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Il primo libro del Salterio

Gianni BARBIERO
(Pontificio Istituto Biblico)

Nella prima lezione del seminario, il prof. Auwers ha tracciato il disegno del Salterio.
Approfondendo questo principio, io vorrei esemplificare, a partire da un libro concreto, la logica
sottintesa nella successione dei vari salmi. Il libro che ho scelto è il primo, perché mi è più
familiare, avendo dedicato ad esso la mia abilitazione1.
Seguendo una proposta avanzata da Hossfeld e Zenger, due pionieri della ricerca attuale sul
salterio, il primo libro è articolato, a mio avviso, in un prologo, costituito dai Sal 1–22, seguito
da quattro raccolte parziali: la prima di 12 salmi (3–14), la seconda di 10 (15–24), la terza
ancora di 10 (25–34), la quarta di 7 (35–41).
La distribuzione delle raccolte obbedisce anzitutto al ritmo della preghiera3, quale si può
cogliere, ad esempio, nel Sal 36. Questo salmo comincia con una lamentazione, in cui il salmista
scopre il peccato nel proprio cuore («Oracolo della colpa al malvagio – all’interno del mio
cuore…», v. 2). Fino al v. 5, lo stato d’animo dell’orante è turbato, la situazione apparentemente
senza via d’uscita. Dal v. 6 al 10 il quadro cambia completamente. Il salmista dimentica il
mondo del peccato e descrive con toni idillici il regno della salvezza propiziata dalla vicinanza
di Dio nel suo tempio («YHWH, il tuo amore è nel cielo… Uomini e bestie tu salvi, YHWH», vv.
6.7). Nei vv. 11-13 ritorna la preghiera, che aveva caratterizzato l’inizio del salmo: ma questa
adesso ha un tono diverso: dopo l’esperienza di Dio il tono è quello della fiducia: «Riversa il
tuo amore su chi ti riconosce, la tua giustizia sui retti di cuore…» (v. 11)4.
Questo ritmo: lamentazione – lode – lamentazione, caratterizza la successione delle quattro
raccolte del libro. La prima raccolta (Sal 3–14) è contrassegnata dalla lamentazione, che ritorna
nell’ultima raccolta (Sal 35–41). Le due raccolte centrali (Sal 15–24 e 25–34) sono invece
caratterizzate dalla lode e dal ringraziamento, anche se il lamento non manca neppure qui, ma
il tono dominante è la lode. Il lamento ritorna nella quarta raccolta, i Sal 35–41.

Tabella 1
A Sal 3–14 Lamentazione
B Sal 15–24 Inno – ringraziamento
B’ Sal 25–34 Inno – ringraziamento
A’ Sal 35–41 Lamentazione

Si può dire, idealmente, che la supplica, elevata nella prima raccolta, trova risposta nelle due
raccolte centrali, e da lì ritorna nella raccolta finale. L’esperienza di salvezza, fatta già una volta
in passato, alimenta la speranza del momento presente, caratterizzato anch’esso dalla sofferenza.

——————
1
Per un approfondimento rinviamo a BARBIERO 1999, 719-730; BARBIERO 2003, 464-480; BARBIERO 2014,
41-59.
2
Questa è l’opinio communis, ma non da tutti condivisa. Beat Weber, nella sua relazione in questo seminario,
non senza buone ragioni, ritiene che il prologo del salterio (e del primo libro) sono i Sal 1–3.
3
Per questo aspetto, che valorizza i generi letterari dei salmi, cf. MILLARD 1994.
4
Per questa lettura del Sal 36, cf. LOHFINK 1990.
G. BARBIERO: Il primo libro del Salterio [20 gen 2020] 2

Tutto sommato, il I libro è caratterizzato dal lamento: su 41 salmi, le lamentazioni sono 235. A
livello di salterio complessivo c’è una progressione dal lamento alla lode. L’ultimo libro è
caratterizzato dall’Alleluia. Ma la fine del primo libro non è ancora il tempo dell’Alleluia.
Accanto al movimento della preghiera, si lascia cogliere, nella disposizione dei salmi, un
altro principio, che chiamerei «storico-salvifico». Diversi autori hanno osservato che la
composizione del salterio riflette in certo modo la storia della salvezza, dall’epoca monarchica
di Israele a quella postesilica, passando per la crisi dell’esilio6. Si potrebbe dire che il primo
libro, forse anche per il fatto di essere il più antico7, sia servito di modello per la composizione
dell’intero libro dei Salmi: esso offre uno spaccato delle tappe fondamentali della storia della
salvezza, dall’epoca monarchica a quella postesilica. I due salmi del prologo, con l’accento
posto da un lato sulla torah (Sal 1) dall’altro sulla regalità di YHWH e del suo messia (Sal 2)
offrono la tematica di fondo sotto cui cogliere lo sviluppo teologico del libro8.

1. IL PROLOGO DEL LIBRO, I SAL 1–2: TORAH E REGNO


Grant ha mostrato come l’unione dei due temi del prologo, torah e monarchia, rifletta la
legge deuteronomica sul re (Dt 17,14-20)9, ripresa all’inizio dei ‫( נביאים‬Gs 1,6-9) e alla loro fine
(Ml 3,22-24). Il fatto che i due salmi siano privi di un titolo li separa dai seguenti, che sono,
con due sole eccezioni (i Sal 10 e 33), muniti di un titolo davidico. L’unione dei due temi non
è casuale, perché essa viene ripresa al centro della seconda raccolta, nei Sal 18–21, in cui il
tema della regalità (Sal 18; 20–21) viene di nuovo accostato a quello della torah (Sal 19).
Sia il Sal 1 (cf. vv. 4-6) che il Sal 2 (cf. vv. 8-12) pongono tutto il salterio, e particolarmente
il primo libro, in una luce escatologica, di fronte all’imminente giudizio divino10. Questa è
anche la prospettiva della conclusione dei libri profetici: «Tenete a mente la legge del mio servo
Mosè, al quale ordinai sull’Oreb precetti e norme per tutto Israele. Ecco, io invierò il profeta
Elia prima che giunga il giorno grande e terribile di YHWH» (Ml 3,22-23).
Il quadro che il prologo del salterio presenta è quello di una società alternativa rispetto a
quella del mondo11. Nel Sal 1, il giusto si trova isolato nel gruppo di «malvagi, peccatori,
arroganti» che non si curano della legge del Signore (v. 1)12. Nel Sal 2 YHWH e il suo messia
devono affrontare una guerra contro le «genti», i «popoli», i «re» e i «principi» della terra, che
——————
5
Come tali consideriamo i Sal 3–7; 10–14; 16–17; 20; 22; 25–28; 31; 35; 38–39; 41.
6
Si veda, ad esempio, WILSON 1993; WILSON 2005; KRATZ 1996, 27 («In chiara analogia con la storia
cronistica, e anche consapevolmente ad essa orientato, il salterio rappresenta così la storia di Israele in epoche
articolate dossologicamente, le quali però, diversamente dalla concezione cronistica, non sono pensate
politicamente, ma vengono trasformate in categorie universalmente umane e individuali»); KRATZ 1992, 36-38;
STECK 1988, 242-243, n. 35.
7
«Al pensiero che il primo libro già da tempo era stato composto, quando vennero aggiunti gli altri libri, sembra
che non ci siano indicazioni in contrario» (VON LENGERKE 1847, XXXI; cf. nella stessa linea NIEMEYER 1950, 70-
71; ZENGER 2001, 250).
8
Con buona pace di WILLGREN 2018, si veda, ad esempio, l’affermazione di McCann: «By celebrating God as
judge of the wicked (Ps 1,4-6) and ruler of the nations (Psalm 2), Psalm 1 and 2 affirm the possibility of hope amid
the realities presented by the exile, dispersion and the loss of royal sovereignty and national autonomy in the
postexilic era. By standing at the head of the Book 1, Psalms 1 and 2 also provide a literary context for reading
Psalms 3–41» (MCCANN 1993, 104).
9
GRANT 2004, 234-240.
10
La prospettiva escatologica del primo libro viene esemplarmente messa in evidenza nel Sal 37, sul quale
rimandiamo ai lavori: LOHFINK 1994-1995; RAMÓN RUIZ 2009; RAMÓN RUIZ 2015.
11
Cf. BOTHA 2005.
12
Sulla «solitudine» del giusto nel Sal 1, cf. LOHFINK 2002. Sull’importanza redazionale del Sal 1, cf. inoltre,
p. es., WÉNIN 1995; DIEBNER 1986.
G. BARBIERO: Il primo libro del Salterio [20 gen 2020] 3

non vogliono saperne di obbedire (vv. 1-3). Il tema della lotta contro nemici forti e numerosi
percorre tutto il primo libro, a cominciare subito dal Sal 3: «YHWH, quanti sono i miei avversari!
Molti contro di me insorgono» (Sal 3,2)13. Il messia del Sal 2 assume qui, e nei salmi che
seguono, il volto di «Davide», un messia povero e perseguitato, che deve fuggire di fronte al
suo stesso figlio (Sal 3,1)14.
Il prologo è incluso da un macarismo (‫( )אשׁרי‬1,1; 2,12), che pone tutto il libro sotto il segno
della felicità15. Il salterio si propone dunque come via alla felicità, e la fa consistere nella
meditazione amorosa della legge di Dio (Sal 1) e nella sottomissione al regno di YHWH e del
suo messia (Sal 2), una via diametralmente opposta a quella del mondo, come le beatitudini del
Vangelo sono opposte alla mentalità mondana. L’importanza del macarismo nel I libro viene
confermata dall’inclusione con i due ultimi salmi (Sal 40,5; 41,2) (cf. tab. 2)16: anche qui la
felicità è paradossale, va contro i canoni del mondo17. Questa inclusione conferma il fatto che i
Sal 1-2 costituiscono il prologo non solo del salterio, ma anche del primo libro.
Tabella 2
‫אשׁרי־האישׁ אשׁר לא הלך בעצת רשׁעים‬ Sal 1,1
‫אשׁרי כל־חוסי בו‬ Sal 2,12
‫אשׁרי הגבר אשׁר־שׂם יהוה מבטחו‬ Sal 40,5
‫אשׁרי משׂכיל אל־דל‬ Sal 41,2

2. LA PRIMA RACCOLTA, I SAL 3–14: IL REGNO DELL’UOMO


Dal punto di vista del genere letterario, la prima raccolta presenta la stessa dinamica che
abbiamo riscontrato nell’insieme del libro (cf. tab. 3)18.
Tabella 3
A. Lamentazione Sal 3–7
B. Lode Sal 8
A’. Lamentazione Sal 9–14

Abbiamo una prima serie di 5 lamentazioni individuali (Sal 3–7), a cui ne corrisponde una
seconda, composta di 6 salmi (9–14), ma in cui il Sal 10, senza titolo, vuol essere contato

——————
13
Cf. WEBER 2007. Il tema della lotta tra il messia e i suoi nemici costituisce, secondo Robertson, il Leitmotiv
del primo libro, Sal 1–41, che viene da lui intitolato: «Confrontation» (ROBERTSON 2015, 53-83).
14
Sulla figura di Davide nei Salmi, cf., tra gli altri, COOPER 1983; MAYS 1986; VESCO 1987; LUYTEN 1990;
BALLHORN 1995; CIMOSA 1995; KLEER 1996; AUWERS 1999; VESCO 2006, 77-93; JOHNSON 2009.
15
Cf. in questo senso SUMPTER 2019, 516.
16
Il macarismo appare 8 volte nel I libro: Sal 1,1; 2,12; 32,1.2; 33,12; 34,9; 40,1; 41,2. In tutto il salterio, esso ritorna
26 volte, e 44 in tutta la BE. 26 è un numero altamente significativo nella gematria ebraica, essendo il valore numerico
del tetragramma, YHWH. Sull’importanza della beatitudine cf. anche la relazione di B. Weber nel presente seminario.
17
Per il Sal 40, cf. il v. 5. Per il Sal 41 si veda BARBIERO 2019.
18
Sulla raccolta dei Sal 3–14, cf. BARBIERO 1999, 63-188; HARTENSTEIN 2010; HARTENSTEIN – JANOWSKI
2012-, 129-134; HOSSFELD – ZENGER 1992; MILLARD 1994, 127-135; SUMPTER 2019; NEUMANN-GORSOLKE
2013; LEUENBERGER 2004, 96-97; VESCO 2006, 95-173; LORENZIN 2000, 49-82; SANZ GIMÉNEZ-RICO 2014, 61-
128; NEUBER 2018. Per una diversa articolazione cf. MEYNET 2018, 19-241, che vede una prima sezione del primo
libro nei Sal 1–18, a sua volta articolata nelle tre sotto-sezioni dei Sal 1–8; 9–10, e 11–18.
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insieme al precedente Sal 919. Al centro si pone l’inno del Sal 8.


I 12 salmi sono disposti in maniera alternata (ABA’B’A”B”), per cui a un salmo del giorno
fa seguito uno della notte. I Sal 3; 5; 7 e rispettivamente 9–10; 12; 14 sono del giorno, mentre i
Salmi 4; 6; 8; 11; 13 sono della notte. In tal modo il redattore della raccolta ha voluto dar ragione
della beatitudine del Sal 1: «Beato l’uomo che… la sua legge medita giorno e notte» (Sal 1,2)
(cf. tab. 4).
Tabella 4
A. Sal 3 giorno ‫( קומה יהוה‬3,8) ↔ A”. Sal 14 giorno
B. Sal 4 notte ↔ B’ Sal 13 notte

A’. Sal 5 giorno A’. Sal 12 giorno ‫( עתה אקום‬12,6)

B’. Sal 6 notte ↔ B. Sal 11 notte
A”. Sal 7 giorno ‫( קומה יהוה‬7,7) B”. Sal 8 notte A. Sal 9+10 giorno ‫( קומה יהוה‬9,20; 10,12)

Nella seconda serie di lamentazioni, Sal 9–14, all’alternanza giorno/notte se ne affianca


un’altra, quello tra salmi collettivi (Sal 9–10; 12; 14) e individuali (Sal 11 e 13). La prima serie
invece (Sal 3–7) è composta di lamentazioni individuali. Tra la prima e la seconda serie si nota
dunque un allargamento della prospettiva: il dramma del singolo viene posto ora sullo sfondo
di quello più grande del popolo e dell’umanità.
L’alternanza «giorno/notte» non è un semplice accorgimento stilistico. Il mattino, sullo
sfondo dell’ideologia orientale del sole come dio della giustizia, è il momento della salvezza,
dell’intervento divino. I salmi del giorno sono contrassegnati infatti dall’invocazione: ‫קומה יהוה‬,
«Sorgi, YHWH» (3,8; 7,7; 9,20; 10,12), che culmina nella risposta divina di 12,6: ‫עתה אקום‬,
«Ecco, mi alzerò». È il tema del giudizio divino.
Tabella 5
Verso il tempio (Sal 3–7) Nel tempio (Sal 9) Dal tempio (Sal 10–14)
3,5 9,5.8 10,16
La mia voce grido a YHWH ed egli Ti sei seduto in trono come giudice YHWH è re in eterno, per sempre:
mi risponde dalla sua santa giusto. dalla sua terra sono scomparse le
montagna YHWH siede in eterno, stabilisce il genti.
suo trono per il giudizio.
4,6-7 11,4
Offrite sacrifici di giustizia e Ma YHWH sta nel suo tempio santo,
confidate in YHWH. Molti dicono: YHWH ha il trono nei cieli. I suoi
«Chi ci farà vedere il bene? occhi osservano attenti, le sue
Risplenda su di noi, YHWH, la luce pupille scrutano l’uomo.
del tuo volto»
5,8 14,2
Ma io per la tua grande YHWH dal cielo si china sui figli
misericordia entrerò nella tua casa; dell’uomo per vedere se c’è un
mi prostrerò con timore nel tuo uomo saggio, uno che cerchi Dio.
santo tempio.

——————
19
Il Sal 9 ha una doppia funzione: la prima parte si unisce al Sal 8 come ringraziamento (vv. 1-13), la seconda
anticipa il lamento dei Sal 10-14 (vv. 14-21). Contro la maggior parte degli autori, noi seguiamo il TM, secondo
cui i Sal 9 e 10 sono due salmi distinti (cf. BARBIERO 2017; BARBIERO 2018). Ma il fatto che siano uniti da un
acrostico, anche se parziale, e che il Sal 10 sia senza titolo, suggerisce che essi vanno letti insieme, così come i Sal
32 e 33. Per una distinzione dei due salmi, cf. anche MILLARD 1994, 10-11, n. 34.
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Dal punto di vista spaziale, i Sal 3–7 sono caratterizzati da un movimento progressivo
dell’orante verso il tempio (cf. Sal 3,5; 4,6-7; 5,8), che trova il suo punto d’arrivo nel Sal 9,
quando Dio si siede sul suo trono, nel tempio, a giudicare il mondo (Sal 9,5.8). I Sal 10–14
sembrano delineare il movimento inverso: dal trono divino YHWH guarda verso il mondo (cf.
Sal 10,16; 11,4; 14,2) (cf. tab. 5).
Infine sono da notare i titoli storici che caratterizzano 3 salmi, posti o all’inizio o alla fine di
un sottogruppo, cioè «Di Davide, quando fuggiva davanti al figlio Assalonne» (Sal 3,1);
«Lamento di Davide, che cantò a YHWH, a causa dell’Etiope, figlio del Sud» (Sal 7,1); «Sulla
morte del figlio» (Sal 9,1). Questi titoli conducono all’esilio di Davide sotto la persecuzione di
Assalonne (2Sam 15-19). Alla luce del Sal 2, il messia-davidico a cui sono attribuiti i Sal 3-14,
più che un salvatore appare un povero bisognoso di salvezza, cacciato dalla città in cui YHWH
l’aveva solennemente consacrato (cf. Sal 2,6) (cf. Tab. 6). Il salvatore ha bisogno lui stesso di
essere salvato, di sperimentare per primo la salvezza che viene da Dio20.

Tabella 6
3,1 Di Davide, quando fuggiva davanti al figlio Assalonne  2Sam 15–19
7,1 Lamento di Davide, che cantò a YHWH, a causa dell’Etiope, figlio del Sud  2Sam 18,19-32
9,1 Sulla morte del figlio  2Sam 19

A livello di salterio, Wilson ha rilevato l’importanza dei salmi regali per cogliere la struttura
dell’insieme (cf. Sal 2; [41]; 72; 89)21. La nostra ricerca conferma questa intuizione: solo che
nel primo libro i salmi che parlano della regalità di YHWH e del suo messia non si trovano alla
fine, come nel secondo e nel terzo libro, ma al centro delle singole raccolte22. A nostro avviso,
il Sal 8 nella prima raccolta, i Sal 18 + 20–21 nella seconda, il Sal 29 nella terza e i Sal 36 e 40
nella quarta sviluppano una coerente teologia del regno di Dio. Dal punto di vista del genere
letterario si tratta di inni o di azioni di grazie, che danno una risposta alle lamentazioni che
precedono e sono posti a fondamento di quelle che seguono.
Se è vero che i cinque libri del salterio sono un’eco dei cinque libri della torah mosaica23,
allora è consentaneo pensare che il salterio inizi, come fa la torah, con il racconto della
creazione. Effettivamente al centro della prima raccolta, il Sal 8 è un inno alla creazione, che
rievoca poeticamente Gen 1,26-30. Il titolo riferisce il salmo a Davide (Sal 8,1), ma il Davide
del Sal 8 assume il volto di ogni uomo, sulla linea del Sal 1 («Beato l’uomo»). Ogni uomo
infatti ha un carattere regale, è re della creazione: «Gli hai fatto mancare poco in confronto a
——————
20
L’importanza del Sal 3 nella strutura del primo libro, anzi di tutto il salterio, viene sottolineata in BOTHA –
WEBER 2008, che vorrebbero includere il Sal 3 nel prologo del salterio. A nostro avviso, questo sarebbe eccessivo,
ma l’importanza strutturale e semantica del Sal 3 è reale. Sulla stessa linea anche SUMPTER 2019: «These two
psalms (= Sal 2 e 3, GB) are related in terms of prophecy and prayer, with the prophecy of Ps 2 challenged in
various ways by the contrary circumstances contained in Ps 3 and its superscription» (514).
21
WILSON 1986. Nello stesso senso anche WILSON 1993, 77-78; WESTERMANN 1961, 282; CHILDS 1979, 515-
517; SMITH 1992, 411-412; VESCO 1992, 493-494.
22
Il libro di Peter Ho sviluppa questo principio per tutto il salterio. Secondo Ho i salmi posti al centro sia delle
singole raccolte che dei diversi libri del salterio danno il tema rispettivamente della raccolta o del libro stesso (cf.
HO 2019, 134-164).
23
Certo, non nel senso di un riferimento dei singoli libri del salterio ai corrispondenti libri del pentateuco, come
pretendeva ARENS 1968, ma in senso ideale. Già secondo Lutero il salterio era la «piccola Bibbia» alla portata di
ogni fedele (cf. al riguardo JANOWSKI 1998). Altri vedono nel salterio la «torah di Davide», che affianca quella di
Mosé (cf. KRATZ 1996).
G. BARBIERO: Il primo libro del Salterio [20 gen 2020] 6

Dio, di gloria e splendore l’hai coronato; l’hai posto a governare le opere delle tue mani, tutto
hai messo sotto i suoi piedi» (Sal 8,6-7).
Se leggiamo il Sal 8 nel suo contesto immediato, l’uomo-re della creazione è il povero dei
Sal 3–7: con la preghiera dei salmi (la «bocca di bambini e lattanti») egli vince la protervia
degli avversari di Dio, del «nemico assetato di vendetta» (Sal 8,3)24.
La seconda parte della raccolta, Sal 9–14, sviluppa l’aspetto negativo del dominio
dell’uomo: l’uomo che si arroga di essere come Dio instaura sulla terra la legge del più forte.
Questa seconda serie di lamentazioni riflette il quadro che precede il diluvio universale: «YHWH
dal cielo si china sui figli dell’uomo per vedere se c’è un uomo saggio, uno che cerchi Dio.
Sono tutti traviati, tutti corrotti; non c’è chi agisca bene, neppure uno» (Sal 14,2-3, cf. Gen
6,5.12). La raccolta termina con l’invocazione: «Chi manderà da Sion la salvezza d’Israele?
Quando YHWH ristabilirà la sorte del suo popolo, esulterà Giacobbe e gioirà Israele» (Sal 14,7).
Come, nel racconto della Genesi, la vocazione di Abramo (Gen 12) è una risposta all’arroganza
umana simboleggiata nella torre di Babele (Gen 11), così alla corruzione dell’umanità,
presentata nei Sal 10–14, risponde, nelle tre raccolte che seguono, la vocazione del popolo di
Dio, con le istituzioni della salvezza: la torah, il messia, il tempio.

3. LA SECONDA RACCOLTA, I SAL 15–24: IL REGNO DEL MESSIA


Un numero crescente di studiosi riconosce nei Sal 15–24 la seconda raccolta del primo
libro25. Essa consta di 10 salmi, anche questo un numero simbolico, come i 12 della prima
raccolta: 10 è il numero dei comandamenti! Non sembra un caso che al centro della raccolta
stia l’inno alla torah, il Sal 19. A seguito di P. Auffret26, gli autori generalmente riconoscono
nella raccolta, in base al genere letterario, una struttura palindromica, a perno centrale (cf. tab.
1).
In questa struttura, come abbiamo osservato, il centro è occupato dal salmo della torah, 19
(E). A suo fianco stanno tre salmi regali: da un parte il monumentale salmo di ringraziamento,
18 (D), dall’altra la coppia supplica-ringraziamento dei Sal 20–21 (D’). Questi quattro salmi
ripropongono la tematica del prologo del Salterio, Sal 1–2: torah (19, cf. 1) e regno del messia
(18; 20–21, cf. 2). Alle estremità si corrispondono ancora le due liturgie di ingresso al tempio,
Sal 15 (A) e 24 (A’). Il legame con il Sal 19 è evidente: la condizione richiesta nei Sal 15 e 24
per l’ingresso al tempio è infatti l’osservanza della torah. I tre salmi 15; 19 e 24 costituiscono
come i pilastri, la cornice della raccolta27. I rimanenti quattro salmi formano anch’essi due
——————
24
Rimandiamo, per questa interpretazione, a BARBIERO 2008, 131-135 («La lode, che esce dalla bocca dei
piccoli, è la fortezza che Dio ha fondato. La preghiera dei poveri è l’arma con cui Dio ha ragione dei suoi nemici.
Si comprende come, lette alla luce del Sal 8, le immagini del Sal 2 vengano reinterpretate in forma radicalmente
non violenta», 134).
25
Cf., tra gli altri, AUFFRET 1982, 405-434; FÜGLISTER 1988, 372; HOSSFELD – ZENGER 1993, 12-13;
HOSSFELD – ZENGER 1993a; MILLARD 1994, 24-25.135-137; MILLER 1994; BARBIERO 1999, 189-324; LORENZIN
2000, 97; BAUKS 2004, 95-100; VESCO 2006, 175; BROWN 2010; SUMPTER 2013; SANZ GIMÉNEZ-RICO 2014,
129-192; BOTHA 2016; HO 2019, 207-211. Anche qui notiamo la diversa articolazione di Meynet, che, dopo la
prima sezione dei Sal 1-18 («Le Seigneur libère son fidèle de ses ennemis»), ne fa seguire una seconda: Sal 19-25
(«Le Seigneur libère son fidèle de la mort») (MEYNET 2018, 243-349).
26
Cf. AUFFRET 1982.
27
Sulla funzione di questi «pilastri» cf. SUMPTER 2013, 208, il quale a sua volta cita Weber: «The wisdom-
oriented editors of the Psalter have inserted, as it were, “pillars” and “bridges” amongst the many prayers that were
(mostly) composed out of the depths of the “waters of chaos”. Their function is not only to process the hardships
experienced within the psalms but also to master them theologically» (WEBER 2012, 290, traduzione di Sumpter,
ivi). Questa tecnica compositiva corrisponde grosso modo alla dinamica messa in luce da Brueggemann, che parla,
G. BARBIERO: Il primo libro del Salterio [20 gen 2020] 7

coppie, in quanto che al salmo di fiducia 16 (B) corrisponde il 23, il salmo del Buon Pastore
(B’), mentre alla supplica del Sal 17 (C) corrisponde quella del 22 (C’). Il fatto che nella prima
parte della raccolta il salmo di fiducia preceda quello di supplica, mentre nella seconda la
successione (com’è più logico) sia inversa, conferma la specularità della struttura: l’autore
pensa in forma chiastica!
Tabella 7
A. Sal 15 – Liturgia d’ingresso al tempio
B. Sal 16 – Salmo di fiducia
C. Sal 17 – Richiesta di aiuto
D. Sal 18 – Salmo regale
E. Sal 19 – Salmo della Torah
D’. Sal 20–21 – Salmi regali
C’. Sal 22 – Richiesta di aiuto
B’. Sal 23 – Salmo di fiducia
A’. Sal 24 – Liturgia d’ingresso al tempio

La raccolta vuole essere, dicevamo, una risposta alla domanda posta alla fine del Sal 14:
«Chi manderà da Sion la salvezza di Israele?» (v. 7). Essa presenta le istituzioni di salvezza del
popolo eletto. In particolare qui l’accento è posto sulla figura del re messianico, a cui sono
dedicati i tre salmi regali 18; 20–21, e anche l’importante Sal 22. Il Sal 22 è posto esattamente
al centro del primo libro del salterio28, e presenta una figura di messia alternativa a quella dei
tre salmi che precedono, una figura in linea con il servo sofferente di Isaia. Si potrebbe dire che
la raccolta riprenda l’inizio del salterio: «Felice l’uomo che… si compiace nella torah di YHWH,
e nella sua torah medita giorno e notte» (Sal 1,1-2), e indichi questo modello di uomo come
alternativo all’uomo senza Dio dei Sal 10–14.
Mentre nei tre salmi regali il lessema ‫ מלך‬si riferisce al re terreno (cf. Sal 18,51; 20,10;
21,2.8), nel Sal 22 esso è riservato a Dio: «Perché a Yhwh appartiene il regno (‫)המלוכה‬, egli
domina sulle nazioni» (v. 29). La dialettica tra «regno del messia» e «regno di YHWH» è tipica
di questa raccolta, così come dell’intero primo libro. Se al regno del messia vengono dedicati i
quattro salmi 18 + 20–22, i due salmi che seguono, 23–24, mettono l’accento sulla regalità di
YHWH, introducendo la tematica della terza raccolta, che ha il suo centro nel Sal 29. Come già
metteva in evidenza il Sal 2, non ci sono due regni, quello di YHWH e quello di Davide, ma un
unico regno, quello «di YHWH e del suo messia» (Sal 2,2), il cui compito è quello di instaurare
sulla terra il regno di YHWH. Il «pastore» del Sal 23 è metafora usuale nel mondo orientale per
indicare il re, e nel Sal 24 risuona 5 volte l’acclamazione «re della gloria» (‫ )מלך הכבוד‬in
riferimento a Dio (vv. 7-10). Alla regalità divina va collegata l’importanza data al tempio nelle
due liturgie di entrata (Sal 15 e 24), ma anche nel Sal 23 (cf. v. 6: «io potrò ritornare/abitare
nella casa di YHWH per la durata dei giorni»).
L’accostamento della torah (Sal 19) al regno del messia (Sal 18; 20–22) si comprende,
anch’esso, come subordinazione del regno del messia al regno di Dio: il compito del messia è
quello di condurre i suoi sudditi ad osservare la torah di YHWH.
——————
per il salterio, di un ritmo di «Orientation – Disorientation – New orientation» (BRUEGGEMANN 1984). Nella nostra
raccolta, i salmi di «orientazione» sarebbero, appunto, 15; 19 e 24 (cf. la tabella in BARBIERO 1999, 190).
28
Cf. in questo senso SCHREINER 1988, 270-271.
G. BARBIERO: Il primo libro del Salterio [20 gen 2020] 8

Contrariamente ad alcuni autori, che dividono il salterio in una prima parte messianica (i
primi tre libri) e una teocratica (il IV e V libro)29, Saur, che ha dedicato ai salmi regali
un’importante monografia30, afferma che le due tendenze, quella messianica e quella teocratica,
sono presenti in tutti i libri del salterio31. Questa è anche la mia convinzione. In epoca
ellenistica, in cui probabilmente si colloca la redazione finale del salterio, le due tendenze,
quella più «politicizzata», che attendeva una restaurazione del regno di Dio mediante un messia
figlio di Davide, e quella più spirituale, che puntava unicamente su una dimensione interiore
del regno, fondata sul culto e l’obbedienza alla torah, convivono l’una accanto all’altra, e di
questa convivenza è testimonianza il salterio32.

4. LA TERZA RACCOLTA, I SAL 25–34: IL REGNO DI YHWH


La terza raccolta, Sal 25–3433 consta, come la precedente, di 10 salmi. Le due raccolte sono
complementari, dicevamo, come il regno del messia è complementare a quello di YHWH. Come
il centro della seconda raccolta è occupato dai quattro salmi messianici 18 + 20–22, così al
centro della terza c’è il Sal 29, un inno al regno di YHWH nel suo tempio celeste/terrestre
(«YHWH si è seduto sopra il diluvio, [da allora] siede, YHWH, re per sempre», v. 10). La
menzione del diluvio (mabbûl) è un richiamo discreto agli ultimi salmi della prima raccolta, Sal
10–14. YHWH, il re divino, governa sovrano il caos della natura e quello degli uomini, il mondo
è nelle sue mani. Il tema del tempio viene ripreso nel salmo successivo, che porta come titolo:
«Canto per la dedicazione del tempio» (Sal 30,1). Se è vero che le tre raccolte: 15–24; 25–34;
35–41 costituiscono la risposta divina al regno dell’uomo (Sal 3–14), allora il centro della terza
raccolta, appunto il Sal 29, è da considerare come il centro teologico del primo libro.
La raccolta è delimitata dai due salmi acrostici 25 e 34, che si corrispondono per il loro
carattere sapienziale e per alcune particolarità a loro esclusive34. La più vistosa è il fatto che
ambedue terminano con un versetto fuori dell’acrostico, che inizia con la lettera ‫פ‬: ‫פדה אלהים‬
‫«( את־ישׂראל מכל צרותיו‬O Dio, libera Israele da tutte le sue angosce», 25,22); ‫פודה יהוה נפשׁ עבדיו‬
‫«( ולא יאשׁמו כל־החסים בו‬YHWH riscatta la vita dei suoi servi; non sarà condannato chi in lui si
rifugia», 34,23). Lo stesso verbo ‫פדה‬, «liberare, riscattare», esprime in 25,22 una richiesta
(all’imperativo), e in 34,23 una constatazione (al participio). Il passaggio dal Sal 25 al 34
——————
29
Sul concetto di «salterio messianico», cf. RÖSEL 1999. Tra coloro che parlano di un salterio esclusivamente
teocratico per i libri IV e V del salterio, cf. WILSON 1985, 215; BERGES 2000, 157; LEUENBERGER 2004; HO 2019a.
Spesso una tale posizione si fonda su un’interpretazione della conclusione del Sal 89 staccata dal contesto del
salmo. Si veda al riguardo BARBIERO 2007.
30
SAUR 2004.
31
«In confronto con simili concezioni nei libri profetici, si può contare anche per il salterio con una speranza
che lentamente si fa strada in un re futuro, una speranza che io – detto con cautela – vorrei chiamare
“protomessianica”. Ciò significa però che abbiamo a che fare, soprattutto per l’ultima parte del salterio, ma anche
nelle parti precedenti, con un’evidente mescolanza di simili posizioni “protomessianiche” da una parte, e dall’altra
di posizioni teocratiche, orientate al dominio di YHWH» (SAUR 2010, 695-696).
32
Fuori del salterio, Saur indica nel cap. 9 di Zaccaria la compresenza delle due dimensioni. In Zc 9,1-8 la
scena è dominata esclusivamente dal re divino, che governa per mezzo della sua parola, mentre nei vv. 9-10 si
prospetta la figura del messia futuro, che ha i tratti del servo di YHWH: «Ecco viene il tuo re. Egli è giusto e
vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro, figlio d’asina…» (Zc 9,10). Si veda al riguardo, in questo
seminario, la relazione di B. Weber, che vede all’origine della diversa caratterizzazione di «Davide» nei libri I–III
e IV–V la diversità nella figura di Davide nei libri di Samuele (Davide storico, politico = libri I–III) e nell’opera
cronistica (Davide sacerdote e fondatore del culto = libri IV–V).
33
L’importanza degli acrostici nella struttura del primo libro è sottolineata in ROBERTSON 2015, 79-82;
ROBERTSON 2015; HO 2019a.
34
Sul ruolo strutturale dei salmi acrostici, cf. ROBERTSON 2015; ROBERTSON 2015a, 79-82; HO 2019a.
G. BARBIERO: Il primo libro del Salterio [20 gen 2020] 9

esprime così il movimento generale della raccolta, che va dalla supplica al ringraziamento,
come è tipico dell’itinerario della preghiera.
Al centro della raccolta sta, dicevamo, il Sal 29, che è un inno e costituisce un parallelo ai
Sal 8 e 1935. Attorno al Sal 29 si dispongono da una parte i quattro salmi 25–28, caratterizzati
dal fatto di essere lamentazioni e di portare nel titolo esclusivamente l’annotazione ‫לדוד‬, «Di/Per
Davide». Ad essi corrispondono, nella seconda parte della raccolta, i cinque salmi 30–34,
caratterizzati generalmente dal ringraziamento e da un titolo più elaborato (cfr. tab. 1).

Tabella 8
25
26
SUPPLICA
27
28
INNO 29
30
31
RINGRAZIAMENTO
32-33
34

Come nella raccolta 15–24, i due sottogruppi 25–28 e 30–34 vanno letti da una parte in
corrispondenza chiastica, dall’altra in sequenza. Tratteggiamo brevemente la corrispondenza
tra le due serie 25–28 e 31–34. Sulla corrispondenza dei due acrostici 25 e 34 abbiamo già
detto. I salmi 32 e 33 vanno letti insieme, come se fossero un salmo solo, per il fatto che il 33
manca di un titolo, e in alcuni manoscritti i Sal 32 e 33 sono contati come un salmo unico. La
fine del Sal 32 è concatenata con l’inizio del 33 mediante il tema della giustizia («Rallegratevi
in YHWH ed esultate, o giusti (‫»)צדיקים‬, 32,11; «Esultate, o giusti (‫)צדיקים‬, in YHWH», 33,1).
Il tema della giustizia è centrale anche nel Sal 26 (cf. v. 1: «Fammi giustizia, YHWH:
nell’integrità ho camminato»), che si lascia comprendere come un’attestazione d’innocenza.
Leggendo insieme il Sal 26 e i Sal 32–33, la «giustizia» del salmista viene vista da un lato
come impegno dell’uomo (26), dall’altra come dono gratuito di Dio, che nasce dal perdono
delle colpe (32–33).
Procedendo verso il centro, rileviamo il parallelo del Sal 27 con 3136. Il Sal 31 è l’unica
lamentazione del sottogruppo 30–34, perciò esso riprende le varie situazioni di sofferenza dei
Sal 25–28, in cui la lamentazione è la nota dominante. Allo stesso tempo il male in cui il
salmista si trova acquista una dimensione interiore. Mentre nei salmi 25–28 si parla di una
minaccia proveniente dai «nemici», cioè di qualcosa di esterno al salmista, nel Sal 31, anche se
i nemici non mancano, si tratta soprattutto di malattia, cioè di qualcosa di interno. E il salmista
riconosce che la malattia è dovuta ai suoi peccati, quindi più che di essere liberato dai nemici,
egli prega che siano perdonati i suoi peccati (cfr. 31,11), preparando così la confessione che
sarà effettuata nel Sal 32.

——————
35
Correggendo la posizione adottata in lavori precedenti, in cui vedevo al centro della raccolta i due salmi 29
e 30 (cfr. BARBIERO 1999, 325-326, così anche LOHFINK 1991, 291, e, recentemente, HO 2019, 290-291), tendo
ora a vedere nei Sal 25–34, con Zenger, una struttura a perno centrale attorno al Sal 29 (cf. HOSSFELD – ZENGER
1994; LORENZIN 2000, 135-137; VESCO 2006, 257; WEBER 2001-2010 I, 148).
36
Su questo parallelismo cf. HOSSFELD – ZENGER 1994, 380-381; BARBIERO 1999, 483-487.
G. BARBIERO: Il primo libro del Salterio [20 gen 2020] 10

Infine si corrispondono i salmi 28 e 3037. Hossfeld-Zenger osservano: «La supplica del Sal
28 così come il ringraziamento del Sal 30 si riferiscono ad una situazione iniziale di un pericolo
mortale: l’orante è (o era) minacciato di subire la stessa sorte di quelli che scendono nella tomba
(28,1; 30,4). Come reazione, una preghiera fervorosa a YHWH viene descritta con le stesse
parole (l’orante invoca YHWH, 28,1||30,9; egli grida a lui 28,2||30,3; YHWH è richiesto di
ascoltare, o rispettivamente ha ascoltato 28,2.6||30,11). Da YHWH giunge l’aiuto (28,7; 30,11).
Soprattutto nella triade dei Salmi 28; 29; 30 si sottolinea la “forza” di YHWH (28,7s.; 29,1.11;
30,8)»38. Quest’ultima osservazione è interessante, anche se va notato che la radice ‫עזז‬, «essere
forte, potente», unisce non solo la triade dei Sal 28–30, ma si estende ai Sal 27–31 (cf. 27,1;
28,7.8; 29,1.11; 30,8; 31,3.5). Ad ogni modo essa conferma il parallelismo tra le due serie 25–
28 e 30–34. Fondamentalmente, il Sal 30 è un ringraziamento, e il Sal 28 una supplica. Il Sal
30 si lascia comprendere allora come il ringraziamento promesso nel Sal 28.
La corrispondenza dei due sottogruppi 25–28 e 30–34 viene confermata dal computo delle
ricorrenze del tetragramma YHWH. Nei 5 salmi 25-29 il tetragramma appare 52 volte, così come
nei 5 salmi 30-34: ora 52 è il doppio di 26, un numero importante nella gematria biblica, perché
è il valore numerico del tetragramma39.
Dicevamo della centralità del tema del tempio. La prima parte della raccolta, i Sal 25–28, si
lascia comprendere come un pellegrinaggio alla casa di Dio (cf. 25,4.8-10.12; 26,6-8; 27,4-6;
28,2), riprendendo un tema già introdotto nella precedente raccolta (cf. Sal 15; 22,32; 23; 24).
La seconda parte è unificata dal tema dello «sguardo» di Dio dall’alto del suo trono di gloria
(30,8; 31,23; 32,8; 33,13-14.18; 34,16-17). Al movimento ascendente della prima parte
corrisponde quello discendente della seconda: una disposizione analoga abbiamo riscontrato
nella prima raccolta, Sal 3–14.
Indubbiamente l’accostamento del regno del messia (seconda raccolta, Sal 15–24) a quello
di YHWH (terza raccolta, Sal 25–34) mostra che il primo è subordinato al secondo. E tuttavia
ciò non diminuisce l’importanza del primo, al contrario. Questo si coglie in modo significativo
nel Sal 24, l’ultimo della precedente raccolta, in cui la ricerca di YHWH viene identificata con
quella del volto di Giacobbe («Questa è la generazione che lo [= YHWH] cerca, quelli che
cercano il tuo volto, Giacobbe», Sal 24,6)40. Alla fine della terza raccolta, l’inno del Sal 33 pone
i due «re» l’uno accanto all’altro. Mentre i vv. 12-15 parlano della regalità del re celeste (cf. v.
14: «dal trono dove siede, (YHWH) scruta tutti gli abitanti della terra»), i vv. 16-19 gli accostano
quella del suo rappresentante terreno («Il re [‫ ]המלך‬non si è salvato per un esercito numeroso»,
v. 16). Da notare la critica alla fiducia nelle armi, già espressa nel Sal 20, e tipica, ad esempio,
del messia pacifico di Zc 9.

5. L’ULTIMA RACCOLTA, I SAL 35–41: IL REGNO DI YHWH E DEL SUO SERVO


L’ultima raccolta del primo libro comprende 7 salmi (35-41), un numero altamente
simbolico, come quello delle raccolte precedenti (rispettivamente 12 e 10)41, ed ha carattere
conclusivo, riprendendo la tematica di queste. In risposta alla corruzione dell’umanità (Sal 3–

——————
37
Si veda al riguardo ZENGER 2005, 416-420; HOSSFELD – ZENGER 1994, 380; BARBIERO 1999, 420-423.
38
HOSSFELD – ZENGER 1994, 380.
39
Cf. BARBIERO 1999, 334. Sul significato gematrico del numero 26, cf. VAN DER LUGT 2006, 85.
40
Per questa interpretazione di Sal 24,6 rimandiamo a BARBIERO 2008, 260-262.
41
Così dividono anche HOSSFELD – ZENGER 1992, 21-34; HOSSFELD – ZENGER 1993, 13-14; LORENZIN 2000,
156-183 («I sette salmi del povero e sofferente»); VESCO 2006, 321; WEBER 2001-2010 I, 195-196; BARBIERO
1999, 543-718; BARBIERO 2003, 473-475; RAMÓN RUIZ 2009, 282-288; HO 2019, 334-337; DECLAISSÉ-WALFORD
– JACOBSON – TANNER 2014, 57.
G. BARBIERO: Il primo libro del Salterio [20 gen 2020] 11

14), dapprima i Sal 15–24 delineavano il regno del messia (Sal 18; 20; 21; 22), poi i Sal 25–34
culminavano nella proclamazione del regno di YHWH seduto sul suo trono in Sion (Sal 29; 30).
I due temi vengono ripresi in forma chiastica nelle due parti di cui si compone la raccolta 35–
41: al centro della prima serie (Sal 35–37) sta infatti il Sal 36, che canta la regalità di YHWH nel
suo tempio; al centro della seconda (Sal 38–41) il Sal 40, che presenta la figura del messia
davidico, non più sotto l’aspetto di un guerriero invincibile (cf. Sal 2; 18), ma sotto quella del
servo sofferente del Deuteroisaia (cf. Tab. 9).
Tabella 9
Sal 15–24 regalità messianica Sal 35–37 regalità di YHWH
Sal 25–34 regalità di YHWH Sal 38–41 il servo di YHWH

Dal punto di vista del genere letterario, i Sal 35–41 si dispongono in questo modo (cf. Tab. 10).

Tabella 10
A Sal 35 Lamentazione
B Sal 36 Inno
C Sal 37 Istruzione sapienziale
A’ Sal 38 Lamentazione
C’ Sal 39 Istruzione sapienziale
B’ Sal 40 Azione di grazie
A” Sal 41 Preghiera

Lo scheletro della raccolta è formato dalle tre lamentazioni dei Sal 35; 38 e 41 (AA’A”)42.
Questi tre salmi sono uniti redazionalmente non solo per il genere letterario, ma anche per
numerose e caratteristiche espressioni e lessemi La loro posizione, all’inizio, al centro e alla
fine della raccolta, dà il tono anche agli altri salmi: il primo libro non termina in gloria, ma sul
lamento, come la prima raccolta e diversamente dal quinto libro del salterio43. Del resto il
secondo libro inizia nuovamente con il lamento (Sal 42–44).
In secondo luogo si corrispondono i due salmi: 36, un inno, e 40,2-13, un ringraziamento
(BB’), che costituiscono in certo modo la risposta alle tre lamentazioni.
Infine si corrispondono le due «istruzioni sapienziali» dei Sal 37 e 39 (CC’), che presentano
un insegnamento antitetico: mentre il Sal 37 riflette la sapienza tradizionale, secondo cui il bene
porta felicità e il male infelicità, il Sal 39 mette questo assioma in questione, facendo osservare
che tutti gli uomini, giusti e malvagi, muoiono. Mentre, perciò, il Sal 37 riprende la risposta
ottimistica del precedente Sal 36, il Sal 39 approfondisce e radicalizza la lamentazione del Sal
38: la risposta viene demandata al successivo Sal 40.
Dal punto di vista del movimento della preghiera, che va dal lamento alla lode, se leggiamo
in modo lineare la raccolta, otteniamo due itinerari: il primo va dal Sal 35 al 37; il secondo
dal 38 al 4144. Al lamento del Sal 35 risponde l’inno del Sal 36 e la riflessione sapienziale del
——————
42
«Tutti e tre sono suppliche di un uomo che viene perseguitato e ingiustamente accusato (Sal 35), e di un
malato (Sal 38 e 41)» (HOSSFELD – ZENGER 1992, 571, n. 94).
43
Questo aspetto viene sottolineato da Ho, che caratterizza così la raccolta dei Sal 35-41: «Supplication of the
afflicted David» (HO 2019, 208).
44
Altri autori preferiscono vedere un unico itinerario per tutti i 7 salmi, con al centro il Sal 38. Così, ad esempio,
VESCO 2006, 321 («Au centre de l’ensemble le Ps 38, comprenant 22 versets, le nombre des lettres de l’alphabet
G. BARBIERO: Il primo libro del Salterio [20 gen 2020] 12

Sal 37, che traduce in termini di comportamento morale la visione teofanica del salmo
precedente. Con il Sal 38 inizia un secondo itinerario, che va di nuovo dal lamento (Sal 38 e
39) al rendimento di grazie (Sal 40) per ritornare alla supplica (Sal 41). I due movimenti di
preghiera presentano uno sviluppo: mentre nei Sal 35–37 il problema dell’orante sono i
nemici, il male è esterno, nei Sal 38–41 il male è interno: si parla della malattia e della sua
causa, il peccato45. Addirittura il Sal 39 porta il lamento su un piano radicale: è la stessa
condizione umana, come un «essere per la morte», a fare problema. Un segno formale della
correttezza di questa divisione è il fatto che solo nei Sal 38–41 è presente l’autocitazione del
salmista, introdotta dal verbo ‫ אמרתי‬, «ho detto» (38,17; 39,2; 40,8; 41,5), inoltre solo in essi
ricorre il lessema ‫חטא‬, «peccare, peccato» (38,4.19; 39,2; 40,7; 41,5).
Al centro del primo gruppo, il Sal 36 ripropone la contemplazione di Dio nel suo tempio
come rifugio di fronte all’imperversare del male (cf. Sal 36,6-10). È il senso della preghiera: in
essa l’uomo prende coscienza che il mondo non è preda del caos e della morte, ma è nelle mani
del Dio della vita («È in te la sorgente della vita, alla tua luce vediamo la luce», v. 10).
Raccogliendo l’istanza dei Sal 9–14, il regno di YHWH viene presentato nel Sal 41 come una
società alternativa. Mentre gli uomini marginalizzano i poveri e i sofferenti (Sal 41,6-10), Dio
si prende cura di loro (Sal 41,2-3: «Nel giorno della sciagura YHWH lo salva. YHWH lo
custodisce e gli ridona la vita così che nel paese egli è proclamato beato»)46. Israele, il popolo
di YHWH, è chiamato a imitare il suo Dio, cioè ad avere per i suoi poveri lo stesso atteggiamento
di YHWH («Benedetto YHWH, Dio di Israele», Sal 41,14)47.
Il «povero» (‫ )דל‬di cui qui si parla è, dal contesto, «Davide» (cf. Sal 40,18)48. Braulik ha
messo in luce i legami intertestuali tra l’orante del Sal 40 e i carmi del servo sofferente di YHWH
del Deuteroisaia49. Il messia del Sal 40 non viene presentato come un re, ma come un povero,
bisognoso di salvezza, che appunto per questo può annunciare la salvezza che viene da Dio ai
suoi fratelli. In questo il Sal 40 riprende la visione del Sal 22. Il segno più appariscente
dell’identificazione del salmista dei Sal 35–41 con il servo sofferente è il tema del silenzio, che
unisce le due raccolte parziali (cf. 35,20; 37,7; 38,14-15; 39,2-3.10) e che trova riscontro in
Isaia: «Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al
macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca» (Is 53,7, cf. Sal
38,14-15: «Io come un sordo non ascolto e come un muto non apro la bocca, sono come un
uomo che non sente e non vuole rispondere»).
Il tema della regalità di YHWH e del suo messia, introdotto nel Sal 2, ha permesso di osservare
uno sviluppo dall’inizio alla fine del primo libro (dal messia trionfante al servo di YHWH), uno
sviluppo che corrisponde, grosso modo, alla storia della salvezza, avendo come punto focale
l’esilio, con la perdita della terra e della monarchia. Non per niente il secondo libro inizia con
——————
hébraïque, peut être compris comme une exhortation dont le but essentiel est de susciter la confiance en attendant
que Dieu réponde»); HO 2019, 140-141; HO 2019a, 610 (cf. la figura a p. 608).
45
Il gruppo dei Sal 38–41 viene riconosciuto da molti autori, che pure presentano struttura diverse dalla nostra.
Si veda, tra gli altri, ROBERTSON 2015, 19.56 («A collection of four psalms each including confession of sin
concludes Book I [Ps 38-41]», 19); WILSON 2002, 83 («Confession and Waiting for God»); MEYNET 2018, 533-
581 («Le Seigneur protège l’homme intègre du mal. La troisième sous-section: Ps 38-41»). Un simile passaggio
dai nemici esterni alla malattia e al peccato abbiamo riscontrato nella raccolta precedente, Sal 25-34.
46
Per questa lettura del Sal 41, cf. BARBIERO 2019.
47
Sul tema dei poveri nel I libro del Salterio, cf. BREMER 2017; BOTHA 1997; BOTHA 2012; GOSSE 2019.
48
«Etant donné l’attribution à David des psaumes traitant du pauvre dans le premier livre du Psautier, le pauvre
apparaît également comme participant de la réaffirmation davidique. Cette réaffirmation conjointe du messie
davidique et du pauvre, s’appuie sur la référence à l’arche de l’alliance du Ps 68» (GOSSE 2019, 554).
49
BRAULIK 1975.
G. BARBIERO: Il primo libro del Salterio [20 gen 2020] 13

la rappresentazione dell’esilio (Sal 42-44). Che ne è dell’altro tema del prologo, il tema della
legge, introdotto nel Sal 1?
Anche a questo riguardo, si può notare un’evoluzione tra inizio e fine del libro. Nella prima
parte il peccato è esterno all’orante, il quale attesta la sua innocenza, professa di aver preso le
distanze dai peccatori, si sente a posto con Dio, mentre, a partire dal Sal 19, l’orante riconosce
sempre più chiaramente il peccato all’interno del suo cuore, si sente peccatore, bisognoso di
perdono (cf. Sal 19,13-14)50. Il confronto tra il Sal 1 e il Sal 32 è emblematico al riguardo. Il
Sal 1 proclama felice l’uomo «che non ha camminato secondo un’ideologia di empi, su una via
di peccatori non si è fermato e su un banco di beffardi non si è seduto» (Sal 1,1). L’orante si
sente un «giusto» (v. 6) che si tiene lontano dai «peccatori», perciò non ha bisogno di perdono.
Il Sal 32 proclama invece felice «colui a cui è perdonato il delitto, è coperto il peccato», cioè
«l’uomo a cui YHWH non imputa la colpa, e nel cui spirito non è falsità» (Sal 32,1-2). Il salmista
riconosce il proprio peccato e vede nel tempo in cui si riteneva innocente un tempo in cui in lui
regnava la falsità. La coscienza del proprio peccato ritorna ancora nella terza raccolta (cf. Sal
25,7-8.11.18, dove il «peccatore» è accostato al «povero», che fa appello non alla propria
giustizia, ma alla misericordia di Dio), poi soprattutto nella quarta, al centro della prima
miniserie (36,2.12) e in ciascun salmo della seconda (Sal 38 – 41).
Il Sitz im Leben storico di questa presa di coscienza del proprio peccato e del bisogno di
essere perdonati è ancora l’esilio, con l’annuncio di una nuova alleanza fondata sul perdono dei
peccati, tipica dei profeti dell’esilio, Geremia ed Ezechiele. Della «nuova alleanza»
escatologica fa parte il concetto di una torah scritta nel cuore, e non su tavole di pietra (Ger
31,33; Ez 36,26-27), che viene ripreso in Sal 37,31 («La torah del suo Dio sarà nel suo cuore»)
e soprattutto in Sal 40,9 («Nel fare ciò che ti è gradito, o mio Dio, è la mia gioia, e la tua torah
è dentro le mie viscere»).
Il lettore cristiano non ha difficoltà a riconoscere, nella figura del messia servo sofferente e
in quella della nuova alleanza scritta nel cuore, l’annuncio del Vangelo.

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