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LEZIONE 08.10.

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METODO SPERIMENTALE
Eseguire esperimenti sull’uomo è più difficile che sulla materia. Bisogna avere una conoscenza specifica
dell’utente per avere una buona riuscita nella sperimentazione. Per questo motivo sono importantissime le
fonti.

Il linguaggio usato dal ricercatore per la formulazione delle leggi fisiche è il linguaggio matematico,
che in modo naturale si presta a descrivere le relazioni tra i dati numerici che individuano i fenomeni,
le loro variazioni ed i loro rapporti reciproci; il procedimento usato per giungere a tale formulazione è il
metodo scientifico, la cui introduzione si fa storicamente risalire a Galileo Galilei. Esso può essere
descritto distinguendone alcune fasi successive:
• Una fase preliminare in cui, basandosi sul bagaglio delle conoscenze precedentemente acquisite, si
determinano sia le grandezze rilevanti per la descrizione del fenomeno che quelle che presumibilmente
influenzano le modalità con cui esso si presenterà.
• Una fase sperimentale in cui si compiono osservazioni accurate del fenomeno, controllando e misurando
sia le grandezze che lo possono influenzare sia quelle caratteristiche quantitative che lo individuano e
lo descrivono, mentre esso viene causato in maniera (per quanto possibile) esattamente riproducibile; ed in
questo consiste specificatamente il lavoro dei fisici sperimentali.
• Una fase di sintesi o congettura in cui, partendo dai dati numerici raccolti nella fase precedente, si
inducono delle relazioni matematiche tra le grandezze misurate che siano in grado di render conto delle
osservazioni stesse; si formulano cioè delle leggi fisiche ipotetiche, controllando se esse sono in grado di
spiegare il fenomeno.
• Una fase deduttiva, in cui dalle ipotesi formulate si traggono tutte le immaginabili conseguenze:
particolarmente la previsione di fenomeni non ancora osservati (almeno non con la necessaria precisione);
e questo è specificatamente il compito dei fisici teorici.
• Infine una fase di verifica delle ipotesi prima congetturate e poi sviluppate nei due passi precedenti, in
cui si compiono ulteriori osservazioni sulle nuove speculazioni della teoria per accertarne l’esattezza

Metodo scientifico: fonti della conoscenza:


Fede (giusta abiura di Galileo)  anni 500, la verità veniva stabilita non in base a scienza/osservazione ma
in base alla fede, in base a ciò che c’era scritto nella Bibbia. La verità era lì.
Autorità (ipse dixit, l’ha detto Pitagora)  se lo diceva Pitagora era vero, è l’autorità a stabilire e
tramandare la verità.
Opinione (non sono dati il vero e il falso) “scrittura giornalistica”, i giornalisti spesso non si
assumono le responsabilità, gli articoli non sono scritti prendendo fonti bibliografiche, scritti in
base a delle opinioni. L’opinione per stabilire la verità è priva di valore, non è verificabile e
falsificabile.
Logica (verità solo formale intellettuale)  è uno strumento fondamentale ma non sufficiente. La scienza
ha bisogno di un controllo empirico, provare una corrispondenza nell’empiria, prove che possono esser
toccate. La scienza stabilisce verità solo se ci sono dati falsificabili.

Controllo empirico strumento che afferma l’ipotesi progettuale.


Carl Popper —> una legge è vera fino a quando non viene falsificata
«Ogni qualvolta una teoria ti sembra essere l'unica possibile, prendilo come un segno che non hai capito né
la teoria né il problema che si intendeva risolvere.»
Popper pone quindi al centro dell'epistemologia la fondamentale asimmetria tra verificazione e
falsificazione di una teoria scientifica: infatti, per quanto numerose possano essere, le osservazioni
sperimentali a favore di una teoria non possono mai provarla definitivamente e basta anche solo una
smentita sperimentale per confutarla. Da singoli casi particolari non si potrà mai ricavare una legge valida
sempre e in ogni luogo, proprio perché non possiamo fare esperienza dell'universale. L'universalità è invece
qualcosa di a-priori che noi proiettiamo sulla realtà.
La falsificabilità è anche il criterio di demarcazione tra scienza e non scienza: una teoria è scientifica se, e
solo se, essa è falsificabile.
Bisogna parlare di limiti di verità, non di verità assoluta.

CRITERI DEL CONTROLLO EMPIRICO


1. RIPETIBILITA’: una cosa è vera sempre e ovunque poiché è ripetibile. Risultati ottenibili in diversi tempi e
luoghi.
2. INTERSOGGETIVITA’: riguarda tutti i potenziali osservatori. Dato universale oggettivo che valga
per tutti i soggetti. Se vale per segmenti limitati non è intersoggettivo. Risultati non per una
persona, ma per più soggetti (non sogni o allucinazioni). Contrario di soggettività. Deve riguardare
tutti gli osservatori potenziali
3. PREVEDIBILITA’: le conoscenze scientifiche mi permettono di prevedere il successo della scelta—
> funzione euristica. Risultati anticipabili con la conoscenza. La conoscenza scientifica devono
essere prevedibili.

Preistoria dell’esperimento
L’esperimento è usato già negli antichi (Stratone di Lamsaco III secolo a.C.). Viceversa, fino al
Rinascimento, expeimentum è perlopiù sinonimo di experientia. Weber + Fechner—> La legge di Weber-
Fechner (1860) fu uno tra i primi tentativi di descrivere la relazione tra la portata fisica di uno stimolo e la
percezione umana dell'intensità di tale stimolo. Nel Medioevo  da Dio per dimostrare Dio. Mancava la
verifica empirica (anni 500). L’esperimento è diventato costituivo del metodo scientifico a partire dal 600.

Nel ’600 Galileo e Sarpi fondano il metodo sperimentale interrogando la scienza. Da ciò nasce l’idea che la
realtà è dimostrabile attraverso sensate esperienze traducendo la realtà in leggi matematiche—> nasce
la fisica. Galileo non si limita ad “ascoltare” la natura, ma inizia ad “interrogarla”.

F.Bacon—> cerca le noti comuni dei fenomeni scientifici fisici


Galileo—> cerca le leggi di sintetizzazione del metodo sperimentale, la corrispondenza tra fenomeni e
numeri sostenendo che la verità è trasformabile in leggi matematiche. Corrispondenza fra fenomeni e
numeri, bisogno quindi procedere con la misurazione.
P.Duhem—> sostiene che un esperimento non può mai dimostrare al 100% una verità. In ogni
osservazione c’è il limite della fisica perché è un sapere indiretto.

Sviluppo dell’esperimento
Affinazione del metodo sperimentale. Sino alla fine dell’800, con la massima sistemazione teorica di John
Stuart Mill (1806-1873), l’esperimento non è oggetto di discussione. E’ il fisico Pierre Duhem a elaborare la
critica più avanzata.

Crisi dell’esperimento
L’esperimento entra in crisi con la fisica quantistica, con la prova del principio di indeterminazione di
Heisemberg in cui l’osservazione può perturbare l’osservato. Si pervieve così a casi limite, non infrequenti
nella microfisica contemporanea: le enyiyà sono ridotte a mere idealizzazioni matematiche, non più
controllabili empiricamente.

PRINCIPIO DI INDETERMINAZIONE HEISENBERG


I postulati della meccanica quantistica, così come i dettagli del processo di misura, stabiliscono una serie di
relazioni e disuguaglianze d'indeterminazione[6] che possono essere correlate di volta in volta
all'impossibilità di conoscere i dettagli di un sistema senza perturbarlo (indeterminazione di Heisenberg),
all'indeterminazione intrinseca ai sistemi quantistici (disuguaglianza di Robertson) o all'impossibilità di
determinare contemporaneamente nello stesso sistema il valore di due osservabili complementari (principio
di complementarità di Bohr).
Nel corso di decenni di ricerche si è appurato che a partire dai postulati della meccanica quantistica è
possibile ricavare tali relazioni, cioè dimostrare perché certe coppie di grandezze fisiche non siano misurabili
contemporaneamente (complementarità di Bohr) o in successione (indeterminazione di Heisenberg) con
precisione arbitraria.
Ciò è stato rilevante più che altro per aver messo in evidenza le proprietà di una teoria completamente
diversa dalla fisica classica.
«Nell'ambito della realtà le cui condizioni sono formulate dalla teoria quantistica, le leggi naturali non
conducono quindi a una completa determinazione di ciò che accade nello spazio e nel tempo; l'accadere
(all'interno delle frequenze determinate per mezzo delle connessioni) è piuttosto rimesso al gioco del caso.»

KANT e la psicologia—> sostiene che la psicologia è qualcosa di diverso dalla filosofia, riconosceva
nella psicologia una base empirica. Le verità morali sono diverse da quelle psicologiche perché sono
empiriche. Ma riteneva che le esperienze del “senso interno” non si sarebbero potute esprimere in termini
matematici come, in fisica, si esprimono le esperienze dei sensi esterni.

Non si può ridurre l’interno di una persona in dati matematici (scienza). Non sarà mai una scienza esatta
come la fisica.

PSICOFISICA
Disciplina fondata nel 1860 dal fisico e psicologo tedesco G. T. Fechner, rivolta allo studio dei rapporti tra
stimoli ambientali e sensazioni.
F. Dimostra la corrispondenza tra risposte sensoriali umane e le leggi matematiche determinabili. Data una
condizione fisica, cambia la sensazione e la risposta sensoriale.
I campi di studio fondamentali della psicofisica sono l'individuazione delle soglie:
—soglia assoluta, cioè l'intensità minima (o massima) di uno stimolo perché questo sia in grado di produrre
una sensazione (o, nel caso di intensità massima, perché la sensazione vari modalità sensoriale, come nel
caso di un suono che, divenendo troppo intenso, non provoca più una sensazione acustica, ma dolorosa)
—soglia differenziale, cioè la differenza minima che deve intercorrere tra due stimoli perché vengano ancora
percepiti come diversi. La psicofisica tende inoltre a porre in relazione, secondo leggi definite
matematicamente, il variare degli stimoli con il variare delle sensazioni. Occorre comunque precisare che, in
realtà, quello che viene misurato sul soggetto non è l'intensità della sensazione, ma il giudizio che il soggetto
ne dà.
Alla base della psicofisica vi è la legge detta di Fechner-Weber. Weber aveva notato sia che la differenza
minima che intercorre tra due stimoli perché siano riconosciuti distinti non è fissa, ma, sempre per lo stesso
tipo di stimoli, è funzione dell'intensità dello stimolo di partenza, sia che il rapporto tra tale differenza e
l'intensità dello stimolo di partenza è costante per quel tipo di stimoli.
Tale legge si dimostra valida per valori intermedi di stimolazione, rivelandosi però inadeguata quando la
stimolazione è troppo o troppo poco intensa. La psicofisica classica di Fechner ha però eccessivamente
trascurato l'influenza del fattore umano nelle sue misurazioni e, pur avendo fornito dei contributi preziosi, si
è dimostrata dopo un certo tempo sterile.

TEMPI DI REAZIONE
Frans Cornelis Donders sviluppò il metodo dei tempi di reazione: studia il tempo che intercorre tra
presentazione dello stimolo e la risposta del soggetto, quindi il funzionamento della mente che porta alla
scienza cognitiva.
Negli anni ’50 e ’60 dell’Ottocento, ispirato dalle ricerche di Helmoltz sui tempi di trasmissione degli
impulsi nervosi, studia i tempi di reazione che vengono impiegati dagli esseri umani nello svolgimento
delle loro attività. Donders definisce “Cronometria mentale” l’ambito delle sue indagini, assai rilevanti
per la Nuova Psicologia Scientifica

La cronometria mentale nasce dalla convinzione che:


-la mente umana opera secondo un processo meccanico lineare
-attivato dalla recezione sensoriale di uno stimolo attraverso i nervi
-che è seguita da un trattamento cerebrale a livello centrale
-per concludersi con l’emissione di una risposta
-le differenze fra i tempi che intercorrono tra lo stimolo e la risposta, nello svolgimento di ciascuno dei
diversi compiti, concretizzano le differenze nei processi cognitivi necessari per realizzarli

Si ritiene che il costrutto dei tempi di reazione presenti alcune implicazioni generali:
-Permette di operazionalizzare i processi di pensiero, attraverso uno strumento verosimile e oggettivo per
misurarli e confrontarli
-Conferma il modello dell’uomo-elaboratore-di-informazioni, facendolo evolvere dalla vecchia idea
dell’uomo macchina in senso meccanico
-Tuttavia: la convinzione secondo cui il tempo di reazione coinciderebbe con il nostro processo
mentale è un pregiudizio ipotetico non dimostrato
-Mentre è anche un modo, fintamente oggettivo, per suffragare l’ideologia materialista che
concepisce la nostra psicologia come semplice epifenomeno di meccanismi biologici

FISIOLOGIA
In seguito all’influenza dei nuovi fisiologi “sperimentali” tra cui Du-Bois-Reymond e Hermann von Helmholtz,
l’esperimento si è imposto nella nascente psicologia.
H. Von Helmotz modifica la condizione fisiologica. si eseguono modifiche al cervello per vedere le reazioni
e avere delle risposte. Avviene un salto di qualità.
Effetto causale: si modifica una variabile per vedere la causale.
1879 Wundt crea il primo laboratorio di psicologia sperimentale a Lipsia (1879) nel quale applica il metodo
di Helmotz, unisce tempi di reazione con tecniche psicologiche di Fechner.
WILHELM WUNDT
I suoi principali metodi sperimentali, nello studio perlopiù della percezione, creano i tempi di reazione (gli
intervalli temporali che intercorrono tra la presentazione dello stimolo e la risposta comportamentale) e le
tecniche psicofisiche di Fechner.

INTROSPEZIONISMO
L’allargamento dello studio sperimentale ad altri aspetti della mente, come il pensiero e i sentimenti più
complessi è stato promosso in primo luogo da due allievi di Wudt_ Edward B. Titchener a New York e da
Oswald Kulpe a Wurzburg.
Purtroppo nel metodo introspettivo le descrizioni delle esperienze interne, non sono indipendenti
dall’esperienza dello stesso soggetto che le descrive.
Lo sperimentatore non poteva distinguere tra le descrizioni e i contenuti delle descrizioni delle esperienze.

Metodo dell’introspezione: per conoscere la mente bisogna conoscere ogni singolo elemento, mettono
in luce esperienza del soggetto applicando un metodo: introspezionismo. —> mostrare immagini,
fare domande interiori ed emozionali, registrare le risposte. E’ necessario conoscere il passato e
vissuto del soggetto mediato dalla soggettività / esperienza.
Strutturalismo entra in crisi  funzionalismo
Hermann Ebbinghaus
La sperimentazione sull’esperienza interna è superata da Herman Ebbinghaus che studia la memoria con
sillabe senza senso (per escludere l’influenza di associazioni indesiderate.)
Il primo a essersi interessato allo studio della memoria e al quale dobbiamo un grande contributo alla
psicologia sperimentale è Hermann Ebbinghaus (Ebbinghaus, 1885). Per la prima volta nella storia della
ricerca, Ebbinghaus si preoccupò di studiare e spiegare quali fossero i meccanismi alla base grazie ai quali
la memoria e i suoi magazzini si riempivano e si svuotavano. Grazie ai suoi studi ricordiamo anche altri due
fenomeni registrati e componenti al tempo stesso della Curva di posizione seriale: l’effetto di recenza
(recency effect) e l’effetto di priorità (primacy effect). Entrambi sono fenomeni che si registrano quando
chiediamo al soggetto di ripetere o rievocare, in maniera libera, immediatamente del materiale
presentatogli; nel primo caso l’effetto recenza spiega come gli ultimi elementi di una lista o sequenza di
target viene ricordato in maniera corretta e migliore, mentre l’effetto priorità permette ugualmente di
dimostrare come i primi elementi di una lista vengono ricordati più facilmente dal soggetto rispetto a quelli
intermedi ma con minor accuratezza rispetto agli ultimi elementi presentati.

ESPERIMENTO - memorizzare sillabe senza


senso

Ebbinghaus confronta la capacità di memoria variando: (VEDI LIBRO EXPRESSIVE DESIGN)


1- La lunghezza della serie;
2- Il numero di riproduzioni
3- Il tempo tra le riproduzioni
Sostiene che la memoria sia una facoltà cognitiva.
Cambia la lunghezza della serie di sillabe da 4 a 8 e da 9 a 10. Individua un valore della memoria
quale per tutti maggiore o uguale a 7. Individua il numero di ripetizioni per ottenere il ricordo perfetto di
10 sillabe. Individua il tempo del ricordo delle 10 sillabe.
in questo modo viene misurata una facoltà psichica oggettiva e fonda una metodologia basata sul valore
quantitativo.

LEZIONE 14/10/2019

1884 Londra Internation Health Exhibition: F. Galton si pone come obiettivo di valutare le facoltà
umane seguendo 2 approcci inoltre fa un laboratorio antropometrico per misurare le capacità
umane, i soggetti venivano pagati regolarmente.

Approccio 1
Galton interesse a studiare la differenza mentale tra individui quindi approccio differenziale per stabilire che
ognuno è diverso. Utilizza norme di prestazione standard con cui confrontare i valori ottenuti. Per questi
studi è necessario un numero elevato di soggetti per trovare delle norme (degli stndard di misura) di
prestazione, rispetto a cui confrontare le persone che devono essere poi misurate. (es.: misura
dell’intelligenza  c’è bisogno di norme, unità di misura)

Approccio 2
Wundt (al contrario di Galton) lo scopo è indagare la mente universale. Quindi, la replica di un esperimento
con tanti soggetti serve solo per aumentare l’attendibilità (valore medio). Egli studia le parti in comune di un
individuo. Senza cose in comune non ci sarebbe la comunicazione. Le differenze sono errori o variabili,
statisticamente quindi non utili. Sono necessari meno soggetti per lo studio.

WUNDT AGGREGATO DI SOGGETTI


Con i progressi della statistica e la possibilità di eludere la variabile delle differenze individuali si afferma
l’aggregato di soggetti. Si usa la statistica se la risposta di un singolo individuo è solo una deviazione
rispetto al valore medio.

Scienza metafisica  basava sul determinismo (causa su causa e no senso assoluto). Per la scienza
determinista la verità scientifica è dogma. La scienza si basa su catene causali che dimostrano la verità
(causa effetto). La verità è tale perché statisticamente significativa. Cambiamento di paradigma CAUSA-
EFFETTO-STATISTICA. Circa una decade dopo la verità sarà tale solo perché statisticamente significativa,
cioè se esiste la probabilità che data una causa ci sia un effetto. La statistica determina le condizioni. Alcuni
hanno adottato il determinismo altri la statistica.

GESTALT
Il metodo gestaltico è orientato a leggi strutturali qualitative. (ES. leggi di Wertheimer sulla unificazione
percettiva: sono leggi universali e non statistiche per le quali servono pochi soggetti per capire la legge
percettiva poiché è per tutti uguale.  determinismo)

METODO COMPORTAMENTISTA
Con il comportamentismo di John B. Watson (non posso osservare la ment perché è un’entità
astratta) Watson a partire dagli anni 20 definisce lo schema sperimentale è manipolare lostimolo
(definito in termini fisici) e osservare le risposte del soggetto (come reazioni muscolari e ghiandolari
esterne) per il quale manipolando lo stimolo definito in termini fisici si può osservare una risposta nel
soggetto, quindi si studia il comportamento manifesto. Non si studia più la mente poiché questa non
è considerata osservabile, è un concetto astratto se apro il cranio osservo il cervello e non la mente.
—> è studiabile solo ciò che è osservabile: rigorosa standardizzazione del setting sperimentale viene variato
lo stimolo proposto al soggetto. L’interazione soggetto - sperimentatore è ridotta al minimo per eliminare le
variabili di disturbo: neutralità.

Lo stimolo è controllato fisicamente si osserva come l’utente risponde allo stimolo utilizzando
parametri biomedici. OBIETTIVO: dimostrare che il comportamento umano è soggetto ad
apprendimento dovuto a premi / punizioni. Attraverso questi modifichiamo il nostro comportamento.
COGNITIVISMO
Il cognitivismo costituisce una delle principali correnti di ricerca degli anni 50. Esso concepisce la mente
come un elaboratore di informazione dei sensi (cioè l’input), con una organizzazione di tipo sequenziale e
con una capacità limitata di elaborazione. Viene proposta l’analogia tra mente e calcolatore, mettendo in
relazione le analogie tra il comportamento di un organismo e l’attività di una macchina. Questo nuova
visione della psicologia è la risposta alla crisi del comportamentismo e alle nuove acquisizioni nel campo
neurofisiologico e della nascente teoria dell’informazione.
L’esperimento tipico misura i tempi di reazione. La mente non esiste ontologicamente ma
possiamo infierirla: scansionarla tramite segnali.

1- mente come macchina


—> ergonomia cognitiva: studia come la mente elabora informazioni e come la macchina possa trasmetter
informazioni all’umano tramite interfaccia.
Grazie alla psicologia congitivista possiamo progettare prodotti che tengano conto di conoscenze
cognitiviste sapendo come la mente umana elabora informazioni. La mente umana ragiona in modo
diverso.

2- Nel 1976, Ulric Neisser, diventando gibsoniano, sostiene che l’esperimento della psicologia cognitivista
era diventata una pratica che si esauriva nel produrre una modellistica sempre più sofisticata, senza
formulare più concezioni della natura umana. Neisser osò sfidare l’ortodossia elaborando un suo modello
teorico, che fu pubblicizzato nel 1967, attraverso il libro “Psicologia cognitivista”. In questo modello i
processi mentali interni non solo erano di grande importanza, ma potevano anche essere studiati e
misurati. La psicologia cognitivista studia infatti il funzionamento della mente come elemento intermedio tra
il comportamento e l’attività cerebrale prettamente neurofisiologica. Il funzionamento della mente è
assimilato (metaforicamente) a quello di un software che elabora informazioni (input) provenienti
dall’esterno, restituendo a sua volta informazioni (output) sotto forma di rappresentazione della
conoscenza, organizzata in reti semantiche e cognitive.
James R. Pomerantz, ha detto che Neisser è stato quello di combinare queste nuove idee nella
costruzione di una nuova visione della mente, proprio come un paleontologo assembla uno scheletro di
dinosauro partendo dai fossili sparsi. Questo ha dato luogo ad “un modo unico e coerente di pensare
come funziona la mente”.
Neisser ha dimostrato che la memoria è una ricostruzione del passato, non una fotografia precisa di quanto
ci è accaduto. Le persone in realtà credono di avere dei ricordi, mentre invece hanno solo ricordi di ricordi,
perché la mente confonde le cose.
-In un esperimento, il giorno dopo l’esplosione della navetta spaziale Challenger nel 1986, il dottor
Neisser ha chiesto agli studenti di scrivere la loro esperienza immediata dopo aver saputo la notizia.
Quasi tre anni dopo, ha chiesto loro di raccontare nuovamente l’evento. Un quarto dei racconti era
molto diverso dall’originale, la metà erano un po’ differenti, e meno di un decimo riportavano
correttamente tutti i dati.
Tutti i partecipanti erano convinti che i loro racconti fossero stati precisi.

-In un esperimento sulla percezione, chiese ai partecipanti di osservare dei ragazzi che giocavano al pallone
su uno schermo. Mentre i ragazzi guardavano lo schermo, una donna entrò nella stanza con un ombrello
aperto. Pochi ricordarono di averla vista e il Dr. Neisser chiamò questo fenomeno “attenzione selettiva”. Un
risultato del suo lavoro sulla percezione e la memoria fu quello di mettere in dubbio i racconti degli abusi
vissuti nell’età infantile, mettendo in discussione l’opinione diffusa che i ricordi estremamente precisi non
possano essere falsi.
Secondo Neisser, una volta che viene fatta una ipotesi, tutta la teoria e la ricerca successiva vengono
influenzate da questa ipotesi.
Era attratto dalla psicologia della Gestalt, che considerava i processi mentali in modo complesso ed olistico,
ma che mancava di quel rigore scientifico che invece contraddistinse la psicologia cognitivista. Neisser in
seguitò rigettò la sua teoria della psicologia cognitivista, non ritenendola più un mezzo per comprendere la
mente umana. Le sue teorie in ogni caso furono molto influenti, tanto che la sua psicologia è stata
considerata de facto una psicologia “scientifica”. Nel 1976 scrisse un libro, Cognition and Reality nel quale
criticava la teoria cognitivista per il suo essere incapace di catturare la ricchezza della psicologia umana
attraverso i suoi metodi di laboratorio o attraverso la riduzione dell’esperienza reale ai modelli
computerizzati della mente. Si trattava di modelli generalmente relativi a situazioni di laboratorio e non
sempre estrapolabili a situazioni di concreto funzionamento della mente nella vita quotidiana (“wild
cognition”).
L’uomo vive nel mondo quindi in un sistema, non in un laboratorio. Egli è interessato a studiare la mente in
relazione all’ambiente. l’uomo si comporta in un modo funzionale rispetto all’ambiente in cui viviamo per
scopi adattivi. Quindi dobbiamo studiare il sistema uomo - ambiente - interazione.

Gibson introduce il concetto di affordance: ambiente che guida il comportamento dell’uomo. Egli
conduce una ricerca sperimentale che si sposta dall’ambiente controllato quindi il laboratorio, ad un
ambiente naturale, eseguendo esperimenti direttamente in loco. Questo approccio è di tipo ecologico:
articolazione spazio temporale in sinergia con l’ambiente. L’esperimento di Gibson non forzava il
soggetto sperimentale con il poggiatesta, chiedendogli di mantenere lo sguardo sul punto di fissazione,
presentandogli immagini istantanee; ma lo dispone alla visione naturale, con un corpo libero di
muoversi, al fine di cogliere gli eventi nell’articolazione spazio-temporale in sinergia con l’AMBIENTE.
Setting molto controllato (studio chiuso) Gibson  esperimenti non più in laboratorio ma nell’ambiente
(nel mondo reale – condizioni naturali). Validità ecologica  ambiente.

3- affermazione della neuroscienza: i laboratori di psicologia si sono attrezzati con apparecchiature per
osservare indirettamente il funzionamento del cervello, sede dei processi mentali. Osservazione indiretta
del funzionamento del cervello tramite strumenti (processi mentali) ES. risonanza magnetica. Non si crede
nella concezione causale: se sappiamo come funziona il cervello non significa che quello si ali perché noi
percepiamo, si può dire che quando percepiamo certe cose nel cervello ne succedono delle altre, non è la
causa.

Differenza tra RICERCA SCIENTIFICA: CONOSCITIVA / APPLICATIVA (INFLUENZANO LA


METODOLOGIA)
> Conoscitiva: studia i processi mentali con obiettivo di conoscere la mente umana. Lo scienziato
costruisce enunciati per conoscere l’uomo, un’architettura teorica per conoscere. Da una teoria vengono
formulate delle ipotesi e vengono utilizzati degli esperimenti per verificarle o falsificarle. L’obiettivo è
dimostrare la veridicità o falsità per conoscere.
> Applicativa: il designer parte da una teoria e in base a questa individua delle scelte, le quali
vengono verificate con l’obiettivo di trovare la migliore per l’utente dal punto di vista progettuale.

La ricerca conoscitiva una volta che viene falsificata o verificata si conclude il procedimento, la ricerca
applicativa è guidata da una teoria la quale deve essere continuamente verificata o falsificata.

ESPERIMENTO
esperimento: con un esperimento si controlla empiricamente un’ipotesi. Si mette in relazione il piano
teorico delle ipotesi con il piano empirico. Lo scopo di un esperimento è quello di verificare il rapporto tra
due variabili.
Variabili a scale. Le variabili sono categorie che assumono diversi valori. Le scale sono quattro: nominale,
ordinale, a intervalli equivalenti, rapporti (con zero assoluto)
soggetto: ciò a cui si applica la misurazione e che solitamente viene assegnato a una delle condizioni
sperimentali.
misurazione: l’associazione tra una categoria e oggetti, eventi o individui in base a regole di
corrispondenza. (teoria della misurazione di Stevens)
VARIABILI
categorie che assumono diversi valori.
Variabili che sono definibili con delle scale:
- Qualitativa nominale (in base al nome) ex. maschio femmina categoria sesso con due variabili.
una variabile si dice nominale quando i livelli sono costituiti da categorie discrete (sono diversi) che
non possono essere ordinate in alcun modo. (es: sesso maschile e femminile).
Ai livelli della variabile possono essere assegnati dei nomi (maschio, femmina), ma mai dei valori numerici
o ordinali.
- Qualitativa ordinale (che segue un ordine) ex. neonato bambino adolescente / età. una variabile si
dice ordinale quando i li- velli sono ordinati in modo che uno venga prima dell’altro.
(classe sociale alta, media, bassa). Ai livelli della variabile possono essere assegnati valori ordinali, ma
mai numerici.

- Quantitativa intervalli equivalenti ex. 90 - 100 - 110 / intelligenza. una variabile si dice a intervalli
quando i li- velli sono diversi, ordinati e numerati, cioè si possono precisare le grandezze
dell'intervallo che separa un valore dagli altri. (gradi celsius, quoziente intellettivo) Poiché la scala
numerica è attribuita in maniera arbitraria ai livelli, il valore zero è un valore arbitrario, non è lo zero
assoluto. Quando l’intervallo tra i livelli è costante, la variabile è a intervalli equivalenti.

- Quantitativa a rapporti ex. 0 kg - 1kg - 2kg una variabile si dice a rapporti equivalen- ti quando i livelli
sono diversi, ordinati e hanno valori numerici non arbitrari con un intervallo costante. C’è uno zero
assoluto che indica l’assen- za di una quantità. (età, peso)

La scienza afferma: il mondo esiste indipendentemente


dall’uomo Idealismo afferma: il mondo esiste fino a quando noi
esistiamo

Variabili distinte in base al loro livello di previsione nella misurazione:


-discrete: variabili che all’interno del proprio ambito di variazione può assumere solo un numero nito di
valori, solitamente non frazionari.
-continue: variabili che all’interno del proprio ambito di variazione possono assumere i valori di
tutti i numeri reali

Variabili distinte in base al loro ruolo all’interno dell’esperimento:


-indipendenti: stimoli o eventi comportamentali che si sospetta causino cambiamenti su altro eventi o
comportamenti (v. dipendenti)
-dipendenti: variazioni di determinati comportamenti che si suppone dipendano dalle modi che delle
variabili indipendenti. Si osserva il variare dei valori in dipendenza della variazione dei valori delle
prime. A loro volta si dividono in:
manipolate: quelle che lo sperimentatore controlla e modifica attivamente
non manipolate: non controllabili dallo sperimentatore, spesso esistenti in natura

variabile di disturbo
variabile non controllata che si intromette nella relazione tra variabile dipendente e indipendente
minacciando la validità dell’esperimento. Le variabili di disturbo vengono tenute fuori dall’esperimento
con lo spoiling, che consiste nello spogliare l’oggetto da studiare mantenendo solo le variabili che mi
interessano.
15-10-2019
Studiare esperienza immediata – PSICOLOGIA
Studiare la mente umana – COGNITIVISMO
Studiare il comportamento – COMPORTAMENTISTA
Psicologia ecologica – uomo e ambiente

L’ESPERIMENTO CONSISTE NELLA MANIPOLAZIONE DI UNA VARIABILE (INDIPENDENTE) E


NELL’OSSERVAZIONE MODIFICAZIONE (EVENTUALE) OCCORSA AD UN’ALTRA VARIABILE
(DIPENDENTE)

PRINCIPALI DISEGNI SPERIMENTALI


1- Disegno sperimentale: lo sperimentatore è in grado di manipolare la variabile indipendente (lunghezza
o colore)
2- Disegno quasi sperimentale: assegnazione dei soggetti alle condizioni non è controllabile (il sesso è
una variabile perché lo sperimentatore non la può cambiare, perché le variabili dipendenti non sono
manipolabili come le condizioni fisiche).
3- Disegno correlazionale: la relazione tra variabile dipendente e indipendente non è più causale, ma
rispetta una funzione matematica. Ex. tra 2010 e 2015 la curva di popolazione residente a Venezia ha lo
stesso andamento dei titoli di una spa in borsa nel biennio 2008 e 2010
CONTROLLO SPERIMENTALE
Il controllo di un’ipotesi è ottenuto eliminando l’influenza di variabili estranee rispetto a quelle indagate:
1- attraverso lo spoiling tolgo le variabili inutili;
2- utilizzando il laboratorio avente uno spazio tempo asettico posso neutralizzare le potenziali variabili
confuse, cioè di disturbo. Inoltre isolo le variabili da analizzare.

CAMPIONAMENTO
Il campione deve rappresentare la popolazione per qualità (quando si ritiene che le qualità possono essere
rilevanti (es.: stimolo musicale, differenziare musicisti e non)
Decise le variabili scelgo i soggetti a cui sottoporre l’esperimento, questi dipendono da ciò che sto
studiando. Ex. se studio una cosa universale servono pochi soggetti. Wundt. Se sto studiando una nicchia
differenziale servono più soggetti con caratteristiche che rappresentano le variabili desiderate. Galton.
Ex. voglio capire come gli Italiani votano? Non posso chiedere a tutti quindi devo raccogliere poche
persone che rappresentano variabili di mio interesse: età - luogo - sesso. Devo mettere nell’esperimento la
stessa composizione di densità a seconda delle variabili nel sondaggio. La scelta dello sperimentatore
influenza molto l’esito realistico di tale statistica.

Logica che stabilisce il numero dei soggetti metodo Wundiano dipende dall’errore se il compito dove la
risposta dei soggetti rispondono simili, l’errore è minimo e quindi va bene. Se c’è molto errore bisogna
aumentare il numero di soggetti. La grandezza del campione dipende dall’errore. Se tra soggetti c’è molta
differenza nella risposta il campione deve essere più grande. I soggetti campione devono essere scelti
casualmente all’intero dei nostri parametri. Per i prodotti si usa un campione ridotto per i test.

ATTENDIBILITA’ / VALIDITA’
> Attendibilità: è un criterio interno: indica la coerenza tra i risultati dello stesso test somministrato più
volte. una cosa è attendibile quando otteniamo lo stesso risultato misurato se ripetiamo il test uguale in
tempi diversi. Il criterio interno indica la coerenza tra risultati dello stesso test somministrato più volte
> Validità: è un criterio esterno, indica se il test misura ciò che si desidera misurare. Ci dice se una misura,
misura ciò che volevamo misurare. Si distingue:
- validità interna: Indica che non sono state introdotte variabili confuse: la variabile dipendente dipende
proprio da quella indipendente (cioè del trattamento). Le misure ripetute sugli stessi soggetti possono
introdurre variabili di confusione. In età evolutiva ad esempio, è tipico l’effetto della maturazione tra il
pre-test ed il post-test. Secondariamente, anche il pre test più innocuo determina un apprendimento.
L’effetto della maturazione e del pre test innocuo determina un apprendimento.
Metodo con il gruppo sperimentale e di controllo
Sin dal primo decennio del 900, fu introdotto, esperimento a due gruppi: 1- Gruppo sperimentale 2-
Gruppo di controllo. Se i due gruppi danno risultati diversi, si può supporre che la manipolazione
(trattamento) abbia avuto effetto: la variabile indipendente sia una variabile decisiva.

Se i due gruppi danno risultati simili si deve concludere che la manipolazione non ha avuto effetto
perché:
a- la variabile indipendente non è una variabile decl
b- l’aspetto scelto come variabile non è una variabile..
c- l’esperimento contiene un errore.

Altri fattori di confusione:


- I soggetti si scambiano informazioni o formulano ipotesi sull’esperimento
- La mortalità: i soggetti che non completano l’esperimento sbilanciano i campioni sperimentali e di
controllo
- La deteriorabilità degli strumenti: le stesse apparecchiature possono dare risultati diversi a distanza di
tempo
- Eventi esterni al laboratorio
- L’effetto della regressione, per cui i valori estremi tenderanno ad un punteggio più vicino alla media nelle
prove successive.

Questo tipo di validità di una ricerca si riferisce alla relazione tra la variabile indipendente e quella
dipendente: vi è validità interna quando la relazione tra queste due variabili è di tipo causale, cioè
quando si può provare che le modifiche apportate alla variabile indipendente causino quelle rilevate
nella variabile dipendente. La validità interna di una ricerca risponde al quesito: i risultati trovati
rispecchiano effettivamente il fenomeno studiato o dipendono da altre variabili non considerate.
Abbiamo vari fattori che possono minacciare la validità interna che possono dipendere da errori dovuti
allo sperimentatore o al soggetto preso in esame o da variabili di confusione. Le misure ripetute sugli
stessi soggetti possono introdurre variabili di confusione. In età evolutiva, ad esempio, è tipico l’effetto
della maturazione tra il pre test ed il post test. Anche il pre test determina un apprendimento. L’effetto
della maturazione può essere monitorato con un gruppo di controllo: divido in due gruppi sperimentali,
ad uno sottopongo l’elemento che voglio testare, all’altro no, alla fine verifico l’effetto comparando i
risultati. Se i due gruppi danno risposte diverse deduco che la variabile manipolata ha avuto effetto,
altrimenti no.
Queste variabili di confusione o di disturbo, per esempio sono: eventi esterni, la storia, la
«maturazione», l’ effetto delle prove, la strumentazione, la regressione verso la media, la selezione e la
mortalità.
Altri fattori di confusione: soggetti si scambiano informazioni, non devono sapere cosa stanno facendo
altrimenti cercano di influire nell’esperimento che viene condizionato internamente. Mortalità dei
soggetti, i soggetti non sono più presenti quando devono rifare il test quindi modificano i risultati.
Deteriorabilità degli strumenti.
- validità esterna:
Consente la generalizzabilità dei risultati sarebbero validi anche in altri soggetti, in altri luoghi, in altri
tempi. Dipende dal criterio di costruzione del campione che deve essere rappresentativo dell’universo a
cui si riferisce. Se è troppo ristretto o troppo omogeneo c’è poca validità esterna. Se è ampio…. Nel
campionamento è fondamentale l’assegnazione causale, rispettando le proporzioni.
La validità esterna di una ricerca fa riferimento alla possibilità di generalizzare, cioè di estendere le
conclusioni tratte dalla ricerca empirica ad ambiti più ampi rispetto a quello in cui la ricerca è stata
compiuta. Un primo criterio di generalizzazione considerato a proposito di validità esterna riguarda la
possibilità di estendere i risultati dal campione alla popolazione. Un secondo criterio di generalizzazione
riguarda la possibilità di estendere i risultati, ottenuti all ’ interno di un ’ unica ricerca, a condizioni che non
sono sovrapponibili a quelle in cui la ricerca è stata condotta. Un terzo criterio di generalizzazione
riguarda la stabilità temporale dei risultati, ovvero il fatto che i risultati tratti da una ricerca rimangono
immutati anche in momenti diversi da quello della ricerca. I problemi di generalizzazione riguardano anche
gli strumenti utilizzati. Anche le statistiche usate influenzano la possibilità di trarre conclusioni di ordine
generale: se si usa come criterio quello probabilistico, la numerosità del campione aumenta la possibilità
di ottenere risultati significativi (ciò che è definito potenza dell ’ esperimento), mentre un numero ridotto
di osservazioni la abbassa. Una delle principali minacce alla validità esterna riguarda la inadeguatezza del
campione utilizzato nella ricerca e del modo di reperirlo. Un’altra fonte di minaccia deriva dalle variazioni
stagionali (sono cambiamenti che si verificano nella popolazione a intervalli regolari) e dalle variazioni
cicliche (riguardano l’organismo dei soggetti, come
il ritmo cardiaco, la temperatura corporea, ecc.) Possono minacciare la validità esterna anche le variazioni
personologiche, cioè il cambiamento di alcune caratteristiche individuali (maturazione ed effetto della
storia)
Per ridurre le minacce alla validità esterna, oltre ad avere un buon campione, esistono altri accorgimenti. E ’
preferibile condurre la ricerca in situazioni non artefatte; è meglio usare misure non troppo «esplicite» nella
rilevazione dei dati, oppure raccogliere i dati senza che i soggetti si rendano conto che stanno partecipando
ad un esperimento.

- validità di costrutto: Indica la conformità tra i risultati e la teoria alla base dell’esperimento. Talvolta c’è
una debole connessione tra l’esperimento e la teoria, talvolta i soggetti percepiscono l’esperimento in
maniera diversa da come l’ha percepito lo sperimentatore .

La validità di costrutto si riferisce alla corrispondenza tra il piano della ricerca e la teoria di riferimento. Una
ricerca è valida se si possono ragionevolmente escludere spiegazioni alternative dei dati rispetto alla
teoria di riferimento. Perché ciò sia possibile è necessario che il riferimento teorico sia chiaro ed univoco.
Tra le minacce alla validità di costrutto, la più importante è la mancanza di una dettagliata analisi a livello
concettuale dei costrutti, consistente nel non identificare chiaramente il fenomeno che si vuole studiare e i
suoi aspetti più importanti. Un ’ altra minaccia alla validità di costrutto riguarda l ’ inadeguata definizione
operazionale dei costrutti teorici. I costrutti teorici,per essere analizzati, devono essere operazionalizzati,
ovvero devono essere tradotti in operazioni concrete. Nel fare questo è possibile commettere degli errori.
Sbagliando nell’ operazionalizzare una variabile si rischia di non essere certi di quale sia la variabile che
stiamo rilevando. Un ’ ulteriore minaccia alla validità di costrutto è costituita dall’ambiguità delle variabili
indipendenti, che si riferisce al fatto che la variabile indipendente può non essere quella ipotizzata dal
ricercatore. Ogni soggetto della ricerca può avere delle proprie idee su quanto ci si aspetta da lui e
questo può interferire con le variabili indipendenti. Ci sono vari metodi per ridurre tali minacce: il primo
consiste nel definire chiaramente il costrutto astratto che si vuole analizzare; il secondo consiste nella
verifica delle correlazioni tra i dati delle variabili che stiamo studiando e le variabili concettualmente simili;
un terzo metodo è rappresentato dal controllo della manipolazione (manipulation check) che consiste nel
verificare se la manipolazione sperimentale è effettivamente rappresentativa del costrutto ipotizzato.

- validità statistica: Indica se la relazione fra le variabili:indipendente e dipendente è reale o accidentale.


La validità è a rischio quando la variazione di un campione è troppo alta, quando cioè i soggetti sono
molto eterogenei. Quindi, per dimostrare la significatività, occorre scegliere un campionamento tale che
l’effetto del trattamento sia tanto superiore all’errore individuale.

La validità statistica ha lo scopo di verificare se la relazione trovata tra le variabili sperimentali è o meno
di tipo casuale, ovvero se l’effetto è significativamente da quello che si sarebbe ottenuto per caso. La
validità statistica si occupa di controllare la variabilità dovuta al caso, tramite il calcolo delle probabilità e
dell’inferenza statistica. Un primo tipo di minaccia alla validità statistica deriva dal «fishing», letteralmente
«andare a pesca», che si verifica quando si effettuano correlazioni tra le variabili senza avere precise
ipotesi circa le relazioni tra esse. Un secondo tipo di minaccia alla validità statistica deriva dal fatto di
avere un campione troppo piccolo, per cui il test statistico applicato non
rileva una relazione significativa. Altri fattori che diminuiscono la validità statistica possono dipendere
dagli strumenti, poco affidabili nel rilevare le variabili; dalla manipolazione della variabile indipendente,
che può non essere standardizzata; dalla presenza di variabili di confusione che aumentano la variabilità
di errore la quale a sua volta influisce sul test statistico usato. Per aumentare la validità statistica
possiamo: ridurre il rischio di commettere l’errore di 1° tipo (da p<0.05 a p<0.01); aumentare l’intervallo
tra i valori della variabile indipendente; ridurre l ’ errore casuale utilizzando appropriate tecniche di
campionamento e assegnazione dei soggetti alle condizioni sperimentali, e raccogliendo i dati con
strumenti attendibili e a loro volta poco soggetti ad errore di misurazione.

- validità ecologica: (Gibson) rispettare quelle condizioni, generalizzate nel mondo naturale/reale.
Soggetti  in un contesto reale perché non sempre c’è una corrispondenza. Risultati in condizioni
naturali e reali. La validità ecologica è un particolare tipo di validità esterna che si riferisce alla
corrispondenza tra le condizioni dell’esperimento, o della verifica empirica, e la realtà cui si fa riferimento
e alla quale i risultati ottenuti dovrebbero essere estesi. La validità ecologica rappresenta lo studio di un
fenomeno nel contesto reale, senza la scomposizione artificiale delle variabili. La validità ecologica e la
validità interna sono inversamente correlate: la situazione della ricerca diventa tanto più artificiale e
lontana dalla realtà quanto più la sperimentazione prevede un rigoroso controllo delle variabili.

21|10|2019

Esperimento: con l’esperimento si controlla empiricamente un’ipotesi. Dunque rappresenta la connessione


tra il piano teorico e piano empirico. Lo scopo è verificare il rapporto tra le 2 variabili.

Disegno Correlazionale

Correlazione: 2 variabili, si osserva che sono legate da una funzione.


2 assi
Può essere che non ci siano relazioni causali. CAUSA - EFFETTO

V1 velocità
V2 intelligenza
Al crescere della velocità varia l’intelligenza
R forza: data una retta, se le variabili si avvicinano
alla retta le variabili sono strettamente legate.
Se si allontanano la relazione è più debole.
Se R è vicino a 1 è forte, se R<0,5 è debole

0,5<R<1,0

Conoscendo una (correlazione) variabile si può conoscere come una persona si comporta nell’altra variabile.

CORRELAZIONE —> tecnica statistica —> OBIETTIVO DI UNA RICERCA


|
Meno potente di una CAUSALE ma molto informativa

ESEMPIO: colori e prodotto da scegliere —> NO CAUSALE MA CORRELAZIONALE

PUNTO CRITICO —> il disegno correlazionale ha l’obiettivo non causale, ma che variano allo stesso modo,
consente una previsione di come cambia una VARIABILE in base ad un’altra.

Se do SUGGERIMENTI DELL’ESPERIMENTO —> INGANNIAMO IL SOGGETTO


OBBLIGO di dare al soggetto alla fine dell’esperimento un resoconto del metodo.
TUTTI GLI STIMOLI DEVONO ESSERE UGUALI PER TUTTI, DEVO TOGLIERE PIU’ STIMOLI ESTERNI
POSSIBILI.

VALIDITA’ —> dubbio sistematico, eliminazione di risultati fuorvianti, confusi.


—> STATISTICA —> relazione tra le variabili: chiariscono se l’indipendente e il dipendente siano reali o
accidentali.
Se la variante è troppo alta tra campioni —> si hanno soggetti eterogenei
—> EFFETTO ILLUSORIO —> credo che sia un soggetto omogeneo, ma non lo è
—> l’errore viene NEUTRALIZZATO

Campionamento
nel processo di scelta dei soggetti per un esperimento, la fase del campionamento consiste nella selezione
di soggetti dalla popolazione per formare un campione di una certa numerosità. Un’accurata selezione dei
soggetti è fondamentale perchè assicura la possibilità di generalizzare i risultati alla popolazione.
Per popolazione si intendono tutti gli eventi di interesse cui si rivolge il ricercatore per la sua
indagine (perso- ne, comportamenti, atteggiamenti, decisioni...).
Popolazione bersaglio: popolazione completa di interesse
Popolazione accessibile: quella che il ricercatore può avvicinare
Il campione è un piccolo insieme di eventi, tratto dalla popolazione di interesse.
Deve essere quanto più rappresentativo possibile della popolazione e rifletterne adeguatamente le
caratteristiche. Più grande è il campione, più è rappresentativo della popolazione, perchè i grandi campioni
tendono a ridurre gli e etto dell’errore di campionamento.

ERRORI NELLA SPERIMENTAZIONE


Errori tecnici
> effetto Hawthorne
> Placebo
> dello sperimentatore
> Seriale

HAWTHORNE
Esperimento anni ’20 —> si indica l'insieme delle variazioni di un fenomeno, o di un comportamento,
che si verificano per effetto della presenza di osservatori, ma che non durano nel tempo
Viene studiata la relazione tra ambiente di lavoro e produttività dei lavoratori. I due sociologi avevano
condotto una serie di esperimenti per quantificare la produzione in relazione all'efficienza presso lo
stabilimento della Western Electric di Hawthorne, Chicago.
—>Quanto si può abbassare l’illuminazione avendo la stessa CAPACITA’ DI LAVORO?
2 gruppi:
1- aumentata illuminazione
migliora il lavoro e la velocità
2- normale (di controllo)
3- abbassata illuminazione
migliora il lavoro e la velocità: Risultato Contro-intuitivo —> gli operai sapevano che venivano
studiati quindi si impegnavano di più nonostante la luce bassa.
Se il soggetto sa il motivo per cui viene indagato, lui può influenzare il risultato —> il soggetto diventa
variabile significante. Modificavano i contenuti cognitivi dell’operaio.

COME EVITARE L’ERRORE?


ESPERIMENTO CIECO: manteniamo i soggetti all’oscuro della sperimentazione —> importanza
dell’inganno.

EFFETTO PLACEBO
Viene definito effetto placebo la reazione di un soggetto che prova un miglioramento nella propria salute a
seguito di una cura farmacologica, anche quando questi non sono dovuti alla stessa.
Il meccanismo alla base di questo effetto è di tipo psicologico ed è legato prevalentemente alle aspettative
che il paziente ripone nelle cure o nei farmaci.
Nello specifico, il soggetto manifesta miglioramenti anche quando non gli è stato somministrato alcuna
cura o farmaco. Proprio per questa ragione, a livello scientifico, un farmaco è considerato efficace a seguito
dei test solo nei casi in cui l'assunzione determina effetti diversi dal placebo.

Dunque, le sperimentazioni durante le quali vengono testati farmaci o cure avvengono generalmente con la
modalità definita doppio cieco: ciò significa che nè lo sperimentatore nè il paziente sono al corrente di chi
abbia assunto il vero farmaco. Se il farmaco funziona allora funziona il principio attivo.

Si ha incertezza quale sia la variabile indipendente.

EFFETTO DELLA SPERIMENTAZIONE / ROSENTAL


Professor Rosental e il suo team svolgono un test di intelligenza dei bambini. + o —
Eseguono un secondo test di intelligenza (dopo 8 mesi), emerge che i bambini più intelligenti
sono migliorati ulteriormente, viceversa gli altri peggiorano.
I risultati del primo test sono stati messi a caso.
Le maestre credendo che qualche bambino fosse più o meno intelligente avevano influenzato la resa del
bambino. ASPETTATIVA DELLA MAESTRA —> influenza l’esito.

RIMEDIO: ESPERIMENTO DOPPIO CIECO —> all’oscuro deve essere sia il soggetto sperimentato sia il
conduttore che gestisce l’esperimento.

Paradigma anni ’60 INTENZIONISMO SIMBOLICO (Goffmann) —> tutto il nostro comportamento dipende
dalle aspettative degli altri. Non dipende da variabili disposizionali proprie ma RIFLESSIONE DI ALTRI.

ES. : autostima —> variabile identitaria , necessaria poiché identitaria, meglio averla negativa che non
averla.

Lo sperimentatore può influenzare il soggetto.


ES: animali —> Rosental
Ha definito dei conduttori di sperimentazione per esperimenti sui ratti.
2 GRUPPI:
1- ratti intelligenti - Alto problem solving
2- ratti non intelligenti
Rosental ha ingannato i conduttori che hanno influenzato pure i ratti —> quelli intelligenti ha presunto siano
stati influenzati positivamente dai conduttori.

EFFETTO SERIALE E DI SEQUENZA


Seriale—>Soggetto sottoposto ad una serie di stimoli più volte con lo stesso ordine. Sequenza—
> quanto un item influenza sistematicamente quello dopo, vicino.
ES: peso di 2kg - 5kg - 20g sembra molto più leggero che se fosse pesato dopo un peso di 10g.
Una serie di item induce all’errore sistematico.

RIMEDIO: RANDOMIZZAZIONE —> gli item devono essere mescolati di serie in serie per ogni soggetto,
per soggetti diversi.
Tale rimedio neutralizza il possibile effetto di serie e sequenza.
ES: 1 2 3 4 5 6 —> 6 5 4 3 2 1

ESPERIMENTO DI MILGRAM 1963


Studiava l’obbedienza —> Sottensione all’autorità
—> autorità come variabile indipendente.
—> autoritarismo del singolo individuo —> scala ….
Per controllare l’effetto dell’autorità ad indurre certi
comportamenti. INGANNO’ i soggetti simulando una falsa ricerca
o metodo di apprendimento.

A: professore autoritario
B: soggetto sperimentale
Interruttori elettrici —> crescita di volteggio della corrente. Lo invia a
C C: riceveva le scosse: studente
Si voleva notare se con le scosse il metodo di apprendimento migliorava. A ogni errore corrispondeva una
scossa.
L’oggetto di studio è il SOGGETTO SPERIMENTALE che riceveva gli ordini dall’autorità, fino a che punto
accettava la pressione autoritaria obbedendo. In realtà non riceveva le scosse, simulava la sofferenza.
PROBLEMA—> non riuscivano a sottrarsi alla pressione dell’autorità pur giungendo a opprimenti conflitti
morali. Il 60% erano disposti a generare scosse mentali.

Persone normali prive di ostilità possono diventare agenti di processi distruttivi attenendosi a soli compiti
affidati.
DERIVA COMPORTAMENTALE: giustificata dall’autoritarismo
Conclusione: l’uomo tende a sottomettersi quasi incondizionatamente agli ordini deresponsabilizzandosi.

ESPERIMENTO DI ZIMBARDO 1975


Fu un esperimento psicologico volto a indagare il comportamento umano in una società in cui gli
individui sono definiti soltanto dal gruppo di appartenenza.
L'esperimento prevedeva l'assegnazione, ai volontari che accettarono di parteciparvi, dei ruoli di
guardie e prigionieri all'interno di un carcere simulato.

Fra i 75 studenti universitari che risposero a un annuncio apparso su un quotidiano che chiedeva volontari
per una ricerca, gli sperimentatori ne scelsero 24, maschi, di ceto medio, fra i più equilibrati, maturi, e meno
attratti da comportamenti devianti; furono poi assegnati casualmente al gruppo dei :
-detenuti ( dovevano inoltre attenersi a una rigida serie di regole)
-guardie (ampia discrezionalità circa i metodi da adottare per mantenere l’ordine)—> variabili indipendenti

I soggetti venivano realmente arrestati con una simulazione e imprigionati.


Risultati—>sono andati molto al di là delle previsioni degli sperimentatori, dimostrandosi particolarmente
drammatici. Dopo solo due giorni si verificarono i primi episodi di violenza: i detenuti si strapparono le
divise di dosso e si barricarono all'interno delle celle inveendo contro le guardie; queste iniziarono a
intimidirli e umiliarli cercando in tutte le maniere di spezzare il legame di solidarietà che si era sviluppato fra
essi.

Le variabili situazioni, il ruolo sociale adottato va a cambiare il proprio


comportamento. Stigmatizzazione sociale.

LEZIONE 22.10.19

RISULTATI STATISTICI
Gran parte degli esperimenti condotti con ipotesi progettuali hanno risultati statistici. Molti fenomeni non
sono determinati (causa-e etto), perchè hanno una variabilità (errore) per cui sono necessarie più prove per
otte- nere un risultato. Si presenta la stessa prova allo stesso soggetto e il risultato consiste in una media,
quindi è statistico. La statistica si usa per casi non deterministici dove c’è variabilità.
Molti fenomeni non sono determinati causa-effetto (frustazione-aggressività), la causa determina
direttamente l’effetto—> Deterministico
Questo perché hanno variabilità. Quindi una sola prova non basta. Bisogna rappresentare la prova più volte
allo stesso soggetto e ad altri.
Risultato: MEDIA STATISTICA + dati

MEDIA/ERRORE: L’errore è lo scostamento dalla media, chiamato anche varianza. L’errore è casuale, quindi
non si tratta di un mondo deterministico

EX: freccette a bersaglio


tiro cieco: presenta valori casuali
tiro preciso: nel grafico è raffigurata una curva a campana
Lo scostamento dalla media è dato dai lanci che si discostano, quindi dall’errore.
Valore medio: il più frequente, chiamato anche MODA che non sempre coincide con il valore medio, se

però coincide indica un segnale positivo.


FENOMENO CHE VIENE VISTO
Misurare la capacità di riconoscimento di forme e colori per ogni soggetto Tachitoscopicamente: strumento
che presenta le immagini velocemente.
1. Quando gli scarti della media si sovrappongono, quindi sono statisticamente simili si dicono
OMOGENEE, quindi non è presente effetto variabile, usare un colore rispetto all’altro è uguale.
2. Se si sovrappongono poco allora cambia l’efficacia della scelta cromatica, perché hanno distribuzioni
statisticamente diverse.
3. Se lo scarto rispetto alla media è poco, c’è una differenza statistica rilevante, c’è effetto.
Gli errori casuali:
-Sono osservabili solo con uno strumento sufficientemente sensibile, cioè quando sono di entità maggiore
dell’incertezza di lettura della scala.
-Possono essere ridotti; ad esempio migliorando le caratteristiche dello strumento, o controllando più
strettamente le condizioni del suo uso e dell’ambiente e precisando meglio la procedura di esecuzione
della
misura: ma ciò con difficoltà crescente sempre più con la precisione. Non possono quindi mai essere
eliminati.
-Posseggono tuttavia certe proprietà statistiche, la loro entità può pertanto essere stimata

X<0,05% ipotesi accettabile


X>0,05% ipotesi respinta
x<0,05<y
Questo valore è la quota di probabilità. E’ preferibile non scoprire nulla rispetto a conoscere cose false.
Ex: Logo politico—>stimolo per riconoscerlo in mezzo ad altri. Il colore è significativo, la chiarezza non lo
è.

LEZIONE 28.10.19 PSICOFISICA

Esistono 2 mondi: spirituale e materiale


Fecmhner—> cerca una formula per accordare anima e materia svolgendo circa 60.000 esperimenti. Egli
intende il globo terrestre come organismo vivente simile agli altri.

Sogno positivista—> spirito+materia= stimolo fisico e sensazione =

psico+fisico S= (1/k) log L + c formula per quantificare la sensazione

dove : s= sensazione log l= intensità fisica c= costante che varia al variare della modalità sensoriale

E’ una legge estesa a tutte le modalità sensoriali dalla metà dell’800 voluta per esorcizzare il
concetto di ipse dixit autoritario.
Deriva dalla formula di Weber: K= delta l / I delta l = differenza di sensazione o soglia
ex: kg
10 g su una mano 10,5 g sull’altra mano percezione= stesso peso
10 g ….. 10,8 g..................................= ……
10 g ….. 11 g.....................................= pesi diversi

vuol dire che si è trovato il livello di soglia K= 11-10 / 10 K= 0,1

Cambiando i dati so già il valore di soglia da inserire. Per captare e apprezzare la differenza. Dato un valore
posso completare il calcolo.

log l aiuta a dare una funzione continua e a raggiungere raffinatezza matematica, non solo valori discreti ma
continui.—>TRASVERSALE TRA COGNITIVISMO E COMPORTAMENTISMO

Fechner viene prima di Wundt infatti non c’erano ancora i paradigmi. Intraprende per primo le misurazioni
sul soggetto con la Psicofisica—> human factors—> metodo psico-fisico

DEFINIZIONE DELLE SOGLIE o limen

Stabiliscono il limite di ciò che percepiamo. Grazie alle soglie capiamo in modo preciso come deve essere
uno stimolo affinché sia percepito.

Soglia Differenziale: risponde ad un problema di discriminazione, cioè se è diverso o no.


Differenza tra due stimoli che dà percezione di diversità il 50% delle volte.

Soglia assoluta: Risponde al problema di detenzione, c’è o non c’è. Valore di uno stimolo che da
percezione il 50% delle volte. ex: visione di una retta, contrasto simultaneo del cielo scuro. con uno stimolo
sotto soglia, rispondendo a caso, il 50% di risposte sarebbero comunque corrette. Grado di casualità della
soglia 50%, se il grado cambia la risposta non è casuale.

Esperimento psicofisico
Come si trovano le soglie? Esiste una società di psicofisici che hanno l’obiettivo di affinare sempre di più le
tecniche per le misurazioni e hanno introdotto due categorie di metodi:

Metodi Diretti: ll soggetto sperimentale deve indicare se ha percepito uno stimolo oppure se due stimoli
sono uguali o diversi. Indiretti perché non da una misura.

1- Stima di Grandezza: dati al soggetto due valori di bassa e alta intensità 0 e 100 di una scala, deve
valutare il valore dello stimolo percepito.

2- Produzione di grandezza: opposto al primo il soggetto deve produrre gli stimoli corrispondenti al valore
dettato dallo sperimentatore.

3- confronto cross-modale: il soggetto deve far corrispondere l’intensità dello stimolo della modalità X ad
uno stimolo percepito dalla modalità Y. Esperimenti rari.

Metodi indiretti: deve attribuire dei valori quantitativi numerici alle sue sensazioni entro una scala.

1- dei Limiti: trovare una soglia. Si parte da un valore molto sopra alla soglia finché il soggetto dice di non
avere percezione. Si ripete partendo da sotto la soglia. Sensi opposti. stabilisco la media tra le soglie.
2- Dell’errore medio: scelti i valori di intensità dello stimolo, presentati ripetutamente, si calcola la
% di volte che il soggetto dice di aver visto lo stimolo.

3- confronto di coppie: si Chiede quale dei due stimoli dati è il più intenso

LEZIONE 29.10.19

METODI PER LA RACCOLTA DATI


Dati che sono risposte dei soggetti o variabili dipendenti.
-Osservazioni
-Intervista
-Questionario
-Tempi di Reazione
-Misure fisiologiche

OSSERVAZIONE: Non solo guardare. 2tipi: manipolando o meno le variabili situazionali.


ex: Task Analysis
Si valutano i compiti svolti dal soggetto durante l’utilizzo di un prodotto o sistema.
Criteri stabili a priori su cui si basa la valutazione qualitativa e quantitativa.

Aperta: senza ipotesi e categorie a priori. Metodo esplorativo tipicamente qualitativo. Deve per stabilire le
categorie su cui ottenere valori quantitativi utili per la ricerca.

Sistematizzata: criteri stabiliti a priori come gesti suoni errori e preferenze, su cui registrare la frequenza per
la valutazione quantitativa. Va comunque stabilita una scala in base alla quale daremo delle valutazioni
statistiche.

Sul campo: Interazione diretta sull’interazione uomo-prodotto. Indiretta sui suoi processi decisionali perché
ha quei comportamenti.
Sul setting controllato: laboratorio senza sistema realista e naturale. scarsa validità ecologica.

INTERVISTA: Interazione verbale con domande al soggetto

Qualitativa: non si definisce a priori ciò che c’è da codificare. Studi pilota esplorative per generare òe
ipotesi sperimentali.
Strutturata: Domande predeterminate, standardizzate, modalità di risposta vincolate
Semi-strutturata: Domande predeterminate, standardizzate,ma l’intervistatore può approfondire le
risposte. Serve a scopo esplorativo a capire come il soggetto si approccio al sistema.

Studi pilota: categorie e ipotesi su cui lavorare. Input al soggetto e lasciarlo libero alla risposta, poca
influenza. per quanto si arrivi ad una valutazione è sempre una verifica influenzabile dall’interazione.

QUESTIONARIO: Nessuna interazione umana influenzante

Aperte: Non vincolata libera. Dipende da ciò che vogliamo sapere, spontaneo o meno.
Chiuse: Ad opzioni, scelta seguendo un ranking o un rating. Ranking: Risposta comparata cioè di
preferenza A e B o ordine. Molto precisa. Rating: Valutazione di una categoria, usando una scala di
valutazione. Misura diretta. Permette una modalità con più strumenti statistici.

DOMANDE
-evitare il non so
-brevi e chiare, non ambigue e con termini familiari, la memoria non va sovraccaricata.
-non a doppio binario, due risposte insieme.
-senza avverbi di tempo e con scale di risposta
-senza le doppie negazioni
-meno informazioni possibili che confondono.

Utili per conoscere info sulle performance, su fatti oggettivi e informazioni precise sui processi decisionali

TEMPI DI REAZIONE
Tempo che intercorre tra la presentazione dello stimolo e la reazione

Metodo sotrattivo Donders


1- Un solo stimolo (risposta rapida)—> °
2- Un solo stimolo in mezzo a una collezione di stimoli (risposta media)—>
°°°°°°.°°°°°° 3-Tutti gli stimoli in una collezione di stimoli ( risposta lenta) —> ………..

Riesce a misurare diverse operazioni mentali, riusciamo a mappare la nostra mente.


Psicologia cognitiva e cognitivismo: come la mente elabora l’informazione che entra.

Nella segnalazione la presa di informazione implica compiti diversi:

detenzione: riconoscimento stimolo


discriminazione: riconoscere tra diversi stimoli
Interpretazione: un segnale mentale associazioni mentali

METODI FISIOLOGICI
La misura o variabile dipendente è il correlato fisiologico ad uno stimolo o a compiti comportamentali.

Movimenti saccadici: nell’osservazione gli occhi si muovono molto rapidamente per portare l’immagine
sulla fovea. Di solito si muovono tornando più volte sulla bocca e sugli occhi. Non coincidono con il fuoco
attentito—> Dove l’occhio si focalizza attentivamente. Il fuoco attentavo è un limite.
Fuoco percettivo visivo: dove realmente è posato lo sguardo
Movimenti oculari: movimenti a C o Z che sono i più spontanei percorsi dell’osservazioni.
Dilatazione pupillari: indice di emozioni positiva ma anche negativa. Non è un indice di piacevolezza, ma
con ciò che da una emozione.

LEZIONE 04.11.19L

DESIGN SCIENTIFICO
Ogni disciplina scientifica si qualifica e distingue per uno specifico oggetto e 1 un metodo. Psicologia e
design sono discipline indipendenti perché il design a obiettivi applicativi come la psichiatria, Cura e non fa
ricerca. La psicologia ha obiettivi conoscitivi.
La metodologia è sempre più trasdisciplinare E il metodo dipende da ciò che studiamo. Per
esempio Wundt adottò il metodo della fisiologia sensoriale E poi tentò con Titchner di usare
l'introspezione.
La sperimentazione È condizionata da risultati acquisiti di esperimenti simili, Perché si riferiscono a modelli
o paradigmi astratti. Nel design l'impostazione non è tesa a casi paradigmatici, ma a situazioni individuali e
spesso originali, il singolo esperimento è autonomo. Manca il controllo scientifico di una teoria.
Pratica: speculazione.
Teoria (scienza): costruire con un lessico ed enunciati, Relazioni che sono logicamente connesse, Fino a
che si dimostri che siano false. Le teorie danno valori solistici e spiegano i progetti. permettono di dare al
progetto coerenza e identità stilistica+identità di pensiero.
Designer maturo: colui che ricerca le teorie trasferibili alla pratica. Per ogni scelta umana c’è una teoria alla
base perché siamo migliori delle macchine che non usano il pensiero olistico. oOgni scelta umana è
giustificata e consapevole.

Ipotesi contingente: molte teorie per molti aspetti—> design


Ipotesi fissa: La teoria gira intorno ad un ipotesi—> psicologia

Il colore non è mai percepito come colore e basta , ma è condizionato da molti contesti dove si trova.
La validazione sperimentale è imprescindibile perché nelle scelte del materiale espressivo,
multifattoriale, globale, sfugge alle condizioni ingenue.
EVOLUZIONE DELLE TEORIE
Scienza: sistematizzazione e contributo comunitario nello sviluppo di tipo evolutivo.
Design: mancata condivisione di linguaggio e sapere tecnico multifisciplinare. Se c’è un linguaggio comune
c’è la necessità di paradigmi diversi utili a far evolvere il design.

Maldonado: Progettare è essenza di coordinare conoscenza e sapere. Attività di ordine superiore,


connettere discipline diverse.
Meinong: l’ordine superiore è la percezione di un quadrato o di un triangolo fatto di elementi che invece
sono ordini inferiori.
X X °

X X ° °
Il design parte dai singoli fattori producendo un artefatto di ordine superiore, nn sommando gli
elementi, facendo un salto di qualità facendo emergere un’altra visione. Questo salto è un valore
emergente frutto della personalità specifica individuale.

ERGONOMIA (human factors)


Dal greco ergon= lavorare + nomos=legge
Concetto che nasce in G.Bretagna nel 1949 con gli sviluppi dello psicologo Murrell.
L’ergonomia è una disciplina finalizzata a tutelare l’uomo, la salute, la sicurezza e ottimizzare la produttività.
Burrell che ne conia l’espressione motiva la scelta come il trovare ordine nel caos (nomos) con un taglio
orientato alla produzione e al lavoro industriale quindi diventa—>Psicologia del lavoro-ergonomia-design
.70: Si evolve e va a studiare le condizioni dell’ambiente produttivo, le relazioni tra i lavoratori e i
sistemi dell’ambiente.
.90: Con l’informatica c’è una virata importante verso le interfacce computer—> ergonomia cognitiva
Rapporto uomo-tastira-schermo Processi cognitivi studiati per migliorare la relazione uomo-macchina. La
psicologia cognitiva diffusasi in quel periodo è il frutto della nascita dell’intelligenza artificiale.
Oggi: Disciplina sperimentale che ha l’obiettivo di ottimizzare il lavoro e l’attività umana quindi vengono
progettati oggetti, servizi e ambienti nel rispetto del fattore o specificità umane per migliorare le capacità
operative.
Gli obiettivi dell’ergonomia sono
1- Gestione delle informazioni ambientali
2-costi del lavoro
3- Adattamento all’ambiente

per portare a termine questi obiettivi è necessaria l’interdisciplinarità di:


-fisica
-anatomia
-fisiologi
-psicologia
-cognizione
-emozione
-motivazione
-comunicazione

4 Criteri per un prodotto ERGONOMICO


Sono criteri conoscitivi, fattori integrati ma studiatili anche isolatamente da noi che progettiamo poiché
l’utente non isola, ma vive l’insieme dei criteri senza distinguerli.

1-Usaabilità: condizione per cui il prodotto è usato da alcuni in un determinato contesto d’uso per
raggiungere obiettivi con: Efficacia-accuratezza nel portare a compimento un compito-, Efficienza-le risorse
spese per l’accuratezza e la completezza nel portare a termine un compito- e Soddisfazione-buona riuscita
di un azione-.

La verifica di questo aspetto avviene a livello:


analitico: di derivazione di esperti e specialisti
empirica: verifica sperimentale sull’utente

I compiti per misurare l’usabilità sono:


-Task analysis: valutazione dei compiti dell’utente durante l’utilizzo
-Behavioral safety: individuazione dell’errore per poi correggerlo
-Osservazioni sul campo
-Questionari
-Link analysis e layout analysis
Timeline analysis

2-Funzionalità

3-Sicurezza: è composta da variabili dipendenti o accidentali come la non coscienza di un errore


progettuale scoperto solo dopo un disagio. (seggiolini)

4-Piacevolezza

COMPRENSIBILITA D’USO: AFFORDANCE


Possibilità dell’utente di stabilire una relazione immediata con il prodotto o con l’ambiente che deve usare
o in cui deve stare. Affordance è un termine coniato da Normann ecologista.
Oggetti progettati per costituire sistema sinergico con l’utente, l’artefatto suggerisce come deve
essere usato.
Affordance: compito del corpo umano, entra in scena negli anni .70 con la psicologia Ecologica di
Gibson che operava nell’ambito della percezione. Emerge il Dualismo (cartesiano):
oggetto/soggetto. Concetto che viene completamente ribaltato in favore di un mutualismo in cui
critica la relazione tra soggetto e oggetto.

Approccio sistemico funzionamento dell’intero sistema


E’ la sintesi tra:
-ambiente che offre le informazioni strutturate e veicola gli organismi
-organismo che riceve le informazioni dall’ambiente per scopi adattivi in modo attivo.

Richiamo della concezione Darwiniana: esseri umani che vivendo cercano info nell’ambiente per
sopravvivere. Necessità che oggi si sono rivestite in comportamenti civilizzati. Cosse che hanno determinato
il nostro rapporto con l’ambiente.
Gibson: Sostiene che noi percepiamo l’ambiente e per soddisfare i bisogni cerca nel mondo il
soddisfacimento. l mondo è vario per caratteristiche e l’organismo si adatta in modo sinergico.
G. rivoluziona il concetto di stimolo, non più considerato come un’energia, ma informazione strutturata
nell’ambiente che l’organismo coglie direttamente. Inoltre sostiene che l’informazione sia completa e che
non servono sistemi computaionali, integrazioni cognitive e attività iconiche. La percezione indiretta è
inutile, non ha senso studiare una mente inosservabile.
La percezione di interesse non è legata a ragionamenti quindi è percezione diretta. Per i cognitivisti
percepiamo cose fisiche e poi la mente le elabora.
G. sostiene che i valori e significati nell’ambiente sono percepibili in modo diretto: « valori e
significati sono esterni al percepente ».
Per dire ciò si avvale di un neologismo: affordance (dal verbo to afford sostantivato)—> insieme di info
che son complementari. Info dell’ambiente che si offrono all’organismo o capacità di coglier info
dall’ambiente. Un ambiente è sempre definito in base all’organismo che o occupa, non in senso assoluto.
Lo stimolo quindi non ha senso chiamarlo fisico, ma d’informazione.

VALIDITA’ ECOLOGICA
Non solo verificabile in laboratorio, ma anche nella vita reale. L’unità di misura adottata può anche essere
un valore fisico, ma varia da animale ad animale, la misurazione fisica non è pertinente, allontanarsi dal
giusto modo di intendere l’esperimento. La fisica è portatrice di un errore e non considera le diversità tra gli
individui.

L’affordance riguarda il precategoriale, i vantaggi e gli svantaggi dell’uso di categorie.

Normann: la usa solo come funzionalità per il soggetto.

LEZIONE 11.11.19

G.: usa affordance come termine per identificare una relazione sistemica
N.: usa affordance come funzionalità per il soggetto, gioca tutto sulla suggestione. Non lascia conoscenze
strutturali su base scientifica, approccio giornalistico alla scrittura. Se non c’è la percezione della mente
(forma mentis cognitivista) che filtra non percepiamo. HIP: human information processing
G.: Sostiene che le affordances possono segnalare in forma non empirica. Un segno che è un’entità
presente che sta per qualcosa che non c’è, e che non è presente. Ricerca di indirizzi, quindi segni da
elaborare che mettiamo nella mente

Poi vengono distinte da N. affordances reali e percepite ( se non sono note possono anche non esistere):
per Gibson invece esistono a prescindere, quindi segno un assunto realistico.

Invarianze: Parti del mondo che rimangono costanti, non subiscono variazioni. Parti del mondo cioè
strutture di informazioni che permettono di trasporre le invarianze.
ex: la forma di un oggetto deve trasparire la modalità con cui deve venir usato anche a chi non ha
esperienza e conoscenza ( bambino-capezzolo)

Il cognitivismo sostiene che la mente sia una macchina da studiare e per studiare il movimento
l’occhio registra con una logica affettatrice tante istantanee dell’oggetto che sta nel tempo e nello
spazio. Questo è un sistema di organizzazione della pomerio indirettamente. L’input sensoriale quindi
non è sufficiente a vedere il movimento.
G. Ritiene che questo pensiero sua una forzatura, infatti negò la mente. L’informazione è gira
strutturata nell’ambiente, vediamo in movimento gia strutturato. Rifiuta l’idea della logica
dell’affettatrice. L’obiettivo è quello di definire le strutture invariati nel flusso ottico
Gibson vs Johanson —> quando abbiamo oggetti in movimento, vengono formati dei rapporti di
sistema rigido.
J. studia come gli eventi si organizzano. L’osservatore non percepisce mai traiettorie individuali, ma estrae
le Invarianti. Il movimento percepito ha sempre bisogno di un sistema di riferimento.
ex: ruota cicloide
Rubin dimostra che il movimento del dischetto rosso ha come riferimento il centro le cerchio. La ruota ha il
terreno a scomposizione di velocità.
Insieme di movimenti rigidi che creano un sistema rigido. Ogni movimento ha un sistema di
riferimento. Questo per dire che gli elementi si organizzano in: sistemi di riferimento più forte e sistemi
più deboli dipendenti dal sistema di riferimento. C’è differenza tra stimolo prossimale sulla retina e evento
percepito che seguono un autorganizzazione gerarchica. Questo è studiabile con un’analisi vettoriale.
I vettori comuni sono definiti movimento comune—> orizzontale
I vettori rimanenti sono definiti movimento relativo—> verticale

Forze coercitive interne


Noi riconosciamo con pochi punti una figura. Quando percepiamo un oggetto in movimento, cogliamo
l’essenza del movimento in una struttura invariata per punti. Per quanto riguarda un movimento complesso
si studia un insieme di tanti movimenti, sottoinsiemi che hanno come sistema di riferimento un sistema
sovraordinato. Tutti i sottoinsiemi possono venire studiati con la scomposizione vettoriale.
Le invarianze sono forme matematiche tratte dall’ambiente dall’organismo: felice triste, maschio-femmina,
vecchio-giovane, magro-grasso.

LEZIONE 18.11.19

PROSSEMICA
Molto studiata negli anni .60 La prossemica è la disciplina semiologica che studia i gesti, il comportamento,
lo spazio e le distanze all'interno di una comunicazione, sia verbale sia non verbale.

1-Intima: scambio olfattivo e tattile 15-45 cm


2-Personale: rispetto del sé e del corpo altrui 45-120 cm
3-Sociale: formale, si parla con voce acuta e c’è la visuale del corpo nel contesto condiviso 120-360 cm
4-Pubblica: situazione di rispetto di autorità, pericolo e fuga

Queste distanze sono relative, in quanto dipendono da ogni singola influenza culturale.
Intorno agli anni.70 vennero eseguiti alcuni studi sulle veicolazioni di messaggi con il corpo. Non solo
segni ,m ma anche interazioni universali.
In questo tema esistono delle varianti relazionali aventi anche dimensioni inconsce.

Aspetti : 1- Visivo 2-Fisico 3- Morale/emotivo


Invariati indipendenti

AMBIENTE E SALUTE
Esistono tre aspetti del vissuto psicologico per quanto riguarda il rapporto tra l’organismo e l’ambiente: 1-
Privacy 2-Affollamento 3-Rumore

1- Spazio pubblico e spazio privato


Ex: numero di pazienti in una camera da ospedale psichiatrico. L’assunto è che il
comportamento sociale è terapeutico. I ricercatori passano 36 volte al giorno per monitorare i
comportamenti dei pazienti—> osservazione strutturata che segue 3 categorie: sociale, isolato
attivo, isolato passivo. Tutte predeterminate.

Risultato: il grado di socievolezza aumenta al diminuire del numero di compagni di stanza. Viceversa, tante
persone comportano passività e isolamento.

2- ex: Affollamento (topi) causa:


-alterazione della capacità di riproduzione
-difficoltà della cura dei piccoli
-aumento dell’aggressività
-perdita di autonomia perché diminuisce la libertà di azione del singolo
-eccedenza di stimoli: il contatto fisico, visivo, uditivo e olfattivo esasperato producono eccitazione e
stress.
-minaccia ambientale: l’individuo ha bisogno di uno spazio minimo intorno a lui. Sotto una certa soglia
aumenta il disagio

Dicotomia: La dicotomia è dunque la divisione di un'entità in due parti che non necessariamente si
escludano dualisticamente a vicenda ma che possono essere complementari.

3- Rumore ambientale: correlato al tipo di ambiente che causa il rumore


Ex: Ai soggetti protagonisti dell’esperimento vengono fatti ascoltare 2 suoni a due intensità diverse:
100 e 56 decibel, per poi dare dei compiti:
-disegno impossibile che misura la tolleranza alla frustrazione
-Trovare degli errori in un testo per misurare la qualità del rendimento

con 100 decibel la prestazione peggiorava in entrambi i casi. Il valore è ritenuto insospettabile, il problema
è l’imprevedibilità del suono più che il rumore stesso.
Quando è possibile controllare il rumore la performance è migliore. L’incapacità di controllare il rumore è in
relazione diretta con l’aggressività.

Lo stress va guardato con una prospettiva dinamica. Quando aumenta la tensione, l’organismo aumenta le
risorse per adattarsi alle difficoltà. Se la tensione permea nel tempo viene generato lo stress.
Per diminuire lo stress:
-ambiente confortevole
-informazioni per dominare la situazione
-Grado di dipendenza tollerata
-capacità di rilassamento

Percezione tattile—> sistema somatosensitivo: elabora la stimolazione della superficie corporea


1-tattile: meccanica della superficie
2-propriocettiva: perturbazione dei muscoli e articolazioni

Le sensazioni sono diverse dalle percezioni: le prime sono stimolazioni dell’organo sensoriale, le seconde
sono esperienze fenomeniche
Recettori tattili:
-sensazioni termiche
-sensazioni dolorifiche: stimoli nocivi—> NOCIRECETTORI
I nocirecettori sono divisi in 3 tipologie e rispondono in maniera selettiva agli stimoli di tipo lesivo.
1-Miccanici: meccanorecettori:

-Merkel caratterizzati da un campo percettivo piccolo e in superficie


-Ruffini campo esterno
-Pacini molto profondi
-Meissner

Differenze che fanno variare la sensazione. Parlando di campo si intende un’area dermatite di risposta
recettoriale.
Merkel e ruffini sono a lento adattamento, l’impressione tattile sembra continua, fino all’adattamento
compiuto.
Pacini e Meissner sono a rapido adattamento, meissner risponde a bassa frequenza, tremolio cutaneo,
Pacini risponde ad alta frequenza sotto forma di vivrazione.
La distribuzione recettoriale è variegata, non tutte le parti del corpo hanno la stessa densità. Varia i quantità
e qualità. La discriminante spaziale è correlata nella densità di innervazione periferica. La discriminante
spaziale è la capacità di localizzare lo stimolo e di riconoscere due stimoli vicini.

Costanza di percezione:
Non cambia la proprietà dell'oggetto anche se l’informazione cambia ijn maniera microscopica sull’organo
sensoriale. Il peso rimane costante, la fatica cambia nel tempo. Rimangono costanti nonostante cambi la
stimolazione.
Ipotesi della costanza
Il fenomeno della costanza percettiva consiste nel fatto ch, nonostante i cambiamenti dell’immagine dovuti
alle condizioni di osservazione, l’oggetto è percepito secondo le sue caratteristiche conosciute.
Costanza di grandezza: quando un oggetto viene allontanato, il cervello lo vede ancora nelle sue
dimensioni reali, Anche se l'immagine retinica è cambiata.
Costanza di forma: a seconda dell'angolo di visuale della forma degli oggetti nella retina
cambia notevolmente a noi riconosciamo comunque l'oggetto percepito.
Costanza del colore: un foglio bianco illuminato da una luce rosa ci appare comunque bianco
perché teniamo conto che l'ambiente è illuminato da una luce rosa.

2-termici: termoreattori che sono sotto il derma e mandano un segnale come scosse elettriche e
potenziale d’azione

3-polimodali

LEZIONE 19.11.19
La percezione umana è globale o anche definita Gestaltica. Ciò che viene proiettato sugli organi sensoriali
non è sufficiente a capire e percepire.

IMMAGINI CONSECUTIVE
Sono immagini retiniche dovute ad una osservazione prolungata. I recettori si saturano, rispondono anche
senza stimolo per breve periodo. Nel caso di colori, il colore delle immagini consecutive è quello
complementare. Ciò che noi vediamo dipende dalla distanza della superficie che vediamo successivamente.
Legge di Hemmert—> postula: La dimensione percepita di un particolare angolo visivo è direttamente
proporzionale alla sua distanza percepita, o in parole povere: Più un oggetto ci sembra lontano, più ci
sembra grande. Vi sono due fattori importanti che determinano la percezione visiva della grandezza di un
oggetto. Di due oggetti che appaiono posti alla stessa distanza dall’osservatore, quello che produce
l’immagine retinica più piccolo appare anche più piccolo. Di due oggetti che producono l’immagine retinica
della stessa grandezza, quello che sembra più vicino sembra anche più piccolo.

COMPLETAMENTO AMODALE
La tendenza alla regolarità nel comportamento amodale Il comportamento amodale avviene nella
direzione del risultato più regolare. La regolarità del risultato fenomenico è probabilmente soltanto un
sottoprodotto di altri fattori più potenti. Il completamento si realizza spesso per produrre figure meno
simmetriche. Il completamento simmetrizzante diviene ancora più raro quando il completamento
dovrebbe attuarsi con linee curve in continuazione di linee rette. La tendenza alla regolarità non
esercita sempre un’influenza decisiva sul rendimento percettivo. Il modo in cui si attua il
comportamento amodale dipende dai fattori di: continuità di 24 direzione nei punti di intersezione,
minima distanza quando la continuità di direzione non da luogo a figure chiuse.

Nel completamento “amodale” : alcune zone della figura stimolo risultano sottoposte ad altre superfici
opache e vengono completate nel corso dell’atto percettivo, vengono intuite senza nessuna neo
produzione: “effetto schermo”: la superficie percettivamente completata appare retroposta o sottoposta
rispetto ad un’altra. “effetto tunnel”: l’oggetto completato sembra entrare da una parte e fuoriuscire
dall’altra, rispetto ad una superficie coprente. “effetto schermo”: ed “effetto tunnel” possono risultare
chiaramente compresenti.

EX: triangolo di kanitza—> In una regione del campo visivo si verificano trasformazioni di chiarezza o del
modo di apparenza che differenziano fenomenicamente tale regione dalle zone contigue.
Questa regione subisce una dislocazione fenomenica nella terza dimensione e viene vissuta come
situata davanti o sopra alle altre parti del campo. Essa possiede un margine più o meno netto che la separa
dalle superfici contigue, pur non esistendo nella stimolazione alcun dislivello qualitativo o quantitativo che
giustifichi la presenza di un margine. In condizioni ottimali, tutti questi fenomeni connessi tra di loro si
impongono in modo coercitivo. Essi sono cioè presenti nella realtà fenomenica con le caratteristiche della
modalità visiva. Si parla invece di presenza amodale quando una struttura è presente nel campo percettivo,
ma senza le caratteristiche di una modalità sensoriale. La figura può essere descritta come costituita da tre
angoli e da tre circolari neri. Ma il rendimento fenomenico che si impone di preferenza alla stragrande
maggioranza degli osservatori è: tre dischi neri e un triangolo a tratto parzialmente coperti da un triangolo
bianco. Esiste una tensione del campo interna al sistema immagine giustificata dalla legge di pregnanza:
Essa afferma che gli elementi ambigui, ovvero che possono essere intesi in modi diversi, sono interpretati,
in genere, nel modo più semplice.

Completamento “modale” : Nel completamento “modale” avviene una produzione vera e propria (di
colore, di suono, di forma, ecc.) nell’esperienza del soggetto in assenza di qualsiasi stimolo corrispondente;
in altre parole si tratta di una produzione allucinatoria, anche se sempre nell’ambito della normalità.
L’oggetto allucinatorio che viene percepito acquista risalto e viene delimitato da contorni netti o
sfumati chiamati “contorni illusori” o “illusory contours”.

Familiarità: Effetto dell’esperienza passata sul completamento. La legge percettiva è più forte
dell’esperienza e dalla conoscenza, quindi volontà.
Il campo si organizza perché esistono delle forze interne che lo determinano. Anche noi possiamo mettere
tensione nelle forme percettive e viceversa. Attraverso delle leggi di equilibrio, conoscendole, creo la
Gestalt.

LEZIONE 25.11.19

COGNITIVISMO
La cognizione è l’attività mentale ed il cognitivismo studia come funziona la macchina mentale. La mente
non è osservabile, si può inferirne il funzionamento inconscio. Vedono nel computer il modello-metafora
della mente. Per fronteggiare il filone comportamentista introducono variabili intervenienti di tipo
mentale, situate tra lo stimolo e la risposta. Il comportamentismo, che studiava fino a prima il
comportamento manifesto di risposta allo stimolo come variabile dipendente, crolla. I cognitivisti non
ricercano delle leggi come i Gestaltisti (i qual ricercano leggi strutturali per spiegare i fenomeni), ma danno
spiegazioni descrivendo il funzionamento dl sistema, quindi l’equilibrio raggiunto

Funzionalismo: D’accordo con i comportamentisti che la mente non sia osservabile direttamente, me è
possibile indirettamente inferirne il funzionamento attraverso precisi compiti forniti dall’esterno.( modello
dell’ecoscandaglio marino). Il funzionamento della macchina mentale è inconscio.
Incoscio-Helmoltz—> Funzionamento della macchina mentale impenetrabile. Inconscio di funzionamento e
di elaborazione dei dati.
Computer—> Sistema o macchina che elabora informazioni. Questa manipola ed elabora simboli, non
materia. La mente umana procede secondo un funzionamento simbolico.
Mente—> come il computer riceve input sottoforma di stimoli fisici e produce output. Come il computer ha
un hardware che corrisponde al cervello. Come il computer ha un software, sottoforma di processi mentali.
Il cervello implementa l’elaborazione algoritmi che ha uno scopo di livello computazionale.

Modello di Marr: Marr trattava la visione come un sistema di elaborazione delle informazioni. Ha proposto
(in collaborazione con Tomaso Poggio) l'idea che si debbano comprendere i sistemi di elaborazione delle
informazioni a tre livelli distinti e complementari di analisi. Questa idea è conosciuta nelle scienze cognitive
come l'Ipotesi a tre livelli di Marr:
-livello computazionale: cosa fa il sistema (ad esempio: quali problemi risolve o supera) e allo stesso modo,
perché fa queste cose.
-livello algoritmico / rappresentazionale: come fa il sistema a fare ciò che fa, in particolare, quali sono
le sue rappresentazioni e quali processi utilizza per costruire e manipolare le rappresentazioni.
-livello implementazionale / fisico: come viene realizzato fisicamente il sistema (nel caso della
visione biologica, quali strutture neurali e attività neuronali implementano il sistema visivo).

Marr descrisse la visione come procedente da una matrice visiva bidimensionale (sulla retina) a una
descrizione tridimensionale del mondo come uscita. Le sue fasi di visione includono:
-uno schizzo primordiale della scena, basato sull'estrazione di elementi fondamentali della scena, inclusi
bordi, regioni, ecc. Si noti la somiglianza nel concetto con uno schizzo a matita disegnato rapidamente da
un artista come un'impressione.
-uno schizzo 2,5D della scena, in cui le trame vengono riconosciute, ecc. Si noti la somiglianza concettuale
con lo scenario del disegno in cui un artista evidenzia o ombreggia le aree di una scena, per fornire
profondità.
-un modello 3D, in cui la scena viene visualizzata in una mappa tridimensionale continua.

PENSIERO MONISTA
Livello materiale e simbolico sono la stessa cosa. In questo meccanismo viene studiato una cosa per
conoscerne un altra. (neuroscienziati)
PENSIERO DUALISTA
Incompatibili ontologicamente. In questo caso viene studiato il livello simbolico (cognitivisti)
Algoritmo—> insieme di regole di azione progettate per raggiungere uno scopo. Sequenza
lineare di comportamenti per completare l’azione.

MODELLO DI ATKINSON E SHRIFFIN


elaborazione dell’informazione
Secondo Atkinson e ShiFFrin la memoria è suddivisa in tre stadi tra loro collegati. il processo di
memorizzazione consisterebbe in un flusso di informazioni che, proveniente dall’ambiente esterno e captato
dai sistemi sensoriali, attraversa i tre magazzini e viene elaborato e codificato al loro interno ed in ne
conservato.

1° stadio: memoria sensoriale


Trattiene per pochi attimi un'elevata quantità di informazioni e rende possibile la percezione della realtà. U.
Neisser attraverso un libro definisce la memoria iconica e sensoriale e sfrutta:

SPERLING esperimento 1960


_modalità: (1) presentava ai soggetti sperimentali una matrice con tre gruppi di quattro lettere per 50
millisecondi, chiedendo loro di rievocare quante più lettere possibili; (2) presentava poi la stessa matrice,
associando però ad ogni riga un suono con tonalità diverse (alta, media, bassa). A seconda della tonalità
ascoltata, i soggetti dovevano riportare le lettere della riga corrispondente.
_risultati: (1) i soggetti rievocavano non più di 4 o 5 lettere delle 12 presentate, dichiarando però di averne
viste di più di quante ne potessero recuperare; (2) i soggetti riuscivano a riportare circa il doppio del
numero di lettere che erano in grado di rievocare nella prima fase.
_conclusioni: i risultati di Sperling fornivano la prima prova sperimentale dell’esistenza di un magazzino di
memoria di natura sensoriale, di grande capacità, ma nel quale le informazioni decadono molto più rapida-
mente che nella memoria a breve termine. Questo tipo di memoria è stato chiamato da Neisser memoria
iconica (fondata sulla percezione), per evidenziare la caratteristica di fedeltà allo stimolo che questo tipo di
rappresentazione sensoriale solitamente possiede.

2° stadio: attenzione
L’orientamento attentivo può essere volontario o automatico:
-volontario: consapevole e controllato.
Il fuoco dell’attenzione è la concentrazione delle risorse su un target, che può essere circoscritto (e si ha
maggiore effcienza cognitiva) o esteso (con minore effcienza cognitiva perché c’è dispersione delle risorse).
-automatico: non interrompibile, non diretto per forza sul target giusto, non subisce interferenza di un
altro compito

attenzione selettiva: l’attenzione agisce come un filtro che esclude dal processamento gran parte dell’in-
formazione proveniente dal mondo esterno, selezionando solo quella rilevante per lo svolgimento di un

BROADBENT modello dell’attenzione / teoria del filtro attentivo o collo di bottiglia


esperimento:
_modalità: presentava uditivamente ai soggetti sperimentali coppie di numeri intervallate da una pausa di
mezzo secondo. Un numero veniva fatto ascoltare in prossimità dell’orecchio destro, un altro dell’orecchio
sinistro, simultaneamente.
_risultato: 65% di risposte corrette. I soggetti elencavano prima i numeri uditi da un orecchio e poi
quelli uniti dall’altro. in ordine non cronologico.
_variazione: i soggetti devono ripetere le coppie secondo l’ordine di arrivo e le coppie erano intervallate
da intervalli di tempo diversi (da mezzo sec a 2 sec)
_risultato: al crescere della pausa tra le coppie, il numero di risposte corrette aumentava
_conclusioni: Broadbent si spiega questo risultato concependo un filtro attentivo simile ad un imbuto a
forma di Y con due imboccature e una cerniera che separa l’informazione in entrata dai due canali. Il filtro
spiega che lo spostamento di attenzione da un orecchio all’altro, rappresentato dallo spostamento della
cerniera, ha un costo temporale di funzionamento.

-esperimento: la cerniera sta girata in un verso e lascia entrare prima l’info da un orecchio e solo poi
dall’altro. Si ha la prestazione migliore.
-variazione con pausa di 2 sec: se la cerniera ha il tempo di oscillare lentamente facendo entrare prima un
elemento a sinistra e poi uno a destra, la prestazione è buona.
-variazione con pausa di mezzo sec: la cerniera oscilla troppo velocemente e la prestazione decade.
L’esperimento di Broadbent evidenzia che le risorse cognitive sono limitate e che il sistema si concentra
sulle informazioni rilevanti, facendo una selezione.
Nel processo di attenzione selettiva ci sono:
- integrazioni delle diverse caratteristiche dello stimolo
- Ricerca e individuazione del target
- Filtraggio, si ignorano le info non rilevanti
- facilitazione (priming) dell’info precedente
(Il priming è un e etto psicologico per il quale l'esposizione a uno stimolo in uenza la risposta a stimoli
successivi.)

EFFETTO SIMON
dimostra che una caratteristica non rilevante dello stimolo (come la sua posizione nello spazio nel caso
dell’esperimento condotto da Simon) ha un e etto sulla rapidità della risposta fornita in base alla
caratteristica rilevante.
_modalità: su uno schermo, venivano presentati ai soggetti degli stimoli (un quadrato e un rettangolo) uno
alla volta e in modo casuale, posizionati all’interno di rettangoli vuoti. il compito dei soggetti era quello di
premere pulsante posto a sinistra quando appariva il quadrato ed un altro pulsante posto a destra per il
rettangolo, mentre lo sperimentatore misurava i tempi di reazione.
_risultato: i tempi di reazione erano più rapidi quando posizione dello stimolo e posizione della risposta
(pulsante) coincidevano.
_conclusione: l’unica caratteristica rilevante era la forma degli stimoli, ma la posizione spaziale di questi (ca-
ratteristica irrilevante) ha infuenzato i soggetti sperimentali.
EFFETTO NAVON
_modalità: al soggetto venivano presentate delle lettere grandi (livello globale) composte da lettere
piccole (livello locale), per esempio la lettera H composta da tante piccole lettere H o tante piccole
lettere S e la lettera S composta da tante piccole S o da tante piccole H. Venivano create quattro
combinazioni globale- locale, due congruenti (H globale formata da H locali / S globale formata da S
locali) e due incongruenti (H globale formata da S locali / S globale formata da H locali). Il soggetto
doveva tenere conto a volte del livello globale trascurando quello locale (sempre H indipendentemente
dalle lettere piccole), a volte del livello locale.
_risultato: i tempi di reazione erano più rapidi quando l’attenzione era posta sul livello globale. Per risultati
locali i tempi di reazione sono lenti, per risultati globali tempi normali. Si nota un’interferenza del globale
sul locale.

EFFETTO STROOP
dimostra che una caratteristica non rilevante dello stimolo viene processata ed ha un e etto sulla rapidità
della risposta fornita in base alla caratteristica rilevante.
_modalità: venivano presentati ai soggetti delle scritte colorate che riportavano nomi di colori non sempre
corrispondenti al colore del nome. Il loro compito era quello di pronunciare ad alta voce il nome del colore
con cui era scritta la parola.
_risultato: i tempi di reazione erano più lenti quando il colore della scritta coincideva con il nome del colore
riportato dalla scritta, mentre erano più rapidi quando colore e significato coincidevano.
_conclusione: l’unica caratteristica rilevante era il colore della scritta, ma il significato della scritta
(caratteri- stica irrilevante) ha infuenzato la risposta.

3° stadio: memoria a breve termine


Questa struttura ha il compito di mantenere attive le informazioni per il tempo necessario a svolgere vari
compiti cognitivi. Ha una capacità limitata: trattiene le info (circa 7 + o - 2 items) per un tempo che va dai 10
ai 30 secondi. La capacità della MBT si misura con la verifica dello span (capienza, soglia), per esempio
provando a dire una serie di numeri ad un soggetto dicendogli di ripeterli per vedere quanti riesce a
memorizzarne. Se durante la lettura della sequenza al soggetto ci sono interferenze, per esempio altre voci
che dicono altri nu- meri, la soglia sarà più bassa.
L’interferenza è infatti la principale causa del decadimento dell’informazione, l’informazione simile crea
disturbo. Grazie ad un processo di reiterazione, si permette a queste informazioni di giungere,
successivamente, al sistema della memoria a lungo termine dove verranno immagazzinate.

LEZIONE 02.12.19

4° stadio: memoria a lungo termine


Sistema che conserva le informazioni senza decadimento e con capacità illimitata.
Strategie per trasferire le nuove info dalla MBT alla MLT:
-reiterazione: ripetizione dell’informazione. Elaborazione in strutture di significato fa aumentare la
pregnanza e facilita la memorizzazione.
-mediazione: concetti, parole, immagini che trovano relazioni tra le nuove informazioni e le vecchie
conoscenze.
-organizzazione: reti concettuali e tassonomie strutturano la nuova conoscenza in un sistema sensato
-immaginazione: converto le nuove info in immagini mentali che le rendono vivide, stabili e integrate

OBLIO
Non si tratta della cancellazione di un’info, ma della di coltà a ricordarla. Il ricordo è favorito dalle strategie
viste sopra e da ciò che è familiare e interessante. Può essere causato da:
1-Decadimento spontaneo della traccia mnestica
2-interferenza di altre informazioni durante l’apprendimento dell’info che ci interessa
3-Rimozione freudiana: il sistema psichico difende se steso da un evento traumatico rimuovendolo

EURISTICHE
l’euristica è una strategia cognitiva, una scorciatoia di pensiero che permette più rapidamente alle persone
di elaborare giudizi sociali, ricavare inferenze dal contesto, attribuire significato alle situazioni e prendere
decisioni a fronte di problemi complessi o di informazioni incomplete. le più note sono:
_l’euristica della rappresentatività (per la quale si tende a classi care un oggetto attraverso il criterio
somiglianza o rilevanza, attribuendo caratteristiche simili a oggetti simili, spesso ignorando informazioni che
dovrebbero far pensare il contrario);
_l’euristica della disponibilità (per la quale si tende a stimare la probabilità che si veri chi un evento sulla
base della vividità e l’impatto emotivo di un ricordo, piuttosto che sulla probabilità oggettiva);
_ l’euristica dell’ancoraggio (si procede al giudizio di una situazione o di una persona ancorandosi ad una
conoscenza già nota e si accomodano le informazioni sulla base di quella conoscenza)

INTELLIGENZA
Iil primo a cercare di misurare l’intelligenza fu:
-Francis Galton nel 1884. Soteneva che l’intelligenza fosse l’unico fattore e che dipendesse dal patrimonio
genetico ereditario e fece vari esperimenti (tempi di reazione, misurazioni della testa, acuità visiva, soglie
uditive...) che alla fine non verificarono la sua ipotesi.
-Binet sosteneva invece che l’intelligenza fosse frutto dell’interazione con l’ambiente e che fosse un insieme
di diverse abilità mentali poco correlate tra loro, non una qualità.

INSIGHT
Insight (letteralmente “visione interna”) è un termine di origine inglese usato in psicologia, e definisce il
concetto di “intuizione”, nella forma immediata ed improvvisa. l’insight consiste nella comprensione
improvvisa e subitanea della strategia utile ad arrivare alla soluzione di un problema o della soluzione
stessa. Il termine insight è utilizzato dalla psicologia della Gestalt per indicare una ridefinizione del sistema
da parte del soggetto, ridefinizione che permette al soggetto di risolvere il problema postogli. Questo
concetto è importante perché descrive il processo di apprendimento in termini nuovi, non per “prove ed
errori” (trials and errors) come da tradizione comportamentista, ma per riconfigurazione dello spazio del
problema, una ristrutturazione concettuale degli elementi disponibili e conseguente salto verso la
soluzione. L’apprendimento per insight comincia a essere teorizzato negli anni venti da Wolfgang Köhler
mentre studiava il comportamento degli scimpanzé di fronte al compito di raggiungere una banana tramite
l’utilizzo di una serie di bastoni di diversa lunghezza. solo montando insieme due bastoni lo scimpanzé
avrebbe potuto ragiongere il premio. dopo lunga esplorazione degli strumenti a propria disposizione e
della gabbia e dell’ambiente esterno, lo scimpanzé all’improvviso monta i due bastoni e raggiunge la
banana: quindi non per tentativi ed errori, ma perché ha riconfigurato i diversi elementi del sistema
(bastoni, gabbia, banana, distanze, ecc.) al ne di raggiungere il suo scopo.
MODALITA’ PROPOSIZIONALE vs MODALITA’ PITTORICA
1: composta da un Alfabeto di simboli arbitrari e da una sintassi con alcune regole di inferenza e presenta
un valore di verità. I consistenti sono astratti. Una parte di una proposizione non è essa stessa una
proposizione.
2: E’ caratterizzata da relazioni parte-tutto e da relazioni geometriche. Esiste un isomorfismo tra immagine e
realtà, quindi l’arbitrarietà è vincolata. Una parte di un oggetto è essa stessa l’oggetto.

PIAGET - studio psicologico dei processi cognitivi in età evolutiva -


Secondo Piaget lo sviluppo cognitivo si verifica attraverso l’assimilazione di informazioni e scambi che
avvengono direttamente con l’ambiente. Di conseguenza si determinano 5 stadi o periodi di crescita
intellettiva, aventi diversi livelli di funzionamento cognitivo che si sviluppano durante il corso della vita.
L’ordinamento di questi stadi è fisso e universale malgrado si rilevino delle differenze individuali
determinate da fattori culturali e ambientali. Ciascuno stadio presume l’esistenza di una particolare
organizzazione psicologica e il passaggio da uno stadio all’altro è direttamente proporzionale all’età e
chiaramente varia da un bambino all’altro, in relazione all’ambiente e la cultura. Ogni stadio è diverso
dal precedente, poiché presenta caratteristiche e regole specifiche. Inoltre, una volta raggiunto uno
stadio si apprendono una serie di capacità che saranno integrate agli stadi successivi (integrazione
gerarchica tra stadi). Secondo Jean Piaget l’intelligenza è una funzione cognitiva che permette
l’adattamento all’ambiente e garantisce l’equilibrio tra le diverse strutture cognitive. Questo processo
chiamato equilibrazione consente di implementare conoscenze e di apprendere nuove strutture
cognitive sempre più dettagliate della realtà. Si tratta di due funzioni intellettive innate che permettono
la creazione e l’apprendimento delle diverse strutture cognitive:
-assimilazione: la ripetizione di una capacità cognitiva già presente nel proprio repertorio
com- portamentale, come ad esempio buttare a terra gli oggetti
-adattamento: consiste nella modificazione di comportamenti già acquisiti in relazione al contesto in cui si
vive, ad esempio muovere l’oggetto invece di buttarlo a terra quando si scopre che può produrre un suono
piacevole.

Secondo la teoria di Piaget le fasi di sviluppo cognitivo sono 5:

1. fase senso-motoria (0-2 anni)


In questa fase avviene la comprensione del mondo esterno mediante azioni fisiche e corporee.
-Modificazione dei riflessi (1 mese) afferrare, succhiare, guardare. Attività costruttive per generalizzare e
stabilizzare i comportamenti.
-Relazioni circolari primarie (4 mese) Ripete comportamenti interessanti primari incentrati sul proprio
corpo
-Relazioni circolari secondarie (12 mese) Pianificazione e intenzionalità. Distinzione dei mezzi dal fine.
-Rekazioni circolari terziarie (18 mese) fa esperimenti, attraverso prove ed errori costruisce uno schema
spazio temporale dove vivere.
-Invenzione di mezzi (24 mese) Elaborazione di nuove soluzioni per non procedere per prove ed errori.

2. fase preoperatoria (2-4 anni)


In questa fase il bambino utilizza simboli per creare immagini mentali, parole o gesta. Il significante crea il
significato. Fase in cui si afferma l’egocentrismo: l’infante pensa che tutti possano conoscere i suoi pensieri
o desideri, e potenzia il linguaggio attraverso l’acquisizione di maggiore lessico, ma non è in grado di
passare dal ragionamento generale al particolare e viceversa.
3. fase del pensiero intuitivo (4-7 anni)
Con l’avvento della scuola materna si ha un maggiore bagaglio di conoscenza, ma il pensiero non è ancora
reversibile. Infatti, il bambino non è in grado di mentalizzare l’azione compiuta verso uno scopo o fine.

4. fase operatoria concreta (7-11)


Durante questa fase aumenta la coordinazione tra le azioni compiute e il pensiero induttivo si evolve
passando dal particolare al generale e viceversa, ma i processi cognitivi sono ancora legati alle azioni e
quindi vincolati ad una fase puramente verbale.

5. fase delle operazioni formali (11-15)


Questo costituisce il periodo preadolescenziale in cui il ragionamento ipotetico-deduttivo permette di
creare scenari puramente immaginativi e la messa in atto di vari tipi di azione, grazie ad un adeguato e
costante equilibrio tra assimilazione e accomodamento. Durante questa fase si sviluppano: la capacità di
giudizio, la relatività dei punti di vista, le operazioni sui simboli e l’attività di misurazione.

LEZIONE 09.12.19

PSICANALISI
E’è la teoria dell'inconscio della psiche umana su cui si fondano una disciplina, nota come psicodinamica, e
una relativa prassi psicoterapeutica, che hanno preso l'avvio dal lavoro di Sigmund Freud, il quale si inserì
nel solco dei lavori di Jean-Martin Charcot e Pierre Janet.
In primis la teoria psicoanalitica è una teoria dell'inconscio: nell'indagine dell'attività umana essa si rivolge
soprattutto a quei fenomeni psichici che risiedono al di fuori della sfera della coscienza. Viene perciò
attivato il concetto di inconscio, introdotto nella riflessione teoretica già da Leibniz, e che Freud fece suo da
un punto di vista descrittivo e topico sulla base delle sue esperienze con Jean-Martin Charcot a Parigi.
In secondo luogo dalla psicoanalisi nasce una disciplina ed una prassi psicoterapeutica nota come
psicoterapia psicodinamica: nello specifico, come cura dei disturbi e, all'origine, come cura dell'isteria e
successivamente dei fenomeni psicopatologici chiamati nevrosi, neurosi o psiconevrosi. In seguito, il suo
uso è stato esteso allo studio e trattamento di altri tipi di psicopatologie.
Isteria—> I soggetti tipicamente colpiti da attacchi di questo tipo erano donne di buona società. Sigmund
Freud fondò buona parte delle sue teorie sullo studio di questo tipo di situazioni patologiche. Il metodo
psicoanalitico si formò nel tentativo di capirne il meccanismo scatenante e cercare una terapia.
Freud individuò le cause in un trauma infantile rimosso dalla persona, che grazie alla tecnica delle sedute di
psicoanalisi poteva essere riportato alla coscienza e neutralizzato.
Ciò che egli osservò è che queste forme di isteria non venivano associate a cause organiche poiché le
cause psichiche non sono riconducibili a fattori organici.
Attraverso l’utilizzo del metodo ipnotico, studiato da Breuer, si è scoperta e formulata l’esistenza di un
inconscio.
Benussi: Professore di Bologna che ipnotizzò uno studente a lezione e gli diede un ordine post ipnosi, cioè
di pronunciare la frase « io odio Benussi » Il risultato è che lo studente va in crisi e subito esce dall’aula,
abbandonando il campo. Va in conflitto intrapsichico, viene creata una dinamica di forze interne che non
riusciamo a governare cioè l’IO non è padrone in casa nostra. Il trauma non risolto si fissa sull’inconscio e
produce: Nevrosi—> incapacità di contenere le esperienze angoscianti e l’inconscio non controlla le
reazioni. La forza della reazione non è più contenuta dalle forze conceditrici dell’io.

MODALITA’ TERAPEUTICA
I sintomi della manifestazioni comportamentali nevrotiche sono dei segni. Lo psicanalista studia le
manifestazioni per agire sull’inconscio. I traumi sono legati alle esperienze infantili: la psiche infantile è
fragile e poco evoluta, per questo subisce un effetto non contenibile, quindi traumatico. In età più grande
c’è una forte reazione emotiva mentre nei bambini più piccoli non c’è reazione ma trauma. Nella
rivoluzione psico-sessuale anche reazioni creano della fissazioni.
Questi significati emergono nel sogno, nel quale la coscienza viene meno ed emerge l’inconscio che agirà
indisturbato. Già nel sogno, ma anche appena svegli avviene un’elaborazione di tipo secondario: la
coscienza. Lo scopo terapeutico è che l’IO affronti i traumi dell’inconscio. I traumi infantili devono venir
analizzati in maniera conscia per eliminarli.

STRUTTURA PSICHICA
Tutti gli oggetti hanno una dimensione che va a toccare il sistema inconscio.
PRINCIPIO DEL PIACERE—>dimensione energetica del sistema, da questa derivano le pulsioni, sesso e
aggressività. Rappresenta la ricerca istintiva del piacere e la spinta per evitare il dolore, al fine di soddisfare
le esigenze biologiche e psicologiche. In particolare, il principio del piacere è la forza motrice che guida
l'Es, che pretende una soddisfazione immediata. Il principio di piacere stabilisce che, quando è possibile,
l'energia venga scaricata senza indugio (ad esempio: ho fame, mangio).
-Il principio di realtà, invece, consente di scaricare piccole quantità di energia, ma solo dopo un certo lasso
di tempo e seguendo una via indiretta: l'apparato mentale esamina la realtà e valuta varie azioni possibili da
fare prima di permettere all'energia di scaricarsi.
Con il termine Super-io (originale tedesco Über-Ich) o dalla resa in lingua latina Super-ego, secondo la
teoria freudiana, si indica una delle tre istanze intrapsichiche che, insieme all'Es e all'Io, compongono il
modello strutturale dell'apparato psichico ed è quella che, secondo lo stesso Freud, si origina dalla
interiorizzazione dei codici di comportamento, divieti, ingiunzioni, schemi di valore (bene/male; giusto/
sbagliato; buono/cattivo; gradevole/sgradevole) che il bambino attua all'interno del rapporto con la coppia
dei genitori. Struttura che si può generalizzare per tante figure della società come l’autorità. (la lotta
all’autorità è un’esternalizzazione del nostro io)
L’IO cerca auto-conservazione, quindi equilibrio, cioè una via mediatica tra ES e Super-IO, tra esterno ed
interno, ed è governato dal principio di realtà e si avvale della razionalità.

APPROCCIO DINAMICO
L’approccio dinamico è descritto da Freud come una sorta di economia dell’energia nervosa che viene
chiamata in modi diversi: energia psichica, energia pulsione, libido. L’energia non scaricata si trasforma in
angoscia che causa un sintomo come una paralisi, in un pensiero come ossessione.
1. Fonte: pulsione sessuale, eccitamento che ha origine nelle zone erogene (bocca ano genitali) Il
bambino per conoscere porta le cose alla bocca.
2. Scopo: la meta è rimuovere il bisogno corporeo
3. Oggetto sessuale: ciò che permette di scaricare la tensione e che da piacere
4. Pressione: in relazione alla quantità energetica presente nella dinamica.

ANNA FREUD
La moglie di Sigmund sosteneva che quando l’IO non è in grado di contenere le angosce dell’ES
dell’esterno scattano meccanismi di difesa. L’uso massiccio di difesa genera angoscia, la rimozione crea
ritiro di coscienza ed è motivo di nevrosi.
1.L’istinto vuole entrare nella coscienza, ma si è bloccati dal super-IO—> ossessività
2.Angoscia del reale, non si combattono gli istinti ma si ha paura di essere puniti
3.Angoscia istintuale, processo che va da primario al secondario.

Evitare all’IO la sofferenza secondaria ( dall’esterno all’interno). La terapia elimina le difese e fa si che istinti
e affetti entrino nella coscienza.

DIFESE
-Proiezioni—> proiezione dell’angoscia interna verso l’esterno, avviene un ribaltamento. La proiezione è un
meccanismo di difesa arcaico e primitivo che consiste nello spostare sentimenti o caratteristiche propri, o
parti del Sé, su altri oggetti o persone. Benché per la psicoanalisi la proiezione quale processo psichico
venga considerata come una modalità universale dello psichismo, Freud si appoggia soprattutto a
questo meccanismo della psiche per rendere conto di alcune fenomenologie psicopatologiche, in
particolare la paranoia. Esso è pertanto una dissimulazione di un contenuto positivo o negativo che
l'individuo dovrebbe riconoscere ma che rifiuta per una determinata ragione, ad esempio per la
sottovalutazione di sé o perché il contenuto è immorale o inaccettabile oppure di un contenuto
inconscio non riconosciuto.
-Formazione reattiva—> meccanismi di difesa che il sistema psichico può mettere in atto per proteggere
l'Io da stimoli ansiogeni o aspetti psichici conflittuali ("desideri inaccettabili ») Solitamente, è un processo
che agisce quando il meccanismo di rimozione è già in atto, rendendo difficile al contenuto psichico il
riaffioramento alla coscienza (ovvero, alla consapevolezza dell'Io).
Il processo di formazione reattiva si concretizza funzionalmente con la produzione di istanze endopsichiche,
e l'assunzione di atteggiamenti e comportamenti coscienti, che sono totalmente opposti al contenuto
psichico che è stato inconsciamente rimosso. Ad esempio, un forte desiderio sessuale inconsciamente
represso può trasformarsi nell'assunzione, a livello cosciente, di un atteggiamento di moralismo
intransigente. Ex: regressione - conversione - negazione - sublimazione - messa in atto - identificazione

FASI DELLO SVILUPPO


Nel 1905, Freud scrisse una delle sue opere più famose, intitolata « Tre saggi sulla teoria sessuale »,
che da un lato, rese possibile la scoperta clinica della sessualità infantile, e dall’altro, determinò
l’abbandono della teoria della seduzione. Come era tradizione nell’Europa cristiana, la sessualità,
veniva considerata una prerogativa della vita adulta, in quanto connessa al solo uso dell’apparato
genitale finalizzato alla riproduzione, quindi il bambino veniva visto come una creatura innocente priva
di spinta sessuale.
Sigmund Freud, con la sua nuova opera, rivoluzionò tale concezione, designando la sessualità non solo
come un impulso diretto al piacere corporeo, ma come l’insieme di tutte le attività che provocano
appagamento di bisogni elementari, quindi non aveva sede in un organo specifico; inoltre, non considerava
il bambino una creatura innocente priva di spinta sessuale, ma un potenziale perverso polimorfo che già
nell’infanzia predisponeva di una propria sessualità; quest’ultima, quindi, è divenuta il fulcro della vita
psichica dell’essere umano, poiché, oltre ad essere presente sin dalle prime fasi dello sviluppo infantile,
influenza in maniera decisiva lo sviluppo psichico successivo e va a costituire l’organizzazione sessuale
della vita adulta.
La pulsione di vita, chiamata da Freud “libido”, ha una costituzione innata, quindi, essendo presente sin
dalla nascita, non vi è discontinuità tra libido infantile e libido adulta, l’unica cosa che cambia è l’oggetto
della libido, non la libido stessa; ma la pulsione di vita, non è l’unica forza che opera in noi, esiste infatti,
un’ulteriore forza che agisce proprio nel senso opposto alla libido ed è quella che Freud chiama pulsione di
morte che, se rivolta all’interno di noi stessi porta all’autodistruzione, mentre se viene rivolta verso l’esterno,
prende la forma dell’odio, dell’aggressione e della distruttività.
Secondo la teoria freudiana, il bambino alla nascita è bisessuale e solo con l’adolescenza raggiungerà la
completa formazione della sua identità. Durante l’infanzia, l’organizzazione sessuale del bambino viene
identificata come disorganizzata e autoerotica, questo vuol dire che l’eccitazione sorge in particolari zone
del corpo, chiamate zone erogene e la funzione, è quella di raggiungere l’appagamento dei bisogni
organici fondamentali. Come possiamo vedere nel libro Tre saggi sulla teoria sessuale, Freud afferma che:
<<Un’ulteriore ipotesi provvisoria nella teoria delle pulsioni, ed è un’ipotesi di cui non possiamo fare a
meno, dice che gli organi del corpo forniscono eccitamenti di due specie, i quali sono fondati su differenze
di natura chimica. Una di queste specie di eccitamento noi la chiamiamo specificatamente sessuale, e
l’organo relativo lo definiamo “zona erogena” della pulsione sessuale parziale che ne deriva.>>
Attraverso le fasi dello sviluppo psicosessuale, Freud sottolinea l’importanza del passaggio dalla
dipendenza all’autonomia, affermando che il corso dello sviluppo infantile, porta ad un sempre crescente
distacco dai genitori e che essendo inevitabile, comporta difficoltà intrinseche ad ogni sviluppo fisico.
Nell’opera Al di là del principio di piacere, Freud parla del gioco del rocchetto con cui giocava il suo
nipotino. In questo gioco, il bambino lanciando e riacchiappando un piccolo rocchetto attaccato ad una
cordicella, ricreava, sotto il suo personale controllo, l’esperienza dell’andare e venire della madre, questo
porta a considerare il gioco come il grande risultato di civiltà raggiunto dal bambino, con la rinuncia
pulsionale. Quest’ultimo, ha in parte rinunciato alle sue esigenze (di deprivazione pulsionale) sulla madre,
ostentando un capovolgimento dalla passività all’attività, dove quest’ultima è un meccanismo per affrontare
la pressione del suo attaccamento libidico, quindi ora è lui a guidare il processo di separazione. I concetti
di attività e passività, sebbene fossero riferiti alle mete pulsionali, divennero più chiari, in termini di relazioni
oggettuali, in una formulazione successiva dove afferma che le prime esperienze sessuali che i bambini,
maschi e femmine, vivono con la madre sono di natura passiva; una parte della loro libido rimane legata a
questa esperienza e gode dei soddisfacimenti che ad essa sono connessi, mentre l’altra parte tenta di
convertirsi in qualcosa di attivo. I bambini quindi, o si accontentano dell’autonomia, cioè di fare essi stessi
ciò che prima subivano, o della ripetizione attiva nel gioco delle loro esperienze passive, oppure tramutano
la madre nell’oggetto[3] verso il quale essi assumono la parte di soggetti attivi.
Vediamo ora, in modo più approfondito, come il bambino, passando attraverso vari stadi, dove gli impulsi
libidici sono concentrati su una particolare zona erogena del corpo, arrivi ad una congiunta evoluzione della
sessualità e della sfera emotivo-affettiva.

1. FASE ORALE 0-1 anno


Il primo stadio, che corrisponde alla fase orale, è relativo al primo anno di vita; è una fase di autoerotismo, il
che vuol dire che non conosce oggetti e la zona erogena è la bocca, quindi è lì che si concentrano gli
impulsi libidici e le prime manifestazioni affettivo-sessuali del bambino. Inizialmente, attraverso la suzione
alimentare e quindi l’allattamento, il bambino non viene solo nutrito, ma sperimenta le prime esperienze di
piacere; è solo in una fase successiva, che la bocca non viene più utilizzata solo per la gratificazione
alimentare, ma diviene un organo di conoscenza della realtà, quindi il piacere non è più legato al bisogno di
essere nutrito, ma viene provocato dalla suzione di oggetti diversi dal seno, in particolare, da parti del
proprio corpo, come il pollice.
2. FASE SADICO ANALE 1-3 anni
Concerne il secondo anno di vita, dove il bambino acquisisce un’indipendenza motoria; in questa fase, gli
impulsi libidici si spostano dalla bocca alla nuova zona erogena, quella anale, grazie all’acquisizione del
controllo degli sfinteri. Il bambino sperimenta un rapporto positivo con le sue feci, perché le vive come parti
del proprio corpo, quindi ora la gratificazione è legata all’atto del trattenere e lasciar andare le feci, poiché
è attraverso la valorizzazione dei prodotti della defecazione che il bambino esprime le opposte tendenze
che dominano in lui e che possono essere: autoerotiche, quindi il bambino può trattenerle come
gratificazione personale, possono essere un segno di amore, quindi il piccolo può offrire le sue feci alla
madre come un regalo e infine possono esprimere aggressività e dominio, quindi l’infante può ad esempio
lasciarle andare per sporcare ed esprimere la sua ostilità. Infatti come afferma Freud nell’opera Tre saggi
sulla teoria sessuale: <<il contenuto intestinale, che fungendo da massa stimolante su una superficie
mucosa sessualmente sensibile si comporta come il predecessore di un altro organo che entrerà in azione
solo dopo la fase dell’infanzia, ha d’altro canto per il lattante altri importanti significati. Evidentemente è
trattato come una parte del proprio corpo, rappresenta il primo “regalo”, con il cui rifiuto può essere
espressa la sfida del piccolo essere verso il suo ambiente. Come “regalo” assume poi il significato di
“bambino”, che, secondo una delle teorie sessuali infantili, viene acquisito mangiando e partorito
attraverso l’intestino.>>
3. FASE FALLICA 3-5 anni
Si svolge durante il terzo e il quarto anno di vita ed è caratterizzata dalla concentrazione delle pulsioni
libidiche sugli organi genitali, che quindi vanno a rappresentare la successiva zona erogena. Per quanto
riguarda il bambino quindi, la zona erogena è costituita dal pene, chiamato anche fallo, che nel piccolo
porta all’angoscia di castrazione, come affronteremo nel complesso di Edipo; mentre, per quanto riguarda
le bambine, la zona erogena è costituita dall’organo genitale femminile, in particolare dal clitoride, quindi
l’assenza del pene porta a quello che Freud ha identificato come “invidia del pene”. L’angoscia di
castrazione[7], è strettamente connessa alla situazione edipica, poiché i bambini, in questa particolare fase,
desiderano e amano il genitore di sesso opposto e provano un misto di amore-odio-rivalità per il genitore
dello stesso sesso. In altre parole, il bambino a questa età, provando amore e desiderio nei confronti della
madre, vive la relazione con il padre con un forte senso di rivalità, proprio perché prova gelosia nei
confronti del suo oggetto d’amore. Per la bambina, la situazione è naturalmente inversa e viene identificata
con il mito di Elettra. A tre quattro anni, il piccolo inizia a rendersi conto delle differenze anatomiche tra
l’uomo e la donna, ma il fatto che la donna è priva del pene, non è concepito come una diversità anatomica
costituzionale, bensì come una castrazione punitiva da parte di un genitore. La paura del bambino quindi, è
che a causa delle sue fantasie sessuali e dei suoi desideri incestuosi nei confronti della madre, il padre lo
punisca per mezzo della castrazione; è il concetto di padre eviratore che suscita nel bambino angoscia e
senso di colpa nei confronti di quest’ultimo, e questo conduce il piccolo a rinunciare al suo oggetto
d’amore per identificarsi con il genitore del suo stesso sesso, introiettando i suoi valori e i suoi
atteggiamenti; è così che il complesso di Edipo si risolve e questo meccanismo porta alla completa
strutturazione del Super-Io che funge appunto, da coscienza morale.
4. FASE DI LATENZA 5-adolescenza 11 anni
Corrisponde all’intervallo dai cinque agli undici anni circa, questa fase è caratterizzata dalla rimozione del
complesso edipico e dal fatto che la libido è dormiente, quindi le pulsioni sessuali vengono sublimate verso
scopi socialmente accettabili e attività adattive; è proprio in questa fase che il bambino inizia a socializzare e
a sviluppare i primi rapporti amichevoli con i ragazzini del suo stesso sesso e a focalizzarsi sulle attività che
caratterizzeranno il suo sviluppo, come lo sport e la scuola.
5. FASE FALLICA DI PUBERTA’
E’ caratterizzata dall’integrazione delle pulsioni parziali sotto il primato genitale, quindi lo stato di auto-
erotismo lascia il posto a quello di amore oggettuale; se nella fase precedente la libido era latente, durante
la fase della pubertà le pulsioni sessuali sono nuovamente investite di libido e l’oggetto d’amore incestuoso
si ripresenta. Solo a seguito del ritorno edipico, l’individuo sarà capace di spostare il suo interesse verso
altri oggetti esterni al nucleo familiare, maturando così la rinuncia ai genitori come oggetti sessuali infantili.
Durante questa fase di sperimentazione, il bambino mette alla prova la propria identità, al riparo dal sesso
opposto, quindi non è da considerare infrequente una fase omosessuale nella prima adolescenza, poiché è
proprio alla fine di questo periodo, che la vita sessuale polimorfa e mutevole del bambino, acquista
un’organizzazione stabile e un’identità sessuale definitivamente formata.
Il compimento dello sviluppo psicosessuale e i concetti di fissazione e regressione sono in stretto contatto,
poiché, secondo Freud, la predisposizione alla futura nevrosi dipende dalle difficoltà incontrate, durante lo
sviluppo, nel progredire da un livello di organizzazione pulsionale ad un altro. La fissazione, è intesa come
un arresto nello sviluppo, che può portare alla maturazione delle aberrazioni e delle perversioni sessuali;
questo arresto, non permette alle diverse fasi dello sviluppo psicosessuale di integrarsi in un modello
globale sotto il primato genitale, poiché una grande quantità di libido sessuale viene mantenuta a fasi
precedenti dello sviluppo.
Per quanto riguarda la regressione, è un meccanismo di difesa che l’individuo mette in atto per proteggere
l’Io da eventi ritenuti pericolosi per la sua integrità; essa rappresenta un altro grande pericolo, poiché, se
l’individuo non sviluppa delle tecniche di appagamento più evolute, potrebbe regredire a fasi precedenti
dello sviluppo per ritornare alle antiche tecniche che procuravano soddisfazione.
La tendenza dell’individuo a schivare le difficoltà esterne regredendo alle fissazioni, è direttamente
proporzionale all’intensità delle fissazioni lungo il cammino evolutivo. La duplice nozione di fissazione-
regressione diviene centrale per Freud per spiegare l’etiologia delle nevrosi.

STADI DI SVILUPPO PSICOSOCIALE


G.H.Mead—> Sviluppa l’interazionismo simbolico. L'interazionismo simbolico è un approccio teorico
sviluppatosi negli Stati Uniti d'America, che costituisce una prosecuzione in sociologia e psicologia del
pensiero pragmatista di William James. Pone l'accento sulla creazione dei significati nella vita e nelle azioni
umane, sottolineando la natura pluralistica della società, il relativismo culturale e sociale delle norme e delle
regole etiche e sociali e la visione del Sé come socialmente strutturato. Porta avanti lo studio del SE, cioè la
nostra identità, non inconscia ma appartenente alla coscienza reale. Studia la personalità come
conseguenza delle aspettative degli altri.
SE: ciascuno di noi si percepisce come un’entità distinta, integrata e stabile nella continuità temporale.
James—> distingue tra IO e ME : Io corrisponde all’aspetto attivo del conoscere, me aspetto conoscibile di
se stessi.
Il Se: ha dei confini che sono dei definitori che distinguono una struttura e un contenuto articolato a
sistema.
Contenuto:
-identità sociale (età, sesso) gruppo di appartenenza
-etichette sociali (bevitore, drogato) attributi situazioni e disposizionali
-tratti di personalità costanti
Struttura: i diversi aspetti formano una Gestalt, modificando le parti modifico il tutto, cioè un
sistema plastico adattabile a tempi e situazioni. La struttura può essere di tipo centrale e
periferico.
Confini: corpo, vestiti, auto, famiglia, specie.

Atteggiamenti: Risposta favorevole o meno nei confronti di un oggetto.


Esiste una dimensione cognitiva che implica una categorizzazione
Esiste una dimensione comportamentale che implica l’essere orientato verso una reazione a determinate
azioni
Esiste una dimensione di pregiudizio che è l’attitudine a reagire in modo sfavorevole, se l’attitudine
diventa comportamento si parla di Discriminazione che può essere anche autolesiva.

Autoritarismo: La “PERSONALITA’ AUTORITARIA” raccoglie i risultati di una ricerca sulla


psicologia dell’antisemitismo condotta presso l’Università di Berkeley (dal 1944 al 1949). Tale ricerca
in realtà non fa riferimento esclusivamente all’antisemitismo ma, si concentra anche sull’autoritarismo
e sul tipo di personalità di chi ne è portatore.
Lo studio sulla personalità autoritaria nasce tra i sociologi della scuola di Francoforte
(Horkheimer,Adorno) e la psicologia americana. I ricercatori presero in esame un campione di
2.099 soggetti costituito da americani autoctoni di razza bianca appartenenti alla classe media
appartenenti ad organizzazioni come università, scuole, circoli, sindacati; due gruppi in particolare
erano composti dai detenuti della prigione di San Quintino e dai ricoverati di una clinica
psichiatrica. Gli intervistati furono sottoposti a questionari e quesiti tendenti a fornire informazioni
sulla loro mentalità, sulla loro visione del mondo; il soggetto poteva esprimere un’approvazione o
disapprovazione secondo una scala di tre gradi positivi (approvazione) e di tre gradi negativi
(disapprovazione).
Vennero quindi costruite quattro scale:
-la Scala dell’antisemitismo (A-S)
-la scala dell’etnocentrismo (E)
-la scala del conservatorismo politico-economico (CPE)
-la scala delle tendenze antidemocratiche implicite (F=FASCISMO).
Adorno misura l’autoritarismo mediante l’utilizzo della scala F:
Dall’analisi di queste scale emergono due soggetti: i soggetti ad alto punteggio e quindi più inclini
all’autoritarismo (high scorers) e i soggetti con un punteggio più basso meno inclini
all’autoritarismo e più democratici (low scorers).
Adorno e i suoi collaboratori dimostrarono nella ricerca che con l’aumento
dell’educazione diminuisce l’autoritarismo. Di fronte ad una intervista, quando il
soggetto appartiene ad uno stato sociale con bassa scolarità si innesca un tipo di
subordinazione pregiudiziale nei confronti dell’intervistatore.

CONFORMISMO
Nel 1955 Solomon Asch, psicologo statunitense di origine polacca, conduce un esperimento,
divenuto in seguito un classico, finalizzato allo studio dei fenomeni di conformità sociale. L'ipotesi di
Asch è che l'appartenenza a un gruppo porta a modificare il proprio comportamento, i propri giudizi
e, in una certa misura, le proprie percezioni per conformarsi alle aspettative del gruppo.
Gli interrogativi da cui muove Asch nel suo esperimento del confronto delle linee sono:
1. Quale grado di autonomia conservano le persone quando sono messe di fronte a una pluralità
di individui che esprimono unanimemente valutazioni diverse dalla sua?
2. Quali condizioni limitano gli effetti che la pressione del gruppo esercita sull'individuo?
La conformità è il risultato dell'agire sull'individuo di fattori che tendono a uniformare il suo comportamento
a quello del gruppo di appartenenza o del sistema sociale. In linea generale, nella loro interazione con
l'ambiente, gruppi, individui e sistemi sociali tendono a sviluppare schemi e sistemi di regole che orientano
il loro comportamento e che vengono interiorizzate attraverso meccanismi di socializzazione, costituendo
dei riferimenti normativi. Tali norme sociali si presentono come credenze condivise e costituiscono criteri di
giudizio e/o azione riguardo a come le persone devono comportasi e devono pensare in determinate
situazioni. Tali norme di tipo cognitivo, affettivo e percettivo, che possono essere sia manifeste che
implicite, producono uniformità secondo un meccanismo autoreferenziale. I nostri comportamenti sono
determinati da tali norme senza che ne siamo consapevoli, in altri termini il nostro agire si adatta
spontaneamente alla norma ma tale conformità non viene percepita come tale dal soggetto che ritiene di
stare agendo liberamente. Il fatto che il "comportamento spontaneo" sia adeguato alla norma, cioè che la
conformità sia osservabile, rafforza la validità della norma e la sua capacità di condizionamento. Fattore di
conformità è anche l'appartenenza a gruppi, tenderemo a modellare il nostro comportamento su quello dei
gruppi di appartenenza (famiglia, amici, ecc.). Anche il ruolo che si riveste entro un sistema gerarchico e le
autorità che riconosciamo come legittime sono fattori che producono conformità. In questo caso essa è il
risultato di una pressione esercitata in modo esplicito sotto forma obbedienza ad un comando impartito da
un'autorità.
-La condivisione: dalla regolazione reciproca dei comportamenti che si attua entro un gruppo si ha la
formazione di una norma che l’individuo sente come propria.
-L’acquiescenza: la conformità è prodotta della pressione di un gruppo nei confronti dell’individuo
-L’obbedienza: la conformità è prodotta da richieste e comandi provenienti da un'autorità riconosciuta
come legittima.Il gruppo diventa uno strumento attraverso cui modificare il pensiero dei singoli individui.

Effetto autoritarismo= la persona autoritaria tende a conformarsi al gruppo per il rispetto delle convenzioni/
tende a vivere nel gruppo come fosse un autorità che detta regole. Poiché trova nelle regole un principio in
cui allinearsi. Traduce il conformismo sociale come una regola da rispettare, in quanto regola.

ESPERIMENTO DI ASCH
Il protocollo sperimentale prevedeva che 8 soggetti, di cui 7 complici dello sperimentatore all'insaputa
dell'ottavo, si incontrassero in un laboratorio, per quello che veniva presentato come un normale esercizio
di discriminazione visiva. Lo sperimentatore presentava loro delle schede con tre linee di diversa lunghezza;
su un'altra scheda aveva disegnato un'altra linea, di lunghezza uguale ad una delle tre linee della prima
scheda. Chiedeva a quel punto ai soggetti, iniziando dai complici, quale fosse la linea corrispondente nelle
due schede. Dopo un paio di ripetizioni "normali", alla terza serie di domande i complici iniziavano a
rispondere in maniera concorde e palesemente errata; il vero soggetto sperimentale, che doveva
rispondere per ultimo o penultimo, in un'ampia serie di casi iniziava regolarmente a rispondere anche lui in
maniera scorretta, conformemente alla risposta sbagliata data dalla maggioranza di persone che aveva
risposto prima.
Risultati: Il 75% dei soggetti si adeguò alla risposta errata del gruppo almeno una volta su 12
somministrazioni. In termini assoluti i soggetti sperimentali diedero risposte palesemente errate in un terzo
dei casi (32%), mentre, senza il condizionamento del gruppo le risposte esatte salivano al 98%. Con
l'introduzione di un altro soggetto sperimentale, la percentuale delle risposte errate calò al 10%. In un'altra
variante fu introdotto un complice che rispondeva sempre correttamente, in questo caso la percentuale di
risposte errate fu solo del 5,5%. L'ipotesi del conformarsi del singolo ad una maggioranza unanime risultava
quindi verificata.
LEZIONE 10.12.19

COMUNICAZIONE
E’ un aspetto essenziale nella vita sociale però socialità e comunicazione sono indipendenti.
Ogni interazione sociale ha dimensione comunicativa.
E’ sempre relazionale, cioè riguarda sempre 2 individui accettando l’unità dell’individuo. Nella semiotica c’è
interdipendenza tra socialità e comunicazione Verbale e non Verbale.
Verbale: il linguaggio ha un codice simbolico che accomuna le società, ciò le differenzia da quelle non
umane. codice regolato da regole con la grammatica e la sintassi.
Non verbale: Sia uomini che animali sono in grado di comunicare senza parole. La comunicazione
percettiva può essere basata su un codice non simbolico. Non ci sono convenzioni di segno-significato.
Paraverbale:
Molti sostengono: La comunicazione è sempre intenzionale. L’emittente deve sempre tradurre il pensiero
in un messaggio con segni, significati, e regole condivise.

Modello Pragmatico—> Watzlavick sostiene che la comunicazione vada oltre l’intenzionalità, ogni
comportamento nell’interazione da info sull’ambiente e sulla relazione fra gli attori
Modello Informatico—> Shannon e Weaver l’aspetto intenzionale non è critico perché la comunicazione è
un insieme di processi con i quali un sistema influenza altri sistemi.

Per comunicare in modo efficace occorre innanzitutto ricordare che esistono regole comunicative
universalmente prefissate. È inoltre importante saper ascoltare in modo attivo i propri interlocutori,
prestando attenzione alle loro modalità espressive verbo-gestuali.

I termini generali della comunicazione:


Emittente: la fonte del messaggio
Ricevente: il destinatario del messaggio
Codice: un sistema che trasmette e conserva informazione
Canale: supporto fisico attraverso il quale avviene il messaggio
Contesto: ambito nel quale avviene la comunicazione
Contatto: la connessione tra emittente e ricevente

CODICE
Il codice è un sistema che trasmette e conserva informazione. Si pensi al codice stradale, al codice Morse, al
codice binario… E’ costituito da:
-Un insieme di segni (un alfabeto)
-Un insieme di regole di combinazione (una grammatica)
Un messaggio è dunque una successione di segni (selezionati dall’alfabeto) organizzati in base alle regole
della grammatica.

I segni
Il segno è un’entità che rappresenta qualcosa di diverso da sé stesso. E’ un rimando. Ci sono tre tipi di
segni (Peirce, 1932)
-Icone: sono legate alle cose che rappresentano in virtù di una somiglianza fisica (ad esempio, il geroglifico
di una casa)
-Indici: sono legati alle cose che rappresentano in quanto partecipano o sono parte della cosa
rappresentata (il fumo è indice del fuoco).

-Simboli: sono legati alle cose che rappresentano da un legame arbitrario, su cui concordano coloro che li
usano.
COMUNICAZIONE PERSUASIVA
La comunicazione persuasiva si avvia nei primi anni 40, il finanziamento di programmi di ricerca per valutare
campagne persuasive per ottenere il consenso dei cittadini e dei militari per entrare in guerra.
Per la prima volta si adottò il metodo sperimentale nello studio del cambiamento degli
atteggiamenti. La comunicazione persuasiva ha l’obiettivo di modificare, correggere, rinforzare
idee, atteggiamenti, comportamenti del destinatario del messaggio.
Non si parla solo di comunicazione pubblicitaria o propaganda politica, ma tutte quelle circostanze sociali in
cui un'altra tende di persuadere un’altra.

Comunicazione persuasiva: efficacia


L’efficacia della comunicazione si misura su tre aspetti:
Se il messaggio è compreso.
Se il messaggio è accettato dal ricevente (se uno studente mi dice prima dell’esame “ Penso meritarmi
30 e lode” e io, pur comprendendo il messaggio, non gli credo, la comunicazione non ha avuto
successo).
Se il messaggio è ricordato: una comunicazione deve avere effetto a lungo termine
Comunicazione persuasiva: scopo
La persuasione si ha quando si persegue lo scopo di far credere qualcosa o far fare qualcosa
Comunicazione persuasiva: fattori
La comunicazione persuasiva si basa su tre fattori cruciali: FONTE, DESTINATARIO, MESSAGGIO

FONTE
A parità di messaggio, la comunicazione di un personaggio appare credibile e competente persuade
più della comunicazione di uno meno credibile.
La valutazione delle informazioni dell’ascoltare è molto influenzata dalla valutazione sulla fonte (nelle
pubblicità di medicinali di un attore impersona un medico)
Inoltre, persone percepite più piacevoli, simpatiche o attraenti persuadono di più.
Sleeper effect
Un fenomeno dovuto all’influenza della fonte sull’accettazione di un messaggio è lo sleeper effect (effetto
latente) Chi riceve il messaggio inizialmente rifiuta il contenuto perché giudica la fonte senza credito (un
telegiornale evidentemente propagandistico) A distanza di tempo però l’influenza della fonte diminuisce
ma rimane il contenuto. L’iniziale contenimento del messaggio ritenuto inattendibile non ha effetto a lungo
termine. Lo sleeper effect dimostra che la comunicazione di propaganda e quella pubblicitaria non sono
“contenute” dalla capacità di giudicare un messaggio.
L’effetto è molto usato nella propaganda: dapprima la tesi di un politico estremista non sono prese sul
serio, ma con il tempo, le tesi sono ammesse come argomento di discussione, sino a diventare socialmente
accettabili.

L’effetto vale anche in senso opposto:


un messaggio prima accettato per la credibilità della fonte è poi progressivamente giudicata per i suoi
contenuti.

Comunicazione persuasiva: fonte


Nel giudicare un messaggio, si tende ad accettare come meno credibile un messaggio che è favorevole alla
fonte stessa, è più credibile quando un messaggio contraddice il suo interesse.

DESTINATARIO
L’autostima può aumentare l’accettazione del messaggio, accettando di cambiare atteggiamento o
opinione senza pregiudizi o difese, sia a rafforzare l’atteggiamento critico a messaggi poco convincenti.
La bassa autostima (in genere più influenzabile) però portare a più resistenze a opinioni.
Ricerche correlative dimostrano che le persone con un’alta abilità intellettiva tendono a comprendere e
ricordare meglio, e quindi:
-rispondono più positivamente se gli argomenti sono basati su argomentazioni logiche
-meno positivamente ad argomentazioni irrilevanti o slogan.
Una persona è più o meno influenzabile al suo stato d’animo, alle emozioni che prova o che il messaggio gli
suscita. Le molte ricerche sull’influenza della paura e dell’insicurezza dimostrano che più una persona si
sente insicura, o ha paura, più sarà disponibile ad accettare un messaggio: che contiene indicazioni su
come agire. Oppure l’effetto dell’ansia per convincere una persona a fare qualcosa.
Uno vuol pensare per un acquisto ma il commerciante gli dice che p l’ultimo pezzo o che l’offerta dura
ancora un giorno. Il commerciante vuole accrescere il timore del cliente di dover rinunciare a ciò che
desiderava (prodotto o prezzo): gli affretta la decisione mettendogli ansia.

Molti altri studi dimostrano anche l’influenza (in particolare nella persuasione per la vendita):
-del senso di colpa (come per un favore non ricambiato)
-dell’ansia di non apparire coerenti nelle proprie scelte.
Gli stati cognitivi ed emotivi momentanei sono più importanti delle caratteristiche personali stabili.
La teoria dell’immunizzazione per esempio dimostra

MESSAGGIO
Il messaggio influenza la persuasività di una comunicazione sulla base di ciò che è detto e da come è detto.
Messaggio: unilaterale o bilaterale (due tesi contrapposte con un debole)?
-la stessa opinione del messaggio è rafforzato dall’unilateralità
-con l’opinione diversa

Un messaggio può essere convincente perché ragionevole e con argomenti stringenti, ma può esserlo per
aspetti del tutto indipendenti dalla ragionevolezza dei suoi contenuti.

Questo dimostra che si reagisce in modo diverso ai contenuti di messaggi quando


-Il contenuto del messaggio è credibile, ovvero appare logico e convincente.
-L’ascoltatore viene convinto da aspetti non razionali ma dalla credibilità e dall’attrattività della fonte e non
orienta l’attenzione al contenuto del messaggio.

I destinatari si spostano dall’una all’altra modalità di fruizione del messaggio.

Legato all’uso della “via periferica” c’è anche la tendenza di privilegiare messaggi facilmente
memorizzabili o immaginabili.
Ad esempio la vividezza favorisce il ricordo e la creazione di forti immagini mentali. Questo è molto
usato in pubblicità nella propaganda politica.

Esperimento di Langer & coll.l 1978: si osserva la frequenza con cui le persone fotocopiavano i fogli.
Ai soggetti chiedeva:
- “scusa posso usare la fotocopiatrice?” oppure
- “scusa posso usare la fotocopiatrice, per fare delle fotocopie?”
sebbene nella seconda domanda non si aggiunga nulla rispetto alla prima, un maggior numero di
persone era disposto a liberare la fotocopiatrice.

Comunicazione persuasiva: politica


Ci sono due effetti dell’interazione politico-media.
Effetti mediatici:
-La tematizzazione: i media sono in grade di selezionare deliberatamente i temi che devono essere
trattati nel dibattito politico.
-La specializzazione: il dover usare le dimensioni ed il linguaggio dello spettacolo.

LEZIONE 17.12.19

PIACEVOLEZZA D’USO
La piacevolezza è un vissuto derivato da qualità formali e funzionali, che predispone l’utente ad un rapporto
positivo e negativo nei confronti di un oggetto.
I giudizi sono multifunzionali e hanno un peso:
1-fattori estetici—>gusto epocale e culturale variabile. Soggettivi, studiatili attraverso analisi statistiche di
mercato
2-fattori percettivi—>di tipo formale oggettivo. Alcune variabili percettive sono associabili tra soggetto
nel tempo e in luoghi diversi.
3-fattori biologici—>adattamento umano. Peso in termini filogenetici. Bagaglio indennitario per
l’adattamento che incidono sulla scelta di preferenza.
4-fattori dinamici—>dinamica personale. Relazioni e sistemi inconsci di tipo definito e non infinito, variano
entro certe categorie
5-fattori culturali
6-fattori personali—>vissuto soggettivo

Percettivi/Biologici Bellezza dei volti


Concordanza
Esistono correlazioni forti tra diverse etnie. Emerge un’estrema concordanza di bellezza.
Langlois: nel 2000 confrontò più di 100 ricerche con gruppi di etnie diverse per stabilire che il giudizio di
bellezza è molto concordante (0.90 adulti, 0.85 bambini)
Slater: dimostrò nel 1998 che i neonati preferiscono guardare volti giudicati dagli adulti come più piacevoli,
sebbene non abbiano una cultura e un esperienza formata.

Simmetria
MEaley nel 1999 dimostrò che il gemello più simmetrico è valutato più attraente. Nel caso delle
facce chimeriche perfettamente simmetriche avviene la situazione opposta, cioè sensazioni di
paura e non di piacevolezza. Con lo studi delle facce chimeriche, l’originale asimmetrico è
preferito.

Genere
Perret nel 1998 dimostra che i volti femminili sono preferiti rispetto ai maschili. Infatti i volti maschili
con apparenti tratti femminili sono più piacevoli.
Prototipo medio: vengono prese in considerazione 96 foto di uomini e 96 di donne, divise rispettivamente
in 3 gruppi da 32 . Le foto venivano poi sovrapposte in modo da ottenere una media. Il campione medio o
fototipo è risultato giudicato più attraente.
La ricerca viene ripetuta con soggetti e culture diverse con visi medi mescolati tra culture e si ottiene lo
stesso risultato.
Perché?
-La media dei pixel eliminano le imperfezioni
-Se i volti mescolati sono brutti, il valore medio non risulterà bello.

-perchè vengono giudicate attraenti caratteristiche che si discostano dal valore medio?
Stimolo supernormale—> stimolo che supera in una dimensione lo stimolo normale
biologicamente, quindi viene contrastata la teoria del prototipo medio
Età
Lorenz: nel 1943 dimostrò che caratteristiche infantili nell’adulto evocano un senso di cura e attenzione.
Berry e Landry: nel 1997 dicono che adulti con tratti infantili hanno maggior probabilità di essere
assistiti rispetto a persone con tratti maturi.

Rotondità
Le forme curve sono generalmente giudicate più piacevoli delle forme spigolose angolari.

LEZIONE 07.01.2020

ESPRESSIVITA’
Galileo: va oltre la propria cultura. Guarda a ciò che gli altri non riescono a vedere, per questo motivo è
rivoluzionario, va oltre gli schemi. Egli fonda la scienza.
Ci sono
- proprietà primarie e che sono soggettive e prescindono dall’uomo (come lunghezza, larghezza, peso..)
- secondarie (sapore, solletico..). se spossiamo riportare la realtà in numeri, si può costruire la
scienza/la realtà. Si pongono le basi della scienza, la scienza esiste perché si possono porre realtà
oggettiva/che esiste.

Locke: Tripartizione delle qualità


-Primarie—> non dipendono dal soggetto perché sono sovrasensoriali reali: peso forma grandezza.
-Secondarie—> dipendono dal soggetto, sono soggettive, sensoriali quindi studiatili dalla fisiologia.
-Terziarie—>Sono solo soggettive, non reali, non studiabili.

Comte:
-primarie: oggettive, studiabili dalla sica
-secondarie: soggettive, sensoriali, studiabili dalla siologia
-terziarie: solo soggettive, non reali, non studiabili

Gestaltisti:
più o meno fino ai gestaltisti, le qualità terziarie vengono considerate completamente soggettive e non
indagabili scientificamente. I gestaltisti adottano il termine terziario richiamando la classificazione
tradizionale per accentuare il fatto che le qualità terziarie non sono misurabili come le primarie e le
secondarie, ma in realtà rifiutano del tutto la tripartizione classica perchè ritengono che tutte le qualità siano
terziarie.
Anche qualità come peso, grandezza, movimento, colore possono essere percepite fenomenologicamente,
nella loro natura pre-categoriale, senza dover applicare uno schema misurativo.
(“il nero è lugubre prima ancora di essere nero”)

esempio: illusione di Sander

i segmenti ac e ab hanno la stessa lunghezza fisica, ma diversa lunghezza fenomenica: l’estensione è


percepita nel suo darsi fenomenico, per cui il segmento ac risulta essere più lungo del segmento ab,
nonostante siano fisicamente uguali. Uno strumento misurerebbe le estensioni dei segmenti come uguali
perchè isolerebbe l’esperienza globale ad una sola dimensione, mentre l’essere umano percepisce
globalmente la figura e li avverte diversi.
Le qualità terziare sono tutte le qualità dell’esperienza non misurabili fisicamente. L’unico modo per
misurarle è quello di renderle operazionabili, cioè rimandarle ad una subordinata dimensione primaria o
secondaria misurabile in senso fisico. Per esempio, un accordo musicale è espressivo e può essere ridotto
a frequenze acustiche misurabili, ma alla ne ciò che è rilevante è la percezione che si ha del suono, non la
sua misura fisica.
Qualità e misurazione
La misurazione consiste nel
-3) compito delle unità per pareggiare la dimensione comparata (esempio: la lunghezza di un tavolo); ma
prima si deve
-2) definire una unità di misura (esempio: il metro) che è convenzionale (non esiste il metro in natura); ma
prima è necessaria la
-1) definizione della categoria (esempio: la lunghezza).
Secondo Husserl, Galielo è un genio che scopre e occulta. Infatti non perviene alla misurazione delle qualità
dell’esperienza; ma seleziona le qualità che rientrano nello schema misurativo.

Qualità terziarie in fenomenologia


Ma le qualità dell’esperienza terziarie non sono misurabili da uno strumento di misurazione perché lo
strumento isola a una sola dimensione l’esperienza globale. La nostra esperienza immediata è bene diversa
dall’esperienza che la riduzione misurativa che seleziona il mondo, ci dà.

Studiabilità
L’osservatore umano è dunque lo strumento scientifico con cui si possono indagare
La scienza ottocentesca ha ritenuto sostenere che quello è reale e soggettivo è misurabile ma con la
rivoluzione si arriva alla consapevolezza che non occorre misurare per ottenere l’oggettività delle cose; la
misurazione è un caso particolare perché sovraimpone delle categorie. Possiamo studiare la realtà anche
con la misurazione. Il campo delle qualità terziarie permettono lo studio dell’espressività mentre per
l’approccio ottocentesco metafisico non aveva senso studiarle.
Norman in Emotional design introduce design l’aspetto viscerale degli oggetti; il fatto che questi abbiano
aspetti espressivi e morali. Se uno assume che la realtà è realtà fisica, non può studiarne gli aspetti
espressivi. Siccome Norman assume la fisica come valore morale/che la realtà è quella fisica, esclude quella
caratterizzazione nella misurazione.
Tutti quegli scienziati che partono da un atteggiamento fisico/misurativo escludono le qualità terziarie
attraverso le quali si può studiare l’espressività.

Qualità espressive
Ash: rileva la centralità delle qualità espressive nell’ambiente.
Ash: è un gestaltista. Attraverso la metodologia gestaltista, le prime qualità (quelle espressive) sono
oggetto di studio. Si guarda l’oggetto/ambiente globalmente, ciò che si guarda non viene ridotto a una
sovradimensione imposta dalla fisica.
Arnheim: dice che quando vediamo negli oggetti caratteristiche genuine fisiognomiche si tratta di
proprietà proprie degli oggetti stessi. L’espressione è una caratteristica intima inerente ai pattern percettivi-
struttura morfologica.

LEZIONE 13.01.20

Le teorie guidano le nostre scelte. Senza teorie non riusciamo ad avere un pensiero coerente. Con Galileo è
stato possibile studiare le qualità espressive degli oggetti. La scienza ha isolato le grandezze grazie alla
misurazione con strumenti uguali per tutti per consentire oggettività.
Con le misurazioni abbiamo una riduzione dell’immagine che si ha di persone e cose. In questa condizione
è necessario introdurre:

QUALITÀ’ ESPRESSIVE, per arrivare a sostenere che le cose non son riducibili fisicamente. La fisica è
limitata perché non presenta l’impostazione di aspetti terziari che non rientrano nello schema misurativi.
Grazie alle ricerche e teorie della Gestalt, oggi, si studiano le qualità terziarie.
Soprattutto dal punto di vista Ontologico c’è un primato dell’espressività sulla misurazione.
Esprimere: dal latino exprimere, composto da “ex” (fuori) e “premere”, nel senso figurato di
evidenziare, manifestare. Estrinsecare ciò che è intrinseco, rendere esterno qualcosa di interno.
Qualità come peso visivo, durezza visiva, allegria, maestosità, sono intersoggettive e misurabili e sono le
qualità espressive, sottocategoria delle qualità terziarie.
Gli oggetti con la loro stessa presenza empirica estrinsecano un loro carattere. Le qualità espressive (anche
dette essenziali o fisiognomiche studio dei significati interni in base a tratti estetici) veicolano informazioni
sul modo di essere, sul carattere proprio degli oggetti. Le qualità espressive, non potendo essere espresse
da loro stesse, richiedono qualcosa che le esprima, un esprimente. l’esteriorità è isomorfa allo stato interno.
Nel caso di una sedia per esempio, lo stato interno è di colui che l’ha progettata per comunicare pensieri e
stati emozionali. (Koffka: Il pioppo è superbo, il salice è piangente e la betutta è timida.)
Possono essere espresse da:

-una singola unità (forma, grandezza peso)


Le qualità singole vengono veicolate con un’espressività intersensoriale: grandezza influisce sul peso,
inclinazione, direzione, posizione.

-un’oggetto globalmente considerato (una gestalt)—>*il movimento biologico - johansson


Un esempio di struttura invariante veicolo di espressività è stato fornito da Gunnar Johansson negli
anni ’70 mentre studiava in laboratorio il movimento biologico.
_modalità: Johansson filmò la camminata di un essere umano su uno sfondo completamente nero con
alcu- ne luci collocate nei i punti critici del corpo e mostrò il filmato ad un gruppo di soggetti
sperimentali.
_risultato: scoprì che è sufficiente una dozzina di punti a finché i soggetti siano in grado di riconoscere la
struttura invariante di un corpo che cammina, riuscendo a discriminare anche il sesso, l’età, l’umore.
_conclusioni: quando assistiamo ad un evento in cui ci sono oggetti in movimento in un campo, tendiamo
ad unificarli in figure creando un corpo rigido in movimento. Invece di percepire il singolo movimento di
ogni oggetto, tendiamo a percepire un sistema unico in movimento.
Le ricerche sul movimento biologico sono importanti perchè dimostrano che con la riduzione di un
comportamento complesso come il movimento umano e la sua espressività, si perviene, con l’analisi
vettoriale, ad una riduzione matematica che permette di gestire modelli conoscitivi dell’espressività per la
progettazione.

-relazioni tra oggetti o tra oggetto e contesto


—>**esperimento di Marigonda
_modalità: ai soggetti sperimentali venivano presentate delle semplici coppie di figure le quali variavano, in
diverse situazioni, per forma, inclinazione e grandezza. Il compito dei soggetti, dinanzi a ciascuna coppia,
era di scegliere quale dei due membri esclama la frase “Esigo che il mio ordine sia subito eseguito!”.
_risultato: le elementari caratteristiche percettive delle figure sono sufficienti per stabilire, con altissima
con- vergenza intersoggettiva, chi ha pronunciato il comando.
_conclusioni: Il risultato dimostra che gli osservatori, date specifiche qualità percettive, vedono gli aspetti
espressivi delle relazioni interpersonali direttamente nel oggetti. Semplici qualità percettive vengono
vissute come rapporti interpersonali tra le figure. Gli oggetti esprimono una relazione sociale nella
dimensione dominanza/sottomissione.

—>**paradigma di Lovanio
Albert Michotte, studiando la causalità, scoprì che gli eventi stabiliscono delle relazioni espressive.
_modalità: usava due cartoni: uno grigio dietro con dei percorsi bianchi e rossi, uno bianco davanti con un
foro. Davanti ai soggetti sperimentali, facendo ruotare il cartone grigio di dietro e chiedeva loro cosa
vedessero attraverso il foro sul cartone bianco.
_risultato: i soggetti vedevano nel foro del cartone bianco dei quadratini colorati che si muovevano (avvici-
nandosi ed allontanandosi).
_conclusioni: l’esperimento dimostra che si può far vedere causalità tra figure geometriche manipolando
alcune condizioni (velocità, direzione, durata, ampiezza). Osservando i quadratini in movimento, i soggetti
descrivevano la scena notando relazioni tra i quadratini che non avevano senso sicamente perchè ognuno si
muoveva in maniera indipendente seguendo il proprio percorso, ma erano determinate da precise
condizioni percettive.

—>**animazione di Heider e Simmel


_modalità: Heider e Simmel misero a punto un’animazione con tre figure geometriche in movimento e
chiesero ad un gruppo di soggetti sperimentali di descrivere cosa vedevano, ad un altro di descrivere cosa
vedevano in termini fisici-geometrici.
_risultato: entrambi i gruppi spontaneamente descrivevano l’animazione in termini antropomorfi ci come
una storia in cui le figure sono protagoniste dotate di personalità e intenzionalità come esseri viventi. I
movimenti erano visti come invarianti che dipendevano dalla volontà propria dei protagonisti di una storia.
_conclusioni: l’esperimento dimostra come, se sono rispettate determinate condizioni percettive, banali
figure geometriche in movimento stabiliscono relazioni interpersonali. Nella configurazione dinamica si
impone un carattere espressivo psicologico-intenzionale. I soggetti spontaneamente tendono a
antropomorfizzare le figure geometriche, che si caricano di animazione. In base a certe condizioni cinetiche
si vanno a descrivere certe relazioni. Date certe velocità, pause e scatti si ha certe percezioni espressive
(come l’inseguimento, la fuga e l’accordo tra due elementi).

Le qualità terziarie non sono misurativi e sono sovraordinate rispetto alle qualità espressive che sono
subordinate.

Kohler: vissuto interiore ed espressione esteriore


Secondo Kohler c’è stretta aderenza tra il vissuto interiore e l’espressione esteriore: molti sviluppi dinamici
dell’esperienza soggettiva tendono ad esprimersi in forme di comportamento percepito che rassomigliano
a quegli sviluppi (isomorfismo).
Oltre alla corrispondenza tra contenuti del vissuto interiore ed espressione comportamentale esteriore, c’è
anche la possibilità di cogliere, osservando l’espressione esteriore di un individuo, il suo vissuto interiore.
Koffka: contro la teoria dell’empatia
Secondo la teoria dell’empatia di Lipps, le emozioni sono esperienze soggettive, riferite necessariamente
all’io. Koffka sostiene invece che possono appartenere all’io quanto al mondo esterno, cioè al campo feno-
menico interno quanto agli oggetti esterni fenomenici, perchè:
- le nostre emozioni del momento possono essere diverse o anche in contrasto rispetto ai caratteri
emozionali degli oggetti da noi percepiti (cattivo umore - giornata di sole)
- nel campo fenomenico ci sono aspetti emozionali per no in assenza dell’io che sono qualità proprie
dell’ambiente al di fuori di una relazione con il soggetto (vedo risoluzione negli occhi di qualcuno,
ma io non sono deciso)

Kohler: esperimento di tachete e maluma


_modalità: lo psicologo tedesco chiese ad alcuni soggetti sperimentali la corrispondenza di due parole
senza senso, tachete e maluma, con due figure mai viste prima, una spigolosa ed una tondeggiante. Non
c’è esperienza passata e non sono veicolato di segni.
_risultato: quasi tutti i soggetti facevano corrispondere la figura spigolosa con la parola tachete e la figura
tondeggiante con la parola maluma.
_conclusioni: la corrispondenza si basava sulla similarità percettiva strutturale di proprietà riconducibili a
due modalità sensoriali eterogene. Il suono prodotto nella pronuncia della parola Takete risulta pungente e
spigoloso rispetto alla parola Maluma, più morbida e rotondeggiante. Il fenomeno si spiega con la
condivisone di una struttura terziaria. Non si spiega in termini semiotica. C’è una qualità sensoriale presente
in due domini diversi: uditivo e visivo.
SINESTESIA
Una qualità espressiva portata da un oggetto di una modalità ad un’altra. Fenomeno di carattere fisiologico.
E’ in linguistica una figura retorica che associa parole appartenenti a modalità sensoriali diverse—> voce-
aspra sapore-rotondo nebbia-impenetrabile
Aspra, rotondo e impenetrabile sono qualità espressive sovrasensoriali.
Possono essere trasposte: è possibile trasporre strutture invariati in diversi oggetti per la progettazione. Le
sinestesie percettive sono associazioni individuali radicate nella memoria.

INTERSOGGETTIVITA’
Le qualità espressive sono soggettive o oggettive?

1- Sensibilità—> bambini e artisti sono più orientati alla espressività, gli ingegneri sono meno sensibili. Non
variano da persona a persona in senso stretto, ma al variare della sensibilità del singolo. E’ importante
osservare in maniera esperta per cogliere l’espressività. Non tutti guardano allo stesso modo.

2- Universalità—> è una condizione oggettiva Ex: Il nero è lugubre prima ancora di essere nero
I limiti per l’universalità possono essere verificati in maniera sperimentale dalla verifica empirica. Quindi
l’espressività è regolata da un controllo empirico, quindi il risultato sarà certo per universalità

3- Percezione ed empatia—>Koffka sostiene che lo stato interno è del tutto indipendente da quello
esterno, se siamo tristi o felici e l’ambiente che ci ospita è il contrario proviamo fastidio.
La psicologia tradizionale con gli interventi di Teodore Lipps dirà che siamo noi a dotare gli oggetti delle
nostre emozioni mediante il processo ematico. Secondo la teoria le emozioni sono espressioni soggettive
riferite all’io. Possiamo dimostrare indipendenza tra le qualità. L’empatia non influisce nel percorso.

COMUNICAZIONE SEGNICA
Implica il ricorso alla rappresentazione (agisce sul piano soggettivo semiotica)
Ex: dipinto di Friedrich—> solo conoscendo il codice da lui condiviso l’osservatore potrà percepire e quindi
apprezzare il messsaggio. Il codice è fatto di segni che stanno per qualcosa che non c’è.
Non è universale e, metodologicamente, non è sperimentale perchè si basa su interpretazione. Non si
può avere la sicurezza di come il messaggio arriverà agli interlocutori. In questa modalità, cultura e
comunicazione sono interdipendenti perchè attraverso la cultura si attua il processo di signi cazione e
il siste- ma dei segni esprime il prodotto di una cultura. Un simbolo è sempre il risultato di una accordo
culturale. La comunicazione percettiva mediata da segni è possibile solo quando c’è un codice
condiviso.

COMUNICAZIONE ESPRESSIVA (basata sulle qualità espressive)


Non implica mediazioni o accordi perché le qualità espressive hanno un senso intrinseco anche al di fuori di
accordi preventivi tra i protagonisti di una comunicazione ( agisce sul piano esperienziale immediato).
ordine rappresentativo non è pertinente. Gli aspetti qualitativi sono osservabili in maniera immediata e
diretta nell’esperienza percettiva. Sono chiamati senso intrinseco o significante.
esempio: esprimere la leggerezza
_con la comunicazione percettiva mediata da segni, la leggerezza può essere espressa attraverso
l’immagine di una piuma. Anche se viene rappresentata “male”, per esempio con tratti pesanti, richiama
comunque alla leggerezza perchè è un simbolo che rimanda alla piuma reale, che è leggera.
_con la comunicazione percettiva basata sulle qualità espressive, può essere rappresentata da un
segno leggero (tratto di matita, curve per esempio) di una forma qualsiasi che immediatamente rimanda
alla leggerezza. Un messaggio può essere veicolato attraverso entrambi i piani, che possono tra loro
influenzarsi o essere in contrasto.
Arnheim—> afferma l’eventualità di una genesi della significanza, a prescindere dal valore convenzionale
fondato su aspetti formali dell’apparenza. Sapere che il deserto è caldo e la neve è fredda non influisce
sull’espressività dei colori.

La comunicazione deriva da accordi sociali segno-convenzione.


Per la comunicazione segnica c’è un diretto rimando a qualcosa. La metodologia che utilizza la com
segnica è descrittiva. Non è universale, ma socialmente relativa.
Nella comunicazione espressiva c’è presenza di qualcosa., La metodologia che utilizza è di tipo
sperimentale. E’ universale.

PLURIVOCITA’
Gli oggetti, per quanto riguarda i caratteri espressivi, sono plurivoci. Uno stesso oggetto può veicolare più
termini espressivi contemporaneamente.
esempio: Figura di Jastrow in cui convivono un papero e un coniglio grazie alla plurivocità della forma. Os-
servando attentamente l’occhio comune ai due animali, l’espressività cambia a seconda di chi appartiene.
In presenza di plurivocità, alcune qualità espressive prevalgono su altre. Ciò dipende da queste
determinanti tra loro interagenti:
-L’orientazione dell’osservatore
-La salienza delle stesse qualità espressive
-Il contesto Gestaltico
Se un oggetto veicola due messaggi contemporaneamente in maniera coerente viene creato un
rafforzamento delle qualità espressive. Un messaggio è forte quando sono coerenti tutte le espressività e si
avrà un senso di sazietà
Nel risaltare alcune qualità più di altre si definisce il grado di plurivocità. Nei casi di bassa plurivocità, un
singolo carattere espressivo prevale sugli altri e accentra su di sè la maggior parte del carico espressivo
dell’oggetto. Se invece un oggetto presenta un alto grado di plurivocità, può diventare impegnativo isolare
le singole qualità espressive.
La diversa abilità di notare le qualità espressive dipende dalle differenze tra individui nella sensibilità
discriminativa, ma ciò non rende le qualità espressive soggettive.

PLURIVOCITA’ FORMALE
In una figura posso trovare due significati formali diversi (coniglio-papero) E’ possibile il formarsi di una
espressività unitaria originale sovraordinata o la presenza di un contrasto conflittuale di due espressività
opposte.--> in una una faccia non possiamo isolare le parti, viene vista nella sua totalità.

Percezione della causalità: Michotte


Rispettate determinate condizioni percettive i soggetti riconoscono un effetto causale.
non deve esserci una causa fisica ma una causa percettiva--> la causalità è data da condizioni
percettive. Con delle variazioni si hanno altre tipologie di condizioni anche non causali.
Determinando alcune leggi si riesce a dare o ottenere certe condizioni fisicocinetiche.
Aspetti psicologico-espressivi che sono intrinsechi nelle condizioni cinetiche degli oggetti. Le
condizioni di qualità espressive relazionali sono isolabili in condizioni percettive determinabili.

EMOZIONI
L'emozione è un vissuto psicologico di cui siamo autocoscienti ma anche un vissuto personale che
riconosciamo negli altri. La conoscenza dell'uomo è data dalle sue azioni ma anche dalle sue emozioni
(bambino comunica). L'espressione delle emozioni avviene attraverso qualità espressive.
L'emozione (paura) si distingue dal sentimento perché ha una risposta corporea. Il sentimento (orgoglio,
ammirazione) è un vissuto complesso è direttivo come i bisogni (e affetti) può attivare un'emozione, ha un
contenuto cognitivo. Cioè ha una dimensione intellettuale dissociata da reazioni fisiognomiche.
Emozione: contenuto cosciente. Diverso dal sentimento. sentimento=vissuto più complesso che considera
una dimensione intellettuale.

Teoria periferica
William James "non piangiamo perché siamo tristi, ma siamo tristi perché piangiamo"
Cioè l’emozione è una presa di coscienza di un vissuto. L’esperienza corporea arriva prima dell’esperienza
dell’emozione. Quindi l’emozione è sentire reazioni neurovegetative viscerali in seguito ad uno stimolo
elicitante. Le teorie sperimentali di Sherrington e Cannon dimostrarono che la teoria di James è
inconsistente perché i visceri hanno:
1) sensibilità troppo scarsa
2) una risposta troppo lenta
3) una motilità troppo indifferenziata per rendere conto dell’emozione.
Tuttavia, l’intuizione “periferica” è valida tutt’oggi.

Teoria del feedback facciale (Elkman): a supporto della teoria di James, Ekman sostiene che le espressioni
facciali siano informazioni propriocettive che influenzano il processo emotivo.
Esperimenti: la modificazione volontaria dell’espressione facciale modifica la conduttanza cutanea e riduce
(con l’inibizione dell’espressione) il dolore a scosse elettriche.

Teoria vascolare dell’efferente emotiva di Zajonc: ritmo e modalità di respirazione, causando un


cambiamento della temperatura dell’ipotalamo, influenzino di conseguenza gli stati emotivi: il
raffreddamento ipotalamico è condizione base per stati emotivi positivi, mentre, al contrario, un
innalzamento della temperatura di questa regione porta a stati emotivi negativi.

Teoria centrale di Cannon: le emozioni sono attivate e regolate da centri nervosi che si trovano nella regio-
ne talamica. Emozioni come gioia, paura, collera, hanno la stessa risposta fisiologica.

Teoria cognitivo-attivazionale di Stanley Schachter (teoria dei due fattori): secondo Schachter, si prova
un’emozione quando si sceglie un’etichetta cognitiva per designare uno stato di uso di attivazione
fisiologica cui diamo il nome di una particolare sensazione. A differenza di James, Schachter non avanza
l’ipotesi che le sensazioni fisiologiche sono emozioni e che ciascuna emozione è accompagnata da
modificazioni fisiologiche differenziate. Schachter suggerisce, invece, che lo stato di attivazione è soltanto
un’attivazione generalizzata:
-1. una componente fisiologia di attivazione
-2. una componente cognitiva composta a sua volta da
2.1 riconoscimento della situazione
2.2 attribuzione causale con esternamente della propria esperienza emotiva

esperimento di Schacter
_modalità: Schacter allestì una situazione di collera ad un gruppo sperimentale ed una di euforia
ad un altro gruppo sperimentale. Indusse l’arousal nei soggetti del primo gruppo facendogli
assumere epinefrina. L'emozione era coerente con le situazioni cognitive indotte.
_risultato: le emozioni descritte dai due gruppi sperimentali risultavano coerenti con le situazioni
indotte.
_conclusioni: il modello teorico su cui si basano gli studi di Schachter e Singer presuppone che le persone
abbiano il bisogno di razionalizzare il proprio stato indistinto di eccitazione generando in questo modo
una propria spiegazione, ed è questa che unita all’eccitazione stessa determina un’emozione.
Egli dimostra che noi abbiamo un attivazione emozionale, poi andiamo a fissare l’emozionalità in base alla
situazione in cui ci troviamo e riconosciamo la situazione in cui ci troviamo. Si passa da uno stato emotivo a
un altro con estrema facilità.
A seconda delle condizioni in cui li mettiamo, subito cambiano modalità emozionale che stanno
vivendo. Dopo una reazione fisiologica c’è un etichettamento cognitivo che ci orienta a vivere le
emozioni in un modo invece che in un altro. Perciò le emozioni hanno un base cognitiva.
Schachter sapeva che l'emozione era dovuta al farmaco ma i soggetti avevano etichettato/categorizzato
l'emozione in base alla situazione in cui si trovavano. Dopo una reazione fisiologivca 'è un etichettamento
cognitivo che ci orienta a vivere le e mozioni in un modo invece che in un altro. perciò le emozioni hanno
base cognitiva.

Teoria psicoevoluzionistica: rifacendosi alla teoria evoluzionistica di Darwin, Tomkins e Plutchick ritengo-
no che le emozioni siano strettamente associate alla realizzazione di scopi universali, siano innate e
connesse con la sopravvivenza della specie e dell’individuo.
Categorizzazione delle emozioni: primarie (gioia, rabbia, paura, disgusto, sopresa, tristezza) e secondarie
(miscela di diverse emozioni primarie, come colpa,
vergogna, gelosia..)
Le emozioni sono processi complessi composti da
sottocomponenti:
1. Attivazione fisiologica
2. Valutazione dell’evento emotigeno
3. Manifestazione di una risposta
4. Prontezza dell’azione
5. Regolazione (autocontrollo)
6. Riconoscimento dell’emozione: noi riconosciamo
l’emozione senza essere emozionati.

Kohler : assume che la dinamica delle emozioni abbia la stessa forma di ciò che viene
espresso nell'individuo che prova queste emozioni.
Postula l’Isomorfismo (isodinamismo) tra vissuto emozionale e come si esprime. In questa assunzione si
postula un isomorfismo tra la dinamica interiore ed esteriore senza voler e senza dover giustificare sul piano
esplicativo le emozioni in terminoi genetici o funzionalistici
Kohler 1947 "sono ben pochi i soggetti in grado di udire un rombante crescendo di un tuono lontano
come un fatto sensoriale neutro; alla massima parte di noi esso suona mimnaccioso"

Isomorfismo tra vissuto interiore, come si esprime e come si riconosce la stessa struttura dinamica che
adottano anche le altre persone.

Carattere dinamico delle emozioni


Kohler assume che la dinamica delle emozioni abbia la stessa forma di ciò che viene espresso
dall’individuo che prova quelle emozioni.
La minacciosità della dinamica sonora e la struttura emozionale la riconosciamo perché è la stessa del
nostro vissuto interiore. C’è isomorfismo tra il vissuto interiore, riconoscere un’emozione e di identificarla
all’esterno.
Su questa base, Kohler formula una seconda assunzione: anche la dinamica delle emozioni e la
dinamica della musica possono avere la medesima forma (anche questa forma qualcosa di sovraordinato).
Le emozioni hanno un carattere dinamico perché per loro essenza implicano sviluppo e cambiamento.
Utilizzando l’analisi dell’espressione paralinguistica (encoding) di Anolli e Ciceri (1997), che individua il
profilo vocale (frequenza, intensità, tempo) per ogni emozione, si sostiene che la dinamica dell’espressione
fonetica delle emozioni si possa ritrovare nell’espressione delle emozioni nella musica.
La tristezza è correlata ad una voce con un tono mediamente basso, una frequenza che tende a
decrementare, un volume basso, lunghe pause, ritmo rallentato.
Ad esempio Chopin modificava valori di frequenza, durata per ottenere delle composizioni che
trasmettessero tristezza. La tenerezza è correlata a una voce con un tono lineare e basso, un volume
costantemente basso, ritmo regolare.
Regolando queste condizioni acustiche, otterremo melodie di tenerezza.
Riconosciamo nella musica un vissuto emozionale e, col tempo, strutture emozionali sempre più
complesse.

GESTALT
Gli psicologi gestaltisti si occuparono prevalentemente di processi cognitivi, e tra questi privilegiarono lo
studio della percezione e del pensiero. La data di nascita della psicologia della Gestalt viene posta di solito
al 1912, anno in cui Max Wertheimer pubblicò i risultati di due anni di ricerche sul movimento apparente
condotte nell’Istituto di Psicologia di Francoforte con l’assistenza di Wolfgang Kòhler e Kurt Koffka.
qualità gestaltiche (gestaltqualitàt): le caratteristiche delle configurazioni percettive che rimangono
invariate al variare degli aspetti elementari delle con gurazioni stesse. Il campo fenomenico non è un caos
indifferenziato, ma è dotato di gestalten, cioè unità. Le gestalten si organizzano sulla base di entità sotto-
ordinate, le parti. Le unità però non sono semplicemente la somma delle parti: hanno proprietà in quanto
unità, e non sono autonome perchè dipendono dalla funzione che hanno all’interno della Gestalt.
leggi di Wertheimer (gestalten)
Affermano che le parti di un campo percettivo tendono a costituire delle Gestalt, che sono tanto più
coerenti, solide, unite, quanto più gli elementi sono vicini, simili, tendono a formare forme chiuse, sono
disposti lungo una stessa linea, si muovono concordemente.
I principali fattori di unificazione o organizzazione in unità del campo percettivo sono:
1) vicinanza: gli elementi di un campo percettivo vengono uniti in forme con tanta maggiore
coesione quanto minore è la distanza tra di loro.
2) somiglianza: a parità delle altre condizioni, tendono ad unificarsi tra di loro elementi che possiedono un
qualche tipo di somiglianza (uguaglianza cromatica, affinità di forma, di grandezza...).
3) destino comune: a parità delle altre condizioni, tendono a formare un’unità nel campo gli elementi
che sono caratterizzati dal medesimo comportamento. Esempio: le unità in movimento, a differenza di
altre parti del campo statiche, tendono ad essere percepite come strutture unitarie.
4) chiusura: le linee che formano delle figure chiuse tendono ad essere viste come unità formali. La nostra
mente è predisposta a fornire le informazioni mancanti per chiudere una figura, pertanto i margini chiusi o
che tendono ad unirsi si impongono come unità figurale su quelli aperti.
5) buona continuazione: una serie di elementi posti uno di seguito all’altro, vengono uniti in forme in base
alla loro continuità di direzione.
6) pregnanza: ciò che determina fondamentalmente l’apparire delle forme è la caratteristica di
“pregnanza” o “buona forma” da esse posseduta: quanto più regolari, simmetriche, coesive, omogenee,
equilibrate, semplici, concise esse sono, tanto maggiore è la probabilità che hanno d’imporsi alla nostra
percezione.
7) esperienza passata: in assenza di altre informazioni, spontaneamente avviene il raggruppamento per
somiglianza semantica (es lettere-numeri). Elementi che per la nostra esperienza passata sono
abitualmente associati tra di loro tendono ad essere uniti in forme.

leggi di Rubin (articolazione figura-sfondo)


Sono le leggi che descrivono quali parti del campo percettivo diventano la figura e quali lo sfondo.
1) legge dell’inclusione: a parità di altre condizioni, diventa figura la ragione inclusa, la regione esclusa
(esterna) si consolida come sfondo.
2) legge della convessità: a parità di altre condizioni diventa figura la regione convessa e sfondo la regione
concava.
3) legge dell’area relativa: a parità di altre condizioni diventa figura la regione di area minore.
4) legge dell’orientamento: a parità di altre condizioni diventa figura la regione in cui gli assi sono allineati
con gli assi verticali e orizzontali.
5) legge della simmetria: a parità di altre condizioni diventa figura la regione simmetrica rispetto al suo
asse (rettilineo o curvilineo).
6) articolazione senza resti: a parità di altre condizioni tende a diventare figura la parte di
rappresentazione che ha il minor numero di resti.

Esperimento di Metzger: il ganzfeld


Metzger si era chiesto come apparisse lo spazio visivo qualora l’occhio venisse stimolato in modo del tutto
omogeneo in ogni sua parte sensibile. Costruì quindi un dispositivo costituito da una parete incurvata in
modo da riempire l’intero campo visivo dell’osservatore. In queste condizioni di campo totalmente
omogeneo (ganzfeld) l’osservatore non percepisce una superficie corrispondente alla reale superficie sica
che ha davanti, ma ha l’impressione di essere circondato da un mare di nebbia estesa indefinitamente in
tutte le direzioni. Metzger dimostra che, affinché il campo percettivo acquisti un’organizzazione, è
necessario che la stimolazione non sia del tutto omogenea, cioè lo sfondo per essere tale ha bisogno che ci
siano delle figure.

Filosofia a del paesaggio


secondo George Simmell il paesaggio non è la natura, è un’unità. Non è dato dai singoli elementi (prato,
alberi...), ma da un insieme che supera gli elementi singoli e le loro caratteristiche. Le singole cose che
vediamo sono materiale per il paesaggio. Un ammasso di libri non è una biblioteca a meno che non abbia
un concento unificante che ordini i libri secondo un criterio. Io come soggetto non posso imporre un mio
criterio, il paesaggio ha già di per sé un significato che io devo cogliere.
stimmung: atmosfera, senso di insieme, impressione complessiva. (es: un paesaggio può essere triste,
malinconico...) La stimmung non è soggettivo, è qualcosa di proprio del paesaggio anche se per esistere ha
bisogno di un osservatore.
Il paesaggio si definisce quindi in due termini: unità e stimmung, aspetti che colgo interagendo
con l’ambiente.