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0 ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI D’ITALIA

NOTIZIE A.N.P.I. Chioggia


Anno V° Numero 62 Copie inviate n. 498 DOMENICA 8 NOVEMBRE 2020

Nato a Bari, classe 1949, giornalista, GIANFRANCO PAGLIARULO ha lavorato negli anni
’70 alla federazione milanese del PCI, nel decennio successivo alla Fiom di Milano alla
direzione del periodico “IL METALLURGICO”, negli anni ’90 alla Società di Mutuo
Soccorso dei ferrovieri come direttore dell’organo sindacale “IL TRENO”.
Successivamente ha diretto il settimanale “La Rinascita della Sinistra”. Senatore della
Repubblica nella XIV legislatura (2001 – 2006). Dal 2015 è direttore responsabili di
“PATRIA INDIPENDENTE” periodico dell’ ANPI. Dal 2017 è vicepresidente nazionale
dell’Associazione.

AL NUOVO PRESIDENTE DELL’ASSOCIAZIONE NAZIONALE


PARTIGIANI D’ITALIA LE FELICITAZIONI E GLI AUGURI DI BUON
LAVORO DA PARTE DEL COMITATO COMUNALE DI CHIOGGIA.

OGGI, PIU’ CHE MAI, IL PAESE HA BISOGNO DELLA


PRESENZA ATTIVA E COSTANTE DELL’ANPI.
Editoriale del nuovo Presidente Nazionale, Gianfranco Pagliarulo,
pubblicato nella rivista dell’ANPI “Patria Indipendente”

I nostri compiti in un tempo difficile


L’elezione del Presidente nazionale dell’ANPI. La telefonata del
Presidente dei partigiani sloveni Marijan Krizman. I valori della
Resistenza e la drammatica crisi attuale. Tre punti fermi di lavoro:
unità, giovani, cultura. La prospettiva del congresso. Nervi saldi,
cervello a tutto regime, cuore in mano.
Pochi minuti dopo la mia elezione a Presidente nazionale dell’ ANPI, quando già le agenzie avevano
battuto la notizia ed era ancora in corso da riunione del Comitato nazionale, è squillato il mio cellulare, era
Marijan Krizman, Presidente della ZZ NOB, l’associazione partigiana slovena che mi chiamava per
felicitarsi dell’incarico che mi era stato consegnato e per esprimere la sua personale soddisfazione. Con
lui mi ero incontrato il 25 settembre a Trieste concordando un comune piano di lavoro.

E’ evidente che l’incarico a cui sono stato chiamato è per me un grande onore, e mi attribuisce una
straordinaria responsabilità. Davanti a tutti i cittadini, tutti gli antifascisti, tutte le iscritte e gli iscritti ANPI.
Ma anche davanti a chi non c’è più: i partigiani, le staffette, i protagonisti dei venti mesi che allora
riscattarono l’Italia dall’infamia di un ventennio di guerre di aggressione e di repressione selvaggia di
qualsiasi opposizione. Di quelle donne e di quegli uomini ci rimane una memoria fondativa, un gene
ineliminabile che è la ragione stessa dell’esistenza dell’ ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI
D’ITALIA e che citiamo come un riferimento di valori costitutivi: libertà, eguaglianza, democrazia,
solidarietà, pace. Ci troviamo perciò ad essere i custodi di questo scrigno ideale. Eppure non basta;
occorre il passo successivo, e cioè come questo grappolo di valori si misuri e si incarni nel luogo e nel
tempo che viviamo, insomma nel mondo e nell’Italia di oggi. A dire il vero questo è sempre avvenuto, dai
tempi del Presidente Arrigo Boldrini a quelli, più recenti, del Presidente Carlo Smuraglia, agli ultimi tre
anni, gli anni della Presidente Carla Nespolo la cui scomparsa ha causato in tutti noi un traumatico dolore.

Ma le novità degli ultimi anni, mesi, settimane, incalzano e richiedono il massimo di riflessione su ciò che
sta cambiando.. siamo in una situazione evidente di difficoltà democratica, causata da alcuni fattori che
contemporaneamente operano in negativo: il violento riprendere della pandemia col sua carico di
insicurezze, di allarme sanitario e di lutti; l’irruzione di una tensione sociale causata principalmente dai
riflessi dei provvedimenti di tutela contro il virus sulla situazione economica di intere fasce sociali,
professioni, nuclei familiari; la rabbia delle periferie; lo squadrismo fascista più o meno organizzato che ha
accompagnato molte manifestazioni di protesta negli ultimi giorni. Si aggiungano le incertezze e
contraddizioni interne al governo, il ruolo di gran parte dell’opposizione – non di tutta – negativo,
prevalentemente rivolto a esasperare le tensioni sociali, le tensioni con le Regioni, nonostante i meritori
appelli del Presidente della Repubblica sull’esigenza di politiche condivise e di una collaborazione fra
istituzioni. In un quadro così inquietante di difficoltà democratica l’Anpi può e deve operare alla luce di
quel sistema di valori che sono – a ben vedere – la sua ragion di essere. Avremo modo di approfondire
questo argomento, oggi particolarmente complesso e difficile. Ma alcuni punti mi paiono già fermi.
Il primo riguarda la politica dell’unità. Dobbiamo continuare a perseguirla in modo rigoroso e coerente.
Come prima, più di prima. In una parola, unità fino in fondo in particolare sui temi essenziali della missione
dell’ANPI: la memoria, il contrasto ai neofascismi e razzismi, l’impegno per l’attuazione della Costituzione.
La politica dell’unità va approfondita. Mi riferisco all’infinito mondo dell’associazionismo, dal terzo settore,
dal volontariato, dalle grandissime organizzazioni – sindacati, Arci, Acli, Libera – al pulviscolo associativo
che è presente in ogni campanile. Mi riferisco al movimento delle sardine. Mi riferisco ovviamente alle
altre associazioni partigiane. Ma mi riferisco anche al popolo, alle persone, al nostro rapporto diretto con i
cittadini e i lavoratori al mercato, al bar, nelle aziende e nelle fabbriche, sui social, ovunque.
L’antifascismo è anche e per alcuni aspetti specialmente unità popolare, in particolare oggi. L’unità, la
condivisione, la solidarietà sono ragionevolmente l’unico antidoto contro solitudine, insicurezza, rancore.

Il secondo punto è il rapporto con i giovani. Da più di diciotto anni è in corso una nostra meritoria apertura
alle giovani generazioni. Ebbene, noi dobbiamo far si che questa apertura diventi larghissima. Mi riferisco
alle fasce di età dai 18 ai 35 anni, cioè dai ragazzi fino ai giovani adulti. Queste generazioni sono portatrici
di sensibilità, linguaggi, costumi, abitudini, culture, del tutto diverse da quelle delle generazioni precedenti.
Quarant’anni fa il figlio dell’operaio, grazie alle conquiste sociali del tempo, poteva ambire a diventare
avvocato o medico; oggi, se li va bene, fa il rider. Allora c’erano luoghi e modi di socializzazione. Oggi i
luoghi sono stati cancellati e i modi sono del tutto cambiati. Fra noi e loro c’è stata la rivoluzione del web.
Si tratta di generazioni che hanno maturato attenzioni diverse rispetto alle nostre: penso in particolare –
ma non solo – alle tematiche del riscaldamento globale. Oggi queste generazioni hanno avuto tanti, troppi
esempi negativi. Tanti, troppi cattivi maestri. Prevale un mainstream pseudoculturale dominante infarcito
di violenze e disvalori, un senso comune indotto fascistoide che non va sottovalutato. E gli effetti si
vedono troppo spesso anche nella cronaca nera. C’è perciò un problema di cultura, cioè di conoscenza,
costume, abitudini di vita che va affrontato.

Ed ecco il terzo punto. La cultura è l’elemento fondamentale per declinare il sistema di valori nato dalla
Resistenza nelle contraddizioni dell’Italia attuale. Non basta essere predicatori di libertà, democrazia,
eguaglianza, solidarietà, pace. Occorre operare perché questi valori ispirino sempre più l’insieme della
attività culturali del nostro Paese, la formazione, l’autoformazione. L’obiettivo dev’essere la costruzione di
un punto di vista critico che non può maturare senza un accrescimento dei saperi, senza un accumulo di
conoscenze. Dev’essere perciò messo a tema il rapporto tra l’ANPI e il complesso mondo degli
intellettuali, che oggi è molto diverso da quello degli anni 50, 60, 70, sia perché sono cambiati i lavori
intellettuali, sia perché sono scomparse le grandi agenzie politiche e sociali di quel trentennio. Questo è
tanto più urgente perché stanno scomparendo grandi figure di riferimento artistico e culturale del
dopoguerra. Sono tutti nostri lutti, lutti del Paese: penso a persone, solo per citare ferite recentissime,
come per Gigi Proietti, o meno recenti, come Gianrico Tedeschi, Rossana Rossanda, Andrea Camilleri,
Franca Valeri, Paolo Poli.

L’ANPI, in questa situazione così difficile e carica di rischi, si avvierà fra poco verso i lavori congressuali.
Il congresso nazionale si svolgerà verso la fine dell’anno prossimo e sarà preceduto, come sempre, dai
congressi provinciali e da quelli di sezione. Non sarà certo una routine: tutto sta cambiando in un vortice di
tensioni e drammi. Basti pensare alle sconvolgenti notizie dei giorni scorsi dalla Francia.

Nervi saldi, cervello a tutto regime, cuore in mano: ecco l’ANPI che si avvia al congresso, l’ANPI dei
prossimi mesi, pronta a raccogliere la sfida di una postmodernità che si sta dimostrando matrigna. Certo,
è un lavoro quotidiano. Ma che parte da una visione di mondo in cui al centro ci sono le persone. La
visione della Costituzione della Repubblica Italiana. Se il presidente di una Regione scrive, a proposito dei
decessi degli anziani ( e non c’è smentita - caro Toti - che tenga) che si tratta di “persone non
indispensabili allo sforzo produttivo del Paese”, vuol dire che il guasto è giunto alle radici del patto
costituzionale, vuol dire che persino in alcune istituzioni alberga una visione per cui prima vengono le
merci, poi le persone, prima l’economia, poi la vita. Questo è intollerabile. In un tempo di volgare e
blasfema strumentalizzazione dei simboli religiosi colpisce, tra l’altro, l’abissale distanza dal messaggio
evangelico e dall’ultima enciclica potentemente ispirata a quel messaggio, “Fratelli tutti”, di poche
settimane fa.

L’ANPI è qui. In un tempo sferzato da pandemia, violenze e povertà, l’ANPI è qui. Con Carla nel cuore.
Con un vicepresidente vicario – Carlo Ghezzi – per un ulteriore rafforzamento della nostra struttura. Con
un gruppo dirigente confermato e con alcuni importanti ingressi. Pronti a fare la nostra parte.
PARTIGIANI, COME ALLORA. PARTIGIANI DELLE PERSONE DELLA LORO DIGNITA’, DELLA LORO
VITA. PARTIGIANI DELLA COSTITUZIONE. PARTIGIANI CONTRO I FASCISTI VECCHI E NUOVI.
PARTIGIANI, CONTRO LE GUERRE VECCHIE E NUOVE. CHIAMATELO ANTIFASCISMO. O, SE
VOLETE, UMANESIMO NEL TERRIBILE ANNO 2020.

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“NORME CONTRO LA PROPAGANDA E LA DIFFUSIONE DI
MESSAGGI INNEGGIANTI A FASCISMO E NAZISMO E LA VENDITA
E PRODUZIONE DI OGGETTI CON SIMBOLI FASCISTI E NAZISTI”
E’ la proposta di Legge di INIZIATIVA POPOLARE partita dal Comune di
SANT’ANNA DI STAZZEMA alla quale l’ANPI ha dato la propria totale
adesione.
Anche a Chioggia ci stiamo attrezzando per la raccolta delle firme di cittadini
sottoscrittori e non appena sarà possibile, informeremo dove si potrà firmare.
Non è più tollerabile quello che sta accadendo oramai da anni, questa rassegnazione
diffusa ad avere a che fare ogni giorno con pestaggi, manifestazioni, diffusione di
messaggi di violenza, di esaltazione del fascismo e del nazismo, che non hanno niente a
che vedere con la libertà di pensiero.

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CONTINUA LA SOTTOSCRIZIONE VOLONTARIA PER DOTARE IL COMITATO
A.N.P.I. DI CHIOGGIA DI UNA NUOVA BACHECA IN CORSO DEL POPOLO.
I contributi si ricevono presso la sede o concordando un appuntamento ai
numeri: 041.404647 - 3313456592

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NOTIZIE A.N.P.I. Chioggia Anno V° n. 62 Copie inviate n. 498


DOMENICA 8 NOVEMBRE 2020
Foglio informativa a cura del Comitato Comunale di Chioggia dell’Associazione
Nazionale Partigiani d’Italia: Calle Biseghella, 346 - 30015 Chioggia (VE)

Tel. 041.404647 email: anpichioggia@libero.it


Presso la sede sono a disposizione copie stampate del notiziario.
La Sede rimane aperta tutti i giorni (domeniche e festivi compresi)
dalle ore 9.30 alle ore 11.30