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Il Flipped Learning, una strategia innovativa in ambito pedagogico-

didattico 

1.1.    Definizioni utili (Flipped learning, Flipped Classroom, approccio e


non metodo o tecnica, Pilastri)

L’approccio del Flipped Learning si compone di diversi concetti e


pratiche, vicini tra loro ma non sovrapponibili. Per questo appare utile una
chiarificazione a livello di definizioni. Tale bisogno è urgente anche in
considerazione della facilità a sovrapporre e confondere ambiti e concetti, in
presenza di un ambito di studio recente quale è appunto quello del Flipped
Learning. Non per nulla nel 2018 l’AALAS (Academy of Active Learning
Arts and Sciences) ha ritenuto opportuno diffondere una definizione
aggiornata, caratterizzata da concisione, chiarezza e inequivocabilità. In essa si
legge: “Flipped Learning is a framework that enables educators to reach every
student. The Flipped approach inverts the traditional classroom model by
introducing course concepts before class, allowing educators to use class time
to guide each student through active, practical, innovative applications of the
course principles”1.
Si parla di Flipped Learning, o apprendimento capovolto, in riferimento
a un approccio in cui il modello didattico tradizionale viene rovesciato.
Quest’ultimo è basato sul ruolo del docente come di colui che insegna tenendo
una lezione, ed è posto idealmente al centro della classe: vale a dire che
l’insegnante è colui sul quale si concentra l’attenzione di tutti, mentre lo
studente è un membro del gruppo ed è tenuto a seguire le lezioni in qualità di
“ricevente”. Lo studente deve poi affrontare da solo i “compiti” (a casa o in
classe) e le interrogazioni.

1
https://aalasinternational.org/updated-definition-%20of-flipped-learning/
Nel modello del Flipped Learning, al contrario, i discenti affrontano da
soli e prima del lavoro in classe i livelli basilari dell’apprendimento, ossia
l’acquisizione delle conoscenze e la comprensione. Il lavoro svolto in classe
riguarderà invece le attività di applicazione di quanto imparato, di analisi e
valutazione, e di pensiero critico e creativo nei confronti dei contenuti.
In sintesi, i concetti principali vengono acquisiti autonomamente prima
della lezione, e in tal modo il tempo trascorso in classe si può usare per attività
di apprendimento a partire dai contenuti.
In questo senso, il Flipped Learning L si può paragonare a un sistema
operativo, ossia una base strutturale su cui girano contenuti diversi 2, poiché
non è una tecnica o una metodologia didattica: ciò che viene a crearsi è invece
un ambiente di apprendimento, la Flipped Classroom, che fa da cornice alle
metodologie scelte, e funziona come una struttura operativa in cui, per così
dire, le varie tecniche “girano” in modo funzionale, con l’ausilio della
tecnologia.
La Flipped Classroom, o ‘classe capovolta’, definisce l’ambiente di
apprendimento nel quale gli studenti lavorano e operano La Flipped
Classroom è il risultato di un progetto dell’insegnante. In essa si svolgono e si
completano i processi di apprendimento, iniziati a casa e portati avanti con
l’ausilio del gruppo, della tecnologia e dall’azione facilitatrice da parte del
docente.
Schematizzando, si può affermare che “la classe capovolta può essere
considerata una modalità didattica nella quale il lavoro che è tradizionalmente
fatto a scuola (ovvero la lezione) viene svolto a casa, mentre il lavoro
tradizionalmente fatto a casa (ovvero l’esercizio, il compito, il problema da
risolvere) viene fatto a scuola, sotto la guida e la supervisione
dell’insegnante”3.
2
Su questo punto si veda Talbert R., Flipped learning: a guide for higher education faculty, Stylus,
Sterling (VA), 2017.
3
Franchini R. (2014), The flipped classroom (le classi capovolte), “Rassegna CNOS”, 1/2014, pp. 83-
97: 84, http://blog.icnos.net/wp-content/uploads/2014/05/R-Franchini-FlippedClassroom-
rassegnaCNOS01-2014.p. 84
Il Flipped Learning si basa su quattro pilastri 4: 1) Flexible Environment
(ambiente flessibile); 2) Learning Culture (cultura dell’apprendimento); 3)
Intentional Content (intenzionalità formativa); 4) Professional Educator
(competenza professionale).

Flexible Environment (ambiente flessibile)

L’ambiente flessibile si riferisce innanzitutto al superamento della


modalità della lezione frontale, il che porta a un’organizzazione diversa degli
spazi dell’aula, in modo da rendere possibili le attività in gruppo e la relazione
personalizzata con gli studenti. Si parla quindi di un’aula che finga da “spazio
d’interazione, policentrico e collaborativo, con banchi modulari e arredi
leggeri per cambiare continuamente la disposizione, con postazioni web e
video per ricercare e condividere i materiali, ma in cui siano presenti anche
spazi per lo studio individuale”5. La finalità è ottenere uno spazio, appunto
flessibile, che favorisca l’apprendimento attivo, il lavoro in collaborazione, la
valorizzazione delle singole intelligenze.
La flessibilità dell’ambiente riguarda però anche il modo di lavorare
insieme. Nel tipo di collaborazione caratteristico della Flipped Classroom,
infatti, si sviluppano dinamiche sociali complesse: il docente sostiene e mostra
problemi, strade e obiettivi comuni da raggiungere in gruppo. La classe
diventa una comunità. L’ambiente della classe è pertanto un ambiente non solo
fisico ma sociale. “Esso determina l'interdipendenza tra i membri del gruppo,
la condivisione o la ripartizione dei compiti e la gestione del processo, la
finalità di costruire qualcosa di nuovo, cioè di ottenere un valore aggiunto
dalla collaborazione”6.

4
Si veda Flipped Learning Network (FLN), What Is Flipped Learning?, 2014,
https://flippedlearning.org/wp-content/uploads/2016/07/FLIP_handout_FNL_Web.pdf
5
http://www.apprendimentocapovolto.it/i-quattro-pilastri.html

6
Meli V., La flipped classroom: Una vera innovazione?, 2014, p. 3,
http://www.edscuola.eu/wordpress/wp-content/uploads/2014/11/Meli_Flipped_Classroom.pdf
Figura 1. Modello della Flipped Classroom come ambiente flessibile.

Fonte: Meli, 2014, p. 4.

2) Learning Culture (cultura dell’apprendimento)

Il focus della responsabilità dell’apprendimento è spostato sullo


studente e non più sul docente. Il tempo trascorso in aula è dedicato
all’approfondimento dei temi scelti, con l’opportunità di vivere
l’apprendimento come esperienza. Di conseguenza, gli studenti sono coinvolti
in modo attivo sia nella costruzione della conoscenza, sia nella valutazione
dell’apprendimento stesso.

3) Intentional Content (intenzionalità formativa)


Il riferimento è al compito dei docenti/facilitatori di aiutare gli studenti
a sviluppare una comprensione profonda e fluida dei concetti: pertanto i
docenti scelgono il materiale e lo preparano consapevoli che la finalità è quella
di indirizzare i singoli studenti a sviluppare tutto il proprio potenziale.
4) Professional Educator (competenza professionale)

Questo pilastro tocca il tema dell’insegnante come facilitatore, al quale è


dedicato il paragrafo 1.3, al quale si rimanda.

1.2.    Caratteristiche costitutive (attività nello spazio individuale e nello


spazio di gruppo-setting)

Nel modello della Flipped Classroom anche la spazialità e la


temporalità dell’esperienza di apprendimento si modificano, poiché il gruppo
classe diventa il momento finale di un lavoro già iniziato a casa: lo spazio di
apprendimento si sposta perciò nel primo tratto sulla dimensione individuale,
il che porta a un “risparmio di tempo” per il gruppo classe. Grazie a questo
fenomeno, l’attività del gruppo-classe può diventare più dinamica e creativa,
con il fondamentale intervento del docente che mette in movimento e
correlazione i contenuti già appresi autonomamente dagli studenti.
Dal punto di vista della spazialità, anche le aule cambiano di
disposizione e persino di nome, per accentuare l’innovazione dell’approccio:
spesso rinominato “spazio per l’apprendimento”, l’ambiente della classe viene
disposto in modo circolare, in modo da eliminare la prospettiva frontale che
focalizza sul docente l’attenzione. Vengono cioè eliminati “possibili punti di
frontalità (la cattedra, la lavagna e ogni altro segno che, dal punto di vista
prossemico, attragga verso di sé). Nello spazio dell’aula esistono ora numerosi
centri, o angoli, predisposti per un particolare tipo di lavoro, adatto ora all’uno
ora all’altro gruppo di apprendimento”7.
Volendo pensare a un esempio pratico, un’aula generica di un istituto
superiore potrebbe ospitare un angolo per la ricerca, uno per la postazione
computer, una zona dedicata alla lettura e alla scrittura. In un’aula

7
Franchini R. (2014), The flipped classroom (le classi capovolte), cit., p. 93.
specializzata, dedicata per esempio alla discipline scientifiche, potrebbe
esserci una zona per gli esperimenti, una per le verifiche di chimica, di
matematica, e così via8. della chimica o quello per la verifica delle formule
matematiche
Si tratta di applicazioni riconducibili al pilastro dell’ambiente flessibile.
Lo spazio dell’aula diventa un luogo attivo, che serve a mettere in pratica
quanto già appreso.

1.3.    Il ruolo del docente (facilitatore dell’apprendimento)

Nel modello FL il docente perde la tradizionale centralità del ruolo di


unico trasmettitore attivo di conoscenza, ma acquisisce una nuova posizione e
un nuovo ruolo: quello di facilitatore dell’apprendimento, diverso tra i pari,
consigliere momento per momento di un compito che si svolge insieme e nel
quale tutti sono soggetti attivi e collaborativi..
Pertanto “egli deve bensì rimanere tra gli studenti, osservarli,
rispondendo alle domande in tempo reale. Se da un lato è necessario
supportare costantemente gli studenti attraverso azioni di scaffolding e di
feedback, dall’altro risulta strategico il suo ruolo nel tenere aperto il
pensiero”9.
Si assiste così alla dinamica solo in apparenza paradossale per cui, nel
perdere centralità rispetto alla lezione tradizionale, il docente in realtà
acquisisce una responsabilità ancora maggiore, poiché gli si richiede un’azione
più fluida e complessa.
I compiti di un docente nella FC sono molteplici. Dal punto di vista
psicologico egli deve possedere ottime doti motivazionali e di empatia.

8
Cfr. Ibidem.
9
Mortari L., Bevilacqua A., Silva R., Flipped Learning in ambito universitario. Promuovere la
didattica attiva nelle classi numerose, Atti del Convegno “Faculty development” e valorizzazione
delle competenze didattiche dei docenti nelle Università italiane”, 23-24 Maggio 2019, Aula Magna,
Via Balbi 5, Genova.
Sul piano didattico, è tenuto a lavorare, progettandoli e creandoli, sui
materiali digitali che gli studenti dovranno utilizzare a casa; analogamente,
deve progettare le attività da svolgere in aula, che anch’esse possono essere
supportate dalla tecnologia.
Fondamentale è poi l’attività di monitoraggio costante del lavoro degli
studenti, da accompagnare con la disponibilità e la competenza necessarie per
rispondere alle loro domande. I singoli studenti, i piccoli gruppi o anche
l’intera classe possono infatti incontrare ostacoli o dubbi nel proprio percorso
di lavoro, ed è proprio qui che l’insegnante/facilitatore è chiamato a
intervenire.

1.4.    La valutazione nella flipped classroom

La valutazione in una FC assume connotati molto diversi rispetto alla


valutazione tradizionale. Il momento didattico e quello valutativo infatti si
sovrappongono, e diventa molto importante, a differenza che nella didattica
tradizionale, l’elemento dell’autovalutazione, che a sua volta è una
competenza innescata dalla modalità dell’apprendimento cooperativo in
gruppo.
Nel contesto del FL la valutazione corrisponde a un giudizio sia sul
percorso del singolo studente, sia sul risultato di un lavoro svolto in
collaborazione fra gli studenti, ma non solo: la valutazione riguarda anche il
processo stesso con cui si attua il lavoro di gruppo, processo che è composto
di tanti diversi fattori: ne fanno parte infatti impegno, motivazione, modalità e
qualità delle interazioni, gestione del tempo, aspetti organizzativi.
La valutazione stessa è un processo costante, in cui il docente, nel suo
ruolo di facilitatore, è continuamente impegnato a valutare il lavoro degli
studenti in modo da indirizzarli indicando loro i punti di forza e di debolezza
del percorso10.

10
Si veda Maglioni M., Biscaro F., La classe capovolta, Erickson, Trento, 2014, p.45.
Va anche tenuto conto che la valutazione è in certo modo costretta a
diventare un processo costante perché, capovolgendo il momento dei “compiti
a casa”, che vengono invece svolti in classe, si moltiplica anche la presenza di
prove valutabili. Alcune potranno essere valutate dal docente, altre tramite
l’autovalutazione degli studenti, e sarà il docente-facilitatore a decidere in tal
senso.
Il processo valutativo è dunque costante: la valutazione continua
corrisponde a un monitoraggio degli apprendimenti, in un modello in cui
didattica e valutazione coesistono e si integrano. Si può parlare dunque anche
di valutazione in itinere.
In sintesi, la valutazione nella FC corrisponde a un’attività che permette
di ridefinire in itinere il progetto pedagogico-didattico, utilizzando le evidenze
che si delineano sul campo. “Il processo valutativo può così assumere la
funzione di attivatore delle azioni da intraprendere, di regolatore di quelle
avviate, di bilancio critico di quelle condotte a termine”11.
Altro elemento importante è quello già accennato dell’autovalutazione,
in cui gli studenti attraverso diverse attività si confrontano riflettendo sulle
proprie esperienze di apprendimento. “I lavori di gruppo, il peer learning, lo
spaced learning, la didattica laboratoriale e in generale tutte le attività che si
riescono a organizzare in classe permettono agli studenti di confrontarsi tra
loro, di valorizzare la propria individualità e di sperimentare diversi ruoli
all’interno di un gruppo”12. FC valutazione Convegno

1.5.    Perché è un’innovazione (caratteristiche dell’apprendimento)

11
Bevilacqua A., Promuovere l’assessment for and as learning
nelle classi numerose. Le potenzialità dell’approccio flipped learning
in ambito universitario, 2019), Atti del convegno internazionale SIRD 2018 “Training actions and
evaluation processes”, in via di pubblicazione, p. 413.
12
Marcato E., Cascetti S., La valutazione con la classe capovolta,
http://www.ic9bo.gov.it/wordpress/wp-
content/uploads/2016/11/FC_valutazione_Convegno_nov_2016_EM.pdf
L’innovazione promessa dal modello della FC riguarda soprattutto il
processo di apprendimento, considerato nella sua relazione con gli strumenti
tecnologici, che rendono possibili modalità tradizionalmente impensabili. La
FC oltrepassa infatti le modalità tradizionali, peraltro ancora molto usate, della
lezione frontale in cui il docente trasmette conoscenza e gi discenti ricevono. I
ruoli cambiano, e il docente, come si è visto, diventa un facilitatore
dell’apprendimento.
E’ evidente che i modelli del flipped learning e della flipped classroom
sono resi possibili soltanto dalle innovazioni tecnologiche. Infatti, è necessario
che lo studente disponga di materiale da fruire a distanza, che non può
corrispondere ai tradizionali libri, ma deve essere in formato digitale perché in
tal modo può essere in costante aggiornamento, e può essere condivisibile e
modificabile in ogni momento e da qualunque luogo. Si tratta, cioè, di
materiale di supporto a un apprendimento attivo in cui ciascuno studente è
chiamato a interagire con i docenti, con i compagni e con i contenuti stesso
dell’apprendimento, dei quali fruisce ma che a sua volta contribuisce a creare,
per esempio realizzando video.
Il rapporto tra la diade insegnamento/apprendimento e l’utilizzo della
tecnologia si configura come un elemento profondamente innovativo del
modello FL, dal quale poi discendono tutte le singole trasformazioni
didattiche. In questo senso Silvia Fioretti afferma che “la peculiarità di questa
strategia, che può essere interpretata come una nuova frontiera educativa, è
quella di rivedere il rapporto in presenza e a distanza dell’insegnamento e
dell’apprendimento attraverso un uso funzionale degli strumenti tecnologici,
in particolare dell’uso dei video”13.
Ancora più innovative però sono le caratteristiche dell’apprendimento
nella modalità promossa e resa possibile dal FL. Benché vi sia ancora una
certa contraddittorietà tra le evidenze empiriche derivate dagli studi condotti in

13
Fioretti S., Competenze e strategie formative: l’approccio Flipped Learning, “Pedagogia più
didattica”, vol. 1, n. 1, aprile 2016.
merito14, sembra di potere enucleare per quanto riguarda l’apprendimento
alcuni elementi positivi innovativi rispetto all’impostazione tradizionale,
puntualizzabili come segue.

 “la possibilità di comunicare più facilmente i contenuti di


apprendimento;
 un aumento dell’attenzione, del coinvolgimento e della motivazione
degli studenti promosso da attività cooperative e problem-based;
 una maggiore percezione di autoefficacia,
 una migliore interazione tra studenti e tra insegnante e studenti,
 un atteggiamento positivo nei confronti dell’apprendimento,
 un livello più elevato di riflessione e ricerca,
 un aumento della motivazione dello studio,
 risultati migliori in termini di apprendimento”15.

1.6 Potenzialità

Da quanto finora esposto dovrebbe apparire evidente come la radicale


innovatività dell’approccio FL sia foriera di un promettente insieme di
potenzialità nel rinnovamento della didattica e in generale della scuola in un
contesto di trasformazioni epocali come quelle del nostro tempo.
In conclusione del capitolo, prima di passare a temi più specifici dai
quali, a loro volta, emergeranno ulteriori potenzialità, vale la pena di indicare
alcune di queste nuove frontiere possibili.

14
Si vedano Hamdan, N., McKnight, P., & McKnight, K. (2016). A review of flipped learning.
London: Pearson; Raffaghelli, J. (2017). Does Flipped Classroom work? Critical analysis of empirical
evidences on its effectiveness for learning. Form@Re - Open Journal Per La Formazione In Rete,
17(3), pp. 116–134.
15
Cfr. Mortari L., Bevilacqua A., Silva R., Flipped Learning in ambito universitario. Promuovere la
didattica attiva nelle classi numerose, cit.
L’approccio FL può contribuire a creare motivazione e spirito
comunitario, non solo in teoria ma vissuto nell’applicazione quotidiana e di
pratica.
Una grande potenzialità dell’approccio si configura in termini di
maturazione e consapevolezza dei giovani, in un’epoca come la nostra in cui è
purtroppo fondato il timore di una perdita di valori e di competenza
nell’aspetto comunitario e sociale del vivere (non quello dei social media, ma
quello ben più concreto della capacità di lavorare insieme nell’ascolto e nel
rispetto reciproco).
La flessibilità della Flipped Classroom crea infatti una nuova posizione,
centrale, soggettiva e autonoma, per lo studente, che, stimolato e motivato,
diventa il soggetto attivo, creativo, e consapevole del proprio lavoro, in un
ambiente incentrato sulla collaborazione e sulla cooperazione, creatività e
consapevolezza.
Ciò, in sintesi, significa che se lo studente è posto al centro del processo
di apprendimento, egli è necessariamente portato a fare delle scelte ed
assumersi delle responsabilità, il che coincide con un importante processo di
maturazione.

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