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PERCHÈ LA MUSICA È COSÌ IMPORTANTE?

By Moreno Mattioli
5 Agosto 2013
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Nel quotidiano delle persone la musica accompagna spesso alcuni momenti


della giornata. I giovani si aggirano per la città con i più svariati tipi di cuffie,
gli automobilisti spesso hanno la radio accese su stazioni di tipo musicale,
quando c’è un evento nelle piazze dei paesi, o delle manifestazioni televisive,
sempre c’è una musicalità che accompagna. Soprattutto tra i giovani la musica,
gli artisti musicali, sono uno dei maggiori interessi per gli adolescenti. La
musica classica e il canto lirico oggi sono considerati una delle più alte forme di
cultura; dunque se la musica è così importante e così presente nel nostro
vivere quotidiano, una domanda importante importante da porsi
semplicemente, può essere, perché?

Perché la musica a differenza del testo scritto è così diffusa, spesso anche al di
la dei confini geografici e culturali? Dal punto di vista psicologico è interessante
notare come la musica sia un modo di comunicazione, una comunicazione
molto particolare, una comunicazione senza parole. La musica è “l’evidenza”
che la comunicazione umana non avviene solo attraverso il canale verbale, ma
avviene attraverso delle modalità che potremmo definire come “implicite”.

Ascoltando una canzone, possiamo immediatamente sapere qual è il tema,


riconoscere una canzone d’amore, nostalgica, oppure aggressiva, non sono
necessari particolari forme di ragionamento, il riconoscimento emozionale è un
qualcosa di immediato. La musica non va a lasciare le proprie tracce solamente
nella memoria biografica del nostro cervello, (nella memoria delle nostre storie
personali), ma lascia fondamentalmente delle tracce negli archivi sonori della
memoria implicita, una memoria che potremmo semplicemente definire come
una memoria di tipo sensoriale, che archivia le tracce delle esperienze
percettive, immagazzinandole in forme “configurazionali”. E’ per questo motivo
che nel momento in cui ascoltiamo una canzone “spesso” arriviamo al titolo o
al suo autore non tanto attraverso un ragionamento logico, ma piuttosto
attraverso un “sentire” che richiama le configurazioni sonore immagazzinate.
La musica diviene così il ponte per fissare nella memoria biografica (degli
eventi di vita), le coloriture emotive che vengono fissate spesso attraverso la
modalità sonora. E’ tipico osservare che nel fenomeno psicologico
dell’innamoramento “spesso” avviene che un determinato motivo musicale
diventi la colonna sonora “di quella storia d’amore”.

I sentimenti viaggiano con la musica e attraverso la musica, il modo d’essere


personale è “sempre” accompagnato da configurazioni sensoriali; il “piacere o
dispiacere a pelle” che una persona può suscitare dipende proprio da questo,
come la voce ha una molteplicità di configurazioni sonore, così è anche per i
nostri comportamenti e atteggiamenti, i quali sono scanditi da configurazioni
ritmiche che determinano lo specifico (o il soggettivo) di quel determinato
individuo. Il ritmo è la vera chiave comunicativa implicita nell’essere umano, il
nostro cervello sembra organizzare le esperienze emotive attraverso delle
strutture ritmiche, e tende a rilasciare la propria realtà soggettiva attraverso le
configurazioni ritmiche personali. C’è ritmicità nel nostro parlare, nel muoverci
nello spazio, nel modo con cui ci atteggiamo, c’è ritmicità nella nostra voce, e
nell’amore. Cos’è l’amore se non un incontro tra ritmicità che risuonano tra
loro!

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