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Francesco Petrarca

1. Breve biografia
Francesco Petrarca nacque ad Arezzo nel 1304, da una famiglia appartenente
all'alta borghesia (il padre era notaio) mandata in esilio perché guelfo bianco. Nel
1312 tutta la famiglia si trasferì ad Avignone, allora sede papale, dove il padre
divenne notaio alla corte del papa. Nel 1319 studiò legge a Bologna, ma, dopo la
morte del padre, Petrarca, che non poteva più mantenersi, fu costretto a lasciare
l'università di Bologna e a tornare ad Avignone. Il soggiorno bolognese, anche se
breve, fu importante perché gli fece conoscere molti intellettuali. Ad Avignone prese
gli ordini minori che gli garantivano una piccola rendita annuale e un incarico alla
curia pontificia; qui studiò la poesia provenzale e il 6 aprile del 1327, venerdì santo,
conobbe Laura, evento realmente accaduto che è destinato a cambiargli la vita. Ebbe
due figli, entrambi da relazioni passeggere.
Nel 1340 sia il senato di Roma sia quello di Parigi gli offrirono la “corona
poetica”, ambito premio letterario, ma lui scelse Roma, dove l'anno successivo fu
incoronato “poeta laureato” . Nel frattempo fu pervaso da una profonda crisi
religiosa, che si acuì quando il fratello Gherardo si fece monaco, riuscendo là dove
lui non sarebbe mai riuscito. Per parecchi anni fu alle dipendenze del cardinale
Colonna. Nel 1348 Laura fu uccisa dalla peste nera e la notizia lo gettò nello
sconforto.
Lasciò l'incarico del cardinale Colonna, anche per dissapori nati dall'adesione di
Petrarca all'impresa popolare di Cola di Rienzo, e cominciò a girovagare per tutta
Italia. Alla fine, stanco e vecchio, si ritirò ad Arquà, presso i colli Euganei, dove morì
nel 1374, all'età di 70 anni.

2. La lingua
Anche Petrarca, come Dante, era perfettamente bilingue e scriveva sia in italiano
sia in latino, soltanto che, al contrario di Dante, Petrarca credeva che la lingua di
maggior prestigio fosse il latino e che quella volgare dovesse essere usata soltanto per
cose più leggere, più frivole, come l'amore. È proprio per questo motivo che Petrarca
scrive il suo Canzoniere in volgare. Nonostante ciò, Petrarca riuscì ad innalzare la
lingua volgare ad un livello di purezza mai raggiunto prima. Con Petrarca l'italiano
esce dalla fase delle origini e diventa un modello perfetto di stile ed eleganza, che
forse non aveva raggiunto nemmeno con Dante.
Se per Dante si è parlato di plurilinguismo, cioè di una lingua che si modella e si
adatta alle vicende esteriori, agli interlocutori e più in generale agli eventi narrati, per
quanto riguarda Petrarca, invece, si deve parlare di monolinguismo. Il registro
linguistico usato da Petrarca è sempre molto alto e si uniforma alla materia. Siccome
il tema narrato nel Canzoniere, non si abbassa mai né di tono né di stile, allora
Petrarca utilizza sempre lo stesso registro linguistico alto. È vero che ci sono delle
differenze linguistico-narrative tra la prima e la seconda parte, ma le differenze sono
di gran lunga minori rispetto a quelle che si possono riscontrare nella lingua utilizzata
nell'Inferno e quella del Paradiso. Petrarca esclude ogni vocabolo che sia troppo
crudo o che richiami il mondo quotidiano e popolare e non concede alcuno spazio alla
tradizione comico-realistica.
Un'ultima cosa da sottolineare è la differente concezione della letteratura e in
special modo della poesia: se per Dante la letteratura aveva una grande funzione
didattico-pedagogica, che serviva ad insegnare valori, per Petrarca la poesia perde
questa ufficialità e diventa sfogo intimo dell'animo sofferente. Per questo motivo,
Petrarca può essere inteso il primo autore moderno. Nell'età comunale gli intellettuali,
come Dante, avevano ancora un ruolo molto importante, anche dal punto di vista
politico, invece nell'epoca in cui vice Petrarca non più. Da qui, intellettuali come
Petrarca, si isolano e considerano la poesia in maniera intima e privata.

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