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elisir, alambicchi e trasmutazioni

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Capitolo 2 Mentre nella filosofia greca mancavano i riferimenti alla reli-


gione, in Egitto l’alchimia primordiale era carica di misticismo e di
Elisir, alambicchi e trasmutazioni significati religiosi: il dio egizio Thoth, detentore delle conoscenze
chimiche, fu identificato dai Greci come Ermes.
L’alchimia, antenata della chimica Questa aura religiosa e mistica che caratterizzò l’alchimia nei pri-
mi secoli (dalla morte di Alessandro Magno, nel 322 a.C., fino al vi
o vii secolo d.C.) in parte ostacolò il progresso scientifico: i cultori
dell’alchimia erano visti con sospetto e timore, come maghi o sacer-
La loro dottrina non era solo una mera fantasia chimica, doti, e si esprimevano con linguaggi e simboli misteriosi, cosicché la
ma una filosofia che applicavano al mondo, condivisione delle conoscenze e dei risultati raggiunti da altri scien-
agli elementi e all’uomo stesso. ziati era quasi nulla. Il mistero che circondava gli alchimisti favorì
W.B. Yeats, Rosa alchemica inoltre l’attività di coloro che, in realtà, erano solo ciarlatani e non si
dedicavano davvero alla tecnica alchemica autentica.
Gli alchimisti alessandrini erano esperti in molte attività prati-
Nell’immaginario collettivo l’alchimia è una disciplina in cui che: nella lavorazione dei metalli, nella preparazione di pietre sin-
si mescolano procedimenti scientifici, magia e superstizione. Tutti tetiche e perle, e nella tintura delle stoffe, soprattutto color porpora.
però sono concordi nel definire l’alchimia l’antenata della chimica
Anche se i testi alchemici di questo primo periodo contenevano
moderna e infatti vedremo che sono molte le scoperte e le conquiste
vere e proprie ricette pratiche, superstizione e scienza erano continua-
per le quali la chimica le è debitrice.
mente mescolate; per esempio, dal momento che all’epoca i pianeti
L’origine del termine “alchimia”, da cui poi deriva “chimica”, è
conosciuti erano sette, così come i metalli (oro, argento, rame, ferro,
filologicamente incerta. Secondo alcuni studiosi, si riferisce al termi-
stagno, piombo e mercurio), a ogni metallo veniva assegnato un pia-
ne arabo usato per indicare l’Egitto (chemie, kmt o chem). Altri han-
neta: l’oro allora diventava il Sole, il rame la Luna e così via. Il confine
no invece visto nella parola alchimia la stessa radice del verbo greco
tra trasformazione chimica e racconto mitologico era molto labile.
chéo, che significa versare un liquido o fondere un metallo. Il prefisso
al- corrisponde invece all’articolo determinativo nella lingua araba. Il primo alchimista di cui si hanno notizie visse intorno al 200
Sarebbe sbagliato parlare genericamente di alchimia, come spes- a.C. in Egitto: si tratta di Bolos di Mendes, noto anche come Pseudo-
so accade; nei secoli, infatti, sono diverse le caratteristiche mostra- Democrito. Grazie alle opere di Bolos conosciamo uno dei principali
te dai suoi cultori: si va dall’alchimia greco-alessandrina, fiorita ad obiettivi dell’alchimia: la trasformazione dei metalli l’uno nell’altro
Alessandria d’Egitto, all’alchimia araba, fino a quella latina medioe- e, in particolare, in oro. Bolos basava la sua teoria sulla possibilità di
vale, nata in Occidente dopo le Crociate. trasformare i metalli su quella degli elementi di matrice aristotelica:
era infatti esperienza comune che l’acqua evaporando si trasforma
La tradizione greco-alessandrina in aria o che il legno bruciando produce a sua volta vapore, cioè aria;
Fu in età ellenistica, ad Alessandria d’Egitto, che le teorie greche come se le differenze tra le diverse sostanze dipendessero solo dalla
sulla materia e le conoscenze pratiche degli Egizi (abili nell’imbalsa- composizione in termini dei quattro elementi. Bolos stesso spiegava
mazione) si incontrarono, dando origine alla prima alchimia, in un come ottenere l’oro da rame e zinco, ma in realtà seguendo le sue
periodo precedente alla stesura del De rerum natura di Lucrezio nel istruzioni si otteneva una lega, l’ottone, che dell’oro ha solo il colore.
mondo latino. Non siamo oggi in grado di stabilire se Bolos fosse consapevole del
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suo errore o se semplicemente non riconoscesse alcuna differenza tra uso nella chimica moderna: alcol, alambicco, alcali, zirconio. Furono
l’oro e un metallo dello stesso aspetto. sempre gli Arabi a preparare per la prima volta – o almeno a trascri-
Nei secoli successivi furono pochissimi i progressi scientifici in vere le ricette per la loro preparazione – vetrioli, allumi (sali dell’aci-
campo alchemico e pochi i personaggi degni di essere ricordati. Tra do solforico) e salnitro (nitrato di potassio).
loro spiccano l’egiziano Zosimo, che (intorno al 300 d.C.) raccolse Le prime opere tradotte dal greco all’arabo furono, nel vii secolo,
in un’enciclopedia tutte le conoscenze di alchimia di quel periodo, proprio testi di alchimia, ed è grazie a queste traduzioni che il corpus
senza probabilmente aggiungere un contributo personale; e Maria alessandrino è poi giunto fino a noi. A esso si aggiunge poi la produ-
l’ebrea, a cui secondo la tradizione è attribuita l’invenzione del pro- zione autonoma e originale degli Arabi.
cedimento di riscaldamento noto come “bagnomaria”. Il più importante e famoso alchimista arabo fu Gabir ibn-Ha-
In epoca romana, gli alchimisti erano guardati con sospet- yam, noto anche come Geber, vissuto a cavallo tra viii e ix secolo.
to anche dalle autorità civili e religiose. Nel 290 d.C. l’imperatore Di lui e dei suoi discepoli conosciamo numerose opere, in cui sono
Diocleziano, temendo che qualcuno riuscisse davvero a produrre descritti procedimenti tuttora usati nella chimica moderna, dalla
l’oro a partire dagli altri metalli provocando quindi uno sconvolgi- fusione alla cristallizzazione. In particolare, Geber era in grado di
mento dell’economia, ordinò che fossero distrutti tutti i testi di alchi- ottenere dall’aceto, per distillazione, acido acetico concentrato, pro-
mia. I cristiani, invece, a causa del misticismo tipico dell’alchimia, babilmente l’acido più forte disponibile ai suoi tempi.
la consideravano in pratica una setta pagana, i cui seguaci erano da Anche Geber, come gli alchimisti che lo avevano preceduto, so-
condannare pubblicamente. Furono gli appartenenti alla setta cri- stenne la teoria dei quattro elementi e propose inoltre una particolare
stiana dei Nestoriani a preservare i testi e il patrimonio dell’alchimia
ipotesi sui metalli, che secondo lui derivavano tutti dalla mescolan-
greco-alessandrina, che portarono con sé in Persia, dove fuggirono
za, in opportune percentuali, di mercurio (l’unico metallo liquido) e
per evitare le persecuzioni dei cristiani ortodossi nei loro confronti.
zolfo (elemento considerato speciale perché di colore uguale a quello
Gli Arabi e l’elisir di lunga vita dell’oro). Questa credenza sui metalli sembrava rendere possibile
Nel vii secolo d.C. gli Arabi invasero l’Egitto e la Persia e co- la trasmutazione in oro: sarebbe infatti stato sufficiente, secondo
nobbero così la scienza alessandrina, tra cui la stessa alchimia, che Geber, scoprire le giuste proporzioni di mercurio e zolfo.
portarono allo splendore da allora fino al 1100 d.C. Nonostante il clima misterioso e mistico che caratterizzava l’al-
L’alchimia araba aveva due obiettivi principali: la trasmutazio- chimia, nel proemio dell’opera di Geber si può cogliere l’interrogati-
ne dei metalli in oro e la realizzazione di un rimedio contro tutte le vo se sia giusto o no diffondere a tutti le conoscenze dell’alchimia:
malattie. Il mio maestro Giafar – su cui sia pace – si adirò quando gli
Secondo alcuni alchimisti arabi, per facilitare la trasmutazione mostrai questo libro e disse: «O Geber, hai rivelato il segreto
in oro era necessaria una polvere secca e asciutta, che gli europei possente d’Iddio».
chiamavano “pietra filosofale”, i Greci xerion (asciutto). Nel mondo Al che risposi: «Volevo soltanto essere largo e generoso e
arabo, xerion divenne al-iksir, da cui “elisir”. Nell’immaginario po- schietto al servizio della verità, come ho imparato alla tua
polare, questo elisir non serviva solo per la trasmutazione, ma aveva scuola che si deve essere. Ma se tu mi comandi, brucerò il
un potere curativo per moltissime malattie e poteva anche conferire libro». Egli sorrise, soddisfatto delle mie parole: «Non far
l’immortalità. ciò, che l’Altissimo Iddio ti ha aiutato in questa impresa e ti
L’importanza di questo periodo nella storia della chimica è testi- ha spianato la via. Non ti opporrai dunque alla sua volontà,
moniata per esempio dai numerosi termini di origine araba ancora in rivelandolo...».
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L’alchimista persiano Abu Bakr Al-Razi, noto come Rhazes e una produzione originale. I primi testi arabi vennero quindi tradotti
vissuto tra 850 e 925 d.C., pensava che, oltre a zolfo e mercurio, an- in latino: per convenzione, l’inizio dell’alchimia latina medioevale
che il sale fosse uno dei principi costitutivi dei solidi. Con Rhazes si pone nel 1144, l’anno in cui venne tradotto in latino dall’inglese
inizia l’interesse degli alchimisti per la medicina e nel Libro del se- Roberto di Chester la prima opera di alchimia, il Liber de compositio-
greto dei segreti, infatti, egli spiega come preparare il gesso da presa, ne alchimiae di Morieno Romano.
specificando che può essere usato per tenere fermi gli arti fratturati. Con la diffusione delle idee alchimistiche mutuate dagli Arabi,
Il più grande medico arabo di questi secoli fu però il persiano anche gli scienziati europei iniziarono a elaborare nuove teorie e ri-
Abu Ali Al-Husayn Ibn Sina, vissuto tra la fine e l’inizio del millen- cette: il primo fu probabilmente Alberto di Bollstadt (1200-80), noto
nio e noto nel mondo occidentale con il nome di Avicenna. Anche come Alberto Magno, che diffuse la filosofia aristotelica nel mondo
Avicenna, come Rhazes, era interessato all’impiego di sostanze chi- occidentale e si occupò in particolare delle proprietà dell’arsenico.
miche in campo medico e per questo si dedicò in parte agli studi di L’alchimia ormai era considerata una scienza a tutti gli effetti,
alchimia, pur non credendo, a differenza di molti suoi contempora- molti strumenti di laboratorio (per esempio il sistema di refrigera-
nei, alla possibilità della trasmutazione dei metalli in oro. zione degli alambicchi) venivano perfezionati, aumentavano i com-
Gli Arabi si distinguevano in questi anni nell’estrazione delle posti conosciuti e studiati. Non solo: nonostante le iniziali diffidenze
essenze e dei pigmenti per la preparazione di profumi, saponi e in- nei confronti della cultura islamica, l’alchimia inizia a essere accet-
chiostri colorati, nella lavorazione di vetro, metalli e smalti bianchi tata anche dall’occidente cristiano. Secondo la tradizione, persino
e colorati, e nella raffinazione dello zucchero di canna. Nei testi di Tommaso d’Aquino, filosofo, santo e dottore della Chiesa, scrisse
alchimia araba sono descritti con accuratezza diversi apparecchi per
un’opera sulla pietra filosofale: l’alchimia non era patrimonio solo
numerose pratiche di laboratorio, dalla calcinazione alla distillazio-
dei ciarlatani e dei pagani.
ne alla sublimazione.
Un altro importante alchimista medioevale fu il monaco inglese
Secondo alcuni storici, solo la componente misteriosa e segreta, il
Ruggero Bacone (1214-92), che cercò di convincere, invano, i suoi
cui unico scopo è ottenere la trasmutazione dei metalli in oro o l’eli-
contemporanei di come per progredire nella scienza fosse necessario
sir di lunga vita, andrebbe chiamata propriamente alchimia, e non
adottare un metodo sperimentale. Il sogno di Bacone si sarebbe poi re-
la parte che effettivamente risulta valida anche dal punto di vista
alizzato quasi quattro secoli dopo. Bacone, che per volere della Chiesa
scientifico. Nella classificazione proposta da Avicenna, comunque,
alchimia e medicina sono entrambe considerate discipline derivate fu imprigionato per oltre dieci anni, nelle sue opere descrisse per la
dalla scienza naturale. prima volta la polvere da sparo, di cui però non fu lo scopritore.
Intorno all’anno Mille l’alchimia araba iniziò a sfiorire, complici All’inizio del Trecento visse poi colui che è considerato il più im-
il prevalere di Turchi e Mongoli (popolazioni dai tratti barbarici) e portante alchimista medioevale, di cui però non si conosce il nome:
l’inizio delle Crociate. si parla di lui come Pseudo-Geber o Falso Geber in onore del più
grande alchimista arabo. Nelle opere dello Pseudo-Geber si trovano
L’alchimia medioevale per la prima volta la descrizione e la preparazione di acido solforico e
Fu al tempo delle Crociate (la prima ebbe inizio nel 1096) che l’Eu- acido nitrico concentrati (probabilmente l’acido nitrico era noto già
ropa conobbe la scienza araba, nello stesso periodo in cui la Spagna si dal secolo precedente). La scoperta e l’utilizzo di questi due primi
stava riappropriando dei territori che erano caduti in mano islamica. acidi forti, di origine minerale e inorganica, aprì nuove possibilità
Ben presto gli europei capirono che dovevano agli Arabi non agli scienziati medioevali rispetto ai limiti dell’acido acetico, orga-
solo la memoria di testi greci (come quelli di Aristotele), ma anche nico e più debole, che era stato utilizzato fino ad allora: con questi
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acidi era possibile sciogliere moltissime sostanze e quindi si poteva Le prime discipline a risentire dell’acquisita consapevolezza de-
ottenere un numero notevole di reazioni in più. gli europei che la scienza dei Greci non era infallibile sono l’astro-
Nonostante questo grande passo avanti, non ci fu chi seppe ap- nomia e la biologia. Nello stesso anno (1543) vengono pubblicati De
profittare del nuovo patrimonio di conoscenze alchemiche. Tra revolutionibus orbium cœlestium (La rivoluzione dei corpi celesti) il
Duecento e Trecento le opere di Arnaldo da Villanova e di Raimondo libro in cui Niccolò Copernico proponeva la teoria eliocentrica e De
Lully sembrano più mistiche che scientifiche e si concentrano so- humani corporis fabrica (La struttura del corpo umano) di Andrea
prattutto sul tentativo di realizzare la trasmutazione dell’oro. Vesalio, il primo testo dettagliato sull’anatomia umana.
In questo clima mistico e spirituale, dominato, in ambito cristia- L’alchimia ora non è più solo ricerca dell’oro o della pietra filoso-
no, dalla predicazione di san Francesco d’Assisi, le autorità, ancora fale, ma acquista importanza anche per i vantaggi tecnici che può as-
una volta, ostacolarono chi voleva praticare l’alchimia. Il clima era sicurare: ricordiamo, per esempio, il toscano Vannoccio Biringuccio
cambiato: l’alchimia, con la sua matrice pagana e il mistero legato (1480-1539), esperto di metallurgia.
alla trasmutazione dei metalli in oro, che sembrava quasi magia, ve-
I due maggiori protagonisti dell’alchimia di questi anni, però,
niva considerata una pratica pericolosa.
sono di formazione medica: Georg Bauer (1494-1555), conosciuto
Nel 1317 papa Giovanni xxii vietò di dedicarsi all’alchimia, nel
1380 il re Carlo v emise un analogo divieto in Francia impedendo con il nome di Agricola, e Theophrastus Bombastus von Hohenheim
ai suoi sudditi anche di possedere strumenti utili alla pratica al- (1493-1541), passato alla storia con il nome di Paracelso.
chemica. Nel 1404 il re Enrico iv d’Inghilterra e nel 1414 il Gran Si deve al medico Georg Bauer il De re metallica, il primo trat-
Consiglio di Venezia bandirono l’alchimia dai loro territori. Questo tato di mineralogia, completo e accurato sia per quanto riguarda le
clima non impedì che qualcuno, pur nella clandestinità, continuasse proprietà dei minerali sia per le varie tecniche di metallurgia. Anche
gli studi alchemici, anche tra personaggi di rilievo come l’imperatore Agricola era attento alle possibili applicazioni pratiche legate alle
Rodolfo di Praga. proprietà dei minerali, e molte indicazioni presenti nel suo libro ri-
Gli alchimisti tentarono allora di riempire la loro scienza di con- masero valide fino al xvii secolo: con Agricola nasce in pratica la
tenuti cristiani: si parla dell’oro cercato attraverso la trasmutazione mineralogia.
ma anche di Cristo e si diffonde l’idea che per essere dei bravi alchi- Paracelso (che scelse questo nome con un esplicito riferimento al
misti sia necessario essere devoti e religiosi quasi come un monaco. medico latino Celso del i secolo d.C.) era figlio di un medico: si può
considerare il padre della iatrochimica, ramo della chimica basato
Paracelso e il risveglio dell’Europa sulla convinzione che questa disciplina debba essere al servizio della
La crisi del mondo arabo è strettamente collegata alla decadenza medicina e i metodi chimici debbano essere utilizzati per preparare
di Costantinopoli, saccheggiata dai Crociati prima e poi conquista- composti terapeuticamente efficaci.
ta dai Turchi: da qui molti scienziati fuggirono in Occidente, por- Studiò in Italia, dove si avvicinò alla filosofia neoplatonica e al
tandosi il loro patrimonio e i loro testi. Intanto, i viaggi dei grandi vitalismo che poi sarebbero entrati nella sua concezione del mondo.
esploratori, culminati nel 1492 con l’approdo in America da parte Il centro dell’universo di Paracelso è l’uomo: quello che la natura
di Cristoforo Colombo, contribuirono a ridare fiducia ai dotti: forse produce deve poi essere perfezionato e lavorato per l’utilizzo dell’uo-
gli antichi Greci non avevano ragione su tutto e non avevano scoper- mo. L’alchimia è proprio la disciplina che permette la trasformazio-
to tutto. L’invenzione della stampa da parte di Johann Gutenberg ne dei prodotti della natura in prodotti della tecnica. È in virtù della
facilitò poi la diffusione del sapere e non a caso uno dei primi libri grande dignità attribuita all’uomo da Paracelso che la branca dell’al-
stampati fu il già citato De rerum natura di Lucrezio. chimia che merita più attenzione e impegno è quella al servizio della
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medicina, il cui oggetto di studio è il corpo umano. L’alchimia è, in- organica, spesso con successo, come nel caso del ferro per curare l’ane-
fatti, una delle quattro colonne su cui, nella concezione di Paracelso, mia. Anziché scientifiche, però, le giustificazioni delle sue scelte erano
si regge la medicina: le altre sono la filosofia, l’etica e l’astrologia. spesso simboliche: per esempio, il ferro contro l’anemia era usato per-
Non deve stupire che sia presente anche l’astrologia: secondo le ché legato al pianeta Marte, a sua volta dio della guerra, legato quindi
credenze del tempo, gli astri possono influenzare la salute umana. anche al sangue. Ancora senza giustificazioni scientifiche, egli aveva
Paracelso porta all’estremo questa teoria: parla infatti di corrispon- intuito che non esiste un’unica panacea per qualsiasi male, ma che è
denze tra macrocosmo e microcosmo e quindi gli eventi del mondo necessario curare ogni singola malattia con un composto specifico.
astrale sono collegati a ciò che avviene all’interno dell’organismo. Paracelso tentò di divulgare le proprie conoscenze, scrivendo an-
Scopo principale dell’alchimia, ora, non è più la trasmutazione dei che diversi libri in tedesco, e non in latino come i suoi predecessori e
metalli, che pure Paracelso considera possibile, ma la preparazio- contemporanei, utilizzando neologismi e termini tecnici non sempre
ne di composti chimici da impiegare in ambito medico, più efficaci comprensibili nemmeno ai suoi seguaci. Come aveva fatto Lutero
dei tradizionali farmaci galenici di origine vegetale. Nella sua opera in campo religioso con la bolla papale che lo condannava, Paracelso
Paragranum, Paracelso spiega il rapporto tra alchimia e medicina: bruciò le opere di medicina di Galeno e Avicenna, tanto da meritarsi
anche il nome di Lutero della chimica.
Pensiamo ora al terzo fondamento su cui riposa la medici-
Nonostante il nuovo impulso alla preparazione di composti, l’im-
na: questa è l’alchimia. Se il medico non è particolarmente e
pegno nella pratica chimica – che lo portò anche a scoprire lo zinco
sommariamente attento e competente su questo punto, tutta
metallico e a negare la credenza diffusa che l’aria fosse costituita da
la sua arte è inutile. [...] Colui dunque che realizza in tutto
una sola sostanza – e il parziale accantonamento della trasmutazione,
quanto cresce nella natura a beneficio dell’uomo, la destina-
Paracelso non si svincola completamente dal passato: riprende sia la
zione della natura, è un alchimista. [...] Può esserci un medi-
teoria aristotelica dei quattro elementi sia quella araba proposta da
co più rozzo nell’arte medica e si può agire nella medicina in
maniera più grossolana di colui che fa cotture nella farmacia?
Rhazes dei tre principi (mercurio, zolfo, sale). I quattro elementi di
[...] Il tema della preparazione alla medicina, in quanto fon- Paracelso, però, non sono le basi di un sistema cosmologico, sono
damento su cui si deve poggiare l’arte medica, è trattato in enti spirituali da cui ha origine tutta la materia. Anche zolfo, mer-
queste pagine: sappiate che questo fondamento deve scatu- curio e sale non sono visti come composti chimici veri e propri ma
rire dalla natura, e non dalle teste almanaccanti, come accade come enti metafisici:
quando un cuoco cucina del pepe. Tu vedi la struttura ossea, l’esteriorità, ma quando possiedi
Poco dopo, Paracelso ribadisce con forza che scopo dell’alchimia il suo Zolfo specifico, il suo Mercurio specifico, e il suo Sale
specifico, allora conosci che cos’è l’osso e come si ammala,
non deve essere ottenere l’oro, ma guarire dalle malattie:
che cosa gli manca, che cosa aderisce a esso, da dove proviene,
Non è già come dicono, che l’alchimia fabbrichi oro o argen- quanto soffre. [...] Ora tu hai l’Uomo che nel suo corpo non è
to: in essa imprendi a fabbricare gli arcana e dirigili contro le altro che uno Zolfo, un Mercurio, un Sale. In questi tre risie-
malattie; quel che allora ne esce è il fondamento. dono la sua salute, la sua malattia e tutto ciò che gli compete.
Paracelso, a differenza di quello che si credeva fino ad allora, capì Non è chiaro, però, se siano gli elementi a derivare dai principi,
che le malattie possono essere provocate anche da agenti esterni, tan- o viceversa.
to che individuò alcune malattie del lavoro, come la tubercolosi e la Per molti secoli, Paracelso rimase una figura emblematica nella
silicosi. Curava le malattie con composti di origine minerale e non storia della chimica e dell’alchimia; in particolare, è stata criticata
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la tendenza dei suoi discepoli ad accentuare la componente mistica e soprattutto dei suoi discepoli, erano il misticismo e la superstizione
dei suoi insegnamenti, a scapito di quella più scientifica. È indubbio che pervadevano le loro teorie, anche per questo oscure. La prosa di
poi che, nonostante le numerose intuizioni valide scientificamente, Libavio, al contrario, si distingue per chiarezza e rigore. Nella prima
Paracelso non fu in grado di giustificarle e dimostrarle e anzi, pro- parte del suo libro (Encheria), c’è spazio per i dettagli più sperimenta-
prio per le sue teorie fantasiose e simboliche relative anche a molte li; nella seconda e ultima parte (Chymía), si trovano invece le proprie-
sue cure pur efficaci, è difficile dire se fu un mago o uno scienziato. tà di alcuni dei composti più importanti allora noti, dall’acido solfo-
La visione del mondo di Paracelso era una sintesi della filosofia rico al tetracloruro di stagno, di cui è spiegata anche la preparazione.
platonica, delle tendenze ermetiche e magiche dell’epoca e del risve- Libavio eseguì anche diverse analisi sulle acque. Forse non è un caso
glio scientifico dell’Europa: si spiega così perché il fondatore della se pochi anni dopo la pubblicazione della sua opera la chimica per la
iatrochimica è stato considerato dai posteri, a seconda dei casi, un prima volta entrò ufficialmente in una università, a Marburg.
mago, un medico o un alchimista illuminato. Nel 1604 venne poi pubblicato un nuovo testo in cui erano pre-
L’eredità di Paracelso senti sia le teorie della iatrochimica sia molti dettagli tecnici sulla
preparazione di diverse sostanze e sulla lavorazione dei vetri: Il carro
La corrente ermetica e mistica della chimica paracelsiana è fat-
trionfale dell’antimonio, attribuito a un monaco noto come Basilio
ta propria dagli esponenti della società segreta dei Fratelli del-
Valentino, forse pseudonimo dell’editore tedesco che ne curò la pub-
la Rosacroce, tra cui spicca in particolare l’inglese Robert Fludd
blicazione. Come dice il titolo stesso, l’opera parla dell’antimonio
(1574-1637): secondo Fludd la chimica mistica può essere la chiave
e dei suoi possibili impieghi in medicina, e analogamente descrive
di lettura per l’Universo.
proprietà e usi del bismuto e di numerosi acidi.
Come Paracelso, anche il suo contemporaneo Cornelio Agrippa
di Nettesheim pensava che le varie parti dell’Universo fossero in Anche l’opera di un medico italiano, Angelo Sala (1576-1637)
relazione tra loro e che l’uomo dovesse essere il centro di tutto. A contribuì a preparare il terreno per la nascita della chimica moder-
differenza però di Paracelso, nella vita di Agrippa l’aspetto magi- na: nel libro Anatomia vetrioli pubblicato nel 1617 Sala, che pure
co è senza dubbio prevalente su quello scientifico. Agrippa, che fu si considerava un seguace di Paracelso, descrive nei dettagli molti
filosofo, medico e alchimista, credeva nella magia, che considerava esperimenti sul rame che aveva compiuto sperimentalmente.
la «scienza più perfetta» e che distingueva in magia naturale (quella Le teorie mistiche, però, faticano a essere sradicate: Johann
che risveglia le forze nascoste nella materia), magia celeste (legata Rudolf Glauber (1604-70), tedesco che era riuscito a preparare e
all’influsso degli astri) e magia religiosa o magia nera (quella in gra- purificare composti dalle proprietà terapeutiche (ricordiamo in par-
do di risvegliare e contrastare le forze demoniache). Secondo lui, il ticolare il solfato di sodio, noto anche come “sal mirabile” o “sale di
sapiente non deve mescolarsi con il volgo e deve utilizzare il linguag- Glauber”), li vendeva con lauti guadagni spacciandoli per elisir con
gio oscuro e tenebroso tipico degli alchimisti del passato per tenere virtù miracolose. La figura di Glauber è particolarmente significa-
nascoste le proprie conoscenze. tiva perché egli progettò e perfezionò impianti chimici e si occupò
Uno dei più famosi oppositori di Paracelso fu il tedesco Andrea dei rapporti tra produzione chimica ed economia. Probabilmente la
Libavius (1540-1616), noto come Libavio, autore del trattato commercializzazione del suo sale come elisir di lunga vita era dovuta
Alchemia, da alcuni critici considerato il primo libro di chimica della più a interessi di tipo economico che a una reale adesione alle teorie
storia. Libavio, in realtà, credeva sia nella possibilità della trasmu- dell’alchimia antica.
tazione dei metalli in oro sia nella necessità che la chimica fosse al Anche se i semi per la nascita della chimica moderna erano stati
servizio della medicina: quello che il tedesco contestava di Paracelso, gettati, al nuovo fervore scientifico rimanevano mescolati anche gli
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La chimica è una scienza?


L’elisir d’amore Agli inizi del Seicento la chimica, pur non essendo ancora una
Un’indimenticabile figura di ciarlatano che vende un elisir mi- scienza autonoma a tutti gli effetti, si diffuse nelle università. Aumenta
racoloso è Dulcamara, personaggio dell’opera lirica di Gaetano infatti l’interesse dei suoi cultori per le attività pratiche: non è più solo
Donizetti, rappresentata per la prima volta nel 1832 ma am- la contemplazione a essere un’occupazione degna di rispetto.
bientata nel Settecento. Dulcamara, che poi ricorderà «dell’al- Nel 1604 Jean Beguin, autore di Tyrocinium chymicum e naturae
chimia il poter», arriva all’inizio dell’opera nel villaggio ven- fonte et manuali depromptum, libro tradotto con il nome Les éléments
dendo un elisir panacea per tutti i mali e presentandolo così: de chymie in varie lingue, istituì una scuola di chimica e farmacia;
È questo l’odontalgico / mirabile liquore, / dei topi e delle nel 1647 William Davidson divenne professore di chimica a Parigi
cimici / possente distruttore, / i cui certificati / autentici e Le Febvre nel 1660 a Londra. In realtà, non esistono ancora dei
bollati / toccar vedere e leggere / a ciaschedun farò. / Per veri e propri chimici: spesso, infatti, chi insegna questa disciplina
questo mio specifico, / simpatico mirifico, / un uom, set- è medico o farmacista ed è difficile sradicare il principio della iatro-
tuagenario / e valetudinario, / nonno di dieci bamboli / chimica secondo cui la chimica deve essere al servizio di medicina e
ancora diventò.
farmacia.
Per questo Tocca e sana / in breve settimana / più d’un af-
Lo stesso Beguin, che cerca di definire il campo d’interesse della
flitto giovine / di piangere cessò.
O voi matrone rigide, / ringiovanir bramate? / Le vostre chimica, continua a indicare la preparazione di composti terapeuti-
rughe incomode / con esso cancellate. / Volete voi, don- camente efficaci come uno dei suoi fini:
zelle, / ben liscia aver la pelle? / Voi, giovani galanti, / per La chimica è un’arte che insegna a dissolvere i corpi misti na-
sempre avere amanti? / Comprate il mio specifico, / per turali e a coagularli, una volta dissolti, per ottenere medica-
poco io ve lo do. menti gradevoli, sani e sicuri.
Ei move i paralitici, / spedisce gli apopletici, / gli asmatici, [...] Tutte le scienze sono teoriche o pratiche. Poiché la chi-
gli asfitici, /gl’isterici, i diabetici, / guarisce timpanitidi, / mica non si limita alla contemplazione e alla conoscenza dei
e scrofole e rachitidi, / e fino il mal di fegato, / che in moda corpi misti (come fa invece la fisica), ma ha per scopo l’opera-
diventò. zione, o la maniera di produrre ogni tipo di magistero, tintu-
ra, quintessenza e cose simili, senza dubbio va annoverata tra
le scienze pratiche. [...]
ultimi rantoli di quella che era stata l’alchimia, in particolare nelle
opere, tutte influenzate dalla scuola di Paracelso, di Johann Baptista Secondo Beguin è necessario
Van Helmont (1577-1644), Nicolas Le Febvre (1610-69) e Georg capire la profondità dell’errore di coloro che associano al
Stahl (1660-1734). nome di alchimista l’oggetto di un uomo che si dedica solo
Alcune scoperte che si possono a tutti gli effetti definire di im- alla trasmutazione dei metalli e al mistero ammirabile della
portanza chimica sono state compiute nel corso di pratiche alchi- pietra filosofale. Il fine della chimica consiste nel preparare
mistiche. Il fosforo, infatti, fu scoperto nel 1680 dal tedesco Hennig i medicamenti in modo tale che essi siano gradevoli al gusto,
Brand nell’urina. Brand è considerato anche l’ultimo degli alchimi- salubri e non pericolosi. Questa arte differisce però dalla far-
sti: era alla ricerca della pietra filosofale, che pensava di trovare pro- macia volgare che prepara, in verità, i medicamenti ma senza
prio nell’urina. perfezione e senza virtù.
34 sposare gli elementi elisir, alambicchi e trasmutazioni 35

A questo periodo risale poi il dibattito sulla natura della chimi- In tutte le scienze e le arti non vi è conoscenza più necessa-
ca, a metà strada tra scienza e arte. L’arte è considerata, infatti, un ria di quella dei principi poiché da questi dipende ogni altra
processo di imitazione della natura, e proprio in quest’ottica viene conoscenza, né più difficile poiché i principi si mantengono
giustificato l’aspetto pratico insito nella chimica. Nicolas Le Febvre, sempre all’interno degli oggetti, nascosti ai sensi e noti solo
nel suo Traité de la chymie, risolve questo problema stabilendo che la alla natura. [...]
Aristotele e tutta la filosofia insegnano che due arti o scienze
chimica è sia scienza che arte e specifica poi come esistano tre distinti
possono avere per oggetto una stessa sostanza o uno stesso
rami della disciplina:
oggetto materiale, ma non possono considerarlo secondo gli
La chimica ha una grande estensione e ha, di conseguen- stessi principi intrinseci e secondo una medesima formalità.
za, molteplici finalità: il suo oggetto è l’intera natura. [...] La chimica è un’arte diversa dalla fisica e dalla medicina, i
Esistono tre specie di chimica. La prima, scientifica e con- medici e i fisici devono perciò concordare con noi che essa
templativa, e che può quindi essere denominata filosofica, ha deve possedere principi propri e intrinseci, formalmente co-
per scopo soltanto la contemplazione e la conoscenza della stitutivi del suo oggetto.
natura e dei suoi effetti, perché considera come suo oggetto [...] Il chimico ha individuato questi principi (mercurio, zol-
le cose che non sono in nostro potere. [...] La seconda specie fo, sale) e ha compreso, grazie all’esperienza, che la risolu-
di chimica può essere denominata iatrochimica, termine che zione chimica e artificiale poteva spingersi fino a questi tre
indica la medicina chimica. [...] La terza specie si chiama chi- principi in quanto punti d’arrivo.
mica farmaceutica e ha per scopo la sola operazione poiché il Le Febvre precisa poi che i principi che la chimica ricerca non
farmacista deve operare sotto la direzione degli iatrochimici, hanno alcuna concretezza:
seguendo esclusivamente i loro precetti. [...]
Da questa discussione è possibile concludere che la chimica, La chimica ha trovato che la fonte e la radice di tutte le cose
in quanto è costituita da tre diverse branche, è scienza e arte. è una sostanza spirituale, omogenea, simile a sé stessa, che
è designata dai filosofi antichi e moderni con diversi nomi.
La chimica filosofica di cui parla Le Febvre è una vera e propria È stata denominata sostanza vitale, spirito di vita, mummia
filosofia della natura, il cui oggetto non è solo la natura della materia, vitale, caldo naturale, umido radicale, anima del mondo, en-
degli elementi e dei metalli, ma anche quella degli astri e degli esseri telechia, natura, spirito universale, mercurio di vita e con altri
viventi. Questa filosofia sarà poi contrapposta sia alla scolastica sia nomi che non è necessario ricordare qui dato che abbiamo in-
alla nascente filosofia atomistica e corpuscolare: tra i suoi esponenti dicato quelli principali.
si possono ricordare due chimici di matrice paracelsiana come Van La tradizione magico-ermetica e il neoplatonismo propri dell’al-
Helmont e Johann Joachim Becher (1635-82). chimia permearono in parte anche le altre discipline scientifiche, che
Nonostante il nuovo clima e fervore scientifico, i dotti del pure ebbero un’evoluzione più rapida. Lo stesso Niccolò Copernico,
Seicento non hanno dimenticato Aristotele: la scienza, infatti, deve per esempio, chiamò in causa, oltre ai neoplatonici, quell’Ermete
avere come fine proprio la ricerca dei principi ultimi che sono na- Trismegisto che gli antichi consideravano padre della conoscenza,
scosti ai sensi e possono essere rivelati solo con la pratica scientifica. mentre è noto che Newton si dedicò anche all’alchimia. La nuova
Qui l’influenza di Paracelso è ancora forte, tanto che in Les éléments scienza non è più solo speculazione intellettuale: come abbiamo vi-
de chymie Beguin individua i principi della chimica nelle tre entità sto anche nel campo della chimica, la scienza ora riunisce in sé sia
zolfo, sale e mercurio: teoria che pratica.