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October 25, 2020

Cari lettori,
Nella giornata del 23 Ottobre, è stata portata all’attenzione del governo e del
Presidente Mattarella una lettera firmata da cento scienziati italiani in cui si in-
vitano le istituzioni a prestare maggiore attenzione alla nuova ondata di contagi
da Covid-19. La notizia è stata quindi riportata negli scorsi giorni da diverse tes-
tate giornalistiche italiane e dibattuta sui social media. Da una parte i giornali
riportano quasi tutti le cifre sconvolgenti previste dai dati senza concentrarsi
sugli altri concetti espressi nella lettera, dall’altra sui social le argomentazioni
dei cento scienziati non sembrano essere state lette o capite da molti che si
sono limitati a insultare o schernire. Siamo d’accordo sul fatto che l’eccessiva
specializzazione della cultura abbia reso talvolta gli studiosi incapaci di mettere
in comunicazione il mondo accademico con le altre realtà della società mod-
erna, portando alla convinzione diffusa che il lavoro dello scienziato esuli dai
problemi reali e che per questo si arrivi a provare diffidenza nei confronti della
scienza stessa. Siamo consapevoli e dispiaciuti del fatto che ciò abbia prodotto
un isolamento scientifico per cui non si comprende più perché un fisico dovrebbe
intervenire in un’emergenza socio-sanitaria. Lo scienziato, in questa visione dis-
torta, dovrebbe interessarsi solamente alle sue ricerche. La responsabilità di
questa situazione è collettiva e il mondo accademico non ne è affatto escluso.
Nel nostro piccolo, vorremmo come studenti mostrare che la fisica, la matem-
atica e tutte le altre scienze non restano chiuse nei rispettivi laboratori, ma
sono interconnesse e indispensabili per contribuire alla risoluzione di problemi
concreti. Gli strumenti usati dagli epidemiologi e virologi per studiare la diffu-
sione di un virus non si basano infatti solo su conoscenze di medicina e biologia
ma sullo sviluppo di modelli matematici, che riescono a fornire a un fisico o a
un geologo un quadro della situazione piuttosto accurato senza essersi special-
izzati nell’ambito. Il percorso accademico di un fisico, infatti, è fin dai primi
anni caratterizzato dall’apprendimento di metodi atti a comprendere e verificare
l’attendibilità di previsioni teoriche, rispetto ai dati reali. Dato che tali previ-
sioni si basano su leggi matematiche, un fisico è in grado di maneggiare i dati
anche avendo poche conoscenze sull’argomento in sé , perché si sofferma princi-
palmente sull’aspetto numerico-descrittivo del fenomeno, non approfondendo le
dinamiche specifiche del problema trattato. La scienza, e in particolare la fisica,
sono materie pratiche basate sull’esperimento e nessun esperimento ha signifi-
cato senza un successivo studio statistico su ciò che è stato misurato, studio che
permette di verificare se le previsioni teoriche coincidano con quanto osservato.
Il nostro impegno come studenti di fisica sarà quello di proseguire sull’esempio
del Prof. Parisi, favorendo una maggior apertura dell’ambito accademico, in
modo tale che la fisica, la matematica, e la scienza in generale diventino un
patrimonio di tutti e anche chi è fuori da queste dinamiche possa capire perché
un fisico può e deve essere d’aiuto alla società moderna.

Gli studenti di Fisica