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GRUPPO A1

Perché voi come teologi studiate storia della Chiesa alla gregoriana?

Per questa prima domanda ricordiamo un articolo di Antonio Acerbi Il profilo dello storico della
Chiesa: prospettiva europea. A un approccio immediato di noi studenti dopo aver fatto lunghi studi
di Teologia rispondiamo che la fede ci ha spinto qui, ma anche l’integrazione fondamentale del dato
storico nel dato teologico. Lo storico – dice Acerbi – è caratterizzato da una presenza di schemi
generali, nel senso che selezionando i fatti, evidenza relazioni e cerca significati. Ma ciò che prevale
è la prospettiva, cioè il suo vissuto culturale, talvolta personale, contestuale. Noi studiamo Storia
della Chiesa perché siamo caratterizzati da una prospettiva: la storia del popolo di Dio. Partendo
dall’umano – come diceva Jedin – cerchiamo il divino.

Dove si trova il carattere teologico della storia della Chiesa?

La Chiesa è per sua natura teandrica: in parte umana e in parte divina. Jedin proponeva lo studio dei
fatti storici come ricerca nel divenire della Chiesa come essenza, cioè il dato rivelato. Il carattere
teologico risiede nell’operazione divina (dato rivelato) che ha guidato il popolo di Dio nella storia.
Ogni scienza ha un oggetto materiale e uno formale. Lo storico considera materiale la
documentazione (fonti etc.), formale la Rivelazione divina, come metodo la conoscenza critica dei
fatti e della fede.

Perché non si sostituisce la storia della Chiesa con corsi di storia religiosa?

La storia della Chiesa è – come la teologia – una disciplina di frontiera, cioè in una prospettiva
transdisciplinare deve dialogare con altre scienze storiche, culturali, psicologiche, antropologiche,
pedagogiche. Ciò che cambia è l’oggetto di indagine storica. La storia religiosa ha come oggetto
formale il dato normativo, descrittivo del fatto religioso, frammento nel tutto, che può essere
analizzato, sintetizzato e descritto. La storia della Chiesa ha come oggetto formale la Rivelazione o
dato teologico. Se la Chiesa nella storia religiosa viene vista come un gruppo di uomini e donne che
condividono un’esperienza significativa; nella storia della Chiesa quest’esperienza significativa è la
fede.

È lo storico capace di dare un contributo teologico?

Lo storico “teologo” corre un grande rischio: se determina a-priori il dato rivelato, rischia di non
cogliere e centrare l’oggetto della storia: la documentazione. Lo storico dà un contributo teologico
se parte dal presupposto che la vita passata dell’umanità in quanto documentabile ha un presupposto
storico, determinati da uno schema interpretativo adeguato sia all’analisi che ai risultati. Il dato
teologico interroga anche il dato storico per ricercarne l’essenza teologica in quanto documentabile.
Così il dato storico interroga il dato teologico per non cadere nell’astrazione storica.