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La malnutrizione è un’alterazione dello stato funzionale, strutturale e di sviluppo

dell’organismo che deriva da uno squilibrio nel rapporto fabbisogno-utilizzo dei


nutrienti.
La malnutrizione calorico-proteica (MCP) è la forma più frequente nell’anziano, può
essere improvvisa e totale (inedia) o graduale.
La gravità varia dalle carenze subcliniche al deperimento evidente (con edema, perdita
di capelli e atrofia cutanea) e all'inedia. Più sistemi organici sono spesso compromessi.
La diagnosi solitamente comporta l'esecuzione di esami di laboratorio, tra cui
l'albumina sierica. Il trattamento consiste nella correzione delle carenze di liquidi e di
elettroliti con soluzioni EV, reintroducendo poi gradualmente le sostanze nutritive, se
possibile PO.
La MCP può essere per eccesso o per difetto. Se è per eccesso il rapporto massa
magra- massa grassa si modifica in favore dell’adipe. Se è per difetto l'iniziale risposta
metabolica è un ridotto tasso metabolico. Per procurarsi l'energia, l'organismo prima di
tutto degrada il tessuto adiposo. Tuttavia, più tardi, quando questi tessuti sono esauriti,
il corpo può utilizzare le proteine per ricavare energia, con un bilancio negativo di
azoto. Vengono distrutti anche gli organi viscerali e i muscoli con una riduzione del
peso. La perdita di peso degli organi è massima a livello del fegato e dell'intestino,
intermedia a livello del cuore e dei reni e minima a livello del sistema nervoso.
L'inedia è una grave riduzione nell'apporto di vitamine, nutrienti e in generale di energia
all'organismo umano; è la forma più estrema di malnutrizione. Negli esseri umani, uno
stato di inedia prolungata (oltre uno-due mesi) causa danni permanenti agli organi e può
anche portare alla morte.
Distinguiamo la malnutrizione in acuta e cronica: acuta a seguito di un digiuno o
semidigiuno, cronica a causa di un’alimentazione insufficiente o scorretta per un lungo
periodo di tempo. Pagina 2 di 9
La malnutrizione nell’anziano può essere classificata in primaria e secondaria:
la malnutrizione primaria è legata alle condotte alimentari inappropriate influenzate da
fattori fisiologici, patologici, socio-economici ed ambientali;
la malnutrizione secondaria dipende soprattutto dall’alterazione della capacità
digestiva, dal ridotto potenziale d’assorbimento intestinale, dal trasporto sanguigno
inefficace e dalla scarsa metabolizzazione dei nutrienti. Tutto questo è aggravato da
una ridotta percezione degli stimoli corporei (fame e sete) e dalla predisposizione a
comorbilità psichiatriche (disturbi depressivi e/o ansiosi) o neurodegenerative
(Alzheimer, Parkinson, ecc).
QUALE CATEGORIA DI ANZIANI VIENE PIÙ COLPITA?
Nell’anziano la malnutrizione insorge più facilmente rispetto alle altre fasce di età e con
l’invecchiamento l’organismo riduce molte delle sue capacità fisiologiche determinando
una modifica della composizione corporea.
Sono maggiormente a rischio di MCP gli anziani “fragili”, ossia quei soggetti di età
avanzata o molto avanzata che sono affetti da multiple patologie croniche, clinicamente
instabili e frequentemente disabili a cui, spesso si associano problematiche di tipo
socio-economico. In questi soggetti si assiste ad una progressiva incapacità di
alimentarsi autonomamente. Una MCP severa si è riscontrata nel 5-12% degli anziani
che vivono al proprio domicilio, nel 26- 65% degli anziani ospedalizzati e nel 5-85% degli
anziani istituzionalizzati.
2. QUALI SONO LE CAUSE DI MALNUTRIZIONE NELL’ANZIANO?

CAUSE ORGANICHE ETÀ-CORRELATE:


L’invecchiamento determina modifiche fisiologiche quali:
• atrofia della mucosa del cavo orale e della lingua con alterazione della percezione del
gusto;
• minor secrezione gastrica e pancreatica con alterazioni della digestione e
dell’assorbimento dei nutrienti;
• edentulia con difetti di masticazione;
• ritardato svuotamento gastrico.
CAUSE ORGANICHE PATOLOGIA-CORRELATE:
Alterazioni della deglutizione (che si riscontrano nel 20-50% degli anziani
istituzionalizzati):
• presbifagia (Le cause della presbifagia devono essere ricercate nel contesto
fisiopatologico dell'invecchiamento. Si deve considerare infatti l'ipotrofia e la ridotta
efficienza connessa anche con possibile rigidità della muscolatura della lingua, delle
labbra, dell'orofaringe. Concorrono inoltre, l'atrofia della mucosa linguale ed orale, la
scarsa salivazione, l'edentulia è anche possibile un'incongruenza della protesi dentaria
e la perdita della sensibilità orale tattile, propriocettiva e gustativa anche 10 volte
inferiore rispetto al giovane adulto. Il deperimento e la demotivazione sono importati
fattori da tenere in considerazione nell'approccio dell'anziano presbifagico) Pagina 3 di 9
PRESBIFAGIA PRIMARIA: Alterazioni deglutitorie nell’anziano sano (modificazioni
anatomofisiologiche eta’ correlate).
PRESBIFAGIA SECONDARIA: Alterazioni deglutitorie nell’anziano con malattie che
interferiscono con la deglutizione.
Utilizzo di farmaci:
• antiacidi e lassativi che interferiscono con l’assorbimento gastrico;
• diuretici che interferiscono con l’assorbimento renale;
• sedativi che alterano la percezione del gusto ed aumentano il rischio di disfagia per
ridotto stato di vigilanza.
CAUSE SOCIALI, AMBIENTALI E PSICOLOGICHE:
• ristrettezza economica;
• isolamento e solitudine;
• istituzionalizzazione.
Tali cause possono contribuire all’insorgenza di MCP per ridotta o inadeguata
assunzione di cibo; talvolta condizioni patologiche di rilevante entità (dispepsia,
diverticolosi, reflusso, gastriti, ulcere, stipsi, morbo di Crohn) possono aggravare e
compromettere sia le abitudini alimentari che i livelli di assorbimento dei nutrienti.
3. QUALI SONO LE CONSEGUENZE DELLA MALNUTRIZIONE?

• Gravi conseguenze sull’autonomia del paziente;


• Comparsa di piaghe da decubito;
• Maggior rischio di fratture;
• Peggioramento di patologie croniche;
• Maggior rischio di essere ospedalizzati;
• Depressione ed apatia;
• Peggioramento della qualità di vita.
4. COME SI PUÒ RICONOSCERE PRECOCEMENTE?

Lo “screening” è un percorso che identifica persone a rischio di malnutrizione o con


malnutrizione in atto che necessitano di una valutazione di secondo livello.
Lo si può effettuare tramite l’utilizzo di test, quali il Mini Nutritional Assessment (MNA),
strumento facile ed immediato specifico per la popolazione anziana. È un questionario,
validato e riconosciuto a livello internazionale, che si compone di 6 domande e che
fornisce un punteggio in grado di individuare soggetti malnutriti o a rischio di
malnutrizione.
COSA COMPRENDE LA VALUTAZIONE DI SECONDO LIVELLO?
La positività del test di screening indica che il soggetto deve essere sottoposto ad una
valutazione nutrizionale per valutare la presenza di MCP ed indicarne il grado.
La valutazione nutrizionale comprende:
• anamnesi patologica, farmacologica ed alimentare;
• esame obiettivo; Pagina 4 di 9
• misurazione dei parametri antropometrici (peso ed altezza) per la definizione del BMI
(indice di massa corporea);
• esecuzione di esami di laboratorio.
5. COME SI PUÒ CONTRASTARE LA MALNUTRIZIONE?

Al fine di prevenire la malnutrizione nell’anziano è fondamentale:


• garantire l’introito di proteine di buon valore biologico contenenti amminoacidi
essenziali utili alla preservazione della massa magra;
• favorire il consumo di ortaggi e frutta freschi contenenti un’abbondante razione di
vitamine idrosolubili, oligoelementi, antiossidanti, acqua e fibra alimentare;
• monitorare che l’apporto dei glucidi non sia eccessivo con il rischio di compromettere
il bilancio energetico-nutrizionale;
• favorire la sostituzione di alcuni alimenti a base di cereali con quelli contenenti
leguminose;
• assicurarsi che i livelli di assunzione di acidi grassi essenziali rientrino nel fabbisogno
minimo;
• limitare il consumo di bevande alcoliche;
• promuovere il consumo di acqua.
In presenza di malnutrizione, se l’anziano “è ancora in grado” di alimentarsi per via
orale:
• consigliare pasti di porzioni ridotte, ad elevato contenuto calorico e frazionati nell’arco
della giornata (almeno 4-5/die);
• fortificare i pasti con fonti caloriche e proteiche aggiuntive, quali olio, burro,
parmigiano, succhi di frutta, miele, marmellate, ecc;
• consigliare di iniziare sempre i pasti con il secondo piatto, che di norma è ricco di
proteine;
• modificare la dieta a seconda delle necessità della persona (semisolida per chi ha
difficoltà di deglutizione dei liquidi; facilmente masticabile per chi ha problemi di
masticazione;
• aggiungere alla consueta dieta gli integratori alimentari come supporto nutrizionale
<<N.B: gli integratori NON sono un sostitutivo del pasto. Come dice il termine stesso
devono “integrare” una dieta alimentare comune.>>
Se il soggetto, invece, “non fosse più in grado” di alimentarsi per via orale:
• nutrizione enterale (NE), indicata per i soggetti che hanno mantenuto integro
l’apparato digerente e che necessitano di energia, proteine e micronutrienti per il
mantenimento delle funzioni vitali e della qualità di vita; Pagina 5 di 9
• nutrizione parenterale (NP), utilizzata in quei soggetti nei quali è controindicata o mal
tollerata la NE o nei soggetti giunti al termine della vita che necessitano di “idratazione
di accompagnamento”.
Ricordatevi:
1. la malnutrizione è un fenomeno frequente nella popolazione anziana che interessa in
particolare l’anziano fragile ed istituzionalizzato;
2. la malnutrizione ha gravi conseguenze sullo stato di salute, sull’autonomia e la
qualità di vita dell’anziano;
3. il rischio di malnutrizione può essere identificato con l’impiego di semplici test ed il
rilevamento mensile del peso;
4. in caso di scarsa assunzione di alimenti si può potenziare l’apporto calorico-proteico
con gli integratori alimentari.

Al fine di garantire un invecchiamento naturale e limitare gli interventi sanitari sui


pazienti geriatrici, è molto importante ridurre l’incidenza di malnutrizione nell’anziano e
favorire, quando possibile, il mantenimento della fitness generale attraverso un
accurato piano Di allenamento cardiovascolare e di potenziamento muscolare.
PER SAPERNE DI PIÙ:
La malnutrizione è anche causa di SARCOPENIA, ossia quel fenomeno, che inizia già
intorno ai 50 anni, caratterizzato da perdita della forza e della massa muscolare.
La sarcopenia è la principale causa di invalidità e debolezza nell’anziano con
compromissione della qualità della vita.
La sarcopenia comporta equilibrio instabile incapacità di salire/scendere le scale o
portare a casa la spesa, peggioramento dell’osteoporosi con aumentato rischio di
caduta a terra.
La sarcopenia si individua tramite la misura della circonferenza del braccio o l’utilizzo
di apposite tabelle.
La sarcopenia si può prevenire o rallentare con costante attività fisica ed adeguato
apporto
proteico (carne, pesce, uova, formaggio grana, prosciutto crudo).
L'obesità sarcopenica (SO) è caratterizzata da una composizione corporea in cui la
percentuale di massa magra è bassa mentre la massa grassa eccede; cioè da un punto
di vista funzionale vige una sproporzione tra motore (muscolo) e massa da spostare
(grasso). Pagina 6 di 9
OBESITÀ
L’obesità è una condizione caratterizzata da un eccessivo accumulo di grasso
corporeo, condizione che determina gravi danni alla salute. E’ causata nella maggior
parte dei casi da stili di vita scorretti: da una parte, un’alimentazione scorretta
ipercalorica e dall’altra un ridotto dispendio energetico a causa di inattività fisica.
L’obesità è quindi una condizione ampiamente prevenibile.
L’obesità rappresenta uno dei principali problemi di salute pubblica a livello mondiale
sia perché la sua prevalenza è in costante e preoccupante aumento non solo nei Paesi
occidentali ma anche in quelli a basso-medio reddito sia perché è un importante fattore
di rischio per varie malattie croniche, quali diabete mellito di tipo 2, malattie
cardiovascolari e tumori.
Si stima che il 44% dei casi di diabete tipo 2, il 23% dei casi di cardiopatia ischemica e
fino al 41% di alcuni tumori sono attribuibili all’obesità/sovrappeso. In totale,
sovrappeso e obesità rappresentano il quinto più importante fattore di rischio per
mortalità globale e i decessi attribuibili all’obesità sono almeno 2,8 milioni/anno nel
mondo.
L’indice di massa corporea IMC (body mass index BMI) è l’indice per definire le
condizioni di sovrappeso-obesità più ampiamente utilizzato, anche se dà
un’informazione incompleta (ad es. non dà informazioni sulla distribuzione del grasso
nell’organismo e non distingue tra massa grassa e massa magra); l'IMC è il valore
numerico che si ottiene dividendo il peso (espresso in Kg) per il quadrato dell’altezza
(espressa in metri).
Le definizioni dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) sono:
• • sovrappeso = IMC da uguale o superiore a 25 fino a 29,99
• • obesità = IMC uguale o superiore a 30.

Fattori di rischio dell'obesità nell'anziano: L'insorgenza dell'obesità nell'anziano è rara.


Genetici Di solito soggetti obesi rimangono obesi
con l'età.
Sesso Nella donna e' più frequente.
Economia-istruzione Gli anziani tendono a comprare cibi a basso
costo spesso più calorici. Bassa istruzione.
Fisiologici Modificazione della composizione corporea
con l'età: calo di massa magra e aumento di
massa adiposa.
Fisici e sociali Vedovanza, abbandono, isolamento,
istituzionalizzazione, depressione, apatia.
Inattività Aumento della disabilità con l'età.
Cessazione del fumo Graduale aumento di peso corporeo.

Le dieci regole per combattere l'obesità

L'Associazione Italiana di dietetica e nutrizione clinica (Adi) ha pertanto prodotto un "decalogo" di


comportamenti da attuare per la prevenzione dell'obesità e del sovrappeso:

1. camminare speditamente per almeno 3 vote a settimana per 45 minuti di seguiti;

2. utilizzare come condimento a crudo olio extravergine di oliva utilizzando come unità di misura il
cucchiaino da caffè;

3. distribuire il cibo nella giornata con 4 o 5 pasti piccoli ed una abbondante colazione;

4. masticare lentamente;
5. utilizzare carboidrati come pasta pane o patate ma in porzioni ridotte e conditi semplicemente;

6. verdura a volontà ma al massimo 3 frutti al giorno;

7. limitare al massimo l'alcol che riduce l'eliminazione dei grassi;

8. consumare il pesce fresco almeno due volte alla settimana;

9. dimagrire lentamente con obiettivi raggiungibili: al massimo un Kg a settimana;

10. mantenere il dimagrimento evitando oscillazioni di peso.

Obesità sarcopenica, colpisce il 19% degli over 50. Nell’anziano si aggiunge osteoporosi con rischio fratture

L’invecchiamento si accompagna ad una graduale perdita di massa e forza

muscolare, definita sarcopenia, che comporta una progressiva impotenza funzionale e disabilità fisica. Ma
non tutti gli anziani perdono peso, al contrario, in molti casi si verifica un aumento del grasso viscerale,

che è un importante fattore di rischio per lo sviluppo di malattie metaboliche e cardiovascolari.

La combinazione tra l’eccesso di grasso corporeo e la ridotta massa e/o forza muscolare è definita obesità
sarcopenica (SO). Pur essendo osservata principalmente nelle persone anziane, la sarcopenia, ossia la
scarsità sia di massa che di forza muscolare può essere riscontrata anche in giovani adulti

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ed rappresenta una forma di malnutrizione non solo in eccesso per ciò che riguarda la quantità di alimenti
ma in difetto

per ciò che attiene la loro qualità.

Nella fascia di età più giovane che va dai 18 ai 40 anni è presente una certa percentuale di sarcopenia sia
moderata che severa, causata sia da uno stile di vita sedentario che da un fenomeno identificato in anni
recenti chiamato ‘weight cycling’ che consiste in una perdita della massa muscolare a causa di diete
squilibrate, restrittive per ottenere una perdita di peso in tempi ristretti che portano prevalentemente alla
perdita di massa muscolare.

“Sono sovrappeso o obesi ma senza muscoli una percentuale variabile di soggetti (a seconda degli Studi
considerati) che va dal 2 al 19% con una prevalenza nelle donne sopra i 50 anni di età - chiarisce il prof.
Maurizio Muscaritoli, Presidente SINuC - Si tratta di una condizione subdola e poco valutata che per essere
correttamente diagnosticata ha bisogno di esami che valutino la composizione corporea, distinta in massa
grassa (fat mass, FM) e massa magra (lean mass, LM) espressa in termini di kg o in valore

percentuale totale e distrettuale”.

Le indagini strumentali vanno accompagnate ad un esame obiettivo che valuti la forza della mano (hand
grip) e un test Short Physical Performance Battery (SPPB). La sola valutazione del BMI (l’indice di massa
corporea) infatti non risulta sufficiente ne affidabile nel soggetto anziano.

Il trattamento nutrizionale ha come obiettivo la prevenzione delle cadute, delle fratture e la diminuzione
del peso senza intaccare però la già scarsa massa magra. L’intervento nutrizionale deve essere prescritto da
uno specialista E ruotare attorno ad un adeguato apporto in proteine nell'ordine di 1,0- 1,2 g per kg di peso
corporeo al giorno, oltre ad alimenti a fini medici speciali prescritti secondo il bisogno. L’intervento
nutrizionale deve essere affiancato da una riabilitazione fisica che preveda esercizi aerobici di resistenza
flessibilità e postura.
“Proprio lo scorso anno su JAMA, Yan Zheng ha sottolineato come proprio nella terza età l'obesità si
accompagna ad un crollo verticale delle funzioni motorie che porta allo sviluppo di compromissioni
cognitive e malattie croniche. Lo studio con un follow up di 18 anni ha preso in considerazione i dati di oltre
100mila persone dai 55 anni: quelle che avevano mantenuto un peso stabile (entro 2,5 kg in più o in meno)
mantenevano migliori funzioni sia fisiche che cognitive e migliore salute generale. Mentre quelli

che erano aumentati dai 2,5 ai 10 kg mostravano un aumento di diabete di tipo 2, malattie cardiache, e
tumori oltre ad una maggiore mortalità anche

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tra le donne non fumatrici. Ecco perché la prevenzione dell'obesità è particolarmente importante in questa
fascia di età” sottolinea Muscaritoli.

Con la malnutrizione proteico-energetica grave, acuta o cronica, le dimensioni del cuore e la gittata
cardiaca diminuiscono; il polso rallenta e la pressione arteriosa diminuisce di molto. La frequenza
respiratoria e la capacità vitale diminuiscono. La temperatura corporea scende, contribuendo talvolta al
decesso. Si possono sviluppare edema, anemia, ittero e petecchie. Si possono verificare insufficienze
epatica, renale o cardiaca.