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CRANIO

Splancnocranio
Sullo splancnocranio (volto), fondamentale per la fisionomia, razza ed etnia, ci sono le ossa nasali, mascellari,
zigomatiche da mediana a laterale e sul versante inferiore del cranio ci sono le mascellari che continuano a formare
tutto il palato e le ossa palatine, piccole che costituiscono la parte posteriore del palato. Vomere ed etmoidi si trovano
nella cavità nasale, lo sfenoide con le grandi e piccoli ali e l’occipitale in arancione.

Se tolgo la calotta cranica per guardare il cranio internamente (tipica nelle autopsie su crani recenti, raro in crani
antichi), permette di vedere se ci sono patologie o deformazioni all’interno, le vibrazioni della sega però, rischiano
di fratturare le ossa nasali – se c’è dubbio di patologia o lesione si usa di solito endoscopia. Si vede che la base
interna si divide in tre fosse craniche, anteriore (arancio), media (azzurro, rosa) e posteriore, divisione che
corrisponde esattamente ai lobi del cervello, nella fossa cranica anteriore appoggiano i lobi frontali, nella media
appoggiano i lobi anteriori del temporale, e nella posteriore c’è il cervelletto. Su ogni osso c’è un corrispettivo di un
viscere o di un organo, il che è fondamentale (meningite cronica lascia segni sull’osso).

1. La fossa cranica anteriore è costituita da frontale ed etmoide, che ha forma a T con convoluzioni laterali,
fatto da una lamina cribrosa (bucherellata), ci sono i turbinati (uniche ossa all’interno del naso), la
convoluzione fa sì che ci sia maggiore superficie per la mucosa, termina frontalmente con delle cribre dove
passano le terminazioni nervose che vanno ai bulbi olfattivi.
2. La fossa cranica media è fatta dallo sfenoide, molto convoluto e complesso, formato dalle grandi ali, piccole
ali e la sella che ospita l’epifisi.
3. La fossa cranica posteriore costituita prevalentemente dall’occipitale – la fusione tra occipitale e sfenoide
determina che l’individuo ha 15-16 anni.

Il temporale è caratterizzato da un promontorio allungato che si chiama rocca petrosa, che ha al suo interno
tutta la struttura dell’orecchio, esterno, medio e interno. Ciò che spesso sopravvive alla cremazione è proprio la
rocca petrosa, i biogenetisti hanno inventato un metodo di estrazione di DNA da resti antichi soprattutto, dall’orecchio
medio.

Per adattarsi, essere più resistente e leggero, il cranio ha sviluppato delle cavità, seni, che sono a livello frontale
poco sopra il naso, uno all’interno dello sfenoide e i mascellari. Se andiamo a tagliare l’osso e guardiamo all’interno
dei seni, se c’è stata infiammazione o infezione si vede perché sulla parete trovo delle escrescenze. All’interno
dell’orecchio ci sono tre ossicini, che si vede la periostite, che prova un’infezione o infiammazione delle vie aeree –
su centinaia di scheletri si è visto che nei romani c’era poca evidenza di infezioni delle vie aeree che sono esplose,
invece, nel medioevo.

La mandibola nel caso dei bambini è una di quelle ossa che fondono, fatto da un corpo e un ramo ascendente,
al cui termine c’è il condilo mandibolare che costituisce l’articolazione con il resto del cranio a livello dell’osso
temporale, e il processo coronoideo. Si articola attraverso l’osso temporale al cranio.

Denti
Sia le ossa mascellari che le ossa mandibolari hanno dei buchi/cavità che si chiamano alveoli, sono le aree dove
sono situati i denti, che sono un tessuto molto importante dello scheletro. Lo scheletro adulto ha 32 denti, la
dentizione da latte conta 20 denti. Esistono le arcate superiore e inferiore, nell’arcata superiore ci saranno 16 denti,
come anche nella inferiore, per convenzione si dividono in emiarcate destra e sinistra, inferiore e superiore, in
ciascuna nell’adulto ci sono 8 denti e 5 denti da latte. Le emiarcate sono numerate, la prima arcata è la superiore
destra, poi la superiore di sinistra, la inferiore di sinistra e la inferiore destra. Dall’arcata 1 i primi denti medialmente
sono i due incisivi, quello centrale e laterale, il centrale è più grosso e il laterale è sempre più piccolo, hanno una
superficie occlusale (incontro con i denti sotto) a lama, lineare (tagliente), un canino, due premolari e tre molari. Il
canino è il dente più robusto e ha una forma nella parte occlusale a punta e i due premolari e molari hanno cuspidi,
i premolari ne hanno due e i molari da tre a cinque.

L’emiarcata da latte è costituita da due incisivi, centrale e laterale, un canino e i molari, che vengono sostituiti poi
dai premolari (NON esistono premolari da latte).

Ogni dente è numerato da mediale a laterale I-IV e 1-8, la nomenclatura del dente ha come primo numero quello
dell’emiarcata, seguito da quello del dente.

Il dente è fatto da una corona e da una radice, il dente è composto da diversi tessuti, alcuni lo descrivono addirittura
come organo, è una struttura complessa. Il dente si inserisce nell’alveolo, la porzione dalla gengiva in su è la corona,
tutto ciò che sta all’interno della gengiva è radice, ancorata da legamenti alla parete dell’osso – non è precisissimo.
Il dente è fatto da una capsula unica che non si differenzia (giallo scuro) che è la dentina, che crea la capsula del
dente all’interno, lo strato esterno del dente però cambia, nella corona sopra la dentina c’è lo smalto e nell’alveolo
c’è uno strato cemento, tessuto invisibile a occhio nudo, resistente come lo smalto. Incisivi e canini sono
monoradicolati, i premolari hanno due radici, di cui quelli inferiori le hanno fuse, i molari hanno in media tre radici.

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POSTCRANIO
[aorta decorre sul lato sinistro della colonna, gli aneurismi aortici, col pulsare del sangue, sbattono contro le
vertebre lasciando segni]

Collo

Lo ioide è un piccolo ossicino, che compare dopo l’Homo erectus, sono collegati molti tendini che si connette a
laringe e lingua, molto importante per il linguaggio. Si trova sotto la mandibola, abbastanza ben ancorato, dal punto
di vista dell’antropologia forense diventa suscettibile nello strangolamento e impiccamento perché si rompe in questi
casi. Costituito da un corpo centrali e due ali laterali, caratterizzate da due protuberanze, piccole e grandi corna,
il piccolo corno è la parte superiore, spesso poco marcate. In genere in giovane età le ali sono separate dal corpo.

Ci sono strutture calcifiche che non sono ossa, la cartilagine tiroidea (pomo d’Adamo) ancorato allo ioide via
legamenti, sopra i 40 anni si trova mineralizzato, costituito da uno scudo tiroideo e un cornetto tiroideo superiore
e inferiore. Con l’età la cartilagine mineralizza e diventa calcificata, è bucherellata perché la cartilagine mineralizza
gradualmente quindi al momento della morte le parti bucherellate al momento della morte non erano ancora
calcificate del tutto. Sotto c’è la cartilagine cricoidea, che sta sotto la tiroide, prima del primo anello della trachea,
che calcifica col tempo.

Colonna vertebrale
Fatta da una serie di vertebre, struttura che serve a dare sostegno alla postazione eretta, ma soprattutto protegge
il midollo spinale che esce dal forame occipitale ed entra nel canale vertebrale. Fatta da singole categorie di vertebre,
cervicali, toraciche, lombari e il sacro (5 vertebre sacrali che si fondono). Tutte queste vertebre hanno forma e
morfologia differente, seguono però una linea generale (es. toracica) fatta anteriormente da un corpo vertebrale più
o meno cilindrico, posteriormente c’è il forame e vertebrale e l’arco vertebrale che posteriormente lateralmente crea
il forame e l’arco stesso è fatto da un peduncolo e da una lamina. Le vertebre hanno protuberanze posteriori e
laterali, i laterali sono dette processi trasversi o trasversali, e un processo posteriore che è il processo spinoso.

La vertebra toracica ha una funzione particolare, le cervicali sono 7, le toraciche sono 12 e le lombari sono 5. Le
vertebre dovendosi incastrare superiormente e inferiormente hanno delle faccette articolari inferiori e superiori,
ognuna vertebra ha sempre almeno quattro faccette. Le toraciche però hanno delle faccette in più che sono sulle
pareti del corpo vertebrale, prima che inizi il peduncolo sull’estremo inferiore, di solito sono due per lato, una sopra
e una sotto. Le faccette laterali servono per l’articolazione delle coste, in maniera che possano compiere il
movimento a manico di secchiello che ci permette di respirare, c’è un secondo punto in cui la costa tocca la vertebra,
il processo trasverso, perché i punti di snodo sono due. Ogni costa (3) articola con un pezzo del corpo vertebrale
di una vertebra (t3) e un pezzo della faccetta laterale della vertebra inferiore (t4) – ogni vertebra toracica ha le
faccette articolari laterali e sul processo trasverso.

Le vertebre cervicali hanno, dalla terza, un processo spinoso bifido tranne in C7, che si articola con T1. Le prime
due sono diverse, C1 è l’atlante, cerchio che serve ad articolare i condili (articolazione del cranio al collo),
sostanzialmente un cerchio di osso e poco altro, semplice punto di connessione. L’epistrofeo, C2, ha una bozza di
corpo vertebrale, ha una protuberanza che è il dente, che serve ad articolarsi con l’atlante, che ha una faccettina
anteriore per accomodarlo. Quando si rompe l’osso del collo il dente dell’epistrofeo, l’atlante slitta indietro e viene
lesionato il midollo spinale. Nelle cervicali ci sono i forami vertebrali che ospitano le arterie vertebrali, che vanno
a formare l’arteria basilare da cui si diramano le altre arterie che irrorano il cervello.

Nelle vertebre toraciche, più si procede inferiormente più aumenta la dimensione del corpo vertebrale. T1, T10,
T11, T12, hanno un’unica faccetta per lato sul corpo della vertebra, mentre le altre ne hanno due, molto grossa che
da T10 diventa sempre più caudale o inferiore.

Le lombari non hanno forame vertebrale, le faccette ai lati né sui processi trasversi e messe a confronto da dietro,
scendendo da L1 a L5, il rettangolo che creano le faccette da verticale diventa orizzontale.

Le coste sono dodici per lato, la prima è più stretta e piatta, dalla seconda alla decima hanno all’estremità
anteriore una porzione cartilaginea che articola direttamente con lo sterno o si articola con un raccordo cartilagineo
che è articolato con lo sterno (fino alla decima). La undicesima e dodicesima si chiamano coste fluttuanti, si
ancorano solo posteriormente alle vertebre ma non allo sterno. Si ancorano alle vertebre con due punti di contatto,
la testa e con una faccetta che hanno sull’angolo, anteriormente tutte si ancorano allo sterno o al raccordo. Ciascuna
costa è fatta da un’estremità sternale e una testa, che va a toccare le vertebre, all’inizio della curva dopo la testa
c’è il tubercolo che è la parte che va ad articolarsi al processo trasverso della vertebra. Hanno una curvatura
diversa, messe in piano la testa di alza sempre di più fino all’ottava, dopo la quale inizia a scendere. Si distinguono
destra da sinistra, se metto la testa verso me e l’estremo sternale in avanti, il margine superiore smusso e l’inferiore
è acuto, perché nella conca inferiore scorrono vena, nervo e arteria. Lo sterno è fatto da tre porzioni che consistono
in manubrio che è la parte superiore, il corpo e il processo xifoideo.

Il sacro è un osso segmentato, fatto da più ossa, si riescono a contare da 3-5 segmenti che sono vertebre residue
della coda fuse a formare il coccige. Anteriormente ha processi spinosi uniti insieme. Ha un corpo con lateralmente
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due ali e il corpo di articola con L5. Lateralmente ha delle faccette articolari, dette faccette auricolari perché hanno
la forma dell’orecchio, che articolano con le due ossa innominate. Il sacro è formato da due ossa pari asimmetriche,
dette ossa innominate, destra e sinistra, che costituiscono gran parte dello scavo pelvico.

L’osso innominato è fondamentale per la diagnosi di sesso ed età. L’osso innominato è un prodotto di fusione di
tre singole ossa che da bambino sono separate che sono ileo, ischio e pube. Se immagino una Y che passa nella
cavità acetabolare (sede dove si articola la testa del femore) sul versante esterno, l’ala superiore è l’ileo, costituita
da una cresta iliaca che va anteriore a posteriore, anteriormente c’è la spina iliaca anteriore superiore e anteriore
inferiore. Visto internamente, c’è la faccetta auricolare che si articola col sacro, inferiormente alla faccetta auricolare
c’è l’incisura ischiatica, proseguendo posteriormente lungo la cresta iliaca vedo che termina con due protuberanze,
spina iliaca posteriore superiore e inferiore. A circa 15 anni tramite l’acetabolo si fondono a formare un unico osso.
Se tagli l’acetabolo da metà in giù ho posteriormente l’ischio e anteriormente il pube, le caratteristiche dell’ischio è
la tuberosità ischiatica – procedendo anteriormente ho la sinfisi pubica, articolazione. Pube, ileo e ischio sono
uniti da tre rami, ileo-ischio, ischio-pubico e tuberosità ischiatica che descrivono il forame otturatorio.

Arti superiori
Gli arti superiori, destro e sinistro, sono costituiti da braccio, costituito dall’omero, le ossa dell’avambraccio sono
radio e ulna, le ossa del polso sono una combinazione delle ossa dell’avambraccio e otto ossa carpali, e le ossa della
mano.

L’omero è costituito da una testa che è la porzione che si articola con la scapola e un collo anatomico (area di
separazione col resto dell’osso – diafisi). Come in tutte le ossa lunghe (brevi/piatte/lunghe) c’è una struttura
cilindrica detta diafisi, le epifisi che sono le parti estreme prossimale e distale e fra la diafisi e l’epifisi c’è una parte
un po’ svasata, metafisi. La testa prossimale dell’omero è molto liscia, in vivo c’è cartilagine che si articola con la
fossa glenoidea della scapola. L’estremo distale, anteriormente, mostra una struttura anatomica detta epicondilo
mediale e laterale – struttura detta troclea, particolare, perché distalmente si articolano ulna e radio, che hanno
bisogno della troclea per muoversi, flessione e prono-supinazione. Anteriormente la troclea ai suoi margini estremi
ha l’epicondilo mediale e laterale. Posteriormente c’è la fossa epicondilare o fossa olecranica in si infila l’ulna per
il movimento.

L’ulna ha l’estremo prossimale caratterizzato da un olecrano, che è sagomato in modo che sul versante laterale
c’è una piccola incisura che serve all’articolazione laterale con il radio. L’ulna è sempre mediale e il radio è sempre
laterale, l’incisura fa sì che il radio possa articolarsi e compiere il movimento rotatorio della prono-supinazione.

Il radio è fatto da una testa o capitello variale, la testa scava in un collo che porta alla diafisi che termina
lateralmente con un processo stiloideo.

L’arto superiore si articola con il resto del corpo centrale, il torace, tramite la scapola e il cingolo scapolare che è
costituita anche dalla clavicola, osso pari e simmetrico, snello con due estremità, una sternale molto tozza e
rotonda e una distale, detta acromio, articolata con il processo acromiale della scapola. La clavicola è l’ultimo osso
a fondersi, c’è una specie di ostia nella parte sternale che si forma a 18 anni e verso i 26-27 anni si fonde. La prima
convessità del mediale è anteriore, c’è prima la parte sternale e poi una concavità posteriore, la parte superiore è
liscia, mentre l’inferiore è ruvida a causa di inserzione di legamenti e muscoli – all’estremità acromiale c’è spesso
una faccetta articolare liscia, che si articola con il processo acromiale.

La scapola crea una parte di protezione posteriore e ancoraggio, ha corpo triangolare laminare, che nel suo terzo
superiore posteriormente è tagliato a metà dal processo acromiale (acromio) e segue una cresta che scende e
attraversa la scapola per tutta la sua larghezza. Divide la scapola in parte sovraspinosa e sottospinosa, sotto
l’acromio c’è la cavità glenoidea dove andrà ad articolarsi l’omero. Girando la scapola anteriormente si vede sul
retro il processo acromiale e in primo piano il processo coracoideo, che vanno a formare la fossa glenoidea.

Arti inferiori
Sono costituiti da coscia, gamba, caviglia e piede. La coscia è costituita dal femore, che si articola con la fossa
acetabolare dell’osso innominato, la gamba è formata da tibia e fibula, dove articolano tibia e femore c’è un osso
accessorio, la rotula. La caviglia è costituita da parti distali di tibia e fibula, sette ossa tarsali e piede.

Il femore è un osso lungo che ha una testa femorale, un collo, diafisi, la testa distale è formata dai condili
femorali. Nella parte prossimale del femore si notano i trocanteri, il grande trocantere (quello che si sente) e il
piccolo trocantere (posteriore), la diafisi ha sezione particolarmente rotonda, ha una linea detta linea aspra
(posteriore), che ha una serie di inserzioni muscolari. A livello distale i condili si articolano con la rotula nella parte
superiore. La rotula ha una forma a goccia triangolare, con la parte superiore più rotondeggiante e la parte posteriore
liscia perché scivola sulle articolazioni. Ha due superfici una più grande e una più piccola, di cui quella più grossa è
sempre in corrispondenza del condilo maggiore che è mediale.

La tibia è un osso lungo, con estremità prossimale fatta da una superficie detta piatto tibiale, versante su cui
articola il femore, con condili tibiali mediale e laterale, con protuberanza intercondilare. La sezione della
diafisi della tibia è triangolare, la parte più acuta è la cresta tibiale che è quella che si sente. All’estremità inferiore

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c’è un malleolo mediale, protuberanza che si sente alla caviglia, che va ad incastrarsi con la fibula sullo stesso lato
e forma un malleolo laterale.

La fibula è un osso lungo molto particolare, ha un estremo prossimale rotondo che ha una piccola faccetta
articolare che permette l’articolazione con la parte laterale del condilo della tibia. La diafisi è molto irregolare, per
capire se è destra o sinistra devo guardare il malleolo laterale, che all’interno ha una piccola indentatura che è
sempre posteriore.

Mani e piedi sono simili, sono fatte da una base carpo e tarso, il carpo è fatto da otto ossicini, due fila di quattro,
il tarso è formato da sette ossa, talo e calcagno che si articolano con la caviglia. La mano è costituita da cinque dita
nella parte centrale, formata da cinque ossa metacarpali che costituiscono la base delle dita, nei piedi ci sono
cinque metatarsali. Le dita dal metacarpale partono con le falangi, di solito le falangi per dito sono tre, prossimali,
medie e distali – il primo metacarpale si distingue dal primo perché è più corto e tozzo, le falangi prossimali sono
cinque, le falangi intermedie sono quattro e le falangi distali sono cinque (il pollice non ha l’intermedia). La
falange prossimale, che si articola con la testa tonda del metacarpale, ha forma concava, la falange intermedia ha
testa ad M, stessa cosa tra la falange intermedia e distale, quindi l’articolazione deve seguire questa forma
particolare, presenta una doppia faccetta. Le ossa metatarsali sono più lunghe e snelle e le metacarpali sono corte
e snelle, se la sezione è tonda o quadrata è metacarpale, mentre se ha sezione ovalare o a D è metatarsale.

Profilo biologico
Identikit di un individuo serve, per quanto riguarda l’ambito forense, è la necessità di confronto con sospetto di
identità, quindi c’è la necessità di conoscere caratteri come età, sesso, razza, etc. che vanno a delineare un individuo,
queste stesse informazioni hanno lo scopo di essere comunque trasmesse. Per quanto riguarda l’ambito archeologico
ci sono meno strumenti, gli scheletri sono meno conservati o meno bene, le informazioni raccolte sono le stessa.

Informazioni raccolte sono: sesso, età, razza, patologie, statura e contrassegni – non c’è un percorso lineare, in
quanto tutte queste informazioni vanno a sovrapporsi, si segue circa quest’ordine.

La diagnosi di sesso o stima dell’età dai subadulti agli adulti sono diverse, nei subadulti è più facile definire l’età o il
range di età, quello più difficile è invece definire il sesso. Avviene l’opposto negli adulti, dove la definizione dei
caratteri morfologici + già avvenuta sarà più semplice definire il sesso, mentre diventa più complesso definire l’età.

Diagnosi di sesso
C’è un approccio di tipo morfologico e uno metrico, per quanto riguarda la morfologia si concentra su cranio e bacino,
mentre lo studio della metrica si può applicare su tutto il corpo – dipende tutto dello scheletro o pezzo scheletrico a
disposizione. In letteratura in un’analisi del cranio o bacino hanno 80% e 98% di affidabilità. Nell’approccio metrico
ci sono molteplici metodi, come ultima possibilità ci si può affidare ad un genetista, ci sono pro, cioè avere il risultato
certo, il contro è il tipo di materiale utilizzato, spesso il materiale a disposizione non permette di estrarre DNA, sia
in antropologia, sia con resti recenti carbonizzati.

Analisi morfologica
Cranio

La prima valutazione è sulla dimensione, generalmente il cranio femminile è più piccolo e sottile di uno maschile.
Per quanto riguarda il maschio la glabella è sopra le ossa nasali, è il punto più anteriore delle ossa frontali è molto
più marcata che nella femmina. Il margine sovra-orbitario è più arrotondato nei maschi. La cresta nucale è più
marcata nei maschi, mentre nelle femmine meno. La presenza di una cresta del processo zigomatico che si
estende oltre il meato acustico. Il processo mastoideo nei soggetti di sesso maschile è più grosso e la sua punta
è orientata verticalmente. Nella mandibola è presenta un’eversione goniale (angolo mandibolare detto gonion)
mostra una forma più appuntita, mentre teoricamente assente nelle femmine (dipende dall’attività dei muscoli che
si originano o innescano in quel punto), la porzione del mento risulta, inoltre, più squadrata.

Nei soggetti di sesso femminile la glabella è piana, il processo zigomatico teoricamente si ferma al meato acustico,
la cresta nucale appare liscia. Il processo mastoideo è medializzato, è rivolto verso il piano sagittale mediano, e ha
aspetto ridotto. La mandibola ha assenza o minima presenza di eversione goniale e il mento risulta più arrotondato.

Alcuni caratteri sono influenzati da attività, perché sono a livello degli attacchi muscolari, per cui l’affidabilità è solo
dell’80%, nel corso della vita avviene anche la mascolinizzazione nei soggetti femminili, con l’età si trovano
caratteri sempre più vicini a quelli di un soggetto maschile.

 Metodi che vanno a dare dei punteggi, che permettono di fare una diagnosi di sesso e quantificarla.

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Bacino

Nelle femmine osservano il bacino dall’alto si nota che la cavità è molto più ampia, osservando il bacino
anteriormente si nota che nelle femmine è più largo e più basso, mentre nei maschi è più stretto e alto. L’angolo
sottopubico formato dalle ossa pubiche in connessione anatomica, nelle femmine l’angolo è più ampio.

Alcuni elementi sono molto indicative di quello che è il sesso di un soggetto, l’incisura ischiatica è molto più ampia
nei soggetti femminili e molto più stretta nei soggetti maschili, generalmente c’è la regola del pollice secondo cui se
inserisco il pollice nell’incisura e lo posso muovere, l’incisura sarà più ampia e il soggetto si può definire femminile.
Altro carattere indicativo è la presenza o assenza del solco preauricolare, superficie auricolare è dove articola con
il sacro, al di sotto di questa nei soggetti di sesso femminile c’è un vero e proprio solco o concavità, anche soggetti
di sesso maschile possono presentare però un piccolo solco, generalmente soggetti obesi.

La triade di phenice* (autore che ha descritto i caratteri) permette di compiere una diagnosi con elevatissima
accuratezza. Le tre caratteristiche sono: l’arco ventrale, superficie ventrale dell’osso pubico, che nei soggetti
femminili presenta una cresta (assolutamente assente nei soggetti maschili), la concavità sottopubica da non
confondersi con l’angolo sottopubico, e l’aspetto del ramo ischiopubico osservato medialmente nel suo complesso,
è più sottile e gracile nei soggetti femminili e più robusto nei soggetti maschili.

Nei soggetti di sesso femminile tutto il pube assume una forma quadrangolare, come se fosse stirato in senso latero
mediale, che non si verifica nei soggetti maschili, dove il pube delinea una sorta di triangolo. Altro elemento osseo
che può dare informazioni è il sacro, nei soggetti di sesso femminile appare più dritto visto lateralmente, rispetto
ai soggetti di sesso maschile dove appare concavo.

Caratteristiche che sono invece determinate da fattori esterni, cono ad esempio il segno di gestazione, osservando
la superficie dorsale al margine della superficie articolare della sinfisi, si può rilevare una piccola concavità, la sua
presenza non conferma la diagnosi di sesso, ma potrebbe essere femminile perché si trova con più frequenza in
soggetti femminili, ma potrebbe essere determinato anche da altri fattori.

Elementi metrici
Uno degli approcci fondamentali è l’approccio metrico, misurando determinate porzioni scheletriche, i risultati mi
aiutano ad orientarmi. I principali elementi ossei che vengono misurati sono il diametro verticale della testa
dell’omero, il diametro del capitello radiale, l’altezza della cavità glenoide e il diametro massimo della testa del
femore.

Diagnosi di sesso nei subadulti

È poco affidabile, quindi, se possibile, è meglio affidarsi alle analisi genetiche. Nei soggetti subadulti infanti la
diagnosi di sesso può essere fatta in basi alla superficie auricolare, che nei soggetti femminili è più rialzata nel 60-
70% dei casi, quindi non particolarmente affidabile.

Un altro indizio è sullo sviluppo dentale e scheletrico che differiscono nei due sessi, nei soggetti maschili a parità di
età si trova un minore sviluppo – analisi fatta su popolazioni moderne, che hanno uno stato di salute, non
confrontabile con quello di soggetti nell’ambito archeologico.

STIMA DELL’ETA
L’età sfalsa o ha sfalsato per diversi secoli tutta la ricostruzione del passato, è grave sbagliare l’età in ambito forense
tanto quanto in ambito archeologico, l’aspettativa di vita in passato era molto bassa – i metodi di diagnostica fino a
qualche anno fa si fermavano ai 60 anni.

Contrariamente al sesso che è indiagnosticabile nei bambini, l’età è molto semplice nel bambino o subadulto, rispetto
all’adulto dove ci sono range di errore molto ampi. Ciò che valutiamo è l’età biologica, che non è l’età cronologica
(anagrafica), l’età biologica più o meno riflette l’età cronologica ma non sempre, dipende dallo stile di vita,
l’alimentazione, la genetica – c’è un enorme ramo di interesse sulla diagnosi di età su soggetti viventi, bisogna
aggiustare con i dati etnici. Spesso nei bambini adottati, quando arrivano da aree dove non c’è documentazione, la
datazione è errata (malnutrizione).

Subadulti
Tutto ciò che non è arrivato a fine crescita, il vantaggio dei bambini per il fatto che stanno crescendo danno indicatori
specifici sull’età sia nei denti che nelle ossa, i criteri più affidabile sono il livello di sviluppo dentale, cioè permuta –
sovrapposizione di dentatura decidua e permanente, la lunghezza delle epifisi e delle diafisi e lo stato di fusione delle
epifisi.

In generale, si può adottare una classificazione che distingue in feto (del I, II e III trimestre, da calcolarsi in
settimane lunari), infante/infant (0-1), bambino/young child (1-6), bambino/older child (6-12), adolescente (12-20)
e giovane adulto (20-30).
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Sviluppo osseo
L’osso può crescere secondo due modelli, un’ossificazone diretta, si chiama intramembranosa, e indiretta, detta
condrale, cioè cresce su un modello preesistente fatto di cartilagine. Il termine ossificazione è meglio di
mineralizzazione, perché ossificazione significa letteralmente che qualcosa diventa tessuto osseo, la struttura
mineralizzate può essere banalmente la cartilagine tiroidea o cricoidea. La ossificazione diretta ha a che fare con
le ossa piatte che sono quelle che si sviluppano secondo questo meccanismo che è una base mesenchimale, parte
da un connettivo che non è cartilagine, e immediatamente le cellule si accendono per diventare osso. Nelle ossa
lunghe e brevi, l’osso è completo quando il tessuto da cartilagineo diventa osso, centri di ossificazione, che nel tempo
ossificano fino ad essere separati da uno strato cartilagineo (epifisi-diafisi), che al termine della crescita diventa
osso.

 Di solito nei bambini non si trova la cartilagine perché decompone, ma si trovano tutti i pezzettini di osso,
la superficie dell’osso che era a contatto con la cartilagine è detta billowing.

Primo criterio per determinare l’età è la misura delle diafisi non fuse o in fusione – nel caso siano fuse si possono
utilizzare per determinare la statura, ma non l’età. A 1.5 anni iniziano ad esserci piccoli pezzi di epifisi. In base alla
lunghezza in mm dell’osso riesco a capire l’età media. Con la crescita le epifisi iniziano a fondersi, i tempi spesso
variano anche tra maschi e femmine. Devo stare attento alle rime di fusione, si può ridurre il range di errore perché
quella determinata fusione avviene nell’arco di 1.5 anni.

Il cranio è più complesso, ma allo stesso modo ha punti chiave, per dare l’età al cranio l’area fondamentale è la
articolazione tra le parti dell’occipitale che nel bambino è fatto da 4 parti (basilaris, 2 lateralis, squamosa), la fusione
tra squamosa e lateralis avviene intorno a 3 anni, e tra lateralis e basilaris verso i 5-7 anni, la fusione tra sfenoide
e occipitale si chiude intorno ai 15 anni, nelle femmine anche prima.

Pare che nell’area dei 14-16 una delle parti più diagnostiche è la mano, incluse radio e ulna, che si fondo come le
altre ossa lunghe, ma soprattutto carpali, metacarpali e falangi (hanno due nuclei di ossificazioni).

L’ultimo osso a chiudersi sono la clavicola e la cresta iliaca, prima ancora anche l’ileo ha una cresta iliaca con il
suo nucleo di ossificazione, che si fonde in un tardo adolescente, l’estremo sternale della clavicola, invece, è
l’ultimissimo a chiudersi, che si attacca e fonda al resto del corpo, inizia ad essere attaccato 20-27 anni.

Il primo metacarpale si fonde dal basso verso il corpo, negli altri metacarpali si fondono distalmente. La fusione
completa in un europeo si vede intorno ai 19 anni, mentre in un africano può trovarsi anche a 16, bisogna quindi
sempre fare una taratura anche in base all’etnia – non ci sono tarature per tutte le etnie, soprattutto non si sa per
quale motivo la crescita sia tanto diversa, di solito si va per difetto scegliendo le etnie più vicine e si usa il calcolo
più favorevole al bambino/indagato, soprattutto perché la differenza in crescita potrebbe essere semplicemente
dovuta ad alimentazione e non genetica.

Sviluppo dentario
I denti sembra che siano più affidabili delle ossa, perché risentono durante la crescita di stress dopo tessuti molli e
lo scheletro. I denti sono un sistema tampone anche in utero, un deficit nutrizionale o una madre tossicodipendente
si riflettono sugli organi, sullo scheletro ma la crescita dentaria rimane meno affetta, sono meno suscettibili a stress.

Il dente cresce dalla corona in giù, formando smalto dentina, prima la corona e poi la radice. La dentizione decidua
è la prima ad apparire, però quello che si vede in bocca non è la realtà, i denti che si vedono in uno scheletro e sono
usciti, è molto più interessante il livello di completamento della radice o se sotto un dente da latte c’è un permanente
e quanto è completo.

Con i denti il termine corretto è mineralizzati. A 5 mesi in utero sono presenti solo i primi millimetri occlusali, a 6
mesi iniziano a vedersi i primi millimetri della corona dell’incisivo centrale superiore permanente 11, le radici della
dentatura decidua si sviluppano. Quando i denti sentono la pressione del dente permanente da sotto, la radice inizia
a riassorbirsi.

Adulti
Più difficile del subadulto, non ha le ossa più in fusione, bisogna basarsi non più sui criteri di sviluppo delle ossa, ma
su criteri degenerativi. La degenerazione è influita da tantissime variabili ambientali, di stile di vita e patologiche.
La sinfisi pubica, la superficie auricolare dell’ileo, la 4 costa, sono articolazioni meno soggette all’attività del corpo,
quindi meno suscettibili alla degenerazione.

Il metodo Suchey-Brooks (sinfisi), che sono state abbastanza veloci nel capire è stato tarato su molti più maschi
che femmine, ci sono stati molti alti studi di conferma, l'articolo originale è del 90, anche se poi è stato tarato su
molte più popolazioni diverse, in particolare la difficoltà è con le popolazioni africane. Distingue l'evoluzione o
l'invecchiamento in sei stadi, nel primo stadio la sinfisi è molto giovane e ha molto billowing, la cartilagine che fa
articolare le due facce è molto turgida e umida, si presenta quasi come il versante cartilagineo ancora al femore.
All'invecchiare del soggetto si appiattisce la sinfisi, sparisce il billowing, nelle prime tre fasi c'è un appiattimento
della sinfisi, nelle ultime tre c'è una superficie bucherellata. Hanno creato dei calchi dei vari stadi delle sinfisi, diversi
tra maschi e femmine.
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Lo stadio 1 ha assenza di delimitazioni alle estremità, ha un'età media di 19.4 nelle femmine e 18.5 nei maschi, con
deviazioni standard piuttosto limitate, quasi quello dell'età dei subadutlti. Le età medie incominciano ad aumentare
nello stadio 2, e la deviazione standard aumenta, con l'avanzare degli stadi aumenta sempre l'età ma aumenta molto
la deviazione standard.

Lo stesso criterio si ritrova nella superficie auricolare dell'ileo, metodo di Lovejoy, che non ha errore insito, quindi
è stato migliorato negli anni. L'idea è la stessa, nell'1 c'è molto billowing, poi si appiana e inizia la parte distruttiva,
prevale sempre più la porosità. Nel molto vecchio inizia ad esserci la formazione di spicole ossee nella porzione retro-
auricolare.

 Sia nella sinfisi che nella superficie auricolare c'è la soglia dei 60 anni, quindi sia ora che nel passato fa
perdere informazioni soprattutto se stiamo facendo trend storici, anche per identificare anziani scomparsi.

La valutazione della IV costa, scelta per convenzione, quello che si va a vedere è l'articolazione condrale e si va a
guardare la parte della costa che articolava con la cartilagine e la guardiamo in piatto l'articolazione. Il metodo
ancora più vecchio che si basa su una classificazione di Iscan, divide tutto in 9 stadi, da uno stadio 0 in cui la
porzione è perfettamente piatta, mentre allo stadio 9 è molto irregolare la superficie caratterizzata da osso che si
degenera, il giallo è cartilagine mineralizzata. L'articolazione da piatta diventa concava, e di profilo inizia a diventare
irregolare, con queste caratteristiche che diventano sempre più pronunciata, iniziano a formare osteofitici, la
concavità diventa da U a V, a volte la cartilagine non si è decomposta perché la persona è talmente vecchia che è
mineralizzata.

Un altro metodo macroscopico che andrebbe dimenticato, quindi usato con molta cautela è il metodo della chiusura
delle suture craniche, che hanno un margine di errore variabilissimo. Bisogna dare un punteggio in base a quanto è
fusa la sutura, con errori enormi e variabilità.

Ci sono metodi statistici, come la PCA, che mettono insieme in un'equazione diversi metodi per mettere insieme i
vari metodi sperando che abbia una performance migliore dei singoli metodi, ma è estremamente complesso e forse
non ne vale nemmeno la pena. Sicuramente la PCA è più affidabile, con una minima influenza della razza, ma usando
gli tessi metodi per classi di età c'è precisione maggiore - tra i 25-40 il migliore è il Suchey-Brooks, 41-60 è meglio
Lamendin e sopra i 60 il migliore è Iscan, anche se presume che sia in grado di determinare l'intervallo di età in cui
mi trovo.

Lamendin è un dentista francese che ha studiato la trasparenza della dentina, e pare che si trasparentizzi con il
passare dell'età e calcolando lo spessore di trasparenza si può determinare l'età. Calcolando l'altezza della radice
del dente (monoradicolato), la trasparenza e l'altezza della pericontopatia (scavo nel colletto tra la corona e la
radice) - pare che l'errore sia di più o meno sette, molto migliore di 12 o 14. La trasparenza si pensa sia dovuta a
degli amminoacidi che cambiano la rifrangenza nel tempo, ma non si sa perché - non ha influenza l'alimentazione,
ma ha influenza le alte temperature, inoltre, è quasi del tutto inaffidabile su cadaveri seppelliti da più di 100 anni.

I francesi hanno semplicizzato la PCA, si sono inventati la TSS, two step strategy, prendo lo scheletro e guardo la
sinfisi pubica e la IV costa, se la sinfisi va nello stadio 1-3 e la costa è nello stadio 1-4, ti fermi lì. Se ti trovi negli
altri stadi si può approfondire usando Lamendin. È molto comodo nel forense, se non ho un morto bruciato, quindi
uso il metodo Kval o il metodo che va a vedere gli osteoni.

 La struttura microscopica dell'osso contiene molta informazione anche sull'età, nel più vecchio avrà più
osteoni e frammenti di osteoni.

Il metodo Kerley Uberlaker, prendendo una sezione di femore non decalcificata, sotto un microscopio vado a
guardare il numero di osteoni secondari, il numero di frammenti, la percentuale di osso lamellare e gli osteoni
primari, piccoli buchino nella matrice ossea, che sono un pochino meno affidabili, l'errore è circa 7-8 anni. Si può
fare non solo con gli osteoni, ma anche con i frammenti di osteoni che sembra dia un errore ancora minore.

Non ci sono tanti metodi che permettono di calcolare l'età al di sopra dei 69 anni, ci sono due metodi, il primo
metodo di Rouge-Maillart, che è molto complesso ma ha inventato un metodo per studiare la degenerazione
dell'acetabolo, riesce a distinguere gli ultra 80enni - l'acetabolo però è una delle articolazioni così usate, testato sulla
popolazione cimiteriale pare funzionare. Il metodo di Beauthier va a valutare la chiusura della sutura palatale, che
pare essere molto discriminante per i soggetti sopra gli 80 (84).

Diagnosi di RAZZA
Il termine razza solleva polemiche, ma le caratteristiche fisiche sono effettivamente diverse, è importante
determinare le caratteristiche almeno del macro-gruppo razziale.

• Caucasoide (o white o europoide): pelle da scura a chiara in base a subtipi e la distribuzione geografica, capelli
da sottili a lisci con profilo ondulato, il profilo del volto è ortognato, ed è presente mento prominente, diverse
altezze e statura in base alla zona geografica di provenienza, elevato dimorfismo sessuale

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• Negroide (o black o africano) ampia variabilità della pelle da marrone a nero in base al punto geografico di
appartenenza, i capelli sono crespi scuri e ondulati, c’è un’alta variabilità per la statura (pigmei), cranio molto
allungato e di profilo c’è elevato prognatismo alveolare e mento ritratto.

• Mongolide (o asian) pigmentazione giallo-brunastro della pelle, capelli spessi e molto dritti, altezza variabile in
base alla regione geografica, la porzione zigomatica è prominente, gli occhi hanno plica semilunare, incisivi
a pala con superficie linguale concava.

• Austramelanesoide caratteristiche miste tra caucasoidi e negroidi.

I sud americani mostrano caratteristiche miste tra caucasoidi e negroidi.

Le caratteristiche sono dovute a modificazioni fisiche in corrispondenza ad un dato ambiente e clima, quando
andiamo a fare una valutazione della razza si fa quindi a definire una probabile regione di appartenenza del soggetto
che si va a definire.

Tecniche per la diagnosi di razza da pezzi scheletrici e formazioni pilifere ancora in contatto o frammenti di cute che
possono essere rintracciati a livello del tessuto osseo. La valutazione è sia macroscopica che microscopica, quindi
morfologia e l’aspetto metrico. I capelli sono analizzati con analisi di tipo tricologico. L’istologia va ad osservare la
colorazione a livello microscopico di cellule cutanee in avanzato stadio di decomposizione e l’aspetto genetico che
può essere risolutivo. Indagini di tipo isotopico vanno a definire quelli che sono gli isotopi che possono essere presenti
in un determinato tessuto, sono presenti nell’ambiente, sono diversi in base alla regione geografica di provenienza.

Esame tricologico
Vengono raggruppate le principali categorie in tre sottogruppi:

• Lissotrichi: capelli moto lisci con diametro piuttosto spesso che si possono associare al ceppo di
appartenenza mongolide. Con impianto si indica il punto in cui il capello emerge dalla superficie cutanea che
varia in base alla morfologia. Indagini microscopiche prendono sezioni trasversali dei singoli capelli,
generalmente in questo caso la sezione è circolare e la distribuzione del pigmento è distribuito più vicino alla
porzione corticale, e l’indice di appiattimento il diametro min/diametromax, l’indice in questo caso è 80-100.
• Cimotrichi: capelli ondulati che hanno diversa variazione varia anche l’angolazione del follicolo e la sezione
trasversale mostra un capello ovalare in cui il pigmento ha distribuzione più che altro centrale e l’indice è
75-80.
• Urotrichi: associati al gruppo razziale dei negroidi sono molto crespi e a spirale, con variabilità, l’inclinazione
è tra 20-30° e sono molto appiattiti, estremamente ovalari, con distribuzione del pigmento centrale e l’indice
è 50-75.

Non bisognerebbe mai formarsi all’indagine macroscopica del capello in casi di soggetti sconosciuti, e non limitare
l’indagine ad un singolo capello.

Caratteri non metrici discontinui sono più frequenti in determinati ceppi razziali con le percentuali di frequenza nei
diversi gruppi razziali:

❖ Il metopismo è la sutura metopica che non si è chiusa in età adulta, è abbastanza frequente anche nei
negroidi (a differenza della tabella).
❖ Os Inca osso sovrannumerario alla base dell’occipitale alla mancata fusione degli elementi.
❖ Spina nasale, l’estensione ossea marcata nei caucasoidi, intermedia nei mongolidi e assente nei negroidi.
❖ Incisivi a pala sono presenti nei mongolidi.

In europoidi e asiatici c’è pattern più liscio con cuspidi arrotondate, mentre nei negroidi sono più ruvide e dentellate.
Generalmente, si fa una valutazione della diagnosi di razza a partire dal cranio, ci sono caratteristiche anche ni
femori molto poco affidabili. Si possono anche eseguire analisi metriche, ci sono diversi metodi che possono essere
applicati possono essere prese misure sul cranio, gli indici danno una definizione quantitativa della morfologia del
cranio ci sono quattro morfologie di forma del cranio andando a definire:

• Dolicocefali frequenti nei negroidi che hanno un indice craniale superiore a 74.9, molto stretti e allungati.
• Si può poi osservare una mesocefalia, forma media. Anche a confronto però non è detto sia facile percepire
la differenza tra due crani, quindi le differenze.
• Brachicefali hanno caucasoide che è più arrotondato

Morfologia del palato, per andare a valutare l’indice palatale, nelle forme mongoloidi generalmente il palato ha forma
ellittica in parte a ferro di cavallo, nel palato dei negroidi la forma è iperbolica, allungata con forma definita a U. I
caucasoidi hanno morfologia a parabola o definibile all’interno di un triangolo.

Un’altra porzione del volto che dà indicazioni è l’apertura piriforme, che risulta più schiacciata in senso latero laterale
nei caucasoidi e più larga nel gruppo negroide, i mongolidi hanno forma intermedia variabile. Indice dato dall’altezza
massima, da nasion a spina nasale, e larghezza.

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Prognatismo
Osservando il cranio in norma laterale immagino di tracciare una retta che unisca il subnasale, il prosthion (punto
più anteriore del processo alveolare) e il gnathion:

• Se sono tutti sulla stessa retta il profilo è ortognato, caratteristica principalmente nei caucasoidi.
• Nei negroidi non è possibile unire i punti e si formano due rette, detto prognatismo alveolare.
• Profilo mesognato è intermedio tra ortognato e prognato.

In norma frontale il cranio dei negroidi presenta la forma a tenda che non è presente nei crani di tipologia caucasoidi,
la porzione dei processi zigomatici è responsabile di questa morfologia.

In ambito antropologico su testi ci sono le “prove della matita” che vanno a identificare le tipologie razziali,

• Nei caucasoidi il margine (nasal sill) dell’apertura piriforme tagliente blocca l’ingresso della matita, il che
non avviene nei negroidi dove il margine è assente, detto butternose la morfologia che permette l’ingresso
della matita nell’apertura piriforme. Nei soggetti negroidi la spina nasale è pressoché assente.
• Matita sulla spina nasale (slide)

Caucasoidi

• Indice nasale
• Spina nasale
• Margine dell’apertura piriforme
• Apertura piriforme (aspetto)
• Valutazione della morfologia delle orbite più arrotondate e squadrate.

Nei negroidi l’angolo che c’è tra la branca ascendente e l’orizzontale è più retto, nella mandibola dei mongolidi si
trova una via di mezzo.

Gruppo di studio ha fornito un’ulteriore metodica che attraverso un software che analizza metrica di cranio e
postcranio dà una valutazione sul possibile gruppo razziale in fase di elaborazione, messo a punto sulle caratteristiche
metriche della popolazione americana, ma ci stanno lavorando ancora introducendo altre popolazioni note nel
software.

Statura
Fondamentale in soggetti sconosciuti, in un corpo morto è lievemente più lungo di un corpo vivo, quindi quando
misuro un cadavere devo tenerne conto. Da tenere presente la variabilità sia nei generi, le formule devono essere
definite in base al sesso, che razziale. Prima di valutare la statura sarebbe importante conoscere sesso e razza di un
individuo.

Può essere eseguita sulla base di diverse metodiche, sulla base di caratteri metrici dello scheletro, ci sono due
approcci principali, uno che va a valutare la stima della statura di tutti i pezzi ossei che contribuiscono alla statura.
Oppure si misurano i singoli pezzi ossei con formule di reversioni che stimano l’altezza.

Un osso secco è più corto di uno fresco, un cadavere fresco è più lungo di 2cm, la statura di un soggetto vivente
varia nel corso della giornata, al mattino siamo leggermente più alti rispetto alla statura misurabile a fine giornata.
Anche nel corso della vita varia la statura, aumenta fino ai 18-19 anni, a partire dai 45 anni la statura diminuisce.

Risultante delle misure con fattore di correzione in base alle condizioni delle ossa misurate, le ossa misurate sono
cranio, vertebre, sacro, femore, tibia e il talo – considerato molto accurato e più affidabile delle formule di
regressione, ma difficile da mettere in pratica, perché difficilmente si hanno scheletri completi con in particolare
tutte le vertebre. In ambito forense dove gli elementi ossei sono in media meglio conservati è raro di recuperare
tutti i pezzi ossei (nelle tombe antiche è più facile trovarli, ma hanno subito danni tafonomici), gli animali prediligono
le porzioni più ricche di tessuto spugnoso quando le mangiano in particolare quelle con tessuto spugnoso, corpo
vertebrali ed epifisi non si trovano più di tanto. Applicabile a prescindere da razza e sesso e l’età, possono esserci
vertebre sovrannumerarie che vengono prese in considerazione con altre metodologie.

Formule di regressione messe in atto con misure prese dalle diverse ossa a seconda di quello che ho a disposizione,
che permettono di valutare la statura di un soggetto, sono più affidabili con misure fatte su femore e tubua.
Lunghezza massima vs lunghezza fisiologica (appoggiando entrambi i condili). Valutare la statura da frammenti
ossei?

Connotati
Tutte quelle informazioni specifiche di un determinato soggetto, che generalmente non cambiano nella vita, ma li
posso far variare, i contrassegni sono caratteristiche morfologiche che possono variare e si possono osservare a
livello sia cutaneo che osteologico, nello studio di un soggetto sconosciuto, i tatuaggi sono molto identificativi.

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UMANO NON-UMANO
La diagnosi di umano o non umano è fondamentale per il profilo biologico, ma non ne fa parte, come anche l’epoca
della morte. Spesso è necessario fare la cernita anche di materiale organico e non organico (camioncino bruciato),
può capitare che materiale inorganico assomigli a materiale organico.Uso del SEM per l’analisi dei resti, può dare
indicazioni sulla natura dell’oggetto, usato per la prima volta da Uberlaker, uno dei padri dell’antropologia americano,
è un tipo di indagine non distruttivo.

Analisi macroscopica
Gli incisivi umani e degli ovi-caprini e i molari e premolari e dei cinghiali e maiali, sono molto simili. Incisivo centrale
deciduo, umano a destra e bovino a sinistra, di fianco ci sono i permanenti. Avendo tutti e due i denti è facile
distinguerli, ma se a disposizione ho solo una scheggia, può non essere possibile.

Con i pezzi ossei interi è abbastanza facile distinguere se è umano o no, ma non è necessariamente sempre vero.
La colonna A sono ossa di pollo, la colonna B sono metatarsali umani e la colonna C sono omero e femore di un feto
umano di cinque mesi. Il capitello radiale umano è estremamente diverso da tutti quelli degli altri animali.

Analisi microscopiche
Piuttosto che bruciare tutto il materiale che ho con l’analisi genetica, si usa la microscopia ottica a luce trasmessa.

Microscopicamente la dentina è costituita da fasci, detti tubuli, prodotti dagli odontoblasti. Lo smalto ha come
fascio principale costituente al posto di un tubulo, un prisma, quindi di fatto è un fascio di prismi. Mentre il tubulo
di dentina ha sezione rotonda, il prisma di smalto ha sezione molto più particolare detta a toppa di serratura o
keyhole. Sono le strutture microscopiche di dentina e smalto che danno un’idea sulla specie di origine, la microscopia
dentaria ci dice che i prismi di smalto a seconda della specie di origine hanno tre pattern diversi di comparsa, nel
pattern I sono tondi quasi come i tubuli di dentina, il pattern II è a ferro di cavallo e il pattern III è a toppa di
serratura.

Diverse famiglie e specie hanno tipi diversi di smalto, il tipo I ce l’hanno gli insettivori, i chirotteri, etc., il tipo II gli
artiodattili, marsupiali, roditori, lagomorfi, etc., mentre il tipo III umani, carnivori, pinnipedi, etc.

L’osso viene preparato per la microscopia semplicemente ottenendo una sottilissima sezione, si monta con della
resina con uno spessore di 5 mm, e con una mola si ottiene una sezione ancora più sottile.

L’osso compatto è la componente che NON ha midollo all’interno, mentre l’osso spugnoso è fatto di trabecole
ossee con all’interno spazi che contengono il midollo osseo. Nelle trabecole la struttura microscopica è la stessa
dell’osso compatto, nel quale l’unità fondamentale è l’osteone secondario, che è sinonimo di sistema haversiano.
L’osteone è costituito da un canale di Havers centrale, (struttura concentrica) dove scorrono vena, arteria e nervo,
è ben irrorato e in continuo modellamento. Intorno al canale ci sono lamelle concentriche intorno, l’osso è
prevalentemente composto da materia organica, collagene, le lamelle concentriche sono fatte di collagene, e una
componente minerale idrossiapatite. Le fibre di Havers sono orientate in maniera perpendicolare rispetto alla lamella
precedente/adiacente, questo dà una rifrangenza particolare per cui si possono distinguere una dall’altra. Le lamelle
concentriche sono costruite da cellule che attivano la formazione dell’osteone, che si sono, quando l’osteone è in
fase attiva, osteoblasti (cellule che sono presenti quando l’osso è in formazione) e osteoclasti (quando l’osso si
sta distruggendo per lasciare spazio a strutture ossee in formazione), l’osteocita si trova dormiente in lacune ossee
lungo il perimetro di ogni lamella concentrica dell’osteone, che può diventare una delle altre due tipologie a seconda
della necessità.

L’osteone all’esterno è chiuso da una linea cementizia. I canali di Havers comunicano tra loro attraverso canali
trasversali, canali di Volkmann.

Microscopicamente ci sono tre criteri basilari per la diagnosi di umano o non umano:

• La presenza di osso plessiforme (strisce parallele)


• La forma dell’osteone
• La dimensione

Guardando comparativamente i vetrini di umano, gatto, cavallo e maiale, mi accorgo che la struttura è molto diversa.
Gli osteoni sono immersi da osso lamellare, matrice lamellare.

L’osteone secondario è una struttura da adulti, l’osso immaturo anche nell’umano ha una struttura meno
osteonizzata, è sostanzialmente matrice di collagene e di idrossiapatite, che però è indifferenziata, che negli anni
incominciano a creare osteoni. Nell’osso primario il tessuto si presenta in modo amorfo, con struttura fibrolamellare
(non umano) o lamellare (umano). La presenza di osso plessiforme, strisce parallele, so di certo che non è umano.
La struttura ossea secondaria vedo che anche il non umano osteonizza in modo molto simile, non mi posso basare
sull’osso plessiforme, ma su forma e dimensioni e sulle formazioni reticolare che nel non umano sono strutture
vascolarizzate (righe scure). L’osteon banding è la presenza in file parallele di osteoni – nell’umano si trovano in
fila ma mai più di 3-4.
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L’osteone umano di solito ha forma rotonda, a differenza del gatto che è tondeggiante, ma irregolare o altri che non
hanno nemmeno forma tondeggiante. In animali in cui la forma è tondeggiante regolare come quella dell’umano, si
usa la dimensione grazie a software, che fanno misure con modelli che calcolano la probabilità che sia umano o
meno, l’accuratezza è del 70-80%. Alcune equazioni usate però hanno valenza solo sulle ossa lunghe, pare che nelle
ossa piatte e di fati non sembra abbiano osteoni con le stesse dimensioni.

Analisi biomolecolare
L’ambito biomolecolare applicato all’archeologia non si limitano ad analisi di DNA, ma anche grassi e proteine. Ci
sono alcune proteine che sono specie specifiche, se vado a cercarle vedo che sicuramente mi danno informazioni
anche in solo parti sulla specie. L’immunologia ha vantaggio in ambito archeologico, perché le proteine resistono
molto meglio del DNA, il DNA oltre alla degradazione ha il problema della contaminazione, spesso nell’estrazione il
DNA non si riesce a staccare perché ha affinità per l’idrossiapatite.

EPOCA DELLA MORTE


Il post mortem interval (PMI). Dopo la morte ci sono i fenomeni post mortali precoci, tutti i fenomeni di
decomposizione e infine i processi di tafonomia (effetto dell’ambiente sullo scheletro).

Post mortali precoci


I fenomeni post mortali precoci sono il raffreddamento, algor, del corpo, da 37°C, la temperatura tende a
stabilizzarsi con quella esterna. Il secondo fenomeno sono le ipostasi, il livor mortis, che sono macchie rosacee
dovute alle parti declivi dove il sangue tende ad accumularsi e ristagnare – nelle prime 6-10 ore le macchie si
spostano spostando il morto, dopo un certo periodo si fissano. Il rigor mortis è una pseudo contrazione post mortale
nel morto finché non si esauriscono enzimi che sono usciti dalle cellule dopo la morte cellulare, dopo 3-12 ore iniziano
ad irrigidirsi i muscoli dalla mandibola in giù, si risolve nello stesso senso, quando è in pieno sviluppo è impossibile
da spostare, è impossibile estendere l’arto senza spaccare le articolazioni – una volta che si risolve il corpo torna
malleabile. Il rigor può tardare a risolversi fino a 3-4 giorni – se trovo lo scheletro in una posizione strana devo
pensare prima a possibili effetti dei fenomeni post mortali precoci.

Processi trasformativi
Alterano notevolmente il corpo e sono difficilmente associabili ad un’epica della morte precisa, può dipendere da
temperatura, luogo di sepoltura, clima, etc. La decomposizione è il destino che subisce il corpo in diversi ambienti,
ma i tipi di decomposizione sono diversi:

• Putrefazione è quella più comune perché vede lo scomparire dei tessuti molli che lascia lo scheletro –
putridarium stanze in cui sedevano il morto, sotto la sedia c’era un buco per raccogliere i tessuti molli che
liquefano. La fase colorativa è la fase in cui l’emoglobina inizia ad essere metabolizzata dai batteri
dell’intestino, l’emoglobina catabolizzata è verde. Segue una fase enfisematosa questi stessi batteri
producono gas che gonfia il cadavere. Segue una fase colliquativa in cui i tessuti si sfaldano e diventano
liquido, fino ad arrivare alla scheletrificazione. Spesso, all’interno delle rime di frattura in casi vecchi fino
a un paio di centinaio di anni si possono trovare tessuti molli che possono dare informazioni.

• Mummificazione tipica di ambiente più secco e ventilato, di fatto è liofilizzazione. Le mummie vere sono
rarissime, perché se messe in acqua i tessuti si reidratano e si vedono le strutture dei tessuti molto bene
(non come in un cadavere ben conservato).

• Corificazione l’aspetto è quasi identico a quello delle mummie vere. L’ambiente delle torbiere è molto acido
e umido, avviene un fenomeno particolare in cui i tessuti molli è come se fossero conciati, cioè scompare
tutta la componente cellulare per conservare connettivo e collagene, avviene in ambienti umidi agli estremi
del pH o nelle bare – l’aspetto è simile, ma le informazioni che si possono ricavare sono molto minori.

• Saponificazione mentre i primi tre avvengono sia per resti umani recenti che antichi, la saponificazione
avviene solo in quelli recenti, è un’alterazione dei tessuti grassi del corpo quando stanno tanto in acqua.
Acquisendo i minerali dell’acqua i tessuti, che inizialmente hanno consistenza cremosa, assumono
consistenza che ricorda quella del sapone.

I fattori che incidono sono temperatura, vento, stagione, pH del suolo, umidità, caratteristiche morfologiche del
suolo, etc.

Quando ho uno scheletro pulito, però, come faccio a sapere di che epoca è?

Gli elementi estrinseci allo scheletro sono più affidabili:

• La stratigrafia è fondamentale (tomba via Marcona).


• Botanica
• Entomologia
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I metodi intrinseci allo scheletro, sono meno e meno affidabili. La fluorescenza dell’osso indica la presenza di grasso,
che viene perso progressivamente – dipende troppo da fattori ambientali. Il luminol controlla il contenuto di
emoglobina, dando fluorescenza al gruppo eme (ferro), chemioluminescenza, se c’è più sangue posso presumere
sia più recente, ma dipende molto dalla condizione di conservazione. Valutare la conservazione del tessuto osseo a
livello microscopico – il livello della conservazione non dipende direttamente dall’età, perché le condizioni ambientali
influiscono troppo perché sia attendibile.

L’unico test che può dare un risultato scientifico abbastanza affidabile è quello del radiocarbonio, 14C, il carbonio
nella sua forma 12C alla morte inizia a decadere e può essere usato per la datazione dei resti organici – che va bene
nell’archeologico. Nel forense è stato inventato un altro modo, dopo la Seconda guerra mondiale, a seguito delle
esplosioni nucleari si sono accumulati in atmosfera isotopi particolari (bomb peak), quindi?

ANALISI METRICA
In ambito forense viene spesso richiesta una quantificazione di un’informazione, l’aspetto metrico permette in
qualche modo di dare questa definizione. L’importanza di un aspetto metrico è importante in tutti gli aspetti del
delineamento degli aspetti del profilo biologico.

Gli strumenti per eseguire le misurazioni sono diversi, ognuno legato alla misurazione particolare, il metro lineare o
a nastro, la tavola osteometrica è una tavola in metallo, e i calibri, quello a branche curve che viene utilizzato per
prendere diametri e lunghezze, utile per le misurazioni del cranio, e calibri a branche scorrevoli. Acquisizione di
un’immagine tridimensionale del pezzo osseo ed eseguire analisi con software digitali.

Le tipologie di errore in cui si può incorrere sono errori di tipo sistematico dovuto generalmente allo strumento o
una tipologia di errore nella rilevazione, si tratta di errori sistematici. L’errore accidentale che è dovuto a errata
registrazione, etc. L’errore del rilevatore può essere intra o inter-osservatore. Per evitare di incappare in errori posso
rilavare la misura più volte (almeno tre), utilizzare un controllo esterno, ovvero rilevare la misura da parte di due
diversi rilevatori. Punti di repere possono essere pari o impari, pari sono posti a destra e sinistra, gli impari sono
posti sul lato sagittale mediano. Oltre ad utilizzarli per prendere misure possono essere utilizzati per la descrizione
di eventuali segni particolari.

Neurocranio
Punti impari

 La glabella è un punto impari più sporgente dell’osso frontale, sopra la sutura naso-frontale, non è definito
dall’incontro di suture, non fisso, ma viene identificato osservando il cranio e vedendo il punto più sporgente. Il
suo opposto è l’opisthocranion, che è identificato con il calibro a branche curve, è il punto più distante dalla
glabella – questi punti ci permettono di misurare la lunghezza massima del cranio.
 Il nasion è definito da suture, è il punto di incontro della sutura naso-frontale, lungo il piano sagittale mediano.
 In corrispondenza del forame magno il basion è il punto più anteriore e l’opisthion è il punto più posteriore –
con il calibro a branche scorrevoli si può misurare il calibro del forame magno.
 Nel piano sagittale mediano c’è il bregma che è dato dal punto di incontro della sutura coronale e la sutura
sagittale, da non confondere con il vertex che è il punto più alto del cranio, NON è un punto di incontro di
suture. Nella porzione posteriore del cranio c’è il lambda che è il punto di incontro di sutura coronaria e sutura
lambdoidea.

punti pari

 Il euryon è il punto del parietale più distante dal piano sagittale mediano, non sono punti definiti da sutura, ma
si possono rilevare con il calibro a branche ricurve. Il frontotemporale è il punto più mediale della cresta
temporale del frontale (dovuta all’inserzione del temporale).
 Il punto coronale è lungo la sutura coronale e è il punto più distale dal piano sagittale mediano.
 Il pterion è dato dall’incontro di suture e pezzi ossei, il frontale, il parietale, la faccia esocranica dello sfenoide
e del temporale.
 Il porion è il punto medio lungo il margine superiore del meato acustico esterno. L’asterion è il punto di incontro
di osso occipitale, parietale e temporale.

Splancnocranio
Punti impari

 Il prosthion è il punto più sporgante del mascellare a livello della sutura dei mascellari, al di sopra degli incisivi,
da non confondere con l’alveolare che è leggermente inferiore e posteriore si trova tra gli incisivi ai margini degli
alveoli.
 Il nasion è il punto di incontro della sutura naso-frontale. Il naso spinale è definito il punto più inferiore della
apertura piriforme, in realtà è definito da una retta tracciata lungo il margine dell’apertura piriforme e inferiore
e una verticale lungo la spina nasale.

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 Lo staphylion posto posteriormente lungo una retta tangenziale al margine posteriore delle ossa palatine,
mentre al suo opposto c’è l’orale, definito su una retta lungo una retta tangente ai margini posteriori degli incisivi
centrali superiori. L’endomorale è posto lungo il margine del processo alveolare del secondo molare superiore
nel suo punto medio.
 Il maxillofrontale definito dall’incontro di suture, mentre l’ectoconchion è il punto più lontano dal
maxillofrontale, non definito da suture.
 Lo zygion che è il punto più laterale dell’arcata zigomatica, che definisce la larghezza massima della faccia, si
trova con il calibro a branche curve. Lo zygo-mascellare è il punto di incontro tra mascellare e osso zigomatico.
 L’alare definisce la larghezza massima, sui due lati dell’apertura piriforme, misura quanto è largo il naso rispetto
alla sua altezza.

Mandibola
La larghezza massima si può rilevare individuando i punti posti sui condili mandibolari, i condylion laterale e mediale.
Il gonion è il punto di incontro tra il ramo orizzontale e verticale. Il gnathion è il punto lungo la sinfisi mentoniera
più basso. Il mentale è il punto più anteriore della mandibola, sul margine del forame mentoniero. L’infradentale
è posto suk PSM all’apice superiore del setto tra i due incisivi mediali inferiori.

Craniometria
Lunghezza massima data da distanza tra glabella e opisthocranion, si misura con il calibro a branche ricurve. La
larghezza massima si misura ad angolo retto di euryon-euryon. L’altezza del cranio si misura dal basion al bregma.

Larghezza frontale minima è il diametro minore fra le creste temporali sull’osso frontale. La larghezza fontale totale
è la larghezza massima tra le due arcate zigomatiche. L’altezza facciale superiore misura dal nasion all’alveolare.

Larghezza del nasale è la distanza tra alare destro e sinistro. L’altezza nasale è data dalla misura da nasion e
nasospinale. Altezza orbitale massima

L’arco frontale si misura con il nastro che permette di misurare gli archi, il primo è dato dalla distanza da nasion e
bregme – la corda frontale + la distanza minima tra nasion e bregma con l’uso del calibro a branche ricurve??

L’arco occipitale e la corda occipitale si misurano con la distanza tra lambd e opisthion.?? Slides

Si possono calcolare degli indici con le misure prese.

Per misurare il prognatismo dei processi alveolari in visione laterale. Il prognatismo va valutato su un’immagine
fotografica e importata in software, orientata in base a due punti che definiscono il piano di Francoforte, di cui un
punto passa lungo il margine inferiore dell’orbita e l’altro è sul margine posteriore del meandro acustico esterno. Le
rette formano un angolo, se inferiore a 70° sono prognati, se superiore a 73° sono ortognati.

A partire dall’organo si può definire la lunghezza massima.

Tutte le lunghezze delle ossa lunghe del corpo sono importanti per la stima dell’altezza dell’individuo.

L’indice di robustezza definisce quanto uno scheletro può essere considerato robusto, attraverso una formula, dove
12,5 è il valore medio, di cui deve essere maggiore per essere robusto.

Caratteri non metrici


Nessuno al mondo in teoria ha morfologia identica dei seni frontali. Altra caratteristica è la morfologia delle suture
craniche, variano da una linea sottile a pattern ben complessi, per quanto riguarda il carattere non metrico
propriamente detto si possono definire come varianti che vanno oltre le caratteristiche che si possono definire
'normali', definiti discontinui, non metrici, epigenetici, possono avere origine genetica, quindi dare informazione
razziale, o possono avere origine funzionale, dovute ad attività giornaliere che vanno a modificare lo scheletro.

L'importanza dei caratteri non metrici sia in ambito forense che antropologico danno informazioni per la diagnosi di
sesso, sono in parte influenzati dall'età, nello studio archeologico sono importanti per gli studi demografici.

Ci sono diverse tipologie di caratteri non metrici: mancate o incomplete ossificazioni, eccessiva ossificazione (tori e
tubercoli), le suture accessorie a livello del cranio, che spesso sono dovute a centri sovrannumerari di ossificazione,
queste suture vengono definite ossa wormiane, fori, incisore e canali, faccette articolari accessorie.

Nel testo vengono riassunti in modo schematico le diverse tipologie di carattere non metriche, può succedere di
osservare il mero piano, cioè una mancata fusione della sutura metodica, presente nei soggetti infantili inferiori ai 2
anni.

La diversa morfologia elle pterion può essere descritta come carattere non metrico.

Per quanto riguarda sempre le ossa della faccia abbiamo in corrispondenza del mascellare si può avere un formar
soprannumerario, che serve per il passaggio di nervo e arteria infraorbitari - la cosa importante è andare ad
individuare questi forami, bisogna andare a studiare pensando di non sapere nulla, quindi osservo la presenza di un

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formar, di cui devo verificare il passaggio in anatomia di qualche vaso o nervo, se non è indicato negli atlanti di
anatomia si tratta di un carattere non metrico.

La forma dei condili occipitale può essere utili e in resti con misti perché si possono associare ad esempio condili
occipitali e atlante.

Presenza di un tubercolo precondilare in corrispondenza dell'atlante ho un solco o qualcosa che mi fa pensare ci


fosse un tubercolo.

Alcuni caratteri dovuti all'eccessiva ossificazione si osservano i tori sulla superficie delle ossa ascellari e mandibolari,
sembra avere caratteristiche funzionali.

STUDIO DEI MATERIALI


Si passa da materiale molto fragile o materiali molto ben conservati, che talvolta hanno anche i tessuti molli, come
in quelli mummificati.

Il personale antropologico teoricamente dovrebbe essere coinvolto a partire dallo scavo e dal recupero di uno
scheletro, perché molte delle informazioni vengono perse nel conteso di scavo. Il restauro comprende la pulizia e la
reintegrazione del materiale fino alla catalogazione e la conservazione finale, che può essere un magazzino o in rari
casi musei.

Le fasi prese in considerazione dallo scavo allo studio di laboratorio in cui bisogna prestare particolare attenzione,
che sono i prelievi di materiale fin dall’inizio dello scavo. Si fa uno studio preliminare con la compilazione di una
scheda antropologica, si deve prestare particolare attenzione a non provocare lesioni sullo scheletro che possono
essere malenterpretate in un secondo momento, sarebbe opportuno usare strumenti di legno o plastica invece che
strumenti di metallo che creano microlesioni che vengono malinterpretate.

Il tipo di documentazione va da quella grafica, con disegni in scala, documentazione fotografica e documentazione
grafica tridimensionale con una scansione. Lo scavo è un’azione distruttiva, maggiore sarà la documentazione,
maggiore sarà l’informazione che potrà essere tramandata.

Nel caso di reperti frammentati può essere utile seriare in momento di scavo, con coste, vertebre, pezzi di mani e
piedi. In fase di scavo spesso si va a raccogliere dell’informazione su quello che è stato il rito funebre coinvolto.

I prelievi che dovrebbero essere eseguiti sia in fase di scavo che in laboratorio, i materiali da prelevare sono il
terreno in cui viene rinvenuto il corpo ed eventuali elementi estranei adesi alla superficie ossea, con particolare
importanza nell’ambito entomologico.

Esempio di scheda antropologica da campo, già in fase di scavo si va a definire sesso, età, razza, e contesto aperto
o chiuso (cassa). Spesso nelle sepolture infantili vengono tralasciate ossa, come le epifisi, perché gli archeologi non
le portano via. Per quanto riguarda la pulizia del materiale archeologico, gli elementi ossei non vanno messi in acqua,
si usano spazzole molli – tranne che con i denti.

Generalmente uno scheletro è accompagnato da una serie di segmenti che devono essere setacciati, con setacci con
maglia di 2-3 mm. Il restauro dovrebbe essere reversibile e il minimo intervento possibile.

PATOLOGIA
Paleopatologia in realtà è una disciplina che fa riferimento solo al passato, mentre quello che interessa è recuperare
informazioni sulle ossa. La strumentazione che si usa per leggere le malattie sulle ossa sono le stesse del profilo
biologico, alcune si notano anche solo guardando le ossa, alcune sono meglio identificabili microscopicamente e c’è
un livello biomolecolare (costosa) in cui si possono avere informazioni interessante, anche perché tante malattie non
lasciano segni sulle ossa.

Sifilide e tubercolosi cronicizzano e lasciano segni sulle ossa, mentre altre no, come la meningite o un’epatite grave
o la peste, non ne hanno il tempo. Il loro passaggio nell’organismo (3-7 giorni) è troppo limitato, se trovo il patogeno,
lo trovo perché era in circolo nel sangue.

• Non posso, anche se trovo i segni, determinare la causa della morte come una malattia.

La paleopatologia ha creato delle classificazioni di patologie in cui bisogna rientrare, che non coincidono con quelle
che si trovano sui libri di medicina attuale, il quale è finalizzato alla diagnosi di malattia con una persona, che nella
maggior parte dei casi può comunicare. La mancanza di tessuti e organi fa sì che non possa usare le stesse categorie
patologiche, per cui sono stati creati questi grossi contenitori, disciplina che dovrebbe essere riscritta.

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Ci sono malattie che ricadono in più di queste categorie, la sifilide se ce l’ho dalla nascita può essere infettiva e
congenita.

Malattie congenite
Malattia presente alla nascita, le cause possono essere genetiche o ambientali (es. sangue della madre che può
essere infettato), quindi si possono distinguere in genetiche e acquisite, che non hanno a che fare con qualcosa
intrinseco al genoma del bambino.

Le più frequenti o frequentemente visibili sono l’acondroplasia, la schisi labiale e palatale, microcefalia, macrocefalia,
lussazione congenita dell’anca, che sono tutte abbastanza rare. Molte di queste hanno patogenesi combinata, la
letteratura non capisce spesso quanto sia acquisito e quanto genetico. Nella lussazione dell’anca la componente
genetica è importante (screening in Lombardia e Sardegna).

Nanismo può essere acondroplasico o ipopituitarico sono entrambi problemi ormonali, c’è in entrambi un problema
di accrescimento, uno dovuto all’ipofisi e al fatto che tutto cresce meno, i nani armonici (tutto proporzionato).
L’acondroplasico non è nano armonico, sono molto sproporzionati con arti molto corti e testa molto grossa, hanno
problematiche di salute più marcate, il deficit non va ad inficiare ogni sistema allo stesso modo, ma va a beccare
solo il sistema di ossificazione secondario, quindi le ossa lunghe non crescono come dovrebbero questo fa sì che le
ossa piatte sono molto meno affette, il torace non si sviluppa bene, ma gli organi si, nel cervello ha meno problemi.
È molto rara.

La schisi palatale è la non fusione per un difetto di sviluppo delle ossa mascellari e palatine sulla linea mediana,
c’è un difetto sulla base del cranio. Questo viene accompagnato da schisi dei tessuti molli sopra, in letteratura è un
difetto di aspetto che contrariamente all’acondroplasia veniva trattato con riguardo, dalle tribù indiane del nord
America a molte civiltà antiche, l’aspetto leporino veniva considerato quasi affine al divino e non stigmatizzato come
il nano. La sopravvivenza è molto difficile con questo palato, perché non permette di succhiare e rende il cranio
suscettibile al passaggio di patogeni.

La displasia dell’anca è molto frequente, molto nota, difetto bilaterale di profondità dell’acetabolo che fa sì che
quando si inizia a muovere il femore ci sia una dislocazione della testa del femore dall’acetabolo, il che implica che
la testa strisci contro il margine dell’acetabolo dando infiammazione, e provocando un difetto nel camminamento e
l’andatura – la zoppia caratteristica è detta anserina. Popolazione antica lombarda è predisposta.

Spina bifida sembra che sia dovuta a carenza di componenti della vitamina B, non chiusura della porzione posteriore
del sacro, che va a creare pericolo al midollo spinale. Quando è completa la situazione è a rischio, frequentemente
è la spina bifida occulta dove può essere aperta solo una parte del sacro – carattere non metrico.

Macrocefali e microcefali sono malformazioni nella forma del cranio. In generale, tutte queste patologie sono
molto rare.

Malattie infettive
L’infezione è un attacco nel corpo da parte di un microrganismo, batteri, virus e funghi. L’infiammazione è una
risposta difensiva dell’organismo ad un insulto fisico, queste reazioni è la stessa per tutti i tipi di insulti (meccanico,
chimico, termico, microbiologico, etc.). può essere importante nel determinare se un trauma è avvenuto appena
prima della morte, se possa aver contribuito (antimortem-perimortem-postmortem), se trovo segni di infiammazione
nell’osso posso vedere se una lesione è vitale.

Come reagisce l’osso con un insulto, con sistema e reazione infiammatoria che si vede bene sui tessuti molli con
gonfiore, rossore e dolore, ma l’osso in realtà non può reagire in questo modo e in maniera meno evidente. L’osso
ha due modi per reagire: porta via tessuto o porta via tessuto, in base al tipo di stimolo/insulto si attivano
risposte/cellule diverse, si attivano osteoblasti o osteoclasti.

Di solito si tratta di un mix di lisi e proliferazioni, nell’ernia del disco, i corpi vertebrali a contatto si lisano, ma in
periferia prolifera, tanto che si creano dei becchi ossei o fiammelle, che vanno in alto o in basso che arrivano ad
essere tanto proliferanti che fondono insieme le due vertebre (?). L’irrorazione dell’osso, arterie e vene che in aree
fanno anastomosi e delle aree di maggiore convoluzione e incastro di questi vasi e proprio in queste aree di maggiore
convoluzione dove succedono i disastri indettivi, tutta l’area delle epifisi ha flusso rallentato, che fa sì che ci sia stasi
e i batteri in circolo possono passare dal sangue all’osso annidandosi. (?)

Le infezioni (non virali) si distinguono in specifiche e aspecifiche, quando si vedono i segni sull’osso sono specifiche,
perché si può attribuire ad una malattia, altre lasciano segni più generali e sono aspecifiche. Dipende anche dallo
strumento diagnostico, con analisi biomolecolari posso identificare tutti i batteri e virus. Classificazione dettata dai
limiti dell’analisi macroscopica e microscopica. In generale le infezioni dell’osso, le vie di accesso sono diverse:
dall’esterno in seguito ai traumi (via diretta) in seguito a lesioni o ulcere, da estensione dei tessuti molli vicini, per
continuità l’infezione si espande, e la via ematogena.

In generale l’infezione dell’osso è detta osteomielite, che può essere ematogena, in cui un batterio o microrganismo
si annida all’interno dell’osso e cresce, sedimenta, forma puss, perché ho richiamo dei globuli bianchi e questo per
pressione si fa strada fistolizzandosi anche all’interno dei tessuti molli. La parte necrotica nell’osso è detta

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sequestrum, i dipoli dei cristalli di idrossiapatite sembra si orientino in base ai campi di forza, le cellule ossee hanno
un sistema di stasi/equilibrio che sente un certo tipo di distribuzione di forze, ad un certo punto si forma il sequestrum
l’osso lo percepisce e quindi cerca di attivare dei meccanismi di compensa che però non gli riescono perché le cellule
che più velocemente reagiscono sono quelle del periosteo ai margini, si attivano in maniera improvvisata e
incontrollata e tentando di migliorare le cose creano una risposta proliferativa in una zona intorno all’osso dove non
c’è il buco. In risposta al buco si accende un sistema riparatorio, quindi, che però lo fa male – l’osso continua a
mangiarsi dentro e non riesce a creare un involucro più grosso e pesante, quello che si crea all’esterno è detto
involucrum. Infezioni che possono generare osteomielite sono per la maggior parte dovute a Stapphilococcus
aureus,

Malattie dentarie
Patologie che vanno da carie a tartaro a ipoplasia dello smalto, il dente registra periodi di stress che si possono
leggere di denti e ossa, o patologie come la sifilide che lascia dei segni sull’organismo.

Traumi
Traumi vecchi, a cui le persone sono sopravvissute, c’è un callo osseo che racconta come è avvenuto il trauma e
quanto le persone sono sopravvissute a questo. I traumi mortali (possibilmente) se guardiamo le lesioni contusive
da mani o arma bianca o arma da fuoco. Componente sul tipo di trauma meccanico, però a monte bisogna fare una
classificazione cronologica del trauma o della lesione perché è fondamentale per l’interpretazione dello scheletro,
anti mortem, peri morten e post mortem, inquadrare questi traumi rispetto alla causa della morte in funzione del
momento della morte.

Sul cadavere riesco a capire se la lesione è avvenuta poco prima o dopo la morte, ma sullo scheletro no, se vado a
ledere tessuti vivi in cui c’è attività di pompa cardiaca con sangue che scorre ad una certa pressione, si scatena una
reazione per cui il sangue esce e va nei tessuti circostanti, si innesca anche al reazione infiammatoria, rossore,
gonfiore, prurito, a quel punto si può dire che se ho la reazione infiammatoria la ferita è avvenuta in vita, se accoltello
un morto non ho questa reazione, non ho edema né risposta infiammatoria. Per la patologia si può distinguere (in
teoria) al momento ciò che è avvenuto prima della morte e dopo. Con le ossa non è possibile, quindi la nomenclatura
aggiunge il perimortem, cambiano i criteri e le tempistiche, nel cadavere fresco ante-mortem è fino a secondi prima
della morte, con le ossa non è possibile perché devo avere reazione ossea, anche un minimo di periostite, che si
manifesta dopo una settimana minimo, in antropologia la lesione post-mortale ha caratteristiche talmente evidenti,
quali l’osso spaccato da secco – spacco le ossa allo scheletro, non al morto.

Intorno alla morte c’è la finestra del perimortem che va da minuti a giorni prima o anche mesi prima, allo stesso
intervallo dopo la morte, tutto ciò che può essere avvenuto intorno all’epoca della morte che non presenta calli o
segni di periostite da essere classificato anti o secco a sufficienza da essere post-mortem.

L’aspetto del perimortale si può definire quando le caratteristiche sono elastiche e una frattura può essere fresca, il
fatto che una frattura si presenti. La frattura perimortem dell’osso fresco si rompe come il legno verde, nel post
mortem come il legno secco, dovuto al degrado di elastina e collagene, posso avere una mummia con tutti i tessuti
anche morta da due anni, se gli cade sopra un sasso la frattura ha l’aspetto di una perimortem anche se sono passati
due anni.

Fratture post mortem sono molto secche, ma soprattutto la rima di frattura è molto bianca, perché se ho un osso
che si degrada nel terreno si imbibisce dei pigmenti del terreno (scuro), ma quando si rompe è bianco. Se il corpo
non viene sepolto e quindi rimane color bianco, non posso utilizzare questo criterio.

Le caratteristiche per distinguere peri mortem da posto mortem sono:

• Elasticità*, se ci sono spicole flesse nel margine di fratture posso pensare sia elastica.
• Il tipo di frattura
• Angolo di frattura
• Forma dei margini rotti
• Presenza/assenza dei margini
• Morfologia della superficie di frattura
• Numero di frammenti
• Differenza di colore*

Uno scheletro vecchio/secco se messo in fango o acqua, dopo che si imbibisce se le ossa vengono rotte l’aspetto è
elastico (!).

Come si distingue il peri-mortem dal post-mortem?

*Posso distinguere nel perimortem una lesione vitale da una non vitale? Non concepire patologia e antropologia
come mondi separati, il tessuto osseo è stato a contatto con altri tessuti del corpo, anche se sto lavorando su osso
secco, bisognerebbe acquisire tecniche di patologia da applicare sulle ossa.

Se ho una mummia posso tagliare i tessuti a livello di edemi per vedere se è successo prima o dopo la morte, se è
successo prima c’è l’infarcimento emorragico, vengono sparati dalle arterie e vene rotte globuli rossi prima che si

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scateni la reazione infiammatoria, che non determina solo infarcimento emorragico visibile micro e
macroscopicamente, nel momento in cui il corpo cerca di ripararsi manda tipi diversi di cellule ad intervalli temporali
diversi, l’analisi microscopica può quindi dare un’idea di quanto qualcuno sia sopravvissuto al trauma.

A livello cellulare sui globuli rossi c’è la glicoforina, molecola che spesso con coloranti particolari si può vedere
anche se il globulo rosso è marcio, perché la cute è troppo degenerata, quindi provare la presenza di un infarcimento
emorragico.

Possiamo mutuare queste tecniche e usarle sulle ossa? Forse nell’osso rimangono delle componenti cellulari che
determinano una reazione vitale, nell’archeologico non si può fare mica tanto, perché le ossa sono troppo vecchie,
ma per il forense è fondamentale.

Si può cercare la presenza di sangue e di sanguinamento, posso vedere microscopicamente le rime di frattura, se
sono vitali o no, o posso cercare residui.

Presenza di sangue

Su uno scheletro la presenza di residui di sangue non può essere considerata come prova della presenza di un
trauma, perché con la decomposizione tutto il tessuto molle si ‘squaglia’ quindi il sangue va sempre e comunque
dappertutto, come anche il sangue nel terreno intorno ad un corpo decomposto non indica la presenza di
sanguinamento.

• Se pure sono sicuro di rinvenire il sangue umano non è assolutamente da legarsi ad un trauma in vita.

L’eritrocita marcio non rimano discoidale biconcavo, diventa spicolato, ma ci sono in natura innumerevoli strutture
con le stesse dimensioni le forma molto simile – come pollini, spore, etc, quindi bisogna lavorare sempre a 360°.

Se prendiamo un osso e ne facciamo una sezione istologica, in un canale haversiano poso vedere piccole cellule con
forme semicircolari che si colorano in rossiccio, in un osso di 50 anni non so dire se sono effettivamente globuli rossi
marci o altro, posso cercare la glicoforina e, infatti, si colorano, ma sono molto meno di quanto sembra dalle foto.

Presenza di sanguinamento

Sanguinamento vitale, seguito da reazione infiammatoria. Quando si rompe un osso si scatena una reazione
complessa, si spacca il periostio e si scatena una reazione che finisce con proliferazione e generazione di un callo
liscio che ha la stessa consistenza dell’osso sano. Come sanguina un osso? L’osso è abbastanza irrorato, è
attraversato da vasi, in particolare a livello del midollo osseo, e il tessuto della corticale con le spicole, nel canale
haversiano passano arteria, vena e nervo, si devono spaccare i canali haversiani o di volkmann, quindi sanguina. La
parte centrale sanguina come la cute, mentre l’osso compatto sanguina solo se i canali si spaccano – il sangue che
esce dai vasi rotti si deposita nel periostio o sui margini della frattura – la fibrina lega i globuli rossi per fare la
crosta, quindi determina risposta infiammatoria, posso provare a cercarla con gli anticorpi come la glicoforina.

Studio longitudinale, persone morte con fratture, con intervalli di sopravvivenza noti dalla frattura, con piccoli prelievi
dalla rima di frattura si è andato a vedere se presenta segni di infarcimento o di rimodellamento, artificialmente fatti
marcire e scheletrizzare prima dell’analisi in modo che scompaiano i tessuti molli.

• Con una sopravvivenza di 19 giorni (costa) non presenta nulla a occhio nudo, però facendo una sezione
microscopica di una frattura che a occhio sarebbe stata classificata come perimortem, presenta una porzione
bucherellata che è osso nuovo, neoformato, che mi prova che questa frattura è sicuramente antemortem perché
posso vedere rimodellamento osseo – posso usarlo anche nell’archeologico.
• Con sopravvivenza di 34 minuti (tibia) a occhio nudo non si vede nulla sarebbe classificato come perimortem,
posso cercare microscopicamente la fibrina, che sta iniziando a formare una crosta, e riesco a dire anche su un
osso macerato, che la reazione è vitale.
• Sopravvivenza di 6 giorni (teca cranica), mostra periostite, woven bone, quindi automaticamente classificabile
come antemortem.
• Sopravvivenza di 16 giorni si vede fibrina e glicoforina con rimodellamento.

Nel caso della bambina nel bosco, microscopicamente vedo una crosta, quindi reazione vitale – sono presenti solo
pochi articoli in letteratura su queste tecniche.

[Una ferita che viene inflitta postmortem su un cadavere sanguina ugualmente, ma il sangue si può pulire, mentre
se avviene in vita il sangue viene pompato nei tessuti e li infarcisce, non è quindi pulibile dalla lesione.]

Rime di frattura (peri/post – non funziona)

Spesso il disegno delle fratture aiuta nella diagnosi di un perimortem**

Il disegno con cui si frattura l’osteone a livello microscopico – segue le linee di minor resistenza della struttura viva
(osso elastico) o lo spacca a metà (osso secco)? Non c’è in realtà una differenza significativa, anche l’osso secco si
rompe seguendo le linee di minor resistenza. Con fratture per elevata energia (secco e elastico) si vede che la rima
di frattura è sempre a metà dell’osteone.

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Residui (peri/post)

Se provoco una lesione che arriva all’osso, nella rima di frattura posso trovare residui dell’arma, con SEM-EDX e
spettroscopia posso capire se e quale arma è responsabile – piombo sulla rima di frattura è interessante se il terreno
in cui era l’osso non è presente piombo.

Legge di Locard, quando due cose vengono in contatto c’è scambio di qualcosa, sia nel forense che nell’archeologico.

Quando un osso si frattura ci sono diverse modalità di frattura, composta, scomposta, aperta o chiusa, etc, il che
determina la forma del callo che si forma. Per distinguere le fratture da fratture da scavo, se hanno determinate
caratteristiche si possono determinare con antemortm in modo abbastanza sicuro.

Malattie degenerative e occupazionali


Raccolgono due tipologie di malattie diverse, quella da usura, cioè ad esempio i corpi vertebrali lisi e degenerati per
la vecchiaia, ma se ho 20 anni magari sono dovuti ad un’occupazione.

Sono comprese anche le malattie degenerative autoimmuni, hanno eziologia (causa) molto diversa, cioè ad un certo
punto il corpo decide di creare anticorpi contro le proprie strutture, esistono molte malattie legate a queste, come
la tiroidite di Hashimoto. Ogni cellula del corpo ha delle biomolecole sulla superficie che hanno variabilità tale che
fanno sì che si autoriconoscano, in un trapianto, il donatore deve avere queste biomolecole molto simili perché
l’organo non venga rigettato. Questo sistema decide a volte di non riconoscere più un tessuto del corpo, si sviluppano
quindi malattie autoimmuni, alcune patologie degenerative delle ossa sono autoimmuni, per cui l’osso viene
attaccato e provoca una degenerazione molto diversa da quella da usura.

Le malattie degenerative possono essere di natura meccanica o autoimmune, risposte litiche o proliferative dovute
a stress meccanico

Malattie meccaniche Artrosi: Vertebra, il disco intervertebrale all’interno ha un nucleo polposo, la parte esterna è
fibrosa, le ernie sono costituite da questa gelatina che dopo schiacciamento cronico fuoriesce, la parte fibrosa si
riduce perché si usura e la distanza tra i corpi vertebrali diminuisce anche fino a sparire, l’osso quindi si infiamma,
si creano dei becchi osteofitici che possono arrivare a fondere le due vertebre tra loro. La malattia degenerativa per
eccellenza si manifesta con presenza di osteofiti che si definisce anchilosi

Il materiale che fuoriesce, ernia, può uscire anteriormente, posteriormente (schiacciando i nervi), ma soprattutto
lateralmente formando strutture che si chiamano noduli di Schmorl, che è un esito litico all’ernia laterale – due
reazioni per eccellenza della patologia meccanica. Sulle articolazioni dell’omero e femore, possiamo vedere che alle
volte ci sono dei becchi osteofitici, e succede che ci possa essere la scomparsa della cartilagine dove le superfici
ossee strisciano una contro l’altra (protesi), con lo stress meccanico, camminando, avviene l’eburnazione, area dove
c’è contatto che si liscia – degenerazione sana = meccanica (osteofiti, nodo di Schmorl ed eburnazione)

Malattie di natura autoimmuni non c’entrano con l’usura, ma con il sistema autoimmune che non riconosce più la
cartilagine e l’attacca, si hanno piccole botte litiche, da qui la manifestazione non si manifesta ad anchilosi, ma ha
microforellature dette pitting, sulle superfici articolari che di solito sono coperte da cartilagini, la superficie articolare
è crivellata da piccoli fori in totale assenza di azione proliferativa – segnale di attività litica autoimmune.

Malattie neoplastiche il tumore originario dell’osso si pensava fosse per regola proliferativo, e le metastasi erano
solo litiche, in realtà ci sono alcune metastasi con ripercussioni proliferative, ad esempio nel tumore della prostata,
c’è proliferazione molto sottile a spicole, che non porta via osso, ma lo deposita. Nell’antichità si trovano, si vedono
casi di metastasi, tumori primari sono rarissimi, la diagnostica differenziale diventa difficile.

Le malattie metaboliche sono difficilmente interpretabili, annoveriano gli stress markers, che sono nella realtà un
po’ tutto, ce ne sono due grosse categorie: carenze (ferro, vitamina c e d – anemia, scorbuto?) e stress markers
che sono prevalentemente le strie di Harris e l’ipoplasia dello smalto, che sono più o meno la stessa cosa uno
sull’osso e l’altro sui denti. Le strie di Harris sono linee sulla lastra di arresto di crescita, manifestazione di uno stress
che comporta una pausa nella crescita, e, quando riprende, il tessuto osseo è più spesso (carestie, malattie
debilitanti, etc). L’osso si rimodella nel tempo e si perdono quindi le strie. L’ipoplasia dello smalto si vede dal margine
occlusale del dente (smalto è deposto le linee dette perikymata) mentre linee di arresto di crescita, il vantaggio è
che il dente non si rimodella quindi mi resta per sempre, e si possono datare le linee – si vede sulle ossa dei migranti.

• Stress durante il parto che fa distinguere lo smalto prenatale da quello postnatale (nato vivo/morto).

La cribra orbitalia è un segno specifico spesso legato a carenze di Fe, in anemie importanti queste cribre si estendono
oltre le orbite, mentre in situazioni meno pesanti no. La patogenesi è che ho il tavolato cranico ho la diploe che nel
momento in cui sente che non c’è più ferro, il sistema emopoietico compensa creando interplasia, cioè aumentando
il volume delle cellule che costituiscono il sangue (reazione sbagliata, ma automatica), diventa molto più affollato lo
spazio, che quindi crea uno stress meccanico che genera una reazione litica che dà origine ai buchi- alcuni sostengono
che succeda dovunque passino i vasi, i canali sono molto più larghi, si vede da lì perché è la zona più sottile.

Il rachitismo è mancanza di vitamina D perché faccia crescere l’osso, non si metabolizza bene il calcio, le ossa non
sono ben calcificate e quando il bambino cammina deforma le ossa.

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Lo scorbuto è la mancanza di vitamina C, cosa particolare è che crea un deficit del connettivo che serve per costruire
le pareti delle arterie e dei vasi che sono più sottili e si rompono più facilmente, dando emorragie sporadiche. In uno
scheletro, se c’è una superficie ossea e lì avviene sanguinamento (sottocute), il sangue si accumula e si crea un
ematoma, che dà fastidio se non viene riassorbito e crea una reazione, talvolta può mineralizzare dando accumuli
di calcio sull’osso, più frequentemente c’è una reazione proliferativa infastidita dell’osso. Simili periostiti però
possono essere assimilabili a contusioni, si può considerare scorbuto solo in aree protette, dove contusioni sono
altamente improbabili.

Malattie neoplastiche
Malattie tumorali che c’erano anche in passato, patologia in cui le nostre cellule diventano sempre meno differenziate
fino a crescite indifferenziate con solo la potenzialità di crescere (maligni)**37

Sull’osso si vedono prevalentemente tumori secondari (metastasi), raramente i tumori nascono dall’osso.

Malattie metaboliche
Sono tutte le malattie che non rientrano nelle altre categorie, dovrebbero essere solo le malattie che hanno a che
fare con i meccanismi metabolici. Tradizionalmente, si mettono le malattie collegate alla nutrizione, le malattie
carenziali come la deficienza di ferro, anemia, rachitismo, scorbuto.

Osteomieliti non ematogene, cioè che non sono portate dl sangue, ma vengono per esempio con contatto tra interno
dell’osso e ambiente esterno, nell’antichità è più frequente una frattura scomposta. Possono essere dovute anche
ustioni, che facilitano l’entrata di batteri che si annidano all’interno dell’osso, così come contatti diretti come ematomi
che si infettano.

Ci sono infezioni che non sono così aspecifiche, prendono il nome dalle lesioni aspecifiche, perché riescono a lasciare
sull’osso attraverso la tipologia di intervento motolitica o degenerativa, di solito c’è una triade nell’antichità che sono
lebbra, sifilide e tubercolosi. La diagnosi non è certa, ma si può dire più delle lesioni aspecifiche.

La lebbra è la prima che comincia ad essere interessante, perché abbastanza semplice da identificare
osteologicamente, esiste ancora, è un micobatterio. Il contagio è molto difficile, ma è una malattia che è molto
debilitante se non curata, oggi si può debellare, ma senza antibiotici, no. Se riesci a beccarti la lebbra o la tubercolosi
sei relativamente immune all’altra, perché i batteri sono molto simili. Abbastanza frequenti nel record storico anche
a Milano.

Il problema della lebbra è che va ad intaccare il sistema nervoso, ma attacca creando necrosi dei tessuti periferici
iniziando con piccole ulcere, essendoci terminazioni nervose crea un circolo vizioso, che fa sì che la sensibilità
periferica alla cute diminuisce, si può innescare un circolo di infezione-lesione-mancata sensibilità.

Il problema della diagnosi della lebbra è che per motivi incomprensibili, la lebbra ama sul cranio creare lesioni litiche,
tutte le lesioni lebbrose sull’osso sono litiche, il micobatterio predilige gli osteoclasti o un’attiva erosione del tessuto
osseo. Non c’è solo reazione litica, ma anche focalizzata in diversi distretti, cioè il massiccio facciale ed estremità di
mani e piedi. Nel massiccio facciale c’è un riassorbimento graduale, ma incessante dell’osso, per esempio il
mascellare dove avviene in alcuni casi connessione anatomica di cavità nasale e boccale, si può creare il pencilling,
ovvero effetto di matita temperata nell’aspetto dei metatarsali delle falangi, si erode l’osso e si perdono quindi parti
delle mani e dei piedi.

La sifilide è ancora oggi una STD o congenita, che si manifestano in maniera diversa. L’agente è il Treponema
pallidum, ci mette anni a progredire, inizia con ulcere nei genitali e poi rientra, ad esempio dopo sei mesi di ulcere
rietntre. La patologia si riattiva (se non curata) dopo un periodo di latenza dopo anni, che porta il tutto ad organi e
cute. Alla fase terziaria ci sono alterazioni neurologiche, con fase psicotica in cui il cervello e la porzione cognitiva
diventa affetta. Ciò che si vede in scheletri con sifilide acquisita è la diffusione secondaria della sifilide all’osso, che
segue un pattern specifico. La sifilide poteva essere curata con il mercurio, quindi prese il nome di lebbra che si cura
con il mercurio, a causa delle somiglianze nelle lesioni/ulcere sulle estremità – il mercurio è tossico, spesso si moriva
per la terapia.

La lesione allo scheletro è molto particolare, sempre a livello del cranio, ma della calotta cranica e nel postcranio ci
sono segni alla tibia, che diventa a fodero di sciabola, convessa anteriormente – lascia altre lesioni sulle ossa, ma
niente di specifico. La sifilide ha un primo momento in cui la reazione dell’osso è litico, ma poco dopo cambia e
diventa attività proliferativa, che cerca di chiudere il buco pieno di materiale resinoso lasciato dal treponema, che si
chiama gomma. Sui bambini c’è la possibilità di trovare denti malformati oppure la tibia a fodero di sciabola, così
specifica esiste solo la sifilide. All’interno dell’ispessimento ci sono cavità litiche che fanno parte della fase litica
precedente alla proliferativa, i buchini si chiamano carias ??.

La tubercolosi è causata sempre da u micobatterio e risale al Neolitico, sicuramente in epoca egizia, ma ci sono
rappresentazioni artistiche con una gobba molto marcata, che sarebbe dovuta ad una malattia che causa
compressione dei dischi vertebrali. La gobba bassa è tipica della tubercolosi.

È una malattia molto famosa, comincia con un’infezione che si annida nei polmoni, ma non solo, come nel cervello
(meningite tubercolare), reni, etc., e per questo motivo dicono che abbiamo i segni sulle ossa a livello vertebrale e

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pare che la tubercolosi sia una grande fan delle lesioni litiche, che si trovano prevalentemente ai capi articoli di
gomito e ginocchio e basse toraciche e alte lombari, nelle toraciche per colatura del materiale infettivo, nelle infezioni
caseose (puss della tubercolosi abbastanza solido – formaggio) questa cola e va ad intaccare le vertebre. Ha un
tropismo particolare, per le articolazioni delle ginocchia, che non è artrosi che è più proliferativa.

A Milano arriva con i longobardi. Quando l’osso è indebolito, collassa e diventa molto sottile causando una curvatura
che forma la caratteristica gobba. Un’altra patologia invalidante in modo così marcato è la spondilite anchilosante,
che piega le vertebre così tanto, non è necessariamente tubercolosi – devo andare a vedere gli antigeni che sono
sulla capsula del micobatterio. Lesioni litiche del versante interno a livello delle coste, se il polmone ha bubbone alto
ed esterno vicino ad osso e pleura, allora succede che per continuità l’infezione possa intaccare l’osso.

LESIONI
Contusiva
Urto del corpo contro superficie piana o ottusa, nella lesività Contusiva, quella da percosse, cadute, etc. nella persona
viva può risultare in lividi, escoriazione, lacerazione di pelle e tessuti, nell’antropologico si manifesta come fratture.
Si riflette in rime di frattura che possono essere più o meno semplici e lineari, oblique, spirali e comminute, che sono
determinate anche dalla dinamica del trauma – nelle ossa lunghe. Il cranio è una sfera e spesso è la sede di episodi
violenti, a seconda della grandezza della superficie che contunde, si deforme in maniera diversa, se ho una superficie
che ha curvatura minore della curvatura del cranio ho una contusione a stampo, con tassello che riflette la forma
dell’oggetto contundente, in una caduta a terra, invece, c’è una deformazione perché non ho più una pressione
precisa, ma ho rime di frattura ai poli e più c’è energia, più rime di fratture si creano, si formano prima le meridianiche
e poi le equatoriali (tela di ragno/mappamondo).che è determinata da una superficie impattante molto larga.

Sono lesioni perimortem che possono essere interessanti per quanto riguarda la dinamica, come anche i calli ossei
che mostrano come un osso si è rotto e si è poi rimodellato, sulle mani e sui piedi sono più spesso rappresentativi
da tipi particolari di occupazioni particolari.

Da arma bianca
Si parla di lesioni da taglio o da punta e taglio, in generale ad esempio un coltello può dare una soluzione di continuo
più lunga che profonda e ai margini dove entra ed esce la lama – aumenta e diminuisce la pressione – si formano le
codette, che si vede sulla cute. Lesioni da punta e taglio sono date da un coltello che penetra, prima divarica e poi
taglia, la lesione nella cute rappresenta la sezione del coltello, sull’osso è quello meno visibile, perché no rimane
impressa la lunghezza della lama o la forma della lama come nelle ferite da taglio. Nella penetrazione (sulla pelle)
posso vedere se è monocostolato o se è bitagliente, in qual caso i due estremi sono acuti, altrimenti ha un estremo
acuto e uno ottuso.

Spesso bisogna guardare nei casi forensi tutte le ossa, perché 30 coltellate possono lasciare segni su uno o nessun
osso, ma se una vittima afferra la lama si riesce a vedere delle piccole intaccature, che a volte sono l’unico segno
sullo scheletro di lesività da arma bianca, perché se la coltellata mortale è alla gola non lascia nessun segno.

Depezzamento è fare a pezzi una persona per occultarla. Spesso nell’archeologico si trovano delle lesioni da arma
bianca come pene capitali, di solito nell’antichità le decapitazioni possono avvenire in due posizioni diverse, posizione
con la testa sul ceppo che va a ledere le cervicali o all’Anna Bolena in posizione eretta col boia che passa la scure
trasversalmente e la lesione in questo caso è più alta.

Colpo d’arma da fuoco


Si trovano segni dal 1200 al 1300, sia che si tratti di un fucile o revolver cioè che parte dalla bocca dell’arma è un
proiettile e dei residui che sono sotto forma di gas o particelle incombuste, le quali spesso hanno all’interno piombo,
antimonio o bario, che viaggiano con il proiettile e si depositano sulla cute e talvolta anche sull’osso (residui!). il foro
d’entrata ha spesso un orletto di sporco dove entra, ma nell’osso per eccellenza si parla del cranio dove il proiettile
si comporta in maniera tipica, crea una perdita di sostanza tondeggiante (buco) che è svasata dall’esterno verso
l’interno, il foro ha effettivamente un diametro minore ** all’uscita fa esattamente l’opposto è svasato dall’interno
all’esterno, quindi con diametro minore all’interno rispetto all’esterno.

A volte i fori non si presentano svasati perfettamente, ma in maniera più anomala, se ad esempio l’uscita è
dall’occhio, il proiettile si porta via i pezzi ossei lasciando una voragine. I metatarsali della bambina nel bosco
sembrano schiacciati e non esplosi.

Asfissia
Fratture dello ioide o della cartilagine tiroidea calcificata.

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