Sei sulla pagina 1di 53

La comunicazione politica – Mazzoleni

Capitolo 1 – storia e teoria:

1 – Un fenomeno antico e moderno


L’espressione Comunicazione politica è la combinazione di due vocaboli, i quali creano un nesso
tra il mondo della comunicazione (es. televisione) e della politica (es. partiti).
Si tratta, infatti, di un oggetto poliedrico che sconfina in più territori e la cui peculiarità è dovuta al
suo carattere multidisciplinare. Ciò lo rende in grado di leggere e comprendere l’ampia realtà
politica, resistendo ai tentativi di contenerlo all’interno di confini ristretti.

2 – Storia: dalla retorica alla videopolitica


La storia della comunicazione politica inizia in Grecia, quando la filosofia comincia a riflettere sul
potere e sulla democrazia, ponendosi come problema proprio quello della comunicazione tra i
membri dei vari strati sociali della polis. Platone e Aristotele si interrogano sull’effetto del discorso
persuasivo sul pubblico e sul potere della retorica.
Platone nel ‘Gorgia’ fa rispondere a Socrate che: “il retore, colui che sa ben parlare e ha in mano la
cosa politica, fa trionfare la propria opinione”.
La retorica -> è l’arte della persuasione per eccellenza, le cui tecniche furono applicate alla politica.
I pensatori, assieme a dialettica e sofistica, le attribuiscono un ruolo fondamentale per stabilire i
rapporti di forza e della lotta per il potere nella società.
Anche nel mondo romano abbiamo esempi di comunicazione politica, durante il quale le tecniche di
manipolazione si sviluppano al fine di diventare strumenti indispensabili per la conquista del potere.
Venivano miscelate regole della retorica e della dialettica con le arti di persuasione di tipo
clientelare. A Pompei abbiamo il primo esempio di pubblicità negativa in un graffito sui muri. Era
praticata la propaganda orale, nelle strade e nelle piazze.
I termini ‘candidato’ e ‘comizio’ ci arrivano direttamente da quell’epoca.
La democrazia elettorale ha conosciuto una parentesi di diciotto secoli.
‘Il principe’ di Macchiavelli può tranquillamente rientrare nel campo della comunicazione politica,
in quanto veniva consigliato ai potenti di tenere sotto controllo cultura e informazione.
L’informazione veniva considerata una preziosa merce, il cui accesso era riservato a pochi.
Nella Venezia dei Dogi (1606) vi fu una guerra di controinformazione volta ad influenzare
l’opinione pubblica.
Dopo la Rivoluzione americana e la Rivoluzione francese, possiamo finalmente trovare forme di
comunicazione politica senza finalità manipolatorie, come il giornalismo libero che si sottraeva alle
censure dei regimi e si schierava al fianco delle fazioni in lotta.
Nel XIX secolo, caratterizzato dalla Rivoluzione industriale, la democrazia fatica a consolidarsi, ma
le elezioni libere diventano il fondamento su cui poggia la popolazione.
Le campagne elettorali e i loro rituali, finiranno per determinare la nascita della moderna
comunicazione politica, la quale è il prodotto evolutivo dei processi di democratizzazione e
comunicazione.
Ma sarà solo nel XX secolo che si inizierà a parlare di comunicazione politica in senso pieno, con la
nascita dei mezzi di comunicazione di massa, che permetteranno la maturazione di tutte le forme e
di tutti gli strumenti di comunicazione applicabili alla sfera politica.
Gli Stati Uniti hanno rappresentato il modello ideale da imitare, si pensi che il marketing politico è
nato in concomitanza con la democrazia.
La diffusione della televisione negli anni ’50-’60 ha permesso un’accelerazione allo sviluppo della
comunicazione politica, la quale ora riveste un ruolo cruciale nell’agorà contemporanea, uno spazio
pubblico mediatizzato che definisce l’identità dei leader e il loro peso nel gioco del potere.
Possiamo parlare di videopolitica.
I social network stanno via via ponendo le basi per uno sviluppo a livello planetario, rendendo
possibile l’ideale del ‘villaggio globale’.

3- sfera pubblica e comunicazione politica

Nello sviluppo della comunicazione politica sono stati fondamentali i modelli di spazio pubblico e
sfera pubblica borgese, i quali vedono nel pubblico il depositario delle strutture e dei processi della
democrazia, ossia del controllo e della gestione del potere. È proprio nella polis che troviamo uno
spazio condiviso, all’interno del quale i cittadini tentano di persuadersi a vicenda tramite l’azione
persuasiva.
I due concetti permettono di definire meglio le ascendenze storiche del fenomeno, con riferimenti ai
presupposti illuministici. Fondamentale nella comunicazione politica, è il suo legame con il
contesto e con le regole della democrazia, dove lo scambio di simboli per la conquista del potere è
possibile solo in un contesto di libertà e di non coercizione.
Pur essendo la ‘sfera pubblica’ un idealtipo normativo, rimane valido come strumento euristico,
poiché dà valore alle istituzioni dei media e dell’informazione.
Ulteriore distinzione va fatta tra sfera pubblica culturale e sfera pubblica politica.
Sfera pubblica culturale -> è lo spazio in cui circolano le idee e le discussioni sulla letteratura, non è
necessariamente in relazione con la democrazia e con la politica.
Sfera pubblica politica -> è lo ‘spazio discorsivo’, nel quale i cittadini hanno accesso al dialogo
sociale che tocca questioni di interesse comune, cioè la politica, le quali sono essenziali per la
democrazia.
L’idealtipo di Habermas richiama quello del mercato delle idee, secondo il quale: il cittadino,
avendo accesso a diverse fonti di informazione e opinioni diverse, può formarsi idee proprie sulle
issues più importanti, in modo tale da poter partecipare alla vita politica.
I mezzi di comunicazione hanno creato però una situazione comunicativa opposta allo scambio
dialogico, il quale aveva luogo nei salotti e nei caffè in cui ci si riuniva.
Questo pessimismo francofortese, vede nell’azione dei moderni mass media un impedimento alla
crescita dell’informazione dei cittadini (es. scarso interesse dei cittadini americani verso le
elezioni).
Al contrario, c’è chi sostiene che i moderni media abbiano realizzato uno spazio pubblico,
accessibile a tutti i cittadini, permettendo loro la partecipazione alla vita politica. I confini tra sfera
pubblica e privata si sono quasi del tutto volatilizzati.
Il concetto di spazio pubblico fa da substrato a quello moderno di spazio pubblico mediatizzato, in
cui i media fungono da perno tra la comunicazione tra cittadini e sistema politico. La
comunicazione mediata dai telegiornali, fornisce sia buona che cattiva informazione, rendendo
comprensibili i meccanismi attraverso i quali la comunicazione influenza la politica e la vita
pubblica.
Società civile -> è un territorio all’interno del quale nascono sensibilità verso le issues,
sviluppandosi in un dibattito tra intellettuali che viene raccolto in associazioni, trasformandosi poi
in movimenti e subculture.
Nell’epoca moderna, il potere viene legittimato dal consenso per mezzo del dibattito pubblico.

Capitolo 2 – Modelli e definizioni:

1.1 Il modello pubblicistico-dialogico

I mass media non sono lo spazio pubblico, ma contribuiscono a crearlo essendo uno dei principali
motori.
Quando le istituzioni politiche interagiscono con i cittadini e viceversa, nasce uno spazio condiviso
(a);
Gli attori politici che intrattengono rapporti con i sistemi dei media e viceversa, originano lo spazio
comunicativo (b);
I media che si relazionano con i cittadini, danno origine ad uno spazio comunicativo-informativo
(c);
I tre spazi comunicativi costituiscono una rete di scambi di natura politica, sono cioè comunicazione
politica. Lo spazio (D), creato dalla sovrapposizione degli altri tre, cioè quando tutti e tre gli attori
dell’arena politica sono coinvolti, è la comunicazione politica mediatizzata.
È il modello pubblicistico-dialogico, il quale colloca la comunicazione all’interno di un ampio
processo di interazioni discorsive tra tutte le componenti: spazio pubblico politico, spazio pubblico
mediatizzato e società civile.
La centralità dei media è solo un processo evolutivo che li ha visti affiancarsi agli altri due attori.

1.2 Il modello mediatico

Il peso dei tre attori nei contesti politici è sbilanciato, quello dei mass media risulta più forte. Con
l’avvento della televisione e del suo connubio con la politica, si è assistito ad una rivoluzione nelle
arene politiche e al consolidamento della televisione sulla scena politica.
I media ricoprono un ruolo nell’arena politica, su questo si basa la prospettiva della mediatizzazione
della politica, secondo la quale: l’azione politica avviene all’interno di uno spazio mediale o
dipende dall’azione dei media. Vi sono tre scuole di pensiero.
La concezione competitiva e di mercato -> i media sono l’arena in cui hanno luogo lo scambio e i
rapporti di forza tra i tre attori.
La democrazia del pubblico -> a fronte di una crisi della politica e dei partiti, il nuovo foro di
deliberazione e della rappresentanza politica sono i media.
Il modello mediatico -> la comunicazione politica che avviene fra i tre attori si verifica all’interno
dello spazio pubblico mediatizzato. I media fungono da ribalta e da interlocutori di entrambi gli
attori (politici e cittadini-elettori), condizionano la natura dei loro rapporti e li obbligano ad
adattarsi alle logiche mediali. I media si identificano con lo spazio pubblico.
Secondo questo profilo, la comunicazione politica è il prodotto dell’interazione e della
competizione fra i diversi attori nello spazio pubblico mediatizzato.

2 – attori e forme della comunicazione politica

La comunicazione di ognuno dei tre attori è differente, distinguiamo i tre soggetti:


Il sistema politico -> è l’insieme delle istituzioni politiche che costituiscono l’ossatura della vita
politica di un paese (il parlamento, il governo, regioni, magistratura…). La loro comunicazione è di
tipo istituzionale, espressione delle stesse istituzioni; l’area non istituzionale, comprende soggetti
politici, partiti, che competono e interagiscono tra loro e con gli altri attori, al fine di conquistare il
potere. La politica è anche il luogo di azione degli attori e di mondi che non si definiscono
propriamente politici. Comunicazione politico-partitica, è il prodotto della libertà di manifestazione
del pensiero, di associazione e di competizione per la rappresentanza e la difesa degli interessi.
Assegnazione autoritativa di valori scarsi in una data società, per mezzo della consuetudine, dello
scambio e del comando, come insieme di input/output.
Il sistema dei media -> è l’insieme delle istituzioni mediali che svolgono attività di produzione e di
distribuzione del sapere (la televisione, la stampa, il cinema). Con l’avvento dei nuovi media, si
parla di autocomunicazione di massa, nuova forma di comunicazione digitale che ha la capacità di
raggiungere un pubblico globale. La produzione del messaggio è autogenerata. Il loro rapporto con
il sistema politico cambia da cultura a cultura, sono oggetto di misure legislative e amministrative.
Essi si pongono come interlocutori di entrambe le parti, ma portavoce della pubblica opinione.
Il cittadino-elettore -> è il terzo attore della comunicazione politica, la sua voce può essere ascoltata
quando vengono creati gruppi e associazioni, la sua rappresentazione è di tipo collettivo. La realtà
dell’elettorato esiste nel momento del voto. Con l’avvento dell’autocomunicazione di massa, si
osserva la nascita di pubblici attivi .

2.1 I flussi e le forme della comunicazione politica


Le varie forme che la comunicazione politica assume, a seconda della direzione dei flussi.
Dal sistema politico al sistema dei media: identifica il potere nella comunicazione, lo definisce
come la facoltà di influenzare la selezione dei simboli e degli atti all’interno del sistema sociale. Il
sistema politico mira ad estendere la sua influenza e il suo controllo sul sistema dei media,
imponendo la sua costruzione della realtà. Diverse forme:
Regolamentazione: consiste nelle politiche pubbliche che regolano l’attività dei media nell’arena
politica (es. direttive UE)
Media e news management: il sistema della politica cerca di condizionare l’attività dei media (es.
conferenze stampa)
Fonte di informazione: alcuni componenti del sistema politico stabiliscono rapporti di
collaborazione con i news media.

Dal sistema politico al cittadino-elettore: il flusso è originato dal sistema politico ed è diretto verso
il cittadino, in una comunicazione top-down, in cui i contatti personali e la pubblicità sono una
richiesta di ascolto al cittadino. Si presenta nelle forme di:
Comunicazione pubblica o istituzionale: sono le istituzioni pubbliche a comunicare (es.
amministrazioni)
Contatto personale: quando i politici incontrano e interloquiscono direttamente i cittadini (es.
comizio)
Propaganda-pubblicità: i partiti o i leader si rivolgono all’opinione pubblica o all’elettorato per
persuaderli della bontà delle loro proposte e per chiederne il consenso.

Dal cittadino-elettore al sistema politico: in una comunicazione bottom-up, si sviluppa sulla risposta
del cittadino ai messaggi provenienti dal sistema politico, in tre modalità:
Voto: è la massima espressione della volontà del cittadino, con la quale comunica il suo
orientamento politico
Dibattito pubblico: consiste nella partecipazione alla discussione sulle questioni e sui problemi di
interesse generale, avviene attraverso i canali forniti dai mass media. Tramite Twitter e Facebook
abbiamo nuove esperienze di e-democracy.
Interazione diretta: sono gli incontri che i candidati realizzano con il porta a porta, nei comizi, nelle
piazze virtuali dei talk show, tutte quelle occasioni in cui il cittadino può manifestare il suo sentire.
Il sondaggio d’opinione è la moderna forma di espressione della volontà popolare ed è utilizzato per
informarsi sugli umori degli elettori.

Dal sistema dei media al sistema politico: prende forme diverse a seconda del contesto culturale, si
manifesta come:
Informazione: il sistema dei media svolge la sua funzione tradizionale, veicolando informazioni e
dati di natura politica
Vigilanza/Critica: i media assolvono la funzione di ‘portavoce del popolo’, controllando e
giudicando l’operato delle istituzioni
Partigianeria: i media si fanno portavoce di partiti e di interessi o di lobby politiche
Mediatizzazione: i media impongono i propri linguaggi e i propri formati alla comunicazione degli
attori politici.

Dal cittadino-elettore al sistema dei media: assume la forma di un generico feedback, permette
forme di intervento indiretto, come decidere se accendere o meno la televisione. Una forma di
quasi-interazione attiva è la partecipazione come membri del pubblico ai programmi televisivi. Con
l’autocomunicazione di massa sono diverse le forme immediate.

3 – Definizioni della comunicazione politica

Una definizione generale può essere: la comunicazione politica è lo scambio e il confronto dei
contenuti di interesse pubblico-politico prodotti dal sistema politico, dal sistema dei media e dal
cittadino-elettore, al fine di conquistare, esercitare o condizionare il potere.
Questa definizione non rende però la complessità del fenomeno, il quale ha una natura ibrida e
funge da spartiacque tra la sfera della comunicazione e la sfera della politica.
Diverse prospettive: politologica e comunicazionista.
Approccio politologico -> ha privilegiato quegli aspetti relativi alle dimensioni istituzionali e
sistemiche della sfera politica. (Nimmo, Swanson e Gerstlé)
Approccio comunicazionista -> ha messo in evidenza gli aspetti delle strategie e tecniche
comunicative, dell’influenza e della risposta, tipici di psicologia e sociologia. (Wolton e McNair)
L’impossibilità di ridurre l’ampiezza del fenomeno, ha impedito la costruzione di un modello passe-
partout.
Per Wolton la comunicazione politica è: lo spazio dove si scambiano i discorsi contradditori dei tre
attori che possono esprimersi pubblicamente legittimamente. (in seguito aggiunge: è il processo
attraverso il quale si distinguono tra possibili argomenti, i temi attorno ai quali si svolge lo scontro
politico).
Per Nimmo e Swanson è impossibile raggiungere una definizione che combini tutti gli approcci,
così si accontentano di una definizione minimale: la comunicazione è una forza per entrambi il
consenso e il conflitto, fonte di potere e di emarginazione, prodotta e consumata dai cittadini,
modellati dai potenti e dalle strutture.
Gerstlé rifiuta una definizione strumentale del fenomeno, affermando che: la comunicazione
impregna quasi tutta l’attività politica, quasi tutti i suoi comportamenti politici implicano una
qualche forma di comunicazione. Le tre principali dimensioni: pragmatica: la comunicazione è
usata per l’interazione, secondo modalità variabili; simbolica: la comunicazione passa attraverso i
riti del consenso e i riti e le manifestazioni; strutturale: la comunicazione è quella che transita sui
canali istituzionali e interpersonali.
McNair costruisce la definizione attorno a tre elementi: l’emittente (forme di comunicazione usate
dagli attori politici), il ricevente (rivolta a soggetti non politici, cittadini e giornalisti) e il messaggio
(la comunicazione su di essi e sulle loro attività).
È comunicazione tutto ciò che fa discorso politico.

4 – Campo di ricerca interdisciplinare

La scienza politica ha trascurato la variabile comunicazione, al tempo stesso le scienze del


comportamento hanno trascurato le variabili sistemiche. A partire dagli anni ’80 si è cercato di
superare questa divisione, oggi il campo d’indagine è interdisciplinare.

4.1 Origini e sviluppo della disciplina


La comunicazione politica, come area di ricerca, nasce negli Stati Uniti negli anni ’50. Nel 1956 vi
fu il primo tentativo di identificarla come uno dei processi intervenienti (insieme a ‘leadership
politica’ e ‘gruppi sociali’) della mobilitazione e trasmissione dell’influenza politica. Le viene
riconosciuto lo statuto di area di ricerca e stilato un catalogo delle aree di interesse scientifico:
studi di retorica: messaggi e stili della comunicazione politica
l’analisi della propaganda: risale agli studi sulla propaganda della Prima Guerra Mondiale
gli studi sul cambiamento degli atteggiamenti: ricerca della psicologia applicata, sul potere di
influenza dei media
gli studi sul voto: hanno lasciato un forte imprinting sulla disciplina
Il rapporto tra governo e organi di informazione
L’analisi funzionalista e dei sistemi
I cambiamenti nelle tecnologie: ricerche sugli sviluppi tecnologici nel mondo dei media.

Nel 1991 si andò oltre il paradigma della persuasione elettorale, per studiare come i messaggi
politici influenzino le cognizioni e il passaggio alla frammentazione, che evidenzia l’impossibilità
di far nascere una teoria generale. Le aree analizzate sono quasi le stesse degli anni precedenti:
La comunicazione elettorale: è l’interesse dominante, i sottosettori sono la pubblicità politica e i
dibattiti televisivi
La comunicazione politica e l’informazione: riguarda i rapporti fra il sistema della politica e il
sistema dei media, analizza gli eventi politici come cerimonie al fine di comprendere come la
politica è costruita dai mass media.
La retorica politica: come la realtà viene costruita attraverso il ricorso di determinate strategie
discorsive
L’informazione e gli atteggiamenti e comportamenti politici: si focalizza sull’uso dei media in
relazione alla socializzazione e alla partecipazione politica e sui meccanismi di acquisizione ed
elaborazione di informazione politica.
Tra il 1965 e il 1990, in Europa vi è una crescita della ricerca sulla comunicazione politica, nel 1990
viene delineato un profilo molto articolato in otto elementi:
Superamento del modello lazarsfeldiano degli effetti limitati: ricerche a sostegno del potere dei
media (teoria degli usi e delle gratificazioni; teoria della spirale del silenzio; prospettiva del new
look)
Prospettiva olistica: la ricerca ha preso in considerazione il processo nella sua interezza (emittente,
contenuto, ricevente)
Approccio cognitivo misto: posizioni né critiche né positive
Incorporare le prospettive normative: messi in luce le variabili sistemiche dei problemi della
comunicazione politica (organizzazione dei media)
Interazione tra sistemi dei media e sistemi politici e sull’influenza reciproca
Analisi longitudinale delle tendenze e dei cambiamenti nei processi della comunicazione politica
Focalizzazione ancora troppo interna e nazionale: questo limite ha impedito per anni una
collaborazione fra i vari paesi.
Dagli anni 90’ la ricerca è più integrata, lo scambio tra comunità scientifiche è una realtà quotidiana
(es. la rivista Political Communication), la comparative analysis è la metodologia preferita per
spiegare la complessità dei processi nei contesti culturali e istituzionali.

5 – Le fasi della moderna comunicazione politica

Poiché la comunicazione politica ha assunto vari significati nel corso degli anni, gli studiosi hanno
proposto una periodizzazione caratterizzata da tre grandi fasi, dal secondo dopoguerra fino alla
rivoluzione di Internet.
La prima frase (il dopoguerra e gli anni ’50): l’azione dei partiti era incentrata sulle fratture e sulle
dinamiche sociali tipiche degli anni della ricostruzione, un sistema di istituzioni e di fedi politiche. I
messaggi politici erano robusti, i leader governavano senza preoccuparsi dell’immagine. La risposta
dei cittadini era caratterizzata da selettività e da rafforzamento delle opinioni, una forte adesione di
appartenenza. Pochi erano i cittadini in grado di comprendere l’agenda politica, il voto era basato
sull’identificazione di gruppo.
La seconda fase (dagli anni ’60 agli anni ’80): caratterizzata dalla diffusione del mezzo televisivo,
vi fu un allentamento delle tradizionali fedeltà partitiche fondate sulle fratture subculturali. Alcuni
cambiamenti caratterizzano questa fase:
L’attenuazione del meccanismo della selettività: in televisione appaiono tutti i leader politici,
ampliando le opzioni del pubblico.
La pervasività della televisione: diventa possibile raggiungere segmenti dell’elettorato che si
sottraevano alla comunicazione dei partiti
L’informazione televisiva diventa determinante: i suoi formati e i suoi linguaggi esercitano un
impatto sulla politica, gli esponenti politici adottano tecniche per sfruttare il mezzo televisivo a loro
favore. Vi è un abbandono delle ideologie, in favore di una comunicazione più attenta alle
variazioni nei climi di opinione. I candidati si sottopongono ad un team di esperti per avere
maggiore efficacia comunicativa.
La terza fase (dagli anni ’90 ad oggi): la televisione viene frammentata in mille canali, di
conseguenza anche l’audience è frammentata. Accanto ai media tradizionali, compare Internet che
si pone come alternativa all’informazione mainstream. Mutazione lungo cinque punti:
Professionalizzazione del rapporto con l’opinione pubblica: I politici ricorrono al know-how dei
professionisti della comunicazione per comunicare senza rischi con media e cittadini. Molti news
management su casi scottanti sono stati gestiti dagli spin doctors. Non tutti i media però stanno al
gioco, vi sono paesi in cui vi è una forte ostilità.
Aumenta la competizione tra contenuti dei media e comunicazione/informazione politica: la
smisurata quantità di canali con finalità di intrattenimento, ha condotto al cambiamento di una
visione politica da parte dei media in chiave di infotainment (es. talk show, tabloid).
Populismo: con il declino delle ideologie e la crisi del posizionamento delle élite, i media si
popolarizzano concentrandosi sui sentimenti e sul privato. Aumentano i rischi di una leadership
demagogica e che il potere torni nelle mani di élite meglio informate.
Comunicazione centrifuga: a seguito della frammentazione dei canali e dei pubblici, gli attori
politici possono confezionare e indirizzare i propri messaggi a nicchie specializzate. Tutto ciò ha
portato all’individuazione dei profili degli elettori.
Consumo occasionale di comunicazione politica: cambia la modalità di recezione dei cittadini-
elettori, i messaggi politici possono affiorare ovunque, in quanto la politica viene diluita nella
programmazione televisiva.
La quarta fase?(fase altra): nell’epoca del Web 2.0, stanno comparendo delle nuove caratteristiche
che, piuttosto che indicare l’inizio di una quarta fase, sembrino indirizzare verso una fase altra.
Queste caratteristiche sembrano degli sviluppi di quanto avvenuto in precedenza:
Le ICT non sono più monopolizzate da organizzazioni professionali organizzate industrialmente:
con il maggiore accesso alla rete e di conseguenza all’informazione, si è verificata una
polverizzazione della voce dei cittadini, i quali spesso non raggiungono una massa critica
sufficiente.
Minore peso della televisione come servizio pubblico, ma maggiore capacità di allargare lo spazio
pubblico: oggi la televisione è un’arena aperta in cui recitano molti attori, anche quelli che prima
erano relegati ad un ruolo di passività.
La ridefinizione dell’idea di cittadinanza che comprende il nuovo tipo di rapporti tra pubblico e
privato: la politica ha penetrato gli ambienti privati, quali le interazioni familiari, lavorative e del
mondo dello spettacolo. Politico non è più soltanto ciò che si rapporto alle istituzioni politiche. La
televisione continua a rivestire un ruolo centrale nelle democrazie più mature, ma la rete ha
cambiato la posizione del pubblico a uno stato di cittadinanza attiva.

Capitolo 3 – La mediatizzazione della politica

1 – I processi di mediatizzazione

La politica è in primo luogo politica mediatica (mediatizzazione). Nel modello mediatico i media
sono lo spazio dove avviene lo scambio fra i tre attori, questa centralità dei media è tipica dell’età
contemporanea. I media hanno sostituito le altre agenzie tradizionali (chiesa, partito) nel ruolo di
agenzia di socializzazione, prima di una mediatizzazione della politica è avvenuta una
“mediatizzazione della società”. L’avvento della televisione rappresenta in pieno l’insediamento dei
media nel tessuto sociale e culturale, la quale è passata da mezzo di informazione, osservatrice della
lotta politica a palcoscenico di quest’ultima.
Il processo di mediatizzazione è stato graduale e inevitabile.

1.1 La logica dei media

La centralità dei media è legata alla comunicazione di massa, il loro ruolo non si limita a quello di
‘tramite’, sono esse stesse organizzazioni con finalità proprie. I media mutano i messaggi
provenienti dalla sfera politica in modo tale che corrispondano alle loro esigenze produttive.
Altheide e Snow parlano di Logica dei media e la collegano all’industria culturale e
dell’informazione, utile per spiegare alcune trasformazioni e nell’assunzione di stili e strategie
discorsive.
Logica dei media -> l’insieme dei formati narrativi ed espositivi attraverso i quali gli eventi sono
presi in considerazione, trattati e dotati di senso per arrivare a un tipo di presentazione e
comprensione compatibile con le esigenze organizzative, le finalità di intrattenimento e le immagini
del pubblico.
La logica dei media è connessa alla logica commerciale delle imprese di comunicazione, i loro
obiettivi sono di natura economica e industriale. L’obiettivo primario è il successo delle vendite e
dei profitti.
Quando i media entrano in contatto con le istituzioni politiche, queste ultime ne subiscono
l’influenza, se gli attori politici vogliono comunicare con i cittadini devono negoziare con i media i
tempi, le modalità, i registri e i contenuti. Il fatto che la politica sia così permeabile, porta a
considerare l’azione dei media come un quarto potere (esecutivo, giudiziario e legislativo).
Una dinamica tra due logiche, mediatica e politica, che si confrontano e si scontrano per prevalere
l’una sull’altra.
Logica politica -> governa l’azione delle forze politiche nel perseguimento di fini statuari, policy,
partigiani e che si esplica anche in assenza dei media. (es. l’azione di controllo politico della RAI).

1.2 Definizione di mediatizzazione della politica

Mediatizzazione della politica -> è il processo riguardante l’arena pubblica nella quale vengono
adottate dagli attori politici le “logiche mediatiche”, le quali possono venire in conflitto con le
logiche dell’agire politico, ma che hanno condizionato la scena e spesso il retroscena della vita
pubblica.
Stromback introduce una serie di dimensioni che permettono di identificare meglio il fenomeno.
Primo grado: i media rappresentano la fonte più importante di informazione su politica e società.
Secondo grado: l’indipendenza dei media dalle istituzioni politiche.
Terzo grado: il contenuto dei media riflette la logica politica o la logica dei media.
Quarto grado: gli attori politici sono condizionati dalla logica politica o dalla logica dei media.
Videocrazia -> una supplenza dei media di funzioni proprie del sistema politico.
Una politica mediatizzata non è però sinonimo di governo dei media.

2 – Gli effetti della mediatizzazione

Gli effetti dei media si possono distinguere in:


Effetti sistemici: il risultato dell’azione mediale sul funzionamento del sistema politico.
Effetti psicosociali: l’impatto che i media esercitano sugli atteggiamenti, opinioni e comportamenti
politici dei cittadini.
Il processo della mediatizzazione ha reso centrale il ruolo dei media, ma non ha generato una
sostituzione delle funzioni della politica da parte dei media, ha fornito lo spazio, gli strumenti e i
canali necessari al suo funzionamento. Oggi la politica è “mediadipendente”, anche se non tutta la
politica è in funzione dei media.
Ai media è attribuito un potere nella società che gli consente di incidere sul corso degli eventi,
personaggi e sull’agenda politica. In questo senso, la mediatizzazione è intesa come l’insieme degli
effetti empiricamente osservabili prodotti dai media sul sistema politico.
Li possiamo raggruppare in due categorie:
Effetti mediatici: riguarda gli aspetti mediali della comunicazione (spettacolarizzazione, la
costruzione dell’agenda politica e la frammentazione dell’informazione politica).
Effetti politici: riguarda il modo di essere e di porsi del sistema politico (personalizzazione,
leaderizzazione e selezione delle élite politiche).

2.1 – Gli effetti mediatici

Tra i primi cambiamenti, troviamo quelli relativi al discorso politico, nelle modalità di produzione,
articolazione e diffusione del messaggio politico. Infatti, prima dei mass media il messaggio
politico veniva espresso dai soggetti politici o dai partiti, i quali ne avevano il pieno controllo. Il
discorso politico era un processo comunicativo chiuso tra le élite politiche a causa della sua
dialettica, ma con la modernizzazione assistiamo ad un’apertura verso gli esterni.
Il XIX è la fase di passaggio dalla politica delle élite alla democrazia di massa, le masse vengono
organizzate dai primi partiti operai e socialisti, i quali compiono opere di educazione e formazione.
I media nascono con la maturazione dei grandi movimenti sociali, creando una nuova cultura
popolare di massa, il cui punto più alto sarà rappresentato dalla televisione.
La televisione si è imposta alla politica con il giornalismo battagliero e con la forza della cultura
popolare. La sintassi della televisione è nemica della retorica declamatoria, in quanto le telecamere
invadono sfere individuali e osservano i politici mentre sono in difficoltà, con i primi piani sul
sudore, mettendo in luce le debolezze umane tramite informazioni intime ed espressive.
Comunicazione politica è anche catturare l’immagine popolare, ciò comporta il dover fare
affidamento a pubblicitari e televisivi.
Individuiamo tre effetti mediatici:
L’effetto di spettacolarizzazione: la politica ha sempre avuto una dimensione teatrale e spettacolare,
con parole cariche di intensa drammaticità, la spettacolarizzazione non rappresenta certo una
rivoluzione. L’attività politica, a contatto con la televisione, ha perso la sua sacralità ed è stata
costretta ad adattare le sue forme di comunicazione ai nuovi canoni. Ciò ha comportato un
rinnovamento dei dispositivi simbolici ed espressivi. I media spingono il pubblico a credere più
nelle cose per quello che sembrano, piuttosto che per quello che sono. I media sono portati a
soddisfare la domanda di contenuti divertenti e sensazionalistici, il discorso dei politici si fa
spettacolare attraverso il melodramma.
La spettacolarizzazione del discorso politico è un processo circolare e un prodotto congiunto dei
media e dei politici. Vengono enfatizzati gli aspetti più vendibili e gli attori politici assumono di
proposito atteggiamenti per attirare l’attenzione dei media.
L’effetto di costruzione dell’agenda politica (tematizzazione): con il termine “agenda politica”
definiamo i “temi che sono all’ordine del giorno, le priorità della discussione pubblica, su cui è
necessario prendere una posizione delle decisioni di policy.
Dall’agenda, provengono due effetti:
Agenda setting: è l’influenza dei media sulle percezioni dei temi sociali e politici da parte dei
cittadini. Si tratta di un effetto psicosociale riguardante il news processing, di elaborazione e
consumo dell’informazione da parte del cittadino.
Agenda building: è il ruolo decisivo dei media nella selezione dei temi al centro del dibattito
pubblico e con i quali i politici sono obbligati a misurarsi. È un effetto di natura sistemica, si
riferisce all’impatto dell’informazione politica sui politici. Rappresenta la capacità dei media di
definire la realtà politica, in quanto essi sono in grado di definire l’agenda politica nazionale.
L’agenda politica è un prodotto congiunto di un processo interattivo che coinvolge comunicatori
politici e giornalisti. I comunicatori politici, a seconda del sistema politico, sono in grado di
neutralizzare l’intervento dei media.
L’effetto di frammentazione del discorso politico: si tratta della riduzione del dibattito pubblico ai
minimi termini, i contenuti di natura politica subiscono una sorta di effetto-clip.
Sound bites -> sono discorsi politici a frammenti di dichiarazioni, battute ad effetto, che si adattano
al ritmo incalzante televisivo. Negli stati Uniti, fanno parte della normale dialettica politico-
elettorale, riducendosi anche nella lunghezza. In Europa il fenomeno non è così diffuso.
Anche questo tipo di discorso è un prodotto congiunto di comunicatori politici e media.
Il confezionamento della politica -> i partiti semplificano i loro messaggi per renderli attraenti, si
servono di esperti per coniare slogan elettorali e i leader parlano usando battute brillanti.
La banalizzazione della politica è causata dalla riduzione dello spazio fisico, anche se è nella logica
dei media la necessità di semplificare la realtà.

2.2 – Gli effetti politici

Questi effetti riguardano le conseguenze dell’influenza dei media e delle logiche produttive mediali
sugli attori politici e sull’azione politica. La distinzione tra:
effetti sistemici politici: riguardano la sfera dell’azione e dell’interazione tra le componenti del
sistema politico.
effetti sistemici mediatici: riguardano la sfera discorsiva della comunicazione politica.
La mediatizzazione si configura nella transizione da democrazia dei partiti a democrazia del
pubblico, i media in questo caso sono lo spazio in cui avviene il confronto fra i leader.
I politici si adeguano alle regole mediali e alle esigenze comunicative per entrare in politica e
rimanerci. Il modo di fare informazione diventa aggressivo e attento alle abitudini private, nonché
alle gaffe. L’informazione commerciale preferisce le gesta dei leader, piuttosto che il dibattito
politico, trasformando così il dibattito in uno scontro di personalità.
L’effetto di personalizzazione della politica: la politica oggi viene condotta in termini di personalità
e ricevuta nel privato, portando così alla costruzione del politico come persona con le proprie
peculiarità individuali, non più come rappresentante di un partito. Ciò ha portato alla
personalizzazione della rappresentanza politica, il quale si è consolidato grazie ai media. È un
processo iniziato con la nascita degli Stati Uniti, in Italia se ne inizia a parlare negli anni ’80,
avendo i primi una centralità del potere presidenziale. Si passa da un sistema centrato sui partiti, ad
uno centrato sui candidati.
In Italia, il culmine della personalizzazione viene raggiunto con le elezioni del 1994 come battaglia
tra personalità, tant’è che il sistema maggioritario è spinto dai media.
L’effetto di leaderizzazione: è correlato a quello di personalizzazione della politica, non è prodotto
unicamente dai mass media ed è visto come frutto di fattori costituzionali, che rendono possibile il
governo del leader. Una deriva verso la leaderizzazione la si è vista con i regimi presidenziali,
mentre in Italia lo si è registrato con Berlusconi nella campagna del 1994, in una contesa simile a
quella già vista nel 1983 con Berlinguer.
Vi è però una differenza a livello istituzionale nei due casi: negli anni ’80 vi era il voto
proporzionale, mentre negli anni ’90 il voto maggioritario.
Non è raro che i candidati ottengano la vittoria in funzione della loro popolarità.
Con il declino della forma partito e con la mediatizzazione, si sono create le condizioni in cui è lo
stesso leader a creare un partito e a rappresentarne la sua identità pubblica, a trasformare i partiti
personali in partiti personalizzati.
L’effetto di selezione delle élite politiche: conseguenza della mediatizzazione, è il meccanismo di
reclutamento dal ceto politico dal partito ad agenti esterni al sistema partitico. Non tutti i partiti
hanno subito l’onda d’urto causata da Tangentopoli. È stata rilevata un’influenza del sistema dei
media nella selezione delle élite. In linea con la logica dei media, vengono scelti personaggi
telegenici, abili nella dialettica e pronti alla battuta. Più un politico ha un profilo mediatico maggiori
sono le sue chances di emergere, come nel caso di alcuni politici del partito di Berlusconi che
furono selezionati ed allenati ad andare in televisione. Effetto-setaccio (winnowing effect), i media
puntano i riflettori sui candidati più media-genici e assicura loro una copertura informativa, vi è un
bisogno nella parte iniziale della campagna di suscitare interesse e assicurarsi l’audience. Si
“setacciano” i candidati.

3 – Fine della mediatizzazione?

In coincidenza con la diffusione di Internet e delle sue applicazioni nel campo della comunicazione
politica, la mediatizzazione come l’abbiamo conosciuta potrebbe aver fatto il suo tempo e che si
possa parlare di web-izzazione.
Nell’era del Web 2.0, i nuovi media sono impiegati nelle campagne elettorali diventando così
strumenti importanti nella comunicazione tra politici e cittadini, consentono una disintermediazione,
ossia di bypassare i media tradizionali. Si inizia a parlare di autocomunicazione di massa. Internet
non è un media in senso tradizionale, ma è un veicolo della comunicazione interattiva, si aggiunge
cioè agli altri media (mediatizzazione estesa). Ciò su cui bisognerebbe interrogarsi, è se Internet
rende il sistema dei più o meno indipendente dalla politica, ad ogni modo il dibattito scientifico è
ancora aperto.

Capitolo 4 – Modelli di interazione media-politica

I media non sono sempre politicamente neutrali e possono esercitare un’influenza di natura politica.
Nel momento in cui sfera politica e sfera mediale entrano in contatto, si stabiliscono relazioni di
collaborazione, mettendo in luce l’interdipendenza tra i due. Si parla di un quarto potere, in quanto
è talmente interconnesso ai tre tradizionali da non permettergli di agire né di funzionare senza
l’interazione con l’istituzione-media.
I news media condizionano le scelte degli attori politici, cioè strutturano, orientano e limitano le
azioni di coloro che operano nelle branche formali del governo, nella pubblica amministrazione e
nelle varie fasi del processo politico. I news media sono parte del sistema politico, il loro
comportamento influenza quello degli altri soggetti politici con effetti che durano nel tempo.
Assumono anche il ruolo di interlocutori/controllori.
L’informazione politica è da considerarsi una negoziazione della notiziabilità, attori politici e
giornalisti negoziano su chi controlla l’agenda e su quali notizie dare. Questa interdipendenza ci fa
escludere una possibile “videocrazia” (supplenza dei media di funzioni proprie del sistema politico).
Non esiste un modello valido universalmente dell’interazione media-politica.

1. Parametri e dimensioni

I principali parametri, che ci forniscono la base teorica dei modelli, definiscono lo spazio semantico
di un continuum subordinazione-autonomia. Differenziamo il parametro sistemico-normativo e il
parametro massmediale.
Parametro sistemico-normativo: si concentra su quattro gradi di interazione.
Il grado di controllo statale: se il governo possiede strumenti per tenere sotto controllo il sistema dei
media oppure se allo stato è inibita qualsiasi limitazione della libertà. Le aree in cui può essere
esercitato il controllo o vi può essere autonomia, sono:
le nomine dei vertici delle organizzazioni dei media
Finanziamenti e agevolazioni fiscali per le imprese mediali
Il contenuto dei media
Il grado di partisanship: è diviso in cinque livelli.
Massimo grado quando i partiti sono direttamente coinvolti nelle imprese editoriali
Forte grado quando i partiti esercitano solo un’influenza indiretta grazie alla prossimità ideologica
(fenomeno del fiancheggiamento)
Grado medio l’appoggio dei media per un partito, qualificato dalla valutazione critica dell’operato
Basso grado quando l’appoggio non è scontato, ma può variare
Grado zero quando si ha piena autonomia politica ed editoriale
Il grado di integrazione: dove esiste un divario tra i membri di due élite che viene colmato con varie
forme di integrazione. I giornalisti possono essere reclutati a condividere gli stessi interessi oppure
può verificarsi una coincidenza di ruoli, i giornalisti fanno anche attività politica. Il tipo di
frequentazione simbiotica avviene sia dentro che fuori i palazzi del potere, serve a rafforzare
amicizia e complicità.
Il grado di convincimento: il livello di consapevolezza che i professionisti dei media hanno della
funzione di giornalismo nella democrazia liberale e il grado di adesione agli statuti normatici ed
etici. Più questa consapevolezza è forte, maggiore sarà la distinzione tra ruoli politici e informativi;
più il giornalismo è vicino all’egemonia dell’establisment e più difficile sarà trovare atteggiamenti
di advocacy e watchdog.

Parametro massmediale: anche questo parametro si basa su un continuum, da un lato vi è un


atteggiamento laico del giornalista e dall’altro un’informazione mediale attenta alle logiche e alle
esigenze politiche. Si divide in:
Orientamento pragmatico: proprio del giornalismo, ricerca e persegue le finalità della logica dei
media, applica criteri di selezione e produzione tipici del newsmaking. I media tendono a dare una
copertura informativa, anche di elementi che riguardano la politica. Questo può collocare i media su
posizioni non gradite ai governi.
Orientamento sacerdotale: giornalismo sensibile ai bisogni del sistema politico, mette in secondo
piano le regole e le pratiche della logica mediale. È tipico del giornalismo dichiaratamente politico,
paladino dello status quo.

2- Modelli di interazione

2.1 Approccio geografico: i tre modelli di Hallin e Mancini

Uno studio sui modelli dei rapporti tra news media e politica, è quello di Hallin e Mancini.
Propongono tre modelli basati su una tipologia che prende in considerazione numerosi parametri
sistemici che riguardano: il sistema dei media e il sistema politico, che riflettono le situazioni
riscontrabili nei paesi democratici europei e nordamericani.
Il parametro struttura della stampa misura il livello di circolazione dei giornali;
Il parametro professionalizzazione registra che tipo e che modello di formazione professionale si
richiede a chi opera nei media;
Il parametro parallelismo politico misura la vicinanza tra giornalisti e politici nei media
commerciali e in quelli di servizio pubblico. Parametri dell’ambito politico:
Storia politica: età delle democrazie
I sistemi di governo: proporzionale o maggioritario
Pluralismo: individuale o organizzato
Ruolo dello stato: dirigista, sociale o liberale (presenza di clientelismo e lottizzazione)
Autorità razionale-legale.

Il modello pluralista-polarizzato (o mediterraneo): rappresenta lo stato dei rapporti tra media e


politica nei paesi europei meridionali (es. Francia, Italia). Caratterizzato da una stampa di élite e da
una marcata vicinanza al potere politico, risponde alla logica politica. In questo modello, la politica
tende a condizionare l’attività dei giornali, i giornalisti non si distinguono per un’alta formazione
professionale. La televisione pubblica è controllata dal governo. Pluralista-polarizzato perché vi è
un alto grado di caratterizzazione ideologica e di conflitto che è tipico dei paesi dell’Europa
meridionale.
Il modello democratico-corporativo (o europeo centro-settentrionale): in paesi come Austria,
Belgio, Germania, Norvegia e Svizzera. Si ha una buona diffusione della carta stampata e alti livelli
di lettura. Caratteristica importante è l’elevata professionalità giornalistica e i rapporti con la
politica sono di maggiore autonomia. Ciò che colpisce è la coesistenza delle caratteristiche: forti
industrie commerciali della comunicazione coesistono con mass media poco politicizzati. Altro
parallelismo: alto livello di professionalità giornalistica e una forte tradizione di libertà di stampa e
di informazione sono coesistite con l’intervento statale.

2.2 L’approccio politico-mediatico

Se si prescinde dalla prospettiva legata a specifici paesi, l’individuazione di modelli viene a


comprendere comportamenti e tendenze che si riscontrano a diverse latitudini istituzionali.
Un limite dei modelli di Hallin e Manicini è il focus su dinamiche dei paesi occidentali avanzati,
tralasciando i rapporti in democrazie non occidentali.
Il modello avversario: è il modello sul giornalismo che si fa paladino dei cittadini contro i potenti,
ossia che fa da watchdog (es. caso Watergate). Svolge la funzione di portavoce, rasentando la
partigianeria. I media e i politici sono distanziati dalle rispettive logiche e finalità. Tipico della terza
fase è l’atteggiamento avversario, maggiore cinismo che può sfociare in disprezzo antipolitico e
ricerca dello scandalo. Non si tratta però di un’ostilità strutturale del mondo dell’informazione. I
giornalisti filtrano il mondo attraverso un insieme di preconcetti su cos’è la politica e come
dovrebbe essere (una contesa che vede perdenti e vincenti; i politici devono essere onesti al servizio
all’interesse pubblico; politica e democrazia devono essere meritocratici; politica come
partecipazione dal basso; l’informazione giornalistica deve essere fedele ai principi costituzionali).
Le pressioni dei politici assumono forme diverse, dalle proteste presso i direttori fino alla minaccia
di togliere facilitazioni fiscali. I media contrattaccano trasformando in notizia tali pressioni.
Il metodo dello spin: il tentativo di imporre ai media la propria agenda ricorrendo a professionisti
delle relazioni pubbliche o dello stesso giornalismo (spin doctors) che conoscono bene le logiche
mediatiche e sanno come sfruttarle.
Il modello del collateralismo: la logica di questo modello è la concordanza degli interessi e degli
scopi. È il modello del parallelismo, tipico della tradizione politica e culturale europea. Un
parallelismo che in presenza di un forte potere politico attivo nello spin e nel news management può
creare un giornalismo plagiato. Il conflitto è costoso e distruttivo.
I media sono riluttanti a mettere sotto processo i soggetti politici.
Indexing: pratica che consiste nel criticare partiti o leader solo quando vi sono divisioni nelle
compagnie governative o conflitti tra governo e parlamento e, al contrario, di assumere
atteggiamenti accomodanti e collaborativi nelle situazioni di tregua.
La posizione italiana è quella di un giornalismo dimezzato (o collateralismo) sta a rappresentare un
giornalismo schierato o portavoce di partiti.
Il giornalismo partigiano si è visto come operazione di audience targeting, tentativo di rispondere
alla domanda di un pubblico interessato a vedere confermati i propri punti di vista più che a essere
informato da fonti indipendenti.
Il modello dello scambio: è il modello che definisce la maggior parte delle relazioni tra sistema dei
media e sistema politico, sul quale fa perno l’interdipendenza. Vi è una reciproca necessità a
preferire il negoziato piuttosto che il conflitto, si basa sulla superiorità dei benefici ricavabili.
Il modello prevede che l’interdipendenza sia compatibile con il mantenimento delle distanze tra i
due e della diversità di interessi immediati come di visioni del mondo. Ciò fa di fatto di questo
modello, il modello “normale” dell’interazione media-politica.
Il modello della competizione: l’idea di base è quella del confronto, della sfida, tra il potere dei
media e il potere politico. Ritorna l’ipotesi della “videocrazia”, cioè di un potere mediatico che
invade il territorio della politica e sostituisce le dinamiche tradizionali tra interessi costruiti e parti
in gioco, con dinamiche non sanzionate dalla consultazione elettorale.
Esistono molte imprese editoriali che fanno politica scendendo sullo stesso campo degli attori
politici. In Italia, giornali come L’Espresso e la Repubblica si comportano come veri e propri partiti,
portatori di un’ideologia variabile che segue i movimenti di opinione ed è in grado di mobilitare
l’opinione pubblica sulle issues.
Il modello del mercato: i media sono un’industria speciale, che deve essere regolata da leggi e
norme che tengano presente il suo essere al tempo stesso nell’arena politica e sul mercato. La sua
natura ibrida spiega anche i diversi modi di relazionarsi alla politica. (Stati Uniti, distacco dei media
americani dal potere politico) in molti paesi europei vi è una simbiosi tra media e politica, come
lunga storia di giornalismo impegnato nelle battaglie politiche.
I media americani -> concorrenza per il profitto
I media europei -> coniugano politica e mercato.
La concorrenza nei mercati mediali, porta al reperimento delle risorse pubblicitarie che rispondano
alla logica del profitto. Quali sono gli effetti di questo going commercial?
Sono tre e riguardano:
lo spazio dato alla politica: il fatto che un giornale dedichi pagine su pagine ad un delitto passionale,
piuttosto che al dibattito politico è segno della pressione a economizzare e massimizzare i profitti;
la qualità della copertura formativa: l’esigenza di intrattenere, porta verso la selezione di leader che
abbiano un potenziale di divertimento (infotainment), stesso discorso vale per la limitazione del
giornalismo investigativo. I telegiornali sono sempre più inclini a trattare le soft news, il gossip, ciò
che contraddistingue il giornalismo tabloid da quello di qualità;
l’atteggiamento editoriale: la posizione politica di un giornale può essere determinata e subordinata
allo scopo di ottenere favori legislativi (es. la stampa con Nixon durante gli anni del Watergate).

3 – Nuove prospettive con i media digitali

L’introduzione dei nuovi media, quali Internet, ha provocato dei cambiamenti nelle modalità di
interazione e interdipendenza. La comunicazione che si origina in rete si sottrae alle logiche di
controllo, chiunque può fare informazione libera e indipendente, ipotesi di un “quinto potere”. La
rete ha dato un ruolo attivo al terzo attore, permettendo ai cittadini di avere strumenti con cui far
sentire la propria voce. Il giornalismo online si divide in: participatory journalism: viene fatto dai
media tradizionali che si aprono alla rete e accolgono contributi dei lettori.
citizen journalism: viene fatto direttamente dai cittadini, non professionisti.
Non è ancora stato possibile verificarne bene l’impatto.
Capitolo 5 – Linguaggi, rituali e simboli della politica

1. Linguaggi e simboli della politica

La comunicazione politica nelle epoche preindustriali era caratterizzata dall’uso della retorica e dei
simboli, nei secoli successivi queste modalità si sono aggiornate e combinate con i nuovi media.
Internet ha promosso la comunicazione diretta tra politici e cittadini.
Tra gli approcci soggesttivistici della disciplina, troviamo: imprinting europeo (Durkheim e Weber);
l’interazionismo simbolico (Mead e Blumer), con cui vengono messe in evidenza le regole e le
strutture simboliche dell’interazione umana. A queste si sommano anche le prospettive di altre
discipline come la sociolinguistica, le quali sostengono l’interdipendenza tra la strutta sociale, il
linguaggio e i condizionamenti sociali dei fenomeni linguistici.
La linguistica cognitiva mette in risalto il ruolo della metafora nell’elaborazione del pensiero e nei
tentativi di manipolare l’opinione pubblica.
L’uomo crea simboli politici, i quali lo sostengono e lo fanno crescere positivamente o
negativamente. La visione della politica come conflitto di interessi va superata perché troppo
riduttiva, non ci può essere politica senza simboli e riti.
Fare politica è fare comunicazione, il discorso politico è una forma di argomentazione pro o contro
atti politici.

2.1 Che cos’è il linguaggio politico

Bisogna tenere conto del contributo interdisciplinare dato alla definizione di linguaggio politico,
spesso questo termine viene usato al posto di “discorso politico” o “messaggio politico”, ma ciò
dipende dal contesto in cui viene espresso, di conseguenza non è possibile dare una definizione
esaustiva. L’accento viene posto sul: chi dice; che cosa dice; con quali mezzi; a chi; con quali
effetti.
Il termine “discorso politico” si riferisce alle varie declinazioni grammaticali, testuali, stilistiche
espresse, come le figure retoriche.
Ulteriore definizione è quella di “political discourse” a cui si riferisce come al: complesso scambio
comunicativo tra gli attori dell’arena politica, ma anche agli aspetti non strettamente linguistici.
Definizione empirica di “linguaggio politico” a carattere sociopolitologico è: il linguaggio politico
è da intendersi come una categoria analitica della comunicazione politica, in quanto rappresenta
una dimensione autonoma con propri fondamenti teoretici.
Anche il voto può essere considerato un atto linguistico.

2.2 Alcune declinazioni di linguaggio politico

Una celebre tipologia di linguaggio politico è quella elaborata da Edelman, nella quale vi si nota il
tentativo di svelare, attraverso un esame sistematico, la fallacia e la natura manipolatrice del
linguaggio del potere, per rendere consapevoli i destinatari e fare in modo che si attrezzino a
rispondervi.
Le variabili che analizza sono relative a: emittente (forme di espressione o carattere pubblico o
privato); argomentazione (nelle formulazioni e nelle conclusioni dell’emittente); destinatario (le
diverse risposte che il pubblico di massa dà).
Quattro tipi di linguaggio politico:
Linguaggio esortativo
Linguaggio giuridico
Linguaggio amministrativo
Linguaggio della contrattazione
La tipologia di Eldeman mette in evidenza il fatto che il linguaggio non sia politico perché lo usano
i politici, ma perché è il linguaggio del potere e dei suoi rapporti.

Il linguaggio esortativo: in questa categoria rientra una gran fetta della comunicazione politica,
poiché comprende i registri dell’ideologia e della retorica, gli obiettivi della persuasione e della
stabilità e del consenso. È il linguaggio politico per eccellenza, quello delle campagne elettorali e
delle pubblicità. Fondamentali sono la drammatizzazione e l’emotività per conquistare l’attenzione
e il consenso del pubblico.
Il linguaggio giuridico: usato nella comunicazione di tipo istituzionale, con esso sono stilate le
costituzioni, i trattati, le norme. La sintassi è caratterizzata da definizioni e imperativi.
La caratteristica di questo linguaggio è la sua flessibilità, poiché le interpretazioni variano con il
variare dei giudici. Come obiettivo ha l’omologazione del pubblico all’ideologia e alle scelte delle
élite. Trova però una forte resistenza nella comunicazione di massa, quando transita sui canali dei
media è costretto a venire a patti con la sintassi e la logica mediale. (es. processo Cusani; scandalo
Clinton-Lewinsky).
Il linguaggio amministrativo: è una derivazione del linguaggio giuridico. È utilizzato dalle
pubbliche amministrazioni e dai burocrati, un’élite ristretta che usa un linguaggio impenetrabile. È
caratterizzato dall’autorevolezza del tono e dalla precisione delle definizioni. La risposta tipica a
questo tipo di atti è quella di irritazione o di burla. I gruppi politici ricorrono ad un linguaggio
criptico per conquistare e mantenere le posizioni di potere.
Si sta osservando una sorta di insofferenza nei confronti del “burocratese” da parte del cittadino, il
quale lo vede come un ostacolo alla comunicazione trasparente.
Il linguaggio della contrattazione: è il linguaggio della comunicazione politica backstage, cioè
quella che conta davvero nel gioco. È caratterizzata dall’aspetto di riservatezza, in quanto è
utilizzato in ambiti lontani dalla percezione del pubblico e dei mass media, sono ad esempio: i
negoziati e la corruzione. La contrattazione avviene tra soggetti che non condividono gli stessi
valori e che cercano di trovare un compromesso per una soddisfazione reciproca. La formazione di
una policy è il risultato del compromesso.

Un’altra tipologia di linguaggio politico è quella proposta da Cedroni e Dell’Era, individuano tre
categorie delle quali troviamo le forme principali del linguaggio politico in chiave storico-
diacronica e in chiave sincronica. Sono: linguaggi rivoluzionari; linguaggi totalitari; linguaggi della
crisi.

Linguaggi rivoluzionari: è uno strumento di cambiamento politico e sociale, denota un altro mondo
politico e sociale.
Linguaggi totalitari: denotano un cambiamento politico-sociale e hanno un’influenza diretta su di
esso. Compaiono in contesti definiti da ideologie, esplicitano la loro forza perlocutiva.
Linguaggi della crisi: una crisi nel mondo politico è di fatto la costruzione linguistica che nel
parlare della crisi la definisce e la crea. Nuovismo si è imposto nel linguaggio della politica italiana
(lessico di rottura), è il caso della Lega Nord e dei termini-chiave della sua lotta politica: Padania o
La Repubblica del Nord.
2.3 – l’analisi linguistica

L’approccio linguistico privilegia le caratteristiche e le funzioni della parola e delle sue


combinazioni sintattiche e semantiche. La lingua dei politici viene identificata come lingua
settoriale, presenta fattori di vicinanza con la lingua comune ed è simile a molti linguaggi settoriali
sia per gli aspetti lessicali sia per la sintassi e lo stile. Fa uso di lessici, ad esempio quello
militaresco (es. scendere in campo, manovra, fare terra bruciata) e quello marinaresco (es. fare il
punto, cambio di rotta).
Un esempio di politico in Italia, è Berlusconi che fa uso del gergo calcistico.
L’elemento che accomuna questi linguaggi è una struttura socialmente determinata, radicata in
contesti ideologici e culturali che producono comportamenti linguistici.
Il politichese è un linguaggio che distingue colui che lo usa come parte di una élite, ma non viene
usato per mobilitare le masse.
L’Analisi di Corrispondenze Lessicali (ACL) permette di mappare l’uso dei termini secondo
determinate caratteristiche. Un interessante strumento di analisi è il critical discourse analysis, che
vede nel discorso un insieme di retoriche, sistema di pratiche linguistiche, in cui il discorso va visto
come costruzione sociale della realtà.
Il linguaggio di Berlusconi è facile, diretto e assertivo; il linguaggio della Lega di Bossi è
fortemente identitario e ha contenuti aggressivi, in cui prevale la coordinazione alla subordinazione.
Un linguaggio semplice, informale ed espressivo; il linguaggio di Grillo è provocatorio, diretto,
scatenato e iperbolico, con una funzione di antipolitica e antisistema, sollecita sentimenti forti e
incita all’azione.
Processo di folclorizzazione: descrive la volgarità, i riferimenti sessuali e gli eccessi verbali razzisti.

3.1 - definire il rituale politico

Non c’è politica senza rituali, il rituale è a tutti gli effetti un linguaggio politico, fortemente
formalizzato e ordinato da regole espressive che riflettono le strutture culturali.
Il rituale è un’attività regolata di natura simbolica che concentra l’attenzione dei partecipanti su
oggetti cognitivi e affettivi che essi ritengono significativi.
Gli studiosi ne esplorano le dimensioni e gli effetti, ad esempio: cognitivo, produzione di ideologia
e di identità e di drammatizzazione del dominio. Ha quattro dimensioni:
Raccogliere solidarietà -> funzione di integrazione sociale
Mostrare un potere -> rende tangibile la legittimità di chi lo esegue
Costruire significato -> per dare un senso condiviso
Distruggere l’immagine pubblica -> di un nemico o attribuirgli la responsabilità di una disgrazia.
Una ripartizione storica, ad esempio quella del doppio corpo del sovrano, naturale e politico. Con
Luigi XIV si parla di “religione civile”, un sistema di liturgie politiche nelle cerimonie rituali che
hanno come centro il leader politico.
Anche il voto è un rituale politico, poiché la scheda è un oggetto carico di significati culturali e
istituzionali, la deposizione nell’urna è la manifestazione suprema della volontà del cittadino.

3.2 – Dall’integrazione al conflitto

I rituali hanno una forma standardizzata, sono creati dalla società e hanno una natura conservatrice
che scandisce i ritmi della vita, contribuiscono a socializzare gli individui. Lukes accusa i
conservatori di avere una visione troppo ristretta del concetto di “integrazione”, propone di vedere
nei rituali politici degli elementi potenzialmente dirompenti. Il rituale esaspera il conflitto sociale e
lavora contro l’integrazione. Mentre compaiono nuovi riti, quelli vecchi si dissolvono, questo
perché vi è un’istanza conservatrice e un potenziale innovativo. Esempi di rituali dirompenti:
Tangentopoli, processo Cusani: in questo caso, assistiamo a dei “rituali di degradazione”,
delegittimazione dell’intera classe politica coinvolta, i quali appartengono ai riti di passaggio che
vedono un mutamento dello status, dalla prima alla seconda Repubblica.
Manifestazioni della Lega di Bossi: hanno caratteristiche di “identificazione” (rafforzare l’identità)
e di “disgregazione”, nascono fuori dal sistema con un carattere sovversivo. Si pensi alle radunate a
Pontida, con proclamazione della Padania come capitale. È presente una forte identificazione con la
figura carismatica del capo, il discorso assume toni aspri e polemici, puntando all’aggressività e alla
provocazione.
Il sexgate, scandalo Clinton-Lewinsky: assistiamo alla “gogna televisiva”, in grado di dissacrare un
leader tramite la copertura mediatica con la “degradazione rituale”, in cui vennero messi a nudo
aspetti quali la maturità e la sessualità di Clinton.
Il rituale politico può essere considerato come il linguaggio attraverso il quale si manifesta in modo
tangibile, visibile e teatrale la competizione per il potere.

4 – Il simbolismo politico

Per Durkheim, i simboli sono la parte oggettivata del rituale, nel senso che sono oggetti che
materializzano l’idea astratta. Con simbolismo politico intendiamo la fenomenologia e la riflessione
scientifica sulle dimensioni simboliche della politica, alla trasmissione e allo scambio di significati
e valori. È una categoria ampia che comprende modelli simbolici, quali ideologie e utopie.
L’importanza del simbolo non è sempre stata riconosciuta, i simboli sono aspetti della politica che
non si prestano alla quantificazione, il risultato è il rafforzamento dell’idea che la politica moderna
sia determinata dall’azione razionale. Non esiste un governo senza riti e simboli, non si può
governare senza una storia. In quanto ai simboli, la politica non si distingue dalla religione (es.
Rivoluzione francese: sostituì la simbologia religiosa con quella rivoluzionaria). Si corre il rischio
di un “panpoliticismo”.
Due riflessioni sul concetto di simbolo e sul ruolo di simbolo nella società politica:
Lasswell: interpreta i fenomeni della politica come insieme di categorie, ritiene che la natura del
potere non sia esauribile nella categoria simbolica.
Edelman: definisce il “simbolo” come qualsiasi cosa che produca gli effetti psicologici indicati.

5 – La retorica politica

La retorica intesa come, arte e disciplina di comunicazione, è una delle prime formalizzazioni del
dibattito pubblico nella polis greca. Il suo declino ha radici filosofiche complesse, hanno contribuito
alla loro distruzione Cartesio e Locke, nonché alla stessa dialettica.
Oggi la retorica ha una connotazione dispregiativa, è il linguaggio della persuasione e non può fare
a meno di forme retoriche (argomentazione, dialettica e figure). Nel secondo dopoguerra, ha assunto
nuove forme, incorporando le forme del discorso persuasivo, ad iniziare dalla pubblicità, si
impadronisce di ogni forma non verbale. Nasce la retorica del manifesto.
Gli sviluppatori della retorica moderna sono psicologi sperimentali, Hovland è il padre della nuova
retorica scientifica, contiene suggerimenti di carattere linguistico-formale. I comunicatori devono
rispondere a queste esigenze: il messaggio deve attirare l’attenzione del destinatario; i ragionamenti
contenuti nel messaggio devono essere afferrati e compresi dal destinatario; il destinatario deve
assimilare gli argomenti e accettarli come veri. Il termine retorica è stato sostituito da quelli di
propaganda e pubblicità.
Il marketing elettorale sfrutta sia la retorica classica sia le tecniche di persuasione moderne (es. stile
di presentazione, caratteristiche personali del parlante, l’uso di certi registri).
Anche i mass media si servono delle strategie della retorica per diffondere messaggi palesi o occulti
dei politici, sia quando decidono di mobilitare l’opinione pubblica sia quando drammatizzano i
personaggi.
Una recente prospettiva, “strategie retoriche del consenso” si rifà alla linguistica delle neuroscienze,
i politici fanno ricorso alle metafore facendo leva sulle narrazioni.
Metafora della famiglia: frame del padre severo e rigoroso o di quello affettivo e protettivo.

6 – Linguaggi della politica e mass media

Il ruolo dei media costituisce quello di “cornice”, di palcoscenico della dimensione simbolica e
rituale della comunicazione politica. La natura drammaturgica della politica fa parte della sua storia,
nel principio di “rappresentanza” vi è la “rappresentazione”, della messa in scena dei suoi
rappresentanti nelle aule parlamentari. Le cerimonie della politica odierna sono organizzate in
funzione dei media e della televisione.
Ingegneria simbolica, fornisce una sorta di anello di congiunzione tra il campo dei linguaggi e
quello delle logiche della comunicazione di massa. La TV sa come drammatizzare i gesti, ma il
rischio è che i politici perdano il diritto di interpretare i loro stessi gesti.
A causa dello sradicamento dai palazzi del potere, la realtà dei riti della politica diviene la sua
rappresentazione mediatica, in cui i riti vengono ad assumere un posto nella memoria collettiva del
pubblico nella forma in cui sono trasmesse. Il rituale struttura il quadro cognitivo-percettivo degli
individui, importante per influenzare le idee della gente sulle vicende politiche.
Con i social media, la scrittura cambia forma e si riempie di anglicismi, l’uso massiccio di
Facebook e Twitter comporta una semplificazione di contenuto e gergo.

Capitolo 6 – Gli attori politici


Per attori politici s’intendono vari soggetti, individuali e istituzionali, impegnati nella lotta per la
conquista e il mantenimento del consenso, nella gestione del potere, nella competizione per la
leadership, entro un contesto politico-istituzionale.
Abbiamo visto quanto siano importanti gli aspetti relativi all’immagine, alla sfera privata e al corpo
del politico, Weber parlando di carisma personale lo ritiene un fattore decisivo. Grazie alla continua
copertura mediale, è svanito il confine tra vita pubblica e vita privata del politico, specialmente se
questi hanno dei profili scandalistici, da quelli finanziari a quelli sessuali.
Nye distingue hard power e soft power come poteri che i leader usano per esercitare la loro
leadership.
Soft power comprende: intelligenza emotiva, comunicazione e capacità di visione.
Hard power comprende: abilità organizzative e abilità machiavelliche.
Smart power comprende: consiste nel saper adeguare lo stile di azione e comunicazione al contesto
e al cambiamento dei bisogni dei propri seguaci.

1 – Il Presidente
Il potere del presidente degli Stati Uniti, nel secondo dopoguerra, assicura una leadership mondiale.
Il nuovo stile della leadership è di governare come se fosse sempre campagna elettorale, la
presidenza americana ha inoltre superato la distanza dal pubblico e dall’opinione pubblica e la
strategia del presidente è quella di going public. L’ecosistema mediatico obbliga i presidenti a
promuovere le loro politiche su tutti i media, anche facendo ricorso a spin (pressioni). Il Presidente
che non si espone al going public corre il rischio di apparire debole.
Presidenza retorica: è un sistema di governo che fonda la propria legittimazione nella
comunicazione diretta tra il presidente e i cittadini. Rientra in questa tendenza, anche la
disintermediazione attuata dai nuovi media, i sondaggi d’opinione fatti dal presidente.
Sondocrazia o presidenza sondocratica: è un modo di governare dove la decisione politica si sposta
verso il pubblico, ed è possibile fornire risposte immediate alle esigenze espresse dal pubblico.
Due importanti strategie sono:
l’aggiramento: i media rappresentano un intralcio e impongono un pedaggio da pagare in termini di
trattamento. Un esempio di evitare il filtro dei media, riguarda l’arte di manipolare i media fatta dal
presidente Nixon, il quale suggeriva di non farsi accusare di manipolarli.
L’imbonimento: consiste in un atteggiamento amichevole e collaborativo del presidente con i
media, con tanto di lusinghe per ottenere una copertura mediatica benevola. È il cosiddetto media
management che prende le forme di: concessione o rifiuto di essere ammessi davanti al presidente;
scaltra gestione da parte dei giornalisti delle indiscrezioni e del segreto.
I presidenti dispongono di un vasto team di consultants e spin doctors, i quali confezionano le
notizie in formati che una volta passati ai media gli assicureranno la versione desiderata.
I telespettatori assistono nei telegiornali a notizie manipolate dallo spin presidenziale. I media
stanno spesso al gioco in una forma di complicità.
Anche l’intimidazione è un’arma dei presidenti, seppur a doppio taglio (es. caso Watergate).
Altro potente strumento è la narrazione, consiste nella creazione di una storia e anche una retorica
comunicativa che identifica la campagna presidenziale e poi la presidenza. È caratterizzata da
slogan e parole d’ordine (es. Yes, we can). Non è raro assistere ad una contro-narrazione messa in
atto dai media.
La presidenza francese si coniuga con la mediatizzazione della vita politica e la trasformazione
della comunicazione in una nuova dimensione-chiave dell’azione di governo. Si distingue per la
peculiarità dei rapporti con il sistema dei media, il presidente attraverso il suo partito detiene il
controllo dei canali della comunicazione nella televisione pubblica e privata. Questo gli consente di
gestire la propria strategia comunicativa e di contenere i danni in caso di una caduta di immagine
nelle crisi. Il sistema dei media è reverenziale nei confronti della presidenza.
La televisione è alleata del presidente, costituisce per tutti gli atti politici uno straordinario mezzo
per la messa in scena, De Gaulle era consapevole del potere dei media. Sarkozy è stato al centro
dell’attenzione mediatica per via dei suoi rapporti personali con i proprietari di alcune grandi case
editrici.
In Italia, vi è un’impronta di forte personalizzazione (es. Pertini).

2 – Il governo

La comunicazione del potere esecutivo si distingue in: comunicazione pubblica e comunicazione


politica. Le decisioni del potere esecutivo riguardano decreti, regolamenti applicativi delle leggi,
policy, devono avere necessariamente una traduzione comunicativa in quanto sono argomenti di
interesse pubblico.
La comunicazione politica viene identificata come la comunicazione dei governi relativa all’aspetto
politico della loro azione, dei rapporti con le forze di opposizione e coalizione e il sistema dei
media.
Tre strategie comunicative:
Media management: sono le pratiche adottate dagli attori politici per controllare, manipolare o
influenzare le organizzazioni dei media, in modo che corrispondano ai loro obiettivi politici (es.
partecipazione al dibattito in un talk show, il question time in parlamento).
Information management : è l’insieme di attività dirette a controllare e manipolare il flusso di
informazione originato dalle istituzioni di governo verso il pubblico dei cittadini. Si assicurano che
la propria comunicazione arrivi al destinatario senza interferenze da parte dei media. I governi
cercano di tutelare e privilegiare i propri punti di vista.
Image management: i politici necessitano di difendere e trasmettere la propria immagine personale
e politica, ed è una caratteristica della politica contemporanea. I politi sono considerati alla stessa
stregua delle celebrità, alimentata anche dal sistema dei media che trattano i politici sulle base delle
loro caratteristiche personali. Questo atteggiamento può sia rilanciare l’immagine del politico ma
anche nuocergli gravemente. Per via di questa pressione, i politici ricorrono allo spin, l’utilizzo di
metodi sofisticati di controllo per venire a compromessi con i media. Lo spin doctor è colui che
“massaggia il messaggio”, enfatizza gli aspetti positivi di un’azione di un governo e fornisce una
versione aggiustata di un evento-notizia o di una decisione impopolare.
La vittoria tra giornalisti e governi, dipende dai seguenti fattori:
le risorse diponibili
la bravura degli spin doctors a trattare con i media
la bravura degli spin doctors ad influenzare l’opinione pubblica
il livello di tensione nel paese
la natura e l’intensità della lotta politica
La capacità dei media di resistere alle pressioni dei governi sta diminuendo. Internet ha reso
disponibili fonti di informazioni alternative, l’industria dello spin è cresciuta molto. Gli spin doctors
affidano sempre più spesso le loro abilità all’uso dei nuovi media. E-government.

3 – Il parlamento

Il Parlamento è la sede dove si attua la sovranità popolare, la sua attività è pubblica perché i
cittadini hanno il diritto di conoscere di cosa discutono o decidono i rappresentanti. Una prima
distinzione va fatta tra: comunicazione istituzionale (la pubblicità del dibattito in aula) e
comunicazione informale (dialettica tra gruppi parlamentari). Vi è inoltre la comunicazione
giornalistica, la pubblicità è assicurata dall’eco informativa che certe decisioni hanno sui giornali e
in televisione.
Comunicazione istituzionale, il prodotto viene elaborato dagli organi direttivi, tramite bollettini
ufficiali, comunicati stampa e briefings. È una comunicazione certificata.
Comunicazione informale, è una comunicazione non ufficiale, accessibile solo ai giornalisti. Si
tratta delle interpretazioni e delle battute che i politici confezionano a uso e consumo dei media. Le
finalità sono strumentali agli interessi della propria parte. Questa è la comunicazione che i media
preferiscono dagli anni ’70.
Esiste una mutua dipendenza media-politica, interdipendenza che si traduce in un rapporto di
simbiosi, la quale risponde alle logiche degli attori politici e dell’informazione. (es. in Germania, la
pubblicità parlamentare può essere prodotta solo dai media e non dal parlamento).
Diffusa opinione dell’incapacità dei parlamenti di comunicare se stessi e di non essere attraenti per
l’audience.
Una novità che ha rappresentato un cambiamento, è l’introduzione delle telecamere in aula che
trasmettono il dibattito pubblico in diretta televisiva. La telecamera è sottoposta ad una
regolamentazione, ad esempio l’obbligo di essere fissa. Questo cambiamento ha mutato il modo di
comunicare dei politici. Si parla sempre più spesso della nascita di un “parlamento elettronico”,
ossia un’assemblea legislativa che diventa maggiormente trasparente, affidabile e accessibile grazie
all’uso delle ICT.
Negli ultimi anni, si è ricorso sempre di più a Facebook e Twitter, dove il parlamentare può mettere
in atto strategie comunicative e relazionali dal suo punto di vista, inoltre viene ridotta la distanza
con i cittadini. (Parlamentari italiano, forte dose di narcisismo).
Constituency communication elettronica, un complesso insieme di attività, relazioni, reciprocità e
collegamenti fra eletti in parlamento ed elettori. Le finalità sono di tipo elettorale.

4 – I partiti e i movimenti politici

Nei paesi occidentali, i partiti hanno sempre avuto un ruolo cruciale nell’evoluzione politica e
culturale, in quanto portavoce di interessi della società ed espressioni dei conflitti ideologici. Oggi i
partiti sono in crisi ovunque, uno degli effetti è il declino delle reti e dei modelli di comunicazione
interni al partito, con la contemporanea migrazione della dialettica intrapartitica sui mass media.
Anche la dialettica interpartitica è passata dalle aule parlamentari alle pagine dei giornali. Ciò ha
comportato la crescita di importanza del leader con buone abilità comunicative.
I leader più importanti hanno un filtro con il sistema dei media, un portavoce, il cui compito è
quello di prevenire attacchi o critiche. Queste figure professionali vengono spesso selezionate
all’interno del sistema dei media (es. giornalisti, ex direttori, opinionisti) e che ricorrono allo spin-
doctoring.
Partito mediale: è uno sviluppo della mediatizzazione (es. Di Pietro con l’Italia dei Valori), si tratta
di un partito leggero che non ha radicamento né storico né organizzativo, il consenso elettorale
deriva dalla sua forza mediatica. La sua gerarchia è meno burocratica.
Partito personale: la leadership è personalizzata, la sua legittimazione deriva dal carisma personale,
dalla copertura mediatica assicurata e dalla mancanza di una dialettica interna che possa sfidarla.
(es. Berlusconi con Forza Italia).
La comunicazione dei movimenti politici (come Piratenpartei e Movimento 5 Stelle), sono basati
sulla metaorganizzazione che spesso fa fatica ad organizzarsi, loro caratteristica è la capacità di
generare un ecosistema composto dalle diverse esperienze. Il monitoraggio della politica locale
viene fatto tramite la contro-informazione via web.
La rete è utile anche come mezzo di autorganizzazione dal basso per movimenti che non hanno
accesso ai canali informativi ufficiali.

5 – La magistratura

La magistratura è essa stessa un potere politico, nel contesto italiano si parla di un “partito dei
giudici”. I mass media tentano di influenzarne l’azione e gli esiti finali.
In Italia, i giudici sono indipendenti dal potere e dalla volontà popolare. I diversi status della
magistratura influenzano anche gli equilibri tra poteri e il grado di politicizzazione dei magistrati.
Il caso italiano Mani pulite, ha mostrato le potenzialità politiche che l’azione giudiziaria può
dispiegare nell’arena politica. I giudici erano osannati ogni volta che demolivano l’antica classe
politica, in seguito sono stati accusati di voler delegittimare la nuova.
Alessandro Pizzorno mette in evidenza il rapporto a tre che si è stabilito tra politica, giustizia e mass
media. Il sistema politico italiano è crollato anche grazie al ruolo inedito svolto dai media di
comunicazione di massa, si è creato un circuito mediatico-giudiziario che ha esaltato il potere
politico della magistratura, in particolare la figura di Antonio Di Pietro. La presenza della
telecamera in aula è risultato uno strumento potente, usato per favorire o danneggiare i vari attori
del processo.
I rapporti dei giudici delle corti supreme con i media sono diretti a trasmettere un’immagine di
solenne superiorità, ma non mancano casi in cui i giudici hanno espresso le loro opinioni politiche.
Sempre più spesso troviamo casi trattati nei tribunali dei media, grazie alla pressione forense.
Codice di comportamento dell’avvocato penalista nei confronti dei media:
coltivare buoni rapporti con la stampa
evitare di collaborare con i tabloid
complimentarsi con i giornalisti quando descrivono positivamente il loro exploit in tribunale
fornirne immagini che ritraggano l’accusato in pose più favorevoli
parlare lentamente e senza urlare
rilasciare dichiarazioni in forma di battuta
telefonare i giornalisti per chiedere di visionare i resoconti di un dibattito.

6 – Le organizzazioni terroristiche

Le organizzazioni terroristiche possono essere considerate alla stessa stregua di quelle politiche, una
delle loro finalità è quella di sfidare i poteri costituiti tramite metodi al di fuori degli ordinamenti
democratici. Dopo gli attentati dell’11 Settembre sono stati presi in esame.
Il terrorismo è un’arma psicologica che dipende dalla comunicazione per essere una minaccia
efficace per la società. I terroristi perseguono questi obiettivi: ottenere pubblicità, acquistare
legittimità e consenso, eliminare gli oppositori e trovare altri individui disposti ad associarsi.
Tipologie del terrorismo mediatico (gli atti di terrorismo esistono perché hanno visibilità
mediatica):
Terrorismo dichiarativo: nel compiere azioni dimostrative, rende pubbliche le proprie posizioni e i
propri obiettivi, attraverso testi e dichiarazioni.
Terrorismo con post-scriptum: compie atti violenti e a distanza di tempo fa seguire la spiegazione
del motivo di tali gesti.
Terrorismo ermeneutico: non firma le proprie azioni, nascondendo le motivazioni che lo spingono.
Sfida l’opinione pubblica, con l’intento di diffondere maggiore paura e insicurezza.
Il ruolo dei media è stato oggetto di dibattito, per decidere se fosse più conveniente ignorare le
dichiarazioni dei terroristi o applicare le regole giornalistiche e diventare fiancheggiatori. Il caso
italiano, con il sequestro di Moro da parte delle Brigate Rosse, fu risolto con il silenzio stampa dalla
maggior parte degli organi di informazione.
Il terrorismo di stampo islamico fondamentalista ha riacceso il dibattito circa il ruolo dei media. Bin
Laden è stato il regista di un grande spettacolo, facendo ricorso alla propaganda tramite le reti
televisive. Ci sono stati casi di autocensura, in rispetto delle vittime. Il capo di al-Qaeda aveva
compreso che l’arma mediatica può essere impiegata anche da chi non ha armi.
Il terrorismo politico ha a disposizione la rete, la sua presenza nel cyberspazio è importante quanto i
suoi successi militari, poiché tramite Internet pubblicizza le sue idee, recluta seguaci, raccoglie
fondi e può fare propaganda senza censura. Inoltre, usa Internet per far arrivare le minacce ai propri
nemici, i quali monitorano la rete costantemente.
Capitolo 7 – Le campagne elettorali

1 – Comunicazione elettorale e comunicazione politica

Le campagne elettorali sono un momento simbolico forte, in grado di rafforzare i valori su cui si
regge il processo democratico. La comunicazione elettorale racchiude in sé quasi tutto il campo
della comunicazione politica.
Campagna permanente: carattere elettoralistico di tutta l’azione politica, anche durante i normali
periodi di legislatura.
È opinione diffusa che la comunicazione elettorale svolga importanti funzioni per il sistema
politico.

1.1 Dalle campagne elettorali del passato a oggi

Nell’epoca delle democrazie liberali e di massa, le campagne elettorali si sono evolute in parallelo
con la diffusione dei mass media, tanto che negli anni 2000 di dispone di un armamentario
comunicativo molto ricco.
Periodizzazione storica delle campagne elettorali:
Le campagne elettorali premoderne (da metà ‘800 agli anni ’50): hanno tre caratteristiche:
l’organizzazione della comunicazione-propaganda sulla forma indiretta di interazione tra candidati
ed elettori; gli organi di informazione partigiana fungono da intermediari tra partiti e cittadini;
l’elettorato è ancora legato all’identificazione e all’adesione partitica.
Negli Stati Uniti, la democrazia si avvia a diventare di massa.
Le campagne elettorali moderne (dagli anni ’60 agli anni ’80): sono gli anni del boom televisivo, in
cui la televisione sostituisce le piazze e diventa il palcoscenico delle campagne elettorali. Emergono
le figure professionali dei consulenti politici, i candidati ricorrono a copywriters e spin doctors, i
costruttori di immagine. Lo spot televisivo è l’emblema delle campagne moderne, la persona del
candidato sostituisce il partito al centro della comunicazione. Vi è una crisi delle identità partitiche,
il comportamento di voto cambia.
Le campagne elettorali postmoderne (dagli anni ’90 in poi): si distingue per la professionalizzazione
di tutte le attività di pianificazione e gestione della comunicazione. I messaggi dei candidati
vengono sviluppati sulla base dei dati di sondaggio, in questo modo l’elettorato viene segmentato e
studiato in profondità. Gli elettori indecisi diventano il target, tant’è che le nuove tecnologie e i
nuovi media permettono di raggiungere ogni elettore. Si nota una tendenza all’affidamento delle
campagne all’expertise esterno.

2 – La campagna elettorale di partiti e candidati


La campagna elettorale è un momento cruciale del meccanismo della rappresentanza, il candidato si
presenta pubblicamente, espone le sue idee e il suo programma, dichiarando di voler rappresentare
la volontà popolare. Consiste in attività di propaganda e persuasione, esistono due modelli di
campagna elettorale:
Campagna di posizione: la presenza dei partiti è forte e l’elettorato è schierato secondo schemi
partitici. Le risorse comunicative sono mobilitate dagli stessi partiti, seguono lo schema del “noi
contro loro”. Il partito fa leva sull’elettorato che sa già essere suo, più per affermare e difendere il
proprio territorio.
Campagna di conquista: le identità e le organizzazioni partitiche sono deboli, l’elettorato è una
massa piuttosto indifferenziata. L’impiego dei media è indispensabile per i candidati al fine di
imporre la propria esistenza, seguono lo schema del “la conquista di tutti”. L’obiettivo è quello di
assicurarsi il consenso dell’elettorato nel suo complesso.
Ulteriore distinzione tra: campagna centrata sul candidato e campagna centrata sul partito. La scelta
dipende dal sistema elettorale vigente.
Nel maggioritario, il candidato occupa la scena e si tratta di una contesa tra personalità.
Nel proporzionale, il partito fa premio su molti candidati delle liste che lo rappresenteranno in un
certo collegio.
In Italia, nelle campagne del 2006 e del 2008, con il sistema proporzionale con premio di
maggioranza (il “porcellum”), i candidati non contavano nulla e la competizione era basata tra
partiti e leader. La forma-partito è stata sostituita dal partito personale.
Nel 1993 è stato introdotto il sistema maggioritario con quota proporzionale (il “mattarellum”).

2.1 Modernizzazione delle campagne

Si è parlato molto dell’americanizzazione delle campagne elettorali, a cui è stata accostata la


presenza della televisione. Oggi si parla di professionalizzazione delle campagne elettorali, le cui
tre variabili indipendenti sono:
La secolarizzazione della politica: è la graduale perdita dell’importanza da parte di ideologie e
appartenenze subculturali (es caduta del muro di Berlino). Ha riguardato i partiti, la loro visione e i
contenuti del loro messaggio. Si è osservato un sentimento di “disaffezione” da parte dell’elettorato.
Questo processo è stato accompagnato dalla trasformazione in senso commerciale del sistema dei
media e degli stili di vita. La commercializzazione è iniziata negli anni ’70 e ha avuto un impatto
significativo sulla politica, nel senso di una mediatizzazione della leadership. La competizione
elettorale ha subito una trasformazione, avviandola alla competizione che avviene in un mercato e
del quale ne ha assunto i modelli di comunicazione.
La secolarizzazione è tipica del vecchio continente, mentre la commercializzazione è tipica degli
Stati Uniti.
La moltiplicazione delle risorse mediali: l’aumento di canali di comunicazione di massa ha allargato
lo spazio del mercato elettorale, rendendo più complesse le sue dinamiche. I soggetti politici sono in
grado di utilizzare al meglio i vecchi e i nuovi media. Ciò ha reso possibile la nascita di movimenti
d’opinione e di single issues parties, i quali hanno dominato parecchie stagioni politiche con
l’appoggio dei media. Le campagne sono diventate sempre più media campaigns, il cui costo è
molto elevato e accessibile solo a soggetti politici con notevoli disponibilità finanziarie. La pluralità
di canali non è sinonimo di maggiore pluralismo.
La professionalizzazione della politica: Schumpeter lo aveva già intuito, infatti la politica
democratica necessita politici professionali, con un approccio più sistematico e una pianificazione
delle strategie. I politici ricorrono sempre più spesso alla consulenza di professionisti non politici e
gli affidano la gestione dell’intera campagna elettorale.
Questa professionalizzazione sta dando origine al marketing politico.
3 – Il marketing politico

Con marketing politico ci si riferisce ad un insieme di mezzi di derivazione commerciale, come la


televisione, la pubblicità e i sondaggi. In Italia si inizia a parlare di “confezionare la politica” verso
la fine degli anni ’70, mentre un vero e proprio marketing elettorale lo si vedrà nelle elezioni del
1994. Negli Stati Uniti del 1916, il modo di fare campagna perde i connotati militaristici e assume
quelli mercantili, i candidati diressero i loro appelli verso gli elettori indecisi. Un caso da manuale è
la ricostruzione dell’immagine del candidato Nixon del ’68.
Con Obama nel 2008 assistiamo all’utilizzo di nuovi strumenti del web

3.1 – Definizione di marketing politico-elettorale

La prima definizione di marketing economico fornita da Bongrand è: un insieme di tecniche aventi


l’obiettivo di adattare un prodotto al suo mercato, farlo conoscere al consumatore, creare la
differenza con i prodotti concorrenti e ottimizzare il profitto che deriva dalla vendita. La definizione
di marketing politico è abbastanza simile.
Il marketing politico è un insieme di tecniche aventi come obiettivo di favorire l’adeguamento di un
candidato al suo elettorato potenziale, di farlo conoscere al maggior numero di persone, di creare la
differenza con i concorrenti e gli avversari e con un minimo di mezzi, di ottimizzare il numero di
voti che occorre guadagnare nel corso della campagna.
L’identificazione del prodotto-candidato, ricorda quella fatta dai critici “partito=saponetta” fatta per
una svalutazione dell’impegno politico.
Bongrand smentisce l’idea che il vendere un prodotto politico sia vicino ad ingannare, poiché il
marketing politico è sedurre-informando, si deve attirare l’attenzione del cittadino e mobilitarne
l’interesse con l’informazione.

3.2 – Le strategie del marketing politico-elettorale

Nelle campagne moderne vi è una necessità di essere gestite professionalmente, il candidato deve
ricorrere ad un know-how sofisticato.
Tra i tanti modelli di marketing politico, troviamo: Newman, con lo studio delle caratteristiche del
target, per mettere a punto il posizionamento del candidato; Maarek, sviluppa il lavoro strategico in
quattro fasi; Caciotto, declina il modello di Newman in “Capire, decidere e agire”.
Maarek sottolinea il cambiamento delle sensibilità politiche verso il mercato (market-oriented) e
l’adozione di strumenti di marketing commerciale.
Il ciclo del marketing elettorale professionale:
Prima fase: consiste nella definizione di una strategia, vengono messi a punto gli obiettivi specifici.
Il candidato dovrà puntare ad ottenere notorietà e visibilità.
Seconda fase: consiste nell’attenta analisi dell’arena, il candidato deve conoscere le caratteristiche
sociodemografiche dell’elettorato del proprio collegio e fare una ricognizione delle risorse
mediatiche disponibili. Questa analisi si fonda su quattro ambiti:
Candidate research (analisi del candidato e del suo avversario)
Voter research (analisi degli elettori)
Issue research (analisi delle tematiche calde)
Media research (analisi dei media).
Cattaneo e Zanetto individuano l’esistenza di cinque tipologie diverse di collegi:
Il collegio fisico: è il territorio definito dalla legge elettorale.
Il collegio politico: è la cerchia dei politici e dei leader nazionali e locali.
Il collegio di categoria: è la categoria sociale, economica o culturale, di cui il candidato deve far
parte per garantirsi i voti nel collegio fisico.
Il collegio atipico dei media: è composto dagli organi di informazione, attori che hanno il potere di
influenza sull’opinione pubblica.
Il collegio della concorrenza: sono i competitor con cui il candidato si dovrà confrontare.
Ogni collegio è un target diverso e richiede tecniche di analisi differenti, il collegio fisico è
l’insieme dei votanti, ed esige un approccio conoscitivo scientifico.
Occorre una dettagliata conoscenza della “domanda”, gli esperti ricorrono al sondaggio per
elaborare le strategie. Distinguiamo quattro tipi di sondaggi:
Benchmaking: ricerca che il candidato fa per capire se ha delle chances, in questa categoria è
compreso il sondaggio valoriale, che ha lo scopo di scoprire i temi più sentiti dagli elettori.
Tracking: serie cadenzata di sondaggi, serve a rilevare gli spostamenti degli orientamenti degli
elettori.
Quick-response: sondaggi svolti subito dopo le trasmissioni televisive.
Focus group: permette di costruire un profilo più completo del target.
Terza fase: è la fase tattica, in cui vengono messe a punto le modalità di comunicazione del
prodotto. Viene elaborata la costruzione dell’immagine del candidato, si analizza il suo
posizionamento e si decide il targeting, di solito si punta ai segmenti più critici. In questa fase si
decide di costruire un pacchetto di slogan, la scelta della narrazione e delle argomentazioni. Si
definisce il piano-media, i canali sui quali passerà la comunicazione, i manager valutano su quale
mezzo puntare l’investimento maggiore.
Quarta fase (ultima): è la fase operativa, il momento della discesa in campo del candidato. Iniziare
prima degli altri candidati permette di condurre il gioco, di imporre i temi, di mettere gli avversari
sulla difensiva e di sfuggire alle restrizioni (es. par condicio). La war-room (comitato elettorale)
assume responsabilità e poteri decisionali sull’utilizzo degli strumenti di comunicazione.

3.3 Gli strumenti del marketing politico-elettorale

Le tecniche di marketing si coniugano con la cultura politica di un paese.


Le tecniche tradizionali, sono classificabili in due gruppi: interattive e unidirezionali.
Le tecniche interattive: implicano contatti diretti tra il candidato e i suoi sostenitori, sono: il porta a
porta; le cene; i comitati di sostegno; i comizi in piazza.
Le tecniche unidirezionali: sono per lo più di natura scritta: la stampa a uso dei militanti; la stampa
per la propaganda esterna; il manifesto; i gadget. (es. La lega di Bossi ha sfruttato le gesta
politicamente non corrette per avere pubblicità gratuita).
Le tecniche audiovisive: sono legate al mezzo televisivo, con il suo uso diretto, a pagamento (spot),
gratuito (tribune autogestite) o con il suo uso indiretto, con la partecipazione del candidato a
dibattiti e talk show.
I nuovi media: con il Web 2.0, si sta parlando sempre di più di “autocomunicazione di massa”, in
cui i nuovi media integrano quelli vecchi. Dal loro utilizzo, possiamo illustrare i seguenti benefici:
si affina il microtargeting (precisa personalizzazione del target, che include anche le piccole
variazioni); dialogo interattivo con gli elettori tramite Facebook e Twitter; servono per conoscere le
mosse dell’avversario.
I consulenti politici: sono per lo più protagonisti occulti, rientrano tra esperti e specialisti che
prestano la loro opera professionale dietro compenso, a favore dei politici impegnati nella
conquista di voti. Sono personaggi provenienti dalle agenzie pubblicitarie, dal giornalismo e dai
media (media advisers, spin doctors, campaign managers). In Francia questa figura nasce durante
gli anni ’60, con la Quinta Repubblica, in Italia compare nel 1994.
La consulenza politica è un fenomeno statunitense, nato nel 1934 in California per le elezioni
governative, negli anni ’50 furono assunti dei pubblicitari per preparare i primi spot televisivi. Negli
anni ’70 le campagne diventano sempre più lunghe, complesse e costose.

4 – Strategie di immagine

Macchiavelli diede una definizione di marketing dell’uomo politico: deve fornire un’eccezionale
immagine di se stesso e nei momenti opportuni distrarre il popolo con feste e spettacolo. Le
campagne elettorali odierne sono image compaigns, in cui l’immagine drammaturgica è quella che
colpisce di più. Esiste una duplice immagine:
Immagine proiettata: è il profilo del politico costruito e confezionato per essere diffuso attraverso i
media.
Immagine percepita: è il costrutto mentale soggettivo, influenzato dai messaggi proiettati, la
fotografia che uno ha in testa della realtà. Quella che conta di più è l’immagine di arrivo e non
quella alla partenza. (più voter-driven). Barisone, distingue questa immagine in:
Immagine personale: è l’insieme dei tratti individuali che definiscono la personalità pubblica del
candidato (es. il look, i tic, la sfera familiare).
Immagine politica: contribuisce al posizionamento e si riferisce all’identificazione del candidato
con certe posizioni politiche.
Immagine performativa: è una dimensione valutativa della performance, l’insieme di attributi
politico-personali che permettono al cittadino: valutare se il candidato abbia le carte in regola;
intuire che tipo di leader sarebbe una volta eletto.
L’immagine è un elemento importante nel mercato elettorale, attraverso l’uso di tecniche dell’image
politics l’attore presenta se stesso e ciò che offre, distinguendosi dai concorrenti. L’immagine
presentata durante la campagna è di natura simbolica, un insieme di messaggi che vengono
confezionati in modo accattivante per soddisfare la “domanda”.
L’image management è un imperativo del marketing politico, rinunciare al controllo della propria
immagine equivarrebbe a suicidarsi politicamente. La costruzione dell’immagine è un fattore che
varia da una cultura politica all’altra.

5 – Pubblicità elettorale televisiva

5.1 – Lo spot

Lo spot (pubblicità televisiva) è uno strumento di marketing, il suo locus privilegiato è la


televisione, il quale permette ai politici di diventare celebrità in poco tempo. La pubblicità televisiva
ha la funzione di legittimare e posizionare la figura e il messaggio del candidato.
Lo spot è un comunicato di breve durata (da 15 a 60 secondi), che asserisce ma non discute, mostra
prove in forma di esempi, favorisce la semplicità.
Nel 1952 lo spot ha inaugurato una lunga stagione con la campagna presidenziale di Eisenhower,
per la quale furono preparati 40 filmati in cui il candidato rispondeva ad una serie di domande su
problemi scottanti, poste dai singoli cittadini.
Da allora, l’inventiva e la tecnica dei pubblicitari si sono affinate, al punto che adesso possiamo
suddividerli per tipi:
Spot mezzobusto
Spot negativi (contro i concorrenti)
Spot cinema-verità (momenti della vita reale)
Spot documentario (illustra le cose fatte dal candidato nella politica)
Spot intervista alla gente (sostegno da parte delle persone comuni)
Spot testimonial (personaggi famosi che decantano le qualità del candidato).
Gli spot sono veicolo del linguaggio e delle immagini, il messaggio informativo se presente è
ridotto. I ricercatori sostengono che possa essere una preziosa fonte di informazione per segmenti di
elettorato non raggiunti dall’informazione televisiva e dalla stampa, grazie alla sua collocazione
anche all’interno di programmi di intrattenimento.

5.2 La pubblicità negativa

Nella pubblicità negativa si assiste ad un candidato che attacca gli avversari con spot e manifesti.
Nei dibattiti televisivi, si può assistere talvolta ad attacchi personali e insulti, è infatti legittimo
criticare pubblicamente la condotta di un politico, anche una critica al carattere (il fattore
caratteriale viene ritenuto importante). Ma si tratta di critiche.
La ricerca ha trovato delle caratteristiche che ci possono aiutare a distinguere la pubblicità negativa:
Tono (anche se questo non aiuta a capire le dimensioni emozionali del messaggio)
Drammatizzazione (colori scuri, impianto da horror story).
Un criterio più utile, è quello di vedere se vengono fatti attacchi o accuse irrilevanti o estranee alla
dialettica politica (colpi bassi), gli spot e i manifesti sono messaggi senza contraddittorio.
Si preferisce mettere in cattiva luce i concorrenti piuttosto che spiegare il proprio programma,
questo perché attaccare l’avversario comunque paga, molti elettori possono risultare influenzati
nella decisione di voto. C’è da tenere in considerazione, che gli attacchi violenti possono avere
effetti boomerang e generare quindi compassione, cosa che potrebbe rivoltarsi contro il candidato
autore qualora le accuse si rivelassero infondate.

6 – Impatto delle campagne

Le campagne elettorali sono come macchine da guerra, le quali si servono di strumenti sofisticati
dell’intelligence quali: il profiling, microtargeting e lo storytelling.
Se dei nuovi media si sa ancora poco, la ricerca ha invece stillato un’analisi sugli effetti dei media
tradizionali e ha diviso in quattro punti di vista gli interrogativi che vanno tenuti in considerazione:
Per i professionisti le campagne contano moltissimo, se ben condotte possono decidere la vittoria di
un candidato.
Per la scienza politica tradizionale le campagne non contano, i risultati possono essere previsti sulla
base di numerose variabili. Queste classifiche si sono però indebolite negli anni, oggi i risultati sono
quasi imprevedibili e gli elettori sono sempre più disposti ad esporsi agli stimoli delle campagne.
Per la parte più possibilista della scienza politica tradizionale le campagne contano, ma non per
come sono condotte, i modelli previsionali funzionano perché ci sono le campagne, periodi di
intenso flusso informativo, gli elettori acquisiscono maggiore conoscenza dei problemi.
Per la parte di scienziati politici che seguono un new look, le campagne contano e anche per come
sono condotte, le campagne possono fare la differenza e conta l’abilità di tematizzare e attivare le
variabili predittive.
Per quanto riguarda le campagne con i nuovi media, Towner e Dulio si domandano: se vinca il
candidato con più amici su Facebook; se cresca la partecipazione politica online e offline anche
quando l’accesso a Internet diventa pervasivo; se gli elettori siano in grado di selezionare
l’informazione sostantiva e scartare quella meno affidabile. I due autori prospettano delle direttrici:
Occorre misurare l’effetto dei nuovi media nel complesso della comunicazione
I nuovi media a livello locale rivelano molto sugli aspetti dell’influenza
Fare un confronto tra dinamiche conosciute e nuovi modi di esposizione
La ricerca comparata, ossia il confronto tra sistemi politici, mediali, può aiutare a comprendere il
fenomeno.

Capitolo 8 – I mezzi di informazione

1 – I mass media

Il secondo attore sono i media, sia vecchi che nuovi, che interagiscono come organizzazione (mass
media) o come canali di collegamento interattivo (Facebook) con il sistema politico e con il
cittadino-elettore. I mezzi di informazione hanno preso coscienza del loro ruolo speciale nella
società e nella sfera pubblica.
Per capire quale ruolo svolgano nelle arene politiche, è necessario partire dal loro ruolo nella
società, nella quale gli sono state attribuite funzioni pubbliche importanti, i mezzi di comunicazione
di massa non sono un semplice business, ma svolgono compiti che concorrono al duraturo
progresso di tutta la società.

1.1 – Il ruolo dei mass media nella politica

I poteri e i limiti dei media statunitensi sono stati oggetti di esportazione, i quali affondano le loro
radici in quattro concezioni teoriche che hanno segnato la storia dei rapporti tra mezzi di
comunicazione di massa e le istituzioni politiche.
Teoria libertaria (o della libera stampa): un nuovo ordine sociale poteva nascere soltanto se
venivano a cadere i vincoli innaturali (le censure) imposti dall’autorità. Bill of Rights e il primo
emendamento della Costituzione, assicurano le condizioni per una piena democrazia.
Teoria del mercato delle idee (teoria liberista): le idee possono essere trattate alla stregua di merci,
vendute e comprate in un mercato aperto. Questa posizione ha trovato fondamento nel “giornalismo
giallo”.
Il giornalismo impegnato, un tipo di giornalismo che faceva impegno civico contro la crescita dei
monopoli capitalistici e la corruzione. Il muckraking, ossia caccia agli scandali politici.
Teoria della responsabilità sociale: criteri a cui una stampa responsabile deve attenersi: fornire un
resoconto completo, fedele e intelligente degli avvenimenti quotidiani, in modo da rendere possibile
la comprensione; fungere da tribuna per lo scambio di opinioni e critiche; fare da veicolo
dell’opinione pubblica; rappresentare la complessità della realtà sociale.
Tra i risultati della riflessione scientifica, è di interesse il ruolo dei media nell’arena politica, le cui
principali funzioni sono:
La presentazione di un’informazione oggettiva, con trattamento imparziale e meno prevenuto della
politica.
L’interpretazione della notizia per aiutare i cittadini meno esperti a comprendere l’importanza delle
informazioni (advocacy journalism, un’informazione che aiuta il cittadino ad essere informato.
La rappresentanza dei diritti dei cittadini davanti alle istituzioni pubbliche, è il ruolo del
giornalismo watchdog, la stampa viene vista come portavoce.
La mobilitazione nell’arena politica, stimolando l’interesse e l’impegno civico.
L’intervento diretto nel dibattito politico tematizzando le issues più scottanti e influenzando le
politiche del governo
La resistenza dei tentativi a limitare l’interdipendenza.
Fare profitti per tenere i conti economici in pareggio.
Purtroppo, queste funzioni trovano ostacoli nella realizzazione, quali:
La necessità a scendere a compromessi, tra i principi di indipendenza e l’obiettivo di seguire i gusti
del pubblico.
Il far parte di una élite che esclude il pubblico dalla circolazione dell’informazione sostantiva.
Il fatto che non tutti i cittadini siano interessati alla politica, rende l’informazione dei media
vulnerabile: una dura competizione tra informazioni ben più appetibili e scendere a compromessi
con l’esigenza di spettacolarizzare.
Seppur la libertà dei media sia garantita dalle leggi e dalla Costituzione, sono obbligati a rispondere
alle forze dominanti.
La scuola di Birmingham dei Cultural studies, respinge l’idea che i media debbano presentare
apertamente un’ideologia o controllare i suoi comunicatori per perpetuare lo status quo, il quale
proviene da un’influenza culturale pubblica, che gli consente di illudersi di fare informazione in
modo obiettivo e neutrale. Inoltre, i moderni media consentono l’emergere di un foro pubblico.
L’interpretazione è inficiata dal bias occidentale, una distorsione culturale che è legittimata dalla
teoria della democrazia pluralistica ma che trova scarsa corrispondenza nei comportamenti dei
media nel mondo (regimi politici con democrazia incompleta).

1.2 – La stampa

Il giornale è il più antico strumento di informazione politica, da quando la stampa ha acquistato


libertà e indipendenza è diventata un attore importante. Ha ruoli diversi in paesi diversi, anche se i
paesi culturalmente egemoni vengono imitati come standard di riferimento. La stampa è stata più
faziosa nei paesi europei, stampa e televisione sono state regolamentate dentro lo schema del
servizio pubblico e obbligate a riflettere la diversità culturale e politica. La carta stampata è regolata
unicamente dalle rigide leggi del mercato e da quelle più volatili dell’adesione politica e ideologica.
Esistono due tipi di stampa:
Giornali di qualità: riflettono le opinioni e le posizioni delle élite culturali e politiche.
Tabloid: giornali popolari, non hanno ambizioni culturali e non riflettono opinioni e orientamenti
politici. Seguono le tendenze e i gusti del pubblico e perseguono obiettivi esclusivamente
commerciali. Fanno tipo di informazione sensazionalistica.
La stampa d’élite cerca un rapporto privilegiato con l’establisment politico, ma questo non significa
che i tabloid non abbiano impatto sulla politica.

1.3 – La televisione

La televisione è all’origine di molti cambiamenti e alcuni sconvolgimenti sistemici, culturali e


politici, essa è:
co-protagonista insieme ai grandi attori
testimone di drammi spaventosi
agente di grandi e piccoli cambiamenti
Tale centralità deriva anche dalla sua telecronaca di diversi eventi: i dibattiti Kennedy-Nixon,
l’incoronazione della regina Elisabetta, i funerali di Lady Diana e la tragedia dell’11 Settembre.
La televisione è simbolo di modernizzazione, ha cambiato profondamente la politica e la leadership
politica, al punto che la sua invenzione è stata una pietra miliare. Grazie a lei la competizione viene
giocata in modo differente, inoltre la grammatica del mezzo televisivo ha condizionato il
funzionamento della politica.
Riveste un ruolo importante grazie anche alla sua funzione di fonte primaria di informazione, la
maggior parte delle persone trae le sue conoscenze politiche proprio da questo mezzo. Da qualche
tempo sta subendo una mutilazione genetica: è diventata a colori, una potente industria
dell’immaginario e ha creato l’informazione ventiquattr’ore su ventiquattro. La vera mutazione sta
nell’introduzione della tecnologia digitale televisiva, che la sposta nell’area dei nuovi media. Uno
dei cambiamenti è stato la moltiplicazione dei canali e la moltiplicazione dei contenuti. Si sta
trasformando in uno strumento interattivo, il destinatario può diventare esso stesso emittente. Gli
effetti della televisione digitale:
la frammentazione dei canali ha portato alla frammentazione del potere della televisione generalista.
I politici faticano a conquistare visibilità per la difficoltà di usare molti canali.
Il pubblico di massa è a sua volta frammentato in nicchie sempre più mutevoli.
I pubblici di nicchia sono difficilmente raggiungibili dai messaggi politici.
La televisione frammentata sta perdendo la sua funzione di “main source”.

2 – I nuovi media

Nuovi media -> un insieme eterogeneo di mezzi di comunicazione: Internet, televisione via satellite,
pay-tv, citizen journalism e i social network. Con la nascita del World Wide Web, si è sempre più
entusiasti in quanto viene percepito come strumento per una democrazia diretta, gli scettici vedono
invece nel mezzo una tecnologia per controllare i profili e le comunicazioni. È in corso un processo
di web-izzazione.

2.1 – Internet e Web 2.0

Internet significa comunicazione interattiva, la quale offre la possibilità di inviare messaggi a many-
to-many e raggiungere anche le masse critiche che possono assumere un peso rilevante nell’arena
politica. È possibile raggiungere un pubblico a livello globale.
La comunicazione di massa si presta ad essere concentrazione della proprietà dei mezzi e a essere
regolata dal potere politico (es. BBC inglese e lottizzazione italiana). Con Internet il controllo da
parte di governi è più difficile e comunque facilmente eludibile, questo ha dato il via ad esperimenti
di libertà assoluta sul web, da Wikileaks alla costituzione di Piratenpartei.
Effetti del Web 2.0:
Lo sviluppo di una intelligenza collettiva, punti di vista offerti dai cittadini.
La condivisione e diffusione di diversi tipi di dati, la possibilità di contestare e rovesciare i
contenuti originali, dà il potere ai cittadini di controllare ciò che gli altri politici mettono in
circolazione.
La trasformazione del concetto di partecipazione politica, valorizzando le reti relazionali personali.
La disintermediazione della comunicazione e partecipazione politica (riduzione dei costi).
Gli studiosi si chiedono se la nascita del web comporti uno spiazzamento o una riconfigurazione
ambientale, da un lato rimette in gioco il potere di gatekeeping e interdizione, dall’altro spinge i
politici ad adottare strategie cross-mediali per difendersi da ostilità improvvise.
Il Web 2.0 ha dei lati oscuri, i movimenti antisistema e anticorruzione se ne servono nella battaglia
per difendere la democrazia. Lo scontro tra chi li usa a fini nobili e chi per obiettivi meno nobili è a
somma zero. Ulteriore rischio, è che Internet si presti ad operazioni di tipo populistico, dove le
persone guidate da operazioni top-down si illudono di avere forza e influenza. Altro rischio, è che
Internet (sesto potere) rimanga paradossalmente disconnesso dai circoli dove si prendono decisioni
politiche importanti e che venga ignorato.
3 – L’informazione politica

I processi di mediatizzazione hanno avuto un potente propulsore nell’azione dei media informativi
che hanno direttamente o indirettamente influenzato le modalità espressive della politica e delle
campagne elettorali. Il momento di pubblicizzazione del messaggio è ineludibile per i comunicatori
politici, lo sconosciuto candidato locale può benissimo diffondere il suo verbo nei mercati o negli
incontri, ma i partiti che cercano visibilità nazionale hanno necessità di un palcoscenico. Questo si
esprime nella copertura degli eventi della politica (es. telegiornali, talk show).

3.1 – I media e la costruzione della realtà

I media hanno la capacità di strutturare il sistema dei significati, su questo si fonda la prospettiva
della “costruzione della realtà”, si rifà agli approcci della Scuola di Chicago e all’interazionismo
simbolico di Mead e Blumer, la capacità di framing.
La riflessione scientifica ha elaborato tre categorie per chiarire il concetto di realtà politica:
Realtà oggettiva: gli eventi, le persone, le azioni
Realtà soggettiva: la stessa realtà, ma come viene percepita dagli elettori
Realtà costruita: gli eventi che diventano visibili e assumono senso solo se coperti dai media.
La realtà costruita è il prodotto dell’attenzione e dell’elaborazione da parte dei media della realtà
oggettiva, va considerato che chi dà la notizia non può essere solo veicolo di fatti oggettivi. La
notizia serve a concretizzare certe definizioni di persone, eventi e situazioni.
La copertura mediale comporta anche una “reificazione mediale”, attraverso i seguenti meccanismi:
Framing: l’incornicciamento narrativo degli eventi politici
Agenda building: la tematizzazione di issues, sui quali i partiti sono portati a dibattere
Visibilità: conferita a personaggi e che li trasforma in celebrità politiche.
Che cosa muova i media? Le risposte a questo quesito seguono due direzioni: a) i media creano la
realtà politica, per il solo fatto di darle attenzione e renderla leggibile; b) i media prendono in carico
una realtà politica e la rivestono di caratteristiche.
È il problema del bias che crea una distorsione, spiegabile in termini di: a) criteri organizzativi
(distorsione involontaria); b) produzione della notizia secondo criteri di valore (distorsione
intenzionale).
Tipi di distorsione:
Distorsione strutturale: prevale sulla distorsione politica nel prodotto informativo. È la distorsione
della situazione della notizia, la qualità della storia raccontata con certi dettagli e certe informazioni.
Distorsione produttiva: si oppone a quella valutativa, è indotta dagli imperativi del mercato e dalla
necessità di produrre un’informazione che attiri.

4 – Generi di informazione elettorale

La copertura giornalistica presenta generi e formati diversi. La stampa ha in teoria una copertura
molto più ampia e completa, nei quotidiani c’è sufficiente spazio per le analisi. I media elettronici
danno una copertura più immediata e meno riflessiva, ma sacrifica la complessità delle ragioni per
far acquisire all’elettorato una qualche conoscenza.

4.1 – I generi dell’informazione televisiva


Il palcoscenico principale per la politica è la televisione generalista, la sua diffusione e la forza delle
immagini rappresentano dei punti di forza. I generi televisivi sono abbastanza omogenei a quelli
americani, si possono riassumere in:
Telegiornali: sede naturale dell’informazione quotidiana, le notizie politiche possono essere inserite
in mezzo alle altre oppure occupare uno spazio specifico. La compressione delle notizie è
all’origine dei sound-bites. La copertura informativa è oggetto di attento scrutinio, i telegiornali
sospettati di partigianeria generano polemiche. Non mancano casi di proibizione ai canali di dare
notizia di avvenimenti elettorali. In Italia, la par condicio garantisce tempi delle notizie divisi
equamente.
Interviste: lo schema tipico della domanda-risposta. Essendo l’intervista un’esclusiva è molto
ricercata dai mezzi di informazione per l’eco che avrà negli altri media concorrenti. Svolge le
funzioni di dare visibilità ai candidati, rilanciare personaggi tenuti ai margini o riottenere lo spazio
che i sound-bites penalizzano. Fornisce il meglio dell’informazione, in quanto per i leader
rappresenta assicurata visibilità e pubblicità gratuita, ma può comunque presentare dei rischi:
sembrare bruschi, poco informati oppure ottusi. Il rischio di fornire una statistica inesatta è dietro
l’angolo.
Conferenza stampa: genere misto pubblicitario-informativo che possiede un notevole grado di
spettacolarità, la convocano i politici e viene preparata dagli spin doctors, al fine di creare un evento
notiziabile per via della cospicua presenza di giornalisti. Il rischio è rappresentato dal momento
dell’interrogazione, che può rivelarsi critico.
Dibattiti: i famosi dibattiti del 1960 tra Kennedy e Nixon. Il formato del dibattito ha delle varianti,
ad esempio quello americano è una super conferenza stampa in cui non c’è un reale scontro e i
candidati si limitano a rispondere separatamente. Gli spin doctors li preparano in modo da evitare
situazioni sfavorevoli o rischiose trappole dei giornalisti. Ogni dettaglio è studiato e sono i
giornalisti a condurre il gioco.
I dibattiti europei hanno un formato più fluido, ad esempio in Francia i candidati si fronteggiano sul
palco e non hanno tempi rigidi di risposta, ne risulta una maggiore immediatezza e genuinità, sono
particolarmente avvincenti. Il dibattito è comune nei sistemi elettorali dove vi è l’elezione diretta
del presidente e del premier.
Il caso “Tribune”, con la nascita della televisione commerciale e l’introduzione del maggioritario, il
dibattito a due è diventato un genere televisivo capace di appassionare (es. Berlusconi che si rifiuta
di incontrare gli avversari).
Talk show: genere nato negli Stati Uniti, deve il suo successo alla semplicità della formula che
coniuga l’informazione all’intrattenimento e alla partecipazione diretta e attiva del pubblico. Rientra
nel macrogenere dell’infotainment e trova un propizio utilizzo della copertura spettacolarizzante
(es. In Italia, vi sono programmi come Porta a Porta e il Maurizio Costanzo Show).

4.2 – Nuovi media e informazione elettorale

La rapida diffusione di Internet sta rivoluzionando il mondo dell’informazione giornalistica, tutte le


testate dei giornali hanno creato un loro portale online, dove è possibile seguire avvenimenti in
diretta (es. exit poll). I giornali elettronici sono diventati una risorsa.
L’informazione può anche essere prodotta da soggetti che non appartengono al mondo giornalistico,
questo è il caso del citizen journalism.

5 – I contenuti della copertura informativa

È predominante la tendenza a privilegiare gli aspetti agonistici, scandalistici e spettacolari delle


campagne elettorali. I contenuti sono storie sui personaggi che richiedono dosi massicce di “horse
race” per mantenere alti gli indici di ascolto. Temi, immagini e strategie sono ciò che caratterizzano
le differenze sulla scena internazionale.

5.1 – Temi e problemi

Il termine “issues” viene usato per indicare gli argomenti e le tematiche attorno alle quali si
sviluppa il dibattito politico. Le trasformazioni delle campagne elettorali in campagne mediatiche
conferisce alle issues la natura di entità mediatiche.
Le issues sono risorse politiche, oggetto della lotta fra competitors e oggetto di scambio tra il
sistema dei media e della politica per il controllo dell’agenda. La tematizzazione è il risultato della
negoziazione tra i due attori per definire la paternità, il significato e la centralità delle issues. Dal
punto di vista della titolarità (origine), distinguiamo:
Issues pure: temi legati a eventi spontanei, non prodotti (es. fatti di cronaca) che superano la soglia
della notiziabilità.
Issues riflesse: create da partiti e candidati per convogliare l’attenzione dei media informativi, il
sistema dei media è subalterno al sistema politico (es. messe in scena).
Issues indotte: i temi che gli attori dell’informazione individuano, selezionano e pongono al centro
del dibattito pubblico, spingendo le forze politiche a prendere posizione.
Dal punto di vista del significato, troviamo:
Political issues: i temi riguardanti la sfera più astratta del confronto politico-elettorale (es. visioni
ideologiche, logiche di schieramento), la negoziazione della disponibilità all’alleanza.
Policy issues: i temi relative alle politiche governative, amministrative e legislative, ma anche i
problemi concreti rispetto ai quali i politici esprimono le proprie posizioni e le proprie soluzioni.
Personal issues: riguardano la vita e l’attività degli esponenti politici, sotto il profilo strettamente
privato. È la categoria che intercetta la dimensione personale ed è sottesa all’azione di
spettacolarizzazione.
Campaign issues: riguardano gli aspetti relativi alle dimensioni strategiche e organizzative delle
campagne elettorali (es. la candidatura, i sondaggi e le previsioni elettorali) i media li coprono se
hanno dignità di notizia, quali le gaffe.
Lo studio sincronico (all’interno di una singola campagna) e lo studio diacronico (confronto tra più
campagne) permettono di far luce sui rapporti e gli equilibri del potere di agenda.
Patterson sostiene che il processo di mediatizzazione negli Stati Uniti abbia superato i confini tra
informazione e azione politica, un indicatore dell’invasione di campo da parte dei media è il tasso di
contenuti della copertura informativa delle issues che attengono alle dimensioni agonistiche della
campagna (campaign controversies).
I media hanno fatto crescere la visibilità su delle issues, a discapito di altre che dovrebbero essere al
centro della trattazione. La ricerca italiana ha studiato la copertura informativa delle campagne
elettorali dagli anni ’80 in poi, per dimostrare la crescente influenza dei media logic, la maggiore
spettacolarizzazione e personalizzazione. C’è un forte balzo nella trattazione delle policy issues,
interessante cambiamento nella stessa applicazione della media logic. Tuttavia, non sembra una
tendenza stabile.

5.2 – I sondaggi preelettorali dei media

La copertura informativa durante le campagne elettorali implica anche una marcata attenzione alle
dimensioni tattiche e strategiche, in questa categoria rientra il sondaggio.
Il sondaggio nasce negli anni ’30 dall’unione delle previsioni sociopolitiche e il giornalismo, al
punto che si sono sviluppati intensi rapporti tra media e sondaggisti.
I news media tendono a trattare il sondaggio come un evento-notizia, tendenza dei media a ricorrere
a pseudo-eventi. Tre elementi hanno fatto la fortuna dei sondaggi: la natura semplificatrice; la
capacità di fornire classifiche e graduatorie, in chiave di narrazione di gare sportive; il monitoraggio
continuo, assicura ai media una fornitura incessante di materiale.
La pubblicazione dei sondaggi commissionati dai media rappresenta un tipo di informazione temuta
dai politici, si teme possano creare effetti bandwagon nell’opinione pubblica, ossia lo spostamento
di voti sul candidato che appare vincente. I sondaggi possono però diventare uno strumento di
manipolazione, per questo molti paesi hanno regolamentato la pubblicazione dei sondaggi.
Nell’epoca di Internet, il sondaggio può essere messo pubblico tramite i social network che non
sono oggetto di restrizioni.

6 – Infotainment e politica

In molti paesi si registra una resistenza all’informazione politica da parte del pubblico, l’industria
ha quindi necessità di escogitare strategie narrative per rendere più appetibile l’azione politica. I
media adorano il sensazionalismo e le storie imprevedibili, più un politico corrisponde a un frame di
celebrità più è facile farlo rientrare nell’infotainment.
L’industria dei media inizia a guardare all’arena politica con calcolo commerciale, con quattro
conseguenze:
La copertura giornalistica viene posta sotto osservazione dalle istituzioni mediali e sollecitata a
rispondere agli imperativi commerciali.
L’approccio sacerdotale non è adatto, la politica si deve conquistare un posto nella programmazione
con altre offerte più appetibili.
L’approccio dell’infotainment è vincente.
Le regole del giornalismo vengono sconvolte dall’esigenza di fare audience, la preferenza va verso
gli aspetti scandalistici.
Attraverso l’infotainment, come la musica e il cinema, la politica viene presentata in modi
interessanti e riesce a farla sentire vicina alla gente. Tre tipi di infotainment:
Infotainment 1.0: tipico dei programmi televisivi, prevalgono i temi scandalistici e sensazionalistici.
La politica e i suoi personaggi hanno una copertura che sollecita sentimenti più che riflessioni.
Infotainment 2.0: la strategia discorsiva dall’informazione, l’equivalente dei tabloid. Sono spesso
spettacolo per via dell’utilizzo di stili aggressivi che sfociano nel litigio tra gli ospiti. La chiave è
emotiva e passionale (es. Ballarò, Porta a porta).
Infotainment 3.0: l’intrattenimento si traveste da informazione, le notizie assumono i ritmi del
varietà, comici e cabarettisti fanno satira politica, un surrogato dall’inchiesta di denuncia (es. la
copertina di Crozza).
Queste tipologie di infotainment si accompagnano a varie forme di politainment, quando la politica
e i politici fanno spettacolo. Nasce così la pop politica, l’incontro tra la sfera dell’impegno e quella
dell’intrattenimento, significa che fatti e personaggi, storie e parole, che appartengono al territorio
della politica diventano realtà familiari e oggetti di curiosità, fonti di divertimento che appartengono
al mondo dello spettacolo.

Capitolo 9 – Il cittadino-elettore

1 – Il terzo attore della comunicazione politica

Il cittadino-elettore occupa un posto centrale nella visione liberale della democrazia, è il perno
attorno a cui ruotano e si sviluppano le azioni e le intenzioni dei soggetti politici e dei professionisti
dei media. IL cittadino-elettore fa sentire la sua voce creando gruppi e associazioni, tutte le sue
rappresentazioni sono collettive: cittadinanza, opinione pubblica ed elettorato. È un’identità
collettiva di tipo macro.
Il concetto di cittadinanza, con la diffusione dei nuovi media, si profila un cambiamento del
significato di sfera pubblica e cittadinanza. Distinguiamo tra:
Cittadinanza ricevuta: è quella formale che si ottiene con i diritti di cittadino di partecipare alla vita
sociale e politica.
Cittadinanza conseguita: richiama al fatto che la cittadinanza è un progetto non ancora compiuto,
l’idea del cittadino informato, consapevole dei propri diritti e la cui partecipazione alla vita politica
può essere decisiva.
Altra distinzione importante va fatta con:
Impegno: uno stato soggettivo, precondizione della partecipazione, si concretizza attraverso
l’azione civica, alcune hanno obiettivi politici e altre possono avere effetti non democratici.

2 – Cittadini e opinione pubblica

L’opinione pubblica è una forma di partecipazione invisibile, il pubblico è interessato e informato


sulla politica ma non si attiva in maniera continuativa.
C’è chi sostiene che l’opinione pubblica sia un costrutto mentale e dall’altra coloro che valorizzano
l’importanza delle dinamiche dell’opinione nella società e nella politica.
In realtà, l’opinione pubblica non esiste nella realtà, non ha le caratteristiche di un gruppo
organizzato, ma essendo ritenuta reale è reale nelle sue conseguenze. I leader politici si affidano
all’opinione pubblica per fare fortuna o ne riconoscono la causa delle proprie disgrazie.
Wolton sostiene che l’opinione pubblica sia una forma temporanea e imperfetta dell’elettorato,
mentre per Entman e Herbst l’opinione pubblica è una creazione immaginifica che si riferisce a vari
fenomeni, quali il framing e la selezione. Viene spesso accostata alla fiction: l’opinione pubblica è
generata da una sorta di pubblico immaginario, viene data una rappresentazione simbolica delle
azioni sociali attraverso i media. La formazione del nuovo pubblico è una funzione dei mass media.

2.1 – Opinione pubblica e comunicazione

La realtà dell’opinione pubblica viene accettata come variabile cruciale della politica.
La comunicazione è un fattore primario della formazione, della esplicitazione e della pubblicazione
dell’opinione pubblica.
Vanno fatte alcune distinzioni:
L’opinione pubblica può essere vista sotto l’aspetto di un fenomeno individuale in termini di
comportamento collettivo, essa è un aggregato di opinioni di un segmento di popolazione. Le
opinioni sono di natura cognitiva e sono le risposte a un problema o a una domanda, legate a fattori
situazionali di breve durata. Una serie di fattori:
Schemi: strutture cognitive che conservano e organizzano l’informazione su un determinato evento
o concetto, condizionando la valutazione di nuovi stimoli informativi
Valori: credenze di natura valutativa e prescrittiva, per giudicare la desiderabilità o meno di
situazioni
Identificazione di gruppo: guidano la costruzione del concetto di sé, dell’identità personale.
Quando i media presentano al soggetto stimoli informativi, gli schemi, i valori e le visioni condivise
con gli altri si attivano per dare forma a una posizione mentale. Le opinioni si formano secondo
queste modalità:
La gente reagisce agli stimoli
I cittadini non mantengono visioni rigide, ma elaborano i loro schemi quando incontrano una nuova
issue
Le persone si appoggiano alle idee che sono in cime alla lista dei loro pensieri.
Finché le opinioni rimangono un fatto personale, il loro valore è zero, ma il momento più
importante è quello dell’esternazione perché l’opinione diventa merce pregiata per lo scambio
politico. Lo spostamento di focus sull’opinione come un comportamento collettivo, Santori
considera solo quelle opinioni che assumono una qualche rilevanza politica, che ci coinvolgono
come privati e come cittadini. Definisce l’opinione pubblica come un pubblico, i cui stati mentali
diffusi interagiscono con flussi di informazione sullo stato della cosa pubblica. Viene vista alla
stessa stregua di comportamento di un pubblico, definito come gruppo temporaneo, dalla struttura
fluida perché legato alle issues.
Troviamo qui sotto le sue manifestazioni:
Pubblico generale: è la popolazione prese in considerazione dai pollsters, viene definita come mass
opinion e corrisponde alla somma delle opinioni degli individui di quella popolazione. È la volontà
di tutti, è composta dal tipico pubblico non informato ed esposto all’azione plasmante dei media.
Pubblico attento: sono i cittadini veramente informati, minoranza qualificate, la cui opinione legata
a una issue ben precisa acquista un particolare valore
Pubblico attivo: partecipano di persona ai dibattiti pubblici e alla vita politica, si tratta di una
ristretta élite, meno esposta all’influenza dei media e in possesso di opinioni forti e ben radicate
Pubblico degli elettori: è il pubblico più sondato, l’opinione viene rilevata in forma di intenzioni o
preferenze
Opinione pubblica latente: la forma più importante, si nasconde sotto l’opinione effimera e
superficiale rilevata dai sondaggi di massa, ed è messa in relazione alla capacità di certi leader di
“sentirla”.
Maggioranza percepita: è il tipo di opinione che si identifica con le proiezioni dei news media,
quella realtà virtuale che si esprime con formule quali: “gli italiani sono a favore di…”. Si tratta di
una presunzione di opinione, che viene percepita come esistente ma che in realtà è costruita.

3 – L’ambiente comunicativo

Il cittadino è raggiunto da una notevole quantità di stimoli, ai quali reagisce sia attivamente sia
passivamente.

3.1 – Gli stimoli mediali

Alcuni tipi di comunicazione, su certi tipi di argomenti portati all’attenzione di alcuni tipi di
persone e in determinate circostanze, producono un qualche tipo di influenza.
Oggi con la frammentazione dei canali di informazione, si assiste anche alla frammentazione del
consumo mediale, ciò costringe gli studiosi a rivedere il modello centripeto della comunicazione
(un pubblico di massa che si espone a pochi e omogenei contenuti politici).
La tendenza è verso il modello centrifugo, molti comunicatori usano molti mezzi per rivolgersi a
molti target, i quali partecipano a loro volta alla produzione e diffusione di contenuti politici. I
media si possono considerare sotto tre diversi profili:
a) Fonti di conoscenza e di informazioni politiche: non tutti i media hanno la stessa capacità di
influenza, la preponderanza della comunicazione televisiva è presente in contesti dove non vi è un
consumo della stampa. La stampa rimane il mezzo di informazione preferito dalle élite.
Cyberpolitica, offre opzioni di accesso alternative alle informazioni dei media mainstream.
L’indispensabilità per il cittadino di oggi dei media di conoscenza della realtà politica. I media
possono essere:
Iniziatori: del processo di conoscenza individuale, quando i media danno notizia di un evento.
Fattori intervenienti: le informazioni prodotte dai media sono usate come riferimenti o vengono
accolte come input.
Fattori di potenziamento o distorsione: i media contribuiscono a rendere più attraente la campagna
di un candidato o a filtrarne i messaggi con una copertura informativa ostile.
b) Fornitori di frames della realtà politica: i cittadini hanno un accesso limitato al sistema politico,
per questo devono fare affidamento ai mezzi di informazione, il quale li espone ad una realtà
politica costruita dai frames. Il newsmaking consiste nella realtà mediata che viene fabbricata. Uno
dei processi più noti è il framing, dove il frame è un’idea organizzatrice o una linea espositiva
conduttrice che fornisce senso. Mentre il framing è il processo mediante il quale si selezionano
alcuni aspetti della realtà percepita, gli si dà importanza in un determinato contenuto informativo, in
modo da evidenziarne un particolare problema e proporre una soluzione. La strutturazione del senso
del framing è usata nella teoria del prospetto, è il modo con cui i media prospettano le probabili
soluzioni a un determinato problema condiziona la decisione del soggetto. I vari momenti del
processo di framing, di cui ipotizziamo una circolarità delle influenze. Le fonti costruiscono (frame
building) i frames che ne riflettono l’ideologia, il cui risultato sono i media frames, ossia le notizie
confezionate secondo gli schemi narrativi delle fonti, per poi essere trasmessi al pubblico (frame
setting). Gli audience frames, i contenuti incorniciati ricevuti dal pubblico, vengono rielaborati nella
sfera cognitiva (individual framing effects), questi effetti sono il cambiamento di opinione su un
tema, un’azione di feedback dei frames. I frames sono il risultato di stimoli mediali, ma sono
esclusivamente unidirezionali.
c) Strumenti di persuasione: la psicologia applicata ha studiato le tecniche della comunicazione
efficace, mettendo in evidenza il peso delle caratteristiche della fonte e del suo messaggio nei
processi di persuasione. Variabili principali:
Le variabili relative alla fonte: in relazione alla fonte mediale, si dividono in credibilità e attrattività.
Credibilità: la televisione è una fonte di informazione che sembra godere di credibilità un po’
dappertutto, viene ritenuta più credibile di quella della stampa, a questa credibilità hanno
contribuito anche figure prestigiose del giornalismo televisivo. È da notare la disponibilità
dell’elettore a esporsi a messaggi politico-elettorali, il favore accordato è direttamente
proporzionale al grado di credibilità a essi attribuito.
Attrattività: è importante puntare sull’attrattività della propria offerta, nella speranza di innescare
meccanismi di fidelizzazione di segmenti del pubblico economicamente remunerativi. Ciò spiega la
tendenza verso la televisione tematica via etere e nella carta stampata si va verso una
specializzazione sempre più spinta. Questo dimostra che il legame di dipendenza tra emittenti e
riceventi non è stato annullato. Il problema di conquistare il pubblico rimane, le strategie devono
essere aggiornate. I media restano fonti di informazione e conoscenza politica.
Le variabili relative al messaggio: si tratta di aspetti ausiliari, studiati dagli psicologi sperimentali:
market research, pubblicità e propaganda ideologica. Credibilità e attrattività sono legate al
contenuto, analogamente l’efficacia della fonte è condizionata dagli aspetti formali e dallo stile del
messaggio. Questi aspetti sono: salienza dei contenuti, intensità e frequenza dell’emissione, la
differenziazione del messaggio, l’unilateralità/dialetticità e l’ordine di presentazione.
Salienza: è il grado di importanza che ha una storia per un individuo. Tra i metodi che i media
usano per assicurarsi la salienza: a) scoprire gli interessi, i gusti e le tendenze del pubblico; b)
rispondere alla sensibilità del pubblico con un prodotto adatto; c) creare nuova salienza, con una
copertura speciale di eventi attraverso la tematizzazione rifacendosi al framing.
Intensità e ripetizione: la copertura costante su un tema, può indurre il pubblico a ritenerlo
importante per la società, si tratta del noto effetto dell’agenda setting. Per superare il disinteresse
generale, bisogna insistere per lungo tempo mostrando sempre nuovi dettagli. La ripetizione
prevede la reiterazione di messaggi all’interno di una strategia comunicativa, il primo risultato è
quello della “familiarizzazione del messaggio”, importante per convincere il destinatario della bontà
di un prodotto.
Differenziazione: riguarda sia i contenuti sia il confezionamento. È una tecnica dei mercati
concorrenziali, in cui si cerca di conquistare una nicchia di consumatori attraverso la
differenziazione dei prodotti. È degna di nota la “vividezza” dei contenuti: interessante a livello
emozionale; concreta e capace di suscitare immagini; vicina dal punto di vista sensoriale, temporale
e spaziale.
Qui sotto troviamo le variabili relative al messaggio, con una forza interna del messaggio (inerenti
alla struttura logica e argomentativa.
Uniteralità/dialetticità: sulla questione se il messaggio sia più efficace nella sua uniterialità, ossia
presentato senza contraddittorio, oppure dialetticità gli studiosi hanno pareri contrastanti. Un
messaggio persuasivo si basa solo su argomentazioni a favore della posizione espressa, ignorando le
argomentazioni contro. Ricordare le obiezioni possibili diminuisce l’impatto del messaggio, il
messaggio in forma bilaterale può rafforzare la resistenza del soggetto a successivi tentativi di fargli
cambiare di nuovo idea.
La questione del contraddittorio tocca un punto caldo del dibattito sulle regole della democrazia,
intorno al pluralismo dei canali di informazione. Diminuendo il numero delle fonti, ne soffre la
qualità dell’offerta formativa e viene ostacolata la libera circolazione delle idee. La comunicazione
via Internet è in grado di contenerne i rischi.
Ordine di presentazione: sono state elaborate “la legge della primacy” e “la legge della recency”,
l’informazione presentata per prima ha un impatto più grande sul ricevente e l’ultima più recente
facilita la memorizzazione.

3.2 – L’interazione sociale

I mass media non hanno il monopolio dell’informazione, ma devono dividersi il campo con un’altra
fonte: la comunicazione interpersonale, ossia le persone parlano tra di loro.
Teoria del “two-step flow of communication”: la comunicazione interpersonale è una fonte di
importante conoscenza della realtà politica, condivide con i media un forte potere di influenza sulla
costruzione dei quadri cognitivi e dei convincimenti che a loro volta influenzano le scelte politiche
dei cittadini-elettori. Tre livelli di influenza:
Influenza diadica: l’influenza tra due persone, un meccanismo di leadership di opinione, ossia di
trasmissione di conoscenze da un individuo ad un altro che ha maggiori competenze. È ragionevole
supporre che l’influenza del leader d’opinione sia più forte di quella dei media quando c’è una
discordanza sui contenuti presentati dalle due fonti.
Influenza all’interno di un gruppo: il gruppo fornisce all’individuo una rete di relazioni, un punto di
ancoraggio per le proprie opinioni e un’identità sociale. Nel gruppo vigono regole e gerarchie, che
inducono il membro a conformare la propria visione della politica a quella prevalente nel gruppo. Il
grado di coesione e omogeneità aumenta la forza di influenza del gruppo, la discussione che
avviene in gruppi coesi spinge verso il rafforzamento di atteggiamenti e l’esposizione alla
discussione politica. In caso di scarsa omogeneità, questa rischia di minacciare la tenuta delle
proprie convinzioni politiche.
Influenza di opinione sull’individuo: teoria della spirale del silenzio, gli individui per non sentirsi
isolati nella società, si conformano alle opinioni e alle posizioni dominanti. Il clima di opinione
interpersonale nasce dalle interazioni quotidiane.
I giovani sono più coinvolti nella politica grazie ai social network, in ambiti privi di mediazione,
dove il Web 2.0 fornisce una “socialità reticolare” come forma dominante di legame. Un esempio, è
la partecipazione leggera online.
Anche lo scambio di opinioni e discussioni tra persone, creano frames interpretativi.
La comunicazione interpersonale può essere considerato come uno scambio oppure come una
competizione tra frames, può finire con il prevalere del frame vincente ma anche in parità, dove
ognuno resta della propria opinione. Viene rivalutato il ruolo della chiacchierata, smentendo così
l’idea che alla gente comune non interessi della politica, ma anzi è stato rilevato un grado di
consapevolezza.
La chiacchierata incarna la potenzialità di diventare civica, di generare il politico, lo stato delle
persone cambia da private a quello di cittadini.

4 – La problematica degli effetti

Per riflettere sugli effetti della comunicazione di massa sul pubblico degli elettori, non seguiamo un
approccio meccanico, evitiamo di spezzettare un processo complesso, poiché c’è esigenza di una
visione d’insieme.
Il comportamento politico come risultante probabile di un insieme di influenze mediali e non
mediali, in cui giocano un ruolo cruciale di filtro e di rinformazione di quelle influenze le
caratteristiche psicosociali dell’individuo, generalmente in un quadro temporale di medio-lungo
periodo. (concetto di cumulatività)

4.1 – Le tappe della ricerca e della teoria

A proposito del potere dei media, le prime indagini furono finanziate dall’industria stessa, con un
approccio di tipo “micro”. Il più famoso istituto di ricerca, il Bureau of Applied Social Research
della Columbia University, partì dalla conoscenza accumulata dei ricercatori e negli anni ’40,
furono impiegati nello sviluppo di conoscenze e di tecniche per migliorare l’efficacia della
propaganda, dal quale ne scaturì un notevole sviluppo nelle metodologie e negli strumenti di
ricerca. Da qui parte l’intreccio tra ricerca non politica e sociopolitologica. I risultati prodotti sono
stati la dimostrazione della sensibilità scientifica e politica alla problematica degli effetti dei media,
ma furono criticati da molti per via della frammentarietà e contraddittorietà. Tappe della ricerca:
La prospettiva della società di massa e del comportamentismo: “teoria dell’ago ipodermico”,
all’inizio del XX secolo, utilizzarono la metafora dell’ago per identificare le posizioni
comportamentiste della psicologia. Il comportamentismo continuò ad influenzare molta ricerca, le
premesse si basano su una visione meccanicistica delle influenze sociali e sulle concezioni della
società di massa, secondo le quali i gruppi sono portati a comportamenti irrazionali e sono
facilmente manipolabili. (potere irresistibile dei mezzi di comunicazione di massa). La posizione
manifestava che: i messaggi propagandistici avessero effetti diretti sul modo di pensare della gente
e che producesse comportamenti prevedibili.
Il problema è che la ricerca non fu condotta su un campione abbastanza ampio.
La scuola della Columbia University: il gruppo di lavoro di Lazarsfeld produsse una serie di
ricerche sul comportamento politico in rapporto con l’influenza dei media. Nelle più note indagini,
vennero usate le tecniche di inchiesta sociologica, tra le quali il sondaggio, anche se Lazarsfeld
preferiva lo studio in profondità. Gli altri studi furono condotti sulle dinamiche comunicative
durante le campagne elettorali presidenziali.
Possiamo riassumere i risultati delle ricerche in quattro teorie:
Il determinismo sociale: il pensiero politico è il riflesso della sua collocazione sociale. Il voto è un
comportamento individuale, regolato da norme collettive, quali la tendenza all’omogeneità (es.
votare come gli altri membri della famiglia).
L’effetto limitato delle campagne elettorali: il cambiamento delle intenzioni di voto in risposta ai
messaggi è ristretto, i cambiamenti non sono attribuibili all’informazione mediale. Gli interessati e
gli indecisi si espongono in misura maggiore ai media.
L’influenza sociale: le idee che partono dai mass media arrivano ai leader di opinione, che fungono
da rete della comunicazione verso i settori meno attivi dell’elettorato.
La selettività: gli elettori si espongono ai media in maniera selettiva, selezionano le informazioni
che sono coerenti al proprio orientamento politico.
Furono presentati come prova degli effetti limitati dei media, questa ricerca è stata smentita a sua
volta da quella successiva, ma sono stati mantenuti i meccanismi dell’influenza personale.
Il Survey Research Center dell’Università del Michigan: fu la prima ad utilizzare i voting studies
nella campagna elettorale presidenziale del 1952. Note ricerche di questa scuola sono: The people
elect a President; The Voter Decides; American Voter.
Per loro, il comportamento elettorale era la risultante di un campo di forze psicologiche da studiare
in termini di dimensioni e intensità degli atteggiamenti verso oggetti politici come i candidati.
Bisognava partire dalla psicologia personale dell’elettore più che dall’appartenenza del gruppo,
dalle percezioni politiche più che dalle caratteristiche socioculturali. Il fattore chiave era
l’identificazione partitica, definita come orientamento affettivo.
L’uso dei media fu considerato un’attività politica individuale e gli effetti dei media minimi nelle
dinamiche elettorali. Nel The Changing American Voter viene contestata la ricerca precedente
perché obsoleta, non rifletteva più i cambiamenti avvenuti, si era passati ad un voto ideologico sulle
issues. L’issue vote comportava che l’elettore avesse una chiara posizione sui problemi discussi in
campagna e votasse per il candidato che si trovava sulle sue stesse posizioni. L’approccio rivalutò il
ruolo dei media.

4.2 – Le correnti di ricerca più recenti

Dagli anni ’70 in poi, a favorire la ricerca sono stati i profondi mutamenti avvenuti nei sistemi della
politica in molti paesi democratici. La ricerca degli ultimi decenni, si articola nei seguenti filoni:
Teoria degli usi e gratificazioni e la prospettiva del pubblico attivo: è volta a dimostrare che la
natura della comunicazione di massa non è sinonimo di gregarietà e manipolabilità del pubblico. Il
concetto di pubblico attivo in rapporto all’uso dei media, ne individua le caratteristiche: selettività,
utilitarismo, refrattarietà all’influenza, coinvolgimento emotivo.
Gli elettori-telespettatori si espongono ai messaggi sì per avere conferma delle proprie opinioni, ma
con un pacchetto di aspettative.
Teoria della dipendenza dai media: nel 1976 viene rielaborate le teorie generali dello struttural-
funzionalismo, dell’interazionismo simbolico e del cognitivismo. La sfera dell’esperienza vissuta è
limitata in confronto alla parte di realtà sociale che ciascuno di noi conosce soltanto attraverso la
mediazione della comunicazione di massa. Questa dipendenza ha effetti sul comportamento e la sua
potenzialità di influenza è in funzione del grado di stabilità che esiste nel sistema sociale. Esempio,
le elezioni politiche durante le quali gli elettori sono portati a dipendere dai media per avere
informazioni e consigli.
L’approccio dell’information processing: ciò che l’individuo fa si fonda su immagini che egli si
forma o che gli vengono date, sono i news media che le abbozzano. L’approccio analitico più
interessante è quello dell’information processing, discendente dalla psicologia cognitiva.
Information processing: il modo in cui i cittadini-elettori raccolgono, elaborano e organizzano in
strutture di conoscenza l’informazione politica.
Gli individui con problemi dell’attenzione adottano processi cognitivi volti a semplificare il mondo
reale, queste strategie possono essere spiegate tramite una pluralità di meccanismi.
Uno dei meccanismi è quello della selezione, adottano dal cittadino monitorante, attento solo alle
informazioni che potrebbero toccarlo da vicino.
La gente che non possiede gli “schemi mentali” adatti per interpretare adeguatamente
l’informazione, scarta molte notizie ritenendole confuse. Quando le persone sono interessate e
motivate dimostrano di avere grandi capacità di apprendimento. La Graber sottolinea l’importanza
della comunicazione interpersonale.
Altro fattore di natura psicologica, è l’interesse, il quale può compensare la mancanza di abilità
cognitive. Le persone che dimostrano interesse sanno elaborare la comprensione di issues di media
complessità quanto le persone con maggiori abilità cognitive.
Attraverso le scorciatoie informative, i cittadini riescono a tenersi sintonizzati sulla vita politica, i
cittadini trovano più facile inserirsi in una linea di commento e immettere le proprie reazioni ai temi
politici.
la prospettiva dell’intelligenza affettiva: le emozioni sono fattori che influiscono anche
nell’information processing, intervengono sia sulla ricerca delle informazioni sia sulla loro
percezione. La teoria dell’intelligenza affettiva, si ricollega all’idea che certi stati emotivi possano
favorire l’elaborazione approfondita delle informazioni più di altri. Le persone elaborano le
informazioni politiche in modo diverso a seconda che il contesto generale e politico in cui si
trovano determini l’attivazione in loro di un sistema disposizionale o di un sistema di sorveglianza.
Nel primo caso, il cittadino è raggiunto da stimoli coerenti con il proprio sentire politico e non ha
bisogno di rimettere in discussione i suoi valori; nel secondo caso, quando arriva un’informazione
negativa che solleva ansia e sfida i sentimenti esistenti. La gente vota quindi per il candidato che
suscita i sentimenti giusti, la partecipazione politica è anche favorita da una rete di opinioni
congeniali nella propria rete sociale.
La prospettiva del costruttivismo sociale: considera i media degli strumenti capaci di incidere sulla
realtà costruendo significati e offrendo sistematicamente questi costrutti al pubblico, il quale li
incorpora nelle strutture personali di significato spesso modellate da precedenti identificazioni
collettive. In questa prospettiva rientrano: l’agenda setting, il framing e il priming.
Agenda setting: i media hanno la capacità di stabilire cosa è importante che la gente sappia,
concedendo attenzione a certi eventi e ignorandone altri. Tanto più è elevata e costante
l’esposizione all’informazione, tanto più grande sarà la suscettibilità del pubblico all’effetto di
agenda setting. La gente apprende le news attraverso i media e sempre tramite essi quanta
importanza dare loro, in base all’enfasi che i media pongono su di essa.
L’effetto di agenda setting viene ritenuto troppo semplicistico, le persone non accettano
passivamente le rappresentazioni dei media, specie se queste divergono dalla loro esperienza
personale.
Gli effetti di framing e priming: i processi di elaborazione dell’informazione, vanno considerati
nella loro dimensione di variabili dipendenti, ossia di esito finale sul pubblico.
Il framing: come effetto dell’incorniciamento che i media fanno di una storia, alla formazione degli
audience e dell’individual frames. Si suppone che il pubblico esposto ad un’informazione
incorniciata rimanga influenzato nella costruzione della visione personale dei propri frames. Non
sempre si verifica però una corrispondenza delle due cornici, questo perché intervengono gli schemi
interpretativi dei soggetti, le strutture cognitive basate su esperienze o conoscenze pregresse, che ne
condizionano l’elaborazione. I frame come struttura mentale definiscono il nostro senso comune.
Il priming: ossia l’innesco, è un meccanismo connesso con l’agenda setting e il framing,
richiamando l’attenzione su alcuni argomenti e ignorandone altri, l’informazione televisiva
influenza i criteri con i quali la gente giudica governi, politiche e candidati. Mentre l’agenda setting
registra l’impatto della copertura informativa sulla percezione dell’importanza delle issues, il
priming si riferisce all’impatto della copertura informativa sul peso assegnato a determinate issues
nei giudizi politici. Il concetto di priming è legato alla valutazione che il cittadino fa della
performance dei politici, in relazione agli stimoli mediali ricevuti.
Più spesso si parla di una questione, più probabilità ci sono che la gente attinga alle informazioni
presentate per formulare le proprie valutazioni politiche.

4.3 – Conclusione
Le tendenze della terza fase della comunicazione politica, portano a domandarsi se
l’incorniciamento della realtà politica sia ancora una funzione prevalentemente dei mass media.
Blumer e Kavanagh hanno fatto delle intuizioni sui processi in atto:
la rivalutazione del meccanismo della esposizione selettiva e l’enorme moltiplicazione delle fonti di
informazione.
Il perseguimento di politiche identitarie, la cui riscoperta viene promossa dall’abbondanza dei
canali.
La frammentazione delle agende politiche derivante dalla tendenza dei sistemi dei media a
rincorrere issues alternative (remunerative in termini di audience).
La cyberpolitica, nata con l’impiego massiccio di Internet e il riconoscimento dei media
mainstream.
Il divario sempre più ampio tra i cittadini istruiti e i cittadini che si limitano al consumo di tabloid.
L’introduzione dei medi popular-populisti crea una circolazione delle informazioni che spezza il
monopolio delle élite e dei loro mezzi di informazione.

Capitolo 10 – Gli effetti su atteggiamento e voto

Concentriamoci sugli efftti che l’esposizione e l’elaborazione degli stimoli mediali producono.
Il cittadino-elettore nel modello top-down è visto come un destinatario, tuttavia nella terza fase
assistiamo ad una trasformazione centrifuga attraverso la quale il cittadino-elettore dispone di nuovi
spazi e nuovi mezzi per interagire con gli altri attori politici.

1 – gli effetti sulla socializzazione politica

1.1 – la socializzazione politica primaria

Il fenomeno della “socializzazione sociale” ha ricevuto un’improvvisa attenzione nel 1959, salvo
poi ricevere un interesse episodico. La ripresa degli studi di psicologia politica ha originato un
interesse che rientra nell’orientamento interdisciplinare.
La socializzazione politica è il processo attraverso il quale i bambini acquisiscono gli atteggiamenti
e i modelli di comportamento appropriati al ruolo di futuri cittadini, e il processo attraverso il quale
vengono trasmessi da una generazione all’altra i valori politici.
La formazione della coscienza politica del bambino, dipende da fattori che riguardano la persona,
l’ambiente circostante e le istituzioni sociali. Il bambino non riceve passivamente, ma si appropria
dei valori che gli vengono trasmessi in eredità, modificandone i contenuti e l’applicazione, grazie
anche alle proprie esperienze. Si sta iniziando a valorizzare la sfera emotiva, i sentimenti e le
emozioni sono motori della socializzazione che motivano gli individui ad acquisire credenze
politiche e ad agire in base a tali credenze (es. il patriottismo è una miscela di ragionamento,
interesse e su un piano emotivo).
Le interazioni sociali primarie sono l’ambiente in cui il bambino e l’adolescente vengono a contatto
per la prima volta con la realtà politica, attraverso i discorsi degli adulti. L’influenza del gruppo
primario è significativa, le prime esperienze politiche vengono filtrate dalle interpretazioni del
gruppo e lasciano un forte imprinting.
I mezzi di intrattenimento occupano un posto sempre più centrale nella formazione degli
atteggiamenti politici dei minori. Secondo la “teoria della coltivazione”, l’acquisizione di
conoscenze e l’interiorizzazione dei valori non avviene unicamente tramite l’esposizione a
contenuti esplicitamente politici (es. Il Re Leone è un inno al potere patriarcale e alla monarchia).
Gli stessi media mostrando e promuovendo stili di comportamento che vanno contro le visioni del
mondo tradizionali, possono porsi su una rotta di collisione con le altre agenzie di socializzazione
(es. I Simpson insegnano valori e disvalori della società).
Spesso i bambini si trovano ad assistere ai telegiornali, dove spesso vengono assunti dei toni
drammatici, i quali pare possano indurre un sostanziale cambiamento negli atteggiamenti dei
bambini verso la politica.
La socializzazione nelle varie fasi dell’età preadulta, periodizzazione delle diverse fasce d’età il
processo di costruzione dell’universo politico e affettivo.
Età prescolare: non c’è ancora consapevolezza, esiste invece una distinzione tra l’ambiente vicino e
l’ambiente più distante.
Intorno ai 7 anni: il bambino inizia ad avere un’idea del ruolo politico, distingue i personaggi
politici da altri ed è in grado di percepirli come potenti e importanti perché comandano.
Verso 9-10 anni: il bambino è a conoscenza delle elezioni e percepisce i partiti che si scontrano.
L’idea di ordinamento politico (gerarchia di comando) è tipica degli 11 anni.
Intorno ai 12 anni: il bambino capisce che in politica si prendono le decisioni e che c’è discordanza
sulle cose da fare.
Intorno ai 15-16 anni: l’adolescente mette in relazione il conflitto tra partiti con i conflitti tra gruppi
con interessi contrastanti e ideologie diverse.

1.2 – La socializzazione nell’età giovanile

La socializzazione non cessa con l’entrata nella vita adulta, i media espongono l’individuo a un
flusso di messaggi che rafforzano o mettono in discussione le sue credenze e i suoi atteggiamenti,
costringendolo ad aggiustamenti continui (meccanismo di socializzazione permanente).
I processi formativi e di influenza, il giovane cittadino può decidere se decidere di partecipare o
meno alla vita politica. Nella fascia d’età 18-29 la funzione di trasmissione della cultura è svolta in
larga misura dai media, il consumo costante di prodotti mediali mette i giovani a costante contatto
con una circolazione dell’informazione. Oggi la socializzazione si sviluppa in un contesto neutro.
Si può notare come lo sviluppo della tecnologia produca effetti più significativi sulla cultura politica
giovanile, possiamo evidenziare alcuni tratti: non sono più interessati alle manifestazioni di partito,
sono avidi consumatori di informazioni online, passano volentieri dalle azioni online a quelle
offline, appaiono più coinvolti nella “partecipazione leggera”. Questi dati confermano il declino del
partito come agenzia di socializzazione e ci mostrano segnali di ripresa del civic engagement in
contesti, quali scuola e quartiere.

2 – Gli effetti sulla conoscenza politica

La riflessione contemporanea parte all’osservazione del funzionamento dei modelli applicati


storicamente. Contrapposizione tra:
democrazia rappresentativa: delega come soluzione al problema della pratica.
democrazia diretta o partecipativa: presume una cittadinanza pienamente informata, attiva e pronta
a partecipare all’implementazione delle politiche pubbliche. Insiste sulla necessità di portare le
decisioni vicino alla gente.

2.1 – Cittadino razionale?

Due limiti della democrazia rappresentativa sono: la non corrispondenza tra l’ideale di sovranità
popolare e il governo in mano ad élite di potere; il cittadino non è informato, non è competente, non
è attivo.
Sul primo limite, Schumpeter costruisce la “teoria della competizione delle élite” come forma
realistica di democrazia: una minoranza di cittadini informati funge da guardiani dell’intera
cittadinanza. Sono solo queste minoranze che partecipano alla vita della democrazia, è la visione
della democrazia elitaria.
Sul secondo limite, Downs propone l’interpretazione del cittadino razionale, nel senso di calcolatore
che sa che informarsi è un’attività che costa e che si informa e si interessa quanto basta per farsi
un’idea dei vantaggi che può ricevere partecipando o meno alla vita democratica. Questo non
significa che il cittadino si debba informare sempre e su tutto, gli sarà sufficiente un quantitativo
minimo di informazioni, ricorrendo alle scorciatoie informative, per ottenere vantaggi con il
minimo sforzo. Tra le scorciatoie troviamo:
Utilizzare l’informazione prodotta da specialisti, la quale è come se fosse sovvenzionata poiché non
ne paga il costo di produzione.
L’ideologia dei partiti, i quali impacchettano o incorniciano l’informazione, rendendola più facile e
immediata.
Il cittadino razionale rielabora le fonti di informazione sovvenzionate, con una scelta oculata delle
fonti, gli elettori possono trovare quel che cercano al minor costo.
Razionalità a bassa informazione, ricorso sistemico a scorciatoie con uso strumentale economico
delle informazioni, richiama ai meccanismi della selettività e dell’euristica di giudizio.

2.2 – Cittadino monitorante o cittadino informato?

L’ipotesi del “cittadino monitorante”, che tiene d’occhio gli avvenimenti in modo superficiale ma
che quando nasce un problema di interesse particolare si attiva celermente e sa individuare le
informazioni più sostantive. Gli è sufficiente essere vigile.
Questo tipo di cittadinanza è meno impegnato politicamente, ma dura tutto il giorno in quanto gli
basta dare un rapido sguardo ai titoli dei media, per poi rimanere latente anche se è sempre pronto a
manifestarsi. L’informazione è in pillole.
Il modello dell’antifurto (richiama al concetto di informazione sovvenzionata), prevede che
l’informazione venga prodotta come soft news, quel tipo di informazione drammatizzante,
sensazionalistica, che risponde agli imperativi commerciali dell’infotainment, chiassosa al punto da
farne udire il suono anche ai cittadini monitoranti.
Il “cittadino informato” rimane un modello tutt’ora irrealizzabile, a causa della complessità della
vita sociale e dell’arduo compito di tenersi sempre informato.
Differenze tra news e entertainment media: i media di intrattenimento sono vere e proprie fonti di
informazione fattuale, stimolano il dibattito sociale e politico e la critica ai governanti, mentre i
media di informazione politica sono troppo spesso evasivi, trascurano il quadro d’insieme e sono
politicamente irrilevanti.
Cittadinanza sottile: cittadinanza a bassa razionalità e basso impegno conoscitivo, informata e
impegnata quel che occorre.
Fallacia del relativismo: esporsi all’informazione mediata è sinonimo di acquisizione di conoscenze.
Fallacia del civismo: opposta alla precedente, riguarda le posizioni di coloro che sostengono che i
news media abbiano la funzione-dovere di educare i cittadini dando informazioni su governo e
politiche pubbliche.
Nel primo caso, il rischio è di dare percezioni distorte della realtà (es. informazioni sulla criminalità
diffusa rendono incapaci di comprendere quanto si stia bene rispetto al passato).
Nel secondo caso, l’idea del cittadino perfettamente educato è un’utopia.
Viene proposto il superamento di queste prospettive, con l’idea dell’informazione pratica:
l’ambiente informativo capace di favorire davvero una conoscenza politica è quello che fornisce un
ampio spettro di informazione politica in diversi formati e a diversi livelli, così i cittadini possono
scegliere i tipi di informazione pratica che più serve loro.

2.3 – I livelli di conoscenza politica

I media sono la principale fonte di informazione, pur essendo cresciuto il numero di informazioni
diffuse da stampa e televisione, il livello di competenza cognitiva dei cittadini non è aumentato. Tre
livelli di conoscenza politica:
Distribuzione a piramide, è tipica della democrazia elitaria, una minoranza di cittadini è in possesso
di ottima competenza politica.
Distribuzione a piramide rovesciata, è tipica della democrazia partecipativa, la maggioranza dei
cittadini è ben informata.
Distribuzione a diamante, è tipica della democrazia pragmatica, è la risultante di una cultura politica
in cui l’acquisizione dell’informazione politica è una norma civica, l’informazione è abbastanza
accessibile attraverso la scuola e i media, e i cittadini hanno sufficiente motivazione e abilità
cognitive da apprendere e ritenere un quantitativo moderato di conoscenze fattuale.
La democrazia pragmatica rappresenta meglio il tipo di cittadino contemporaneo a bassa razionalità
informativa e informato quanto basta.
Le evidenze empiriche:
Il numero di cittadini bene informati sulla politica è una frazione minoritaria del pubblico più
generale, ma sufficiente ad assicurare un buon livello di cittadinanza.
La maggior parte dei cittadini tende ad essere generalista nelle conoscenze politiche, coloro che
conoscono bene un tema, conoscono bene anche il resto della vita politica.
La diseguaglianza nella conoscenza dei cittadini è correlata alla diseguaglianza tra gruppi di
cittadini nel campo sociale.
La motivazione, l’interesse, il livello d’istruzione, l’ambiente informativo, sono fattori determinanti
dell’acquisizione-elaborazione dell’informazione politica.
L’ipotesi che l’effetto cognitivo determinato dalla televisione e dai giornali sia inferiore a quello
innescato da altre variabili indipendenti quali l’interesse per la politica e il livello di istruzione. Le
informazioni hanno un costo alto, Pasquino osserva nella campagna del 2001 una diffusa ignoranza
nel popolo italiano. L’elettorato di centro-destra sembra riflettere il modello della democrazia
elitaria; l’elettorato di centro-sinistra ha una distribuzione più bilanciata, tra molto informati e poco
informati. Ne risulta che la cultura politica degli italiani sia poco civica.
C’è da precisare che, nella stessa tornata elettorale del 2001, tra il 30-50% degli elettori dimostra di
avere un certo livello più che buono di competenza politica, ossia di saper interpretare il dibattito
pubblico attraverso le categorie concettuali che esso offre.
I dati di una ricerca di Norris sui livelli di conoscenza politica nei paesi europei, conferma
l’esistenza di una relazione positiva tra l’esposizione frequente a televisione, radio e giornali e la
corretta conoscenza (consapevolezza cognitiva) delle issues trattate.
2.4 – Infotainment e conoscenza politica

Anche l’informazione politica leggere può stimolare l’interesse dei cittadini, ad esempio lo stile
tabloid che è bersaglio di critiche.
Uno studio dimostra che i cittadini disinteressati alla politica, non seguono le hard news ma amano
le soft news e usano la televisione per divertirsi, ma sono in grado di mostrare una sufficiente
conoscenza delle questioni politiche. Bisogna riconoscere la capacità dell’infotainment di facilitare i
processi cognitivi dei soggetti su temi difficili, quando la notizia tocca le emozioni del destinatario è
più facile che venga elaborata e immagazzinata nella memoria. Molti temi presi dalla cultura
popolare possono apparire più importanti e più rilevanti sul piano personale di tanti argomenti
sollevati dalla grande politica. La cultura popolare può suscitare pensieri alternativi di ciò che
costituisce la politica e il politico, generando riflessioni.
L’infotainment e il politainment sono parte della dieta televisiva del civis communis.

3 – Gli effetti sulla partecipazione politica

È importante chiedersi quale impatto abbiano i fattori mediali e comunicativi sui comportamenti
che rientrano nella definizione di partecipazione.

3.1 – Concetto e forme della partecipazione politica

La partecipazione politica è quell’insieme di azioni e di comportamenti che mirano a influenzare in


maniera più o meno diretta e più o meno legale le decisioni dei detentori del potere nel sistema
politico o in singole organizzazioni politiche, nella prospettiva di conservare o modificare la
struttura del sistema di interessi dominante.
Bisogna distinguere, la partecipazione visibile (quella che si può osservare e studiare nei
comportamenti degli individui) e la partecipazione invisibile (la presenza di un’opinione che si
attiva raramente e in maniera non continuativa).
La partecipazione visibile viene esemplificata in: forme istituzionalizzate, come il votare per un
referendum; forme non istituzionalizzate, come prendere parte ad un sit-in oppure rompere delle
vetrine (forme violente).
La partecipazione politica si concretizza in una serie di comportamenti, alcuni dei quali sono stabili
e altri possono mutare. Per l’Italia, vediamo le modalità partecipative:
Mantenersi informati attraverso i mezzi di comunicazione.
Discutere frequentemente di questioni politiche con amici e conoscenti.
Segnalare problemi di interesse generale alla comunità.
Contattare organi di governo per ottenere una soluzione a determinati problemi.
Esercitare il diritto di voto.
Iscriversi a partiti o movimenti politici.
Svolgere attività nelle associazioni.
Assistere a manifestazioni pubbliche (es. assemblee).
Prestare la propria attività nel corso di campagne elettorali (es. volantinaggio).
Prendere parte a iniziative di comunità a protezione di particolari interessi o valori.
Partecipare a manifestazioni di protesta o a sostegno di determinate cause.
Al periodo di apatia degli anni ’50 e ’60 è seguita una grande stagione di grande fermento politico,
seguita a sua volta da un periodo di riflusso nel disimpegno, fino alla crisi profonda della
disaffezione con risvolti nell’aumento dell’astensionismo. In Italia, il calo degli elettori dagli anni
’80 in poi è costante in tutti i tipi di elezioni. Il contributo di Internet ha portato al rilancio della
partecipazione giovanile alla politica, la democrazia si sta reinventando. Numerosi sono i casi di
attivismo online che si è tramutato in attivismo offline (es. Piratenpartei).
Gli effetti di Internet sull’impegno politico, possono essere illustrati in quattro filoni:
Analizza le Prospettive per l’azione collettiva: Internet ha liberato dai costi, l’accesso alla
comunicazione è ampliamente disponibile.
Le trasformazioni delle basi organizzative dell’azione collettiva: Internet favorisce l’ibridità
organizzativa, consente alle associazioni politiche di confrontarsi ad armi pari con i concorrenti.
I cambiamenti storici dei gruppi di pressione: le innovazioni tecnologiche e comunicative spiazzano
anche i vecchi centri del potere, perché indeboliscono i punti di forza del loro successo.
Efficacia delle tattiche mediate da Internet: posizioni scettiche sul reale peso dell’attivismo online
con scarso impatto sulla realtà politica. Karpf contesta questo filone, asserendo che coinvolge
membri in un repertorio vasto di partecipazione online e offline, alterando il modo in cui i cittadini
si rapportano fra di loro.

3.2 – Informazione e partecipazione politica

A proposito del ruolo dei media nei processi di partecipazione politica, possiamo dividere i due
filoni in due schieramenti: il primo che tende al pessimismo, sostiene che i media producono una
pseudopartecipazione; il secondo che tende all’ottimismo, vede nei nuovi media strumenti di
crescita civile e democratica.
Lazarsfeld e Merton parlano di disfunzione narcotizzante dei mass media, dosi crescenti di
comunicazione di massa possono distogliere l’energia degli individui dalla partecipazione attiva alla
fruizione passiva. La falsa consapevolezza di coinvolgimento e partecipazione che si crea con la
visione sul piccolo schermo.
Eldeman e Sartori puntano il dito contro la televisione, responsabile di privatizzare la nostra attività
civica e di scoraggiare interazioni sociali e impegno politico individuale. Una teledipendenza è
incompatibile con impegno significativo alla vita politica. Nell’Italia degli anni ’80, disimpegnati e
marginali non erano stimolati dai mass media ad una maggiore partecipazione. Con il tempo
notiamo come le condizioni di contesto siano cambiate e come la comunicazione/informazione sia
diventata cruciale.
L’elettorato italiano esplicato in tre profili:
Civis nobilis: è l’ideale di cittadino modello, caratterizzato da interesse per la vita politica. Il 21%
dell’elettorato.
Civis marginalis : è il più lontano dal modello, non è interessato alla politica, partecipa e si informa
poco. Il 38% dell’elettorato.
Civis communis : è a metà strada fra i primi due. Il 40% dell’elettorato.
Legnante e Baldassarri esaminano il rapporto tra uso dei media e partecipazione. Nella campagna
del 2006 i media sono stati la fonte principale di informazione, però l’esposizione ai media non ha
dato chiare evidenze degli effetti di ciascun mezzo, è stata solo confermata la televisione come
“main source”.
I dati dimostrano che i media non sono diffusori di scetticismo e disaffezione, la causa di ciò va
cercata nelle distorsioni del sistema della politica, la corruzione e gli atteggiamenti da “casta”, che
alimentano sentimenti antipolitica.
Norris sottolinea come l’uso dei news media non sia solo positivo agli indicatori di conoscenza
politica, ma anche alla fiducia e alla mobilitazione. Le persone che guardano la TV sono molto più
competenti.
In molti sostengono che i nuovi media saranno gli strumenti che rimetteranno lo scettro della
sovranità in mano ai cittadini. Si può accettare la tesi che Internet influenzi la partecipazione
politica.
4 – Gli effetti sulle scelte di voto

Il comportamento di voto è da sempre un mistero che si è cercato di risolvere con gli strumenti
conoscitivi della psicologia e della sociologia. Capire le determinanti del voto è capire il gioco del
potere per poterlo condurre.
La nostra attenzione va alle variabili comunicative.

4.1 – Le determinanti delle scelte di voto

La struttura della scelta elettorale si basa su una serie di fattori che ne determinano l’espressione in
rapporto alle circostanze e agli stimoli ambientali o comunicativi in cui si viene a trovare il
cittadino-elettore quando chiamato a votare.
Fattori che influenzano le scelte elettorali:
L’identificazione partitica: vicinanza psicologica e affettiva dell’elettore con il partito, è un classico
esempio di “scorciatoia decisionale”.
Le posizioni dei partiti e dei candidati sulle issues: è un fattore cognitivo, direttamente
proporzionale al livello di conoscenza da parte degli elettori dei programmi o della competenza dei
soggetti.
La preferenza politica negativa: l’avversione esplicita a votare per un determinato partito.
L’identificazione di area: è l’autocollocazione sul continuum destra-sinistra.
L’immagine del leader: fattore diventato progressivamente importante.
L’informazione: il bagaglio di conoscenze che l’elettore possiede o si è costruito, gli arriva tramite i
canali mediali.
In merito all’identificazione partitica, questa ha perso nei decenni la sua forza produttiva con il
declino dei partiti e delle identità ideali-ideologiche. Negli anni ’90 si è registrato un crollo a
seguito di Tangentopoli, con il passaggio alla Seconda Repubblica e la nascita di nuovi partiti, la
vicinanza è di nuovo cresciuta anche se il livello di affezione è lontano da quello della Prima
Repubblica.
Per quanto riguarda la determinante dell’immagine pubblica, è diventata un fattore dal peso
notevole negli ultimi anni e ad esserne influenzati maggiormente sono i settori meno politicizzati
della popolazione, con un minore grado di interesse verso la politica. C’è una preferenza verso una
leadership forte e decisionista. Molti scelgono la direzione del proprio voto all’ultimo momento,
sono quelli che determinano il risultato finale. Gli elettori guardano più ai leader che ai partiti, lo
spazio della rappresentanza coincide con lo scambio fra leader e opinione pubblica. È l’emergere
del voto personale, alimentato da motivazioni più espressive e passionali, sull’identificazione
personale.
Dipende da vari elementi sul dove e quando l’immagine del leader conti di più:
Contesto istituzionale: conta di più nei sistemi presidenziali.
Contesto politico: nei contesti politici poco polarizzati, la cultura dei cittadini è relativamente
omogenea.
Clima d’opinione: in assenza di un clima d’opinione dominante, molti chiedono un cambiamento
Crisi sistemica: l’aumento della volatilità e dell’indecisione rende sensibili gli elettori verso figure
politiche emergenti.
Struttura del sistema dei media: un giornalismo schierato.
Tipo di campagna: nelle campagne combattute, con intensi flussi comunicativi, nelle quali il leader
riesce a spiazzare gli avversari.
4.2 – Televisione e voto

L’intero ceto politico vorrebbe usare la televisione senza la mediazione dei giornalisti. I politici non
possono farne a meno come veicolo della propria propaganda, come palcoscenico sul quale
confrontarsi, come strumento di informazione sulla propria campagna.
Gli spin doctors offrono proprio l’expertise televisivo al politico che cerca consenso elettorale.
Le evidenze empiriche mostrano che l’impatto della televisione incide a seconda del sistema
politico, della differente cultura politica, diverso sistema dei media, diverso peso della televisione
pubblica e i diversi modelli di giornalismo.
Nessuno conosce quali siano gli effetti della televisione sul voto, tale domanda è stata posta anche
in relazione alla vittoria di Berlusconi del 1994. Essendo Berlusconi proprietario di reti televisive
commerciali e il suo conflitto di interessi rende la questione televisiva una issue politica. Il leader
del Polo aveva sapientemente sfruttato il potere delle sue televisioni per sbaragliare il campo
avversario. Si parlò di “colpo di stato mediatico”.
A fornire evidenze empiriche, fu uno studio di Ricolfi in cui circa 4 milioni di spettatori avevano
cambiato schieramento in seguito all’esposizione televisiva. Le reti RAI e Finivest avevano allocato
il tempo di copertura informativa in modo asimmetrico e queste differenze avevano riscontro negli
spostamenti. L’elettore-telespettatore sa rielaborare i messaggi, il problema è che è condizionato dal
contenuto e dalla quantità di messaggi che riceve. Lo studio prendeva le mosse da una fallacia
metodologica, il ritenere che si possa attribuire un preciso effetto a un preciso stimolo.
La televisione offre una vasta gamma di contenuti politici, i messaggi emessi sono stati infiniti e in
tutte le direzioni, tali da produrre un volume altissimo di contraddittorio. Quali di questi messaggi
ha convinto a passare dalla parte di Berlusconi?
La trappola sta nel confondere i segni con le cause di un determinato comportamento (voto).
Una serie di conclusioni:
La molteplicità di variabili rende complessa la questione degli effetti.
La difficoltà a separare gli effetti a lungo termine da quelli a breve termine.
Gli effetti della televisione non sono soltanto voti spostati, ma vanno tenuti in considerazione anche
la spinta alla mobilitazione o smobilitazione.
Il ruolo della comunicazione politica è fortemente condizionata dalla congiuntura specifica in cui si
svolge la competizione elettorale.
Nelle scienze sociali è sempre difficile provare senza ombra di dubbio l’esistenza o meno di un
presunto effetto, specialmente quando si tratta di comportamenti come quello elettorale. Tuttavia, si
è cominciato a rilevare segnali di una correlazione forte tra esposizione a certi canali televisivi e
orientamento di voto. L’affezione a RAI e Mediaset sembra aver influenzato la scelta elettorale, la
visione assidua di diverse reti televisive è fortemente correlata alle scelte di voto.
Le conoscenze accumulate dalle successive tornate elettorali ci consentono di sostenere una
qualche relazione causale ma con molti e sottili distinguo.
La distinzione più equilibrata può essere fatta tra: modello dell’influenza e modello
dell’incapsulamento.
Modello dell’influenza: le preferenze televisive causano le preferenze politico-elettorali, i cittadini
mutano a seguito all’una o all’altra fonte. Mediaset tenterebbe di convincere della bontà delle
proposte del centro-destra; RAI della bontà delle proposte del centro-sinistra.
Modello dell’incapsulamento: le preferenze televisive sono effetto delle preferenze politiche. Gli
elettori strutturano il proprio menù televisivo in coerenza con le proprie simpatie politiche.
Entrambi i modelli hanno una base valida, possono essere usati nella spiegazione del problema
degli effetti della televisione nel contesto italiano.
5 – Gli effetti sull’opinione pubblica

L’opinione pubblica e la sua fotografia nei sondaggi hanno però in qualche misura minato il
monopolio del voto come esplicitazione della volontà popolare nelle democrazie contemporanee. Il
sondaggio pretende di essere lo specchio dell’espressione popolare.
L’importanza dell’opinione pubblica ha contribuito alla pratica del sondaggio d’opinione.
L’opinione pubblica messa in forma dai sondaggi rimane un dato ininfluente sulla sfera politica
finché non viene resa nota alla cittadinanza e all’elettorato. Il momento della pubblicazione è il
catalizzatore che trasforma l’opinione pubblica da entità virtuale in realtà.
Solo in questo modo i sondaggi diventano attori stessi della scena politica e diventare anche armi di
offesa
Quando un candidato commissiona un sondaggio innesca una catena di avvenimenti: alcune
domande servono a comprendere il reale pensiero, altre al fine di creare un determinato clima
d’opinione. Anche un clima d’opinione mediato nasce dal coverage dei sondaggi. I media
producono un effetto realtà pubblicizzando i risultati dei sondaggi, uno degli effetti politici dei
sondaggi pubblicizzati dai media è quando è l’opinione pubblica ad influenzare l’opinione pubblica.
(es. Prodi, nel clima negativo d’opinione che si creò gli elettori divennero sempre più convinti della
debolezza dell’esecutivo. L’immagine di Prodi venne deteriorata dallo stillicidio di feedback
negativi).
Tra gli effetti classici dei sondaggi che vengono prodotti sugli elettori che devono ancora recarsi
alle urne:
Effetto bandwagon: votare il candidato che appare vincente nei sondaggi.
Effetto underdog: votare il candidato che appare perdente o non andare a votare perché ritenuto
inutile.
Si parla di “sondomania”, anche se molto elettori sono prevenuti perché considerano i sondaggi alla
stessa stregua della propaganda. È convinzione diffusa che l’effetto-sondaggio sia molto limitato:
alcuni sono convinti che gli intervistati non dicano la verità o che vi sia una manipolazione dei
risultati da parte dei media. Il verbo obiettivo del sondaggio non è convincere, ma influenzare i
media che a loro volta influenzano gli elettori.
La pubblicazione dei sondaggi non produce immediatamente gli effetti descritti, le capacità di filtro
e di rigetto del pubblico sono notevoli.
I risultati resi noti spesso sono contraddittori, ingenerano confusione nel pubblico e provocano
piuttosto un effetto a somma zero a livello di percezione e memorizzazione.