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DIRITTO CIVILE 21/09/20

Nel diritto civile vige il divieto dell’autotutela privata, non ci si


può fare giustizia autonomamente, tranne nel caso della legittima
difesa, qualora incomba un effettivo rischio per la propria
persona. Dal momento in cui sussiste un danno provocato a
persona x, viene meno il concetto di convivenza pacifica che è alla
base del nostro ordinamento giuridico. Gran parte del sistema
giuridico ruota intorno al concetto di interesse, inteso come
bisogno delle persone, come interesse meritevole di tutela
giuridica mediante divieti volti a precludere comportamenti
dannosi. Fondamentale, quindi, è il ruolo che ricopre l’autorità
giudiziaria volta a stabilire un equilibrio sociale tra quelli che sono
i bisogni delle persone e i divieti imposti dall’ordinamento
giuridico. Importante è la distinzione tra interessi patrimoniali e
interessi non patrimoniali. La patrimonialità altro non è che la
possibilità di individuare una valutazione economica dal
momento in cui si esegue una determinata prestazione. Il primo
libro del codice civile è entrato in vigore nel 1942 ed è un codice
che riflette una visione che ormai è superata, una visione del
tutto patrimoniale. Assumono un ruolo preponderante i diritti
fondamentali dell’uomo, sia come singolo sia nelle relazioni
sociali, art. 2 Cost. La funzione del diritto civile si distingue dalla
funzione del diritto penale. Il diritto penale è un sistema chiuso,
nessuno può essere punito per un fatto che la medesima legge
non prevede come reato. Le fattispecie sono tipiche, vi è
l’esigenza che i comportamenti sanzionati penalmente siano
tipizzati, è necessario cioè che tutti i cittadini sappiano
esattamente quali sono i comportamenti che possono scaturire
reato. Il sistema civilistico è invece un sistema aperto, nel senso
che se vi sono nuovi istanze di tutela, il giudice può fornirvi
protezione e dunque l’autorità giudiziaria può essere chiamata a
colmare le lacune, anche perché la realtà socio economica
propone incessantemente e in maniera repentina l’immersione di
nuovi interessi, quindi il giudice è chiamato a capire se questi
nuovi interessi possono essere suscettibili di protezione giuridica.
Il giudice quindi svolge una funzione fondamentale, è colui che è
chiamato a valutare nuove istanze di tutela o è chiamato ad
esprimersi su interessi che già esistono.
LEZIONE 22/09/20
Il codice civile è un codice che viene elaborato in pieno periodo
fascista da varie commissioni di esperti in cui vi erano imminenti
civilisti. Il codice previgente è il codice dell’unità di Italia, è un
codice che ricalca il primo grande codice dell’età moderna (1804
CODICE NAPOLEONICO), codice ancora in vigore in Francia. Il
codice ruota intorno al diritto di proprietà, dichiarato durante il
periodo della rivoluzione francese, sacro ed inviolabile. Il codice
42 prevede un’operazione distinta che fa riferimento alla nuova
società economica e politica. Il libro quinto del codice civile è
dedicato al diritto d’impresa. Il codice ha rappresentato un
documento di elevatissimo rilievo, era un codice che nasceva in
un periodo particolare, nel periodo fascista. Il primo libro del
codice si incentra sulla persona fisica e sulla famiglia, intesa come
società naturale fondata sul matrimonio indissolubile, concezione
che venne superata nel 1970 con la legge sullo scioglimento del
matrimonio e nel 1975 con la legge sull’aborto, facendo
assumere rilievo all’autodeterminazione delle scelte, anche a
scapito del valore dell’unità familiare, che può venir meno
mediante scelta unilaterale di uno dei due consorzi. Viene meno il
concetto di patria potestà, vi è il passaggio dalla concezione
dell’uomo a capo della famiglia alla concezione di condizione
paritaria tra i due coniugi, al fine di preservare il valore dell’unità
famigliare. Tra il 60 e il 70 vi è stato, quindi, un cambiamento di
rotta a favore delle scelte autonome ed individuali. Il secondo
libro fa riferimento, invece, al mortis causa. Gratuità e liberalità
non coincidono. Il tema della successione mortis causa è un tema
molto interessante perché è probabilmente il tema del diritto
civile rimasto più invariato rispetto a tutte le altre tematiche
modificate con il passare del tempo. Fondamentale in diritto
civile è l’autonomia negoziale, come nel caso della liberalità
testamentaria. Questa autonomia è però soggetta a dei limiti. (Se
il de cuius ha avuto la fortuna di sposare una donna molto più
giovane di lui, oltre alla quota di riserva, al coniuge superstite
spetta una percentuale della casa che va, quindi, a limitare
l’autonomia testamentaria). Il terzo libro si occupa non solo della
proprietà, ma anche dei diritti minori.
LEZIONE 24/09/20
Il quarto libro del codice civile ricopre le obbligazioni e le fonti
delle obbligazioni. L’obbligazione è un rapporto di almeno due
parti soggettive, un debitore e un creditore. Il rapporto
obbligatorio dunque lo si può vedere indipendentemente dalla
fonte o all’interno della fonte stessa. Il debitore dovrà eseguire la
prestazione nei confronti del creditore che, nell’obbligazione, è il
soggetto passivo. Un’altra fonte dell’obbligazione è il fatto illecito
(art. 2043) o comunque qualsiasi altro fatto o atto idoneo a
produrre l’obbligazione in conformità dell’ordinamento giuridico.
Attraverso il contratto viene ad instaurarsi, mediante volontà
delle parti, il conseguimento di uno scopo distinto in cui però ci si
impegna reciprocamente. Ogni reato costituisce illecito civile, a
prescindere che sia commesso con dolo o colpa. Tutti o casi
costituenti reato sono fatti rilevanti anche dal punto civilistico e
obbligano colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno,
quindi l’autore del reato non subisce sono la sanzione, la pena,
ma anche in sede civile è tenuto a risarcire il danno rivolto al
soggetto che ha subito l’illecito. Se persona x riga la macchina del
vicino, se lo ha fatto dolosamente (volontariamente) il fatto
costituisce reato, ma se è stato fatto involontariamente, non vi è
reato di danneggiamento poiché si può esser puniti solo a titolo
di dolo, ma si può esser chiamati a risarcire il danno per
negligenza. Il danno può essere patrimoniale e non patrimoniale.
Il danno patrimoniale va sempre risarcito, mentre il danno non
patrimoniale va risarcito solo nei casi previsti dalla legge. Oltre al
quarto libro del codice civile, vi sono altri due libri, il quinto
intitolato “al lavoro” e che contiene sia una disciplina dei rapporti
del lavoro, ma vi è anche la disciplina dell’impresa.
LEZIONE 28/09/20
Tra diritto privato e diritto pubblico intercorrono distinzioni
rilevanti. Nel diritto pubblico vi è necessariamente un’entità
pubblica o statale. L’art. 2 della Cost. prevede che vengano
tutelati i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle
relazioni sociali. Il diritto pubblico, dunque, regola i rapporti tra
Stato o enti pubblici ed i privati quando agiscono in posizione di
supremazia, mentre il diritto privato disciplina i rapporti
interindividuali sia dei singoli che degli enti privati lasciando
all’iniziativa personale anche l’attuazione delle singole norme. Per
il codice civile italiani, soltanto le cose che possono formare
oggetto di diritto (art 810 cc) sono considerati beni. Non ogni
entità suscettibile di formare oggetto di diritto dunque, ma solo
gli oggetti materiali o “corporali”. Ogni cosa, per essere
considerata bene, deve essere suscettibile di appropriazione e di
utilizzo, deve cioè possedere un valore, mentre non sono beni le
cose che si trovano in natura, in quantità illimitate o, comunque,
maggiore ai bisogni umani, come potrebbe essere l’aria o, non
appropriabili, come il sole o il vento, mentre è sicuramente un
bene l’energia elettrica prodotta grazie ai pannelli solari. Tuttavia,
sono beni non solo le cose che hanno un valore, ma anche i diritti
perché anche questi hanno valore e sono commerciabili e, quindi,
negoziabili.
LEZIONE 29/09/20
La contrattazione è sempre più di massa. Le clausole vessatorie
sono quelle particolarmente onerose. La doppio sottoscrizione è
una tutela. L’art 1341 è una norma di tutela, cioè si preoccupa
che il soggetto abbia letto le condizioni generali di contratto
predisposte da uno dei contraenti e prevede che siano efficaci nei
confronti dell’altro e, al momento della conclusione del contratto
questi le ha conosciute o avrebbe dovuto conoscerle usando
l’ordinaria diligenza. Nelle condizioni generale di contratto, non
hanno effetto le clausole volte a stabilire, a favore di chi le ha
predisposte, limitazioni di responsabilità, facoltà di recedere dal
contratto o di sospendere l’esecuzione, stabilendo quindi
limitazioni e restrizioni alla libertà contrattuale nei rapporti coi
terzi. A tal proposito vi sono due tipologie di eguaglianza, quali
l’eguaglianza formale e l’eguaglianza sostanziale (Art. 3 Cost). Vi
sono due microcosmi normativi, vi è una pluralità di microcosmi
normativi dove il dato aggregante è lo status oggettivo, cioè vi
sono norme diverse applicabili a seconda della situazione e della
materia in questione. Il consumatore, secondo la definizione
generale, è una persona fisica che agisce in ambito della propria
attività professionale. La disciplina del consumatore utilizza
spesso alcune figure di alcuni istituti. Importante è la forma
contrattuale. L’annulità del contratto è una conseguenza
gravissima, il contratto nullo non si può salvare, può essere
convertito, ma quel contratto lì non sarà mai valido.
LEZIONE 01/10/2020
L’obbligazione è lo strumento attraverso il quale si realizzano gli
interessi che le parti hanno inteso coltivare, impegnandosi in una
determinata trattativa mediante la stipulazione di un contratto.
L’art. 1173 del c.c. evidenzia quali sono le fonti dalle quali
l’obbligazione trae origine, quali il contratto, il fatto illecito o
qualunque atto o fatto idoneo a produrre obbligazione in
conformità dell’ordinamento giuridico. L’obbligazione prevede un
creditore e un debitore e il debitore è obbligato a eseguire una
prestazione nei confronti del creditore. La prestazione, però,
deve avere carattere patrimoniale, deve cioè essere suscettibile
di valutazione economica. Il diritto soggettivo può essere un
diritto di credito o un diritto reale. La potestà è un potere volto a
soddisfare non un proprio interesse, bensì l’interesse di un altro
individuo. Il tema della responsabilità, dunque, è strettamente
correlato alla potestà, ossia a quel diritto soggettivo che
attribuisce ad un soggetto il potere di tutelare non un proprio
interesse, bensì quello di un altro. La soggettività giuridica
consiste nel subire gli effetti giuridici di un soggetto altrui,
esempio nel caso del recesso a prescindere da quella che sarà la
volontà della controparte, la quale appunto si troverà in stato di
soggezione giuridica, cioè subirà le conseguenze del recesso,
senza poter opporsi a quelli che sono gli effetti giuridici derivanti
dal recesso del contratto. Un’altra situazione giuridica soggettiva
è l’onere per effetto della quale un soggetto se ha l’obiettivo di
raggiungere un certo risultato è tenuto ad avere un determinato
comportamento e anche qui l’interprete è chiamato a verificare
che sussistano tutti i requisiti richiesti. L’art 2633 parla degli atti
che devono essere trascritti e qui viene in considerazione la
coscienza critica dell’interprete. La trascrizione sembrerebbe
essere un dovere, ma in realtà è un onere, è una situazione
giuridica soggettiva attiva, non una situazione giuridica passiva.
L’onere è la posizione giuridica soggettiva per la quale un
soggetto è tenuto ad un determinato atto al fine di ottenere o
conservare un vantaggio giuridico. Nel 94 è stato introdotto il
risarcimento del danno patrimoniale, purché dia la prova che era
in maniera continuativa tutelato da un soggetto, è un tema di
dimostrazione. Il diritto patrimoniale è valutabile
economicamente alla stregua di una valutazione di mercato, deve
avere un corrispettivo, un prezzo , mentre il diritto non
patrimoniale non è suscettibile di valutazione economica e come
tale non è disponibile molto spesso (es trapianto di rene), un
soggetto non può negoziare il proprio corpo, infatti se si dà il
consenso di un esportazione di una cornea, quel consenso è
illecito, è un reato di lesione personale gravissima e il chirurgo
che accetta compie reato, a prescindere che lo faccia per denaro.
È possibile l’esportazione di un rene a favore di terzi, ma si parla
di donazione, non vi è denaro in cambio, non vi è negoziazione, è
questione di altruismo. Sia nel diritto reale sia nel diritto relativo
vi è la pretesa e nel diritto reale vale erga omnes, ossia nei
confronti di tutti, senza distinzione. Nel diritto relativo invece la
pretesa spetta nei confronti di un soggetto determinato. Nell’art
2043 si parla di risarcimento del danno per qualunque fatto
doloso o colposo che cagioni ad altri un danno ingiusto ed obbliga
colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno. La
responsabilità contrattuale è la responsabilità di adempiere ad
una data prestazione e se si è inadempiente, si incorre in
responsabilità contrattuale, poiché si va a ledere colui che ha il
diritto di esigere una data prestazione da parte di un dato
debitore. Se il debitore viene ucciso, si parla di caso fortuito a lui
non imputabile, quindi la prestazione non può ovviamente essere
eseguita.
LEZIONE 05/10/2020
TITOLO DI CREDITO: La prestazione deve avere carattere
patrimoniale, deve cioè essere suscettibile di valutazione
economia (art. 1174). La norma fa riferimento al carattere della
patrimonialità che costituisce uno dei requisiti essenziali della
prestazione. Essa può essere oggettiva, se è oggettivo che la
prestazione ha un valore economico, o soggettiva, laddove siano
le parti ad attribuire un valore ad una prestazione che ne sia
priva. Il possessore di un titolo di credito ha diritto alla
prestazione in esso in dicata verso prestazione del titolo, purché
sia legittimato nelle forme prescritte della legge. Può essere sia
un fare qualcosa, avere un determinato comportamento, sia un
non fare come nel caso dell’imprenditore che si impegna verso un
altro imprenditore a non fargli concorrenza. Si crea quindi un
vincolo tra due soggetti determinati o determinabili in ordine
all’esecuzione di una data prestazione. Per soggetti determinabili
si intende il caso della promessa al pubblico o come nel caso della
donazione ad un soggetto non ancora individuato, ma
individuabile.
LEZIONE 05/10/2020
L’obbligazione si distingue in obbligazione di mezzi e in
obbligazione di risultati. La presunzione giudiziale si ha quando il
giudice sulla base di un determinato evento, decide se si ha agito
con diligenza o meno. La presunzione contrattuale, dal momento
in cui vengono inseriti i “minimi di rendimento” nei contratti di
lavoro, mentre la presunzione legale sono le presunzioni legali
sono quelle presunzioni la cui efficacia, o il cui valore, non sono
rimesse al libero apprezzamento del giudice, ma sono stabilite
direttamente dalla legge. Sono quelle conseguenze che la legge
trae da un fatto noto per risalire a un fatto ignoto. Le obbligazioni
di mezzi sono quelle in cui il debitore è tenuto a svolgere
un'attività determinata, senza assicurare che da ciò derivi un
qualsivoglia esito, mentre nelle obbligazioni di risultati egli è
obbligato a compiere un'attività e da ciò ottenere un certo
risultato.
LEZIONE 08/10/2020
La solidarietà è una situazione che presuppone una pluralità di
parti o una pluralità di debitori o una pluralità di creditori. La
solidarietà è, data questa situazione, la circostanza per cui il
creditore può richiedere a ciascuno dei debitori l’esecuzione
dell’intera prestazione e questa si chiama solidarietà passiva. La
solidarietà esprime il cosiddetto favor creditoris, è uno strumento
che avvantaggia per lo più il creditore e questo vale ovviamente
nel caso della solidarietà passiva. L’ordinamento ha individuato
su chi questo rischio di insolvenza doveva essere e ha scelto colui
che deve eseguire la prestazione, questa è la ratio. Se più sono i
debitori, di solito l’obbligazione è solidale. Se invece ci sono più
creditori, la regola è la parziarietà salvo che non sia
espressamente previsto, quindi la solidarietà attiva è l’eccezione,
mentre la regola è la parziarietà attiva. L’obbligazione parziaria si
ha quando ciascuno dei creditori di un medesimo debitore può
esigere da questo solo la sua parte della prestazione (parziarietà
attiva). La fideiussione dà luogo ad un’obbligazione solidale fra il
fideiussore e il debitore principale, sono obbligati al pagamento
del debito. La fideiussione è una garanzia personale, il fideiussore
garantisce per l’adempimento della prestazione, per il
pagamento del debito con il suo patrimonio, è un contratto fra il
fideiussore e il creditore. La solidarietà può nascere o da un solo
titolo o da più titoli, i quali possono essere omogenei o
disomogenei tra di loro. Il condebitore solidale potrà agire in
regresso nei confronti degli altri debitori. Il concreditore solidale
che ha ricevuto l’intera prestazione presso di sé, non può
trattenerla, ma dovrà tripartirla. L’obbligazione in questo caso è
stata assunta nell’interesse del debitore principale, per cui il
regresso è regolato diversamente. Se è insolvente uno dei due
condebitori? La perdita si divide fra tutti gli altri condebitori. Nella
responsabilità extracontrattuale (art. 2055) dice quando l’illecito
è imputabile a più persone, queste sono tenute al risarcimento
del danno. Il regresso è disciplinato in modo diverso sulla base
della misura delle colpe e delle entità delle conseguenze che sono
derivate dall’illecito. Se si è verificato un fatto estintivo
dell’obbligazione, il debitore è chiamato ad eseguire la
prestazione deve sollevarlo, può eccepire l’estinzione
dell’obbligazione. Tra le diverse cause di estinzione
dell’obbligazione diversa dall’adempimento e sono: novazione,
remissione del debito, novazione e confusione. La remissione del
debito consiste nel fatto che il creditore rimette il debito, la
novazione è l’estinzione dell’obbligazione mediante la creazione
di una nuova obbligazione di comune accordo tra creditore e
debitore. La prescrizione è l’atto trascorso il quale
un’obbligazione non può più essere esercitata (10 anni). La
prescrizione può essere sospesa mediante un atto, esempio una
lettera e la prescrizione è interrotta. La transazione è il contratto
con cui le parti, facendosi reciproche concessioni, pongono fine
ad una lite già cominciata o prevengono una lite che può sorgere
tra loro. Lo strumento di composizione delle liti è, per eccellenza,
il processo. La transazione può avere i contenuti più svariati, si
possono trasferire diritti, cedere crediti, estinguere obblighi etc.
In considerazione di questa innumerevole varietà di contenuti
taluno ha sostenuto che non sarebbe un vero contratto tipico, ma
più che altro un modo di porsi di altri contratti. La transazione
presenta i seguenti caratteri, è un negozio a prestazioni
corrispettive perché ognuna delle due parti esegue una
prestazione e su entrambe le parti gravano dei sacrifici
economici, in quanto ognuna rinuncia ad un suo diritto per
ottenere un corrispondente sacrificio dall’altra parte. Il primo
presupposto della transazione è che vi sia una lite o un conflitto
giuridico, cioè che una parte avanzi una o più pretese giuridiche
che vengono contestate dall’altra. Con le reciproche concessioni,
le parti possono estinguere, modificare o creare anche rapporti
diversi da quelli che hanno formato oggetto della lite e se una
delle parti ha effettuato delle concessioni, ma senza che l’altra
abbia fatto altrettanto, la transazione sarà da considerarsi nulla.
Nel debito di valore il denaro viene in considerazione come
valore attuale di un altro bene ed è il caso tipico del risarcimento
del danno. Le obbligazioni di valore possono avere titolo
negoziale, ma la tipica ipotesi di obbligazione di valore è quella
avente ad oggetto il risarcimento del danno. Esigibile significa
non sottoposto a termine non ancora scaduto. Gli interessi
corrispettivi e compensativi sono dovuti sui debiti che sono liquidi
ed esigibili, mentre gli interessi moratori sono interessi
consecutivi alla mora, ossia al ritardo nel pagamento. Gli interessi
moratori sono dovuti dal debitore, anche se non pattuiti, in caso
di ritardo nel pagamento di un’obbligazione pecuniaria (art.
1224) e rappresentano una sorta di ristoro per il ritardo (la mora)
con cui il creditore riceve il pagamento (funzione risarcitoria).
LEZIONE 20/10/2020
Gli interessi sono frutti civili. Vi è una distinzione tra somma
capitale e interessi. Gli interessi (art. 1182) si distinguono in
interessi al tasso legale che oggi è allo 0,05 e variano di anni in
anno. L’art 1815 stabilisce il tasso di interessi al mutuo. I debiti di
valore sono i debiti che riguardano il ripristino di una situazione
antecedente che è stata lesa, mentre i valori di valuta consistono
nella consegna di una somma di denaro. Quando si parla di debiti
di valuta e debiti di valore si parla sempre dell’obbligo di pagare
una somma di denaro. La differenza tra tali concetti non riguarda
l’oggetto della prestazione (che restano sempre i soldi), ma la
causa da cui tale obbligo è scaturito. I debiti di valuta sono quei
debiti che, sin dall’origine, nascono come obbligo di consegnare
una somma di denaro, perché tale è l’impegno assunto in origine
dal debitore. (Ad esempio se TIZIO dà incarico a un avvocato di
difenderlo in una causa, a fronte di ciò accetta un preventivo di
3mila euro e, alla fine della causa, TIZIO deve corrispondere la
parcella a CAIO. Si tratta di un debito di valuta perché sin dalla
firma dell’incarico professionale, la prestazione di CAIO
consisteva nel consegnare una somma di denaro. I debiti di
valore, invece, scaturiscono dall’esigenza di ripristinare una
situazione lesa, come un oggetto materiale, un diritto della
persona, una sofferenza fisica. Solo perché ciò non è possibile
perché non si può tornare indietro nel tempo, tale obbligo viene
convertito in denaro. Dunque, nel debito di valore, oggetto
originario dell’obbligazione non è il pagamento di una somma di
denaro, ma il ripristino della situazione antecedente all’illecito.
Quando ciò non è possibile, l’autore è tenuto a risarcire il
danneggiato consegnandogli un importo pari alla perdita subita
dal suo patrimonio. Se, infatti, il debito non viene pagato subito,
corre l’obbligo di “aggiornare” la somma. Questo
“aggiornamento”, nei debiti di valuta viene eseguito con il
pagamento degli interessi legali dovuti appunto per via della
svalutazione monetaria. Tali interessi sono calcolati sull’importo
originario. Il creditore però potrebbe pretendere anche un
ulteriore risarcimento del danno (si pensi a chi, per via
dell’assenza di denaro, è stato costretto a chiudere l’attività
commerciale). Nei debiti di valore, invece, non è possibile
calcolare gli interessi poiché l’importo da corrispondere non è
certo sin dall’inizio ma è legato appunto al valore del diritto leso.
Pertanto, il rischio di svalutazione grava in questo caso sul
creditore ossia sul soggetto danneggiato. Solo quando sarà certa
e definita l’entità del denaro volto a ripristinare il patrimonio del
danneggiato su di essa potranno essere calcolati gli interessi. Ma
affinché ciò avvenga è necessario spesso procedere a una causa. 
LEZIONE 27/10/2020
La successione mortis causa è l’istituto giuridico volto a regolare
la trasmissione di tutte quelle attività economicamente valutabili
in virtù del quale uno o più soggetti subentrano nella titolarità di
un patrimonio o di singoli diritti patrimoniali al precedente
titolare, il de cuius, a seguito della morte di quest’ultimo. I minori
possono accettare l’eredità solo con l’accettazione di beneficio di
inventario, inteso come un atto che consente all’erede di evitare
di confondere il suo patrimonio con quelle del defunto, in modo
da accettare l’eredità senza rispondere di eventuali debiti del
defunto, superiori al patrimonio ereditato. Vi è autonomia
mediante il TESTAMENTO, mediante trasmissione DERIVATIVA.
L’autonomia negoziale prevede anche il diritto di ripensamento,
revocando il testamento, mediante revocazione espressa o tacita,
vi è ampia libertà e ampia autonomia negoziale che si può
infrangere contro delle prerogative che vengono riconosciute ai
parenti prossimi e al coniuge, per effetto della riforma del diritto
di famiglia chiamato a rispondere del patrimonio dell’erede. Il
testatore può innanzitutto decidere se fare o non fare
testamento, lasciando spazio, in questo secondo caso, all’operare
del meccanismo della successione legittima. In secondo luogo, il
testatore può determinare nel modo più libero il contenuto
dell’atto di ultima volontà. Il testamento è revocabile in ogni
momento fino all’ultimo istante di vita. L’articolo 458 c.c. prevede
la nullità di qualsiasi patto successorio mediante il quale un
soggetto disponga della propria successione anzitempo, o rinunci
a diritti di un’eredità non ancora maturata. La norma sancisce la
nullità dei patti successori e, quindi, vieta che si possa disporre di
un’eredità propria o altrui per convenzione. Sono privi di efficacia
gli accordi medianti i quali un soggetto dispone della propria
successione, dispone di un’eredità non aperta. Il fine è quello di
preservare l’assoluta revocabilità del testamento. Con riguardo,
invece, ai patti successori dispositivi e abdicativi si vuole evitare
che i contraenti, facendo affidamento su un patrimonio di cui non
sono ancora titolari, sperperino ciò che presumono di ricevere
per successione e che si concludano accordi contrari alla morale
pubblica, in vista dei vantaggi economici che potrebbero derivare
dalla morte di una persona evitando che l’altro contraente sia
spinto a desiderare la morte altrui per ottenere l’eredità del de
cuius. La responsabilità da contatto sociale è una forma
particolare contrattuale che nasce però non da un contratto,
bensì da un contatto sociale, ovverosia da un rapporto che si
instaura tra due soggetti in virtù non di un accordo tra le parti,
ma di un obbligo legale oppure come conseguenza di un altro
rapporto contrattuale instauratosi tra soggetti diversi rispetto a
quelli del “contatto sociale”.

LEZIONE 29/10/2020
La teoria da responsabilità da contatto sociale trae origine dalla
dottrina giurisprudenziale. Questa responsabilità da contatto è
una forma particolare di responsabilità contrattuale che nasce
però non da un contratto, bensì da un contatto sociale, ossia da
un rapporto che si instaura tra due soggetti in virtù non di un
accorto tra le parti, non vi è nessun rapporto negoziale, ma di un
obbligo legale oppure come conseguenza di un altro rapporto
contrattuale tra soggetti diversi rispetto a quelli del contatto
sociale. In altre parole è una forma di responsabilità contrattuale
che nasce però non da un contratto appunto, ma da un altro
rapporto giuridico. (Es. medico che cura il paziente. Tra paziente
e medico non vi è un contratto, ma si crea un rapporto). Il
contatto in questo caso è qualificato, è antecedente. La
giurisprudenza, dunque, in riferimento al contatto sociale ha
affermato che laddove vi sia un contatto qualificato si ingenera
un affidamento che produce obblighi di protezione da parte del
soggetto qualificato nei confronti dell’altro soggetto e questi
obblighi sono espressione di buona fede previsti
dall’ordinamento giuridico e laddove il soggetto qualificati violi
l’affidamento, si comporti in modo negligente, viola il dovere di
buona fede, l’inadempimento di questa obbligazione ha natura
contrattuale. Dall’affidamento nascono obblighi di protezione e
l’inosservanza di questo obbligo provoca inadempimento, si ha
responsabilità contrattuale. Si parla di obbligazione senza
prestazione, cioè non c’è un obbligo di prestazione, quindi il
medico non ha obbligo di prestazione verso il paziente, ma verso
la struttura che lo ha assunto ed è un ibrido fra responsabilità
contrattuale e responsabilità aquiliana. In riferimento alla
responsabilità medica, negli anni vi sono stati diversi
orientamenti. Nel caso del medico dipendente, la natura della sua
responsabilità è una responsabilità contrattuale per la struttura,
extracontrattuale per il singolo medico, mentre successivamente
contrattuale per la struttura e responsabilità da contatto verso il
paziente. La responsabilità extracontrattuale, in riferimento
all’articolo 2043, in caso di inadempimento, nasce a seguito
dell’illecito compiuto dell’ambito di rapporti tra due o più
soggetti non precedentemente legati da un vincolo contrattuale.
Nel caso della mediazione, la giurisprudenza nega la
responsabilità del mediatore nei confronti delle parti poiché non
vi è nessun rapporto contrattuale con nessuna delle due parti,
infatti, il suo compenso vi è solo ed esclusivamente nel momento
in cui viene concluso il contratto tra le due parti. Il mediatore,
dunque, ha responsabilità da contatto sociale qualificato, inteso
come fatto idoneo a produrre obbligazione e dal quale derivano
non obblighi di prestazione, bensì reciproci obblighi di buona
fede, di protezione e di informazione ai sensi dell’art 2946, quindi
di fatto la Corte di Cassazione inquadra tale situazione in
riferimento alla buona fede contrattuale e, a tal proposito,
aggiunge che l’elemento qualificante non è più la colpa, bensì il
dovere di buona fede e ne discende che il danno cagionato da
una parte all’altra non può che essere qualificato come
responsabilità da contatto, è un obbligazione senza prestazione,
genera affidamento, la cui violazione ha carattere contrattuale
anche se l’origine non è contrattuale.
LEZIONE 02/11/2020
L’autonomia contrattuale dialoga con quello che è il diritto delle
persone e il diritto della famiglia e interagisce con le successioni
mortis causa, il cui rapporto fondamentale è quello che intercorre
con la famiglia. L’art. 922 corrisponde al diritto di proprietà che si
acquista mediante acquisto a titolo originario e a titolo
derivativo. A titolo originario consiste che esso non viene
trasferito da un soggetto ad un altro, bensì si costituisce
autonomamente in capo al nuovo titolare, mentre a titolo
derivativo se vi è un rapporto di successione con il precedente
titolare. Il contratto svolge una funzione fondamentale, anche in
riferimento ai diritti reali minori che possono essere acquistati
anche a titolo originario.
LEZIONE 03/11/2020
La proprietà fiduciaria è la possibilità di disporre di un bene non
in un interesse proprio, ma nell’interesse altrui, secondo i casi
previsti dalla legge. Si ha contratto fiduciario quando le parti si
accordano per trasferire un bene. La differenza è che nel primo
caso abbiamo una situazione fiduciaria opponibile ai terzi, mentre
nel caso del contratto fiduciario, questo crea una situazione
meramente obbligatoria. Il patto fiduciae non è opponibile ai
terzi, il bene è recuperabile ed eventualmente ci potrà essere un
risarcimento del danno. I casi di proprietà fiduciaria sono nel caso
delle società fiduciarie o nel caso di gestione di investimenti,
quando si investe mediante fondo comune di investimento nella
gestione dei titoli, quindi vi è una duplicità di casi che potrebbero
venirsi a presentarsi. Sono ipotesi specifiche previste dalla legge,
mentre nel caso del contratto di fiducia è un negozio traslativo
atipico, cioè un negozio giuridico in cui la causa del trasferimento
della proprietà è diversa da quelle tipicamente previste dalla
legge. La causa infatti risiede in un patto di fiducia che unisce due
negozi giuridici, in cui uno trasferisce un diritto o attribuisce una
situazione giuridica ad un soggetto e l’altro che fa nascere in capo
a questo soggetto l’obbligazione di restituire il diritto a chi glielo
ha trasferito o ad un terzo. Dunque, mentre la proprietà fiduciaria
si ha nel momento in cui il proprietario del bene gode e dispone
dello stesso vantaggio di un altro soggetto che ne ha interesse, il
contratto fiduciario si ha quando la proprietà di un bene o di un
diritto è trasferita da un soggetto ad un altro in forza di un
pactum fiduciae. Il contratto fiduciario può essere cum amico o
cum creditore. Nel primo caso la fiducia pende verso l’interesse
del fiduciante, il quale trasferisce una situazione giuridica al
fiduciario. Vi è quindi fiducia cum amico quando le parti stipulano
una vendita a scopo di locazione, dunque si cerca si utilizzare il
contratto di vendita per uno scopo minore rispetto a quello del
trasferimento della proprietà. Nella seconda ipotesi, invece, si
favorisce l’interesse del fiduciario il quale, creditore nei confronti
del fiduciante, riceve un suo bene per il tempo necessario a
garantirgli il pagamento del debito. Il trust è un istituto, mutuato
dal diritto anglosassone, con cui un soggetto costituisce con uno
o più beni un patrimonio separato, finalizzato ad uno scopo
determinato o a più scopi. Il trust viene in genere affiancato al
negozio fiduciario, si tratta infatti di un istituto che fino a poco
tempo fa era sconosciuto in Italia perché era incompatibile con le
regole del nostro sistema in Italia. Il successo di questo istituto
giuridico deriva dall’estrema flessibilità di esso che lo rende
idoneo a raggiungere risultati giuridico-economici di notevole
rilievo, irraggiungibili per altre vie. La Convenzione dell’Aja
riguarda l’abolizione della legalizzazione di atti pubblici stranieri
ed è un trattato internazionale redatto dalla conferenza dell’Aja
di diritto internazionale privato. Il trust genera un patrimonio
separato, ma comunque ci sono dei limiti e dei vincoli.
LEZIONE 05/11/2020
Il diritto societario si presta a perseguire obiettivi legati a
specifiche compagine societarie che possono essere famigliari. In
riferimento al patto di famiglia, un componente (458 cc) può
disciplinare il passaggio generazionale, ma questi limiti possono
essere superati mediante un passaggio generazionale,
avvalendosi della tecnica dell’autonomia contrattuale proprio in
ambito societario. La crisi di impresa è intesa come una
probabilità di futura insolvenza e mantiene nel contempo
l’attuale nozione di insolvenza. Il debitore può tentare un accordo
con il 60% dei creditori e può concordare il restauro dei debiti ed
esso deve essere omologato dal tribunale. Un contratto
unilaterale è un contratto che fa sorgere obblighi in capo solo una
o ad alcune parti. I contratti unilaterali si contrappongono,
pertanto, ai contratti bilaterali, che fanno sorgere obblighi in capo
a tutte le parti. A dispetto del nome, i contratti unilaterali sono
pur sempre atti giuridici bilaterali o plurilaterali imputati a due o
più soggetti e vanno perciò distinti dai negozi giuridici unilaterali,
come nel caso del testamento che sono invece imputati ad un
solo soggetto, ossia il testatore per esempio. Degli esempi di
contratto unilaterale sono il deposito gratuito, il mutuo, la
fideiussione, il comodato e la donazione laddove, come in Italia,
ha natura contrattuale. Il concetto di contratto unilaterale non
coincide con quello di contratto a titolo gratuito, nel quale una
parte ottiene un vantaggio senza affrontare alcun sacrificio
patrimoniale.