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Schopenhauer nella cultura moderna

e contemporanea
In ambito strettamente filosofico, va registrata l’influenza esercitata da Schopenhauer sulle L’influsso
cosiddette “filosofie della vita”: autori come Simmel, Spengler e Bergson hanno fatto pro- sulla filosofia
tra Ottocento
prio il motivo dell’impulso vitale primordiale che pervade la natura, pur collocandolo in e Novecento
un orizzonte teso a celebrare i valori vitali, e quindi ben distante dallo schopenhaueriano
«orrore» di fronte alle forze scatenate dell’esistenza.
Influssi del pensiero di Schopenhauer sono stati rinvenuti dai critici anche in vari pensatori
del Novecento, come Wittgenstein1, Jaspers, Heidegger e Horkheimer, nei quali, pur nella
specificità delle diverse posizioni, sarebbe presente un filone irrazionalistico e pessimistico
riconducibile al filosofo di Danzica.
Nella Germania del Novecento Schopenhauer ha goduto di particolare considerazione tra Schopenhauer
gli artisti: basti citare, per tutti, il caso dello scrittore Thomas Mann (1875-1955), che ha nella letteratura
tedesca
celebrato il filosofo come uno dei principali maestri e ispiratori del mondo moderno, e ne
ha richiamato il nome e l’opera nelle pagine de I Buddenbrook.
Molto dibattuto tra gli studiosi è il problema del rapporto tra Schopenhauer e la psicoana- Il rapporto
lisi. Più che di influssi determinanti su Freud, come vorrebbero alcuni critici, si può forse con Freud
parlare di certe convergenze anticipatrici di Schopenhauer rispetto alla psicologia del pro-
fondo: è il caso, ad esempio, della concezione della volontà come forza cieca che si agita
nell’uomo “sotto” la coscienza, oppure della tesi della “sublimazione” delle pulsioni sessua-
li nella forma dell’amore “sentimentale”. In ogni caso, al di là delle analogie specifiche, è
indubbio che tra tutti i filosofi contemporanei Schopenhauer risulti quello oggettivamente
più vicino a Freud2.
Per quanto riguarda l’area culturale francese, l’influenza di Schopenhauer risulta notevole L’influenza
ed estesa non solo ai filosofi in senso stretto, ma anche, e in modo particolare, agli artisti: da di Schopenhauer
in Francia
Guy de Maupassant (1850-1893) a Émile Zola (1840-1902), dai pittori impressionisti ai e in Inghilterra
simbolisti. Vale la pena di riportare il seguente giudizio di André Gide (1869-1951):
Quando lessi Il mondo come volontà e rappresentazione, pensai subito: “Sì, le cose stanno
proprio così”. (Diario, vol. 3)

Anche per quanto concerne l’Inghilterra, più che nei filosofi (da John Stuart Mill agli evo-
luzionisti) la “presenza” di Schopenhauer è forte nei letterati, da George Eliot (1819-1880)
a Thomas Hardy (1840-1928); di quest’ultimo, in particolare, hanno echi schopenhaueria-
ni la visione anti-romantica e pessimistica della natura e la tesi secondo cui la solidarietà
può abitare solo nella «città degli uomini».
In Italia la cultura “ufficiale” non si è mostrata molto favorevole al pensiero di Schopenhauer. La “sfortuna”
Nel nostro paese, infatti, sebbene grazie a Francesco De Sanctis e al suo noto dialogo Scho- di Schopenhauer
in Italia
penhauer e Leopardi (1858) si sia cominciato presto a parlare del filosofo tedesco, e sebbene

1 Cfr. M. Micheletti, Lo schopenhauerismo di Wittgenstein, La Garangola, Padova 1973.


2 Cfr. R.K. Gupta, Freud und Schopenhauer, in “Journal of Ideas”, 1975, XXXVI.

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Nicola Abbagnano - Giovanni Fornero, Filosofia, Paravia 1
non siano mancati studiosi appassionati del suo sistema (alcuni dei quali particolarmente
acuti, come Piero Martinetti), la maggior parte degli intellettuali si è rivelata ostile allo
schopenhauerismo, seguendo in questo l’opinione dello scrittore e poeta Giovanni Papini
(1881-1956), il quale nel Crepuscolo dei filosofi (1906) lo ha definito come «la grande opera
buffa della filosofia tedesca».
L’unica eccezione, in questo panorama, è rappresentata da Italo Svevo (1861-1928), il quale, Un’eccezione:
secondo quanto affermato della moglie Linda Veneziani, «sapeva a memoria» i testi del filo- il caso di Svevo
sofo. L’influsso di Schopenhauer sull’opera di Svevo si può notare soprattutto nei romanzi
Una vita e Senilità, nei quali lo scrittore tratteggia figure che tentano di sottrarsi alle angosce
della lotta per la vita, contrapponendo alla voluntas comune una sorta di personale noluntas.
Alla mancata fortuna di Schopenhauer nell’ambito della filosofia “ufficiale” italiana hanno in- La critica
dubbiamente contribuito i pensatori idealisti (nel caso specifico Croce e Gentile) e marxisti. degli idealisti
e dei marxisti italiani
Sebbene esperti di cultura tedesca, i primi hanno mostrato per il pessimismo schopenhaue-
riano un sostanziale disinteresse, oppure una preconcetta avversione, contrapponendovi le
certezze metafisiche derivanti dalla teoria idealistica dello Spirito come sostanza del mondo.
I marxisti si sono invece rifatti all’interpretazione di Lukács (La distruzione della ragione), il
quale considerava lo schopenhauerismo come un’«apologia indiretta» della società borghe-
se, ovvero come una vera e propria ideologia, che, anziché negare le contraddizioni del ca-
pitalismo, prendeva le mosse da queste per darne un’interpretazione «a tutto vantaggio del
capitalismo».
Negli ultimi decenni del XX secolo, sulla scia di quanto è successo negli altri paesi, anche in La fortuna
Italia si è diffuso un nuovo interesse per la filosofia di Schopenhauer. Ciò è stato dovuto, da odierna
un lato, alla “riscoperta” di Nietzsche, e dall’altro a una cultura che, ormai satura di miti e di
retorica ottimistica, si è convinta sempre di più, di fronte alla difficile situazione mondiale,
che il pessimismo (compreso quello di Schopenhauer) fosse qualcosa di troppo antico,
complesso e “universale” per poter essere circoscritto in precisi limiti geografici e storici, o
per poter essere ridotto a “escrescenza” ideologica della Germania della Restaurazione e del
moderno capitalismo occidentale.
In questo senso, l’attualità di Schopenhauer è simile a quella di Nietzsche, poiché risiede
sostanzialmente nel suo atteggiamento critico e demistificante nei confronti di ogni “favola”
del reale che intenda “velare” le innegabili durezze del vivere. Oggi, tuttavia, più che indurre
a rifugiarsi in un ascetismo di tipo orientale, o in rinnovate forme di disimpegno storico, il
pensiero di Schopenhauer sembra fungere da piattaforma per un nuovo umanesimo
(ateo, religioso o agnostico), che, dopo essere passato attraverso la denuncia del dolore nel
mondo, si impegna – al di là e contro Schopenhauer stesso – a combattere concretamente
il negativo.

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