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Mercoledì 30 settembre 2020.

Terza lezione.

Il cambiamento come avvio del processo di definizione


dell’identità tramite l’imitazione.

-Noi ipotizziamo che all’interno della scena educativa ci siano dei cambiamenti che non
dipendano da cause predeterminate né determinate ma dipendano solo dal soggetto che
cambia, questo implica che ci sia una particolare figura di educatore.

Che cos’è l’identità?


Identità  Confine
Esempio  Bottiglia.
Il confine ci permette di riconoscere, identificare e affermare la bottiglia, nel momento in
cui il confine si modifica, quindi non c’è più un tappo ma un contenitore aperto, non
abbiamo una bottiglia ma una caraffa, una damigiana, un bicchiere etc.
Il confine è quello che ci permette di riconoscere l’identità di qualsiasi cosa.

AZIONI DELL’IDENTITA’ COME CONFINE

1)Delimitare.
2)Distinguere.
3)Unificare.
4)Mettere in relazione.

Come confine agisce perché delimita, ci dice fin dove si può parlare di bottiglia e oltre al
quale si può parlare di altro.
Questo confine permette di affermare.
Soltanto in presenza di confine è possibile mettere in relazione due identità diverse.
Quali sono le caratteristiche dell’identità umana?
Il confine delimita fino a dove si parla di Sara e dove inizia Daniela, ci permette di
distinguerle, unifica e mette in relazione le due identità.
Ma l’essere umano ha bisogno di caratteristiche specifiche in più rispetto agli oggetti.

1) Unitarietà.
2) Storicità.
3) Irripetibilità.
4) Educabilità.

- L’identità umana è intrisa di cambiamento, non può più essere quel confine che
caratterizza la pentola, il bicchiere, ma diventa un confine che contiene e segna un centro
a cui riportare tutti i diversi eventi, implica che questa identità sia segnata dalla storicità 
identità umana e identità viva.
Identità che attraversa il tempo di un passato, della contemporaneità del presente e la
prospettiva del futuro.

- In quanto identità caratterizzata dal cambiamento ma anche dal continuo riferirsi ad un


continuo storico, si può pensare all’uomo come unico e irripetibile.
Nel cambiamento lavora alla sua identità riportando a un principio unitario.
È deleterio sacrificare le risorse educative, perché impoverendole, impoveriamo anche la
possibilità di fare ogni identità, un’identità ricca.
- L’identità umana è  DA DEFINIRE.
Il Confine non è già dato, non ci è possibile anticipare nulla sull’identità, è da definire il
proprio confine.
Paulo Freire  incompletezza dell’essere umano (da leggere)
Freire dice che quando parliamo di un’identità umana parliamo di un’identità incompiuta
per il fatto che lo spazio all’interno del quale l’identità si muove è l’esistenza; il suo spazio
non è di sopravvivenza ma di esistenza, è uno spazio da occupare.
Nulla si può dire su un essere umano prima che occupi la sua identità.
Da una parte abbiamo un’identità che deve chiudersi e individuare un nucleo centrale, ma
non può essere fermo, deve cambiare, altrimenti la nostra esistenza sarebbe solo una
replica.
Da definire come una collana
La formazione di una collana di perle possiede un filo di una determinata lunghezza, la
collana si compone una perla dopo l’altra.
Per essere definita come una collana di perle bisogna occupare con le perle tutto lo spazio
del filo (se avesse solo 5 perle, non sarebbe una collana di perle, ma una collana con 5
perle).
Se l’identità umana fosse come quella di una collana di perle, l’obiettivo dell’intervento
formativo sarebbe quello di inserire le perle fino a concludere la collana e poi l’intervento si
chiude, ma non è cosi, l’identità umana non è già pensata prima e non è un modello a cui
conformarsi, non si tratta mai di replica quando si tratta di persone.

Da definire come un gomitolo


Quando si crea un gomitolo, la parte più complicata è quella di creare un nucleo interno,
poi si prosegue a completare il gomitolo.
In questo caso, a differenza della collana, se si tratta di un gomitolo piccolo, non perde lo
statuto di essere identificato come gomitolo.
-La formazione dell’identità umana è simile a quella del gomitolo, il processo educativo
lavora affinché ciascuna identità lavori a quella prima centratura attorno alla quale tutto il
resto lavorerà.
La metafora del gomitolo ci fa pensare che l’identità umana è affidata a un compito
educativo che occasiona situazioni che permettano all’individuo di centrare la propria
identità.
È un centro nascosto che cambia sempre, cambia perché si scopre: in ragione delle
esperienze fatte si scopre, ma è sempre lo stesso.
Dobbiamo andare a ricercare quel centro che dice di noi nonostante tutti i cambiamenti,
deve confermare che quel centro è sempre sé stesso.
Siamo sempre alla continua ricerca di quel centro che ci permette di dire che siamo noi
stessi e non altro.

Come dare inizio alla definizione dell’identità?


In base al modello (collana o gomitolo) che abbiamo in mente le modalità saranno diverse.

La relazione educativa è la condizione di possibilità del processo educativo stesso.

-La definizione dell’identità è avviata da una relazione educativa.


-La relazione educativa agisce attraverso una esemplificazione.
-L’esemplificazione <<attiva>> un processo di imitazione.
Quando partiamo di imitazione nella proposta educativa non dobbiamo immaginare ne la
ripetizione né la copia, ma sono possibili questi due comportamenti, perché l’altro può
imitare e copiare l’educatore.

Esempio:
Imitazione  Un signore, in questo caso un educatore, che raccoglie le cartacce da terra.
Di fronte al comportamento dell’educatore ci possono essere due modi di imitare
1) Un bambino che raccoglie l’esempio dell’educatore e riproduce il contenuto, quindi
raccoglie anche lui le cartacce da terra; il bambino ha appreso il contenuto del gesto
dell’educatore.
Il bambino si rende conto del traguardo di un’azione e la ripete per avere lo stesso
risultato.
2) Un bambino che aiuta una signora anziana ad attraversare.
Il bambino si rende conto del traguardo di un’azione, comprende il significato del prendersi
cura, genera un’azione diversa nel contenuto ma identica nel significato.

L’esemplificazione  Agisce tramite l’esempio: contenuto da ripetere.


 Agisce tramite l’esemplarità: significato da interpretare (è possibile
dunque generare un cambiamento tramite un’imitazione).

Domanda del giorno


“Qual è la differenza tra fine e obiettivo?”
Proposta da una studentessa del corso.

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