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20/8/2020 FRANCO BATTIATO – ATTRAVERSANDO IL BARDO.

SGUARDI SULL’ALDILÀ (LIBRO + DVD) – Blog di Stefano Fiorucci

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FRANCO BATTIATO – ATTRAVERSANDO IL


BARDO. SGUARDI SULL’ALDILÀ (LIBRO +
DVD)
23 NOVEMBRE 2014

FRANCO BATTIATO – ATTRAVERSANDO IL BARDO. SGUARDI SULL’ALDILÀ


 (LIBRO + DVD)
BOMPIANI – Collana Grandi Saggi – 1° edizione Novembre 2014
Nel libro, dopo un breve scritto introduttivo di Battiato, si trovano la trascrizione
degli interventi dei personaggi interpellati e, a ne volume, le foto degli stessi (in
bianco e nero).
N.B. Questa prima stampa presenta un difetto di masterizzazione che impedisce
la visione del lm oltre il 28′. Giunti infatti al minuto 28 e 2 secondi, il disco si
blocca ripartendo dai titoli di coda…
Gli interventi dei personaggi interpellati non sono direttamente collegati tra loro.
Sono appunto “sguardi”, punti di vista sull’aldilà.

Le rare domande poste da Battiato compaiono scritte.

Due letture completano gli interventi.Personalmente ho trovato molto interessanti


gli interventi di Guidalberto Bormolini e lama Geshe Jampa Gelek…

DVD
Attraversando il Bardo (60′)
Backstage (20′)
Di Syusy Blady
LIBROGLI ELEMENTI NON HANNO NATURA PROPRIA

Franco Battiato p.7

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 Al momento della morte, non avviene una morte “reale”, perché la nostra natura
innata è al di là del tempo. Nel Bardo le amme non possono bruciarci, le armi
non possono ferirci, tutto è illusorio e privo di sostanza: tutto è vacuità. […]
Le esperienze che appariranno al momento della morte sono inconcepibili.
La cosa più importante è ricordare di non essere tristi o depressi, non ve ne
sarebbe motivo.
Bisogna mantenere piuttosto l’atteggiamento di un viaggiatore che ritorna a casa.
Tutti, più o meno, siamo prigionieri delle nostre abitudini, paure, illusioni. Le
sofferenze dovrebbero indurci ad abbandonare l’ego, che chiude la strada del
ritorno alla nostra natura divina.
Noi esseri umani siamo orgogliosi del libero arbitrio e guai a chi mette in
discussione questa libertà. Ma ahimè, non è così. In realtà, siamo schiavi delle
nostre emozioni, che ci determinano, dei desideri che ci dominano e spesso
niscono in tragedia… bella libertà!
La liberazione non può avere legami, né attaccamenti.
Di notte, quando si sogna, ci sembra tutto vero. Al risveglio scopriamo che non lo
era.
Gli elementi terra, acqua, fuoco, aria e spazio sono presenze non esistenti, non
hanno natura propria.
Il senso della nostra esistenza terrena è quello di crescere, diventare esseri
completi, e ritornare all’unità. (pp.8-9)
NOI NON SIAMO MAI MORTI, E NON SIAMO MAI NATI p.10

GESHE JAMPA GELEK


 [lama
tibetano] p.12
Da tempo immemorabile viviamo, moriamo, rinasciamo, ma non abbiamo
memoria, tranne una piccolissima parte di gente che ricorda le vite passate,
anche attraverso i sogni. Solo l’esperienza in prima persona può veri care
l’esistenza della coscienza, che è
immateriale. Un istante di coscienza è preceduto da una causa sostanziale del
medesimo tipo. Dallo stato intermedio del Bardo, prima del concepimento, gli
esseri coscienti scelgono la coppia per entrare di nuovo nell’esistenza della vita
terrena di noi esseri senzienti.
LA MORTE
NELLA TRADIZIONE CRISTIANA

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GUIDALBERTO

BORMOLINI [monaco,

teologo e prete] p.13

La morte nella tradizione cristiana, come d’altronde in tutte le grandi tradizioni


religiose, è una trasformazione, è l’apertura a un oltre, a una forma di vita nuova.
[…]
E in effetti, giustamente, san Francesco osava dire “sorella Morte”; la morte
potrebbe essere un’amica che apre nuove prospettive. (p.13)
[…]di cominciare davvero a vedere la morte come un’amica che ti accoglie, non
come una nemica da scon ggere.[…]
Noi abbiamo abbandonato una disciplina di contemplazione cristiana
preziosissima, l’antica arsmoriendi: essa riteneva che fosse necessaria e vitale la
contemplazione continua della morte, e aveva dei caratteri ben precisi. Primo,
l’ineluttabilità della morte, perché se noi ignoriamo la morte non ci prepariamo ; ci
prepariamo per delle cose inutili, certe volte, ma non a questa che è certa. E poi la
morte livellatrice.[…]
La morte livellatrice serve a pensare a cosa è fondamentale per la liberazione ;
non sono certo il successo, il potere, il denaro, perché dove andiamo non
conteranno più. E poi la meditazione costante, cioè avere presente la morte.
(pp.14-15)
Avere sempre davanti agli occhi la morte ridimensiona tante cose: paure,
preoccupazioni, ridicole presunzioni, esaltazioni comiche del proprio io, e
riconsegna all’essere umano una quiete e una pace interiore. (p.15)

IL PROCESSO DELLA MORTE 


LAMA KHANGSER RIMPOCHE
 Kathmandu p.16
 

Con il morire vi è il dissolversi graduale della mente grossolana. In questo modo


ha inizio il processo della morte, che è simile al momento in cui cadiamo nel
sonno. Al termine di questo processo sorgerà la mente della Chiara Luce, che è
una mente estrema- mente sottile che può riconoscere e comprendere la Vacuità,
la natura ultima di tutti i fenomeni. Quando ciò avviene, il morente che in vita ha
familiarizzato con la Vacuità raggiunge le più alte realizzazioni. Sarcasticamente,

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possiamo dire che il momento della morte è un’opportunità per ottenere


direttamente la Vacuità. Colui che coglie questa opportunità avrà una mente di
gioia; colui che ha timore dalla morte cadrà in depressione.
I meditanti, sin dai tempi remoti, sin dalle epoche leggendarie, vedono il momento
della morte come un’opportunità, un momento favorevole. Per il praticante che ha
meditato sulla Chiara Luce e sulla Vacuità, che si è addestrato, al momento del
processo della morte, quando sorgerà la mente di Chiara Luce, sarà in grado di
riconoscere la Vacuità, e questo è quello che chiamiamo “l’unione della madre
con il glio”. In questo stato meditativo il praticante può restare diversi giorni,
anche se è dichiarato clinicamente morto.(pp.16-17)
 

LAMA CIAMPA MONLAM


IL PASSAGGIO p.18
 

LA COSCIENZA LASCIA IL CORPO


GESHE JAMPA GELEK p.20
Quando avviene la morte clinica, normalmente la coscienza lascia il corpo dopo
tre giorni, per poi ritrovarsi nello stadio intermedio, nel Bardo. I praticanti invece
possano rimanere volontariamente nel corpo in uno stato di concentrazione
meditativa, e possono restarvi anche una o due settimane. II massimo della
permanenza è di quarantanove giorni. Per alcuni può durare anche un giorno, e
sono quelli che vanno a cercare un altro tipo di rinascita. (p.20)

UNA VITA NUOVA


GUIDALBERTO BORMOLINI p.21
Ma a me piacerebbe vedere questo passaggio come l’introduzione a una vita
nuova. Nelle confraternite mistiche ebraiche, talvolta, il funerale è festeggiato
come un matrimonio. È una festa nuziale. In n dei conti ci si sposa con la propria
parte invisibile, che troppo spesso dimentichiamo.(p.21)

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LA MORTE È UN’OPPORTUNITÀ
LAMA KHANGSER RIMPOCHE p.23

Come ho detto prima, la morte è un’opportunità. In generale, la gente del mondo


non vede mai l’aspetto positivo della morte, perché non la vuole.
 

EROS E THANATOS
STANISLAV GROF [psichiatra] p.25

Quando paragoniamo la visione delle antiche società preindustriali con quella


moderna, che è la visione delle società tecnologiche, notiamo una grande
differenza nella comprensione della morte e di quello che essa signi ca. Per gli
studiosi materialisti occidentali noi siamo corpi sici, siamo oggetti materiali; la
nostra coscienza è il prodotto del cervello, il complesso dei processi neuro sio-
logici del cervello. E da ciò, logicamente, consegue che, quando moriamo, il corpo
muore, il cervello muore, e quindi è la ne assoluta della coscienza e di ogni tipo
di esistenza. Tutto ciò contrasta fortemente con ciò che vediamo nelle culture
preindustriali e antiche, che credevano che il decesso biologico non fosse la ne
di tutto, che la vita della coscienza continuasse in altre forme, dopo la morte.
Avevano descrizioni del viaggio postumo dell’anima, sia come un vero e proprio
viaggio attraverso una serie di paesaggi fantastici, sia come sequenza di stati di
coscienza in forme più so sticate, quali le loso e dello spirito, per esempio.
(p.25)
Avevano descrizioni dei mondi dell’aldilà, degli inferni, dei paradisi; credevano
nella reincarnazione, ovvero “dopo la morte ritorneremo ancora e avremo un altro
corpo e un’altra chance”. (p.26)
 

LA CONSAPEVOLEZZA DELL’ANIMA
FABIO MARCHESI

 [ricercatore indipendente] p.28


La consapevolezza dell’anima può arrivare attraverso o un’esperienza diretta o
un’esperienza di trascendenza, o attraverso un’esperienza che porta ad aprire la
propria capacità intuitiva, cioè partendo dal presupposto che ogni essere umano,
nessuno escluso, è dotato per natura di una capacità intuitiva che potenzialmente
gli può consentire l’accesso a qualunque conoscenza. (p.28)

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Riuscire, attraverso un dubbio assoluto, a trascendere ogni propria credenza per


annullarsi nella vera essenza di se stessi, che viene poi vissuta come esperienza
di gioia assoluta. Si smette di giudicare e si annulla il proprio ego non come
volontà per raggiungere la beatitudine, ma come effetto del raggiungimento della
consapevolezza e della connessione con la propria vera essenza, che è l’anima.
(p.29)
VIAGGI ASTRALI
ENSITIV
[viaggiatore astrale] p.30

L’ESSENZA DELLA VITA


WILLIGIS JÀGER

 [Lettura di Anna Menichetti] p.32


Alla ne della nostra vita non conteranno le nostre prestazioni e le opere
compiute. Non ci verrà chiesto se eravamo cattolici oprotestanti o cos’altro. Le
testimonianze di esperienze di pre-morte ci dicono che prima di tutto, e
soprattutto, dovremo chiederci quanto abbiamo amato. Nulla è permanente,
niente è duraturo, ma questo è proprio ciò che noi esseri umani non riusciamo ad
accettare.
Percorrendo un cammino esoterico, cominciamo improvvisamente a cogliere la
fugacità, e ci rendiamo fulmineamente conto di quanto ci aggrappiamo alle cose,
inseguiamo idee, siamo tormentati da paure. Ci accorgiamo dei paraocchi che
indossiamo nella nostra vita. Sono convinto che noi esseri umani ci evolveremo
no al punto di non temere più la morte, ma di rallegrarci in vista dell’esistenza
successiva. Riconosceremo nella morte la Grande Trasformatrice, e le daremo il
benvenuto. Gli alberi oriscono, le foglie cadono, le stagioni vanno e vengono. Dai
ri uti rinasce la vita. Senza la morte e la distruzione non ci potrebbe essere nuova
vita.
Il vero miracolo della vita è la sua continua trasformazione. Nascere, vivere e
morire costituiscono la perfezione della vita. Il paradiso non è un’esistenza statica
che raggiungeremo chissà quando in un lontano futuro. Paradiso è sperimentare
e accettare la perfezione di questa danza divina di nascite e morti, come la vita
stessa. Il nostro ego si oppone, usando ogni trucco. Questo “io”, per quanto ridi-
colo a volte possa sembrare, vorrebbe vivere in eterno; non ci si può aspettare che
l’ego rinunci di buon grado al proprio predominio. Nella misura in cui muore il
nostro piccolo io, questo aggregato di processi psichici, pauroso, disperato,

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aggressivo, opportunistico, manipolante, e troppo di rado gioioso, si sviluppano di


pari passo la ducia, la vera gioia e una vera speranza. Ma evidentemente non ci
interessano affatto l’evoluzione del principio divino, lo sviluppo deH’universo, la
molteplicità delle possibilità. Ci interessano solo “io”e “mio”. (pp.32-33)
Tratto da L’essenza della vita, Edizioni La Parola, Roma 2007, di Willigis Jàger
(monaco benedettino).
CREDE NELLA REINCARNAZIONE?
JACK SARFATTI
[ sico quantistico] p.34

SIAMO IN INTERAZIONE COL TUTTO


FABIO MARCHESI p.36

Quando un individuo ha una consapevolezza di sé limitata solo alla sua


esperienza sensoriale, quindi limitata solo al suo corpo, vive questa idea di
separazione, e questa idea si traduce nella paura della solitudine e della morte, e
queste due paure poi diventano elementi limitanti. Non esiste separazione, non
esiste la possibilità di essere soli, perché siamo tutti in costante interazione con
tutto. (p.36)
LA MENTE NON HA INIZIO
LAMA CIAMPA MONLAM (p.37)

La mente attuale è il risultato della mente immediatamente precedente. Ogni


cosa che noi sperimentiamo interiormente, anche se non ne siamo consapevoli,
vive perché ne abbiamo creato le cause precedentemente. (p.37)
L’OTTAVA REINCARNAZIONE
LAMA KHANGSER RIMPOCHE p.38

RESTA LA FISIONOMIA?
GESHE JAMPA GELEK p.39

Alla ne dell’esperienza del Bardo si somiglierà a quello che si diventerà, ci


trasformeremo in quello che saremo. C’è una sorta di chiaroveggenza dettata dal
karma-, tutti e cinque i sensi sono in funzione. (p.39)
LA MECCANICA DEI SOGNI
LAMA CIAMPA MONLAM p.40

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Non è necessario prendere tutti i sogni in modo troppo serio. Generalmente


possiamo classi care i sogni in tre parti. La prima parte può essere in uenzata
dalle impronte delle vite passate; la seconda è connessa alle attività compiute
nella giornata; la terza parte, quella della mattina molto presto, può essere, ma
non necessariamente, un’indicazione, un messaggio, un segno di ciò che
potrebbe accaderti. Qualche volta succede, ma, ripeto, non necessariamente.
Tutti i sogni sono veritieri. In sogno molte cose strane si manifestano: le
montagne camminano, i ori crescono in aree aride. Tante cose avvengono nei
Sogni che mai si realizzeranno. (p.40)
IL TERZO OCCHIO
GESHE JAMPA GELEK p.41

Il Terzo Occhio è l’occhio della saggezza suprema, della saggezza trascendentale.


L’applicazione del metodo dà questi frutti; vuol dire avere già coltivato la
meditazione. (p.41)
LA PREGHIERA DEL CUORE
GUIDALBERTO BORMOLINI p.42

Seguo la pratica della preghiera del cuore, più nota per gli studiosi come
“esicasmo”, che è una meditazione veramente cristiana, nella quale però sono
stati ritrovati dei paralleli molto interessanti con le tradizioni dello yoga, tanto che
un padre gesuita, il Cardinal Spidlik, docente presso il Ponti cio Istituto Orientale,
l’ha de nito una sorta di yoga cristiano. Il metodo è molto semplice. Si parte dalla
ricerca di una posizione comoda, in solitudine, quindi si presta attenzione al
respiro, un metodo di esplorazione interna, si fa scendere la mente nel corpo
prima, e poi nel cuore, per ricercare questa porta d’accesso con la vita divina. E
poi la recita di un’invocazione col nome di Gesù collegata al battito del cuore o
alla respirazione. E con la meditazione, che per me è stata una grande esperienza,
e soprattutto un’esperienza di morte e resurrezione… l’immobilità, il far cessare i
pensieri… (p.42)
SULLA MIA MORTE
MANLIO SGALAMBRO
[ losofo] p.44
L’ESSERE DI BARDO
LAMA KHANGSER RIMPOCHE p. 46

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Quando la persona muore, la coscienza lascia il corpo. Ora, analizziamo come la


mente lascia il corpo.[…]
Quando lascia il corpo prende rinascita nel reame chiamato dello “stadio interme-
dio”, o Bardo.[…]
Questo essere di Bardo ha una forma così sottile che può spostarsi molto più
veloce della luce. […]
Con la forma del corpo di Bardo. Si può viaggiare da un universo a un altro in un
attimo. (p.46)
Da oltre un millennio nelle scritture buddhiste si cita la differenza della durata del
tempo nei vari reami. (p.47)
 

IL PASSAGGIO, UN’ARTE DA IMPARARE


GUIDALBERTO BORMOLINI p.48
C’è una cosa preziosa che mi sentirei di consigliare alle persone: di non
desiderare la morte improvvisa, che tutte le tradizioni religiose vivevano come un
dramma perché l’individuo non aveva la possibilità di prepararsi. E invece è
decisivo l’atteggiamento che noi abbiamo in questo passaggio. Per quello era
stata scritta l’Arsmoriendi, un’arte da imparare. […]
Pensate che tristezza: morire da solo, all’improvviso, senza nemmeno avere avuto
la possibilità di salutare gli altri e di prepararsi a questo incontro.
Sono convinto che se noi ci preparassimo e ne fossimo registi, questo passaggio
cambierebbe completamente di qualità. Avendo perso quest’ arte la subiamo, la
morte, quasi come un qualcosa che ci travolge, e invece potrebbe essere il coro-
namento della nostra esistenza. Alla ne, fare dono della propria vita al momento
nale, dando un senso a quello che succede, ribalta la prospettiva, trasforma la
morte invita. Ma bisogna essere preparati, soprattutto perché questo atto mette al
centro l’altro, cioè ti dono questi ultimi istanti come un dono di senso di tutta la
mia esistenza. Ecco, ma questo va preparato lungamente, e non va rimandato
all’ultimo minuto, perché possa essere un momento vero, pieno, e il coronamento
della nostra esistenza. (pp.48-49)

PER L’ANIMA LA MORTE È UNA FESTA


FABIO MARCHESI p.50
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Quindi noi siamo anima onnipresente nello spazio e nel tempo, indistruttibile,
assoluta, che non può… niente e nessuno possono avere potere sulla nostra
anima più di quanto noi ne abbiamo. E il corpo è semplicemente uno strumento
grazie al quale possiamo vivere esperienze nello spazio e nel tempo che possono
potenzialmente far evolvere la nostra anima.
Quindi la morte è un’espressione relativa di un corpo relativo, che è l’effetto di
un’anima che è indipendente da tutto. E quindi per l’anima la morte è una festa.
(pp.50-51)
 

IL MOMENTO PIÙ IMPORTANTE


LAMA GIAMPA MONLAM p.52
Cerchiamo di essere dei saggi esseri umani, poiché siamo tutti arte ci del nostro
destino. La rinascita come esseri umani è una cosa preziosa, e ci dà la possibilità
di liberarci dal Samsara dell’esistenza ciclica e dall’inferno delle vite successive.
Nell’esistenza ciclica ci sono sei tipi di reami; ci sono i reami superiori e i reami
inferiori. Negli stati inferiori possiamo vedere gli anima  che non hanno il libero
arbitrio né alcuna possibilità di scegliere il modo di eliminare o alleviare la
sofferenza. Tutta l’esperienza che abbiamo da tempo, senza inizio, e continuiamo
ad avere, di felicità e di sofferenza, è stata creata esclusivamente da noi stessi. Il
vero nemico è dentro di noi, e si manifesta attraverso i tre veleni con le nove
emozioni disturbanti.
Quando sperimentiamo la sofferenza sembra che questa venga dal di fuori,
invece siamo noi stessi a procurarla. Questi nemici interiori sono a izioni
mentali, sono il vero problema. […]
Tutto quanto è connesso a noi. Anche l’ignoranza potrebbe apparire come un
qualcosa di non dannoso. Non conoscere sembrerebbe che non sia dannoso, ma
in realtà se continuiamo a mantenerci ignoranti non arriveremo mai alla verità.
(p.53)

LA COMPASSIONE
GESHE JAMPA GELEK p.54
La compassione è la non sopportazione della sofferenza percepita dagli altri
esseri, uno stato mentale che non accetta la sofferenza dell’altro e attiva il
desiderio di liberarlo.
La compassione più e cace dev’essere accompagnata dalla comprensione della

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realtà e anche da un processo analitico di sostegno di quello che è il vivere, il


percepire l’esperienza dell’altro, il mettersi nei suoi panni. Quando si è testimoni di
atti di violenza verso un essere umano o un animale, bisognerebbe pensare:
Come mi sentirei, io, al suo posto? (p.54)

L’AMORE E LA COMPASSIONE
LAMA KHANGSER RIMPOCHE p.55

La vita umana non è solo cibo, vestiti e residenze. Tutto ciò non è su ciente:
abbiamo bisogno di qualcosa di più, abbiamo bisogno di amore e di compassione
per tutti. La gente a volte mi chiede qual è il signi cato della vita. Rispondo in
breve: vivi felice. Dico sempre: fortemente felice. E per vivere fortemente felici
abbiamo bisogno di una chiave, e la chiave più importante è l’amore e la
compassione. Questa è la mia via. La cosa più importante, quali esseri umani, è
vivere fortemente felici, e per fare ciò abbiamo bisogno di amore e di
compassione. (p.55)
RISVEGLIO
KARMA NUR MAY
[Lettura di Alba Rohrwacher] p.56
La morte è un luogo di libertà che spinge i viaggiatori all’esilio, mutevole e era
glia del silenzio, abbandono e visione, processo alchemico che tramuta l’ombra
in luce nel disordine apparente che conciliagli opposti.
Era qui al crepuscolo, come un nemico di sabbia addormentato che custodisce
sentieri d’amore e di paura.
Né bene né male, la morte è racchiusa qui, nel cerchio della vita, tra il sogno e
l’attesa; è il ri esso di un’immagine senza tempo venuta a mescolarsi col ritmo
dell’universo.
La morte è là dove si ravvisano i segni del divenire e attecchisce il perdono.
Non distogliere lo sguardo dalla morte e dal suo inganno; seguila senza farti
domande, così come accetti il profumo di un ore o l’albeggiare di un fertile
mattino. Chi non cede ai sogni e alla magia della vita non conosce né morte, né
realtà, né conforto.
Solo dimenticando potrai morire e rinascere.
Non cambiare il mondo: diventa morte, e potrai raggiungere la tua parte
immortale. Per scoprire il segreto dell’ignoto occorre attraversarlo, arrendersi alla
grazia disarmati. (pp.56-57)

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IMMAGINI p.59

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SECONDA EDIZIONE
Adesivo bianco in copertina.

Indicazione SECONDA EDIZIONE nel libro.

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Bollino nero sul retro

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