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Metamorphosen di Strauss

“Metamorphosen” è un capolavoro di Richard Strauss, composto tra


il 1944 e il 1945, ed è tra le ultime opere strumentali del compositore
tedesco. In didascalia c'è scritta la frase “Studio per 23 archi solisti”,
di cui 10 violini, 5 viole, 5 violoncelli e 3 contrabbassi.
Il titolo Metamorfosi viene dal fatto che nella composizione sono
presenti 4 movimenti, innanzitutto senza una continuità tra loro, ma
soprattutto temi che vengono riproposti e rielaborati. La grande forza
dell’opera sta nella sua capacità di avvolgere l’ascoltatore, rendendo
il momento in cui viene ascoltata un momento quasi mistico,
alternando momenti di tensione emotiva a momenti in questa viene
scaricata, momenti intensi a momenti di sconvolgimento, ma anche
momenti drammatici.
“Metamorphosen” è stata composta verso la fine della II guerra
mondiale, di conseguenza risente molto del contesto storico e
culturale nel quale essa è inserita; all’ascolto si può infatti percepire
un’atmosfera quasi di guerra dovuta, per quanto riguarda l’aspetto
meramente tecnico a un lungo adagio che Strauss rende molto
intenso, per quanto riguarda il contesto storico al coinvolgimento
diretto e indiretto di Strauss nella guerra: indiretto perché la segue
senza farne effettivamente parte, ma diretto perché in seguito alla
guerra si impoverisce. Impoverendosi, in un certo senso
“impoverisce” anche la musica, limitandola ai soli archi e ad una
condizione più intima e personale, ma non per questo povera di
tensioni.
Il compositore vuole piazzare nell’opera una tensione drammatica e
una tristezza intrinseca, poiché credeva che insieme alla guerra
fosse morta anche la musica tedesca; obiettivo che Strauss ha
raggiunto a tal punto da far piangere e commuovere i direttori che
hanno il nobile compito di dirigerla.
Ma è proprio questo che la rende un'opera immensa, un’opera che
può dare sensazioni nuove ad ogni ascolto, un’opera che segna le
menti dell’ascoltatore, che vive un’esperienza degna della
recitazione dei poemi omerici, facendosi trasportare e terminando
ogni ascolto con un carico di meraviglia non indifferente.
In particolare si nota come nella rappresentazione di una tragedia di
un intero popolo Strauss riesca a far trapelare le proprie emozioni, e
a farle percepire perfettamente al compositore.
In conclusione, tutti dovrebbero ascoltare questi 25-30 minuti di
musica, perchè sono minuti di profonda riflessione interiore, che
suscitano emozioni contrastanti ad ogni ascolto, che alla fine è il
vero obiettivo della musica.

Alessandro D’Abbrusco.