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"ON E PARA DIGMI DELLA VERITA IN PL ATONE 13 1

= la più in ordine inverso rispetto al dettato del Timeo). Parlare di mano


100 pesante, a questo proposito, sarebbe addirittura riduttivo: sembra
: di quasi che N umenio faccia passare sul testo platonico il pesante far-
dello delle sue tesi teologiche al modo di uno schiacciasassi .
Fin qui, si potrebbe dire, l'ironia è sin troppo facile. Che dire
ARI invece dei moderni? La faccenda è in effetti un po' più complicata.
derno Ma poiché non posso parlarne diffusamente in questa sede, cercherò
di mostrare in modo approssimativo quello che intendo dire. Da un
primo punto di vista la mano pesante si mostra all'opera quando si
cercano nel testo di Platone risposte lineari e coerenti a problemi di
cui non abbiamo affatto la certezza che si tratti davvero di "problemi
Interpretare Platone con "mano leggera" platonici" 1• Ecco un esempio . Aristotele racconta che Socrate ha
inaugurato la ricerca sugli universali ma che solo Platone li ha pensa-
In alcune occasioni pubbliche mi è capitato di suggerire l'idea ti come entità a se stanti (metaph. B 2. 997 b 1 sgg.). Su questa base
che l'opera di Platone debba essere interpretata con "mano leggera" . gli interpreti identificano due tipi distinti di entità concettuali, il
Per spiegare che cosa voglio dire, sarà opportuno accennare breve- primo denominabile come "universale socratico" e il secondo come
mente a che cosa intendo per "interpretazioni condotte con mano "idea platonica"; poi setacciano il testo platonico per trovare le con-
pesante". Esemplari di questo stile esegetico sono, da un lato, le let- tromarche adatte a significare la differenza, e infine classificano caso
ture di Platone proposte nell'antichità dai filosofi medioplatonici e per caso i concetti generali che vi si trovano nell'una o nell'altra cate-
poi (soprattutto) neoplatonici; d'altro lato, sia pure con metodi ed goria. Ma l'impresa, come si può ben immaginare, è piuttosto arri-
obiettivi radicalmente diversi, una analoga mano pesante è ben per- schiata (oltre che di dubbio interesse), e almeno per due ragioni: 1)
cepibile anche in numerose analisi condotte da studiosi contempo- Platone costruisce la propria nozione di idealeidos proprio mettendo
ranei. Per quanto riguarda l'esegesi antica me la caverò con un paio in luce le premesse che a suo parere erano implicite nell'argomentare
di esempi. Un caso davvero tipico di pesantezza interpretativa è il socratico, per cui è molto ingenuo tentare di capire precisamente do-
modo in cui i filosofi neoplatonici hanno spiegato la seconda parte ve finisce l'uno e dove inizia l'altra; 2) il Socrate di cui si parla è qua-
del Parmenide, facendo corrispondere alle varie ipotesi dei ben precisi si sempre il Socrate di Platone, per cui occorre anche ritagliare il
livelli ontologici. La pesantezza, qui, è fuori discussione, perché Socrate/Socrate dal Socrate/Platone, mettendosi così alla ricerca di
l'ubriacante arabesco della dialettica e della logica platonica viene in altre contromarche forse ancora più introvabili delle prime 2 •
questo modo pietrificato in un monolite che sembra davvero aver
poco a che fare con le intenzioni dell'autore (quali esse siano). Ma vo-
1
glio citare anche un caso più limitato, che forse proprio per questo è Il primo interprete ad avviare un'operazione di questo tipo è, a mio avviso, Aristo-
tele. Ne ho parlato in Sui caratteri distintivi della "metafisica" di Platone (a partire dal 'Par-
ancora più significativo. Commentando il celebre passo del Timeo menide'), «Méthexis», XVI (2003) pp. 43-63, e Esiste, seconda Aristotele, una "dottrina platoni-
(28 e 4) in cui si parla del «padre e creatore » (1tOtT\'tl]Y JCaÌ 1tmÉ.pa) ca delle idee"?, «ivi », XX (2007) pp. 159-80.
2
del cosmo, Proclo cita l'opinione di Numenio (303, 27-9 = fr. 21 Anche su questo problema rinvio a cose che ho già scritto: Alcune considerazioni ge-
nerali sul SOlrate di P!atone, «Rivista di storia della filosofia», LI (1996) pp. 895-906; ll 'Te-
Des Places) secondo cui il "padre" e il "creatore" sarebbero due divi- eteto' di DavidSedley, «ivi », LXIII (2008) pp. 61-73.
nità distinte, e disposte gerarchicamente l'una sopra l'altra (per di
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L'idea che sta alla base di questi tentativi consiste in generale aver assolto correttamente il suo compito se non è riuscito a indivi-
nel presupporre che un filosofo degno di questo nome debba poss~- duare con precisione complessi dottrinali come l'ontologia o l'episte-
dere una teoria (o una serie di teorie) articolata e coerente: per cui, mologia di Platone, fa cadere come una mannaia i risultati della sua
ove i testi in oggetto presentino una conformazione ben diversa, indagine su tutto quanto non sembra rientrare nello schema in tal
l'interprete si prende il carico di mettere in luce l'organicità latente, modo identificato. Casi emblematici di testi "ghigliottinati" da que-
e di rispondere con il suo ingegno a tutte le domande che nel testo sta mannaia sono a mio avviso il Teeteto e la VII Lettera. Il Teeteto rap-
platonico non trovano risposta. È sul fondamento di questi presup- presenta per gli interpreti di mano pesante una crux ricorrente e sol-
posti, ad esempio, che è stata individuata in Platone una "teori~ delle lecita non a caso un lavoro di lettura e rilettura infinito. È possibile,
idee" e che la si è considerata come la base portante d1 tutto 11 suo si chiede l'interprete di mano pesante, che Platone, forte della "dot-
pensiero: quando non sembra vera né l'una né l'altra cosa\ Oppure, trina epistemologica" coerente e precisa fissata nella Repubblica, scriva
non importa quale sia l'ambito di interesse, si cercano nei dialoghi poi un dialogo in cui pare non riuscire a trovare una definizione a-
pezzi di teoria da ricucire poi insieme per stilare un q_uadro coer~nte, deguata di ÈmcrTI]µT]? Si risponde che non è possibile. Ed ecco il pro-
non senza una larga ed eroica profusione di energie mtellettuah per fluvio di inchiostro per mostrare dove e come Platone risolve effetti-
individuare imponderabili linee di sviluppo, ovvero per attenuare vamente il problema, e perché questa soluzione non compare nel
differenze di punti di vista, contraddizioni, o anche semplicement~ Teeteto. Così la coerenza della "dottrina epistemologica" di Platone
difformità di tematiche e di intenzioni. O ancora: si suppone che 1 rimane salva. Per quanto riguarda invece la VII Lettera, il problema è
problemi sollevati in alcuni dialoghi trovino soluzione in altri, sen~a costituito ovviamente dal cosiddetto excursus filosofico. Ora, è ben
accorgersi che questo non avviene praticamente mai (a volte sempli- possibile che tutta la Lettera, o anche il solo excursus, non siano au-
cemente non si tratta dello stesso problema, come nel caso del tema tentici. Ma certo non è sufficiente, per stabilire che non lo sono, os-
dell'errore tra Teeteto e Sofista4 ). Non si vuole vedere, inoltre, che una servare che l'epistemologia relativamente debole dell'excursus sarebbe
larghissima parte delle cosiddette "teorie" di Platone sono dei _veri e in contrasto con la supposta "dottrina epistemologica di Platone":
propri hapax /egomena 5 : cosicché non solo i richiami mtertestuah son~ perché tale dottrina è stata individuata proprio grazie alla mano pe-
spesso impossibili da individuare, ma anche la stessa noz10ne d1 sante di cui sto dicendo, e dunque l'excursus della VII Lettera, così
"teoria platonica" ne risulta fortemente indebolita. . come il Teeteto, dovrebbero essere usati piuttosto per sollevare in
Infine - ma si potrebbe continuare a lungo - l'effetto neganvo proposito qualche ragionevole dubbio.
a mio avviso più grave di questo tipo di metodologia è che l'inter- Dunque, meglio usare una mano leggera. Il che non significa,
prete di mano pesante, che usa tale metodo perché convinto di non beninteso, che si debba diluire il significato filosofico dell'opera di
Platone, in accordo con i rappresentanti più estremi del cosiddetto
3 Sulla precaria esistenza di qualcosa come una "dottrina platonica delle idee" cfr. dialogica! approach, all'interno di considerazioni storiche, sociologiche,
p GoNZALEZ Perché non esiste una "teoria platonica delle idee", in M. BONAZZI-F. letterarie, o - peggio - narratologiche. L'impegno dell'interprete
TRA.BATIONI (a cura di), Platone e la tradizione platonica. Studi di filosofia antica, Milano
2003,pp. 31-67. Per quanto riguarda l'ipotesi che sia_ la base portante d1 tutta la filosofia deve a mio avviso puntare sempre a ricostruire il significato filosofico
di Platone basterebbe verificare le occorrenze quanmauve d1 quesa supposta teona nei degli scritti di Platone, ma procedendo dialogo dopo dialogo, se-
dialoghi: nelle Leggi, ad esempio, non se parla mai. . , , . . . guendo le nervature del testo, analizzando le strategie dialogiche e
4 Ho discusso brevenente questo problema m Il Teeteto dz Davzd Sedley, Clt., pp.
retoriche messe in atto di volta in volta, tenendo conto degli intenti
69-70.5 . . . .. . .. c. . . 66
Per una lista appra;s1mauva d1 queste teone c,r. zvz, p. . particolari di ciascuna opera; e soprattutto senza pretendere di poter
giungere a una dottrina interdialogica provvista delle caratteristiche
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distintive di una teoria intesa in senso stretto e rigoroso. Questo passo in questione inizia con Socrate che dice di parlare come uno
non implica che non si possa parlare di coerenza. Ma si tratta di una che non sa, ma parla appunto per congettura (ooç 01)1( eioooç [... ] à')..),à
coerenza più leggera, percepibile a livello di quadro di insieme, più eiKaçcov). Ora, spiega Casertano (p. 46), questa circostanza indub-
che di una coerenza fondata su ben precisi decorsi argomentativi. biamente segnala un duplice atteggiamento di Socrate, da un lato
Non dobbiamo immaginare la filosofia di Platone come una casa, e i rivolto a ciò che sa con certezza, dall'altro a ciò che può soltanto con-
testi che la compongono come le sue varie parti. Piuttosto dobbia- getturare. Quello che sa con certezza, prosegue l'autore, è che l'òp9ii
mo intendere questi testi come fotografie degli stessi oggetti presi M!;a differisce dall'bttcr'tT\µT\. Ma allora che cos'è che Socrate conget-
da differenti punti di vista. E in questo caso nessuno può stupirsi tura? Perché mai Platone mette in bocca a Socrate la forte dichiara-
che gli oggetti rappresentati appaiano così spesso, almeno sotto il zione della differenza tra M!;a ed bttcr'tT\µT\ all'interno di una battuta
profilo delle evidenze immediate, tanto diversi (si provi a guardare il in cui questa certezza è contrapposta ad una incertezza? A che cosa si
Cervino prima da Zermatt e poi da Cervinia, e si avrà una discreta riferisce questa incertezza? L'ipotesi di Casertano, a mio avviso asso-
rappresentazione di quello che voglio dire). lutamente corretta, è che Socrate può dire con sicurezza che c'è una
Perché questa lunga premessa? Perché a mio avviso i lavori pla- netta differenza tra òp9ii oo!;a ed È1ttcrTI1µT\, ma quanto alla reale na-
tonici di Casertano, compreso quello di cui sto parlando ora, rappre- tura dell'bttcr'tT\µT\ può solo fare congetture. Socrate « può sapere la
sentano degli esempi eccellenti, esegeticamente sottili e filosofica- caratteristica formale del sapere certo, e cioè che è un sistema organiz-
mente fruttuosi, di questo modo leggero (ma ovviamente profondo) zato di verità connesse da ragionamenti causali concatenati, ma non
di interpretare Platone. Per capire ciò che intendo dire occorrerebbe conosce quale sia questo sistema» (p. 46).
esporre e riassumere l'intero volume. Ma questo non si può fare. Per Ma potremmo anche aggiungere un 'altra considerazione. Il
cui preferisco prendere in considerazione un caso che, a mio avviso, è tratto distintivo dell'È1ttcrTI1µT\, per Platone, è di essere infallibile (cfr.
altamente indicativo. Gli interpreti di mano pesante non hanno al- resp . 477 E). Anzi, potremmo porre la cosa in questo modo: chia-
cun dubbio nel sostenere che un pezzo importante della "dottrina miamo con il nome È1ttcrTI1µT\ quel tipo di sapere la cui caratteristica
epistemologica" di Platone è costituito dal fatto che esiste un modo fondamentale è quella di essere infallibile. Detto questo, per ora di
di conoscenza chiamato È1ttCT'tT\µTI e che questo modo di conoscenza si tale sapere non sappiamo nulla: né in che cosa consista, né come si
differenzia nettamente dalla M!;a. Il che non tiene conto, a mio avvi- sviluppi, né se sia realmente acquisibile dall'uomo. Ma tanto basta a
so, di controfatti assolutamente decisivi, tra cui la complessa polise- stabilire, con tutta la forza possibile, che l'òp9ii M!;a e ·l'È1ttcrTI1µT\ so-
micità della nozione di M!;a in Platone. Ma sono temi di cui ho par- no due cose diverse. Infatti si tratta di un ovvio, e infruttuoso, giu-
lato molto spesso, per cui qui non aggiungo nulla. Sia come sia, una dizio analitico, poiché la oo!;a è per definizione conoscenza fallibile
delle evidenze testuali a sostegno di questa tesi è il passo del Menone mentre l'È1ttcrTI1µT\ è per definizione conoscenza infallibile. L'analiti-
(98 B 1- 5) in cui Socrate dice di sapere per certo, e non come con- cità del giudizio è l'esatta ragione per cui il Socrate platonico, in
gettura (où m:ivu µot 001(0) "CO'U'tO EtKasEt v) che òp9ii M!;a ed bttcr'tT\µT\ forma piuttosto inconsueta, formula una sua opinione in modo de-
sono cose diverse. L'interprete di mano pesante legge questa frase, il cisamente assertivo. Ora, solo un'interpretazione di mano leggera,
cui tono assertivo pare collimare assai bene con i suoi assunti, come ossia attenta più alle nervature del testo che agli eventuali pieces of
se volesse dire che qui Platone esprime la certezza che il filosofo possa theory che se ne potrebbero ricavare, è in grado di scoprire il gioco
accedere ad una scienza superiore alla M!;a. Ma Casertano, assai giu- letterario che Platone mette in opera in questo caso. La forza inusita-
stamente, ritiene che se si interpreta il passo in modo globale, se- ta dell'asserzione, messa in bocca a Socrate, secondo cui c'è una netta
guendone tutte le sfaccettature, gli esiti sono radicalmente diversi. Il differenza tra òp9ii M!;a ed Èmcr'tT\µT\, non deve trarre in inganno il
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lettore; perché se è vero che questo è inoppugnabile, è anche vero che una intenzione buona (questa sarà la lettura del socratismo, a mio
tale asserzione non è per niente utile a mostrare che Platone credeva avviso scorretta, proposta dagli Stoici), ma colui che dispone del sa-
di conoscere con certezza in che cosa consista questa ÈmcrTijµTJ, e come pere migliore in vista della realizzazione del bene e della vita buona.
sia praticabile dall'uomo. Il passo, correttamente interpretato, signi- Di conseguenza, se è vero che tra Platone e i sofisti c'è differenza sul
fica infatti l'esatto contrario: ossia che circa l'ÈmcrTijµTJ è facile lanciarsi piano morale, in termini platonici questa differenza è comunque il
in affermazioni formali e di principio (è infallibile, è superiore alla segnale di una differenza in termini di sapere. Se il filosofo non riesce
86/;a, ecc.), assolutamente inoppugnabili ma anche praticamente a dimostrare che è più sapiente del sofista, non può nemmeno pro-
inutili; mentre è molto difficile individuare quello che sarebbe dav- vare che è più virtuoso .
vero utile sapere, ossia che cosa essa è, in che cosa si differenzi dalla
86/;a, e come sia praticabile. E questo esito si collega perfettamente FRANCO TRABATTONI
con quanto risulta dal Teeteto, ossia che è molto difficile, se non im- Università di Milano
possibile, individuare qualcosa come un'bttcrTIJµTJ esente da errore e
separarla nettamente dalla 86/;a.
Spero in questo modo di aver proposto un esempio significati-
vo delle ragioni per cui trovo veramente efficace il metodo esegetico
adottato da Casertano. Chiudo questo breve intervento elencando, Regimi di verità in P!atone
molto cursoriamente, una serie di sottolineature tematiche che mi
vedono in perfetta sintonia con le sue ricerche, e menzionando 1. Il libro di Casertano si articola in undici saggi che analizzano
l'unico vero motivo di dissenso che ho nei suoi confronti. Tra i temi un'ampia gamma di dialoghi platonici . Essi risultano unificati non
che mi sono cari rilevo, fra gli altri, l'idea che la verità per Platone sia tanto dalla "dimostrazione" sistematica di assunti interpretativi,
soprattutto nei discorsi (pp. 51, 167), che la piena e perfetta cono - quanto dall'unità tematica dell'interrogazione sulla questione della
scenza delle idee si ottenga solo dopo la morte (p. 48), il nesso assai verità, e dal profilo ricorrente di una serie di risposte a questa inter-
stretto che l'autore individua tra verità, retorica e persuasione (pp. rogazione, che viene fatto progressivamente emergere dalla lettura
21, 43, 61), e - soprattutto - il principio secondo cui per Platone la ravvicinata dei testi. Il libro si offre dunque a un, doppio livello di
verità raggiungibile dall'uomo è sempre incompleta e approssimati- fruizione: per la posizione del tema della verità, da un lato, e per la
va, in forza della distanza radicale che esiste tra la sophia degli dei e la comprensione dei singoli dialoghi dall'altro. In questo secondo sen-
philo-sophia degli uomini (pp. 107, 187, 189, 256 , 262, 264). so, vorrei citare come esemplare - per finezza di lettura e profondità
Quanto allo spunto critico, riguarda il rapporto tra Platone e i sofi- di interpretazione - l'analisi che Casertano offre del Gorgia, di cui
sti. Anch'io ritengo, e in parte perché ho appreso molto proprio dai viene messa in luce la tragicità dialogica, nello scontro non mediabile
lavori di Casertano, che la distanza tra Platone e i sofisti sia assai mi- fra due forme di vita oltre e più che di pensiero.
nore di quanto le letture tradizionali tendono a sostenere. Non pos- Per venire però al tema centrale del libro, mi sembra che se ne
so tuttavia essere d'accordo sul fatto che la vera differenza riguardi possano indicare alcune tesi di fondo, benché, come si diceva, esse
solo la diversità di motivazioni e di intenzioni etiche. Infatti l'etica non vengano enunciate in forma sistematica: può essere utile formu-
platonica, a mio avviso, è scarsamente distinguibile dall'etica socrati- larne una sorta di indice ragionato .
ca, per cui è interamente dominata dal binomio sapienza/ignoranza. a) È per Platone essenziale e necessario credere nell'esistenza di
L'uomo virtuoso, in altre parole, non è colui che agisce in base ad verità oggettive, e anche, ma come vedremo non è la stessa cosa,