Sei sulla pagina 1di 45

IoOpAqiNE Fr IOOO [ine

ùl.

1-'

lofr 5o|-l
Dotbr Soili le,
olchimistò

TASCABILI ECONOMICI NEY/TCN


.,l 1

NOTA BELIOGRAFICA
Il Dottor Sottile, l'alchimista
( lrrnrnedia in cinque atti
I.
_ _!l pi: anrica _edizione delle opere complete è
lie workes of Benjamin Jonson, Lon
1616, a cura dell'autore, poi riitampata nel I6zt0 con I'aggirinta ù altri testi,
,t un'edizione moderna e criticamente autorevole dei woikes è quella in I I volumi a
ra di C.H.Herford, P. e E.M. Simpson, Oxford 1925-1952.
llt'ttsoNRccl
una selezione dei workes fu pubblicata con il titolo selected worts a cura di H.Le-
vin, New York 1938.
§ottilc (Subtle), l'alchimista
y{, approfondimento particolare del testo L'alchimista si suggeriscono le edizioni
--P.,Alchemist a cura di c.M.Hathaway jr., New york l9o3:' Eastiard Hoe and rhe Al-
The lracciatosta (Face), custode della casa
chemist a cura di F.E.Schelling, Boston l9O9; The Alchemrs, a cura di D.Brown, Lon. f
rttpu Media (Dol Common), loro socia
1' dra 1966; e The Alchemist a cura di A.B.Kernan, New Haven e Londra 1974. Mersinpiega (Dapper), scrivono
Traduzioni italiane di testi di Ben Jonson sono presenti nelle antologie Teotro elisa-
bettiano a cura di M.Praz, Firenze 1948, Teatro etiiabeaiano a cura di À.orbetello, Mi- Abeletossico (Abel Drugger), tabaccaio
lano 1951, e Teotro di Ben Jonson, a cura di N.E.Condini, Milano l9gg. Anrusenno (Lovewit), podrone di cosa
Llgrlcuro Mammone (Epicure Mammon), gentiluomo
:
:l

Traduzioni §Isrbo (Surly), giocatore


c. BRUNAccr, «Volpone», in Tutto it teotro di tutti ilempi, Roma 1953. 'l'rlholato Lungavita (Tribulation Wholesome), paslore di Amsterdaml
N.E. (a cura di), Teatro di Ben Jonson (tradtzioni di «volpone», «Epicenia» e
_coNDrNr
«L'alchimista»), Torino 1988. Anania (Ananias), diqcono
c. MELcHroRr, «La fiera di San Bartolomeo», in Teatro elisobetriano, Milano 1951. ('nrtrillo (Kastril), giovane arrobbiato
A. oRBETELLo' «A oriente, a oriente!>r (Estward Ho!), in Teotro elisabeuiaao, Milano Meduma Cistò (Dame Pliant), sua sorella" vedovct
195 l. Vlcini, Guardie, Comparse
A. oRBETELLo, «L'alchimista», in Teatro elisobettiono, Ftretze l94g (ed anche in Teatro
elisabet liono, Milano 195 I ).
c. pAVoLrNr, «Volpone», in Teatro elisaberlrbro, Milano 1951.
\t'tiNA: Londra, in casa di Amasenno e nello strado antistonle.
M' pRAz' volpone, Firenze 1943 (pubblicata anche in Teatro elisabettiano, Firenze'
r948)..

Saggistica
p.ARoNsrErN, Ben Jonson, Heidelberg 1906,
J.A. BARrsH, Ben Jonson and the tonguoge of prose Comedy, Cambridge, Mass. 1960.
AR(iOMENTO2
J.A. BARrsH, Ben Jonson: a collection ofcitical essays, New Jersey 1963.
c.E. BENTLEv, Shakespeare ond Jonson, Chicago 1945. r

w. BLrssEr' J.Patrick e R.w.Van Fossen; ,4 celebrotion of Ben Jonson, Toronto e Lon- f,'epidemia dilaga, e un signore impaurito fugge
dra 1973.
M. cAsrELArN, Ben Jonson, l'homme et lbeuvre, parigi l9O7 . A l'l'idando il governo della casa nelle mani di un servo,
A.c. DEssEN, Jonson's moral comedy,1911. l,l cui dissolutezza lo spinge ad associarsi
r.s. Elror, <<Ben Jonson»>, in Elizabethean Dramatists, 196l. (-'on un lestofante e con la sua puttana, i quali
A.H.,crLaERr' The symbolic persons in the Masques of Ben Jonson, Duke university,
North Carolina 1948.
ftnnno in progetto d'iptraprendere truffe
w.w. cREG, A lbt of engtish plays written before 1643, Londra 1900. In grande stile. Per poter agire
M. KERR, The influence of Ben Jonson on English Comedy, Filadelfia 1912. Munca loro una casa. Così, d'accordo tra loro
A.B.,KERNAN, «Alchemy and acting: the major plays of Ben Jonson», in Ben lonson:
lniziano ad attirare in quella trappola
Quodricentenniol Essars, Atldnta 1973.
L.c. KNrcHrs, Dramo and society in the age ol Jonson, 1937. §tolide vittime, raggirandole con oroscopi e
'f'ruftico di spiriti, lenocinio e pietra filosofale.
E.B. PARTRTDGE' The broken comwss: a study of the major comedies oJ Ben Jonson A ndranno, loro e le loro cose, in malora.
New York 1958.
M. pRAz, «L'Italia di Ben Jonson», in Rivista italiana del dramma l, Roma, 1937.
D. RoBERrsoN, Ben Jonson and Alchemy, su Stratford papers 196g-69. I Amsterdam era all'epoca asilo di dissidenti religiosi. L'indicazione serve dun-
A.c. SwTNBURNE, A study of Ben Jonson, Londia 1899.
quc ull'autore per precisare l'identità puritana del personaggio e del suo diacono,
Per una_più completa bibliografia sull,opera e la vita di Ben Jonson, cfr. S.A.Tar tlllurtenenti ad una congrega di esiliati anabattisti, considerati fanatici inconclu-
baum, Jonson, o concise bibliogrophy, New york 1939, nonché I'aggiornamentò dent i.
plement lo Jonson: o concise bibliograplry, New york 1947. ln forma di acrostico.
'
t2 r3
PROLOGO

La fortuna che favorisce gli sciocchi stia lontana per queste d A'I"TO PRIMO
brevi ore nel nostro e nel vostro interesse, o spettatori che
giudicate. -
§(.IlNA PRIMA
Al suo posto non chiediamo che giustizia per l'autore, e per
comprensione. (linlrano Facciatosta, Sottile, Pupa Media.)
La nostra scena è Londra, poiché vorremmo si sapesse che t,A('('rATosrA: Stanne certo, lo farò.
sun paese è più allegro del nostro. :i{rll-E: Tanto peggio per te. Prenditi questo peto.
Nessun clima fornisce migliori argomenti alla puttana, al ruf I'r,r,A: Ma siete in voi? Signori! Per piacere...
fiano, al signorotto, all'impostor€; € & molti altri ancora, i cu r,A('('rArosrA: Cialtrone, ti faccio restar nudo.
comportamenti, oggi chiamati umori, alimentano i -i()r"r'lr.E: E a che scopo? Per leccarmi meglio i fichi...t
e sono da sempre bersaglio della collera o del veleno degli scrit r'A('('rATosrA: Mascalzone, mascalzone, basta con i tuoi trucchi.
- di commedie.
tori I'rtpA: Basta, guardatevi! Altezza, generale, siete impazziti?
Malgrado questa penna non abbia mai inteso affliggere, b §or"ru.E: Lascialo fare a quel caprone. (A Facciatosta, minaccian'
migliorare gli uomini, l'epoca in cui l'autore vive si mostra tlolo con un bicchiere:) Prova ad avvicinarti e ti faccio un buca-
propensa a tollerare i vizi che genera anziché correggerli. to d'acquaragia.
Ma quando gli opportuni rimedi sono dolci, e nei loro effet rupn: Volete farvi sentire dai vicini? Volete far scoprire tutto?
s'intrecciano il beneficio ed il profitto, allora egli spera di non ir Attenti, sento qualcuno.
contrare spirito talmente insano da non apprezzare cosi t,A('crATosrA: Farabutto... (lo minaccia a sua volta con una spa'
correttivi. Non teme chi può esercitarli. da).
Se c'è qualcuno che siede così vicino alla corrente da s(»"r'rLE: Ti strappo di dosso quel vestito se ti awicini.
guardare ciò che scorre, troverà cose che avrebbe creduto o de l,^(:crATosrA: Tu famigerato figlio di cane, servo insolente, osgre-
siderato -
fossero state fatte. Ma non si tratta che di follie sti tanto?
-
tutto naturali, mostrate tuttavia in modo tale che anche chi le s()r-uLE: Oserei, oserei.
commesse può vederle, senza riconoscerle per proprie. r,^ccrArosrA: Ma lo sai chi sono io, bastardo? Lo sai chi sono io?
r(nrrLE: Te lo dico io chi sei, visto che non ti conosci...
1'A(:crATosrA: Parla più piano, caneiglia.
so'rrrlE: Sì. Tu eri una volta (non molto tempo fa) il buono, l'o-
nesto, l'anonimo lacchè in livrea da tre soldi, che custodiva !a
casa del suo rispettabile padrone, qui al quartiere dei Frati',
durante le vacanze...
r,AccrArosrA: La pianti di strillare tanto?
so'rrrt-E: Fino a quando, grazie a me, sei salito di grado.

I Espressione ripresa dal Pontagruel di Rabelais (IV, XLV).


I ll quartiere dei Frati Neri (Blacffiiars) nel centro della City.

l5
FACCTAToSTA: Grazie a te, dottor cane? dalla merda, così povero, così straccione che nessun essere vi-
sorrrI-E: È di pubblico dominio. vcnte avrebbe rnai accettato la tua compagnia se non un ragno,
FACCTAToSTA: Perché, di grazia, sono stato io ad essere aiutato o qualcosa di peggio? Non sono stato io a tirarti via dalle sco-
te? O tu da me? Racconta un po' dov'è che ti ho incontrato pe, dalla polvere e dagli annaffiatoi? E a raffinarti, esaltarti,
prima volta. condurti in quella terza regione6 che chiamiamo stato di grazia?
sorrrlE: Non sento bene. A infonderti lo spirito, la quintessenza, con sforzi dai quali
FAccrArosrA: Per forza. Ma te lo faccio ricordare io, bello mio: nvrei potuto ricavare due volte la pietra filosofale?? Non ti ho
in una bettola di Pie Corner3, dove ti nutrivi del fumo delle cu- Insegnato a parlare ed a vestire come si deve, a frequentare gen-
cine, simile al padre della famea, passeggiando pietosamente lc rli livello superiore? Non ti ho scaltrito sul modo di spergiu-
stitico, con il tuo naso strizzato a forma di cornetta, la pelle che rure, litigare in grande stile, barare alle corse di cavalli, alle lot-
pareva ripassata con risciacquatura d,ospedales, tutta piena di lc di galli, alle carte, ai dadi, per non parlare di tutte le altre fi-
vermi malinconici e neri come grani di polvere da sparo per i rrezr.e da gentiluomo? Non ho fatto di te il mio aiutante in que-
cannoni della torre. rtu mia grande arte? E qual è il ringraziamento? Ti ribelli?
sotrtlr: Avanti, dài, alzaun po' più la voce. lisplodi proprio adesso che l'operazione sta per compiersis?
FACCTAToSTA: Quando te ne andavi rivestito di stracci tenuti con l'roprio adesso vuoi andartene?
gli spilli, che avevi raccattato nei mucchi di rifiuti prima che fa- rtrt'a: Signori, che vi succede? Volete mandare tutto a rotoli?
cesse giorno, con i piedi straziati dai geloni, infilati dentro pan- §(rt't ll.ti: Servo, non ti saresti fatto neanche un nome...
tofole ammuffite, una pezza in testa ed un mantello così laèero rttt,n: Volete annientarvi tra voi, con una guerra civile?
che a stento ti copriva il culo... B(rt'f lr,n: Mai saresti andato al di là dell'equi clibanum, del calore
sorrtlE: Ma davvero! dcllo sterco equino, sottoterra, nelle cantine, o in una taverna
FACcrATosrA: Quando tutta la tua alchimia, la tua algebra, i tuoi pitr cupa di quella di John il sordo: saresti rimasto sconosciuto
minerali, vegetali ed.animali, i tuoi espedienti, gli imbrogli e le all'intero genere umano, salvo che alle lavandaie e ai garzoni
tue dozzine di mestieri non servivano a coprire di panni le tue tl'osteria, senza di me.
ossa quel tanto che bastasse a non farti consumare come uno I,ut,A: Lo sapete chi vi ascolta, altezza?
stoppino alla sola vista del fuoco, sono stato io a darti corag- i'^('('lA'rosrA: Farabutto...
gio, a farti credito per i tuoi carboni, i tuoi alambicchi, i tuòi I'tJt,A: No, generale! Vi credevo più educato.
recipienti, i tuoi materiali, e a costruirti una fornace, a cercarti r,A('('TATOSTA: Mi farai uscire di senno, se continui ad alzare la vo-
dei clienti, a vantare tutta la tua magia nera; e a prestarti per ce.
giunta una casa dove praticarla... so't'r'u.B: Impiccati, per quel che me ne importa.
sorrrlE: La casa del tuo padrone. I'A('('rATosrA: T'impicco io, ladrone, con tutte le tue pentole e i
FAcclATosrA: Dove ti sei specializzato nell,arte del ruffiano. tuoi attrezzi, come un'insegna di bottega, visto che m'hai pro-
sorrILE: Sì, nella casa del tuo padrone. Qui, dove ti eri insediato vocato...
da signore insieme ai topi. Non fare il tonto. t'ril,n: Questo scombinerà tutto.
FACcrATosrA: Parla più piano, mascalzone. l,A('('rArosrA: Voglio scrivere il tuo nome di ruffiano nella catte-
sorrrlE: No, scarafaggio. Strillerò tanto da distruggerti. T'inse- drale di San Paolo, e denunciare a lettere di fuoco tutte le tue
gnerò io a provocare una furia che porta la tempesta nella ma- specialità nell'arte d'imbrogliare...
no e nella voce. I'rpA: Ma vi rendete conto? Avete perso la ragione?
FACCrArosrA: Questo posto ti ha messo coraggio. t,A('crArosrA: Scriverò un libro sulle tue truffe che si rivelerà una
sorrILE: No, la tua livrea. Non sono stato io, verme, a toglierti vera pietra filosofale per gli editori.
s(Ir,r'lr.E: Sparisci, cialtrone!

I
Quartiere malfamato presso Smirhfield. n
' Father of Hunger, espressione ripresa da Catullo (canti XXI e XXIII). l:spressione alchemica.
1
' Testuale Roman wash, cioè una specie di lozionè sanitaria per pellf malate. Ncl testop/rilosopher's work, cioè «l'opera del filosofo».
* |..'autore parla di projection, nel senso di proiezione alchemica, fase che pre-
llash vuol dire anche acqua sporca, risciacquatura. Di qui il doppio valore di ac-
qua sudicia e per malati. cetlc il compimento dell'opera.

l6 17
F,,
FAccrArosrA: Sparisci tu, zecca da cane, vomito di tutte le gale_
rupe: Che vuol dire? Oggi tocca a te sostenere un peso maggiore,
re.. .
domani potra toccare a noi.
ruee: Signori, volete proprio rovinarvi? s()rrlLE: Ah, ecco! Potrà.
sorrrlE: Truffatore. rupR: Potrà, cagnaccio petulante! Potrà e sarà. Ch'io possa mo-
FACCTAToSTA: Ruffiano.
rire! Aiutami a strozzarlo.
sorrILE: Vaccaro. s()rrrt-E: Pupa, signora Pupa. Dio buono, farò come volete. Che
FACCTAToSTA: Imbroglione.
vi prende?
sorrrlE: Tagliaborse. prrpR: Lo farai per il buon esito della tua fermentazione, della tua
FACCTAToSTA: Stregone.
pupe: Povera me! Siamo rovinati, perduti! Avete perduto nutrizione?rr
ogni ri_ so'rrrlE: Che mi possano impiccare se ho mai pensato di tradirvi.
tegrio! Dov'è finito il vostro buonsenso? perdìro, un po' di ri_ rrrpn: Allora fa' quello che devi, in fretta: giura.
guardo anche per me, per la vostra società...e
riot'TrLE: Che dovrei giurare?
FACcrArosrA: Via, cagna. (A Sottile:) Ti farò fuori, canaglia, con
t,ttt,n: Di smetterla di litigare, e lavorare tranquillamente all'opera
Io statuto sulla stregoneria di Enrico ottavo, tricesimb irtio. comune.
Già, e ti faro penzolare da una fune. so rrrLE: Ch'io possa morire se ho mai desiderato altro. Ho usato
pupa: Vuoi proprio infilare la tua zucca nella gogna? (Stroppa
la quel linguaggio soltanto per spronarlo.
spada a Focciatosta e rompe il bicchiere ai sotiile.l E tu,-bello,
l,ur,,r: Spero che d'ora in poi non ci servano sproni. D'accordo?
raccogli adesso il tuo solvente. per l,inferno, razza di carogné
r Perdio, da oggi vedremo chi se la cava meglio a
schifose, smettetela d'abbaiare e fate pace, o ^cclArosrA:
c'illumina - perdavanti
vi taglio la gola. Non voglio finiie
la luce ihe tender lacci.
- alla
giustizia per le beghe di due cani rognosi. Avete imbrogliato in-
\(rrflLE: D'accordo.
pr;pA: Bene. Insieme al lavoro, da buoni amici.
sieme tutto il mondo, e per tutto questo tempo, ed ora-vi mette-
\orrn.E: Per quanto mi riguarda, questo strappo non farà che
te ad imbrogliarvi tra divoi? (A Facciatostri:)iladavvero tu l,o
rafforzare il nodo.
vuoi accusare? Vuoi denunciarlo in base allo statuto? Chi cre_ url,A: Ma sì, certo, miei bravi babuini! Volevamo forse far ridere
derà alla tua parola? Alla parola di un bastardo, rejetto, mil-
delle nostre follie quel branco di sobri miserabili vicini puritani
lantatore, che nemmeno un puritano del quartiere dèi Frati gli che nemmeno per I'incoronazione del re si saranno fatti scap-
presterebbe per pietà una piuma! (A Sottite:) E tu, anche iu
pare due sorrisi? Carogne che correrebbero a perdifiato pur di
vuoi denunciarlo, perdìo? Ti metti ad insultare, a rivendicare vedere me sulla carretta o voi alla gogna, magari con le orec-
un primato nelle spartizioni. pretendi di comandare. Come se chie tagliate. No, meglio accordarsi. E possa il boia spassarsela
tu soltanto fossi in possesso della polvere per fare l,oror0, e non a lungo nella sua vecchia giubba di velluto e quelle sue luride
avessimo iniziato il lavoro in tutta parità. ùn patto a tre? Tutto sciarpe prima che noi si debba contribuire a regalargli una nuo-
in comune? Nessun capo? per l,inferno, rimeitetevi d,accordo, va giarrettiera ricamatar2.
bestie ringhiose, e riprendete a truffare Ia gente con la dovuta soT-nLE: Regale Pupa! Dici cose degne di un'eroina da roman-
cortesia, senza dimenticare i patti, o vi giuro che m,imbestiali-
zo", e di te stessa!
sco anch'io, mi prendo la mia parte e vi saluto.
r.^cclATosrA: Perciò stasera a cena avrai il posto d'onore, e non
FAccrATosrA: E tutta colpa sua. Sta sempre a lamentarsi, a recri-
sarai chiamata con il tuo nome di Pupa Media, ma Pupa Spe-
minare sulle sue fatiche, a dire che il pèso grava tutto su di lui. ciale, Pupa Singolare; e per la notte sarai la Pupa Particolare di
sorrrlg: Perché, non è così? chi ti vincerà al gioco. (Bussano.)
pupa: Come sarebbe? Non ha fatto ciascuno la sua parte?
sorrrlE: Chi è? Hanno bussato. Alla finestra, Pupa. Dio non vo-
sorrrlE: Sì, ma non allo stesso modo. glia che il padrone si faccia vivo proprio adesso.

' L'autore usa il termine republic per fare un gioco di parole con res pablica al-
" Operazioni alchemiche.
ludendo al mestiere di Puoa.
'..qui l'autore 1pe1e i! termine projection per indicare appunto I'operazione 'r Al boia spettavano gli effetti personali dei condannati.
preliminare alla fabbricazione dell,oro. " L'autore la chiama Claridiana, con il nome dell'eroina del romanzo The Mir-
tor of Knighthood (Lo specchio della cavalleria\.

l8 t9
r,i
FACCrArosrA: Niente paura. Finché la peste continua al ritmo d tA('('rArosrA: Non ci penso nemmeno. Ma la legge è legge. E poit
un morto a settimana, quello nemmeno ci pensa di tornare c'è il caso Read, chè lo preoccupa. È accaduto così di recente.ro
Londra. rutl:istNplEcA: Read? Ma quello era un asino, e fu compromesso
sorrrlE: Chi è, Pupa? du un idiota.
pupa: Un bel giovane dall'aria un po, inesperta. l A( r'rA'tosrA: Da uno scrivano come voi, signore.
FACCTAToSTA: Ah, quello scrivano d,avvocato che ho incontrato MlisstNt,tECA: Uno scrivano?
r A('('rAI'osrA: Cià, signore, ascoltatemi. Voi la legge la conoscete
l'altra notte ad Holborn, alla taverna Dagger. GIi ho parlato di,
nreglio di me, suppongo...
voi. Vorrebbe poter evocare uno spirito per vincere alle corse. ,
MllssrNplECA: Dovrei. Ed anche i rischi. Dimenticate che sono sta-
PUPA: Bene, fallo entrare.
t«l io a mostrarvi lo statuto?
sorrrI-E: Aspetta. Chi se ne occupa?
rA('('rA'rosrA: Appunto.
FACCIAToSTA: Preparati. Gli vado incontro io, come se stessi MrissrNprEcA: E allora, proprio io dovrei parlare? Ma io giuro su
uscendo. qucsta mia mano di carne, che non possa più scrivere in bella
pupe: Ed io che devo fare? grufia una citazione se mi lascio scappare una parola. Con chi
FACcIATosTA: Non farti vedere, vai. (Esce pupa. A Sottile:) Mo- ercdete di avere a che fare, con un chaush?
strati più riservato che puoi. r'A('( rAlosrA: Con un che?
sorrrlE: Va bene. (Esce Sottile.)
FACCTAToSTA (ad alta voce): Dio v'assista, signore. Mi raccoman-
Mt,sslNplEGA: Con un turco
- avete presente quel turco che si è
spacciato per ambasciatorers? Ecco, mica pensate ch'io sia co-
do, ditegli che l'ho aspettato. Si chiama Messinpiega. Sarei ri- rrrc lui.
masto volentieri, ma... r rArosrA: Riferirò al dottore.
^('(
Ml.ssrNprEGA: Fatelo, per favore, mio caro capitano.
lA('('lAlosrA: Avanti, dottore illustre, datemi retta, vi prego.
SCENA SECONDA
Non abbiamo a che fare con un chaush.
(M essi np ie g a, F ac c ia tes t a.) riollrr.E: Vi ripeto la mia risposta. Farei per voi qualsiasi cosa' ma
MEssrNpIEcA (da I I' esterno): Capitano, sono qua. questo no, proprio non Posso.
FACCrArosrA: Chi è là? Dottore, credo sia arrivato. (,4 Messinpie- r A(('lATosrA: Via, non dite così. State trattando con una persona
ga, che entra:) Signore, me ne stavo giusto andando. onorata, dottore, che sapra ricompensarvi adeguatamente.
MESSTNnTEGA: Mi dispiace davvero tanto, capitano.
\()r-nr.E: Non insistete, vi prego...
FAccrATosrA: Ma ero berto che ci saremmo incontrati. r,^('crArosrA: Ha con sé quatiro angeli d'oro...16
MEssrNprEcA: Già, mi fa molto piacere. Avevo due o tre vili cita-
s()r'nLE: Mi fate torto, caro signore.
r'^('crATosrA: In che modo? Tentandovi con questi spiriti?
zioni da redigere. (Entra Souite.) È questo quel gran saggio?
:ì(rlrrLE: Tentando la mia arte ed il mio affetto, signore, a mio ri-
FACCIATosTA: È questo sua eccellenza.
schio. Mio Dio, stento a considerarvi mio amico se penso in
MEssTNPTEGA: È dottore? quale pericolo vorreste trascinarmi.
FACCIAToSTA: Certo.
l.^ccrATosrA: Io, trascinarvi? Ma vi possa trascinare un cavallo
MESSINeTEGA: Gli avete accennato, capitano? ad impiccarvi; voi e i vostri spiriti.'.
recclaroste: Sì. s(rrrrlE: Non vi permetto, caro capitano.
MESSTNPIEGA: Dunque? t,^ccrArosrA: Voi che non sapete distinguere tra gli uomini.
FACCrArosrA: A dire il vero, ha tanti di quei dubbi che non so che
dire... 'o Simon Read, alchimista, fu condannato e poi grazialo da re Ciacomo I
per
MEssrNprEcA: Non dite così, capitano mio caro. ruvcre evocato gli spiriti l'8 novembre 1607 dietro il pagamento di 37 sterline e l0
FAccIATosrA: Vorrei proprio esserne fuori, credetemi. rccllini da parte di un certo Toby Matthew.
r5
È un episodio che all'epoca fece un certo scalpore. Un turco di nome Mustafà
MESSINeTEcA: Eh no, ora mi fate dispiacere. perché mai dovreste slrarco in Inghilterra nel luglio 1607, millantando di essere ut chaush, titolo corri-
tirarvi indietro? Mi permetto di farvi notare che non sarò in- spondente ad araldo o messaggero, ed effettuando in tal modo molti raggiri.
16
grato. Moneta del valore di dieci scellini circa.

20 2l
sorrrlE: Attento alle parole. qunndo rvra ciò che vuole, vi rovinerà tutti. Porterà via soldi
FAccrArosrA: E voi a ciò che fate, scalzacani di un dottore. tll'lnterq cittA.
dìo, non vi ho mica portato uno di quegli awenturieri che f A(t'lAl'os'l'A : Come?
sanno far altro che giocare a.carte, sputando intorno segreti t tt-flLEi Ma sì, spazzerà via un giocatore dietro l'altro, facendoli
me fossero crema bollente...'7 nlttrc come petardi a uno spettacolo di marionette. Se io lo
MEssrNPrEcA: Capitano ! Hetto ln contatto con uno spirito familiare, dategli pure diret-
FACCIAToSTA: Né un malinconico apprendista scrivano, pronto Itmgntc le vostre poste, senza nemmeno puntare. Tanto ve le
riferire tutto al vicario, ma un vero gentiluomo, con una renc Dotlera vla lo stesso.
ta di più di trenta sterline I'annol8, ìn signore che frequenta rlàtt,§osr',r: Guardate che vi sbagliate, dottore. Lui chiede sol-
poeti minori del momento, è l'unica speranza della vecchi Itnlo uno spiritello buono per vincere ai cavalli, un folletto da
nonna, conosce le leggi, e scrive in sei belle calligrafie diverse. ploeote trcommesse, mica i vostri grandi spiriti.
MESSINPIEGA: No, capitano, vi prego. §EmlXftn0n: Veramente' capitano, ne vorrei uno buono per ogni
FACCIATOSTA: Non è così che m'avete detto?
lÉR€re di gioco.
MESSINrTEGA: Sì, ma gradirei che vi rivolgeste al dottore con mag tefTll El Chc vi dicevo?
giore riguardo. F^t'(]l^TosrA: Cavolo, questa è un'altra faccenda! Avevo capito
FACCIAToSTA: Ma che l'impicchino quel caprone presuntuoso co §hc volevate uno spiritello qualsiasi, che si facesse vivo ogni
quella sua zucca di velluto. Se non fosse per voi, mi lascr tlnto, magari al venerdì sera, quando uscite dall'ufficio, cosi,
soffocare piuttosto che respirare la stess'aria di questo acchi p€r unà puntatina di quaranta o cinquanta scellini.
paspiriti. Venite, andiamocene. HFielnrttrcn: Gia, è vero, signore, ma ora penso di lasciare il la-
sorrILE: Vi prego, ascoltatemi. voro legale, quindi...
MESSTNrTEGA: Sua signoria vi chiama, capitano. FAc'{1AI'osrA: Ma questo cambia tutto. Come pensate ch'io possa
FACcrATosrA: Mi dispiace d'essermi imbarcato in questa f coRvlnccrlo?
da. llEtÈlNt,lnaA: Siate gentile. Ho l'impressione che per lui faccia lo
MEssrNprEGA: Ma signore, vi sta chiamando. rt€3ro.
FACCTAToSTA: Allora, accettate? FAe(:lA'r()§TA: Che? Per quei quattro soldi? Non posso, in co-
sorrrlE: Prima ascoltatemi... rclcnza. Né voi dovreste chiedermelo.
FACCIAToSTA: Nemmeno una sillaba, se non accettate. tlHt§lNPlrlcA: Ma no, signore. tntendo aumentare l'offerta.
sorrrt-E: Vi prego... FAt'Ct^'rosrA: Allora ci provo. (A Souile:) Dite, dottore, si tratte-
FACcrArosrA: Niente condizioni. Sì o nore. rebbc di uno spirito buono per tutti i giochi?
sorrrlE: Il vostro desiderio è legge. (Prende i soldi.) t{lll [.t1: Dico che nessun giocatore potra più permettersi di anda-
FAccrATosrA: Ecco, adesso dite pure. Ora posso ascoltarvi senza re gl ristorante, se non a credito.
pregiudizio per la mia dignità. Parlate. Ed anche questo genti FA('('tATosrA: Sul serio?
luomo parli. É(l'l"r'n,ra: Si porterà via l'intero tesoro del regno, se qualcuno lo
sorrILE: Vedete, signore... mÈllera in palio.
FACCTAToSTA: Niente sussurri. FA('('lATosrA: Lo dite con cognizione di causa?
sorrllE: Santo cielo, vi rendete conto del danno che vi state pro- io'r'nt,ti: Di causa, e anche d'effetto. È proprio il tipo che piace
curando? alla Regina delle Fate.
FACCTAToSTA: In che modo? Perché? FA('('rATosrA: Chi? Lui?
sorrrlE: Diamine, perché vi state facendo in quattro per uno che, §ol"r'n,E: Calma. Potrebbe sentire. Se solo lei dovesse vederlo...
F^cc'rATosrA: Che cosa?
t' Jonson nomina in questa battuta due eroi popolari, I'arciere
Clim e il cavalie- s{}t"[]l.E: Non glielo dite.
re Claribel, che allo spettatore italiano non direbbero niente.
qui, rACcrATosrA: Vincera pure alle carte?
't Anche come nella scena precedente, I'autore indica la cifra in «marchi»,
eqnivalenti come si è detto a due terzi del valore di una sterlina. Borl'n.E: Sembrerà che gli spiriti del defunto alchimista Holland e
f e. - - dcl vivo Isacco lo abbiano invaso, tanto sarà inarrestabile la
- Nel testo, invece del «si», il personaggio ricorre al latino ossumpsi, per impre-
ziosire il suo linguaggio. sua fortuna al gioco.

22 23
MEssINprEcA: Signore, saprò esservi grato. xFmtxnil«ta: chi?
FACcrATosrA: Mi fido della sua buona natura. Sentite, dice che FÀt'llA11ls'l'^: Vostra zia, la Fata.
sarà grato. $rlllt.tu No, capitano, da quando l'ha baciato nella culla.
sorrrI"E: Come volete. La mia sorte si lega alla vostra. Ve lo ponso assicurare.
FAccrATosrA: Giusto, dottore. F'idatevi, e lui sarà fidato. può f FAarlA'f;)§r'A: Bene, allora cercate di vederla. A qualsiasi costo.
re la nostra felicità in un'ora. Va a vincere un cinquemila 8o lo pcrché. Non sarà facile, ma datevi da fare. Se riuscite a
yederlà, è fatta. Potete crederci. Sua Grazia è una donna sola, e
ne e ce ne manda duemila.
MESSINeTEGA: Credetemi, signore. Lo farò. molto rlcca, e se le prende una fantasia può fare qualsiasi cosa.
FAccrATosrA: Sarà vostro dovere, signore. Avete sentito tutto? eercetc dl vederla ad ogni costo-. Diamine, può succedere che vi
MESsrNprEcA: No. Che cosa? Non ho sentito niente. lrml tutto quello che possiede. È questa la paura del dottore'
FAccrATosrA (traendolo in disporte): Niente? llE$ttrPtn(lA: Come devo fare?
MESSINPTEGA: Solo un poco, signore. FAétrlA'rosrA: Lasciate fare a me, non preoccupatevi. Mi basta
FACCTAToSTA: Bene, siete nato sotto una rara stella. che chlcdiatc: Capitano, voglio veder Sua Grazia.
MESSTNPTEcA: Io? Non mi pare. llEtglNPlEoA: Capitano, voglio veder Sua Gtazia.
FAccrATosrA: Il dottore giura che siete... FA€c'lAtl)§TA: Basta così.
sorrrlE: Ora ditegli tutto, capitano. l8l nnto bussare.)
FACCIAToSTA: Parente della Regina delle Fate. mhtln: Chi è? Un momento. (A FacciatoEto.) Fallo passare da
MESsINeTEGA: Chi? Che cosa sono? Guardate che vi sbagliate. dlrtro. (A Messinpiesa:) Signore, preparatevi per l'una. Sino a
FACCTAToSTA: E siete anche nato con Ia camicia.
qu€ll'ors niente cibo. Prendete solo tre gocce di aceto per irylq-
MESSTNPTEcA: Chi l'ha detto? :ionc, ru per il naso, due per bocca, ed una per orecchio. Poi,
FACCTAToSTA: Avanti, smettetela di fingere. Lo sapete benissimo. relrcquatòvi la punta delle dita e bagnatevi gli occhi, per eccita-
MESSTNrTEGA: Parola mia, non è così. Vi sbagliate. re I vòatri cinque sensi. Gridate tre volte hum, tre volte buz, e
FACCTAToSTA: Ma come? Giurate così, alla leggera, su una que Ysnltc.
stione che il dottore già conosce? Come possiamo, allora, fi fAÉstAtosrA: Ve ne ricorderete?
darci di voi su ogni altra faccenda? Come facciamo a c IlEtuNPtEoA: Altro che.
che quando avrete vinto le vostre cinque o seimila sterline c FA{t('t^'rosrA: Bene, allora, muoviamoci. Soltanto, vi raccoman-
vierete la nostra parte? do dl laeciare venti monete per i servi di Sua Grazia, e di cam-
MESsrNprEcA: Per Giove, signore, vincerò diecimila sterline e ve blrrvl la camicia. Neanche ve I'immaginate quello che può far-
manderò la metà. Non ho giurato alla leggera. vl Sua Grazia se vi presentate tutto ripulito. (Escono.)
sorrILE: Ma no, non diceva sul serio.
FACcrATosrA: Su, su, andate. Andate a ringraziare il dottore. :.'ENA TERZA
stato davvero buono a prenderla così.
MESSTNrIEcA: Grazie, eccellenza. l§atm Sottile;)
po-
FACCrArosrA: E allora? Un altro angelo. *rrrtt,u: Entrate- e voi scusatemi, buone donne, ma fino al
mcrlggio non ci sono. (Entra Tossièo.) Come avete detto che vi
MESSINPIEGA: Devo?
FAccIArosrA: Se dovete? Perdìo, è questo il modo di ringraziare? chhmate, Abele Tossico?
Devo insegnarvi le buone maniere? (A Sottile:) Dottoie, quan- totÉlco: Sl signore.
d'è che deve venire a prendersi il suo spiritello? tÉrlTll.ll: Commerciante di tabacco?
MESSTNrTEGA: Come, non lo porto via con me? ttÉÉrco: Sl signore.
sorrrlE: Amico mio, c'è un'infinità di riti da officiare. Dovete fr NrTatLs: Uhm. tscritto alla corporazione dei droghieri?
re il bagno, e i suffumigi. Poi, la Regina delle Fate non s,alza t(rBftl(ro: Pcr servirvi.
mai prima di mezzogiorno. fflrtn,E: Bene, Abele.Qual è il problema?
FAccrATosrA: Soprattutto se ha ballato la notte. T{}ÉÉlco: Col permesso di vostra signoria, sono un giovane agli
sorrrlE: E lei che deve benedire lo spirito. lnlzl, c sto costruendo una nuova bottega proprio all'angolo di
FACCTATosTA: Non avete mai visto Sua Grazia prima d,ora? una strada: ecco qua il progetto, se non vi dispiace. Ecco, io

25
24
vorrei sapere per necromanzia, attraverso l'arte di vostra fllovc, il medio a Saturno, l'anulare al Sole, il mignolo a Mer'
ria, dove mettere la porta, dove collocare gli scaffali, su q cuflo, (lhc è il signore del suo oroscopo, dato che la sua casa si ,

sistemare le scatole, su quale i vasi. Ci tengo a fare affari, trova nella Bilancia. Il che significa che dovrebbe trattarsi di un
','i'
ll': gnore. Sono stato indirizzato qui da un gentiluomo, un r,rtlnntcrciante, che lavora con le bilance'
l;1,r. capitano Facciatosta, che dice che vostra signoria conosce i rdt( lAtr)s't'A: Straordinario! Che ne dici, Bebè?
t ti
neti degli uomini, e i loro angeli buoni, e quelli cattivi. t{tt ltl,t{: Vc«lo una nave in arrivo da Ormuz, che gli porterà una
'! sorrILE: Li conosco, ah, se li conosco... lfande quantità di droghe... (Sul progetto:) Questo è l'ovest, e
(Entra Focciatosta.') qtleito il sud?
FAccIArosrA: Chi si vede! L'onesto Abele! Felice d'incontrarti ltlur('(,: Sl signore.
proprio qui. §rl rtt tl: F. questi sono i due lati?
sorrILE: Stavo proprio parlando di vostra signoria quando vost lniÉt('o: Sl signore.
signoria è entrata. Vi prego, spiegate per me al signor dottore. r{lrnl lt; Allora, fatemi la vostra porta a sud, la facciata ad ovest.
ccIATosrA: Farà per voi qualsiasi
FACCIAToSTA: q cosa.. Ascoltate,
Ascoltate. dottore [{ rul luto orientale del negozio, in alto, scrivete Mathlai, Tar-
questo è il mio am bele, un onest'uomo che mi procura
amico Abele. rrtlel, llaraborat. Sul lato nord: Rael, Velel, Thiel. Sono i nomi
buon tabacco, senza tagliarlo con olio e stoppa, senza tratt degll spiriti mercuriali, che tengono lontani i folletti dalle sca-
con moscatello e droghe, senza awolgerlo in pelle grassa tole,
stracci fradici di piscio per invecchiarlo sotto terra... Insomma Irr$t((): Sl signore.
un uomo retto, distinto, pulito non uno strozzino come ta *f t lu li: tr. seppellite una calamita sotto la soglia per attrarre i ca-
ti. -
vnllcri tramite gli speroni. Gli altri gli andranno dietro.
sorrILE: Un uomo fortunato. Ne sono sicuro. rA('('lA n)s'l A: Questo sì ch'è un bel segreto, Bebè!
FAccrATosrA: Già l'avete indovinato? Visto, Abele? sn't il I
t1: sul banco un pupazzo meccanico, e prodotti di bellez-
sorrILE: E sul punto di arricchirsi... rE per richiamare le dame di città. Avrete molto a che fare con i
FACCIAToSTA: Signore!
lrtlrrcruli.
sorrILE: Quest'estate indosserà la divisa della sua corporazione,
lolist(r): Sì signore, a casa ho già...
la primavera successiva quella di una più alta carica2o. S
pure più che può.
t{tlil],ti: Sl, lo so: arsenico, vetriolo, sali di tartaro, alcali, cina-
trto. So tutto. Quest'uomo, capitano, diventerà più in la un
FACCTAToSTA: Come? Ancora così imberbe?
sorrILE: Signore, per farsi crescere la barba è sufficiente una lrande clistillatore, e avrà qualcosa da dire - magari non diret-
cetta. Ma lui sapra essere saggio e mantenersi giovane, rin
lalne ntc, ma chiaramente
- in materia di pietra filosofale.
FA('('r^'r()sl'A: Santi numi, Bebè! È vero?
ciandovi. La fortuna gli arriverà per altre strade.
lo,qnt(r): Capitano mio caro, quanto gli devo dare?
FAccIATosrA: Diamine, dottore, come fate a vedere tutte queste
FAa'r'tAt'osrA: Mah, non so che dirti. Hai sentito quali ricchezze
cose in un momento? Rimango esterrefatto.
dovrebbero toccarti ha detto spendi più che puoi.
sorrILE: Basta conoscere le regole della metoscopia, la scienza at- -
Ioltsl(r): Cli darei una corona.
traverso la quale opero, capitano. Una certa stella sulla fronte,
che voi non potete vedere, e poi quel colorito castano o forse FA('('lAx)s'rA: Una corona! Con tutta la fortuna che t'aspetta?
Mn tlài, dagli piuttosto il tuo negozio! Non hai oro con te?
olivastro del volto, non lasciano adito a dubbi. Anche I'orec-
chio lungo promette bene. Già lo sapevo, del resto, da certe ToÈrir('o: St, un pottoghese che ho messo da parte da sei mesi2r.
macchie sui denti e sopra l'unghia del dito mercuriale. r^('('tA'r'osrA; Che diamine, Bebè, che cosa aspetti? Ce l'hai l'of-
FAccrArosrA: Quale dito? ferln... Dagliela. Vuoi che glielo dica io per te? Dottore, Bebè
prego vostra signoria di bersi questo alla sua salute. E giura che
sorrILE: Il mignolo, guardate. Siete nato di mercoledì?
Tossrco: Proprio così, signore. rl ntostrera più grato in seguito.
sorrrt"r: In chiromanzia noi diamo il pollice a Venere, I'indice a Ir,!{r{r('o: Vorrèi chiedere ancora un favore a sua signoria.
FA('('rA rosrA: Parla, Bebè.
20
Nel testo: «sarà chiamato alta (divisa) scarlatta», cioè da sceriffo o altro alto
funzionario. l' Moneta da poco piir di quatrro sterline.

26 2t
Tossrco: Che diate un'occhiata al mio calendario, signore,
hfncclaletti curativi ed estratti del suo elisir, setacciare gli ospedali
cancellare i giorni negativi, nei quali astenermi dagli affari.
FACCrArosrA: Ma certo, Bebè. Lascialo qui. Lo farà nel ltrrttncllertdo alle vecchie puttane di ringiovanirle, agli accattoni
gto.
ill nlrlcchirli. Non riesco ad immaginare che possa mai trovare
pece, lrnrà vergognare la natura del suo lungo sonlo, per non
sorrILE: Ed anche il consiglio per gli scaffali.
lvere pntuto fare con tutto il suo amore per I'umanità ciò che in-
FACcrATosrA: Allora, Bebè, tutto bene?
YesG àilnrverso I'arte è possibile. Se il suo sogno resiste, trasfor-
TossICo: Grazie, signore, grazie ad entrambe le vostre signorie.
nlgià ll secolo in oro. (Escono.)
FACCIAToSTA: Ya' . (Esce Tossico.) Hai visto, fumoso
persecutore della natura
fare oltre che badare al tuo- hai visto che c'è qualcos'altro
carbone di faggio, alle tue
acide, ai tuoi tegami, ai tuoi crogiuoli, ai tuoi alambicchi?
vo essere io a portarti in casa la stoffa perché tu possa lavorar
Al"l'o §ucoNDo
la? Tu non ti rendi conto di quanto mi costi cercare queste ve
ne, seguirle, sfruttarle. Lo sa lddio quanto talento sperpero, ri àI ÈNA I'RIMA
spetto a quel poco che ci guadagno, nel mettere a segno e Sgarbo.)
l§ntrano Mammone
colpi. l{it{MoNr: Venite, signore. State mettendo piede sulla riva del
sorrrLE: Tu hai voglia di scherzare. Vero? ttovo orbe il Nuovo Mondo. Qui c'è l'Eldorado", e da que-
rln lrarle lc-miniere d'oro del re Salomone. Lui navigò tre anni
SCENAQUARTA ;rer irrivarci, noi l'abbiamo raggiunto in dieci mesi. È
giunto il
glor no in cui potrò rivolgere a tutti i miei amici la buona novel-
(Entro Pupa.)
in: siutc ricchi, da oggi sarcte spectatissimi. Non dovrete più
sorrrlE: Che si dice, mia dolce Pupetta? Inerreggiare dadi truccati e carte segnate. Non sarete più co-
pupa: C'è di là la pescivendola che non se ne vuole andare. Ed an-
slretli il nrantenere puttane con cui estorcere cambiali ai giova-
che la tua gigantessa, la ruffiana di Lambeth. nl lu llllcsa d'eredità, né bastonarli se si rifiutano di firmare,
sorrILE: Accidenti, non posso riceverle adesso. r,urrre rluci protettori che derubano i clienti. Non tribolerete più
pupe: Non prima di stasera, gliel'ho strillato forte attraverso l,ap-
p€r polcr foderare di velluto un ruvido mantello da sfoggiare al
parecchio", come fossi uno dei vostri spiriti familiari. Poi ho
carliro tli Madama Augusta. Mai più s'inginocchieranno i figli
visto il signor Epicuro Mammone... della spacla e dell'azzardo ai piedi del vitello d'oro, praticando
sorrtt-E: Dove?
pupl: [n fondo al vicolo, lento di piede ma svelto di lingua, con ;rer iulcre notti l'idolatria del vino e delle trombe. Basta con
iutto ciò, Voi rinascerete giovani viceré, ed avrete donne e don-
un tizio che si porta dietro. lelle d'ogni genere, caro Sgarbo. Perciò ti dico subito: sarai
sorrILE: Corri a cambiarti, Facciatosta. E anche tu, Pupa, sbriga- rlcctt I
ti... Ma dov'è il dottor Sottile? Ehi, c'è nessuno in casa?
rune: Qual è il problema? ( tAtr)s't'A (dall'interno): Eccolo, arriva!
FA{
so:rrrr!E: È dall'alba che I'aspetto. Strano che sia riuscito a dormi- il suo ze-
llAMuonti: Sentite il suo drago di fuoco, il suo mantice,
re. È il giorno che gli ho fissato per il perfezionamento del ma- flrrl, ehc soffia sui carboni fino a scuotere la natura nel suo
gisterium, il compimento della nostra grande opera, la pietra. prolirndo. Padronissimo di non crederci, signore, ma io stanot-
Devo consegnargliela bell'e pronta per I'uso. Ne parla da un ie lruunuterò in oro tutti i metalli della mia casa. E domattina
mese come un invasato. Se ne sta già vendendo i frammenti.
ell'nlhn rnanderò a comprare da tutti gli stagnini e calderari di
Me Io vedo che s'intrufola nelle mense dei poveri e nelle case l,orrdra il loro piombo e il loro stagno; e a svuotare del loro ra-
appestate promettendo medicine miracolose, aggirarsi in cerca
tne le hotteghe di Lothbury2a.
di lebbrosi nel ghetto di Moorfields, offrire alle signore di città HiAl{tx,: l)cr trasmutare anche quello?
2 Jonson parla di un tubo (trunk) attraverso cui fare passare la voce, rl ull ricco lrcrir», nel testo.
a scopo
evidentemente turlupinatorio. :r §lrntlu fnrnosa per le sue fonderie.

28 29
MAMMoNE: Certo. E comprerò il Devonshire e la Cornovagli sl^HF{): Chc volete, son fatto così. Non mi piace essere preso in
con le loro miniere, per farne delle Indie perfette! Vi stupisie gho, l,n vostra pietra non potrà cambiarmi.
SGARBo: No, per niente. *l^LtM()Nri: Siete un testardo, Sgarbo. Non credete nemmeno nella
MAMMoNE: Ma quando vedrete gli effetti della grande medici rlollu. nelle antiche cronache. Ma io vi mostrerò un libro nel
I
che con la proiezione di una sola dose su cento parti di Mer quslÉ Mosè, sua sorella e Salomone parlano di quest'arte. Già,
i
rio, di Venere, di Luna, le trasformerà tutte quante in Sole éd enclre un trattato scritto da Adamo di suo pugno...
anzi, moltiplicandole a migliaia, ad infinitum beh, allora *riNE(l: ('ome?
crederete. - I{AMM(,Nt1: Sulla pietra dei filosofi, in antico fiammingo.
scARBo: Sì, quando lo vedro ci crederò. Ma se i miei occhi m,i XIAIH(,: Adamo scriveva in antico fiammingo?
ganneranno a tal punto allora state certo che l,indomani LtAf,iMoNli: l'roprio così. Il che dimostra ch'era quella la lingua
prendo una puttana perché ci pisci sopra. pr lruurdiale.
MAMMoNE: Perché, credete che stia vaneggiando? Vi posso assic t{rAtH(,: Su che carta?
rare_ che chi possiede una volta il fiore del sole, il rubino perfr llàMMnNl,: Su tavole di cedro.
to che noi chiamiamo elisir, non soltanto può fare tutto ques talAtut t: Ah, quelle buone contro i tarli.
ma può servirsene per elargire onore, amore, rispetto, lunga llAiriMoNt,,: Come il vostro legno irlandese contro le ragnatele. Ho
ta. [n meno di un mese, diciamo ventotto giorni, può trasfi $lshc un pczzo del vello d'oro di Giasone, che non era altro se
mare un vecchio ottuagenario in un bambino. Itnn un libro di alchimia scritto su pelle di pecora, buona grassa
scARBo: Per forza, a quell'età è già rimbambito. lrrta tli rn()ntone. Lo stesso vale per il femore di Pitagora, per il
MAMMoNE: Ma no, io parlo di restituirgli gli anni, rinnovarlo co. vEro di l'undora, e per tutta quella leggenda delle malìe di Me-
me un'aquila, fino alla quinta eta25. parlo di fargti avere dei fi,
gli e delle figlie, dei giovani colossi, come quelli generati dai
rlea, erprcssioni della nostra opera
- come i tori che soffiano
Itru(rl, sinrbolo della nostra fornace, e tutto il resto. Il drago
stri filosofi r§lUrresenta il nostro argento vivo; i denti del drago, il sublima-
- gli antichi
dosi semplicemente
patriarchi prima del diluvio nut
di una quantità d,elisir pari a un- grano Irr tli urercurio con il suo biancore, la sua dtJrezza, il suo mor-
mostarda, non più d'una volta la settimana. Diventeranno fort denlei I'clrno di Giasone, l'alambicco nel quale sono raccolti
come Marte, e metteranno al mondo dei giovani Cupidi. P€l errere poi seminati nel campo di Marte e trasfigurati. E così
scARBo: Ve ne sarebbero grate-le disfatte vestali che tengono vla: ll ginrdino delle Esperidi con le sue mele d'oro, il mito di
cesi in periferia i loro fuochi26. ('edrtto. la pioggia di Giove, il tocco di Mida, gli occhi di Argo,
MAMMoNE: È l'antidoto segreto della natura contro tutte le infe- ll l)errrogorgone del Boccaccio28 e mille altre storie - tutti enig-
zioni. Cuarisce tutte le malattie rimuovendo le loro cause: mlestlalti della nostra pietra. E chissà quanti ancora.
male di un mese in un giorno, quello di un anno in dodici gi
ni, di qualsiasi altra durata in trenta giorni. È molto meglio del
le-ricette di quegli avvelenatori dei vostri medici. Detto questo, IT FNA ll,('oNl)A
m'impegno a bandire la peste dal regno in tre mesi. lÉntra lnc<'iutosto.)
SGARBo: Ed io sono certo che gli attori ve ne saranno grati27. llAMMnnti: (li siamo? È venuto finalmente il nostro giorno? Ce la
MAMMoNE: Lo farò, signore. Nel frattempo, farò distribuire dal Itremo?
mio servo tanta medicina da rifornire I'intera città. Una volta rAÈ,('lA losrA: La sera si tingerà di rosso su di voi, signore. Il colo-
la settimana, casa per casa, a ciascuno la sua dose... fc ercnrisi gia vi aspetta. Il fermento di rubino ha funzionato.
SGARBo: Come fa con I'acqua chi ha costruito l,acquedotto. Preperntevi per la proiezione, fra tre ore.
MAMMoNE: Siete scettico. ilAMMrlNrl: Ah, Sgarbo mio testardo, te l'ho detto e te lo ripeto:
25
rll tleeo. Oggi stesso avrai i tuoi lingotti, e domani potrai trat-
si riferisce ai patriarchi biblici, che si pensava potessero vivere secoli. ll rife- lflre I lord come tuoi pari. (,4 Facciatosta:) Dimmi, Zefiro mio,
rimento all'aquila, poi, è frutro di un,antica credenia, secondo la quale essa rina- Yà lullo bene? Arrossisce la fusione?
sce^va a nuova vita ogni dieci anni.
'" L'autore specifica nel testo Pict-Hatch, quartiere malfamato, it cui nome FAtt:lllrrsrn: Come una serva incinta scoperta dal padrone.
non direbbe niente allo spettatore italiano.
'' Perché durante la peste era loro interdetto di recitare. § FrrrSerrltore di tutti gli dèi secondo la Genealogio deorum del Boccaccio.

30 3l
MAMMoNE: Stupendo, mio spiritoso Venticello! Adesso non nrlei bagni profondi come pozzi, dai quali riemergere awolto
preoccuparmi che di trovare materiale a sufficienza per rli hcnde profumate alla rosa... Ci siamo con il rubino, vero?...
proiezione. Ma temo che in tutta Londra non ve ne sia nemr lr 1xri, se dovessi scovare qualcuno molto su, magari un ricco
no la metà. Rvv()cato, con una moglie di straordinariapvrezza, gli manderò
FAccrArosrA: Dite di no? Comprate allora i tetti delle chiese. rrrille sterline pregandolo di lasciarsi fare becco da me.
I A( ( r^'rosrA: Gliele porterò io stesso.
MAMMoNE: È un'idea.
rtAMrvroNE: No no, niente ruffiani. A meno che non siano padri o
FACCTAToSTA: Ma sì, lasciate che restino scoperte, come i loro f
deli. Oppure ricopritele di tegole. rrrirclri di famiglia. Sono i migliori. Funzionano meglio di tutti.
('ome adulatori, poi, mi sceglierò dei preti
MAMMoNE: Ah, Venticello mio, io ti libererò dalla fornace. Ti f,
rrri
- puri ed integerri-
naturalmente pagandoli. Come buffoni assolderò degli
rò riacquistare il colorito che la cenere ti ha tolto. Ti ri -
ckrquenti membri del Parlamento. Sta' tranquillo, Venticello
il cervello corroso dalle esalazioni dei metalli.
FACCTAToSTA: Ho soffiato senza tregua, per vostra signoria,
rrrio, che vivremo in grande stile, ora che abbiamo la pietra. I
scartato un'infinità di carbone che non era di faggio, ho rrrici pranzi saranno esclusivamente serviti in conchiglie indiane
con ogni cura quello che mettevo nella fornace pèrché il c piatti d'agata incastonati d'oro, decorati con zaffiri, smeral-
si mantenesse costante. Ho vegliato fino a rovinarmi gli occ rli, giacinti e rubini. Mi nutriro di brodetti di lingue di carpe,
ghiri e nervetti di cammello, bolliti in essenza di sole e polvere
signore, per riconoscere nei colori il pallido cedro, lo scuro cor
tli perle dieta d'Apicio contro I'epilessia3o
vo, il leone verde, la coda del pavone, il cigno piumato2e. - servendomi di
cucchiai -d'ambra dall'impugnatura di carbonchio e diamante.
MAMMoNE: E alla fine il fiore I'hai trovato? Hai visto il
ogni? l,ascerò il mio valletto cibarsi di fagiani, salmone, uccelletti,
FACCrArosrA: Sissignore. bcccacce, lamprede, riservando per me barbigli di pesce d'ac-
MAMMoNE: Ma dov'è il maestro?
qua dolce invece delle solite insalate, funghi sott'olio, gonfie
FACCrArosrA: Il dottor Sottile è in preghiera. Da uomo pio, rrrammelle untuose di scrofa grassa, incinta, tagliate di fresco,
recitando le orazioni per la riuscita. condite di salsa piccante.
MAMMoNE: Venticello, le tue fatiche sono finite. Ti metterò a c r A('cirATosrA: Signore, vado a vedere come procede. (Esce.')
del mio harem. §r^MMoNE: Vai. Avrò camicie di seta speciale, leggera e sottile co-
FACCIAToSTA: Bene, signore.
me ragnatela. Mi vestirò in maniera tale da fare sfigurare gli
MAMMoNE: Però, devi capire ti castrerò. untichi persiani semmai tornassero ad insegnarci cos'è uR'or-
FAccIATosrA: Come volete, signore. - gia. Calzerò;guanti di pelle di pesce e d'uccello, trattati con r€-
sina di paradiso ed essenze orientali...
MAMMoNE: Perché mi voglio fare una collezione di mogli e ,l( i^RBo: E pensate di avere la pietra, con tutto questo?
bine come quella di re Salomone, che aveva la pietra anche lui.
MAMMoNE: No, penso di avere tutto questo, con la pietra.
E voglio farmi con l'elisir dei lombi potenti come quelli di Er-
s( i^RBo: Strano, avevo sentito dire che bisogna essere homo frugi
cole, per possederne cinquanta a notte. Ma sei sicuro di a .- un uomo frugale, pio, santo, religioso, casto e libero d'ogni
visto il rosso sangue?
pcccato.
FACCTAToSTA: Sia il sangue che lo spirito, signore.
MAMMoNE: Avrò letti gonfiati, non imbottiti. Le piume saran M^MMoNE: Chi fa Ia pietra dev'essere così. Ma io la compro.
troppo dure per me. Riempirò la mia stanza ovale di quadri li- Quello che l'ha creata è un onest'uomo, povero, ammirevole,
una grande anima le ginocchia
cenziosi, come quelli che Tiberio prese alla poetessa Elefantide, devoto
e logorato
- che ha econsumato
- le pantofole, tra penitenza preghiera, per esserne
poi freddamente imitata dal grigiò Aretino. Disporrò tutt,in-
torno una miriade di specchi angolati in modo da moltiplicare degno, E per quanto mi riguarda, lasciamo che continui ad es-
l'immagine di me che m'aggiro nudo tra le mie femmine sotto- serlo per sempre. Ma eccolo che viene. Mi raccomando, nem-
messe. M'inebrierò di vapori d'essenza per poi tuffarmi nei meno una parola profana in sua presenza: sarebbe veleno.

") Due famosi gastronomi romani hanno il nome di Apicio. Jonson si riferisce
" Per quanto satirico nel suo intento, il testo dimostra una conoscenza estesa probabilmente a Celio Apicio, autore di un trattato di cucina latina del II secolo
della simbologia alchemica da parte di Jonson. Come nella battuta successiva sul
rl.C.
«sangue dell'agnello».

33
32
SCENA TERZA l^ f()srA: Subito. (Esce.)
arAltl(,. Che razza di lingua s'usa qui? Gergo da ladri.
(Entra Sottile.) r{u ill lr Ho un'altra opera da completare, figliolo. Non I'avete
MAMMoNE: Buongiorno, padre.
nrel vista. Ha passato da tre giorni il ciclo della ruota filosofale
sorrrt.E: Buongiorno a voi, figliolo. E anche al vostro amico. nel fuoco lento dell'Athanor
t'i
,i
è? lllMMoNrÌ: Ma è per me? - ed è diventata zolfo naturale.
i'ì MAMMoNE: Un miscredente che mi porto dietro nella speranza tatl Iil l: E a che vi serve? Ne avete a sufficienza, e già perfetta.
li,' convertirlo. llAMMoNIl: Sì, ma...
sorrrr"E: Figliolo, io temo siate un avido. Siete talmente punt ilt I U r,r Niente ma. Questa è ingordigia.
da presentarvi di prima mattina. Se ne potrebbe dedurre llAhtMoNri: No, vi assicuro che investirò tutto in opere di bene:
siate animato da un deplorevole interesse materiale. Atten fortrlerò collegi e scuole, farò sposare vergini, costruirò ospeda-
potreste perdere la grazia per via di questa vostra smania.
ll, c rrnche qualche chiesa. (Rientra Facciatosta.)
dispiacerebbe molto vedere compromesso il risultato delle m sil nl r,: E allora?
fatiche, dopo tanto sacrificio e tanto zelo. Chiamo il Cielo a FAt i tA r os'rA: Scusate, signore, devo cambiare anche il filtro?
stimone: non mi sono curato d'altro, in quest'impresa, che tlrt I n l,: Si capisce! E controlla la tinta dell'alambicco <<B>».
bene pubblico, della carità e dei retti costumi, divenuti
llisrc l"acciatosto.)
sempre più desueti tra gli uomini. Per cui, se voi oggi llAMMt,Nli: Ne avete un'altra?
cedere alla tentazione di strumentalizzare ai vostri fini mond ryrl I ll l.: Si, figliolo. Se fossi sicuro della vostra virtù, non ci man-
una grazia così grande, così universale, sappiate che una chercbbero i mezzi per procedere. Ma spero per il meglio. Do-
dizione ricadrà su di voi e sui vostri piani più segreti. ntani tingerò <<C» al calore della sabbia. Poi l'inumidirò.
MAMMoNE: Lo so, signore. Non avete motivo di temermi. V l{AMM0Nr}: Con olio bianco?
solo che convertiste questo gentiluomo. inr ul l,; No, signore. Rosso. Grazie a Dio, nel bagnomaria è ve-
sGARBo: Che a dire il vero, signore, è piuttosto reticente a
nella vostra pietra. Non ci sta a farsi minchionare.
nulo s galla anche <<F>»
- ed ora mostra il latte della Vergine.
§ln krde al cielo. Vi ho fatto sapere di quei depositi calcinati?
sorrILE: Bene, figliolo. Tutto quello che posso fare per convi [{hhene, ne ho ricavato sale di mercurio.
cerlo è dirgli che l'opera è compiuta: il Sole brilla nella sua §AMMoNF: Versandoci sopra la vostra acqua rettificata?
ste. Abbiamo la medicina dalla triplice anima, lo spirito glorifi Lrt !lt l: Sl, e riscaldandola di riflesso nell'Athanor. (Entra Fac-
cato. Ringraziamo il cielo e cerchiamo di esserne degni. tlulosta.l Allora? Di che colore è?
spiegel3l
ÈAt'r'tatosre: Il fondo è nero, signore.
(Entra Facciotosta.)
tlÀMMoNE: Testa di corvo?
FACcrATosrA: Eccomi, signore. *rAnr(): Testa d'idiota.
sorrrt-E: Controlla bene il regolatore, e fai scendere la lalltiilr: No, non ancora. Magari fosse testa di corvo. Non è del
ra per gradi nei recipienti. Iullo perfetta. Manca qualcosa.
FAccIATosrA: Sissignore. l(tAxil(): Me l'aspettavo. E una trappola per allocchi.
sorrrlE: Hai guardato nell'alambicco? lornl ri (a Facciatosta): Sei certo di avere usato il suo solvente?
FACCTATosTA: In quale, signore? Nel «D»?
fAr'('rAlosrA: Sissignore, li ho mescolati e versati nel recipiente
sorrrlE: Sì. Come si presenta? per la decantazione, come mi avete detto quando ho messo il
FAccrATosrA: Biancastro. rllrtillato di Marte in circuito allo stesso calore.
sorrrI-E: Aggiungi aceto per estrarre la sostanza volatile e I' rrfln,E: Il processo è quello.
za, poi filtra I'acqua nel bicchiere <<E>>. Versa tutto nell'uovo ;A( ('lArosrA: Sì, ma la storta s'è rotta, e ciò che s'è salvato I'ho
grifone, sigillalo e depositalo in balneo. merso nel pellicano e sigillato con il segno di Hermes.
*rf tu,E: È andata così. Ora ci serve un altro amalgama.
lornuo: Questa volpe è più fetente d'una puzzola.
" Il nome di Till Eulenspiegel, personaggio popolare tedesco, è qui usato rrrrrLE: Pazrenza,lasciamola morire. Abbiamo di che rifarci con
Sottile, con ogni evidenza, per dare una coloritura esotica alla chiamata.
le rhre opere in embrione.
34
35
FACCTAToSTA: Però, se posso permettermi un consiglio, per ades
so non ne lascerei morire nessuna. Sarebbe di pessimo auspicio"
tlrrtrr( )Nt,: Non fateci caso. Ve l'ho detto che non ha fede.
trrilt{u(): E nemmeno speranza. Ed ancor meno carità per chi cer-
MAMMoNE: Giusto.
r il tl'imbrogliarmi.
SGARBO: siete proprio sistemato.
rrutut t,r Perché? Cosa c'è di così inverosimile nella nostra arte?
FACCIAT0STA: Signore, conosco bene la sfortuna. Perché rischia
re? Che cosa sono tre once di materia prima? àri1t{n(): Tutto, nient'altro che tutto. Che voi possiate covare oro
MAMMoNE: Non più di tre? Irr rrn lorno come una gallina faraonat'.
ent nr t1: Signore, ma voi lo sapete come si covano le uova?
;

FACCIATOSTA: Nossignore. Tre once d'oro, da fondere con circa


sei di mercurio. §rr{t{no: E allora?
MAMMoNE: D'accordo, ecco i soldi. Quanto serve? §rr t u 11: Allora saprete che c'è molta piu differenza tra un pulci-
FACCTAToSTA: Chiedetelo a lui, signore. nu e I'uovo che non tra un metallo e l'altro.
MAMMoNE: Quanto? §riÀt{tro: Non c'entra niente. Le Uova sono destinate per natura a
sorrrlr: Dategli nove sterline o dieci, se potete. rlrrclla trasformazione, contengono gia il pollo in potentis.
SGARBo: Ma sì, facciamo venti.- Fatevi minchionare. àn n u ti: Lo stesso vale per il piombo e gli altri metalli. Se gli si dà
MAMMoNE: Ecco qua. il lcrnpo diventano oro.
sorrILE: Non era necessario, ffiÉt visto che l'avete voluto... Dun- uÀNrMoNE: E questo è il fine della nostra arte.
QUe, tiriamo Ie somme. Due delle nostre opere inferiori sono al-,
qntnt tì: Appunto. Sarebbe assurdo pensare che la natura potesse
lo stadio della fissione. [Jna terza in fase di evaporaziorre. Vai Éencrare così all'istante dell'oro già perfetto nel grembo della
avanti. Hai messo a bagno l'olio di luna? lerra. Dev'esserci un antefatto
FACCTAToSTA: Sissignore. rr iÀRno: Ah, sì? E quale?
- una materia originaria.
sorrrt-n: E l'aceto del filosofo? *rr nr Ii: Che diamine! Noi diciamo...
FACCTAToSTA: Si. (Esce.) uAr\,rMoNE : Forza, padre, diteglienà quattro.
SGARBo: Siarno all'insalata. ru n n,E: In parte, una esalazione umida, che noi chiamiamo ma-
MAMMoNE: A quando la proiezione? trria liquida" o acqua untuosa. In parte, terra, di specie grassa
sorrILE: Niente fretta, figliolo. Prima bisogna rinsaldare la no-l r viscosa. Fuse insieme, costituiscono la matrice elementare
stra medicina sospendendola in balneo voporaso e dandole so- dcll'oro, che non è ancora materia proprid4 ma è comune a tut-
luzione, poi congelarla e poi dissolverla, poi congelarla ancora. ti i metalli, a tutte le pietre. Cosicché, quando viene liberata da
Perché, guardate, quanto più ripeto l'operazione, tanto piu si ,
rlucll'umidità e rinsecchita, diventa pietra. Quando invece trat-
potenziano i suoi effetti. In proporzione, se all'inizio con; lie ne la maggior parte di quella sua grassa umidità, diventa zol-
un'oncia riesco ad ottenerne cento d'oro, con la seconda ne ot- I
l'o o mercurio, che sono i padri d'ogni metallo. Ma è chiaro che
terrò mille, con la terza diecimila, con la quarta centomila, con i questa materia primordiale non può passare da un estremo al-
la quinta un milione ricavando da qualsiasi metallo vile oro I'altro, non puo trasformarsi di colpo in oro, saltando tutti i
e argento purissimo. -Portate qui nel pomeriggio tutto il mate- r passaggi. La natura genera dapprima l'imperfezione, per poi
riale di cui disponete: il vostro bronzò, il vostio peltro, i vostri ,
lrrocedere verso la perfezione. Mercurio e zolfo agiscono sugli
alari. altri metalli rendendoli duttili, malleabili, estensibili. Sono pre-
MAMMoNE: Quelli di ferro no? senti anche nell'oro, come risulta dai loro semi, contenenti oro,
sorrll,n: Come no? Portateli. Trasmuteremo ogni metallo. che troviamo con il nostro fuoco. Possiamo dunque produrre
sGARBo: Ci credo proprio. rnetalli d'ogni specie, più perfetti di quelli generati dalla natu-
MAMMoNE: Allora posso mandare anche i miei spiedi? f a. E che c'è di strano, considerato che oggigiorno la scienza
sorrrt-s: Tutto, anche le griglie. ricsce a far nascere cavallette, api, scarafaggi, dallo sterco e
SGARBo: E le casseruole unte, le catene per appenderle, i clalla carne putrefatta degli animali? Sissignori, anche scorpio-
Perché no?
sorrrlr: Certo. Se gli va...
r''
sGARBo: Se gli va di farsi ridere appresso. tr
Nel testo: «come si covano le uova in Fgitto>».
sorrrt.r: Ehi, signore! In latino nel testo, quindi per coincidenza lessicale in italiano.
''' Come sopra. - -
36
37
ni, da un'erba, se trattata come si deve. E queste sono ItAMMoNE: Che è successo?
vive, di gran lunga più perfette ed eccellenti dei metalli. h rt r n t1: Niente, signore. Non è successo niente.
MAMMoNE: Ben detto, padre! Visto, signore? Se si mette di dt^rvrMoNE: Qual è il problema, mio buon signore? Non vi ho mai
con le sue argomentazioni vi riduce in polvere! vrsto così sconvolto. Che c'è?
rjì scARBo: Per carità, signore, calma! Piuttosto che farmi pol § r r r u.l: Tutte le arti hanno sempre avuto i loro nemici, ma i più
zare mi lascerò convincere che l'alchimia è un bel gioco di rlcnrcnti li ha la nostra. (Ritorna Facciatosta.) Che altro c'è?
tente qualcosa come i trucchi a carte, buoni per raggi l ('r^TosrA: Non è colpa mia, signore. Vorrebbe parlarvi.
l'uomo- con grazia. ^r
hrrr rl tr: Vorrebbe, eh? Seguimi. (Esce.)
sorrILE: Ma signore! M^MMoNE: Aspetta, Venticello...
scARBo: E che altro rappresentano tutti quei vostri termini s rA( ( rATosrA: Non mi azzardo, signore.
quali nessun autore è d'accordo con l'altro? Il vostro elisir, \t^MMoNE: Dài, ti prego. Un attimo.
vostro mc
vos[ro lac vrgln$,
virginis,la pietra, la vo§tra
ta vostra pler.ra, medicina, llil vost
vostra meqlclna, vo§l r A( ( rATosrA:. E pazza, signore. L'hanno mandata qui per...

crisosperma3s, e il vostro sale, lo zolfo e il mercurio, l'olio d' lr^MMoNE: Aspetta. Ma chi è?
tezza,l'albero della vita, il sangue, la mercassite, lo zinco g l^( ('rlrosrA: La sorella di un lord, signore. Diventerà pazzo fu-
zo, il magnesio, il rospo, il corvo, il drago, la pantera, il sole, r ioso anche lui.. .

luna, le stelle, il piombo, il rame, i vostri azoch, zernich, c uAMMoNE: Ti proteggo io. Perché l'hanno mandata qui?
brit, autarit'6; e ancora, l'uomo rosso e la donna bianca, t^( ( rATosrA: Per curarsi, signore.
tutte le vostre pappe, le misture, i vostri intrugli di piscio e g .q( r (dall' interno): Ehi, disgraziato !
r | | r.E
sci d'uova, mestruazioni, sangue umano, ciocche di i A( ( rATosrA: Vedete. Eccomi, signore. (Esce.)
stracci bruciati, gesso, argilla, merda, polvere d'ossa, [r^MMoNE: Perdìo, che bel pezzo d'amazzone"!
tir,ARrìot Questo è un bordello, amico! Che mi possano bruciare.
di ferro, scaglie di vetro
- e tutta quell'assurda infinita
tiglia che un uomo può pure scoppiare ad elencarla tutta! r\r^MMoNE: No, per il cielo, non gli fate torto. Il dottor Sottile,
sorrrlE: Tutti questi termini significano solo una cosa: a quali a sotto quest'aspetto, è fin troppo scrupoloso. Ne fa una vera e
tifici dovettero ricorrere i nostri scrittori per celare la loro llropria manìa. Da grande medico qual è, seguace eccellentissi-
MAMMoNE: Gliel'ho detto, signore: per impedire che qualsiasi im rno di Paracelso, in grado di curare le malattie più singolari con
becille potesse apprenderla e divulgarla. i minerali. Lui parla con gli spiriti. Non gli va di sentire nem-
sorrrlE: Non fu espresso per simboli tutto il sapere dell'anti rneno una parolia di Galeno e delle sue noiose ricette38. (Rientra
Egitto? E le Scritture, non parlano forse per parabole? E le pi I ;acciatosta.) Allora, Venticello?

belle storie dei poeti, che furono le prime fonti della nostra r À('cTATOSTA: Piano, signore, parlate piano. Vi voglio raccontare
gezza, non sono awolte in oscure allegorie? lutto, ma solo a vostra signoria. Quello non deve sentire.
MAMMoNE: Ho cercato di farglielo capire. Gli ho anche NI^MMoNE: Lasciatelo perdere. Tanto, lui dice che non si fa gab-
che Sisifo fu condannato a spingere in eterno la pietra per a llare.
cercato di violare i nostri segreti. (Entra Pupa.) E questa chi è r Benissimo, signore. Quella donna è una intellettua-
^('crArosrA:
lc coltissima, impazzita per studiare le opere del teologo
sorrrlE: Santo cielo che volete? Uscite, signora, vi pre
(Esce Pupa.) Dove s'è - cacciato il mio aiutante? llroughton3e. Se dite una sola parola in ebraico, le viene una
(Entro Facciatosta.) crisi e si mette a disquisire con tale competenza di genealogia
FACCIATosTA: Signore.! biblica da far impazzire anche voi, se l'ascoltate.
sorrILE: Sciagurato! È questo il modo di obbedirmi? ru^MMoNE: Venticello, che si può fare per un appuntamento?
FACCIATosTA: Di che parlate? ',( )r,r,rETTo: Eh, in tanti hanno perso la testa per poterla incontra-
sorrrt-E: Vai a vedere, traditore. Vai!
(Facciatosto esce.) " Nel testo: «Bradamante», con riferimento alla guerriera dell'Orlando Jurio-
""* E.uid.nt. che Jonson conosceva perfettamente la differenza tra medicina al-
35
Seme d'oro. rcr nativa (Paracelso) e tradizionale (Caleno).
3u
Azoch, zernich, chibrit, autarit: derivati di altri elementi, quali mercurio, "' Contemporaneo di Jonson, autore di un eccentrico e monumentale commen-
senico, zolfo. to delle Scritture.

38 39
re. Non lo so, signore. Ho fretta, mi hanno mandato a pre il vostro lopis mineralr, il vostro luna-
rdrclrlrc il vostro elisir,
re una fiala. t\t intra Facciatosta.)
( I

SGARBo: Non fatevi minchionare, Mammone! * 1, i r,.\ro:iT'A: Signore, c'è qui un tizio da parte del capitano Fac-
MAMMoNE: E in che modo? Abbiate pazienza, vi prego. r t;rrostil (o Sgarbo:) che desidera incontrarvi tra mezz'ora al

scARBo: Sì, come voi. Per farmi mettere in mezzo da una It'rrrpi«r per un affare molto serio. Signore, se non vi dispiace
di ladri, ruffiani e puttane. rrrir lrrsciarci (a Mammone, sottovoce:) e ritornare tra due ore,
MAMMoNE: Siete fuori strada, credetemi. Vieni qua, Eulen rlrr:rnrlo il padrone è intento al suo lavoro, vedrò di farvi incon-
parola. - un rrril('quella là per conoscerla ben bene. (/ Sgorbo:'S Devo dire
FACCIAToSTA: Non posso, ve lo giuro. ;rl t ullitano che ci andrete?
MAMMoNE: Asqetta, briccone. ?iiur(): Sì, ci andrò. (A parte:) Ma per procura, e con un secon-
FACCIAToSTA: E fuori di sé perché voi l'avete vista, signore. rlr Iine. Ormai so che si tratta di un casino. Sono pronto a giu-
MAMMoNE: Tieni, vatteli a bere (gli dà dei sold). Ma dimmi, co- r rrr kr davanti all'ufficiale giudiziario. È questo capitano che ri-

m'è la signora quando non ha le crisi? r rvc i clienti e stabilisce con chi debbano andare a letto, a che
FACCTAToSTA: E la più dolce delle creature, signore. Così spensie-
'rril, a che tariffa, con che camicia, con quali veli, con che par-
rata, così piacente, da farvi venire l'argento vivo in corpo. Una r rrcca. Voglio metterlo alla prova per vedere cosa c'è sotto que-

donna d'una vitalità straordinaria di parlarvi di poli- rl'oscuro labirinto. Se ci riesco, Mammone caro, sai che risa-
- capace
tica, di matematica, di sesso a più non posso... I t'
tt'!

MAMMoNE: E non c'è modo di avvicinarla? Non ci sono vie r \r { rn'rosrA: Mi raccomando, signore, non scordatevene.
poter assaggiare questa sua come dire allegria... o chessò \rr{rilro: No, certo. Devo lasciarvi, signor Epicuro. (Esce.)
io? - - u {Àr\roNE: Vi raggiungo tra un istante.
sorrrlE (dall'interno): Eulen! l {r ( rATosrA: Fatelo dawero, caro signore, per evitare sospetti.
FACCTAToSTA: Vado e torno, signore. (Esce.\ t.)rrcl gentiluomo ha un'aria infida.
MAMMoNE: Lo sapete, Sgarbo, non immaginavo che un uomo \rdr\rMoNE: Ma tu manterrai la promessa?
vostro buon gusto potesse dire male di personaggi così fini. t.1r ( rATosrA: Potessi morire, signore.
SGARBo: Caro Epicuro, io son vostro amico, ma non al punto da u.r\rMoNE: Le spiegherai bene chi sono? Saprai presentarmi come
farmi prendere in giro. Non mi piacciono questi vostri filosofi ri deve, dirle che sono un vero gentiluomo?
ruffiani. L'affare della pietra è già tanto sporco che non c'era r.r( ( rArosrA: Altroché, signore. E le dirò della pietra, e che fare-
bisogno di questo sovrapprezzo. tc di lei una regina, un'imperatrice, e di voi stesso il principe di
MAMMoNE: Vi sbagliate. Conosco la signora ed i suoi amici, il suo t iiava.
rango e le cause della sua disgrazia. Suo fratello mi ha raccon- r\t^MMoNE: Glielo dirai?
tato tutto. r,\( ( TATOSTA: Ma certo.
SGARBo: Intanto non l'avevate vista prima d'ora. \r^MMoNE: Ah, Venticello Venticello mio adorato!
MAMMoNE: Ma sì, me n'ero dimenticato. Ho una memoria, crede- -
t A( ( rATosrA: Mandate intanto le vostre cose, perché il mio pa-
temi, tra le più labili del mondo. rlrone possa procedere alla trasmutazione.
scARBo: Come si chiama suo fratello? u^MMoNE: Mi hai stregato, briccone. Tie'. (Gli dà dei soldi.)
MAMMoNE: Lord... No, ora che ci penso, non vuole che sia fatto il L\r'cTATOSTA: Mandate la ferramenta, e tutto.
suo nome. \r^MMoNE: Te la mando, screanzato, te la mando la ferramenta
SGARBo: Una memoria molto labile, eh!
MAMMoNE: Parola mia...
- ed anche i pesi. Mi sei troppo simpatico, schiavoa'.
I^( crATosrA: Andate, mio caro signore.
SGARBo: Lasciate perdere. Se il nome non vi viene.
MAMMoNE: Ma no, vi giuro. È un mio nobile amico, una persona
che stimo. Rispetto il suo casato. "' Letteralmente, con espressione alquanto involuta, Sgarbo dice: «darete licen-
SGARBo: Perdìo, ma com'è possibile che un uomo serio, ricco, be- rir tli ridere al vostro povero amico, che non è filosofo, e a voi che lo siete, credo,
nestante come voi ed anche saggio in altre occasioni si ri- t{r(cherà piangere».
- giurare
duca in tale stato da per ingannare se stesso? E-questo " Letteralmente: «potrei morderti l'orecchio».

40 4t
p"
MAMMoNE: Nemmeno un conte potrebbe far di più per te tluesto modo la setta. Devo riceverlo con una certa originalità,
meno un conte palatino... (Esce.)
- r'osi, per cercare di stupirlci.

SCENA QUARTA T I N^ QUINTA


(Entrano Sottile e Pupa.) lF;utru Anania.)
sorrrt.E: Ha abboccato? Ha abboccato? l.rr r r E: Dov'è il mio servo?
FACCIAToSTA: E s'è pure ingoiato la lenza, caro Sottile. fA( ( r^TosTA: Signore.
sorrILE: Allora possiamo pescarlo? tr ur F.: Porta via il recipiente, e rettifica il solvente. Poi versalo
FACCIAToSTA: Per tutt'e due le branchie. Non c'è esca migliore rrrl Sole, nella zucca, e lasciali macerare insieme.
una sgualdrina. L'uomo non è ancor preso ed è già matto. llr ( IATosrA: Sissignore. Devo preservare il fondo?
sorrILE: Pupa, sorellina del mio lord Vattelapesca, datti da fare xl ln.E: No. Terra damnata non deve avere a che fare con I'ope-
comportarti da reginaa2. rrr. E voi chi siete?
pupa: Lasciatemi fare. Non dimentichero dicherazza sono. sta ANANTA: Un fratello fedele, per servirvi.
tranquilli. Saprò tenere le distanze, ridere, alzare la voce t rr nr.E: Chefratello? Un seguace di Lullo, o di Ripley? Un figlio
usare tutta la classe di una gran dama ed essere sconcia come tl'arte? Siete capace di sublimare, e di dolcificare? Sapete calci-
sua serva. rrirre? Conoscete il sapor pontic? E quello stiptic? Siete in gra-
FACCIAToSTA: Brava, bistecconaa3. rlo di distinguere l' omogeneo dall'eterogeneo?
sorrILE: Ma lui li manderà gli alari? Per la verità, non m'intendo di lingue pagane.
FACCIAToSTA: Sicuro, e anche lo spiedo il suo calzascarpe {rr
^N^NrA;
ur.E: Pagano sarai tu, puritanoas! L'arte sacra, la crisopeia, la
ferro. Siamo già d'accordo. Ma ora devo- e pensare a quel rpagirica, la scienza panfisica e panarchica, secondo te che cosa
dubbi del suo amico. \()r'lo lingua pagana?
sorrILE: Ah, il signor Non-mi-fido, quello che non vuol farsi ga ANANTA:
-Greco pagano, mi pare.
bare. Bnrur-E: Come, greco pagano?
FACCIATosTA: Già, ma se riesco a lanciargli I'amo giusto!,.. i\NANIA: Tutto è pagano, tranne l'ebraico.
ora ho gettato la lenza alla chiesa del Tempio. Pregate che iornLE: Ah sì? (A Facciatosfa:) Fatti avanti, valletto, e parlagli
bocchi. (Bussano.) rrclla lingua dei filosofi. Spiegagli le vessazioni ed i supplizi dei
sorrrI-E: Altri pesci in arrivo. Presto, Pupa, alla finestra. E t nretalli per la realizzazione dell'opera.
FA( ('rATosrA: Signore: putrefazione, soluzione, abluzione, subli-
Facciatosta, alla porta. Speriamo che sia I'anabattista4. E
ra, Pupa rnazione, coobazione, calcinazione, cerazione e fissazione.
- chiprima.
pupe: Mai visto
è?
Sembra un rigattiere.
q(,1 nLE: E questo secondo voi sarebbe greco pagano? Quand,è
t:he avviene la vivificazione?
sorrrlr: Perdio, è proprio lui, l'uomo mandato dal come
chiama? dal venerabile decano per comprare gli-alari e tA( (irArosrA: Dopo la mortificazione.
-
spiedi di Mammone. Fallo entrare. No, aspetta. Aiutami pri
ir ) r r rLE: Che cos'è la coobazione?

a togliermi la veste. Ecco. Svelta, in camera tua! (Pupo esce. f crArosrA: Il metodo attraverso il quale voi sublimate l'acqua
^(rcgia e poi l'elevate al triplice cerchio delle sette potenze.
Ed ora, tutto daccapo. Nuovi toni, nuovo stile, ma stessa
rol-r'rLE: Qual è la tendenza naturale dei metalli?
gua. Questo tizio me lo manda qualcuno che si occupa,
me, della pietra i fratelli puritani, quelli della con r^( crATosrA: La malleazione.
- per ad
nita dei Santi, esiliati Amsterdam. Sperano di rilanciare $)rnLE: E l'ultimum supplicium dell'oro?
f A('clATosrA : L' antimonium.
lurrlu,E: Stiamo parlando in greco pagano, secondo voi? Che co-
a2 s'è il mercurio?
In tedesco nel testo: statelich, cioè grandiosamente, da re.
t!Nel testo: «sanguignar>, donna su dl tono. t^( (lArosrA: Un elemento. fuggitivo, sempre in fuga, signore.
* Selta protestante, sona in Germania nel l52l e apparsa in lnghilterra
1534. Predicavano I'avvento di una teocrazia ed il bauesimo da adulti. t' l..etteralmente: Knipperdolting, dal nome di un leader anabattista del '5@.

42 43
P sorrrt-E: Come fate a riconoscerlo? rlrrulcuno di meglio da spedirmi, con un nome d'altro suono
FACCTATosTA: Dalla sua viscosità, oleosità, suscettibilità. r lrc non quello dell'infido Anania? Avverti i tuoi padri di veni-
ie srrbito qui a fare ammenda, e a darmi soddisfazione
sorrrlE: Come lo sublimate?
lrr, basta con il fuoco, e addio alambicchi, fornace, cottura
- se
FACCIATosTA: Con gusci d'uovo calcinati, marmo bianco,
sorrrt-E: Qual è il vostro magisterium? lerrla e tutto il resto. Diglielo, sciagurato, che la tintura rosso-
FAccIATosrA: Trasformare gli elementi, signore: da secco in fr nrraa6 andrà perduta, e con essa la loro speranza di sconfiggere
do, da freddo in umido, da umido in caldo, da caldo in i vcscovi e la gerarchia anticristiana. (Anania esce.) Questo li
sorrILE: Questo è sempre greco pagano, per voi? Avanti, cos' rconvolgerà, facendoli cadere piÌr in fretta nella trappola.
lapis philosophico?
FACCrArosrA: Una pietra, ma non del tutto. È spirito, a II I NA SESTA
corpo. Qualcosa che, se la dissolvete si dissolve, se la
si coagula, se la fate volare se ne vola. I t:' n t rano Facciatosta e Tossico.)
SoTTILE: Basta così. (Facciatosta esce.) Questo, per voi, è rA(r'rArosrA: È alle prese con i suoi spiriti, ma vediamo che si
pagano? Chi siete? prrò fare.
ANANIA: Un servo dei fratelli esiliati, per servirvi. Facciamo i ,i r u.s: E allora? Che altro succede? Che razzadi Baiardi sieteaT?
con i beni degli orfani e delle vedove, rendendone natural r A( r'rArosrA: Te lo dicevo che s'arrabbiava. (A Sottile:) Signore,
c'è qui Abele che v'ha portato un'altra moneta dforo
conto ai Santi. Sono un diacono.
ehiamo d' accontentarlo. Vorrebbe semplicemente... Cos'è che
- cer-
sorrILE: Vi manda per caso il priore Lungavita, vostro
ANANIA: Sì, Tribolato Lungavita, il nostro devotissimo pastore. vuoi, Abele?
sorrILE: Bene, sono in attesa dei beni di certi orfani. rr lsslco: Un'insegna, signore.
r^( clATosrA: Ecco, un'insegna di buon augurio, dottore
ANANIA: Di che genere, signore?
gli porti prosperità.
- che
sorrILE: Peltri e ottoni, alari e articoli da cucina: metalli sui
qor"nLE: Ne stavo giusto preparando una.
sperimentare la nostra medicina. I fratelli potranno averne
buona parte per contanti. r crATosrA (a bassavoce:) Diavolo, non dirglielo subito. Lo fai
^(pentire di averti dato altri soldi... E allora, dottore, che ne dire-
A§liNIA: Qornlgrano i genitori degli orfani
sorrrlE: FerchÉ, rne to chiedete? - gente religiosa? ste di metterci il suo segno, la Bilancia?
ANANTA: Ferahé in tal caso li tratteremo con riguardo, stimando \(nrrlE: No, è roba superata. Il toro e la testa del toro per chi è
'. loro cose hlrfnassimo. nato nel Toro, l'ariete per chi è nato nell'Ariete
- no, sono
ben miseri stemmi. Per Abele Tossico voglio servirmi di simbo-
sorrlls: Pei.lrihferno, volete dire che s0 i loro genitori non f,
ro stati gehte pia li truffereste? Ora che ci penso, non mi fi li mistici, le cui radiazioni possano influenzare virtualmente i
di voi finché non avrò parlato con il vostro pastore. Avete passanti a tutto vantaggio dell'interessato. Dunque...
tato i soldi per acquistare altro carbone? r^ccrATosrA: Hai sentito, Bebè?
ANANIA: Niente affatto. s(rrrrlE: Ci metterò innanzitutto una pecora che bela: Abele. Poi
sorrrt-E: E perché mai? un gentiluomo che tossisce per una presa di tabacco: Tossico.
ANANIA: I fratelli vi mandano a dire che non rischieranno alt Ecco l'insegna di Abele Tossico, commerciante in tabacchi,
denaro finché non avranno visto la proiezione. droghe, spe2ie! C'è mistero e geroglificoas.
sorrrlE: Come?
ANANIA: Avete già avuto trenta sterline per acquistare mattoni, ou
Jonson indica la tintura rossonera nel testo con i nomi di Sericon e Bufo, e la
cipienti e cristalli. Piir novanta, dicono, per le materie pri (ottura lenta come il Piger Henricus.
Inoltre hanno saputo che un tale, ad Heidelberg, è riuscito a fr " Ancora un cenno all'Ariosto: si riferisce al cavallo Baiardo di Rinaldo, come
re tutto con un uovo e un po' di limatura di ferro. ;r voler dire <<che razza di bestie furiose». Il senso non cambia se dovesse riferirsi

sorrILE: Come vi chiamate? come pure è possibile


rlcl paladino Aimone.
- al leggendario cavallo donato da Carlomagno ai figli
ANANTA: Anania. o8
In inglese, per indicare il nome Abel,l'autore si serve del termine bell. Per il
sorrILE: Come il ladrone che rubò la cassa degli Apostoli. Vi \-(\grtome Drugger fa un complicato gioco di parole citando I'astrologo Dee per I'i-
fuori di qua! Sparisci, miserabile! Non avevano i tuoi su rriziale con I'aggiunta di un tappeto (rug) e di un cane che ringhia (er).

44 45
FACCTAToSTA: Eccoti servito, Abele. lA(r'rArosrA: Diavolo, Bebè! Il dottore è l,uomo che fa per lui.
Tossrco : Gr azie, eccellenza. lla preparato una tabella, con dimostrazioni matematiche, sul-
FAccrArosrA: Non bastano gli inchini, Bebè. Dottore, vi ha I'arte della disputa. Gli fornirà uno strumento ineguagliabile
tato una pipata di tabacco.
lrcr litigare. Va', portali qui tutti e due, lui e sua sorella. E sta
Tossrco: Sissignore, ma vorrei dire un'altra cosa... tranquillo: il dottore saprà persuaderla a farti felice. Va,, cor-
FACCTAToSTA: Sentiamo.
ri. Ti sdebiterai con un abito nuovo damascato per sua si-
Tossrco: Signore, accanto a me abita una ricca vedovella... gnoria.
FACCTATosTA: Roba buonaae?
*,r rrLE: Troppo buono, capitano.
TossICo: Diciannove anni. Al massimo.
tA( ('rATosrA: Potete contarci, dottore. È un ragazzo onestissimo.
FACcrArosrA: Molto bene.
l)ai, sbrigati. Niente offerte: porta il damasco e quei due.
TossICo: Per la verità, non è ancora raffinata. Non sa vestire.
t(,risrco: Ci proverò, signore. -
FACCTAToSTA: Poco male.
Tossrco: Di tanto in tanto le do qualche cosmetico... FA('('rATosrA: Basta volerlo, Bebè.
FACCTAToSTA: Commerci anche in cosmetici, Bebè?
ror"nlE: Ottimo, questo tabacco! Che prezzo fa I'oncia?
sorrrlE: Ve l'avevo detto, capitano. r^('crArosrA: Macché oncia! Ve ne manderà una libbra.
rossrco: E qualche medicina ogni tanto. Si fida molto di me rr)trrLE: Ma no...
dice tutto. È venuta in città per imparare la moda. - I A('ctATosrA: Ma sì, la manderà. È la persona migliore che ci sia.
FACCrArosrA: Ma bene! Continua, Bebè. (,4 parte:) Che acco Su, Abele, al lavoro. (A parte:) Ne saprai presto di più. (Èsce
piata! Tossico.) Via, andato. Qui c'è moglie per uno di noi, caro Sot-
Tosstco: E le piacerebbe tanto conoscere la sua fortuna. tile. Ce la giocheremo, e chi perde si prenderà in beni quello
FACCrArosrA: Che aspetti, Bebè? Mandala qui dal dottore. che I'altro avrà nel letto.
rosslco: A dire il vero, le ho già parlato di sua signoria. Ma t §(n'rrt-E: E chi ti dice che sia meglio lei dei suoi beni? potrebb,es-
che se si viene a sapere, la cosa le danneggia il matrimonio. sere tanto leggera da pesare meno del denaro.
FACCTAToSTA: Danneggiarlo? Risanarlo, piuttosto. Renderlo I AccrArosrA: Già, e tanto pesante per chi la sposa da non poterla
ambìto e vagheggiato. Bebè, tu glielo devi spiegare: una sopportare.
non conta niente se non si parla di lei. Più è chiacchierata, s(rrrrlE: Sì, insomma, è meglio che prima la vediamo. poi deci-
glio è. La sua reputazione dipende dalla folla dei suoi co diamo.
giatori. Mandala qui potrebb'essere la sua fortuna. t ACCrATosrA: Giusto. Ma con Pupa nemmeno una parola.
ne, non sl sa mal. - sorrrI-E: Acqua in bocca. Corri da Sgarbo
rosslco: È inutile, signore. Non sposerà che un cavaliere. parlo. - e cerca di acchiap-
fratello ha fatto un voto. r,ACCrArosrA: Speriamo di non fare troppo tardi.
FACCTATosTA: E ti demoralizzi per questo? Dopo tutto quello §orrrt-E: Ci provo.
il dottore ha fatto per te? Con tutta la gente che diventa nobi (Escono.)
da un giorno all'altro? Via, Bebè, otterrai da quella signora c
che vuoi. Chi è suo fratello? È cavaliere?
TossICo: No, signore. È un proprietario terriero, arricchito da
co. Non ha che ventun anni. Dispone di una rendita di tremili ATTO TERZO
circa l'anno. È venuto in città per imparare a litigare ed a ca
varsela da solo. Poi tornerà in campagna, per morirci.
§(.ENA PRIMA
FAccIATosrA: Come, a litigare?
TossICo: Sì, come s'usa tra gentiluomini. A provocare per poi di (llntrano Tribolato e Anania.)
sputare, con metodo. r RrBoLAro: Queste pene sono frequenti nella congrega dei Santi, e
noi che siamo i fratelli separati esuli della fede dobbiamo
ae
In italiano maccheronico nel testo: hono ruhu, -
accettarle con rassegnazione. Come prove. -
i
t 46 47
ANANTA: In tutta onestà, quell,uomo non mi piace. È un rrr t,: Questo è ancora meglio.
A dirla tutta, parla la lingua dell,eresia50. u,, nro-: E per quanto riguarda i beni degli orfani, facciamoli
TRTBoLATo: Anch'io penso che sia un profano. ruhito stimare, poi calcoliamo i costi dell'opera. Ecco, metto a
ANANTA: Ha ben visibile in fronte il marchio della Bestia rostra disposizione la borsa dei Santi.
dell,
calisse. E per quanto riguarda la sua pietra, è opera delie lr rrr u: Quèsto è meglio di tutto. Vi rendete conto che così de-
bre. La sua filosofia acceca. ,'.rr.t.ì nel vostro interesse. Vi ho già detto della nostra pie-
TRTBoLATo: Fratello caro, dobbiamo accettare qualsiasi Irl, e del bene che porterà alla vostra causa. A parte la possibi-
può servire alla nostra santa causa.
mezzo;
lità di arruolare armate all'estero, chiamando i vostri amici
ANANTA: Dubito che i suoi possano servire. Una santa causa olandesi dalle Indie ad appoggiarvi con tutta la loro flotta, la
vrebbe seguire un santo percorso. pictra possiede qualità mediche che renderanno popolare il vo-
rRrBoLAro: Non è detto. I figli della dannazione sono spesso itro mòvimento in tutto il regno. Mettiamo il caso che un gran-
rlc uomo di stato abbia la gotta: bene, voi gli mandate tre gocce
s.
mento dgJle più grandi opere. E poi, dobbiamo t"r.r. un
conto della natura di quell,uomo,-del Iuogo aove uire, semn tlcl vostro elisir, ed eccolo guarito. Così vi siete fatti un amico'
accanto al fuoco ed agli effluvi dei metalli, ctre intosiicanJ tJn altro ha la paralisi, o l'idropsia: gli fate prendere un po,' di
cervello e lo rendono irascibile. Chi è più ateo dei cuochi? r polvere incombustibile, ed eccolo ringiovanito- Vi siete fatti un
più profano e collerico dei vetrai? chi ultro amico. Una signora che non ha pitr I'età ma la voglia di
biù anticristiano dei f,
ditori di campane? E che cos'è ctre rerìaé così diaborico ii ai ccrte prodezze vede sempre piir decadere la propria bellezza,
volo, domando e dico, il nostro comune nemico Suturu, ,. senza che nessun cosmetico possa giovarle: voi le fate un re-
ni stauro con l'olio di talco. Vi siete fatta un'amica, piùr tutti i
quel-suo armeggiare in continuazione attorno al fuoco
ira br suoi amici. Un lord ha la lebbra, un cavaliere l'artrite, un si-
lori di arsenico e zolfo? Bisogna tenere conto, dico io, aei mo
della vo-
vi che rimescolano gri umori-nel sangue. potiebbe airsr itri-
giorno,.quando l'opera sarà compiu-ia e la pietra
gnorotto l'una e I'altra
- e voi, con una sola frizione
itra medicina, li risanate. E continuate a farvi amici.
sua rabbia finisca per mutarsi in zèlo religioio, e levarsi
,;;li-;;;, i RTBoLATo: Già, davvero interessante.
a sr
gno della nostra bella causa contro i parimenii e gti §orrrlE: E inolire, potete trasformare i peltri di un avvocato in
stiacci
struati di Roma. Dobbiamo confidaie nel riclliaÀo à.i;i;i; argenti per la festa di Natale...
nella buona ispirazione. Per la ricorrenea di Natale, prego".
ANANTA: Effettivamente, mi dispiace di averlo offeso. ^*eùe,
§orrILE: Ancora con questo puritanesimo, Anania!
TRTBoLATo: Parliamoci, allora. Non parlo pift.
ANANTA: Ottima ispirazione. Bussiamo. La pace
sia con voi.
^NANIA:
sorrrI-E:O anche i-suoi argenti dorati in oro massiccio' Sapete
quanti amici potrete farvi in questo modo! E poi, potrete pa-
garvi un esercito in campo, corro-mpere-il.re di Francia perghi
SCENA SECONDA
ie ne vada dal regno, o gii spagnoli, perché lascino le Indie' Chi
(Entra Sottile.) mai, tra i detentòri del potere temporale o spirituale, potrà op-
sorrrlE: Ah, siete arrivati! Era ora. Il vostro lempo stava per s( porsi ai vostri Progetti?
dere. Pochi minuti ancora c il furnus sarcbbc àndato il;;;i 1*iuoloro, Effeitivimente, potremmo noi stessi appropriarci del
con la turrisst. Tutt<l in cc,rcrc; I'llarrrhicco, la storta, if raio, potere temPorale.
pellicano. '. Malcdcilrl Arrarria, sci l«r,rar«r u.'artra - -' ,oiflrur potiete fare tutto quello che vorrete, e lasciar perdere
vorta?
TRTBOT.ATO: Calmatcvi, sigrrrl'e. ù verrtrt. pcr quelle vostre interminabili funzioni, con quei canti che.vi suc-
umiliarsi spiritual
mente e cticdcrvi pcrrlono rlcl surl lrolrgrir zclo. ihiano I'anima. Anche se non nego che il canto può servire, per
sorrtr.ri: I]ch, qrrcsto è gir\ rprrrlcosrr, chiamare il gregge a raccolta. Funziona soprattutto con le don-
TRIIIOT.AT'O: l)er la verilrl, i l'rutclli nou irvcviuro nc§suna ne, bisognirici-noscerlo' e con i tipi flemmatici' E la vostra
intenz
nedi f'arvi torl() ,- rrrui, urrro grrorrliir rlirr.vi una mano. campana...

r' Ncl tcsto: .ll lirrgrur rll ( nrrnrrrr,,


5: [n inglese il personaggio corregge il termine Chrbtmas in Christ-tide, non po-
'' fjorrrilci lrcr i rìrrrr'rri rcntl, Ner rerro: /rr,.f t ttt'r.rtttt c tu,.t.i,\ (itcorotorius. tendo i pu-ritani iollerarelà parola tnass, che sta per messa cattolica'

48 49
ANANIA: Le carnpane sono profane. Il canto è un'altra cosa. AN^NIA: Sono tutte papiste. No, non riesco a stare zitto. Non vo-
sorrILE: Ancora? Allora è inutile avvertirti? Addio pazi glio...
Facciamola finita. Basta con questo tormento. mu()LATo: Anania!
TRTBoLATo: Signore, vi prego. ÀN^NIA: Non voglio compiacere il profano ed offendere il sacro.
sorrrlE: Basta, è la fine di tutto. Ve I'avevo detto. Non posso.
rRIBoLAro: Lasciatemi discolpare ai vostri occhi, signore. !!o r r rr-E:E va bene, Anania. Sfogati pure.
già rimproverato, ma quest'uomo nella sua intransigenza rHuroLATo: Signore, è conturbato da uno zotico fervore. Ma a
ha mai tollerato il canto in nessun luogo, se non per le ra1 parte questo è un fratello assai fedele, un po' confuso, però do-
che voi dite. Ed ora che siamo vicini alla pietra non ne a tato di una buona conoscenza della verità.
piir bisogno. !r)r'rrlE: E dotata anche la sua borsa? C'è quanto basta per l'ac-
sorrrlE: No, e nemmeno della vostra maschera di santità per tluisto dei beni che ho di là? Io ne sono responsabile. E per mio
durre vedove a darvi testamenti e spose zelanti a scrupolo di carità devo cercare di trarne il massimo per i miei
mariti per vostro conto. Non avrete più bisogno di cavillare poveri orfani. Sono di là. Quando li avrete stimati, fate l'inven-
le date per rompere contratti in nome della Provvidenza, tario, così saranno pronti per la proiezione. Non c'è altro da
d'intripparvi di cibo la notte per poter osservare il digi lare: procedere con la medicina e ricavarne tant'oro quanto
giorno dopo, mentre gli altri fedeli si umiliano a respingel -
c'e adesso di rame, tanto argento quanto ce n'è di stagno.
tentazioni della carne. Non avrete piùr motivo di gettare ai rRnloLATo: Quanto c'è ancora da aspettare, signore?
stri fedeli affamati l'osso degli scrupoli, disputando se un \( ) r-lLE: Vediamo. A che punto è la luna? Otto, nove, dieci giorni
stiano possa andare a caccia con il cavallo o con il falco, perché I'elisir diventi argento liquido, poi tre giorni perché sia
signore della pia confraternita possano portare i capelli scio limonato. Diciamo quindici giorni circa, e il magisterium sarà,
mettere il busto, o usare I'amido
la loro biancheria...
- quell'idolo perverso - l)ronto.
rRuìoLATo: A quanto ammontano, secondo voi, i beni degli orfa-
ANANIA: L'avete detto: un idolo! ni?
TRrBoLAro: Non gli date retta, signore. E tu zitto, spirito d ,,{}r"rrl-E: A una settantina di sterline53. C'è tanta roba da riempire
transigenza che procuri tanto danno! Lasciaci in pace, te I'o tre carri. Ne ricaverete almeno sei milioni ma occorre altro
no. Vi prego, signore, continuate. carbone.
-
sorrILE: Non avrete piùr bisogno di scrivere libelli contro i tRrnoLATo: Come?
per poi farvi tagliare le orecchie, così da non udire piÌr l'
\orrrlE: Ancora un altro carico, e abbiamo finito. Ora diamoci
biascicata delle vostre preghiere. Non dovrete rinzelarvi
da fare con il fuoco deve aumentare, deve diventare ardens.
il teatro per far piacere al magistrato di cui mangiate la -
Abbiamo superato le fasi dello sterco di cavallo, del bagnoma-
stra. Non avrete più ragione di mentire con tale fervore da
ria, dqlle ceneri e del fuoco lento. Se proprio a ques'ultimo sta-
dere la voce. No, basta con questi artifici. Basta, non sarete
dio la b'òrsa dei santi dovesse impoverirsi al punto da richiedere
costretti a portare nomi come Tribolato, Perseguitato, Mo
I'inanziam§nti urgenti, niente paura. Basterà fondere quel pel-
cato, Portapazienza e così via, escogitati dalla vostra confr
tro che or4lstate per comprare. Se ne possono ricavare dei buo-
nita per puro esibizionismo, per fare effetto all'orecchio dei
deli.
ni.dollari o,landesisa, del tutto identici a quelli che circolano lag-
TRIBoLATo: A dire il vero, signore, si tratta di mezzi che i glu' '.
rRrgoLATo: Sul'serio?
bili fratelli hanno inventato per divulgare la nostra ..orrlt-E: Altro che! Reggono fino a tre analisi.
causa. Funzionano egregiamente, rendendoli in fretta fa
sorrrlE: Ma che sono di fronte alla pietra? Niente. L'arte Sarà una buona novella per i fratelli.
,«)rrrlE:
^NANTA: Ma non dovete dirla in giro.
angeli, il miracolo della natura, il segreto divino, che sulle
vola da oriente ad occidente, senza dovere nulla agli uo
poiché la sua tradizione proviene dagli spiriti... " Nel testo <<cento marchi>>, cioè una settantina di sterline, essendo il «marco»
ANANIA: Detesto le tradizioni sono infide... i due terzi circa della sterlina.
rnraolero: Zitto! - '' aNel
l,;rr
testo: dollars.

50 5l
rRrBoLATo: Certamente. Ma è legale questa vostra attività di un bagno di lusso ed un banchetto, ma soprattutto il suo talen-
tere moneta? to, perché dovrà strizzargli i coglioni. Dov'è quella troietta?
ANANIA: Legale? Noi non riconosciamo alcun magistrato terr
\or.rrlE: Ora te la mando. E appena ho liquidato quei due purita-
i
E comunque non ci riguarda: è moneta straniera. nelli vengo anch'io57.
t
sorrILE: Signore, noi non battiamo moneta: fondiamo. r Sono anche loro di là?
t,, ^ccrATosrA:
I
TRTBoLATo: Ah, buona distinzione. Fondere moneta può essere
\orrrt'E: A contare i soldi.
ll,,1 gale. r^ccrATosrA: Quanti?
ANANIA: Lo è, signore.
sorrrt-E: Settanta sterline, ragazzo. (Esce.)
TRIBoLATo: Certo, ne sono convinto. r'^cclArosrA: Accidenti, che giornata! Dieci sterline da Mammo-
sorrILE: Niente scrupoli, allora. Date retta ad Anania. Lui se ne, tre dallo scrivano, un portoghese dal tabaccaio, più queste
dei fratelli anabattisti è finita: sono in arrivo i contrat-
intende di casi di coscienza. - e non
ti della vedova e la fregola del conte! (Entra Pupo.) Oggi la mia
rRrBoLATo: Ne parlerò con i fratelli
ANANTA: Saranno d'accordo anche loro. E tutto in regola. Do commissione vale quaranta...
che avverrà l'operazione? luee,: Quanto?
sorrILE: Lo saprete quanto prima. (Bussano.) Adesso c'è q rACCrArosrA: Sterline, Pupa bella. Eri lì?
no che deve parlarmi. Andate a vedere la roba. Ecco l'in t,uee: Signorsì, generale. Come procede la campagna?
rio. Vi raggiungo appena posso. (Escono Ananio e Tt r,ACCIATosrA: Come si conviene a un reparto ben addestrato, che
si è messo al sicuro contro il mondo, Pupa
I
Chi è? Facciatosta! Entra. - e se laProprio
sue trincee, ingrassando al pensiero del bottino.
ride dalle
in
questo momento, mentre ti parlo, un altero aristocratico spa-
I SCENA TERZA gnolo è tuo prigioniero, Pupa mia, e tu puoi fissare il riscatto al
(Entra Facciatosta.'l prezzo che ti pare. Ti sarà portato qui incatenato dalla luce dei
sorrrlE: Allora, l'hai beccato? tuoi begli occhi prima ancora che li veda, e gettato in un letto di
FACClArosrA: Sì, la sifilide! Quello stitico imbroglione non si piume buio come una cella, nel quale tu lo terrai sveglio col tuo
nemmeno Presentato. tamburo, col tuo tamburo, col tuo tamburo...
pupe: Ma di chi parli, generale?
sorrrlE: Come mai?
FACCIATosTA: Ho girato là intorno fino adesso. Niente.
t:ACCIArosrA: Di un adalantado, piccola, di un grande di Spagna.
sorrILE: Così, ci hai rinunciato? E Messinpiega non è ancora venuto?
pupl: No.
FACClArosrA: Rinunciato? Che vada all'inferno! Perdìo,
pretendi che me ne stia tutto il giorno attaccato a quel cialtror TACCIATosTA: E Tossico?
pupe: Nemmeno.
òo.rre un cavallo alla carretta? Non ne ricaveremmo un soldo.
sorrrlE: Peccato, però. Fregarlo sarebbe stato un capolavoro. FACCrArosrA: Che gli venga la sifilide! Ce ne mettono di tempo a
FACCIATosTA: C'è di meglio. E arrivato un conte dalla Spagn
portare ciò che devono! Meglio non averci a che fare, con simili
pagliacci, in questi giorni di festa. (Entra Sottile.) E allora?
uno di quelli che laggiir chiamano don, amico mio carissimo
compagno di bordello è venuto qui in ilcognito per moti sorrrlE: Fatto. Se ne sono andati. La grana è in cassa, Facciato-
-
d'onore con sei paia di braghe, piu grandi di tre vascelli oland sta. Adesso ci vorrebbe un altro cui rivendere tutto daccapo.
si, tutte imbottite di dobloni spagnoli" e pezzi da otto . Sa r-ACCIArosrA: Perdìo, c'è Bebè che fa progetti di mettere su casa
qui tra poco: per prendersi il tuo bagno (è una scusa) e scari con la vedova.
rè le suè batterie sulla nostra Pupa,.. Ah, Pupa, nostro bel sorrILE: Stupendo. Ottima idea. Speriamo che arrivi.
FACCIATosTA: Non subito. Speriamo che se ne stia alla larga fin-
stello, nostra difesa costiera, nostro porto di mare, nostro tu
to56! Dov'è andata? Bisogna che prepari profumi, biancherir ché non abbiamo concluso il nuovo affare.

i5 Nel testo: pistolets, cioè pistole, monete d'oro dell'epoca. ll gioco di contemporanea: (<nostro castello, nostri Cinque Porti (cioè fortezze a difesa della
costa inglese), nostro molo di Dover...».
investiva anche i «pezzi da otto», che possono significare sia cannoni che r 57
i6 L'autore usa per definire Pupa un linguaggio figurato di discutibile In linguaggio scientifico: epididymus.

52 53
l'hai pescato rACCrATosrA: Ah, è così? Bene. Dunque, voi siete il signor Ca-
sorrtlE: Ma dimmi, Facciatosta, dov'è che
strillo?
spagnolo del mistero? ( ASTRILLo: Già, il migliore dei Castrilli. E vorrei vedere, con mil-
pACCrATosrA: Sono stato informato da uno spiritello mentre f
lecinquecento sterline I'anno!... Ma dov'è questo dottore? Il
vo gli scongiuri contro quella carogna di Sgarbo. Lo sai che mio eccentrico tabaccaio, qui, dice ch'è in grado di fare grandi
sempre in giro i miei folletti. Ora tocca a te, Pupa dolce, vai cose. È davvero così straordinario?
accordare lo strumento. Senza perdere tempo. Sentito? r,^ccrATosrA: In che, signore?
cela tutta. Dimenati come una passera di mare, bacialo (.ASTRTLLo: Nel predisporre duelli, gestire contese, secondo le re-
come una conchiglia, risucchialo con la tua lingua gole della buona società.
(
Sua signoria il macellaio non capisce una parola d'inglese. l;AccrATosrA: Dovete essere piuttosto nuovo della città per non
lo mettiamo in mezzo, Pupa mia, come niente fosse. Arrive saperlo!
con una carrozza presa a nolo, segretamente, con il cocchi ('ASTRTLLo: Non così nuovo, signore, da non avere notato dei gio-
che io stesso gli ho mandato come guida. Nessun altro. vani arrabbiati scambiarsi epiteti e fumare tabacco, proprio nel
no.) Chi è? suo negozio. Posso fare altrettanto. Vorrei essere della partita,
sorrILE: Sarà lui? e poi tornarmene in campagna a fare scena.
FACCIATosTA: Non ancora. È Presto. rACCrArosrA: Signore, il dottore v'insegnerà tutto sul duellose,
i, sorrILE: Allora chi? spaccando in quattro un capello. Vi mostrerà uno strumento di
pupe: Messinpiega, lo scrivano. sua invenzione, attraverso il quale può calcolare all'istante
FACcIATosTA: Allora muoviti, perdìo! Regina delle Fate' al tr non appena informato di un litigio il peso della disputa,-e
i
i' co. E tu. dottore, a vestirti. Per l'amor di Dio, faccia -
dirvi il grado esatto di sicurezza e di mortalità. E inoltre, in che
presto. (Esce Pupa.) modo debba svolgersi il combattimento: in linea retta o a semi-
sorrILE: Sarà una cosa lunga? cerchio, ad angolo ottuso oppure acuto. Tutto dimostrato. Vi
FACCIATosTA: Brevissima, te I'assicuro. Se farai come ti di spiegherà inoltre le regole per fare una finta, e per pararla...
Diavolo, arrivano altri! Abele, mi sembra - e quel giovane ar cASTRILLo: Come? Parare una finta?
rabbiato, l'erede, quello che è qui per imparare a litigare. FACCrArosrA: Certo, in linea obliqua o in circolo
- ve lo spieghe-
sorrILE: E la vedova? rà lui. Mai in diametro. L'intera città non fa che studiare i suoi
FACCrArosrA: Non la vedo. Via! (Esce Sottile.) teoremi e discuterli abitualmente agli incontri conviviali.
cASTRILLo: Ma non insegna anche a giocare d'astuzia?
FACCIATosTA: Qualsiasi cosa, tutto. Non c'è cosa, nemmeno la
SCENA QUARTA più insignificante, che non legga. Fu lui a farmi capitano. Pri-
(Entra Messinpiega.) ma d'incontrarlo ero una nullità, più o meno come voi. Gli so-
FACCIATosTA: Benvenuto, signore. Il dottore è di là, che s'occupa no bastati meno di due mesi. Ecco il suo metodo. Comincia col
di voi. Ho dovuto mettercela tutta per convincerlo. Giura ch portarvi ad una mensa popolare...
cASTRTLLo: No, scusate
la fortuna ai dadi non vi lascerà mai. Dice di non avere mai vi-' - non ci andrò mai.
F'ACCrATosrA: Perché, signore?
sto Sua Altezza così entusiasta prima d'ora. Non immaginate
quali espressioni gentili vi abbia rivolto vostra zia. cASTRILLo: Perché lì si gioca d'azzardo, e si bara.
FACCIATosTA: Vorreste fare I'uomo di mondo senza giocare?
MESSINPIEGA: Vedrò Sua Grazia?
cASTRILLo: Certo. Il gioco può rovinare un uomo.
FACCIATosTA: La vedrete, e la bacerete pure. (Entrano Tossico e
FACCIAToSTA: Rovinarvi? Al contrario, vi rimetterà in sesto quan-
Castrillo.) Ehilà, Bebè! Hai portato il damasco?
rossrco: No, signore. Il tabacco. do ne avrete bisogno. Come spiegate allora la vita brillante di
tanti che hanno perso patrimoni di proporzioni pari a sei volte
FACCIATosTA: Bravo, Bebè. Ma ce lo porti anche il damasco?
il vostro?
rossrco: Certo. Vi presento il signor Castrillo, capitano. L'ho
cASTRrLr"o: Che? Tremila l'anno!
portato per consultarsi col dottore.
FACcIATosTA: E la vedova dov'è?
farla venire. 'e In italiano nel testo.
rosslco: Deciderà lui dice
- se
-
55
54
che mi disse di Bebè. Una cosa dawero curiosa... A proposito,
FAccIATosrA: Anche quarantamila.
Bebè, ricordati di non mangiare formaggio, che ti fa venire pri-
cAsrRILLo: Esiste gente simile?
ma la malinconia e poi i vermi. Vabbè, lasciamo perdere. Dun-
FAccIArosrA: Cerio, signore. Ed anche gentiluomini. Questo- gi que, sentite che mi disse
vanotto di poveri natali (indica Messinpiega) non tira- più disse che il nostro Bebè, in tutta la
- volta
sua vita, era stato una sola all,osteria.
trenta sterline l'anno, cioè niente. Ma sta per essere iniziato
i\ rossrco: È vero. Una sola volta, poi non ci sono più tornato.
dottore, che mettera uno spirito al suo servizio. Così, nel gi rrAccrArosrA: E quella volta si sentì cosi male...
l. di un paio di settimane, sarà favorito al gioco da una fortu
i"trn.rirc irresistibile che vincerà tanto, ma tanto da potersi
rossrco: Sapeva anche questo?
r;ACcrATosrA: Se no, come farei a saperlo?
comprare il titolo di barone' A Natale gli offriranno il posto
rossrco: Infatti, eravamo stati a caccia, e la sera mangiai del
d'onbre accanto al maestro dei giochi di corte, poi per tutto montone grasso, che mi rimase sullo stomaco...
I'anno la presidenza dei circoli, ricoprendolo di attenzioni:.i
,

rrACC-rArosrA: F, poi. non regge il vino gli dà alla testa. Così, tra
servizi più accurati, i vini migliori, la tovaglia più bianca ed il
t,

- della
il frastuono dei musicanti e il daffare sua bottega...
coltellopiù affilato, con accanto la pernice da tagliare' Per non rossrco: Mi venne un tale mal di testa... Ma il peggio venne do_
parlare ài un letto delizioso, da qualche parte, in tutta segretez-
po...
,a, con dentro un delizioso bocconcino. Le mense se lo conten- FAccrATosrA: Con l'angoscia che ti prese quando ti tassarono di
deranno, come i teatri si contendono i poeti.
diciotto penny per quei lavori fluvialin.
cAsrRlLLo: A chi volete darla a bere?
rossrco: Sì, certo. Mi parve di morire.
FACCIAToSTA: Parola mia! Non ci credete? Vi faro conoscere un
che non ha credito nemmeno per FACcIArosrA: Ti caddero perfino i capelli.
comandante in congedo
comprarsi un paio di -
guanti o di speroni * il quale- rovescerà la rossrco: Si trattò di un diipetto.
FACcIAToSTA:Èvero,Bebè.Lodiceancheildottore.
sua iituazione da cosia così, grazie ai consigli del dottore' Fino
cAsrRILLo: Fammi un piacere, tabaccaio: va, a prendere mia so_
ad ottenere quanto §li basta per mantenere nel lusso' oltre ser rella. Voglio conoscere prima d,andarmene questo signore così
stesso, la suiputtana e I'attendente, che ora non ha nemmeno
preparato e presentargliela.
di che vestirsi. Ne resterete ammirato. -
FACCIAToSTA: Per il momento è occupato. Comunque, signore, se
cASTRILLo: Il dottore è in grado d'insegnare tutto questo?
avete una sorella da far venire, forse fareste prima andando a
FACcrArosrA: Di più, signore, di più. Quando le vostre terre se ne persuaderla di persona. Così nel frattempo
gusto non, resisto- il dottore potrà li-
saranno andate
- peiché gli uomini di buon
no a fare i proprietàri terrieri più di tanto- - vi mostrerà duran-
berarsi.
cASrRlLLo: Vado. (Esce.)
te una vacanza un quadro dai magici effetti. Da una parte ve-
FAccrATosrA: Tossico, è tua. Il damasco. (Tossico esce.) Ed ora
drete le facce dei giovani eredi solvibili, i cui titoli sono accetta-
ce la giochiamo io e Sottile. (Chiama:) Avanti, signor.Messin-
ti per il riscatto delle merci. Da un'altra parte, quei commer- piega. Vedete come liquido i clienti per occuparmidi voi? Ave-
cianti che senza Ia mediazione di un sensale, quindi senza
percentuali- da pagare sono lì pronti a cedere le merci' Da te seguito le istruzioni?
-
un'altra parte ancòra, la stiada e I'insegna del luogo dove giac-
MEssrNprEGA: Sì, I'aceto e la camicia pulita.
FAccrArosrA: Molto bene. Quella camicia può portarvi molto piir
ciono le merci pignorate, pronte ad esservi consegnate, di qual-
in alto di quanto non crediate. Vostra zia, anche se non lo di-
siasi cosa si tratti: pepe, sapone, luppolo, tabacco, farina,.tin-
mostra, brucia dalla voglia di vedervi. Avete provveduto alla
tura, formaggio. Edi tutto potrete servirvi, e goderne a piaci- servitù di Sua Grazia?
mento, senza Problemi.
MESsrNprEcA: Sì, ecco sei pezzi da venti scellini di Edoardo...6t
cASrRrLLo: Acciàenti, che giro! È davvero capace di tanto?
FACCTAToSTA: Bene,
FAccrArosrA: Chiedetelo a Bebè. Lui lo conosce. Per non parlare
di quello ch'è capace di fare quando si tratta di sistemare ricche
vedbve, giovinetie di buona famiglia, ereditiere. Lo chiamano uo
Jolson attinge, come in diversi altri punti, alla cronaca del suo tempo: si rife-
per questo da un capo all'altro dell'Inghilterra. ce alla tassa imposta per la
risce larealizzazione
realizzazione del progetto denominato « «Nuovo fiu-
cairntir-o: Diamine, bisogna che gli presenti mia sorella' dr Sir Hugh Myddleton tra il 1609 e il 1613.
me_» di
me»
"' Si riferisce al sovrano effigiato: Edoardo VI.
FAccIATosrA: Tanto per dire, signore, vi voglio raccontare quello

56 57
di Enrico-.. Grazia: i fazzoletti e tutto, qualsiasi cosa. Basta che lei lo chie-
ME§sINpIEGA: Una vecchia sovrana
da, obbedirà. (A Messinpiega:) Se avete un anello addosso, o
FA,ccrATosrA: Molto bene.
di Giacomo' e una moneta d'argento un braccialetto d'argento al polso, gettatelo. (Lui getta via,
MESSINrIEcA: Tre scellini
di venti nobili giusti, pari a mentre loro lo avvertono:) Badate che Sua Grazia manderà le
Elisabetta ---:
-p€r un valore
sue fate a perquisirvi. Perciò, siate leale con Sua Altezza. Se
venti scellini.62
mi sarebbe dispiaciut scoprono che nascondete anche una monetina, è finita.
FACcIATosTA: Troppo giusto. Certo, non
MESSTNrTEGA: Sinceramente, è tutto.
vedere qualche Maria...
FACCTAToSTA: Tutto che?
*tti^"*ào, òe l'ho, qualche Filippo insieme a Maria6'
MESSTNeTECA: Tutto il mio denaro, davvero.
FACCIATosTA: Benone, sono i meglio. Dov'è che sono? Attento
FACCrArosrA: Non tenete nulla di profano addosso? (A Sottile:)
ecco il dottore.
Avverti Pupa di suonare. (Entra Pupo suonondo la cetra.) Sen-
l
tite, arrivano le silfidi. Che vi pizzicheranno (lo pizzicono) se
SCENA QUINTA non dite la verità. Vi avverto.
MESSTNeTEGA: Beh, sì. Ho qui una carta con dentro avvolto uno
lEntra Sottile, mascherato da'cerimoniere delle fate.) '
sperone reale65.
iorrrm: E arrivato il cugino di Sua Grazia? FACCIATosTA: Tin-tin. Dicono che lo sapevano.
FAccIATosrA: È arrivato-' sorrrlE: Tin-tin-tin. Ce ne ha ancora.
sorrILE:Edèadigiuno?
- FACCrArosrA : Tin-tin-t in-fin. Nell'altra tasca.
ieccrerostn: Sì. sorrtt-E: Tintin-tintin-tintin-tintin Devono pizzicarlo ancora, o
soTrILE: E ha gridato hum?
non confesserà mai, dicono le silfidi. (Lo pizzicano.)
FACcrATosrA: Dovete rispondere tre volte.
MESsINPTECA: Oh, oh...
MESSINPIEGA: Tre volte.
il nipote di Sua Grazia. Tin-tin-
FACCrArosrA: Basta, vi prego. È
sorrILE: Ed anche buz? lin? Non v'importa? Perdìo, ve ne deve importare! Signore,
FACcrArosrA: Sì, dite di sì.
svergognatele. Mostrate alle fate la vostra innocenza.
MrsstNptece: Sì. MESSINeTEcA: Mi possano accecare, non ho niente!
sorrILE: Allora la Regina delle Fate fa dono per mia mano a suoì sorrILE: Tin-tin, tin-ton-tan. Dev'essersi sbagliato. E già benda-
che si sia acetato i sensi
cugino
- sperando
q,rittu gonna
- di questa veste,;
della Fortuna, affinché l'indossi subito, secondo
to. Tin-tin, ton-tin, tin-tin-ton, tin-tan. Che cosa giura? E cie-
co66.
quanto tei comanda. E sebbene questasia la gonna della Fortu-
MESSINrIEcA: Quant'è vero che non ci vedo, non mi rimane altro
na, la Regina fa notare che la sottana è ancora piir fortunata*'
quan- che mezza corona d'oro al polso, che mi diede il mio amore
Quindi gfi manda questa pezza strappata dalla sottana gli
oc- e un cuore di piombo, da quando mi ha lasciato. -
dìera bambino per fasciarlo, perché ora con essa si bendi
gli uno straccio'1e la porti come se- FACCIATosTA: Lo dicevo. E volete indispettire vostra zia per tali
chi (g/i bendanò occhi con
inezie? Meglio perdere venti mezze corone, piuttosto. (G/i
gnoiella sua forluna, con lo stesso. amore con cui Ia strappò prende la moneta.) Il cuore di piombo tenetevelo pure.
§ua Grazia per fasciarlo. Certa che si atterrà a tali disposizioni, (Entro Pupa.)
confida ch'ègli si liberi d'ogni bene materiale per affidare sol- sorrrt-E: Che succede, Pupa?
tanto a lei il proPrio destino. pupe: E arrivato il vostro cavaliere, il signor Mammone.
FACCIATosTA: Quanto a questo, nessun dubbio. Non possi-ede
FACCIAToSTA: Perdìo, non ci avevamo pensato. Dov'è?
nulla di cui nòn si libereiebbe volentieri a un solo cenno di Sua
ruea: Qui dietro. Alla porta.
sorrILE: E voi non siete pronti. Presto, Pupa, prendi il suo vestito
u, Nel testo, soltanto «venti nobili», senza specificazione del valore effettivo,
otto penny a «nobile», vecchia moneta in uso fino al Qter Facciatosta, do servo). Non dobbiamo farlo andar via.
.n. Jupp"nto'ai sei scellini e
-
t461.
ii Ma.ia Tudor (la Cattolica o la Sanguinaria) effigiata con lo sposo Filippo II u' Monem del periodo di Edoardo lV, del valore di circa quindici scellini.
di uo
-. Spagna.
triEit.rut-.nte: «Sebbene la Fortuna sia vicina alla gonna, è piir vicina alla Nel gioco di parole inglese, giura «sulla luce del cielo». E Sottile risponde ap-
punto che non può, perché è cieco.
sottana...)). ll doppio senso è evidente.

59
58
[,.
I FACCTATosTA: No, assolutamente. Ma che ne facciamo di q FACCTAToSTA: Sta preparando la proiezione. Tra pbco, tutte le
t
I
tordo già allo spiedo? vostre cose cambieranno.
sorrILE: Teniamolo da parte con qualche scusa. Tin, tin-tin, MAMMoNE: In oro?
Ì
tin-tin. Gradirebbe Sua Grazia di conferire con me? Arrivo. I-'ACCIAToSTA: Oro e argento, signore.
;1 Pupa, aiutami. MAMMoNE: Dell'argento non m'importa.
FACCrArosrA Qtarlando ottroverso lo serrotura): Chi è? II signor FACCTAToSTA: Certo, signore. Soltanto un po' da dare ai poveri.
I Epicuro! Un attimo, c'è qui il padrone. Andate a fare due o tre MAMMoNE: Dov'è la signora?
i' giri, per favore, finché non sarà sparito. Poi sono tutto vostro, FACCrArosrA: Di là. Le ho detto un sacco di belle cose su di voi.
i
Svelta, Pupa. MAMMoNE: Sul serio?
sorrrlE: Signor Messinpiega, Sua Crazia vi porge i suoi più genti- FACCrArosrA: Freme dalla voglia di vedervi. però mi raccoman-
li saluti. do: niente discorsi religiosi. C'è rischio ch'entri in crisi.
I
MAMMoNE: Non dubitate.
MESSTNPTEGA: Devo vederla.
FACCrArosrA: Sei uomini non basterebbero a tenerla. E allora, se
sorrILE: In questo momento sta cenando nel suo letto, e vi manda
dal suo piatto personale un topo morto e una fetta di torta di zen.l
il vecchio vi sentisse, o vi vedesse...
MAMMoNE: Non temete.
zero piccante, per farvi stare allegro e tenervi lo stomaco in for-
FACCTAToSTA: Farebbe impazzire tutta la casa, signore. Lo sapete
ma, perché non sveniate dal digiuno. Ma se ce la fate a resistere: quant'è duro e intransigente contro il benché minimo cennb di
finché non vi vedrete, dice, sarà molto meglio per voi. peccato. Potrete parlare di fisica, di matematica, di poesia, di
FACCTATosTA: Signore, posso assicurarvelo. Resisterà, per Sua Al-,
politica, ed anche di sesso. Ma niente dispute religiose.
tezza, dovesse anche trattarsi di due ore. Non rinunceremo a ciò
MAMMoNE: So quel che devo fare, caro Eulen.
che abbiamo costruito. FACCTAToSTA: E poi, mi raccomando, riveritela
sorrrlE: Non deve vedere, né parlare con nessuno, fino allora. casato e la sua nobiltà. - lodate il suo
FACCTATosTA: Gli metteremo un tappo in bocca. MAMMoNE: Lasciami solo, Venticello. Sapro far meglio di qualsia-
sorrrlE: che tappo? si araldista o robivecchi
FACCrArosrA: Di torta di zenzero. Che gli calzi bene. Chi ha fatto FACCTAToSTA (tro sé, uscendo): Questa sì ch,è bella: pupa Media
di tutto per compiacere Sua Grazia fino ad ora non si tirerà indie- che passa per una gran dama.
tro per così poco. Aprite la bocca, signore, e lasciatevelo infilare. MAMMoNE: E adesso sublimati, Epicuro, e parlale soltanto in
sorrllE: E adesso, dove lo mettiamo? o1067. Rovesciale addosso tante docce à'oro per quante gocce
pupa: Nel cesso. Giove versò su Danae nel sedurla: mostrale quanto possa essere
sorrrlE: Venite, signore. Vi mostrerò le stanze private della vo- miserabile un dio al confronto di Mammoneut. Sì, grazie alla
stra dea Fortuna. pietra! Le farò sentire l'oro, gustare l'oro, ascoltare I'oro, so-
FACCIATosTA: Sono profumate? È pronto il bagno? gnare l'oro pure l'amore lo faremo in oro. Eccola! (Entra
sorrILE: Pronto. Soltanto che i vapori sono un po'troppo forti. -
Pupa con Facciatosta.)
FACCTATosTA (a parte): Un attimo, signor Epicuro, e sono vostro. FACCIAToSTA: Forza, Pupa, succhialo. (Ad olta voce:) Ecco il no-
(Escono.) bile cavaliere, di cui già dissi a vostra signoria.
MAMMoNE: Concedetemi, milady, di baciarvi la veste.
pupe: Non vi farò questo torto. Prendetevi le labbra.
MAMMoNE: Spero, milady, che milord vostro fratello stia bene.
ATTO QUARTO pupe: Il lord è mio fratello, ma io non sono una lady.

SCENA PRIMA ' Usa


67
usa oelrDeratamente
deliberatamente un gergo alchemlco,
alchemico, ln
in speci
specie per quanto riguarda il ver-
bo.heighten nel senso di «sublimare, librare, elevare».
(Entrano Facciatosta e Mammone.) u' Jònson si limita
ad accennare aita pioggia di Giove su Danae dando per scon-
FACCIATosTA: Signore, arrivate proprio sul più bello. tato che il pubblico comprenda. Qui nella traduzione si è specificato, per una mag-
MAMMoNE: Dov'è il maestro? giore accessibilità del tesro, che si trattava di pioggia d,oro, a fini di ieduzione.

60 6l
ospitata nella casa di un uomo straordinario, un grande artista.
FACCIATosTA (a parte): Ben detto, baldracca' Ma che significa per voi?
*"r*àr.li,'vfìa nobilissima signora"' Quel titolo vi è dovuto' pupa: Sono qui per studiare matematica e alchimia.
pupl: Solo Per vostra cortesia' MAMMoNE: Oh, scusatemi allora. È un maestro divino. In grado,
MAMMoNE:
- Anche t. riìòtsero altri ar,gomenti a sostegno del- con la sua arte, di estrarre I'anima da tutte le cose, di riprodur-
"à"
i" ,otti. virtù, bastano queste parole a dimostrare il vostro
ran-
re tutte Ie virtù e i miracoli del sole in una fornace temperata.
go e il vostro sangue nobile' Un uomo corteggiato dall'imperatore, come il famoso alchimi-
puie:-Non c'è di ché vantarsi' Non sono che la figlia di un povero sta Kelly, allettato con medaglie e catene6e.
barone. pupe: Già. Per quanto riguarda poi la medicina...
*"*ùo*", Povero! Dopo avervi generato?- Ah' non.siate-blasfe- MAMMoNE: Ah, quanto all'arte di Esculapio, che attirò su di sé l,i-
ma. Se avesse Oormiià per tutt;il resto della sua
vita felice do-
ra di Giove, so tutto di più.
po arerui procreata, avrebbe già fatto abbastanza da rendere - e anche
pupe: A dire il vero, signore, questi studi sulla natura mi affasci-
'noUif. t. ,i.rto' il suo casato e la sua posterità'
e degli nano.
sign"t", t.bu.". piiui d.u'i'doràtura' dei simboli sostan-
- -òrp"ifl-a.ll'onore, MAMMoNE: Nobile vocazione. Ma questo vostro corpo non è de-
"u"i, ."t.hiurno di conservarne i semi e la stinato ad un uso così austero. Capirei se foste brutta, malfat-
za. ta, di matrice grossolana meglio il chiostro. Ma bella
*o][noo*", in voi non sono andati perduti i valori del-
"'i;u"ii.u Vedo cheunu,trurru - allora
come siete, di una tale bellezza da poter competere con la gloria
rirtù. c'è nobiltà nel vostro occhio, in que- di una nazione, che senso ha vivere reclusa? È un paradosso.
ill;bbt;, in quet Àenio. rt'ri par che assomigliate ad uno dei Non è ammissibile. Mi stupisco che milord vostro fratello lo
principi d'Austria. permetta. Fossi in lui, preferirei perdere metà delle mie terre
t;;;;&;" @ porte): Probabile' Suo padre era un fruttivendolo piuttosto che privarmi di questo diamante. (Le mostra il pro-
irlandese. prio anello.) Non sta meglio al mio dito che in fondo a una mi-
*;;;;;Arete il naso dei valois e la tipica fronte dei Medici di
Firenze.
Sono già stata paragonata a questi principi' MAMMoNE: Ecco, voi siete come lui. Siete stata creata per la luce,
"rroiv.io.
ioò.i"t*t" paltÒ: come no? L'ho sentito anch'io'
(a mia signora. Su, mettetelo. (Le dà l'anello.') Prendetelo, come
a nessuno di
MAMMoNE: Non sapréi come dire' Non assomigliate
"..i"i"-i, mio primo pegno di quanto dico. Qui, accanto a voi, in questo
p"rticolaie, ma li ricordate tutti nell'insieme'
momento, è seduto l'uomo più fortunato d'Europa.
oatireroirr. 1a parté'1: Non riesco a trattenermi' (Esce') pupe: Siete così appagato, signore?
*i*"à*ìiqù.f ..rt6io..ò, quell'aria ch'esprime qualcosa di di- MAMMoNE: Non solo. A dire il vero, sono I'invidia dei principi ed
' uino, al aita d'ogni terrestre bellezzal
il terrore degli stati.
pùpe: Mi state facendo la corte' pupe: Dite davvero, signor Epicuro?
MAMMoNE: MiladY, Permettete che"' MAMMoNE: Sì, e ne avrai le prove, figlia dell'onore. Ho messo gli
pupa: Che mi prendiate in giro? No, non-posso' occhi sulle tue forme, e voglio esaltare questa tua bellezza so-
;;;il*;, aas"iatemi aidJre in questa dòlce fiamma' La Fenice pra ogni altra.
non conobbe morte più nobile di questa' pupe: Non state cercando d'ingannarmi, signore?
ru"i,-Àa.r*
' ";;;l'"*;ettefate
la.ort" u voi stessò. Tutta quest'arte nel vostro MAMMoNE: No, via quei sospetti! Sono il signore della pietra filo-
in sospetto sulla vo§tra buona fede' sofale, e tu la signora.
*o*rr,Ionrt Sull'anima mia... eueA: Come dite, signore? Avete la pietra?
tono'
,u"i,-No-, i giuramenti non mutano la sostanza del vostro fallezze MAMMoNE: Sono maestro del magistero. Proprio oggi, il bravo
*oùro*"t tra i mortali
ia natura non ha mai dispensato volti fu matrigna.
'";ilG-i.t,.,-pit ur.oniose. A tufti gli altri
-Mia'dolce
sigt ota, lasciatemi essere indiscreto"'
6e
John Kelly, socio dell'alchimista e mago John Dee, fu ospite a più riprese del-
l'lmperatore Rofoldo II, che però lo imprigionò. Da qui il doppio senso del termi-
,u"iirnaii.reio, signore? Vi prego, mantenete le distanze' ne chains, usato all'epoca per indicare, oltre che le catene, le pesanti collane d'oro
*in ùÀ", Nel sénù buoro, àiu-dol.. signora,Vedo soltanto per chie-
dei lord.
dervi come vostra eriiii'puiiu it tem-po? che siete qui
63
62
FACcrATosrA: Ricordatevi, però. Attento a non parlarle di rabbi_
vecchio di questa casa l'ha creata per noi. Ora la sta fissando
ni.
attraverso là proiezione. Esprimi dunque il tuo primo deside-
MAMMoNE: Non ci pensiamo nemmeno. (Escono pupa e Mammo_
rio. Dimmelo, e nel tuo grembo pioverà tant'oro - non una
da poter mantenere ne,)
doccia, ma fiumi, cascate, un diluvio - FACCrArosrA: Bene, signore. (Chiama:) Sottile!
una nazione.
euee: Signore, state prendendo gusto a far leva sulle ambizioni
del mio sesso. SCENA SECONDA
MAMMoNE: No, prendo gusto a dirti che la gloria del tuo sesso non (Entia Sottite.)
ti consente di vivere qui oscuramente, in questo quartiere dei' FACCTAToSTA: Non ti viene da ridere?
Frati Neri, studiando medicina e chirurgia come fossi la moglie sorrrlE: Sì. Se ne sono andati?
di un qualsiasi governatore di provincia'o. Ma t'impone di FACCTAToSTA: Tutto a posto.
uscirne per respiràre l'aria dei palazzi, mangiare,-bereciò che la sorrrlE: È arrivata la vedova.
fatica dèi ricerèatori empirici ha prodotto: elisir di perla e di co- FACClArosrA: E il tuo allievo attaccabrighe?
rallo, d'oro e d'ambra. Così che le regine possano impallidire sorrrlE: Anche lui.
nell'udire il tuo nome, e la favola di.Poppea e Nerone dissol- FACCrArosrA: Allora devo tornare a fare il capitano.
versi al confronto del nostro amore. E questo che faremo' sorrrl"E: Aspetta. Prima introducili.
pupe: Vorrei potervi credere, signore. Ma com'è possibile che ciò
FAccrArosrA: Stavo giusto per farlo. Com,è lei? Belloccia?
avvenga in regime monarchico? Appena il re se ne accorge, se- sorrrLE: Non lo so.
questra voi e la vostra pietra, non potendo ammettere che un FACCTAToSTA: Ce la giocheremo. D'accordo?
clttadino qualunque possa disporre di un tale potere' sorrrlE: Alla porta, dài.
MAMMoNE: Se lo saprà. FACCTAToSTA: Tu avrai il suo primo bacio, io non sono ancora
pupa: Siete voi stesso a raccontarlo in giro. pronto. (Esce.')
MAMMoNE: A te soltanto, vita mia. sorrrlE: Già, e non è detto che non ti metta fuori gioco.
pupe: Attento, signore! Potreste finire i vostri giorni in una pri- FACCrArosrA (dall'interno): Con chi volete parlare?
gione spaventosa, se ne Parlate. cASrRrLLo (dall'interno): Dov,è il capitano?
ve-vrrraoNÉ, Non è un timore infondato. Ce ne andremo a vivere, FACCIAToSTA (dal I' interno): Fuori per affari.
mio tesoro, in un paese libero, dove mangeremo triglie annaf- cASrRrLLo (dall'interno): Partito?
fiate da vini di collina, uova di fagiano e frutti di mare bolliti in FACCTAToSTA (dall'interno): Tornerà presto. Ma c'è qui il dottore
conchiglie d'argento, e gamberi che nuoteranno - come quan- che lo sostituisce.
pregiato, ricavato dal latte di delfi-
d'eranò vivi
- in un burro
no, la cui crema ha la luce dell'opale. E dopo questi cibi delica-
(Entrano Castrillo è Madama Cistò.)
sorrrrf: Avvicinati, ragazzo mio, caro figlio della terraTr, cioè,
ti, ci esalteremo nel piacere, fino ad esserne prostrati,-pe{.p.oi voglio dire, piccolo provinciale. Io conosco i tuoi desideri e i
rinnovare la nostra gioventìr e le nostre energie bevendo elisir, tuoi capricci. Cercherò di appagarli e soddisfarli. Comincia tu,
così da protrarre vita ed orgasmo all'infinito. Ed avrai un guar- assaltami da questa parte, o da questa, o da quest,altra. Sono
daroba piir ricco di quello della natura, perché tu possa cam- qui che t'aspetto sul mio centro. Motiva la tua sfida.
biarti e iifiorire piir spesso di lei - o anche dell'arte, sua saggia cASTRTLLo: Bugiardo.
e in certo qual modo simile ancella. (Entra Facciotosto') sorrrt-E: Come osi, figlio della menzogna e della rabbia, darmi
FACCIArosrAi Signot", parlate troppo forte. Sento ogni parola in del bugiardo? Perché bugiardo, villanello impulsivo?
laboratorio. Ci vuole un posto più tranquillo. Il giardino, o lo cASTRTLLo: Perché lo siete, e poi sono in vantaggio.
stanza di sopra. Vi va? sorrrt-E: Ma questa è una grammatica scorretta, viziatada una lo-
MAMMoNE: Spiendido, Venticello! Tieni, per te. (Gli dà uno man' gica morbosa. Devi motivare le tue ragioni, ragazzo. Devi chia-
cia.) rire le tue prime intenzioni, ed anche le seconde, conoscere i
7r
In latino nel testo: terraefili.
70
Nel testo: «moglie di governatore di un qualsiasi villaggio dell'Essex»'

65
::'u
j

tuoi canoni, e le tue divisioni, i tuoi umori, livelli e differenze,


r, le tue rimostranze,la sostanza e I'imprevisto, il succedersi degli,'
sistema trascritto su tavole. Il mio strumento, con le sue scale
graduate, vi metterà in condizioni di poter duellare senza pro-
eventi esterni e di quelli interni, con le loro cause efficienti, ma- blemi al chiaro di luna. Quanto a voi, signora, vi metterò per
teriali, formali, finali disporre insomma di elementi perfet- una mezz'oretta di fronte ad uno specchio, nel quale potrete
ti... - purificarvi Io sguardo e intravedere la vostra fortuna che è
cASrRrLLo: Ma che dice? È questo il linguaggio degli arrabbiati? più grande, credetemi, di quanto io possa ora giudicare.- (Esco-
sorrrlE: Questa infondata presunzione di trovarsi in vantaggio ha no Sottile, Castrillo e Cistò.)
messo in difficoltà piir di un duellante.
cAsrRrLLo: E allora, signore, come devo regolarmi?
sorrILE: Intanto chiedo scusa a questa dama. Avrei dovuto salu- SCENA TERZA
tarla per prima. Vi chiamo dama perché state per diventarlo (Entro Facciatosta.)
(bacia Modamo Clslò) mia soffice vedova formosa. FACCTAToSTA: Ehi, dottore, dove sei?
cASTRTLLo: Sul serio? Proprio dama? sorrrlE (dall'interno): Arrivo.
sorrrI-E: Certo, a meno che l'arte mia non sia quella della pitr FACCTATosTA: Voglio la vedova. Ora che l,ho vista, la voglio ad
svergognata bugia. ogni costo.
cAsrRrLLo: Come fate a saperlo? sorrrt-E (rient rando): Dicevi?
sorrILE: Da un esame della fronte, e di quel suo labbro sottile, FACCTAToSTA: Hanno smammato?
che va provato spesso (la bocia ancora) per farsene un,idea. sorrrI.E: Li ho mandati su.
Caspita, si scioglie come miele! Ma qui vedo una ruga in riuo FACCrArosrA: Sottile, devo avere la vedova. Sul serio.
frontis che mi dice che non c'è nessun cavaliere. sorrrlE: E questo il problema?
clsro: E allora cosa, signore? FACcrATosrA: Ascoltami.
sorrILE: Fatemi vedere la mano. Ecco, la vostra linea Fortunae sorrILE: Va' al diavolo. Se provi a fare ancora di testa tua, pupa
parla chiaro, ed anche questa stella qui, nel monte Veneris, ma saprà tutto. Perciò, sta' calmo e non forzare la mano alla for-
piri di tutto la junctura onularis. Vedo un soldato, o un artista, tuna.
signora. Ma presto riceverà grandi onori. FACCTAToSTA: Ehi, cos'è questo tono? Alla tua età, non ti rendi
csrÒ: Fratello, quest'uomo è davvero eccezionale. Credimi. conto che non puoi mica fartelaTz?
(Entra Facciatosta.\ sorrILE: Cos'è che non posso? Guarda che io mi faccio lei e te,
cASrRrLLo: Silenzio. Ecco I'altr'uomo eccezionale. Salute, capita- tutt'e due insieme...
no. FACCrArosrA: Dài, cerca di capire. Ti risarcisco.
FACCrArosrA: Caro Castrillo. È vostra sorella? sorrrt"E: Con te non tratto. La mia fortuna non è in vendita. Vale
cAsrRrLLo: Sissignore. Baciatela pure e siate fiero di conoscerla. troppo piir del diritto che mi dà I'età. E smettila di lamentar-
FACcrATosrA: Fiero di conoscervi, mia dama. (La bacio.'1 ti. Se la-vinci, te la prendi. Se no, finisce che lo racconto a pu-
cISTo: Fratello, mi chiama dama anche lui. pa.
cASTRTLLo: Ma sì, ho sentito. FACCrArosrA: D'accordo, non parlo più. Vuoi aiutarmi, almeno,
FAccrATosrA: Il conte è arrivato. a ricevere come si deve il Don di Spagna? (Esce.)
sorrrt"E: Dov'è? sorrrt"r: Eccomi, ti seguo. (Tro sé:) Questo Facciatosta va tenuto
FAccrATosrA: Alla porta. alla catena, o ci riduce in schiavitir. (Rientra Focciatosta, insie-
sorrrlE: Cerca di trattenerlo. me a Sgorbo travestito do spagnolo.) Ehilà, che genio quel sar-
FAccrArosrA: E di questi, nel frattempo, che ne facciamo? to! E chi è questo, Don Ciovanni?
sorrILE: Li porto su a vedere un mattone di libro o un cristallo scARBo: Sefiores, beso las monos, à vuestras mercedesl3.
magico. sorrrlE: Potevate inchinarvi di piùr per baciare i nostri anos.
FACCTAToSTA: Perdìo, che pollastrella! Devo averla. (Esce.)
sorrILE: Devi? Mica è detto. L'avrai se la fortuna lo vorrà. Veni- 72
te. Vi porto nel mio laboratorio dimostrativo, dove vi mostrerò Nel testo è usato il verbo /o serve. Alla lettera: «non puoi scrivere»; in certe
trajuzioni: «non puoi soddisfare». Lo stesso per la battuta successiva.
la grammatica, la logica e la retorica del duello, secondo il mio '" Così nel testo.

66
67
fl',
FACcrArosrA z Zitto, Sottile ! FACCTAToSTA: Pupa è occupata, Io sai.
SoTTILE: Dammi una pugnalata, se ti pare. Non posso farci nien- sorrtlE: E vero, me n'ero scordato. Deve aspettare. per forza.
te. Con quella gorgiera al collo, sembra una testa servita in un FACCIAToSTA: Aspettare? No no, non è possibile.
piatto su di un mantello corto con due trespoli. sorrrt"E: E perché?
FACcIATosTA: O piuttosto un collare di porco tagliato di fresco ed FAccrATosrA: Perché così rovini tutto. Diavolo, s'insospettirà.
arricciato all' altezza della gola. Questo è un puttaniere navigato.
sorrILE: Però, non è un po'troppo in carne per essere uno spa- sorrrl-r: Maledizione, ma nemmeno Mammone va fatto arrabbia_
gnolo? re.
FAccrATosrA: Potrebb'essere un bastardo del conte d'Egmont, FAccIATosrA: Mammone no, per carità!
partorito forse da una fiamminga o un'olandese sorrrlE: E allora, che facciamo?
del governatore d'Alva7a. - - al tempo FAccrATosrA: Qua bisogna prendere una decisione
sorrrlE: Benvenuto, Don - subito.
scARBo: Gratia. - schifosa faccia gialla di Madrid. scARBo: Entiendo, que la sefiora es tan hermosa, que
à verla, como la bien aventuranza de mi vida.
codicio tan

sorrILE: Parla come se sparasse dalle mura di una fortezza. Spe- FACCrArosrA: Mi vida! Sottile, la mia vedova! Che ne dici? Gliela
riamo che non abbia delle bombe nelle pieghe di quell'insalatie- portiamo e le diciamo ch,è lui la sua fortuna. Bisogna decidere.
ra che si porta al collo. In fondo, non si tratta che di aggiungere un uomò a quello di
scARBo: Por Dios, sertores, muy linda casa! noi che l'avrà in sorte. Per giunta, non c,è nemmeno una vergi-
sorrrt-E: Che dice? nità da perdere. E allora, Sottile, che ne dici?
FAccIArosrA: Sembra che gli piaccia la casa. Lo capisco dai gesti. sorrrlE: Chi, io? Veramente...
sorrILE: Sì, nobilissimo Diego, una casa abbastanza linda da fre- FACcrATosrA: È in gioco anche il buon nome della nostra casa.
garti. Capito bene? Fregarti, Diego. sorrllE: Mi avevi fatto un'offerta poco fa perché te Ia cedessi. A
FACCIAToSTA: Fregarti. Chiaro? Sarai fregato, mio illusfie don- quanto arriveresti?
zello. FAccrATosrA: Santo cielo, non è ora di comprare adesso! I patti li
scARBo; Entiendo. conosci. Gioca, vinci, prendila e goditela tutta.
sorrILE: Hai inteso, sì? Anche noi. Che hai portato, mio caro sorrrt-E: Diavolo, ma allora non mi- va che rne la usino!
Don? Dobloni, monete d'oro?75 (Gli tasta le tasche.) Eh, mio FAccrATosrA: Nell'interesse comune, pensaci bene. Se no bisogna
illustre Don, che hai portato? (A Facciatosta:) Senti niente? informare anche Pupa. Lo hai detto tu, no?
FAcctATosrA: Piene. sorrrlE: Ma che vuoi che me ne importi?
sorrILE: Sarete svuotato, Don... Come si dice? Pompato, draga- soARBo: Sefiores, por qué se tarda tanto?
to, prosciugato. SoTTILE: Tanto, sono vecchio, impotente...
FACCIAToSTA: Sì, mio caro: munto. FACCTAToSTA: Non è una ragione.
sorrrt-r: I sorci verdi ti faremo vedere...76 scARBo: Puede ser, de hacer burla de mi amor?
sGARBo: Con licencia, se puede ver à esta sefioro? FACcrATosrA: Lo senti, il Don? A questo punto, fa, come ti pare.
sorrILE: Che dice adesso? Io la chiamo: Pupa!
FAccIArosrA: La Sefiora... Vuole vedere la gran dama. sorrlt.E: Che ti venga la peste!...
sorrILE: Ah, la sorcia! Va bene, la vedrete anche voi, mio caro FAccrATosrA: Allora, ci stai?
Don. sorrrlE: Maledetta canaglia, me ne ricorderò. Chiama la vedova.
FAccrArosrA: Perdìo, Sottile, come facciamo? FAccrATosrA: Finalmente. A pensarci bene, sono pronto a pren-
sorrrLE: A fare che? dermela anch'io, con tutti i suoi difetti.
sorrrl-E: E con i miei migliori auguri.
FAccrATosrA: Però ricorda, da questo momento non hai piir nes_
7a
Riferimenti alla guerra di religione in Olanda, di grande attualità in Inghilter- sun diritto su di lei.
ra sul finire del secolo XVI.
i5 Nel testo,
ancora una volta: «pistole» e «portoghesi», monete d'epoca.
sorrrlE: Ma prenditela tutta. Felicità e salute! Io, sposare una
76
Letteralmente: vedere «i mostri» e «il leone piir grande», espressiòni prive di puttana? Alla larga, meglio una strega.
senso in italiano. scARBo: Por estas honradas barbas...

68 69
rI

I sorrILE: Barba?... Sta giurando sulla sua barba. Sbrigati, e fa'


venire anche il fratello. (Esce Facciatosta.)
sGARBot Tengo dùda, sertores, que no me hàgan alguna traìcion.
nere un segreto! Eva bene _ visto
signora. Lo scuserò anchrio.
cAsrRrLLo: Lo scuserà, lo scuserà.
.s svrlu'
'v Il,ha
che ve detto, ù§u§alel(.
scusatelo,

sorru.E: Avanti, venite77. Adelante sefior. prego, illustrissimo Ci penso io.


crsro: A dire il vero, uno spagnolo non
Don, ecco I'entrada nella camerada, dove potrete prendervi mi va.
sorrrr_r: No?
una bella bagnada1s. Sarete insaponato, strigliato, maisaggiato crsrÒ: No. E dall,ggrrche non li posso
e derubato, mio caro Don. Anzi, mio caro fetentissimo Don, soffrire _ giusto tre anni
prima che nascessl...
sarete scorticato, straziato, graffiato e sistemato per le feste. sorrrlE: Andiamo, I'alternativa è amarlo
Mi voglio prendere Ia soddisfazione io stesso di sèrvirvi, e di o restar povera. Sceglie_
trasformare quella vedova in puttana per vendicarmi di per la miseria, cercàte
t
I - così,
quell'infame Facciatosta. Senz'aspettare: a caldo, è assai più
FACCTATosTA:
di convincerla, o nel giro
d'un anno finirà a vendere frusoi.. -' '
t
bello. (Escono Sottile e Sgarbo.) sorrtlE: Peggio aringhe e maciarelli8o!
t FACCTAToSTA: E già! -
r
cASrRrLLo: perdìo, devi amarlo _ o prendo
I
SCENA QUARTA ti a calci!
! crsro: Ma sì, farò come tu vuoi, fratellà.
(Entrano Focciatosta, Castrillo Madama Cistò.)
i
I
e
FACCrArosrA: Venite madama. Lo sapevo che il dottore non si sa-
cASTRTLLo: Ecco, obbedisci _ o t,ammaazo di
botte!
I FACCrArosrA: Via, caro signore, non
t rebbe dato requie fino a quando non avesse trovato la soluzio- siate così aggreisivo.
sorrrl,: No no, mio irascib,e figliolo. vea.ete
i ne giusta per la vostra fortuna. sapri ouueoi-
;;;.;";;;à1" *r,,;i
c_l"e
, re. Non appena comincerà a g-odere i pià""ri
di
I
cASTRTLLo: Cioè, diventare contessa?
FACCTAToSTA: Contessa spagnola, signore.
ad essere corteggiata.. ,:l:

clsro: Perché, spagnola è meglio che inglese?


FACCIAToSTA: E baciata, e strapazzata... ii
sorrrr-E: E già, dietro le tende!
I FACCrArosrA: Meglio? Ma che domanda, signora! .ii,
FAccrATosrA: A uscire in pompa magna.
cASTRTLLo: E scema, capitano. Scusatela. sorrrlE: A rendersi conto del iuo staìo.
r
FACCrArosrA: Chiedetelo a chi volete a un cortigiano, a un av- FACCTAToSTA: A vedersi idolatrare
r -
vocato, a un bottegaio. Vi diranno tutti che il miglior cavallo è come fossero in chresa.
da cortigiani a capo scoperto,
il ginnetto spagnolo, che il miglior inchino è in stile spagnolo, sorrrlE: Ad essere servita in ginocchio.
che la migliore barba è di taglio spagnolo, che le migliori gor- FACcrAro:TA: Avere paggi e lacchè,
giere sono alla moda spagnola, che la danza migliore è la pàva- servi e carrozze...
sorrrlE:Sei cavalli.
na spagnola, che il profumo più irresistibile è quello distillato FAccIATosrA: No, otto!
in Spagna. Per non parlare delle picche e delle lame spagnole, sorrrlE: Che Ia porteranno. al galoppo attraÌerso
che il vostro povero capitano ben conosce. Ecco che ariiva il borsa, al manicomio, agli .-"p"riiirÀì...
Londra _ alla
dottore. (Entra Sottile.) FACCrArosrA: Certo- E tutti i èittadini
sorrrr-E: Mia dama onoratissima così devo rivolgermi a vostra
ammireranno estasiati i
suoi abiti alla moda, e la gorgiera giafforerAe
grazia, avendo appena appreso - da questo mio oroscopo che cavalca a fianco.
ai rril"ral.'frJi.i
state per essere baciata, tra breve, da una onorevole fortuna. cASrRrLLo: Meraviglioso!
FACCrArosrA: Le ho già detto tutto, signore. Ed anche al suo illu-
Ti giuro che se rifiuti non sei più mia
sorella.
stre fratello qui presente, che sarà tra breve contessa contes- ctsrÒ: Ma no, fratello, non rifiuterò . (Entro
sa spagnola. Non teneteli oltre in sospeso, signore. - Sgarbo.)
sorrILE: Possibile, mio egregio capitano, che non sappiate mai te- 7e
si riferisce alla minaccja spag,nola d'invadere I'Inghilterra
Armada, affondara in ouell'6nns-"G;t.;;ì qrrr'lùP«érr con,Invencibre
delPepoca era molto re,irir" in in!iil;d;:*'
ffi:;;giota in seguito alle rensioni
77
Irriproducibile gioco di parole tra lo spagnolo traìcione I'inglese issue on. Le pesctvendole londinesierano considerate
o' alla stregua prostitute.
'ò. Le storpiature di parole straniere erano molto apprczzate
II manicomio (indicaro nel tesio;;;1il;;Ai}#/r,, delle
.bettiano, dàl pubblico elisa- luogo di divertimentoper
, da Bethtehem Hospi_
i ,ouirf-crÈ i-Jiirituruno
che le trovava molto divertenti.
:;?r!|i '" spesso per puro

70
7t
r1' SGARBo: Qué es eEto, sefiores, que no se vengo? Esta tordonza me mio indomito ragazzo. Riprendiamo la nostra lezione sul duel-
mata! lo.
FACCTATosTA: Ecco il conte! Il dottore, grazie alla sua arte, sape- cAsrRrLLo: D'accordo. Quello spagnolo mi va proprio a genio.
va che sarebbe venuto. sorrrI.E: E così vi ritroverete fratello di un conte d,alto rango.
sorrILE: En galanta madama, Don! Gallantissima! cASrRrLLo: Già, l'avevo capito subito. euesto matrimoniolleve-
l, scARBo: Por todos los dioses, la màs acabada hermosuro qùe he
visto en mi vida!
rà il casato dei Castrilli.
sorrrr-E: Purché vostra sorella ci stia.
I FACCTATosTA: Sentito in che lingua raffinata si esprimono? cASrRlLLo: Perché non dovrebbe. Si chiama Cisto, dal cognome
cASTRILLo: Lingua stupenda! Che è, francese? dell'altro marito.
t
FACCrArosrA: No, signore. Spagnolo. sorrILE: Come?
cAsrRILLo: Mi suonava come il francese degli avvocati
I
quanto dicono è la lingua dei cortigiani. - che a cASrRrLLo: Vedova Cistò. Non lo sapevate?
sorrrI-E: No, affatto... Anche se l,avevo intuito dal suo oroscopo.
r
FACCTATosTA: Ascoltate, signore. Su, andiamo a fare pratica.
t
scARBo: El sol ha perdido su lumbre, con el resplandor que trae cASTRTLLo: Ce la farò, dottore, a imparare come si deve quest,ar-
Dios!
esta dama. Vàlgame te del duello?
FACCTAToSTA: Sentito che complimenti le rivolge? sorrrlE: Ve lo garantisco. (Escono.)
cASTRILLo: E lei non deve ricambiare?
sorrILE: Naturale. Deve avvicinarsi e dargli un bacio. È norma
SCENA QUINTA
spagnola che siano le donne a far la corte per prime.
FACCTATosTA: E vero, signore. Il dottore sa tutto. (Entrono Pupa e Mammone.)
sGARBo: Porqué no se acude? nura (rn preda al delirio): «Poiché dopo la morte di Alessan-
cASTRTLLo: Mi sembra che dica proprio a lei. dro. . . >>83.
FAccrArosrA: Già, proprio a lei. MAMMoNE: Signora mia cara...
SGARBo: Por el amor de Dios, qué es esto, que se tarda? pupa: <<Allorché Perdicca e Antigono furono uccisi, i due soprav-
cASTRILLo: Guardatela, quella cretina non capisce. Gonza! vissuti Seleuco e Tolomeo...>>.
crstÒ: Che c'è, fratello? MAMMoNE: Signora.
CASTRTLLo: Va' a farti fottere, sorellas2! Corri, bacialo, fa' come pupA: <<Crearono le due gambe e la quarta Bestia, che furono
dice il dottore, o ti ficco un ago nelle chiappe! Gog-nord ed Egitto-sud, poi denominati Gog-gamba-di-ferro e
FACCTAToSTA: Oh, no, signore. Sud-gamba-di-ferro . . . ».
SGARBo: Sertora mio, mi persona muy indigna està o llegar à tanta MAMMoNE: Signora...
hermosura. pupA: <<E poi Gog-cornuto, e così pure l,Egitto. Ed ancora
Egitto-
FACcrArosrA: Vedete con che stile la tratta. gamba-di-creta e Gog-gamba-di-creta...>>.
cASTRILLo: Sì, proprio con stile. MAMMoNE: Signora mia dolce...
FAccIAToSTA: E meglio ancora la tratterà tra poco. pupe: «Fd infine polvere di Gog e polvere d,Egitto, che cadono
casrnlllo: Dite? nell'ultimo anello della quarta catena. E questi sono astri della
scARBo: Sefiora, si sera servida, entremos. (Escono Sgarbo e Ma- storia che nessuno ha visto né guardato...»>.
dama Cistò.) MAMMoNE: Che devo fare?
cASTRILLo: Dov'è che la porta? pupa: <<Perché, com'egli dice, ad eccezione dei rabbini e dei greci
FACCIATosTA: In giardino. Non datevi pensiero. Le farò da inter- pagani...>>.
prete.
sorrILE: Avverti Pupa. (Facciatosta esce.) E voi venite avanti,
83
Il testo del delirio è costruito con frammenti del commento alle scritture di
Hugh Broughton (concent of scripture\ con storpiature allo scopo di produrre ef-
82
fetti comici. Broughton era uno studioso di teologia e dottrina eùraica, ed un rigi-
Il termine ass, usato nel testo, significa tanto ((asino» che in senso triviale do puritano, che si proponeva con la sua opera confusà di ricostruire la cronolog-ia
«chiavata, scopata>>. biblica.

72
73
MAMMoNIi: Signora cara... difficoltà nel compimento
I'tl,A: «Che vengono da Salem ed Atene per insegnare ai popoli della grande oFillr tlgFildcf rto,
quello che stava suicedendo ai qua.''-'
britunnici... »». (Entra Facciatosta.) MAMMoNE: perché, ci sono difficoltà?
lrl('('ln'r'os't A: Che succede? sorrrt-E: E tutto fermo da mezz'ora-
lavoro è retrocesso. Ma. dov,è_i ,.rforruUileil recto dd npratp
t,t.,t,A: «A parlare la lingua d'Eber e di Javan...>>. ed anche
MAMMONE: Delira. mio falso ed infame servitore, dou,-èi'- del dl*rtro, ll
pupn: «Noi non sapremo nulla...>>.
MAMM.NE: Non prendetevela con
F'ACcrATosrA: Maledizione, signore, siamo nei guai! lui, mio buon signore. Credctc.
pup.q,: «Dove infine un dotto linguista vedrà l,antica consueta
mi, Iui non voleva e non sa niente.
co- sorrrlE: Cercando di scusarlo tu aggravi
munione di vocaboli e consonanti...>». il tuo peccato.
MAMMoNE: Ma è vero, ve lo giuro.
FACCrArosrA: Il padrone la sentirà!
pupe: <<Un sapere che Pitagora considerò tra i più elevati...». sorrrt-E: Allora non c,è stupirsi, visto che proprio voi _ per
cui stavo preparando ir.da-dono à".t. uoruto offendere , cielo
MAMMoNE: Mia dolce onorata signora.
pupa: <<Comprendere tutti i suoni della voce in pochi segni...»>. in tal modo e perdere Ie vosrre-f*d;;.'
MAMMoNE: perché, signore?
FACCrArosrA: Niente da fare. Non c'è speranza di calmarla.
(Parlono tutti insieme.) sorrrI,E: Tutto questo ritarderà l,opera
di almeno un mese.
pupa: <<E così possiamo arrivare, grazie alla sapienza talmudica e MAMMoNE: Che posso farci? Se
non c,è nulla da f*...-poo non
pensate male nostre intenzioni aruno or"rtr.
al greco profano, ad edificare la casa di Eber contro il re ismae- - Iefossero,
sorrrlE: euali che la ricompenrà e qu"iii. (Si sente
lita di Togarma e i suoi sbracciati armigeri di zolfo, azzurri e un
grande scoppio ail'interno.l
incandescenti, e l'armata del re Abaddon e della Bestia di Cit- Oddio, che succeae? santi del ciero
proteggeteci! (Entra Facciatosta.) Che è successo?
tim, che il rabbino David Kimchi Onkelos e Aben Ezra dicono
FACCTAT.STA: Siamo rovinati! E tuito andato in
essere il papa...». fumosa: i vetri a
pezzi, la fornace e tutto il resto
FACcrATosrA: Come avete fatto a ridurla così? dist;;;. Come se un fulmine
ci fosse caduto in casa. r.,tòri., giilt-àìaUicctri,
MAMMoNE: Purtroppo mi è scappato un accenno a un euinto Re- i recipienti, Ie
gno che io avrei instaurato grazie alla pietra filosofale, e lei si è bolle di cristaro tutto in rru"tuÀir iso tt,e cade come
-
/o') Aiuto, mio signore! oio mio, èìuìL svenr-
scatenata sugli altri quattro. r..aaol rt-;,"i;;-
mone' comportarevi da uomo! che fate
FACCrArosrA: Cita dalle Scritture di Broughton! Ve I'avevo detto. ti imparaioi(ilriàir'.1
Perdìo, tappatele Ia bocca! Chi è? Dev,essere il fratello aeUa signora,
il lord.
MAMMoNE: Non c'è altro sistema? MAMMoNE: Ah, Venticello!
Altrimenti non la smette più FAccrATosrA: La sua car1ozza è alla porta.
FACCTAToSTA:
ci riduce in cenere... - la sente il vecchio e tanto furioso quanto è pazzata soietta.--
-Attento ad evitarlo.
E
sorrrl-E (dall'interno): Che sta succedendo? MAMMoNE: Mamma mia!
FAccrATosrA: Siamo perduti. Ecco, adesso che l,ha sentito s'è zit- FACCrArosrA: Ho Ia testa tutta stordita
dalle esalazioni,
signore.
tita. (All'apparire di Sottile si disperdono.) Non sarò più Io stesso.
MAMMoNE: Dove mi nascondo? MAMMoNE: Venticello, ma e davvero
tutto perduto? Non si è sal-
sorrILE: Olà, che vedo! Segrete manovre di tenebra che si sottrag- vato proprio niente di turro quello che
FACCrArosrA: Molto poco,
abiiamo.";;;i "*
gono alla luce! Portatemelo qui. Chi è? Come, mio figlio! Ah, verità. quafcfre sac;;;i;;;;".,
.in
può essere. Una consolazione
ormai ho vissuto troppo. da
MAMMoNE: Me lo merito, peccatore
nieùiÀro srgnore.
MAMMoNE: No, mio buon padre non avevo nessuno scopo im- che non sono altro!
puro. - FACCTAToSTA: E anch,io, signore.
sorrrI-E: Ah, no? E perché sei scappato nel vedermi? MAMMoNE: Rovinato, privato di
I
ogni speranza...
MAMMoNE: Per errore. F'ACCrATosrA: Di ogni cettezza,
signore.
i sorrILE: Per errore, dici? Per colpa, figlio mio, per colpa! Chia-
I mala con il suo vero nome. Non c'è da stupirsi che di là trovavo 8a
In italiano nel testo.
i
!
74
i

i
75
I
\-
['r MAMMoNE: Per Ie mie vili passioni!
SCENA SESTA
sorrILE (che sembra rinvenire): Ecco i frutti maledetti della lussu-
ria e del vizio! (Entrano Sgarbo Madamo Cistò.)
e
MAMMoNE: E per il mio peccato, padre caro perdonatemi. SGARBo: Vedete, signora, in che mani siete cadtita, in che covo di
sorrILE: È ancora in piedi sulle nostre teste -il mio tetto, e non ci canaglie e come Ia vostra virtù sia stata sul punto di subire
cade addosso per Ie colpe di questo dissoluto? un colpo -fatale, anche a causa della vostra ingenuità, ,. ,oit.*_
FACCTAToSTA (a Mammone): Cercate di capire, signore. Standogli to io mi fossi comportato come qualunque aliro uomo avrebbe
così davanti, adesso, lo sconvolgete. E poi, se arriva milord e vi fatto al posto mio. Siete beila, che diamine. peccato ctr. non
trova qui, succede una tragedia. siate altrettanto saggia. Io sono un gentiluomo, venuto qui ma_
MAMMoNE: Me ne vado. scherato soltanto allo scopo di scoprire re maiefatte ai'quesia
FACcIAToSTA: Sì, signore, a casa. E pentitevi. Forse, con qualche casa. E visto che non ho leso il vostro onore, pu. areÀdone
buona penitenza, potrete riparare. Magari un'offerta di un cen- avuto l'occasione, credo di poter rivendicare qualche diritto al
tinaio di sterline alla cassa del manicomio... vostro amore. Siete una vedova, a quanto si diòe, ricca. Io sono
:raeuvoNe: Sì. uno scapolo, senza un soldo. I vostri beni possono fare di me
FACCTAToSTA: Per curare chi possiede ancora cervello. un uomo, come il mio bene ha salvato il vostro decoro di don-
MAMMoNE: Sì, lo farò. na. Pensateci. Ciudicate se vi ho meritata oppure no.
FACCIAToSTA: Manderò qualcuno a prenderle. crsrÒ: Ci penserò.
MAMMoNE: L'aspetto. Rimane niente della proiezione? scARBo: E quanto al marciume di questa casa, lasciate che me ne
FACCrArosrA: Solo liquame, signore. E fetore. occupi da solo. (Entra Sottile)1
MAMI\4oNE: Credi che non si salverà proprio niente? sorrrl-E: Come va mio nobile Diego? E madama la contessa mia
FAccIATosrA: Non si può dire, signore. Forse, raschiando i cocci, cara? Si è comportato a dovere il conte, milady? E stato brii_
qualcosa che possa curare il prurito non però il vostro pruri- lante, spigliato? Ragazzo mio, vi vedo un po' deprerso aopà
-
to mentale, signore. Sarà recuperato e vi sarà mandato a casa. questo coitum, Avete un,aria distrutta. Dawero, non
mi piaìe
Ed ora da questa parte, caro signore. Evitiamo d'incontrare il la fissità del vostro sguardo. euelra pesantezza aa riamniinjò
lord. flemmatico dimostra che siete un incorreggibile puttanierl.
Via, siate più leggero
(Esce Mammone.)
sorrILE: Facciatosta.
- che ad alleggerirri-É tur.É" ci penso
io. (Cerco di svuotargliele.)
paccmrosra: Sì. scARBo: Dawero, Don ruffiano e Don ladrone che non siete al-
sorrrlE: Se n'è andato? ty9! @o colpisce con un pugno.) Ma come, barcollate? In pie_
FACCIAToSTA: Sì, pesante come se avesse avuto nel sangue tutto di, signore. Fatevi sotto, vi faccio vedere io quanto sono pesan_
l'oro che si aspettava. L'importante è che noi siamo leggeri. te!
sorrILE: Già, come palle. Pronti a rimbalzare fino al soffitto per sorrrt"E: Aiuto, mi ammazza!
la gioia. Le nostre preoccupazioni sono finite. scARBo: Ma chi ti ammazza, chi? per te basta la frusta8s. Io sono
quel Don spagnolo che doveva essere fregato. Fregato, non è
i FACCIAToSTA: Adesso tocca al Don.
vero? Dov'è quel vostro capitan Facciatoita? Oovt quel ma_
soTrILE: A quest'ora la tua vedovella è già stata fatta contessa.
I gnaccia, puttaniere,_grandissima canaglia? (Entro Facciatosta.)
ir Valle incontro, salutala con grazia, come si conviene a una spo-
FACCTAToSTA: Come, Sgarbo!
I sa.
SGARBo: Venite, venite.avanti, caro capitano. (Facciatosta.fugge)
FACCIAToSTA: Vuoi andare intanto a prendere don Diego?
Ehi, capitano! Se n'è andato. (Affirra Sotìle, teotà o"iii
il
sorrrlE: Ed anche a ripulirlo, se permetti. Ah, ci fosse Pupa al
"ne
I
posto della vedova per svuotargli le tasche!
FACCIAToSTA: Puoi farlo tu altrettanto bene. Su, dài, fa' vedere 85
Letteralmente: a good cart and a crean whip, cioè «un buon carretto e
i ^ una
quanto sei bravo! frusta pulita», o anche onesta, armoniosa, ben iatta. All'epocu, r"iàtti, ir*onì
I
sorrrt-E: Se ci tieni. (Escono.) venivano legati a un carro e frustati.
I
ii
il
76 77
i
t
I
l.i
r; volta di eclissarsi.\ Eh, no! Voi no, signore. Dovete rimanere, cASTRTLLo: Sissignore. E allora?
(Entro Tossico.)
anche se lui se l'è filata e rispondermi con le vostre orecchie.
- FACCTAToSTA: Eccone un altro un brav,uomo che lo conosce
bene, lui truffe.-(A parte, a Tossico:) Dài, Bebè,
e tutte le sue
SCENA SETTIMA conferma quel che dico. euesto cialtrone ti voleva fregare la
I
(Entrono Facciatosta e Costrillo.) vedova. (A tutti:) Gli deve sette sterline _ a quest,orerÉ Tos-
FACCTATosTA: Ci siamo, ecco per voi I'occasione di scatenare un sico
- Èsette sterline di fetentissimo tabacco dà due soldi.
t.

I
bel duello e comportarvi come si conviene a un giovane di con- rossrco: vero. son tre trimestri che si danna per saldare questo
dizione altolocata. Il dottore e vostra sorella sono stati raggira- debito.
I
ti entrambi. FACCTAToSTA: E quanto ti deve per le lozioni?
l
cASrRrLLo: Dov'è? Chi è stato? Chiunque sia, è un mascalzone rossrco: Trenta scellini, signore. Anche per sei siringhe.
e unfiglio di puttana. Siete voi, signore? - SGARBo: Bestia di un villano!
scARBo: La sola idea d'ammetterlo mi fa schifo. FACcrArosrA (a Castrillo:) Allora, signore, volete decidervi a
cASTRTLLo: Allora voi mentite per la gola! sbatterlo fuori con laforza?
scARBo: Come? CASTRTLLo: Altroché. Signore, se non varcate immediatamente
FACCTATosTA: È un vagabondo, signore, una canaglia mandata quella porta siete un bugiardo ed un ruffiano.
qui da un altro farabutto, che odia il dottore e se potesse scARBo: Ma allora siete proprio -pazzo, signore, non coraggioso.
lo rovinerebbe...
- - Mi fate ridere.
sGARBo: Signore, vi stanno imbrogliando. cASTRTLLo: Son io che mi diverto, non voi. Siete un ruffiano e un
cASTRTLLo: Mentite. Non è così. cicisbeo, una macchietta da romanzo spagnolost, un Don Chi_
FAccrATosrA: Ben detto, signore. È un impudente mascalzone... sciotte.
scARBo: Voi, piuttosto. (A Castril/o:) Signore, volete ascoltarmi? rossrco: Un cavaliere da riderci sopra. Guardatelo. (Entra Ana_
FACCrArosrA: Niente affatto. Intimategli di sparire. nia.)
cASTRTLLo: Sentito? Sparire presto! ANANTA: Pace e bene.
scARBo: Incredibile.
- Signora, ditelo voi a vostro fratel-
(A Cistò:) cASTRTLLo: Niente pace per nessuno!
lo. ANANTA: Si è appurato che coniare dollari è legale.
FACCIATosTA: Non c'è mistificatore peggiore in tutta la città. Il cASrRrLLo: Chi è, uno sbirro?

- ed accertato che il conte


dottore lo ha appena smascherato ANANIA: Pace, sono Anania.
spagnolo deve ancora arrivare. (A parte, o Sottile:) Forza, Sot- FACClArosrA (a Castrillo): No, signore. Tranquillo.
tile, dài! cAsrRrLLo (a SgqPo, riprendendo): E allora siete una bestia né
sorrrlE: Certo, signore. Sarà qui entro un'ora. carne né pesce", un baccalà, una nullità...
FACCTATosTA: E nel frattempo questo cialtrone s'è presentato così scARBo: Volete ascoltarmi, sì o no?
travestito, ma non ce l'ha fatta. casrnrlro: No!
cASrRrLLo: Ho capito. (Alla sorella:) Via di qua, sei la solita serva ANANTA: Perché litigano?
dementes6! sorrrr,F.: Pare che il giovanotto ce l,abbia contro le brache spa_
scARBo: Lei conosce la verità, signoresT. gnole di quel tizio.
FACCrArosrA: Non dategli retta, signore. È it pitr infame bugiardo ANANIA: Giusto. Sono brache profane, laide, superstiziose...
che ci sia. Fategli vedere chi siete! scARBo: Altre canaglie!
scARBo: Bel coraggio che avete in compagnia! cAsrRrLLo: Volete andarvene, signore?
ANANTA: Indietro Satana, figlio delle tenebre! euella gorgiera al
86
Nel testo: «parli come una serva demente» Oou talk like o foolish mouther). t8
Ma non v'è traccia di una battuta precedente di lei, probabilmente perduta nella Nel testo: «un Amadigi di Gaul», cioè il protagonista di un romanzo cavalle-
trascrizione del copione. resso spagnolo del '500.
8' o' Letteralmente
Anche Sgarbo si riferisce esplicitamente a una battuta precedente della don- «un'otariar> (otrer), animale acquatico e terrestre, di specie al-
na: «E tutta verità ciò che lei dice». l'epoca incerta.

78 79
n'il
lr,;
,l collo ti tradisce! È la stessa che portavano gli uccelli schifosi detl ANANTA: Lo dirò agli anziani ed ai fratelli piir fragiti perché l,inte-
'77 quando invasero le nostre spiagge...m Con quel cappello in ra congrega si riunisca di nuovo in preghiera,..
testa mi sembri un anticristo! sorrrl,r: A digiuno.
scARBo: Devo ritirarmi. ANANTA: Gia, per trovare un posto più adatto. pace a voi di que_
cASrRrLLo: Fuori di qui. sta casa.
scARBo: Ma rie riparleremo... sorrrt-E: Pace a te, mio gentile Anania. (Anania esce.)
ANANTA: Indietro, demonio spagnolo! FACcrATosrA: Che è venuto a fare?
scARBo: Capitano, e dottore.., sorrrlE: A fondere dollari, senza perdere tempo. Così gli ho detto
ANANIA: Figlio della perdizione! che un agente spagnolo era venuto per spiarli..,
cASTRTLLo: Fuori! (Sgarbo esce.) Ho litigato come si deve? FACCIAToSTA: Capisco. Ma sta, su, non drammatizzare. Ti perdi
FACcrATosrA: Altroché, signore! al minimo inconveniente. se non ci fossi stato io a tirarti iuori
cASTRILLo: Beh, quando mi ci metto sul serio, ci so fare. dai guai...
FAcctATosrA: Ma ora dovreste corrergli dietro e minacciarlo per: sorrrr,.g: Sì, grazie Facciatosta. Buona quell,idea di aizzargli con_
ché non cerchi di tornare. tro il giovane arrabbiato.
cAsrRlLLo: Glielo faccio vedere io se torna! (Esce.) FAccrATosrA: chi poteva immaginare che fosse quel cialtrone di
FACCIATosTA: Tossico; quel mascalzone ha anticipato quello che Sgarbo? Si era tutto tinto la barba e la faccia. Bene _ ecco il
era il nostro piano per te. Avevamo stabilito che ti saresti pre- damasco, per farti un bell,abito.
sentato vestito da spagnolo per portartela via. Ma è arrivato sorrrlE: Dov'è Tossico?
quell'avanzo di galera e s'è vestito lui... Hai portato il darna- FACCTATosTA: È andato a farsi prestare un costume spagnolo.
sco? Questa volta la parte del conte la recito io.
rossrco: Sissignore. sorrrln: Ma Ia vedova dov,è finita?
FAccIATosrA: Ora devi farti prestare un abito spagnolo. Conosci FACcrATosrA: Di là, con la sorella del lord. Se ne sta occupando
degli attori? Pupa.
TossICo: Come no! Non mi avete mai visto recitare la parte dell'i- sorrILE: Col tuo permesso, Facciatosta, visto che non è stata usa_
diota? . ta, sono della partita anch'io.
FAccIArosrA: No, Bebè, non mi sembra. (A parte.) Ma puoi ri- FAccIATosrA: Come, non vuoi cedermela?
provarci. Ti aiuto io. (Riprendendo:) Basteranno un vecchio sorrrI-E: E perché?
mantello di scena della Tragedia spagnolaet, una gorgiera e un FACCrArosrA: Attento, rispetta i patti. Altrimenti... Ah, ecco pu_
cappello. Portali, poi ti dirò. (Tossico esce.) pa. Lei sa...
ANANTA (dopo avere bisbigliato per tutto questo tempo con Sotti- soTrrLE: Sei il solito prepotente.
/e): So bene, signore, che gli spagnoli odiano i fratelli puritani e (Entra Pupa.)
sorvegliano le loro azioni. Non v'è dubbio che quell'uomo era FAccrArosrA: In difesa del mio diritto. Come va, pupa? Le hai
una spia. In ogni caso il santo Sinodo si è raccolto in preghiera detto che il conte spagnolo sta per arrivare?
e meditazione per quell'affare ruea: Sì, ma è arrivato qualcun altro che proprio non ti aspettavi.
- ed ha ricevuto la rivelazione
che coniare moneta è più che legale.
paccurosra: Chi?
pupa: Il tuo padrone
sorrrI-E: Giusto, ma qui non possiamo. Se qualcuno sospettasse
di questa casa e ci scoprisse, finiremmo i nostri giorni rinchiusi
- il padrone di casa.
sorrrlE: Che dici, Pupa?
nella Torre, a fare oro per lo stato. FACCTAToSTA: Mente. C'è sotto qualcosa. piantala con gli scherzi,
Pupa!
pupe: Guarda tu stesso.
s La data è imprecisa, ma il iiferimento è sicuramente diretto agli spagnoli che sorrrlE: Ma dici davvero?
al comando del duca d'Alba invasero l'Olanda in quegli anni. Anania è appunto pupa: Diavolo, è lì che conversa con una quarantina di vicini.
un puritano di Amsterdam. FACCrArosrA (guorda all'esterno); È lui. FIa scelto proprio un bel
er Jonson indica nel testo direttamente Hieronimo, personaggio della Tragedia
giorno.
spagnola di Thomas Kyd, grande successo teatrale all'epoca, negli anni immedia-
tamente successivi alla morte dell'autore. sorrILE: Un giorno maledetto per qualcuno di noi.

80 8l
F' FACCIAToSTA: Siamo rovinati
- in trappola. tanta gente? Ha mica messo in mostra un vitello con cinque
pupR: Perduti, temo. zampe? O un'aragosta gigante con sei chele?
sorrrI.E: Dicevi che non sarebbe venuto fino a quando la peste vr vtcrNo: No, signore.
avrebbe continuato al ritmo di un morto al giorno nei sobborghi. rrr vrcrNo: Altrimenti saremmo entrati anche noi.
FACCIAToSTA: No, dissi entro le mura. AMASENNo: Non mi pare che abbia il dono di far proseliti predi-
sorrrI-E: Ah, scusa tanto! E adesso che facciamo, Facciatosta? cando come un pastore puritanoe3. Avete per caso notato inse-
FACCTATosTA: Silenzio. Se bussa o chiama, non una parola. Ri- gne che promettevano rimedi contro febbri o mal di denti?
prenderò, per incontrarlo, la mia vecchia identità del maggior- , II vrcrNo: Niente del genere, signore.
domo Geremia. Voi intanto stipate in due casse tutta lf ioba l AMASENNo: L'avete sentire suonare il tamburo per accompagnare
che possiamo portarci dietro. Io lo terrò lontano almeno per' spettacoli di scimmie o burattini?
oggi, se di più non mi riesce. Stanotte poi v'imbarcherò tutti e v vICINo: Nemmeno, signore.
,
due per Ratcliff, dove vi raggiungerò domani per spartire. La- AMASENNo: E allora, come avrà fatto? Mah, sicuramente, avrà
sciate in cantina gli ottoni e i peltri di Mammone. Ci penseremo ,
messo in mostra chissà quali dipinti osceni: il frate e la monaca,
un'altra volta. Pupa, per piacere, vammi a scaldare un po, .
lo stallone del cavaliere che copre la cavalla del prete... O forse
I
d'acqua. Presto, Sottile deve radermi. Bisogna che la barba del :
ha delle pulci ammaestrate che danno spettacolo sul tavolo, o
I

I capitano sparisca, e che io torni ad essere il lustro Geremia. un cane che balla? Quand'è che l'avete visto?
t
Chiaro? I vrcrNo: Chi, signore, Geremia?
I
I
sorrILE: Ti raderò meglio che posso. tr vrcrNo: Geremia, il maggiordomo? Non lo vediamo da un mese.
FACCIAToSTA: E senza tagliarmi la gola. Anzi, abbellendomi. AMASENNo: Come?
sorrrt-r: Vedrai. (Escono Sottile, Fdcciotosta e Pupa.\ rv vrcrNo: Sì, da cinque settimane.
t r vrcrNo: Almeno sei.
AMASENNo: Sono esterrefatto, signori miei.
I v vrcrNo: Certo, se non lo sapete voi che fine ha fatto vuol dire
ATTO QUTNTO che se l'è filata.
vI vICINo: Speriamo che non l'abbiano fatto fuori.
AMASENNo: A questo punto è inutile chiedervi altro. (Bzssa.)
SCENA PRIMA
vr vrcrNo: Tre settimane fa, mentre me ne stavo a rammendare le
(Esterno della casa. Amasenno e Vicini.) calze di mia moglie, sentii un grido disperato.
AMASENNo: Così, voi dite, c'è stato movimento? AMASENNo: Strano. Nessuna risposta. (Al vicino:) Che hai detto,
I vIcINo: Ogni giorno, signore. che sentisti un grido disperato?
vI vrcrNo: Sì, signore
rr vrcrNo: E anche la notte.
III vICrNo: Sì, ci sono stati gentiluomini altezzosi come lord.
- come di un uomo strangolato da un'ora,
che non riuscisse a parlare.
IV vICrNo: Ed anche gentildonne, dame. II vlcrNo: L'ho sentito anch'io, proprio tre settimane fa, alle due
v vrclNo: Signore di città. di notte.
l vrcrNo: Cavalieri. AMASENNo: Questi sono miracoli o siete voi che fate miracoli!
vt vICINo: ln carrozza- Un uomo strangolato da un'ora,- che non poteva parlare? E l,a-
II vrcrNo: Già, e pure ostricare, vete sentito gridare entrambi?
r vrcrNo: E un sacco di damerini. rrr vICINo: Sì, signore, dal culo!
rrr vrcrNo: Mogli di marinai. AMASENNo: Tu sì che non ti fai fregare. Bravo, dammi la mano.
Iv vrcrNo: Spacciatori di tabacco. Che mestiere fai?
v vrcrNo: Come fosse un pube2. III vICtNo: Il fabbro, per servirla.
AMASENNo: E che avrà potuto fare, quella canaglia, per attira AMASENNo: Un fabbro! E allora aiutami ad aprire la porta.

e3
Letteralmente: <<predicando col naso» (teoching i'the nose),infalsetto, come
e2
Nel testo: Pimlico, cioè un ritrovo alla moda, famoso per la birra e i do.lci. puritani in caricatura.

82 83
/ lIIVIcINo:Subito,signore.Vadoaprendereiferri'..(Esce.) il troppo bereet. Ve lo giuro, signore: la porta è chiusa da tre
I vrcrNo: Provate a bussare ancora, prima di rompere la porta. settimane.
AMASENNo: Giusto. AMASENNo: Strano.
I vrcrNo: In tutta onestà, io una carrozza credo di averla proprio
SCENA SECONDA vista.
II vICrNo: Anch'io, ci giurerei.
(Ent ra Facci at os t a ras at o.) AMASENNo: Ah, adesso credete di averla vista! E soltanto una car_
FACCTAToSTA: Signore, che state facendo? rozzal
I, II e IV vICINo: Oh, ecco Geremia! rv vICrNo: Non so che dire, signore. Geremia è una persona così
FACCIAToSTA: Signore mio caro, allontanatevi dalla porta. onesta.
AMASENNo: Perché? Ch'è successo? FACCTAToSTA: Mi avete mai visto?
FACCrArosrA: Più indietro. Siete ancora troppo vicino. r vrcrNo: No. Di questo siamo certi.
AMASENNo: Spiegati, in nome del cielo! Che diamine vuoi dire? II vrcrNo: Posso giurarlo.
FAccrATosrA: La casa, signore, è stata visitata... AMASENNo: Bei mascalzoni. Vi siete inventati tutto!
AMASENNo: Che? Dalla peste? Allora sta' lontano! ' (Entro il,rrr Vicino con gli attrezzi da fabbro.)
FAccIATosrA: No, signore, io non l'ho avuta. III vrcrNo: E arrivato Geremia?
AMASENNo: Chi allora? Non ho lasciato nessuno a casa tranne te. I vrcrNo: Sì. Potete rimettere a posto i ferri. Dice che ci siamo sba-
FACCrArosrA: Sì signore il mio compagno, il gatto che sorve- gliati.
gliava la dispensa, l'ha-avuta per una settimana prima che me II vICrNo: Aveva lui le chiavi. La porta, a quanto pare, è chiusa da
ne accorgessi. Poi ho chiuso casa per un mese... tre settimane.
AMASENNo: Come? III vrcrNo: Piir che possibile.
FACCTAToSTA: AIlo scopo di bruciare essenze di rosa, melassa, ca- AMASENNo: Basta così, silenzio. Fuori dai piedi, rimbambiti.
trame, ed aromatizzare tutto... (Entrano Sgorbo e Mammone.)
AMASENNo: Parla piano e stammi lontano. La cosa si fa sempre FACcrATosrA: Sgarbo! Mammone allora sa tutto! Racconteranno
più strana. I vicini dicono tutti che le porte sono rimaste sem- ogni cosa. Che posso fare per liberarmene?
pre aperte...
FACCTAToSTA: Come, signore?
AMASENNo: Si parla di bellimbusti, uomini e donne d,ogni genere, SCENA TERZA

marmaglia, qui concentrata per dieci settimane a fare ressa, co- scARBo: Così quello era un gran medico, questa casa non era un
me si fosse trattato dì un posto di villeggiatura, un locale alla bordello ma una specie di santuario, il lord e sua sorella li co-
moda, una taverna... noscevate bene...
FACCTAToSTA: Signore, devono essere ammattiti. MAMMoNE: Per favore, Sgarbo...
AMASENNo: Mi riferiscono di un via vai di carrozze, di gentiluomi- SGARBo: E quel felice annuncio: <<siate ricchi»...
ni, di una che si presentò vestita alla francese, di un,altra che MAMMoNE: Non mi tormentate.
s'affacciò alla finestra in vesti di velluto, di una massa di gente SGARBo: «Siate ricchi». E invece, dove sono i vostri alari adesso?
ch'è stata vista entrare, ch'è stata vista uscire... E i vostri boccali di bronzo?
FACCrArosrA: Allora vuol dire che sono passati attraverso le mura MAMMoNE: Un attimo di respiro, per favore! Che succede? Hanno
e le porte chiuse. Perché le chiavi sono qui nella mia tasca, da chiuso la porta! (Bussano.\
più di venti giorni. Se non fosse che non è ancora tardo pome- scARBo: Si capisce. Per loro è festa.
riggio, direi che i nostri vicini vedono doppio e vaneggiano per MAMMoNE: Canaglie, truffatori, impostori, ruffiani!
FACCTAToSTA: Prego, signore. Desiderate?
eo MAMMoNE: Entrare, se possiamo.
Nel testo: «come una seconda Hogsden, nei giorni di pimtico ed, Eye-bright»>.
Hogsden (oggi Hoxton) era una località molto apprezzata dai londinesi per la vil-
leggiatura; Pimlico ed Eye-bright (occhio lucente) locali rinomati per bevitori e e5
Alla lettera: ((attraverso il boccale rrerc>» (through the black pot), cioè il boc-
buongustai. cale da birra.

84
85

rrL-=-- .....
}' rAcctATosrA; In casa d'altri? Ecco il padrone. Rivolgetevi a lui. cASTRTLLo: Due volte hanno cercato di fregarmi prima il cava-
M^MM()NIi: Signorc, sictc voi il padrone? liere grasso, poi quello magro... -
AMAritiNN(): Sl. AMASENNo: Ecco che ne arriva un altro.
MAMMI)Nt1: Li quellc canaglie, là dentro, vostri complici? (Entrano Anania e Tribolato).
Quali canaglie? Quali complici? FACCrArosrA: Anche Anania? E pure il pastore?
^MAsriNN():
MAMMoNtI: Sottilc e Venticello. rRrBoLAro: Ci hanno chiuso la porta in faccia.
t.A('('tA'tos't'A: Signore, dev'essere pazzo.In questa casa non sof- ANANTA: Venite fuori, semi di zolfo, figli del fuoco!
l'ia alito di ventoe6 da tre settimane, signore. parola mia. (Bussano.) Il vostro fetore ci sommerge. L'infamia alberga in
scARBo: Parola tua, servo arrogante? questa casa!
F'ACCrArosrA: Sissignore. Il custode della casa sono io, e so bene cASTRTLLo: Per forza, c'è dentro mia sorella!
che le chiavi sono rimaste finora in mano mia. ANANTA: E diventata una tana di sordidi uccelli!
SGARBo: Questo mi ricorda Facciatosta! cASrRrLLo: Allora, ti decidi a venir fuori, troia, puttana di mia
FACCrArosrA: Sbagliate casa, signore. Che indirizzo cercate? sorella?
SGARBo: Farabutto! Questo è un altro della banda. Andiamo a ANANIA: Non chiamatela sorella. È una sgualdrina.
chiamare le guardie per buttare giù la porta. cAsrRILLo: Gli scateno contro lapiazza a questi qua!
AMASENNo: Scusate, gentile signore parola.
AMASENNo: Signori, vi prego!
SGARBo: Niente da fare. Torneremo con un mandato.
- una
ANANIA: Indietro, Satana! Non cercare di trattenere il nostro sde-
MAMMoNE: E vedremo se ci aprirete o no la porta! (Escono Sgor- gno. (.Escoro Anania, Triboloto e Castrillo.)
bo e Mammone.) AMASENNo: Questo è un manicomio.
AMASENNo: Che significa tutto questo? FACCTAToSTA: Proprio così, signore. Devono avere aperto i can*
FACCIAToSTA: Non riesco a capire. celli di Santa Caterina, dov'è ricoverata la crema dei pazzi.
r vrcrNo: Questa è tutta gente che abbiamo già visto.
I vlcrNo: Quei due signori ci sembra di averli già visti.
II vlcrNo: Sì, certamente.
FACcrArosrA: Due di quei matti? Parlate da matto anche voi co-
III vIcINo: Erano tutti compari.
me loro. Francamente, signore, credo che la luna li abbia fatti
FACCIATosTA: Silenzio, ubriaconi! Signore, sono stravolto. Per-
impazzire tutti quanti. (Entra Castrillo. A porte:) Mamma mia,
mettete che dia un'occhiata alla serratura per vedere se è stata
ci mancava solo il giovane arrabbiato.
manomessa.
cAsrRrLLo: Mascalzoni, magnaccia, plebaglia, aprite subito Ia AMASENNo: Non ci capisco più niente.
porta! (Bussa.) Troia, sorella mia zoccolaeT! Che mi possano FACcrATosrA: Francamente, signore, mi sembra tutto in ordine.
accecare se non ti faccio venire a prendere dagli sbirrile8 Vieni Siamo di fronte a un caso di allucinazione, una deceptio vi-
fuori dal tuo castello, puttana!... sus... (A porte:) Riuscissi almeno ad allontanarlo per un po'.
FACcrATosrA: Cercate qualcuno, signore? MESSTNrTEGA (chiamando doll' interno): Signor capitano ! Dottore!
cAsrRrLLo: Quel ruffiano del dottore, quell'imbroglione del suo AMASENNo: Chi è là?
capitano e quella troia di mia sorella! FACCTAToSTA: Non lo so, signore. (A parte:') Ci siamo dimenticati
AMASENNo: Qua c'è sotto qualcosa, di certo. dentro lo scrivano!
FAccIATosrA: Sul mio onore, signore, questa porta rimase sempre MESSTNrTEGA: Dio buono, quand'è pronta la Regina delle Fate?
chiusa. FACCIAToSTA: Illusioni, spiriti dell'aria... (A parte:'1Il tampone
gli si è squagliato in bocca, ed ora vuol essere ascoltato.
s Jonson usa il termine langs (soprannome dato a Facciatosta da Mammone) MESSTNPTEGA: Sono mezzo soffocato...
nel doppio senso di venticello, soffietto e Polmone. Nel testo originale la rispostà FACCIAToSTA: Magari lo fossi del tutto.
suona: <<In questa casa non c'è polmone né coratella da tre settimane» lperòhé il
gatto è morto.
AMASENNo: Viene da dentro casa. Senti.
e7
Nel testo: <<cockatrice>», cioè basilisco, bestia mitica e mostruosa, che ricorre FAccrArosrA: Credetemi, signore. È fuori, nell'aria.
nella terminologia.scurrile per indicare (come il topo di fogna, la «zoccola» per AMASENNo: Sta' zitto...
I'appunto) le prostitute. MEssrNprEGA: Sua Grazia mia zia non mi sta trattando come si
eE
Letteralmente, I'imprecazione suona «per la luce!» (by this tighf l),
conviene.
86
87
rii sorrrlE (dall'interno): Zitto, imbecille! Stai rovinando tutto. FACcrATosrA: Fagli conoscere sua zia, e poi levatelo di torno. Te
FACcrArosrA (rispondendogli a parte): Sei tu che stai rovinando la mando io. (Esce.)
tutto, carogna! sorrILE: Ci siamo, signore. Vostra zia Sua Grazia vi riceverà tra
AMASENNo: E questo che significa? Adesso parli con gli spiriti? poco, dietro mia sollecitazione, grazie anche all'intervento del
Andiamo, amico. Basta con i tuoi trucchi, Geremia. Fuori la capitano... (Entra Pupa travestito da Regina delte Fote.)
verità, immediatamente. sorrILE: Eccola che arriva. In ginocchio
FACCIAToSTA: Signore, so che sapete apprezzare l'intelligenza e - prosternatevi.
portamento regale! Così, bravo. Più vicino.
Che
Ora ditele: «Dio
l'allegria. Ma non parliamone qui in strada. Datemi la possibi- salvi Ia regina»rm.
lità di mostrare le mie doti, e scusatemi se mi sono servito della MESSINPTEGA: Signora...
vostra casa. Non chiedo altro. In cambio, vi procurerò una ve- sorrrlE: Ed anche zia.
dova per la quale mi dovrete ringraziare. Vi renderà ricco e vi MESSTNrTEcA: E mia graziosa zia Dio salvi Vostra Grazia.
farà ringiovanire di sette anni. Per averla basterà che indossiate eura: Nipote, temevamo di essere- in collera con voi. Ma con quel
un mantello spagnolo. Ce l'ho dentro. Venite pure, non abbia- vostro bel viso avete invertito la marea, facendola defluire ver-
te paura per la casa. Non è stata contaminata dalla peste. so la gioia verso l'amore che sembrava perso. Alzatevi, e
AMASENNo: A parte la peste che t'ho portato io, comparendo sen- toccateci la -veste di velluto.
zache te l'aspettassi. sorrrlE: Il lembo, baciatelo. Così.
FACCTAToSTA: E vero, signore. Perdonatemi. pupa: Ed ora carezziamogli la testa. Vincerai molto, nipote, mol-
AMASENNo: E allora, vediamo questa vedova. to spenderai, molto donerai, molto presterai.
(Escono Amasenno e Facciatosto.) sorrrlE: Molto, moltissimo. Su, perché non ringraziate Sua Gra-
zia?
MESSINeTEGA: Non riesco a parlare per la gioia.
SCENA QUARTA
sorrrlE: Sentitelo, poverino! Parente stretto di Vostra Grazia.
(Interno dellu casa. Entrano Sottile e Messinpiego.) pupa: Datemi l'uccelloror. Ecco, in questa borsa che porterete al
sorrILE: Ma come, vi siete mangiato il bavaglio? collo, cugino, c'è il vostro spiritello. Tenetevelo addosso, e da-
MESSINeIEGA: Mi si è spappolato in bocca, ve Io giuro. tegli da mangiare tra una settimana, a partire da oggi, sul vo-
soTTrLE: Avete rovinato tutto. stro polso destro...
MESsrNprEcA: Ero mezzo soffocato dal fumo. E mi misi a mastica- sorrrI"E: Apritevi una vena con uno spillo e lasciatelo succhiare
re per tener buono lo stomaco. Vi prego di scusarmi con Sua una volta la settimana. Fino ad allora non dovete guardarlo.
Grazia. Oh, arriva il capitano. (Entra Facciatostaee.) pup.q,: E comportatevi, caro congiunto, con lo stile
che si addice
FACCIAToSTA: Ma come, niente più bavaglio? alle vostre origini.
sorrILE: Si è messo a parlare. sorrrI-E: Sua Grazia gradirebbe che vi asteneste d'ora in poi dal
FACCTAToSTA: Maledizione, l'ho sentito e ho sentito anche te. mangiare pizza e pasticcio d'orzo all'osteriaro2...
(A Messinpiega:) Vi siete rovinato. (A-parte, a Sottile:) Mi so- pupl: E dal frequentare posti come la taverna del Cielo e quella
no dovuto inventare che la casa è infestata dagli spiriti per tene- dell'Infernor03.
re lontano quel rompiscatole. sorrILE: Lei vi sarà sempre accanto. Guardatevi dal giocare a da-
sorrILE: Ci sei riuscito?
FACCrArosrA: Almeno per stanotte. Hai sentito che casino là fuo-
ri? 'm Nel testo: «Dio vi salvi» (Godsaue you), con riferimento alla formuta d'uso
sorrrlE: Altroché, sono morto di paura. nefla monarchia inglese, che in italiano è abitualmente resa con «Dio salvi il re»,
«Dio salvi la regina».
'o' Pupa dice testualmente «datemi l'uccello» (Cive me the bird)perché in effet-
ee
ti, per gioco scenico, mettono nella borsa un uccello. È una delle tante riprove che
È stato notato (Hathaway) che Facciatosta si è appena rasato la barba per ri- la scrittura elisabettiana procedeva in funzione diretta della messinscena.
prendere le sembianze di Geremia, e non si capisce come abbia avuto il tempo di '"' Jonson indica nel testo, come in altri punti, due pub familiari al pubblico
procurarsi una barba finta per tornare ad essere il capitano. Ma si tratta di dettagli lon{inese dell'epoca: Woolsack e Dagger.
irrilevanti, comunque risolvibili in scena. '"' Altri ritrovi londinesi.

88 89
dl con i venditori ambulanti. Cercate di frequentare gente più eura: Questo non era nei patti.
fltte e rlediurrvi rr giochi pitr degni... sorrrl-E: Appunto, piccina, ma noi gli renderemo il fatto suo. I
MFi§lNFllrt r^ : Sl§§ignore. gioielli e i bracciali della vedova, li hai gia presi?
$rt ilt r': ( iioclri di curtc che si giocano a corte, come la primiera. euPa: No, ma subito provvedo.
ll qrtalrtlo vilrcelc, ricordatevi di noi. sorrrlE: Stanotte, se ci stai, Pupa mia, quando saremo imbarcati
MFrINt,lt,(lA: lrurola mia. i,
con tutto il nostro bottino per Ratcliff, invertiremo la rotta e
s(}1,il t,; lrolctc portarci un migliaio di sterline prima di domani faremo vela per Brainford. Così ci saremo liberati, una volta
seru, grurché ne abbiate vinte tremila. Se vi va. per tutte, di quell'infame carogna.
MtrSSlNt,tticiA: CertO. LO giUrO. pupe: Con piacere. Mi ha stufato.
sor"ur.E: Ci penserà il vostro spirito ad insegnarvi tutti i giochi. sorrrt-E: Ne hai ben donde. Con la sua smania di sposarsi, quella
IiACCrATosrA (dall'interno): Allora, a che punto siete? canaglia ha violato tutte le regole della nostra società.
sorrrlE: Ci sono altri ordini, Vostra Grazla? pupe: Gliela voglio spennare quella sua passerotta da farla restare
pupa: Nient'altro. Però venga spesso a trovarmi. posso
lasciargli completamente nuda.
tre o quattrocento casse di tesori, più dodicimila acri di teria sorrILE: Mia bella vampira, uccello mio notturno, ce la spassere-
nel Regno delle Fate. A condizione pero che giochi bene, con mo nelle taverne di Brainfordr6 quando avremo tutto e potre-
decoro faccia con giocatori del suo rango.
- e sechela zia
sorrrlE: Visto generosa! Mandatele dietro un bacior@. E
mo aprire le casse per dire: questo è mio, questo è tuo, questo è
tuo, questoè mio... (Si baciano).
datevi da.fare per vendere quella vostra rendita di trenta sterli- (Entra Facciatosta.\
ne l'annolos, FACCTATosTA: Ehilà, siamo in calore!
MESSTNeIEcA: Sicuro, lo faro. sorrrlE: Un po' eccitati per la buona piega degli affari.
sorrlt"E: Oppure regalatela, che diamine! FACcrA,TosrA: Tossico ha portato il prete. Fallo entrare, Sottile
MESsrNprEcA: A mia zia, voglio farle questo dono. Vado a prende- e bada che Bebè si dia una lavata di faccia. -
re gli atti. (Esce.) sorrILE: Deve anche radersi?
sorrrlE: Bene. Di corsa. (Entra Facciatosto.) FAccrArosrA:'Se ce la fai a costringerlo . (Sottile esce.\
FACCrArosrA: Dov'è Sottile? pupe: Ti vedo agitato, Facciatosta. C'è in ballo un grosso affare?
sorrrt"E: Eccomi. Novità? FACCrArosrA: Un affare che a Pupa porterà dieci sterline al mese.
FACCrArosrA: c'è Tossico alla porta. Fatti dare il vestito e man- (Rientra Sottile.) Se n'è andato?
dalo a cercare_un prete, subito. Digli che serve per fargli sposa- sorrrI,r: Il prete è di là in sala che ti aspetta.
re la vedova. La cerimonia costeràìento sterline. (soitite;s;e.) FACCTAToSTA: Vado a lavorarmelo. (Esce.)
Ci siamo, Pupa. Hai imballato tutto? pupa: E adesso, detto fatto, se la sposa.
pupe: Sì.
sorrILE: No, non è ancora pronto. Datti da fare, pupa, ripuliscila
FACCrArosrA: Ti piace Madama Cistò? di tutto ciò che puoi. Nessuno scrupolo. (Entra Facciatosta.)
pupa: Una povera grulla insignificante. (Entra
Sottile.) FACCTAToSTA: Avanti, amici, avete impacchettato tutto? Dove so-
sorrrLE: Ecco il mantello e il cappello della Trogedio ipagnota. no le casse? Su, tiratele fuori.
FACctATosrA: Da'qua. sorrrlE: Eccole.
sorrrt-E: Anche la gorgiera? FACCrArosrA: Vediamo. Dove sono i soldi?
FAccrATosrA: Sì, torno subito. (Esce.) sorrrlE: Qui dentro in questo.
sorrrI-E: Come vedi, Pupa, si sta dando da fare per quel suo pro- FACCIAToSTA: - sterline di Mammone, le centosessanta di
Le dieci
getto della vedova. prima, la grana dei confratelli puritani, quella di Tossico, del
re Doppio senso grossolan nostro scrivano Messinpiega... Che c'è in quel pacchetto?
. o. «Kiss her departing port>> significa «Bacia la parte pupa: Il gioiello della cansriera, che I'aveva rubato alla padrona
di lei che se ne va», cioè la sua spogria fisica, visto-cire lei gliresterà.oÀ"niiÀ.-
canto in quanto fara, ma vuol dire anche «Baciale il di d'ietro», .o,n. aiii.rtoi
per essere cerla...
stato tradotto da molti.
16
Anche qui, comc,nel primo atto, la cifra è indicata in «marchi», moneta
equivalente a due terzi d'unà sterlina, '06 Come in altri passi, Jonson indica direttamente il nome di unlocale: The pi-
geons (i Colombi).

90
9l
FAGOATOÉTAi Dl potcr brlllare piùr di lei?
FUFAt §la, SCENA QUINTA
tlr'{ lAt{}qt,rl lt lrr quella rcetola?
rrllrEi (lll nnrlll delle pcscivendole, credo, e le mance delle (Entra Amosenno con il Prete.)
AMASENNo (sentendo bussare):
f*lFre, No, lrrrpe? Signori, che cercate?
MAMMoNE (dall'esterno): Aprite la porta, ladri, ruffiani, ciarlata-
FArllAlnrtA: [)ove rono le sottane francesi, i busti, i reggicalze?
titrrlil Ft Qul, lrclla c&ssa conlepezze di lino. ni!
FA{ ( t^tr,titA: (l'è anche il- damasco di Tossico e il tabacco?
cuARDrA (doll'esterno): O la sfondiamo!
àrtnntl; Sl. - AMASENNo: Che mandato avete?
FA('('t^t()st'A: Dammi Ie chiavi. cuARDrA: Quello giusto, non dubitate, se non aprite la porta.
I't,t'A: Pcrché a te?
AMASENNo: C'è una guardia là fuori?
oUARDIA: Sì, due tre, se necessario.
s(rrrrr.E: Non fa niente, Pupa. Tanto non apriremo i bauli prima
AMASENNo:
- anche
Un attimo di pazienza. Apro subito. (Entra Facciato-
del suo arrivo.
rrAccrArosrA: Proprio così. Infatti, non Ii aprirerete _ né ve li
sto.\
I porterete dietro. Capito, pupa? Non li toccherete nemmeno!
FAccrArosrA: Fatto, signore? Il matrimonio è a posto? Tutto in
pupe: No? ordine?
AMASENNo: Sì, sei un genio.
i FAccrATosrA: No, stracciona invadente. Il fatto è che il mio na_
drone sa tutto, mi ha perdonato e se li terrà lui. È così, dottàre
FAccrATosrA: Via la gorgiera ed il mantello, allora. Tornate ad
esserevoi stesso, signore.
faccia di tutti i tuoi oroscopi. È inutile che mi guardi a
-quelalla
modo. Son io che l,ho awertito. perciò, statevi bàne, cari
scARBo (dall'esterno): Giù la porta!
cASrRrLLo (dall'esterno): Abbattetela, perdìo !
perché l'impresa tripartita di Sottile, pupa e Facciaiosta
1ocì, AMASENNo (apre): Calma! Calma, signori! Che significa questa
finisce qui. Tutto quelro che posso fare per voiè aiutarvi a sar- violenza? (Entrano Mammone, Sgarbo, Castrtilo, Anonia, Tri-
tare il muro dietro casa, o prestarti un ienzuolo per coprire la
bolato e le guardie.)
tua veste di velluto, cara pupa. Le guardie stanno per airivare. MAMMoNE: Dov'è quell'imbroglione?
Pensat-e in fretta qualcosa che vi risparmi il banco deg[ imputa-
scARBo: E il mio capitano Facciatosta?
ti, o è lì che sarete tra poco. (Si sente bussare.) Sentito? La MAMMoNE: Questi uccellacci del malaugurio...
tastrofe. "a- SGARBo: Che beccano nelle tasche della gente.
sorrrlE: Gran figlio di un demonio! MAMMoNE: Madama la Supposta...
cuARDrA (dall'esterno): Aprite la porta! cASrRlLLo: E quella troia di mia sorella.
FACcrArosrA: Mi dispiace per te, pupa. Ti farò avere mie notizie ANANTA: Locuste emerse dall'abisso infernale...
al bordello della maitresse Amor... rRlBoLAro: Flagello biblicoto8...
eure: Impiccati! ANANTA: Peggiori delle cavallette e dei pidocchi egizi!
FAccrATosrA: O a quello di Cesarinar0T! AMASENNo: Signori cari, ascoltatemi. E voi, siete guardie e non
pupa: Che ti prenda la sifilide, carogna! Mi dispiace che non c,è sapete reprimere questo tumulto?
tempo di massacrarti. cUARDIA: Attento a quel che dite.
FACcrATosrA: E tu, Sottile, fammi sapere il tuo nuovo indirizzo. AMASENNo: Insomma, signori, qual è il problema? Chi cercate?
Ti manderò qualche cliente, ogni tanto, in ricordo della noiiia MAMMoNE: Quella canaglia dell'alchimista.
vecchia amicizia. Hai dei progetti? scenso: E quel ruffiano del capitano.
sorrrI-r: Si, carogna d,impiccarmi. per trasformarmi in un de_ cAsrRILLo: Mia sorella monaca.
monio più infame -di te, e tormentarti a letto, ed anche a tavo_ MAMMoNE: Madama la rabbina.
1a... quando dormi e quando mangi! ANANIA: Scorpioni e bruchi.
(Escono Sottile, Facciatosta e pupa.)
tm
Nel testo: «Profane come Bel e il drago» (Profane as Bel ond the dragon), in
'0' Amor e Caesarean, note tenutarie di bordelli londinesi. riferimento a un testo apocrifo.

92
93
tllAtÉNNrI Uno alle volto, per piacere. cato da cui risulti che siete stato raggirato, cd io non mi oppor-
tltrAntll^; ljtto nlle vuku, rigrroli -* o mctto mano al manganello. rò a che ve le riprendiate.
ixirt*: Vnrl rl'urgrlgllo c rli lrrrsuriu - alla gogna! MAMMoME: Preferisco perdere tutto, piuttosto.
ritlÀtlxl{r: Verll ilrt pil' rli lrirrrrturla, invasato. AMASENNo: Come volete, signore. Ma ditemi, davvero volevate
Itl§tt àtu: ( àlnta, tllactlrrrt Arrarria. cambiare tutto in oro?
ll{àà}Hr{.: §ettrire. (rresru è casa mia, ma Ie porte sono aperte. se MAMMoNE: Non posso dirlo. Può darsi. E con questo?
r"É r[ralt'urra rlelle.glcrs.rrc che cercate, poitatevela ,ia. Éruga-
AMASENNo: Che tremenda disillusione dev,essere stata per voi.
lÉ, l, ,,lrt'tlcl t'icl.. Sono appena tornàto in
lf, r,lrias* lrri lru rnolto sconcertato, a dire ilcittà. trtto qiÉ-
,.ro. Uu-p6ilt
MAMMoNE: Basta, voglio salire su un carro di rape e predicare la
fine del mondo entro due mesi. Ehi, Sgarbo, che haì? Sogni?
lrtin rkrrrresrico, ha ammesso di essere venuto meno al suo àore-
SGARBo: Devo sempre fregarmi con le mie stesse mani per quel vi-
rc drrr.rrrc la mia assenza affittando Ia casa a un dottore e a un
etpitano. Non sa, in ogni caso, chi siano quei due, né dovosÉ zio demenziale dell'onestà! Dài, muoviamoci, andiamo-a sco-
vare quei due farabutti. Che se trovo quel Facciatosta gli lascio
l't().
MAMMoNE: Se ne sono andati? (Entrono.)
un bel ricordo.
FACCTAToSTA: Se ne sentirò qualcosa, ve lo farò sapere. Erano de-
AMASENNo: Potete entrare e cercare dove vi pare. Io non ho trova_
to che pareti vuote, affumicate, in condiiioni peggiori ai ...*
gli estranei per me. Li credevo onesti. Comè me, signore.
(Escono Mammone e Sgarbo. Entrono Anonia e Tribotoio.)
le avevo lasciate, cocci di vasi e di bicchieri, uri fliniiio.:.-ù;;
rRrBoLATo: Bene, non è detto ancora che si debba perdere tutto.
c'era nessuno in casa, tranne una signora che ora è di là. Mi
disse di essere una vedova...
Va'a prendere qualche carretto...
AMASENNo: Per farne che, miei devoti amici?
cAsrRrLLo: Ecco
AMASENNo: Avrebbe - mia sorella! Ora l,ammazzo di botte. Dov,è?
dovuto sposare un conte spagnolo. fraap*
ANANTA: Per portare via da questo covo di ladri ciò che spetta di
che al momento di venire al dunque, questo sf sià tirato
diritto agli onesti.
così maldesrramente che aila fine ho dovuto rarmi auanii-ià,
6di;i;; AMASENNo: Cioè cosa?
ANANTA: I beni che un tempo appartennero agli orfani, acquistati
che sono vedovo.
scARBo: Avanti, indietro... Ma allora I'ho perduta? ora dai confratelli aprezzo d'argento.
AMASENNo: Ah, eravate voi il Don di Spagna? In tutta
AMASENNo: La roba in cantina, quella che il cavalier Mammone
franchez_ già rivendica come propria?
za, lei ora-vi disprezza- Dice che le giuraite e ripeteste Ai.rréiri
ANANTA: Quell'infame di Mammone, io lo sfido nome di tutti
gl.^r: !:T lei.la briga di tingervi Ia barba ed annerirvi fu iu..iu,
ol esservl
- apuoi
gli altri confratelli! E tu, profano, con che animo antepor-
latto prestare vestito e gorgiera, tutto per amor suo re la parola di quel pagano alla nostra, che ha il segno aei Si-
- e poi non
Mancaste
faceste niente. avète sUagtiato tutto, ,iÀr"*.
d'iniziativa. Cosicché un vecchi6
gnore?
arcfriUuÀiére;;;: AMASENNo: Senti, mio isterico zelante arruffapopoli, e pure dia-
te le polveri, fece fuoco e centro d,un sol colpo.
MAMM.NE (rientrando dail',ispezione): L'interoìido cono, se non sparisci su due piedi ti prendo a bastonate.
è vorato via. ANANTA: Signore!
AMASENNo: Ma che razza di uccelli erano?
TRTBoLATo: Calma, Anania.
MAMMoNE: Della razz,a-dei corvi e delle gazze ladre,
signore. In ANANTA: Sono forte e resisterò ben saldo contro l,esercito che mi-
cinque settimane mi hanno.alleggerito ài centosettantà sterline,
per non parlare delle materie prime e delle mie naccia di mandare Dio in esilioroe!
.or., .À" oirrol AMASENNo: Ti mando io in esilio nella tua topaia di Amsterdam!
no ammucchiate giù in cantina. Meno mare che le hanno6;;-
te, così almeno me le posso riportare a casa. ANANTA: E di lì pregherò contro la tua casa. possano i cani insoz-
AMASENNo: Credete? zare le tua mura, le vespe e le cavallette nidificare sotto il tuo
MAMMoNE: Sì, certo. tetto, asilo di falsità e di raggiro! (Escono Anania e Triboloto.
AMASENNo: Solo per ingiunzione legale, signore. Non Entra Tossico e viene accolto a bastonate da Amosenno.)
altrimenti.
MAMMoNE: Come, non posso riprendermi le mie cose?
t@
AMASENNo: Signore, cor-ne faccio ad essere certo Probabile citazione biblica, con allusione alla condizione di esiliati dei con-
che vi apparten-
gono se non attraverso un atto ufficiale? portatemi fratelli puritani. Come risulta dal successivo riferimento ad Amsterdam, rifugio di
unìertifi_ puritani fuorusciti.
94
95
AMASENNo: Ancora un altro? un servo, con una simile vedova ed una tale ricchezza, sarebbe
Tossrco: No no, signore
- nonfanaticorr0!
AMASENNo: Fuori, oltranzista
sono un confratello!
Hai anche il coraggio di
davvero ingrato se non si mostrasse indulgente di fronte alla
sua intelligenza, e non favorisse la sua fortuna, sia pure aprez-
parlare! (Tossico esce.) zo di qualche compromesso con la propria coscienza. pèrciò
FAccrArosrA: No, era Abele Tossico. (Al prete:) per favore, an_ (rivolgendosi ol pubblico:) siate indulgenti anche voi, signori
{atg a spiegargli come stanno le cose. Dìtegli che i giochi iono miei, gentili spettatori, se ho trasgredito alla serietà di un vec-
fatti. Ha perso troppo tempo a lavarsi la fàccia. Se vuole noti- chio e a certe rigide norme di comportamento. pensate che una
zie del dottore, può cercarle a Westchester e del capitano a sposa giovane e un cervello lucido possono sowertire le leggi
Yarmouth, o in qualche altro buon porto, -dove se ne starà in dell'età o cancellarle del tutto. (A Facciatosta:) Ma dì qualcòia
attesa del vento. (Esce il prete.) Ora, signore, dovrete vedervela pure tu, canaglia.
con il giovane arrabbiato... (Entro Castritto con Madama Ci_ FACCrArosrA: Sissignore, subito. La mia parte (al pubblico:) si è
s/ò.) andata un poco restringendo in quest,ultima scena, ma è stato
cASrRrLLo: Vieni qua, pecorella! Con chi te la sei fatta che t,è pia_ per motivi di decenza. E sebbene ne sia uscito pulito con
ciuto tanto? Non ti avevo detto di farti montare soltanto da un Sottile, Sgarbo, Mammone, Pupa, l,impetuoso Anania,- Mes-
cavaliere che potesse fare di te una signora? Dannazione, sei sinpiega, Tossico e tutti gli altri che ho fregato mi rimetto
una pupattola! Ma guarda che io ti faccio a pezzi! per la mise_ ugualmente al vostro giudiziott3. Se mi assolvete, - questi soldi
ria, proprio questo cadavere ambulante dovevi sposare? che mi sono fatto serviranno per farvi festa, ed invitare nuovi
AMASENNo: Tu menti, ragazzo. Sono in forma quanto te anzi, _ ospiti.
più di te.
cASTRILLo: Ma davvero?
AMASENNo: Avanti, vuoi duellare? Ti faccio vedere io, cialtrone.
Va', corri a prendere gli attrezzittt'!,
cASrRrLLo: Santo cielo! Siete un vecchio davvero in gamba, a
quanto vedo.
AMASENNo: Cos'è, adesso cambi stile? Vieni avanti. euesta co_
lomba è mia. Saltale addossotr2, se hai coraggio.
cASrRrLLo: Diavolo, bisogna che diventiamo amici! Non ho scel-
ta, del resto. Ch'io sia impiccato! I miei rispetti, sorella, per
questo tuo matrimonio.
AMASENNo: Dite dawero, signore?
cASTRTLLo: Sì, davvero. E se mi assicuri che ti piace il tabacco e il
bere, vecchio mio, ti darò cinquecento sterline in più di dote, ri-
spetto a quelle che le spettano.
AMASENNo: Geremia, prepara una pipa. D,ora in poi non voglio
fidarmi d'altri che di te.
cAsrRrLLo: Sai, non sei affatto meschino! Sei uno che sa vivere.
Andiamo a fumarci sopra insieme.
AMASENNo: Con tua sorella, cognato mio caro. (Escono Castrillo
e Madama Cistò.) Un padrone che è stato così beneficiato da

'- rr0
Nel testo: «Fuori, Harry Nicholas», fanatico Ieader di una setta anabattista
denominata Family of Love.
Irr Le armi,
eviàeniemente.
r12
Per accentuare la similitudine derla coromba, Jonson usa un verbo preso dal
lessico della caccia con il falco (to stoop), che significa piombare .uttaprèaa.- --- .- "' l_.{.1 testo l'autore parafrasa la lbrmula che nei tribunali inglesi accompagna
il verdetto della giuria.

96
97
?
TASCABILI ECONOMICI NEWTON
{
ll foscino di outori senzo tempo in cento pogine di gron-
de letteroturo: uno nuovo, stroordinorio collono di to- I

scobili.che unisce.oll'elegonzo dello veste edltoriole lo


portlcolore curo del corredo critico e delle troduzioni, per
roggìungere il pubblico più esteso con il prezzo più
economrco.

IONSON
lL oon-on soTTrLE, IALCHTMTsTA
Lalchinrsto di BenJonson e indicoto do Somuel T. Coleridge
e oltrì studiosi come ìl testo teokole doll'intreccio più perfetto
che sio moi stolo escogitoto. lntorno ol protogonisto, perso
noggio quonto moi ottuole, s'inlersecono più storie, tutle ri-
.conducÌbili o un unico generole progetto di truffo. ll Dottor
Sottile non si limito o r.og"giror." il prosiimo focendogli credere
che è in grodo di fobbricore l'oro, mo ricorre o quolsiosi
espediente purdi soddisfore lo proprio ovidito, con lo com-
plicito di uno prostituto e di un servo infedele. Verro soprof-
fotto dollo complessitò dei suoi infrighì, incopoce di control-
lorne gll sviluppi.

Ben Jonson .1572'163{.ebbe uno conoscenzo perso-


nole direlto di quello torbldo founo dì lodri.,e. mistificotori,
mezzoni e prostilute, che descrive in com*ìedie come l'ol
chimisto. Personoggì oì morgini dello socìeto come il Dottor
Sottib gli furono fomilìo'ri. Lui stesso conobbe lo golero ed eb'
be il pollice segnolo con il morchio dell'ossossino, ovendo uc-
ciso un ottore in uno risso. Roggiunse in gioventù il successo
=cf
ol servizìo di Henslowe, il moggiore impresorio dell'epoco.
Tro ì copolovori dello suo moturitò Volpone (1605) e l'ol -7 I

tIJ Ì

chimista {l 610), desoloti seppure comici offreschi di uno so -o


cietò cinico e degrodoto. st

Fronco Cuomo, giornolisto e scritlore, è oulore di numerosi te- r-tV


stì teotroli, roppresentoti in ltolio e oll'estero. Tro le sue lro-
o===:=:;;::=o
o-s
duzioni il Cirano per Mourizio Sccporro, Romeo e Giulietta l-O
r?
@_-
per Cormelo Bene, I'Edoordo ir per Aldo Trionfo. òw
N
I
ò:N
Questo collono è.stompota s.u corto conlrossegnoto
6--
*r"*t'..a
do "Eticheno ecollgigs nordicoo, quole contributo { :, E =z@
o-@
allo solvoguardio dell'ombiente. -'-r
H: -ra
g
..-.," ,
":::: Ù o\
-o