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MUSICA

Friedrich Nietzsche (1844 – 1900) considerato tra i maggiori filosofi occidentali di tutti i tempi,
diceva “La vita senza la musica sarebbe un errore” .

MELODRAMMA

Melodramma vuol dire dramma in musica, prima o poi si doveva arrivare a questa fusione perché
la musica ha sempre accompagnato già dai tempi dei Greci lo spettacolo teatrale.

Nonostante le premesse, il dramma musicato nasce sul finire del Rinascimento diventando la
manifestazione più attraente del seicento e del settecento.

Il melodramma fù inventato a Firenze nel 1500 da una istituzione prettamente intellettuale


chiamata “camerata fiorentina” questi, studiando il rapporto tra il linguaggio poetico e quello
musicale si accorgono che da questa fusione può nascere il melodramma.

Il primo melodramma fu la Dafne del Rinuccini musicata dal Peri nel 1594 al quale seguirono
l’Arianna di Monteverdi sempre su testo di Rinuccini.

Claudio Monteverdi fu il primo indiscusso maestro del melodramma.

GIUSEPPE VERDI.

Nasce nel 1813 a Roncate in provincia di Parma, la sua era una famiglia umile, intraprese quasi
subito gli studi musicali sotto la guida di musicisti locali.

Un facoltoso commerciante di Busseto certo Antonio Barezzi, lo prese sotto la sua protezione
facendolo studiare con il direttore della banda cittadina.

Anche se aveva preso una borsa di studio non fu ammesso al conservatorio di Milano perché aveva
superato l’età.

Dopo aver sposato Margherita Barezzi figlio del suo protettore si trasferì a Milano al teatro della
Scala presentando la sua prima opera “ Oberto conte di Bonifacio”.

Verdi compose 25 melodrammi tutti di argomento serio e tragico. Le opere di Verdi sono ripartite
in tre periodi, il primo dal 1839 – 50 ricordiamo il Trabucco Giovanna D’Arco la Battaglia di
Legnano, il secondo periodo va dal 1951 – 71 opere di grandissimo successo come il Rigoletto la
Traviata, e Don Carlo. Terzo periodo dal 1887 – 93 Otello e Falstaff.

Ancora altre opere importanti come Messa di Requiem per l’anniversario della morte di
Alessandro Manzoni.

Scrisse inoltre quattro pezzi sacri tra cui Ave Maria, morì nel 1901 nella casa di riposo a Milano
fondata proprio da lui.

Giuseppe Verdi conquistò rapidamente il successo e la fame perché forzò le convenzioni


melodrammatiche presentando sentimenti comuni a tutti gli uomini, con personaggi dalla psicologia
spesso sommaria, ma più reale e concreta.
GIACOMO PUCCINI.

Giacomo Puccini è nato a Lucca nel 1858 da una nota famiglia di musicisti, lui è l’ultimo grande
compositore del melodramma Italiano.

Viene avviato agli studi musicale nonostante la situazione economica aggravatasi grazie alla perdita
del padre quando lui aveva solo sei anni.

Dopo gli studi inizia a lavorare come organista, ma la sua passione è il teatro tanto è vero che nel
1880 trovandosi a Milano per studiare composizione, frequenta assiduamente l’ambiente del
melodramma conquistando la stima del più grande editore musicale d’Italia GIULIO RICORDI.

Nel 1884 al teatro Dal Verme di Milano va in scena la sua prima opera “Le Ville” con esito
modesto.

Ma Ricordi è convinto delle doti del ragazzo “in cui vede l’erede di Verdi” quindi continua a
offrirgli lavori.

Nel 1893 arriva il successo al teatro Regio di Torino va in scena il dramma lirico in quattro atti
chiamato “Manon Lescaut” è la prima opera matura di Puccini.

Il compositore Lucchese in quest’opera mette in risalto il suo talento melodico non circoscritto al
solo canto, la melodia spazia in continuazione tra voci e strumenti.

Gli altri tre capolavori usciti alla fine dell’ottocento inizio novecento sono: la boheme, tosca e
madama buterfley come in Manon Lescaut anche in queste opere hanno collaborato due librettisti
Luigi ILLICA e Giuseppe Giocosa.

In queste opere si sviluppa mediante un intreccio di varianti che si articola nel dialogo tra voci e
strumenti, ottenendo nel contempo gli esiti di maggior fissità tragica in tosca, aggiungendo un
tocco di colore esotico in madama buterfley.

A dispetto del successo ormai mondiale la creatività di Puccini entra in crisi, però non si arrende
durante un viaggio a New York prende spunto da una rappresentazione di un’opera teatrale
estrapolando il soggetto, quindi scrive un lavoro intitolato “la fanciulla del west” presentata nel
1910 al Metropolitan con grande successo.

Dopo le tre opere brevi composte durante la guerra e riunite nel trittico del 1918 “il Tabarro, Suor
Angelica, Gianni schicchi” si rimette al lavoro nel 1920 su quella che risulta la sua ultima opera
“Turandot” il lavoro procede con fatica Pucccini ne studia l’orchestrazione tenendo presente
l’esperienza della musica contemporanea e dell’impressionismo di Debussy.

L’ultima scena di Turandot è sempre in abbozzo quanto arriva la morte nel 1924 in una clinica di
Bruxelles, dovuta ad un collasso dopo aver subito un’intervento.

Turandot va in scena al teatro La Scala di Milano nel 1926 diretta da Arturo Toscanini, omettendo
l’ultima scena completata nel 1925 da Franco Alfano nel 1925. quando cala il sipario, è proprio la
fine dell’ultimo atto della grande stagione del melodramma Italiano.
DEBUSSY.

Nasce a un paese vicino Parigi nel 1862, frequenta il conservatorio, appaiono subito evidenti il suo
talento e la sua sofferenza per le regole armiche-teoriche.

Grazie alle sue doti di accompagnatore pianistico tra il 1880 – 83 lavora come strumentista
personale presso una dama Russa proprio per questo gira l’Europa e Mosca.

Nel 1887 inizia a frequentare gli ambienti intellettuali Parigini partecipando ai “martedì letterari”
a casa del poeta Mallarmè.

Nel 1894 arriva il suo primo successo con “Preludio al pomeriggio di un fauno” il teatro di
Debussy è un teatro antidrammatico.

Ha avuto un grande successo ma dopo l’abbandono della moglie con conseguente tentativo di
suicidio, gli amici lo abbandonano trovandosi isolato e solo, oltre a questo si ammala di cancro;
muore a Parigi nel 1918.

Qualche sua affermazione va ricordata “ la musica è arte d’incontro tra luce e vibrazione”
oppure “ il ballo è l’espressione della mia anima”

PIETRO MASCAGNI.

Nasce a Livorno nel 1863 studia nell’istituto musicale della sua città natale, oltre alla teoria, anche
la pratica di un notevole numero di strumenti, dalla tromba al contrabbasso.

Nel 82 frequenta il conservatorio di Milano ma essendo un ragazzo irrequieto e ribelle si scontra


molte volte con gli insegnanti lasciando gli studi.

Nel 1885 abbandona la città trovando impiego come direttore d’orchestra in una compagnia di
operette girando l’Italia stabilendosi poi alla fine a Cerignola dove dirige l’orchestra, la banda ed il
teatro municipale.

Nel 1889 l’editore Sonzogno indice un concorso per una nuova opera Pietro intravedendo
l’opportunità di sfuggire alla sua carriera mediocre, mette tutto se stesso nella composizione della
Cavalleria Rusticana tratta da una novella di Gianni Verga. Vince il concorso e fin dalla prima
presentazione al teatro Costanzi di Roma ebbe un clamoroso successo dipingendo il suo autore
come l’uomo nuovo della lirica.

Quest’opera viene salutata anche da altri autori come Leonacavallo, Puccini, Cilea Giordano ed
altri radunandosi intorno a Mascagni, dando vita a quella che secondo loro si chiama “Giovane
scuola” le loro opere vengono chiamate dalla critica “veriste” anche se in verità questa qualifica si
adatta soltanto a qualcuna di esse.

Negli anni che seguono Mascagni tenta nuove forme battendo la strada del dramma romantico,
affrontando con “IRIS” tema simbolico, con ISABEAU una sensibilità decadente comunque
alcune di queste opere risultarono veri fiaschi, altre riscorsero discreto successo soprattutto il
dramma lirico chiamato “Lodoletta”1917.

Negli anni che seguirono MASCAGNI non riuscì più ad avere il successo conquistato con la
cavalleria rusticana, morì il 2 agosto del 1945 a Roma.
IL NOVECENTO.

Durante la dittatura fascista mentre nascevano i primi apparecchi radio e fonografo, la musica
cominciò ad avere un’importanza sempre maggiore tra la gente.

Il regime fascista seppe sfruttare al meglio i moderni mezzi di comunicazione esercitando sui
contenuti che venivano trasmessi come ad esempio censurando oppure “italianizzando” la musica
straniera.

Il regime iniziò a dar vita a veri e propri canti propagandistici che furono utili per il popolo Italiano
a far nascere l’odio per il nemico esaltando così la guerra.

Il linguaggio di questa nuova musica c.d. cruento ed eroico esasperava il militarismo, la violenza
e la virilità.

Andando avanti nel tempo grazie alla capillare diffusione della radio si verificò in campo musicale
un cambiamento senza precedenti, da una parte si creò un pubblico che apprezzò le melodie
armoniche più semplice mentre dall’altra, divenne facile procurarsi uno strumento imparandolo ad
usare.

I musicisti del 900 hanno creato nuove strutture musicali più adatte ad esprimere la civiltà moderna.

Così iniziano a formarsi sin dai primi decenni del secolo numerosi stili e generi musicali tra i più
significativi troviamo, Jazz, blues, rock, pop elettronica…….

Sempre grazie alla diffusione dei nuovi mezzi di comunicazione, nascono personaggi come: Beatles
ed Elvis Presley che raggiungono una popolarità senza precedenti.

La musica leggera al contrario di quella classica ha uno scopo ricreativo, essa si basa sulla
canzone che deriva dalla romanza dell’ottocento “canzone da salotto di carattere sentimentale
accompagnata dal pianoforte”

Negli anni 70 in Inghilterra esplose il genere “beat” con l’impiego delle chitarre amplificate
nacquero così oltre a quelli già indicati nuovi complessi come i Rolling Stones che rivoluzionarono
la musica leggera internazionale.

Negli Stati uniti si affermò il genere di protesta con Bob Dylan e Jan Baez (contro la guerra e
l’ingiustizia sociale).

In Italia ricordiamo molti cantautori come: Gino Paoli, Fabrizio De Andrè, Lucio Battista, i quali
portarono una ventata di rinnovamento sia nei testi che nella musica.

Altri cantautori hanno dato tanto alla musica Italiana Lucio Dalla, Francesco De Gregari, Angelo
Branduardi, Edoardo Bennato, Claudio Baglioni, Pino Daniele, Vasco Rossi Zucchero Antonello
Venditti.
LA MUSICA JAZZ

Il jazz nasce intorno alla metà dell’ottocento, negli Stati Uniti e precisamente negli stati del sud.

Nel XVII secolo Inglesi, Francesi, Spagnoli, e Portoghesi, iniziarono a deportare uomini e donne
Africani per poi venderli nelle fattorie Americane.

Questo crudele commercio chiamato “la tratta degli schiavi” portò in America milioni di neri,
vivendo in condizioni di vita durissime.

Durante il lavoro questi schiavi iniziarono a cantare per alleggerire le fatiche cosi nacquero i
“worksong” che erano dei canti di lavoro formati da incitamenti e grida.

Nel corso degli anni tutti i deportati si convertirono al cristianesimo così nacquero gli Spiritual che
erano delle composizioni a carattere sacro che rispettavano le tradizioni sia Africane che
Americane.

Quanto nel 1865 fu abolita la schiavitù, si formo il BLUES che era formato da canti individuali che
riguardavano i propri ricordi, la vita , l’amore.

Vicino alla foce del Mississipi e New Orleans, nacque il jazz vero e proprio, questo genere si
diffuse velocemente dagli Stati Uniti in tutta Europa, grazie all’incisione su un disco.

Il jazz veniva considerato inferiore ad altri generi perché musica nera, però col passare degli anni
fu apprezzato da parecchie persone.

Gli antenati del jazz sono i Worksong, gli spiritual ed il Blues mentre l’evoluzione del jazz è il
“Ragtime”che nacque verso la fine del XIX secolo.

Il Ragtime era un genere destinato al pianoforte senza improvvisazione poi dagli anni 20 subì una
trasformazione fondendosi con il blues divenendo cosi uno stile orchestrale.

Altro stile proveniente dal jazz è il Bebop dove sembra che ogni strumento vada da solo emettendo
suoni rauchi e poco puliti.

Questo stile piaceva molto ai neri perché molto vicino alle loro radici folcloristiche come a d un
saxofonista molto importante Charlie Parker.

MUSICA DIGITALE DIGITALIZZAZIONE DEL SUONO

Negli anni ottanta con la diffusione come supporto fisico del Compact Disc, si è avuta un’ulteriore
rivoluzione in campo musicale grazie alla nascita del formato digitale.

Essendo quest’ultimo in formato numerico la musica digitale ha il vantaggio di poter essere copiata
per un numero indefinito di volte senza alcun calo dal punto di vista qualitativo.

Alla base del processo digitale del suoni vi è la catena di acquisizione e distribuzione che
comprende una serie di dispositivi che svolgono molteplici funzioni.

Prima tra tutte la “vibrazione sonora” questa viene rilevata da un trasduttore che la trasforma in
un segnale elettrico.
Altro processo digitale è il segnale: questo viene campionato e successivamente convertito in
digitale da un ADC.

Altro dispositivo è l’acquisizione dei dati numerici questi saranno forniti ad un calcolatore che si
occuperà della memorizzazione degli stessi e della loro elaborazione.

Le informazioni potranno essere distribuite, prima verranno riconvertite in analogico mediante un


DAC poi immesse nell’ambiente tramite gli attuatori.

L’ultima evoluzione in ambita musicale si è avuta con “internet” grazie agli scambi dei brani tra i
vari utenti che hanno permesso un notevole ampliamento della cultura musicale.

Sono stati determinanti anche i nuovi algoritmi di compressione , che hanno permesso di
comprimere in poco spazio i file e le nuove connessioni ad alta velocità.

Al giorno d’oggi, il traffico di materiale musicale ha raggiunto il suo culmine grazie alle reti
informatiche atte alla condivisione dei file fra più utenti.

Antonio Cofrancesco