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COSCIENZA

UN MONDO DI COSCIENZA di Aldo Fasolo e Silvio Ferraresi

Il cervello umano è la sorgente di tutta la sapienza del mondo. In un organo grande come un pompelmo, centinaia
di miliardi di cellule nervose, i neuroni, e un numero mille volte superiore di collegamenti, interagiscono
continuamente a formare una trama complessa, il “telaio incantato”, secondo la metafora di un grande fisiologo,
Charles Sherrington.
L’organizzazione scaturisce dalla comunicazione. I neuroni comunicano fra loro, liberando sostanze chimiche, i
neurotrasmettitori, che dicono al neurone successivo: “attivati” oppure “disattivati”… i fenomeni chimici si
trasformano in fenomeni elettrici, e di nuovo in fenomeni chimici. E’ una trasmissione in parallelo, dissimile da
qualsiasi computer mai concepito: i segnali divergono e convergono senza sosta, accendendo gran parte del
cervello, “come se la Via Lattea iniziasse una danza cosmica”.
Attraverso le complesse interazioni che il sistema nervoso centrale (encefalo, di cui il cervello è la parte anteriore
più sviluppata e midollo spinale) stabilisce con gli organi di senso, con i muscoli, con i differenti organi del corpo,
si realizza il processo dell’integrazione fisiologica e comportamentale nell’ambiente.
Nel cervello si realizza un paradosso straordinario: fornisce all’individuo un senso di continuità e di coerenza, pur
cambiando continuamente sia dal punto di vista anatomico, sia da quello funzionale. E’ un cervello plastico, che
cambia, si adatta, impara…
I grandi progressi delle neuroscienze hanno permesso negli ultimi tempi di indagare efficacemente tutte queste
proprietà uniche del cervello, ma anche di fare ipotesi sul funzionamento della fabbrica del pensiero e sulla natura
della coscienza, della rappresentazione privata del mondo pubblico. Potremmo definire coscienza “la
consapevolezza per un individuo di quello che gli sta attorno, del suo sé, dei suoi pensieri e sentimenti”, secondo
le visioni attuali non si può scomporre in parti ed è differenziata in innumerevoli stati di coscienza possibili. Ad
ognuno corrisponde a una combinazione unica di aree nervose attive in sincronia. La coscienza non è allora in un
punto preciso del nostro cervello: non esiste cioè alcun “teatro” fisso dove avviene la rappresentazione del mondo
e dei pensieri. Il segreto della coerenza con cui percepiamo e agiamo sul mondo sta nell’azione di numerosissimi
gruppi di neuroni, che rimangono intrappolati in un’unica trama pur conservando la loro funzione. Secondo le
teorie del Premio Nobel Gerald Edelman le attività coscienti sono infatti dovute a gruppi di neuroni, che
interagiscono in tempi brevissimi e formano un “nocciolo dinamico”. Quando pensiamo il nostro cervello si
modifica e, simile all’aurora boreale, il suo equilibrio si sposta a ogni pulsazione di cambiamento.
Il cervello è uno specchio del mondo, uno specchio magico, che non riflette ma che ricostruisce la realtà, in funzione
delle nostre necessità di adattamento all’ambiente. Il cervello è una macchina virtuale che crea modelli del mondo
(ciò che percepiamo e pensiamo), di noi stessi (ciò che crediamo di essere e ciò che vorremmo essere, o non
vorremmo essere) e degli altri (la base di ogni nostra interazione sociale, la macchina per costruire bugie). Il cervello
integra tutto questo con le nostre emozioni, i nostri istinti, mettendo il sale nella nostra vita.
Il cervello è simile in tutti gli uomini e nello stesso è unico per ciascuno, perché il risultato della sua storia (di quella
che ha vissuto sin dalla vita fetale e di quella che ha lasciato ricordi ed esperienze) e della sua eredità genetica.
Nessun magico elettricista ha lavorato per creare l’impressionante giungla di circuiti che compongono questo tuo
organo straordinario. Un simile labirinto è il risultato di un programma generale, depositato nei geni, che viene

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profondamente modellato dall’ambiente durante lo sviluppo embrionale, dal corpo stesso, che dal sistema nervoso
non prende solo ordini, ma che a sua volta nutre ed adegua, dal mondo dell’esperienza, dall’universo della cultura.
A creare una regolarità rispetto al mondo e al corpo vi è la corteccia, che come una complessa trama spessa due
millimetri costituisce il mantello pieghettato che riveste gli emisferi cerebrali, e con le sue aree, mappe, gruppi di
neuroni, è specializzata a rappresentare un frammento di realtà. E’ qui che, dopo aver attraversato stazioni cerebrali
intermedie, convergono i segnali sensoriali; ed è sempre da qui che partono i comandi motori; ma tra la sensazione
e il movimento c’è il pensiero, elaborato nella corteccia associativa. Noi non abbiamo però solo corteccia cerebrale.
Le aree profonde e antiche del cervello costituiscono la parte emozionale della coscienza. Gruppi costituiti da poche
migliaia di neuroni nei nuclei del tronco cerebrale inviano una diffusa rete che modula miliardi di sinapsi nella
corteccia, e che si attiva ogni volta che accade qualcosa di saliente… un rumore forte, un lampo improvviso. La
parte emozionale è importante nella creazione della memoria e senza memoria non avresti coscienza. Ma - ci
confermano le più avanzate teorie sul cervello - la memoria non è archiviazione di informazioni. Piuttosto è attività,
rielaborazione continua… presente ricordato. Ecco che il suono della mia voce, il gioco di luci sopra la tua testa
sono vissuti, da te, da me, da tutti noi in modo diverso… percepire non è riprodurre fedelmente stimoli in arrivo,
perché i segnali sensoriali modulano il nostro cervello, ed il cervello che assegna un significato ai messaggi
provenienti dal mondo. Elaborare nuova informazione non significa accendere circuiti spenti: il cervello è sempre
acceso, ha solo bisogno di essere sintonizzato. Il tuo cervello e la tua coscienza sono però immersi in una immensità
di segnali e senza le porte della percezione saresti sopraffatto dall’infinito.