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STORIA DEL MUSICAL APPUNTI 08/04/2020

(quarta lezione)
“La Rivista”
Rispetto alle altre tipologie che l’hanno preceduta o che in parallelo stavano trovando la loro formula e la loro chiave di successo, la
Rivista ha una sua particolarità: è composta da una serie di numeri che non sono slegati tra di loro, e a differenza dei circuiti per cui gli
attori, cantanti, i ballerini, gli acrobati ecc… si muovevano all’interno di questo circuito creando ogni sera un cartellone diverso, la Rivista
invece ha una compagnia, un produttore, un corpo di ballo, il che si traduce anche in possibilità economiche diverse; molto spesso i
produttori erano anche i gestori del teatro.
(Es: La Keene, lei aveva il suo teatro. Barnum aveva il suo teatro).

Ziegfeld
Vuole fare uno spettacolo “fantasmagorico”.
Il pubblico si aspetta il volo di Elphaba, la corsa degli animali in Lion King, il volo sul tappeto in Aladino, il cambio d’abito di Elsa. Gli
antenati di tutti questi colpi di scena sono da ricercare nella Rivista, soprattutto nella rivista di Ziegfeld. Ogni anno ne metteva in scena
una. Al di là del titolo e del tema dell’anno, lui aveva sempre una sorta di clame che era: “Celebrate the american beauty” – celebrare la
bellezza delle ragazze americane. Per arrivare appunto a Doris Day, Sandra Deel, Olivia Newton-John. In questo tipo di bellezza va a
ricercare però per esempio anche Funny Brice, che bella non è ma è interessante.
(Es: In “Funny girl” (’68), viene rappresentato esattamente lo stile di Ziegfield).

Ziegfeld era un uomo di teatro capace di grandi intuizioni, ma purtroppo incapace realmente di vedere le cose nel medio e lungo periodo,
tanto che quando il suo mondo scompare, lui non è capace di adattarsi al cambiamento.
Crisi del ‘29, (il venerdì nero): nasce dal fatto che tutte le economie erano legate. L’economia da il ritmo anche all’arte. Quella americana
aveva un problema: era speculativa; dopo la rivoluzione industriale e la guerra di Secessione, l’economia con la borsa e con l’investire non
in beni reali ma in partecipazioni, di fatto crea un castello di carta che crolla miseramente.
Nel 1929, prima della crisi, a Broadway funzionavano 56 teatri mainstream e tutti facevano spettacoli di prosa ma soprattutto musical.
Era una megalopoli con i più grandi talenti artistici dal punto di vista della scrittura musicale come Porter, Gershwin, Kern; tutti questi si
sono fatti le ossa a “Tin Pan Alley” oppure già nei teatri di Broadway. C’erano grandi produttori, la media/ alta borghesia disposta a
spendere per andare a teatro, svariate famiglie ecc…
Un mondo pazzesco che di punto in bianco crolla e nell’arco di un anno va totalmente in crisi.
In “Anything Goes” del 1935 ci sono molte frasi riguardanti questo periodo.
A questa tragedia si è sommata la nascita del film sonoro. Il grande pubblico si sposta, vengono convertite le sale in sale
cinematografiche, e fu un impatto non indifferente.

“Show Boat”
Tornando a due anni prima della crisi, nel 1927 succede una cosa molto importante: da Ziegfeld vanno Jerome Kern e Oscar
Hammerstein, con l’idea di trasformare un libro uscito l’anno prima che raccontava il circuito degli Show Boat.
In questo spettacolo succede quello che di solito non succedeva nelle commedie musicali; si parla della vita reale, dei problemi di persone
che magari sembrano bianche ma bianche non sono, di matrimoni interraziali (proibiti).
Ava Gardner: Interpreta il ruolo di una donna meticcia: lei ha degli antenati di colore, ma nessuno potrebbe dirlo, di fatti è la stella dello
spettacolo sulla barca.
In Italia questo film venne presentato come “La canzone di Magnolia”. Se prendete una qualsiasi altra ballad emotiva che viene cantata
con questa atmosfera un po’ rarefatta, con qualche colpo di scena nello spettacolo, non cambia niente. L’importante in questo caso è che
le canzoni sono una colonna sonora cantata ma non sono strutturali alla trama; durante la canzone non si stanno dicendo niente di
importante.
La drammaturgia è estremamente interessante per i temi.
Show Boat è una pietra miliare molto più di Black Crook perché per la prima volta si incomincia a parlare della questione razziale e di
famiglie monogenitoriali.
Ziegfeld capisce che questa sarebbe stata una svolta fondamentale nella storia del teatro musicale.

Sempre nel 1927 sono presenti altri nomi importanti come Gershwin e Irving Berlin.
Questa è un’epoca di sperimentazioni, chiamata da molti “Golden Age di Broadway”, perché cosi tanti talenti messi insieme non si erano
mai visti.
Irving Berlin non sapeva né scrivere né leggere la musica, componeva ad orecchio usando solo i tasti bianchi. Era affiancato da un ragazzo
diplomato al conservatorio che trascriveva le sue canzoni.
Alcune nozioni su Gershwin.
Gershwin è nato in America insieme al fratello Ira: uno scriveva musica e l’altro le parole, cosa che nel 1931 ha fatto indisporre Gershwin
per un motivo per preciso. Insieme scrivono uno spettacolo che si chiama “Of Thee I Sing” (non uno dei più importanti), ma è importante
perché è stato il primo spettacolo musicale a vincere il Premio Pulitzer, ma viene dato agli autori del libretto e ad Ira per le parole e non a
George. E’ il primo caso di Premio Pulitzer (ce ne sono stati 9) ma dal secondo in poi viene dato il premio anche all’autore della musica.
Si riuscì a capire finalmente che la musica è parte integrante dello spettacolo. Se prendiamo ad esempio la canzone di “Show Boat” sul
battello, in realtà non porta avanti la trama ma in qualche modo fa parte dell’emozione e dell’esperienza teatrale.
I due fratelli vanno a Parigi, e il risultato sarà che poi nel ‘28 scriverà “Un americano a Parigi”, uno dei capolavori della musica di tutti i
tempi. Mentre si trova lì, George va da Maurice Ravelle e gli disse: “Io vorrei studiare con lei”, e lui risponde: “Ma perché dovresti essere
un Ravelle di serie B quando lei è un Gershwin di serie A? (Portate a casa, tenete presente). Questo per dire quando lui avesse un
profondo senso di inferiorità.
1935: “Porgy and Bess”: è stato il tentativo di dare una radice classica (musica con una provenienza e con radici nel melodramma, opera
lirica) a quelle che erano invece delle sonorità originali che erano invece proprie dell’America. Lui debutta con questo spettacolo
lasciando tutti molto perplessi.
“Summertime” : Gershwin si sente nella posizione di rompere una consuetudine, consuetudine tipica dei produttori di sbattere le
ballerine tutte in una volta negli Opening. Invece qui troviamo un personaggio secondario che canta una ninna nanna con una voce lirica.
Gershwin è veramente quel punto di unione tra una radice “colta” e le nuove sonorità totalmente originali. “Porgy and Bess” non ebbe un
enorme successo perché i giornali non sapevano chi mandare per analizzare questo spettacolo: critico musicale abituato all’opera o un
critico teatrale abituato al musical? Quando ti confronti con un materiale originale hai un problema: devi creare delle categorie di analisi
originali.
1930: Gershwin ha fatto debuttare due brave giovani: Ginger Rogers (che insieme a Fred Astaire diventa la coppia più famosa di sempre)
e Ethel Merman in “Girl crazy”. La sera del debutto Ginger canta "Embraceable You" ed è andata bene, ma la Merman si prese lo show
con “I Got Rhythm” (DO naturale che dura 16 battute).
Quell’epoca è pressoché impossibile da replicare, perché c’erano soldi, prima del ‘29 ancora di più, ma soprattutto c’erano talenti.
Certe cose non sono ripetibili ma si può andare avanti. Tutto ciò che di grande viene creato viene capitalizzato, diventa in qualche modo
patrimonio comune, non solo di chi andava Broadway, ma con l’avvento di Hollywood, Broadway arriva dovunque, i musical arrivano
dovunque. “Cappello a cilindro”: film veramente importante. Il musical sviluppa un linguaggio tutto suo.

“Kiss me Kate” è un’opera tarda di un altro dei geni assoluti del teatro musicale che è Cole Porter. E’ tratto da “La bisbetica domata” ma
in realtà è teatro nel teatro.
“Kiss me Kate” : “Tom, Dick or Harry”: uno dei tre uomini era Bob Fosse.
Il lavoro del coreografo cambia quando si arriva ad Hollywood, perché il punto di vista del direttore della fotografia dev’essere tenuto in
considerazione in maniera diversa. Riempire il palco è fondamentale per i coreografi teatrali; mentre per i coreografi televisivi no; è
necessario invece capire quando cambi il tuo campo di attuazione. Le professionalità che si spostano e che nascono o che producono
delle opere a Hollywood questo lo sanno bene, ma non tutti sanno fare tutto.
Nel 1936 viene chiamato George Balanchine, uno dei più grandi coreografi di danza classica europea, per coreografare uno spettacolo
chiamato “On Your Toes”.
“Slaughter on Tenth Avenue” : numero che ancora oggi è in repertorio in alcune compagnie: Balanchine lo aveva coreografato mettendo
al centro quella che all’epoca era sua moglie.
Questa fu un’altra delle piccole rivoluzioni perché è da quel momento che le coreografie diventano parte integrante della drammaturgia,
attraverso la recitazione nella danza si può ricominciare a dare forma all’idea dello spettacolo; questo perché si mettono insieme la danza
e la drammaturgia.
Si dovrà aspettare il 1943 per far si che anche la terza delle discipline finisca per integrarsi con le altre due; accade con uno spettacolo che
sulla carta doveva essere un disastro. Il produttore era Mike Todd; ma lui voleva nomi famosi, mentre gli autori Rodgers e Hammerstein
volevano che la danza, la musica e l’azione scenica fossero più importanti. Mettono insieme questo spettacolo chiamato “Oklahoma!” e
appunto, lo compongono questa nuova inedita coppia, in cui nella storia ci mettono per la prima volta tutte e tre le componenti (danza,
recitazione e canto).
In “Oklahoma!”, per la prima volta le canzoni portano avanti la storia. Viene considerato come ultimo spartiacque e chiusura del cerchio.
Per la prima volta viene pubblicata la colonna sonora integrale con dei piccoli cambiamenti per i dischi di bachelite con capacità limitata.
Tutti riescono quindi a sentire e partecipare allo spettacolo dalla prima all’ultima nota. Per la prima volta in uno spettacolo viene messo
in scena un omicidio: tabù che viene interrotto e scardinato (operazioni di coraggio che alla fine ripagano).
Mike Todd si sfila dalla produzione per la non presenza delle ballerine nell’opening e per nessun nome famoso, eppure il pubblico uscì
entusiasta.
“South Pacific” : mette in scena il problema razziale, in questo caso non lo fa sulla comunità afro americana, ma con un’ infermiera che si
innamora di uno che ha dei figli con un asiatica.
Rogers nel 1962 mette in scena da solo (sia i testi che le musiche) “No Strings”. E’ una storia d’amore tra un uomo e una donna;
importante perché Rogers diede la parte a Diahann Carrol, una donna di colore; nel 1962 senza nessuna enfasi il ruolo della protagonista
viene assegnato a prescindere dalla razza. Si tratta di piccole rivoluzioni che il teatro musicale ha operato di cui ora noi usufruiamo
dandole quasi per scontate.