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Raffaele Calace

e la Chitarra
INDICE

Capitolo pag.
01 Liuteria a Napoli 2
02 Liuteria Calace 5
03 Raffaele Calace 9
04 Strumenti a plettro 17
05 Gemellaggio chitarra-mandolino 19
06 Composizioni per chitarra di Raffaele Calace 21
Titolo Opera
01 Mon Capitan qui passe 99 26
02 Barcarola 100 28
03 Mazurka 107 30
05 Reginetta 109 32
06 Duettino d’Amore 129 34
07 Piccolo Rondò 130 36
08 Valse Lento 163 37
09 Serenatella 166 38
10 Serenata Spagnola 167 40
04 Piccolo Fiore 168 42
11 I° Studio 169 44
12 II° Studio 170 46
13 Danza di Bambole 171 48
14 Notturno 172 50
15 Minuetto Pomposo 173 52
16 III° Studio in Re magg. 176 53
17 IV° Studio 177 54
18 V° Studio 179 56
19 Silvia (Gavotta) 181 58
20 Serenata Vana 183 60
1. Liuteria a Napoli
Le motivazioni storiche che per molti secoli fanno di Napoli uno dei centri liutari più importanti di sempre le
possiamo ricercare nel ruolo di capitale che riveste prima nel Regno di Sicilia (che in un primo momento era
Palermo, non a caso altro importante centro di liuteria) e poi nel Regno delle due Sicilie. Le corti di ogni
epoca e dove sono amanti del bello, dei fasti e del lusso e quella di Napoli più che mai fu affascinata da tutte
le arti e in particolar modo dalla musica. La richiesta di strumenti in questa città pertanto è stata sempre
elevatissima, ragion per cui liutai provenienti da ogni dove cercarono qui fortuna. Già dalla fine del 1500
molti liutai di Füssen (Piccolo centro della Bavaria dove nacque il primo Statuto di liuteria nel 1592) scesero
in Italia stabilendosi perlopiù a Napoli, Venezia, Firenze e Roma. Quindi ai già numerosi liutai locali si
unisce una folta schiera di artigiani provenienti da tutta Europa con i quali ci fu una proficua sinergia
creativa che determinò enormi sviluppi, innovazioni e la nascita di nuovi strumenti.
Dall’inizio del ‘600 troviamo molti artigiani tedeschi, prevalentemente costruttori di chitarre e liuti più che
degli strumenti ad arco che operano a Napoli determinando la grande diffusione di chitarre e mandolini in
questa città e nell’Italia meridionale.
Molte chitarre giunte a noi tra la fine del ‘700 e i primi decenni dell’’800 nascono originalmente come
barocche cioè con 5 ordini di corde doppie per poi subire degli “adattamenti” (o meglio deturpazioni) a 6
corde singole rispondenti alle esigenze del periodo.
Vediamo quali sono stati le più importanti dinastie di liutai operanti a Napoli:

 Gagliano - Sicuramente notevole fu l’influenza avuta dalla scuola di Füssen da parte di Alessandro
Gagliano (±1660-±1735), indiscusso capostipite della scuola napoletana che ha dato inizio alla prima
vera e propria dinastia di liutai Napoletani. Lo stile estroso di Alessandro lo allontanano molto da
quello “classico” della scuola cremonese di Stradivari e Amati, stile questo maggiormente
riscontrabile nei figli Nicola (1695-1780) e Gennaro (1700-1770). In ogni caso l’osmosi tra le varie
scuole è indubbio, lo stesso figlio di Antonio Stradivari Omobono trascorse un periodo a Napoli e
probabilmente riportò nella sua città tracce stilistiche partenopee. Oltre ai due figli i continuatori
della dinastia saranno i nipoti (figli di Nicola): Ferdinando (1724-81), Giuseppe (1725-93), Antonio
(1728-±1807), e Giovanni (1740-1806) e successivamente i figli di quest´ultimo, Raffaele (1790-
1857) e Antonio II (1791-1866).
 Vinaccia – è tra le dinastie più longeve di Napoli. Proseguono la tradizione dei Gagliano operando
nella bottega in Rua Cataluna, famosa a Napoli per il grande numero di liutai che qui esercitavano la
loro attività. Lo strumento più antico di cui si abbia notizia è stato realizzato da Gennaro Vinaccia
nel 1744 mentre l’ultimo è datato 1914. Quattro generazioni si susseguiranno dando lustro alla
liuteria napoletana. Della prima generazione spiccano:
- Antonio Vinaccia (attivo: 1734-1781), figlio di Gennaro, fondamentale per i chitarristi: nel 1764
realizza la prima chitarra a 6 corde singole al momento nota (collezione privata Brescia
diapason cm. 64,3)
- Gaetano Vinaccia – probabile consuocero di Gennaro Fabricatore, è considerato il creatore del
mandolino napoletano del quale costruì il prototipo nel 1744.
- Giuseppe Vinaccia - un suo strumento del 1763 si trova nel museo di Kenneth in California.
Seconda generazione (tutti figli di Giuseppe):
- Gennaro Vinaccia I - (attivo: 1755-1778)
- Gaetano II Vinaccia - (attivo: 1779-1821)
- Mariano Vinaccia - (attivo dalla fine del ‘700)
terza generazione i primi 3 figli di Gennaro:
-Antonio II Vinaccia - (attivo 1734-1796) un suo mandolino del 1772 si trova al Victoria and Albert
Museum di Londra.
-Giovanni I Vinaccia - (attivo 1767-1777)
-Vincenzo Vinaccia – atelier in Calata de L’Ospedaletto n. 20. (Attivo: 1769-1785). Oltre a chitarre
e mandolini realizza anche violini.

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- Pasquale Vinaccia figlio di Gaetano (attivo:1820-1885 ca.) è incaricato di costruire gli strumenti
per la Regina Margherita di Savoia. A lui è dovuto il salto di qualità verso il mandolino moderno:
inserisce le meccaniche al posto dei bischeri, usa le corde in acciaio più resistenti e più sonore,
allunga la tastiera fino al 17esimo tasto. Sua figlia Rosa sarà la mamma di Carlo Munier (autore tra
l’altro del famoso metodo usato da chitarristi e mandolinisti).
- Giuseppe II Vinaccia Figlio di Gaetano svolse attività in proprio.
Quarta generazione figli di Pasquale:
- Gennaro II Vinaccia
- Achille Vinaccia - il suo primo strumento risale al 1884
Ultimo della dinastia sarà Gaetano III Vinaccia i cui strumenti verranno suonati dal virtuoso
mandolinista Ernesto Rocco.
 Fabricatore (o Fabbricatore) - Altra importantissima famiglia di liutai di Napoli che esercitarono
anche l’attività di editori e di abili commercianti. Gli strumenti che ci sono pervenuti mostrano una
grande varietà stilistica tale da far presupporre che venissero in realtà realizzati da più parti, anche
fuori dall’Italia per poi essere etichettati col cartiglio Fabricatore che potremmo quindi classificare
come marchio di fabbrica. In ogni caso gli strumenti realizzati nella loro bottega sono ben
distinguibile avendo caratteristiche costruttive ben definite.
Rimane incerto il grado di parentela degli appartenenti alla famiglia ma con molta probabilità
possiamo riconoscere in Vincenzo il capostipite, continua l’attività figlio Giovanni Battista e ancora i
figli di costui Raffaele e Gennaro I, a sua volta genitore di Gennaro II.
- Giovanni Battista Fabricatore (Napoli, 1745 ca. - Napoli, post 1824) figlio del capostipite della
famiglia Vincenzo Fabricatore realizza in egual misura chitarre e mandolini. Tra le caratteristiche
delle sue chitarre notiamo un innalzamento dello spessore delle fasce mediamente di 2 cm. L’aspetto
estetico è molto accurato e arricchito con madreperla avorio e guscio di tartaruga e con decorazioni
floreali sulla cassa che partono dal ponticello. Tra i numerosi strumenti pervenutici ne segnaliamo
tre: una chitarra del 1791 è conservato al museo di Stoccolma ed una del 1797 è esposta al Museo
degli Strumenti Musicali di Roma ed una nel Castello Sforzesco gli strumenti hanno molti elementi
in comune tra cui il diapason di 62 cm. e la tastiera formata da 11 tasti. Il cartiglio ci indica
l’indirizzo del suo laboratorio: S. Maria dell’Ajuto num. 32. Realizzò molte chitarre anche con il
figlio Raffaele. Successivamente usarono un cartiglio diverso tra padre e figlio pur lavorando nello
stesso atelier. Oltre a Raffaele avrà un altro discepolo (anche figlio?):
- Gennaro I (1770-1824) ha realizzato soprattutto chitarre e lire esposte in molti musei. Unica
testimonianza della sua esistenza sono le chitarre che ci sono pervenute in quanto al momento non si
hanno nozioni biografiche. Certo doveva essere un liutaio molto apprezzato al tempo, basti pensare
che ne possedeva una del 1804 Mauro Giuliani, una del 1816 la principessa Maria Cristina di
Borbone, una del 1820 Niccolò Paganini e una del 1821 Giuseppe Mazzini (noto cultore della
chitarra) attualmente conservata al Museo del Risorgimento di Genova. Una sua chitarra-lira del
1797 è conservata al Museo Civico di Modena.
- Gennaro II (figlio di Gennaro I) lavora a Napoli e costruisce prevalentemente chitarre. Padre e figlio
per un certo periodo svolgono l’attività nello stesso tempo ma presso diverse botteghe, come
testimoniato dai diversi cartigli. Le chitarre di Gennaro I e II mostrano determinate caratteristiche:
forma della tavola abbastanza allungata, paletta a 8, fasce più alte di circa 2 cm. rispetto al periodo, il
diapason raggiunge i 65 cm (come le chitarre moderne!). Le molte decorazioni floreali che partono
dal ponticello, l’impiego di materiali pregiati e appariscenti come tartaruga, avorio e madreperla
erano sempre presenti anche se in maggior misura negli strumenti destinati a una clientela ricca e via
via più scarne per quella meno esigente, in ogni caso l’elemento estetico ha sempre un ruolo
dominante tanto da farle apparire sotto quest’aspetto maggiormente legate alla produzione del
periodo barocco.
 Filano – emergono le figure di Donato (ca.1740-dopo 1785) del figlio Giuseppe (operano nella
bottega in rua di S. Chiara) e di Luigi (ca.1780-ca.1859) con bottega nella Strada Speranzella n. 110.

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Vediamo alcune chitarre della liuteria napoletana appartenenti a collezioni private:

Gennaro Fabricatore I (Napoli 1822)


Suonato sue chitarre: Mauro Giuliani (del 1809),
Giuseppe Mazzini (1811), Maria Cristina di
Borbone (1816), Nicolò Paganini (1826).
Diapason 65, fasce in acero con vernice originale,
tastiera paletta e ponticello in palissandro. Esposta
nella manifestazione "La chitarra ed il violino
nell'arte paganiniana" – Biblioteca Casanatense,
Roma 27-28 febbraio 2009 e al Festival della
chitarra di Rieti 2011. Strumento restaurato da
Sandro Volta con la supervisione di L. Frignani.

Gaetano Vinaccia I (Napoli 1826)


probabile consuocero dello stesso Fabricatore (ed
anche suo “vicino di bottega”), è tra i caposcuola
della liuteria napoletana della prima metà dell’ ‘800.
È tra i primi a realizzare chitarre a sei corde singole.
Altri suoi pregiati strumenti sono presenti nei musei
di Bruxelles, Copenaghen, Amburgo.
Piano armonico in abete, fasce e fondo in ciliegio,
manico foderato con fanone di balena e noce
brunito, tastiera in acero marezzato, tasti in ottone,
paletta con bischeri (non originali) foderata in
pioppo. Restaurata da Leonardo Petrucci.

Luigi Filano (Napoli 1841)


(1780 ca. -1859 ca.) forse figlio di Donato Filano.
Raro strumento a 10 ordini (4 corde doppie e 2
singole). Una chitarra pressoché identica è stata
realizzato anche da Gaetano Vinaccia I.
Fasce e fondo in acero marezzato trattato con
bicromato di potassio che ha conferito il
caratteristico colore verdastro. Forma della tavola
più pronunciata rispetto a quelle coeve. Strumento
restaurato da Isidoro Guerrini.
Giuseppe Calace (Napoli 1960)
(1899-1968) Importante strumento appartenuto al
M° Mario Gangi, cordiale frequentatore della
liuteria Calace e di diversi altri liutai italiani.
Tastiera in ebano, tavola in abete, fasce e fondo in
acero marezzato.
Si ringraziano gli eredi Gangi per le foto realizzate

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2. Liuteria Calace
L’intensa vita artistica e liutaria del Maestro Raffaele Calace è strettamente correlata con tutta la sua
famiglia. Padri, fratelli, figli e nipoti della famiglia Calace collaborano, litigano, creano, superano problemi di
ogni tipo ma riescono sempre a portare avanti una delle ditte più importanti e longeve della storia della
liuteria tutta. A differenza delle altre famiglie di liutai, la Calace non si limita al solo aspetto creativo ma
rivolge la sua attenzione musicale a 360 gradi: molti componenti della Casa infatti saranno oltre che liutai,
virtuosi strumentisti, compositori, animatori e promulgatori della musica tutta. In questo forse l’unica altra
famiglia che le si avvicina è quella dei Monzino in Milano. Nel mondo chitarristico una dinastia equivalente
che gli si potrebbe accostare per qualità e longevità è sicuramente la Ramirez. Differenza evidente è che
mentre la ditta Calace concentrerà la maggior parte dell’energia creativa negli strumenti a plettro (pur
realizzando anche chitarre sin dalle sue origini) la Ramirez rivolgerà prevalentemente i suoi sforzi creativi nel
mondo chitarristico. La liuteria Calace accompagnerà due secoli di storia italiana, dai moti carbonari (che
come vedremo entreranno nel vivo della questione) sino ai giorni nostri.

Sei generazioni in due secoli di attività della Famiglia di liutai Calace:

1. Nicola Calace (Pignola, Potenza 1794 – Procida 1869)


2. Antonio Calace (Procida 1828 – Napoli 1876)
3. Nicola Calace II (Napoli 1859 – Stati Uniti 1923) / Raffaele Calace (Napoli 1863 – ivi 1934)
4. Vincenzo Calace (Napoli 1890 – Milano 1961) / Giuseppe Calace (Napoli 1899 – ivi 1968)
5. Raffaele Calace jr. (Napoli 1948)
6. Annamaria Calace (Napoli 1980)

Famiglia Calace

Nicola Calace, figlio di Michele (farmacista di Pignola), nasce nel 1794. Nicola Calace in seguito alla sua
partecipazione attiva ai moti carbonari tra il 1820 e il 1921 viene condannato all’ergastolo quindi recluso nel
carcere di Procida (isola del golfo di Napoli). Fortunatamente nel 1825 Re Francesco I di Borbone appena
salito al trono concede l’amnistia ai prigionieri politici. Finalmente libero invece di tornare nel suo paese
Pignola, in provincia di Potenza e riprendere l’attività paterna di farmacista, sceglie di rimanere sull'isola di
Procida per gettarsi in un'attività che rispecchiasse la sua passione per la musica: inizia così a realizzare
chitarre. Sicuramente non avrebbe mai immaginato che tale “scintilla” avrebbe avuto conseguenze così

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importanti per la storia del mandolino grazie alla dinastia di liutai tra le più importanti e longeve di tutta la
storia a cui ha dato inizio: ben cinque generazioni (e la sesta è già attiva) dal 1825 a oggi infatti si
susseguiranno dando grande lustro alla già folta schiera di liutai italiani.
Muore a Procida nel 1869.

Antonio Calace, figlio di Nicola, nasce a Procida nel 1828, assimila dal padre il grande ingegno l’arte della
liuteria ampliando il campo d'azione di papà Nicola. Si trasferisce a Napoli e aggiunge alla lavorazione delle
chitarre anche quella degli strumenti a plettro sui quali appone il cartiglio manoscritto “Antonio Calace
Fabbricante di chitarre Strada Mezzo-Canone n° 32”. Successivamente si trasferisce in Vico Università n. 13
(stradina che conduceva alla vecchia Università).
In questo periodo avviene la trasformazione moderna del mandolino con l'introduzione delle corde d'acciaio
al posto di quelle di budello e l’utilizzo delle meccanica che sostituiscono i bischeri. Diversi suoi strumenti di
finissima fattura sono conservati da amatori e collezionisti. Un magnifico esemplare del 1850 premiato con
medaglia d'argento all'esposizione di Palermo del 1872 si trova attualmente nella collezione di famiglia.
Muore a Napoli nel 1876.

Nicola Calace II, primogenito di Antonio, nasce a Napoli nel 1859. Oltre ad essere un bravissimo liutaio è
anche un eccellente musicista. Alla regina Margherita di Savoia dedica la Fantasia “Napoli vecchia e Napoli
nuova” su motivi popolari partenopei. Ha lasciato interessanti brani anche per mandolino e pianoforte e per
quartetto.
Grazie alle “Mandolin Memories” S. Adelstein abbiamo testimonianze dell’esistenza a Napoli di un’
orchestra a plettro già nel 1890 diretta da Nicola Calace chiamata “Circolo Mandolinistico Napoletano”,
attività continuata poi dal fratello Raffaele.
Alla morte del padre prosegue insieme al fratello minore Raffaele l'arte della liuteria avendo da esso entrambi
ereditato l’esperienza e l’ingegno. Sotto la ragione sociale e il cartiglio "Fratelli Calace" l’azienda si sviluppò
ulteriormente iniziando le prime esportazioni degli strumenti in Svizzera. In quel periodo il mandolino stava
passando di moda: da protagonista delle serate nei salotti, non avendo più la spinta necessaria per elevarsi a
strumento da concerto stava via via scivolando al rango di strumento folcloristico buono per l’esecuzione di
celebri melodie o per l'accompagnamento di canzoni napoletane ma non più degno di proporre Vivaldi o il
repertorio classico. Per elevarlo nuovamente al rango di strumento “classico” i due fratelli ebbero la felice
idea di creare uno strumento vicino al mandolino ma che al tempo stesso riecheggiasse i fasti dell’Impero
Romano: nel 1898 creano e brevettano la Mandolira Calace singolare incrocio tra mandolino e lira. Fu un
successo senza precedenti.

Brevetto Mandolira dei Fratelli Calace

In seguito a vari disaccordi con il fratello Raffaele, quest’ultimo molto eclettico e con la tendenza a
primeggiare in tutti i campi, nel 1911 Nicola si trasferisce in America proseguendo la sua attività artistica e
quella di liutaio insieme all’amico Nicola Turturro.

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Muore negli Stati Uniti nel 1924.
Raffaele Calace (Napoli 1863 – ivi 1934). (vedi dopo)

Giuseppe Calace (1899-1968), figlio secondo genito di Raffaele, nacque a Napoli il 21 febbraio del 1899,
unito al padre nella passione della liuteria, collaborò con lui già da adolescente. Alla morte del padre,
Giuseppe continuò con slancio l'arte amata, mantenendo alta la tradizione artistica ereditata. Anch'egli
eccellente musicista, oltre che liutaio, continua la tradizione familiare nel campo concertistico, insieme alle
sorelle Enza e Maria, (pianista e mandolinista) si esibisce in trio un molto richiesto ed applaudito;
successivamente forma il Sestetto e poi il Quartetto Calace molto affermato per la sua intensa e qualificata
attività.
Alla produzione di mandolini e chitarre affiancò quella dei violini che, anche se ispirati ai modelli di Antonio
Stradivari e Giuseppe Gagliano, presentavano delle peculiarità tanto da essere noti come “modello Calace”.
A causa della guerra viene chiamato alle armi e per ben 4 anni sarà costretto a sospendere sia l’attività
liutaria che quella artistica. Alla fine delle ostilità riprende con ancor più vigore la sua arte amata riuscendo a
reperire il materiale necessario, come tutti i liutai del momento, attraverso le più disparate fonti (robivecchi,
serrande, vecchi mobili, rigattieri ecc.) trasformandolo con le sue mani in strumenti di ottima fattura e
sonorità. La fatica e l’ingegno furono premiato e i suoi strumenti ripresero il cammino per i paesi più lontani
ed il nome Calace venne rilanciato in campo internazionale. Per far fronte alla sempre maggiore richiesta di
strumenti il suo laboratorio viene ampliato accogliendo numerosi allievi che gli meritarono il riconoscimento
di "Maestro di Bottega Scuola". Costruì numerosi strumenti quali mandolini, mandole, liuti, violini e
chitarre. Partecipò a numerose mostre in Italia ed all'estero, riportando lusinghiere affermazioni. Conseguì
molte onorificenze: 5 medaglie d'oro, 9 d’argento e molte benemerenze, ebbe il riconoscimento della
Commenda della Corona d'Italia. Morì il 5 gennaio 1968 lasciando l'eredità della sua arte al figlio

Raffaele Calace jr. (7/7/1948).


“Le porte del regno di Raffaele Calace jr., maestro liutaio, si aprono nel cuore di un forziere magico:
palazzo Sansevero, piazza San Domenico Maggiore. L'artigiano-artista ha cambiato molte botteghe e non
considera un fatto casuale la decisione di mettere radici qui con la sua fabbrica di mandolini e di sogni.
Perché, dice, «si sente ancora la presenza di un grande musicista». Fu questa la residenza di Gesualdo da
Venosa, genio del madrigale, tristemente famoso per aver ordinato l'assassinio della moglie e dell'amante
di lei. Maria d'Avalos e Fabrizio Carafa, colti in flagranza d'adulterio in una notte del 1590, vennero
massacrati a coltellate. Centocinquant'anni più tardi, lo stabile venne acquistato dall'alchimista Raimondo
di Sangro, principe di Sansevero. Ancora oggi c'è chi giura di aver visto lo spettro di Maria aggirarsi nei
corridoi; e c'è chi sostiene di avere incontrato l'ombra senza testa di Raimondo. Raffaele Calace jr. lavora
tranquillo, non ha paura di imbattersi in un fantasma. E i suoi ricordi di famiglia si intrecciano, senza
fatica, con le leggende della Napoli dei misteri.”
Poche righe della giornalista Paola Perez (Mandolini, tradizione e musica. I 180anni della Liuteria Calace)
ci introducono nel mondo poetico e affascinante dell’omonimo nipote di uno dei più grandi liutai e musicisti
italiani.
Formatosi alla scuola del padre Giuseppe, continua con intelligenza e validità la tradizione familiare. Ha
apportato agli strumenti ulteriori variazioni come la divisione della tastiera del mandolino da concerto di
grande precisione, una nuova struttura differenziata dello strumento ed i tasti di acciaio inox per concertisti
di lunghissima durata. I suoi strumenti sono apprezzati e richiestissimi sopratutto in Giappone e in
Germania. Specialmente il mandolino modello Classico A è diventato il riferimento d’obbligo per i
concertisti di tale strumento e per tutti coloro che hanno bisogno delle massime prestazioni. Al momento la
produzione è mirata solo al mercato degli strumenti a plettro mentre quella della chitarra è andata via via
sciamando fino a scomparire del tutto da una decina di anni (troppo grande la concorrenza al ribasso?).
Ogni anno vengono attualmente prodotti circa 300 mandolini dei quali due terzi esportati in Giappone.
Si è impegnato vivamente alla ripresa dell’Accademia Mandolinistica Napoletana fondata dal nonno
Raffaele nel 1929, ha collaborato con il Maestro Ugo Orlandi alla realizzazione dei CD con le Opere del
nonno.
Accoglie volentieri nel suo atelier chiunque sia interessato al suo mondo, spiega alcuni “segreti” della sua

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arte, i materiali che utilizza (che poi sono perlopiù gli stessi utilizzati per la costruzione delle chitarre): abete
con venature molto strette per il piano armonico, ebano per la tastiera perché durissimo e resistente
all’umidità, palissandro per le sottili doghe: il tutto assemblato con colla a caldo.

Citiamo alcuni motti che potremmo definire “di famiglia” anche se pronunciate da Raffaele jr.:
“Chi non sa suonare non può diventare un buon liutaio”
“Per fare l'artigiano è necessario studiare” (sia lui che la figlia si sono laureati nonostante il gravoso impegno
della ditta)
“Le mani e il cervello devono lavorare insieme”

Con la figlia Annamaria Calace, esperta nell’arte del traforo, la dinastia raggiunge la sesta generazione e
“non sarà l’ultima!” garantisce Raffaele jr.

Ecco i principali riconoscimenti ottenuti:


-1969 Diploma di medaglia d’argento alla Mostra dell’artigianato (Capri, Palazzo Cerio).
-1990 Primo Premio con medaglia d’oro del Comune di Napoli al Concorso Premio Minerva.
-1997 Medaglia d’oro della SIAE alla casa editrice Calace per la sua attività di diffusione della musica
mandolinistica composta dal nonno Raffaele Calace Senior.
-1999 Diploma con medaglia del Presidente della Repubblica nell’ambito della premiazione per il «Progresso
economico», attribuita agli artigiani distintisi per la loro attività.
Il museo Civico di Potenza ospita inoltre la mostra della Liuteria Calace con esposizione di documenti
storici e strumenti antichi e di costruzione moderna.
-2003 Premio Eccellenze campane con targa, rilasciato dalla Regione Campania.
-Dal 2010 al 2016 Assegnazione presso il Salone centrale della CCIA (Camera di Commercio, Industria,
Artigianato e Agricoltura) di Napoli di una vetrina assegnata alle Eccellenze napoletane (tuttora liberamente
visitabile).
-2015 Targa rilasciata dalla Chiesa luterana per la diffusione dell’arte del mandolino.

Atelier Calace

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3. Raffaele Calace (Napoli 1863 – ivi 1934)
Liutaio - secondogenito di Antonio, nato a Napoli il 29 dicembre del 1863, dopo la partenza del fratello
Nicola avvenuta nel 1911 continuò da solo l'attività di liutaio. Ditta e cartiglio da "Fratelli Calace"
cambieranno in "Prof. Raffaele Calace" e dal 1922 in "Comm. Prof. Raffaele Calace e Figlio" data l'attiva
partecipazione di Giuseppe all'arte paterna. Come vedremo l’attività di Raffaele Calace nell’ambito musicale
è estremamente eterogenea: liutaio, virtuoso concertista, compositore, editore nonché animatore.
Nel panorama chitarristico figure così complete si potrebbero ricercare in Luigi Legnani (anche se intraprese
l’attività di liutaio quando quella di concertista volgeva al tramonto) e in Luigi Mozzani.
Gli strumenti a plettro diventano lo scopo della sua vita e riesce ad affermarli nel campo artistico grazie alla
sua completa e originale personalità. Con la sua intelligenza e sensibilità dà maggiore impulso alla già
gloriosa tradizione del plettro, realizzando strumenti che, pur mantenendosi nell’ambito classico sono in
grado di soddisfare le nuove esigenze musicali.
Il suo ingegno crea quattro modelli fondamentali per il futuro degli strumenti a plettro:
- Mandolira creata e brevettata insieme al fratello Nicola ottenuta dall’unione tra mandolino e lira
- Mandolino Calace ‘900 Brevettato - (l'odierna Classe A) per concertista dal grande formato.
Raffaele brevettò questo mandolino speciale molto diverso dai mandolini preesistenti per:
1. Utilizzo delle meccaniche al posto dei bischeri
2. forma della cassa a “corazza”
3. rialzo che isola la tavola armonica dal braccio del suonatore e al tempo stesso garantisce una
maggiore vibrazione della tavola armonica
4. forma della buca più slanciata con l’aggiunta di due fori al di sopra al ponticello per
aumentare l’emissione del suono
5. Il guscio è formato da 33 doghe scannellate
6. battipenna sottile
7. la tastiera prolungata fino al 29 tasto (prima ne avevano al massimo al 24) divisa in bianco e
in nero per meglio orientare l’esecutore
8. il ferma corde era dotato di otto bottoni separati che rendevano le corde indipendenti,
9. la struttura complessiva era molto robusta

Pubblicità d’epoca del Mandolino Calace ‘900

- Liuto cantabile - Col tocco del grande artista trasformò il Mandoloncello, strumento essenzialmente
d'assieme, in liuto cantabile strumento perlopiù solista a cinque corde doppie del quale divenne uno
dei più grandi virtuosi (vedi foto di copertina)

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- Arciliuto Calace - Le numerose e gloriose orchestre a plettro del periodo per completare la tessitura
erano costrette a utilizzare il contrabbasso: per ovviare a questa esigenza Raffaele crea uno
strumento con la stessa tessitura di questo ma con la forma degli strumenti a plettro: l’Arciliuto
Calace. Per realizzarlo trova l’ispirazione dagli antichi modelli conservati in Castel Sant'Angelo.

Orchestra a plettro che include l’Arciliuto Calace (a destra)

Amplia l’attività della ditta realizzando anche violini che insieme gli altri strumenti del suo laboratorio riesce
ad esportare oltre che nei paesi europei anche in Giappone e in America.
Con il Maestro Raffaele Calace la ditta, grazie anche al momento d’oro del mandolino, arriva a produrre
circa 3.000 strumenti l’anno grazie al pertinente lavoro di ben 42 artigiani.
Con i suoi strumenti partecipò a numerose mostre di liuteria in Italia ed all'estero ottenendo molte
onorificenze: 2 commende d'onore, 11 medaglie d'oro, 4 croci d'onore, 2 medaglie d'argento. È senza dubbio
il genio della famiglia la quale a lui deve il gran merito di poter ancora oggi esportare gli strumenti in tutto il
mondo, specie in Europa, Asia (soprattutto Giappone e Corea) America e Australia.

Compositore – Il mandolino vive diverse fasi: inizialmente è quasi esclusivo appannaggio della Nobiltà
grazie anche alla dedizione che la Regina Margherita di Savoia gli dedica. Successivamente viene sempre più
utilizzato nel vasto repertorio di canzoni napoletani diventando sempre più strumento folcloristico. Raffaele
Calace ravvisa che la letteratura mandolinistica era perlopiù limitata alle trascrizioni e alle canzoni
partenopee e questo non consentiva allo strumento di esprimere al meglio il suo enorme potenziale
espressivo. Vuole pertanto arricchire la letteratura originale degli strumenti a plettro per consentire loro di
esprimere al meglio le proprie virtù. Le sue esigenze di artista completo lo indussero quindi a non
accontentarsi al solo ruolo di costruttore ed interprete ma intende cimentarsi anche nel campo della
composizione. Vuole quindi approfondire la sua preparazione musicale ed entra al conservatorio di Napoli
S. Pietro a Majella dove si diploma in composizione sotto la guida dei Maestri Paolo Serrao e Francesco
Ancona.
Da musicista per prima cosa sente l’esigenza di realizzare un percorso di studio organico per il mandolino
pertanto crea un metodo efficace e completo (in sei volumi) nel quale vengono gradualmente sviscerate le
potenzialità espressive ed artistiche dello strumento, prima fra tutte la tecnica del tremolo, che è sicuramente

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la peculiarità imprescindibile dello strumento. Questo metodo, stampato anche in lingua tedesca, francese e
giapponese, è ancora oggi molto utilizzato da cultori e studenti di conservatorio. Raffaele è sicuramente tra i
principali compositori che sia riuscito ad elevare il repertorio degli strumenti a plettro nell’olimpo artistico.
Copiosa è la sua produzione musicale nella quale ovviamente gli strumenti a plettro la fanno da padrona.
Non poco però è lo spazio che dedica alla chitarra, strumento che, come vedremo in seguito, in quel periodo
è molto legato al mandolino.
La sua musica è ascrivibile alle scuole nazionali anche se la raffinatezza dell’orchestrazione con la quale sa
trattare l’organico a plettro si avvicina al linguaggio impressionista. Nelle sue partiture evince la volontà di
oltrepassare i limiti al quale gli strumenti erano comunemente impiegati riuscendo così ad ottenendo
combinazioni sempre originali e mai scontate, frutto di una ricerca del suono del tutto personale. Riesce ad
ottenere tale risultato anche grazie alle sue doti di virtuoso esecutore e al suo estro compositivo.
Grazie al nipote Raffaele Calace jr. è stata messa online la sua opera omnia: con grande pazienza e con non
poche difficoltà il nipote si è sforzato di catalogare il tutto prendendo come punto di riferimento la prima
esecuzione dei diversi brani. Spesso infatti non avendo precise notizie a riguardo dell’anno esatto in cui
nascono le composizioni ha preso come riferimento la data delle prime esecuzioni. Complessivamente sono
più di 200 opere (diverse delle quali sono riproposte per diversi organici o strumenti solistici) che superano
le 2000 pagine di musica.

Raffaele Calace - Tokyo 1925

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Nel 1985 viene pubblicata in Giappone dalla casa editrice Suiseisha l'opera omnia delle composizioni di
Raffaele Calace in 9 volumi curata dal M° Toshi Ibino.

Numerosi sono le pubblicazioni dedicati alle composizioni del Maestro da parte di diverse case editrici,
eccone alcune:

Tra strumenti solistici e diverse formazioni le sue composizioni sono state divise in 13 categorie:

01. MANDOLINO SOLO / SOLO MANDOLIN (28 brani) 13701-12°Preludio (mand. solo)
01501-Gemme Orientali (mand.solo) 14701-Lucia de Lamermour (mand. solo)
03701-Metodo_per_mandolino_Parte_1a 14901-14°Preludio-(mand. solo)
03801-Metodo_per_mandolino_Parte_2a 15101-15°Preludio (mand. solo)
03901-Metodo_per_mandolino_Parte_3a 17501-Gran Preludio (mand. solo)
04001-Metodo_per_mandolino_Parte_4a 18201-Balletto della nonna (mand. solo)
04101-Metodo_per_mandolino_Parte_5a 18601-Notturno – cielo stellato (mand. solo)
04201-Metodo_per_mandolino_Parte_6a 18701-Silvia (mand. solo)
04501-1°Preludio (mand. solo)
04901-2°Preludio (mand. solo) 02. LIUTO SOLO / SOLO LUTE (26 brani)
05701-Ardimentosa (Mazurka)(mand. solo) 01102-Cadenze (Liuto solo)
06301-3°Preludio (mand. solo) 01202-Cadenze e Scale (liuto solo)
06401-Gavotta Carillon (mand. solo) 01402-Fiorellini di siepe (liuto solo)
07301-Piccola Gavotta (mand. solo) 03402-Fantasia capriccio (liuto solo)
07401-5°Preludio (mand. solo) 06502-4° Preludio (liuto solo)
11201-10°Preludio (mand. solo) 08502-Metodo per liuto Parte 1
12201-Preludietto (mand. solo) 08602-Metodo per liuto Parte 2
12501-Corale (mand. solo) 08702-Metodo per liuto Parte 3
13301-Amor di culla (mand. solo) 08802-Metodo per liuto Parte 4
13601-11°Preludio (mand. solo) 08902-6° Preludio (liuto solo)
10102-Mattinata (liuto solo)

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10202-7° Preludio (liuto solo) 05204-Mazurca Polacca (mand+piano)
10302-Minuetto (liuto solo) 05304-Soiree de Printemps (mand+piano)
10402-8° Preludio (liuto solo) 05404-Pavana (mand+piano)
11002-9° Preludio (liuto solo) 05504-Grande Studio da Concerto (mand+piano) parte1
11402-Gavotta (liuto solo) 05504-Grande Studio da Concerto (mand+piano) parte2
11502-Piccola Serenata (liuto solo) 05504-Grande Studio da Concerto (mand+piano) parte3
11602-Barcarola (liuto solo) 05504-Grande Studio da Concerto (mand+piano) parte4
11802-Aria con accompagnamento (liuto solo) 05504-Grande Studio da Concerto (mand+piano) parte5
12102-Josephin (Gavotta) (liuto solo) 05604-Fantasia Poetica (mand+piano)
12802-Gavotta all’antica (liuto solo) 05704-Ardimentosa (mand+piano)
13902-Mazurca (Liuto solo) 06204-Marcia degli Eroi (mand+piano) Anche chitarra
14002-Souvenir de Shangai (liuto solo) 06604-Rapsodia Napoletana (mand+piano)
14802-13° Preludio (liuto solo) 06704-Var.suTema Beethowen (mand+piano)
15202-16° Preludio (liuto solo) 07504-Serenata Gaia (mand+piano)
18002-18° Preludio (liuto solo) 07604-Meditazione (mand+piano) Anche chitarra
07804-Siciliana (mand+piano)
03. CHITARRA SOLA / SOLO GUITAR (20 brani) 07904-Saltarello (mand+piano)
10703-Mazurka (inclusa anche nella raccolta che segue) 09004-Poupee qui Danze (mand+piano)
13003-Album per chitarra – formato da 6 brani: 09304-Racconto Strano (mand+piano)
1. Mon Capitan qui passe (op. 99)Barcarola (op. 100) 09404-Serenata Romantica (mand+piano)
2. Mazurka (op.107) 09504-Novelletta (mand+piano)
3. Rerinetta (op. 109) 10504-Danza Spagnola (mand+piano)
4. Duettino d’Amore (op. 129) 10604-Largo (mand+piano)
5. Piccolo Rondò (op. 130) 10804-Notturno (mand+piano)
16303-Valse lento (chitarra sola) 11104-Berceuse (mand+piano)
16603-Serenatelle (chitarra sola) 11304-1° Concerto (mand+piano)
16703-Serenata Spagnola (chitarra sola) 11904-Madrigale (mand+piano)
16803-Piccolo Fiore (chitarra hawaiana) 12004-Serenata Malinconica (mand+piano) Anche chitarra
16903-1° Studio (chitarra sola) 12304-Les Maries (mand+piano) Anche chitarra
17003-2° Studio (chitarra sola) 12404-Moto Perpetuo (mand+piano)
17103-Danza di Bambole (chitarra sola) 12604-Mazurca da Concerto (mand+piano) Anche chitarra
17203-Notturno (chitarra sola) 12704-Rondò (mand+piano)
17303-Minuetto Pomposo (chitarra sola) 13104-Elegia (mand+piano)
17603-3° Studio (chitarra sola) 13404-Romanza s.p. (mand+piano)
17703-4° Studio (chitarra sola) 13504-Canto Nostalgico (mand+piano)
17903-5° Studio (chitarra sola) 14104-VI Mazurca (mand+piano)
18103-Silvia (chitarra sola) 14204-Pierrette qui dance (mand+piano)
18303-Serenata vana (chitarra sola) 14404-2° Concerto (mand+piano)
15404-Tramonto d’Estate (mand+piano)
04. MANDOLINO E PIANO / MANDOLIN AND PIANO 15904-Estasi di un Poeta (mand+piano)
(63 brani) 16004-Racconto Infantile (mand+piano)
01604-Penta (Valzer)(Mand+piano) 16104-2° Bolero (mand+piano) Anche chitarra
01704-Rimenbranza Napoletana (mand+piano) 16204-Minuetto Luigi XV° (mand+piano)
01804-Tarantella (mand+piano) Anche chitarra 17804-Minuet des Enfants (mand+piano)
01904-Reverence Gavotta (mand+piano) 18504-Burlesca (mand+piano)
02004-Barcarola (Mand+Piano) Anche chitarra
02104-Papillons dans les Jardin (mand+piano) 05. DUE MANDOLINI / TWO MANDOLINS (3 brani)
02204-Leggenda (mand+piano) 09605-Fascicolo 1 (due mandolini)
02404-Comme un Reve (mand+piano) Anche chitarra 09705-Fascicolo 2 (due mandolini)
02604-Primo Bolero (mand+piano) 09805-Fascicolo 3 (due mandolini)
02704- allet de fèe (mand+piano)
02804-Primi Albori (mand+piano) Anche chitarra 06. MANDOLINO E LIUTO / MANDOLIN AND LUTE
02904-Notte Calma (mand+piano) Anche chitarra (3 brani)
03004-Danza e Cantabile (mand+piano) 07006-Marziale (mand+liuto)
03104-Sogno (mand+piano) Anche chitarra 07106-Largo (mand+liuto)
03204-Pompadour (Gavotta) (mand+piano) Anche chitarra 07206.Rondò Scherzoso (mand+liuto) (non si apre il file)
03304-Doux Souvenir (mand+piano)
03504-Scena di Caccia (mand+piano) 07. LIUTO E PIANO / LUTE AND PIANO (3 brani)
03604-Polonese (mand+piano) 06807-Danze Fantastique (Liuto+Piano)
04304-Danza dei Nani (mand+piano) 09107-Le Rappel des Oiseaux (Liuto+Piano)
04604-Gavotta dei fiori (mand+piano) 15007-3° Concerto (3 tempi) (liuto+piano) parte1
04804-Souvenir de Nurnberg (mand+piano) 15007-3° Concerto (3 tempi) (liuto+piano) parte2
05104-Adagio (mand+piano) 15007-3° Concerto (3 tempi) (liuto+piano) parte3

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15007-3° Concerto (3 tempi) (liuto+piano) parte4 12011 Serenata Malinconica (Quartetto Romantico)
15007-3° Concerto (3 tempi) (liuto+piano) parte5 12311-Les Maries (Quartetto Romantico)
15007-3° Concerto (3 tempi) (liuto+piano) parte6 12711-Rondò (Quartetto Romantico)
15007-3° Concerto (3 tempi) (liuto+piano) parte7 13111-Elegia (Quartetto Romantico)
15007-3° Concerto (3 tempi) (liuto+piano) parte8 13211-Impressioni Orientali (Quart.Romantico)
15007-3° Concerto (3 tempi) (liuto+piano) parte9 14111-VI Mazurca (Quartetto Romantico)
14511-Momento Lirico (Quartetto Romantico)
08. MANDOLINO E CHITARRA/MANDOLIN AND 14611-Intermezzo (Quartetto Romantico)
GUITAR (14 brani) 15711-Marcia Aurora (Quartetto Romantico)
01308-Album Ballabili (mand+chitarra) formato da 4 brani: 16111-2° Bolero (Quartetto Romantico)
1. Primo Premio 16411-Mattina d’autunno (Quartetto Romantico)
2. Papillons 16511-Danza Esotica (Quartetto Romantico)
3. Leunesse
4. Gaiete 12. ORCHESTRA A PLETTRO / PLECTRUM
01808-Tarantella (mand+chitarra) ORCHESTRA - Mandolino I, Mandolino II, Mandola,
02008-Barcarola (mand+chitarra) Chitarra, Mandoloncello, Basso (20 brani)
02608-1° Bolero (mand+chitarra) 01812-Tarantella (Orchestra a Plettro)
03608-Polonese (mand+chitarra) 02612-1° Bolero (Orchestra a Plettro)
05708-Ardimentosa (mand+chitarra) 03112-Sogno (Orchestra a Plettro) (partitura non
07908-Saltarello (mand+chitarra) corrispondente)
10508-Danza Spagnola (mand+chitarra) 05412-Pavana (Orchestra a Plettro)
12008-Serenata Malinconica (mand+chitarra) 06212-Marcia degli Eroi (Orchestra a Plettro)
12308-Les Maries (Gavotta) (mand+chitarra) 07512-Serenata Gaia (Orchestra a Plettro)
12708-Rondò (mand+chitarra) 07912-Saltarello (Orchestra a Plettro)
14108-VI Mazurca (mand+chitarra) 08112-Tramonto (Orchestra a Plettro) (trascinato) Parte1
16108-2° Bolero (mand+chitarra) 08112-Tramonto (Orchestra a Plettro) (trascinato) Parte2
18408-Marcia Letizia (mand+chitarra) 08112-Tramonto (Orchestra a Plettro) (trascinato) Parte3
08112-Tramonto (Orchestra a Plettro) (trascinato) Parte4
09. TRIO / TRIO (2 brani) 08112-Tramonto (Orchestra a Plettro) (trascinato) Parte5
07709-Sonata in Sol+ (Riduzione da Benedetto Marcello per 08112-Tramonto (Orchestra a Plettro) (trascinato) Parte6
mand+chit+piano) 08112-Tramonto (Orchestra a Plettro) (trascinato) Parte7
14309-Ouverture Genova (mand+liuto+piano) 08112-Tramonto (Orchestra a Plettro) (trascinato) Parte8
08112-Tramonto (Orchestra a Plettro) (trascinato) Parte9
10. QUARTETTO CLASSICO / CLASSIC QUARTET - 09412-Serenata Romantica (Quart.a Plettro)
Mandolino I, Mandolino II, Mandola, Liuto cantabile (5 brani) 09512-Novelletta (Orchestra a Plettro)
05810-Idillio-(Quartetto-Classico) 10512-Danza Spagnola (Orchestra a Plettro)
05910-Minuetto-Lento-(Quartetto-Classico) 12012-Serenata Malinconica (Orch. a Plettro)
06010-Romanza-s.p.-(Quartetto-Classico) Anche Chitarra 12712-Rondò (Orchestra a Plettro)
06110-Danza-Caratteristica-(Quartetto-Classico) 13112-Elegia (Orchestra a Plettro)
15510-Concerto-(Quartetto-Classico) 13212-Impressioni Orientali (Orch.a Plettro)
14512-Momento Lirico (Oech.a Plettro)
11. QUARTETTO ROMANTICO / ROMANTIC 14612-Intermezzo (Orchestra a Plettro)
QUARTET - Mandolino I, Mandolino II, Mandola, Chitarra 15512-Concerto (Orchestra a Plettro)
(24 brani) 16112-2° Bolero (Orchestra a Plettro)
01811-Tarantella Op.18 (Quartetto Romantico) 16412-Mattino d’autunno (orchestra a Plettro)
02611-1° Bolero (Quartetto Romantico)
03111-Sogno (Quartetto Romantico) 13. CANTO E PIANO / SINGING AND PIANO (8 brani)
04411-Adagio di Beethowen (Quartetto Romantico) 02313-Quanno e surdate passano (canto e Piano)
04711-Allegro di Beethowen (Quartetto Romantico) 02513-Montedoce (Canto e Piano)
06211-Marcia degli Eroi (Quartetto Romantico) 02913-Perchè (Romanza) (Canto e Piano)
06711-Variazioni Tema Beethowen (Quart.Romantico) 08013-Violetta (Canto e Piano)
07511-Serenata Gaia (Quartetto Romantico) 08413-Alba (Canto e Piano)
07911-Saltarello (Quartetto Romantico) 09213-Ave Maria (Canto e Piano)
09411-Serenata Romantica (Quartetto Romantico) 13813-Inno al Poverello d’Assisi (Canto e Piano)
09511-Novelletta (Quartetto Romantico) 18813-Gloria al Giappone (Canto e Piano)
10511-Danza Spagnola (Quartetto Romantico)

Di enorme rilevanza sono i tre concerti (tutti in tre tempi) e i cinque preludi per mandolino solo, tutt’oggi
veri capisaldi del repertorio concertistico.

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Editore e Pubblicista - Per completare il cerchio della sua attività, decide di pubblicare in proprio una vasta
biblioteca classica degli strumenti a plettro che annovera circa 200 opere.
Meno nota è la sua attività editoriale con la Piedigrotta R. Calace, album nei quali venivano raccolte le
canzoni napoletane che ogni anno concorrevano alla festa di Piedigrotta. Le antiche origini di questa festa
pagana risalgono al terzo secolo: si svolgeva nella “ crypta neapoletana “, grotta di epoca romana che dalla
omonima chiesa giunge tutt’ora fino a fuorigrotta. Alla fine dell’Ottocento si trasforma in una grande festa
di carri allegorici (con premio al migliore), fuochi d’artificio e concorsi musicali. All’inizio del Novecento gli
editori più celebri (La Canzonetta, Bideri , Gennarelli, Calace) presentavano per questa circostanza delle
raccolte di nuove canzoni di Napoli spesso di grandissimo valore poetico-musicale. La Piedigrotta Calace
comprende dieci raccolte di canzoni dell’epoca edite dal 1902 al 1913 (nel 1906 e nel 1907 non vengono
presentate raccolte). Perlopiù sono canzoni non conosciute al pubblico ma spesso di notevole livello
artistico nelle quali non di rado compaiono nomi molto celebri (come Vincenzo Russo) che meriterebbero
sicuramente ulteriore interesse e approfondimento.

Due album dell’Edizione Piedigrotta R .Calace

Nel 1905 avvia la pubblicazione quindicinale della rivista artistica "Musica Moderna", (che durerà 5 anni)
alla quale collaborano grandi musicisti tra i quali ricordiamo De Nardis, Gennaro Napoli e molti altri poeti e
pittori napoletani dell'epoca tra i quali G. Martucci, N. Romano, R. Garavaglios, R.Serrao e G. Sgambati.

Concertista - riscuote sempre grandissimo successo come virtuoso solista (mandolino e liuto cantabile),
esibendosi con diverse formazioni a plettro e come direttore. Si esibisce in moltissimi paesi europei
(Germania, Svizzera, Francia, Austria) suscitando ovunque l'ammirazione e la sorpresa dell’enorme
potenziale virtuosistico degli strumenti a plettro. Gli articoli coevi ne esaltano il virtuosismo strumentale e la
genialità compositiva in grado di fondere magistralmente il gusto della musica popolare napoletana con la
raffinatezza della musica colta.
Storica la tournée che fece in Giappone nel 1924 dove si esibì eseguendo le sue musiche prima come solista
e successivamente dirigendo l’Orchestra del Maestro della Corte Imperiale composta da 80 elementi alla
presenza del futuro Imperatore Hirohito (al tempo già di fatto regnante) e Consorte. Il Mikado rimane
stupefatto dalla bellezza di quelle esibizioni e della sua bravura di concertista tanto da volerlo premiare
riconoscendogli la Commenda del "Sacro Tesoro Giapponese" con una sfavillante decorazione d’oro e
smalto. Da quel momento verrà definito il “Paganini del mandolino”. Fu sicuramente questo episodio che
determinò l’enorme successo di Raffaele Calace in questo paese tanto che fare il suo nome oggi più che mai
significa menzionare uno dei più grandi musicisti mai esistiti nel firmamento musicale. Il Giappone diverrà la
seconda patria del Maestro e numerosi saranno i suoi viaggi in questa terra sempre disposta ad accoglierlo a
braccia aperte. Di riflesso il mandolino stesso avrà un gradimento senza limiti tanto che tutto ciò che ha a
che fare col mandolino napoletano (strumenti, riviste mandolinistiche, musica per strumenti a plettro) ha
tutt’oggi una grandissima richiesta nel paese del sol levante. In molte scuole viene insegnato e moltissime
istituzioni scolastiche hanno un’orchestra a plettro. Le ragioni dell’enorme successo che raccoglie il

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mandolino in terra nipponica si possono individuare nelle caratteristiche intrinseche dello strumento in grado
evidentemente di coniugare la musica tradizionale giapponese con la musica occidentale.
Pensando all’enorme successo che riscuote in oriente è più che lecito avere delle perplessità circa la scarsa
valorizzazione degli artisti e della cultura italiani tutta nella nostra patria.
Anche le incisioni di Raffaele Calace non furono poche (considerando ovviamente il periodo): nel 1922
incise a Napoli per la Phonotype Marechiare di Francesco Paolo Tosti con il tenore Fernando De Lucia, nel
1925 registrò in Giappone tre dischi con opere dello stesso Calace suonando sia il mandolino che il liuto
cantabile accompagnato al piano da Hakujirò Kondo e numerosissime furono le registrazioni effettuate
Insieme alla figlia Maria, fine e bravissima musicista. Purtroppo queste incisioni al momento non sono
reperibili e si spera che non siano andate perdute: confidiamo nel futuro, nella tecnologia… e nella rete.

Concerto di Raffaele Calace

Animatore – non poteva mancare in una personalità così ricca e vulcanica il ruolo di grande animatore e
divulgatore dell’arte degli strumenti a plettro e della musica tutta. Rientrato in Italia, ulteriormente
rinvigorito dal successo nipponico insieme alla figlia Maria, come detto, prenderà le redini del “Circolo
Mandolinistico Napoletano” nel quale ci sono ottimi interpreti come Francesco Delle Rose, Nicola Romano,
Maria Schivitarrò, Nino Catania ed Ernesto Rocco uno dei più grandi mandolinisti del ‘Novecento.
Nel 1929 fonda “l’Accademia Mandolinistica Napoletana” con il patrocinio delle Loro Altezze Reali I
Principi di Piemonte e ne diventa direttore formando un’orchestra a plettro di 40 elementi che avrà
un‘intensa ed affermata attività artistica.

Didatta - Non trascurabile il suo ruolo di didatta; oltre a realizzare il metodo di cui abbiamo parlato, avrà
numerosi allievi emersi nell’arte mandolinistica. Fu chiamato a far parte della Giuria di numerosi concorsi
(Milano 1920, Roma 1922, Genova 1926 ed altri) in tempi in cui i concorsi in Europa si contavano sulla
punta delle dita.

Lascito - Muore a Napoli il 14 novembre del 1934 all’età di 71 anni certamente pago dell’enorme lavoro
svolto con passione e dedizione e sicuro della sua continuazione grazie ai suoi figli: tutti e quattro i figli
faranno della musica il proprio mestiere: il primogenito Vincenzo (Enzo) non fu interessato all’aspetto
costruttivo degli strumenti ma seguirà le orme paterne esclusivamente nel campo artistico. Studia a Napoli
piano e composizione e si perfeziona con Ferruccio Busoni, a Berlino intraprende con successo la carriera
concertistica soprattutto in Germania. Insegna piano al Conservatorio di Berlino e successivamente al
Conservatorio di Milano dove successivamente ottiene la nomina di Vicedirettore. Ricopre importantissime
cariche quale Presidente della prestigiosa società concertistica milanese "Amici della Musica" e, sempre nella

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stessa città, alla fine della seconda guerra mondiale costituisce la società concertistica ARC. Nel 1930 Enzo
costituisce il Trio Calace con i due fratelli Maria e Giuseppe. Numerosi sono le sue composizioni tra cui una
Suite, Sonatina per violino e piano, un Poema sinfonico e diverse Liriche. Maria ebbe una brillante carriera
concertistica (sia con il padre che con i fratelli) e sarà anche una valente didatta di mandolino e chitarra, il
secondogenito Giuseppe, anch’egli noto interprete, sarà il continuatore dell’attività liutaria (come detto)
mentre Vittoria sarà una valente pianista che si esibirà con i fratelli.
Un importante quintetto dei nostri giorni prende il nome dello stesso Raffaele Calace ecco i nomi: Ugo
Orlandi (mandolino, mandola, mandoloncello) Marina Ferrari (mandolino, mandola, mandoloncello ) Cecilia
Loda (mandolino, mandola, mandoloncello) Lorenzo Bianchi (mandolino, mandola, mandoloncello)
Alessandro Bono (chitarra).
Facendo un rapido excursus in rete sono stati trovati 9 CD interamente dedicati alle composizioni di
Raffaele Calace (sicuramente ce ne saranno molti nel mercato asiatico dei quali probabilmente non ne siamo
a conoscenza in occidente), tra questi due sono rivolti all’opera completa per mandolino e chitarra del
compositore partenopeo.

In molti altri CD che non menzioniamo compaiono diverse composizioni del Maestro napoletano.

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4. Strumenti a Plettro
Le origini sono riconducibili agli strumenti arabi simili portati dai saraceni durante l’occupazione dell’Italia
meridionale. Successivamente si diffondono in tutta Italia (e come vedremo nel mondo) assumendo le più
svariate forme e caratteristiche. La famiglia è molto ricca e, similmente agli archi, vanta strumenti per ogni
tessitura. Vediamo in questa tabella quali sono i principali:

Strumento Epoca corde accordatura diapason caratteristiche

mandolino veneziano 1650- 5x2 si mi la re sol 330 mm. Tavola Piana, Guscio molto
1750 piccolo, Ponticello Fisso

mandolino lombardo 1650- 6x2 sol si mi la re 300 - 330 Tavola Piana, Guscio poco
1800 sol mm. fondo Corde di budello

mandolino bresciano o 1650- 4x1 sol re la mi 310 - 330 Tavola Piana, Corde di
cremonese 1850 mm. budello, Ponticello Fisso

mandolino genovese 1750 – 6x2 mi la re sol si 310 mm. Tavola Spezzata, Corde di
1820 mi metallo, Ponticello Mobile

mandolino napoletano 1740- 4x2 sol re la mi 330 mm. Tavola Spezzata, Corde di
oggi metallo, Ponticello Mobile

mandolino milanese 1760 - 6x1 sol si mi la re 290 - 320 Tavola Piana, Corde di
1900 sol mm. budello, Ponticello Fisso

mandolira 1890 - 4x2 sol re la mi 330 mm. Tavola Spezzata, Corde di


1930 metallo, Ponticello Mobile

mandolino siciliano 1900 4x3 sol re la mi 330 mm. Tavola Spezzata, Corde di
metallo, Ponticello Mobile

mandola tenore 1850- 4x2 sol re la mi 410 - 450 Tavola Spezzata, Corde di
oggi mm. metallo, Ponticello Mobile

mandola contralto 1850- 4x2 do sol re la 380 - 410 Tavola Spezzata, Corde di
oggi mm. metallo, Ponticello Mobile

mandoloncello 1850- 4x2 do sol re la 550 - 650 Tavola Spezzata, Corde di


oggi mm. metallo, Ponticello Mobile

liuto cantabile 1850- 5x2 do sol re la 550 - 650 Tavola Spezzata, Corde di
oggi mi mm. metallo, Ponticello Mobile

arciliuto o 1900 - 1 x 1, 3 mi la re sol 1000 – 1200 Tavola Spezzata, Corde di


mandolbasso 1950 x2 mm. metallo, Ponticello Mobile

Tra i mandolini due sono i più diffusi:

Mandolino Lombardo: risalente alla prima metà del XVII molto piccolo e formato da 6 corde di budello
prima doppie poi singole (similmente alla chitarra) accordate per terze e quarte: Sol Si Mi La Re. Il
ponticello è fisso, i tasti variano da 7 a 12 e sono realizzati con legacci di budello (similmente al liuto).
Poteva essere suonato con il plettro (realizzato con corteccia di ciliegio assottigliata o con una penna di
uccello) o con le dita. La cassa poteva avere diverse forme ed era assente il battipenna. Gli autori più celebri
che hanno fatto uso di tale strumento nelle loro composizioni sono Sammartini e Antonio Vivaldi che lo
utilizza in 3 concerti: uno per mandolino solo e due per 2 mandolini. Si trovano composizioni per questo

18
strumento anche dopo l‘800 specialmente a Vienna (Johann Hoffmann e F. G. Giuliani). Come sempre
accade le cose non sono però così definite tanto che analizzando diversa musica di Vivaldi sembrerebbe
scritta per uno strumento accordato per quinte (similmente al mandolino napoletano). Potrebbe esistere uno
strumento intermedio trai i due? È una delle ipotesi avanzata da diversi studiosi.

Mandolino Napoletano: nasce nella seconda metà del XVIII secolo ad opera della famigerata famiglia di
liutai napoletani Vinaccia: arma 4 corde doppie intonate all’unisono con la stessa accordatura per quarte
del violino (Sol Re La Mi). Montano corde metalliche (prima d’ottone poi d’acciaio). Viene suonato
esclusivamente col plettro prima fatto con il guscio di tartaruga mentre attualmente, per comodità e per
motivi riguardanti la salvaguardia della specie, sono fatti con materiale sintetico. Ha la tavola armonica
“spezzata” la cassa profonda e bombata è sempre presente il battipenna, inizialmente con incordatura mista
di budello e metallo (ottone) successivamente in acciaio.
Molti al tempo erano i musicisti napoletani che raggiunsero le principali corti europee (in special modo
Parigi) portando l’arte di questo strumento presso i nobili. Questo determinò il grandissimo successo del
mandolino napoletano presso gli ambienti colti ed aristocratici francesi: ampia testimonianza ci viene offerta
dalla quantità dei metodi e dalla qualità delle composizioni pervenuteci. Le motivazioni di questo successo
tra nobili e borghesi le possiamo trovare nell’approccio tecnico più comodo e immediato rispetto al violino,
nella gradevolezza del suono, nella facilità con la quale era possibile eseguire anche passaggi virtuosistici,
dalla curiosità che era in grado di suscitare e non per ultimo il fatto che essendo suonato da uomini e donne
incentivasse possibili coinvolgimenti sentimentali ed erotici.
Il mandolino ha quindi più successo all’estero che in Italia (sorte non molto diversa toccherà alla chitarra)
grazie al fatto che nel nord Europa a quei tempi era il musicista italiano che veniva maggiormente tenuto in
considerazione e di riflesso anche gli strumenti che suonava tra i quali il mandolino.
L’aspetto esteriore a volte trae in inganno, mandolini eccessivamente decorati con avorio e tartaruga sono
oggetti molto ricercati tra collezionisti ma spesso non rispondono alle esigenze concrete e acustiche del
musicista.

Il mandolino vanta una letteratura originale non indifferente (si preferisce omettere il tipo di mandolino per
cui sono stati scritti perché, come accennato, spesso la destinazione precisa è incerta):

 Antonio Vivaldi gli dedica 3 concerti:


Concerto in Do maggiore RV425 per mandolino solo e orchestra (soundtrack: Kramer vs. Kramer)
Concerto in Sol Mag. RV532 per due mandolini e orchestra
Concerto in Do Mag. RV558 per due mandolini e orchestra

 Mozart lo inserisce in tre composizioni


Don Giovanni - serenata “Deh, vieni alla finestra” (mandolino e orchestra)
Komm, liebe Zither (Vieni, cara cetra), K351 (K6 367b) lied per soprano o tenore e mandolino
Die Zufriedenheit, K349 (La soddisfazione) lied per soprano o tenore e mandolino

 Beethoven lo include in quattro sonatine


WoO 43a: Sonatina in Do minore (febbraio-aprile 1796)
WoO 43b: Adagio in Mi bemolle maggiore (febbraio-aprile 1796)
WoO 44a: Sonatina in Do maggiore (febbraio-aprile 1796)
WoO 44b: Andante con variazioni in Re maggiore (febbraio-aprile 1796)

 Niccolò Paganini lo utilizza in tre brani:


Minuetto M.S. 106 (mandolino solo),
Sonata per Rovene M.S. 14 (mandolino e chitarra)
Serenata Francese M.S. 16 (mandolino e chitarra)
A questi ovviamente si aggiungono i mandolinisti-compositori tra i quali spiccano Raffaele Calace e
Michele Ciociano.

19
5. Gemellaggio chitarra-mandolino
Dalla fine dell’Ottocento fino alla metà del Novecento chitarra e mandolino sono stati quasi sempre
accostati: era del tutto naturale che un chitarrista suonasse anche il mandolino e viceversa. Il “gemellaggio”
continuava, nelle numerose e qualificate Orchestre a plettro dove la chitarra viene considerata a torto o a
ragione strumento “a plettro” (anche se il più delle volte le corde venivano pizzicate con le dita).
Alcune di queste orchestre sono ancora in piena attività mentre altre hanno dato origine ad altri gruppi più o
meno numerosi. Vediamone alcune:
- Alberto Bocci - Orchestra nata a Siena Il 22 Novembre 1921 dal Circolo Mandolinistico Senese.
Fra i soci fondatori ricordiamo Alberto Bocci (mandolinista) e Giovanni Murtula, (virtuoso
chitarrista). Al momento è ancora attiva.
- Gino Neri – nata nel 1898 a Ferrara
- Flora 1892 - nasce a Como quasi per gioco: a causa del freddo del 1892 il lavoro dei giardinieri
diminuiva e loro avevano del tempo libero a disposizione. Tra un accordo e l’altro le prime note
“iniziarono a fiorire”. Continua tutt’oggi la sua attività.
- Breganze (Vicenza) - le origini di questa Orchestra ci portano al 1903, alla Distinta Società
Mandolinistica.
- Città di Taormina - diretta oggi da Antonino Pellitteri, è stata fondata inizi del 1900 e deve la sua
origine al desiderio comune dei musicisti taorminesi di riunirsi in un solo organico e di condividere
cultura ed esperienza musicale, dando vita a un ensemble oggi vanto della città in Italia e nel mondo.
- Città di Milano - L’Orchestra a plettro costituita nel 1960 in seguito alla fusione di due vecchie e
valorose orchestre milanesi: l’Accademia Mandolinistica di Milano ed il Circolo Mandolinistico
Rinaldi, eredi di formazioni musicali che dalla fine del 1800 tenevano alta la tradizione
mandolinistica milanese.
- Sanvitese - L'Orchestra a plettro sanvitese è nata a S. Vito al Tagliamento nel 1969. Oggi è diretta
dal Prof. Giovanni Sperandio che ha impresso un nuovo e personale indirizzo grazie alla versatilità
degli strumenti a corda quali: mandolino, mandola, chitarra, balalaika, domra. ecc.; si dedica da 40
anni all'esecuzione di svariati generi musicali.
- Orchestra Berni – Fondata a Roma nel 1921 da validi cultori del mandolino e di altri strumenti a
plettro. A questa orchestra ebbe il piacere di partecipare il Sottoscritto come chitarrista negli anni
’80 sotto la direzione del M° Agostino Di iagio (si perdoni il “campanilismo” per il maggior spazio
che viene a questa dedicato dettato semplicemente dal “vissuto personale”). Ne fecero parte eccelsi
musicisti di fama mondiale quali Giuseppe Anedda (uno dei più grandi virtuosi di sempre di questo
strumento e il primo docente di mandolino presso il conservatorio C. Pollini di Padova; attualmente
ricopre tale incarico il M° Ugo Orlandi) e Luigi Del Vescovo. Si è esibita nelle principali città
italiane, ha effettuato registrazioni ed incisioni con la RAI e la Radio Vaticana. Alla direzione si sono
avvicendati Maestri di grande talento i quali hanno realizzato composizioni, trascrizioni e
orchestrazioni tra i quali Salvatore Alù e Carlo Iannitti.

20
Orchestra Romana a Plettro “Antonio Berni” diretta dal M° Agostino Di Biagio

- Orchestra Mandolinistica Romana – nasce nel 1984 da un gruppo di musicisti dell'Orchestra


Berni. Attuale direttore dell’Orchestra è il M° Franco Turchi diplomato al Conservatorio di "Santa
Cecilia" in Roma.
- Marzuttini Giovani - nasce in seno alla storica orchestra a plettro Tita Marzuttini di Udine,
fondata nel 1886.
La stessa fratellanza musicale si riscontra nelle numerose riviste del periodo, vediamone alcune:
IL PLETTRO ITALIANO, notiziario di cultura musicale edito a Bergamo negli anni '50 diretto da
Antonio Misto. Vi collaborò Benvenuto Terzi.

IL PLETTRO, periodico mensile dei Mandolinisti e Chitarristi. Pubblicata in due periodi: il primo al'inizio
del 1900, il secondo dal 1938 al 1942. Redatto a Milano, fondato e diretto da Alessandro Vizzari.

IL MANDOLINO – “Giornale di Musica Quindicinale” nasce a Torino nel 1891

IL CONCERTO - “Giornale di Musica per Mandolino (o Violino) e Chitarra” quindicinale nato a ologna
nel 1896.

Il titolo non deve trarre in inganno poiché spesso viene dedicato uguale o maggiore spazio alla chitarra; a
dimostrazione di ciò interessante è il calcolo che fa il M° Ugo Orlandi nel testo “Romolo Ferrari e la
Chitarra nella prima metà del Novecento”: sommando i brani presenti nelle ultime tre riviste menzionate
emergono i seguenti dati:

Brani per chitarra: 456


Brani per mandolino: 212
Brani per mandolino e chitarra: 352

Anche i metodi del periodo non sfuggono alla “regola” del sodalizio tra chitarra e mandolino: il più celebre
tra questi fu sicuramente la “Scuola del Mandolino” di Carlo Munier nel quale gli studi per mandolino
prevedono l’accompagnamento della chitarra. Per molti anni fu usato anche nei corsi di chitarra dei
Conservatori (al tempo “sperimentali”).

21
I due strumenti si trovarono accumunati anche nel progetto di Alessandro Vizzari (direttore de Il Plettro) di
conferire un diploma atto a certificare ufficialmente la qualità della preparazione musicale di mandolinisti e
chitarristi. Il tutto si concretizzò nel 1925 ma andò avanti a “singhiozzo” subendo diverse sospensioni negli
anni di corso. Comunque nel 1936 viene pubblicato un “Albo d’Onore” dei Diplomati a “L’Accademia dei
Mandolinisti e chitarristi” de IL PLETTRO formato da 13 chitarristi e 6 mandolinisti.

Numerosissimi furono anche i Circoli e le Associazioni nelle quali chitarristi e mandolinisti convivevano
felicemente: è proprio qui che le idee prendevano consistenza dando origine a formazioni, riviste e progetti
musicali di ogni tipo.

Tale simbiosi artistica è andata sciamando con il tempo anche se i due strumenti continueranno a convivere
felicemente nelle attualissime Orchestre a plettro e nella copiosa letteratura cameristica.

6. Composizioni per chitarra di Raffaele Calace


Raffaele Calace, come ben sappiamo virtuoso degli strumenti a plettro, mostra una certa spigliatezza anche
nel cimentarsi nella scrittura chitarristica tanto da far presupporre che abbia avuto con questo strumento una
certa dimestichezza (come la maggior parte dei mandolinisti del periodo) anche se al momento non
documentata. Il fatto che abbia dedicato alla chitarra dei brani solistici al pari esclusivo del mandolino e del
liuto cantabile, anche se quantitativamente decisamente inferiore, dovrebbe far riflettere sull’importanza che
il compositore ha riservato a questo strumento. E non solo, la chitarra, oltre ai brani solistici, viene inserita
da Calace in molte altre formazioni strumentali, vediamole nel complesso:

- 20 brani per Chitarra sola (raccolti in questo volume)


- 17 brani per Mandolino e Chitarra
- 2 Trii (Mandolino, Chitarra e Pianoforte)
- 24 brani per Quartetto Romantico (Mandolino I, Mandolino II, Mandola, Chitarra)
- 28 brani per Orchestra a plettro (Mandolino I, Mandolino II, Mandola, Chitarra, Mandoloncello, Basso).

In alcuni brani inoltre troviamo scritta anche la parte per chitarra pur non essendo prevista nell’organico;
evidentemente viene proposta dal Compositore come alternativa o completamento ad altri strumenti
armonici, vediamo in quali composizioni:
- 13 brani per Mandolino e Pianoforte
- 1 brano per Quartetto Romantico (Mandolino I, Mandolino II, Mandola, Liuto)
(i titoli vengono specificati nell’elenco completo delle composizioni con la dicitura Anche chitarra)
In totale quindi esistono 104 brani nella quale il Maestro coinvolge la chitarra da sola e nelle diverse
combinazioni strumentali.
I brani per chitarra sola, così come tutte le composizioni di Calace (serenate, studi, danze varie ecc.), ben
lontani dal travaglio della musica contemporanea dello stesso periodo (dodecafonia, atonalità ecc) si
avvicinano allo stile tardo romantico delle Scuole Nazionali mostrano un carattere spiccatamente italiano nel
quale l’elemento melodico ha sempre un ruolo privilegiato.
Nel presente lavoro i brani sono stati riportati integralmente avvicinandosi il più possibile alle intenzioni del
Compositore. L’agogica e la dinamica sono state fedelmente riproposte mentre per quanto concerne la
diteggiatura, quasi del tutto assente nell’originale, si è cercato di mantenere il giusto equilibrio tra la
struttura musicale e gli idiomi strumentali. Le legature indicate nell’originale sono da intendersi sempre
come legature di portamento nel senso lato del termine, quindi non intese come legature “tecniche” (quelle
che sulla chitarra si effettuano senza l’utilizzo della mano destra).
Alla simbologia tradizionale chitarristica è stato aggiunto il segno + per indicare il dito della mano sinistra
che rimane fermo sul tasto (senza variare la durata del suono). La linea indica lo scorrimento del dito
pigiante sulla corda (quindi non con l’effetto di glissato che viene sempre specificato); questo effetto di
scorrimento in alcune circostanze viene esteso anche per il pollice della mano destra quando scivola sulla
corda sottostante senza interruzione di movimento (quello che Villa-Lobos indicava con il segno di legato

22
sulle note) e per il barré. Consolidato è ormai il segno della legatura tratteggiata la dove non è presente
nell’originale ma suggerito dal revisore. I brano si susseguono in ordine cronologico rispettando il numero
dell’opera.

Entriamo nello specifico di alcuni dei 20 brani:

- Nei brani Mon Capitan qui passe e Reginetta è previsto l’utilizzo della chitarre a 7 corde molto in
voga nel periodo ma sono eseguibili anche sulla chitarra 6 corde in quanto la settima corda viene
indicata normalmente come la quarta corda a vuoto. Nel finale di Mon Capitan qui passe per imitare
il tamburo il Maestro scrive: “Alla metà del manico si passi la 6 corda sulla 5 corda”: parlando di
“manico” viene dedotto (con non pochi dubbi) che si tratti del VI tasto.
- Silvia, brano scritto in due versioni separate per chitarra e mandolino presenta un errore nella
catalogazione e la seconda pagina non è corrispondente alla prima. Con la speranza che riemerga la
pagina corretta dall’enorme archivio musicale lasciato dal Compositore nel presente lavoro nella
seconda parte viene inserita fedelmente la versione mandolinistica senza tentare posticce rivisitazioni
chitarristiche.
- Piccolo fiore scritto per chitarra hawaiana (dalla sesta corda: mi, la, mi, la, do#, mi) viene
ugualmente inserita nella raccolta in quanto perfettamente eseguibile sul nostro strumento anche
senza l’utilizzo dello slide: dopo un breve empasse iniziale dovuto all’accordatura “aperta” in la, il
brano risulta facile e di gradevole effetto.

L’uso della chitarra hawaiana e di quella eptacorde (da non confondere con quella russa) che fa
Raffaele Calace dovrebbero indurci a considerare gli autori e i liutai del passato, quelli dell’Ottocento
in primis, molto più spregiudicati di quanto siamo attualmente portati e credere.

Manoscritto del brano per Chitarra “Serenata Spagnola” di Raffaele Calace

Il presente lavoro approfondisce la figura di un musicista che vanta enorme successo in Giappone e in altri
paesi asiatici ma nella sua italica patria ancora non è considerato con la dovuta importanza.
Oltre all’approfondimento della figura di Raffaele Calace vengono presentati ai chitarristi 20 brani realizzati
da un compositore importante che vanno ad aggiungere un prezioso tassello al vasto mosaico della
letteratura originale per chitarra della prima metà del ‘Novecento.

23
Webgrafia:

- http://www.calace.it/
- http://www.federmandolino.it/wp/spartiti-music-scores/
- https://liuteria-jn-napoli.com/la-liuteria-napoletana/
- http://www.treccani.it/enciclopedia/calace_%28Dizionario-Biografico%29/
- https://en.wikipedia.org/wiki/
- http://www.crane.gr.jp/Research_on_Fabricatore_Family/E_Giovanni_family.html
- https://frignanilorenzo.com/
- http://www.liuteriaitalia.com/

Bibliografia:

- Raffaele Calace jr., Mandolini, tradizione e musica. I 180anni della Liuteria Calace, Napoli, 2005
- Ettore Mariani e Daniele Orlandi, Il mandolino è quella cosa... Casa Editrice E.A.Mario, Napoli
- G.Antonioni, Dizionario dei costruttori di strumenti a pizzico dal XV al XX secolo, Turris Editrice, Cremona
1996)
- Mario Dell’Ara, Storia degli artigiani della chitarra, Rosa Sonora, Savigliano 2003
- Giovanni Accornero, Esposizione di chitarre XVII- XX secolo, Rosa Sonora, Savigliano 2003
- Carlo Carfagna - Roberto Fabbri - Michele Greci, La storia della chitarra, Carisch, Milano 2007
- Angelo Gilardino, La Chitarra, Edizioni Curci, Milano 2010
- Simona Boni, Romolo Ferrari e la chitarra nella prima metà del Novecento, Mucchi Editore, Modena 2009
- F. Cucchi – B. Bellettini, (CD: M Manzon e A. Damiani), Breve storia della chitarra, GuitArt
- Basso, Alberto (diretto da), Dizionario Enciclopedico Universale della Musica e dei Musicisti,
UTET, Torino 1983-99
- “Seicorde”, rivista trimestrale, n. 82 e 85

Ringraziamenti:

Raffaele Calace jr.


Ugo Orlandi
Gino Di Rosa
Francesco Natale

I Fratelli Calace e Carlo Munier (in piedi)

24
FRANCESCO RUSSO - Nato a Roma nel 1960 si è diplomato in chitarra sotto la guida del M° Bruno Battisti
D’Amario. Vincitore di borse di studio all’estero ( elgio, Ungheria e Spagna) ha frequentato stage internazionali di
chitarra con i Maestri runo attisti D’Amario, David Russell, Raphaella Smits, Jorge Cardoso. Ha seguito corsi di
direzione e composizione con il M° Luciano Bellini e studiato contrappunto, orchestrazione e direzione con il M°
Nicola Samale. Ha studiato canto lirico con Alba Zurlo Anzellotti. Ha frequentato corsi di musica applicata al cinema
con Ennio Morricone e Luis Bacalov e di musicoterapia con Rolando Benenzon, Fabio Trippetti e Pinella Pistorio. Ha
conseguito il perfezionamento biennale post lauream sulla didattica della musica presso l’Università degli Studi di
Roma Tor Vergata.

Ha composto ed interpretato le musiche di vari recital e spettacoli teatrali fra i quali Crimina amoris di Ugo De Vita,
Poesia in concerto di Dino Cafaro e Stranezze con Mario Scaccia. Chitarra solista nell’opera teatrale “Il arbiere di
Siviglia” di Rossini al I° Festival Internazionale G.B.Casti.

Ha pubblicato con la casa editrice Il piano e la rosa il volume con allegato floppy disc Giochi sonori composizioni
originali per chitarra ed inciso il CD Il suono dei colori prodotto dall' Aramus
(http://www.aramus.it/NuovoAramus/cd.htm). Ha curato la collana La chitarra classica per tutti della Playgame
(http://www.playgamemusic.com/index.php?pagina=22 distribuzione Carisch) pubblicando 5 volumi con CD allegato:
12 Capricci di Paganini, Celebri temi d'orchestra, J. S. Bach 2° vol., Le più belle arie d'opera, Mozart. Collabora
con Roberto Fabbri alle Antologie di successi della Carisch
(http://www.carisch.com/search_it.asp?q=roberto+fabbri+antologia+successi&x=11&y=16) per la quale ha realizzato
trascrizioni di brani di musica da film (C'era una volta in America, Giù la testa, , 007, La vita è bella, La strada) e
pop (Horizons, Con te partirò, Feelings). Ha pubblicato con Francesco Taranto il volume Duo in libertà 51 brani di
diverso genere musicale per chitarra e strumento melodico edito dalla EROM (http://nuovo.erom.it/) e realizzato il
DVD "12 GREATEST GUITAR" nel quale presenta ed esegue su strumenti storici importanti brani del repertorio
chitarristico. Ha collaborato con Carlo Carfagna al volume “Mario Gangi il chitarrista senza confini” Enciclopedia
della chitarra vol. 5 edizioni Curci (http://www.edizionicurci.it/printedmusic/scheda.asp?id=15802). Sempre col
Maestro Carfagna ha curato la Suite Barocca per 2 chitarre di Mario Gangi Ed. UtOrpheus CH269
(http://www.utorpheus.com/product_info.php?products_id=3359). Con la Dantone Edizione e Musica ha pubblicato
per la collana Guitar Cllection il volume Astor Piazzolla: trascrizione di 13 brani con file audio liberamente accessibili
(https://www.dantonemusic.com/dan11).

Si è esibito in concerti come direttore, solista, in duo e con diverse formazioni, è docente di ruolo di Chitarra nelle
Scuole Medie ad Indirizzo Musicale. Ha tenuto conferenze sulla Musica Africana presso l'Università degli Studi della
Tuscia (Viterbo) e sulla Liuteria Chitarristica ai Festival di Fiuggi e Celano nelle quali ha presentato alcuni strumenti
della collezione di chitarre storiche di cui dispone. Per il portale Chitarra e Dintorni ha realizzato lo speciale su Mario
Gangi (http://www.chitarraedintorni.eu/Gangi_speciali_monografie.htm) e rilasciato un'intervista
(http://www.chitarraedintorni.eu/russo_speciali_chitarre_in_intervista.htm).

È fondatore e direttore dell’ Orchestra di Chitarre Mario Gangi. Viene invitato presso Concorsi e Festival
Internazionali di Chitarra (Celano, Civitella Alfedena, Fiuggi, Frosinone, Rieti, Roma, Sermoneta) come docente,
membro di giuria, curatore di mostre, relatore e direttore di ensemble.
Cura il suo sito http://digilander.libero.it/ossurf.

25
A Tommaso de Rogotis

Mon Capitan qui passe


marcia militare
Revisione di Francesco Russo Raffaele Calace
Op. 99

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79 ottenendo così l'imitazione del tamburo
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Alla nobile donna Principessa Maria Ruffo Pavoncelli
Barcarola
Revisione di Francesco Russo Raffaele Calace
Op. 100
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Revisione di Francesco Russo Raffaele Calace
Op. 107

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A Carlo Jossa

Reginetta
Revisione di Francesco Russo
Gavotta Raffaele Calace
Op.109
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* Settima corda 33
Al Signor Moriyoshi Takei

Duettino d'Amore
Revisione di Francesco Russo Raffaele Calace
Op.129

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35
A Giuseppe Gelonesi
Piccolo Rondò
Revisione di Francesco Russo Raffaele Calace
Op. 130.
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Con grazia
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36
Valse lento
Revisione di Francesco Russo Raffaele Calace
Op. 163
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25 III
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37
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Raffaele Calace
Revisione di Francesco Russo
Op. 166

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39
Serenata Spagnola
Revisione di Francesco Russo Raffaele Calace
Op. 167
Andante 3 3

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41
all'intelligente Signorina Lucia Punzo
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per chitarra hawaiana
Revisione di Francesco Russo Raffaele Calace
Accordatura: Op. 168
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I° Studio
Revisione di Francesco Russo Raffaele Calace
Op. 169

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II° Studio
Revisione di Francesco Russo Raffaele Calace
Op. 170

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Op. 171
Revisione di Francesco Russo
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Notturno
Raffaele Calace
Op. l72
Revisione di Francesco Russo

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51
Minuetto Pomposo
Revisione di Francesco Russo Raffaele Calace
Op. 173

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52
III° Studio in Re magg.
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Revisione di Francesco Russo Raffaele Calace
Op. 176

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53
IV° Studio
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Revisione di Francesco Russo Raffaele Calace
Op. 177

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55
V° Studio
Revisione di Francesco Russo Raffaele Calace
Op. 179

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57
Silvia (Gavotta)
Revisione di Francesco Russo Raffaele Calace
Op. 181

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59
Serenata vana
Revisione di Francesco Russo Raffaele Calace
Op. 183
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