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Istituto Universitario di Architettura di Venezia A.A.

2001-2002

10

Lo scambio termico per Conduzione

10.1 PREMESSA: I MECCANISMI DI TRASMISSIONE DEL CALORE


In Termodinamica si è definito il calore come la forma assunta dall’energia in transito quando la
sua trasmissione da un corpo ad un altro avviene solo in virtù di una differenza di temperatura.
L’insieme dei processi mediante i quali ha luogo tale trasporto di energia viene studiato in una
disciplina distinta dalla Termodinamica la quale, basandosi sui concetti fondamentali della
Termodinamica, studia l’evoluzione nel tempo degli eventi generati da stati di non equilibrio
termico. Anche questa branca della fisica ha un forte carattere sperimentale e proprio
dall’osservazione sperimentale dei fenomeni termici è possibile mettere in evidenza il fatto che
lo scambio termico tra due corpi, aventi temperatura diversa, può avvenire:

• per contatto in assenza di moto relativo tra due corpi; l’osservazione sperimentale del
fenomeno segnala che le temperature dei due corpi cambiano nel tempo fino a quando
entrambi raggiungono la stessa temperatura, il cui valore risulta intermedio tra quelli
delle loro temperature iniziali;

• per contatto in presenza di moto relativo tra un corpo ed un fluido; si osserva che, dopo
un certo tempo, il corpo assume la stessa temperatura del fluido;

• senza contatto tra corpi separati dallo spazio vuoto; anche in questo caso
l’osservazione sperimentale del fenomeno evidenzia il fatto che diminuisce la
temperatura dei corpi caldi (raffreddamento) e contemporaneamente aumenta la
temperatura di quelli freddi (riscaldamento).

L'osservazione sperimentale dello scambio termico indica inoltre che si tratta di un fenomeno
complesso che, in generale, è costituito dalla sovrapposizione degli effetti di più fenomeni
elementari ognuno dei quali può avere un ruolo prevalente o marginale secondo le proprietà del
mezzo di trasmissione del calore. In ogni caso per trattare i problemi di Trasmissione del Calore
si distinguono tre modi diversi meccanismi di trasmissione detti rispettivamente:

• Conduzione,
• Convezione,
• Irraggiamento

In questo e nei prossimi capitoli ognuno dei tre meccanismi di scambio termico verrà descritto
allo scopo di metterne in chiaro le peculiarità e di evidenziare sinteticamente il carattere delle
equazioni che consentono di rappresentarlo in maniera quantitativa.

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10.2 LA CONDUZIONE TERMICA


La conduzione termica, da un punto di vista macroscopico, si manifesta come scambio di
energia termica all’interno di corpi o tra corpi solidi, liquidi o gassosi, in contatto tra di loro,
senza movimento macroscopico di materia.
Lo scambio termico è dovuto alla cessione di energia cinetica molecolare (rotazionale e
vibrazionale) da zone ad alta temperatura verso zone adiacenti a più bassa temperatura.
Nel caso particolare dei solidi metallici, oltre a tale meccanismo si deve considerare anche la
componente di energia trasportata grazie al moto degli elettroni.
L’energia termica, che si scambia o che si propaga nel materiale considerato, dipende dalla
geometria e dalle caratteristiche del corpo oltre che dalla differenza di temperatura tra le regioni
del corpo interessate al fenomeno di scambio termico. Per esempio, se si riveste un serbatoio
di acqua bollente con lana di vetro (materiale isolante termico), si riduce l’entità della
dispersione termica all’aumentare dello spessore dell’isolante. Come pure tale dispersione
dipenderà dalla differenza di temperatura tra acqua ed ambiente circostante oltre che
dall’estensione dell’area disperdente.

10.3 IL POSTULATO DI FOURIER


Allo scopo di analizzare più nel dettaglio la conduzione e fissare alcuni concetti fondamentali è
utile considerare, ripercorrendo le esperienze di uno scienziato francese del secolo scorso
(Jean Fourier 1768 – 1830) un sistema molto semplice costituito da una barretta cilindrica di
materiale omogeneo (struttura del materiale uniforme in ogni punto) ed isotropo (proprietà
termofisiche indipendenti dalla direzione). Le estremità della barretta siano costituite da due
superfici piane parallele a distanza ∆x, mantenute a temperature diverse ed uniformi T1 e T2:

T1 > T2 T1 - T2 = ∆T

Si consideri il corpo ben isolato lungo tutto l’inviluppo in modo che il flusso termico abbia luogo
solo lungo il suo asse.

A, T1
T2

qx

∆x

Figura 10.1. Flusso termico attraverso una barretta cilindrica.

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La differenza di temperatura causa un flusso di potenza termica q x attraverso la sezione A; si


trova che:

∆T
Qx ∝ A (10.1)
∆x

Ossia si osserva la proporzionalità tra flusso termico, differenza di temperatura, lunghezza della
barra e superficie della sezione A. Tale proporzionalità è esprimibile tramite un fattore detto
conducibilità termica del materiale λ. Tale coefficiente, che è una proprietà fisica del materiale e
ne misura il comportamento, si misura in W/(m⋅K).
L’affermazione della (10.1) può allora essere riscritta come:

∆T
Qx = − λ A (10.2)
∆x

in cui il segno meno (-) sta ad indicare che la direzione del flusso termico, se concorde con
l’asse delle ascisse crescenti, deve comunque corrispondere al decrescere della temperatura
(gradiente negativo). Questa relazione è nota come postulato di Fourier. In forma
differenziale, l’equazione (10.2) può essere scritta nella forma:

∆T ∂T
Q x = − λ A lim ∆ x → 0 = −λ A (10.3)
∆x ∂x

Nel corpo considerato si avranno delle superfici a temperatura costante che


approssimativamente possono essere individuate nei piani perpendicolari all’asse del cilindro.
Si osserva quindi che il flusso termico si propaga in direzione perpendicolare alle superfici
isoterme ossia, in termini matematici, lungo la direzione del vettore gradiente di temperatura
∆T/δx. Tale situazione ha una validità generale, ossia su di un corpo qualsiasi una volta
individuata una superficie isoterma il flusso di calore si propagherà in ogni punto in direzione
perpendicolare a tale superficie.

∆n

P ∆A
T + ∆T

Figura 10.3. Direzione del flusso termico.

Si consideri allora su di una superficie isoterma alla temperatura T, un elemento di area ∆A


contenente un punto P. Considerando la normale n alla superficie in P e l’isoterma a

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temperatura T + ∆T, che sulla normale identifica il segmento ∆n, e trascurando il flusso termico
disperso lateralmente dal cilindro di base ∆A ed altezza ∆n così identificato (vedi Figura 10.3),
si può scrivere:

∆T ∂T
Q = − λ ⋅ ∆A ⋅ = − λ ⋅ ∆A ⋅ (10.4)
∆n ∂n

Il flusso termico specifico q, al tendere a zero dell’area ∆A, diviene:

Q& ∂T
q * = − λ lim ∆ A → 0 = −λ (10.5)
∆A ∂n

A partire da tale relazione, per il fatto che il flusso termico è un vettore diretto normalmente alla
superficie considerata, la relazione (10.5) può essere scritta in termini vettoriali, e per unità di
area, si ha:
r ∂T r ∂T r ∂T
q * = − λ ∇T = − λ [ i +j +k ] (10.6)
∂x ∂y ∂z

in cui i, j, k sono i versori dei tre assi cartesiani ortogonali. E' evidente che, in questo caso, q* è
il flusso specifico che si misura in W/m2.

10.4 IL COEFFICIENTE DI CONDUCIBILITÀ TERMICA λ


Il valore del coefficiente di conducibilità termica λ delle diverse sostanze varia entro limiti
larghissimi, dipende dallo stato del materiale e può variare con la temperatura, la pressione e
gli eventuali trattamenti termici che il materiale ha subito.
La conducibilità termica, come detto, si misura, nel sistema SI, in W/(m K). La tabella 10.1
riporta a grandi linee i valori della conducibilità λ per le diverse classi di sostanze. La tabella
10.2 riporta i valori della conducibilità termica in unità del Sistema Internazionale per sostanze
di frequente utilizzo.

Tabella 10.1. Valori della conducibilità termica per classi di materiali.

Materiale λ [W/(m K)]


Gas alla pressione atmosferica 0,007 ÷ 0,2
Materiali isolanti 0,02 ÷ 0,2
Liquidi non metallici 0,05 ÷ 0,7
Solidi non metallici 0,3 ÷ 2,3
Metalli liquidi 8 ÷ 80
Metalli e leghe metalliche 14 ÷ 420

Tabella 10.2. Conduttività termica per alcuni materiali λ [W/(m K)]

Acqua

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liquido 0,6 W/ (m K)
ghiaccio 1,8 W/ (m K)

Legno 0,15 W/ (m K)
Balsa 0,055 W/ (m K)
Aria 0,026 W/ (m K)

Materiali isolanti
Polistirolo espanso 0,024 W/ (m K)
Sughero espanso 0,036 W/ (m K)
Lana di vetro 0,04 W/ (m K)
Fibra di vetro 0,035 W/ (m K)

Materiali da costruzione
Calcestruzzo 0,8 ÷1,4 W/ (m K)
Mattoni di argilla 1,0 ÷1,2 W/ (m K)
Marmo 2,8 W/ (m K)
Sabbia 0,27 W/ (m K)
Terreno 0,52 W/ (m K)

Alluminio 200 W/ (m K)
Vetro 1,4 W/ (m K)
Grafite 1950 W/ (m K)]
Diamante 2300 W/ (m K)

10.5 L’EQUAZIONE GENERALE DELLA CONDUZIONE


Nei paragrafi precedenti è stato dato un inquadramento generale della conduzione termica; si
cercherà qui di seguito di fornire una trattazione più generale del fenomeno in grado di
descrivere qualsiasi situazione sperimentale.
Come si è già sottolineato lo scambio di energia per conduzione avviene per interazione diretta
tra le molecole del mezzo che, ove esista un gradiente di temperatura, secondo le ipotesi della
teoria cinetica si scambiano la loro energia cinetica rotazionale e vibrazionale. In seguito a tali
scambi la quota di energia posseduta da ogni volume elementare del corpo si modifica e, di
conseguenza, si modifica anche il campo delle temperature. Il fenomeno è pertanto descritto
quando sia noto il campo di temperatura all’interno del corpo, campo che è in generale funzione
delle coordinate spaziali x, y, z e del tempo τ. Lo studio del fenomeno richiede pertanto la
precisazione della funzione scalare:

T = f ( x , y , z,τ ) (10.7)

Il luogo geometrico dei punti del corpo che in un certo istante del tempo τ hanno la medesima
temperatura è una superficie isoterma. Le superfici isoterme non si intersecano mai tra loro in
quanto un punto, in un certo istante, può avere un solo valore di temperatura.
Si osserva facilmente che in regime stazionario, cioè indipendente dal tempo, le superfici
isoterme sono invariabili: ciò significa che, se si immagina di poter fotografare in istanti
successivi la loro configurazione all’interno del corpo, le immagini che si otterrebbero
risulterebbero identiche fra loro. In regime variabile, invece, le superfici isoterme sono mobili e
deformabili: ciò significa che, se si immagina di poter fotografare in istanti successivi la loro

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configurazione all’interno del corpo, le immagini che si otterrebbero risulterebbero diverse


istante per istante.
L’intersezione di un piano con le superfici isoterme determina su quel piano delle curve o linee
isoterme che, come le superfici, sono continue e non possono intersecarsi tra loro: il maggior
gradiente di temperatura si incontra attraversando le linee isoterme in una direzione n normale
ad esse. Per esplicitare la (10.7), una possibile tecnica è quella di considerare un bilancio
elementare di energia su un elemento infinitesimo di un generico corpo. Si consideri un mezzo
omogeneo sul quale si vada a considerare un elemento infinitesimo di volume dV (Figura 10.4).
La forma generale dell'equazione di conservazione dell'energia, limitatamente ai soli flussi
termici, fornisce:

E& in + E& g − E& out = E& st (10.8)

in cui: E& in = potenza termica in ingresso [W];


E& = potenza termica in uscita [W];
out

E& g = potenza termica generata [W];


E& st = potenza termica immagazzinata [W].

Considero come superficie di controllo nel mezzo quella che delimita il volumetto dV = dx ⋅ dy ⋅
dz, si può procedere a esplicitare la relazione (10.8):

( q x + q y + q z ) + E& g − ( q x + dx + q y + dy + q z + dz ) = E& st

q z + dz

dy

dz q y + dy

E& g
qx E& st q x + dx

qy
qz

dx

Figura 10.4. Bilancio sull’elemento infinitesimo dV

Scomponendo in serie di Taylor i termini relativi ai flussi termici in ingresso ed in uscita si ha:

∂ qx ∂ qy ∂ qz
q * x + dx = q * x + dx q * y + dy = q * y + dy q * z + dz = q * z + dz
∂x ∂y ∂z

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Tali termini sono flussi termici puramente conduttivi e perciò devono essere valutati con la legge
di Fourier, secondo la quale:

∂T ∂T ∂T
qx = − λ dy dz qy = − λ dx dz qz = − λ dy dx
∂x ∂y ∂z

e pertanto i termini in uscita sono determinati come:

∂T ∂ ∂T
q x + dx = − [ λ + (λ )] dx dy dz
∂x ∂x ∂x

∂T ∂ ∂T
q y + dy = − [ λ + (λ )] dx dy dz (10.9)
∂y ∂y ∂y

∂T ∂ ∂T
q z + dz = − [ λ + (λ )] dx dy dz
∂z ∂z ∂z

Per quanto riguarda la generazione interna, ipotizzando che H sia la generazione di potenza
termica per unità di volume [W/m3], uniforme in tutto il volume infinitesimo dV, si può ricavare:

E& g = H dx dy dz

Mentre per la potenza termica immagazzinata, si deve tener conto della massa δM del materiale
considerato; tale massa si può esprimere come prodotto della densità ρ per il volume dV:

δM = ρ dx dy dz
e la potenza termica immagazzinata sarà determinata dalla variazione della temperatura nel
tempo τ per il calore specifico c del materiale (se solido c = cp), ovvero pari alla variazione
temporale dell’energia interna U della sostanza:

∂T
E& st = ρ c p dx dy dz (10.10)
∂τ

L’Equazione generale della conduzione (10.8) nella forma più generale, diviene, con le posizioni
fatte:

∂ ∂T ∂ ∂T ∂ ∂T ∂T
(λ )+ (λ )+ (λ ) + H = ρ cp (10.11)
∂x ∂x ∂y ∂y ∂z ∂z ∂τ

Se λ è costante (mezzo omogeneo ed isotropo), è possibile rendere l’equazione (10.11) nella


forma (equazione di Fourier):

∂2 T ∂2 T ∂2 T H ρ c p ∂T
+ + + = (10.12)
∂ x2 ∂y2 ∂ z2 λ λ ∂τ

Con il termine λ/(cp ρ) è designata la diffusività termica che, nel Sistema Internazionale si
misura in [m2/s] ed è indicata in letteratura con il simbolo “a”. La diffusività termica di un
materiale può essere vista come la capacità che ha un materiale di condurre energia termica,

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rispetto alla sua capacità di accumulare energia. Un alto valore di diffusività termica indica una
veloce propagazione dell’energia termica, mentre un valore basso, indica che nel materiale è
preponderante l’accumulo. La Tabella 10.3 riporta i valori della diffusività termica per alcuni
materiali. Se il regime è stazionario, la dipendenza dal tempo τ viene eliminata; la relazione
(10.12) diviene (equazione di Poisson):

∂2 T ∂2 T ∂2 T H
+ + + = 0 (10.13)
∂ x2 ∂y 2
∂z 2
λ

Senza generazione interna, si ottiene una forma più semplice (equazione di Laplace):

∂2 T ∂2 T ∂2 T
+ + =0 (10.14)
∂ x2 ∂y2 ∂ z2

Tabella 10.3. Valore della diffusività termica a [m2/s] per alcune sostanze

Metalli
Oro 127 x 10-6 m2/ s
Acciaio 4 x 10-6 m2/ s
Alluminio 97 x 10-6 m2/ s

Solidi non metallici


Legno 20 ÷ 30 x 10-6 m2/ s
Calcestruzzo 0,75 x 10-6 m2/ s
Mattoni 0,52 x 10-6 m2/ s
Vetro 0,34 x 10-6 m2/ s
Legno (quercia) 0,13 x 10-6 m2/ s

Aria 22,4 x 10-6 m2/ s

Acqua liquido 0,14 x 10-6 m2/ s


solido 1,2 x 10-6 m2/ s

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10.6 ALCUNE SOLUZIONI DELL’EQUAZIONE GENERALE DELLA CONDUZIONE

A) Strato piano semplice


Si consideri uno strato piano semplice (Figura 10.5) in regime stazionario e senza generazione
interna di calore. Lo strato considerato sia di spessore finito s [m] e alla superficie delle due
facce si sono misurate le due temperature T1 e T2 (T1>T2). Per esso valgono quindi le seguenti
ipotesi:

∂T
=0 H=0
∂τ

Inoltre per il materiale considerato si possa ragionevolmente supporre λ indipendente dalla


temperatura: Nel caso indicato vale la relazione (10.14):

∂2 T ∂2 T ∂2 T
+ + =0
∂ x2 ∂y2 ∂ z2

T1 T2

0 s x

Figura 10.5. Strato piano semplice

Per una tale configurazione geometrica, nell’ipotesi che lo strato sia indefinitamente esteso
nelle direzioni y e z, posso ritenere:

∂2 T ∂2 T
=0 = 0 (10.15)
∂ y2 ∂ z2

La temperatura dipende solamente dalla variabile x; posso pertanto scrivere:

d2 T
= 0 (10.16)
d x2

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che risolta permette di ottenere:

T (x) = C1 x + C2 (10.17)

Fissati i seguenti valori per le condizioni al contorno (di primo tipo sulla temperatura):

x=0 ⇒ T = T1
x=s ⇒ T = T2

ottengo il seguente andamento della temperatura:

T1 − T2
T =T1 − ⋅x (10.18)
s

L’andamento della temperatura è pertanto rettilineo: la Figura 6 riporta l’andamento della


temperatura nello strato e la direzione del flusso termico. Per il flusso termico specifico q*, per
la Legge di Fourier, è valutabile da:

dT λ
q *= −λ = ⋅ (T1 − T 2 ) (10.19)
dx s

L’espressione (10.19) può essere scritta in modo leggermente differente:

(T1 − T 2 ) (T1 − T 2 )
q* = = (10.20)
s R t ,cond
λ

Nell’espressione (10.20) con Rt,cond è stata indicata, in analogia con la legge di OHM per le reti
resistive elettriche, la resistenza termica di conduzione:

s
Rt ,cond = (10.21)
λ
La resistenza termica alla conduzione di uno strato si misura in [K m2/ W]. Minore risulta la
conducibilità termica del materiale λ, maggiore risulta la resistenza termica dello strato. La
resistenza termica cresce in modo proporzionale allo spessore dello strato. Dall’espressione
(10.20), è possibile scrivere:

(T1 − T2 )
Rt ,cond = (10.22)
q

q Rt,cond = (T1 - T2) (10.23)

Ad uno strato piano semplice è riconducibile con buona approssimazione il caso di una parete
piana semplice. La soluzione di questo caso trova applicazione nei casi più semplici di strutture
edilizie delimitanti spazi abitativi di cui, note le condizioni al contorno, si vogliano determinare i
flussi termici conduttivi (e convettivi) dispersi (caso invernale) o guadagnati (caso estivo).

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T1

T
T2

0 s

Rt,cond

Figura 10.6. Andamento della temperatura in uno strato piano

B) Strato piano multiplo:


Si consideri un sistema costituito da più strati piani di area A come in Figura 10.7. I materiali
siano di spessore e tipologia differente. La soluzione di questo caso può essere estesa ad un
numero qualsivoglia di strati. Non essendovi generazione interna di energia termica, il flusso
termico specifico q* che attraversa gli strati piani è lo stesso, e può essere determinato con la
relazione (10.20) applicata ad ognuno degli strati:

(T1 − Ts1 ) (Ts1 − Ts 2 ) (Ts 2 − T2 )


q *= = = (10.24)
s1 s2 s3
λ1 λ2 λ3

Ts1 = temperatura all'interfaccia tra gli strati 1 e 2;


Ts2 = temperatura all'interfaccia tra gli strati 2 e 3;
λi = conduttività termica dello strato i-esimo;
si = spessore dello strato i - esimo

Sottraendo membro a membro ciascun termine della relazione (10.24), posso ottenere:

(T1 − T2 ) (T1 − T2 )
q* = = (10.25)
3
si Rtotale
∑λ
i =1 i

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T1 T2

T1 > T2

s1 s2 s3

Figura 10.7. Strato piano multiplo (o composto)

in cui la resistenza totale di conduzione dei tre (o N ) strati è calcolabile come:


3
si m 2K
Rtotale = ∑λ
i =1
[
W
] (10.26)
i

Di utile applicazione (per esempio nella determinazione del Diagramma di Glaser) è la


determinazione delle temperature di interfaccia Ts1 e Ts2. Dalle relazioni (10.24) e (10.25), si
ricava:

s1
(T1 − Ts1 ) λ1 R t ,cond ,1
= = (10.27)
(T1 − T2 ) s1 s 2 s 3 R totale
+ +
λ1 λ 2 λ 3

s1
λ1
(T1 − Ts1 ) = ( T1 − T2 ) ⋅ (10.28)
s1 s 2 s 3
+ +
λ1 λ 2 λ 3

s1
λ1
Ts1 = T1 − [( T1 − T2 ) ⋅ ] (10.29)
s1 s 2 s 3
+ +
λ1 λ 2 λ 3

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s2
λ2
ugualmente: Ts 2 = Ts1 − [( T1 −T2 ) ⋅ ] (10.30)
s1 s 2 s 3
+ +
λ1 λ 2 λ 3

In generale, per ciascuno strati i-esimo, si può ricavare la relazione:

∆ Ti R t ,cond ,i
= (10.31)
∆ Ttot R totale

La Figura 10.8 riporta un esempio degli andamenti della temperatura in uno strato composto. Si
noti che, se la resistenza di un singolo strato è elevata (ad esempio se il materiale è un
isolante), la differenza tra le temperature alle estremità dello strato risulta elevata. Di contro là
dove la resistenza è bassa, la differenza tra le temperature superficiali è ridotta. Le relazioni
trovate trovano logica applicazione nei casi di pareti piane multistrato.

T1

T2

s1 s2 s3

Figura 10.8. Esempio di profilo termico in uno strato piano composto (parete multistrato).

BIBLIOGRAFIA
C. Bonacina, A. Cavallini, L. Mattarolo, Trasmissione del Calore, Ed. CLEUP, Padova, 1992

Y.A. Cengel, Termodinamica e Trasmissione del Calore, Mc Graw-Hill, 1998

M.N. Özisik, Heat Conduction, J. Wiley & Sons, Inc, Second Edition. 1993

A. Bejan, Convecticve Heat Transfer, MC Graw Hill

F. Incropera, D. DeWitt, Fundamentals of Heat and Mass Transfer, J. Wiley & Sons, Inc, Third
Edition. 1990

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PROPRIETÀ DEL FLUSSO TERMICO


NELLE PARETI MULTISTRATO IN REGIME STAZIONARIO.

Applicando il Primo Principio della Termodinamica ad ogni


strato che compone una parete multistrato si dimostra
l’uguaglianza, in regime stazionario, tra il flusso Q& e entrante dalla
superficie che delimita uno strato qualsiasi, verso sinistra, ed il
flusso Q& u uscente dalla superficie che delimita lo stesso strato,
verso destra.

Infatti, in base alle ipotesi già ammesse:


- lo strato è formato da materiale omogeneo, delimitato da due
superfici piane, parallele, isoterme, privo di sorgenti che
generino energia termica, elettrica, chimica, o di altra natura,
internamente al volume considerato1,
- all’interno dello strato o sulla sua superficie di contorno, non
avvengono fenomeni di transizione di fase,
- è nullo il lavoro scambiato con l’esterno,
- è nullo il calore scambiato con l’esterno nelle direzioni degli
assi y e z attraverso le quattro superfici di contorno dello
strato,
- la temperatura di ogni punto dello strato è costante nel tempo,

si deduce che non vi è variazione dell’energia interna2 dello


strato (∆U=0); pertanto il PPT si scrive nella forma ΣQ=0, ovvero:
Σ Q& = Q& e - Q& u = 0, ossia Q& e = Q& u .
Ciò significa che il flusso entrante lungo un asse qualsiasi è
uguale, in modulo, a quello uscente lungo la stessa direzione.

3
Queste fonti modificano l’energia interna e quindi possono riscaldare o raffreddare lo strato; ad esempio in alcuni impianti
all’interno delle strutture vengono inserite delle tubazioni percorse da fluido caldo oppure cavi elettrici usati come elementi
riscaldanti.
4
dU=0 perché in ogni mezzo monofase l’energia interna U è proporzionale alla temperatura T.

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Pareti piane composte in regime stazionario.


Nelle applicazioni si incontrano spesso pareti piane composte da più elementi
costruttivi aventi area, spessore e conduttività diverse tra loro; i casi più comuni sono
rappresentati dalle pareti con fori per finestre, dai solai costituiti da travetti in
calcestruzzo e blocchi in laterizio oppure dalle finestre costituite dalla parte vetrata e dal
telaio.
La denominazione "in parallelo" vuole indicare che questa configurazione è
caratterizzata dal fatto che gli n strati piani che costituiscono la parete composta sono
attraversati da n flussi termici che seguono percorsi diversi (in parallelo) avendo tutti
origine da un unico sistema o corpo o ambiente alla temperatura T1 e destinazione
unica su un sistema o corpo o ambiente alla temperatura T2. In sostanza tutti gli strati
sono sottoposti alla stessa differenza di temperatura.

A1

A2

Molto spesso è utile, nei calcoli, sostituire a queste pareti, composte da più elementi
sottoposti alla stessa differenza di temperatura, una unica parete equivalente.
Per semplificare il problema si fa l'ipotesi che ogni elemento conduttore si comporti
come uno strato piano semplice, cioè che la trasmissione del calore sia di tipo
monodimensionale. Tale ipotesi implica, in analogia allo strato piano semplice, che i
bordi di ogni elemento costruttivo siano adiabatici oppure che, di fatto, il flusso
attraverso i bordi sia trascurabile rispetto a quello che attraversa le due superfici piane
principali; nel caso contrario la trasmissione del calore deve essere studiata con
l'equazione di Fourier applicata ad un sistema con trasmissione bidimensionale, come
si vedrà nel Cap. 5 a proposito dei ponti termici.

Con le ipotesi di: omogeneità dei singoli strati, regime stazionario, campo termico
monodimensionale, applicando il principio di sovrapposizione degli effetti e ricordando
che tutti gli elementi sono sollecitati dalla stessa differenza di temperatura (T1 -T2), si
ottiene:

IUAV Corsi di Fisica Tecnica A.A. 2000-2001 M. Vio, P. Romagnoni, F. Peron 110
Istituto Universitario di Architettura di Venezia A.A. 2001-2002

primo elemento : Q& 1 = C1·A1·(T1 -T2)


secondo elemento : Q& 2 = C2·A2·(T1 -T2) (12)
n-esimo elemento : Q& n = Cn·An·(T1 -T2)

& che attraversa l'intera parete, avente superficie A = A1 + A2 +...+ An , è


Il flusso totale Q
pari alla somma di tutti i flussi parziali calcolati con le relazioni (12), ovvero:

Q& = Q& 1 + Q& 2 + ... + Q& n = (C1·A1 + C2·A2 + ... + Cn·An)· (T1 -T2) (13)
da cui si ottiene:

C = Q& /A·(T1 -T2) = (C1·A1 + C2·A2 + ... + C n ·A n)/A (14)

La conduttanza specifica media e la resistenza specifica media della parete


composta, valgono:

C = C1·A1/A+ C2·A2/A + ... + Cn·An/A [W/(m2 K)] (15)


R = 1/C [m2K/W]

La differenza sostanziale tra la disposizione degli strati elementari in serie (parete


multistrato) ed in parallelo (parete composta) è costituita dal fatto che gli strati in serie
hanno in comune il flusso termico e ciascuno è sottoposto ad una differenza di
temperatura diversa che dipende dalla propria resistenza termica, mentre gli strati in
parallelo hanno in comune la differenza di temperatura ad essi applicata e vengono
attraversati da flussi diversi che dipendono dalla resistenza termica di ciascuno.

Nella parete composta la conduttanza totale è pari alla somma delle


singole conduttanze.

Nella parete multistrato la resistenza totale e pari alla somma delle


resistenze dei singoli strati.

IUAV Corsi di Fisica Tecnica A.A. 2000-2001 M. Vio, P. Romagnoni, F. Peron 111