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Introduzione: IL PROBLEMA ECONOMICO

Di che cosa si occupa l’economia?


L’economia ha molto a che vedere con il denaro ma nonostante il denaro svolga
un ruolo importante nella nostra vita, l’economia è più di un mero studio della
moneta.
Temi tipicamente economici sono sicuramente
 La produzione di beni e servizi
 Il consumo di beni e servizi
Uno dei problemi economici fondamentali è la scarsità, ossia l'eccesso dei
desideri umani rispetto a quelli che possono essere soddisfatti con la
produzione.
Le risorse o fattori di produzione possono essere di tre tipi:
 Risorse umane: lavoro
 Risorse naturali: terra e materie prime
 Risorse derivate: capitale
Il punto è che i desideri umani sono praticamente illimitati, mentre i mezzi per
soddisfare tali desideri non lo sono.

DOMANDA E OFFERTA
L’economia studia i fenomeni del consumo e della produzione. Tali fenomeni
generano la Domanda e L’Offerta che insieme alla loro interazione
costituiscono il nucleo della scienza economica. La domanda è legata ai
desideri, mentre l'offerta è legata alle risorse disponibili. La domanda e l’offerta
sono legati al problema della scarsità in quanto la società deve tendere a rendere
la domanda e l’offerta equilibrate in base alle risorse di cui si dispone.

L'economia si suddivide tradizionalmente in:


MACROECONOMIA: studia la determinazione della produzione nazionale e la
sua crescita nel tempo. Si occupa anche dei problemi della recessione, della
disoccupazione, dell’inflazione, dell’equilibrio delle transazioni internazionali
dell’instabilità ciclica, nonché delle politiche adottate a livello statale per far
fronte a tali problemi.
Se la domanda aggregata e troppo elevata ne derivano:
 L’inflazione, aumento generalizzato del livello dei prezzi
 Disavanzi di parte corrente della bilancia dei pagamenti, dovuti per lo più
dovuti all’eccesso delle importazioni sulle esportazioni
Se la domanda aggregata e troppo bassa rispetto all’offerta:
 Recessione, riduzione della produzione
 Disoccupazione, se le imprese dovranno produrre meno impiegheranno
un minor numero di addetti

La politica macroeconomica cerca di influire sulle condizioni per il


raggiungimento dell’equilibrio tra la domanda e l’offerta, la politica della
domanda cerca di influenzare il livello di spesa nell’economia, la politica
dell’offerta influenza direttamente il livello di produzione.

MICROECONOMIA :La scarsità delle risorse induce a compiere delle scelte.


Ogni società si trova ad effettuare tre tipi di scelte:
 QUALI beni e servizi devono essere prodotti e in quali quantità
 COME devono essere prodotti tali beni
 PER CHI devono essere prodotti tali beni
Scelte e costo-opportunità
Qualsiasi scelta comporta il sacrificio delle altre alternative possibili. Il
sacrificio della migliore alternativa disponibile prende il nome di costo-
opportunità.
Scelte razionali
Si tratta semplicemente di confrontare i costi e i benefici di una data attività.
Costi e benefici marginali
Le scelte razionali comportano il confronto di costi marginali e benefici
marginali, distinti dai costi e benefici totali di un’attività
Conseguenze sociali delle scelte
La microeconomia non studia soltanto le scelte ma anche le loro conseguenze.

I sistemi economici
Tutte le economie devono affrontare il problema della scarsità. Si differenziano
però dal modo adottato per risolverlo, una differenza fondamentale tra le
diverse economie è il grado di controllo pubblico sull’attività economica.
 L’ECONOMIA TOTALMENTE PIANIFICATA (decide lo stato)
 L’ECONOMIA DI MERCATO (non c’e’ intervento pubblico)

ECONOMIA PIANIFICATA
Sistema economico socialista o comunista (terra e capitale di proprietà
collettiva) Lo stato pianifica l’allocazione delle risorse a tre livelli:
1. Pianifica l’allocazione delle risorse tra consumo attuale e investimento
per il futuro (sacrificando parte delle risorse destinate al consumo a
favore di investimenti per il futuro)
2. A livello microeconomico il governo pianifica l’output di ciascuna
industria, tecniche usate, lavoro, risorse necessarie alla produzione
(analisi input output) in modo da far coincidere la domanda pianificata
all’offerta pianificata.
3. Lo stato pianifica la distribuzione dell’output tra i consumatori in base ai
suoi obiettivi; può distribuire i beni in base ai bisogni delle persone
oppure può favorire chi produce di più, fornendo un incentivo a lavorare
di più.

Pro e contro delle economie pianificate.


Nei casi storici dei sistemi con economie pianificate lo stato aveva una visione
globale dell’economia e poteva dirigere le risorse nazionali in base agli specifici
obbiettivi del paese, dirigere ingenti risorse verso gli investimenti generava
elevati tassi di crescita, evitava elevati tassi di disoccupazione e il reddito
globale veniva distribuito più equamente. Purtroppo questi obbiettivi potevano
essere raggiunti solo con elevati costi sociali ed economici per le seguenti
ragioni.
 Piani troppo complicati per la grande articolazione dell’economia, costosi
e che richiedono una burocrazia mastodontica.
 Uso inefficiente delle risorse in assenza di un sistema dei prezzi (fissati
dallo stato)
 Difficoltà ad incentivare la produzione senza compromettere la qualità
 Riduzione della libertà individuale
 Imposizione di piani impopolari
 Produzione pianificata e libertà di spesa possono causare problemi di
eccesso o scarsità di offerta.

ECONOMIA DI MERCATO
Libere scelte individuali
L’economia di mercato si realizza in un sistema capitalistico dove terra e
capitale sono di proprietà privata. In cui le imprese cercheranno di
massimizzare i loro guadagni e i singoli cittadini cercheranno di utilizzare i
propri redditi nel modo migliore e di massimizzare i loro salari.

Il meccanismo dei prezzi.


Funziona in questo modo, i prezzi aumentano in situazioni di scarsità e
diminuiscono in situazioni di abbondanza. Se la domanda eccede l’offerta, la
scarsità che ne deriva causerà un aumento del prezzo che agirà quale incentivo
alle imprese per una maggiore produzione del bene e scoraggerà i consumatori
ad aumentare ulteriormente le richieste. Se l’offerta eccederà la domanda ne
deriverà surplus e quindi calo del prezzo disincentivo per i produttori e
incentivo per i consumatori. Questo meccanismo è detto effetto di variazione
delle domanda e dell’offerta.

L’interdipendenza dei mercati. All’aumentare della richiesta di un dato bene


ne aumenterà anche la produzione; ne deriva che anche i mercati collegati e le
imprese interessate alla produzione di input si troveranno in una situazione di
aumento della richiesta a loro volta aumenteranno i prezzi; i mercati dei beni
influenzano dunque i mercati dei fattori.

ECONOMIA MISTA
Un sistema economico si definisce misto se contiene elementi di libero mercato
e controllo pubblico. Gran parte dei sistemi economici attuali possono essere
definiti economie miste, in cui le risorse scarse della società sono sfruttate
attraverso il mercato. Non mancano comunque le forme di intervento pubblico,
con funzione allocativa (un governo può decidere di intervenire per influenzare
l'allocazione delle risorse), funzione redistributiva (un governo può influenzare
la distribuzione delle risorse, e di conseguenza il reddito, la ricchezza e il
benessere), funzione di regolamentazione (un governo può decidere di regolare
il comportamento dei consumatori e produttori attraverso degli obblighi
normativi, come per esempio una corretta etichettatura dei prodotti o il divieto
di accordi tra grandi imprese) o funzione macroeconomica (un governo può
intervenire per promuovere la crescita).

CAPITOLO 1: MERCATI, DOMANDA E OFFERTA


LA DOMANDA
Legge della domanda Quando il prezzo di un bene aumenta la quantità
domandata diminuisce.
 In seguito ad un aumento del prezzo gli individui si sentiranno più poveri,
il potere d’acquisto del loro reddito, il cosiddetto reddito reale è diminuito
(effetto di reddito)
 Poiché quel bene risulta più costoso decideranno di sostituirlo con un
altro (effetto di sostituzione )
Analogamente quando il prezzo di un bene diminuisce la quantità domandata di
solito aumenta. L’ampiezza dell’effetto di reddito dipende in larga parte dalla
quota di reddito che il consumatore destina all’acquisto del bene. L’ampiezza
dell’effetto di sostituzione dipende dalla quantità e dal grado di sostituibilità dei
beni sostituti.
Quantità domandata quantità che i consumatori sono disposti a, e in grado di,
acquistare a un dato prezzo in un dato periodo di tempo.
La curva di domanda RAPPRESENTAZIONE GRAFICA DELLA
FUNZIONE DI DOMANDA; può riferirsi a singoli o alla domanda di mercato
(la somma della domanda dei singoli)

prezzo

140

120

100

80
prezzo
60

40

20

0
0 200 400 600 800

Figura 1 esempio di curva di domanda

Il prezzo però non è il solo elemento che determina la quantità domandata di un


bene. Altri fattori sono:
 Gusti
 Numero e prezzo dei beni sostituti
 Numero e prezzo dei beni complementari
 Reddito (crescita di richiesta all’aumento del reddito per i beni normali e
diminuzione della richiesta per i beni detti inferiori)
 Distribuzione del reddito
 Aspettative di variazione dei prezzi in futuro

Spostamenti della curva o movimenti lungo la curva: si distinguono


rispettivamente variazione della funzione di domanda e variazione della
quantità domandata.

L’OFFERTA
Quando il prezzo aumenta aumenterà anche la quantità offerta;
tale relazione è fondata su tre elementi:
 Quando le imprese aumentano la loro offerta, da un certo livello di
produzione in poi i costi cresceranno sempre più rapidamente.
 Quanto maggiore è il prezzo di un bene, tanto più redditizia sarà la sua
produzione.
 Se il prezzo di un bene rimane alto per molto tempo, nuovi produttori
saranno indotti ad entrare nel mercato per iniziare la produzione facendo
aumentare l’offerta totale.
La curva di offerta: rappresentazione grafica della curva di offerta; segue le
caratteristiche dalla curva di domanda; può essere individuale o di mercato, cioè
dell'intera industria.

prezzo

140
120
100
80
60
40
20
0
0 100 200 300 400 500 600 700 800

prezzo

Figura 2 curva di offerta

Come per la domanda anche l’offerta è determinata anche da altri fattori quali:
 I costi di produzione
 La variazione del prezzo degli input
 Il cambiamento della tecnologia
 I cambiamenti organizzativi
 Le politiche industriali del governo
 La redditività dei prodotti alternativi
 La redditività dei prodotti congiunti
 Natura, shock stocastici e altri eventi imprevedibili
 Gli obiettivi dei produttori (massimizzazione dei profitti o delle vendite)
 Aspettative di variazioni future dei prezzi.

Gli spostamenti della curva, chiamati variazione della funzione di offerta, si


hanno quando varia una delle determinanti dell'offerta; uno spostamento verso
destra rappresenta un aumento dell'offerta, uno spostamento verso sinistra
rappresenta invece una riduzione dell'offerta. Gli spostamenti lungo la curva
detti variazioni della quantità offerta si ha se c’è una variazione di prezzo.

LA DETERMINAZIONE DEL PREZZO


Quando l'offerta soddisfa la domanda, si dice che il mercato è in equilibrio: non
c'è né eccesso di domanda, né eccesso di offerta. Il prezzo in corrispondenza del
quale la domanda uguaglia l'offerta è chiamato prezzo di equilibrio. Con il
prezzo di equilibrio i desideri di produttori e consumatori sono entrambi
soddisfatti: quanto i produttori intendono offrire è esattamente pari a quanto i
consumatori desiderano acquistare.
La determinazione del prezzo e della quantità di equilibrio può essere illustrata
usando le curve di domanda e di offerta. Sovrapponendo la curva di domanda di
un dato bene e la curva di offerta si troverà un punto di intersezione tra le due,
questo punto si dice punto di equilibrio.
Ad una variazione della quantità domandata o della quantità offerta ci saranno
degli spostamenti delle curve che determineranno un nuovo punto di equilibrio.

ECONOMIA DI MERCATO, funziona bene?


Il fatto che un economia di mercato funzioni autonomamente è uno dei suoi
maggiori vantaggi, in quanto non necessita di una burocrazia complicata, la
concorrenza tra le imprese mantiene bassi i prezzi e incentiva l’efficienza sia
dei produttori sia dei lavoratori che vorranno massimizzare i loro profitti.
Tuttavia le imprese non raggiungono la massima efficienza nell’allocazione
delle risorse scarse e i governi reputano spesso necessario intervenire in fase
correttiva.

Problemi dell’economia di mercato sono:


 Spesso la concorrenza e limitata (lobby e poche grandi imprese che
dominano il mercato)
 La prassi di alcune imprese possono essere socialmente indesiderabili
 Un economia di mercato può generare instabilità macroeconomiche.
 Obiezione morale (egoismo, avidità, materialismo)

Per queste ragioni non esistendo un tipo di economia perfetto si ricorre


all’economia mista, sia nei sistemi in cui prevale l’economia di mercato sia in
quelli in cui prevale l’economia pianificata.
Nelle economie miste il governo può influire su:
 Prezzi relativi dei beni e degli input (imposte o sussidi)
 Redditi relativi
 La struttura della produzione e del consumo attraverso leggi oppure
attraverso la fornitura diretta di alcuni beni e servizi.

ECONOMIA COMPORTAMENTALE
L'approccio economico tradizionale parte dal presupposto che gli individui si
comportino in modo razionale; tuttavia basta poco per individuare dei
comportamenti che non sembrano razionali. Per questo motivo l'economia
comportamentale abbandona l'ipotesi di razionalità dell'analisi economica
tradizionale e osserva il modo in cui le persone si comportano realmente. Le
cause più comuni di scelte irrazionali del consumatore sono:
 Modi diversi di presentare le alternative: le persone acquistano una
quantità maggiore di un bene quando è annunciata un'offerta speciale,
rispetto a quando non ne è fatta menzione, anche se il prezzo è lo stesso;
 Troppa varietà: a volte avere troppa scelta può risultare controproducente,
in determinate situazioni i consumatori acquistano di più quando hanno
poca scelta, la varietà può confondere e ostacolare il processo decisionale;
 Pensiero di gruppo: si è spesso influenzati da altre persone nelle scelte di
acquisto, generando reazioni a catena;
 Costi irrecuperabili
CAPITOLO 2: Domanda individuale e domanda di mercato
Il comportamento del consumatore è descritto dalla scelta tra le alternative
possibili, cioè tra le dotazioni di cui è in grado di disporre a seconda dei piani di
acquisto che realizza. Questo approccio può essere interpretato in due modi:
Interpretazione positiva o descrittiva – considera la teoria come una
descrizione di ciò che farebbe un consumatore perfettamente razionale
preoccupato solo delle conseguenze delle proprie azioni.
Interpretazione normativa o prescrittiva – alternativa: le conclusioni alla
quali arriva la teoria del consumatore ci dicono come si dovrebbero comportare,
un consumatore che abbia come unico obbiettivo la massimizzazione della
soddisfazione derivante dalle conseguenze delle sue azioni.

L’INSIEME DELLE ALTERNATIVE POSSIBILI ED IL VINCOLO DI


BILANCIO
L'insieme delle alternative tra le quali il consumatore sceglie è costituito
dall'insieme di beni e servizi potenzialmente a sua disposizione. Tale insieme è
finito sia nel numero delle componenti sia nella loro quantità. Punto
fondamentale decidere quali e quanti beni produrre, le possibilità del
consumatore sono abitualmente dette paniere (alternative di consumo).
Esistono vincoli fisici dovuti alla quantità che è possibile produrre e vincoli
economici, il consumatore potrà consumare solo quanto già possiede o è in
grado di acquistare dato quanto già possiede, cioè dato il suo reddito (vincolo di
bilancio). Le alternative possibili si trovano al di sotto della retta di bilancio o
su di essa; movimenti della curva indicano un aumento del reddito se la curva si
sposta totalmente verso l’alto, mentre variazioni dei prezzi di uno dei due beni
sono indicati da uno spostamento sulla sola asse delle x o delle y.

Una volta descritto l’insieme delle alternative possibili dobbiamo capire come
egli scelga tra le alternative per rappresentare in modo adeguato la scelta
possibile del consumatore; i panieri disponibili devono avere determinate
caratteristiche quali
 Completezza il consumatore deve ordinare le possibili alternative. Ogni
paniere deve in qualche modo essere preferito all’altro;
 Transitività il consumatore deve essere in grado di considerare un
alternativa tanto buona quanto un altra e così via;
 Monotonicità se due panieri contengono una quantità uguale di alcuni
beni e diversa di altri, il consumatore sceglierà sempre quello con quantità
maggiore.

Saggio marginale di sostituzione


La curva di indifferenza ci dice quale quantità di un bene compensa la
rinuncia ad un’unità all’altro, nel caso di beni detti perfetti sostituti, una
quantità di un bene (elevata) sarà in grado di sostituire completamente l’altro; ci
sono poi i beni perfetti complementi, nel caso di questi ultimi il consumatore
trae beneficio dall’acquisto di in bene solo se ha a disposizione una quantità
data dell’altro.
L’ottimo del consumatore: il punto di ottimo del consumatore si troverà sulla
retta di bilancio, mai al di sotto di essa e sul punto che interseca la curva di
indifferenza più lontana (che ha in comune con la retta di bilancio un solo
punto). Se ci sono variazioni di reddito e i prezzi rimangono costanti, ci saranno
spostamenti del solo vincolo di bilancio; sarà quindi possibile raggiungere
curve di indifferenza più lontane e quindi ci sarà (per i beni c.d. normali) un
aumento della quantità domandata (per i beni c.d. inferiori una diminuzione) .
Rappresentando graficamente l’espansione del reddito (curva di Engel),
vediamo che al variare del reddito del bene x a fronte di prezzi costanti la
quantità domandata aumenterà – (la curva di Engel sarà crescente per i beni
normali, decrescente per quelli inferiori).

Domanda di mercato, domanda inversa e surplus dei consumatori


La domanda individuale ci dice per ciascun prezzo di un determinato bene
quale sarà la quantità domandata da parte di ciascun consumatore, mentre la
domanda di mercato sintetizza le informazioni contenute in più domande
individuali indicando quale sia la somma delle quantità domandate da tutti i
consumatori per ciascun livello del prezzo del bene considerato.

La funzione di domanda inversa ci dice qual’è il prezzo che deve prevalere sul
mercato perché si venduta una certa quantità del bene in oggetto.
La nozione di surplus dei consumatori infine ci dice qual’è il prezzo che deve
prevalere perché ci sia una certa domanda del bene; il surplus dei consumatori
sarà dunque calcolato come l’area che sta sotto la curva di domanda inversa ed
è delimitata dalla curva di domanda stessa e dal prezzo di mercato
Il surplus dei consumatori è un importante strumento per valutare il benessere
dei consumatori per la partecipazione al mercato per un dato prezzo.

Capitolo 3: Elasticità e aggiustamento dei mercato


Elasticità → sensibilità della domanda ad un aumento del prezzo.
Elasticità della domanda rispetto al prezzo → Variazione della domanda in
termini percentuali dovuta ad una variazione percentuale unitaria del prezzo.

Nel caso di una curva meno elastica si verifica un aumento relativamente


elevato del prezzo ed un calo modesto della quantità domandata, nel caso di una
curva più elastica si verifica solo un moderato incremento del prezzo ma un
calo drastico della quantità domandata.

prezzo

140

120

100

80
prezzo
60

40

20

0
0 200 400 600 800

nell’esempio la curva blu è più elastica mentre quella rossa e’ meno elastica (un
esempio di variazione in cui il bene avrà una curva poco elastica sono le
variazioni del prezzo della benzina); l’unico modo per misurare l’elasticità della
domanda è una misura percentuale, in quanto quantità e prezzo sono misurati
con unità di misura diverse;
inoltre:
risolve il problema della scelta tra unità di misura
rappresenta l’unico modo sensato per decidere quanto è grande una
variazione di prezzo.
Le curve di domanda sono sempre inclinate negativamente (+ prezzo –
domanda e viceversa) per cui dividendo un valore positivo con uno negativo
otterremo sempre un valore negativo; per individuare l’elasticità, però,
dobbiamo considerare il valore assoluto (-3 = variazione del 3%)

 ELASTICA (elasticità maggiore di 1)


 ANELASTICA (0 o meno di 1)
 ELASTICITÀ UNITARIA (quantità e prezzo variano nella stessa
proporzione)
ELASTICITÀ DELL’OFFERTA RISPETTO AL PREZZO
Al variare del prezzo ci sarà non solo una variazione della quantità domandata
ma anche della quantità offerta. (elasticità dell’offerta rispetto al prezzo).
L’effetto su prezzo e quantità di uno spostamento della curva di domanda
dipenderà dall’elasticità della funzione di offerta rispetto al prezzo (maggiore
elasticità = maggiore quantità offerta all’aumentare del prezzo)
Aumento del prezzo del 10% aumento della quantità del 25% = elasticità
dell’offerta rispetto al prezzo 25 % (q) / 10% (p) = 2,5 (elasticità).

Determinanti dell’elasticità dell’offerta

Ampiezza dell’aumento dei costi in seguito all’incremento della


produzione: minore è il costo marginale più le imprese saranno incentivate a
produrre.
Orizzonte temporale
1. Brevissimo periodo: difficilmente le imprese riusciranno ad aumentare la
produzione subito per l’aumento dell’offerta ricorreranno alle scorte
disponibili.
2. Breve periodo: dopo un certo periodo alcuni input potranno essere
aumentati (es. materie prime) altri rimarranno fissi (es. macchinari)
aumento della quantità solo in una data misura.
3. Lungo periodo: tutti gli input potranno essere aumentati e altre imprese
potranno entrare sul mercato.

I mercati e l'aggiustamento nel tempo


Maggiore è il lasso di tempo considerato, maggiore sarà l’elasticità della
domanda e dell’offerta.
La speculazione: in una situazione di domanda e di offerta instabili, i prezzi
cambiano continuamente, a volte salgono a volte scendono. La variabilità dei
prezzi condizionerà il comportamento degli acquirenti e dei venditori. Un
aspettativa di aumento dei prezzi indurrà le persone a comprare subito, un
aspettativa di riduzione dei prezzi le indurrà a posticipare i loro acquisti.
Analogamente una prospettiva di riduzione dei prezzi indurrà a vendere subito,
mentre un aspettativa di aumento dei prezzi le indurrà ad attendere. Questo
comportamento è chiamato speculazione.

Speculazione stabilizzante: la speculazione avrà effetti stabilizzanti sulle


fluttuazioni quando i venditori/compratori sono convinti che la variazione di
prezzo sia solo temporanea. (es. prodotti agricoli – vendite in stagione e fuori
stagione)

Speculazione destabilizzante: la speculazione tenderà ad avere effetti


destabilizzanti quando venditori / compratori credono che ad una variazione del
prezzo ne seguirà un altra dello stesso segno.

Le scorte come modo per ridurre l’incertezza. Un modo per ridurre


l’incertezza è un accorta politica delle scorte; si pone però il problema del costo
della detenzione di scorte.

MERCATI CON PREZZI CONTROLLATI


Al prezzo di equilibrio non ci sarà ne eccesso di domanda ne eccesso di offerta,
il prezzo di equilibrio però potrebbe non essere desiderabile; lo stato quindi
potrebbe fissare un prezzo.
Lo stato fissa un prezzo minimo (elevato): lo stato fissa un prezzo al di sotto
del quale non si potrà scendere per varie ragioni:
 Per proteggere i redditi dei produttori
 Per creare surplus in previsioni di scarsità future
 Nel caso dei salari, per proteggere i redditi dei lavoratori

Lo stato fissa un prezzo massimo (basso) Lo stato in tempi di carestia può


fissare un prezzo massimo, ad esempio di beni essenziali per permettere a tutti
di acquistarli. In questo modo però potrebbero verificarsi i seguenti problemi.
 Allocazione non controllata può generare code o liste gestite dalle
imprese.
 Le imprese potrebbero favorire alcuni clienti

Uno dei problemi principali generati da un prezzo massimo più basso rispetto al
prezzo di equilibrio è che incoraggia la formazione del MERCATO NERO, in
cui a prezzi molto più alti si possono acquistare i prodotti razionati nel mercato
legale.
Capitolo 4: Produzione, costi, ricavi e profitti

Costi di breve periodo


Il minimo costo che bisogna sostenere per produrre un certo livello di output
dipenderà dalla quantità di input usati e dal prezzo che l’impresa deve pagare
per acquistarli.
Variazioni della produzione nel breve e nel lungo periodo
Esistono fattori di produzione fissi e variabili: un fattore fisso è un input che
non può essere variato nel periodo di tempo considerato, un fattore variabile
può invece variare entro il tempo considerato; la differenza tra questi due fattori
ci consente di distinguere il breve dal lungo periodo.
Nel breve periodo solo alcuni fattori sono variabili ed almeno un fattore di
produzione è fisso la produzione può essere variata solo usando più fattori
variabili.
Nel lungo periodo tutti i fattori di produzione sono variabili.
La durata del breve periodo non è quindi fissa ma divergerà tra impresa e
impresa.

La funzione di produzione relazione tecnica che lega tra loro input e output, si
indica con q = q (x¹, x², x³) dove q è appunto l’output e gli x rappresentano i
fattori produttivi.
La legge della produttività marginale decrescente nel breve periodo la
produzione è soggetta a tale legge, secondo la quale “quando quantità crescenti
di un fattore variabile sono combinate con quantità date di un fattore fisso, a un
certo punto ogni unità aggiuntiva del fattore variabile produrrà un minore
output addizionale dell’unità precedente”.

Funzione di produzione nel lungo periodo considerando il lungo periodo in


cui tutti i fattori sono variabili è possibile calcolare la quantità dei due fattori
che faranno in modo di produrre una data quantità di output (sistema degli
isoquanti); all’aumentare o diminuire di un fattore bisognerà diminuire o
aumentare l’altro per arrivare allo stesso livello di produzione.
Costi e input i costi di produzione di un azienda dipendono ovviamente dalla
quantità di input utilizzati, Più precisamente dipendono:
dalla produttività dei fattori, tanto maggiore è tale produttività tanto
minore è la quantità di input necessaria per la produzione quindi minori costi
dal prezzo dei fattori maggiore è il loro prezzo maggiori saranno i costi di
produzione.
Nel breve periodo i costi sostenuti per acquistare i fattori fissi non variano con
l’output prodotto (rendita della terra – costo della fabbrica)
Il costo totale dei fattori variabili varia con l’output prodotto (costo materie
prime). Costo totale è dunque la somma tra costo fisso e costo variabile.

Costo medio e costo marginale


Se produrre 100 unità di un bene costa 2000 euro, il costo medio sarà 20 euro
per unità (2000/100); il costo marginale è l’incremento di costo che si sostiene
per produrre un’unità in più, non ci sono costi marginali fissi, poiché non ci
sono costi fissi aggiuntivi quando aumenta la produzione.

Costi di lungo periodo


Nel lungo periodo tutti i fattori di produzione sono variabili; possiamo quindi
distinguere tre situazioni possibili:
 RENDIMENTI COSTANTI DI SCALA. Dato un aumento percentuale di
tutti gli input produce un aumento percentuale uguale degli output.
 RENDIMENTI CRESCENTI DI SCALA. Dato un aumento percentuale
degli input produce in aumento più che proporzionale degli output.
 RENDIMENTI DECRESCENTI DI SCALA. Dato un aumento
percentuale degli input produce un aumento meno che proporzionale
degli output.

Un impresa gode di economie di scala se i costi medi di produzione


diminuiscono all’aumentare della quantità prodotta; si avranno quindi
rendimenti crescenti di scala. Come si arriva a ciò:
1. specializzazione e divisione del lavoro. Riducono l’addestramento e
rendono i lavoratori più efficienti.
2. indivisibilità. Alcuni fattori di produzione (es. i macchinari) non
variano all’aumentare della produzione, anzi se sono grandi si avrà
un ottimizzazione.
3. principio del contenitore. Qualsiasi bene capitale che contenga
qualcosa sarà tanto meno costoso quanto maggiore è la sua
dimensione.
4. maggiore efficienza dei macchinari grandi.
5. prodotti congiunti. La produzione di larga scala potrebbe generare
prodotti di scarto in quantità sufficiente alla produzione di prodotti
congiunti.
6. produzione a stadi successivi grandi industri potranno eseguire
diversi stadi della produzione al loro interno.

Quando le imprese superano una data dimensione i costi unitari potrebbero però
anche aumentare:
- problemi gestionali (complessità)
- scarsa motivazione sul lavoro (catene di montaggio)
- relazioni tra lavoratori e datori di lavoro (difficoltà, scioperi ecc.)
- la produzione a catena se bloccata in un qualche punto può destabilizzare
l’intera azienda.

Le dimensioni dell’industria potrebbero generare anche economie esterne di


scala in cui un impresa, qualunque sia la sua dimensione, beneficia della
dimensione dell’intera industria oppure diseconomie di scala (scarsità)

I costi medi di lungo periodo: nel lungo periodo tutti i costi sono variabili, le
curve di costo medio di lungo periodo possono avere forme diverse a secondo
che l’impresa presenti economie di scala (curva decrescente) diseconomie di
scala (curva crescente) oppure nessuna delle due, costi costanti, (curva
orizzontale).
Si ipotizza che all’aumentare della produzione le aziende abbiano un periodo di
economia di scala; passato tale periodo tutte le economie saranno sfruttate e ci
sarà un periodo in cui la curva diventerà una retta orizzontale; successivamente
l’impresa diventerà talmente grande che inizieranno a manifestarsi diseconomie
di scala.
Le curve di costo di lungo periodo in pratica: le imprese spesso godono di
economie di scala. Alcune presentano curve sempre decrescenti, altre
presentano economie di scala fino ad un certo livello, poi si assestano su
rendimenti costanti di scala, non ci sono tuttavia dati sufficienti per giustificare
l’esistenza di diseconomie di scala di tipo tecnico ma le diseconomie di scala
dovute a problemi gestionali non sono da escludere.

Ripartizione temporale più precisa


1. brevissimo periodo tutti i fattori sono costanti la produzione è fissa.
2. breve periodo almeno un fattore è fisso
3. lungo periodo tutti i fattori sono variabili
4. lunghissimo periodo tutti i fattori sono variabili e la loro qualità e la loro
produttività può essere variata.

I ricavi
Il profitto totale è dato dalla differenza tra i ricavi totali e i costi totali.
Ricavo totale è dato dalle entrate che un impresa ottiene in un dato periodo di
tempo in seguito alla vendita di una data quantità di prodotto
Ricavo medio è l’ammontare che l’impresa ottiene per una unità venduta
Ricavo marginale è l’incremento di ricavo ottenuta dalla vendita di un’unità
aggiuntiva in un dato periodo di tempo.
I ricavi dell’impresa quando il prezzo è dato:
Se un impresa è molto piccola rispetto alle dimensioni del mercato dovrà
accettare il prezzo come un dato; a tale prezzo essa sarà in grado di vendere
quanto più output è in grado di produrre. Nel caso di curva di domanda
orizzontale il ricavo marginale sarà uguale al ricavo medio.
Ricavo totale. Il prezzo è costante all’aumentare della quantità il ricavo totale
aumenterà a un tasso costante.

I ricavi dell’impresa quando il prezzo è influenzato dal suo prodotto:


Le tre funzioni di ricavo avranno forme diverse quando il prezzo varia al variare
dell’output dell’impresa. Se un impresa ha una quota di mercato relativamente
grande fronteggerà una domanda di mercato decrescente. Ciò significa che se
l’impresa intende vendere di più deve accettare una riduzione del prezzo, deve
accettare una riduzione della quantità venduta.
Ricavo medio. Ricavo medio uguaglia il prezzo; nel caso in cui quest’ultimo
debba essere ridotto per incrementare le vendite anche il ricavo medio
diminuirà all’aumentare dell’output.
Ricavo marginale. Quando un impresa ha una curva di domanda decrescente,
il ricavo marginale sarà inferiore al ricavo medio, e potrà anche essere negativo
(perché il prezzo va ridotto non solo sulle unità aggiuntive che si spera di
vendere, ma su tutte le unità di prodotto che l’impresa avrebbe comunque
venduto a un prezzo superiore ed è quindi in relazione anche con l’elasticità
della domanda)
Ricavo totale il ricavo totale è dato dal prezzo per la quantità ma a differenza
delle imprese price takers la curva RT non è retta ma è una curva che sarà
dapprima crescente e poi decrescente.

Il profitto
Il profitto totale è uguale al ricavo totale meno il costo totale, per definizione i
profitti di un impresa saranno massimizzati quando vi è la massima differenza
tra il ricavo totale e il costo totale. Un altro modo per individuare il punto di
profitto massimo consiste nel trovare la produzione per la quale il ricavo
marginale sia uguale al costo marginale. Una volta identificata questa
produzione il livello di profitto massimo si può identificare calcolando il
profitto medio e moltiplicandolo poi per la quantità prodotta.
Il profitto normale è il livello di profitto minimo per il quale risulta conveniente
continuare a mantenere il capitale investito in un’impresa esso viene
considerato come parte dei costi dell’azienda. Nel breve periodo un azienda
chiude se non è in grado di coprire i suoi costi variabili, nel lungo periodo
chiude se non è in grado di coprire tutti i costi.
Capitolo 5: Le forme di mercato
IL GRADO DI CONCORRENZA
Distinguiamo le forme di mercato in base al grado di concorrenza:
1. CONCORRENZA PERFETTA
2. CONCORRENZA MONOPOLISTICA
3. OLIGOPOLIO
4. MONOPOLIO

Nella concorrenza perfetta ci sono un numero elevato di imprese che


competono tra loro e ciascun impresa e così piccola rispetto alle dimensioni
dell’industria da non avere alcun potere di prezzo. Nel monopolio c’è una sola
impresa e non subisce alcuna concorrenza, situazioni intermedie sono quelle
della concorrenza monopolistica e dell’oligopolio.
Per distinguere le forme di mercato bisogna sapere:
 Il grado di libertà con cui nuovo imprese possono entrare nell’industria
 La natura del prodotto
 Il grado di controllo sul prezzo da parte delle imprese

Concorrenza perfetta.
 Esiste un numero elevato di imprese nell’industria
 Tutte le imprese producono un prodotto identico (gli acquirenti non
distinguono tra marche)
 Acquirenti e venditori hanno una conoscenza perfetta del mercato
 Esiste una completa libertà di entrata e di uscita nell’industria da parte di
nuove imprese. (solo nel lungo periodo)
Il prezzo è determinato dall’intersezione tra domanda e offerta di mercato,
essendo le imprese price taker a tale prezzo potranno vendere quanto
desiderano. L’impresa massimizza il profitto quando il costo marginale
eguaglia il ricavo marginale, poichè il prezzo non è influenzato dall’output
dell’impresa il ricavo marginale è uguale al prezzo.

Profitto.
Se la curva di costo medio risulta al di sotto della curva di ricavo medio,
l’impresa otterrà extra profitti giustificabili solo nel breve periodo (nel lungo
entreranno altre imprese)
L’equilibrio di lungo periodo dell’impresa
C’è impossibilità di raggiungere extra profitti nel lungo periodo perché altre
imprese in presenza di tali extra profitti entreranno nell’industria.
Le economie di scala sono incompatibili con la concorrenza perfetta, in quanto
se un’impresa riesce a diventare così grande da sfruttare economie di scala sarà
in grado di praticare prezzi inferiori e quindi costringerà le più piccole ad uscire
dal mercato; la concorrenza perfetta è un bene per i consumatori, le imprese
producono al costo medio minimo e ottengono solo profitti normali e quindi il
prezzo ottenuto sarà il più basso possibile; inoltre incoraggia le imprese a
investire in tecnologia (sopravvivono solo le migliori) .

IL MONOPOLIO
BARRIERE ALL’ENTRATA
Affinché un'impresa riesca a mantenere una posizione monopolistica, ci devono
essere barriere all'entrata sufficientemente elevate. Esse possono assumere
forme diverse:
 Economie di scala. Se il costo medio di un produttore si abbassa
all’aumentare dell’offerta è possibile che non più di un produttore possa
restare sul mercato specialmente in mercati di dimensioni ridotte.
 Differenziazione del prodotto e fedeltà alla marca. Il prodotto è
chiaramente diverso da quelli esistenti (es. Gilette-polaroid)
 Costi inferiori per un impresa esistente. Sviluppo di conoscenze e
tecnologie che la favoriscono.
Altri esempi.
 Proprietà di fattori di produzione (de eers)
 Proprietà di fattori delle reti di vendita
 Protezione legale (brevetti, dazi, licenze, diritti d’autore)

Prezzo ed output di equilibrio.


La domanda in monopolio tende ad essere meno elastica ad ogni livello di
prezzo, in quanto i consumatori non hanno alternative, il monopolista è in grado
di influenzare il prezzo. Il profitto tenderà ad essere tanto maggiore quanto
minore è l’elasticità della curva di domanda l’elasticità effettiva è dipenderà dal
grado di sostituibilità del prodotto.

CONCORRENZA POTENZIALE –concorrenza potenziale o potenziale


monopolio? La teoria dei mercati contenibili.
Se un monopolio è protetto da elevate barriere all’entrata sarà in grado di
ottenere extra-profitti anche nel lungo periodo senza temere concorrenza.
Se un altro soggetto avesse la possibilità di acquistare l’impresa del
monopolista, questa si comporterebbe in maniera più simile a un impresa
concorrenziale.
Mercati perfettamente contenibili un mercato è perfettamente contenibile
quando i costi di entrata e uscita da parte di potenziali rivali con la stessa
tecnologia del monopolista sono nulli, l’entrata può avvenire molto
rapidamente. Quando si presenta l’occasione di ottenere extra-profitti nuove
imprese entreranno sul mercato, la sola minaccia assicura che l’impresa
operante manterrà bassi i prezzi e produrrà nel modo più efficiente.
Mercati contenibili e monopoli naturali (per il caso visto sopra) sembra
incongruente ma il problema sta nelle economie di scala e nelle dimensioni del
mercato, per operare con una scala minima efficiente l’impresa monopolista
deve avere una dimensione sufficientemente grande rispetto al mercato da non
poter lasciare spazio a nuove imprese.
Importanza dell’uscita senza costi. Per creare una nuova impresa sono
necessari spese ingenti di impianti e macchinari, il capitale impegnato diventa
un costo fisso.
Il benessere sociale in caso di mercati contenibile aumenta, tanto più il mercato
è contenibile tanto più le imprese saranno costrette ad operare in condizioni
simili a quelle della concorrenza perfetta.

Concorrenza monopolistica
Posizione intermedia propria della maggior parte dei mercati.
Modello si basa sulle seguenti ipotesi (Chamberlin):
 Numero elevato di imprese, quota piccola di mercato ognuna, non c’è
interazione strategica tra di esse.
 Libertà di entrata nell’industria.
 Ciascuna impresa produce un prodotto differenziato rispetto ai
concorrenti, può aumentare il prezzo senza perdere tutta la domanda.
Equilibrio dell’impresa
Analogo alla concorrenza perfetta, l’impresa otterrà extra profitti solo nel breve
periodo, nel lungo periodo altre imprese entreranno nell’impresa fino
all’ottenimento dei soli profitti normali.
Concorrenza non di prezzo
L’impresa in concorrenza monopolistica dovrà anche decidere su altre variabili,
quali la varietà del prodotto o la pubblicità la concorrenza non di prezzo ha due
caratteristiche principali :
Sviluppo del prodotto (si deve vendere facilmente ed essere ben differenziato e
assente di sostituti)
Pubblicità che persuada all'acquisto.
Di difficile previsione i maggiori costi dovuti allo sviluppo e alla pubblicità.

Oligopolio
Esistono diversi tipi di oligopolio distinti da due caratteristiche fondamentali.
Indipendenza strategica tra le imprese. Ciascuna impresa deve tenere conto
delle altre imprese; sono quindi strategicamente indipendenti: il profitto di
ciascuna impresa dipende non solo dalle proprie scelte ma anche da quelle
altrui. Se un'impresa cambia il prezzo o le caratteristiche del suo prodotto, le
vendite delle imprese concorrenti ne saranno influenzate.
Barriere all'entrata. In oligopolio ci sono barriere all'entrata, simili a quelle che
proteggono il monopolio dalla concorrenza potenziale. La dimensione delle
barriere varia da industria a industria.

Concorrenza e collusione.
Gli oligopolisti possono essere mossi da due esigenze contrastanti.
1. da un lato voler eliminare l’interdipendenza strategica con le rivali
colludendo con questi ultimi e comportandosi di conseguenza
congiuntamente come un monopolista.
2. dall’altro ciascun oligopolista concorrerà per raggiungere maggiore
potere di mercato e quindi conseguire profitti più elevati.
Queste due politiche sono incompatibili, poichè tanto maggiore è la
concorrenza tanto minori saranno i profitti totali dell’industria.

Collusione con cartelli


Le imprese colludono e si accordano sui prezzi riducendo il grado di incertezza
nell’industria (es. OPEC) riducendo il rischio di una guerra dei prezzi e di una
drastica riduzione del profitto dell’intera industria. Un accordo formale di
collusione è noto come cartello. Le imprese potranno competere solo con
concorrenza non di prezzo per ottenere più quote di mercato. In molti paesi i
cartelli sono illegali, sono considerati metodi per aumentare i profitti delle
imprese a danno dei consumatori.
Collusione tacita.
Si ha quando le imprese fissano lo stesso prezzo del leader (leadership di
prezzo) oppure fissano lo stesso prezzo di un impresa che ritengono più
affidabile, e può variare nel tempo (leadership di prezzo dell’impresa
barometro).

Fattori che favoriscono la collusione


 ci sono poche imprese e si conoscono a vicenda
 non ci sono segreti riguardo a costi e tecniche di produzione.
 Le imprese hanno tecniche e costi medi simili.
 Le imprese producono beni simili
 C’è un impresa dominante
 Ci sono barriere all’entrata
 Il mercato è stabile
 Non ci sono leggi contrarie alle pratiche collusive.
Anche in presenza di un accordo le imprese saranno tentate di “tradire” per
ottenere maggiore profitti, ma dovranno chiedersi quanto sarà possibile ottenere
senza innescare una reazione e quale sarà la possibile fine di una guerra di
prezzo. Anche in assenza di un accordo i prezzi in oligopolio potrebbero restare
stabili, questo perché le imprese si trovano ad affrontare una curva di domanda
a gomito, in cui un aumento del prezzo provocherà un grande calo delle vendite,
perché le altre imprese non lo seguiranno, mentre una diminuzione del prezzo
non produrrà un grande aumento delle vendite perché le altre imprese faranno
altrettanto.

DISCRIMINAZIONI DI PREZZO.
Ne esistono di tre tipi
1. discriminazione di primo grado : perfetta. Per ogni unità venduta viene
applicato il prezzo che il consumatore è disposto a pagare (l’impresa si
appropria del surplus del consumatore)
2. discriminazione di secondo grado : prezzi diversi per quantitativo
acquistato.
3. discriminazione di terzo grado : gli acquirenti possono essere divisi per
caratteristica esogena osservabile, per esempio sesso nazionalità età ecc.

Due condizioni necessarie per l'applicabilità della discriminazione di prezzo:


1. l’impresa deve essere in grado di fissare il prezzo
2. chi acquista a un prezzo inferiore non deve essere in grado di
rivendere a un prezzo più elevato ad altri.
Capitolo 6: Fallimenti del mercato e intervento pubblico
Un intervento pubblico persegue alcuni obiettivi; generalmente si identificano
nella massimizzazione del benessere sociale e l'equità.

Equità l’idea che lo stato abbia il dovere di redistribuire il reddito dai ricchi ai
poveri attraverso il sistema fiscale e i trasferimenti pubblici.

Efficienza sociale se i benefici marginali sociali di produrre qualsiasi bene


eccedono i corrispondenti costi marginali sociali, allora è socialmente efficiente
produrre quel bene in quantità maggiore, se i benefici marginali sono uguali il
livello di produzione è socialmente ottimale.

Esternalità e beni pubblici.


Il mercato non conduce all'efficienza sociale se le azioni di produttori e
consumatori hanno effetti diretti sul benessere di altri individui, oltre che sul
loro, senza che il mercato ne possa tenere conto; tali effetti sono noti come
esternalità, effetti collaterali su terzi dovuti all'attività di produzione o di
consumo. Le esternalità possono essere positive o negative; quando altre
persone ottengono effetti benefici da una certa attività, sono positive; quando
invece ne subiscono effetti indesiderati, sono negative.

ESTERNALITÀ NEGATIVE = nelle economie di mercato non si riesce ad


esempio ad impedire che le risorse naturali vengano utilizzate e inquinate.
ESTERNALITÀ POSITIVE = ad es. formazione professionale, sviluppo,
ricerca.

Nel caso di esternalità positive la quantità prodotta e consumata sarà troppo


bassa rispetto all’ottimo sociale, nel caso di esternalità negative la quantità
prodotta e consumata sarà troppo alta.

BENI PUBBLICI: I beni pubblici hanno benefici marginali sociali di gran


lunga superiori ai corrispondenti benefici privati, questa loro caratteristica li
rende socialmente desiderabili ma non profittevoli dal punto di vista privato.
Altra caratteristica la non escludibilità: fa si che gli individui abbiano
comunque dei vantaggi indipendentemente dal loro contributo o meno alla
realizzazione dell’opera (c.d. free-rider)
Quando i beni hanno queste caratteristiche il libero mercato non li produce e
spetta quindi allo stato o ai privati sussidiati di produrli; tutti i beni prodotti dal
settore pubblico rientrano in questa categoria ma possono essere anche forniti
da privati. (es. ospedali e istruzione)
PERDITA DI BENESSERE SOCIALE DOVUTA AL MONOPOLIO.
Per analizzare la perdita di benessere associata al monopolio usiamo i concetti
di surplus del consumatore, dato dal beneficio complessivo derivante dal
consumo di un dato bene al netto della spesa totale e il surplus del produttore
dato dal profitto; i profitti di monopolio sono maggiori dei profitti di
concorrenza perfetta mentre il surplus netto del consumatore sarà molto minore.
Il benessere sociale in monopolio è inferiore rispetto al caso della concorrenza
perfetta. La monopolizzazione dell’industria causa una perdita di benessere
perché il guadagno del produttore è inferiore alla perdita del consumatore.

ALTRI FALLIMENTI DEL MERCATO.


Ignoranza e incertezza dovuti a errori di calcolo o previsioni sbagliate
dell’andamento del mercato.
Immobilità dei fattori produttivi dovuti a reazioni tardive dell’andamento del
mercato o problemi gestionali.

Protezione degli interessi individuali.


Non sempre gli individui prendono personalmente le decisioni legate al lavoro;
spesso si affidano alla professionalità di altri, in alcuni casi lo stato prende
decisioni economiche per proteggere coloro che dipendono da decisioni altrui.
Problema principale-agente si presenta quando un individuo deve
assolutamente affidarsi ad un altro per un dato lavoro. C’è il problema
dell’informazione asimmetrica delle parti in quanto l’agente grazie alle sue
conoscenze può perseguire i suoi interessi privati.
Cosa fare per ovviare al problema?
 Il principale deve avere qualche strumento di controllo.
 L’agente deve essere incentivato ad agire per il bene dell’impresa.

Decisioni economiche inappropriate.


Lo stato potrebbe intervenire qualora ritenesse che gli individui debbano essere
protetti dagli esiti indesiderati delle proprie decisioni economiche, quando c’è
basso consumo di prodotti o servizi da cui trarrebbero benefici sussidiando la
produzione o viceversa dichiarando illegali o tassando prodotti che potrebbero
arrecare danno alla salute.
Non è obbiettivo dell’economia formulare giudizi sull’importanza relativa dei
diversi obbiettivi sociali, tali obbiettivi devono essere identificati in modo
chiaro dalle autorità politiche e devono essere quantificati in modo da
determinarne l’impatto delle diverse politiche economiche.

INTERVENTO PUBBLICO TASSE E SUSSIDI


Lo strumento di politica preferito da molti economisti è costituito da tasse e
sussidi. Per correggere le esternalità lo stato dovrebbe imporre una tassa uguale
alla differenza tra costo marginale sociale e costo marginale privato (noto come
tassa di Pigou). Per correggere il monopolio, se l’aspetto del monopolio che lo
stato intende correggere sono gli extra profitti allora può imporre una tassa in
somma fissa che provoca un aumento dei costi fissi e non influisce sulla
quantità prodotta.
Vantaggi di tasse e sussidi. Vengono prediletti perché sono compatibili con un
economia di mercato e costringono le imprese a internalizzare i costi sociali
delle proprie attività, inoltre sono flessibili e rapidamente aggiustabili, hanno
inoltre il pregio di indurre comportamenti desiderabili nel lungo periodo.
Svantaggi di tasse e sussidi.
Impossibilità di imporre tasse e sussidi diversi è impossibile imporre a ciascuna
impresa un aliquota specifica;
Difficoltà di determinare tasse e sussidi (è ad es. impossibile fissare in modo
equo la tassa sull’inquinamento)
Intervento pubblico: leggi e regolamentazioni
Leggi che vietano o che regolamentano situazioni o comportamenti non
desiderabili
VANTAGGI
 Solitamente semplici di facile comprensione e facili da amministrare
 Se si ritiene che il pericolo di un dato comportamento sia troppo elevato è
più sicuro vietarlo che ricorrere alla tassazione.
 Si può ricorrere a un piano di emergenza
 Le leggi possono vietare la vendita di prodotti non sicuri

SVANTAGGI
Le restrizioni tendono ad essere un arma debole senza un meccanismo efficace
di controllo; al contrario nel caso di tasse, tanto maggiore sarà l’incentivo a
trovare rimedi alla diminuzione del costo sociale per ridurre la tasse da pagare.

Istituzioni preposte alla regolamentazione


Per regolare alcuni settori si può ricorrere all’istituzione di organi preposti (ad
es. autorità per l’energia elettrica o antitrust) che hanno il vantaggio di
applicare il caso per caso con la soluzione più appropriata, ma hanno lo
svantaggio che le indagini possono essere lunghe e costose, pochi casi
esaminati.

ALTRE FORME DI INTERVENTO PUBBLICO


Quando il fallimento del mercato è dovuto ad un asimmetria di informazioni lo
stato può effettuare direttamente la fornitura di servizi o di beni per correggere
tale distorsione. Per approvare la fornitura di un nuovo bene pubblico dovrà
esserci una seria analisi costi benefici, che verrà approvata solo se i benefici
sono superiori ai costi sociali. Inoltre in altri casi lo stato potrebbe decidere di
fornire dei beni che non sono beni pubblici puri per giustizia sociale, forti
esternalità positive o nel caso di ignoranza o di individui dipendenti da
decisioni altrui.

Effetti negativi dell’intervento pubblico.


Eccessi di domanda o di offerta: intervenendo fissando i prezzi a livelli diversi
da quello di equilibrio.
Scarsa informazione: lo stato non conosce tutti i costi e i benefici delle sue
politiche;
Burocrazia e inefficienza: troppi costi amministrativi.
Mancanza di incentivi di mercato: l’intervento pubblico diminuisce la forza di
mercato.
Variazioni di politica pubblica: possono danneggiare l’economia se troppo
frequenti.
Assenza di libertà individuale

Vantaggi del libero mercato


Aggiustamenti automatici senza burocrazia
Vantaggi dinamici del capitalismo: possibilità di elevati profitti incoraggia a
investire in tecnologie.

Anche in presenza di monopolio o oligopolio le imprese possono comportarsi in


modo simile ai modelli di concorrenza, se elevati profitti faranno in modo che
nuove imprese si affaccino sul mercato o alla minaccia di concorrenza
dall’estero.