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Anatomia Umana

Real bodies sono corpi che sono stati fissati in modo particolare, viene usata una tecnica simile a quella
usata in laboratorio di anatomia, cioè la perfusione, si inietta nel ventricolo sinistro il fissativo, un’aldeide
tipo la paraformaldeide o simili, con pompa peristaltica si fa entrare il fissativo che va subito in circolo.
La perfusione è importante in biomedicina soprattutto nello studio anatomico e morfofunzionali
dell’encefalo. Una volta fissati il fissativo viene sostituito da silicone che riempie, sono plastinati, vengono
quindi messi in posizione e viene fatto solidificare il silicone. Richiede circa 1500 ore per corpo.

L’organo è una porzione dell’organismo costituito da vari tessuti. Il sistema è un insieme di organi
omogenei per struttura, funzione e origine embriologica* (es. SNC). L’apparato è un insieme di organi
che sono diversi per funzione, struttura e origine embriologica, ma che collaborano, come l’apparato
digerente, tubo digerente (endoderma), ghiandole associate, etc.

Gli organi possono essere definiti in diversa maniera:

1. Cavi: ha una cavità delimitata da una parete con struttura ben precisa – tubo digerente, albero
respiratorio (vie aeree), vasi, cuore e cute (stessa organizzazione della parete di un organo cavo).
Parete fatta da strati concentrici, dette tonache, dal lume la tonaca mucosa, sottomucosa, muscolare
(circolare e longitudinale) e avventizia.
La muscosa è un insieme di tessuti, nella porzione che dà verso il lume è costituita da epitelio, al di
sotto connettivo pd, spesso si trova anche un piccolo strato di muscolatura liscia, muscolaris
mucosae. La sottomucosa è costituita da connettivo pd, che spesso accoglie strutture importanti,
come le ghiandole (non le grosse ghiandole extraparietali!) che hanno adenomero contenuto nel
connettivo, anche noduli linfatici che hanno la funzione di fare il tessuto linfoide diffuso, quindi
protezioni da infezione, ci sono plessi del SNP che controllano la peristalsi. La tonaca muscolare
esterna è costituita da fibre muscolari lisce nella maggior parte (nel cuore sono striate cardiache e
nel digerente nell’ultimo e primo tratto c’è muscolatura scheletrica - volontaria). La tonaca
avventizia o sierosa – sierosa se l’organo che ricopre è in una cavità, mentre avventizia se riveste
un organo, nella sierosa l’epitelio (mesotelio) secerne un liquido che viene riversato nella cavità in
cui si trova l’organo, sieroso perché il liquido è molto simile chimicamente al siero del sangue, mentre
l’avventizia è sostanzialmente connettivo.

Per descrivere cuore e vasi sanguigni, la parete viene detta tonaca intima che corrisponde a mucosa
costituita da endotelio e strato sotto endoteliale (connettivo). La tonaca intima quando si parla di
cuore viene definita endocardio. La tonaca media corrisponde alla tonaca muscolare dei visceri,
costituita principalmente da muscolatura e connettivo nei vasi e solo miocardio nel cuore. All’esterno
c’è la tonaca avventizia, che nel cuore si chiama epicardio, leggermente diversa dai vasi (hanno
tonaca avventizia propria perché sono immersi in connettivo) è infatti sierosa, perché il cuore è
contenuto nella cavità pericardica.

2. Parenchimatosi: organo che non ha cavità, ma è costituito da un insieme di tessuto epiteliale


specializzato e connettivo per sostegno e nutrimento – ghiandole, reni, linfonodi, milza, timo,
polmoni, gonadi.
Si riconosce sempre una capsula connettivale esterna, una sorta di rivestimento che delimita e
struttura, ricco di fibre connettivali (le fibre muscolari sono cellule, mentre le connettivali sono parte
della sostanza intercellulare, costituita da sostanza amorfa, acido ialuronico, collagene – fibre
proteiche, polimeri di proteine come collagene, elastina) nella sostanza fondamentale. C’è sempre un
ilo, la zona da dove emergono i principali vasi o dotti associati a quell’organo, ad esempio nel rene
trovo arteria e vena e dotto principale (uretere) nell’ilo.

3. Fibrosi o filamentosi: muscoli, tendini e nervi, che non rientrano nelle altre due categorie.

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Quando si parla di splancnologia, ci sono


definizioni necessarie per l’analisi topologica, che
individuano quadranti nella parte superiore
delimitati da due linee perpendicolari che si
incrociano all’ombelico, sono superiore destro
e superiore sinistro e inferiore destro e
inferiore sinistro.

Più precisa è la divisione in regioni delimitate da


quattro linee, la sottocostale a livello della
cartilagine costale della decima costa (articolata
con lo schermo), parallela c’è la linea
intertubercolare, infraposta tra i
tubercoli del bacino – si intersecano con le
linee emiclavari che si chiamano così
perché partono dalla metà delle clavicole
(facendo una proiezione). Queste
definiscono nove regioni, le tre centrali
cranio-caudale sono epigastrica,
ombelicale ed ipogastrica, quelle
laterali superiori sono regioni
ipocondriache (= sotto la cartilagine
costale) destra e sinistra, lombari destra
e sinistra e inguinali destra e sinistra.

La posizione anatomica è quella in cui l’individuo è in piedi con le braccia


lungo il corpo e il palmo rivolto verso l’alto. I tre assi di riferimento sono il
dorso-ventrale o posteriore-anteriore, l’asse cranio-caudale o superiore-
inferiore e l’asse laterale destro-sinistro.

I piani di sezione sono delimitati da due degli assi, il piano frontale è


definito da destro-sinistro, supero-anteriore, il piano sagittale è definito
da dorso-ventrale e cranio-caudale (il piano mediano divide in due parti
‘uguali’ il corpo), il piano trasverso è definito da dorso-ventrale e destro-
sinistro. Parasagittale se non attraversa esattamente il piano mediale.

Possono essere classificati come:

• Connettivali: occupati da muscoli, ossa, articolazioni (perimisio, pericondrio) e mediastino è uno


spazio connettivale posto fra il collo e il diaframma.

• Sierosi: cavità delimitata da membrane sierose, costituita da mucosa ed epitelio che riversa nella
cavità un liquido simile chimicamente al siero, sono la cavità toracica al cui interno ci sono tre cavità,
due cavità pleuriche e la cavità pericardica e la cavità addominale che accoglie i visceri ed è una
cavità addomino-pelvica, in connessione anatomica inferiore dorsale che accoglie solo certi organi.

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Anatomia Umana

• Neurali: sono la cavità cranica, posta tra encefalo e cranio, tra il nervoso del SNC e la porzione ossea
che li protegge, e vertebrale, posta tra gli archi neurali e il midollo spinale – protegge il SNC.

Una cavità corporea peculiare, che


nell’embrione prende il nome di
celoma, dal celoma embrionale si
differenziano le varie cavità ventrale e
dorsale.

In visione laterale e anteriore le cavità


sono toracica, tra il collo e il
diaframma, che in visione anteriore si
vede essere frammentata in tre (due).
La cavità addominale (addomino-
pelvica), inferiore al diaframma è
molto ampia, e inferiormente e
dorsalmente si specializza in una
porzione in continuità anatomica in
cavità pelvica che accoglie uretra,
gonadi e l’ultimo tratto del tubo
digerente.

Le membrane connettivali (esclusivamente connettivali, meningi, le altre hanno anche epitelio) che
delimitano le cavità hanno spesso lo stesso nome delle cavità stesse, ma non sono la stessa cosa.
Peritoneo prende il nome di viscerale quando riveste gli organi, mentre parietale quando riveste le pareti
della cavità.

1. Le membrane mucose sono membrane in cui


abbiamo la classica organizzazione di una mucosa
(epitelio + connettivo) cellule nell’epitelio
monostratificato cilindrico (tipico degli epiteli polarizzati)
sono in grado di produrre muco, sostanza lipofile che si
stratifica sulla membrana, diffusa nel tubo digerente che
nello stomaco permette di proteggersi dall’autodigestione
o in generale da infezioni.

2. Le membrane sierose sono strutture costituita da


epitelio e connettivo, in cui l’epitelio è monostratificato
squamoso pavimentoso, in strutture che permettono
scambio (polmoni) o secrezioni.

3. La membrana cutanea riveste tutto l’organismo,


epidermidi costituito da epitelio, che è pluristratificato e
corneificato, con diversi strati di cheratina, al di sotto c’è
il derma, che è connettivo molto ricco, si trovano vasi,
adenomeri di ghiandole, terminazioni nervose sensitive
molto specializzate, sia libere che corpuscolate.

4. Le membrane sinoviali sono le uniche membrane


esclusivamente connettivali, rivestono le porzioni
ossee che si articolano tra loro (presenti solo nelle
articolazioni), le ossa all’interno della cavità sinoviale
sono rivestite da membrana sinoviale che è in grado
di secernere un liquido.

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Anatomia Umana

Nelle radiografie i tessuti molli sono neri, perché non assorbono i raggi, mentre – sono dettagliate in
quanto i tessuti sono capaci o meno di assorbire raggi x,
costruendo mappe, come quella a destra, in cui si usano
colori ‘falsi’ che indicano la densità relativa dei diversi tessuti
o porzioni di tessuti. Lavorando con organi cavi si può vedere
la morfologia con liquidi di contrasto, organi che altrimenti
sarebbero neri.

Si è sviluppata la tomografia, che fa una radiografia su


fettine di organo in modo dettagliato, usando
sostanzialmente sempre le radiazioni. La PET, tomografia
ad emissioni di positroni, permette di valutare cosa succede
nelle varie porzioni anatomiche usando marcatori specifici –
l’unico attuale metodo di imaging che permette di vedere se
un paziente ha il Parkinson (pratico) è di capire se in una
regione particolare dell’encefalo c’è perdita di perdere
neuroni (lo striato) è la PET, si dà al paziente del glucosio
marcato, lo metto in una macchina che valuta le emissioni
del glucosio marcato e costruisco una mappa in cui ciò che
è rosso la molecola è stata maggiormente utilizzata dalle
cellule. Se nei due striati c’è un’asimmetria nei due striati
(la diminuzione è inizialmente unilaterale) dovuta ad una
diminuzione di emissione, posso dire che lì ho perso delle
afferenza/terminazioni nervose. Per confermare la diagnosi
è necessaria un’analisi di anatomia patologica (importante
per la ricerca biomedica, più che per il paziente).

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Apparato Cardiovascolare

Definito un organo sottosternale, cioè è al di sotto dello sterno, in realtà è dorso sternale. Facendo una
sezione trasversa vedo che dorsalmente/posteriormente trovo i muscoli della schiena, la colonna
vertebrale, vertebra toracica in posizione anteriore c’è il mediastino che accoglie il cuore e anteriormente
ancora lo sterno. Ai lati trovo i polmoni.

Il cuore è accolto nella cavità pericardica, che non è una


cavità finta (alcune cavità nel corpo sono collassate, quindi le
due pareti si toccano e si aprono in funzione a bisogni
fisiologici), ha volume molto piccolo, ma è fondamentale che sia
una cavità aperta e non finta, perché questo permette lo spazio
perché si possa dilatare e contrarre il cuore e perché la presenza
di liquido eviti che si generi attrito con i tessuti circostanti (il
cuore batte circa 3 miliardi di volte in un ciclo vitale umano).

Cavità connettivale sierosa, delimitata dal pericardio, la linea


grigia è la porzione più esterna del pericardio, detta pericardio
fibroso, perché costituito prevalentemente da connettivo
fibroso con funzione di sostegno. Il pericardio sieroso avvolge
tutta la cavità pericardica, che in parte
(rosso) è addossato alla
cavità, tanto che fa parte
della parete del cuore,
pericardio viscerale –
definito epicardio –
addossato al pericardio
sieroso ho il pericardio
parietale.

Nel cuore si
definisce una base, la porzione del cuore da cui si
individuano i grandi vasi afferenti ed efferenti, e un
apice che è la porzione più distale che corrisponde al
ventricolo sinistro.

Il pericardio (linea bianca intorno al


cuore) è addossato lateralmente alle
due pleure mediastiniche, cioè le
pleure che avvolgono il polmone destro
e sinistro nella porzione mediale
addossata al mediastino che accoglie il
cuore, mentre
inferiormente/caudalmente il pericardio
è in continuità anatomica (il connettivo
fibroso è in continuità con il perimisio
del diaframma) con il muscolo
diaframmatico.

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Apparato Cardiovascolare

Visione anteriore, sterno-costale.

La vena cava superiore è uno dei


due grossi vasi sistemici che
riportano sangue al cuore, l’altro
(vena cava inferiore) non è visibile
anteriormente, sono i due vasi
afferenti al cuore, che quindi si
gettano nell’atrio destro.

Il punto 13 è l’auricola dell’atrio


destro (non vedo bene l’atrio
destro intero), che è una porzione
espandibile dell’atrio destro che ha
un’anatomia microscopica
particolare, perché internamente
presenta cavecole muscolari detti
muscoli pettinati –
specializzazione dell’atrio destro
che permette di contenere e far
circolare una quantità maggiore di
sangue.

Si vede il grosso ventricolo destro,


da cui si vede fuoriesce il tronco
polmonare che va a dividersi nelle
arterie polmonari che poi portano il
sangue ai polmoni.

Dell’atrio sinistro vedo comunque solo l’auricola, dove va nel ventricolo sinistro, da cui si diparte l’aorta
che porta sangue ossigenato in tutto il corpo. Il 3 non è semplicemente l’aorta, perché si individua l’arco
ascendente, l’arco da cui si distaccano dei vasi e l’arco discendente – bisogna sapere il nome di tutti quei
vasi!

Le porzioni gialle sono costituite da tessuto adiposo, dette solchi, e sono tre in totale di cui nell’immagine
si vede bene 8 e in parte 12, il primo si chiama solco interventricolare anteriore, perché indica la
porzione dove internamente parte in setto interventricolare, ne esiste uno interventricolare posteriore
che non si vede, e il solco coronario, di cui si vede una piccola parte, circonda il cuore a livello della
base del cuore.

Il tessuto adiposo dei solchi accoglie dei vasi, che sono vasi arteriosi e venosi importanti per il nutrimento
e ossigeno del muscolo cardiaco, sono le arterie coronariche (coronarie), che portano sangue
ossigenato al miocardio, sono le prime che si staccano dall’aorta alla base (non si vede nel disegno), i
vasi blu svolgono la funzione complementare alle coronarie. Nei tre solchi vedo le vene cardiache, che
corrono parallele alle arterie coronariche, che vanno a confluire nel seno cardiaco che si osserva bene
posteriormente e si getta direttamente nell’atrio destro. Circolazione molto efficiente.

Si definiscono il margine acuto a livello del ventricolo destro è il margine ottuso, ventricolo sinistro.

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Apparato Cardiovascolare

Visione posteriore

Si vede anche 6, la vena cava inferiore,


si vede una buona parte della parete
dell’atrio destro e ventricolo destro, dove
trovo il margine acuto.

Il sangue passa e fuoriesce attraverso le


arterie polmonari, 17, quelle due sono
la ramificazione del tronco polmonare che
si vede anteriormente. Il sangue torna
nelle vene polmonari, ne abbiamo
quattro, che si gettano nell’atrio sinistro,
passa nel sinistro delimitato dal margine
ottuso, da cui fuoriesce l’aorta.

Si vedono molto bene le vene cardiache,


che confluiscono nel seno venoso (o vena
cardiaca magna).

Visione dall’alto

Si vedono i grossi vasi in uscita dai ventricoli, aorta e tronco polmonare, l’auricola dell’atrio sinistro in
alto dove arrivano le quattro vene
polmonari, l’auricola destra, in cui
si vede bene il punto d’ingresso della
vena cava superiore.

A livello dei due grossi vasi in uscita


dai ventricoli sono aorta e tronco
polmonare, ci sono valvole
(semilunari) a tre lembi, che sono
valvole a nido di rondine, lembi
connettivali che hanno forma tale per
cui quando il sangue passa si
sollevano e poi tornano in posizione,
la loro funzione è quella controllare
che il flusso di sangue sia
unidirezionale, quindi evitare il reflusso tra ventricoli e atri.

Visione anteriore, interno


ventricolo destro

Si vede la valvola tricuspide,


chiamata anche atrio-
ventricolare destra, detta
tricuspide che presenta tre
lembi, che non sono come
quelli delle semilunari, ma che
sono connessi con strutture
connettivali a muscoli
papillari che si sollevano dalle
pareti del cuore, regola il
passaggio durante la sistole,
dipende non solo da lembi
connettivali, ma anche da
muscolatura.

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Apparato Cardiovascolare

Visione anteriore sinistra

Nell’atrio sinistro si vedono i fori di


entrata delle vene polmonari, è in
comunicazione con il ventricolo
sinistro in modo regolato da una
valvola atrio-ventricolare, detta
anche bicuspide o mitrale, con due
lembi connettivali che sono tenuti
insieme da corde tendinee ai
muscoli papillari che si sollevano
dalla parete del ventricolo.

Lo spessore del ventricolo è maggiore


di quella dell’atrio, il miocardio è più
sviluppato, in particolare il ventricolo
sinistro ha il miocardio più sviluppato
perché deve imprimere una
propulsione maggiore per mandare il
sangue nella circolazione sistemica.

Visione anteriore destra

Si vede la cavità dell’atrio destro dove si aprono le


vene cave e l’origine dell’auricola 4, e il seno
coronario che è il punto in cui si gettano nell’atrio
destro la vena cardiaca magna o seno cardiaco. Il
seno coronarico che si apre nella cavità dell’atrio
destro, è l’apertura dei vasi che riportano sangue
ossigenato al cuore dall’esterno.

Visione base del cuore dall’alto

Si individuano quattro strutture principali, le valvole tricuspide e bicuspide, alla base dei due grossi
vasi che escono dai ventricoli, aorta e tronco polmonare. Nella valvola alla base dell’aorta ci sono le
aperture delle arterie coronarie, si staccano addirittura a livello della valvola.

Nel cuore c’è uno scheletro fibroso costituito di


fasci di fibre connettivali, che circonda le valvole e
la base dei due grossi vasi in uscita. È una struttura
di sostegno costituita completamente da tessuto
connettivo. La funzione dello scheletro fibroso, in
primis è quella di dare stabilità strutturale a queste
quattro basi, una seconda funzione è che funge da
punto di ancoraggio per molti cardiomiociti, che
sono quelli che poi costituiscono una parte del
sistema di conduzione, ha funzione di isolante
elettrico, quando si contraggono gli atri non ci
dev’essere contrazione dei ventricoli, l’unica via per
cui la contrazione passa da atrio a ventricolo è
attraverso i cardiomiociti di conduzione, dopo le
contrazioni il ritorno elastico di questo scheletro
fibroso può essere importante per il riempimento
delle camere, quindi il flusso di sangue nelle cavità.

Le valvole semilunari sembrano nidi di rondine, il loro scopo è quello di non impedire il flusso durante
flusso regolare, in caso di malfunzionamento impediscono il reflusso – classiche delle vene, quelle
cardiache sono molto importanti a livello dei vasi in uscita dai ventricoli.

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Apparato Cardiovascolare

La parete del cuore è costituita dai tre strati classici, la parte più
interna è l’endocardio, il miocardio e poi l’epicardio, che di fatto
è pericardio viscerale, c’è una piccola cavità pericardica limitata dal
pericardio parietale con una porzione addossata alla cavità e una
più esterna.

Il miocardio è costituito da tessuto


muscolare striato cardiaco,
mononucleato, la striatura è dovuta
all’organizzazione interna dei filamenti
contrattili organizzati in sarcomero.
Cellule con moltissimi mitocondri e una
riserva di glicogeno nel citoplasma,
una volta attivate le cellule pacemaker
la contrazione si propaga da una cellula
all’altra grazie alle gap junctures.

Le cellule pacemaker
costituiscono il miocardio
specifico – nel suo insieme
costituisce il sistema di
conduzione - si trova in zone
particolari, che servono a
generare la contrazione. Si
trova nel nodo del seno
(senoatriale), detto seno
perché evolutivamente è la
zona tra seno venoso e atrio
destro, è il primo miocardio
specifico che inizia a battere
e grazie a cellule
specializzate diffonde la
contrazione in tutti gli atri,
grazie alle fibre in giallo.
Questa contrazione, che si
diffonde in tutta la parete dell’atrio, arriva al secondo nodo, detto atrio-ventricolare o di Aschoff-
Tawara, presenta fibre specializzate (fascio di His) che portano lungo il setto atrio-ventricolare la
contrazione di diffonde alle pareti dei ventricoli destro e sinistro grazie alle fibre del Purkinje.

Sono state descritte cellule specializzate a produrre modulatori chimici (considerati ormoni) nella
parete atriale e nel setto interventricolare, piccoli peptidi che possono regolare l’attività di altre cellule
del cuore o altre, cellule di fatto a funzione endocrina (NON è una ghiandola). Tra questi peptidi il più
noto è il peptide natriuretico atriale (NAP), e l’endotelina 1 non prodotta solo nel cuore, ma
dall’endotelio anche in altri distretti. Servono a mantenere fluido il sangue, la giusta concentrazione di
elettroliti, etc. Altri peptidi prodotti sono atriopeptina, la cardodilatina e la cardionatrina, con funzione di
mantenimento della fluidità del sangue, equilibrio elettrolitico e abbassamento della pressione sanguigna,
immunità.

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Apparato Cardiovascolare

Il cuore si sviluppa dal mesoderma laterale, come tutto il sistema cardiovascolare, considerato un vaso
modificato, deriva dalla fusione dei tubi cardiaci che si vanno a differenziare nel punto di fusione.

Review: recente in cui si prende in considerazione i diversi contributi allo sviluppo del cuore, di base
quello che determina lo sviluppo è la genetica, però ci sono anche problemi di meccano biologia in cui
alcuni fenomeni biologici possono essere collegati allo sviluppo biologico, viene sostenuta l’idea per cui
il flusso attraverso il cuore accelera e influenza lo sviluppo del cuore – studi di dinamica del sangue nel
cuore con tecniche di imaging avanzate.

Nella tabella sono elencati i punti


fondamentali temporalmente nello sviluppo
del cuore, a tre settimane iniziano a
fondersi i tubi cardiaci (il cuore è il primo
organo che si sviluppa), si differenziano i
cardiomiociti e avviene la prima
contrazione (quando il cuore è poco più di
un tubo). Tutto il resto dello sviluppo
avviene in pochissimo tempo, a 5-6
settimane c’è un cuore completamente
funzionale completo di valvole mature,
l’unica cosa che non è del tutto funzionale
è il setto interatriale nel quale resta un foro che si chiude dopo la nascita.

A 15 giorni quello che c’è è già una


determinazione del mesoderma laterale, ci
sono già regioni che sono destinate a
diventare le varie porzioni del cuore, a 21-
22 giorni c’è l’individuazione del cuore come
struttura tubulare, dove si individuano le
diverse cavità – se vado a vedere l’istologia
vedo differenziati epicardio ed endocardio, e
il miocardio è chiamato gel cardiaco, tessuto
non ancora differenziato, al cui interno si
vanno a differenziarsi i cardiomiociti. Nella
porzione in uscita (va a formare strutture
che si trovano alla base del cuore, l’arco aortico, polmonare) dal cuore abbiano dei numeri, c’è un
contributo delle creste neurali, quindi tessuto ectodermico, che contribuiscono alla formazione della
parete dei grossi vasi in uscita dal cuore. A 50 giorni abbiamo un cuore completamente formato.

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Apparato Cardiovascolare

L’arteria porta sangue in uscita dal cuore, la vena porta sangue refluo al cuore.

Le ARTERIE hanno diametro maggiore delle


vene a parità di distanza dal cuore, nello
stesso distretto corporeo. La differenza
sostanziale sta nella struttura della loro
parete, le pareti di tutti i vasi hanno tonaca
intima, tonaca media e tonaca esterna, la
tonaca intima di un’arteria rispetto a quella di
una vena è la stessa perché di fatto è formata
da endotelio, del connettivo e nelle arterie è
presente un’evidente membrana elastica
interna. La tonaca media delle arterie rispetto
a quella delle vene c’è molto tessuto elastico
oltre a tessuto muscolare liscio. La tonaca
esterna è costituita da connettivo. La lamina
sottoendoteliale è una lamina propria o
membrana basale legata all’epitelio, è un
connettivo senza cellule. Nella tonaca
avventizia il connettivo è fibroso e trovo anche
una vascolarizzazione propria, lo stesso
concetto delle coronarie, hanno i vasa
vasorum, vascolarizzazione specifica per portare nutrimento e ossigeno alle grosse arterie.

Le arterie possono essere elastiche o muscolari, le


arterie elastiche sono tipiche di aorta, carotidi,
succlavie (arti superiori) e le arterie iliache comuni
(arti inferiori). Le arterie muscolari che hanno
contributo muscolare preponderante sono le
addominali, renali spleniche e brachiali, le femorali (si
staccano dalle succlavie). Le elastiche si trovano più
vicine al cuore, devono supportare pressioni maggiori
e quindi hanno componente elastica maggiore.

Le VENE hanno componente elastica


più limitata, all’interno hanno delle
valvole semilunari perché il pericolo
che non ci sia spinta sufficiente a
mandare il sangue al cuore è
maggiore, è quindi necessario far sì
che non ci sia assolutamente reflusso.
Hanno tonaca intima di endotelio e uno
strato connettivale e una lamina
elastica poco sviluppata. Nella tonaca
media c’è una muscolatura liscia a
basso contenuto di fibre elastiche e una tonaca avventizia di connettivo
con poca componente elastica e i vasa vasorum nelle grosse vene.

A livello dello stesso organo con due colorazioni diverse, ematossilina


colora acidi nucleici e l’eosina le proteine, per mettere in evidenza le
fibre di elastina si usa l’orceina, confrontando le pareti di arteria e vena
si vede chiaramente la differenza nella quantità di elastina presente nella parete.

• La differenza tra venula e arteriola, è la quantità di muscolatura liscia, piuttosto che fibre
elastiche.
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Apparato Cardiovascolare

I CAPILLARI sono il vaso sanguigno più semplice, il più distale rispetto al cuore, più periferico. Sono
molto semplici, hanno parete costituita da endotelio al di sotto del quale si trova una lamina basale,
sostanzialmente connettivo acellulare, e connettivo. I capillari hanno funzione non solo di far scorrere il
sangue, ma anche di scambio con il sangue ossigenato e il tessuto che viene irrorato, funzione suggerita
dal fatto che hanno endotelio monostratificato pavimentoso (mesodermico).

Capillare continuo
• Cellule ben adese tra loro, tenute insieme da giunzioni meccaniche, al di sotto del capillare
continuo c’è una membrana basale integra, non ci sono spazi fra le cellule, se non limitatissimi.
Tutto ciò che deve passare è obbligato attraverso le cellule dell’endotelio utilizzando vescicole di
pinocitosi.
• Tipici di cervello, pelle, muscoli, timo, polmoni, ghiandole esocrine, tessuto nervoso, in particolare
nel cervello e nel timo il fatto di essere continuo è fondamentale perché non ci può assolutamente
essere la possibilità che molecole possano passare in modo non controllato, ci sono cellule
specializzate addossate che contribuiscono a controllare, cellule della glia (barriera
ematoencefalica) nel cervello, e cellule reticolari (barriera ematotimica) nel timo. Questa
anatomia è una grande vantaggio, evita che arrivino molecole dannose all’encefalo, svantaggio
però ad esempio nel curare malattie encefaliche come il glioma, perché la maggior parte degli
antitumorali (antitubulinici) non passano la barriera ematoencefalica.

Le cellule endoteliali hanno giunzioni molto strette addossate le une alle


altre, lo strato azzurro nel disegno è la membrana basale integra, intorno a
questa troviamo cellule specializzate che si chiamano periciti, cellule
mesenchimali – connettivali non completamente differenziate – che hanno
funzione contrattile e che all’interno hanno fibrille contrattile, i capillari non
hanno muscolatura e queste servono ad imprimere contrazione. All’interno
del citoplasma delle cellule endoteliali ci sono le vescicole di pinocitosi,
sembrano piovre che abbracciano il capillare. I periciti si è visto mantenere
la capacità di andare incontro a differenziamento in fenotipo endoteliale in
casi di danno al capillare.

• Attraverso l’endotelio passano diverse molecole, è continuo ma non


invalicabile. Normalmente ci sono piccole discontinuità 9-11 nm che
permettono il passaggio di acqua e piccole molecole idrofiliche.

Capillari fenestrati
A livello delle cellule endoteliali presentano delle fenestrature di 60-
80 nm, è la cellula stessa ad avere delle fenestrature che hanno una
lamina basale continua, ma anche a livello di queste fenestrature c’è
un diaframma (piccolo strato di membrana plasmatica).

• Si trovano negli organi dove il passaggio dai capillari è più


significativo (glucosio, ossigeno), quindi il rene, dove il passaggio
non riguarda solo il nutrimento, ma avviene anche
l’ultrafiltrazione. A livello dell’intestino, dove vengono assorbite
molecole. Le ghiandole endocrine che devono riversare ormoni
nel sangue e nei plessi coroidei.

Capillari discontinui o sinusoidi


• In ordine crescente di capacità di scambio, le fenestrature
diventano molto grandi, 10-40 μm, si trovano nel fegato, dove il
passaggio è molto consistente, midollo osseo e milza, dove passano
anche cellule intere.
• Nel midollo osseo avviene l’ematopoiesi, quindi le cellule devono
poter uscire e entrare in circolo sanguigno, nella milza avviene
l’emocateresi (zona di distruzione), altrettanto fondamentale
l’abilità di far passare cellule.

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Apparato Cardiovascolare

I vasi si ramificano secondo due modalità, dicotomica (si ripete nei rami
successivi - A) e monopodica (da un vaso principale si distaccano rami
collaterali - B), la più presente nel circolatorio è la monopodica. Esistono poi
ramificazioni composte per cui un vaso va incontro prima a ramificazione
dicotomica, i cui rami vanno poi incontro a ramificazione monopodica o vice
versa.

Possono fare anastomosi, ovvero fondersi tra loro in modo da


condividere la circolazione del sangue in un certo organo.
L’anastomosi può avvenire in diverse modalità ed è importante
sia da un punto di vista fisiologico, si trova in distretti molto
importanti, come il circolo di Willis, sia per mantenere
circolazione omogenea in un organo, perché il sangue potrebbe
arrivare con pressioni diverse compromettendo l’afflusso
omogeneo di sangue ad un organo (es.
encefalo).

L’anastomosi può anche essere non


costitutiva, ma indotta in condizione
patologica o anche solo di alterazione
della situazione fisiologica, i  sono un blocco del vaso, succede che si viene a
formare un circolo collaterale di arterie, che vanno a vicariare (aiutare) un
vaso che ha dei problemi, un vaso vicino va a fare anastomosi per coadiuvare
la circolazione, o addirittura cambiare il flusso in modo da garantire il flusso
agli organi.

Posti sulle arterie mobili del corpo umano.

❖ Barocettori: il seno carotideo dove la carotide comune si ramifica in interna ed esterna, sono
cellule epiteliali specializzate, a livello del seno carotideo nella carotide interna e dell’arco aortico.
Ricevono stimoli sensitivi che vengono
portati all’encefalo dal nervo
glossofaringeo – misto, contiene sia
fibre sensitive che motorie.

❖ Chemiocettori: Glomo aortico e


glomo carotideo, il carotideo contiene
cellule di senso secondarie specializzate
nella percezione di stimoli chimici, quindi
variazioni di pH e composizione del
sangue che scorre. Posto sulla carotide
esterna stimolo portato all’encefalo da
nervo vago e glossofaringeo. Si
trovano anche sull’arco aortico, chiamati
glomi aortici, alla base dei grossi vasi
che si staccano, il tronco brachiocefalico,
carotide e succlavia sinistra.

13
Apparato Cardiovascolare

Classicamente il percorso più semplice è il sangue che esce dal


ventricolo sinistro attraverso l’aorta va in tutto il corpo in tutti i
distretti dove capillarizza, i capillari arteriosi sono in connessione
anatomica con i capillari venosi che si buttano in venule e vene che
arrivano all’atrio destro.

Il percorso più complicato include anche un sistema portale e rete


mirabilis. Il sistema portale è un’eccezione perché il vaso portale
è venoso ed è afferente ad un organo, ad esempio nel fegato ho
arteria epatica e vena porta epatica, che porta il sangue che arriva
da un altro organo, intestino. Arriva sangue arterioso ad un organo,
da quell’organo fuoriesce un vaso venoso che va a formare un letto
di capillari esclusivamente venoso con un altro organo, da cui poi
viene riportato al cuore – ce ne sono tre epatico, renale (tutti
tranne l’uomo), talamo-ipofisario (si origina dalla neuro ipofisi e
porta sangue alla adenoipofisi). Una rete di capillari può essere
anche esclusivamente arteriosa, tra un vaso arterioso afferente ed
efferente, si trova nei reni, a livello del glomerulo vascolare.

In un organo potremmo avere un vaso arterioso afferente che in un


organo può fare cose diverse, formare la classica rete di capillari
artero-venoso, oppure può avere anastomosi con una vena,
anastomosi artero-venosa, shunt. Non interessa l’intero organo.
Si trova in diversi organi tra cui il rene. Ci può essere un’anastomosi arteriosa (afflusso omogeneo), ma
anche una venosa (favorisce drenaggio omogeneo), in particolare nell’encefalo nel quale si trovano
entrambe.

Aorta*
1. Tratto ascendente, da cui si staccano le coronarie.
2. Tratto dell’arco aortico, da cui si staccano nell’ordine il
tronco brachiocefalico che quasi subito dicotomizza in
carotide comune destra e succlavia destra, si staccano
poi la carotide comune sinistra e poi la succlavia sinistra.
3. Tratto discendente in cui si identificano due grossi
tratti, l’aorta discendente toracica e addominale, la toracica
passa a sinistra della colonna vertebrale e passa attraverso il
diaframma e prosegue nell’addome anteriormente alla
colonna vertebrale fino alla regione ombelicale, dove
dicotomizza nelle due arterie iliache.

Ramificazioni monopodiche fino alla regione addominale dove va


incontro a ramificazione dicotomica.

Dalla succlavia sia destra che sinistra, appena si individuano,


la destra alla dicotomizzazione del tronco brachiocefalico e
sinistra dal distacco dal tronco aortico, si stacca l’arteria
vertebrale, la succlavia prosegue poi con un’arteria ascellare
e poi una brachiale, che dicotomizza in radiale e ulnare.
14
Apparato Cardiovascolare

Arterie della testa e del collo*


Visione laterale destra, si stacca il tronco
brachiocefalico dall’arco aortico, da cui
si stacca in primis la succlavia destra
che va nell’ascellare, da cui si distacca la
vertebrale, arriva all’encefalo correndo
all’interno di fori trasversari delle vertebre
cervicali che la proteggono e che passando
poi dal forame magno, e altri due vasi, il
tronco tireo-cervicale, che va ad
irrorare tiroide e vertebre cervicale, e il
tronco costo-cervicale, che va ad
irrorare le vertebre sottostanti (toraciche)
e i muscoli intercostali.

La carotide comune (destra) che si


stacca anche lei dal tronco brachiocefalico,
a livello del pomo d’Adamo va a
differenziarsi in carotide interna, che
sale ed entra nella scatola cranica
attraverso un foro nell’osso temporale e
va ad irrorare l’encefalo, e carotide
esterna, che rimane all’esterno della
scatola cranica e irrora pelle, naso,
mascella, mandibola, etc.

Visione anteriore appiattito, all’interno la freccia indica


la direzione del sangue. Il primo vaso che si stacca in
basso a sinistra è il tronco brachiocefalico (destra),
dicotomizza formando succlavia e carotide comune
destra, succlavia e carotide comune sinistra si
staccano indipendentemente. La succlavia si ramifica in
arteria che sale da entrambi i lati che è l’arteria
vertebrale, e i due tronchi tireo-cervicale e costo-
cervicale. Le carotidi comuni si dicotomizzano a livello
del pomo d’Adamo in una carotide esterne da cui il
riquadro mostra le arterie che si ramificano (tiroidea
superficiale, auricolare, mascellare, etc.); e in carotidi
interne che proseguono superiormente e vanno
direttamente ad irrorare l’encefalo, vanno a ramificarsi
in una serie di vasi cerebellari e vanno poi a confluire in
un’anastomosi arteriosa alla base dell’encefalo, che è il
circolo arterioso cerebrale (circolo di Willis).

Le arterie vertebrali, sono le prime due che si staccano


dalle succlavie, vanno su senza ramificarsi fino a
confluire in un unico vaso impari, arteria basilare, che
va a formare insieme alle due carotidi interne il
circolo di Willis. In questo circolo i principali vasi
sono, partendo dalla porzione più rostrale, due arterie
cerebrali anteriori, due arterie cerebrali medie e
due arterie cerebrali posteriori, che portano sangue
ossigenato a tutte l’encefalo. I rami comunicanti sono uno anteriore fa anastomosi tra le due anteriori,
e due posteriori che fanno anastomosi tra la posteriore e media.

15
Apparato Cardiovascolare

Circolo di Willis

Circolo venoso
Vena cava inferiore e superiore sono i principali vasi che riportano sangue all’atrio destro, insieme al
seno venoso. I vasi tributari della vena cava superiore (impari) sono le due grosse vene
brachiocefaliche destra e
sinistra – le vene tributarie
della brachiocefalica sono le
giugulari esterna e interna,
che riportano il sangue dalla
regione cefalica, analoghe alle
carotidee. Nel caso delle
arterie vertebrali non c’è
parallelismo, le vene
vertebrali raccolgono il
sangue dal collo e dalla base
della testa, NON dall’encefalo.
Nel tronco brachiocefalico
viene raccolto anche il sangue
che arriva dalle vene
succlavie.

La vena cava inferiore ha un


tratto toracico e uno
addominale, riceve sangue
dalla maggior parte degli
organi addominali, le vene
epatiche, renali, gonadiche e
le grosse vene iliache comuni.
16
Apparato Cardiovascolare

Il sangue drenato dall’encefalo è sangue che


viene raccolto all’interno di seni venosi all’interno
della dura madre e si individuano tra i due strati
della dura madre, meninge più esterna. I
principali seni impari sono il seno sagittale
(perché impari, mediano, e corre lungo il piano
sagittale) superiore, che raccoglie sangue dalla
porzione più eterna dell’encefalo, il seno retto.
Quando seno sagittale superiore e seno retto si
incontrano si ramificano in seni trasversi destro
e sinistro, ciascuno continua con tratto a S (per
cui detto seno sigmoideo), che confluiscono nelle
rispettive giugulari interne destra e sinistra.

La vena vertebrale corre parallela all’arteria


vertebrale, ma raccoglie sangue solo dalla base
del collo, la vena vertebrale e la giugulare
interna sono tributarie della succlavia.

Note cliniche
Arteria coronaria patologica, la parete è alterata, il lume è ridotto e c’è un accumulo che può dare diversi
problemi, infarto, angina pectoris e infarto. Le valvole, sia quelle alla base che la bicuspide, danno
problemi sia di stenosi (quando il connettivo fibroso unisce i lembi che irrigidiscono) e prolasso (i lembi
non chiudono più completamente impedendo il reflusso). L’aneurisma, patologia legata ad un’alterata
parete dei vasi, la tonaca media dell’arteria è molto ridotta, il che fa sì che la parete sia più sottile,
allargarsi e cedere col prolungato passaggio si sangue ad alta pressione. Le vene varicose sono vene con
parete così rilassata e slargata, anche le famose valvole a nido di rondine non impediscono più il reflusso
e il sangue ristagna.

17
Sistema Linfatico

Funzione

1. Drenaggio dei fluidi interstiziali dagli organi, lo scambio con l’apparato cardiovascolare non è
efficiente al 100%, c’è una quota liquida del sangue che si accumula nei tessuti e negli organi.
2. Immunità, si trovano i linfociti nella linfa, che sono le cellule deputate all’immunità, porta via dalla
periferia anche gli antigeni che entrano e si accumulano in periferia.
3. Assorbe i lipidi a livello intestinale, che non finiscono tutti nel sangue, ma principalmente nella
cisterna del chilo.

Struttura: Al sistema immunitario contribuiscono i vasi linfatici, nei quali scorre la linfa, al
funzionamento contribuisce anche il tessuto linfoide sparso e gli organi linfatici.

La linfa è, di fatto, un fluido interstiziale che viene drenato dalla periferia, il 10-15% del sangue che
arriva a vascolarizzare un organo, lascia l’organo come linfa, contiene tutto ciò che contiene il plasma
(ioni, nutrienti, gas e proteine plasmatiche, ormoni, enzimi, anticorpi e prodotti di rifiuto delle cellule –
vasi chiliferi portano nella cisterna del chilo i grassi). Contiene
i linfociti e i macrofagi, che hanno funzione immunitaria.

I vasi linfatici, dal più semplice al più organizzato, sono i


capillari che confluiscono nei vasi linfatici collettori, che
confluiscono in tronchi, che confluiscono in dotti. Il dotto
linfatico è tributario a sua volta del sistema venoso – nel tronco
brachiocefalico dove confluiscono succlavia e giugulare, che poi
si getta nella vena cava superiore.

In un organo, nel letto capillare artero-venoso, le frecce


mostrano che il liquido perso dai capillari entra nei capillari
linfatici e viene portato via. Il capillare linfatico è delimitato da
cellule endoteliali (verdi), che NON hanno lamina basale, ma
sono appoggiate come
dei lembi una sulle altre, senza giunzioni e senza lamina basale.
Struttura molto lassa, tenuta in posizione da filamenti connettivali
che li tengono ancorati al connettivo, il che fa sì che se il liquido
fuori è tanto e all’interno del lume non c’è, il liquido entri nel
capillare, una volta che il liquido è dentro fa pressione sulle pareti
e non esca (‘chiude’ i lembi delle cellule).

• Vasi privi di fenestrature, non hanno tight junctures, non c’è


lamina basale, ma ci sono filamenti di ancoraggio, sostanzialmente
collagene, che mantiene in posizione l’endotelio mantenendo il
vaso aperto e evitando il collasso, i vasi più grossi hanno valvole
nido di rondine che evitano il reflusso, assenti nei tessuti avascolari
(epidemide, cartilagine, polpa splenica e midollo osseo – SNC?)

Come scorre la linfa? Spesso simili a quelli che usano le vene, la


contrazione dei muscoli scheletrici, la pressione della gabbia
toracica, tutto favorito dalle valvole a nido di rondine, nei tronchi e
dotti nella tonaca media della parete c’è della muscolatura liscia e
la vicinanza delle arterie che hanno una parete che si muove e
contrae promuove il movimento della linfa.

18
Sistema Linfatico

I tronchi sono cinque: il tronco


giugulare destro e sinistro, che
raccoglie linfa proveniente dai
dotti collettori dalla regione
dell’encefalo, il tronco
succalvio, dagli arti superiori, il
tronco broncomediastinico
destro e sinistro, dalla regione
toracica – vasi che raccolgono
da sopra il diaframma; il tronco
intestinale (impari), che si
apre nella cisterna del chilo, e il
tronco lombare, raccoglie
dagli arti inferiori.

Questi si gettano in due dotti:

• Il dotto toracico, raccoglie


il tronco giugulare sinistro, il succlavio sinistro e il tronco broncomediastinico sinistro, il toracico, che
è molto ampio è la continuazione anatomica con la cisterna del chilo che raccoglie linfa dal tronco
intestinale e dai tronchi lombari – raccoglie da ciò che deriva da encefalo tronco e torace sinistro e
tutto l’addome e zona lombare.
• Il dotto linfatico destro, raccoglie linfa proveniente dal giugulare destro, succlavio destro e
broncomediastinico destro, che a sua volta si getta alla base della giugulare interna destra e della
succlavia destra, tributarie del tronco brachiocefalico destro, che si getta nella vena cava
superiore.

È sostanzialmente costituito da linfociti, cellula con rapporto nucleo/citoplasma altissimo. Nel dettaglio
il tessuto linfatico diffuso è associato alle mucose (porzione affacciata al lume, costituita da epitelio e
connettivo pd, della parete di un organo cavo), per riferimento si chiama MALT (Mucosae Associated
Lymphoid Tissue), di questo se è associato all’intestino si chiama GALT e BALT se associato ai bronchi.

Il MALT è sempre associato all’epitelio (mucosa), NON è delimitato ad una capsula connettivale che lo
delimita, è diffuso nella mucosa. Può contenere noduli linfatici che hanno una zona centrale chiara e una
esterna più scura, presenta dei vasi linfatici SOLO efferenti e là dove c’è il MALT ci sono anche venule ad
endotelio alto (HEV), cioè specializzate per questo organo.

Dove è il MALT?

• Tutto l’apparato digerente nella zona orofaringea, in cui costituisce le


tonsille, che sono cinque, due sono sottolinguali, due palatine e una
grossa tonsilla faringea dorsale alla cavità della bocca. Sono una stazione
per la difesa importantissima. Masse di noduli linfatici, quasi tutti linfociti.
• Nella appendice (diverticolo dell’intestino).
• Nelle placche del Peyer (nell’intestino tenue), che sono nell’intestino
tenue, nella tonaca sottomucosa, e presentano una porzione chiara che
è la B-cell area (linfociti B che si stanno attivando = la plasmacellula
rispetto al linfocita B non attivo è diverso, ha attivato la macchina
molecolare per produrre anticorpi ha citoplasma ricco di RER, perché gli
anticorpi sono proteine, macchina produttiva per la sintesi proteica),
mentre lateralmente ci sono le T-cell area, dove ci sono i linfociti T.
• Noduli linfatici isolati nel digerente e respiratorio.
19
Sistema Linfatico

Gli organi linfoidi si distinguono in primari e secondari, i primari sono timo e midollo osseo, sono
detti primari perché sono il luogo di differenziamento dei linfociti B e T a partire da una cellula staminale,
il timo è una ghiandola endocrina che produce anche ormoni, ma con lo scopo principale di produrre
linfociti T. Gli organi linfoidi secondari, milza e linfonodi, sono organi in cui non c’è il differenziamento,
ma lì arrivano i linfociti già differenziati e vengono istruiti per rispondere alle infezioni.

Il timo è una ghiandola endocrina, al suo interno ci sono cellule specializzate nella produzione di
ormoni che promuovono la maturazione e proliferazione dei linfociti T (timosina, fattore timico umorale,
timopoietina) – prodotti, riversati in circolo, da cui tornano al timo per la loro funzione.

Deriva dalla parete del tubo digerente, estroflessioni dorsali, di natura endodermica,
dalla III tasca branchiale, contribuiscono anche i pallini neri – parte stromale è
endodermica l’altra funzionale è mesodermica. Costituito da cellule epiteliali
(endodermica) e timociti, macrofagi e cellule dendritiche (mesodermica e
neuroectodermica – creste neurali), le quali hanno estroflessioni che danno forma
stellata e hanno la funzione di presentare l’antigene, riconoscono l’antigene, li
internalizzano e li processano e lo presentano per l’attivazione dei linfociti T.

Il timo è nella porzione superiore del mediastino anteriore alla porzione


superiore del cuore, di fatto, il timo nasconde la parte superiore del cuore
nel disegno, il che è anteriore alle vie aeree superiori. Il timo è fatto da due
lobi, ciascuno dei quali presenta dei lobuli, che presentano una parte eterna
detta corteccia e una interna detta medulla.

La corteccia appare più stipata di cellule, molti timociti (che sono lì a


differenziarsi, sono formate a livello del midollo osseo) sorretti da cellule
reticolari epiteliali, che fanno da stroma a questa porzione, che nella
porzione della midollare vanno a formare i corpuscoli di Hassal, sembra
che siano zone in cui vengono distrutte le cellule reticolari.

Queste cellule sono importanti perché si


addossano all’endotelio dei capillari
sanguigni continui formando la barriera
ematotimica. Nella midollare non c’è una
vera e propria barriera. Le cellule reticolari
gialle sono sostituita dalla midollare da
cellule epiteliali (endodermica-timica) di
supporto, ma con l’aggiunta delle cellule
dendritiche (mesodermica).

20
Sistema Linfatico

Una volta che le cellule si differenziano, entrano in circolo in capillari


sinusoidi, che hanno pori 10-40 μm, dimensioni attraverso cui passano
tranquillamente le cellule del sangue. In rosso e arancione si vedono
le zone in cui si fa ematopoiesi (differenziamento delle cellule del
sangue) all’inizio si fa nel sacco del tuorlo, i corpi vertebrali sono
strutture scheletriche nel quale c’è tessuto osseo spugnoso che
accoglie midollo osseo e il fegato, che per molta parte dello sviluppo e
nei bambini, nell’adulto avviene solo nei corpi delle vertebre, le epifisi
delle ossa lunga e nelle ossa piatte.

Può essere definito midollo osseo rosso e giallo, che si trovano nello
stesso osso in diversi momenti della vita, il rosso è il tessuto che è nel
pieno dell’attività ematopoietica, ricco di globuli rossi, il midollo giallo
perde la sua attività ematopoietica e si riempie di adipociti.

Ematopoiesi avviene nelle ossa da


un’unica cellula staminale si ottengono due
linee di maturazione diverse, la linea
linfoide, da cui si arriva al differenziamento
in linfociti B e T (natural killer) e la linea
mieloide, che porta alla produzione di
granulociti, monociti, megacariociti-
piastrine e globuli rossi maturi.

Negli organi linfoidi secondari si trova una


struttura che si ripete, detto follicolo
linfoide che può essere primario,
internamente zona chiara, esternamente
scura nella quali ci sono i linfociti T, quando
incontra un antigene iniziano dei processi
che lo fanno diventare secondario.

Il secondario ha una zona esterna detta


zona mantellare ricca di linfociti B non
attivi e cellule dendritiche, ma nel centro
germinativo presenta due regioni, la zona
scura è una zona dove i linfociti B
aumentano di numero, si moltiplicano, e la
zona chiara, nella quale i linfociti B sono
diventati plasmacellule, dove sono aiutate
non solo dalle cellule dendritiche, ma anche
dai linfociti T helper. Lì avviene anche il
controllo qualità, le plasmacellule che si
sono attivate in modo non corretto vengono
distrutte con apoptosi (PCD) o vengono
fagocitate dai macrofagi.

21
Sistema Linfatico

È importante per l’attivazione dei linfociti degli antigeni veicolati dal sangue, alla milza non arriva la linfa
e quindi non arrivano quegli antigeni che veicola la linfa, ma solo quelli del sangue. La milza però ha
anche altre funzioni non da organo linfoide secondario, che sono quella di emocateresi, cioè distruzione
degli elementi figurati del sangue, una sorta di ‘cimitero’ delle cellule del sangue, ma avviene anche
emopoiesi a livello embrionale.

La milza si trova nell’ipocondrio sinistro, e, di fatto,


poggia sullo stomaco e sul rene sinistro, ha origine
mesodermica. Come tutti gli organi
parenchimatosi presenta un ilo, zona in cui si
individuano strutture afferenti, arteria splenica,
ed efferenti, vena splenica. È divisa in lobuli,
ciascuno separato da trabecole connettivali, di
cui ognuno presenta una zona definita bianca e
una rossa (più esterno – cortex), ogni lobulo
presenta in entrata e in uscita ramificazioni dei
vasi sanguigni.

La polpa bianca è definita così perché è costituita


da linfociti B e T, zona che prende il nome di PALS
(si trovano entrambi, mentre i B si trovano anche in
un nodulo linfatico più interno), che avvolgono a
manicotto il vaso arterioso in entrata, l’arteria
splenica si ramifica tanto da sembrare un albero, dà
il nome alle ramificazioni di arteria penicillare.
Queste arteriole penicillari possono andare a
capillarizzare a livello dei capillari sinusoidi
splenici, chiamati anche seni splenici (venosi), che
confluiscono nella vena splenica – closed
circulation. Capillarizzazione molto permissiva che
permette scambio di cellule. L’altro destino è quello
di avere arteriole penicillari che si aprono
direttamente nel parenchima (unico distretto del
corpo umano in cui si trova) – open circulation.

Questo parenchima è ricco di cellule di diversi tipi:


globuli rossi, macrofagi, per svolgere la funzione di emocateresi e per distruggere gli antigeni che
vengono veicolati dal sangue, cellule reticolari, che attaccano anche loro gli antigeni, e i linfociti B e T
(nella PALS), i linfociti B possono andare incontro ad attivazione, quindi trovo anche le plasmacellule.

Parete dei seni venosi della polpa rossa, le


cellule endoteliali sono organizzate in modo
tendenzialmente molto lasso, le cellule
presenti nel parenchima entrano facilmente,
tenute insieme da strutture anulari, fibrose
connettivali (particolare tipo di capillare
permissivo), le stress fibres sono fasci di
fibre citoscheletriche di actina, importanti nelle
cellule che devono subire stress meccanici – si
trovano soprattutto nei fibroblasti che
migrano.
22
Sistema Linfatico

I linfonodi sono stazione poste lungo il decorso dei vasi linfatici


a partire dai vasi collettori. Sono organi pieni, a forma di fagiolo
(reniforme), i principali linfonodi sono cervicali, ascellari,
toracici, addominali, inguinali e poplitei.

Ciascun linfonodo presenta una parte esterna, cortex, parte


nella quale si riconoscono principalmente follicoli linfatici primari
e secondari, zone ricche di linfociti B o in accumulo o in
attivazione, insieme a tessuto linfoide diffuso. In una zona più
interna, paracortex, trovo tessuto linfoide diffuso, dove trovo
linfociti T. Una medulla dove trovo cordoni di cellule linfatiche B
e T a stretto contatto con i seni linfatici midollari.

Nel linfonodo arrivano al margine vasi


linfatici afferenti, che confluiscono in
un grosso vaso linfatico che corre
intorno al linfonodo, chiamato seno
marginale o sottocapsulare (corre
sotto la capsula connettivale), passa
nei seni midollari, che sono una fitta
rete di vasi linfatici che si insinua
all’interno del linfonodo, per uscire con
vasi linfatici efferenti dall’ilo. Gli
antigeni vengono portati anche dalla
linfa, ho dei vasi sanguigni afferenti,
che portano anch’essi antigeni. I
linfociti, una volta attivati, vengono
portati via esclusivamente dai vasi
linfatici. La linfa viene quindi portata
via dai vasi efferenti.

Sostanzialmente, cercando di capire come dei linfociti (T) potessero entrare e uscire dalle meningi usando
dei marker molecolare (hallmark) delle proteine che riconoscessero cellule dell’endotelio linfatico e non
dei capillari sanguigni. Hanno trovato cellule che gli anticorpi hanno riconosciuto come endoteliali dei
vasi linfatici. A questo punto hanno cercato di capire se fossero funzionali, iniettando dei coloranti e
hanno visto che questo non solo si muoveva, ma veniva trasportato ai linfonodi cervicali – ci sono quindi
definitivamente vasi all’interno del capillare linfatico, che confluisce nei linfonodi linfatici. Hanno usato
anche marcatori dei linfociti T, di cui ne hanno trovato in abbondanza. I vasi linfatici portavano linfa e
cellule dal fluido cerebrospinale ai linfonodi cervicali.

Questa scoperta di vasi associati al SNC, ha permesso di ristabilire alcune nozioni base della
neuroimmunologia e può gettare nuova luce sulle malattie neurodegenerative.

23
Sistema Linfatico

Il seno sagittale impari mediano va a confluire insieme al seno retto e poi si divide in seni venosi pari
trasversi e continua con il seno sigmoideo. Se guardiamo l’encefalo e andiamo a vedere il seno sagittale
superiore che ramifica nei seni trasversi (i seni sagittali sono inglobati nella dura madre), in quel punto
hanno visto che ci sono vasi linfatici che corrono paralleli ai sagittali e poi al seno trasverso, arrivano poi
ai linfonodi cervicali profondi. Questi vasi linfatici hanno la funzione di drenare parte de fluido che si trova
nell’aracnoide, che è imbevuto di liquido cerebrorachidiano.

Viene definito sistema linfatici delle meningi, perché di fatto, non sono nel tessuto nervoso, ma nella
dura madre, quindi sono associati al SNC. Il glymphatic system è un sistema che porta via sostanze di
scarto dal SNC, in modo mediato dalla glia (glymphatic), che è rappresentato dalle altre frecce nere, le
cellule verdi sono delle cellule gliali (astrociti), che rivestono i vasi formando la barriera ematocefalica,
riversano prodotti di scarto del catabolismo nervoso nello spazio perivascolare (in continuità con lo spazio
nell’aracnoide, anche se sottilissimo) a livello della dura madre, questi rimangono all’interno del CSF e
vengono poi portati via.

• Elefantiasi in cui c’è un’interruzione fisica dei vasi a livello del linfonodo che blocca lo scorrimento
della linfa, che porta ad un ristagno di liquidi.
• Se cellule tumorali riescono ad entrare in un capillare linfatico (in cui non è difficile entrare),
vengono trasportate, non è detto che il linfonodo riesca fermarle e vanno dappertutto.

24
Splancnologia

Sezione trasversa frontali della cavità addominale (grigia), cavità rivestita dal peritoneo (linea azzurra),
che può essere diviso in peritoneo parietale, addossato alla parete del corpo, e peritoneo viscerale,
che è interno addossato agli organi, il viscerale è anche una membrana sierosa. Il tubo digerente è tenuto
in posizione da lamine connettivali rivestite da peritoneo viscerale, che lo ancorano alla parete, che sono
il mesentere dorsale e ventrale. Usando una sezione sagittale, si vede che il fegato è addossato per
la maggior parte della superficie superiore al muscolo diaframmatico. Il mesentere ventrale dà origine
al grande omento, che è una membrana connettivale che non sempre si connette con la parete del
peritoneo viscerale anteriore.

La più grande ghiandola extraparietale, cioè, essendo una ghiandola prevalentemente esocrina
(riversa il secreto verso l’esterno o in una cavità che comunica con l’esterno), l’adenomero è esterno,
ma connesso alla parete del tubo digerente, perché il suo dotto si apre nell’intestino. Il fegato è
posizionato nell’ipocondrio destro e l’epigastrio. Il fegato è superiormente addossato al diaframma e
inferiormente è connesso con la piccola curvatura dello stomaco tramite una membrana di connessione,
chiamata piccolo omento, che è un mesentere, quindi mantiene in posizione gli organi, costituita da
connettivo e rivestita da peritoneo viscerale. La grande curvatura dello stomaco è associato al grande
omento, che anteriormente NON è connesso al peritoneo parietale.

In visione anteriore vediamo i grossi lobi, che sono il lobo destro e il lobo sinistro, che sono separati
dal legamento falciforme che è connesso con il mesentere, che tiene il fegato in posizione, connesso
con il peritoneo viscerale.

Inferiormente c’è una continuazione della membrana connettivale che forma il legamento rotondo, che
è un residuo dello sviluppo embrionale, la vena ombelicale. In visione inferiore si vedono gli stessi lobi
sinistro e destro, si vedono anche gli altri due lobi, che sono il lobo caudato superiormente e il lobo
quadrato, entrambi questi lobi stanno nella porzione destra.

Si vede la presenza dell’area nuda, che sarebbe la porzione del fegato che poggia sul diaframma perché
NON presenta la capsula connettivale che protegge il fegato. Si riconosce l’ilo, dove ci sono tre grosse
strutture cave che sono la vena porta (afferente), l’arteria epatica e il dotto epatico. La vena cava
inferiore non è il vaso che esce dal fegato, escono tre vene epatiche, che sono tributarie della vena
cava inferiore.

• La cistifellea è una struttura cava sacciforme deputata all’accumulo di bile, prodotta dal fegato.

25
Splancnologia

Il fegato è fatto da tanti piccoli lobuli costituiti da travate di epatociti, che sono a stretto contatto con dei
vasi, capillari sinusoidi, ad ogni spigolo di questo lobulo esagonale troviamo un ramo della vena porta
epatica e dell’arteria epatica, che vanno a capillarizzare tra gli epatociti, il sangue viaggia quindi dalla
periferia verso il centro. Gli epatociti accumulano glucosio come glicogeno, e, nel momento in cui serve,
sono in grado di ritrasformarlo in glucosio e gettarlo in circolo. Il sangue che ha fatto scambi necessari
di zuccheri e si è detossificato, si muove in direzione centripeta nel lobulo arrivando al vaso centrale, che
è la vena centro-lobulare, che sono tributarie delle tre vene epatiche che portano via sangue dal
fegato, che si gettano poi nella
cava inferiore.

La terza parte della triade è il


dotto biliare, che si riconosce
perché la sua parete non ha
struttura della parete con strati
diversi, non ha praticamente o del
tutto muscolatura e l’epitelio è
cubico. La bile compie il percorso
opposto al sangue, viene prodotta
dai singoli epatociti, tra i quali si
formano dei piccoli dotti a fondo
cieco, che si gettano in periferia nei
dotti. Ogni epatocita ha una
porzione vasale e una porzione
biliare, un lato è affacciato al
capillare e deputata agli scambi
con i vasi e un’altra porzione affacciata verso i dotti biliari, con la funzione di scambio della bile prodotta
– cellula fortemente polarizzata.

All’interno delle travate di epatociti ci sono dei microvilli, indice che avviene anche assorbimento (lato
vasale), le cellule azzurre sono cellule endoteliali dei capillari sinusoidi, ci sono anche delle cellule
specializzate, che sono macrofagi o cellule di Kupfer, quindi cellule che hanno la funzione di protezione
da patogeni che arrivano col sangue.

Modelli di organizzazione del parenchima epatico (hanno senso fisio patologico, non anatomico):

• Lobulo epatico classico: lobulo esagonale con ai vertici la triade, con al centro la vena centro-
lobulare, il sangue si muove in direzione centripeta.
• Lobulo portale: che al centro ha in canalicolo biliare, che descrive come si muove la bile nel
fegato, canale biliare interlobulare. Il lobulo è a sezione triangolare, in cui le vene centro-lobulari
sono allo spigolo.
• Acino epatico di Rappaport ha al centro
l’arteria epatica, ha una sezione romboide
tra due vene centro-lobulari, il parametro
utilizzato è la diffusione di ossigeno,
l’ossigeno dall’arteria diffonde verso il
centro del lobulo – ai vertici ci sono le
vene centro-lobulari, in centro c’è l’arteria
che corre tra i due lobuli, che porta
ossigeno, le zone numerate mostrano la
diffusione dell’ossigeno, le dimensioni
dell’acino dipende dalla situazione
fisiologica, da quanto ossigeno arriva e
anche dal calibro dell’arteria che arriva.

26
Splancnologia

I dotti epatici portano via la bile dal fegato, il


dotto epatico comune è in connessione
anatomica con il dotto cistico, che è il dotto che
fuoriesce dalla cistifellea – la bile viene portata per
contrazione muscolari del grosso dotto nella
cistifellea, dove viene accumulata. In seguito ad
una fine regolazione ormonale, la bile può lasciare
la cistifellea attraverso il dotto coledoco (unione
dotto epatico e dotto cistico), e arrivare
all’intestino. Il dotto si apre in una slargatura detta
papilla duodenale in cui confluiscono sia il dotto
coledoco che il dotto pancreatico, questa papilla
duodenale è controllata dallo sfintere di Oddi, che
permette il rilascio nell’intestino quando è attivata
la digestione (normalmente è chiuso).

I vasi afferenti al fegato sono i vasi che si staccano dall’aorta


discendente, dal tratto addominale, nel dettaglio dall’aorta
addominale si stacca un grosso vaso detto tronco celiaco, che a
sua volta appena si origina, si divide in tre rami: l’arteria splenica
(milza), arteria gastrica sinistra (una delle arterie che porta
sangue alla parete dello stomaco) e tronco epatico comune. Dal
tronco epatico comune si staccano la gastrica destra, la gastro-
duodenale e la epatica propria, che a sua volta si dirama in
epatica destra, da cui si stacca anche l’arteria cistica, e sinistra.

I vasi efferenti sono le vene epatiche che vanno a gettarsi nella


vena cava inferiore, arriva al fegato la vena porta epatica, che
va a capillarizzare dopo essersi divisa in destra e sinistra,
confluendo poi nelle vene efferenti.

I reni sono degli organi retro-peritoneali, ovvero sono peritoneali e posti appoggiati alla parete posteriore
della cavità addominale. Hanno forma a fagiolo e hanno addossate le ghiandole surrenali, le capsule
connettivali dei reni e delle ghiandole surrenali sono addossate tra loro, si trova a livello di L2. Il rene
destro si trova più in basso del sinistro perché deve fare spazio al lobo destro del fegato. I due ureteri
confluiscono in una grossa struttura cava che si
chiama vescica, dalla vescica, che si apre
all’esterno con un’altra struttura impari che è
l’uretra. Nel maschio a livello dell’uretra
confluiscono anche i due spermidotti.

Sezione trasversale a livello di L1, il rene sinistro è


in posizione retro peritoneale ed è sostanzialmente
rivestito da tre membrane, che sono, in ordine dal
rene all’esterno, una capsula fibrosa, una capsula
grassa o perirenale grassa, che non solo
mantiene in posizione, ma protegge e attutisce da
stress meccanico il rene, all’esterno della quale c’è
la fascia renale, che è in connessione con il
peritoneo viscerale. Il rene ha un ilo, dove si
trovano arteria e vena renale, e l’uretere.
27
Splancnologia

Il rene ha struttura a fagiolo, “reniforme”, presenta una porzione esterna chiamata cortex o corteccia
renale e una parte midollare, che è organizzata in piramidi, che possono essere da 6 a 10. Ciascuna
piramide renale ha una parte slargata posizionata a ridosso della cortex, e una porzione che si chiama
papilla renale (punta del triangolo), le papille renali si affacciano sulla cavità dove viene raccolta l’urina,
le cavità hanno una gerarchia. L’urina viene prima riversata nei calici minori, due o tre, che sono il
primo tratto differenziato degli ureteri, che confluiscono nel calice maggiore, che a loro volta
confluiscono nella pelvi renale, che è la slargatura che poi confluisce nell’uretere.

Dall’aorta addominale si stacca l’arteria renale (tutto doppio in realtà), che ramifica in 5 arterie
segmentali, che si ramificano in arterie interlobari, che si trovano tra una piramide e l’altra. Una volta
che raggiungono l’interfaccia tra cortex e medulla si ramificano in arterie arciformi o arcuate, che
ramificano in tante arterie interlobulari che vascolarizzano la cortex. Da ciascuna arteria interlobulare
si staccano arteriole che vanno a formare il glomerulo vascolare del nefrone. Il glomerulo vascolare è
una rete mirabilis, massa di capillari esclusivamente arteriosa
(viola).

Dal glomerulo vascolare fuoriesce una arteriola efferente, che


ha due destini diversi, può capillarizzarsi attorno ai tubuli
formando una rete peritubulare, oppure andare a formare i
vasa recta, le due diverse vascolarizzazioni avvengono per due
nefroni diversi, nel caso in cui i nefroni siano juxtamidollari (vicini
alla midollare) i capillari corrono paralleli alla porzione del nefrone
nella midollare – questa organizzazione anatomica è
fondamentale per la fisiologia del rene, il sangue che circola nei
vasa recta viaggia in direzione opposta all’urina, quindi avviene
scambio controcorrente.

La circolazione peritubulare è una rete attorno al tubulo,


situazione dei nefroni corticali, in cui solo una piccola porzione
invade la medulla. In entrambi i casi portano sangue via dal rene,
vene interlobulari, poi vene arcuate e vene interlobari, che
diventano vena renale, quindi vena cava inferiore.

28
Splancnologia

Il nefrone presenta due porzioni, il glomerulo vascolare che


è la rete mirabilis, il tubulo, che è costituito da tubo contorto
prossimale, l’ansa di Henle e il tubulo contorto distale, che si
apre sul dotto collettore. Il dotto collettore si apre nei calici
minori. Questa struttura è diversamente posizionata nelle parti
del rene, nella parte corticale troviamo il corpuscolo renale e il
tubulo contorto prossimale, la prima e ultima porzione
dell’ansa di Henle e il tubulo contorto distale, nella midollare ci
sono le anse di Henle e i dotti collettori.

 Nel tubulo contorto prossimale trovo un epitelio


cilindrico monostratificato, che ha in membrana apicale i
microvilli, è un classico epitelio assorbente.
 Nell’ansa di Henle, ci sono tratti che presentano
ispessimenti in entrambi i tratti, cubico e pavimentoso si
alternano, dove trovo epitelio pavimentoso avviene
assorbimento di acqua, nel tratto con epitelio cubico
avviene il riassorbimento di Sali. Le anse di Henle molto
sviluppate sono quelle in cui, le linee rosse tratteggiate
fanno riferimento alla direzione del sangue, trovo i vasa
recta che corrono paralleli all’ansa di Henle e la direzione
del sangue è opposta rispetto alla direzione
dell’ultrafiltrato – trasporto controcorrente.
 Il tubulo contorto distale ha epitelio cubico che con
pochi microvilli, deputato allo scambio di sali.
 Il dotto collettore è rivestito da epitelio cubico
banalmente di rivestimento.

In un nefrone corticale, cioè in cui l’ansa di Henle è poco


sviluppata e contenuta principalmente nella corticale,
l’arteriola che fuoriesce dal glomerulo va a formare i capillari
peritubulari, una rete di capillari. Mentre nei nefroni
juxtamidollari, che hanno anse di Henle molto sviluppate e
vanno a costituire la maggior parte della midollare, l’arteriola
efferente va a formare i vasa recta.

Il corpuscolo renale è fatto da due componenti, il


glomerulo vascolare e la capsula di Bowman, la
capsula di Bowman è parte del tubulo, è un calice con una
parete addossata al glomerulo e una esterna, ha un
epitelio parietale e uno viscerale, le due pareti sono un
pochino diverse. L’arteriola afferente ha calibro maggiore
di quella efferente. La parete esterna è costituita da un
epitelio monostratificato continuo, i capillari arteriosi sono
circondati da cellule epiteliali differenziate, dette podociti
– podociti e epitelio dei capillari vanno a costituire la
parete viscerale della capsula di
Bowman.

In blu si vedono i podociti, cellule


epiteliali estremamente specializzate, che sviluppano pedicelli, che vanno ad
avvolgere il vaso sanguigno, al di sotto ci sono dei capillari fenestrati. Vengono a
formarsi i fori di filtrazione attraverso cui può uscire l’ultrafiltrato.

29
Splancnologia

L’apparato iuxtaglomerulare, si trova a livello della corticale e ha un ruolo fisiologico importante per
la regolazione della circolazione sanguigna, nei nefroni si vengono a identificare questi apparati, che sono
formati da il glomerulo con arteriola afferente e efferente di calibro minore, il tratto dell’ansa del nefrone
che prende contatto con le arteriole, che sarebbe tubulo contorto distale, presenta un ispessimento dal
lato delle arteriole formando la macula densa, che produce molecole che per azione paracrina (renina)
vanno a stimolare delle cellule iuxtaglomerulari, cellule muscolari modificate, cellule iuxtaglomerulari,
che avvolgono l’arteriola efferente (poche l’afferente).

Questa stimolazione fa sì che queste cellule si contraggano o meno, il che aumenta o diminuisce la
pressione sul glomerulo, portando ad una variazione di diametro sull’arteriola efferente, quindi una
variazione di pressione. Le cellule mesangiali (“tra i vasi”) si trovano sia tra i capillari, che tra le
arteriole afferente ed efferente e la macula densa, hanno moltissime funzioni diverse, tra cui produrre
mediatori chimici che per via paracrina vanno a stimolare le cellule iuxtaglomerulari, e hanno anche
funzione macrofagica e funzione stromale. Le cellule della macula densa percepiscono variazione di sale
nell’urina, il che regola le cellule iuxtaglomerulari che secernono renina.

La nefroctosi o rene mobile è un danno anatomico, per cui i reni perdono la loro posizione anatomica
abbassandosi perché si danneggia la capsula che avvolge i reni, ricca di tessuto adiposo, che succede
per eccessiva vibrazione (camionisti), questo indica poi un’alterazione della topografia degli ureteri che
può portare a ristagno e non corretta eliminazione dell’urina, generalmente una cascata di danni.

L’ostruzione dei dotti biliari da calcoli, che si formano per una disfunzione del fegato o composizione
della bile, è un danno molto grave, porta ad una non eliminazione della bile che si accumula nel fegato
che porta a danni a cascata. La steatosi è un accumulo di lipidi eccessivo nel parenchima epatico e la
cirrosi è fibrotico, c’è moltissimo connettivo a scapito della componente epiteliale, gli epatociti vengono
danneggiati.

30
Organi di Senso

Le cellule che svolgono la funzione di recepire gli stimoli sono di due tipi:

• Primarie, quando si tratta di neuroni modificati, adattati a percepire lo stimolo di senso, grazie
al fatto che sono già loro stessi neuroni, possono portare e trasmettere lo stimolo al SNC.

• Secondaria, che sono cellule epiteliali modificate, possono percepire diversi tipi di stimoli, che
possono essere chimici (chemocettori), di pressione o movimento (meccanocettori) e
termocettori.

Siamo specializzati e possiamo percepire due tipi di sensibilità, generale e specifica (legata ad organi di
senso complessi). La sensibilità generale è diffusa in tutto l’organismo, cellule specializzate nella cute,
tendini, articolazioni, nei visceri, ghiandole e diversi tipi di organi. La sensibilità specifica è limitata
alla regione cefalica ed è riconducibile a veri e propri organi di senso: olfatto, tatto, gusto, udito e vista.

I neuroni possono essere di tre tipi


principali, il classico motoneurone,
corpo cellulare nel quale una certa
quantità di dendriti portano degli stimoli
dall’esterno, hanno poi un assone in cui
l’informazione viaggia in modo
centrifugo, mielinizzato (cellule gliali che
costituiscono la guaina mielinica, cellule
di Schwann nel SNP e oligodendrociti nel
SNC). I neuroni sensitivi possono
essere il classico bipolare con tratto
dendritico deputato alla ricezione,
portato al corpo cellulare tramite un
singolo prolungamento, dal soma parte un singolo assone che porta lo
stimolo al SNC, ma la maggior parte sono definiti pseudo-unipolari dal
corpo cellulare parte un singolo prolungamento, definito pseudo perché
nel differenziamento è un bipolare in cui i due segmenti prossimali si
fondono in un unico, attraverso cui arrivano e partono gli stimoli,
entrambe le porzioni sono mielinizzate, anche la velocità di conduzione è
molto simile, a livello istologico si fa fatica a distinguere.

La sensibilità generale si basa su neurone pseudo-unipolare, che raccoglie tre tipi di sensibilità:

✓ Esterocettive, stimoli che


provengono sostanzialmente dalla
pelle.
✓ Propriocettiva, stato di tensione dei
muscoli, a livello dei tendini.
✓ Interocettiva, legata a tutti i visceri,
tubo digerente, gonodotti, ghiandole,
etc.

Questi neuroni sensitivi hanno il corpo


cellulare raccolti in gangli sensitivi, gli
stimo che arrivano al corpo cellulare
vengono poi portati al SNC, classicamente
al midollo spinale a livello delle corna
dorsali, nel caso dei nervi cranici sensitivi,
arrivano direttamente al tronco cerebrale.

41
Organi di Senso

La sensibilità generale può


essere percepita tramite
terminazioni nervose libere,
tipico della cute, dove
vediamo terminazioni
nervose libere che prendono
contatto direttamente con la
pelle, che possono avvolgere
il bulbo pilifero (peli che si
muovono) oppure prendere
contatto con alcune cellule
epiteliali specializzate
(cellule di Merkel). Posso
anche utilizzare terminazioni
nervose capsulate, cioè in qualche modo rivestite, circondate da cellule connettivali (fibroblasti) o cellule
gliali – diversamente diffuse nell’organismo, percepiscono variazioni di pressione e temperatura, ciascuna
specializzata a percepire stimoli di intensità diversa.

Nel derma c’è il complesso pilo-


sebaceo, con canale del pelo e
follicolo alla base, ci sono
terminazioni libere nel derma a
contatto con l’epidermide, o
libere attorno al complesso del
pelo. Tutte le terminazioni libere
poi vanno a formare un nervo
cutaneo che porta via tutti gli
stimoli.

Il disco di Merkel è una cellula


epiteliale specializzata, così come
ci sono corpi lamellari di
Meissner (fibre rivestite da
connettivo), le loro funzioni è di
percepire stimoli di tatto e
pressione (superficiali), i
corpuscoli del Pacini
percepiscono stimoli più intensi
perché si trovano a maggior
profondità. Le fibre di Ruffini
sono nel derma e hanno anche
funzione di percezione di stimoli
di temperatura.

42
Organi di Senso

Sono dei recettori di senso che percepiscono variazioni di tensione e possono essere di diverso tipo, sono
terminazioni libere o corpuscolate e possono essere a livello delle articolazioni, nella cartilagine
capsulare (ialina che riveste i pezzi ossei delle diartrosi), ma anche nei legamenti (fasci di connettivo
fibroso posto tra due pezzi scheletrici, in continuità con il periostio – il tendine è tra osso e muscolo) e
sulle ossa, cioè sulla terminazione nervosa che si ferma nel periostio.

Formano anche il fuso neuromuscolare che si trova


associato alla muscolatura scheletrica, volto a percepire
lo stato di tensione del muscolo, per mandare
l’informazione all’encefalo che può variare la tensione,
regolandone l’attività. Il fuso è avvolto da una capsula
connettivale, all’interno del fuso ci sono cellule
muscolari modificate, divise in fibre a sacca di nuclei
(contrazione rapida), nuclei ammassati e limitati alla
porzione centrale della fibrocellula, e fibre a catena di
nuclei (contrazione lenta), hanno nuclei allineati –
entrambe dette fibre fusali, quelle fuori sono extrafusali.

Nelle cellule
intrafusali i sarcomeri ce li hanno nelle porzioni terminali della cellula.
Questa struttura è innervata da due fibre sensitive, da assoni
afferenti del gruppo I e II, sono la parte sensitiva di un neurone
pseudo-unipolare, sono afferenti all’encefalo – le fibre fusali sono
innervate anche da motoneuroni γ, che regolano poi la contrazione.

Nell’organo tendineo del Golgi viene raccolto lo stato di tensione


del tendine, posto all’interfaccia del muscolo con il tendine, è una
porzione di tendine in cui una ramificazione di neuroni sensitivi è
presenti tra le fibre collagene del connettivo, sono intrecciati tra loro.

Possono essere meccanocenttori (variazioni


di pressione), nel connettivo dei visceri come
terminazioni libere o ricoperti da strati di
connettivo, chemocettori (variazione di
concentrazione di molecole chimiche),
osmocettori (variazione della pressione
osmotica), sono un particolare tipo di
chemocettore, es. la macula densa.

Il glomo carotideo e aortico sono associati


rispettivamente alla carotide esterna e alla
base dei vasi arteriosi che si staccano
dall’aorta, nei glomi aortici i chemocettori
possono percepire cambiamenti di pH,
ossigeno e anidride carbonica. Dei
chemocettori sono presenti anche nei vasi che
sono vicini alla regione che controlla gli stimoli
del SNA.

43
Organi di Senso

L’organo del gusto è legato alla presenza di calici gustativi, che si trovano sulla lingua, ma anche nelle
papille gustative sul palato e nel primo tratto del faringe. Sono organizzati in tre modi:

1. Papille fungiformi se sono su estroflessioni digitiformi


cutanee, nella parte anteriore della lingua. Epidermide che
accoglie nella porzione apicale da uno a tre bottoni gustativi, sono
le più piccole.

2. Papille fogliate si trovano lateralmente. Hanno sempre


un’espressione digitiforme, ma accolgono sulle pareti molti più
bottoni gustativi (10-20).

3. Papille circumvallate nella posizione posteriore della


lingua. L’estroflessione è digitiforme, ma allargata e accoglie
anche centinaia di bottoni gustativi, sono le più grandi e
sviluppate.

Il bottone gustativo ha forma globulare, che si


apre all’esterno con un poro gustativo in cui sono
accolte ciglia, che sono una specializzazione apicale
della cellula gustativa (cellula di senso), che sono
cellule di senso secondarie, e nella porzione basale,
la cellula gustativa può comunicare con una fibra
nervosa, ci sono vescicole con mediatori chimici che
vengono liberate e vanno a stimolare le fibre nervose
sensitive. Al bottone gustativo contribuiscono anche
delle cellule basali, che sono stem cells, con la
funzione di andare a differenziare e sostituire le
cellule gustative, che hanno vita breve (1-2 mesi) e
cellule epiteliali di sostegno.

• I gusti che percepiscono dolce, amaro,


salato, aspro e umami (soia?), i bottoni
gustativi non sono specializzati ciascuno
nella percezione di uno specifico stimolo, ma
in tutte le regioni della lingua l’uomo ha
bottoni gustativi in cui le cellule possono
percepire tutti i gusti base.

44
Organi di Senso

Nelle cavità nasali dove la mucosa olfattiva è posta nelle porzioni superiori, addossata all’etmoide,
nella lamina cribrosa dove passano i neuroni sensitivi e appoggiano i bulbi olfattori. La mucosa olfattiva
è costituita da cellule olfattorie che sono cellule di senso primarie, è un neurone modificato, ha l’assone
che va direttamente a sinaptare con il bulbo olfattorio, nella parte apicale presenta i filuzzi olfattori,
che sono ciglia che hanno la funzione di percepire molecole chimiche (chemocettore).

Le cellule basali sono stem cells,


perché anche le cellule della mucosa
olfattoria hanno vita breve.

Le cellule olfattorie sono neuroni


dopaminergici e sono neuroni che
perdono la capacità di rigenerare nuovi
neuroni, quindi si ha una perdita della
capacità olfattoria (l’iposmia è un
sintomo prodromico – precoce – che
precede quelli motori, nel Parkinson),
ci sono anche cellule epiteliali di
supporto e ghiandole olfattorie
mucose, che producono muco che si
stratifica con la funzione di
intrappolare molecole chimiche.

Organo di senso con due funzioni importanti, organo stato-acustico, ha una componente in grado di
percepire la posizione e movimento nello spazio e l’altra componente può percepire stimoli acustici.

L’orecchio esterno è costituito da un padiglione auricolare, un canale


acustico al termine del quale c’è il meato acustico esterno che è ricoperto
dalla membrana timpanica.

Il padiglione auricolare presenta tre porzioni dalla più


distale sono elice, antelice e la conca (e lobulo),
sostenute non solo da una struttura cartilaginea, ma è
anche associato ad una serie di muscoli che sono vestigiali,
sono importanti in alcuni mammiferi come l’elefante.

Il meato acustico esterno è alla fine del canale auricolare


in cui si trova una porzione fibro-cartilaginea, una porzione mediale ossea e numerose
ghiandole sebacee e ceruminose (funzione di protezione, bloccano polvere e
patogeni), innervato dal trigemino.

L’orecchio medio è costituito dalla tuba uditiva che


è in connessione anatomica con la cassa timpanica
dorsalmente, mentre ventralmente con il faringe. La cassa timpanica è
delimitata internamente dall’apparato mastoideo, struttura ossea che
presenta cellette piene d’aria per attutire e disperdere le onde sonore
(polistirolo fonoassorbente).

45
Organi di Senso

Nella cassa timpanica sono presenti gli ossicini dell’udito e i


muscoli a loro annessi, che nell’insieme costituiscono l’apparato
locomotore dell’orecchio medio. Lo stapedio è inserito sulla
staffa che risponde alla contrazione di questo muscolo, mentre il
tensore del timpano si inserisce sul martello.

La finestra ovale è il punto di ingresso dell’onda sonora che è stata


amplificata dal movimento degli ossicini, e mette in comunicazione
la cassa timpanica con l’orecchio interno, lo stimolo passa
attraverso la finestra ovale verso l’interno e attraverso la finestra
rotonda verso l’esterno.

• Quando i muscoli si contraggono hanno la funzione di evitare una sovraeccitazione dell’organo di


senso, quindi che arrivino eccessive stimolazioni sonore.

L’orecchio interno è in comunicazione con l’orecchio medio con


la finestra ovale o vestibolare attraverso cui lo stimolo passa
dall’orecchio medio all’interno, l’orecchio interno è accolto nel
labirinto osseo, canalicoli scavati nell’osso temporale nella rocca
petrosa. Il labirinto osseo accoglie il cosiddetto labirinto
membranoso, che è di fatto la struttura di senso, dove lo stimolo
viene percepito e inviato al SNC.

Ci sono endolinfa, che scorre all’interno del labirinto


membranoso, e perilinfa, liquido contenuto tra la membrana del
labirinto membranoso e il labirinto osseo nello spazio perilinfatico – è il movimento dei liquidi che è
responsabile della percezione dello stimolo sonoro e stato cinetico, percepisco lo stimolo come
movimento di qualcosa, è un meccanocettore.

Il labirinto membranoso ha una porzione


vestibolare, che presenta tre canali semicircolari,
che sono tutti perpendicolari tra loro e posti secondo
i tre piani dorsale, laterale e anteriore; la porzione più
ventrale arrotolata è la porzione cocleare, che è
antero-mediale nell’orecchio. Le parti azzurre
indicano la presenza dell’endolinfa, nelle parti più
scure sono presenti le cellule di senso, che sono alla
base dei canali semicircolari, nel sacco, utricolo e nella
coclea. Ci sono degli utoliti che sono concrezioni
calcaree, che si muovono con il muoversi dell’endolinfa andando a stimolare gli organi di senso.

Nella macula ci sono le cellule di senso secondarie,


presenti sia nella cresta che nella cupola, e le cellule
di sostegno, ma le cellule di senso sono specializzate,
presentano modificazioni apicali immerse in una cupola
gelatinosa. Nella macula la cupola non è appuntita, ma
slargata in cui sono immerse le cellule di senso e gli otoliti (presenti SOLO
nelle macule).

Le cellule di senso secondarie, hair cells, hanno un


chinociglio e diverse stereociglia poste ad altezze diverse,
il chinociglio è un vero e proprio ciglio, mentre le
stereociglia hanno strutture del microvillo, estroflessione
citoplasmatica, senza una struttura di sostegno interna,
hanno uno stretto intreccio di filamenti di actina.
46
Organi di Senso

Si tratta di meccnocettori perché lo spostamento dell’endolinfa fa


spostare la cupola gelatinosa, quando si sposta queste strutture si
spostano, con il risultato di attivare meccanismi di trasduzione del
segnale che porta al rilascio di vescicole da parte di queste cellule
che vanno a stimolare un neurone sensitivo afferente – fibra
sensitiva afferente si tratta di fibra afferente al SNC, che porta via
il segnale. C’è anche una fibra efferente, arriva dal SNC,
modulatrice, che va a regolare l’attività della cellula di senso.

Nelle macule lo spostamento


dell’endolinfa fa spostare la
membrana gelatinosa che
muove le porzioni apicali in
modo che percepiscono lo
stimolo. La macula
dell’utricolo è perpendicolare
alla macula del sacculo, a
livello dell’utricolo c’è la percezione dello spostamento lineare,
mentre nel sacculo percepisco lo spostamento verticale.

Le creste percepiscono
movimenti rotazionali a livello
dell’ampolla (slargamento alla
base dei canali semicircolari).

47
Organi di Senso

Il settore cocleare è deputato alla percezione di stimoli sonori, la coclea è arrotolata a


due giri e mezzo (massimo sviluppo nel mammifero), dove c’è l’organo del Corti o papilla
basilare, che si sviluppa su tutta la porzione cocleare del
labirinto membranoso.

Da un punto di vista di sostegno, questa porzione si trova


nel labirinto osseo in cui ci sono tutti i solchi che
contengono i canali semicircolari, mentre la coclea è
contenuta nella
porzione scavata
chiamata chiocciola.

La chiocciola presenta una parte centrale chiamata


modiolo, attorno abbiamo la cavità che si avvolge
attorno al labirinto membranoso, il modiolo presenta
dei setti ossei, che non vanno a dividere
completamente la cavità, ma queste lamine ossee
sono molto importanti perché su queste poggia il
labirinto membranoso. Questa lamina ossea divide
(non completamente, la divisione completa avviene
con il labirinto membranoso) la struttura in due cosiddette rampe, una
rampa vestibolare e una rampa timpanica.

In blu si vede il labirinto membranoso che va a poggiare sulla lamina ossea,


andando a collegarsi con la parete separando le due rampe. Il labirinto
membranoso ha una membrana basale, che è affacciata sulla scala/rampa
timpanica, all’interno su questa membrana basale sono appoggiate le cellule
uditive (hair cells, ma non solo loro, anche cellule di sostegno), sulle cellule
uditive poggia una membrana tettoria.

La membrana basale è un tessuto - connettivo con una certa struttura


istologica rivestito da un epitelio che riveste la cavità della rampa timpanica;
mentre la membrana tettoria è acellulare, sembra quasi cheratinizzata o
glicoproteica, poggia sulle cellule capellute, tutto questo (hair cells + m.
basale + m. tettoria) costituisce il vero e proprio organo del Corti, insieme di cellule specializzate nel
percepire gli stimoli uditivi, percepiti come movimento della
perilinfa nella scala vestibolare e timpanica.

Le fibre sensitive afferenti che portano via lo stimolo


sensitivo dall’organo del Corti, avranno il corpo cellulare in
un ganglio, il quale è all’interno del modiolo, detto ganglio
spirale, che porta l’informazione al SNC tramite il nervo
cocleare che è una porzione del nervo vestibolo-cocleare.

48
Organi di Senso

• Le cellule acustiche (hair cells) sono interne e esterne, che hanno


caratteristiche funzionali diverse, percepiscono stimoli di
intensità leggermente diversa. Si vedono nell’organo del Corti le
tre file di hair cells esterne e l’unica fila di hair cells interne.

Succede che lo stimolo uditivo che arriva al


timpano e viene amplificato nell’orecchio medio
arriva alla staffa, la platina poggia sulla finestra
ovale e questo provoca uno spostamento e
propagazione dell’onda sonora nella perilinfa
(siamo nella scala vestibolare).
[labirinto membranoso - periflinfa nella scala
vestibolare e della scala timpanica]

La staffa poggia sulla finestra ovale, il che fa sì che


lo stimolo passi nella scala vestibolare e si muova
all’interno, traportato dalla perilinfa. Viaggia per
due giri e mezzo e arriva al punto più distale, dalla
scala vestibolare passa alla scala timpanica, in una
porzione detta elicotrema. Dopodiché lo stimolo
ripercorre la scala timpanica per fuoriuscire dalla
finestra rotonda nella cassa timpanica.

Le frecce vogliono dire che la propagazione dello stimolo nella perilinfa è in grado di stimolare l’organo
del Corti (labirinto membranoso) sia nella scala timpanica che nella scala vestibolare, anche se è la
membrana basale che viene maggiormente stimolata, essendo affacciata sulla scala timpanica, quello
è lo stimolo prevalente – la differenza è essenzialmente di frequenza di onde.

I due nervi passano attraverso un ‘foro’ che è il meato acustico interno, per andare all’encefalo. Il
nervo cocleare raccoglie tutta l’informazione dai gangli
spirali, la scala vestibolare e la scala timpanica tra cui c’è il
dotto cocleare, al cui interno l’organo del Corti poggia sulla
membrana basale.

L’orecchio interno dei mammiferi presenta due rami dello


stesso nervo, nervi vestibolari e nervo cocleare, che
insieme arrivano all’encefalo come unico nervo
vestibolococleare (VIII), completamente sensitivo.

Presenta un vero e proprio bulbo oculare e degli organi accessori (insieme dei muscoli estrinseci
dell’occhio, apparato locomotore del bulbo, è costituito dalla parete ossea da cui originano i muscoli e
dai muscoli che lo fanno muovere), un altro organo accessorio
è l’apparato lacrimale. La porzione di un encefalo in sviluppo
dove si abbozzano le vescicole ottiche è il diencefalo, che è
la seconda vescicola presente durante lo sviluppo, in direzione
rostro-causale. In sezione frontale (cefalo-caudale, destro-
sinistro) di un embrione, non c’è ancora il diencefalo.

Momento iniziale dello sviluppo embrionale, in cui non si è


ancora formato il diencefalo, ma trovo ancora il prosencefalo
(mesencefalo e romboencefalo). Un ventricolo è una
slargatura della cavità presente in tutto il SNC, il neurocele, che
nell’adulto diventa il canale dell’ependima – organo cavo - livello dell’encefalo
il canale dell’ependima si slarga e va a formare i ventricoli. La vescicola è la
parete del tubo neurale che si è differenziata a formare neuroni più o meno organizzati.
49
Organi di Senso

All’inizio dello sviluppo embrionale, nella porzione più caudale del prosencefalo ci sono due estroflessioni,
che si chiamano vescicole ottiche, che si abbozzano nella porzione più caudale del prosencefalo, che
diventerà diencefalo. Queste prendono contatto con due strutture che si stanno specializzando
sull’ectoderma, che sono placodi ottici, anche se nello sviluppo embrionale si abbozzano tre coppie di
placodi, una coppia di olfattivi, una coppia di ottici e una coppia di otici (che vanno a formare l’orecchio
interno).

Quella che era una vescicola ottica, ad un certo punto si introflette a


formare un calice ottico, mentre i placodi ottici vanno a formare la
porzione esterna che sono la cornea e il cristallino. La retina deriva dal
tubo neurale, quindi è una estroflessione del SNC, quello poi che esce come
nervo ottico, non è un nervo, ma per definizione è un tratto/via.

Il placode va a formare la vescicola lentogena, che darà origine alla lente


dell’occhio (cristallino), mentre la vescicola ottica si schiaccia a formare il
calice ottico le cui due parti daranno lo strato pigmentato (esterno) e lo
strato nervoso (interno). Resta tutto in connessione anatomica (con il
nervo ottico) con il diencefalo.

Internamente la vescicola lentogena si sta differenziando ed


esternamente la porzione che la avvolge è già organizzata
nelle tre diverse porzioni che costituiscono la parete
dell’occhio, è un organo cavo, che presenta tre camere ed è
rivestito da tre tonache, internamente la retina (bianca a
righe), la coroide e la sclerotica.

Le palpebre sono
strutture accessorie di
protezione, un
ripiegamento cutaneo
rivestite internamente, che continuano sulla sclera (non dove c’è
la retina) dalla congiuntiva (membrana mucosa trasparente che
riveste le superfici interne delle palpebre e frontale del bulbo
oculare) – definiscono il sacco congiuntivale.

La tonaca più esterna è la sclerotica, vero e proprio rivestimento


di protezione, connettivo fibroso, che per i 5/6 della superficie
(bianco dell’occhio), il resto è la cornea, porzione della sclera, 1/6,
chiarificata, struttura costituita da un epitelio esterno e un
connettivo, reso trasparente alla luce.

Sistema diottrico è l’insieme di strutture attraverso cui c’è


diffrazione della luce, attraverso cui il raggio luminoso si modifica.
Cornea e cristallino sono gli elementi anatomici, che o costituiscono,
entrambi trasparenti, costituiti da tessuti connettivali ed epiteliali, le
cellule si differenziano fino a diventare trasparenti alla luce.

Al limite tra cornea e sclera sono presenti due strutture detti seni o
canale di Schlemm, che hanno la funzione di drenare parte del
liquido presente nelle camere dell’occhio.

L’occhio è un organo cavo con tre cavità, una anteriore, una camera
posteriore e il corpo vitreo, nella camera anteriore e nella posteriore
è presente l’umor acqueo, che è quello che viene drenato dai canali di
Schlemm (glaucoma pressione del liquido troppo elevata, non viene
drenato bene). Il corpo vitreo è pieno di umor vitreo, che non è un
liquido, ma è una gelatina, posto tra retina e cristallino, che è di fatto
costituito istologicamente da un epitelio e all’interno le cellule epiteliali
si differenziano a costituire fibre del cristallino (fanno passare la
luce).

50
Organi di Senso

La tonaca coroide è la tonaca che è considerata responsabile di


vascolarizzazione e nutrimento dell’occhio, con sviluppi diversi
nell’evoluzione. Si differenzia in alcune strutture particolari: sotto la
retina è solo uno strato connettivale molto vascolarizzato, nella porzione
anteriore si differenzia in iride e corpo ciliare, l’iride presenta un foro
all’interno (è come un salvabuco, circolare con un foro circolare – foro
pupillare), è il foro pupillare che permette la continuità anatomica tra
la camera anteriore (posta tra cornea e iride) e la camera posteriore
(posta fra iride e cristallino).

L’iride è una parte della coroide, quindi è tessuto connettivale


vascolarizzato, ha una componente pigmentata (cromatofori) e una componente muscolare (liscia),
sono presenti fibre muscolari circolari e radiali. La contrazione della porzione radiale di questi muscoli
causa dilatazione del foro pupillare, la contrazione della muscolatura circolare porta al restringimento del
foro pupillare, regolato dal SNA, in funzione della quantità di luce – una grande quantità di luce fa
restringere il foro, che si allarga in carenza di luce.

Il corpo ciliare è l’altra struttura che si differenzia a carico della


coroide, è una sorta di grande salvabuco tra l’iride e il resto
dell’occhio. Sul corpo ciliare hanno punto di attacco le fibre
della zonula che sono fibre connettivali che servono a
mantenere in posizione il cristallino, avvolto in una capsula
connettivale, che continua con le fibre della zonula. Sono
presenti anche i processi ciliari (funzione di produzione di
umor acqueo), che sono processi vascolarizzati, a livello di quali
viene secreto e riversato nella camera posteriore l’umor acqueo
(freccia azzurra), drenato poi dal seno venoso della sclerotica
(canali di Schlemm).

Nel corpo ciliare c’è anche una componente muscolare, muscoli ciliari, che sono molto importanti per
indurre dei cambiamenti di forma del cristallino, che sono alla base del processo fisiologico che è la messa
a fuoco, accomodamento, l’uomo cambia la curvatura del cristallino per mettere a fuoco (diverso nei
vari vertebrati, anche nei mammiferi).

Il corpo ciliare presenta il cristallino (a), tenuto in posizione dal legamento


sospensorio (e), tutto il corpo ciliare è in continuità con la retina (d), organizzato
in due porzioni, b sono i processi ciliari e c sono la muscolatura, che contraendosi
causano un allentamento delle fibre della zona, e il cristallino da una forma più
ovale diventa più tondo, aumentano la curvatura nell’accomodamento.

La retina ha uno strato più esterno pigmentato e uno più interno affacciato
al corpo vitreo che è la retina nervosa con recettori e neuroni, c’è
anteriormente una porzione non visiva della retina, che non ha fotorecettori.
Lo strato pigmentato ha la funzione di assorbire la luce, per evitare che la
luce torni indietro e vada a ristimolare i fotorecettori c’è lo strato pigmentato
che assorbe la luce. La fovea centralis è la porzione della retina nervosa in
cui c’è maggior concentrazione di coni, maggior acuità visiva.

L’occhio ha un apparato locomotore costituito da:

• Gli organi dinamici, cioè muscoli, veri e propri, che vanno ad inserirsi
sulla sclera, sei muscoli estrinseci, quattro retti e due obliqui, con
il contributo del muscolo elevatore della palpebra, determina anche piccoli movimenti del bulbo
oculare. Gli estrinseci e l’elevatore della palpebra sono muscoli volontari, quindi innervati da nervi
motori. I muscoli si inseriscono sulle pareti ossee dell’orbita, tra il globo oculare e la parete dell’orbita
c’è la formazione fasciale. I muscoli estrinseci dell’occhio sono innervati dai nervi cranici
esclusivamente motori, il III oculomotore, che innerva la maggior parte dei muscoli estrinseci e il IV
e il VI, che sono trocleare e abducente.
• Gli organi osteo-fibrosi sono la parete ossea in sezione sagittale, le pareti dell’orbita, tra il globo
oculare e un insieme di fasci connettivali che contribuiscono al mantenimento in posizione
dell’occhio. Il contributo di ossa al delimitare l’orbita è dato da varie ossa craniche, e da due canali,

51
Organi di Senso

il canale lacrimale scavato nell’osso lacrimale, che in vivo accoglie il dotto che porta via le lacrime
dagli occhi (NON dotto escretore, che porta le lacrime alla cavità), e foro ottico per la fuoriuscita del
nervo ottico, delimitato dallo sfenoide.

Apparato protettore dell’occhio nell’uomo si sono sviluppate le sopracciglia, che hanno la funzione
di proteggere dal sudore della fronte, sono presenti muscoli che danno la mimica facciale, ma che non
hanno importante funzione fisiologica, le palpebre, che sono una grande conquista evolutiva, che
proteggono dai danni esterni e mantengono la superficie lubrificata. C’è un apparto lacrimale, con
ghiandole esocrine lacrimali, con dotti che le riversano sulla superficie dell’occhio. Le ghiandole
lacrimali sono due con a volte
ghiandole aggiuntive, hanno una
decina di dotti che si aprono a livello
della palpebra superiore, il liquido
viene distribuito su tutta la superficie
dell’occhio omogeneamente con il
movimento delle palpebre, le lacrime
vengono portate via dal condotto
naso-lacrimali nelle cavità nasali. Ci
sono anche ghiandole tarsali, nella
palpebra superiore, che producono
composto ceruminoso che forma una
zona di protezione per evitare di
disperdere le lacrime (non zampillano
come quelle di paperino).

Alterazione patologica dell’anatomia dell’occhio si ha nell’astigmatismo, in cui la cornea ha una


curvatura maggiore, manda i raggi luminosi in modo errato, non arrivano sulla retina esattamente, ma
arrivano prima della retina. Il signor Dalton era daltonico, pensava in vita che la mispercezione dei colori
fosse dovuta ad una
deformazione del
corpo vitreo in cui
avrebbe avuto
pigmenti strani,
dopo la morte
costrinse i suoi
collaboratori ad
analizzare i suoi
occhi. Fatta l’analisi
chimica non risultò
niente – facendo
l’analisi genetica
molto più avanti
scoprirono quello
che davvero è
responsabile del
daltonismo.

52
Sistema Nervoso

Il tubo neurale è il principale responsabile del


differenziamento del SNC, sia nella sua
componente neuronale, che della macroglia
(astrociti protoplasmatici e fibrosi),
oligodendrociti e che le cellule ependimali
(cellule di un epitelio che vanno a rivestire il
lume del tubo neurale). È una struttura cava
nell’embrione e rimane cavo per tutta la vita
dell’uomo.

Le creste neurali, di origine


neuroectodermica, danno origine alle meningi
(non tutte) e il SNP, cioè gangli sensitivi e
vegetativi (SNA) e cellule di Schwann.

I placodi sensitivi (ispessimento


dell’ectoderma) danno origine alle cellule di
senso primarie, neurone specializzato nel
percepire stimoli sensitivi, e secondarie, cellula
epiteliale specializzata a fare la stessa cosa, e gangli sensitivi.

Dopo la fecondazione lo zigote va incontro a segmentazione per avere le 32 cellule staminali, e a


fine gastrulazione si sono differenziati i tre foglietti embrionali, il primo sviluppo successivo di
specializzazione è la neurulazione.

Al 17° giorni inizia a ispessirsi una porzione ectodermica, il neuroectoderma, che andrà a differenziarsi
in tessuto nervoso. Il neuroectoderma va ad invaginarsi, al 19° giorno iniziano formarsi somiti, tre
strutture metameriche, a quel punto si chiude medialmente, formando un tubo cavo.

La chiusura della doccia neurale non avviene


contemporaneamente in tutte le posizioni, ma
inizia a livello dei primi sei somiti, le porzioni più
cefalica e più caudale in cui la doccia neurale
rimangono aperte più a lunga - difetti in questo
processo embrionale sono molto gravi, un difetto
cefalico è letale, mentre un difetto caudale è la
spina bifida.

Al 26° giorno il tubo neurale è


completamente chiuso e la porzione
più anteriore va incontro a sviluppo
importante, che darà origine
all’encefalo (vescicole encefaliche).
Il tubo neurale una volta chiuso
presenta sempre una cavità
all’interno con due solchi che dividono una porzione posteriore e una anteriore (dorsale/ventrale). La
parete del tubo presenta degli strati concentrici, il mantello e lo strato marginale.
53
Sistema Nervoso

[Emisezione trasversale] la cavità del tubo neurale si


chiama inizialmente neurocele, termine che però si usa
solo nello sviluppo embrionale, nell’individuo adulto si
trova il canale dell’ependima. Inizialmente la parete è
molto semplice, formata da un epitelio germinativo
nel quale si differenziano due tipi di cellule,
nenuroblasti (danno origine ai neuroni) e
spongioblasti (cellule staminali che danno origine alla
glia e le altre cellule).

Queste cellule poi migrano esternamente, la prima


struttura che si forma è lo strato mantellare, è dove si
localizzano i neuroni in sviluppo, è la porzione più vicina
al canale dell’ependima, dove si trova la sostanza
grigia (corpi cellulari e dendriti dei neuroni, assoni non mielinizzati, e microglia, che ha origine
mesenchimale, deriva da cellule staminali emopoietiche,
migrano nell’encefalo dal midollo osseo rosso – parte del
SNC, ma non di origine nervosa).

A 6 settimane di sviluppo a livello del midollo spinale ho


sempre un canale centrale, che sta diventando un canale
dell’ependima, limitato da un epitelio fatto di cellule
ependimali, uno strato mantellare ed esternamente uno
strato marginale, nel quale trovo la sostanza bianca
(assoni mielinizzati). A livello di una vescicola
encefalica ho il canale dell’ependima delimitato da
epitelio ependimale, uno strato mantellare (sostanza
grigia) e uno strato marginale (sostanza bianca).

A partire dal tubo neurale al 26° giorno, si ha un differenziamento specifico


per zona. A livello del midollo spinale si definisce sempre una sostanza
bianca che sta all’esterno e la sostanza grigia si differenzia in due porzioni
due porzioni lamina alari posteriori/dorsali (derivano neuroni sensitivi
somatici e interneuroni) e lamine basali anteriori/ventrali (interneuroni,
motoneuroni). In posizione mediana abbiamo i recettori interneuroni
sensitivi viscerali e neuroni effettori viscerali (motori), il nero è una
parte della lamina alare e il verde è una parte della lamina basale, entrambi
con funzione viscerali, prendono gli stimoli sensitivi per i visceri e fanno
partire la risposta motoria per i visceri.

Il midollo spinale arriverà ad avere una sostanza grigia differenziata in due


corna posteriori (sensitive) e due corna anteriori (motorie).
Tendenzialmente nel SNC tutto ciò che è posteriore/dorsale ha valenza
sensitiva e tutto ciò che è anteriore/ventrale ha valenza motoria.

Il midollo spinale in sviluppo riempie tutto lo speco vertebrale, mentre in


un adulto si ferma alla L2, perché lo sviluppo della colonna è più
veloce/maggiore di quello del midollo. Da L2 in poi nello speco vertebrale
si trovano fasci di fibre motorie che vanno a costituire i nervi spinali.

54
Sistema Nervoso

Avviene a partire da tre vescicole (proliferazione delle pareti del canale), prosencefalo, mesencefalo
e romboencefalo, differenziandosi per arrivare ad uno stadio
a cinque vescicole, telencefalo e diencefalo (dal
prosencefalo), mesencefalo, metencefalo (dorsalmente dà
il cervelletto, ventralmente il ponte) e mielencefalo (bulbo).

Inizialmente presenta delle curvature


(dovute all’eccessiva proliferazione), la
curva mesencefalica e la curva
cervicale, a cui si aggiunge dopo lo
sviluppo delle altre due vescicole la curva pontina, tutto a livello embrionale,
nell’adulto rimane solo la curvatura mesencefalica.

A sviluppo ultimato trovo telencefalo, diencefalo, mesencefalo, ponte ventrale e cervelletto dorsale
(metencefalo) e il bulbo (mielencefalo).

I ventricoli cerebrali sono slargature della cavità centrale,


nell’encefalo umano ce ne sono quattro, I e II sono detti
anche ventricoli laterali e sono a livello del telencefalo. Nel
diencefalo c’è il III ventricolo, nel mesencefalo il canale
dell’ependima continua senza slargature, prende il nome di
acquedotto di Silvio. Nel metencefalo c’è una slargatura che
continua anche nel mielencefalo, che è il IV ventricolo.

I ventricoli hanno una parete specializzata che presentano


i plessi coroidei, dove avviene la produzione di liquido
cefalo-rachidiano, i plessi coroidei sono uno per ventricolo.
Sono costituiti dall’epitelio ependimale e dalla pia madre (vaso sanguigno + epitelio), sono quindi
estroflessioni digitiformi della parete che stanno nel canale dell’ependima. Avviene una sorta di
ultrafiltrazione dal sangue al canale dell’ependima passa un liquido (il passaggio è ben regolato), lì c’è la
barriera emato-liquorale (sangue/liquor).

Il bulbo è la porzione dell’encefalo in continuità anatomica con il


midollo spinale, a cui assomigli anche dal punto di vista anatomico –
detto anche midollo allungato (comparata). Nel bulbo da una
situazione con due lamine e il solco limitante, si ha differenziamento
dei diversi neuroni, che si localizzano in posizione parasagittale anche
a sviluppo ultimato. C’è una divaricazione del canale dell’ependima,
a formare il IV ventricolo. Le lamine si frammentano, con
organizzazione medio-laterale dei nuclei (diversa dalla venrtodorsale
del midollo). Si differenziano i neuroni sensitivi somatici, motori
somatici, sensitivi viscerali e effettori viscerali – ci sono anche i
nuclei olivari. Nella parte dorsale la parete rimane sottilissima e si
forma una tela coroidea, una zona in cui l’epitelio ependimale è
addossato alla pia madre (membrana tettoria).

Il ponte è la parte ventrale del metencefalo, presenta ancora la


slargatura del canale in quanto c’è la continuazione del IV ventricolo,
presenta medialmente le lamine basali e lateralmente le lamine alari,
alcuni neuroni immaturi delle lamine alari migra anteriormente a

55
Sistema Nervoso

formare i nuclei pontini. Un altro contingente migra nella membrana tettoria differenziandosi a formare
il cervelletto. I nuclei della lamina basale frammentano in nuclei del tegmento del ponte.

Nel mesencefalo non è presente nessun ventricolo, il canale


rimane limitato e va a formare l’acquedotto di Silvio, che
comunica con III e IV ventricolo. La parete dorsale dà origine
alla lamina quadrigemina, mentre quella ventrale e le
lamine basali danno origine al tegmento mesencefalico, che
contiene il nucleo rosso, i nuclei dell’oculomotore, del trocleare
e la sostanza nera.

Tutto il sistema nervoso centrale è rivestito da meningi (membrane


connettivali) con piccole differenze tra cefaliche e spinali. Sono sempre
tre, esternamente c’è la dura madre con funzione di protezione,
addossata all’osso (cranio o speco vertebrale delle vertebre), sotto c’è
l’aracnoide, molto trabecolata, imbibita di liquor cefalorachidiano,
trovo i grossi vasi - villi aracnoidei sono estroflessioni dell’aracnoide,
che vanno a gettarsi nei seni venosi della dura madre. Internamente
c’è la pia madre, è estremamente vascolarizzata e addossata
direttamente al tessuto nervoso.

La dura madre suddivisa in due strati (solo quella encefalica), uno addossato alla parete ossea, detto
periostale e uno strato meningeo, in mezzo sono accolti i seni venosi che drenano sangue
dall’encefalo. La dura madre va a formare quattro strutture importanti, che vanno a suddividere e
sorreggere l’encefalo in porzioni che sono due falci cerebrale e cerebellare che sono strutture sagittali
impari, il tentorio del cervelletto e la tenda dell’ipofisi, che sono entrambe orizzontali.

A livello delle meningi encefaliche è presente uno spazio potenziale, normalmente non si vede, mentre
lo spazio epidurale (= tra la volta cranica e la dura madre) o subdurale, quando c’è una situazione
patologica. A livello delle meningi spinali invece è molto evidente nella regione terminale, dove c’è uno
spazio sempre presente tra le meningi e la porzione
ossea. Lo spazio tra l’aracnoide e la pia madre
diventa molto evidente a livello lombare, detto
cisterna lombare (zona della puntura lombare).

Liquor prodotto dai plessi coroidei (epitelio


ependimale differenziato), dove c’è di barriera
emato-liquorale, diversa dalla emato-encafalica, i
capillari al di sotto sono fenestrati, è quindi l’epitelio
ependimale, tenuto insieme da tight junctures, a
regolare in modo stretto ciò che può passare. Nei
ventricoli laterali i plessi coroidei producono liquido
celfalorachidiano, che passa attraverso attraverso il
foro nel III ventricolo, da cui passa lungo l’acquedotto di Silvio nel
IV, a livello del quale ci sono due fori laterali e il foro mediano, che
portano il liquido cefalorachidiano nello spazio subaracnoideo, dove si
formano dilatazioni chiamate cisterne (5?). una volta uscito dal canale
dell’ependima passa in questi spazi subaracnoidei, imbibisce l’aracnoide,
sia nell’encefalo che nel midollo spinale. Viene drenato poi a livello dei
villi aracnoidei per finire nei seni venosi, accolti dalla dura madre.

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