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PRIMO SOCCORSO-LA CATENA DELLA SOPRAVVIVENZA

La sigla BLSD (basic life support - defibrillation) indica le manovre da compiere in caso di arresto cardiaco.
L'arresto cardiaco è un evento che colpisce nel mondo Occidentale centinaia di milioni di persone ogni
anno; per la maggior parte si tratta di individui in età ancora giovane, spesso ignari dei fattori di rischio da
cui sono affetti, dove l'arresto cardiaco è la prima manifestazione di patologie che possono essere curate
efficacemente. Infatti l’arresto cardiaco è spesso la manifestazione di una condizione nota come
"cardiopatia ischemica", ovvero una condizione in cui vi è una sofferenza del muscolo cardiaco legata ad un
apporto insufficiente di sangue determinato da un "restringimento" delle arterie coronarie;
è caratterizzata dal fatto che le arterie coinvolte hanno un calibro ridotto e quindi il flusso di sangue che
può arrivare ai diversi organi risulta diminuito. Le conseguenze possono essere diverse quali l’infarto
miocardico, l’ictus, il dolore agli arti inferiori e inoltre sono stati identificati diversi fattori che aumentano le
probabilità che la malattia si sviluppi come il fumo di sigaretta,il diabete,lo stress,la vita sedentaria e l’età.

L'arresto cardiaco può essere definito come l'improvvisa interruzione della capacità del cuore di pompare il
sangue nell'organismo. La circolazione del sangue assicura l'ossigenazione dei tessuti e degli organi per cui il
suo arresto ha come conseguenza il blocco dell’ossigenazione dei tessuti e l'arresto respiratorio.
La mancanza di ossigeno al cervello (ipossia cerebrale) si manifesta con la perdita di coscienza che porta a
danni cerebrali dapprima reversibili e poi, nell'arco di pochi minuti, a lesioni irreversibili.
Tuttavia nei primi minuti dell'arresto cardiaco il cuore mantiene un’attività elettrica, ma perde il suo
coordinamento e non riesce a pompare efficacemente il sangue nel circolo ematico. In questo caso se la
defibrillazione viene praticata precocemente le probabilità di ripresa dell'attività cardiaca sono elevate;
viceversa, più il tempo passa più la percentuale di sopravvivenza si riduce.
Il primo e più evidente segno dell'arresto cardiaco è la perdita di coscienza; pertanto, quando una persona
è incosciente è necessario liberare le vie aeree con la manovra dell’iperestensione della testa e del
sollevamento del mento; per valutare in modo corretto l'attività respiratoria si deve utilizzare la manovra
del GAS con la quale mantenendo questa posizione è possibile guardare il sollevamento del torace,
ascoltare i rumori respiratori, sentire l'eventuale flusso di aria o se il paziente tossisce.
Nel caso in cui il paziente non da alcun segno bisogna iniziare immediatamente le manovre di BLS.
Al verificarsi di un arresto cardiaco ci sono una serie di passaggi che, se eseguiti correttamente ed in
sequenza, possono aumentare le possibilità di sopravvivenza. Queste azioni sono conosciute come Catena
della Sopravvivenza, termine coniato dall’American Heart Association(AHA) che nel 1991 ha
pubblicato "Come migliorare i risultati di sopravvivenza da arresto cardiaco improvviso:Il concetto della
Catena della Sopravvivenza".
 
Il 1° anello della catena di sopravvivenza riguarda l'attivazione dei soccorsi con la chiamata del 112 per
garantire un soccorso rapido ed efficace;perché questo possa avvenire occorre che, nel luogo in cui si
verifica il malore, sia presente una persona che sappia riconoscere la situazione di emergenza e che sappia  
allertare in modo corretto i soccorsi. Durante la chiamata è fondamentale identificarsi, descrivere la
situazione , dare indicazioni precise su come raggiungere il luogo, rispondere con calma all'operatore e non
riattaccare fino a quando non sia espressamente richiesto.

Il 2° anello è relativo alla fase che consiste nel  far riprendere al cuore il battito spontaneo mediante la
defibrillazione,in maniera tale che le funzioni vitali non portino danni irreversibili al cuore e al cervello. Per
supportare le funzioni vitali di base si devono eseguire nel tempo minore possibile 30 compressioni
toraciche esterne per 5 cicli consecutivi con l’aggiunta di 2 insufflazioni per ogni ciclo,per mantenere la
circolazione del sangue e la respirazione artificiale per ossigenare il sangue;se tutto ciò viene eseguito in
maniera adeguata,il flusso di sangue che ossigena il cuore  permetterà di mantenere più a lungo il cuore
stesso in fibrillazione ventricolare e quindi di allungare il tempo nel quale effettuare la
defibrillazione;facendo tutto ciò si avrà il ripristino del flusso sanguigno e l'ossigenazione del cervello.

 Il 3° anello invece consiste nell'erogare, tramite il defibrillatore, una scarica elettrica che attraverso le
piastre posizionate sul torace esattamente una a sinistra  e una a destra, attraversa il cuore:la scarica blocca
per un instante il ritmo cardiaco in modo da far riprendere l'attività elettrica spontanea del cuore, quindi
una funzione di pompa efficace. Grazie alle recenti innovazioni oggi è possibile trovare i defibrillatori anche
al di fuori dei presidi ospedalieri; sono i cosiddetti defibrillatori semiautomatici che, collegati alla persona in
arresto cardiaco, effettuano automaticamente la diagnosi del ritmo cardiaco e permettono anche a chi non
é del campo ospedaliero, di effettuare l'erogazione della scarica. I defibrillatori semiautomatici si possono
trovare ormai in quasi tutti gli ambienti: centri commerciali,stadi,aeroporti,stazioni ferroviarie e anche sui
veicoli delle forze dell'ordine:carabinieri,polizia e vigili del fuoco.

L'ultimo anello è quello relativo al supporto vitale avanzato, nel senso che, in caso di arresto cardiaco, la
defibrillazione non risolve sempre la causa sottostante responsabile della fibrillazione ventricolare e
dell'arresto cardiaco e per questo sarà necessario fornire un supporto vitale ulteriore che potrà essere ad
esempio la ventilazione meccanica oppure l'infusione di farmaci in grado di consentire al cuore di contrarsi
in maniera efficace. Si interverrà, quindi, con manovre svolte dal personale medico.

La forza della catena di sopravivenza dipende quindi non solo dalle manovre ma anche da chi assiste ed è
capace di svolgere i primi soccorsi.