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all’unione dei termini “bio” e “meccanica” nasce appunto la biomeccanica, ovvero la

disciplina che studia il movimento dell’essere umano. Si tratta di una scienza


multidisciplinare, poiché si focalizza sull’attività motoria dell’uomo ma che
prende in causa nozioni di fisica, chimica, psicologia e anatomia. Secondo la
definizione di Alfredo Stecchi, “la biomeccanica studia come le leggi fisiche della
meccanica entrino in rapporto con la sfera biologica dell’uomo“.

La complessità di questa scienza deriva dal fatto di dover applicare delle leggi
meccaniche, che definiscono il moto, le forze che lo generano e regolano e i
teoremi che sono stati elaborati, su un sistema così articolato com’è l’essere
umano. Nell’uomo infatti si hanno reazioni diverse, vi è la capacità di apprendere
o dimenticare i movimenti e l’adattamento dell’organismo all’attività fisica
ripetitiva (la base della teoria dell’allenamento), tutti aspetti che complicano il
tema.

Il movimento nell’uomo

Studio del ciclista

La biomeccanica studia quindi il movimento dell’uomo, ovvero come questo sia in


grado di spostarsi nello spazio. Tale movimento è, nonostante appaia semplice ai
nostri occhi, un’attività complessa. Le ossa sono messe in collegamento tra loro
tramite le articolazioni, sulle quali agiscono i muscoli grazie ai tendini, che
penetrano la membrana ossea esterna (il periostio). Le articolazioni mobili
(definite diartrosi) sono sistemi complessi e delicati, fatti di capsule sinoviali,
cuscinetti adiposi, legamenti di rinforzo, cartilagini di protezione.

La contrazione muscolare permette di muovere queste articolazioni, che fungono a


vere e proprie leve meccaniche in grado di far cambiare il rapporto tra le ossa e
quindi spostare il corpo. Contrazione muscolare che avviene partendo dalla
corteccia motoria primaria che, attraverso un sistema definito piramidale, invia
degli impulsi nervosi ai motoneuroni, con una complessa reazione chimica avente
come protagonisti acetilcolina e ioni calcio, permette la contrazione dei sarcomeri
(unità contrattili primarie dei muscoli) e quindi il movimento che vediamo.

Ovviamente il moto dell’uomo, essendo un sistema complesso, è costantemente


monitorato dall’organismo. Infatti nei muscoli e nei tendini sono presenti dei
recettori (come gli organi tendinei del Golgi e i fusi neuromuscolari) che inviano
continui segnali al cervello attraverso una via preferenziale del midollo spinale,
detta spino-cerebellare. Queste informazioni vengono recepite dal cervello che in
ogni istante sa per certo come sia posizionato il corpo, in che modo siano
rapportate le articolazioni e che intensità di contrazione ed elongazione abbiano i
muscoli.

Il movimento, con il suo sistema di esecuzione e controllo, è un’attività che


l’essere umano può apprendere, migliorare oppure dimenticare. Questa caratteristica
dell’uomo è detta “motricità”: attraverso il miglioramento della coordinazione
neuromuscolare, un bambino impara a camminare, un ragazzo apprende i rudimenti
della tecnica di corsa, un atleta d’elite migliora il suo gesto rendendolo ancora
più efficiente. Ogni movimento che compiamo, dal siglare la nostra firma
all’allacciarsi una scarpa, è uno “schema motorio” che il nostro cervello ha
immagazzinato. E’ qui che interviene la biomeccanica, per capire come è organizzato
e come agisce ogni schema motorio.

Applicazione della biomeccanica nello sport

Ciclista
Perché è importante la biomeccanica nel ciclismo e nello sport in generale? Lo
studio del movimento dell’uomo nella pratica sportiva ha dei benefici notevoli:

Miglioramento delle prestazioni


Studiare i movimenti tecnici di uno sport (che vengono definite come abilità
biomotorie specifiche) permette di migliorare la prestazione. Facciamo un esempio:
gli atleti d’elite sono in grado di coordinare al meglio l’attivazione dei muscoli
agonisti ed antagonisti, al fine di evitare una sovrapposizione e quindi rendere
più fluido ed efficace il gesto atletico tipico di quello sport. Questa capacità
viene sviluppata anche grazie alla biomeccanica, che studia l’attivazione dei vari
muscoli che sono interessati da quel movimento e quindi definisce uno schema
motorio ottimale.

Riduzione degli infortuni


La definizione di uno schema motorio ottimale è funzionale anche alla prevenzione
degli infortuni. Ne è un esempio la biomeccanica degli esercizi fisici, una
sottobranca che studia i movimenti legati al potenziamento muscolare e al body
building. Scoprire quale sia il modo migliore per effettuare un gesto atletico
(come lo squat) consente di poter realizzare un protocollo d’insegnamento da parte
degli istruttori qualificati, riducendo così le possibilità d’infortunio legati a
errate esecuzioni.

Mantenimento dell’efficienza negli sport di durata


Prendiamo come esempio il ciclismo. Pedalare è un gesto semplice ma c’è una grande
differenza tra farlo bene e farlo male. Il biomeccanico valuta le attivazioni
muscolari del ciclista nell’arco della pedalata attraverso un complesso sistema
elettromiografico e può quindi analizzarne l’efficienza di pedalata. Comprende se
il gesto della pedalata sia efficiente in termini energetici permette di ridurre
l’insorgenza della fatica anche in uno sport di lunga durata come il ciclismo.

Biomeccanica e ciclismo

Studio della biomeccanica nel ciclista

Partendo dall’ultimo paragrafo del capitolo precedente, si può tranquillamente


affermare come sempre più spesso si parli di biomeccanica nell’ambito del ciclismo.
Ma cosa s’intende con questa accoppiata?
Applicare i concetti e i principi della biomeccanica al lavoro del ciclista
significa valutare attentamente il corpo dell’atleta e i suoi muscoli, definirne la
capacità di flessibilità e di forza, le eventuali eterometrie e infine delineare
quale sia la miglior postura da assumere in bici. Dopodiché si dovranno effettuare
delle procedure specifiche di regolazione della bici, in modo da adattare il mezzo
alle esigenze e caratteristiche del ciclista, per far sì che la postura assunta in
sella sia la più sostenibile possibile.

Il ruolo del biomeccanico del ciclismo non è dunque quello di sola regolazione
della bici, bensì richiede la creazione di un percorso di adattamento e di
definizione della posizione, che consenta all’atleta di raggiungere la posizione e
l’efficienza di pedalata migliore nel minor tempo possibile, limitando al massimo
lo stress a livello dell’organismo.

Chi è il biomeccanico del ciclismo?

Biomeccanico
In Italia attualmente non esiste una figura professionale regolamentata, che possa
definirsi “biomeccanico del ciclismo“. Il lavoro di messa in sella e bike fit viene
svolto da numerose professionalità: ex ciclisti professionisti, meccanici,
negozianti, professionisti sanitari. In realtà la complessità della biomeccanica
stessa richiede una notevole preparazione, con competenze variegate in meccanica,
anatomia, riabilitazione e posturologia.
La nostra opinione, nel caso la legge decidesse di regolamentare questo “buco”
normativo, è ben chiara: permettere lo svolgimento di questa tipologia di lavoro
solo a laureati nel campo delle scienze motorie o della fisioterapia. Questo
potrebbe accadere nel prossimo futuro, quando qualche Università lungimirante
deciderà di avviare un corso di perfezionamento (come un master) in biomeccanica
del ciclismo per i laureati in quegli indirizzi.

Concludendo

La biomeccanica è una scienza complessa, data dal risultato di altre disciplina che
si uniscono per valutare, studiare e analizzare una delle più belle ma allo stesso
tempo complicate attività umane: il movimento. Studiare il movimento significa
comprendere quali meccanismi a livello celebrale, muscolare e psicologico siano in
grado di mettere in atto lo schema motorio più efficiente e migliore.