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D’ANNUNZIO

IL MITO DEL SUPERUOMO

Tra il 1892 ed il 1900, rifacendosi al pensiero di Nietzsche, D’Annunzio elabora la versione italiana
di uno dei miti centrali del decadentismo europeo, quello del superuomo, che rimarràfondamentale
nell’esperienza etico-politica dello scrittore. Ma anche la lettura dannunziana di Nietzsche 1 (come
quella di Huysmans e di altri autori) è una lettura superficiale e parziale, che svuota il pensiero
nicciano del suo contenuto filosofico e della sua sostanza tragica, ne riduce la portata e il significato
complessivo, accentuando solo le norme di comportamento e di morale connesse all’idea di
superuomo. Si ha così l’innesto dell’estetismo con l’ideale e la morale superomistica.
L’ideologia superomistica che trova la sua esposizione programmatica ne “Le vergini delle rocce” e
nel “Fuoco”, presenta alcune caratteristiche fondamentali:

a) Al di sopra della plebe, avvinta alle sue mediocrità, si leva il superuomo che coltiva il culto della
forza, la volontà di affermazione e di dominio, il disprezzo del pericolo e l’amore per il
rischio,la violenza, la guerra. Collegata con la forza è “l’esuberanza sensuale, il libero disfrenarsi
dei dirittidella carne e della natura umana, e accanto ad essi si pone - senza contraddizione - il
culto della bellezza, valore che pochi sono in grado di comprendere e di creare, linea
discriminante degli eletti dalla plebe” (Salinari).

1
Friedrich Nietzsche, filosofo tedesco (1844-1900) opere: “Così psrlò Zarathustra”(1883), “Al di là del
bene e del male”(1886).
Il pensiero di Nietzsche si muove, con una forte carica aggressiva, contro gli aspetti emergenti della società
del suo tempo. E’ una critica feroce e senza ipocrisie che condanna i miti del progresso, la filosofia
positiva, le leggi della razionalità (spirito apollineo), il conformismo dei costumi e dei principi democratico
egualitari che tutto appaiattiscono, dalla personalità individuale alla creatività. Per Nietzsche la ragione
scientifica è ingannevole e livellatrice, e la morale cristiana - con i suoi concetti di amore del prossimo, di
pietà, di speranze ultraterrene, di fratellanza universale, di scrificio di sé - ha reso deboli e schiavi gli
uomini. Di contro a questo spirito di rinuncia, N. proclama la “morte di Dio” e contrappone, con un
autentico rovesciamento di valori, lo spirito dionisiaco che, invece, è l’esaltazione entusiastica ed orgiastica
della vita. Dioniso, nel mondo greco era infatti simbolo di ebbrezza e di gioia di vivere; un dio che amava
cantare, ridere e danzare, una forza prorompente e feconda della vita della natura. Quindi N. esalta il
terrestre, il corporeo e le virtù della vita.
Nella filosofia di N. emerge con prepotenza la figura del superuomo (oltre-uomo in tedesco) che è colui
che vince in sé tutte le repressioni morali e sociali, colui che tenta di superare le angustie esistenziali.
L’uomo deve riacquistare coscienza della propria autonomia, riappropriarsi delle capacità creative alienate,
per meschinità, di fronte alla paura della morte. E’ come si svegliasse dopo secoli di sonno forzato e
prendesse coscienza dell’esistenza corporea, meravigliandosi della gamma infinita delle proprie percezioni
emotive, seguendo stupito la tendenza ad affermare la propria individualità nei confronti degli esseri e della
materia (volontà di potenza). Il super-uomo possederà in abbondanza doti intellettuali ed artistiche
accompagnate da un’inesauribile vitalità. L’indifferenza alla concezione morale del bene e del male fanno di
lui un essere duro e cinico, crudele con se stesso e con gli altri nella tensione inamovibile a realizzare i
propri obiettivi.
Le tesi nicciane furono semplificate e deformate in base ad un erroneo concetto di volontà di potenza. Il
mito del superuomo, che nella violenta e radicale critica nietzchiana ai vari spetti delle civiltà moderna,
rappresentava una sorta di utopia, di trascendenza dell’uomo stesso , in Italia da D’Annunzio viene
interpretato come esaltazione dell’individuo superiore ,che vive nella storia, capace di liberarsi dalle catene
della morale convenzionale elevandosi sulla folla dei mediocri., con implicazioni politiche. Si andò
diffondendo, infatti, la convinzione che la funzione di motore e guida della storia spetti alle minoranze
capaci di porsi “al di là del bene e del male” e di affermare la loro volontà di potenza strumentalizzando la
carica emotiva e passionale delle masse. Il superuomo deformato e strumentalizzato a fini scopertamente
politici servì anche da sostegno ideologico al totalitarismo fascista e nazista.
b) E’ quella del superuomo una concezione aristocratica del mondo che porta al conseguente
disprezzo della plebe, dell’uguaglianza democratica, della potitica come ordinaria
amministrazione, del regime parlamentare. “Lo Stato dev’essere un istituto perfettamente adatto
a favorire la graduale elevazione d’una classe privilegiata verso un’ideal forma di esistenza”;
d’altra parte la folla, considerata materia bruta, diventa l’oggetto da possedere e da conquistare,
da plasmare e forgiare da parte del dominatore e signore con la parola e il gesto.

c) Totalmente negativo è il giudizio sull’Italia post-unitaria; occorrono energie nuove che le


sollevino dal fango, in grado di realizzare una missione di potenza e di grandezza.

d) Infine, la polemica contro la volgarità della nuova borghesia dell’industria , del commercio e
della prima speculazione edilizia, e con essa, la polemica contro i principi di libertà e di
uguaglianza introdotti dalla rivoluzione borghese. Tale volgarità, per Claudio Cantelmo,
protagonista delle “Vergini delle rocce”, trova il suo simbolo nella Roma deturpata dalle
speculazioni edilizie.

LA POETICA DANNUNZIANA

Il fine dell’opera d’arte è per D’Annunzio quello d’imporre la propria bellezza, suscitando
sensazioni eccitanti ed effetti magnifici sui lettori.
Questo è il nucleo dell’estetismo dannunziano: “il verso è tutto” proclama Andrea Sperelli.
Estendendo il motto, si può dire che nell’estetismo dannunziano, la parola è tutto, la parola
poetica crea la realtà, sostituisce il mondo e sta per esso.
L’aspetto che a prima vista colpisce di più nella pagina dannunziana è la raffinatezza “classica”
della scrittura e la sovrabbondanza degli aspetti formali e stilistici; in realtà il pregio della sua arte
finisce spesso per esaurirsi in questi valori esteriori: se le eleganti forme della poesia classica erano
subordinati ai messaggi e ai contenuti che stavano a cuore al poeta, il particolare classicismo
dannunziano si mostra invece sostanzialmente indifferente ai messaggi e ai valori.

IL PANISMO

Pan era per i greci il selvaggio dio dei boschi e dei pascoli; figlio di Hermes (Mercurio) era nato
con zampe e barba di capra, vagando per le selve suonando la zampogna ed aiutava i pastori a
snidare le prede; era famoso per le sue imprese erotiche. Pan , inoltre, in greco significa “tutto”; da
qui il sostantivo “panismo” e l’aggettivo “panico”, che indicano la concezione per cui tutti gli
elementi della natura contengono un’essenza divina, un principio superiore a cui l’uomo deve
aderire per entrare in sintonia con il mondo. E’ un’immersione totale nella vita della natura, tesa a
captarne attraverso i sensi i palpiti e i richiami, fino ad identificarsi con essa.
In “Alcyone” il vitalismo panico del poeta si esprime nella volontà di adorare la natura sensibile e
di fondersi con essa, (umanizzando la natura e naturalizzando l’uomo, per attingere ad una vita
“divina”.