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Sermone: Isaia 40:12-25

Care sorelle, cari fratelli,


normalmente non discutono di religione. Preferiscono raccontarsi
la loro quotidianità. Parlo di tre amiche. Una volta al mese si
incontrano all'ora del tè per mangiare un po' di dolci e bere
qualche tazza di tè. In quell'occasione condividono le loro
esperienze delle settimane passate.
Alessandra racconta del suo stress nell'ambulatorio dove gestisce
la reception, Piera parla dei libri belli che ha scoperto e Claudia
parla dei suoi sogni di parcheggiare i bambini qualche volta dai
nonni per fare un week-end lungo con Walter, suo marito, a
Stromboli.
Normalmente non parlano di religione. Questa volta però tutto è
diverso.
Alessandra ha avuto una giornataccia nell'ambulatorio e la
racconta. “Alcuni pazienti hanno già aspettato per più di due ore.
E per la terza volta, ecco, entra un paziente non prenotato che
accusa forti dolori. 'Pensa che noi siamo qui per divertimento?'
grida subito uno dei pazienti dalla sala d'attesa, si alza e si
avvicina alla mia reception. 'Noi non contiamo qui, vero? Voglio
parlare subito col dottore. Altrimenti è l'ultima volta che vengo
qui.' Un tipo scomodo.
Sento che la situazione rischia di degenerare. Si apre la porta dello
studio, esce una signora anziana, il medico chiama il paziente
impaziente mentre la signora anziana, passando da me, mi pone la
mano sul braccio, mi sorride e lascia l'ambulatorio.”
Raccontando questo evento alle sue amiche ancora sente lo
stupore. Certo, la scena appena raccontata non è al di fuori delle
cose che possono accadere nel tram tram quotidiano
dell'ambulatorio, ma per Alessandra questa donna anziana ha un
occhio interiore, Alessandra chiede alle sue amiche: “pensate che
sia un angelo?”
Le amiche non sanno cosa rispondere. E' Piera a rompere il
silenzio dicendo: “per te la donna è certamente stata un angelo.”
Poi il silenzio, un silenzio inconsueto nel Club delle tre donne.
Claudia, alla fine, chiede con voce sommessa: “credete ...?
Credete che si possa incontrare Dio? Dico, incontrare davvero,
faccia a faccia?” “E' proprio da te questa domanda” sorride
Alessandra, “io vi chiedo se ho incontrato un angelo e tu vuoi
subito Dio tutto per te!” Anche Piera ride.
Claudia non si fa impressionare dal riso delle sue amiche. “Dico
sul serio. Penso che anche questa donna per te è stato come se
fosse Dio. Mi pongo queste domande perché da alcune settimane
ho iniziato a pregare, cosa che non facevo dai tempi del
catechismo, e perciò mi pongo le domande di Dio e come
incontrarlo.”
E poi Claudia racconta la sua storia delle settimane passate dopo
l'ultimo incontro delle tre amiche: “Abbiamo avuto mia suocera
ospite a casa nostra. Non stava bene. Durante la sua permanenza
ho pensato che è per la prima volta che la conosco davvero.
All'inizio mi è sembrato strano che lei pregava prima dei pasti. Ad
un certo punto le ho proposto di pregare insieme se lo ritiene
importante. I miei figli mi hanno guardato con occhi sbarrati, non
si aspettavano una tale proposta da me. Comunque, da quel giorno
pregavamo insieme prima dei pasti.
Una sera ho parlato con lei fino a tarda sera. Abbiamo parlato
della preghiera, mi ha raccontato che talvolta durante la preghiera
non si sente sola. Le chiedo: “desideri incontrare Dio?” “Certo”
mi risponde mia suocera, “ma questo rimarrà un sogno. Mi chiedo
perché Dio ci rende così difficile la vita, perché non possiamo
incontrarlo e parlargli faccia a faccia come lo facciamo noi
adesso?”
Claudia confessa alle sue amiche che da quella sera ha ripreso a
pregare non solo a tavola ma anche in alcuni momenti della
giornata, lo ha fatto non per vedere Dio, ma per scoprire se anche
lei ha questo desiderio di Dio.

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Le tre amiche tacciono di nuovo. Ascoltando Claudia, Alessandra
si ricorda la donna anziana. In quel momento Alessandra pensa di
aver avuto la stessa sensazione della suocera di Claudia. Ma non
sapeva cosa dire adesso.
Piera rompe il silenzio: “tutto ciò mi ricorda un po' le esperienze
delle persone che stanno per morire ma alla fine tornano in vita.
Ho letto un libro di persone dichiarate clinicamente morte che poi
sono tornate in vita. Credete queste cose?”
Nasce una discussione vivace. Le donne questa volta affrontano
un tema inconsueto. Parlano di sensazioni che non si possono
definire bene. La discussione prende una buona piega, anche
perché le tre donne si conoscono da tanto tempo e possono parlare
di questioni che normalmente non si affrontano durante un
incontro per il tè.
Piera torna alla sua domanda: “vorreste incontrare Dio?” Alla fine
le tre amiche si trovano d'accordo, sì che vorrebbero incontrare
Dio, ma allo stesso tempo questo desiderio fa scattare anche un po'
di timore.
E voi, vorreste incontrare Dio? Sentite in voi in forte desiderio di
sperimentare la vicinanza di Dio? Volete vivere la fede non come
un insieme di regole ma come cammino con Dio, come relazione?
O siete più come la suocera di Claudia che si chiede: perché Dio
rende così difficile la vita e non si fa vedere?
Il nostro brano proposto per questa domenica sembra proprio fatto
per le tre amiche, perché affronta la questione da un altro punto di
vista. Isaia parla di un Dio invisibile, afferma che non possiamo
crearci nessuna immagine di Dio, presenta un Dio che non si può
definire o incastrare in dei concetti o delle idee. Tutto ciò fa sì che
Isaia non può fare altro che lodare Dio. Leggo dal profeta Isaia al
capitolo 40 i versetti da 12 a 25:
12 Chi ha misurato le acque nel cavo della sua mano
o preso le dimensioni del cielo con il palmo?
Chi ha raccolto la polvere della terra in una misura
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o pesato le montagne con la stadera
e i colli con la bilancia?
13 Chi ha preso le dimensioni dello spirito del SIGNORE
o chi gli è stato consigliere per insegnargli qualcosa?
14 Chi ha egli consultato perché gli desse istruzione
e gli insegnasse il sentiero della giustizia,
gli impartisse la saggezza
e gli facesse conoscere la via del discernimento?
15 Ecco, le nazioni sono come una goccia
che cade da un secchio,
come la polvere minuta delle bilance;
ecco, le isole sono come pulviscolo che vola.
16 Il Libano non basterebbe a procurare il fuoco
e i suoi animali non basterebbero per l'olocausto.
17 Tutte le nazioni sono come nulla davanti a lui;
egli le valuta meno che nulla, una vanità.
18 A chi vorreste assomigliare Dio?
Con quale immagine lo rappresentereste?
19 Un artista fonde l'idolo,
l'orafo lo ricopre d'oro
e vi salda delle catenelle d'argento.
20 Colui che la povertà costringe a offrir poco
sceglie un legno che non marcisca,
e si procura un abile artigiano,
per fare un idolo che non vacilli.
21 Ma non lo sapete? Non l'avete sentito?
Non vi è stato annunciato fin dal principio?
Non avete riflettuto sulla fondazione della terra?
22 Egli è assiso sulla volta della terra,
da lì gli abitanti appaiono come cavallette;
egli distende i cieli come una cortina
e li spiega come una tenda per abitarvi;
23 egli riduce i prìncipi a nulla,
e annienta i giudici della terra;

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24 appena piantati, appena seminati,
appena il loro fusto ha preso radici in terra,
egli vi soffia contro, e quelli inaridiscono
e l'uragano li porta via come stoppia.
25 «A chi dunque mi vorreste assomigliare, a chi sarei io uguale?»
dice il Santo.
Bello, questo brano, vero? Ma forse ora vi chiedete che cosa ha a
che fare questa lode quasi estatica con la domanda possiamo
incontrare Dio.
Infatti, mentre le nostre tre donne che discutono di Dio e
vorrebbero tanto vederlo senza riuscirci, il profeta Isaia è
sopraffatto dalla grandezza di Dio. Pieno di felicità e entusiasmo,
il profeta canta della gloria di Dio.
Sembra appena aver visto Dio e quindi non pare che egli possa
essere di aiuto né per le donne né per noi, sembra veramente pieno
di Dio, sembra appena uscito da una visione entusiasmante.
Invece, non è così.
Isaia si trova alla fine di un lungo periodo di sofferenza. Per
mezzo secolo il popolo di Isaia è stato lontano dal suo paese.
Dopo la guerra persa contro Nabucodonosor, l'élite del popolo si
trova in Babilonia. E ora, ora la situazione sarebbe cambiata, gli
esiliati sarebbero tornati in patria, Dio lo ha promesso.
Questa bella notizia porta Isaia al canto di lode, alle parole che
parlano della grandezza e della maestà di Dio. Questa maestà di
Dio per Isaia è la fonte della sua felicità. E' chiaro che Dio può
intervenire in favore del suo popolo, il Dio di fronte a cui tutte le
nazioni del mondo sono solo come un goccia d'acqua.
Può un essere umano misurare le acque nel cavo della sua mano
o prendere le dimensioni del cielo con il palmo?
No, nessuno lo può. Noi, esseri umani moderni, tentiamo di
calcolare e di interpolare per arrivarci, ma più calcoliamo più
vediamo l'incommensurabilità dell'universo.

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Chi può quindi misurare Dio che ha creato tutto? Può un essere
umano resistere ai popoli e alle migrazioni? Nessuno lo può, lo
vediamo ora nei paesi al sud del nostro Mediterraneo.
Possiamo creare la fortezza Europa, possiamo mettere su muri e
filo spinato, possiamo fidarci di armi a razzi, ma non riusciremmo
mai a resistere. Davanti a Dio siamo come un granello di sabbia.
Ciò che rende così felice il profeta Isaia per altri è difficile da
accettare, per le persone che non desiderano altro che aggrapparsi
a Dio, di farsi un'idea di Dio, di trovare conforto nell'immagine di
Dio.
Perché abbiamo un desiderio di Dio? Perché ci sono situazioni in
cui cadiamo nel nulla, situazioni in cui le nostre idee di Dio vanno
in frantumi, momenti in cui viviamo delle crisi profonde, dei
momenti in cui il mondo ci sembra cadere addosso, in cui forse ci
sentiamo soli, abbandonati, isolati e quant'altro?
Alessandra è felice per l'incontro con la donna anziana che le
sembra un angelo. Spera di avere sentito qualcosa di Dio. Per la
stessa ragione la suocera di Claudia continua a pregare, sono i
momenti in cui sperimenta la vicinanza di Dio.
Perché tutto è così difficile? Perché anche Isaia non vive solo
momenti di alta felicità come quelli espressi nel canto del nostro
brano. Il profeta fa parte di un popolo che per decenni ha dubitato
del suo Dio, ha pensato che Dio fosse vinto dalle divinità di
Babilonia, ha cercato di sopravvivere in un paese straniero, ha
perso quasi ogni speranza.
Dio sembrava lontano, anzi sparito dalla storia. Ora Isaia vede dei
cambiamenti politici all'orizzonte e, da uomo di fede che non ha
mai smesso di pregare, di cercare la vicinanza di Dio, di vivere
una relazione con il suo Dio, da uomo di fede capisce: questi
cambiamenti sono voluti da Dio, Dio non ha dimenticato il suo
popolo.
Anche Isaia nei momenti dei suoi dubbi non ha nessuna certezza

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visiva e i segni politici non sono grandi manifestazioni di un Dio
potente, Dio però si può “vedere” proprio nella storia, si può
vedere in una donna anziana che mi calma in un momento difficile
si può sperimentare in una parola giusta nel tempo giusto.
Dio è grande, ma preferisce rivelarsi proprio rinunciando alla sua
grandezza, non badando alla sua maestà. Come hanno scritto
l'apostolo Paolo citando un antico inno della chiesa delle origini?
Cristo, pur essendo in forma di Dio, non considerò l'essere uguale
a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente, ma spogliò se
stesso.
In Cristo Dio ha mostrato che la fede non è la caccia al miracolo,
la credenza in un Dio potente al di là delle nostre esperienze, ma è
relazione. In Cristo Dio ha mostrato che ci vuole incontrare nella
nostra quotidianità.
Vivendo coscientemente questa relazione con Dio lo vedremo, lo
sperimenteremo e avremo, come Isaia, la capacità di scorgere in
mezzo alla storia e alla nostra quotidianità Dio che ci incontra per
mezzo di altre persone.
Quando lo incontreremo non potremo fare altro di ciò che ha fatto
il profeta: lodare il grande Dio per la sua immensa maestà ma
anche per la sua immensa vicinanza. Amen.

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