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Prof.

Salvatore D’Ambrosio: Storia della Filosofia: IV anno: Cenni di logica classica

Sommario
1. GLI SVILUPPI DELLA LOGICA DOPO LA FONDAZIONE ARISTOTELICA.......................1
2. LA SCUOLA MEGARICO-STOICA................................................................................1
La logica proposizionale................................................................................................2
Gli enunciati ipotetici e disgiuntivi................................................................................2
Gli indimostrabili...........................................................................................................3
Il sillogismo disgiuntivo e il sillogismo congiuntivo.......................................................4
4. GLI ENUNCIATI..........................................................................................................6
La classificazione degli enunciati...................................................................................6
L'opposizione tra enunciati...........................................................................................7
5. IL SILLOGISMO..........................................................................................................9
Il sillogismo: definizione e funzione..............................................................................9
La struttura del sillogismo...........................................................................................11
Figure e modi del sillogismo........................................................................................12
La distribuzione dei termini e la validità dei sillogismi...............................................14
Inferenza per conversione..........................................................................................15
Le regole di validità di un sillogismo...........................................................................17
Come stabilire le validità dei sillogismi.......................................................................25
La riduzione dei sillogismi imperfetti a quelli perfetti.................................................27
6. RAGIONAMENTI DEL LINGUAGGIO COMUNE E SILLOGISMI..................................29
Modalità di traduzione in “forma normale”...............................................................29
Utilizzo dei parametri..................................................................................................33
Traduzione di sillogismi in forma normale..................................................................33

1. GLI SVILUPPI DELLA LOGICA DOPO LA


FONDAZIONE ARISTOTELICA
Dopo Aristotele, gli studi di logica conobbero ulteriori approfondimenti, sia
nell’epoca antica, con la scuola megarico-stoica e con gli sviluppi della tarda
antichità, sia nell’epoca medievale, quando i filosofi scolastici sistematizzarono
la logica aristotelica e quella stoica fornendo ulteriori importanti contributi.
Nella prima parte di questa breve dispensa evidenzieremo alcuni apporti dei
logici stoici, approfondendo in particolare il sillogismo disgiuntivo; nella
seconda parte, avvalendoci della sintesi degli scolastici, ci concentreremo sulle
inferenze basate su enunciati dichiarativi, e in particolare sui sillogismi.

2. LA SCUOLA MEGARICO-STOICA
I principali esponenti di tale scuola furono: Euclide di Megara, Diodoro Crono;
Filone di Megara; Zenone di Cizio, fondatore della scuola stoica; Crisippo di
Soli, grande logico che sollevò la scuola stoica da una grave crisi.

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Due importanti novità della scuola stoica rispetto a quella aristotelica sono:
1) L’introduzione di una logica proposizionale diversa da quella dei
predicati tipica di Aristotele
2) Lo studio di ragionamenti basati su proposizioni ipotetiche o
disgiuntive (e non solo dichiarativi, come prevalentemente in
Aristotele).

La logica proposizionale
Con “enunciato” nella logica classica si intende quella forma linguistica
caratterizzata grammaticalmente da un soggetto, una copula e un predicato.
Vediamo un esempio:
• Gli esseri umani sono esseri mortali
In questo caso, l’unità elementare del ragionamento sono i termini, che
possiamo così formalizzare:
• Gli esseri umani sono esseri mortali
• UèM
Gli stoici però operavano sul nostro esempio in modo diverso. La frase
• Gli esseri umani sono esseri mortali
diventa
• Se un essere è umano (p) allora è un essere mortale (q)
• Ossia se p allora q
In questo modo, è possibile considerare le proposizioni come le unità
elementari del ragionamento (e non più i termini o predicati di cui sono
composte).
Quindi, in sintesi

Gli enunciati ipotetici e disgiuntivi


Nell’esempio precedente, inoltre, abbiamo utilizzato delle proposizioni
ipotetiche, della forma se p, allora q. Dobbiamo ricordare infatti che è possibile
distinguere tra:
·   enunciati dichiarativi, che descrivono una qualche situazione:
“Mario è italiano”, “Mario corre”; (Si noti che “Mario corre” ha
due termini e non tre. In realtà deve essere vista come “Mario è
corrente”. )
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·   enunciati ipotetici, che esprimono una ipotesi intorno a una qualche
situazione: “Se Mario corre, allora arriva prima”, “Domani
potrebbe nevicare”.
In sintesi

Gli indimostrabili

In questo modo i logici stoici riuscirono a studiare alcune inferenze molto


importanti anche nella logica contemporanea, come il modus ponens o il
sillogismo disgiuntivo. In particolare, gli stoici individuavano cinque schemi
basilari di inferenze detti anche indimostrabili.

Schema Esempio Simbolizzazione Classificazione


1. Se il primo, Se é giorno, Se p allora q; ma p; Modus ponendo
allora il c'é luce; ma é dunque q ponens
secondo; ma il giorno, quindi
primo; quindi il c'é luce
secondo.
2. Se il primo, Se é giorno, Se p allora q; ma Modus tollendo
allora il c'é luce; ma non q; dunque non tollens
secondo; ma non c’è luce, p.
non il secondo; quindi non è
quindi non il giorno
primo
3. Non (il primo Non: é giorno Non (p e q); ma p; Modus ponendo
& il secondo); ed é notte, ma dunque non q tollens
ma il primo; é giorno;
quindi non il dunque non é
secondo. notte
4. Il primo O il O é giorno o é O solo p o solo q; Modus ponendo
secondo; ma il notte, ma é ma p; dunque non tollens.
primo; quindi giorno; q
non il secondo. dunque non é
notte
5. Il primo O il O é giorno o é O solo p o solo q; Modus tollendo
secondo; ma notte, ma non ma non p; dunque
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non il secondo; è notte; q ponens.


quindi il primo. dunque è
giorno

Il quarto e il quinto indimostrabile sono basati su quella che i logici moderni


chiamano disgiunzione esclusiva. Gli stoici avevano anche studiato la
cosiddetta disgiunzione inclusiva. Passiamo quindi ad approfondire il
sillogismo disgiuntivo.

Il sillogismo disgiuntivo e il sillogismo congiuntivo

Vi sono dei sillogismi basati sul connettivo “o” o disgiunzione. La disgiunzione


può essere intesa in due modi, in senso inclusivo o in senso esclusivo. Il
sillogismo basato sulla disgiunzione inclusiva viene definito sillogismo
disgiuntivo, quello basato sulla disgiunzione esclusiva sillogismo congiuntivo o
copulativo.

Il sillogismo disgiuntivo (definito dai logici medievali modus tollendo ponens,


“modo che negando afferma”) è anche noto come “ragionamento per
esclusione” ed ha la seguente forma:
•AoB
• non si dà il caso che B
• Quindi: A
Un esempio di sillogismo disgiuntivo:
1) x appartiene ad A oppure a B
premesse
2) x non appartiene a B
___________________________________
conclusione 3) x appartiene ad A
Anche nel caso del sillogismo disgiuntivo si può incorrere in fallacie. Per
comprendere quali siano le modalità del suo corretto utilizzo, è bene precisare
in quale senso vada intesa l’espressione “o A o B” che costituisce la premessa
fondamentale del ragionamento. Essa va intesa nel senso di quella che in logica
si chiama “disgiunzione inclusiva”, per la quale si possono dare i seguenti casi:
Esempio Schema Applicazione
O corro o parlo Non si dà B ma solo A Non parlo, quindi sarà vero almeno
che corro
O corro o parlo Si dà solo B e non A Non corro, quindi sarà vero almeno
che parlo
O corro o parlo Si danno sia A che B E’ vero che corro e anche che parlo
O corro o parlo Non si danno né A né Questo caso non è possibile, perché
B l’espressione va intesa nel senso che
ci sono entrambe o almeno una delle
due

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A questo punto possiamo elencare le deduzioni corrette e quelle fallaci basate


sul sillogismo disgiuntivo:
O corro o parlo OAoB
Ma non parlo Ma non B
Quindi corro Allora A
(Corretta)
O corro o parlo OAoB
Ma non corro Ma non A
Quindi parlo Allora B
(Corretta)
I successivi ragionamenti sono invece erronei
O corro o parlo OAoB
Ma corro Ma A
Quindi non parlo Allora non B
(Erronea: potrei correre …e parlare)

O corro o parlo OAoB


Ma parlo Ma B
Allora non corro Allora non A
(Erronea: potrei parlare …e correre)

Presentiamo un altro esempio di sillogismo disgiuntivo:


• Mario è andato al cinema o Luisa è andata al mare
• Luisa è rimasta a casa (= Luisa NON è andata al mare)
• Quindi: Mario è andato al cinema
In questo caso, la deduzione è corretta (v. sopra, caso 1). Vediamo la seguente
deduzione:
• Mario è andato al cinema o Luisa è andata al mare
• Mario è andato al cinema
• Quindi: Luisa non è andata al mare
Non si tratta di una deduzione corretta: vale infatti quanto visto sopra nel caso
3.

Esiste però anche la possibilità di intendere l’espressione “o A o B” nel senso


di quella che in logica si chiama disgiunzione esclusiva, tale per cui A e B non
possono essere né entrambe vere né entrambe false (come nel quarto e quinto
indimostrabile stoico). In questo caso, quindi, se non si dà A deve darsi B e, se
non si dà B, deve darsi A. Vale pertanto quanto segue
O è giorno o è notte OAoB
Ma è giorno Ma A
Quindi non è notte Allora non B
(Corretta, non possono essere entrambe vere)
O è giorno o è notte OAoB
Ma è notte Ma B
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Quindi non è giorno Allora non A


(Corretta, non possono essere entrambe vere)

O è giorno o è notte OAoB


Ma non è giorno Ma non A
Quindi è notte Allora B
(Corretta, non possono essere entrambe false)

O è notte o è giorno OAoB


Ma non è notte Ma non B
Allora è giorno Allora A
(Corretta, non possono essere entrambe false)

Talvolta, questo tipo di ragionamento viene definito “sillogismo congiuntivo” o


“copulativo”.

3. LA LOGICA MEDIEVALE
Nel passaggio dall’antichità al Medioevo, come per tutte le altre discipline
filosofiche e scientifiche, la logica subì un periodo di oscurità. Una certa ripresa
si ebbe a partire dal XI secolo, e da lì una notevole accelerazione che portò allo
straordinario sviluppo del XIII e XIV secolo. Gli autori più importanti di questo
periodo furono: Pietro Ispano (circa 1230), autore delle Summulae logicales
molto diffuse grazie all’invenzione della stampa; Boezio di Dacia (seconda
metà del XIII secolo), noto per aver collegato temi di riflessione logica a
tematiche di filosofia del linguaggio; Guglielmo di Ockham (XIV secolo),
autore di una Summa logicae che ebbe grande influenza nel formare la mentalità
scientifica dei secoli successivi; Walter Burleigh, contemporaneo e avverso a
Ockham; Giovanni Buridano (seconda metà del XIV secolo); Paolo Veneto
(morto nel 1429), autore di una Logica che racchiudeva tutto il sapere logico
medioevale. Come anticipato, ci concentreremo sulla sintesi che i logici
medievali fecero della logica predicativa di Aristotele, prendendo quindi le
mosse dalla classificazione degli enunciati.

4. GLI ENUNCIATI

La classificazione degli enunciati


Gli enunciati possono essere classificati prendendo in considerazione tre aspetti:
• la quantità (gli enunciati possono essere universali, particolari o
singolari)
• la qualità (gli enunciati possono essere affermativi e negativi)
• la modalità (gli enunciati possono esprimere stati di cose possibili o
necessari)

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Per quanto riguarda i primi due aspetti, possiamo individuare quattro classi di
proposizioni, ognuna contraddistinta da una particolare combinazione di
quantità (gli enunciati possono essere universali o particolari) e di qualità (gli
enunciati possono essere affermativi e negativi); ovvero possiamo avere:
1. enunciati universali affermativi, cioè enunciati del tipo "Ogni S è P" (nella
terminologia scolastica si indicano queste proposizioni con A (Adfirmo);
2. enunciati universali negativi, cioè enunciati del tipo "Nessun S è P" (nella
terminologia scolastica si indicano queste proposizioni con E (nEgo);
3. enunciati particolari affermativi, cioè enunciati del tipo "Qualche S è P"
(nella terminologia scolastica si indicano queste proposizioni con I (adfIrmo);
4. enunciati particolari negativi, cioè enunciati del tipo "Qualche S è non P"
(negO).

Tutto ciò può essere sintetizzato nei seguenti due versi latini che gli studenti
medievali imparavano a memoria:

A adfirmat, negat E, sed universaliter ambae,

I firmat, negat O, sed particulariter ambae.

L'opposizione tra enunciati


Nel ragionamento dimostrativo è possibile passare da un enunciato categorico
ad un altro direttamente, senza ricorrere alla mediazione di altri enunciati. E’ il
tipo più semplice di inferenza, che già in epoca antica venne strutturato nel
quadrato logico, o quadrato d’opposizione. Questo quadrato sintetizza le
relazioni fra i quattro enunciati categorici, ossia fra
A: “Tutti gli S sono P” (“Tutti i greci sono calvi”);
E: “Nessun S è P” (“Nessuno greco è calvo”);
I: “Qualche S è P” (“Qualche greco è calvo”);
O: “Qualche S non è P”(“Qualche greco non è calvo”).
Questi sono che così collegati:
 

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 E’ importante considerare le relazioni che si vengono a creare.
       Contraddittorietà: due enunciati sono contraddittori quando non possono
essere entrambi veri o entrambi falsi. Questo si registra quando i due enunciati
che si oppongono sono una proposizione universale ed una proposizione
particolare. Nel nostro caso non possono essere entrambi veri A (“Tutti i greci
sono calvi”) e O (“Qualche greco non è calvo”), né possono essere entrambi
falsi E (“Nessun greco è calvo ”) e I (“Qualche greco è calvo ”).
          Contrarietà: due enunciati sono contrari quando non possono essere
entrambi veri, pur potendo essere entrambi falsi. Un enunciato di tipo A
(“Tutti i greci sono calvi”) e di tipo E (“Nessun greco è calvo”) non possono
essere entrambi veri, ma possono essere entrambi falsi, perché vi sono solo
alcuni greci calvi.
       Subcontrarietà: due enunciati sono subcontrari quando non possono essere
entrambi falsi, pur potendo essere entrambi veri. Vi è questa relazione tra gli
enunciati di tipo I (“Qualche greco è calvo”) e di tipo O (“Qualche greco non è
calvo”) che non possono essere falsi entrambi, mentre possono benissimo essere
veri entrambi.
       Subalternità: due enunciati sono subalterni quando sono entrambi veri o
entrambi falsi e uno descrive una situazione che è derivabile dalla situazione
descritta dall’altro. Non può essere vero A (“Tutti i greci sono calvi”) se non è
vero anche I (“Qualche greco è calvo”), analogamente a quanto avviene tra O
(“Qualche greco non è calvo”) ed E (“Nessun greco è calvo”).

Grazie al quadrato logico si può passare immediatamente da un qualunque


enunciato categorico al suo contrario o subcontrario, al suo contraddittorio, al
suo subalterno, sapendo esattamente il valore di verità di quest’ultimo partendo
dal presupposto che quello di partenza sia vero, oppure sia falso.

Per esempio:
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Se è vero un enunciato del tipo E (“Nessun greco è calvo”),


allora _________________________________________
è vero O (“Qualche greco non è calvo”) perché subalterno,
è falso A (“Tutti i greci sono calvi”) perché contrario,
è falso I (“Qualche greco è calvo”) perché contraddittorio.

Vediamo un secondo caso.


Se è vero un enunciato del tipo I (“Qualche greco è calvo”),
allora _________________________________________
è falso E (“Nessun greco è calvo”),
è indeterminato A (“Tutti i greci sono calvi”),
è vero O (“Qualche greco non è calvo”),

5. IL SILLOGISMO

Il sillogismo: definizione e funzione

Il sillogismo si compone solo di enunciati dichiarativi. Dal punto di vista


formale il sillogismo è l’unione di più enunciati (chiamati premesse ), dai quali
deriva con necessità, secondo regole ben precise, un ulteriore enunciato
(conclusione). Se i concetti sono adeguati o inadeguati, e se gli enunciati sono
veri o falsi, il sillogismo sarà invece corretto o scorretto (purché le regole siano
rispettate). Se gli enunciati (premessa maggiore e minore) sono veri, sarà
impossibile che l’enunciato che funge da conclusione sia falso, purché le regole
dell’inferenza siano state eseguite correttamente. Se si rispettano le regole del
processo di inferenza e se le premesse sono vere, un ragionamento deve
necessariamente pervenire a una conclusione vera. Studieremo quali siano
queste regole dopo aver analizzato la struttura del sillogismo.

• PREMESSA MAGGIORE: “Ogni animale è mortale”.


• PREMESSA MINORE: “Ogni uomo è animale”.
• CONCLUSIONE: “Ogni uomo è mortale”.

Se osserviamo la struttura del ragionamento constatiamo che ci sono tre


enunciati . Il sillogismo, nella sua veste classica, deve avere tre parti: due
premesse e una conclusione (illustreremo in seguito il senso di “maggiore” e
“minore”). Il sillogismo standard è composto da tre termini, e solo tre
(nell’esempio citato: animale, uomo e mortale).
Qual è la funzione del sillogismo? Come risulta dalla sua definizione il
sillogismo deve provare una conclusione. Come arriva a tale esito? Attraverso
enunciati che negano o affermano che una classe è inclusa (del tutto o in parte)
in un’altra. Possiamo farlo considerando i termini come classi, e gli enunciati
come rapporti tra insiemi.

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Riformuliamo in termini di classi il sillogismo visto sopra:

• La classe degli animali è inclusa in quella dei mortali.


• Quella degli uomini è inclusa in quella degli animali.
• Dunque la classe degli uomini è inclusa in quella dei mortali.

ESSERI ANIMALI MORTALI


MORTALI
ANIMALI UOMINI
UOMINI

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Ma se come seconda premessa avessimo: “le pietre non sono animali”


avremmo ovviamente una conclusione diversa, espressa dal secondo sillogismo,
che rappresentiamo di seguito.

• La classe degli animali è inclusa nella classe degli esseri mortali.


• Le pietre non sono incluse nella classe degli animali.
• Le pietre non sono incluse nella classe dei mortali.

ESSERI
ANIMALI MORTALI
ESSERI
MORTALI

ANIMALI

PIETRE PIETRE

La struttura del sillogismo


Il sillogismo è dunque un’argomentazione che si snoda in tre proposizioni. E
solo tre.
Si caratterizza per la presenza di due premesse (le premesse sono gli
enunciati sui quali si fonda l’inferenza) e di una conclusione (senza di esse il
sillogismo non esiste).
Ogni enunciato che compone il sillogismo ha inoltre la forma quantificatore-
soggetto-copula-predicato.
I termini soggetto e i termini predicato (atleti, sani, ciclisti), compaiono due
volte ciascuno.

Dobbiamo ora imparare alcuni nuovi vocaboli, indispensabili per formulare


le regole che ci permetteranno di riconoscere un sillogismo valido.
• Il termine medio (che indicheremo con M) esprime il termine che,
affinché il sillogismo sia valido, deve comparire in entrambe le
premesse (“atleti” è presente in entrambe).
• Il termine maggiore (che indicheremo con P) è sempre costituito dal
predicato della conclusione (nell’esempio: “sani”); si trova anche in
una premessa del sillogismo, che perciò sarà definita premessa
maggiore (è il termine che ha maggiore estensione: la classe dei
“sani”, nel sillogismo dato, è la più estesa, quella che comprende un
maggior numero di membri rispetto a ciclisti e atleti).
• Il soggetto della conclusione è il termine minore (che indicheremo
con S), che compare anche nell’altra premessa, la quale sarà detta

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premessa minore proprio in virtù della presenza di questo termine (il


termine minore è il meno esteso).

Se prendiamo in considerazione l’esempio seguente possiamo rappresentare


la struttura del sillogismo.

PREMESSA MAGGIORE Tutti gli atleti (M) sono sani (P).

PREMESSA MINORE Tutti i ciclisti (S) sono atleti (M).

CONCLUSIONE Tutti i ciclisti (S) sono sani (P).

Figure e modi del sillogismo

Nella costruzione dei sillogismi, Aristotele individua poi due criteri


attraverso cui è possibile operare classificazioni degli stessi.

Ogni sillogismo avrà infatti un certo MODO: con esso si fa riferimento alla
classificazione delle proposizioni che compongono premesse e conclusione a
seconda della loro quantità (universali o particolari) e qualità (affermative o
negative). Nell’esempio precedente, abbiamo perciò un sillogismo il cui modo è
definito come AAA, poiché tutte le proposizioni che lo compongono sono
universali affermative (A).

Ogni sillogismo avrà poi una certa FIGURA: essa indica la posizione che il
termine medio ha nelle premesse. Infatti, in base alla posizione assunta dal
termine medio nelle premesse è possibile distinguere quattro figure (cioè
schemi tipici del sillogismo). Aristotele (negli Analitici) e famosi logici
medievali come Petrus Hispanus (autore delle Summulae logicales) ne
distinsero invece tre, la prima e la quarta essendo per loro indifferenziate.

Lo schema riassuntivo (delle premesse) delle quattro figure è dunque il


seguente (sub indica che la posizione occupata dal medio è quella del termine
soggetto; prae, invece, che il medio occupa la posizione del predicato):

PRIMA FIGURA (SUB-PRAE) SECONDA FIGURA (PRAE-


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PRAE)
Il medio è: Il medio è:
soggetto della maggiore predicato di entrambe le premesse
predicato della minore
MèP PèM
SèM SèM
-------- -------
SèP SèP
Ogni animale (M) è mortale (P) Nessun albero (P) è un animale (M)
Ogni uomo (S) è un animale (M) Ogni cane (S) è un animale (M)
Quindi, ogni uomo (S) è mortale (P) Quindi, nessun cane (S) è un albero (P)

TERZA FIGURA (SUB-SUB) QUARTA FIGURA (PRAE-SUB)


Il medio è: Il medio è:
soggetto di entrambe le premesse predicato della maggiore
soggetto della minore
MèP PèM
MèS MèS
-------- --------
SèP SèP
Ogni uomo (M) è compassionevole
(P) Tutti gli attori (P) sono bugiardi (M)
Ogni uomo (M) è un animale (S) I bugiardi (M) sono fantasiosi (S)
Quindi, alcuni uomini fantasiosi (S)
Quindi, qualche animale (S) è sono
compassionevole (P) attori (P).

L’insieme di modo e figura determinano la cd.forma del sillogismo: così,


nell’esempio citato, avremo un sillogismo denominato AAA-1

Combinando modi e figure, è possibile ottenere 256 forme di sillogismi


differenti, validi e invalidi. Il medioevo individuò le 15 forme valide di
sillogismo categorico, attribuendo a ciascuna di esse un nome proprio (che nelle
vocali individua il modo):
AAA-1 Barbara
EAE-1 Celarent
AII-1 Darii
EIO-1 Ferio

AEE-2 Camestres
EAE-2 Cesare
AOO-2 Baroco
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EIO-2 Festino

AII-3 Datisi
IAI-3 Disamis
EIO-3 Ferison
OAO-3 Bocardo

AEE-4 Camenes
IAI-4 Dimaris
EIO-4 Fresison

La distribuzione dei termini e la validità dei sillogismi


Per valutare la validità di un sillogismo, occorre prestare attenzione alla
distribuzione dei termini che lo costituiscono.
Un termine vien detto ‘distribuito’ (o che una proposizione ‘distribuisce’ il
soggetto o il predicato) quando esso si riferisce a tutti i membri della classe da
esso denotata. Così, ad esempio, nella proposizione “tutti gli italiani sono
patriottici”, il termine ‘italiani’ è distribuito in quanto ci si riferisce a tutti i
membri della classe degli italiani. Ma il termine ‘patriottici’ non è distribuito, in
quanto non ci si riferisce alla classe di tutte le persone patriottiche (ci sono più
persone patriottiche di quanti siano gli italiani). Nella proposizione “alcuni
italiani sono patriottici”, il termine ‘italiani’ non è distribuito perché esso si
riferisce solo a una parte della classe degli italiani. Analogamente il predicato
‘patriottici’ non è distribuito.
Vediamo quindi questo prospetto generale.
Soggetto Predicato Esempio

A distribuito non distribuito Tutti i napoletani sono pizzaioli

E distribuito distribuito Nessun napoletano è pizzaiolo

I non non distribuito Alcuni napoletani sono pizzaioli


distribuito
O non distribuito Alcuni napoletani non sono pizzaioli:
distribuito ovvero in tutta la classe dei pizzaioli
non troviamo alcuni napoletani
Prendiamo ora degli esempi per capire come la distribuzione dei termini nelle
premesse possa determinare la validità del sillogismo.
Esempio 1)
Tutti i docenti (P) sono impiegati dello Stato (M).
Tutti i carabinieri (S) sono impiegati dello Stato (M).
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Quindi i carabinieri (S) sono docenti (P).


In questo esempio, il termine medio (impiegati dello Stato), non è distribuito
nelle premesse: esse ci dicono che alcuni impiegati dello Stato sono carabinieri
e alcuni sono docenti, ma non ci dice nulla che riguardi tutti gli impiegati dello
stato, e quindi non possiamo sapere se proprio quegli impiegati dello stato che
sono carabinieri sono anche docenti.
Esempio 2)
Tutti i leoni sono carnivori.
Nessuna iena è un leone.
Quindi nessuna iena è carnivora.
In questo esempio, il termine carnivoro non è distribuito nella prima premessa,
quindi non posso sapere se ci sono carnivori non leoni: non basta escludere che
le iene siano leoni per escludere che siano carnivori.
Esempio 3)
Tutti i toscani sono mortali.
Tutti gli italiani sono mortali.
Quindi tutti i toscani sono italiani.
In questo esempio, anche se la conclusione è vera, il sillogismo non è valido: il
termine mortale non è distribuito, e quindi so che ci sono toscani mortali, so che
ci sono italiani mortali, ma non posso sapere se gli stessi toscani che sono
mortali sono anche italiani: l’unica conclusione che potrei trarre è che sia i
toscani che gli italiani sono tutti mortali.
Sempre per quanto concerne la quantità, vale che da due premesse particolari
non segue alcuna conclusione, come si vede nell’esempio:
Qualche mammifero vive nell’acqua.
Qualche volatile è mammifero.
Quindi, qualche volatile vive nell’acqua.
Infatti, come sappiamo, due proposizioni particolari non distribuiscono né
soggetto né predicato, e quindi non possiamo trarre nessuna conclusione
generale che riguarda i termini presenti in questo sillogismo.

Inferenza per conversione


Collegabile alla distribuzione dei termini, vi è un tipo particolare di inferenza
immediata chiamata conversione.
Nelle inferenze immediate è possibile passare da un enunciato categorico ad un
altro direttamente, senza ricorrere alla mediazione di altri enunciati, come
avviene invece nel caso del sillogismo.
In generale, convertire una proposizione x in una proposizione y significa che il
soggetto di x diventa predicato in y, e viceversa. Per esempio, "nessun essere
umano è quadrupede" viene convertita in: "nessun quadrupede è un essere
umano". In alcuni casi, la conversione comporta una modificazione della
quantità della proposizione, che da universale diventa particolare, come accade,
per esempio, nell’affermazione "tutti gli uomini sono mortali": la sua conversa
non è "tutti i mortali sono uomini" - perché ci puo essere qualcosa di mortale
oltre agli uomini -, ma "alcuni dei mortali sono uomini".

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Si attua nel seguente modo:

Proposizione Conversione Note


immediata
(Tutti) i mafiosi Alcuni siciliani sono Attuabile per
sono siciliani mafiosi limitazione
(Tutti) i mafiosi non Nessun siciliano è Ok
sono siciliani mafioso

Alcuni mafiosi sono Alcuni siciliani sono Ok


siciliani mafiosi

Alcuni mafiosi non Alcuni siciliani non Erroneo


sono siciliani sono mafiosi

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Le regole di validità di un sillogismo

Perché un’inferenza sillogistica sia valida è necessario che vengano rispettati


tre tipi di regole. In caso contrario l’inferenza possiede solo una parvenza di
conclusione (Boniolo & Vidali 2002: 26-27; Copi & Cohen 1999: 275 segg.,;
Thiry 1998: 104-106). Esamineremo:

(1) le regole strutturali,


1. Ci devono essere solo tre termini (soggetto, predicato e termine
medio).
2. Il termine medio non deve mai comparire nella conclusione.
(2) le regole della quantità,
3. Il termine medio deve essere distribuito in almeno una delle due
premesse.
4. Il soggetto e il predicato della conclusione devono essere distribuiti1
in modo uguale nelle premesse e nella conclusione.
(3) le regole della qualità.
5. Da due premesse negative non segue alcuna conclusione.
6. Da due premesse particolari non segue alcuna conclusione.
7. Se una delle due premesse è negativa, la conclusione dovrà essere
negativa; se una delle due premesse è particolare, la conclusione dovrà essere
particolare.
8. Da due premesse affermative segue una conclusione affermativa.

1. Regole strutturali
Se non sono rispettate le regole strutturali il sillogismo non sussiste.

PRIMA Il sillogismo, formato da tre proposizioni,


REGOLA è composto da tre (e solo tre) termini:
Maggiore, minore, medio. Ogni termine è
presente due volte e solo due volte.

Violazione della prima regola: la fallacia della quaternio terminorum


Se prestiamo attenzione al numero dei termini è possibile che ci accorgiamo
della presenza di termini equivoci (venendo presi in più di un significato sono
due termini diversi con lo stesso aspetto): essi rendono invalidi i sillogismi.

Nell’esempio seguente la fallacia è evidente (Boniolo & Vidali 2002:


101):

239

17
Prof. Salvatore D’Ambrosio: Storia della Filosofia: IV anno: Cenni di logica classica

Ogni pesce nuota.


Qualche costellazione è pesce.
Qualche costellazione nuota.

È evidente che abbiamo a che fare con quattro termini, e non con tre, infatti il
termine “pesce”, che funge da medio, è usato in due sensi diversi: animale e
costellazione.

Vediamo un secondo esempio, decisamente meno intuitivo.

Maggiore Tutto ciò che è raro è caro.


Minore Un pianoforte a 5 euro è raro.
Conclusione Un pianoforte a 5 euro è caro.

Questo sillogismo, la cui conclusione è evidentemente falsa, è, meno


evidentemente, non valido, perché ha più di tre termini (cioè quattro), infatti se
prestiamo attenzione possiamo osservare che l’estremo maggiore “caro” è preso
in due sensi differenti. Nella premessa maggiore significa “aver valore”, nella
minore significa “che cosa molto” (cosa incompatibile con il “costare molto”).

SECONDA REGOLA Il termine medio deve comparire in


entrambe le premesse ma mai nella conclusione.

Violazione della seconda regola: la fallacia del medio


incluso Il termine medio non deve mai comparire nella
conclusione.

Maggiore Tutti i malati hanno bisogno di cure.


Minore Tutti gli uomini depressi sono malati.
Conclusion Tutti i malati sono uomini depressi
e

Se prendiamo in considerazione l’esempio ci rendiamo conto che non ha la


forma corretta, in quanto occorrerebbe concludere “Tutti gli uomini depressi
hanno bisogno di cure”.

Lo stesso problema si presenta nel sillogismo seguente:

Tutti i napoletani sono italiani


Alcuni napoletani sono filosofi
Alcuni filosofi sono napoletani

La conclusione corretta sarebbe invece: “Alcuni filosofi sono italiani”

2. Regole della quantità

18
Prof. Salvatore D’Ambrosio: Storia della Filosofia: IV anno: Cenni di logica classica

Le tre regole della quantità concernono la distribuzione dei termini (3 e 4)


e la quantità degli enunciati (5).

IL TERMINE MEDIO DEVE


TERZA ESSERE
DISTRIBUITO IN ALMENO UNA
REGOLA PREMESSA.

Violazione della prima regola della quantità: fallacia del medio non
distribuito

19
Prof. Salvatore D’Ambrosio: Storia della Filosofia: IV anno: Cenni di logica classica

La prima regola della quantità dice: il termine medio deve essere distribuito in
almeno una premessa. Torniamo su un esempio già visto e precisiamo meglio la
sua natura fallace.

Tutti i docenti (P) sono impiegati dello Stato (M).


Tutti i carabinieri (S) sono impiegati dello Stato (M).
Quindi i carabinieri (S) sono docenti (P).

Se il termine medio non fosse distribuito (come in effetti accade


nell’esempio) non ci sarebbe una relazione tra S e P: perciò non sarebbe
possibile alcuna conclusione (e in effetti non lo è).

Insieme degli IMPIEGATI DELLO STATO (M)

Carabi
Docenti -nieri
(P) (s)

Poiché entrambe le premesse sono di tipo A (universale affermativa), in


nessuna delle due il predicato è distribuito. Il risultato è che le due premesse
non sono connesse tra di loro (è la fallacia del medio non distribuito: è vero
che uomini e donne sono esseri umani, ma in nessuna delle due premesse
uomini o donne costituiscono l’intera classe degli esseri umani). Occorre anche
osservare che, se pure il sillogismo è fallace, le premesse sono, ciò nonostante,
vere. Ma da premesse vere, non connesse tra loro in forma corretta, possono
derivare conclusioni false. La validità di un sillogismo non dipende infatti dalla
verità delle premesse, ma dal rispetto delle regole del ragionamento. Un
sillogismo può quindi presentare anche premesse e conclusioni vere e non
essere valido, se il termine medio non è distribuito, come avevamo visto
nell’esempio che riproponiamo:

Tutti i toscani sono mortali.


Tutti gli italiani sono mortali.
Quindi tutti i toscani sono italiani.

QUARTA REGOLA
Se un termine non è distribuito nelle premesse non può
esserlo nemmeno nella conclusione; se un termine è
distribuito nella conclusione deve esserlo anche
nelle premesse.

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Prof. Salvatore D’Ambrosio: Storia della Filosofia: IV anno: Cenni di logica classica

La seconda regola della quantità afferma che un termine non può essere più
esteso nella conclusione di quanto lo sia nelle premesse. Ecco un esempio di
sillogismo che non la rispetta. Torniamo su un esempio già visto e precisiamo
meglio la sua natura fallace.

Tutti i leoni sono carnivori.


Nessuna iena è un leone.
Quindi nessuna iena è carnivora.

L’errore consiste nel diverso uso del termine “carnivoro”, che nella premessa
maggiore (A) non è distribuito, mentre è distribuito nella conclusione (E). La
conclusione del sillogismo fornisce più informazioni di quante siano ricavabile
dalle premesse. Il termine “carnivoro”, nella conclusione, è distribuito, si
riferisce all’intera classe, non così nella premessa maggiore: “carnivori” sono i
leoni. L’argomento sarebbe valido se potessimo inferire che “tutti” i carnivori
sono leoni, ma questo non lo sappiamo, dalla premessa.
A livello terminologico abbiamo qui due tipi di fallacie: il trattamento
illecito del termine maggiore e il trattamento illecito del termine minore.

QUINTA DA DUE PREMESSE PARTICOLARI NON


REGOLA SEGUE ALCUNA CONCLUSIONE.

Violazione della terza regola della quantità: la fallacia delle premesse


particolari.
Da due premesse particolari non è possibile ricavare alcuna conclusione. Se
lo si fa, si cade nella fallacia delle premesse particolari, come nell’esempio
seguente:

Qualche roditore vive in campagna.


Qualche topo è un roditore.
Quindi, qualche roditore vive in campagna.

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Prof. Salvatore D’Ambrosio: Storia della Filosofia: IV anno: Cenni di logica classica

3. Regole della qualità


Il sillogismo, per essere valido, deve inoltre seguire le 3 regole della qualità
delle proposizioni.

In generale la conclusione (quando questa è possibile) contiene sempre la


parte peggiorativa delle premesse (o particolare o negativa).

SESTA DA DUE PREMESSE NEGATIVE NON


REGOLA SEGUE ALCUNA CONCLUSIONE.

Violazione della prima regola della qualità: fallacia delle premesse


negative.
Infatti se entrambe le premesse sono negative, non possiamo stabilire alcuna
connessione tra i termini. Di conseguenza in questo caso il sillogismo, che per
definizione è una catena di ragionamenti strettamente collegati tra loro, non è
valido.
Nessun genio è conformista.
Nessun giornalista è genio.
Quindi nessun giornalista è conformista.

?
GENI GIOV

?
CONF GENI

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Prof. Salvatore D’Ambrosio: Storia della Filosofia: IV anno: Cenni di logica classica

La fallacia consiste nel fatto che non c’è connessione tra i termini; per
dimostrare la conclusione dovremmo volgere in positivo la premessa minore: “I
giornalisti sono geni”.
GENI GIOV
GENI

GIOV
CONF
CONF

O, in sintesi:

GENI CONF

GIOV

La seconda regola della qualità afferma che se una delle due premesse è
negativa, deve esserlo anche la conclusione.

SETTIMA SE UNA DELLE PREMESSE È


NEGATIVA, TALE DEVE ESSERE
REGOLA ANCHE LA CONCLUSIONE

Violazione della seconda regola della qualità: fallacia del peggiorativo.

Tutti i cannibali sono incivili.


Alcuni primitivi non sono incivili.
Quindi alcuni primitivi sono cannibali.

La fallacia consiste nel fatto che la seconda premessa è negativa, ma la


conclusione è affermativa. Se fosse invece: “Alcuni primitivi non sono
cannibali” il sillogismo sarebbe corretto.

PRIM
INCIV PRIM

CANN INCIV
CANN

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Prof. Salvatore D’Ambrosio: Storia della Filosofia: IV anno: Cenni di logica classica

La terza regola della qualità afferma che da due premesse affermative non
può derivare una conclusione negativa.

OTTAVA Da due premesse affermative segue


REGOLA sempre una conclusione affermativa.

Violazione della terza regola della qualità: fallacia delle premesse


affermative
Tutti gli uomini sono mortali.
Tutti i mortali sono felici.
Quindi alcuni esseri felici non sono uomini.
Ma noi sappiamo dalle premesse che tutti gli uomini sono felici. Di più non
ci è lecito dire. Il sillogismo è fallace: va oltre quanto contenuto nelle premesse.

Come stabilire le validità dei sillogismi


In sintesi, i sillogismi validi sono quindi quelli che soddisfano le seguenti regole:

1. Ci devono essere solo tre termini (soggetto, predicato e termine medio).


2. Il termine medio non deve mai comparire nella conclusione.
3. Il termine medio deve essere distribuito in almeno una delle due premesse.
4. Il soggetto e il predicato della conclusione devono essere distribuiti1 in modo
uguale nelle premesse e nella conclusione.
5. Da due premesse negative non segue alcuna conclusione.
6. Da due premesse particolari non segue alcuna conclusione.
7. Se una delle due premesse è negativa, la conclusione dovrà essere negativa; se
una delle due premesse è particolare, la conclusione dovrà essere particolare.
8. Da due premesse affermative segue una conclusione affermativa.

Si può quindi ricorrere a queste regole per stabilire quando un sillogismo sia valido.

Applicando queste regole, si può verificare che solo 19 sono i sillogismi risolubili,
ovvero validi! In particolare i logici medioevali inventarono un espediente per ricordare
i 19 modi dei sillogismi corretti. L’espediente trovato fu quello di dare un nome,
ovviamente in latino, ad ogni modo valido del sillogismo, affinché, attraverso di esso, si
potesse identificare quali fossero i tre enunciati componenti. I nomi dovevano quindi
contenere le vocali dei modi validi per ognuna delle 4 figure. Costruirono così la
seguente “filastrocca latina”.

I figura
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Prof. Salvatore D’Ambrosio: Storia della Filosofia: IV anno: Cenni di logica classica

BARBARA CELARENT DARII FERIO


M

II figura PM CESARE CAMESTRES FESTINO BAROCO

SM

III figura MP DARAPTI DISAMIS DATISI FELAPTON BOCARDO FERISON

MS

IV figura PM BRAMANTIP CAMENES DIMARIS FESAPO


FRESISON
MS

Le parole del testo di questa filastrocca non solo indicano i sillogismi risolubili, ma ne
specificano anche le rispettive soluzioni. Nelle parole di ogni figura sono infatti
evidenziate le tre vocali che indicano il modo del sillogismo; le prime due individuano
il tipo di enunciato delle due premesse, la terza indica il tipo di enunciato che deve
fornire la soluzione.
Come si usa la filastrocca per risolvere un sillogismo o per controllarne la validità?
Supponiamo di dover risolvere il sillogismo con le seguenti premesse:
 Nessun uomo è un vivente con quattro zampe
 Alcuni viventi con quattro zampe sono animali

Vogliamo stabilire se ne consegue una conclusione e in caso affermativo determinarla.

Essendo le premesse del tipo PM – MS si tratta della IV figura. Il modo del sillogismo è
EI, essendo la prima premessa universale negativa e la seconda premessa particolare
affermativa. Se leggiamo le parole del testo relative alla IV figura quella che contiene,
nell’ordine, le vocali EI è fresison, la cui terza vocale è la O, la quale ci dice che la
conclusione deve essere un enunciato di tipo O, ovvero particolare negativo, il cui
soggetto è “animali” e il cui predicato è “uomini”. La conclusione pertanto è:
 Alcuni animali non sono uomini.

Vediamo un altro esempio:

 Tutti i cavalli sono mammiferi ----- A PM


 Qualche animale non è mammifero ----- O SM
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Prof. Salvatore D’Ambrosio: Storia della Filosofia: IV anno: Cenni di logica classica

Si tratta della II figura, modo AO. La parola nella seconda figura che contiene le due
vocali AO è: BAROCO. Per cui il sillogismo ha soluzione e la conclusione deve essere
un enunciato particolare negativo. Quindi:
 Qualche animale non è un cavallo

Nel caso in cui, in corrispondenza della nostra figura, non avessimo trovato alcuna
parola con le vocali corrispondenti al nostro modo, ciò avrebbe significato che il
sillogismo in questione non sarebbe stato risolubile.

Tra i 19 sillogismi validi quelli della I figura: BARBARA, CELARENT, DARII,


FERIO erano ritenuti da Aristotele i sillogismi perfetti, perché la loro correttezza
risulta evidente, in modo analogo a quanto affermato dagli stoici per gli anapodittici,
non richiedono alcuna dimostrazione.

La riduzione dei sillogismi imperfetti a quelli perfetti


I fatto che siano perfetti solo i sillogismi nei modi della prima figura non impedisce
che tutti gli altri sillogismi possano diventare da imperfetti perfetti: la condizione
è che siano riportati o ridotti a sillogismi perfetti. Come avviene questa riduzione?

La conversione delle proposizioni • Le premesse di un sillogismo imperfetto vengono


trasformate in quelle di un sillogismo perfetto attraverso un processo di conversione
delle proposizioni.
Come abbiamo già visto a p. 15, convertire una proposizione x in una proposizione y
significa che il soggetto di x diventa predicato in y, e viceversa. Per esempio, "nessun
essere umano è quadrupede" viene convertita in: "nessun quadrupede è un essere
umano". In alcuni casi, la conversione comporta una modificazione della quantità della
proposizione, che da universale diventa particolare, come accade, per esempio,
nell’affermazione "tutti gli uomini sono mortali": la sua conversa non è "tutti i mortali
sono uomini" - perché ci puo essere qualcosa di mortale oltre agli uomini
-, ma "alcuni dei mortali sono uomini".

Un esempio • Facciamo ora un esempio del modo in cui la conversione delle


proposizioni permette ad Aristotele di riportare un sillogismo imperfetto a uno
perfetto. Prendiamo il seguente sillogismo, che appartiene alla seconda figura:

nessun essere umano è quadrupede


tutti i cani sono quadrupedi
nessun cane è un essere umano

Se convertiamo la premessa maggiore, che diventa "nessun quadrupede è un essere


umano", otteniamo un sillogismo della prima figura, nel modo "CeLaReNT":

nessun quadrupede è un essere umano


tutti i cani sono quadrupedi
nessun cane è un essere umano

Una riduzione completa? • Aristotele procede alla riduzione dei sillogismi imperfetti a
sillogismi perfetti in maniera dettagliata e sistematica, e sostiene che la sua riduzione è
completa: riuscirebbe, cioè, a riportare tutti i sillogismi ai quattro modi della prima
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Prof. Salvatore D’Ambrosio: Storia della Filosofia: IV anno: Cenni di logica classica

figura. In buona misura, ci riesce veramente, però occorre considerare che egli stesso
contempla l'esistenza di argomentazioni corrette, che non hanno forma sillogistica, e
quindi non possono essere ricondotte a sillogismi perfetti. Un esempio di queste
argomentazioni è il cosiddetto modus ponens, secondo cui, posta una certa premessa,
discende immediatamente una certa conseguenza: "se vale x, allora vale y.

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Prof. Salvatore D’Ambrosio: Storia della Filosofia: IV anno: Cenni di logica classica

6. RAGIONAMENTI DEL LINGUAGGIO


COMUNE E SILLOGISMI
Spesso i ragionamenti espressi nel linguaggio comune presentano una forma
non direttamente riconducibile alle regole formali del sillogismo. E’ quindi
molto utile saper “tradurre” le espressioni del senso comune nelle forme
normali del sillogismo categorico.

Modalità di traduzione in “forma normale”

Forniamo di seguito un elenco di tali modalità di traduzione tratte da Copi


(1964, pp. 235 – 249) con qualche aggiustamento.

Tipo Operazione Proposizione da Traduzione Descrizione


tradurre
Tipo Trasformar Alcuni fiori sono Alcuni fiori sono I fiori belli
1 e il belli cose belle fanne parte
predicato Nessuna nave è Nessuna nave è della classe
nominale in idonea al servizio una cosa idonea delle cose
una classe al servizio belle
di oggetti
con
proprietà

Tipo Operazione Proposizione Traduzione Descrizione


da tradurre
Tipo Trasformare il Tutti gli Tutti gli Da: desiderare
2 predicato uomini uomini sono (verbo) un
(verbale o desiderano un esseri riconoscimento
copulativo) in riconoscimento desiderosi di (predicato) a
una classe di riconoscimento Esseri
oggetti con Tutti gli Tutti gli desiderosi di
proprietà uomini bevono uomini sono riconosciment
bevitori o

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Prof. Salvatore D’Ambrosio: Storia della Filosofia: IV anno: Cenni di logica classica

Tipo Operazione Proposizione Traduzione Descrizione


da tradurre
Tipo Disporre I cavalli da 2: Tutti i cavalli da 1: spostare il
3 nell’ordine corsa sono corsa sono quantificatore
corretto le tutti purosangue (tutti) dal
parti della purosangue predicato al
2: Tutti i cavalli da soggetto (da tutti
proposizione
corsa sono cavalli purosangue a
in presenza di purosangue tutti i cavalli)
quantificatori Tutto è bene 1: Tutto quel che 2: trasformare il
quel che finisce bene è bene predicato
finisce bene (purosangue) in
2: Tutto le cose che una classe
finiscono bene sono (cavalli
cose buone purosangue)

Tipo Operazione Proposizione Traduzione Descrizione


da tradurre
Tipo Trasformare Ogni cane ha Tutti i cani 1: trasformare il
4 i il suo gran sono creature quantificatore ogni
quantificator giorno che hanno il in tutti
i universali loro giorno di 2: trasformare il
predicato verbale
della lingua fortuna
(avere un gran
corrente Qualsiasi Tutti i giorno) in una classe
(ogni, contributo contributi sono (creature che hanno
qualsiasi, sarà gradito cose gradite un gran giorno o di
etc) fortuna)

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Prof. Salvatore D’Ambrosio: Storia della Filosofia: IV anno: Cenni di logica classica

Tipo Operazione Proposizion Traduzione Descrizione


e da
tradurre
Tipo Trasformare Non tutti i 1. Non tutti 1: trasformare il
5 i fanciulli i fanciulli predicato (credere in
quantificator credono in sono babbo natale) in una
i esistenziali Babbo credenti in classe (essere credenti
della lingua Natale Babbo in babbo natale)
corrente Natale 2: trasformare il
quantificatore: non
2. Alcuni tutti nel quadrato
fanciulli logico equivale ad
sono non alcuni
credenti in
Babbo
natale
Esistono 1.(Ci sono) 1: trasformare il
elefanti alcuni quantificatore:
bianchi elefanti esistono significa che
(che) sono ci sono (almeno)
bianchi alcuni elefanti che
2.Alcuni sono bianchi
elefanti 1: trasformare il
sono cose predicato (essere
bianche bianco) in una classe
(essere cose bianche)

Non esistono Nessun 1: trasformare il


elefanti rosa elefante è quantificatore: non
una cosa esistono significa che
rosa nessun elefante è rosa
2: trasformare il
predicato (essere
rosa) in una classe
(essere cose rosa)

Nulla è Nessuna 1: esplicitare il


rotondo e cosa soggetto e il predicato
quadrato rotonda è Trasformando i due
una cosa predicati in due
quadrata classi: rotondo
(essere una cosa
rotonda) e quadrato
(essere una cosa
quadrata) in una
classe (essere cose
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Prof. Salvatore D’Ambrosio: Storia della Filosofia: IV anno: Cenni di logica classica

rosa)
2: esplicitare il
soggetto e il
predicato: le cose
quadrate (soggetto)
non sono cose rotonde
(predicato)
1: trasformare il
quantificatore: nulla è
significa nessuna cosa

Tip Operazione Proposizione Traduzione Descrizione


o da tradurre
Tipo Proposizion Soltanto i 1. Soltanto i Può essere letta come
6 i eccettuali: cittadini cittadini sono “nessuno, eccetto i
generalment possono votare uomini che cittadini, può votare”,
e si inverte possono ovvero la classe dei
cittadini e quella dei
il soggetto votare
votanti hanno la stessa
con il 2. Tutti e estensione. Quindi
predicato solo quelli 1: si trasforma il
che sono predicato (possono
cittadini votare) in una classe
possono (essere uomini che
votare possono votare)
2. Tutti 2: si trasforma il
quelli che quantificatore: solo
possono significa tutti e solo
votare sono quelli
2: la condizione “solo
cittadini
quelli” la si esprime
invertendo il soggetto
e il predicato:

Nessuno eccetto 1 Nessuno 1: si trasformano i due


i valorosi merita eccetto gli predicati in due classi:
riconoscimento uomini valorosi (uomini
valorosi è un valorosi) e meritevoli
di riconoscimento
uomo
(uomini meritevoli di
meritevole di riconoscimento)
riconoscimen 2: si trasforma il
to quantificatore:
2 Tutti gli “nessuno eccetto”
uomini significa “tutti e solo
meritevoli di quelli “
riconoscimen 2: la condizione “solo
to sono quelli” la si esprime
invertendo il soggetto
31
Prof. Salvatore D’Ambrosio: Storia della Filosofia: IV anno: Cenni di logica classica

uomini e il predicato
valorosi
Tutti eccetto Si traduce Può essere letta come
gli impiegati con due “tutti, eccetto gli
sono eleggibili proposizioni: impiegati, sono
Nessun eleggibili”, ovvero la
classe degli impiegati
impiegato è
e quella degli
un uomo eleggibili non hanno
eleggibile membri in comune;
Tutti i non mentre l’insieme di
impiegati tutti quelli che non
sono uomini sono impiegati
eleggibili coincide con la classe
degli elettori.

Tipo Operazion Proposizione da Traduzione Descrizione


e tradurre
Tipo Utilizzo di Smith vince V. sotto V. sotto
8 parametri sempre al biliardo

Utilizzo dei parametri


Si tratta di ricorrere ad alcune espressioni relative a tempo o luogo, che
permettono di tradurre espressioni del linguaggio comune in proposizione
categoriche di forma normale. Per farlo possiamo usare dei “parametri” relativi
al tempo o al luogo, laddove le proposizioni di partenza ne suggeriscano, anche
implicitamente, il riferimento. Vediamo degli esempi relativi a proposizioni o a
sillogismi.

Esempi di proposizioni

Proposizione da tradurre Traduzione


Avrete i poveri sempre con voi Tutti i tempi sono tempi in cui avrete
il povero con voi
Smith vince sempre al biliardo Tutte le volte che Smith gioca al
biliardo sono volte in cui Smith vince
Dove non c’è saggezza politica la Tutti i luoghi in cui non c’è saggezza
gente muore politica sono luoghi in cui la gente
muore
Smith perde un affare ogni volta che Tutte le volte che Smith perde un
è in ritardo affare sono volte in cui è in ritardo

Traduzione di sillogismi in forma normale


Due esempi
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Dei piatti di carta sporchi sono sparsi solo dove persone disordinate hanno
fatto merenda all’aperto
Vi sono piatti di carta sparsi qui intorno
Perciò persone disordinate hanno fatto merenda qui intorno.
DIVENTA
I luoghi nei quali sono sparsi piatti di carta sporchi sono luoghi dove persone
disordinate fanno merenda
Questo luogo è un luogo dove sono sparsi piatti di carta sporchi
Questo è un luogo nel quale hanno fatto merenda persone disordinate

I cani da caccia abbaiano dovunque sia passata una volpe; perciò la volpe
deve aver preso un altro sentiero, perché i cani sono tranquilli
DIVENTA
Tutti i luoghi dove sia passata una volpe sono luoghi in cui abbaiano i cani
Questo luogo è un luogo in cui i cani non abbiano (=sono tranquilli)
Questo è un luogo in cui non è passata una volpe

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