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Jeliel, angelo 2, dei nati fra il 26 e il 30 marzo

Jeliel, o Yeliyel, o Yeliy’el, è il secondo Soffo e secondo raggio angelico nel Coro nettuniano degli
Angeli Serafni guidato dall’Arcangelo Metatron, nel quale governa le energie di Urano. Il suo
elemento è il Fuoco; ha domicilio Zodiacale dallo 5° al 10° dell'Ariete ed è l’Angelo Custode dei
nati fra il 26 e il 30 marzo.
I sei Angeli Custodi dell'Ariete, collettivamente, assicurano ai loro nati un'energia intensa e
focosa, generoso entusiasmo e un acceso desiderio di rigenerazione.
Il nome di Jeliel signifca "Dio caritatevole"

Il dono dispensato da Jeliel è l'AMORE


Questo Angelo rappresenta e concede il potere di
concretizzare e consolidare qualunque realtà:
accorda la solidità, la tranquillità, la fecondità
(vegetale, animale, umana, lavorativa), la fedeltà
del coniuge, obbedienza e lealtà da parte dei
fgli e dei sottoposti. Fa vincere i processi e
annulla i litigi, le dispute, separazioni e divorzi. Assicura il successo in attività di costruzione e
produttive. Aiuta anche a far carriera nelle amministrazioni, nella diplomazia e nelle forze
dell'ordine. Dice Haziel che Jeliel rivela i misteri connessi alle realizzazioni materiali, a tutto ciò
che si concreta in termini tangibili. Invocandolo la persona otterrà eccezionali intuizioni (...),
avrà la possibilità di conoscere le virtù delle piante, le peculiarità dei minerali, e di presentirne
la fliazione cosmica (e i suoi presentimenti si riveleranno esatti). Le sarà dato di saper scegliere
il materiale più idoneo a questa o quella costruzione (...). L'infuenza di questo Angelo permette
di costruire il mondo terreno in conformità alle regole dei mondi superiori. La persona sa (o è in
grado di apprendere, attraverso la preghiera rivolta a Jeliel) ciò che è opportuno fare o 'che è
maturo': pronto, cioè, a pervenire allo stadio delle realizzazioni pratiche. Di qui la sua possibilità
di bussare alla porta giusta: quella, appunto, che si trova in attesa di essere varcata. Per tale
motivo l'elevazione spirituale, così come l'ascesa sociale, per i suoi protetti potranno essere
molto rapide.
Jeliel secondo Sibaldi
Dice Sibaldi che tra i molti signifcati del Nome di quest’Angelo ci sono «io mi elevo tra coloro
che vedono» e anche «io mi faccio udire [in ebraico yel] nell’assemblea riunita [liyi]». Questo
attiene al compito che gli Yeliy’el si sono dati nel venire al mondo, cioè essere il capo, in tutti
sensi. A cominciare addirittura dal proprio corpo: gli Yeliy’el, in sé e per sé, sono soprattutto la
propria testa, si identifcano cioè con la propria intelligenza e considerano perciò le emozioni, gli
istinti e i sentimenti, se non proprio come inevitabili inconvenienti, perlomeno come un insieme di
fattori ai quali imporre dall’alto una ferrea guida. Troviamo così, tra i flosof Yeliy’el, Cartesio,
con il suo yelielianissimo motto «Cogito ergo sum», per cui l’essere e il pensare divengono,
appunto, tutt’uno. In secondo luogo, gli Yeliy’el sono capi nei loro rapporti con gli altri,
nell’accezione più tradizionale del termine: troppo razionali, metodici, cauti, lucidi, logici, perché
coloro che li circondano non capiscano quanto sia utile poter contare su uno Yeliy’el, su una testa
pensante che sappia parlare chiarissimo e illuminare in ogni circostanza ciò che non tutte le
altre teste sanno vedere. E come potrebbero, gli altri, non riconoscere autorità a un individuo
simile? Diverrà leader, e non per ambizione (l’ambizione è una smania emotiva, e gli Yeliy’el non
se ne lasciano certo dominare) ma perché semplicemente è giusto e ragionevole che sia così. Non
per nulla, in letteratura fu Yeliy’el Paul Verlaine, acclamato «principe dei poeti» della sua epoca,
che gioiva nell’elencare anche in versi le norme che a suo parere andavano ragionevolmente
rispettate per scrivere come si deve. In terzo luogo, infne, l’intelligenza degli Yeliy’el non potrà
che guardare dall’alto in basso i modi in cui vive l’altra gente, più o meno smarrita sempre nelle
foschie emotivo-sentimental-istintuali. Inutile nascondere l’evidenza: se l’umanità si divide
nettamente in esseri superiori e in esseri inferiori, ogni Yeliy’el sa perfettamente, e senza la
benché minima vanità, di essere tra i primi; dovrà dunque comportarsi di conseguenza. La sua
casa, le sue abitudini, le sue aspirazioni, i suoi gusti dovranno avere qualcosa di particolare o
essere più raffnati di quelli della maggioranza: tutto ciò che è suo avrà tratti di esclusività, dal
linguaggio, agli abiti, alle tendenze sessuali. E solo ottemperando a queste sue esigenze da ruling
class si sentirà perfettamente realizzato. Un illustre, grande esempio di tale fnezza lo diede la
Yeliy’el santa Teresa d’Avila, che per decenni analizzò con razionalità estrema nientemeno che il
processo e i massimi gradi del più aristocratico dei piaceri, l’estasi – con la dovuta attenzione
anche per le sue implicazioni erotiche, naturalmente preziosissime ed estremamente originali.
Nella vita quotidiana potranno essere mistici, flosof, poeti, come ritrovarsi a loro agio
nell’insegnamento (meglio se negli ordini di scuola superiori); oppure saranno perfetti ai vertici
di qualche organizzazione o azienda (meglio se connesse con la tecnologia o la cultura). Sono
presidenti, certo, più che manager; o anche pianifcatori, architetti e ingegneri; oppure, se
personalità particolarmente estroverse e disinvolte, potranno eccellere in qualche movimento
popolare o nella gerarchia religiosa, sospinti in alto dall’ammirazione e dalla fducia dei più.
Ma negli Yeliy’el il primato della testa può anche implicare aspetti burrascosi. A forza di
ricondurre tutto alla sfera dell’intelligenza, avviene infatti che il loro animo, e soprattutto il
corpo, possano avvertire una nostalgia, anche angosciosa talvolta, delle emozioni forti. Buona
parte degli Yeliy’el sanno tenersi saldi al di qua di queste ultime, ben arroccati nel proprio
realismo, da un lato, e anche nel timore del ridicolo, dall’altro. Ma quelli che non resistono alla
tentazione si cercano passatempi spericolati (dall’alpinismo estremo ai rally nel deserto), oppure
esplorano qualche perversione, oppure, nel peggiore dei casi, dopo essersi troppo a lungo
limitati, precipitano in qualche tempestosa zona d’ombra da cui si sentono attratti come da un
vortice. Fu per esempio il caso del celebre scrittore russo Nikolaj Gogol’, che in una crisi mistica
si abbandonò all’anoressia e ne morì; o di Van Gogh, che prima di suicidarsi compì un disperato
gesto yelieliano di ingiuria al corpo e al tempo stesso duello tra la sofferenza fsica e la mente
che la contempla gelida, feroce, mentre se la infigge. E non si conosce la data esatta di nascita
di quel padre della Chiesa, Origene, celebre oratore alessandrino, che attorno al 330 si evirò
perché l’istinto non turbasse più la sua saggezza: ma sarei pronto a scommettere che venne al
mondo anche lui verso la fne di marzo. È buona regola, per gli Yeliy’el, saper compensare il
predominio della razionalità prima che si profli il rischio di simili eccessi. Più saggio fu, tra
questi nati, Goya, che seppe rendere omaggio ai demoni che, diceva, «si destano non appena la
ragione prende sonno»; li affrontò, li studiò, li raffgurò nei dettagli, esplorando le ombre della
propria personalità come si esplora una miniera: la sua lucidità ne usciva, ogni volta, ritemprata,
riequilibrata, e sempre più coraggiosa. Gli Yeliy’el sono disperatamente «mentali» – come tutti i
Serafni – ma che piacere ascoltarli; sanno dare grandi lezioni di intelligenza con i loro cuori
enormemente lontani dalla mente, la cui mente può dispiegare tutta la propria lucidità senza
interferenze sentimentali. Ricordando però che ogni energia angelica, se ignorata (o abusata!)
presenta anche specifci rischi, da cui l’angelologo mette in guardia spiegando sia come non
sprecare forze nel tentativo di raggiungere obiettivi che non ci competono, sia come imparare a
riprender fato, una volta che ci si sia messi in marcia verso gli obiettivi appropriati. Nel caso di
Yeliy’el la questione è particolarmente delicata: ai suoi intelligentissimi protetti va consigliato di
essereabbastanza intelligenti da permettersi, ogni tanto, anche di fare un po’ gli stupidi, per
riscoprire la dimensione del cuore – che in loro è poco sviluppata e perciò ingenua, indifesa,
goffa. Il cuore, l’istinto è, in loro, ciò che gli junghiani chiamano «l’ombra»: gli aspetti
trascurati, negati, repressi della personalità, i quali, se restano troppo dalla vita quotidiana,
possono facilmente rivoltarsi e combinare brutti scherzi. Jung spiegava che nell’«ombra»
ciascuno ha il proprio diavolo, il proprio avversario personale; ma anche che l’unico modo per
renderlo inoffensivo è portarlo alla luce e venire a patti con esso. Gli Yeliy’el sono fn troppo
bravi nel tenere tutto sotto controllo: il loro «diavolo» è il disordine, che può irrompere nella
loro vita, tutt’a un tratto, sotto forma di improvvise, disastrose inavvertenze. Sono proprio gli
Yeliy’el troppo ferrei nel guidare fermamente la loro passionalità, ad esempio, che rischiano
che il loro «diavolo» li spinga a innamorarsi, a un certo punto, della persona più sbagliata,
determinando così un periodo orrendo della loro vita. Imparino dunque a considerare e a usare
le loro doti cum grano salis, il che nel loro caso signifca con un pizzico di follia e di candore,
almeno tre volte a settimana. Ci vuole coraggio, senza dubbio. Diceva Tolstoj che le persone
sagge devono addestrarsi al «coraggio della stupidità»: (...) ricordatevelo, protetti di Yeliy’el; lì è
il segreto della vostra grandezza, oltre che della vostra armonia interiore.
Qualità di Jeliel e ostacoli dall'energia "avversaria"
Le qualità sviluppate da Jeliel sono sono amore universale, amore per i bambini e per il
prossimo, bontà
d'animo, carattere socievole, aperto e leale; fedeltà, modi affdabili e gentili, senso positivo della
gerarchia, rispetto, verità. Dona pace, gioia di vivere, prontezza di spirito e vivacità di pensiero,
idee utili e concrete, capacità di seduzione, forte carica erotica, facoltà di amare ed essere
amati. Concede ascendente sui potenti, obbedienza, attitudine a tutte le cose che riguardano
l'ordine e la giustizia; infuenza sulla riproduzione di tutto quello che esiste nel regno animale.
L'Angelo dell'Abisso a lui contrario si chiama Aratak e rappresenta l'indifferenza. Domina su
tutto ciò che può nuocere agli esseri animati, induce gli individui alla noncuranza verso i loro
partner, provoca divisione nelle coppie trascinandole a venir meno alla lealtà reciproca. Causa
eccessi di orgoglio, grettezza, narcisismo, infedeltà, egoismo, aridità, avarizia; perdurare del
celibato e solitudine, licenziosità.
Meditazione associata al Nome
La meditazione associata a Jeliel si chiama "ritrovare le scintille". Secondo la Kabbalah, infatti,
la vibrazione di queste lettere consente di ritrovare scintille di Luce spirituale e revitalizzare le
nostre energie quando ci sentiamo bloccati e percepiamo che la nostra vitalità si sta
esaurendo. Meditazione: ora, concentrando la tua visione sulle lettere ebraiche della radice del
Nome, senza pensare ad altro, respira e, lasciandoti permeare profondamente e a lungo dal suo
signifcato, pronuncia questa intenzione: per il potere di questo Nome, frammenti di Luce vengono
sottratti alle entità distruttive che dimorano in me. La loro forza viene interrotta e l'energia
divina torna a colmarmi. La vita torna a splendere con crescente intensità mentre, giorno dopo
giorno, miliardi di scintille fanno ritorno alla mia anima, che è la loro vera sorgente.

Esortazione angelica
Jeliel esorta a invocarlo per ottenere guida a
trovare dentro di sè la chiarezza di visione e
risorse per il proprio lavoro.
Giorni e orari di Jeliel
Se sei nato nei giorni di reggenza di questo
angelo, Jeliel è sempre in ascolto per te; ma in
particolare le sue energie si schiudono nelle date
del tuo compleanno e negli altri 5 giorni che ti
sono dati dal calcolo della Tradizione. Suoi giorni
di reggenza sono anche: 10 gennaio, 22 marzo, 4
giugno, 18 agosto, 30 ottobre; ed egli governa
ogni giorno, come "angelo della missione", le
energie dalle h. 00.20 alle 00.40. Assiste perciò, in particolare, anche i nati in questi giorni e in
questo orario, in qualunque data di nascita, ed è questo l'orario migliore in cui tutti lo possono
invocare. La preghiera rivolta specifcamente a Jeliel è il versetto "Tu autem, Domine, ne
elongaveris, fortitudo mea: ad adiuvandum me festina" (Sal. 22,20 - Ma tu, Signore, non stare
lontano, mia forza: accorri presto in mio aiuto).

Corrispondenze con le simbologie degli Arcani


maggiori
A ciascuna delle 22 lettere ebraiche sono
associati dei numeri, dunque ad esse possono
venire associate anche corrispondenze con le relative simbologie dei 22 Arcani maggiori dei
Tarocchi; questo può essere interessante per chi desidera interrogare questi simboli sul solo
piano di vero interesse: quello cioè dell'introspezione psicologica. Mentre le lettere ebraiche si
leggono da destra a sinistra, però, i corrispondenti Tarocchi vanno letti da sinistra a destra. In
questo caso, la radice (Yod Lamed Yod) del Nome risponde alla confgurazione: "La Ruota -
l'Appeso - la Ruota"
Da qui la rifessione che nasce dalle domande poste da questi arcani: chiede la Ruota (il ciclo
del mutamento): che ciclo si è concluso, cosa devo cambiare? quali sono le mie opportunità? cosa
mi aiuta? cosa sto ripetendo? quale enigma emozionale mi blocca?Chiede l'Appeso (sosta,
meditazione, dono di se stessi) che cosa devo sacrifcare? che cosa devo dare di me stesso? cosa
devo fermare? cosa devo ascoltare? verso quale punto devo rivolgere la mia ricerca
interiore? Chiede ancora la Ruota: che ciclo si è concluso, cosa devo cambiare? quali sono le mie
opportunità? cosa mi aiuta? cosa sto ripetendo? quale enigma emozionale mi blocca?
L'opportunità sottintesa da questa combinazione è l'occasione di un profondo mutamento che,
attingendo dal nostro inconscio, può produrre la rapida nascita di un uomo nuovo, in perfetta e
consapevole armonia con le leggi universali.
CORI DI APPARTENENZA E ARCANGELI DI
INFLUENZA
Rimando infne al Coro e alle energie
arcangeliche che dispensano infuenze ai nati fra
il 26 e il 30 marzo. L'angelo Jeliel appartiene al
Coro degli Angeli Serafni guidato dall' Arcangelo
Metatron. Questa decade in particolare (21-30
marzo) e il segno dell'Ariete nel suo complesso
cadono entrambi sotto il severo 'infusso
dell'Arcangelo Kamael.
Con questi link vi reinvio a tali entità angeliche: i
nati in questi giorni sono invitati a consultarle,
insieme a quella del loro Angelo Custode Jeliel.
Infatti anche le energie di questi Arcangeli sono
al loro fanco. Infne bisogna ricordare che una specifca infuenza sulla persona è esercitata
anche dall'Angelo che aveva reggenza nell'orario della nascita.
Cambiando argomento
Cambiando argomento, ma non troppo, i "santi laici" di questi giorni sono Gaetano Amoroso,
attivista politico; Vito Stassi, segretario Camera del Lavoro; Enrico Pedenovi, consigliere
provinciale; Pio La Torre, politico.