coyote, Grippaggio, La bambina bellissimo libro di testimonianze scritte e fo-
e La canzone di Orlando, finestre aperte sul tografiche), Lucio Dalla dichiara il suo pie-
futuro dell’artista. Decisamente meno ligie no entusiasmo per quanto compiuto con il
alle regole l’allucinata È lì, la giocosa Pezzo nuovo sodale. In seguito ci ripenserà (e ci ri-
zero (tutta scat, senza testo) e la visionaria ripenserà), ma nel frattempo la relazione tra
Alla fermata del tram, critica sociale pungen- i due si consolida – nel mezzo, una piccola
te e disillusa nella quale si affaccia ancora “evasione” per il singolo Anna Bellanna, con
lo scat. Un connubio in cui suono e parole testo di Paola Pallottino – con un secondo
sembrano facce della stessa medaglia. atto, sempre con gli arrangiamenti di Rug-
gero Cini ma prodotto da Renzo Cremonini e
non più da Roberto Formentini.
Al paragone con il predecessore, ANIDRIDE
SOLFOROSA vanta la stessa indole anti-
conformista ma è nel complesso più coeso e
meno eccentrico. Gli argomenti rimangono
scomodi e non adatti per i circoli (il circo?)
pop dell’epoca: ad esempio, Mela di scarto
cita il carcere minorile Ferrante Aporti di Nuvolari / Il motore del 2000
Torino e parla naturalmente di gioventù 45 giri RCA Italiana TPBO 1189; 1976 € 15
“difficile”, Carmen Colon fustiga l’ipocrisia
dei media e l’insensibilità del mondo reale
prendendo come spunto il caso di una ra-
gazzina uccisa da un serial killer, Un mazzo
D el medesimo livello è pure il capitolo
conclusivo della trilogia, AUTOMOBILI,
concept su alcune pagine del Novecento tri-
di fiori racconta un suicidio, Non era più lui colore – con l’auto come fil rouge – derivato
è una toccante vicenda di emarginazione, la dallo spettacolo Il futuro dell’automobile e altre
title-track dibatte di tecnologia ed ecologia. storie: appena sei brani, perché alla RCA non
E poi, Ulisse coperto di sale e Merlino e l’ombra gradiscono il materiale più “schierato poli-
ANIDRIDE SOLFOROSA “giocano” con allegorie e miti; Tu parlavi una ticamente” e chiedono di sforbiciare. Dalla
Anidride solforosa / La borsa valori / lingua meravigliosa è una magnifica, intensa accontenta e Roversi, risentito, protesta deci-
Ulisse coperto di sale / Carmen Colon / canzone d’amore; infine, La borsa valori e dendo di firmarsi con lo pseudonimo Norisso
Tu parlavi una lingua meravigliosa / Le parole incrociate, i due pezzi più bizzarri e e inevitabilmente interrompe i rapporti. I due
Mela di scarto / Merlino e l’ombra / frenetici, enunciano rispettivamente le quo- si riconcilieranno e le loro strade si incroce-
Non era più lui / Un mazzo di fiori / tazioni della Borsa (si odono echi di Franco ranno per altri progetti di meno ampio respi-
Le parole incrociate Nebbia e della sua Borsa cha cha cha) e dram- ro, come documentato da pezzi sparsi e dai
LP RCA Italiana TPL1 1095; gennaio 1975. Contiene matici eventi della storia d’Italia quasi come recuperi nel succitato NEVICA SULLA MIA
un poster allegato con i testi delle canzoni. € 25 in un cruciverba. Quarantatré minuti non MANO, in cui sfilano pure quattro dei sei epi-
solo di spessore ma anche esuberanti che sodi cassati (I muri del ’21, Statale Adriatica
legittimano l’uso del termine “capolavoro”, Chilometro 220, La signora di Bologna e Rodeo,
accompagnati a meraviglia dalla eloquente oltre a una Intervista con l’Avvocato più estesa)
copertina di Enrico Manelli. in esecuzioni dal vivo; Ho cambiato la faccia di
un dio, rimaneggiato e reintitolato Comuni-
sta, è invece contenuto in CAMBIO del 1990,
mentre Assemblaggio resta (per ora?) inedito.
Se fosse stato pubblicato in versione integra-
le, AUTOMOBILI avrebbe avuto ancora mag-
giore consistenza. Anche “tronco” fa però la
sua figura e non a caso ottiene buoni riscon-
tri, portando per la prima volta Lucio Dalla
nella classifica degli Lp (solo tre settimane e al
massimo un n. 22 nella primavera del 1976,
ma è un segnale) grazie a episodi di imme-
diato impatto come Nuvolari (proposta come
singolo) e Due ragazzi, alle quali le tante radio
“libere” che da qualche mese affollano l’FM
Anidride solforosa / concedono spesso programmazione. L’irrive-
Tu parlavi una lingua rente Intervista con l’Avvocato (Gianni Agnel-
meravigliosa li, certo), la lunga e a suo modo epica Mille
45 giri RCA Italiana TPBO 1105; marzo 1975 € 15 miglia (concepita in due parti poi unite), la
AUTOMOBILI piacevolmente allucinata L’ingorgo e l’avvol-

I n una lettera inviata a Roversi subito


dopo l’uscita de IL GIORNO AVEVA CIN-
QUE TESTE, recuperata assieme a tanti al-
Intervista con l’avvocato /
Mille miglia prima e seconda / Nuvolari 1 /
L’ingorgo / Il motore del 2000 / Due ragazzi
gente Il motore del 2000 completano il quadro
di un disco nonostante tutto più lineare, forte
di testi sempre personali e qua e là stranianti,
tri preziosi documenti in quell’autentica LP RCA Italiana TPL1-1202; marzo 1976. Edito in degli arrangiamenti estrosi ma più misurati a
meraviglia che è il cofanetto NEVICA SUL- versione picture disc nel 1992 (RCA Italiana PL 75374). cura dello stesso Dalla, di un approccio anti-
LA MIA MANO edito nel 2013 dalla Sony € 30/50 convenzionale alla canzone che avrebbe fatto
(l’intera trilogia, un quarto Cd di inediti, un scuola.
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PICCOLE VENDETTE
E ZOCCOLI IN TESTA
Un’operazione discografica può essere anche l’occasione per scoprire lati inediti di un
artista. Come è successo a Paolo Maiorino della Sony, che sta curando la riedizione in vinile
della discografia di Lucio Dalla.
Intervista: Michele Neri

Q PAOLO MAIORINO
ual è stato l’approccio per che racconti di musicisti e uomini di spetta-
questa riedizione della di- colo che hanno voluto narrare il loro Lucio
scografia di Lucio Dalla in Dalla e sono venuti fuori aneddoti mai rile- Roma (1967), ha studiato
vinile? vati. Ad esempio, Fiorella Mannoia aveva li- giornalismo prima all’India-
C’è stato un enorme lavoro tigato con Lucio e per tre anni non si erano na University e poi alla
di studio, ho personalmente contattato tut- parlati. Dalla le aveva scritto un pezzo che Georgia State University.
te le persone che hanno lavorato con Lucio, però la Mannoia non sentiva suo. Dalla Vissuto negli States dal
penso di aver ricostruito la storia di Dalla in non la prese per niente bene. Guardate 1986 al 1990, dal 1987
maniera piuttosto dettagliata: avrò fatto cir- che Lucio era tremendo per certe cose, era al 1992 ha scritto e parla-
ca cinquanta interviste. Sono riuscito a tro- permaloso. Aveva prestato un maggiolone to di musica per le riviste
vare praticamente tutti i musicisti dei primi cabrio a Samuele Bersani per permettergli «Chitarre», «Mucchio», «Tutti-
dischi, da Giorgio Lecardi a Renzo Fontanel- di muoversi agevolmente nel suo soggiorno Frutti», «Metal Shock» e «Flash». Nei primi
la ad altri ancora. Fontanella ha suonato il a Bologna. Tra i due nacque una discussio- 2000 ha collaborato con «Tribe». Entra nel
violino e il flauto su 4 marzo 1943 e su Piazza ne su Sanremo, Lucio sosteneva dovesse mondo discografico nel 1992. A Milano dal
Grande e non parlava di queste cose dall’epo- andarci mentre Samuele preferiva declina- 1997. EMI, Capitol, Sbk, Columbia, Ricor-
ca. Lui ha abbandonato la musica dopo poco re l’invito e anzi alla fine dopo estenuanti di, BMG, RCA, Epic, Numero Uno, Cram-
tempo dalla sua collaborazione con Dalla e tentativi di Dalla, Bersani oppose un vero ps, Century Media, Sony Music le etichette
quindi le sue sono testimonianze assoluta- rifiuto. Questo avvenne mentre Samuele, in principali di cui si è occupato. Dal 2011 è
mente inedite. E poi ancora Guido e Maurizio treno, tornava a Bologna dopo essere stato direttore del Catalogo di Sony Legacy. Ho
De Angelis, Paola Pallottino, Sandro Colom- a Cattolica. Una volta giunto a Bologna, si lavorato per Videomusic e Radio Rai.
bini, tutti gli Stadio e tanti altri tra cui ovvia- accorse che Lucio aveva fatto portare via il
mente Bersani, Carboni e Ron. maggiolone da un carroattrezzi. L’episodio
me lo ha raccontato proprio Samuele e mi è spostarsi dal centro di Bologna per andare
Sono stati tutti molto disponibili quindi? stato confermato da chi, poi, attuò material- ad abitare in collina, mi ha raccontato che
Come no, pensa che con Colombini ho cir- mente la vendetta di Lucio. il bersaglio preferito dello zoccolo di Dalla
ca dodici ore di intervista, viene da me in uf- era Gaetano Curreri. Gaetano ha riso mol-
ficio e facciamo chiacchierate lunghissime. Quindi emergono, da queste chiacchie- to quando gliel’ho ricordato e anzi ha pre-
rate, anche tratti distintivi del caratte- cisato che non sempre rincorreva, a volte
E dei Flippers? re di Dalla. si sedeva vicino a lui mentre era al piano,
Ho già intervistato Fabrizio Zampa, ho Sì, emerge una personalità forte, a volte posava lo zoccolo sullo strumento e chiede-
sentito anche Renzo Arbore e devo ancora perfino despotica ma non solo: viene fuori va di ascoltare gli ultimi arrangiamenti. Se
intervistare Romolo Forlai. Ma ci sono an- anche un artista generoso, curioso e ironi- non era soddisfacente quello che ascoltava,
co. Marino Bartoletti rac- gli dava lo zoccolo in testa.
conta ad esempio di quando
Lucio Dalla:
si conobbero negli anni 60, Dal punto di vista tecnico come avete
imponente periodo in cui condivisero proceduto?
campagna una grande passione comu- Il vinile è sempre a 180 grammi, i master
di riedizioni ne, la pallacanestro. Lucio utilizzati sono quelli a 192Khz/24 bit nei
in corso. aveva praticato quello sport casi in cui abbiamo già provveduto al re-
e sosteneva con Marino che mastering, per gli altri utilizziamo master
era un talento incompreso analogici, cercando sempre di utilizzare gli
del basket. Sempre Marino originali. Comunque continueremo anche
mi ha introdotto un’altra l’opera di rimasterizzazione a 192Khz anche
peculiarità del Dalla, quel- degli altri dischi, compresa una sorpresa che
la di rincorrere gli amici stiamo preparando e che realizzeremo in vi-
con uno zoccolo in mano, nile colorato.
accessorio di abbigliamen-
to che non aveva paura a Qualche altra anticipazione?
lanciare contro il malca- La ristampa deluxe di Geniale, che conter-
pitato di turno. E Marino, rà un intero Cd di registrazioni inedite dello
che subì questo insegui- stesso periodo, la legacy edition di DALLA e
mento perché aveva osato altre cose che non posso anticipare.
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brunori sas

PARLA CON DARIO:

BRUNORI SAS
PRESENTA IL SUO ULTIMO
(CAPO)LAVORO, CIP!
VENERDÌ 10 GENNAIO, ALLA CASA DEGLI ARTISTI DI MILANO,
IN OCCASIONE DELL’USCITA DEL SUO ULTIMO LAVORO, SI È TENUTO
IL PRIMO DEGLI INCONTRI ORGANIZZATI IN TUTTA ITALIA
DA BRUNORI SAS PER CONVERSARE LIBERAMENTE SUI TEMI
DEL SUO QUINTO ALBUM: CIP!
Intervista: Viviana Mastropietro

A
tre anni di distanza da A suscitate dalla musica. Qual è l’emozio- mi ha fatto sentire in imbarazzo a volte, per-
CASA TUTTO BENE, Brunori ne che t’ispira di più, quale ti imbarazza ché è un amore visto come slancio ideale,
Sas torna, con il suo quinto maggiormente e perché? quasi universale, ed era proprio questo che
album CIP! (Island Records), John Lennon diceva: “Paura e amore sono volevo affrontare nel disco. Un’emozione
prodotto dallo stesso Dario i due motori che guidano il mondo”, e da che invece di separare le persone le tiene in-
con Taketo Gohara e registrato tra la Cala- qui ne tracciava le due conseguenze: l’aper- sieme nonostante le difficoltà di sfuggire alla
bria e Milano. Si tratta di un lavoro che si tura e la chiusura, quando si ha paura ci si velocità che questo tempo ci sta imponendo
rivela sorprendente già dalla scelta del titolo chiude al mondo e ci si sente separati dagli e che per me, visto che sono cresciuto e con-
e dall’immagine di copertina: il dipinto di un altri. Infatti, A CASA TUTTO BENE è stato tinuo a vivere in un piccolo paese in Cala-
pettirosso disegnato da uno degli artisti ita- un disco che ha avuto a che fare con ciò che bria, non sento come il mio ritmo. Facendo
liani che ama di più, Robert Figlia. L’obiet- avvertivo in quegli anni, ovvero un clima di musica vivo un tempo che mi costringe ad
tivo è quello di lasciare spazio all’inventiva paura legato alla difficoltà del cambiamen- andare più veloce, come una macchina, un
e alla fantasia dell’ascoltatore che può svi- to e dell’accettare la fine delle cose a cui ci tempo che rende obsoleto qualcosa che an-
luppare la sua idea variabile di “cip”. Nell’in- si lega. In CIP!, invece, ho voluto parlare cora funziona e questo lo stiamo trasferendo
contro milanese di PARLA CON DARIO, Bru- dell’altro motore: dell’amore nelle sue varie anche nel rapporto che abbiamo con gli altri
nori ci spiega, invece, la sua personale visio- declinazioni. Si tratta di un sentimento che e con i nostri valori. Questo disco è anche un
ne del disco: la ricerca della parte “fanciulla” tentativo di resistere all’obsolescenza pro-
di sé, una parte leggera, vitale, combattiva e grammata che sta contagiando i sentimenti,
fiera nel parlare di argomenti che includo- di raccontare la difficoltà, la bellezza di tene-
no una fine, senza farlo in modo pessimisti- re in piedi le cose e di farsi vanto di ciò che
co o, viceversa, estremamente edulcorato. mostra le rughe.
Tra i propositi fondamentali di CIP!, anche
l’importanza di rimettere l’uomo al centro Nel video del singolo Al di là dell’amore
della narrazione contemporanea, sfuman- sembra sia presente una specie di viag-
do i confini tra il bello e il brutto, come uno gio spirituale evolutivo. Ti capita mai di
specchio di riflessioni in cui si accetta il lato pensare di essere qui sulla terra con la
negativo per abbracciare meglio il positivo. tua musica per intraprendere un viag-
gio evolutivo che aiuti anche gli altri a
Hai affermato che per scrivere una comprendere la scissione che delle vol-
bella canzone ci si deve spogliare, farsi te c’è tra anima e mente?
schiaffeggiare da un’immagine, aspet- Il video Al di là dell’amore, come tutti i miei
tare una vera emozione. L’università di videoclip, ha a che fare con una sorta di pro-
Berkeley ha mappato tredici emozioni secuzione del senso della canzone tramite le

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«Cerco
di recuperare
l’incanto
tramite
il canto»

Brunori Sas: CIP!


è il suo quinto album.

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brunori sas
immagini. Sicuramente l’elemento più im- questa “celebrità”. Tu questa cosa la
portante di questo singolo è legato alla figu- senti? Come la vivi, al di là dell’ironia?
ra del fanciullino di Pascoli, ovvero il tentati- Se posso riconoscermi una dote è quella di
vo di recuperare un certo tipo di spiritualità non aver mai inseguito in maniera precisa
e religiosità. Sento il desiderio di comunicare un obiettivo di notorietà ma sono contento
alle persone la necessità di non vedere la vi- che questo percorso mi abbia portato ad al-
cenda umana come propria senza però ca- largare il pubblico nei tempi e nei modi che
dere nella disillusione. Se c’è un’operazione sono i miei. Mi sono dato un tempo, mi sono
che cerco di fare in questo disco è proprio attrezzato e mi sono anche creato intorno ve-
quella di recuperare, da momenti di disillu- ramente poca differenza fra Dario e Brunori
sione e disincanto, l’incanto tramite il canto. Sas, quindi in qualche modo le persone oltre a
legarsi alle mie canzoni, si sentono vicine an-
Su 11 brani di CIP!, in 3 c’è la parola che a ciò che comunico. Sono molto contento
“mondo” nel titolo, si tratta di una scel- e soddisfatto ma non vivo col patema d’animo
ta precisa? di perderlo altrimenti andrei anche contro ciò
Inizialmente, per una questione sonora, che scrivo. A volte penso sia una cosa che può
volevo cambiarlo. Poi a un certo punto mi sembrare brutta, ma la scrittura alla fine è un
sono detto che invece era giusto che ci fosse cassetto in cui ci si può mettere un po’ di tut-
una parola chiave legata al fatto che uno de- tu non capisci la poesia, / Sei solamente to, anche le cose che ci piacciono; un modo
gli stimoli che ho avuto durante la stesura dei un tecnico / E sì lo so che sei infallibile, / per dire a noi stessi quello che non si riesce
brani mi è venuto dalla scoperta della “sin- Che sei di ferro indistruttibile, / Mentre io a comunicare, pur sapendo che in questo
drome della veduta d’insieme”: una sindrome sono un fiore”. Oggi ti senti ancora così? cassetto ci vanno a guardare molte persone
che viene riscontrata negli astronauti i quali, Alla fine, sei stato capito? facendo sopraggiungere la tentazione di met-
dopo esser stati nello spazio, hanno riconsi- Ti rispondo dicendoti che secondo me que- terci solo alcune cose e di tenere il resto den-
derato la propria visione del mondo. Pare che sto disco è un tentativo di recuperare, per tro di sé. Questo non va mai fatto perché ciò
una volta ritornati sulla terra gli astronauti quanto possibile, l’ingenuità utopistica che che le persone cercano negli autori è proprio
non riuscissero più a considerare la loro vi- avevo nella scrittura di quei primi brani, che che essi riescano a descrivere qualcosa che li
sione dei rapporti con gli esseri umani, con mi è mancata negli ultimi tempi. Non so se muove, una fotografia di uno stato interiore
l’idea di “noi e gli altri” ma solo come un sono stato capito, l’unica cosa che posso dire che forse non è mai particolarmente definita.
unico “noi”. Questa cosa mi ha molto colpi- è che il riscontro che mi danno le persone, al
to perché se riuscissimo a guardare il mondo di là delle parole, mi fa capire che si è creata Se un pettirosso incontrasse una sardi-
da una prospettiva differente probabilmente una sintonia con chi mi segue. In CIP! ho cer- na, potrebbero dialogare?
saremmo in grado di considerare il nostro cato semmai di trattare le tematiche non con Ho partecipato al primo meeting delle sar-
rapporto con gli altri in una maniera comple- il piglio dell’accademico, che non mi appar- dine di Cosenza, è quindi chiaro che sia una
tamente diversa. Ho cercato di mettere nella tiene, ma con il guizzo del poeta. Penso che cosa che mi interessa, più che per un discorso
parola “mondo” un’accezione come se fosse la scrittura sia come tuffarsi dentro gli abissi politico, per cercare di recuperare un certo
un universo visto da lontano e quindi da una (anche personali) cercando di illuminare con tipo di poetica e di visione della vita. Sono
prospettiva diversa che, citando Eraclito, pos- una torcia gli animali che lo abitano, che pos- molto felice che ci siano questi tipi di aggre-
siamo definire come “un’armonia degli oppo- sono essere animali mostruosi così come cre- gazione perché penso che in questo momento
sti” e per questo motivo noi dobbiamo cercare ature straordinarie. Ho cercato di fare questo abbiamo finalmente una sorta di contro-mo-
di capire qual è il nostro ruolo affinché il bene per poi tornare in superficie a prendere un vimento che ha a che fare anche con i ragaz-
e il male siano in armonia e creino vitalità. respiro, ed è la cosa che avevo fatto anche zi, con i giovani e che dimostra il ritorno a un
nel primo album. In qualche modo, in que- certo tipo di passione. Mi riservo però di capi-
Uno dei cantautori che Milano forse ri- sto quinto disco come nel primo, ho cercato re e di comprendere che riflesso possa avere
corda di più e meglio è Gaber, il quale di abbandonarmi a quella necessità e a quella dal punto di vista dell’obiettivo finale, ovve-
diceva che il cantautore e intellettua- urgenza senza farmi schiacciare dalla prigio- ro quello di riportare avanti un certo tipo di
le avrebbe dovuto provare a buttare lì ne delle parole. temi, un certo tipo di visioni senza che queste
qualcosa. Tu con questo disco cos’hai debbano essere sempre tacciate di vecchiu-
buttato lì? Sembra che ormai tu sia stato abbon- me, di polverosità, di buonismo, di idealismo
Ho buttato lì la necessità di trovare in una dantemente capito e forse è giunto an- inutile. Sono in osservazione…
serie di cose che vedo fuori e dentro di me che il momento di guardare in faccia
una forma di accettazione, che non è un’ac- Spesso vieni accostato a De Gregori,
cettazione di rassegnazione, lo voglio sotto-
lineare. È più un non soffrire, non perdere BRUNORI SAS come vivi questo bisogno di associare
costantemente un cantante ad un altro?
troppo tempo su ciò che comunque è così. Le
altre opzioni sarebbero cambiare, attendere VIDEO Ho conosciuto De Gregori nel 2010, a un
Autogrill, occasione in cui io e il mio tastieri-
oppure soffrire costantemente perché le cose Guarda l’esibizione di Brunori Sas durante sta gli abbiamo regalato una copia del nostro
del mondo non vanno come le vedi tu. Quello l’incontro Parla con Dario su Stone Music. secondo album, POVERI CRISTI, e per acca-
Inquadra con il tuo smartphone
che mi interessa in questo album è suggerire questo QR-Code.
parrarci le sue simpatie abbiamo aggiunto
una serie di elementi che in qualche modo anche una rustichella (ride). A distanza di
ci facciano riconciliare con quella che è la tempo, mi disse che lui questo fatto se lo ri-
nostra condizione. cordava e stranamente non aveva gettato il
disco fuori dal finestrino ma l’aveva ascolta-
Dieci anni fa, nel 2009, il tuo primo to e gli era piaciuto. Una volta mi è capitato
album inizia con il brano Il pugile che di dirgli: “France’, mi parlano e mi chiedono
diceva: “Non sono mica un pugile / Ma sempre della tua influenza su di me”, e lui mi
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brunori sas
rispose che io non c’entravo nulla con lui. Si- importante capire che qualcosa non va. Per
curamente quello che faccio ha a che fare con esempio, un giorno in cui ero a un festival
quel mondo di cantautori che avevano a che è venuto un ragazzo dicendo che dopo aver
fare con la ricerca di un certo tipo di scrittura, ascoltato La verità ha deciso di lasciare un la-
un certo tipo di ricerca sulla parola, sulla mu- voro sicuro e ora si trova senza nulla… Ecco,
sica ma anche riguardo un certo di un tipo di non date a me questa responsabilità (ride)!
incontro con le persone a livello empatico.
Il primo verso del singolo Al di là dell’a-
Al di là del processo creativo, quanto ci more recita: “Questi parlano come man-
è voluto tecnicamente per registrare giano e infatti mangiano molto male”. A
l’album? chi o a cosa è riferito?
È stato un disco fatto di tanti mo- Il brano ha un incipit che nasce non
menti e tanti pezzi racchiusi in tanto da un discorso politico ma da un
un tempo relativamente breve momento di grande amarezza legato
(soprattutto rispetto ai miei stan- a una violenza che ritrovo sempre
dard!), ed è forse per questo mo- più spesso nei toni. A volte mi ren-
tivo che sono riuscito a cogliere do conto che ciò che mi emoziona
il lavoro in maniera compatta da un dei cantanti non sono le parole in sé
punto di vista musicale. Diciamo che mi defi- ma come vengono pronunciate e al
nisco un tipo piuttosto ozioso: adoro non far giorno d’oggi i toni sono tali per cui
nulla quando so che devo fare tante cose, ed in effetti non conta quello che viene
è una caratteristica che piace moltissimo ai detto ma solo il modo in cui viene
miei collaboratori: mi amano per questo mo- detto. In questo disco posso dire
tivo (ride). Sono un procrastinatore compul- con grande onestà che ho vissuto
sivo perché sono ovviamente narciso e per- certe situazioni in carne e ossa, ho
fezionista e penso di non voler mai mettere partecipato a molte manifestazio-
il punto alle cose, ma con questo album ni, ho avuto il tempo, la possibilità
mi sono dato dei tempi perché volevo e la fortuna di essere invitato in tanti
scrivere rapidamente, essendo rapido il contesti in cui si parlava della situazione
mondo a cui ci rivolgiamo. I mutamen- attuale collegata alle tematiche sociali e
ti così veloci possono rendere ciò che sono sempre più convinto del fatto che in
scrivi veramente obsoleto, ed è anche questo momento sia di fondamentale im-
per questo che ho cercato di scrivere portanza interrogarsi sul linguaggio e su
canzoni che contenessero meno attualità come si dicono le cose.
rispetto all’altro disco. In A CASA TUTTO
BENE ho scritto delle cose che avevano molto Quanto ha inciso la gavetta su quel-
più a che fare con la realtà attuale, mentre in la che è la tua carriera e sul tuo essere
CIP! è come se mi fossi spostato su un tempo come persona? Mettendoti nei panni di
meno definito. un giovane musicista ventenne, oggi sa-
resti tentato di partecipare a un talent-
Voi artisti quanto siete consapevoli di show?
come la musica, sia per la melodia che Penso che il talent serva per un certo tipo
per le parole, possa essere un veicolo per di percorso, bisogna capire ciò che si vuol
il risveglio in questo momento storico? fare nella vita perché per un certo tipo di ca-
Penso che qualsiasi canzone abbia da sem- ratteristiche può essere utile, per altre invece
pre un certo tipo di funzione. Per esempio, la potrebbe essere una problematica. Inoltre, bi-
nonna di un mio amico è in una fase di de- sogna capire l’impatto psicologico che un’e-
menza senile e canta tutto il giorno sempre sperienza del genere può avere su una perso-
la stessa canzone, Marina, ovviamente loro na perché ci si trova in un attimo a toccare le
non la sopportano più perché entra in loop stelle e il giorno dopo un altro tipo di impatto.
sempre con la stessa strofa, però rispecchia Di base, continuo a sostenere che il pericolo
un’idea del canto come funzione vitale. Sono insito in questo tipo di format sia quello di
consapevole che scrivendo di determinate te- soffocare delle peculiarità che non rientrano
matiche ne sono in qualche modo responsa- esattamente nel target comune di un artista
bile. Penso che, come afferma anche Leonard pop e che quindi il cantante possa essere in-
Cohen, trattando di determinati argomenti dotto a pensare che alcune sue caratteristi-
convenga bluffare, sia per se stessi, sia per ri- che siano sbagliate e, di conseguenza, metter-
spetto di coloro con cui si sta parlando. Quel- le da parte. Forse a vent’anni non l’avrei fatto
lo che faccio quando mi accorgo di questa perché a quell’età ero proprio nella fase in cui
condizione è ironizzare, stemperare. Penso schifavo tutte le cose mainstream. La gavetta
che chiunque, sia cantante che autore o un è importante in quanto rende preparati a tut-
maestro spirituale, debba cercare di essere to: se fai una gavetta ti metti in ridicolo prima
un segnale stradale che indica un punto, ma di fronte a tre persone, poi a dieci e piano pia-
quando ci si rende conto che la gente si ingi- no ti rendi conto che sei cresciuto e ti fa anche
nocchia di fronte al segnale stradale dimen- piacere. Tutti diciamo un sacco di fesserie, ma
ticando che sta indicando un’altra parte, è le mie sono di qualità maggiore (ride).
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mattia delmoro

COMPLESSO DI NOME E DI FATTO,


DELMORO
E LE SUE MOLTEPLICI SFUMATURE
COMPLESSO è il titolo dell’ultimo singolo (pubblicato dalla Carosello Records come uno
speciale 45 giri in edizione limitata) di Mattia Delmoro, cantautore friulano dalle influenze
italo-disco degli anni 80, ma anche francesi e brasiliane.
Insomma, un miscuglio esplosivo che non vediamo l’ora di raccontarvi.
Intervista: Viviana Mastropietro

D
elmoro si definisce un archi- ese mi rendevo conto di quanto mi portassi
tetto prestato al mondo della dietro del suo mondo: il Portogallo mi ha la-
musica che riesce a espri- sciato molti segni di quella che è la musicali-
mere al meglio il suo essere, tà brasiliana, mentre in Danimarca mi sono
grazie a un mix di influenze avvicinato di più a un certo jazz scandinavo
musicali di vari Paesi ed epoche, che però e a una certa produzione indie-pop, per poi
non tradisce i suoi studi, prestando una par- arrivare a Londra in cui ho trovato una vera
ticolare attenzione anche agli aspetti grafici e propria babilonia musicale!
del suo progetto. Tra una domanda e l’altra
ci spiega come ha creato e sviluppato il suo COMPLESSO contiene l’inedito nel lato
stile, ma soprattutto ci presenta COMPLES- A, mentre nel lato B Gli parlerò di te dei
SO, il suo ultimo lavoro. Righeira cantata insieme a Johnson:
come è caduta la scelta su questo bra-
Come nasce il Delmoro cantante? no?
Mattia Delmoro come cantante in realtà Il pezzo dei Righeira è nato da un messag-
inizia parecchio tempo fa, ma se vogliamo gio del tutto inaspettato di Johnson in cui
essere precisi è da tre anni a questa parte che prima mi faceva i complimenti per il mio
è arrivato il Delmoro con le prime stesure di ted che sto cercando pian piano di inserire singolo Filippiche e poi mi rimandava, trami-
canzoni in italiano: il tutto è scaturito dalla nella mia produzione. te un link, a un video-audio di Gli parlerò di
volontà di iniziare a provare a scrivere nella te, pezzo meraviglioso sia musicalmente sia
mia lingua, da qui ho scoperto man mano In che modo hanno influenzato il tuo per la storia che racconta: un cosmonauta
l’intensità e la forza che si può raggiungere sound i Paesi in cui hai vissuto? Quanto italiano che, andando nello spazio e imma-
cercando le proprie parole, quelle vere. Poi c’è di ognuno di questi luoghi in Delmo- ginandosi di incontrare gli alieni, si chiede
la voce si è adeguata e ha seguito questa ro? cosa potrebbe dire e la risposta è semplice-
ricerca. Le zone che ho girato mi hanno influenza- mente “parlerò del mio amore”, quindi “gli
to tantissimo, ogni volta che lasciavo un Pa- parlerò di te”. Il pezzo mi ha talmente col-
Il tuo stile è un miscuglio tra moderno e pito che ho deciso di farne prima una cover
contemporaneo, chi sono i tuoi punti di
riferimento per riuscire a creare questo MATTIA DELMORO live con la mia band (i Tigers’ Resort) e poi
ho chiesto direttamente a Johnson se volesse
mix perfetto?
I miei punti di riferimento musicali sono
VIDEO parteciparvi. In questo modo è nato questo
remix, in cui ho cercato di rispettare quelle
Guarda l’intervista di Delmoro su Stone che sono le linee strumentali, ritmiche e me-
tanti, mi sono sempre nutrito di tanti
Music. Inquadra con il tuo smartphone
ascolti sia esteri che italiani, di questi ul- questo QR-Code. lodiche dell’originale.
timi in particolare apprezzo la tradi-
zione cantautorale sia per l’aspetto Come descriveresti invece il tuo inedi-
musicale che lirico… cito per esempio to, Complesso?
Battisti e Conte. Per quanto riguarda Direi complesso (ride). È un nome altiso-
l’estero sono molto ispirato da cantau- nante, me ne rendo conto, ma d’altronde
tori francesi come Sébastien Tellier, e tutti i titoli dei miei singoli lo sono, questa
in generale dalla French Touch, che scelta rispecchia in tutto e per tutto il mio es-
si porta dietro un ambito dance orien- sere un po’ pomposo e overthinker. A livello
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Come mai hai deciso di utilizzare un
supporto a 45 giri?
Il supporto a 45 giri mi sembrava una bel-
la idea poiché in linea con quelli che erano
i tempi in cui il pezzo dei Righeira uscì. Era
infatti abitudine fare dei singoli in cui nel
lato A veniva incisa la versione Radio Edit,
mentre nel lato B la versione Extended per i
club. L’obiettivo di questo concept era quel-
lo di raggiungere degli ipotetici deejay che
potessero suonare il vinile nei loro set.

E con il supporto in vinile in generale


come ti trovi? Preferisci l’analogico o i
supporti digitali?
Devo essere sincero, ascolto tantissima
musica in streaming. Direi volentieri che
amo il vinile e tutto il mondo analogico
ma in realtà non ho un gran rapporto con i
supporti di tipo fisico (e aggiungerei con gli
oggetti in generale), non ho cura delle cose e
di conseguenza non ho un grande interesse
a possederle o collezionarle. Mi sono diverti-
to a creare un 45 giri perché comunque la
copertina l’ho progettata io, quindi per una
volta uscire da quello che è il mondo digitale
e progettare qualcosa di fisico è tutta un’al-
tra cosa.

La canzone della tua carriera a cui sei


più legato e perché.
Sono legato a Filippiche perché è stato il
primo pezzo a essere stato lanciato e allo
stesso tempo quello che ha riscontrato mag-
giore interesse. La risposta che ha avuto mi
ha motivato ancora di più ad andare avan-
ti in questo mestiere costellato di momenti
down e mi ha stimolato positivamente. Inol-
tre, è stato uno dei primi testi che ho scritto
con quell’intenzione ironica e auto-ironica
che sto cercando di portare avanti in tutti i
miei lavori.

Nella realizzazione dei tuoi vi-


deo si nota un’attenzione par-
ticolare, sembrano dei veri e
propri piccoli film. Quanto è im-
portante per te legare la canzone al vi-
deo? Quanto c’è di te? Quanto ci lavori e
ci metti di tuo?
I video sono molto importanti per me,
nonché un’occasione per divertirmi, per
Mattia Del Moro: architetto, sperimentare altri linguaggi e per poter
musicista e produttore, estendere in altre forme quello che voglio
friulano, classe 1985.
fare con la musica. Curando l’aspetto grafi-
co di quasi tutto il mio lavoro mi è sembrato
naturale dedicare molta energia e interesse
di testo lo descriverei proprio così, come me, alla progettazione dei video (ovviamente
mentre musicalmente si avvicina abbastan-
za a ciò che è stato fatto con la canzone dei
«Scrivere non lo faccio da solo, anzi, per i video realiz-
zati devo ringraziare Bruno Noaro, un regi-
Righeira, ovvero a tutto quel mondo defi-
nito “italo-disco”. Poi chiaramente, con lo
è l’unica cosa che mi sta veneto).

zampino del produttore Matteo Cantaluppi, appaga completamente» Prossimi obiettivi?


abbiamo lavorato per raggiungere un’esten- Scrivere, scrivere, scrivere, anche perché è
sione della tavoletta dei colori. l’unica cosa che mi appaga completamente!
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L’AMORE
NON HA FINE Testo: Andrea Direnzo

A inizio 2009, in un freddo La canzone, scritta da Davide Pinelli e Vincen-


zo Incenzo, dalle atmosfere celtiche e caratte-
giorno di gennaio, rizzata dal suono della cornamusa, resta una
Valentina Giovagnini gemma di rara bellezza, senza ombra di dubbio
perde la vita in un incidente tra le più intense e suggestive presentate da
un emergente al Festival di Sanremo. La vit-
stradale a soli 28 anni. toria sfiorata è stata ricompensata dall’ottimo
Il ritratto di un talento risultato del suo primo album, Creatura nuda,
pubblicato poco dopo la fine della gara canora
speciale e sfortunato. e premiato durante la trasmissione televisiva
Sanremo Top come “disco più venduto” tra
Continua a cantare, dolcissima creatura: i giovani. Esordio folgorante che purtroppo
le tue note risuoneranno per un tempo non troverà seguito. Nonostante i brani in-
senza tempo, in uno spazio senza viati alla commissione del Festival nel 2003
spazio… per sempre! (L’amore non ha fine), 2004 (L’attesa infinita),
(La mamma Maura) 2005 (Inimmaginabile) e 2008 (Sonnambula),
Valentina non riuscirà più a calcare il palco
che ha rivelato la sua stella. Non si perderà

N
on è affatto semplice d’animo. La musica, la sua musica, continue-
scrivere qualcosa su rà anche senza Sanremo tra concerti, nuovi
Valentina Giovagni- progetti discografici e l’insegnamento del can-
ni. In questo caso, è to. La storia è poi andata in modo diverso. A
necessario mettere da inizio 2009, in un freddo giorno di gennaio,
parte l’impersonalità giornalistica per precisamente il 2, Valentina perde la vita in un
dare voce al mio io, quello più intimo incidente stradale a soli 28 anni. Incredulità,
e vero, che considera Valentina una impotenza, rabbia di fronte all’accaduto. Non
“questione di cuore”. Era il 3 settem- può finire tutto così. Vincenzo Incenzo s’im-
bre 2011 quando, per la prima volta, mi pegna fortemente con la sua etichetta disco-
sono ritrovato a Pozzo, suo loco natio, nel grafica, Verba Manent, a pubblicare qualche
cuore della meravigliosa Val di Chiana, in mese dopo il disco postumo L’amore non ha fine,
occasione della terza edizione del premio a lei contenente dodici brani tra cui tre degli scar-
dedicato. Il mio primo pensiero è stato di visi- tati a Sanremo più due ghost track, Hallelujah
tare la dimora che custodisce il suo corpo. “Io di Leonard Cohen e Over The Rainbow di Judy
sono in volo, sono libera, non ho confini intorno a Garland. Lo stesso Incenzo è autore del libro
me, sono un pensiero, sono musica…”, i versi di Valentina Giovagnini – Tra vita e sogno, edito da
una sua canzone, Libera, incisi sulla lapide. Zona nel 2012. I fratelli, Benedetta e Giacomo,
Confesso di aver pianto ed essere stato lì per insieme ai genitori Maura e Giovanni, fonda-
parecchi minuti, in un silenzio quasi sovran- no la Valentina Giovagnini Onlus a sostegno
naturale, pervaso da una miriade di sentimen- di progetti di beneficenza e danno vita a Poz-
ti. Ho rivisto davanti ai miei occhi la sua bellis- zo della Chiana a un premio in sua memoria
sima immagine sul palco dell’Ariston dove nel che valorizzi giovani talenti. All’evento, giunto
2002 cantò Il passo silenzioso della neve, con- ormai alla sua undicesima edizione, possono
quistando il secondo posto nei “Giovani” e il partecipare solisti, duo e gruppi con canzoni
premio “Miglior arrangiamento” dalla giuria inedite. Nel corso degli anni, tanti importanti
di esperti. Tutti estasiati dall’enorme ta- artisti hanno omaggiato Valentina con la loro
lento cristallino di Valentina. Pub- presenza: Serena Autieri, Mietta, Mario Venu-
blico e critica incantati dalla ti, Paolo Vallesi, Simone Cristicchi, L’Aura,
sua personalità, dal suo ca- Pierdavide Carone e altri ancora. L’eredità
risma, tanto da conside- lasciata da Valentina non morirà mai come
rarla subito un’artista la sua passione per la vita, per la musica, per
con la A maiuscola. la bellezza. Davvero l’amore non ha fine…
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LA DISCOGRAFIA
L’amore per la musica irlandese
spinse Valentina Giovagnini
a rigorosi studi su alcuni strumenti
tradizionali come la cornamusa
di: Michele Neri e il whistle.

CREATURA NUDA
Senza origine / Creatura nuda / Il passo
silenzioso della neve / Metamorfosi / Mi fai
vivere / Madrigale / Il trono dei pazzi / La
formula / Accarezzando a piedi nudi l’erba
delle colline di Donegal / Libera / Dovevo dire
di no (Il traffico dei sensi) / Senza origine
(Allemanda)
CD Virgin 7243 8 12216-2; 2002

L’AMORE NON HA FINE


L’amore non ha fine / L’altra metà della
luna / L’attesa infinita / Continuamente
/ Voglio quello che sento / Non piango
più / Bellissima idea / La mia natura /
Non dimenticare mai / Nei silenzi miei /
Sonnambula / Ogni viaggio che ho aspettato
CD Verbamanent 0197152ERE; 2009

Inimmaginabile
Valentina Giovagnini
Onlus; 2018

La discografia comprende anche alcuni


singoli con peculiarità tipo radio version
o basi stumentali di brani editi.

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valentina giovagnini

Valentina, l’artista che tutti aspettiamo


scomparse. La nostra officina erano i suoi sogni, la sua silenziosa ri-
voluzione, le sue paure forse presaghe, e il suo sorriso. Tutto nasceva
nella libertà totale, rubando codici al cinema, alla pittura, alla poe-

I
o ricordo che quella sera si fermò l’aria. Le sue
piccole braccia aperte, quasi a tenere in equili-
brio la voce, il suo fluttuare tra suoni elettroni-
sia, le sue passioni.
Nella falsificazione del bene forse non avrebbe resistito, la sua purez-
za in questa comunicazione oppiacea e violenta la inibiva, la metteva
ci e cornamuse, quel senso di stasi che regala in fuga, verso i suoi campi toscani assolati. Quei campi dove il suo
l’Arte quando nei recessi più profondi di noi cane ancora la aspetta e dove le lacrime dei genitori e dei fratelli ca-
stessi tutto si allinea. dono con un pudore non di questo mondo.
La simpatia di tutte le cose. Voce, canzone, Se un artista ha il compito di intercettare il cuore della gente, lei lo
viso, movimento, un carico sensoriale quasi controintuitivo, eppu- ha fatto, per questo quella curva di campagna sparisce ogni volta che
re magicamente limpido. Poi gli applausi assordanti, e il suo ritrarsi un suo brano si accende.
quasi a chiedere scusa per tanta inconsapevole bellezza. Io parlo sempre con lei, la sento crescere di età; oggi è una donna
Una stagione bruciata in un lampo, bella quanto cattiva, irripetibile meravigliosa e l’artista che tutti aspettiamo.
quanto spietata. Le sue tracce poi, come semi buttati in un campo, Vincenzo Incenzo

Nel passo silenzioso della neve… ti amerò


nei dischi di altri a venire.
Ho cercato una spiegazione, ho pensato di tutto, dal ruolo degli an-
geli al cinismo del destino. Forse ogni risposta dimora nelle sue e no-
stre canzoni, che oggi appaiono ancora nuove, come scritte domani
mattina. Una ricerca vissuta come una liturgia, contro la cosmesi di
quello che imperava.
La sensazione, ancora adesso, è che lei abbia rappresentato un rifu-
T u, il regalo più bello, amica, sorella, intima con-
fidente di un’adolescenza piena di sogni,
speranze, illusioni, delusioni, pianti, risate, ab-
gio in cui abbandonarsi liberi da logiche di ogni tipo, un non luogo bracci. Scorrevano i giorni e noi non ci ren-
dove recuperare sogni taciuti e riabbracciare chissà quali affettività devamo conto di quanto fossero importanti,
di quanto lo fosse un infinito attimo di noi.
Avrei dovuto fermarlo il tempo in quelle ma-
Vincenzo Incenzo
è l’autore di quasi tutte
giche serate dove ci aprivamo a noi, ci raccontavamo, complice la
le canzoni porta chiusa della nostra cameretta, i nostri primi amori, le nostre
di Valentina, che prime vittorie, le nostre prime sconfitte, le nostre passioni, la nostra
intervenne come voglia di diventare grandi.
coautrice qua e là. Con te i primi passi, le prime parole, le prime letterine a Babbo Natale,
Davide Pinelli
compose il primo stupore davanti alle cose belle e brutte della vita. Ti seguivo
le musiche ovunque, le tue passioni erano le mie: la musica, il canto, il flauto, il
e divenne il suo pianoforte, la danza, il mare, il sole, i gatti. Eri bella nel tutù rosa, eri
produttore. bella quando le tue dita correvano sul pianoforte, quando cantavi, e
quale gioia duettare con te davanti a un pubblico sbalordito!
Quante risate fino a notte fonda! Mi facevi ridere Vale mia, tu così
simpatica, ironica, dalla battuta sempre pronta, tu… che mi pare im-
possibile, tu che amavi così tanto la vita, tu ai miei occhi così perfet-
ta, il mio idolo, la mia guida, la mia musa, l’amore più grande della
mia vita, l’amore strappato prepotentemente nel devastante anni-
chilimento dei sensi. La tua bellezza disarmante non era solo quel
volto perfetto, quegli occhi profondi che racchiudevano l’infinito,
ma era un animo gentile, trasparente che ti accompagnava in ogni
piccolo gesto e ti innalzava al di sopra di quel piano terreno al quale
sembravi non appartenere. Amante della vita, della bellezza in tutte
le sue sfumature, della compagnia e della solitudine, generosa, sen-
sibile, determinata, certo ambiziosa, di un’ambizione pulita, onesta,
senza compromessi né falsità.
Che emozione quel Sanremo tanto sognato, che emozione vederti su
quel palco dove, come sempre sicura di te, portasti una ventata di
freschezza, di magia: si disse che in quel passaggio fugace sembrò
apparire un angelo!
“Si è avverato un sogno – mi dicesti – scoppio di gioia!”, e la tua gioia
era anche la mia, era di tutti noi: la nostra Vale ce l’aveva fatta, aveva
combattuto contro i giganti, contro un sistema che spesso non lascia
spazio ai meriti e, promossa a pieni voti dalla giuria, osannata dal
pubblico, aveva lasciato un segno indelebile.
I ricordi adesso si accavallano turbolenti, pieni di gioia, pieni di amo-
re, pieni di dolore, semplicemente pieni di te che mi manchi ogni
giorno di più. Non ci sarà solo sempre uno spazio nel mio cuore ma
ci sarà tutto il mio cuore per te.
Ti amerò per sempre, ti amerò nella musica, ti amerò nelle nuvole, ti
amerò nelle stelle, ti amerò in ogni fiore, in ogni filo d’erba, nel passo
silenzioso della neve… ti amerò.
Benedetta Giovagnini

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Facciate
A
e basta
LA CRITICA L’HA SEMPRE SNOBBATA. IN COMPENSO, IL PUBBLICO
L’HA ADOTTATA E NON L’HA MAI PERSA DI VISTA,
ANCHE NEGLI ANNI PIÙ DIFFICILI. A TU PER TU CON ORIETTA
BERTI, UN’AUTENTICA ICONA DELLA MUSICA LEGGERA ITALIANA.
Intervista: Christian Calabrese

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Con te non è facile impostare un inizio
d’intervista. Hai troppo da raccontare
e non si sa da dove cominciare. Quindi
comincerei con una cosa che rammentano
in pochi: com’è nata la faccenda di Orietta

E
Berti interprete di Suor Sorriso?
ro con la casa discografica dove
Giorgio Calabrese m’ha collo-
cata. Io incidevo per la Polydor
che, essendo una multinazio-
nale già allora, mi propose di
cantare in italiano le canzoni di Suor Sorriso,
una suora che vendeva moltissimo in tutti i
Paesi dell’Europa tranne che in Italia. E allora
mi proposero di farle in italiano. Lucio Lami
fece le traduzioni. Lui era un giornalista po-
litico (ed è morto qualche anno fa) ed ebbero
un buon esito. Venivano vendute in Vaticano
e le edizioni erano delle Paoline. Io in realtà
non le volevo fare perché avevo già in pro-
getto di andare al Disco per l’Estate con Tu sei
quello, e quindi non volevo creare un’imma-
gine di “suorina”. Andare al Disco per l’E- Orietta a una festa
state e cantare una canzone d’amore come di piazza.

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orietta berti
perché dicevano che la pubblicità costava
È il 19 giugno 1965:
Orietta trionfante alla seconda edizione de troppo; non so come mai, com’era successo.
Un Disco per l’Estate. Con lei, alla sua Al che Giorgio mi portò subito a fare degli al-
sinistra Alberto Anelli e alla sua destra tri provini e di lì alla Polydor, dove c’era Gigi
Luciano Beretta, gli autori Cicchellero come produttore artistico. Allo-
del brano Tu sei quello.
ra Cicchellero mi fece un provino e stilò una
scheda in cui scrisse: “Voce ottima, dovrebbe
fare un po’ di dieta” (ride)… Già allora avevano
problemi di “dieta”!

Tornando a Suor Sorriso, l’hai poi


portata idealmente sul grande schermo
interpretando la parte di una suora
canterina (Suor Teresa) in Zum Zum Zum. È
importante la “fede” nella tua vita?
Io sono molto credente. Non sono prati-
cante, però.

…come la maggior parte degli italiani…


Forse come tutti gli emiliani. Gli emiliani
vanno in chiesa per Pasqua e per la vigilia di
Natale, poi dopo, se non c’è qualche matri-
monio, è difficile. Le nostre chiese non sono
mai strapiene, anche se nei giorni della Vi-
gilia e di Pasqua sono stracolme. Però sono
molto credente. Se non dico le mie dieci Ave
Marie o la mattina o alla sera, per me la gior-
nata non comincia e non finisce bene!

Il primo riscontro importante di pubblico


lo hai al Disco per l’Estate del ’65 con Tu
sei quello. Vinci a sorpresa. Il mondo di
Jimmy Fontana era tra le più accreditate
alla vittoria finale. E fai il bis alla Mostra
Internazionale di Musica Leggera del ’66.
Sì, la Gondola d’Oro di Venezia era. Io ebbi
la prima Gondola d’Oro, che era proprio d’o-
ro massiccio e aveva tre rubini. Bellissima!
Era la prima.

quella… boh, non volevo che il Alberto Anelli. Io fui la pre- Ce l’hai ancora?
pubblico equivocasse, ecco. scelta degli operai, e quindi Sì, ce l’ho… eh certo, non l’ho data via,
Ma loro mi dissero: “Ma mandarono me. sono ricordi belli… Non li espongo però, eh,
guarda che non ha niente a sono tutti chiusi… (ride)
che fare, perché tanto ven- Ma alla Karim, prima del
gono venduti in una sede «L’importante passaggio in Polydor, Ma quelle sono anche le tue uniche vittorie
che non è quella dei ne- come ti sei trovata? importanti in una manifestazione, se si
gozi di dischi. Vengono era vendere dischi La Karim è stata la mia esclude un Festival di Rieti nel ’65…
venduti in Vaticano e
dalle Edizioni Paoline”,
e arrivare in finale. prima casa discografica.
Mi ci ha portato Giorgio
No, ho vinto anche il Festival delle Rose, qui
a Roma, manifestazione che si faceva all’Hil-
e così mi convinsero e
fare questa cosa. E nel
Noi dovevamo Calabrese, che è stato
il mio pigmalione e che
ton. Cantavo Voglio dirti grazie, sempre di
Alberto Anelli e Luciano Beretta. Anche un
frattempo Alberto Anelli vendere» ho sempre nel cuore e… Festival di Lugano ho vinto. Almeno penso sia
non mi voleva più dare Tu guarda, quando abbiamo quello di Lugano, adesso non mi ricordo. La
sei quello, perché la canzone fatto i provini mi sono tro- canzone s’intitolava Ritorna con il sole, era
era intitolata Tu sei quella e vata con Memo Remigi, con molto ritmata.
voleva cantarla lui. Lui era De André e come musicista
un cantautore, un bel ragaz- Bruno Zambrini, che allora non La mia domanda era un po’ diversa: tu
zo… Anche lì dovetti fare una bella batta- era ancora tanto conosciuto. In più c’era che hai costruito l’intera carriera sulle
glia. Poi fecero un sondaggio (perché lì la Elio Isola, che poi fece La voce del silenzio. Mi competizioni canore, ne hai vinte poche.
gestione della Polygram era tutta in mano ricordo che feci due canzoni di Aznavour, Come te lo spieghi?
ai tedeschi e loro erano abituati a sondare poi una canzone sudamericana, una canzo- Sono sempre arrivata in finale, però. L’im-
il pubblico) e siccome la fabbrica della Phi- ne brasiliana, anch’essa molto bella, sempre portante era quello, l’importante era ven-
lips aveva talmente tanti operai, gli fecero con la produzione di Giorgio. C’erano tutti i dere dischi e arrivare in finale; noi eravamo
ascoltare per una settimana sia Tu sei quello preparativi, copertine di dischi, tutto quanto, degli oggetti che dovevano vendere. Le Can-
cantata da me che Tu sei quella cantata da poi (ride) non li misero quasi in commercio zonissime, ad esempio: ero sempre in fina-
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orietta berti
lissima, sempre la “prima” delle donne e di amore-odio nei tuoi confronti, Ornella
nelle vendite. Ho venduto circa 15 milio- Vanoni.
ni di dischi. Pensa che quando abbiamo Sì, infatti non volle fare le foto con me! Di
fatto il cofanetto con la Polydor c’era un solito a Sanremo le coppie facevano le foto.
signore che a quei tempi lavorava nella Ma con me no, perché diceva che io ero
stamperia ed è venuto alla conferenza troppo colorata (ride). Ma sai, in quel periodo
stampa per salutarmi e dirmi che loro andavano di moda proprio i fiori, i grandi
per nove mesi hanno stampato Fin che colori, insomma, l’arcobaleno; io mi ricor-
la barca va in più di 4 milioni di 45 giri. do avevo un vestitino giallo, con un ricamo
Mi ricordo che se uno vendeva, non so, qua davanti, i capelli erano castano-rossi. E
mezzo milione di copie dicevano: “Be’, lei ha detto: “No, no, è troppo colorata”, ma
insomma, è un successo normale…”. forse era una scusa perché non voleva farsi
Se non vendevi un milione, un milione le foto con me. Ah ah ah!
e mezzo, non lo si poteva considerare
un gran successo… E adesso hai voglia Un’altra cantante che non è mai stata
a poter vendere… tenera nei tuoi confronti è Patty Pravo;
questo secondo te accadeva perché si
Adesso con diecimila copie prendi il sentiva molto diversa dal tuo modo di
disco d’oro. Senza specificare che la essere, o per una forma accentuata di
maggior parte sono download! snobismo?
Sì, sì, sì, ti danno anche il premio No, ma guarda che per Patty… non è vero…
(ride). È vero, non esiste più niente… perché noi ci parlavamo, anzi lei parlava solo
con me, specialmente quando veniva a Can-
Parliamo ancora delle competizioni. zonissima. E diceva sempre (imitandola, ride):
Nel ’66 partecipi per la prima volta a “Stai lontana perché c’ho il cimurro…”. Ave-
Sanremo in coppia con una cantante va sempre il raffreddore… Per forza, era sem-
che ha sempre mostrato una sorta pre mezza nuda… (ride)

Il cast di Premiatissima ’84, spettacolo di Canale 5


presentato da Johnny Dorelli. Da sinistra: Marcella Bella,
Dori Ghezzi, Orietta Berti, Patty Pravo. In basso:
Iva Zanicchi, Gabriella Ferri, Fiorella Mannoia e Celeste.

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orietta berti
Continuiamo con un altro nome: Mina. Che cantanti in manifestazioni dove c’era il voto venne eliminato subito… Subito, alla prima
tipo di rapporti hai avuto con lei? del pubblico. Anche perché in una maniera serata…
Be’, l’avevo vista in quelle manifestazioni o nell’altra dovevano anche sdebitarsi del
tipo Canzonissima, Studio Uno. Una volta in dono che avevano ricevuto… Loro invece, Junior Magli, era accoppiato ai Casuals.
una Senza Rete (sempre di Giorgio Calabre- neanche un caffè pagavano! Non erano gen- Sì, però io avevo già fatto il disco e lo porta-
se) eravamo nella stessa puntata. Io canta- tili con nessuno. Osservavano questo modo rono da Tom Jones in Inghilterra e lì…
vo L’altalena, lei Non credere, una bellissima di lavorare delle altre case discografiche e lo
canzone di Soffici. Una signora insomma, chiamavano esplicitamente “corrotto”. E di- …diventò Love Me Tonight.
sempre molto gentile e amichevole. cevano: “Questo metodo italiano a noi non Sì, bravissimo. E vendette una quantità in-
piace…”. Non che avessero torto! credibile di dischi in tutto il mondo.
Rapporti cordiali con tutte, quindi.
Diciamo che allora non potevi avere ami- All’epoca, in Polydor c’era Alain Trossat. I dispiaceri per Orietta Berti non sono
ci da frequentare perché il lavoro era tanto, Sì, Trossat. Ma per un bel periodo ci sono arrivati solo dal mondo della canzone, ma
non come adesso che si fa tutti la televisio- stati i tedeschi. Poi lui e poi son venuti i bra- anche e soprattutto dalla stampa. Agli inizi
ne. Allora avevi 300 concerti fissi all’anno. siliani… c’erano rapporti più che cordiali; poi verso
Oh, dico 300! A volte facevi i doppioni: di il ’69 è subentrata una certa diffidenza
Festival dell’Unità ne facevi tre in una sera A proposito di brasiliani: nel 1973 in dovuta a un tuo sempre più crescente
(ride)… io avevo tre gruppi, tre impianti della Polygram arrivò una cantante brasiliana successo presso il pubblico più genuino.
LEM… E poi le televisioni! Non è come adesso che si faceva chiamare Márcia e che da noi I giornalisti hanno cominciato ad attaccarti
che vai, non fai neanche una prova o quan- divenne Mersia… sotto ogni profilo, dal privato all’artistico.
do va bene, se vai in playback fai una prova, …E che era la moglie di Trossat… E dopo si Negli anni Settanta siamo giunti
se vai con la grande orchestra fai mezz’ora divisero. Lo sai perché, no? all’apoteosi di cattiveria e maleducazione.
di prova. Allora si provava due o tre giorni, È vero, anche perché, come dicevo prima,
provavi anche le frasi che dovevi dire, o che Veramente no. Dimmelo tu. in Polydor nessuno faceva regali, nessuno
“volevi “ dire, sempre d’accordo con gli au- Perché lui aprì la porta di Federico Monti era cortese con la stampa. E loro, abituati in
tori. Provavi tutto, senza contare i viaggi, Arduini (Il Guardiano del Faro), che era il di- maniera molto diversa, si vendicavano. E poi
venire a Roma, andare a Milano, le intervi- rettore, e quello aveva Mersia tra le braccia. di loro ci mettevano anche una certa dose di
ste, i servizi fotografici. E chi aveva tempo prevenzione. Basta dire che nel ’69 io portai
per coltivare le amicizie? Incontravi i tuoi Difatti Federico Monti Arduini andò via a Sanremo Quando l’amore diventa poesia, che
colleghi lì nel camerino, o al trucco di qual- e fondò la FMA (Federico Monti Arduini) era di Mogol-Soffici, e qualcuno scrisse “La
che trasmissione televisiva, e basta! Oppure distribuita dalla RCA… Berti porta la solita marcetta”. Marcetta?
alle prove a Sanremo. Ognuno di noi aveva Sì, lo mandarono via subito. Io anni pri-
un orario, ogni casa discografica aveva un ma avevo fatto due canzoni con lui. Solo tu, Non l’avevano neanche sentita…
orario, finito il tuo, te ne andavi e non potevi che in Italia al Disco Per l’Estate [nel 1967, Non avevano neanche ascoltato il pezzo,
vedere gli altri che provavano dopo. Non ci ndr] passò quasi inosservata, ma venne inci- perché come arrivava il materiale dalla Pho-
era permesso, sennò c’era troppa confusio- se in inglese e vendette molto. Un altro mio nogram di Orietta Berti loro lo cestinavano
ne; e poi nessuno voleva che tu assistessi disco che venne tradotto in inglese e fece un a prescindere, non l’ascoltavano neanche…
alle prove, perché ognuno aveva il suo modo successo incredibile è Alla fine della strada, Ma io penso che sia stato… Hai presente il
di provare e voleva essere libero, non come canzone che dovevo fare a Sanremo e che poi biglietto che ha lasciato Tenco a Sanremo?
adesso che tutti si fermano, tutti hanno da invece diedero a un cantante giovane che Adesso sembra che non sia vero niente, no?
dire la loro, fotografano col cellulare e cose
di questo genere.

Parlando fuori dai denti: le più antipatiche


e quelle con le quali ti sei trovata sempre
bene, sempre parlando di colleghe…
Ma guarda, io non avevo neanche il tempo
di guardarle in faccia, non c’era mica il tem-
po! Perché tu eri preoccupato a cantare la
tua canzone e poi andartene perché magari
la sera c’era un posto lontano 100 km da lì
dove andare a cantare. Delle volte succede-
va che in trasmissioni come Canzonissima,
quando era il turno di un altro, si dicesse:
“È una canzone forte”. Ma si alludeva al
personaggio che magari era curato meglio
di te dalla sua casa discografica. Nella mia,
ho sempre avuto a che fare con delle perso-
ne straniere, che il più delle volte odiavano
il metodo di lavoro italiano. Erano tedeschi,
francesi, belgi… Loro odiavano questo modo La passerella finale di Canzonissima ’68.
di lavorare che avevamo in Italia; tu lo sai Ed esattamente la seconda puntata del 5
meglio di me che una volta nelle redazio- ottobre di quell’anno. Da sinistra: Rocky
ni dei giornali arrivavano dei regali… una Roberts, Jula De Palma, Peppino Di Capri,
Paolo Panelli, Mina, Walter Chiari, Enzo
bella fuoriserie e così via… E per forza que- Jannacci, Orietta Berti e Bruno Martino.
sti avevano l’obbligo di parlare bene di certi
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orietta berti
C’è un’associazione, ci sono 42.000 firme,
un’associazione che sostiene l’idea che lui
sia stato ucciso, perché la pistola con cui è
stato ucciso non era quella che gli hanno
ritrovato vicino, ma era un’altra. Poi lui ave-
va delle ecchimosi in faccia e cadendo non
se le era potute fare… Ancora: era sporco
di sabbia. In albergo la sabbia? E il biglietto
con la sua calligrafia, quella frase che lui ha
detto “faccio questo non perché non amo
la vita, ma perché una giuria che mette al
primo posto Io tu e le rose e fa il recupero de
La rivoluzione…” ecc. Ebbene, in questo fa-
moso biglietto pare che le ultime righe non
fossero state scritte da lui. Gli appartenenti a
quest’associazione di cui ti parlavo, che sono
suoi ammiratori da sempre, dicono che c’e-
ra un errore madornale di grammatica, un
errore che lui non avrebbe mai potuto fare:
c’era scritto “che hanno selezionato”, con
due “elle”, e questo non è possibile. Lui non
avrebbe mai scritto con “due elle”. Quindi,
l’ha scritto o uno straniero o uno che in quel
momento era talmente agitato e che per la Orietta a Sanremo ’67.
fretta non ha avuto il tempo di controllare
quello che scriveva. Mi han- di Piove di Sacco, nel Veneto. Con Massimo
no mandato un’altra lettera Gli dissi: “Ehi Luigi, tu ci devi Ranieri, suo partner
in gara, a Sanremo
proprio l’altro giorno dicen- andare una settimana dopo 1969.
do che vogliono far riaprire di me, e ti dico che c’è un
il caso. Sembra che ci fosse «Tenco? pubblico molto caloroso e
anche una questione di
scommesse: su di lui ave- Io non ho mai numerosissimo ed è an-
che un bel locale”. Frasi
vano scommesso tanto
perché Dalida veniva
creduto a quel di lavoro fra colleghi.
Non penso proprio che
già da un successo for-
tissimo [Bang Bang, ndr]
biglietto. Mai… lui avesse in mente qual-
cosa di strano, tantome-
ed era la cantante del E lo ripeterò per no dell’odio nei miei con-
momento. Pensavano, in-
somma, che la vittoria fosse tutta la vita» fronti o di qualcun altro.
Poi eravamo tutti in gara.
assicurata. Perdendo lui, è Ma che cosa vuol dire, la mia
cambiato tutto. C’erano dei canzone è più bella della tua e
soldi in ballo… insomma, tut- meritava di più. Tanto più che
ta la faccenda è molto oscura. Io lui faceva delle canzoni d’amo-
sono sempre stata rincuorata innanzitutto re, perché Se stasera sono qui è una bellissi-
dal fratello che mi telefonò il giorno stesso ma canzone d’amore. Però la canzone che
dicendo che lui aveva letto il bigliettino e ha portato lì a Sanremo era molto più com-
non credeva assolutamente che Luigi fosse merciale delle altre. Ciao amore ciao non era
arrivato a quel punto lì… perché, diceva, in- molto in linea con il suo stile; lì avevano
telligente com’era, non si mette a scrivere un anche un po’ forzato la mano, secondo
bigliettino perché hanno ammesso in finale me, i discografici della RCA dicendo “la
tale canzone anziché la mia… Non era a quei canta la Dalida e quindi ci vuole un
livelli. E poi fui rincuorata anche da Sandro pezzo più popolare”. Ripeto, io non ho
Ciotti, che era un suo caro amico e che ha mai creduto a quel biglietto, mai… pro-
detto “non è la sua calligrafia e non avrebbe prio mai. E lo ripeterò per tutta la vita.
mai scritto cose di questo genere”. Pensa che
il pomeriggio io avevo fatto le prove prima di Se rammenti, il primo attacco sferrato
lui. Mi ricordo che Pattacini, che era un mio fu a riguardo del vestito a strisce che
vicino e abitava al paese vicino al mio, mi indossasti a Sanremo ’69… Persino
disse: “Ma sai che il tuo valzer non è male? Noschese pensò bene di farti il
È proprio adatto a questa manifestazione; verso….
e poi pur essendo un valzer è dignitoso, un Sì, ma lui mi faceva sempre le imi-
po’ alla francese”. Perché Pace scriveva un tazioni! Noschese mi telefonava prima:
po’ “alla francese”, era molto amante della “Orietta se faccio così ti offendi…?”. E
musica francese. E così ci siamo scambiati io: “Ma no, tu puoi fare quello che
[con Luigi Tenco, ndr] un po’ di chiacchiere. vuoi”. Lui era un vero signore.
Io avevo visto i suoi manifesti in un teatro Arriviamo al vestito: siccome la

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orietta berti
canzone era molto bella, andai dalla Mila su Gilda Giuliani e hanno già pronte tantissi-
Orietta Berti:
Schön, a via Montenapoleone a Milano, e lei per Luciano me cartoline, quindi ti devi dar da fare anche
mi fece vedere alcuni abiti di moda in quel Salce, era tu…”. Allora io sono andata a parlare con il
periodo: “Questa è la novità per la primave- “come la DC”. dirigente della Polygram spiegandogli il pro-
ra”, disse. Il vestito era bianco, giallo e nero blema, cioè che era difficile entrare quella
ma in tv si vedeva in bianco e nero e l’effetto settimana in semifinale. E lui sai cosa mi ha
era “ad autostrada”, a dir la verità. Peccato detto? “Noi l’abbiamo ingaggiata come arti-
perché era bellissimo. Lo sai quanto costava? sta di serie A e a questi compromessi non ci
Due milioni e otto. Nel 1969 ci compravi un abbasseremo mai. Quindi, per noi rimane di
appartamentino! Mila me ne fece vedere un serie A. Ma se non entra in semifinale, vuol
altro tutto a fiori, sul verde, precisando però dire che è di serie B…”.
che era stato prenotato per Sanremo da Mil-
va. Io ne avevo già scelto un altro arancio, …E questo dopo dieci anni che lavoravi…
mi piaceva… Ma disse: “Ma dopo in televisio- Sì, dopo dieci anni che gli avevo fatto gua-
ne sembra simile a quello di Milva…”. E così dagnare tanti ma tanti soldi. Però dopo mi
mi son fatta convincere e le ho detto: “Mah, regalarono un pianoforte! Non a coda però…
signora Mila, secondo lei non sembra un po’ Ah ah ah.
troppo strisce pedonali? Cosa dice?”. E lei:
“No, no vedrà che con i dovuti accorgimenti Senti, un complesso che faceva parte
le starà molto bene…”. Difatti, sembrava uno m’interessavo di politica allora come non me della tua stessa casa discografica (I Nuovi
“svincolo”! Però mi diedero un premio a Mi- ne interesso adesso. Però anche quello che Angeli) rilasciò a «Sorrisi e Canzoni
lano. Ci pensò l’alta moda. Perché nel bene insinui tu potrebbe essere un motivo valido. TV» un’intervista intitolata “Non siamo
e nel male i giornali parlarono molto del ve- Due anni fa sono andata all’Arena ed è venu- l’Orietta Berti dei complessi”, che voleva
stito e parlando di Mila Schön si parlava di to Fegiz dicendomi: “Signora, io devo chieder- significare “Non è vero che siamo
“alta moda”! Ce l’ho ancora l’abito eh, ed è le scusa, perché in tutti questi anni ho sempre disimpegnati”. Orietta Berti presa come
molto bello, sì… Ogni tanto me lo chiedono parlato male di lei, ho sempre cestinato qual- pietra di paragone?
da far vedere in televisione. Ma bisogna met- siasi disco, qualsiasi prodotto che mi manda- Invece io dico che le mie canzoni avevano
terlo su un manichino, perché nel frattempo vano perché io la ritenevo una DC, una della tutte un doppio senso…
le misure sono cambiate… (ride) DC, che cantava canzoni smielate, per tenere
ignoranti le persone. Invece mi rendo conto E lui pescava, Fin che la barca va…
Luciano Salce disse una frase ormai che lei ha fatto sempre del bel canto, lo ha Guarda che Fin che la barca va ha un signi-
storica: “Orietta Berti è come la DC, sempre fatto seriamente, e soprattutto non ficato bellissimo per la nostra società, se tu
tutti dicono di non votarla ma poi vince ha mai fatto telefonate per essere introdotta”. pensi alla strofa. Non devi mai fare il passo
sempre!”. Secondo me, quella frase più lungo della gamba, non bisogna mai de-
è la chiave di tutto. I giornalisti che ti Ovviamente Fegiz mi conferma quello che siderare le cose che non potrai mai avere…
attaccavano spesso anche con veemenza è il pensiero di tanti… anche se tutto ciò è bisogna essere felici di quello che si ha. Per-
erano scocciati del tuo successo presso veramente aberrante. ché se – ad esempio – io volessi essere alta
una frangia di pubblico che secondo il Sì, però c’è sempre stata quella parentesi come una fotomodella, vivrei una vita da
loro punto di vista, sia per strato sociale, di Tenco. Cioè, Tenco nella sua disgrazia ha povera donna.
sia perché “figli del popolo”, doveva coinvolto involontariamente anche me. Per-
essere educato in maniera diversa, cioè ché da allora, anche gli autori stessi, non mi Parlami di Via dei Ciclamini, un altro bel
con canzoni propagandistiche, dal punto davano più canzoni. Era difficile averne delle successo di “cassetta”.
di vista “politico”. Come i cantautori di belle… Cioè, non te le portavano proprio. De- Via dei Ciclamini racconta di una casa di
un certo tipo, insomma. Tu con le tue viavano. Prima le portavano a tutti gli altri tolleranza che era stata chiusa e al suo po-
canzoncine semplici… quando ti presentavi e se gli altri le scartavano le davano a me… sto avevano fatto una balera… insomma, il
al Festival dell’Unità con le tue canzoncine Ma non m’importa perché comunque, in un senso è sempre quello: le donnine cambiano
semplici, sviavi i loro intenti… modo o nell’altro io vendevo sempre… ogni sera, vanno sempre “su e giù”, con l’a-
Guarda, io sono quella che ha fatto più Fe- scensore, però! E questa casa di tolleranza
stival dell’Unità in assoluto e tantissimi diri- Però c’è anche da dire che quello delle c’era stata veramente, perché Panzeri era di
genti del PCI mi dicevano: “Sa, signora Ber- canzoni da dare era un altro giro rispetto lì…
ti… noi non la volevamo perché per noi lei al tuo della Polydor. Il giro “buono” era
resta sempre una suorina, ma comunque lei quello CBS-CGD-RCA. Quindi questa Via dei Ciclamini è a
fa cassetta e quindi la prendiamo volentieri. Sì… quello sì che era un giro coi fiocchi! Milano…
Diciamoci la verità: quando c’è lei sbanca Mi ricordo di una finale di Canzonissima Sì, è a Milano… Poi una volta ero da Co-
tutto. I ristoranti rimangono senza bevande nel ’74… Mi telefonò Ballandi dicendomi: stanzo e telefonò una signora dicendo,
e senza alimenti, perché vengono con tutta “Guarda che si danno tutti da fare”. Perché “Io ero una bambina e mia madre faceva
la famiglia a vederla”. Queste cose in un cer- siccome io dalla giuria interna prendevo le vestaglie per queste signore e una o due
to senso m’irritavano un po’, però mi faceva- sempre 1 come voto e questo anche se c’e- volte alla settimana io gliele portavo. Ed era
no anche piacere. La mia mamma è sempre rano 15 giurati giornalisti. Loro sistemati- proprio il 123 in via dei Ciclamini…”. Tutto
stata una comunista, il fratello altrettanto e camente mi davano 1, cioè il voto più basso. questo perché Costanzo la settimana prima
col passaggio della guerra hanno preso un Quindi io racimolavo 15 voti quando gli altri aveva fatto un annuncio chiedendo se vera-
sacco di botte dai tedeschi. ne avevano 75, 80, 100… E allora, siccome mente, a Milano, in via dei Ciclamini, c’era
a ogni punto corrispondono mille cartoline, stata questa casa di tolleranza.
E tu? gli altri partivano già con 100.000 cartoline
Io non tengo né all’una né all’altra spon- mentre io con 15.00, il minimo, no? E mi di- A metà anni 70, qualcosa si spezza
da, sono sempre stata un’apolitica, non cevano: “Guarda che c’è l’Ariston che punta tra un certo tipo di cantante per così
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orietta berti
In tour
Ranieri ormai era più propenso ai ruoli di Dopo tre dischi folk che hanno venduto tan-
negli States, 1971. attore teatrale cinematografico e… tissimo, l’anno dopo ho detto “facciamo un
…anche Morandi… folklore “diverso”, e siccome Mario Battaini
è “nomade”… è “zingaro”, si chiama “Ci-
…Morandi già era “caduto” prima, tra il polla”… lui aveva tantissimo materiale per
’70 e il ’71. violino e per fisarmonica. E tutte queste mu-
Be’, io quel periodo lì ho fatto tantissime siche, che avevano già di per sé un titolo ma
tournée all’estero. Ero in Australia, abbiamo non erano mai state utilizzate con un testo,
fatto gli Stati Uniti, il Canada. Si parla del non erano mai state cantate. Allora Lucia-
periodo tra il 1975 e il 1980. Non ho mai no Beretta, dal titolo di ogni singola musica
smesso di lavorare, facevo sempre i miei bei s’inventava una storia. Lo stesso “Omar”: il
280 concerti all’anno… primo figlio maschio che nasce, deve chia-
marsi così. Il primo nome deve essere Omar,
…però era più difficile vederti in perché vuol dire “Lunga vita in terra”. È un
televisione. nome arabo, deriva dai nomadi arabi. Devo
Non c’erano più trasmissioni di musica dire che le canzoni sono state ben realizzate
leggera, c’erano però i cantautori ed erano anche musicalmente, molto belle; grande or-
quasi tutti dibattiti, così, cosa ci andavo a chestra dal vivo… pensa che avevamo i violini
fare? Anzi, non mi chiamavano proprio! O della Scala. È stato speso anche un buon bud-
altrimenti c’erano programmi come Adesso get per realizzarlo. Però noi lo sapevamo che
musica, a cui andavo regolarmente. non avrebbe avuto successo, perché dopo tre
dischi di folklore italiano non puoi inventarti
Nel ’76 ti ripresenti a Sanremo con Omar e un folklore diverso da quello che hai già fat-
dire “televisivo” e il pubblico italiano. incidi un disco folk… to. Noi l’abbiamo pensato per un certo tipo di
Canzonissima e il Disco per l’Estate …di zingari!… persone all’interno del nostro stesso pubblico.
vengono cancellati dalla riforma della RAI E infatti, quando due anni fa la Phonogram
e cantanti prettamente “televisivi” come Tzigano. ha pubblicato il cofanetto, ci ha messo dentro
Rosanna Fratello, Gianni Nazzaro, Mino …tzigano, sì, sì… che non ottiene il successo anche quel disco lì, un po’ per ammortizzar-
Reitano ed Orietta Berti hanno un forte sperato. Io venivo da un successo enorme di ne i costi ma anche perché ci sono dei brani
calo di popolarità. Lo stesso Massimo canzoni folk, delle nostre canzoni popolari. che musicalmente sono bellissimi.

A New York,
davanti alla
Carnegie Hall.

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Avete fatto un anche un lavoro di ricerca, questo: che anche questa, come tutte le can-
su quel repertorio… zoni che mi proponevano, non mi piaceva.
Sì, è vero. Ma anche nei dischi folk italiani Ma non me ne piaceva proprio mai nessuna.
abbiamo sempre scelto il pezzo nella versio- Poi, dopo che mi avevano mi convinta a farle
ne originale, perché di ogni pezzo folk ce ne e che mi abituavo a cantarle, vedevo che il
sono 5-6 anche 7 versioni. Non esistendo pubblico reagiva bene, così… Una canzone
gli autori, bastava che tu mettessi una nota che mi ha proposto per tre anni consecutivi
in più, una parola in più, che i diritti erano Tony Renis è stata Grande grande grande. Di-
tuoi. E quindi noi risalivamo sempre a pri- ceva: “Tu la devi fare questa canzone qua,
ma, alla prima stesura del brano, dove non la devi fare, perché nessuna donna, quando
c’era nessun autore… si sposa, non trova almeno un difetto all’uo-
mo della sua vita”. E quando andammo a
Chi prendeva i diritti del brano, allora? Chi parlare al dirigente della Polydor io, Tony e
firmava l’arrangiamento? Osvaldo [il marito, ndr], quello disse: “No, la
Esatto, chi firmava l’arrangiamento. Bat- canzone è troppo corta e poi per il pubblico
taini ad esempio, che era proprio specializ- di una finalissima di Canzonissima non va
zato per scovare queste cose. Insomma, non bene”. Era la fine del 1970. Insomma, non
era stato un lavoro del tipo “facciamo il folk, rello. Scrisse testualmente: “Gli acquarelli di siamo riusciti a convincerlo.
tanto per farlo”. No. Daniele Pace”. E aggiunse, “Per me sono del-
le poesie”. Citò canzoni come L’altalena, Via In che senso era corta?
Un passo indietro. Il Disco per l’Estate è dei Ciclamini, Non illuderti mai, fece proprio Non c’era ancora la seconda strofa, quel-
stato sempre generoso con te: nel ’65 la una carrellata. la che parla delle rose. E venne il Disco per
vittoria, nel ’66 semifinalista con Quando l’Estate dell’anno successivo e poi di nuovo
la prima stella, nel ’67 finalista con Solo Sempre al Disco per L’Estate, questa volta Canzonissima. E alla Polydor mi dissero an-
tu, e seconda nel ’68 con Non illuderti mai. nel ’70, porti un titolo che resterà per cora di no… Poi si seppe che l’aveva scelta
Poi nel ’69 ti piazzi terza con L’altalena, e sempre nella musica italiana, magari non Mina. Tony Renis mi disse: “La fa Mina e la
ti presenti dimagrita di 6 chili rispetto al per i motivi che vorresti. Ovviamente mi mette in un 33 giri, però non è la canzone di
contestato Sanremo. Questa canzone è un riferisco a Fin che la barca va… punta… So che a settembre vai alla Gondola
successo, anche se molto attaccata dalla È un modo di dire, tutto italiano… È una d’Oro di Venezia, se vuoi presentarla lì…”.
critica, che l’ha fatta a pezzi. canzone che ha venduto 4 milioni di dischi, Sapeva che sarebbe uscito un trentatré che
Un poeta giornalista inglese scrisse che cosa devo aggiungere? Ancora adesso mi doveva essere una raccolta di tutti i 45 giri e
ogni mia canzone poteva definirsi un acqua- arrivano le royalties… Cioè, io ti posso dire così disse: “Almeno una canzone o due nuo-

In sala di registrazione
con le sue coriste Ornella,
Marisa e Wanda. Milano,
1971.

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orietta berti
una canzone pronta (e siccome l’edizione
della stessa era la sua) me l’ha tolta. Così
io all’ultimo momento ho dovuto fare Noi
due insieme. E l’ho dovuta fare in quattro e
quattr’otto. Peccato perché il disco ce l’avevo
già pronto. Poi l’ha fatta la Cinquetti, che ha
vinto la gara…

…che magari potevi vincere tu…


Eh, ma sono cose che capitano, vedi…

Tu e Sanremo avete avuto sempre un


rapporto burrascoso nonostante le molte
partecipazioni. Ad esempio, nel ’71 dovevi
cantare L’ora giusta, ma poi hanno scelto
Edda Ollari e Lorenza Visconti…
Non è che mi piacesse poi tanto quella
canzone. Quindi, se non mi hanno voluto,
meglio così. ricordo del Tema di Lara [Dove non so, ndr]. Il
testo era di Giorgio Calabrese. Be’, ne hanno
Però poi l’hai incisa… fatto 5 o 6 versioni, una con Giulio Libano,
Sì, perché c’era il provino. Una volta i pro- lo stesso che ha fatto l’arrangiamento di Tu
vini si facevano come i dischi… Non si butta- sei quello, una con Gianfranco Intra etc. E la
va via niente, si tenevano buoni per qualsia- Phonogram le ha, tutte queste versioni…
Insieme ad Al Bano e Mario Tessuto
(rispettivamente primo e secondo) si evenienza. Infatti nel cofanetto della Pho-
il 14 giugno 1969, a Saint Vincent nogram tutti quei provini che io facevo per Il Tema di Lara poi lo ha inciso anche Rita
per la finale de Un Disco per l’estate. loro, per l’Esedra, li hanno messi. Alcuni no, Pavone: ma chi ha venduto di più?
Orietta arriva terza con L’altalena. ma gli altri li hanno messi tutti. Se ad esem- Io! Rita Pavone era già in fase di declino,
pio un arrangiamento non andava bene, al- stava già con Teddy Reno. No, te lo posso
lora lo facevano fare a un altro, capisci? Mi dire io… Perché presi un Disco d’oro in cui
ve le puoi mettere…”. Ma anche lì mi è stato c’era sia Non illuderti mai sia Dove non so. Tra
Orietta nel ’68, con il Disco d’oro per aver
detto di no. Si vede che ce l’avevano con lui raggiunto il milione di copie di dischi venduti. l’altro, io avevo anche l’orchestra di James
o con il testo, non lo so. Ma poi magari con Last, la grande orchestra di James Last. E
me non avrebbe venduto neanche un disco, quindi… Lui aveva già fuori un disco con il
chissà. Però ti dico che il provino che avevo commento musicale del film.
fatto, non è che io l’avessi cantato tanto di-
versamente da come aveva fatto Mina. D’al- James Last aveva già fatto una versione
tronde, la canzone era quella… strumentale del pezzo…
Sì, in quell’epoca lì andava molto, special-
Hai provinato tanti brani che poi hanno mente in Germania vendeva tantissimo.
avuto successo da altri?
Sì, è successo ad esempio con Il primo mat- Nel ’72 la commissione sanremese ti ha
tino del mondo di Milva. Non perché doves- sbattuto fuori con Stasera ti dico di no, che
si farla però. Solo perché per mantenermi, poi hai presentato al Disco per l’Estate…
quando ero a Milano (abitavo in un pensio- Sì. E sono arrivata seconda.
nato di suore a via Benadir), facevo dei pro-
vini per L’Esedra, che era la casa editrice Il motivo per il quale sei stata scartata?
della Polydor. E ne facevo tanti anche Non lo so. Non è che io volessi andarci
per altre case, perché conoscevo molti tutte le volte. Era la casa discografica che
autori. Così mi mandavano queste caldeggiava la mia candidatura. Non pote-
canzoni che dopo proponevano a vi dire: “No, io non voglio andare”. Loro ti
cantanti già famosi, ecco… Adesso presentavano, anche perché l’unica donna
poi non mi ricordo, ma ne faceva- che avevano in scuderia (a parte casi spo-
mo cinque o sei in un pomerig- radici) ero io e ogni anno presentavano la
gio. mia candidatura con un provino… Quindi
se andava a Sanremo bene, altrimenti si
Qualcuna clamorosa che poi provava a mandarlo al Disco per l’Estate,
ha avuto molto successo? manifestazione che mi ha sempre porta-
No, no, soltanto Grande to fortuna. C’è stato un periodo in cui col
grande grande… Ah, poi c’è Disco per l’Estate si vendeva tantissimo.
stata la canzone della Cin- Come vendevano tantissimo le canzoni
quetti, Alle porte del sole. Era finaliste di Canzonissima. Una bambola
una mia canzone, dovevo far- blu (Canzonissima 1969/70) ad esem-
la io nella finalissima; all’ultimo pio vendette molto, molto, molto…
momento, inaspettatamente, è arri- Come Ah l’amore che cos’è (Canzonis-
vata in finale e allora Sugar, non avendo sima 1970/71).
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orietta berti
Città verde invece… un palmares e invece… Nell’81 ritorni
No, Città verde no (Canzonissima 1971/72). a Sanremo con La barca non va più,
L’aveva scelta il dirigente della Polygram. e nonostante la firma di Bruno Lauzi
Daniele Pace mi disse (con la sua R moscia): c’è odore di marcetta e di canzone per
“Vai pure con quella canzone. Gli accordi bambini. La metafora politica la si avverte
sono accordi. Ma sono accordi da fame, per- di sghimbescio…
ché non venderai neanche un disco…”. Ave- Sì, perché lì è stata una cosa di Pippo Bau-
va ragione. Quando feci Non illuderti mai gli do. Lui ha voluto che andassimo con questa
dissi: “Senti Daniele, secondo me ci son troppi canzone con tutti i bambini, figli dei giorna-
“mai”! Ma quanti me ne fai dire?!”. E lui mi listi, e quindi il testo era furbo, molto carino,
guardò dall’alto della sua statura (perché era come lo era Bruno Lauzi, gran bella perso-
altissimo) e mi disse: “Senti piccolina, ogni na, d’animo buono e gentile. La musica era
“mai” che togliamo sono 100.000 copie che di Pippo Caruso, che purtroppo non c’è più
vendiamo in meno… Secondo te noi li toglia- neanche lui. Mio Dio, se ne sono andati via
mo?”. Non ho più fatto nessuna obiezione, tutti… delle volte ci penso e mi sento una so-
avevano sempre ragione loro… Non è che pravvissuta. Ma sono felice, continuo anche
vendessero solo con me, vendevano con tutti. per gli amici che hanno “abbandonato” le
Facevano canzoni con la Caselli e vendevano, Mai! Tantissimi concerti in Italia, dapper- scene.
facevano canzoni per gli altri e vendevano… tutto.
Tu arrivavi da La balena, la sigla di
Però non si può certo dire che fossero Nel ’74 porti a Sanremo Occhi rossi, ma è Domenica In…
canzoni di qualità, quelle scritte tutta quell’edizione che fa acqua, non si La balena, certo, scritta da Giorgio. “Com’è
da Pace-Panzeri-Conti-Pilat! vendono dischi, la televisione trasmette grande, com’è grossa la balena…”, che ven-
Be’, erano canzoni più alla portata di tutti. solamente la serata finale e l’unico che dette moltissimo. E poi in quel periodo avevo
Le canzoni belle, gli altri autori le portava- riesce a entrare in classifica è il brano fatto tutte le sigle dei Barbapapà…
no a Mina o alla Vanoni, quindi per noial- vincitore, quello della Zanicchi…
tri rimaneva ben poco. Erano delle canzoni Che cosa aveva lei? A proposito di bambini, a fine anni 70-inizi
magari “popolari”, ma erano funzionali al 80 ti sei buttata nel filone d’oro di quel
loro scopo: quello di vendere. Un altro che Ciao cara come stai. periodo, le canzoni per bambini abbinate
faceva canzoni popolari era Vito Pallavicini. Sì, che non ha venduto per niente. alle sigle tv…
Daniele Pace diceva sempre: “Perché, vedi, Sì, anzi no: sono stata obbligata anche lì
noi facciamo delle marce, è vero, però chi ce Che poi quell’anno doveva vincere a fare tutte le traduzioni insieme a Lippi, lui
le fa è il primo coro della Scala [Conti era il Modugno, lo sai? faceva il Barbapapà io facevo la Barbamam-
primo coro della Scala, ndr] e si sente che c’è Davvero? ma; ma sai che erano carine? Cantate in
il sapore di una marcia importante, quella olandese erano brutte, perché la lingua non
della Scala”. Conti ci teneva a portare delle Sì, con Questa è la mia vita. Elide Suligoj è musicale, però con la traduzione in italia-
canzoni con una bella linea melodica, ma mi parlò di questa cosa (anche lei non no erano belle, io le cantavo ai miei bambini
loro non lo tenevano in considerazione, cer- c’è più così come l’altro autore, Luciano e gli piacevano molto… Ce l’ho ancora quel
cando sempre quella che secondo loro aveva Beretta) e ancora ci stava male. Sarebbe disco lì, era stata fatta anche bene la coperti-
la melodia più “popolare”. stata l’unica cosa fatta da lei rimasta in na, con tutti i Barbapapà…e dietro c’era una

Tra le firme c’era anche Aldo Cazzulani?


Cazzulani era il mio produttore, ed era il
pianista di Dorelli.

Ma le faceva davvero, o le firmava


e basta?
No, le faceva lui… Fece anche Ancora un
po’ di sentimento, che fu incisa anche da Fred
Bongusto. Daniele Pace disse: “Ma questa la
mettiamo come retro o no? Non vorrai fare
una facciata A, vero? Sennò ci rovini la Ber-
ti” (ride); ma finché avevano ragione, no? Io
non posso che ringraziarli per tutti questi
anni di musica, perché sono passata fra tut-
ti i cambiamenti che ci sono stati in Italia. E
ne sono passata indenne, facendo tantissimi
concerti, sempre, non ho mai avuto un calo,
se non di vendite alla fine dei Settanta. E sai
perché? Perché tolsero le manifestazioni che
facevano tanto bene alla discografia nazio-
nale. Le varie Canzonissima, Un Disco per l’E-
state, la Caravella di Successi… Con Claudio Baglioni
mentre canta Il nostro
concerto ad Anima mia,
Non hai avuto un calo di pubblico neanche nel 1997.
negli anni 80?
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Con Giorgio Faletti
(suo partner e autore
di Rumba di tango)
a Sanremo, nel 1992.

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orietta berti
che se la voltano e se la ricantano, sempre
le stesse, possibilmente le vecchie, quelle che
sono rimaste attaccate alle orecchie di tutti.
Perché quelle nuove, chi le conosce? Fanno
sempre le stesse canzoni, per essere sicuri di
piacere…

Come Venditti, che l’anno scorso si


autocelebrò per il quarantennale di SOTTO
IL SEGNO DEI PESCI. E che quest’anno
continua a ricordarlo.
Se la gente ci va, fa bene. Io mi ricordo
che non avevamo problemi di canzoni. Noi
avevamo cinque o sei pezzi per andare a San-
remo, cinque o sei pezzi per andare al Disco
per l’Estate, facevi i provini…. E sceglievi. Era
una manna!

Ma perché c’erano gli autori, ora non c’è


più niente…
E difatti adesso gli autori cosa fanno? Muo-
iono di fame, perché anche se tu incidi una
canzone non vendi…
Con Paky Canzi,
Alberto Pasetti
e Renato Sabbioni Ma gli autori classici, i “parolieri”, oramai
dei Nuovi Angeli, non ci sono più, non esistono più. Quelli
nel 1973. che sono rimasti sono anziani. Non esiste
la seconda generazione, ormai chi canta
piccola foto di me e Claudio Lippi, che canta- generalmente scrive anche.
va anche lui. Certo, perché si sono messi tutti a cantare,
dicono: “Tanto vado a far due serate… se non
Sei consapevole di aver attraversato un prendo soldi nelle royalties almeno prendo i
periodo unico della storia della tv e della soldi lì direttamente, come artista…”. Hanno
canzone italiana, un periodo che non avrà ragione anche loro.
mai pari? Eppure quando lo si viveva
sembrava ordinaria amministrazione… considerata, a differenza di qui, dove i gior- Comunque sia, il cantante non è più
Mino Reitano oggi sembra chissà chi, però nalisti non mi consideravano. Mi considera- “importante”.
all’epoca era un cantante che veniva preso va il pubblico, mi consideravano quelli che No. Non mi ricordo chi una volta disse che
in giro il più delle volte, adesso invece è promuovevano le feste dell’Unità, come le fe- i mestieri in Italia più prolifici erano quelli
mitizzato… La trasmissione più stupida ste della DC, del PSI, dell’MSI. Roba che una
che facevi adesso sembra chissà cosa… volta a momenti ci picchiano! È successo a
Io venivo denigrata dai giornalisti, ma ve- una festa del Movimento Sociale… Eravamo
nivo considerata sempre una diva… Quando in Toscana, nella bassa Toscana. Con me c’e-
andavo all’estero andavo con Claudio Villa! ra l’Equipe 84 e uno di loro disse: “Però sie-
Andavo con Tozzi, che qui era il numero te stati calorosi ma noi siamo sempre così”,
uno, lui faceva il secondo tempo, abbiamo facendo il pugno chiuso… Oh, questi qua si
fatto 22 date con Mike Bongiorno, che face- sono alzati tutti in piedi… io avevo fatto il
va un gioco e dava in regalo una pelliccia, primo tempo, loro il secondo, io chiusa nel
proprio in quel periodo che era stato rapito camerino e questi che volevano picchiare a
Ravizza, quello di Annabella, e lui lavorava… tutti i costi l’Equipe 84… Sono arrivati i ca-
le pellicce erano di Annabella, e quindi io ho rabinieri!
fatto tantissimi concerti all’estero, essendo
Fu una provocazione stupida…
È stata una provocazione stupida perché
non si può andare lì… sei lì che sei alla loro
festa, gli vai a fare quel gesto lì…? E prendi
anche i soldi? Comunque, come ti ripeto,
se non avessi avuto sempre queste persone
che mi hanno sempre denigrato, forse non
avrei avuto il pubblico che ho ancora ades-
so… Tornando alla tua domanda: è stato un
periodo unico… c’erano tutti, da Modugno
a Battisti, che per un periodo sfornava can-
zoni una più bella dell’altra e una diversa A Cavriago,
dall’altra: adesso vedi i nostri cantautori, è sua cittadina natale,
Con Umberto Bindi. nel 1965.
sempre la stessa canzone che se la rigirano,
72

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orietta berti
come L’ultima occasione. Però è una gran bel-
Con il marito Osvaldo Paterlini
il giorno delle nozze, la canzone. Con quelle note lunghissime… Io
il 14 maggio 1967. sono anni che guardo il Festival di Sanremo
per vedere se c’è qualche canzone da poter
cantare con la grande orchestra che uso nei
miei dischi e inserirla nel repertorio. Ma alla
fine non trovo mai niente.

Penso che se tu o altri cantanti adesso


prendessero le canzoni “minori” che non
hanno avuto molto successo negli anni
dagli anni 60 agli anni 80, fareste dei
successi clamorosi, perché tante canzoni
sono passate inosservate…
Sì, perché già allora erano belle e non era-
no sfruttate.

C’erano tante canzoni importanti. Ci


sono delle canzoni che non hanno avuto
successo per niente, che se le tirassero
fuori farebbero un successo clamoroso…
Sì, bisognerebbe mettersi lì una settimana
e selezionare tutto quanto, ascoltare, ascol-
tare, ascoltare, ascoltare e fare una scelta.
Ah ma si arriverà a far così, eh, perché di
materiale fuori…

Tutto il minore di quegli anni sarebbe un


successo clamoroso…
del cantante e del calciatore. Ecco, ora togli in basso, c’hai delle belle basse…”. Be’, aveva Dagli anni Ottanta.
anche la voce “cantante”. A parte qualcuno, ragione lui, io non avevo mai cantato così,
gli altri sono come “usa e getta”… queste note così basse, avevo delle basse cal- Sì, ma anche dagli anni 60… Sai quante
de che stavano benissimo insieme alla sua canzoni esistono che non hanno avuto
Di tutti quelli con i quali hai lavorato, dai voce, e così le ho fatte… successo per vari motivi?
musicisti ai parolieri ai discografici, a quali Ce n’era una di Bindi che avevo messo in
di questi ti senti più affezionata e quanti Era il ’97, mi pare, quando in tv avete fatto un altro disco, Non ti scorderò, “noo, non ti
di loro ti hanno lasciato un po’ di amaro in Anima mia… scorderòooo”. Era bellissima quella lì, l’aveva
bocca? Sì, Anima mia. Nel ’97… Sono passati fatta un certo Ferretti in un disco.
Dunque, be’… “affezionata” a Giorgio Ca- quanti anni?
labrese perché è stato il mio scopritore, il mio Fabrizio Ferretti? Incideva per la Ri-Fi.
pigmalione e, anche quando era indaffara- Ventidue. Sì, Fabrizio Ferretti! Ma era di una tona-
to in tante trasmissioni televisive, anche da Mamma mia! E già allora abbiamo fatto lità altissima, un’estensione molto alta… Io
lontano, mi ha sempre seguita. Perché lui delle canzoni “vecchie”… Anch’io ho fatto avevo fatto il primo provino… Allora, questo
mi faceva una telefonata e mi diceva: “Che qualche anno fa un disco con Sandro Comi- provino è stato trovato in una bancarella,
cosa stai facendo?”. “Sto facendo questo…”, ni, con una grande orchestra di fiati, lui che giù in Sicilia, ed è capitato in mano a un mio
“E vabbè – mi diceva – vabbè, se tu vuoi an- è un grande trombonista jazz. Però le uniche fan, e quindi questo fan ha fatto una casset-
dare per quella strada lì…”. Però non è che canzoni nuove che ho messo dentro sono tina e me l’ha mandata…. Era molto rovina-
lui non mi proponesse un’altra canzone! due: Colpevole, quella che fece Arigliano a to naturalmente. Io quando ho fatto il disco,
Magari ero io che gliele chiedevo o le sceglie- Sanremo, che io considero una canzone bel- che l’ho rifatto, ho tenuto la prima parte
vo. Come anche quando abbiamo fatto Il no- lissima. Però mi ha detto Fasano che erano perché c’era lui che suonava al pianoforte. È
stro concerto con Claudio Baglioni. Io gli ho quindici anni che ce l’aveva lì ferma. E l’altra rovinata la prima parte, ma per avere un ri-
detto: “C’è Il nostro concerto”, perché lui mi era Amami per sempre, sai quella che ha fatto cordo suo, quindi ho tenuto la prima strofa,
diceva: “Cantiamo una canzone d’amore”, la Grè? La stesura della canzone è bellissima con lui al pianoforte…
e io: “Cantiamo una canzone d’amore in- perché tu tieni questa nota lunghissima,
sieme? Io e te? D’amore? Cioè, facciamo una lunghissima, lunghissima… legata all’al- Il testo chi l’aveva fatto?
canzone che può essere “neutra”… Perché Il tra… Sono canzoni come L’ultima occasione, Il testo era di Simoni.
nostro concerto tu puoi cantarla a una don- cioè canzoni degli anni 60, per questo io le
na, io la posso cantare a un uomo anche se ho inserite nel disco, perché erano canzoni Da bambina Orietta Berti voleva fare già la
la cantiamo insieme, no?”. Però gli ho detto: che mi appartenevano, praticamente appar- cantante o sognava una famiglia numerosa
“Non farmi fare brutta figura, perché sic- tenevano alla mia epoca, non a quest’epoca, e la tavola da apparecchiare?
come il testo lo ha scritto Giorgio Calabrese e son passate inosservate naturalmente a Volevo fare la maestra d’asilo, poi dopo la
che è stato il mio pigmalione, non voglio”. Sanremo perché… hostess, e poi dopo mi sono ritrovata a un
Allora lui mi fa: “Allora tu la canti in questa concorso di voci nuove e mio papà voleva
tonalità qui, un’ottava sotto”. “Ma cosa, mi Questa di Amalia Grè era una canzone stile che diventassi un soprano. E poi dopo lui
fai fare la voce da “trombone”. “Ma scusa, tu Mina Studio Uno ’66… venne a mancare, allora, per fargli piacere
canti sempre in alto, una volta tanto canta Sì, tipo della Mina di quegli anni, appunto, continuai ancora a fare le lezioni di canto,
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orietta berti
na e sono 16 anni che passo le mie vacanze
Nel 1977,
con Ugo Tognazzi con loro, e loro mi hanno insegnato a canta-
sul set de I nuovi mostri. re queste canzoni… E poi perché ogni volta
che le facevamo a Buona Domenica avevano
sempre un esito positivo come audience; e
quindi ho pensato bene di fare questo album
interamente con exitos latine, tutte in lingua
originale, perché queste canzoni, se non le
canti nella loro lingua non funzionano, sono
come le canzoni napoletane, non puoi tra-
durle in italiano. Hanno un fascino perché
sono cantate in lingua originale, in spagno-
lo. E quindi anche con quello io ho avuto un
buon esito di vendite nei miei concerti, sono
andati tantissimo.

Quanto vendi adesso, per via di questa


distribuzione di concerti ecc. ecc. Quanto
vende un Cd?
Mah, può vendere intorno ai ventimila…

Ma ventimila sai cosa significa adesso?


Sarebbe un successo commerciale
pazzesco! È tantissimo 20.000 copie!
Sì, ma non puoi andare in classifica, per-
ché magari li vendi così, li vendi in un anno,
li vendi nei concerti…
con il maestro che già insegnava al Muni- la canzone, mi ricordo, di Enzo Malepasso.
cipale e al Conservatorio. Andavo privata- Molto bella, e anche quella non l’ho mai fat- Quanti concerti fai adesso?
mente, poi dopo mi sono data ai concorsi di ta nelle serate… Io lavoro solo d’estate, e d’estate ne faccio
musica leggera che erano più facili in quel una cinquantina. Comincio magari a metà
periodo, sempre per far contento lui. Andò Enzo Malepasso se n’è andato qualche maggio, oppure ai primi di giugno fino a
bene. Incontrai un’altra persona, Giorgio anno fa… metà ottobre… O magari finisco anche a set-
Calabrese, che mi guidò in quest’ambiente, Mi dispiace molto. Non lo sapevo. tembre… poi vabbe’, quest’anno sono stata
ché io che ero di un piccolo paese dell’Emi- anche all’estero, sono stata in Canada, ho
lia, dove andavo da sola? E così si aprirono di- Qual è una domanda che non ti hanno fatto due concerti al Niagara Falls, sono sta-
verse porte ed ebbi la fortuna di avere questo mai fatto e che avresti tanto desiderato ti ta ad Atlantic City, a Filadelfia ho fatto tre
successo che ormai ho da 45 anni. Mi ricordo facessero? concerti. E poi vari teatri anche del nord Ita-
che Osvaldo mi seguiva, no, perché eravamo Me ne hanno fatte tante e di tutti i colori, lia, a Crema, Cremona, Brescia. D’inverno
fidanzatini, allora disse: “Senti io non mi li- ma una domanda che non mi hanno mai faccio molta televisione.
cenzio”. Perché quando io ho vinto con Tu sei fatto è che se quando sceglievo le canzoni le
quello, avevamo un sacco di serate da fare, e sceglievo con un intento, con un impegno, Ma fai solo il nord?
lui disse: “Io non mi licenzio, tu vai via col tuo e se mi preparavo, perché per la maggior No, tutta Italia…
manager a fare le serate, poi se quest’altr’an- parte delle persone che mi criticavano can-
no avrai ancora successo magari ci mettiamo tavo così, senza sapere che testo aveva, che Ovviamente a parte Roma, perché Roma
insieme, ci sposiamo, poi si vedrà, però – dice- funzione aveva la canzone, che… però io ho e Milano di solito non si fanno mai,
va – non perdo il lavoro per un tuo lavoro che sempre fatto con il massimo della professio- generalmente…
non si sa come andrà a finire”. E infatti dopo nalità, sempre fatto i provini, curato i pro- Nei dintorni, due anni fa ho fatto parec-
si è licenziato perché sono ormai 45 anni, che vini e le canzoni che a volte facevo che non chie… che poi vai a periodi no, dei periodi
facciamo questo lavoro… sempre insieme, che erano magari di mio gusto però erano state che per un anno fai molto il Lazio, fai molto
per noi son già novanta… scelte da una giuria, da una selezione prima, la Campania, molto il Veneto, poi dopo lasci
non è che facevamo le canzoni così a caso… fermo lì e fai le altre regioni, comunque lavo-
Il famoso Osvaldo tango… Anche con il folk è stato così… abbiamo fat- riamo con diversi collaboratori.
La canzone di Pace-Panzeri, che fra l’altro to una scelta di alcuni brani passati magari
è un bellissimo tango, forse realizzato adesso per gli altoparlanti di una fabbrica, il parere E in Emilia?
con una grande orchestra… È un bellissimo della gente è stato positivo e abbiamo fatto In Emilia no. Lavoriamo tanto nelle Mar-
tango, anche la melodia è molto bella. tre dischi di musica folk. Non è che ci sia- che, nell’Abruzzo, va proprio a periodi, in
mo alzati il mattino e abbiamo fatto questa Liguria, tre anni fa abbiamo fatto tutta la Li-
Ma la canti mai nelle serate questa cosa. Io tre anni fa, uno di più forse, quattro guria, dipende anche dal manager locale, lui
canzone? anni fa, per ricordare i cinque anni in cui ho ha tante manifestazioni, e quindi, in ogni re-
Non l’ho mai fatta. Sai che non facevamo lavorato insieme a Demo Morselli a Buona gione abbiamo un manager. Il mio manager
mai i retri nelle serate: facciate A e basta. Domenica, ho fatto un disco interamente in lavora con tutti i manager delle regioni, uno
lingua spagnola, con tutti successi sudame- gli dà due date, l’altro gli dà altre due date,
Magari c’è qualche retro che adesso vale ricani, tipo Besame mucho, cose così… Prima per questo si lavora tanto in tutta Italia, sai
oro… di tutto l’ho fatto per omaggiare i miei amici l’Italia è lunga, non è che… Quindi sono
Ah, sì qualche retro bello! C’era una bel- di Los Angeles che sono di origine argenti- tantissime feste del Comune, feste patronali,
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orietta berti
una volta c’erano le feste di partito non c’e- L’uccellino della Val Padana… del ’40, del ’38, così… Tu ad esempio dicevi:
rano problemi, una volta dovevi far passare …ecco, e loro venivano e facevano delle “Io sono del ’43, lui ti trovava il vino sia ros-
almeno due o tre anni prima di ritornarci, riprese anche nel concerto; non è come il so che nero del ’43, e quindi si beveva l’an-
oppure di andare in un paese vicino, noi an- picchio rosso così, io facevo il concerto lì che nata in cui tu eri nato, e poi aveva dei piatti,
diamo 100 km, 50 km ecc. non puoi andare dovevo far finta di non aver più voce, no; e insomma, cucina diciamo “parmigiana”,
un anno dopo a 50 km perché sei appena quindi abbiamo avvisato il pubblico che era ecco, ma dei piatti proprio… E allora è venu-
stato lì, ci sono delle regole insomma; dipen- la scena di un film, che non si spaventasse- to Monicelli a trovarmi per andare a man-
de sempre da com’è grosso lo spettacolo… ro e poi avrei fatto il concerto: però, anche giare in questo ristorante dove siamo stati
le serate che magari noi giravamo di gior- invitati anche io e Osvaldo e… Tognazzi era
Ma questi “cantanti” che fanno Sanremo no, poi la sera avevo il concerto, una Festa simpaticissimo, andava nei tavoli delle altre
e che dopo 5 minuti non si sa neanche che dell’Unità nei dintorni, loro venivano con persone che magari avevano una pietanza
fine abbiano fatto, quelli che partecipano tutta la troupe e mangiavano lì. E poi ve- diversa da quella che aveva preso lui e dice-
a programmi che hanno contribuito ad nivano ad ascoltare il concerto… Tognazzi va: “Posso assaggiare?”. Era unico, proprio,
abbassare di molto il livello musicale una settimana ha vissuto anche a casa mia. giù alla mano, diciamo, non si dava impor-
italiano (Amici, X Factor e compagnia Dormiva lì, anche perché aveva avuto un tanza. Devo dire anche Ettore Scola, e anche
cantante) e che non raggiungono la problema a un dente, si era gonfiato il viso, e Monicelli. Insomma, cose che adesso non
notorietà di chi vince queste competizioni, quindi avevamo dovuto aspettare accadono più. Ora il primo che ha
le fanno le serate? E se sì, secondo te chi li che si sfiammasse… Allora due secondi di notorietà si
va a vedere? aveva più tempo di seguir- crede chissà chi. Qui si parla
Le faranno, non lo so, anche se ci sono mi. Una sera è venuto anche di Tognazzi, Monicelli, Sco-
serate che sono promozionali. Lo spero per Monicelli a trovarmi, siamo la, mica gente qualsiasi. Che
loro. andati a mangiare in un
ristorante che conosceva «Non facevamo ti devo dire? Altri tempi,
altre persone, altra edu-
Orietta e il cinema. Hai fatto diversi film,
ma il più significativo è stato I nuovi
Tognazzi, perché lui era
un patito per la cucina, e
mai i retri cazione. Sono strafelice
di aver fatto parte di quel
mostri. Chi ti ha voluto? a San Bosetto di Busseto nelle serate: mondo e di averli cono-
Tognazzi ed Ettore Scola. Sono venuti a casa
mia, hanno fatto alcune riprese nella mia sala
c’era un ristorante che
per loro era unico in Ita- facciate A sciuti veramente tutti
con un profondo rispetto
e poi mi seguivano nei miei concerti. lia, dove avevano dei vini
e basta» reciproco.

L’ovazione
del suo pubblico
al Casino Rama Resort
(Ontario, Canada), nel 2018.

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VOLEVAMO
ESSERE I POOH
PRIMA DEI POOH C’ERANO I JAGUARS. E PRIMA DEI JAGUARS,
C’ERANO DUE RAGAZZI DI BOLOGNA, CHE FIUTARONO L’ARIA NUOVA
DEI PRIMI ANNI 60 E SUPERARONO OGNI GENERE
DI AVVERSITÀ, PUR DI NON RINUNCIARE AL PROPRIO SOGNO.
Testo: Daniele Giuntoli

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I Jaguars in pausa durante le prove al centro ricreativo
del Meloncello a Bologna nel 1964. Da sinistra:
Charly Cantelli, Valerio Negrini, Vittorio Costa,
Mauro Bertoli e Bruno Barraco. Questa, e le foto
seguenti, sono state scattate dal fratello di Barraco.

L
a Bologna dei primi
anni 60 è un po’ la

«La Bologna
Liverpool italiana.
Le orchestre da
ballo, dove la fisar-
monica fa da protagonista, stanno
lentamente lasciando il posto alle
dei primi anni 60
primissime band con le chitarre in
evidenza. I Beatles non hanno an- è un po’ la
cora fatto la loro comparsa ma c’è
un gruppo che esiste già da qual-
che anno e che sta, con le sonorità
Liverpool italiana»
delle sue chitarre, rivoluzionando
la scena musicale: gli Shadows. È
inoltre un momento pre-rivoluzio-
nario, gli scontri generazionali non
sono ancora quelli ben più marca-
ti che si verificheranno qualche
anno più tardi ma già in questi
giorni affiorano i primi contrasti
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jaguars
nitori per andare ad abitare proprio dalla
nonna. Valerio e Mauro cominciano a pro-
vare con grande entusiasmo e costanza, si
vedono tre sere a settimana e di lì a poco
hanno in repertorio una manciata di brani,
ovvero quelli più gettonati dalle radio dell’e-
poca come Radio Luxembourg, Radio Lon-
dra e Radio Montecarlo – Apache, Blue Star e
Wonderful Land degli inglesi Shadows sono
solo alcune di queste canzoni. Seppur pochi,
questi pezzi permettono a Negrini e Bertoli
di esibirsi e di farsi notare, il sabato sera, nel-
le balere bolognesi durante le pause delle or-
chestre di turno. Nonostante siano solamen-
te un duo, e senza un nome, le persone ap-
prezzano la preparazione dei due ragazzi e
durante le loro esibizioni ricevono sempre
una buona dose di applausi e complimenti.
Intanto è arrivato il 1963, i due musicisti si
Foto promozionale dei Jaguars appena conoscono da diversi mesi, hanno comincia-
formati. Da sinistra: Valerio Negrini, Mauro to a esibirsi anche fuori dalle quattro mura
Bertoli, Bruno Barraco e Charly Cantelli. della stanzetta adibita a sala prove e comin-
ciano a sentire l’esigenza di allargare l’orga-
tra i ragazzi che vogliono inseguire i propri in quel progetto e lo sprona fin da subito a nico; il primo musicista che si aggiunge al
sogni e i genitori, che desiderano per loro impegnarsi al massimo: “Suoniamo, perché duo è Orlando Piccinelli, anch’egli bologne-
un futuro sicuro con un impiego lavorativo dobbiamo sfondare!”. Valerio ci vede lungo! se, studente di ragioneria e chitarrista ritmi-
“tradizionale”. Da quell’incontro sta nascendo infatti la pri- co. Piccinelli rimarrà a fianco di Negrini e
Gli adolescenti hanno voglia di cambiamen- ma cellula di quelli che diventeranno i Pooh, Bertoli solamente per pochissime serate, ab-
to e innovazione, sia nel costume che nella il gruppo pop più amato e popolare che l’Ita- bandonando quasi subito il progetto per
musica, e sentono che il momento è favore- lia abbia mai avuto. I due ragazzi hanno ori- continuare gli studi poiché non interessato a
vole. Così, i giovani che possiedono uno stru- gini e caratteri diversi: d’indole ribelle e spi- un futuro da musicista. Tornati a essere un
mento, anche senza studi musicali accade- rito anarchico, Negrini è cresciuto in un duo, Valerio e Mauro ci riprovano con un po-
mici alle spalle, formano gruppi e orchestre quartiere popolare, con una certa libertà e listrumentista (chitarrista ritmico e tastieri-
occupando le cantine delle varie città italia- senza genitori oppressivi che ne ostacolasse- sta) e apprendista accordatore di pianoforti,
ne e si contendono i palchi dei locali più im- ro le scelte. Al contrario, Bertoli è più intro- Bruno Barraco. Il nuovo arrivato ha fatto
portanti. È in quei giorni e in quell’atmosfe- verso e insicuro, caratteristiche probabil- parte fino a poco tempo prima del gruppo
ra che a Bologna, un ragazzo appena sedi- mente derivanti da una famiglia, in partico- bolognese dei Leaders, nel quale figurava, in
cenne (classe 1946), da pochissimo avvici- lar modo la madre, per nulla incline ad asse- qualità di cantante, Vittorio Costa. Barraco
natosi alla musica spinto da una grande condare le passioni del figlio. L’unico fami- porta con sé il vecchio amico, studente licea-
passione per la batteria e studente iscritto a liare che incoraggia Mauro a inseguire i le, che s’inserisce molto bene nell’organico
una scuola di interpreti e traduttori, va a propri sogni è la nonna, che sostiene il nipo- poiché anche lui, come gli altri, adora la mu-
bussare alla porta di un chitarrista autodi- te sia moralmente che finanziariamente: sica degli Shadows e Cliff Richards, oltre
datta di un anno più grande di lui, per pro- grazie a lei, Bertoli riuscirà ad acquistare, quella di Elvis Presley. Il gruppo, in attesa di
porgli un progetto musicale: “Mi chiamo negli anni, gli amplificatori e le chitarre più un bassista che completi la formazione, fati-
Valerio Negrini, suono la batteria e canto. So prestigiose dell’epoca, come ad esempio la ca a trovare ingaggi poiché incompleto. Ne-
che tu suoni la chitarra e ami il genere Sha- Eko, la Martin, la Gibson ma soprattutto la grini però deve pagare le rate della batteria e
dows proprio come me… Che ne diresti di Fender “Fiesta red” utilizzata dal chitarrista accetta quello che possiamo definire il suo
fare un gruppo insieme?”. È con queste paro- degli Shadows, Hank Brian Marvin. Più primo ingaggio da professionista in un’or-
le che il batterista si presenta alla porta di avanti, quando i conflitti con il padre e la chestrina familiare dove la caporchestra è
Mauro Bertoli in un pomeriggio della prima- madre si acuiranno con minacce, divieti e una sassofonista, la signora Beccafichi. Va-
vera del 1962. Incuriosito dal personaggio e ritorsioni, Bertoli lascerà la casa dei suoi ge- lerio costringe così inevitabilmente i compa-
pensando che in fin dei conti non ha niente gni ad accantonare e a rinviare i propri pro-
da perdere, Bertoli accetta e i due si danno getti. Sarà una vecchia conoscenza di Barra-
appuntamento per il giorno successivo nel co e Costa, l’ex batterista dei Leader Alessio
centro ricreativo comunale del Meloncello di
Bologna, dove Valerio ha in uso una stanzet- «Da quell’incontro Bianchi, a sostituire saltuariamente Valerio
alla batteria nelle pochissime serate racimo-
ta nella quale per studiare ha montato una
batteria (del costruttore bolognese Giuseppe sta nascendo la prima late da Bertoli e compagni durante l’assenza
di Negrini. Nel nuovo ingaggio, Valerio in un
Predolini), presa a nolo per il costo di 2000
lire al mese. Il “Meloncello” si trova sotto i cellula di quelli primo momento si trova a sostituire alle per-
cussioni il marito della titolare, improvvisa-
portici di San Luca, proprio dalla parte oppo-
sta della città rispetto alla residenza di Berto- che diventeranno mente defunto. Nella formazione ci sono
anche la figlia della Beccafichi, pianista, il
li. Per tre sere a settimana, armato di chitar-
ra, amplificatore ed eco Binson in spalla, i Pooh» figlio Luigi che suona il sax e la batteria, e un
chitarrista. Quando il figlio lascia la batteria
Mauro prenderà un tram e un autobus per per suonare il sassofono, Valerio lo sostitui-
andare a provare. Negrini crede fortemente sce prendendo così sempre più padronanza
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jaguars
I Jaguars in pausa al Meloncello. Goliardia e divertimento. Al centro
Da notare Bertoli (a sinistra) e Barraco Bruno Barraco e da sinistra Cantelli,
(a destra) con le rispettive chitarre Fender Negrini, Bertoli e Costa.
e Charly Cantelli con la melodica.

con il proprio strumento. Terminato l’ingag- denti comunali”, locale di tendenza nel cen- va batteria Ludwig e Barraco, indebitando-
gio con l’orchestra Beccafichi, a mettere in tro di Bologna, che intuisce subito le poten- si fino al collo per l’acquisto di una chitar-
crisi il progetto stavolta ci pensa la cartolina zialità del gruppo e scrittura i Jaguars per ra Fender, fa sì che i Jaguars siano il primo
del servizio militare di Bertoli. Valerio a que- l’intera stagione invernale, a partire dalla gruppo bolognese ad avere due chitarre del
sto punto, nell’estate del 1964, si unisce al prima domenica pomeriggio del settembre prestigioso marchio americano in organico.
gruppo creato da Beppe Maniglia, un orche- 1964 per terminare a maggio 1965. Questo Siamo finalmente in piena era beat e anche
strale bolognese pieno di debiti per l’acquisto ingaggio accresce l’entusiasmo del gruppo e il repertorio del gruppo viene rinnovato con
di strumenti e amplificatori. Qualitativa- i cinque si mettono, per prima cosa, a pensa- l’aggiunta di cover delle band anglosassoni
mente, la nuova band è a detta di Negrini un re a una divisa da indossare sul palco. La e non che stanno rivoluzionando, non solo
disastro: suonano malissimo, tant’è vero che scelta ricadrà su calzoni neri, camicia bian- musicalmente, il pianeta; vengono così ag-
Valerio non tarderà a definirla “l’orchestrac- ca e un gilet di finta pelle di leopardo il cui giunti brani di Beatles, Rolling Stones, Mo-
cia”. La stagione si svolge dalle parti di Cat- tessuto viene acquistato da Bertoli a un mer- ody Blues e Searchers. Nel 1964 i Jaguars
tolica e il bassista Giancarlo Cantelli, da tutti catino dell’usato. hanno innegabilmente più di un punto di
chiamato Charly, e Negrini si spostano in Il pomeriggio del debutto il gruppo si pre- forza: sono l’unico complesso “moderno”
Vespa da Bologna!!! I due, per tre sere alla senta al locale con una strumentazione di Bologna e, in un periodo in cui la musica
settimana, fanno circa 140 chilometri utiliz- totalmente rinnovata: un nuovo impianto serve solo per far ballare i giovani, loro fan-
zando la via Emilia poiché il tragitto è sprov- voci “Krundal Davoli da 100 watt e nuovi no già musica “da concerto” con le persone
visto di autostrada. Seduto dietro, Valerio ha amplificatori Fender bandmaster da 50 watt sedute ad ascoltare. Questa band non è la
anche l’onere di tenere il basso in mano per per le chitarre. Negrini inaugura la sua nuo- classica orchestra da ballo
tutta la durata del viaggio. Negrini non ha
mai dimenticato la notte prima dell’esame
del diploma in cui, dopo una serata con Ma- Barraco mostra a Negrini
niglia, è rientrato all’alba appena in tempo la chitarra Fender che ha
per la prova scritta. Il gruppo dura solamen- appena acquistato.
te per quel periodo estivo, poiché il capor-
chestra non ce la fa a saldare i debiti e il pro-
getto naufraga. A seguito dello scioglimento
dell’orchestra di Maniglia, Valerio convince
il bassista Cantelli a unirsi a lui, Bertoli e
Barraco. A questo punto il gruppo è final-
mente completo e, essendo intanto scoppia-
ta la Beatlesmania, arriva anche il nome di
chiaro stampo anglosassone: The Jaguars.
Vittorio Costa, con la sua voce in pieno stile
rhythm and blues, va a completare l’organi-
co. Negrini e compagni ottengono l’uso di
una sala prove in un centro ricreativo comu-
nale e riescono a perfezionare sia le parti
strumentali che gli impasti vocali e, con una
buona preparazione, la band debutta al “cir-
colo dei postelegrafonici” davanti a moltissi-
mi giovani entusiasti. Quel pomeriggio in
sala c’è anche il gestore del “circolo dipen-
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che a un certo punto della serata esegue una alla chitarra solista, mentre Barraco, come
manciata di pezzi dei Beatles, ma presen- vedremo in seguito, entrerà nei Judas.
ta un repertorio totalmente rivoluzionario A questo punto, Negrini e Bertoli sono tor-
dall’inizio alla fine. Il “pomeriggio danzante” nati a essere un duo, ma dopo tanta fatica
comincia alle 16 per terminare alle 19 e il non hanno nessuna intenzione di mollare e
cachet del gruppo è di 25.000 lire per ogni arrendersi. I Jaguars vanno ricreati e a Va-
domenica, da dividere fra tutti. Lentamen- lerio viene in mente un chitarrista ritmico,
te si sparge la voce del loro successo anche ottimo musicista, con cui ha suonato l’anno
fuori dalla provincia di Bologna e gestori di precedente nell’orchestra di Beppe Mani-
Modena e Reggio Emilia propongono nuovi glia: Mario Goretti. Goretti, da poco rimasto
ingaggi al complesso, che però sarà costretto senza gruppo a causa dello scioglimento del
a rifiutare poiché nessun componente della complesso Beppe Maniglia e Les Copains, ac-
band ha la patente. In quel periodo, le novi- cetta l’invito e si unisce immediatamente al
tà discografiche inglesi e americane arriva- duo. Oltre a suonare molto bene la chitarra,
no in Italia mediamente a distanza di circa Ancora i cinque Jaguars il nuovo arrivato suona l’armonica a bocca
due mesi dall’uscita nei Paesi di origine, ma al Meloncello. Da sinistra: e canta, possedendo tra l’altro un ottimo re-
Bertoli ha la fortuna di conoscere Enrico Cantelli, Barraco, gistro in falsetto, qualità molto apprezzata
Marescotti, impresario musicale, che si reca Bertoli, Costa nei momenti in cui il gruppo si trova ad ar-
e Negrini.
spesso in Inghilterra e porta direttamente da monizzare i cori. Mario risolve inoltre il pro-
Londra i vinili appena sfornati dai maggiori blema legato al bassista: è infatti lui che fa
gruppi mondiali. Con questi nuovi dischi, i cupati per il futuro e decidono di abbando- conoscere a Bertoli e Negrini colui che pren-
Jaguars ampliano ulteriormente il reper- nare il progetto. È così che Vittorio Costa, derà il posto lasciato da Cantelli: si chiama
torio anticipando l’arrivo delle esecuzioni Giancarlo Cantelli e Bruno Barraco lasciano Gilberto Faggioli ed è anche lui (avendo già
originali e dimostrando ancora una volta la band per tornare ognuno ai propri studi o alle spalle due esperienze da professionista
una marcia in più rispetto alle altre orche- al proprio lavoro, anche se due di loro non una con l’orchestra di Luciano Naldi e i Ma-
stre locali. Arriva maggio 1965 e la stagione abbandoneranno del tutto la musica: su ini- tadors e l’altra con i Professionisti di Marzio)
ai “dipendenti comunali” volge al termine. ziativa di Costa infatti nascerà il gruppo dei un ottimo musicista, amante del blues, del
Anche se il bilancio si chiude positivamente, Sagittari, dove troveremo anche l’ex com- jazz e dei grandi classici americani.
alcuni componenti del gruppo sono preoc- pagno di Valerio e Mauro Orlando Piccinelli I Jaguars tornano a essere un quartetto e ri-

In questa foto fanno capolino due gilet


di finta pelle di giaguaro con i quali
il gruppo si esibiva durante le serate.
Al centro in basso Vittorio Costa e in piedi
da sinistra Charly Cantelli, Mauro Bertoli,
Valerio Negrini e Bruno Barraco.

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jaguars
ato in medicina, appena atterrato in Italia,
Robert Gillot aveva deciso di abbandonare
la professione di medico per guadagnarsi da
vivere suonando. Il tastierista debutta con i
Jaguars, in un pomeriggio di agosto, al dan-
cing “Miami” di Bologna e per l’occasione
inaugura un nuovo strumento, una doppia
tastiera Farfisa acquistata grazie al solito
aiuto economico della nonna di Mauro Ber-
toli. È in quei giorni che una rivista giovanile
dell’epoca pubblica il primo e unico articolo,
non privo di errori, riguardante il comples-
so. A fine anno arriva finalmente il colpo di
fortuna che premia la tenacia e la costanza
di Negrini e Bertoli: un rappresentante e
agente per l’Emilia Romagna della milanese
Vedette Records si trova al “Parco verde” una
domenica pomeriggio proprio durante un’e-
sibizione dei Jaguars e, colpito dalla grinta
Negrini simula una decapitazione del quintetto, gli propone un’audizione nella
ai danni di Cantelli. Il rullante della
batteria su cui Charly poggia la testa sede principale della Vedette. L’etichetta ha
è tenuto a sinistra da Costa e a destra da poco perso l’Equipe ’84, suo gruppo di
da Bertoli. In piedi Bruno Barraco. punta, passata alla più quotata Ricordi, ed è
alla ricerca di una band altrettanto valida in
grado di prendere il suo posto. I cinque parto-
no così un lunedì mattina, alla volta di Mila-
prendono le esibizioni live, ma resta tuttavia no, stipati dentro una Ford gialla acquistata
il vuoto lasciato dalla mancanza di un tastie- di seconda mano. Armando Sciascia, patron
rista. È al “Kit Kat”, una vecchia cantina nel
centro di Bologna, che i quattro s’imbattono
«Esiste già un altro dell’etichetta, dopo poche battute ferma il
gruppo e lo invita direttamente in sala riu-
in un pianista molto preparato, Graziano complesso romano nioni per la firma del contratto. Prima della
Giacomoni, e subito gli propongono di unirsi
a loro: la risposta è affermativa ma non senza chiamato Jaguars: firma però, il maestro Sciascia mette in chiaro
alcuni punti: la band dovrà cominciare a pro-
titubanze, soprattutto dopo aver saputo dai
nuovi compagni d’avventura che gli incassi
serve un altro nome» durre pezzi propri abbandonando le cover, ma
soprattutto dovrà cambiare il nome poiché,
del gruppo non sono poi così “vertiginosi”. oltre a non “funzionare”, esiste già un altro
Giacomoni si dimostra infatti fin da subito complesso romano chiamato Jaguars che in-
interessato al guadagno e mette in chiaro cide per la casa discografica RCA. A risolvere
che alla prima occasione propizia, lascerà il I fan dei Judas, capelloni, sporchi e cattivi, il problema del nome ci pensa la segretaria
complesso! Nonostante l’esperienza non ini- vanno ai concerti dei Jaguars con le catene, e futura moglie di Sciascia, Aliki Pantros,
zi sotto i migliori auspici, tornati finalmente mentre i sostenitori di Negrini e compagni che suggerisce il nome Pooh – proprio come
a essere un quintetto, i Jaguars iniziano una si limitano ad andare ai concerti dei Judas l’orsacchiotto delle favole nato dalla fantasia
nuova stagione esibendosi regolarmente semplicemente ben vestiti, con i loro gilet e dello scrittore inglese Alan A. Milne. Il 28
tutti i giovedì e sabato sera (nonché la dome- i loro foulard – provocazione “vestiaria” che gennaio del 1966 i Jaguars diventano i Pooh,
nica in una doppia esibizione pomeridiana e fa letteralmente imbestialire i rivali. Tornan- inaugurando una storia che sarà destinata,
serale) nei dancing bolognesi “Parco verde” do ai Jaguars e alla stagione autunnale del cambiando nel tempo tutti i componenti, a
e “Dopolavoro ferroviario”. Il gruppo, con 1965, grazie al solito Enrico Marescotti, la durare 50 anni e terminerà solamente il 30
l’inserimento dei nuovi elementi, dimostra band riesce ad avere in anteprima l’Lp HELP dicembre 2016, proprio in quella Bologna
più maturità superando il successo ottenuto dei Beatles appena uscito in Inghilterra e che li ha visti nascere. Terminiamo con una
nella passata stagione al circolo “dipenden- può così inserire immediatamente in reper- curiosità: dal punto di vista discografico, poi-
ti comunali” e finisce così per diventare un torio, anticipando le altre band, brani come ché senza avere mai scritto brani propri e sen-
piccolo fenomeno da 800/1000 persone Yesterday, Ticket To Ride e Help. L’entusiasmo za avere mai avuto un contratto con una casa
a ogni serata. Dal settembre del 1965 però dei giovani sempre più numerosi che parte- discografica, i Jaguars di Bologna non possie-
il gruppo si trova a dover dividere la supre- cipano alle serate dei Jaguars e una stagio- dono una discografia ufficiale. Circola tutta-
mazia, a Bologna e dintorni, con un com- ne autunnale abbastanza fitta di impegni, via, nell’ambiente dei collezionisti, una lacca
plesso destinato a diventare il suo storico non bastano ad attenuare l’insofferenza di (pezzo unico) non datata, su cui è incisa una
rivale: i Judas. Nella primissima formazione Giacomoni che non perde occasione per la- sola traccia di circa 2 minuti la cui label ripor-
di quest’ultimi, nati in seguito a una defezio- mentarsi che i soldi guadagnati sono pochi. ta la scritta: “Jaguars di Bologna, goliardico/
ne di massa dal gruppo di Beppe Maniglia, Negrini e compagni, con quest’atmosfera irriverente”. L’incisione è stata palesemente
figura alle tastiere l’ex compagno di Negrini pesante interna al gruppo, capiscono che realizzata dal gruppo (non essendo datata,
e soci Bruno Barraco. La rivalità coinvol- non è possibile andare avanti e viene dato non sappiamo se appartenga alla prima o
ge anche e soprattutto i sostenitori dei due così a Valerio l’onere di convincere un tastie- alla seconda formazione) per fare uno scher-
gruppi, che spesso si affrontano fuori dai rista inglese, trentenne, appena fuoriuscito zo a un loro amico. Nonostante non brilli per
locali arrivando più volte alle mani, quasi da una band siciliana, i Barabba, a unirsi al eleganza e raffinatezza, questa registrazione
replicando il dualismo che si sta verificando gruppo: alto, biondo, con la barba e una for- rappresenta sicuramente una “chicca” per
oltremanica tra i Beatles e i Rolling Stones. te predilezione per il whisky e la birra, laure- gli appassionati e collezionisti della band.
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RECENSIONI

NOVITÀ
chio che racconta in modo es-
senziale ogni brano. TORNERE-
MO ANCORA si apre con la trac-
cia inedita omonima, registrata
nell’home studio del maestro
siciliano e composta insieme a
Juri Camisasca. Il brano è stato
scritto diversi anni prima ed è
rimasto nel cassetto per molti
anni, mentre il corpo lentamen-
te si consumava all’orizzonte e
la voce si faceva tremante. Le
altre tracce sono state registra-
Giulia Daici te durante le prove del tour del
ANCORA BIANCA 2017 alla Royal Philharmonic
Autoprodotto Concert Orchestra, eccetto L’e-
ra del cinghiale bianco che è stata
Ho un debole per la musica di registrata durante una perfor-
Giulia. Sette anni fa avevo ascol- mance live. Un disco che emo-
tato tantissimo il suo album in ziona l’ascoltatore, riuscendo
Gerardo Balestrieri friulano. Dopo una lunga pausa, a toccare le corde dell’anima.
CANZONI DAL MARE SALATO Umbria Ensemble torna al disco e lo fa con ANCO- Nella sua perfezione, e nel suo
Egea e Lucilla Galeazzi RA BIANCA. Forse mi aspetta- rigore tipicamente classico, è un
DONNA, VOJA vo troppo ma il primo ascolto è disco che sprigiona originalità.
Per chi segue la canzone d’auto- E FRONNA… stato deludente: mi è sembrato Angelo Barraco
re italiana, Balestrieri è un nome [Squi]libri Editore un disco pericolosamente fuo-
noto già da una ventina d’anni: ri tempo, troppo leggero. Dopo
napoletano nato in Germania e La musica tradizionale è sem- ripetuti ascolti, la situazione è
residente a Venezia, ha pubbli- pre contemporanea, diceva nettamente cambiata. Sì… Giu-
cato un nuovo album il cui titolo Leydi, sempre pronta a torna- lia ha fatto un disco di pop clas-
è esplicativo per chi abbia bazzi- re a riferimento improvviso sico, privo di picchi e di novità,
cato anche solo di sponda Hugo durante gli incostanti percorsi però anche senza il fascino del
Pratt e la sua letteratura designa- della storia. Piero Arcange- dialetto che rendeva magico il
ta, poiché richiama la storia d’e- li si adopera dalla laurea, dal precedente lavoro questo è un
sordio nel 1967 di Corto Malte- 1968, nella rielaborazione di album affascinante, intelligente
se, il personaggio a cui è dedicato quei canti raccolti negli anni che trova senz’altro il suo posto
questo concept. Nelle tredici can- 50 da Carpitella e Seppilli, ap- nel panorama schizoide di oggi,
zoni vengono delineate situazio- pena in tempo prima che la una carezza o un abbraccio che
ni e personaggi noti ai lettori del modernità li potesse cancella- spezza la frenesia. Paolo Capodacqua
fumetto, pensiamo per esempio a re, e l’opera, pubblicata già in Michele Neri FERITE & FERITOIE
Rasputin, Cush o Pandora, in cui forma tradizionale nel 2013, Storie di note
non è difficile cogliere riferimenti trova oggi finalmente maniera
all’oggi; la geografia ripercorre di echeggiare di nuovo come Sono trascorsi più di 30 anni
quella creata dal disegnatore quando il giovanissimo Piero, a dall’album di esordio di Paolo
veneziano, da Il mondo di Mu a letto e a imposte chiuse, le per- Capodacqua al suo successore
La casa dorata di Samarcanda, tra cepiva magiche e “a distesa” da FERITE E FERITOIE. In mezzo,
Melanesia e Sudamerica, mari gruppi di donne di passaggio. però, l’artista abruzzese ha ma-
del sud e oceani. Tra gli altri bra- È lavoro di misurata contami- turato tante esperienze e colla-
ni da ricordare La filastrocca delle nazione tra colto e popolare, borazioni, tra teatro e musica,
isole e dei pesci, in cui emergono rispettoso e coraggioso tentati- intrecciando in particolare per
le radici napoletane di Balestrie- vo di conciliare la ruvidezza dei lungo tempo la sua storia con
ri: infatti il testo, con l’elenco di villici e la musica da camera, in quella del compianto Claudio
varie tipologie di pesci richiama un laboratorio paradossale di Lolli. È inevitabile andare a lui
il classico napoletano del ’700 Lo grande efficacia, in controcan- con il pensiero approcciandosi
guarracino. Musicalmente, il di- to, discanto e in sostituzione. Franco Battiato a queste nuove ispirate canzo-
sco spazia tra ballate, pop, etnica E quale voce coinvolgere in un TORNEREMO ANCORA ni ma i paragoni si spendono
e richiami jazz. Molti i musicisti progetto simile se non la Voce Sony Music pure con Fabrizio De André, al
ospiti, tra cui due del gruppo di umbra più bella del presente? quale si avvicina non solo nella
Paolo Conte, Daniele Di Gregorio Ecco allora Lucilla Galeazzi dar Un titolo profetico, pieno di spe- timbrica vocale ma anche per
e Antonio Marangolo, Pierpaolo vita e valenza a quelle donne ranze. Quella rimane viva, al- lo spessore letterario. Sì, perché
Capovilla del Teatro degli Orrori, con la sensuale “voja” di com- meno nel cuore dei fan. Questo Capodacqua ci consegna un
oltre che cantautore in proprio, e parire e il timore reale d’esser è il messaggio che ha voluto la- lavoro solido, denso, capace di
Arif Azerturk all’oud e al tar. La come “fronne” al vento che sciare Franco Battiato con il suo attirare l’attenzione e di inchio-
bella copertina è di Lorenzo Cal- le avrebbe potute spazzar via. ultimo album in studio. Ha vo- darti all’ascolto, sin dall’iniziale
za, disegnatore per Bonelli. Grande album. luto chiudere in modo elegante Amanti segreti, così incalzante e
Vito Vita Alberto Marchetti e funzionale la carriera; un cer- sinuosa. Diverse le suggestioni
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RECENSIONI

evocate, con incursioni anche voci di Fausta Vetere e Gianni Lino Rufo episodi usciti a nome
nell’attualità, come nella toc- Lamagna. Mezzala), il cantauto-
cante L’uomo senza nome, che si Alberto Marchetti re genovese Michele
avvale dello splendido violino di Bitossi aveva fatto
Michele Gazich. Spicca anche dell’autobiografi-
l’intensa Per questo mi chiamo smo uno dei tratti
Giovanni, impreziosita dalla voce distintivi della sua
di Pippo Pollina, dal sax di Giu- esperienza musica-
seppe Morgante (che cura gli le. Ma mai come in
arrangiamenti del disco) e dalla questo A NOI DUE
chitarra elettrica di Roberto Sol- – non a caso per la
dati ma è tutto l’album a essere prima volta pubblica-
assolutamente degno di nota. to col suo nome e co-
Gianni Gardon gnome – si era denudato,
sviscerando le sue emozioni
più profonde: il modo migliore
per affrontare paure e angosce.
Massimiliano Larocca una volta. Nonostante questo, L’album, incentrato sulla fine di
EXIT / ENFER mi prendo la confidenza di dire un percorso di vita e una conse-
Santeria che questo disco è meravigliosa- guente nuova ripartenza, diven-
mente fuori tempo. Fuori tem- ta quindi catartico e salvifico.
Ci sono dischi che sono pugni po rispetto alle canzoni scarse Nonostante alcuni passaggi del
nello stomaco, che catturano musicalmente e piene di disagio brano eponimo pesino come
l’attenzione al primo ascolto e che ascoltano molti adolescenti macigni, l’album non è cupo;
si confermano perle con i suc- di oggi, fuori tempo rispetto al d’altronde Bitossi ci ha sempre
cessivi. Massimiliano Larocca pop sempre più plastificato che abituato a vestire le sue parole
– che ha già pubblicato dischi ci propinano i media. È il disco con abiti leggeri. Di pop si tratta,
veramente riusciti – si supera di un vecchio lupo, di un esper- melodico e spesso trascinante,
Nuova Compagnia di con EXIT / ENFER, un lavoro to marinaio che guarda il mare come nel singolo Un deserto o in
Canto Popolare molto complesso senza essere in cerca di quella serenità che Fino a domani, con suoni sinteti-
NAPOLI 1534, TRA mai noioso, maturo e intrigante in troppi hanno perduto fra le ci che incitano al ballo ma che
MORESCHE E VILLANELLE nella composizione e nei suoni. onde. Non lui però, che sa af- colorano anche un episodio ma-
[Squi]libri Editore L’italiano alternato abilmente frontare i temporali di questi linconico come Un gusto strano.
all’inglese, atmosfere acustiche tempi bui e sa raccontarli con Sotto una patina lieve troviamo
Nel 1979 Leydi parlava della e tappeti elettronici, stabiliscono blues leggiadri realizzati con la consapevolezza e presa di co-
Nuova Compagnia di Canto Po- la cifra di questa proposta musi- complicità dei chitarristi Yuki scienza, ma soprattutto tanta
polare come di un monumento cale senza dubbio di livello alto. Rufo e Alberto Lombardi e della sostanza. Sono canzoni vive in
certamente nobile, ma ormai Non è musica da sottofondo, sezione ritmica formata da Mar- cui poterci anche un po’ ricono-
con ben poco da dire. È uno merita un ascolto dedicato e at- co Rovinelli e Pierpalo Ranieri. scere.
dei pochi errori che si possono tento ma sono sicuro che, anche Completa la formazione il piani- Gianni Gardon
addebitare al maestro visto che distrattamente, può regalare sta Emiliano Pari mentre nume-
oggi, più di 40 anni dopo la fine “belle vibrazioni”. L’accoppiata rosi sono gli ospiti, da Primiano
di quel decennio e di quella for- (Eravamo) orfani e Il giardino dei Di Biase a “Federicuccio” Talone
tunatissima stagione del folk salici è da brividi. sino all’attore Francesco Panno-
revival italiano, mi trovo qui Michele Neri fino, voce narrante in Il lupo.
a magnificare l’ultima opera Michele Neri
dell’ensemble. Corrado Sfogli
s’inventa un prologo alla Eco,
in dialetto napoletano del 500
che tanto ricorda, nel colore
vivido e nelle scene, Lu cunto
de li cunti di Basile, per narrare
le incursioni dei “villani” e dei
“mori” nell’espandere e arric- Sara Marini
chire il patrimonio musicale TORRENDEADOMO
della città, e presentare que- RadiciMusic Records
sta raccolta di brani dell’epoca
assemblati con pazienza e rie- Torrendeadomo, ritorno a casa
laborati con gusto e passione. in sardo, è il nuovo album di
Ne vien fuori un album degno Lino Rufo Sara Marini, sardo-umbra già
di nota, fascinoso e incanta- LE MUTAZIONI DEL LUPO Michele Bitossi autrice di DECANTOINCANTO,
tore, certo lontano dai gusti Forward Music Italy A NOI DUE apparizioni nei collettivi “Canta
contemporanei, capace altresì Prisoner Records Perugia” e “Layla”, collabora-
di trasportare magicamente Non conosco di persona Lino zioni infinite tra cui Giovanna
in un altrove di diversa verità. Rufo, ci siamo scritti e lui ha Già nei Laghisecchi e Numero6 Marini ed Elena Ledda. Il suo
Grazie anche alle sempre belle anche scritto su questa rivista (per non dire dei due brillanti percorso ha coordinate geogra-
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NOVITÀ

fiche decisamente singolari, tra – che vede nomi come Edoardo quasi quarant’anni (l’Lp di de-
la grande isola misteriosa di an- Bennato, Teresa De Sio, Pino butto, ME NE LAVO LA MENTE,
tichi popoli scomparsi e il mitico Daniele, Tullio De Piscopo, 99 risale al 1981), il cantautore
entroterra appenninico ricco Posse, e tanti altri. Il Male mino- casertano Luigi Antinucci,
di magie, e queste influenze di re è il brano che anticipa l’usci- dopo la parentesi da interprete
suoni e parole, pensieri, storie, ta di Naples Calling e che vede del precedente IL MIO VIAGGIO
leggende e melodie tanto dispa- la partecipazione di Caparezza. CON TENCO del 2017, è tor-
rate diventano originale humus Il video – realizzato da Cosimo nato con un album pubblicato
creativo. Ne scaturisce un’opera Alemà – è minimale, efficace, dalla Toast di Giulio Tedeschi:
world, ricca di suggestioni e ra- potente. Il singolo è prodotto da 11 canzoni sue e 3 cover, Emo-
pimenti, con i suoni curati con Gigi Canu dei Planet Funk. Il di- zioni di Battisti, Amore che vieni,
perizia e arricchiti dalla presen- sco contiene anche la versione amore che vai di De André, parti-
za tra gli altri di Paolo Ceccarelli, in napoletano di Tuyo, brano colarmente riuscita, e Tre quarti
Goffredo degli Esposti e France- originale di Rodrigo Amarante, Brunori SAS di Gianmaria Testa. Testi con
sco Savoretti, polistrumentisti utilizzato da Netflix per la for- CIP! descrizioni di vita quotidiana,
di fine sensibilità. Sono storie tunata serie televisiva Narcos. Island Records a volte d’amore e a volte con
nuove e antiche, filastrocche e Brava gente vede invece la parte- riferimenti sociali e atmosfe-
nenie, cavalcate e lente ballate, cipazione di Frankie Hi-Nrg Mc. A tre anni esatti dall’uscita dell’al- re musicali prevalentemente
vicende amorose e di materni- Testo pungente e occasione di bum A CASA TUTTO BENE, che acustiche caratterizzano il suo
tà, scritte da Sara con l’aiuto di riflessione riguardo alla sempli- gli ha tolto definitivamente di dos- repertorio: Antinucci suona la
Nicolina Marini per le parti in ficazione dei luoghi comuni che so l’etichetta di cantautore “in- chitarra e l’armonica a bocca,
sardo e Claudia Fofi per quelle accompagnano i giudizi sulla die”, Dario Brunori ci consegna e tra i musicisti importanti i
umbre, per un album che delizia giustizia. Una finestra su antichi CIP!, con il quale sembra voler ri- contributi di Aldo Valente dei
l’ascolto per varietà di temi e rit- e nuovi mondi, immersa nei suo- prendere un discorso iniziato con Nuovi Angeli alle tastiere e di
mi. Ne sono rapito. ni. Un bel disco. Un bel progetto. La vita pensata, il brano con cui Fabrizio Bosso alla tromba. Tra
Alberto Marchetti Antonella Putignano si chiudeva il disco precedente. Il i brani da segnalare, Robinson,
passaggio dal ragionare al sentire l’acustica Senza panico, Cow-
è infatti molto evidente nei testi di boy, con la citazione nel finale
queste canzoni, in cui vengono di Lou Reed, Rosa dei venti, Ti
messe in gioco anche emozioni lascio, il brano più ritmato del
molto intime e personali (come in disco, sorretto dal basso di Lu-
Mio fratello Alessandro o nel singo- ciano Saracino e dalla batteria
lo Per due che come noi). Brunori ci di Gianluca Fuiano, e la title-
ha abituati a un linguaggio effica- track, dedicata all’omonima
ce, diretto, anche quando affron- piazza torinese.
ta temi spiazzanti (Capita così) o Vito Vita
ci fa incontrare personaggi strug-
genti, come il bambino Achille in
Quelli che arriveranno, scritta con
Antonio Di Martino. Ma questo
’A 67 Artisti vari è anche un disco suonato, e suo-
NAPLES CALLING TRIP HOP CROP nato molto bene. La produzione
Full Heads Alman Music di Taketo Gohara dona al lavoro
un’orchestrazione sapiente, mai
Dodici tracce “politicamente bal- Bella idea della Alman Music invasiva, che rende la parte musi-
labili e melodicamente scorret- quella di realizzare un’antolo- cale all’altezza di quella letteraria.
te”. Questa è la chiave di ascolto gia dedicata al Trip Hop, genere Alberto Menenti
per il nuovo album degli ’A 67. musicale nato a Bristol tra la
Il titolo è – ovviamente – una fine degli anni 80 e l’inizio del
esplicita citazione del celebre decennio successivo. Alberto
LONDON CALLING dei Clash. A Mantovani, titolare dell’etichet- Gianni Maroccolo
distanza di qualche anno da Na- ta, ha selezionato gli episodi, in- ALONE – VOL. III
ples Power, l’ultimo disco con in cludendo artisti di varia prove- Contempo Records
allegato il libro a cura di Daniele nienza. Dai Morcheeba ai God-
Sanzone – leader della band – blesscomputers sino ai bologne- Il terzo capitolo dell’opera mu-
conferma il cordone ombelicale si Ofeliadorme. Molto bello il re- sicale perpetua di Gianni Ma-
degli ’A 67 con la Napoli “mil- mix di The Careless Song di Eloisa roccolo affronta il tema della
lenaria” e modernissima. In Atti, contenuta nel suo EDGES violenza contro i più deboli, in
continuo movimento tra suoni di un paio di anni fa. E poi an- particolare donne e bambini. Un
e linguaggi, al confine tra tra- cora Mark Lowell e Amycanbe, disco suddiviso in due atti che
dizione e innovazione. Il titolo Hueso Negro e Idoneo, per com- suscita forti emozioni di contra-
Naples Power del 2012, infatti, pletare un viaggio tra le cose più Luigi Antinucci sto sin dalle illustrazioni e l’art-
era un tributo al movimento recenti di uno stile musicale che PIAZZA SOLFERINO work curato da Marco Cazzato e
musicale e culturale omonimo – ancora può dire molto nella sce- Toast Records dai magnifici racconti di Mirco
coordinato dal critico musicale na musicale odierna. Salvadori. Storia di Loletta si apre
e produttore Renato Marengo Michele Neri Attivo sulla scena musicale da con un basso carico di sfumatu-
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RECENSIONI

Gianni Maroccolo

Luca Guidi Management


SUDOKU SUMO
Non è mica dischi Full Heads

Era impossibile non notare Luca Un nuovo corso e una precisa


Guidi durante la terza edizione esigenza di intraprendere una
di Non è mica da questi parti- strada musicale in antitesi con le
colari che si giudica un cantau- origini indie votate al punk estre-
tore, vuoi per le ottime capacità mo italiano del primo decennio
chitarristiche, vuoi per una pro- duemila. SUMO è il titolo del
pensione al live che lo rendeva quarto album dei Management,
di altra categoria, vuoi soprat- già noti come Management del
tutto per una vena compositiva Dolore Post-Operatorio, registra-
capace di catturare, silenziare e to all’Auditorium Novecento di
re ed echi lontani che sostengono Ritorna con il terzo album, sospendere gli astanti. Ecco ora Napoli, ex storico studio della
strutture minimali, proprio come pubblicato a gennaio, Pia Tuc- pubblicato, proprio dalla Non Phonotype Records. La band,
farebbero i giganti dalle possenti citto, cantautrice aretina che è mica dischi, il suo secondo al- composta dagli abruzzesi Luca
braccia. La voce di Luca Swanz vanta collaborazioni di rilievo bum, SUDOKU, dove l’amore è Romagnoli (voce e testi) e Marco
Andriolo rappresenta una co- con Vasco Rossi, Patty Pravo e al centro dei pensieri, del tempo di Nardo (chitarra e composito-
stante e recita il meraviglioso te- Irene Grandi, artisti per cui ha dilatato, delle attese e dei perché, re), volta le spalle a un passato
sto di Nina Maroccolo. The Slash scritto molte canzoni: un disco coi numeri che in fondo sono lì, di vera e propria icona del mo-
si abbandona alla psichedelia che sin dal titolo si ripromette li sai già, ma mica è facile indo- vimento indie (indimenticabile
con un flusso sonoro che cresce di trattare l’amore sotto varie vinarne il senso, e l’alchimia. E l’esordio dirompente della band
gradualmente e s’intensifica con sfaccettature, legate dal filo poi sono numeri che col cuore con AUFF!! del 2002) e agli ec-
diversi tappeti di synth. Un brano conduttore musicale tipico del- poco ci azzeccano, e in fondo non cessi schizofrenici post-operatori
che scivola come un fiume in pie- la cantautrice, un rock a volte bastano mai. Uno zio che gioca dei testi e soprattutto dei con-
na sulle pareti scoscese di pitture più melodico a volte più sporco, bene a carte, donne che escono certi, per incamminarsi in un
rupestri e placcature distorte di sempre grintoso e orecchiabi- ed entrano come folate di vento, percorso artistico e poetico che
antiche civiltà perdute nel tem- le, in cui, anche per la comu- con la chitarra a fare magia e la apre le porte a un progetto elet-
po. Il disco si chiude con Catene, ne origine toscana e la scelta compagnia ritmica di Ernesto tro-cantautorale costituito da 10
il cui basso dilatato e lento fuori- stilistica, si percepisce in certi Fontanella, i cori di Giulia Pratel- brani di musica leggera e orec-
esce come il magma. È l’inizio di brani l’influsso nel modo di li, pochi altri strumenti a dorare chiabile (forse anche troppo),
un nuovo ciclo vitale, spalmato cantare della Nannini. Alcune qua e là, tanta piacevolezza. che raccoglierà sicuramente il
su tele bianche. canzoni sono già state pubbli- Alberto Marchetti plauso di un vasto pubblico incli-
Angelo Barraco cate in passato, l’originale Sto
benissimo (2011), l’acustica 7 Luca Guidi
aprile (2013), l’orecchiabile My
radio (2014) ed E…, portata al
successo da Vasco Rossi che la
incluse nel 2004 in BUONI E
CATTIVI, lanciandola come
singolo. Due canzoni, la bella
title-track e Come nei films na-
scono dalla collaborazione con
Corrado Castellari, poco prima
della sua scomparsa. La Tuc-
citto si è occupata anche della
produzione, mentre gli arran-
giamenti sono di Luca Bignardi
Pia Tuccitto e Frank Nemola. ROMANTICA
ROMANTICA IO IO è stato pubblicato anche in
autoproduzione vinile.
Vito Vita
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NOVITÀ

ne a musicalità calda e semplice in studio, MICROCHIP EMOZIO- muri dalle pareti. Un brano che Deluxe Edition con l’aggiunta di
senza sorprese. NALE, ristampato dopo la par- scava il tappeto sonoro del con- quattro brani.
Paolino Canzoneri tecipazione della band alla 50° trosoffitto di vecchie abitazioni Andrea Direnzo
edizione del Festival di Sanremo rurali nell’Inghilterra vittoria-
del 2000 con l’aggiunta del bra- na. Rock elefante muove il suo
no Tutti i miei sbagli. Un album flusso sonoro in modo lento,
che già all’epoca suonava futu- proprio come un pachiderma
ristico, eclettico e innovativo. che si macchia di mistero in
Le chitarre distorte di Casacci conturbanti zone d’ombra in-
s’innestavano perfettamente nestate da batterie sincopate e
con i synth ossessivi di Dileo e chitarre che intavolano tappeti
la batteria di Ninja. Un tappeto psichedelici. Il disco si chiude
ipnotico sopra il quale la voce con Sto bene, un bellissimo colpo
di Samuel Romano è riuscita di coda dal sapore malinconico
a ricamare una pregevole e vi- che vuole scrutare il cielo gri-
sionaria poetica affiancata a gio, sperando che prima o poi
prestigiose collaborazioni come possa venir fuori l’arcobaleno. Paolo Fresu, OJdM,
Il Triangolo Daniele Silvestri e Morgan. Oggi Angelo Barraco Paolo Silvestri
FACCIO UN CINEMA quel disco ha acquisito nuova NORMA
Ghost Records linfa vitale ed è stato rielaborato Tuk Music
grazie al supporto di nuovi ospiti
È uscito in gennaio il nuovo al- che l’hanno macchiato di con- Il viaggio musicale di Paolo Fre-
bum di inediti de Il Triangolo, il temporaneità. I brani sono stati su è inesauribile, si spinge oltre
gruppo formato da Marco Ulci- riarrangiati con la voce di Willie fino a toccare territori inediti e
grai, chitarra e voce, e Thomas Peyote, Nitro, Elisa, Motta, Lo inesplorati. Stavolta le voci del-
Paganini, basso e voce. Stato Sociale, Achille Lauro e la sua tromba e del suo flicorno
Dopo cinque anni di assenza molti altri, che hanno apportato s’immergono nell’universo della
dagli studi di registrazione, il il loro stile unico in un disco che tragedia lirica, quella scaturita
gruppo torna con un nuovo pro- ha profondamente tracciato un dal genio del compositore cata-
getto: nove tracce di un lavoro solco indelebile nella storia della nese Vincenzo Bellini, in questo
sulla canzone che attraversa musica italiana. caso della NORMA, anche titolo
diverse sonorità. Il risultato è un Angelo Barraco della nuova opera pubblicata
piacevole ascolto: suoni morbidi Céline Dion dall’etichetta del musicista sar-
e ben legati anche nell’uso ener- COURAGE do. Deus ex machina dell’intero
gico della chitarra e degli arran- Sony Music progetto è Paolo Silvestri, qui in
giamenti. Piccole e grandi storie veste di arrangiatore e direttore
raccontate in parole semplici. L’usignolo del Québec torna dell’Orchestra Jazz del Mediter-
Tra i momenti più interessanti alla ribalta internazionale con raneo. Creato questo formidabile
del disco Ivan, testo poetico e sto- un nuovo album in inglese dal trinomio, il risultato è di altissi-
ria dolorosa. Un brano che can- sapore fortemente significati- mo pregio e valore: una rivisita-
ta – con urgenza di racconto – lo vo: COURAGE. A quattro anni zione in chiave perlopiù jazzistica
scenario delle dipendenze, delle di distanza dalla scomparsa del degli episodi cruciali della Norma
emarginazioni e, in generale, marito René Angélil e del fratel- dove gli strumenti animati da
delle solitudini giovanili. lo Daniel, Céline guarda avanti Fresu fanno da voce solista su un
Antonella Putignano con un velo di tristezza ma so- tappeto sinfonico orchestrale di
prattutto con una rinnovata grande impatto, agile e sontuoso
GGTH vitalità che solo il dolore può do- allo stesso tempo. Tra i momenti
SETTEMBRE nare. La sua voce è sempre bel- più esaltanti ci sono la celeberri-
OrangeHomeRecords lissima, strumento incantevole ma Casta Diva e il potpourri fina-
capace di vibrare in qualsivoglia le composto da Guerra! Guerra!,
Dopo l’esordio NEGLI OCCHI DE- intenzione e modulazione, ora Qual cor tradisti e Deh! Non volerli
GLI ALTRI, il duo ligure GGTH più che mai corroborata da espe- vittime.
– acronimo di Gringo Goes To rienze di vita non di poco conto. Andrea Direnzo
Hollywood – torna sulle scene Sul versante canzoni, divise tra
con SETTEMBRE, nuovo Ep re- ballate e pezzi ritmati, c’è da dire
gistrato live in studio e prodotto che il sound generale suona at-
da Raffaele Abbate per la Oran- tuale, moderno, sicuramente dif-
geHomeRecords. La title-track si ferente da quel che ci si aspetta
apre con un’introduzione lenta dalla Dion, in virtù del fatto che
Subsonica che s’impreziosisce di contem- si ritrovano produttori come Da-
MICROCHIP poraneità e rievocazioni elettro- vid Guetta (Flying On My Own) o
TEMPORALE niche dal contorno moderno, giovani autori/autrici come Ari Paolo Fresu
Sony Music Entertainment per macchiarsi di cantautorato Leff (Imperfections), Johan Carls-
dal sapore anni 70. Come non son (Lovers Never Die), LP (Chan-
Vent’anni fa, i Subsonica pub- sai scivola lenta tra morbidi echi ge My Mind) e Sia (Lying Down).
blicavano il loro secondo album e flussi distorti che increspano i Il disco è disponibile anche nella
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RECENSIONI

QUESTIONE DI ETICHETTA
CANTAUTORI, RICERCATORI E PREGEVOLI STRUMENTISTI
NEL CATALOGO DELLA RADICIMUSIC, UN’ETICHETTA
CHE HA FATTO DELLA QUALITÀ ARTIGIANALE
SENZA COMPROMESSI UNA VERA MISSIONE.

C
ompie vent’anni la RadiciMusic, eti- alizzativa unite in un binomio che magnifica progetto, ne seguo la stampa e faccio monta-
chetta con base in Toscana che ha or- ogni produzione dell’etichetta diretta da re a mano da artigiani locali. Il risultato è un
mai stabilito un livello di cartotecnica Aldo Coppola Neri e Stefania Cocozza: “Nel Made in Italy di qualità. Il tipo di carta è fonda-
nelle sue produzioni con pochi paragoni nel 2004 abbiamo deciso che per esaltare il livel- mentale, noi usiamo cartiere italiane. Scelgo
nostro Paese. Una qualità che trova peraltro lo di qualità di ogni progetto dovevamo usare tra carte martellate, rigate, metallizzate, stuc-
riscontro nel contenuto delle produzioni. Sì, un packaging particolare e raffinato perché cate e anche con un’alta concentrazione di
perché alla ricercatezza delle confezioni, confezionarli in plastica li avrebbe sminuiti. Io cotone, senza usare verniciature di protezione
sempre realizzate con cartoncini pregiati e lavoro da sempre nel settore della prestam- dove la carta resta morbida al tatto. Una follia!
apribili in più parti, si affianca un repertorio pa (scanner, pellicole, fotolito) e so bene che Negli anni questa scelta, seppur economica-
sempre di alto livello. Abbiamo spesso recen- l’uso di una carta particolare per un libro fa mente non remunerativa, si è rivelata vincente
sito i dischi della RadiciMusic senza peraltro la differenza, quindi ho riportato la mia espe- perché adesso il packaging raffinato è diven-
aver mai incontrato i titolari, d’altra parte rienza nel confezionamento dei dischi della tato il marchio di qualità della RadiciMusic.
alcuni dei dischi di questa etichetta sono tra RadiciMusic. Inizialmente mi sono rivolto alle Il nostro essere artigiani ci permette di crea-
i più belli degli ultimi anni per certa musica. fabbriche, ma non è stato possibile scegliere re packaging particolari quando richiesto”
Ad esempio le cantautrici Silvia Conti, Ele- carte speciali perché, per abbattere i costi, nel (Aldo Coppola Neri). Noi continueremo a
onora Betti e Giorgia Del Mese incidono in processo di stampa usano un solo tipo di carta segnalarvi le belle realtà della musica italia-
pianta stabile per Radici. Nella controparte per tutti i lavori. All’inizio c’erano molti dubbi, na indipendente, quelle che propongono la
maschile troviamo Marco Cantini – suo un ma quando abbiamo avuto in mano i primi Cd bella musica e spesso, come in questo caso,
bellissimo album ispirato a un libro di Elsa finiti abbiamo capito che non si poteva torna- vi uniscono artigianalità e passione, talento
Morante – Andrea Andrillo, Ivan Francesco re indietro. Da quel momento la strada era se- e coraggio.
Ballerini, Giacomo Deiana, Marcello Parrilli gnata: scelgo personalmente la carta per ogni Michele Neri
e Francesco Garito. La parola Radici è però
RMR 213 Synthagma Project: ONIRICA
indicativa anche di alcune scelte stilistiche
effettuate nella selezione del repertorio da RMR 217 Krishna Biswas: RADHA
pubblicare: il nome Claudia Bombardella RMR 233 Duoende: ROSA&DMITRI
probabilmente dirà poco agli amanti della RMR 234 Sara Marini: TORRENDEADOMO – RITORNO A CASA
canzone leggera o del rock e forse è un pec-
cato vista la caratura dell’artista: “Claudia RMR 235 Mauro Manicardi: ARMATI DI CORAGGIO
Bombardella ha all’attivo una decina di produ- RMR 236 Antonella Serrao: CUNTI CANTATI 2.1
zioni e una carriera più che ventennale. Abbia- RMR 238 Paola Massoni: ALKEMÈLIA
mo un percorso comune fin dal 2003, quasi RMR 459 Andrea Andrillo: ELUSIVE
dall’inizio. È un’artista world molto particola-
re, polistrumentista, cantante, compositrice, RMR 467 Ivan Francesco Ballerini: CAVALLO PAZZO
arrangia tutte le sue musiche anche per orga- RMR 469 Marcello Parrilli: MODERNE SOLITUDINI
nici come orchestre e coro. Da 15 anni porta RMR 471 Giacomo Deiana: SINGLE
avanti un lavoro di ricerca sulla vocalità e tiene
RMR 472 Roberto Sarno: PROVA ZERO
seminari in tutta Europa” (Stefania Cocozza).
Insomma, qualità artistica e raffinatezza re- RMR 474 Giorgia del Mese: MODERATE TEMPESTE

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RECENSIONI

SEGNALAZIONI
A cura di: Michele Neri

“donne di musica”. Entrambe


hanno molte collaborazioni, il-
lustri, alle spalle – la Valori ad
esempio è parte delle Nuove
Tribù Zulu da poco fuori con il
nuovo album, mentre la Buffa
ha cantato nell’ultimo lavoro
di Eugene. Ora hanno unito le Marcello Parrilli Sambene
forze per un disco rigoroso e MODERNE SOLITUDINI DI SIGNORI DISTRATTI,
filologico, semplice nella sua RadiciMusicRecords BLASFEMI E SPOSE
complessità: dieci brani popo- BAMBINE
lari, in larga parte tradizionali, Vocalità particolare, quasi ag- Autoprodotto
di varia provenienza. Al centro gressiva qua e là. Arrangiamen-
Maria Mazzotta la donna che, come ci annuncia ti misurati praticamente perfetti Con il primo disco, dedicato a
AMOREAMARO il sottotitolo, resiste e lotta, sul di Gianfilippo Boni. Canzoni bel- storie di partigiani e resistenza,
Agualoca lavoro, in famiglia, nella socie- le che però non sempre riescono i Sambene avevano decisamente
tà. Registrazione live in studio di a catturare con forza l’ascoltato- impressionato. All’annuncio di
L’amore in tante declinazioni, ottimo livello. re. Ecco gli ingredienti principali questo secondo capitolo, dedi-
cantato in tanti modi e in tanti di un disco dal retrogusto antico cato alle canzoni di De André, la
idiomi. Questo il tema scelto da ma non vecchio. Il repertorio prima reazione è stata di grande
Maria Mazzotta per confezio- contiene anche qualche ripre- curiosità e anche di perplessità
nare un disco carico d’intensità sa da precedenti lavori, mentre tanto è sfruttato il repertorio del
e colori. Tra inediti e omaggi a Perso nei tuoi occhi ha preceduto cantautore. La scelta dei brani è
repertori importanti – Gabriel- di qualche mese l’uscita dell’al- intrigante e le interpretazioni di
la Ferri, Domenico Modugno bum. Eccezionale come sempre ottimo livello: le voci di Veronica
e Rosa Balistreri tra gli altri – la ritmica fornita da Fabrizio Viviani e Roberta Sforza sono effi-
AMOREAMARO affonda i denti Morganti e Lorenzo Forti. caci nell’affrontare questi monu-
di un carisma potente, quello menti e quando si unisce quella
della Mazzotta, in un terreno di Marco Sonaglia (responsabile
aspro e insidioso come quello delle chitarre), nuovi colori si
dell’amore nei suoi tanti pano- aggiungono alla tavolozza. Meri-
rami dalla densità incredibil- to degli arrangiamenti di Lucia
mente variabile. Lassociazione Brandoni, come sempre direttri-
Möi ce del progetto. Tutto bello? Tut-
LaPOP to perfetto? Probabilmente no,
Marcello
Parrilli
Partenza fulminante con Que-
stione di fragilità per il nuovo
disco del complesso Lassocia-
zione: un po’ di country, armo-
nica protagonista, fiati vaga-
mente r&b e un pizzico di Dire
Straits. Marco Mattia Cilloni,
Giorgio Riccardo Galassi e Gigi
Cavalli Cocchi sono i musicisti Susanna Buffa,
che animano questo interes- Ludovica Valori
sante progetto emiliano attivo
Susanna Buffa / da oltre un decennio. L’atmo-
Ludovica Valori sfera sonora cambia più volte
SUONI DAL BUIO nel corso dell’album: melodie
– Canzoni popolari irlandesi (la title-track), ballate
di donne che resistono più tradizionalmente italiane
Autoprodotto (Canzone storta) ed efficaci com-
bat folk (La pelle dell’orso) sono
Susanna e Ludovica sono musi- le protagoniste di una raccolta
cologhe e ricercatrici, cantanti priva di cali di tensione e ben
e polistrumentiste, divulgatrici suonata con una bella alter-
infaticabili. Potremmo riassu- nanza tra italiano e dialetto. Il
mere i loro tanti talenti con disco è uscito nel doppio forma-
una bella definizione: sono to Cd e vinile.
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RECENSIONI

non riesco a non pensare a questo giusta collocazione, dalla voce


disco come a un passo indietro, evocativa di Gloria Bianconi
artisticamente parlando, per un alla ritmica potente e precisa. Il
gruppo dalle grandi potenzialità disco, uscito il 24 gennaio, è sta-
come i Sambene. Un gran bell’a- to anticipato dai singoli Radici e
scolto, con un po’ di amarezza in Solo una canzone.
fondo al cuore.

Laura Facci Giorgia del Mese


e Claudio Moro MODERATE TEMPESTE
PER GIOCO RadiciMusic Records
PER NOIA
PER PASSIONE Quarto album per Giorgia del
Autoprodotto Mese, cantautrice dallo stile in-
tenso e dai contenuti impegna-
Laura Facci è una cantante stra- Nico Sambo tivi. Le sue canzoni avvolgono
Alba Caduca ordinaria per intensità e capaci- COSE LETTE l’ascoltatore di suoni e parole
NIGREDO tà interpretativa, il suo album E NON LETTE che arrivano al cuore come fos-
autoprodotto d’esordio, del 2016, colpiva Cappuccino Records sero frecce. La prima e l’ultima
anche per la brillante scrittura. canzone di questo mini album,
Rock duro ed energico, spunti Oggi Laura torna con una rac- Nuovo disco per Nico Sambo, Le nostre tempeste e Nessuna
prog qua e là, capacità melo- colta di cover, una scelta raffi- cantautore toscano con una devozione, chiariscono bene le
dica utilizzata quando serve. nata di canzoni. Da De André certa predilezione per un rock intenzioni artistiche di Giorgia,
Sono queste le caratteristiche a Giorgio Conte, da Battiato a acido ed elettrico. Registrato in
più interessanti della proposta Fossati a Mario Castelnuovo – la presa diretta, il disco è probabil-
musicale degli Alba Caduca, sua Annie l’amour è tra le cose mente il migliore della discogra-
gruppo friulano operativo da più belle di un album molto riu- fia di Sambo. Da ascoltare asso-
diversi anni e con diversi album scito, bellissima anche Il tuo stile lutamente (a volume alto).
alle spalle. Preceduto dal singolo di Ferré. Io forse avrei gradito
Afghano – che ci rimanda a cer- una Bocca di rosa più lenta, se
to hard-prog dei Settanta, tutto Laura la riteneva proprio indi-
l’album viaggia su questa bella spensabile nel suo racconto di
alternanza di rock e musiche donne diverse, però è una qui-
altre, a uniformare il tutto, una squilia. Gran bel disco. Giorgia
del Mese
grinta invidiabile che fa di Alba
Caduca una corroborante “bot-
ta di energia” in musica.

Smako Acustico
IL CARTELLO
Dischi Soviet Studio

Festeggiare l’imminente anni-


versario dei vent’anni di carriera
Please Diana con un brano ipnotico e ripetiti-
POLLYANNA vo in cui il testo recita solamente
Jap records “Succhiare sangue, succhiare le
ragazze” può far pensare a un
Con il terzo album, POLLYAN- gruppo di mattacchioni in liber-
NA, i Please Diana si conferma- tà. Gli Smako invece suonano e
no uno dei migliori complessi anche bene. Sono originali nel
rock umbri. Il quartetto, nato loro blues acustico impreziosito
ad Assisi nel 2011, offre un’ul- da armonie vocali precise e ri-
teriore prova di coesione e fan- cercate. E sono originali anche
tasia, proponendo il suo rock nelle tematiche di forte impatto
alternativo cantato in italiano che affidano alle loro liriche cor-
dove ogni elemento trova la sua rosive.
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SEGNALAZIONI

quello che c’è in mezzo non fa Le bolognesi LeiBei giungono al unito a testi dal potere evocati- evidente. I suoni, gli arrangia-
altro che confermare il valore capitolo due, il momento forse vo, canta la fine dell’amore. Bel- menti, le composizioni, sono
dell’artista. più di qualsiasi carriera. Il pre- la la sofferta Come mi vuoi tu. tutti curati, ogni elemento della
cedente IN CAUDA VENENUM, musica di Battaglino è curato e
vecchio ormai di un decennio, in piena sintonia con gli altri.
aveva ben impressionato e an- Non è facile definire la musica
che questo nuovo disco non presente in questo disco tanto è
deluderà le aspettative. C’è un varia. A uniformare la proposta
maggior ricorso all’elettronica, musicale un’indubbia qualità
che dona al tutto un certo sa- generale.
pore vintage che non guasta.
Enrica Martini e Silvia Raggetti,
le due sopravvissute della for-
mazione originale, sono riusci-
te a trasferire su disco la loro
nuova visione artistica facendo
di quest’album una bella ripar-
tenza. Giovanni Battaglino
ALLA PORTA DEI SOGNI
AlfaMusic Studio

Giuliano Taviani Giovanni Battaglino ha una car-


e Carmelo Travia riera lunga e variegata alle spal-
FIGLI (colonna sonora le. Ha pubblicato diversi dischi
originale) con Le Malecorde, interpreti di Nuove Tribù Zulu
DidymeRecords un repertorio che spazia dal tri- ROSA E FUOCO
buto a De André a interessanti [Squi]libri
Figli è un film di Giuseppe Boni- originali. Questo è il suo debutto
to con protagonisti Paola Cortel- da solista ed è qui che Giovanni Le Nuove Tribù Zulu sono An-
lesi e Valerio Mastandrea. Que- riversa la sua curiosità che ali- drea Camerini, Paolo Camerini
sto disco ne è la colonna sonora menta con un talento piuttosto e Ludovica Valori. Sono attivi da
ma come accade raramente per venti anni e hanno una grande
colonne sonore create apposi- Malecherifarei serie di esperienze internazionali
tamente per un progetto visi- MALECHERIFAREI alle spalle. Oggi escono con un
vo, è un progetto autonomo di Evox3 Music nuovo album che, come già ac-
grande fascino. Merito dei due caduto nella discografia, è viag-
compositori Giuliano Taviani Malecherifarei è l’anagramma gio ed esplorazione. Tra folk e
e Carmelo Travia, che hanno di Michele Maccaferri – ma pop, melodie accattivanti, ritmi
riversato tra i solchi – sì, solchi non è proprio così se si con- irresistibili e coralità diffusa a
perché il disco esce in vinile – il tano le lettere. Il cantautore piene mani, ROSA E FUOCO è
loro amore per certe musiche nasce a Bologna e dopo aver impegno e ballo, denuncia e
che sono immortali, quelle delle vissuto, e lavorato come intrattenimento. Non è invece
Giovanni
chitarre manouche, delle melo- fotografo, in Sud America, Battaglino banalità, non è musica scon-
die avvolgenti ma mai banali, rientra nella città emiliana tata, non è canzone che si ac-
che dovrebbero semplicemente nel 2016 e avvia un progetto contenta di uscire dai diffusori,
accompagnare delle immagini musicale che si concretizza in ha bisogno di una destinazione,
ma invece sanno crearne nella questo disco di debutto in cui, vuole arrivare all’ascoltatore…
mente di chi ascolta. utilizzando un pop-rock intenso magari per restarci.

Nuove Tribù Zulu


CRISTINA ARUFFO E GIANNI COCCIA

LeiBei
MY HEART MY YEART
autoproduzione

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RECENSIONI

degli altri musicisti intervenuti ha un dialetto peculiare che da


nella sezione ritmica: Cristiano una decina d’anni ha acquisito
Califano, Fabio Franchini e lo un certo interesse, anche musi-
stesso Ghirardato. cale. Il disco di Lizzadro però va
oltre l’idioma locale: è musica
universale, ritmo e tradizione, il
dialetto è uno dei motivi d’inte-
resse di questo disco sicuramen-
te riuscito ma non è l’unico.

Paolo Lizzadro

La Giostra Carlo Ghirardato


LA GIOSTRA CANZONI TRA GUERRA
Autoprodotto E PACE
Autoprodotto
È Giuseppe Capparelli, cantau- Lizzadro
tore calabrese, l’ideatore del pro- Ci ha creduto molto in questo VA’ T’AIOUT
getto La Giostra. Questo disco progetto Carlo Ghirardato, lo ha Autoprodotto
risale al 2017, quando venne curato in ogni dettaglio e alla
completato da Piergiorgio Fa- fine lo ha completato, crediamo, Ho ammesso più volte di avere
raglia, prematuramente scom- proprio come voleva lui. Que- un grande interesse per la can-
parso mentre stava ultimando sta è un’autoproduzione solo zone dialettale. Data la vastità
il missaggio. Ora esce e permette di nome, in realtà è un album dell’argomento, non mi posso
a tutti di godere di queste belle riuscito, di classe. E di classe è il certo definire un esperto del ge-
canzoni lisergiche dalle liriche repertorio: Dove vola l’avvoltoio nere però cerco di recuperare.
dirette, a volte oniriche. E se ci si (dei Cantacronache), Reginella, Paolo Lizzadro scrive in lavellese
lascia andare, si sale davvero su El deserteur, 1947 (di Endrigo) e e lo fa nel confezionare un disco
una giostra, con i cavallucci che così via. Di classe sono gli arran- pieno di funk, di rock e di melo-
girano con i loro colori sbiaditi. giamenti di Michele Ascolese die mediterranee. Lavello è un
E fuori piove. – in un caso di Mark Harris – e paese in provincia di Potenza e

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RECENSIONI

già hanno lavorato con Seger dai Soft Machine, dai Caravan
in precedenza, e vari ospiti tra (deliziosa She Was Naked), dagli
i quali Glenn Frey, Don Henley Emerson, Lake & Palmer e dagli
e Dr. John. A dispetto del titolo Ekseption per lanciare con in-
scelto, l’album quando viene credibile scioltezza movimentati
A cura di: Mario Giugni pubblicato non va esattamente suoni progressive, grandi fughe
“contro il vento” perché, anzi, è strumentali e stralunati inter-
perfettamente in linea con i gu- valli (Corporation Combo Boys).
sti del grosso pubblico di allora, Divertimento e grande musica,
e infatti nel giro di un anno ven- poi, innervano anche il “gial-
de oltre quattro milioni di copie. lo” TO THE HIGHEST BIDDER
successiva musica di Luis Baca- Horizontal Bop, Her Strut e Betty (1971) e il “turchese” PUDDING
lov e non su quella originale di Lou’s Gettin’ Out Tonight sono EN GISTEREN (1972), dove si
Romolo Grano. sexy rock’n’roll ma per il resto scatenano effervescenti suite
l’Lp vive soprattutto di blue col- (Energy (Out Of Fire), Judy Goes
lar ballad, slow o midtempo, tipo To Holiday con il suo pazzo lungo
Good For Me, You’ll Accomp’ny finale doo wop), nuovi “Canter-
Me, First Lake, Shinin’ Brightly e bury tales” (la favolosa Higher) e
soprattutto la title-track: epica, scintillanti tocchi Frank Zappa
ruffiana e perfetta per le potenti (la prima parte di A Girl Named
radio FM dell’epoca. You, Pudding En Gisteren – Music
For Ballet). Il “blu” ISKANDER è
del 1973: Herman Van Boeyen
sostituisce Vrolijk mentre al po-
Il segno del comando sto di Van Geest c’è l’illustre jaz-
IL SEGNO DEL COMANDO zista Charlie Mariano e il disco,
Black Widow un concept imperniato sulla
figura di Alessandro il Grande
“21 aprile, notte ore 11: espe- Bob Seger (Iskander è il nome arabo del
rienza indimenticabile, luogo & the Silver Bullet Band macedone), spinge forte e bene
meraviglioso, piazza con rudere AGAINST THE WIND sul jazz-rock e il free. Quindi,
di tempio romano, chiesa rina- Capitol/Universal nel 1974, Stips, Van Eck e il ri-
scimentale, fontana con delfini, trovato Van Geest riprendono
messaggero di pietra, musica Lasciata da parte la vena più l’originario nome di Sweet Okay
celestiale, tenebrose presenze”. grintosa e ruvida dei suoi pri- Supersister per SPIRAL STAIR-
Così, secondo gli autori, scrive in mi album, con la seconda metà Supersister CASE: folle e bella stravaganza
un suo fantomatico diario lord dei Settanta Seger acchiappa il PRESENT TO NANCY senza alcun limite razionale,
Byron a proposito di una sua grande successo internaziona- TO THE HIGHEST BIDDER anch’essa ora ristampata dalla
notte romana e da qui parte Il le con NIGHT MOVES, il primo PUDDING EN GISTERN Music On Vinyl in vinile verde.
segno del comando, popolare sce- disco in studio registrato con la ISKANDER
neggiato divenuto subito un cult Silver Bullet Band, e STRAN- Music On Vinyl
che la Rai trasmette in cinque GER IN TOWN. AGAINST THE
puntate nel 1971. A metà degli WIND, adesso riedito su vinile Recentemente tornati su disco
anni Novanta alla sua storia s’i- 180 grammi, esce nel 1980 e, come Supersister Projekt 2019
spirano Diego Banchero e Mercy per quanto in parte della sca- con il solo Robert Jan Stips della
dei Malombra per il primo album letta ci sia sempre la band del line-up originaria, sono uno dei
di un nuovo progetto pubblicato proiettile d’argento, alla regi- tesori mai troppo scoperti del
nel 1997 dalla Black Widow e strazione partecipano anche i rock dei Paesi Bassi e vivono la
adesso ristampato su vinile (con turnisti dei Muscle Shoals, che loro grande stagione nella pri-
l’aggiunta dell’inedito Magia ma metà dei Settanta. E proprio
postuma). Oscuro e fantasioso, gli album di allora sono appena
il disco si avventura su oscure stati tutti riediti su Lp 180 gram-
strade frequentate, appunto, mi con un differente colore per
da “tenebrose presenze” in il vinile di ognuno (rosso, giallo, Christopher
cui di volta in volta entra- turchese e blu), inserti vari e co- WHAT’CHA GONNA DO?
no hard progressive, ispi- pertine (purtroppo, ed è imper- Lion Productions
razioni jazz-rock, come donabile) non apribili come gli
avviene in Messaggero di originali. Il “rosso” PRESENT Provenienti dalla Carolina del
pietra, l’allucinata Missa TO NANCY apre la storia di- Sud, i Christopher consegnano
nigra, passaggi free (La scografica nel 1970 ed è un’o- alla storia un solo album regi-
taverna dell’angelo) e voci pera bizzarra ed estrosa in cui strato nel 1969 su un otto piste.
graffianti. Presente è an- Stips (tastiere e voce), Sacha L’Lp è inteso come demo da far
che un arrangiamento Van Geest (flauto e voce), Mar- circolare presso i discografici e
del “celestiale” salmo detto co Vrolijk (batteria) e Ron Van viene stampato in cento copie su
della “doppia morte” dello Bob Seger Eck (basso) con spiccata nonché Chris-Tee che scivolano via nel
sceneggiato basato, però, su una irriverente personalità partono silenzio. Anni dopo, però, i col-
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RECENSIONI

lezionisti lo scoprono e oggi ogni


qual volta l’originale riappare si BRUCE SPRINGSTEEN
scatena una battaglia che può
concludersi superando i 3000 18 TRACKS
LIVE IN NEW YORK CITY
euro. Grezzo e psicotico, il disco
si muove tra blues e psichedelia

THE RISING
e ha la sua vetta nella sfacciata
jam di apertura della title-track:

DEVILS AND DUST


dodici minuti di invenzioni chi-
tarristiche portate avanti dalla

LIVE IN DUBLIN
solista di Frank Smoak e dalla
ritmica di Steve Nagle sui rit-
mi ipnotici e solidi del bassista
Bill McKee e del batterista Gary Columbia/Legacy
Lucas. Furiosissima è Holiday,
mentre Day Of Sunshine è un Negli anni più bui per il vinile, tra i primi Novan-
grezzo slow blues molto intenso, ta e grossomodo il 2010, poteva capitare che per
e Modern Day Oracles spara un alcuni album in uscita venissero stampate isolate
gran riff. Meno riuscite Fugue, versioni da ascoltare sul piatto. Però erano tirature
Death Song e la lisergica ballad molto limitate, destinate, così, a sparire presto dal
The Great Clock, penalizzate da mercato alimentando, inevitabilmente, i traffici
performance vocali abbastanza del collezionismo. E questo è accaduto anche per
acerbe. In questa riedizione uf- alcune delle produzioni del periodo di Springsteen.
ficiale su vinile, con l’album c’è Il doppio Lp di 18 TRACKS (1999), per esempio,
un bel booklet di 12 pagine full- oggi ha un prezzo medio di 150 euro; quelli di
size con storie della band, foto LIVE IN NEW YORK CITY (2001) e THE RISING
rare e tutti i testi. (2002) possono superare i 200; DEVILS & DUST
(2005) viaggia sui 120 (per i mint di ognuno, ov-
viamente, le cifre sono più alte). Tutti i citati, però,
adesso sono nuovamente disponibili su vinile con
queste ristampe realizzate ricorrendo ai master
originali e vendute separatamente. 18 TRACKS
è in realtà una raccolta con quindici brani già
pubblicati nel 1998 sul box TRACKS e tre inediti
di rango come una versione del 1973 di The Fever, ca intrecciate a steel guitar, fiati, sitar e tastiere,
Trouble River (outtake di HUMAN TOUCH) e The DUST & DEVILS, altro doppio, è il lavoro di un
Promise, un pezzo rimasto fuori da DARKNESS ON folksinger che in prima persona racconta di guer-
THE EDGE OF TOWN suonato spesso in concerto e ra, di emarginazione sociale, di amore come ri-
qui presente in una registrazione in studio, piano e scatto. Infine, sempre su doppio Lp adesso è dispo-
voce, del 1999. Il triplo LIVE IN NEW YORK CITY, nibile LIVE IN DUBLIN ed è la prima volta perché
invece, raccoglie performance tratte dalle date del nel 2007 l’album uscì solo su Cd, Blu-ray e Dvd.
Humana Prog 29 giugno e del 1° luglio del 2000 del reunion tour Springsteen è ripreso al Point Theatre della capi-
FIORI, FRUTTI, FARFALLE della E-Street Band mentre THE RISING, doppio, tale irlandese con i diciassette elementi della Ses-
AMS è l’album in cui, all’indomani dell’11 settembre, sions Band e tra suoi brani totalmente reinventati,
Springsteen racconta di una New York colpita gli omaggi a Pete Seeger (WE SHALL OVERCOME:
Una delle tante incarnazioni del dall’attentato e della sua volontà di rinascere. Poi, THE SEEGER SESSIONS è dell’anno precedente) e
musicista/cantautore Paolo Fari- imperniato sulle sonorità della chitarra acusti- traditional è grande festa.
na, Humana Prog ha pubblicato
questo disco diversi anni fa e fi- Bruce Springsteen
nalmente conosce oggi una bella
edizione in vinile. Dalla suite che
dà il titolo all’album e che occu-
pa l’intera prima facciata, ai re-
stanti sei brani, il disco scorre be-
nissimo dall’inizio alla fine, com-
posizione, suoni, arrangiamenti,
testi, non ci sono elementi deboli
nel disco ma la cosa più straor-
dinaria è che Farina è riuscito a
fare un disco fortemente deriva-
tivo che però sa stare benissimo
nel suo tempo. È veramente un
bene che sia oggi disponibile in
una bella edizione in vinile con
raffinata copertina apribile.
Michele Neri
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RECENSIONI

su questo disco e che è ispirata


in qualche modo alla vicenda di
Radio Alice, punto di riferimen-
to della scena alternativa bolo-
gnese, e non solo, di quegli anni.
Luciano Ceri

Alberto Camerini
GELATO METROPOLITANO
On Sale Music

Basta guardare la data di


uscita di questo album,
il 1977, per capire im-
mediatamente dove ci Giovanna
troviamo: è la stagione HO PASSATO UN BRUTTO
più attiva del Movimen- INVERNO
to Giovanile di quegli On Sale Music
anni, che culmina con
l’ingresso sulla scena A due anni di distanza da UNA
sociale degli Indiani CORSA PAZZA, Giovanna (No-
Metropolitani. Came- cetti di cognome) pubblica nel
rini di tutto questo si 1973 con l’Ariston il suo se-
fa interprete efficace, condo album, HO PASSATO UN
puntuale, acuto e par- BRUTTO INVERNO, che confer-
tecipato, scrivendo bal- ma le sue qualità d’interprete
Gentle Giant Poi ci sono, appunto, il primo late popolari quasi di folk urbano, ma perde un po’ di freschezza
UNBURIED TREASURE live ufficiale PLAYING THE con moduli musicali semplicissi- nelle canzoni originali che lo
Madfish FOOL, due raccolte con outtake mi che riveste di abbellimenti compongono, specialmente
e tracce dal vivo e quindici Cd strumentali di chiara matrice quelle di stampo pianistico, che
Tutto sui Gentle Giant o quasi, che riportano concerti, in gran rock, anche se questo è un disco subiscono la forte influenza
in una sola botta. Questo volu- parte parte inediti, sparsi tra il prevalentemente acustico. È ine- da una parte di Lucio Battisti e
minoso box set comprende 29 1971 e il 1980 (anche le date vitabile, trattandosi di un album dall’altra di Elton John, ma non
Cd e un Blu-ray accompagnati di Vicenza e Torino del 1973 di cronaca sociale, che qualcosa sempre trovano una scrittura
da due repliche di poster, un nel numero), nei quali con suoni datato, ma è comunque brillante e in grado di farle di-
libro di 136 pagine con la sto- una perfezione assolutamente una importante fotografia del- ventare indimenticabili. E quan-
ria del gruppo, un altro di 96 naturale la band ricrea i brani la scena musicale e politica del do s’incontra un pezzo chitarri-
dedicato ai tour, riproduzioni di repertorio con brillanti ar- tempo, tra titoli come La (s) stico, come Quanto amore scritto
di materiale promozionale, la rangiamenti e versioni estese. ballata delle Amazzoni, L’arrivo dai Fratelli La Bionda, Canzone di
ristampa del raro libretto di Nel Blu-ray, invece, c’è ancora di Mao Tse Dung in Paradiso, Alì un inverno, che chiude il disco, o
PLAYING THE FOOL, la ma- GENTLE GIANT remixato da Babà nella jungla, Nembo Kid e A tutti quanti (una cover di Gerry
schera di GIANT FOR A DAY, Steven Wilson in alta risoluzio- Baby Lavatrice e naturalmente Rafferty), l’album respira un’al-
il puzzle di THE MISSING PIE- ne 96/24 Stereo LPCM, 96/24 la title-track, Gelato metropoli- tra aria. Curiose e riuscite le
CE e una foto autografata da 5.1 surround LPCM e DTS-HD tano, filastrocca divertente che cover dei Bee Gees (Dearest / Ri-
Derek e Ray Shulman, Gary 5.1 surround. La copertina restituisce bene il mondo musi- cordo di un amore) ed Elton John
Green, Kerry Minnear e John del box è di Bob Venables ed è cale dell’artista, che in Bambulè (Bad Side Of The Moon / Ma tu chi
Weathers. Riguardo la musica basata su quella realizzata da duetta con un’ altra protagoni- sei), mentre tra le cinque bonus-
suonata, presenti sono tutti gli George Underwood sempre per sta della scena alternativa mi- track brilla per eleganza di scrit-
album in studio della band ri- l’album d’esordio. Il tutto ovvia- lanese di quegli anni, Donatella tura (Erasmo e Roberto Carlos,
masterizzati da Pete Reynolds, mente costicchia, ma la prima Bardi. Molto bello in Alberto il Giorgio Calabrese) Mi sento ab-
dai migliori (l’omonimo album stampa di UNBURIED TREASU- ricordo del Brasile dove era nato bandonata. Molto belle infine le
d’esordio, ACQUIRING THE RE è finita sold out in un lam- (e che lasciò a undici anni per due tracce di un raro singolo del
TASTE, THREE FRIENDS, IN po e chi se la vende già pratica trasferirsi a Milano), e c’è spa- 1975, Fallaste corazon e Pa todo el
A GLASS HOUSE) ai più zoppi- prezzi maggiorati. In aprile sarà zio anche per due bonus-track: año, dal repertorio di due artisti
canti dischi della seconda metà disponibile una seconda tiratu- Pane quotidiano, uscita su singo- messicani, Cuco Sanchez e José
dei Settanta, realizzati quando ra al costo di 300 euro circa e lo nel 1976 in versione diversa Alfredo Jiménez, che la cantan-
la formazione prova a semplifi- probabilmente anch’essa finirà da quella presente sull’album te presentò in Una storia quasi
care le sue proposte in favore di velocemente tra le gioie, i deliri e CENERENTOLA E IL PANE vera, un suo show televisivo del
un maggiore appeal commer- i dolori del collezionismo. QUOTIDIANO, e Il diavolo in cor- 1975: solo la voce di Giovanna e
ciale rimasto solo nei desideri. Mario Giugni po, che non aveva trovato posto due chitarre classiche accanto a
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RECENSIONI

lei, che ne esaltano al meglio le


qualità espressive. SAM COOKE
Luciano Ceri
THE COMPLETE KEEN YEARS: 1957-1960
ABKCO Music

Quando nel 1957 firma per la Keen Records, il


Sam Cooke
ventiseienne Samuel Cook ha già sei anni di car-
riera discografica alle spalle, anche se il suo nome
circola solo fra gli appassionati di musica gospel.
Cook è infatti conosciuto come il cantante dei Soul
Stirrers, un popolare quartetto vocale che incide
per la Specialty Records e che proprio grazie alla
sua voce di seta ha colto il suo maggior successo
(Jesus Game The Water). Ma il suo talento non resta
Alan Price a lungo confinato in quell’ambito. Come lui stesso
BETWEEN TODAY ammetterà in seguito, “anche se cantavo esclu-
AND YESTERDAY sivamente nelle chiese, ascoltavo tutti i cantanti
Esoteric pop”. In particolare, Samuel guarda con estremo
interesse al percorso di Nat King Cole, Harry Bela-
Mollati gli Animals nel 1965 fonte e Johnny Mathis, tre artisti neri che hanno
anche perché troppo forte è il compiuto con successo il grande salto verso il pub-
suo timore di volare in aereo per blico bianco. La scelta di aprirsi alla musica seco-
soddisfare gli obblighi dei tour, lare non manca di indignare i più intransigenti tra
Price in seguito per un po’ è il i fan del gospel, ma Cook non ne può più di essere
titolare di un suo Set, lavora in semplicemente “un altro cantante nero” e così
coppia con Georgie Fame e nel cambia tutto, a partire dall’immagine: studia di-
1973 realizza la colonna sono- zione e portamento, stira i capelli e adotta un look prima di aver aggiunto una “e” al suo cognome,
ra di O Lucky Man, per la quale casual fatto di magliette polo e blazer (l’Ivy Lea- che ora diventa Cooke. A settembre, il singolo You
allarga i suoi orizzonti creativi. gue style tipico di star hollywoodiane come Paul Send Me / Summertime schizza al numero 1 delle
Questo BETWEEN TODAY AND Newman). La sua voce, che gli guadagnerà so- classifiche «Billboard» (sia nella classifica Pop che
YESTERDAY, adesso riedito ri- prannomi come “Sinatra seppiato” o “Elvis nero”, in quella R&B). La Keen pubblica 5 album: SAM
masterizzato con due bonus, è invece già pronta: educata alla scuola del gospel, COOKE (1958), ENCORE (1958), un notevole
esce nel 1974 ed è un lavoro ora esplora con eleganza il blues, lo swing, le bal- omaggio all’idolo Billie Holiday (TRIBUTE TO THE
semiautobiografico in cui Price, lad da crooner, il pop e perfino il rock and roll. E i LADY, 1959), la compilation di singoli HIT KIT
che allora lo aveva anche pen- risultati si vedono sin dai primissimi pezzi che Sam (1960) e THE WONDERFUL WORLD OF SAM CO-
sato come un musical, racconta incide il 1° giugno 1957: una cover uptempo di OKE (1960). Tutto materiale che oggi trova posto
di un “ieri” trascorso nel mondo Summertime e You Send Me. Entrambe propongo- in un box set ricco di extra (facciate B non incluse
della working class di Newcastle no uno stile diverso, più pop, con la sua voce ac- negli album originali, rari mix stereo) e correda-
Upon Tyne, estremo nord-est compagnata da un quartetto di coristi bianchi. La to da un libretto con esaustive note di copertina
dell’Inghilterra, e del suo “oggi”. svolta è condivisa con il suo produttore, Robert e foto inedite del maestro William Claxton. Per la
Le prime sei canzoni, il bellis- Bumps Blackwell, che non a caso diventa suo ma- cronaca, ci sono anche i quattro brani contenuti
simo lato A dell’Lp originario, nager e lo segue quando due settimane più tardi in I THANK GOD (compilation del ’60 dedicata al
sono il “yesterday”, con testi di il cantante chiude bruscamente con la gospel, qui non pubblicata integralmente perché
analisi sociale (Left Over People, Specialty e passa alla Keen, non condivisa da Cooke con i Blind Boys e le Gospel
In Times Like These, la meravi- Harmonettes). L’avventura finisce con la Keen
gliosa Jarrow Song) e sonorità di nel 1960, quando il suo nuovo e potentissi-
gioventù come il music mo manager Allen Klein porta Cooke in
hall, il vaudeville, i serie A assicurandogli un contratto con
musical, lo skiffle, la RCA. Per tutta risposta, nel marzo di
le fanfare dai tanti quell’anno la vecchia label immette sul mercato
fiati, gli inni della un provino, spacciandolo per il nuovo singolo
classe lavoratrice. di Sam Cooke: e gli va bene, perché Won-
Il “today”, invece, derful World (contenuta nel quinto degli
sono le altre sei, album citati) vola al n. 12 delle chart
tra rock-pop or- Pop e al 1° di quelle R&B, facen-
chestrale, il deli- dosi beffe dei modesti risultati
zioso Look At My ottenuti dai primi due singoli
Face e il maestoso di Cooke su RCA. Appena quat-
slow blues condot- tro anni più tardi, il cantante mori-
to dall’Hammond rà in circostanze misteriose, entrando
di You’re Telling nella leggenda.
Me. Maurizio Becker
Mario Giugni
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LIBRI

NOVITÀ
città. Le vicende biografiche sono dei filoni più sfiziosi dell’intera
quindi mediate dai vari luoghi editoria. E anche uno dei più
legati a Guccini, e le canzoni e i prolifici. Dopotutto, ciascuno
libri vengono trattati non in ordi- ha una storia da raccontare.
ne cronologico ma secondo que- Soprattutto chi ha vissuto una o
sta tematica per cui, per esempio, più stagioni da protagonista nel
nel capitolo su Pavana si parla di mondo dell’arte, dello spettaco-
Cròniche epafániche, Canzone per lo o della musica. Le sorprese
Piero e Van Loon e in quello su più gustose, di solito, le regala-
pubblico inimmaginabile fino a Modena di Vacca d’un cane, Cencio no i titoli pubblicati da minu-
quel momento. Ricerca e grande e Piccola città. Ogni capitolo è poi scole case editrici, stampati in
pubblico s’incontravano sui ca- corredato da vari box di appro- poche copie e di conseguenza
nali radio, che diffondevano la fondimento tematici (L’Osteria quasi invisibili sugli scaffali,
musica di un territorio nel resto dei Poeti, La trattoria Da Vito ecc.) schiacciati come vasi di coccio
del Paese, contribuendo quindi o su alcune canzoni in cui an- di manzoniana memoria fra i
a unificare e non a dividere. Il che chi sa tutto di Guccini riesce vasi di ferro dell’editoria major.
volume è ben scritto, documen- a scoprire nuove informazioni, A differenza delle pubblicizza-
tato, e corredato di una buona come quelle sulle registrazioni tissime autobiografie ufficiali
bibliografia per chi voglia ap- inedite effettuate nel 1974 all’O- delle superstar, questi librini
profondire. Tra i (pochi) appunti steria delle Dame (di cui il critico più modesti hanno dalla loro la
da rilevare, la mancanza di un pescarese è dal gennaio 2018 il spontaneità data dall’assenza di
apparato iconografico. Inoltre, direttore artistico). In conclusio- smaliziati editor (se non autori-
forse sarebbe stato auspicabile ne due interessanti capitoli inti- ombra) e risultano dunque più
un parallelismo col lavoro di ri- tolati Bonus track 1 e Bonus track autentici, talvolta anche più at-
cerca svolto anche in altri Paesi 2, il primo con un’interessante tendibili, di sicuro più prodighi
Maurizio Agamennone (pensiamo a Pete Seeger negli intervista inedita a Guccini e il di notiziole inedite e retroscena
VIAGGIANDO, PER ONDE SU USA o Alan Stivell nella Francia secondo con alcune dichiarazio- interessanti per il lettore abitua-
ONDE di tradizione celtica), ma è tutto ni di giornalisti (Enrico De Ange- to ad approfondire. Leader dei
Squilibri, 18 euro materiale per un altro libro, o al lis, Vincenzo Mollica, Massimo Pandemonium, che negli anni
limite una nuova edizione – am- Cotto), addetti ai lavori (Amil- 70 parteciparono a due Festival
L’etnomusicologia sembra una pliata – di questo. care Rambaldi, Antonio Silva) di Sanremo, sempre lasciando a
materia arida, noiosa, addirit- Alessandro Bottero e colleghi cantautori (Roberto loro modo il segno (prima al se-
tura se vogliamo ‘vecchia’. E Vecchioni, Vinicio Capossela, Lu- guito di Rino Gaetano nel coro
invece, come sempre quando ciano Ligabue) su di lui. La com- finale di Gianna, poi in proprio
la ricerca è fatta con serietà e pleta bibliografia che conclude il con un’autentica canzone-cult
passione, può essere attuale, vi- volume dimostra il preciso lavoro come Tu fai schifo sempre), il
brante, e ricca, come l’ultimissi- di documentazione e di appro- cantautore e attore salernitano
ma tendenza social o dance. In fondimento di Talanca, sicura- Gianni Mauro mette finalmente
fin dei conti, la missione dell’et- mente appassionato di Francesco su carta la “sua” storia, e le dà
nomusicologia è chiara e indi- Guccini e della canzone d’autore ovviamente un titolo dissacran-
spensabile: studiare, indagare il in generale, ma soprattutto stu- te e autoironico: Sono un premio
mondo musicale di oggi signifi- dioso serio e rigoroso. No-bel – Faccio schifo sempre d’a
ca ricostruire la storia di come Vito Vita matina ’a sera. È un libro che si
si è formato, per capirlo, proteg- legge tutto d’un fiato, 134 pagi-
gerlo se necessario, e apprezzar- ne (più 24 di fotografie, purtrop-
lo come è giusto fare. Non in un po in bianco e nero) tenere e a
modo acritico, ma in un modo volte toccanti come potrebbero
consapevole. Maurizio Agamen- essere quelle di un diario tenuto
none offre il suo contributo av- in un cassetto per tanti anni e
valendosi della tecnica di ricerca Paolo Talanca poi finalmente tirato fuori. Non
etnomusicale sul campo defi- FRA LA VIA EMILIA E IL WEST ci saranno rivelazioni epocali,
nita “Viaggio di Conoscenza”, Hoepli, 17,90 euro ma c’è lo specchio fedele di un
pratica inaugurata dal grande mondo, e di un approccio alla
Alan Lomax negli anni 50 del Nella ormai vasta bibliografia musica, così diverso dai giorni
secolo scorso assieme al nostro che riguarda Francesco Guccini nostri. C’è passione, c’è ingenu-
Diego Carpitella. Viaggio di co- il libro del giornalista abruzzese ità, c’è ancora emozione tangi-
noscenza significava viaggiare de «Il Fatto Quotidiano» Paolo bile. Gianni Mauro ha deciso di
per l’Italia, andando a riscoprire Talanca si distingue per l’origi- raccontarsi così, in assoluta leg-
tradizioni musicali popolari che nalità dell’approccio: un viag- gerezza e senza porsi eccessivi
stavano per perdersi nel dimen- gio attraverso i luoghi legati al problemi. Forse, se avesse avuto
ticatoio. Accanto a questo stru- cantautore che parte e arriva a Gianni Mauro accanto un interlocutore a sti-
mento sul campo, la tecnologia Pavana, passando per Modena e SONO UN PREMIO NO-BEL molarlo con le sue curiosità, dai
ne forniva un altro, la radiofo- Bologna, attraverso la via Emilia Il Papavero, 15 euro suoi ricordi avrebbe tirato fuori
nia diffusa su scala naziona- del titolo, che è ispirato al doppio ancora più sostanza. Ma non è
le, che offriva alla ricerca uno album dal vivo del 1984 e tratto Le autobiografie e i libri di ricor- mai troppo tardi.
spazio di diffusione nel grande a sua volta da un verso di Piccola di costituiscono da sempre uno Maurizio Becker
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LIBRI

avvolto da un alone leggendario inarrestabile e quelli più di stan-


(il night fu la palestra di tantissi- chezza, ma sempre e comunque
mi futuri protagonisti della can- vivo. Degna di lode la veste edi-
zone italiana), Vengo dal night toriale e grafica, che movimenta
diverte, incuriosisce e inevita- il volume in modo davvero otti-
bilmente lascia con la fame e la mo. La scelta della stampa a co-
voglia di saperne di più. lori ha sicuramente aumentato
Maurizio Becker i costi di produzione, ma era l’u-
nica possibile per non svilire un
prodotto che – azzardo – merita
davvero di essere preso in consi-
derazione come uno dei migliori
libri musicali del 2020. La strut-
tura è molto semplice: cronolo-
gica, anno dopo anno, legando il
festival di Sanremo a tutto quel-
lo che succedeva attorno a sé,
Roby Matano, sia in campo musicale che non. Nat Chinen
Richard Milella Lucio Mazzi coordina e dirige il LA MUSICA DEL
VENGO DAL NIGHT lavoro musicale, mentre Mari- CAMBIAMENTO
Iris 4 Edizioni, 15,50 euro no Bartoletti per ogni edizione il Saggiatore, 32 euro
propone una “Marinata”, ossia
“Cera da pavimenti mista a ni- un aneddoto o una curiosità per Come si osserva nella prefazio-
cotina, a volte anche a boro- stuzzicare la memoria del let- ne a questo eccellente (e neces-
talco. L’odore del night non lo tore. A corredo della cavalcata sario) saggio, il jazz è ormai un
scorderò mai”. Roby Matano Marino Bartoletti – anno per anno, tre appendici: centenario dato da decenni per
parte da quella prima volta che Lucio Mazzi Dizionario del festival (cantan- spacciato. Puntualmente, chi ne
mise piede in un night: era il ALMANACCO DEL FESTIVAL DI ti, autori, conduttori, direttori, scrive e lo studia fa riferimento
1954, il posto era La Rupe Tarpea SANREMO protagonisti); tutte le canzoni in al suo periodo d’oro, quello che
di via Veneto a Roma, lui aveva Gianni Marchesini Edizioni, ordine alfabetico (titolo, inter- grossomodo va dal 1945 alla
appena mollato il liceo e strap- 29,90 euro prete, anno); le statistiche (albi fine degli anni 60. Tutto quello
pato un ingaggio per suonare d’oro, presenze, numeri, premi che è venuto dopo, appare più
un paio di canzoni al floor-show Un libro quasi perfetto. Ricchis- speciali, curiosità). In mezzo a debole, meno innovativo, meno
di mezzanotte. Ben pungolato simo di dati, preciso e documen- tutti i dati delle singole edizio- importante. Ma questo è un luogo
da Richard Milella, prosegue tatissimo, questo Almanacco del ni, ne manca forse solo uno che comune e Nate Chinen (ex batte-
con felice piglio di narratore, Festival di Sanremo è uno stru- avrebbe potuto aiutare a coglie- rista, scrive sul «New York Times»
ricostruendo (e restituendone il mento utilissimo per gli storici, re la vera dimensione popolare e «Jazztimes») prova a dimostrare
sapore) in questo agile libretto i critici, e chiunque si occupi di di questo evento tv e musicale: i che il jazz non ha mai perso la
(un’ottantina di pagine, inte- musica italiana a livello profes- dati di ascolto (prima radiofonici sua spinta propulsiva, né ha ces-
grate da uno scarno book foto- sionale. Ma non è solo numeri, e poi televisivi) e il conseguente sato d’essere propositivo, perfino
grafico e da un’appendice sulle classifiche e indici. Bartoletti e share. Forse è l’unica mancanza. nell’ultimo esecrato ventennio.
canzoni più importanti citate) Mazzi raccontano una storia, Non è gravissima, ma da chi ha È una tesi senz’altro ardita, ma
gli anni della sua formazione la storia di una musica e di un realizzato un opera perfetta al Chinen può contare su solidi ar-
musicale, quando si fece le ossa festival non morto o imbalsa- 99%, quasi quasi viene voglia di gomenti: ci sono interessantissi-
nel circuito dei locali notturni. mato, ma vivo in ogni suo anno, pretendere anche quell’ultimo me analisi dei percorsi di musici-
Miniera d’informazioni su un dal 1951 a oggi, con i suoi alti e 1%. Consigliatissimvo. sti come Wynton Marsalis, Brad
mondo ormai lontanissimo e i suoi bassi, i momenti di vitalità Alessandro Bottero Mehldau, John Zorn, Steve Cole-
man o Danilo Pérez, ma anche ac-
curate ricostruzioni di esperienze
I Pandemonium borderline come i Soulquarians di
accompagnano D’Angelo. Per concludere, Chinen
Rino Gaetano ha elaborato una succinta lista di
al Sanremo del 1978.
album essenziali del XXI secolo:
è aggiornata al 2018 e ci trove-
rete naturalmente Tim Berne e
Keith Jarrett, Cassandra Wilson
e Wynton Marsalis, Don Byron
e Dave Holland, Pat Metheny e
Paul Motian, ma anche Donny
McCaslin e Robert Glasper, Bill
Frisell e Gregory Porter, Kamasi
Washington ed Esperanza Spal-
ding, Cécile McLorin Salvant e
Julian Lage. Il jazz è vivo, uscite
dai pregiudizi.
Maurizio Becker
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C’ERA UNA VOLTA
“QUELLI
DELLA DOMENICA”
In un tempo lontano la televisione innovava, sperimentava e rischiava; veicolava nuovi
linguaggi e nuove idee, lanciando volti nuovi e nuove canzoni.
Nacque così, nel gennaio del 1968, Quelli della domenica, che con varie denominazioni
sarebbe durato fino all’estate 1970. Era solo mezzo secolo fa.
Testo: Emmanuel Grossi

N
ella seconda metà degli anni (sarà “il primo varietà della TV meridiana”) e soltanto pseudonimo, ma anche genere”) e Ric e
Sessanta il cabaret era una replicato la sera stessa sul Secondo. Occuperà Gian (“due vecchie conoscenze dei clienti abituali
realtà importante e piuttosto lo spazio vacante un nuovo esperimento dalla di Giochi in famiglia, ma qui appariranno so-
diffusa, nelle sue varie rami- sede di Milano: Gli amici della domenica. È tutto prattutto come fantasisti comico-musicali”, che
ficazioni: il nonsense, la sati- pronto, sigla girata, quando ai piani alti della è quanto avevano fatto per anni, calcando i
ra, l’humour nero, i monologhisti, i cantat- RAI squilla un telefono: si narra che sia Ma- palcoscenici da Torino a Parigi). Musiche del
tori, un certo cantautorato che fondeva tra- ria Bellonci, fondatrice dell’omonimo salotto sempiterno Gorni Kramer. Autori Marcello
dizione popolare e istanze sociali… Eppure la culturale (ove nacque il Premio Strega), che Marchesi, Italo Terzoli ed Enrico Vaime, con
televisione gli concedeva solo spazi minimi e non gradisce l’accostamento fra la rivistina Maurizio Costanzo. Regia di Romolo Siena.
angusti, per collocazione, scarsa visibilità o e i propri augusti sodali, presenti passati e L’esordio non è dei più esaltanti. Villaggio
vincoli censori. trapassati. In tutta fretta il titolo diventa Una affronta per la prima volta la platea catodica
Ma con il 1968 qualcosa inizia a cambiare. domenica con voi, per assestarsi poi su Quelli nel gelo di quella in studio, spiazzata dall’ap-
della domenica. proccio aggressivo e da quell’ironia cattiva
Gli amici della domenica Il cast è nuovo di zecca: Paolo Villaggio (scri- cui non era abituata. Lasciano altrettanto
La domenica pomeriggio del Programma ve il «Radiocorriere» che “gli esperti lo consi- basiti il prestigiatore tedesco Kranz (con le
Nazionale (non ancora Primo Canale) era ad derano già una rivelazione per le sue stravaganti sue manie, i cammelli di peluche e i giochi
appannaggio di Pippo Baudo con Settevoci, in- imitazioni caricaturali e soprattutto per i mono- mai riusciti) e due giovanotti compìti che
cuneato fra la TV dei Ragazzi e la registrazione loghi bizzarri in cui racconta le incredibili avven- cantano cose strane: Cochi e Renato. Fioc-
di mezza partita di calcio. Ma gli altissimi indi- ture d’una sua straordinaria parentela”, che poi cano le letteracce (“L’italiano medio da mez-
ci di gradimento inducono la RAI al raddop- sono Fantozzi e Fracchia), Lara Saint Paul zogiorno a mezzanotte guarda la televisione, da
pio: il gioco viene anticipato all’ora di pranzo (“rispetto ai tempi di Tanya non ha cambiato mezzanotte alle quattro del mattino scrive alla

Riccardo Miniggio (Ric),


Paolo Villaggio e Gianfabio Ric, Gian, il regista Romolo
Bosco (Gian). Siena e Lara Saint Paul. Cochi e Renato

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Paolo Villaggio, Ric, Lara Saint Paul,
Gian e due ballerine durante la registrazione
della sigla di “Quelli della domenica”.
Nel cartellone appare chiaramente il titolo
originale del programma, modificato poco
prima della messa in onda.

televisione”). Ma presto la diffidenza cede monologo sul periodico «Linus»), Il 5 per cen-
il passo all’ironia, a partire dal pubblico in to o Povero ragazzo (del regista Duccio Tessa-
sala che si lascia strapazzare e coinvolgere in «Villaggio affronta ri). A fine marzo Cochi e Renato cessano di
siparietti estemporanei e giochi musicali. Di- cantare ma non di avere successo: inaugu-
ventano dei cult A me mi piace il mare, Gli in- la platea catodica nel gelo rano infatti l’irresistibile serie di sketch di
diani, Ho soffrito per te, La gallina e Lisa Beat, ambientazione scolastica, con i tormentoni
proposti accanto a pezzi meno noti o rimasti di quella in studio» “Bambini assenti e presenti” e “7+”.
inediti come Dedicato a Flora (poi uscito come Oltre a interpretare la sigla Domenica pome-
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quelli della domenica
riggio, Lara propone sue incisioni rubriche, cartoni, Chissà chi lo sa?, bimestre del ’69, in cui gli subentra Stefano
più o meno recenti (qualche bra- Settevoci… La stampa annuncia De Stefani, e il passaggio di consegne a Carla
no uscirà addirittura anni dopo), che l’intero cast era già confer- Ragionieri a Pasqua ’70).
come Non lo so se tu mi vai, Il pieno mato per la ripresa autunnale, col
(terza al Festival delle Rose del ’67), varietà anticipato al sabato pome- Di rinvio in rinvio, la nuova serie vede la luce
Il mio amore è lontano e Qualcosa più riggio (da cui il nuovo titolo Quelli solo a fine ottobre, in onda a partire dal 10
grande di noi di Armando Trovajoli del sabato). E invece… novembre.
(dal film Rapporto Fuller Base Stoc- Qualche puntata di rodaggio, poi il pro-
colma) o Fascination blues e Posso La domenica degli amici gramma approda a uno schema fisso, che
sbagliare di Francesco De Masi (dal Invece, a settembre, contrordine. sul piano musicale prevede un duetto di Car-
film Troppo per vivere, poco per mo- Il programma rimarrà fermo dov’è men e Raffaele (quando uno sketch canoro,
rire). Intanto torna in gara a San- ma cambieranno cast e titolo: E quando un centone), due ospiti (un uomo e
remo con Mi va di cantare insieme domenica che fai?, poi mutato in È una donna, quest’ultima introdotta da Ric e
a un partner d’eccezione, Louis stata una settimana lunga e faticosa, Gian sulle note della buffa OK Carola), una
Armstrong, che porta poi in stu- ma… che domenica, amici. Meglio canzone di Carmen, l’imprescindibile gio-
dio per lanciare il retro del 45 giri, noto, per brevità, solo come Che chino e per finale il Crazy Kramer, uno scher-
Grassa e bella, scritta da Kramer domenica, amici! zo musicale, una variazione virtuosistica
con il giornalista e gastronomo Nuovo padrone di casa è Raffaele dell’orchestra su temi celebri.
Vincenzo Buonassisi. Pisu, reduce dallo show estivo del La sigla di testa, l’orecchiabile Trenta 0233,
Ormai il ghiaccio è rotto e lo show sabato sera Vengo anch’io, da cui ar- è tutta per Carmen, che nell’arco delle di-
diventa una vetrina ambita da tut- rivano anche l’irriverente pupazzo ciassette puntate ha modo di spaziare nel re-
ti i cantanti del momento. Passa la Provolino (voce di Oreste Lionello) pertorio: propone qualche incisione del pas-
processione festivaliera: Al Bano e gli autori Castellano (Franco) e sato, come Grin grin grin o Il profeta (rilan-
con La siepe, Wilma Goich con Pipolo (Giuseppe Moccia, padre di ciata a Canzonissima), e tanti pezzi recenti,
Gli occhi miei, Anna Identici con Federico), mentre Marchesi Terzoli fra cui È la vita di una donna, l’estiva Per
Quando m’innamoro, Fausto Leali e Vaime partono per Roma per fare dimenticare e il suo retro Uno così, Non pren-
con Deborah, Milva con Canzone, Canzonissima con Mina, Walter derla sul serio (dal game show di Corrado Su
Marisa Sannia con Casa bianca, Iva Chiari e Paolo Panelli dopo il for- e giù) e Questa sinfonia, proposta mesi prima
Zanicchi con Per vivere… Allonta- fait agostano di Amurri e Jurgens. proprio a Quelli della domenica. C’è anche
natosi il corteo, si parano Celenta- Nuova primadonna è Carmen Vil- spazio per chicche assolute, alcune mai in-
no (Una carezza in un pugno), Fon- lani, finalmente protagonista dopo cise: Quella strada (retro di Trenta 0233), le
tana (La nostra favola), Gaber (Tor- tante ospitate e qualche presenza cover Il sole delle tre e Un posto per te, Amo-
pedo blu), Jannacci (Vengo anch’io, fissa in ruoli secondari (a partire re, sto dicendo a te dei Casuals e L’orchestra
no tu no), Mina (Regolarmente), da Strettamente musicale e Il parolie- del cuore, sigla strumentale dell’orchestra
Pavone (Il mondo nelle mani), Va- re, questo sconosciuto, entrambi del Kramer versificata da Gian Carlo Testoni. A
noni (Quando sei triste prendi una 1962 con protagonista Luttazzi). fine febbraio si consuma un piccolo giallo:
tromba e suona) e altri artisti meno Si affacciano nuovi comici: Enri- Carmen riesuma un pezzo di due anni pri-
adusi all’ospitata come Shirley co Montesano (Felice Allegria, in ma, Accidenti a te (retro della sanremese Io,
Bassey (Domani), Petula Clark ’N’apocalisse) e Pino Caruso (in un per amore), mentre il rullo di coda riporta Po-
(Kiss Me Goodbye), Lucio Dalla (Il Diario siculo denso di caratterizza- ema, composizione di Joan Manuel Serrat da
cielo), Aura D’Angelo (Non mi devi zioni isolane che fanno infuriare lui stesso cantata anche in italiano, su testo
niente), Don Powell (Un tempo per molti conterranei, ritenendosi of- di Paolo Limiti…
amare, un tempo per piangere), Renato Rascel fesi fin dallo stacchetto introduttivo
(Il ragazzo d’argilla) e Lauretta Masiero (Qui con le ballerine in pesanti abitoni Quanto agli ospiti, molti sono “di
ci vuole un uomo, sigla del suo ultimo show e scialli neri su sottofondo di scac- stagione”: prima arrivano con i
televisivo). ciapensieri). Uniche conferme, Ric pezzi di Canzonissima (Al Bano con
e Gian. Cambia anche il regista: Mattino, Betty Curtis con Vedrai ve-
A fine giugno, dopo ventiquattro puntate, Vito Molinari, che terrà salde le drai, Marisa Sannia con Una donna
il programma chiude per ferie. Come tutta redini di quasi tutti gli appunta- sola, Ornella Vanoni con Sono tri-
la televisione postprandiale: telegiornale, menti domenicali (tranne il primo ste…), poi con quelli di Sanremo

Ric, Lara Saint Paul e Gian Carmen Villani e Raffaele Pisu Raffaele Pisu con Provolino

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quelli della domenica

Paolo Villaggio nei panni


Carmen Villani Raffaele Pisu ed Enrico Montesano del prestigiatore Kranz.

(Gigliola Cinquetti con La pioggia, il vincitore fona è chiara fin dalla sigla: “Francamente rientrante Paolo Villaggio, recuperano l’im-
Bobby Solo con Zingara, perfino Stevie Won- non capiamo perché, essendo una giornata così, postazione anticonformista di Quelli della
der con Se tu, ragazza mia…) e in mezzo con le non preferiate andare in giro, col sole: via dal- domenica, la epurano di qualche ingenuità e
sigle tv del momento (Ombretta Colli con La le città, in campagna, al mar, oggi che è festa. prendono un buon ritmo (risentono ancora
sigaretta dal varietà Giochiamo agli anni Tren- Francamente non capiamo perché vi ostiniate di una certa lentezza i nuovi sketch di Cochi
ta, Tony Renis con Frin frin frin da Le inchieste a starvene qui. Ma se la pigrizia vi costringe a e Renato venditore e acquirente e soprattut-
del Commissario Maigret, Nico Fidenco con restare seduti in poltrona, noi non ci assumia- to i monologhi di Oreste Lionello, promosso
Va’ ragazzo dal ciclo di documentari Nel cuore mo responsabilità. Vi precisiamo: È domenica, al proscenio ma un po’ fuori contesto, che
dei continenti…). Sanremo fa giocare d’az- ma senza impegno”. lascerà dopo poche puntate). Grazie alle mu-
zardo: affinché le loro esibizioni siano pron- I nuovi autori Maurizio Costanzo e Umberto siche di Aldo Buonocore e a un bel confezio-
te letteralmente all’indomani del Festival, Simonetta, con il fondamentale apporto del namento (le scene di Egle Zanni, le soluzioni
Carmen e Milva registrano Piccola registiche di Molinari…), lo show
piccola e Un sorriso con una deci- assume una veste moderna ed
na di giorni di anticipo, davanti elegante. Perfino snob. Lo rivela
al pubblico in studio, correndo con ironia Villaggio stesso: “Noi
il rischio di pregiudicare la loro siamo fondamentalmente un branco
partecipazione qualora gli inediti di intellettuali e indirizziamo queste
fossero trapelati all’esterno… nostre cose soprattutto agli intellet-
Non mancano neppure ospiti tuali in ascolto. Sbagliando comple-
estranei alla solita compagnia tamente tutto”.
di giro: Sergio Bruni in Bandiera È lui il mattatore: presenta, inte-
bianca (secondo posto al Festival ragisce col pubblico, impersona
di Napoli dell’estate ormai lonta- Giandomenico Fracchia (succube
na), Chico Buarque de Hollanda di un dispotico Gianni Agus in for-
in Far niente, Gloria Christian in ma smagliante) e chiude la punta-
Non mandarmi via, Françoise Har- ta monologando di Fantozzi o nei
dy in La bilancia dell’amore, Miran- panni di Kranz.
da Martino in La risposta (compo-
sta dal cognato Benedetto Ghiglia Ridimensionata la componente
su testo dello sceneggiatore Ennio musicale: un solo ospite canoro
De Concini), Gino Paoli (senz’oc- (tutti bravissimi ma sempre i soli-
chiali) nel lato B La vita è come un ti, in promozione post-sanremese
ring e le scatenate Marisa Del Fra- o pre-estiva), al quale mesi dopo
te e Minnie Minoprio. Sotto Nata- se ne affiancherà un secondo. La
le, esigenze di botteghino fanno nuova soubrette è Ombretta Colli,
sbucare Adriano Celentano in che canta e balla una serie di co-
L’attore (ci scappa pure la pro- ver, soprattutto francesi, di scar-
mozione del film Oh, Serafino, cui sa memorabilità: Jet Caravelle, La
la censura aveva tarpato le ali) e moto, L’uscio…
Jula de Palma, elegante padrona Ma per fortuna c’è il Quartetto
della scena in Era un cowboy (di Cetra.
cui è autrice con Gianni Ferrio), “Fra tanti giovanissimi ci sentiamo
dal film di Giuliano Carnimeo Joe! dei veri e propri matusa – scrive
ARCHIVIO PAUL PICCIONI

cercati un posto per morire. Virgilio nell’autobiografia Gli in-


dimenticabili Cetra – Ci accorgiamo
Un’altra domenica anche di essere guardati un po’ come
Una settimana di pausa ed è già dei mostri sacri, dei veterani che non
pronta la nuova serie, per certi Gloria Paul sbagliano mai, perfezionisti a oltran-
versi la più innovativa. L’anti- za. Dobbiamo difenderci. Perciò ci
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quelli della domenica

Raffaele Pisu con Provolino


Gianni Agus con Paolo Villaggio e Franco Latini, Carmen Villani
nei panni di Fracchia. Ombretta Colli con Fanella e Evelina Sironi.

scateniamo, nelle sedici puntate, con beneficio. L’esordio è rassicurante, che è già pronta Gloria Paul, fino al ritorno
il meglio del meglio del nostro reper- quasi una riproposizione di Che do- della Villani, con cui riciccia pure Funari che
torio classico alternato a brani nuovi, menica, amici: Pisu, Villani, Ric e rimpiazza Lino Toffolo subentrato ai Brutos
inconsueti, a sorpresa”. Gian e Castellano e Pipolo. Invece (che rispuntano più avanti) con la breve
Rispolverano così vecchi numeri di Caruso c’è Pippo Franco, al po- coabitazione di Gisella Pagano e Marcello
televisivi (brevi parodie musicali, sto di Montesano Giuliana Rivera Marchesi. Anche Provolino cambia… voce:
medley da Mary Poppins, il No giap- e Franco Rosi. Ma da gennaio lo lo doppia Franco Latini. E gli si affianca un
ponese…) e grandi cavalli di batta- studio Fiera 1 diventa una porta altro pupazzo, Fanella, doppiata da Evelina
glia (Il Visconte di Castelfombrone, girevole: a Pippo subentrano Lino Sironi. Il solo incrollabile parrebbe essere
La ballata del critico TV, Musetto, Patruno e Nanni Svampa (prima Pisu, ma i calcoli alla cistifellea lo mettono
Nella vecchia fattoria, Però mi vuole da soli, poi con Franca Mazzola) fuori gioco e a giugno tocca chiamare Febo
bene…). Fra le novità mai incise, e poco dopo i Brutos; Rosi cede il Conti, appena andato in vacanza da Chissà
La ballata del marito scappato e un passo a Gianfranco Funari, che chi lo sa?. A presidiare gli avamposti di copro-
Concerto per piano e trombe d’auto dura un battito d’ali e fa spazio a tagonisti sono due coppie comico-brillanti,
che ironizza sulla musica contem- Caruso, accanto al quale compare che si spartiscono a metà le puntate: Ric e
poranea, firmato da Sauro Sili con e presto scompare Claudia Camini- Gian e Antonella Steni ed Elio Pandolfi. La
cui tante volte avevano lavorato to; esce la Villani ed entra Marga- musica è sempre elemento basilare: c’è il nu-
alla Polydor. Qualche concessione ret Lee, fuori la Lee e dentro Lara mero d’apertura di Pisu con la primadonna
anche ai nuovi interessi di Virgilio: Saint Paul, ma solo per un mese di turno, un allegro giochino del pubblico
l’impegno socio-politico (L’uomo,
la donna e il fiore…) e l’etnomusi- Raffaele Pisu con
cologia (Mamma mia dammi cento Provolino e Fanella
lire…). Un ricco medley rende ono-
re alla loro costante attenzione alle
ultime tendenze musicali, che li fa
essere sempre all’avanguardia: Se
il jazz fosse nato a Roma, il boogie
woogie Pietro Wughi il ciabattino,
il samba Oggi ho visto un leon, il
calypso Pummarola boat, Un disco
dei Platters, il cha cha cha Cuba-
no, Un disco dei Beatles e Cinderella
Rockefella col recente ritorno delle
sonorità anni Trenta.

La domenica
è sempre un’altra cosa
Dopo l’interludio napoletano di Musica più,
musica meno con Miranda Martino, Bruno
Martino e Carlo Loffredo, a fine novembre
parte La domenica è un’altra cosa. Gira
gira, è sempre lo stesso film. Ma stavolta si
commette un errore di valutazione: si pia-
nifica un programma-monstre che duri 32
settimane, lasciando fisso solo Pisu e facen-
do ruotare tutti gli altri. Dimenticando che
il pubblico si stancava di serialità troppo
lunghe e che i cambi in corsa degli elemen-
ti teoricamente fissi creava più disagio che
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quelli della domenica
con l’orchestra e le esibizioni cano- tanti brani in milanese e alcuni Con la scusa di introdurre una galleria di
re di buona parte del cast. ne aveva pure scritti. personaggi di Steni e Pandolfi, scrivono una
Cantano i Brutos, che tornano in Canta la sigla di coda È tanto faci- sigletta che allude all’andazzo (peraltro, co-
RAI (dopo tour in tutto il mondo) le, perla di ironia, il Piccolo Coro mune a diversi show del tempo): “A questo
nella formazione a quattro, con i dell’Antoniano (tra i solisti, una punto della trasmissione arriva sempre un ospi-
membri storici Gerry Bruno (quel- piccolissima Cristina D’Avena) te d’onore, che viene canta e porta via un milione
lo col dentino) e Gianni Zullo (il più nello studio pieno di palloncini, però con l’aria di chi ti fa un favor. Ci vuole sem-
anziano, quello che prendeva gli prendendosi gioco di quei pal- pre, meglio se è straniero, e se il suo nome non ci
schiaffi), cui si erano nel frattem- loni gonfiati degli adulti. In una dice niente fa lo stesso, tanto è forestiero, quindi
po aggiunti Dino Cassio e il solista puntata la canta pure Carmen la gente sempre applaudirà”.
Nat Pioppi. Sempre piene di inven- Villani e qualche mese dopo Pisu A far da contraltare, introducono un secon-
tiva musicale le loro performance, e Lara Saint Paul – con grembiu- do ospite, di tutt’altra estrazione: “Ci sono tipi
anche se inevitabilmente passano lino d’ordinanza – si cimentano strani che fanno i cantautori e solo fuori orario
in secondo piano rispetto ai tempi nel retro del 45 giri, Come sarebbe appaiono in tv: ignorano il rimario, non cantano
comici perfetti e all’incontenibile bello. Binario, denunciano all’erario chi canta Tipitì,
ilarità che suscitano a ogni gesto, Canta (e balla, da par suo) Gloria adorano Pavese Moravia e Pasolini, han l’umo-
smorfia o controscena. Si assesta su Paul, sia numeri scritti apposta rismo inglese e odiano lo shake”. Il Fiera 1 si
quel filone anche il nuovo 45 giri, per lei (in uno ripercorre le tappe apre così per Duilio Del Prete in La bassa lan-
presentato in una delle ultime pun- salienti della carriera, con una da (Le Plat Pays di Jacques Brel), Gipo Faras-
tate: la folle Gina, amore mio. velata romantica allusione al suo sino nella significativa Senza frontiere (“non
Cantano Steni e Pandolfi, alter- grande amore Piero Piccioni), sia ‘impegnata’, quella parola mi ricorda sempre il
nando imitazioni, travestimenti, le ultime incisioni E invece vai a pe- Monte di Pietà”), Ugolino – manco a dirlo – in
parodie musicali e satira di costume, secon- scare, Mani calde, cuore gelido e l’emozionante La domenica e Walter Valdi, che, diversamen-
do una felice formula che da anni li faceva Tu, proprio tu. E cantano le rispettive novità te da quanto annunciato dalla stampa, non
trionfare in teatro (a partire dalla lunga e discografiche Lara Saint Paul (Dove volano i canta Texas ma recita un monologo. Ci sono
fortunata serie di spettacoli Scanzonatissimo) gabbiani, Le serenate del primo amore, Asciuga anche pezzi da novanta come Enzo Jannacci,
ma che solo col contagocce era concessa via asciuga terribile cover di Sugar sugar…) e Car- in Mexico e nuvole, e di fuggevol ritorno Co-
etere (ricorda Elio che certi dirigenti RAI men Villani (Borsalino, Dang dang e dang, Se, chi e Renato, nella memorabile Come porti i
avevano posto il veto su di loro: “Ospiti sì, Viva la vita in campagna…). capelli bella bionda.
protagonisti mai”). Gli unici che non cantano (o quasi) sono gli
Canta l’imitatore Franco Rosi, con cui ac- ospiti: uno a puntata, tanti nomi prestigio- Una domenica così
cettano spiritosamente di duettare alcune si (Aznavour, Bassey, Dalida, Nicola di Bari, Venerdì 19 giugno 1970 (per i telespettatori,
“vittime” (sulla falsariga di quanto faceva da Endrigo, Gaber, Little Tony, Patty Pravo…), domenica 5 luglio) cala il sipario sulla tra-
anni Noschese): Nicola Arigliano, Fred Bon- che arrivano, muovono la bocca sul play- smissione. Al suo posto, si avvicenderanno
gusto, Bruno Lauzi, Bruno Martino, Memo back e ciao. Devono essersene accorti pure farse teatrali di e con Peppino De Filippo, te-
Remigi… Leo Chiosso (celebre paroliere, fin dai tem- lefilm americani e vecchie slapstick. Fino a
Cantano Svampa e Patruno, che ripropon- pi di Buscaglione) e Gustavo Palazio, che in febbraio ’71, quando torna Baudo con il gio-
gono (spesso in versione edulcorata, per primavera subentrano a Castellano e Pipolo. co La freccia d’oro (esordio di Loretta Goggi
la messa in onda) classici della tradizione come soubrette). Ma è tutta un’altra storia.
lombarda come Da tant che l’era piscinin, E Dopo due anni e mezzo, quattro diverse for-
mi la dona biunda o Veronica e pezzi più re- mule e ottantanove puntate, terminava la
centi come Coccodì coccodà e Si chiamava folle avventura dei varietà pomeridiani dalla
Ambroeus. Canta Lino Toffolo Ah, lavorare «Venerdì 19 giugno 1970 RAI di Milano. Più avanti ne partiranno di
è bello, per introdurre i propri monologhi. nuovi, destinati alle prime serate del Secon-
Canta eccezionalmente Pippo Franco (qui cala il sipario sulla do, con tanti vecchi amici (Gloria Paul in Per
solo attore) La licantropia. Canta una siglet- un gradino in più, Cochi e Renato in Il buono
ta Fanella, ma in questo non c’è nulla di trasmissione» e il cattivo e soprattutto i Cetra nella trilogia
eccezionale perché fra radio teatro e dischi Jolly – Stasera sì – L’occasione). Ma una dome-
Evelina Sironi aveva portato al successo nica così non la potremo dimenticare.

Antonella Steni e Elio Pandolfi Raffaele Pisu e i Brutos Carmen Villani e Pippo Franco

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discografia di Franco Settimo. A cura di Michele Neri

LA DISCOGRAFIA DEGLI

U
na discografia che ha attraversato diversi decenni e ha soliste e le operazioni parallele. Qui di seguito la più dettagliata elenca-
valicato i confini nazionali, costruendo un successo du- zione della produzione degli Stormy Six e una gustosa appendice con
raturo e un rispetto elevato negli ascoltatori di tutta Eu- la discografia solista di Franco Fabbri e le incursioni che artisti di varia
ropa. Una discografia frastagliata che meriterebbe un estrazione hanno fatto nel repertorio del complesso di UN BIGLIETTO
più ampio approfondimento con tutte le diramazioni DEL TRAM.

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stormy six discografia italiana
brani si deve agli Stormy Six e chitarra elettrica, chitarra a
il riferimento a S. Sili manca in 9 corde, tamboura, cembalo,
alcune copie, verosimilmente le voce; Claudio Rocchi: basso,
tirature successive alla prima. chitarra acustica, clavicembalo,
45 giri Mini Records 2001; 1967 organo Hammond, voce;
€ 50 Antonio Zanuso: batteria, tabla,
Lato B in RICORDA CON RABBIA LP di chitarra acustica, voce.
Esecutori vari Toast Records TDLP 862; Fausto Martinetti: organo
1989 € 15 Hammond, piano,
clavicembalo; Mariella Cartago
Scattaglia: clavicembalo; Aldo
Amadi: violoncello; Anna
Oggi piango (All Or Nothing) Jacobi: viola; Maria Derseta:
(Mogol-Monti Arduini- violino.
Marriott-Lane) / Il mondo è LP First FR 50.001 LP; 1969
pieno di gente (Fabbri)