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La TECARTERAPIA: ulteriori esperienze cliniche nel trattamento del linfedema degli arti

inferiori.
V. Gasbarro, A. Cataldi, E. Colombani, C. Medini, M. Poledrelli, P. Teutonico.
Unità Operativa di Chirurgia Vascolare – Arcispedale S. Anna – Ferrara
gsv@unife.it , alberto.cataldi@libero.it
Purpose: La Tecarterapia è una metodica innovativa che si basa su un principio fisico molto noto: il
trasferimento energetico per contatto capacitativo e resistivo. E’ un apparecchiatura a
radiofrequenza che trasferisce energia utilizzando un segnale di frequenza relativamente basso, 0.5
MHz, e che sfrutta per il trasferimento energetico un principio del tutto nuovo ed originale: vale a
dire il passaggio di corrente per effetto capacitativo e resistivo.
Questo processo porta a notevoli vantaggi biologici ovvero ha la capacità di biostimolazione, di
microipertermia e di ipertermia endogena in modo omogeneo sia in superficie che in profondità.
Methods: Abbiamo trattato 20 pazienti con linfedema degli arti, di cui 12 con linfedema congenito
degli arti inferiori e 8 con linfedema acquisito degli arti superiori al II-III stadio secondo la
classificazione operativa del linfedema.
Results: I risultati erano evidenti dopo almeno cinque sedute con riduzione dei diametri trasversali
in maniera statisticamente significativa.
La clinica dimostrava un miglioramento del trofismo cutaneo, un miglioramento dell’elasticità
cutanea ed un senso di benessere nei pazienti sia durante che dopo il trattamento.
Conclusion: Questo studio conferma parte dei dati clinico-strumentali rilevati con rpecedenti
esperienze, perfezionando la strada a questa metodica aprendo un’alternativa nell’approccio
multiterapeutico del linfedema.
Presentato al XIII Congresso nazionale della Società di medicina estetica.

Italia - 09 maggio 2003


Congresso Nazionale di Flebolinfologia - Castrocaro Terme
Il 9-10 maggio 2003, alle Terme di Castrocaro, nell’ambito del Congresso Nazionale della Società
Italiana di Flebolingologia (SIFL), Linfedema, Moderne Strategie diagnostiche e Terapeutiche il
Sistema Tecar ha fatto il suo ingresso ufficiale nell’ambito dei trattamenti dei linfedemi. Il dottor
Vincenzo Gasbarro, ricercatore presso il Dipartimento di Scienze chirurgiche, anestesiologiche e
radiologiche dell’Università degli Studi di Ferrara, ha presentato al pubblico uno studio clinico sul
trattamento dei linfedemi, condotto, con risultati estremamente positivi, presso l’Unità Operativa di
Chirurgia Vascolare, Arcispedale Sant’Anna, con il Sistema Tecar. La sua relazione è stata seguita
da un corso pratico, tenuto da Gianluca Bernabei.
Da “Il corriere medico”

L'effetto tecarterapia
La usano ormai quasi tutte le nazionali di calcio, di sci e di triathlon ed ha permesso al nostro Marco
Melandri di vincere il motoGP di Hessen quest'estate. È la tecarterapia, l'ultimo grido in campo
fisioterapico che sta attirando prepotentemente l'attenzione degli addetti ai lavori. E non solo in
ambito di medicina dello sport. «E' stato in occasione delle Olimpiadi di Atlanta - ricorda Carlo
Tranquilli, direttore del laboratorio di Scienze dello Sport del Coni e medico ufficiale della
nazionale di calcio giovanile- che ho visto per la prima volta questo apparecchio.
Un giocatore della nazionale di calcio utilizzava questa metodica, con il suo terapista personale, per
un problema di mal di schiena cronico. Tornato dagli Stati Uniti, ho iniziato ad interessarmi a
questa metodica che tra l'altro è possibile abbinare alla terapia manuale tradizionale».

Azione in profondità
Ma in che cosa consiste di preciso la tecarterapia? Il nome significa trasferimento energetico
capacitivo e resistivo e descrive una tecnica fisioterapica che applica ai tessuti un campo
elettromagnetico artificiale. Questo, opportunamente modulato, è in grado di agire a diverse
profondità, interessando così di volta in volta le fasce muscolari, i tendini, le articolazioni o le ossa.
Si tratta di un principio rivoluzionario che, anziché somministrare dall'esterno energia ai tessuti lesi,
richiama cariche elettriche nella zona da trattare, generando energia "endogena".
L'apparecchio è un generatore a radiofrequenza che emette un segnale di 0,5 MHz, a potenza
variabile, mentre il tessuto biologico da trattare si comporta come un condensatore di secondo tipo.
È possibile lavorare in due modalità: "capacitiva", con elettrodi protetti e isolati, per agire a livello
delle fasce muscolari; e "resistiva", con elettrodi non isolati per esercitare un'azione più in
profondità.

Il meccanismo d'azione
«La tecarterapia - commenta Tranquilli - in un certo senso ha fatto fare alla tecnologia un passo
indietro di cinquant'anni, proprio in un momento in cui nascono ogni giorno apparecchiature
ipertecnologiche, che sembrano uscite dalla Nasa.
Questo strumento richiama elettroliti dall'interno dei tessuti, sfruttando il principio del condensatore
applicato ai sistemi biologici; ciò produce un aumento della capacità metabolica e della temperatura
interna, anche se gli effetti benefici di questa metodica non sono dovuti solo all'ipertermia».
Il primo effetto che percepisce il paziente sin dalla seduta iniziale è la cessazione del dolore, cosa
che permette tra l'altro di associare ad esempio un massaggio profondo, ottenendo in questo modo
risultati più rapidi e più stabili.
«In un mondo di atleti ipermedicalizzati - commenta Tranquilli - in cui facile e frequente è l'abuso
di antinfiammatori, questa metodica è in grado di far scomparire rapidamente il dolore, senza
ricorrere a farmaci di sorta». Gli esperti assicurano che la tecnica non produce effetti collaterali, né
surriscaldamento della cute; è dunque possibile ripetere le sedute, della durata variabile da 15
minuti a oltre due ore, più volte al giorno.
La presenza di protesi metalliche inoltre non rappresenta, come invece nel caso della radarterapia,
una controindicazione. A differenza di altre metodiche fisioterapiche infatti, la tecarterapia interessa
in modo omogeneo sia gli strati più esterni che quelli più interni dei tessuti.

Radarterapia a confronto
L'energia erogata da altri sistemi radianti al contrario viene dispersa per l'80 per cento già a livello
dei primi micron di tessuto attraversato; questo fa sì che per raggiungere i piani più profondi (fasce
muscolari e strutture osteoarticolari), con metodiche quali la radarterapia, sia necessario utilizzare
energie e frequenze molto elevate, con il rischio che la forte azione termica prodotta dal segnale
causi effetti indesiderati più o meno gravi, fino all'ustione.
Entrata prepotentemente nella pratica fisioterapica attraverso il mondo dello sport, la tecarterapia
viene ormai utilizzata da oltre cinquecento centri italiani, quasi tutti privati, visto che non è ancora
rimborsata dal Servizio sanitario nazionale.
Praticata in tutta Europa, è particolarmente diffusa in Giappone, mentre negli Stati Uniti si attende a
breve l'approvazione dell'Fda.