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Cellula eucariote

Una cellula eucariotica è costituita da organelli separati da membrane che hanno la funzione proprio di
separare il contenuto di questi organelli dal resto del citoplasma. Le strutture non sono statiche ma
altamente dinamiche , in quanto, avvengono continui scambi di sostanze (macromolecole e
micromolecole). La cellula è composta da:

 Lisosomi che possono essere considerati lo “stomaco” delle cellule poiché sono costituiti da pompe
che pompano protoni. Nei lisosomi lavorano degli enzimi responsabili della demolizione di
macrostrutture; gli enzimi che degradano le proteine vengono chiamati proteasi, lipasi,
nucleasi……… la membrana dei lisosomi è impermeabile al passaggio del protoni, in modo da avere
una basso pH (simile a quello dello stomaco) soltanto all’interno dei lisosomi.
 Il nucleo che contiene tutte le informazioni genetiche (archivio). È rivestito da una doppia
membrana sulla quale sono presenti dei fori che permettono il passaggio di particelle con
informazioni genetiche che vengono decodificate da RNA . All’interno del nucleo troviamo il
nucleolo, regione in cui è presente un acido ribonucleico (RNA ribosomale) che uscirà e costituirà
l’impalcatura dei ribosomi.
 Reticolo endoplasmatico liscio costituito da vescicole appiattite che consentono il passaggio di
sostanze
 Reticolo endoplasmatico rugoso rivestito da ribosomi
 Apparato del Golgi con architettura analoga a quella del reticolo endoplasmatico ma posizionato
vicino alla membrana per motivi funzionali.

Il reticolo endoplasmatico e l’apparato del Golgi sono formati da cisterne, le quali comunicano attraverso la
formazione di vescicole; il loro contenuto è la sintesi delle proteine avvenuta da parte dei ribosomi. Le
vescicole viaggiano dal RE all’apparato del Golgi e avvengono processi di fusione. Nell’apparato si
riconoscono una parte cis (che guarda verso il nucleo) dove le vescicole si fondono e una zona trans (che
guarda verso la membrana) dalla quale le vescicole fuoriescono fondendosi successivamente alla
membrana esterna. Il risultato di questo processo è che tutto il contenuto della membrana del reticolo
endoplasmatico è fuoriuscito dalla membrana cellulare; il meccanismo viene chiamato :ESOCITOSI. Il
processo contrario attraverso il quale le sostanze vengono interiorizzate attraverso un’introflessione della
membrana viene chiamato : ENDOCITOSI. Un processo particolare di endocitosi è la FAGOCITOSI, attraverso
la quale il nostro corpo reagisce all’attacco di batteri e virus. Gli esseri umani ogni giorno sono minacciati da
batteri dai quali bisogna difendersi; una prima linea di difesa sono gli anticorpi che, una volta riconosciuta la
sostanza estranea, aggrediscono i virus portandoli ai lisosomi che li degradano. La fagocitosi è un
meccanismo fisiologico che riguarda il ricambio delle molecole e interviene continuamente nella
demolizione di macromolecole associate a strutture cellulari per attuare il continuo ricambio cellulare. Le
uniche cellule che non vanno in contro a ricambio cellulare sono i neuroni.

 Citoscheletro costituito da un fitto intreccio di fibre proteiche con una funzione di supporto
dinamico e strutturale. Definiamo il citoscheletro dinamico dal momento che è costituito da il suo
compito è quello di mantenere la forma delle cellule ma di permetterne la modifica,; le cellule
infatti si rimodellano rapidamente. A comporre il citoscheletro troviamo:
 Microfilamenti (equivalenti dei tiranti delle tensostrutture) sono formati da actina e miosina che sono
alla base della capacità contrattile delle cellule muscolari; per questo motivo abbiamo un modello di
tensegrità molto simile alle tensostrutture ma con una grande differenza: è possibile cambiare
rapidamente posizione dei tiranti. I “picchetti” della tenda sono delle proteine dette di adesione
responsabili della coesione tra cellula e cellula. Le proteine fungono anche da sensori ed inviano
informazioni dalla periferia al centro ; la migrazione avviene proprio grazie alla contrazione dei
microfilamenti.
 Filamenti intermedi , hanno una funzione meccanica. Rendono certi tipi di cellule (epidermide) più
resistenti alle sollecitazioni di tipo meccanico e formano una specie di garza a rinforzare la membrana
nucleare.
 Microtubuli sono tubi costituiti dall’assemblaggio di una proteina chiamata tubulina. Hanno una
struttura a forma di tubi cavi ed intervengono durante la divisione cellulare (MITOSI ) . un’altra funzione
dei microtubuli è quella di formare le ciglia di cellule particolari, per esempio quelle dell’albero
bronchiario. Hanno una funzione di difesa dai microorganismi sospesi nel pulviscolo atmosferico infatti,
i bronchi producono muco che intrappola i microorganismi e il movimento delle ciglia serve a spingerlo
all’esterno.
 Mitocondri hanno una forma a fagiolo e sono delimitati da un doppio strato, la membrana esterna
permette il passaggio di molecole piccole e quella interna è ripiegata a formare delle estroflessioni
chiamate creste mitocondriali; le protusioni della membrana sono immerse nella matrice
mitocondriale in modo da permettere ai mitocondri di sviluppare reazioni chimiche che fanno
avvenire la respirazione cellulare. L’ossigeno diffonde all’interno della cellula e arriva ai mitocondri
dove viene utilizzato come generatore di energia e immagazzinato sotto forma di ATP. Nei
mitocondri è presenti anche il DNA sotto forma di DNA mitocondriale.

Tipi di cellule

Il genotipo di una cellula ha inserito un programma che sfocia con un fenotipo.

CELLULE PITELIALI

Le cellule epiteliali hanno una forma poligonale. Molti epiteli presentano delle estroflessioni chiamate
microvilli che espandono la superficie in modo da permettere maggiormente il passaggio di sostanze per es
nutritive quando ci troviamo all’interno dell’intestino. Delle cellule epiteliali fanno parte anche le ghiandole
che non presentano microvilli ma un intenso traffico vescicolare. Nelle cellule epiteliali possiamo
distinguere due parti: 1 quella apicale dove sono presenti i microvilli e 2 quella vasolaterale così definita
poiché le cellule confinano con altre cellule o con una membrana basale composta da tessuto connettivo.
Le cellule epiteliali hanno la parte apicale rivolta verso il lume(cavità) delle ghiandole. Il contenuto di
quest’ultime viene rovesciato all’esterno . se prendiamo come esempio il tratto intestinale (nel quale sono
presenti ghiandole) noteremo il processo di digestione che ha inizio dalla bocca con la triturazione di cibi.
Le proteine passano dallo stomaco all’intestino al quale arrivano sotto forma di amminoacidi. Nello
stomaco (con un pH molto basso) le proteine vengono degradate da enzimi e catalizzatori che velocizzano il
processo di demolizione. Tra stomaco e intestino troviamo il dueodeno dove sfociano due condotti che
arrivano da due ghiandole diverse:

1. Il pancreas, costituito da acidi pancreatici che producono enzimi come lipasi nucleasi ecc. per
demolire le proteine
2. Fegato che produce la bile ,raccolta nella cistifellea, che va ad emulsionare i lipidi dal momento che
sono idrofobici e rendendo così possibile la demolizione da parte delle lipasi.

Il risultato della demolizione completa sono gli amminoacidi.


Il fegato, pero, ha anche una funzione metabolica. Ad esso arriva il sangue attraverso dei capillari che viene
filtrato attraverso dei canalicoli di cellule epatiche.

L’epidermide costituisce l’epitelio di rivestimento della pelle al di sotto della quale troviamo il derma
formato da tessuto connettivo

Le mucose sono anch’esse zone ricoperte da epitelio ma non così organizzate come l’epidermide. In esse,
infatti, manca lo strato corneo. Gran parte delle cellule dell’epidermide contengono cheratina e man mano
che gli strati basali vanno verso l’esterno queste cellule perdono la loro struttura caratteristica. Negli strati
più superficiali le cellule diventano dei sacchi piani di cheratina che hanno completamente perso la loro
struttura (cheratinociti). Questo va a costituire lo stato corneo; le cellule dello stato corneo vengono
continuamente ricambiate dalle cellule staminali ed è per questo motivo che spesso la pelle si squama.

Le cellule presenti nel tessuto connettivo sono i fibroblasti; il loro aspetto è polimorfo e cellule che fanno
parte dei fibroblasti si trovano soprattutto nelle ossa e vanno sotto il nome di osteociti che si dividono in:

1. Osteoblasti responsabili di deporre la matrice ossea


2. Osteoclasti solubilizzano la matrice ossea.

Nell’arco della vita l’equilibrio tra osteoblasti e osteoclasti è mantenuto fino in età avanzata dove la
matrice ossea è più rarefatta e si va in contro ad osteoporosi. La stessa cosa succede agli astronauti che,
trovandosi in assenza di gravità, non stimolano il lavoro degli osteoblasti poiché ESSI NON SONO
SOLLECITATI DA UN CAMPO GRAVITAZIONALE . l’equilibrio quindi viene interrotto dal momento che
lavorano solo gli osteoclasti

Altri tipi di cellule epiteliali sono pe esempio gli adipociti che si trovano avvolti attorno ad una raccolta di
lipidi. Il citoplasma della cellula viene schiacciato dalla raccolta di lipidi fino ad avere una forma ad anello

I condrociti sono associati alle cartilagini ed hanno strutture che permettono lo scorrimento dei tendini.
Sono molto lisci ed immersi in un liquido che li bagna continuamente

Le cellule muscolari si dividono in lisce (involontarie) e striate (volontarie)

Il sangue ha una componente liquida e una cellulare (globuli rossi o eritrociti). I globuli rossi sono cellule
senza nucleo che hanno la necessità di immettersi nei capillari sottoli, l’assenza di nucleo permette la
deformabilità. Altre cellule senza nucleo sono le piastrine (frammenti di citoplasma) responsabili della
coagulazione. I precursori di globuli e piastrine si trovano nel midollo osseo presente all’interno delle cavità
delle ossa.

Le cellule nervose sono lunghe estroflessioni del citoplasma che costituiscono l’assone e terminano con
giunzioni tra due neuroni adiacenti chiamate sinapsi. Le sinapsi possono essere di tipo muscolare, nervose
ecc.

La guaina mielinica avvolge gli assoni; lungo di essi si trasmettono comandi di tipo elettrico e le
informazioni devono viaggiare velocemente . il citoplasma si avvolge con più spirali attorno all’assone e a
livello delle sinapsi c’è una comunicazione chimica ( sostanze sintetizzate nel citoplasma racchiuse in
vescicole sinapsiche rilasciate in modo rapidissimo) le sostanze chimiche si chiamano neuro trasmettitori
che mediano situazioni di allarme o emozioni
CELLULE SENSORIALI

Le cellule sensoriali sono formate maggiormente da ciglia (strutture nelle quali sono presenti i microtubuli).
Delle cellule sensoriali fanno parte quelle della retina dell’occhio, sensibili alla luce ed in grado di
trasmettere segnali al cervello; quelle dell’orecchio che si muovono alle vibrazioni delle onde sonore. Le
ciglia dell’orecchio sono delle stereociglia poiché permettono il passaggio di ioni in modo da poter sentire.
Un altro tipo di ciglia sono quelle olfattive, in grado di riconoscere sostanze volatili e inviare informazioni al
cervello, e quelle ghiandolari che spingono fuori in muco che intrappola le sostanze esterne. Le ciglia si
trovano anche nella coda degli spermatozoi, ed è proprio grazie ad esse che questi ultimi posso dare il
colpo di coda e muoversi( le ciglia scorrono una sull’altra e permettono il movimento). Il nucleo si trova
nella testa dello spermatozoo. Le cellule germinali (spermatozoo e ovocita) sono cellule aploidi e quindi
contengono un corredo genetico singolo, a differenza di tutte le altre cellule somatiche che invece hanno
un corredo genetico completo. Le cellule germinali si dividono per MEIOSI, un processo attraverso il quale il
corredo genetico viene dimezzato con la consecutiva formazione di due cellule figlie aploidi (la mitosi
mantiene il corredo genetico). Dopo la fecondazione si parla di zigote (diploide) che comincia a dividersi per
mitosi; la cellula può essere persa o attaccarsi alla mucosa uterina che gli fornirà il nutrimento necessario
per diventare embrione. La struttura che troviamo immediatamente dopo lo zigote si chiama blastocisti. Le
cellule staminali sono i precursori dello zigote e ,a livello delle prime divisioni, esse sono cellule totipotenti
poiché non hanno ancora una funzione specifica. Con la crescita dell’embrione le cellule staminali perdono
la loro totipotenza diventando pluripotenti; la loro esistenza persiste anche nell’adulto.

CIGLIO PRIMARIO il ciglio primario è un meccano trasduttore ed ha una struttura a 9+0 (9 coppie a formare
un anello, manca la coppia centrale) mentre le altre cellule hanno una struttura (9+2). Il ciglio primario si
trova all’interno del rene; quest’ultimo funge da filtro e il risultato si raccoglie in tubuli attraverso i quali
passa l’urina e viene raccolta nella vescica. Il ciglio primario all’interno dei tubuli funge da sensore
meccanico dell’urina. La stessa cosa succede anche con la bile che passa dal fegato alla cistifellea e nel
cervello dove è presente una circolazione di fluido dove è necessario un sensore.

Cellula procariote

Con la parola omeostasi indichiamo condizioni ambientali e microambientali costanti. Le cellule


eucariotiche non resistono ai cambiamenti omeostatici mentre quelle procariotiche ne risentono meno.
Queste cellule sono molto più piccole di quelle eucariotiche e sono sprovviste di nucleo; il DNA(archivio) si
trova nel nucleotide e non ci sono organelli nelle loro strutture. Hanno delle appendici esterne che vanno
sotto il nome di flagelli e si dividono per scissione binaria. I procarioti hanno una membrana cellulare
esterna che spiega la loro resistenza ai cambiamenti omeostatici. Il prof Gram , attraverso una tecnica di
colorazione, illustrò la presenza di questa membrana. I batteri venivano colorati con cristalvioletto e poi
trattati con mordente ; alcuni batteri trattenevano il colore ed altri si decoloravano se trattati con un
solvente organico. Il prof Gram catalogò i batteri in Gram positivi e Gram negativi. Alla base della loro
colorabilità c’è il rivestimento esterno chiamato parete cellulare (molto rigida). I costituenti della parete
sono:

 Il proteoglicano = struttura complessa formata da proteine e componenti monomerici che costituiscono


i polimeri di carboidrati (NAM e NAG). È più sottile nei gram negativi.
 Lipopolisaccaride = struttura complessa esterna al proteoglicano (si trova sono nei gram negativi) ed ha
una componente lipidica idrofobica che spiega la resistenza al colore.
Gli amminoacidi formano un legame crociato con i componenti monomerici del proteoglicano formando
una struttura doppia e resistente.

una struttura resistente e doppia. Il professor Fleming notò che nelle muffe dove sono presenti i batteri
questi ultimi non si moltiplicavano; nacque così la penicillina (scoperta grazie ai batteri che interagiscono
con il proteoglicano). Fu usata come antibiotico per bloccare la crescita della parete cellulare. Tutte le
penicilline, infatti, hanno un anello b-lattanico responsabile del meccanismo d’azione della penicillina. Un
enzinìma permette la sintesi dell’ultimo legame tra le catene parallele con la formazione del legame crociat;
questo enzima in presenza dell’anello b-lattanico non è in grado di formare il legame e questo impedisce la
crescita del batterio.

I virus

I virus sono dei parassiti molecolari e non possiamo parlare di cellule dal momento che non hanno
un’organizzazione cellulare. I virus possono essere batteriofagi, virus animali o vegetali; queste tre classi si
differenziano tra loro in base alla molecola che vanno ad infettare e si moltiplicano all’interno di essa. I virus
sono dell’ordine dei nanometri e sono costituiti da una testa, all’interno della quale troviamo l’archivio
genetico che viene propagato di generazione in generazione e da una coda. La coda è a sua volta formata
da un cilindro in cui si trovano proteine contrattili che fanno in modo che il contenuto genetico sia iniettato
nella cellula che è stata attaccata e da propagini ; in questo modo il virus funge da siringa molecolare. Una
volta iniettato il DNA (CHE VIENE DECODIFICATO E SINTETIZZATO ALL’INTERNO DELLA CELLULA
ATTACCATA ) la testa si svuota e si formano delle nuove particelle fagiche ; il batterio diventa un sacchetto
vuoto di proprie strutture e pieno di nuove particelle fagiche fino a provocare la lisi della membrana della
cellula infettato e il rilascio dei batteri; questo processo va sotto il nome di ciclo litico. I virus animali
agiscono allo stesso modo dei fagi ma ,come i primi, possono avere come archivio genetico non sono il DNA
ma anche RNA e vengono distinti in due categorie

1. Virus a DNA che impacchettano DNA


2. Virus a RNA che impacchettano RNA

Molti virus sono formati da un mantello costituito da glicoproteine e lipoproteine più robusto. All’interno
del virus, il codice genetico può essere impacchettato sia sotto forma di filamento singolo che sotto forma
di doppio filamento.

Effetto citopatico = la cellula è distrutta dall’infezione del virus che provoca la lisi liberando nuove particelle
virali.

Altri tipi di virus adottano tecniche più sofisticate per attaccare una cellula e vanno sotto il nome di parassiti
molecolare poiché permettono la vita delle cellule infettate ma trasformandole in una fabbrica di virus.
Viene prodotto il capside che racchiude l’acido nucleico del virus e lo protegge dall’ambiente esterno e si
dirige verso la membrana e avviene la gemmazione (si forma il mantello di glicoproteine) poi il capside
viene espulso formando un nuovo virus. La cellula continua a vivere producendo altri virus.

Ci sono in natura virus capaci di provocare tumori o quelli responsabili dell’HIV. Essi adottano teorie molto
sofisticate per attaccare una cellula. Impacchettano RNA e posseggono nella particella virus un particolare
enzima capace di sintetizzare una copia fatta di DNA sullo stampo della loro informazione genetica
composta da RNA. Il DNA così prodotto va ad inglobarsi con quello della cellula infettata; una copia del loro
genoma quindi diventa parte integrante del genoma della cellula. Questo va ad intaccare i meccanismi di
controllo della proliferazione cellulare. La copia a DNA dell’RNA contenuto nel virus va sotto il nome di
provirus. Per quanto riguarda il virus dell’HIV e suoi bersagli sono i linfociti; questo virus provoca la
immunodeficienza poiché prima stimola i linfociti a duplicarsi ed in fine la compromette; in questo modo il
numero dei linfociti diminuisce gradualmente provocando l’aids.

Amminoacidi

Sono così chiamati perché hanno un gruppo amminico e uno carbossilico legati ad un atomo di carbonio e
differiscono uno dall’altro per la catena laterale(gruppo R). E’ proprio grazie a questa catena che gli
amminoacidi vengono separati in:

1. Amminoacidi acidi -> con il gruppo R con carica negativa ad una cerrta distanza dal carbonio legato
al carbonile e al gruppo amminico. I più importanti sono l’ASPARTATO, GLUTAMMATO.
2. Amminoacidi basici -> con gruppo R carico positivamente, LISINA,ARGININA, ISTIDINA.
3. Amminoacidi polari -> non sono carichi poiché la carica negativa del carbonile è neutralizzata dal
gruppo amminico (neutri) e sono detti polari per la presenza del gruppo ossidrile
SERINA,TREONINA, ASPARAGINA, GLUTAMMINA, CISTEINA. Quest’ultima è l’ultima ad avere il
solfidrile al posto dell’ossidrile e insieme alla metionina possiede l’atomo di zolfo.
4. Amminoacidi non polari ->non possiedono il gruppo oh GLICINA,ALANINA,VELINA,METIONINA(che
possiede un atomo di zolfo bloccato dal metile e che quindi non può diventare solfidrile)
5. Amminoacidi con gruppo aromatico -> hanno un anello planare che permette di attuare tecniche
spettroscopiche FENIL ALANINA, TIROSINA(polare), TRIPTOFANO.

Le tecniche spettroscopiche usano le radiazioni elettromagnetiche per ottenere un’analisi e noteremo


delle distribuzione della lunghezza d’onda che vanno sotto il nome di spettri. Quando le radiazioni
interagiscono con un recipiente trasparente contenente una soluzione (es: proteina) possiamo misurare
l’intensità del fascio di luce attraverso spettrofotometri.

Sorgente campione rivelatore

La sorgente può essere monocromatica e lo spettrofotometro è in grado di misurare luce ad una lunghezza
d’onda precisa. I filtri applicati sono monocromatori(selezionano una sola lunghezza d’onda).

Trasmittanza = quanta radiazione attraversa un mezzo che assorbe in modo uniforme

Assorbanza = radiazione assorbita dal mezzo (densità ottica)

A=E=logI/T=log Io/I

Coefficiente di estinzione molare -> assorbanza di una soluzione 1M in condizioni standard di solvente
temp e lunghezza d’onda.

Legame peptidico Due amminoacidi si uniscono in un legame covalente con perdita di acqua
Si forma un peptide. Tutte le proteine hanno un’estremità ammino terminale e un’altra carbossil terminale.
I legami tra le proteine possono anche non essere covalenti ma di tipo elettrostatico per esempio tra un
amminoacido basico e uno acido, le interazioni possono essere di tipo idrofobico con interazioni deboli tra
amminoacidi simili con poca attitudine a reagire con l’acqua. I gradi di libertà non sono infiniti poiché
sull’ossigeno del carbonile si stabilisce una delocalizzazione della carica e una parziale carica negativa e
l’azoto una parziale carica positiva; si ha una struttura di risonanza tra il doppio legame con l’azoto e con
l’ossigeno; per questo abbiamo una situazione intermedia tra 0 e infiniti gradi di libertà. Si può avere una
torsione tra amminoacido e amminoacido ed è proprio grazie a questa torsione che le proteine si
ripiegano.

Gli amminoacidi sono in tutto 20 ma possiamo catalogare la cisteina come 21 esimo amminoacido dal
momento che il gruppo ossidrile sposta l’equilibrio a seconda di un ambiente ossidante o riducente. Esso, è
molto debole e forma ponti disolfuro se si trova in ambiente ossidante. Le proteine possono trovarsi nelle
ghiandole endocrine insieme a piccole molecole, vengono esportate nel torrente circolatorio e vanno a
colpire dei recettori (fanno parte delle membrane) di cellule situate a distanza. Per esempio, l’insulina
prodotta dal pancreas nelle isole di langherans viene rovesciata nei capillari che le attraversano per
distribuirsi nell’organismo. Le proteine possono essere molto grandi e pesare migliaia di dalton e possono
essere formate da più subunità che si assemblano attraverso legami (covalenti o non). Se sottoponiamo
una proteina a condizioni di acidità estrema per essere scissa in amminoacidi; questi ultimi in ambiente
acquoso si troveranno esposti ad un pH che varia e avremo una presenza di: forme protonate o
deprotonate.

CARICA NETTA= le proprietà di una proteina sono date dalle caratteristiche degli amminoacidi di cui sono
composte. Se la proteina è un polimero di amminoacidi i quali gruppi R saranno per la maggior parte
positivi, la carica nella della proteina sarà spostata verso la basicità e viceversa. Se immergo la proteina in
una soluzione con un dato pH cariche pos e neg si equivalgono portando la carica netta a 0; questo valore
di pH è detto punto isoelettrico. Non tutte le proteine, quindi, hanno lo stesso punto isoelettrico e si
possono classificare in:

 Lipoproteine -> associate ai lipidi, trasportano i grassi


 Glicoproteine -> legame covalente tra parte proteica e carboidrati. Es: proteine circolatorie
IMMUNOGLOBULINE (anticorpi)
 Fosfoproteine -> gruppi fosfato carichi negativamente -> servono a meccanismi di funzionamento
 Emoproteine -> emoglobina , legate ad atomi di ferro
 Metallo proteine -> legate a metalli (ferro, zinco,rame….)

Le proteine possono assumere delle conformazioni tridimensionali

Struttura primaria struttura secondaria Struttura terziaria Struttura quaternaria


Successione di Gli amminoacidi Si assemblano regioni di Si assemblano fino a 12
amminoacidi interagiscono tra loro struttura secondaria subunità diverse in
mediante la catena modo stabile; ognuna
laterale e si dispongono delle quali ha la propria
nello spazio struttura terziaria

STRUTTURE SECONDARIE

Abbiamo interazioni soprattutto di tipo elettrostatico


Alfa-elica =scoperta da pauling ; è una disposizione elicoidale di amminoacidi con legami non covalento

Foglietto –beta= interazioni non covalenti e formazione di legami idrogeno tra le catene laterali. Il
collegamento può essere parallelo o antiparallelo.

Le strutture terziarie di una proteina sono formate dall’assortimento di queste due strutture secondarie e
sono definite proprio come l’insieme di diversi moduli (domini). Il dominio della proteina è un’unità in cui si
realizza il rapporto tra struttura e funzione. Le proteine possono avere prevalenza di una sola struttura
secondaria:

prevalenza alfa-elica -> CHERATINA =ha una robustezza meccanica data dai legami disolfuro che
stabilizzano la proteina; la lana è costituita da cheratina, come i capelli, le unghie o le corna. Essa è formata
da trecce di alfa elica (trecce di protofilamenti e protofiblli). Proprio per la presenza dei ponti disolfuro, la
cheratina dei capelli, se trattata con un agente riducente consentiva al capello di arricciarsi e, ritornando
all’ambiente ossidativo, il cambiamento diventava costante. Ogni proteina, se esposta al calore , si
denatura e se questo è molto forte la denaturazione è irreversibile (albumina nell’uovo). È possibile
denaturare una proteina anche variando il pH. Se prendiamo un enzima possiamo calcolare la
denaturazione misurando l’attività catalitica. Si studiò un enzima in cui erano presenti legami disolfuro
dovuti alla cisteina. Quando questo enzima veniva sottoposto ad agenti riducenti perdeva l’attività
catalitica poiché i ponti disolfuro venivano ridotti. Allontanando il mercaptanolo l’enzima riacquistava la
sua attività

prevalenza beta-foglietto -> collagene

Esempi di proteine

INSULINA viene sintetizzata come precursore inattivo, viaggia nel torrente circolatorio sotto forma di
catena peptidica e soltanto una volta rilasciata acquista la sua attività. Il precursore, che va sotto il nome di
proinsulina, è un’unica proteina che ha un peptide di connessione tra la catena A e B. la catena peptidica
viene tagliata da proteasi che si dividono in due gruppi: 1) quelli che si trovano all’interno del tratto gastro
intestinale e tagliano tutto ciò che gli viene sottoposto 2) quelli che tagliano il peptide di connessione e
sono altamente specifici.

COLLAGENE è la proteina più abbondante e ha una forma fibrillare (3 alfa-eliche intrecciate). È presente nel
tessuto connettivo e fa in modo che la pelle resista meglio a delle sollecitazioni. Le triple eliche che
costituiscono il collagene si trovano in una posizione sfalsata, in modo da renderlo striato se guardato al
microscopio; il collagene può trovarsi anche in fasci molto fitti a formare i tendini. Una particolarità del
collagene, è quella di essere molto soffice, la sofficità è dovuta alla presenza di gruppi laterali che non
occupano molto spazio (alanina glicina). È una glicoproteina, caratterizzata da carboidrati complessi che
sono legati a degli ossidrili (serina tionina) che permettono al collagene di essere modellato. Quando
abbiamo compattezza e legami crociati formati da residui di lisina il collagene forma i tendini.
EMOGLOBINA

il nome emoglobina deriva dalla sua composizione: una parte proteica formata dalla globina e una parte
non proteica chiamata gruppo prostetico e gruppo eme. l’emoglobina ha il compito di trasportare ossigeno
dagli alveoli polmonari alla periferia. Il gruppo eme possiede al centro un atomo di ferro ed è composto da
un atomo tetrapirrolico con 4 atomi di azoto che confinano con l’atomo centrale di ferro (è proprio il ferro a
darle il caratteristico colore rosso). L’eme è composto da 4 subunità e quindi è in grado di trasportare 4
atomi di ossigeno. Le 4 subunità sono uguali 2 a 2 (alfa 1 alfa 2-beta 1 beta 2). L’interazione con l’ossigeno
deve essere reversibile in modo che l’ossigeno captato negli alveoli possa essere rilasciato per essere
utilizzato dalle cellule. Questo significa che anche il legame tra emoglobina ed ossigeno dovrà essere
reversibile e a rendere possibile tale reversibilità intervengono l’anello tetrapirrolico e a distanza l’azione di
un anello imidazolico (appartiene all’istidina che fa parte della globina). Le subunità scorrono tra loro
attuando un piccolo movimento e generando due conformazioni: uno stato T teso e uno stato R rilassato.
Quando c’è poco ossigeno l’emoglobina si trova nello stato T e viceversa. Questo è possibile grazie ai legami
deboli non covalenti.

Grazie al grafico possiamo vedere l’andamento della saturazione dell’emoglobina da parte dell’ossigeno.
L’andamento aumenta all’aumentare della pressione parziale( in periferia la pressione parziale diminuisce e
l’emoglobina rilascia l’ossigeno). Calcoliamo, in questo modo , l’affinità tra emoglobina e ossigeno. La
mioglobina è presente nei muscoli ed è in grado di captare ossigeno proprio come l’emoglobina ma a
differenza di essa non lo rilascia. Nella mioglobina, l’effetto delle 4 subunità non è presente ma troviamo
soltanto l’anello tetrapirrolico. In periferia viene rilasciato l’ossigeno e si forma anidride carbonica che
viene trasportate dai globuli rossi ed espilsa.

IMMUNOGLOBULINA è composta da globulina e albumina. In precedenza veniva chiamata gamma


globulina poiché le globulina si potevano dividere in 3 sottoclassi : 1)alfa 2)beta 3)gamma (di cui fa parte
l’immunoglobulina). L’immunoglobulina è un anticorpo e questa parola deriva dalla capacità di riconoscere
gli antigeni (corpi estranei NON SELF). La sua struttura è caratterizzata da più subunità tenute insieme da
legami disolfuro. Ha una caratteristica forma a Y nella quale possiamo distinguere le catene pesanti e quelle
leggere

la parte finale dei rami della y sia delle catene pesanti che di quelle leggere
viene chiamata parte variabile per adeguarsi alla conformazione degli antigeni. Oggi si parla di determinanti
antigenici proprio perché la superficie dell’antigene sarà formata da milioni di questi determinanti che
interagiscono con l’immunoglobulina. I determinanti vengono riconosciuti e oggi vanno sotto il nome di
epiteti. Possiamo trovare due tipi di immunoglobulina:

o G degli anticorpi, lacrime e saliva


o M polimero di immunoglobuline G

Le immunoglobuline rappresentano l’immunità umorale, ossia quella che si esplica grazie agli anticorpi
(proteine disciolte nel sangue). Nella risposta immunitaria abbiamo anche una componente cellulate fornita
dai globuli bianchi LEUCOCITI che si dividono in :

1. Granulociti -> contengono granuli ricchi di enzimi che accorrono e rilasciano i granuli come bombe
a grappolo (efficace coadiuvante)
2. Linfociti -> fabbriche di anticorpi dove vengono sintetizzate le immunoglobuline
3. Monociti -> hanno un unico nucleo caratteristico e subentrano dopo che i granulociti hanno buttato
le bombe e il loro compito è quello di raccogliere i detriti cellulari. Si trasformano in macrofagi
(grosse cellule deputate alla fagocitosi)che avvolgono i detriti e li convogliano verso i lisosomi.

Il torrente circolatorio porta i capillari dappertutto e se c’è presenza di batteri abbiamo un fenomeno detto
DIAPEDESI = i globuli bianchi attraversano la parete dei capillari dopo aver avuto stimoli chemiotattici
attuando la CHEMIOTASSI = migrazione al di fuori dei capillari in direzione dell’infezione).

ENZIMI

Proteine con una peculiarità simile alle immunoglobuline, poiché come loro assumono una struttura
tridimensionale nella loro parte variabile, possiedono un particolare luogo della struttura tridimensionale
detto sito attivo (in grado di formare un complesso con il substrato). Il substrato può essere differente in
base alla proteina. Il modo in cui avviene il legame è favorito dal punto di vista termodinamico poiché le
collisioni che avvengono in un liquido portano il substrato in vicinanza dell’enzima l’acqua di solvatazione
può essere spiazzata dando vita all’interazione. La proprietà degli enzimi è quella di essere catalizzatori
(velocizzatori ) di reazioni biologiche che non avverrebbero così velocemente perché la barriera
termodinamica è troppo alta. La velocità di una reazione può essere così aumentata; ci sono delle
condizioni da rispettare, una di queste è la dipendenza dal pH ( in una proteina ogni gruppo laterale avrà il
suo pka) perché può condizionare la struttura tridimensionale della proteina, dipendenza dalla
temperatura, dipendenza dalla salinità. La maggior parte degli enzimi ha un optimum di ph intorno alla
neutralità ma ci sono enzimi particolari (pepsina, è una proteasi dello stomaco) che lavorano a pH molto
bassi.

Nel tratto gastro intestinale = le ghiandole secernono un enzima AMILASI che degrada gli amidi (in bocca).
Nello stomaco avviene l’azione degli enzimi poi si passa al duodeno dove sfociano il pancreas che secerne
enzimi che continuano il lavoro iniziato nello stomaco e il fegato che produce la bile. Le lipasi che attaccano
i lipidi funzionano in ambiente acquoso e la bile serve proprio ad emulsionare i lipidi. Poi abbiamo le anse
dell’intestino dove si completa il processo di degradazione fino ad arrivare a componenti semplici
(monomeri) che vengono assorbiti a livello dei villi intestinali, il lume dell’intestino è ricoperto da una
specie di velluto che sono i villi, in mezzo ad ogni villo passano i capillari. Il sangue viene portato al fegato
per essere filtrato.

Oltre alla pepsina come proteasi troviamo CHIMOCRIPSINA e CRIPSINA (del duodeno e intestino). Come
fanno le cellula a difendersi una volta sintetizzati questi enzimi? Il metodo è analogo a quello dell’insulina,
gli enzimi vengono sintetizzati come precursori inattivi. Queste proteasi non sono specifiche e tagliano
qualsiasi legame peptidico in grado di degradare qualsiasi proteina. Un altro concetto importante è quello
delle cascate di enzimi, si osserva l’attivazione di enzimi a cascata, c’è un primo enzima che attiva una
proteasi, a sua volta la proteasi attiverà altri precursori inattivi , in questo modo da un taglio proteolitico si
avrà una catena di tagli. Gli enzimi vengono utilizzati anche per eliminare le strutture vecchie e sostituirle
con le nuove. È stato possibile studiare le proteine grazie a delle metodologie biochimiche basate sul
concetto di separazione, bisogna separare la proteina che ci interessa da una miscela di altre proteine.
Nelle separazioni si dividono due categorie

 Metodologie preparative = servono a ottenere grandi quantità di materiale per procedere nella
purificazione dove parte del materiale andrà perso ma quello rimasto risulterà arricchito nella
proteina interessata. Per esaminare le fasi di arricchimento si ricorrerà a metodi analitici
 Metodologie analitiche = a differenza di quella preparativa non sarà fatta su larga scala

Queste due metodologie si susseguono. Partiamo dalla conoscenza dei parametri fondamentali (pH temp
conc. salina). Si parte da tessuti, organi o colture dove è presente quello che ci interessa, la prima cosa da
fare è la lisi. Bisogna spesso aggiungere sostanze tensioattive detergenti con una parte polare ma anche
delle code idrofobiche (queste sostanze facilitano la rottura delle pareti esterne). Una peculiarità da tener
presente è che se delle cellule vengono rotte, il loro contenuto viene rilasciato, i lisosomi pieni di proteasi
vengono rilasciati insieme ad esso e c’è la possibilità che queste proteasi degradino le proteine che stiamo
cercando. Si è pensato a molecole che sono inibitori delle proteasi. Tutto questo va sotto il nome di
ESTRATTO GREZZO. Per procedere dobbiamo sfruttare osservazioni empiriche e la conoscenza di
caratteristiche chimico fisiche dei polimeri, una proprietà da poter sfruttare è la solubilità. La forza ionica di
una soluzione può impattare sulla solubilità; possiamo ricorrere a metodi in grado di ottenere una
precipitazione differenziale. Una proteina rimane in soluzione perché le sue cariche superficiali sono
bilanciate dal punto di vista elettrostatico con la forza ionica del mezzo in cui la proteina è disciolta, se
allontanassimo gli ioni presenti in una soluzione le proteine precipiteranno. Sfruttando il principio della
carica netta possiamo guardare la forza ionica; Si aggiungono all’estratto grezzo dei Sali (solfato di
ammonio) fino a raggiungere una certa concentrazione per cui certe proteine precipitano. La temperatura
ottimale per una proteina è 4°C. si possono utilizzare anche solventi organici, dal momento che possiamo
alterare un parametro come la costante elettrica del mezzo, il più comune è acqua-etanolo.

Dopo aver aggiunto il solfato d’ammonio nella soluzione bisogna eliminarlo ricorrendo alla dialisi che si
basa sul principio che forze di diffusione continue ,alle quali sono soggette sia polimeri che sostanze a basso
peso molecolare, portano ad un continuo rimescolamento delle sostanze. Abbiamo grande differenza di
peso molecolare tra proteine e ioni del solfato di ammonio, si sfruttano membrane semi permeabili che
fanno passare attraverso i loro pori soltanto le piccole molecole, gli ioni passeranno mentre i polimeri
saranno trattenuti. Vogliamo sfruttare le membrane per far passare il liquido in eccesso ricorrendo ad una
pompa ottenendo le membrane non più sotto forma di sacchetti ma di dischi piatti ; ma il modo più efficace
rimane la liofilizzazione. Si collega il recipiente contenente la soluzione che si vuole concentrare ad una
campana di vetro in cui viene fatto il vuoto spinto, si ha una sublimazione perché il liquido contenuto nei
palloni sublima e si raccoglie solo una polvere bianca che sarà la parte solida della soluzione. Utilizziamo ora
le metodiche cromatografiche. Si differenzia una fase mobile (goccia di inchiostro) e una fase stazionaria
(carta assorbente); esistono vari tipi di cromatografia come la cromatografia su colonna.

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