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CINQUANT’ANNI DI

SCOUTISMO

1944 CINQUANTENARIO DEL GRUPPO SCOUT


“Roma 51” fondato da monsignor D.Nobels 1994
CINQUANT’ANNI DI
SCOUTISMO
Gruppo Roma 51 “Desiderio Nobels” 1944-1994

NEL 1944 MONSIGNOR DESIDERIO NOBELS HA


FONDATO IL RIPARTO ROMA 51 A SAN GIUSEPPE
ALL’ARCO DI TRAVERTINO E MI HA VOLUTO CON LUI
QUALE CAPO SCOUT. PER CINQUANT’ANNI HO
LAVORATO COME CAPO GRUPPO CON L’ASSIDUITÀ,
L’IMPEGNO, L’ENTUSIASMO, IL SACRIFICIO E QUELLO
SPIRITO DI SCOUT CRISTIANO CHE MONSIGNOR
NOBELS HA SAPUTO INFONDERE NELL’ANIMO DI
TUTTI COLORO CHE VIA-VIA SONO VENUTI NEL
GRUPPO. DEVO ESSERE GRATO, ANCHE A NOME DI
TUTTI GLI OLTRE 2.000 RAGAZZI DI IERI E DI OGGI,
ALLA SANTISSIMA VERGINE, MADRE DEL SIGNORE,
PER LA SUA CONTINUA ASSISTENZA, PROVVIDA E
MATERNA, SUL NOSTRO IMPEGNO SCOUT E SUI
NOSTRI PROPOSITI
ARTURO VASTA
Roma 51 “Desiderio Nobels” 1944-1994

«
C on l’aiuto di Dio, prometto sul
mio onore...» . Una m ezza doz-
zina di ragazzi sono raccolti su
un prato tra la via Appia e la
vento di tramontana, per quel-
l’appuntamento al quale non avrebbero
voluto mancare per nulla al mondo. La se-
ra prima, in chiesa, assistiti da Monsignor
via Tuscolana. Tutto intorno è campagna. Desiderio Nobels, avevano pregato in una
Unica cos truzione nelle vicinanze è una “veglia d’arm i” in preparazione
chiesa, una specie di grosso capannone dell’impegno che avrebbero preso la mat-
senza alcuna pretesa architettonica. Fanno tina dopo.
cerchio attorno a un giovanotto dinoccola- Poi, a cas a, avevano preparato con cura
to che chiamano Capo e a un prete che la divisa. Il fazzoletto con i colori del 51, i
parla un perfetto italiano con un accento pantaloni (corti) che erano, in realtà,
che tradisce l’origine belga. Uno a uno si quelli di tutti i giorni, come anche le scar-
fanno avanti e con l’aria più solenne di cui pe, le calze e il maglione o il giaccone.
sono capaci, cercando di nascondere Invece, per la camicia c’era s tato qualche
l’emozione, pronunciano la formula della problema. Secondo le regole di allora do-
promessa scout. veva essere kaki, di tipo m ilitare: erano
Cominciava così, la mattina di mercoledì vestiti così gli scout di Baden Powell, do-
6 dicembre 1944, la storia del Roma 51. vevano essere così anche gli scout
Faceva freddo, nella Roma appena liberata dell’appena risorta ASCI (Associazione
dall’occupazione tedesca. I vestiti caldi scoutistica cattolica italiana). Ma, o erano
erano pochi e, spesso, denunciavano la lo- introvabili (i soldati italiani vestivano an-
ro età. Eppure quella m attina si erano al- cora il grigio-verde) o erano caris sime.
zati tutti presto, sfidando l’aria rigida e il Sopperì l’ingegno: in qualche cassetto o
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Cinquant’anni di scoutismo

qualche baule fu ripescata la camicia nera dei messaggi per il gruppo di partigia ni
che solo un’anno prima era stata frettolo- dell’Arco di Travertino. In poche settim a-
samente riposta dal padre, dallo zio o dal ne fu ricostituita l’AS CI e organizzato il
nonno camerata, e una volta passata ener- 51.
gicamente in varichina... non era proprio Non fu sempre semplice e s enza proble-
kaki, ma l’effetto d’insieme più che pas- mi. Il prim o problem a fu l’attrezzatura.
sabile. E subito dopo la messa, la prima Ancora qualcuno fra gli ex scout si ricorda
vera gita di riparto com pleto: in tram tra i quella parvenza di campeggio a Monte
boschi e le m acchie che allora ricoprivano Tuscolo nell’estate del 1944, addirittura
i pendii di Monte Mario. qualche mese prima del riconoscimento
In realtà il 51 già c’era. C’era s ulla carta del riparto e delle prime promesse: niente
da quasi un mese, da quando l’ASCI ave- tende, qualche vecchia coperta militare,
va accolto la dom anda di Monsignor No- una buca nel terreno che facesse da nic-
bels di fondare un riparto tutto nuovo. Gli chia contro il vento e, soprattutto, asse-
era stato assegnato il numero 51 perché condasse le curve del corpo per rendere
era quello il numero d’ordine della do- più comodo quel giaciglio sulla nuda ter-
manda, dopo che i numeri più bassi erano ra. E si dormiva così, all’aperto, fidando
stati assegnati a chi rifondava vecchi sto- nel bel tempo.
rici riparti sciolti dal regime fascista. Quando, poi, Vasta e Nobels si procura-
Ma il 51 c’era e c’era già da m olti anni rono le prim e attrezzature (qualche telo
nel cuore di Monsignor Nobels. Belga di militare che, annodato o cucito con altri
nascita, aveva studiato, giovinetto, in In- teli, poteva dare la parvenza di una tenda e
ghilterra. Lì aveva conosciuto Baden Po- di un riparo), anche queste diventarono a
well, era stato scout nel suo riparto. Più loro volta un pr oblema. Nella Roma scon-
tardi, a Roma, dove era giunto per gli stu- volta e im miserita dalla guerra, anche
di di teologia ed era rimasto anche durante quattro s tracci e due attrezzi rappres enta-
la guerra, voleva rivivere vano una ricchezza: attiravano i ladri.
quell’esperienza, trasmettere a altri giova- Fu la ragione che spinse qualche mese
ni quello che lo scoutism o gli aveva tra- dopo il 51 a cambiare per la prima volta
smesso. sede: quella ricavata nei locali annessi a
Ben prima che la caduta del fas cismo e San Giuseppe all’Arco del Travertino era
la liberazione di Rom a consentissero la ri- continuamente scassinata e svaligiata. Va-
costituzione di associazioni di scout, lag- sta ottenne in via provvisoria un’aula v uo-
giù in quella spoglia chiesa di San Giu- ta nella scuola dei Frati Bigi, all’angolo
seppe all’Arco di Travertino, radunava ra- fra via Emanuele Filiberto e viale Manzo-
gazzi, li conduceva in gita, li faceva vive- ni (inutile cercarla, com e la chiesa del
re all’aria aperta, ins ieme. Aiutato in que- Travertino, non c’è più), in cui egli stesso
sto da un giovanotto volenteroso: Arturo insegnava.
Vasta. Senza divis a, s enza nulla, com in- Ma prima del trasferimento il 51 ebbe
ciava a nas cere, s emiclandestino, il noc- modo di fare il suo primo vero campeggio.
ciolo di quello che doveva essere il 51. Storico, fu definito da m olti. Sì, perché
La liberazione di Roma fu il segnale per per anni, la sera al campo, intorno al falò
tutti gli ex scout. Monsignor Nobels o ai fuochi di bivacco, c’era sempre qual-
chiamò subito Vasta che in quei giorni si cuno che raccontava. A volte lo stesso Va-
nascondeva in un convento dietro Monte sta, altre volte era Monsignor Nobels, altre
Mario dove era adibito alla decifrazione ancora un vecchio s cout che... « passava
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Roma 51 “Desiderio Nobels” 1944-1994

per caso da queste parti ed era venuto a fa- Magno e che m onsignor Nobels ottiene in
re un saluto a Monsignore». uso dal Circolo di San Pietro che ne è il
Raccontava di quella favolos a occasione proprietario. Nel frattempo il 51 presta as-
che fu il campeggio a Poggio Cinolfi, in sistenza e capi per avviare altri riparti un
Abruzzo: il primo vero grande campeggio po’ ovunque per Roma. Una nuova sede
del 51, nell’estate del 1945. Raccontava viene aperta pure in un casolare
dell’entusiasmo di tutti, degli scout, dei all’interno della tenuta della Caffarella in
capi, di Monsignore e anch e della gente fondo a via Macedonia.
del posto: un campeggio estivo di giovani Si avvia anche un’esperimento nuovo
significava che la guerra era veramente fi- dedicato ai ragazzi che si vogliono avvici-
nita e si poteva pensare di nuovo al futuro. nare allo scoutismo ve rso i 9-10 anni:
Raccontava anche della grande fes ta or- troppo grandi per fare i cuccioli nel bran-
ganizzata nella piazza del paes e una delle co, troppo piccoli per essere novizi fra gli
ultime sere. Canti, scenette, rappresenta- scout. Vengono riuniti in un gruppo nuo-
zioni animate e tanti applausi. vo, l’Orsa Maggiore. La domanda non è
Il 51 cresce. Cambia di nuovo sede: pri- piccolissima, si arriva fino a 15 iscritti e a
ma al collegio S anta Maria, poi, siamo a- oltre dieci presenze al campo estivo.
gli inzi degli anni Cinquanta, alla parroc- Poi subentra un periodo di crisi. I riparti
chia della Natività a via Gallia. E’ il mo- nuovi, se stanno in piedi si staccano e di-
mento del grande sviluppo. Nasce il bran- ventano autonomi. Al 51 resta soltanto
co, affidato al prim o Akela, S erafino Tur- quello di San Gregorio. Bel posto, un’oasi
chetti, che era stato uno dei primi giovani di verde in m ezzo alla città, di fronte al
scout del 51. Si sviluppa così bene che Palatino, in vista del Circo Massimo e
presto i branchi diventano due: il branco dell’arco di Costantino. Ma, ahimé, un po’
della Liana e quello della Rupe. isolato e lontano dai luoghi frequentati
Anche il riparto si sviluppa. Al punto di dalla gente. Finisce per iscriversi al 51 so-
richiedere più sedi. Una nuova sede è a- lo chi già lo conosce.
perta a San Gregorio al Celio, proprio nel-
le tre cappelle che furono di San Gregorio

La nostra Promessa

Con l’aiuto di Dio, prometto sul mio onore di fare del mio meglio

per compiere il dovere verso Dio e verso la Patria


per aiutare gli altri in ogni circostanza
per osservare la legge scout

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Cinquant’anni di scoutismo

I
l gruppo Roma 51 ha subito una tra- stanzioso salto in avanti. Sia per il numero
sformazione dal 1985, anno in cui dal- di nuovi iscritti, che per la loro qualità.
la splendida sede di San Gragorio al Lo spostarci in un quartiere storicam ente
Celio, si è trasferito alla sede attuale popolare, ha portato il Roma 51 ad avere
presso la parrocchia di San Filippo Neri in in pochi anni più di cento iscritti.
Eurosia, o più s emplicemente “ la chies o- Nel febbraio 1986, l’ASGE (l’Associa-
letta”, come è conosciuta dagli abitanti del zione Scouts e Guide d’Europa) di cui fa
quartiere. Le cappelle che sono state di parte il Roma 51 e di cui è pres idente e
San Gregorio Magno avevano bisogno di fondatore lo stesso Arturo Vasta, insieme
un buon restauro e il 51 fu fatto sgombera- al CNS (Centro nautico scout), all’AMIS
re. (Amici dello scoutism o di Trieste) e
Se dal punto di vista dell’immagine il all’AGES (Associazione giovani esplora-
cambio di sede ha penalizzato il gruppo tori Sardi) fondò quella che in futuro ver-
(la sede di San Gregorio al Celio era invi- rtà ricordato com e l’unico es empio italia-
diata da tutti), dal punto di vista no, se non mondiale, di collaborazione, in-
dell’affluenza di iscritti c’è stato un so- terscambio e fratellanza s cout tra associa-

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Roma 51 “Desiderio Nobels” 1944-1994

zioni diverse: la Federscout (Federazione sue fila 14 tra rover e scolte.


scoutistica italiana) che aderisce alla CES Il 1993 fa registrare un’altra importante
(Confederazione europea dello s couti- novità per il 51: il branco di Sionee viene
smo). affidato per la prima volta a un Akela di
Nel 1987 un altro passo avanti è stato sesso femminile. Semp re in quell’anno fa
fatto trasform ano le coccinelle in lupette. la com parsa il MAS (Movim ento adulti
Il metodo del lupettism o, infatti, offre scout) che conta più di 15 iscritti: persone
molte più possibilità di ambientazione e di che hanno conosciuto lo scoutismo in età
attività di quello delle coccinelle che è di adulta e che hanno voluto impegnarvisi.
per sé più povero e meno coinvolgente. Da sempre affiancato dal M OAS, il m o-
Cresciuto il gruppo, nel 1989 partecipa vimento degli ex scout del 51.
all’Eurojamboree della CES a M eeze in Proprio in coincidenza con u festeggia-
Olanda, ins ieme alle altre associazioni menti per il suo cinquantesimo anniversa-
della Federscout che cresce di pari passo, rio il gruppo sta risistemando la sede che,
incorporando tra i suoi iscritti un’altra as- per es igenze della parrocchia, è s tata to-
sociazione: la AVSC (Associazione vene- talmente rivoluzionata.
ta scout cattolici). Ma siamo del 51: le novità, i trasferi-
Nel 1992 nel gruppo Roma 51 inizia an- menti, le ristrutturazioni di sede e di orga-
che e per la prim a volta il cam mino del nizzazione hanno sempre fatto parte della
Clan. Cammino che, anche se non facile, nostra tradizione. Non ci hanno mai spa-
continua e, attualmente, annovera tra le ventati, semmai ci stimolano.

Dal bollettino filatelico delle Poste del 30.11.1994


***

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Cinquant’anni di scoutismo

La legge degli scout

come la sappiamo noi...


...e quella di Baden Powell
1. Lo Scout considera suo onore me-
ritare fiducia. 1. A Scout’s honour is to be trusted.

2. Lo Scout è leale verso la Patria, i


genitori, i capi, i suoi datori di lavo- 2. A Scout is loyal to the King, his
ro e i suoi dipendenti. Country, his Parents, his
employers and to those under him.
3. Lo Scout è sempre pronto a servi-
re il prossimo. 3. A Scout’s duty is to be useful and
to help others.
4. Lo Scout è amico di tutti e fratello
di ogni altro Scout, a qualunque 4. A Scout is a friend to all, and a
paese, classe o religione egli ap- brother to every other Scout, no
partenga. matter to what country, class or
creed he belongs.
5. Lo Scout è cortese e cavalleresco.
5. A Scout is courteous.
6. Lo Scout è buono con gli animali,
creature di Dio. 6. A Scout is friend to animals.

7. Lo Scout obbedisce prontamente


agli ordini dei suoi genitori, capi- 7. A Scout obeys orders of this
squadriglia o capi. Parents, Patrol Leader or
Scoutmaster without question.
8. Lo Scout sorride e canta anche
nelle difficoltà. 8. A Scout smiles and whistles under
all difficulties.
9. Lo Scout è laborioso ed economo.
9. A Scout is thrifty.

10. Lo Scout è puro di pensieri, di pa- 10. A Scout is clean in thought, word
role, di azioni. and deed.

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Roma 51 “Desiderio Nobels” 1944-1994

UNA DOMENICA ALL’ARCO DI TRAVERTINO

Ricorderò,
Ricorderemo
Da un articolo del 1977
sull’Osservatore Romano,
il grazie di nuovi e vecchi scout
a Monsignor Desiderio Nobels,
fondatore del Gruppo Roma 51

S an Desiderio. Fu esattamente in
questo giorno di tanti anni fa che
noi ci conoscemmo. La giornata
era primaverile, il pomeriggio silenzio-
riggi affocati a giocare ad “attacco e di-
fesa”, ore sdraiati nell’erba ad ascoltare
il “nemico”, e intanto osservavo le for-
miche che venivano e andavano, i ragni
so, cantavano gli uccelli sui pini del suo che si arrampicavano sugli steli di gra-
giardino, da una villa vicina veniva un no, le coccinelle che passavano sulle fo-
odore intensissimo di fiori di magnolia. glie di malva. E lì, con l’orecchio a ter-
E io, bambino, ero lì dinnanzi a lei, bur- ra, mi sembrava di sentire i rumori se-
bero e severo, che mi parlava dello greti del mondo, come fosse un posto
scoutismo, di quando anche lei aveva d’ascolto di tutto l’universo.
messo il fazzoletto al collo e il cappello- Debbo a lei anche questo. E ancora mi
ne nel riparto di Baden Powell. E fu così vengono alla memoria disordinate altre
che presi la grande decisione, o almeno immagini, le squadriglie, le bandierine
la presero i miei, di fare lo scout, una al vento, la promessa, il senso
decisione che per me è stata forse de- dell’onore, i gradi, l’alfabeto Morse, i
terminante per la mia vita interiore, o fuochi di bivacco, i silenzi della notte.
per la mia vita tout court. Quei fuochi di bivacco che illuminavano
Ci trovammo una mattina di Domenica il piccolo, ristretto cerchio attorno a noi,
a quell’Arco di Travertino dove lei dice- e al di là di essi c’era il buio, il buio fit-
va messa, nella chiesa solitaria in mezzo to, e mentre qualche squadriglia canta-
alla campagna dove il sagrato era se- va, avvoltolati nella coperta aspettava-
gnato dai rivoli di acqua nei giorni di mo l’ora delle preghiere. L’ho ancora
pioggia. E sulla scia di questi ricordi me presente quando lei intonava il canto; e
ne sfilano dinnanzi tanti altri che ci vor- sento ancora la sua mano che mi passa
rebbe un libro per raccoglierli: lampi, il dito sulla fronte per la benedizione, ci
balenii di fatti, di cose, di persone, di inginocchiavamo, a uno a uno, poi ci-
odori, di circostanze. scuno andava verso la tenda, e cessava-
La scoperta dello scoutismo coincise no i rumori. Sopra di noi, sopra quei
per me con quella della natura, pome- fragili teli, c’era l’immensità della notte,
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Cinquant’anni di scoutismo

le nostre paure, le nostre illusioni, le no- in mente quanti ragazzi poveri sono stati
stre fantasie di bambini. silenziosamente aiutati da lei, nel ripar-
Quante volte le ho servito la Messa? to, perché non si sentissero umiliati,
La prima volta, lo ricordo bene, fu a San quella carità signorile che mi è rimasta
Paolo fuori le mura: e lei ebbe un gesto impressa e che ho dovuto poi paragona-
(o forse due) di impazienza quando le ri- re a tant’altra carità esibizionista e
sposte che avevo imparato così bene mi mondana.
si tolsero dalla mente e quell’introibo ad Voglio solo dirle grazie. Mi accorgo
altare Dei rimase solitario, senza verset- che il solito pudore mi blocca la penna e
to successivo. che le cose più affettuose restano nel
Se ora, accanto a me, vi fossero le cen- cuore, come forse capita sempre. Quel
tinaia di giovani che lei ha avvicinato e bambino intimidito di allora col quale
che oggi sono per il mondo, anche loro lei non sempre ha legato (ombroso, ti-
troverebbero dentro di sé quel seme che mido, introverso, che bazzica troppo al
è poi fiorito nella vita. L’amicizia di noi liceo con gli autori “proibiti”), mentre
scout era così forte e l’affiatamento così conta le monete del suo piccolo tesoro
intenso che ancora adesso io conservo interiore, si accorge che tanti di quei
fra le mia amicizie veramente intime e soldi non gli appartengono. Provengono
fraterne solo quelle d’allora. Né il liceo, da un’altra banca dove il banchiere li ha
né l’università, né la professione hanno dispensati per molti anni. Non mi resta
potuto cancellare o sovrapporsi a quei che dirle, come direbbero tanti altri cari
colleghi di squadriglia, anche se ci ve- amici: “Ricorderò, ricorderemo”.
diamo a grandi distanze. E mi vengono

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Roma 51 “Desiderio Nobels” 1944-1994
QUELLE VACANZE DI BRANCO

Dal diario di un
vecchio lupo cina, prende in mano la si-
tuazione: lancia l’idea della
Sono tante le cose e i volti che mi “dieta calibrata”. Coniamo
tornano in mente. Tante le sensazioni anche uno slogan per coniu-
gare l’efficacia della dieta
piacevoli che ho provato in quegli anni con lo stato delle nostre fi-
e che continuano ad accompagnarmi nanze: “ Massima energia
con minimo costo”.

C
Così prepariamo la lista di variate m e-
ome ogni anno stanno per arriva- rendine per tutto il periodo delle vacanze
re le vacanze di branco tanto te- di branco:
mute dai vecchi lupi. E com e I° giorno - Pane e marmellata
ogni anno ci assalgono i soliti II° giorno - Pane e mortadella
dubbi: ce la faremo? Si divertiranno i III° giorno - Pane e marmellata
lupetti? Saremo all’altezza della situa- IV° giorno - Pane e mortadella
zione? Ci saranno feriti o contusi? Il po- ...e così via per tutto il resto del campo.
sto prescelto sarà adatto? Come imposta- Un’altra pietanza im portante (a parte
re il menù? le minestrine serali sciacqua-budella-
Senza eccessiva angoscia decidiamo di che-fanno-sempre-bene) è il baccalà.
procedere con ordine: come prima cosa Come tutti sanno, questo nom e ha un ef-
andiamo a dare un’occhiata preventiva al fetto quasi allergico sui bam bini che,
posto per evitare brutte sorprese. Ci im - non appena lo sentono nominare vengo-
barchiamo tutti noi vecchi lupi: m eta no colti da crisi di pianto, bolle, conati di
Fratta Todina. vomito, bocca secca ecc. Qualcuno vor-
Elio ha appena preso la patente e, rebbe rinunciare, ma una fornitura otte-
nemmeno a dirlo, vuole guidare a tutti i nuta a prezzo di favore ce lo impedisce.
costi. Dopo un po’ è panico. Il nostro au- Soluzione: gli si cam bia nom e. Sulla li-
tista è convinto di essere il padrone della sta il baccalà apparirà com e: “Stoccafis-
strada. Vediamo la morte davanti ai no- so, ovvero pesce veloce del Baltico”.
stri occhi, una m acchina ci sta venendo Ultime decisioni. Il tem a del cam po
addosso: Elio ha preso la corsia contro- sarà: la battaglia dei cani rossi. Il viaggio
mano. Per fortuna l’altro autista si butta si farà in treno: bisogna soltanto racco-
su quella che avrebbe dovuto essere la gliere tutti i lupetti con i relativi zaini,
nostra corsia di marcia. Siamo salvi. caricarli s ul treno Rom a-Orte, poi su
Finalmente giungiamo, incolumi, sul quello Orte-Terni, infine Terni-Fratta
posto. Ci piace: quella s arà la s ede delle Todina. Giostrando fra gli orari e le
nostre vacanze di branco. coincidenze; s enza perdere niente e, so-
A metà della settimana seguente si pre- prattutto, nessuno.
para il menù. Enrico, studente in medi- Il giorno prima della partenza si fa
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Cinquant’anni di scoutismo
l’ispezione degli zaini: spesso più grandi rezza lo Yeti, l’abom inevole uomo delle
degli stessi lupetti. Ci sono gli abiti per nevi, giunto a Fratta Todina, forse anche
il caldo, quelli per il freddo, sciarpe, lui in vacanza.
guanti di lana, biscotti, cioccolate, cara- Una sera, in pieno gioco notturno,
melle. E’ un vero strazio vedere le Claudio (Kaa) corre al buio, non vede un
mamme riportare a cas a tante belle cose, filo spinato arruginito e ci finis ce in pie-
tutte superflue, mentre immaginano i no. Enrico, futuro medico, non c’è, Mau-
propri figli abbando- rizio prende il co-
nati alle intemperie, raggio a due mani:
alla fame, al freddo, non c’è tempo da
alla fatica. perdere, bisogna
Finalmente al campo. fargli l’antitetanica.
Per anim are le s erate, Nessuno ha mai fat-
decidiamo di dar vita to un’iniezione, ma
a folletti scherzosi che Maurizio è decis o e
fanno dispetti ai lupet- intransigente: è più
ti che dormono in ten- efficace s e iniettata
da. Basta qualche tor- in una volta sola e
cia elettrica con luce velocemente. Tutto
colorata, un lenzuolo e andò bene, anche se
un po’ di fantasia. vent’anni dopo
La prima notte passa Claudio ne conser-
tranquilla. I lupetti so- va ancora un ricor-
no stanchi e si addor- do molto doloroso:
mentano presto. Sal- in confronto a
vo, la m attina dopo, quell’ago, il filo
trovare tutte le scarpe spinato era un cu-
unite fra loro con i scino di piume.
lacci. Ma anche molti
Raccontiamo di aver anni dopo, le va-
incontrato la sera i fol- canze di branco s i
letti. Raccontiam o di ricordano con pia-
essere stati, anche noi cere. S i ricordano
vecchi lupi, vittim e di gli episodi più mo-
scherzi per tutta la vimentati, si ricor-
notte. Raccontiamo di dano le lunghe sere
aver cercato di cattu- passate a rileggere e
rarne uno. correggere i qua-
Funziona. La sera i derni di caccia dei
più vispi cercano di lupetti, si ricorda la
rimanere svegli per risata di fronte
vedere i folletti che all’immancabile
noi intepretiamo a dovuta distanza con strafalcione. Si ricordano le espressioni
risatine, luci, effetti di ombre che fuggo- stupite dei genitori, una volta tornati a
no. Col passare dei giorni, e delle serate, Roma, che si sentivano chiamare Akela.
l’atmosfera si carica: più di un lupetto è Una vacanza di branco non si dim entica
pronto a giurare di aver visto con chia- mai.
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Roma 51 “Desiderio Nobels” 1944-1994

I racconti di uno
UN CAMPEGGIO DI TRENT’ANNI FA

scout d’altri tempi


L’
attrezzatura di s quadriglia sa.
era stata preparata la setti- I primi due giorni se ne andavano per
mana precedente in città in le costruzioni comuni. Ogni squadriglia
modo caotico. Era composta forniva la manodopera migliore che,
da pentolame, ferramenta, scatole di ci- con pali di castagno e tronchetti, realiz-
bo, libretti da m essa... Il tutto riposto in zava l’alzabandiera, erigeva l’altare, al-
una cassa dopo essere stato passato con zava il portale che delim itava l’ingresso
una mano di vernice, in modo da non all’area del campeggio. Con sassi, pos-
confonderlo con il materiale delle altre sibilmente uguali, si faceva un grande
squadriglie. Spesso sui manici di padel- cerchio al centro del campo dove la sera
le, badili, accette c’erano più strati di si sarebbe acceso il falò.
vernici di vari colori: segno del passag- Poi si pensava alle attrezzature di
gio attraverso vari campi e differenti squadriglia: senza chiodi, solo legature
squadriglie. con cordini e buona volontà. Si faceva-
La m attina presto del lunedì, in una no le brandine incrociando qualche fila-
città ancora silenziosa, la m aggior parte gna e annodando una fitta rete di spago
degli scout raggiungeva la sede di San sul quale veniva pos ta una vecchia fo-
Gregorio al Celio, passando attraverso dera di materasso riempita di paglia e,
una villa Celim ontana deserta. Meglio se non bastava, qualche frasca. Doveva
se si rius civa ad evitare di as sere ac- essere sufficientemente alta per s iste-
compagnati dai genitori. marvi sotto lo zaino. Anche il tavolo da
Gran parte della m attinata passava a pranzo era realizzato con tecnica analo-
caricare un camioncino con le casse di ga: si faceva un cavalletto con filagne e
squadriglia e le attrezzature di riparto. corde, si copriva il “piano” (puro eufe-
Soltanto verso mezzogiorno, rassicurati mismo) con quanto di meglio si dispo-
e salutati i genitori dei più piccoli fra neva: pezzi di tavola o di filagna taglia-
noi, si partiva su un vecchio autobus an- ta a m età. Il tutto tassativam ente con la
simante. medesima tecnica: cordino e s paghi per
All’arrivo, il caposquadriglia doveva fare legature... Anche se poi (per ragio-
scegliere velocem ente l’insediamento ni di sicurezza, si diceva), nas costo sot-
giusto: ad appropriata distanza dal falò to la legatura si intravedeva a volte un
e dal bosco, non lontano dalla sorgente, chiodo. La cucina, invece, era realizzata
in leggera pendenza per piantare la ten- con sassi di grandezza om ogenea dispo-
da con l’apertura verso il basso e verso sti in modo che il fuoco prendesse un
il centro del campo, con lo s pazio adat- po’ di vento, ma non troppo.
to per erigere facilm ente le cos truzioni. Ultima realizzazione: la latrina. Anche
Poi il primo pasto al campo: per forza di perché, l’esperienza insegna, nei primi
cose al sacco con quanto portato da ca- giorni non se ne sente mai il bisogno.

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Cinquant’anni di scoutismo

Era s emplice, s partana, m a razionale: vista la giornata dei genitori. Spesso e-


un buco, un secchio di terra per coprire, rano pochi a venire: trent’anni fa solo
carta igienica, un paravento di frasche. poche famiglie si potevano permettere
Ma è rimasta famosa la latrina panora- l’automobile e raggiungere il campeg-
mica realizzata dai Cuculi a P ian de’ gio con treni o autocorriere era a volte
Rosce: su un albero, sfruttandone una impresa impossibile. Meglio così. An-
cavità. che perché noi scout temevamo un po’
Il cibo, dopo i primi giorni di adatta- quell’incontro.
mento e soprattutto quando la fame co- C’era la mamma prem urosa che por-
minciava a mordere, non era poi tanto tava cibi e dolcetti, m a c’era quella pre-
male: pane, frutta, verdura fresca. Il tut- occupata per il linguaggio usato dal suo
to accom pagnato dagli im mancabili bambino, o che s i s candalizzava della
cannolicchi (unica pas ta am messa al situazione igienica: “ Figlio m io”, ripe-
campo) offerti dalla Poa (la Pontificia teva con un’espressione di eloquente di-
opera di as sistenza) ins ieme a baratto- sgusto, “come ti hanno ridotto”. La
loni con formaggio giallo, uova in pol- maggior parte dei genitori, inoltre, era
vere, cacao in polvere, latte in polvere, evidentemente di “imbranati visi palli-
farinella di ceci. Oltre a tante scatolette, di” incapaci di muoversi fra tende, ar-
della stessa origine, con carne, sardine e busti, rovi e sentieri sterrati. Incapaci
minestra di s edano, subito ribattezzata anche di trovare, in mancanza di sedie e
“zelleria”: traduzione estemporanea del- poltrone, un posto dove sedersi: sempre
la scritta celery soup che cam peggiava in piedi, sem pre in giro a metter naso
sull’etichetta. ovunque.
Arturo Vasta e gli altri capi passavano Una volta tornati a casa, senza voce,
per le squadriglie ad assaggiare tutto affamati, sporchi, affumicati, acciaccati,
quanto veniva cucinato: tutto buono, graffiati, si faceva fatica a recuperare la
tutto perfetto. Sempre. Anche quando, il vita quotidiana. La sera, fra le lenzuola
fatto è accaduto realmente, nella pento- pulite di un letto vero, si pensava con
la di un m inestrone cadde accidental- nostalgia ai canti strillati tutti insiem e
mente un intero limone, rimasto lì a intorno al falò, ai rum ori degli anim ali
cuocere per ore e ore. Alla fine il sapore che a volte ci svegliavano la notte di
era al tempo aspro e amaro. In una pa- soprassalto, al dito di monsignore pas-
rola: im mangiabile. Non dello stesso sato pesantemente sulla nostra fronte
avviso si mostrò monsignor Nobels: per la benedizione serale.
«Squisito», fu il suo commento. Ci addormentavamo, infine, ripetendo:
Ma l’unico a mangiarne un’intera por- «Torneremo l’anno venturo».
zione fu, per dovere
professionale e con
grande sacrificio, il
cuciniere di turno,
responsabile di quel
pestifero intruglio.
Verso la m età del
campeggio, allora
come oggi, era pre-

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Roma 51 “Desiderio Nobels” 1944-1994

Canzoniere

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Cinquant’anni di scoutismo

Oppure

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Roma 51 "Desiderio Nobels" 1944-1994 Cinquant'anni di scoutismo

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Roma 51 “Desiderio Nobels” 1944-1994

Madonna degli scout

Rirtornello:
E il ritmo dei passi ci accompagnerà
là verso gli orizzonti lontani si va

Madonna degli scout ascolta t’invochiam E lungo quella strada non ci lasciare tu,
concedi un forte cuore a noi ch’ora partiam nel volto di chi soffre facci trovar Gesù.
La strada è tanto lunga, il freddo già ci assal Allor ci fermeremo le piaghe a medicar
respingi, tu Regina, lo spirito del mal. e il pianto di chi è solo sapremo consolar.

18
Cinquant’anni di scoutismo

19
Roma 51 “Desiderio Nobels” 1944-1994

20
Cinquant’anni di scoutismo

ATTORNO ALLA RUPE...

21
Le pagine da 22 a 30 riportano l’elenco
nominativo degli oltre mille scout
iscritti al Roma 51 nel corso dei suoi
primi 50 anni di attività.

Le omettiamo nel rispetto delle


norme sulla privacy.
Cinquant'anni di scoutismo

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Tutti gli spostamenti di sede


dall' Arco di Travertino alle Sette Chiese

1. San Giuseppe all' Arco di Traverino


2. Scuola dei Frati Bigi a via E. Filibe7to
3. Collegio Santa Maria a viale Manzoni
4. Natività a via Gallia
5. San Gregorio al Celio
6. Casolare nella tenuta della Caffarella a via Macedonia
7. San Filippo Neri in Eurosi8 a via delh. Sette Chiese

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Roma 51 "Desiderio Nobels" 1944-1994

Cinquant'anni di scoutismo
Gruppo Roma 51 "Desiderio Nobels" 1944-1994

Hanno collaborato con Arturo Vasta alla preparazione di questo fascicolo:


Stefano Bacconi, Angelo Bruscolotti, Antonio Ceradini,
Antonello Figà-Talamanca, Giulio Maoli, Carlo Napoli,
Maurizio Santinelli, Adriano Trocchi, Augusto Trocchi,
Umberto Verdacchi e tanti altri scout ed ex scout
Gruppo Scout Roma 51 "Desiderio Nobels" via delle Sette Chiese, 103 - 00145 Roma
Stampatore: Tipografia Eurosia - piazza S.Eurosia,3 - 00145 Roma