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R. BIBL. NAZ. !

Vi». Emanuele III.

RACCOLTA
VILLAROSA
A
I

NAPOLI _
\()ML. lA^dfpUjci. /t.

/ .

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DELL'
O P E R A
IN MUSICA.

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4

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DELL’
O- . \
P E R A # .

IN MUSICA »

TRATTATO
DEL CAVALIERE /

ANTONIO PL ANELLI
DELL* ORDINE
GEROSOLIMITANO.
mi*

NAPOLI
Nella Stamperia di Pomato Campo.

MDCCLXXII.
- * -
!

Con JLUtnfa. de Superiori.

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!

Oato gli Spettacoli oggetti tenuiffìmi

agli occhi del volgo, che non difierne

in ejji che il divertimento e'I folaga:

fono agli occhi d' un Filofofo vajli e

importantìjjìmi oggetti; perchè gli guarda come una


delle più pojfenti cagioni della perfezione o della

decadenza dèlie Belle Ani, della formazione o del

corrompimelo dfl publico cofiume.

Se F Italia attraverjo alla barbarie , in cui era

involta F Europa , fece rifplendere il fuo gujìo per

T Architettura , per la futura ,


per la Scultura t

per la Poejta , per la Mufìca , e fe portò quejie

Arti alla loro perfezione , mentre il Genio degli al-

tri popoli , dirò cosi , bamboleggiava ; ciò avvenne

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'1

6
• * •
,

in gran patte perchè gli Spettacoli fofiennero inef-

fa il gufio di quejle Ani , «e perchè i fuoi Teatri

gareggiavano con quelli delV Antichità ,


mentre le

altre Nazioni nè pur penfavano ancora ad avere un •

Teatro. E lo fiato ielle Belle Arti un articolo del-

la maggiore importanza per la felicità e'I luflro del-

le Nazioni , Conciafiachè quefie piacevoli Facultà

Occupano il mezzo di queir aurea catena ,


che con-

nette le Arti mecaniche colle più fublimi Sciente ;

dalla qual connefiìone procede, che dove ben s' in-

tenda la Pittura ,
la Scultura ,
V Architettura &c. dove

Jìorifca un Palladio , un Mickelagnolo , un Raffaello,

là f intenda ancora l'Agricoltura , là fi trovino eccel-


*

lenti Fabbri , e Teffitori , e là fiorifca pure un Vivia-

ni, che ardifia indovinare i mafHmi e minimi d' A-


pollonio , e un Galilei , che ci riveli i fecreti degli Afiri.

Molto più importante ancora è V influenza degli

Spettacoli fui cofiume delle Nazioni . Le Rappre-


fentaz'ioni Tragiche, in cui i Poeti della Grecia po-
mario nel più terribile afpetto la tirannia , foften -
t

nero in Atene lo fpirito republicano ; ficcome in

Roma Tarma, tinta dal fangue degli uomini e del-

le fiere, alimentò la ferocia cTun popolo conquifiato-

rc. Quindi buffa opinione damo di sè medefimi que-

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•,

7
gli Uomini di Stato , i quali trascurano la dirupo -
ire Publici Piaceri : ejji moflrano di non inten-
dere r ufo di quefla gran molla ,
jper volgere a lor

talento gli animi de’ loro popoli . Degno perciò del-

la comun riconofcenqa è quel favijjimo Magiftrato

in cui rifiede la fuprema ifpefione de Teatri di quejla 1

mia Patria , come quegli, che veglia diligentemente

fulla direpon del cofiume , direzione in cui confife il

pièfacro > e il più augujìo dritto della Sovranità ; e

allontana da’ Teatri qualunque Rapprefentaqione , che

contaminar pojfa P animo de' Cittadini (ìccome re


,

centiffimì efempi lo an dimoflrato .

Poiché dunque tanto influirono gli Spettacoli

fulle cognizioni , c fui coflume delle Nazioni ; egli


farebbe dejìderabile , che quegli Scrittori , i quali

prendono a dichiarar le leggi di quelle Rapprefyua-

qioni , che più ànno voga ne’ lor paefi ., a-

vejfero in mira quefti due grandi oggetti . E da


che oggi in Europa , t particolarmente in Italia ,

F Opera in Muflca i lo Spettacolo dominante ; per-

ciò io fpefft volte ò meco mcdeflmo deflderato ,

che gP Italiani Scrittori , rifinanio oggimai di ri-

/etere* quello , che tante volte , e da tanti fecoli ci

i flato infognato della Tragedia amica, della Com-


media , del Dramma Ruflicale , c d’ altrettali

a 4 Dram-

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f '

Drammi , che oggi V Italia tosi non gufia ; coma


altra volta fiacea ; fi defiero piuttofio a dichiararci

nel modo indicato le leggi di quefio dominarne Spet-

tacolo, che quafi folo occupa da lungo tempo i no-

firi Teatri ; il quale perchè più pompofamente d' ogni'- *

altro fi vale del fioccarfio delle Belle Arti , perciò

riefice più malagevole ad efieguire che qualunque de

mentovati, e più di qualunque altro è capace d'inr

fluire nel ptogrejfio delle Belle Arti , e della publica

eofiumate\\a . Pure qpa si nobil materia , $ cosi

atta per la varietà fiuta ad efiercitare < più grandi

ingegni , non fu , eh’ io fiappia , trattata finora fiuf-

ficientemente da alcuno. Solo il ChiariJJìmo Alga-


rotti ne fchiqqò un brevijfimo Saggio (
degno per

altro del nome dell ’ Autor fiuo ) del quale avendo

io fjtto tutto quell? ufo , che mi è convenuto ,


qui

anticipatamente lo atteflo .
-

Tal non curanqa de nofiri Scrittori -à data dun-

que occafione al prefiente Trattato, In ejfio io le più

volte ò per brevità dirette le mie rifiejjioni all' Q-


pera in Mufiea propriamente detta ,
cioè , alla Tra-

gedia Muficale : ejfiendo tali, che fi pojfiono di leg-

gieri adattare alla Commedia in Mufiea . Ma quan-


do tale applicatone mi è Jembrata malagevole ,

non ò trafeurato di farla io medefimo ,, e di ra -

gio-

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\

9
gìonare particolarmente deW Opera Comica MuftcaU.
Lo fcopo di quejlo Trattato è quello , eh' io poji

Jin da prima iri veduta ,* il dimojhare quanta di-

pendenza abbiano dagli Spettacoli, e majfimamentt


da quello dell' Opera in Mujìca , il gufo delle Ar-
ti, e'I cojìume delle Nazioni ; e quanto agevolmen-

te V inojfervanqa delle leggi di quefta pompofa [et-

nica RappreJenta\ione goffa corrompere il gufo , e


favorire la fcojlumatefta , eh' è la più deplorabile

[ventura, che poffa avvenire a uno Stato ,

So nondimeno per pruova , che a dirigere a un

tale [copo le leggi dell’ Opera in Mufica egli


, fa
di mejlieri una varietà tale , e una tal profondità
di cognizioni, che invano
fi cercherebbero in uno ,
che, come io , abbia fperimentate nel fuo nafeere

avverfe , come fuol dirfi , le Mufe . Laonde ben


lontano dal lufingarmi d' aver dato nel
fegno pro-
pormi , io non dejlino il prefente Trattato che a
rifvegliare i fovrani ingegni d? Italia , e a indicar
loro quanto degno di loro attenzione farebbe
quejlo
fuggetto da ejjì Jìnor trafeurato .•

• • • • Fungar vice cotis, acuturji

Recidere qnae ferrum valer , exfors ipfa


fecandi.
Hor. Epift. ad Pifon.

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S E*Z I O N E I.

Che Jia Optra in Mufica. Suoi progrtjjì , ^


- e perfezione, pag, i
, >

^Ap.I. CI»e s’intenda per Opera inMufi-


ca. Storia di quello Spettacolo, i
Gap. IL Dove confitta la perfezione dell’Opera
in Mufica, i±
Cap. III. Delle Belle Arti in generale .
S. I. Che fieno Belle Arti : loro origine,
ed importanza . 19
§. IL Differenza, che patta tra ette . 23
$. 111. Dell’ Elletico 3 e del Patetico a tut-
te comune . , 24
§. IV. In che confitta 1’ Eftetico (felle Bel-
le Arti . 26
$. V. E in die' il Piacere Efteticy. 32
S.VL In che confitta il Patetico delle Bel"
le Arti, e’i Piacer Patetico. 38

*•*
. T- * . » 1
*
: *—
Sezio-

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. .

I* , ..

'

L
. Sezione II.

Del Melodramma •

Cpp.I. Deir Emetico del Melodramma»


1
§, I . Quali fieno i fonti dell Efletico del»
. -
^ la Jfecfia . >
'

, 43
5. II. Come da etti convenga derivar la
bellezza de’ verfi del Melodram-
ma t 46
Cap. II. Del Patetico del Melodramma Sua ,
1
da quello dell antica
differenza
Tragedia
Cap. III. Dell’Unità del luogo, 68
Cap. IV. Del Finimento trillo, e lieto. 72
Cajv V. Del Carattere del Protagonifla. 7T
Cap. Vi. Del Numero degli Atti. So
Cap. VII. Del Verlò Tragico,
5,1, Se lia biafimevole nella Tragedia la
melcolanza de’ verfi 82
5- U. Della Materia propria de’ Recitativi
e delle Arie.
5,111. Del loro Stile , 9*
Sezione UT,
*
- •
l

Pella Mufica Teatrale . 5>8

Cap. I. Della Mufica in generale.


5 . I. Quali fieno i fonti deli' littetìco di

quella Facultà , 99
5. IU Differenza tra la Mufica Antica, e
la Moderna. 103
f. III. Dove confitta il Patetico delia Mu-
Gca.

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V

li
? " 104
fai» > -

Altra differenza tra la Muficà àn-


tica é la Moderna. XXI
£ap.II. Stile della Mufica Teatrale
" iaj
$. i.
I. Prima legge di ququello
$.IJ. Seconda Ieg~
tegfté » 126
$. 111 . Tèrza legge*.
— OD ,
I 8 f
$. 1 V. Avvertenze fallo Stilè proprio ai
cialcuna paffioné*. r Ijl
1
$. Libertà, che s attribuifcono i Lai>
Y. >

tantifullo Stil Teatrale. 133


Cap. IIL Dello Stile proprio di ciafcuna par-
te dèlia Mufica Teatrale..
$.. L
1. Stile della Sinfonia d* Apertura»
1

134
$ Il,
-, Stile de’ Recitativi. I30
*
$. 111 . Stile delle Arie* 145

S e t 1 d it e TV.

.
f
-
.
.. . .

Della Pronun\ia\ìone deW Opera in Mufica'* If 2

Cap. X, Importanza della Protninzia2Ìone nel-


l’Opera in Mufica. 1 J3
Cap, II. Della Pronunziamone propria dell*
Opera in Mufica* / - - .

$.1. Del Geito. 1 60


$. II. Della Voce* 1 67
Cap. HI» De7 Mezzi cF accpùftate la bella Pro- f
nun ziaaionc* **
j JL 'J j

L_ ‘

•Wsi \ . . .2

TSEZTQfc

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*4
Sezione V.’

Della Decorazione dell' Opera in Mufìca. 17%


Cap.I. Del Veftimento degli Attori dell* ,
^
Opera in Mufica. 180
Cap. II. Della Scena dell’ Opera in Mufica. i8j*
$. I. Della Vallità della Scena*
$. II. Della VeriGmilitudine della Scena. _i8^
$. 111 . Della Novità negli ornamenti della
\ Scena. •
1

192
$ IV. Di ciò , che può {occorrere P in-
ventiva del Pittor delle Scene, ip?
Cap. III. Ulizio, del Maccbinifta.
Cap. IV. Della Coitruzione del Teatro»
$. I. Della Materia onde convenga fab- ,

bricare il Teatro. ìpB


$. II. Deir.ampiezza del Teatro.
• 201
$. 111 Figu ra deli’ interno del Teatro , e
.
*
• > difpo(izione de''Palchetti 20?
$. IV. Dell’ ornamento del Teatro. 207

Sezione
»,VI. •
»
% *

Della Dan^a dilV Optra in Mufìca, aio

(Cap. I. Natura della Danza.


$. I. Che ila Danza , e dove condita il

Tuo Eftetico. • 2tt


$. II. Del Patetico della Danza ; 2 14
Cap. IL Della Danza Teatrale.
g. I. ConnefGone della Danza Teatrale
col Melodramma. 21 f
§. II. A qual genere appartenga la Dan-
» za

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- «lì
za Teatrale: 224
5. m. Avvertenze intorno alP efecU2ione
della medefima. 228.
Cap. ni. Qualità richiefle in un Danzatore.
§• I. Cognizioni neceflàrie a un Danza»
tore. 23jfj
-,
S.I4 Taglio a luì proprio.' aJS
Sezione r. i- '•‘i ,t
VII.
' •
J.

/G
•f .
A
Dèlia Direzione ddTOpera in Mufred i affi
'
**'
r

,
V ’

Cap.L Neceffità, clie à POpera mMtifica


d’un abile Direttore.
Cap.IL Come vada procurata la buona e-
lecuzione > e ’l buon ordine del-
Io Spettacolo dell’Opera in Mu-

^
Cap. IH.
^ fica.
Come vada procurato nell* Opera
nfò

in Muli»
——
li publtcO coltura*.
1 I

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'V*

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; a r:
correzioni 1 •

pag. 23. */. 5*. avvaler vaia?


e
pag. 29 v. 7.


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1.

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^ 1 i, e 1., cBe tra
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r - e x. e più " tra

ce più tra quelle che 3

tra 1 e 1 «i .
quefte che tra 1 ~ ex.
4 T
Valerti
pag. 69» v. i8« avvalerli ,

2><g.7i.v,id.avvalerfene valerfene
jwg.iOj.v.I* degli da S l>
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Aim. Reverendia V. Jacobus Martorelli in ha*


Regia Studiorum Un'n erjìtate Profejjor revideat , &
in fcriptis referat . J)cuum Neapoli die IX. menfis
Julii i77Qf


« .

»HCt SPISCpPUS FUTt CAP. MAJ f

N
vano
On fo , fe univerfalmente fia noto
Greci voleano, che coloro
fcrivere , non fodero
,
i
, che
quali aura*
I

,
quelle tre si fuhlimi dqti (che in spie-
garli in altra lingua languifcono ) io con indi-
cibile piacere le ho ammirate nell* Autore fa*
vidimo di quell’ Opera , la quale di più fi può
dire , 0««p>iTCT£tT» , ed ip
lina voce originale ; e piace , che in tutto l’ egre*
gio trattato dà per maeftri i Greci $ li defiderava,
che in noflra ftagione una n’ ufcidè di si gran
pregio ,
dolendoli ognuno , che colle flampe ver
deanfi liti da altri autori infelicemente trafcr it-
ti , e ridotti in compehdj j
quello alla fine ufcitQ
in luce a me fembra compofto fliwprriiwTeeTws, e con
nuovo penfamento. Ogni fua parte meriterebbe un
lungo elogitelo Itile elegante, la divifione chiara,
e propria , 1’ erudizione tutta fcelta , e la fcol*
pita oneftà : il pubblico lòn certo , che a tutte
quelle si belle doti farà plaufo . V. M, con
pronto compiacimento può dare all’ iiluftre Au-
lire il pennello della ftampa , perchè in tutta
i* OP
era ^ fcorge quell’ ultima virtù j e balla

legge*** fol tanto i’ eftrerpa fezione ; e fe i pre-


cetti di lui fi efeguiranno , I Tearti drverrebbono
òoeftiffime fcuole . Napoli 24. Ott.1771.
Della M. V. • •

Umilifs. Divotifs. Servitore


Giacomo Manorelli.

Die 24. Menfìs Januarii 177!. Neapolì .

TS~Ifo refcriptó fune Regali s Majejìatis fub die ip.


r currentis menfis ,
6* anni, ac relatione ReV.
D. Jacobi Martorelli de commijfione Rev, Regii Cap-
pellani Majoris ordine priefatte Regalis Majejìatis .*
Regalis Camera Santtce Clara: providet decernit, ,

atque mandai quod imprimatur cum inferta forma


,

prtefentis fupplicis libelli, ac approbatione ditti Reg.


Reviforis vtrum in publicatione fervctur Regia
.*

Pragmatica : Hoc fuum.

GAETA. FAOLETTI » Vidit Fifcus R: Cam,


»
* «

Reg. fol*
• * •

Carulii. " Atbanafius.

Marchio Citus Pr&f. S.R »C. & ceteri IHf


IH.
Aul. Pracfedi tempore fubfcriptionis impediti »

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Adm. Rev. Domimi P. Girardus de Angelis
Grd. Minìmorum S. Th. Profejfor revideat , & in
fcriptis referat . Datum die 3, Decembris 1770*

F. X. Epifc. Venafranae III.

J. Sparanus Can. Dep*

EMIN. E REV. SIGNORE.

P Ciche fi permettono
V. E. di permettere
fente Trattato, nei quale
i

la
il
Teatri , degnar può
pubblicazione del pre*
dotto, e pio Cava-
lier con ottima ragione, e prudenza, e
Planelli
con riporta ezofiizione, ed eleganza finirti ma di
Itile corregge i falli , e gli abufi , e I’ ignoranze

correnti ne’ modi, ed efercizj di quelle arti, che


a fornir con magnificenza e decoro , e con qual-
,,

che utile, e diletto le fceniche Rapprefentazioni,


s’ appartengono . Avendo égli il primo, non fenza

»a piacevole , e filofofico afpetto di novità , for-


mato, come una Inflituzìbne univerfale , che fola
badar potrebbe ad informar con diritto lume i
Poeti , i Maeflri di Mufica ,
gli Architetti ,
gli
Attori , onde in uni» di bellezza la parte loro
efponeflèro a’ riguardanti . Del reflo l’ intero pur-
gamento da ogni difordine in tali .pericolo!! uffi-
zj e’ pare , che fi convenga afpettarlo dal folo
Iddio. Io foncv •
Ai di ij'. di Dicembre S. Maria Stella.

Il pià umile Servo , « fuddito


Fr. Gherardo degli Angeli Minimo,

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.

Che fia Opera in Mufica . Suoi pro-


gredì, e Perfezione.

Che x’ intenda per Opera in Mufica . Storia di


quefio Spettacolo .

S
*
Opera in Mufica è un Dramma
rapprefentato cantando . Quan-
do quello Spettacolo nafcefle in

Italia è malagevole a diffinire:

egli nafconde la fua origine nel-

le tenebre d’ una rimota anti-


chità ,
la quale non tramandò a noi monumenti
baftevoli a determinare si fatta epoca . Quel folo»

che con maggior franchezza poffa aderirli, è, che

il fuo ufo è antichiffimo

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.

a- i

a Sez.T. Che sia Opera in Musica'.'

In effetti Albertino Muffato, Storico padovano,

il quale, fecondo il Muratori, nacque verfo il

ll 6 o. parla del pronunziar fa’ Teatri col canto,

e in volgar lingua, le getta de’ Duci, e de* Mo-


/ narrili ,
come d’ un cottume non recente . Dalla

maniera dunque, onde il lodato Stòrico fa menzione


di quelle volgari, e cantate Tragedie (4), par ve-

rifimile, ch’effe ben prima del fecolo, nel quale

nacque il Muffato, aveffero avuta origine.


Anche l’anonimo autore d’una Cronica mano-
fcritta di Milano (fcrittore anch’effo di molta an-
tichità) defcrivendo l’antico Teatro de’ Milanefi,

•ttetta ,
che in quello erano da lttrioni cantare

avventure di Principi, e di Grandi; e che termi-

nato il canto , fi dava principio alla danza , come


fi coftuma anche in oggi (
b )

Un’altra pruova dell’antichità delle Opere in


Mufica ne fòmminifirano gli Statuti della Com-
pagnia del Gonfalone (c). Fu quefia Congregazio-

ne iftituita in Roma nel HÒ4. per principal fine

di
fa) Ecco te precìfe parole del Muf- d’Italia del Muratori . .
fato ; COLERE amplijjima (b) rupcr atto ( Tbcatro ) HiUtnoi
Renna , Ducamene te/la , l’io Jt valgi CANTACANT fìcut , modo CANTAN-
inttUigtntih conferme , pedum . Itila- TUR Retando, tSr
rie Oirvcrio . Finito
tarlimene men farii vanii Imeni, in canni Bufoni et Mirai in eie bari i pul-
,
VUI.GAREC traduci SERMONE! , fj’-ant &•
decenti mota corpont fe
& in TI ‘arri, et Pulpiti i CANTI•
IENARUM MODULATANE
,
,
circumvolve’-mt . App. Muratori Ale.
pro'er- tif. Irai. Meri. Aev. tota. a. Difi. »».
*>. Prole,r. HI. IX. de Ce /Hi ri Aie. nel (c) Furono qucfti Statati impedii
tomo X. degli Scrittoti delie ,«ofe in Roma ad istt.

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, .

' V

Cap. I. Storia or questo Spettacolo 3

di rapprefentare i Mifteri della Paffion del Signo-

re, la qual Rapprefentazione fu in efla lungo tem-

po efeguita ciafcun anno nella Settimana Santa

con canto, e con funtuofe decorazioni («). E


poiché il principale intendimento dell’ iftituzione

della prefata Compagnia fu ,


come dicemmo ,
di

decentemente rapprefentare quella Sacra Tragedia*

pare ,
che tali Rapprefentazioni foflero nate anche

prima di fua fondazione. Il che tanto è più pro-

babile ,
quanto che tra coloro, che dell’ Iftituto

di tal Confraternità fecero menzione, niuno afcrif.

fe alla medefima l’ invenzione di quelle Sacre Rap-

prefentazioni ,
che in breve fi diffiderò per tutto

il mondo crifliano, e furono per più fecoli cele-

bràtiffime

Giovanni Villani b
( ) ,
e 1

Ammirato (c) con-

fervarono ancora la memoria d’una Rapprefenta-

zione data nel 1304. dagli abitanti di Borgo San

Priano, nella quale fi ammirarono principalmente le

fuperbe Decorazioni, inventate da Buonamico Buf-

falmacco (d) E il Villani efpreffamente attcfta,

(he per antico aveano in coftume quelli di Borgo

A % San

fi) Riecotoni Ri Hit. Wfl. ©•


Jur dife r. Thutr. d' Europi •
Crit. (e) Uor. Ut. 4.
(d) V. il Vafari
.....
nell» vita éel Buf-
(b) Ut. I. «p. jo. falmacco .

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. ,

4 Sez. I. Che sia Opera in Musica;


San Priano di dare al publico sì fatti folazzi •

Qual Dramma fofle ftato cantato in quello del

1304. noi lafciarono fcritto i mentovati Storici.

Il Cionacci (a) crede ,


che fofle ftato il Teofilo ,

o piuttofto il Lacero ricco e povero ì facri Drammi


l’uno, e T altro. Il Crefcimbeni (6) al contrario

{lima, che, quale che fofle ftato quel Dramma,


dovette effere di profano argomento.

E dunque chiaro, che fino da’ piu rimoti tem*

pi furono ufate in Italia le Opere in Mulìca*


Forfè anzi effe * non fono che una continuazione
dell’antica Tragedia- continuazione per altro in
que’ fecoli d’ ignoranza divenuta imperfettiflima

particolarmente nella parte della Poefia, ciò è del

Dramma
Erano quelli fpettacoli variamente allora intito-
lati; talora Felle, Rapprefentazioni ,
Mifteri (c) ,
T
tal altra Storia, V ite, Vangeli; e denominazioni
anche più ftrane ,
colpa della barbarie de’ tempi ,

qualche volta ancora fortirono . Furono elfi ge-


neralmente cantati , ficcarne il Cionacci aperta-

men-
ta) OJptrvtr. fon le rime fatta di fino argomento. Cosi nel Biavo Com~
Xerenzp di' Media . ladino , dramma di quello genere fa
(b) ftor. del!» Poe/la . legge :
.
CO II titolo di Mifteri era dato Volendo vai , et* fui ft rapprejonrl
«on folo a que’: Drammi , che con- Il he I Miller di B ijgio Contadina «
qualche Miflerodi noilraSan- Cionatci.
™ Fede, ; ma ancora a quelli di prò-
il

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,

Cxt. I. Storia di questo Spettacolo $

mente dimoflra (a). Ciò nondimeno, che princi-

palmente vi fi diftinguea ,
erano le funtuofe Deco-

razioni: Macchine, Comparfe, Feftini, Gioltre,

Battaglie, Balli, Conviti tutto eravi


Tornei, ,

con magnificenza introdotto, ei più abili Artefici

venivano a tal effetto impiegati (£) : per modo che

a quelli Spettacoli dobbiamo foprattutto afcrivere i

mirabili progredì che la Mufica ,


la Pittura*
,

l’Architettura, la Meccanica, la Profpettiva ,


cosi

come oflerva preno-


per tempo fecero tra noi, il

minato Cionaeci.
Quindi è che a mifura che quelle Faqyltà
,

andavano racquillando in Italia l’antico fplendore,


Opera in M.ufica s’ innoltrava verfo la fua per-
1

fezione^ ;
talmentechè nel fecolo XV. parve già

molto proflima a quella meta . In tal. fecolo ,


c

probabilmente, verfo il 1480. (c) cominciarono in

Roma le Opere in Mufica 'di profano argomento

/.giacché le Sacre eranvi communi da più di due

A 3 fecoli,

Drammi ne ftnno efli dal Magnifico Torenio de’ Medici a


Ci? Alcuni
tncdefimi teftimoniaoza . Verbigraxia
Senta tumulto fiian te voci ckett
in quello di S. Barbara e fermo:
MaMmamente poi mani? fi canta .
Recite'tm con folci voci , t canti Su. fb) V. il Vafari nelle Vite de’ Pit-
tori , e in particolare nelle vite di
In S. Orfola: Brunellefco , del Cecca , e del
Di Orfola clemente ,
mena , e pia Ser
Buffalmacco .
Noi pojjiam recitar con folce canto Se c.
Stella.- (c) V. il Quadrio {tot. « R.»f. d’ofnl
In quello di
Amore Poej. tom. 1. pare, i. libi, difi, a- cap,
, Cariti , Fette, {perenta, ei
Cent erri tutto l’ odierni canto , a. partir, i.
»
l ad s. Giovanni Faolo. comi» So 1
6 Sez. I. Che sia Opera in Musica;
fecoli, come di fopra fi è oflervato) e Giovanh!
Sulpizio nella Dedicatoria delle fue note fopra
Vitruvio fatta al Cardinale Raffaele Riario, Ni-
pote di Siilo IV. attribuire a sè la gloria d’ ave-
re il primo infegnato a rapprefentare e a cantare
,

que’ Melodrammi (a).

La prova maggiore della bellezza ,


verfo cui
procedeva in quel fecolò l’Opera in Mufica, vien

fomminiftrata dalla Feda, che nel 148^. fu cele-

brata da Bergonzo Botta .Gentiluomo tortonefe,


,

nelle nozze d’ Ifabclla d’ Aragona, Figlia d’Alfon-


fo Duca di Calabria, con Giovan-Galeazzo, Du-
ca di Milano . Quello Bergonzo , ricevendo in
cala gl’ illuftri Spofi , diede in quel genere uno
Spettacolo si magnifico ,
che la definizione , che
ne fu publicata , forprefe l’ Europa (b ) . La Poefia,

la Mufica, la Meccanica, la Danza, fecero di sè

tanta moflra in quella occafione ,


che gli Autori
dell’ Encyclopedte (c) in quello Spettacolo del Bot-
ta crederono di trovar l’ epoca dell’ origine dell*

Opera in Mufica. Che quelli, per altro rifpetta-

bilifiimi Letterati, non ben fi apponeffero, chiaro

appa-

go Qt'am (ciò è la profana Trage- fra Storia deferìve quefto Spcttacol


dia ) . . . . azere , &coniare primi del Botta.
foC a fui docuimns. (c) Artic, Dmft.
<b) Anche Trillano Calchi nella

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Cap. I. Storia di questo Spettacolo 7

apparifce da ciò, che fulla Storia di quello Spetta-

colo fi è da noi fino a qui ragionato . La fola

proprietà ,
onde etto fu allora prefentato dal Bot-

ta ,
potea fargli accorti , non effer quello il pri-

mo ,
che l’ Italia vedette . Niuna opera dell’ arte

comparifce per la prima volta con tal grado di,

perfezione , maflime quando tante Facultà concor-


rono alla fua formazione.'

L’aver mentovato Alfonfo Duca di Calabria

mi richiama in mente una fimil Fetta celebrata

da quello Principe in Napoli l’anno 14.p1. nella

fala di Cartel Capoano • Confidò quella in una


breve Farfa ,
come la chiama il famofo Jacopo
Sannazzaro , del quale fu opera, rapprefentata con

canto ,
e con regio apparato di macchine ,
e di

decorazioni (a) „

Pattando al XVI. fecolo, troviamo il nome


di parecchi Maeftri di Cappella , che fi fegnala-

rono nella Mufica de* Melodrammi. Tra’ primi f


che in quel lecolo fi diftingueffero ,
fu Alfonfo

A 4 dalla

CO Ciò pud il lettore chiaramen- ,, portato in teda della fala . Da


te raccogliere da più d’un luogo di ,, poi venne la Lctiaia veftita orna-
tnella Farfa , imprcflfa colle altre ,, tamente , con tre Compagne , che
•pere del Sannaiaro in Padova nel „ fuonavano la Viola , Cornamufa,
?*>• pel Cornino . Ecco per cfempio ,, Flauto , e una Ribeca . La Leti.
<>o , che fi legge dopo la feconda » zia cantava , e portava la Viola ,
leena . „ Finito ch’ebbe la Fede , fi
„ accordando ogni cola foavcownu.
»» *wad nel Tempio , qual fu fupito .

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$ ,

S Set. I. Che sia 0?era in Musica;


dalla Viola Ferrarefe ,
che verfo il 1555. fece la

tnufica al Sacrifato Dramma Paftorale d’ Agoftino

Beccari , Poeta ferrarefe . Nel 1563. lo fteffo

Viola meffe in mufica /* ^fretufa d’Alberto Lol-


lio ,
altro celebre letterato ferrarefe e poeta il
, j

qual Dramma fu nel medefimo anno rapprefenta-


to in prelenza d’ Alfonfò II. d’ Erte Duca di
,

Ferrara . In prefenza dello fteffo Alfonfo fu nel

1557. rapprefentato lo Sfortunato ,


Dramma d*

Agoftino Argenti ,
pofto fotto le note dal mento-
vato Viola.
»

Mantova ebbe nell’ età medefima Aleflàndro


Strigio, Gentiluomo nella mufica efercitatiffimo.

Ma io non ò fàputo chiarirmi fe egli ponefle

mai fotto le note altro che Intermedi , de’ quali

parecchi ne compofe . Tra quelli uno piti all*

Opera in Mufica , che a qualunque altro genere

di Drammatica azione fu fomigliante ,


tra per la

divifione in cinque parti , o vogliam dire Atti

e per gli perfonaggi ,


che tutti erano o Deità ,
o
Semidei , e finalmente per l’accompagnamento di
fplendidiffime decorazioni (*) . A quello Infer-

me-
(a) Vedine la deferixione nel libro no%xe Ulnfirift. ed Eccellentift.
intitolato : Descrittone del magni fi- Sir. il Signor D. Cefare tr Efte , e té
tenti [fimo apparato % e da' maravi elio fi Signora D. Virginia Medie t. In Firtn*
Intermedi fatti per la Commedia rap - %e apprejjo Giorgie Mérejtéftt t éttM
presentata in Firenzi nelle felieijfra isti»

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Cap. I. Storia di questo Spettacolo ^
medio però (che fu frappofto nell’ jfmico Fido ,

Commedia di Giovanni de’ Bardi , Comico sfug-

gito al Quadrio )
non fu impiegato il folo Stri-

gio, ma ancora Criftofano Malvezzi ,. Maeftro di


Cappella del Gran Duca di Tofcana , il qual

Malvezzi la terza , e la quarta parte dell’ Inter-

medio compofe.
Un altro Maeftro di Cappella ,
che in quel fe*

colo fiorifse nella Mufica Teatrale ,


fu Emilio
del Cavaliere ,
Romano . Egli fece la mufica al-

la Difperazjone di Sileno , e al Satiro ,


Drammi
di Laura Guidiccioni , virtuofa Dama lucchefe,

i quali furono nel 1590. rapprefentati avanti al

Gran Duca. Nel 1595. pofe m mufica il Giuoco

della Cieca ,
altro Dramma della Guidiccioni, ©
nel 1 600. la Rapprefent anione <P anima e di corpo t

cantata in. Roma.


Anche Modena ebbe in quel fecolo Orazio
Vecchi, Poeta infieme , e Maeftro di Cappella,
che fi diftinfe nella mufica teatrale. Nel is?7*
ufcl in Venezia appretto Angelo Gardano in 4,

P *Anfiparnafo ,
Dramma d’effo Vecchi, corredato
da lui medefimo di note muficali. Nella fepolcra-

le attrizione fatta a quello Valentuomo , e ripor-

tata

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,

io Sez. I. Che sia Opera in Musica.

tata dal Muratori {a) fi legge ,


etere il Vecchi

flato il primo ad unir la mufica a’ Drammi (


b ).

Ognun vede ,
che quel PRIMO è uno di quegli

efagerati elogi ,
onde i viventi fogliono tfier pro-

dighi co’ morti.

Ma colui ,
che fopra ciafcun altro fi rendè ce-
^

lebre in quel Tecolo nella mufica teatrale ,


fu Ja-

copo Peri, del quale or ora più particolarmente

diremo.
Tali furono i progreflì dell’ Opera in Mufica

nel XVI.- fecolo ed in efla non era offervabile


,

la fola Mufica ma la Pittura ancora ,


la Mecca-
;

nica, la Profpettiva il Difegno ,


1 Architettura
,

per opera del Neroni del Peruzzi ,


dell Ari-
,

ftotile ,
del Leoni ,
di Timante Buonaccorfi , del

Lancia del Monaldo del Vannocci , del Tribo-


, ,

a quali
lo, e d’altri valenti Artefici di que’ dì ,

quelle Belle Arti fono tenute dell’ eccellenza , a

pervennero in quel fecolo fortunato . Bifogna


cui

però confutarlo; fe tutte quelle Facoltà contribuiva-

no alla vaghezza del noflro fpettacolo ,


non fi po-

tè» dir lo ftefiò della Poefia . E quantunque fin

. 1
'
da*

terranea
Perf. Poef. li*. j.top. * {acuitati etmitmxìffit , rstunt

Unum hurmomuta pattuii tmitsi trhm ili /*• u4aùrutkncni tondi «

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Cav. I.. Storia di questo Spettacolo tt

da’ principi del fecolo ,


onde favelliamo ,
sì l*

antica Tragedia ,
come la Commedia averterò ot-

tenuti i loro rertauratori quella nella perfona del

Trillino ,
quella nel Cardinal Divizio da Bibbiena;

ciò nulla oftante ,


duravano tuttavia pel Melo-
dramma i fecoli d’ Andronico, e di Telpi.

Dovea dalla città di Firenze (


dalla quale l*

Italia ,
e 1

Europa tutta riconofce una gran parte

di fua coltura )
attendere quell’ ultimo Dramma
quella regolarità che tuttor gli mancava . Sul ca-

dere adunque del fedicelìmo fecolo alcuni Gentiluo-

mini fiorentini ,
tra* quali il prenominato Gio-
vanni de’ Bardi ,
Pietro Strozzi, e Jacopo Corti,

conofcendo ,
che i Melodrammi allori ulati molto
fi allontanavano dalle leggi della Drammatica ;
con-

fortarono Ottavio Rinuccini a teflerne uno fecondo le

leggi di quella Poefia . Rendutofi il Rinuccini alle

illanze de’ fuoi amici , compofc il primo Melodram-


ma regolare, chè l’Italia vedefle, intitolato la Dafne.

Ciò fatto, i medefimi Gentiluomini eleflero Jaco-

po Peri ,
celebre Maeftro di Cappella fiorentino,

a mettere quel Dramma fotto le note ;


il che

quelli fece nel 1597. nel qual anno medelimo


fu la Dafne rapprelcntata in mufica con fommo-
ap«

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.

f% Sez. I. Che sia Opera int Musica,"'

applaufa in cafa del prenominato Corfi ,


grande

amico del Chiabrera . Alla Dafne fece il Rinuc-

cini fuccedere 1’ Euridice , e V Arianna ,


quella

nel \6oo. quella nel iòo8. mcfli anche in mu-

fica dal Peri . Furono quelli Melodrammi accolti

con tanto applaulo dagl* Italiani t ,


competenti

Giudici delle opere di gufto , che di fomigliante

conio molti altri fe ne videro in breve

Non pochi uomini di lettere celebrano il Ri-

nuccini come inventore ,


non che perfezionatore
de* Melodrammi ; chiamandoli anche inventore,,

chi a una invenzione altrui aggiunga nuovo lu-

me, e bellezza . In tal fenfo è chiamato Efopo

Inventor degli Apologhi ben più antichi di lui:

e nel fenfo medefimo è Copernico avuto per

Inventore dei Siftema Copernicano . Perciocché

non ottante che un tal Siftema fotte,, venutor in

mente a* pili antichi Filofofi ; quell’ Aftronomo

fu il primo a provarlo in modo ,


che foddisfacef-

fe , In quello fenfo ancora 1* Harvey è riguar-

dato come Inventore della Circolazione del fan*

gue.
Non potea però l’Opera in Mufica confervar

lungo tempo quella bellezza , che fortita avea

nelle

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,,

Ga*. T. Storia m quésto Spettacolo i»

«elle mani del Rinuccini , e del Peri : efia anda-


*
va incontro al fecolo diciaflettefimo , epoca quan-

to fortunata per le fcienze ,


altrettanto infelice

per ogni maniera d’ italica Poefia . Nondimeno


alla decadenza di quello Spettacolo non contribuì
folo 1* infelicità di quel fecolo
;
ma in oltre ( che

è più forprendente )
il progrefio fatto, come di-

cemmo ,
nel fecolo antecedente dalle Belle Arti.

Perciocché giugnendo quelle ad incantare colle

Macchine ,
e colle Decorazioni ,
feduffero per mo-
1
do colla loro vaghezza il guflo degl incauti no.
" flri poco a poco a
Maggiori ,
che fi cominciò a

non efìgere dall’ Opera in Mufica che Comparfe

Decorazioni ,
e Macchine ;
poca attenzione facen-

dofi più alla Pcefia ,


la quale fi prefe a riguarda-

re come veicolo , dirò così , di quelle.

Dimorò l’Opera in Mufica in quello flato di

decadenza per tutto il corfo del fecolo decimofet-

timo ;
durante il quale , ella non fu più che uno

Spettacolo de' fenfi . In tale flato brillò precifa-

mente fu’ Teatri di Venezia , i Melodrammi de*

quali ,
colla funtuofità delle loro Decorazioni

attirarono l’ammirazione di tutta Europa. Vive


ancora tra noi la memoria del Dramma intito-

lai»

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/

14 Sez. I. Che sia Opera in Musica;


• r'

lato la Divijìone del mondo , e d’ altre Opere


Muficali per lo valli IH mo accompagnamento di

macchine , e per la magnificenza , onde furo-

no colà decorate . In quello fecolo fi comincia-

rono a inferir le Arie ne’ Melodrammi :


poiché

fin allora tutto fu in effi recitativo , e la Muli-


ca fu tutta in iflile recitativo compolla . L’intro-
duzione delle Arie è attribuita al Cicognini , il

quale nel fuo Cìafone ,


Melodramma publicato

nel 1649. cominciò a interrompere il grave reci-

tativo con quelle anacreontiche flanze.

Ma dall’ aurora del corrente lècolo ,


che fecon-

do un Valentuomo può chiamarli quello del Buon


Cullo , cominciarono a dillinguerfi i grandi Inge-

gni , che doveano rellituire quella Poefia alla fua

antica bellezza . Tra’ primi fuoi rellauratori va


particolarmente annoverato A portolo '
Zeno , i

primi Melodrammi del quale videro la publica

luce fin dagli ultimi anni del fecolo proflima-

mente caduto, Pier-Jacopo Martelli, l’Abate Fru-


goni , il Marchefe Maffci ,
Paolo Rolli , cd altri

noftri valenti Poeti, feguirono le vefligia medefi-

me. Ma quegli, a cui più che a qualunque altro

è debitrice l’Opera in Mufica, è il Signor Abate


Me.

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.

Cap.II- Dove consista la Perfez. ec. 15

Metaftafio, il quale colla dilicatezza de’ fuoi Me-.

lodrammi, onde arricchHce tuttavia il noftro Tea»


tro ,
e col deliro, ma moderato ufo delle Deco»
• •

razioni ,
à rillorata la Poefia di ciò , che nello

fcorfo lècolo perduto avea ,


ed à recata l’Opera

in Mufica a quel punto, al quale niuno condotta

aveala prima di lui

L’ Opera in Mufica pafsò d’Italia in Francia

per opera del Cardinal Mazzarino, dove fu per la

prima volta nel 16^6, da italiani attori efeguita:

indi non tardò molto a palfare nella vicina In-

ghilterra. E poiché nel fecolo, in cui in Francia

fu menata, era divenuta, come fi oflervò poc’an-

zi , uno fpettacolo de’fenfi ; efla ritenne oltremon-

ti que’ difetti , che contratti avea nel fuo paefe

natio.

cap. ir.

Dove confifi a la perfezione dell'Opera in Mufica .

D Alla Storia efpolla nel capo antecedente

potuto agevolmente
prefente è uno de’ più felici per l’Opera
ritrarre , che il
fi

Secolo

in Mufi-
è

ca. Nondimeno perchè fi conofca, fe con tutto


ciò

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,

i6 Sez. I. Che sta Opera in Musica;


ciò ella fia oggimai pervenuta alla fua perfezione"

convien prima dammare dove quella perfezione

confida .
• •

In qualunque Opera ,
fia della Natura , o deir Ar-
te ,
Perfezione appelliamo 1’ Uniformità della ten-

denza delle parti a un fine medefimo . Cosi per-

fetta diciamo una macchina ,


fe ciafcuno de’ pez-

zi ,
che la compongono, tenda a quella funzione,

A cui la macchina è deftinata; e al contrario im-


perfetta ,
fe alcun di quelli ,
o perchè mal forma-

to, o perchè male cogli altri conneffo, non tenda

a quel fine .

Ora alla formazione dell’Opera in Mufica con-

corrono la Poefia, la Mufica, la Pronunziazione

e la Decorazione; alle quali Facultà un’altra ag-

giugner fi fuole , non effenziale a quello Spettacolo,

com’ è ciafcuna delle annoverate , ma dichiarata

quafi tale dall’ufo, e quella è la Danza. Perchè


dunque l’ Opera in Mufica poffa dirli perfetta ,
e

bella (
da che bellezza non è dove non è perfezio-

ne) conviene, che tutte quelle Facultà talmente

concorrano a un fine medefimo , eh’ effe compon-


gano un folo tutto : attefo che ,
ficcome il Gafa
con eleganza , e da Filofofo fc riffe
, vuol tjferc

la

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,

4 '
l_
» .

Cap.II. Dove consìsta la Perfez. ec. 17

la bellezza Uno quanto fi può il più , e la brut «

tolga per lo contrario è Molti (a) .

Ma quale farà l’unico fine, a cui tutte le par-

ti del noftro Spettacolo, come altrettanti raggi d’

un cerchio ,
tender dovranno ? Per fòddisfare ade-

guatamente a cosi fatta .dimanda , fi vuol riflette-

re ,
che la parte predominante di quefto Spettaco-

lo è quella della Poefia. Il che è sì vero, che tra ,

tutte le altre Facultà da noi annoverate non ce ne


à una ,
che non fia fiata ammefla a folo oggetto

di dar mano alla Poeiìa : tutte ,


quale più verifi-

miglianza ,
e quale più forza a quella aggiugnendo,

fono deftinate a (occorrerla ,


e (ottenerla . Il che

eflèndo ,
affai aperto fi vede ,
che tutte le altre

debbono feguire il cammino di quella ,


e che il

fine a tutte comune è quello fteffo ,


a cui tende

(a) Riporterà qui per intiero 'ac- l


„ per avventura gli occhi molto grof- ^ ^ , ,
cennato paltò dei Cafa ; giovando a ,, fi , e rilevati , e ’1 nato picciolo,
dichiarar tempre meglio li mio prò. „ e le guance paffute , e la bocca
polito ; e ’1 fo tanto piti volentieri, ,, piatta , e ’t
mento in fuori , c la
quanto che colla tua naturalezza , e „ pelle bruna , pare che quel vifo
leggiadria non pud mancar di piacere ,, non tia d’ una loia donna , ma fia
a* miei Lettori. „ Vuol edere la bel. ,, compofto di vili di molte , e fatto
,, lezza Uno (cosi egli pel Galateo) ,, di pezzi : e trovafene di quelle , i
quanto fi può il ptft , e la bruttez. membri delle quali fono belliffimi
„ za per lo contrario e Molti , si ,, a riguardare ciafcuno per si , ma
„ come tu vedi , che fono i vili delle ,, tutti inficme fono fpiacevoli , e
„ belle , e delle leggiadre giovani : „ tozzi , non per alrro . fc non che
,, perciocché le fattezze di ciafcùna ,, fono fattezze di più belle donne ,
,, di loro pajon create pure per uno „ e non di quell’ una ; ficchi pare
,, fteffo viro , ilche nelle brutte non „ eh’ ella le abbia prefe in pretta*.
ai addiviene : perciocché avendo elle ,, aa da quella , e da quell’ altra.

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«3 Sez. I. Che sia Opera in Musica ;>•

la Poefia *
la quale nell’ Opera in Mufìca è chia-

mata Melodramma, o Dramma per Mufìca.


Allora dunque il noftro Spettacolo farà perfetto,

quando tutte le Discipline, che lo compongono,


concorreranno al fine del Melodramma . Nè io

parlo Solamente del fine principale ,


che farebbe il

muovere a compaflione , e a terrore ,


pollo che

quella Poefia al genere tragico appartenga


^
ma ben
anche de’ fini intermedi , e al principale Subordina-

ti. Conciofiachè non ogni Scena d’una Tragedia è

animata dalla compaflione ,


e dal terrore
;
tenden-

do alcune alla mozione di tale , o tal altro affet-

to , che dal Poeta fia flato Subordinato al princi-

le. E però Tutte le J)ifcipline appartenenti al no*

Jlro Spettacolo debbono tendere non fola all'affetto

principale del Melodramma ,


ma a ciafcttno altresì

di quegli affetti ,
al quale allora a[pira, la Jcena ,

quando effe vengono in quella impiegate .

• Da quello generai principio partono tptte le leg-

gi concernenti il noftro Spettacolo, e a queflo pa-

ragone vanno efaminate tutte le Discipline , che

concorrono a formarlo . Ora appartenendo effe tut-

te alla Clafle delle Belle Arti ,


per bene esaminar-

le ,
e per adoperarle in modo , eh’ effe facciano in

que-

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' I

Càp. III. Delle Belle Arti ec. 19


quello Spettacolo il .più bell’ effetto , che attender-

ne fi polla •
è neceffario il dar prima un’occhiata

alle Belle Arti in generale, e difeender poi a con-

fiderare partitamente ciafcuna di quelle , che nell*

Opera in Mufica vengono impiegate. '•

'
* -
t

: CAP. III. •

Delle Belle %Artì in generale .


• *’ «
• 1
• . . • » * •

§.r. Che fieno Belle ^frti : loro originerei importati*


*
%a .§.i. Differenza , che paffa tra effe . §.3. Deli

Eftetico, e del Patetico a tutte comune. §.4 .In

che confìfta f Eftetito ielle Belle %Ar*

ti. §.5. E in che il Piacere Effe* , .

ti co . 6 In che
. confifta

il Patetico ielle Belle

.Arti, e'i Piacer

Patetico .

B Elle

vimento
Arti fono

delle
le

paffioni
Arti

.
desinate

Di quello
al mo-
nume-
- 1 B a - f

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-

io Sez. I. Che sia Òpera in Musica .

ro è la Poefia , l’Eloquenza ,
la Mufica , l’Ar-
chitettura ,
la Pittura ,
la Scultura e la Danza
, ,

colle loro fpezie. Si faccia attenzione a qualunque


npera ,
che a quelle Facultà s’ appartenga •
nè fi

durerà fatica a penetrare, che effe tutte fono inte-

fe a fvegliare alcuna delle noflre paffioni; e quel-

le, che ad altro mirano, impropriamente il nome


di quelle Facultà fi attribuirono . Impropriamente
per efempio alla Poefia Didafcalica fi dà il nome
di Poefia : poiché non contenendo ,
che la ftoria,

o i dottimi di qualche icienza , o meftiere , non al


cuore ,
ma all* intendimento ragiona ,
e di Poefia

non à che la bellezza efteriòr , che ne ufurpa ;


co-

me un ritratto , a cui fi attribuifce il nome della

perfona ,
onde imita l’ efferiori fattezze . Cosà
ancora quella parte d’ un’ Orazione , che comprende

le pruove , non è propriamente un pezzo d’ Elo-

quenza, ma di Dialettica; nè da’ precetti dell’Ar-

te di ben dire ,
ma da quelli di ben ragionare è

regolata c d’ Eloquenza non à che le materiali


;

fembianze . Il nome d’eloquente è propriamente

riferbato a quella parte , che tende a muovere i no-

ftri affetti :e quando noi ce ne Tentiamo effettiva*

mente moffi ,
diciamo , effee quello un bel pezzo

d! Eloquenza . F u-

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Cap. III. Delle Belle Arti ec. zi
t

Furono quelle Arti chiamate Belle per eccellen-

za per ragione ,
eh’ effe procurano d’ infinuarfi coi
,

mezzo del piacere fenfibile , che a noi viene da

quelle bellezze, di cui è giudice l’occhio ,o l’udito,

e di cui effe adornanfi diligentemente. Nè fono,

come le feienze , figlie -d’ una mente tranquilla ;

furono anzi concepite dalio fpirito umano nel tu-

multo delle paffioni. Un uomo , che la perdita

d’ una perfona cara rende infelice ,


mentre à la fan-
tafia occupata da quello oggetto ,
per arredarlo co-

me può , e refiftere a fuo potere al deftino , che

da lui lo divide ;
fi pone a ritrarne i lineamenti

filile mura di fua abitazione, o ad incidergli in

legno ,
in fallo ;
« dà la nafeita alla Pittura ,
e

ella Scultura. Spaventato un altro dall’inclemenza

del cielo , che in mezzo allo ftrepito de* tuoni ro-

vefeia una fiiriofa temprila •


corte fotto un albero
a ricovrarfi ,
ne difpone , ed intreccia alla meglio
le foglie, e i rami, ne aggiugne degli altri fvelti

da alberi vicini •
e dà. principio all’Architettura.

Un felice avvenimento facendo prorompere altri in


voci d’allegrezza, alcuni della lieta adunanza, per
dare maggior rifalto a quelle voci, vi aggiungono

B 3 il

Digitized by Google
sa Sez. I. Che sia Opera in Musica .

il fuono di certi corpi, che 1* accidente à fatto co-

nolcere per fonori . Altri fpiega la fua gioja con

parole, che il fuo trafporto rende enfatiche, e fu-

blimi ,
e che la cadenza di que’ fuoni induce a

• fuggettare alla fteffa mifura ed ecco tra gli uomi-


:

ni la Mufica, e la Poefia fua compagna. Intanto


5
quell’ agi fazione, eh è propria dell’ allegrezza ,
met-
te tutta la loro macchina in movimento. Le mem-
bra non poffono aver ripofo : ciafeuno pruova un
fegreto impuifo di lanciarle , e ‘di muoverle a quel-

la cadenza medefima ,
colla quale il <anto ,
e ’l

fuono lufinga il fuo orecchio. Elfi .non refifiono a

quell’ impuifo • fi muovono al fuono di que’ pri-

mitivi finimenti , e al canto di quella nafeente Poe-

fia • e que’ loro movimenti dai* nafeita alla Dan-


za . Altrove finalmente defiderofo alcuno d’ implo-

rare la benevolenza di chi può renderlo felice, me-


dita fui modo di dare efficacia alle fue parole •
e

forma ,
altro volendo ,
le regole dell’ Eloquenza .

Nè- fidamente effe nacquero in mezzo alle -paffioni,

ma nè pure poffono efi'ere efercitate fe non da uno


fpirito ,
che da quella attualmente fia poffeduto.

In fatti, il Furoré ,
1’ Eftro ,
1’ Entufiafmo ,
di -cui

ciaf-

Digilized by Googl
. Gap. III. Delle Belle A*ti ec. ‘
*3
, ciafcuna opera di tali Arti à bifogno non confitte
,

che in un movimento di paflione (a) , ,,

Le paflioni adunque diedero origine alle Belle

Arti , e quelle riufcirono poi il pii* efficace iftru-

mento, onde fi poffa avvaler l’Uomo, quando vo-


glia propagare in altrui la propria paflione . Dal
che fi può comprendere quanto importante . fia la

cognizione di quelle Facultà, e che effa coftituifce

una delle pii» utili , e infieme piu dilettevoli

parti dell’ umano falere ; mercecchè tutti i van-


taggi e » piaceri pure grandilfimi
» , ( e fono )
che
.t
*eca agli uomini la Società < dipendono dall’Arte
*

di propagare in altrui j proprj fentimenti.

$. II.

f

Uno adunque è il fine a tutte comune : la

lor differenza confitte nella feelta de’ mezzi t Per-


ciocché alcune , e legnatamele la Pittura la
,

Scultura, l’Architettura la Mufica, e la Danza,


,

ii vagliono di mezzi naturali , come del colore ,

• B 4* ( ' V V
W della
• * * V

tO V. nc' Principi Elementari dei- nofirt Appékdicr intitoUter MeM,


fi Belle Letteredel Sig. forme* , U IH Jtilie PmjIm.

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.

»4 Sez.I. Che sia Opera in Musica.


della figura ,
del fuono ,
i quali la natura medefi-

ina adopera ,
quando voglia avvertirne della pre-

fenza di qualche obbietto, o l’un dall’altro voglia

diltinguere . Altre , e ciò fono la Poefia ,


e 1’ Elo-
quenza , fi appigliano a’ mezzi artificiali ', voglio

dire ,
alle parole ,
mezzi inventati dagli uomini,
per comunicar l’un l’altro i propri penfieri. E que-

lle due Facultà,che fotto il nome comune di Bel-

le Lettere van d’ordinario, in ciò differifeono tra

Poefia parla uno ftraordinario linguag-


'
effe, che la

gio y e lo lega in armoniolà mifura • rpa 1’ Elo-

quenza ,
apparentemente più modella ,
non adopera
verun patente artifizio nelia liceità, c nella combù
nazione de’ Tuoi parlari.

§. iir.
' #
i i : ; . . ,

Cosi per vie diverfe fi affrettano tutte di giu-

gnere al cuore . Ma perchè a facilitacene il ,


cam-
mino giova moltiffìmo il guadagnarli prima i fen-

fi
;
effe a quelli diriggono i loro primi attacchi

Quindi è ,
che qualora io afcolto una poetica com-
polizione, il primo fentimento, ch’io pruovo, è il

diletto , col quale l’ armonia de’ verfi , e della ri-

ma

Ciigilized by Google
Cap. III. Delle Belle Arti ec. 25

ma cattivali il mio udito : ma a quello ne fucce-

de immantinente un altro di genere diverfo ,


ed è

un movimento di compaffione ,
di rifo ,
o d’ altro

affetto, che Tento follevarmi nell’animo. Parimen-

te un’ opera d’Architettura cogli ornati ,


e colle

mifure ,
che offerva nelle parti , e nell’ inficme ,
de-

lla nell’ occhio mio una grata fenfazione . Ma ol-

tre a ciò io fento coprirmi il cuore d’ un facro or-

rore ,
fe ella mi prefenta, un augufto Tempio ,
o
d’ allegrezza ,
fe una villa deliziofa . Così pur la

Pittura (per addurre ancora quell’ altro elempio )

coll’armonia de’ colori appaga la mia villa ; ma


in oltre mi muove a tenerezza, a riverenza, o ad

altra paffione, corrifpondente alla figura, che imi-

ta . Ciò nondimeno , che in cialcuna di quelle Di-


Icipline è dellinato al piacere de’ fenfi ,
e che da
noi farà per brevità chiamato TElletico di tali Di-
fcipline ,e tutt’ altro da ciò, che fi adopera al mo-
vimento degli affetti * e che noi il Patetico dire-

mo di quelle . Non era la fonorità del verfo quel-

la, che facea piangere S. Agoltino nella lettura del

quarto libro dell’ Eneide nè il terribile del Giu-


;

dizio Univcrfale del Buonarroti è prodotto dall’ar-

monia de’ colori. Elietico adunque delle Belle Ar-

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. ,

i6 Sez. I. Chi* sia Opera ite Musica.


ti io chiamo Quello artifizio , eh’ effe adoperano
per piacere a’ noftri fenfi. Patetico delle B^lle Ar-

ti, Quell’ artifizio , ch’effe adoperano, per muo.


vere i noftri affetti . Entriam ora ad efaminare io
che l’uno, ? l’altro confifta
- i
I v •

§. IV.

Abbiamo già definito *1*


Eftetico delle Bel-
le Arti per Quello artifizio ,
che adoperano a fine

di piacere a’ noftri fenfi . Or confifte quello artifi.

zio nella fimmetria , eh’ effe mettono nelle opere

loro : il che effer vero, chiaro apparirà, quando

delia Simmetria fi fia formata una diftinta nozio-

ne. Simmetria dunque è La ragione evidente, che

le parti ànno alle altre parti , o al tutto . E ra-

gione evidente è II paragone di due grandezze,

col quale noi conofeiamo fenza fatica, fe fieno tra

loro eguali ,
o di quanto 1’ una fia maggiore dell*

altra . Se per efempio fiffaftdo 1’ occhio fopra due

linee, noi prettamente ci accorgiamo, effer l’una il

doppio dell’ altra • quefte due linee avranno un’ «•

vidente ragione tra loro, e però fi diranno ,


edere

in fimmetria .
f * .
. .

Quali-

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,

Caf.III. Delle Belle Arti ec. 17


- Quanto adunque pii» evidente farà a’ noftri fen-

lì la ragione d’una a un’altra grandezza , tanto piìi

grata riufcirà la lor fimmetria : perchè tanto mi-

nor fatica durerà lo fpirito a difcernerla . Ora a


rendere evidente una ragione, due regole fi debbo-

no offervare. La prima fi è ,
di metterla tra gran-

dezze mediocri : avvegnaché i fenfi non mandano


fedelmente allo fpirito 1’ idea di grandezze troppo

valle, o troppo minute. Chi à in fatti un occhio

acuto abbaftanza ,
per difcernere ,
che un piccolo

grano di fabbia fia il doppio- d’un altro? e difcer-

nerlo sì agevolmente , come fa ,


fe paragoni la da-

tura d’un uomo con quella d’un fanciullo , che fia

alla metà del primo? o chi à sì fino orecchio, eh*

egli fi accorga dell’ uguaglianza di due lunghi fer-

moni., come fa di quella de’ due primi verfi del-

la Gerufalemme Liberata ? La feconda regola è

di adoperar grandezze non troppo tra loro inegua-

li :
perchè è difficile a’ fenfi il paragone di tali

grandezze.. Non diflinguerà un giardiniere di quan-


to il fuo pino fia pi* alto d’ un baffo arbufto, co*

me diftingue ,
che un giovane pino è già al terzo

del pino antico . £ un cieco , il quale coll’ ajuto

del folo tatto giudica dell’ uguaglianza di due da*

di

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a8 Se*. I. Che sia Opera in Musica.'

di da giuoco; con quel folo ajuto, e fer.za adope-

rare altro artifizio ,


non potrà decidere di quanto

un di que’ dadi fia più breve dei fuo baftone . U


perchè come più le grandezze fi allontanano dall*

uguaglianza, più la loro ragione fi rende ofcura a’

fenfi e più fcema per confeguenza la bellezza del-


,

la loro fimmetria . Onde avviene ,


che la fimme-

tria più aggradevole allo fpiritp è quella ,


che fi

trova tra grandezze eguali, o vogliam dire tra gran-

dezze che in ragione d’ uguaglianza fieno tra lo-


,

ro . Dopo di quella la più aggradevole è, quella,

che ànno due grandezze , l’ una delle quali fia una,

o alquante volte maggiore dell’ altra, come il dop-

pio, il triplo, il quadruplo ec. ragione, che i Ma-


tematici chiamano multiplice ,
e in ifpezie ragione

doppia, tri pia, quadrupla ec. Quella fimmetria. non-

dalla ragione doppia, farà più.


dimeno, che nafcerà
piacevole di quella , che dalla tripla , e quella più

della feguente e così in avanti ,


per vigore della
,

feconda regola. Perciocché quanto più quella ragio-

ne multiplice aumenta ,
tanto più le fue grandez.

ze s’allontanano dall’uguaglianza : e però tanto più

anch’effa s’allontana dalla feconda regola, la qual

vuole, che fi adoperino grandezze non troppo ine-

,
guali.

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Cap.TII. Delle Belle Ailtx ec. %9
guali. Vien poi quella fìmmetria , che fi trova fra

due grandezze, l’una delle quali fuperi l’altra d’u-

na determinata parte ,
o fi voglia dire d* una par-

te aliquota ,
come qualora fia una volta e mezzo,
una e un terzo ,
una e quarto da pii» dell’ al*

tra
;
e per la medefima feconda regola la firn me-
a

tria riufcirà più dolce tra i|e iò*, che' tra i^c
l ì , e più tra quelle , che tra i v | c cosi

via via - ,La qual ragione è chiamata luperpar-

ticolare , e in ifpezie fefquialtra ,


fefquiterza ec.

come i Matematici amano di dire . Non m’ in-

oltro a dichiarare altre fpezie di ragioni , tra

perchè le gih efpofle badano al mio intendimene


to ,
e perchè da effe derivano le più piacevo-

li fimmetrie . Tuttavolta ficcome non tutti i fen-

fi fogliono edere della medefima acutezza in un


uomo; perciò fpefio avviene, che una ragione, la

quale è difcernevole a un fenfo ,


può edere indi-
fcernevole a un altro fenfo d’un uomo medefimo;-

« che efempigrazia una perfora efercitata nell'Ar-


chitettura alla prima occhiata fi accorga della- ra-

gione di due architettonici membri ,


ma non fe ne
accorga si di leggieri coll’ ufo del falò tatto **

D’altra parte un fenfo medefimo può avere indi*



4
1
verfi

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30 Sez. I. Che sia Opera in Musica.
verfi uomini diverfi gradi d’acume, o per. ragione

d’efercizio , o di naturai difpofizione ;


e però av-

vien non di rado, che il fenfo d’un uomo difcer-

ne una ragione ,
che il medefimo fenfo in altro

uom non- difcerne,e che da un concerto , per efem-

pio, di Muftca l’uno fia rapito, l’altro annoiato.

^Ora l’Eftetico deljp Belle Arti confitte appunto,

come dicemmo?, nella fimmetria ,


che danno quelle

evidenti ragioni. In fatti allora piace un-opera d’

Architettura, quando tra le parti, e tra quelle, e

1’ edifuio intero venga oflervata la Simmetria : nè

quefta Facoltà infegna altro artifizio agli Architet-

ti, che vogliono render belle le opere loro fe non

il dominio di quelle ragioni lòpra ogni parte deli’

edifizio . Un fimile artificio prefcrive la Poefia ,


per

la ionorità del verfo , e della rima; e da, quello

artifìcio fletto dipende la melodia , e l’armonia del-

la Mufica, ficcome altrove fi mottrerà' .


1

Nè fola-

mente l’ E fleti co di tali Facultà ,


ma quello anco-

ra della natura prende origine dalla fimmetria .

Bello in effetti è un volto ,


fe l* altezza della fron-

te ,
quella del nafo ,
quella dello fpazio comprefo

tra’l confine del nafo, e l’eftremità del mento, e

quella degli orecchi , tutte fieno eguali tra loro .

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Qu*. III. Delle Belle Arti ec. . 3*
. >

Se eguali tra loro fieno ancora lo fpazio ,


che un

occhio divide dall’altro, la larghezza del nafo,

quella della bocca (


non comprefavi la ripiegatura

dell’ eftremità delle labbra )


e quella del mento ,

talmentechè tutti quelli lpazj fieno tra le medefi-

me parallele com prefi . Se l’altezza della fronte ,

fia il doppio della lua ampiezza, e quella del voi»

to intero il triplo dell’altezza della fronte. Se la

lunghezza d’ un ciglio fia una volta e mezzo quel»,

la deli’ occhio* e così decorrendo p?r gli altri mem-


bri ,
ficcome' infegnano coloro , che fcriflero della

fimmetria del corpo qmano . Da’ quali fi può ap-


prendere ,
che la ragion dominante in quello è. quel-

la d’ uguaglianza; piìi rara è la multiplice ,


e pii*

di quella la fuperparticolare . Che poi dalla fola

fimmetria derivi tutta la bellezza fenfibile dell’Uo-

mo ,
la Scultura , e la Pittura ne fomminiflrano

una invincibil pruova


;
poiché quelle mifure offer-

vando, elTe giungono ad imitare l’umana bellezza.


Perciò non lenza ragione infegnò V itruvio ,
che un

edificio deve offerire all’ occhio quella medefima


fimmetria, che fi olferva nel corpo d’una bella j*r-

fona : da che in effetti le più dolci fimmetrie lo-

ro quelle, che fi olfervano nelle membra d’un bel-

corpo. §.V.

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ja Sei. I. Che sia Opera in Musica.

$. V.

' •

Veduto, che la Gmraetria è l’origine dell'Efte-

tic© ,
sì naturale , come artifiziale
;
è ora da di-

chiarare ,
quanto è in noi ,
l’ eflenza del piacere,

che da eflo ne viene : fembrando ,


a dir vero, al-

quanto (Ira no , che dall’accorgimento delle ragioni,

che paffano tra varie grandezze , n’ abbia 1’ Uomo


a rilevare sì fatto contento, eh’ egli n’ efea talvol-

ta come fuori di sè . Procuriamo d’ inveftigar l’ori-

gine di quello oleuriflimo, e in uno importantifii-

mo fenomeno dello Ipirito umano .

Se talento mi veniffe di definire il piacere io

generale, io direi, ch’egli altro non è , che 1’ ap-

percezione d’ un’ idea feconda, cioè d’ un’ idea, dal-

la quale può lo fpirito dedurne molte altre ;


e sì

direi, che non i foli piaceri intellettuali , ma i fen-

fibili altresì, e i pih dipendenti dal corpo, in que-

lla appercezione d’ un’ idea feconda confiflono ;


fic-

come il dolore (
non eccettuati i dolori de’ fenfi )

è 4’ appercezione d’ un’ idea fterile, cioè, d’ un’ idea,

dalla quale non può lo fpirito dedurne delle altre.

Chi à meditato fulla natura dello ipirito , non di».

biterà

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I
»*

Càt. ITT. Deìli Selle Artt et.

biterà di paradello nelle noli re parole ."In fatti, fe

la natura dell’ anima umana confifte nello sforzo

t
di produrre una non interrotta ferie d’idee, come
i piìi profondi Filofofi inno infegnato ; a un tal

Effere qual altro piacere può convenire, che l’ap-

pei'cezione ,
l’accorgimento d’ un’ idea, che gliene

prometta una ferie d’ altre ,


e così l’ ajutr è- fecon-

dare la propria natura ? e qual altro dolore dar


gli fi può, che quèllo d’ occuparlo d’ uh’ idea fte-

rile ,
la quale , non moftrandogli veruna lucceffio-

ne d’altre idee , tenda a diftruggere la natura di

lui? 'Ma io* non poffo arredarmi a mettere in chia-

ro quella. teoria del piacere in generale ,


come
quella ,
che troppo mi diftrarrebbe dal mio fugget-

to . Melfala dunque dall’ un de’ lati prendiamo


ad efaminare particolarmente 1’ eflènza del piacere
••
Eftetico.
« »

Quello piacere confifte nella 'deduzione , che fa

lo fpirito d’ una grandezza da quella d’ un’ altra.

Nell* afcoltare per efempio un poetico ‘verlb il mio


fpirito s’accorge, che dalla totalità di quello egli

può, fe vuole, venire io cognizione della grandez*

za di ciafcuno de’ piedi , che lo con&pone : per-

ciocché in quello il vcrfo diffcrifce dalla profa

£ eh’

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Sez.I. Chi sia Opera iw Musica’.
eh’ egli per mezzo della cadenza fa fentire la gran-

dezza , « ’l numero delle, fue parti : altro non ef-

fendo la cadenza d’un verfo.fe non un intervallo,

upa paufa interpola fra le parti di elfo verlo. Per


efempio in quello :v »

Dm rofg frtfche ,
t colte in paratifo ,

è tale la combinazione delle parole , eh’ io mi lènto

obbligato ad arredarmi lòpra tutte le fillabe pari, e

paffar velocemente Tulle dilpari. La quaL paufa ,


V t

o cadenza divide quel verfo in cinque fenfibiliffime

parti. Nell’ ascoltar poi ug fecondo verfo, quello


gli riproduce 1! idea della mifura del primo, e di

tutti i fuoi piedi. Al contrario un verfo, che mal


fuoni ,
gli di (piace ; poiché quel mal fuono' viene

da ciò , che in quel verfo non fi fente il numero


delle parti , come fa la, fonorità ,
cbe però ne’ verlt

fu detta anche numero. Quindi lo fpirito non ve-


dendo in quel verfo il germe,, diciam così , <T al-

tre idee , fi difgulta d’una flerilith , thè lo con-

danna all’ inazione. Così ancore in un ordine d’Ar»-


4 . ' ^
chitettura egli gode in avvederli, che ciafcuna del-

le parti contiene come in compendio la mifura di

tutte


Digitized by Google
• I

CAP.ttt. Deile' Beile Àrìi W


fufffc 1* altre : Cfifé dall'altezza del piedeflMto egli

può facilmente-- dedurre quel fa di ciaféùna fua par-

te, quella- fMl* tek>nna,e di ciafcuna ancora del-


5,

le fue parti ,
e dèli architrave , del fregio / della

cornice , e & pdre quella di tutti i piccioli mem-


bri componenti quelle parti . È per 'contrario da

qual s è Cuna di quelle grandezze egli fi accorge

di poterne dedurre quella di tutte T altre ,


e dèli*

Ordine intero. E fe non fe gli offre' un Ordine


foto ,
ma un edificio contenente piò Ordini Cimili,

e oltre a ciò è balconi, e porte f e nicchie ,


è

loggiati', collocati tutti in fitnmettia quella fe-

conda idea, come più -feconda * più dijeftérà della

prima . Non mi fi opponga ,


che niuno nel miraré

là bellezza fenfibile d’un oggetto fi avvede mai di


*
* • >*> '
i

tali intèrne operazioni . Molte cofé fa la noflrar


• •

mente fenza avvedetene ,


anzi lenza faper mai d’
'

effer capace di farle «

Quanto adunque un’4dea è più feconda di ra-


gioni ,
tanto il piacere elietico farà maggiore ,
O
pure, come un Matematico dìrebbè,i “*
piaceri elle-

tici fonò* tra loro come la fecondità dèlie idee •

Won vorrei però ,


che quindi deducèffe taluno, che v
un’ opera tanto più piacerà, quanto più in

C
.
% •* v
mol-
*

Digitized by Googk
,

*
V

gd Sez. I. Che sia Opera in Musica'.' n

moltiplicherà la fimmetria • e che però ,


per no»
dipartirne d^li’arrecato efempip, infinitamente bel-

lo riufcir potrebbe quell’ edifizio, fe la varietà, e’i

numero dell§ fue parti , moltiplicar fi poteffe in in-

finito . Sarebbe quella una falla deduzione : poiché

noi già dicemmo fin da prima , che un’ idea pia-

ce ,
ove contenga ragioni evidènti. Or quando effa

prelenta troppe, e troppa variate ragioni ,


lo fpi-

rito non può di leggieri svilupparle* onde elfe di-

vengono allora difficili $V«, lalciano d’ effe ce eviden-

ti :
perciocché le ragioni evidenti fon quelle , che

fi difccrnono agevolmente. Senza che, sì fatte idee,

troppo cariche di fimmetrie cagionerebbero allo

fpirito della fatica, o, che vale il medefimo , del

-
dolore ;
onde non poffono piacergli . La fecondità

dunque dW idea, vuole avere un termine , oltre ai

quale effa non farebbe più grata.

Da sì
*
fatta conneffione d’idee, che l’anima tiro-

va nella fimmetria, avviene , che gli oggetti, in

cui la fimmetria è offervata, s’ imprimano più fa-


+ . r .

- cilmente in lei che gli altri, che ne fon ienza. Si.

faccia a un Cantante fentire una o poche volte

un bel canto : egli lo imiterà francamente . Fac-

ciaglifi poi fentire; un canto eguale nei numero


.
• J e nel-

Digitized by Google
.

* .
1
*
*
M

* CIap.ìII. Delle Belle Arti ec.


37

e nella durata delle note, ma che quelle note niu-

na affinità abbiano tra loro, onde non producano

melodia alcuna. Ripeteteglielo non una, ma mil-

le volte: egli lieto s’imbatterà mai ad imitar quel-

fraftuono . Perciò un Pittore copierà facilmente

fulla fua tela la facciata d’ un bell’edifizio •


ma non
gi ugnerà mài a ritrarne coll’ elàttezza ,
e colla fa-

ciltà medefima un’ altra ,


in cui ogni cola- fìa di-

fordinata ,
e confufa . Perciò ancora i veri! pii»

agevolmente, che la prolà nella memoria fi arre-


' 4
ftano . 1

Dalla medefima conneffione d’idee, che fi tro-

va in qualunque de’ noftri piaceri ,


fi può intende-
re il fenfo di ciò, che comunemente fi dice, che
il piacere moltiplica la noftra efiftenza . Avvegna-
%

chè quelle idee feconde dan campo all’anima no-


Ara di sviluppar fenza noia tutta P attività fua ,

che le idee indifferenti ,


o dolorofe tengono riftret-

ta, e come inceppata. Ma già dell’ Eftetifco delle

Belle Artide del piacere proprio di quello, lun-

gamente ci fiamo trattenuti. Dal lor Patetico ,


e \
«lai piacere , che gli è proprio piìi fpeditamente
,

ufeiremo
r .
. • 1
4 •
;.r>

“V
*
C 3 ,
$VI

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38 Sez. I. Che sia Opera in Musica.
• . «


' . %
. 1

§. VI.
%
. -
«

r
• *\

Fu da noi definito il Patetico delle Belle Arti

per Quello artifizio, ch’effe adoperano per muove-


re le noftrc paffioni. Untale artifizio confitte nel-

lo fcegliere per fuggetti delle opere loro i pili, per-

fetti oggetti di ijoftre paflìoni e nelle regole di


,

ben imitargli prefentandogli al noftro fpirito in


;

quello afpetto, nel quale pili, che in altro lo mo-


verebbero ,
fe realmente gli foffero prefenti . E il

Piacer Patetico altro,' non è , che La fperanza ,


che

quella vivace imitazione produce nel noftro animo,

di gods?$ di quell’ oggetto . Se noi ,


per modo d*

efempio» fotti mo fiati prelenti alla ditta vven tura di

Priamo , quelli farebbe fiato per noi un oggetto di

pattfone; poiché egli ci avrebbe prefentata l’oppor-

tunità di provare quei dilicàto fentimento ,


che à

1* Uomo, nel prender parte alla dilavventora d’ua

infelice ,
nel dimoftrare a lui la fua compafffone ,

nel confondo nell’ alleggerirgli la pena ,


nel foc-
,

correrkr . Se dunque un Oratore , un Pittore ,


un

Poeta elegga quello fuggetto ,


e lo prefenti con

energia ,
egli non può mancare di produrre in noi

*
ìf
' .

. *
«

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Cap.III. Deb^e Belle Arti ec. 39

il Piacèr Patetico • . E' nondimeno


n
di tal natura sk
j
fatto Piacere ,
cbrdfo non può nell’ animo ndftro

efler prodotto ,
che da un oggetto reale t E .
però

i fuggetti delle Belle Arti, come quelli, thè prò-

fentano oggetti non reali, ma finti ,


fono incapa-

di cui ra-
ti di svegliare quella ipezie di piacere,

gioniamo ,
finattantochè per finti Cen conofeiuti :

c lòlo allora cominciano ad efler patetici ,


quando

la loro impreffione giugne a tal grado nell’animo

noftro , ch’ egli occupato da quefta non penfi piò*

che quell’ oggetto fra ideale ;


ma creda ,
come in
fogno gli avviene , d’ aver prefenri veri ,
e reali

Oggetti . In pruovh di che ,


confideriamo qualun-
-

que opera , che più ci à commofli altra volta ;

ma procurando di tener fèmpre l’animo ricordato,

che quegli oggetti fien tutti finti tutti privi di

realtà .
Quefta opera ,
che lenza così fatta atten-

zione farebbe riufcita patetica, confiderata con tal

ricordo non farà piu capace di muoverci . Adun-


que il piacer patetico ,
che viene dalle Belle Ar-

ti, è neceffariamente congiunto coìrillufione, cioè, «

colla credenza, che gli oggetti prefentati fieno ve-

ri ,
e non già finti da. quelle . Tanto più perfetto

farà il foro Patetico ,


quanto più colla fua forza

C 4 far*

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4® Si*. L Che sia Opera in Musica;
farà capace d’ingerir quella credenza nell’animo :
r M
%
che fi ottiene coiroflervare attentamente il verifimile.
£ i difètti di quella parte delle Belle Arti nafco-

110 da quelle improprietà ,


le quali non convenen-
do al luggetto, che fi vuol prelèntare , fanno , che

lo fpirko fi avvegga della finzione . In lomma il

Piacere Patetico cagionato da quell? Facultà , à

fcmpre coll’ Illufione un medefimo grado.


Da quanto, intorno alle Belle Arti abbiamo of-

fervato , fi fa manifello , che la loro perfezione , c


’1
bellezza dipende dal ben regolare l’ efletico ,
e

patetico proprio di ciafcheduna. Veggiam ora, co-

me vadano quelli regolati nelle *


Facultà , che con-

corrono nel noltro Spettacolo.


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II.
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V

*>
Del Melodramma.
i

D
le

ciamo
,
Opo
Arti in generale
aver

che concorrono nell’Opera in Mufica

dalla Poefia ;
data

derai particolarmente ciafcunadi quel,


un'occhiata

perciocché
entrando ora a confi-

,
dovendo tutte
alle

,
Belle

ci fac-

le

altre feguire le veftigia di quella ,


farà pili agevo-

le a diriggere il cammino ,
eh’ effe debbono tene-

re , dappoi che fi farà veduto quello della Poefia,

CAP.

Digitized by Google
.

4% Sez.II. Del Melodramma*


* . ».

.a ,'fC A P. L
s
t
. \

- \

Dell* Ejl etico del Melodramma.

§. I. Quali fieno i fonti dell* Efietico della

Poefia. $.2. Come da ejfi convenga


derivar la bellezza de* verfi

del Melodramma

$. L '

•-
.
..* ,
<

Ono £li uomini dalla natura medefima portati

S As dividere colle loro azioni .il tempo in parti

eguali. Se refpirano ,
fe camminano , fe lavorano,

U cantano , fe danzano j
le loro refpi razioni , i lo-

ro pafli ,
il lor -lavoto , la cadenza del lor canto,

« del lor .ballo ,


dividono il tempo in parti egua-

li . In cadenze equidiftanti fi muove il remigante,

r agricoltore , il teffitore ,
il fabbro * e non ordi-

naria pena elfi pruovano , quando alcun accidente


gli coftringa a muoverli fuor di cadenza. Dopo le

premere ribellioni Tulle Belle Arti non lì durerà



(lento

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Caf. I» Dell’Estetico, e?. 43
' *
. •

ftento ad indagare la fegreta forgente di quella

umano iftinto.-La natura del noftro fpirito- ne por-

ta a cercar da ^er tutto la fimmetria , ed a met-

terla dovunque polliamo ;


e tra tutte le funmetrie

quella ,
che nafce dalla ragione d’ uguaglianza è

fovra ogni altra, ficcome ivi fu dimoftratò, la fa-

vorita del noftro fpirito • talmentechè anche una


goccia cP acqua , che cada in tempi eguali , è pia-

cevole a fentire, come ben notò Cicerone, parlan-


do del numero oratorio . Perciò ne’ noftri movi-
menti quella fimmetrìa d’uguaglianza per naturale

iflinto a tùtt’ altra preferiamo quella fopra ogni


;

altra vogliam, che campeggi nelle opere nollre.

Di qui è, che i Padri della Poefia nel difponfe

le loro locuzioni altro prima non fecero, che fram-


mettervi a quando a quando delle cadenze, o vo-

gliam dire delle paufe , de’ ripofi ,


che divideffeFO

il tempo in parti eguali : onde nacque l’ uguaglian-

za de’ verfi , e quella de* piedi ,


o fieno parti di

ciafcun verfo . T ra quella Simmetrìa d’ uguaglian-

za cominciaron poi, per variarla, ad allogarvi quek

le d’ineguaglianza , interponendo verfi più lunghi

a’ più corti. Perciocché egli è ben verifiraile, che

i primi verfi nati in bocca d’uomini follerò corti*

coftic

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.

44 Sez.II. Del Melodramma.


come quelli ,
che fono pili facili , e più giocondi
;

c che i lunghi foflero flati inventati per un coiai

raffinamento ,
qualora il compor verfi era già di-

venuta un’ arte . In fatti noi tutto dì òfferviamo,

che i verfi ,
che i fanciulli fenz’ arte compongono
nelle loro allegrezze , o nel proverbiarfi 1’ un l’ al-

tro ,
fon tutti corti . La medefima varietà mifero

tra le fillabe , e tra’ piedi di ciafcun verfo ,


i bre-

vi co’ lunghi alternando.

Tal fu l’ artifizio de* Padri della Poefia, maffi-

me della Metrica, cioè di quella, onde l’Eftetico

confitte nella combinazione delle fillabe brevi , e


delle lunghe, come fu la greca, e la romana. La
Poefia )
in quanto è metrica , è fpezie della Mu-
fica Metrica ,
che confiderà le durate de’ fuonì J

qual è quella de* Cembali ,


delle Nacchere ,
de*

Tamburi; la quale altra bellezza non à che quel-

la, che nafce dalla ragione ,


che patta fra i tempi
delle pcrcofle di così fatti ftrumenti

Ma perchè la lingua d* alcune Nazioni non di-


flingueva tanto la brevità , e la lunghezza delle

fillabe, quanto i tuoni di .ette , cioè l’acutezza , e

la gravità loro ; perciò i primi Poeti di quelle Na-


zioni prefero a non badar tanto alla lunghezza ,
t
alla

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,
,

Cat.I. Dell’Estetico ec*' 4f


alla .brevità, delle fillabe, quanto alla loro graviti,
*>

cd acutezza' onde nacque la Poefia Armonica , cioè

quella, onde i’Eftetico confitte- nella diftribuzione

delle fillabe a^ute e gravi. Tal è l’italiana , e


,

quella delle altre colte lingue viventi . Siccome 1»

PoeGa Metrica è fpezie della Mufica Metrica, co-

sì la PoeGa Armonica è fpezie della Mufica Ar-

monica, la quale confiderà l’acutezza', è la gravi-

tà de’ tuoni; e però qual Gmmettia nafea da que-

lla differenza di tuoni allora appieno s’ intenderà

quando della Mufica Armonica fi farà ragionato.

Qualora però io chiamo Metrica la PoeGa gre-

ca ,
e la latina , ed armonica quella delle moder-

ne nazioni per quello non niego ,


che in quella
,

non Gefi avuto alcun riguardo all’ acutezza ,


e alla

gravità delle fillabe ,


ed in quella aver non fe ne

debba alla loro brevità, e lunghezza. Intendo fo-\

lo , che la bellezza della prima pili dipendea dal

tempo , che dal tuono delle fillabe ', e di quella

più dal tuono ,


che dal tempo.

Or di quanto la Mufica d’ un Gravicembalo

d’un Violino, è più pregevole della Mufica d’ un


Timpano, d’ una Nacchera ; di tanto la Poefia Ar-
monica è più pregevole della Metrica . Tanto più ..

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4* Ski.II. Del Melodramma.
che gl’ inventori delia Poefia Armonica introdutte-
»o in quella una nuova fimmetria ed
, | quella del.
}e rime* procurando , che 1* ultimo tuono
acuto de*
loro verfi * o fotte fola
, o leguito da uno o da
,

due altri gravi , avcffe le modificazioni medefime,

vale a dire , fotte corapoftq delle medefime lettere


in più vcrfi. ••

Non più dunque » cfie cinque poffono effere i


fortfi dell E {letico di qualunque Poefia : la miiura
de verfi % la meicoknza-* de’ vcrlì di varie rotture
*
* * tem P° » & tuòno , e la rima delle loro 1ÌU
'
labe. .*
* *
/ v w

* ;
.* * .* • ‘
\ y
f IL
. i

Come da quelli cinque fonti derivi P Eftetieo


della Poefia italiana, i noftri Maeftri di Poetica il

dimoftrano : febbene quella^ parte che riguarda la


,

lunghezza ,
e; la brevità delle fillabe lia Hata da
quelli fempre trafeurata con l'omino difeapito dell*

italiana Poefia. Non già,chv io fia caduto nel far-


netico di Lione Alberti , di Claudio Tolomei , e
d» quegli altri autori de verfi , e regole della Poe•
fi* nuova ( uomini per altro letteratiffirai i qua-
)

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Cff, 3LJ0ELL' Estetico ce*
4^
H fi affaticarono d’ introdurre nella Poefia noftra $

metri della latina ,


non accorgendoli , che la dive*.
« >
-J n
(a indole dell’ italiano ,
e del latinp idioma non

polla permettere una medefima combinazione di

lunghe ,
e di brevi , e che la noftra Poefia d’ ari

pionica, qual è per natura, non poffa metrica di-

venire . Qualora dunque io defidero , che i Maeftri

dell’italiana Poetica più attenzione, avefsero accor-

data alle regole dèlia diftribuzion delle lunghe , a


• delle brevi ,
è folo perchè da. una ragionata diftrU

buzione di Cllabc di diverfò metro maggior bellezza

fi accrefcerebbe a’ noftri verfi, e quelli più ibffir

cienti fi renderebbero or colia tardanza , or colla

rapidità loro, ad efprinjere la meftizia ,


l’allegrez-

za ,
o qualunque altro affetto , che dominate nei

componimento* come cogli efetnpi di leggieri prò-


0 -

var fi potrebbe. ^Ia non effendo quello, luogo da

ciò ,
noi non altro qui efamineremo ,
che quanto
4

fingolarmente riguarda il Melodramma; elponendo


qual mifura abbiano i fuoi verfi ,
qual mefcoiana*

di verfi ineguali elfo adoperi, c qual ufo far vi fi

debba del tuono , del tempo , e della rima nelle)

fillabe, che quei verfi compongono. E poiché l’Erf

fietico delle arie in quello Dramma à più bisogno

d’at*

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,

i .
s '

4S STez.IT. Del Melodramma»


1
.

<P attenzione ,
che non quello de’ recitativi J"
dalle
-
arie convinceremo.
*

I verfi propri delle arie fono il Decafillabo

1* Ottonario ,
il Settenario, il Senario, il Quinàrio,

e ’1 Quadrifillabo . Io non so per qual dettino ne

vengano efclufi l’ Endecafillabo ,


e’1 Novena rip ,
non
men degni degli altri , sì perchè non mancano d’

armonia , e perchè meglio ancora che la maggior

parte degli annoverati pollo no fervire a’ particolari

affètti. Del Novenario non mancheranno efèmpi in


1
quetto paragrafo . In ordine all Endecafillabo ,
con
quanta grazia pofsa efsere adoperato nelle arie , fi
• •

vegga in quetto tffempio del Conte Magalotti:


* •
. /

.

la quel bacile ,
che ehiamafi Paia,

gómene un moggio t dolciffima Agiata ,


Có/nene un moggio , « recalo a me .
* I
,

Nel qual efempio non folo è da ofservare quanto

ben convenga alle arie la fonorità di quella fpezie

di verlò 1 ma ancora quanto la fua celerità Ha pro-

pria ad eiprimere ranfia,il defiderio, e in generale

gli affetti tumultuanti, e gagliardi.

.< Veggi amo ora qual mefcolanza ammettano qtuf^

, verli.

Dìgitized by Google
, .

Ca*. Dell’ Estetico

verfi
T.

che piu fpeflb nelle arie vengono


ee.
^
,
adoperati.
Ma prima alcune rifleffioni convien
premettere
appartenenti al tuono delle fillabe
( tanto però
[
quanto balla al nollro illituto poiché fenza que-
)

fta previa cognizione nonfi poflbno


pienamente in,
tendere le regole di quella mefcolanza

In qualunque verfo italiano piò flllabe. acute,


o, che è il medefimo, più accenti acuti
fi pollò-
no incontrare . Tuttavolta i più notabili fono
l’ac-
cento acuto della penultima fillaba de’ verfi
piani,
e un altro , che ogni verfo aver dee predò alla
metà fua , il quale à tal forza jC he il ‘verfo par,
che ne venga divifo in due . Nel recitare per e-
Tempio il verfo feguente:

Era il giorno , che al


fol fi fcoloraro t
'

* i »

noi ficchiamo si fenfibilmente la fella fillaba,


che
il verfo par divifo in due
parti così :

* *
i

Era il giorno ,
che al fol
Si /colorare .

Dd,C 9uali duc I» prima è un Settenari.

® tronco.

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; *

SoV
Sez.II. Del Melodramma;

tronco ,
la feconda un Quinario . Si vegga pili chia-

medefimo effetto dell’ acuto in quefto quar-


ro il

tetto:


Pace non trovo , e non b da far guerra

E temo ,
e Jpero ,
ed ardo, e fono un ghiaccio

cielo, e giaccio in terra


£ volo fopra il

*
e tutto mondo abbraccio
E nulla firingo ,
il

quale dall’ acuto che à qual


ciafcun verfo del , ,

divifo in
full a quarta fillaba, e qual Culla Certa, è
modo:
m Settenario, e un Quinario a
quefto ;

Pace non trovo ,

E non ò da far guerra ;

E temo e fpero ,
ed ardo »
,

E fono un ghiaccio ;

E volo fopra tt ctclo ,

E giaccio in terra;

E nulla firingo ,

JE tutto il mondo abbraccio 0

O piatto*

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• • •

Cai*. I. Dell'Estetico ec. 51


O piuttoflo così:

«
Pace non tro
'
I v

v ,
e non b da far guerra *

E temoy e Jpero , ed ar

d* ,
e fono un ghiaccio ;

JE volo lopra il eie

V, e giaccio in terra *

E nulla Jlrin-

gì’', e tutto il mondo abbraccio •

Dove tutte le prime parti fon uerG tronchi, e verfì

piani tutte le feconde.

Da quelle olfervazioni fopra T acuto neceflario

de* verfì italiani ,


palliamo al mefcolamento de*

verfì propri delle arie . Su quello capo alcuni Poe-


ti foverchia libertà s’attribuirono; unendo infìeme

verfì così tra lor ripugnanti , che la gonna d’Ar-


lotto men difparate toppe accoppiava. Altri pii»

timidi raro , o non mài nelle arie loro unirono

verfì ineguali
;
privando quelle della bellezza ,
che
quella ineguaglianza , ove iia ben collocata , reca

alla nollra Poefìa : e così cercando d’ evitare un


difetto, incorfero in un altro. Il Poeta, che vo-
« Da, glia-

Digitized by Googlt
1

5*
Sez.IL Del Melodramma .

g\ìa tenere un giufto mezzo in quefto cammino


ancora incerto ,
due principi ,
fe noi ben ci avvi-

liamo ,fceglier potrà per fua guida. Jl. primo fi è,

che Un verfo qualunque ben fi accoppia a quello,

eh’ è uguale alla prima fua parte. Veggiamone


1» applicazione fopra tutte le fpezie di verfi italia-

ni .
Primieramente adunque 1* Endecafillabo ben fi

unifee al Settenario ,
e al Quinario :
perciocché ,

ficcome fi è offervato poc’anzi, non meno il Qui-

nario, che il Settenario poflono coftituire la prima

parte di quel verfo . Sentafi la fua unione col Set-

tenario nel feguente efempio del Rolli:

VezX°fe n,nfe belle y


m

Lieto il bel Nume appari \



Gitelo ad incontrar

Per voi ritorna. ,


.

Pane pur feto viene

Coll’ incerate avene :

£ i grappoli gli pendon dalle corna .

• • J . S - •

'
* J (b < V* • 1

E col Quinario in quefto di Giovam-Pietro Za-

notti; .
f
-,
. , ...
0 ;

r '
.
;

. *
Per

Digilizad by Googl
Gap. I. Dell’Estetico ec.
53
* Per lor Jìcuri

Fiano i tuguri

Nojlri ,
e a fua po/la potrà il gufo Jlridere ,

10 certo ,
eh' io

Voglio fui mio

Quefla ,
qual JìaJì , canzonetta incidere .

11 Dccafillabo ,
per l’acuto ,
che à di neceffità

fulla terza fillaba ,


potendo venir confiderato come

comporto da un Quadrifillabo , e da un Settenario;


perciò ben fi accoppia col primo ,
come in fuetti
'
del Gigli :

Per giurar fopra V onde cT inferno

\
Giurerei k

Sopra il pianto , che verfa il mio cor .

Ma vedrei.9
*

Queflo ancor da prenderfi a fc berne 9

Perchè fpreigi le leggi (C amor .

£ poiché il Novenario ancora à quello accento

Accertano fopra la terza : farà anch’effo bene uni*

to al Quadrifillabo , quando i noftri Poeti fi rifol-

vano a dargli luogo nelle arie,

D 3 V

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54 Sez.TL Del Melodramma:
L’Ottonario altresi , avendo 1* accento nertfTa-
rio fui fito medefimo , fi accomoda affai bene al
Quadrifillabo . Cosi il Metaftalìo:
t

Se vedrai co primi albori

D'occidente ufeir l'aurora , t

Dimmi allora: . -s

Calatea non fei fedel .

Il Settenario per la fua quarta neceffaria mente

acuta , effeodo come formato d’uu Quinario , e


d’un Ternario ,
ben lega col primo come nell’
,

appreffo elempio d’anonimo Poeta:


* r • i
' •

Giungano a te > Signor ,

S^uejli éPun puro cor

Voti innocenti .

Il fecondo principio fi è ,
che Un verfo ben fi

unifee a un altro , che lo fleffò numero d’accenti


acuti abbia con quello , o colla prima fua parte 9
niuna attenzione facendo al total numero delle fil«

labe.

Per quella ragione ben s1 accoppiano infieme il

Do

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,

qa v ,
I. Dell’ Estetico ec. SS

c ’l Novenario ne’ feguenti verfi del


Decafillabo ,

Redi:
<
.

Son le ttevi il quinto elemento ,

Che compongono il vero bevevo ,

ricevere
Ben i folle chi fpera
Senza nevi nel bere un contento •

t ' « ' *

, , ,

Perciò ancora il medefimo Decafillabo ben fi

del Rolli:
affà all’Ottonario in quelli

Lungo appefa in ozio altero v

SprezXatriCe fogni umile oggetto •

Cetra d or mi torna al petto .


t •

del Cofl«
E l’Ottonario. al Novenario in quelli

te Pepolotti:
\

Su trinchiamo quel Falerno

Quel di Lesbo , e quel di Naffo »

Ch' abbondevole fempre amtnaffo .

E il Decafillabo al Senario in quello riempio

del Guidi: . ,

D .£«*«*
„ 4

Digìtized by Google
, ,

56 Sez. II. Del Melodramma.


.
.
#
• • • • * t ~ *

Quella vite ,
che in alto s* ejlolle

Là fovra quel colle ,

Lieta ,
e vaga i fuoi pampini Jpiega
Perché in moglie al bell' olmo fi lega,
’ *

.
t

Giacché tanto Quella vite, quanto Lieta, e vagai


c Perché in moglie, che coftituifcono le prime par-

ti di quei tre Decafillabi ,


ànno due foli acuti ,

vale a dire ,
quanti appunto ne ha il Senario Là
fovra quel colle. E da quello egual numero d’ ac-

centi deriva 1’ armonia , che produce 1’ unione di

quelle due fpezie di verli . In fatti , (e in luogo

d’un Senario fi metta qualunque altro verfo ,


che
abbia due acuti, come un Quinario, e un Quadri-

fillabo ,
efii produrranno poi Decafillabo lo ftefio

genere d’armonia. Se ne faccia un (aggio leggen-

do così : >

Quella vite', che in alto f efiolle

Sovra quel colle >

Lieta e vaga i fuoi pampini /piega ,

Perchè in moglie al bel f olmo fi lega %

iì „ .1 Ovvero

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Cap. I. Dell’Estetico ec. 57
Ovvero cosi:

-

' Quella vite , che in alto j’ ejlollo

Su quel colle ec.

Per fimigliante ragione ben eonfuona l’Ottonario


col Quinario, come fon quelli del Zeno:

In sì gravi angofee ,
e pene

Quella ,
che viene

Più lenta ,
e tarda ,

E' la più barbara ,

La peggior morte .

E fin qui della mefcolanza de’ verfì ineguali*

Avvertiremo però , non aver noi recati in mezzo


fe non quegli efempi , che la memoria ne à fug-

genti . Altri fe ne potranno rinvenire ne’ noflri

Poeti ;
ed altri pure da’ due flabiliti principi i

moderni Melodrammatici diferetamente potran de-


rivare. Difcretamente diffi
;
poiché ufare tal me-
fcolanza è bene; ma biiògna guardarli di foprufar-

la a difpetto dell’orecchio; effendo certiflimo, che

tal verfo ineguale farà, armoniolìffimo in un fito

'
* • che

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$8 Sez.II; Dei Melodramma; V
che in un altro dilpiacerà fieramente. Di che fèn«

za aflègnar precetti ,
balla rimetterfene al giudizio

dell’udito. Non fi è fetta particolar parola de*

verfi tronchi ;
perchè fieguono le medefime regole

de’ piani , a cui appartengono . Solo dirò ,


che il

verfo tronco à particolar forza nel fine di ciafcuna

parte delle arte : poiché 1’ accento ,


che à full’ulti-

ma fillaba foflien quella parte, che terminata eoa

verfo piano languidiflimamente cadrebbe. Si vuol non-

dimeno eccettuare il Quinario piano, il quale ter-

mina bene le arie ,


qualora gli preceda un Sette-

nario ;
come fi vede ne’ foprarrecati verfi :

Ves^ofe ninfe belle ce,

e in quegli altri :
a

Giungano a te, Signor te,


k
,

Paffando ora al tempo delle fillabe * nella Poe-

fa italiana le fillabe lunghe ,


e le brevi poffono

«fiere variamente combinate; e folo da quella va-

ria combinazione nafee la rapidità , e la tardanza

de’ verfi. Elcjnpigrazia tra quelli due; i

Vi

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,

Ca?J. Dii.’ Estetico ec.


'

Di fior deh a' me raccogli ,


Agiata, m moggio^

Cémenc un moggio , dolcijfima vdglaja ,

tuttoché abbiano egual numero di fillabe, l’uno è

pefantiffimo c fcorrevoliffimo l’altro :


perchè nel
,

primo la difpofizione delle fillabe lunghe , c delle

brevi è tutt* altra che nel fecondo. Or la velociti

d’ un verfo nafce ,
fecondo a me pare ,
dalla con-

tiguità di due fillabe brevi e tal contiguità li »


;

trova ,
quando un verlo unifica infieme due fillabe,

niuna delle quali fia fegnata d’accento acuto: giac-

ché almeno in nolìra lingua ,


niuna fillaba è acu-
,

ta ,
che non fia lunga al tempo fleflò . Se ne veg-

ga la pratica ne’ feguenti veri! del Metaftafio:

Va tra le felve ir cane , »

%
Barbaro Genitore ,
Fiera di te peggiore ,

Mofiro peggior non vi»

La rapidità , che ognun fente in quelli verfi

nafce da ciò, che efii non ànno acuto nè iulia few.

tonda , nè fulla terza fillaba , ma (blamente lolla

quar-

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'fa Sez.TI. Del Melodramma;
quarta : il che fa, che quelle due precedenti fil la-

be contigue fieno brevi , e che il


'
verfo riefca ve-
loce . Laonde fe piu volte quella contiguità farà

replicata nel medefimo verfo, quello farà più fcor-

revole . T almentechè fe rapido è quello :


#
, .
I

Va tra le felve ircane ,

più rapido farà quell’ altro :

Va tra P ircane forefle ,


* - <

c più di tutti il feguente:

Va fra P orror delP ircane ferejìe ,

per la contiguità di due brevi, che nel primo una


fola volta s’ incontra ,
due volte nel fecondo ,
e tre

nel terzo. Conciofiachè nel fecondo verfo l’accen-

to, che preme la quarta fillaba, e la fettima, fa,

che tanto la feconda, e la terza, quanto la quin-

ta, e la fella fieno brevi; e però quella contigui-

tà è due volte iterata . Ma nel terzo verfo 1* ac*

cento acuto pofandofi folla quarta , folla fettima ,

e folla

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.

Gap. I. Dell’Estetico ec. 6t


.. .
.
\
e« fulla decima fìllaba *
*
rende brevi non folo la fe-

conda , la terza ,
la quinta , e la feda ,
come nei

fecondo verfo, ma ancora l’ottava, e la nona -on-

de quella contiguità è tre volte replicata

Per altra parte I verfi tardi fon quelli^ ne’ qua-

li le brevi van fempre fole , come nell’ addotto

verfo: » *

f

Di fior deh a me raccogli ,


sAglaìa ,
un moggio f

nel quale l’acuto ,


che fovrafla a tutte le {illabe

pari , fa ,
che le brevi ,
cioè ,
quelle ,
che van fen-

za il detto accento ,
fieno i’ una dall’ altra di vile.

Quefta diftinzione di verfi celeri , e di tardi , è

importantiflimà a ben efprimere colla varietà de*

metri la varietà de’ fentimenti. Perciocché all’ef-

preflione degli affetti impetuofi , e tumultuanti ,

qual è lo fdegno, l’allegrezza, la difperazione , at-”


i

tiffimi fono i verfi celeri


4 come quella forta di

Settenari, d’Ottonari, e d’Endecafillabi ,


di cui

efempi fono gli efpofti verfi; - w


-*T

Va tra le felve ìrcant , .


'

Va tra F ircane forejlc ,

Va fra F or ror dell' ir cane forejìe ,

u E V*

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é± Sez.II. Del Melodramma.
*»’ • • <
.
' •***

E qtiefta ragion di Quinari:


i

. ' . < • .

Manca follecita \
• l*

Pili deW ufato ,

Face y che palpita


Prejfo a morir {a).*
"
' ' \ •
.

E come fono ancora i Decafillabi , e i Novenari


foprallegati,e que Senari,a cui appartiene il verfo:

Là fovra quel eolie .

Per altra parte all*efpreffione di quegli affetti ,

.
che
fa) V
infera parte di, quell’aria 1

dell*accento grave , quefto nondime,


tei Metaftafio i tale: «o e in quel luogo regno dell afuto . 1

e non dii grave. Ma nel trascritto


Mane* foUerita vetfo :
Ai. itil'u! no , rincartili *’ aghi,
Autoreti j* agiti
Con line fiato, l’accento dee retrocedere alla fecon-
tbt palpita , da amba , e pronunciarti Ancirche
Trcfo a morir. on Ancorché ; non potendo la prima
fillaba d ’ Agiti , eh’ e lunga, foltenere
Mi il terzo , e T quarto verfo aoa un altra lunga immediatamente pri.
ritengono lo fttffo netto degli altri; ma di si ; poicht nella noftra Poefia
perche la feconda , e la terzi fìllaba, e imponibile la contiguità di due lun-
che gli altri an breve, in quelli non fon ghe. Ma pereti* fi * detto, chei no-
brevi ambedue, per ragione detrae- tati verfi non ritengono lo (ledo me-
cento acuto . che preme la feconda tro degli altri , non perciò cre-
fìllaba. Ond’è, che la lingua fpcri. da alcuno , che quel cambiamento di
•lenta nn certo intoppo nel proferir metro fia un errore. Erto i una licen-
«jue* due verfi . Ed affinché quell’/to- sa accordata a’ noftri Poeti licenza
eerchi non metta alcun dubbio , il
j
però , della quale io non mi varrei,
vuole avvertire , che tal parola in tf non parchiflimamente , quando a-
profa va proferita cqll'atcenio acuto vefifi desinato un dato metro ad efpri-
full’ ultima fillaba
j giacche Sebbene mert colla gravezza, o colla celerità
i aio u«Arias* a porri il regno fu. li fcot meato delle parole.

Digitized by Google
,

Caf. T. Dell* Estetico ee. 6$


che deprìmono , ed abbacano l’animo ,
qual è la

jneltizia , la tenerezza , e fimili , accomodatiflìmi

fono i veri! tardi. E a quello genere fpettano quc*

gli Endecafillabi ,
e quegli Ottonari:
*

Di fior deb a me raccogli , Agiata , un moggio•


Lungo appefa in o^io altero
>

£ quella fpezie di Senari del Metalìafio:


.
* A
4
»

£' falfo il dir y che uccìda ,

Se dura ,
un gran dolore ,


*
JE, che fe non fi muore ,

Sia facile a [offrir

Quanto poi a* verfi pii» brevi quelli fono da


>

adoperare con circofpezione :


perchè quando pure
non ammettano veruna contiguità di brevi ,
colla

cortezza loro la quale fa fpeffo fentire il ritorno


(

della fimmetria logliono riufeire ameni , e però


)

poco acconci ad èfprimcre la meflizia ,


e gli altri

affetti moltlli . Alla tenerezza 'però polfono effere

pii» atti : appartenendo quella alla dalle degli af-


fetti piacevoli.
Mi

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*4 Sez.IT. Del Melodramma'»'
» Mi rimarrebbe a parlar della rima. Ma di que-i

fla non (i poffono aflegnar regole generali : poiché

fecondochè 1’ arie fono di più , o di meno verfi

compode , così è varia la loro combinazione . E


però quello faggio badi fulle arie.

Ciò ,
che abbiamo infino a qui oflervato , vale

in qualche modo anche pe’ recitativi : onde da


quelli brevemente ci fpediremo . Il Recitativo a-

dunque ammette foltanto l’ Endecafillabo , e ’i Set.

tenario ,
talora fciolti
, e tal altra rimati . Nell’ u-

nione di quelli due verfi , e nell* ufo della rima,

il Poeta non è noiato da alcun precetto ;


e pur-

ché abbia riguardo alla naturalezza , tutto il rima»»

Dente è in arbitrio dei fuo gudo. -

j . . .

CAP.
N

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- i

Cai». IT. Del Patetico ec.

CAP. IL

Del Patetico del Melodramma . Sua differenza da


^ quello dell' antica Tragedia.

/^Ià altrove fi dite ,


che per Patetico delle
Belle Arti volealì intendere 1*
Artifizio da
effe adoperato per Svegliare le noftre paffioni e <

che un tale artifizio confitte nello fcegliere per fug-

getti delle opere di quelle Arti i più perfetti og-


getti di noftre pafiìoni e nelle regole di ben imi*
y

largii . Tai regole differifcono fecondochè le men-


tovate Difcipline differifcono l’una
dall’altra. Ora
il Melodramma è un Dramma Tragico ficcome
,

ben s’avvifarono il Muratori (a) il Callabigi (£),


,

il Voltaire (r), l’ Algarotti (d) ed altri valentuo-


mini •
talmentechè la Tragedia in generale va di-
vifa in due fpezie , cioè in Melodramma , c in
Tragedia anticaglia quale fi riferifcono quelle an-
cora , che oggi full’ antico modello fi formano. Di
q\à è ,
che le regole che riguardano
, il Patetico
E del
Cai Perf. Potf. m. j. c»p. 4.
« ™ìk?JfP Z u Tmt*‘
(di Saggio JulfOp. in Mti/ica.

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66 Sez.II. Del Melodramma.
del Melodramma fono quelle medefime della Tra-
gedia ;
nè di proprio elfo ne à che pochilfime , #
le

quali formano la fua differenza dalla Tragedia an-

tica . Il che effendo , niuno in quello luogo dame


fi afpetti un’efpofizione di quelle regole , che ap(£-

tengono al a Tragedia in generale- tanto più, che

a me altro preffo a poco non toccherebbe che ri-

petere ciò , che fu quella materia è Hata. fcritto

dal tempo d’Ariftotile infino a noi ,


per gli tanti

fcienziatL uomini, che le leggi della Tragedia in-

gegnarono . La qual ripetizione comechè fculabff

folle in chi della Tragedia in generale imprefo a-

veffe trattato ;
non così certamente farebbe in chi

alla fola Opera in Mufica deltino le fue offerva-

2 ioni.
A noi dunque non altro appartiene che il divi-

fare in che il Melodramma differifca dall’antica

Tragedia . Ora una tal differenza tutta fta in poche


mutazioni fatte alle leggi di quella ,
per ragione

della diverfità ,
che pafia tra’ noftri coftumi ,
e quel-

li ,
che regnavano nella Nazione , e nel tempo x

che furono dettate le leggi dell’ antica Tragedia ,

e per ragione altresì del progreffa da noi fatto in

alcune arti . Quella mutazione riguarda particolar-


mente

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, ,

Càp. II. Del Patetico ee. .67

niente le leggi appartenenti all* unità del luogo

•ll’efito trillo, o lieto della Favola , al carattere

del Protagonifta ,
al numero degli atti e al ver»

fo tragico , La qual mutazione da taluni vien ri-

provata i
o perchè ingi ultamente, prevenuti contro

tutto ciò ,
eh’ è moderno ,
o per pizzicore di paf-

£are per eruditi nell’ Arte Dramtjjatica j


non riflet-

tendo, che ciò ,


che in un luogo, e in un tempo

è un difetto ,
fotto altro tempo , e cielo ,
pofla ef-

fere un pregio , Perciò entrando noi ne’ feguenti

capitoli a ragionare di quelli cinque punti , in cui

fla tutta la differenza del Melodramma dall’antica

Tragedia faremo primieramente ofiervare , che le

mutazioni in effi ragionevolmente ,


e non per igno-
ranza ,
o per capriccio furono, introdotte, e di poi,

dove uopo il richieda , le avvertenze , che intor-

no a’medefimi punti nfar debbono i Melodramma-


tici Poeti ,
additeremo fuccintamente . Per foddis-

fare al quale impegno faremo obbligati ad entra-

re in brevi difeuflioni forfè non men curiofe che

intereffanti • giacché ci converrà inveUigar la ra-

gione ,
lo fpirito.
(
diciamolo alla moda )
delle

leggi dell’ antica T ragedia ,


attenenti a que’ partico-

lari capi , e le contrarie ragioni , che induffero i

... ; E a no-

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'6% Sez.IT. Dei Meiodramma.'
noflri Poeti a modificarle. Le quali difcuflioni nel

tempo Hello , che faranno per avventura non inu-


tili a’ noftri Poeti ,
per condurre il Melodramma
alla fua perfezione ,
ferviranno a quello Dramma
d’una breve difefa.

GAP. III.

Dell' Unità del luogo.

Urono Tragici feveriffimi òflerva-

F tori
gli

dell*
antichi

Unità del luogo ;


e quello era fa-

cente una publiea piazza ,


fulla quale riduceano

tutta l’azione . I Melodrammatici per oppoflo fo-

glion mutare, e talora più volte, la fcena.

Ma la rigidezza de’ primi fpeffo anzi che ren-

dere verifimile la Favola ,


adoperava il contrario:

coftringendo gli' Attori a fare ,


o dire in publico

ciò ,
che un aom di fenno appena fa , o dice ne’

pili fegreti penetrali di fua cafa . Rendeva in ol-

tre povera, ed uniforme l’antica Tragedia, obbli-

gandola ad aggirarli Tempre fopra i medcfimi ,


o
fimi-

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,

Cap.TII. Dell’Unita’ del luogo. 69


limili fuggétti :
perchè poche erano le Favole

che quella rigida Unità poteffero tollerare . La


quale povertà, ed uniformità dell’antica Tragedia

non folo apparifce da ciò ,


che di efla ne rimane*

ma ancora (
perchè altri non dica ,
che da pochi -

avanzi di quella mal fi argomenta ciò , eh’ effa fu )

10 conferma Ariftotile ,
il quale nel Capo Xflf.
della Poetica confetta ,
che le migliori Tragedie

fi aggiravano intorno a poche famiglie ,


come a
quella d’Orefte, d’ Edipo, ed a qualche altra.

Nè poteano cfli dar compenfo a tali inconve-

nienti coll’ introdurre mutazioni di feene nella Tra-


gedia : perciocché loro mancava l’arte, che oggi
fi ammira fu’ Teatri d’Europa, di cambiare si pron-

tamente ,
e con tal garbo la feena ,
che lo fpet-

tatore non fe ne accorga . Si mutavano le loro fee-

ne con tanta lentezza ,


che i Poeti Drammatici non
olarono mai d’avvalerfi di tal mutazione in mez-
zo al Dramma ,
ficuri , che una tanta lentezza

avrebbe annojato fommamente gli fpettatori ,


ed
eftinta la Drammatica illufione (a ) . Ma fe aveflc-

E 3 r®

W Non mi fi opponga
di Virgilio Georg. Iti. v. 14.
il ve rio fe ne foftituito immediatamente
foflfc
un altro: effondo flato cottume degli
Vtl [ceni ut vtrjii dijctigt fronti- antichi di far fuccedere a un 'ragie»
* ta 1. uh comico , 0 mimico Dramma st
la mutazione di feena, chequi indica che non era difficile il vedere in un
11 Poeta, era dagli antichi efeguita giorno tre , e quattjo divtrfi Draga-
Itti tìas dii Dramma, qualora a quello mi fopra un teatro medetao.,

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.

70 Sez.II. Del Melodramma.


ro avuta cognizione di quelle Macchine ,
che fan-
no con tal prontezza variare le noftr<e fcene , io
fon certo , ch’eglino farebbero flati men tenace-
mente attaccati a quella loro Unità . Non avreb-
be Sofocle menati Orefle , Pilade , ed Elettra fui
frequentato atrio del palazzo d’ Egitto a ordinare
una congiura contro quetto Tiranno come dotta-
, >

mente notò il Calfabigi (a ) . Uomini di fenno ,

quali fono appo Sofocle que’ perfonaggi ,


non fi

governano si negligentemente ,
e con tanta impru-
denza in affari di quella importanza . Molti altri

fimili efempi ,
ove uopo fotte ,
recar fi potrebbero

di falli contro al verifimile e al decoro a cui


, ,

obbligò i piò eccellenti Poeti la troppo rigorofa

Unità di luogo

Vero fi è ,
che la mutazione della feena tende

ad ettinguere P illufione nell’animo del popolo:


giacché quell’ improvvifa mutazione lo richiama in

sè fletto, e gli ricorda, edere egli al Teatro,non


già fui luogo finto dalla feena ,
dove 1* immagina-
zione lo avea trafportato . Nondimeno fa novità ,

la maraviglia, la bellezza della fòftituita feena ri-

para incontanente al difordine : fidando dibelnuo»,

\
!.. «

(O DiJT. futi* Potfit Dr/mmat, M Mttafi.

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Cap.III. Dell’Unita* del luogo. 7*
yo l’attenzione del popolo ,
e innebriando la fua

fantafia . In fomma la mutazione della fcena è un


male ;
male però prudentemente adoperato ,
per ov-

viare a un altro anche maggiore : poiché l’ inter-

rompimento della Drammatica illufione non dura


«he un momento . Ma la rigorofa Unità offende ,

talora irreparabilmente ,
il coftume ,
e la condot-

ta della Favola, vale a dire, le più effenziali qua-

lità, che fi richieggono in un Dramma j e reflrin-

ge le tragiche favole a un picciolo , ed uniforme

numero; privando l’antica Tragedia di molti no-

bili fuggetti, incapaci d’ Unità , i quali e più va-

ria , e più ricca , c più bella la renderebbero .

Ma qualora noi approviamo quella licenza ,


che

ài Melodramma fi attribuifee full’ Unità del luogo,


non perciò (limiamo , eh’ egli poffa avvalerfene fen-

ica regola alcuna. Pafsò finalmente il gufto de’ Me-


lodrammatici dell’ infelice fecolo XVII. che (lilla-

vanfi U cervello ,
per introdurre ne’ Melodrammi
quante bizzarre feene poteflero. Oggi, fe il Poeta
afpira aMuffragi delle perlone di buon fenfo ,
due

regole debbe offervare fuila mutazione delle feene.


£.’una, di non mutar la fcena, fe non allora che

il verifimile più non la (offre


;
ficchè egli man-
E 4 ter-

Digitized by Google
, .

7* Sez.IT. Del Melodramma'.


terrà quella fui Teatro tanto che può ;
anzi non
la cangerà mai , fe la Favola il conlenta. La fe-

conda „ di non fingere la fcena , che fparifce ,


lontana da quella , che le fuccede , che il. popolo

dia il buon prò a’ perfonaggi , che in poco d’ ora

fecero quel lungo trotto

— .. ... ; a

CAP. IV.

T>el Finimento trijlo ,


e lieto

L ’Antica Tragedia
che quelle poche

,
amava
che di lieto
il Finimento
Finimento
trillo,

fi

videro compolte ,
~ furono dagli antichi Maeftri giu-

dicate di cataftrofe non tragica, ma comica. Per


oppofito la moderna Tragedia, o fia il Melodram-
ma ama il Finimento lieto
,
e pochiflìme fe ne

incontrano di trillo.

Quello palfaggio fatto per la Tragedia dal tri-

llo al lieto Fine è una pruova ben certa del pro-


greflo fatto dal genere umano nella placidezza,

nella urbanità ,
nella demenza ,
che che fi dicano

i no-

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.

Gap. IV. Del Finimento ec. 73


i nollri misantropi . Nella nafcita dell’antica Tra-

gedia era la Grecia abitata da nazioni bellicofe,

c feroci ,
che confervavano ancora in mezzo alle

pili colte città un refto di loro antica falvati-

chezza . Le T ragedie ,
che di efli rimangono ,
fpi-

rano da per tutto quello carattere della nazione;

effendo i perfonaggi di quelle magnanimi ,


c gran-

di , ma a un tempo lleffo impetuofi , e inumani

La fvantaggiofa opinione ,
che i Greci aveano del

Commercio, come d’un meftiere infame, e inde-


gno d’ un cittadino ;
e le frequenti difcordie ,
che
la gelofia , e’1 defiderio di primeggiare accendeva
tra le loro città , contribuivano a rendergli cru-

deli . Che piu? la loro lleffa Religione, la mede-


lima Teologia aumentavano la loro ferocia: aven-

do quella de’ barbari riti, e che difonorano l’ Uma-


nità •
e prefentando quella nella Divinità i piu

abbominevoli efempi d’ire, di vendette , d’ingiu-

flizie, d’omicidi , di tradimenti. Per muovere a-


dunque un popolo di tal carattere ebbe mellicri

l’antica Tragedia d’adoperar Favole di fomma a-

trocità, che terminaflero con efili miferie, morti


,

di perfonaggi del pili alto affare : altrimenti po-

chiflimo effetto avrebbe potuto .prometterli nell’a-

nimo degli Spettatori. Ma

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74 Sez.II. Del Melodramma**
Ma la moderna Tragedia, nata in mezzo a un po-
polo da molti fecoli incivilito , amico del Commercio,

edegliftranieri,eprofeflanteuna Religione, che ifpira

la carità, la manfuetudine , la pace, la compadrone,


la beneficenza, dovette fcemare d’atrocità, fe anzi

che muovere non voleffe difgultare ,


come fa in

oggi la fola lettura delle Tragedie greche. Il eh®


è sì vero, che quelle medefime Tragedie, che fui

modello delle antiche , e di trillo fine fi compon-


gono oggi tra noi ,
fono aftrette a mitigare quel

terribile delle greche . Ed a ragione l’ ingegnofiffi-

mo autore del Rut^vanfcad il giovine ,


deride

que’ moderni ,
che non badando alla diverfità de’

tempi, pofero nelle loro Tragedie tutta l’atrocità

delle antiche ;
difetto in cui incorle a’ dì tioltri il

Crebillon , cì Lazzarini.
Ad ottener dunque il fuo fine balla alla moder-

na T ragedia d’ efporre non la rovina ,


lo sbandeg-

giamento, lo feempio d’illullri perfonaggi, ma fo»

lamente il lor pericolo d’ incorrere in quelle fven-

ture tanto ballando a dellare la compaffione ,


e’1
;

terrore negli animi nollri ‘


e quindi fu difpenfata

dal terminare con quelle funelle cataftrofi . Non fa


dunque fenza ragione , che ella cambiò il tragico

finimento di trillo in lieto. CAP.

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Caf. V.. Del Carattere ec. 75

f* 1

*
CAP. r .
V.
,

Del Carattere del Protagonìjla .

TL Protagonifta dell’ antica Tragedia era nè fo-


vranaraente .virtuofo, nè malvagio. Egli dove»

tenere un certo mezzo tra quelli caratteri :


percioc-

ché dovendo ordinariamente la Tragedia termina-


re colla rovina di lui, s’ egli folfe flato aflòluta-

roente viziofo , quella rovina non avrebbe fatta fen-

fazione alcuna ;
da che noi non Tentiamo troppa,

compaflione ,
e terrore , della feiagura d’ un trillo

meritevolmente punito» e molto meno fentivala il

feroce animo greco ;


e le virtuofo ,
avrebbe dato
da mormorare contro la Provvidenza , che in ve-
ce di proteggere 1’ innocenza ,
la facrificava all’ al-

trui fcelleràtezza » . .
,

Ma la moderna Tragedia, ficcome, quella, che


non è a finimento trillo obbligata può Può, di-
, [
co, non Dee avere un Protagonifta fovranamen-
]

te virtuofo . Ciò rende quella ben piti illruttiva

dell’antica, c più atta a. formare i nollri coftumi;,

po.

Digitized by Google
.

7<$ Sez.II. Del Melodramma.'


potendo nella perfona del Protagonifta efporre 1* e-

Tempio delle virtìi più eminenti ;


il che ,
per la

foprallegata ragione non era permeilo all’antica

Rendela in oltre ben pili intereffante di quella:

mercecchè lo Spettatore tanto più ama il Prota-

gonifta ,
quanto quelli è più virtuofo . Perciò il

Protagonifta dell’ antica Tragedia ci attacca affai

meno di quello del Melodramma . Il noftro cuore

non Cegue con tanta agitazione le varie vicende

del primo; vedendo in lui delle qualità poco ama-


bili, ed accorgendoli , aver egli con qualche fuo

fallo meritati que’ rovefci di fortuna . Ma il Pro-

tagonifta del Melodramma ,


avendo colle Tue qua-
lità guadagnato il noftro affetto , c’ intereffa mira-

bilmente nelle fue dilgrazie. Noi ci Tentiamo per

lui ondeggiare il cuore fra il timore la compaf-


;

fione ,
la fperanza : e giunti finalmente allo fcio-

glimento proviamo un fentimento totalmente Tlra-

niero all’ antica Tragedia ,


qual è il paffaggio da
quell’ agitazione al contento di vedere il perfo-

naggio , che noi amiamo ,


paffar di mifero in prò
fpero fiato.

Si dirà forfè ,
che la mancanza di quello dolce

fentimento è abbaftanza compenfata nelle Trage-


die

Digitized by Google
.

Cap. V. Del Carattere ec.


77
die greche dall’ iftruzione ,
che dà al popolo la ro-

vina del Protagonifta ,


moftrando i falli feveramen-

te dal Cielo puniti anche ne’ gran perfonaggi ; ed

efortando a foflenere in pace i fopportabili inco-

modi della fua condizione, col moftrar la grandez-

za fottopofta a’ mali di gran lunga più doloro!!

Ma vale almeno altrettanto l’ iftruzione ,


che noi

caviamo dalle vicende del Protagonifta del Melo-


dramma , le quali efficacemente ci perfuadono ad

entrare nel cammino della virtù , che veggiamo


dalla Provvidenza sì dichiaratamente difela ,
e ri-

compenfata.

Un’altra oppofizione far mi fi potrebbe, e fi è,

che gli uomini non s’ intereflano tanto per le per-

fone di virtù eminenti ,


quanto per chi in mez-
zo alle fue virtù faccia comparire quelle debolez-

ze , alle quali effi medefimi fono foggetti . Perchè

il carattere del primo è quafi d’ una fpezie d’ef-

feri diftinta dalla loro ,


e colla fua perfezione an-

zi che intereflare, gl’ indifpettifce ,


ricevendo egli-

no da quella un fegreto rimprovero de’ loro vizi :

ma un uomo foggetto alle noftre debolezze è qua-

fi un altro ijoi fteffi ,


e noi defideriamo ardente-

mente , che tali debolezze non attraggano lòpra di

lui

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<7$ Sez.IT. Del Melodramma.
lui le difgrazie , ond’ è minacciato ;
facendo cosi

il noftro cuore occultamente la propria caufa . Dal


che pare ,
che il Protagonifta d’ un carattere me-
diocre poffa intereffar più affai che un altro di ca-

rattere fublime . Ma ballerebbe l’efperienza a confu-

tare sì fpeziofa obbiezione . Si leggano due T rage-


die ,
1’ una delle quali abbia il Protagonifta di ca-

rattere fublime ,
1’ altra di mezzano ;
e fe ne ve-

drà torto la falfità . Un carattere virtuofo non può


mancar mai d’ intcreffarci , e quella intereffe piut-

tofto che diminuire, tanto più crefce ,


quanto più
quello è fublime •
maflìmamente quando in eflò fi

veggano lumeggiate (opra le altre quelle virtù, che

appartengono a’ doveri verfo altrui ;


il che avvie-

quando il perfonaggio virtuofo comparifca ne-

gli atti, e nelle parole, amico dell’ umanità ,


pro-

tettore dell’innocenza, compaffionevole verfo gl’ in-

felici ,
umano , benefico , indulgente . Un tal ca-

rattere interefferà fommamente , e in effo qualun-

que vizio anzi che piacere ,


rincrefcerebbe oltre-

modo , come quello , che o direttamente, o indi-

rettamente impedirebbe P effetto di quelle virtù .

Nè a quello carattere è paragonabile un carattere

mezzano ,
particolarmente fe in effo poco, fpirino.

,
quel*

Digitized by Google
\ ,

Gap. V. Del Carattere ee.


79
quelle virtù; come il più è quello de’ Protagoni-

fli greci. In oltre un carattere fovranamente vir-

tuofo non efclude le umane debolezze , ma folo

vizi : non importando egli una perfezione af«

loluta , eh’ è di Dio folo , ma una relativa ,


e
quale può agli uomini convenire . E gli uo-
mini non lafciano d’ effere perfetti , ancorché a
qualche difetto fien fottopofti ; non venendo que-
lli da abito viziofo ,
ma dalla limitazione dell’ u-

mana perfezione
;
ed appartenendo alla dalle de*

mali metafìnci,non de’ morali Quindi non nuoce


.

al carattere di Temiftocle (a) eh’ egli alcuna vol-

ta fi fenta quali oppreflb dalla fua propria virtù:

ed egli può comparire foggetto alle ««mane debo-


lezze , fenza deporre per quello il fuo fublime ca-
*
rattere. ,

CAP.
„ C») allude
Metanaiiq, quale
il
Si Temiftocle del
al
cosi paria nella
Vedermi «flutto
grato ,
u comparire to-

leena prima dell* atto terzo: Ed a He il clemente ,


Q Patri a , o Atta* , a tenetexxa . Che oltraggiato , e potente
. . o nome I~‘ tffefe ot+tia , mi flringe al fent
Per mi fataI ! Dolce fiaor mi par. mi onora ,
t-C « :
Mi fida il fuo poter ; perdona
* Impanar li mia cure , Atene ,
Il mio fan/i'* per n . Sofferfi in Sojfrir noi là . Di' miei ptnfieri il
pace Nttpai
* (ìli xileni uni Peregrinai tran* Sempre farai
.
, come flnor lofoflif
quitto Ma comincia a ftntir quanto mi
Wra te miferie mie di lido in Udos cofit .
Ma
.

, per effluì fido , f

Digitized by Google
, .

8o Sez. II. Del Melodramma^

CAP.' VI.

Del Numero degli uditi

Noto precetto d’ Orazio,

E su quello propofito

offervato dall’antica Tragedia:


il

Neve minor , neu fit quinto produttior attt*

Fabula ,
qua pofci vul't , & [pettata reponi .

Ma non è quello precetto tratto dalia natura dei

Dramma ,
o dalle regole del verifimile . Egli fu

folo dell’uib: c una Favola ,


che più,!© meno
avelie di cinque Atti può effere egualmente bella
,

che una, che feguifle quell’ antica bivifione.

Dirò anzi di piu: il lòverchio attacco a quel*

r arbitraria diftribuzione à nociuto a moltiflimc

T ragedie , le quali in sè non avendo eftenfione ba-

llante per cinque Atti ànno coperto il vano cori

epifodiche frange . L Edipo di Sofocle finifce pro-

priamente al quarto Atto : il quinto è tutto bor-

ra . Il che è si manifello ,
che il Dacier fi è cre-

duto

4*

Digitized by Google
>

Cap. VI. Del Numero ec. Si

duto In dovere d’ avvertire in quel luogo il letto-

re ,
che vi rimaneva ancora un altro Atto . Se
l’antica Tragedia avelie ammetto un minor nume-
ro d’ Atti , non avrebbe rotto sì fpeffo in quello

fcoglio. •

Di qui fi vede ,
aver legittimamente potuto la

moderna Tragedia ridurre a tre il numero degli

Atti , e che quella nuova diftribuzione vai forfè

meglio dell’antica.,, Io nonio (dice uno de’ mag-

»» giori Letterati , che oggi s’abbia 1’ I talia (a)


)
per-

»» chè la Tragedia dovette effer*men bella, le fof-

„ fe divifa in tre atti foli, o anche in due ;


pa-

„ rendo, che la favola polla edere egualmente fe- a


„ rifimile, e maravigliofa_, e piena d’affetto, e ’i
\ tt

„ coftume, e lo Itile egualmente -convenirli qua-


,

„ lunque il numero degli Atti Cu, y . »

CA.
(O II ZtMtti DtH' Arte Pter. PMgimmi. *.

Dlgilized by Google
. .

. 1
I

8z Sez.II. Del Melodramma

* • .

- • •
' C
t-
A
r •
P.J
r VIL**

, De/ Ferfo Tragico. * , .

...

I. «Te biafìmevole nella Tragedia la mefce*


(

lan%a de' ver/i 2. Della materia propri*

de' Recitativi ,
e delle .Arie .. 3. De/

/oro fitte * .

’Antica Tragedia non ama mefcolanza di ver-

L fi , e biafimati vennero
v «e
que’ Tragici
»
,
che in

efla varie ragioni di verfi infieme accoppiarono .

Per quello medefimo fu da taluni biafimato ri Me-


lodramma , che n^l recitativo frammette il Settena-

rio all’ Endecafillabo : cffendo tal mefcolanza ,


fe-

condo effi
,
poco accomodata alla tragica gravità

La più corta , e piò convincente difefa del Melo-


dramma è la lettura d’ alcuno de’fuoi recitativi, i

quali ad ogni perfona ,


che fappia guftare anche

ciò ,
che non fa d’ antico ,
parrà nobile , e grave,
K f ,

quanto qual altro pezzo, che fi fcelga di Tragedia


fatta al conio greco- ma più naturale, e piò va-

Digitized by Google
Vi
,
Ca?. Vìi, Dei. Vfcnso Tic ’

* js

no di quello ,
il quale -coli’ uniformità de* vcrfi rie-»

fce fpeflò rincrefccvole , e poco vmfimile.

Più fi rifcaldano contro le Àrie ,


gridando all*

inverifimigUanza di cantare anacreontiche danze ,

andando alla morte , o alla guerra ,


e di trattare

melodiolamente 1 più grandi affari . Io non vo’ ne- -

gare ,
che più dignitoso riufcirebbe U jMelodram- t-

ma ,
fe tutto in effi foffe recitativo, come furono
tutti i Melodrammi fino a* primi anni dei diciaf-

fettefimo fecolo . Certo è tutta voi ta ,


che quando *

alle Arie fi dia una Mufica propria ,


e confacente,

Ja loro iaverifimiglianza ceda qùafi in tutto e qual


;

mufica fiia propria delle Arie teatrali, .fi vedrà nel-

la feguente Sezione- Per ciò poi , che riguarda ap-

punto il canto adoperato nella -rapprefent azione


,

quell’ ufo è al Melodramma comune colla greca*

Tragedia , la quale era intieramente cantata anch*

efia ,
ficcome è fiato vittoriofamente provato da

molti Eruditi contro a coloro ,


che ftimarono , i
• *

foli Cori edere fiati cantati nella Tragedia antica.

Laonde io ,
che ò prefo a trattar folo di ciò, che

rende il Melodramma diverfo dall’ antica Tragedia,

col miglior grado del mondo lafcio a chi di que-

lla ultima imprenda a ragionare , il carico d'acque- >

F z tare

m +

Digitized by Google
84 Sez. II. Del Melodramma. .',

tare que’ malcontenti;, allegando le


buone ragion»,

eh’ ebbero gli antichi , d» rapprefentare le loro tr*»

gedie cantando.

Ma i fattori dell’ antica Tragedia ,


per trar que-

fta d’ imbarazzo ,
fondano la loro , difficoltà , non

fui canto in generala, ma fulla differenza .tra l’an-

tica e la moderna Mufica Teatrale ;


avendo gli
,

antichi adoperato, nc loro ‘Drammi una


Mufica fem-

plice, robufta, efpreffiva ;


e folendo i Moderni ù-

nire a’ Drammi loro una Mufica cianciofa troppo,

Nondimeno quelli lodatori della fola


e {nervata ,

antichità poteano put riflettere, non effer quello


un

difetto del Melodramma ,


ma si di que’Compofi-

tori, che non fanno


.
dargli quella Mufica, che gli

cqnviene . Che fe eglino degneranno d’ un’ occhia-

ta ciò, che. nella citata fezione


diremo della Mu-,
fica Teatrale, io, fpero, chc in avvenire non odic-

f*ono più, il Melodramma , comecché non fia na-

to folto il' cifelo d’ Atene. *

Ma prima di poffare a ciò , che il nollro fpct-

efige< dal Maeftro di Cappella ptofeguiamo?.


tacolo ,

a vedere cièL, chVefige dal Poeta ;


elponendo qual

luogo fi convenga a’ recitativi , t quale alle Arie,,

o , ch? k: tutt’ uno % quali fieno le materie proprie

» degli
v ' »

• • ’
. «r
- ' *

’ì

Digitized by Google
Caf.-VII. Del Verso Traodo. Sf
• • •
ù -

^egli uni , e quali delie altre . Pai qualche riflef-

fione- aggiugneremo lui loro ftilc. rA



' r v f* ?«| : J

- .

c ** f t
,

Ytotta l’ orditura del Dramma , tutto ciò ,


che

ne forma il «odo »
e lo fcioglimento , appartiene

al Recitativo . Laonde le narrazioni, le conferei»

ae i rapporti , le deliberaeioni vanno efprcflè ne*


,

Recitativi, e difeonvengono alle Arie.


»

- Quelle per i’ altra parte debbono contai ere i feri-

ti menti , che nafeono da quelle narrazioni , confe-

renze, deliberazioni ,
da ciò. in (ottima, che fu trat-

tato nell’ antecedente Recitativo , ó che dal Poeta

fi fuppone d’effere Rato trattato dietro alla frena.

E però le Arie debbono e fiere il più puro,' il più


feraplice linguaggio degli affetti ,
^nùir altro con-

tenere che le forinole , diciatti cosi ,* del dolore ,

dello sdegno ,
della tenerezza , della difperazione *•

del timore , o di tal altra pafìióne.

Quindi fi vede, le maffime, le féntenze,le erte,

mal convenire alle Arie . La Drammatica in ge-

nerale è poco amica di quelle dommatiche merci ,

come quella, che intende a mettere la morale in


F 3 azio-
t6 Sez.II. Del Melode atwmaV <
*
azione , non in precetti . Ma? nèlle Arie partici 1

larmente effe non debbono entrar mai', fctt-Poe* 1

ta non voglia eftinguere nell’animo noftro tutta 1*

emozione, che aveavi eccitata: perciocché il linguag*


gio dommatico è proprio dell’uom tranquillo . Un
uomo agitato da paflione quando paria non pfcrde

il fuo tempo a dommatizzare ,


ma cerca folo di

dare sfogo all’ animo fuo o di muovere chi 1* a-


,

fcolra ad accordargli compaffione , e foccorfo: e per


la medefima ragione nè pure fi vuol dommatizza-
re nelle Arie , che debbono contenere il linguag*

gio degli appaffionati.

Il celebre Metaftafio in quelle Arie, che chia*

manfi Duetti, Terzetti Quartetti ec. à religiofa-

mente offervato un tal- precetto: effi fono il più


naturale * il più puro il più femplice linguaggio
,

del cuòre . Pe* efempio in queftò Duetto tra Me.


-, gacle f ed Ariftea ,
> MT- • < • t . •

. *. -,
, -^it v' >
Meg. Ne giorni tuoi felici
, *2
Ricordati di me.^ ..
.
j ^
^
Ar. Perche così mi dtct

v, -Anima mia perchè ? ec, ,


» 1
*>/.. i. *. ./ . : ‘X~ .
le
M Olimpi»* atto I. leena ult.

Digifeed by Google
_ J
Catp. VII. Del Yirso/TragiCo. 87

le parole fono quelle medefime ,


che vengono in
*
bocca delle pili femplici perfine , quando fi ami-

no fcambievolmente ,
e fi trovino fui procinto di

fepararfi . Il Poeta fi è talmente inveftito di quel-

lo flato, ch’egli à cavato dal fuo cuore quel me.


deGmo parlare ,
che quello gli fuggerirebbe in ta-

li circoftanze. Perciò i Duetti ,i Terzetti ,


i Quar-

tetti ec. di quello grand’ uomo fanno sì maravi-

gliofo effetto lui Teatro . Ma , mi fi permetta il

vero ,
nelle Arie propriamente dette egli non lem-
’1
pre è flato attento al linguaggio del cuore ,
e

buon Omero alcuna volta Tonneggia . Vaglia d’ e-

ferapio l’Aria, che chiude la terza leena nel ter-

zo attjD del fuo Demofoonte • Quella maravigliola .

feena -efprime il gaffaggio ,


che fa il J&otagoniAa

da un eflremo contento a una trillezza eftrema ,

cagionata in lui da una novella recatagli da Ma»


tufio. L’Aria ,
che termina quella, feeoa avrebbe

dovuta effere il linguaggio della coflernazione del


v
medefimo Protagonifta , come in Amili cali à eoa
• . /
eterna fua.lode praticato il valorofo Poeta . Ma
in quello egli à voluto , che Mjatufio , non già il

Protagonifla terminaffe la feena , e. sì la terminaf-


Je colla maliima : . X -

F ^ Jtb

Digitized by Google
,

88 Sez.II. Del Melodramma^


%Ah che nè mal verace ,
' Nè vero ben fi dà ?

Prendono qualità

Da noftr't affetti.

E cosi quell’ agitazione % che nata nell’ animo del-

lo fpettatore dalla novella di Matufio , e crefciuta


» • *
t
nel progredì) del Recitativo dalle ariguftie del fu-

riofo Protagonida, avrebbe dovuto giugnere al fuo

colmo nell’Aria’ viene difpettofamente arredata da


una m affini a ,
la quale, per giunta, fe vera folle,

ridurrebbe gli uomini all’infelice dato d’inazione.

Il Poeta Drammatifco non dee fpacciàr troppe maC.

fime . Il fuo dovere è ’


di comporre in modo 1’ a-

zione, che lo fpettatore ne deduca da sè medefimo

quella idruzione . Un Dramma infardato di maf-

fime (copre l’ itiefpertezza del Poeta ,


il quale non

lapendo dare all’ azione quel colore ,


quella forza

che bada, per far nafcere una data roaffima in

mente allo fpettatore ,


ulurpa l’ uffizio di quedo ,

elprimendo da sè medefimo quella fentenza . Infat-


ti i Drammatici più fentenfciofi fono appunto quel-
li ,
che meno intefero la loro arte . .
*

Le Maffime adunque , o le Sentenze ,


che fi u-

fcran-
Cap.'VIT. Del Verso Tragico.
' •! v

reranno nel Melodramma, fieno rare, e breviflime,

ed abbian luogo fblo ne’ recitativi . T ai materie

non convengono a verurt patto alle arie ,


le quali

debbono contenere < i particolari fentimenti delle


7
perfone drammatiche ; non principi generali ,
non
tefì . E il Poeta non fi laici forprendere al Qua-
drio il quale aflerifte (a) ,
ette nelle ariette quanto

piU le p*opoftponi fono generali , tanto p<U piac-

ciono al popolo |*1 perche trovandole veri/imili , o ve -

re , fe ne fa un capitale ,
per cantar[eie a cafa .

La fievolezza della ragione inoltra aBfcaftanza di


-
* \
qual valore fia quel precetto . Nè il popolo' (
di-

cali con pace di quelP erudito Scrittole )


è mena-

to al teatro dal defiderio di farli quel capitale; nè

un Poeta degno di premere le ^eftigia di Sofocle,

vuol derogale in menoma parte alla bellezza dei

Dramma, per aàfrmiferabile intento. ^ r

Pér fomiglianti ragioni < le fimilitudini non deb-


bono entrar mai nelle Arie. Fu eenfurato H Maf-
fei d’avere adoperato nella Merope una fimilitudine

tratta da Virgilio: quanto pili degni di tal cenfura

fon que’ Poèti ,


che quella Figura adoperano nelle
m Arie?
*
.
’ »".*>•' • •
' * •

(4 VolTi. pari. a. lib. j. dì A. 4 . cap, a, panie, t.


,

po Sez.II. Del Meloduammai


Arie ? Anche in quefto punto, il Metaftafio fi' è

lafciato forprendere alla fecondità del fuo ingegno.

Arbace fprigionato da Artaferfe [a) ,


e confortato

dai .mede fimo a ufcir di Sufa ,


dove la fua vita

non farebbe ficura ,


co’ feguenti nobili fen(ì rifpon».

de a quel Principe generofo: 4 v

#
; : .
* ? • V
Ubbidì[co al mio Re . Poffa una volta

Efferti grato Jfrbace . o([colti intanto

. t II Cielo j voti miei .* .


* ,
*

RegnY^Artaferfe , e gli anni

. , Del fuo regno felice' : » .. .

Diftinguano i trionfi Allori ,


e palme

Tutto il inondo v affollo a lui raccolga .

.
tu Lentamente ravvolga * «

I fuoi giorni la Parca , e re/li a lui <»

Quella pace y. cb' io perdo , « .fa •.

*
•* Che non Jpero trovar fino a quel giorno ,
Ohe alla patria ,
all' amico io non ritorno , , ,~

Dopo un sì bello ,
e sì tenero Recitativo ,
io mi
alpetta va un’Aria , che racchiudere gli ultimi, »

P»»»

(«) Nell 'Art»ftrf* Atto III. feto» I.


.

CajsiITH* J>èl Vinstr Tragico . pi


4*
t , \
pili vivaci, i più affettuofi sforzi 4’un cuore pie-

no di fedeltà ,
d’amicizia , di riconofcenza * Mf
mentre già commofTo /da quel nobile Recitativa
io mi preparava a un’ impreffione anche piu forte,

mi fento improvvida mente, gelare, il cuore, da un’

Aria ,
colla quale terminando Arbace quella, si

pafficmata fcena -,
li diverte in ^Tomigliar sè mede?

limo all 'Onda dal mar divifa ,


che, Bagna la vaU
le , e V monte , Va paraggi era in fiume ,
Va prigio*

niera in fonte ec. E farà tnai verifimile ,


che un


i.
. v ••

, uomo agitato da un tumulto di tanti , t e .


si di-

verto affetti f nel procinto d’abbandonar la patria,

e quanto àdi più caro al piondo , fi .perda in

quegli ultimi momenti a fimmetrizzare fpenfierata- 1

mente una lunga fimilitudine ? Si dirà forfè , che

effendofi detto quanto fi potea di più patetico nel

Recitativo, nulla reftafle ad aggiugnete nelle Arie?

Ma il Poeta non dee -confuoiare nel Recitativo

gli eflremi sforzi della paffione v Quella vuol na-

fcere, e folleyarfi nel Recitativo* ma non altrove

che nell’Aria vuo} pervenire affai fua maggiore al-

tezza. Ciò, che fi è detto delle Similitudini s’in-

tenda ancora delle Allegorie : e già prima di poi


'•d al»» t ^ i,, '
# •
. s .

*- un

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Sez.II. Del Melodramma'. '

un famofo Letterato di Francia {a) avea avvertita

l’inverifimiglianZa di quell' Allegoria meda in boc-

ca del medefimo Arbace nell’ Aria Vò falcando un


mar crudele. -, • • ?

Io non intendo con ciò di derogare in menoma


parte al gran nome , che 1* immortai Metaftafio fi

& s\ degnamente acquidato . La Critica ,


quando
fià< rifpettofa , e imparziale , va fatta su’ gran mo-
delli. Le produzioni mediocri non meritano d’ar-

redare 1’ altrui attenzione : perciocché non effendo

ede ricevute Con quella favorevole prevenzione, t

che i gran nomi trovano in noi; i loro falli non


podono abbagliarci , o forprendere , Mi i piccioli

difetti de’ grandi uomini fono con tagiofi . E fe niu-

no fi trovi che a publico vantaggio modedamen-

te gli rilevi* ;
eflì vengono ciecamente imitati co-
me tante bellezze : da che 1* imitazione de’ difetti

è fica pii» agevole che non è quella delle virth.

Per meglio fperimentare qual danno quelle Arie

di fentenze, di firailitudioi , d’ Allegorie cagionino

al Dramma , facciamo ,
che Megade anzi che ter»
• •
v mi*

f») n
Signor d* Alambeit , DeU che v* nelle *
fifoni it la Mn/ìfut , dHfcrtaxionc , \

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.

'

«f

Cap. VII. Del Verso Tragico, pg,*

minare colla bell’ Aria ie cera»., /c dice ilfuotrat-,


% N

tenimento con Àriftea ,


lo terminate con una M af-

flitta; o pure, che gli fteffi perfonaggi in vece eli

glieli* efpreffivo Duetto Ne giorni tuoi felici ,


fpie-

gatero ciafcuno con una fimilitudinq * il loro (la-

to: che perdita per lo Teatro! Quante volteque’


i * * }
'

capolavori della Drammatica ànno fvegliata la com-

paffione nel piu intimo degli animi nodri;»’ come

fperare ,
che una lambiccata fentenza , una ricerca-

ta funilitudine facciano altrettanto?

Non «mancherà per avventura chi (limi con trop-


pa rigidezza condannatele Arie contenenti le no-

minate Figure; tanto più, che alcune Arie tdi qùe*


(lo genere fono cosi belle, che ette furono fcmpt%

univerfalmente applaudite. Quello applaufo però è

ad effe venuto da chi le à confiderete a (frattamen-

te, e non come parti d* un Dramma: ficcome non

mancherebbe applaufo a una bella pittura , ancora


chè impropria & quel luogo , dove lode yeduta .

Dicali pure, ciò , che fi vuole in favore delle Si-

militudini , dèlie Sentenze , delle Allegorie ec. .le


perfone di buon fenfo le {limeranno fempre pro-r

prie della Lirica , dell’Epica, della Didafcalka


ma rare vote della Drammatica , e quelle race vol-

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. .

¥
14 3ez.IT. Del Melodramma;
te Colo in bocca di perfonaggi difappaffionati ,
che
*
narrino , deliberino, e confjglino a mente ferena .

Il metterle in bocca di perfonaggi alterati da paf-

fione farebbe graviffima improprietà : e perciif

improprietà egualmente grave farebbe inferirle nel-

le Arie , le quali non debbono contenere che il

linguaggio degli appaflionati

Le Arie da noi fino a qui difapprovate non fo-


lo nuocono al Dramma , ma alla Mufica altresì

Sotto quale fpezie di Mufica, fc t’aiti Iddio, met-

terà il povero Maeftro di Cappella l’ Onda chi mar


dtvifal il modo farà tninore, o maggiore? il can-

to farà parlante ,
o di gorgheggio ?, il movimento
fafà tardo, o pretto? Tutto è indeterminato; e il

Compofitore abbandonato a sè fletto è affretto ad


- attaccarvi una Mufica precaria ,
c priva di fenfo .

Quando all* oppofto ,


fe l’ Aria contenefle 4e .
pili
n a

vive pennellate della pattfone cominciata nel Re-


citativo; egli con una Mufica adatta a quella pal-

lio ne avrebbe intenerito tutto il Teatro.

Quindi una tal Aria non à mai fu* nottri Tea-

tri cagionata quella commozione , che altre Arie

del medefimo Dramma ,


perchè efenti da tal di-

fetto, cagionar fogliono in noi; quali fono efem-

Pi-

Digitized by Googfe
.

Cap. VII. Del Verso Tragico. 95


pìgrazia le Arie Confervati fedele ,
Fra cento affari-

ni ,
e cento ,
Deb refpirar lafciatemi &c. E fe la

Mufica del Cavalier Gluek , meffa all* %AlceJle ,

Dramma del valorofo Calfabigi ,


fece sì bell* effet-

to fui Teatro di Vienna nel 1769. forfè a pro-

durre un tal’ effetto non contribuì poco T attenzio-


ne ,
eh* ebbe il Poeta , d’ evitare in tutte le Arie
que’ difetti , di cui qui ragioniamo

Un’altra avvertenza vuole' avere il^peta intor-


no alla materia propria delle Arie ,
e fi è ,
che

quella abbia (fretta conneffione con quella del Re-


citativo ,
per modo che l’Aria nafta dal Recitati-

vo, come germoglio della radice. Crede per avven-


tura il Lettore , che io avrei potuto trafandare que-

llo precetto fenza grande fcapito de’ Poeti. Anzi è


quello per elfi uno de’ più utili ricordi ;
al quale

fe accordalfero fempre quell’ attenzione ,


che meri-

ta ,
le Arie più di rado ,
che per ordinario non

fanno, ufeirebbero di tema.


Finalmente fi vuole avvertire, che l’intercalare.

o fia la prima parte dell* Aria, contenga un fenfo

intero :
perciocché il canto dell’ Aria non termina

altrimenti alla feconda parte ,


ma sì bene alla re-

plica dell’intercalare e però fenza tale awerten-


* s
za

Digìtized by Google
g$
' Sfz.II. Del Melodramma.
za il fenfo rimarrebbe imperfetto, e fofpefo . Co-
nolciam bene ,
che quello afloggetta contr* ogni

dritto la Poefia alla Mufita ,


che non rare volte

fnerva , e infipidifce le Arie , e che tende ad eftin-

guere il fuoco della poetica Fantali? là , dove .pi U


converrebbe , che fofle accefo . Ma lino a che i

Cantanti non fi rilolvano ad abbandonare la mal-

vagia ufanza di terminar l’Aria alla quarta repli-

ca della prima parte, e non piuttoGo, come faria

di ragione , alla feconda parte •


bifognerà ,
che il

Poeta foffra in pace un tal foprufo, e fperi intan-

-to , che il Buon GuGo rimetta gli occhi della

mente alla virtuofa famiglia. . »

% UT.

Lo Stile delle Arie debb’ efiere femplicifiimo :

perciocché il linguaggio del cuore non foffre verun

ricercato artifizio. Il che non fi potrà mai ripeter

troppo a’ Poeti, i quali perchè le Arie fono com*


pofie di verfi lirici , danno alle medefime talora
uno Gilè anche lirico : fallo graviffimo contro al-

, V arte del dire. Se una perfona arfa di sdegno pre-

tendeffe di sfogar Ja fua bile a forza d’ antitefi , e

ampollofe circollocuzioni , chi potrebbe contener

le

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Cai». VIL Dsx Verso Tragico. p?
le rifa ,
e non direbbe, die quel linguaggio tradì-

difce chi r adopera, dimoftrando ,


ch’egli non à il

cuore occupato da quella palliane -, che vuol fin-

gere con noi?

Ma i Recitativi ,
contenenti per lo piti le de*

liberazioni di publici ,
e importantiflimi affari
,
po-

lle in bocca di que’ perfonaggi , che regolano falla

terra il delfino degli uomini ,


elìgono uno Itile

più foftenuto ,
e fublime . Quando pefò di mezzo a

tali deliberazioni comincia a pullulare la dramma-


tica paffìone , lo fide non farà più così alto ;
ed

a mifura che quello crefcerà ,


quello vuole andar

decrefcendo finché giunta la paffione al fuo col-


j

mo nell’aria ,
lo Stile ancora fia giunto alla fua

maggiore femplicità.

G SE*

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I

SEZIONE IIL
Della Mufica Teatrale.
* -

L Melodramma comporto così dal Poeta paf-


fa nelle mani del Maeftro di Cappella Le
I

.

noftre Oflervazioni ancora procedendo allo

ftertò cammino, s’aggireranno in quella Sezio-

ne fulla Mufica riohiefta da quel Dramma ,


eh’ io

• chiamerò Mufica Teatrale. Per dichiarare a mio

potere la materia , che qui propongo , non gravi


al mio lettore , che fulla generazione del fuono, e

fulla natura della Mufica in genere io premetta

alcune oflervazioni faciliflime, ed accomodate alla

portata d’ognuno : dovendo tali oflervazioni lecvir

di principi alle regole appartenenti allo Itile della

Mufica Teatrale, e in altre Sezioni ancora a quel,

le , che riguarderanno la Decorazione , e la Dan-


za Teatrale.
CAP.

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Cap. I. Della Musica ec.
99

CAP. I. ,

, Della Mufica in generale ,

I. Quali fieno i fonti dell* Emetico dì qttefla Pam


. eùltà . 2. Differenza tra la Mufica antica,

e la moderna .
3. Dove confijla il Pa-
tetico della Mufica . 4. .Altra I

differenza tra la Mufica an-

tica , e la moderna .

T ’Ofcillazione d’un corpo (onoro produce nell’ a-

ria, che lo circonda, un onfleggiamehto limile

a quello, che produce nell’acqua d’un lago l’urto

d’ un faflòlino , 'che vi fia lanciato , o d’un uccel-


lo ,
che vi s’immerga . I qqali ondeggiamenti in
ciò differifeono tra loro, che quello dell’ acqua cir-

colarmente, quello dell’aria sfericamente fi diflfon-


* 1 x • li

,

de : efercitando 1’ aria comprefla l’ elafticità fua per

tutti i lati. E' il centro di quella sfera occupato,

i.; G 2 dai

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;,

ioo Sei.HI. Della Musica Teatrale

dal corpo fonante, la fuperficie è formata dall’on-

da che fia da sì fatto centro la più lontana e


, ;

coloro ,
che fi trovano dentro quell’ ampia sfera

afcoltano il fuono , che parte da quel centro Que-


.

llo fuono uno, o un altro tuono darà , fecondochè

diverfo grado avrà d’ acutezza • giacché Tuono al-

tro non è che il grado d’ acutezza d’ un fuono .

Nafce quella diverfità d’acutezza dal diverfo nu-

mero d’ofcillazioni ,
che in un determinato tem-

po può efeguire un corpo fonoro ,


le quali cagio.

nano diverfo numero d’ondeggiamenti nell’aria, e

d’urti nell’organo dell’udito. Òonciofiachè l’efpe-

rienza à dimoflrato I. che fe due corde d’egual

groffezza fanno in un medefimo tempo un medefi-


mo numero d’ofcillazioni; effe fono all* unifono ,

ciò è, danno lo ffeffo tuono ambedue. II. Chefe


nel tempo, che la prima farà un* ofcillazione

l’altra ne farà due, quella darà l’ottava alta del

tuono di quella . So ne farà quattro darà la dop-

pia ottava fe otto, 'la tripla ottava ,


'e così in
;

infinito ,
moltiplicando per due il numero dell’ot-

tava vicina . E in confeguenza fe per contrario

mentre una corda farà otto ofcillazioni un’altra ne

farà quattro, quella darà l’ottava baffa del tuono

di

Digitized by
,

Cap. I. Della Musica ec, tot


,

dì quella . Se due ,
la doppia ottava bafla fe una,
;

la tripla ottava , e cosi in infinito ,


dividendo per

due il numero dell’ottava vicina. III. Che fe men-


tre una corda farà due ofcillazioni ,
un’ altra ne fa-

rà tre; quella produrrà la quinta del tuono di quel-

la. IV. Che fe in tempo, che l’una farà quattro

ofcillazioni ,
l’altra ne farà cinque ;
fi avrà da

quefl’ ultima la terza maggiore. V. E che in fine

fe mentre la prima efeguirà cinque ofcillazioni ,

l’altra n’ efeguirà fei; quella darà la terza minore.

... Da. ciò fi vede , che la funmetria è 1* origine

della consonanza de’ tuoni. E fe i Maellri di Mu-


iìca infognano , che la piu perfetta confonanza è

¥ Unifono , indi l’Ottava alta , e baffo , di poi

la Quinta, la Terza ec.* la cagione di quelli va-


'
ri gradi di perfezione , chq fi offervano nelle con-

fonanze , è facililfima a rinvenire dopo ciò , che

Xulla Simmetria fu da noi ragionato. L’ Unifono ,

a cagion d’efompio, è la piò perfetta confonanza:


*
perchè dovendo i fuoi tuoni mandare a un tempo
eguale, egual numero di percoffe all’organo dell*

udito ;
tal confonanza è una fimmetria., che nafoe

dalla ragion <f uguaglianza , che a’ fenfi è la piò

dolce di tutte le fimmetrie . E iè dopo 1’ Unifo-

> G 3 or

v.

Digitized by Google
102 Sez.III. Dflla Musica Teatrale
no la più perfetta confonanza è 1* Ottava ;
ciò av-

viene, perchè è una fimmetrìa roncata fulla ragio-

ne multiplice, che dopo la prima è la più grata

di tutte le fìmmetrie . Co’ medefimi principi age-

volmente fi fpiega ,
perchè la quinta fia una con-
fonanza più perfetta della tèrza maggiore ,
e que-

lla più della terza minore; e colla faciltà medefi-

tna , fé uopo il richiedere ,


fi potrebbe ancora fpie-

gar la cagione delle diffonanze . Tanto è vero,

che unico , fempliciffimo ,


collante è il principio

dell’Eftetico ,
e della bellezza fenfibile
.
,
sii natura-

le, come artifiziale.

Non è però la combinazione fimultanea, o fuc-


eeffiva delle confonanze (
in cui confitte la Muft-
ca Armonica l’unico fonte dell’ Efletico della
)

Mufica . Effò tre altri ne à , e fono I. la vari*

durata delle note, eh’ è l’oggetto della Mufica Me-


trica . z. la varietà de’ movimenti o tafdi ,
o prò-

ffi > eh’ è l’oggetto della Mufica Ritmica ;


e 3 . la

varia intensità de’ tuoni o deboli; 6 forti, fimile a

quella de’ colori nella Pittura . Ma di efli a me


con occorre di ragionare particolarmente. ;

- .* II.
v* .
.

\\
V.

• !*x
, Digitized by Google
Cap. I. -Della Musica, ec. ::
. ^
jo$

$• IL ,

.. » " *

E' la moderna Mufica (


che dlgl’ Italiani rico-

nofce la fua perfezione, come 1’ antica da’Greci (a) )

in quella parte ben luperiorc all’ antica : avendo un

Eftetico ben piu ricco ,


più vario ,
più artifiziofo

che l’antica non ebbe, l’ Eftetico della, quale fu

fempliciffimo . Tre invenzioni foprattutto contri-

buirono a rendere in ciò sì diverfe .


quelle due fpe-

zie di Mufica. La prima fu quella del Contrap-

punto ,
Facultà ignota agli antichi ,
ficcomé oggi-

mai fi conviene tra gii cruciti dopo le pruove datene

dal chiariamo Padre Martini . La feconda è quella

degli odierni caratteri ratificali ,


più facili , e più

comodi affai degli antichi , i quali non potcano

sì diurnamente , e sì chiaro efprimere i concetti

dei Compofitore. L’ultima è l’invenzione di Uro-

menti contenenti più ottave che quelli adoperati

da’ Greci ,
ninno flromento de’ quali lorpalsò mai

#
G 4 le

* * ’* '

(a) La Mufica ebrea dovette ef- la fua Republica , per religione ,


Cere perfettirtima , anzi fuptriore a e per gemo , fegregato dal commer-
quelfa di qualunque altra Nazione ciò d'ogni altra nazione , morirono
antica, o moderna , come non fareb- conquella Republica. e nulla contri-
be malagevole a dimotrare, fe Uno- buirouo alla perfezione di quel aMu-
Aro iftituto il permetterti: . Ma i prò- fica , che fi propagò per tutte le coi.
(trilli fatti in quella Facoltà da un te Nazioni dell’ antichità .
popolo , come tu 1’ ebreo , durante

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.

104 Sez.HI. Telia Musica Teatrale


le tre ottave , per quanto da quelle notizie fi ri.

trae , che fù)o a noi pervennero della loro Mufi- .

ca ftromentale.^E' chiaro, che unaMufica,la qua-


le di. tali invenzioni faccia buon ufo arricchirà
,

il fuo Eftetico ben più agevolmente che un’ altra,

la quale non abbia potuto trarne profitto. Ma ven-


gali al Patetico di quell’ Arte

IH.

Ciafcuna paffione porta feco un tuono di voce


particolare, e molto diverfo dalla voce dell’uoni
tranquillo . In fatti noi fenza vedere una perfona,
e fenza fapere 1’ attualo fiato dell’ animo fuo dal
,

folo tuono della faa voce ci accorgiamo non fola-

mente s’ella fia attualmente commolfa da paflio-

ne , ma ancora qual fia ,


fe lo sdegno , o 1* alle-

grezza , o il timore quella ,


onde vien poffeduta.
,

Gli antichi Oratori diftingueano molto bene que-


lli tuoni propri di ciafcun affetto : e Gracco per
,

intonargli pih ficuramente nell’ aringare folea na-


,

scondere dietro ar sè uno Schiavo il quale con un


,

flauto gli Suggeriva or l’uno, or l’altro di tai tuoni,

fc.

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: * Cap. I. Delia Musica ec. 105

fecondoehè convenivano alle diverfe parti della fua

diceria (<*).

Ora il Patetico della Mufica confitte nell’ imi-

tazione di quelli tuoni ,


per mezzo della quale efla

ci difpone gagliardamente al concepimento di quel-

le date paffioni ,» cui gl’ imitati tuoni apparten-

gono* riproducendo nell* Immaginazione l’ idea ai

que* movimenti d’animo da noi altra volta prova-

ti nell’ afcol tare si fatti tuoni . Per efempio ,


un

tuono compafiionevole richiama nella mia Fanta-


fia l’idea di tuoni fimiglianti da me afcoltati al-

tra volta in bocca di perlòne infelici ; e con tali

idee fi riaccendono ancora l’idee confufc de’fenti-

menti di compaflione da Ine allora provati per


;

quel completo ,
che fi trova neceffariamente nelle

idee, 'che già furono a un tempo medefimo prefen-

ti allo fpirito . Non altrimenti il ritratto d’ una

perfona temuta ,
amata ,
odiata , ci (veglia, que’me-

defimi affetti, che già ne fvegliò la perfona, che

è l’archetipo di quella imitazione, o- ritratto. Ta-


le appunto è il modo, onde il Patetico della Mu-
li-

(*} CU. 4* Or ut. IH. t.


*
« •

Digitized by Google
to£ Sez.III. Della Musica Teatrale -,

fica opera Tulio fpirito umano . Nè quella azióne

riman nello fpirito ,


ma palla alla nollra macchi-
na altresì. Avvegnaché a quelle idee confufe d’af-

fetti altra volta fperimentati corrilponde ,


e ,
dirò

così ,
echeggia nella nollra macchina una mozione

fimile a quella, che allora accompagnò le mento-


vate agitazioni dell animo.

Di qui fi vede, che il Patetico non folo della

MuGca ,
ma di tutte le Arti piacevoli opera lulla

parte meccanica degli affetti , mediatamente però ,

non già immediate , come fa fugli organi de’ fenfi.

Io nondimeno porto opinione (


che che le ne deb-

ba parere a’ profondi « Filici


,
quello ,
che non fon
io )
che la Mufica abbia un’ azione anche imme-
diata fulla meccanica delle pafiìoni , ciò è ,fu’ner-

vi , a cui quella meccanica è appoggiata . E pri-

mieramente egli mi par fuori di dubbio ,


che tra*

nervi del corpo umano jlcuni fieno particolarmen-

te delibati a fervire alle palfioni (


che io Nervi

•Diatetici chiamerò per innanzi) e quelli lono quel-

li, che ferpono per le regioni del petto, e del ven-

tre , i quali appartengono per la maggior parte al

paio vago, all’ intercedale, e a qualche diramazio-

• ne

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Cap. I. Della Musica ee. 107
ne ancora del quinto paio (a ) . Una giornaliera e*

fperienza può fare accorgere ognuno ,


che a qua-*

lunque movimento d’affètto corrifponda infallibile

mente un altro moto nelle anzidette regioni della

noflra macchina . E da quefte agitazioni ,


che ivi

fperi mentiamo ogni volta che da paffione fiam pof-

feduti, furono indotti gii antichi a. ftabilire in quel-

le regioni la fede degli affetti , verbigrazia quella

dell’amore nel fegato, dell’ira nel fiele ,


del rifo

nella milza, e così degli, altri. Dall’intima con-

neffione ,
che il movimento di tai nervi à colle

paffioni ,
avviene ancora ,. che qualora il particolar

fiftema di quelli da morbofa cagione venga altera-

to , l’ Uomo pruova de’ trafporti di meftizia , di

fdegno, d’allegrezza fenza motivo , e feaza che l’a-

nimo fuo fia occupato da alcun obbietto di quelle

paffioni . Ond’è , che nel tempo ,


che quelle ca-

gionevoli perfone foffrono tai ciechi movimenti d*

animo ,
effe d’ ordinario fi lagnano d’ una partico-
fer contrazione de’ nervi del petto ,
e delle parti

vicine . Dall’ uffizio ,


che i nominati nervi prefia-
' . . * . no
, '

S’ \fa) 'V ! • C
'
:

Qualora però fi vuole, «fi e a de altrimenti negare , che erti nell*


•uefti nervi appartenga il miniftero funzioni vitali vengano ancora ini.
«elle partirai, concio non s’ intea* piegati.

'
*
*

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io8 Sez.HI. Della Musica Teatrale
0

no alle pacioni ,
avviene inoltre, che ogni paflione

à la fua fifónomia particolare: perciocché effi ner-

vi ,
e in ifpezie quelli del quinto paio ,
mandano
delle ramificazioni alle diverfe parti del volto, le

quali ramificazioni vengono irritate dal moto, che


negli affetti concepifcono quelle ,
che fcendono ver-

fo il petto , e che noi tra’ nervi diatetici annove-

rammo. Di qui vien pure il pianto ,


che accom-

pagna la mefìizia , l' allegrezza , la compatitone ,


ed

altri affetti ,
il rifo , che altri ne accompagna , e

la voce tremola ,
e quafi faltellante ,
che gli ac-

compagna tutti : effendo quelli effetti dell’irrita-

mento de’ medefimi nervi diatetici , e in partico-


lare delle diramazioni, ch’efli mandano alle glan*

dole lagrimali , a’ mufcoli delle guance ,


alla boc-

ca ,
al diaframma , o fetto trafverlò , c alla larin-

ge. Da ciò finalmente avviene fecondo il. Wiliis,

che una delle maggiori differenze ,


che paffa tra la

flruttura del nofìro corpo , e quella del corpo de’

bruti, cflnfifta nella moltitudine de’ nervi , che noi

abbiamo verfo il petto ,


-e le vifeere ,
là dove t

bruti pochi ne ànno : mercecchè non effendo cfli

capaci d’affetti, non ànno meflieri de’ nervi ,


che

in quelle regioni di noflra macchina al miniftero

" degli

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.

Cap.T. Della Musica ee. 10^


degli affetti fon desinati ,
ma folo di quelli f che
vengono impiegati alle funzioni vitali (a). Tutto
ciò conferma lempre maggiormente , trovarli in noi

una claffe di nervi addetti all’ uffizio delle pallio-

ni , e quelli effere propriamente quelli ,


che Dia-
tetici noi abbiam nominati.

Sembra ih oltre manifello , che i noflri nervi t

come altrettante' corde d’uno lìromento , abbiano


un tuono determinato . E' nell* Acuftica un indu-
bitato principio , che un fuono qualunque metta
necelfariamente in moto tutti que’ corpi -,
che fi tro-

. vano dentro la sfera dell’ ondeggiamento ,


eh’ egli

forma nell’ aere ,


fe quelli corpi abbiano un deter-
minato tuono, e propriamente 1* unilono ,
o altro

conlònante a quel fuono • e che per lo contrario

non dia movimento alcuno a quegli altri corpi ,

che non ànno un tuono determinato. Ond’è, che

da un fuono ftromentale , o vocale , offerviam non

di rado molfe non folo le .corde di lìromenti mu-


ficali comprefi in quella sfera ondeggiante , ma i

criftalli ancora, i vafi d’argento o d’ altro metallo,


i ve-

fa) Non m
tuttavolta ft i Tifici Perciocehè le funzioni vitali in un
len contenti di quella ragione del corpo lituato orizzontalmente , qual
Willis ; a me parendo , che fenza ri- è quello de’ bruti , non ànno bifogno
correre alle pacioni la ragione di tal di unta fòrza , di quanta ne ànno in
differenza fi trovi nella differenza, un corpo perpendicolarmente fituato,
che palla tra il Sto delta macchina com’ t l’umano , parte de’ cui fluidi
umana, e’1 fico di quella de’ bruti. deve afeeadere verticalmente

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no Sez.III. Della Musica Teatrale
ì vetri delle fineftre , e qualunque altro corpo iti

cui s’ incontri per -cafualità un tuono, che faccia con-

sonanza con quello, che rifuona attualmente. Ma noi

fperi mentiamo tai fcotimenti anche funoftri nervi •


tal-

mentechè nell’ afcol tare un fuono Goffriamo talora un


tremore in alcun luogo della noftra macchina . Dunque
1

i noftri nervi anno anch’efli un tuono determina-

to , o ,
che vale il medefimo , fono difpofti a un
determinato fuono . Di qui fiegue i. che efli do-

vranno eflere immediate , e neceflariamente mofli

da una Mufica , che adoperi fuoni confonanti a

quelli , a cui efli trovanfi dalla natura difpofti , z.

che un modo muficale fondato fopra fuoni confo-

nanti a quelli de’ nervi diatetici ,


moverà necefla-

riamente , e immediatamente tai nervi ,


e per quel-

la corrifpondenza ,
che pafla tra il movimento di

quelli e le palfioni dell’ animo ,


il loro ofcillamen-

io ne detterà quella paflione ,


che corrifponde a quel

dato moto prodotto in. efli.

Tali fono le rifleffioni natemi in mente ,


che

mi rendono affai verifimile l’ azione immediata del-

la Mufica fui meccanismo de’noftri affetti . La quale

immediata azione pare-, che venga confermata dal


1
dominio ,
che gode la Mufica full animo umano,
mag-

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? Càp. I. Della Musica ec. m
maggiore di quello ,
che altra qual fi voglia Fa-

tuità ne fa fperimentarej ma foprattutto dagli effet-

ti puramente meccanici^ che non di rado produce,

e dalla fua efficacia nella cura delle malattie, of-

fervata fin dagli antichiffimi tempi , e riconofciu-

ta anche .oggi in più occafioni ,


e fegnatamente

nella guarigione di quegl’ infermi , che la Puglia

chiama Tarantolati. I quali effetti nè della Pit-

tura, nè della Scultura, nè fi narraron mai di qua-

lunque altft- delle Belle Arti. r

*
O’ creduto dovere èfporre in breve il mio fen-

timento intorno all’azione immediata della Mufi-

ca fui meccanìfmo delle paflioni : perchè potrà in

alcun modo contribuire nel capitolo feguente a de-

terminar lo (file della Mufica Teatrale.


• t
• ' . 4

§. IV.
I *

Nel Patetico (
convien confeffarlo )
la modeis

na Muficà è molto da men dell’ antica . Perven-

nero i Greci a sì perfettamente analizzare quella

parte della lor Mufica ,


eh’ effi
T
in breve tutti i

modi ebbero rinvenuti propri ad eccitare, e rego-

lare

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, ,

in Sez.III. Della Musica Teataal*


lare una data patitone (a). Ed & ciafcuno di que-

lli modi corrifpondeva ordinariamente tal pacione


nell’animo di chi alcoltava
•'
,
come ce lo attellano
«

concordemente gli antichi #


n i quali faceano tefli-

monianza di ciò ,
eh’ etti medefimi iperimentavano
nell’animo loro, e in altrui, e come la Storiarne-

defi ma il conferma (£) . Senza che ,


fe il modo
lidio efempigrazia non avelie ordinariamente mo$
gli afcoltatori ad allegrezza, per pochi, e rari e-

fempi, che di un tal effetto fi fodero offervati

non fi farebbe potuto affolutamente affermare ,


che
quel modo (veglile 1’ allegrezza ,
e molto meno
avrebbe potuto convenire ognuno 1

(
come puf con-
venne )
nel penfiero d’ adoperare non altro che quel
modo ,
quando volelfe difpòrre gli animi a quello
affetto.
Cli

(O li mente frigio per efempio do un giorno contro ! Medici , il


appo quell* Nazione ifptrava io (de- Mufico Tirteo accortoli che piagava-
gno , e gli (pinti marciali , il lidio no cambiando il lidio in frigio ot-
,

portava all'allegrezza , c alla dan- tenne loro la vittoria , col riaccende-


«a, e cosi dagli altri . re per mezzo del modo frigio il co-
CM E' su tal proposto aiTai no- raggio, che il lidio aveva ammorza-
to il fatto di Timoteo , che coi mo- to. Narrali in oltre ,fcbe uaa Mali-
do frigio mite in furore Aleffandro, ci di precipitato , e celere movimen-
«’l fécecorrerc all’ armi, machccan- to acccfe tal furore in alenai giova-
giando a un tratto il frigio in dori- ni , ch'efR corfero ad incendiare l’s-
co, raflerenò il feribondo Monarca. bitazione d’ una Cortigiana; ma che
Del canto d’Olimpio, famofo Mufi- il Mufico per configiio di Pitagora
*o , tappiamo da Ariflvtile , che ifpi- cangiando modo , tranquillò l’animo
rava maravigliofo eftro negli animi . di que* giovani . Similmente di Pl-
E Plntarco ( de Muflta ) rapporta ragora i fama, ch’egli colla Mufica
che Terpandro , altro Mufico eccel- ferenaffe !’ animo d’ un giovane, deli-
lente , col mezzo dell’ arte fua fedd rante per amorofa patitene . Lo fletto
In Ifparra un tumulto. Degli Spar- mezzo leg'gefi che fpette volte ado-
,

ta»* me de fimi fi narra , che in guerra perane Teofraflo , a calmar 1’ animo


adoperavano canti dolci per raflre- da’ (uriofi .
Mac la temerità , ma che combatte».

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Cap. I. Della Musica «c. 113»

v Gli antichi adunque da una Mufica povera trae-

vano maggior vantaggio che ndn facciam noi da


- p •

una ,
eh’ è doviziofifsima . Se fi dimandava a un
Greco qual modo fi richiedefle ,
per infinuare in

noi una data difpofizione ,


egli fapea bene a qual

s’appigliare . Ma quella dimanda medefima farebbe


oggi contorcere il più valente Maeflro di Mufica,

che s’ abbia l’ Italia : vedendo noi fpeffe volte un*

aria per efempio comporta nel modo minore d’ef-

faut, che prima ci era ftata cantata nel maggiore

d’ ertami ,
e una, che fu parlante , divenire aria

di gorgheggio , e quella ,
che altra volta tardamen-

te procedea guidata dalla* flemmatica mifura bina-

ria , tornarci poi innanzi ,


quafi di galoppo ,
fatto

il frettolofo tempo a cappella.

Non è già ,
che i moderni Compofitori non rie-

fcano talvolta nel Patetico : ma corta loro un con-


tinuo sforzo d’ingegno, e fpeflo ihutile ,
ciò, che

i Greci atteneano con una femplice oflervanza del-

le regole di quella parte della Mufica, Tra’noftri


Compofitori e i Greci quel divario paffa ,
che paf-

iàr fuole tra chi ignori le regole dell’ aritmetica

pratica ,
e un altro ,
che francamente fappia Se-

guirle . Può avvenire ,


che 1* uno così fattamente,

H come

Digifeed by Google
I

114 Sez.III. Della Musica Teatrale

come l’altro, giunga a ritrovare il numero diman-

dato : ma il primo vi farà giunto tardi ,


e a (len-

fecondo predo e agevolmente . Il primo


to ,
il ,

dubiterà fempre d’ avere errato ,


ne ripeterà mille

volte il calcolo, e non ufcirà mai d’incertezza:

fecondo, ficuro dell’ infallibilità delle lue rego-


il

troverà in quede medefime una pruova ben


le ,

certa dell’efattezza dell’operazione.


io ben m’appongo, le cagioni che
Tre fono ,
s’ ,

renderono il Patetico dell’ antica Mufica cosà rego-

lare e cosà certo , e quello della moderna sà in-


,

La prima è la differenza
certo ,
e sà difordinato .

dell’ Edetico dell’ una da quello dell’altra . Una


che faccia pompa d’ un edetico troppo
Mufica ,

e ricercato impedifee necef-


ricco, troppo vario , ,

impreflione che fuoni da effa podi


fariàmente l’ ,
i

potrebbero fare fililo (pirito e filila


in opera ,
,

macchina di chi afcolta . In una melodia compo-

da di rapide note, di trilli, d’arpeggi, di volate,

mordenti di gruppi di sbalzi appena un fuo-


di , , ,

nervi uditori che già la


no giugne a toccare i ,

quella d un
fua azione è totalmente cancellata da

che fopraggiugne all’ idante e eh


altro Tuono ,
,

incalzato da una folla d’ altri di non


maggior du-
rata.

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.

Cap. I. Della Musica cc. ii$

rata. Allo fpirito non è conceduto agio di difcer-

nervi i tuoni fimili a quelli, ch’egli fperimentò pa-

tetici altra volta , nè agio alla Fantafia ,


ed alla

Memoria, di riprodurgli , e di riconolcere le idee

affettuofe ,
compleffe con quelle di '
sì fatti tuoni

Più indifcernevoli ancora ,


e più incerti rende i

tuoni allo fpirito l’armonia contemporanea di più

note ,
maflime qualora ,
come per lo più accade ,

vanno alle conlònanze unite le diflònanze.

Se una tal Mufica niun’ azione può avere fulla


Fantafia, e fulla Memoria ,
molto meno può aver-
:
la su’ nervi diatetici 'perciocché quell’ ofcilla^ione,

che un tuono avea fopra di efli cagionata ,


comin-
ciata appena viene interrotta da un’altra tutta di-

verfa dalla precedente . L’ efperienza dimofira ,


che

efeguendo una tal Mufica vicino a ftromenti ,


che

ftiano in ripolo ,
nìuqo di effi ne farà fcofifo ,
nc
obbligato a rifonare ,
tome (Scuramente il farebbe

da un’altra, che tuoni più chiari, e più fermi pò-

nefle in ufo . Perciò la Mufica antica ,


la quale

non ebbe un Elletico sì ricercato ,. avea maggiore

azione fu’ nervi diatetici ,


fulla Fantafia, e fulla

Memoria, da’ quali dipende il Patetico della Mu-


fica.

Ha La

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,

li 6 Sez.HI. Della Musica’ Teatrale

La feconda ragione è l'idea ,


che ìmno dell*

Ivi u fica i moderni Maeftri, diverta da quella, eh*

n’ ebbero gli Antichi . Oggi è quella trattata co-

me un Arte deftinàta principalmente al piacer del-

l’ udito : tutti coloro ,


che la profetano , ad al-

tro quafi non mirano che a renderla commenda-


bile all’ orecchio . Quindi è ,
eh’ elfi rinvennero

le vere, ed invariabili leggi della melodia ,


e del-

l’armonia, ma niuna di quelle» che appartengono

al Patetico dell’Arte.

I Greci per lo contrario riguardavano la MuG-


ca non tanto come ckftinafa ad appagar l’ orec-

chio ,
quanto a muovere ,
e regolare le paffioni

eh’ elfi dirigeano per mezzo di quella piacevole

Difciplina a’ più perfetti oggetti ,


e più degni del-

l’animo umano. E‘ la Mufica ,


cosi adoperata, la

più efficace miniftra delle Virtù . Quindi Ateneo

ci afficura ,
che colla Mufica infegnavano i Greci

i doveri della Religione , e della Morale , e le a-

zioni, e gli efempi degli uomini illullri. Dal che

fi può comprendere ciò ,


che fcrive Polibio (<*) di
1*
due popoli d’ Arcadia ,
1’ un de’ quali adottando

ulo

' (*) Lib* 4»

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.

Cap. I. Della Musica ec. 117


ufo della Mufica divenne virtuofa ,
« colto , l’al-

tro difpregiandola fi rimafe barbaro, e 1/iziofo. »

Nè pur nelle felle ,


nelle allegrezze ,
nelle noz-

ze ,
ne’ conviti la Mufica greca perdea di mira

il fuo fcopo. Il Cantore lafciato da Agamennone


prelTo a Clitenneftra non fi applicava a divertire

quella Principeffa con una Mufica puramente efte-

tica. Egli attendeva a fomentarle nell’animo l’a-

more dell’ aliente marito , e delle virtk neceflarie

a una regnante : talmentechè Egitto non potè trar-

re a’fuoi voleri la Principeflà, fe prima non eb-


be tolto del mondo il fuo Cantore

Ma come erano giunti i Greci a formare $k

gialla idea della Mufica ? condotti dalla loro pro-

pria efperienza . Efli erano fiati iftituiti per mez-


zo della Mufica , e a quella erano debitori della

loro cultura. Lino, Orfeo, Cadmo, Anfione ,


da*

quali erano fiati invitati ad abbandonare una vita

brutale ,
che in compagnia delle fiere aveano fin

allora menata ,
e a godere fotto la protezion del-

le leggi le dolcezze della civile focietà • di quella

fi erano ferviti ad umanare ,


diciam cosi quegli
,

animi ferini . Perciò fu di effi allegoricamente fa-

voleggiato , che al fuono della lira foflero perve-

H 3 mi*

Digìtized by Google
. . ,

nS Sez-IIL Della Musica Teatrale

nuti ad ammanfir le fiere ,


e a indurre i falli flef-

fi a edificar le città . Per mezzo della Mufica

quegli uomini ,
che fino allora poco degni erano

fiati di quello nome ,


e che forfè nè pur penfato

aveano d’ effer tali ,


cominciarono a guftar le de-

lizie d’una vita focievole ,


e lòia degna di ragio-

nevoli creature . Con un canto accompagnato dal-

T accordo d’un mufico ftromento furono loro infe-

gnati i doveri verfo 1’ Effere Supremo ,


promulga-

te le leggi d’ una patria nafcente ,


illillate le maf-

fime della giuftizia, deH’amillà, dell’ amor coniu-


gale 1’ urbanità la beneficenza ,
la compafiione
, ,

verlo i loro fimili ,


il coraggio militare (a)

I Greci adunque che aveano in loro ftelfi fpe-


,

rimcntata P efficacia della Mufica ad accendere ,


e

governare le paffioni ,
furono dalla lor propria e-

fperienza iftruiti a formare la vera idea di quella

Difciplina . Quindi, derivò 1’ alta confiderazione

in cui quella venne tra loro . Pitagora ,


a cagion

d’ e*
I

fa) filveflres borni net facer inttr'prefitta De orimi


Cacdibm , &
viOu foedo deterruit Orpheat ;
Diffut ob hoc lenire tirrc t rabidofque temei
Dittui &
Amphion Tbcban.ie conditor arde
Sana movere fono te/iudinis ,
Ducere quo velici . Fair hjec faptatuia quondam
&
prece blonde

Public a privotii feccmere , Jacra profani s ;


Concubi tu, prohibere vago , dare iure maritif ;
fippida moliti , le gei incidere Ugno.
Hqi, A* Ar.Peet. v. w.<3r fili-

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)

Cap. I. Della Musica cc. tip

d’efempio, la riguardava come la forgente di tut*.

ta la morale' e però efigea da’fuoi Difcepoli ,


che

colla Mufica principiaflero ,


e terminaffero la gior-

nata (a). Platone (


b ne parla come del più ca-
ro prefente del Cielo , e „ come donata dagli Dei
,, non pel lòlo diletto dell’ udito , ma per riftabi-

„ lire nell’ anima 1’ ordine ,


e 1’ armonia ,
e per

„ bandirne 1’ errore, e la voluttà Il medefimo


linguaggio tennero gli altri Filolofi di quella Na-
zione ,
e B.lutarco fopra tutti ,
il quale non v’ à

virtù intellettuale , nè morale , che dalla Mufica

non derivi. In effetti che non doveano effi atten-

dere da un’ Arte deftinata a si nobil ufo ? Non è

egli vero ,
che il mezzo più fpedito di giugnere

all’ acquiflo delle virtù dell’ intelletto ,


e dell’ ani-

mo ,
confifte nelle paflioni vivaci , ma governate

dalla ragione?

Di qui apparisce il torto, ch’ebbero que’ moder-

ni, i quali non badando all’indole della Mufica


greca ,
e di quella giudicando come della nofira ,

di flravagante e di ridicola tararono la flima ,


che
'
gli antichi ne aveano concepita.

H 4 Que-

ll) limbi. Vita P/t. t.Z, (b) Ap. Piatire. Da faperjt.

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,

120 Sez.III. Della Musica Teatrale


Quefto vantaggioso concetto ,
che i Greci for-

marono della Mufica ,


gli portò a coltivarla con
Sommo Audio ,
non tanto in quella parte , che la

rende grata all’udito, quanto in quella ,


che muo-
ve l’animo. Ed efli ne fecero un articolo sì eflfen-

ziale dell’educazione, che Temiftocle fu avuto per

incolto, e per incivile, perchè eflendo fiato richie-

Ao di toccar la lira in un convito ,


rifpofe , chi*

„ egli non fapea trattarla ,


e che fpendea la fua

„ applicazione a render florida ,


e formidabile la

„ fua Patria («)'„» I più gravi tra’ loro Sapienti,

i più confumati tra’ loro Filofofi prefero a profef-

farc sì elegante ,
ed util Arte (ò ) . E quefla è ap-

punto ,
a mio intendere, la terza ragione del mag-
gior grado di regolarità , e di certezza, che gode-

va il Patetico dell’ antica Mi/fica in paragon del-


la noAra . Perciocché' quella fu profetata dal fiore

della letteratura d’una Nazione appo la quale le


,

Belle

"t») Plutarc. in Tbemift. de’ Pitagorici ,i quali , come dianzi


(b) l nomi de* due Maefirf di accennami™ colla Mufica coni in»
,
Mufica di Socrate gliabbiam da Lacr- ciavano, c terminavano la giornata.
aio : eflfi furono Damono, e Lampo- Scrinerò poi diquert’ Arte i più gran»
ne famofi Mufici di qud’ tempi . Di di uomini , che la Grecia vantane
Platone fappiam da Pluirco, ch’eb- c fia quelli Simmia, Ariftotile ,Teo.
be per Maertri Dracene ateniefe, e frafto Ariftorteno , Democrito, Epi-
,
Metello agrigentino , altresì famofi curo, nomi illufin nella greca Fi-
ne loto di . Arcefilao imparò la Mu- lofoiia . e lo HelTo Ant irtene , ifiittH
fica da Santo , celebre Mufìco
atc- torc della fetta Cinica»
nic ‘ c - pw nulifr dire in particolare

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Ca?.T. Della Musica «c. •
nt
Belle Arti giunfero a un fegno ,
al quale non per.

vennero altrove nè prima, nè poi; d’una Nazione


di gufto fiftematico ,
e preflò la quale un tal gu-

llo degenerava in una fpezie di fnania ,


che volea

fuggettare a fiftema qualunque piu ritrofa Difcipli-

na; d’una Nazione in fine ,


che formicava di fu-

blimi ingegni ,
i quali portavano allo Audio della

Mufica un talento educato tra le fcienze ,


e le

Belle Arti . Qual maraviglia ,


che la Mufica Pa-
tetica ,
coltivata con tanto impegno da una tal

Nazione , divenilTe ordinata ,


e fiftematica ,
e giu-

gneffe a tanta perfezione ?

Ma tra noi F opera fta tutta altrimenti .


£' ve-

ro ,
che, la buona mercè di Dio , il noflro feco-

lo non cede in cultura a qualunque piti florida età

della Grecia . Ma coloro tra noi , che profeffano la

Mufica ,
non fono quegli fteffi ,
che ampliano tut-

to dì i confini delle umane cognizioni ,


come av-
veniva tra’ Greci : che anzi i noftri Filofofi fi re-

cano per lo piti a una cotal onta di faper ricerca-

re dilicatamente uno finimento . Ed oggi la cofa

è giunta a tale, che quelli tra loro, che ànno il

farnetico d’oftentarfi impaflibili ,


e che affettano uno
ftoico contegno, fanno pompa d’infenfibilità ,
e di

tedio

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.

122 Sez.III. Tella Musica Teatrale


tedio per qual fi voglia fpezie di concento: lette-

raria ipocrifia ,
che nuderebbe fa porita mente i den-

ti al feflevole Menchenio . Non eflendo adunque


in oggi la Mufica efercitata da’ noftri Filofofi,non

potè il fuo Patetico, profittar molto, come quello,

che non può fenza la fcorta della Filofofia andare

innanzi . Onde di tutti i progrefli di quell’ arte pro-

fittò il folo fuo Eftetico ,


al quale bafta il giudi-

zio dell’orecchio .

Siamo entrati in quelle confiderazioni fulla Mu-


fica antica , e moderna » perciocché quello , che ab-

biamo fu tal fuggetto oflervato


,
gioverà a meglio

intendere ciò, che coftituirà la materia del capo

feguente . Al che conduce ancora 1’ aver notato

quanto il Patetico della noftra Mufica Jìa tuttor

lontano dalla fua perfezione, e qual cammino, per

giugnervi ,
dovrebbe tenere .* perchè quando manchi

in quella parte ,
non folo non può fperare di ri-

cercarci d’ un piacer dilicato ,


e durevole * ma an-

cora llranamentc eccliffa la bellezza del nollro fpet-

tacolo

CAP*

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.

Cap. I. Stile della Musica cc. ijj

C A P. II.

Stile della Muftca Teatrale,

<§. i. Prima legge di queflo flile . z. Seconda

legge . 3. Ter^a legge . 4. Avvertenze


fallo flile proprio di ciafcuna paffìone .

5. Libertà che fi attribuifcono i

Cantanti Jullo flil Teatrale .

$. I.

FU la Mufica Teatrale ammetta nel noflro

tacolo per dare maggior forza alle parole del


fpet-

Dramma ,
a cui va unita ,
e col quale à un me.
defimo ,
e comun fine ,
qual è il movimento d’u«

na determinata paflione (*) . Di qui nafce il par-

ticolare ftile, onde abbifogna quello genere di mu-


fica delibato a un tempo (letto a lollener la paro-

la, e a muovere gli affetti

Or

<•) Vcd. il cap, ». della 1- Se»

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H4 Sez.III. Della Musica Teatrale

Or primieramente Lo fttle della Mufica Tea -


trale vuol poche note . Perciocché una Mufica trop-

po rinzeppata di note , fieno fimultanee, o fuccef-

five, è incapace di patetico , ficcome nel capitolo

antecedente fu dimoftrato . Si aggiunga ,


che quel

fraftagliamento ,
ché una continuazione di breviflì-

me note cagiona alla voce dell’ Attore ,


feoprirebbe

l’ artifizio del Compofitor della Mufica: e l’aperto

artifizio è ,
ficcome ognun fa ,
vietato nell’ azione

drammatica, come diftruttore d’ ogni verifimile.

Nè la fola ragione, ma l’efperienza altresi ma-


ravigliofamente conferma l’efpofta legge dello ftil

teatrale. Si efamini qualunque Mufica, che fui Tea-

tro fia riufeita patetica : vi fi troveranno sì poche

note , che in un iòlo di que* mortali gorgheggi , eh*

anno oggidì tanta voga , fe ne potrebbero contare

affai pili . Nè fi -troverà mai ,


che un canto com-
porto d’una moltitudine di note fia riufeito paté- ,

tico fui teatro ,


nè proprio ad aggiugner forza al

fentimento delle parole . Potrà bene un tal canto ^


riufeir piacevole all’orecchio. Ma oltre che quefto

piacere è ben infipido in confronto di quello ,


che

ne verrebbe dal movimento del cuore; egli è un


fare abufo delle Belle Arìi l’ adoperar l’eftetico del-

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«

Cap. X. Stile della Musica ec. iz j

le tnedefrme disgiunto dal patetico


;
maffimamente
nell’Opera in Mufica ,
la quale, come fi è detto,

adopera quelle Arti a folo fine d’ aggiugner pollo,

e foftegno alla paflione drammatica ,


di che è in-

capace r eftetico di quelle. Un effetto anche offer-

vabiliflimo di quelle due differenti ragioni di Mu-


fica ne fomminiltrano i fanciulli. Elfi a una Mu-
fica di rare note com polla , fia llrumentale, o vo-

cale ,
danno fegni di godimento , e fi mettono a
ballonzare a lor modo : niuno però di tai fegni

danno a un’altra, che fia troppo carica di note.

Ma d’ un’ efperienza anche più manifella ne forni-

fce quella fonata ,


che dall’ effere adoperata alla

guarigione de’ Tarantolati ,


Tarantella è detta vol-

garmente . Quella fonata maravigliofa , che si lira-

ordinari effetti cagiona fullo fpirito , e fulla mac-

china di quegl’infermi, è compolla d’ appena ven-

ti tuoni nè troppo acuti ,


nè gravi : e perderebbe

tutto il valor fuo ,


nè alcuno più di tali effetti

cagionerebbe, le un fonatore s’avvifaffe di fminuir-

la ,
com’ eflì dicono ,
cambiandola in un tritume

di moltilfime, e velociflime note.

$.ir.

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22 6 Sez.IIE Della Musica Teatrale

§. IL

< Quefto Jl'tle abbonisce egualmente i tuoni troppo

acuti ,
e i troppo gravi . Il patetico confitte nel mez-

zo .

Comparve , poco tempo è ,


(opra uno de’ più illuttri

Teatri d’Europa una valente Cantatrice, dotata di

voce sì acuta ,
che non avea forfè avuta mai la pari

in quatto genere. Cortei con una voce da calderinofi ti-

rò la maraviglia di tutti; ma non altro potè ottene-

re che maraviglia . Quella fua voce non fidamen-


te era incapace di fervire alla drammatica pallio-

ne, ma non appagava nè pur l’orecchio; ficcome


non lo appagano que’ patti efeguiti full’ eftremo ma-

nico d’ un violino . La flètta impofiibilità a ren-

dere il patetico s’incontra nelle voci troppo batte.

La fperienza è ben facile : fcegliete un canto, che


vi muova; trafportatelo ne’ tuoni più acuti, o ne’

più gravi ;
quefto batterà ,
per fargli perdere tutto

l’affettuofo . Di qui fi comprende come i Greci


averterò potuto riufcir sì bene in quefto genere di

Mufica, non ottante che, come dicemmo, niuno


finimento avellerò mai conolciuto ,
che più di tre

ottave abbracciaflc.

E’ que-

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Cap.II. Stile della Musica ec. r»y

E' quella Torta di Mufica amica di tuoni tem-

perati ,
perchè ella, fe voglia muovere, deve imi-
tare la voee dell’ Uomo ;
la quale non eccede in
tuoni troppo acuti ,
o troppo gravi . E quelle ra-

re voci ,
che danno in uno di quelli eccelli ,
fen-

tendo affai del ridicolo , mal converrebbero alla

tragica gravità.

§. iir.

Lo Jlil teatrale ama il canto parlante ,


non quel-

lo di gorgheggio . Volete voi un potentiffimo fpe-

Cifico, per togliere ogni forza a qual canto ,


che

fperimentate pili energico? Diffeminatevi una com-


petente dofe del più bel gorgheggio del mondo .

Quella maniera di canto ripugna affolutamente al-

la Mufica vocale . Poiché uffizio di .quella è di

dare tal forza alla parola ,


che l’idea a quella u«

nita fft vivamente riprodotta nello fpirito. Or un'

A, un’ E, un O, gorgheggiato durante la valuta di

più note , e talora di più battute ,


nulla dicono

allo fpirito: e quello mentre più anfioTamente cer-

ca di penetrare lo flato dell’animo di perfonaggi,

che l’ intereffano ,
lente cominciare quel lungo sba-

di.

Digitize
jaS Sez.III. Della Musica Teatrale
tìglio, il quale coll’offerta d’uno ftraniero piace-

re eftingue, in vece d’accrefcere ,


il piacer pateti-

co . E poi non è forfè un’ intollerabile inverifimi-

glianza l’ arredare, il ragionamento nel bel mezzo

d’ un fenfo ,
anzi alla metà d’una parola, per dar

luogo a una folla di fuoni inarticolati ? Non è co-

fa da ridere il vedere un ferio perfonaggio fermarli

di propofito a bocca aperta a gargarizzare un lun-


go paffaggio?
Fu quella ftrana maniera di canto menata fui

Teatro da que’ Mufici ambiziofi ,


i quali, per nul-

la lafciar d’intentato, invaierò lo ftile della Mu-


lìca ftromentale . Efli acquiftarono cosi più larg»

campo da far moftra delia fleflibilità della lor gor-

ga coll’ imitare que’ mordenti ,


que’ trilli
,
quelle

volate, que’ gruppi quegli arpeggi ,


che fanno si
,

bel lentire fu d’ alcuni ftroroenti . Ma non bada-


rono, che la Mufica non meno di qualunque altra

delle Arti Belle à i diverfi ftili, che folo per im-

perizia poffono edere infieme confuti


;
e che lo fti-

le della Mufica vocale vuol effere più lòbrio , e

più leverò affai che non quello della ftromentale.

Mai però più che oggi non ebbe quella impro-

pria maniera di canto tanta voga su noftri Teatri,

La

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Cap.IT. Stile della Musica cc. iia

La maravigliofa gorga d’ una celebre odierna Can-

tatrice («) à ingerito fu quello particolàre uno fpi-

rito di vertigine ne’noftri Compofitori . Da che


ella cominciò a comparire su’ teatri d’Europa, e
a far lentire quel fuoònudito, diftintjffimo ,
ini-

mitabil gorgheggio; tutto divenne gorgheggio (opra '

i Teatri . fi popolo artimaliato da quel nuovo in.*

canto credè di fentire allora per la prima volta il

folo ftile degno dell’Opera in Mufica; e’i Maeftro

di Cappella, tocco anch’ egli da quella malia, s*

immaginò d’ entrare in un nuovo mondo muficale.


Mettendo il piede in quell* incantato paefè, e mi-

rando con occhio d’ orgogliofa compaffione gli Scar-

latti , i Pergolefi, i Vinci , che dal mondo di 14

non poteano effere a parte di quella fcopérta ;


be-

nediceva il Cielo (
come già que’ primi Spagnuoli,

ch’entrarono in America )
d’ averlo 'fortito a na-

licere in quella età .Guai a chi avelie ardittf in

quelle circollanze di chiamare ad efame quella

mufica novità ! egli farebbe per poco flato meflò a


brani da un popolo d’ entufialli . Onde quelle poche

perfone di buon gullo, che fi erano mantenute fal-

* I do

fȓ l. S. G.

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,

i^o Sez.TH. Della Musica Teatrale

de contro le lufinghe della nuova' Sirena , cono*

fcendo ,
che non erano più i tempi di Timoteo
e di Terpandro (a) ,fi guardarono bene di protetta*

re contro quella novità ;


quantunque chiaramente

conofceflero ,
che lo (tile di quella Cantatrice pò*
tette per avventura fare onore a un lonator di fai*
'

terio , o di liuto , ma che il canto di ben altra

Mufica a vette meftieri.


Tempo però farebbe ormai , che i Cafari , i

Jommelli, i Piccioni, i Traetri, i Sacchini ,


pren*

dendo per mano la vera Mufica vocale, la rime*

patterà filile leene, rendendo quell’ ufiirpato fide al*

la Mufica ftromentale ,
a cui appartiene. Anzi que*
ila ancora dee d’uno ftile sì ricercato, fare alfegna»

to ufo ,
6 difereto , Conciofiachè (
e ben lo fanno,

ì lodati Maeftri )
allora la Mufica, può dirfi per*

fetta ,
quando* ella à in sk quella apparente, facili*

tà ,*per cui. »\.

ftkì

(a) Al primo de’ quali fu proibi- punita pel motivo medelìmo . Cie. de
ta una novità da lui introdotta nel* hi, Uf, a. Piotare. di Morii. Lacan -
U Aulita j « ’i ftcoado fa io Upatw

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, t

. r r

Cap. II. Stile della Musica ec. 13 1

...... fib 't quivis

Speret idem, fuàet multum fruftraque labore

'
*4ufus idem . > .

-» * •
» •

«

Quella difficiliffima faciltà coftituifce la perfezione

non folo della Mufica, ma ancora di tutte le Ar-


ti compagne. Quella rende efempigrazia l’eloquen-
za di Cicerone fuperiore a quella di Seneca ,
la

Mufa del. Petrarca a quella del Marino, l’antica

Architettura alla gotica ,


la tranquillità della Sta-

tuaria de’ Greci alla veemenza , e alla vivacità del-

lo fcalpello d’ alcuni moderni

.IV, -

Ed ecco in breve le. generali leggi dello Stil

Teatrale. Effe riguardano principalmente il canto:

perciocché 1’ accompagnamento . degli ftromenti d’u-

na qualche maggior libertà dee godere . Colla fcor-,

ta di tali principi fi può ancora perfezionar lo Sti-


le proprio di ciafcuna paffione ;
purché i Maeftri

di Cappella vi congiungano un’ attenta confiderà-


zione della natura . Ya primieramente' offerva-
t
%

to quai tuoni di voce adoperano gli uomini men-


I a tre

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131 Sez.III. Della Musica Teatrale

tre fon poffeduti da una data paffione,e qual mo-

vimento danno eglino in tai cafi alle loro paro-

le. Di poi fi vogliono diligentemente notare que*

palli di Mufica ,
i quali ,
talvolta per cafualità ,

riefcono efficaci ad eccitare una data paffione •

Perciocché non di rado avviene , che nell’ afcolta-

re ,
o nell’efeguire un fuono , un canto, c’ imbat-
tiamo in certi palli, i quali improvvifamente muo-

vono in noi uno, o un altro affitto, e talora len-

za che il Compofitore gli abbia diretti a quello


*

fine . Or di tai palli il diligente Maeflro dee fa-

re luoi repertori ,
o zibaldoni ,
non tanto, per ado-

perargli qualora gli foffer luogo ,


quanto perchè di

effi può valerfi come di nozioni direttrici nell*

invenzione dello ftile particolare d’un determinato*

affetto. Ben fi deve in quello aver riguardo al

carattere de’ perfonaggi : perciocché una data Mufi-

ca llarà bene a una dilicata donna , che disdireb-

be a un uomo eminente nella virtù, ò nella fcel-

leratezza . Se tale avvertenza à luogo in tutte le

paffioni ,
fegnalatamente però lo à nell’ elpreffioni
1*
della trifkzza ,
e dell’amore . E' cofa indecente

udire allóra colloro miagolar fui Teatro con lan-

guidi modi muficali, come avvien tuttavolta * I

- la-

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.

CaE.' II.'StILE DELLA MUSICA ec. 133


lamenti , e le tenerezze medelime in bocca loro
debbono avere ben altro contegno che in bocca

femminile

*
§. V.

LAffinchè però una compofizione di quello Stile

fi» nello Stil medefimo cantata ,


il Com polì tore dee
in quella efprimer tutto , e nulla abbandonare all*

arbitrio del Cantante , nè permettere ,


che collui

vi aggiunga di fuo capo la menoma appoggiatura.


Conciofiachè corre oggi tra’noftri Virtuofi un in-

tollerabile abulo, ch’efli temerebbero di paffar per

novizi nella profelHon loro , fe nell’efecuzione d’una


fonata, o d’una cantata, non vi cacciafferò , bene o
,

male, quanto fanno. E ficcome ognun d’efliàil proprio

Stile; avviene collantemente, che. un canto mede-

limo efeguito da dieci Virtuofi in diefci diverle


Sembianze apparifca nè pili fia quello che ufcl
, ,

della penna dell’ autor fuo . Ma il freno maggio-


re por fi dovrebbe alle cadenze; per allontanar le

quali dal Teatro balla s’io non fallo, ciò che


, ,

fi è detto intorno al gorgheggio e ciò che in


, ,

quello paragrafo abbiamo olTervato . Io non fo ai


«• I al-
;

Digitized by Googte
134 Sez.III. Della Moslca Teatiulì
altri che ne paia
;
ma quanto è a me , le caden-
ze fon pure-ia più fazievol cofa? ch’io mi poffa
udire . Nulla dicali degli fcorci di bocca', e del

brandire, che i Cantanti fanno, il capo, le brac-


1

cia, e’1 redo .dell! perfòna nello {lento ,


che pruo-
vano , a cavar di gozzo que’ difficili paffi ond’ è
,

coflume di formar le cadenze.


• ’
.
. v

CAP. III.

Vello Stile proprio di ciafcuna parte della Mufìcd


Teatrale*.

* .
*
,

§• i. Stile della Sinfonia d' apertura 2. Stile


. §.

de' Recitativi . 3. Stile delle sArie .

«
•* /

*
§• 1»
’ • ’ •
,

T'NOpo avere co’prh neceffari tratti delineato lo

Stile della Mufica Teatrale, non ci crede-

remmo d’avere ,
quanto è ‘in noi promofla la
,

perfezione di quella *
fe non ifeendeffimo a parti-
colarmente favellare dello Stile proprio della Sin-
fonia d Apertura, de’
Recitativi ,.e delle Arie,
par*

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,
,

Cae.TII. Dello Stile ee. 135

parti ,
in cui quella Mufica è comunemente divi-

fa.

Ebbevì una città ,


non mi ricorda ben dove

nella quale tutte le porte erano d’una grandezza ,

e d’ un difegno rtiedefimo ,
fenza riguardo alcuno

alla qualità degli edilìzi . Era quella uniformità

avvenuta ,
perchè nella fondazione di quella città

la porta del primo edilizio, che Fuvvi eretto, par-

ve sì bella , e sì garbeggìò a que’ buoni uomini


«

vhe cìafcono a furore prefe ad imitarla . Il Mae-


ftro di Cappella, che attualmente legge- quelle no-

Hre Offervazioni fulla Mufica Teatrale, ride della


dabbenaggine di que* cittadini.

.... Quid rides? mutato nomine , de te

Fabula narratur.

Per quanto dìverfi tra loro fieno ì Drammi ,


che

voi prendete a' mettere fotto le note ,


tutte le Sin-

fonie, che a quelli fervono d’ apertura ,


fono Tempre

battute al conio medefimo : non falla mai , eh’ ef-

fe non fieno un folennìHimo ilrombetrio’, compo-


fto d’ un allegro, d' un largo, e d' un balletto.
Pure fe i nollrì .Compofitofi aveflero con fui tà te

I 4 ‘le

Digitized by Google
i%6 Sez.III. Della Musica Teatrale
le leggi del Buon Qudo , apprefo avrebbero m
quel codice preziofo , che la Sinfonia aver dee con-
neflione col Dramma, e fegnatajnente colla prima
leena . Cosi efempigfazia nell’ Jl.lejjandro nell' In -
die del Metaflafio aprendofi la feena colla fuga del

disfatto efercito di Poro la Sinfonia non dovreb-


,

be contenere che un predo bellicofo : un allegro


lui modello di quelli delle rodre Sinfonie darebbe
ivi a pigione, e molto più a pigion vi darebbe
un largo, o un balletto. Che direbbe quel largo ?
4
forfè che que mefehini prendedero un po’ di refpi-

ro? e il balletto vorrebbe invitar forfè que’ fuggi-

tivi a una danza? Per oppodo la prima leena del-


1 » Achille in Sciro prefentando fedive fchiere di
Bac-
canti , che con allegre danze celebrano le fede del
loro Dio, non richiede altra Apertura che un bal-
letto.

Vuo1 dun ue ^Apertura avere intima


,
d conneffio-
ne colla prima feena del Dramma
. Altri à volu-
to (<*) che folle un Compendio del Dramma. Io
non intendo come un fimil compendio
poffa effe-
re efeguito in una Sinfonia d’ Apertura » Ma quan-
do
M V Aleroni , Xfiggi) falp Optra in Muffita . *

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.

Cap. III. Dello Stile te. 137


do pur fi potette ,
un tal compendio farebbe forfè

bene accolto nel fine dell’ Opera • perchè richiame-

rebbe alla memoria la già terminata azione : ma


pollo all'Apertura del Dramma io non fo quale

applaufo farebbe in dritto d’efigere. In oltre faria,

per lo più così fconneffo ,


come lono le nollre Sin-

fonie ,
a cui in pena della loro fconnelfione fi vo-

gliono foftituire sì fatti compendi-: effendo fempre

l’affetto, che regna nella prima fcena ,


diverfo da

quello, che regna nell’ultima . Rechiamo in mez-


zo un elempio in pruova di nofira afferzione . L*
*4ntìgono è un Dramma di lieto fine. L’Apertura
dunque,, che compendiar dovrebbe quel* Dramma,
lietamente anch’ effa terminerebbe . E quello alle-

gro come connetterebbe mai colla prima fcena ,

che gli fuccede ,


e che principia co’ pianti ,
e co*

lamenti di Berenice?

Dee però il Compofitore aver fempre 1’ occhio-

all’efito del Dramma ;


e qualora il principio fia

lugubre ,
e l’efito lieto , come appunto avvien nel-

l’ Antigono, l’Apertura non, vuol effere mal inconi-


v

ca a fegno ,
che dia fofpctto jli trillo fine nella

Favola
*

$. 11.

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. ,

13$ Sez.III. Della Musica Teatrale


§. 'It* /
11 Maeftro di Cappella non fi dà gran pena at-

torno a’ Recitativi ,
perfuafo ,
ch’effi non poffano
a verun patto dilettar gli Uditóri » Ma egli va
errato . Se gli Uditori lì annoiano d* uno Stile re-

citativo ,
cotal noia non procede dalla natura dì

quello Stile ,
ma dal poco ftudio ,
che fanno fo«

pra di efiò ì moderni Maeftri di Cappella 4 Deh


non fi abbiano a male» che uno, eh* è forn inamen-

te affezionato alla loro profeffione ,


e che prende

un fincero intereffe nella lor gloria , sì francamen-

te per loro* vantaggio ragioni . Se effi fullo Stile

che fa la materia di quello paragrafo ,


faceffero

quelle rifleffioni , che foleano fare ì noftri antichi

«impofitori , delle quali diè loro Jacopo Peri sà

belli efempì (a)



eflì vi difeemerebbero una certa
grazia nativa ,
e dilicata , che à talvolta renduto

un Recitativo fuperiore a qualunque più fiutato

Duetto
Per rendere adunque un Recitativo melodiofo

infieme , e fpiegante il Compofitorc offerverà pri-


,

mie-

'
ra) Vedi il Tuo Proemio all’ Euridia del Aiauccioi»
» i

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Cap. III. Dello Stile tt. •
13 #
«neramente, che nel ragionare non folamente ad'
ogni parola noi affegniamo particolar tuono ma
,

a tutte le fillabe ancora di ciafcuna parola . In ol-


tre ogni parte d’ un periodo à il Tuo tuono parti-
colare * Un tuono indica il principio d’ un periodo*
un altro il fuo fine , un terzo è fofpefo e ne av-
,

vila , altro eflervi '


ancora ad alcol tare . Nè ogni
punto , che termina il periodo, à una cadenza me-
defima . Altramente noi terminiamo un punto fi-

nale , dopo il quale nulla ci retti da aggiugnere r


altramente uno , che Ibi divida l’un periodo dal-
1 altro, altramente un ammirativo o un interrò»
,

gativo. Di piU , ogni paffione à ì ludi modi ,


1©'

fue infleflioni i luoi tuoni, e un difcorfo medefi-


,

mo fecondo le diverfe difpofizioni dell’animo farà

diverfartiente pronunziato* «
*

Baderà in oltre a diftinguere nel verfo le filla-

be , che ànno l’accento acuto, da quelle, che la


inno grave per dare alcune non folamente note
,

più acute, ma ancora piu lunghe che a quelle :

giacché nella Poefia italiana ogni lìllaba acuta è


anche necettfariamente -lunga ed ogni grave necel-
,

fariamente breve (a ) . La poca attenzione che i


,

Com-
f1} Vedi il Cap. I.’dclU a. Set,

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140 Sez.IIT. Della Musica Teatrale

Compofitori danno al metro delle fillabe , non flfci

lo fa che la lor Mufica diftrugga ogni poetica


,

armonia, ma ancora, che trasformi i termini; ob-

bligando talvolta a dire anima ,


barbdro ,
in vece

d’'ànima ,
bàrbaro ,
e per contrario dólore t
dmico r -

in luogo di dolóre ,
amico .

OfTerverà poi , che non tutto in un difcorfo è


proferito colla pofatezza medcfima : quel patto à

bifogno di movimento ,
quello d’ una lentezza più

che ordinaria . Darà alle paufc il valore ,


che ad

effe conviene ,
non facendole tutte d’ una durata (

t)è leguendo ciecamente la- fcorta de’ punti ,


delle

virgole, e degli altri fegni di ripofo , che noi a-

doperiamo nella fcrittura ; attefochè non di rado

avviene ,
che un paffo non ammetta interrotti pi-

mento di ftromenti ,
non ottante che vi fi trovi

alcuno di que* fegni . Componeva un Maettro di

Cappella un Recitativo obbligato. Quando egli

*
giunfe a quelli verfi : .

*
*

xAh ,
giufli Del , non fate ,
v
Cb' io pitc foffra così ,

il buon Maettro fra 1* un verfo e 1’ altro fegnò


,

una

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Cap. III. Dello Stile ec. 14»'

lina lunga paufa ,


introducendovi un motivo di Uro-

menti. Invano fu a lui amichevolmente rapprefen-


tato, che il fenfo non fftiettea sì fatta interruzio-

ne, e ch'egli da sè medefimo fi potea ben accor-

gere, quanto mal fonafle quello Jlh , gtufti Dei ,

non fate , condannato a ftare sì lungamente fofpe-


fo. Ma fi ebbe un bel dire: il Maeftro flette lai-

do, allegando, che la virgola gli permettea quel-

rinterrompimento . V’ à per contrario- de’ luoghi,

che ànno bifogno di qualche paufa ,


febbene non
*
abbiano verun fegno di punteggiatura.

Baderà ancora il Compofitore a confervar nella

Mufica il numero ,
e la cadenza del verfo . Avvi
de’ Compofitori, che diflruggono sì fattamente ogni

traccia di verfo nella Poefia ,


eh’ effa diviene una

profa pretta , e fputata : e così la loro Mufica an-

nienta , in vece d’ avvalorare ,


come fuo uffizio fa-

rebbe , il poetico numero.

Baderà finalmente a dare tal Mufica a ciafcuna


parola , che quella fi poffa pronunziar netto ,
e chia-

ramente* evitando il fallo di taluni ,


i quali sì feo-

tnoda Mufica adoprar fogliono , che il povero Can-


tante è obbligato fuo malgrado a pronunziare sì

fattamente le parole ,
eh? egli à piU bifogno d’ in-

' tcri

«
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141 Sez.IH. Della Musica Teatrale

terpetre, che fe cantaffe un’ aria- tartara , o more-.'

fca .

Se con tali avvertenze nofiri Maefiri fi por-

ranno alla compofizione de’ Recitativi ,


quelli di-

verranno vari ,
e intereflanti ;
ed unita alla natu-

ralezza avranno quell’ energia ,


che il fuoco d’ una

paffione fuol comunicare a un difcorfo .

Bellezze ancor piu fpiccanti à il Recitativo ob-

bligato ,
ove fi ufi a luogo e tempo , non già co.

me talvolta fanno i nofiri Compofitori , i quali non

avendo mai penfato al fine del Recitativo obbli-

gato , lo adoperano ,
come fuol dirli ,
a occhio e

croce. Adunque il Recitativa Obbligato conviene

a un perfonaggia penfofa: perciocché quando alcu-

na grave circoftanza ci metta in penfiero ,


noi fo-

gliamo di* tempo in tempo interrompere il noftro

filenzio , con profferire per diffrazione qualche pa-

rola ,
quafi parlaflimo con altrui ,
Quello è a ma-

raviglia efpreffo dal Recitativo Obbligato ,


il qua-

le dopo aver fatto dire poche parole all’ Attore,

lo fa tornare al filenzio , e alla coqfiderazione del-

le attuali fue circofianze foftituendo alla di lui


j

voce il fuono degli ftrumenti . Per quella ragiono

tale fpezie di Recitàtivo è propria del Solilo-


lina

, : W
p
«
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Cat. III. Dello Stile ec. 14?
quio ,
il quale ,* figurando appunto il difcorfo di

perfona cogitabonda , non va profferito feguitamen-

te, e quafi 4’ un fiato, ma a fpezzoni ,


e diradato

dal motivo dell’ Orcheftra ; avvegnaché troppo in-


verifimil farebbe ,
e contro l’ intcnzion del Poeta,

che un perfonaggio pronunziali cosi fil.filo un fo-

liloquio, _ . «. -

Ma quanto quel Recitativo fi affà al Soliloquio,

altrettanto difconviene a’ Dialoghi i quali niuna


,

fembianza avrebber di vero fe follerò pronunziati


,

Colla lentezza, e cogl’ interrom pimenti d’un Reci-


tativo Obbligato, Si poffon nondimeno dar talvol-

ta de’ rincontri ,
ne’ quali, tutto all’ oppofio di quan-

to fi è detto, il Recitativo Obbligato convenga a

Un dialogo , e difconvenga 3 un Soliloquio , Di


che colla fcorta degli ftahiliti principi potrà, un
accorto Maeftro agevolmente avvederli,
* /

i
§, III,

- • -

_ Oltre a quelle avvertenze le quali poflono ef*


,

fere utili alla compofizione delle Arie ,


non meno
che de* recitativi , alcune altre fa meftieri ,
che qui
le ne aggiungano che le Arie Angolarmente ri-
,

guardano ,
»
E

Digitized by Google
,
,

144 Sez.TII. Della Musica Teatrale


E primieramente le Arie Teatrali non {offrono
le tante repliche d’ alcune loro parole , e d’ alcuni

loro verfi ,
come vezzo fuol effere de’noftri Com-
pofitori , i quali con una difordinata ripetizione

delle medefime parole fanno d’una breviffima Aria

una lunghiffima filaflrocca .


Quel tanto ripetere vo

cera prodlgaliter unam oltre al .raffreddare il fenti-

mento colla fvenevolaggine fua ,


talvolta non à fi.

gnificato alcuno , e tal altra prende un fignificato

tutto oppoflo a quello ,


che ànno le medefime pa*

role nell’ordine, che ad effe affegnò il Poeta.

Penfa oramai per te s' ài fior d' ingegno ,

fe quelle ripetizioni ,
che tanto vanno a verfb a*

noftri Compofitori, poffano darfoftegno, ed anche,


fe a Dio piace, aggiugner polfo alle parole.

Le perfone di buon fenfo non condannano fel-

lamente le fuddette repliche f ma le repliche altre-

sì della prima parte dell’ Aria , e le introduzioni

e ritornelli delle medefime; e sì vorrebbero ,


che
dal recitativo fi paffaffe immediatamente alla pri-

ma , e dalla prima alla feconda parte dell’ Aria


e qui terminati? il canto , non difeontinuato giam-

mai

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.

Cap. in. Dello Stilè «e. *


145
* > •
^
mai da ritornelli. Quelle repliche, e que’ ritornel-

li oltre al peccare contro al verifimile, non porto- •

no che rattiepidire ogni movimento dell' animo no-


ftro.
J
Mólto pii» fi guardi il Compofitore d aggi ugne-

rò di Tuo capo la menoma paroluzza . Lo lpetta-

tore fdegna in fentire il Maeftro di Cappella far

del Poeta . Senza che ,„tali aggiunzioni diftruggo-

no là mifura de’ verfi

Per ultimo quandb in un* Aria* s’ incontri no pa-


role appartenenti a pallone diverta da quella, che

regna nell’Aria fteflà


,
quelle parole vanno mede in

Mufica nello Itile medefimo ,


in cui è comporta

tutta l’Aria, non già in quello, che converrebbe


•Ila paflione , a cui effe appartengono . Per efem-
pio ,
accade non di rado , che in un’ Aria di fu-
rore fi trovino le voci Caro ,
Figlio, ed altrettali

affiorate parole . Che fa i’ inefperto Compofitore ?

Qualora s’avviene in tali parole fofpende quello

ftile concitato , che l’ Aria eligea , cangia tempo f

minora la terza ,
e fr tutto quell' altro, eh’ egli cre-

de attato ad efprimere la dolcezza di quelle paro- ,

le. L’ animo dello Spettatore che già eoli’ Aria


t

«orreva* in furore , fentendofi arreftato ù d’improv*

iC vifo,

r -


Sez.111- Della Musica Tramale
vifo ,
biafima non a torto il mal guflo del Coni»'

•pofitore , che gli dà così intempeftivamente quella


J
sbrigliata . ,

Non mancherà forfè chi tema , ch’io colla tan-

ta brevità , e femplicità , a cui cercò di ridurre le

Arie Teatrali , non ifcemi ,


in vece d’accrefcere
,

com’è mio intento ,


la- loro bellezza. Anzi però
ch’io prenda ad aflicUrar ccàloro di quella lor temen-

za ,
volentieri intenderei da elfi nel venire all’ O-
pera in Mufica qual piacere vi cercano ? quello ,

che nafce dalia mozion degli affetti ,


o quel del-

1’ udito, ancorché a collo del primo } Se fi dichia-

rano per quello, che ne. deriva dalla commozione

del cuore ,
1’ unico fentimento , che le più colte

nazioni attefero in ogni tempo da’ Teatri ;


quello

efige quello fide energico, e breve, che noi abbia-

mo finora infinuato ; tefiimonio non la fola ragio-

ne, ma la fperienza altresì-. Che . fe poi vengono


ai Teatro per ricrear 1’ udito co ricercati «artifizi

del folo efletico muficale , il pùblico fi potrebbe

difpenfar d’ ora innanzi d’ aprire i Teatri . Balle-

rebbe ,.che a quelli foftituilfe publiche Accademie

di Mufica* le quali rifparmierebbero a lui una gran

parte delle confiderabili fpeiè*, che richiède K man—


- teni-

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'*
Cap. Iti. D'elio Stile ec. • * '

147
*
. •
t/
tenimento d’un Teatro. A chG profondere tant’oro

all’édifiziò d’un Teatro, agli abiti


,
alle macchine,

alle fcene ? Tutto ciò contribuifce affai- a 'trattene*


• •
^
re la drammatica illufione / fenza la qu£l(£mè an-

che la paflione drammatica può fuffiftere . Ma qua-

lora non fi attende quella dal Teatro, tutto ciò


diviene inutile.

Io però ò molto migliore opinione della Nazion


mia. Io offervo frequentemente, ch’ella* fi dì pen-

fiero d’efaminare il libricciuolo ,


e lo condanna fe-

veramente ,
quando quello s’allontani dalle regole*
».

della Drammatica ,
e del veriGmiie • eh’ ella con-

danna colla feveritì medefima il Compofitore, ove /

non adoperi una Mufica efpreffiva •


eh’ ella s’an-

noia di quegli Attori , che non accompagnano i)

canto con una convenevole azióne . Richiede tut-

to ciò folo chi è tratto all’Opera in Mufica dal

piacer teatrale chi da quel dell* udito vi foffe prin-

cipalmente condotto ; ben poca melanconia fi da-

rebbe di tutto quello. Non à dunque la mia Na-


aione rinunciato al buon gufto* ed io poffo a buoi»

dritto promettermi ; ch’ella mi faprì grado del ri-

chiamarle, ch’io fo, alla mente gl’ immutabili pre-

cetti di quel fileremo regolatore delle Arti Belle*

.K 2 La

Digitized by Googlt
.

Ì4* Sez.HI. Della Musica Teatrale

La giuftezza * e fi mirabile effetto di tai pre*

cetti è Rato pur ora vantaggiofamente provato ia

mezzo a una ^elie più brillanti Corti d’ Europa


Parlo capila Corte di Vienna , nell’ aulici Teatro
della quale fa menata la mentovata *AlceJle del
+

dotto Calfabigi ,
mefla in Mufica dal Cavaliere

Criftoforo Gluck. . Quella Mufica è sì conforme


all’idea qui efprelTa della Mufica Teatrale, ch’io,

alienata tosi Ben intefa compofizione , mi fentii

inondar l’apimo da un maravigliofo piacere in con-

fiderando ,

che mentre in quella eftrema p’arte d’

Europa io Rencfea un teorico faggio ,


ma debolif-

fimo, e breve , di quella Mufica-; in altra parte

un degno Profeffore ne moRravà sì fenlataqtente la

pratica . Siami dunque lecito d’ autorizzare colle

proprie parole di quefio dotto Maefiro quanto ab-

biamo fin qui elpofio della Mufica Teatrale , e di

accattare a me credito

con una sì valevole tefii-

monianza * Il paflò è così bello , che T effere un


tal pocolino lunghetto non rincrescerà a’ miei let-

tori. .

„ Quando prefi
( così
egli nella lettera dedica-

toria a S. A. R. l’Arciduca Leopoldo , Granduca


di Tolcana ) „ a far la Mufica dell’ Alcefte , mi

Jm Pro

Digitized by Googl
,.

Cap. III. Delio Stile ec, '


14P
• •

0 propoli di fpogliarla affatto 4i quegli abufi, che

„ introdotti o dalla mal intefa vanità de’ Cantati»

„ ti , o dalla troppa compiacenza de’ Maefiri , da

„ tanto tempo sfigurano l’Opera italiana ,


e del

„ più* pompofo, e più bello di tutti gli fpettaco-

„ . li
, ne fanno il più ridicolo ,
e il più noiofo

„ Penfai di riftringer la Muftca al fuo vero uffi»

„ zio di fervire alla Poefia per l’ elpreffione ,


e pec-

„ le fituazioni della Favola , fenza interrompere

„ l’ azione ,
o raffreddarla con degl’ inutili fuperflui

„ ornamenti, « credei , ch’ella far doveffe quel,


„ che fopra un ben corretto , e ben difpofto dife»
„ gno la vivacità de’ colori ,
e il contrailo bene

„ affortito de’ lumi , e dell* ombre ,


che fervono àd

„ animar le figure lenza alterarne i contorni . Noi»

„ ho voluto dunque nè arrellare un attore nel mag*

3,
gior caldo del dialogo, per afpettarc un noiofa
„ ritornello ,
nè fermarlo a mezza parola fopra

v una Vocal favorevole » o a far pompa in un lun»

„ go paffaggio dell’agilità di, fua bella voce, o ad


„ afpettar, che l’ Orcheflra li dia tempo di raccor»

», re il fiato per una cadenza . Non ò creduto di

„ dovere fcorrere rapidamente la feconda parte d*

li un’Aria , quantunque forfè la più appaflionata

K 3 *„ ed

Dlgilized by Google
.

150 Sez.TII. Delia Musica Teatrale

„ cd importante ,
per aver luogo di ripeter rcgo-

„ larmente quattro volte le parole della prima , c

j,
finir 1* aria dove forfè non finifce il fenfo per
,

„ dar comodo al Cantante di far ,


vedere ,
può

„ variare in tante guife capricciofamenta un- paf-

„ foggio ; in fomma ò cercato di sbandire tutti

„ quegli abufi contro de’ quali da gran tempo e-

3,
fclamavano invano il buon fenfo ,
e la ragione

„ Ho immaginato ,
che la Sinfonia debba pre-

„ venir gli Spettatori dell’Azione, che à da rap-

3, prefentarfi ,
e formarne per dir così 1* argomen-

„ to; che il concerto degl’ iftrumenti abbia a re»

„ golarfi a proporzione dell’ interelfe , e della paf-

fione , e non lafciare quel tagliente divario nel

„ dialogo , fra i’Aria, e ’1 Recitativo , che non tron-

3,
chi a contrafenfo il periodo , nè interrompa mal

„ a propoli to la forza, e il caldo, dell’ -Azione.

„ Ho creduto poi , che la mia maggior fatica

„ doveffe ridurli a cercare una bella femplicità , .

„ ho evitata di far pompa di difficoltà in pregiu-

„ dizio della chiarezza ;


non ho giudicato pregie-

„ vole la fcoperta di qualche novità fe non quan-


„ to foffe naturalmente fomminiftrata dalla fitua-

» zione e dall’ impreffione regola d*


, ; e non. v’ è

» or#

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Cat.III. Dello Stile ec.
'

‘%$i

„ ordine ,
eh’ io non abbia creduto doverfi facrifi-

care in grazia dell’ effetto „ .

Tanto egli s’
è
prefitto ,
e tanto à maefirevol-

mente efeguito . E fe fotte fiato anche più parco


nelle repliche delle parole ,
e nell’ ufo degli ftro-

menti* avrebbe fatta una Mufica Teatrale total-


mente fecondo il mio cuore . Non pretenda perù

alcuno di chiamare ad efame sì fatto genere di

Mufica avanti a un domeftico cimbalo . In quel

luogo una imparaticela cantilena piacerà più affai

che un capolavoro di Mufica Teatrale : ficcome a

chi ne’ colori non cerca che 1


*
armonia ,
darà più

diletto una ben colorita buffola che un quadro di


Raffaello . I colori di Raffaello ,
e la Mufica di

Gluck, quelli , e quella deftinati a fervire all’e-

fpreffione, vanno efaminati nell’azione. Solo allo-

ra fi può giudicare fe più diletti una buffola ben


tinta che una tela animata dal pennellò d’ Urbino.

K 4 SE.

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1
c

SEZIONE IV*
Della Pronunziazione dell’Opera
in Mufica .

M
ne. Veggiamo adunque
E fio
pafla nelle

vi
cosi in Mufica
mani de’
il

aggiunganp un’ idonea Pronunziazio-

Pronunziazione convenga all’Opera in Mufica.


libricciuolo , egli

Cantanti

nella Sezione prefente qual


,
perchè

£APi

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. .

Cap. I. Importanza della et. IS* *

GAP. c

portanza della Pronunziacene nell * Opera,

in Muftca

TyEr Pronunziazìone iò intendo 1* Arte d* efpri*

A mere co’ moti del corpo , e colla modifica*

zìone della voce , i diverfì fentimenti ,


che fi vo*

gliono comunicare ad altrui {a) . Ella fa una par*

te dell’Arte di perfuadere, ed è quali l’eloquenza

del corpo (£) . Conciofiachè ficcome l’ eloquenza


Ma •

dello fpirito confitte in un* avventurala fcelta , ed


ordine d’idee, capaci di formare nell’animo altrui’

quelle difpofizioni , che noi vi defideriamo : così

l’eloquenza del corpo confitte in difegnare, dipin*

gere ,
e comunicar quelle idee in tutta la loro e*

nergia ,
e bellezza .

La Pronunziazìone adunque mette fiotto i lenii

quello ,
che la parala prefienta all’ Intendimento

* t

t») pfommtiath (Hviifrttr in vocìi (b) EJ» Attio quafi urporit lutti
«•**•* <r nrptrii mtrum . Ai Ut. étm tkfucnt ,t . eie, a d Brut.
**S» (Ut
J - } • ‘

Digitized by Google
. ,

jj4 Sez.IV. Della Pronunéiazioné ec.

E poiché ciò .
,
che fa impreflione fu* noltri fenfi

più ci muove che quello ,


che va dirittamente al-

lo fpirito perciò in quella confitte la parte più


;

vigorofa dell’ Arte del dire ;


fe pur con Demotte,

ne non fi voglia folo in ella far confiftere tal Ar-

te . In fatti noi proviamo tutto di ,


che un eloquen-

tiffimo difcorfo ,
ma infipidamente pronunziato ,
ci

cottringe a sbadigliare ;
e che ai contrario un di-

fcorfo mediocre ,
pronunziato maellrevolmente , ci

par dettato dalla perfuafionc medefiraa (a) . Tali

erano le aringhe d’ Ortenfio ,


le quali in publi-

candofi caddero di riputazione, e non più parvero

quelle, che aveano tante volte trionfato nella Ca-


pitale del Mondo ,
e ottenuto all’ autor loro il

'primato tra’ romani Oratori.


. Le parole adunque anno meflieri della Pronun-'

ziazione ,
maflimamente quelle desinate ai movi-

mento dell’animo (b) . Ciò balla a far compren-

dere quanto fia quella necefiaria all* Opera in Mu-


gica . Il Poeta, e’1 Maellro di Cappella, quando
pure

fa) Mio, inquarti , in dicendo tendo effe! primtm ; buie fictmdat , buio
una dominatur fine hac fummui Ora-
:
terna s Cic. de Orai. I. ».
tot effe in numero nulto poteft ; medio- (b) Affettai orme i languìfcant ni-
trii, hac ìndruftus ,
fummo s jaepe fu- ctffe eli , ni/1 voce , vaine, totivs pro-
fetare . Huic prima t dediffe Demoffbe. pe torpori < h abita , marJeJeanl QmOT
nei iidiur , eum rogartm quid in di . tii. lib.XI. cap. j.

Digitized by Google
,

% * \

Cat. I. Importanza della ec. •


153.

pure avellerò comporti de’ capolavori nelle loro Ar-

ti ,
poflono eflere fìcuri d’aver gittate al vento lo
opere loro, le gli Attori non aggiungano ad erte

una convenevole Pronunziazione ;


lènza la quale

lo Spettacolo ben lungi dal muovere ,


infallibil-

mente ci tedierà . Perciocché chi parlando di cofe

interertanti con maniere ancora interertanti non


le pronunzi*, non ottiene da noi alcuna fede (<*);

perchè la fua fconvencvole Pronunziazione ci fa

accorgere , ertere egli il primo a non credere si

fatte cofe . E gli uomini non che s’ annoino , ma


fi sdegnano anzi contro chi voglia fpacciar loro

per vero ciò ,


eh’ egli mecftfimo faccia conofcere

inverifimile.

Gli antichi erano ben perfuafi di tal verità : ap-

po di erti non v’era Arte più neceflaria della Pro»

nunziazione. In quella i Greci, e i Romani fi e-

fercitavano dalla loro più tenera fanciullezza : e


1* efer-
adulti poi ne continuavano fcrupolofamente

cizio . Bruto nè pure nel campo di Farfalia l’o-

mife
* > «

, (a) ti vilìtui , ac trefiat ai ora• rifai modo verNt , ftd pici deli! QuiB»-
thne di /Tenti ani , iri/lia dicamut hi- ti!. Ub. XI. caj>-j.
latiti a/firmemuf rttiucnm ; non aufìe -

• »
'
•> • t ' - *
.
* • • 1

Digitized by Coogle
i $6 Sez.IV. Della ProwwnetazioWk ec.

mifc (a). Nè altri creda, che fi rifervaffe tal Ar-


te pe'roftri ,
o pe’ teatri : eflì la Rimavano sì ne-

ceflaria anche ne’ familiari trattenimenti ,


che Pla-

tone la mife tra le civili virtù , e Clifienc Tiran-

no di Sicione rifiutò Ipoclide Ateniefe ,


che afpi-

rava alle nozze della figliuola


,
per efferfi accorto,

non aver lui una molto dilicata azione . Sulle fief-

fc cattedre delle fcienze , ove parrebbe men necef-

faria che altrove , elfi richiedevano quell’ Arte ; e


di Teofrafio particolarmente è fami , non edere e-

gli mai venuto in Liceo ,


che non fi folle prima
preparato ad accompagnare con efpreffiva Pronun-
ziazione ciò , che dovfa far 1* argomento di fuc
lezioni (b).

Quanto poi foffe Rudiata dagli Attori è chiaro

non folo pe* dotti volumi , che in tal materia fcrif-

fero Glauco di Teo ,


Quinto Rofcio , ed altri dì

cRi ;
ma da ciò ancora , che i due fulmini d’ E-
loquenza, DemoRene ,
e Cicerone, a due Attori
doveano in buona parte la forza della loro trion-

fatrice perfuafione « Il romano Oratore , certo del-

V utilità ,
che un Dicitore avrebbe potuto trarre

dal-

W Plu/m. rn Braé (b) Atta, M. c. tip. u,

Digitized by Googl
.

Cat. I. Importanza delia ec. 157


dall'azione di Rofcio*(a) ,
era folito d’ efercitarfi

con quello Iftrione;. e mentre egli,in differenti tno-

di s’ingegnava di fpiegare un medefimo fentimen-


io, ammirava, ed apprendea l’arte di quel Coni*


mediante ,
il quale , tenendo il fermo nella gara ,

con altrettanti diverii gelìi il medefimo fcntimen-


lo efprimea (b) Quanto a Deraoftene, s’ egli to«

«ava, fe co’ fulmini di Tua Eloquenza fcompiglia-


va la Grecia intiera ,
egli era debitore di si felici

fucceffi a un altro Attore . Ogni volta ,


che fi e-

fpofe in Atene a parlare in publico non riportò


che fifchiate da quel popolo di fquifito gufto ,
ed
infoiente , finattantochè sì dolorofe ammonizioni
noi conduffero ad apprendere l’Arte della Pronun-

ziazione dell’ Attore Satiro [c] . E d' allora in poi,

convinto dalla propria ,


e ben umiliante efperien*

za, e dal giudizio d’un popolo dilicato, nella fo-

la Pronunziazione (limò ( come fu detto poc’ anzi )

che confiftcffe tutta l’Arte dell’Oratore.

Ma in oggi tal Arte è in un'eftremo dichi*

namento . I noftri Oratori idegnano d’ accordarle

la*
. • •

(») Bpìi acro, tptu effe Ottetti ffc) Mtetti,


fatata, tit,
tu hoc oratorio metu JfMugot Rtfcii gU (c) ftatari, IO Dtmtflt
funi Cic. dcOrat, I,

Digitized by Google
XjS Sez.IV. Della Pronunziamole cc.

una feria occupazione , e i* Chironi della gioven*

tìi noftra non ebbero mai pur * fofpetto , che un*

Arte si fatta dovette impiegare una parte dei tem-

po deftinato ali* educazione . Qui però non di co-

lloro, ma degli Attori dell’Opera in Mufica va a



noi talento di ragionare e forte ne chiamerem-
ino per contenti ,
fe loro giugneffimo a perfuadere

l’importanza della Pronunziazione . Gl’ Iftrioni de’


Drammi recitati danno a quella qualche attenzio-


ne : ma i Cantanti de’Drammi in Mufica fono in
quello particolare si negligenti , e fanno degli atti

sì {convenevoli ,
c mal graziofi , eh’ è pure un fa-

fiidio a vedergli* Ciafcuno de’ noftri À rioni ,


quan-
do abbia mefiV W Aia tenera gorgozza in iftato di

difputare la palma dpi canto agli usignuoli, crede

d’aver fatto quanto è il pregio dell’opera, e di

potere legittimamente afpirare agli appiattii del .pu-

bblico . Ma va fallito ;
e il fuo inganno non pre-
giudica meno alla fua riputazione che allo Spetta-
%
colo . Perciocché il publióo rilerba a gran dritto i

fuoi pih vivi 'applaufi a coloro,- che accoppiano ai

canto una energica Pronunziazione: ed egli a con-

fatati nel Tempio di Memoriàinomi dell’ Acqui-


no , di Catterinà Afchieri, del Nicolini, della Te-

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,

Cat. I. Importanza della ce. i$p

fi perchè fopra gli altri li diftinfero in quell’ Ar.


,

Ce.

Finché j Mufici fi rimarranno nel loro errore

e finché i Direttori de’ Teatri non gli obbligheran-

no a deporlo, l’Qpera in Mufica non recherà che


noia, per evitar la quale lo Spettatore fi dà a ci-

calare , a render viiìte ne’ palchetti , a cenarvi ,


ed

a giocarvi, eh’
è peggio . Ciafcuno ,
entrando nel

Teatro ,
in udirlo muggire come un mare burra-
^ '

• •

feofo ,
in vederlo convertito in olleria ,
e in bifea,

condanna a gran ragione sì notabili abufi i Ora io

ardifeo di pronunziar francamente ,


che per qua-

lunque forza fovrana tali abufi non celieranno , fin-

ché i Cantanti non fieno obbligati a una perfetta

Proniinziazione. Perchè di grazia i mentovati abu-

fi nacquero ne* Teatri d’Opere in Mufica, e non


in quelli di Drammi recitati ? Ognuno, che lìa
»

capace della menoma rifleflione ,


converrà con noi,

che ciò '


fia proceduto dalla Pronunziazione pili nei

gletta in quelli che in quelli.


* *
<


* , • Xi'X \ .

. . .
. **..*. *
* ,
«' •
«

CAP.

Digìtized by Google
. *

f 60 Sez.TV. Della PaomwzrAziONE ec.

f '

ju -
a.


G A P; II.

Della Proriundianione ptopr'ta del? Opera In Mttjtca,



J '

§. I. Del Gejlo 2 . Della Voce.

§. i.
,

* •

T)Er vedere, ora qual fia la Pronunziazione % di


cui abbisogna T Opera iq Mufica ,
la confìde-

rererao relativamente al Getto ,K e alla Voce , che


*
fono i due oggetti di queft’ Arte
Getto è il Movimento di qualunque parte del
noftro corpo, cagionato dal fentitnenfo attuale del-

r anima . Mal dunque alcuni rettringono il Getto

al moto delle braccia . Si può gettine col capo,


cogli occhi , col piede >- e con qualunque altro del-

le noftre
\
membra .
:
„ ,
• }
*

Si divide il Getto in Imitativo Indicativo, ed


t
Affettivo. Getto Imitativo è Quello, che contraf-
'
- * «

fà il moto , o la figura d’ una cofa ;


come qualo-
ra ,
parlando d’ un orgogliosa perfonaggio , alziamo

*
. a

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Cap. I. Importanza della ec. 161

il capo ,
(porgiamo il petto in fuori , e palleggia-

mo con andatura mifurata , e grave : o quando li

parli d’ una guanciata , e fi (cagli la mano ,


come
fe in effetti fe ne voleffe avventare una allora al-

lora. Gefto Indicativo è Quello, che di. m offra do-

v*è la cofa, di^ cui fi ragiona, o dove fe l’imma-


gina chi gefiifce . Quella forta di Gefto induce lo

Spettatore a volgerli verfo là , dove fono diretti

gli occhi , e le mani del gefteggiante . Il Gefto,

Affettivo è Quello, che dimoftra la palfione, che

in quel punto poffiede chi l’adopera. Così un adi-

rato ringhià , e dà del piede in terra . Ma perchè

a quella fpezie di Gefto fu dato il nome d’ Affet-

tivo, non. perciò fi dee credere, che le due ante-

cedenti fpezie non fervano alle palfioni. Ogni fpe-

zie di Gefto può elfere Affettiva : e fi è quella

denominazione riftretta all’ultima delle annoverate,

perchè quella più propriamente delle altre caratte-

rizza le paflioni.

Or a quale di quelle fpezie ,


che fi appartenga

un Gefto ,
egli dev’ elfere nell’ Opera in Muficà
feropre congiunto alla gravità ,
e al decoro ,
che

conviene alla lublime qualità de’ perfonaggi del Dram-


ma-; e quel fèntimento, che non può effer rileva-

la to

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j6i Sez.IV. Della Pronunziazione ec.

e graye proferifea fenza


to con getto nobile,
fi
,

getto alcuno, anziché avvilirlo ,


con uno benevo-

o mimico (a) Tanto più che talvolta è un


le, . ,

non far getto alcuno e ri-


efprefliviflimo getto il ,

Getto Imita-
manere immobile. Di qui è, che il

parchi (Smaniente adoperato, da


tivo vi vuol edere
giocolare , più proprio
che, pizzicando molto del
della Commedia che della
Tragedia . Nè a tor-
è
ride di que’Corifti de’fuoi dì, i
to Arrotile
.
fi

che traea le navi ,


quali le cantavanq di Scilla ,

per mez-
afferravano il Corifeo, e lo ftrafeinavano

zo al profcenio.
eh*
Affinchè però il Getto abbia quel maettofo,

Tragica Azione etto richiede nel


è dovuto alla ,

Perciò 1 Gte-
perfonaggio una vantaggiofa datura .

col coturno la datura


ci ,
e i Romani rilevavano
feena le per-
de’ Tragici Attori. Lungi dall’eroica
dono Ette al piùpof-
fone ,
cui fu negato sì fatto .

muficali la
fono aver luogo nelle opere comiche
:

male a lor converrebbe .


Quindi
Tragica gravità ,

che adatta i talenti dell animo


la provvida natura,
a quel*

f») Quae
Dtfptrat truffata nittfttrc pojf» rtlinjutt.

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Cap. I. Importanza della ec. 1 6%

a quelli del corpo, di il più delle volte a cofto-

Jto un umor btiofo ,


e feftivo , come alle perlone

d’ alti ftatur& luol dare un grave ,


e feriofo carat-

tere . .

In oltre non fi pretenda di gefteggiare ogni cofa

ogni cofa nell’Opera in Mufica, ancorché nobilmente,


e con’ dignità fi poffa farlo : tale armeggio fentireb-
be del pedante, e dell* affettato . Callipide ,
tutto-

chè valorofo iftrione de’ tempi d’ Alcibiade , per non-

fi cffere abbaftanza guardato da fomigliante difetto

fui Teatro d* Atene ,


incorfe sì fattamente nello

Icherno di quel popolo dilicato , che il fuo nome,


pattando in proverbio ,
cominciò a dinotare un af-

fannone , un faccendiere • proverbio ,


che pattando

di Grecia a Roma, aiperfe di fua ialfezza lo ftef-

fo Tiberio x chiamato Callipide pe’ gran prepara-

tivi di viaggio , che ogni anno facea , lenza mai


partir da Roma («)., * * •
":

Fermianci adeffo alquanto più particolarmente


-si

fui Géfto Affettivo ,


ficcome quello t eh’ è il ,pi^

nobile , / il più eloquente ,


e che fa il trionfo d’ un
difcoifo ,
Imprimendolo con forza nel più lenitile
L z , dell*

f-é
(C Svtt, io THir. t»p. ]|>

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1(5 4 Sis.1V. Della Pronunziamone ee.

fpezie di Getto può talvol-


dell’anima. Ogni altra

parte del nó-ftro corpo , ntf


ta occupare una fola

attefochè ^iafcuna» paf-


Affettivo l’occupa tetto;
1
l
int*
f,one. dà un’aria ,
un contegno particolare all’
#

macchina dell’ appannato . La mitezza .per e-


ra
incurva le lpalle gela
fempio inchina il capo ,
,

e reftringe J* ciglia,
l’occhio gli ferra intorno »
,

e indebolite le ginocchia,
fpenzola le bràccia ,

appena foftengono la perfona . La rabbia al


eh’ effe
rigidezza ^prendente alle bwc-
contrario reca una
corpo Gli occhi
e al retto del
.

eia, alle gambe ,

denti digrignano ,
e la foverchia ri-
fcintillano i
»

membra tremanti ,
e come para-
gidezza rende le

nel Getto Affettivo


va data nor-
litiche. Adunque
avvertendo però nel tempo
corpo
ma a tutto il :

efpmnere non fi
che per voglia di troppo
,
fletto,
e in difeoropoftezze.
dìa in ifmorfie,
gagliar e
piìJ facile nelle
11 Getto Affettivo è
e però i primi, e i
moderate
paffioni che nelle ;

riefeono in quello getto pm age-


fecondi Attori
perchè tutto .1
cerai. , «. i. ?»ar.i :
volmente che i

4 appoggiato, folle
pnme
patetico del Dramma ,

non anno fe non


l»e altre
patti, e folle feconde .

nalce dalla
confapevoleraaM.
quella paflionc che

Dìgifeed by Google
* Càe. L* Importanza della tc. 16$

T altrui buona, o rea fortuna ,0 dall’elfere appor-

tatore di felice ,
o di trilla novella ;
psffione li-

mitata ,
che con termine dell’Arte fi chiama mez-
za paflìone . In quello dato è ben malagevole im-

brecciar giuflò. Per lo più l’Attore o fi affanna ,

.e fi arrabatta più che non richiede la fua parte, e


dà da ridere a fue fpefe *
o fi comporta men cal-
m

damente che non converrebbe , e gli fpettatori fi

annoiano di quella .melenfaggine . Dal che fi ve-

de , cfoè quanto meno intereffanti fono glì Attori,

tanto più deve elfere in efli perfetta da Pronun-


ziazione . Pure in oggi fi pratiea il contrario: i

Direttori de’ Teatri , e gl’Imprefari poco penderò


fi danno delle ultime parti . Onde poi avviene ,

che quando la fcena* non è occupata da’ primi At-


tori, lo Spettatore sbuffa di tedio : perchè gli .altri

Attori nón poflono effergli a grado nè pel canto,

nè per la Pronunziazione 1

Chiudiamo quello paragrafo con qualche riflef»

fione fui Gello Muto . Il Gello Muto è Quello,


che non è accompagnato dalla parola . Elfo appar-
tiene particolarmente all* Attore qualora laici di

parlare, per afcoltar l’altro, che prende la parola.

Deve egli allora badare attentamente a colui, che

L 3 di

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*

\66 Sez.IV. Della Pronunzi azione ec.

moftrare col 1*
di prefente tiene difcorfo ,
e getto

impreflione , che fanno nell’animo fuo le parole

di lui . La quale obbligazione di badare a chi

parla, e di geftire, non è fidamente di quello At-

tore, a cui è diretta la parola; ma è obbligazio*

ne di tutti gli Attori ,


che fono in ifcena . T ur-
ti ne’ loro Getti Muti debbono moftrar la ragio-

ne, che gli coftringe a tacere, e .le diVerfe emo-


zioni ,
che fa fperimentare a ciafcun di loro colui,
'

che parla. - ,
v \

Il faper^ben tacere è pili difficile affai che il

parlar bene; e però non è maraviglia ,


che meno
perfone il {appiano fare. Un Attore quando à fi-

nito di dire ii fatto fuo, fi dà a credere, non ef-

fere egli ad altro tenuto , finché parli il compa-


gno . Onde fenza fare la menoma attenzione al

difcorfo di quello, fi dà o a patteggiare à dilungo,

o a sbirciare per la platea ,


e pe’ palchi ,
e a di-

fpenlare ,
come fegnalatiflime grazie ,
(aiuti ,
e ghi-

gni . O pure crede quello il tempo di raffettarfi

ii guanto ,
di tirar giù la cravatta , o peggio, di
foffiarfi il nafo , e di fputare . Deh quando giu-

gneranno etti a fapere ,


che tutte quefte libertà ,

eh’ e’ fi danno , fono tanti falli contro le buone


crcan-

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,

Cap. I. Importanza della ec, iS’j

creanze, e tanti mancamenti di rifpetto verfo gli

fpettatori ? I Principi fteflì fi attengono in publi-

co da tali libertà ,
per non dar fegni di deprez-

zo (a); peniate poi le un Attore. Egli quando ta-

ce debbe aver gli occhi o a quello ,


che parla ,
o
dove gli efige la palfione , c ’l difcorfo altrui
;
e

non muoverli , fe non come quelle ragioni il ri-

chiedono .

V’à de’ Getti Muti energici oltre a qualunque

parlante* a’ quali fe fi aggiugnefle la parola perde-

rebbero tutta la loro forza .


Quella fola rifleffione

dovrebbe determinare gli Attori ad accordare piti

attenzione, che non fanno, al Geftir Muto, col

quale etti poffono talvolta toccarci il cuore affai

piti profondamente ,
che con Getto ioftenuto dal

valore della poefia, e del canto.

.
li-

Quanto alla modificazion della voce , è quell*


Arte più neceffaria agli Attori di Drammi reci-

>» L 4 tati

*
:
v »

fa) Una delle lodi date all'Ila* ampam naret in puélleo , ntc fpuffo
pcrator Cottimo t , Qjud net nrjìj/t vijusfit . Amm. Marceli, lib- jj . c, t*.

Digilized by Coogle
,.

i6% Sez.IV. Della Pronunziàzione ee.

tati ,
che a quelli d’Opere in Mufica : il Maeftrd ,

di Cappella ,
afiegnando il tempo ,
e’1 tuonq ad
ogni fillaba del Dramma Mullcale , à liberati que-

lli ultimi da si fatte follecitudini . Non per que-

llo però fi creda ,


che nulla relli da badare al Can-
tante. Ciò, che fono le note per efii ,
è la Core-
grafia pe’ Ballerini ,
come ben notò l’^Algarotti

Ma tuttoché la Coregrafia preferiva il tempo , i

palli, i giri; ciò nulla ottante r tocca al Ballerino

a dare a’ palli e a’ giri quelle grazie, che fono co*


^
me T anima d’ una Danza. Veggiamo adunque ciò,

che in quella parte della Pronunziazione efiga il

popolo dalla diligenza d* un Cantante.

Deve in prima in prima il Cantante apprende-

re a parlar bene Ta lingua, in cui canta, lotto pe-

na d’ettere cuculiato a doppio ,


fe la parli come
facea la buona femmina della mamma nel dialet-

to del fuo paefe. #

II. Egli dee proferir netto ,


e intieramente tut-

te le parole, ’e non cavarle feodate ,


e languide,

com’ è pur vezzo di molti . Il che facea dire à


uno della loro profeflione , che fi fidava di cantar

lidia feena un pezzo della gazzetta corrente , fenzà

che perfona fe ne avvedelfe . Sarebbe defiderabile

che

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. .

Cap. II» Importanza della cc. i 6f

che quelli Virtuofi aveflero una volta fitto in ca-

po , che ciò ,
che efli cantano ,
debb’ eflere intefo

fenza il menomo ftento , e fenza mefticri


*
di li-

bricciuolo. Quella recitazione ,


che per eflere in-

tefa à bifogno d’efler letta ,


è dal Salvini (a)

graziola mente paragonata a quelle rozze pitture de-

gli antichiflimi tempi ,- ne’ quali ,


per teftimonio

d’ Eliano ,
facea d’ uopo di fcrivere fotto alla figu-

ra : Queflo è un tane : Quejlo è un cavallo

III. Dee far fentire il numero della Poefia, e

non dar nel farnetico d’ alcuni ,


che fi affannano

a credenza ,
per eftinguere ogni fentore di ‘verfo

ne’ Drammi
IV. Dee diverfificare la voce, e*l canto, fecon-

do i diverfi fentimenti ; Tal efpfeflione efige tut-

to lo sforzo della voce , tal altra una voce dimef-

fa . Quel paflò vuol movimento ,


quello vuol gra-

vità ,
e polatezza (*).

Se»

. ,,f») Aanot. *1 cap. t, del $. lib. filane, <*)• abieft «H .


Aliai vii ; con-
ella ptrf. Pocf. del Marat. tentimi , veicolai! ,
immineni guadane
(*) Aliai cairn voci! cenai pofia- incitat one gravitati!. Aliui viiuprai ;
&
im miftratio , mocror , dcxibilc , ple- c&iifum , leue . tcnernm , bilaratu n ac
num , intcrruptum , fletei voce . Aliai remiffum . Aliai iracuniia; acututn ,
•ooltHia fine commi forai ione ; grave incitatil a , ombro iociicai . CÌC. de
utiiam , &
urfo prefiu ac fono ohtfu- Orar. Ub. i.
Ì uro. Miuimctuis dcmijjum , dr bai-

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: :

170 Sez.IV. Della Pronunhiazione ec.

Sedato fatur quiiquii deliberat ore :

Seti dat confilium Sullae ,


privatus ut altum

Dormitet (a) • Jlve ad Cannai vetat obvia Poenls

Signa movere , ducer» dum portat bellua lufcurri [b).

hon ita Marcellum reducem grata bere , Tulli ,

Et fuper afìra feres viflorit fetta benigni

Laudator ; fi quae ratio molliffima fandi ,

Ut ere , ut auguflat melius vox mulceat aurei .

Quod praedatorem Siculum fi forte laceffis

Increpitans ; vd fi Catilinam extrudere Roma


Efi labor * a ut contra Pifonem cenfor acerbus

Bellua nonne vides ? nonne fentis bellua ? clamai

Illecebrofa procul laudantii mella fuadae

Vox infiata placet ,


rauco pene aemula corna .

P. Jo: Lucas , AÉHo Oratoris Jib. z.

Ma gli Eunuchi non poflòno efeguire sì fatti

precetti. Efli mentre vogliono comandare, adirar,


fi , o ripigliare ,
mandano fuori una voce femmi-

nile, che in quell’incontro muove non a timore,

ma a rifo . Una tal voce ben conviene al feflb

delle

(») , . Et noi
Confllmm deiimat fuUat , privati nt alHM
Dormita. Jvvcn. iat. 1 .
(bj Cun GttuU dtKtm tortmrv Miai luftim , /mia. tu. ict

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Cap. II. Importanza della ec. 171

delle donne ,
il quale ,
perchè inerme ,
ottenne una

voce molle ,
e dilicat» , comoda alle lufinghe ,
a*

vezzi, alle preghiere ,


le fole armi di chi non à

in mano il dominio , e la forza . Ma il fèllo de-

Binato a comandare forti una voce piena, autorevole,


maeftofa, propria a fottomettere gli animi, propria
*
a ordinare ,
riprendere , rampognare. Ora il Teatro
fovvcrte quello bell’ ordine : e gli Aleflandri, gli

Scipioni , i Cefari delle nollre fcenc difpongono

del deftin della terra con una voce che muove in-

vidia nelle italiane fanciulle . E non farà quella

riputata una grave improprietà , una intollerabile

inverilìtniglianza ? So ,
che molti non faran per
entrare in quello avvifo ,
e che avranno per rovi-

nato lo fpettacolo, fe fe ne allontanino gli Eunu-


chi. Ma fe colloro credono, che fi pofla trovar

piacere dov’ è inverifimiglianza io, ciò nulla o-

flante , ò per fermo ,


che l’ Italia non à sì pretto

dimenticato un Buzzoleni ,
un Fabri ,
un Babbi,
e tanti altri eccellenti Tenori ,
i quali rifcoflèro

fulle fcene quegli applaufi , che forfè non ebbe mai

alcuno de’noftri Soprari ,


e che certamente furono

più ragionevoli ,
c più meritati che non quelli
dati a coftoro . Non vo’ mettere in confiderazione

il

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.. .

1 7i Sez.IV. Della Pronunztazione ec.

il danno ,
che l’ evirazione cagiona allo flato ,
l’ol-

traggio ,
ch’ella reca all’umanità, l’i ngi uffizi a , che

commette verfo tanti infelici ,


de’ quali riufcendo

appena uno tra cento ,


gli altri vengono abbando-
nati a una obbrobriofa miferia . Non fono tali

confiderazioni da quello luogo . Altro qui non fi

vuol rilevare, che l’ inverifimile ,


che nalce dall’

addoflare ad Eunuchi parti da uomo : cffi al più

portone» eflere impiegati a rapprefentar donne

E fin qui baffi della Pronunziazione propria

dell’Opera in Mufica . Poffono ancora gli Attori

trarre del vantaggio da’ libri ,


che queft’ Arte par-

ticolarmente infegnarono (a) . E' però la Pronun-


ziazione una di quelle Facultà ,
che non fi può
appieno infegnare in ileritto (b). Perciò dopo ave-

re efpollo i primi rudimenti di quell’ Arte ,


entria-

mo
(a) Gli antichi Retori, ed alca- aiflore Jeanne Locai , fecictatit Jefu
ai ancora tra’moderni lardarono fa Sacerdote ; l’ altro Francefe fur tee
tal materia degli eccellenti ricordi. motivati Gefiet , par le P. Sanlecque ,
Ala oltre a ciò alcuni Autori li ri- Cianoine Requlitr de Sainte Genevie-
finnfero unicamente alla Pronunzia- ve , che non lenza difeapito delle
aione . Tra quelli il Riccoboni fcrif- Lettere fu dall’autore lafcìato im-
fe un picciol libro intitolato Pen- perfètto .
titi fur la Viclamation ». Paris trji. Cb) JFot fum nefetut quantum fu-
Il le Brun, valente Pittor Francefe, feeperim neqotii , qui moliti corporis
due altri ne fcrilfe il primo e il cxprimerc ver bit , «5f imitari fenptu-
Trattato de la Pbifìenomie , l’altro ra conatui firn vocet Verum nec hoc
Xe Carotiere dei pafftoos Il Dinouart confifui fum poffe fieri , ut da bis re-
compofe ancora un dotto libro , che tai Jatit cono mode feriti poffet'. nec fi
à per titolo: X ’ Eloquente da corpi, id fieri non hoc poffet fora
, quod feci
eu P Adirne du Pridieateur. la. Paris- inutile putabam propterea quod bia
:

Abbiamo m oltre due Poemi , I’ uno admonere volui min quod oporteret : re*
latino del feguente titolo: slftio Ora- liqua trademut excrcitationi . ad Hcrrn.
ftr‘s , Jeu de (ìeftu
Or Voce litri duo ,

Digitized by Google
. .

Cap. III. De* Mezzi cc. <


173

no nel capo feguente ad additare agli Attori altri

mezzi ,
che menar poflòno all’acqtfifto di quella

Pronunziazione ,
che noftro Spettacelo conviene.

. . 1 ,

CAP. III.

~
De' Mezzi d' acquijì are la bella

Pronunziamone .
*
• ,

f
• »

L primo mezzo, e per avventura il più effica-

I ce fi è 1' eTame del proprio temperamento

Tutti gli uomini, ficcome nelle fembianze, cosi

differifeono ancora nel parlare, e nel gefiire . Cia-

la quale,
feuno à in ciò una maniera fua propria ,

ove fia giudizioTamente adoperata ,


è Tempre pii»

bella di qualunque ftudiata ,


e artifiziofa Pronun-

Più delle copiate vogliono le grazie ori-


ziazione .

ginali •; e chi trafeura di coltivarle rimarrà Tempre


.

imitatori (a )
tra lo duolo Tervile degl’

Non già ch’io dilapprovi l’Imitazione, quando

vada unita, alla coltura delle grazie naturali . An-


zi

firvum ficus Otti, lib. s. Zpift. M.


O imitatori! .

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1^4 Sez.IV. Ddlìa Pronunziazione cc.

si l’ Imitazione de’ grandi Attori è un mezzo efft*

'
caciffimo di giugnere alla bella Pronunziazione :

nulla effondo tanto naturale' agli uomini, quanto

il contraffare quelle maniere di parlare , e di ge«

{lire , che offervano in altrui « Così Eroe a’ tempi


di Cicerone divenne eccellente ,
imitando Rofcio .
%

Così Baron ,
il degno difcepolo del Moliere , fi

rendè celebre imitando quefto Rofcio francefe. A*


però l’Imitazione meftieri di non picciolo di for-

nimento, per non imitare anche i difetti.* ne* gran-

di uomini non tutto è grande ..

Le opere di Scultura ,
e di Pittura fommini-
ftreranno a un Attore intelligente un altro. fecon-

do mezzo . I modelli , che offrono agli occhi di

lui quelle due Belle Arti ,


fono per lo piò perfet-

tiffimi t come quelli , che prefentano i gefti pili

energici , e piò nobili . Mercecchè non potendo 1*

Artifla dare che un folo gefto alla fua figura ,,


egli

fa confiflere la fua principale attenzione in ifce.

glier quello ,
che meglio efprima la paffione dell'

eroe della fua opera , e che , fecondo il precetta

dell’ Albani (4) , fpieghi non folo ciò ,


che il per-.

fo-

fa) In una fu* lettera inferite valla, nella p. «. della Ptìfina ?it-
«ella Vua , cbe di lai ferule il Mal- 9THÌ •

Digitized by Google
Cap. III. De* Mezzi .ec. 175
fon aggio allora fa , ma quello ancora , che à fat-

to , e quello, eh’
è per fare. E quell’unico gefto

è talora si felicemente alfortito ,


che la fua im-

presone feende fino al pii] profondo , e al pivi

fereno dell’ animo ,< Chafsé , il migliore Attore,

che oggi fiorifca in Francia ,


deve la fua bella Pro-
nunziazione a’ gran modelli di Pittura, e di Scul-
tura, da lui con diligenza efaminati (a).

Che non imparerà dunque un Attore intelligen-

te da que’ miracoli del greco fcalpello ,


che giun-

fero fino a noi, e dalle fculture di Michelagnolo,


\

del Bernini, del Girardon ,


del Puget ,
e d’altri

moderni emuli di Fidia , e di Praffitele ì Inefti-

mabili tefori ferbano ancora per lui le opere di

quelli tra’ noftri Pittori ,


che pici nell’ efpreffion fi

diftinlèro , come fon quelle della (cuoia romana ,

educata tra le opere degli antichi . Le pitture par-

ticolarmente del divin Raffaello vanno tant’ oltre

in quello genere, ch’io non so chi* vi fia ,


che

gliene polfa contendere il primato. Ma per oppo-

fìo la (cuoia veneziana, la lombarda, e la fiamin-

ga, perdute dietro alla vivacità del colorito, (pef-

(a) V. l’ Eoryclopedie art. DitUnuticité

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i*j6 Sez.IV.Della Pronunziazione ec»

fo trafcurarono l’ efpreffione : ond’ effe non jranno


inconfideratamente prefe per modelli d’ una nobile
Pronunziazione . t

Ciò, che la Scultura, e la Pittura offerifce agli

occhi noftri , la Storia ,


e la Poefia offerifcono al-

la noftra Immaginativa: e però la lettura degli

Storici ,
e de’ Poeti può ancora giovar molto a un
Attore.

Ma la forgente più feconda per lui farà il com-


mercio del mondo, teatro d’ògni paffione» e d’agni
carattere. Nondimeno fiecome pòchi tra quelli con-

vengono alla tragica dignità ;


è neceffario ,
che l’At-

tore prenda di mira particolarmente i perfonaggi

d’alto affare. Il mentovato Baron folea dire, che


un Attore dovrebbe effere flato allevato falle gi-

nocchia delle Regine.

Dappoi che l’Attore avrà procurato di derivare

da quelli fonti la bella , e l’eloquente Pronunzia-

zione, egli dovrà efaminare le vi fia ben riufcito,

e in quello efame non fidarfi che de’ propri occhi,,

e del conlìglio d' un ampio fpecchio .


Quello fu il

Maellro di Demollene . Coll’aiuto d’uno fpecchio

quel Principe degli Oratori apprefe a imitare i gran

modelli , ed a perfezionare le fue naturali difpofi-

zioni. . Per-

# Digitized by Google
.

Caf. III. De* Mezzi «e. 177


Perchè poi adatti elegantemente alla fua parte

una Pronunziazion così fatta, due condizioni fi ri-

chieggono in un Attore . La prima* fi è ,


che la

fua Immaginazione verta bene il perfonaggio , che


rapprelenta , Qualora un Attore abbia prefente la
condizione del fuo perfonaggio ,
e le differenti fi.

tuazioni ,
per le quali parta nel corfo del Dram-
ma; egli darà alia fua Pronunziazione quella prò-

prietà ,
quel decoro ,
che non fi può in conto alcu«
no apprendere da’ precetti dell’ Arte {a). Quello è
il mezzo piò efficace d’ intereflare gli fpettatori

Entrando l’Attore nella paffione del perfonaggio,

che rapprefenta ,
egli darà a quella il gerto , e la

voce, che l’è dovuta; e mettendo fotto gli occhi

nortri i legni del dolore, del timore, dell’ira, fa-

rà ficuro d’attriftare (£), d’atterrire (c) , d’accen-

dere a fdegno (d) i circortanti . Gli animi umani


fono come accordati in confonanza tra loro: non
può uno mandar fuora il fuo tuono , che tutti gli
altri noi» fi mettano in movimento.

M La
(*) Ro/Vfam fatp* ovàio àictft , top** *ft ortit, inni; tamia imm ii
tjf* , i«oi traiti artt noa pojfit . Cìc. de Jrat. Kb. i.
-* (b) . . ti vit i»f àtri, thltrnfum tfl
Primola ipfl tifa . Hit ut. EpiJU ad Pijom
(c) Ttrtitut tomo. f. Aaqu/t.
(O Aritat gui wM mtmfart , Ciò*

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.

178 Sez.IV. Della Pronunziamone cc.

/ La feconda condizione fi è , che PAttQre abbia

bene imprefla in mente la parte Tua v Quando egli

vada col penficro Tempre innanzi alle fue parole ,

adatterà a quelle una naturale ,


e fpedita Pronun-
ziamone* prevedendo Tempre qual vóce, e qual ge-

tto dimandi il fentimentoj eh’ è per proferire. Per

oppottó chi non sa a quante fconvenevolezze indu-

ca una memoria infedele? Gli occhi


>
fi ftralunano 9-
-

la perlòna fi dibatte, il volto fi fm arride e, la vo-

ce è incerta , e vacillante. Interrogato il Bourda-


loue acquale de’Iuoi fermoni egli dette la preferen-

za, A quello, che ò meglio a memoria', rilpofe il

grande Oratore (*)

W Dmmrtt l’Shiomt in ttrft. c*p. j.

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>

mm
** «J*A AM» A*i> Alt. Alt. .11. .11. V >

fessesi. zssoz» ?$•


«B SS SS m -,


»
dii ?& ?£ 3Ì 'ài "X Tsi ’àì ^^ & ’iJ "iii 7d

S E Z I ONE V.
Della Decorazione dell’Opera
in Mufica .

sercitati che fieno gli Attori a pronunziare

E con dignità
ultimo r che

venientemente decorato
il

il
Melodramma
luogo dell’Azione Ca con-

* E' la Decorazione
, fi vuole

l’ Arte
per

d'abbellire * e rendere verifimile all'occhio il luo-

go dell’Azione.. Effa regola il vedi mento , le lee-

ne* le macchine* e la Struttura, medefima del Tea»


,
a

tra*

M* CAP.

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. ,

i8o Sez.V. Della Decorazione ec.

CAP. I.

Del Vejlimento degli Ultori dell'Opera in Mufica .



- '
t

A
in
LI’ Inventore degli abiti è conceduta

libertà

Mufica .
,
che non agli altri

Nel vedire un perfonaggio greco


Artidi dell’Opera
maggior

,
©
romano, egli non dee così fcrupolofemente feguire

quella maniera di vedire ufata dalle mentovate Na-

zioni, come ce la rapprefentano gli Scrittori delle



** •
. #

coftumanze greche o romane ,


e » monumenti
,

che ne rimangono delle medefime: da che que buon

uomini veflivano si pofitivo, che le loro fogge non


che richiede
potrebbero ammettere la vaghezza ,
fi

negli abbigliamenti delle Opere Muficali


guar-
Ma per evitare quello inconveniente egli fi

di d’incorrere in quell’altro piU biafimevole


anco-

ra ,
di adoperare le mode d’ oggidì . T alvolta per

difetto d’ invenzione una Fedra ,


o un Ippolito

comparifcono in Teatro fenza la menoma traccia

di carattéridico vedimento, c sì fembrano due Si-

gnorini sbarcati pure allora di Parigi ,


che gli fpet-

tatbri

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1

Caf. I. Del Vestimento ec# i8i

latori non fi poffono contenere di dar loro del ben

venuto .
\

Adunque l’Inventore degli abiti fi tenga egual-

mente lontano da quelli due fcogli . L’ abito del

filo Perfo a aggio confervi Jempré^qualche aria ,


qual-

che traccia del vertice adoperato dalla cortui nazio-

ne; onde chi fia intelo degli ufi di quella, ve gli

polla djfcernere, e confeffi, l’abitò raflòmigliare a

quello della nazione, del tempo, e della condizio-

ne del perfonaggio drammatico . Ma il refto del

velli mento va f'upplito con invenzioni vaghe , c

bizzarre. Quelle giunte dell’inventiva dell’ Attilla

falleranno anch’erte per antiche fogge. Ma perchè


«gli confeguifca sì fatto intento , conviene , ficca-

rne fi è detto ,
eh’ elle non (intano delie mode
correnti; e tanto maggior lode acquifterà l’Inven-

tore ,
quanto più elettamente eviterà quelle mode
anche nelle minuzie :
^(finché il popolo ,
Tempre
inclinato a motteggiare, e a sfatare, noti dimandi

( come pur troppo fuole


)
fe anche allora ufavano
i manichini , e le cravatte d’ oggidì ,
e eh’ è più
(

leggiadra a vedere )
le croci pendenti dalla gola
delle donne . Così ancora qualche volta una Can-
tatrice godrà di veftire un abito capricciofo quan-

M 3 to

Digitized by Googte
. ,

181 Sez.V. Della Decorazione ec.


v

to fi voglia, e non mai veduto: ma quanto alla

pettinatura ella non può foffrire bizzarria , nè in-

venzione ;
vuol effere pettinata come ufano allora

le noftre Dame: anacronifmo in veftitura ,


fintile

a quello, che in Pittura commife il Tintoretto,


armando di fucili i Giudei in un fuggetto di Sa-
cra Storia

In fomma 1* Inventore degli abiti imiterà lo

Itile de’ Ritrattai , che conlervando i principali

lineamenti della perlona, che ritraggono ,


gli ab-

bellifcono con altri non appartenenti a perfona ,

che viva, ma nati nella lorfantafia; e si ne com-


pongono il ritratto, che chi lo vede riconofca l’ori-

ginale ,
ma fi maravigli come abbia fatto il Pit-

tore a render bello chi realmente non è tale. Per

qaefta via giunfe il Tribolo all’ immortalità ,


feli-

cifiimo , come dice il Vafari (a), nelle invenzioni

delle vefti , de’ calzari ^lle acconciature di capo,


,

c di altri abbigliamenti: e per quella vi giunfero

ancora il Frigeri , i due Canziani ,


e ' il Boquer

t il quale de’ noftri «di fi à tanta gloria acquiftata

oltremonti colla fua fertile, e graziola fantafia.

; In-

(a) Vita del Tribola.

Digitized by Google
.

Gap. f. Del Vestimento ec. 183

Inventato il modo dell’ abito , dee l’ Artefice

porre attenzione alla fcelta dei colore ,


per fod-

disfare all’ Eftetico dell’Arte fua . Il colore degli

abiti vuol edere diverfo da quello della fcena, ma


sì , che facciano infieme armonia . Se la fcena è
d’ un colorito dilavato, e tranquillo, i veftiraenti

faranno d’ una tinta vivace, e brillanti d’oro, e


d’argento. Ma fe la fcena farà di color gagliardo,

e carico * le vedi dimandano una tintura sfumata,

e fchietta , c •
’l loro ornamento non farà l’argentó,

c l’oro, ma la gentilezza, e’1 cofturae. Ove l’a*

bito non differifca dalla fcena nel colore, o diffe-

rire a folo nel grado di denfità, languirà l’unoy v


l’altra, e cadranno dn quel genere di pittura, che
i Maeftri chiamano Chiarofcuro ,
genere monoto-
no , e freddo. L’occhio perderà di villa i perfo-
»

«aggi , fubito che quelli celieranno di muoverli


%

Quanto è poi .all’armonia, che dee rifultare da’

colori degli abiti e delle leene , è già troppo no-


to , che i colori ànno tra loro quel medefimo rap-
porto , che palla fra’ tuoni d’ uno ftromento . Se
nella compofizione degli abiti non farà confultato

si fatto rapporto, quelli, e le leene fi pregiudiche-

ranno fcambievolmente , e l’ occhio ne rileverà


M 4 •> quei

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..

184 Sez.V. Della Decorazioni ec.

quel dolore ,
che pruova l’ orecchio in una ditto*

Danza.

Talvolta nè pur batta, che l’Artefice abbia fe-

licemente fcelto il colore degli abiti ,


$’ egli non
bada in oltre a degradarlo ,
quando i per fon aggi

fanno anch’ etti parte della Decorazione , nel qual

cafo non tutti egualmente fi accodano agli fpetta-

tori ,
ma rettano in differenti (iti fui profcenio (a)

Una legge della vifione, ottervata efattamente dal-

la Pittura fi è ,
che quanto piU un oggetto s’ al-

lontana ,
tanto piu il fuo colore am mortifce. Con-
tro la qual legge fe pecca l’Inventore degli abiti,

mettendo addotto a un perfonaggio lontano colori


d’ una vivacità eguale a quella , che fi vede addof-

fo a’ vicini : que’ perfonaggi compariranno vicini


anch’ etti, a difpetto, ed a biafimo delFArtitta.

Ad aiutare l’Inventiva di lui gioverà non poco


un fettevole Carnevale colla varietà delle fue ma-
schere; ma foprattutto la confiderazione delle buo-

ne opere di Statuaria ,
e di Pittura ,
e particolar-

mente le ttatue ,
e le pitture antiche , o , fe moder-

ne»

fa) Nonne. Lettici fai la Dante & le* Ballati*

Digitized by Google
.

Càp. IL Della Scena ec. ’


18$

ne ,
di ftraniere perfone , c nate in paefi , o in
*

tempi, che non erano adottate le noftre fogge.

CAP. IL

Della Scena del? Opera in Mujica .

i. Della vaflità della Scena . §. 1 . Della verifi»

militudine della Scena . §.3. Della novità


negli ornamenti della Scena . 4. Di ciò ,

thè può /occorrere P inventiva del

Pittar delle /cene .


a

%. L

D
che nel
EI Peruzzi, valente Pittore, e Architetto
nefe narra

fat le fcene
l’ Ugurgieri (a), e’1 Vafari (h)

alla Calandria del Bibbiena


fa-

fece comparire d’ un’ ampiezza maravigliofa quel

picciol Tito, ch’effe occupavano, e i cafa menti, le

log.
\

W Pompe finti). (b) Vita del Perniai

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. .

i 8à Sez.V. Della Decorazione ec.


! •
logge, le porte, le fineftre, le cornici erano di si

bizzarra, e ftravagante invenzione, e si nel tempo


fleffo comparivano vere, che con dolce inganno di-

lettavano gli occhi di tutti. Da quello elogio del

Peruzzi fi poflono dedurre le qualità, che fi ànno


a trovare in una Scena i le quali a tre fi riduco-

no, e fono Vaftità, Novità, e Verifimiglianza

La Scena è il fondamento di quella piacevole

illufione ,
onde lo Spettatore è trafportato or ai

Campidoglio» or fulle, rive del Nilo, ne’ giardini

di Ninive , o tra le tende degli efpugnatori di

Troia. A quella illufione contribuifce la Scena,


facendo unità col Daamma; e unità non farà mai
con quello quando le manchino le tre annoverate

qualità

Per principiare adunque dalla fua Vallità , il

Dramma richiede, che la Scena ora prefenti l’in-

terno d’ una reggia ,


ora un giardino ,
una piazza,
una forelta &Ci tutte cofe ,
che efigono ben altro

fpazio che quello d’un profcenio, per grande, che

fia . Dovrà perciò il Pittore pofieder bene il fe-

greto di fare apparir vado ciò , che in realtà nog

è tale . La Profpettiva è la maellra di tal fegre-

to . Il Pittor delle fcene deve addi medicar fi con


que-

Digifeed by Googli
.

Caf. II. Della Scena cc. 187

quella fcienza e farne il fuo maggior capitale


,

Ella nacque fulle fcene (*), e merita un' perpetuo

dominio del paefe natio



ficcomc il dimoftrarono

che in ogni tempo l’ ebbero in pre-


gl’ Italiani,
\

la renderon nota a tutte le


gio ,
e che non folo
|>iìi colte nazioni *' ma VÌ2 via di nuove bellezze

I’ ornarono come ultimamente fece Ferdinando

Galli Bibbiena colle fcene vedute in angolo ,


di

cui egli fu inventore ( )


b . Le quali fcene (
che

vanno difcretamente' adoperate danno ben altra


)

Vaftità' al luogo dell’Azione ,


e ben altro diletto

a vederle ,
che quegli ftradoni , o quelle gallerie,

che vanno fempre diritte al punto di mezzo ,


e

che nulla lafciano a immaginare a chi guarda .

In fatto però di Profpettiva procuri il Pittore

di desinare con diligenza le aperture ,


onde gli

Attori debbono ufcire ,


ed entrare : affinchè la lo-

ro filatura ben fi accordi colla grandezza ,


e colla

lontananza, ch’egli affegna agli oggetti, che com-


pon-

go
Ci 6 il ritrie dal tegnente luo- de incerta re Cerfar Imagintt aedifeto-
go Vitruvio : Namgue primum Aga-
di rum jn feenarum piffuris redderent fpt-
eUrcfht piani igne
tharcbus Athtnis, Acfebfto docente, etra- , <£r guat in
-,

gieam /cenata fede , &


de ea commtn- front itti 1 fint ftruratae , alia aojcedet
tia , alia promintntia effe videantur .
t-

earium relìfuit . Ex to moniti Demo-


tritut , <*r Anatagorai de eadern fi Ltb. 7. Propelli. - .
.
I
feripfertmt , guemadmodum opoTtcat ai (b) Il modo di praticarle t infc-
m itm oeulprym v radiorumgue cxttnflo- gnato da quello celebre ProfelTore in
un fuo libro intitolato r Direzioni delta
nem , certo toc» 'elitra confiittttt , ai
Untai ratime naturati tejpmdert ; mi Profpettiva Ttonta , Bologna irti. a*.

Digitized by Googte
.

188 Sez.V. Della Decorazione ec«

pongono la fccna
;
e fappia ,
efler cofa quafi ordi-

naria alle perfone del Tuo mefliere il dare in que-

llo errore . Vedrai talvolta \jfcire un perfònaggio


da un luogo ,
dove le flatue coloflali , che vi fo-

no dipinte, non gli arrivano al ginocchio , o do-


ve un monte appena gli aggiugne alla fpalla
;

eh’ e’ ti par uno di que’gigapti, i quali montagna


fopra montagna davano la fcalata all’Olimpo : no-

to elfendo , che l’occhio giudica della grandezza

dell’oggetto dalla grandezza delle cofe circo franti,

e dalla lontananza, che moftra la ferie delle cofe

polle tra sè ,
e ’l fuo oggetto

Ma per altra parte non dee il Pittor delle fee-

ne troppo fcrupolofamente feguire le regole della

Profpettiva ,
le quali non laverebbero fpazio ba-
llante al paflaggio degli Attori , e molto, meno
alle Comparfe, a’ Carri, Troni, Sedie ec. Onda-
gli è collretto a declinare alquanto dal rigor di tai

regole: anche perchè le feene facciano buon effet-

to vedute da qualunque fito della platea ,


e de*

palchetti , Ma quella declinazione à d’uopo di mol-

ta circofpezione ,
per non degenerare in rilaffatcz-

zz ,
come fu quella d' alcuni Pittori ,
che nella

Froipettiva delle leene praticarono due punti di

ve*

/
Digitized by Google
/

Ca*. II. Della Scema ec.

veduta : fconcezzain tollerabile , e indegna d’un


pennello italiano. Quindi è, che nella Profpetfiva

non v’ V cofa più malagevole che quella delle lee-

ne , ad efeguir la quale non badano le regole dell*

Arte, ma bifogna anche conofcere dove ,


e quan-
v

to è neceffario di declinare dalle medefime . >


Il che
i

non lì pub lenza una lunga pratica ,


o lenza una
diligente ©nervazione della pratica de’ migliori mae-
ftri.

$. 11.

La Verifimiglianza della Scena induce lo Spet-

tatore a credere ,
che il luogo ,
eh’ ella rapprelen-
;

ta , è appunto il luogo dove fi finge l’Azione,


Quella Verifimiglianza dipende dal decoro della

Scena , e dall’ d'atta offervanza delle regole della

Profpettiva, e dell’Architettura.

Il decoro fi trova in una Scena quando il di-

legno del luogo, e di tutte le parti, che lo com-

pongono , o l’ adornano , lono propri all’ uffizio di

quel luogo
,
propri efempigrazia d’un giardino ,
o
d’ una reggia ,
e conformi agli ufi ,
ed a’ collumi
\

del paefe , in cui l’azione fi finge, a almeno non


con.

Digitized by Google
,

ipo Sez.Y. Della Decorazione ec.

conforme alle coftumanze moderne < Quindi uni


gatteria va caratterizzata in modo che non Ha
,

prefa per un Tempio , nè una carcere lènta di


cantina. Quindi ancora fe la Scena è, in Egitto,
to, l’ architettura non fia Gotica gli arredi non
,

paiano quelli, che ci vengono d’ Inghilterra


% i ri-

tratti, e le ftatue non appartengano ad Eròi, o a


Deità fenicie , o caldee » E fe la Scena è vaga
ed incerta , e però incapace <T elfere troppo, carat-

terizzata , come quando rapprefenta una campagna


la quale tanto può trovarli^ in Egitto quanto in
,

ogni altra parte del mondo ; il Pittore fe amsr


,

d’acquittar lòde d’ingegnofo , e di valente nell*

Arte fua, dee contraflegnare quella campagna con


tali particolarità, che indichi appartener efla all*

Egitto, e non ad altro paefe (<»}«.

L’oflèrvanza poi delle regole della Profpettiva,


e dell’Architettura, manterrà l’illufione nell’animo

del popolo. Delia Profpettiva dicemmo abbatta nza.

nel paragrafo antecedente. Quanto all’Architettura,,

« fe

*
(a)
foier i in erte.
J Viale* .... ìngtniofitt,
Sifuidem cvm praeliutn
& etgmtente dtchtravit fuoi arte non po-
terat Afetìum tnim in litore fidente-a
.

elevale Aeetptiorum ,
mod in Nilo
& Perfartm piu- pinxit , <*»• creeodilum ìnfldiamtm tèe
, cuius aqux tfi
niJTee , Iti*. Hat. Hlfl. Uè. iS.
nati jitaths , faOum volitai imeUigi i

Digitized by Google
t

Gap. IL Deèla Scena èc. 191


fé le fue leggi non fono cattamente offervate , t

falli ,
che fi commettono contro di effe , tendono
ogni momento a richiamarci Jn noi fteffi . Tali
fono quelle volte fenza appoggio ,
quelle arcate

lenza fondamento ,
quelle colonne , che in vece

d’ andare a incontrare il capitello , fi perdono tra

le nuvole ,
o che in vece di federe fui zoccolo lì

contentano dell’ immaginario loftegno d’flna menfo-


la , che fembra non un’opera di valorofo Archi-

tetto , ma uno di que* palagi incantati de’ tempi


delle Fate. Al qual propofito il più volte lodato

Algarotti un fatto racconta accaduto al Padre Poz-

zi ,
inventore infelice delle colonne a ledere . Nel
dipingere una cupola avea coftui foftenute con men-

fole le colonne , che figuravano di reggere quella

cupola,. Alcuni Architetti alla villa di tale inve-


' riOmiglianza cominciarono a torcere il mufo , e a

proteftare, ch’efli in fabbricando non avrebbero da-


to alle colonne un si fragile appoggio < Quando
eccoti falta in mezzo un Profeffore della medefima
rilaffata fcuola del Pozzi, e credendo con un mot-
teggio di tirarfi egregiamente di quello imbarazzo,

fi obbliga a rifar tutto a fue fpefe ,


quando fiac-

cando le rnenfole, la cupola, e le colonne venif-


fero

Digitized by Google
i^fc Sez.V. Della Decorazione te .

fero a rovinare. Avea eoflui cattiva eaufa ,


ma la

difefa fu ben peggiore. Io credo, ch’egli in un


accedo dell' eteroclito eftro della fua fcuola non
avrebbe dubitato di dipingere per efempio una fca-

la a rovefpio , c d’ obbligarti poi a pagare il ce-

rutico a chi nel falirla ti fiac caffè la nuca . Non


fapea Meffer lo Profeflore ,
che è un precetto uni-

verfaTc , e comune a tutte le Arti d’ imitazione ,

il rifpettare il verifimile
;
precetto ,
che non ana-
mette veruna licenza fe non. nel calo ,
eh’ effe vo-
gliano efporre- il grottefeo »

111.

Ma non bada, che 1» Scena tia verifimilé, ciÈr

è architettata regolarmente ,
e fecondo l’ufo di

quella contrada ,
in cui s’immagina Fazione del
dramma. Quello fondo à bifogno di tutto finge-

gno d’un fagace Artefice, che gli dia rifallo ,


e
bellezza. Ma quelli nelPadornarlo convien, ch’ab-
bia l’occhio a non adoperare gli ufi, e le manie-

re, che attualmente fono in voga in quella città,

a cui appartiene il Teatro, ch’egli dipinge; e cid»

per la ragione là cipolla ,


dove-la fteffa avverten-

za

Digitized by Google
.

€a*. IT. Della Costruzione ec.


- * * C

ZA demmo all* Inventore degli abiti

Gli ornamenti dunque ,


onde va abbellita una

fcena ,
comparifcano nuovi agli occhi del popolo ;

e tali compariranno qualora fieno bizzarramente

inventati dalla ricca immaginazion deH’Artifta, o


almeno prefi da mode antiche, o ftraniere. Il Ci-
nefe induftre ,
il molle Perfiano , il Maomettano
fallo fo ,
e lo fteflo rozzo Americano * nell’ archi,

tettura de’ loro edifizi ,


nella fimmetria de’ loro

giardini, negli adobbi delle loro abitazioni ,


ànno
di che adornare con novità le noftrefcene. I Fran-

cefi medefimi, gl’Inglefi, e le altre Nazioni colle


quali abbiamo piu familiarità, e commercio, ten-

gono pure alcuni ufi ,


che non ànno ancora otte-

nuta la noftra cittadinanza, e che però, fcelti coij

.accorgimento ,
farebbero di sè bella moftra fui

Teatro,

. % IV. r
* i»’ w

A un Profeflore iftrutto già nel fuo meftiere ‘mol-

to poffono giovare gli Rampati difegni di Scene


inventate da celebri Pittori. Tali fon quelli delle

Scene del Neroni, publicati nel 1579. Tali altresì

.
' • -
'

N fo-

Digitized by Google
. . .

ìp 4 Sez.V. Della Decorazione ec.

fono i rami delle Scene del Chiarini, dell’Aldro-


vandini ,
del Buffagnotti ,
di Giufeppe Galli Bib-
«

biena (i quali ultimi furono, |pco fa imprefli in

Augufla) e d’altri rinomati Maeftri

Poflono in oltre giovar molto al Pittore que’li-

bri , che infegnano il modo di dipinger le Scene,

com’è quello di Nicolò Sabattini, intitolato: Pra-

tica di fabbricare Scene, e Macchine. Ravenna IÒ38.

e l’altro di Ferdinando Galli Bibbienna fui modo


di fare Scene vedute in angolo ,
da lui inventate

Per terzo non leggiero foccorfo trarrà egli dalla



confiderazione de’difegni de’ più celebri Architetti

come fono, a cagion d’efempio, i Difegni del fa-

inofo Palladio. Non meno utili per lui Tarando le

opere di que’ Pittori ,


che nell’Architettura fi di-

fìinfero fopra gli altri, -quali furono il Brunellefchi,

l’Alberti , il Bramante, Giulio Romano, e Paolo

Veronefe, magni ipfe agminis inftar A’ quali fi ag-

* giungano i più famofi paefifti ,


come il Ricci ,

Salvator Rofa , * il Puflino, il Lorenele, e Tiziano


V


fupenore a tutti* -- * -> - >

Finalmente maravigliofo coll rutto caverà egli da*

preziofi avanzi d’antichi edifizi 1

,
che fi ammirano
tuttavia in Italia ,
nella Grecia ,
in Egitto ; e dal-

Digitized by Googli
V
Cap. ITT. Ufizio del Macchinista,
19$ i

le diverfe maniere di coftruir fabbriche e giardù


,

hi , oggi adoperate da ftraniere Nazioni Quindi


. i
per conchiudere colle parole d’un Poeta Pittore,
* *
\ .
* '* *
41 ,

Bifogrta ,
che i Pittor fieno eruditi
,

bielle faenze introdotti , e fappian bene


le favole , le fiorie ,• i tempi e i riti .
,

Salvat. Rofa Sat.3.


' * 1 *
f . .

C A P, '
UT,
'Mr

Ufizio del Macchinifia,

^\Uanto al movimento delle Macchine, e del*


^'^-le fcene, io non ò che a raccomandarne
la
prontezza •
non folo perchè è noiofiffima a vedere
una Macchina o una Scena
, , che (lenti a giugne-
re al fuo fito ma -molto
; più- ancóra perchè eflc
con quella, tardanzà eftiriguórto ogni drammatico
piacere (a) .

N 2 ,: »- j '
Un*
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: t J. j * '
.
1
3 « v
(•) V. il Cap. I. della II. s«.

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.,

tp6 Sez.V. Della Decorazione cc.

Un altro uffizio del Macchinila è l’ illumina-

zione delle fcene ,


ma bilogna confettare , che un

tale uffizio è per ordinario con fomma goffaggi-

ne , e negligenza efeguito . Il Pittore avrà con


tutte le leggi dell’ Arte fua dipinta una leena
\

Egli vi avrà acconciamente maneggiati i colori

vivaci, e i dilavati, i lumi, e l’ ombre . Viene


il Macchinili» , e lenza badar pili che tanto all*

idea del Pittore ,


diftribuifee le fiaccole a capric-

cio* e con quella sbadataggine fua diilrugge tutto

. il bello dell’ ombre, e della degradazion de* colori

Convien dunque fapere, che i lumi non fi vo-

gliono diftribuire egualmente da per tutto , come


per ordinario fi fa, ma bensì a matte, e a grup-

pi ineguali
,
per afforzare que’ luoghi » cte ne ah«

biibgnano; L
> . f ,
-

* '•
w*

•Altri di poi , cui V chiaro lume offendo , ,

lafciargli fofchi ,
ed abbuiati . Noi vcggia'm pure

qual vaghezza reca all* opere di Giorgine , e di

Tiziano il lor mirabile lumeggiare, il vedere con

quanta forza etti illuminarono alcune parti ,


men-
tre altre erano lafciate fra 1* ombre . Un Macchi-

'
«
<
nìfta

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,

Cap.III.Ufizio del Macchinista, ipy

nifta intelligente, che coìr economia mcdefima di-

ftrìbuifle i lumi tra le fcene ,


diverrebbe il Gior-
gione, il Tiziano. del Teatro; e tanto più Pope*

re Tue diletterebbero ,
che quelle de’ Duumviri di
quel genere, quanto il lume, e l’ ombra effettiva

e reale , è piU efficace del lume , e dell* ombra


finta decolori. Perchè però il Macchinala tragga
buon vifo da quella faccenda , con fui ti tempre il

Pittor (felle leene ; ninno sa meglio di chi le à


/

dipinte, dove s'abbia a gittar molto chiaro , «


dove nulla, o poco. -

< Nj CAP.

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.

1 •

CAP. IV.

Velia Cojlruzjone del Teatro .

§. i. Della materia ,
onde convenga fabbricare

il Teatro . §. 2. Dell ' ampieiga del T eatro .

3. .Figura dell' interno del Teatro ,

e difpojìzjone de' Palchetti . 4.

Dell'ornamento del Teatro » > *

§•
1
t • *

T Utto

fabbricato
il di fuori del

facciate efteriori ,

di mattoni, di pietra *
i
Teatro
corridori
,

o
,
ciò è

le

di
fcale

marmo,
,
le fue

,
va

per dare folidità all’edificio, sì molto piu per ga-

rantirlo al poffibile dagl’incendi


,
'a cui per le fa-

ci ond’eflò viene illuminato ,


è oltre modo fog-
,

getto. Per la medefima ragione è d’uopo, che fia

impedire il progreffd
per ogni parte ifolato , a fin d’

di tali incendi

Col rendete ifolato il Teatro s’acquifta un al-

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. .

Cap. IV. Della Costruzione ec. ipp

tro vantaggio, che fe gli poflono dare mo^te por-

te efteriori, e corrifpondenti a liti diverfi •


artico-
j

lo eflenzialiflimo nella coftruzione di sì fatti edifi-


». * •

zi . Ove le porte fien po$he , o corrifpondano a


un fito medefimo , la folla del popolo , e delle

carrozze cagionerà de’ gravi inconvenienti : veden-

dofi tai rincontri produr non di rado attacchi , ini-

micizie, duelli, ed anche impegni tra Corone, per

occafiòne de’ loro Minifiri

L’interno del Teatro non va edificato delle ftef-

fe materie, che per l’efteriore edifizio del medefi-

mo abbiam commendate: e per interno del teatro

10 intendo i fuoi palchetti, e tutto ciò, che fporge

fopra quel vano, di cui è bafe la platea. Ora fe,

a cagion d’efempio ,
taluno per una mal intelà ma-
gnificenza fi avvilaffe di formare di marmo l’inter-

no del Teatro, ciò farebbe come far di marmo un


leuto , un violino : effi non renderebbero verun Tuo-
no^). E' vero, che gli antichi di pietre, o di
marmi foleano coftruire l’interno de’ loro Teatri;
ma per rimediare al danno ,
che da tai materie

N 4 fof-

CO
...
Parlo de* gran Teatri : poi chi pito elTert co8 rutto di mattoni , di
'

«uanro a’Tcarri di poca eflenfìnnc , marmo, o d’altre funigiiai.ti mate*


pud Icona molto lca>
11 loro interno ne

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. ,

200 Sez.V. Della Decorazione cc.

foffriva* la voce degli Attori, effi davano a coflorO


delle mafchere fatte in modo, che ferviffero come
di tromba. E oltre a ciò i Greci ne’ loro Teatri

fituavano de’ gran vali di rame, ne’ quali ripercoffa

la voce acquiftafle fufficiente forza ,


per giugnere

alle più rimote partirei Teatro. Ma in quelli, che

non di pietra , ma di legno eraiìo coflrutti ,


effi

non poneano sì fatto ordigno


;
avendo fperimentato,
che il legno dava tal rifai to alla voce ,
che rendea

del tutto inutile l’ufo di que*‘vafr.

Quella pratica degli antichi unita a una gior-

naliera pruova , che noi ne facciamo ,


ù dato a

conofcere ,
che il legno è il materiale più conve-

nevole all’interno edifizio del Teatro. Quelle fib-

bre, onde quello materiale è tefluto, percoffe dal-

la voce, concepifcono un sì loave pndeggiamento

eh’ effe ne propagano il fuono mirabilmente, e coli

fomma grazia , e dolcezza . Conviene però avver-


tire, che il legno fia tutto egualmente llagionato,

affinchè le vibrazioni non fieno diverfe ,


e così con-

fondano , e rendano come incerto il tuono della


voce

Anche l’interno de’ Teatri vuol avere più por-

te ,
che mettano nella platea , affinchè in calo di

di-

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. .

Càp.IV. Della Costruzione ec. iot‘

difaftro il popolo abbia piti ufcite ,


per cui Igom-

brare, e metterfi in falvo . Non una volta è av-


venuto, che in un improvvifo movimento, per la

fcarfezza delle porte della platea ,


gli lpettatori

fieno rettati miferamente calpeftati, o divorati dal-


le fiamme . Non è però neceflario ,
che tai porte

fieno Tempre aperte


;
conviene anzi per la voce

degli Attori ,
che alcune reftino ordinariamente

chiufe purché negl’ improvvifi accidenti fi pollano


;

aprir prontamente

§. II.

Non tutti i Teatri vogliono avere un’eguale

ampiezza . Etti debbono corrifpondere all’ampiezza


della città, a cui appartengono, e ridicola fi ren-

derebbe una bicocca fe una mole elevaffe degna


d’ una vatta città . Ma quella medefima non po-
trebbe allignare un’ampiezza arbitraria, ed enorme
t

a’ Tuoi Teatri .. J/eftenfione, a cui un Teatro può

giugnere, è quella della portata d’una voce man-


data fuora fenza (lento

.Alcuni per ampliare al poffibile il Teatro im-


maginarono un nuovo ripiego .
Quello confitte in

• * ifpor-

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. ,,

2oa Sez.V. Della Decorazione ec. .

ifporgere il profcenio molti palmi fra, la platea, e


fuori delle leene; il qual ripiego avvicinando per

quanto fi può l’Attore agli opporti palchi, fa che

la coftui voce là giunga, dove fenza quello artifi-

zio non potrebbe. Ma fe abbiamo a dire il parer

noftro, coftoro in adottare si fatto artifizio diede-

ro del loro difcernimento un’ affai ambigua pruo-


va . Mercecchè tirando cosi l’Attore »
fuori
>
della

leena ,
fi viene a rendere inutile tutta la fcenica

decorazione ,
la qjuale a ciò lòlo fi adopera ,
che

l’Attore fia circondato da oggetti a noi ftranieri

e propri del luogo ,


dove è fuppofta la leena ,
e

del perfonaggio ,
eh’ egli rapprefenta ,
acciocché in

fonti ma il luogo dell’ azione fia verifimjle . Ma'

quando fi vede un’Arianna , che in vece d’ aggi-

rarli fra ’l folitario lido di Naffo ,


fi caccia nel bel

mezzo de’noftri palchi, iogni verifimiglianza certa

all* iftante e per molt