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Mercoledì 7 ottobre 2020

Sesta lezione.

La professione educativa, in particolare quella del pedagogista, non è chiamata a


scegliere ma è chiamata a costruire una nuova teoria per il cambiamento.
Le scienze pedagogiche vivono nel cambiamento, vivono di cambiamento ma soprattutto
propongono il cambiamento.
Durante il lock-down si è dovuta ripensare tutta la didattica, in modo tale da poter rendere
fruibile a tutti le lezioni nonostante la situazione di emergenza, cambiando il metodo di
erogazione delle lezioni e dei materiali.

Limiti e pericoli
Paradigma sociale  Annullamento identità personale.
L’azione educativa è impegnata a trasformare l’IO individuale in un IO sociale, questo tipo
di operazione, definita socializzazione, richiede un particolare equilibrio perché pur nella
trasformazione da IO individuale a IO sociale, il tutto non può prevedere la scomparsa
dell’IO individuale.
Il limite che ha questo paradigma sociale è legato all’annullamento dell’identità personale,
ed è ciò che accade nei totalitarismi perché si vincola tutte le identità personali a
uniformarsi alle identità sociali.
Paradigma evolutivo  Esclusione dimensioni non cognitive.
L’educazione in questo paradigma è volta a potenziare le caratteristiche cognitive
dell’uomo che appartengono all’essere umano, ma se si presta attenzione solo a queste
caratteristiche si arriva a educare il soggetto escludendo tutte le caratteristiche primarie
all’adattamento dell’essere umano.
Paradigma soggettivistico  Erranza intellettuale ed emozionale.
È quel paradigma che abbandona fondamentalmente per rassegnazione e per sfiducia
qualsiasi struttura metafisica, proponendo un’erranza intellettuale ed emozionale per cui
non ci sono confini e non ci sono centri, in cui il processo deve essere una continua
sperimentazione di sé, in cui ci si prende cura di sé; ma questa cura non è finalizzata alla
costruzione dell’identità.
Questi sono i limiti e i pericoli dei paradigmi che abbiamo visto.
Tutti questi paradigmi non fanno riferimento a realtà diverse, la scena è sempre la stessa,
se noi prendessimo un cuore il cardiologo lo vedrebbe da un punto di vista, l’artista da un
altro e l’innamorato da un altro ancora, i paradigmi funzionano allo stesso modo.
Paradigma ermeneutico  Replica ai limiti e ai pericoli dei paradigmi precedenti.
Il paradigma ermeneutico invece vuole essere una replica dei paradigmi precedenti, quindi
non dobbiamo pensarli sullo stesso piano, ma come una narrazione nella quale si
susseguono i vari paradigmi.
- In pedagogia qualsiasi teoria non mi dice soltanto come l’uomo è ma mi dice come
potrebbe/dovrebbe essere.
Questi paradigmi non erano delle fotografie che restituivano l’uomo così com’era, ma
erano delle proiezioni che a partire da una lettura delle capacità e dalle caratteristiche
dell’essere umano ne hanno prospettato un possibile ordine e una possibile direzione.
- Nella teoria pedagogica c’è un implicito intellettuale  Io guado la realtà e nel vedere gli
scarti e gli spazi di come è e come dovrebbe essere, vado a scegliere quelle possibilità
che più di altre mi permettono di realizzare l’uomo in senso pieno.
Tutti i paradigmi sono ben consapevoli degli altri cambiamenti, ma devono prospettare una
sola direzione di cambiamenti, quindi devono partire da quegli elementi che ritengono
necessari per restituire la vera natura umana.
- Libro sul pensiero creativo di John Dewey  Fa comprendere questa idea progettuale
del discorso pedagogico; l’intelligenza dell’uomo è un’intelligenza particolare perché nel
guardare alla propria condizione ne riconosce le possibilità implicite.
Es L’uomo trovandosi di fronte a una nocciola vede delle possibilità implicite e quindi fa
la nutella.
Questo non capita agli altri essere viventi, come gli animali, perché non riescono a vedere
nella realtà cosi com’è delle realtà implicite.
Il problema educativo sta nel fatto che queste possibilità sono tante, diverse tra loro e non
possono essere tutte portate ad essere esplicitate, è dunque necessaria una scelta.

Il paradigma ermeneutico 
1) Afferma l’identità personale nella relazione IO-TU
- Nel paradigma soggettivistico, facciamo un esempio, in un condominio ci sono vari
appartamenti, alla sera ognuno ritorna nel proprio appartamento, ciascuno abita in un’unità
e in una soltanto.
L’essere umano è caratterizzato da uno spazio di tempo nel quale è l’unico titolare, quindi
nel proprio appartamento ognuno mette le tende che vuole, ma non può fare altrettanto nel
balcone che da sull’affaccio comune (bisogna mettere delle tende che vanno bene a tutti i
condomini)
Si deve pensare l’essere umano in un’identità umana che funziona come una monade al ci
interno esso è titolare del senso di quel soggetto e di nessun altro.
- Nel paradigma sociale invece si corre il rischio che la società decida le tende della parte
comune, ma anche le tende del condominio di ognuno.
- Nel paradigma ermeneutico dobbiamo abbandonare l’idea di tante unità come i
condomini, ma dobbiamo pensare ad esempio a una squadra di calcio, ci sono tanti
individui, ciascuno caratterizzato da determinati ruoli e determinati compiti (il portiere fa il
portiere) ma tutti questi ruoli sono tenuti insieme dalla squadra intesa come causa per la
quale agire.
Un insieme di persone che sono tenute insieme da una causa che le prescinde, condivide
con l’altro la causa comune per cui giocare seppur ognuno con ruoli diversi.
Quadro sociale che definisce l’identità umana come identità personale alla luce di un
criterio deontologico.
Questo paradigma cosi come tutti i paradigmi non ha una prova oggettiva da cui partire,
ma guarda alla realtà dell’uomo e all’esistenza umana e ne colgono un tratto che ritengono
essere prevalente sugli altri.
Esiste tra gli esseri umani un legame che non è fisicamente soltanto biologico o sociale,
ma è ontologico cioè l’essere umano è pensato razionalmente parlando, è per questo
legame quando io guardo il volto dell’altro mi riconosco in quel volto.
Pensiamo a una cosa  Come si può rappresentare un’identità personale che ha un
tratto originariamente relazionale?
Se io dovessi rappresentare con un’immagine questo tratto penserei al sorriso, perché si
sorride sempre a qualcun altro e anche quando sorridiamo a noi stessi lo facciamo perché
ci guardiamo.
Il sorriso potrebbe essere l’emblema di questo paradigma ermeneutico che si fa promotore
di un’identità personale.
- Alla base della costruzione dell’edificio ermeneutico non abbiamo la società o l’individuo,
ma la relazione.
- Viene anche superato il limite del paradigma evolutivo; si parte dal presupposto che
l’identità sia un’identità che nasce nel volto dell’altro, inoltre il paradigma evolutivo apre a
tutte le capacità di conoscenza che è possibile non attraverso la parte razionale ma
attraverso la parte sentimentale.
- Il fine comprende l’altro non come co-protagonista, ma ciascuno è già inglobato nella
relazione stessa e fa già parte della relazione IO-TU.
- Si parte dalla relazione e si comprende l’uomo primariamente per la parte sentimentale è
possibile pensare a una narrazione di senso per la storia dell’uomo.
Il paradigma ermeneutico recupera l’idea di narrazione ma ne fa una narrazione
consegnata alla responsabilità di ciascuno di noi
Il paradigma ermeneutico richiama un tipo di soggettività diverso rispetto al paradigma
soggettivistico.

È necessaria una presa di posizione (decidere in quale paradigma crediamo, quale


paradigma risponde alla nostra visione di mondo e di esistenza del mondo)  Bisogna
sottomettersi a una causa (non implica una limitazione o una mortificazione ma una
partecipazione convinta alla direzione di senso riconosciuta) la causa deve venire prima)

Domanda del giorno


“Che cos’è una causa?”