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LINGUISTICA E LINGUAGGI

22
Marina Foschi Albert Marianne Hepp
MANUALE DI STORIA
DELLA LINGUA TEDESCA

ISSN
1972-0696
Liguori Editore
Sono di Marina Foschi Albert i capitoli: Alto tedesco
protomoderno/Frühneuhochdeutsch; Alto tedesco moderno/Neuhochdeutsch; Tedesco
contemporaneo/Gegenwartsdeutsch. Di Marianne Hepp i capitoli: Alto tedesco
antico/Althochdeutsch; Alto tedesco medio/Mittelhochdeutsch.

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© 2003 by Liguori Editore, S.r.l.


Tutti i diritti sono riservati
Prima edizione italiana Novembre 2003

Foschi Albert, Marina:


Manuale di storia della lingua tedesca/Marina Foschi Albert, Marianne Hepp
Linguistica e linguaggi
Napoli : Liguori, 2003
ISBN-13 978 - 88 - 207 - 6052 - 6
ISSN 1972-0696

1. Panorama diacronico 2. Usi linguistici I. Titolo II. Collana III. Serie

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INDICE

Introduzione
Alto tedesco antico / Althochdeutsch
1. Introduzione
1.1 Area dialettale alto e basso tedesca
2. Profilo storico-culturale
2.1 La “theodisca lingua”
2.2 La politica culturale di Carlo Magno
2.3 Centri culturali: i monasteri
3. Situazione linguistica
3.1 Produzione scritta
3.1.1 Traduzioni
3.1.1.1 Tecniche di traduzione: il Vater unser.
3.1.1.2 Glossari
3.1.2 Poesia religiosa
3.1.3 Poesia Bprofana
3.2 Oralità
4. Sistema linguistico
4.1 Fonologia
4.1.1 Consonantismo
4.1.2 Vocalismo
4.2 Morfologia
4.3 Formazione di parola
4.4 Lessico
4.4.1 Prestiti del periodo romano (II-V secolo d.C).
4.4.2 Lessico del Cristianesimo
4.4.3 Altri prestiti cristiani: i giorni della settimana e il calendario
delle feste
4.4.4 Lessico cristiano di influenza non latina: Goti, Irlandesi e
Anglosassoni
4.5 Sintassi
4.6 Scrittura
Alto tedesco medio / Mittelhochdeutsch
1. Introduzione
2. Profilo storico-culturale
2.1 Il feudalesimo
2.2 Unità politica e linguistica
2.3 La cultura della minne
2.4 Traduzioni
2.5 La mistica
3. Situazione linguistica
3.1 Lingua scritta
3.1.1 Produzione letteraria protocortese
3.1.1.1 Poesia spirituale
3.1.1.2 Poesia epica profana
3.1.2 Cultura letteraria cortese
3.1.3 Produzione letteraria tardocortese
3.2 Oralità
3.2.1 Predica popolare
4. Sistema linguistico
4.1 Fonologia
4.2 Morfologia
4.3 Sintassi
4.4 Lessico e formazione di parola
4.4.1 Lessico protocortese
4.4.2 Lessico cortese
4.4.3 Influsso della Scolastica nella formazione di parola
4.4.4 Lessico della mistica
4.5 Scrittura
Alto tedesco protomoderno / Frühneuhochdeutsch
1. Introduzione
2. Nuovo assetto politico e sociale della Germania
2.1 Le signorie territoriali
2.2 Le città
2.3 Espansione tedesca nei territori dell’Est
3. Cultura
3.1 Cultura protoborghese
3.2 Circolazione della scrittura
3.3 Invenzioni e scoperte
4. Varietà linguistiche
4.1 Oralità
4.2 Il basso tedesco
4.3 Varietà scritte
4.3.1 Kanzleisprachen
4.3.2 Druckersprachen
4.3.3 Lutherdeutsch
4.3.4 La “lingua di Meissen”
5. Interferenze
6. Sistema linguistico
6.1 Sintassi
6.2 Morfologia
6.3 Formazione di parola e lessico
6.4 Fonologia
6.4.1 Vocalismo
6.4.2 Consonantismo
6.5 Ortografia e interpunzione
Alto tedesco moderno / Neuhochdeutsch
Alto tedesco moderno I / Früheres Neuhochdeutsch
1. Introduzione
2. Ordinamento politico e sociale della Germania
2.1 La Germania postbellica
2.2 Ascesa della Prussia
3. Cultura
3.1 Cultura cortigiana e illuminismo borghese
3.2 Studi linguistici
3.3 Codificazione
3.4 Purismo e accademie linguistiche
3.5 Stampa periodica
4. Situazione linguistica
4.1 Oralità
4.1.1 Dialetto
4.1.2 Hochsprache
4.1.2.1 Predicazione
4.1.2.2 Università
4.1.2.3 Scuola
4.1.2.4 Teatro
4.1.3 Umgangssprachen
4.2 Lingua scritta (Hochsprache)
4.2.1 Stile barocco
4.2.2 Stile illuminista
5. Sistema linguistico
5.1 Sintassi
5.2 Morfologia
5.3 Lessico e formazione di parola
5.4 Ortografia
5.5 Ortoepia
Alto tedesco moderno II / Jüngeres Neuhochdeutsch
1. Introduzione
2. La Germania tra Otto e Novecento
2.1 Coscienza nazionale, nazionalismo, degenerazione del nazionalismo
2.2 Società industriale
3. Cultura
3.1 Democratizzazione della cultura
3.2 Studi linguistici
4. Varietà linguistiche
4.1 Oralità
4.1.1 Dialetti
4.1.2 Hochdeutsch
4.1.3 Umgangssprachen
4.2 Standard letterario e varianti
4.2.1 Lingua letteraria
4.2.2 Tedesco giornalistico
4.2.3 Lingua della propaganda nazionalista e fascista
5. Altre lingue
6. Sistema linguistico
6.1 Sintassi
6.2 Morfologia
6.3 Formazione di parola
6.4 Lessico
6.4.1 Forestierismi e purismo
6.5 Ortografia
6.6 Ortoepia
Tedesco contemporaneo / Gegenwartsdeutsch
1. Introduzione
2. Nazione e società tedesca del Secondo Novecento
2.1 Divisione e riunificazione
2.2 Mobilità sociale
2.3 Boom economico e tecnologico
2.4 Critica e contestazione
3. Situazione linguistica
3.1 Standard pluricentrico
3.1.1 Deutsches Standarddeutsch
3.1.2 Österreichisches Standarddeutsch
3.1.3 Schweizerisches Standarddeutsch
3.1.4 Tedesco della DDR
3.2 Dialetti, varietà diatopiche, Umgangssprache
3.3 Diglossia standard/Schweizerdeutsch
3.4 Varietà diastratiche
3.4.1 Frauensprache
3.4.2 Linguaggio giovanile
3.5 Linguaggi specialistici
3.5.1 Linguaggio pubblicitario
3.6 Lingua scritta
4. Sistema linguistico
4.1 Sintassi
4.2 Morfologia
4.3 Formazione di parola
4.4 Lessico
4.4.1 Tecnicismi
4.4.2 Lessico “Neuanglodeutsch”
4.4.3 Lessico “politically correct”
4.5 Ortografia
4.6 Ortoepia
Bibliografia
Indice delle tavole (fonti)
Indice delle abbreviazioni
Glossario tedesco-italiano
Manuale di storia
della lingua tedesca
Ringraziamenti
Ringraziamenti
Desideriamo ringraziare l’Editore Liguori per aver accolto il presente manuale nella
collana Linguistica e linguaggi e la redazione che ha realizzato il lavoro. Per consigli,
informazioni e aiuto variamente offerti nel corso della stesura siamo grate ai
professori Peter Auer, Hans Bickel, Enrico De Angelis, Johann Drumbl e Horst Sitta.
Un ringraziamento particolare va a Martin Putz per l’accurata recensione del testo in
una precedente fase della sua elaborazione, che ha portato a molti necessari
emendamenti.
INTRODUZIONE

Il presente compendio di storia della lingua riassume i principali risultati


della ricerca specialistica. La scelta di considerare la materia nella sua
globalità, pur rischiando, per ovvie esigenze di sintesi, di omettere o di non
valutare con sufficiente attenzione singole importanti questioni, dipende dagli
intenti didattici del lavoro, pensato innanzi tutto per studenti italiani di
Germanistica.
Chi studia il tedesco come seconda lingua ha a che fare con una lingua
comunemente descritta come “difficile”1 Tale giudizio è ovviamente assai
relativo: l’apprendimento, soprattutto da adulti, di una qualsiasi lingua
presenta difficoltà che è arduo valutare e quantificare. La cattiva fama del
tedesco poggia su esperienze di questo tipo: la percezione di una lunghezza
media delle parole “abnorme” (rispetto a quella media delle parole italiane),
parole che appaiono indecifrabili e soprattutto impronunciabili a chi non sa
riconoscere la segmentazione morfologica e fonetica delle sequele di quattro-
cinque e più consonanti (es. Nichtraucher, Grundschule, Austauschstudent,
Meinungsstreit) e in generale il rapporto tra consonanti e vocali relativamente
sbilanciato a favore delle prime (il che porta ad avvertire il suono della lingua
come “duro” e “poco melodico”). Il tedesco sembra caratterizzarsi inoltre per
la frequente terminazione in -en delle parole, tanto è vero che un italiano che
tenti di parodiare il modo di parlare tedesco, tedeschizzando l’italiano, può
far perno proprio su tale particolarità, aggiungendo qualche accorgimento
fonetico ispirato alla pronuncia dell’italiano di molti tedescofoni (ossia con
trasformazione di occlusive sonore in sorde /b-d-g → p-t-k/); ne è esempio la
parlata dei celebri soldatini di Bonvi:
Altro genialen esempio di riciclaggio militaren è il rancio del soldaten: esso
viene generalmente preparato il lunedì ed è puntualmente riproposten sotto vari
aspetten und nomi fantasiosen per tutta la settimanen. Gli afanzi del lesso del
lunedì difentano ein ottimo spezzatinen del martedì; gli afanzi dello
spezzatinen del martedì difentano prelibaten polpetten il mercoledì, l’afanzo
delle polpetten difenta ein succulento polpettonen il ciofedì ... (Sturmtruppen.
Soldato letalen ovvero i capisaldi dell’ecologia militaren. Milano 2002: 11).

Al primo contatto negativo con la lingua tedesca fa a volte seguito


l’approccio sistematico, mediato dallo studio, che può confermare
l’impressione di “lingua difficile”: è infatti possibile che si rimanga intimiditi
di fronte alla rigida prescrizione di posizione delle parole all’interno della
frase, che include anche una sorta di frammentazione delle forme verbali, o di
fronte alle “sregolate” regole grammaticali, per es. la formazione del plurale
dei nomi o l’attribuzione di genere dei sostantivi.
Per queste e altre “difficoltà”, leggi particolarità, del tedesco esistono
motivazioni discernibili e comprensibili in ottica storica. Conoscere la genesi
della lingua aiuta a comprenderne, ricordare e apprendere con maggiore
discernimento le caratteristiche strutturali. Oltre a ciò, serve a chiarire
l’oggetto di studio.
a) La lingua tedesca
Chi si iscrive a un corso di tedesco sa che andrà a studiare una lingua
diversa dalla propria lingua madre e dalle altre lingue straniere: in una
definizione ex-negativo, il tedesco non è l’italiano, non è l’inglese, non è il
francese e così via. Detto in positivo, il tedesco è la lingua parlata nella
Repubblica Federale di Germania, in Austria e in Svizzera. E non solo. Il
tedesco nel mondo è parlato da circa 95 milioni di persone nelle nazioni in
cui è lingua ufficiale (Germania, Austria, Svizzera, Liechtenstein, Belgio,
Italia); stati di popolazione prevalentemente tedesca sono la Germania (circa
83 milioni), l’Austria (otto milioni), la Svizzera (4,5 milioni di tedescofoni,
pari a circa il 65% della popolazione totale) e il Liechtenstein (15.000
abitanti). In molti altri stati il tedesco è lingua di minoranza, con circa otto
milioni di parlanti distribuiti in comunità linguistiche su 25 stati (Argentina,
Australia, Belize, Bolivia, Brasile, Canada, Cile, Columbia, Danimarca,
Ecuador, Francia, Israele, Messico, Namibia, Paraguay, Perù, Polonia,
Repubblica Ceca, Romania, Russia, Sudafrica, Ungheria, Uruguay, USA,
Venezuela) (Born/Jakob). Milioni di persone in vari continenti: facile
immaginare che non tutti parlino tedesco allo stesso modo ovvero lo “stesso
tedesco”, ma che esistano varietà diverse di tedesco, esattamente come, è
noto, esistono notevoli differenze tra l’inglese britannico e quello americano.
Alcune di queste varietà (Pennsylvaniendeutsch, Plautdietsch, Hunsrückisch)
si sono formate nelle ex-colonie e nei territori d’oltremare in epoche in cui i
flussi migratori consistevano prevalentemente di contadini analfabeti di varia
ed esclusiva origine dialettale (solo in seguito al 1848 l’emigrazione
americana e australiana interessa anche persone di cultura capaci di
esprimersi nella variante standard del tedesco colto): nel costituirsi delle
varianti internazionali conta inoltre l’interscambio con la realtà linguistica
locale (Mattheier 1: 1961).
Senza andare troppo lontano, anche entro i confini delle nazioni europee
in cui è lingua ufficiale, la lingua tedesca non è unica, ma varia a seconda
degli intenti e degli impulsi psicologici individuali e di gruppo degli utenti e
inoltre in base a fattori geografici, culturali, religiosi, politici, economici. In
altre parole: il tedesco, come ogni lingua, si articola in tante varietà entro i
confini del suo sistema: esistono le varietà “diatoniche” o dialetti, varietà
relative alle situazioni comunicative o “diafasiche”, varietà connesse alla
collocazione e all’identità sociale o “diastratiche”, varietà relative al mezzo
della comunicazione (scritto o parlato) o “diamesiche”, varietà “diacroniche”
che si costituiscono nelle varie fasi temporali della vita di una lingua (Berruto
60). Alla luce della molteplicità di varianti esistenti nel sistema del tedesco e
di possibilità e situazioni entro cui si attua la comunicazione, sembra lecito
parlare, come è già stato fatto, di “lingue tedesche” al plurale (Bausinger).
Di contro, per “lingua tedesca” al singolare si intende, per convenzione
espressiva, la variante linguistica “media” comprensibile a tutti i parlanti,
indipendentemente dal loro background regionale, sociale e culturale e a vari
livelli di comunicazione. Ciò corrisponde, tra l’altro, alla variante standard
trasmessa a chi apprende il tedesco come lingua straniera, ossia la forma
semplificata, normalizzata e codificata di quella multiforme realtà che è la
lingua tedesca.
La presente descrizione dell’evoluzione della lingua tedesca fa
riferimento alla situazione linguistica nella sua varietà, mostrando se, come e
per quali motivi una particolare forma espressiva, in un particolare periodo
storico, acquista prestigio e predominanza sulle altre. Si cerca, in altre parole,
di recuperare la nozione di “lingua tedesca” nella sua interezza, analizzando il
processo di formazione del modello standard (o unitario) che nasce e si
afferma come modello di prestigio. Nella storia della lingua accade infatti che
particolari varietà, connotate regionalmente o socialmente, diventino
preminenti per motivi indipendenti dalle strutture linguistiche, ma legati alla
realtà sociale, politica, storica. I mutamenti linguistici si palesano nelle
strutture, ma dipendono dagli usi, usi che diventano la norma e la regola, nel
momento in cui vengono codificati. In altre parole, è il fenomeno della
codificazione linguistica che determina il “come si dice” e lo standard di
correttezza grammaticale di una lingua, valido per un certo periodo e non in
assoluto: strutture linguistiche e regole grammaticale non sono perenni, ma
mutabili. Le singole lingue sono una realtà sociale in perenne evoluzione. Ma
in evoluzione da dove?
b) La famiglia linguistica del tedesco
Il tedesco è una lingua indoeuropea, in quanto presenta una serie di
corrispondenze fonologiche, grammaticali e lessicali con altre lingue,
giustificabili solo ammettendo l’esistenza di una matrice comune. A questa
lingua madre è stato dato il nome di “indoeuropeo”, perché al suo ceppo
appartengono lingue parlate in un’area geografica compresa sull’asse India-
Europa. L’indoeuropeo è una lingua non attestata, ma ricostruita per
comparazione filologica.
Al gruppo indoeuropeo appartengono anche l’italiano e il latino. Dal latino, o
meglio dalla sua variante “volgare”, derivano le lingue romanze, tra cui
appunto l’italiano. Il latino volgare si distingue da quello classico, che è la
lingua della letteratura e la variante insegnata nelle scuole che non altera le
forme grammaticali, lessicali e stilistiche. Al contrario, il latino volgare, ossia
il latino parlato, è la lingua viva che muta “regole” nel tempo e nello spazio, in
ragione dello sviluppo della società dei parlanti. Le lingue romanze (italiano,
francese, spagnolo, portoghese), tutte filiazioni del latino, hanno avuto sviluppi
diversi, perché nelle varie parti dell’Impero romano provenivano soldati e
coloni da diverse zone d’origine, in possesso dunque di un patrimonio
linguistico di base latina, ma influenzato dal substrato linguistico del popolo
precedentemente sottomesso (osco, etrusco ecc.). Il latino dei conquistatori
rappresenta in Europa il modello di prestigio destinato a imporsi; ma è già in
partenza una realtà regionalmente multiforme. Ulteriori influenze si hanno
mediante il contatto con le lingue preesistenti sui luoghi delle conquiste
imperiali (iberico, illirico, celtico) e ancora diversa si profila la variante di
latino (e dunque la lingua romanza di arrivo) a seconda dell’epoca in cui
avviene la conquista. Quanto detto a proposito dell’evoluzione delle lingue
romanze dal latino vale a illustrare l’enunciato dato: la storia di una lingua è
condizionata dall’interagire di questioni sociali, culturali e politiche dei vari
momenti storici.

All’interno del gruppo indoeuropeo, si delineano inizialmente tratti


comuni a un gruppo di lingue definite “germaniche”; ciò che intorno all’anno
1000 si distingue come “lingua del popolo” e si inizia a definire come
“tedesco” è un insieme di dialetti germanici appartenenti al gruppo, come
anche l’inglese, il nederlandese, lo svedese, il danese.

Tav. 1 - Migrazioni dei Germani 373-500 d.C.

Nell’evoluzione intercorrente tra l’indoeuropeo e le singole lingue


germaniche è stata ipotizzata una fase intermedia definita del “germanico
comune”. Anche il concetto di germanico comune, analogamente al caso
dell’indoeuropeo, è un’astrazione, corrisponde non a una lingua attestata, ma
alla denominazione convenzionalmente utilizzata per intendere l’insieme dei
tratti comuni a tutte le lingue germaniche storicamente attestate, e peculiari
rispetto alle lingue indoeuropee non germaniche.
Tav. 2 – Le lingue germaniche.

Il tedesco, in quanto lingua con specificità evidenziabili all’interno della


famiglia indoeuropea-germanica, ha una storia attestata a partire dall’VIII
secolo d.C. Ciò significa che esistono documenti d’epoca in cui appaiono
caratteristiche proprie di una serie di lingue o dialetti germanici, i quali,
proprio in virtù di tali tratti distintivi, non sono più definiti quali
genericamente “germanici”, bensì “tedeschi”. Più precisamente, all’interno
della famiglia germanica, un insieme di dialetti o lingue tedesche si delinea
peculiarmente come “alto tedesco”, rispetto al gruppo “basso tedesco”: tratto
distintivo è la “seconda rotazione consonantica”, caratteristica fonetica che
interessa unicamente i dialetti della zona meridionale della Germania (area
tipicamente montuosa, in tal senso “alta”); il tedesco standard di oggi si
costituisce essenzialmente sulla base di varianti dialettali alto tedesche.
c) Storia monocentrica e pluricentrica
Un tempo la storia del tedesco era vista come un processo unitario e
monocentrico di sviluppo della sua variante codificata, il tedesco colto o
“Hochdeutsch”. Essendo il tedesco di Lutero il primo modello di lingua
scritta destinato a conoscere diffusione su tutto il territorio di lingua tedesca,
Lutero stesso è stato ed è tuttora definito “padre” della lingua tedesca; le fasi
di sviluppo linguistico del tedesco precedenti a Lutero erano al contrario viste
come meri stadi, variamente imperfetti, di preparazione alla nascita del
tedesco vero e proprio. I dialetti o altre varianti linguistiche più o meno
distanti dal modello letterario di arrivo (la variante “classica” attestata nella
produzione dei grandi letterati del Sette-Ottocento) risultavano, in
quest’ottica, altrettanti esempi di varietà linguistiche grammaticalmente
“scorrette”. Oggi si evita di gerarchizzare i vari sistemi linguistici in ragione
della loro aderenza o meno a un modello codificato, da cui deriva per es. la
distinzione di denominazione, ancora in uso, tra “lingua” (codificata) e
“dialetto” (lingua non codificata) e si cerca invece di descrivere neutralmente
la multiforme situazione linguistica che viene via via a delinearsi a partire dal
momento in cui, nella Germania medioevale, appare la prima produzione
scritta in volgare (appunto nel secolo VIII). La realtà del tedesco non si
esaurisce ora, né mai lo ha fatto, nel fenomeno del modello letterario.
Alla visione centristica ed evolutiva del XIX secolo si contrappone una
concezione storico-linguistica che vede le lingue sviluppare i mezzi
espressivi corrispondenti alle esigenze comunicative degli utenti: le
mutazioni linguistiche sono processi di adattamento delle strutture agli usi. Si
può vedere l’insieme delle mutazioni come “evoluzione” purché sia evidente
lo sforzo di comprensione della situazione linguistica delle varie epoche nel
suo complesso, come sistema funzionale inserito nel suo contesto d’uso.
Il pensiero evolutivo è molto marcato nella storia dei volgari europei nel
medioevo per ragioni evidenti: i volgari si diffondono, in opposizione alla
raffinata lingua scritta latina, dalle radici della tradizione orale in altri settori
pragmatici dello scritto, per i quali devono trovare nuove forme di
rappresentazione. Questo processo si compie nei vari ambiti del quotidiano e
della letteratura d’autore gradualmente e con tempi diversi, ma naturalmente
nell’influsso reciproco dei singoli settori e sempre accompagnato dalla
produzione scritta latina contemporanea che funge da modello e in parte da
freno. In Germania occorre un millennio affinché il tedesco si sostituisca al
latino, ottenga legittimazione come lingua utilizzabile anche per gli usi colti.
Finché perdura, nella storia della lingua tedesca, la contrapposizione tra
dialetto e lingua scritta, l’approccio descrittivo è inevitabilmente
“monocentrico”, in quanto si cerca di individuare lo standard. È importante
quanto meno riconoscere la esigua percentuale di spazio occupata dal tedesco
scritto all’interno del panorama del tedesco inteso in accezione più ampia: il
resto è oggetto di studio della dialettologia. Nel tedesco contemporaneo, i
confini tra dialetto e lingua standard si sono fluidificati e neanche sembra più
possibile parlare di standard unico: studi linguistici recenti parlano, a questo
proposito, di “pluricentrismo” linguistico.
d) Periodizzazione della storia della lingua tedesca
La storia dell’alto tedesco o tedesco per antonomasia è ricostruita
essenzialmente sulla base di documenti di lingua scritta, disponibili a partire
dall’VIII secolo. Premesso che il processo evolutivo di una lingua segue un
ritmo tanto fluido quanto disomogeneo e difficilmente arginabile entro
confini storici, la storia della lingua tedesca è articolata, per chiarezza
espositiva e in ossequio a una tradizione assodata di studi storico-linguistici,
in sei fasi:

• alto tedesco antico – Althochdeutsch (750-1050)


• alto tedesco medio – Mittelhochdeutsch (1050-1350)
• alto tedesco protomoderno – Frühneuhochdeutsch (1350-1650)
• alto tedesco moderno I – früheres (1650-1800)
Neuhochdeutsch
• alto tedesco moderno II – jüngeres (1800-1945)
Neuhochdeutsch
• alto tedesco contemporaneo – Gegenwartsdeutsch (1945-oggi)

La suddivisione segue il modello di Grimm-Scherer (che ha a lungo


fornito ottimi risultati soprattutto nell’insegnamento accademico, nonostante
l’eterogeneità di orientamento2) e individua periodi all’interno dei quali si
stabilizzano particolari fenomeni linguistici, il cui esordio coincide con
l’inizio del periodo in questione (Roelcke 799).
Le trasformazioni linguistiche si correlano alle mutate esigenze
comunicative della comunità; i criteri di periodizzazione sono vari, esterni o
interni al fenomeno linguistico e verranno via via segnalati nel corso della
trattazione.
ALTO TEDESCO ANTICO / ALTHOCHDEUTSCH

1. Introduzione
“Althochdeutsch” (antico alto tedesco) è la denominazione comune dei
dialetti “hochdeutsch” o alto tedeschi, insieme di dialetti collegati da una
serie di caratteristiche comuni, in particolare per aver subito l’influsso della
seconda rotazione consonantica. La denominazione, come anche la prima
proposta di periodizzazione, è di Jakob Grimm, il quale nella sua Deutsche
Grammatik (1819) propone una tripartizione della storia della lingua tedesca
con un primo periodo Althochdeutsch datato 600-1100 d.C. La proposta
successiva, effettuata sulla base della tripartizione di Grimm, è quella di
Wilhelm Scherer (1890), che opera con quattro fasi simmetriche della durata
di tre secoli ciascuna, ponendo l’inizio del periodo nel 750 circa, con la prima
comparsa di documenti scritti in volgare della prima fase, e il termine nel
1050, momento in cui le peculiarità linguistiche che caratterizzano il periodo
subiscono una evidente trasformazione, ciò che motiva dunque l’inizio del
Mittelhochdeutsch. Altre proposte di periodizzazione confermano, per quanto
riguarda i termini cronologici e la denominazione dei singoli periodi, la
validità della proposta di Scherer/Grimm (Roelcke 802).
Oltre a intendere il limite temporale-cronologico, la denominazione
“Althochdeutsch” contiene in sé altri elementi di significato, così
riassumibili: a) alt = riferimento temporale (primo periodo della lingua
tedesca con i primi documenti letterari); b) hoch = riferimento geografico
(parte alta e montuosa del territorio) alla collocazione dei dialetti interessati
alla seconda rotazione consonantica: in questo senso la denominazione è
parallela e contraria a quella riguardante i dialetti non coinvolti dalla
rotazione stessa (= basso tedesco/ Niederdeutsch); c) deutsch = riferimento
linguistico al sistema, inteso come l’insieme di dialetti con caratteristiche
[hoch]deutsch (alemanno, bavarese, francone, longobardo).

1.1. Area dialettale alto e basso tedesca


I dialetti alto tedeschi si distinguono dalle altre lingue germaniche e dai
dialetti basso tedeschi in particolare per i fenomeni fonetici riassunti sotto il
nome di seconda rotazione consonantica, processo che ha luogo
approssimativamente tra il V e la prima metà dell’VIII secolo d.C.
(Sonderegger 2: 128). Questo decisivo cambiamento consonantico ha inizio
nella parte centro-meridionale del paese, la parte alta e montuosa (da qui la
denominazione hoch, la quale si è conservata per caratterizzare l’odierno
tedesco standard, Hochdeutsch, che a sua volta, grazie agli sviluppi
successivi, è però molto più vicino al tedesco parlato nelle zone centrali e
settentrionali) e procede nel suo sviluppo verso settentrione, manifestandosi
in maniera sempre meno completa, fino a scomparire al di là della linea di
confine fra alto e basso tedesco, la linea di Benrath (che passa da Aquisgrana,
Benrath sul Reno a sud di Düsseldorf, Kassel e Wittenberg, per fermarsi al
confine con la Polonia). Questa linea, corrispondente in gran parte all’antico
confine etnico dei Sassoni, la cui lingua non è coinvolta nel cambiamento
consonantico, divide ancora oggi l’area dialettale alto e basso tedesca per
quanto concerne le forme del tipo machen/ maken. Un altro importante limite
nel considerare l’espansione della rotazione consonantica è la linea di
Ürdingen, a nord di quella di Benrath, con il mutamento ich/ik; da notare
sono inoltre le coppie dorf/dorp; das/dat; apfel/appel; pfund/pund, differenze
delimitate più a sud della linea di Benrath.
La seconda rotazione consonantica costituisce il fenomeno linguistico
più importante del periodo in quanto differenzia l’alto tedesco dagli altri
dialetti germanici. I suoi gradi di realizzazione portano alla seguente
suddivisione dialettale:
Rimangono esclusi dalla seconda rotazione consonantica anche l’antico
inglese (ai.) e l’antico frisone, appartenenti – insieme all’antico sassone (o
basso sassone antico) – al Nordseegermanisch, l’unità linguistica del Mare
del Nord. Tra i caratteri comuni all’interno delle lingue nordiche sono da
sottolineare quelli tra l’antico inglese e l’antico sassone: innanzittutto la
caduta delle nasali n e m (ata. uns – ai. e as. ûs; ata. fimf, finf – as. e ai. fîf) e
la forma pronominale senza -r (ata. wîr – as. wî, ai. wê). Dall’antico sassone,
lingua testimoniata nell’epopea biblica Heliand (840 circa), si sviluppa il
basso tedesco medio.

Tav. 3 - La seconda rotazione consonantica.

2. Profilo storico-culturale
Tra le stirpi prototedesche – gli Alemanni, i Bavari, i Franchi, i Turingi
(questi ultimi colonizzati dai Franchi a partire dal 531 d.C.) e i Sassoni (una
parte dei quali approda nel V secolo d.C. in Inghilterra) – hanno un ruolo
politicamente e culturalmente decisivo i Franchi. Insediati inizialmente nella
regione del basso Reno (III secolo d.C.), parte della popolazione dei Franchi,
intorno al IV secolo, passa il Reno e si infiltra pacificamente nella Francia
settentrionale e nel Belgio. Questa parte occidentale della popolazione si
romanizza e parla già in epoca merovingia il francese antico; i Franchi
cisrenani conservano invece il loro idioma germanico. Sebbene divisi dal
punto di vista linguistico, i Franchi rimangono nel complesso uniti
politicamente. Uno dei loro re, Clodoveo (della stirpe dei Merovingi), in
seguito alla caduta dell’Impero romano d’occidente (nel 476), estende il suo
regno fino alla Gallia settentrionale.
I Franchi conquistano numerosi territori: il regno dei Turingi e quello dei
Burgundi, come parte del regno dei goti occidentali. A partire dalla metà del
VI secolo, diventano politicamente soggetti al regnum Francorum anche i
territori degli Alemanni e dei Bavaresi, rimasti fïno ad allora indipendenti.
Nel 687 il potere passa dai Merovingi ai Carolingi, i quali riescono, con il re
Pipino II, a ristabilire l’unità del regno che nel 511, alla morte di Clodoveo,
era stato diviso in quattro parti e in seguito in due (regno occidentale e
orientale).
Tav. 4 - Il regno di Carlo Magno.

Il regno dei Franchi, la più importante istituzione politica dell’alto


medioevo, ha la sua maggiore estensione geografica e fioritura culturale sotto
Carlo Magno, il quale, durante il periodo di regno (768-814) sottomette i
Longobardi (774), i Sassoni (772-804) e i Bavari (788) ed è incoronato
imperatore a Roma da papa Leone III nella notte di Natale dell’anno 800.

2.1. La “theodisca lingua”


Il processo di annessione e conquista, iniziato dai merovingi, è completato
dai loro successori, i carolingi. In questo lungo periodo (complessivamente
dalla fine del V al IX secolo) il potere dei Franchi si estende sulla maggior
parte della tribù germaniche occidentali, ad eccezione degli anglosassoni. La
sottomissione avviene per conquista, annessione e, nel caso particolare dei
Frisoni e Turingi, anche grazie a un misto di attività missionaria e pressione
politica (Wells 52). Date le circostanze, solo poco a poco Alemanni, Bavari e
Sassoni iniziano a considerare l’impero dei Franchi come proprio; di
conseguenza anche la coscienza di possedere una lingua comune si fa strada
molto lentamente. Le particolarità linguistiche delle varie stirpi vengono
conservate a lungo e sono riconoscibili, in linea di massima e con tutti i
cambiamenti dovuti agli sviluppi successivi, nei fenomeni di dialettismi e
regionalismi del tedesco moderno.
Eppure è proprio in epoca carolingia che la lingua tedesca trova la sua
denominazione, e ciò avviene inizialmente in esplicita contrapposizione al
latino, lingua franca delle persone di cultura.
Il termine corrispondente all’odierno deutsch appare per la prima volta in
una fonte latina del 786, una lettera del vescovo italiano Giorgio da Ostia a
papa Adriano I. In essa si riferisce che in un concilio tenuto in Inghilterra si
era parlato tam latine quam theodisce – vale a dire sia in latino, la lingua
colta, che in volgare. La parola latina theodiscus deriva dal protogermanico
*theudo, che ha originariamente il significato di “popolo” (cfr. got. biuda,
ata. diot = “popolo”; il nome Dietrich comprende due componenti semantiche
= Volk + Herrscher); in latino passa a significare lingua vulgaris. Anche nei
documenti successivi l’espressione continua a essere attestata in forma latina;
ad es. in un capitolato (801) di Carlo Magno si parla in latino di “diserzione”,
cui si aggiunge la glossa: quod nos teudisca lingua dicimus herisliz (= was
wir in deutscher [in der Volkssprache] Heeresflucht nennen); Walahfrido
Strabo parla nell’840 di theodiscum sermonem; in una relazione dell’842 sul
Giuramento di Strasburgo, Nitardo differenzia tra lingue: teudisca e romana.
Solo 200 anni dopo le prime attestazioni in latino, alla fine del X secolo,
compare con Notker l’espressione ata. in diutiskun nel significato di “in der
deutschen Sprache”. Attestate in Notker sono ancora le forme latine
(teutonice, illud teutonicum, verba teutonica) accanto a quelle alto tedesche
antiche (diutisk = deutsch; dero diutiscun = der deutschen Sprache), il che
dimostra come l’uso della parola all’epoca sia ancora instabile. Solo nel
periodo alto tedesco medio, nell’ Annolied (1090 circa), che documenta la
forma diutschin sprechen (= parlare la lingua del popolo tedesco) e diutschi
liute (= popolo tedesco) e ancora di più con Walther von der Vogelweide, il
termine diutsch appare assimilato al sistema linguistico tedesco. La sua
variante fonetica tiu(t)sch con t iniziale è dovuta al latino; fino all’epoca
goethiana vengono usate entrambe le forme: deutsch e teutsch (Moser 98 e
Sonderegger 2: 40).

2.2. La politica culturale di Carlo Magno


Per Carlo Magno la diffusione della teudisca lingua ha un grande significato,
poiché sottolinea gli aspetti comuni alle diverse stirpi germaniche
appartenenti al suo impero, e favorisce così la loro partecipazione al suo
disegno politico. I Germani, secondo Carlo Magno, hanno il compito di
assimilare la cultura dell’impero romano e l’insegnamento cristiano. Con
l’aiuto dell’erudito anglosassone Alcuino (abate di Tours, morto nel 804),
Carlo Magno fonda scuole per la preparazione del clero, destinato a occuparsi
dell’educazione cristiana del popolo.
Nella Admonitio generalis di Aquisgrana (789) e nel Sinodo di
Francoforte (794) Carlo Magno invita vescovi e abati a fare oggetto della
predicazione i testi base del Cristianesimo, soprattutto il Padre Nostro e il
Credo. L’uso del volgare è per lui (come per tutti i re franchi) non solo un
utile mezzo di divulgazione del Vangelo e delle preghiere tra il popolo ignaro
del latino, ma anche uno strumento politico che contribuisce a unire e
dominare le varie stirpi germaniche con le loro varietà dialettali. La cultura è
affidata ai monaci: i monaci sono scrittori, scrivani, letterati, in generale
uomini di cultura; Cristianesimo significa progresso culturale.
Tradurre è un compito molto arduo, poiché spesso, per esprimere
contenuti estranei alla cultura germanica, nel tradurre si deve creare ex novo
un lessico adeguato. La realizzazione del compito politico-culturale voluto
dall’imperatore richiede un periodo di tempo lunghissimo per la sua reale
attuazione e si può dire trovi una sua conclusione per quanto riguarda
appunto l’espressione in tedesco del linguaggio della cristianità solo nel
periodo protomoderno con Martin Lutero. La politica culturale di Carlo
Magno dà però il via al processo di tedeschizzazione dei contenuti culturali
latini e cristiani.
Nell’impero francone accanto al latino, lingua ufficiale
dell’amministrazione e della chiesa, si inizia dunque a scrivere anche nella
Volkssprache che non possiede alcuna varietà unitaria, neanche in forma
scritta.

2.3. Centri culturali: i monasteri


Autori e trascrittori dei documenti d’epoca alto tedesca antica sono monaci e
chierici; luogo di redazione sono gli scriptoria dei monasteri.
La produzione dei centri di cultura dell’epoca non sempre segue il
dialetto dell’area geografica di appartenenza: alcuni testi vengono redatti nel
dialetto della scuola di scrittura, non coincidente con la regione in cui ha sede
il monastero. Tuttavia il criterio più agibile per classificare i testi è la
suddivisione dei centri di cultura per area dialettale:

Augsburg, Freising, Passau, Salzburg,


bavarese
Wessobrunn, Monsee, Tegernsee Regensburg
alemanno San Gallo, Reichenau, Murbach
Fulda, Weissenburg, Würzburg, Bamberg, Mainz
francone (Magonza), Speyer, Worms, Francoforte, Lorch,
Trier (Treviri), Köln (Colonia)

Il maggiore centro tedesco di cultura cristiana è il monastero di Fulda,


fondato nel 744 dal missionario Winfrid, meglio noto col nome di Bonifatius
o Bonifacio (675 circa-754), in particolare sotto la direzione di Hrabanus
Maurus (784-856), che ne fa la scuola più importante dell’impero carolingio
orientale.
Altri importanti centri culturali sono gli episcopati di Augsburg (fondato
prima del 500), Freising (742), Passau (739), Salisburgo (Salzburg, 798) e
soprattutto i monasteri benedettini di Weissenburg (importante perché vi
opera Otfried), Wessobrunn (753), Monsee (738) e Tegernsee (756), San
Gallo (614), Reichenau (724) e Murbach (727).
Tav. 5 - Centri religiosi di tradizione letteraria (IX secolo).

L’attribuzione di un testo a un determinato monastero può risultare


incerta. I centri di cultura sono in contatto reciproco, ma risulta difficile, se
non impossibile, ricostruire attraverso quali vie. Autori e amanuensi si
trasferiscono da un monastero all’altro, continuando a scrivere nel proprio
dialetto e nell’ambito della propria tradizione di scrittura, pur subendo
inevitabili influssi da parte del nuovo ambiente linguistico. A Fulda, per fare
un esempio, i documenti dimostrano che nell’VIII secolo si scrive in
bavarese, nel IX in francone orientale e successivamente in francone renano.
Tav. 6 - Dialetti e centri della tradizione antico alto tedesca.

3. Situazione linguistica
L’antico alto tedesco non è una lingua unitaria, ma un insieme di dialetti che
hanno in comune una serie di caratteristiche fonologiche, morfologiche,
sintattiche e lessicali derivanti da mutamenti che non sempre presentano un
andamento uniforme nel tempo e nello spazio. Nessun dialetto acquista, per
tutta l’estensione del periodo, prestigio tale da riuscire a imporsi agli altri, né
il francone renano, dialetto mitteldeutsch (tedesco centrale) parlato con ogni
probabilità alla corte dei carolingi (Moser 108), né i dialetti oberdeutsch
(tedesco superiore), maggiormente interessati agli sviluppi fonologici della
seconda rotazione consonantica (alemanno, bavarese e francone superiore).
I dialetti alto tedeschi antichi, documentati a partire dalla seconda metà
dell’VIII secolo, sono parlati dalle stirpi prototedesche. Tali
Stammessprachen o Stammesdialekte, pur appartenendo alla stessa famiglia
linguistica1, sviluppano – in ragione del carattere relativamente chiuso e
politicamente indipendente delle singole comunità – particolarità linguistiche
proprie in un lungo lasso di tempo, complessivamente fino alla presa di
potere da parte di Carlo Magno nel 768.
All’interno dei dialetti alto tedeschi si distingue il gruppo del tedesco
superiore (Oberdeutsch), costituito da alemanno, bavarese e francone
superiore. L’appartenenza al gruppo oberdeutsch è attribuito anche al
longobardo, dialetto che si estingue intorno all’anno 1000 (ad assimilazione
avvenuta con le popolazioni romanze delle zone conquistate), senza aver
contribuito in maniera rilevante allo sviluppo del tedesco standard, ovvero
senza aver lasciato documenti che permettano di valutarne il contributo2.
Il tedesco centrale (Mitteldeutsch) comprende il francone renano e il
francone centrale. Insieme al tedesco superiore costituisce il nucleo dell’alto
tedesco antico, dal quale si sviluppa il tedesco standard moderno.
Il basso tedesco (Niederdeutsch) comprende il basso sassone e il basso
francone. Dall’area basso tedesca provengono il nederlandese (olandese e
fiammingo < basso francone) e il Plattdeutsch (< basso sassone), il dialetto
parlato nel bassopiano settentrionale della Germania.

3.1. Produzione scritta


Il periodo alto tedesco antico si caratterizza come epoca di transizione dalla
cultura germanica a quella della Roma cristiana. Le prime testimonialize
scritte3 sono per la maggior parte di carattere didattico-religioso, traduzioni e
rielaborazioni di testi sacri fondamentali dal latino, lingua di prestigio
letterario e ideologico. Il tedesco in cui si traduce non rispecchia
necessariamente i caratteri dialettali dell’area geografica di produzione e non
possiede alcuna forma unitaria.
I documenti scritti del periodo sono classificabili in: a) traduzioni ed
elaborazioni dal latino (includendo i glossari); b) testi originali, soprattutto di
carattere religioso; c) testi letterari pagani.

3.1.1. Traduzioni
Le traduzioni giunteci sono spesso di tipo interlineare, inserite fra una
riga e l’altra del testo latino. A San Gallo è redatta la versione interlineare più
antica che ci sia rimasta, la Regola di S. Benedetto (inizio dell’800), testo
utile a spiegare ai monaci la regola del loro fondatore. Gli Inni di Murbach
vengono tradotti a Murbach, dove era giunto il manoscritto latino del IX
secolo, originario probabilmente di Reichenau.
Altre importanti traduzioni del periodo sono la disputa del vescovo
Isidoro (morto nel 636) De fide catholica ex veteri et novo testamento contro
Judaeos e i Frammenti di Monsee, manoscritti bavaresi di scritti teologici
minori, il più significativo dei quali è il Vangelo secondo Matteo.
Queste opere, insieme a moltissimi testi minori tradotti per uso religioso
(atti di fede, formule di confessione ecc.), sono importanti testimonianze del
programma culturale di Carlo Magno, traduzioni eseguite allo scopo di
diffondere la fede cristiana. Non abbiamo invece testimonianze di lingua
scritta per il periodo di regno di Ludovico il Pio (incoronato nel 813), e per
un altro secolo circa.
Fondamentale è l’opera di Notker di S. Gallo (950 circa -1022) , il quale
traduce opere che costituiscono materiale di insegnamento, tra cui le
Bucoliche di Virgilio, il De consolatione philosophiae e il Commentario di
Boezio, le Categorie e il De interpretatione di Aristotele; sono traduzioni
contenenti anche un commento al testo. Notker, direttore scolastico del
monastero, riconosce precocemente il vantaggio dell’uso della lingua madre
rispetto al latino. I suoi numerosissimi conii si adattano agevolmente alla
lingua originale, il suo lessico, comprendente circa 8000 vocaboli, è il più
vario e differenziato dell’epoca. La sua opera di traduzione costituisce
comunque una sintesi del lavoro svolto in precedenza da molti traduttori
anonimi.

3.1.1.1. Tecniche di traduzione: il Vater unser


L’analisi delle tecniche di traduzione è una premessa indispensable per
comprendere lo sviluppo della lingua tedesca.
Uno dei testi più tradotti è il Padre nostro, preghiera che crea non pochi
problemi ai monaci che intendono trasferirla nella lingua madre. Un esempio
significativo delle difficoltà incontrate dai traduttori è la resa in antico alto
tedesco del lat. sanctificetur, in quanto il tedesco non dispone ancora della
forma passiva. Il Padre nostro di S. Gallo (alemanno, fine VIII secolo) usa la
forma attiva: Fater unser, thû pist in himile, uuîhi namun dînan... Altri testi
riportano il passivo con sî (= sein), come ad es. il Tatian: Fater unser thû
thâr bist in himile, sî giheilagôt thîn namo... Solo più tardi si diffonde la
forma con werden, come nel Padre nostro di Notker di S. Gallo (fine X
secolo): Fater unser dû in himele bist, dîn namo uuerde geheiligôt.
Un ulteriore problema sono alcune forme di plurale latino, per le quali si
impone, in tedesco, il singolare: per es. in coelis, che i monaci di S. Gallo,
come lo stesso traduttore del Tatian e Notker, traducono col singolare in
himile, mentre altri testi, seguendo il modello latino, introducono una forma
atipica per il tedesco (cfr. il Padre nostro di Weissenburg, inizio IX secolo:
thu in himilom bist). L’espressione debita nostra viene tradotta solo da
Otfried col singolare (come farà in seguito Lutero), a differenza di Notker
(unsere sculde) o dell’autore del Tatian (unsara sculdi).
Poiché nell’alto tedesco antico non è frequente la sostantivazione degli
aggettivi (del tipo übel → das Übel), sorge il problema della traduzione
dell’espressione libera nos a malo. Alcuni testi si adeguano al modello latino
(ad es. il Padre nostro di S. Gallo: ûzzer lôsi unsih fona ubile; Tatian: fon
ubile e Notker: fone ubele), altri seguono la sensibilità linguistica tedesca, ad
es. un testo bavarese dell’inizio del IX secolo: ûzzan aerlôsi unsih fona allêm
suntôm.
Ulteriori difficoltà derivano dalla sintassi latina. L’imperativo viene reso
senza problemi (es. lat. dimitte – ata. arlôsi unsih); l’imperativo negativo
invece, che in latino non esiste ed è espresso con una perifrasi al congiuntivo
(ne inducas nos), divide nuovamente i traduttori nelle loro scelte: alcuni
seguono la propria sensibilità linguistica usando l’imperativo ni unsih firleiti
(Padre nostro di S. Gallo), altri si adeguano al modello latino, come il
traduttore del Tatian (ni gileitêst unsih) e lo stesso Notker (ne leitist dû
unsih).
Quale sia la difficoltà nella scelta delle parole, risulta chiaro
dall’esempio seguente. Alla parola latina panis corrisponde l’ata. brôt, che
non viene inteso nel senso più generale di “nutrimento”. Nello Heliand si
preferisce la parola râd (= provvista), Otfried sceglie zuht (= alimento), il
testo bavarese bilîbi (= ciò che è necessario per vivere; < lîb, = Leib / Leben).
L’influenza latina sulla sensibilità linguistica tedesca è evidente. Anche
Notker, il più sensibile traduttore dell’epoca, non di rado si attiene
strettamente al latino. A volte traduce semantema per semantema (per es.
contradictio → widerspràcha (atmd. Widerspruch); redemptio → erlôsunga
(atmd. Erlösung), a volte conia su modello latino (es. irlôseda per esprimere
lo stato della redenzione).
Esistono, in sintesi, due metodi diversi di traduzione: la traduzione
fedele e quella meno letterale. Nel caso dei testi religiosi, si tende sempre a
non concedersi libertà (diversamente ad es. nello Isidor, il traduttore del
quale tratta con maggiore libertà l’originale non di carattere sacro). Tuttavia
altri testi (es. Tatian, Frammenti di Monsee) sembrano rivelare che i
traduttori cercano l’aurea via di mezzo: restare fedeli all’originale latino e
allo stesso tempo realizzare un buon tedesco; data la difficoltà dell’impresa,
inevitabilmente i traduttori danno più importanza ora all’uno ora all’altro
aspetto della questione (Eggers 1: 194 s.).
In generale, la prassi di traduzione contribuisce a instaurare delle
consuetudini di uso. Per esempio la sostantivazione degli aggettivi: Notker
scrive daz ubel (atmd. das Übel) e der suntîgo (atmd. der Sünder) senza
temere di essere frainteso, visto che alla sua epoca, per influsso latino, le
sostantivazioni sono diventate abituali. Può inoltre servirsi di parole
originarie della sfera semantica terrena che già da tre secoli sono utilizzate
per esprimere significati cristiani (per es. lat. beatus è tradotto con l’ata. sâlig
[atmd. selig], aggettivo che un tempo si riferiva esclusivamente alla sfera
terrena).

3.1.1.2. Glossari
I monaci iniziano, a partire dal 750, a redigere glossari latino-tedeschi.
Ne sono esempi il Vocabolario di S. Gallo, l’ Ermeneuta e l’Abrogans:
quest’ultimo è il più antico dizionario pervenutoci (composto nel 770 circa,
probabilmente a Freising) e in assoluto il più antico documento in lingua
tedesca. Il nome dell’opera, commissionata da Arbeone, vescovo di Freising,
rimanda alla prima parola latina che vi compare, abrogans, tradotta in ata.
dheomodi (= atmd. demütig).

3.1.2. Poesia religiosa


Unici documenti di poesia cristiana scritta nel verso allitterante di
tradizione germanica (l’allitterazione è la concatenazione di due semiversi
mediante la ripresa di un suono iniziale) sono il Wessobrunner Gebet, un
poema sulla creazione, e il Muspilli (prima metà del IX secolo), un poema
che descrive la fine del mondo e il giudizio universale (il nome è collegato al
verbo ata. spilden = distruggere; mu- potrebbe essere connesso con lat.
mundus, da cui il significato di “distruzione del mondo”); se ne riporta un
brano con relativa traduzione in tedesco moderno (in Wipf 238)

[So da]z eliases pluot in erda


Wenn des Elias Blut auf die Erde
kitriufit
träuft,/dann beginnen die Berge zu
[s]o inprinnan[t] die perga poum ni
brennen, kein einziger Baum/ bleibt
kistenit
auf Erden stehen, die Flüsse
[e]hnihc in erdu aha ar-truknent
vertrocknen,/
muor uar[s]uuilhit sih suilizot
luogiu der das Moor verschluckt sich, der
himil Himmel verschwelt in der Lohe,/
der Mond stürzt – Mittgart brennt.
mano uallit prinnit mit-tilagart

Altro esempio di opera poetica di tradizione germanica è lo Heliand (840


circa), opera di un ignoto monaco sassone che narra la vita di Cristo usando
l’antica forma epica germanica dell’allitterazione. In quest’opera Gesù viene
presentato come un eroico re e i discepoli come suoi coraggiosi compagni
d’armi.
Otfried von Weissenburg (800 circa-870), allievo di Hrabanus Maurus a
Fulda e in seguito monaco benedettino dell’abbazia di Weissenburg,
compone il Liber Evangeliorum, che narra in cinque parti (quale allegoria dei
cinque sensi) la vita di Cristo. Otfried, primo poeta tedesco di cui si conosce
il nome, usa la rima finale, abbandona cioè la metrica germanica per fare
posto alla forma poetica caratteristica della cultura latino-cristiana.

3.1.3. Poesia profana


Ci sono pervenuti rarissimi esempi di testi poetici di carattere non
religioso4. Ne fanno parte i due Merseburger Zaubersprüche rinvenuti in un
manoscritto del X secolo proveniente probabilmente da Fulda e scoperto nel
1841 nella Biblioteca capitolare del duomo di Merseburg in Sassonia.
Il primo componimento, di quattro versi allitteranti, è una formula per
liberare i prigionieri, il secondo accenna all’olimpo germanico. Accanto alla
forma rigidamente schematica, tipica delle formule magiche che, con l’uso di
parole antichissime e l’evocazione di divinità, suscitano reverenza di fronte al
numinoso, convivono concetti semplicissimi, appartenenti alla lingua
quotidiana. Nella prima formula compaiono le Idisi, le divine vergini
guerriere figlie di Wodan, a portare soccorso sul campo di battaglia; esse
vincono e legano l’avversario per slegare e liberare il prigionero. Il secondo
scongiuro è a suo volta composto con parole semplici, come è evidente già
dalle prime parole: Phol endi UUodan vuorun zi holza (= Phol e Wodan
cavalcavano nel bosco); anche qui si invoca l’aiuto della divinità, in questo
caso Wodan, padre e maestro di ogni magia, il quale, durante l’episodio
narrato nel mito, riusciva a guarire la zampa slogata del cavallo del suo figlio
prediletto, Phol, dio della luce.
Opera di altissimo rango è l’unico poema eroico pervenutoci di epoca
alto tedesca antica, lo Hildebrandslied, testo trascritto, nel convento di Fulda,
da un originale più antico in una lingua mista sassone-bavarese intorno
all’820. Il poema narra del tragico conflitto tra padre e figlio. Il vecchio
Ildebrando, vassallo di Teodorico, torna in patria dopo un trentennale
soggiorno all’estero e suo figlio Adubrando, che rifiuta di riconoscerlo, lo
insulta e lo sfida a un duello mortale. La tragica chiusa è mancante, ma le
anticipazioni contenute nel testo, nelle quali traspare un sentimento
genuinamente germanico-pagano tale per cui l’onore di guerriero va posto
persino oltre i più stretti legami di sangue, lasciano intuire con certezza la
morte del figlio, che causerà infinito dolore al padre. Se ne riportano i versi
iniziali (in Wipf 150 s.):

L’allitterazione fa da cornice imponente all’eloquio nobile degli eroi,


definito gimahalen (= spiegare in modo solenne e sicuro). Altre parole della
sfera lessicale eroica di tradizione germanica sono muotin (= combattimento),
hilti (= battaglia; cfr. i nomi Hildebrand, Hildegard, Brünhild), billi (=
spada), skeotant (= guerriero), brêton (= abbattere), reccheo (= esule), staim
bort (= scudo), wewurt (= destino, sciagura), in bure (= a casa), giwîtan (=
camminare a passo fermo). Sono tutte parole perdute con il tramonto della
cultura germanica pagana.

3.2. Oralità
Sono essenzialmente due i testi che possono servire a documentare l’oralità
antica, rispecchiando, come fanno, tratti di lingua parlata. Si tratta dei
Kasseler Gespräche (inizio del IX secolo) e del Pariser Gesprächsbüchlein
(X secolo).
Il primo testo contiene una serie di frasi colloquiali che riflettono un
possibile dialogo tra viandanti: uuer pist du? (atmd. wer bist du?); uuana
quimus? (atmd. woher kommst du?); uuaz sôhtut? (atmd. was suchtet ihr?);
sôhtum daz uns durft uuas (atmd. wir suchten das, was wir benötigten).
Il secondo testo è una forma di piccolo dizionario compilato da un
francese per un viaggiatore romano in Germania, contenente espressioni tipo:
gimer cherize (atmd. gib mir eine Kerze) (gimer è forma abbreviata); quesan
ger iuda min erra? (atmd. Habt ihr heute meinen Herrn gesehen?).
Altri esempi di lingua popolare sono negli Strassburger Eide, che
contengono una fraseologia popolare, di tono adatto al semplice soldato cui il
testo è destinato, es. in godes minna (atmd. um der Liebe Gottes willen), so
halih thesan mînan bruoder (atmd. werde ich diesen meinen Bruder
beschützen).
Elementi di lingua colloquiale sono rintracciabili anche nelle grandi
opere letterarie e religiose: nella vasta epica di Otfried come nell’opera di
Notker, oltre che in altri testi. Otfried, per es. nel suo Liber Evangeliorum usa
gli aggettivi lind e liob (atmd. lieb), o anche espressioni come dia hant furi
tuon (= riparare qualcuno con la mano = difendere), senza dubbio riprese dal
patrimonio linguistico popolare (Sonderegger 3: 1060 s.).

4. Sistema linguistico
Nel parlare di “sistema” alto tedesco antico si opera una sorta di astrazione.
Lungi dal costituire una forma di lingua comune, il sistema alto tedesco
antico si ricava dall’analisi dei testi storicamente traditi quale somma dei
denominatori comuni alle diverse varietà dialettali che tali testi documentano,
tratti linguistici sovraregionali, importanti perché costituiscono un primo
momento di sviluppo della variante comune di quella lingua che verso la fine
del periodo acquista il suo nome nel senso di “lingua del popolo”, nome
primariamente assegnato allo scopo di segnalare l’opposizione tra la lingua
colta (latino) e il volgare (deutsch). Il tedesco produce una prima variante di
una certa, fuggevole uniformità sovraregionale solo nel successivo periodo
mittelhochdeutsch.

4.1. Fonologia

4.1.1. Consonantismo
Il fenomeno che caratterizza distintamente il consonantismo alto tedesco
antico è la seconda rotazione consonantica, sviluppo ben diverso dalla prima
rotazione, detta anche “germanica”5 Contrariamente a quanto sostenevano i
filologi romantici, nella visione dell’antico alto tedesco come culmine di uno
sviluppo omogeneo del protogermanico, i due processi vanno distinti per più
di un motivo: a) il fenomeno della seconda rotazione è meno regolare di
quello della prima e coinvolge solo una parte dei dialetti dell’alto tedesco
antico, e in maniera non omogenea; b) con la prima rotazione le consonanti
indoeuropee interessate al fenomeno sono sostituite nel germanico da
un’unica consonante; la seconda rotazione provoca invece il passaggio da
consonanti germaniche semplici a spiranti doppie o ad affricate (unione di
occlusiva e fricativa), consonanti inesistenti sia nell’indoeuropeo sia nel
germanico, come viene rappresentato nella tabella seguente:
La rotazione in affricata avviene sempre in inizio di parola e inoltre
quando si pone un ostacolo alla realizzazione della rotazione in spirante,
ovvero dopo consonante (es. kempio – Kämpfer) o in presenza di geminate
(es. skeppian – schöpfen).
La sostituzione delle occlusive sonore si verifica soprattutto per d → t.
La sostituzione b → p e g → k si realizza soltanto nel tedesco superiore (ossia
nell’alemanno e nel bavarese, solo parzialmente nel francone superiore), cosa
che dimostra, insieme alla rotazione dell’iniziale k → ch, come non tutti i
dialetti alto tedeschi siano coinvolti uniformemente nella seconda rotazione. I
mutamenti non avvengono poi tutti insieme, ma in successione e
precisamente: a) nel V-VI secolo: t → zz, z; b) nel VI-VII secolo: p → ff, f; c)
nel VII-VIII secolo: k → hh, h (Sonderegger 2: 128).

4.1.2. Vocalismo
Gli sviluppi fondamentali con riguardo ai mutamenti del vocalismo sono
i seguenti: a) dittongazione delle vocali lunghe e e o: i) germ. e → ata. ea, ia,
ie (es. her → hear, hiar, hier [atmd. hier]); ii) germ. o → ata. ua, uo, u (es.
flot → float, float, fluot, flut [atmd. Flut]); b) mutamento del dittongo germ.
ai → ata. ei (es. got. ains / ata. eins [atmd. eins]); c) mutamento del dittongo
germ. ai finale → ata. e (es. got. mai / ata. mer [atmd. mehr]); d) mutamento
del dittongo germ. au → ata. ou → poi nuovamente au (es. got. auk / ata.
ouch [atmd. auch]); e) mutamento del dittongo germ. au davanti a dentale o h
→ ata. o (es. got. daubus / ata. tod) (Moser 114).
Fenomeno di estrema rilevanza per le conseguenze che provoca, a
lunghissima scadenza, sulla morfologia del tedesco è l’indebolimento delle
vocali atone (es. got. unsaraim / ata. unsarêm). Ne deriva l’indifferenziazione
delle desinenze di flessione e un generico sviluppo della lingua in direzione
analitica, tendenza di sviluppo comune a tutte le lingue germaniche
occidentale Ciò accade perché l’accento mobile indoeuropeo nelle lingue
germaniche diviene fisso e cade sulla sillaba radicale, che spesso – anche nel
tedesco moderno – coincide con la prima sillaba della parola, ovvero:
originariamente la sillaba radicale è sempre corrispondente alla prima sillaba,
in seguito, sviluppando la lingua tedesca l’uso del prefisso su modello latino,
prima sillaba e sillaba radicale si trovano a volte a non coincidere.
Come conseguenza della fissazione dell’accento, le sillabe mediane e
finali sono indebolite, a volte scompaiono del tutto, a volte si riducono al
suono vocalico indistinto /∂/. Il processo di indebolimento ha un decorso
lento e irregolare, variando nei diversi dialetti, e trova una sua prima e
fondamentale conclusione nel periodo dell’alto tedesco medio.

4.2. Morfologia
L’alto tedesco antico dispone di un sistema di declinazione dei nomi con
quattro casi, oltre a tracce di casi indoeuropei più antichi, tra cui innanzitutto
lo strumentale, il quale però, a partire dalla fine del periodo, è sostituito
dall’uso delle preposizioni (durch, mit e von).
La classe degli aggettivi presenta un doppio sistema di declinazione
(forte e debole); analogamente esistono verbi deboli e forti, coniugati al
presente e al preterito. I tempi composti, perfetto e futuro, e la forma passiva
cominciano a svilupparsi in tempi successivi, seguendo una tendenza alla
differenziazione di modi e tempi provocata dall’influsso della lingua latina, di
struttura molto più complessa.

La presenza della i nella desinenza della seconda e terza persona del


presente causa, nelle forme verbali forti, il fenomeno della metafonia
(Umlaut) che si mantiene in epoca moderna (es. ata. faru, ferist / atmd. ich
fahre, du fährst). Metafonia si verifica anche nella comparazione
dell’aggettivo (es. ata. lang, lengiro, lengisto / atmd. lang, länger, am
längsten).

4.3. Formazione di parola


Per la traduzione dei concetti cristiano-ecclesiastici dal latino si rendono
necessarie nuove formazioni lessicali. Una tecnica comunemente utilizzata è
la formazione di parole composte, meccanismo ereditato dall’indoeuropeo
che in epoca moderna arriva a caratterizzare strutturalmente la lingua tedesca.
Per es. dal termine rîhhi (atmd. das Reich), da cui la parola composta
erdrîhhi (atmd. Erdenreich), si rende il conio himilrîhhi (atmd. Himmelreich)
per tradurre il lat. regnum caelorum; lat. oratorium → ata. betahûs (atmd.
Gebetshaus); lat. orbis terrarum → ata. erdring (cfr. atmd. Erdkreis) (Eggers
1: 85).
Altra tecnica utilizzata per tradurre le parole latine, soprattutto nel caso
degli astratti, è la sostantivazione di aggettivi preesistenti con l’aggiunta delle
desinenze germaniche -i, -ida e –nissa. Es. hôh (atmd. hoch) → hôhi (atmd.
die Höhe); breit (atmd. breit) → breitî (atmd. die Breite); milt (atmd. mild) →
miltî (atmd. die Milde); milt (atmd. mild) → miltnissa (per il lat.
misericordia); frao (atmd. froh) → frawida (atmd. die Freude).
I nomi d’agente sono formati prevalentemente tramite il suffisso ata. -âri
(→ atmd. -r, er < lat. -arius); es. ata. scepfâri (atmd. Schöpfer), scrîbari
(atmd. Schreiber), gartenâri (atmd. Gärtner), scôlari (atmd. Schuldner),
trinkâri (atmd. Trinker). La nuova tecnica sostituisce quella più antica di
formare i nomi d’agente in -o, anche se alcune di queste derivazioni
giungono, con i dovuti cambiamenti, all’alto tedesco moderno (es. ata. boto
→ atmd. Bote; ata. skenko → atmd. Mundschenk; ata. ferio → atmd.
Fährmann).
Un altro gruppo di nomi è derivato da verbi; i sostantivi derivati da verbi
forti terminano in -t; come faran → fart (atmd. fahren – Fahrt) (forme già
diffuse nel protogermanico). La formazione di astratti da verbi deboli è una
tecnica innovativa rispetto al germanico, modellata sul latino (es. sostantivi in
-unga come bredigunga [atmd. Predigt] derivato da bredigôn [atmd.
predigen]).
Altra categoria di composti sono i verbi con prefissi separabili e
inseparabili. Esempi: ababrechen (atmd. abbrechen); nidafallan (atmd.
niederfallen); begrifan (atmd. begreifen); heraqueman (atmd. herkommen);
danastozzan (atmd. wegstoßen).

4.4. Lessico
Nel lessico dell’alto tedesco antico distinguiamo dal patrimonio lessicale
originale (Erbgut) il patrimonio acquisito (Lehngut), suddiviso come segue:

Il patrimonio lessicale originale è formato da parole di origine


indoeuropea e parole di origine germanica.
Sono indoeuropei ad es. termini di parentela (atmd. Vater < ie. *patér,
atmd. Bruder < ie. *bhráter, atmd. Sohn < ie. *súnus, atmd. Neffe < ie.
*nepot-, atmd. Nichte < ie. *nepti-), denominazioni di animali (atmd. Kuh <
ie. *guos, atmd. Wolf < ie. *ulkuos, atmd. Vieh < ie. *peku), vocaboli legati
all’agricoltura (atmd. Acker < ie. *agros, atmd. Samen < ie. *sem),
denominazioni di fenomeni naturali (atmd. Sonne < ie. *sau-/su, atmd. Mond
< ie. *mes), parti del corpo (atmd. Zahn < ie. *dont), termini che indicano
azioni umani comuni (atmd. essen < ie. *ed), i numerali (atmd. eins < ie. *oi-
n-os, atmd. zehn < ie. *dekm, atmd. hundert < ie. *kmtóm).
Le parole germaniche sono identificate da quelle genericamente
indoeuropee per il fatto che non hanno corrispondenti nelle altre lingue
indoeuropee. Ne sono esempio ata. sêo → atm. sê → atmd. See (cfr. germ.
*saiwa / got. saiws); kuning → atm. künec → atmd. König (cfr. germ.
*kunigaz / an. konungr). Molte parole germaniche sono riferite all’ambito del
culto (es. germ. *bluostar = sacrificio; germ. *harug = luogo del sacrificio;
germ. *baro, *loh = bosco sacro) e scompaiono dal lessico alto tedesco
antico per influsso cristiano (Schweikle 223 s. e Wolff 65).
I prestiti, innanzitutto il gruppo dei calchi, costituiscono la componente
lessicale più significativa nell’alto tedesco antico, in quanto lingua di
traduzione.
Si parla di prestiti propri (assimilierte Lehnwörter) nel caso in cui la
nuova parola si adatta alla struttura morfologica e fonetica del tedesco. I
prestiti propri sono piuttosto rari nel periodo alto tedesco antico (circa il 3%)
e quasi tutti legati all’ambito religioso (es. ata. kirihha, dal greco kyriakón →
atmd. Kirche; biscof, dal lat. episcopus → atmd. Bischof; piligram, dal lat.
peregrinus → atmd. Pilger; opfar, dal lat. offere → atmd. Opfer; bâbes, dal
lat. papa → atmd. Papst) e della pratica di scrittura dei monasteri (es. ata.
insigilli, dal lat. sigillum → atmd. Siegel; tavala, dal lat. tabula → atmd.
Tafel; briaf, dal lat. breve → atmd. Brief).
Le parole straniere (Fremdwörter), a differenza dei prestiti propri,
conservano la loro forma originale senza subire l’influsso delle strutture
linguistiche della lingua di arrivo (es. atmd. Palais < franc. palais).
La tecnica di assimilazione via prestito dal latino è documentata
soprattutto per periodi precedenti l’alto tedesco antico.
In epoca in cui è molto comune la prassi di traduzione, si diffonde l’uso
del calco e dei prestiti semantici. Si parla di calco nel caso in cui per
esprimere nuovi termini e concetti mediati dalla lingua straniera è utilizzato
materiale già esistente nella lingua madre.
Si considerano prestiti semantici (Lehnbedeutungen) parole già presenti
nel patrimonio lessicale dell’alto tedesco antico, che sotto influsso del latino
assumono un nuovo significato. Ad es. il verbo gilauben significa in origine
“render caro”, dato il rapporto etimologico con la parola liuben (atmd. sich
etwas lieb machen); lo stesso verbo, adottato per tradurre il lat. credere, muta
la valenza semantica iniziale in quella del tedesco moderno glauben. Anche il
verbo ata. toufen (atmd. taufen) ha in origine il significato più generico di
“tuffare, immergere”. La parola taufunga (atmd. Taufe), derivata da toufen, è
dunque un calco: senza l’influsso della parola straniera non si sarebbe
sviluppato il nuovo significato di “battesimo”.
I calchi letterali (Lehnübersetzungen) sono traduzioni che riproducono
con precisione, spesso traducendone le singole parti, la struttura della parola
straniera. Es. ata. ubarfleozzida (lat. superfluitas, atmd. Überfluß), wârheit
(lat. veritas, atmd. Wahrheit), almahtîg (lat. omnipotens, atmd. allmächtig),
mitelîdunge (lat. compassio, atmd. Mitleid), giwizzani (lat. conscientia, atmd.
Gewissen), weraltlîch (lat. saecularis, atmd. weltlich), gimeinida (lat.
communio, atmd. Gemeinde). Il numero dei calchi letterali presente nell’alto
tedesco antico è altissimo, anche perché spesso la stessa parola latina è
tradotta in vari modi, nel ripetuto tentativo di trovare una forma tedesca
efficace.
I calchi liberi (Lehnübertragungen) hanno un rapporto meno rigido con
la fonte straniera e sono assai rari in un’epoca in cui vi è esigenza di
apprendere e assimilare concetti nuovi. Esempi: nel Weissenburger
Katechismus (IX secolo) il lat. divinus non è tradotto come di norma gotelîh,
bensì gotcund (letteralmente “di stirpe divina”, di conseguenza il sostantivo
lat. divinitas nello stesso testo è tradotto con ata. gotcundnissa); il lat.
rationalis non si rende con redilîh (< ata. reda), ma più liberamente con la
parola composta redihaft (letteralmente mit Vernunft behaftet).
Molto raramente ci troviamo in presenza di calchi concettuali
(Lehnschöpfungen), vale a dire la creazione, per influsso semantico di una
parola straniera, di un neologismo che non mantiene rapporto formale con
l’originale. Es. la trasposizione in ata. del lat. experimentum con findunga
(atmd. Erfindung), del. lat. thus con wîhrouch (atmd. Weihrauch), del lat.
philosophus con unmezwizzo (letteralmente unmäßig Wissender), del lat.
hymnus con lobsanc (atmd. Loblied), del lat. appellatio con namahaftii
(atmd. Anrede) (Betz 36 s.).
4.4.1. Prestiti del periodo romano (II-V secolo d.C.)
Gli scambi linguistici latino-tedeschi iniziano prima dell’epoca delle
traduzioni dei testi cristani, sia tramite il contatto tra le popolazioni confinanti
di Romani e Germani, sia per opera dei primi missionari che annunciano il
credo cristiano.
Romani e Germani entrano in contatto lungo il corso del basso Reno
prima della nascita di Cristo e, più tardi, lungo il corso centrale del Reno e il
limes romano. È certo che i rapporti tra le due popolazioni, a partire dal II
secolo d. C., si mantengono a lungo pacifici e tali da garantire gli scambi
culturali. I Germani acquisiscono dai Romani, culturalmente superiori,
soprattutto termini appartenenti ai campi semantici dell’agricoltura, della
caccia e della pesca, dell’artigianato, dell’edilizia, dell’abbigliamento. Il
lessico straniero si adatta a quello locale per accentazione, fonetica e sistema
di declinazione. Esempi: dal campo dell’edilizia derivano le parole ata. mura
(lat. murus, atmd. Mauer), fenstar (lat. finestra, atmd. Fenster), ziegal (lat.
tegula, atmd. Ziegel), chamera (lat. camera, atmd. Kammer), c(h)alc (lat.
calx, atmd. Kalk), astrih (lat. astricum, atmd. Estrich), la terminologia
relativa agli utensili: trihtere (lat. traiectorium, atmd. Trichter), pfanna (volg.
patna < patina, lat. atmd. Pfanne), scuzzil(a) (lat. scutella, atmd. Schüssel),
kelich (lat. calix, atmd. Kelch), calcatura (lat. calcatorium, atmd. Kelter),
spiagal (lat. speculum, atmd. Spiegel), charza (lat. charta, atmd. Kerze),
facchala (volg. facla < facula, atmd. Fackel), korb (lat. corbis, atmd. Korb) e
chista (lat. cista, atmd. Kiste). Sono di origine latina nomi di piante e frutti:
phlanza (lat. planta, atmd. Pflanze), fruht (lat. fructus, atmd. Frucht), phrofa
(lat. propago, atmd. Setzling), minza (lat. menta, atmd. Minze), senef (lat.
sinapis, atmd. Senf), kol(a) (lat. caulis, atmd. Kohl), kersa (lat. ceresia, atmd.
Kirsche), zuibolle (lat. cepulla, atmd. Zwiebel), pfruma (lat. prunum, atmd.
Pflaume) (Splett 1033). Sono tutte appropriazioni lessicali che avvengono in
ambito di scambio comunicativi dell’oralità tra rappresentanti del popolo
incolto.

4.4.2. Lessico del Cristianesimo


Poche parole del lessico cristiano sono di origine autoctona. Ne sono
esempio le definizioni della divinità, truhtîn e got (atmd. Herr, Gott), già
presenti in antico sassone (Heliand: drohtîn god) e antico inglese
(Sonderegger 1: 409).
La parola Gott, la cui forma originaria *gudam non è attestata, significa
originariamente das Angerufene (= colui che viene chiamato) o das Wesen,
dem man Opfer bringt (= l’essere a cui si offrono sacrifici); è una parola
appartenente alla sfera numinosa, come si può dedurre dalla sua forma neutra,
propria di ciò che è innominabile e inafferrabile. Attraverso il contatto col
Cristianesimo e gli appellativi latini della divinità (deus e dominus) che
svolgono il ruolo di prestiti semantici, l’immagine di Dio viene umanizzata e
affiancata dall’articolo maschile.
Più antico dell’ata. truhtîn è il termine frô (ai. fréja, got. frauja, an. freyr,
atmd. Herr), che non sopravvive nell’alto tedesco antico, ma la cui radice è
attestata nel tedesco moderno (es. Fron, Frondienst, Fronleichnam [Corpus
Domini]; etwas [einem Hobby, einem Laster] frönen). La parola truhtîn (che
deriva dalla radice ata. truht, letteralmente “signore dell’esercito”), acquista
col tempo lo stesso significato di frô, provocandone la scomparsa. Accanto a
truhtîn e frô sorge e si impone in seguito ata. hêrro (atmd. Herr), formato dal
comparativo di hêr (= sublime, reso venerabile dall’età) corrispondente al lat.
senior, comparativo di senex (Frings 67).
I più antichi prestiti (assimilierte Lehnwörter) entrano nella lingua
tedesca nel IV secolo, momento in cui il cristianesimo diviene religione
ufficiale dell’impero romano. Come i prestiti derivanti da ambito profano,
anche la terminologia del Cristianesimo è trasmessa mediante scambi di
lingua parlata; lo si deduce dal fatto che spesso si tratta di forme linguistiche
derivate dal latino volgare.
Uno dei prestiti più antichi è la parola ata. kirihha (atmd. Kirche). La
vetustà del fenomeno di appropriazione della parola di origine greca (volg.
kyrikón < kyriakón = ciò che appartiene al Signore) è attestata dall’esistenza
dell’equivalente anglosassone kirika (i Sassoni recepiscono prestiti latini
d’ambito ecclesiastico solo in una fase antichissima, precedente al loro
abbandono della terraferma).
Un altro antico prestito cristiano è ata. biscof (as. biscop, ai. bisceop,
atmd. Bischof). Il lessema di origine greca passa al tedesco attraverso le
forme del volgare *picopu, *biscopu, derivazioni del lat. episcopus. Fino al
XVII secolo il tedesco assimila quasi tutte le parole greche in modo indiretto,
soprattutto attraverso traduzioni o rielaborazioni latine.
Un terzo esempio di prestito ecclesiastico antico riguarda l’ata. alamuosa
(as. alemosa, ai. aelmesse, atmd. Almosen). Anche le parole ata. opfarôn (as.
offrôn, ai. offrian, atmd. opfern; tramandato oralmente dal lat. offere), ata.
seganôn (as. segnôn, ai. segn, atmd. segnen derivato dal lat. volg. segnare <
lat. signare) e ata. suntia (as. sundia, ai. synn, atmd. Sünde dal lat. volg. sons)
appartengono al gruppo dei prestiti ecclesiastici databili tra il IV e il VI
secolo. La sostantivazione di seganon, ata. segun si trova in un’iscrizione
runica del 600 circa, ed è più recente della forma verbale, la quale,
considerata la sua presenza in antico sassone e antico inglese, è databile al IV
secolo Anche la parola Sünde compare in tutte le lingue germaniche
occidentali. Non potendo trattarsi di un concetto appartenente alla tradizione
germanica, e visto che la sua formazione può essere fatta risalire al massimo
al IV secolo, si può concludere che già in quel momento esistessero comunità
germaniche cristiane (Eggers 1: 121).
Un secondo gruppo di prestiti cristiani risale al VI-VIII secolo. Ne fanno
parte ata. biscof, inizialmente indicante un qualsiasi sacerdote; jacuno, dal lat.
diaconus è acquisito con ogni probabilità da germani cristiani che, assistendo
al servizio divino, osservano la presenza sull’altare, accanto al vescovo, di un
altro religioso in funzione ausiliaria. Questa forma si trova solo in glosse
bavaresi e alemanne, cioè al sud; nella chiesa francone, a nord ovest, si usa
l’espressione diacan. È un esempio di come i dialetti tedeschi meridionali e il
francone, fino alla costituzione della forza politica centrale dei Franchi (tra la
fine del VI e la metà dell’VIII secolo), percorrano spesso vie diverse per
quanto riguarda l’acquisizione di nuove parole.
Nei dialetti bavaresi e alemanni si trova, per indicare il sacerdote, il
termine êwart (= il custode della legge). Nella poesia e nel diritto germanici
sono molto comuni le composizioni con ata. wart, ward. Per es. nello
Heliand Dio viene definito hebanes ward (= protettore del cielo). La parola ê
o êwa, che significa in origine “legge”, assume un contenuto cristiano,
passando a indicare la legge divina. Il Vecchio e il Nuovo Testamento erano
diu alte e diu niuwe ê. Dio è dunque considerato protettore del cielo e delle
proprie leggi.
La chiesa francone conia dalla parola greco-latina presbyter (attraverso il
lat. volgare preste) il termine di significato più ampio a indicazione del clero,
cioè ata. priest, priestar La parola non è interessata dalla seconda rotazione
consonantica (secondo la quale p si trasforma in pf), non può dunque essere
stata acquisita prima del VII secolo; con l’affermarsi del potere centrale
francone, soppianta i lessemi del bavarese e alemanno klirîh, jacuno e êwart.
Si afferma invece l’ata. pfarrâri (atmd. Pfarrer) dei dialetti meridionali, che
connota il religioso di campagna in contrapposizione al vescovo cittadino. Il
fatto che questo antico vocabolo realizzi il suo ingresso nella lingua scritta
solo nel X secolo indica la crescente importanza della chiesa francone che,
come in tanti altri casi, vi si oppone, volendo o meglio cercando invano di
introdurre termini assai artificiosi come gawipriestar (= prete di una regione,
un distretto) o gotes scalch (= il servo di Dio).
La parola ata. bâbes, atmd. Papst deriva dal lat. papa; la st (atm. bâbest)
è aggiunta per esprimere la forma del superlativo (in analogia con der Beste,
der Höchste).
Il germano pagano denomina la croce cristiana dei suoi vicini romani
con il termine ata. galgo (atmd. Galgen), che a partire dal VIII secolo lascia il
posto ad ata. crûci. Che una parola più antica venga sostituita con un
vocabolo d’ambito religioso è assai frequente. Anche in casi di questo tipo si
può facilmente riconoscere le acquisizioni successive alla seconda rotazione
consonantica, per es. ata. altâri (dal lat. altare, in cui non avviene il
passaggio da t in z), ata. ampululûn (dal lat. ampulla, p non muta in pf) e ata.
lector (lat. lectorium, c non passa a ch). Una parola di derivazione antica
pagana presente in tutte le lingue germaniche è Hölle, ata. hella, got. halja,
ai. hell, as. hell. Si denomina così il regno di Hel, gli inferi. Anche questo
termine assume solo nei secoli successivi un contenuto cristiano ed è
utilizzato per tradurre la parola latina infernum.

4.4.3. Altri prestiti cristiani: i giorni della settimana e il calendario


delle feste
L’uso di dividere l’anno in settimane e le settimane in sette giorni nasce
nell’oriente precristiano, dove i sette pianeti (inclusi sole e luna) sono
venerati come divinità. Tale uso raggiunge Roma per mediazione della
Grecia e penetra nell’Ebraismo e nel Cristianesimo. In Grecia, i nomi
originali orientali sono sostituiti da quelli degli dei autoctoni, un processo che
si ripete nella cultura romana e funge da modello nel tedesco, che a sua volta
stabilisce i nomi dei giorni paragonando l’olimpo romano a quello germanico
(II secolo d. C. circa). Il Cristianesimo si oppone alle denominazioni che
ricordano le divinità pagane, ma riesce solo parzialmente a cancellare il
ricordo di un’antichissima eredità linguistico-culturale, ormai fermamente
radicata nella memoria collettiva. I nomi Sonntag e Montag, coniati sulle
forme latine solis dies (< gr. hemèra helíu) e lunae dies non sono modificati
perché i Germani non onorano sole e luna come dei: il Cristianesimo,
dunque, non è in contrasto con la cultura pagana. Il tentativo di introdurre il
termine frôntag < lat. eccl. dies dominica riesce solo nell’ambito del
linguaggio colto ecclesiastico. Il termine Sonntag (cfr. ingl. sunday) contrasta
con le denominazioni romanze che seguono il lat. cristiano dies dominica,
calco letterale del gr. kyriaké (it. domenica, fr. dimanche).
È più complessa l’etimologia di Dienstag (ata. zîostag, ziutag, lat. Martis
dies; cfr. it. martedì, fr. Mardi), il cui passaggio alla forma moderna si basa
sull’introduzione nel basso tedesco medio del basso renano Thingsus (Mars),
dio prottettore del thing, (cfr. il termine storico Dingstätte = luogo
dell’assemblea popolare, assemblea generale dei germani nella quale si
discutono importanti questioni giuridiche-amministrative). Solo nei dialetti
della Germania sud-occidentale si trova ancora la parola Ziestag (= giorno di
Zeus) e Erchtag (da Arestag), espressione greca mediata presumibilmente dal
gotico.
A Mercurio i Germani sostituiscono il loro dio più venerato, Wodan
(Odino). La parola germanica *Wodanesdag è rimasta in inglese
(wednesday), olandese (woensdag) e danese (onsdag). Per influsso cristiano,
questo termine è sostituito nel tardo ata. da mittawecha (Mittwoch), esatta
traduzione del lat. eccl. media hebdomas, cancellando così il ricordo di una
divinità pagana ancora troppo cara ai Germani occidentali.
Al dio romano Juppiter (Giove, cfr. it. giovedì) corrisponde quello
germanico Donar; da qui ata. donarestag (Donnerstag < lat. Iouis dies) e ai.
thunresdaeg (thursday). In bavarese ancora oggi è in uso il termine Pfinztag
(= il quinto giorno), dal got. *painte dags < gr. pémpte heméra, che indica la
trasmissione in occidente dell’antichissima enumerazione dei sette giorni.
La dea romana Venere (cfr. it. venerdì, fr. vendredi) è identificata con
Freia (ata. Frîa), una delle principali divinità germaniche, dea della fecondità
e dell’amore: da qui la parola Freitag, ata. frîatag, ai. frîgedaeg (< lat.
Veneris dies).
L’etimologia dell’odierno Samstag mette in evidenza in modo
particolare come il divenire di una lingua non si verifichi mai in modo
rettilineo, bensì sottostia a diversi influssi religiosi e culturali. Dalla parola
greca volgare sambaton (che si forma accanto al gr. sábbaton, derivato dal
termine equivalente ebraico) deriva il got. *sambatdags, da cui ata.
sambaztag, atmd. Samstag, con conservazione della consonante m della
forma volgare. Anche questo termine greco è mediato dai Goti e accolto
perché privo di ogni riferimento pagano.
Accanto a Samstag, usato nella Germania sud-occidentale, esiste il
termine Sonnabend, diffuso nella parte settentrionale. L’ata. sunnûnâbend è
documentato dapprima in territori di principale missione anglosassone, in
Frisia occ., Assia e Turingia. Si tratta perciò probabilmente di un calco
dall’ai. sunnanaefen (= la sera prima della domenica), variante cristiana del
più antico saeternesdaeg (= giorno di Saturno), conservato nell’inglese
moderno saturday. Il termine indica inizialmente la sera della vigilia della
festa cristiana; estende in seguito il suo significato a comprendere tutto il
giorno (Eggers 1: 135 s.).

Tav. 7 - La distnbuzione di Sonnabend/Samstag nei diatettt tedeschi.

La parola Pfingsten è un prestito greco e significa letteralmente “il


cinquantesimo giorno” (dopo Pasqua), da gr. pentekosté (heméra). La
mediazione è con ogni probabilità ancora gotica e porta al calco letterale ata.
fimfchustî.
L’origine di Ostern è più difficile da stabilire. Non è del tutto da
escludere l’ipotesi che il nome per la festa di *Austrô, dea della primavera,
passi a indicare la festa principale della religione cristiana. Più probabile
(visti i tentativi di cancellare ricordi di credenze pagane) è però che la parola
abbia avuto già in origine l’attuale significato; ata. ôstarûn, ai. éastron
(letteralmente “prima dell’alba”), sarebbe il calco letterale del lat. albae (i
convertiti, nella chiesa dell’alto medioevo, venivano battezzati a Pasqua e
vegliavano tutta la notte precedente alla cerimonia del battesimo; il loro
vestito era bianco, da cui il lat. in albis).
Dalla lingua popolare degli antichi Bavari ha origine la parola
Weihnachten; ata. wîh (= sacro) è parola molto più antica di heilig ed è
abbandonata dalla lingua religiosa ufficiale a partire dall’inizio del IX secolo;
solo grazie alla lingua parlata si è conservato, accanto a Heilige Nacht, il
termine Weihnachten (< ata. ze wîhen naht, atmd. in der heiligen Nacht).

4.4.4. Lessico cristiano di influenza non latina: Goti, Irlandesi e


Anglosassoni
Il Cristianesimo si afferma prima presso i Goti, gli Iri-Scozzesi e gli
Anglosassoni e solo in seguito presso le stirpi tedesche del regno dei Franchi.
Per questo moltissimi influssi linguistici provengono al tedesco da questi
popoli.
Il numero dei prestiti dal gotico non è molto alto, ma si tratta di concetti
cristiani importanti, trasmessi attraverso il parlato e per tramite dell’antico
bavarese (attorno al V secolo i Goti sono stanziati in Pannonia, l’attuale
Ungheria), per diffondersi poi ad altri dialetti meridionali. Si presume inoltre
l’esistenza di un’opera missionaria dei Goti.
Dal greco papas, indicazione per il basso clero, deriva il prestito got.
papa, che con la seconda rotazione consonantica diviene ata. pfaffo, parola
che si ritrova in numerose formazioni toponomastiche (es. Pfaffenhofen in
Baviera e in Alsazia, quest’ultimo nome documentato già nel 739). Nella
toponomastica, segno di uso linguistico popolare e di antica assimilazione, è
anche got. môta > ant. bav. mûta (atmd. Maut).
La parola gotica armahairtei è calco letterale del lat. misericors (got.
arms-hairtô); si trasforma in ata. armherzi e atmd. barmherzig.
Anche atmd Zweifel deriva dal gotico (tweifls), parola che sostituisce ata.
zwehôn. Entrambi i termini sono etimologicamente connessi con il numerale
zwei per esprimere discrepanza; il fatto che si introduca una parola simile, ma
nuova, significa che il concetto originario è sentito come espressione di un
generico dubbio umano, mentre il secondo sottolinea l’atteggiamento
peccaminoso del conflitto interiore dinanzi alla fede cristiana.
In Irlanda sorge già nel V secolo un cristianesimo indipendente da
Roma, dai caratteri molto particolari, segnato soprattutto dalla volontà di
riportare la religione cristiana alla purezza primitiva. Il ferreo zelo religioso
non sempre è accolto dai regnanti; Colombano, il monaco irlandese più
famoso, nel 610 viene cacciato dal regno franco (in cui nel 590 fondava il
monastero di Luxovium, l’odierna Luxeuil-les-Bains), per aver criticato la
scarsa moralità della corte. Colombano fonda altri monasteri, vicino a
Bregenz (città austriaca situata sulla riva est del lago di Costanza) e a Bobbio
in Lombardia, dove muore nel 615.
L’alemanno Audomar, seguace di Gallus, uno dei compagni irlandesi di
Colombano, fonda il monastero di San Gallo (oggi capitale dell’omonimo
cantone svizzero), il cui catalogo della biblioteca del IX secolo contiene ben
31 libri in irlandese.
Ai monaci irlandesi si uniscono moltissimi Franchi, Burgundi, Visigoti e
altri Germani, partecipando a viaggi missionari soprattutto in Alemannia,
Austria-Baviera e nel regno francone orientale.
La missione irlandese, compiutasi dal VI fino alla fine dell’VIII secolo,
non lascia tracce molto evidenti nella lingua tedesca. Si trovano più che altro
calchi di astratti (es. ata. unfrô < ir. anfaílid) e parole appartenenti alla sfera
dei sentimenti, la cui derivazione irlandese è soltanto un’ipotesi (es. ata.
frawida, atmd. Freude, ata. sih frawen, sich freuen, ata. dultên, atmd. dulden,
ata. trûrên, atmd. trauern, ata. trôst, atmd. Trost), parole della dottrina
cristiana che ne sostituiscono altre più antiche e generiche e spesso
rimandano a concetti avvertiti come pagani (per es. la gioia terrena espressa
da gifeho = Freude, gifehan = sich freuen; cfr. got. faheths, ai. geféa, geféon
= Freude, sich freuen; ata. dôlen ha significato più generale di dultên =
esercitare la pazienza cristiana; trûrên letteralmente “tenere il capo basso”
rimuove il più antico mornên = essere in pena, cfr. got. maurnan, ai.
murnan). Di prestiti propri esiste un unico esempio: ai. clocc → ata. glocca
→ atmd. Glocke.
Intorno al 700 inizia il secolo della missione anglosassone. Sia il
vescovo Wilfrid di York (circa 635-710), sia il suo successore Willibrord
(657-739) iniziano la loro opera missionaria presso i Frisoni, eleggendo
Utrecht sede di vescovato. Willibrord fonda il monastero di Echternach, che
diviene centro della sua attività e serve anche il più attivo dei missionari
anglosassoni, Bonifacio, il fondatore di Fulda, incaricato dal papa
dell’organizzazione della Chiesa nella regione dei Frisoni, in Assia e in
Turingia e in Baviera.
Nonostante l’eccezionale impegno linguistico dei missionari, col tempo
si sono mantenute poche tracce di anglosassone nella lingua tedesca. Assai
tolleranti, gli Anglosassoni non cercano di imporre la loro lingua, ma
rispettano e conservano il patrimonio tedesco.
Per valutare l’influsso della lingua anglosassone sul tedesco è inevitabile
considerare l’opera Harmonia Evangeliorum, meglio nota come Tatian dal
nome del suo autore, il monaco siriaco Taziano (II secolo d.C.). Il Tatian
viene tradotto a Fulda non dall’originale (in siriaco o greco) di cui non
esistono tracce, ma dalla versione latina. In quest’opera si trovano numerose
parole di origine anglosassone, solo poche delle quali si mantengono nel
tedesco moderno (es. gotspel < ai. gôdspell sostituita da ata. evangeljô, →
atmd. Evangelium; ai. giefa → ata. geba, sostituita da barmherzî → atmd.
Barmherzigkeit; gináda → atmd. Gnade; ata. heilant, as. hêliand → atmd.
Heiland [< ai. haelend]; ata. heilag → atmd. heilig < ai. hálig; ai. sé hálga
gást → ata. der heilago geist → atmd. der heilige Geist).

4.5. Sintassi
Due fenomeni essenziali determinano lo sviluppo della sintassi alto tedesca
antica: a) il mutamento dei morfemi di flessione, causato innanzitutto
dall’indebolimento o dall’eliminazione delle sillabe non accentate. Con il
venir meno delle sillabe di flessione si perde la loro funzione grammaticale e
sorge il bisogno di forme sostitutive (ad es. l’articolo per accompagnare il
sostantivo, il pronome personale accanto al verbo, la perifrasi di casi e
tempi). Con ciò la lingua si trasforma da sintetica ad analitica; b) la necessità
di descrivere tematiche più complesse, il che richiede una definizione più
precisa dei rapporti causali, condizionali, modali: ne consegue l’ampliamento
dell’ipotassi, il consolidamento della posizione dei componenti della frase, lo
sviluppo del sistema di congiunzioni (W. Schmidt 233 s.).
È da considerare inoltre che scrivani, autori e copisti del periodo
seguono spesso, in particolare nelle traduzioni e nelle rielaborazioni, il
modello latino. Ciononostante, alcune caratteristiche sintattiche del tedesco
non cedono all’esempio latino, in particolare le sequenze d’ordine aggettivo +
sostantivo (il latino ha nome + aggettivo) e possessivo + sostantivo (latino:
nome + possessivo); il modello latino si propone quasi esclusivamente in
formulismi tipo Vater unser = pater noster.
Per quanto riguarda la posizione del verbo, nella frase principale il verbo
finito tende, con una certa regolarità, a porsi in seconda posizione, processo
già verificabile nei documenti più antichi e che acquista una certa regolarità
verso la fine del periodo, (Bosco Coletsos 2: 69) es.:

Per quanto il caso più frequente sia la seconda posizione (con il verbo
preceduto da soggetto, complemento o avverbio), si rinviene anche il verbo in
prima posizione, es.:

Nelle frasi secondarie il verbo finito tende a porsi in ultima posizione,


sebbene in modo ancora irregolare, anche perché la frase secondaria non è
ancora chiaramente enucleata. Tra le frasi più rappresentate nei testi sono
relative e dipendenti introdotte da congiunzione daz (= dass) in funzione
oggettiva e finale, es.:

Le congiunzioni subordinanti, a eccezione delle congiunzioni relative,


spesso hanno funzione varia, es.:
Al posto del legame ipotattico, si trova spesso la paratassi asindetica,
come mostra il seguente esempio, nel quale diverse frasi sono poste l’una
accanto all’altra prive di legame sintattico: Sang uuas gisungan/Uuîg uuas
bigunnan/Bluot skein in uuangôn/ Spilodun ther Vrankon (= Als das Lied zu
Ende gesungen war, begann der Zweikampf, das Blut ließ die Wangen
aufscheinen, spielerisch bewegten sich die Franken) (Ludwigslied).
Le congiunzioni coordinanti più usate sono: enti (= und), ioch (= und,
auch), ouch (= auch), doh (= doch), abur (= aber), odo (= oder).
La negazione è espressa premettendo al verbo ni, che può essere
rinforzato da particelle come ie, io, iu. A volte si unisce al verbo finito ni + ist
> nist, ad. es. Da nist sundône stat (= da ist nicht der Sünden Ort) (Himmel
und Hölle).
La doppia negazione, esclusa dal tedesco moderno, è ancora possibile,
es. nioman nist (= “niemand nicht ist” = niemand ist, keiner ist) (Tatian).

4.6. Scrittura
Date le circostanze storiche, non esiste sicuramente una norma ortografica
regolare. La scrittura è caratterizzata dalle particolarità regionali della lingua.
Per la rappresentazione grafica dei suoni viene usato, già nei primi testi
letterari, l’alfabeto latino, introdotto nell’ambiente culturale tedesco dai
monaci. Questo alfabeto latino, realizzato in una variante detta minuscola
carolingia, è adattato ai suoni nuovi, che in parte mancano al latino, come ad
es. le fricative dentali e velari, le affricate, i segni per vocale lunga e breve;
per es. le fricative dentali sorda e sonora sono rese con th e dh; l’affricata
dentale con tz o z, la fricativa dentale sorda zz e z, che per effetto della
seconda rotazione consonantica diventa t dopo vocale (es. ata. ezzan = essen;
ma ingl. eat; ata waz = was, ingl. what), la fricativa velare sorda con h o con
ch (per cui sorgono confusioni con l’affricata velare indicata con ch, kh, hh e
chh). L’affricata labiodentale è resa con pf, talvolta anche con ph; w deriva
dall’unione grafica di due o tre u, es. uuuntar (= Wunder), è rappresentato
però anche con w. La semiconsonante j non è ancora destituita da i.
Per quanto riguarda la differenziazione in vocali lunghe e brevi: le vocali
lunghe possono essere indicate in modo diverso; talvolta tramite ripetizione
della vocale (per. es. ee = ē), talvolta con l’accento acuto (é) o circonflesso
(ê). Le vocali non segnalate in questo modo sono sempre brevi (Bosco
Coletsos 2: 87-88 e Eggers 1: 8 s.).
Esempi di grafia differenziata dovuta alla mancanza di codificazione
unitaria si trovano in ogni dizionario dell’alto tedesco antico. Es. habēn,
hapēn, haban, havan, hafon, hân (= haben); thiorna, thiarna, deorna, diorna,
dierna, dirna (= Dirne, con variazione di significato); worolt, wëralt, wërolt,
wërilt wërlt (= Welt) (Braune/Ebbinghaus).
ALTO TEDESCO MEDIO / MITTELHOCHDEUTSCH

1. Introduzione
L’espressione alto tedesco medio è un calco di Jakob Grimm sul lat. media
latinitas e definisce il periodo di passaggio tra l’alto tedesco antico e il
tedesco protomoderno, comunemente delimitato dalle date 1050 e 1350 con
la suddivisione interna in tre fasi: a) alto tedesco protomedio (1050-1170); b)
alto tedesco medio classico (1170-1250); c) alto tedesco medio tardo (1250-
1350).
La suddivisione proposta è ripresa dalla storia della letteratura, perché il
riferimento è principalmente ai documenti poetici che testimoniano gli usi
linguistici, dunque alla letteratura cortese.
La classe dei cavalieri incomincia in questo periodo a sviluppare una
lingua letteraria sovradialettale, variante linguistica con caratteri di unitarietà.
Questa prima forma di lingua comune (Gemeinsprache), equivalente al
tedesco medio classico, è una lingua non naturale (Kunstsprache) che rimane
legata al periodo di massima fioritù della cavalleria (Rittertum). La
Gemeinsprache letteraria, che avrà breve durata, mostra evidenti basi
oberdeutsch (a causa dall’origine geografica degli scrittori, prevalentemente
di provenienza meridionale), ma si pone oltre la netta delimitazione
regionale, perché vuole essere recepita presso corti diverse, anche lontane
dalla propria, e per omaggio a un ideale cortese di distinzione ed esclusività.
Con la fine dell’era cavalleresca questa koiné linguistico-letteraria cessa di
esistere; gli autori provenienti dai ceti sociali emergenti fanno trasparire
nettamente i dialetti di provenienza.
Per caratterizzare il periodo in modo sintetico, è possibile far perno sui
componenti lessicali inclusi nella denominazione “Mittelhochdeutsch”: a)
mittel = riferimento temporale al periodo compreso tra Alt- e [Früh-]
Neuhochdeutsch, distinto dal periodo antico soprattutto per il marcato
sviluppo del fenomeno di indebolimento delle sillabe non accentate e la
struttura grammaticalem più analitica, dal periodo successivo per differenze
soprattutto a livello fonologico (monottongazioni, dittongazioni); b) hoch =
riferimento alla collocazione dei dialetti interessati alla seconda rotazione
consonantica; c) deutsch = costituirsi della prima Gemeinsprache tedesca,
legata al periodo e alla cultura cavalleresco-feudale.

2. Profilo storico-culturale
L’alto medioevo è caratterizzato da una visione del mondo dualistica e da una
lotta di potere dualistica, tra regno mondano (Imperium) e regno spirituale
(Sacerdotium). Il conflitto storico giunge ai suoi culmini con la lotta per le
investiture (dopo Canossa, 1077) tra il papa Gregorio VII e Enrico IV e nella
politica delle crociate di Federico Barbarossa (1152-90).
All’epoca delle crociate sorge l’idea e l’idealizzazione del miles
christianus, il nobile principe o cavaliere che si reca in Oriente per liberare il
Santo Sepolcro.
La nuova ideologia imperiale, il principio di sacralità dell’impero
(Sacrum Romanum Imperium, a partire dal 1254) fanno da cornice a una
cultura laica indipendente da quella romana e cristiana e alla nuova etica
cavalleresca.
I documenti scritti d’epoca medievale non si limitano più a contenere
quasi esclusivamente traduzioni di testi sacri e di opere erudite della cultura
latino-cristiana, ma presentano tipi di testo molto diversi: innanzittutto una
vasta produzione letteraria (la poesia cortese), ma anche religiosa, didattica e
tecnica, nell’ambito delle arti e dei mestieri, medicina e scienze, repertori
giuridici, documenti pubblici e privati. Le fonti sono non solo più variegate,
ma anche molto più numerose.
Ha inizio in questo periodo la cultura cittadina, che ha sviluppo intenso
nell’epoca successiva, con l’istituzione di città libere (= freie Reichsstädte)
come Francoforte (1245), Colonia (1274) e Augsburg (Augusta, 1276); nelle
città ha inizio la cultura borghese.

2.1. Il feudalesimo
Le principali coordinate storico-politiche dell’epoca sono costituite dal
sistema feudale, che si sviluppa in particolare durante le dinastie dei Franchi
Salii (Corrado II, 1025) e degli Hohenstaufen (Corrado III, 1138 e Federico I
Barbarossa, 1152) che portano a una certa unità politica. Quest’unità è messa
costantemente in pericolo perché l’ordinamento feudale, accompagnato dalla
formazione di stati territoriali, divide e frantuma in misura crescente il
territorio.
In Germania il potere del sovrano non è rafforzata dal ritorno alla corona
dei feudi vacanti, ma le leggi feudali estendono ai vassalli minori
l’ereditarietà del feudo. Al crescente centralismo in Francia e in Inghilterra si
contrappone così in Germania un forte frazionamento territoriale. La nobiltà,
non solo l’alta nobiltà dei grandi feudatari ma anche la bassa nobiltà, acquista
sempre più potere nei confronti dell’Imperatore, in base ai diritti ereditari. In
particolare acquista potere politico la classe dei ministeriales, funzionari
subalterni del re e vassalli dei grandi proprietari terrieri, che come
ricompensa per il servizio (Dienst) reso al signore (che consiste soprattutto
nella partecipazione a imprese guerresche e crociate) acquisiscono il titolo di
cavaliere.
La nobiltà in Germania si scinde in alta e bassa nobiltà: Herren e Ritter
(analogamente, nonostante le differenze, quasi contemporaneamente in
Francia troviamo barons e chevaliers, in Inghilterra lords e gentry). La nuova
classe nobiliare elabora, a partire dall’epoca degli Hohenstaufen, forme di
vita comuni in ciò che si definisce “cavalleria” (Rittertum) e si accinge a
esprimere una propria cultura. Visto che pochi cavalieri conoscono il latino,
veicolo di questa cultura è il tedesco. Le esigenze espressive della nuova
classe determinano un primo sviluppo della lingua tedesca come lingua
scritta, utilizzata al posto del latino nella stesura dei testi più vari: giuridici,
religiosi, di intrattenimento.
Fra i cavalieri fiorisce la letteratura cortese, che rimane appannaggio di
gruppi molto ristretti1. Centri culturali principali sono le corti degli
Hohenstaufen, della Turingia e di Vienna.

2.2. Unità politica e linguistica


Il sistema feudale divide il regno in molti principati (verso la fine del XII
secolo sono 106, 16 laici e 90 ecclesiastici) che tendono in misura sempre
crescente a distaccarsi dall’autorità centrale. L’isolamento delle varie zone di
potere comporta inevitabili conseguenze sullo sviluppo della lingua: gran
parte dei confini dialettali di oggi corrispondono ai confini territoriali del XIII
e XIV secolo.

Tav. 8 - Varianti letterarie det tedesco medievale

Durante il governo di Federico II (1212-1250) e, ancora di più, nel


periodo del grande interregno (1250-1273), il potere centrale è assai
indebolito. Già durante il dominio di Federico Barbarossa (1152-1190), che
esprime il culmine dell’unità politica e linguistica, il potere centrale è
minacciato dalla crescente influenza della piccola nobiltà.
Chiaro è tuttavia il senso dell’unità tedesca da un punto di vista
linguistico, ciò che è espresso dalla parola deutsch. I poeti hanno coscienza di
scrivere in tedesco; la lingua poetica corrisponde a un clima culturale che si
manifesta in un patrimonio linguistico comune. L’uniformità della lingua
poetica medievale deriva dalla scelta dei temi (fonte privilegiata è l’epica
francese profana) e dall’ideologia cavalleresca condivisa da scrittori e
destinatari del prodotto letterario.
Contemporaneamente, a livello di organizzazione politico-sociale si
profila l’esigenza di una lingua comune per scopi pratici: le cancellerie
iniziano ad abbandonare il latino verso la metà del XIII secolo, epoca da cui
provengono circa 2500 documenti ufficiali in lingua tedesca. Accanto al
clero, fino ad allora detentore esclusivo di cultura, compaiono i primi scrivani
e poeti laici. Comune agli scrittori è la consapevolezza di rivolgersi a un
pubblico di lettori allargato: l’alta nobiltà dei principi e dei signori feudali e
la nobiltà minore dei ministeriali.
Tav. 9 - L’impero degli Hohenstaufen, 1125-1254.

2.3. La cultura della minne


L’epoca cortese segna il distacco dalla dominanza della chiesa e lo sviluppo
di una cultura laica; tuttavia l’etica cortese presenta le sue virtù (mâze =
‘Maßhaltenkönnen’, zuht = Erziehung, triuwe = Treue, êre = Ehre, milte =
Gnade) con spirito quasi religioso, nel tentativo di conciliare i conflitti, tipici
della cultura medievale, tra aldilà e aldiqua, tra mondano e spirituale, bellezza
e peccato.
La tentata riconciliazione avviene nella sua forma più genuina e
spirituale nel concetto di minne e Minnesang. I concetti di mâze, zuht e
triuwe, trasferiti nel rapporto tra il cavaliere e la sua frouwe, la nobildonna
sposata e di rango sociale superiore cui il cavaliere dedica la sua venerazione,
portano, attraverso il senen (= Sehnen) che è uno struggimento inesaudibile,
all’elevazione dell’animo (hoher muot).
La cultura della minne attribuisce alla donna un ruolo di educazione alla
nobiltà. Il Minneideal è apice utopico in quell’immagine della società
idealizzata che è offerta dalla letteratura cortese, che esclude completamente
la realtà quotidiana (Frenzel 25).

2.4. Traduzioni
La cultura profana non soppianta la cultura religiosa, ma ci convive. La
tradizione di studi religiosi continua il processo di germanizzazione dei
contenuti cristiani nella prassi traduttiva, le cui tecniche in parte si evolvono,
nel senso che la traduzione tedesca non è più vista come mero sostegno alla
comprensione del testo latino, ma vuole essere un testo autonomo, offerto in
lettura a un pubblico più numeroso e meno colto (ad es. i nuovi ordini
mendicanti).
A cavallo tra epoca antica e medievale possiamo confrontare l’opera dei
traduttori Notker di S. Gallo e Williram von Ebersberg (1005 circa-1085).
Entrambi scelgono la cosiddetta forma mista che lascia alcune espressioni
latine intradotte, perché universalmente note o per problemi di resa. Al
contrario di Notker, preoccupato soprattutto dell’illustrazione puntuale dei
significati, Williram, noto per la sua versione in tedesco del Cantico dei
Cantici (Hohes Lied) è attento alla resa retorica dei suoi testi in traduzione.
Ne è prova la sintassi che utilizza un periodare modellato sul latino, capace
peraltro di attenersi magistralmente alle strutture del tedesco. Es. dal Canto di
Salomone (a fianco la traduzione in tedesco moderno) (in Eggers 2: 488):

Wer ist disiu, diu da vuregêt samo Wer ist diese, die da hervorgeht wie
der ûfgênde morgenrôt, samo das anbrechende Morgenrot, so schön
scône sô der mâno, erwelet samo wie der Mond, auserwählt wie die
diu sunna, egelîch samo diu Sonne, so schrecklich wie die
wolegedrangetiu zaltscara? dichtgedrängte Heerschar?

In contrasto con la sintassi molto raffinata, il lessico di Williram è


alquanto semplice, di rado si trovano conii: è anche vero che se ne sente
meno la necessità, in quanto traduce in un’epoca in cui il lessico specifico ha
già raggiunto un certo sviluppo.
Nel Medioevo i libri della Bibbia più tradotti sono i Salmi di David, che
hanno un ruolo importante nell’impostazione della vita quotidiana dei
religiosi, anche degli ordini dei mendicanti (Bettelorden), solitamente privi di
conoscenza del latino.
Dopo le innumerevoli versioni interlineari, nel XIII secolo ci si inizia a
liberare dal modello latino, e si dà avvio a una pratica di traduzione; per
evitare che il significato del tedesco sia comprensibile solo confrontando
l’originale latino, si sente la necessità di tradurre frasi intere. Per esempio Ih
arbeite in sûftunge mîn (atmd. Ich leide Qual in meinem Seufzen) è tradotta
liberamente con ich sûfze arbeitsam (atmd. ich seufze qualvol).
Particolarmente importante è l’opera di traduzione degli scolastici. La
filosofia tedesca delle scholae2 scrive in latino le proprie opere originali, ma
dà il suo contributo allo sviluppo del lessico e del sistema di formazione di
parola del tedesco mediante le sue traduzioni dei classici della teologia
medievale. Al fine di tradurre le immagini astratte della scolastica latina,
molto raffinate da un punto di vista teologico, la scolastica riesce nell’arduo
compito di creare un lessico omogeneo. Particolarmente significativa è la
traduzione in tedesco, anonima, della Summa theologica di Tommaso d’A-
quino, uno dei capolavori della teologia medioevale e opera centrale della
scolastica.

2.5. La mistica
I teologi scolastici scrivono in latino, i mistici, al contrario, scrivono nella
lingua madre. Non soltanto le monache, nei cui conventi la mistica trova la
massima diffusione e che sono quasi prive di conoscenze del latino e delle
teorie teologiche, anche monaci eruditi preferiscono servirsi della lingua
madre allo scopo di rendere una nuova sensibilità religiosa: Heinrich Seuse
scrive le sue considerazioni ze tiutsche (= auf deutsch), wan sie im och so von
gote waren worden (= perché Dio gliele aveva mandate così).
All’interno della mistica si distinguono due gruppi: al primo appartiene
Mechtild von Magdeburg (1210 circa-1282), una delle prime monache
mistiche di cui abbiamo notizia. Mechtild, come altre mistiche del periodo,
riporta per scritto le sue rivelazioni, affidandone la raccolta e rielaborazione a
un consigliere ecclesiastico. Il secondo gruppo è quello degli ecclesiastici
colti. Il primo posto spetta alla mistica dei domenicani, i cui rappresentanti
più significativi sono Meister Eckhart (1260-1329 circa) e i suoi discepoli
Heinrich Seuse (1295-1366) e Johannes Tauler (1300 circa-1365). Eckhart, il
più geniale creatore linguistico del Medioevo, mistico e scolastico insieme,
ottiene il titolo di magister all’università di Parigi e compone moltissime
opere, molte delle quali in latino. Come altri mistici delle cerchie domenicane
e francescane, mutua la sua formazione dai fondamenti della scolastica, anche
se la mistica non è dottrina teologica, in quanto il cammino mistico conduce
alla pura visione di Dio, che non può essere intellettuale.
La scolastica e la mistica vengono considerate di solito due tendenze
opposte e non collegate. Molti concetti teologici, per es. di Tommaso
d’Aquino, hanno un ruolo importante nella mistica tedesca, come per
esempio quello di influz, dal lat. influxus, lo scorrere dello spirito divino
nell’anima umana: la mistica tedesca si rifa in parte rilevante alla scolastica e
svolge un importante ruolo di mediazione dei nuovi concetti teologici e
filosofici alla popolazione.
Il contributo dei mistici allo sviluppo della lingua tedesca è importante
soprattutto in ambito lessicale e di tecniche di formazione delle parole. I
mistici cercano un’esperienza del divino individuale: la cosiddetta unio
mystica, l’unione spirituale con Dio. La lotta per raggiungere la conoscenza
più profonda dell’essenza divina, della sua perfezione, del suo amore e della
sua grazia oltrepassa i limiti della capacità rappresentativa dell’uomo. In
questo senso, dalla lingua si pretende sempre di più, fino a toccare, e talvolta
superare, i confini del dicibile. L’opera di Mechtild von Magdeburg Das
fliessende Licht der Gotteheit (1250 circa) inizia con le parole: Alle die dis
buoch wellen vernemen, die söllent es ze niun malen lesen (= chi vuol capire
questo libro lo dovrà leggere nove volte): per i mistici, la parola non è che
l’involucro di un nucleo concettuale, tentativo di espressione dell’intimità
spirituale con Dio; la parola può condurre al divino, ma non descriverne in
modo completo l’essenza: hette ich aller menschen wisheit und aller engel
stimme, ich könde es nit für bringen (= anche se avessi la saggezza di tutti gli
uomini e le voci di tutti gli angeli, non potrei pronunciarlo). L’avvicinamento
linguistico all’indicibile, sentito come assai arduo, è tentato per varie vie: con
il linguaggio innico, ricco di metafore e di immagini della visione estatica,
oppure con la chiaroveggenza intellettuale del predicatore erudito. Meister
Eckhart afferma i suoi dubbi sulle possibilità della lingua di esprimere
l’ineffabile alla fine di una predica: swer dise predie hât verstanden, dem gan
ichz wol (= chi l’ha capita questa predica, beato lui). Heinrich Seuse
introduce il suo Buch der ewigen Weisheit con le parole: Ein minnerichen
zungen ein unminneriches herze enkan al wenig verstan als ein tiutscher
einen walhen (= un cuore che non sia ricco di amore sarà tanto poco in grado
di capire la lingua amorosa quanto uno straniero il tedesco).

3. Situazione linguistica
La poesia epica e cortese si serve di una lingua tendenzialmente unitaria,
strutturata soprattutto sui dialetti meridionali. Il livellamento dei
particolarismi dialettali più evidenti e il delinearsi di una forma linguistica
sovradialettale si verificano in epoca classica, grazie all’intenso scambio
culturale del periodo.
Centri di produzione della poesia epica sono inizialmente Ratisbona
(Regensburg), capitale del potere guelfo, e successivamente patria alemanna
degli Hohenstaufen. Alla corte guelfa e ancora di più alle corti degli
Hohenstaufen, confluiscono le linee della vita politica, culturale e sociale di
tutto l’impero. Negli ambienti intellettuali di corte nasce una sorta di lingua
comune poetica che ammette come base strutturale il dialetto, cercando però
di evitare gli aspetti troppo marcati localmente e di elaborare al contrario
quelli comuni ad altri dialetti. Questo inizio di comunità linguistica decade
rapidamente sotto il regno dei discendenti di Barbarossa e il formarsi delle
signorie locali: a partire dal 1250 la crescente frammentazione politica,
conseguenza della decadenza del sistema feudale, porta all’accentuarsi, nella
produzione scritta, delle particolarità dialettali.
Tav. 10 - Estensione dell’alto tedesco medio.

3.1. Lingua scritta


I documenti dell’epoca sono testimonianza della cultura dell’epoca,
conservativa in ambito religioso, innovativa come produzione laica.
La produzione scritta dell’alto tedesco medio prosegue l’opera di
traduzione dei testi biblici e la redazione di glosse e glossari. Anche la
letteratura minore dei rituali ecclesiastici, per es. l’atto di fede, le formule
battesimali, quelle della confessione, il Padre nostro e altre preghiere,
sperimenta continue traduzioni, interpretazioni e rielaborazioni. Ci sono
pervenute inoltre prediche, testi esemplari per i sacerdoti e trascrizioni di
prediche pubbliche, databili a partire dal XIII secolo. Si rinnova infine la
poesia religiosa d’ispirazione didattica che elabora temi come i miracoli di
Cristo, la creazione del mondo e l’apocalisse.
Tav. 11 - Centri di produzione scntta dell’alto tedesco medio.

Altrettanto diffusi sono i poemi epici, molto amati dal pubblico, che
sviluppano temi biblici e rappresentazioni poetiche della vita di Cristo e di
Maria. Da questo filone si sviluppa una copiosa produzione di leggende,
primo esempio della quale è lo Annolied, miscela di contenuto leggendario e
cronaca storica. La produzione letteraria profana si afferma decisamente
intorno al 1170, anno limite della nuova epoca letteraria.

3.1.1. Produzione letteraria protocortese

3.1.1.1. Poesia spirituale


Intorno al 1060 appaiono poesie spirituali in tedesco, a un secolo e
mezzo di distanza dall’opera poetica di Otfried von Weissenburg.
Tematicamente rimandano alla Bibbia, la forma si caratterizza per la
semplicità sintattica e lessicale. Appartiene a queste opere l’ Inno di Ezzo
(1063), una cantilena che celebra la rivelazione della potenza divina mediante
la redenzione. Circa cinquanta anni più tardi, intorno al 1110, compare la
Summa theologiae, poesia didascalica intessuta di dissertazioni teologiche; la
tentazione di Adamo è interpretata come duello con il diavolo (daz er ein
einwîg rungi mit demo = dass er im Zweikampf mit dem Teufel rang) che
termina con la sconfitta dell’uomo e la promessa di redenzione.
Risalgono al periodo inoltre la Wiener Genesis, poema epico di oltre
6000 versi brevi che tratta parti del primo libro di Mosè, segnando l’inizio
dell’epica medioevale, e lo Annolied, composto intorno al 1090 nell’arcive-
scovato di Colonia. Traendo spunto dalla figura del vescovo Annone di
Colonia, più tardi beatificato, contiene un’insolita fusione di leggenda sacra e
rappresentazione storica. In soli 880 versi si espongono sia la storia della
salvazione biblica che episodi della storia della Chiesa, di cui Annone
costituisce uno dei vertici. Di rilievo i caratteri stilistici dell’opera: la
successione ben ponderata degli aggettivi, i chiasmi e la studiata sintassi
mostrano come il controllo della lingua abbia raggiunto un livello alquanto
elevato.

3.1.1.2. Poesia epica profana


Per il periodo che va dalla stesura dello Hildebrandslied (800 circa) al
1150 non ci sono testimonianze scritte di poesia epica profana, la cui
tradizione inizia assai più tardi rispetto a quella sacra: i primi testi profani
servono per lo più come riempitivi delle pagine libere dei codices latini.
Le prime opere di poesia tedesca profana, databili intorno al 1150, sono
dovute a poeti ecclesiastici: lo Alexanderlied del sacerdote Lamprecht, il
Rolandslied del sacerdote Konrad e la Kaiserchronik di un ecclesiastico di
Ratisbona. Sono tutte opere di argomento storico e religioso insieme, nelle
quali il corso della storia mondiale è visto alla luce del piano divino,
condizione che non diminuisce l’interesse per gli avvenimenti terreni.
Le prime due opere sono rielaborazioni di poemi francesi. In particolare,
Konrad traduce la Chanson de Roland per incarico di Enrico il Leone,
traducendo il testo in latino prima che in tedesco (Kästner/Schirok 1370). La
Kaiserchronik segue la storia degli imperatori da Giulio Cesare fino al
contemporaneo Corrado III; modello supremo di sovrano è Carlo Magno, al
di sopra di tutte le vicende regali è la legge divina.

3.1.2. Cultura letteraria cortese


Gli autori dello Alexanderlied, del Rolandslied e della Kaiserchronik
sono religiosi che mostrano di capire il nuovo gusto del pubblico dei
cavalieri. Successivamente troviamo i primi autori laici, innanzi tutto
Heinrich von Veldeke, che nel poema Eneit (oltre 12.000 versi) offre un
primo esempio di rielaborazione del materiale leggendario relativo alla
distruzione di Troia e alla fondazione di Roma.
Una tematica estremamente moderna è offerta dal poeta basso tedesco
Eilhart von Oberg col suo Tristrant, prima narrazione in lingua tedesca della
tragica vicenda di Tristano e Isotta. Ma la poesia cortese si incentra
soprattutto sul ciclo epico di re Artù, cui si dedicano i tre rappresentanti
classici dell’epica cavalleresca: Hartmann von Aue (Erec, Iwein), Wolfram
von Eschenbach (Parzival), Gottfried von Strassburg (Tristan und Isolde),
appartenenti al periodo di più alta fioritura della letteratura cortese, compresa
nell’arco di tempo che va dal 1170 al 1250 circa. La letteratura epica classica
esprime i nuovi ideali del cavaliere che non è più il soldato valoroso che si
distingue in guerra con i suoi atti eroici, ma l’uomo guidato dall’etica della
êre (atmd. Ehre), dall’amore di Dio, nel senso di una profonda devozione
quotidiana e, in primo luogo, dalla minne, l’adorazione della frouwe.
Al periodo classico appartiene anche il Nibelungenlied, composto
intorno al 1200 da un cavaliere austriaco, probabilmente sulla base di fonti
più antiche; il poema ricorda la teofania germanica che vede l’uomo
sottomesso a un ferreo destino e privo della possibilità di redenzione e
salvezza ottenute tramite la fede cristiana.
Altra espressione caratteristica della poesia cortese è la lirica, che ha il
suo massimo rappresentante in Walther von der Vogelweide (1170-1230
circa). La lirica è rappresentata essenzialmente (insieme ai canti religiosi e ai
componimenti politici) dal Minnesang, la poesia d’amore dedicata alla
frouwe, nella quale il poeta vede l’ideale di donna irraggiungibile, venerata
con malinconia. Intorno al 1200 assistiamo nella letteratura tedesca a un
primo sviluppo dell’individualismo, di una nuova soggettività, i cui primi
accenni sono nella poesia francese; allo stesso tempo si comincia a
intravedere la decadenza del modello esistenziale medioevale. Il nuovo
individualismo e la presa di coscienza dell’uomo della propria soggettività si
rispecchia nell’espressione linguistica. Per es. Walther von der Vogelweide
dà nel primo Reichsspruch il suo ritratto di poeta che riflette
sull’atteggiamento dell’uomo di fronte al mondo: do dâhte ich mir vil ange /
wie man zer welte solte leben (= da dachte ich voller Sorge darüber nach,
wie man in dieser Welt leben solle). Anche la minne, l’amore cortese, ha
come premessa un mutato atteggiamento di fronte al mondo dei sentimenti.
La minne rappresenta la novità di un amore che è contemporaneamente
spirituale e fisico. Il Medioevo religioso conosce solo la caritas, l’amore per
Dio e per il prossimo, e il condannabile amor carnalis. Il matrimonio non è
comunione d’amore, avendo come scopo la riproduzione e, spesso,
l’assicurazione della proprietà: i genitori dei futuri sposi possono decidere il
fidanzamento già nella prima giovinezza dei figli, facendo del matrimonio
una sorta di contratto.
La parola minne, a differenza del significato attribuitole dalla cultura
cortese, non è una novità lessicale, in quanto si trova già in testi precedenti
(per es. nella Wiener Genesis) a significare lo amor carnalis, ma semantica: è
l’amore che si sviluppa nella lontananza dall’amata.
Nella società cortese si crea una concezione completamente nuova
dell’amore quale erotismo sublimato e fondamentale esperienza nella
formazione del giovane cavaliere. Secondo il costume cortese, solo le donne
sposate possono partecipare alla vita di corte e sono esse a risvegliare l’amore
della gioventù cavalleresca. Il sentimento è unilaterale, rivolto dal cavaliere
alla nobile signora e mai corrisposto; si tratta di un amore a distanza, di un
anelito a una meta irraggiungibile. Il nome della donna non è mai espresso
per due motivi: la sua condizione di donna coniugata e l’alto rango sociale.
La formazione cortese del giovane cavaliere si compie per due vie: l’anelito
al raggiungimento della perfezione della nobile signora e l’esperienza,
accanto alla felicità, della rinuncia amorosa.
Contemporaneamente si avverte l’aspetto demoniaco dell’amore: i poeti
del primo periodo cortese paragonano la forza dei sentimenti amorosi alla
pazzia e alla morte; e anche nel periodo classico questo sentimento è spesso
visto come minaccia all’ordine prestabilito. In Tristan und Isolde di Gottfried
von Strassburg si trova l’espressione minnesiech (= malato d’amore).
Hartmann von Aue, con maggiore ottimismo, trasferisce il “servizio”
d’amore all’interno del matrimonio. In generale i poeti del tempo avvertono il
nuovo sentimento della minne come potenza sovrumana che proviene da Dio,
ma agisce in ambito terreno. Questa opposizione produce una nuova
terminologia: concetti come sêle (atmd. Seele), trôst (atmd. Trost), wunne
(atmd. Wonne), geloube (atmd. Glaube) passano da un campo semantico
puramente spirituale a uno terreno, soprattutto con il graduale allontanamento
concettuale della minne dalla sfera metafisica e religiosa.

3.1.3. Produzione letteraria tardocortese


Gli anni 1220-1250 segnano un periodo meno produttivo nello sviluppo
della creatività e della lingua poetica; in entrambi i campi si è ormai
raggiunto un alto livello espressivo, ma la produzione poetica inizia a
ripetersi. Al breve periodo d’alta fioritura della poesia epica segue l’età degli
epigoni e di una tendenza via via più realistica che porta alla nascita di generi
minori come la facezia (Schwank), breve testo narrativo che tratta di vicende
comuni, umoristiche e scabrose, protagonisti delle quali sono rappresentanti
dei ceti inferiori.
L’era di splendore del governo di Federico Barbarossa (morto nel 1190
in Asia minore durante la terza crociata), che costitusce le premesse sociali
del periodo cortese classico (1180-1220), è già finito quando vedono la luce i
capolavori dell’epoca cortese. Con i discendenti del Barbarossa, il potere
imperiale perde progressivamente terreno, in particolare con Federico II (re di
Sicilia dal 1208 e della Germania dal 1212 al 1250) che opera ufficiali
cessioni di autorità ai principi (Confoederatio cum principibus ecclesiasticis,
1220; Statutum in favorem principum, 1231-32). Malattie, gravi epidemie,
alta mortalità, sconfitte militari provocano, insieme all’insuccesso di molte
crociate, la decadenza dell’esercito.
La dinastia degli Hohenstaufen si preoccupa, per quasi tutta la durata del
suo impero (1138-1254), di salvaguardare la cultura sociale del periodo
cortese classico; tuttavia la discrepanza tra l’ideale cortese, legato
indissolubilmente anche all’entusiasmo per la guerra santa, e la cruda realtà
non può restare senza conseguenze.
La poesia cortese della minne e la tematica di re Artù esercitano tuttavia
ancora a lungo una forte influenza sulle generazioni successive di poeti. A
partire dal XIII secolo si formano società arturiane che imitano l’etica e i
costumi di re Artù e della sua tavola rotonda. La forma esteriore corrisponde
sempre meno all’ordinamento della vita reale: gli ideali cortesi si trasformano
in modelli statici, senza possibilità di sviluppo creativo.
Il romanzo cortese di evasione, epica arturiana di livello mediocre,
prosegue fino al XIV secolo, l’epica amorosa ancora più a lungo. Gli antichi
ideali del periodo cortese di hôher muot, minne, êre, triuwe, zuht si
trasformano in formule vuote, private del significato originario o adattate alla
realtà di quel periodo. Ad esempio il ministeriale svevo Ulrich von Türheim,
appartenente al circolo poetico degli Hohenstaufen, nel 1230 circa porta a
termine l’incompiuto Tristan di Gottfried von Strassburg e nel 1250 il grande
frammento Willehalm di Wolfram von Eschenbach, con scrupoloso lavoro
artigiano, ma a livello poetico assai modesto e privo di adesione al mondo
concettuale della cavalleria: il concetto di hôher muot è qui l’euforia causata
dal vino; la minne è desiderio sensuale, mutabile in valore positivo solo se
porta al matrimonio, la sua originaria forza purificatrice e assoluta è
scomparsa; la triuwe è un’attenzione alle esigenze della consorte che passa
avanti all’adempimento del dovere cavalleresco: di fronte alla scelta se
attendere con la sposa la nascita del figlio o partire per la guerra, il cavaliere
preferisce rimanere e il suo onore non ne è macchiato, scelta improponibile
per la cultura precedente. I capovolgimenti concettuali di Türheim
(analogamente all’impresa letteraria del “rifacimento” di un testo poetico)
rispecchiano in modo esemplare lo spirito del tempo.
In numerose altre opere si assiste a simili trasformazioni radicali: le
parole sono le stesse, ma il significato è diverso; ciò accade anche nella lirica.
Nel tardo Minnesang, posteriore a Walther von der Vogelweide, le antiche
forme esprimono esperienze nuove e la tradizione sopravvive solo in astratto.
Il significato della minne è visto da una prospettiva diversa, come dimostra
ad es. il Frauendienst (1255) come è inteso da Ulrich von Lichtenstein (1200-
1275 circa), servizio cortese finalizzato allo scopo della soddisfazione
terrena; il cavaliere, per godere l’abbraccio dell’amata, è disposto anche a
rischiare (wâgen) la salvezza della propria anima. Nei poeti tardo cortesi alla
poesia del trûren (atmd. das Trauern) segue quella della vröude (atmd.
Freude), alla forma classicamente composta del Minnesang il ritmo agile
della ballata. Anche i Lieder del poeta Tannhäuser (1205-1270 circa) sono
solo in apparenza conformi ai motivi del Minnesang, in realtà sono spesso
parodia della sua purissima ascesi.
Il decadere del punto di riferimento culturale comune rappresentato in
epoca classica dall’ideologia cavalleresca provoca la perdita di quell’unità
linguistica creatasi a livello di espressione letteraria. In quest’epoca, per
ottenere una rappresentazione fedele delle azioni umane, incluse quelle degli
eroi, e dello sfondo dell’azione, il paesaggio e gli ambienti chiusi, si ricorre
spesso all’uso di espressioni dialettali, arrestando così lo sviluppo
precedentemente avviato verso una variante linguistica unitaria.

3.2. Oralità
L’oralità, di cui esiste documentazione solo indiretta, è testimoniata nelle
differenze dialettali presenti nei documenti letterari. Il genere di testo che più
si avvicina al parlato spontaneo è la predica.

3.2.1. Predica popolare


Lingua della chiesa, dell’amministrazione e dell’istruzione è per tutta
l’epoca quasi esclusivamente il latino. Ha inizio però, come in tutta Europa,
la redazione in lingua di diversi tipi di testo appartenenti all’ambito religioso,
lettere, trattati e soprattutto prediche.
La predica ha una lunga tradizione nella religione cristiana: il sermone
della montagna di Cristo costituisce, simbolicamente e cronologicamente,
l’inizio di una catena ininterrotta di esempi di questo genere, una piccolissima
parte dei quali ci è stata tramandata per scritto. Le prime trascrizioni di
prediche risalgono al XIII secolo e costituiscono una testimonianza preziosa
della lingua tedesca parlata del periodo tardo medievale; documenti
precedenti al XIII secolo riguardano quasi esclusivamente prediche latine o
traduzioni dal latino, pochi brani in alto tedesco antico e le prediche
esemplari del XII secolo, la cui prima fondamentale raccolta va sotto il nome
di Speculum Ecclesiae.
Sono soprattutto i domenicani a redarre questa tipologia di testi,
utilizzati a scopi missionari, per la lettura ad alta voce alla tavola del
convento e per l’istruzione delle monache e di altri ordini di religiose
(Kästner/Schirok 1377).
La predica raggiunge un pubblico più vasto della letteratura cortese,
costituito dai vari strati della popolazione, sia i contadini, sia i nuovi
borghesi. L’accentuato interesse per i predicatori e la loro opera, documentato
a partire dal XIII secolo, si può spiegare solo in parte con la menzionata
scoperta dell’individualità; determinante è anche l’insicurezza politica e
sociale in cui si trova l’intero Occidente cristiano.
Il credente di questo periodo è profondamente scosso nelle sue sicurezze
dai continui conflitti, spesso sanguinosi, tra i due capi della chiesa,
l’imperatore Federico II e il papa, Gregorio IX e in seguito Innocenzo IV. I
conflitti si propagano anche nei piccoli principati, battaglie e aggressioni
sono all’ordine del giorno. Le crociate sono diventate il tramite di intrighi
politici e richiedono, come le spedizioni in Italia e le lotte interne nel regno,
gravi sacrifici umani. Gli alti costi della guerra e le grandi perdite umane
recano gravi danni all’agricoltura; molti ministeriali cadono in povertà e
diventano briganti, saccheggiando i mercanti in viaggio e la popolazione
contadina, già ridotta in miseria.
I predicatori popolari, come il francescano Berthold von Regensburg
(1210 circa-1272), adeguano la lingua al loro pubblico; le loro prediche
contengono soprattutto lessico della vita quotidiana (inclusi termini della
cultura cortese mutati di significato, es. mâze, zuht).
Berthold von Regensburg predica in Germania, Svizzera e Austria;
l’affluenza alle sue prediche è enorme; caratteristica è l’eloquenza di
Berthold, ancora avvertibile nelle trascrizioni, che trova immediata reazione
nell’uditorio: si parla di principi in lite che concludono un accordo e
restituiscono beni conquistati ingiustamente, avendo ascoltato come il
massimo peccato, di cui si parla in quasi ogni predica, è die gîtigkeit nach
guote, unrehtem gewinne (atmd. die Gier nach Besitz und unrechtmäßigem
Gewinn). Interessante è anche la maledizione che Berthold scaglia contro i
pfennigprediger (= predicatori di indulgenza), incarnazione religiosa
dell’avidità (Eggers 2: 435). Il secondo peccato mortale è la hochvart (atmd.
Hoffart) dei ricchi e, in generale, di tutte le donne che vanno in chiesa per
farsi ammirare nei loro abiti sontuosi. Il terzo peccato mortale è invece la
miscredenza, imputata soprattutto a pagani, ebrei ed eretici; Berthold mette in
guardia in particolare dai falsi insegnamenti di costoro.
II successo delle prediche di Berthold si fonda anche sull’uso
indiscriminato di du e ir (atmd. ihr), qualunque sia il pubblico cui si rivolge:
ir herren (= voi signori), ir knete (atmd. ihr Knechte), dû zapfenzieher (= tu
oste), dûschuohewürke (atmd. du Schuhmacher). Davanti a un pubblico di
cavalieri, il vizio è spesso reso in forma allegorica: juncher des tiuvels (atmd.
Junker desTeufels); le virtù invece sono chiamate juncvrouwen (atmd.
Jungfrauen). Il termine arbeit (atmd. Arbeit), il cui significato nel periodo
alto tedesco antico e anche in quello medio equivale a “fatica, tormento”,
nelle prediche di Berthold acquista a poco a poco il significato più neutro di
attività, che deve essere nütze e êrlich (atmd. nützlich und ehrlich). L’anelito
a possedere una modesta proprietà, implicito in questo significato, è di per sé
gradito a Dio, peccaminosa è invece la unmâze, la mancanza di misura. I
concetti triuwe e tugent, in Berthold, si allontanano completamente dal loro
significato cortese, recuperando, piuttosto, quello spirituale, più antico: la
triuwe è il rispetto della giustizia, tugent la virtù cristiana, zuht l’educazione
morale, mâze (nel mondo cortese concetto fondamentale a indicare il
carattere ideale del cavaliere, la raggiunta perfezione della sua decenza e
integrità) è la moderazione a tavola, opposta alla vrâzheit (atmd. die
Völlerei).

4. Sistema linguistico

4.1. Fonologia
Come conseguenza dell’accento forte che nelle lingue germaniche cade sulle
sillabe toniche, le sillabe più deboli o non accentate si indeboliscono e
tendono a sparire. Questo sviluppo, già présente nel passaggio dal germanico
comune all’alto tedesco antico, prosegue nell’alto tedesco medio. Le vocali
toniche delle sillabe con accento debole si trasformano in e atone. A questo
fenomeno sono interessate tutte le sillabe precedenti o seguenti quella
accentata.
Esempi di indebolimento della sillaba precedente a quella accentata (del
prefisso): ata. gilaubiu → atm. geloube (atmd. Glaube); ata. giboran → atm.
geboren (atmd. geboren); ata. bigraban → atm. begraben (atmd. begraben);
indebolimento della sillaba centrale (tra quella accentata e quella finale): ata.
himiles → atm. himels (atmd. des Himmels); indebolimento della sillaba
finale: ata. helliu → atm. helle (atmd. Hölle); ata. nâmo → atm. name (atmd.
Name), ata. taga → atm. tage (atmd. Tage), ata. erda → atm. erde (atmd.
Erde), ata. sînan → atm. sînen (atmd. seinen), ata. unseran → atm. unseren
(atmd. unseren, unsern).
Queste trasformazioni linguistiche non si realizzano in tutti i dialetti
nello stesso tempo e con la stessa velocità; si tratta piuttosto di linee generali
di sviluppo che, come tali, presentano delle eccezioni.
Le sillabe toniche non subiscono variazioni decisive: il dittongo germ.
au è già diventato ô in alto tedesco antico (processo compiutosi entro la fine
del IX secolo: es. got. dauþs, ata. tod).
Nell’alto tedesco medio prosegue il fenomeno di metafonizzazione della
sillaba tonica, provocata dalla presenza della vocale i nella sillaba seguente a
quella accentata; es. ata. scôni → atm. schoene (atmd. schön), ata. wahsit →
atm. wehset (atmd. wächst), ata. hûsir → atm. hiuser (atmd. Häuser), ata.
liuti → atm. liute (atmd. Leute), ata. niuwi → atm. niuwe (atmd.
Per quanto riguarda il consonantismo, i cambiamenti fonetici più
importanti sono il passaggio da sk a sch (es. skôni →schoene) e l’indurimento
dei suoni finali; es. atm. tac (atmd. Tag), atm. kint (atmd. Kind), atm. lop
(atmd. Lob), atm. lîp (atmd. Leib), atm. lanc (atmd. lang), atm. helt (atmd.
Held) (Zupitza/Tschirch 21 s.). La h in posizione finale è pronunciata come
fricative - ch: atm. ich sach (atmd. ich sah).

4.2. Morfologia
La morfologia dell’alto tedesco medio si semplifica principalmente a causa
dell’ulteriore indebolimento delle desinenze, dovuta alla perdita di specificità
delle vocali atone che si riducono a e o cadono (processo basato sul passaggio
dell’accento libero indoeuropeo in accento fisso sulla sillaba radicale nelle
lingue germaniche, con consequenze già individuabili, sebbene in minor
misura, nell’alto tedesco antico).
Le differenze di caso, nell’alto tedesco antico ancora riconoscibili dalle
terminazioni, si riducono spesso a una sola, nella declinazione dei nomi e
degli aggettivi. La lingua tedesca continua così il suo processo di
trasformazione da sintetica ad analitica, da flessiva a preposizionale. Il
confronto tra lo schema di declinazione di un sostantivo (gast) in alto tedesco
antico e medio serve a evidenziare l’indebolimento delle sillabe finali:

Tra i sostantivi maschili e neutri rimangono morfologicamente chiari


soltanto il genitivo singolare e il dativo plurale, spesso (come sopra) anche il
dativo singolare. Le semplificazioni rispetto all’alto tedesco antico sono
comunque particolarmente evidenti nelle forme del plurale.
Nella declinazione dell’aggettivo si distinguono una declinazione forte e
una debole. La declinazione debole si ha dopo articolo determinativo o
pronome, quella forte negli altri casi, ossia quando l’aggettivo deve esprimere
le funzioni grammaticali di genere, caso e numero. Dall’uso sempre più
frequente dell’articolo deriva l’aumento della declinazione debole
dell’aggettivo, che non deve più presentare connotazioni chiare di caso e
genere (es. der grôze schaden, des grôzen schaden, den grôzen schaden, dem
grôzen schaden). Il comparativo degli aggettivi e avverbi si forma con il
suffisso er, il superlativo con il suffisso est:

L’aggettivo posposto o in forma predicativa in genere non è declinato,


es. du bist gûot (Walther von der Vogelweide).
Nei verbi si distinguono due tipi di coniugazione attiva: forte e debole. I
verbi deboli formano il preterito per aggiunta del suffisso -t alla radice
dell’infinito (sagen – sagete; tröumen – troumte), i forti per mezzo di
apofonia, ossia alternanza della vocale radicale. A secondo del tipo di
alternanza apofonica che presentano, i verbi sono suddivisi in sette classi,
come appare nella tabella (Bergmann/Pauly 214):

4.3. Sintassi
Il continuo processo di indebolimento delle desinenze e conseguente venir
meno della funzione grammaticale espressa dalla parola attraverso flessemi
morfologici propri ha conseguenze sulla sintassi, con l’aumento dell’uso del
pronome affiancato al verbo, indispensabile per distinguere la persona, non
più resa implicitamente nella flessione verbale (es. ind. pret. di werfen: ich
warf, dû würfe, er, siu, ez warf, wir wurfen, ir wurfet, sie wurfen).
Analogamente, ai sostantivi si affianca sempre più spesso l’articolo,
mentre fino all’ultima fase dell’antico alto tedesco la presenza dell’articolo
(determinativo e indeterminativo) è praticamente facoltativa (es. ata. himiles
enti erda → atm. himels und der erde (= des Himmels und der Erde); lîb
êwigan → atm. daz êwige Leben (= das ewige Leben) (dal Credo del
Weißenburger Katechismus)
Per quanto riguarda la posizione delle parole, nell’alto tedesco medio si
rafforza quella del verbo in seconda posizione nella frase principale
affermativa, tendenza già evidenziatasi nell’alto tedesco antico (Sonderegger
2: 282). Le non poche eccezioni rispetto alla regola d’uso sono dettate quasi
sempre da esigenze metriche e di rima finale, come nel seguente esempio
tratto dal Nibelungenlied
Sîfrid der snelle [...] sine tarnkappen er aber behalten truoc
(= Siegfried der Schnelle ... seine Tarnkappe behielt er aber auf).

È comunque sempre difficile determinare norme d’uso con riguardo alla


posizione delle parole, proprio perché i testi disponibili per l’analisi sono
prevalentemente in versi e molte irregolarità dovute, appunto, a esigenze
metriche (Bosco Coletsos 2: 130).
Aumenta la quantità di componenti della frasi preposti al verbo finito, es.
(da un Minnelied di Heinrich von Morungen):
In sô hôe swebender wunne / sô gestount mîn herz e an fröiden nie
(= In so hoher Glückswonne hat mein Herz noch nie geschwebt).

Molto usato è il periodo ipotetico con la protasi senza congiunzione e


verbo al primo posto, es.:
Minne ist zweier herzen wünne: / teilent si gelîche, sôst diu minne dâ (= Minne
ist zweier Herzen Wonne: / teilen sie gleich, so ist die Minne da).

Non hanno ancora il valore del tedesco moderno le preposizioni e


congiunzioni; ad es. vor, für, fur possono indistintamente equivalere a für e
vor del moderno, inoltre vor può reggere casi vari: accusativo, genitivo e
dativo.

4.4. Lessico e formazione di parola


In un contesto religioso e dogmatico, la singola parola ha un’importanza
enorme. Ad es. in un poema dell’inizio del periodo alto tedesco medio, la
Wiener Genesis (1070 circa), basta un aggettivo (atm. gnâdig) a esprimere
l’infinita bontà divina come tesi principale della poesia (oggi dovremmo
esprimerci in modo più esauriente, es. Gott in seiner unerschöpflichen
Gnade). Il canto di Ezzo inizia con le parole Nû wil ih iu hêrron eina wâr
reda vortuon (atmd. Nun will ich euch Herrschaften eine wahre Geschichte
erzählen): l’aggettivo wâr non significa semplicemente il contrario di “non
vero”, ma indica il contrasto tra la vita terrena della pura apparenza e quella
divina vera, eterna, che non cambia mai. Nel Rolandslied Konrad usa il
concetto teologico di wârheit (atmd. Wahrheit) per indicare il felice rapporto
tra la figura terrena dell’imperatore e l’eternità: il concetto di verità dei poeti
cortesi, pochi decenni dopo il Rolandslied, ha perso quasi del tutto il
riferimento all’eternità divina.
Il mondo medievale riferisce tutto il pensiero a Dio. La lingua dei poeti,
anche di quelli laici, comprende tale riferimento trascendentale, per es. il
Parzival di Wolfram von Eschenbach inizia con le parole: Ist zwîfel herzen
nâchgebûr, / daz muoz der sêle werden sûr (atmd. Ist Zweifel der Nachbar
des Herzens, muß das der Seele sauer werden): il dubbio qui menzionato
corrisponde al concetto teologico di dubitatio, riguarda l’onnipotenza divina,
è un grave peccato.
Caratteristico dell’alto tedesco medio è inoltre il cambiamento di
significato di molte parole, es. wenig da “povero” a “poco”; liute da “genere
umano” a “persone”; frouwe da “nobile signora” a “donna amata” a
“donna/donna coniugata”.

4.4.1. Lessico protocortese


La lingua letteraria mostra tendenze piuttosto conservatrici per quanto
concerne il lessico. Solo poche parole nuove entrano nell’uso, mentre molti
vocaboli antichi, non più usati nella lingua quotidiana, sopravvivono nella
letteratura, recuperate dalla tradizione orale popolare. Sia nello Annolied che
nel Rolandslied compare il termine volcwîg (= battaglia), in cui volc contiene
ancora l’originario significato di “esercito”; accanto alla parola più antica a
indicazione del guerriero (wîgant) è attestato il più moderno helt (atmd. Held)
probabilmente ripreso dal tedesco settentrionale. Un’altra parola antica indica
il cavaliere: atm. kneht (→ atmd. Knecht), originariamente usata per
designare il “fanciullo, giovane servitore”, in seguito per il “valente
combattente” e infine per il “dipendente”, poiché la nuova nobiltà dei
ministeriali è in un rapporto di dipendenza rispetto al signore più potente:
visto però che il rapporto è di libera scelta e che in esso contano la nobiltà e il
coraggio del cavaliere, la parola passa a significare il cavaliere in generale.
La parola ritter (atmd. Ritter) è successiva acquisizione dal fiammingo.
A differenza che nell’alta letteratura cortese, i personaggi sono
stereotipati, aspetto tipico della trasmissione orale, così che al nome (es.
recke, held = eroe) sono affiancati sempre gli stessi attributi, es. tiure (atmd.
teuer, nel senso di “amato”), snel (→ schnell, ma significa “coraggioso”),
balt (= baldo), kuen (→ kühn = audace), guot (→ gut), edel, maere (=
famoso, sulla bocca di tutti) (Bosco Coletsos 2: 118).

4.4.2. Lessico cortese


Il lessico cortese d’epoca classica assimila molta terminologia dalla
Francia, ma anche dall’Olanda, dove la cavalleria si sviluppa prima che in
Germania.
Nel periodo protocortese la cultura cortese non ha ancora dimensione
europea: al contrario, in epoca classica la conoscenza del francese – di cui i
poeti danno prova con l’uso letterario del francesismo – è segno di alta
istruzione cortese.
D’altro canto c’è chi avverte l’artificiosità e inadeguatezza espressiva
nell’uso indiscriminato del prestito, come dimostra il confronto tra lo Erec e
le opere successive di Hartmann von Aue, che presentano un numero sempre
più limitato di espressioni francesi. Anche Gottfried fa un uso parco della
lingua francese, molto presente invece in Wolfram von Eschenbach.
L’introduzione delle parole francesi contribuisce alla formazione di un
lessico più scelto e raffinato. Con i nuovi usi cortesi, come il cerimoniale di
corte o i tornei, sono assimilate le espressioni corrispondenti: termini usati
per indicare il cavaliere e i gradi di nobiltà (es. schevalier, barûn, markîs), il
suo seguito (es. garzûn = scudiero; povel = corte, soldier = Soldat; turnei =
Turnier). Così, nell’epica, i cavalieri, la sera precedente al torneo, montano i
loro pavelûne (= padiglioni) e spesso ha luogo, a questo punto, le vesperîe,
ossia i duelli preparatori. Il vincitore del torneo riceve il prîs dalle mani della
principessa, dopo essersi fatto valere nel tjost (= duello) e nel combattimento
di gruppo, il bûhurt.
Più che i singoli prestiti, l’influsso francese è importante per
l’assunzione di meccanismi per la formazione di parola ancora produttivi nel
tedesco moderno: a) suffisso in – îe (es. vesperîe, nel tedesco moderno
Diplomatie, Drogerie, Garantie), anche con variante in –ei (es. Bäckerei,
Malerei, Schlägerei): l’accentazione della sillaba finale testimonia l’origine
francese; b) suffisso –ieren (es. hofieren, tournieren, logieren, regieren,
stolzieren, marschieren, studieren); c) suffisso -lei (es. mancherlei, allerlei,
vielerlei), derivato dall’antico francese -ley (Moser 127). Dall’ambito
culturale francese il tedesco mutua anche l’uso del “voi” (atm.ihr) come
forma di cortesia (Bosco Coletsos 2: 120).
L’influsso dell’olandese-fiammingo sul tedesco del periodo cortese non
è facilmente dimostrabile; derivano sicuramente dall’olandese parole come
ritter (< ol. riddere), traben (ol. draven → atm. draben, traben = trottare),
atmd. Wappen e atmd. Waffen (< ol. Wâpen), höfisch (< ol. hovesch, calco del
francese antico curtois), atm. dorpaere (< ol. dörper, calco del francese
antico villain; cfr. atmd. Tölpel e Dorf) (Bosco Coletsos 1: 175 s.).

4.4.3. Influsso della scolastica nella formazione di parola


La scolastica tenta di formare neologismi secondo un modello conforme,
rifacendosi all’originale latino. Le corrispondenze, non sempre seguite
rigidamente (es. il lat. -tio è a volte tradotto –heit; lat. -tas con -unge), si
danno secondo il seguente modello (König 81): a) lat. -(t) io →atm. -ung (e);
b) lat. –tas → atm. -heit, -keit; c) lat. –ilis → atm. –lîch; d) lat. -udo, -(t) ia
→ atm. –heit. Esempi:
4.4.4. Lessico della mistica
La mistica forma il suo lessico in gran parte con materiale lessicale già
esistente, aggiungendo però espressioni e immagini completamente nuove.
L’esigenza di esprimere il contenuto della unio mystica porta alla creazione
di metafore e paragoni che alludono a questo mistero. Vere e proprie
innovazioni della mistica sono le sostantivazioni, per es. daz al (atmd. das
All), daz nicht (atmd. das Nichts), daz sin (atmd. das Sein), daz wesen (atmd.
das Wesen), diu ichheit (atmd. die Ichheit).
Parole utilizzate in ambito mistico cambiano in seguito significato: es.
Einfluß, nella mistica gotes înfluz in die sêle (= influsso divino sull’animo)
passa a indicare un qualsiasi tipo di influsso; bloss (originariamente “nudo”)
assume il significato di “soltanto”, utilizzato nel contesto in cui il mistico
desidera afferrare l’essenza divina, vedere Dio nella sua vera forma (Polenz
4: 60).
L’uso di gotheit e got non è comune a tutti i mistici: le esperienze
spirituali devono perdere ogni contenuto sensoriale, si vuole rappresentare
non il Dio antropomorfo, ma l’entità astratta. Nei testi di Meister Eckhart, per
esempio, il nome di Cristo viene sostituito da diu wîsheit (atmd. die
Weisheit), la Trinità con diu seelichkeit (= la spiritualità). La lingua cerca di
esprimere l’inconcepibilità del divino: die gruntlôse tiefe (= la profondità
senza fine): l’idea di una profondità incommensurable favorisce lo sviluppo
del concetto di ungrüntlich (atmd. unergründlich), più tardi non più solo
attributo di Dio. Eckhart conia vari altri termini, per es. abgescheidenheit
(atmd. Abgeschiedenheit), îngeslozzenheit (atmd. Eingeschlossenheit) e crea
immagini di movimento per esprimere l’essenza dinamica e il mistero del
nuovo pensiero, es. înfliezunge (atmd. Einfluß), bewegung (atmd. Bewegung),
daz durchbrechen (atmd. das Durchbrechen), daz würken (atmd. das
Wirken). Molti neologismi provengono anche dal ricco lessico di Mechtild:
parole come unbegrîfelich (atmd. unbegreiflich), unsprechelîch (atmd.
unaussprechbar), unsehelîch (atmd. unsichtbar), einunge (atmd. Einheit),
genugekeit (atmd. Genügsamkeit) (Kunisch 251 s.).

4.5. Scrittura
Nell’alto tedesco medio non esistono regole ortografiche sovraregionali.
L’ortografia è generalmente influenzat dalle caratteristiche fonetiche locali e
regionali. Tuttavia vengono fatti ora, da parte dei poeti d’epoca cortese, i
primi tentativi in direzione di uno sviluppo di norme ortografiche
sovraregionali.
Le vocali lunghe sono segnate con accento circonflesso: <â>, <ê>,;<î>,
<ô>, <û>; le vocali brevi non hanno contrassegno, come ad es. in tugent,
edel, loben, klagen.
L’indurimento dei suoni finali (al contrario di quanto succede nel
tedesco contemporaneo) viene rappresentato anche graficamente: es. atm. tac
(atmd. Tag), atm. kint (atmd. Kind), atm. lop (atmd. Lob), atm. lîp (atmd.
Leib), atm. lanc (atmd. lang), atm helt (atmd. Held) (Zupitza/Tschirch 21 s.).
Anche la h in posizione finale è pronunciata e rappresentata graficamente,
spesso come fricativa –ch, es. atm. ich sach (atmd. ich sah).
Il segno grafico iu ha valore fonetico di ü e come tale è pronunciato. I
prestiti francesi con tale suono sono resi con la grafia iu, come ad es. atm.
aventiure (atmd. Abenteuer).
La trascrizione grafica dello Umlaut provoca dubbi: non esistono forme
regolari o tendenze d’uso. Per esempio la parola atmd. Freude (< ata.
frawida, frewida) si trova scritta come vröude, vröide, vreude, vröuwde,
fröwede, fröwde, vrouwede, vroude, vrôde, froide, froede (Schweikle 61).
Il dittongo ie diviene monottongo ie (pronunciato [i]:), ma continua a
essere rappresentato con il digramma <ie> (atm. liebe →atmd. liebe, [i∂] →
[i:]).
Per il consonantismo, è da sottolineare la resa grafica della fricativa
dentale sorda s. Oltre alla resa con <s> come in hûs, esiste ancora quella in
<z>, <zz> con valore fonetico di s, come in grôz, wazzer (= groß, Wasser).
All’inizio di parola, <z> è come oggi affricata dentale con il valore fonetico
di ts.
Già verso la fine del periodo ata. sk diviene sch, ma la resa grafica si
realizza solo adesso (ata. skoni →atm. schoene). A partire dal XIII secolo
inizia la trasformazione fonetica di sp- e st- in schp- e scht-, di cui
l’ortografia tedesca non tiene conto (es. atmd. Spiel, streben).
ALTO TEDESCO PROTOMODERNO /
FRÜHNEUHOCHDEUTSCH

1. Introduzione
Si definisce alto tedesco protomoderno o Frühneuhochdeutsch l’epoca
storico-linguistica compresa tra il 1350 e il 1650. La definizione si deve a
Wilhelm Scherer (Zur Geschichte der deutschen Sprache, 1868), che la
propone come ampliamento della tripartizione prevista da Jakob Grimm nella
Deutsche Grammatik (1822).
Nel classificare le sue analisi linguistiche entro la griglia di
Althochdeutsch, Mittelhochdeutsch, Neuhochdeutsch, Grimm fissa l’inizio
dell’epoca moderna nel 1500 e nella lingua di Lutero, descritta come “kern
und grundlage der neuhochdeutschen sprach-niedersetzung” (Grimm XI). Lo
stesso Grimm riconosce peraltro tra il tedesco medioevale e quello moderno
l’esistenza di uno iato profondo, dovuto al lungo cammino percorso dalla
lingua in tre secoli:
Zwischen meiner darstellung des mittel- und neuhochdeutschen wird eine
lücke empfindlich seyn; mannigfaltige übergänge und abstufungen hätten sich
aus den schriften des vierzehnten so wie der drei folgenden jahrhunderte
sammeln und erläutern laßen [...] (Grimm X).
La “lacuna” storica dei tre secoli successivi al 1350 si colma nella
proposta descrittiva della fase protomoderna.
Caratteristica essenziale dell’alto tedesco protomoderno è l’affermarsi di
un modello linguistico unitario per la comunicazione scritta, che si suole
definire in vari modi: lingua standard (Standardsprache), lingua unitaria
(Einheitssprache), lingua “alta” o tedesco “alto” (Hochsprache/Hochdeutsch1,
lingua nazionale (Nationalsprache), lingua scritta (Schriftsprache) (Solms
1513).
Una forma di lingua scritta sovraregionale si delineava già nel XIII
secolo, un modello linguistico funzionale alla sola comunicazione
letteraria2che cade in disuso con la crisi del potere centrale e della società
cortese. Al contrario, in epoca protomoderna la varietà scritta conosce un
importante e variegato sviluppo, proliferando sia in quantità di testi prodotti
sia per varietà di generi testuali.
In Germania, come in tutta Europa, a partire dal XIII secolo l’uso della
lingua scritta, per secoli appannaggio esclusivo del clero e di una percen-tuale
ristretta di popolazione laica, utilizzata per scopi esclusivamente religiosi e
poetici, si estende ai ceti borghesi e a finalità pragmatiche. La lingua
utilizzata è inizialmente il latino, via via sostituito dal «sermo vulgaris»3. La
nuova situazione linguistica pone importanti premesse per l’affermarsi, anche
in Germania, di un modello unitario di lingua scritta.
Il processo di formazione del modello standard di lingua scritta inizia in
epoca protomoderna, per convenzione nel 13504, e culmina idealmente
intorno alla metà del XVII secolo: nel 1641 vede la luce l’opera di Justus
Georg Schottel, Teutsche Sprachkunst, che prescrive un sistema normativo di
regole per la lingua letteraria, marcandone le differenze con il dialetto5.
All’interno di questo processo svolge un ruolo fondamentale, pari a
quello esercitato in altre nazioni dalla variante di prestigio della regione
politicamente dominante, la Bibbia di Lutero, che conquista l’intero
panorama di lingua tedesca.
Gli anni compresi tra il 1350 e il 1650 sono interpretati come epoca
autonoma in base a criteri di ordine storico, sociale e culturale, oltre che
interni alla lingua. Tra i fattori extralinguistici si annoverano il nuovo assetto
politico e sociale (stati territoriali, nuovi territori, città, borghesia); la realtà
dei nuovi enti propulsori di cultura e testi scritti (scuole e università laiche,
cancellerie, riforma, umanesimo); invenzioni e scoperte (carta e produzione
della carta, occhiali, stampa); personalità influenti (l’imperatore Carlo IV,
Lutero). Tra i fattori linguistici si ricorda l’emergere di varietà scritte
(Kanzleisprachen, Druckersprachen, Lutherdeutsch) e di forme embrionali di
linguaggi settoriali; l’espansione dell’area di dominio a oriente; le peculiarità
del protomoderno ai vari livelli di descrizione (fonologia: monottongazioni e
dittongazioni; allungamento e accorciamento vocalico; morfologia:
diminuzione di forme sintetiche, relativa ricchezza di forme analitiche;
formazione di parola; nuove congiunzioni; sintassi: regolamentazione nella
costruzione della frase e nella posizione delle parole nella frase; lessico:
ampliamento del lessico; influsso dell’Umanesimo; prestiti dal latino e dal
greco; testo: comparsa di generi testuali pragmatici); le interferenze (influssi
latini e francesi) (Roelcke 813-14).

2. Nuovo assetto politico e sociale della Germania


Alle soglie dell’età moderna, fattori storici di estrema rilevanza6, collegati al
declino del potere centrale e al venir meno del principio medioevale di ordine
garantito dall’unità dell’impero, sono l’affermarsi delle sovranità territoriali e
del potere politico delle città. Al nuovo assetto sociopolitico della Germania
contribuisce in maniera significativa l’espansione tedesca nei territori dell’Est
dei secoli XII e XIII.

2.1. Le signorie territoriali


Il costituirsi delle signorie territoriali segna la nascita di una moderna
concezione di stato: lo stato principesco acquista autonomia dal potere
centrale; il principio di diritto del territorio si sostituisce a quello feudale,
vincolante il privilegio alla persona. Mantenendosi la struttura generale dello
stato imperiale, le signorie territoriali si pongono come “stati nello stato”.
Il processo di conquista di sovranità territoriale del principe, coincidente
con la disgregazione della centralità imperiale, si realizza gradualmente, con
fasi di sviluppo sancite da documenti ufficiali, in primo luogo le leggi in
favore dei principi emanate da Federico II (Confoederatio cum princibus
ecclesiasticis, 1220; Statutum in favorem principum, 1231-32), in base ai
quali l’imperatore concede (in un primo momento ai principi ecclesiastici, in
seguito a tutti i principi) privilegi quali autonomia giudiziaria e doganale e
diritto di battere moneta propria. La Bolla d’Oro del 1356, ratificata da Carlo
IV, riconosce piena giurisdizione e sovranità dall’autorità centrale ai principi
elettori (i Kurfürsten). La Pace di Westfalia (firmata nel 1648, al termine
della Guerra dei Trent’Anni) produce disposizioni giuridico-costituzionali
che vincolano gli atti imperiali all’approvazione di una Dieta dell’Impero
(che a partire dal 1663 muta in assemblea permanente costituita dai gruppi
degli otto principi elettori, degli altri 165 principi e delle 65 città) e
concedono piena sovranità agli stati imperiali, grazie allo ius foederationis, il
diritto di stringere alleanze separate, purché non siano concepite contro
l’imperatore o l’impero.
La signoria sul territorio segna il tramonto dell’idea di impero
universale. Svincolati dall’autorità centrale, massima cura dei principi è il
consolidamento del potere interno e una politica di espansione territoriale. In
seguito alla Bolla d’Oro, ciò vale anche per l’imperatore. Il potente ordine dei
principi elettori ecclesiastici (arcivescovi di Magonza, Colonia e Treviri) e
laici (re di Boemia, margravio del Brandeburgo, duca di Sassonia, conte del
Palatinato) sceglie miratamente tra i candidati meno influenti il nuovo
imperatore, il potere del quale è limitato ai suoi possessi personali, che cerca
dunque di estendere e rafforzare.
La Germania delle signorie territoriali è di fatto una confederazione di
stati non soggetta all’autorità imperiale e indipendente da Roma; la sua
designazione ufficiale di Römisches Reich deutscher Nation è documentata
per la prima volta nel Frankfurter Reichslandfrieden del 1486. A tale dicitura
si aggiunge in seguito l’aggettivo heilig, in ricordo della formula adottata in
precedenza (Sacrum Romanum Imperium).
Nel 1489 i componenti del Reich sono circa 330. Una grande quantità
degli stati centrali ha dimensioni ridotte e ridottissime, risultato della loro
lunga storia di frammentazione politica. Spesso assai vasti sono invece i
territori della periferia orientale, germanizzati di recente.

2.2. Le città
La struttura statale e sociale dei principati tedeschi è espressione di una
cultura tradizionalmente rurale, basata su un’economia autarchica.
In epoca carolingia le comunità urbane sono appena una quarantina e
ospitano per lo più un centinaio di abitanti; il loro ruolo è irrilevante, sia in
politica sia in economia. La città altomedievale non è centro amministrativo
né funge da polo di attrazione culturale per i territori circostanti.
Lo sviluppo del modello urbano moderno ha i suoi inizi nell’Europa del
XII secolo, come conseguenza dell’aumento della popolazione e
dell’incremento del commercio e dell’artigianato.
Le città tedesche derivano da antichi insediamenti romani, dalle
residenze di principi, nobili e vescovi, o vengono fondate ex novo. Nuovi
centri urbani sorgono in posizioni favorevoli per l’economia e i commerci,
come sedi di mercati permanenti per lo scambio di generi di prima necessità e
di grandi mercati o fiere. Alcune città sono fondate dai principi, che ne
promuovono lo sviluppo economico mediante la concessione di privilegi
municipali (diritto di mercato, di commercio, di battere moneta e percepire
dazi), perché siano per loro importanti fonti di introiti. Le ricche città
diventano effettivamente la principale risorsa del principe, i cui interessi sono
curati localmente dal Burggraf o burgravio. Dai diritti municipali si sviluppa
il reggimento cittadino (tribunali e amministrazioni), con giunte municipali
guidate da alti funzionari (il borgomastro o Bürgermeister). Ruolo direttivo
ha il patriziato delle famiglie nobili e benestanti, i cui interessi vengono
spesso a scontrarsi con quelli delle corporazioni artigianali; altrove patriziato
e corporazioni si uniscono nella comune richiesta di autonomia nei confronti
del signore. Alcune città, in cambio dei servigi resi all’imperatore
nell’alleanza contro i principi territoriali, ottengono il riconoscimento
ufficiale di Reichsfreiheit.
Le crescenti esigenze finanziarie dei traffici commerciali portano alla
formazione di strutture precapitalistiche nel commercio; un esempio di ciò è
l’operato dei grandi banchieri di Augusta, i Fugger e i Welser, che all’epoca
della Riforma finanziano, oltre ad attività di commercio e artigianato, la
vendita delle indulgenze e l’elezione imperiale di Carlo V (1519).
La fattuale indipendenza dal potere imperiale e signorile e la prosperità
economica delle città trova una sorta di incongruenza storica nella
costituzione imperiale articolata su principi gerarchici di tipo feudale. In tale
contesto sorgono le leghe cittadine (Städtebünde), per motivazioni di
carattere sia politico sia economico, per garantire cioè il mantenimento e
l’espansione delle vie commerciali. Esemplare in questo senso è la lega
anseatica (Deutsche Hanse, 1358)7 che in seguito alla pace di Stralsunda
(1370), con la quale ottiene la supremazia politica ed economica a scapito
della Danimarca, ha un ruolo decisivo nella scacchiera politica internazionale
fino al XVI secolo.

Tav. 12 - Le città della lega anseatica e vie aommerciali nel 1400.

2.3. Espansione tedesca nei territori dell’Est


Nel XII secolo l’imperatore Lotario di Supplimburgo (1125-1137), mosso da
considerazioni di ordine politico e da intenti missionari, insedia nei territori
orientali feudatari tedeschi (gli Schauenburg nella Contea di Holstein; i
Wettin nelle Marche di Meißen e di Lusazia; gli Ascani nella Marca del
Nord), dando il primo impulso al movimento di colonizzazione, le
conseguenze politiche e culturali del quale sono di decisiva importanza per la
Germania.
Lo stanziamento di coloni tedeschi (provenienti soprattutto da area
linguistica basso tedesca e dalle aree centroccidentali), promosso da feudatari
tedeschi e da principi e nobili slavi, riguarda regioni come la Pomerania, la
Polonia, la Slesia, la Boemia, la Moravia e il Meclemburgo, nelle quali ha
seguito un grande sviluppo demografico e agricolo. Ai coloni sono concessi
benefici; i coloni delle comunità rurali, in particolare, ottengono il diritto di
trasmettere l’eredità indivisa, ciò che porta alla formazione degli immensi
domini territoriali dell’Est. Altri coloni sono accolti in città costruite per loro
dai principi e dotate di autonomia amministrativa e giurisdizionale. Sono città
destinate a diventare importanti centri economici e commerciali, religiosi e
culturali.
L’onda colonizzatrice, oltrepassando gli antichi confini orientali
dell’Impero, si espande in un secondo momento a est e a nord-est, in buona
misura spinta dagli ordini religiosi (Agostiniani, Premonstratensi e Cister-
censi) e cavallereschi (ad esempio nel 1230 l’Ordine Teutonico, sotto la guida
di Hermann von Salza, dà avvio alla spedizione in Prussia). Il processo di
colonizzazione ha il suo apice nel XIII secolo e si conclude nel secolo
successivo, soprattutto in seguito alla pestilenza (la “morte nera” del 1347-
54).
Conseguenza dell’espansione a est è la germanizzazione pacifica di vasti
territori compresi tra l’Elba-Saale e l’Oder, in cui si introducono usi
occidentali in politica, diritto ed economia; nel Mar Baltico i mercanti
tedeschi, in possesso di imbarcazioni tecnicamente superiori, conquistano
l’egemonia commerciale a scapito di Slavi e Scandinavi.
I prosperi territori tedeschi orientali guadagnano grande rilevanza nel
panorama politico della Germania del XIV secolo. Il loro peso politico è
sancito dalla Bolla d’Oro, che attribuisce la carica di principe elettore ai
sovrani di tre vasti territori orientali (Boemia, Sassonia e Brandeburgo),
assicurando loro continuità di ruolo politico con la ratificazione del principio
di indivisibilità del territorio.

Tav. 13 - Il movimento di colonizzazione tedesca all’Est nel XII e XIII secolo.

Il potere politico degli stati garantisce prestigio alla varietà linguistica


centrorientale, che svolge un ruolo importante nel delinearsi dello standard.
3. Cultura

3.1. Cultura protoborghese


La cultura dell’epoca può definirsi borghese ante litteram, se si intende per
borghesia (Bürgertum) l’insieme della popolazione urbana (i cittadini o
Bürger)8.
Con lo sviluppo delle attività commerciali, i mercanti non hanno più
bisogno di viaggiare per trattare gli affari direttamente sul posto, ma li
amministrano da casa, mediante corrispondenza e contabilità. Le attività del
ceto mercantile richiedono una preparazione specialistica: contabilità, norme
di corrispondenza commerciale e diplomatica, fondamenti di diritto,
amministrazione, finanza, numismatica (Peters 1498). A Lubecca e nelle città
mercantili si istituiscono scuole in cui si impara a leggere e a scrivere in
tedesco, oltre che a far di conto. Le scuole servono dapprima un pubblico di
adulti, in seguito sono pensate per i bambini.
Tav. 14 – L’impero commerciale dei banchieri Fugger nel 1500.

Analogamente, si profilano nuove esigenze professionali nel campo del


diritto, dell’amministrazione e della diplomazia, che richiedono funzionari
laici in sostituzione del “clericus” istruito in teologia. La funzionalità
dell’istruzione per la vita pubblica e pragmatica è riconosciuta dalle
università, che a partire dal XIII secolo sono sede di formazione
dell’individuo e dell’autocoscienza borghese (Solms 1520).
Nelle università a carattere secolare – prime università tedesche sono
Praga (1348), Vienna (1365), Heidelberg (1386), Colonia (1388) Erfurt
(1392), Lipsia (1409), Rostock (1419), Greifswald (1456), Freiburg, (1457),
Basilea (1459), Mainz e Tübingen (1477), Wittenberg (1502) – germina il
pensiero antropocentrico dell’Umanesimo. Matrice accademica ha in un certo
senso anche la Riforma, in quanto Lutero è docente dell’università di
Wittenberg, allorché nel 1517 pubblica le 95 tesi per promuovere un dibattito
teologico. Sono rappresentanti del mondo accademico anche molti proprietari
di tipografie, che con la produzione di libri stampati contribuiscono in
maniera determinante alla configurazione del nuovo panorama culturale:
grazie alla diffusione dell’istruzione, anche elementare, il numero dei
potenziali lettori è notevolmente aumentato e si concretizza con la diffusione
e circolazione di letture adeguate a un pubblico popolare, alfabetizzato, ma
privo di interesse per la speculazione filosofica e teologica, interessato per lo
più a testi che soddisfino la sua curiosità e lo divertano (genere popolare per
antonomasia è il Volksbuch, antenato del romanzo).
La nuova possibilità offerta ai ceti umili di accedere all’istruzione
borghese, laica e tedesca (esemplare il caso di Lutero, discendente di una
famiglia di contadini e minatori), dà il via a un processo di mobilità sociale
verticale. La cultura, non più solo la nascita, è il nuovo criterio discriminante
del prestigio e della condizione sociale.
La cultura laica protoborghese è strettamente legata al mondo urbano.
Nel 1500 è alfabetizzato circa il 5% della popolazione cittadina, l’1% della
popolazione in assoluto, pari a circa 400.000-800.000 individui9. Alla fine del
Frühneuhochdeutsch, la popolazione urbana è quasi completamente
alfabetizzata (Solms 1523).
3.2. Circolazione della scrittura
I documenti di epoca protomoderna sono numerosissimi e appartenenti a
generi testuali vari per funzione, tema e forma.
A testi di carattere essenzialmente letterario come favole, Volksbücher
(tra i quali i celebri Faust e Fortunatus), Volkslieder, Schwänke,
Fastnachtsspiele e Fronleichnamspiele, Meisterlieder (celebre la produzione
di Hans Sachs), Osterspiele, inni religiosi (soprattutto di Lutero), si alternano,
nella tradizione, documenti ufficiali di cancellerie, abbazie e corporazioni,
testi di carattere privato come lettere, diari e autobiografie, cronache, ricettari,
traduzioni della Bibbia (la prima edizione tedesca esce nel 1466 a opera di
Johann Mentelin; della traduzione di Johannes Dietenberger, eseguita sulla
base della vulgata e pubblicata nel 1534, escono circa 100 edizioni),
trascrizioni di prediche, nonché esordi di letteratura specialistica: testi di
scienze naturali (es. Das Buch der Natur di Konrad von Megenberg, 1350);
grammatiche del tedesco (es. la Teutsche Grammatica di Valentin
Ickelsamer, prima grammatica tedesca del 1534 circa); trattati di medicina
(es. Die grosse Wundartzney di Paracelso, prima metà del 1500)10.
Il repentino sviluppo in quantità e varietà dei testi tedeschi va compreso
nella cornice di un generale impulso alla “Verschriftlichung” (fissazione per
iscritto di enunciati orali), che si manifesta nel tardo Medioevo europeo
dando luogo a un’enorme produzione di testi, inizialmente in latino. In un
secondo momento, progressivamente, nella scrittura dei testi al latino si
sostituisce il volgare (N. R. Wolf 104).
Tra il 1230 e il 1300 si compila una grande quantità di documenti in
tedesco: se ne conservano circa 4000, per lo più atti pubblici, legislativi e
amministrativi e trattati scientifici. Di fronte ai circa 500.000 documenti in
latino pervenutici dalla stessa epoca, è evidente che nei settori dell’operare
giuridico e della cultura in generale prevale ancora la lingua tradizionale.
Allo stesso tempo è palese l’avanzare dell’uso del tedesco in sede ufficiale.
All’ingresso del volgare nella vita pubblica contribuiscono vari fattori,
tra i quali è l’esigenza di regolare per scritto pratiche giuridiche e notarili su
commissione di borghesi che ignorano il latino.
Ruolo importante nella proliferazione dei generi testuali hanno gli
umanisti, i quali curano forme in prosa come l’orazione e l’epistola,
attenendosi alle prescrizioni formali e ai principi di stile della retorica antica
(latinitas, perspicuitas, elegantia, ornatus); promotore dell’Umanesimo in
Germania è Carlo IV (1316-1378, re di Boemia, in seguito re di Germania,
incoronato imperatore nel 1355) che tiene corte a Praga, favorendo lo
sviluppo economico e culturale della Boemia; a Praga, dove fonda la prima
università tedesca, fioriscono gli studi e la traduzione dei testi classici.

3.3. Invenzioni e scoperte


L’aumento dell’alfabetismo, la disponibilità di un mezzo economico su cui
riprodurre i testi e l’affermarsi delle nuove tecniche di riproduzione dei testi
scritti, conseguenza dell’invenzione della stampa a caratteri mobili, fanno sì
che le nuove esigenze di diffusione e recezione di testi scritti non restino
esigenza astratta, ma trovino le condizioni e i mezzi tecnici per realizzarsi.
Tappe importanti da considerare sono le seguenti: a) la produzione della carta
in Germania a partire dal XIV secolo. Il primo cartificio (“Papiermühle”) di
cui si ha notizia è aperto nel 1390 a Norimberga da Ulmann Stromer; b) la
produzione manifatturiera di manoscritti che ha inizio con Diebold Lauber (il
primo a svolgere attività documentata di questo tipo) verso la fine del XV
secolo; c) la stampa a caratteri fissi, scoperta della prima metà del XV secolo,
seguita a ruota da quella della stampa a caratteri mobili. La prima edizione
della Bibbia in latino di Johann Gensfleisch, detto Gutenberg, esce nel 1455
(Solms 1523 s.).

Tav. 15 - La diffusione della stampa nel XV secolo.


L’invenzione della stampa rappresenta un fattore decisivo nella
configurazione culturale dell’epoca: nel 1500 esistono più di 1100 stamperie
in circa 260 città europee. Grazie alla stampa i testi si riproducono
relativamente a buon mercato; circolano così i fogli di propaganda ideologica
(Flugschriften) ed è possibile la diffusione anche di opere di una certa
ampiezza. Le stamperie svolgono un ruolo sia nell’istituirsi di nuovi generi
letterari (per esempio all’interno della letteratura d’evasione e della
saggistica) sia nel processo di standardizzazione della lingua scritta.
Altra novità utile alla recezione di testi sono gli occhiali, invenzione
veneziana del 1300 circa derivante dalla “pietra di lettura”, semisfera di
cristallo di rocca o berillo (in gr.-lat. beryllus da cui il tedesco Brille11 che ha
la proprietà di ingrandire la scrittura, rendendo possibile la lettura alle
persone affette da presbiopia senile (lenti concave per miopi si iniziano a
produrre intorno alla metà del XV secolo). La prima corporazione di
“Brillenmacher” sorge a Norimberga nel 1478 (Polenz 1: 119).

4. Varietà linguistiche

4.1. Oralità
Acquisiti i “Kolonialdialekte” di Boemia, Slesia e Prussia (ibridi oberdeutsch
e mitteldeutsch con apporti niederdeutsch a seconda della provenienza dei
coloni), ossia le varianti del tedesco centrorientale (Ostmitteldeutsch) (Wells
49), la lingua tedesca protomoderna ha l’area di diffusione che mantiene fino
al XX secolo. Al suo interno la varietà dialettale è molto alta, come
testimonia Lutero:
Deutschland hat mancherley Dialectos, Art zu reden, also, daß die Leute in 30
Meilen Weges nicht wol können verstehen. Die Österreicher und Bayern
verstehen die Thüringer und Sachsen nicht usw. (Tischreden 5, n. 6146).

Il panorama linguistico, corrispondente grosso modo a quello


mittelhochdeutsch, è riassumibile come segue (W. Schmidt 299):
La frammentazione dialettale (di cui testimonia la colonna centrale della
tabella) è caratteristica di un’epoca in cui, nonostante il formarsi e affermarsi
di un modello unitario per lo scritto, le sovranità territoriali hanno rigidi
confini politici, autarchia amministrativa ed economica, nonché, a partire dal
XVI secolo, particolarismo religioso; ciò determina il radicarsi di peculiarità
linguistiche all’interno di confini territoriali grosso modo corrispondenti alle
aree dialettali moderne (Solms 1516). I tratti comuni ai singoli dialetti
permettono peraltro il loro raggruppamento nelle quattro grandi aree dialettali
(v. tabella sopra, colonna di destra).
La situazione di capillare particolarismo linguistico si attutisce solo in
seguito alla pace di Westfalia, con cui termina la guerra dei Trent’anni e
l’epoca delle guerre di religione. I territori dell’Impero, cui la pace garantisce
piena sovranità politica e religiosa, si trovano idealmente uniti in uno spazio
confessionale comune e sulla scia di un comune spirito di identificazione
confessionale (“konfessioneller Identitätswille”) (Solms 1518), superando, in
parte, il loro caratteristico stato di isolamento culturale. La divisione religiosa
nata con la Riforma e la Controriforma demarca un nuovo confine linguistico
tra la Germania in cui domina la “lingua dei protestanti”, di stampo
centrorientale, e l’Austria-Baviera, con la sua forma di particolarismo
linguistico oberdeutsch12.

4.2. Il basso tedesco


Il Mittelniederdeutsch o medio basso tedesco è definito “Hansesprache”, data
l’importanza, per la sua storia, delle città anseatiche e in particolare di
Lubecca (Peters 1496).
La città di Lubecca, fondata dal duca Adolfo II nel 1143, funge da punto
d’incontro per commercianti della Westfalia e della Bassa Sassonia che da lì
ripartono per intraprendere insieme lunghi viaggi, nel corso dei quali le
esigenze comunicative e gli scambi linguistici portano probabilmente a una
normalizzazione dialettale in direzione del Niederdeutsch settentrionale.
Massimo sviluppo del Niederdeutsch o Plattdeutsch si ha nel XV secolo,
epoca che vede l’iniziale declino della Lega, a causa della pressante
concorrenza delle nuove potenze marinare (Inghilterra, Paesi Bassi,
Danimarca, Svezia) e nella cornice dei nuovi orientamenti dei traffici
commerciali successivi alla scoperta dell’America e alla colonizzazione dei
territori d’Oltremare (Peters 1499).
Nel 1500 lo sviluppo di un modello di lingua scritta interno all’area
bassotedesca, con fulcro a Lubecca, è ancora possibile, ma ciò è impedito dal
tramonto economico della Lega, l’introduzione del diritto romano e la
Riforma. Solo in Olanda, asse culturale dei Paesi Bassi all’epoca della
dominazione spagnola e indipendente dall’Impero in seguito al Trattato di
Westfalia, si afferma la variante nazionale che dà vita all’olandese moderno.
Il resto del territorio settentrionale è conquistato dalla Riforma e dallo
standard colto: già a partire dai primi anni del movimento religioso, la lingua
di Lutero si diffonde e si afferma come varietà di prestigio, anche nell’oralità
della predicazione, censurando l’evoluzione della Hansesprache in lingua
codificata.

4.3. Varietà scritte


Nel XIV secolo notai, cronisti e scrivani conoscono, oltre al latino, la varietà
di tedesco in uso nella propria zona. Nel compilare scritture ufficiali in
volgare, gli impiegati delle cancellerie producono esemplari di
“Schriftdialekte” (Eggers 2: 45).
Oltre ai testi d’uso, a partire dal XV secolo si ha una produzione
letteraria in volgare, spesso opera degli stessi funzionari di cancelleria.
Con il progressivo aumento dei traffici commerciali e dello scambio
diplomatico, in seguito all’invenzione della stampa e alla circolazione dei
libri da consultazione e da lettura, nei documenti scritti si palesa una tendenza
all’eliminazione dei particolarismi segnatamente regionali e all’unificazione,
verificandosi così un’evoluzione degli Schriftdialekte nelle
“Schreibsprachen” delle cancellerie (ib.). Le varietà scritte documentate dei
testi prodotti nelle cancellerie mostrano tendenze al livellamento delle
particolarità locali e regionali, sulla scia dei modelli di prestigio.
Insuperato prestigio acquisisce il modello di lingua scritta di Lutero,
mediato dalla sua versione tedesca della Bibbia.
Alla fine del XVII secolo esiste dunque un modello di lingua scritta,
unificato dall’uso, che costituisce la base di partenza per il processo di
codificazione e normalizzazione che ha luogo in epoca moderna (Solms
1515).

4.3.1. Kanzleisprachen
Il termine definisce la lingua scritta dell’ultima fase del tedesco medio e
del protomoderno13, con riferimento ai testi (lettere, registri, archivi,
cronache, libri mastri, testi di diritto, altri generi d’interesse pubblico,
commerciale, giuridico e amministrativo) prodotti nelle cancellerie, sedi
dell’amministrazione centralizzata e burocratizzata di città, Impero e signorie.
Nelle cancellerie territoriali e municipali si attuano i primi passi in
direzione di un modello unificato di lingua scritta14. L’esigenza di un mezzo
di comunicazione interregionale si palesa con l’intensificarsi dello scambio di
scritture ufficiali, di cui è prova, nell’ambito del diritto, la fondazione del
Tribunale Camerale dell’Impero (Reichskammergericht) nel 149515.
Dediti alle pratiche di cancelleria sono funzionari sia religiosi sia laici,
inizialmente designati come clericus o litteratus. A partire dal XIV-XV
secolo il tipico funzionario di cancelleria è un laico istruito nel diritto
(disciplina, per le esigenze cancelleresche, più interessante della teologia), il
quale, a seconda delle mansioni e della sede di impiego, è detto Kanzlist,
Sekretär, Notar, Stadtschreiber, Landschreiber, Klosterschreiber, Stadtklerk.
Nella cancelleria di Sassonia, nel 1536-37, sono impiegati un vicecancelliere
(Vizekanzler), un segretario (Sekretär) e 10 scrivani (Schreiber) (Bentzinger
1666). Le mansioni dei funzionari variano a seconda della posizione; c’è chi
tiene i libri contabili, chi copia in bella calligrafia, chi redige minute o stila il
protocollo di sedute del Rat o udienze di tribunale, altri ancora hanno compiti
diplomatici.
La lingua cancelleresca ha un suo stile a livello lessicale, con molti
termini del diritto e molti composti e derivati, sia sostantivi sia verbi (es.
burgererbe, behebunge, abegeniezen, beinsigelen). Una particolarità di stile è
il formulismo, per es. raddoppi semantici (es. leit oldir vngemach, wissentlich
und bedahtlich; weren noch versagen; mit wort mit welche mit guberde mit
rechte aller der guzirde), antitesi (es. vor armen vnd vor richen; haimlich ald
offenlich), allitterazioni (es. gůt vnde gebe; ledecliche vnd lœre) (Bentzinger
1668). La sintassi è lineare; principali e subordinate sono strutturate
linearmente o ramificate mediante marcatori grammaticali, con ampio
inventario di congiunzioni e particelle.
Modelli principali di Kanzleisprachen, ai cui usi si adeguano le zone
periferiche, sono tre aree della geografia linguistica della Germania: a)
Ostoberdeutsch, b) Ostmitteldeutsch, c) Niederdeutsch.
a) Modello sudorientale (Ostoberdeutsch). Una lingua cancelleresca di
grande prestigio irradia la sua influenza da Vienna, cancelleria imperiale a
partire dal 1437, anno d’ascesa al trono imperiale degli Asburgo. Usi
conformi a questa variante linguistica si trovano nei testi di Hans Sachs e
Sebastian Brant, oltre che negli atti municipali di città come Regensburg
(Ratisbona) e Norimberga. L’esempio che segue è tratto dallo
Stadtverbotsbuch di Norimberga (1349) (nella colonna di destra una
decifrazione del testo in tedesco attuale) (in Eggers 2: 207).

Pfaff Hartmann Graser ist di stat Dem Priester H.G. ist die Stadt
verboten hundert jar, darumb daz verboten für hundert Jahre, weil er
er wider kristenleichen glauben wider den christlichen Glauben
gepredigt hat, und dergreift man gepredigt hat, und sollte man ihn
in, so will man in dem byschof ergreifen, so wird man ihn dem
von Bamberg antworten. Bischof von Bamberg überantworten.

b) Modello centrorientale (Ostmitteldeutsch). Fulcro del modello


centrorientale sono le cancellerie sassoni, la più importante delle quali è la
cancelleria dei principi Wettin della Marca di Meissen (principato elettorale a
partire dal 1423, il dominio dei Wettin si estende, nel 1635, a territori del
regno di Boemia Oberlausitz e Niederlausitz) e la cancelleria imperiale di
Praga (presso la prestigiosa corte di Carlo IV si raccoglie una cerchia di
cultori dell’Umanesimo italiano, primo fra tutti il cancelliere dell’imperatore,
Johann von Neumarkt) (Solms 1520). Esempio di Kanzleisprache
centrorientale è il testo che segue, compilato a Erfurt nel 1341 e relativo a
una “Pachtung der Münze” (concessione del diritto di battere moneta) (in
Eggers 2: 207 s.).

Wir, die [...] ratis meystere, der [...]


Wir, die [...] Ratmeister, [...], der [...]
rat, die [...] fire von der gemeinde
Rat, die [...] vier Gemeindevertreter
und de [...] burgere gemeynlichin
und Bürger der Gemeinde der Stadt
der stat zu Erforte thun kunt allin
Erfurt geben allen Leuten kund und
lutin unde bekennen uffinlichin an
bekennen öffentlich in diesem Brief,
desim brive, daz wir geredit habin
daß wir geredet haben und ü
unde ubirkommen sin mit dem
bereingekommen sind mit dem
erwirdigin in Gode vatere und
Ehrwürdigen in Gott Vater und Herr,
herrin, unserme herrin hern
unserem Herr der Herren Heinrich,
Heinriche, des heyligin stules zu
dem Erzbischof des heiligen Stuhls
Mencze erczebischofe und
zu Mainz und Erzkanzler des
erczekanczelere des heyligin ryches
Heiligen Reiches in Deutschland,
in dutschin landin, alle der stucke,
über alles, was hiernach geschrieben
die hirnach gescrebin sten. Von
steht. Erstens, daß die Münze und
erstin, daz die muncze und die
die Pfennige, die der Münzmeister
pfenninge, die unsirs herrin
unseres Herrn jetzt schlägt,
munczmeyster yczunt slet, sullin
unverändert bleiben sollen solange
unvorandert blibin als lange, als
unser vorgenannter Herr lebt, es
unsir vorgenanter herre lebit, iz
wäre denn mit unserem Willen, so
inwere dann mit unserme willen, so
mag man eine andere Münze und
mag man eyne andere muncze und
Pfennig schlagen, der fünfzig
pfenninge slan, der fumfczig
Schilling zugehen sollen für eine
schillinge gen sullin vor eyne lotige
vollgewichtige Mark Silbers.
mark sylbers.

c) Modello settentrionale (Niederdeutsch). Lingua cancelleresca di


rilievo è, tra il 1370 e il 1520, la variante scritta di basso tedesco utilizzata
nelle città anseatiche nel periodo di fioritura economica della Lega.
L’esempio che segue, redatto intorno al 1300, è tratto dal codice civico della
città di Lubecca (in Eggers 2: 211).
art.163: Dar echtelude gvt
Wenn die Eheleute gemeinsamen Besitz
samene hebbet. So war man
haben./Wo immer Mann und Frau durch
vnde wif an echtschap gvt to
ihre Ehe gemeinsamen Besitz haben,
samene hebbet. Is dat deme
wenn dann der Mann in Not geraät, daß
manne not an leget, dat men ene
man ihn wegen seiner Schulden in
dor schult to egene schal geuen,
Leibeigenschaft geben will, oder daß er
oder in openen orloge vangen
in offenem Kriege gefangen wird, es sei
wert in den heyden oder
bei den Heiden oder anderswo, so soll
anderswor. Den schal men
man ihn befreien und loskaufen mit
ledegen vnde losen mit al so
allem Gut, das sie gemeinsam besitzen.
daneme gvde also se to samene
Sei es nun die Mitgift der Frau oder
hebbet, it si der vruwen
welche Art Gut sie besitzt, damit soll
medegift oder wo gedan gvt se
man ihn loskaufen. Wenn aber der
hebbet. dar schal men ene mede
Mann wegen seiner Schulden vor
losen. Wert oc de man
Vollstreckung flüchtig wird, und sie
vorvluchtich dor schult, vnde
haben Kinder zusammen, er und seine
hebbet se kindere to samene, he
Frau, und ist die Schuld urkundlich
vnde sin wif. Is de schult witlic,
nachweisbar (“wisslich“), dann soll man
men schal gelden van al deme
sie bezahlen von allem Gut, das sie
gvde, dat se beyde hebbet, it si
gemeinsam haben, sei es Landbesitz
erue oder kopschat. Ne hebbet
oder Ware. Haben sie aber keine Kinder
auer se nene kindere to samene,
zusammen, und der Mann ist flüchtig,
vnde is de man vorvluchtich, so
dann nimmt sie ihre Mitgift zuvor
nimt se ere medegift to voren vt,
heraus, und von dem andern bezahlt
van deme anderen gelt men. It
man, es sei denn so, daß sie sich mit
ne si also, dat se mede hebbe
verbürgt hat; dann muß sie auch
gelouet. wan denne mot se mede
mitbezahlen.
gelden.

I documenti cancellereschi del tedesco protomoderno offrono


testimonianza del naturale realizzarsi di ibridismo linguistico. Già a partire
dal XIV e XV secolo si hanno forti interferenze all’interno dei vari sistemi
regionali, determinate in primo luogo dai traffici commerciali. La cancelleria
dei Wettin, i cui usi linguistici si propagano dai centri principali di Lipsia e
Erfurt a tutto il territorio della Turingia e dell’Alta Sassonia, risente di
influssi del tedesco superiore. La presenza di consuetudini linguistiche
meridionali è riscontrabile anche in documenti di Meissen e di Praga, mentre
si rilevano tracce di Hochdeutsch negli atti delle burocrazie anseatiche. I
rapporti di influenza di una cancelleria sull’altra non sono sistematici, si tratta
per lo più di fenomeni singoli che, nel loro insieme, danno luogo a un
livellamento delle differenze regionali più marcate16.
Intensi scambi epistolari avvengono, all’epoca di Lutero, tra le
cancellerie delle autorità politicamente più influenti, l’imperatore
Massimiliano I d’Asburgo e il principe elettore di Sassonia, Federico il Savio.
Il tedesco superiore e centrorientale vivono, nella scrittura e per suo tramite,
momenti di contatto e osmosi. Ciò non vuol dire che i due sovrani abbiano
consapevolmente messo in atto una politica di unificazione linguistica, come
si potrebbe evincere dall’affermazione di Lutero (testo sottolineato):
Ich habe keine gewisse, sonderliche, eigene Sprache im Deutschen, sondern
brauche der gemeinen deutschen Sprache, daß mich beide, Oberund
Niederländer verstehen mögen. Ich rede nach der sächsischen Canzeley,
welcher nachfolgen alle Fürsten und Könige in Deutschland; alle Reichsstädte,
Fürsten-Höfe schreiben nach der sächsischen und unsers Fürsten Canzeley,
darum ists auch die gemeinste deutsche Sprache. Kaiser Maximilian, und
Kurfürst Friedrich, Herzog zu Sachsen etc. haben im ro mischen Reich die
deutschen Sprachen also in eine gewisse Sprache gezogen (Tischreden I,
1040).

Un esempio del processo di standardizzazione linguistica è l’imposizione


nello Ostmitteldeutsch della dittongazione del tedesco moderno, mediata
dalla cancelleria sassone. La cancelleria praghese invece trasmette al sud le
forme in - o- (es. sonst invece di sunst). L’influsso delle due cancellerie è
tanto maggiore, in quanto le due lingue concordano in vocalismo e
consonantismo, offrendo così al tedesco moderno in gestazione una griglia
morfologica e grafica di un certo spessore. In ciò si esaurisce il ruolo storico
delle Kanzleisprachen nel processo di formazione dello standard.

4.3.2. Druckersprachen
Si definisce Druckersprache (= lingua tipografica) l’insieme di usi tipici
delle tipografie di una stessa area geografica e linguistica.
All’inizio del XVI secolo esistono, in concorrenza tra loro, varie forme
di lingue tipografiche. Le principali varietà alto tedesche di Druckersprachen
e i maggiori centri (Druckzentren) sono menzionati nella tabella che segue:

tedesco sudorientale: Monaco, Vienna, Ingolstadt


svevo: Augsburg, Ulm, Tübingen
renano superiore-
Strasburgo, Basilea
alemanno:
svizzero: Zurigo, Berna
tedesco centro- Colonia, Mainz (Magonza), Worms,
occidentale: Francoforte
francone orientale: Norimberga, Bamberg
tedesco centro-orientale: Lipsia, Wittenberg

L’area niederdeutsch è attiva, tra il 1521 e il 1535, nei centri di Colonia,


Magdeburg e Rostock (Polenz 1: 172).
Le stamperie forniscono spinte alla normalizzazione di usi regionali,
soprattutto nell’ortografia e nel lessico, al fine di favorire la massima
diffusione dei testi. Il loro ruolo nel processo di standardizzazione del
modello scritto è essenzialmente limitato, considerando che il pubblico non è
particolarmente interessato alla forma, il mercato geograficamente e
socialmente circoscritto, il grande numero di officine di stampa prive di
mezzi adeguati per investire nel mercato sovraregionale17; nei limiti
dell’azione svolta, ruolo guida hanno i centri editoriali che producono la più
alta percentuale dei testi in circolazione.
Nella prima metà del 1500 domina il tipo Westoberdeutsch (Strasburgo,
Basilea, Augsburg); nella seconda metà del secolo ha il sopravvento il tipo
Westmitteldeutsch (Colonia, Francoforte, Heidelberg); nel XVII secolo si
afferma lo Ostmitteldeutsch (Lipsia, Wittenberg, Erfurt, Jena) (Hartweg
1695). Il prevalere della tradizione ortografica del modello centrorientale è
dovuta alla diffusione, enorme per l’epoca, della Bibbia di Lutero, la cui
ortografia disomogenea è aggiornata agli usi più attuali (es. kom→ komm;
eltester→ ältester). Per quanto concerne il lessico, i tipografi, non osando
modificare le parole originali di Lutero, allegano alle edizioni della Bibbia
glossari di parole incomprensibili al pubblico locale. Per es. lo stampatore
Adam Petri di Basilea, pubblica nel 1523 il Septembertestament di Lutero
con in appendice un elenco di “ausländige Wörter” e relativa traduzione “auf
unser Teutsch”; il glossario è riproposto in una serie di ristampe del Nuovo
Testamento edite a Strasburgo, Augusta e Norimberga. Es. (in Eggers 2: 174
s.):

ähnlich gleich
betaget alt
darben not, armuot leyden
erndten schneiden
flehen bitten
fülen empfinden
heuchler gleißner
morgenland auffgang der sonnen
qual pein
rasen toben
schwulstig auffgeblasen
stachel eisene spitz an der standen
teuschen triegen
trenen zehern

Il lavoro di mediazione interregionale svolto dai tipografi porta alla


delimitazione, verso la metà del XVII secolo, di due grandi aree di usi
conformi: l’area protestante segue il modello ostmitteldeutsch/norddeutsch,
quella cattolica gli usi oberdeutsch.
Esempio di standardizzazione d’uso tra aree si ha nell’utilizzo del
dittongo da parte delle officine di Basilea (già prima della Riforma) e Zurigo
(documentata nel 1527), con cui sostituiscono l’uso locale del monottongo
(es. Schwyzertüsch → Schweizerdeutsch). Il cambio di abitudini ha evidenti
scopi commerciali, come dimostra il fatto che la Bibbia di Zwingli in
edizione Froschauer usi il dittongo nell’edizione economica, concepita per il
mercato generico di lingua tedesca, mentre l’edizione in folio, per il mercato
locale, segua il vocalismo tipico della zona (Hartweg 1689).

4.3.3. Lutherdeutsch
Martin Lutero (1483-1546) dà un impulso essenziale alla
standardizzazione della varietà di lingua scritta, in quanto i suoi scritti, di
conseguenza la sua lingua, hanno enorme diffusione interregionale, in
particolare gli scritti riformistici posteriori al 1520 (An den christlichen Adel
deutscher Nation von des christlichen Standes Besserung; Von der Freiheit
eines Christenmenschen) e soprattutto la traduzione delle Sacre Scritture (il
Nuovo Testamento del 1522; la Bibbia completa del 1534).
Per Lutero la parola è arma legittima e unica arma di chi non ha le redini
del potere. Volendo, per motivi politici, diffondere i temi polemici contenuti
nelle Flugschriften e, per motivi ideologici, che le Sacre Scritture siano
recepite direttamente da tutti, deve innanzitutto appropriarsi della lingua del
popolo, un tedesco comprensibile in tutta la Germania. Cosciente del
frazionamento vernacolare esistente in Germania e delle limitate possibilità
espressive del tedesco colto della sua epoca, Lutero crea un mezzo linguistico
originale, scegliendo l’espressione semplice, diretta, se necessario volgare nel
senso proprio del termine; ricerca concretezza di immagini e vivacità
espressiva, vagliando i vari dialetti; evita, per lo più, l’involuto periodare
erudito e le strategie retoriche. La lingua di Lutero non è una creazione ex
novo, ma sintetizza elementi delle varietà scritte e tratti dell’oralità di vari
contesti regionali.
Lutero conosce la lingua colta degli umanisti, cultori del latino e di uno
stile tedesco modellato sui principi della retorica classica. Altre fonti per la
sua traduzione sono le versioni precedenti del testo biblico in “tedesco
libresco” (in primo luogo la Bibbia di Johann Mentelin, stampatore di
Strasburgo, uscita nel 1466, e poi altre 13 traduzioni in alto tedesco, quattro
versioni in basso tedesco e quattro in nederlandese) e la letteratura religiosa e
di carattere edificante di mistici e predicatori, genere di testi tedeschi di
tradizione medievale. Fonte essenziale delle sue scelte linguistiche è peraltro
l’oralità, veicolo linguistico della popolazione non istruita. Lutero,
discendente di contadini e minatori, parla il vernacolo della sua zona, ma
conosce gli usi linguistici di molte regioni, con cui entra in contatto
viaggiando molto a piedi, come si usa all’epoca, e per via epistolare.
Lutero utilizza una sintassi semplice e lineare. All’interno della frase le
parti del discorso non hanno posizione fissa, caratteristica di stile erudito in
seguito codificata nello standard. L’andamento della frase è naturale, non vi
sono sequenze interrotte da incisi secondo il modello latino. L’esempio che
segue è tratto dallo scritto An den christlichen Adel deutscher Nation (1520).
Wen ein heufflin fromer Christen leyen wurden gefangen vnnd in ein wusteney
gesetzt/die nit bey sich hetten einen geweyheten priester von einem
Bischoff/vnnd wurden alda der sachen eyniß/erweleten eynen vnter yhn/er
were ehlich odder nit/vnd befilhen ym das ampt zu teuffen/meß
halten/absoluiren/vnd predigenn/der wer warhafftig ein priester/als ob yhn alle
Bischoffe vnnd Bepste hetten geweyhet.

Nella tabella che segue è evidenziata la maggiore linearità del testo di


Lutero nel confronto con la sua traduzione in tedesco moderno: nella colonna
di sinistra il testo è riproposto con a capo corrispondenti al segno di
interpunzione che divide le frasi (la barra diagonale o Virgel), allo scopo di
ordinarle (le frasi sono numerate in successione) ed evidenziare al loro
interno soggetto (sottolineatura semplice) e verbo di forma finita
(sottolineatura doppia). Ne risulta l’adiacenza pressoché costante,
indipendentemente dal tipo di frase, di soggetto e predicato; gli altri
componenti della frase hanno posizione alquanto libera. Nella colonna
accanto è la riscrittura del testo luterano in forma modernizzata (Polenz 4:
91), con a capo adeguati al confronto con l’originale:
Innovativo nella lingua, Lutero lo è anche nel tradurre in tedesco i
contenuti cristiani. Non traduce parola per parola, ma senso a senso18. Per
esplorare il senso autentico del testo sacro non si fida della vulgata latina, ma
risale all’originale greco, ebraico e aramaico. Nel suo Sendbrief vom
Dolmetschen offre testimonianza della difficoltà e del protrarsi dell’impresa:
a volte la ricerca dell’espressione utile a tradurre in “rein und klar teutsch”
una sola parola, è durata anche “viertzehen tage, drey, vier wochen”,
risultando a volte vana. Premio della fatica, come afferma ancora Lutero, è
una lingua viva, non latino tedeschizzato, ma autentico volgare:
So wenn Christus spricht: “Ex abundántia cordis os lóquitur.” Wenn ich den
Eseln soll folgen, die werden mir die Buchstaben vorlegen und so dolmetschen:
Aus dem Überfluß des Herzens redet der Mund. Sage mir: ist das deutsch
geredet? Welcher Deutsche verstehet solches? Was ist Überfluß des Herzens
für ein Ding? Das kann kein Deutscher sagen, es bedeute, daß einer ein allzu
groß Herz habe oder zuviel Herz habe; [...] so redet die Mutter im Haus und der
gemeine Mann: Wes das Herz voll ist, des gehet der Mund über. Das heißt
gutes Deutsch geredet, des ich mich beflissen und leider nicht allwege erreicht
noch getroffen habe. Denn die lateinischen Buchstaben hindern über die
Maßen sehr, gutes Deutsch zu reden (Martin Luther, An den christlichen Adel
deutscher Nation und andere Schriften, a cura di Ernst Kähler, Stuttgart 1966:
159 s.).
La lingua che Lutero assembla per tradurre la Bibbia si diffonde quale
modello colto in tutta la Germania. La novità, ricchezza e incisività del
Lutherdeutsch fanno sì che esso divenga l’unico veicolo espressivo possibile
in determinati settori comunicativi, motivo per cui si diffonde come veicolo
linguistico anche nel campo avversario della disputa teologica.
La “Bibbia cattolica”, commissionata dal duca Georg di Sassonia a
Hieronymus Emser, esce nel 1527 come autentico plagio del lavoro di
Lutero), il quale afferma infatti nel Sendbrief vom Dolmetschen: “Man merkt
es aber gut, daß [die Papisten] aus meinem Dolmetschen und Deutsch lernen
deutsch reden und schreiben und stehlen mir so meine Sprache, davon sie
zuvor wenig gewußt; danken mir aber nicht dafür, sondern brauchen sie viel
lieber wider mich” (ib. 152 s.). La Bibbia curata dal grande avversario di
Lutero, il cattolico Johann Eck, esce nel 1537; il “Dr. Eck” (come amava
chiamarlo Lutero per far risuonare nel nome la parola Dreck) forgia la sua
traduzione prendendo Lutero come base per il Vecchio Testamento, la
traduzione di Emser (ossia di nuovo Lutero) per il Nuovo Testamento; unica
prestazione originale è il suo adattare l’originale al sistema fonetico del
bavarese.

Tav. 16 – Estensione della Riforma (1546).

Nella comunità protestante la lingua di Lutero, presentando molte


particolarità centro-orientali, trova resistenze al Sud. La Bibbia zurighese, in
parte curata da Ulrich Zwingli (1484-1531), esce nel 1530 in veste conforme
allo Schreibdialekt svizzero; l’edizione seguente (1537) presenta concessioni
a usi comuni quali la dittongazione.
Nel Nord protestante l’alto tedesco sostituisce gradualmente il basso
tedesco, che rimane di dominio esclusivo dell’oralità, in ambienti rurali e
periferici; l’ultima Bibbia in Niederdeutsch è pubblicata nel 1621.
Il successo della lingua di Lutero, per quanto efficace ed espressiva a
livello lessicale, sintattico e stilistico, è spiegabile solo facendo riferimento a
una sorta di congiuntura favorevole dell’epoca, i cui fattori costitutivi sono i
seguenti (Besch 8 s.): a) la provenienza di Lutero da una regione
geograficamente centrale, con tratti dialettali concilianti rispetto agli opposti
Sud-Nord (un Lutero di Konstanz o di Kiel, afferma Besch, non avrebbe
potuto “sfondare”); massima funzione-ponte ha, all’epoca, la variante
centrorientale; b) l’invenzione della stampa, mezzo che consente una velocità
e ampiezza di diffusione dei testi scritti in altre epoche impensabile: le Tesi
del 1517, concepite in latino quale pretesto per una disputa teologica, si
propagano, a tener fede a Lutero, nel giro di due settimane in tutta la
Germania “lieffen schier in vierzehen tagen durch gantz Deutschland” (in
Besch 11); è ancora grazie alla stampa che Lutero diviene, per così dire,
personaggio pubblico, sfuggendo al destino fino ad allora riservato ai
cosiddetti eretici; c) il mutato sentire nei confronti del potere politico della
chiesa, insieme alla scoperta dell’individuo e della responsabilità individuale
di fronte a Dio. Il principio luterano del sacerdozio laico promuove la lettura
non mediata del Nuovo Testamento, aumentando enormemente la richiesta di
copie della Bibbia e di alfabetizzazione nella lingua comune delle Sacre
Scritture. Secondo stime prudenti, nel XVI secolo circolano in Germania
mezzo milione di esemplari della Bibbia di Lutero, una quantità imponente,
considerando che all’epoca l’intera popolazione non superai 12-15 milioni di
individui (Besch 27).
Il processo di avanzata in senso transregionale del Lutherdeutsch è
delineato come segue: a) la lingua di Lutero si costituisce in parte su base
ostmitteldeutsch-ostoberdeutsch, una forma interregionale rafforzata nelle sue
componenti ibride, specie a livello lessicale, da Lutero stesso; b) nell’area
linguistica oberdeutsch le edizioni del Nuovo Testamento del 1522-23 sono
comprensive di glossari di “parole straniere”. I glossari hanno vita
relativamente breve: a distanza di circa vent’anni scompaiono, segno che la
traduzione non è più necessaria, perché le parole sono state assimilate
dall’uso locale; c) nella Germania del Nord, nel giro di un secolo circa, l’alto
tedesco si sostituisce nella scrittura al basso tedesco; d) la Controriforma
rallenta l’affermarsi del tedesco di Lutero durante il regno di Rodolfo II
(1576-612), creando una frattura linguistica, oltre che confessionale, politica
e religiosa di durata bisecolare. Durante questo spazio temporale, i tentativi di
descrizione grammaticale della lingua provengono quasi esclusivamente da
area Mitteldeutsch (Ratke, Gueintz, Schottel) (Solms 1524). L’area
linguistica Oberdeutsch di confessione cattolica (Baviera e Austria) tace o
mantiene e restaura forme linguistiche preluterane; analogamente accade
nella Svizzera tedesca, con la sua tradizione di Bibbia zwingliana; e) in epoca
illuminista (1750 circa) l’area di confessione cattolica si adegua agli usi
dominanti e alle norme codificate (Besch 31 s.).

4.3.4. La “lingua di Meissen”


In epoca luterana e postluterana si impone un modello scritto che ha
molti tratti in comune con la Kanzleisprache di Meissen, la quale fornisce,
con il contributo di altre Schriftsprachen, una griglia formale su cui si innesta
l’azione delle Druckersprachen e di Lutero, in seguito di maestri di scuola,
letterati e grammatici (Bentziger 1670).
A partire dal XVI–XVIII secolo, in epoca in cui si ricercano criteri per la
codificazione degli usi linguistici, questo modello linguistico è pesso
designato Meißnisches Deutsch (o anche Sächsisch, Kursächsisch,
Obersächsisch), in contrapposizione con il modello meridionale della
cancelleria imperiale, detto anche tedesco comune («Gemeines Deutsch»).
Ciò non permette di equivocare il referente della “lingua di Meissen” con la
Kanzleisprache di Meissen, se non addirittura con la varietà dialettale della
Sassonia superiore o le Umgangssprachen di Lipsia, Chemnitz, Dresda
(Polenz 1: 164).

5. Interferenze
In epoca protomoderna il latino rimane lingua ufficiale della cultura,
nonostante la perdita di esclusività e il progressivo e celere calo di
preminenza nella percentuale di titoli stampati (v. tabella sotto). Il latino è
lingua franca nelle università nel mondo delle scienze e del diritto; la
maggioranza dei libri stampati è, per tutta la durata del protomoderno, in
latino (Hartweg 1686):

lav. 17 La lingua di Meissen .

La cura della lingua classica, un tempo prerogativa dell’ambito religioso,


si estende al mondo laico con l’Umanesimo, la corrente di pensiero di
diffusione europea dei secoli XIV-XVII che vede negli antichi il modello
intellettuale da imitare mediante lo studio. Sebbene molti umanisti si
esprimano, poeticamente, solo in latino (es. Erasmo e Melantone), la scuola
degli antichi serve da modello per la cura retorica della lingua madre. Si
eseguono, a scopi didattici, molte traduzioni di testi classici; l’esempio di
compositio ciceroniana rafforza convinzioni e tendenze di stile retorico già in
auge nelle cancellerie (Knape 1674).
La retorica antica è fonte dichiarata dell’opera in prosa più importante
del 1400, lo Ackermann aus Böhmen (1401 circa) di Johannes von Tepl, il
quale, nella lettera posposta al testo e indirizzata al borgomastro di Praga
Peter Rothers, raccomanda che la sua opera venga letta “aus dem Acker der
erbaulichen Redekunst”, sottolineandone i tratti essenziali:
gestutzter Satzbau, Ausdruck in der Schwebe, Mehrdeutigkeit zusammen mit
Sinngleichheit. Hier strömen Satzstücke, Satzglieder, Satzgefüge in neuem
Stile. [...] Bilderrede tut ihren Dienst, Ansprache greift an und besänftigt, Ironie
lächelt, Wort- und Satzschmuck walten zusammen mit Redefiguren ihres Amts
(Johannes von Tepl. Der Ackermann und der Tod a cura di Felix Genzmer.
Stuttgart 1984: 72).
Gli umanisti usano un lessico pieno di latinismi. Negli ambienti eruditi la
lingua d’uso colloquiale è non di rado una forma di interlingua tedescolatina,
con frasi tipo quella che segue, costruita con predicati tedeschi (sottolineati) e
lessemi latini (spesso tecnicismi teologici), a eccezione di un determinativo
(sottolineatura doppia):
Spiritus sanctus setz mortem ein ad poenam; Ergo mus fides in hac carne
infirma sein; In articulo remissionis peccatorum ligt die cognitio Christi (in
Polenz 4: 93. Sottolineatura mia).
Un ibrido linguistico tedesco-latino è documentato, tra l’altro, nelle
Tischreden, i discorsi di Lutero editi nel 1566 a cura di Johannes Aurifaber,
sulla base di appunti raccolti da teologhi e commensali di Lutero, tra i quali
Konrad Cordatus, Veit Dietrich, Georg Rörer, Johann Schlaginhaufen, Anton
Lauterbach, Johannes Mathesius, Kaspar Heydenreich e lo stesso Aurifaber,
l’ultimo famulus di Lutero. Una particolarità di queste trascrizioni delle
sentenze luterane è la frequente alternanza di tedesco e latino che si spiega
con l’uso, da parte di chi trascrive, di una sorta di stenografia o sistema di
abbreviazioni esistente solo per il latino.
Diversa testimonianza di interlingua è il latino maccheronico o
“Barbarolexis” della poesia satirica del XVI secolo che, con scopi di
intrattenimento dotto, introduce (in maniera opposta rispetto al modello
bilingue erudito) parole tedesche nel sistema latino, flettendole secondo le
regole. Un esempio è il titolo della prima poesia maccheronica documentata
(1593):
FLOIA, de Magna humani generis Bloga, nimirum De Floibus schwarzis istis
Thiericulis; qui vere omnes Menschos, Mannos, Wibras, Jungfrawas, et
Kindras cum spitzibus suis Schnabulis beissere et stechere solent. Authore
Scharreo Schabhutio ex Flölandia (in Knape 1679).
Altre interferenze sul tedesco sono dovute alle lingue moderne.
L’andamento in percentuale dei prestiti lessicali stranieri sul tedesco è
illustrato nel grafico della pagina seguente (dati in Polenz 1: 211).
Il contatto con la lingua italiana riguarda, fino al XVI secolo, l’oralità
della popolazione contadina e borghese nelle zone di confine (Ticino, Tirolo,
Trentino), oltreché rinforzato dall’apporto di mercanti e soldati di ventura. I
prestiti italiani dell’epoca si limitano per lo più, come diffusione, ai dialetti
tedeschi meridionali e sono spesso sostituiti, nello standard, da successivi
prestiti francesi o conservati solo nella variante nazionale (es. öst. Pomeranze
/ Biskotten / Marille ↔ dt. Apfelsine / Biscuit / Aprikose). In epoca di
Umanesimo e Rinascimento l’influsso dell’italiano si nota anche in ambiti
colti, con prestiti nei settori di commercio e finanza (es. Bankerott, Konto,
Null, Prozent, Risiko, Skonto), cultura domestica (Bankett, Kredenz,
Pantoffel, Salat, Stiefel, Torte), traffici e vie di comunicazione (Capitan,
Kompaß, Passagier, Pilot, Pirat, Post), musica e letteratura (Alt, Baß,
Madrigal, Novelle, Partitur, Sonett, Spinett, Tenor) (Polenz 1: 221 s.).

Nel passaggio dal Rinascimento al Barocco, dall’epoca protoborghese


all’assolutismo, lingua straniera moderna di massima influenza diviene il
francese.
A partire dalla metà del XVI secolo, in Germania si sviluppa un nuovo
principio assolutistico con una piramide di autorità e di sudditanza. Ciò non
porta, come altrove in Europa, a identificare nella lingua cortigiana il modello
nazionale di prestigio (che sarà invece, specie nelle città, la lingua colta delle
classi aristocratiche e altoborghesi), proprio perché spesso a corte non si parla
affatto tedesco. È noto l’aneddoto riguardante Carlo V, che asseriva di
scrivere in latino e comunicare in francese con i cortigiani, in tedesco con la
servitù e gli animali (Löfler 1972). Se lo spagnolo è una presenza importante,
l’influenza esercitata in Germania da lingua e cultura francesi è
impareggiabile, per pregnanza e durata.
Nel XVII secolo la corte del “Re Sole” Luigi XIV (1638-1715) è
campione di vita galante; per i giovani delle famiglie nobili, spesso
internazionali, il viaggio d’istruzione in Francia, ospiti di pari rango, è quasi
obbligatorio.
Parole e usi stranieri, sentiti come eleganti, si infiltrano nel tedesco fino
alle classi umili: in epoca di poco posteriore la fine del protomoderno, lo
scrittore Christian Reuter schernisce la personalità di un’ignorante e
pretenziosa ostessa di Lipsia, intitolandole la commedia L’Honnête Femme
oder Die ehrliche Frau zu Plissine (1695). Anche successivamente, in epoche
in cui si è ormai avvezzi ovunque all’uso del tedesco, il francese mantiene la
sua reputazione di distinzione o “Vornehmheit”, come testimonia Karl
Friedrich von Klöden nelle sue Jugenderinnerungen, burlandosi dei suoi
parenti berlinesi (si notino i francesismi citati, e qui sottolineati, la cui
appartenenza a settori della vita quotidiana tradisce l’origine popolare
dell’acquisizione: sono parole trasmesse probabilmente dai soldati nel corso
della guerra dei Trent’Anni e assimilate dal popolino):
Die deutsche Sprache, – obgleich sie keine andere kannten, – war in ihren
Augen eine plumpe, bäurische und ganz ungebildete, die man nur dadurch
verbessern konnte, wenn man möglichst viele französische Ausdrü cke
gebrauchte, weshalb ihnen denn auch die Wörter: Oheim, Base, Muhme,
Nichte ecc. ein wahrer Gräuel waren, die ich nicht hören lassen durfte. Wie
edel dagegen: Oncle, Tante, Cousine, Nièce! (in Schreiner 172).

6. Sistema linguistico 19

6.1. Sintassi
Novità importante nella sintassi del Protomoderno è la differenziazione di
strutture complesse della frase, operazione in cui si avverte l’influsso del
latino degli umanisti e l’esigenza di approntare un inventario di indicatori
grammaticali a uso di una lingua scritta (Erben 1585).
La frase della lingua scritta medioevale è organizzata liberamente, con
struttura lineare, vicina al ritmo fluido del parlato. Fino al XV secolo la
sintassi è concepita più per l’ascolto che per la lettura personale. Il testo
concepito per la lettura ad alta voce cerca di agevolare la comprensione
collettiva mediante uso di pause, riprese, ripetizioni e parallelismi; mira
inoltre a rendere un’impressione di spontaneità e vivacità espositiva.
Viceversa, la sintassi moderna è concepita per la lettura individuale, “per
l’occhio”, come afferma Konrad Burdach: “die moderne Sprache
Deutschlands, die im 14. Jahrhundert entsteht, ist eine Sprache der Schrift
[...] Ihre Syntax ist eine Syntax des Auges” (in Erben 1585).
Nel tedesco moderno, l’articolazione della frase è costruita in base a
rapporti di dipendenza sintattica e all’importanza comunicativa del contenuto
di informazione trasmesso dalle singole parti di discorso. Hanno sviluppo a
partire dal XV secolo fenomeni significativi tra i quali: a) la determinazione
della posizione di singoli elementi all’interno della frase principale; verbo al
secondo posto, aggiunta dei rimanenti elementi in ordine di importanza. In
altre parole, si struttura la frase secondo un’ottica di funzionalità, in contrasto
con la tecnica, fino ad allora utilizzata, di porre le parole in sequenza
additiva; b) la costituzione di un sistema di congiunzioni a introduzione delle
secondarie nel contesto della proposizione (es. so dass, damit, als dass,
indem, falls, sowie, soweit, weil, wenn, zumal, sofern, soviel, auch wenn). Le
congiunzioni indicano uno specifico rapporto di dipendenza (modale,
causale, finale, consecutivo, concessivo, condizionale, avversativo). Ciò
costituisce un’evoluzione rispetto all’alto tedesco medio che ha limitate
possibilità di strutturazione dell’ipotassi e in cui spesso la dipendente è
introdotta dalla congiunzione semplice und o mediante forma coniugata del
verbo al congiuntivo, come evidenziato negli esempi dati (I) e (II) nella
tabella sotto riportata (Polenz 4: 98) (v. sottolineature; nella colonna accanto
la resa in tedesco moderno); c) un sistema adeguato di strutturazione
macrotestuale, comprensivo di indici, capitoli, titoli, interpunzione.

La tradizione di scrittura che si stabilisce in epoca protomoderna ha


ascendenze retoriche, riconoscibili ad esempio nei seguenti fenomeni
sintattici (Knape 1678): a) sostantivazione dell’infinito su modello latino (es.
errare humanum est = Irren ist menschlich); b) forme di presente storico con
doppio infinito e ausiliare haben (es. Ich han auch also horen sagen = ich
habe auch so hören sagen [atmd. ugs.]); c) forma perifrastica di futuro
costruita con werden.

6.2. Morfologia
A partire dal protomoderno, nella flessione proseguono sviluppi che sono
antico retaggio della fissazione dell’accento, con progressivo indebolimento e
apocope della vocale in sillaba atona, spesso coincidente con il morfema di
flessione. Alcune tendenze che si verificano in questo contesto sono
interdipendenti (Polenz 2: 251).
La perdita di funzionalità dei morfemi di flessione nella distinzione dei
casi e l’acquisizione di funzionalità delle desinenze (in - e oppure -en) nella
distinzione del numero (W. Schmidt 349 s.). La prima tendenza porta a
coincidenze in vari esiti della flessione. Es.

Le desinenze risultanti in -e oppure -en, non più distintive del caso,


acquistano funzionalità nella distinzione del numero. Contemporaneamente si
affermano anche altre tecniche per indicare il plurale, come la finale in -er
accompagnata da Umlaut (es. atm. die buoch→ atptmd. die bücher; die wort
→ die wörter; die lant → die länder).
In conseguenza della perdita di funzionalità della flessione, nel nome la
relazione di caso è indicata con articolo, pronome e preposizioni.
Nel verbo, i morfemi di flessione perdono di funzionalità in un senso
(distinzione di persona, numero e caso) e la acquistano in un altro
(distinzione dei tempi); nell’esempio che segue, il grassetto evidenzia la
perdita di alternanza vocalica tra le forme di singolare e plurale (l’apofonia
rimane distinta nelle forme di presente e passato):
Altri tempi e aspetti verbali, nella progressiva perdita di funzionalità
della flessione, si costruiscono con forme perifrastiche (W. Schmidt 374 s.):
a) il futuro, espresso da sollen/wollen + infinito, fino a che, nel XVI
secolo, l’uso più comune diviene werden + infinito;
b) la descrizione dell’incipit dell’azione, realizzata con werden +
participio presente o infinito (es. Lutero: Moses aber ward zittern =
Moses aber fing an, zu zittern);
c) la forma progressiva, espressa da sein + participio presente o
infinito, che si fa rara già all’inizio del XVI secolo;
d) l’aspetto durativo o causativo, resi da tun + infinito. Es. Also in dem
thet Maria sich frœwen (Geiler von Kaisersberg, alem., XVI
secolo) = [Als es geschah], freute sich Maria;
3) la variazione di funzionalità dei morfemi di flessione nell’aggettivo,
che non contrassegnano più il caso, bensì il genere.

6.3. Formazione di parola e lessico


In epoca protomoderna si delinea la specificità del tedesco moderno nel
sistema di formazione di parola: il tedesco sfrutta infatti con tale intensità le
possibilità offerte da tecniche di formazione di parola presenti anche in altre
lingue indoeuropee da guadagnarsi l’appellativo di “Wortbildungssprache”
(D. Wolf 1561).
La struttura lessicale del tedesco è profondamente modificata dallo
sviluppo della prassi di scrittura, nella quale si palesa la tendenza, nata
nell’ambito del Diritto, di designare con esattezza e precisione le cose.
Formalmente questa tendenza si realizza nell’uso diffuso di composti
nominali (spesso equivalenti di parole semplici in altre lingue europee, es.
ted. Taktgefühl ↔ ital./franc./ingl. tatto/tact/tact) e della tecnica di
derivazione, per cui da un sintagma si ricava un lessema unico (es. der folget
der ler des Luther [= derjenige, welcher der Lehre Luthers folgt] → ein
Lutherischer) (Polenz 1: 193).
Ulteriore conseguenza dell’uso pragmatico della scrittura è la distinzione
strutturale tra affissi di flessione e di derivazione, che in quest’ultimo caso
produce: a) accorpamento di più suffissi (es. - ig + keit/- bar + keit); b)
combinazione di prefisso e suffisso (es. be – [...] – igen); c) riduzione di
polisemia negli affissi (D. Wolf 1561).
Si afferma l’uso di modificare costrutti al genitivo (des standes person→
Standesperson) e il principio compositivo di utilizzare la consonante -s,
originariamente del genitivo, in funzione connettiva (es. Wirtschaftshof,
Mitternachtsstunden). Rimangono produttive le derivazioni di astratti per
mezzo dei suffissi -keit, -heit, -ung, e le formazioni con prefissi separabili (es.
an-, ab-, auf-, unter-, aus-), molto presenti nella letteratura mistica.
Ciò che maggiormente caratterizza il lessico protomoderno, vale a dire
l’insieme delle parole che compaiono nei testi dell’epoca, è la presenza, nei
documenti scritti, di interferenze regionali, in un’età di unificazione e
standardizzazione delle differenze dialettali. Per es. il lessico di Lutero, di
base ostmitteldeutsch, comprende molte parole di provenienza settentrionale
e meridionale; Hans Sachs utilizza parole bavaresi, sveve e oberdeutsch; il
predicatore luterano Johannes Mathesius mescola forme ostmitteldeutsch,
oberdeutsch, ostmitteldeutsch-ostniederdeutsch e niederdeutsch. Un certo
livellamento dei regionalismi è merito degli stampatori (D. Wolf 1558).
Il particolarismo linguistico dei territori crea, nel tedesco standard in
formazione, eteronimia, laddove esistono più nomi di etimologia e
provenienza diversa a designare lo stesso referente, spesso appartenente
all’ambito della vita quotidiana. Ne sono esempi il referente “pentola” (bt.
Pott / ted. centr. Topf / ted. sup. Hafen) e “cavallo” (bt. Pferd / ted. centr.
Gaul / ted. sup. Ross). Nella dinamica di formazione dello standard,
l’eteronimia regionale può condurre all’affermarsi di una variante sulle altre
(es. Topf, Pferd), con l’eventuale mantenersi di una seconda variante
semanticamente marcata: ad es. Ross, variante “letteraria” di Pferd, acquista
il significato di ‘edles Pferd’ (Wahrig 759). È anche possibile che le varianti
regionali si mantengano con funzione sinonimica, come nel caso della
designazione, nel tedesco moderno, del mestiere di macellaio (Fleischer /
Fleischhacker / Fleischhauer / Metzger / Schlächter (l) /Schlachter) (Wahrig
345) e quello di falegname (Tischler / Schreiner) (Wahrig 917).
Con il mutare della struttura sociale e l’introduzione e sviluppo di nuove
tecniche e professioni vi è un arricchimento lessicale che concerne nomina
agentis a designare nuovi mestieri artigianali, per es. il tipografo
(Buchdrucker) o il rilegatore (Buchbinder), ma soprattutto nell’ambito delle
nuove attività e professioni, con il profilarsi di interi lessici settoriali.
Sviluppi significativi si hanno ad es. nella nomenclatura delle seguenti
discipline: a) matematica e geometria. Risalgono al 1500 circa termini di
derivazione greco-latina o greco-araba-latina (es. mathematik; mathematisch;
algebra; arithmetica; addieren; problem; kalkulieren); b) medicina.
Provengono dalla tradizione greco-latina ad es. anatomie; chirurgy; patient;
infection; manie; paroxysmus. Si formano nuove serie di composti tedeschi,
per es. geist- / leber- / magen-[krankheit]; c) diritto (D. Wolf 1571). Il lessico
del diritto è straordinariamente ricco e differenziato. I regionalismi, derivanti
dalle diverse tradizioni del diritto romano e di quello germanico e usuali fino
alla metà dell’epoca, si appianano in un veloce processo di standardizzazione
grazie all’istituto del Reichskammergericht e alla prassi della scrittura. Un
esempio è offerto dalle copiosi varianti usate per designare il moderno
avvocato (= Anwalt), nei testi tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo
(ib.):

La paternità classica di molta terminologia tecnico-scientifica produce


l’assestarsi, nel tedesco, di internazionalismi di derivazione latina e greca, nel
lessico filosofico (es. Logik, Definition, Deduktion) e degli studi grammaticali
(es. Verb, Deklination, Konjugation, Periode, Etymologie), di letteratura,
istruzione, editoria, retorica, arti figurative, geografia, matematica ecc.
(Knape 1675).
La strutturazione sociale più complessa, soprattutto in abito urbano,
rende indispensabile l’utilizzo del cognome, nato dall’uso formalizzato del
soprannome che ricorda la professione (es. Müller; Schuhmacher), l’origine
geografica o familiare (Hamburger, Schwab, Thüring, von Straßburg, von
Eichendorff), il luogo di residenza (es. zu Löwenstein-Wertheim-
Freudenberg) o anche caratteristiche personali e fisiche (es. Lang, Kurz,
Jung, Alt, Schwarzkopf).
All’influsso dello spagnolo, lingua cortigiana di prestigio, sulla lingua
del popolo, è dovuta la differenziazione morfologica di registro
nell’interlocuzione mediante l’uso della terza persona (er/sie/Sie – col tempo
si perde la distinzione di numero), uso che sostituisce, nelle fasce alte della
popolazione, il du/ihr colloquiale e lo Ihr di cortesia (Polenz 1: 222).
Molti neologismi protomoderni provengono dagli scritti di Lutero (es.
Feuereifer; gastfrei, Glaubenskampf; Herzenslust; Machtwort; Morgenland;
Sündenbock, wetterwendisch); parole chiave della Riforma (es. evangelium,
wort gottes, glaube, gnade) diventano patrimonio comune e regionalismi si
affer-mano su tutto il territorio di lingua tedesca a scapito di altre varianti;
es.:

Per mediazione di Lutero diventano patrimonio lessicale del tedesco


comune anche usi fraseologici locali, modi di dire (es. sein Licht unter den
Scheffel stellen; sein Scherflein beitragen; ein Stein des Anstoßes sein; ein
Dorn im Auge sein) e proverbi (es. der Mensch lebt nicht vom Brot allein;
niemand kann zwei Herren dienen). Risalgono infine a Lutero variazioni
semantiche di parole, come nel caso di Grund utilizzato nel significato di
Ursache, derivante dal continuo ricercare, da parte di Lutero, per ogni atto di
fede e azione umana “fondamento” (Grundlage) nella Sacra Scrittura.
Analogamente la parola Beruf, nel tedesco moderno, ha perso l’accezione di
Ruf, Berufung e si usa invece come sinonimo di Lebensstellung, Amt,
Handwerk, il che si spiega con l’impostazione ideologica luterana che
considera ogni tipo di attività, anche umile, disposizione divina e opera
gradita al Signore.

6.4. Fonologia
L’alto tedesco protomoderno presenta troppe differenze dialettali per
permettere di parlare veramente di sistema, ma ci sono tendenze visibili,
come le mutazioni del vocalismo e del consonantismo.
6.4.1. Vocalismo
Nel vocalismo si accentuano preesistenti spinte alla modifica dei
dittonghi <ie>, <uo>, <üe> in monottonghi <i>, <u>, <ü> e dei monottonghi
<i>, <û>, <iu> / ü: / in dittonghi <ei>, <au>, <eu>.

Tav. 18 – Sviluppo della dittongazione nell’alto tedesco moderno.

Es. monottongazioni: atm. brüeder → atmd. Brüder; Huot → Hut;


dittongazioni:

Alcuni mutamenti vocalici originari dello Oberdeutsch si impongono,


con maggiori o minori resistenze, in tutta la zona centrorientale:
a) arrotondamento (pronuncia arrotondata delle vocali radicali), per cui
<e> → <ö> e <i> → <ü>), evidente innanzitutto nel tedesco
superiore. Es.

b) allungamento di vocali brevi in sillaba aperta e tonica. Es.

20

Il contrassegno grafico della vocale lunga non è usato (e non sarà


codificato) con sistematicità; oltre al raddoppiamento del grafema (es. beeten,
weege), il tedesco dispone dei seguenti grafemi: <e> (es. lieb; Soest); <h>
(es. Ehre; nehmen); <i> (es. Duisburg).
Nel caso in cui la vocale breve è mantenuta anche in sillaba breve, la
quantità della sillaba si indica con raddoppiamento del grafema consonantico
seguente (es. atm. himel → atpm.Himmel).
Mutazioni vocaliche meno importanti quanto a regolarità e velocità di
diffusione sono: a) riduzione di vocali (es. atm. herre → atpmd. Herr); b)
anteriorizzazione della posizione vocalica: u → o; ü → ö (es. atm. sumer,
künic → atpmd. Sommer, König); c) perdita di arrotondamento (es. atm.
küssen, eröugen → atpmd. Kissen, ereignen).

6.4.2. Consonantismo
Il fenomeno più significativo nel consonantismo è l’assimilazione
fonetica del tipo: atm. kumber → atpmd. Kummer; atm. lamp → atpmd.
Lamm.

6.5. Ortografia e interpunzione


Gli usi ortografici non seguono criteri di coerenza, al contrario è possibile
ritrovare varianti grafiche di uno stesso suono (es. <ei>/<ey>/<ai>) anche
all’interno dello stesso testo. Sono documentate varianti di resa grafica dei
suoni vocalici raddolciti (es. <ae>/<ä>/ <a>/<e>); dei dittonghi (<uo>/<u>;
<au>/<aw>); della quantità vocalica. Le consonanti doppie possono segnalare
la presenza di una vocale breve (es. dekken), essere usate in fine di parola (es.
weltt, gebenn, kopff) o nel caso di foni affricati (es. apffel, appfel, oppfer). Le
coppie di grafi <i>/<j> e <u>/<v> non sono distinte in grafemi vocalici e
consonantici, ma hanno doppio fonema di riferimento. La funzione
rappresentativa del grafo dipende dalla posizione nella parola: <j> e <v> in
posizione iniziale prima di consonante stanno per <i> e <u> (es. in; jr; vnd;
vbel); <i> e <u> in posizione iniziale prima di vocale, come pure in posizione
iniziale nella radice della parola, sono varianti di <j> e <f> (es. iungkfrauw;
befestigen). Verso la fine del Frühneuhochdeutsch stampatori e grammatici
cercano di regolarizzare la distinzione tra grafemi vocalici e consonantici;
Paul Schede Melissus (1539-1602) prescrive, nella sua Introductio in
linguam Germanicam, che l’uso di <j>/<v>/<w> sia riservato ai suoni
consonantici. Unica eccezione rimasta alla regola, nel tedesco moderno, è
<u> per /v/ nella combinazione <qu> (N. R. Wolf 1529).
Ricerca di ulteriori convenzioni grafiche, con esiti diversi e graduali, vi è
per le seguenti questioni: a) analogia di resa grafica per termini
etimologicamente affini (ad es. atm. gap-gaben; leit-leiden → atmd. gab-
gaben; Leid-leiden anche se le consonanti finali suonano sorde); b) scrittura
differenziata per gli omonimi (es. Ehre/Ähre, Gewehr/Gewähr,
Leeren/lehren, malen/mahlen, das/daß). I primi tentativi normativi, lo
Schryfftspiegel (1527-34), apparso anonimo a Colonia presso il tipografo
Kruffter, la Orthographia Deutsch (1531) di Fabian Frangk, precettore dei
principi di Brandeburgo, lo Enchiridion (Basilea, 1530) di Johannes Kolroß,
lo Handbuchlin grundtlichs berichts, recht und Wolschrybens (Tübingen,
1538) di Johann Elias Meichßner, Die rechte weis aufs kürztzist lesen zu
lernen (1527-34) di Valentin Ickelsamer, provengono dall’ambito editoriale e
scolastico (Lima 43 s.).
Per la lingua stampata ha molta importanza la grafica. Le tipografie
usano il gotico, modello di scrittura diffusosi in epoca carolingia, e, di norma,
la scrittura minuscola (Kleinschreibung). La maiuscola, a volte capolettera
riccamente ornato, segnala l’inizio del verso o l’incipit del testo, gli a capo e
alcune categorie di nomi (nomi propri, titoli, collettivi, nomina sacra). Si
passa poi all’uso della maiuscola (Großschreibung) per i sostantivi
particolarmente significativi, infine per i sostantivi in generale, prima i
concreti, poi gli astratti.
Nell’ambito dell’interpunzione sono da segnalare alcuni sviluppi. Al
punto, utilizzato al fine di segnalare visivamente il termine dell’unità di senso
e la necessità di una pausa nella lettura, si aggiunge, a partire dal XV secolo,
il segno di barra o Virgel per indicare pause più brevi. L’uso di questo segno
ortografico nella suddetta funzione sopravvive fino in epoca barocca, allorché
è gradualmente sostituito dalla virgola moderna, segno che si afferma
definitivamente nella prima metà del XVIII secolo.
Nel XVI secolo inizia a verificarsi un mutamento funzionale dell’intero
sistema di punteggiatura: punto e barra suddividono il testo in sezioni logiche
e sintattiche. Nasce da qui l’esigenza di differenziare le funzioni dei segni di
interpunzione, facendo ricorso a nuovi segni (per es. punto interrogativo, due
punti). Si veda, come esempio, la resa sinottica di due edizioni dello stesso
testo (in N. R. Wolf 1538). Il punto divide, già nell’edizione antica, due
grosse sezioni sintattiche, tematicamente autonome: annunciazione e arrivo
dei pastori. Nel testo recente, le barre sono sostituite da virgole e, nei due casi
in cui la cesura tra le parti è più marcata, da due punti.

Bibbia di Lutero, 1534 (Luca, 2, 15 Bibbia di Lutero, 1741 (Luca, 2, 15


s.) s.)
Vnd da die Engel von jnen gen Und da die engel von jnen gen
himel furen / sprachen die Hirten himmel furen, sprachen die hirten
vnternander / Lasset vns nu gehen einander: Lasset uns nun gehen gen
gen Bethlehem / vnd die geschicht Bethlehem, und die geschicht sehen,
sehen / da da geschehen ist / die vns die da geschehen ist, die uns der
der Herr Kund gethan hat. Vnd sie Herr kund gethan hat. Und sie
kamen eilend / vnd funden beide kamen eilend: und funden beyde
Mariam vnd Joseph / dazu das kind Mariam und Joseph, dazu das kind
jnn der krippen ligen. in der krippen liegend.
ALTO TEDESCO MODERNO / NEUHOCHDEUTSCH

Si definisce Alto tedesco moderno o Neuhochdeutsch quella fase


storicolinguistica i cui limiti sono posti per convenzione tra il 1650 e l’età
contemporanea. La denominazione comune è data a un sistema linguistico
rimasto essenzialmente inalterato dal XVII secolo a oggi; ciononostante, data
l’eterogeneità della realtà storica, sociale e culturale succedutasi in un lasso di
tempo di oltre tre secoli, si tenta di differenziare la ricchezza di sviluppi della
situazione linguistica con riferimento a due fasi del tedesco moderno1
(früheres Neuhochdeutsch, 1650-1800 e jüngeres Neuhochdeutsch, 1800-
1945) e infine al tedesco contemporaneo (Gegenwartsdeutsch, 1945–oggi).
Caratteristica essenziale del Neuhochdeutsch è la codificazione del
modello linguistico normalizzato o Hochdeutsch, il tedesco colto che diviene
egemone tra le varietà esistenti, in una prima fase come modello scritto, in
seguito anche nell’oralità.
Gli sviluppi linguistici degli anni 1650-1945 sono considerati omogenei
in base a una serie di criteri; tra quelli extralinguistici si ricordano fattori di
ordine sociale e politico come la nascita della società massificata e del
capitalismo; l’ascesa della classe borghese, detentrice di una cultura che
diviene appannaggio della società intera; la fondazione dello stato nazionale e
l’estremizzarsi del pensiero nazionale in nazionalismo e fascismo;
l’evoluzione del razionalismo illuminista e il progresso scientifico e
tecnologico; gli studi e le riflessioni specificamente rivolti alla lingua, con
produzione di opere descrittive non solo dello standard, ma anche dei dialetti.
Tra i criteri linguistici si annoverano la codificazione e divulgazione della
Hochsprache, nello scritto e nell’oralità; il sorgere delle lingue regionali con
nucleo urbano (Umgangssprachen); il mutamento funzionale dei dialetti; lo
sviluppo dei linguaggi settoriali e specialistici, tra cui il linguaggio dei media;
l’abbandono del latino. Il sistema linguistico vive un processo di
normalizzazione e codificazione, con mutamenti a tutti i livelli descrittivi:
fonetica (standardizzazione della pronuncia), grafia (formazione di
un’ortografia unitaria), morfologia (perdita di forme sintetiche e crescita di
forme analitiche), sintassi (regolamentazione relativamente rigida dei tipi di
frase e dell’ordine delle parole nella frase), lessico (influssi di correnti
letterarie e culturali, dello sviluppo scientifico e tecnologico; di lingue
straniere moderne, francese e inglese); testo (generi testuali diversificati a
livello stilistico e funzionale) (Roelcke 813).
Le tendenze di sviluppo del tedesco contemporaneo sono comprese dal
punto di vista del generico impulso alla fluidificazione dei confini tra varietà
linguistiche. In ragione delle trasformazioni sociali e culturali iniziate nel
secondo dopoguerra e proseguite nell’attuale era della globalizzazione, il
concetto di standard si amplia a comprendere numerose varianti, patrimonio
di gruppi, zone, situazioni sociali ristrette, ma rese accessibili all’intera
comunità dall’istruzione aperta a tutti e in particolare dalle nuove tecnologie.
Risultano fluidificati anche i confini tra le varietà diamesiche tradizionali
(scrittura e oralità): la società odierna non modella più gli usi orali sullo
scritto, ma eventualmente viceversa, produce inoltre generi testuali inediti
(Internet, posta elettronica, ipertesti, sms), per descrivere i quali occorre
trovare nuove categorie di riferimento.
ALTO TEDESCO MODERNO I / FRÜHERES
NEUHOCHDEUTSCH

1. Introduzione
La prima fase del Neuhochdeusch ha i suoi limiti convenzionali negli anni
1650-1800. Il 1650 è scelto con riferimento alla nuova era, inaugurata dalla
pace di Westfalia (1648), in cui vige il principio dello stato secolarizzato e
della tolleranza religiosa. Il 1800, limite terminale, segna la fine di un ciclo
storico dato l’imminente scioglimento, nel 1806, dell’Impero germanico, un
tempo protagonista della storia europea, esautorato dalla volontà e l’agire
politico di Napoleone Bonaparte.
Da un punto di vista linguistico, l’epoca si caratterizza, in sintesi, per la
ricerca e la codificazione della normativa “hochdeutsch” per la lingua colta
(Lockwood 145) e l’affermarsi della Hochsprache in vari ambiti
comunicativi: letteratura, prosa didattica, teologica e filosofica, opere
filologiche, stampa periodica, epistolari, oralità della élite di cultura.
La regolamentazione degli usi linguistici è veicolata dalle accademie e
dalla pubblicazione di opere retoriche (fllonlegi, manuali epistolograci1 e
ortografici, grammatiche, dizionari). Gli sforzi teorici nascono in parte a
posteriori, modellati sulla produzione dei grandi scrittori contemporanei; il
processo di normalizzazione avviene nel riferimento privilegiato alla lingua
letteraria (secondariamente alla prosa filosofica, didattica, estetica, critica),
mentre perdono il loro tradizionale ruolo guida la lingua cancelleresca e
teologica (con l’eccezione delle migliori prediche e della letteratura
pietistica).
La produzione letteraria avviene per lo più in area ostmitteldeutsch, sede
dei maggiori centri culturali ed editoriali, in particolare in Slesia, stato che
istituisce un ottimo sistema scolastico e forma scrittori come Opitz, Gryphius,
Lohenstein, Hofmanswaldau, Böhme, Kuhlmann, Wolff. L’esempio dei
grandi scrittori di provenienza centro-nord-orientale è sentito anche al Sud. In
tale regione i processi di normalizzazione avvengono più lentamente, ma
inesorabilmente; la lingua oberdeutsch suona arcaica; letteratura e prosa
didattica non tardano ad adeguarsi, anche nel meridione, agli usi centrali
(Semenjuk 1752 s.).
Intorno al 1800 l’esistenza della Hochsprache, da Opitz e altri più o
meno vagheggiata solo un secolo e mezzo prima, è esemplarmente
documentata negli scritti di Goethe, Schiller, dei romantici.
Il sistema linguistico vive, nel processo di normalizzazione e
codificazione, mutamenti riguardanti la fonetica (standardizzazione della
pronuncia), la grafia (formazione di una ortografia unitaria), la morfologia
(regolamentazione del sistema di flessione), la sintassi (regolamentazione dei
tipi di frase e dell’ordine delle parole internamente alla frase), il lessico
(influssi di correnti letterarie e culturali, dello sviluppo scientifico e
tecnologico; di lingue straniere moderne, francese e inglese).
La peculiarità dell’epoca compresa tra il 1650 e il 1800 è rilevabile in
fattori di ordine storico, sociale e culturale, oltre che interni alla lingua. Tra i
fattori extralinguistici sono da annoverare il nuovo assetto politico e sociale
(il ritorno all’assolutismo, l’ascesa della Prussia, il protoindustrialismo); gli
enti propulsori di cultura e i luoghi di codificazione linguistica (corti,
illuminismo borghese, accademie linguistiche, letteratura, università, stampa
periodica). Tra i fattori linguistici si ricordano l’emergere della Hochsprache
come standard, lo sviluppo delle Umgangssprachen, il delinearsi di generi
testuali e linguaggi specialistici; la normalizzazione e codificazione ai vari
livelli di descrizione linguistica (fonologia: “Hochlautung” teatrale su
modello settentrionale); morfologia e sintassi (regolamentazione della
flessione, dei tipi di frase, dei connettori sintattici); lessico (ampliamento del
lessico mediato da letteratura e ambiti settoriali; parziale germanizzazione dei
prestiti).
2. Ordinamento politico e sociale della Germania
Al termine dell’epoca delle guerre di religione, i fattori più rilevanti nel
determinare lo sviluppo della situazione linguistica in Germania sono la
tensione tra assolutismo politico e cultura borghese e l’ascesa della Prussia,
stato che funge da traino nel processo di unificazione nazionale.

2.1. La Germania postbellica


La pace di Westfalia che pone fine alla guerra dei Trent’Anni modifica
l’equilibrio politico in Europa. Francia e Svezia, patrocinatrici della pace, si
impongono come nuove potenze, insieme ai Paesi Bassi che, al pari della
Svizzera, si staccano dall’Impero. La Germania è ridotta a una
confederazione di stati privi di comune sentimento nazionale. I territori
sovrani dell’Impero sono circa 800; alla Dieta permanente di Ratisbona (a
partire dal 1663) partecipano nove principi elettori (dal 1623 è principato
elettorale anche il Palatinato, grazie alla dignità ottenuta da Massimiliano I
dei Wittelsbach; nono principe elettore diviene il duca Ernesto Augusto di
Hannover nel 1692), 165 principi, i rappresentanti di 61 città. Un esercito
imperiale, alquanto improvvisato, si forma solo in stato di guerra. L’Austria
si amministra separatamente, con la Cancelleria e il Tribunale di Corte a
Vienna (istituiti nel 1664 e 1693), organi distinti dall’Arcicancelleria
Imperiale di Magonza e il Tribunale Camerale dell’Impero di Wetzlar.
L’Alleanza Renana (1658) unisce i principi di partito antiasburgico.
Nonostante gli esiti rovinosi dal punto di vista politico, la pace crea
quanto meno le premesse per la ripresa economica, in un paese devastato nel
suolo e decurtato di un terzo dei suoi abitanti (che passano da 15 a 10 milioni;
in alcune zone della Germania la popolazione si è ridotta del 70%). La ripresa
avviene grazie soprattutto alle corti principesche, nuovo motore della vita
politica e culturale. Seguendo il modello della Francia, che esercita una
fortissima influenza sulla Germania, i sovrani territoriali governano in
maniera assolutistica; a costituire la loro corte sono chiamati funzionari colti,
per la cura dei loro interessi, e una nobiltà orfana degli antichi privilegi che
vive all’ombra del potere principesco.
Nelle città risiedono invece la nobiltà non cortigiana, l’alta borghesia dei
ricchi commercianti e la piccola borghesia di mercanti e artigiani. Ceto
dominante in ambito urbano è il patriziato, cui sono riservate le massime
cariche pubbliche. Per la borghesia, la cui ripresa economica ha luogo nel
secolo XVIII, si apre una lunga stagione di frustrazione sociale:
economicamente potente, la classe emergente non può accedere alle cariche
pubbliche riservate ai nobili. Unica possibilità di ascesa sociale è l’istruzione,
tenuta dunque in gran conto.

Tav, 19-1 territori dei principi tedescha dell’Impero dopo il 1648.

2.2. Ascesa della Prussia


Nel danno generale provocato alla Germania dalla guerra, alcuni territori
tedeschi escono dalla pace di Westfalia potenziati nei loro domini: la Baviera
della casa Wittelsbach, la Sassonia dei Wettin e il Brandeburgo, a partire dal
1618 stato brandeburghese-prussiano in seguito all’acquisizione per eredità
del feudo polacco della Prussia orientale. Nel periodo 1640-1688 il nuovo
stato brandeburghese-prussiano vive una grande e spedita ascesa economica e
politica grazie al suo principe, Federico Guglielmo I, incoronato re di Prussia
a Königsberg nel 1688.
La Prussia ha un apparato statale moderno, un’efficiente
amministrazione centrale, un’economia mercantilistica che si basa sulla
promozione di attività protoindustriali e segue una politica coloniale su
esempio dell’Olanda, infine un potente esercito permanente, grazie al quale
ottiene i primi successi militari contro la Francia e la Svezia (1672-78). Con
la vittoriosa guerra dei Sette anni (1756-1763) contro l’Austria (affermatasi
come grande potenza europea grazie alla guerra contro i Turchi culminata
nell’assedio di Vienna, 1683), la Prussia si qualifica a sua volta come potenza
politica di portata europea.
All’interno del suo esercito di 83.000 uomini (nel 1733 l’obbligo di leva
è esteso a tutta la popolazione), il corpo degli ufficiali, primo Ordine dello
stato, è accessibile solo ai nobili. Federico Guglielmo, il “Soldatenköig”, fa
della Prussia uno stato militaresco e burocratico, in cui vige il principio
dell’obbedienza incondizionata.
La Prussia è il fulcro della rivoluzione industriale tedesca. Lo stato
possiede una peculiare struttura feudale, con il potere in mano alla signoria
fondiaria. Gli Junker, i grandi proprietari terrieri di origine aristocratica, sono
in parte fautori dello sviluppo manifatturiero sui loro territori. Fattore di
acceleramento dell’attività protoindustriale è il declino delle Zünfte (le
corporazioni artigiane), che trasforma gli artigiani in libera mano d’opera.
Nella produzione manifatturiera si operano le prime forme di suddivisione del
lavoro e di struttura capitalistica.
L’industrializzazione dell’economia porta all’aumento dei commerci e
allo sviluppo delle città, oltre che alla più ampia stratificazione della struttura
sociale e al variare delle esigenze comunicative (Semenjuk 1754).

3. Cultura
3.1. Cultura cortigiana e illuminismo borghese
La cultura del XVII secolo è considerata socialmente disomogenea, in quanto
segue da un lato un orientamento spirituale e cortigiano, evidente soprattutto
nella letteratura barocca, dall’altro una tendenza anticortigiana e borghese che
ha i suoi esiti nel carattere razionale e borghese dell’Illuminismo
settecentesco.
Il secolo rivela la sua disomogeneità nel permanere di una tradizione
umanistica in cui vige la consuetudine del latino e, di contro, nell’affermarsi
di nuovi valori mondani e razionalistici veicolati nella lingua madre. Il latino
ha ancora un ruolo significativo come lingua della comunità accademica e
delle scienze: i titoli in latino, alla fine del 1600, sono ancora poco meno
della metà, un terzo nel 1720; solo nel 1770 la produzione in latino scende a
meno del 15% (Wolff 146). La cultura illuminista del Settecento fa ridurre
drasticamente il dominio del latino nella letteratura scientifica, come rivelano
le percentuali di opere pubblicate in latino comprese nella seguente tabella
(Semenjuk 1755):

Con la cultura illuminista cambia il pubblico dei lettori. Istruito e non


cortigiano, il lettore illuminista, libero da regole e convenzioni di etichetta, è
in grado di formarsi la sua personale visione del mondo. Nelle università la
filosofia fa concorrenza alla teologia.
All’interno della cultura borghese si fa strada un interesse per la lingua
nazionale unitaria che oltrepassa quello economico dei commercianti, per i
quali le barriere comunicative rappresentano un impedimento all’agile
svolgersi degli affari, e degli editori interessati all’espansione del mercato
librario. Il nuovo interesse per la lingua madre rientra nella logica di un
periodo di grande rinnovamento culturale, nel quale l’istruzione elementare
trova più ampia diffusione e la cultura è indicatore di prestigio sociale.
L’istruzione elementare impartita nelle Volksschulen, in cui si impara a
leggere e a scrivere e il catechismo, alla fine del Seicento diventa obbligatoria
per tutti i ragazzi dai sei ai dodici anni; un editto prussiano del 1717 dichiara
la “lotta all’analfabetismo“.
Nel panorama delle nuove possibilità offerte dall’istruzione torna a
delinearsi il divario di classe nella diversa formazione riservata a nobili e
borghesi. Se è vero che l’istruzione può permettere a rappresentanti delle
classi inferiori il salto sociale, per lo più nel sacerdozio o come precettore, è
anche vero che ciò accade in casi eccezionali. L’accesso alle università è
molto difficile, più difficile ancora mantenersi agli studi. Il passaporto per il
mondo dell’istruzione superiore è il latino, e solitamente le scuole di latino
sono riservate alle classi alte. In un editto di Federico il Grande del 1764 si
legge che:
[...] keine Kinder der Bauern, Gätner oder noch geringerer Leute, ohne daß ihre
Eltern vorher bei dem Landrathe des Kreises davon Anzeige thun und einen
Licenzschein erhalten, in die lateinische Schule gethan werden dürften [...]
Sollten fähige Subjekte sein, so dürfen diese höchstens die vier ersten Klassen
besuchen (in Schreiner 101-102).

3.2. Studi linguistici


Il XVII secolo è grande epoca di studi linguistici. Il lavoro preparatorio si
svolge nel secolo precedente, in cui vedono la luce le prime grammatiche, in
risposta all’esigenza di insegnanti di scuola e scrivani di possedere una
descrizione della lingua utile alla didattica e di uno strumento per la
consultazione delle norme di scrittura.
Grammatiche, dizionari e ortografie del XVI secolo hanno soprattutto
scopi didattici, in seguito si delineano altri intenti2. Nel XVII secolo la lingua
tedesca è materia obbligatoria nelle scuole. La necessità di testi di
grammatica dà l’avvio alla grammatica del tedesco come disciplina autonoma
e porta allo sviluppo della terminologia grammaticale.
Le prime grammatiche compilate per la scuola sono la Deutsche
Grammatik di Johann Kromayer (Weimar, 1618), le Sprachkünste di
Christoph Helwig (Gießen, 1619), la Teutsche Grammatic di Jacob Bruücker
(Francoforte, 1620) e la Deutsche Sprachkunst attribuita a Tilmann Olearius
(Halle, 1630) (Moulin-Frankhänel 1903 s.).
Parallelamente agli studi grammaticali di finalità didattica, la riflessione
sulla lingua segue altre strade. Come nei Paesi Bassi, in Francia e in Italia,
anche in Germania sorge la coscienza di possedere radici comuni e l’esigenza
di occuparsi di lingua e storia nazionali. Alcune personalità dell’epoca si
dedicano alla questione della lingua, né per inimicizia nei confronti delle
lingue straniere, né cercando l’impossibile primato della loro lingua. Sentono,
al contrario, la carente eloquenza e raffinatezza stilistica del tedesco rispetto
ad altre lingue europee e ne promuovono la consuetudine letteraria affinché
raggiunga un livello di pari dignità espressiva. Promotore di questo impegno
è innanzi tutto Martin Opitz (1597-1639).
Nel Buch von der deutschen Poeterey (1624), Opitz riassume le teorie
estetiche in auge all’epoca, con riferimento privilegiato all’ Ars Poetica di
Orazio (I secolo a.C.) e alle poetiche classiciste degli umanisti francesi
Joseph-Juste Scaliger e Pierre de Ronsard e dell’olandese Daniel Heinsius.
Occupandosi di poesia e generi letterari, Opitz definisce indirettamente il
concetto di lingua letteraria; illustrato il principio di mimesi e le
caratteristiche dei tre generi (lirica, epica e dramma), dedica una sezione del
suo lavoro a lessico (Wortwahl), sintassi (Wortstellung) e ornatus
(Redeschmuck)3. Opitz ritiene che la riforma delle convenzioni artistiche
possa rendere alla letteratura tedesca una posizione di pari rispetto e di
autonomia nei confronti delle altre letterature nazionali europee; conditio sine
qua non perché ciò avvenga è la formazione di un tedesco letterario e non
dialettale.
Segnalata l’esigenza di un modello di lingua poetica che permetta alla
Germania di tenere la testa alta nel confronto con gli stranieri, Opitz non si
addentra nella questione di discuterne le strutture:
...ich bin der tröstlichen hoffnung/es werde nicht alleine die Lateinische
Poesie/welcher seit der vertriebener langwierigen barbarey viel große männer
auff geholffen/vngeachtet dieser trübseligen zeiten vnd höchster verachtung
gelehrter Leute/bey jhrem werth erhalten werden; sondern auch die
Deutsche/zue welcher ich nach meinem armen vermögen allbereit die fahne
auffgesteckt/von stattlichen gemütern allso außgevbet wer-den/das vnser
Vaterland Frackreich vnd Italien wenig wird bevor dörffen geben (Martin
Opitz, Buch von der deutschen Poeterey, a cura di Cornelius Sommer, Stuttgart
1970: 20).

Nei suoi intenti programmatici, il poeta Opitz è in sintonia con gli


studiosi della lingua. L’opera di teorici della lingua, grammatici e lessicografi
del 1600, basata sui principi essenziali della codificazione e del purismo
linguistico, mira a descrivere lo Hochdeutsch in contrapposizione alla
“Landrede”, fornendo un apporto sostanziale alla codificazione del modello
standard.
Il grammatico più importante del XVII secolo è Justus Georg Schottel
(1612-1676), autore della Teutsche Sprachkunst (1641) e soprattutto della
Ausführliche Arbeit von der Teutschen HaubtSprache (1663). Schottel
considera il tedesco “Hauptsprache”, filiazione diretta della lingua primigenia
e come tale in possesso di tecniche espressive tipiche dell’umanità
primordiale (ne sono esempio gli etimi o Stammwörter). La sua opera
maggiore, divisa in cinque libri, tratta di grammatica, poetica, etimologia,
onomastica, storia della scienza, teoria della traduzione e lessicografia; è
un’opera troppo vasta per l’ampia divulgazione, ma sulla sua base nascono
lavori più agili, come i Grund-Sätze der Deutschen Sprache di Johann
Bödiker (Berlino, 1690), opera che conosce molte edizioni fino alla metà del
XVIII secolo.
Altri importanti contributi alla descrizione grammaticale si devono a
Georg Philipp Harsdörffer (Poetischer Trichter. Die Teutsche Dicht- und
Reimkunst/ohne Behuf der Lateinischen Sprache, 1648-53), Johann Bellin
(Hochdeutsche Rechtschreibung, 1657), Kaspar Stieler (Der Teutschen
Sprache Stammbaum und Fortwachs/oder Teutscher Sprachschatz, 1691),
Philipp von Zesen (Hooch-Deutsche Spraach-Übung Oder unvorgreiffliche
Bedenken über die Hoochdeutsche Haupt-Sprache und derselben
Schreibrichtigkeit, 1643).

3.3. Codificazione
Decisivo per la codificazione del tedesco letterario è il secolo XVIII, epoca in
cui la questione della lingua si delinea con maggior intensità per motivi
culturali (diffusione della cultura illuminista e sorgere della coscienza
nazionale) oltre che pragmatici (esigenze di amministrazione, commercio e
istruzione).
Per quanto sia ancora sentita la polemica relativa alla superiorità di una
particolare varietà regionale (e non stupisce vedere come i settentrionali
Gottsched e Adelung privilegino lo Ostmitteldeutsch, mentre i meridionali
Bodmer e Breitinger lo Oberdeutsch), nasce in quest’epoca l’idea di seguire
l’esempio dei grandi scrittori, ciò che porta a un’identificazione, valida molto
a lungo, tra Hochsprache e lingua letteraria.
La volontà di stabilire un codice di norme per la Hochsprache si scontra
con la realtà poco definita dell’oggetto di studio. Nelle accademie, nelle quali
ci si occupa con grande acribia di grammatica, si tende ad assimilare usi
dialettali e colloquiali, giudicati entrambi impropri, contrari all’uso corretto
della lingua. Quali siano gli usi corretti e la forma ideale di tedesco è ancora
materia di discussione, ma il dibattito sta per concludersi.
Una scuola di pensiero fa valere il principio analogico. Secondo tale
principio il tedesco corretto non è identificabile con una particolare varietà
regionale. Utilizza criteri analogici ad es. Schottel, il quale ricava per
deduzione le strutture linguistiche ideali (nel lessico, stabilendo le radici
etimologiche delle parole).
Alla tendenza analogica si contrappone quella anomalista, che giudica
corretti gli usi linguistici di una particolare regione. Nel XVII secolo è spesso
considerato esemplare il tedesco di Meissen, considerato equivalente
moderno del dialetto attico dell’antica Grecia. A questo principio si ispira per
es. la riforma ortografica di Zesen, orientata appunto verso gli usi di Meissen.
Pietre miliari nel processo di codificazione sono gli studi linguistici di
Johann Christoph Gottsched (1700-66) e Johann Christoph Adelung (1732-
1806).
L’illuminista Gottsched, propagatore delle idee filosofiche di Leibniz e
Wolff, traduttore di Pierre Bayle (Dictionnaire historique et critique, 1696-
97) e divulgatore delle teorie estetiche di Nicolas Boileau (Art poétique,
1674), pubblica la sua poetica tedesca Versuch einer Critischen Dichtkunst
vor die Deutschen nel 1730. In essa, criticando l’uso barocco di metafore e
figure retoriche, propugna la resa “razionale” dei pensieri in una lingua chiara
e accessibile. Il “Normalstil”, stile di lingua che segue le regole “naturali”, è
illustrato nella Vernunfftmäßige Redekunst (1729), in cui prescrive assenza di
provincialismi, forestierismi, neologismi e tecnicismi, nonché di espressioni
figurate e semanticamente ambigue. Nella Grundlegung der deutschen
Sprachkunst (1748), Gottsched tratta infine grammatica e regole di stile della
Hochsprache, che identifica con la lingua sassone. L’opera, che ha molta
fortuna anche nell’Austria cattolica e in Svizzera, contribuisce in maniera
rilevante all’incremento di prestigio della varietà scritta centrorientale. Spinto
da motivazioni patriottiche, Gottsched vuole convincere le classi superiori a
rinunciare al francese in favore del tedesco, lingua che necessita peraltro di
prendere a modello di purezza lessicale e raffinatezza stilistica la lingua di
Meissen e gli usi della corte di Dresda, seguendo le direttive delle accademie
linguistiche. Dal sottotitolo dell’opera (Nach den Mustern der besten
Schriftsteller des vorigen und jetzigen Jahrhunderts abgefasset) si intuisce
come Gottsched concili la posizione anomalista con quella analogista:
riconosce come “beste Mundart” la lingua di Meissen, ma cerca un modello
sovraregionale indagando l’opera di autori di pregio provenienti da varie
zone della Germania, meridione cattolico incluso (Moulin-Fankhäel 1906).
Verso la fine del XVIII secolo, Adelung accetta la proposta dell’editore
Breitkopf di Lipsia di compilare un dizionario grammaticale del tedesco, a
suo tempo iniziato da Gottsched, e adempie al compito con i cinque volumi
del Versuch eines vollstädigen grammatisch-kritischen Wöerbuchs der
Hochdeutschen Mundart (1774-86). Adelung descrive la lingua
contemporanea senza trascurare fonti più antiche. Autorità somma sono gli
usi di Meissen e della Sassonia superiore, la varietà dei ceti colti e degli
scrittori maggiori della metà del secolo. Successivamente, Adelung scrive
una grammatica per uso scolastico, su incarico del ministro dello stato
prussiano Freiherr von Zedlitz (Deutsche Sprachlehre. Zum Gebrauch der
Schulen in den Köiglich-Preußischen Landen, 1781). La grammatica, spesso
riedita e tradotta in altre lingue, è usata anche nelle scuole viennesi. Adelung
è considerato il primo grammatico moderno, in quanto non prescrive norme
di uso corretto, ma descrive usi correnti (ib.). Data l’autorevolezza
conquistata dall’opera, la grammatica di Adelung può essere vista come la
prima descrizione della lingua tedesca di validità nazionale4.

3.4. Purismo e accademie linguistiche


I testi normativi del XVII secolo spesso comprendono un appello al purismo,
concetto chiave del secolo da un punto di vista linguistico e culturale, punto
cardine del programma delle “Sprachgesellschaften” (accademie o
compagnie linguistiche).
La prima accademia tedesca, la Fruchtbringende Gesellschaft fondata
nel 1617 dal principe Ludwig von Anhalt-Koethen, segue l’esempio della
Crusca fiorentina5. I membri della Compagnia di Koethen si occupano, via un
intenso scambio di corrispondenza, di problemi di purificazione e descrizione
della lingua tedesca, concependo manuali di ortografia, grammatica, poetica e
un importante dizionario. La “Compagnia Fruttifera” dà la stura alla
fondazione di molte accademie tedesche che caratterizzano la vita culturale
del XVII e XVIII secolo. Ne sono esempi la Aufrichtige Gesellschaft von der
Tannen di Johann Michael Moscherosch (1633), la Deutschgesinnte
Genossenschaft di Philipp von Zesen (1643), il Löblicher Hirten- und
Blumenorden an der Pegniz di Georg Philipp Harsdörffer e Johannes Klaj
(1644), lo Elbschwanorden di Johann Rist (1659), fino alla Classe di Lettere
creata nel 1700 a Berlino, per volontà di Leibniz, come sezione della nuova
Socieät der Wissenschaften (l’Accademia Prussiana delle Scienze) (Weinrich
29).
Su esempio dell’Accademia fiorentina, che deve il suo nome alla volontà
di separare (nella lingua italiana intesa come volgare fiorentino) la “farina”
dalla “crusca”, il purismo tedesco è a sua volta teso a conservare i caratteri
tradizionali della lingua, nel rifiuto dei forestierismi, ad assimilare i quali il
tedesco dell’epoca è particolarmente prone. Nelle corti tedesche risiedono
infatti musicisti, architetti, professionisti di teatro e d’altro settore, giunti
dall’estero per contribuire all’intrattenimento cortigiano; per loro tramite il
tedesco si arricchisce di intere nomenclature di provenienza straniera,
soprattutto francese, ma anche spagnola, italiana, inglese.
L’affermarsi dei prestiti da lingue straniere moderne, francese in testa,
sebbene ancora molto meno numerosi rispetto a quelli dal latino, è
contrastato con veemenza per motivi di rivalità politica nei confronti delle
lingue vive e vitali dei paesi vicini; le accademie linguistiche dichiarano
6
guerra all’ibridismo linguistico, la “Sprachmengerei” o “Verwelschung” del
tedesco. L’osteggiata francesizzazione del tedesco avviene per intrusione di
parole riprese di sana pianta (si veda ad es. la seguente finzione di biglietto
amoroso: Reverîerte Dame/Phönix meiner Ame, /gebt mir Audienz, /Eurer
Gunst Meriten/machen zu Falliten/meine Patienz) o mediante
tedeschizzazione formale (es. fr. bleu mourant → ted. blüerant; fr.
quincailleries → Kinkerlitzchen).
Per contrastare la tendenza spuria, gli accademici propongono di
sostituire parole straniere d’uso corrente con neologismi di origine
germanica. In questa cornice avviene la tedeschizzazione di una quantità di
lessemi latini (es. Adresse → Anschrift; Fragment → Bruchstük; Bibliothek
→ Büherei; Korrespondenz → Briefwechsel), inclusa la terminologia
grammaticale (es. Artikel → Geschlechtswort; Numerale → Zahlwort; Casus
→ Fall; Prä position → Verhältniswort; Dictionarium → Wöterbuch;
Substantiv → Hauptwort). In alcuni casi la lingua tedesca odierna mantiene
le due tradizioni, ospitando come sinonimi coppie di parole (es. Augenblick /
Moment; Entwurf / Projekt; Verfasser / Autor). Altrove i neologismi
ottengono l’effetto voluto, soppiantando le parole straniere (es. Durchmesser
per Diameter; Erblasser per Testator; Selbstmord per Suicidium). In altri casi
ancora il conio tedesco non riesce ad affermarsi sul prestito straniero (es.
Fenster < lat. fenestra [Tageleuchter]; Fieber < lat. febris [Zitterweh]).
Alcune parole sono germanizzate con meccanismo forzato e risultati
involontariamente comici (Herzensschlüsel per Clavicordium; Gesichtserker
per Nase [erroneamente considerato latinismo: in realtà parola indoeuropea];
Jung-fernzwinger per Kloster [latinismo originario da claustrum, risalente
all’alto tedesco antico]). Molte traduzioni sono introdotte nel dizionario di
Joachim Heinrich Campe (Wöterbuch der deutschen Sprache, 1807-11) e
spesso si affermano accanto al vocabolo straniero (es. ambulant / fliegend;
Delikatesse / Zartgefühl; Detail / Einzelheit; Guillotine / Fallbeil; Insekt /
Kerbtier; Karikatur / Zerrbild; Parterre / Erdgeschoß; Rendezvous /
Stelldichein; Universum / Weltall) (Schildt 115 s.).
Il purismo linguistico si correla allo sperimentalismo (a volte detto
“Schwulst”) barocco, nel senso che in entrambi i casi si tenta, mediante
perifrasi, di circoscrivere un concetto o un dato di realtà privo di
designazione propria.

3.5. Stampa periodica


I primi periodici tedeschi iniziano a circolare nel XVII secolo (Aviso,
Wolfenbütel; Relation, Strasburgo) come peculiare sviluppo delle
Flugschriften dell’epoca della Riforma e delle guerre contadine; vi si trovano
notizie di cronaca, politica e cultura dall’interno e dall’estero (Endermann
1923). Nella vita culturale del XVIII secolo svolgono un ruolo fondamentale
le riviste letterarie.
La via è aperta da Thomasius con i Monatsgesprähe, editi a Lipsia a
partire dal gennaio 1688 (e fino all’aprile 1690), in aperta polemica nei
confronti degli Acta Eruditorum, usciti nel gennaio 1682 a cura di Otto
Mencke. Entrambe le riviste sono dedicate alla discussione di nuovi titoli di
opere letterarie, con diverse aspettative di pubblico (l’uomo di mondo per
Thomasius, l’intellettuale di professione per Mencke), tono diverso (didattico
e dilettevole in un caso, erudito nell’altro) e scelta di veicolo linguistico
(tedesco contro latino): la scelta di Thomasius si rileva in questo senso
vincente (Blackall 36 s.). Su modello dei periodici inglesi di Richard Steele e
Joseph Addison (Tatler, 1709 e Spectator, 1711), Johann Matheson fonda nel
1713 ad Amburgo il Vernüftler, primo esempio di “moralische
Wochenschrift”, genere periodico con impronta divulgativa e tono
moraleggiante di enorme successo (entro il 1750 escono circa 500 nuovi
titoli). La diffusione della rivista dipende dalla quantità di lettori che riesce ad
attrarre mediante scelta di argomenti vari, rispondenti a interessi disparati.
Massimo esemplare del genere è la Gartenlaube, celeberrima portavoce della
Weltanschauung borghese; fondata nel XVIII secolo, due volte rinnovata
(1853, Die deutsche Gartenlaube; 1938, Die neue Gartenlaube), la rivista ha
termine nel 1944 (Endermann 1923).

4. Situazione linguistica
Nell’oralità, la situazione si fa più complessa: al binomio dialetto (veicolo
comunicativo della popolazione rurale) – latino (lingua della cultura) si
aggiungono la varietà di tedesco colto modellato sullo scritto e i dialetti
urbani o Umgangssprachen. Nello scritto si profila nettamente un modello
standard, in quanto funzionari e scrittori delle varie zone della Germania,
anche provenienti da aree di dominio dello Ostoberdeutsch (il rivale più
tenace e prestigioso del tedesco centrorientale), si adeguano agli usi egemoni
e codificati. La lingua letteraria conforme agli usi normalizzati può scegliere,
soprattutto a livello di sintassi e lessico, fra diverse possibilità espressive, da
cui è possibile trarre un discorso sui diversi “stili”.

4.1. Oralità

4.1.1. Dialetto
La maggior parte della popolazione, analfabeta e ancorata a condizioni
di vita rurale, si esprime in vernacolo. L’oralità dialettale è documentata in
rari esempi letterari, in ragione di scelte stilistiche. Per es. nel romanzo di
Hans Jakob Christoph von Grimmelshausen, Der abenteuerliche
Simplicissimus Teutsch (1699), troviamo, introdotte da formule prosasistiche
in tedesco normalizzato, realistiche battute di dialogo tra personaggi di
popolani in dialetto francone orientale (nell’esempio riportato evidenziate in
corsivo e di seguito tradotte nello standard moderno):
Er sagte: “Bub, biß fleißig, loß die Schoff nit ze weit vunananger laffen, un spill
wacker uff der Sackpfeifa, daß der Wolf nit kom, und Schada dau, dan heyß a
solcher feyerboinigter Schelm un Dieb, der Menscha und Vieha frißt, un wan
dau awer farlässj bißt, so will eich dir da Buckel arauma.” Ich antwortet mit
gleicher Holdseligkeit: “Knano, sag mir aa, wey der Wolf seyhet? Eich huun
noch kan Wolf gesien.” “Ah dau grober Eselkopp, repliziert er hinwieder, dau
bleiwest dein Lewelang a Narr, geith meich wunner, was auß dir wera wird,
bißt schun su a grusser Dölpel, un waist noch neit, was der Wolf für a
feyerfeussiger Schelm iß’ (libro I, cap. II)
[...] Bub, sei fleißig, laß die Schaf nicht zu weit voneinander laufen, und spiel
wacker auf der Sackpfeife, daß der Wolf nicht kommt, und dir Schaden
[anrichtet], denn er ist (weil er heißt) ein solcher vierbeiniger Schelm und Dieb,
der Menschen und Vieh frißt, und wenn du aber fahrlässig bist, so will ich dir
den Buckel abräumen (verhauen). [...] Knan (Vater), sag mir aber, wie der
Wolf [aus]sieht? Ich habe noch keinen Wolf gesehen. Ah du grober Eselskopf,
repliziert er daraufhin (hinwider), du bleibst dein Leben lang ein Narr, es
nimmt mich wunder, was aus dir werden wird, bist schon so ein großer Tölpel,
und weißt noch nicht, was der Wolf für ein vierfüßiger Schelm ist.
Il dialetto, lingua delle classi inferiori, spesso non gode di prestigio
presso i letterati che, seguendo le direttive dei grammatici puristi, cercano di
evitare la contaminazione vernacolare. Viceversa il filosofo Leibniz
riconosce la forza espressiva degli idiomi regionali e propone di adottarne
settori non coperti dalla lingua erudita, come la terminologia propria delle arti
e dei mestieri.

4.1.2. Hochsprache
Nel corso della sua progressiva normalizzazione e codificazione, il
tedesco scritto normalizzato si diffonde come modello colto anche
nell’oralità, con i dovuti adattamenti richiesti dal mezzo diverso. La sua
divulgazione si sviluppa, per fasi successive, negli ambiti di predicazione,
lezione accademica e relazione scientifica, scuola e istruzione, palcoscenico e
teatro7 (Löffler 1968).

4.1.2.1. Predicazione
Nonostante la lingua liturgica sia il latino ancora nel XX secolo, la
predica si svolge nella lingua del popolo, per tradizione di origine medievale.
L’arte della predica, che con Lutero abbandona i paradigmi retorici e mira a
naturalezza e trasparenza comunicativa, in epoca barocca torna a ispirarsi alla
“eitele kunst”, producendo prediche costruite su schemi retorici per le classi
alti (Löffler 1970). Ad es. le prediche di Abraham a Sancta Clara (1644-
1709), massimo esponente dell’eloquenza religiosa barocca, offrono
un’immagine emblematica del mondo, traendo spunto da fatti di cronaca (la
peste del 1679, la minaccia turca su Vienna).

4.1.2.2. Università
Nel 1526 Paracelso è osteggiato ed espulso dalla sua università per aver
svolto lezione in lingua tedesca. Il debutto del tedesco nelle università è
rimandato a un secolo e mezzo dopo; a utilizzarlo per primi sono nel 1666-67
Kaspar Stieler, membro di accademia linguistica, e nel 1681 Christian
Thomasius, intellettuale di prestigio. Nonostante siano ancora casi isolati, il
loro esempio, pur dando scandalo, apre la via all’imporsi del tedesco nella
sfera dell’istruzione superiore, il che avviene decisamente e definitivamente
nel secolo successivo, con il successo della cultura illuminista.
Christian Wolff, divulgatore delle teorie di Leibniz, nella sua
Ausführliche Nachricht von seinen eigenen Schriften, die er in deutscher
Sprache von den verschiedenen Theilen der Welt=Weisheit heraus gegeben
(1773) spiega di essere favorevole all’introduzione del tedesco nelle aule
universitarie, affinché siano ben compresi e divulgati i contenuti didattici da
parte di un pubblico di studenti impreparato a seguire le lezioni in latino (in
Wolff 161 s.):
Denn es ist nicht zu leugnen, daß heute zu Tage viele auf Universitaeten
kommen, welche in der lateinischen Sprache es nicht so weit gebracht, daß sie
den lateinischen Vortrag verstehen können, und die wenigsten sind darinnen so
geübet, daß sie, was lateinisch vorgetragen wird, eben so wohl verstünden, als
wenn man es ihnen in ihrer Mutter=Sprache vorgetragen hätte. Da es nun in
Wissenschafften nicht auf die Worte, sondern auf die Sachen ankommet, und
man nicht darauf zu sehen hat, wenn man sie andern vortragen soll, daß sie
Worte ins Gedächtnis fassen, sondern daß man ihnen einen Begriff von der
Sache beybringe; so ist es nicht unbillig, sich in diesem Stücke nach der
Fähigkeit der Zuhörer zu richten.
Oltre che come lingua veicolare, il tedesco esordisce nelle università del
XVIII secolo anche come oggetto di disciplina retorica, per es. con Gottsched
a Lipsia, che insegna all’università cittadina negli anni 1725-1738, oltre a
farsi promotore della rifondazione dell’accademia linguistica locale (Löffler
1972).

4.1.2.3. Scuola
Sia le lezioni universitarie (Vorlesungen) sia le prediche, come anche i
testi per il teatro, sono generi testuali non ascrivibili a pieno diritto all’oralità,
in quanto letti ad alta voce sulla base di minute scritte8. Essenziale per la
diffusione del modello colto è il momento in cui le scuole iniziano a usare la
variante standard, quanto più scevra da influssi vernacolari, anche nella
pronuncia, ciò che avviene gradualmente e con grandi differenze.

4.1.2.4. Teatro
Significativo il ruolo del teatro non tanto per la diffusione della lingua
viva, trattandosi di copioni scritti, quanto per l’impulso dato alla
normalizzazione della pronuncia, difficilmente codificabile nel riferimento al
modello scritto. La gente di teatro, spesso ambulante di regione in regione,
deve farsi comprendere da tutti. Esempio di dizione è il tedesco colto parlato
al Nord.
I predicatori settentrionali, di madrelingua bassotedesca, articolano il
tedesco scritto, sentito come lingua straniera, con molta attenzione per le
singole lettere, non è dunque casuale che la prima variante di Hochsprache
orale, fedelmente modellata sullo scritto, si formi in area linguistica
niederdeutsch. Dai palcoscenici tedeschi, la dizione settentrionale si diffonde
ai pulpiti, nelle scuole, sui podi degli oratori pubblici (Löffler 1977).
4.1.3. Umgangssprachen
Le Umgangssprachen sono forme di comunicazione spontanea a metà tra
lo standard e i dialetti che si sviluppano nella nuova situazione sociale creata
dall’inurbamento.
Nelle città si trasferiscono a vivere individui di varia origine dialettale,
per lo più provenienti dalla stessa regione, che per comunicare utilizzano
forme poco marcate localmente del dialetto regionale. Il dialetto municipale è
parlato da rappresentanti del basso ceto urbano, operai, mercanti e artigiani e
appreso e utilizzato come lingua franca da coloro che sopraggiungono in
cerca di fortuna, contadini, braccianti impoveriti, vagabondi. Questa forma
“bassa” di Umgangssprache è contrapposta a quella “alta” delle classi istruite,
vicina allo standard colto e colorita regionalmente (Schildt 93). La variante
alta corrisponde grosso modo all’odierna accezione comune del termine
Umgangssprache quale lingua colloquiale, variante informale della
Hochsprache, soprattutto della Hochlautung (pronuncia standard), in altre
parole allo standard parlato con accento regionale (Löffler 1977).
Dalle città le forme livellate si propagano nelle zone limitrofe, come
testimonia il seguente brano introduttivo all’opera Kirchen- und Schulenstaat
des Fürstenthums Henneberg di J.M. Weinreich (1720) (in Mattheier 40):
Die Dörfer, welche nahe an den Städten liegen, [partezipieren] mehr von dem
Stadt-Dialecto als andere. [... der] Dialectus im Hennebergischen [ist] noch vor
40 Jahren gröber auch in den meisten Städten gewesen, als jetzo; [und ...] in
denen Städten, wo Fürst[er]l[iche] Residentzen, Regierungen, oder verbesserte
Schulen entweder gewesen sind, oder noch gefunden werden, [läßt] der grobe
Hennebergische Dialectus sich nicht, oder doch nicht vielmehr hören.

4.2. Lingua scritta (Hochsprache)


Gli usi conformi allo stile alto si definiscono nel processo di osmosi tra prassi
letteraria (scelte di letterati e uomini di scienza) e descrizione teorica (opere
normative), in quanto l’una funge da base descrittiva per i grammatici, l’altra
da strumento di consultazione per gli scrittori.

4.2.1. Stile barocco


Gli usi peculiari della lingua letteraria barocca sono riassunti nella
seguente serie: a) amplificazione (dilatazione o rafforzamento di un
concetto); b) figure retoriche (paragoni, metafore, allegorie); c) crescendo
(superlativi, metafore estreme, iperboli, accumuli); d) antitesi sintattiche e
strutturali; e) sperimentalismo linguistico (nuove formazioni lessicali, gusto
del neologismo) (Kaempfert 1815 s.).
Il modello sintattico barocco è tipicamente ipotattico e complesso,
poiché vige l’idea che il periodare involuto sia prova delle capacità inventive
del poeta. La costruzione artificiosa del periodare segue un disegno astratto,
con frasi secondarie incastonate l’una nell’altra secondo precise intenzioni di
simmetria, al cui interno si possono contare anche un centinaio di parole.
Un’organizzazione sintattica di tale complessità è segno di uno stile retorico,
descrittivo, adatto unicamente alla lettura. Si vedano a titolo esemplificativo
due frasi ricavate dal secondo libro della prima parte del romanzo
Großmüthiger Feldherr Arminius di Daniel Casper von Lohenstein (le scarse
frasi principali sono numerate in progressione, sottolineate le parentesi
verbali; i rapporti di dipendenza sintattica sono segnalati mediante ripetizione
e variazione della cifra che sigla la frase reggente; nel primo esempio il
corsivo rileva le parentesi nominali; nel secondo, la sottolineatura tratteggiata
serve a riunire una frase interrotta da secondaria):
[1] Über diesem Wasser-Gespräche ward die Mahlzeit vollendet/[1a] da sie
dann in einen über das gantze Gemach gehenden Saal empor stiegen/[1aI]
welcher mit allerhand Zierrathen ausgeputzt war/[1aII] und rings herumb über
den Thiergarten ein lustiges Aussehen auff die häuffig darinnen verschlossenen
und miteinander spielenden Thiere eröffnete; [1aII’] worunter viel von Natur
wilde Bären/Wolfe/Luchsen/entweder durch Gewohnheit gezähmt/oder ihnen
ihre zur Verletzung dienende Waffen benommen waren.
[1] Diß Gebäue liesse sich auch wol bey Rom sehen/[2] und auff unsere
heutige Mahlzeit hätten wir auch den Römischen Bürgermeister Lucullus/ja
den lüsternen Gauckler Esopus zu Gaste bitten können. [3a] Denn haben wir
gleich nicht von Indianischen Papegouen das Gehirne/keine Egyptische
Phönicopter Zungen/aus dem rothen Meere die Scarus-Lebern/aus dem
Britannischen die Austern/vom Flusse Phasis die Phasanen/und Vögel/die
reden können/gespeiset/oder in einer Schüssel/ja in einem Löffel eines gantzen
Landes jährliche Einkunften verschlungen; [3] so hat man uns doch solch
wolgeschmackes Wildpret und Geflügel auffgesetzt/[3bI] welches Africa/die
Mutter der Ungeheuer/nicht der Köstligkeiten/mit allen seinen seltzamen
Thieren nicht zu liefern gewust hätte/[3bII] und uns besser geschmeckt/als
jenen Verschwendern ihre unzeitige Gerichte/[3bII′] welche an sich selbst
weder Geruch noch Geschmack haben/ [3bII″] und nur deßwegen/[3bII″A] daß
sie kostbar und seltzam sind/verlanget werden.
La retoricità dello stile è evidente nella quasi totalità dei generi letterari
d’epoca barocca, anche nello stile epistolare, complimentoso e infiocchettato.
I documenti ufficiali testimoniano nondimeno la predilezione per l’ipotassi;
in casi estremi, i rapporti di dipendenza tra le parti del discorso sono
difficilmente riconoscibili. L’esempio che segue (in Blackall 132) è un brano
di missiva inviata il 22 ottobre 1631 dalla sede amministrativa di Hessen-
Darmstadt a quella sassone:
Weil nun das elend hin und wider reichs unaussprechlich gros, auch leider die
kriegsnoth dem durchleuchtigen, hochgebornen, unserem gnedigen fürsten und
herren, landgraf Georgen zu Hessen theils in, theils nechst an dero
fürstenthumb und landen ist, auch dessen continuirung seine fürstl.gn. auch
dero herzliebste frau gemahlin, fürstliche kinder und ganzer stat unschuldiger
weis ganz unverwinnlichen, nimmer verschmerzlichen schaden und wohl gar
den eußersten undergang (welches doch die gütigkeit des allgewaltigen gottes
väterlich abwenden und verhüten wolle) herzbekümmerlich empfangen und
erleiden möchten, so haben dieselbe umb solcher ihrer eigenen hohen
angelegenheit, meistentheils aber umb des publici willen nicht umbgehen
sollen, mit dem hochwürdigsten unserm genedigsten churfürsten und herren zu
Maintz aus denen dingen weiter zu communiciren und mit dessen churfürst.gn.
sich zu bereden, ob den ganz und gar kein einig weiter mittel zu widerstiftung
friedens und ruh zu excogitiren, oder ob man eben alles miteinander vollends
in die allereußerste stürzung gleichsamb zu sehend und stillschweigend ohn
anlegung einiger fernern hand gerathen lassen müßte.
La pateticità dello stile barocco è in un certo senso ereditata dalla
letteratura pietistica protestante (confessioni, canti religiosi, testi di oratori di
Bach), in cui risalta la relativa predominanza di verbi. L’esempio che segue,
tratto dallo Herrnhuter Gesangbuch di Nikolaus Ludwig Graf von Zinzendorf
(1735), presenta, nella brevissima estensione testuale, ben 11 forme verbali
coniugate (sottolineate):
Wie geht dirs? O, es geht nicht gut, ich liege hier in meinem blut! Da spricht
der Seelenfreund: Mein sohn, nim hin die absolution, und sieh mich an /und
glaub’, und stehe auf, und freue dich, und zieh dich an, und lauf (Anhang, 973,
21).

4.2.2. Stile illuminista


Verso la fine del secolo XVII il successo del romanzo, genere di
tradizione popolare in prosa e in tedesco, segna il tramonto della produzione
barocca, di impronta retorica e in versi. Nel Settecento hanno successo, oltre
al romanzo, drammi in prosa e generi paraletterari come la prosa filosofica e
pietistica, la letteratura didattica delle riviste moraleggianti. Secondo i nuovi
principi illuministi la lingua, veicolo di accesso al testo, deve essere
pienamente chiara e comprensibile. Gottsched polemizza in particolare con la
carente coordinazione logica del “Kanzleistilus”, reo a suo parere di
connettere pensieri, ciascuno dei quali dovrebbe, per esigenze di chiarezza,
costituire frase autonoma (Blackall 134). Con la ricerca di trasparenza e
comprensibilità universale, si supera quell’invalicabile divario tra scritto e
orale proprio del Seicento.
Un primo indizio del nuovo orientamento di stile è il romanzo
eroicogalante di Heinrich Anselm von Ziegler und Kliphausen Die asiatische
Banise (1689), storia d’amore e d’avventura che si svolge con una
stringatezza atipica per il genere: il romanzo ha un enorme successo (10
edizioni fino al 1766).
Esempio di stile naturale e razionale è colto nell’opera di Christian
Fürchtegott Gellert, Das Leben der schwedischen Gräfin G*** (1747),
romanzo psicologico di impronta illuminista, influssi pietistici e tendenza
moraleggiante, ispirato al successo del romanzo di Samuel Richardson
Pamela (1740-42). Nel brano sotto riportato le frasi sono brevi, la struttura
sintattica, prevalentemente paratattica, sembra adattarsi al ritmo del parlato:
Wir waren kaum einige Monate in dem Haag, so lief ein Schiff aus Rußland
mit Waren für unsern Andreas ein. Er bat uns, daß wir mit an Bord gehen und
die Ladung ansehen möchten. Wir ließen uns diesen Vorschlag gefallen und
fuhren dem ankommenden Schiffe etwan eine halbe Stunde auf der See
entgegen. Nunmehr komme ich auf einen Period aus meinem Leben, der alles
übertrifft, was ich bisher gesagt habe.
Il periodo che segue mostra un’articolazione sintattica più complessa,
peraltro non fine a se stessa, ma segno del tentativo di far corrispondere la
modalità espressiva al contenuto della dichiarazione; il ritmo del discorso ha
difficoltà a fluire, come l’io che parla ha difficoltà a dichiarare quanto ha da
dire, la costruzione sintattica complessa è “naturale”:
Ich muß mir Gewalt antun, indem ich ihn beschreibe, so sehr weigert sich mein
Herz, die Vorstellung einer Begebenheit in sich zu erneuern, die ihm so viel
gekostet hat.

Si noti infine, nell’ultimo esempio di tendenza ipotattica, l’architettura


“razionale” del periodo, con rapporti di dipendenza che evolvono linearmente
(qui segnalati da numerazione progressiva):
Ich weiß [1], daß es eine von den Haupttugenden einer guten Art zu erzählen
ist [2], wenn man so erzählt [3], daß die Leser nicht die Sache zu lesen [4a],
sondern selbst zu sehen [4b] glauben [4], und durch eine abgenötigte
Empfindung sich unvermerkt an die Stelle der Person setzen [4'], welcher die
Sache begegnet ist [5].

Nelle scienze, soprattutto in ambito di studi filosofici, gli illuministi


optano decisamente per il tedesco, abbandonando il latino, per esigenze di
chiarezza espressiva e comunicazione universale. Tali principi si palesano
anche nello stile, nitido e preciso. La terminologia utilizzata è spesso inedita e
conforme alla speculazione filosofica; molte parole, introdotte con le dovute
definizioni in ambito specialistico, diventano patrimonio comune del tedesco
(es. Grund e Ursache, lessemi introdotti da Christian Wolff come equivalenti
del fr. raison e del lat. causa)9. La costruzione del periodo è lineare e
argomentativa, in contrasto con il complesso e virtuosistico stile barocco e
adatta al genere divulgativo. Nell’esempio seguente (tratto dalla Zeitungfür
Städte, Flecken und Dörfer insonderheit für die lieben Landleute alt und
jung, Wolfenbüttel, 25. November 1786), le frasi sono brevi, le subordinate
scarse e necessarie all’argomentazione, le parentesi verbali di ampiezza
ridotta, la punteggiatura segue ancora criteri ritmici (Polenz 2: 280):
Meine lieben Freunde! wir lesen manchmal die Zeitung, und es gefällt uns
vieles, was wir darin lesen. Man hört und sieht denn doch, wie es in der Welt
hergeht, da giebt es Gutes und Böses durch einander. Dies Lesen und Wissen
hat sein Angenehmes, auch sein Nützliches, und macht klug. Deswegen gefällt
mir unser Nachbar Heinrich, der lieset die Zeitungen, wo er ausspannt, und
kann mitsprechen, und ist kein dummer Mann. Wie oft lernt man auch was aus
den Zeitungen, das man wieder brauchen kann in der Haushaltung, beym
Ackerbau, beym Viehe, in Küche und Keller oder sonsten, davon man reinen
Profit hat. Darum wäre es immer gut, wenn wir die Zeitungen nur öftrer läsen.
Aber das ist denn auch oft verzweifelt schwer. Die Zeitungen sind so groß, so
weitläufig, oft ganze Bogen lang, da vergeht einem die Geduld, und unser einer
hat mehr zu thun, als Zeitungen zu lesen: Und hat man denn erst einmahl
angefangen, so will man doch das Ende gern wissen, und das erfordert Zeit; ich
weiß, wie mirs selbst gehet.

5. Sistema linguistico

5.1. Sintassi
Nel XVII e del XVIII secolo si fissano nella consuetudine di scrittura
caratteristiche utili alla strutturazione logico-formale dei testi, prassi che
nasce dalle esigenze di chiarezza avvertite soprattutto nell’ambito
dell’amministrazione e delle scienze. Ciò si traduce essenzialmente
nell’assegnare posizione fissa alle parti del discorso all’interno della frase.
Soprattutto il verbo assume collocazione stabile, diversa (seconda
posizione o posizione finale) a seconda del tipo di frase (principale o
secondaria).
Le parole singole non sono più poste in semplice sequenza additiva e
perdono autonomia funzionale, che è viceversa acquisita dal gruppo di parole
o sintagma.
Il sintagma nominale e il sintagma verbale si differenziano
strutturalmente: nel sintagma nominale, l’aggettivo è delineato e anteposto al
nome; nel sintagma verbale, aggettivo e avverbio non sono flessi e posti di
seguito o a distanza dal verbo.
Oltre che dalla diversa posizione del verbo coniugato, la diversa
tipologia di frasi è marcata da altre tendenze: a) la preferenza data alle
secondarie introdotte da congiunzioni rispetto al tipo non introdotte da
congiunzioni; b) l’uso coerente di congiunzioni diverse e di significato
funzionalmente univoco nelle principali e nelle secondarie; c) l’uso –
esclusivo delle dipendenti – di forme non coniugate del verbo (infiniti;
participi); d) alcune caratteristiche distintive delle principali, come la
concordanza di numero tra soggetto e verbo finito10 e l’esclusione della
doppia negazione, su modello latino e in base al principio logico che due
negazioni affermano11 (Polenz 2: 240 s.).
Conseguenze visibili dell’aumento di complessità nella strutturazione
sintattica sono nella composizione grafica del testo (capoversi, paragrafi,
titoli, caratteri tipografici, interpunzione sintattica).

5.2. Morfologia
Gli sviluppi della flessione, in epoca protomoderna e precedente alla
Riforma, sono relativamente avanzati; ad es. al Sud l’apocope e sincope della
- e- nei morfemi di flessione e la scomparsa del preterito sono tendenze
affermate e propagate anche allo Ostmitteldeutsch.
In controtendenza rispetto ai naturali sviluppi dell’oralità, scrittori,
stampatori e grammatici seicenteschi si preoccupano di ristabilire, nello
scritto, morfemi di flessione in disuso, come la - e finale distintiva del
numero nei sostantivi. Ciò determina una battuta d’arresto nelle naturali
tendenze di sviluppo del tedesco in lingua analitica (sviluppi anzi in parte
azzerati) e provoca il tramandarsi nel tedesco contemporaneo di antiquati
tratti strutturali di lingua flessiva.
Il rapporto tra caso e flessione è essenziale per i primi grammatici,
ispirati al modello flessivo delle lingue latina e greca; alcuni di loro
intenderebbero addirittura mantenere o ripristinare il vocativo e l’ablativo. Il
principio filologico di conservazione e restaurazione è palese nei testi poetici,
religiosi e di carattere celebrativo, ad es. nella restituzione delle vocali piene
nelle sillabe di flessione, ancora attuale nel tardo Ottocento (gehet, geführet,
im Thale, zum Wohle, im ganzen Lande) (Polenz 2: 252 s.).
Il ripristino della finale -e nel plurale serve anche il tentativo di
uniformare la tecnica di formazione del plurale dei nomi, che si consolida
infatti in tal forgia nell’89% dei casi, nonostante i resti di tecniche allomorfe
che si trasmettono nel panorama di possibilità dello standard attuale, come
riassunto nella seguente tabella:
Analogo processo di consolidamento ha la formazione del plurale in -en
nei sostantivi femminili, regola valida nel 73% dei casi.
Alcune parole sfuggono al processo di unificazione, mantenendo nello
standard contemporaneo doppia possibilità di plurale, a volte con variazione
semantica (es. Worte/Wörter; Lichte/Lichter; Tuche/Tücher): la finale in -er è
caratteristica dello Oberdeutsch, come pure il plurale in Umlaut, documentato
nei testi letterari fino al XVII-XVIII secolo (es. Ärme, Nämen, Journäle,
Romäne).
Non ancora completamente unificato è anche il genere dei nomi, così che
alla fine del XVIII secolo sono testimoniate ad es. le seguenti forme:
der/die/das Gift; der/die Pacht; der/die Periode; der/das Ungestüm.
La flessione pronominale, ricca di varianti, è regolamentata e articolata
con una quantità di forme (es. ihnen, deren, wessen), alcune delle quali non
sopravvivono nello standard odierno (es. derer Gelehrten, denen Leuten, dero
Ankunft, ihro Erlaubniß) (Polenz 2: 257 s.).
La flessione dell’aggettivo trova a sua volta regolamentazione
nell’ambito della sua emergente funzione attributiva, che si profila rispetto
alle forme avverbiali invariabili e in dipendenza di fattori quali: a) il
consolidamento dell’uso di particolari desinenze a seconda della posizione
morfosintattica; es. nom. sing. neutro: -e dopo articolo determinativo (tipo
das gute Kind); -es dopo articolo indeterminativo e in assenza di articolo
(tipo [ein] gutes Kind); b) la parziale funzione distintiva di genere e caso
assunta all’interno del sintagma nominale; c) la cosiddetta “monoflessione”,
in base a cui il tratto morfosintattico internamente al sintagma è
contrassegnato una sola volta, per es. nell’articolo, dunque non nell’aggettivo
(eccezioni sono ancora comuni nel XVII e ancora nel XVIII secolo, con
esempi di forme non flesse, es. ein fürchterlich Ding o poliflesse, es. diesem
erzähltem Rathe) (ib.).
La flessione del verbo si consolida in sviluppi preesistenti, la
regolamentazione dei quali offre spesso motivo di discussione tra i
grammatici12: a) funzionalità della flessione come contrassegno temporale; b)
livellamento delle varianti vocaliche in sillaba radicale, soprattutto nel
preterito dei verbi forti (es. fand, funden → fanden); c) livellamento delle
finali nelle forme di plurale indicativo (en, -et, ent → en, -et, en); d) perdita
di marcatura del congiuntivo preterito, non più distinguibile in senso
temporale dall’altro congiuntivo – pertanto i due congiuntivi sono denominati
semplicemente in successione (Konjuktiv I e II); le differenze nell’alternanza
di forme (es. nehme/nähme; heiße/hieße) sono unicamente modali, ad es. si
sceglie il Konjuktiv II se il Konjuktiv I non è più riconoscibile formalmente,
per coincidenza con forme dell’indicativo; e) fissazione del prefisso ge-per il
participio passato; f) demolizione del sistema di flessione forte, dipendente da
vari fattori: i) il disuso lessicale di verbi forti; ii) il passaggio di verbi forti
alla flessione debole; iii) la comparsa di nuovi verbi deboli. Il tedesco di oggi
coniuga il 95% dei suoi verbi secondo il modello debole, che si può
considerare flessione “regolare”, di fronte all’“eccezione” del verbo forte; g)
formazione del congiuntivo con forme perifrastiche rette da verbi modali.
In assoluto, nel tedesco moderno si sviluppa sensibilmente, sia in
frequenza sia in varietà, la tipologia d’uso di sintagmi verbali articolati
(Verbgefüge), equivalenti morfosintattici della flessione. Verbgefüge a due,
tre, anche quattro componenti (es. wird getan werden müssen) coprono le
esigenze espressive di contenuti complessi.
In particolare, si consolida l’uso del passivo nel sistema dei tempi, si
impone il futuro con werden su altre possibilità (sollen, wollen, müssen), il
perfetto e il piuccheperfetto con haben e sein si afferma nello standard
soprattutto nei confronti di usi oberdeutsch (Perfekt al posto di Präteritum;
Perfekt con sein per stehen, sitzen, liegen; piuccherperfetto del tipo habe
geschrieben gehabt). Resta confinato a uso regionale, documentato in testi
popolari e ancora oggi attuale in Austria, la forma composta con tun (tut
nehmen invece di nimmt), semanticamente non ben definita.
Analogo sviluppo in quantità e diffusione hanno i Funktionsverbgefüge,
verbi che nominalizzano la funzione predicativa (es. in Acht nehmen;
Bestätigung finden; in Bewegung halten), particolarmente diffusi nella
letteratura di divulgazione scientifica (Polenz 2: 264).

5.3. Lessico e formazione di parola


Nel processo di codificazione formale della lingua tedesca, il lessico rimane
questione irrisolta. Sistema aperto e particolarmente soggetto a mutazioni, il
lessico è difficilmente articolabile in rigido sistema prescrittivo di norme di
correttezza, ogni criterio proposto è opinabile.
Gli illuministi si servono di un metro di giudizio tipico del loro pensiero,
formulando valutazioni sulle scelte lessicali in base a criteri di razionalità,
chiarezza, illuminismo: la parola è corretta se “vernünftig, klar, aufgeklärt”. I
grammatici giudicano “hochdeusch” il patrimonio lessicale documentato
nella letteratura d’autore (non sempre aggiornato e rispondente alle esigenze
espressive della comunicazione quotidiana).
Mentre si esplicano vani sforzi normativi, il vocabolario tedesco si
espande mediante varie tecniche di acquisizione lessicale.
Un ricco filone è costituito dai prestiti dalle lingue straniere, in
particolare per la terminologia settoriale. Il tedesco si avvale delle lingue
classiche soprattutto per il linguaggio scientifico e del diritto e
amministrazione (es. Hypothese, Kategorie, Programm, Schema; Analogie,
Empirie, Illusion, Typ, paradox, relativ, subjektiv, Chemie, Energie,
Vegetation, Organ; Kommissar, Archivar, Garantie, Klausel, Kontrakt,
Privileg, konfrontieren, konsultieren, Akte, Dokumente, Formular, Inventar,
Konferenz), dell’italiano per la cultura musicale (es. Cembalo, Fagott,
Violine, Allegro, Andante, Stakkato, Vivace, Lento), del francese per la vita di
società, sfera militare inclusa (es. Ouverture, Badinerie, Menuett; Armee,
Bajonett, Bataillon, Offizier, Leutnant; Monsieur, Madame, Baron, Comtesse,
Ball, Ballett, Maskerade, Promenade, Bouillon, Gelée, Kompott, Konfiture,
Kotelett, Ragout, Friseur, Garderobe, Kostüm, Parfum, Pomade, frisieren,
parfümieren, Balkon, Buffet, Etage, Fassade, Korridor, Terrasse) (Wolff
148).
Altri termini tecnici, soprattutto di ambito filosofico e scientifico, sono
neologismi, come gli esempi che seguono (introdotti da Christian Wolff):
Aufmerksamkeit, Bedeutung, Begriff, Beweggrund, Bewußtsein, Vorstellung,
Brennpunkt, Gleichung, Oberfläche, Schwerpunkt, Berührungspunkt,
Spielraum.
Altre parole, già patrimonio del tedesco, cambiano significato e
assumono valore programmatico in seno al dibattito culturale del XVIII
secolo, come nel caso dei concetti chiave del pensiero illuminista: Bildung,
Denk-freiheit, Humanität, Menschenliebe, Menschlichkeit, Toleranz,
Weltbürger, Ideal, Kultur. Analogamente, in seno al movimento dello Sturm
und Drang acquisiscono significato particolare parole come Genie, Kraft,
Original, schöpferisch.
Una notevole quantità di nuove acquisizioni si ha grazie a processi di
formazione di parola. Lo sperimentalismo barocco e l’esigenza di precisione
dell’illuminismo collaborano entrambi allo sviluppo del tedesco come
Wortbildungssprache.
A confronto con altre lingue, il tedesco tende a nominare le cose con
eccessiva precisione, mediante esplicazione del nesso contestuale. Ciò è
esemplificato nella tabella che segue, in cui è posta a confronto la
terminologia linguistica in più lingue (se ne ricava anche la preferenza del
tedesco per la costituzione di campi semantici omogenei) (Polenz 2: 281):

Tecnica molto sfruttata13 è la composizione per accostamento di


segmenti nominali, uniti nella grafia secondo varie possibilità: a) parole poste
in sequenza ininterrotta (es. Blasebalckmacher); b) parole poste in sequenza
con l’iniziale della base in carattere maiuscolo (es. BlasebalckErfinder); c)
parole unite da trattino (es. Mutter-Sprache); d) parole unite da doppio
trattino (es. Calender = Macher); le grammatiche del Settecento consigliano
la scrittura in sequenza ininterrotta, uso che diventa norma (in parte rivista
dalla recente riforma ortografica).

5.4. Ortografia
La corrispondenza convenzionale tra fonema e grafema, da Schottel definita
“Rechtschreibung” nel 1571, è un problema linguistico che si fa pressante
nell’opinione pubblica della borghesia colta non prima della metà del 1700.
L’ortografia dell’epoca del Settecento è incoerente, dipendente da fattori
regionali, locali, istituzionali, privati. Un secolo dopo gli usi sono pressoché
normalizzati, in seguito al realizzarsi di varie tendenze: a) riduzione delle
varianti (es. atm. <iu>, <öu> → atpmd. <ew/euw/äu/öe/eü/eüw/äw/öw/ö uw>
→ atmd. <eu/äu>); b) adegua-mento agli usi del tedesco settentrionale e
centrorientale da parte del Sud; c) scrittura maiuscola dei sostantivi,
fenomeno che si espande a onde concentriche a partire dal Medioevo, epoca
in cui emerge su esempio latino. Come si è visto, a partire dal XVI secolo la
maiuscola è usata per la lettera iniziale delle frasi e per i nomi propri e poi per
i nomi in generale, in quanto parti del discorso particolarmente significative;
la tendenza si accentua, motivata dalla volontà di rendere più agevole la
lettura e più immediata la comprensione del testo; d) nuovo impulso all’uso
regolare di una punteggiatura, non più ispirata a principi retorici, ritmici e
recitativi, bensì a una logica grammaticale e sintattica, che stabilisce per es. la
presenza della virgola prima delle secondarie o del punto e virgola tra frasi
principali (Polenz 2: 245).
Tra i primi esempi di opere normative di Rechtschreibung è lo
Hochdeutscher Helikon (1640-49) di Philipp von Zesen, che propone criteri
di semplificazione ortografica (per es. <f> per <ph>; <t> per <th>) e regole
ortografiche ispirate a principi etimologici e fonetici. Tentativi successivi di
codificare una norma ortografica sono la Anweisung zur deutschen
Orthographie di Hieronymus Freyer (1722) e la Vollständige Anweisung zur
deutschen Orthographie di Adelung (1788).

5.5. Ortoepia
Alla fine del XVIII secolo non esistono le condizioni perché si propaghi una
norma di pronuncia comune della lingua letteraria su tutto il territorio
tedesco.
Le grammatiche che inseriscono sezioni dedicate alla fonetica spesso
prendono a modello gli usi di Meissen. In seguito influiscono nel processo di
formazione di una normativa per la pronuncia hochdeutsch altre aree
linguistiche, soprattutto settentrionali, in quanto è al Nord, in area linguistica
niederdeutsch, che si forma la prima possibilità di “Hochlautung”, variante
orale della Hochsprache, nel tentativo di far coincidere l’articolazione dei
suoni con lo scritto (Löffler 1977).
ALTO TEDESCO MODERNO II / JÜNGERES
NEUHOCHDEUTSCH

1. Introduzione
La seconda fase dell’Alto tedesco moderno comprende il periodo 1800-1945.
Il 1800 segna l’inizio di un’epoca dai tratti politici, sociali e culturali marcati
dai recenti eventi europei; in particolare, dal punto di vista storico-letterario,
matura a cavallo tra i due secoli la stagione dei “classici”1. Il 1945
corrisponde alla fine della seconda guerra mondiale; nell’epoca successiva si
realizzano fattori di sviluppo e trasformazione della struttura sociale di
portata tale da procurare modifiche sostanziali alla situazione linguistica.
Il periodo 1800-1945 è caratterizzato in sintesi dalla divulgazione della
lingua letteraria a standard comunicativo per la maggioranza della
popolazione tedesca2.
Alla fine del XVIII secolo la lingua colta non si è ancora imposta nella
comunità linguistica. Lo Hochdeutsch esiste come modello letterario fondato
sulla fortuna dei grammatici dell’Illuminismo e il carattere esemplare dei
classici; esiste inoltre nella popolazione come realtà “mentale”, in quanto
norma di “richtiges, gutes und schönes Deutsch” (Mattheier 1951). A usarla è
un gruppo sociale molto ristretto di borghesi colti, ed esclusivamente come
lingua scritta e in generi testuali alti, di stile letterario e d’uso ufficiale. Nel
corso del secolo la Hochsprache si afferma a largo raggio: nella scuola, come
materia e veicolo di insegnamento, nella chiesa e nei vari settori della vita
pubblica: amministrazione, parlamento, associazioni.
Nei processi di trasformazione del modello di prestigio, a partire dalla
seconda metà del secolo si indebolisce il ruolo guida della letteratura d’autore
e arrivano a contare di più altre forme di lingua scritta, come la produzione
saggistica e la stampa. Influsso incisivo proviene inoltre dal parlato; la lingua
della cerchia intellettuale borghese si democratizza e arricchisce, per es. nel
contatto con la lingua del dibattito pubblico, cui partecipano anche i
movimenti operai. Conformemente la codificazione, pur basandosi ancora
prevalentemente sulla tradizione della lingua letteraria, inizia a tenere
presenti altre aree d’uso. A partire dalla fine del XIX secolo, l’insufficienza
della letteratura come base normativa e la necessità di allargare la piattaforma
funzionale e sociale della codificazione sono punti fermi degli studi
linguistici (Semenjuk 1760).
La peculiarità dell’epoca compresa tra il 1800 e il 1945 si rinviene sulla
base di fattori di ordine storico, sociale e culturale, oltre che interni alla
lingua. Tra i fattori extralinguistici sono da annoverare il nuovo assetto
politico e sociale (sorgere della coscienza nazionale; unificazione nazionale;
militarismo e nazionalismo del Secondo Reich; fascismo e razzismo del
Terzo Reich) e le nuove forme di cultura e di massificazione della cultura
(giornali, radio, propaganda politica). Tra i fattori linguistici: divulgazione
dello standard a livello nazionale (alfabetizzazione di massa); diglossia
standard/dialetto; sviluppo dei linguaggi settoriali; utilizzo della lingua come
veicolo di propaganda ideologica (Sprache des Nazionalsozialismus);
sviluppo delle Umgangssprachen; promozione e controllo statale sulla
codificazione ortografica (manuale Duden), ortoepica (manuale Siebs),
lessicale (fondazione dello Allgemeiner Deutscher Sprachverein per la
germanizzazione dei prestiti).

2. La Germania tra Otto e Novecento


I principali fenomeni storici e sociali che contribuiscono alla trasformazione
della realtà linguistica del XIX secolo sono il sentimento della nazione che si
fa strada con le guerre di indipendenza (1805-15) e trova una forma di
attualizzazione con la fondazione del Secondo Reich (1871); la rivoluzione
industriale resa possibile dal progresso tecnico-scientifico e la conseguente
ristrutturazione della gerarchia sociale.

2.1. Coscienza nazionale, nazionalismo, degenerazione del


nazionalismo
All’inizio del XIX secolo la Germania è sotto il controllo napoleonico; gli
stati territoriali sono ridistribuiti e assembrati (112 piccoli territori perdono
sovranità) conformemente ai piani dell’imperatore dei Francesi volti a creare
potenze di media grandezza, in grado di contrastare l’Austria. I principi
avvantaggiati territorialmente sono di fatto vassalli di Napoleone. Nel 1806,
con la rinuncia di Francesco II alla corona imperiale, lo Heiliges Römisches
Reich Deutscher Nation, l’Impero tedesco di tradizione millenaria, cessa
ufficialmente di esistere.
Nello stesso anno si pongono le basi del moderno stato nazionale con la
Confederazione del Reno (Rheinischer Bund), sotto la cui egida 16 stati
superano l’atteggiamento particolarista e inaugurano strutture amministrative
su modello francese. Le prime forme di costituzione prevedono un’efficiente
burocrazia centrale, libertà di professione, lavoro e culto, parità fiscale e
giuridica e il controllo statale su culto e istruzione.
Il primo quindicennio del 1800 rappresenta per la Germania un periodo
di profonde trasformazioni non solo politiche, ma anche culturali e sociali. La
classe borghese si fa sensibile nei confronti dei principi di libertà e
uguaglianza propugnati dalla rivoluzione francese e assertrice del principio di
libertà dall’oppressione straniera3. Alti funzionari dello stato prussiano,
primo fra tutti il giurista Karl von Stein (1757-1831) levano voce critica
verso il sistema assolutista, auspicando la modifica pacifica del sistema in
senso democratico tramite “rivoluzione dall’alto” e la fondazione di uno stato
costituzionale che garantisca libertà e istruzione, trasformando i sudditi in
cittadini responsabili. La Prussia, in cui è attiva una classe dirigente
particolarmente ricettiva ai principi di politica riformista4, è polo di
riferimento del pensiero democratico e nazionalpatriottico.
Tav. 20 - La Germania net 1815.

Sconfitto Napoleone, la Dieta federale dei principi instaura una politica


di restaurazione, i ceti dominanti respingono e reprimono, anche con la forza,
le idee liberali; le famigerate decisioni di Karlsbad (1819) portano
all’istituzione di un controllo di polizia sul movimento nazionale, con
limitazione della libertà di stampa e di opinione. Il nuovo clima conservatore
e di tarpato sviluppo delle strutture democratiche porta a maturazione spinte
rivoluzionarie condotte dalla borghesia in nome della libertà politica e
dell’unità nazionale (1830-31 e 1848).
Il primo passo verso l’unione politica nazionale si compie con la
Fondazione dell’unione doganale (Deutscher Zollverein, 1834) presieduta
dalla Prussia. Nel 1847 Federico Gugliemo IV di Prussia favorisce la
convocazione di una rappresentanza permanente di Stati nella Dieta Unita,
che prepara i tentativi di unificazione tedesca dell’Assemblea Nazionale
Costituente. L’Assemblea, aperta nella Chiesa di San Paolo di Francoforte il
10 maggio 1848, elabora un progetto di Stato federale appoggiato alla corona,
che è offerta al re di Prussia Federico Guglielmo, il quale rifiuta con sprezzo
di ottenere la dignità imperiale da “salumai e bottegai”. Contempo-
raneamente falliscono anche le insurrezioni popolari in Austria-Ungheria
(1848-49) motivate da richieste di diritti sociali e autonomie politiche e
represse da amministrazione ed esercito fedeli agli Asburgo.
Al fallimento della rivoluzione liberale del 1848 sopravvive
l’aspirazione unitaria, che trova realizzazione con la fondazione del Reich,
culmine dell’azione politica del primo ministro prussiano Otto von Bismarck,
il quale, nominato nel 1862, mette in atto la sua “Realpolitik” finalizzata a
rendere alla Prussia, anche a costo di guerre, posizione egemonica nella
Confederazione Germanica (Deutscher Bund). Lo scopo è raggiunto allorché,
al termine di guerre vittoriose contro l’Austria (1866) e la Francia (1870-71),
Bismarck sfrutta l’entusiasmo generale per convocare i principi tedeschi nella
Sala degli Specchi a Versailles (18 gennaio 1871), dove il re di Prussia
Guglielmo I è proclamato imperatore di Germania. L’unità si realizza dunque
con un processo politico “dall’alto”.
Tav. 21 - Il Reich tedesco (1871).

Il Secondo Reich Tedesco è una confederazione di 25 Stati sotto


l’egemonia prussiana. Dallo stato egemone il Reich eredita il militarismo,
mediato nel corso del cancellierato di Bismarck (1871-90): la carica di
cancelliere, che è anche primo ministro della Prussia, prevede funzioni di
presidente del Consiglio Federale o Bundesrat e di capo della burocrazia
imperiale e resa di responsabilità solo di fronte all’Imperatore.
In seguito al licenziamento di Bismarck, il giovane imperatore
Guglielmo II rivendica alla Germania “un posto al sole” e inaugura un
programma di espansione coloniale mirante a fare della Germania una
potenza mondiale.
La coscienza nazionale dei tedeschi, già degenerata in nazionalismo
intorno al 1840, allorché rivendicazioni territoriali della Francia provocano
una reazione a catena di proteste patriottiche in tutta la Germania (risale
all’epoca la composizione dell’inno Deutschland über alles), in epoca
guglielmina si radicalizza in senso militarista, sciovinista e pangermanico.
Gli esiti sono nefasti: la catastrofe della Prima Guerra Mondiale non
modifica, anzi esaspera impulsi revanscisti e razzisti contenuti soprattutto
nella pubblicistica tedesca della seconda metà dell’Ottocento.
Trasformate in dottrina politica, tesi sulla superiorità dell’uomo nordico
e sulla missione della razza nordica tesa alla conquista di “spazi vitali” in un
mondo “epurato” dalla “plutocrazia” ebraica, entrano esplicitamente a far
parte del programma elettorale della Nazionalsozialistische Deutsche
Arbeiter-partei: il partito fondato da Adolf Hitler (1919) sale al potere nel
1933. Il successo è ottenuto sfruttando i diritti democratici conquistati dal
popolo (le elezioni democratiche indette in ottemperanza alla Costituzione
repubblicana, votata a Weimar e resa esecutiva l’11 agosto 1919); il latente
fanatismo delle masse è alimentato dal riferimento al grande passato
nazionale e mediante azione di propaganda eversiva; l’organizzazione e
promozione di atti violenti a opera di formazioni paramilitari (SA, SS)
destabilizzano e delegittimano il governo democratico.
Con la nomina a cancelliere di Hitler (30 gennaio 1933), per la Germania
ha fine la breve pausa democratica della fragile e impopolare Repubblica di
Weimar e ha inizio lo sciagurato cammino verso la dittatura (le “leggi per la
difesa del popolo tedesco” promulgate dopo l’incendio doloso del Reichstag
del 27 febbraio 1933 sospendono i diritti politici sanciti dalla Costituzione; la
“legge sui pieni poteri” del 21 marzo 1933 esautora il Parlamento; la “legge
provvisoria per il coordinamento dei Länder al Reich” scioglie i parlamenti
regionali; il 2 agosto 1934, alla morte del presidente Hindenburg, Hitler si
proclama presidente del Reich) e la seconda disfatta militare del secolo, con
tragiche ripercussioni sulla popolazione inerme delle scelte criminali del
Führer, del suo entourage e dei conniventi del regime.

2.2. Società industriale


La struttura sociale nell’Ottocento muta per effetto di fattori determinanti e
tra loro correlati: la rivoluzione industriale, l’aumento e la mobilità della
popolazione (facilitata dallo sviluppo del sistema dei trasporti5),
l’inurbamento.
Lo sviluppo industriale accelera il declino già in corso dell’economia
rurale e artigiana, con progressivo abbandono delle campagne e dei piccoli
centri, e sviluppo dei grandi conglomerati urbani.
La fondazione del Reich è un punta di svolta per lo sviluppo sia
dell’economia, sia del flusso migratorio verso le città. Grazie alla garanzia
concessa dalla Costituzione imperiale, a partire dal 1871 i cittadini possono
scegliere liberamente sede di residenza; ne consegue che in pochi decenni
(fino al 1910), la popolazione urbana si accresce in misura tale da far salire
da otto a 40 il numero delle città con più di 100.000 abitanti (Semenjuk
1758).
L’enorme accrescimento della classe borghese, parallelo alla
demolizione della vecchia struttura patriarcale, porta a una radicale
trasformazione della struttura sociale, con l’imporsi di nuove gerarchie
d’ordine. La classe borghese, numericamente dirompente e culturalmente ed
economicamente disomogenea, instaura una stratificazione sociale al suo
interno.
Nuova componente sociale è il “quarto stato” costituito dalla classe
proletaria, quantitativamente la più significativa: nella seconda metà del XIX
gli operai costituiscono il 47% della popolazione attiva (Semenjuk 1758).
Nell’Ottocento i proletari partecipano ai moti rivoluzionari borghesi come
forza non trainante e maturano coscienza di classe: tappe del movimento
socialdemocratico e operaio sono la pubblicazione del Kommunistisches
Manifest di Karl Marx e Friedrich Engels (1847/48); la fondazione dello
Allgemeiner Deutscher Arbeiterverein a cura di Ferdinand Lassalle (1863) e
della Sozialdemokratische Arbeiterpartei per iniziativa di Wilhelm
Liebknecht e August Bebel (1869).

3. Cultura

3.1. Democratizzazione della cultura


L’esigenza di istruzione e cultura è molto sentita da piccola e media
borghesia, la classe sociale favorita dallo sviluppo economico, nonché dal
ceto operaio che si sta organizzando in movimento.
Nell’Ottocento la scolarizzazione è obbligatoria; le Volksschulen hanno
durata di otto anni, lingua d’insegnamento è il tedesco.
Conseguita la licenza elementare, si può accedere ai Gymnasien per
studiare le lingue classiche oppure alle Realschulen (Semenjuk 1758). Per le
famiglie dell’alta borghesia è questione di prestigio seguire gli studi
umanistici. Nei ginnasi, i loro figli apprendono la Hochsprache studiando le
opere di Goethe e Schiller: il possesso della lingua letteraria è segno
imprescindi-bile di alto livello di istruzione e di distinzione sociale.
Dopo il 1871 il conseguimento della maturità ginnasiale ha scopi più
pragmatici, in quanto il possesso di un diploma di istruzione riconosciuto
dallo stato diviene condizione necessaria per accedere alla carriera di
funzionario pubblico. Di conseguenza, le Ritterakademien, scuole esclusive
per giovani di rango, si adattano ai programmi didattici e culturali dei ginnasi
borghesi (Mattheier 1962); anche la nobiltà, tradizionalmente fran-cofona, si
adegua in tal modo all’uso parlato della Hochsprache.
Occasioni di acculturazione sono date, oltre che dal sistema scolastico,
da circoli e associazioni culturali (Lesevereine e Lesezirkel) per la classe
operaia e in special modo dal teatro; la prima Volksbühne a offrire
abbonamenti teatrali a prezzi accessibili è fondata a Berlino nel 1890, su
iniziativa del movimento operaio. Sono inoltre importanti forme di com-
nicazione pubblica discorsi e dibattiti parlamentari, elettorali e assembleari.
In generale, a partire dall’Ottocento le occasioni di assorbire cultura
sono assai potenziate e meno esclusive. Ruolo notevole nel processo di
acculturazione svolge la stampa periodica, specie i quotidiani, molti dei quali
fondati all’epoca, la cui diffusione si deve alle nuove tecniche tipografiche.
Resta esteso l’analfabetismo nelle campagne, come rileva il censimento del
1871 voluto dal ministero prussiano (Eggers 4: 140).
I nuovi prodotti della tecnologia del XX secolo rendono possibile la
diffusione di massa delle notizie e l’arte di persuadere il pubblico con mezzi
linguistici. La propaganda politica nasce come arte della pubblica oratoria,
forgiata su antiche tecniche retoriche, in parte mediate dalla predicazione6. La
possibilità di far leva sull’opinione di folle intere determina il potere della
parola o “Macht des Wortes”. La radio, “colpevole” di trasmettere i discorsi
di Hitler e la propaganda bellica delle potenze coinvolte, è annoverata tra le
cause ineluttabili della Seconda Guerra Mondiale (Löffler 1971).
Le prime trasmissioni pubbliche via radio risalgono alla prima metà
degli anni Venti (1922 in Svizzera, 1923 in Germania, 1924 in Austria). La
radio tedesca (la Deutsche Stunde di Berlino, dal 1925 Reichs-Rundfunk-
Gesellschaft) inizia con 467 abbonati, che diventano 800.000 dopo due anni,
due milioni dopo cinque, 16 milioni nel 1943 (Brandt 2159).
II numero dei cinematografi sale in pochi anni (1924-1929) da 3669 a
5078, i posti disponibili da 1.315.246 a 1.946.513, i frequentatori sono per lo
più proletari (Straßner 60). Il regime nazista sfrutta la popolarità del cinema
per scopi di propaganda: la Deutsche Wochenschau, forma di cinegiornale,
trasmette scene di marce, adunate, cerimoniali di partito ed esercitazioni della
Wehrmacht.

3.2. Studi linguistici


In epoca ideologicamente propizia (il dominio napoleonico e le guerre di
liberazione risvegliano coscienza e orgoglio nazionale), il principio di
legittimità del tedesco come lingua della cultura è indiscusso. Il nuovo
interesse per la lingua nazionale produce un ambito di studi interamente
nuovo, la filologia germanica (Hartig 124), che ha i suoi massimi esponenti
in Jakob e Wilhelm Grimm (1785-1863 e 1786-1859), autori del Deutsches
W örterbuch, opera che documenta il patrimonio lessicale del tedesco da
Lutero a Goethe (i 32 volumi sono usciti tra il 1838 e il 1960).
Altri studi nascono dall’esigenza di trovare una normalizzazione
definitiva del sistema linguistico e si concretizzano nel manuale ortografico
di Konrad Duden e nel prontuario di regole ortoepiche di Theodor Siebs.
Un nuovo interesse scientifico nasce per i dialetti. Constatata la
progressiva scomparsa di dialetti arcaici come forme d’uso, la dialettologia
(Dialektforschung), tenta almeno di conservarne la descrizione. Ne derivano i
primi dizionari vernacolari, tra cui il Bayerisches Wörterbuch di Johann
Andreas Schmeller (pubblicato da Cotta tra il 1827 e il 1837) e lo
Sprachatlas des Deutschen Reiches di Georg Wenker (1876).

4. Varietà linguistiche
Il mutare delle condizioni di vita, determinato soprattutto nella seconda metà
del secolo dalla rivoluzione industriale, porta con sé il variare delle esigenze
comunicative e della situazione linguistica.

4.1. Oralità
Il 1800 è considerato anno limite oltre il quale si pone il processo di
“Verhochdeutschung” della comunità linguistica, la graduale acquisizione di
terreno sociale e situazionale da parte della Hochsprache. Alla fine del secolo
l’uso della varietà colta nell’oralità è ipotizzabile per il 20% della
popolazione, mentre il restante 80% utilizza altre forme dialettali o regionali
(Mattheier 1953).

4.1.1. Dialetti
Anche se la fondazione del regno rende obsoleti i confini politici, le aree
dialettali restano demarcate entro i tradizionali confini territoriali. Nel
permanere della situazione di multiformità geografica, si altera invece la
funzionalità ed esclusività del dialetto a partire dal 1800, con il processo di
scolarizzazione e diffusione dello standard. Perdendo terreno come veicolo
esclusivo, il dominio del dialetto resta confinato entro zone geografiche e
ambiti d’uso ristretti, in parte eroso dallo Hochdeutsch, in parte dalle lingue
regionali o Umgangssprachen urbane, più vicine allo standard e socialmente
meno stigmatizzate.
Il dialetto d’area rurale, luogo per lo più chiuso all’ambito d’esperienza
del mondo moderno, è sentito come “derb”, inelegante e scorretto, inadeguato
a un numero crescente di situazioni comunicative, rimanendo di dominio
esclusivo delle classi sociali più umili e di particolari settori occupazionali
legati, oltre che all’agricoltura, ad es. allo scavo in miniera o alla pesca.
Tav. 22 -1 dialetti tedeschi nel 1930.

I dialetti restano vitali in zone geografiche isolate, nelle comunità


insediate in località montuose protette da influenze esterne. È l’isolamento
geografico e culturale che spiega ad es. la conservazione del dialetto svizzero
(Schwyzertütsch o Schwyzerdütsch, denominatore comune dei dialetti
svizzeri).
Sia per gli svizzeri sia per gli abitanti della Germania settentrionale di
area Plattdeutsch, la Hochsprache costituisce virtualmente una lingua
straniera. Lo sviluppo è però diverso: al Sud si instaura diglossia
dialetto/standard, mentre il Nord abbandona il dialetto in favore della lingua
colta.
4.1.2. Hochdeutsch
La variante colta della lingua d’uso si modella essenzialmente su quella
varietà sovraregionale del tedesco esistente in forma quasi esclusivamente
letteraria, adoperata da una élite ristretta di intellettuali7. Verso la fine del
XVIII secolo questa varietà è assimilata da gruppi sociali sempre più ampi,
con resistenze negli ambienti nobiliari, restii ad accogliere la normativa
linguistica della borghesia (Mattheier 1952). Nella seconda metà del secolo
successivo, date le mutate condizioni storiche e sociali, la Hochsprache,
segno di status dell’alta borghesia, diviene simbolo culturale della nazione,
allargandosi in primis alla media borghesia, successivamente alla nobiltà e al
proletariato. Con la fondazione del Reich e la creazione della struttura statale
garante della sua ufficialità in ambito amministrativo e legale, la
Hochsprache diviene lingua nazionale.
La diffusione nell’oralità del tedesco standard è mediata in particolare
dal sistema di istruzione, oltre che dalla stampa periodica. Una statistica
indetta nel 1916 parla di assenza di analfabeti: si ritiene pertanto che
all’inizio del secolo l’intera popolazione del Reich abbia avuto contatto,
mediante scolarizzazione, con la lingua standard (Mattheier 1953).
Il processo di divulgazione della lingua colta o Verhochdeutschung
prosegue a largo raggio nel XX secolo, con le prime scoperte tecnologiche al
servizio dell’informazione (radio, cinema, in seguito televisione), mediante le
quali il modello colto penetra anche nelle zone più arretrate. Rilevante
diviene pertanto il fenomeno della diglossia, inteso come uso di due varietà di
tedesco in alternanza funzionale: il dialetto o la Umgangs-sprache regionale
nel privato, la Hochsprache come lingua ufficiale.

4.1.3. Umgangssprachen
Nelle città, conformemente alle nuove gerarchie di ordine sociale
originate dalla rivoluzione industriale, si determina, nella comunicazione
orale, una stratificazione di registri stilistici: nobili e grandi borghesi utiliz-
zano la varietà colta o “alta” di Umgangssprache dai tratti dialettali non
marcati, vicina al modello letterario; le classi sociali modeste usano invece la
varietà meno colta, o “bassa” di dialetto urbano; il “quarto stato”, di
immigrazione recente e provenienza varia, parla il dialetto appreso nella sua
zona e cerca di appropriarsi della koinè locale: la lingua di Berlino, Dresda,
Amburgo, Lipsia, Monaco funge da lingua franca ed è sentita come varietà
linguistica di prestigio. L’abbandono del dialetto e l’acquisizione della lingua
colta tendono a migliorare la condizione sociale.
L’inurbamento media tra forme dialettali e regionali; sulla base di
processi di convergenza e normalizzazione tra lingue urbane e dialetti locali,
le Umgangsprachen si trasformano da dialetti urbani in lingue regionali.

4.2. Standard letterario e varianti


Come conseguenza della sua divulgazione, la lingua colta inizia a subire
l’influsso dell’oralità, nel lessico come nelle strutture grammaticali. Nel corso
del secolo le caratteristiche del modello colto mutano anche per l’evolvere
dei generi letterari e dei tipi di scrittura. Intorno al 1900, con la crisi
linguistica avvertita negli ambienti letterari tedeschi, nascono correnti di
sperimentalismo linguistico che contribuiscono alla perdita di prestigio dello
stile letterario quale modello normativo (Peter v. Polenz in Reiffenstein/Rupp
41).
La produzione scritta del XIX secolo ha un considerevole sviluppo in
generi paraletterari e non letterari, per es. la saggistica tecnica e scientifica. I
generi di larga diffusione, in primo luogo la stampa periodica, oltre e più che
la letteratura d’autore, influenzano le abitudini linguistiche della comunità.
La lingua standard è inoltre condizionata, come le coscienze, dall’uso fazioso
e ideologico della lingua di propaganda (Löffler 1971).

4.2.1. Lingua letteraria


La lingua letteraria dell’Ottocento, modellata sugli usi degli autori
classici (Goethe, Schiller, i romantici), ha strutture grammaticali
sostanzialmente aderenti al modello codificato nel secolo precedente. Il
lessico, in continuo accrescimento per la creatività degli autori, predilige
alcune espressioni tipiche del programma culturale entro la cui cornice si
sviluppa.
Secondo le teorie classiciste, l’arte deve tendere all’armonia e perfezione
tipiche dell’arte greca antica, i cui principi costitutivi sono, secondo la
formula di Winckelmann, “nobile semplicità” (edle Einfalt) e “serena
grandezza” (stille Größe). L’arte ispirata a tali ideali prova a esprimere
pensieri elevati in una lingua semplice e chiara, che si realizza in uno stile
caratteristico soprattutto a livello di lessico, ma anche per alcune peculiarità
sintattiche che ricalcano modelli greci: risalgono all’epoca le grandi tradu-
zioni dell’ Iliade (1778-79) e dell’Odissea (1781) di Johann Heinrich Voss.
Gli influssi della lingua di Omero sono riassunti nella serie che segue: a)
aggettivo in funzione di apposizione, preceduto da articolo determinativo (es.
die Götter, die unendlichen); b) participio presente in funzione attributiva (es.
tieferschütternd; schönheitsliebend; himmelwandelnd); 3) predilezione per le
parole composte (nel Faust si hanno 1200 composti per 2200 parole
semplici). Nella produzione degli autori classici e romantici è presente un
lessico caratteristico, sia parole chiave (es. classicismo edel, gross, gut,
heiter, erhaben, schön, würdig; Humanität, Bildung, Ideal, Harmonie,
Anmut; es. ro-manticismo Ahnung, Heimweh, Sehnsucht, Stimmung, Schauer,
unaussprechlich, wunderbar) sia formazioni lessicali inedite, come negli
esempi in tabella (Wolff 170):
In epoca di nazionalsocialismo, sebbene il regime voglia imporre
consuetudini anche linguistiche, il modello di stile “classico” è seguito dai
grandi scrittori in esilio e vige nelle scuole, soprattutto nei ginnasi.

4.2.2. Tedesco giornalistico


Il giornalismo è un fenomeno socioculturale di grande rilievo nel XIX
secolo, nel quale la diffusione del genere si verifica per ragioni sia tecniche
(nuove invenzioni: rotativa, fototipia, autotipia, macchina compositrice) sia
culturali (abolizione della censura, 1874).
Conseguenza del successo è un’attenzione critica per lo stile di scrittura
giornalistica (Zeitungsdeutsch), che riguarda tratti caratteristici, in particolare
il “Nominalstil” sintattico e l’uso di parole slogan e alla moda e di
forestierismi.
Nelle critiche tardo ottocentesche alla stampa contemporanea si
denunciano i giornalisti come “Taglöhner”, braccianti dello scrivere colpevoli
di profanare e corrompere la lingua tedesca: si parla di “Sprachschändung,
Sprachverderbnis”, più in in generale di una “Verschlechterung unsrer
Schriftsprache” (Gustav Wustmann, 1891, in Nail 2154).
Altamente critica è la voce autorevole di Arthur Schopenhauer, che negli
scritti Über Schriftstellerei und Stil e Über die Verhunzung der deutschen
Sprache censura la consuetudine dei giornalisti di abbreviare parole, sillabe e
frasi, l’utilizzo di “Unworte”, l’uso generalizzato dell’imperfetto, motivato
(ingiustamente a suo parere) da un’esigenza di concisione e di stile
telegrafico (anche la tecnica telegrafica è invenzione contemporanea):
... haben diese unwissenden Tintenkleckser in den 1840er Jahren aus der
deutschen Sprache das Perfekt und Plusquamperfekt ganz verbannt, indem sie,
beliebter Kürze halber, solche überall durch das Imperfekt ersetzen, so daß
dieses das einzige Präteritum der Sprache bleibt, auf Kosten, [...] aller feineren
Richtigkeit, oder [...] aller Grammatizität der Phrase... (in Nail 2155).
Schopenhauer critica inoltre l’enfasi sensazionalista dei giornalisti:
Übertreibung in jeder Art ist der Zeitungsschreiberei ebenso wesentlich, wie
der dramatischen Kunst: denn es gilt, aus jedem Vorfall möglichst viel zu
machen. Daher auch sind alle Zeitungsschreiber, von Handwerks wegen,
Alarmisten: dies ist ihre Art, sich interessant zu machen (in Nail 2154).
Anche Nietzsche è fortemente polemico nei confronti dello stile
giornalistico, cui accolla la non benevole definizione di “Schweinedeutsch”
(Wolff 191).
Secondo il critico dell’epoca Ferdinand Kürnberger (Sprache und
Zeitungen, 1866; Die Blumen des Zeitungsstils, 1876), lo stile giornalistico si
distingue in tre categorie: a) “Sprache der Aufregung” (ricca di iperboli ed
espressioni plebee; es. ins Gesicht schleudern; in den Kot zerren); b)
“Sprache der Abspannung” (usa espressioni superficiali e banali; es. es ist
angezeigt; Inbetrachtnahme); c) “Sprache der Höflichkeit” (caratterizzata da
eufemismi; es. unberechenbare Tragweite; Mission).
Il genere giornalistico si rinnova e si professionalizza dopo la parentesi
nazista, in cui la stampa diviene portavoce ideologica del regime. Seguendo
l’esempio delle Nachrichten für die Truppe, notiziario distribuito dagli
angloamericani oltre la linea del fronte occidentale a partire dall’aprile 1944,
i giornalisti tedeschi si adeguano al modello anglosassone, organizzando le
loro cronache lungo la direttiva delle “W-Fragen” (Wer? Was? Wo? Wann?
Wie? Warum? Welche Quelle?) (Nail 2157).

4.2.3. Lingua della propaganda nazionalista e fascista


Per lingua del Terzo Reich o Sprache des Nazionalsozialismus8 si
intende non un sistema linguistico vero e proprio, con sintassi, morfologia e
fonologia proprie, bensì l’insieme dei particolari tratti linguistici utilizzati
dall’apparato propagandistico del regime nazista (30 gennaio 1933-8 maggio
1945), allo scopo consapevole di manipolare l’opinione pubblica.
Testi e discorsi pubblici del “Monumentalstil” nazista (Maas 1982)
presentano artifici retorici (accumulazione, amplificazione, iperbole) di
provata efficacia al fine di rendere l’espressione gonfia e ambigua, il
messaggio opaco. Altra peculiarità della lingua del regime nazista è la
sinteticità, più in generale il richiamo allo stile burocratico e militare
(Semenjuk 1761).
Le tracce più evidenti di “stile monumentale” sono nel lessico. Esempi di
pathos, iperboli, superlativi sono nel riferimento all’istituzione statale: il
Tausendjähriges Reich ha durata eterna (ewig), la sua fondazione è
historisch, einmalig. Gli iniziali successi del Blitzkrieg sono unvorstellbar, le
sconfitte nemiche total, il comportamento dei soldati heroisch; le città
nemiche si vogliono ausradiert, ricoperte da Bombenteppichen. Di sapore
marziale è anche il lessico della vita civile (es. Arbeitsschlacht;
Erzeugungsschlacht; vorderste Front, marschieren).
Il linguaggio della battaglia d’opinione, la polemica politica che
demonizza la parte avversa e la gonfia retorica autocelebrativa non sono
un’invenzione dei nazisti, che al contrario costruiscono su basi preesistenti.
Movimenti politici di ispirazione popolare e razzisti esistono in
Germania e Austria a partire dalla fine del XIX secolo; il partito di Hitler
(NSDAP-Nazionalsozialistische Deutsche Arbeiterpartei) è fondato nel 1919
e sale al potere diversi anni dopo (1933).
Il gergo nazista raccoglie definizioni di fenomeni sociali attuali
all’epoca; ad es. nel messaggio elettorale della Christlich-Soziale Partei
monacense del 1903 qui sotto riportato, sono chiaramente enunciate parole ed
espressioni chiave del contesto ideologico nazionalista e “socialista” che si
delinea in positivo, nel vago appello a generici principi di popolo e “popolo
di lavoratori”, germanicità, cristianità, fratellanza, amore, nonché di
“realismo” (sottolineature semplici) ed ex negativo, ancora una volta
mediante riferimento a generici principi negativi, identificati per
contrapposizione con quelli positivi: ebraicità ed ebraismo, capitalismo,
alterità o non-germanicità (“asiaticità”, internazionalismo), socialdemocrazia,
liberalismo e astrattezza (contrapposto al positivo riferimento pragmatico alle
condizioni “reali”) (sottolineature tratteggiate). Altro principio ispiratore
della Weltanschauung proposta è il militarismo, evocato da espressioni
conformi, in particolare nell’incipit e nella chiusa (corsivo), e contrapposto al
campo semantico della “viltà, debolezza” (grassetto), cui si fa ascendere
anche una presunta incapacità d’amare (al verbo lieben riferito ai soggetti
“positivi” si contrappone il liebäugeln di quelli negativi). Ne risulta una
rappresentazione semplicistica e banale della realtà, all’interno della quale
sono chiaramente discernibili il bene dal male, con il “male” agente della
crisi (espressa nelle immagini di schiavitù e di liberazione dalla stessa:
sottolineature doppie) che colpisce il “popolo”. Proprio per la sua semplicità,
il messaggio propagandistico è ben trasmissibile e percepibile a livello di
massa. Nell’insieme, il testo si presenta strutturato in base a una sapiente
consapevolezza retorica; si veda, ad es., il crescendo conativo evidenziato in
carattere maiuscoletto:
Wahlaufruf/ Zu den Waffen! Am 16. Juni finden die Reichstagswahlen statt. An
den deutschen Reichstagswählern liegt es, mit dem Stimmzettel in der Faust
eine Aenderung der trostlosen und unhaltbaren Zustände in Deutschland
anzubahnen und den energischen Willen kundzugeben, daß unser Volk aus den
Klauen des Kapitalismus, des internationalen Ausbeutertums gerettet und die
Ketten gesprengt werden, mit welchen das Judentum und dessen Dienstmann,
“der Judenliberalismus”, in schwächlicher Gemein-schaft, mit allen Mitteln
der Hinterlist und feigen Grausamkeit unser Volk gefesselt./ WER noch ein
Freund des vaterländischen Bodens, deutscher, christlicher Kultur ist, und wER
nicht zugeben will, daß Deutschland zum Versuchskarnikel freihändlerischer,
sozialdemokratischer und internationaler Phantasten und Theoretiker herhalten
soll, WEM es darum zu tun ist, die schaffenden Stände vor dem nahestehenden,
vollkommenen Ruin zu retten, wer der reellen, nationalen und produktiven
Arbeit den gebührenden Lohn sichern will, DER kann nur den Kandidaten der
christlich-sozialen Partei seine Stimme geben./Katholiken und Protestanten!
Vereinigt euch in brüderlicher Liebe gegen den Todfeind des Deutschtums, den
Judenkapitalismus und die asiatische Geldmoral! Zeigt den Mut des stolzen
Germanen, indem Ihr Alle, die Ihr unter der skrupellosen Konkurrenz des
Judentums und der furchtbaren Geißel des Großkapitals leidet, am 16. Juni für
diejenige Partei eintretet, von welcher das fremde Parasitenvolk mit
Entschlossenheit und nach Gebühr bekampft wird. /Christlich-sozial muß
JEDER Arbeiter, Burger und Bauer, JEDER Künstler, Litterat und Lehrer, JEDER
Richter, Offizier, Arzt und Rechtsanwalt, jeder Staatsbeamte und Bedienstete,
Kaufmann und Handwerker, JEDER Kleriker, Philosoph und Forscher sein,
DER arischen Blutes ist und der seine Muttersprache und seine Heimat
liebt!/Nieder mit allen Schwächlingen und Humanitätsduslern, die dem
Freiheitskampf des deutschen Volkes hinter dem Ofen zusehen wollen!/Nieder
mit denjenigen Parteien, welche zur Schutztruppe des Judentums
herabgesunken, mit derselben in volksverräterischen Beziehungen stehen oder
liebäugeln!!/Nehmt Euch Alle ein Beispiel an dem Heldenmut der Christlich-
sozialen Wiens und deren Feldherrn, und sorgt dafür, daß von den
Frauenturmen Münchens am 16. Juni das christlich-soziale Banner weht! /Zu
den Waffen! (in Wolff 206).
Una volta al potere, il partito nazionalsocialista mette in atto un’azione
propagandistica volta a diffondere capillarmente la sua ideologia nazionalista,
anticomunista e razzista e a infondere nel popolo sentimenti revanscisti per
prepararlo alla guerra.
Il linguaggio di propaganda finalizzato alla manipolazione dell’opinione
pubblica fa ampio ricorso demagogico all’eufemismo: il partito si definisce
Nationalsozialistische Deutsche Arbeiterpartei, alludendo a una forma di
socialismo con coloritura nazionalista. Particolarmente abusato è il ricorso al
popolo (Volk, Volksgemeinschaft), tramite cui si lascia intendere che le
decisioni del governo fascista seguano l’interesse della comunità. Il pathos
espressivo serve l’ideologia nazista anche nei suoi contenuti razzisti, alla cui
base sono teorie pseudoscientifiche relative alla presunta superiorità della
razza ariana (die nordische, arische Rasse) e alla sua legittima (nella logica
dalla Herrenrasse) pretesa di dominio sul mondo (Weltherrschaft).
Altri esempi della spinta demagogica e dei toni eufemistici della lingua
nazista sono le espressioni ufficiali riferite al momento dell’aggressione e
annessione forzata dell’Austria allo stato tedesco (episodio descritto quale
Heimkehr der Ostmark ins Reich) o nel caso di ritirate, ottimisticamente
definite planmä ßige Absatzbewegungen.
L’uso dell’eufemismo entra ancora al servizio del criminale governo
nazista nell’uso della formula burocratica e neutrale Endlösung der Juden-
frage a mascherare lo sterminio pianificato della popolazione ebraica;
analogamente, l’assassinio dei deportati è descritto con il verbo d’ambito
commerciale - emotivamente neutrale - liquidieren.
La propaganda ideologica, che dipinge con contorni netti un’immagine
negativa e minacciosa del nemico da espellere e nasconde dietro l’inadeguata
chiarezza di terminologia la realtà, contribuisce sostanzialmente alla
connivenza quasi generale nei confronti delle leggi razziali, famigerato
debutto del programma politico di persecuzione, deportazione e genocidio di
quella parte della popolazione civile classificata come Nichtarier, Halbjuden
e Volljuden.
L’opacità della lingua nazista è intenzionale, finalizzata alla
mobilitazione delle masse ottenuta mediante pubblica dimostrazione del
potere organizzato e repressione delle alternative politiche. All’epoca del
regime totalitario non è tanto il gergo a influenzare la comunicazione sociale,
quanto il regime in sé. La propaganda è esercitata tramite giornali e
letteratura dozzinale, ma soprattutto nei discorsi pubblici e radiofonici, in
quelle “Massenkundgebungen” che sono vere e proprie arene celebrative
della “Macht des Wortes”.
Tuttavia gli effetti sociali più devastanti provenienti dal regime
totalitario dipendono non tanto dalla messinscena propagandistica, quanto
dall’apparato di controllo dell’opinione pubblica realizzato con il vasto
sistema di informatori facente capo al Sicherheitsdienst delle SS. La paura di
essere denunciati, anche involontariamente, addirittura dai propri figli, crea
una forma di vita pubblica all’insegna del terrore e fa sì che l’adesione al
regime sia, pur se assente in senso politico, inevitabile (Maas 1982).

5. Altre lingue
Con la diffusione di una coscienza nazionale e di una forma di nazionalismo
anche linguistico, le lingue straniere perdono prestigio e accettabilità.
Fino al XVIII secolo in Germania, dato il carattere plurilinguistico del
Sacro Romano Impero, non ci sono forti spinte verso la formazione di
un’ideologia linguistica nazionale dalla quale promuovere una lingua unitaria
a simbolo della nazione. Un’ideologia di questo tipo si sviluppa su influsso
delle teorie di Johann Gottfried Herder (1744-1803) e come reazione alla
rivoluzione francese.
Alla massima rivoluzionaria “ein Staat, also eine Sprache”, si replica con
il concetto opposto di “Sprachnation” (“eine Sprache, also eine Nation”) utile
a costituire, in mancanza di uno stato unitario, il simbolo della nazione. La
nuova coscienza nazionale porta, nell’Ottocento, alla stigmatiz-zazione del
francese e alla sua scomparsa come lingua d’uso anche da parte della nobiltà
(ambito d’eccezione in cui permane l’uso del francese è la sfera diplomatica).
Sorte analoga spetta al latino, tradizionale lingua dell’istruzione, il cui uso è
abbandonato negli anni 1850-70. Il latino rimane nei Gymnasien come
disciplina di studio, ma si insegna a tradurre (dal latino e in latino), non più la
competenza linguistica attiva (Mattheier 1955).
In seguito alla fondazione del Reich si recupera il motto della
Rivoluzione Francese (“ein Staat, also eine Sprache”); sulla base del
principio di concordanza tra unità statale e linguistica si fonda una politica
linguistica che promuove la diffusione dello standard mediante
scolarizzazione di tutta la popolazione.
In clima di nazionalismo linguistico si cerca la germanizzazione delle
comunità residenti del Reich di lingua non tedesca, per es. i cattolici sorabi in
Prussia, e poi in Polonia, nello Schleswig, in Alsazia-Lorena e alle lingue
delle minoranze non è conferita alcuna dignità sociale. Lingue come lo
jiddisch9 o le lingue delle comunità sinti e rom10 non sono neanche percepite
come sistemi naturali, bensì come “Geheimsprachen”, forme costruite al fine
di trasmettere messaggi in un codice incomprensibile ai non iniziati
(Mattheier 1957).

6. Sistema linguistico

6.1. Sintassi
La struttura sintattica non presenta innovazioni a livello tipologico, tendenze
di sviluppo si registrano nelle scelte di stile. Da annoverare in questo senso è
l’apice di popolarità e sviluppo, nell’Ottocento, del “Nebensatzstil”,
periodare prevalentemente ipotattico tipico della lingua dell’alta borghesia
colta, degli accademici e dei funzionari di stato (Polenz 3: 353).
A cavallo del XX secolo, questa tendenza cede il passo a un diverso tipo
di periodare, tendenzialmente paratattico, caratterizzato dalla strutturazione
compatta della frase, con sintagmi nominali estesi e allineati all’interno della
frase, lunghi participi e aggettivi in funzione attributiva. È lostile noto con la
formula critica di “Nominalstil”, anche definito “Nominalisierungsstil” (ib.).
Nell’esempio che segue, tratto da una cronaca della Neue Rheinische Zeitung
del 19 maggio 1849, la frase presenta, nel campo anteriore alla prima
parentesi verbale (sottolineata) una lunga porzione di testo accorpata
(Blockbildung), dipendente in parte grammaticalmente (testo in
maiuscoletto), in parte logicamente (testo in corsivo) dal sintagma
preposizionale iniziale:
TROTZ DER VERSICHERUNG UND VERPFÄNDUNG DES EHRENWORTES DES
HIESIGEN GEMEINDERATHES IN DER PERSON DES HERRN GRABE GEGENÜBER
DEM HIER BESTANDENEN SICHERHEITSAUSSCHUSSE, daß kein Militär in die
Stadt rücken wurde, treffen so eben eine Kompagnie Infanterie, eine
Schwadron Kavallerie nebst Artillerie mit 4 Kanonen hier ein, besetzten das
Hilgers’scheHaus, säuberten einige Straßen und wurde sofort ein Piquet von 10
Mann abgeschickt, um den Herrn Jellinghaus, Chef des Sicherheits-
Ausschusses, zu arretiren, was auch gelang (in Wolff 199).

Lo stile nominale, reso da compressione sintattica, Verbgefüge (es. die


Weltproduktion an Erdöl lag in einer Größenordnung von..), sintagmi in
funzione attributiva in luogo di subordinate relative (es. Ich unternehme den
historisch gerichteten Versuch..), costruzioni passive prive di soggetto
personal (es. es wird ausdrucklich der Wunsch bekundet..), trasformazione di
forme intransitive in transitive (es. einem den Mut nehmen→ jemanden
entmutigen), rende un senso di astrattezza e compattezza, impersonalità e
neutrale oggettività che sembra ben conforme all’epoca di
industrializzazione, burocratizzazione e specializzazione. In realtà lo stile è
spesso inefficace quanto a sinteticità espressiva e controproducente alla
comprensione immediata del messaggio. Nell’esempio sopra riportato, il
testo va forse letto più volte, prima di arrivare al punto della vicenda, se non
decisamente tradotto in stile narrativo:
Herr Grabe, hiesiger Gemeinderat, hatte dem Sicherheitsausschuß, der hier
besteht, versichert und ihm sein Ehrenwort verpfandet, daß kein Militär in die
Stadt rücken würde. Nichtsdestotrotz...

6.2. Morfologia
Gli sviluppi nell’ambito della flessione sono conseguenza di processi,
instauratisi in epoca precedente, di sostituzione di forme flessive con forme
analitiche, a volte a scopo di differenziazione semantica.
Nella flessione del sostantivo, le desinenze di flessione -en, - (e)ns,
sempre meno frequenti nel corso del XVIII secolo (in der Mitten, bei der
Kirchen), restano come forme poetiche e idiomatiche (es. auf Erden, mit
Freuden, des Heldens); resti di flessione debole sono anche forme di genitivo
maschile in -en come des Nachbarn, des Bauern, che sopravvivono accanto a
des Nachbars, des Bauers.
Diverso destino ha la -e del dativo, l’omissione della quale è vista dai
critici della lingua come segno di “Sprachverfall”; solo alla fine
dell’Ottocento i grammatici iniziano a legittimarne l’uso. La desinenza -e nel
dativo è tuttora in voga, soprattutto in sintagmi avverbiali lessicalizzati (es.
zum Wohle, in diesem Sinne, auf dem Lande) (Polenz 3: 343).
Nella formazione del plurale dei nomi, la compresenza di forme diverse
trova a volte giustificazione semantica. Es.
Nonostante le critiche per l’uso “unfein”, “umgangssprachlich”, si
impone la forma in <s> di stampo francese (es. Bataillons, Kabinetts,
Balkons) e settentrionale (es. Kerls, Jungens, Decks, Haffs), soprattutto per
parole terminanti in vocale, abbreviazioni (es. Echos, Muttis, Autos) e per i
cognomi (Schmidts, Müllers).
Il genere grammaticale delle parole solitamente è codificato in base
all’uso più diffuso, ma in alcuni casi si mantiene l’uso alternativo di più
articoli (Es. der/die/das Halfter; der/das Gelee; der/das Meter; der/das
Kompromiß; der/das Primat).
Altra tendenza d’uso che attira gli strali della critica è la riduzione
funzionale del genitivo, sostituito da forme analitiche (Es. Ich erinnere mich
des Vorfalls → Ich erinnere mich an den Vorfall; die Werke Lessings→ die
Werke von Lessing; er schreibt seinem Vater→ er schreibt an seinen Vater;
eines Tages→ an einem Tag) o soppresso (ein Glas Wassers→ ein Glas
Wasser; wegen Unglücks→ wegen Unglück).
La flessione dell’aggettivo si è già essenzialmente consolidata nel
protomoderno, con uso polivalente di -en, che nel XIX secolo diviene affisso
del genitivo in sostituzione di -es (es. gutes Mutes→ guten Mutes).
Anche nella flessione del verbo mancano mutamenti essenziali; la caduta
dei morfi desinenziali, che porta a coincidenza di forme
(indicativo/congiuntivo), dipende da una lenta evoluzione storica.
La riduzione della classe dei verbi forti è in atto dal protomoderno;
intorno al 1750 la classe include, come oggi, il 5% dei verbi totali. Verbi forti
di uso non comune sono coniugati secondo il modello debole, ciò che porta
alla compresenza odierna di flessione forte e debole dello stesso verbo, d’uso
differenziato stilisticamente (es. sog/saugte; buk/backte; glit/gleitete), a volte
anche semanticamente (es. schaffen in flessione forte ha significato di “neu
entstehen lassen”, in forma debole “erfolgreich zum Abschluss bringen”)
(Duden-Wörterbuch 3311). Al contrario, non è a rischio la flessione forte di
verbi d’uso comune (es. geben, nehmen, gehen, kommen, werden, bleiben)
(Polenz 3: 344).

6.3. Formazione di parola


Innovazione dell’epoca è l’abbreviazione delle parole, in particolare la
formazione di nuovi sostantivi da acronimi. La tecnica dell’abbreviazione di
per sé non è nuova (è usata come pratica di scrittura veloce o tachigrafica già
nelle cancellerie, es. u. s. w. [und so weiter]; bzw. [beziehungsweise]), la
novità consiste nel fatto che la forma abbreviata non è usata solo nella
scrittura (ed esplicitata nella lettura ad alta voce), ma come parola.
Le abbreviazioni nascono generalmente in ambito settoriale; molti
esempi del genere sono databili in coincidenza con la fondazione dell’istitu-
zione denominata (es. Allgemeine Elektricitäts-Gesellschaft→ AEG [1887];
Wolffs Telegraphisches Büro→ W. T. B. [1849]; Christliche Vereine Junger
Männer→ CVJM [1886]; Deutsche Armee-, Marine- und
Kolonialausstellung→ Damuka [1907]).
Circa il 70-80% di abbreviazioni utilizza le iniziali delle parole, ma
esistono anche forme per troncamento (es. Auto [mobil]; [Omni] bus; [Violon]
cello) e contrazione (es. Leitz-Camera→ Leica).
Altre tecniche di formazione produttive sono: a) la composizione
nominale. Non esclusiva della lingua tedesca, diviene comune nel Tedesco
moderno e particolarmente frequente e fertile, con composti a più membri, a
partire dal XIX secolo (es. Danksagungsschreiben, Hauptbahnhof,
Sonntagsrückfahrkarte, Dampfstraßenbahngesellschaft)11; b) serie derivative
da suffissoide o prefissoide (es. -gut→ Strandgut, Familiengut; -wesen→
Kriegswesen, Ingenieuriewesen; -zeug→ Werkzeug, Fluzeug; -werk→
Handwerk, Stückwerk; Reichs-→ Reichsgericht, Reichspost, Reichstag,
Reichsverfassung, Reichsbahn, Reichsgesetz, Reichsversicherungsamt).
Nuovi formativi operano nella terminologia diffusa con le nuove invenzioni e
realtà sociali (es. Maschine → Dampfmaschine, Waschmaschine,
Nähmaschine, Schreibmaschine; Zug→ Güter-zug, Personenzug, Eilzug,
Postzug; Fabrik→ Fabrikarbeiter, Fabrikbesitzer, Fabrikherr, groß→
Großbank, Großkapital, Großbetrieb, Großindustrie, Großproduktion); c)
derivazione di aggettivi da suffissi (es. furchtbar, rechtsmässig); suffissoidi
(ertragreich, schadenfroh) e di verbi per prefissazione (er-, ent-, be-), a volte
doppia (es. vereinnahmen, beanspruchen, benachteiligen).

6.4. Lessico
Il patrimonio lessicale cresce enormemente in epoca moderna, con nuove
acquisizioni soprattutto in ambito di terminologia tecnica.
La formazione del lessico specialistico procede di pari passo con le
conquiste tecniche e scientifiche; i tecnicismi hanno impatto sulle abitudini
linguistiche quotidiane se corrispondono a nuove invenzioni e scoperte
interessanti lo sviluppo sociale (es. Elektrizität, elektrisch, Batterie, Leitung,
Lampe, Uhr); la lingua comune acquista inoltre usi fraseologici che spesso
utilizza in senso traslato (es. Dampf machen; Dampf ablassen; die Notbremse
ziehen; unter Hochdruck arbeiten; unter Spannung stehen; eine lange Leitung
haben).
Nuovo settore di produzione lessicale è lo sport, che si professionalizza
creando terminologia specifica spesso importata dall’inglese (es. Trainer,
Handicap, Match, Racket, Fitness, fair, foulen, stoppen) e si propaga come
attività per il tempo libero, con la diffusione di espressioni idiomatiche del
settore (es. in Form sein; das Rennen machen; ein Sprungbrett sein).
Molte innovazioni lessicali provengono dalla politica, che introduce ad
es. gli aggettivi caratterizzanti i diversi orientamenti (fortschrittlich,
konservativ, liberal, reaktionär). La politica progressista eredita dalla
rivoluzione francese il lessico programmatico delle guerre d’indipendenza e
dei movimenti democratici del primo Ottocento (es. Demokrat, Revolution,
Freiheit, Gleichheit, Brüderlichkeit; termine slogan delle rivendicazioni della
borghesia ansiosa di svolgere un ruolo in politica è Parlament, con le
derivazioni parlamentarische [Demokratie] e Parlamentarismus). La
crescente polarità di posizioni tra nobiltà e borghesia da un lato e proletariato
dall’altro fa sorgere la terminologia tipica dei movimenti operai. Accanto al
termine Arbeiter si diffonde il sinonimo Proletarier dal fr. prolétaire,
analogo di Proletariat< fr. prolétariat (termini ricavati dagli scritti del
socialismo utopico di Saint Simon). Con il sorgere della coscienza di classe si
ha la coniazione del termine Klasse e di composti come Klassenkampf,
Arbeiterklasse. La designazione della condizione sociale dell’operaio
(Arbeiter) fa derivare composti come Arbeiterbewegung, -frage, -partei, -
verein, -versammlung. Espressioni chiave della politica antigovernativa sono
diffuse dalla stampa che le utilizza in tono polemico (es. Pauperismus,
Proletariat, Kommunismus, Sozialismus, Agitation, Propaganda,
Demonstration, Barrikadenkampf, Emanzipation der Frauen).

6.4.1. Forestierismi e purismo


Nello stile salottiero ed epistolare delle classi alte di fine secolo sono
presenti molti francesismi e anglicismi; il dominio del francese come lingua
straniera di somma influenza cessa a fine Ottocento, cedendo il posto,
soprattutto nella seconda metà del XX secolo, all’inglese.
In epoca di passaggio del primato culturale penetrano parole dalle due
lingue (es. francesismi dispensieren, etablieren, explizieren, eminent, enorm,
grandios, kapriziös, kolossal, sublim, subtil; anglicismi shocking, all right,
last but not least, standard of life, komfortabel, fashionabel→ fesch);
l’inglese influenza in particolare, oltre lo sport, stampa, trasporti, cultura e
moda (es. Interview, Essay, Reporter, Artikel; Lokomotive, Viadukt, Tunnel,
Waggon, Lift, Tram; Snob, Dandy, Gentleman, Detektiv; Komfort, Flirt,
Poker, Klosett, Pullover, Roastbeef, Toast, Pudding, Sandwich,
Knickerbocker), anche con conii (es. Steamship→ Dampfschiff; Warehouse→
Warenhaus; Leaderarticle→ Leitartikel; Bookmaker→ Buchmacher;
Football→ Fußball; heavy weight→ Schwergewicht; skyscraper→
Wolkenkratzer).
Altri prestiti sono internazionalismi di origine greco-latina, spesso
mediati dal francese (es. Dynamik, sterilisieren, desinfizieren, Poliklinik,
Therapie, Hygiene, Vegetarier, Technik, Telegramm).
La regolamentazione del lessico è assegnata allo Allgemeiner Deutscher
Sprachverein, istituito nel 1885 su iniziativa dell’amministrazione pubblica e
dell’istituzione scolastica, cui collaborano insegnanti, giuristi, politici, uomini
d’affari. Primo intento è la tedeschizzazione delle parole straniere e la messa
al bando del loro uso dalle sedi ufficiali, con evidente tendenza nazionalista
(Semenjuk 1761). Si tedeschizzano termini stranieri già entrati nell’uso; si
tenta per es. di sostituire Automobil (di derivazione greco-latina) con
Kraftwagen, il fr. chauffeur con Fahrer; le parole inglesi baby e lift con
Kleinkind e Aufzug. In seguito alla fondazione del regno, il
Generalpostmeister Heinrich Stephan introduce una nuova terminologia
tedesca in luogo dei francesismi adoperati fino ad allora (Zimmer 14). In
alcuni casi (primi tre esempi in basso) l’iniziativa ha successo; negli ultimi
due casi, le parole autoctone convivono con i prestiti, i quali alla lunga
trovano maggiore diffusione delle nuove proposte:
6.5. Ortografia
La fondazione del Reich è in grado di produrre l’apparato burocratico
centralizzato atto a promuovere campagne per la riforma ortografica. La
questione dell’ortografia è particolarmente sentita nelle scuole, nelle quali si
deve insegnare a leggere e a scrivere in assenza di un codice di regole
ortografiche. Come le tipografie, ogni scuola utilizza una propria
“Hausorthographie”: un editto prussiano del 1862 stabilisce genericamente
che le scuole adottino criteri ortografici unici (in Schildt 147):
Hilfe und Hülfe, ergetzen und ergötzen wurden nebeneinander verwendet,
Erndte und Ernte, tod, todt und tot. Das Suffix -ieren wurde teils mit, teils ohne
e geschrieben. Bei Fremdwörtern schwankte die Schreibung zwischen c, k und
z; so standen sich Medizin und Medicin gegenüber.

Vari stati e scuole tedesche propongono sporadici tentativi di riforma,


finché, a unificazione politica avvenuta, si inizia a lavorare seriamente al
progetto di normalizzazione ortografica della lingua.
La prima conferenza ortografica ufficiale ha luogo a Berlino nel 1876 su
iniziativa del Ministero prussiano dell’istruzione. Vi partecipa Konrad Duden
(1829-1911), direttore di scuola a Schleiz e autore di un manuale di
convenzioni ortografiche uscito nel 1872: il manuale, pubblicato nel 1880 in
edizione aggiornata con il titolo Vollständiges orthographisches Wörterbuch
der deutschen Sprache, ha un successo immediato; la Svizzera ne accoglie le
norme nel 1892.
Ai lavori della conferenza, tesa a definire un sistema coerente di regole
ortografiche per tutto il territorio di lingua tedesca, si propongono criteri in
parte innovativi rispetto ai modelli esistenti: il principio storico-etimologico
di Jakob Grimm12 e la regola fonetica (“Schreib, wie du sprichst!”) di
Adelung. Duden suggerisce di prescindere dal principio etimologico (per es.
il mantenimento dell’ortografia medioevale di Helle per Hölle), se
incompatibile con la pronuncia moderna, di ritenere dunque il rispetto delle
regole fonetiche non assoluto, ma relativo a considerazioni di ordine storico o
di altro tipo (come la distinzione ortografica degli omofoni, parole di suono
identico e significato diverso; es. Leere/Lehre).
Il giudizio di relatività del principio etimologico è fonte di norme a volte
stravaganti; ad es. la codificazione di quattro diversi tipi di grafema per la
vocale lunga: a) sequenza - ie (Liebe, sieben) per i lunga; b) doppia vocale
(es. Aal, Meer, Moor); c) aspirata dopo vocale (es. Lohn, Sohn, Huhn); d)
nessuna segnalazione di durata (es. Hof, Rat, Ruf, Tun). Altrove l’ortografia è
semplificata, per es. /th/ in /t/ (es. Thor→ Tor); /ph/ si mantiene solo nelle
parole di origine straniera (es. Philosophie); /dt/ si riduce a /d/ (es. undt>
und). Altra norma riguarda /c/ nei prestiti stranieri, scritta /k/ o /z/ (es. lat.
capere/it. capire→ kapieren; Cirkus→ Zirkus). Altre regole sono codificate
nel corso di nuove conferenze tenute nel 1901 e nel 1908. Già la conferenza
di Berlino approva la scrittura maiuscola dei sostantivi.
Le scuole tedesche e austriache applicano la normativa ortografica a
partire dall’anno scolastico 1903-04, sulla base dell’edizione del manuale di
Duden del 1902. La nona edizione dell’opera (1915) comprende in appendice
regole di punteggiatura e per la divisione in sillabe delle parole.
Per la codificazione della punteggiatura si seguono principi logici e
grammaticali e non più ritmici; la variazione di metodo risulta dal confronto
di un testo biblico (dalla seconda lettera di S. Paolo a Timoteo 4, 8) nella
traduzione di Lutero del 1522 e in una versione moderna del 1956:

Hinfort ist mir bereit


Hynfurt ist myr beygeleget/
die Krone der Gerechtigkeit,
die kron der gerechtickeyt/
welche mir der Herr, der gerechte
wilche myr geben wirt/der herr/
Richter,
an yhenem tage.
an jenem Tage geben wird.

6.6. Ortoepia
A codificazione avvenuta di grammatica e lessico, si sente l’esigenza di
pronunciare alla stessa maniera ciò che tutti scrivono allo stesso modo. La
situazione non è favorevole, perché in Germania non c’è un centro culturale
dominante e la popolazione non viaggia, a eccezione degli attori, che si
esibiscono ovunque e devono farsi capire da tutti13.
Riferimenti normativi sono quasi assenti, solo poche pagine dedicate alla
fonetica del tedesco contenute nelle grammatiche, soprattutto grammatiche
del tedesco per stranieri. Non è ancora l’epoca dei sistemi regolamentati di
trascrizione fonetica e dei dizionari di pronuncia.
In questo panorama si assiste al formarsi, nel 1898, di una commissione
voluta dal Deutscher Bühnenverein, che tiene una conferenza presso il
Königstheater di Berlino cui partecipano studiosi di fonetica, filologi e
rappresentanti del mondo del teatro e della scuola. Al termine degli incontri e
per incarico della commissione, il germanista Theodor Siebs compila un
manuale di regole, pubblicato col titolo Deutsche Bühnenaussprache.
Ergebnis der Beratung zur ausgleichenden Regelung der deutschen
Bühnenaussprache (1898).
I consigli provengono da osservazioni fatte sui teatri. Modello di
chiarezza sembra essere la pronuncia settentrionale, salvo alcune eccezioni
(come il gruppo <st> a inizio di parola, reso al Nord [st] e non [∫]). Le
indicazioni fornite al fine di ottenere la pronuncia ideale per le scene sono
dunque fortemente orientate verso il tipo settentrionale. La scelta del modello
esemplare significa la graduale scomparsa, non solo dalle scene, di pronunce
marcatamente locali.
La 13° edizione del manuale (1922) si chiama, con importante
variazione di titolo, Deutsche Bühnenaussprache – Hochsprache. Il
riferimento alla “Hochsprache” rende il manuale modello non solo per il
teatro, ma in generale per gli usi corretti; di fatto la conferenza di Berlino del
1922 riconosce al libro di Siebs status di norma ortoepica ufficiale. Le
edizioni successive (1927 e 1930) escono immutate.
Nel frattempo, negli anni venti, debuttano radio e cinema sonoro come
mezzi di intrattenimento sociale di popolarità ben superiore rispetto al teatro.
Per conto della Reichs-Rundfunk-Gesellschaft Siebs prepara la Rund-
funkaussprache (1931) che propaga le stesse regole della 15° edizione
dell’opera per il teatro, con aggiunte utili per la radio (es. pronuncia dei nomi
propri stranieri).
L’influsso della codificazione fonetica in Germania rimane limitato.
Nelle scuole, gli insegnanti non conoscono e quindi non usano il manuale di
Siebs. La disciplina fonetica non ha una tradizione accademica radicata14.
Del resto, la questione ortoepica si chiarisce al grosso della popolazione solo
nel periodo tra le due guerre, con la diffusione dei mezzi di comunicazione di
massa e del telefono (Mangold 1805).
TEDESCO CONTEMPORANEO /
GEGENWARTSDEUTSCH

1. Introduzione
La data d’inizio del tedesco contemporaneo o Gegenwartsdeutsch si pone nel
1945, anno in cui termina la seconda guerra mondiale e inizia un’epoca di
profondi mutamenti della struttura sociale e culturale, in Germania e nel
mondo, effetto di travolgimenti politici e dell’accelerazione del progresso
scientifico e tecnologico.
La situazione linguistica che si profila a partire dalla seconda metà del
XX secolo è sintetizzabile nella fluidificazione dei confini tra scrittura e
oralità, modello colto e varianti regionali o diatopiche.
Il tedesco contemporaneo si delinea in base a fattori extralinguistici,
ossia sociali (formazione della società priva di classi; mobilità sociale),
storici ed economici (esperimento di società socialista), culturali
(internazionalizzazione e divulgazione del sapere). Tra i fattori linguistici si
comprendono la riduzione dell’area di dominio della lingua tedesca in seguito
alla perdita dei dialetti orientali; la divulgazione dello standard su tutto il
territorio veicolata dai mass media; la perdita di funzionalità e il recupero
culturale e ideologico del dialetto; la fluidificazione dei confini tra standard,
Umgangssprache e dialetto. In ambito sistemico, i mutamenti descrittivi non
intaccano le strutture, ma la loro frequenza d’uso, variabile a seconda delle
esigenze comunicative. Arricchimenti incessanti, veicolati dai mass media, si
registrano soprattutto a livello lessicale e per influsso dei linguaggi settoriali
e delle lingue straniere. La riflessione linguistica sorta in epoca di divisione
politica della Germania induce l’orientamento pluricentrico degli studi
linguistici contemporanei.

2. Nazione e società tedesca del Secondo Novecento

2.1. Divisione e riunificazione


Nella Conferenza di Yalta (febbraio 1945) promossa dalle potenze alleate (vi
partecipano il primo ministro inglese Winston Churchill, il presidente USA
Franklin D. Roosevelt e il capo di stato sovietico Stalin) si decide la politica
nei confronti della Germania al termine della guerra: eliminazione del
nazionalsocialismo, divisione del territorio in zone di occupazione, creazione
del Consiglio di Controllo Alleato investito di tutti i poteri, smantellamento
delle fabbriche, riparazioni di guerra e cessioni territoriali. La Conferenza di
Potsdam (agosto 1945) ratifica la divisione della Germania in quattro zone di
occupazione (URSS, USA, Gran Bretagna, Francia). Dal settore di
competenza sovietica nasce il 7 ottobre 1949 la Repubblica Democratica
Tedesca (Deutsche Demokratische Republik o DDR), a brevissima distanza
dalla Bundesrepublik Deutschland (BRD), fondata il 23 maggio dello stesso
anno. Capitale dello stato occidentale è Bonn; la divisione dell’ex-capitale del
Reich, Berlino, è ratificata dalla costruzione del Muro (1961, “die Berliner
Mauer” o anche “die Mauer” per antonomasia), voluto dal governo orientale
per arginare l’esodo della popolazione a occidente. I due stati tedeschi hanno
sviluppo diverso sul piano politico, economico, sociale, culturale.
Tav. 23 - La Germania nel 1945.

La Repubblica Federale, favorita insieme agli altri paesi dell’Europa


occidentale dal piano di aiuti preparato dal segretario di stato USA George C.
Marshall, si schiera politicamente con le potenze occidentali e ha una ripresa
economica quasi immediata; durante il cancellierato del conservatore Konrad
Adenauer (1949-1963) ha luogo il “Wirtschaftswunder”: bilancio dei
pagamenti in attivo, netto miglioramento nel tenore di vita delle masse, piena
occupazione, politica di accoglienza di manodopera straniera (nel 1964 si
festeggia l’arrivo in Germania del milionesimo “Gastarbeiter”). Insieme a
Francia, Italia, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo, la Repubblica Federale
partecipa alla fondazione della Europäische Wirtschaftsgemeinschaft (EWG),
il Mercato Comune Europeo fondato a Roma nel 1957 come sviluppo della
Comunità Montana (1951) ed embrione dell’Unione Europea (Europäische
Union) che nasce dagli accordi di Maastricht (1992) in seguito a sviluppi
graduali: Unione doganale (1968), adesione di Gran Bretagna, Danimarca e
Irlanda (1973), accordi monetari e prime elezioni del Parlamento Europeo
(1979), ulteriori allargamenti (Grecia, 1981; Spagna e Portogallo, 1986).
L’Austria entra nell’Unione nel 1995, insieme a Finlandia e Svezia e
all’epoca del trattato di Schengen che elimina i posti di controllo ai confini
degli stati membri.
In Germania orientale, l’Unione Sovietica impone il partito unico, la
Sozialistische Einheitspartei Deutschlands (SED, 1946), e un sistema di
economia pianificata. La Repubblica Democratica, costruita su modello
sovietico, è controllata politicamente, dal Fronte Nazionale costituito da
funzionari di partiti, e militarmente, da polizia ed esercito; in seguito a una
rivolta popolare contro il regime, a Berlino nel 1953 intervengono le truppe
sovietiche con arresti in massa, corte marziale, fucilazioni, fughe.
Controllata dall’URSS e integrata politicamente ed economicamente nel
blocco orientale, i rapporti della Germania orientale con l’Ovest sono quasi
nulli. La situaziona migliore all’epoca di cancellierato del socialista Willi
Brandt, che inizia il mandato nel 1969: aumentano le possibilità di viaggi e
visite tra cittadini e ha incremento lo “innerdeutscher Handel”, i rapporti
commerciali tra Est e Ovest.
La questione tedesca (divisione, riunificazione, status politico, confini),
apertasi con la Conferenza di Yalta e mai risolta dalle potenze vincitrici per
disaccordi insanabili in epoca di guerra fredda, si chiude in seguito a spinte
provenienti “dal basso”. A partire dai primi anni ottanta, la protesta
antigovernativa dei cittadini tedesco-orientali si fa via via meno prudente e
sfocia in manifestazioni di massa, provocando infine le dimissioni del
governo (7 novembre 1989). Due giorni dopo il Muro crolla. Il 1° luglio
1990, con la messa in atto di un accordo relativo a un’unificazione sociale,
monetaria ed economica, nella DDR è introdotta la forte moneta occidentale,
il marco tedesco che cessa di esistere il 1° gennaio 2002, sostituito dall’unità
monetaria europea.
Il 3 ottobre 1990 si realizza l’unificazione politica, fortemente voluta dal
cancelliere federale Helmut Kohl; nel settembre 1999 il parlamento si
riunisce per la prima volta nel Reichstag a Berlino.
L’integrazione europea della Germania è marcata, il 22 gennaio 2003,
dal patto sancito a Versailles con la Francia che prevede la creazione di una
difesa unica europea, sviluppo di politiche comuni nell’Unione,
armonizzazione delle legislazioni nazionali, coordinamento economico e
internazionale e la possibilità, per i cittadini dei due stati, di ottenere doppio
passaporto.

2.2. Mobilità sociale


La società moderna è assai meno statica di quanto fosse in passato e incline
alla mobilità orizzontale1 o geografica. Spesso il cambio di residenza dipende
da motivi di lavoro o di studio, in generale avviene per scelta personale, e
interessa in egual misura uomini e donne. In altre parole, la popolazione
tedesca non emigra più perché costretta dalla povertà o per motivi politici. La
fuga in città dalla miseria delle campagne e l’emigrazione dei derelitti
oltreoceano sono fenomeni sociale di grande rilievo fino alla prima metà del
Novecento. L’odierna popolazione rurale, minoranza della popolazione
totale, ha condizioni di vita urbanizzate.
L’ultima ondata migratoria forzata concerne i “Volksdeutsche”, costretti
nel dopoguerra a lasciare le terre passate a governi stranieri. I massicci
trasferimenti di tedeschi orientali in direzione della Germania occidentale,
fino alla costruzione del Muro e in seguito alla sua caduta, nonché le fughe
avvenute all’epoca della sua esistenza (1961-1989) costituiscono a loro volta
una forma drammatica di mobilità.
Viceversa, l’alta mobilità della popolazione tedesca è oggi spesso
temporanea, prodotta dal benessere economico e dall’esigenza, nuova nella
storia dell’umanità, di utilizzazione del tempo libero: è una forma di
“mobilità turistica” favorita dallo sviluppo dei trasporti pubblici e privati, dai
prezzi concorrenziali delle agenzie turistiche, dal graduale sfrondamento dei
confini tra stati.
Caso classico di mobilità sociale è rappresentato dagli stranieri che
arrivano in Germania per lavorare, spesso per svolgere i lavori più umili,
“Gastarbeiter” provenienti da paesi economicamente svantaggiati. I primi ad
arrivare, intorno agli anni sessanta, sono uomini e famiglie dell’area
mediterranea, turchi, greci, italiani, attratti da prospettive di guadagno e
condizioni di vita migliori rispetto a quelle del paese d’origine, se non
addirittura in cerca di sopravvivenza. Le minoranze etniche e linguistiche
spesso trovano difficoltà di integrazione; nel peggiore dei casi la loro
presenza, pur preziosa, indispensabile all’economia, provoca rigurgiti sociali
di razzismo e xenofobia.

2.3. Boom economico e tecnologico


Negli anni cinquanta, il miracolo economico fa crescere lo standard di vita e
crea nuove possibilità di formazione professionale, accesso facilitato
all’istruzione e sviluppo del sistema scolastico.
In conseguenza del “boom” la vita delle grandi città moderne cambia,
come pure nei paesi e nelle campagne, i cui ritmi si adeguano a quelli del
mondo urbano, scanditi dalle esigenze professionali e ricreative e dal traffico
veicolare (Wiesinger 1644).
La freneticità del ritmo di vita moderna si riflette nella produzione dello
scibile. Nel secolo scorso si poteva ancora ambire all’acquisizione di una
cultura generale, oggi si punta alla specializzazione; in tempi sempre più
brevi aumenta vertiginosamente la quantità di sapere disponibile e scema in
proporzione la percentuale di ciò che è ritenuto necessario ed è umanamente
possibile apprendere.
Nuove metodologie e tecniche di informazione mutano la natura della
comunicazione pubblica. Superando il favore riservato alla stampa periodica
e alla radio, la televisione diviene il principale canale di informazione. Con la
sua comparsa, negli anni cinquanta, si inaugura la cultura delle immagini e
delle percezioni acustiche e visive. Altra invenzione importante del
dopoguerra è il telefono, presente in sempre più case grazie alla progressiva
accessibilità dei prezzi delle telefonate. Le nuove tecnologie al servizio
dell’informazione e della comunicazione cambiano le abitudini della
popolazione che tende a leggere meno (giornali), ottenendo le informazioni
dalla televisione, e a scrivere meno (lettere), abituandosi a comunicare per
telefono.
Le consuetudini linguistiche e il rapporto con il medium scritto nell’era
informatica sono in perenne trasformazione. L’introduzione dell’elaborazione
dati in ambito amministrativo, economico e scientifico fa germogliare forme
di espressione linguistica ridotte e formulistiche; computer, Internet,
multimedia, sms, posta elettronica, realtà pressanti del quotidiano anche
domestico, recuperano con modalità nuove e peculiari, in particolare con
influssi della comunicazione non verbale, la prassi della lingua scritta.
2.4. Critica e contestazione
Nella seconda metà del XX secolo l’uso pubblico della lingua diviene
argomento di un intenso dibattito, che in parte riassume correnti di pensiero
attive tra la fine dell’Ottocento e il primo Novecento2, in parte è stimolato
dalla pubblicazione di due critiche della lingua del nazionalsocialismo: LTI
[Lingua Tertii Imperii] (1947) di Victor Klemperer e Aus dem Wörterbuch
des Unmenschen di Dolf Sternberger, Gerhard Storz e Wilhelm E. Süskind
(1968). Il dibattito che ne deriva su modalità ed effetti dell’uso istituzionale
della lingua si riattiva negli anni sessanta, in epoca postadenaueriana e di
guerra fredda.
La contestazione giovanile del Sessantotto vuole il pieno e definitivo
ripudio del nazionalsocialismo, mai veramente attuato negli anni cinquanta,
epoca di “Verdrängung” (rimozione) del passato e “hilfloser
Antifaschismus”3. Per realizzarlo, i sessantottini chiedono una critica
culturale e politica su base neomarxista (Polenz 3: 322). A ispirare la rivolta
studentesca sono le teorie della “Frankfurter Schule”, gruppo di intellettuali
dello Institut für Sozialforschung di Francoforte emigrati in America in epoca
nazista; particolarmente influente è il pensiero di Max Horkheimer e Theodor
W. Adorno (tornati in patria a fondare il nuovo Istituto di scienze sociali) e di
Herbert Marcuse (rimasto negli USA), con la loro critica del fascismo, del
capitalismo e dell’industria culturale.
Nella società tardocapitalista gli studenti si riservano il ruolo
catalizzatore dell’azione rivoluzionaria, in quanto classe sociale non ancora
integrata nel “sistema”. Nel concreto i gruppi studenteschi provano forme
alternative di vita aggregata (comuni, librerie, botteghe di prodotti alternativi)
e di interazione (dimostrazioni, sit-in, assemblee, psicoanalisi di gruppo);
anche il linguaggio si rinnova, in parte impregnandosi di lessico
ideologizzato, in parte sfidando le convenzioni della Hochsprache in quanto
lingua della classe dominante (“Sprache der Herrschenden”).
La contestazione giovanile ha un enorme impatto sociale. Nonostante il
veloce sfaldamento del movimento, già all’inizio degli anni settanta
frammentato in varie direzioni (movimento femminista, gruppi alternativi,
terroristi della RAF, associazioni omosessuali), la sua azione innesta un
processo di profondo rinnovamento della politica e delle strutture sociali.
Gli effetti della critica accademica e linguistica nata in seno al
movimento studentesco ha effetti per lo piu indiretti e ritardati. Con
l’ingresso della generazione del Sessantotto nella vita professionale, in parte
in politica, nei media e nelle università, si ha nei vari settori della vita
pubblica (amministrazione, istruzione, servizi sociali) una diversa sensibilità
nei confronti della lingua e del suo uso ufficiale.
Conseguenza di ciò è, a partire dagli anni settanta, un’attenzione critica
per la lingua della burocrazia (rivolta soprattutto contro la difficoltà e opacità
dei testi burocratici che osteggiano la comunicazione tra amministrazione e
cittadini) e per ogni tipo di dichiarazione pubblica resa da rappresentati del
governo e dei partiti. Ad esempio un discorso commemorativo della fine
della guerra, pronunciato l’8 maggio 1985 dall’allora Presidente della
Repubblica Federale Richard von Weizsäcker, fa scaturire un interminabile
dibattito (non ancora esaurito) riguardo l’appropriatezza d’uso della parola
Niederlage o, in alternativa, Befreiung.
Nell’odierna società multiculturale e pluralista, obiettivo generico della
Sprachkritik di linguisti e giornalisti è l’uso “corretto” della lingua nelle
controversie politiche e nel rispetto delle minoranze sociali, per es.
nell’alternativa tra le due espressioni, ideologicamente e politicamente non
equivalenti, Schwangerschaftsunterbrechung e Tötung ungeborenen Lebens:
Fertile terreno di dibattito offre il confronto con residui di razzismo,
antisemitismo, xenofobia, sessismo, svelati dalle scelte linguistiche. Settore
di grande espansione per la lingua della “politische Korrektheit” garantiscono
i programmi politici dei movimenti alternativi per i diritti dell’uomo e in
difesa dell’ambiente (Wimmer 2059 s.).

3. Situazione linguistica
La diffusione di massa dello standard produce la rarefazione dei confini tra
varietà tradizionali (modello colto/ dialetto/ Umgangssprache; scritto/ orale).
Le nuove sinergie culturali, professionali e sociali generano nuove
varietà relative alle situazioni comunicative (varietà diafasiche), alla
collocazione e all’identità sociale (varietà diastratiche) e al mezzo della
comunicazione (varietà diamesiche). L’efficienza e la velocità delle nuove
tecnologie al servizio dell’informazione e della comunicazione producono
flessibilità di confini anche tra nuove varietà e standard, le cui strutture,
soprattutto lessicali, sono permeabili all’assimilazione di consuetudini
linguistiche provenienti da ambiti settoriali della comunicazione sociale.
Da segnalare inoltre la tendenza antinormativa e genuinamente
descrittiva degli studi linguistici contemporanei, che registrano gli usi, senza
pretesa di giudicarne conformità e correttezza.

3.1. Standard pluricentrico


Nel riferimento alle varietà esistenti a livello di standard, studi recenti di
sociolinguistica definiscono il tedesco contemporaneo lingua “pluricentrica”
e “plurinazionale”, per la sua diffusione su diversi centri4 nazionali
(Germania, Austria, Svizzera) e regionali (altoatesino, belga, tedesco
meridionale e settentrionale, austriaco orientale e occidentale).
Il dibattito sulle differenze e gli standard linguistici, originatosi in epoca
di guerra fredda, è ripreso in forma depoliticizzata in epoca postunitaria.
L’ipotesi delle quattro varianti di Gotthard Lerchner, autorevole linguista
della DDR, dà adito a molte discussioni:
Deutsche Sprache bedeutet demnach zum gegenwärtigen Zeitpunkt den
abstrakten, historisch bestimmten Sammelnamen für vier gleichberechtigte
nationalsprachliche Varianten im Geltungsbereich von vier selbständigen
Nationen (Lerchner 265. Sottolineatura mia).

L’ipotesi di Lerchner è criticata sulla base di argomenti incontrovertibili


e tuttora validi nella discussione sugli standard nazionali: il sistema
morfologico, sintattico e ortografico del tedesco parlato nelle due Germanie
(e in Austria e in Svizzera) rimane pressoché identico, le varianti linguistiche
riguardano quasi esclusivamente il lessico e la fraseologia (Admoni 2: 267).
La descrizione degli standard nazionali autonomi promossa dai recenti
studi di sociolinguistica serve da un lato la causa pluralista e il rifiuto di ogni
principio egemonico tipici della nostra epoca, tenta dall’altro di bilanciare
l’arroganza – reale o presunta – del “großer Nachbar” (la Germania)
mediante rivendicazione di identità nazionale da parte delle comunità
numericamente ed economicamente meno forti; parlando di numeri, tra gli
stati a maggioranza di popolazione tedescofona, la Germania postunitaria
conta circa 83 milioni di abitanti contro gli otto circa dell’Austria; i
tedescofoni svizzeri sono approssimativamente 4,5 milioni, pari a circa il
65% della popolazione totale; il Liechtenstein ha 15.000 abitanti; le entrate
complessive della Germania ammontano, nel 2001, a 802 miliardi di dollari,
contro i 53 dell’Austria e i 30 della Svizzera
(www.cia.gov/cia/publications/factbook/geos/sz.html; aggiornato al 1°
gennaio 2002).
I tre centri nazionali sono giudicati standard autonomi5, sulla base dei
seguenti criteri: a) esistenza di opere normative che ne definiscono e
codificano gli usi; b) uso della varietà formalizzato da istituzioni scolastiche e
governative. Il ruolo svolto dalle istituzioni statali nel riconoscimento del
codice normativo giustifica il punto seguente: c) varietà standard delimitate
entro confini statali (diverso è il caso dei dialetti: ad es. il bavarese e
l’alemanno si estendono oltre la linea di demarcazione dei territori tedeschi e
austriaci il primo, tedeschi e svizzeri l’altro); d) il materiale linguistico degli
standard nazionali è in gran parte identico: se così non fosse non si
tratterebbe di sistemi culminanti in un insieme linguistico (ossia varietà
nazionali del tedesco), ma di dialetti o di lingue diverse. Cionondimeno, gli
standard nazionali possiedono un complesso di forme linguistiche peculiari,
le varianti nazionali descritte nel codice di cui al punto a) (Ammon 101 s). Le
varianti nazionali6, rilevabili soprattutto a livello lessicale, ma anche
ortografico, ortofonico, grammaticale e funzionale, sono dette rispettiva-
mente teutonismi (Teutonismen/Deutschlandismen), austricismi
(Austriazismen), elvetismi (Helvetismen)7.
Nello schema che segue sono messi a confronto i tre sistemi di varianti –
Deutsches Standarddeutsch (DSD)/ Österreichisches Standarddeutsch
(ÖSD)/ Schweizerisches Standarddeutsch (SSD) – con esempi ai vari livelli
di descrizione (Clyne 2011 s.):
3.1.1. Deutsches Standarddeutsch
Il tedesco di Germania per consuetudine non si distingue dallo standard
tout court, è il tedesco per antonomasia. Viceversa, in ottica pluricentrica la
lingua è un insieme di sistemi linguistici all’interno del quale non vige una
gerarchia di importanza, dunque l’austriaco e lo svizzero non sono
considerati sottoinsiemi del tedesco di Germania, ma standard di pari
autonomia.
La preminenza linguistica del tedesco di Germania è dovuta all’esistenza
di una ingente letteratura normativa che sostiene e divulga forme d’uso senza
segnalarne la specificità settentrionale. Tra le grandi iniziative editoriali sono
il Duden. Das große Wörterbuch der deutschen Sprache in zehn Bänden (3.
edizione a cura della redazione Duden, 1999) e il Brockhaus-Wahrig
Deutsches Worterbuch in sechs Bänden a cura di Gerhard Wahrig, Hildegard
Krämer e Harald Zimmermann (Wiesbaden/Stuttgart 1980-84). Oltre alle
edizioni Duden (Duden Deutsches Universalwörterbuch, 5. edizione, 2003) e
Wahrig (Deutsches Wörterbuch, 7. edizione, 2000) in volume unico, esiste
una ampissima varietà di altri dizionari della lingua tedesca e analoghe opere
di codificazione, ora disponibili anche in cd-rom e su Internet. Ad es. i
manuali Duden coprono una vasta gamma di settori linguistici: stile, sinonimi
e contrari, lessico di origine straniera, modi di dire e proverbi, linguaggi
tecnici (appartengono alla serie anche i volumi 8 e 22 dedicati
rispettivamente ad austriacismi ed elvetismi: Wie sagt man in Österreich?
Wörterbuch des österreichischen Deutsch e Wie sagt man in der Schweiz?
Wörterbuch der schweizerischen Besonderheiten).
L’esistenza della peculiarità nazionale del tedesco di Germania, non
segnalata nelle opere normative, è avvertita, per contrasto con i propri usi
standard, da austriaci e svizzeri. La coscienza della specificità linguistica
avviene in effetti per confronto: per es. chi d’abitudine dice Topfen pensa di
usare la parola comunemente usata, finché non sente denominare lo stesso
referente Quark.
La coscienza dell’egemonia del modello settentrionale provoca,
soprattutto in Austria, reazioni di rifiuto nei confronti dello standard
“straniero” e spinte alla conservazione e cura della propria varietà nazionale
che a volte sfociano in forme radicali di purismo (Kirkness 290).

3.1.2. Osterreichisches Standarddeutsch


Il codice linguistico dell’austriaco comprende lo Österreichisches
Wörterbuch, pubblicato nel 1951 su commissione del Bundesministerium für
Unterricht (200139). Il dizionario, che comprende sezioni dedicate a lessico,
grammatica, ortografia e ortofonia, è opera di una équipe di funzionari
scolastici e docenti universitari esclusivamente di nazionalità austriaca,
dunque caso esemplare di “Binnenkodex”. Lo Österreichischer
Schülerduden: Rechtschreibung und Wortkunde (1989) è curato da una
commissione di esperti di nazionalità austriaca su modello dello
Schülerduden tedesco8.
Gli austricismi sono palesi soprattutto nel parlato. Varianti grammaticali
tipiche di tutta l’area meridionale sono: a) uso del perfetto al posto del
preterito; b) uso dell’ausiliare sein nel perfetto di liegen/sitzen/stehen; c) uso
dell’articolo per i nomi propri (es. der Hans der Frau Müller) e per gli
appellativi Vater, Mutter. Varianti lessicali sono documentate anche nella
lingua dei media, dell’amministrazione pubblica, nei menù dei ristoranti.
Nel protocollo delle trattative di adesione dell’Austria all’Unione
Europea, il governo austriaco ha imposto 23 austricismi, tutti di ambito
gastronomico-culinario. Ciò non sembra un indizio di grande futuro per
l’austriaco in Europa, il cui sistema è troppo simile allo standard tedesco, da
anni già affermato come lingua ufficiale dell’Unione (Clyne 2014).

3.1.3. Schweizerisches Standarddeutsch


Il tedesco della Svizzera, pur non avendo un codice di ampiezza e
ufficialità pari a quella dello Österreichisches Wörterbuch, è descritto in una
serie di opere normative, le principali delle quali dedicate alla pronuncia (Die
Aussprache des Hochdeutschen in der Schweiz. Eine Wegleitung di Bruno
Boesch, opera commissionata dalla Schweizerische Siebs-Kommission e
pubblicata a Zurigo nel 1957; Standardaussprache des Deutschen in der
Schweiz di Agnes Hofmüller-Schenk, 1995) e al lessico (Unser Wortschatz.
Schweizer Wörterbuch der deutschen Sprache, compilato sotto la direzione di
Ingrid Bigler, pubblicato a Zurigo nel 1987).
Importanti contributi al codice del tedesco svizzero sono i due volumi
della serie Duden: Wie sagt man in der Schweiz? Wörterbuch der
schweizerischen Besonderheiten di Kurt Meyer (1989) e lo Schweizerschü
lerduden. Rechtschreibung und Grammatik di Horst Sitta e Afra Sturm
(1998), oltre alla nuova edizione dello Schweizer Schulwörterbuch di Hans-
Heinrich Plickat, Ulrich Haaf e Trix Sonderegger (1998).
La situazione linguistica in Svizzera è peculiare per l’uso diffuso e la
considerazione in cui è tenuto il dialetto, forma di comunicazione privilegiata
rispetto sia allo standard di Germania sia allo standard nazionale. Il dialetto
(Schweizerdeutsch) non va confuso con la variante nazionale dello standard
(schweizerisches Deutsch): l’alternanza tra le due forme di espressione
conferma l’eccezionale situazione di diglossia.

3.1.4. Tedesco della DDR


Gli studi sul pluricentrismo linguistico sono una filiazione del dibattito,
di matrice ideologica e pregno di implicazioni sociologiche e politiche, ori-
ginatosi con la divisione politica e vertente sulle differenze culturali delle due
Germanie.
Già all’indomani del 1945 si notano neologismi, particolarità stilistiche e
influssi stranieri diversi nei testi prodotti a Est e a Ovest. Soprattutto nel
trattare questioni di attualità, la terminologia utilizzata è diversa per
impostazione ideologica, es.:

Bundesrepublik Deutschland Deutsche Demokratische Republik


Schandmauer Antifaschistischer Schutzwall
Fluchthilfe Menschenhandel
Ostblock sozialistische Staatengemeinschaft

La tendenza alla diversità va consolidandosi con il progressivo


stabilizzarsi dei due sistemi politici. All’inizio degli anni cinquanta si inizia a
discutere di “Sprachspaltung, Sprachsonderung”, espressioni adoperate per
descrivere la divisione linguistica della Germania che, nell’ottica del tempo,
sembra un ulteriore fattore di ostacolo all’unità nazionale (Bauer 46).
All’interno delle polemiche sorte in epoca di guerra fredda si delineano,
da parte degli studiosi di linguistica, posizioni ideologiche contrastanti. Gli
occidentali seguono l’alienazione del tedesco a Est, in cui la lingua, definita
polemicamente “Sprache des Vierten Reiches” (Fricke)9 o “Sowjetdeutsch”
(Koepp) è utilizzata a scopi di propaganda. In Germania orientale gli
apprezzamenti pungenti sono per il tedesco occidentale intriso di
angloamericanismi, variante “capitalistica” della lingua tedesca classica;
viceversa, i mutamenti linguistici della varietà orientale sono interpretati
come progres-sisti, consoni all’evoluzione sociale (Ihlenburg 374). Analogo
orientamento assume la posizione ufficiale del governo negli anni settanta.
Nel 1970, al termine di una conferenza del comitato centrale della SED, il
leader Walter Ulbricht afferma:
Zwischen der traditionellen deutschen Sprache Goethes, Schillers, Lessings,
Marx’ und Engels’, die vom Humanismus erfüllt ist, und der vom
Imperialismus verseuchten und von den kapitalistischen Monopolverlagen
manipulierten Sprache in manchen Kreisen der westdeutschen Bundesre-publik
besteht eine große Differenz. Sogar gleiche Worte haben oftmals nicht mehr
die gleiche Bedeutung [...] Die Sprache der Hitlergenerale, der Neonazis und
Revanchepolitiker gehört nicht zu unserer deutschen Sprache, zur Sprache der
friedliebenden Bürger der DDR (in Bauer 73).

Divenuta anacronista ogni polemica, oggi si parla neutralmente di


“Deutsche Sprache in der DDR” (Schlosser), premettendo che tale lingua non
è mai esistita come sistema chiuso, distinguibile dal tedesco, dal russo o dal
francese, ma come insieme di usi linguistici tipici di politici, funzionari,
organizzazioni sociali, impiegati delle amministrazioni statali e quadri del
sistema economico, dirigenti e collaboratori di esercito, polizia e apparato di
sicurezza, in conclusione degli ingranaggi di potere del socialismo reale (H.
Schmidt 2016).
Con l’occupazione sovietica, nella parte orientale della Germania si
forma un tipo di stato e un sistema senza precedenti nella storia tedesca;
l’esigenza di denominare fenomeni e istituzioni della vita sociale nuovi per la
maggior parte della popolazione è reale.
Il problema è risolto con l’introduzione del lessico marxista-leninista e di
neologismi imprestati o coniati su modello della terminologia ufficiale usata
in Unione Sovietica. Le novità linguistiche, diffuse da media e istituzioni
statali, usate con frequenza e in contesti uniformi, assumono con rapidità
significato stereotipato e valenza da slogan.
Il patrimonio lessicale introdotto in Germania orientale per denominare
la nuova realtà dello stato socialista è classificato come segue (Kinne/Strube-
Edelmann): a) neologismi anteriori al 1933, coincidenti con la terminologia
politica della Kommunistische Partei Deutschlands d’epoca prefascista (es.
Agitation, Aktionseinheit, Arbeiter- und Bauern-Macht, Bourgeoisie, Diktatur
des Proletariats, Genosse, Imperialismus, sozialistische Demokratie); b)
neologismi anteriori al 1945, ereditati in uso esclusivo dalla DDR (es.
Generalstaatsanwalt, Nationalpreis, Wehrsport); c) neologismi successivi al
1945/1949, tra cui: i) neologismi propri; spesso conii e prestiti dal russo (es.
die Datsche; der Subbotnik = lavoro straordinario volontario; Gegenplan =
piano economico delle imprese socialiste non statali; Industrieladen = punto
di vendita diretta dal produttore al consumatore; Intershop [laden] = punto di
vendita di merce occidentale da acquistare con valuta occidentale; der Kader
= capo del personale; ö konomische Hebel = insieme delle misure
economiche e politiche attuate per garantire l’aumento della produttività;
Plankontrolle = verifica dei risultati economici: sozialistische
Arbeitsdisziplin; sozialistischer Patriotismus, sozialistisches Weltsystem,
Staatsplan, Staatsdisziplin; ii) neologismi semantici (es. der Aktivist =
lavoratore modello; Diskothek, Disko = discoteca, ma anche luogo di ritrovo
con musica in cui si svolgono manifestazioni culturali; Diskoveranstaltung,
Diskosprecher = diskjockey, orga-nizzatore di manifestazioni, oratore;
Prämie = incentivo in denaro). Si formano inoltre nuovi composti con parole
d’uso affermato (es. Betriebskin-dergarten = asilo aziendale;
Mietergemeinschaft = associazione inquilini; Sozialversicherungskasse =
cassa di assicurazione sociale). Alcuni neologismi penetrano nella
Repubblica Federale, perdendo il loro carattere specificamente orientale (es.
Autorenkollektiv, Funkuniversität, Straßenbenutzungsge-bühr).
L’esigenza comunicativa e di ampliamento lessicale non giustifica la
chiara impostazione propagandistica e dottrinaria dei testi prodotti da
funzionari di partito e istituzioni statali, i cui tratti tipici riassumono
peculiarità tematiche e stilistiche della lingua della DDR: a) la menzione
della historische Mission der Arbeiterklasse e il verdetto sul diritto
all’esistenza dei kapitalistische Staaten; b) il riferimento ai padri fondatori
del marxismo: teorici e ideologici (Marx, Engels, Lenin), l’Unione Sovietica,
il Partito (es. Wir, die wir von Marx’, Engels’ und Lenins Erkenntnissen
sowie von den Erfahrungen der Sowietunion ausgehend...); c) il riferimento
al sistema socialista; d) l’esortazione al dibattito democratico
(Meinungsstreit), farsa utile a presentare il punto di vista obbligatorio
dell’ideologia di partito, pena l’accusa di revisionismo (es. Es wird weiter
eingewandt, in diesem Meinungsstreit mü ßten auch falsche, abweichende,
mithin unmarxistische Meinungen zu Worte kommen, sonst sei es kein echter
Meinungsstreit. Das stimmt, aber ebenso besteht das Recht, Revisionismus
als Revisionismus, Versöhnlertum als Versöhnlertum und Dekadenz als
Dekadenz zu bezeichnen; e) tono burocratico e protocollare che banalizza,
disimpegnando come regolare atto d’ufficio del Ministerium für
Staatssicherheit, la pianificazione e sorveglianza di ogni aspetto della vita
sociale (es. Informationen über negative und feindliche Aktivitäten von
Personen aus dem kulturellen Bereich); f) indottrinamento della popolazione
anche tramite testi pragmatici, di natura apolitica (es. Straßenverkehrs-
Ordnung (26 maggio 1977): Bei der weiteren Gestaltung der entwickelten
sozialistischen Gesellschaft und den damit zu schaffenden grundlegenden
Voraussetzungen für den allmählichen Übergang zum Kommunismus inder
Deutschen Demokratischen Republik ist das Wohl, die Sicherheit und
Geborgenheit der Bürger vornehmstes Anliegen. Das erfordert auch eine
hohe Ordnung, Sicherheit und Flüssigkeit im Straßenverkehr [...]; g)
imitazione di formule rituali d’ambito religioso (es. Zehn Gebote der
sozialistischen Moral di Walter Ulbricht, 1958); h) adattamento per l’infanzia
di riti militari; j) onnipresenza di slogan di partito (es. Wir lehren, lernen und
kämpfen für den Frieden; Wie Du heute arbeitest, wirst Du morgen leben;
Unser Dank gilt Dir, Partei), nelle strade, piazze, sugli edifici pubblici (H.
Schmidt 2025 s.).
Caratteri distintivi presenta la lingua di regime in particolare nel lessico:
a) terminologia ideologica e politica del marxismo-leninismo; b) eufemismi,
pathos, formulismo (es. heroisch, kämpferisch, ruhmreich, Kerker, Patriot,
Scherge; die unverbrüchlichen Bande der Freundschaft mit der Sovietunion;
die wie der eigene Augapfel gehütete Einheit der Arbeiterklasse); c) attacchi
e insolenze contro antagonisti e nemici del regime (es. Arbeiterverräter,
Büttel des Imperialismus, Natobischof, Provokateur, Revanchist,
Speichellecker); d) abbreviazioni e acronimi (es. Staatssicherheit→ Stasi;
Abschnittsbevollmächtigter der Volkspolizei→ ABV;
Ärzteberatungskommission→ ÄBK; Arbeiterwohnungs-baugenossenschaft→
AWG) (H. Schmidt 2033).
Con il tramonto della SED e dello stato socialista, la lingua della DDR
diviene obsoleta; a riunificazione avvenuta, la terminologia d’uso ufficiale
nella Repubblica Democratica per la vita pubblica (amministrazione,
economia, giurisdizione) è sostituita con equivalenti occidentali.
I quarant’anni di divisione non hanno lasciato conseguenze nella
comunicazione quotidiana; i cittadini dei nuovi Bundesländer non hanno
problemi a comprendersi con i compatrioti occidentali, se non per via di
differenze più di carattere regionale e sociale che politico. Nella realtà
postunitaria, divergenze espressive sono notate nel comportamento
linguistico, nelle strategie di discorso e nell’intonazione, ossia nella “cultura
linguistica”:
In quasisymmetrischen Kulturen werden Konfrontationen und mündlich
ausgetragener Konflikt weitgehend verhindert und scheinen überflüssig; oft
bleibt das Zurücknehmen, das Nicht-so-gemeint-haben-Wollen. Eine oft zu
hörende Wendung in der alten DDR ist auch: “Das ist nur meine Meinung.” In
Westdeutschland dagegen sind Meinungen einzelner Sprecher oft
hypertrophiert; sie beanspruchen objektiven Wahrheitsgehalt. Offensichtlich
legt eine Gesellschaft, die auf der Durchsetzung von Partikularinteressen
beruht, eine apodiktische Argumentation nahe (Wachtel 160).

3.2. Dialetti, varietà diatopiche, Umgangssprache


Con la fine della seconda guerra mondiale il tedesco ha una netta riduzione
d’estensione sulla carta linguistica d’Europa.
Deportazioni, fughe ed emigrazioni forzate del periodo bellico e post-
bellico coinvolgono circa quattordici milioni di tedeschi: i “Reichdeutsche”,
abitanti dei territori passati alla Polonia e all’Unione Sovietica (Slesia,
Pomerania e Prussia orientale), e i residenti delle isole linguistiche
dell’Europa settentrionale e orientale, tra cui i tedeschi del Volga, del Mar
Nero, del Baltico, della Bessarabia, dei Carpati. I dialetti orientali
(Hochpreußisch, Niederpreußisch, Pommersch, Schlesisch,
Böhmischdeutsch) nel corso di un paio di generazioni scompaiono. I circa
dodici milioni di profughi che tra il 1944 e il 1948 raggiungono la Germania
si adattano alle Umgangs-sprachen locali; le esigue minoranze rimaste nei
territori orientali vivono sotto un regime privo di tolleranza per la loro lingua,
che possono riprendere a utilizzare solo dopo lo scioglimento dell’Impero
Sovietico: i discendenti dei tedeschi del Volga (Wolgadeutsche), costretti a
emigrare nel Kazakistan e in Siberia durante la guerra e fuorusciti a grandi
gruppi dopo il 1990, arrivano in Germania con un’eredità frammentaria di
dialetti arcaici (Löffler 2038).
Tav. 24-1 dialetti tedeschi (1965 circa).

Più in generale, la nuova mobilità sociale e la diffusione dello standard


via mass media collaborano alla perdita di funzionalità dei dialetti rurali in
favore di varietà linguistiche regionali, risultanti da un compromesso tra
forme locali, periferiche e urbane, e lo standard.
A partire dagli anni settanta, l’uso del dialetto cresce insieme
all’aumento generico di situazioni informali, analogo all’uso del du e di abiti
informali in ufficio (Löffler 2044). La rivoluzione culturale del Sessantotto,
iniziata come riforma universitaria e del mondo dell’istruzione e proseguita
come riforma della cultura pubblica e politica, porta a una nuova valutazione
del dialetto come lingua del popolo non addottorato, medium della
democrazia di base, della politica alternativa. In un momento in cui si cercano
forme di convivenza sociali più informali, la lingua vernacolare torna a essere
una possibilità espressiva per intellettuali, cantautori, giornali.
La differenza di situazione linguistica tra Nord e Sud si fa marcata. Al
Nord, dove il dialetto è scomparso dall’uso ufficiale, la nuova situazione
culturale porta a una riscoperta archeologica del Plattdeutsch, portata avanti
soprattutto nelle cerchie intellettuali (Radio Bremen è tra le prime emittenti a
trasmettere notiziari regionali in dialetto). Ne scaturisce l’uso del dialetto in
occasione di convegni, occasioni folkloristiche, celebrazioni religiose. Vi è
inoltre recupero funzionale di caratteri dialettali residui (es. dat e wat) come
segno di informalità.
Al Sud (Palatinato/ Baden-Württenberg/ Baviera/ Austria, eccezionale il
caso della Svizzera) i dialetti locali sono pressochè intatti e altrettanto diffuso
è lo standard. La svolta pragmatica non porta a un incremento d’uso del
dialetto nel quotidiano, ma a un rinnovato interesse scientifico e a maggiore
tolleranza anche nei media; il dialetto torna a sentirsi anche in ambiti
pubblici, per es. nelle università.
Al Centro (Renania/ Assia settentrionale/ Turingia/ Sassonia) i dialetti
arcaici sono usati solo da residui di popolazione rurale; la Umgangssprache
ha forti tratti regionali.
Tipici dialetti cittadini esistono a Francoforte, Mannheim, Stoccarda,
Monaco.
Si è valutato che il 74% della popolazione parli Hochdeutsch o una
variante di Hochdeutsch di lieve coloritura regionale, mentre solo il
rimanente 26% si serva per la comunicazione quotidiana del dialetto; allo
stesso tempo, metà della popolazione dichiara di far uso di una variante
diatopica del tedesco (Mattheier 53). In generale, fluidi sono i confini tra
varietà standard (“standardnahe oder hochsprachliche Varietät”), regioletto
(“dia-lektal gefärbte Umgangssprache”) e dialetto (lokaler Dialekt) (Löffler
2042).
Lo studio delle varianti espressive della lingua regionale mostra la
graduale convergenza di usi strettamente dialettali e standard; tale fenomeno,
detto “Dialekt-Standard-Ausgleich” o diaglossia (Auer 27), è esemplificato
nello schema seguente, da cui si ricava la progressione di continuità tra
dialetto svevo (1.) e tedesco standard (8.) (in Ammon 370):
1. des hao e gmacht
2. des han e gmacht
3. des hab e gmacht / des han i gmacht
4. des hab i gmacht
5. des hab ich gmacht / des hab i gemacht
6. des hab ich gemacht / das hab ich gmacht
7. das hab ich gemacht
8. das habe ich gemacht
L’odierna situazione linguistica rende obsoleto – o per lo meno di
difficile definizione – il discorso sulle Umgangssprachen quali varietà
regionali dai netti confini di demarcazione tra standard e dialetto. Laddove
l’antica varietà dialettale non è più in uso, ogni varietà regionale può essere
vista come Umgangssprache, così come ogni pronuncia regionalmente
marcata dello standard da un punto di vista ortoepico non è più standard,
bensì Umgangssprache (Mihm 2107). Il termine “Umgangssprache” è
divenuto in questo senso alquanto vago (possibili sinonimi sono neuer
Substandard, Halbmundart, Verkehrsprache, Halbstandard,
Regionalsprache, Stadtmundart, Stadtdialekt, städtische Alltagssprache)
(Mihm 2110) e in accezione usuale è inteso come registro familiare,
colloquiale e informale del tedesco comune: “Sprache, die im täglichen
Umgang mit anderen Menschen verwendet wird, zwischen Hochsprache und
Mundart stehende, von regionalen, soziologischen, gruppenspezifischen
Gegebenheiten beeinflusste Sprachschicht” (Duden-Wörterbuch 4058).
L’uso situazionale della lingua o “situoletto” dipende dalla costellazione
del discorso e da età, sesso, confidenzialità o ufficialità del discorso.
La differenza Nord-Sud, con il caso eccezionale della Svizzera,
continua: al Nord la Hochlautung scende dal podio e assume tratti regionali;
al Sud i dialetti ampliano la loro funzionalità come substandard autonomi.

3.3. Diglossia standard/Schweizerdeutsch


In Svizzera (come pure in Lussemburgo e in Liechtenstein) non c’è
diaglossia, ma diglossia, alternanza tra standard e dialetto. Lo
Schweizerisches Standarddeutsch, lo standard nazionale caratterizzato dagli
elvetismi, è usato nelle situazioni formali. Per la comunicazione orale si usa il
dialetto locale, lo Schweizerdeutsch o “Schwyzertütsch”, appellativo che
designa l’insieme dei dialetti alemanni (tra i principali l’idioma di Basilea,
Berna, Schaffhausen, Zurigo).
Nel corso del XIX secolo lo Schwyzertütsch subisce, come tutti i dialetti
tedeschi, una riduzione di funzione pragmatica in conseguenza della
diffusione dello standard. All’inizio del Novecento, radio, scuola e scienza in
Svizzera parlano il cosiddetto “Schriftdeutsch”. Diversamente che altrove, si
sviluppano qui, già a partire dal primo Novecento, influenti spinte culturali
per la conservazione e rivalutazione del vernacolo, con associazioni che ne
caldeggiano la cura privilegiata o esclusiva (es. Deutschschwei-zerischer
Sprachverein, 1904; Bund Schwyzertütsch, 1938), a volte addirittura
propagandandolo come atto di “geistige Landesverteidigung” contro il
“nemico”, il tedesco scritto o “Binnendeutsch”; si veda ad es. la premessa
introduttiva di Eugen Dieth alla Zürichdeutsche Grammatik di Albert Weber
(1946):
Diese Grammatik soll ja eine Wehr und Waffe sein gegen den offenen Feind,
die Schriftsprache (in Löffler 2038-39).

Nella seconda metà del secolo, l’azione promotrice della Schwyzer-


Sproch-Biwegig dà impulso alla diffusione del dialetto nella vita pubblica.
Associazioni attive sono il Verein Schweizerdeutsch, istituito del 1990, e il
Verein für das Schweizerdeutsche Wörterbuch (fondato nel 1862), che inizia
a pubblicare la sua opera nel 1881, prevedendone il completamento per
l’anno 2020 (www.schweizerdeutsch.ch).
Lo Schweizerischer Verein für die deutsche Sprache (erede del Deutsch-
schweizerischer Sprachverein) è impegnato a operare sui due fronti
linguistici del dialetto e dello standard, come documenta la glossa statutaria
del 16 gennaio 1990:
Wir arbeiten darauf hin, daß der Zustand der medialen Diglossie der
Deutschschweiz (zwei Varietäten innerhalb der deutschen Sprache mit je
unterschiedlichen Aufgaben) anerkannt und als Chance, nicht primär als Last,
erlebt werden soll. Die Mundart ist unsere Muttersprache im engeren Sinne,
die Hochsprache das wichtigste Mittel der nationalen und internationalen
Verständigung. Beide tragen zu unserer sprachlichen Identität bei und bedürfen
der Förderung (in Ammon 240).

In Svizzera il dialetto è socialmente indifferente, adoperato naturalmente


da tutta la popolazione e la sua funzionalità espressiva; contrariamente a
quanto avviene ad altre parlate regionali, si adegua alle esigenze del
progresso sociale, attingendo al lessico standard e adattandone le forme dal
punto di vista morfologico e fonologico (Ammon 294).
La diglossia per gli svizzeri è la norma: usano alternativamente standard
e dialetto a seconda della situazione comunicativa. Lo standard viene scelto
di solito nello scritto e in situazioni formali; il dialetto, viceversa, nell’orale e
in contesti informali. Tale criterio di definizione non è assoluto: il dialetto è
usato anche nella sfera pubblica, per es. in alcuni consigli cantonali e da
stampa, radio e televisioni nello scritto, per es. nella sfera privata o in alcune
rubriche della stampa (alcuni giornali pubblicano in vernacolo rubriche come
annunci personali e funebri, inserti pubblicitari).
L’oralità può alternare significativamente standard e dialetto anche nella
stessa sede comunicativa, per es. lo scambio linguistico tra docente e
esaminando può avvenire in dialetto nella fase preliminare (saluti, richiesta di
documenti ecc.), per poi proseguire nello standard: il passaggio allo standard
segna formalmente l’inizio dell’esame. Un altro esempio di commutazione di
codice può avvenire in chiesa, qualora l’officiante celebri la funzione nello
standard e predichi in dialetto, uso che un sacerdote ha giustificato con il
seguente argomento:
Wenn es mir darum geht, die Menschen zu Gott emporzuheben, gebrauche ich
die Standardsprache; will ich hingegen den lieben Gott zu den Menschen
herunterholen, spreche ich Mundart (in Sieber/Sitta 8).

3.4. Varietà diastratiche


Il concetto moderno di standard, modello accessibile alla stragrande mag-
gioranza della popolazione, si allarga a comprendere anche le varietà
diastratiche, nel senso che usi peculiari di gruppi sociali ristretti, grazie alla
diffusione dei media, riescono, molto più che in tempi passati, a fuoriuscire
dai confini dell’area di appartenenza, infiltrandosi nel patrimonio linguistico
comune.
Ogni parlante usa più di una varietà di lingua a seconda del contesto
situazionale. L’attività linguistica può costituire un atto di identità:
l’individuo si crea dei modelli di comportamento linguistico che lo rendono
simile al gruppo con il quale vuole essere identificato e distinguersi dai
membri di altri gruppi (Berruto 60). Le varietà diastratiche, connesse a strato
sociale, collocazione e identità sociale (gruppo sociale, etnicità, sesso, classe
generazionale), dette anche socioletti, sono sempre esistite e sempre, anche
nel passato, usi socialmente ristretti sono filtrati e filtrano oltre i confini
originari10. La diversa rilevanza assunta dai socioletti nel tedesco
contemporaneo riguarda l’agilità e velocità con cui i media ne recepiscono e
diffondono le particolarità linguistiche.
Poichè il tedesco non è in grado di codificare nel suo sistema
morfologico le caratteristiche sociali dei parlanti (come avviene invece in
altre lingue, per es. nel nahuatl, lingua azteca del Messico, che marca la
relazione sociale fra parlante e interlocutore su nomi, verbi e altre categorie
grammaticali), sensibili al contesto sociale non sono le strutture grammaticali
di per sé, ma l’uso delle stesse11.
Varianti linguistiche di impronta sociale possono svilupparsi a ogni
livello di analisi, ma più frequentemente a livello fonologico e lessicale; la
lingua standard è particolarmente recettiva alle particolarità lessicali.

3.4.1. Frauensprache
Una varietà diastratica di particolare impatto sul tedesco moderno, e
particolare forma di attualizzazione di critica linguistica, è la Frauensprache,
intesa come la somma degli usi linguistici favoriti dalle donne impegnate in
politica e coscienti della loro esistenza sociale in termini di minoranza.
La Frauensprache nasce internamente alla Neue Frauenbewegung12, il
movimento femminista enucleatosi dalla rivolta studentesca ed
extraparlamentare del Sessantotto. A partire dagli anni settanta, il
femminismo si sviluppa in Germania come movimento di protesta e
rivendicazione sociale, la cui direttiva teorica mira al disvelamento e alla
critica del sedimento patriarcale contenuto in ogni aspetto della cultura, che è
un prodotto degli uomini, pur se spacciato per patrimonio comune
dell’umanità, in quanto l’uomo (der Mann) è per tradizione linguistica
l’essere umano (der Mensch) per eccellenza (Pusch 14).
Nei vari centri femministi e gruppi di autocoscienza femminile sorti in
quegli anni si studiano i meccanismi di oppressione dell’identità femminile a
opera delle strutture patriarcali del sistema sociale. In vista di una società più
giusta che conceda possibilità di espressione alle diverse forme di esistenza,
si analizza la specificità femminile, il suo essere alternativo rispetto a quello
maschile, nei vari settori del lavoro, della sessualità, degli affetti, del pensiero
e del linguaggio.
In particolare, si segnala come la lingua utilizzata dalle donne, permeata
dell’immaginario maschile, sia inadeguata a esprimere le nuove esperienze.
Un esempio di nuova soluzione espressiva è, nell’opera Häutungen di Verena
Stefan (1975), il pronome impersonale frau che sostituisce man (il pronome
non è stato codificato, ma appare occasionalmente nella stampa e nella
pubblicità):
Mit dem wörtchen ‘man’ fängt es an. ‘man’ hat, ‘man’ tut, ‘man’ fühlt...
Entlarvend sind sätze, die mit ‘als frau hat man ja’ beginnen. ‘man’ hat als frau
keine identität. frau kann sie nur als frau suchen (in Samel 17).

Le rivendicazioni femministe nel campo della discriminazione


linguistica producono risultati tangibili non solo nell’ambito della discussione
teorica, portata avanti da un settore autonomo della linguistica di
orientamento femminista, ma anche nel sociale, in quanto le tesi sostenute
hanno ripercussioni concrete sulla comunicazione pubblica, soprattutto a
partire dagli anni ottanta.
Nei testi ufficiali le scelte linguistiche si orientano nelle seguenti
direzioni: a) si evita l’uso del maschile generico e si cercano formulazioni
alternative, neutrali o doppie (es. die Wähler→ die Wähler/innen; die
Wahlgemeinschaft; die Studenten→ die Studierenden; Sehr geehrte Herren→
Sehr geehrte Damen und Herren; Liebe Leser→ Liebe LeserInnen; Liebe
Leserinnen und Leser; der Leiter→ die Leitung; der Kandidat→ wer
kandidiert hat). L’uso del Binnen-I o großes I, ideologicamente marcato in
senso femminista, è introdotto da Christoph Busch, che in un’opera dedicata
alle radio libere, pubblicata nel 1981 presso la casa editrice Verlag, si rivolge
agli “ascoltatori” appellandoli HörerInnen. La grafia diventa comune sulla
WoZ (Züricher Wochenzeitung) e in Svizzera; nel 1986 è introdotta sulla
tageszeitung (taz) di Berlino e nel frattempo prende piede sulla stampa di
sinistra e in generale nella lingua scritta, anche in documenti ufficiali; non è
accolta tuttavia dalla redazione Duden, in quanto forma connota
ideologicamente e in ogni caso contraria al sistema ortografico del Tedesco
(Schoental 2071); b) si cerca “simmetria” nella designazioni di professione,
funzione, stato civile o giuridico in contesti confrontabili (es. Kaufmann/
Kauffrau [non Kaufmäq nnin]; Herr/Frau, con abolizione di Fräulein,
appellativo tradizionalmente utilizzato per la donna non sposata e privo di
equivalente per l’uomo che mette pertanto in rilievo, in maniera
discriminatoria, lo stato civile della donna. Una circolare del Ministero degli
Interni relativa alle norme della lingua ufficiale ne abolisce l’uso nel 1972);
c) nei testi giuridici si cerca di ottenere trattamento linguistico paritario per
donne e uomini (Samel 121 s.). Un esempio di tale tendenza è nel dibattito
che ha luogo il 6 novembre 1987 nella sede del Bundestag, allorché la
ministra Rita Süssmuth fa notare l’inadeguatezza e insensatezza
dell’espressione Arzt im Praktikum utilizzata in senso neutrale nel testo
seguente (v. sottolineatura):
Wenn der Arzt im Praktikum schwanger wird, hat er Urlaub nach den
Regelungen des Mutterschutzgesetzes...

3.4.2. Linguaggio giovanile


Il socioletto Jugendsprache si sviluppa con la crescita di rilevanza
sociale dei giovani, vastissima dopo il 1945 (negli anni cinquanta diventano
visibili i primi gruppi rock) e soprattutto dagli anni settanta in poi. A partire
dalla generazione dei sessantottini, i giovani si riconoscono come classe, con
personali abitudini e stili di vita, socioletto proprio e diversificazione dei
gruppi di giovani, conviventi in WG (Wohngemeinschaften), identificati per
ideologia (gruppi ecologici, Alternative), protesta (occupanti abusivi di
alloggi e dimostranti), studi (Studentengruppen), preferenze musicali e
abbigliamento (Punks, Skins, Hard-Rocker, Popper)13.
In generale, il comportamento linguistico dei giovani manifesta
caratteristiche tipiche: a) enfasi (uso di espressioni iperboliche, es. total,
unheimlich, voll); b) provocazione, anticonformismo, volgarità (es. das kotzt
mich an; man frißt den Scheiß einfach); c) variazione di segno semantico a
espressioni comuni (es. brutal, tierisch, pervers = sehr positiv); d) prestiti da
altre varianti storiche, geografiche e mediali del tedesco e da lingue straniere
(soprattutto americanismi).
A livello prosodico, la Jugendsprache si caratterizza per la forte
alternanza di modalità articolatoria (ad es. imitazione della parlata di
bambini, vecchi, ubriachi) e l’uso di particolari interiezioni e suoni espressivi,
a volte ripresi da fumetti e cartoni (es.hey, ey, uäh, brr, jubel, kotz).
Il lessico settoriale serve più a differenziare reciprocamente i gruppi
giovanili fra loro che a creare una generica coscienza di classe giovanile.
Mediante termini scelti, giovani appartenenti a un gruppo descrivono e
giudicano gli antagonisti (es. müsli [fresser], prollproll, mantafahrer, spießer,
schleimer). Sorta di patrimonio comune è il lessico ereditato dalla musica pop
e rock degli anni settanta (es. bock haben; abfahren auf; cool; super; geil;
heavy) e dall’ambiente di spaccio e consumo di droga, spesso svuotati del
significato originario (es. drauf sein, turkey, stoff, abfahren, relaxed)
(Schank/Schwitalla 2001-2002).

3.5. Linguaggi specialistici


Nella seconda metà del XX secolo la comunicazione specialistica aumenta di
importanza, con la progressiva specializzazione degli ambiti di ricerca nelle
varie aree tecniche e scientifiche.
Le discipline specialistiche (es. informatica, archeologia, medicina,
ingegneria) e altri settori dell’attività umana (es. economia, politica, sport,
pubblicità, giornalismo) si suddividono in aree, a volte nicchie di alta
specializzazione (es. nell’ambito della fisica: fisica atomica, fisica nucleare,
fisica elettronica; della chimica: chimica biologica, chimica farmaceutica,
chimica industriale; dell’ingegneria: ingegneria mineraria, ingegneria
meccanica, ingegneria navale). Ogni branca di specializzazione e ogni settore
dell’attività umana ha usi linguistici specialistici e differenze tipologiche di
linguaggio che si suole riassumere nel concetto di linguaggi specialistici o
settoriali (Fachsprachen).
Le particolarità settoriali riguardano soprattutto il lessico, uso di
tecnicismi provenienti in parte dalle lingue straniere moderne (soprattutto
dall’inglese), dalle lingue classiche e dallo standard, spesso con opera di
risemantizzazione delle parole scelte. Negli esempi che seguono, tratti
rispettivamente da una rivista di psicologia e da una di linguistica, è possibile
notare, oltre al grande numero di tecnicismi, tratti caratteristici di “stile
scientifico“:a) preferenza per forme passive impersonali [sottolineature
semplici]; b) alta frequenza d’uso di composti [grassetto] e sigle; c)
Nominalstil (i nomi, molti dei quali composti, assommano a circa un terzo
delle parole totali, con un rapporto di 65:24 nel primo brano, 52:18 nel
secondo [le sottolineature tratteggiate evidenziano la complessa struttura
sintagmatica]):
In der Zeit zwischen Reiz und Reaktion können zahlreiche Meßgrößen aus
Biosignalen abgeleitet werden, die, ebenso wie Reaktionszeiten und
Fehlerhäufigkeiten, systematisch mit Informationsverarbeitung sprozessen
zusammenhängen. Ein solcher Zusammenhang gilt z.B. fur Latenzen und
Ausprägungsstärken von prominenten Phänomenen des
Elektroenzephalogramms (EEG), des Elektromyogramms (EMG) oder der
elektrodermalen Aktivität (EDA). Im Rahmen der kognitiven
Psychophysiologie werden solche Signale gleichberechtigt neben Ver-
haltensdaten registriert und zur Analyse kognitiver Prozesse herangezogen
(Zeitschrift für Psychologie: 3, 1993: 264).
Unterschiede im Bereich von Höreraktivitaten sind von großer Bedeutung, da
back-channel behavior fundamentale Bedeutung für die interaktive
Verständnissicherung hat, und Zuhöreraktivitaten die Sprechaktivitäten
maßgeblich steuern [...] Eine sprach- und kulturvergleichende Studie zur
Wahrnehmung non verbalen Verhaltens, der sog. PONS-Test [...], versuchte
Hypothesen über die Dekodierbarkeit nonver-balen Verhaltens in einem
‘crosscultural’ Vergleich mit experimental-psychologischem Design zu
überprüfen (Zeitschrift für Literaturwissen-schaft und Linguistik: 93, 1994: 20).
Le Fachsprachen non sono una realtà esclusiva della nostra epoca, al
contrario, esistono da quando le comunità umane intraprendono la
differenziazione delle attività sociali14. I mutamenti posteriori alla seconda
guerra mondiale e alla ricostruzione e coinvolgenti la vita sociale e
professionale sono evidenti, a livello linguistico, soprattutto nei linguaggi
specialistici, che agiscono poi sulle abitudini linguistiche comuni, in
particolare in ambito lessicale.
I settori più interessati allo sviluppo linguistico settoriale sono tecnica,
economia, politica, scienze, cultura e istruzione, sport, mass media
(Hoffmann 1993).

3.5.1. Linguaggio pubblicitario


Esempio di linguaggio settoriale particolarmente influente sulla
comunicazione quotidiana è la lingua pubblicitaria (Werbesprache). La
Werbespra-che è caratterizzata in base all’alta frequenza d’uso di alcune
strutture linguistiche: a) grado superlativo dell’aggettivo (es. Von höchster
Reinheit. Ernte 23; Das beste Persil, das es je gab); b) parallelismi e anafore
(es. Wer schafft, braucht Kraft, braucht Buerlecithin flüssig; Benutze den
Fortschritt, benutze Rowenta); c) comparativi assoluti (es. Fahr lieber mit
der Bundesbahn; Besser schmeckt ein Kronenbräu); d) neologismi costruiti
su modello sostantivo + prefisso di valenza accrescitiva. (Es. Klassebuch, -
film, -wagen; Bombenerfolg); e) sostantivi composti che chiarificano
l’utilizzazione dell’oggetto (es. Rauch-tisch; Spieltisch; Allzwecktisch); f)
forestierismi e tecnicismi (es. das fashionable Jerseykleid; das enzymatische
Waschmittel); g) figure retoriche, modi di dire, proverbi (es. Paris ist einen
Chef wert); h) frasi lineari, di tono informativo, con semplice sequenza
soggetto-predicato-oggetto (es. Milupa dient Mutter und Kind); i) frasi
imperative (es. Gö nnen Sie Ihrem Motor eine kleine Erfrischung... BP
[imperativo “morbido”]; Mach mal Pause mit Coke [tono imperativo più
diretto, dettato dall’uso della seconda persona singolare]; Alete verlangen –
auf Alete bestehen [imperativo secco – di tono quasi militaresco – reso dalla
frase infinitiva ellittica]); j) frasi prive di predicato, con particolare valenza
semantica della punteggiatura (es. Die Krone des Geschmacks: Krone;
Wenn’s um Geld geht – Sparkasse); k) punteggiatura insolita (es. Das ist ja
das Besondere am Bommerlunder: dieser einzigartige, unverkennbare
Geschmack. Und die Bek ömmlichkeit. Trinken Sie ihn gut gekühlt. Vor einem
kü hlen Bier. Zu einem guten Essen) (Paul Oßwald/Egon Gramer in
Springmann 56 s.).
La Werbesprache non possiede una terminologia specialistica vera e
propria, ma fa uso di espressioni e forme insolite che a volte si impongono,
via canali mediatici, con innegabile successo nella lingua comune. È tuttavia
una sorta di linguaggio indissolubilmente legato al suo contesto funzionale e
non trasponibile in toto nella sfera quotidiana, come mostra il seguente
esempio di testo dialogico costruito, in cui a una domanda di registro
colloquiale segue la risposta, altamente improbabile e di effetto comico, in
“Werbedeutsch” (Siegfried Grosse in Springmann 62):
– warst du heute in der Stadt? –
– Ja, ich habe mich soeben selbst belohnt durch den äußerst preisgünstigen
Ankauf einer knitterarmen, doch atmungsaktiven Freizeitjacke mit Lido-kragen
und Crokoprägung. Dieses Spitzenerzeugnis wird mich zu einem frohen
Menschen im Stile unserer Zeit machen.
3.6. Lingua scritta
Al giorno d’oggi, in cui non vige più una gerarchia di status tra modalità
espressive, la distanza tra modello scritto e orale si è accorciata e fluidificata,
nonostante permangano sostanziali differenze di tecnica espressiva.
Diverse sono le modalità espressive dello scritto e del parlato: nella
conversazione spontanea, la forma grammaticale è subordinata all’esigenza di
trasmettere il contenuto di ciò che si vuole esprimere e predominano gli
elementi funzionali del discorso (sostantivi, verbi, aggettivi) sulle parole
utilizzate per rendere i nessi logici (congiunzioni, preposizioni). Nella tabella
che segue è riportato, nella colonna di sinistra, un esempio di testo orale
autentico (registrato e trascritto da Heinz Zimmermann in Braun 164), con
relativa traduzione in “Schriftdeutsch” (Heinz Rupp in Braun 167):

A Dieses Licht auch noch A Dieses Licht möchte ich gerne


auslöschen. auch noch auslöschen.
B Ja, aber dann wäre es etwas
B Das wäre ein bißchen wenig.
wenig Licht.
C Ja, es wäre ein bißchen wenig
C Ja, ein bißchen wenig, aber eine
Licht, aber wir könnten doch
Kerze holen dort.
jene Kerze holen.
B Welche Kerze holen? B Welche Kerze sollen wir holen?
C Wir holen die, die dort auf dem
C Die auf dem Ofenloch.
Ofenloch steht.
D Die könnten wir dann daher
D Die daher.
bringen.

Tuttavia il tedesco scritto contemporaneo non è più nettamente


discernibile nella sua qualità di Hochsprache, in quanto utilizza modi
espressivi un tempo riservati alla comunicazione privata, di tono
confidenziale e informale, ad es. costruzioni paratattiche, frasi ellittiche,
anacoluti, regionalismi (Hans Eggers in Braun 233). Questi tratti di stile
informale assimilati dallo scritto sono dovuti, almeno in parte, all’influsso
esercitato dai media e da generi testuali di larga diffusione: a) testi
pubblicitari e appellativi (discorsi politici, annunci elettorali, spot e prospetti
pubblicitari); b) testi descrittivi e informativi (notiziari, comunicazioni,
saggistica, manualistica); c) testi del settore legale e burocratico (trattati,
regolamenti, disposizioni, decreti); d) testi di carattere privato (interviste,
dichiarazioni, diari, lettere) (Gniffke-Hubrig 39 s.).
Il processo di osmosi tra tratti peculiari di scritto e parlato si verifica
anche in campo più specificamente letterario, in generi paraletterari che
godono del favore del grande pubblico e a cui la critica dedica maggiore
attenzione che in passato (fantascienza, narrativa gialla e rosa), nonché nella
letteratura d’autore.
Nell’esempio che segue, tratto dal finale dell’opera narrativa Ein
Kriegsende di Siegfried Lenz (1984), si riscontrano caratteristiche sintattiche
tipiche del parlato (in parte, realisticamente, nei brani di discorso diretto): a)
Aus-klammerung di parti del discorso (sottolineatura semplice); b) frasi
ellittiche (sottolineatura tratteggiata); c) paratassi veloce (sottolineatura
doppia):
Vorsichtig öffnete ein Posten die Tür, er spähte eine Weile auf uns herab, ehe
er die beiden Namen rief, nicht laut rief, nicht im Befehlston, sondern
anfragend. Wir standen alle auf und bewegten uns zur Tür, und unser ruhiges,
forderndes Dastehen veranlaßte den Posten, bis zur Schwelle zurückzugehen.
Jellinek, sagte er, Jellinek und Steuermann Heimsohn, wir sollen Sie an Bord
bringen. Wieso an Bord, fragte einer von uns, und der Posten darauf: Da tut
sich was, hoher Besuch. Wir sahen uns an, verblüfft, ein Schimmer von
Hoffnung zeigte sich auf den grauen Gesichtern: An Bord... Das
Gnadengesuch... Ihr sollt an Bord... Und wir machten ihnen Platz und gingen
herum und konnten nicht aufhören, die schnell entstandene Hoffnung zu
begründen.

Particolarmente marcate nel senso dell’oralità sono forme in uso nei testi
di posta elettronica: a) abbreviazioni (demnächst→ demnxt; Konferenz→
konf); b) interiezioni, spesso derivate dai fumetti (oops, hehe); c) scrittura
minuscola dei sostantivi; d) ortografia non convenzionale (oder→ oda;
aber→ aba; kannst du haben→ kannsuhaben) (Schmitz 2172).
Tipico esempio di intermedialità espressiva sono, nella comunicazione
elettronica, gli emoticons, assemblaggi di segni grafici (codice ascii) usati
nella comunicazione internazionale per trasmettere concisamente stati
d’animo e spunti creativi. Es. di emoticon “tedeschi” sono i seguenti
(www.heisoft.de/web/emotico/emoticon.htm)15:
:-) lachendes Gesicht, “nicht-alles-so-ernst-nehmen”
:- Trauriges Gesicht, “find’ich schade!”, unglücklich, ...
;-) Augenzwinkern, “War nicht so ernst gemeint”, ...
:-[ Vampir
:0) Clownsnase
8-) Brillenträger
3:] Kuh
,,,^..^,,, Katze schaut über einen Zaun (mit Krallen!) (Ina L. Mehlman)
(z(:^P Napoleon (Paul Curicio)

4. Sistema linguistico

4.1 Sintassi
La sintassi del tedesco contemporaneo, grazie soprattutto alla rivoluzione
culturale degli anni della contestazione giovanile, si è emancipata, nell’uso
privato e pubblico della lingua, dalle convenzioni grammaticali della Hoch-
sprache. In particolare sembra superata l’inderogabile norma scolastica della
frase intera, la “Vollsatz-Ideologie” che considera ellittico, frammentario,
scorretto, il testo che non comprenda almeno un soggetto e un predicato16
(Polenz 3: 359).
Variazioni rispetto alle tradizionali consuetudini sintattiche sono evidenti
nei testi del giornalismo e della divulgazione scientifica, la cui lingua,
dovendo esprimere contenuti complessi in spazi ristretti e per un vasto
pubblico, tende a essere breve, concisa e semplice.
Brevità si ottiene non solo in relazione alla lunghezza delle frasi
(mediamente corte)17, ma anche per scelta di struttura, spesso elementare o
ellittica. La grammatica Duden (681-701) descrive 36 possibilità di struttura
proposizionale, riassunte nella tabella che segue:
Di tale dovizia di possibilità, la stampa usa per lo più la seguente
tipologia basilare (Peter Braun in Reiffenstein/Rupp 110):

Modello di frase Esempio


soggetto + predicato + luogo Lise wohnt in Hamburg
soggetto + predicato + oggetto Er kauft ein Auto
soggetto + predicato Die Studenten singen
soggetto + predicato + oggetto introdotto da Peter achtet auf die
preposizione Kinder
soggetto + predicato + attributo Marie ist schön

Sinteticità si ha nella sintassi compatta tipica dello stile nominale, con


uso di sintagmi verbali articolati (Verbgefüge), aggettivi e participi in
funzione attributiva, forme passive impersonali e nel minor dispendio
possibile di parole.
Un procedimento di semplificazione sintattica è la ripetizione di frasi dal
significato codificato (fraselogismi), uso tipico del linguaggio dei media.
Ogni genere testuale e situazione comunicativa ha i suoi fraselogismi; tipici
per la cronaca di un incidente automobilistico sono per es. in einen Unfall
verwickelt werden; die Kontrolle über den Wagen verlieren; gegen einen
Baum prallen; ums Leben kommen; den Verletzungen erliegen (Pilz 41).
Schemi espressivi del parlato sono: a) costrutti verbali funzionali (es. Einfluß
nehmen, Erfolg haben, Partei ergreifen, Dank sagen, in Erwä gung ziehen,
zum Ausdruck bringen); b) modi di dire (es. über den Haufen werfen, auf die
schiefe Bahn kommen, sich zu Herzen nehmen, unter Druck geraten); c) frasi
idiomatiche (es. jemanden ins Bockshorn jagen, die Kastanien aus dem Feuer
holen, sein Licht unter den Scheffel stellen); d) raddoppiamenti fonetici e
semantici (es. Hals über Kopf, Knall und Fall, Hab und Gut, bei Nacht und
Nebel, Schlag auf Schlag, in Hülle und Fülle, Mann und Maus); e) paragoni
fraseologici (es. wie Sand am Meer, wie ein Weltmeister, Geld wie Heu,
dumm wie ein Esel); f) appelli pubblicitari, proverbi, slogan, luoghi comuni
(es. Morgenstund hat Gold im Mund; eine Hand wäscht die andere; aller
Anfang ist schwer; wir sind alle nur Menschen; was sein muß, muß sein); g)
connettori testuali e incisi tipici (es. wolln wir mal so sagen; da steckt man
nicht drin; da hast du Töne; du bist ja verrückt; alles klar) (Wolff 236).
L’oralità del dopoguerra, non più stigmatizzata se non segue le ferree
regole della Hochsprache ottocentesca, usa, anche in pubblico, forme
sintattiche devianti, influenzando anche le consuetudini di scrittura.
Esempi di usi poco ortodossi della frase intera sono: a) impiego di zu/
um zu e infinito, non solo per esprimere finalità (es. Heidi ging nach Hause,
um sich auszuruhen; das ist nicht die Methode, [um]Kinder zu erziehen; Karl
ging nach Frankreich, um dort krank zu werden); b) utilizzazione di damit/so
daß in luogo di finale o consecutiva (es. sie redete mit ihm, damit/so daß er
nichts antworten konnte); c) anticipazione di infinitiva mediante es/das/da +
preposizione (es. sie hatte es vor, abzufahren; sie erinnerten sich daran, daß
sie ihn nicht gesehen hatten); d) anticipazione o ripresa enfatica del soggetto
(es. die Frau, die kenne ich gut; Es ist aber schön, das Wetter in Italien); e)
“Ausklammerungen” o estrazione (dalla parentesi verbale) di uno o più
componenti lessicali. Il dislocamento dalla posizione d’obbligo all’interno
della frase è nell’Ottocento una sorta di tabú grammaticale per la lingua colta
(Polenz 3: 357). La Ausklammerung è ora tollerata, addirittura consigliata
dalla grammatica Duden per motivi stilistici, per es. se i componenti della
frase o le subordinate sono di una certa lunghezza, come nel documento
prodotto (§ 1400; in corsivo la Verbalklammer); a destra la stessa frase
secondo il modello sintattico ortodosso:

Die Kunst des herrschenden Die Kunst des herrschenden


Geschmacks im vergangenen Geschmacks im vergangenen
Jahrhundert ist zwar verschwunden, Jahrhundert ist zwar verschwunden,
ihr Einfluss dauert jedoch fort in ihr Einfluss dauert jedoch in der
der Gefühlsstruktur des Publikums, Gefühlsstruktur des Publikums, der
der großen und der kleinen großen und der kleinen Diktatoren,
Diktatoren, der demokratischen der demokratischen Politiker und
Politiker und Regierungsleute. Regierungsleute fort.

Nella tabella che segue sono posti a confronto due esemplari dello stesso
genere testuale (Vorwort di vocabolario francese-tedesco), diversi per epoca
di stesura e stile sintattico; evidente, nel testo più recente, l’inversione di
tendenza nei confronti del Nominalstil, maggiore linearità espositiva ed
essenzialità sintagmatica:

Das vorliegende französisch-


deutsche Taschenwörterbuch ist in
seinem Hauptinhalt ein Auszug aus Die vorliegende Bearbeitung
der vortrefflichen Hand- und unterscheidet sich in mancher
Schulausgabe des Hinsicht von den drei
Enzyklopädischen Wörterbuches vorhergehenden Ausgaben. Wir
von Sachs-Villatte. Neu waren bemüht, die heutige
hinzugekommen ist eine Anzahl französische Schriftund
von Wörtern, die erst nach der Umgangssprache möglichst
letzten Auflage des vollständig zur Darstellung zu
Handwörterbuches für das größere bringen. Neubildungen und moderne
Publikum Bedeutung gewonnen Redewendungen haben deshalb
haben, z.B. aus dem Gebiet der besondere Berücksichtigung
Luftschiffahrt. Für solche Zusä tze, gefunden.
für die Auswahl und Behandlung Die technischen Ausdrücke wurden
der von ihm aufgenommenen einer genauen Prüfung unterzogen
Artikel ist der Unterzeichnete und nach Möglichkeit ergänzt.
verantwortlich: dagegen hat die Eigennamen aus Geschichte und
Verlagsbuchhandlung die Geographie wurden aufgenommen,
Darstellung der Aussprache wenn ihre Form oder Aussprache in
übernommen und alles den beiden Sprachen voneinander
eingeschaltet, was zum Gebiet der abweicht
elementaren Grammatik gehört; In der heutigen Umgangssprache
mehrfach geäußerten Wünschen eingebürgerte Fremdwörter fanden
entsprechend hat sie auch für die vor allem dann Aufnahme, wenn
meisten Koniugationsformen der ihre Aussprache zu irgendwelchen
unregelmäßigen Zeitwörter an Zweifeln Anlaß geben konnte. Um
alphabetischer Stelle den die wissenschaftliche Brauchbarkeit
zugehörigen Infinitiv angegeben züerhöhen, ist der deutschen
und bei sämtlichen Infinitiven so Übersetzung der lateinische
auf die von ihr dem Wörterbuch Pflanzenname hinzugefügt; auch bei
beigegebenen Koniugationstabellen Tiernamen wurde ähnlichverfahren,
verwiesen, daß der Benutzer instand wo durch eine solche Angabe einer
gesetzt ist, jede vorkommende oder Verwechslung vorzubeugen war.
geforderte Form zu erkennnen oder
zu bilden.
Sachs-Villatte. Enzyklopädisches
Taschenwörterbuch der
französisch deutsches und deutsch-
französischen und deutschen
franzö sisches Wörterbuch. Vierte
Sprache zusammengestellt von
Bearbeitung von Karl Moser. Berlin/
Prof. Dr. Jacob Schellens. Berlin-
München/ Zürich 1964 (41.
Schöneberg 1911
Auflage)

4.2. Morfologia
Rispetto agli sviluppi già consolidati, il sistema morfologico mostra anche in
epoca contemporanea nuove trasformazioni in atto. Se ne accenna con
riguardo al nome, all’aggettivo, al verbo.
Fenomeni che riguardano il sostantivo sono: a) caduta della desinenza
del genitivo, per analogia d’uso con il caso dei nomi propri. Se in Goethe si
trova ancora la flessione del nome proprio (1774) des jungen Werthers, (ma
l’edizione del 1787 ha des jungen Werther[ø]), l’uso si perde e l’esempio è
seguito con particolare fervore nel Tedesco contemporaneo, che rinuncia alla
-s di flessione in parole paranominali (es. des Februar, des Latein, des Atlas,
des Radar) e inoltre in parole brevi, monosillabiche e acronimi (Es. des Rot,
des Lkw, des Ich); b) generica perdita di funzionalità del caso genitivo e
dativo e crescita d’uso di accusativi e sintagmi preposizionali. Es. ich habe
mich der Sache erinnert→ ich habe mich an die Sache erinnert; jemandem
rufen→ jemanden rufen; jemandem etwas schenken→ jemanden beschenken;
c) uso di forme specificative e appositive non flesse, es. ein Kilo Fleisches →
ein Kilo Fleisch; zu Anfang des Juni→ Anfang Juni; mit Frau Mullerals der
Begleiterin→ mit Frau Mullerals Begleiterin (Polenz 3: 343 s.).
Nell’aggettivo, si segnala la parziale sostituzione di -em con -en, nel
caso di due forme consecutive al dativo (es. mit rotem feuchten Gesicht).
Nel sistema verbale si registrano i seguenti sviluppi: a) perdita di
alternanza vocalica e/i nella seconda e terza persona singolare, presente
indicativo e imperativo (es. geb!/helf!) (ancora solo nell’oralità); b) riduzione
d’uso del congiuntivo, sostituito dall’indicativo, con congiunzioni (es. wenn,
ob, damit) o forme avverbiali (es. wohl, moglicherweise, vermutlich) a espri-
mere il concetto di possibilità. In alternativa, uso non convenzionale di forme
di Konjunktiv I in luogo di Konjunktiv II (es. wäre→ sei; fände→ finde, zöge
→ ziehe) o sostituzione con forme perifrastiche (es. er käme→ er würde
kommen). Quest’ultimo uso può far nascere un problema di stile (= vicinanza
di due würde; es. Wenn ich es kaufen würde, würde ich...); per risolvere il
quale si può scambiare la posizione di principale e secondaria (Ich wurde es
gut gebrauchen können, wenn ich es kaufen würde) o sostituire werden con
un verbo modale (Wenn ich es kaufen sollte, würde ich...); c) scomparsa
dell’uso, marcato in senso letterario, di omettere la forma finita del verbo
ausiliarie nelle secondarie (es. das Buch, welches ich gelesen) e aumento di
forme finite di perfetto con verbi modali (es. hat gehen mussen→ hat gehen
gemusst) ; d) affermarsi di nuovi modali (drohen, versprechen), soprattutto
nicht brauchen nel significato di nicht mussen, già attestato in forma
coniugata seguita da infinito senza zu all’inizio dell’Ottocento; e) descrizione
funzionale dei Verbgefuge, usati in sostituzione di forme verbali semplici,
con nominalizzazione di verbi o aggettivi. L’uso, tipico della “Sprache in der
rationalisierten Welt” (linguaggi settoriali di diritto, amministrazione, scienze
e tecnica), è attestato a partire dall’epoca illuminista e ha una frequenza d’uso
stabilizzatasi intorno al 15% già verso la fine del 1800. La novità riguarda il
riconoscimento della peculiarità stilistica e semantica dei
Funktionsverbgefuge. Es. Verzicht leisten si distingue, nel linguaggio
giuridico, da verzichten, per il risalto dato al termine Verzicht, di significato
specialistico. Altro esempio: In Erfahrung bringen (= bewirken, dass man
etwas erfahrt) non ha stesso significato di erfahren; f) livellamento della
differenza d’uso tra Vorgangspassiv e Zustandspassiv, forse per influsso
dell’inglese (ist kritisiert = ist kritisiert worden) (ib.); g) imitazione della
forma progressiva inglese con uso funzionale dell’ausiliare sein+ preposi-
zione, articolo determinativo e infinito del verbo (es. es ist im Werden; sie
war am Schreiben; er ist am Kommen) (Polenz 3: 345 s.).

4.3. Formazione di parola


Il settore innovativo dell’Otto-Novecento in ambito di formazione di parola,
l’abbreviazione, nel dopoguerra ha un considerevole sviluppo18. Ai critici
della “Akü-Sprache” (= Abkürzungssprache) non resta che riflettere su
questioni assodate: a) la tecnica dell’abbreviazione vanta illustri antenati,
come l’antichità latina (es. SPQR = Senatus PopulusQue Romanum, a.U.c. =
ab Urbe condita) e la cristianità medioevale (es. AD = anno domini, RIP =
requiescat in pace); b) è una tecnica riconosciuta in ambito internazionale
(es. S.O.S. = save our soules, K.O. = knock-out, USA = United States of
America) (Fritz Tschirch in Braun 41).
Nuove abbreviazioni provengono dal settore tecnico-scientifico per la
denominazione di nuovi procedimenti e invenzioni (es.
Elektrokardiogramm→ EKW; Elektronische Datenverarbeitung→ EDV;
Kraftfahrzeug→ Kfz); più di frequente l’abbreviazione corrisponde a un
nome proprio o al nome di associazioni, partiti, istituzioni, ditte.
Il brano che segue è esemplificativo della modalità di introduzione
dell’abbreviazione: la prima comparsa è accompagnata dalla dizione per
esteso del sintagma nominale di derivazione (sottolineature), subito dopo è
utilizzata come lessema autonomo (corsivo):
Die Europäische Zentralbank (EZB), [...] hat (seit dem 1. Januar 1999) die
Aufgabe, die vom Europäischen System der Zentralbanken (ESZB) fest-gelegte
europäische Währungspolitik umzusetzen. Die Entscheidungsor-gane der EZB
(Rat der Gouverneure und Direktorium) leiten das ESZB, das für die
Erarbeitung und Umsetzung der Geldpolitik, die Wechsel-steuerung, die
Verwaltung der Devisenreserven der Mitgliedstaaten sowie das
ordnungsmäßige Funktionieren der Zahlungssysteme zuständig ist. Die EZB ist
Nachfolgerin des Europäischen Währungsinstituts (EWI). (http://europa.
eu.int/scadplus/de/cig.htm).
Tendenze recenti sono l’abbreviazione creativa, coincidente con lessema
omonimo (es. JULI = Junge Liberale; OBST = Osnabrücker Beiträge zur
Sprachtheorie) e la reinterpretazione irridente di abbreviazioni ufficiali (es.
SED = Sucht euch Dumme!/Stalins ergebenste Diener). Molto frequenti le
abbreviazioni in -i e -o (es. Uni, Profi, Ossi, Limo, Disko), come moda
esotica che cerca analogia con prestiti inglesi (es. Dandy, Hippie, Yuppie) e
italo-spagnoli (es. Macho, Paperazzo, Papagallo)19 (Polenz 3: 366).
Come tecnica di formazione di parola, il tedesco contemporaneo
mantiene una preferenza per la composizione. I nuovi composti sono derivati
in serie con prefissoidi (es. voll- → vollinhaltlich, vollgültig, vollwertig;
hoch- → hochloben, hochstilisieren, hochputschen, hochwerten; Scheiß- →
Scheiß-betrieb, Scheißleben, scheißfreundlich, scheißegal; Bundes- →
Bundesamt, Bundes-bahn, Bundesgesetz, Bundesland, Bundesminister,
Bundesrepublik; Europa/Euro/EU→ Europarat, Europa-Konferenz;
Eurovision, Euro-Zone, Euro-Geld, Euro-Korps, EU-Mitglied; EU-Vertrag,
EU-Mitgliedstaat, EU-Bürger) e suffissoidi (es. -gut→ Pflanzgut, Streugut,
Stückgut; -werk→ Triebwerk, Laufwerk, Lesewerk, Machwerk; -wesen→
Geldwesen, Bildungswesen, Gesundheitswesen; -bereich→ Fachbereich,
Finanzbereich, Grenzbereich; -ebene→ Bedeutungsebene, Fakultätsebene,
Entscheidungsebene), tra i quali nuovi derivativi provenienti dai linguaggi
settoriali di pubblicità, politica, scienza e tecnica, es.:

-arm kalorienarm, nikotinarm, alkoholarm


-fest wetterfest, kochfest, trinkfest
-aktiv atmungsaktiv, stoffwechselaktiv, waschaktiv
-intensiv lohnintensiv, kostenintensiv
-tüchtig funktionstüchtig, gebrauchstüchtig
-freundlich umweltfreundlich, arbeitnehmerfreundlich
-freudig drehfreudig, sportfreudig
-schwach lernschwach, entscheidungsschwach, einkommensschwach

Nella derivazione sono rimaste produttive desinenze tradizionali, che


tendono a diversificarsi semanticamente; es.

Prefissi verbali produttivi, con relativi esempi, sono compresi nella


tabella che segue:

ver- verbilligen, verbergen, verarschen, veräppeln


er- errechnen, erschließen
be- begrünen, bezuschussen
ent- entpflichten, entfristen
ab- abstellen, abdriften, abstauben, abstottern, abschlaffen, abgeilen
über- überkommen, überarbeiten, überfragen

Molto usati nella lingua della burocrazia sono i prefissi ver- e be- e i
doppi prefissi (verbeamten, verabreden, vorenthalten, übervorteilen).
4.4. Lessico
Tipica delle società industriali e dei tempi moderni è la produzione incessante
di innovazioni tecnologiche e scientifiche e il proliferare di nuove forme di
comportamento sociale da cui provengono denominazioni inedite. Il tedesco
contemporaneo amplia con costanza e vorticosamente il proprio patrimonio
lessicale tramite neologismi, tecnicismi, internazionalismi, espansioni e
differenziazioni semantiche che sono trasmessi e divulgati dai media. Alcune
parole di moda sono destinate a rimanere, altre hanno durata effimera.
Un esempio d’ambito lessicale obsoleto è il lessico del dopoguerra. Il
1945 rappresenta una cesura dal punto di vista lessicale, perché la
terminologia diffusa dal regime nazista diviene improvvisamente tabù (es.
Führer-prinzip, Ahnennachweis) e serve invece dare un nome alla realtà del
dopo-guerra e della Germania occupata. Il lessico comune di quegli anni (es.
Lebensmittelkarten, Schwarzmarkt, Viermächteverwaltung, Entnazifizierung,
Lastenausgleich, Besatzungszone, Zonengrenze) è destinato a scomparire,
assu-mendo mero valore documentario, non appena la situazione economica
e politica si stabilizza.
Altro settore lessicale di breve durata è quello, largamente popolare
nell’ultima fase di esistenza della DDR, tipico dei promulgatori dei diritti
civili. Parole usate come slogan di politica antigovernativa dal basso sono ad
es. Demokratie, Freiheit, Menschenwürde, Pluralismus; il frasario tipico
comprende la richiesta di rinnovamente del socialismo (Erneuerung des
Sozialismus), l’organizzazione di un socialismo democratico (Aufbau eines
demokratischen Sozialismus), una forma di socialismo dal volto umano
(Sozia-lismus mit menschlichem Antlitz). Con intento polemico, alla vigilia
della riunificazione, si parla di “svendita” (Ausverkauf), “seppellimento”
dello Stato autonomo assorbito nel governo federale (BRDigung der DDR)
(Bauer 150).

4.4.1. Tecnicismi
Lo sviluppo del lessico tecnico nel secondo dopoguerra ha un
ampliamento smisurato nell’ambito dei settori specifici, conseguenza della
progressiva specializzazione delle attività e del sapere. Parte della
nomenclatura specialistica sconfina nello standard, sia nei dizionari che ne
registrano l’esistenza, sia nell’uso quotidiano. Nel settore d’uso originario, la
terminologia tecnico-scientifica è usata in accezione ben delimitata e
disambigua; nel passaggio all’uso quotidiano, spesso estende il suo
significato. Meno precisa e univoca è la terminologia d’uso privilegiato di
settori non tecnici dell’attività umana. Nella tabella che segue sono compresi
esempi di parole nate in ambito specialistico, come neologismi o prestiti
semantici, tutte accolte dal Großes Wörterbuch Duden, come standard
(nessuna segnalazione) o con marcatura particolare (riportata nella colonna di
fianco):

4.4.2. Lessico “neuanglodeutsch”


La Germania politicamente schierata con l’Occidente è, a partire dal-
l’immediato Dopoguerra, molto soggetta all’influenza culturale degli Stati
Uniti; analogamente, il Tedesco è molto ricettivo nei confronti dell’inglese,
che è la lingua straniera più studiata, superando a distanza il latino e il
francese.
Le parole angloamericane penetrano nel tedesco mediante varie tecniche
di appropriazione lessicale: a) prestiti propri (es. Flop, Zoom, Midlife Crisis,
Freak, Talk-Show, Skateboard, Recycling, Sex, Power, Teenager, Streß,
Eskalation, Computer, single, happy, Trend, fit, Jeans); b) pseudoanglicismi
(es. Dressman, Showmaster, Pullunder, Teenies); c) risemantizzazione (es.
City = Innenstadt; Gag = originelle Neuerung; Slip = pants, briefs; Smoking
= dinner jackett); d) mutamento formale (es. Happy- End = happy ending;
last not least = last but not least); e) composizioni bilingui (es. Haarspray,
Fernseh-Feature, Popsänger, Film-Festival, Matchball); f) prestiti semantici
(es. birth- control→ Geburtenkontrolle; quality of life→ Lebensqualität;
silent majority→ schwei-gende Mehrheit; once more→ einmal mehr; blood
bank→ Blutbank; environment pollution→ Umweltverschmutzung; self-
service→ Selbstbedienung; cold war→ Kalter Krieg; to hang around→
herumhängen g) conii letterali (es. one-way-street→ Einbahnstraße;
airport→ Flughafen; air-lift→ Luftbrücke; h) conii (es. plastics→ Kunststoff;
non-iron→ bügelfrei; topless→ oben ohne; skyjacker→ Luftpirat; i)
anglicismi semantici (parole) (es. to control→ kontrollieren = beherrschen;
to realize→ realisieren = erkennen, bemerken; to fire→ feuern = entlassen;
copy→ Kopie = Exemplar; j) anglicismi semantici (fraseologismi) (es. to give
green light→ grünes Licht geben; it does not make any sense→ das macht
keinen Sinn; to steal the show→ die Schau stehlen; forget it→ das kannst du
vergessen; k) anglicismi sintattici (es. in 1986 = im Jahre 1986; in anderen
Worten = mit anderen Worten; für eine Woche = eine Woche lang). Vi sono
inoltre interferenze lessicali e semantiche (es. le coppie sinonimiche
Beuf/Job, Liebhaber/Fan, Kleinkind/Baby, Liebe/Sex) e sostituzione di
prestiti francesi fuori moda (es. Mannequin→ Modell; Revue→ Show;
Bonvivant/Beau→ Playboy; Tendenz→ Trend, Fête → Party) (Wolff 242 s.).
Spesso i prestiti dall’inglese sono internazionalismi, patrimonio lessicale
di molti paesi (es. Demonstration, Distribution, Kompetenz, Kybernetik).
Mentre i lessemi inglesi assimilati in forma graficamente invariata negli
anni venti e trenta sono pronunciati secondo il sistema fonetico tedesco, si ha
ora fedeltà anche fonetica con l’originale (es. club [klʊp] → ora [klʌb]; stop
[tɔp] → ora [stɔp]; jazz [jats] → ora [dƷ s], anche nel caso di fonemi estranei
al sistema tedesco (es. /th/ in thriller;/ju:/ in computer).
Il brano che segue, pubblicato sul supplemento periodico della
Frankfurter Allgemeine Zeitung, è una dichiarazione di Jil Sander, designer
di moda, esempio di tedesco zeppo di anglicismi (corsivi), stile espressivo
definito scherzosamente o polemicamente “Neuanglodeutsch” (Zimmer 21) o
anche “Denglisch”:
Mein Leben ist eine giving-story. Ich habe verstanden, daß man contemporary
sein muß, das future-Denken haben muß. Meine Idee war, die hand-tailored-
Geschichte mit neuen Technologien zu verbinden. Und für den Erfolg war
mein coordinated concept entscheidend, die Idee, daß man viele Teile einer
collection miteinander combinen kann. Aber die audience hat das alles von
Anfang an auch supported. Der problembewußte Mensch von heute kann diese
Sachen, diese refined Qualitäten mit spirit eben auch appreciaten. Allerdings
geht unser voice auch auf bestimmte Zielgruppen. Wer Ladyisches will,
searcht nicht bei Jil Sander. Man muß Sinn haben fur das effortless, das magic
meines Stils.

4.4.3. Lessico “politically correct”


Una tendenza attuale interna al sistema lessicale riguarda sostituzioni di
nomenclatura studiate e consapevolmente introdotte nell’uso pubblico della
lingua allo scopo di conferire maggiore dignità al referente, o all’utente nel
caso di istituzioni. Es.

La ricerca della “politische Korrektheit” linguistica scaturisce da un


orientamento di critica linguistica e politica sociale mirante ad armonizzare i
conflitti e a livellare le asimmetrie a favore delle minoranze e contro
l’arroganza linguistica di chi gode di ingiusti privilegi in ragione di sesso,
classe sociale, aspetto, età, doti naturali e nel rifiuto della cultura basata su
“Sexismus, Klassismus, ageism, lookism, ableism” (Zimmer 133)20.
La facoltà nobilitante della lingua è recepita anche dal settore
commerciale-pubblicitario, con esempi del tipo die Imbißstube→ der Grill-
Shop; der Friseurladen→ das Frisurenstudio; Magermilch→ entrahmte
Frisch-milch.

4.5. Ortografia
In ambito di codificazione ortografica, l’epoca contemporanea sente l’esi-
genza di semplificare le norme risalenti alla Conferenza di Berlino del 1901.
Nuove conferenze hanno luogo a Stoccarda nel 1954 e a Wiesbaden nel
1958, con rappresentanti della Repubblica Federale, della DDR, di Svizzera e
Austria. Principale tema di discussione è la scrittura maiuscola dei nomi. La
proposta innovativa ne vorrebbe l’uso limitato a capolettera, nomi propri e
pronomi vocativi, in conformità alla norma d’uso vigente in ambito
internazionale. Prevale tuttavia la posizione opposta, basata essenzialmente
sull’argomento che la scrittura maiuscola dei sostantivi facilita la lettura dei
testi, evidenziandone i punti salienti.
Nel 1988 lo Institut für deutsche Sprache di Mannheim pubblica il
Vorschlag zur Neuregelung der deutschen Rechtschreibung, nel quale si
propongono norme grafiche più agili per punteggiatura, a capo, parole
prefissate, forestierismi, criteri costanti nel rapporto tra fonema e grafema (es.
<f> per <ph> nelle parole di origine greca, come Telefon, Fotograf),
riduzione dei fenomeni di ridondanza, per es. nella resa della vocale /o/ lunga
(da cui <o>/<oo>/<oh>, es. Schoß/Boot/wohnen).
Presa di posizione ufficiale si ha il 1° luglio 1996 con la sottoscrizione
della Dichiarazione di Vienna da parte di una commissione di esperti
nominati dai vari paesi di lingua tedesca. Si tratta della premessa della
riforma ortografica che entra in vigore il 1° agosto 1998, nonostante alcune
resistenze (i cittadini dello Schleswig-Holstein esprimono parere contrario
per via referendaria il 27 settembre 1998).
Ad adottare le nuove regole, in Germania, Austria e Svizzera, sono
innanzi tutto le scuole. L’adeguamento alla riforma ortografica coinvolge in
seconda istanza l’ambito amministrativo e istituzionale e poi le case editrici,
in primo luogo quelle interessate alle edizioni scolastiche (altri editori
rispettano le scelte degli autori).
Il termine del periodo di transizione dalla vecchia alla nuova normativa è
fissato al 31 luglio 2005. Il nuovo codice, illustrato tra l’altro nei recenti
volumi 26 e 28 della casa editrice Duden (Die Neuregelung der deutschen
Rechtschreibung e Die neue amtliche Rechtschreibung) prevede le seguenti
regole principali: a) analogia grafica con la base nei derivati (es. Stengel→
Stängel [base della derivazione Stange]; schneuzen→ schnäuzen [base della
derivazione Schnauze]; numerieren→ nummerieren [base della derivazione
Nummer]; plazieren→ platzieren [base della derivazione Platz]; greulich→
gräulich [base della derivazione grauen] (trasformazione che rende l’agget-
tivo di significato equivalente a ‘orribile’, omografo di gräulich = ‘grigia-
stro’; b) utilizzazione di <ß> dopo vocale lunga e dittongo; <ss> dopo vocale
breve (es. Kuß→Kuss; daß→ dass; Schloß→Schloss; vermißt→ vermisst;
grafia inalterata: Maß; Buße; Schoß; heißen); c) mantenimento di tutti i
grafemi, anche in coincidenza (nei composti) di tre consonanti o vocali
identiche; è ammesso l’uso del trattino (es. Fußballehrer→ Fußball-
lehrer/Fußball-Lehrer, Kennummer→ Kennnummer/Kenn-Nummer; Tee-
Ei→ Tee-Ei/Teeei; Kaffee-Ernte→ Kaffee-Ernte/Kaffeeernte); d) doppia
possibilità di scrittura delle parole straniere, con grafia originaria o adattata
(es. Exposé /Exposee; Delphin/Delfin; Necessaire/Nessessär;
Spaghetti/Spagetti; Porte-monnaie/Portmonee; Orthographie/ Orthografie);
e) separazione dei verbi composti con infinito (es. kennenlernen→ kennen
lernen; spazierengehen→ spazieren gehen; liegenlassen→ liegen lassen); f)
separazione dei verbi compo-sti con aggettivo declinabile al comparativo o
che ammette avverbio (ganz/ sehr) (es. schwerfallen→ schwer fallen;
ernstnehmen→ ernst nehmen; bekanntmachen→ bekannt machen;
fernliegen→ fern liegen; nahebringen→ nahe bringen); g) grafia maiuscola
di sostantivi o sostantivazioni in sintagmi preposizionali o di altro tipo (es. in
bezug auf→ in Bezug auf; im allgemeinen→ im Allgemeinen; im folgenden→
im Folgenden; außer acht lassen→ außer Acht lassen; im dunkeln tappen→
im Dunkeln tappen); h) uso facoltativo della virgola prima di coordinate
introdotte da mit/und o di infinitive. Es.

Vecchia grafia Nuova grafia


Die Sonne schien, und sie gingen Die Sonne schien und sie gingen im
im Garten spazieren; Garten spazieren;
Ich hatte beabsichtigt, ihm eine Ich hatte beabsichtigt ihm eine
Freude zu machen Freude zu machen.

La normativa prevede, per la divisione in sillabe, le seguenti novità: a)


isolare vocali; b) dividere il gruppo <st>; c) andare a capo con <ck>. Es.

Vecchia grafia Nuova grafia


Bio/lo/gie Bi/o/lo/gie
Abend A/bend
Fe/stung Fes/tung
stik/ken sti/cken
Zuk/ker Zu/cker

4.6. Ortoepia
La normativa ortoepica tradizionale, il manuale di Siebs edito nel 1898 con il
titolo Deutsche Buhnenaussprache, esce in edizioni aggiornate anche nella
seconda metà del XX secolo. Il titolo della sedicesima edizione (Siebs
Deutsche Hochsprache. Buhnenaussprache, 1957) confina nel sottotitolo, e
in carattere minore rispetto alla dizione Hochsprache, il riferimento alla
pronuncia per il palcoscenico. Tale riferimento scompare del tutto nella
dician-novesima e ultima edizione, Deutsche Aussprache. Reine und
gemäßigte Hoch-lautung mit Ausspracheworterbuch (1969). Le successive
modifiche del titolo sono un segno dei tempi: il teatro non è più sede
privilegiata di declamazione del tedesco colto.
Cambia la situazione radicalmente l’avvento dei media, con il loro
eccezionale impatto sulle masse, effetto mai raggiunto prima da uno
strumento di comunicazione. In particolare la televisione (che inizia a
trasmettere negli anni cinquanta) provoca la diffusione di una varietà di
pronunce regionali, ciò che fa sentire l’esigenza di una nuova norma
sovraregionale. Escono due nuove opere normative, il Duden-
Ausspracheworterbuch (1962) e il Worterbuch der deutschen Aussprache,
pubblicato a Lipsia (1964), con riferimento non più alla “Hochsprache”, ma
alla “Hochlautung/Standard-lautung”. Diversamente dal manuale Siebs, in
cui sono incluse solo liste di parole, i nuovi manuali trattano anche di accento
e intonazione della frase, prendendo a modello la pronuncia degli speaker
radiofonici (Mangold 1806).
A partire dagli anni sessanta, i codici ortoepici (Siebs incluso) iniziano a
registrare varianti colloquiali e locali della pronuncia standard, ad es.
l’assimilazione della /r/ alla vocale che precede (in parole come Bier, Tier) o
la riduzione delle sillabi finali in /-e/ (per es. nelle parole laufen, sprechen).
Il Großes Worterbuch der deutschen Aussprache della casa editrice
Duden (20004) contrappone alla pronuncia standard (Standardaussprache) le
varianti fonetiche di provenienza regionale e sociale, dipendenti anche dal
tono (formale o informale) della conversazione. Es.

Lo Institut für Sprechwissenschaft und Phonetik dell’università di Halle-


Wittenberg e lo Institut fur Phonetik dell’Università di Colonia studiano
attualmente un nuovo codice della pronuncia standard, basandosi su un
metodo demoscopico che tiene conto della reazione degli ascoltatori di fronte
all’input dei parlanti (Mangold 1807). L’esigenza di una norma so-
vraregionale aggiornata è sentita in considerazione di problemi attuali, come
il doppiaggio dei film e l’insegnamento del tedesco agli stranieri, e in vista
delle nuove frontiere del progresso tecnologico, per es. i computer a
riconoscimento vocale.
Tav. 25 – Attuale diffusione della lingua tedesca.
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INDICE DELLE TAVOLE (FONTI)

tav. 1 Migrazioni dei Germani 373-500 d.C.


(www.rootsweb/com/~wggerman/map/germantribes.htm)
tav. 2 Le lingue germaniche
(www.verbix.com/languages/germanic.asp)
tav. 3 La seconda rotazione consonantica
(Atlas zur deutschen Sprache. Tafeln und Texte mit
Mundartkarten a cura di W. König. München 1978: 64) tav. 4 Il
regno di Carlo Magno (Spiegel special 1/2002: 28)
tav. 5 Centri religiosi di tradizione letteraria
(IX secolo) (Kleine Enzyklopädie. Deutsche Sprache a cura di
W. Fleischer et al. Leipzig 1983: 570)
tav. 6 Dialetti e centri della tradizione antico alto tedesca
(Kleine Enzyklopädie. Deutsche Sprache a cura di W. Fleischer
et al. Leipzig 1983: 569)
tav. 7 La distribuzione di Sonnabend/Samstag nei dialetti tedeschi
(Atlas zur deutschen Sprache a cura di W. König. München
1978: 186)
tav. 8 Varianti letterarie del tedesco medievale
(Kleine Enzyklopädie. Deutsche Sprache a cura di W. Fleischer
et al. Leipzig 1983: 608)
tav. 9 L’impero degli Hohenstaufen, 1125-1254
(Atlante Storico Garzanti a cura delle Redazioni Garzanti.
Milano 1996: 172)
tav. 10 Estensione dell’alto tedesco medio
(Sprachgeschichte. Ein Handbuch zur Geschichte der deutschen
Sprache und ihrer Erforschung, a cura di W. Besch/ A. Betten
et al. Berlin/New York 20002: 1295)
tav. 11 Centri di produzione scritta dell’alto tedesco medio
(Sprachgeschichte. Ein Handbuch zur Geschichte der deutschen
Sprache und ihrer Erforschung, a cura di W. Besch/O.
Reichmann et al. Berlin/New York 1985: 1127)
tav. 12 Le città della lega anseatica e vie commerciali nel 1400
(Spiegel special 1/2002: 50)
tav. 13 Il movimento di colonizzazione tedesca all’Est nel XII e XIII secolo
(Atlante Storico Garzanti a cura delle Redazioni Garzanti.
Milano 1996: 178)
tav. 14 L’impero commerciale dei banchieri Fugger nel 1500
(Spiegel special 1/2002: 53)
tav. 15 La diffusione della stampa nel XV secolo
(Atlas zur deutschen Sprache a cura di W. König. München
1978: 94)
tav. 16 Estensione della Riforma
(1546) (Atlante Storico Garzanti a cura delle Redazioni
Garzanti. Milano 1996: 242)
tav. 17 La lingua di “Meissen”
(Atlas zur deutschen Sprache a cura di W. König. München
1978: 92)
tav. 18 Sviluppo della dittongazione nell’alto tedesco moderno
(Kleine Enzyklopädie. Deutsche Sprache a cura di W. Fleischer
et al. Leipzig 1983: 63)
tav. 19 I territori dei principi tedeschi dell’Impero dopo il 1648
(Atlante Storico Garzanti a cura delle Redazioni Garzanti.
Milano 1996: 272)
tav. 20 La Germania nel 1815
(www.rootsweb.com/~wggerman/map/germancom.htm)
tav. 21 Il Reich tedesco (1871)
(Atlante Storico Garzanti a cura delle Redazioni Garzanti.
Milano 1996: 272)
tav. 22 I dialetti tedeschi nel 1930
(www.serve.com/shea/germusa/dialkart.jpg
tav. 23 La Germania nel 1945
(www.rootsweb.com/~wggerman/map/germany1945.htm)
tav. 24 I dialetti tedeschi (1965 circa)
(Kleine Enzyklopädie. Deutsche Sprache a cura di W. Fleischer
et al. Leipzig 1983: 411)
tav. 25 Attuale diffusione della lingua tedesca
(www.ciral.ulaval.ca/geo/C_ammon.htm)

In copertina:

K. F. Freiherr Drais von Sauerbronn, Professor der Mechanik (1785-


1851)mit seiner Schnell-Laufmaschine. Incisione su lastra di acciaio, 1835.
Fonte: Geist und Wissen-schaft im Bild. Jahrbuch des Stifterverbands für die
deutsche Wissenschaft. Essen 1958: 96.
INDICE DELLE ABBREVIAZIONI

acc. accusativo
ai. antico inglese
an. antico nordico
as. antico sassone
at. alto tedesco
ata. alto tedesco antico
atm. alto tedesco medio
atmd. alto tedesco moderno
atpmd. alto tedesco protomoderno
cong. congiuntivo
dat. dativo
dsd. deutsches Standarddeutsch
franc. francese
gen. genitivo
germ. germanico
got. gotico
gr. greco
ie. indoeuropeo
ind. indicativo
ingl. inglese
ir. irlandese
it./ital. italiano
jidd. jiddisch
lat. latino
lat. eccl. latino ecclesiastico
masch. maschile
nom. nominativo
obd. oberdeutsch
obfrk. oberfränkisch
ol. olandese
omd. ostmitteldeutsch
oobd. ostoberdeutsch
ösd. österreichisches Standarddeutsch
pers. persona
pl./plur. plurale
pres. presente
rw. rotwelsch
sg./sing. singolare
ssd. schweizerisches Standarddeutsch
strum. strumentale
ted. sup. tedesco superiore
trad. traduzione
ugs. umgangssprachlich
volg. volgare
wmd. westmitteldeutsch
wnd. westniederdeutsch
→ diventa
< deriva da
* forma ricostruita
GLOSSARIO TEDESCO-ITALIANO

Abkürzung (abbreviazione)
Alemannisch (alemanno)
Althochdeutsch (alto tedesco antico)
assimiliertes Lehnwort (prestito proprio)
Ausklammerung (dislocazione a destra della parentesi verbale)
Austrizismus (austricismo)

Bairisch (bavarese)
Böhmisch (boemo)

Deutsches Standarddeutsch (standard di Germania)


Deutschlandismus (teutonismo)
Dialektforschung (dialettologia)
Dichtersprache (lingua poetica)
Druckersprache (lingua tipografica)

Einheitssprache (lingua unitaria)


Erbgut (lessico originale)
Erste Lautverschiebung (prima rotazione consonantica)

Fachsprache (linguaggio specialistico)


Fachtext (testo specialistico)
Fachwort (tecnicismo)
Fastnachtsspiel (farsa carnascialesca)
Flugschrift (foglio di propaganda ideologica)
Fränkisch (francone)
Frauensprache (socioletto femminista)
Fremdwort (forestierismo, parola straniera)
Fronleichnamsspiel (sacra rappresentazione per il Corpus Domini)
Frühmittelhochdeutsch (alto tedesco protomedio)
Frühneuhochdeutsch (alto tedesco protomoderno)
Funktionsverbgefüge (sintagma verbale con nome in funzione predicativa)

Gegenwartsdeutsch (alto tedesco contem-poraneo)


Geheimsprache (lingua costruita, gergo per iniziati)
Gemeindeutsch (tedesco comune)
Gemeingermanisch (germanico comune)
Gemeinsprache (lingua comune)
Gotisch (gotico)
Großschreibung (scrittura maiuscola)

Hansesprache (tedesco anseatico)


Helvetismus (elvetismo)
Hochdeutsch (1. alto tedesco; 2. tedesco colto)
Hochlautung (pronuncia standard)
Hochpreußisch (alto prussiano)
Hochsprache (tedesco colto)

Jugendsprache (linguaggio giovanile)

Kanzleisprache (lingua cancelleresca)


Klassisches Mittelhochdeutsch (alto tedesco medio classico)
Kleinschreibung (scrittura minuscola)
Konjunktiv I (congiuntivo presente)
Konjunktiv II (congiuntivo preterito)
Kunstsprache (lingua costruita)

Nel glossario sono compresi i tecnicismi presenti nel testo


Kursächsisch (sassone del principato di Sassonia)

Lehnbedeutung (prestito semantico)


Lehngut (lessico acquisito)
Lehnprägung (calco)
Lehnschöpfung (calco concettuale)
Lehnübersetzung (calco letterale)
Lehnübertragung (calco libero)
Lutherdeutsch (tedesco di Lutero)

Meißnisch (dialetto di Meissen)


Meißnisches Deutsch (tedesco di Meissen)
Meisterlied (canzone di maestro cantore)
Minnesang (poesia d’amore d’epoca cortese)
Mitteldeutsch (tedesco centrale)
Mittelfränkisch (francone centrale)
Mittelhochdeutsch (alto tedesco medio)
Mittelniederdeutsch (medio basso tedesco)
Monumentalstil (stile monumentale)

Nationale Variante (variante nazionale)


Nationalsprache (lingua nazionale)
Nebensatzstil (stile ipotattico)
Neuhochdeutsch (alto tedesco moderno)
Niederdeutsch/Plattdeutsch (basso tedesco)
Nominalstil (stile nominale)
Norddeutsch (tedesco settentrionale)

Oberdeutsch (tedesco superiore)


Obersächsisch (sassone superiore)
Österreichisch (austriaco)
Österreichisches Standarddeutsch (standard austriaco)
Osterspiel (sacra rappresentazione per la Pasqua)
Ostfränkisch (francone orientale)
Ostmitteldeutsch (tedesco centrorientale)
Ostoberdeutsch (tedesco superiore orientale)
Perfekt (perfetto)
Plattdeutsch (platt, dialetto basso tedesco)
Plurizentrismus (pluricentrismo)
Pommersch (pomerano)
Präteritum (preterito)

Rheinfränkisch (francone renano)


Rotwelsch (socioletto storico della malavita)

Sächsisch (sassone)
Schlesisch (slesiano)
Schlesisch-lausitzisch (slesiano di Lusazia)
Schreibsprache (lingua scritta)
Schriftdeutsch (tedesco scritto)
Schriftdialekt (volgare scritto)
Schriftsprache (lingua scritta)
Schwäbisch (svevo)
Schwank (facezia)
Schweizerdeutsch (dialetto svizzero)
Schweizerisches Standarddeutsch (standard svizzero)
Schwulst (stile ampolloso barocco)
Spätmittelhochdeutsch (alto tedesco medio tardo)
Sprache des Nazionalsozialismus (lingua del Terzo Reich)
Sprachgesellschaft (accademia linguistica)
Sprachsonderung (separazione linguistica)
Sprachspaltung (divisione linguistica)
Sprachvermengung (ibridismo linguistico)
Stabreim (allitterazione)
Stammesdialekte (dialetti alto tedeschi antichi)
Standardaussprache (pronuncia standard)
Standarddeutsch (tedesco standard)

Teutonismus (teutonismo)
Thüringisch (turingio)

Umgangssprache (1. dialetto urbano; 2. lingua colloquiale)


umgangssprachlich (colloquiale)
Umlaut (metafonia)

Verbalklammer (parentesi verbale)


Verbgefüge (sintagma verbale articolato)
Verschriftlichung (fissazione per iscritto di enunciati orali)
Virgel (barra diagonale)
Volksbuch (epopea popolare)
Volkslied (canzone popolare)
Volkssprache (volgare tedesco)
Vollsatz (frase standard, non ellittica)
Vorgangspassiv (passivo di azione)

Werbesprache (linguaggio pubblicitario)


Westgermanisch (germanico occidentale)
Westmitteldeutsch (tedesco centrocci-dentale)
Westniederdeutsch (basso tedesco occidentale)
Westoberdeutsch (tedesco superiore occidentale
Wortbildung (formazione di parola)
Wortentlehnung (prestito)

Zeitungsdeutsch (tedesco giornalistico)


Zustandspassiv (passivo di stato)
Zweite Lautverschiebung (seconda rotazione consonantica)
Linguistica e linguaggi

1. S. Manferlotti, Tradurre dall’inglese. Avviamento alla traduzione


letteraria
2. M.L. Wardle, Avviamento alla traduzione inglese-italiano italiano-
inglese
3. S. La Rana, La didattica dell’inglese: origine e sviluppo
4. Z.M. Steinhauer, Reading the Issues. Current Topics in Modern Society
5. G. Formichi, M. Nuzzo, M.A. Luque, Gramática esencial de español
para italianos
6. M.R. Ansalone, P. Félix, I francesismi in italiano. Repertori
lessicografici e ricerche sul capo
7. A. Mauger, Traduire...traduire ...Le Français des affaires
8. L. Landolfi, M. Sanniti di Baja, I bambini e la lingua straniera.
Percorsi didattici nella Scuola Italiana
9. C. Pennarola, La publudicità nella stampa inglese. Invenzione e
deviazione del linguaggio pubblicitario
10. J. Podeur, Nomi in azione. Il nome proprio nelle traduzioni dall’italiano
al francese e dal francese all’italiano
11. B. Di Sabato, Un alingua in viaggio. Incontri, percorsi e mete
dell’inglese di oggi
12. A.R. Tamponi, E. Flamini, Lingue straniere e multimedialità. Nuovi
scenari educativi
13. G. Calabrò (a cura di), Teoria, didattica e prassi della traduzione
14. M. Cennamo, R. Sornicola, L. Spina, V. Viparelli, Ricerche linguistiche
tra antico e moderno
15. A. Varvaro, Linguistica romanza. Corso introduttivo
16. G. Berruto, M. Berretta, Lezioni di sociolinguistica e linguistica
applicata
17. M. Petrone, Esercizi di pronunzia francese
18. G. Calabrò (a cura di), Le lingue dello straniero. Atti del convegno su
“Le lingue dello straniero” – Fisciano, 6-7 aprile 2000
19. R. Rutelli, Semiotica (e)semplificata
20. V. Viparelli (a cura di), Tra strategie retoriche e generi letterari. Dieci
studi di letteratura latina
21. C. Pennarola, Nonsense in Advertising. Deviascion in English Print Ads
22. M. Foschi Albert, M. Hepp, Manuale di storia della lingua tedesca
23. G. Berruto, Nozioni di linguistica generale
24. J. Podeur, L’æil écoute. Méthode de prononciation du français
25. S. Laviosa, Linking Wor (l)ds. Lexis and Grammar for Translation
26. J.E. Crockett, English for students of Sociology. How to face the “Prova
tecnica di lingua inglese”
27. J. Podeur, Jeux de traduction. Giochi di traduzione
28. C. Giovanardi, L’italiano da scrivere. Strutture, risposte, proposte
29. C. Giovanardi, E. De Roberto, L’italiano da scrivere. Strutture, risposte,
proposte. Eserciziario
30. F. Benozzo, Etnofilologia. Un’introduzione
31. D. Stewart, Translating Tourist Texts from Italian to English as a
Foreign Language
1 L’impressione sembra essere non esclusiva degli italiani, ma condivisa a livello
internazionale, stando ai risultati di un’inchiesta informale condotta da Gerhard
Stickel per la relazione d’apertura (Die Innensicht der Außensicht) del convegno
Deutsch von Aussen, tenuto presso lo Institut für Deutsche Sprache di Mannheim nei
giorni 22-24 marzo 2002: “Das Heterostereotyp von der schweren deutschen Sprache
gehe eher auf das [...] Standardzitat Mark Twains zurück, dass das Deutsche erst in 30
Jahren zu lernen sei – u.a. sei die Wortstellung des Deutschen kompliziert, seine
Wörter zu lang und die Aussprache unmusikalisch hart –, nicht aber auf wirkliche
Sprachlernererfahrung” (Anna Volodina. Deutsch von Aussen. Bericht von der 38.
Jahrestagung des Instituts für Deutsche Sprache. “Sprachreport” 2, 2002: 13-17. Qui
p. 13; testo consultabile su www.ids-mannheim.de/pub/Sprachreport/sr02.2b.pdf).
2 La storia della periodizzazione della lingua tedesca inizia già nel XVII secolo con
Schottel (1663) e poi Adelung (1782), che seguono criteri extralinguistici e non
forniscono denominazioni delle epoche, come è invece in Jakob Grimm che parla di
Althochdeutsch (600-1100), Mittelhochdeutsch (1100-1500) e Neuhochdeutsch (dopo
il 1500). Nella seconda edizione della Deutsche Grammatik (1822) e nel Deutsches
Wörterbuch riconosce la necessità di suddividere ulteriormente il periodo 1300-1700,
ma non modifica la suddivisione storica precedentemente determinata in base a criteri
linguistici. Scherer ripropone il modello con la variante aggiuntiva del
Frühneuhochdeutsch. Un acceso dibattito sulla periodizzazione ha luogo nella
seconda metà del XX secolo con una serie di proposte innovative (in particolare Hugo
Moser, Deutsche Sprachgeschichte, 1950; poi Hans Eggers, Deutsche
Sprachgeschichte, 1986; Stefan Sonderegger, Grundzüge deutscher Sprachgeschichte.
Diachronie des Sprachsystems, 1979), che non portano tuttavia al declino della
schematizzazione a fasi trisecolari introdotta da Grimm-Scherer e oggi integrabile
come segue: 750-1050/1050-1350/1350-1650/1650-1950/1950-... (Roelcke 802).
1 Si tratta del gruppo germanico occidentale (Westgermanisch), uno dei tre gruppi
linguistici derivati dal protogermanico (stadio linguistico non documentato ma
ricostruito mediante comparazione): da esso derivano tedesco, inglese e nederlandese.
Gli altri due gruppi sono il germanico settentrionale (da cui il danese, lo svedese, il
norvegese e l’islandese moderni) e il germanico orientale (che comprende solo lingue
estinte: gotico, burgundo e vandalico).
2 Per alcuni studiosi l’attribuzione del longobardo a uno dei principali gruppi
dialettali è, per scarsità di documentazione, del tutto impossibile; si suppone solo che
il popolo fosse stanziale in una qualche zona di contatto linguistico con le popolazioni
alemanne (Geuenich 1151).
3 Della scrittura caratteristica dei germani, detta runica (o fuþark dalle prime sei
lettere in successione), è rimasta una quantità esigua di testimonianze, sicuramente
anche a causa della deperibilità del materiale usato per l’incisione delle rune, il legno
della Buche (lat. fagus; da cui l’etimologia di atmd. Buchstabe, letteralmente
“bastoncino di legno”, atmd. Buch e ingl. book). Il documento più antico del
germanico è comunque l’incisione rinvenuta sull’elmo di un soldato romano, detto
l’elmo B di Negau (dalla località slovacca in cui è stato trovato), in cui si legge
harigasti teiwa (= dem Gott Harigast/Gast des Heers) (Bosco Coletsos 2: 16).
4 Eginardo, autore della Vita Karoli, fornisce scarse e enigmatiche notizie
riguardanti una raccolta di carmi pagani effettuata dall’imperatore (“canzoni barbare e
antichissime”) e il progetto di compilazione di una grammatica tedesca.
5 La prima rotazione consonantica (erste Lautverschiebung), probabilmente iniziata
nel V secolo a. C. e conclusasi fra il IV e II secolo a. C. (Ramat 31), costituisce il
fenomeno distintivo per eccellenza delle lingue germaniche rispetto alle altre lingue
indoeuropee. Per effetto della rotazione, le occlusive sorde indoeuropee (*p, *t, *k)
passano a spiranti sorde germ. (f, þ, h), le occlusive sonore aspirate i.e. (*bh, *dh,
*gh) diventano occlusive sonore (b, d, g), le occlusive sonore i.e. (*b, *d, *g)
occlusive sorde (p, t, k). Eccezione alla prima rotazione consonantica è la cosiddetta
legge di Verner (1876), dal nome di colui che ha analizzato il caso in cui, non cadendo
l’accento indoeuropeo sulla sillaba immediatamente precedente l’occlusiva sorda
indoeuropea, quest’ultima si trasforma in occlusiva sonora o fricativa sonora (g, d, ǥ,
đ, ) invece che in fricativa sorda (h, þ, f). Lo stesso vale per s che in questo caso si
sonorizza e diventa r. Gli effetti della legge di Verner si riflettono innanzitutto nella
cosiddetta alternanza grammaticale, l’alterazione consonantica nei verbi forti, che
provoca oscillazione tra consonante sorda e sonora nel singolare/plurale ovvero nel
presente/preterito (es. gewesen – war, ingl. was – were; Ziehen, zog, gezogen; heben,
hob, gehoben ecc.). Inoltre ie. *p, *t, *k rimangono inalterate dopo *s: lat. stare, ingl.
stay, ted. stehen; e ie. *t dopo *k e *p: lat. noctem, ingl. night, ted. Nacht.
1 Sembra che si possano calcolare complessivamente circa duecento persone, fra
uditori e lettori (Mittner 202); anche per questo la lingua cortese si perde quasi
completamente e non precorre lo sviluppo del tedesco moderno della grande
letteratura classica.
2 La Scolastica fiorisce nel clima religioso medievale come sintesi di tutte le
discipline alla luce della teologia: attraverso lo sviluppo del metodo dialettico e
l’utilizzazione di tutti le fonti del sapere (interesse rinnovato per i pensatori
dell’antichità) si mira a provvedere la fede di un ampio corredo speculativo e a
superare ogni contrasto tra la conoscenza razionale del mondo e l’esperienza mistica
di Dio (Atlante Storico 151).
1 Poiché la variante scritta di alto tedesco si diffonde anche al Nord, nell’uso
comune hochdeutsch designa non già, come negli studi linguistici, la varietà dialettale
distinta dal Niederdeutsch, bensì un registro scelto del tedesco comune: «deutsch, wie
es nicht den Mundarten oder der Umgangssprache, sondern der allgemein
verbindlichen deutschen Sprache entspricht/besonders in Bezug auf die dialektfreie
Aussprache» (Duden-Wörterbuch 1836).
2 L’estensione del modello scritto sovraregionale a testi non letterari è testimoniata
dalla versione tedesca del Mainzer Reichlandsfrieden (1235), testo quasi privo di tratti
marcatàmente regionali. È però un caso isolato: testi mistici e attestati in volgare
d’epoca tardomedioevale (seconda metà del XIII e prima metà del XIV secolo) sono
fortemente caratterizzati in senso dialettale. La continuità nell’evoluzione linguistica è
da vedersi non nell’uso di un determinato modello linguistico, ma nell’uso stesso della
lingua scritta in contesti pragmatici. La redazione di cronache cittadine, documenti
mercantili, testi letterari di carattere profano ha un enorme impulso già a partire dal
tardo XI secolo e fino alla metà del XIII secolo. La lingua usata è inizialmente il
latino, in seguito – appunto in epoca protomoderna – sostituito dal volgare. La lingua
scritta assume con ciò nuove funzioni e nuovi scopi sociali e culturali (Solms 1514).
3 Il progressivo aumento della produzione scritta è testimoniato dai seguenti dati:
dal XII secolo ci sono pervenuti 8000 documenti in latino, dal secolo successivo
70.000; il rapporto tra scrittura latina e volgare è tale: provengono dal XIII secolo
4500 documenti tedeschi (12 dalla prima metà del secolo, 2482 dall’ultimo decennio),
mentre nel XIV secolo il numero di testi tedeschi supera già quelli latini (Bentzinger
1666).
4 Date significative intorno alla metà del XIV secolo sono il 1346 (elezione
imperiale) e il 1355 (incoronazione di Carlo IV del Lussemburgo alla corona
imperiale) (Solms 1516).
5 Data “extralinguistica” significativa è il 1648, fine della Guerra dei Trent’Anni.
6 Informazioni e dati storici riportati in questo capitolo e nei seguenti provengono
essenzialmente dallo Atlante Storico Garzanti.
7 L’associazione delle stede van der dudeschen hense (Peters 1498) unisce quelle
compagnie commerciali di mercanti tedeschi già precedentemente formatesi al fine di
assicurarsi vantaggi commerciali, sancire l’egemonia commerciale nel Baltico e la
supremazia economica e politica nel Nord.
8 Allorché il castello fortificato (Burg) diventa città, i suoi abitanti sono i cittadini o
Bürger (cfr. fr. bourgeois, it. borghese).
9 Una percentuale sicuramente più ampia della popolazione complessiva ha peraltro
accesso ai testi grazie alla prassi della lettura ad alta voce (Polenz 1: 143).
10 In alcune tipologie di testi iniziano a delinearsi stili funzionali e modelli di
scrittura con uso di terminologie specialistiche, forme embrionali di lingue settoriali.
11 La parola Brill(e) è documentata a partire dal 1400 (Solms 1524).
12 La lingua di Lutero influenza anche l’oralità. Come testimonia il cattolico
Johannes Cochlaeus, prima del 1527 (anno in cui vede la luce la traduzione di Emser)
il Nuovo Testamento di Lutero è proprietà anche di sarti, calzolai, e altri semplici
“Idioten”, molti dei quali lo portano sempre con sé, imparandone il testo a memoria
(Besch 28-29). La Bibbia, in Germania, diventa nel XVI secolo il “libro” per
antonomasia, unico testo di molte case e scuole sul quale si impara a leggere, a
scrivere, nonché a esprimersi correttamente, anche nell’orale. Dopo il periodo di
stagnazione dovuto alla Guerra dei Trent’Anni, la diffusione della Bibbia nel XVIII
secolo riprende con vigore, ancora accelerata dall’iniziativa di Carl Friedrich Freiherr
von Canstein, che produce presso la sua Bibel-Anstalt di Halle a.d. Saale edizioni
economiche della Bibbia per i meno abbienti. La tiratura delle edizioni Canstein è nel
1883 di 5,8 milioni di esemplari (Besch 29).
13 Si parla nello stesso senso anche di “Urkundensprache” e “Geschäftssprache”
(Bentzinger 1665).
14 Nel 1624 Opitz loda le cancellerie quali “rechte[n] lehrerinn der reinen sprache”
(in Bentzinger 1665).
15 Gli sviluppi del traffico epistolare in generale sono documentati da indizi quali
l’apparire, nelle città, della figura del “Briefträger”, corriere impegnato nella consegna
di messaggi da un capo all’altro delle città, o l’instaurarsi, tra le città, di un servizio
regolare di posta: la prima “Kurierstrecke”, fondata nel 1490 dagli Asburgo, collega la
residenza di Innsbruck e quella di Mecheln (Solms 1520).
16 Le cancellerie dell’epoca danno vita a un modello di lingua settoriale scritta, alla
quale, secondo la definizione dispregiativa “Dintenteusch” conferita dallo scrittore
satirico Johann Fischart (1550-1589), manca la vivacità espressiva del parlato.
Diversamente il Lutherdeutsch assimila molti usi dell’oralità.
17 Ciò vale però con le dovute eccezioni. Esistono già nel XVI secolo stamperie
interessate a una distribuzione a raggio addirittura internazionale, come la
Verlagscompanei Feyerabend/Rat/Hau, che alla Fastenmesse di Francoforte del 1565
registra una vendita di 1650 esemplari di libri (23 titoli) a 107 acquirenti distribuiti su
45 città tedesche e cinque estere (Hartweg 1688).
18 È celebre la polemica sorta a proposito del passo dalla lettera di Paolo Apostolo
ai Romani (3, 28) “[Arbitramur enim iustificari hominem] per fidem [sine operibus
legis]”, la cui formula “per fidem” Lutero traduce “allein durch den glauben”, per i
motivi da lui stesso illustrati: “und hilft hier das Wort ‘allein’ dem Wort ‘kein’ dazu,
daß es eine völlige, deutsche, klare Rede wird. Denn man muß nicht die Buchstaben
in der lateinischen Sprache fragen, wie man soll Deutsch reden, wie diese Esel tun,
sondern man muß die Mutter im Hause, die Kinder auf der Gassen, den gemeinen
Mann auf dem Markt drum fragen und denselbigen auf das Maul sehen, wie sie reden,
und darnach dolmetschen; da verstehen sie es denn und merken, daß man Deutsch mit
ihnen redet.” (Martin Luther, An den christlichen Adel deutscher Nation und andere
Schriften, a cura di Ernst Kähler, Stuttgart 1966: 159).
19 Parlando di epoca in cui non vige ancora un sistema codificato, per “sistema” si
intende, con Wolf, l’arcisistema derivato da più dialetti scritti (N. R. Wolf 1527).
20 L’allungamento per analogia non si verifica nei nomi propri che mantengono
l’originale brevità della vocale; un esempio è il cognome Hofmannsthal, pronunciato
con la vocale o breve.
1 Secondo la proposta di Sonderegger 2: älteres Neuhochdeutsch e jüngeres
Neuhochdeutsch.
1 Il genere epistolare, introdotto da Lutero, ha un grande sviluppo nel XVII secolo,
da cui la comparsa dei “Briefsteller”, sorta di manuale per la compilazione di lettere in
base a principi retorici. Evidente segno della popolarità della lettera, sentita come
forma di comunicazione immediata e spontanea, è il successo del genere
“Briefroman”, il romanzo epistolare del XVIII secolo (es. Gellert, Leben der
Schwedischen Gräfin von G***, 1747/48; Goethe, Die Leiden des jungen Werthers,
1744). Il genere lettera privata perde di importanza solo nel XX secolo, quando
entrano in gioco altri mezzi di comunicazione; in compenso il genere si specializza in
ambito ufficiale, con l’esigenza della società moderna di redigere testi epistolari nel
rapporto con le istituzioni (Endermann 1925).
2 Dopo i primi tentativi normativi a opera di Friedrich Riederer (1493), Fabian
Frangk (1531), Johann Elias Meichßner (1538), lo Schryfftspiegel dell’inizio del XVI
secolo, appaiono nel corso del 1500 opere didattiche compilate da maestri di scuola
(Valentin Ickelsamer, Johannes Kolroß, Jakob Grüßbeutel) e infine le prime
grammatiche complete redatte in latino per lettori colti e stranieri: la Teutsch
Grammatick oder Sprach-Kunst di Laurentius Albertus (Augsburg, 1573), lo
Vnderricht von der Hoch Teutschen Spraach di Albert Ölinger (Strasburgo, 1573) e la
Grammatica Germanicae Linguae di Johannes Claius (Lipsia, 1578). L’aderenza al
modello latino seguito (Elio Donato, 350 d.C.) è evidente ad es. nella descrizione del
vocativo in Claius: “o! du buch” (in Moulin-Frankhänel 1904).
3 Opitz rifiuta tutto ciò che nella lingua è “Schwulst” (stile ampolloso) e popolare,
per es. nella metrica condanna il Knittelvers di tradizione popolare e propone
l’alessandrino classico.
4 Di tale successo, destinato a perdurare, della grammatica di Adelung (W. Schmidt
129) testimoniano per es. la lettera che Schiller invia a Goethe (26 gennaio 1804),
nella quale chiede in prestito l’“oracolo” (“Den Adelung erbitte ich mir, wenn Sie ihn
nicht mehr brauchen; ich habe allerlei Fragen an dieses Orakel zu tun”) e la frase di
Heine compresa nella prefazione al Buch Le Grand (1826), in cui si afferma di aver
riposto “l’Adelung” nel bagaglio (“Wir haben uns den Adelung aufgesackt”).
5 L’Accademia della Crusca inizia a operare nel 1583 a Firenze. Celebre risultato
delle sue ricerche è il primo vocabolario normativo di una lingua viva, pubblicato dal
1612 in poi.
6 Il sostantivo deriva dall’aggettivo welsch, contrapposto nel significato a deutsch,
equivalente dunque a “gallico, latino, francese” e anche genericamente “non tedesco”.
7 Il processo prosegue, nelle fasi successive, nell’ambito comunicativo di cinema e
televi-sione, dell’uso colloquiale alto e infine di quello standard.
8 I generi testuali utilizzati nelle ricerche sull’oralità, per epoche anteriori al XX
secolo e alle tecniche di registrazione della voce, sono minute di prediche e lezioni,
citazioni letterali di testimonianze rese in sede legale, protocolli parlamentari (di
trascrizione molto puntuale in seguito all’introduzione della stenografia nel XVIII
secolo).
9 Christian Wolff (1679-1754), professore di matematica e scienze naturali a Halle
dal 1706, promuove l’uso del tedesco nelle università e nelle scienze e allo stesso
tempo teme che il tedesco scientifico si sviluppi in forma spuria, con una
sovrabbondanza di terminologia latina. Conia dunque nuovi termini tedeschi,
fornendo precisa illustrazione del loro significato, in sostituzione dei forestierismi già
in uso (es. Welt-Weisheit per Philosophie; Kunst-Wort per Terminus).
10 Tramonta l’uso del modello di frase priva di soggetto e si afferma la esclusività
del nominativo in funzione di soggetto. Nel tedesco contemporaneo sopravvivono
resti di dativi e accusativi in funzione di soggetto, ad es. mir graut vor dem; mir wird
übel (Polenz 2: 265).
11 L’uso della doppia negazione di rinforzo è ancora oggi comune nel tedesco
dialettale (es. das hat keiner nicht gewollt) (Polenz 2: 267).
12 Il dibattito nel Settecento è vivace soprattutto a proposito dell’uso del
congiuntivo: Bödiker lo ritiene obbligatorio nelle secondarie di tipo finale, e i testi
d’epoca mostrano nell’uso l’attualità dell’argomento; al contrario Gottsched propugna
un utilizzo della consecutio temporum su modello latino che non trova riscontro con
le consuetudini contemporanee (Polenz 2: 261).
13 Per es. dai pietisti, che privilegiano composizioni implicanti i concetti di fede,
amore, Dio, grazia (es. Glaubenskraft, Gotteskraft, Gnadenarbeit, Gnadenwahl,
Herzensneigung, Herzensgrund, Herzenserfahrung). Oltre a ciò, i pietisti, nel
tentativo di portare a espressione verbale l’esperienza interiore, derivano nomi astratti
con suffissi -ung, -keit, -heit (es. Abgezogenheit, Abneigung, Beugsamkeit,
Geborgenheit, Eingebung, Entäußerung, Faßlichkeit) e prefissano verbi (es.
emporsteigen, eindringen, hineinleuchten, versenken, versüßen, zerglauben),
soprattutto con er- e durch- (es. erdürsten, errufen, erschmecken, erschreien,
durchdringen, durchfeuern, durchgehen, durchglühen, durchhitzen, durchnetzen).
1 Il sodalizio Goethe-Schiller si realizza tra il 1795 e il 1805 (morte di Schiller); la
rivista Athenäum, portavoce del “gruppo di Jena”, è fondata nel 1797, la seconda
“scuola romantica” di Heidelberg è attiva nel 1804-1806.
2 Polenz definisce il fenomeno quale “Popularisierung der deutschen Hochsprache”
e lo considera in parte mediato dalla “Pädagogisierung des Deutschen”, nel momento
in cui la varietà standard diviene oggetto e veicolo dell’istruzione linguistica (Polenz
4: 13).
3 Negli anni della dominazione francese e delle guerre di indipendenza (1807-1814),
le idee di libertà spirituale introdotte dall’idealismo tedesco (Kant, Fichte, Schelling)
si politicizzano, contribuendo alla formazione del pensiero liberale, nazionale e
democratico che induce ai moti rivoluzionari degli anni successivi (importanti fonti
del sentimento di comunità nazionale sono le Reden an die deutsche Nation di Fichte,
1807-08 e le prediche patriottiche del teologo Schleiermacher).
4 In Prussia si attuano riforme sociali (editto del 1807 per la liberazione dei servi
della gleba; statuti municipali del 1810 che concedono ai cittadini autonomia
amministrativa mediante consiglieri elettivi; editti successivi [1810-12] riguardanti la
libertà professionale grazie alla soppressione delle corporazioni, la cessione di parte
delle terre ai contadini che le coltivano, l’emancipazione degli Ebrei), riforme
amministrative (separazione dei poteri giudiziario e amministrativo), riforme militari
(sviluppo di esercito popolare e nazionale con promozioni in base al merito) e infine
riforme dell’istruzione (fondazione dell’Università di Berlino come centro di libertà
accademica e unità di ricerca, insegnamento e apprendimento delle scienze;
regolamentazione del ginnasio in base a programmi didattici di impronta umanistica
ed esame di stato; riforma della scuola elementare orientata alle teorie di sviluppo
delle attitudini naturali del pedagogista Johann Heinrich Pestalozzi).
5 Risalgono all’Ottocento – inizio Novecento importantissime invenzioni nella
tecnica dei trasporti: motore elettrico (1831); battello con motore elettrico (1838);
motore a scoppio (1854); dinamo (1867); motore a quattro tempi (1876); locomotiva
elettrica (1879); motore a benzina (1884); automobile (1885); motore Diesel (1892);
dirigibile (1900); aeromobile (1903). Interessanti la comunicazione inoltre il telegrafo
(1837); il telefono (1871); il fonografo (1877); il telegrafo senza fili (1897); la
fototelegrafia (1904) e le nuove tecniche tipografiche (rotativa, 1847; fototipia, 1869;
autotipia, 1881; macchina compositrice 1884) e fotografiche (macchina fotografica,
1839; lastra al bromuro d’argento, 1871; cinematografo, 1895).
6 Sia Goebbels sia Himmler, promotori dell’isterismo di massa del Terzo Reich,
avevano avuto contatti con la tradizione gesuitica (Löffler 1972).
7 Per l’esclusività della sua diffusione sociale e comunicativa, la Hochsprache è
descritta come “Fachsprache des deutschen Bildungsbürgertums für bestimmte
skribale Kommunikationsziele” (Mattheier 1952).
8 Detta anche “Lingua Tertii Imperi”, nell’opera LTI. Notizbuch eines Philologen
(1947) di Victor Klemperer o ancora “Braunwelsch”, in Die deutsche Sprache im
Dritten Reich di Heinrich Fischer (1942, pubblicato nel 1965).
9 Jiddisch o Juden-Deutsch è denominata la lingua germanica askenazita parlata
dagli ebrei dell’Europa centrale e orientale. Lo jiddisch ha origine nel Medioevo,
delineandosi come variante del tedesco usata dagli ebrei quale mezzo di
comunicazione nei traffici commerciali. La lingua, le cui caratteristiche di base
derivano da dialetti tedeschi tardo medievali, comprende elementi ebraico-aramaici,
romanzi e slavi e utilizza, nella forma scritta, l’alfabeto ebraico.
10 Si tratta di lingue di comune origine indeuropea che hanno subito influssi diversi
dalle lingue delle diverse zone geografiche attraversate dai gruppi nomadi, ma che
presentano nondimeno una serie di fenomeni di convergenza, soprattutto a livello
lessicale, ciò che rende possibile la comunicazione tra parlanti di comunità diverse.
11 La proliferazione della tecnica produce la considerazione ironica del poeta
Christian Morgenstern, che nella premessa ai suoi Galgenlieder (1908) inserisce
l’improbabile composto Weltauffasserraumwortkindundkunstanschauung.
12 Seguendo il criterio di rendere la grafia di una parola in base alla radice
originaria, Grimm prescrive ad es. l’uso della vocale addolcita ä perché sia possibile
distinguerla dal grafema e (es. Väter, Bäche, Begräbnis, Ärmel, tränken, drängen). In
alcuni casi, non essendo riconosciuta l’origine metafonica di alcune vocali e, la grafia
tradizionale non muta (es. Eltern < forma comparativa di alt; Bekenntnis < bekannt;
Mensch < Mann).
13 Goethe si occupa del problema in qualità di direttore artistico del teatro di
Weimar e critica chi non distingue sufficientemente tra /p, t, k/ e /b, d, g/, loda la
pronuncia degli attori settentrionali e biasima austriaci, sassoni e svevi.
14 Vocabolari “classici” come Grimm e Paul non fanno cenno a questioni fonetiche,
poco le grammatiche. L’alfabeto internazionale IPA (International Phonetic
Association) è utilizzato per la prima volta da Wilhelm Viëtor nel Deutsches
Aussprachewörterbuch (1912).
1 La nozione di mobilità sociale è descritta in un classico della sociologia, l’opera
Social and Cultural Dynamics (1937-41) di Pitirim A. Sorokin come mobilità
orizzontale, che prevede un movimento geografico della popolazione, e verticale,
generata da variazioni di ceto. Nei moderni paesi industrializzati è difficile parlare di
mobilità verticale, data la struttura sociale poco o poco visibilmente gerarchizzata: se
interrogata, la maggior parte delle persone dichiara di appartenere alla classe media
(Bausinger 45).
2 Importanti all’epoca la questione della “Sprachkrise” discussa in ambito letterario
decadente e simbolista; la critica conservatrice e purista volta alla “Reinerhaltung” del
tedesco; il quesito, di interesse per la logica filosofica e postulato per es. in Fritz
Mauthner, Beiträge zu einer Kritik der Sprache (1901-02), se la lingua naturale sia in
grado di rappresentare oggettivamente la realtà come richiederebbero le scienze
naturali (Wimmer 2055).
3 L’opera di Wolfgang Fritz Haug, Der hilflose Antifaschismus (1967) è la pietra
miliare del dibattito critico linguistico dell’epoca.
4 La nozione di “centro” intende il nucleo della vita sociale, da cui provengono le
innovazioni linguistiche.
5 Il concetto di nazione non si identifica con quello di stato: nazione è la comunità
di individui che vive volontariamente in uno stesso stato e per i quali la lingua è un
criterio di identificazione e coesione sociale. Pertanto varietà nazionale non significa
varietà specifica di uno stato; esiste una terminologia ad hoc per le lingue con più
varietà nazionali (lingue plurinazionali) e per altre lingue più genericamente
pluricentriche (Ammon 95 s.). Entrambe le definizioni sono pertinenti nella
descrizione del tedesco contemporaneo che possiede, oltre alle varietà corrispondenti
ai centri nazionali di Germania, Austria e Svizzera, diverse altre varietà non
pienamente codificate in centri minori come il Liechtenstein, il Lussemburgo, l’Alto
Adige-Südtirol e il Belgio orientale.
6 Le varianti nazionali rappresentano esiti uniformi a livello nazionale delle variabili
linguistiche, le componenti paradigmatiche di una lingua che, come le variabili
matematiche, possono assumere valori diversi. Si hanno ad es. variabili
onomasiologiche, espressioni diverse di identico contenuto semantico (es. Karfiol
[ösd.]/ Blumenkohl [dsd./ssd.]), oppure variabili semasiologiche, parole cui si
attribuiscono significati diversi (es. Steigerung = aumento, in Germania e Austria; =
vendita all’asta, in Svizzera) (Ammon 61 s.).
7 È prevista per l’anno in corso (2003) la pubblicazione presso la casa editrice de
Gruyter di un dizionario pluricentrico del tedesco (Wörterbuch der nationalen und
regionalen Varianten der deutschen Standardsprache, a cura di Hans Bickel et al.),
esito del lavoro di raccolta su base documentaria (il corpus prevede testi di tipologia
varia – stampa periodica, narrativa, saggistica, testi pubblicitari, formulari
amministrativi, discorsi pubblici – pubblicati in data successiva al 1970, se testi
narrativi al 1950) e analisi delle varianti lessicali del tedesco di Germania, Austria,
Svizzera e delle altre regioni in cui il tedesco è lingua ufficiale. Il progetto di ricerca è
iniziato nel 1997 presso il Deutsches Seminar dell’Università di Basilea, che opera in
connessione con la Gerhard-Mercator-Universität di Duisburg e la Leopold-Franzens-
Universität di Innsbruck. L’analisi dei testi si compie in primo luogo nei centri
linguistici estranei alla provenienza del testo, per l’agevole riconoscimento delle
specificità linguistiche: si segnala tutto ciò che suona “strano”. L’elaborazione finale
spetta al gruppo del centro da cui ha origine il testo. Il progetto persegue una politica
di parità linguistica e mira a un pubblico di insegnanti, giornalisti, scrittori, impiegati
della pubblica amministrazione, agenzie pubblicitarie
(www.sprachwissenschaft.ch/prolex/default.shtml).
8 Una bibliografia completa delle opere dedicate al tedesco d’Austria è consultabile
sul sito http://gewi.kfunigraz.ac.at/~muhr/oedt/bibloede.html#1.Wörterbücher.
9 Victor Klemperer parla di “Lingua Quartii Imperii” o LQI, per analogia con LTI =
Lingua Tertii Imperi. Tra le due lingue di regime Klemperer vede somiglianze
estreme: “Sie [die Sprache des Vierten Reiches] scheint mir manchmal weniger von
der des Dritten unterschieden als etwa das Dresdner Sächsische vom Leipziger” (in H.
Schmidt 2029).
10 Un esempio di socioletto storico è il cosiddetto “Rotwelsch” (parola composta
dall’ atm. rot, di significato corrispondente allo standard “Bettler” e welsch, usato
nell’accezione di “non tedesco”). È una varietà risalente al XIII secolo e propria di
mendicanti, vagabondi e malavitosi; vi compaiono componenti jiddisch e delle lingue
romaní. Dal Rotwelsch passano al tedesco colloquiale usi lessicali e fraseologici, per
es. im Eimer sein, con Eimer derivato dallo jidd. emo (= timore); blau-machen (= far
vacanza), espressione risalente al rw. blau (= non, niente), modificazione di jidd. belo
(= senza); flöten-gehen (= essere perduto), con radici nell’ebraico peléta (= sfuggire).
11 Una eccezionale variazione a livello strutturale si riscontra nelle forme allocutive,
vale a dire nei pronomi e nelle forme personali del verbo utilizzati nel rivolgersi agli
interlocutori. L’attuale alternanza d’uso tra il du familiare e il Sie di cortesia, che
segnala il grado di familiarità esistente tra i parlanti, storicamente indica
l’appartenenza a diverse categorie della gerarchia sociale. Inizialmente esiste solo la
forma du; nel IX secolo ci si inizia a rivolgere alle persone di rango sociale superiore
al proprio con l’uso di Ihr in funzione di pluralis maiestatis. Nel XVII secolo si
afferma anche l’uso della terza persona singolare Er/Sie quale forma allocutiva che
evita il riferimento diretto alla persona: ciò inizialmente esprime rispetto per gli
appartenenti alle classi superiori; es. il contadino Veit alla Frau Marthe Rull nel
Zerbrochener Krug (I, 6) di Heinrich von Kleist: “Sei Sie nur ruhig,/Frau Marth! Es
wird sich alles hier entscheiden”. In seguito passa a indicare una volontaà di
distanziarsi dall’interlocutore di classe inferiore; es. il capitano a Woyzeck, nella
scena 5 del dramma omonimo di Büchner (Woyzeck replica utilizzando il Sie):
“Hauptmann. Was sagt Er da? Was ist das für n’e kuriose Antwort? Er macht mich
ganz konfus mit seiner Antwort. Wenn ich sag: Er, so mein ich Ihn, Ihn./Woyzeck. [...]
Sehn Sie, Herr Hauptmann, [...]”. Il senso del «tenere le distanze» risulta sempre piü
marcato nell’uso della forma della terza persona singolare, al punto che può risultare
offensiva. Nel XIX secolo la forma di cortesia è determinata dal pronome Sie plurale,
che gradualmente sostituisce anche lo Ihr; il pronome Sie viene scritto maiuscolo e
concordato con la forma plurale del verbo, perché inizialmente si riferisce a formule
del tipo Euer Gnaden, Euer Hochwürden (Zimmer 193 s.).
12 L’attributo neu vale a distinguerlo dal primo movimento per l’emancipazione
femminile nato negli anni quaranta dell’Ottocento (Samel 14).
13 Molto riconoscibile, negli anni sessanta e settanta, è il modo di parlare dei
giovani contestatari, spesso involuto e rituale, intriso di terminologia ideologizzata.
Tipica tra l’altro l’aggettivazione, di matrice marxiana e freudiana e mediata da
Adorno (es. verschleiert, latent, manifest, verborgen, verdrängt, unterdrückt).
14 Le Fachsprachen si sviluppano innanzi tutto in connessione con il
procacciamento del cibo (caccia, pesca, allevamento, agricoltura) e in attività
concernenti il soddisfacimento di altri bisogni elementari (produzione di abiti e
utensili domestici). In queste prime fasi di sviluppo le particolarità linguistiche si
limitano a usi lessicali e fraseologici; con la moltiplicazione e il raffinarsi delle
esigenze di vita, dell’artigianato, delle scienze e delle tecniche, a partire dal XV, ma
soprattutto dal XVIII-XIX secolo, lo sviluppo del lessico specialistico è portentoso, e
si accompagna alla produzione di testi specialistici (Fachtexte) (Hoffmann 1992).
15 Esempio ancor più calzante di linguaggio intermediale, irriproducibile sulla carta,
sono gli emoticons animati (bewegliche Emoticons) (v. www. geilelogos.de/SMS-
Bilder/02.htm).
16 Frasi di tipologia diversa sono ovviamente presenti in generi testuali come
segnali stradali, titoli di libri, cataloghi, annunci pubblicitari, voci di dizionari,
telegrammi.
17 Da un’analisi compiuta nel 1987 su testi di quotidiani (la Bild-Zeitung e la
Westdeutsche Allgemeine Zeitung) risulta che, in media, circa la metà delle frasi
contengono tra cinque e dodici parole (Peter Braun in Reiffenstein/Rupp 110).
L’accorciamento delle frasi è una tendenza genericamente osservata nei testi
contemporanei (Polenz 3: 360).
18 Dai risultati di un’analisi eseguita su diverse annate di quotidiani risulta il
progressivo aumento della percentuale di abbreviazioni su 1000 parole: 0,4 (1913) –
1,4 (1940) – 5,8 (1949) – 16,8 (1989) (Polenz 3: 365).
19 La moda dell’abbreviazione in –i/– o è in realtà un revival dell’epoca
guglielmina, quando è foggia corrente usare nomignoli e vezzeggiativi del tipo Rudi,
Toni, Hanno, Lilo, Bubi, Mutti, Schatzi (Polenz 3: 366).
20 Di analoga matrice culturale i termini slogan della politica alternativa (es.
Solidarität, Integration, Emanzipation, Grundwerte, Reformen, Wachstum,
Chancengleichheit, Lebensqualität, freie Welt) ed ecologista, nata dalla nuova
attenzione prestata alle conseguenze dello sviluppo tecnologico e economico della
società industriale, con il suo “Wortschatz der Risikogesellschaft”: parole e metafore
di suggestione apocalittica (es. Robbensterben, Algenpest, Ölpest, Klimakatastrophe,
Ozonloch, Treibhauseffekt, saurer Regen) ed espressioni che marcano l’esigenza di
affrontare problemi impellenti per l’ecologia (bleifrei, Katalysator, phosphatfrei,
umweltschonend, umweltverträglich, renaturieren, kontrollierter Anbau, grüner
Punkt, duales System) (Bauer 140).